L’assurda burocrazia per osteggiare l’immigrazione di lavoratori stranieri e l’inadeguatezza dei servizi offerti dal CAF UIL di Torino in via Bologna 11

Sebbene generalmente io sia orgoglioso di essere italiano e di vivere in Italia, talvolta mi capita di vergognarmi di esserlo e, purtroppo, ciò sta avvenendo sempre più spesso non solo per alcune scelte del Governo e d’istituzioni/associazioni, ma pure per il comportamento di singoli loro addetti o anche solo di semplici cittadini!

Questo post è rivolto non solo a quegli immigrati che provengono da realtà povere sia economicamente sia culturalmente, risultando purtroppo troppo spesso facile preda della malavita che li assolda ai loro biechi scopi, ma soprattutto a quelli che, mettendo da parte le loro competenze acquisite con studi talvolta non riconosciuti all’estero, si adattano a lavori di qualifica ben inferiore a quelli che potrebbero in teoria ottenere, attività che quindi sono in grado di svolgere al meglio viste le loro qualità, lavori gravosi che quindi spesso gli italiani disdegnano.

Ultimamente ho cercato di aiutare un lavoratore straniero per ottenere il prolungamento del permesso di soggiorno e sono venuto a contatto con un intero mondo, sconosciuto ai più, in cui troppo spesso la burocrazia, l’incompetenza e l’indisponibilità degli addetti la fa da padrona, rendendo oltremodo complicata e assurda tutta una procedura che potrebbe essere molto più lineare e corretta.
Quella persona che ho cercato di aiutare è stata, diversi anni fa, badante di mio padre, negli ultimi anni della sua vita, e so quindi bene che si tratta non solo di un gran lavoratore, ma anche di un’ottima persona per cui è sempre stato per me un piacere aiutarlo quando si è poi trovato in qualche difficoltà, ricambiando almeno in parte le attenzioni e l’affetto che ha da sempre dimostrato verso la nostra famiglia. Inoltre, si tratta di una persona colta con tanto di diploma, corso di laurea non terminato non certo per mancanza di sue capacità e impegno: non è inusuale che per casi della vita, talvolta pilotati da eventi di nazioni intere, impongano a persone di lasciare il loro Paese in cerca di un lavoro che serva da sostentamento per loro stessi e per le loro famiglie.

Veniamo alla descrizione dei fatti.
A febbraio 2020 l’ho accompagnato alla questura di Torino in c.so Verona 4 per presentare tutta la documentazione che gli era stata indicata necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Era dovuto venire a Torino da un paesino distante diverse decine di chilometri dove ora sta accudendo un altro vecchietto: anche solo raggiungere fisicamente quel posto era stata un’impresa, nonostante fosse stato in parte accompagnato in macchina. Dopo una lunga e problematica attesa, sebbene ci fosse una prenotazione con giorno e ora indicati, eravamo poi riusciti ad accedere agli sportelli, ovviamente con ingressi contingentati e con mascherina per via dell’emergenza Covid già in essere. Ricordo che avevo dovuto discutere per fare in modo di poter entrare anch’io per accompagnare quel signore e poterlo quindi eventualmente aiutare per eventuali problematiche che fossero sorte. In effetti è risultato che mancava l’attestato di conoscenza della lingua italiana, ora indispensabile, per cui sarebbe stato necessario iscriversi a un esame apposito e portare entro 10 giorni un documento che attestasse tale iscrizione. Ci viene detto che l’iscrizione a quel test poteva essere inoltrato anche personalmente tramite computer accedendo all’apposito portale del Ministero dell’Interno.
Mi ricordo che già mi ero chiesto: ma se è così semplice e veloce, perché non possono già quegli addetti inoltrarlo, velocizzando la procedura e quindi risparmiando così anche loro del tempo, non dovendo più fissare un nuovo appuntameno e poi, a breve, ricevere nuovamente quella persona per la sola consegna di quell’avvenuta iscrizione?

Comunque sia, ho rassicurato quel signore, dicendogli che l’avrei portato a casa mia e, con il mio PC, avremmo velocemente risolto il tutto effettuando tale iscrizione: per l’esame poi non sarebbe stato certo un problema comprendendo lui oramai bene l’italiano e riuscendolo a parlare la nostra lingua in modo comprensibile se non completamente corretto!

