Come inserire simboli musicali in un documento Word

Talvolta può tornar utile aggiunge a un documento di Microsoft Word delle semplici notazioni musicali senza necessariamente dover ricorrere all’aggiunta di immagini grafiche, bensì utilizzando semplicemente dei font specifici.

La dimensione del simbolo inserito dipende ovviamente dal tipo di carattere originale ma, se si desidera ingrandirlo, come sempre è sufficiente selezionarlo e modificare la dimensione del carattere dall’apposito menu a discesa (e.g. 16 punti).

Alcuni simboli (semiminima singola/doppia, croma singola/doppia, bemolle, diesis, bequadro) sono già presenti andando nella sezione Inserisci del menù in alto, nella sottosezione a destra relativa ai Simboli: in questa troviamo due possibili tendine (Equazione e Simboli) da aprire e che mostrano gli ultimi utilizzati. Se non c’è ancora quello che interessa, si seleziona Altri simboli… per poi scegliere il simbolo desiderato presente in un particolare font. Nello specifico, quei simboli musicali si trovano nel font MS Gothic e per trovarli più velocemente si può selezionare Simboli vari nella sezione Sottoinsieme a destra:

Altri simboli utilizzati nelle notazioni musicali, quali Δ (utilizzato per indicare gli accordi maj7) e il Ø (utilizzato per indicare accordi semidiminuiti, i.e. -7b5) si possono trovare sempre nel font MS Gothic rispettivamente nel sottoinsieme degli Operatori matematici e in Supplemento latino 1:

Se si desiderano poi altri simboli o addirittura scrivere una sequenza di note su un pentagramma, si può poi ricorrere ad installare altri font specificatamente pensati per la musica, generalmente non presenti di default.
Ad esempio, per avere il simbolo della chiave di violino/basso ecc… si può installare il font Symusic-Regular:

Si può anche scaricare gratuitamente e installare il font Lassus pensato per scrivere note su un pentagramma: certo scrivere un brano non è così semplice come utilizzando editor anche gratuiti come TuxGuitar o MuseScore, ma può essere comunque una soluzione alternativa per inserire in un documento Word un breve fraseggio musicale senza inserire un’immagine catturata da pentagramma in cui le note sono state inserite con un editor musicale!

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Come cambiare le coordinate di accredito della pensione nel sito dell’INPS

Non è inusuale che le coordinate bancarie su cui uno vuole farsi accreditare la pensione cambino, magari anche solo perché la propria filiale viene chiusa ed è la stessa banca a imporre tale cambiamento.

Risulta quindi necessario (o almeno conveniente in quanto non risulta così chiaro se qualche comunicazione/operazione venga fatta in automatico dalla banca) procedere a modificare nel sito dell’INPOS le proprie coordinate bancarie. Una volta effettuato l’accesso al sito INPS, la sezione che consente di effettuare tale modifica si trova attualmente a questo link. Tuttavia il sito potrebbe modificarsi con il tempo e il precedente link indicato non essere più valido. Qualora succeda, la procedura più semplice per trovare comunque quella sezione, è quella di effettuare in quel sito (utilizzando la sezione Cerca in alto con la lente d’ingrandimento) la ricerca di “cambiare le coordinate di accredito della pensione“.

Sezione del sito INPS che consente di modificare l’IBAN su cui avviene l’accredito della pensione

Nel seguito la procedura passo-passo.

Alcune precisazioni importanti:

  • Per ragioni di sicurezza (almeno così viene detto 🤔), durante la procedura viene innanzitutto chiesto di scrivere le coordinate bancarie attualmente in vigore, e solo successivamente viene presentato il form per inserire le coordinate nuove che uno desidera sostituire alle precedenti.
  • È indispensabile scrivere non solo l’IBAN nuovo, ma si deve anche indicare se tale conto è cointestato o meno.
  • Dopo avere inserito il nuovo IBAN, conviene premere il tasto Valida, che consente di validarlo e di avere elencati tutti i dettagli di quel conto, evitando così di commettere errori.
  • ATTENZIONE – Anche dopo avere indicato il nuovo IBAN e premuto il tasto Salva e prosegui, la procedura non è ancora terminata! È indispensabile proseguire ancora, indicando la sede (nel mio caso era già predefinita a Torino) a cui inviare la richiesta di variazione, premere Prosegui; poi, nella successiva videata, selezionare di avere letto l’informativa e finalmente premere il tasto Invia Domanda!!
    Solo se si fanno tutti questi (innumerevoli) passaggi la domanda viene effettivamente inoltrata e compare la videata che assicura (in verde) che la richiesta si è conclusa correttamente. Si deve ricevere anche una conferma via email (i.e. “Gentile utente, confermiamo che in data xx/xx/xxxx abbiamo preso in carico la domanda di Variazione Ufficio Pagatore numero yyyyyyyy“). Quando poi tale richiesta verrà effettivamente evasa, non viene indicato, ma si spera sia a breve, cioè nel giro di pochi giorni!

Insomma, anche in questo caso la procedura per un semplice cambio del proprio IBAN dove si vuole far recapitare la propria pensione non è così immediato e prono a errori… soprattutto per una persona verosimilmente di una certa età! Mettere tutto quanto [conferma di lettura d’informativa compresa (ma chi è che la leggerà mai?? )] in una medesima videata senza richiedere il passaggio in ben 5 videate per una semplice richiesta di variazione di un IBAN, mi sembra davvero troppo! Da un punto di vista tecnico si sarebbe potuto fare sicuramente di meglio…

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Come utilizzare la Carta Sanitaria come Carta Nazionale dei Servizi (CNS) in alternativa a un accesso tramite SPID/CIE: può essere anche un agevole metodo per operare per conto di una persona anziana o comunque incapace di utilizzare servizi offerti online

Per accedere con sicurezza a siti istituzionali (e.g. INPS, Agenzia delle Entrate) da qualche anno è richiesta l’autenticazione tramite una delle tre proposte:

  • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
  • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
  • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

Insomma costituiscono tutte uno strumento di autenticazione previsto dal Codice dell’amministrazione digitale per l’accesso ai servizi web erogati dalla pubblica amministrazione italiana: si tratta di metodi alternativi sebbene, a mio parere, il livello di sicurezza garantito da ciascuno risulti ben differente.

Relativamente allo SPID ho già scritto diversi post anni fa e penso sia esperienza comune che non sempre si tratti di una procedura agevole di autenticazione, ia per ottenenrlo sia per utilizzarlo: anche avendo compreso bene la procedura necessaria (tra l’altro diversa a seconda del provider utilizzato per quel servizio) non di rado ci si imbatte in problemi che rendono impossibile l’autenticazione senza prima effettuare alcuni accorgimenti (e.g. aggiornamento di app, sua completa installazione e configurazione da zero, nel caso di PosteID). Tra l’altro, mentre inizialmente, anni fa, la richiesta di uno SPID risultava gratuita (veniva pagata dallo Stato??), attualmente ha un costo, sebbene minimo (e.g. per PosteID, il costo del servizio d’identificazione in ufficio postale è pari a 12€, iva inclusa). Vedi questi miei articoli per saperne di più.

L’utilizzo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è senza ombra di dubbio, a mio parere, la più agevole… ma resta il problema che, altre a possederla (molti hanno ancora una Carta di Identità cartacea che scadrà anche tra più di fdue anni!) è necessario possedere almeno uno smartphone dotato della funzionalità NFC (comunque ora sempre più presente anche nei modelli economici), che deve ovviamente essere abilitata quando si desidera effettuare la lettura contactless di quella carta avvicinandola al telefonino: esiste anche la possibilità di utilizzare la una modalità desktop con mobile in cui l’accesso al servizio avviene da computer, utilizzando il proprio smartphone (dotato d’interfaccia NFC) per la sola lettura della CIE utilizzando l’app CieID. In alternativa, si può sempre collegare a una porta USB del proprio PC un lettore NFC (di costo non indifferente) … ma quest’ultima mi sembra proprio l’ultima alternativa, sebbene ora esistano lettori sia NFC sia per chip (quindi utili per leggere sia la Carta d’Identità Elettronica sia la Carta Nazionale dei Servizi) che costano poco di più di un solo lettore NFC.

Da un punto di vista del costo del lettore sicuramente l’uso dell’attuale Carta Nazionale dei Servizi è da preferire: il costo del lettore di carte con chip infatti è basso e poi tutti i cittadini posseggono quella carta, trattandosi della Tessera Sanitaria abilitata a diventare gratuitamente anche Carta Nazionale dei Servizi semplicemente recandosi in uno dei molteplici sportelli.
Ogni Regione fornisce, nel suo sito, l’elenco degli sportelli per la gestione Tessera Sanitaria – CNS: ad esempio, per la Regione Piemonte si trova su questa pagina del loro sito dove attualmente è scaricabile il file Sportelli ASL per la gestione di TS – CNS (il link che potrebbe cambiare nel tempo) che fornisce tutte le indicazioni, indirizzi, orari e relativi numeri telefonici. Nella città di Torino gli uffici sono aperti dalle 8:00 – 14:30 in via Pacchiotti 4, via del Ridotto 3, c.so Toscana 108, via Montanaro 60, Lungo Dora Savona 24.
Insomma basta recarsi personalmente in uno di quegli sportelli con la propria tessera sanitaria e carta d’identità e verrà fornito un foglio contenente una prima parte di un PIN e di un PUK (quest’ultimo, come al solito, utile solo in casi particolari in cui sia necessario un ripristino delle credenziali), mentre la loro seconda parte viene inviata via email: insomma lo stesso metodo già utilizzato da anni per fornire le credenziali di siti istituzionali (e.g. INPS, TorinoFacile) e che poi erano stati abbandonati in nome di una teorica maggiore sicurezza di altre metodologie (e.g. SPID)! 🤔

Si noti che la CIE può essere un agevole modo che consente di operare per conto di una persona anziana o comunque incapace ad utilizzare servizi offerti online. Infatti uno può richiedere l’abilitazione della CNS anche andando allo sportello con delega e documenti (Carta Sanitaria e Carta d’Identità) di un parente (e.g. genitore anziano).

Acquistando un qualsiasi economico piccolo lettore di carte con chip (e.g. Internavigare uTrust 2700R), non appena lo si collega ad un PC Windows 10, si installano automaticamente i suoi driver opportuni per renderlo subito operativo: tuttavia questo non è sufficiente in quanto manca ancora è il SW specifico per leggere e interpretare quella Tessera Sanitaria.

Nella mail ricevuta da GestioneCMS@sogei.it contenente la seconda parte del PIN/PUK, sono indicati le seguenti informazioni utili per sapere su come procedere, sebbene nonpenso si tratti di una procedura agevole a qualsiasi cittadino:

Per effettuare il download del driver utilizzare l’applicazione https://sistemats4.sanita.finanze.it/CardDriverDownloaderWeb/ .
La lista completa dei driver delle carte attualmente in circolazione sul territorio nazionale è disponibile al link https://sistemats1.sanita.finanze.it/portale/elenco-driver-cittadini-modalita-accesso.
Per ulteriori informazioni consultare il sito regionale oppure il sito www.sistemats.it nella sezione ‘Home – Cittadini – Modalità di accesso – Modalità di accesso TS-CNS’.
In caso di necessità di assistenza rivolgersi agli operatori del Contact Center al Numero Verde 800.030.070.

Cliccando quindi sul primo link si arriva alla seguente pagina che ha già alcuni campi precompilati in base alla tipologia del proprio computer: resta solo da indicare la sigla del produttore della propria carta sanitaria! … e sì, perché evidentemente il SW da installare cambia a seconda di questo parametro! 🙄😮
Questa indicazione si trova, in piccolo e in verticale, nella parte frontale della Carta Sanitaria, in alto a sinistra: nel mio caso è indicato ST2021 ma le sigle possibili attualmente sono ben 10! Se per caso nella selezione uno sceglie l’opzione Non presente, compare un ulteriore campo da specificare, relativo alla propria Regione di appartenenza: comunque è bene indicare la sigla del modello specifico che dovrebbe essere indicato, sebbene poco visibile.

Sempre nel sito del Sistema Tessera Sanitaria, nella sezione Modalità di accesso TS-CNS, si legge: I driver sono disponibili per il download alla pagina “Elenco driver” in alternativa si può procedere all’installazione dei driver sulla propria postazione di lavoro utilizzando l’applicazione “Download driver”.

Driver disponibili per il download alla pagina “Elenco driver

Per ulteriori informazioni consultare la Guida all’Accesso con TS-CNS in cui si legge che sui siti delle Regioni sono disponibili:

  • manuale operativo concernente gli aspetti organizzativo e funzionale del ciclo di vita della TS-CNS;
  • elenco degli sportelli regionali abilitati per l’attivazione delle CNS;
  • i requisiti tecnici minimi necessari per l’utilizzo della TS-CNS;
  • il pacchetto software di gestione della TS-CNS e le relative istruzioni per l’installazione;
  • manuale utente per l’utilizzo della carta.

Attenzione che in questo AVVISO del 23/08/2022 c’è scritto 😲😳😳🙄:
Non buttare la tua TS-CNS (Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi) in scadenza con i relativi codici PIN/PUK. A partire dal primo giugno, infatti, potresti ricevere una Tessera Sanitaria (TS) senza la componente elettronica (microchip). In questo caso è possibile estendere la validità, fino al 31 dicembre 2023, delle funzionalità CNS della tua TS-CNS in scadenza attraverso il Software di estensione che è reso disponibile sul sito Elenco driver – Sistema Tessera Sanitaria“.
Sembra che la distribuzione di Carte Sanitarie prive di chip sia stata dovuta ad una temporanea non disponibilità di quei chip. No comment!

AVVISO del 23/08/2022 😲😳😳🙄: “Non buttare la tua TS-CNS (Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi) in scadenza con i relativi codici PIN/PUK. A partire dal primo giugno, infatti, potresti ricevere una Tessera Sanitaria (TS) senza la componente elettronica (microchip)

Una volta installato quel programma, lanciando il file .exe scaricato, ci si trova installata (almeno nel mio caso in cui la carta è del tipo ST2021) l’app SafeDive2022: questa compare infatti nell’elenco delle applicazioni, in una cartella STMicroelectronics. Un collegamento a quell’app viene inserito anche sul desktop.

Lanciando l’app SafeDive 2022 si ottengono le informazioni relative alla carta, quando inserita nel lettore: sono presenti voci che consentono di operare sulla stessa (e.g. Sblocco PIN, Cambio PIN che non ho cercato di utilizzare non avendo trovato informazioni in merito):

Insomma, quanto detto consente di essere sicuri che il lettore funziona correttamente e che la carta viene letta come previsto.
Ora però si tratta di vedere come utilizzarla per accedere a un sito che consenta questa modalità di autenticazione: nel seguito indico la procedura passo-passo… fornendo anche alcuni suggerimenti in caso si riceva una qualche segnalazione di errore.

1) Innanzitutto è necessario selezionare il tab CNS tra i possibili metodi di autenticazione proposti. Quindi, dopo avere inserito la carta nel lettore collegato via USB al proprio PC, premere il pulsante (in basso) Prosegui:

2) A questo punto dovrebbe comparire una finestra di popup con un elenco di certificati (probabilmente ne viene elencato solo uno, quello relativo alla carta inserita nel lettore). Graficamente tale finestra differisce un po’ a seconda del browser utilizzato (i.e. Chrome, Edge, Firefox, …) ma non dovrebbe comportare grossi problemi riconoscerla: è importante tuttavia notare che è indispensabile selezionare dalla lista il certificato con il proprio codice fiscale (qualora non sia già automaticamente selezionato, come avviene in alcuni browser, essendo il solo elencato) prima di premere il tasto OK: prima di premere OK è bene avere prima ben presente il PIN che si dovrà inserire a breve (abbastanza velocemente), vale a dire quel numero di 6 cifre che è stato fornito in parte su foglio e in parte via email quando si è fatta abilitare la Carta Sanitaria per farla diventare Carta Nazionale dei Servizi. Nel seguito due esempi della finestra di selezione del certificato da usare per l’autenticazione (i.e. Edge, Chrome):

3) Non appena si preme OK, scompare quella finestra e ne compare una nuova che richiede l’inserimento del PIN associato alla propria CNS: si noti che per evitare problematiche, è opportuno inserirlo in breve tempo (inferiore al minuto), cioè prima che possa scadere qualche timeout della pagina. Qualora accada, conviene comunque inserire il PIN e autenticarsi, per poi andare indietro nella navigazione del browser e ricaricare la pagina (cnrt + F5): l’autenticazione dovrebbe comunque essere stata presa e l’accesso all’area riservata del sito risultare ora disponibile.

4) Terminata la navigazione nel sito è assai opportuno uscire dalla propria area autenticata, cioè premere il tasto Esci/Logout sicuramente presente tra voci del menù del sito stesso. Ad esempio, nel sito dell’INPS si deve cliccare sul proprio nome (in alto a destra) per avere visualizzato un menù con la scelta Esci da selezionare: infatti spesso alcuni siti istituzionali non gestiscono a dovere il processo di autenticazione e, se uno non esce esplicitamente, potrebbero verificarsi successivamente problemi al prossimo tentativo di accesso, anche se questo avverrà dopo ore/giorni (vedi il mio post Agenzia delle Entrate 730/2020: “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente” alias “come dover cancellare la cache/cookies di un browser per poter nuovamente accedere a un sito”):

Come uscire dalla propria area privata dopo essersi autenticato nel sito dell’INPS

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Quella fino ad ora descritta è la “semplice” procedura che consente l’autenticazione tramite la CNS. Tuttavia possono avvenire spiacevoli problematiche imputabili, penso, ad una non adeguata gestione del processo di autenticazione e delle tempistiche/richieste che non sono proprio compatibili per un servizio che dovrebbe risultare agevolmente fruibile da tutta la cittadinanza.

Nel seguito mostro alcune segnalazioni di errore che mi sono comparse, pur operando con competenza: alcune le ho ricevute semplicemente perchè, ad esempio, non avevo subito sottomano il PIN qualdo mi è stato richiesto di inserirlo, o in altre situazioni tutt’altro che rare.
Qualora si verifichino tali segnalazioni il mio consiglio è, dopo avere riprovato magari una seconda volta e avendo ricevuto il medesimo errore, di accedere al medesimo sito utilizzando un altro browser, utilizzando ora quello per ripetere il processo di autenticazione con la CNS: anche se uno non ne ha già più browser installati nel proprio PC, in pochi minuti se ne può installare un altro (e.g. Chrome, Edge, Firefox).
Sottolineo che il problema che uno può aver riscontrato non è dovuto al browser utilizzato (tali errori io li ho infatti sperimentati in tutti i 3 browser da me usati) bensì ad errori avvenuti durante il processo di autenticazione con lettura della carta e del PIN inserito, insomma sono relativi al processo di verifica dei certificati, con i relativi timeout e collegamenti a server remoti non sempre funzionanti a dovere!

È vero che si può anche provare a riavviare il browser già utilizzato (come talvolta suggerito nel messaggio di errore) e magari a provare a cancellare nel medesimo memoria di quanto accaduto (e.g. eliminazione della cache e dei dati di navigazione) o addirittura effettuare un riavvio del PC, sebbene possa sembrare eccessivo e assurdo (ma è il modo più agevole per fermare tutti i processi in background e ravviare le applicazioni)! Nel caso si acceda con Chrome il problema può risolversi effettuando il logout del proprio utente Google da quel browser (icona in alto a destra) o accedendoci con altro utente Google.
Comunque, utilizzando un altro browser per accedere al medesimo sito, come da me suggerito, si risolve più velocemente il problema… sperando che non permanga poi troppo a lungo nel tempo, qualora poi si ritorni a usare il browser preferito!

Nel seguito alcuni esempi di segnalqzione di errore ricevuti.

La seguente segnalazione di errore l’ho risolta ricaricando la pagina con il medesimo browser:

Questi sono altri errori segnalati, che ho “risolto” utilizzando un diverso browser 🙄:

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Altri post utili:

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Cosa fare se, connettendo un PC all’hotspot Wi-Fi del proprio smartphone, su quest’ultimo si perde la connessione a Internet, benché questa venga fornita al PC

Ho appena aiutato un’amica a risolvere il seguente problema sul suo nuovo smartphone: quando forniva una connessione Wi-Fi al proprio PC tramite l’impostazione di tethering (Hotspot Wi-Fi) sul telefonino, su questo si perdeva la connessione a Internet che rimaneva utilizzabile sul solo PC. Questo rendeva inutilizzabile il cellulare per qualsiasi funzionalità che richiede la connessione dati (e.g. WhatApp, navigazione con il browser, ma probabilmente anche il semplice effettuare/ricevere telefonate, essendo oramai anche quello un servizio dati come un altro!)

Questo comportamento indesiderato non si verificava invece con il precedente smartphone.
La SIM, e quindi l’offerta dell’operatore, non era cambiata per cui erano da escludere possibili restrizioni da parte della connessione pubblica, magari dovute a offerte commerciali specifiche (infatti un tempo, con alcune tariffe, esistevano restrizioni sulla possibilità di realizzare il tethering verso altri dispositivi, anche se ora probabilmente non esistono più).
Anche la presenza di restrizioni intrinseche del dispositivo mi suonava strano, sebbene si trattasse di uno smartphone di marca cinese, non particolarmente conosciuta.

Mi sono poi ricordato che, diversi anni fa, avevo avuto una problematica simile con uno smartphone collegato a una APN aziendale. Mi sono, quindi, andato a rivedere alcuni post che avevo scritto al riguardo (i.e. Still problems in doing tethering with a manually configured APN (e.g. an employee one) using a Windows 10 Mobile device; How to be sure that the tethering is done using the proper APN (e.g. a private employee APN)): la soluzione che avevo trovato consisteva, nel caso degli smartphone Android, nell’inserire specifici parametri nella configurazione del Tipo APN impostata nel profilo attivo della rete mobile dell’operatore (i.e.  Tipo APN = default,supl,dun). Sono quindi andato in Impostazioni -> Connessioni -> Reti Mobili -> Profili e già mi sono stupito nel vedere che esistevano due profili (i.e. Iliad e Iliad(1)) relativi al medesimo operatore sebbene ovviamente uno solo fosse quello attivo. Vedendo il dettaglio di quel profilo attivo, ho visto che non aveva le impostazioni del Tipo APN con tutti quei tre parametri che ho precedentemente indicato: cercando di modificarli, mi veniva impedito, segnalando che ciò non era possibile in quanto non consentito dall’operatore.

Andando invece a vedere la configurazione dell’altro profilo, ho visto invece che il Tipo APN era quello che mi aspettavo (i.e.  Tipo APN = default,supl,dun) per cui ho reso attivo quel profilo cancellando l’altro. Con questa modica delle impostazioni, dopo un sempre opportuno Riavvio dello smartphone per avere applicate quelle nuove impostazioni, la connessione a Internet si e mantenuta sullo smartphone anche quando forniva una connessione dati al PC.

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Assistenza rapida: come fare se, in un nuovo PC Windows, non funziona questa indispensabile app che consente di ricevere/dare assistenza da remoto

Avevo già anni fa scritto un post relativamente all’applicazione Microsoft Assistenza rapida [ENG: Quick assistance] che consente assai agevolmente di ricevere/dare assistenza da remoto da un PC con Windows 10/11. Da un po’ di tempo questa applicazione, che era presente nella cartella Accessori Windows [ENG: Windows accessories], è stata pubblicata come app scaricabile dal Microsoft Store e vi invito quindi a scaricarla/aggiornarla. Il suo funzionamento non si è modificato da un punto di vista dell’interfaccia utente, anche se probabilmente è stata ottimizzata nel tempo: perciò, le procedure descritte in quel vecchio post valgono tutt’oggi e non mi andrò a ripetere.

Questo post, invece, descrive come ho risolto il problema che ho avuto con un nuovo PC con Windows 11 che ho appena configurato per un’amica e per il quale quell’app andava in crash pochi secondi dopo essere stata lanciata. Dalle ricerche in rete che ho fatto devo dedurre che non si tratta di un caso raro e nel seguito lascio quindi alcune informazioni che potrebbero risultare utili a qualcuno che riscontrasse lo stesso problema. Penso infatti che sia importante verificare fin da subito, come ho fatto io, che quest’app funzioni, prima di effettuare la configurazione del PC riversando magari tutti i dati del vecchio PC! Infatti, almeno nel mio caso, non riuscendo a risolvere il problema con nessuna delle procedure che ho trovato descritte, ho dovuto procedere con il ripristino del PC alle impostazioni di fabbrica (vedi: Reset this PC lets you restore Windows 11/10 to factory settings without losing files). Il PC, infatti, benché acquistato nuovo da Media World, aveva già Windows 11 installato e configurato: io mi ero limitato a configurarne l’utente Microsoft. Dopodiché avevo provato a lanciare l’app Assistenza Rapida che, come detto, andava in crash dopo pochi secondi!

Reinstallando il sistema operativo (effettuando le scelte Windows Update -> Recovery -> Remove everything e scegliendo di non scaricarlo da Internet ma di usare la versione già presente nel PC) e configurando l’utente Microsoft durante la procedura guidata, sono finalmente riuscito ad avere quell’app Assistenza rapida funzionante correttamente!

Quindi è importante verificare, al più presto, se l’app Assistenza rapida funziona e, qualora non lo fosse, è importante cercare di risolvere fin da subito il problema per non dover poi rinunciare a questa funzionalità che reputo assai importante e indispensabile (sia per chiedere un aiuto sia per aiutare da remoto).

