Parco Michelotti e la sua vegetazione: alias quando il web non dimentica

Purtroppo talvolta i siti vengono dismessi dai loro proprietari o dalle istituzioni che li avevano gestiti, quale ad esempio un’università.

Può quindi capitare che, ricercando un link salvato anni prima, uno acceda ad una pagina del tipo seguente che indica che quell’URL non viene più trovata, vale a dire il server che conteneva il sito con quella pagina non risulta più raggiungibile! Questo può essere un problema solo temporaneo (e.g. il server è giù per aggiornamenti/manutenzione) ma, purtroppo, spesso risulta una situazione permanente.

Pagina che segnala che il server indicato non risulta raggiungibile

Può essere anche che quel server ora sia solo più visibile internamente ad una rete locale, continui a fornire quelle informazioni localmente e non esternamente a tutti i navigatori del Web.
Può anche essere che il medesimo sito (o almeno quella pagina di tuo interesse) sia stato spostato su un differente server con URL differente: in questo caso, se uno si ricorda il titolo dell’articolo/post o, ancor meglio, qualche frase presente (da inserire tra doppi apici nel campo di ricerca), uno può provare ad effettuare una ricerca con diversi browser disponibili, in primis Google e Bing.
Si noti che non conviene limitarsi ad utilizzarne uno solo di motore di ricerca, in quanto lo spider da ciascuno utilizzato è differente e quindi anche le informazioni dal medesimo trovate sono differenti: per di più, vendono sicuramente ordinate con priorità differente e questo vuol dire molto se il numero di risultati trovati è notevole!

Talvolta questo metodo fornisce gli effetti sperati, vale a dire trovare altrove le medesime informazioni, grazie sia a sistemi di cache presenti internamente ai motori di ricerca ed ai proxy sia a sevizi forniti da siti che si propongono specificatamente di “ricordare” nel tempo pagine/siti che sono presenti sul Web ma che in futuro potrebbero non esserlo più.
Anche se non è l’unico [e.g. vedi 7 BEST Wayback Machine (Internet Archive) Alternatives in 2020], io mi sono imbattuto in Wayback Machine durante le mie ricerche relative al Parco Michelotti e, nello specifico, alle informazioni che avevo trovato nel sito L’architettura del 900 in Piemonte un tempo presente in un server con URL http://www.archi2.polito.it, verosimilmente dell’università di architettura di Torino.

Sito L’architettura del 900 in Piemonte così come parzialmente archiviato da web.archive.org

Su Wikipedia si legge:  
I fondatori di Internet Archive Brewster Kahle e Bruce Gilliat hanno lanciato la Wayback Machine nel 2001 per affrontare il problema della scomparsa del contenuto del sito Web ogni volta che viene modificato o chiuso. Il servizio consente agli utenti di visualizzare le versioni archiviate delle pagine Web nel tempo, che l’archivio chiama un “indice tridimensionale“.

Si noti che andando sul link apposito about this capture, vengono fornite anche indicazioni da quanto tempo fa quella pagina specifica, ed altre ad essa collegate, è stata trovata e salvata: in questo caso specifico si tratta di più di 6 anni fa!

Sul link apposito, about this capture, vengono fornite anche indicazioni su quanto tempo fa quella pagina specifica è stata trovata e salvata

Ricercando quell’URL si deduce che il server archi2.polito.it è stato visibile fino al 2013 (o per lo meno lo spider di Internet Archive lo ha trovato e copiato dal 2005 al 2013 e poi non lo ha più trovato) ed il sito dedicato a Venturelli è presente solo nel 2013, probabilmente creato in occasione di qualche mostra:

Il sito sull’architetto Venturelli è presente fino al 2013

Per curiosità ho provato a cercare su Internet Archive la URL di questo mio blog ed ho scoperto che dal 2018 ad oggi memorizza e tiene traccia di tutte le modifiche che ho apportato al mio blog (seppur esista dal 23/11/2011)!! Ovviamente io non ho mai richiesto esplicitamente queste catture che sono state effettuate negli anni autonomamente ed automaticamente dal suo spider .