Andando quindi con il mio PC nel portale delle Prefetture-UTG (prefettura.it)), scegliendo la Regione, la Provincia e quindi dal menù la sua sezione Immigrazione, ero arrivato a un link relativo al Test di lingua italiana che a sua volta portava a un’ulteriore pagina di dettaglio dove esisteva un link analogo ma che puntava a un altro portale, quello del Ministero dell’Interno.
Avevo già notato che in quella medesima pagina c’era poi anche un altro link relativo agli Esiti test lingua italiana. Che organizzazione, mi ricordo di avere pensato: tutto online!

Nella pagina Test di conoscenza della lingua italiana del portale del Ministero dell’interno, veniva indicato come sottotitolo: “Per sostenere il test deve inviare alla prefettura della provincia in cui risiede una domanda attraverso la procedura informatica attiva sul sito web dedicato https://nullaostalavoro.dlci.interno.it:

Infatti, navigando quindi in https://nullaostalavoro.dlci.interno.it veniva indicato esplicitamente che uno dei servizi offerti dal portale era appunto la benedetta “richiesta di ammissione al test di conoscenza della lingua Italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo“.
Insomma, non senza un po’ di perplessità da parte mia per quella navigazione un po’ eccessiva da un portale a un altro, sembrava comunque proprio che fossi infine giunto nella pagina corretta! 🤔
Inoltre, per fortuna in quella sezione del portale del Ministero dell’Interno relativo al Sistema Inoltro Telematico, l’autenticazione veniva consistita anche tramite una semplice registrazione, senza quindi utilizzare necessariamente lo SPID che quasi sicuramente un immigrato non possiede … oltre al fatto che sia i tempi/procedure per acquisirlo non sono certo immediate, sia le modalità di utilizzo sono tutt’altro che agevoli per chiunque, figuriamoci per un generico immigrato (vedi un mio precedente post a tale riguardo)!

Effettuiamo quindi la registrazione fornendo tutti i dati anagrafici richiesti ed entriamo nell’area autenticata del portale. Tuttavia, nessuna voce del menù consentiva d’inoltrare tale richiesta per effettuare il test di conoscenza della lingua italiana. Dopo diversi tentativi di navigazione dentro i molteplici menù, desisto e andiamo nel più vicino ufficio di servizio immigrati per ottenere delucidazioni. Dopo l’ovvia attesa, riusciamo ad avere udienza da un’addetta: con mia meraviglia, dalla sua postazione autenticata con le loro credenziali di sindacato, quella voce di menu relativa alla presentazione della domanda era presente! Eppure nulla in quel portale indicava la necessità di rivolgersi a un Patronato per poter accedere a quel servizio di prenotazione e tantino nulla di ciò ci era stato indicato alla questura!
La domanda d’iscrizione al test viene quindi finalmente inoltrata tramite loro, senza neppure dover pagare nulla! Felici come pasque usciamo non sapendo però quello che scopriremo solo successivamente: tutte le comunicazioni associate a quella richiesta, così inoltrata dal Patronato (e.g. il foglio da presentare quando si effettua la prova o, successivamente, il suo esito finale), si possono recuperare solo accedendo con la medesima utenza che ha effettuato la domanda, cioè tramite loro! Perciò, anche se la presenza di una nuova comunicazione giunge all’email indicata nella compilazione della domanda stessa (in quel caso la mia, dal momento che lui non l’aveva), nel suo contenuto non è presente alcun documento allegato bensì solo il link per recuperarlo … e per farlo è necessario avere delle credenziali che uno personalmente non possiede non avendo potuto effettuare di persona quella richiesta!! Dal momento poi che, per via dell’emergenza Covid, il luogo e le date per effettuare quel test erano state rimandate, in quel periodo non è stato possibile riuscire a leggere il contenuto di quelle comunicazioni nemmeno recandosi (e rifacendo la coda) presso il Patronato, dal momento che quel servizio immigrati era chiuso a data da definirsi: ancora oggi Google Maps immortala quel fogliettino che avevamo trovato allora, rimasto appeso per mesi …

Il servizio immigrati dei Patronati sono rimasti chiusi per mesi con nessuna indicazione sulla data di riapertura … quindi risultava impossibile accedere a qualsiasi informazione raggiungibile solo tramite loro che avevano inoltrato la domanda (e.g. documenti relativi al test di conoscenza della lingua italiana)