Nel seguito lascio comunque i link delle soluzioni provate, che sicuramente in altre situazioni possono risultare risolutive. Sostanzialmente suggeriscono di effettuare i seguenti passi:

  • Verificare di avere l’ultima versione dell’app, ricercandola nello Store di Microsoft ed eventualmente aggiornandola.
  • Verificare che Edge sia aggiornato in quanto quell’app sfrutta funzionalità proprie di quel browser (edge://settings/help e poi Informazioni su Microsoft Edge):
Verificare che il browser Edge sia aggiornato
  • Effettuare il reset e reimpostare l’app, dopo averla eventualmente disinstallata e installata nuovamente.
  • Effettuare il reset delle impostazioni di Internet relative al PC.
  • Verificare che gli aggiornamenti di Windows siano stati fatti (da Windows Update).
  • Disattivare momentaneamente il programma di antivirus, per verificare che non sia lui a bloccare l’esecuzione di quella app: qualora lo fosse, sarà necessario impostare in quell’antivirus qualche opzione in modo che non interferisca con quella specifica app, per poi ovviamente riattivare l’antivirus.
  • Provare a configurare un altro utente come amministratore e vedere se, accedendo con quell’altro, e lanciando quell’app come amministratore il problema si risolve: questo starebbe ad indicare che si trattava di una problematica relativa ai permessi o alle impostazioni specifiche di quel primo utente.
  • Registrare nuovamente quell’app per l’utente corrente, utilizzando un’apposita linea di comando da PowerShell.

Tutte procedure da me tentate… senza esito positivo nel mio caso specifico! 😦

LINK:

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Andare a vedere un film al cinema dopo avere ascoltato un podcast con la valutazione di un giornalista e critico cinematografico

Talvolta succede di andare a vedere un film un po’ a scatola chiusa, senza avere neppure sentito un’opinione di qualcuno, magari autorevole essendo un critico cinematografico, sebbene ovviamente sia soggettiva.

Ho scoperto da poco l’esistenza di ottimi podcast di Giorgio Viaro, giornalista e critico cinematografico, relativi ad alcuni film (i.e. quelli proiettati nelle sale di The Space): ne ho ascoltati diversi e li ho trovati decisamente interessanti ed esaustivi nell’evidenziare i lati salienti dell’opera, senza ovviamente togliere la sorpresa relativa alla sua trama. Insomma, in una ventina di minuti si riescono a ottenere piacevolmente molte informazioni utili a comprendere se quel film può soddisfare o meno le proprie aspettative.

Oltre che dal sito della multisala, tutti questi podcast si possono ascoltare gratuitamente anche da Spotify, Google podcasts, Apple podcasts:

Ad esempio, vi invito ad ascoltare i podcast relativi all’ultimo film sia di Steven Spielberg sia di James Cameron:

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Il bignami della dinastia di Casa Savoia per aspiranti guide volontarie

Dal momento che mi sono proposto come guida volontaria per far visitare il Palazzo Civico di Torino e le sue sale istituzionali, ho necessariamente dovuto studiare un po’ la genealogia della casa Savoia.

Infatti, la storia di questa dinastia è assai legata da secoli alla città di Torino soprattutto da quando, nel 1563, Emanuele Filiberto I decise di spostare qui la capitale del suo regno dalla sua sede originaria, Chambery. Aveva sagacemente compreso che il destino dei Savoia non poteva essere al di là delle Alpi, con i francesi sempre a minacciare i confini e la pace del piccolo stato. Il ‘Caval ëd Brons‘, voluto da Carlo Alberto e inaugurato il 4 novembre 1838 a Torino nella sua piazza San Carlo, è diventato nel corso degli anni uno dei simboli della città accanto alla Mole Antonelliana: esalta le imprese epiche proprio di questo lontano antenato dei Savoia, soprannominato Testa ‘d Fer (testa di ferro) per la sua caparbietà e cocciutaggine. I due bassorilievi presenti nella base di quel monumento, raffigurano due eventi in cui Emanuele Filiberto I si distinse: la Battaglia di San Quintino e la successiva pace di Cateau-Cambrésis. Per l’Italia le conseguenze più importanti di questa battaglia e di quel trattato di pace furono il riconoscimento e il consolidamento del predominio spagnolo sul territorio italiano, che durò fino agli inizi del ‘700, nonché la restituzione ai Savoia dei loro territori, come premio per la vittoria ottenuta da Emanuele Filiberto che, in quel frangente, era stato al comando dell’esercito spagnolo.

Le seguenti tabelle, che avevo fotografato nella Reggia di Venaria, penso forniscano dati oggettivi assai autoesplicativi: la popolazione di Torino nel 1560, cioè poco prima di diventare la capitale del Regno dei Savoia, era circa di sole 20000 persone: la sua successiva cresciuta esponenziale è sicuramante dovuta allo spostamento degli interessi politici ed economici in questa città. Successivi periodi di decrescita si sono avuti solo a causa eventi storici quali assedi e pandemie.

La popolazione di Torino tra ‘500 e ‘800

Prima dell’Unità d’Italia, le fonti sulla popolazione di Torino non sono così precise e continue. Tuttavia, nell’archivio storico di Torino, esiste un annuario statistico del 1946 che riporta, in una tabella, il numero degli abitanti di Torino a partire dal ‘400: il primo dato storico risale infatti a quel periodo e all’epoca i torinesi sembra fossero appena 4.000.

Annuario statistico del 1946Archivio storico di Torino,

Nel 1560, secondo anno riportato in quel documento dell’archivio storico, gli abitanti erano già quintuplicati a quota 20.000. Il terzo censimento riportato è del 1631 e, da quella data in poi, i dati iniziano a essere precisi: 36.649 abitanti, che diventano 43.866 a inizio ‘700, salvo poi scendere a causa dei morti nell’assedio di Torino nel 1705.

Da questo periodo i dati cominciano a non coincidere più esattamente con quelli riportati nella tabella mostrata nella Reggia di Venaria (e non so quali siano i più veritieri) sebbene come si è visto dal 1712 in quella tabella i dati incomincino ad essere precisi e ripostati annualmente. Comunque, entrambe le fonti concordano che a guerra persa con i francesi e l’occupazione napoleonica portarono a un calo notevole della popolazione che ricomincerà a crescere solo dopo il 1814, quando Napoleone restituisce la città ai Savoia, fino a superare quota 100.000 nel 1824.

Sulle origini della dinastia dei Savoia esistono pochi documenti e inoltre questi sono soggetti poi a varie interpretazioni: spesso, negli anni, si sono escogitati criteri di giustificazione di tipo politico, con l’avallo di genealogisti compiacenti. L’unico punto sicuro di partenza della dinastia è il conte Umberto I Biancamano (†1048), che, già signore delle contee di Savoia (1003), di BelleySion e Aosta, al disgregarsi del regno di Borgogna (1032) si schierò dalla parte di Corrado II ottenendone in premio la contea di Moriana in Val d’Isère e il Chiablese (ca. 1034), zona montana francese e svizzera situata nel Nord della Savoia.

Metro delle dinastie in Italia (in alto) e in Europa (in basso)

Nonostante lo Stato Sabaudo abbia occupato un territorio geografico relativamente piccolo, i Savoia sono una delle dinastie di origine più antica e che hanno, tra l’altro, regnato più a lungo nel tempo, spesso barcamenandosi sapientemente in alleanze con le grandi potenze europee e matrimoni d’interesse.

La rappresentazione grafica seguente mostra poi come fosse il rapporto tra popolazione/militari sia nei regni di Francia e di Prussia sia nello Stato Sabaudo (nel 1740 e pochi decenni dopo, nel 1780): relativamente al Regno di Prussia si noti la notevole crescita sia della popolazione sia del suo esercito (in proporzione 29:1), tale da superare numericamante l’esercito francese, con territorio ben più vasto e popolato (proporzione 145:1 tra abitanti e militari).

Rapporto popolazione militari nel regno di Francia, nello Stato Sabaudo e nel regno di Prussia (sia, circa, nel 1740 sia nel 1780)
Albero genealogico dei Savoia-Aosta

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Il seguente post si limita a riportare nel seguito alcune informazioni che ho dedotto da wikipedia e che riassumono, principalmente a mio uso e consumo, le principali discendenze dei Savoia.

Pubblico il tutto pensando che questo bignami possa tornare utile non solo a me, ma anche a qualche altra guida volontaria o visitatore di Torino!

Da questo mio studio pur molto sommario, elenco nel seguito alcune mie personali considerazioni su questa dinastia, che d’altra parte non si discosta di molto dalle altre che sono state presenti in Europa:

  • I matrimoni nelle diverse famiglie reali o dinastie dovevano rispettare la legge di successione dinastica, cioè un complesso di norme in merito alla successione al trono e all’appartenenza alla dinastia stessa, dalla quale deriva il diritto a uno specifico rango, titolo e trattamento, e, conseguentemente, l’idoneità a ricoprire determinate cariche dello Stato, come nel caso della reggenza.
    Il principe che sta per sposarsi, inoltre, deve obbligatoriamente ricevere l’assenso al matrimonio dal Capo della Casa, pena la perdita di tutti i diritti di successione. Nel caso di nozze fra principi che non siano state autorizzate, il Capo della Casa potrà decidere le sanzioni caso per caso, mentre nel caso di mancato assenso a un matrimonio diseguale (ad esempio, un principe e una persona non di sangue reale o di casa sovrana) è prevista la decadenza automatica del principe contraente matrimonio e l’esclusione da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
    In questo contesto anche i matrimoni dei principi di Casa Savoia avvenivano rigorosamente tra pari: questo uso, vera e propria legge consuetudinaria, era sancito dalle leggi suddette.
    Nulla importava invece se la sposa era parente stretta del regnante, ad esempio cugina prima (nota: sebbene sia oggigiorno assai inconsueto, comunque ho visto che, ancora oggi è possibile contrarre un matrimonio tra cugini sebbene la chiesa cattolica richieda un’apposita dispensa!). Anzi, questi matrimoni d’interesse politico erano quasi sempre voluti proprio per creare alleanze ed espandere l’egemonia di un casato/ducato/regno: era quindi usuale avere sposalizi con una figlia di un sovrano di Francia, Spagna o Austria. Non di rado le consorti erano giovanissime (13-15 anni), date in moglie talvolta ad un sovrano anche molto più anziano. Diverse hanno dato alla luce, fin da giovanissime, un numero impressionante di figli (anche 10/12): la morte per parto non è stata poi rara, così come, un secondo matrimonio del sovrano a breve distanza dal decesso, magari per riuscire ad avere un erede al trono. Sicuramente lo stretto legame genetico tra gli sposi non ha poi certo favorito la robustezza della progenie: diversi sono stati i figli morti a pochi anni o con malattie/difetti fisici. Ad esempio, la scelta di far sposare Elena di Montenegro a Vittorio Emanuele III può essere anche vista come il tentativo di arginare gli effetti delle nozze fra consanguinei che affliggevano grande parte della nobiltà europea dell’epoca, favorendo il diffondersi di difetti genetici e di malattie come l’emofilia. Infatti, Vittorio Emanuele III, figlio di cugini primi (Umberto I e Margherita), non avrebbe potuto generare un erede sano con una sposa troppo vicina a lui per albero genealogico. Grazie al matrimonio con Elena, invece, ebbe come erede Umberto II, niente affatto simile al padre per quanto riguardava sia la salute sia la statura (il padre Vittorio Emanuele III era alto 153 cm).
    Da quanto detto, si comprende bene come la maggior parte di questi matrimoni non siano certo scaturiti dall’amore: spesso i sovrani avevano relazioni extra coniugali che talvolta hanno addirittura portato a matrimoni morganatici (e.g. come nel caso di Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, meglio nota in piemontese come la Bela Rosin).
  • Le epidemie di peste e di colera non hanno comunque risparmiato neppure alcuni sovrani (e.g. Carlo Emanuele I di Savoia, peste del 1630) , così come altre malattie un tempo letali come il vaiolo ( e.g.  Vittorio Amedeo Filippo a soli 15 anni – figlio primogenito di Vittorio Amedeo II di Savoia; Vittorio Emanuele I di Savoia) e quelle veneree, diffuse anche grazie alla promiscuità presente a corte.
  • Sebbene alcuni duchi/sovrani (Savoia e non solo) avessero doti guerriere e/o sensibilità artistiche non indifferenti, quasi sempre (se non sempre), le loro decisioni sono state principalmente dettate dalla volontà di mantenere e aumentare il proprio potere/prestigio e quello della propria casata. Anche quelle che potrebbero sembrare benemerite decisioni a favore della popolazione suddita (e.g. Statuto Albertino di Carlo Alberto) sono state dettate principalmente per preservare l’ordine pubblico, temendo il peggio in periodi storici in cui rivoluzioni determinavano la fine di poteri forti. Anche le grandi opere architettoniche e artistiche erano dettate soprattutto dalla volontà di rendere il proprio regno più bello agli occhi delle altre potenze, più che per un amore per l’arte di per sè stessa.
  • La religione è stata spesso sfruttata per giustificare il proprio ruolo di regnante e per meglio assoggettare la popolazione, pur nella bigotteria di alcuni regnanti dettata da pregiudizi e paure assai diffuse un tempo a livello di tutti i ceti sociali. La proliferazione di miracoli e supposti voti esauditi, sono stati poi sapientemente utilizzati per accrescere sia la notorietà, prestigio e autorevolezza di membri della famiglia sia quella del loro regno.
  • Diverse mogli hanno dato una loro impronta al regno del marito e talvolta (e.g. le tre madame reali) hanno saputo mantenere il comando e il potere per diversi anni dopo la morte del marito, essendo ancora molto giovane il figlio ereditario del titolo: talvolta si sono dovute opporre a tentativi di parenti, vicini in linea di successione, che ambivano a detenere il titolo (e.g. Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, una volta vedova ha dovuto fronteggiare le ambizioni dei fratelli minori del marito, il Principe Tommaso e il Cardinal Maurizio). Alcune nobildonne hanno avuto omaggi popolari e addirittura poetici (e.g. regina Margherita, sposa di Umberto I, suo cugino, essendo lei figlia di Ferdinando di Savoia duca di Genova, fratello di Vittorio Emanuele II, padre appunto anche di Umberto I), altre ancora si sono dedicate a opere benefiche (e.g. Elena del Montenegro, moglie di re Vittorio Emanuele III di Savoia – Regina consorte d’Italia fino al 9 maggio 1946 – viene addirittura considerata Serva di Dio dalla Chiesa cattolica)
  • Le alte cariche ecclesiastiche erano spesso assegnate a cadetti, cioè a figli non primogeniti di regnanti, anche in giovanissima età seppur privi di qualsiasi vocazione. Invece le figlie spesso finivano in conventi se non promesse spose di altri nobili e regnanti.
  • Alcune successioni sono avvenute per abdicazione – alcune delle quali presentano ancora dei lati non chiari – in genere dovute ad eventi storici o a incapacità del reggente: la lotta per il potere ha portato poi addirittura un figlio reggente a imprigionare il proprio padre che aveva abdicato e che si era poi pentito vedendo il figlio regnare in modo contrario alle sue decisioni (e.g. Vittorio Amedeo II fu fatto arrestare dal figlio Carlo Emanuele III: richiuso nel castello di Moncalieri, dove ci restò fino alla morte).
  • Diversi Savoia hanno avuto un numero notevole di secondi nomi, spesso più di cinque (7 Carlo Alberto: Carlo Alberto Emanuele Vittorio Maria Clemente Saverio; 7 Vittorio Emanuele II: Vittorio Emanuele Maria Alberto Eugenio Ferdinando Tommaso; 9 Umberto I: Umberto Rainerio Carlo Vittorio Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio; 12 il Vittorio Emanuele attualmente vivente: Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria)

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Umberto I Biancamano di Savoia, detto altrimenti dalle Bianche Mani (in francese Humbert I aux Blanches Mains) (970/980 – Hermillon, 1047 o 1048), fu Conte di Moriana tra il 1000 e il 1047. È considerato il capostipite della dinastia dei Savoia.

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Amedeo VI di Savoia, soprannominato il Conte Verde (Chambéry, 1334 – Santo Stefano di Campobasso, 1383), fu Conte di Savoia e Conte d’Aosta e Moriana dal 1343 al 1383.
È stato il fondatore della più alta onorificenza sabauda, tra le più prestigiose e antiche al mondo: l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata. Inizialmente era chiamato Ordine del Collare, istituito nel 1364, in occasione di una giostra a ricordo della vittoria su Federico II di Saluzzo: fece realizzare per sé e per altri 14 cavalieri un collare, descritto dalle cronache del tempo come simile a quello dei levrieri. Il suo scopo era di “indurre unione e fraternità tra i potenti sicché si evitassero le guerre private” ed era riservato ai nobili più illustri e fedeli: la regola statutaria prevedeva che tutti gli insigniti fossero considerati pari e si chiamassero tra loro “fratelli”.

L’origine del blu Savoia, colore nazionale italiano, sembra sia legato a Amedeo VI di Savoia. Il 20 giugno 1366, prima di partire per una crociata voluta da papa Urbano V e organizzata per prestare aiuto all’imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, cugino di parte materna del conte sabaudo, Amedeo VI volle che sulla nave ammiraglia della flotta di 17 navi e 2000 uomini, una galea veneziana, sventolasse una bandiera azzurra, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia.

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Amedeo VII di Savoia detto il Conte Rosso (Castello di Avigliana 1360 – Castello di Ripaglia, 1391) fu conte di Savoia, d’Aosta, Moriana e Nizza dal 1383 al 1391. Detto conte Rosso a causa del colore dei suoi capelli, mentre secondo altri, si prese a soprannominarlo Conte Rosso poiché nel 1383, impegnato nelle Fiandre in una campagna militare in difesa del duca di Borgogna, alla notizia della nascita del proprio primogenito, abbandonò il lutto per la morte del padre, a favore di abiti rossi per festeggiare.

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Emanuele Filiberto di Savoia, detto Testa ‘d Fer (“Testa di ferro”) in piemontese (Chambéry, 1528  – Torino,  1580), è stato conte di Asti (dal 1538), duca di Savoia, principe di Piemonte, conte d’Aosta, Moriana e Nizza dal 1553 al 1580, nonché re titolare di Cipro e Gerusalemme.

Era il terzogenito maschio di Carlo II di Savoia e di Beatrice del Portogallo.
Morì di cirrosi epatica, conseguenza diretta dell’abuso di vino in cui era solito indulgere.

Consorte: Margherita di Valois.

Spostò nel 1563 la capitale da Chambery a Torino.
Monumento equestre a Emanuele Filiberto in piazza San Carlo a Torino, opera dello scultore Carlo Marochetti: Caval ëd bronz (cavallo di bronzo) in piazza San Carlo, voluto dal discendente Carlo Alberto.

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Carlo Emanuele I di Savoia, detto il Grande (Rivoli, 1562 – Savigliano, 1630), fu duca di Savoia dal 1580 al 1630.

Moglie: Caterina Michela di Spagna (1585-1597) da cui ebbe 10 figli (4 maschi e 6 femmine). Carlo Emanuele I suggerì questa unione come un modo per ottenere il sostegno spagnolo per i suoi piani di espansione della Savoia sulla costa dell’allora indebolita Francia.
Era figlia di re Filippo II di Spagna e della sua terza moglie Elisabetta di Valois: rimase orfana di madre ad appena un anno (la madre morì nel 1568 a seguito di complicazioni seguite a un aborto).

Soprannominato dai sudditi Testa di Fuoco, proprio per le manifeste attitudini militari, fu uno dei principi più abili e colti della storia di Casa Savoia. Ebbe come figli il primogenito Vittorio Amedeo (suo successore), Emanuele Filiberto (avviato alla carriera ecclesiastica, a 12 anni entrò nell’Ordine dei Cavalieri di Malta, in cui divenne priore di Castiglia e León; morì a Palermo durante un’epidemia di peste nel 1624, all’età di 36 anni), Maurizio (nominato da Luigi XIII cardinale protettore di Francia), Tommaso Francesco (principe di Carignano; capostipite del ramo Savoia-Carignano).
A 68 anni, colto da violenta febbre per la peste, muore in Savigliano.
Luogo di sepoltura: Santuario di Vicoforte

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Maurizio di Savoia (Torino, 1593 – Torino, 1657): avviato giovanissimo alla carriera ecclesiastica per motivi puramente politici, al punto che non prese mai i voti benché venisse nominato cardinale all’età di 13 anni. Fu educato presso la corte spagnola di suo zio Filippo III di Spagna e iniziato alla vita militare con i fratelli in alcune spedizioni nelle Fiandre e a Genova. Nominato da Luigi XIII cardinale protettore di Francia; nel 1611 divenne abate commendatario della Sacra di San Michele – affidamento temporaneo dei redditi di un ente ecclesiastico ad un “commendatario” che non possedeva la carica che comportava il beneficio, ma solo il beneficio stesso: poteva essere un ecclesiastico o anche un laico).

Il suo corpo fu inizialmente sepolto nel Duomo di Torino e, nel 1836, traslato nella Sacra di San Michele insieme a quello di altri illustri membri di Casa Savoia (tra cui il duca bambino Francesco Giacinto) per volontà del re Carlo Alberto di Savoia.

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Il principe Tommaso Francesco di Savoia-Carignano (Torino, 1596 – Torino, 1656) ritratto da Antoon van Dyck nel 1634: principe di Carignano; capostipite del ramo Savoia-Carignano. Nel 1620 divenne infatti, per disposizione del padre, Principe di Carignano dando origine alla linea dei Savoia-Carignano, dalla quale discenderanno i futuri Re d’Italia di Casa Savoia.

Tra i figli avuti dalla moglie c’è Eugenio Maurizio di Savoia Carignano, cui la madre trasmetterà il titolo di Conte di Soissons, che sarà il padre del famoso condottiero Eugenio di Savoia. La continuazione del ramo Savoia-Carignano sarà invece assicurata dal maschio primogenito Emanuele Filiberto.

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Vittorio Amedeo I di Savoia (Torino, 1587 –Vercelli, 1637) fu duca di Savoia, principe di Piemonte, marchese di Saluzzo e conte d’Aosta, Moriana e Nizza dal 1630 al 1637. Fu anche re titolare di Cipro e Gerusalemme. Morì per intossicazione alimentare a 50 anni.

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Consorte: Cristina Maria di Francia (figlia del re Enrico IV di Francia e sorella di Luigi XIII; 1a Madama Reale) che sposa nel 1610, quando lei aveva solo 13 anni. Alla morte del marito, il 7 ottobre 1637, divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e successivamente, deceduto quest’ultimo, dell’altro figlio Carlo Emanuele, che nel 1648 salirà al trono col nome di Carlo Emanuele II di Savoia. In questo periodo dovette fronteggiare sia gli attacchi dei cognati Tommaso Francesco di Savoia, principe di Carignano, che del cardinale Maurizio, entrambi filo-spagnoli, che miravano alla reggenza, sia le mire del cardinale Richelieu, il quale cercava di annettere alla corona di Francia il Ducato di Savoia. Il regno si divise in “madamisti” e “principisti“. Cristina fu costretta a rifugiarsi in Savoia, sotto la protezione francese, per sfuggire ai cognati che occupavano Torino. Successivamente però lo stesso Richelieu fece arrestare il fedele conte d’Agliè, colpevole di opporsi al protettorato francese. Cristina resistette indomitamente, sfruttando abilmente le rivalità tra francesi e spagnoli e la sua origine regale.

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Francesco Giacinto di Savoia (Torino, 1632 –Torino 1638) muore a 6 anni colto da un improvviso attacco di febbre, per cui non ebbe mai veramente l’opportunità di regnare: la madre, Maria Cristina di Borbone-Francia, manteneva infatti la reggenza sul Piemonte data la giovane età del duca (quando il padre si spense, Francesco Giacinto aveva solo 5 anni. Avevano già avuto un altro figlio primogenito, Luigi Amedeo di Savoia – 1622-1628 -, che morì anche lui a 6 anni prima della morte del padre).
Dal 1836 la salma è tumulata alla Sacra di San Michele, dove oggi riposa in un sarcofago in pietra al centro del Coro vecchio della Chiesa.

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Carlo Emanuele II di Savoia (Torino, 1634 – Torino, 1675), detto Carlina (p.zza Carlina è intitolata a lui), fu duca di Savoia, principe di Piemonte, marchese di Saluzzo, conte d’Aosta, conte di Moriana e conte di Nizza dal 1638 al 1675. Si fregiò anche dei titoli di re di Cipro e re di Gerusalemme.

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Sposa le cugine Francesca d’Orléans (morta senza avere dato figli) e poi Giovanna Battista di Savoia-Nemours che sarà la 2a Madama Reale in quanto mantenne la reggenza dello stato sul giovane principe Vittorio Amedeo II. Il suo desiderio di potere non si fermò al compimento da parte del figlio dell’età stabilita affinché quest’ultimo potesse salire al trono: ella cercò di far sposare al giovane Vittorio Amedeo la cugina Isabella Luisa di Braganza, figlia del re del Portogallo Pietro II e di sua sorella Maria Francesca di Savoia-Nemours, con la speranza di farlo diventare re a Lisbona. Se il figlio si fosse trasferito in terra portoghese, lei avrebbe potuto governare ancora a lungo in Piemonte. Ma Vittorio Amedeo II, intuendo il piano della madre e spinto dai suoi ministri, con una specie di colpo di Stato la dichiarò decaduta e priva di ogni autorità politica e Giovanna dovette piegarsi alla volontà del figlio. Lasciata in disparte dalla politica, Maria Giovanna Battista decise di dedicarsi all’arte: per suo esplicito ordine molte vie di Torino vennero ampliate, furono costruite chiese e, in particolare, fu ammodernato il Palazzo Madama, per opera dello Juvarra.

Morì improvvisamente a 38 anni: oggi la salma è tumulata alla Sacra di San Michele, in un sarcofago in pietra nella navata sinistra della Chiesa.


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Vittorio Amedeo II di Savoia, (Vittorio Amedeo Francesco di Savoia), detto la Volpe Savoiarda (Torino, 1666 – Moncalieri, 1732), è stato re di Sicilia dal 1713 al 1720, in seguito re di Sardegna; duca di Savoia, marchese di Saluzzo e duca del Monferrato, principe di Piemonte e conte d’Aosta, Moriana e Nizza dal 1675 al 1720.