Internet Archive memorizza e tiene traccia di tutte le modifiche che ho apportato al mio blog dal 2018 ad oggi (seppur esista dal 23/11/2011)

Selezionando poi uno degli spicchi colorati, ciascuno relativo ad uno specifico pagina da lui salvata, posso sapere la data in cui tale salvataggio è stato effettuato e rivedere come era in quel giorno. Se poi di catture ce ne sono state diverse in più date, posso confrontare eventuali cambiamenti effettuati tra le diverse date.

Ad esempio, per la pagina relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture in data 4/9/2028 e 19/7/2019.
Selezionando ciascuna delle due lineette temporali in alto relative a quelle catture, posso vedere la versione di quella pagina in quelle date rispettive e quindi trovare eventuali cambiamenti effettuati tra quelle due date (i.e. nel caso specifico, vengono elencati i nuovi post nel frattempo inseriti in quella categoria):

Per la pagina specifica relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture: questa è la prima in data 4/9/2018.
Per la pagina specifica relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture: questa è la seconda in data 19/7/2019.

Ricercando Venturelli nel sito ufficiale di quella università ora si trovano alcuni documenti nella loro biblioteca (ma non resi disponibili online): tuttavia non si ritrovano quelle informazioni un tempo presenti in quel loro vecchio server.

nel sito ufficiale dell’università di Architettura di Torino si trovano alcuni documenti presenti nella loro biblioteca (ma non resi disponibili online)

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Tra le pagine salvate in quel sito web.archive.org ho ritrovato anche una pagina relativa alla vegetazione presente nel parco Michelotti che mi sembra interessante salvare anche in questo post.

Se sei interessato al Parco Michelotti, possono forse interessarti anche i seguenti post:

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Riporto nel seguito quanto scritto qui, apportando unicamente alcuni miglioramenti editoriali:

Si dovrà, in queste brevi note a proposito della vegetazione del parco Michelotti, fare riferimento purtroppo unicamente alla vegetazione indipendente dalla vita del fiume, cioè del parco, in quanto a tutt’oggi la vegetazione propria del fiume, quindi piante immerse o galleggianti nelle acque (idrofite) e le piante strettamente legate ad esso senza tuttavia esserne del tutto immerse (elofite) sono quasi del tutto sparite in area cittadina. Questo anche se il Piemonte è in realtà ricco di flora idrofita ed elofita, che rappresenta il 6% della sua flora totale. Questa particolare ricchezza anche torinese è confermata per il passato da biologi sette-ottocenteschi (Allioni e Bellardi) anche se oggi gli ambienti umidi piemontesi censiti dall’assessorato alla pianificazione del territorio sono pochissimi.
In Torino città, erano presenti, secondo i dati dell’Allioni, ben sette specie di piante acquatiche del tipo Potomageton (genere che vive con le foglie completamente sommerse ed è quindi condizionato dalla qualità dell’acqua).
Tutto ciò si è però con gli anni modificato radicalmente e nel 1973 sopralluoghi botanici lungo il fiume denunciavano la totale sparizione delle specie acquatiche lungo il fiume.
Tuttavia se pure alcune piante acquatiche sono ricomparse, molte di quelle elofite non potranno più riprodursi per l’annullamento del loro habitat naturale che si è prodotto con il trattamento delle sponde in città.

L’area del Michelotti risulta interessata da sempre da piantamenti arborei, che ebbero all’origine lo scopo di creare un rinforzo naturale all’argine naturale e di consolidare il terrapieno compreso tra il fiume e la strada di Casale.
Con il canale Michelotti (1817) vi furono poi i piantamenti dei filari di platani, dei quali molti sono sopravvissuti fino ad oggi, lungo il rettifilo del canale ed in anni successivi anche lungo il corso Casale.

Con l’inizio del secolo l’area del Michelotti è definita dalle guide di Torino come un “bosco” di 35000 mq di superficie.
Dagli Atti Municipali emerge infatti a più riprese la polemica sugli “sbancamenti” nonché sugli abbattimenti che venivano effettuati negli anni d’inizio secolo lungo i viali e tra gli alberi del parco.
Sono ancora del 1953 i piantamenti delle aiuole ricavate tra il corso Casale ed il corso interrato del canale.
Dal rilievo del Comune con la proposta dei piantamenti, emergono inoltre le posizioni degli antichi filari di platani e quelli dei gincko tra le sponde del fiume ed il vecchio canale.