Insomma, l’esistenza di una nuova convocazione mi era arrivata via email, ma mi era stato impossibile scaricare dal sito quel documento non avendo ovviamente le credenziali di quel padronato – chiuso per via del Covid – che ne aveva inoltrato la richiesta inizialmente, non essendoci riuscito io autenticandomi come privato.
A quel punto, mi sono recato quindi personalmente alla Prefettura di Piazza Castello chiedendo di poter parlare con qualcuno relativamente appunto a quei test sulla conoscenza dell’italiano. Per fortuna ho trovato un’addetta molto gentile che, compresa la situazione, mi ha fornito personalmente il documento di convocazione da presentare all’atto dell’esame dove era presente anche l’informazione sulla nuova data e luogo di svolgimento. Quell’addetta, seppur assai gentile, mi aveva confessato che non ero il primo ad averle detto di aver avuto problemi a inoltrare personalmente la domanda per effettuare quel test di conoscenza dell’italiano, una volta autenticato in quel portale come privato cittadino, … ma dal momento che si trattava di un problema centralizzato sembrava che nessuno si fosse preoccupato più di tanto di quell’anomalia, seppure complicasse di molto la procedura che l’immigrato doveva effettuare! 🙄
P.S – Mi resta il dubbio che quella voce non comparisse perché non si era usato lo SPID ma solo le credenziali utilizzate registrandosi, anche se non credo fosse quello il problema … e comunque nulla di ciò era segnalato nel portale.

Nuova convocazione del test di conoscenza della lingua italiana, essendo la precedente stata rimandata per via dell’emergenza Covid

P.S. – Ho provato ora ad accedere al medesimo sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it: ora viene subito fornita al seguente indicazione che, secondo me, è un’ulteriore conferma di come tutti questi portali non siano integrati tra loro e si debba saltare da uno all’altro per poter trovare la gestione di servizi relativi a un medesimo contesto ben specifico, in questo caso l’immigrazione.

Lo sportello UNICO per la gestione delle problematiche relative all’immigrazione sembra ancora un miraggio.

Comunque io, un italiano esperto d’informatica, non era riuscito a effettuare in autonomia una domanda che, per quanto indicato dall’addetto della questura, avrebbe potuto effettuare personalmente la persona straniera che desidera ottenere il permesso di soggiorno!

Il mio assistito ha quindi svolto il test di conoscenza della lingua italiana con i ritardi imputabili all’emergenza Covid e recandosi in una scuola nella cintura torinese, non certo comoda da raggiungere come la sede torinese inizialmente indicata.

Per riuscire poi a ottenere l’esito di quel test (non immediatamente rilasciato nonostante l’esiguo numero – solo 20 di cui una metà assenti ingiustificati – di candidati per ciascuna sede, nuovamente sarebbe dovuto andare all’ufficio del padronato che aveva presentato la richiesta, ritornando a Torino dal lontano paesello! Per fortuna, contattando via email la medesima persona della questura dei piazza Castello che già precedentemente era stata così gentile, mio ha detto che gli esiti pubblicati in maniera anonima online, sempre dal sito della Prefettura, erano comunque validi per la domanda del permesso di soggiorno sebbene dovessero essere abbinati al documento di convocazione all’esame: infatti, sapendo la sede dove si era tenuto il test e il codice personale identificativo presente appunto nel foglio di convocazione, si riusciva a conoscere l’esito senza doversi nuovamente recare dal patronato e fare altre code!
Comunque l’esito della prova sarebbe poi dovuta giungere in forma elettronica direttamente alla questura.


L’esito del test era stato positivo, come anche quello di tutti i partecipanti che si erano presentati in quella medesima sede quel giorno. Visionando i file Excel degli esiti sulle diverse sedi dove si era tenuto l’esame, ho notato che ben pochi non l’avevano superato se non quelli indicati come assenti ingiustificati … viene da chiedersi come mai non si fossero presentati, viste le complicazioni e le difficoltà che io stesso avevo avuto nell’aiutare quel mio amico!!! D’altra parte, quando nel presentare la domanda all’ufficio servizio immigrati avevamo chiesto se potevano consigliarci qualche testo per potersi preparare al meglio a quella verifica, ci era stato risposto testualmente che anche i cinesi che erano appena arrivati da poche settimane in Italia lo passavano e che quindi lui non doveva certo preoccuparsi dal momento che l’italiano oramai lo comprendeva e lo sapeva parlare da farsi capire! Insomma mi sembra di poter dire che tale requisito per ottenere il permesso di soggiorno sia una richiesta burocratica che complica inutilmente una procedura già dispendiosa in termini di risorse e tempo, non solo per l’immigrato ma anche per tutti gli attori in gioco!