Sposa:

Anna Maria di Borbone-Orléans

Anna Canalis di Cumiana

Col suo lungo governo trasformò radicalmente la politica sabauda, fino ad allora influenzata dalle potenze straniere quali Francia o Spagna, rivendicando orgogliosamente l’indipendenza del piccolo stato dalle vicine nazioni (si pensi, ad esempio, all’episodio dell’assedio di Torino 1706).

Lentamente, con il passare degli anni, i trionfi politici e militari avevano infastidito e stancato il re. Non presenziava quasi più alle feste e ai ricevimenti, anzi tendeva ad evitare la vita di corte. Amante della semplicità, l’unico lusso che si concedeva era l’elegantissima parrucca stile Luigi XIV. A peggiorare il suo carattere schivo ed introverso, fu la vera e propria crisi che lo colpì in seguito alla morte per vaiolo del figlio primogenito a soli 15 anni, il prediletto Vittorio Amedeo Filippo. A corte si temette che il re fosse sul punto di impazzire. Verso il 1728 la sua salute peggiorò e decise di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III di Savoia, pur continuando a controllare gli affari di governo dando consigli perentori e non allontanandosi dalla vita di corte. La ferrea mano del padre pressava non poco Carlo Emanuele III: tra le proibizioni impostegli, il divieto di andare a caccia ogni giorno e di convivere negli stessi appartamenti della moglie. L’abdicazione divenne ufficiale solo nel 1730, quando l’ex re sposò morganaticamente Anna Canalis di Cumiana e si ritirò a vita privata in Savoia. Presto riprese a influenzare il governo del figlio. Sotto l’influenza della seconda moglie, la marchesa di Spigno, Vittorio Amedeo II tentò di riprendersi il trono. Dichiarato nullo il suo atto di abdicazione, dunque, minacciò anche di far intervenire gli imperiali nelle contese con il figlio. Carlo Emanuele si vide dunque obbligato a usare la forza e, con l’approvazione unanime del Consiglio dei Ministri, Vittorio Amedeo II venne arrestato a Moncalieri e imprigionato.

Il 5 febbraio 1731 Vittorio Amedeo II fu colpito da un ictus e la sua salute peggiorò drasticamente fino alla morte a 66 anni.  La salma di Vittorio Amedeo II venne tumulata nella Basilica di Superga, dove tutt’oggi riposa.

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Eugenio di Savoia, noto come Principe Eugenio (Parigi,  1663 – Vienna, 1736), cugino di Vittorio Amedeo II, lo aiutò a liberare Torino dall’assedio dei Francesi nel 1706.
È stato un nobile e generale italiano al servizio dell’Esercito del Sacro Romano Impero. Membro di Casa Savoia (era diretto bisnipote del duca Carlo Emanuele I), apparteneva al ramo cadetto dei Savoia-Carignano e, in particolare, alla linea dei Savoia-Soissons. Iniziò la sua carriera al servizio della Francia, passando poi a quello dell’Impero, divenendo ben presto comandante dell’esercito imperiale.

Morì a 57 anni nel sonno, dopo aver passato la giornata in consiglio coi ministri e la serata giocando a carte con la contessa Eleonore Batthyány, figlia del suo vecchio amico consigliere von Strattmann, da cui abitò gli ultimi anni della sua vita. I funerali viennesi, su richiesta della famiglia imperiale asburgica, vennero celebrati con gli onori di stato e la partecipazione di tutte le cancellerie europee, equiparandolo di fatto ai familiari dell’Imperatore.  Carlo VI vi presenziò di persona e definì la sua dipartita una grave perdita per l’Impero. Anche i Savoia, memori del grande aiuto avuto da Eugenio durante l’assedio francese di Torino, tributarono i giusti onori all’illustre membro della loro casata.
l suo corpo fu tumulato nella cattedrale viennese di Santo Stefano, ed il cuore, per volere dei Savoia, nella cripta della Basilica di Superga. Riguardo appunto al cuore, c’è tuttora un mistero, in quanto si ritiene che sia stato riportato a Vienna, o addirittura che non sia mai stato portato via dall’Austria.

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Carlo Emanuele III di Savoia, detto il Laborioso e soprannominato dai piemontesi Carlin (Torino,  1701 – Torino, 1773), fu re di Sardegna, duca di Savoia, duca del Monferrato, marchese di Saluzzo, principe di Piemonte, duca d’Aosta e conte della Moriana e di Nizza dal 1730 al 1773.

Sposa:

Salito al trono in conflitto con il padre. Vittorio Amedeo lI aveva abdicato nel 1730 lasciando al figlio la sovranità sul Piemonte. Tuttavia, diede ordini e consigli al figlio, che tuttavia ripristinò balli, feste e lussi presso la corte torinese. Nel 1731, mentre Carlo Emanuele III si trovava a Chambéry, lo coprì d’ingiurie davanti al Consiglio dei ministri, tacciandolo di inettitudine. Vittorio Amedeo decise, quindi, di riprendersi il trono. Tornò in Piemonte e confermò i ministri ma la reazione però non fu quella che lui si aspettava: il figlio informato delle mosse del padre, convocò in seduta straordinaria il Consiglio dei Ministri, che decretò che Vittorio Amedeo II andava arrestato ed imprigionato. Una scorta di soldati venne dunque spedita ad arrestare il vecchio re, che fu chiuso nel castello di Moncalieri, dove restò fino alla morte.

Si circondò di militari a cui conferì le più alte cariche dello Stato. Sotto il suo regno, che durò quasi 43 anni, lo Stato sabaudo continuò a militare al fianco delle grandi potenze nelle guerre di successione polacca ed austriaca, ottenendo considerevoli acquisizioni territoriali, che ne spostarono il confine al Ticino.

Morì a 72 anni e la sua salma fu tumulata nella Cripta Reale della basilica di Superga, dove la sua tomba monumentale, opera dello scultore Ignazio Collino, si trova in posizione opposta a quella del padre.

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Vittorio Amedeo III di Savoia (Torino, 1726 –Moncalieri, 1796) fu re di Sardegna, duca di Savoia, principe di Piemonte e conte d’Aosta dal 1773 al 1796. Invasione di Napoleone nel 1798.

Figlio di Carlo Emanuele III e di Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg. Sposò nel 1750 Maria Antonietta di Spagna (1729-1785), figlia più giovane di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese. Da cui ebbe 12 figli.

Salì al trono nel 1773 e, per quanto di spirito conservatore, portò avanti nel suo regno numerose riforme amministrative sino alla dichiarazione di guerra alla Francia rivoluzionaria nel 1792.

Fu il padre degli ultimi tre re di Sardegna del ramo principale dei Savoia (Carlo Emanuele IVVittorio Emanuele I e Carlo Felice): infatti, nel 1831 in mancanza di eredi, i Savoia-Carignano succedettero al ramo principale.

Isolato e condannato da tutti, anche dai suoi più fedeli sostenitori di un tempo, colpito da apoplessia, morì a 70 anni nel 1796 nel castello di Moncalieri. Lasciava un regno allo sfascio economico, con le casse completamente svuotate, mutilato di due province fondamentali – la Savoia e Nizza – e devastato dalle correnti rivoluzionarie. Il suo primogenito Carlo Emanuele, il principe di Piemonte, era debole ed incapace di mantenere la situazione sotto controllo.

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Carlo Emanuele IV di Savoia, detto l’Esiliato (Torino,  1751 – Roma, 1819), fu re di Sardegna e duca di Savoia dal 1796 al 1802. Nel 1773 il padre salì al trono di Sardegna, e da quel momento iniziò a organizzare il matrimonio di Carlo Emanuele su basi politiche. Abdica in favore del fratello.

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Vittorio Emanuele I di Savoia, detto il Tenacissimo (Torino, 1759 – Moncalieri, 1824), fu re di Sardegna, principe di Piemonte, duca di Savoia e d’Aosta dal 1802 al 1821.

Consorte: Maria Teresa d’Austria-Este.

Dopo la Restaurazione, nel luglio del 1814 torna a Torino, sul modello della Gendarmeria francese costituì a Torino il Corpo dei Carabinieri Reali, da cui deriva la moderna Arma dei Carabinieri, quarta forza armata italiana.

Fa costruire la chiesa della Gran Madre.

Pur avendo 5 figli, il solo maschio – Carlo Emanuele (1796–1799) – morì di vaiolo, per cui il trono passò a suo fratello minore Carlo Felice.

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Carlo Felice di Savoia (Torino, 1765 – Torino, 1831) fu re di Sardegna e duca di Savoia dal 1821 alla morte. Era il quinto figlio maschio di Vittorio Amedeo III di Savoia e Maria Antonietta di Spagna. Ebbe come nonni materni Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese.

Consorte: Maria Cristina di Napoli

Nel 1824 acquistò l’abbazia di Altacomba, dove sarà sepolto e dove erano sepolti molti dei suoi antenati e ne curò il progetto di restauro che affidò all’architetto Ernesto Melano.

Sarà sempre lui poi, nello stesso anno, ad acquistare buona parte della collezione che attualmente costituisce il Museo Egizio di Torino, ricevendo i reperti direttamente dal barbaniese Bernardino Drovetti, in quegli anni Console Generale di Francia in Egitto. 

Con Carlo Felice, senza eredi dal proprio matrimonio, si estingue il ramo principale dei Savoia. La corona reale passerà al ramo dei Savoia-Carignano con Carlo Alberto, suo successore. La scelta di Carlo Alberto quale suo successore fu, almeno in un primo momento, una scelta non facile per Carlo Felice, soprattutto perché il cugino si era dimostrato particolarmente incline al liberalismo e ad amicizie filo-carbonare; tuttavia detta successione al ramo dei Savoia-Carignano, oltre a essere un passaggio obbligato, smise di essere motivo di fastidio e dispiacere per il re.

«Politicamente, valeva meno di Carlo Alberto che, pur con tutte le sue ambiguità, la missione italiana della dinastia l’aveva intravista anche se per calcolo o codardia era sempre pronto a tradirla. Ma moralmente era molto al di sopra di lui. Per il trono non brigò mai, ebbe un sacro rispetto del pubblico denaro, non fece mai una promessa che poi non mantenesse e, pur vergognandosene come di debolezze, ebbe le sue generosità.»
(Indro Montanelli, L’Italia giacobina e carbonara, pp. 350-351)

Morì a 66 anni nel Palazzo Chiablese a Torino.

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Carlo Alberto di Savoia-Carignano (Carlo Alberto Emanuele Vittorio Maria Clemente Saverio di Savoia-Carignano; Torino, 1798 – Oporto, 1849) è stato Re di Sardegna dal 27 aprile 1831 al 23 marzo 1849.

Durante il periodo napoleonico visse in Francia dove acquisì un’educazione liberale. Come  principe di Carignano nel 1821 diede e poi ritirò l’appoggio ai congiurati che volevano imporre la costituzione a suo padre, re di Sardegna Vittorio Emanuele I. Divenne poi conservatore e partecipò alla spedizione legittimista contro i liberali spagnoli del 1823. Non destinato al trono, diventò re dello Stato sabaudo nel 1831 alla morte dello zio Carlo Felice che non lasciava eredi.

Concede il 4 marzo 1848 lo Statuto Albertino (p.zza Statuto, piazzetta 4 marzo).

Abdica in favore del figlio primogenito  Vittorio Emanuele II, sperando che possesse ottenere dall’Austria condizioni e clausole più vantaggiose dopo aber subito la sconfitta militare della battaglia di Novara (Prima guerra d’indpendenza).

Muore a 51 anni ad Oporto. Il corpo fu imbalsamato ed esposto nella cattedrale di Oporto. Il 3 settembre giunsero le navi Monzambano e Goito al comando di Eugenio di Savoia, cugino del defunto che salparono la sera stessa per Genova. I funerali, con grande partecipazione di popolo, si svolsero nel Duomo di Torino, celebrante l’arcivescovo di Chambéry Alexis Billiet assistito da cinque vescovi piemontesi. Il giorno dopo la salma venne tumulata solennemente nei sotterranei della Basilica di Superga, dove tuttora riposa.

Consorte: Maria Teresa di Toscana

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Vittorio Emanuele II di Savoia (Vittorio Emanuele Maria Alberto Eugenio Ferdinando Tommaso di Savoia; Torino, 1820 – Roma, 1878) è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878).

Dal 1849 al 1861 fu inoltre duca di Savoiaprincipe di Piemonte e duca di Genova. È ricordato anche con l’appellativo di Re galantuomo, perché dopo la sua ascesa al trono non ritirò lo Statuto Albertino promulgato da suo padre Carlo Alberto.

Coadiuvato dal presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour, portò a compimento il Risorgimento, culminato nella proclamazione del Regno d’Italia.

Per aver realizzato l’Unità d’Italia, viene indicato come Padre della Patria, così come compare nell’iscrizione nel monumento nazionale che da lui prende il nome di Vittoriano, sito a Roma, in piazza Venezia.

Le febbri che portarono alla morte Vittorio Emanuele a 58 anni, erano probabilmente febbri malariche, contratte proprio andando a caccia nelle zone paludose del Lazio. La sua tomba, come Padre della Patria, è nel Pantheon a Roma.

Consorti:

Maria Adelaide d’Austria

Rosa Vercellana (morganatica):  meglio nota in piemontese come la Bela Rosin (Nizza, 1833 – Pisa, 1885), fu dapprima l’amante e in seguito la moglie morganatica del re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia, che le concesse i titoli nobiliari minori di Contessa di Mirafiori (territorio a sud di Torino) e di Fontanafredda (territorio di Serralunga d’Alba). Incontrò per la prima volta Rosa Vercellana di 14 anni nel 1847, quando con la famiglia si trasferì presso il castello di Racconigi, dove il padre dirigeva il presidio militare della tenuta di caccia: il futuro re d’Italia, ancora principe ereditario, aveva 27 anni, era sposato con l’austriaca Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena (Milano, 1822 – Torino, 1855) e aveva già quattro figli.

Vittorio Emanuele II mantenne la propria relazione con Rosa Vercellana per tutta la vita, nonostante le sue altre numerose amanti e avventure, ed ebbe da lei due figli: Vittoria (1848 – 1905) – quando la madre aveva 15 anni e un anno dopo che Vittorio Emanuele l’aveva conosciuta – ed Emanuele (Moncalieri, 1851 – Sommariva Perno, 1894). 

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Umberto I di Savoia (Umberto Rainerio Carlo Vittorio Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio di Savoia; Torino, 1844 – Monza, 1900) è stato Re d’Italia dal 1878 al 1900.

Figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Maria Adelaide d’Austria, regina del Regno di Sardegna, morta nel 1855, il suo regno fu contrassegnato da diversi eventi, che produssero opinioni e sentimenti opposti.

Il monarca viene ricordato positivamente da alcuni per il suo atteggiamento dimostrato nel fronteggiare sciagure come l’epidemia di colera a Napoli del 1884, prodigandosi personalmente nei soccorsi (perciò fu soprannominato “Re Buono”), e per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli, che apportò alcune innovazioni nel codice penale, come l’abolizione della pena di morte.

Da altri fu duramente avversato per il suo rigido conservatorismo e le sue tendenze autoritarie (inaspritesi negli ultimi anni del regno): dagli anarchici, Umberto I ricevette il soprannome di “Re Mitraglia”.

Morì assassinato a Monza, 29 luglio 1900 (56 anni), dopo avere subito altri due attentati precedenti: la salma del defunto re venne tumulata nel Pantheon accanto a quella del padre.

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Sposò Margherita di Savoia, sua cugina, figlia di Ferdinando di Savoia, secondo figlio di Carlo Alberto e fratello di Vittorio Emanuele II. Margherita essendo la consorte di re Umberto I è stata la prima regina consorte d’Italia (la moglie del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II di SavoiaMaria Adelaide d’Austria, era  infatti morta nel 1855, prima della proclamazione del Regno avvenuta nel 1861).

Morì nella sua villa a Bordighera il 4 gennaio 1926, a 74 anni: la sua tomba è nel Pantheon.

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Regina Margherita

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Ferdinando Maria Alberto Amedeo Filiberto Vincenzo di Savoia-Genova (Firenze, 1822 – Torino, 1855) è stato un nobile e militare italiano, capostipite del ramo cadetto dei Savoia-Genova, figlio secondogenito di Carlo Alberto, fratello di Vittorio Emanuele II e padre di Margherita di Savoia, moglie di Umberto I.

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Vittorio Emanuele III di Savoia (Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia; Napoli, 1869 – Alessandria d’Egitto, 1947) è stato Re d’Italia (dal 1900 al 1946), Imperatore d’Etiopia (dal 1936 al 1943), Primo Maresciallo dell’Impero (dal 4 aprile 1938) e  Re d’Albania (dal 1939 al 1943). Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II. Venne soprannominato Re soldato.

Figlio di Umberto I di Savoia e di Margherita di Savoia, alla nascita ricevette il titolo di Principe di Napoli, nell’evidente intento di sottolineare l’unità nazionale, raggiunta da poco. La notizia dell’assassinio del padre Umberto I di Savoia, ucciso il 29 luglio 1900 a Monza per opera dell’anarchico pratese Gaetano Bresci, giunse a Vittorio Emanuele mentre si trovava in crociera nel Mediterraneo con la moglie Elena del Montenegro: fino ad allora il Principe di Napoli aveva considerato la propria ascesa al trono ancora lontana, data l’età del padre, che al momento del regicidio aveva 56 anni.

Il suo lungo regno (46 anni) vide, oltre alle due guerre mondiali, l’introduzione del suffragio universale maschile (1912) e femminile (1945), delle prime importanti forme di protezione sociale, il declino e il crollo dello Stato liberale (1900 – 1922), la nascita e il crollo dello Stato fascista (1925 – 1943), la composizione della questione romana (1929), il raggiungimento dei massimi confini territoriali dell’Italia unita e le maggiori conquiste in ambito coloniale (Libia ed Etiopia). Morì poco più di un anno e mezzo dopo la fine del Regno d’Italia.

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Sposa Elena del Montenegro (Cettigne, 1873 –Montpellier, 1952), matrimonio d’amore e non di interesse. Regina consorte d’Italia fino al 9 maggio 1946, giorno dell’abdicazione al trono del marito, è considerata Serva di Dio dalla Chiesa cattolica.

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Studiò medicina e ne ebbe la laurea honoris causa; finanziò opere benefiche. Durante la Prima guerra mondiale Elena fece l’infermiera a tempo pieno e, con l’aiuto della Regina Madre (Margherita), trasformò in ospedali sia il Quirinale sia Villa Margherita; per reperire fondi lei stessa inventò la “fotografia autografata” che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra.

Dopo esilio il 9 maggio del 1946 andò con il re ad Alessandria d’Egitto, ospite di re Farouk I d’Egitto, che ricambiò così l’ospitalità data a suo tempo dal regno italiano a suo nonno, Isma’il Pascià. Durante l’esilio i due coniugi festeggiarono il cinquantesimo anniversario di matrimonio. Elena rimase col marito in Egitto fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta il 28 dicembre 1947.

Tre anni dopo si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia, a Montpellier, e nel novembre 1952 si sottopose a un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm, dove morì il 28 novembre. Fu sepolta, com’era suo desiderio, in una comune tomba del cimitero Saint-Lazare a Montpellier. 

Sessantacinque anni dopo la sua morte, il 15 dicembre 2017, la salma della regina Elena è stata rimpatriata da Montpellier e sepolta nel santuario di Vicoforte, nella cappella di San Bernardo (la stessa dov’è sepolto il duca Carlo Emanuele I), dove, due giorni dopo, sono stati tumulati anche i resti del consorte Vittorio Emanuele III, rimpatriato da Alessandria d’Egitto.


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Umberto II di Savoia (Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia; Racconigi, 1904 – Ginevra,  1983) è stato Principe di Piemonte dal 1904 al 1946, Luogotenente Generale del Regno d’Italia dal 5 giugno 1944 al 9 maggio 1946 e ultimo Re d’Italia dal 9 maggio al 18 giugno 1946.

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Vittorio Emanuele di Savoia (Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria; Napoli, 1937) è un membro di casa Savoia e imprenditore italiano naturalizzato svizzero. Figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II e di Maria José. È sposato con Marina Doria, da cui ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto. Dal 1983 è pretendente al trono d’Italia in disputa dal 2006 con la linea dinastica di Aimone di Savoia-Aosta.

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Agisce da Capo della Casa dal 1983, anno della morte di Umberto II, ma questo titolo e le prerogative ad esso spettanti (il gran magistero degli ordini dinastici sabaudi e il titolo di duca di Savoia) vennero contestati da Amedeo di Savoia-Aosta. Tale disputa nacque a seguito del matrimonio non autorizzato da Umberto II fra Vittorio Emanuele e Marina Doria, situazione che avrebbe portato, secondo la normativa dinastica di Casa Savoia, lo stesso Vittorio Emanuele e la sua discendenza al di fuori della linea di successione.

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Emanuele Filiberto di Savoia (Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria; Ginevra, 1972) è un membro della Casa Savoia e personaggio televisivo svizzero con cittadinanza italiana.

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Amedeo di Savoia-Aosta (Amedeo Umberto Giorgio Paolo Costantino Elena Fiorenzo Maria; Firenze, 1943 – Arezzo,  2021) è stato un membro di Casa Savoia e imprenditore italiano, fu pretendente al trono d’Italia (contestato da Vittorio Emanuele di Savoia). Era conosciuto anche con i titoli di cortesia di duca d’Aosta, principe della Cisterna e di Belriguardo, marchese di Voghera e conte di Ponderano. Era figlio di Aimone di Savoia (il quale aveva avuto come bisnonno il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II), per un breve periodo re di Croazia, che rinunciò al titolo pochi giorni dopo la nascita di Amedeo.

Nel 2006 Amedeo rivendicò per sé il titolo di duca di Savoia e il ruolo di Capo della Real Casa, in disputa con Vittorio Emanuele di Savoia. Come discendente del re di Spagna Amedeo I, era 41º in linea di successione al trono spagnolo.

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Aimone di Savoia-Aosta (Aimone Umberto Emanuele Filiberto Luigi Amedeo Elena Maria Fiorenzo di Savoia-Aosta; Firenze, 1967) è un membro di Casa Savoia e un dirigente d’azienda italiano. Per anni direttore generale Pirelli. Dal 2017 è presidente del consiglio imprenditoriale italiano, organo di raccordo delle realtà associative imprenditoriali italiane operanti nella Federazione Russa. Da novembre 2019 è ambasciatore del Sovrano Militare Ordine di Malta presso la Federazione Russa. (Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, comunemente abbreviato in Sovrano Militare Ordine di Malta ), Ordine Gerosolimitano, o anche semplicemente Ordine di Malta, è un ordine religioso cavalleresco canonicamente dipendente dalla Santa Sede, con finalità assistenziali. Il Sovrano Militare Ordine di Malta è un Ordine religioso laicale cattolico che gode ipso iure di personalità giuridica pubblica nella Chiesa,). Il 24 novembre 2020 l’ambasciatore Aimone di Savoia Aosta ha presentato le credenziali quale rappresentante dell’Ordine di Malta presso la Federazione Russa sostituendo il diplomatico Gianfranco Facco-Bonetti.

Il ruolo della missione diplomatica dell’Ordine in Russia consiste nella promozione dei rapporti fra Cristianità orientale e Chiesa cattolica, nel sostegno alle opere caritative verso i bisognosi e nella promozione di iniziative culturali, ruolo per il quale l’Ordine è fortemente apprezzato dalle autorità civili ed ecclesiali russe. Nel 2020 l’ambasciatore Savoia-Aosta ha incontrato i rappresentati della Chiesa ortodossa al fine di mantenere alto il livello di cooperazione tra l’Ordine e la Chiesa russa.

Esponente del ramo cadetto Savoia-Aosta, dopo la morte di suo padre Amedeo di Savoia-Aosta, avvenuta il 1º giugno 2021, Aimone è divenuto il nuovo Capo di Casa Savoia, in disputa dal 2006 con la linea dinastica del suo lontano cugino Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di re Umberto II.

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Libri:

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WordPress: come incorporare un’immagine da un sito esterno, in modo che possa poi essere dimensionata opportunamente

Talvolta può essere utile incorporare un’immagine presente in un sito esterno al nostro: ovviamente questo collegamento può nel tempo non essere più valido, qualora venga modificata la sua URL o addirittura venga non più reso disponibile su Internet: perciò quell’immagine potrebbe non più comparire nel nostro post! Se non si vuole correre questo rischio ovviamente conviene salvare localmente l’immagine (right click sull’immagine e poi Salva immagine con nome) per poi caricarla nel nostro post. Tuttavia questo non solo occupa della memoria che abbiamo a disposizione su WordPress (che non è moltissima!). In particolare per vedere quanta memoria uno ha usato nel proprio sito/blog WordPress e quanta ne ha ancora a disposizione con il proprio piano di abbonamento, si può operare come descritto in questo altro post.

Indicazione di quanta memoria uno ha ancora a disposizione con il proprio piano su WordPress

Inoltre, su certi siti importanti (e.g. Wikipedia) difficilmente delle pagine vengono cancellate e molto probabilmente anche le immagini mostrate non verranno cancellate/modificate.

Tuttavia, se uno incorpora semplicemente un’immagine dopo avere copiato la sua URL(right click sull’immagine e poi Copia collegamento immagine), questa non risulta dimensionabile nella propria pagina e questo può non essere opportuno:

Copiare il collegamento dell’immagine presente in un sito: right click sull’immagine e poi Copia collegamento immagine

Se si incorpora semplicemente l’immagine, questa non risulta dimensionabile nel nostro sito

Se si desidera invece inserirla per poi poteva eventualmente dimensionare in dimensioni, sui deve operare diversamente come segue, cioè inserendo una immagine indicandone la URL esterna. A questo punto sul contorno dell’immagine inserita compare un pallino che consente, trascinandolo di modificare le dimensioni o si può anche agire sulle proprietà del blocco operando nel la sezione a destra, ad esempio impostandone una percentuale (e.g. 50%):

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WordPress: come applicare una colorazione a una frase e/o a delle singole parole di un testo

Talvolta può essere conveniente applicare una colorazione, diversa da quella nera di default, a una frase o anche solo a qualche parola. In questo post mostro come questo può essere fatto editando un post su WordPress, sebbene non sia del tutto intuitivo trovare le opzioni da scegliere.