La situazione attuale risente di notevoli modifiche apportate alla vegetazione non tanto per la fascia tra l’ex-canale ed il corso, quanto per l’area che dal 1955 venne data in concessione per lo Zoo e nella quale sono stati effettuati diversi piantamenti di specie vegetali particolari ed anche numerosi abbattimenti nei filari di platani esistenti.
Attualmente nell’area dell’ex-bosco Michelotti abbiamo diverse essenze vegetali: il platano, lo juglans, la quercia, il tiglio, l’acero, l’acacia, la betulla, il pino, l’abete, il pruno, il frassino e il pioppo, senza contare la vegetazione ad arbusto delle aiuole, le specie floreali ed i prati ad erba.

  • Abete Rosso (Picea excelsa) – Spontaneo in tutta l’Europa settentrionale e centrale, molto diffuso sulle Alpi, dove forma estesi boschi, specie in Alto Adige. Adatto a terreni freschi, bagnati da piogge frequenti. Molto resistente al freddo.
    Alto fino a 50 m. Tronco diritto e cilindrico, forma piramidale, slanciato. Può vivere fino a 4-5 secoli.
    Corteccia: rossastra, sottile, squamosa.
    Foglie: aghiformi, color verde scuro, a sezione romboidale, disposte a spirale sui rametti e inserite su castoni.
    Coni: cilindrici, lunghi da 10 a 15 cm con diametro di 2.5-3 cm, di consistenza pergamenacea, costantemente pendenti, che si staccano inerti; colore dapprima verdastro, poi rosso-bruno; squame sempre serrate le une alle altre.
    Impieghi: interesse forestale, uso ornamentale.
  • Albero dei ventagli (ginkgo biloba) – Originario della Cina, coltivato da tempo memorabile nei giardini dei templi orientali in Cina, Giappone e Manciuria, fu introdotto in Europa nel XVIII secolo; ama i terreni freschi e profondi. Tronco diritto, chioma grossolanamente piramidale, eretta in giovane età e poi allargata, altezza fino a 30 m. I semi, una volta giunti a maturazione, producono odore sgradevole e rancido.
    Corteccia: grigiastra chiara, liscia.
    Foglie: caduche a forma di ventaglio, divise in due lobi, dai 5 ai 7 cm, allargate in cima, con fitte e numerose venature divergenti dalla base verso l’esterno. Colore verde intenso in fase vegetativa, poi giallo sulfureo in autunno. Le foglie si presentano raggruppate in piccoli mazzetti, alle estremità opposte dei ramuscoli.
    Impieghi: ornamentale.
  • Carpino (carpinus betulus) – Originario dell’Europa centrale e orientale; ha distribuzione molto vasta, dalle regioni del Nord Europa a quelle mediterranee. In Italia è presente nelle zone di pianura, collinari e alpine fino a circa 800 m di quota.
    Albero di medie e grandi dimensioni, raggiunge i 20 m di altezza, mentre la chioma, molto fitta, non si espande oltre gli 8-9 m di larghezza.
    Foglie: ovali oblunghe, con nervature pronunciate e margini seghettati; di colore chiaro verde, diventano gialle, poi bronzate in autunno e sono molto persistenti sulla pianta dopo l’appassimento. Le radici sono poco espanse e giungono a medie profondità; sono ricche di radichette capillari e di radici secondarie. I frutti sono avvolti da grandi brattee fogliari trilobate, mentre i fiori sono unisessuali, riuniti in amenti.
    Corteccia: liscia, di colore grigio cenere con striature più chiare.
    Impieghi: in natura forma boschi anche in purezza; è stato molto utilizzato per costruire alberature e nei parchi durante i secoli passati. Oggi utilizzato anche nei piccoli giardini ad uso ornamentale per il portamento colonnare.
    Malattie: la famigliola, un fungo che fa marcire l’apparato radicale, può provocare una rapida morte della pianta.
  • Platano (Platanus orientalis) – Pianta originaria delle regioni medio asiatiche. E’ molto diffusa in Italia, dalla pianura alle prime zone collinari; è molto longeva e a rapido accrescimento.
    E’ un albero di grandi dimensioni, che raggiunge i 30 m d’altezza, con chioma a portamento tondeggiante e colonnare.
    Il tronco raggiunge grandi dimensioni e la corteccia, di colore verde grigio, si presenta a grandi placche sottili con tendenza a distaccarsi. Le foglie , molto ampie, con nervature evidenti, costituite da 5-7 lobi, di colore verde chiaro, virano al giallo oro in autunno. Caratteristiche sono le fruttescenze, tonde, lungamente peduncolate a forma di riccio. Tollera consistenti sbalzi di temperatura nei riguardi dei geli invernali e dei caldi estivi, anche in ambiente urbano.
    Impieghi: è ampiamente utilizzato a scopo ornamentale; ne sono testimonianza i grandi esemplari nei parchi storici. Adatto a parchi e giardini di grandi dimensioni, tollera discretamente gli aspetti negativi tipici degli ambienti urbani, come lo smog e gli interventi di potatura.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: pieghevole la consistenza e la struttura dell’intero albero, tanto che viene impiegato spesso come esemplare isolato. La corteccia chiazzata è un altro elemento molto decorativo.