Due giorni fa quel signore aveva nuovamente l’appuntamento in questura e questa volta davvero sperava di avere tutte le carte in regola per ottenere l’agognato permesso di soggiorno … e invece no! Non solo non avevano acquisito alcuna indicazione dell’esito del suo esame di conoscenza dell’italiano che sarebbe dovuto pervenire loro in forma elettronica (problema comunque sanato fornendo noi l’esito in forma cartacea) ma questa volta gli viene notificato che c’erano delle mancanze contributive di anni addietro in cui il suo reddito aveva superato la soglia minima che consente di evitare di effettuare la dichiarazione dei redditi. Una sua manchevolezza sicuramente, ma che, a mio parere, si sarebbe potuta evidenziare già mesi addietro quando gli era stata notificata la mancanza del test di conoscenza della lingua italiana per poter procedere. Nuovamente i soliti 10 giorni per ritornare e produrre la documentazione, vale a dire in questo caso la sanatoria del debito fiscale. Gli viene indicata l’Agenzia delle Entrate come il luogo idoneo per risolvere il problema: tuttavia, una volta recatosi nella sede più vicina in centro, là gli viene invece detto che doveva rivolgersi a un CAF. Sempre a piedi, torna praticamente indietro recandosi allora al CAF vicino all’ufficio di servizio immigrati che già conosceva essendo nei pressi della questura. Non senza difficoltà riesce a parlare con un’addetta di tale CAF che gli dice che loro potevano sanare solo la dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno!! Disperato mi telefona e mi faccio passare l’addetta per comprendere meglio quell’assurdità. Mi conferma il tutto dicendo che era una scelta della UIL, in quanto se loro sanavano le tasse di loro assistiti per anni precedenti all’ultimo, non solo ovviamente il contribuente doveva pagare le dovute sanzioni e interessi, ma anche loro come sindacato venivano penalizzati economicamente subendo una multa/tassazione che sia!
Pur continuando a non capire la logica di tutto quel suo discorso, rimanendomi comunque il dubbio che la legge prevedesse davvero tale assurda penalizzazione per il Patronato, le spiego che eravamo disposti a sopperire eventuali addizionali imputate loro: nulla da fare! Chiedo allora come poteva fare quel poveretto a mettere a posto la sua posizione con il fisco per quindi riuscire a ottenere il permesso di soggiorno. La sua risposta secca è stata che non lo sapeva … facendo intendere che già troppo tempo aveva perso per fornirci risposte … o meglio non risposte direi io!!

Dal momento che mi sembrava impossibile che un CAF non potesse effettuare tale operazione relativamente ad anni passati, ho telefonato a una amica che lavora in un un altro sindacato, la CISL. Si meraviglia anche lei di quanto mi aveva detto l’operatrice del CAF dell’altro sindacato e mi indica la sede principale di CISL di via Bertola 49/A angolo via Palestro quale la sede migliore per avere un appuntamento in tempi utili. Mi suggerisce pure di provare a telefonare al numero 011-5741511 per evitare magari di recarmi sul luogo personalmente … ma la linea di quel numero si sconnette sempre immediatamente. Solo dopo diversi tentativi riesco poi a ottenere una risposta dal centralino generale 011-195065 dove tuttavia mi dicono che per avere un ticket di accesso dovevo inviare una richiesta via email a CAAF.torino@cisl.it o diversamente dovevo necessariamente recarmi personalmente in quella sede. Ovviamente suggerisco al mio amico di recarsi di persona in via Bertola visto i tempi stretti a disposizione. Dopo un po’ mi telefona dicendomi disperato che il primo posto libero era ben dopo la scadenza dei 10 giorni: mi faccio passare l’addetta alle prenotazioni e le spiego la problematica temporale improrogabile e lei, dopo avere internamente contattato qualcuno, riesce allora gentilmente a inserire la prenotazione il giorno prima della scadenza fissata dalla questura!
Dopo quasi 3 ore di tentativi, finalmente si apre dunque uno spiraglio di soluzione … 🙄

Concludendo per ora il resoconto assurdo di questa via crucis per cercare di ottenere un permesso di soggiorno per un lavoratore immigrato, ci tengo ancora a sottolineare l’inspiegabile comportamento da parte dell’addetta del CAF di via Bologna 11 o forse del sindacato UIL stesso nella sua interezza, se vera è la giustificazione fornitami telefonicamente sul motivo del loro rifiuto a operare la sanatoria fiscale per anni precedenti all’ultimo! Stiamo infatti parlando di un sindacato dei lavoratori, cioè di un’istituzione che dovrebbe essere preposta ad aiutare il lavoratore bisognoso di assistenza, che in questo caso era poi solo relativa alla soverchiante burocrazia di procedure impossibili da gestire autonomamente da chiunque, non certo solo da un immigrato.