Per rendere colorato (e.g. rosso) il testo di tutta una frase, è sufficiente selezionare il/i paragrafo/i di cui si desidera cambiare il colore, andare poi nella andare nelle Impostazioni, sezione presente nella sezione a destra della pagina, impostare che si vuole cambiare il colore del Testo (o in alternativa il suo Sfondo), cliccare nel rettangolo quadrettato che comparirà per far aprire un’ulteriore finestra che consente la scelta del colore desiderato, spostando opportunamente il cerchio per meglio definirlo, dopo avere selezionato la tonalità voluta: questo può essere impostato anche tramite le barre scorrevoli presenti in basso in quella medesima finestra:

Per rendere colorato (e.g. rosso) solo qualche parola specifica, è sufficiente selezionare la/e parola/e e selezionare la scelta Evidenzia presente tra le opzioni che compaiono premendo la freccia verso il basso della barra sovrimpressa: la scelta di chiamare Evidenzia quella opzione certo non aiuta a comprenderne il significato! La selezione del colore specifico da applicare deve venir fatta con una modalità analoga a quanto visto precedentemente: scelta della colorazione da barra arcobaleno, definizione della intensità spostando il cerchietto nel quadrato colorato, modifica eventuale del codice colore scrivendolo esplicitamente nell’apposito campo # (e.g. # F20808) [nota: per vedere quel campo, a seconda della definizione dello schermo, può essere necessario scorrere verso il basso in quella finestra di popup relativa alla scelta del colore).

Purtroppo, sebbene esistano 5 pallini con alcuni colori predefiniti applicabili immediatamente, non ho trovato il modo per cambiare quelle colorazioni di default con altre scelte specificatamente, per cui se si desidera applicare la medesima colorazione a più parole, mi sembra che l’unico modo di procedere risulti copiare il codice colore e poi reinserirlo ogni volta per ciascuna parola/frase che si desidera rendere colorata 😦

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Per vecchi numeri acquistati della rivista TorinoStoria, come ottenere la gallery fotografica allegata a un articolo, qualora non risultasse più presente e accessibile online

Iniziamo con il dire che TorinoStoria è una bellissima rivista mensile che, in modo divulgativo e accattivante pur mantenendo un rigore storico, mensilmente pubblica articoli su Torino, i suoi monumenti e la sua lunga storia.

Oltre al numero del mese corrente, disponibile anche in edicola, è possibile da loro sito effettuare l’acquisto di numeri precedenti (in formato cartaceo o anche solo in digitale, assai più conveniente e reso subito disponibile).
Se uno è interessato quindi a un tema/edificio specifico, può quindi essere conveniente ricercarlo nel catalogo generale di tutti gli articoli fino a oggi pubblicati, che si può scaricare gratuitamente e risulta sempre aggiornato con gli articoli dell’ultimo numero della rivista: Torino Storia Indice Generale.

Nella sezione bookshop, si possono poi trovare non solo i singoli numeri arretrati, ma anche alcuni monotematici (e.g. Torino Storia Barocco, Medioevo, Avanti Cristo) o speciali (e.g. Torino Sparita, Mappe, carte e cartine)… oltre ad alcune mini guide a cui, volendo, sono associati anche dei tour!

Tutto ciò che uno ha acquistato online, risulta sempre disponibile al download anche successivamente e ovunque, autenticandosi nel loro sito… questo è un gran vantaggio! Basta infatti andare (dalla finestra che compare posizionando il mouse sul proprio nome che compare in alto a destra una volta che uno si è autenticato) su Il mio account -> Download per ritrovarsi nella pagina con l’elenco di tutte le riviste acquistate online e in Abbonamenti, relativamente ai numeri in abbonamento per sempre scaricabili:

Comunque, anche non si desidera acquistare nulla, sul quel sito si possono trovare e leggere gratuitamente molteplici articoli (suddivisi per periodo storico: antichità, medioevo, età barocca, ottocento, novecento) che erano apparsi in alcuni numeri trascorsi, seppur qui pubblicati non interamente (ciascuno fornisce comunque il link al numero che lo contiene integralmente, qualora uno poi sia interessato ad approfondire ulteriormente). Si noti che sono anche presenti spesso altri file scaricabili gratuitamente, come ad esempio, attualmente, quello dedicato alla mappa delle luci d’artista a Torino (edizione 2022/2023).

Per molte ragioni, quindi, il loro sito è sicuramente da visitare, se ti interessa conoscere Torino, i suoi monumenti e la sua storia!

La settimana scorsa, stavo cercando informazioni su Internet, relativamente al Palazzo Civico, dal momento che mi sono proposto come guida volontaria per far visitare quel monumento e le sue sale istituzionali a chi lo richiede (e.g. cittadini, turisti, classi di scuole): vedi qui per maggiori dettagli su come prenotare una visita gratuita.
Ho visto, in quella mia ricerca, che c’era stato su TorinoStoria un articolo proprio dedicato a quel Palazzo, pubblicato in un numero che mi ero perso della rivista (ottobre 2021, in occasione delle elezioni municipali). Sebbene parte dell’articolo fosse reso disponibile anche online, con soli 3€ ho acquistato l’intero numero in digitale, avendolo così in forma integrale sul mio PC nel giro di pochi minuti (nella versione sia a singola sia a doppia pagina, sicuramente più consona, consentendo quest’ultima di non spezzare le immagini!).

A ciascuna rivista è associata poi una gallery con anche altre foto rispetto a quelle pubblicate negli articoli (anche se, viceversa, non tutte quelle pubblicate sono presenti nella medesima)!

Essendo anche interessato alle fotografie, soprattutto a quelle di posti che non risultano visitabili al pubblico, magari da far vedere ai visitatori del Palazzo, sono andato a cercare la gallery che era stata associata a quell’articolo. Ero interessato soprattutto alle foto di parti del Palazzo Civico che non risultano normalmente visibili al pubblico e che erano state fatte visitare eccezionalmente ai giornalisti/fotografi della rivista (e.g. la Sala dell’Orologio, le antiche casseforti della Tesoreria municipale, il caveau utilizzato fino a pochi anni fa dalla filiale della Banca Crt interna al Palazzo).

Purtroppo, sia nella sezione delle foto/video gallery sia nel suo archivio fotografico non erano più presenti le foto relative a quel vecchio numero della rivista:

Ho scritto quindi, tramite la chat Messenger abbinata al loro sito Facebook e, insperabilmente, ho ricevuto una risposta nel giro di poche ore. Mi hanno confermato che non tutte le gallery fotografiche associate ai vecchi numeri della rivista sono ancora online (probabilmente lo sono solo quelle relative agli ultimi numeri). Comunque, gentilmente e nel giro di meno di un giorno, mi hanno inviato la cartella delle foto relative a quell’articolo della rivista, dimostrando (ovviamente) che l’avevo acquistata online! Davvero gentili ed efficienti!

Quindi, se anche tu hai la medesima mia esigenza, relativamente a un qualsiasi vecchio numero acquistato, puoi anche tu effettuare la richiesta tramite il programma di messaggistica Messenger associato al loro sito Facebook o inviando la richiesta tramite la loro email.

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Come impostare una stampante Brother in modo che continui a stampare anche se il toner è quasi esaurito

Da tempo ho l’ottima stampante laser bianco/nero Brother HLL2375DW che ha una velocità di stampa notevole (34 ppm) e consente la stampa fronte/retro automatica, direi essenziale per risparmiare carta e tempo! Inoltre consente un collegamento sia tramite cavo Ethernet sia via Wi-Fi (sebbene ne esista una versione, poco più economica, che consente solo una connessione via Wi-Fi: Brother HLL2350DW).

La qualità di stampa è ottima e le cartucce di toner sono economiche soprattutto se si opta non per le originali ma per altre compatibili: io ho provato diverse marche pilotando la mia scelta sul prezzo/offerta in corso e mi sono sempre trovato sufficientemente bene (e.g. CSSTAR, MYCARTRIDGE, FITU WORK, ZIPRINT), scegliendo spesso le confezioni con 2 toner in genere più economiche e che danno la sicurezza di non rimanere senza toner!

In questo post mostro come impostare la stampante in modo che non interrompa di stampare quando giudica che la sua qualità di stampa non è ottima: infatti, in genere per un uso casalingo anche un toner in esaurimento riesce ancora a stampare diverse pagine, sebbene forse non alla massima qualità (d’altra parte, almeno per un bel po’ di stampe, difficilmente uno nota la diminuzione della qualità di stampa!). Infatti per default la stampante è impostata per “rifiutarsi” di stampare qualora, appunto, la qualità di stampa non sia ottima e si rischia quindi di non riuscire a stampare nulla anche quando sarebbe più che accettabile per noi una qualità inferiore (i.e. stampa un po’ più chiara). Ovviamente la stampante già tempo, prima di non consentire più alcuna stampa, aveva inviato segnalazioni che il toner era in esaurimento, segnalazioni tuttavia spesso non tenute troppo in conto dell’utilizzatore!

Innanzitutto, se non lo si è ancora fatto è necessario installare il pacchetto completo di SW e driver forniti dalla Brother e scaricabili dal loro sito in questa pagina. Questo pacchetto mette a disposizione in particola due SW che si trovano elencati tra le applicazioni all’interno di una cartella Brother:

Lanciando l’app Brother iPrint&Scan si apre la seguente finestra che consente (operando come indicato) di arrivare a un link che permette di lanciare sul browser un sito locale presente sulla stampante stessa e da cui è possibile modificarne le impostazioni:

Da quel sito aperto in automatico sul proprio browser di default, andando nella sezione Sostituzione toner, si può impostare l’opzione Continua (alternativa a quella Interrompi di default) e quindi premere Invia per inviare alla stampante questa scelta:

Se uno aveva mandato in stampa un documento e la stampante si era interrotta a un certo punto della sua stampa, indicando che il toner era insufficiente, riprenderà subito a stampare da dove si era interrotta! 🙂

Consiglio inoltre di lanciare ogni tanto anche l’altra applicazione che il pacchetto installa (i.e. Brother Utilities) in modo da verificare la presenza di aggiornamenti del SW e del firmware della stampante stessa e quindi eventualmente scaricarli e installarli:

Si noti che quando si effettua un aggiornamento del firmware della stampante (magari in automatico se lo si è impostato) può essere necessario modificare nuovamente quella impostazione di default che consente di continuare a stampare anche se con qualità inferiore quando il toner non consente più una stampa ottimale.

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Se poi non riesci a stampare fronte/retro sebbene il tuo modello supporti tale funzione, sicuramente ti sei sbagliato a scegliere il modello (come è inizialmente successo a me!) scaricando il SW e in particolare il suo driver. Andando nelle sue proprietà infatti è possibile solo impostare pagine multiple fronte /retro con inserimento manuale… essendo il modello Brother HL-2290 (relativo a quel driver) solo in grado di supportare tale modalità:

Conviene quindi riandare nel sito Brother dove si scaricano i SW e scegliere questa volta il modello giusto e, disinstallando prima il driver della precedente stampante (relativo a un modello differente), installare quello relativo proprio a quella stampante.

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Scadenza saldo IMU il 31 dicembre 2022: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo

Innanzitutto ho visto che la scadenza del 16/12/2022 è stata spostata a fine mese 🙂

Il post sarà breve in quanto per il calcolo del saldo da pagare e avere il relativo modulo F24 propriamente compilato, si può procedere come ho già indicato in precedenti post (e.g. Scadenza acconto IMU il 16 giugno 2022: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo).

Il link rimane il medesimo (calcolo IMU on line) così come l’inserimento dei dati degli immobili o meglio ancora la modalità di recupero eventuale dei dati degli immobili già precedentemente inseriti e salvati localmente sul proprio PC (con estensione .iuc). Se ci sono state variazioni, si possono togliere/inserire immobili i quella lista dopo averla caricata: ovviamente converrà in questo caso salvare nuovamente il tutto localmente in un nuovo file .iuc che contempli quelle nuove modifiche, in modo tale da poter caricare quello la prossima volta!

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Come autenticarsi con il proprio account Facebook su un nuovo smartphone se non ti ricordi la password… e le e-mail di recupero che avevi impostato non sono più esistenti!

Talvolta succede, se si è sbadati, di non solo non ricordarsi o aver segnato da qualche parte le credenziali di accesso a un sito, ma anche di non avere aggiornato nel tempo i dati che consentirebbero a un recupero di quelle credenziali generalmente effettuato tramite e-mail. Infatti, non è inusuale che uno abbia dismesso nel tempo delle proprie iscrizioni a servizi di e-mail (e.g. infinity, yahoo o uno aziendale e si è andati in pensione o si è cambiato lavoro!) a favore di altri più consoni alle proprie aspettative, ma abbia lasciato, in qualche app/servizio, una di quelle come e-mail nel nostro profilo (e.g. quello di Facebook), utile anche al recupero delle credenziali qualora non ce le ricordassimo.

Per fortuna spesso l’accesso al sito permane su qualche dispositivo (e.g. vecchio smartphone, PC) in quanto memorizzato, per cui da quello si può procedere a modificare l’e-mail di recupero: tuttavia, non sempre è troppo agevole trovare la sezione in cui andare a modificare la propria informazione di profilo utente! Questo è il caso di Facebook dove non è proprio immediata ed evidente la procedura da effettuare.

Con questo post fornisco quindi informazioni utili a una nipote sbadata che ha invocato il mio aiuto, … ma penso possa servire anche ad altri!🙄😁

Nel seguito inserisco quindi gli screenshot passo-passo per tutta la procedura, inizialmente utilizzando la versione web di Facebook da un qualsiasi browser, ad esempio qualora le proprie credenziali risultino ancora memorizzate da qualche browser sul proprio PC e quindi da quello uno riesca ancora ad accederci pur non ricordandocele:

Purtroppo, come troppo spesso accade, se uno opera dall’app Facebook su smartphone (e non su un browser generico, su PC o smartphone che sia) l’interfaccia utente risulta assai diversa, per cui nel seguito mostro passo-passo gli screenshot per eseguire la procedura di cambio e-mail, impostandola come quella principale (utile anche per un recupero delle credenziali), qualora le proprie credenziali risultino ancora memorizzate sul vecchio smartphone/tablet che le inserisce automaticamente (pur noi non ricordandocele!) permettendoci ancora di accederci all’app:

Per altre informazioni sul recupero credenziali, una volta impostata la giusta e-mail attuale da confermare, puoi vedere anche il post Come recuperare account Facebook.

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Tramite il sito della banca, impossibile pagare l’F24 per le tasse TEFA e 3944 (rifiuti) inserendo le informazioni così come indicate nel modulo fornito dal sito della SORIS: come risolvere

Avendola attivata nel sito della Soris, mi è arrivata la scorsa settimana via e-mail la notifica che erano presenti nuovi documenti nel mio “estratto conto”… insomma, che c’era qualcosa da pagare in particolare veniva indicata la causale TARI SALDO ABITAZIONI: oramai dal 2021 quella tassa viene indicata con il codice tributo 3944 ed è stata disgiunta dal tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente, indicato non con un numero ma con l’acronimo TEFA… Il perché si usi per una un codice e per l’altra l’acronimo, almeno per me resta un mistero!

A marzo di quest’anno avevo già scritto il post Come conoscere dal sito della SORIS l’acconto TARI + TEFA da pagare: un altro anno è passato, ma anche nel 2022 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci… se non leggi questo post! 😉 in cui lamentavo la non agevole visualizzazione del modulo con l’importo dovuto e mostravo passo-passo come arrivare a quell’obbiettivo. Devo dire che ora, forse perché oramai mi sono abituato o qualcosa è cambiato nella procedura rendendola più immediata, non ho dovuto faticare a scaricare il modulo F24 reso disponibile nell’area personale apposita del sito della Soris, raggiunto premendo il link presente nella loro email:

In compenso ho avuto diversi problemi a effettuarne il pagamento, almeno tramite la banca ING Direct! Infatti, riportando esattamente tutti i campi presenti nel modulo F24 così come scaricato dal sito della Soris, all’atto del pagamento veniva notificato dal sito della banca l’errore “Riferimento tributo non valido,Riferimento tributo non valido“.

Essendo quella indicazione di errore “Riferimento tributo non valido” ripetuta due volte, mi sembrava stese a indicare che entrambi i codici tributi inseriti (3944 e TEFA) risultassero errati.! Inutile fare inserire quei codici dal sito stesso, ricercandoli nell’apposita finestra di popup di ricerca tributo…

Ho telefonato anche al servizio clienti di quella banca (ING Direct) per segnalare l’anomalia e il consulente mi ha risposto che già altri clienti avevano segnalato il problema e che era stato già riportato il tutto a chi di dovere.: consigliava di ritelefonare loro dopo qualche giorno se il problema continuasse a ripresentarsi. Insomma, nulla di fatto.

Oggi dovevo pagare la medesima tassa per un’anziana signora tramite il sito della sua banca (BNL) con il modulo F24 cartaceo che le era arrivato per posta ordinaria e già mi aspettavo di riscontrare un problema analogo. Invece tutto liscio, ma noto che in quel suo modulo F24 cartaceo oltre ai dati relativi a codice tributo, codice ente, anno di riferimento, importi a debito versati, era valorizzata per entrambi i tributi anche la colonna relativa a rateazione/mese rif. (i.e. 0101).

Ho provato nuovamente a pagare il mio tributo con la mia banca riportando unicamente i dati che erano valorizzati nell’F24 così come scaricato dal sito Soris e mi ha fornito il medesimo errore; ho provato quindi a valorizzare anche quella colonna analogamente a quanto visto nell’altro F24 e… magicamente il pagamento è stato accettato!

Insomma, non si trattava di un errore nel riferimento codice tributo, come riportato dal sito della banca, bensì nella mancanza di valorizzazione di quella colonna sebbene non fosse valorizzata nel modulo F24 scaricato dal sito Soris stesso!!

Spero che questa indicazione risparmi tempo a qualcuno di voi che si trovi nella medesima situazione 🙂

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Come esportare gli eventi presenti in un calendario di un vecchio smartphone, in modo da poterli avere su un nuovo smartphone

Il problema non sussiste se si è usato un calendario salvato su un cloud accessibile tramite delle proprie credenziali (e.g. Google Calendar, Microsoft Outlook): basta configurare il nuovo smartphone per accedere al calendario presente online.

Tuttavia, talvolta cambiando smartphone ci si trova ad avere il problema di riportare nel nuovo dispositivo i dati inseriti in un’app di calendario specifica del produttore di quello vecchio, magari diverso da quello nuovo.
Ad esempio, se uno ha un telefonino Huawei esiste un’app Calendario specifica di quel produttore che, per default, memorizza gli eventi creati nel telefono stesso (cioè solo localmente, a meno che uno non si sia connesso al Cloud del produttore con un proprio account specifico – cosa non obbligatoria e per questo generalmente non fatta – e abbia richiesto la sincronizzazione del salvataggio di quei dati, oltre ad altri quali le foto o le impostazioni del telefono in generale). Ovviamente quell’app, come in genere quelle di tutti i costruttori, consentono anche di collegarsi anche ad altri calendari online, in particolare quello di Google che sicuramente è uno dei più usati e versatili, accessibile da più più piattaforme (e.g. Smartphone, PC).

In generale, quindi, anche qualora uno decida di utilizzare l’app Calendario specifica del produttore del telefono conviene tuttavia agganciarsi a un calendario online. In tale modo i dati sono sempre in salvo, accessibili ovunque da qualsiasi dispositivo (anche tramite un qualsiasi browser) e non nasce alcun problema di visualizzare gli eventi programmati anche da un nuovo smartphone appena acquistato. Basta, ad esempio, inserire le proprie credenziali Google, richieste obbligatoriamente durante il processo d’inizializzazione dello smartphone e quindi utilizzare qualsivoglia app che fornisca la interfaccia utente per poter gestire un calendario, agganciandosi al backend di quello di Google (i.e. andando nella sezione di configurazione di quell’app e impostando il collegamento con il Calendario di Google, indicando le proprie credenziali Google). Analogamente se si accede al calendario di outlook, solo che ovviamante in questo caso si dovrà impostare il client di Calendario n modo da accederci con le proprie credenziali Microsoft. Consiglio quindi di non d’inserire eventi in una modalità proprietaria o, ancora peggio, salvando il tutto solo localmente. Molto meglio affidarsi a un servizio Cloud che garantisca sia la garanzia di non perdere quei dati sia l’accesso a essi da più piattaforme, anche se poi uno non usa l’app Calendario di Google che ragionevolmente può non piacere per cui uno preferisce usarne un’altra: personalmente non trovo che quell’app abbia la migliore interfaccia utente possibile e trovo assai migliore quella dell’app Calendario di Samsung o quella di Outlook. Entrambe consentono, ad esempio, di modificare la durata di ciascun evento anche graficamente senza richiedere di andare necessariamente nella pagina relativa al suo dettaglio come invece impone l’interfaccia proposta dall’app di Google.

Tuttavia, può succedere che uno non abbia fatto la scelta migliore che ho precedentemente indicato e abbia quindi nel vecchio telefonino salvato gli eventi solo localmente con un’app proprietaria, senza salvarli su in rete su un Cloud.
In questo caso per poter riavere il tutto sul nuovo cellulare (soprattutto quando è di altra marca e quindi venga prevista qualche specifica funzione che agevoli la migrazione su un nuovo modello) si può procedere esportando i dati del calendario per poi importarli su uno nuovo, convenientemente uno online (e.g. Google Calendar, Microsoft Outlook).
Se l’app Calendari sul vecchio telefono non prevede, tra le sue funzioni, la possibilità di esportazione in un formato compatibile (e.g. .ics), si può installare un’app specifica che sia in grado di farlo: ad esempio, io ho utilizzato l’app gratuita Calendar Import – Export (ics).
Basta installare e lanciare quell’app, selezionare Export e scegliere il nome con cui si desidera salvare quel file che conterrà tutti gli eventi programmati. Mi raccomando d’impostare un nomefile univoco (e.g. MioCalendario) in modo tale che si riesca facilmente a ricercare nella memoria dello smartphone. Infatti, non è immediato sapere dove quel file venga salvato da quell’app e io, senza perdere tempo, ho semplicemente aperto una qualsiasi app che consenta di esplorare il file system (quello proprietario preinstallato sul telefonino o qualsiasi altro quale, ad esempio, File Manager) e poi ho effettuato la ricerca di quel file indicandone il nome (e.g. Mio Calendario). Una volta trovato, l’ho selezionato e ho richiesto l’opzione di condivisione (e.g. tramite email o WhatsApp). In questo modo ho potuto avere quel file con estensione .ics sul mio PC (i.e. leggendo l’email e salvandone l’allegato o salvando il messaggio arrivato con WhatsApp Web o oon l’app WhatApp su PC). Infine, ho importato quei dati nel mio calendario Google accendendo a questa sua pagina d’importazione con il mio account Google, ovviamente poi scegliendo (tramite Seleziona il file dal computer) quel file (precedentemente creato e scaricato su quel mio PC) e premendo quindi il tasto Importa:

Importazione eventi (da file .ics) su Google Calendar

Analogamente avrei potuto importarlo nel mio calendario Outlook:

Importazione eventi (da file .ics) su Outlook Calendar
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Appunti di teoria musicale (2)

Questo post prosegue la tematica iniziata in Appunti di teoria musicale (1) dal momento che i contenuti iniziavano a diventare troppo grandi per essere contenuti in un singolo post!

Ovviamente anche questo è un post in divenire, in quanto lo completerò man mano con i successivi appunti presi durante il secondo anno del percorso formativo del Centro Formazione Musicale (CFM) che comprende anche un corso di teorico di teoria musicale.

Anche questo post, come il precedente sull’ardomento, non intende essere né esaustivo né punto di riferimento: potrei anche avere capito non tutto correttamente e quindi contenere errori! Anzi… se trovate errori o imprecisioni fatemelo sapere (personalmente o nei commenti) che effettuo la dovuta correzione!! 🙄

Puoi scaricare il file Word di buona parte del contenuto del primo post (e prima parte di questo) tramite questo link: nel tempo conterrà anche i contenuti completi di questo post e di altri successivi sul medesimo argomento.

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INDICE

Oltre al post Appunti di teoria musicale (1) che contiene la prima parte di teoria musicale, ne esiste un altro in cui puoi trtovare le seguenti altre risorse:

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Accordo

In musica l’accordo è una combinazione verticale di suoni, cioè un insieme di note (che generalmente vengono suonate contemporaneamente se non arpeggiate) indifferentemente dal loro numero: per avere un accordo musicale servono almeno tre suoni in quanto la sovrapposizione di due soli suoni forma un accordo incompleto, detto bicordo. Allo stato fondamentale, nella maggior parte della musica occidentale, gli accordi sono costruiti a partire da intervalli consecutivi di una terza (e.g. sono sovrapposizioni di IIIe, cioè ogni nota di un accordo è alla distanza di un intervallo di IIIa da quella precedente/seguente). La forma più caratteristica e diffusa degli accordi è l’armonizzazione a 3 voci, detta triade o accordo perfetto

Nascono dalle scale maggiori (o minori) costruendole per salti di terza, cioè prendendo il , III° e grado della scala maggiore (o minore) che nasce dalla tonica (e.g. accordo di DO maggiore è formato da DO+MI+SOL). In genere la nota più bassa – cioè la prima che troviamo analizzando l’accordo dal basso verso l’alto – è quella che dà il nome all’accordo, cioè la tonica dell’accordo. Si noti che, essendo costruite le triadi per salti di terza, le tre note sono tutte o sulle righe o sugli spazi del pentagramma.

In generale un accordo maggiore è formato dalla tonica (nota che da il nome all’accordo) più la IIIa maggiore e poi la Va giusta (e.g. DO MI SOL e si sigla semplicemente accordo DO / C).
Se si desidera l’accordo minore, basta abbassare la IIIa di un semitono e farla diventare così IIIa minore (e.g. DO- / C- oppure DOm / Cm =>DO MIb SOL). Come vedremo un accordo può essere anche diminuito o eccedente.