  • Frassino (Fraxinus excelsior)Ampiamente diffuso in Europa; In Italia è presente sull’arco alpino, anche a un’altezza superiore ai 1.500 metri.
    Di grandi dimensioni, può raggiungere i 30 m d’altezza. Ha chioma leggera, slanciata, a forma colonnare o ovale.
    Le foglie sono composte, costituite da 5-7 paia di foglioline appaiate e una terminale. I fiori, di color giallo-verde, sono riuniti in pannocchie, mentre i frutti sono samare pendule. La corteccia, di colore verdastro, con lenticelle sugli esemplari giovani, diventa finemente rugosa negli adulti, con colorazione che vira verso il grigio.
    Impieghi: raramente forma boschi in purezza, costituiti cioè dalla stessa specie. Si associa spesso al faggio, all’acero, al carpino e ad alcune conifere. E’ molto impiegato per parchi, viali alberati e singolarmente per giardini; apprezzato per la regolarità della sua forma l’adattamento a varie zone climatiche.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: particolarmente decorativa la sua chioma, che consente ombreggiatura adeguata nella stagione estiva; notevole anche la calda colorazione assunta dalle foglie in autunno; si adatta facilmente ai traumi provocati dalle alte temperature e dall’inquinamento. Il portamento lo rende adatto a fungere da ‘esemplare’.
    Malattie: il poliporo, un particolare fungo detto anche a “mensola”, può penetrare attraverso le ferite della corteccia provocando il marciume del legno; la famigliola, un fungo che fa marcire l’apparato radicale, può provocare una rapida morte della pianta, così come il cancro del frassino provocato dallo stesso agente del cancro del melo: un patogeno che può creare seri problemi; il fungo attacca i tessuti corticali sia sui rami che sul tronco, formando dei veri cancri aperti in cui la corteccia erosa lascia il legno allo scoperto.
  • Pino dell’Himalaya (Pinus excelsa)Originario delle basse quote dell’Himalaya, dove raggiunge i 50 m di altezza. Teme le zone esposte ai venti, preferisce terreno poroso e piuttosto sabbioso; adatto come esemplare isolato.
    Alto fino a 30 m in Europa; chioma piramidale dall’aria piangente, molto elegante. Rami giovani glabri, con aspetto pruinoso; è caratterizzato da una crescita molto rapida allo stato giovanile.
    Corteccia: grigio-bruna, prima liscia, poi sfogliata a placche. Foglie: aghi pendenti da 8 a 25 cm di lunghezza, riuniti in fascetti di 5, colore verde blu argentato. Coni: di forma allungata cilindrica, sottile, da 15 a 25 cm di lunghezza per 3 cm di diametro, coperti di resina bianca e riuniti in gruppi di tre esemplari.
    Impieghi: ornamentale.
  • Liriodendro (liriodendron tulipifera) – Pianta originaria degli Stati Uniti orientali. Può raggiungere i 50 m di altezza. Le foglie, alterne e lungamente spicciolate, hanno una forma caratteristica, con due grandi lobi basali e l’apice troncato nettamente, di colore verde chiaro, che diventa giallo oro in autunno. I fiori sono estivi, di color giallo verdastro, con sfumature arancioni alla base dei sepali e petali. Possiede radici delicate e carnose, di cui la principale a fittone. Il legno, di colore giallo chiaro, viene utilizzato per la costruzione di mobili e barche.
    Ideale una posizione soleggiata con atmosfera umida.
    Impieghi: molto apprezzato nei parchi e giardini, soprattutto come esemplare isolato; si usa come albero ornamentale e da legname.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la forma tipica e curiosa della foglie è molto apprezzata dal punto di vista ornamentale ed è responsabile del sinonimo di “albero dei tulipani”, con cui è noto; le foglie sono particolarmente decorative anche in autunno, quando diventano di un bel giallo intenso.
  • Pioppo (Populus italica) – L’areale del pioppo si estende dall’Europa centro-meridionale all’Asia occidentale e al nord Africa. Pianta a rigido accrescimento, raggiunge i 30 m di altezza, con fusto eretto.
    Le foglie sono da ovali a romboidali, o lobate, nelle diverse specie. I fiori maschili e femminili sono posti su individui diversi e i frutti sono piccole capsule contenenti moltissimi semi lanuginosi. La corteccia è bianca oppure grigio chiara, che si intensifica in bruno e grigio scuro con il passare degli anni.
    Impieghi: grazie alla sua chioma leggera e non eccessivamente fitta e all’adattabilità al pieno sole, viene utilizzato per costruire barriere o schermature e per siepi frangivento. Adatto anche per parchi e giardini.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la leggerezza delle foglie e della chioma nel suo insieme e il colore molto chiaro, uniti alla forma elegante e colonnare di alcune specie, lo rendono molto gradevole anche per formare viali in parchi e giardini.
    Malattie: la crisomela del pioppo rode le foglie deformandole ed è in grado di provocare la morte di esemplari giovani; la larva del punteruolo del pioppo scavando gallerie nei rami provoca l’essiccamento delle piante più deboli; l’anfide lanigero colpisce i germogli rivestendoli di una sostanza fioccosa, mentre sui rami e sulla corteccia determina la formazione di escrescenze bollose.
  • Fico (Ficus carica)E’ uno dei più antichi fruttiferi presenti nei Paesi mediterranei ed è originario forse dell’Anatolia e della Siria. Cresce e fruttifica bene in tutta la Penisola e, pur preferendo climi più caldi e assolati, si dimostra produttivo anche sulle colline meglio esposte della fascia prealpina, grazie al suo apparato radicale molto sviluppato e superficiale. Piccolo albero o anche arbusto, a fusto spesso contorto e chioma irregolare e schiacciata. Il fusto, generalmente corto, si ramifica irregolarmente in grossi rami. I rami secondari sono spesso procombenti, cioè si dirigono verso il suolo, rialzandosi poi nella porzione terminale.
    La corteccia è liscia e di colore grigio chiaro sui rami più vecchi, mentre i rami dell’anno sono verdi e pelosi. Le gemme, apicali ai rami, sono grosse e acuminate, rivestite da due squame verdi. Le foglie , caduche, alterne, sono grosse, ruvide, generalmente palmato-lobate a 3-7 grossi lobi, a base cordata, con un grosso picciolo. I fiori sono riuniti in particolari infiorescenze date dallo sviluppo dell’asse fiorale, dette siconi, che maturando danno i noti frutti del fico.
    Impieghi: è essenzialmente sfruttato come albero da frutto, in quanto il legno è molto tenero e di scarso valore come combustibile.
  • Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) – Molto diffuso nelle sedi montane dell’Africa settentrionale. Si adatta anche a terreni ingrati e sabbiosi, ma esige luminosità e una certa quantità di piogge. Portamento maestoso, grandi dimensioni, chioma larga, rada, conica; le ramificazioni principali sono ascendenti, quelle secondarie leggermente pendenti. Molto rustico; gli esemplari giovani crescono in genere molto lentamente. La varietà più coltivata è la Glauca, che ha foglie azzurro-grigio.
    Corteccia: con screpolature oblique e verticali. Foglie: le foglie dei rami giovani sono isolate, aghiformi; quelle dei rami più vecchi, riunite in ciuffi, sono più corte e non superano i 15 mm. Coni: pigne piccole, ovali, con apice molto incavato.
    Impieghi: silvicolo e per costruzioni.
  • Quercia (Quercus rubra)La pianta, a foglia caduca, è adatta per areali continentali ed è un albero molto diffuso nei boschi europei. Le querce sono alberi longevi dal portamento maestoso e di grandi dimensioni, fino a 30 m d’altezza. La chioma è ampia a forma tondeggiante, ovale slanciata o a forma di ampio ombrello.
    La corteccia è grigia, dapprima liscia, per fessurarsi poi longitudinalmente. Le foglie sono di forma diversa, ma tutte profondamente lobate, con margini tondeggianti o marcatamente angolari. La colorazione è verde lucida, con viraggio al rosso o giallo-arancio in autunno.
    Impieghi: è ampiamente presente in boschi sia puri sia con carpino, faggio, orniello, castagno e nocciolo. Nel settore ornamentale si dimostra particolarmente indicata per parchi, giardini, viali alberati e parchi naturali in ricostruzione.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la quercia è ottima per la forma e le colorazioni del fogliame, per le quali risalta molto bene se usata singolarmente come esemplare di medie e grandi dimensioni. Da sola o in piccoli gruppi, la quercia costituisce, per parchi e giardini, lo scheletro portante e il riferimento estetico principale.
    Malattie: la processionaria della quercia attacca le foglie provocandone la caduta, i cinipidi determinano la comparsa di galle sulle radici, sul fusto e sulle foglie; l’oidio delle querce si riconosce per le macchie biancastre sui germogli e sulle foglie.
  • Ontano (Alnus glutinosa)Pianta originaria delle regioni dell’Europa settentrionale, dell’Asia e del Nordamerica.
    Alberi a rapido accrescimento, che raggiungono i 25 m di altezza.
    Le foglie sono ovali arrotondate, con margine irregolarmente dentato a seconda delle specie, di colore verde brillante; i fiori sono riuniti in infiorescenze, maschili e femminili. Quelli maschili appaiono all’inizio dell’inverno, per svilupparsi nella primavera successiva, prima della comparsa delle foglie, e sono molto allungati e vistosi, di colore dorato o rossastro. I fiori femminili compaiono in primavera; il frutto è un cono legnoso. La corteccia è di colore grigio, prima liscia, poi fessurata.
    Impieghi: usato per costruire boschetti di soli ontani o misti con altre latifoglie. E’ molto indicato per zone vicine a corsi d’acqua, laghetti e aree fluviali; adatto anche per costruire viali alberati.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: il colore brillante del fogliame e i colori vivaci dei fiori lo rendono particolarmente decorativo.