Non ho parole … 🤐

______________________

30/01/2021

In mezzo a tanta burocrazia, malcostume, incompetenza e addirittura scortesia se non maleducazione, per fortuna ci si imbatte in persone non solo cortesi e impegnate ma che riescono a trovare la soluzione idonea al problema che mi era stato presentato come insolubile sia da operatori d’istituzioni pubbliche e CAF sia da fior fiore di professinisti privati!

Il CAF della CISL ha provveduto a elaborare i Moduli Unici dal 2015 ma ha detto che non poteva risolvere il problema relativo ai pochi giorni lavorativi del dicembre 2014 in quanto potevano operare solo per gli ultimi 5 anni.
Di fatto, sentendo poi anche dei commercialisti privati, mi hanno confermato anche loro la medesima cosa essendo gli anni precedenti ormai andati in prescrizione. Come fare allora a fornire la documentazione richiesta dalla Questura anche per quell’anno? Si noti che il reddito del signore per quell’anno era stato di poche centinaia di euro non avendo lavorato che neppure per un mese intero e quindi era stato ben al di sotto del massimale richiesto per dover necessariamente compilare il Modulo Unico per quell’anno.
Nessuno, interpellando CAF e commercialisti privati, mi avevano saputo fornire una soluzione possibile.

Non sapendo più che pesce prendere, ho preso coraggio e ho scritto nuovamente all’impiegata Donatella della Prefettura che, come indicato, già in altre due occasioni aveva saputo risolvere prontamente problematiche da noi riscontrate relative al test di conoscenza dell’italiano.
Questo funzionario, Assistente Sociale della Prefettura di Torino – Area IV Immigrazione Diritti Civili ed Asilo di Piazza Castello 205, mi ha nuovamente prontamente risposto via email dicendomi che aveva rappresentato a un patronato specifico la situazione da me decritta: mi invitava quindi a contattare Valter o a passare nel suo ufficio presso il Patronato EPASA Servizi per l’Immigrazione, in modo tale che potesse capire meglio il problema e darmi qualche soluzione possibile.
Scritto quindi a quel Patronato ieri alle 17:15, ricevo una conferma di ricezione via email alle 22:45 in cui mi viene comunicato che sarei stato contattato il giorno successivo, cioè oggi, di sabato, nel tardo pomeriggio. Alle 18:43 di oggi sabato 30/01/2021 ricevo la telefonata da quell’impiegato che, compreso immediatamente il problema, mi chiede d’inviargli via email il documento del contratto INPS relativo all’assunzione per quel 2014 (o al limite di una comunicazione successiva dell’INPS) in modo che da quella possa poi recuperare le informazioni che la Questura richiede per quel lontano anno ormai in prescrizione.

Da loro sono venuto a sapere che teoricamente la questura dovrebbe chiedere la copia dei bollettini pagati relativamente agli ultimi 2 anni, il mod 730/unico degli anni in cui ha superato un reddito di 8000€, il cud/101 rilasciato dal datore per gli anni in cui il reddito è stato inferiore a 8000.

Insomma, in questa Italia dove pagliacci e sbruffoni incompetenti si sprecano a tutti i livelli, avere avuto a che fare, anche solo per pochi scambi di email o di frasi al telefono con persone come queste due che, anche a tarda ora, si impegnano a fornire un servizio e a risolvere problematiche relative a immigrati, non solo fa molto piacere, ma fa anche sperare in una Italia migliore.

Per chi si trovasse ad avere problematiche analoghe o comunque in questo contesto, lascio questo riferimento davvero prezioso:

Patronato EPASA Servizi per l’Immigrazione
via Perugia, 36 – 10152 Torino
Tel: +39 011.1967.2503 – Fax: +39 011.1967.2510

Orari
lunedì – martedì – giovedì dalle ore 8.30 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.00
mercoledì – venerdì dalle ore 8.30 alle ore 12.30

CNA – Associazione della Città Metropolitana di Torino – Patronato Epasa-Itaco Servizi per l’immigrazione (cna-to.it)

Ho visto che esiste anche un loro sito: https://www.epasa-itaco.it (epasa-itaco.it)

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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