Un accordo può essere poi armonizzato con ulteriori note (e.g. un accordo di 7, 9 aggiunge rispettivamente il grado 7 o 9 rispetto alla sua tonica): inoltre le tre note che formano la triade possono ripetersi più volte a ottave diverse, pur mantenendo l’accordo la forma di triade (e.g. l’accordo DO+MI+SOL+DO è sempre una triade di DO).
Le note possono anche presentarsi in un ordine diverso, ad esempio MI+SOL+DO che è sempre una triade di DO maggiore, ma con un rivolto (risvolto, forma o voicing). Rivoltare un accordo significa trasportare la nota più bassa all’ottava superiore: si può trasportare non solo la “fondamentale” (i.e. ovvero il primo grado della tonalità, la tonica) ma, se ci si trova davanti un accordo già in posizione di I° rivolto, si può farlo diventare II° rivolto spostando il terzo grado cioè la nota più grave che ora non è più la tonica.
Si noti che solo trasportando tutti i suoni a una stessa ottava, essi risultano posizionati in ordine di IIIe per cui per determinare la fondamentale di un accordo è necessario riportarsi alla situazione di suo stato fondamentale:

Se un accordo ha la fondamentale al basso. si dice che è in posizione fondamentale. Nel caso in cui al basso vi è un’altra nota l’accordo è in posizione di rivolto. Per cui si possono presentare le seguenti quattro differenti posizioni principali:

· Fondamentale. Fondamentale al basso.
· Primo rivolto. Terza al basso.
· Secondo rivolto. Quinta al basso.
· Terzo rivolto. Settima al basso.

Anche se gli accordi rivoltati contengono le stesse note, cambia la loro sonorità in quanto l’orecchio attribuisce in modo naturale un particolare risalto al suono più basso. Gli accordi in posizione di rivolto non cambiano il nome, ma vengono siglati riportando la nota al basso barrata se diversa dalla fondamentale. (e.g. il secondo rivolto del DO maj7 viene siglato DO maj7/MI). In generale, se la nota barrata appartiene all’accordo si tratta di rivolto, al contrario (se essa è estranea all’accordo) si tratta di un basso alterato: nei casi in cui la linea di basso è separata (e.g. suonando con un bassista) la nota al basso specificata nella sigla è di sua competenza, non necessariamente degli altri strumenti.

Gli accordi perfetti (suono fondamentale, la sua IIIa, la sua Va) possono essere di 4 tipologie a seconda della diversa natura degli intervalli III° e rispetto al suono fondamentale (o, analogamente, la natura delle due IIIe in successione):

  • Maggiore/Major (M): nota fondamentale, IIIa maggiore, Va giusta.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa maggiore + IIIa minore.
    Se nel nome di un accordo non viene scritto nulla è sottinteso che sia maggiore.
  • Minore/minor [m oppure ]: nota fondamentale, IIIa minore, Va giusta.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa minore + IIIa maggiore (e.g. intervallo di III° minore [Do – Mib] e intervallo di III° maggiore [Mib – Sol]).
    L’intervallo tra la fondamentale e la Va è un intervallo giusto.
  • Diminuito/Diminished [dim oppure o]: nota fondamentale, IIIa minore, Va diminuita (nota: a differenza degli intervalli di II°, III°, VI°, VII°, l’intervallo di IVa giusta e Va giusta, quando viene abbassato di semitono non diventa minore bensì diminuito).
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa minore + IIIa minore.
  • Eccedente (o aumentato)/Augmented [Ecc oppure Aug]: nota fondamentale, IIIa maggiore, Va eccedente.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa maggiore + IIIa maggiore. Poiché contiene un intervallo dissonante ( eccedente) si può chiamare anche accordo dissonante.

Un accordo può poi anche essere Sospeso/Suspended [Sus] quando non è né minore né maggiore: solitamente dopo la scritta Sus viene specificato qual è l’intervallo che sostituisce la IIIa.
A un accordo può essere poi aggiunta una nota e viene indicato con Aggiunto/Added [Add] seguito dal numero dell’intervallo proprio di quella nota in riferimento alla nota fondamentale [NF]

Il caso degli accordi di DO è il più semplice non contenendo la scala di DO alterazioni per cui è sufficiente applicare le dovute alterazioni alle note di IIIa e Va:

Accordi di DO

Esistono quatto famiglie di triadi e la tabella seguente riassume la regola per determinare la qualità di un accordo:

Eccedentefondamentale+IIIa maggiore+Va eccedente
Maggiorefondamentale+IIIa maggiore+Va giusta
Minorefondamentale+IIIa minore+Va giusta
Diminuitofondamentale+IIIa minore+Va diminuita
Qualità di un accordo (triade)
Schema riassuntivo nomenclatura delle Triadi

Ognuno degli accordi perfetti finora elencati (maggiore, minore, diminuito, aumentato) ha due rivolti: lo stato in cui si trova l’accordo (fondamentale oppure rivolto) dipende dalla nota che sta al basso.
La posizione lata degli accordi di triade consiste nel tener ferma la prima nota e invertire, in senso ascendente, la disposizione delle due note superiori, il rivolto non cambia ovvero sarà sempre primo rivolto: nell’esempio seguente, la seconda e la terza nota dell’accordo (rispettivamente MI e SOL) vengono invertite per cui il SOL diventa seconda nota dell’accordo mentre il MI, spostato all’ottava superiore, diventa terza nota dell’accordo.

I rivolti per la posizione stretta e lata sono i seguenti:

Nella pratica musicale gli accordi, sia per la posizione stretta che per la posizione lata, sono formati quasi sempre da quattro suoni, di cui uno raddoppiato, quasi sempre la fondamentale: questo raddoppio rende l’accordo ancora più stabile e definito dal punto di vista sonoro.
Comunque, se un accordo è fatto da una triade di note (e.g. DO, MI, SOL) qualsiasi sia la loro disposizione all’interno del rigo musicale e qualsiasi siano le ripetizioni delle medesime note in ottave differenti, l’accordo rimarrà sempre lo stesso (e.g. DO maggiore) e non perderà le sue caratteristiche.

Nel seguito alcuni esempi di triade di note che formano un accordo:

MIb> ==> Mib – SOL – SIb
Infatti la scala di MIb ha come alterazioni [SIb, MIb, LAb] per cui la IIIa (SOL) non ha alterazioni mentre la Va (SI) ha l’alterazione della scala -> SIb

MI dim ==> MI – SOL – SIb
Infatti la scala di MI ha come triade MI SOL# SI ma poichè gli applichiamo il diminuito devo abbassare sia la IIIa sia la Va di un semitono per renderli rispetivamante IIIa minore e Va diminuita, essendo un accordo diminuito appunto formato da fondamentale + IIIa minore + Va diminuita

SI ecc ==> SI – RE# – FA##

SOL ecc ==> SOL – SI – RE#
dove il # al RE è dovuto all’eccedente dell’accordo

SIb dim ==> SIb – REb – FAb
La scala di SIb ha bemolli SIb e MIb; inoltre poi il dim comporta un abbassamento del RE e del FA

LA< ==> LA – DO – MI
Dove il # del DO, proprio della scala di LA, viene tolto dal minore dell’accordo

REb dim ==> REb – FAb – LAbb
dove si tiene conto dei bemolle della scala di REb (i.e. SIb, Mib, LAb, REb, SOLb) a cui si aggiungono i bemolle dovuti al dim sulla IIIa e la Va

SOLb< ==> SOLb – SIbb – REb
La scala di SOLb ha SIb, MIb, LAb. REb, SOLb, DOb a cui si aggiunge un ulteriore bemolle per il minore

RE> ==> RE – FA# – LA

SOL ecc =====> SOL SI RE#
Il SOL ha solo in chiave FA# per cui la sua IIIa maggiore è SI e la sua Va ecc è RE#

SOL dim =====> SOL SIb REb
Il SOL ha solo in chiave FA# per cui la sua IIIa minore è SIb (il SI in chiave, diminuito di un semitono) e la sua Va dim è REb (il RE in chiave diminuito di unsemitono)

RE magg =====> RE FA# LA
Il RE ha in chiave FA# DO# per cui la sua IIIa maggiore è FA# e la sua Va giusta è LA

DO# min =====> DO# MI SOL#
Il DO# ha in chiave tutti # per cui la sua IIIa minore è MI (= Mi# – un semitono) e la sua Va giusta è SOL#

SIb dim =====> SIb REb FAb
Il SIb ha in chiave SIb MIb per cui la sua IIIa minore è REb (=RE – un semitono) e la sua Va dim è FAb (=FA – un semitono)

SOLb dim =====> SOLb SIbb REbb
Il SOLb ha in chiave SIb MIb LAb REb SOLb per cui la sua IIIa minore è SIbb (=SIbun semitono) e la sua Va dim è REbb (=REb – un semitono)

SI magg =====> SI RE# FA#
Il SI ha in chiave FA# DO# SOL#RE# LA# MI# per cui la sua IIIa maggiore è RE# e la sua Va giusta è FA#

RE ecc =====> RE FA# LA#
Il RE ha in chiave FA# DO# per cui la sua IIIa maggiore è FA# e la sua Va ecc è LA# (=LA + un semitono)

Nel seguito altri esempi:

SIb> ====> SIb – RE – FA

LA ecc ====> LA – DO# – MI#

DO#< ====> DO# – MI – SOL#

FA# dim ====> FA# – LA – DO

RE ecc ====> RE – FA# – LA#

LAb< ====> LAb – DOb – MIb

MI> ====> MI – SOL# – SI

RE dim ====> RE – FA – LAb

DO ecc ====> DO – MI – SOL#

SI> ====> SI – RE# – FA#

REb> ====> REb – FA – LAb

SOL> ====> SOL – SI – RE

SOLb> ====> SOLb – SIb – REb

______

MI< ====> MI – SOL – SI
Il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# per cui la sua IIIa minore è SOL (cioè il SOL# della scala abbassato di un semitono) e la sua Va giusta è il SI della scala.

LAb < =====> LAb – DOb – MIb
Il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb per cui la sua IIIa minore è DOb (DO – un semitono per via del minore) e la sua Va giusta è MIb

FA#< ==> FA# – LA – DO#
La scala di FA# ha in chiave FA#, DO#, SOL#, RE# LA#, MI# per cui la sua IIIa minore è LA (avrebbe il LA# ma essendo l’accordo < devo abbassare la IIIa di mezzo tono, vale a dire togliere quel #); la V giusta rimane il DO#.

MI > =====> MI – SOL# – SI
Il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# per cui la sua IIIa maggiore è il SOL# della scala e la sua Va giusta è il SI della scala

LAb ecc =====> LAb – DO – MI
Il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb per cui la sua IIIa maggiore è DO e la sua Va eccedente è MI (MIb + mezzotono)

DO#> ====> DO# – MI# – SOL#
La scala di DO# ha in chiave tutti diesis (i.e. FA#, DO#, SOL#, RE# LA#, MI#, SI#) per cui la sua IIIa maggiore è MI# e la V giusta è SOL#

MIb dim =====> Mib – SOLb – SIbb
Il MIb ha in chiave SIb MIb LAb per cui la sua IIIa minore è SOLb (la nota SOL in chiave abbassata di un semitono) e la sua Va dim è SIbb (la nota SIb in chiave abbassata di un semitono)

SI < =====> SI – RE – FA#
Il SI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# per cui la sua IIIa minore è iRE (i.e. RE# della scala abbassato di un semitono) e la sua Va giusta è il FA# della scala

FA# ecc =====> FA# – LA# – DO##
Il FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI# per cui la sua IIIa maggiore è LA# e la sua Va ecc è DO##


Esercizi online sugli accordi

FondamentaleTriade
DoDo Mi Sol
DoDo♯ Mi♯ Sol♯
ReRe♭ Fa La♭
ReRe Fa♯ La
ReRe♯ Fa♯♯ La♯
MiMi♭ Sol Si♭
MiMi Sol♯ Si
FaFa La Do
FaFa♯ La♯ Do♯
SolSol♭ Si♭ Re♭
SolSol Si Re
SolSol♯ Si♯ Re♯
LaLa♭ Do Mi♭
LaLa Do♯ Mi
LaLa♯ Do♯♯ Mi♯
SiSi♭ Re Fa
SiSi Re♯ Fa♯
Composizione delle triadi maggiori

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Armonizzazione di una scala

Dalla scala che dà il nome ad una tonalità si possono trovare quegli accordi che sono fondamento del modo armonico che rappresentano: concatenati tra loro suonano bene. Vengono detti accordi di Io grado, IIo grado e così via, seconda del grado della nota della scala da cui si generano. È importante non confondersi quando si parla di “gradi” in quanto questo medesimo termine viene utilizzato in due contesti differenti:

  • Grado come posizione di una nota all’interno di una scala (e.g. SOL è la nota di Vo grado della scala di DO maggiore) e, ad esempio, viene utilizzato per costruire un accordo in base al suo ruolo [Io grado (tonica) + IIIo grado (modale) + Vo grado (dominante)].
  • Grado come ruolo di un accordo all’interno di una tonalità (e.g. FA maggiore è l’accordo di IVo grado nella tonalità/scala di DO maggiore).

Su ogni grado della scala, si possono formare accordi a tre o a più voci sovrapponendo a ciascun grado altre note in ordine di IIIa, come nell’esempio seguente per la scala di DO maggiore: ciascuna nota della scala diventa la tonica dell’accordo firmato. In pratica, a ciascuna nota della scala maggiore si aggiunge, come minimo, la IIIa e la Va nota di quella scala stessa, mantendone perciò le eventuali alterazioni (mai presenti solo nel caso di scala di DO).

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
DOREMIFASOLLASI
MIFASOLLASIDORE
SOLLASIDOREMIFA
Accordi (triadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore senza ancora tener conto delle loro qualità

Anche nel caso degli accordi, analogamente a quanto visto per gli intervalli, si parla di:

  • I0 grado => tonica
  • II0 grado => sopratonica
  • III0 grado => modale
  • IV0 grado => sottodominante
  • V0 grado => dominante
  • VI0 grado => sopradominante
  • VII0 grado => sensibile

Nella teoria musicale, il VII grado di una scala diatonica è detto sottotonica quando dista 1 tono dalla tonica (I grado) mentre è detto sensibile quando dista 1 semitono verso la tonica.

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
DOREMIFASOLLASI
MIFASOLLASIDORE
SOLLASIDOREMIFA
DOREmMImFASOLLAmSIdim
MmmMMmdim
Accordi (triadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore tenendo conto delle loro qualità

La qualità di questi 7 accordi si determina come sempre analizzando gli intervalli tra la nota fondamentale e rispettivamente la IIIa e la Va. Sostanzialmente si tratta di:

  • accordo maggiore se non subisce alterazioni rispetto alla scala generata dalla tonica sia l’intervallo di IIIa (IIIa maggiore) [i.e. tra Io e IIIo grado dell’accordo c’è una distanza di 2 toni (T+T)] sia l’intervallo di Va (Va giusta)
    (e.g. DO-MI-SOL => DO – MI: IIIa >; DO – SOL: Va giusta => accordo T >)
  • accordo minore se l’intervallo di IIIa è minore cioè è abbassato di 1 semitono rispetto alla scala generata dalla tonica [i.e. tra Io e IIIo grado dell’accordo c’è una distanza di 1 tono e mezzo (T+S o viceversa)] e la Va è giusta non avendo alterazioni.
    (e.g. RE – FA: IIIa < essendo abbassato di un semitono il FA# presente nella scala di RE; RE – LA: Va giusta => T <)
  • accordo diminuito se l’intervallo di IIIa è minore e l’intervallo di Va è diminuita: questa situazione si ha per l’accordo di VIIo grado (e.g. SI – RE: IIIa <; SI – FA: Va diminuita => T dim / To)

La tipologia dell’accordo conviene calcolarlo sempre dalla fondamentale e non per terze.

Armonizzazione della scala di DO maggiore naturale

A seconda del grado dell’accordo si avrà sempre il modello che si ottiene calcolando la qualità degli accordi ottenuti armonizzando la scala di DO, quella di riferimento, e questa caratteristica vale anche poi per qualsiasi scala/tonalità):

Io grado:Maggiore (nessuna notazione)
IIo grado:minore (m oppure)
IIIo grado:minore
IVo grado:Maggiore
Vo grado:Maggiore
VIo grado:minore
VIIo grado:diminuito (dim oppure o )
Qualità degli accordi formati da una triade

Si applicano le regole degli intervalli (del circolo delle quinte) per definire per ciascuna scala le alterazioni e quindi si applica il modello visto per la scala di DO per stabilire la qualità dell’accordo di ciascun grado.

Ad esempio, nel caso della scala di RE che ha FA# e DO# come alterazioni in chiave, si ottengono le seguenti triadi che portano ad accordi che seguono lo stesso modello (MmmMMmd) già visto per l’armonizzazione della scala di DO:

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
REMIFA#SOLLASIDO#
FA#SOLLASIDO#REMI
LASIDOREMIFA#SOL
REMImFA#mSOLLASImDO#dim
Accordi costruiti per ognuno dei gradi della scala di RE maggiore tenendo conto delle loro qualità

Per ricordare memonicamente il modello MmmMMmd che vale nell’armonizzazione di qualsiasi scala si può pensare a delle corna fatte con una mano (MmmM) seguite da una decrescita (Mmd). 🙂

Nel seguito il prospetto degli accordi trovati dall’armonizzazione in triadi di tutte le scale delle sette note naturali, a partire dalla scala di DO fino a quella di SI: come già indicato, si devono rispettare le alterazioni in chiave (assenti esclusivamente nella scala di DO) e mantenere gli intervalli uguali qualsiasi sia la scala:

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
DOREmMImFASOLLAmSIdim
REMImFA#mSOLLASImDO#dim
MIFA#mSOL#mLASIDO#mRE#dim
FASOLmLAmSIbDOREmMIdim
SOLLAmSImDOREMImFA#dim
LASImDO#mREMIFA#mSOL#dim
SIDO#mRE#mMIFA#SOL#mLA#dim
Armonizzazione in triadi delle scale di tutte le note naturali, con indicazione della qualità di ciascun accordo

A titolo di esempio esplicativo, nel seguito si riportano i ragionamenti per il calcolo della qualità del VIIo accordo della scala di SI (i.e. LA#dim):

  1. Sulla base delle alterazioni presenti nella scala di SI [SI – DO# – RE# – MI – FA# – SOL# – LA#], il suo VIIa grado è la nota di LA# [infatti la scala di SI ha le seguenti alterazioni: FA#, DO#, SOL#, RE# LA#].
  2. L’accordo di settimo grado della scala di SI prende la triade che ha come fondamentale il LA#: tuttavia il LA# non è contemplato nel circolo delle quinte per cui per determinare la qualità degli intervalli non si tiene inizialmente conto dell’alterazione della tonica e si parte dal LA, la cui triade è LA DO# MI e si inizia a valutare la tipologia di quegli intervalli per poi considerare anche il fatto che il LA ha una alterazione in #.
  3. Nell’intervallo LA – DO# la nota più acuta DO# appartiene alla scala di LA (nota che ha in chiave FA#, DO#, SOL#); sarebbe una IIIa maggiore, ma il # presente nella tonica LA – non ancora fino ad ora considerato – accorcia l’intervallo di un semitono per cui LA# – DO# è una IIIa minore.
  4. La qualità dell’intervallo di Vo grado, si calcola analogamente al punto precedente e, sebbene MI risulti nella scala di LA, poi considerando il # di quella tonica, l’intervallo da giusto passa a diminuito.
  5. La triade dell’accordo di VIIa della scala di SI risulta quindi: fondamentale (LA#) + IIIa minore (DO#) + Va diminuita (MI) => accordo diminuito.

Vedere anche, soprattutto per i chitarristi:

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Settima armonizzata sulla scala

Aggiungendo ancora una nota sopra una triade, si aggiunge la nota di settima.

La costruzione degli accordi di settima (accordi di quattro suoni) si può effettuare su tutti i gradi delle principali scale musicali (maggiori e minori). Si possono quindi prendere inconsiderazione tutte le seguenti scale per la formazione degli accordi di settima:

  • scala maggiore naturale
  • scala maggiore (artificiale)
  • scala minore naturale
  • scala minore armonica (artificiale)
  • scala minore melodica (artificiale)

In particolare le scale artificiali sono state inventate per fornire maggiori possibilità ai compositori. Sotto ad ogni accordo è riportata la sigla dell’accordo di settima venutosi a formare. In genere gli esempi si riferiscono alla tonalità di DO per il modo maggiore e di LA per il modo minore.

La scala maggiore naturale è senza dubbio la scala più utilizzata per cui nel seguito si mostra la settima armonizzata sulla scala di DO> : (vedi per esercitarsi https://moodlemusic.net/fi/course/view.php?id=102)

Armonizzazione della scala maggiore
Accordi di settima costruiti sulla scala maggiore naturale

Un accordo m7b5 viene detto semidiminuito e si èpuò anche indicare con il simbolo Ø

Calcolando la tipologia degli intervalli tra la fondamentale e la settima si ha che sono tutti minori tranne il Io e IVo grado:

DO – SI=>VIIa >
RE – DO=>VIIa <
MI – RE=>VIIa <
FA – MI=>VIIa >
SOL – FA=>VIIa <
LA – SOL=>VIIa <
SI – LA=>VIIa <
Intervalli della settima dall’armonizzazione sulla scala di DO maggiore

Un intervallo di VIIa si dice:

  • maggiore (maj7 – settima maggiore) se precede di 1 semitono la nota fondamentale dell’ottava superiore;
  • minore (7 – settima minore) se precede di 1 tono la nota fondamentale dell’ottava superiore;
  • diminuito (θ – settima diminuita) se precede 1 tono + 1 semitono la nota fondamentale dell’ottava superiore.

Esempi di accordi di settima (si noti che, purtroppo, talvolta non viene usata un’unica modalità per siglarli):

Si noti che, quando la VIIa è minore, nella notazione si indica solo con il 7 (i.e. se non viene specificato nulla nel 7 vuol dire che si tratta di un intervallo di settima minore). Se si vuole indicare che la VIIa è maggiore, è necessario esplicitarlo: maj7

GradoArmonizzazioneTriade + VIIaNotazioneNome accordo
Io grado
(tonica)
DO MI SOL SIT> + VIIa>Cmaj7 (C C∆7 C7+)DO settima maggiore
IIo grado
(sopratonica)
RE FA LA DOT< + VIIa<D-7RE minore settima (minore)
IIIo grado
(modale)
MI SOL SI RET> + VIIa<E-7MI minore settima (minore)
IVo grado
(sottodominante)
FA LA DO MIT> + VIIa>Fmaj7 (F F∆7 F7+)FA settima maggiore
Vo grado
(dominante)
SOL SI RE FAT> + VIIa<G7SOL settima (minore)
VI
(sopradominante)
LA DO MI SOLT< + VIIa<A-7LA minore settima (minore)
VII
(sensibile)
SI RE FA LATdim + VIIa<BØ (B7Ø B-7b5)SI semidiminuito
Armonizzazione di settima per la scala di DO>  (accordi di 7a nella tonalità di DO>)

Quindi, riassumendo:

Io
grado
IIo
grado
IIIo
grado
IVo
grado
Vo
grado
VIo
grado
VIIo
grado
DOREMIFASOLLASI
MIFASOLLASIDORE
SOLLASIDOREMIFA
SIDOREMIFASOLLA
Cmaj7 (C C∆7 C7+)D-7E-7Fmaj7 (F∆ F∆7 F7+)G7A-7BØ (B7Ø B-7b5)
DO settima maggioreDO settima maggioreMI
minore
settima (minore)
FA
settima maggiore
SOL
settima (minore)
LA minore settima (minore)SI semidiminuito
maj7
(∆ ∆7 7+)
-7-7maj7
(∆ ∆7 7+)
7-7Ø
(7Ø -7b5)
Accordi di settima (quadriadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore tenendo conto delle loro qualità

I diminuiti sono armonizzati a 3 note [tonica + IIIa< + Va diminuita] (e.g. SIdim = SIO => SI RE FA; DOdim = DOO => DO MIb SOLb).
I semidiminuiti sono armonizzati a 4 note in cui si aggiunge una VIIa< [i.e. tonica + IIIa< + Va diminuita + VIIa<] (e.g. SIm7b5= SIØ => SI RE FA LA; DOm7b5 = DOØ => DO MIb SOLb SIb).

Riassumendo, considerando quindi tutte le quadriadi, dall’armonizzazione della scala di DO si hanno i seguenti accordi:

NotazioneTriade + settimaNome accordo
Cmaj7 (C C∆7 C7+)T> + 7>DO maggiore settima Ia (scala di DO)
IVa (scala di SOL)
C7T> + 7<DO settima (di dominante)Va (scala di FA)
C- maj7T< + 7>DO minore settima maggioreIa (scala di DOm) (???)
C-7 (Cm7)T< + 7<DO minore settima IIa (scala di SIb)
IIIa (scala di LAb)
VIa (scala di MIb)
CØ (C7o Bm7/5b)Tdim + 7<DO semidiminuitoVIIa (scala di REb)
Possibili quadriadi con la fondamentale DO e diverse tipologie di settima (derivati dall’armonizzazione delle scale maggiori)

Schema riassuntivo nomenclatura delle tetradi (accordi a 4 voci – quadriadi)

Negli accordi maggiori ci sono solo le seguenti specie di settime (evidenziate in blu nella figura precedente):

  • accordo diminuito: DO diminuito (siglato DOdim oppure DOO) ha Tonica + IIIa< + Va diminuita
    [1 – b3 – b5]
  • accordo di settima maggiore: DO di settima maggiore (siglato DOmaj7 oppure DO7+ oppure DO∆ oppure DO∆7) ha la sua VIIa maggiore (i.e. il SI>) e la triade maggiore (T> => MI SOL)
    [1 3 5 7]
  • accordo di settima: DO settima (siglato DO7) ha la settima minore (i.e. SIb) e la triade maggiore (T>) [1 3 5 b7]; è DO minore settima (siglato DO7) qualora abbia invece anche la triade minore (T<)
    [1 b3 5 b7]
  • accordo semidiminuito: DO semidiminuito (siglato DOØ) ha la settima minore (i.e. SIb) e la triade diminuita (Tdim). Si indica anche come accordo minore di settima (minore) con quinta diminuita [Cm7/5b = m7b5 => DO MIb SOLb SIb]
    [1 – b3 – b5 – b7].