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Si riporta anche la bibliografia utilizzata:

H. VEDEL, J. LANGE, F. MONTACCHINI, Alberi e arbusti, Torino, S.A.I.E., 1972.

Il mio giardino, guida pratica per giardino e orto, Novara, Edipem, 1977.

S. FRANCONERI, A. DEL FABRO, Il Grande Libro; orto, frutteto, giardino. Firenze, Demetra, 2001.

G. GIORDANO, M. PASSET-GROS, Dizionario enciclopedico agricolo-forestale e delle industrie del legno, Milano, Meschina, 1962.

G. MASCHIETTI, M.MUTI, P.PASSERIN D’ENTREVES, Giardini Zoologici,vicende storico-politiche degli zoo torinesi (1851-1989), Umberto Allemandi & Co., Torino, 1990.

R. GAMBINO, Formazione uso e prospettive per il nodo paesistico e funzionale del ponte Vittorio Emanuele I e del Parco Michelotti (tesi di laurea) Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, AA 1986-87, relatore: L. Re.

S. BEDINI, Per il “Progetto Po”: una proposta d’intervento tra il Parco Michelotti e la Borgata Sassi (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, AA 1998-99, Relatore: G.P. Zuccotti.

E. OPPICI, La comunicazione mussale. Caso studio di un museo dell’acqua nel parco ex zoo a Torino (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, AA 2002-03, Relatore: V. Minucciani.

R. PERRULLI, Parco Michelotti, nuovi spazi per il museo del fiume (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, AA 2002-03, Relatore:G. Donato.

SARA CAVAGNETTO, I bambini e il museo: ipotesi progettuale per il Parco Michelotti di Torino (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, Relatore: V. Minucciani.

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