Poi dalle scale minori si possono trovare anche altre specie di accordi di settima (evidenziate in rosso nella figura precedente), ad esempio:

  • accordo di settima diminuita: DO settima diminuita (siglato 7o) ha la settima diminuita (7dim) cioè SIbb – quindi un LA – oltre la triade diminuita (Tdim). Di solito non viene chiamato così e si usa invece indicarlo come accordo di sesta, perché alla fine è quella la nota che si va ad aggiungere. (Tdim + 7dim cioè una VIIa con bb)
    [1 – b3 – b5 – bb7].

m/maj7 oppure m/ => settima minore/maggiore (T< + VIIa>)

Si noti che la settima eccedente è uguale all’ottava, quindi si avrebbe di nuovo l’accordo fondamentale con la tonica ripetuta all’ottava più alta.

Esistono poi accordi con la Va eccedente (e.g. DO5+) oppure con la Va diminuita (e.g. DO5b).

L’accordo sus ha al posto della IIIa la IVa giusta.

Tabella accordi nella scala (o tonalità)  maggiore

Quando uno costruisce un accordo seguendo le regole viste, per verificare poi la correttezza delle note individuate, può essere utile andare sul sito www.onlinemusicsoft.com che, per tutte le tipologie di accordo, mostra online le note che lo formano: tra l’altro, se uno suona la chitarra, fornisce anche le molteplici possibili posizioni sulla chitarra per realizzare ciascuna tipologia di accordo (Nota: si può addirittura scaricare il SW Guitar Chords v2.2 che sembra fornire funzionalità analoghe anche offline, ma attenzione che si tratta di un’applicazione di sconosciuta provenienza e che quindi potrebbe installare funzionalità non desiderate sul proprio PC e per questo ne consiglio l’installazione se non su una macchina virtuale di prova).


Esempi:

LAb maj7 => LAb DO MIb SOL
Infatti, il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

MIb<7 => MIb SOLb SIb REb
Infatti, il MIb ha in chiave SIb MIb LAb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SOL -> SOLb); la settima è poi minore rispetto alla tonica per cui anch’essa deve essere diminuita di un semitono (i.e. RE -> REb)

RE7 ==> RE FA# LA DO
Infatti, il RE ha in chiave FA# DO# ma la settima è minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. DO# -> DO).

SIb<∆ ==> SIb REb FA LA
Infatti, il SIb ha in chiave SIb MIb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. RE -> REb); la settima è poi maggiore rispetto alla tonica per cui perciò non subisce alterazioni.

SImaj7 ==> SI RE# FA# LA#
Infatti, il SI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA#; la settima è maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

FA#7 ==> FA# LA# DO# MI
Infatti, il FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI#; la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. MI# -> MI).

MImaj7 ==> MI SOL# SI RE#
Infatti, il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE#; la settima è maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni rispetto al valore che ha in quella scala di MI (i.e. rimane RE#).

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Bb7 = SIb7 ==> SIb RE FA LAb
Infatti, il SIb ha in chiave SIb MIb; la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. LA -> LAb).

Ebmaj7 = MIbmaj7 ==> MIb SOL SIb RE
Infatti, il MIb ha in chiave SIb MIb LAb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

Db-7b5 = REb-7b5 ==> REb FAb LAbb DOb
Infatti, il REb ha in chiave SIb MIb LAb REb SOLb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. FA -> FAb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. DO -> DOb); infine essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (LAb -> LAbb).

Gb-7 = SOLb-7 ==> SOLb SIbb REb FAb
Infatti, il SOLb ha in chiave SIb MIb LAbb REb SOLb DOb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SIb -> SIbb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. FA -> FAb)

Dmaj7 = REmaj7 ==> RE FA# LA DO#
Infatti, il RE ha in chiave FA# DO#; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

G- = SOL- ==> SOL SIb RE FA#
Infatti, il SOL ha in chiave FA#; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SI -> SIb);la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

C-7b5 = DO-7b5 ==> DO MIb SOLb SIb
Infatti, il DO non ha nessuna alterazione; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. MI -> MIb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. SI -> SIb); essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (SOL -> SOLb).
In alternativa, sebbene in questo caso non sia necessario complicarsi la vita, considerando che il DO non è contemplato nel circolo delle quinte si potrebbe ragionare consideriamo inizialmente DO# che ha in chiave tutti # (i.e. FA# DO# SOL# RE# LA# MI# SI#); l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. MI# -> MI); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. SI# -> SI); essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (SOL# -> SOL); infine, dal momento che avevamo considerato DO# e non il DO in questione, devo abbassare tutto di un semitono (DO# MI SOL SI => DO MIb SOLb SIb). Si otterrebbe perciò il medesimo risultato e quest’ultimo è il ragionamento che si può fare qualora si cercasse un accordo per una nota che non è contemplata nel circolo delle quinte.

Fmaj7 = FAmaj7 ==> FA LA DO MI
Infatti, il FA ha in chiave SIb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

Altri link utili:

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Appartenenza accordi a gradi costruiti su scale maggiori

Si è visto, dalla tabella dell’armonizzazione in triadi delle scale maggiori, che vale il modello MmmMMmd [per ricordarlo si può pensare a delle corna fatte con una mano (MmmM) seguite da una decrescita (Mmd) 🙂] :

  • accordi maggiori => Io, IVo, Vo (tonica, sottodominante e dominante)
  • accordi minori => IIo, IIIo, VIo (sopratonica, modale, sopradominante)
  • accordo diminuito => VIIo (sensibile)

Considerando anche le settime si ha (come già visto precedentemente nella tabella degli Accordi di settima – quadriadi – costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore):

  • accordi maggiori, settima maggiore [maj7] => Io, IVo (tonica e sottodominante)
  • accordo maggiore, settima (minore) [7] => Vo (dominante)
  • accordi minori, settima (minore) [7] => IIo, IIIo, VIo (sopratonica, modale, sopradominante)
  • accordo semidiminuito [Ø; B-7b5] => VIIo (sensibile)
GradoArmonizzazioneNotazioneNome accordo
Io grado
(tonica)
DO MI SOL SICmaj7 DO settima maggiore
IIo grado
(sopratonica)
RE FA LA DOD-7RE minore settima (minore)
IIIo grado
(modale)
MI SOL SI REE-7MI minore settima (minore)
IVo grado
(sottodominante)
FA LA DO MIFmaj7 FA settima maggiore
Vo grado
(dominante)
SOL SI RE FAG7SOL settima (minore)
VIo grado
(sopradominante)
LA DO MI SOLA-7LA minore settima (minore)
VIIo grado
(sensibile)
SI RE FA LABØ
(B-7b5)
SI semidiminuito
Armonizzazione di settima per la scala di DO>  (i.e. accordi di 7a nella tonalità di DO>)

Perciò dato un accordo di quelle tipologie, si può derivare la sua appartenenza o meno ad un grado di qualche scala.

Esempi

MIb
Accordo triade maggiore => può essere un accordo di Io, IVo e Vo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di MIb, il IVo della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave infatti SIb, MIb e ha come IVo grado il SIb) o il Vo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb).

MIbΔ = MIbmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di MIb, di IVo della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave infatti SIb, MIb , e ha come IVo grado il MIb) . Nota: ora che abbiamo aggiunto la settima, non può più essere anche un accordo di Vo grado della tonalità di LAb, in quanto sarebbe una settima minore (i.e. MIb7).

SIm7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# SOL#, ha come II grado il SI naturale), di IIIo della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA#, e ha come III grado il SI naturale) o di VIo della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# e ha come III grado il SI naturale).

MIm7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# , ha come II grado il MI naturale), di IIIo della tonalità di DO (che ha, infatti, non ha in chiave nulla, e ha come III grado il MI naturale) o di VIo della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA# e ha come VIo grado il MI naturale).

FA#-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di MI (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, SOL#, RE# ha come IIo grado il FA#), di IIIo della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, e ha come IIIo grado il FA#) o di VIo della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, SOL# e ha come VIo grado il FA#).

REbΔ = REbmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di REb, di IVo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb e ha come VIo grado il REb).

REΔ = REmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di RE, di IVo della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave FA#, DO#, SOL# e ha come VIo grado il RE).

LA-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA# e ha come IIo grado il LA), di IIIo della tonalità di FA (che ha, infatti, in chiave solo FAb e ha come IIIo grado il LA) o di VIo della tonalità di DO (che ha, infatti, in chiave nessuna alterazione, e ha come VIo grado il LA).

D7 = RE7
Accordo maggiore di settima (minore) => può essere un accordo di Vo
Può essere l’accordo di Vo grado all’interno della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo il FA# e ha come Vo grado il RE).

DO
Accordo maggiore semidiminuito => può essere un accordo di VIIo
Può essere l’accordo di VIIo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come VIIo grado il DO). Al medesimo risultato sarei arrivato ragionando sull’intervallo RE – DO che è minore (sarebbe VII maggiore con DO#, avendo il RE in chiave FA#, DO#) per cui, dovendo essere, nel modo maggiore, il VIIo grado maggiore, devo allargare l’intervallo di un semitono spostando ovviamante la nota RE che diventa quindi un REb.

DO#
Accordo maggiore semidiminuito => può essere un accordo di VIIo
Può essere l’accordo di VIIo grado all’interno della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave FA#, DO# e ha come VIIo grado il DO#).

MIb-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave solo SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come IIo grado il MIb), di IIIo della tonalità di DOb (che ha, infatti, in chiave tutti bemolle e ha come IIIo grado il MIb) o di VIo della tonalità di SOLb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come VIo grado il MIb). Ad un analogo risultato sarei arrivato considerando l’intervallo SOL – MIb che è minore (sarebbe VI maggiore con MI, avendo il SOL in chiave FA#) per cui, dovendo essere, nel modo maggiore, il VIo grado maggiore, devo allargare l’intervallo di un semitono spostando ovviamante la nota SOL che diventa quindi un SOLb.

LAb7
Accordo maggiore di settima (minore) => può essere un accordo di Vo
Può essere l’accordo di Vo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave solo il SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come Vo grado il LAb).

DO-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave solo SIb, MIb e ha come IIo grado il DO), di IIIo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb e ha come IIIo grado il DO) o di VIo della tonalità di MIb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb e ha come VIo grado il DO).

C-Δ7 = DO-maj7
Accordo minore di settima maggiore => non può essere un accordo all’interno di tonalità maggiori in quanto non esistono accordi minori di settima maggiore in alcun grado all’interno di tonalità maggiori. E’ infatti un accordo di Io grado della tonalità di DOm come si vedrà…


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Triadi, Settima, Nona, Undicesima e Tredicesima

Esistono molte combinazioni di accordi: triade, settima, nona, undicesima e tredicesima. A parte la triade, prendono il loro nome in base alla distanza che vi è fra la nota più in basso e quella più acuta dell’accordo e vengono numerati adoperando la tecnica del basso numerato (o basso cifrato o basso continuo):

Triadi, Settima, Nona, Undicesima e Tredicesima

Dopo la tredicesima, si ritorna ad avere la fondamantale [e.g. DO (tonica), MI (terza), SOL (quinta), SI (settima), RE (nona), FA (undicesima), LA (tredicesima), DO (ritorno alla tonica)].

Il formato generico di una sigla di accordo è quello mostrato nella seguente figura di esempio (e.g. contiene i seguenti gradi: 1ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª#, con laal basso. Denominazione completa: DO diesis, settima, nona aumentata, basso in SOL).

Esempio di accordo che contiene i seguenti gradi: 1ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª#, con la 5ª al basso.
DO diesis, settima, nona aumentata, basso in Sol.

Nella prima parte è riportata la fondamentale dell’accordo, nella seconda una abbreviazione che indica il tipo di accordo, nella terza parte possono essere indicate eventuali note da aggiungere o alterare. Infine, se la nota al basso è diversa dalla fondamentale, può essere indicata dopo una barra: se essa fa parte dell’accordo si tratta di un rivolto, al contrario si tratta di un basso alterato. Il SOL al basso indicato nell’esempio in figura è la Va del DO, l’accordo è perciò in posizione di secondo rivolto.

Nel seguito le principali convenzioni per quanto riguarda la sigla del tipo di accordo:

  • Accordi basati sui gradi della scala maggiore (1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ª). La sigla inizia con maj seguita dal grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio DO maj9 indica un accordo di nona basato sui gradi della scala maggiore.
  • Accordi basati sui gradi del modo misolidio (o modo di dominante). L’unica differenza con la scala maggiore è che contiene la settima minore (1ª,.2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ªb). Nella sigla viene riportato solo il grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio DO 9 indica un accordo di nona di dominante basato sui gradi della scala maggiore ma con la settima minore.
  • Accordi basati sulla scala minore naturale (1ª, 2ª, 3ªb, 4ª, 5ª, 6ªb, 7ªb). La sigla inizia con seguita dal grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio DOm9 indica un accordo minore basato sui gradi della scala minore naturale.
  • Le sigle sus4 e sus2 indicano che l’accordo è sospeso. Al posto della IIIa l’accordo contiene la IVa (sus4) o la IIa maggiore (sus2).
  • La sigla add indicata dopo il grado di estensione indica che tale grado va aggiunto sulla triade di base saltando i gradi intermedi. Ad esempio, DO9add indica un accordo maggiore con la nona senza la settima.
  • La sigla dim indica che l’accordo contiene la Va diminuita.
  • La sigla aug indica che l’accordo contiene la Va aumentata.

Oltre al tipo di accordo è possibile indicare nella sigla anche altri gradi da aggiungere o alterare. Ad esempio, nel caso riportato nella figura precedente, la sigla +9 indica che occorre aggiungere una nona aumentata (il segno + equivale in questo caso al diesis). Se il grado è già presente nell’accordo, esso si riferisce ad una alterazione. Ad esempio, DO 7-5 indica un accordo di settima di dominante con la quinta diminuita (-5 indica l’alterazione).

Nelle sigle degli accordi vengono tuttavia utilizzate diverse terminologiele tabelle seguenti elencano le sigle più utilizzate. La prima tabella si riferisce ai tipi di accordi, la seconda alle note aggiunte o alterate.

I gradi indicati fra parentesi sono opzionali. Per quanto riguarda gli accordi estesi sono riportati solo quelli maggiori: per ottenere la versione minore è sufficiente aggiungere una m all’inizio della sigla.

Descrizione accordoElenco sigle utilizzategc.
Triade maggiore<non specificata>1ª, 3ª, 5ª
Triade minorem, minor, min, –1ª, 3ªb, 5ª
Triade diminuitadim1ª, 3ªb, 5ªb
Triade aumentata+5, #5, +, aug1ª, 3ª, 5ª#
Settima maggioremaj7, maj, major, ?, M1ª, 3ª, 5ª, 7ª
Settima di dominante71ª, 3ª, 5ª, 7ªb
Settima semidiminuitoø7, 7-5, 7b51ª, 3ªb, 5ªb, 7ªb
Settima diminuitoº7, dim, dim71ª, 3ªb, 5ªb, 7ªbb
Nona aggiunta9add1ª, 3ª, 5ª, 9ª
Nona91ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª
Undicesima111ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª, 11ª
Tredicesima131ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª, (11ª), 13ª
Quarta sospesasus4, 41ª, 4ª, 5ª
Seconda sospesasus2, 21ª, 2ª, 5ª
Terminologia dei tipi di accordi

Descrizione gradoElenco sigle utilizzateGrado intervallo
Quinta diminuita-5, b55ªb
Quinta aumentata+5, #55ª#
Sesta maggiore6
Settima maggiore+7, maj7
Settima minore7, -7, b77ªb
Nona minore-9, b99ªb
Nona maggiore9
Nona aumentata+9, #99ª#
Undicesima1111ª
Undicesima aumentata+11, #1111ª#
Tredicesima1313ª
Terminologia note aggiunte o alterate

Una volta compreso il meccanismo con cui vengono attribuite le sigle agli accordi, è possibile ricavare la composizione di qualsiasi accordo: comunque, nella tabella seguente vengono elencati gli accordi più comuni:

Elenco degli accordi più comuni (i gradi riportati fra parentesi sono opzionali)

_________
Nona armonizzata sulla scala

Aggiungendo ancora una nota sopra una quadriade, si aggiunge la nota di nona

Si è visto che se si indica solo con il 7 (i.e. non viene specificato nulla nel 7), vuol dire che si tratta di un intervallo di settima minore: se si vuole indicare che la VIIa è maggiore, è necessario esplicitarlo: maj7.

Diversamente dalla 7a, se non viene specificato nulla la 9a è maggiore. Se minore (b9) o eccedente (#9) deve essere specificato nella notazione.

In nessun accordo generalmente si usa la 9a minore in quanto è in dissonanza con la tonica.

Se non specificato diversamente, un accordo di 9a ha anche implicitamante la 7a minore (e.g. DO 9 ha anche la 7a minore ed è equivalente a scrivere DO 79). Diversamante si deve indicare esplicitamente (e.g. DO maj79)

GradoArmonizzazioneTriade + VIIaNotazioneNome accordo
I
(tonica)
DO MI SOL SI RET> + VIIa> + IXa>Cmaj79 (C9 C∆79 C7+9)DO settima maggiore nona
II
(sopratonica)
RE FA LA DO MIT< + VIIa< + IXa>D-79RE minore settima (minore) nona
III
(modale)
MI SOL SI RE FAT> + VIIa< + IXa<E-7b9MI minore settima (minore) nona
IV
(sottodominante)
FA LA DO MI SOLT> + VIIa> + IXa>Fmaj79 (F9 F∆79 F7+9)FA settima maggiore nona
V
(dominante)
SOL SI RE FA LAT> + VIIa< + IXa>G79SOL settima (minore) nona
VI
(sopradominante)
LA DO MI SOL SIT< + VIIa<A-79LA minore settima (minore) nona
VII
(sensibile)
SI RE FA LA DOTdim + VIIa< + IXa<BØb9 (B7Ø B-7b5b9)SI semidiminuito nona
Armonizzazione di nona per la scala di DO>  (accordi di 9a nella tonalità di DO>)

_________

Le funzioni

Ci sono attrazioni importanti tra i gradi degli accordi derivati dall’armonizzazione di una scala.  C’è infatti una gerarchia d’importanza dei gradi. Ad esempio, gli accordi più rappresentativi per ciascun modo sono il Io e il Vo.

Il concatenamento più importante è quello dal Vo grado al Io grado => cadenza perfetta. Questo concatenamento ha il potere di risoluzione sia sulla tonalità maggiore sia su quella minore (e.g. sia sul DO> sia sul DO<). Se trovo un passaggio Vo -> Io, ho la conferma al mio orecchio che il brano è in quella tonalità. Se è un V grado è di un’altra tonalità, vuol dire che il brano stà andando verso quell’altra tonalità. In particolare, nel periodo barocco e classico, i I gradi si risolvono sempre in V gradi. Nella musica successiva (e.g. Debussy, Stravinsky) non più necessariamente.

Il IVo grado ha la funzione di preparazione alla dominante: la cadenza perfetta viene meglio se è preceduta dal IVo  (e.g. IVo -> Vo -> Io): sottodominante -> dominante -> tonica

Lo stesso vale per il IIo (e.g. IIo -> Vo -> Io): sopratonica -> dominante -> tonica

Cambio solo una nota, le altre non cambiano.

Altre cadenze:

IVo -> Io => cadenza plagale (e.g. FA -> DO oppure FAm -> DO)

VIo -> Io => cadenza d’inganno

________
Scale minori

Mentre una scala maggiore rispetta la progressione TTSTTTS, la sua relativa minore inizia dal suo VIo grado (mantenendone ovviamante la sua eventuale l’alterazione) per cui segue il modello TSTTSTT. Ogni scala definisce un mondo tonale e due tonalità che distano di 1 solo semitono sono le più diverse mentre le più simili sono quelle che differiscono di un Vo/IVo grado (dove c’è solo una sola alterazione di differenza nel circolo delle quinte).

Si ricorda che le scale diatoniche devono avere, per definizione le note che la formano tutte consecutive e di nome diverso. La scala assoluta è invece quella che comprende tutti i semitoni (i.e. dodecafonica in cui tutti i suoni hanno la stessa importanza).

Associata a ogni scala maggiore, esiste quindi una scala minore relativa che parte dal suo VIo grado e risulta formata esattamente dalle stesse note di quella (i.e. le sue note hanno le medesime alterazioni della scala maggiore).
Per individuarla basta quindi considerare la nota che sta al VI° grado della scala maggiore, ponendola come tonica della nuova scala. Per trovarla ancora più velocemente basta scendere di un tono e mezzo (i.e. Tono + Semitono) rispetto alla tonale della scala maggiore, sebbene sia sempre meglio ragionare per gradi/intervalli e non per toni/semitoni per non rischiare di sbagliare.
Ad esempio, alla scala di DO maggiore è associata la scala di LA minore per cui anch’essa non avrà alcuna alterazione nelle note: al VI° grado della scala di DO maggiore si trova infatti la nota LA (si ha anche: DO maggiore – (Tono + Semitono) = LA minore )

Dire che una canzone è in DO maggiore o in LA minore è sostanzialmente la stessa cosa.

Analogamente, alla scala di RE maggiore è associata la scala di SI minore per cui anch’essa avrà le stesse alterazioni nelle note proprie della scala di RE maggiore (i.e. FA#, DO#): infatti, al VI° grado della scala di RE maggiore si trova la nota SI (si ha anche: RE – (Tono + Semitono) = SI ).

Dire che una canzone è in RE maggiore o in SI minore è sostanzialmente la stessa cosa.

Alla scala di RE maggiore è associata la scala di SI minore: ha le stesse alterazioni nelle note, sebbene risulti abbassata di 1 tono e mezzo.

A parte la diversa successioni di intervalli tonali (maggiore: TTSTTTS; minore: TSTTSTT) la qualità maggiore o minore di una scala è specificata dal suo III° grado: se abbiamo un intervallo di IIIa maggiore con la tonica (i.e. 2 toni tra Io e IIIo grado) la scala è maggiore, mentre se c’è un intervallo di IIIa minore con la tonica (i.e. 1 tono e mezzo tra Io e IIIo grado) si tratta di una scala minore.

Nel seguito l’elenco delle 12 tonalità minori, così come deducibili anche dal circolo delle quinte. Come per le scale maggiori, ci sono 15 tonalità di cui 3 omologhe: le altre tonalità non sono state considerate da Bach in quanto sarebbero anche quelle omologhe di altre ed inoltre avrebbero più di 7 diesis o bemolli, rendendo inumtilmente complicata la lettura dello spartito

  • DO maggiore / LA minore
  • SOL maggiore / MI minore
  • RE maggiore / SI minore
  • LA maggiore / FA# minore
  • MI maggiore / DO# minore
  • SI (DOb) maggiore / SOL# (LAb) minore
  • FA# (SOLb) maggiore / RE# (MIb) minore
  • DO# (REb) maggiore / LA# (SIb) minore
  • LAb maggiore / FA minore
  • MIb maggiore / DO minore
  • SIb maggiore / SOL minore
  • FA maggiore / RE minore

Nella scala maggiore le omologie erano: SI/DOb, FA#/SOLb; DO#/REb
Nella scala minore diventano: SOL#m/LAbm, RE#m/MIbm, LA#m/SIbm

Si noti che l’eventuale alterazione della tonica della tonalità minore è pari a quella della rispettiva nota nella scala della tonalità maggiore, se presente (e.g. la scala di SI maggiore ha cinque diesis in chiave tra cui il SOL#, per cui la sua relativa minore – che parte dal suo VIo grado – sarà SOL# minore, cioè avrà la tonale con il #).

Si noti che esistono alcuni casi in cui c’è una doppia denominazione della tonalità: stesse note ma notazione musicale differente.

Rispettando le distanze delle strutture viste per le scale maggiore e minore, si possono ad esempio derivare le seguenti scale (e tonalità) di RE maggiore e di RE minore naturale:

Scala di RE maggiore
Scala di RE minore (la cui relativa maggiore è il FA che ha SIb come alterazione)

Una scala minore naturale mantiene, sia ascendendo si discendendo, solo le alterazioni di impianto della relativa maggiore.

Poi della scala minore ci sono anche le varianti armonica e melodica che aggiungerebbero un # rispettivamente solo al VIIo grado (i.e. per la scala di REm il DO#) o anche al VIo grado, (i.e. per la scala di REm, il SI diventa naturale e non più SIb): queste alterazioni in alcuni punti sarebbero, nell’ambito della tonalità, delle alterazioni provvisorie che potrebbero comparire in un brano in RE minore, ma che non vanno comunque indicate nell’armatura di chiave.

Ogni tonalità ha una sua sonorità: ad esempio, la tonalità di DO# minore è più drammatica.


Il DO maggiore ha come relativa minore il suo VIo grado, cioè il LAm.
Il SOL maggiore ha come relativa minore il MIm.
Il MI maggiore ha come relativa minore il DO#m essendo il suo VIIo grado appunto il DO#.

Analogamente da un modo minore si può trovare la relativa maggiore salendo di una IIIa minore (T+S) per cui, ad esempio, FA#m ha come relativa maggiore il LA (avendo il FA# come il IIIo grado il LA#, il cui minore è appunto un LA).

Nella teoria musicale, il VIIo grado di una scala diatonica è detto sottotonica quando dista 1 tono dalla tonica (Io grado) mentre è detto sensibile quando dista 1 semitono dalla tonica.
Si noti che costruendo l’accordo sul Vo grado di una scala minore naturale (e.g. per il LAm, l’accordo di MI maggiore: MI SOL SI; essendo la relativa maggiore di MI il SOL – sua IIIa minore – che ha come alterazione solo il FA#) non si ha una risoluzione di tipo stabile passando al Io grado (i.e. LAm) proprio perchè nell’accordo di Vo grado non c’è la sensibile (ho un SOL naturale): se ci fosse un SOL# sarebbe sensibile e tenderebbe a risolvere passando al Io grado ed è quanto succede con la scala minore armonica in cui viene appunto alzato di un semitono il VIIo grado.

Nella scala minore naturale nel nostro sistema musicale corrisponde all’antico modo eolio che ha struttura: I – II – bIII – IV – V – bVI – bVII e sequenza intervallare (T = tono, S = semitono) TSTTSTT.   Si costruisce quindi aggiungendo un bemolle al IIIo, VIo e VIIo grado alla scala diatonica maggiore.
Oltre a seguire quel metodo (inserimento di bemolle al III, VI e VII grado della scala diatonica), si può ricercare la tonalità della “relativa maggiore” ed ereditare le sue alterazioni in chiave. Ad esempio, applicando la regola, la scala diatonica maggiore di DO:

si trasforma nella minore abbassando di un semitono o ponendo un bemolle su IIIo, VIo e VIIo grado (i.e. MI, LA, SI): infatti la scala minore naturale di DO è la relativa minore della scala del suo IIIo grado maggiore, cioè di MIb maggiore (che ha come alterazioni SIb MIb LAb).

In pratica, la scala di DO minore naturale non è nient’altro che la scala di MIb, sua relativa maggiore, suonata dal suo VIo grado:

La scala minore armonica equivale poi alla scala minore naturale con la VIIa alzata di 1 semitono in modo da farla diventare una sensibile (dista 1 tono dalla tonica). Possiede una una sonorità orientaleggiante.

La scala minore melodica invece nella fase ascendente ha sia VIa sia la VIIa alzate di 1 semitono rispetto alla scala minore naturale, mentre nella fase discendente sia VIa sia la VIIa tornano allo stato naturale (i.e uguale alla minore naturale). Questo riporta la sonorità dei quella scala più vicina ai canoni occidentali.


Schema riassuntivo di tutte le alterazioni delle scale maggiori/minori

Alterazioni per la scala maggiore

Per la scala minore il numero di diesis e bemolli è riassunto nella seguente tabella (e.g. la relativa maggiore di REm è la sua IIIa minore, cioè il FA, per cui ha in chiave solo SIb, ecc…)

Alterazioni per la scala minore

Esercizi

Se ci sono 5b in chiave, in quale modalità minore siamo?
Nel modo maggiore sarebbe un REb, per cui la sua VIa è SIbm

Se ci sono 5# in chiave, in che modalità minore siamo?
Nel modo maggiore sarebbe un SI, per cui la sua VIa è SOL#m.

Qual è la relativa minore della tonalità di DO# maggiore ?
La sua VIa è il LA# per cui la relativa minore è LA#m.

Qual è la relativa maggiore di RE#m?
La IIIa di RE# è FA## (infatti di RE è FA#, avendo in chiave FA#, DO#) per cui la sua relativa maggiore (IIIa minore) è FA# che è dunque la sua relativa maggiore.

Qual è la relativa minore di SIb maggiore?
La VIa di SIb è SOL (avendo in chiave solo SIb, MIb) per cui la relativa minore (VIa maggiore) è SOLm.

Qual è la relativa maggiore di DO# minore?
La IIIa di DO# è MI# per cui la sua IIIa maggiore è un MI

_________
Costruire i seguenti accordi:

E-7b59 MI SOL SIb RE FA#
Infatti, MI ha in chiave FA#, DO# SOL# RE#, per cui l’accordo sarebbe MI SOL# SI RE# FA#, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di un semitono (diventa SOL), la VIIa è minore per cui anch’essa va abbassata di 1 semitono (diventa RE), la 5 è bemolle (diventa SIb) e la nona è maggiore per cui rimane inalterata rispetto alla scala maggiore di MI.

Db79 REb FA LAb DOb MIb
Infatti, REb ha in chiave SIb, MIb, LAb, REb SOLb per cui l’accordo sarebbe REb FA LAb DO MIb, ma la VIIa è minore (diventa DOb) mentre la nona è maggiore per cui rimane come nella tonalità.

C#-7b59 DO# MI SOL SI RE#
Infatti, DO# ha tuttè le note in # per cui l’accordo sarebbe DO# MI# SOL# SI# RE#, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di 1 semitono (diventa MI), Va è bemolle per cui deve essere abbassata anche lei di 1 semitono (diventa SOL), la VII è minore quindi da abbassare (diventa SI) e la 9 è maggiore per cui rimane come per quella scala.

MIb-maj79 (maj7 può essere anche indicato con un delta) MIb SOLb SIb RE FA
Infatti, MIb ha in chiave SIb MIb LAb per cui l’accordo sarebbe MIb SOL SIb RE FA, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di 1 semitono (diventa SOLb) e il resto resta come in quella scala.

A-79 LA DO MI SOL SI
Infatti LA ha in chiave FA#, DO#, SOL#, e l’accordo sarebbe LA DO# MI SOL# SI, ma è minore per cui la IIIa deve essere abbassata di 1 semitono (diventa DO), la VIIa è minore (diventa SOL).

Ab-79 == LAb-9 LAb DOb MIb SOLb SIb
Infatti LAb ha in chiave SIb, MIb, LAb, REb, e l’accordo sarebbe LAb DO MIb SOL SIb, ma è minore per cui la IIIa deve essere abbassata di 1 semitono (diventa DOb), la VIIa è minore (diventa SOLb). Nota: anche se viene indicata solo la nona, la settima minore risulta implicita.

FA#7b9 FA# LA# DO# MI SOL
Infatti, FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI# e l’accordo sarebbe FA# LA# DO# MI# SOL#, ma la VIIa è minore (MI) diventa e la nona è bemolle (diventa SOL).

G79 SOL SI RE FA LA
Infatti SOL ha in chiave FA# per cui l’accordo sarebbe SOL SI RE FA# LA, ma la VIIa è minore (diventa FA) mentre la nona maggiore non porta variazioni.

_______
Calcolare i seguenti intervalli:

REb – SI# VI più che ecc
Infatti, REb ha in chiave SIb MIb LAb REb SOLb per cui il SI sarebbe bemolle mentre qui è # cioè più che eccedente di un semitono.

SIb – LAbb VII dim
Infatti il SIb ha in chiave SIb MIb per cui il LA sarebbe naturale e, essendo un intervallo maggiore, abbassato di 2 semitoni diventa diminuito.

MIb – SOL III >
Infatti, MIb ha in hiave SIb MIb LAb e il SOL quindi è naturale

SOL – RE# V ecc
Infatti SOL ha in chiave FA# e quindi il RE sarebbe naturale, ma essendo # diventa un intervallo eccedente.

Un intervallo si calcola sempre sulla scala maggiore.

La sensibile (i.e. VIIo grado) di SOL# è FA##: infatti non essendo SOL# nel circolo delle V, si considera dapprima il SOL, si identificano per quello le alterazioni in chiave e poi si agginge il # a tutte le note della scala, volendo considerare anche le alterazioni del SOL#. ==> SOL# LA# SI# DO# RE# MI# FA##

Si può osservare la presenza di triadi maggiori, minori e diminuite nelle scala maggiore e in quella minore naturale, invece l’accordo eccedente (IIIo grado) è presente solo nella scala minore armonica e melodica ascendente.

Sono considerati consonanti gli accordi maggiore e minore, dissonanti gli accordi diminuiti ed eccedenti.

Qualità degli accordi costruiti sulla scala di DO maggiore e la sua relativa minore LAm (minoire nauturale, armonica e melodica ascendente):

___________
Armonizzazione di una scala minore

Si è visto che la tonalità minore naturale si ottiene partendo dal VIo grado di quella maggiore ottenendo una struttura TSTTSTT in termini di toni e semitoni. Dato che una scala minore (naturale) relativa è composta dalle stesse note della sua maggiore, ne consegue che la sua armonizzazione genera i medesimi accordi seppur su gradi differenti rispetto alla tonica.

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
LASIDOREMIFASOL#
DOREMIFASOL#LASI
MIFASOL#LASIDORE
LAmSIdimDOREmMImFASOL
mdimM
Ecc
mm
M
MM
dim
Accordi (triadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di LA minore naturale e armonica tenendo conto delle loro qualità

Si nota che il modello degli accordi triade che ne esce è differente, seppur trattandosi dei medesimi accordi (spostati dalla VI del relativo maggiore):
m dim M m m M M

Se andiamo ora ad amonizzare considerando anche le settime, gli accordi che ne derivano sono:

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
LASIDOREMIFASOL#
DOREMIFASOL#LASI
MIFASOL#LASIDORE
SOL#LASIDOREMIFA
LA-7
LA-∆
SIØ (SI-7b5)DO
DO∆#5
RE-7MI-7
Mi7
FASOL7
SOL#dim7
7
-∆
Ø
#5
-7-7
7
7
dim7
Accordi (quatriadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di LA minore naturale e armonica tenendo conto delle loro qualità

= maj7
Ø = -7b5

Si noti che si indica con dim7 un accordo che abbia IIIa minore (-S), Va dim (-S) e 7a dim (-T), ricordando che solo per gli intervalli giusti sono il IVo, Vo, VIIIo, i soli a diventare subito diminuiti abbassando di un S, mentre gli intervalli maggiori diventano minori (-S) e solo con un ulteriore abbassamento diminuiti (-T).

Armonizzazione scala minore naturale
Armonizzazione scala minore armonica
IoIIoIIIoIVoVoVIoVIIo
Maggiore-7-77-7Ø
minorenaturale
armonico
7
-∆
Ø
#5
-7-7
7
7
dim7
Tabella riassuntiva degli accordi derivanti dall’armonizzazione di settima di scala maggiore e minore (naturale/armonica)

= maj7
Ø = -7b5

Si è visto che per una scala Maggiore gli intervalli con la tonica sono del seguente tipo:

IIo
M
IIIo
M
IVo
P
Vo
P
VIo
M
VIIo
M
VIIIo
P
DOREMIFASOLLAFA(DO)
Intervalli con la tonica per il modo Maggiore

Invece, per una scala minore naturale/armonica/melodica gli intervalli con la tonica sono del seguente tipo:

IIo
M
IIIo
m
IVo
P
Vo
P
VIo
m/M
VIIo
m/M
VIIIo
P
LASIDOREMIFA#SOL#(LA)
Intervalli con la tonica per il modo minore naturale/armonica/melodica

P = Giusto (Perfect)
M = Maggiore
m = minore

Si noti che il calcolo di un intervallo serve solo per determinare la distanza tra le due note e la nomenclatura utilizzata è sempre quella definita per il modo maggiore: perciò si calcola sulla nota fondamentale e secondo le regole della scala maggiore.
Ad esempio, l’intervallo di IIIa della scala minore (i.e. LA – DO) risulta essere minore (T+ S; sarebbe maggiore con DO# essendo la scala di LA alterata in FA#, DO# SOL#).

______

L’analisi dei brani da un punto di vista armonico serve per poi permetterci di improvvisare sull’armonia del brano stesso.

Esempi:

Dove trovo costruiti i seguenti accordi e in quali tonalità?

DO#-7

Può essere il II, III e VI grado di scale maggiori o anche un IV grado per una scala minore.

modo maggiore
DO# è il IIo grado della scala di => SI
DO# è il IIIo della scala di => LA
DO# è il VIo della scala di => MI

modo minore
DO# è il IVo grado della scala di => SOL# < (infatti l’intervallo SOL – DO# sarebbe eccedente per cui, per renderlo Giusto come richiesto dalla scala minore, devo diminuirlo di un semitono mettendo il # alla tonica)

_________
LAb-7

Può essere il II, III e VI grado di scale maggiori o anche un IV grado per una scala minore. Vediamo di calcolare la tonica di queste scale, ragionando a ritroso, cioè posso cambiare la tipologia di intervallo spostando opportunatamante la tonica e non ovviamente l’accordo di cui si sta eseguendo l’analisi:

modo maggiore
LAb è il IIo grado della scala di => SOLb
LAb è il IIIo della scala di => FAb
LAb è il VIo della scala di => DOb

modo minore
LAb è il IVo grado della scala di => MIb < (infatti, l’intervallo MI – LAb è minore mentre nella scala minore armonica il IVo grado deve essere Giusto => devo allargare l’intervallo mettendo un bemolle alla tonica)

_________
MI-7

Può essere il II, III e VI grado di scale maggiori o anche un IV grado per una scala minore.

modo maggiore
MI è il IIo grado della scala di => RE
MI è il IIIo della scala di => DO
MI è il VIo della scala di => SOL

modo minore
MI è il IVo grado della scala di => SI< (infatti, l’intervallo di IV grado della scala minore è Giusto e il SI, non ha il MI alterato)

_________
LA-7

Può essere il II, III e VI grado di scale maggiori o anche un IV grado per una scala minore.

modo maggiore
LA è il IIo grado della scala di => SOL
LA è il IIIo della scala di => FA
LA è il VIo della scala di => DO

modo minore
LA è il IVo grado della scala di => MI< (infatti, l’intervallo di IV grado della scala minore è Giusto e il MI, non ha il LA alterato)

_________
SIb

_________
SOLb

_________
RE

_________
DO

_________
FA#7

_________
RE7

_________
REdim7

_________
MIb#5

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Alexa – Come disabilitare la possibilità di acquisto vocale tramite Alexa o come consentirlo solo dopo avere confermato con un PIN e come creare un profilo vocale per fare in modo che un dispositivo Alexa riconosca la tua voce

Talvolta può risultare pericoloso consentire di effettuare acquisti vocalmente tramite un qualsiasi dispositivo Alexa. Infatti, non solo chiunque abbia accesso a inviare comandi a un dispositivo che supposti Alexa (e.g. Echo-Dot) può inviare un ordine di acquisto di un oggetto venduto su Amazon, ma può attivare uno dei molteplici servizi a pagamento forniti tramite quella Piattaforma (e.g. Amazon Music Unlimited, Audible o altri comandi per attivare applicazioni Alexa a pagamento): basta rispondere SI alla richiesta di Alexa di attivare un servizio a pagamento a cui non si è ancora abbonati e si rischia di avere inoltrato un suo ordine di acquisto. Per esempio, se uno non ha Amazon Music Unlimited, basta richiedere a un dispositivo Alexa di riprodurre un brano che non sia compreso tra quelli gratuiti o di quelli inclusi nel proprio abbonamento Prime, che viene proposto di abbonarsi a quel servizio per poter procedere all’ascolto di quel brano. Analogamente, se si cerca i riprodurre musica su un proprio dispositivo Alexa quando già si sta ascoltando qualcosa in streaming su di un altro, viene proposto di acquistare la versione family di Amazon Music che consente appunto l’utilizzo contemporaneo di più dispositivi Alexa per l’ascolto di musica in streaming!

Insomma, anche per sbaglio non è impossibile che parta una richiesta di acquisto non desiderata!” Ovviamente viene subito nidificato da Amazon via email quell’acquisto che può sempre essere revocato contattando l’efficiente servizio clienti online (mentre per un ordine di un oggetto la revoca può essere fatta semplicemente andando nel proprio elenco ordini, nel caso si tratti di abbonamento a un servizio digitale annullarlo nella pagina che elenca i servizi digitali a cui uno è abbonato non risolve completamente il problema, in quanto non lo rinnova più ma comunque il primo mese rimane pagato e utilizzabile!).

Insomma, direi proprio che conviene o disattivare la possibilità di eseguire vocalmente acquisti (digitali o meno) o perlomeno richiedere che sia indicato (sempre vocalmente) un PIN. Il tutto può essere fatto tramite l’app Alexa che uno ha installato sul proprio smartphone. Vediamo quindi, passo-passo i semplici passaggi che consentono tali configurazioni:

  • Apri l’App
  • Seleziona la voce Altro… dal menù (in basso a destra)
  • Seleziona Impostazioni
  • Seleziona Impostazioni account
  • Seleziona Acquisti tramite comando vocale

Una prima possibilità è quella di disattivare lo switch a lato dell’opzione Acquisti tramite comando vocale: impostandolo a OFF, non esiste più la possibilità di effettuare acquisti tramite interazione vocale. Tuttavia, oltre a poter risultare talvolta comoda in talune circostanze, se uno è abbonato ad esempio ad Audible, la disattivazione di quella possibilità può creare problematiche nell’ascolto di un nuovo libro richiedendolo vocalmente (vedi il mio post Audible: problematiche nella lettura di un nuovo libro che evidenziava questo comportamento non desiderato da un abbonato a quel servizio, problematica che non so quanto sia stata risolta dal momento che, come vedremo, l’inserimento del PIN risulta ancora a oggi difficoltoso!).
In alternativa si può quindi lasciare attiva l’opzione Acquisti tramite comando vocale impostandola a ON ma inserire un PIN che verrà richiesto sempre interagendo vocalmente quando si cercherà di effettuare un acquisto:

  • Premi Gestisci nella sezione Conferma acquisto.
  • Inserisci 4 numeri per il PIN e premere infine il link Salva (in alto a destra): nota che l’inserimento di ciascun numero non è agevole per via di un bug che persiste da tempo su quella pagina e non ancora risolto per cui si deve premere per decine di volte ciascun numero prima di vederlo riconosciuto e indicato in alto al posto di uno dei quattro puntini!!🙄 L’importante è non disperare e ripetere i tentativi d’inserimento per diverse volte…
  • Premi il link Salva in alto a destra. Questo riporta alla pagina precedente relativa ad ACQUISTI TRAMITE COMANDO VOCALE e può succedere (come è avvenuto a me) che permanga attivato (segno di spunta blu sulla destra) la opzione Disabilita conferma acquisto a indicare che la protezione tramite PIN non risulta attiva! Si tratta tuttavia di un altro bug che persiste da tempo e che non effettua evidentemente il refresh di quella pagina: basta tornare indietro nella pagina Home dell’app e poi ritornare in quella sezione per vedere quindi le effettive impostazioni vale a dire il segno di spunta blu presente sulla voce Codice di conferma vocale:

Per creare poi un profilo vocale Alexa per fare in modo che Alexa riconosca la tua voce e crei un’esperienza personale, agire come segue

– Apri l’App Alexa.
– Apri Altro…  e seleziona Impostazioni.
– Seleziona Il tuo profilo.
– Accanto a Voce, seleziona Crea.
– Seleziona Continua.

_____

Vedi: Audible: problematiche nella lettura di un nuovo libro



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Come creare (o modificare) un gruppo Telegram in modo che i suoi membri possano solo ricevere messaggi dagli amministratori e siano inibiti a inviarne nel gruppo o ai suoi amministratori

Talvolta può essere conveniente utilizzare Telegram per creare gruppi capaci di accettare un gran numero di membri. Telegram può quindi essere un valido canale di comunicazione per la un’azienda per pubblicizzare suoi prodotti e iniziative promozionali.

Sebbene non esista una vera e propria app dedicata a Telegram for Business, è possibile sfruttare canali, gruppi e chatbot anche a tale scopo avendo tuttavia opportune accortezze

I gruppi Telegram funzionano più o meno come i gruppi WhatsApp, con la differenza che quest’ultimo consente gruppi da massimo 256 partecipanti, mentre su Telegram i gruppi possono essere fino a ben 200.000!

È vero che WhatsApp propone anche una sua versione Business, app anch’essa gratuita, con alcune funzionalità aggiuntive rispetto alla versione classica, ma presenta diverse limitazioni, definite nella Normativa di WhatsApp Business (e.g. divieto nell’invio di messaggi pubblicitari, promozionali o comunicazioni di marketing), in quanto è principalmente pensata per consentire di rispondere a un cliente a seguito di una pubblicità posizionata al di fuori di una chat su WhatsApp. In pratica fornisce in più, rispetto al WhatsApp solito, solo le seguenti funzioni specifiche:

  • Profilo dell’attività: oltre all’immagine profilo si può inserire anche indirizzo, e-mail, sito web
  • Messaggio d’assenza: possibilità di rispondere automaticamente con un messaggio quando non si è disponibili.
  • Messaggio di benvenuto: benvenuto in automatico ai nuovi clienti quando scrivono per la prima volta (o dopo 14 giorni d’inattività).
  • Risposte rapide: consente di salvare e riutilizzare i messaggi che uno invia di frequente in modo da poter rispondere velocemente alle domande più comuni.
  • Link diretto: consente di creare un link che consente alle persone d’inviare messaggi ad un account aziendale di WhatsApp.
  • Etichette: consente di organizzare i contatti o chat in “categorie” (e.g. nuovo cliente, ordine completato, pagato).
  • Catalogo prodotti: in un account di WhatsApp Business si può caricare un catalogo di prodotti, con descrizione, prezzi e foto.

Quindi Telegram risulta, in diversi casi, più idoneo per pubblicizzare iniziative promozionali, a patto di rendere unidirezionale la possibilità d’inviare messaggi: diversamente si crea un gruppo “normale” in cui tutti possono inviare messaggi a tutti, determinando così la ricezione di messaggi non desiderati a tutti i membri/clienti registrati al gruppo… oltre alla possibilità d’invio di messaggi oltre più indesiderati (e.g. pornografici o intesi a pubblicizzare attività illecite).

Come fare quindi a creare (o modificare) un gruppo Telegram in modo da impedire ai suoi membri d’inviare messaggi (ed effettuare modifiche al gruppo stesso), lasciando ai soli amministratori questo diritto? Bastano pochi semplici passaggi:

  • Nella pagina che elenca i propri contatti/gruppi Telegram, si seleziona il gruppo desiderato (e.g. Prova);
  • Si tocca la barra superiore che indica il nome del gruppo;
  • Si tocca l’icona di matita in modo da entrare nella sezione che consente di modificare le proprietà relative a quel gruppo;
  • Si disabilitano i permessi assegnati ai membri del gruppo: di default sono tutti attivi per cui, se lo si desidera, è necessario disabilitare quelli indesiderati (e.g. invio messaggi, aggiungere utenti, cambiare le info chat).
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Mappa per il riscatto del fondo Telemaco

Un altro post che si aggiunge ad altri relativi al Fondo Telemaco:

Dal 1° settembre 2022, la richiesta di riscatto della posizione, aperta presso il Fondo Telemaco, potrà avvenire solo tramite richiesta on line.

Ciò significa che non si dovrà più compilare il precedente modulo cartaceo, ma si dovrà, invece, accedere al sito del Fondo e inserire nello stesso la richiesta.

Coloro che sono in ISOPENSIONE/ESODO INCENTIVATO, possono scegliere di: riscattare soltanto il 50% della posizione con fiscalità agevolata, il 75% o il totale della posizione con soltanto il 50% di fiscalità agevolata, oppure non riscattare nulla e attendere il momento del pensionamento finale (fiscalità agevolata su tutta la posizione) oppure richiedere una rendita (R.I.T.A.), per la durata dell’isopensione, con fiscalità agevolata rateizzata, sino al totale della posizione da Voi accumulata.

Da settembre 2022 coloro che vogliono richiedere riscatti al Fondo Telemaco dovranno farlo, come sopra indicato, tramite l’apposito sito, nell’area ADERENTI (vedere mappa seguente). La richiesta di riscatto dovrà essere inserita dal giorno successivo alla cessazione dal servizio. Il fondo procederà al pagamento di quanto richiesto entro 90 gg circa.

Si può dialogare con il Fondo, tramite la casella di posta mail info@fondotelemaco.it o tramite call center 04221745964.  Il sito da consultare è http://www.fondotelemaco.it/. Alla richiesta di riscatto tramite sito, dovrete inserire: fotocopia della carta d’identità, del codice fiscale, copia del verbale sottoscritto al momento della cessazione e attestazione delle Vostre coordinate bancarie.
Coloro che intendono riscattare successivamente al momento del pensionamento definitivo, dovranno inserire anche la lettera Inps che attesta l’accesso alla prestazione pensionistica.

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Istruzioni passo-passo

  • Accedere al sito www.fondotelemaco.it
  • Accedere alla pagina “Aderenti” in alto a destra; le credenziali per l’accesso sono il Codice Fiscale e la psw che si è a suo tempo individuata:

Nel menù che compare in alto selezionare “Altre prestazioni”

Prima di procedere, leggere con attenzione l’introduzione e le “Istruzioni e avvertenze per presentare la richiesta” dove sono indicati i documenti da allegare alle richieste e indicati precedentemente.

Cliccare sull’icona “Iniziamo” in basso a destra e compilare i campi man mano indicati, esprimendo la propria scelta, ad esempio: NON PERCEPISCO ANCORA LA PENSIONE

ATTENZIONE: tale operazione potrà essere eseguita soltanto a partire dal giorno successivo alla cessazione (e.g. se la cessazione dal servizio avviene il 30 settembre, l’operazione può essere eseguita a partire dal 1 ottobre).

  • Cliccare su “Altre situazioni” e scegliere la tipologia di riscatto
  • Procedere cliccando su “Richiedi riscatto”
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Quando la scuola era anche un’occasione per affrontare tematiche collegate al territorio in cui i ragazzi abitavano…

Quando si cerca di far ordine nei propri computer capita spesso d’imbattersi in vecchi file che neppure ci ricordavamo di avere… e questo non certo per il loro poco interesse. Anzi, talvolta si riscoprono informazioni interessanti che il tempo ha forse fatto dimenticare e di cui, invece, è bene tenere memoria.

Questa è stata la volta di alcune presentazioni frutto di lavori svolti in una scuola media, dal Laboratorio Ambientale dell’Istituto Comprensivo di Villanova Mondovì. Dalla data di creazione del contenuto, informazione presente nei metadati associati a quei file, si tratta probabilmente di attività svolte nel non troppo lontano 2008/2009.
In particolare, si intitolavano:

  • Mi prendo a cuore… la cappella di San Bernardo“,
  • Monte Calvario, San Bernardo e la sua storia“,
  • La cava e lo strano caso di San Bernardo“,
  • Intervista sulla cava ad alcuni anziani della zona“,
  • Intervista a un dipendente della cava“.

Non ricordo bene come avevo ricevuto tali file, probabilmente da amici che, vedendomi interessato a quel territorio, avevano pensato giustamente che contenessero informazioni di mio interesse! Ho già scritto, infatti, diversi post su Villanova Mondovì che vi invito a visitare: in questo post, invece, mi limito a riportare buona parte dei contenuti presenti in quei bei lavori svolti in classe, credendo che siano informazioni che è bene non vadano perdute nell’oblio!
Viene naturale domandarsi se anche successivamente, e soprattutto in questi ultimi anni, ci siano stati insegnanti altrettanto stimolanti, che abbiano svolto analoghe attività in classe per affrontare, insieme ai ragazzi, problematiche specifiche di quel territorio: spero che il materiale qui riportato, sebbene datato, possa servire di stimolo per riprendere un discorso forse abbandonato da troppo tempo.

Come indicato nella bibliografia di una delle presentazioni, alcune delle informazioni riportate erano state tratte dai seguenti libri:

  • Chiriotti  Ezio, Raineri Giovanni, Rulfi Giovanni Battista, Gente di Villanova, Mondovì, edito a cura della Cassa Rurale e Artigiana di Pianfei, 1994.
  • Memorie Storiche di Villanova Mondovì, a cura di Chiriotti E., Rulfi G. B., Savigliano, 1983.
  • Rulfi G. B., Novecento Villanovese, un secolo di lavoro, a cura della Parrocchia di San Lorenzo e della B. C. C. di Pianfei e Rocca de’ Baldi, 2002

Nelle slide vengono ringraziati inoltre Paolo Ambrogio, esperto di storia locale, che aveva fornito materiale e consulenza, Anna Mossio e gli altri abitanti di Villavecchia che si erano resi disponibili alle interviste e a reperire notizie sulla cappella di San Bernardo.

Nel seguito riporto così com’era stato scritto, buona parte del testo contenuto in quei documenti.

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San Bernardo, monte Calvario e la loro storia (2008/2009)

Quando si passava dalla collina di San Bernardo per andare a Roccaforte
Villanova antica è stata fondata dai Romani e si trovava vicino al torrente Ellero, lungo la strada per Roccaforte, presso la collina ai cui piedi sorgeva la cappella San Niccolao. Oggi non ci sono più resti di quella cappella perchè il fiume ha cambiato il suo letto. Rimane tuttavia una stradina, detta”dla funtana dla fam“, che da Villavecchia scende alla cava: un tempo risaliva alla collina di San Bernardo per collegarsi proprio a San Nicolao. Era l’antica via Morozzenga, chiamata così dal nome del paese di Morozzo, i cui signori nel medioevo dominavano su questo territorio.

Tra vigne e casette oggi scomparse
Il monte Calvario allora era coltivato e “ricco d’ogni sorta di frutta”. Gli abitanti erano i più giocondi perché su di esso “si respira un’aria delle più salubri“. Proprio sulla collina, dove sarebbe sorta la cappella di San Bernardo, i villanovesi avevano costruito case di campagna e casotti per le vigne.

Nasce Villavecchia
Attorno al 1300, sullo stesso colle, i villanovesi costruirono sia una chiesa, l’antica parrocchia di Santa Caterina, sia un castello. La presenza di un castello in posizione sopraelevata rappresentava una grande ricchezza, per cui gli abitanti si strasferirono in quel territorio, fondando Villavecchia. Attorno al 1390 Villanova antica fu abbandonata.

San Bernardo
La cappella è citata per la prima volta nella visita eseguita da mons. Scarampi nel 1583 (A.C.V.M. -Archivio della Curia vescovile di Mondovì – carta 164 sul verso)
“V.t. Capillam S.ti Bernardini sine redditibus et sine onere operam” (nel testo è indicato erroneamente san Bernardino invece di san Bernardo).

La cappella si trovava sulla strada per un Santuario, quello di Santa Lucia, sul versante est del monte Calvario, non lontano da Villavecchia ed era attorniata da vigne. Il nucleo più antico della cappella ha pianta quadrangolare: misura circa 3,5 m di larghezza per 4,0 di lunghezza, con copertura a volta a botte unghiata in corrispondenza di due finestre, delle quali quella rivolta a nord risulta murata.
Il porticato posto sulla facciata è più recente: copre a capanna con coppi ed è ingentilito da un timpano triangolare. Al centro del timpano una lapide in pietra reca la data 1836, ricordo dell’anno di costruzione del porticato stesso e di altri lavori di ristrutturazione della cappella.
La muratura del nucleo più antico è in pietra e mattoni, rivestito da un intonaco che pare recente. All’interno le decorazioni sono molto semplici: si tratta di scene angolari ed un cornicione rettilineo. Sulla parete di fondo è posto l’altare, la cui mensa è in muratura e sopraelevata di un gradino. Sul fianco destro della mensa è presente una data (1660) e uno stemma con un pozzo e due stellette, mentre alla sinistra si legge “I Francesco Bogioano Depinsit”.
L’ancona dell’altare, datata 1657, è fatta a stucco: raffigura la Vergine con il bambino incoronati con di fronte a San Bernardo (che tiene incatenato e calpesta il demonio) e San Eligio.

Interno della cappella di San Bernardo

San Bernardo di Mentone, è patrono di tutti i viandanti della montagna: visse all’epoca di Enrico IV e morì a Novara il 12 giugno 1081. San Bernardo è molto conosciuto come il fondatore dell’ospizio del Gran San Bernardo,  probabilmente restauratore di un vecchio convento dell’VIII secolo preesistente e distrutto dai Saraceni nel X secolo. La regina Ermengarda di Borgogna, signora del luogo, lo avrebbe donato a Bernardo che edificò poco distante, proprio sul valico alpino, un ospizio cui assegnò le entrate del vecchio convento. Nella cappella, il santo viene raffiguratosia con la torre con una sola finestra, che rievoca la fuga di Bernardo dalla torre in cui era stato rinchiuso dal fratello, sia con il demonio incatenato, posto a simboleggiare la sua vittoria sui malvagi spiriti delle cime alpine.

Le vie devozionali
Dal 1700 abbiamo le testimonianze di un’intensa vita religiosa nella zona del monte Calvario, alle spalle del borgo: la Via Crucis con i suoi 14 piloni affrescati, la Chiesa in cima al monte, la cappella di San Bernardo e il Santuario di Santa Lucia. Questi monumenti erano collegati tra loro da un unico sentiero che permetteva, nei momenti di festa, di visitarli tutti insieme in una giornata.

Merenda di Pasquetta presso la cappella di San Bernardo (1912)
Merenda del lunedì di Pasqua presso la cappella di San Bernardo (1931)

Cosa rimane
Oggi, chi visita Villanova può salire ad ammirare i resti di antiche case, muri e porte. Può vistare la vecchia parrocchiale, con mirabili affreschi medioevali, percorrere la strada che porta a Monte Calvario.
Sulla sinistra vedrà i resti della collina sulla quale sorgeva la cappella di San Bernardo: ora seminascosta e inaccessibile, resta in attesa del sospirato ripristino. Immediatamente sotto… la visione della cava.

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Discutere sui luoghi feriti (2008/2009)

In questo progetto, noi del laboratorio ambientale per prima cosa abbiamo discusso sui problemi che affliggono molti luoghi feriti. Questo obbiettivo ha portato via molto tempo, perché è stato molto impegnativo spiegare il motivo della ferita dei nostri luoghi, a partire dalla scarsa attenzione di noi cittadini ai vandalismi di cui spesso rimaniamo vittime anche noi ragazzi, nel senso che non possiamo più usufruire di spazi per il gioco e il divertimento. Esaminando poi i pro e i contro del vivere in un ambiente incontaminato o urbanizzato (il nostro territorio si trova proprio a metà) e discutendo su come vorremmo che fosse il luogo in cui viviamo, è emerso che spesso l’adulto privilegia interessi pratici come costruire parcheggi, case, strade e… cave per l’attività economica, piuttosto che salvaguardare la natura, i giardini, i monumenti storici e artistici.
Così il territorio è cambiato nel tempo…  ma per fortuna libri e fotografie ci ricordano come era, ed è un viaggio molto interessante.

Il nostro secondo obiettivo era quello di andare a esplorare i luoghi feriti che ci stavano a cuore. Lo abbiamo fatto individualmente (abitando in comuni diversi) e ognuno di noi ha riportato agli altri le proprie impressioni.

Dove poteva ricadere però la scelta? È bastato guardare fuori dalla finestra della nostra classe per decidere che non dovevamo andare molto lontano: il nostro paese è a ridosso di una cava che si vede benissimo da ogni punto di vista e che è ai lati dell’unico luogo “incontaminato” raggiungibile a piedi, il monte Calvario. Abbiamo quindi organizzato un’uscita che si è rivelata molto utile e interessante.

Risalendo la strada che va verso il monte, si entra nella parte antica del nostro paese, un borgo medievale (Villavecchia) così suggestivo da attirare l’attenzione dell’Università di Architettura di Mondovì che sta cercando di rivalutarlo attraverso delle ricerche. Avevamo appuntamento con un professore che ci ha spiegato i lavori fatti dai suoi studenti e ci ha illustrato le bellezze della Chiesa Antica di Santa Caterina, risalente al ‘300 e ricca di affreschi medievali. Ma ci è venuto un dubbio: quegli studenti universitari sapevano che alle spalle di questa piazza antica si staglia non solo un paesaggio inquietante, fatto di roccia e macchinari, ma anche boschi e bellezze artistiche minori?
Usciti dalla Chiesa siamo andati a esplorare quel paesaggio e abbiamo deciso che potevamo fare anche noi qualcosa, perché non ci sono solo chiese imponenti ma anche chiesette modeste che pochi ricordano e di cui nessuno si occupa: è il caso del nostro luogo ferito, che non ha la maestosità delle grandi chiese e che forse per questo rischia… la vita! San Bernardo, abbi fiducia in noi.

Nel seguito alcune foto della presentazione. Si noti che la prima foto del 1938 era stata scattata proprio dalle finestre di quella medesima scuola media!

Vedi:

Foto della borgo medioevale di Villavecchia:

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La cava e lo strano caso di San Bernardo (2008/2009)

Da molto tempo i Villanovesi hanno estratto roccia calcarea dalle colline attorno a Monte Calvario per la produzione di calce. Fin dall ‘800 iniziarono a estrarre dalla Rocchetta, una collina ai piedi di Villavecchia e a fianco del versante nord orientale di Monte Calvario. Qui la ghiaia è molto rinomata ed è una delle migliori del Piemonte: per questo è stata utilizzata soprattutto dagli anni ’50 per il pavimento stradale, garantendo un buon reddito alle imprese che ci lavorano. Negli anni, queste imprese sono cresciute ed hanno ampliato i lavori, grazie anche ai nuovi macchinari sempre più efficienti.
La cava è attualmente più che mai in attività ed è un’importante risorsa economica del luogo, ma numerosi sono i problemi causati alle zone limitrofe come Villavecchia: rumore, smog, puzza, danni alle abitazioni (per via dell’utilizzo di esplosivi).

L’espansione della cava ha causato cambiamenti enormi nella fisionomia del territorio e persino la chiusura di un bene architettonico (la cappella di San Bernardo) di uso popolare, che non è stato ancora ricollocato in un luogo stabile e che quindi da molti anni non è accessibile al pubblico.
La cappella è stata spostata dal sito originario, per permettere alla cava di completare i lavori di scavo.

Le foto mostrano come si è riusciti, dopo aver smontato il porticato in mattoni, a imbragarla e a farla scivolare in un sito provvisorio. La cappella non è stata ancora portata al luogo prestabilito per il ripristino. Inoltre sono state avanzate richieste per un ulteriore spostamento in altro luogo ma la Sovrintendenza ai beni architettonici ha espresso parere sfavorevole e ribadito la necessità di limitare i rischi di un nuovo spostamento, consigliando di mantenere almeno una posizione della cappella coerente dal punto di vista paesaggistico e storico, ripristinando per esempio il sentiero devozionale che univa la chiesa Santa Caterina alla cappella di San Bernardo e quindi al santuario di Santa Lucia.
Le ultime notizie danno per certo il suo ripristino.

La cava ai tempi del lavoro scolastico (2008/2009)

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Le feste popolari e i percorsi devozionali a monte Calvario

50 anni fa a San Bernardo
Il mattino del lunedì di Pasquetta tutti sono pronti di prima mattina per “la merenda” nei prati di San Bernardo. Dal piano giungono a Villanova gruppi di “gitanti”: chi è a piedi e chi è in bicicletta. Insieme alla banda si parte verso San Bernardo. Lungo la strada alcuni si fermano per pregare: infatti, la Via Crucis che porta a monte Calvario accompagna per un tratto di strada il percorso. All’altezza del “VI pilone” votivo il gruppo gira a sinistra e prosegue il cammino lungo il sentiero che porta a San Bernardo, il medesimo che, volendo proseguire, porta fino al santuario di Santa Lucia. Essi vanno alla conquista del posto per fare merenda, sdraiati all’ombra di qualche albero, non prima di aver ascoltato la Santa Messa celebrata nella cappella. Verso sera si riprende la via del ritorno, con in tasca qualche caramella comprata per tre soldi da “Rainè dle caramele”. Ed ecco finire così la giornata della merenda di Pasquetta.
Un tempo il paesaggio era un’immensa distesa di prati, meli, peri, peschi, susini: un mare di colori e profumi si stendeva sulle nostre colline.
Volete sapere se anche oggi è così?

M. Calvario oggi…
Un lunedì, alle 5:00, nessuno ha bisogno della sveglia perché la cava avverte i suoi dipendenti dell’imminente giornata di lavoro. Dalle loro abitazioni, ecco giungere al posto di lavoro i lavoratori con i loro diversi mezzi di trasporto: macchina, motorino o a piedi. Iniziano la loro giornata di lavoro andando dal geometra, che assegna loro i compiti. Terminata la mattinata, vanno a pranzo, la maggior parte da soli e solo pochi fortunati con le loro famiglie. Ritornati al lavoro proseguono la giornata nel rumore e nella polvere, fino a che, alle 17 tutto si calma. Ecco com’è oggi una magnifica giornata di lavoro a monte Calvario.

Le processioni delle rogazioni
Nel mondo contadino era importante il momento della benedizione per ottenere la protezione del raccolto dalla grandine e dai parassiti. Tutti partecipavano alle tre processioni che precedevano la festa dell’Ascensione.
La terza ed ultima mattina era la volta della cappella di San Bernardo, il tragitto più lungo dei tre, ma il più piacevole per il paesaggio ricco allora di vigneti di “neiretto”: tra le tante persone c’era anche chi portava a benedire i bachi da seta che costituivano una fonte di guadagno per il paese.

La Banban-a di Pentecoste: una pianta che non c’è più
La festa di Pentecoste (fine maggio) era un’altra occasione per recarsi alla cappella di San Bernardo e, di lì, al santuario di Santa Lucia: a quell’epoca cresceva nei prati dei dintorni in abbondanza la “bamban-a”, o “lino delle fate” (stipa pennata) e tutti ne compravano i mazzolini posti in vendita per cinque soldi dai ragazzini del posto. Alcuni giorni prima l’avevano raccolta e colorata con il verderame sciolto in acqua, che aveva dato un bel colore verde-blu ai suoi soffici pennacchi.

La festa di San Bernardo
Finchè è stato possibile, cava permettendo, ogni anno si svolgeva a San Bernardo la processione per festeggiare la ricorrenza. Essendo il 20 agosto, la partecipazione era numerosa per la presenza dei villeggianti. Guidati dal Parroco, ci si recava alla cappella percorrendo la “strada dla fam”, un sentiero in gran parte scomparso, risalendo sul versante ormai reso inagibile dagli scavi, costeggiando il “Bersaglio” anch’esso sparito e giungendo finalmente alla cappella. I prati verdi, gli alberi carichi di frutti erano di stimolo ai bambini per partecipare numerosi; tra quei bambini c’era anche la nostra professoressa, che ricorda con nostalgia quell’occasione di festa per correre nei prati che non avrebbe rivisto per un anno intero, abitando nella grigia Torino.

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Intervista ad un dipendente della cava (2008/2009)

Che genere di lavoro svolgi?
Io guido le macchine che ci  sono in cava, ma non i camion: sono un operaio.

Che tipo di macchinari usi? E’ difficile usare quei mezzi?
Tutti gli escavatori e tutte le pale meccaniche. Richiede un po’ di pratica nel memorizzare tutti i comandi e nel manovrare i mezzi per il loro ingombro.

Che tipo di lavorazione si svolge nella cava?
Si estrae un primo materiale che si chiama “tout-venant” con  gli escavatori, mentre per la roccia si usa l’esplosivo. Poi con diverse fasi di frantumazione e di lavaggio si ottengono diversi tipi di sabbia e di ghiaia. Infine si vende all’ ingrosso, o si usa per l’ impianto dell’ asfalto e del cemento.

E’ un lavoro faticoso? Perché?
Più che faticoso direi stressante; l’ uso dei macchinari facilita il lavoro, ma la guida dal mattino alla sera provoca una fatica psicologica.

E’ un lavoro pericoloso? Perché?
Sì, per chi usa l’ esplosivo e per chi guida i mezzi la tensione è molto alta: c’è il pericolo di  far male a qualcuno, di ribaltarsi col mezzo e di  provocare danni materiali.

Se piove o nevica il lavoro di scavo il lavoro continua normalmente o vi sono delle complicazioni?
Sì, se piove o nevica, certe volte il lavoro si può continuare, a seconda dell’ intensità della precipitazione e della qualità del materiale estratto: un materiale terroso si infanga e rende quasi impossibile la frantumazione.

Quali sono i materiali estratti dalla cava?
Sono tout-venant e roccia.

Quante persone lavorano nella cava?
In piena produzione, un minimo di 6 persone.

Qual è il rapporto fra te ed il tuo datore di lavoro?
Ottimo, perché c’ è dialogo fra il datore di lavoro e l’ operaio.

Hai tanti giorni di ferie in casi di festività o vacanze estive?
Ho quattro settimane di ferie all’anno, ma è sempre difficoltoso trovare un accordo per le ferie estive, perché in quel periodo la cava è nel pieno della produzione.

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L’intervista sulla cava agli anziani della zona (2008/2009)

Cosa ne pensate della cava su monte Calvario?
E’ un’ importante attività economica.

Causava e causa ancora dei disturbi, o nel tempo i macchinari sono diventati più silenziosi? Quali disturbi?
Sono più silenziosi ma il turno del primo mattino è molto fastidioso (il bruciatore che scalda il catrame viene acceso alle cinque del mattino).

Avevate mai pensato  ad una possibile soluzione per eliminare i problemi causati dalla cava?
Cambiare i macchinari.

Andavate a monte Calvario? Per quale motivo?
A Pasqua, Pasquetta e per Pentecoste; inoltre  per tutta l’ estate tutti i venerdì si saliva con il parroco in processione; alla festa della Croce (in Settembre) si chiudeva il ciclo.Nei primi decenni del novecento si festeggiava la “festa dell’ albero”  e gli scolari piantavano i pini. Durante la guerra si andava  a far legna: il comune segnava gli alberi che si potevano tagliare.

Ora ci andate per lo stesso motivo?
Adesso si va solo il Venerdì Santo per la Via Crucis e la messa. Noi andiamo a fare ancora passeggiate, ma non la sera perché potrebbe essere pericoloso.

Conoscete la cappella di San Bernardo?
Certamente, ci andavamo per la festa del Santo (il 20 agosto) e per le rogazioni; c’ erano delle casette e gli abitanti offrivano ospitalità al parroco. Ci si passava anche per andare a Santa Lucia: ci si fermava sempre per il panorama( la vista su Villanova Mondovì) e per la bellezza dei prati.

Come vorreste che tornasse a essere utilizzata?
Vorremmo che realizzassero il progetto reclamizzato ma non ancora attuato, con luce, acqua e panchine.

Poiché non l’abbiamo mai vista, perché è chiusa, potreste descrivercela?
È una piccola cappella con un bel porticato.

Come raggiungete Santa Lucia ora che la strada per andare a San Bernardo è chiusa?
Non si può più andare a piedi.

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Come aggiungere i propri numeri telefonici (di fisso e ora anche di cellulare) per opporsi alle chiamate di telemarketing indesiderate, annullando anche i consensi precedentemente rilasciati: come segnalare poi eventuali violazioni da parte di call center

Ho scritto recentemente dei post sulla privacy e su come spesso sia violata (Il diritto alla riservatezza e privacy della persona e la normativa sui cookies: come adeguare un proprio sito su WordPress; Quando addirittura degli insulti ti arrivano al cellulare, alias come disabilitare/individuare spiacevoli chiamate pubblicitarie di spam) ed ho fatto riferimento al Registro pubblico delle opposizioni così come me lo ricordavo quando (inutilmente) lo avevo utilizzato già diversi anni fa. Sentendone parlare anche per radio in questi giorni, ho riprovato a visitare quel sito per vedere se qualcosa fosse cambiato: ed effettivamente delle novità ci sono, almeno da un punto di vista informatico! Specifico subito che l’iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni è gratuita e conviene farla, per quanto la sua utilità, almeno per ora, non sia certa… ma questo dipenderà soprattutto dalle segnalazioni che giungeranno dai cittadini stessi!!

Se vuoi saperne di più puoi andare sul sito dell’RPO dove si legge: Il Registro pubblico delle opposizioni, esteso a tutti i numeri telefonici nazionali, fissi e cellulari, consente al CITTADINO di opporsi alle chiamate di telemarketing indesiderate. L’iscrizione annulla anche i consensi precedentemente rilasciati, tranne quelli con i gestori delle utenze e quelli che saranno autorizzati dopo l’iscrizione. Con il nuovo servizio l’OPERATORE deve consultare mensilmente il RPO e comunque prima di svolgere le campagne pubblicitarie tramite telefono. L’opposizione può riferirsi anche alla pubblicità cartacea, nel caso l’indirizzo sia presente negli elenchi telefonici pubblici.

Si legge anche, nella pagina di spiegazione: Con il Registro pubblico delle opposizioni puoi richiedere quattro funzioni differenti: “Iscrizione”, “Rinnovo”, “Revoca selettiva” e “Cancellazione”. Tutte le richieste vengono gestite entro un giorno lavorativo, sebbene la loro efficacia diventi effettiva entro 15 giorni.

Perciò, per verificarne l’efficacia, essendomi (re)iscritto ora, dovrò aspettare 15 giorni!

Si legge inoltre che dopo l’iscrizione al servizio è possibile ricevere solo chiamate autorizzate dai gestrori delle tue utenze – nell’ambito di contratti attivi o cessati da non più di 30 giorni (per esempio del settore telefonico ed energetico) – e quelle per cui hai rilasciato un apposito consenso successivamente alla data di iscrizione nel RPO.
L’errore di battitura che ho evidenziato in grassetto non è mio, ma è presente nel sito stesso (il correttore automatico del browser me lo ha subito individuato non appena ho incollato il testo copiato così com’è scritto su quella pagina del sito) e questo non è certo stato per me un buon indice iniziale sull’accuratezza con cui tale sistema sia stato sviluppato!

Pagina che elenca le funzionalità dell’RPO… con un errore di battitura: certamente non un bel segnale per un sito istituzionale!

Tuttavia, poi utilizzandolo, almeno da un punto di vista informatico non ho rilevato malfunzionamenti e anche l’interfaccia utente mi è sembrata adeguata e sufficientemente chiara. Quindi, rispetto al sistema che avevo utilizzato anni fa, sicuramente i progressi sono evidenti… almeno da un punto di vista della realizzazione informatica: si tratta ora di sperimentare se rimane solo un qualcosa di facciata o abbia un’effettiva ricaduta nel mondo reale!
Per il momento non ho potuto che constatare che, accedendo inizialmente come utente già iscritto al registro, non mi risultava registrato alcun numero telefonico, quindi nemmeno il quello mio fisso che invece anni fa avevo già inserito con metodi meno sofisticati, senza quindi un utilizzo di SPID! Ne deduco che probabilmente il nuovo sistema informatico non abbia importato i dati pregressi e che quindi sia necessario effettuare una nuova iscrizione, tanto più opportuna ora che è possibile indicare non solo il numero telefonico del fisso (come era un tempo), ma anche quello di cellulare!
Si trova infatti che la registrazione riguarda non solo tutti i numeri fissi italiani ma, dal 27 luglio 2022, anche i cellulari e i fissi non presenti negli elenchi telefonici pubblici. 

L’iscrizione/gestione può ora essere fatta sia da Web sia da telefono (numero verde 800957766 in caso di utenze fisse o il numero 0642986411 in caso di cellulari) sia addirittura via email, sebbene quest’ultima modalità richieda l’inoltro via email di un modulo scaricabile e quindi sia, a mio parere, la meno agevole da utilizzare!

Nel seguito i semplici passi che consentono di registrare gratuitamente i propri numeri telefonici in quel registro. Dopo essersi autenticato, ad esempio con lo SPID, si possono inserire i propri numeri telefonici (premere su + Aggiungi numero se si desidera inserirne un’ulteriore) che dovranno poi in un successivo passaggio essere verificati telefonando (dalla medesima linea fissa se si tratta di un numero fisso, dal medesimo cellulare se si tratta di un numero di cellulare) al numero indicato (i.e. 0642986415): effettuando la chiamata a quel numero non viene fornita alcuna risposta ma poi, andando a vedere la pagina sul sito, senza neppure la necessità di ricaricarla, si nota immediatamente che quel numero passa dallo stato Da verificare a quello di Verificato! Infine viene mostrata una pagina riassuntiva in cui viene addirittura indicato il codice registro assegnato a ciascuno dei numeri inseriti… anche se non vedo cosa possa servire al cittadino. Ovviamente il tutto può essere compilato tramite sia un PC/tablet sia uno smartphone accedendo con un qualsiasi browser al sito dell’RPO: