Fontane Pubbliche Italiane: punti acqua ancora chiusi quando altri gestori invece hanno amministrato ben diversamente il servizio nonostante l’emergenza Covid-19

Nel tempo ho scritto diversi post sul Paese di Villanova Mondovì dove da anni trascorro parte delle vacanze estive.
Alcune delle cose che da anni avevo apprezzato della sua amministrazione erano sia la raccolta differenziata porta a porta, davvero molto accurata, sia il collocamento da anni, nella piazza del Paese, di un punto acqua dove riempire bottiglie con acqua fresca naturale o gassata, versando un contributo economico minimo ed evitando così di produrre un’inutile quantità di plastica dovuta alle bottiglie delle acque minerali. Proprio poco tempo fa avevo scritto un post dove analizzavo la proficua funzione dei punti acqua nella diminuzione dell’inutile produzione di plastica come immondizia (vedi Bere l’acqua del rubinetto utilizzando i punti acqua o predisponendo a casa propria sistemi economici per avere acqua filtrata e gassata a piacere – (prima parte)).

Carte, distribuite dal Comune di Villanova Mondovì, per utilizzare agevolmente il punto acqua gestito da Fontane Pubbliche Italiane

Quest’anno invece ho avuto una brutta sorpresa quando un due mesi fa mi ero recato in quel Paese dopo le restrizioni agli spostamenti dovute alla pandemia Covid-19: l’area attorno al punto acqua, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, era transennata con nastro di divieto d’accesso e tutto il sistema di erogazione era spento.
Già allora mi aveva meravigliato, anche perché analoghi punti acqua della SMAT, sia a Torino sia dei Paesi della Provincia (quasi 200 punti nella sola area metropolitana), sono stati sempre attivi anche nei mesi in cui non si poteva uscire di casa se non per effettuare acquisti alimentari essenziali.

A distanza di mesi la situazione non è purtroppo cambiata sostanzialmente: ora in quel punto acqua non ci sono più i nastri di divieto di accesso, ma il sistema di erogazione continua a rimanere spento. Anzi, ora che quell’area non è più visibilmente ad accesso vietato, si rischia (come è capitato a me) che uno si rechi inutilmente con il cestino di bottiglie convinto di poterle riempire!! Trovandolo invece spento noterà poi che permane il cartello seguente attaccato da Fontane Pubbliche Italiane erogatore del servizio:

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO – In riferimento alle disposizioni della Regione Piemonte del 21/3/20 in merito ai disposti riguardanti i distributori automatici, ci vediamo costretti, nostro malgrado, alla chiusura del servizio di erogazione dell’acqua fino a data da destinarsi“.

A Villanova Mondovì, da diversi mesi e tuttora, il servizio di erogazione dell’acqua è sospeso fino a data da destinarsi

Mi sono anche recato in Comune per chiedere una spiegazione e mi è stato detto che effettivamente non si sa quando il servizio riprenderà e che è sospeso in quanto, per come ho inteso, nessuno si vuole prendere la responsabilità per un’ipotetico potenziale pericolo di diffusione del virus attraverso la distribuzione di quell’acqua.

Analizzando quanto scritto nella comunicazione di servizio affissa, mi domando: come è possibile che, se esistono disposizioni così ferree da parte della Regione Piemonte – tali da indurli, “loro malgrado” alla “chiusura a data da destinarsi del servizio“- , i punti acqua della SMAT nella provincia di Torino sono funzionanti (e lo sono stati sempre), mentre almeno questo, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, continua ad essere spento?
Come risulta ben visibile anche dalla foto precedente, il distributore fa scendere l’acqua direttamente dall’alto e non presenta tubi che possano venire a contatto con bottiglie utilizzate dall’utenza, come ovviamente avviene in tutti i punti acqua pubblici!
Cosa dire allora delle fontane presenti sul medesimo territorio
(ai vicini giardinetti, di lato alla chiesa a pochi passi dal punto acqua in oggetto), che invece funzionano regolarmente e probabilmente non hanno avuto mai interruzione pur avendo un “normale” rubinetto, quindi teoricamente più soggetto a inquinamenti vari? Mi sbaglio o l’acqua di quel punto acqua dovrebbe essere proprio la medesima acqua potabile che arriva a quelle fontane, solo che risulta poi refrigerata, in parte gassata e per di più verosimilmente depurata con appositi filtri per eliminare sia il cloro sia potenziali agenti batterici e quant’altro?
Quindi non riesco davvero a comprendere il comportamento di quel gestore del servizio che per perdura a tutt’oggi … ben diverso da altri gestori che operano tra l’altro nella medesima Regione e che quindi devono rispettare le medesime disposizioni!

Intanto, i supermercati del territorio ringraziano, i produttori di acqua minerale altrettanto … mentre il servizio raccolta rifiuti e, soprattutto, la Natura molto meno! 🙄

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SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!

Qualche settimana fa mi è giunta una comunicazione dal sindacato che segnalava un’importante notizia contenuta nella circolare Inps n. 87 del 17 luglio 2020, relativa al passaggio da PIN INPS a SPID.
Sostanzialmente in quella circolare, con oggetto “Switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID)“, viene comunicata la decisione di effettuare un graduale switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e si forniscono le istruzioni relative alla fase transitoria, decorrente dal 1° ottobre 2020, propedeutica alla definitiva cessazione della validità dei PIN rilasciati dall’Istituto.
Viene anche detto che “L’Istituto intende quindi procedere allo switch-off dal PIN allo SPID in considerazione degli evidenti vantaggi a favore sia delle politiche nazionali di digitalizzazione sia del diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione.
Inoltre, SPID consente agli utenti d’interagire non solo con l’Istituto, ma con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti, costituendo di fatto un sistema aperto agli sviluppi europei. Il sistema SPID è inoltre dotato di livelli di autenticazione grazie ai quali l’Istituto potrà cogliere nuove opportunità per abilitare servizi inediti che richiedano una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente (firme digitali, pagamenti, ecc.)”.
Viene pertanto sancito che, dal 1° ottobre 2020:

  • Non saranno rilasciati nuovi PIN agli utenti, salvo quelli richiesti da utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID e per i soli servizi loro dedicati;
  • I PIN già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria.

Insomma, si parla di “evidenti vantaggi“, di “semplificazione del rapporto del cittadino con la pubblica Amministrazione“, “maggiore affidabilità” e fonte di “nuove opportunità per abilitare servizi inediti” … insomma, frasi generiche senza specificare nulla in dettaglio! Per intanto, magari per far capire che non stanno scherzando, dal 1/10/2020 non verranno più rilasciati nuovi PIN e quelli già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità per un tempo non ben precisato, durante quella che viene definita una “fase transitoria“!

Mi chiedo, ma questi Signori hanno considerato e compreso proprio tutte le conseguenze della loro decisione? Secondo me no, e in questo post cercherò di analizzare il perché di questa mia affermazione, sicuramente opinabile e per questo gradirei ricevere dei commenti che mi forniscano motivazioni concrete tali da semmai farmi cambiare idea!

Diciamo innanzitutto che, non appena ho letto questa notizia, mi sono detto, tra me e me: “Ma questi sono pazzi!“. Hanno un sistema di autenticazione sperimentato da anni, già conosciuto e utilizzato da buona parte della popolazione, hanno già procedure validate da tempo che permettono con sicurezza di rilasciare – nel giro di pochi giornile dovute credenziali con un minimo sforzo da parte del cittadino (i.e. richiesta online, invio di parte del codice per email e parte per posta ordinaria verificando in tal modo così sia l’email sia il domicilio del richiedente in base al suo domicilio ufficialmente registrato e associato al suo codice fiscale), hanno già comunque introdotto sia nel portale sia nell’app anche la possibilità di accesso con lo SPID, rendendo quindi il tutto aperto anche alle nuove politiche nazionali di digitalizzazione, qualora il cittadino proprio le voglia utilizzaree, ancora prima che sia terminata la diffusione della Carta di Identità Elettronica (CIE) in tutta la popolazione (cioè fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte) buttano via la pregressa alternativa di autenticazione che attualmente è sicuramente quella più utilizzata dal cittadino per diversi motivi!!!
Vediamo di elencarne almeno alcuni di questi motivi, insomma quelli che mi saltano più all’occhio e mi stupisco che altrettanto non sia avvenuto per i dirigenti INPS che hanno preso quella decisione:

  • Utilizzato da anni e quindi ben conosciuto anche dalle persone di una certa età, in genere poco informatizzate.
  • Facile da ottenere senza neppure muoversi di casa, quindi anche da persone anziane/disabili
  • Non richiede procedure complesse che necessitino di uno smartphone e/o dell’uso di app specifiche.
  • Una volta inserite al primo accesso nell’app INPS, queste vengono ricordate rendendo successivamente l’accesso immediato, senza neppure più la necessità d’inserirle e rendendo così agevole accedere subito alle informazioni ricercate (e.g. accredito della pensione).
  • Analogamente, nell’autenticazione al portale dell’INPS da un browser, le credenziali rimangono memorizzate se uno lo desidera, rendendo successivamente anche qui l’accesso agevole e immediato.

Lo SPID ha l’indubbio vantaggio di poter essere un metodo unico per accedere a tutti i servizi dell’Amministrazione Pubblica (e.g. INPS, Agenzia delle Entrate) e non solo, per cui è bene prevederlo come metodo alternativa: purtroppo ha diversi inconvenienti di cui elenco solo i principali ed evidenti a chiunque abbia utilizzato lo SPID come metodo di accesso nei siti/app che lo consentono come possibilità:

  • Richiede una registrazione con una procedura non banale e non univoca, in quanto dipende dal provider scelto: io ho provato personalmente quelle messe a punto sia da TIM sia dalle Poste Italiane ed entrambi non sono assolutamente banali da completare per un cittadino generico, tanto più se anziano. Anche le procedure pensate per il recupero di tali credenziali sono differenti a seconda del provider e sempre non banali.
  • Prevede che il cittadino possegga uno smartphone personale e, spesso, che sappia anche utilizzare un’apposita app (e.g. l’app PosteID) [vedere i miei post: – Identità digitale TIMid: review&test per l’accesso ai siti dell’Agenzia delle entrate (e.g. 730), INPS (e.g. pensione) ed INAIL; – 18app – Come ottenere lo SPID (e.g. TIMidPosteID)]
  • L’autenticazione con SPID, in un sito/app che la preveda, comporta una serie di passaggi anche questi non univoci, in quanto dipendono dal provider scelto. In genere comportano l’uso di OTP (One Time Password) inviato via SMS e/o l’utilizzo di app specifiche o la redirezione ad altri siti per la verifica dell’identità. Si tratta comunque di un processo a più passaggi che non può avvenire in modo automatico per i successivi accessi, ma richiede sempre e comunque un’attenta e non banale interazione con il richiedente. Ne consegue che non è più possibile avere un’app (e.g. INPS mobile app) che, una volta autenticatesi la prima volta (e.g. con username univoca pari al proprio codice fiscale e PIN fornito dall’ente in modo sicuro con email + posta ordinaria), agli accessi successivi entra subito nell’area personale autenticata, in grado di fornire subito le informazioni desiderate. Analogamente, quando si accede al portale web tramite un browser.
Con lo SPID non si può avere un’autenticazione automatica per i successivi accessi all’app dell’INPS

Insomma, prevedere anche un possibile accesso con SPID è sicuramente utile come alternativa, magari per supportare anche servizi che richiedano maggiori autorizzazioni, ma prevederlo come unico metodo di autenticazione anche per i servizi base è davvero troppo limitante!
Spero proprio che i responsabili dell’INPS e tutti le Pubbliche Amministrazioni si accorgano per tempo che, soprattutto qualora esista già un metodo di autenticazione preesistente e una procedura consolidata per distribuire in modo sicuro delle credenziali, non ha alcun senso dismettere il preesistente e lasciare solo lo SPID come unica possibile modalità di accesso.

Perché poi almeno non aspettare a dismettere eventualmente il “vecchio” metodo di autenticazione quando tutti avranno la Carta di Identità Elettronica (CIE), cioè solo fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte? Già ora ci sono 16 milioni di CIE, più del doppio degli SPID attivi, secondo quanto affermato in un recente articolo comparso su La Repubblica che vi invito a leggere (Cresce l’identità digitale italiana, ma è guerra Spid contro Cie). Anche usando la CIE, per quanto ho inteso, si è praticamente obbligati ad avere uno smartphone (tra l’altro uno con NFC, funzionalità non attualmente presente neppure in tutti i modelli recenti anche di marche assai diffuse come Xiaomi, OnePlus, Oppo) oppure, in alternativa, ad avere un lettore esterno di carte da collegare via USB al PC, se si vuole usare solo quest’ultimo (a meno di utilizzare eventuali totem multimediali messi a disposizione dei cittadini in luoghi pubblici), … ma almeno con quella modalità viene superato il primo ostacolo, cioè quello di possedere una identità digitale! Inoltre, avere previsto con lo SPID che l’identità digitale venga gestita da ditte private (che hanno potuto tra l’altro scegliere le procedure che meglio credevano, pur rispettando i protocolli di autenticazione poi utilizzati) che ovviamente ne hanno un guadagno (anche se per il momento non vedo dove, se non che siano pagate dalle finanze pubbliche per quel loro servizio) è, secondo me stato un errore. Al limite, molto meglio una procedura che utilizzi l’identità digitale associata alla carta d’identità elettronica (CIE) che tanto viene già data a tutti i cittadini per default dalle anagrafi, cioè da un servizio pubblico.

Comunque, non penso proprio che ad una persona anziana interessi dovere possedere a tutti costi uno smartphone per potersi scaricare il CUD! Ci sono servizi per cui può avere un senso avere l’assicurazione che sei proprio tu in prima persona a richiederli (e. g. operazioni bancarie) altri, anche relative alla Pubblica Amministrazione, per i quali è più che sufficiente ed utile che possa anche essere un familiare ad operare (a cui, molto verosimilmente sia data la possibilità di farlo dalla persona interessata). Non tutti i servizi di una Pubblica Amministrazione richiedono il medesimo livello di sicurezza per cui quello presistente, ammettendo che sia meno sicuro, potrebbe essere comunque lasciato per i servizi base che poi sono quelli che maggiomente servono al cittadino comune.

Non voglio ancora pensarci quando e se dovrò recuperare il CUD dei miei anziani per le prossime dichiarazioni dei redditi, non avendo loro ovviamente né uno SPID, né i requisiti per averlo (nessuno smartphone), né la “agevolezza” per poterlo ottenere gratuitamente (se non spostandosi in carrozzina, ad esempio, in un ufficio postale per l’accertamento d’identità almeno ora che siamo in emergenza COVID-19, e che neppure pagando esiste più la possibilità di avere il riconoscimento a casa da parte del postino)!

Quindi mi sembra che, in verità, non si stia andando per nulla verso il rispetto del “diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione, citando una frase del comunicato INPS scritta al contrario per giustificare quella decisione presa! 🙄 🤐

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Link utili

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Amazon Business: fattura automatica e offerte business utili anche per il piccolo professionista che ha un’attività in proprio con partita iva

Come sarà probabilmente successo anche ad alcuni di voi, anch’io avevo ricevuto tempo fa alcune email di Amazon che pubblicizzavano Amazon Business avendo effettuato qualche acquisto che, evidentemente, mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda. Chiedendo poi all’efficiente servizio clienti di Amazon chiarimenti e se potevo davvero richiedere un account business pur non avendo una partita IVA, mi era stato risposto che, non possedendola, non mi era possibile!

Email ricevuta da Amazon che pubblicizza Amazon Business avendo io effettuato qualche acquisto che mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda

Solo qualche giorno fa ho comunque avuto modo di approfondire il processo d’iscrizione ad Amazon Business in quanto ho aiutato un’amica a effettuare su Amazon un acquisto di un PC per il suo studio, avendo trovato per lei un’offerta assai conveniente in quel negozio online. Avendo lei una attività professionale e dovendo acquistare quel prodotto per il suo lavoro, desiderava ovviamente ricevere la fattura: ho cercato quindi di capire come era meglio procedere per averne una valida ai fini fiscali, in cui fosse indicata la sua partita IVA.

Innanzitutto, ovviamente non avrei potuto acquistarlo utilizzando il mio account, sebbene in quel caso sarebbe potuto arrivare prima, avendo io un abbonamento ad Amazon Prime. Inizialmente l’ho quindi aiutata a crearsi un classico account Amazon a lei intestato, ma poi non riuscivo a capire come impostare nel suo profilo quei dati indispensabili per ricevere una fattura (e.g. numero della partita IVA). Contattando quindi il servizio clienti Amazon, ho compreso che la strada più opportuna sarebbe stata quella di creare per lei un account business che agevolmente consente, appunto, di poter registrare sul proprio profilo sia tutti quei dati necessari per rilasciare una fattura sia altri particolarmente utili soprattutto in un contesto business (e.g. PEC). La creazione di un account business è d’altra parte non solo agevole e gratuita, ma fornisce anche ulteriori vantaggi pensati appunto per il mondo business quali, ad esempio, gli sconti per quantità.

Ovviamente per poter avere un account ad Amazon Business si devono avere i requisiti necessari, che poi sostanzialmente è uno solo, vale a dire avere un’attività professionale in proprio/azienda e quindi possedere una partita IVA: quindi basta essere anche solo un professionista che lavora in proprio nel suo studio (e.g. avvocato, medico).

La procedura d’iscrizione ad Amazon Business si trova a selezionando l’apposito link “Crea un account gratis >” presente in questa pagina specifica: poi, il tutto è assai semplice e guidato! Comunque, in fondo a quella pagina c’è anche un elenco di F.A.Q. che possono chiarire eventuali dubbi …

Apposito link “Crea un account gratis” presente nel sito di Amazon Business

Una volta compilata la richiesta di adesione (in cui si devono indicare i propri dati anagrafici, tipologia di attività, codice fiscale, numero di partita IVA, email ed eventualmente la propria PEC) è necessario attendere uno/due giorni perché i dati inseriti vengano verificati e quindi l’iscrizione sia confermata e divenga attiva.

I dati di fatturazione dovranno indicare l’indirizzo del proprio studio, anche se poi l’indirizzo di recapito dei pacchi potrà cambiare a piacere a seconda delle proprie comodità e si potranno comunque inserire/cambiare diversi indirizzi di recapito anche in seguito … e magari scegliere un Amazon Locker che risolve i problemi di doversi far trovare per la consegna (vedi il mio post Come utilizzare gli Amazon locker). La ricezione di un SMS al numero di cellulare indicato notificherà quindi l’effettiva attivazione del proprio account business (o in alternativa, qualora richiesto, la conversione in business del proprio preesistente account consumer, cioè quello “normalmente” attivato). Infatti, si noti che, durante la registrazione ad Amazon Business, se uno ha già un account Amazon consumer, viene chiesto d’indicare se si desidera mantenere distinto il nuovo account business oppure si se si preferisce migrare quello consumer preesistente a business. Per una piccola attività, soprattutto quando gestita singolarmente e in prima persona, probabilmente risulta più agevole e conveniente effettuare quella seconda scelta, mantenendo così un unico account Amazon. In questo modo, poi, se uno aveva già, per il preesistente account consumer, un abbonamento ad Amazon Prime, questo si manterrà anche una volta convertito in business e quindi si avrà una continuità di tutti i suoi vantaggi per i successivi acquisti business! Diversamente, per beneficiare di Amazon Prime, ogni singolo account deve avere la sua propria iscrizione. Perciò, se uno desidera invece avere un nuovo account business disgiunto dal preesistente consumer ed avere anche su quello i vantaggi di Amazon Prime, deve procedere ad un’altra iscrizione per quello. Questa può essere una ragione in più per scegliere di mantenere un unico account, trasformando quello consumer, che uno già possiede, in uno business!!

Si noti che quando si opera su un account Amazon Business, sebbene i prezzi degli articoli abbiano il medesimo prezzo finale (a parte possibili offerte aggiuntive per acquisti per quantità), viene indicato in grande il prezzo senza IVA e sotto, più in piccolo, il costo ivato: per chi è abituato ad acquistare sull’Amazon consumer, questa differenza nell’interfaccia utente può in un primo tempo confondere (si tende a vedere tutto come se costasse meno!), ma basta abituarsi e tener conto anche del prezzo con IVA comunque indicato accanto!

Una volta acquistato un prodotto, la fattura scaricabile associata si trova nella sezione degli ordini effettuati, analogamente a quanto avviene per le ricevute degli acquisti con l’Amazon consumer. Anche in questo caso, uno può poi sempre recuperarla anche a distanza di anni, semplicemente ricercando il prodotto tra i propri acquisti!

Ovviamente in questo post mi sono limitato ad analizzare le caratteristiche principali dell’iscrizione ad Amazon Business per un professionista con il suo piccolo studio.
Ovviamente per una media/grossa ditta le possibilità di configurazione del proprio account business possono essere più complesse potendo, ad esempio, indicare anche altre persone in modo che possano effettuare acquisti per l’azienda.

Perciò, se hai la partita IVA e puoi quindi effettuare l’iscrizione ad Amazon Business, anche se hai già un account Amazon consumer convertilo in business accedendo a questa pagina, per ottenere così ulteriori vantaggi tra cui la fatturazione in automatico utile per tutti gli acquisti che effettuerai per il tuo lavoro!!

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Come recuperare su un nuovo smartphone i biglietti acquistati con il precedente tramite l’app TO Move della GTT: alias come riuscire a complicare un servizio di ticketing!

Già diversi mesi fa avevo provato a installare l’app della GTT, TO Move, che consente di acquistare virtualmente biglietti del servizio di trasporto pubblico di Torino. Infatti, talvolta può accadere di avere esaurito i biglietti acquistati in tabaccheria o quelli che uno ha caricato sulla propria BIPcard personale (con nominativo e foto) – sempre in tabaccheria – , per cui può essere utile poter effettuare un acquisto del biglietto online. Si noti, tra l’altro, che con la BipCard è possibile caricare solo biglietti di una stessa tipologia (i.e. solo corsa singola o solo giornalieri) secondo una logica di semplificazione nell’utilizzo che tuttavia ha reso poco flessibile il sistema stesso, per cui è convieniente avere sempre con sé comunque almeno un biglietto dell’altra tipologia rispetto a quello che si è deciso di caricare sulla BipCard! Inoltre, un acquisto diretto del biglietto dovrebbe risultare vantaggioso anche al gestore del servizio, non essendoci intermediari.
Peccato che, quando avevo provato ad acquistare un biglietto con la prima versione di quell’app, ci avevo messo non solo il tempo di attesa del tram, ma anche di quasi tutto il percorso 🙄! Avevo quindi successivamente desistito nell’utilizzare quell’app continuando ad affidarmi ai metodi tradizionali sebbene, forse, nel tempo l’avessero poi sicuramente migliorata come usabilità! Un video ben fatto è ora presente sul loro sito e mostra chiaramente tutta la procedura di acquisto attualmente prevista e usufruizione del biglietto a bordo di un mezzo pubblico.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (1)

Proprio ieri un amico mi scrive un messaggio su WhatsApp in cui mi segnala che, avendo cambiato il cellulare (probabilmente rotto) e installando quell’app su quello nuovo, non si era ritrovato più i biglietti prepagati che aveva acquistato con il precedente tramite l’app TO Move della GTT. D’altra parte come avrebbe potuto, non richiedendo quell’app una vera registrazione/autenticazione di qualsiasi tipo, neppure una che utilizzi, come oramai spesso avviene, un sistema di terze parti (e.g. Google, Facebook, Microsoft, Amazon)? Tuttavia, sebbene quando inizialmente uno lancia per la prima volta quell’app si operi in modalità anonima, all’atto del primo acquisto di un biglietto vengono richiesti sia dei dati anagrafici (i.e. nome, cognome, email, codice fiscale, numero di telefono) sia quelli di una carta di credito tradizionale (niente metodi di micro-pagamento tipo PayPal, Satispay!) per cui di fatto quei dati da associare ai biglietti acquistati sono presenti nel server di quel sistema di ticketing.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (2) – Inserimento dati anagrafici al primo acquisto
Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (3) – Inserimento dati della carta di credito al primo acquisto

Per rendere più veloce un successivo pagamento, se si decide di memorizzare nell’app i dati relativi alla propria carta di credito, si può impostare eventualmente un PIN che verrà richiesto in alternativa per confermare la transazione economica.

Possibile impostazione di un PIN per poter confermare il pagamento dei successivi biglietti

Peccato che quando uno lancia l’app sul suo nuovo smartphone (o sul medesimo dopo averlo dovuto resettare), fin quando non acquista un nuovo biglietto si navighi nuovamente nell’app in modo anonimo, per cui i biglietti precedentemente acquistati non possono essere recuperati automaticamente. Molto probabilmente, seppure non abbia avuto modo di verificarlo, anche acquistando un nuovo biglietto inserendo i medesimi dati anagrafici, non verrebbero comunque recuperati quelli vecchi …

Tuttavia nell’apposita pagina delle F.A.Q. presente nel sito di TO Move sembrerebbe esserci un quesito da cui poter dedurre una soluzione al nostro problema. Da http://www.gtt.to.it/cms/biglietti-abbonamenti/5372-faq-app-to-move#cambio si legge:

Pagina delle F.A.Q. del sito TO Move

..cambio i dati personali, perdo i biglietti che ho già comprato?

NO, i biglietti sono comunque salvati sul tuo telefono, anche nel caso tu abbia disinstallato TO Move. Se, invece, hai resettato o ripristinato i dati di fabbrica del telefono, allora dovrai mandare un’email a infotomove@gtt.to.it indicando con precisione i dati personali con cui ti eri registrato sul telefono: nome, cognome, e-mail, codice fiscale, numero di cellulare (vecchio ed eventuale nuovo), codice IMEI del telefono. In questo modo GTT potrà controllare se esistono biglietti a tuo nome già comprati su TO Move non ancora utilizzati e provvederà a trasferirli sul tuo account del telefono.

Tuttavia quelle informazioni fornite non risultano, secondo me, esaustive e completamente a prova di equivoci.
Si parla di fornire i “dati personali con cui ti eri registrato sul telefono” e si deve immaginare che si tratti di quelli forniti all’acquisto del primo biglietto con quell’app, ma sarebbe anche lecito supporre, per come la frase è formulata, che si possa trattare di quelli di registrazione al sistema operativo (e.g. Google/Apple account per un cellulare Android o iPhone rispettivamente) o di quelli associati all’acquisto della SIM di quel telefono: il dubbio può ragionevolmente nascere dal momento che non è richiesta una registrazione alla loro app, ma dei dati anagrafici vengono richiesti solo all’acquisto del primo biglietto e presumibilmente vengono a essi associati: si noti che quei dati possono anche essere cambiati nel tempo per ciascun nuovo acquisto. La figura seguente mostra il pulsante che appunto consente di cancellare i dati della carta e quelli personali … anche se non è chiaro, almeno da quel video tutorial, se così si perdono o meno anche i biglietti già acquistati 🤔, ma immagino di no!

I dati della carta e quelli personali possono essere anche rimossi dall’app

Inoltre, si parla reset o ripristino del telefono e non si fa cenno al caso (piuttosto frequente di questi tempi!) in cui si tratti invece di uno nuovo che lo sostituisca.
Viene comunque fornita una email da contattare per attivare una procedura non banale che prevede di fornire addirittura il codice IMEI del telefono con cui si era effettuato l’acquisto e in cui si desidera ripristinare i biglietti. Si può comunque immaginare di estendere quella procedura indicata fornendo, nel caso in oggetto di acquisto di un altro cellulare, non solo l’IMEI del telefono originario, ma anche di quello nuovo. Infatti, come mostrato nelle figure seguenti, così agendo, la procedura di richiesta di recupero biglietti viene accettata correttamente!

Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (1)
Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (2)

Si noti che, sebbene la richiesta di assistenza sia stata presa in carico molto velocemente, viene indicato un tempo di “24/48 ore per il completamento dell’operazione: questo è comprensibile trattandosi di una procedura che prevede un controllo manuale dei dati forniti via email da comparare con quelli presenti nella base dati di tutti i biglietti venduti!

Viene quindi da chiedersi:

  • Come fare se uno non conosce l’IMEI del telefono vecchio e non ha neppure la possibilità di recuperarlo (e.g. cellulare non più funzionante o rubato)? Si ricorda che il numero IMEI (o MEID) per un telefono cellulare agisce come un identificatore univoco per quel dispositivo. Due dispositivi non avranno mai lo stesso e questa caratteristica lo rende uno strumento molto utile principalmente per il monitoraggio dei cellulari smarriti o rubati: per questo motivo è comunque sempre opportuno annotarselo (vedi Come Trovare il Codice IMEI di un Telefono Cellulare).
  • Perché impiegare risorse umane per realizzare una procedura manuale di recupero (non infrequente tra i propri clienti) quando basterebbe cambiare la sua progettazione per renderla automatica? Infatti, sarebbe sufficiente prevedere un’autenticazione sicura a livello di app per cui, accedendo con quelle credenziali su una qualsiasi installazione (indipendentemente dal cellulare utilizzato) si potrebbero recuperare/utilizzare i biglietti già prepagati, aggiornando in real-time la situazione del proprio borsello biglietti acquistati. Anzi, questi potrebbero essere anche essere utilizzati – utilizzando diversi cellulari ma impiegando le medesime credenziali per quell’app – da più persone (e.g. i membri della famiglia), come d’altra parte può avvenire per quelli cartacei che infatti non sono nominativi.  
  • Perché inventarsi una procedura e sviluppare un’app specifica quando si potrebbe effettuare un pagamento analogo tramite sistemi tradizionali che utilizzino borsellini virtuali creati usando direttamente un POS/carta di credito contact-less (e.g. come realizzato per i distributori di acqua SMAT) o come avviene con il sistema dell’ATM di Milano? Per non parlare poi di altre metodologie che utilizzino sistemi pensati principalmente proprio per i micropagamenti (e.g. Satispay, PayPal).

Infine, se non c’è account c’è dell’anonimato … e mi viene da chiedermi ancora: non è che le API utilizzate da quell’app possono essere chiamate ciclicamente cambiando il parametro IMEI (che sembra essere la chiave di associazione), alla ricerca di un biglietto da utilizzare a gratis (anche se in realtà si tratterebbe di un biglietto pagato da un altro cliente 🙄!!)? Basterebbe decompilare l’app (operazione generalmente agevole per qualsiasi sviluppatore) e analizzare il suo codice per verificarlo, ma probabilmente (anzi, spero sicuramente) ci sarà qualche verifica in più per evitare che si possa fare … sebbene mi rimanga i dubbio, come ex sviluppatore, vedendo come è stata progettata quell’app 😏.

P.S. L’app TO Move evidentemente fa delle chiamate non “pure” http/s verso i propri server per cui, se si utilizza per la connessione dati del proprio smartphone un’APN aziendale, può non funzionare correttamente il recupero dei biglietti per cui è necessario impostarne una pubblica.

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5 agosto 1981: abrogato il matrimonio riparatore

Ho la fortuna di avere come parente una grande avvocata che da sempre si adopera in difesa dei diritti civili delle donne e contro le violenze, non solo fisiche ma anche psicologiche, che ancora oggi purtroppo troppo spesso subiscono.

Ho ricevuto proprio oggi, 5 agosto, un suo messaggio WhatsApp che mi ricordava che proprio il 5 agosto 1981 è stato abrogato il matrimonio riparatore.

Alla mia risposta di stupore, mi ha poi risposto che la riforma del diritto di famiglia è solo del 1975, quindi di poco antecedente: prima di questa, anche giuridicamente, il marito era il capo della famiglia e poteva usare lo ius corrigendi anche verso la moglie!

Sembra impossibile ma, pensando che io avevo allora già rispettivamente 22 e 16 anni, mi sono ancor di più reso conto, come quelle siano leggi/riforme emanate solo l’altro ieri nella nostra “democratica” nazione, dove solo dal 30 gennaio del 1945 le donne hanno ottenuto il diritto di voto (tranne le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati”). L’eleggibilità delle donne – quindi non solo la possibilità di andare a votare – venne stabilita, invece, con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo del 1946.

È quindi giusto e bene non solo ricordare, ma anche continuare a difendere leggi a difesa dei soprusi, contribuendo a far sì che si diffondano anche in quelle diverse parti del mondo dove ancora oggi non esistono giurisdizioni analoghe. Credo che questo discorso valga soprattutto oggi, cioè in un contesto dove l’immigrazione può contribuire invece a diffondere, un po’ ovunque, non solo i costumi, ma anche purtroppo i malcostumi di altre culture.

Grazie Franca


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Da un mio vecchio post:

Non esiste chi picchia per amore
 (There is no one who beats for love)

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Non permettere alla violenza di porre limiti alla tua libertà
 (Do not allow violence to impose limits on your freedom)

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Soprattutto siate capaci di sentire, nel profondo di voi stessi, ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo (Che)
 (Above all, let you be able to feel, in the depths of yourselves, every injustice committed against anyone in any part of the world)

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Wekiwi: finalmente ho trovato un fornitore di energia elettrica e gas che riduce realmente i miei costi!!

Soprattutto con l’avvento del mercato libero dell’energia, si è in balia di venditori e propinatori di falsi risparmi. Il numero di telefonate che si ricevono, sia sul fisso sia sul cellulare, di venditori che propongono offerte per luce/gas, è impressionante e personalmente lo trovo fastidioso e lesivo della mia privacy: difficile trovare un rimedio che non sia bloccare sempre nuovi numeri sul cellulare, nonostante le miriadi di leggi sulla privacy che di fatto sono servite ben a poco se non semmai a complicare l’accesso ad un sito! Ormai non passa settimana senza che ne riceva almeno una di quelle telefonate e anche la segreteria telefonica del telefono fisso registra quasi solo più quella tipologia di telefonate, talvolta composte automaticamente.
Già nel 2012 avevo scritto il post Regola n. 1: MAI firmare o accettare un contratto (e.g. luce/gas) proposto dai venditori porta porta o per telefono!! dopo essere stato abbindolato per bene da un venditore assai convincente, ma disonesto, che incautamente avevo fatto entrare in casa mia per propormi la sua offerta! Giustamente in quel post mi era arrivato un commento di un ragazzo che faceva il venditore porta a porta “per portare a casa uno stipendio” e che, giustamente, mi faceva notare che non tutti sono truffatori. La mia risposta è in quel post, ma qui voglio solo sottolineare che, come in molti campi commerciali avviene (e.g. contratti di telefonia, prodotti di elettronica/abbigliamento), i prezzi più convenienti si trovano scegliendo offerte specifiche pubblicate su Internet. D’altra parte questo è assai comprensibile in quanto si salta un intermediario, negozio/venditore a porta a porta o per telefono che sia.
Ovviamente anche per le offerte che si trovano su Internet è necessario stare attenti e valutarle attentamente, ma è sempre meglio che accettare consigli interessati da qualcuno che unicamente pensa al suo guadagno e difficilmente al risparmio di quel cliente che non vedrà probabilmente mai più.
Esistono poi dei siti, anche istituzionali (vedi i link in quel mio vecchio post) che consentono di fare un calcolo comparativo tra le offerte dei vari gestori sulla base ovviamente dei propri consumi e di dove uno abita (e.g. https://www.ilportaleofferte.it/portaleOfferte/it/confronto-tariffe-prezzi-luce-gas.page). Anche utilizzando questi siti di comparazione e analizzando il tabulato finale che si ottiene, si scopre che ovviamente i contratti stipulati via web (che generalmente prevedono una gestione informatica e non cartacea delle bollette) sono spesso i più convenienti in quanto non sussiste alcun intermediario! Ovviamente, a parte forse quello istituzionale dell’Autorità di Regolazione dell’Energia Reti e Ambiente (AREA), gli altri siti comparatori hanno un loro ritorno economico e potrebbero non tener conto proprio di tutte le offerte sul mercato, ma in ogni modo possono risultarti comunque utili per scoprire e comparare le offerte correntemente disponibili sul web!

Dopo essere passato a molteplici gestori sono approdato nel 2018 a Wekiwi e ora, dopo averlo sperimentato per la prima casa, l’ho scelto proprio ieri anche per quella di campagna, cambiando i suoi contratti di luce e di gas.


In questo post intendo:

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Motivo della mia scelta di quel gestore specifico

Ovviamente la mia scelta è stata dettata principalmente dalla convenienza economica dell’offerta avendo comparato i prezzi della materia prima, i soli che di fatto varino da gestore e gestore. Infatti, gli altri costi (i.e. spesa per il trasporto dell’energia elettrica/gas naturale e gestione contatore; spesa per gli oneri di sistema; imposte) – per quello che ho inteso contattando il servizio clienti di due diversi gestori e che ho letto su alcuni siti (e.g. luce-gas.it: luce, gas) – sono legati a regole fisse, identiche per tutti i gestori, stabilite dell’Autorità ARERA: alcuni parametri valgono ovunque, altri sono specifici della zona geografica in cui si trova l’appartamento (e.g. quota trasporto). Si noti che questi costi aggiuntivi, rispetto alla materia prima, sono notevoli e possono incidere anche moltissimo sul totale, soprattutto per una seconda casa: ad esempio, mi sono trovato a pagare per la casa di campagna una bolletta = 37,95€ per un costo della materia prima (energia elettrica) di soli 0,14€ !! Il loro valore comprende una parte fissa ed una variabile in quanto legata ai consumi effettuati (e.g. costi per lo stoccaggio di gas naturale nei depositi sotterranei) … per cui variano a seconda della bolletta. Insomma non si sa mai bene quanto uno viene a pagare di preciso anche se, in genere, è più di quello che uno avrebbe pensato!! Personalmente reputo che le regole dettate da quella Autorità favoriscano lobby di privati che si sono accaparrati questo business. Altrimenti, come è possibile che, ad esempio, la gestione di un contatore dell’acqua sia intorno ai 10€, mentre quello della luce si faccia pagare circa il doppio?? … e che, anche consumando nulla o quasi, ci sia un costo per il trasporto altrettanto elevato?

Nel seguito indico i costi della materia prima che ho nel nuovo contratto appena stipulato con Wekiwi per la seconda casa di campagna, rispettivamente per luce e gas, specificando le opzioni che ho opportunamente selezionato:

  • Contratto luce: 0,025 euro/kWh (contro i 0,077 euro/kWh che pagavo con il precedente gestore), scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi (quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti, in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
  • Contratto gas: 0,125 euro/Smc (contro i 0,3250 euro/Smc che pagavo con il precedente gestore), scegliendo l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (analogamente a quanto indicato per l’energia elettrica, quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente sempre se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
LUCE: 0,025 euro/kWh scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi
GAS: 0,125 euro/Smc con l’opzione prezzo fisso per 12 mesi

Oltre al vantaggio economico, la mia scelta di Wekiwi è stata anche dettata dalla facilità di ottenere online assistenza per chiarimenti e quant’altro. Troppo spesso mi sono trovato a dover fare lunghe attese al servizio clienti telefonico di gestori che poi, per darmi risposta, mi passavano ad altri operatori o addirittura mi dicevano di selezionare una diversa scelta costringendomi a richiamare e a sopportarmi una nuova attesa!! Wekiwi, sebbene abbia anche un call center telefonico (che conviene non scomodare per avere un maggiore sconto per la bolletta in corso), fornisce un’assistenza gratuita tramite chat assai efficiente a cui chiedere chiarimenti e che risponde in pochissimo tempo (generalmente poche decine di secondi!): basta andare sulla propria area privata del sito (o utilizzare l’app) e lanciare una sezione di chat cliccando sull’apposita icona:

Assistenza via chat tramite il sito di Wekiwi
Assistenza via chat tramite l’app Wekiwi

Altro vantaggio è che Wekiwi si sponsorizza anche attraverso il passaparola dei suoi clienti, dando in cambio vantaggi economici sia a questi ultimi sia ai nuovi clienti che usano il codice promozionale fornito da uno dei vecchi clienti.
Attualmente quell’ulteriore vantaggio economico non è indifferente, prevedendo 30€ per il cliente e 20€ per il nuovo cliente, vantaggio sui costi della prima bolletta che viene ad aggiungersi agli altri già esistenti relativi al costo della materia prima … e questo per ciascun contratto luce o gas e quindi lo sconto può raddoppuare complessivamente! Le condizioni dettagliate sono presenti nella pagina del loro sito dedicata a questa offerta del passa-parola, seppure siano sostanzialmente quelle che ho indicato, quindi assai chiare e semplici!

Quale sia l’offerta di Wekiwi penso si capisca molto bene dal seguente loro breve video pubblicitario che ti invito a vedere:

Breve video che descrive l’offerta di Wekiwi

Sostanzialmente si riceve uno sconto se si opera tutto online (e.g. per ricevere le bollette, per contattare il servizio clienti, per pagare con accredito dal proprio conto corrente) e un altro se si ricarica per 2, 3 o 4 mesi secondo i consumi che uno stima di fare. Se, per ciascun singolo mese prepagato, si rientra nella cifra anticipata, si riceve un notevole sconto: se si consuma di meno viene poi ovviamente effettuato un conguaglio successivo. L’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese del periodo di carica per il periodo successivo: diversamente i costi non risultano più vantaggiosi! Comunque anche qualora disgraziatamente si superasse l’importo della Carica scelta, solo i relativi kWh (per l’energia elettrica) o mc (per il gas) consumati in più verranno fatturati da wekiwi senza lo sconto sulla Carica, vale dire lo sconto si perde solo sull’eccedenza. Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente farlo troppo elevato … tenendo comunque sempre conto che poi, con il conguaglio, l’importo non consumato verrà comunque restituito! Si noti che l’eventuale richiesta di modifica della carica si ripercuoterà sul periodo di ricarica successivo e non su quello in corso.
In pratica hanno utilizzato un sistema per certi versi simile a quello che da anni hanno adottato i gestori telefonici, anche se in quel caso il prepagato non ti viene poi in parte restituito sulla base dei tuoi reali consumi (i.e. se non consumi tutti i giga a disposizione per il traffico dati, non ricevi successivamente nessun conguaglio !).

Le condizioni economiche in dettaglio si possono scaricare da questo loro link, così come le condizioni generali di fornitura.

Nella pagina delle F.A.Q. del sito di Wekiwi puoi poi trovare molto probabilmente risposta a molti possibili dubbi che ancora ti rimagono!!

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Consigli su quali opzioni è più opportuno scegliere nel compilare la richiesta di adesione presente online

Nel seguito cerco di fornire alcuni consigli su quale scelta effettuare, o almeno cerco di spiegare perché ho effettuato tali scelte e perché le ritengo personalmente le più opportune!

  • Innanzitutto è da sottolineare che Wekiwi opera in tutto il territorio nazionale per quanto riguarda la luce mentre non copre tutto per il gas. Comunque, anche se indicando il proprio paese, sul loro sito viene indicato che la copertura per il gas non c’è ancora, conviene comunque contattare via chat il servizio clienti in quanto sono in grado di fornire indicazioni più aggionate: ad esempio, per il paese dove ho la casa in campagna il loro sito mi indicava che era coperto solo per la luce, mentre il loro servizio clienti mi ha detto che lo è ora anche per il gas.
  • Sebbene inizialmente ci sia la possibilità di farsi suggerire quale carica scegliere (Aiutami a scegliere una carica), mi sembra che i suggerimenti dati forniti indichino un importo un po’ troppo basso per cui, almeno inizialmente, conviene secondo me scegliere un importo maggiore di quello suggerito, per non rischiare di superarlo mensilmente con i consumi reali: tanto poi nel periodo successivo la ricarica può sempre essere variata sulla base dei pregressi consumi reali che risultano ben visibili sul sito/app.
  • Scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!). Infatti, penso sia più chiaro accettare quella scelta in quanto indica chiaramente il costo della materia prima, piuttosto che averne una con un parametro variabile nel tempo (e.g. PUN) che, sebbene stabilito dalle Autorità in materia, non rende così chiaro l’effettivo costo e quindi complica la comparazione con i costi attuali che si stanno sostenendo con il gestore attuale:
Può convenire scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!)
  • Scegliere la fattura quadrimestrale in quanto non comporta alcun costo di fatturazione, anche se scegliendo periodi inferiori i costi non sono sicuramente elevati (i.e. trimestrale 0,50€, bimestrale 1€). Ricorda che i costi dei consumi non devono essere superati entro ciascun mese e non entro l’intervallo scelto, per cui è importante scegliere un importo che sia superiore ai consumi che si pensa fare in ciascun mese di tutto quel periodo di fatturazione (2, 3 o 4 mesi). Come già sottolineato, quindi, l’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese di tutti quelli di quel periodo di fatturazione successivo: diversamente il costo della materia prima non risulta più vantaggioso! Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente scegliere una carica troppo elevata … tenendo comunque sempre conto che poi con il conguaglio l’importo non consumato verrà comunque restituito!
  • Nella sezione “Come sei venuto a conoscenza dell’offerta?” scegliere “Codice promozionale“. Comparirà, quindi, sulla destra un ulteriore campo in cui inserire appunto il codice promozionale ricevuto da qualcuno che è già cliente Wekiwi. In questo modo, con le condizioni attuali, riceverai un ulteriore sconto di 20€ sulla prima bolletta (vedi Wekiwi premia il passa-parola).
    Se hai trovato interessante non solo questo post ma in generale questo blog e quindi vuoi supportalo, puoi inserire il mio codice cliente 1013771 all’interno del campo Codice promozionale come mostrato nel seguito: non solo non ti costerà nulla farlo, ma anzi potrai così usufruire di quel 20€ di sconto nella pima bolletta!
Per ottenere un ulteriore conto sula prima fattura, scegliere codice promozionale e inserirne uno fornito da un cliente Wekiwi
  • Per la luce attivare la scelta monoraria. Il risparmio che si ha, nella bioraria, consumando nella fascia più convenienti viene facilmente annullato con consumi anche saltuari nelle fasce più costose. Meglio quindi, secondo me, avere maggiore libertà e cercare di risparmiare magari sui consumi, ad esempio scegliendo sistemi d’illuminazione ecologici. Si noti che la scelta monoraria non si può effettuare direttamente nel modulo compilabile online, ma è necessario richiederla successivamente via email (clienti@wekiwi.it) una volta ricevuto (sempre via email) il numero del proprio contratto. Dopo qualche giorno si riceverà conferma, sempre via email, dell’applicazione di tale scelta che comparirà poi nelle bollette che verranno emesse.
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (1)
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (2)

Per ora è tutto e fatemi sapere nei commenti opinioni al riguardo e magari altri consigli!! 😎

… e ovviamente se trovate offerte migliori indicatele nei commenti che possono servire anche a me! 🤗

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Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale

Oggigiorno remotizzare la visione degli interni/esterni di casa propria (ed essere magari avvertiti della presenza d’intrusi tramite opportuna segnalazione sul proprio smartphone) è diventato un qualcosa di realizzabile agevolmente con minima spesa.

Nel seguito descriverò una telecamera da interni della Xiaomi dal costo irrisorio e dalle molteplici funzionalità: la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p. Ne ho comperate diverse e mi consentono di visualizzare e monitorare da remoto lo stato degli interni di casa con registrazioni video/audio su SD/NAS/Cloud, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Inoltre, se opportunamente configurate (anche da remoto), quando lo desidero mi avvertono dell’eventuale presenza d’intrusi, tramite notifiche push sul mio smartphone!! La versione IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza, che costa pochi euro in più, ha addirittura la funzione di tracking che consente di seguire un oggetto quando si muove, per cui quella telecamera motorizzata si ruota automaticamente (e silenziosamente) una volta che l’ha identificato nel suo ampio raggio di azione, possedendo un’ottica grandangolare.

Le diversità tra i due prodotti sono relativi alle possibili impostazioni disponibili andando nel menu con i tre puntini in alto a destra e quindi selezionando Impostazioni della telecamera e anche Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico.

IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza con in più la funzionalità di tracking

Entrambi quelle telecamere utilizzano la medesima app Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo molteplici telecamere di entrambe le tipologie, ma anche diverse altri dispositivi: il tutto per poche decine di euro! Tuttavia, purtroppo attualmente quell’app consente di visualizzare in real-time solo una telecamera per volta tra quelle configurate e non è quindi possibile avere anche una loro visione d’insieme dei video di più telecamere su una singola pagina.

App Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi

Si noti che nelle descrizioni dei due prodotti (Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM e IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) non è così evidente (come dovrebbe) la differenza tra quelle due telecamere IP.

La maggiore diversità consiste nella funzionalità di tracking presente solo nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza. Se può essere interessante averla attivabile, conviene pertanto comprare quella telecamera IMI, tanto più che comporta una differenza di prezzo davvero minima (o addirittura nulla se quel prodotto è per caso momentaneamente in offerta, come quando l’ho acquistato io 😉 ). Diversamente, se la funzionalità di tracking non interessa mai poterla attivare, conviene, sempre a mio parere, acquistare la versione Xiaomi Mi Home in quanto generalmente un po’ meno costosa e con altre caratteristiche che possono comunque renderla preferibile in talune situazioni: ad esempio, nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza la attivazione della modalità di visione notturna fa in modo che si accendano di notte quattro led rossi, seppure risultino minimamente visibili, mentre nel Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM, anche attivando quella funzionalità, rimane tutto completamente spento e quindi non si nota che sia in funzione: diversamente da come verrebbe da pensare, la visione notturna risulta ottima in entrambe le telecamere e il risultato è praticamente analogo, seppure in una sembra non ci siano led a infrarossi (o almeno non ce ne sono di visibili).

Ovviamente tutte quella funzionalità possono essere attivate o disattivate da remoto a piacere, in modo da averle presenti solo quando si reputa opportuno. Infatti, una telecamera che si muove e ti segue (sebbene ruoti silenziosamente), così come una che ha led rossi per la visione notturna, dà sicuramente più nell’occhio rispetto a una fissa e senza led accesi, potendo così meglio passare inosservata se opportunamente collocata (e avendo avuto cura d’impostare sempre a OFF il led blu che, in entrambi i modelli, per default segnala che è in funzione)!

Si noti che sulla medesima app Xiaomi Home le diverse sezioni si presentano talvolta differenti, sia come numero di funzionalità configurabili sia raramente come nomenclatura per un analoga funzionalità (e.g. Assistente alla sorveglianza in una e Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico nell’altra). Nel seguito mostro gli screenshot di alcune sezioni del menù di configurazione per entrambe quelle telecamere, in modo tale che possiate meglio farvi un’idea delle ulteriori (minime) diversità nella loro rispettiva configurazione.

Impostazione della telecamera per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM
Impostazione della telecamera per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza

La pagina di gestione della sorveglianza ha un titolo differente nei due prodotti: Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM mentre Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza:

Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza
Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi e può essere collocata anche sul muro tramite un apposito supporto fornito in dotazione.

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi
Anche la visione notturna è ottima, sebbene risulti in bianco e nero.

Ciascuna telecamera deve preferibilmente essere dotata di una micro SD (da acquistare a parte) in quanto così è possibile rivedere le registrazioni nel tempo e non solo avere una visualizzazione in real-time di ciò che la telecamera sta riprendendo. Conviene prendere una micro SD da 64KB in modo da poter memorizzare (ciclicamente) diverse giornate (circa una settimana se si configura una ripresa continua e molto di più se si sceglie di memorizzare solo quando esistono variazioni nella scena ripresa, come generalmente conviene impostare). Io ho preso, con una spesa di poco più di una decina di euro, la memoria SD Samsung MB-MC64GA EVO Plus da 64 GB (UHS-I U3, fino a 100 MB/s) che va più che bene per quello scopo!

Nei seguenti screenshot mostro come, semplicemente spostando la linea arancione sull’asse del tempo, si possano scorrere tutte le registrazioni effettuate. Nella visione a tutto schermo ruotando lo smartphone in orizzontale, il video risulta ancora più dettagliato e anche il campo di ripresa risulta essere quello massimo. Se poi uno vuole avere (ed eventualmente scaricare) i singoli file video presenti in memoria, basta premere il tasto Tutti i video da riprodurre per avere la possibilità di gestire tali file presenti nella memoria micro SD. Si noti che nel caso specifico dell’esempio, la telecamera è stata impostata per registrare solo i momenti in cui ci sono state variazioni nell’immagine (e.g. presenze di una persona che si muove) per cui esistono video solo in alcuni intervalli di tempo evidenziati in arancione.

Visione temporale delle registrazioni
Visione temporale delle registrazioni (full screen orizzontale)
Gestione dei file delle registrazioni presenti nella memoria micro SD

Conviene comunque fare in modo che i video vengano salvati non solo sulla SD ma anche esternamente alla telecamera (che potrebbe essere asportata insieme con la sua SD inserita nella stessa!). A tale scopo è necessario impostare, nella sezione Gestione della memoria presente nell’app Xiaomi Home, quello che viene indicato come un Dispositivo di archiviazione di rete NAS.

Gestione della memoria: -> Dispositivo di archiviazione di rete NAS per configurare il salvataggio dei video anche esternamente alla telecamera e non solo nella micro SD

Innanzitutto, non deve spaventare la dicitura NAS (Network Attached Storage) in quanto non è indispensabile averne uno professionale per attivare quella interessante funzionalità. Un NAS serio ha generalmente un costo di diverse centinaia di euro (e.g. NAS della Synology) e, sebbene sia ovviamente la scelta più appropriata, non sempre uno lo possiede o intende acquistarlo! In alternativa, è comunque sufficiente utilizzare le seguenti altre soluzioni molto più economiche (seppur meno performanti) per salvare altrove i video in modo più sicuro rispetto ad averli solo sulla microSD localmente al dispositivo.:

  • Collegare un Hard Disk in una delle prese USB generalmente disponibili nel modem/router di casa (e.g. TIM HUB ne possiede due).
  • Utilizzare un PC portatile/fisso collegato alla medesima rete (tramite cavo Ethernet o via Wi-Fi). Questa soluzione è generalmente poco indicata in quanto difficilmente un PC portatile/fisso viene tenuto sempre acceso.
  • Utilizzare un mini PC (e.g. ACEPC AK1 Mini PC con Intel Celeron J3455,6GB RAM, 120 GB SSD, Windows 10 Pro, Supporto mSATA/2.5 ” SSD/HDD, 4K, Dual Band WiFi, Gigabit Ethernet,Bluetooth 4.2). Ne esistono anche a poco prezzo e con ottime prestazioni. Collegandolo all’occorrenza a un monitor e ad tastiera, può essere agevolmente configurato analogamente a quanto si può fare su un qualsiasi altro PC Windows 10.
  • Utilizzare una memoria di massa collegabile alla rete tramite cavo Ethernet o addirittura avere il Xiaomi Mi R1D AC WiFi Router che racchiude, in un solo oggetto, sia la funzionalità di router sia quella di una memoria non indifferente (i.e. 1 TB) e quindi utilizzabile anche per molteplici altri scopi (e.g. libreria multimediale di musica e film).

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Vediamo innanzitutto la soluzione che prevede la configurazione di una directory su un tower/portatile/mini PC in cui una o più telecamere potranno salvare remotamente i propri video già memorizzati sulla SD locale.

Innanzitutto è necessario attivare la funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS“, generalmente non presente di default su un nuovo PC. Basta comunque andare nel Pannello di Controllo -> Attiva o disattiva funzionalità di Windows:

Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (1)
Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (2)

Creare, quindi, un nuovo utente locale del PC con i diritti di amministratore: si potrebbe utilizzare anche un utente esistente, ma conviene crearne uno apposito a tale scopo.

Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (1)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (2)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (3)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (4)

Creare infine sul PC una nuova directory (e.g. MiHome), in cui verranno poi memorizzati i video dalle telecamere, configurando la sua condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato:

Condivisione in rete locale di una directory con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (5)

Può convenire verificare che la condivisione di una cartella sia protetta da password, sebbene questa sia già la configurazione di default:

Condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (6)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (1)

Se compare la schermata seguente, che farebbe pensare a qualche problema, premere ugualmente nel centro per riuscire comunque a visualizzare le cartelle condivise:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (2)

Inserire username/password dell’utente appositamente creato nel PC:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (3)

Selezionare la cartella creata e condivisa in rete appositamente per memorizzare i video delle telecamere:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (4)

Dopo una breve attesa la impostazione viene memorizzata nella telecamera. La procedura deve essere poi ripetuta per tutte le telecamere, accedendo a ciascuna sempre tramite l’app Xiaomi Home.

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (5)

Segue una fase di preparazione della connessione tra telecamera e memoria remota come indicato nella scritta bianca sotto la figura:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (6)

Quando lo stato di trasferimento diventa normale, è possibile configurare a piacere le opzioni presenti, quale ad esempio gli intervalli di tempo in cui si desidera effettuare gli upload (e.g. in tempo reale).

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (7)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (8)

Si noti che il trasferimento dei video può anche essere messo temporaneamente in pausa:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (9)

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Altra possibilità è, come già elencato, quella di collegare in rete un Hard Disk. Per vedere poi i dispositivi presenti nella rete locale (e.g. Hard Disk collegato al modem/router), basta andare con il File Explorer nella sua sezione Centro rete e condivisione e attivare, con diritti di amministrazione, “Attiva individuazione reti e condivisione file“.

Risultano così visibili e accessibili i dispositivi collegati in rete quale il Modem/router e, ad esempio, gli eventuali HardDisk al medesimo collegati tramite una delle porte USB generalmente presenti tra le interfacce disponibili. Uno o più di questi Hard Disk possono poi essere utilizzati per salvare i video dalle videocamere, in alternativa al salvataggio su un PC visto precedentemente: un PC, da connettere nella rete locale, risulta comunque utile per poi poter visualizzare successivamente quei file video salvati su quegli HardDisk andando appunto ad accedere da PC a quelle entità di memorizzazione presenti nella rete locale.

Nel seguente screenshot mostro come si vedono i due Hard Disk che ho collegato alle due porte USB presenti nel mio modem/router TIM HUB, essendo quest’ultimo accessibile sia tramite il suo indirizzo 192.168.1.1 o il suo nome logico (e.g. MODEM TIM):


Link utili

How to unbrick Mi Home Security Camera 360° 1080P

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Lo zoo di Torino nel Parco Michelotti: compaiono in Rete sempre nuovi video e immagini amatoriali!

Mi ha contattato oggi Valentina, una gentile visitatrice di questo blog, che mi ha segnalato, tra l’altro, la presenza di altri tre video relativi all’ex-zoo di Torino pubblicati recentemente su YouTube.
Nonostante sia la loro scarsa qualità sia le riprese davvero amatoriali con zoom veloci e repentini sia il logo By Simona689 stampigliato permanentemente e assai invadente, questi tre filmanti (complessivamente di una quindicina di minuti) risultano, a mio parere, particolarmente interessanti in quanto quelle riprese dello zoo risalgono al 1/5/1986, quindi pochi mesi prima che venisse chiuso (31/3/1987).

In quei video, oltre agli animali e i luoghi in cui vivevano (in cui si intravvedono chiari segni di degrado nelle strutture), vengono anche mostrati, seppur rapidamente, scorci del parco Michelotti e addirittura esiste qualche sequenza del rettilario e di qualche vasca con murene e pesci negli acquari ivi presenti.

Cattura del frame che mostra l’ingresso dell’acquario rettilario

Insomma, un reperto storico non indifferente che è stato aggiunto molto recentemente, esattamente il 18/4/2020, probabilmente dopo che quel video è stato riversato in digitale verosimilmente da una cassetta C-VHS.
Chissà quante riprese non pubbliche ci sono di quello zoo, ancora ora rinchiuse unicamente nei cassetti di molte persone!

Continua a rimanere per me un mistero il fatto che non esistano, almeno visibili su Internet, video professionali di quello zoo e anche le foto di qualità risultano davvero poche se si pensa sia al lungo asse temporale in cui è esistito sia alla data relativamente recente della sua chiusura!

Ecco le riprese del giardino Zoologico di Torino del 1/5/1986:

Sempre Valentina mi chiedeva se avessi poi informazioni sulla gabbia in ferro battuto attualmente presente nei giardini del parco Michelotti, quasi di fronte alla biblioteca Geisser, che presumeva appartenesse all’ex zoo. Facendo una veloce ricerca su internet, non era riuscita a trovarne una testimonianza fotografica o video e mi chiedeva se sapevo quali animali vi erano stati rinchiusi dentro, all’epoca dello zoo. Alcune persone le avevano riferito che c’erano delle scimmie, ma lei stessa affermava che si trattava di ricordi non del tutto affidabili. Continua dicendomi È una gabbia sensibilmente più bella e “artigianale” rispetto a quelle visibili nelle testimonianze fotografiche delle zoo. Le sarò grata per qualsiasi informazione potrà trasmettermi (o per suggerimenti su chi contattare per averne). Ho già chiesto, per ora senza risultati, alla circoscrizione (mi hanno risposto che è impossibile sapere dove e per che cosa fosse usata) e alla biblioteca (ancora nessuna risposta).

Anch’io non so dire nulla di preciso relativamente a quella “gabbia”. Tuttavia, la mia personale opinione è che si tratti di una scultura contemporanea, realizzata con cancelli in ferro battuto recuperati e che non abbia nulla a che vedere con le gabbie reali del vecchio zoo. Probabilmente, essendo collocata in quel luogo, l’artista ha voluto solo richiamarsi alle gabbie che un tempo imprigionavano gli animali.

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P.S. 26/7/2020
Effettivamente è un’opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata in quel luogo nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo del parco Michelotti, come indicato nel sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio:

Sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio: opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo

Appena riesco fotograferò meglio quella “gabbia” e inserirò in questo post quello scatto …

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Pubblicato in Arte e Bellezza, Fotografie, Luoghi e percorsi, Torino e dintorni | 7 commenti

Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali: cosa fare se i condomini si oppongono

Nel lontano 30/3/2012 avevo scritto il post Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali in cui citavo parte delle modifiche ai regolamenti (Regolamento EdilizioRegolamento di Igiene) che il Consiglio Comunale di Torino aveva approvato il 20 Febbraio 2001 con deliberazione n. 21: quelle modifiche impongono che, qualora venga richiesto, un condominio debba consentire il parcheggio di biciclette nel proprio cortile. Per i dettagli rimando a quel post in quanto, come si vedrà, tali regolamenti sono oggi più che mai ancora validi almeno a Torino!

comune.torino.it/bici/wp-content/uploads/2014/02/bici-nei-cortili-.pdf

Dal momento che un amico sta invece avendo problemi con il proprio condominio per appunto parcheggiare la sua bici nel cortile dove abita e in un articolo recente (generalista e quindi non specifico al Comune di Torino) del sito di Diritto&Fisco viene detto esattamente l’opposto di quanto affermato in precedenza, mi sono deciso a chiedere delucidazioni sia all’URP del Comune di Torino sia alla FIAB di Torino.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-07-14-194322.jpg
Email inviata all’URP del Comune di Torino e FIAB di Torino

L’URP del Comune di Torino, efficiente come sempre, ha inoltrato la richiesta a biciclette@comune.torino.it dove tempestivamente ho ricevuto questa risposta che conferma l’attuale validità dei regolamenti precedentemente citati:

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-07-14-194949.jpg

Tuttavia mi viene precisato: “Tenga però conto che purtroppo è un tema complesso e sempre a rischio di conflittualità, in modo particolare poi quando ci sono ulteriori problemi di proprietà del cortile e/o servitù di passaggio. Noi non siamo in grado di fornire consulenze giuridiche condominiali e la Polizia Municipale non entra in queste questioni. Nel periodo precedente all’emergenza sanitaria coronavirus noi davamo l’indicazione di 2 sportelli gratuiti per avere una valutazione mirata nel caso di situazioni conflittuali e problematiche come nel suo caso, ma purtroppo ora tutto è sospeso”.

Quindi, quando le condizioni critiche dovute al COVID19 saranno superate, gli sportelli contattabili, se uno ha problemi nel vedere applicato il diritto di poter posteggiare la propria bici nel cortile condominiale a Torino, sono i seguenti:

1) Sportello del condominio, Cascina Roccafranca,
Tel. +39 011.01136250
Via Rubino, 45
10137 Torino 
Offre informazioni su questioni condominiali, contenziosi amministrativi, problemi di vivibilità sotto il profilo giuridico, legale, tecnico e contabile, con l’obiettivo di svolgere un qualificato servizio d’informazione volto alla risoluzione dei conflitti attraverso la diffusione della conoscenza di norme e regolamenti e l’analisi delle condizioni reali di ciascun caso.
A cura dell’ Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari).
Lo sportello è attivo il venerdì dalle ore 9 alle ore 12 con accesso libero senza prenotazione.

2) Sportello Condominio, Camera di Commercio Torino
La Camera di commercio di Torino offre un servizio di prima informazione verbale in materia di problemi condominiali. Il servizio si avvale della collaborazione degli esperti delle principali Associazioni degli amministratori e dei piccoli proprietari.
Il servizio è gratuito previo appuntamento, che è possibile fissare scrivendo a sportello.condominio@to.camcom.it o contattando telefonicamente la Segreteria 011.5716918/27.  

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Email utili

Può infine sempre tornare utile contattare anche tu personalmente sia l’URP del comune di residenza sia la FIAB.

Pubblicato in Arte e Bellezza, Bicicletta, Giustizia, burocrazia e malcostume, Just for fun!, Torino e dintorni | 1 commento

Agenzia delle Entrate 730/2020: “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente”

Non sempre i mezzi informatici messi a disposizione dalle amministrazioni sono così agevoli da utilizzare da un comune cittadino come penso dovrebbero.
Già nel 2016 avevo scritto il post “Agenzia delle Entrate: come riuscire a utilizzare comunque software obsoleti e non aggiornati da anni anche con i nuovi sistemi operativi (i.e. utilizzare Voltura 1.1 – per la compilazione delle volture catastali – con sia Windows 10 sia Windows 7)” e oggi affronterò un’altra problematica riscontrata personalmente sul nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate, relativamente alla sua gestione dell’autenticazione dell’utente e della relativa sessione mantenuta nel tempo.

Si noti innanzitutto che esiste una interfaccia differente per l’inserimento delle proprie credenziali a seconda se si utilizza portale dell’Agenzia dell’Entrate vale a dire da https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Main/index.jsp (in cui esisterà poi una sezione specifica per la compilazione del 730) oppure se si accede direttamente alla sezione specifica di compilazione del 730 tramite il seguente link diretto: https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/PrecomWeb/.
Ciò può cerare sicuramente un po’ di confusione in una utenza generica che, a seconda del link trovato cercando con un motore di ricerca, può trovarsi nell’una o nell’altra situazione per poter accedere alla compilazione del suo 730. Penso convenga utilizzare il primo link diretto che ho messo in grassetto se uno desidera unicamente compilare il 730.

Modalità d’inserimento delle credenziali accedendo direttamente alla sezione specifica di compilazione del 730: https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/PrecomWeb/,

Modalità d’inserimento delle credenziali accedendo direttamente al portale dell’Agenzia dell’Entrate, in cui esiste poi un link per accedere alla sua sezione specifica per la compilazione del 730: https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Main/index.jspa

Andando a curiosare nella sua sezione relativa alla compilazione del 730/2020 per vedere come compilarla, dopo avere scaricato il 730 precompilato, non ho effettuato esplicitamente il logout (e.g. non ho premuto il tasto Esci in alto a destra). Infatti, normalmente, in qualsiasi sito che richieda anche livelli di sicurezza elevati (e.g. sito di banche) questo comporta comunque la terminazione della sessione di collegamento con il sito senza per questo richiedere azioni particolari da parte dell’utente ad un successivo tentativo di accesso.

Invece, il giorno dopo, cercando di autenticarmi nuovamente con codice fiscale, password e PIN (vedi Come richiedere assai agevolmente il PIN di accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate (e.g. per la compilazione online del 730)), invece di entrare nel sito nuovamente, ho ricevuto la seguente pagina di errore che indicava “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente. Si consiglia di chiudere e riaprire il browser per effettuare un nuovo accesso“.

Se non si esce esplicitamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, a un tentativo di login successivo si riceve la seguente pagina di errore che indicaIl browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente. Si consiglia di chiudere e riaprire il browser per effettuare un nuovo accesso.

Ovviamente ho provato a seguire quella indicazione, chiudendo il browser e anzi chiudendo prima anche tutti i tab aperti. Tuttavia, riaprendolo e cercando nuovamente di autenticarmi in quel sito, il risultato è stato il medesimo. Tuttavia, Generalmente un qualsiasi browser (anche se chiuso e riaperto) mantiene memoria (i.e. in cache) dei dati salvati dai diversi siti in cui si è navigato, per cui per default ha disabilitate tutte le opzioni relative a “Cancella i dati di navigazione alla chiusura” presenti tra le sue Impostazioni. Taluni dei dati salvati nel browser possono essere utilizzati anche per mantenere aperta una sessione tra questo e il server che ospita un sito, senza che necessariamente richiedere una interazione dell’utente entro un certo lasso di tempo.

Generalmente un qualsiasi browser (anche se chiuso e riaperto) mantiene memoria (i.e. in cache) dei dati salvati dai diversi siti in cui si è navigato, per cui per default ha disabilitate tutte le opzioni relative a “Cancella i dati di navigazione alla chiusura” presenti tra le sue Impostazioni.

Solitamente i siti che richiedono sicurezza (e.g. banche) dopo un certo tempo di mancata interazione dell’utente, chiudono automaticamente la sessione e richiedono un nuovo login; altri non la chiudono subito ma avvertono l’utente della sua prossima scadenza, stimolandolo a interagire per prolungare la connessione autenticata ed evitando cosi di richiedergli le credenziali.
Il sito dell’Agenzia delle Entrate sembra che non utilizzi nessuno di questi metodi collaudati e ovunque utilizzati, in quanto ho visto che la connessione permane nel tempo anche se non esiste un’interazione dell’utente anche per lungo tempo. Questo può essere un bene almeno nel caso di compilazione del 730, in cui talvolta si impiega tempo per leggere man mano le istruzioni di come compilarlo! Il problema sorge però quando poi si riaccende il PC, si apre il browser e si cerca nuovamente di autenticarsi essendoci nella cache del browser (cioè nella sua memoria interna) ancora delle informazioni (e.g cookies) relative al collegamento precedente a quel portale e alla autenticazione che si era effettuata.

Si noti che questa problematica si presenta con qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge) se sono mantenute, come abitualmente avviene, le sue impostazioni di default che non prevedono la cancellazione di tutta la cronologia e della cache relativa ai siti visitati da quando lo si è aperto.
Il problema si può risolvere allora non semplicemente “chiudendo e riaprendo il browser” come suggerito dal quel portale, bensì andando esplicitamente a cancellare la cache del browser usato, almeno quella generata da un tempo pari a quando ci si era autenticati al sito dell’Agenzia delle Entrate.
Ovviamente un’altra soluzione alternativa è utilizzate un altro browser rispetto a quello che si era precedentemente utilizzato
… ma ovviamente quella sarebbe l’ultima spiaggia!!

Vediamo quindi come cancellare in un browser i dati che quel sito ha memorizzato e che fanno sì che non si riesca più a completare con successo la procedura di autenticazione.
In Chrome si va in Impostazioni -> Privacy e sicurezza -> Cancella dati di navigazione e selezionando almeno Cookies ed altri dati dei siti per un intervallo di tempo almeno pari al primo accesso autenticato con il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Chrome: cancellazione dei cookies e dati dei siti visitati (per un intervallo di tempo sufficientemente remoto)

In Edge, analogamente, si deve andare in Impostazioni -> Privacy e servizi -> Cancella i dati di navigazione e selezionando poi Cookie e altri dati del sito per un intervallo di tempo almeno pari al primo accesso autenticato con il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Edge: cancellazione dei cookies e dati dei siti visitati (per un intervallo di tempo sufficientemente remoto)

A questo punto nuovamente va finalmente a buon fine la procedura di autenticazione, già per sé non così banale, prevedendo, oltre a una password (che deve essere cambiata ogni tot mesi) anche un PIN fisso fornito all’atto della registrazione al sito (vedi Come richiedere assai agevolmente il PIN di accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate (e.g. per la compilazione online del 730)).

Perciò, al termine di ogni accesso, per evitare problemi nella successiva richiesta di autenticazione, ATTENZIONE a ricordarsi di premere il tasto Esci che effettua esplicitamente il logout dal sito.

Tasto Esci che effettua esplicitamente il logout dal sito: ATTENZIONE a premerlo al termine di ogni accesso, per evitare problemi nella successiva richiesta di autenticazione
Videata mostrata se si effettua esplicitamente il logout premendo sul tasto Esci (in alto a destra)

Forse un metodo di mantenimento della sessione che avesse previsto magari una popup per prolungarne la durata sarebbe, a mio parere, stato più consono per un sito che deve poter essere agevolmente utilizzato da qualsiasi cittadino che non necessariamente deve sapere come cancellare cache e cookies lasciati da quel sito istituzionale.
Inoltre, insufficienti e lacunose sono poi le indicazioni che vengono mostrate come suggerimento per ovviare quel problema generato da una non opportuna scelta di gestione della sessione del portale stesso.

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Note sul 730/2020

Il Decreto ha posticipato al 30 Settembre 2020 il termine di presentazione della Dichiarazione dei Redditi ma, ovviamente, prima lo si fa prima arrivano gli eventuali rimborsi!

  • Relativamente alle assicurazioni tipo l’Assilt, si riceve da queste una lettera per la quota pagata (e.g. 504€) che è il contributo di assistenza sanitaria che può essere indicato nel rigo E26 cod 13: se non la si è ricevuta per posta ordinaria, tale lettera la si può scaricare dal sito come pdf denominato “QUOTE ASSOCIATIVE PAGATE NEL 2019” [area personale -> impostazioni anagrafiche -> comunicazioni (cliccarci sopra)]
  • Acconto addizionale comunale IRPEF 2020. La casella dell’acconto “2020” può non essere stato (correttamente) compilato nel CUD da una azienda quando questa nel 2020 non sarà più il sostituto d’imposta. Conseguentemente la casella dell’acconto 2020 del 730 (casella C13) dovrà rimanere a zero.
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TomTom GO Premium navigator review: how to update it, load POIs and much more!

I had a very old TomTom navigator, the ONE XL, that is no more compatible with new maps and software so it cannot be updated anymore … even though it was always been a paid update and it was neither very cheap! The same happens till now with any navigator you buy integrated with a car: every year you have to pay a subscription to have maps updated. For example, for my Peugeot car it costs about 150€ for only Europe maps and I think it is too much!!

For at least 6 years I had always used my smartphone even as a navigator (e.g. Google Maps or Here apps) when I needed it, mainly because their maps were always up to date and many more services were available as that device is connected to the Internet, so it could give traffic information and more.

Since last Christmas, I got a new TomTom device, the TomTom GO Premium, and when I tested it I was surprised how this type of device has evolved in the last few years!!

  • It is always connected to the Internet with an integrated SIM so it can always receive real-time traffic and speed camera/autovelox information.
  • Maps and SW are always updated, free of charge forever.
  • Third, you can connect through Bluetooth several smartphones to handle voice commands and phone calls.
  • It can directly connect to a WiFi for any maps and SW updates.
  • Its HW is great. It has a big screen, magnetized connection with the suction’s support for glass that can be put and taken away really in few seconds, simply screwing/unscrewing it for a few degrees.
  • The user interface has improved a lot and it is much better than anyone I saw, like the Google Maps one or Here I have on my Peugeot. For example, maps are zoomed automatically when needed, several shortcuts are shown on its big screen to go and see several details, a timeline gives you a clear view of what you’ll meet in a little while (e.g. fuel distributors, speed cameras).
  • You can also receive audible alerts when approaching a danger zone or one with a speed camera (IT: autovelox).
  • The user interface is so beautiful and easy to understand that you don’t even need to open the user’s manual for getting its main features. However, there are some features that are easier to find if you have a look at the user’s manual. Note that the booklet included is only a quick start manual so, if you want to know all GO Premium device features, you need to see the online complete user manual [IT: TomTom GO Premium – Manuale utente]. You can also download it in a pdf format on this page. You can find there all device features like POI settings and voice commands, for example.

Summarizing, no way this navigator is much better compared to anyone you can have on your smartphone and this even using the TomTom app too, because even in that case, even though the user interface is more or less the same, the HW is always the one of a mobile phone: if you have to use it for hours (e.g. for work or for a long trip) the size and HW of a TomTom GO Premium device is much more appropriate. How many times I had a navigator app on my smartphone stop working because the charging was not enough or the temperature of the device was too high so it turned off on its own for overheating (even because collocated on the windshield of the car, possibly under a summer sun)!!

TomTom GO Premium navigator is much better compared to anyone you can have on your smartphone

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In the following, I will give you some information about some features I found very useful in TomTom GO Premium device:

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Plan a trip, load POIs and more from the mydrive.tomtom.com site
or using the TomTom MyDrive app

Very useful is the https://mydrive.tomtom.com site where you can log in with your TomTom account: from here you can have access to many features. Most of the same features are available on your smartphone even using the TomTom MyDrive app: only few, like the beta ones, are available only using the site.

From MyDrive site you can also plan a trip and then have it available on your TomTom device that will be automatically synchronized with the information you put using that site. So, instead of waiting to be in the car to plan a trip, you can already select the place you want to reach and choose the path you prefer so you will only have to start it when you will switch on the TomTom device in your car.

Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the https://mydrive.tomtom.com site (1)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the https://mydrive.tomtom.com site (2)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the TomTom MyDrive app (1)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the TomTom MyDrive app (2)

You can see those tutorials on how to use TomTom MyDrive:

You can even import trips, you found somewhere in GPX format, so you can follow that road trip:

https://mydrive.tomtom.com/ site (2) – Import and synchronize GPX files with your TomTom device

You can even get some suggested road trips: there are so many! For example, if you filter with “ita“, you can find all those available in Italy.

https://mydrive.tomtom.com/ site (3) – suggested road trips (filter with “ita“, to get all the ones available in Italy).

For uploading custom POIs/[IT: PDI],you can find from some communities, you can see the How to add new POIs that can be shown in the map section of this post.

There are also some beta features you can enable if you like, like community trips:

Enable beta version if you want to try new features (only on MyDrive site)
TomTom Community routes (available now only with beta version enabled of TomTom MyDrive site)

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Map Share to make corrections to your maps and report error

Using Map Share, you can make corrections to your maps and report errors.
Your corrections, including location information, are sent to TomTom and associated with your browser or MyTomTom account for the duration of the account. TomTom uses these alerts to improve TomTom maps too.
Note that that URL (https://www.tomtom.com/mapshare/tools/new/mapshare/) can be reached only with a PC browser and not with a smartphone one (e.g. Internet Samsung, Edge): I do not know why but that site check the browser type and if irìt is a mobile app it gives “Cannot cannot find the page“!

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How to update TomTom GO Premium

It is possible ONLY using the device update menu item when connected to Internet directly to a Wi-Fi or through a USB connection to a PC while running (even in background) MyDrive Connect. This program, you can install on your PC, only allows you to have an Internet connection if the Wi-Fi is not available or it is not stable.

Even though, as I said, the updates are done directly by the device when connected to any 2.4 GHz WiFi (your home one or the one generated in tethering by your smartphone), I tried the MyDrive Connect SW that can be downloaded by the TomTom site as explained in the product help page.
Looking into my account details page associated with my navigator I found the following the red button related to a new update:

In my account details page a new update is associated with my navigator (e.g. Charging Station)

However, even though any update was fine with the direct Wi-Fi device connection, there was no way to make MyDrive SW recognize my device for any update using that SW as explained in some video (for other models): I would have expected that at least a warning to be given by this SW explaining whyMyDrive SW do not give any update features with my TomTom model!

No way to make MyDrive Connect SW give some update information when my device is connected to that PC (1)

When I clicked on GO PREMIUM X device, or connect my device via USB to my PC, the following popup window appear and no way to get any possible update:

No way to make MyDrive Connect SW give some update information when my device is connected to that PC (2)

I contacted the technical assistance via chat and I posted this question in the forum. From their answers, I realize that my device is a WI-FI one so on MyDrive Connect, it won’t get recognized for updates. There are only two purposes for which you can connect this device to computer:

  • If you want to charge the device. 
  • The device will take only internet and stable connection from the computer if there is an issue with the updates over WI-FI. 

Thus, even if you have plugged the device into the computer you have anyway to select the update features from the device itself as you do when directly connected to Internet using a WiFi. 

So if the Wi-Fi is giving unstable connection, you can simply plug the device into the computer with MyDrive Connect running and you can leave it connected till the updates are done using the “usual” procedure on the device itself: Menu -> Settings -> Updates and new elements [IT: Menu -> Impostazioni -> Aggiorn. e nuovi elementi]. So, you have to manually select the updates from the device no matter if you are updating the device through a computer or a Wi-Fi

Someone in the forum suggested me, instead of UN-installing & RE-installing MyDrive Connect, to delete the “HOME3” and the “MyDrive Connect” folders in the MyDrive Connect program just as effective for giving MyDrive Connect CPR to bring it back to life. The step by step procedure is:

  • Disconnect the Tomtom device from the PC and Reset it by holding down the off button for 20 secs until you hear the ‘drumbeat’ release the button (Do not reconnect your device to your PC )
  • If MyDrive Connect auto ‘Starts when your Computer starts’ (Default). Then ‘Right Click ‘on the MyDrive Connect Icon on the PC Taskbar and Click ‘Quit’ MyDrive Connect.
  • Open the ‘Run Box’….
  • On the PC Press the ‘Windows button’ + ‘R’ Key
  • The Run Box opens… Type into the ‘run’ box…. %localappdata%/TomTom
  • Press Enter
  • A new File explorer window opens related to TomTom local data
  • Delete both the Home3 and the MyDrive Connect folders; they are the most likely to be corrupted
  • Close all windows
  • Turn on the SatNav and reconnect it to the PC
  • Open/Run My Drive Connect
  • A small Menu Window opens with 3 menu options: select at least the Download updates on my computer (reccomended) option
  • Click OK
  • Login to MyDrive Connect as if was a fresh install.

From this answer I received in that forum I realized that, even though the popup window is strange and possibly due to a bug, things work as they should do, that is the PC gives the Internet connection to the TomTom device allowing to get any updated using its own updates section. In fact, when I open the MyDrive Connect application on my computer, it starts a background task that is visible also in the bottom taskbar as a TomTom icon. It is this background task that provides the necessary connectivity so once this is running, I could actually close the main application. Also, if I configure the settings within the main application to “Start MyDrive Connect when the computer starts“, then this background task will start automatically when I boot my computer and I don’t need to open the application at all, as it provides no additional functionality for my device. Then, if this task is running and I try connecting my TomTom to my computer with the USB cable provided and then powering it on, after a period of about 30 seconds or so, things are working as they should. In fact, as soon as I connect via USD my TomTom to the PC, I can see a new adaptor appear in the Network Connections [IT: Connessioni di rete] section of the control panel on my PC:

If MyDrive Connect background task is running, as soon as I connect via USB my TomTom, a new adaptor appear in the Network Connections [IT: Connessioni di rete] section of the control panel on my PC

This has been created by the background task and creates an Ethernet over USB connection to my TomTom which in turn allows it to connect to the Internet via PC. If I disconnect my TomTom this connection disappears.
Then, if I now go into the main menu on my TomTom and touch the status icons at the top-right of the screen I see the following, showing that the Wi-Fi has been automatically disabled (Not Connected), but both Traffic and MyDrive are shown as connected which means I have internet connection (note that the Traffic information were temporarily unavailable when I took the screenshot, but they were so even with a direct Wi-Fi connection!).

Connection status when the device is connected via USB to the PC with MyDrive Connect background task running (Wi-Fi connection is automatically disconnected even though Internet connection is available through PC
Connection status when the device is alone: the Wi-Fi connection is active

If I want to verify it further, I can log into MyDrive website, load a route, click edit and then “send Destination” (or send stops) and the route should get sent to my device proving it is connected.

So, in summary:

1. Even if it’s not working correctly the MyDrive Connect user interface, I am not really missing out as all it does is provide a third way to connect my TomTom to the Internet. Everything else is still done on the device. So I can ignore the strange message, in fact don’t even open the application at all!

The red circle shows that one new update is available

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How to add new POIs that can be shown in the map

I found only one POI (Point Of Interest) [IT: PDI (Punto Di Interesse)] available by default in the device POI section, which is the Charging Stations. Note, anyway, that several POIs are by default always available (e.g. petrol stations, speed cam/autovelox) even thogh they are not listed in that section.

Example of site where you can find several POIs/PDI for Italy

You can add several ones from communities like poigps.com (download POI).
Note that POI (Points Of Interest) / [IT: PDI (Punti Di Interesse)] are very often in a format (e.g. CVS) different from the OV2 used by TomTom so, after you download some in your PC, you need to convert it before loading into TomTom system using mydrive.tomtom.com site and then having automatically available on your navigator device into the POIs section. From there you can activate one or more when you need some, in order thei can be seen on the map.

You can find a free CVS to OV2 converter form poieditor.com (while in some other site for big CVS you have to register with a fee, e.g. www.gps-data-team.com).

After you have possibly converted the POI/PDI in OV2 format, you can upload it using the mydrive.tomtom.com site:

You can import a POI/PDA file in OV2 format using the mydrive.tomtom.com site
POIs/PDI uploaded and then automatically available on TomTom device

You can find further information in:

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Voice commands [IT: Comandi vocali]

One of the features that can be very useful while driving is voice commands. You can possibly insert the address destination saying first “Go to an address” [IT: “Vai a un indirizzo“] and then, after the TomTom voice asks you, the address: much quicker!! Note that it recognizes the names of places and streets when spoken in the local language using local pronunciation. You can’t enter postal codes using voice command.

You have to choose a Voice, if you haven’t already, then to activate the speech recognizer you have to say a phrase: in Italian, the default phrase is Ciao TomTom but you can change it as you like going into the Settings -> Voice menu item.

When you select an item from a list (e.g. a house number), say “number one” [IT: “numero uno“] or “number two” [IT: “numero due“] and not “one” [IT: “uno“] or “two [IT: “due“].

The list of commands is not exhaustive but they increase during the time after any update. For example, the one listed asking “All commands” [IT: “Tutti i comandi“] are more than the one listed in the current user manual. and you must say exactly that phrase: in the following, you can find the Italian ones but in the user manual, you can find the one for your language (change appropriately the link. http://download.tomtom.com/open/manuals/TomTom_GO_PREMIUM/html/it-it/index.htm#Whatyoucanusevoicecontrolfor.htm) or better find then asking “All commands” [IT: “Tutti i comandi“].
In the following the main commands available in Italian:

Comandi globali

  • “Aiuto”,
  • “Indietro”
  • “Annulla”

Navigazione e percorso

  • Vai a un indirizzo
  • Vai verso centro di una città
  • Vai a casa
  • “Viaggia passando dalla casa”
  • “Vai al lavoro
  • A che ora arriverò?
  • Vai a parcheggio
  • “Passa da parcheggio
  • Vai a stazione di servizio
  • Passa da stazione di servizio
  • Visualizza Le mie posizioni
  • Passa da una posizione salvata
  • Destinazioni recenti
  • “Viaggia passando per una destinazione recente”
  • Segnala autovelox
  • Contrassegna la posizione corrente
  • Trova alternativa
  • Evita strada bloccata
  • Aggiungi posizione corrente a Le mie posizioni
  • “Cancella percorso”
  • “Qual è l’istruzione successiva?”

Impostazioni del dispositivo

  • Volume 70%
  • Alza volume” / “Abbassa volume
  • Muto” / “Attiva audio
  • “Attiva istruzioni” / “Disattiva istruzioni”
  • Visione diurna” / “Visione notturna
  • “Vista 2D” / “Vista 3D”
  • Aumenta zoom” / “Riduci zoom
  • Attiva telefono” | Accendi telefono | Aziona telefono | Telefono acceso | Telefono attivo”

The TomTom GO PREMIUM recognizes many more words than you see in that command list, so try saying more words.Note that you can say other words that have the same meaning, such as the following:

  • “OK”, “Correct”, or “Right” instead of “Yes” [IT: “OK“, “Corretto” o “Giusto” invece di ““] when you want to confirm what you have said.
  • “Go To”, “Search” or “Nearest” instead of “Drive To” [IT: “Vai a“, “Cerca” o “Più vicino” invece di “Guida verso“] when you want to reach a gas station.
  • “Cancel” or “Delete” instead of “Delete” [IT: “Annulla” o “Elimina” invece di “Cancella“] when you want to delete your current path.

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Recorded Routes [IT: Percorsi registrati]

Recorded Routes record your 10 most recent trips in the background allowing you to view them again and save them in My Routes on your device.
Once saved, your location is automatically synced over Wi-Fi with your TomTom MyDrive account from which you can share it with the rest of the world.
Note that Route logging is not turned on by default, so the first time you use this feature, select Enable to turn on route logging, and then select Yes to allow location and location information to be stored on the device.

Recorded routes that can be saved and possibly shared

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Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni]

To quickly access your settings, select the menu bar at the top of the main menu.

Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni] (1)
Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni] (2)

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Last Mile Navigation

Last Mile Navigation allows you to plan a route to an unreachable destination by car and then have TomTom MyDrive app guide you to your destination using a walking route.

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Find My Car

After using Last Mile Navigation, you can use Find My Car when you are ready to return home.
Alternatively, you can plan a route to reach the manually saved PDI for parking location in MyPlaces.

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Sending your location and expected arrival time

If you’re late or stuck in a terrible traffic jam, you can send an SMS to someone (friends, family or colleagues) to let them know that you are arriving late and let them know where you are and the expected arrival time.
Before you get to the guide, set up a short list of contacts so that while driving, you can send a text message to your chosen contacts with your current location, destination, and expected arrival time.

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Avoid a blocked road

Avoid a blocked road allows to find an alternative route to avoid the blocked road. You can get up to two alternative routes depending on the road network available between you and your destination. The new route is shown in the map view with the difference in travel times in a balloon. [IT: Menu principale -> Percorso corrente -> Evita strada bloccata]

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Finding an alternative route

There are two other ways of finding alternative routes:
– Select Current Route in the Main Menu, followed by Find Alternative [IT: Menu principale -> Percorso corrente -> Trova alternativa].
– If your device has voice control, say “Find alternative” [IT: “Trova alternativa”].

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Add a micro SD memory card

Paths and traces cannot be stored on the same memory card as maps, because the memory card uses different formatting so, as soon as you insert a micro SD into the slot you are asked for what you are using for. I choose the Path option in order to store the last 10 path I recorded.

Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (1)
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – My path history
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – You must activate path saving and possibly share with TomTom community
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – At the beginning, no path has been recorded

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Useful links

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TIM Home Connect: mai più!!

Tempo fa avevo scritto un post (Come avere, a poco prezzo, una connessione a Internet in una seconda casa (e.g. per domotica) senza necessità d’installare una linea fissa) in cui avevo consigliato, tra le tante soluzioni di SIM a uso di domotica, l’offerta TIM HOME CONNECT 24 che avevo scelto personalmente per il modem con SIM della casa di campagna.

Dopo le esperienze negative che ho avuto, mi sento di NON consigliarla più assolutamente!

L‘offerta TIM HOME CONNECT 24 (pubblicata online fino al 15/6/2020) testualmente indicava le seguenti condizioni relativamente al traffico internet, come mostrato negli screenshot seguenti che avevo catturato non molto tempo fa: “Il traffico Internet incluso nell’offerta è conteggiato a scatti da 1KB ed è valido per l’utilizzo di Internet e mail da telefonino in Italia, su APN wap tim.it. Al superamento dei MB disponibili ogni mese, la velocità di navigazione sarà ridotta a 32kbps fino al rinnovo successivo, senza costi aggiuntivi“.

Dettagli offerta TIM Home Connect catturata il15/6/2020 prima che tale pagina venisse oscurata

Dettagli dell’offerta TIM Home Connect come appariva anche da smartphone

Nonostante queste condizioni indicassero quindi esplicitamente che, all’eventuale superamento del traffico disponibile ogni mese (di solo 100 MB in 4G), senza costi aggiuntivi rimaneva una connessione dati a basso bit rate (32kbps), comunque sufficiente per comunicazioni tra sistemi di domotica, io mi sono trovato comunque addebitato un importo negativo di circa 2 euro che ha comportato l’impossibilità di connettermi da remoto alla caldaia (per di più nel periodo di COVID in cui non potevo neppure raggiungere la casa di campagna!) e quindi dover effettuare una ricarica aggiuntiva non contemplata nel contratto per riattivare la connessione.

Contattato inizialmente il 187 per avere spiegazioni, l’operatore non era riuscito a risalire alla motivazione dell’importo immotivato che aveva comportato la sospensione della linea, per cui ha aperto un ticket di cui non ho mai ricevuto risposta. Comunque aveva disattivato per quel numero tutte le possibili fonti di traffico a pagamento (e.s. SMS bancari, chiamate a pagamento etc, mettendomi anche una tariffa base di default): questo, aveva detto quell’operatore del call center, avrebbe dovuto prevenire eventuali possibili sforamenti futuri … seppure quella SIM fosse utilizzata unicamente da una caldaia che sicuramente di richieste “strane” non ne faceva di sicuro!! Perciò avevo consigliato in nel mio vecchio post relativo alla domotica che conveniva richiedere queste disattivazioni fin da subito, all’atto del contratto iniziale, anche se sinceramente sarebbero dovute essere impostate di default, dal momento che quell’offerta è pensata appositamente per la domotica.

Contattati successivamente altri operatori per sapere notizie del ticket precedentemente aperto, non mi hanno saputo dire nulla al riguardo, ma mi hanno letto invece condizioni differenti relativamente all’offerta in oggetto che non prevedono il mantenimento di quel basso bitrate, indispensabile per mantenere comunque una connettività con un dispositivo di domotica per il quale quell’offerta era pensata e formulata nero su bianco.

Ho poi scritto e ritelefonato più volte al 119 per chiedere spiegazioni dell’accaduto e soprattutto per avere assicurazione che non succedesse più, dal momento che il ticket precedentemente aperto non aveva portato a nessuna comunicazione utile sull’accaduto.
Non solo non ho avuto tali assicurazioni, ma mi è stato più volte ripetuto che era “normale” che, esaurito il credito, non si avessi più alcuna connessione neppure a basso bitrate (seppur abbiano continuato a non trovare giustificazione per il fatto che il mio saldo fosse andato addirittura in rosso bloccandomi la linea anche per i mesi successivi fino ad una mia successiva ricarica aggiuntiva rispetto all’abbonamento già prepagato).
Inutile da parte mia leggere loro quanto indicato nel contratto che avevo stipulato e catturato con uno screenshot nella pagina TIM Home Connect visibile sul sito TIM ancora più di un anno dopo, cioè il 15/6/2020, … prima che venisse oscurata quella pagina sul sito TIM!!
Infatti, attualmente (25/6/2020
) non esiste più nessuna pagina relativa ad una offerta HomeConnect nel sito TIM.
Forse che, come me, molti si siano lamentati della non aderenza delle condizioni descritte nel contratto dell’offerta, esposte anche online, con la realtà di funzionamento attuale 
Forse che attualmente i dispositivi di controllo del traffico non siano più configurati per diminuire la velocità di navigazione (i.e. a 32kbps) al superamento del traffico previsto in 4G ed abbiano preferito eliminare quell’offerta che era pensata appunto per la domotica che richiede necessariamente una connettività a basso bitrate, seppur garantendone la continuità? Forse … ma rimane il fatto che uno ha prepagato un servizio per (almeno) due anni con certe caratteristiche e se ne ritrova uno con altre che non garantisce quella continuità nella connettività almeno a basso bitrate, indispensabile in un contesto di domotica.

Ad oggi (25/6/2020) non esiste più nessuna pagina relativa ad HomeConnect nel sito TIM (esisteva, almeno fino al 15/6/2020, a questo link)

Inutile è stato anche chiedere, anche tramite PEC, almeno un rimborso per il credito che ho visto addirittura andare in rosso ingiustificatamente, nonostante abbia allegato la presenza della pagina nel sito TIM di una nota che indica come sia successo che siano stati attivati servizi Premium non richiesti , il che giustificherebbe l’accaduto di quel credito andato in rosso per una SIM collocata semplicemente per fornire connettività ad una caldaia!

Errate attivazioni dei servizi Premium su SIM per domotica

Insomma, dopo le tristi esperienze descritte, non mi sento davvero più di consigliare l’offerta TIM HOME CONNECT per una soluzione di domotica!!
Molto meglio quindi scegliere un’offerta generica a basso costo come quelle di PosteMobile o Kena (portando un numero da Iliad/PosteMobile o altri MVNO) con le quali si spende poco di più, ma non si rischiano certamente problematiche di connettività per via di traffico dati o credito inspiegabilmente superato.
Per di più, si può contare su un traffico disponibile non indifferente che può essere utilizzato anche per altri scopi, ad esempio per connettere una Smart TV o telecamere da utilizzare come antifurto.
Ad esempio, io ho poi collegato delle Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p che consentono di visualizzare e monitorare da remoto lo stato della casa di campagna con registrazioni 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 su SD/NAS/Cloud e (se eventualmente configurata appositamente anche da remoto) avvertendomi tramite notifiche push dell’eventuale presenza d’intrusi!! La versione IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza WiFi Videocamera di Sicurezza Interno Videocamera IP Wireless Baby Monitor con Visione Notturna Audio Bidirezionale Motion Detection ha addirittura la funzione di tracking, cioè consente di seguire un oggetto, identificato come persona, che si muove, per cui la telecamera motorizzata si ruota automaticamente e silenziosamente una volta che l’ha identificato nel suo ampio raggio di azione. Entrambi quelle telecamere utilizzano la medesima app Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi: il tutto per poche decine di euro!

Xiaomi Mi Home
IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza
App Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi

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Attualmente ho quindi aderito a una offerta a tempo di PosteMobile come soluzione per la SIM del modem della casa di campagna. Annullerò quindi a breve l’offerta e SIM TIM Home Connect 24 pur buttando così via qualche decina di euro (avendo già prepagato l’abbonamento per 24 mesi), ma almeno ora sarò sicuro sia di avere sempre la connessione attiva sia di non rischiare di andare in rosso (senza capirne e conoscerne il motivo) sia avrò traffico a volontà … e tutto questo con soli 4,99€ al mese anziché i 3€ di quell’offerta TIM.

Se poi la rete Wind 3 (su cui si appoggia PosteMobile) non mi soddisferà, semmai passerò a KENA (che utilizza la rete TIM) a 5,99€ con la sua offerta attiva se uno proviene da un numero Iliad/PosteMobile o altri MVNO.
Comunque di offerte a basso prezzo (magari per attivazioni limitate nel tempo come quella attuale di PosteMobile) ce ne sono sempre e saranno sempre più vantaggiose se uno non ha grandissime richieste di banda e per di più non gli importa di cambiare numero telefonico!!

Offerta di PosteMobile per questo weekend
Offerta Kena per clienti Iliad, PosteMobile o altri MVNO

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Come recuperare il CUD dal sito INPS (aggiornamento 2020)

GIà nel 2013 avevo scritto un post Come scaricare il CUD dal sito dell’INPS in cui avevo indicato la procedura sia per venire in possesso del PIN richiesto per accedere al portale dell’INPS sia di con’me trovare la sezione in cui si poteva scaricare il proprio CUD. La procedura di allora non era così evidente come uno si sarebbe aspettato! Per fortuna nel tempo il sito dell’INPS è migliorato in termini di usabilità ed ora il tutto risulta più agevole.

Innanzitutto si può accedere non solo tramite il proprio codice fiscale ed il PIN fornito dall’INPS mediante la procedura descritta in quel vecchio mio post, ma si può usare anche uno SPID se uno ne è in possesso di uno: vedi eventualmente il mio post Come ottenere lo SPID (e.g. TIMid, PosteID).

Esiste poi un’app dell’INPS che risulta molto comoda in quanto sempre a portata di smartphone … e se la si usa tramite il PIN dell’INPS, una volta inserite tali credenziali se le ricorda per cui l’accesso al sito INPS è più immediato: alcune videate ed informazioni su quell’app li potete trovare nel mio post Come verificare che nel sito dell’INPS ci sia la domanda dell’assegno di esodo art. 4 legge 92/2012 finalizzato a pensione anticipata.

Riporto nel seguito alcuni screenshot del nuovo portale che mostrano come, per fortuna, l’interfaccia utente del portale INPS sia cambiata per cui ora risulta più agevole scaricare il proprio CUD dalla propria area privata.

Probabilmente accedendo al sito dell’INPS si arriva a una pagina di preferiti che non interessa per cui conviene premere il tasto Home in basso:

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Premere il tasto Home in basso

Dalla Home page si può entrare nella sezione autentificata premendo Entra in MyINPS:

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Entrare nella sezione autentificata premendo Entra in MyINPS presente nella Home page del portale INPS
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Per accedere si deve inserire il proprio codice fiscale e il PIN

Molto probabilmente il PIN di accesso risulterà scaduto per cui la procedura prosegue con il cambio PIN obbligatorio: ovviamente è necessario annotarsi il nuovo PIN generato automaticamente che andrà a sostituire il vecchio. La procedura di cambio PIN comunque va a buon termine solo se uno inserisce il nuovo PIN per cui si è sicuri di averlo annotato correttamente:

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Procedura di modifica del PIN (1)
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Procedura di modifica del PIN (2)
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Procedura di modifica del PIN (3)

Una volta autentificato con il nuovo PIN, si deve andare nella sezione Prestazioni e Servizi -> Certificazione Unica 2020 Cittadino.
Se, come nel mio caso, la prima pensione è stata erogata nel 2020 con gli arretrati del 2019, il CUD non risulterà presente in quanto verrà generato nel 2021. Diversamente si troverà il link per visualizzarlo e scaricarlo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-06-25-095615.jpg

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In ricordo di uno splendido insegnante e grande persona: Mario Pent

Questo è un post un po’ malinconico in ricordo di un grande professore e uomo che ho avuto modo di incontrare in gioventù … un vero “signore” nei modi e nello spirito.

Ieri ho ampliato la pagina About di questo mio blog inserendo alcune informazioni, tra cui i miei studi citando la tesi il cui relatore era stato il prof. Mario Pent.

Mia tesi con relatore il prof. Mario Pent

Volendo associare al suo nome un link, ho effettuato una ricerca su Internet certo di trovare un riferimento alla sua persona ed ho appreso, con molto dispiacere, che era morto ormai da anni, il 22 agosto 2017 a Valperga, stroncato da un male incurabile a 78 anni.

Più volte oggi il mio pensiero mi ha portato a ricordarlo. Non solo le sue lezioni di Comunicazioni elettriche (specialistico) erano sempre chiare ed esaustive, tali da appassionare gli studenti, ma era anche una delle persone più corrette e preparate che abbia conosciuto durante tutti i miei studi … e anche successivamente. Erano i tempi in cui il corso omonimo, ma generale (cioè non per gli indirizzi bìnon di telecomunicazione) era tenuto dal prof. Valentino Castellani che sarebbe diventato poi, a decenni di distanza, sindaco di Torino.

Le sue valutazioni agli esami erano impeccabili ed era sempre disponibile con tutti, soprattutto con noi studenti. Ricordo quando durante le lezioni diceva “ed ora facciamo un po’ i conti della serva” … per poi riempire le lavagne di calcoli non proprio così banali!!! 😳 La sua serietà, infatti, non gli impediva talvolta di essere spiritoso e di sorridere mostrando quella sua dentatura un po’ malconcia.
L’ho rivisto e salutato di persona l’ultima volta a fine anni ’90, al Pier della Francesca in quella che era una delle sedi dello CSELT. Era andato, penso per via di un progetto in comune, da Leonardo Chiariglione (il “padre” degli standard mp3/mp4) che aveva la scrivania a pochi metri di distanza dalla mia in quell’ampio open space, per cui avevo subito riconosciuto la sua voce! Avevo voluto salutarlo e ringraziarlo ancora degli insegnamenti da lui ricevuti … e mi ricordo che, proprio in quella occasione, avevo notato che aveva una dentatura nuova e perfetta! Strano come i ricordi talvolta si soffermino su particolari anche irrilevanti come questo!!

Dopo aver letto alcuni articoli datati di giornale che ne annunciavano la morte, sono venuto anche a conoscenza che era stato anche perito nell’Inchiesta giudiziaria sulla strage aerea di Ustica, anzi uno dei più qualificati che indagarono, per conto dei famigliari delle 81 vittime. Cito solo alcuni di questi articoli:

… credo sia opportuno ricordare anche la sua esperienza come perito nell’Inchiesta giudiziaria sulla strage di Ustica. E lo voglio ricordare, non tanto per il suo rapporto con l’Associazione dei parenti delle vittime, ma per il grande insegnamento di passione civile e di rispetto per la scienza che ha saputo dare. Il professor Pent con altri colleghi del Politecnico, ricordo i proff. Vadacchino e Algostino, entra nella vicenda con una delibera del Senato Accademico, Rettore il professor Zich, nell’autunno del 1990, che non prevede nessun compenso, ma solo impegno assoluto per la verità. Una posizione ribadita più volte formalmente e mantenuta assolutamente nei fatti. E Mario Pent rimane sempre legato a questo ruolo di assoluto apporto scientifico, con quella scienza che si misura strenuamente sui dati. E voglio sottolineare il quadro complessivo: si era all’interno di una collaborazione difficile, caratterizzato dalla presenza di altri periti che venivano diretti dall’esterno e che in molti casi cercavano soluzioni accomodate. In questa situazione, in questo contesto, Mario Pent ha scritto una pagina essenziale e decisiva. Della tragica notte del 1980 era rimasto solo un documento: un tracciato del volo del DC9. Anche questa “unicità” aveva un senso nell’opera di distruzione e d’insabbiamento generale; si voleva rappresentare una assoluta mancanza di traffico aereo, un vuoto che non doveva lasciar spazio a nessun sospetto. E invece dallo studio approfondito e tenace di quell’unico documento, Mario Pent ha aperto il primo spiraglio verso la verità. È questo il dato che voglio sottolineare: il sapere, lo studio, la tenacia del prof. Pent hanno spalancato il varco per arrivare alla verità. Dalla lettura di quel tracciato, per i più volutamente insignificante, Pent ha rilevato e denunciato la presenza di un aereo nascosto sotto il DC9. E da questo dato le ricerche, anche se a fatica, hanno preso nuove direzioni, il cielo poco alla volta si è popolato di molte presenze e alla fine si è arrivati alle conclusioni del giudice Priore. E se oggi ripensiamo a quello che ci hanno raccontato di quella notte (il DC9 è caduto per cedimento strutturale in un cielo totalmente vuoto) e quello che oggi sappiamo, dobbiamo guardare con riconoscenza all’impegno civile e di scienziato di Mario Pent con la consapevolezza che ha scritto una pagina importante, davvero, per la Storia del nostro Paese; dobbiamo pensare a lui come a un grande scienziato che ci ha dato un’esemplare lezione di “uso” corretto della scienza. E di questo oggi abbiamo grande bisogno. Per dimostrargli in qualche modo riconoscenza, credo che si possa realizzare un’operazione di salvaguardia della sua attività in generale; e in particolare, relativamente proprio alla documentazione come perito “per la verità” sulla strage di Ustica, il Politecnico e gli Istituti Storici di Torino penso abbiano tutte le possibilità.di realizzazione un adeguato progetto. Per ricordare un grande studioso, uomo di ricerca e d’insegnamento che ha saputo mettere il suo sapere, con grande impegno civile, a disposizione della ricerca della verità in una pagina terribile della Storia del nostro Paese“.

Forse l’ultima volta che ho avuto modo di parlare di lui è stato quando, almeno una quindicina di anni fa, ritirando un biglietto per uno spettacolo musicale al Conservatorio di Torino, avevo notato che la ragazza della cassa che li distribuiva aveva una targhetta con il cognome Pent: non avevo potuto trattenermi dal chiederle se per caso fosse parente del professore … e infatti lo era, mi sembra la nipote … e le avevo chiesto di portargli i miei affettuosi saluti!

Il web, anche con il suo LinkedIn, continua imperterrito a tener traccia di questo grande professore.
Oggi ho voluto ascoltare un estratto di una delle tante lezioni che aveva registrato, presente su Youtube (sebbene il corso con le lezioni complete sia a pagamento nella piattaforma Wikivideo.eu): poter ascoltare ancora la sua voce oggi e i suoi insegnamenti tecnici ha ancora un suo senso …

Sistemi di radiocomunicazione. Appunti del corso. Esercizi proposti Pent Mario, Povero Gabriella Pitagora PDF

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P.S. 26/6/2020
Ho ricevuto la seguente email da Antonio Aru, anche lui un ex-alunno del professore in data più recente (2010), probabilmente nel suo penultimo anno d’insegnamento:

Messaggio: Ciao. Ho letto per caso il post che hai dedicato al Prof. Pent.
Volevo dirti che è un professore con cui ho legato tantissimo anche io e lo porto sempre nel cuore. Credo di essere stato suo allievo nel suo penultimo anno d’insegnamento (2010), quando era formalmente in pensione, ma ancora insegnava. Non si possono racchiudere in poche parole i ricordi e l’affetto. Posso solo dirti che lui ci portò a vedere una torre di ponte radio e dei sistemi radar di caselle e io per lui organizzai una pizzata dove c’eravamo quasi tutti del corso, come fosse una classe di diploma.
Se mi mandi un indirizzo mail ti mando le foto di tutto, in ricordo suo.

Le foto che mi ha inviato sono relative a visite didattiche (2009-10-29: visita alla torre radio Telecom di Alpignano; 2010-01-19: aeroporto di Caselle) oltre che a una pizzata di fine corso (2010-03-02), assai inusuale al Politecnico di Torino!! Riporto nel seguito le tre foto che ritraggono il professore: seppure siano passati decenni da quando l’ho visto l’ultima volta, il suo aspetto e atteggiamento di persona semplice, mostrato in quelle foto, è tipica di come lo ricordo anch’io!

Prof. Pent sulla torre di Alpignano
2010-03-02 Cena del corso TLC con prof. Pent (1)
2010-03-02 Cena del corso TLC con prof. Pent (2)


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Sistema bidirezionale di domotica gestibile anche da remoto e sensore di vento/sole per la gestione automatica di dispositivi motorizzati

Può venire utile disporre di un sensore di sole e di vento per pilotare in modo automatico delle tende da sole motorizzate, soprattutto quando sono più di una. La gestione del vento poi risulta quasi indispensabile se uno desidera poterle lasciare abbassate anche se non si è in casa: infatti un repentino cambio di tempo potrebbe comportare seri danni se le tende risultano abbassate”!

Sto provando il sistema della Eurotronic (sito Facebook), una ditta spagnola che fornisce diversi sistemi di domotica, quali motori e sensori anche pilotabili da remoto tramite apposite app (e.g. NOX).

Purtroppo, come spesso avviene, i manuali di configurazione non sempre sono tradotti in un italiano completamente corretto (seppur comprensibile) [il titolo stesso “Central sol-viento vía radio bidireccional” viene tradotto testualmente “Sole-vento centralee via radio bidirezionale“!!], né vengono fornite proprio tutte le risposte che uno desidererebbe avere prima di acquistare un prodotto e/o sapere quali sono le sue possibilità di configurazione.
Per di più, il manuale d’installazione del sistema per il rilevamento del sole/vento è solo un foglietto con alcune informazioni scritte piccolissime e contemporaneamente in quattro lingue, … quindi non proprio di agevole lettura, a mio parere.

Nel seguito riporto quindi le informazioni lì trovate ma mettendole in un formato credo più facilmente consultabile anche da me in un prossimo futuro qualora ne abbia la necessità.

Successivamente troverete anche alcune considerazioni, pregi e difetti, da me riscontrati fino a oggi, sul sistema di comando da remoto, tramite la sua app NOX, associata a quella soluzione di domotica.

Sensore e controllore di sole/vento

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Estratto in italiano del manuale d’installazione del dispositivo con sensori di sole e di vento

  • Frequenza di lavoro 433,92 Mhz
  • Temperatura d’esercizio -20º / +70º C
  • Alimentazione 100-240 Vac
  • Livello del vento 18-55 Km/h
  • Livello del sole 3-45 Klux
  • Grado di protezione 44 IP
  • Compatibilità PLUS-TRONIC, TOP-TRONIC, NOX RM, NOX RE, NOXON RM Y NOXON RE

AVVERTENZE SUI SISTEMI RADIO

• Si raccomanda di non utilizzare i sistemi radio in ambienti con dove esistano forti interferenze (e.g. nelle vicinanze di stazioni di polizia, aeroporti, banche, ospedali).

• La presenza di dispositivi radio operanti nella stessa frequenza (433.92 MHz) di trasmissione (ad esempio allarmi o auricolari per la radio) possono provocare interferenze con il ricevitore radio del motore, riducendo così la capacità degli emettitori e limitando il funzionamento dell’installazione.

• Il motore è compatibile con gli emettitori E-NOX. Frequenza di lavoro 433.92 MHz.

Posizionamento corretto del sensore
Pulsanti e led presenti

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Controllo del vento

Attiva l’avvolgimento del motore (e.g. la tenda da sole si alza) quando il valore del vento programmato viene superato per un tempo superiore a 5 secondi.
Dopo 12 minuti senza che il vento superi il valore programmato, l’allarme vento scompare.
[NOTA MIA: durante tutta la durata di quell’allarme i motori su cui quell’allarme agisce non risultano azionabili in nessun modo, nemmeno con il telecomando. Diversamente dal controllo sole, anche se l’allarme vento scompare la tenda/le tende rimangono su, sebbene ritornino pilotabili da remoto o tramite il telecomando].

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Controllo del sole

Attiva la discesa del motore (e.g. la tenda da sole si abbassa quando il valore del sole programmato viene superato per un tempo superiore a 3 minuti.
Dopo 18 minuti in cui il sole non ha superato il valore di soglia programmato, si attiva la funzione per l’avvolgimento del motore (e.g. la tenda da sole si alza).

[NOTA MIA: Se c’è sia vento sia sole e si impostano entrambi i sensori, anche se non esplicitamente indicato nel manuale, per motivi di sicurezza il sensore di vento ha priorità su quello di sole. Diversamente le tende/tapparelle continuerebbero ad andare su e giù ogni tot minuti. Tuttavia tale comportamento logico non ho ancora avuto modo di verificarlo personalmente]

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Indicatori

LED rosso spento: non c’è vento o comunque la soglia programmata d’intensità del vento non viene superata.
LED rosso lampeggia rapidamente: la soglia programmata d’intensità del vento è stata superata.
LED rosso lampeggia lentamente: è in corso il conteggio alla rovescia per annullare l’allarme vento, in seguito al superamento della soglia programmata.

LED giallo spento: non c’è del sole o comunque non si supera la soglia programmata d’intensità della luce.
LED giallo lampeggia rapidamente: la soglia programmata d’intensità della luce/sole è stata superata.
LED giallo lampeggia lentamente: è in corso il conteggio alla rovescia per annullare l’allarme solare.

Premere più volte il pulsante sole o vento per selezionare il livello di soglia che si desidera impostare [valore da 1 a 9]

[NOTA MIA: livello minimo 1 -> si attiva l’avvolgimento con poco vento (18 km/h) / lo svolgimento con poco sole (3 Klux); livello massimo 9 -> si attiva l’avvolgimento con molto vento (55 Km/h) / lo svolgimento con molto sole (45 Klux).
Si noti che si può anche disattivare il controllo del sole impostando la soglia a 0, mentre per il vento è comunque previsto un suo funzionamento].

Velocità vento (Km/h) / luce solare (Klux) associati a ciascuna soglia impostabile
La configurazione dei livelli di entrambi i sensori può essere modificata/letta anche tramite l’app NOX
Programmazione motore NOXON RM o NOXON RE con attivazione/disattivazione sole
Programmazione motore PLUS-TRONIC o TOP-TRONIC con attivazione/disattivazione sole
Programmazione motore NOX RM o NOX RE con attivazione/disattivazione sole

L’azionamento del comando per via del superamento di una soglia viene notificato sia nell’app, se running, sia tramite push notification, se impostato tra le opzioni dell’app (icona ingranaggio in alto a sx -> Configurazione -> Notifiche -> Notification service state da impostare ad ON):

Notifica superamento di una soglia tramite messaggio se l’app è running
Notifica superamento di una soglia tramite push notification

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Remotizzazione dei controlli tramite sistema radio connesso alla rete via cavo Ethernet

Oltre che dal sensore vento/sole e da apposito telecomando radio, i motori possono essere opportunamente pilotati anche tramite un’app installata sul proprio smartphone connesso sia localmente al Wi-Fi di casa sia tramite la sola rete mobile. In quest’ultimo caso, per quanto ho inteso, l’app si connette a un server remoto che, a sua volta, si preoccupa di stabilire la connessione con il dispositivo a radiofrequenza collegato alla propria rete di casa via cavo Ethernet. La portata dei segnali da quest’ultimo inviati è notevole, agendo penso sulla frequenza di lavoro di 433.92 MHz, tipica della domotica, per cui la copertura è ottima anche per appartamenti grossi e in presenza di diversi muri, molto maggiore rispetto a quanto si avrebbe operando con le elevate frequenze di un Wi-Fi (2,4 GHz, 5 GHz): infatti, quando più la frequenza aumenta, tanto più diminuisce la sua capacità di penetrare oggetti solidi ma, al contempo, maggiore risulta essere la velocità di trasmissione dei dati.

Nella mia installazione, ho collocato sopra un mobile il dispositivo che effettua l’invio dei comandi via onde radio, collegandolo in Rete tramite la porta Ethernet presente in una powerline (NETGEAR Powerline 1000 + WiFi) che, tra l’altro, mi estende anche il Wi-Fi in una parte della casa. Ho poi distanziato opportunamente il dispositivo dalla powerline/Wi-Fi (tanto il cavo è lungo circa 1 metro) per evitare potenziali interferenze, seppur improbabili operando a frequenze assai differenti.

Il dispositivo che effettua l’invio dei comandi via onde radio l’ho collocato sopra un mobile attaccato alla porta Ethernet presente in un a una powerline (NETGEAR Powerline 1000 + WiFi) che tra l’altro mi estende anche il WiFi in parte della casa.

La sincronizzazione con l’app presente sul proprio smartphone avviene semplicemente attivando l’app e premendo brevemente il tastino sul retro di quel dispositivo della Eurotronic, utilizzando un oggetto appuntito: attenzione che se si preme il medesimo tastino a lungo, l’apparecchiatura effettua invece un suo reset. Ovviamente durante questa procedura lo smartphone deve essere connesso alla medesima rete di casa via WiFi (o, se si preferisce seppur inusuale, anche via cavo -> vedi post Come connettere uno smartphone o un tablet con un cavo Ethernet).

Dopo avere programmato nell’app i comandi per l’azionamento dei diversi motori ed eventualmente avere configurato alcuni scenari (e.g. far scendere tutte le tende di un balcone) assegnando a ciascuno un nome autoesplicativo, per riportare i medesimi comandi su un altro smartphone è sufficiente installare anche su quello la medesima app NOX e, dopo averla lanciata, premere brevemente il solito tastino sul retro del dispositivo.

Si noti che si può impostare una password per impedire che altri inseriscano/modifichino i comandi relativi al dispositivo, seppur li possano utilizzare, qualora sia stata effettuata la sincronizzazione.

Perché la ricezione dei comandi avvenga al meglio, è bene non arrotolare l’antenna presente sui singoli motori, bensì posizionarla esternamente a ostacoli di metallo ed estendendola per bene.

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Fino a oggi ho riscontrato talvolta alcune anomalie nel funzionamento del sistema complessivo che, seppur accettabili, possono risultare talvolta fastidiose:

  • Quando si programmano (per copia) i comandi/ scenari configurati anche su altri smartphone (e.g. quelli di tutti i membri della famiglia), purtroppo i nomi a loro assegnati si perdono e vengono invece riportati con sigle … per cui è necessario poi andarli a rinominare uno a uno a manina!
    Se poi uno modifica un comando/scenario (e.g. introduce l’abbassamento di una ulteriore tapparella), la prossima volta che l’app NOX presente su un altro cellulare si connetterà al dispositivo, verrà chiesto se si vuole aggiornare tale comando/scenario: devo ancora verificare se il nome del comando/scenario aggiornato ritorni a essere una sigla o meno, nel qual caso si dovrà (solo più per quello modificato) nuovamente rinominare a manina!
  • Mi è successo che il collegamento da remoto tramite rete mobile non mi funzionasse per ore, probabilmente per via di qualche problematica/aggiornamento del loro server: infatti non avevo modificato nulla nella configurazione dei dispositivi e nella connessione di rete così come il giorno dopo, quando tutto ha ripreso a funzionare.
    Infatti, mentre normalmente, se ho il cellulare connesso solo alla rete mobile, mi viene mostrato prima “Connecting remotely …” e poi “Connecting through server“, mi è capitato che quel tipo di connessione fallisse e, dopo quasi un minuto, mi si presentasse la scritta “Collegamento tramite servizio alternativo…” che consentiva comunque la connessione con il mio dispositivo domotico seppur dopo un tempo non indifferente. Tuttavia, una volta neppure con quest’ultimo servizio alternativo la procedura di connessione è andata a buon fine impedendomi una connessione da remoto per più di una giornata: mi veniva mostrato “Errore nella comunicazione. Il server non è disponibile“. Essendosi verificato quel blackout nel week-end, mi viene da pensare che quei server non vengano adeguatamente gestiti 7 giorni su 7 e 24 ore su 24: il sistema complessivo non mi sembra perciò del tutto affidabile e ciò non sarebbe certo accettabile se si trattasse di un sistema di antifurto, ma risulta comunque sufficiente nel contesto su cui opera.
Connessione remota “normale” effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile
Connessione remota “alternativa” (attivata automaticamente qualora quella “normale” fallisca) effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile
Connessione remota non funzionante effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile (funziona in questi caso solo se lo si collega al WiFi di casa, non interessando quindi il server remoto della Eurotronic)
  • Talvolta la comunicazione con il sensore di vento/sole ha avuto problemi, anche in questo caso senza aver modificato nulla nella configurazione dei dispositivi e nella connessione di rete:
Problemi di comunicazione con il sensore di vento/sole
  • Infine, se si impostano dei comandi multipli o degli scenari che prevedono il movimento contemporaneo di più motori, soprattutto se sono molti, non sempre tutti eseguono effettivamente il comando impostato ed è necessario ripeterlo magari anche più volte affinché tutti lo eseguano effettivamente.
    Ovviamente, se tale comando multiplo viene eseguito in locale si può agevolmente verificare la sua effettiva esecuzione o meno ed eventualmente ripeterlo. Diverso è il discorso se si opera da remoto, per cui conviene a questo punto ripeterlo comunque più volte (e.g. 3 volte per essere ragionevolmente abbastanza sicuri): infatti, questo sistema non prevede di conoscere da remoto lo stato dei singoli motori e perciò non si può essere certi della effettiva esecuzione di un comando inviato.


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Come contattare per iscritto il servizio clienti TIM

I servizi clienti di tutti i servizi, operatori telefonici inclusi, purtroppo lasciano assai a desiderare.

Non è inusuale che uno telefoni a un numero telefonico di servizio clienti e, dopo essere rimasto il attesa per diversi minuti prima di poter parlare con un operatore (assorbendoti una marea di pubblicità), a seconda di chi ti risponde (da ogni Paese anche extra europeo) uno si riceva una risposta differente o addirittura non gli venga fornita alcuna spiegazione a una sua lamentela o a un tuo quesito.
Per queste e per altre ragioni può essere utile contattare per scritto un servizio clienti per ricevere nero su bianco una risposta.
Purtroppo non risulta generalmente assai semplice reperire il modo per avere tale forma di contatto in quanto ormai si sprecano risponditori automatici e assistenti virtuali che molto probabilmente non potranno fornire le risposte che desideri!!

Relativamente a TIM, un tempo esisteva la email 119@telecomitalia.it che mi è ancora stata indicata dall’operatore del 119 contattato telefonicamente.
Dopo avere preparato per bene la mia mail da inviare tramite PEC, mi sono visto arrivare indietro automaticamente la seguente risposta:

Il servizio via email del servizio clienti TIM non è più attivo

Il link indicato per giungere al form da compilare è:
https://www.tim.it/FolCanaleEmail
(o anche, se si è già clienti,: https://www.tim.it/FolCanaleEmail?MAILFROM=ARGOMENTO=0&AMBITO=M&CLIENTE=C
mentre, se non si è ancora clienti TIM, https://www.tim.it/FolCanaleEmail?MAILFROM=ARGOMENTO=0&AMBITO=M&CLIENTE=P … ma le scelte disponibili per l’argomento del contatto vengono in questi casi limitate, per cui è più opportuno scegliere il primo link senza parametri nella URL!).

Purtroppo in questo modo non si può inviare una PEC ed il numero di caratteri che uno può scrivere è limitato a 500:

Form di inoltro richiesta al servizio clienti TIM

Per contro, di positivo c’è il fatto che uno riceva subito una email con il testo della propria richiesta:

Email di conferma dell’inoltro della richiesta

Infine attenzione: se si chiama il 187 o il 119 da un cellulare non TIM, la chiamata non è gratuita ma, anche perchè l’attesa non è indifferente, assai costosa!!

Il costo di una chiamata al 187/119 non è gratuito se non telefoni da un cellulare TIM

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Memorandum scadenza tasse

Questo è un post di memorandum per chi, come me, si dimentica talvolta le scadenze!!

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Indice

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Scadenze per data:

  • 30 aprile – TASI prima rata/unica (utenza domestica)
  • [29 maggio – TASI seconda rata (utenza domestica)]
  • 16 giugno 2020IMU/TASI prima/unica rata
  • 23 luglio – 730 (meglio entro maggio per rimborso nella busta paga di luglio)
  • [16 dicembre 2020 – IMU/TASI seconda rata]


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IMU/TASI

Sembra che dal 2020 vengano accorpate … ma le aliquote non sono ancora ben definite almeno per il Comune di Torino

prima rata entro il 16 giugno 2020
seconda rata entro il 16 dicembre 2020

È comunque ammesso il versamento in un’unica soluzione alla prima scadenza. Se si versa in unica soluzione, non essendo ancora state deliberate le aliquote 2020, verificare poi che non vi siano variazioni.
L’imposta non è applicabile all’abitazione principale e alle relative pertinenze (e.g. box), con l’esclusione degli immobili a uso abitativo rientranti nelle categorie catastali A/1, A/8 ed A/9 (abitazioni di tipo signorile, ville e castelli).

Il sito Riscotel calcolo IMU (per il Comune di Torino) fornisce la possibilità di calcolare l’importo da pagare indicando città, tipologia d’immobile e rendita catastale.
Per aprire la pagina che effettivamente consente di effettuare il calcolo, l’interfaccia utente usata non è, secondo me, particolarmente appropriata avendo utilizzato non un evidente semplice pulsante, bensì una barra che si confonde con il titolo della pagina:

Riscotel calcolo IMU

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TARI (Tassa rifiuti)


Dovrebbe arrivare nella buca il foglio per il pagamento

Per le utenze domestiche:
– prima rata 30 aprile,
– seconda rata 29 maggio.

Per le utenze non domestiche:
– prima rata 16 marzo,
– seconda rata 15 maggio.

Per il 2020 vedi Coronavirus e TARI Torino: sospensione del pagamento dell’acconto delle prime 2 rate … e come scaricarti l’F24 per pagarla in una unica rata

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730

Modello 730 precompilato: novità e scadenze

Istruzioni 730/2020

La tua dichiatrazione precompilata

Scadenze indicate nella pagina dell’Agenzia delle Entrate

Da inviare entro la scadenza del 23 luglio sia in modalità precompilata che per il tramite di CAF o intermediari abilitati. Soltanto nel caso d’invio tramite il sostituto d’imposta il termine è il 7 luglio.

Chi deve ottenere un rimborso potrà presentare il 730 già dalla fine del mese di maggio e potrà contare così sulla busta paga più pesante a luglio, a prescindere dal fatto che la scadenza finale per presentare il 730 è slittata a fine settembre 2020 per via dell’emergenza coronavirus. Tuttavia, nel caso in cui fosse stato presentato il modello 730 Precompilato, il contribuente può annullare la dichiarazione precedente e inviare, tramite l’applicazione web, una nuova dichiarazione a partire dal 28 maggio ma l’annullamento è possibile una sola volta fino al 20 giugno. Se si riscontra l’errore dopo il 20 giugno si può:

  • Presentare al CAF o al professionista un 730 integrativo, entro il 10 novembre. Il 730 integrativo si può presentare solo nel caso in cui si tratti di una dichiarazione più favorevole per il contribuente;
  • Presentare, tramite l’applicazione web, il modelli Redditi correttivo entro il 30 novembre o il modello Redditi integrativo dopo il 30 novembre.

Tra le novità 730/2020 indicate nel sito Money.it ci sono le seguenti:

  • I figli di età non superiore a 24 anni sono considerati a carico fino a 4.000 euro di reddito, dunque le istruzioni relative ai familiari a carico sono state aggiornate dall’Agenzia delle Entrate;
  • È stato aumentato l’importo massimo annuo per la detrazione delle spese d’istruzione fino a 800 euro;
  • chi impartisce lezioni private deve indicare il codice “5” se sceglie la tassazione ordinaria, oppure deve presentare anche il quadro RM insieme al modello Redditi PF 2020;
  • Per le erogazioni liberali in favore di Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, nel rigo E36 è stata inserita la colonna denominata “Residuo precedente dichiarazione” per l’indicazione dell’importo deducibile non utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al 2018;
  • Ci sarà un unico rigo (E56 nella sezione III C del quadro E) per “riscatto della laurea” e delle “colonnine per ricarica” di auto elettriche, in cui va indicato l’importo delle due detrazioni;
  • È stata eliminata la colonna 5 “Quota Tfr” del rigo C14 in seguito alla mancata proroga per il 2019 delle disposizioni che prevedevano l’erogazione in busta paga della quota di TFR maturata nel periodo;
  • Lo sport bonus entra nel modello 730/2020, così come il credito d’imposta per la bonifica ambientale e la detrazione del 50% per le spese di realizzazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche.
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Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?

Qualche mese fa mi si era rotto il boiler: oramai è classico che, magari solo dopo pochi mesi la scadenza della garanzia quinquennale, quell’elettrodomestico inizi a presentare i primi problemi: segni di ruggine, magari qualche goccia che ti fa capire che è necessario provvedere al più presto … prima che succeda un macello!! Avere infatti un boiler che perde notevole acqua, magari improvvisamente, può davvero allagare una casa se non è stato posizionato sopra una vasca da bagno … che magari neppure esiste più nel bagno!

Mi sono quindi trovato a decidere se acquistare un boiler nuovo “elettronico”, con programmazioni e funzionalità già presenti, o nuovamente scegliere un modello, magari della stessa marca, ma con semplicemente la manopola di regolazione della temperatura massima, vale a dire con la funzionalità sicuramente più indispensabile, … e poi magari provvedere ad acquistare una presa programmabile e pilotabile anche da remoto.
Ho optato per questa seconda scelta perché, tutto sommato, analoga e decisamente meno costosa (costo inferiore almeno di 1/3 : un boiler senza elettronica costa generalmente sui 100€ per un 80 litri con garanzia a 5 anni, o anche meno se ci si accontenta di una garanzia a 2 anni del medesimo oggetto! Diversamente si parte dai 160 in su), …. e vista anche la durata media di un boiler moderno, non vale certo la pena comperare tutto un sistema elettronico integrato che, nel giro di pochi anni, sarebbe poi da rottamare insieme all’oggetto … ma scegliere l’opzione di garanzia a 5 anni!
Certo ora ci sono modelli ibridi di classe A che sicuramente danno vantaggi indiscussi in termini di consumo … ma i costi sono 5 volte tanto: si dovrebbero fare bene i conti sulla loro effettiva convenienza economica!

Boiler non elettronico, abbinato a presa intelligente della Meross

Tra le prese “intelligenti” ne avevo trovata una della Meross che, nella sua semplicità di programmazione ed uso, mi sembrava facesse proprio al caso mio. Ovviamente di sistemi analoghi di domotica anche integrata con altri dispositivi ce ne sono diversi, ma i prezzi variano molto: quella costava veramente poco …

Mi sembrava idonea ai miei scopi, senza strafare:

  • Supporta fino a 16A/3680W,
  • Si collega agevolmente al WiFi di casa,
  • Può essere pilota da remoto (tramite un’app sullo smartphone) ovunque uno fosse … senza minimamente dover configurare porte o quant’altro sul proprio modem di casa,
  • È possibile definire accensioni o spegnimenti definendo sia l’ora sia il giorno/giorni della settimana associati, sempre operando tramite la medesima app, magari anche da remoto. Ovviamene la sua accensione/spegnimento in ogni momento da remoto tramite l’app si può sempre fare e si sovrappone alla programmazione effettuata di default.
  • Per di più, la messa ad ON o ad OFF di quella presa può essere anche eseguita operando manualmente sul pulsante apposito della stessa, i cui bordi si illuminano leggermente di azzurro quando è ad ON, rendendo così ben visibile il suo attuale stato.
  • Dall’app si può inoltre vedere sia il consumo energetico corrente e quello giornaliero totale sia anche avere un grafico dei consumi nel tempo.
Stato prese come visibile dall’app. Risulta possibile da qui modificare il loro stato selezionando l’icona associata
Programmazione da me effettuata per ON e OFF della presa (per default)
Stato corrente e consumo odierno
Consumi nel tempo dell’elettrodomestico alimentato tramite quella presa

A distanza di mesi posso dire che non mi ha dato mai problemi e realizza le funzionalità per cui è stata progettata con semplicità e continuità: anche se viene a mancare la corrente, quando ritorna, ristabilisce nel giro di poco la connessione con il WiFi di casa e tutto torna a funzionare come previsto.

Oggi, 11/6/2020, ho visto che quella presa intelligente compare tra le offerte del giorno ed è scontata del 40% per cui penso ne acquisterò un’altra ed ho pensato di scrivere questo post, qualora potesse essere di interesse anche a qualcuno di voi 😉

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Riassumendo 😉

Presa che, collegata al proprio WiFi di casa, ti permette di portarsi ad ON o OFF agendo anche da remoto (oltre che da locale premendo il suo pulsante che risulta luminoso quando è ON) ovunque tu sia agendo da una app della Meross.
Inoltre con tale app si possono impostare qualsivoglia programmazioni ad ON o ad OFF specificando sia l’ora sia il giorno o i giorni della settimana in cui tale programmazione si desidera.
Supporta fino a 16A per cui può essere usata anche per elettrodomestici che consumano molto quale, come faccio io, il boiler elettrico.
L’ho programmata in modo che normalmente si accenda/spenga in certi orari del giorno ed, se il caso, posso sempre eventualmente portarlo ad ON o a OFF anche da remoto.

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App Posta di Windows 10: come risolvere problemi con account di Gmail (i.e. mancata visualizzazione della presenza di allegati in mail ricevute, non presenza di mail inviate)

La configurazione di Gmail su client di posta di terze parti non è mai agevole per via delle restrizioni imposte da Google per questioni di (pseudo)sicurezza.
Ho già scritto un post al riguardo relativamente ad Outlook ed ora analizzerò problematiche che si possono riscontrare utilizzando il client di posta predefinito in Windows 10 cioè l’app Posta [ENG: Mail]. In realtà quell’app installa sia un client di posta sia uno per il calendario, entrambi decisamente ben fatti.

Mi sono trovato, infatti, a dover riconfigurare il mio account di Gmail sull’app Posta del mio PC Windows 10 in quanto avevo notato che, talvolta, delle mail inviate non le ritrovavo nella cartella della Posta inviata e, cosa ancor più grave, non veniva segnalata la presenza di allegati in mail ricevute che li contenevano (questi allegati risultavano, infatti, ben visibili sia con l’app di Outlook sullo smartphone sia accedendo a Gmail da browser).

Innanzitutto si deve, se ancora non l’hai fatto, impostare l’autenticazione a due passaggi dal proprio account di Google nella sua sezione di Security.
Ho quindi ho ricreato la password specifica per un’app di posta.

Creazione di una password specifica, da utilizzare per l’app di Posta, in sostituzione alla password di Google (1)
Creazione di una password specifica, da utilizzare per l’app di Posta, in sostituzione alla password di Google (2)

Ho cancellato il preesistente account di Gmail sull’app Posta [ENG: Mail] cliccandoci sopra con il tasto destro, selezionando Impostazioni account e quindi Rimuovere account dal dispositivo.
Quindi ne ho creato uno nuovo andando in Impostazioni (click sulla icona ingranaggio) -> Gestisci account -> + Aggiungi account

Ho scelto l’opzione Altro account POP, IMAP e non quello direttamente preimpostato per Google, in modo da avere eventualmente accesso a ulteriori opzioni da impostare manualmente. In realtà poi, scrivendo la mia email di Gmail ed inserendo come password quella apposita generata nel mio account di Google, come indicato precedentemente al primo passo, la creazione del nuovo account è avvenuta correttamente.

Configurazione manuale di un account di Gmail (1)
Configurazione manuale di un account di Gmail (2)

Le seguenti configurazioni relative ai server di posta in arrivo ed in uscita, vengono automaticamente impostati sulla base del proprio indirizzo di email @gmail.com:

Configurazione manuale di un account di Gmail (3)

Sono quindi andato a vedere l’email con allegato che prima non veniva mostrato, ed ho verificato che invece ora il funzionamento fosse quello corretto.

Relativamente alle email inviate poi, ho notato che una nuova cartella era stata creata in fondo alla lista nella sezione Altro di Cartelle. Ho dovuto scorrere in alto per vederla in quanto diverse erano le cartelle mostrate, tra cui altre di Posta inviata vuote (probabilmente relative a precedenti installazioni di questo accont di Gmail).

La cartella di Posta inviata era stata creata in fondo (altre omonime “vecchie” erano rimaste, seppur fossero vuote)

Ho quindi cercato di cancellare quelle cartelle vuote (relative probabilmente a precedenti installazioni per Gmail), per mantenere solo l’ultima cartella della lista relativa alle vera cartella di Posta inviata. Tuttavia, operando con il tasto destro sulla cartella -> Eliminanon risultava possibile eliminarle ed un messaggio di errore lo notificava!
Ho quindi disinstallato e reinstallato l’app Posta. Lanciandola ho notato che due account di email erano comunque rimasti configurati (!!) tra cui proprio quello di Gmail: questa volta però la cancellazione di quelle cartelle di Posta inviata vuote avveniva con successo ;-). Le ho quindi eliminate tutte e tre.

Per cancellare quelle cartelle “vecchie” di Posta inviata, ho dovuto disinstallare e reinstallare l’app Posta

Infine ho ricreato i collegamento agli account di email che non c’erano più dopo la reinstallazione e tutto è tornato a funzionare come uno si aspetta sia relativamente sia agli allegati sia alle visualizzazione delle email inviate.

Ovviamente ricordarsi di configurare opportunamente le opzioni di sincronizzazione relativamente a quell’account di email:

Configurare opportunamente le opzioni di sincronizzazione relativamente a quell’account di email

Si noti che se uno imposta più account di email nell’app Posta, attualmente l’ordinamento non può essere modificato a posteriori per cui conviene configurare per prima la propria email principale dal momento che è quella che viene aperta appena si lancia quell’app. Diversamente si devono eliminare tutti gli account che si erano configurati prima (e quindi posizionati prima nell’elenco degli account presenti) e successivamente aggiungerli nuovamente in modo che ora risultino posizionati dopo. Probabilmente questa poca flessibilità relativa alla gestione degli account impostati verrà superata in prossime versioni dell’app: ho comunque segnalato tale mancanza tramite l’apposito hub di feedback 😊

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Possibili thread di interesse sul forum di Google sono i seguenti ma, ricercando tu stesso in quel forum, ne troverai sicuramente degli altri e magari più recenti 😉 :

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Link di possibile interesse

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Correttore ortografico e grammaticale per l’italiano

In questo post cercherò di mostrare quelli che sono i modi con cui si riesce ad avere un correttore non solo ortografico ma anche grammaticale per l’italiano e non solo su una applicazione come Word, ma anche scrivendo, ad esempio, un post su WordPress internamente al proprio browser!

Ho già parlato nei seguenti post di correttori automatici sia ortografici sia anche grammaticali, ma, relativamente a questi ultimi, si trattava di sistemi che contemplavano principalmente la lingua inglese e comunque non l’italiano.
È vero che probabilmente uno fa meno errori almeno grammaticali se scrive nella propria lingua madre, …. ma un aiutino per ridurre le sviste e gli strafalcioni serve sempre 😉

Aggiungo quindi, in questo post, ulteriori informazioni focalizzandomi su testo scritto in italiano, indagando se esiste anche per la lingua italiana la possibilità di avere suggerimenti di carattere grammaticale, oltre che ortografico, così come se ne era visto esserci per l’inglese, in primis utilizzando Grammarly. Analogamente si vedrà che esistono soluzioni anche gratuite, accettando alcune limitazioni più che accettabili.

Sezioni del post:

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Correzione ortografica impostata a livello di PC

Nei precedenti post sull’argomento si era visto come, già a livello di PC, fosse possibile impostare anche più lingue come preferite (e.g. italiano e inglese) ed avere la possibilità di avere evidenziati gli errori di ortografia per del testo scritto in quelle lingue00. Ovviamente è necessario installare i relativi Language pack per tutte quante andando in Impostazioni -> Data/ora e Lingua -> Lingua.

Impostazoione delle lingue preferite in Impostazioni -> Data/ora e Lingua -> Lingua con la possibilità di installate gli appropriati language pack per ciascuna.

Nel seguito le impostazioni per avere sempre sotto mano la scelta della lingua nella toolbar delle app, in basso:

Presenza della barra della lingua nella app toolbar in basso (1)
Presenza della barra della lingua nella app toolbar in basso (2)
Attivazione correzione errori di ortografia a livello di PC

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Correzione ortografica a livello di browser (e.g. Chrome, Edge)

Nei browser esistono opzioni specifiche per attivare correzioni ortografiche scrivendo in diverse lingue.
Ecco le rispettive pagine per quelle impostazioni nei due browser più diffusi, Chrome ed Edge.

Attivazione controllo ortografico nel browser Chrome

Nota che se per Edge non trovi la pagina di impostazione della lingua mostrata nello screenshot seguente, sicuramente è perché hai ancora la vecchia versione di quel browser e non l’ultima basata su Chromium, per cui ti invito a scaricare quest’ultima e aggiornare tale browser! Per ulteriori informazioni vedi il seguente post: È tempo che provi anche tu la nuova versione ‘chromium’ del browser Edge sia sul tuo PC/tablet Windows 10 sia sul tuo smartphone.

Attivazione controllo ortografico nel browser Edge nella sua ultima versione (Chromium)

Su ogni browser (e.g. Chrome, Edge), se impostata tale correzione, cliccando con il tasto destro sulla parola sottolineata in rosso in quanto identificata come errata, vengono suggerite possibili correzioni ortografiche per tutte le lingue configurate come preferite. Perciò, nell’esempio seguente vengono suggerite, come correzione, parole sia italiane sia inglesi, avendo io impostato entrambe quelle due lingue tra le preferite:

Su qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge), se configurato, cliccando con il tasto destro sulla parola sottolineata in rosso in quanto identificata come errata, vengono suggerite possibili correzioni ortografiche per tutte le lingue impostate

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Strumento di correzione ortografica e grammaticale in Microsoft Office (e.g. Word)

Molti di voi sanno che c’è una funzione correttiva anche grammaticale per diverse lingue (tra cui l’italiano) sul pacchetto Office e quindi uno la può utilizzare se scrive, ad esempio, un documento con Word o una email con il client di posta Outlook.

La possibilità di avere una correzione grammaticale avviene per la lingua impostata per quel testo (a livello di file o anche di singola parola per cui si può andare a modificare la lingua anche relativamente a parte del testo e non necessariamente per tutto il documento). Tra le Opzioni (i.e. ultima voce in basso dal menù di sinistra, quello che compare dopo avere scelto prima voce File dal menù in alto) esiste tutta una sezione dedicata alla configurazione della correzione e formattazione del testo, comprese le correzioni automaticamente eseguite durante la digitazione stessa.

Sezione Strumenti di correzione presente nelle Opzioni di Word e dedicata alla configurazione della correzione e formattazione del testo, comprese le correzioni automaticamente eseguite durante la digitazione stessa

È quindi opportuno aprire il tab relativo alla Revisione e innanzitutto impostare la lingua di modifica nella sezione Lingua. Successivamente premere Controllo ortografia e grammatica nella sezione Strumenti di correzione in modo da avere visualizzata la finestra Strumenti di correzione che per default compare a destra.

Impostare la lingua utilizzata per il controllo ortografico e grammaticale e quindi attivare il controllo

In questa vengono mostrati in successione gli errori identificati e, per ciascuno, una lista di suggerimenti per una possibile correzione. Se si ritiene che uno dei suggerimenti sia quello corretto, basta selezionarlo e così viene automaticamente attuata la modifica nel testo: a questo punto il correttore passa subito all’eventuale errore successivo. In alternativa, si può selezionare Ignora questa volta per lasciare immutato il testo in quel punto, ignorando qualsiasi suggerimento di correzione proposto. Eventualmente si può anche decidere di aggiungere al dizionario il nuovo termine (e.g. il nome di un progetto, un cognome) se si è sicuri sia corretto come era stato scritto, seppur segnalato errato perché evidentemente non presente nel dizionario di default: in tal modo, d’ora in poi verrà riconosciuto corretto durante il processo di revisione del medesimo documento o di qualsiasi altro che verrà aperto in futuro dalla medesima persona.

Nella sezione Strumenti di correzione si può accettare un suggerimento di correzione, passare oltre o eventualmente anche aggiungere al dizionario personale quel termine non trovato

Se poi uno si è sbagliato ed ha aggiunto nel dizionario personale una parola non corretta (che in futuro sarebbe considerata corretta!), nessun problema: è sufficiente andare nella sezione relativa ai dizionari personalizzati e cancellare quel termine inserito incautamente.

Gestione dei dizionari personalizzati per eventualmente cancellare un termine inserito per sbaglio

Se uno imposta a ON, in Opzioni Word -> Strumenti di correzione, l’opzione Controlla ortografia durante la digitazione, allora quando si scrive una parola ortograficamente errata, questa viene sottolineata in rosso e cliccandoci sopra con il tasto destro del mouse, vengono suggerite possibili correzioni da apportare: uno può decidere di sceglierne o meno una selezionandola. Generalmente i suggerimenti del correttore sono giusti … ma non è completamente sempre detto!! 😉

Se uno imposta a ON, in Opzioni Word -> Strumenti di correzione, l’opzione Controlla ortografia durante la digitazione, allora quando si scrive una parola ortograficamente errata, questa viene sottolineata in rosso e cliccandoci sopra con il tasto destro del mouse, vengono suggerite possibili correzioni da apportare (1)
Se uno imposta a ON, in Opzioni Word -> Strumenti di correzione, l’opzione Controlla ortografia durante la digitazione, allora quando si scrive una parola ortograficamente errata, questa viene sottolineata in rosso e cliccandoci sopra con il tasto destro del mouse, vengono suggerite possibili correzioni da apportare (2)

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Language Tool, correttore grammaticale e ortografico anche per l’italiano, integrabile pure nei browser oltre che in Microsoft Word

Se non si scrive in un editor quale Word, bensì un post di un blog WordPress internamente ad un browser? In questo caso, a prima vista, sembrerebbe che per l’italiano si abbia solo il suggerimento per correzioni ortografiche fornite nativamente dal browser e quindi nessun suggerimento grammaticale!

Indagando meglio si scopre però che esistono alcuni tool che, anche gratuitamente, forniscono un supporto grammaticale per diverse lingue, tra cui l’italiano. Le scelte non sono molte ma, per fortuna, almeno una valida esiste anche in forma gratuita ed integrabile in Edge e Chrome. Certo non si tratta di applicazioni, plug-in o estensioni avanzate come quelle che si hanno per l’inglese (e.g. GrammarlyHemingwayApp), ma possono comunque tornare assai utili per una revisione di un testo scritto online nella nostra lingua madre!

Mi limito ad analizzare Language Tool cioè quello con cui mi sono trovato meglio … anche perché gli altri, almeno nella loro versione free, presentano limitazioni che di fatto le rendono poco utili. Penso sia il migliore in quanto si trova anche in una versione integrabile nei maggiori browser come plug-in (per Chrome) o come estensione (per Edge). In questo modo, quando serve si può facilmente rendere attivo semplicemente agendo sulla sua tipica iconcina presente nella barra del browser. Il prodotto svolge una discreta analisi del testo evidenziando le parti reputate scorrette o su cui comunque è bene che lo scrittore dedichi una maggiore attenzione. Si tratta di un progetto opensource il cui codice si trova su GitHub. anche se quello più agevolmente utilizzabile è quello relativo ad un progetto gemello che, partendo dal codice su GitHub, ne estende le funzionalità: esiste di questo anche una versione ad abbonamento (analogamente a Grammarly).

Il suo sito è https://languagetool.org dove si può usare direttamente online inserendo il testo che si desidera analizzare.
Espone poi dei web service che sono poi quelli utilizzati dai plug-in/estensioni disponibili su alcuni browser.

Languagetool si può usare anche direttamente online, inserendo il testo che si desidera analizzare

Tuttavia il suo uso più comodo è sicuramente quando si integra nei browser che si utilizzano. Per questo nella homepage del loro sito esite, ben evidenziato, un apposito pulsate che suggerisce Install the Edge add-on se si è acceduto con quel browser, oppure Install the Chrome extension se si è usato quell’altro.
Si noti che, una volta installato come plug-in/estensione, risulta opportuno attivarlo SOLO quando serve e non dimenticarselo ad ON quando non necessario! Diversamente può rallentare inutilmente le prestazioni del browser e molto probabilmente anche generare inutile traffico dati in rete.

Analogamente a quanto avviene per Grammarly, risulta disponibile anche per il browser Firefox e pure per l’editor Word (scaricabile da AppSource di Microsoft dopo essersi autenticati con il proprio account Microsoft), LiberOffice, Google Docs
La differenza sostanziale è che ora le lingue supportate sono ben 24, anche se sicuramente l’analisi grammaticale non è al medesimo livello di quel concorrente che tuttavia contempla solo l’inglese.

Add-on di LanguageTool per Microsoft Word scaricabile da AppSource di Microsoft dopo essersi autenticati con il proprio account Microsoft (1)
Add-on di LanguageTool per Microsoft Word scaricabile da AppSource di Microsoft dopo essersi autenticati con il proprio account Microsoft (2)

Mentre per una scrittura nel browser esiste il limite di 20000 caratteri per ciascun singolo check (quindi un post molto lungo non riesce a correggerlo), nella sua versione di add-on per Word non ci sono quelle limitazioni ma nella modalità di prova è possibile utilizzare il pulsante Controlla paragrafo corrente solo fino a 100 volte per documento di Word, che controlla il paragrafo su cui si trova il cursore.

Word dopo avere installato le estensione sia di LanguageTools sia di Grammarly

Ovviamente tutte le limitazioni vengono tolte se si crea un account premium, non quindi free, a un costo attualmente di 59€ l’anno, … non certo eccessivo a chi serve quel tool per mestiere, ma forse troppo per chi invece lo usa solo per diletto.
Comunque anche nella sua forma gratuita funziona a mio parere benissimo, ad esempio per proporre correzioni a un post come questo!
Le frasi troppo lunghe o le parti da rivedere sono evidenziate in giallo mentre gli errori ortografici in rosso. Come al solito, posizionandosi sulla parola o frase evidenziata, appare una finestra di pop-up in cui viene dato un suggerimento ed eventualmente degli esempi che spiegano la regola. L’applicazione identifica anche sia eventuali ripetizioni all’interno di una stessa frase sia l’incorretto uso delle eufoniche. Come tutti i correttori tradizionali si possono correggere gli errori direttamente sul testo accettando le proposte dell’applicazione oppure decidere d’ignorarle se non si considerano valide: talvolta, infatti, i suggerimenti non sono troppo pertinenti e anche una parola straniera immessa di proposito nel testo non viene ovviamente riconosciuta dal correttore quando impostato sull’italiano.

Una volta installato compare un’icona nella toolbar del browser analogamente a quanto avviene per tutti i plug-in/estensioni:

Icona per accedere a LanguageTool ed attivarlo/disattivarlo

Come per tutti i plug-in/estensioni, conviene attivare le funzionalità di LanguageTool SOLO quando servono, agendo sugli appositi interruttori:

Interruttori per attivare/disattivare le sue funzionalità.
Esempio di segnalazione errore, con relative proposte di correzione
Esempio di suggerimento di modifica

Anche se non è un sistema di correzione, consiglio di utilizzare anche Reverso come dizionario per tradurre singole parole o frasi. Si basa su esempi trovati in rete per cui è molto facile trovare la traduzione più consona al contesto in cui uno intende utilizzare un termine.
Oltre che una versione online sul loro sito o come app su smartphone, dispone anche di un plug-in per il browser Chrome.

Segnalo infine ItalianCorrector.com, un sito che, come il nome stesso indica, si propone lo stesso fine. Tuttavia, andando a vedere la sua pagina di About, si scopre che in realtà quel tool utilizza solo funzionalità rese disponibili da altri sistemi (Hunspell, DICTIONLanguageTool), probabilmente richiamando web service offerti da quei⁸e medesimi, per cui non aggiunge nulla di particolarmente utile.

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Link

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È tempo che provi anche tu la nuova versione ‘chromium’ del browser Edge sia sul tuo PC/tablet Windows 10 sia sul tuo smartphone

Se uno ha un PC Windows 10 ha di default installato anche il browser Edge.

Si tratta però ancora della “vecchia” versione e non di quella nuova introdotta in beta dal 2019 ed ora rilasciata dal 15 gennaio 2020.
Tuttavia puoi forzare fin da ora tu stesso l’aggiornamento alla nuova versione di quel browser che già hai di default nel tuo PC, andando nella apposita pagina https://www.microsoft.com/it-it/edge: è compatibile con tutte le versioni supportate di Windows e macOS.
Il download del browser sostituirà la versione precedente di Microsoft Edge nei computer Windows 10.

La nuova versione si basa su Chromium cioè dal web browser libero che usa utilizza i motori Blink per il rendering e V8 per il JavaScript. Anche Google Chrome si basa su quei motori ed ora con il nuovo Edge Chromium si possono sfruttare anche le peculiarità specifiche di quel browser che reputo innovativo soprattutto relativamente all’interfaccia utente. Ovviamente ci si deve prendere un po’ le mani se uno è abituato ad utilizzare un browser differente ma, scoprendo le molteplici funzionalità un po’ per volta, sono convinto che anche tu incomincierai ad apprezzarlo.

Molto probabilmente nel prossimo aggiornamento di Windows 10 verrà installata questa nuova versione del browser di Microsoft (o perlomeno proposta l’installazione): mantiene la medesima interfaccia e funzionalità che erano presenti nella sua precedente versione, ma acquista maggiori potenzialità e velocità per via di essersi anche lui agganciato a quei motori di rendering ed esecuzione di JavaScript che negli ultimi anni si sono evoluti maggiormente e che quindi non avrebbe avuto più senso non utilizzare.

La nuova versione del browser Edge che si può scaricare da questo link

L’icona di Edge è cambiata, così come il menù relativo alla sua configurazione che risulta ora molto completo e chiaro.

La nuova versione del browser Edge
Il menù di impostazione risulta ora molto completo

Ti invito quindi ad installarlo e provarlo: si sostituisce in pochi secondi a quello “vecchio” già presente sul tuo PC.

Nota che completamente rinnovata è la gestione delle lingue e la possibilità di ottenere una traduzione del sito in un’altra lingua. Il Translator per Microsoft Edge di Microsoft risulta già integrato per default in questa nuova versione di Edge per cui, se è impostata l’opzione opportuna nelle impostazioni, quando si naviga in un sito non in una delle lingue indicate come conosciuta, un popup chiede se si desidera una traduzione:

Popup chiede se si desidera una traduzione del sito in una lingua che uno non conosce

L’interruttore Offri di tradurre le pagine che non sono in una lingua che posso leggere serve appunto per avere potenzialmente tradotte i siti in tutte le lingue non indicate tra le preferite.
Se anche poi uno ha indicato una lingua tra le preferite (e.g. l’inglese) in quanto si desidera ottenere magari un controllo ortografico quando si scrive in quella lingua, ma si desidera comunque avere un’offerta di traduzione quando si naviga in sito in inglese, si può sempre cliccare sui tre puntini al lato destro e selezionare l’opzione voluta:

È possibile chiedere di offrire di tradurre le pagine anche quando sono in una delle lingue impostate come preferite (e quindi presumibilmente conosciute). L’interruttore successivo serve invece per tutte le altre lingue non indicate tra le preferite.

Esiste poi una sezione “nascosta” che consente di attivare o meno funzionalità ancora il beta per cui sperimentali ma potenzialmente interessati da almeno provare temporaneamente:

Sezione “nascosta” che consente di attivare o meno funzionalità ancora il beta per cui sperimentali

Diversi articoli tecnici comparsi recentemente su diverse riviste, quali ad esempio i seguenti, spiegano bene le caratteristiche e peculiarità di questo nuovo Edge: per cui non mi soffermo più di tanto ad elencarvele rimandandovi ad articoli:

Nota che se avevi delle estensioni nel “vecchio” Edge, dovrai reinstallarle andando ad agire, come sempre, nella apposita sezione Estensioni:

Sezione Estensioni del menu – Consente di installare diverse estensioni molto interessanti analogamente ai plug-in di Chrome

Consiglio perlomeno di installare le estensioni seguenti tra le molte disponibili gratuitamente sullo Store Microsoft:

  • AdBlock per bloccare popup di pubblicità
  • Language Tool per avere una correzione ortografica e grammaticale anche per l’italiano
  • Grammarly per avere una correzione ortografica e grammaticale per l’inglese
  • Translator per avere la possibilità di avere una immediata finestra per tradurre testo inserito. Come si è evidenziato, il Translator per Microsoft Edge di Microsoft risulta già integrato per default in questa nuova versione di Edge per cui questa estensione (non Microsoft) risulta una possibile alternativa per avere una traduzione di un testo nella lingua che si desidera (e.g. lingua madre).
  • Sapling Grammar Checker and Writing Assistant altro assistente ortografico e grammaticale per l’inglese … alternativo a Grammarly, ma si può sempre mettere ad OFF quando non si vuole usare: insomma, da provare!
Alcune delle estensioni del browser Edge che conviene installare

Di Grammarly ne ho già parlato in diversi post precedenti, di LanguageTool ne ho poi parlato in questo successivo post. Di Translator basti dire che fornisce anche la possibilità si avere una finestra su cui copiare del testo e attivare pure una traduzione a posteriori (i.e. traduce il testo nella lingua indicata e poi effettua su questo nuovamente la traduzione nella lingua originaria): spesso è una prova del 9!! Seppur utile, non risulta certo indispensabile, essendo già integrato nel nuovo Edge la funzionalità di quello che un tempo esisteva come estensione per la vecchia versione del browser: Translator per Microsoft Edge un tempo presente come estensione. Ovviamente la traduzione può non essere perfetta, ma sicuramente ti permente di leggere un articolo che era scritto in cinese o in qualche altra lingua di cui non sai assolutamente nulla!!

Possibile funzionalità interessante dell’estensione Translator (non Microsoft) che consente di attivare anche una traduzione a posteriori. Invece, il Translator per Microsoft Edge di Microsoft risulta già integrato per default in questa nuova versione di Edge.

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Si noti, infine, che un’analoga versione di Edge è presente anche per gli smartphone Android e da tempo si è già automaticamente aggiornata se uno aveva già installato Edge sul proprio smartphone. Edge è il browser che utilizzo di default sia sul mio smartphone sia sul mio PC.
Ovviamente i preferiti e le opzioni risultano sincronizzati così con tutti i dispositivi su cu uno si è autenticato con le proprie credenziali Microsoft.

L’app del nuovo Microsoft Edge è disponibile anche per gli smartphone Android

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Bere l’acqua del rubinetto utilizzando i punti acqua o predisponendo a casa propria sistemi economici per avere acqua filtrata e gassata a piacere – (seconda parte)

Nel post che introduceva la prima parte dell’argomento si è visto come sia importante ridurre il numero di bottiglie di plastica usa e getta e come l’acqua minerale sia uno dei prodotti che le utilizzi maggiormente.

Si è visto anche come, proprio con l’obiettivo di diminuire i rifiuti plastici, sempre più ci siano Punti Acqua dove poter riempire delle proprie bottiglie di vetro con acqua che, oltre a essere filtrata, può essere anche fresca e gassata … e tutto questo gratuitamente o a prezzi assai modici (e.g. 5 centesimi al litro).

Purtroppo la loro diffusione non è (ancora) così capillare da rendere agevole un loro utilizzo ovunque uno abiti, per cui può tornare comodo, per evitare di ricorrere all’acquisto di acqua minerale, trovare valide alternative per migliorare l’acqua del rubinetto, seppur potabile e spesso accettabile già così com’è.
Esistono infatti diversi modi per filtrare l’acqua a livello casalingo ed anche eventualmente per renderla gassata.
Alcuni richiedono dispositivi non proprio economici e di discrete dimensioni, che utilizzano ad esempio principi quale l’osmosi inversa per migliorare l’acqua: generalmente vengono collocati a livello di abitazione e funzionano su tutta l’acqua utilizzata in casa. Questo ha indubbi vantaggi anche sugli elettrodomestici in quanto si sa che il calcare ed altro influisce nel tempo sul loro buon funzionamento. Comunque ne esistono anche in versione ridotta, collocabili sotto un lavandino della cucina seppure occupino buona parte dello spazio avendo un serbatoio che, a poco a poco, viene a riempirsi con l’acqua depurata.

Esempio di addolcitore d’acqua

Tuttavia in questo post mi limiterò a presentare le mie personali esperienze su soluzioni più economiche e che richiedono spazi molto limitati. Agiscono solo sull’acqua che si beve o si usa per cucinare possono essere collocate nel minimo spazio abitualmente disponibile sotto un lavandino di cucina seppur munito di cassetti rientranti.

Inizialmente avevo provato uno dei classici filtri che si avvitano all’estremità del rubinetto e che hanno magari una levetta per decidere quando l’acqua che fuoriesce deve essere filtrata o meno.
Ne avevo scelto uno che addirittura era munito di un display che conteggiava (a ritroso) i litri che aveva depurato dal cambio del filtro, in modo tale da avere un’indicazione oggettiva su quando si doveva cambiarlo. Infatti per tutti i depuratori dell’acqua, è importante cambiare i filtri per tempo, in modo che un loro utilizzo eccessivo non solo riduca i vantaggi desiderati, ma anzi possa introdurre problematiche quali la presenza di microorganismi dannosi.
In particolare avevo utilizzato il Brita Sistema Filtrante On Tap dotato di una molteplicità di adattatori per renderlo compatibile con qualsiasi tipologia di rubinetto uno abbia. Ciascuno dei suoi filtri è adeguato per filtrare 600 litri d’acqua che non mi sembravano inizialmente pochi! Tuttavia dopo un po’ mi sono accorto che non sono neppure così tanti, dal momento che viene consigliato di fare scorrere l’acqua per almeno una ventina di secondi prima di utilizzarla per bere (immagino per eliminare bene quella stagnante inizialmente presente nel filtro). Inoltre, esteticamente quell’oggetto attaccato al rubinetto non è il massimo anche se installarlo (ed eventualmente toglierlo anche solo momentaneamente) è davvero un gioco da ragazzi!

Brita Sistema Filtrante On Tap per Il Rubinetto – Si installa in pochi minuti avvitandolo all’estremità del rubinetto al posto del rompi-getto preesistente

Insomma, dopo meno di un mese di utilizzo, mi sono deciso a provare una diversa soluzione che, seppure non di così immediata e semplice installazione, non fosse neppure così complicata da dover necessariamente richiedere l’intervento di un idraulico, avendo io una seppur minima dimestichezza per i lavori manuali anche relativi all’idraulica.

La soluzione che ho scelto e che, anche a distanza di 3 mesi mi continua a soddisfare, prevede di mettere un rubinetto nuovo che ha tre vie, uno per l’acqua calda, uno per la fredda e uno per quella fredda filtrata. L’afflusso d’acqua dai primi due tubi avviene con un tipico miscelatore, mentre dalla parte opposta del rubinetto esiste una manopola più piccola dedica esclusivamente ad aprire la fuoriuscita dell’acqua filtrata.
Nota che la presenza di un rubinetto a tre vie non è indispensabile e si può anche realizzare un sistema analogo in cui però tutta l’acqua fredda di quel rubinetto viene filtrata. Si noti tuttavia che il filtro che depura l’acqua dovrà esser cambiato dopo 11000 litri o dopo un anno di utilizzo. Inoltre il flusso di acqua depurata avrà una portata minore, che dipende anche dalla pressione generata dall’autoclave, in quanto deve transitare attraverso quel filtro: comunque risulta più che sufficiente per riempire una brocca o una pentola per cuocere.

Nel caso si utilizzi un rubinetto a tre vie come ho fatto io, nelle foto seguenti mostro il getto con il miscelatore classico e con il rubinetto specifico per l’acqua filtrata. Si noti che il transito di quest’ultima avviene su un tubo interno e l’acqua fuoriesce quindi in modo isolato dal flusso precedente. Il modello che ho scelto è il seguente che mi è anche bello esteticamente:

Auralum Rubinetto 3 Vie da Lavello Cucina miscelatore Tre Vie in Ottone: prevede due manopole, una per miscelare acqua fredda e calda e una più piccola per l’acqua fredda depurata

Relativamente al filtro, ne ho scelto uno della Everpure che ne fornisce di diverse tipologie. Io ho optato per quella base meno costosa, Everpure 4C, seppur ne esistano di più complesse fino ad arrivare alla Everpure H54 con ulteriori funzionalità di depurazione … ma che costa circa il doppio.

In particolar modo ho preferito per questa prima volta prendere un kit che contenesse già (quasi) tutti i pezzi necessari per effettuare il collegamento al rubinetto. Ovviamente, successivamente mi basterà acquistare il filtro di ricambio che può essere avvitato/svitato agevolmente in pochi secondi.

Il kit comprende tutti i pezzi mostrati in figura:

  • Filtro Everpure 4C
  • Testata QL2B
  • Raccordi
  • 2 mt Tubo 6 mm

Si noti che il tubo blu ha una sezione molto ridotta rispetto ai classici tubi dell’acqua presenti nel sottolavello, per cui è necessario utilizzare i raccordi forniti, seguendo lo schema di collegamento presente in un foglio allegato: la foto seguente del mio sottolavandino penso mostri chiaramente come collegare il tutto.

Mio sottolavello che penso mostri chiaramente come collegare il tutto

Anche se non esplicitamente indicato nelle istruzioni, è importante sapere che le piccole clips rosse fornite nel kit servono per bloccare il tubo blu dopo che questo è stato inserito nel raccordo tramite una semplice pressione. Se si omette di mettere tali “fermi”, quando l’acqua va in pressione aprendo la valvola per l’afflusso dell’acqua, la giuntura perde acqua!!

Inoltre ho preferito aggiungere nello schema anche un contalitri digitale che consenta di conoscere comunque il numero di litri erogati ed essere sicuri di non avere oltrepassato quelli massimi consentiti (11000) anche se in un anno è ben difficile raggiungerli se uno utilizza quel rubinetto specifico per l’acqua depurata solo per bere e cucinare in un ambito casalingo.

Inoltre ho preferito metter un’ulteriore valvola in ingresso dalla tubazione dal muro (Genebre PN 10, valvola ad angolo in ottone cromato con rosetta e filtro) che consentisse non solo di bloccare il flusso d’acqua ma avesse anche un filtro che è assai importante avere per evitare che granelli di materiale vadano a sporcare sia il filtro di depurazione sia soprattutto quello del rubinetto. In particolare, il rompigetto del rubinetto a tre vie è assai particolare avendo un flusso differenziato per l’acqua depurata. Chiedendo al fornitore NewBelsen mi ha risposto che forniscono i ricambi solo su richiesta a 60€ per 6 pezzi. Il prezzo è costoso a causa del costo elevato di spedizione e se uno ne prende in numero minore il prezzo non varierebbe di molto! Quindi molto meglio preservare quello esistente con un filtro a valle e magari pulendolo accuratamente quando necessario! Basta svitare la vite presente all’estremità della valvola per togliere il filtro in essa contenuto e togliere eventuale materiale trattenuto

Nel seguito Aggiungo altre foto di particolari dell’impianto realizzato nel mio sottolavello, semmai potessero servire per rendere ancor più chiaro come realizzarlo.

Se infine uno vuole anche avere l’acqua gassata a piacere, si può acquistare un gassatore con bombole di CO2 sostituibili. Io ho preso quello della Sodastream seguente che su Amazon si trova generalmente a meno di 50€ bombola compresa!

Basta riempire fino alla linea indicata nell’apposita bottiglia di plastica fornita in dotazione, avvitarla e schiacciare il pulsante posizionato in alto per un tempo appropriato per raggiungere la gassatura desiderata (generalmente un 15 secondi premendo completamente quel pulsante). Una volta svitata si può poi aggiungere quel po’ di acqua depurata che manca per raggiungere il bordo della bottiglia.

Io ne ho comprato un altro set di bottiglie in aggiunta di quella fornita, in quanto generalmente può essere conveniente averne sempre una di scorta in frigo.

Prima di gassarla, riempire la bottiglia fino alla linea indicata: successivamente aggiungere altra acqua per colmarla ed infine chiuderla ermeticamente.

La ricarica di una bombola costa in modo variabile da poco più di 7€ fino a 14€ a seconda di dove uno va. Il posto più conveniente l’ho trovato in uno dei tanti negozi Tuttocialde che si trovano in diverse città. Se uno poi vuole avere di scorta anche una seconda bombola piena, ne deve acquistare una a parte che (già riempita) costa circa 30€.

P.S. Parlando con un mio amico sono venuto a sapere che esistono anche altri punti di ricarica di CO2 che riempiono direttamente la tua bomboletta non sostituendola con una già carica e questo per un costo irrisorio (circa 3€ vale a dire meno di 1/4 di quanto si paga in un negozio del centro o MediaWorld!!). Mi ha indicato sulla mappa dove ce n’è uno, non sapendo con precisione l’indirizzo per cui per ora posso mostrarvi solo quella e provvederò a fornire maggiori informazioni quando ricaricherò la mia! 😉
Si trova dove ho indicato con la freccia e per raggiungerlo da Lungo Stura Lazio si deve svoltare dalla rotonda che si trova prima della Piola delle 2 sorelle, andando in Strada dei Biasoni e poi subito a destra in Strada del Pascolo:

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Parco Michelotti e la sua vegetazione: alias quando il web non dimentica

Purtroppo talvolta i siti vengono dismessi dai loro proprietari o dalle istituzioni che li avevano gestiti, quale ad esempio un’università.

Può quindi capitare che, ricercando un link salvato anni prima, uno acceda ad una pagina del tipo seguente che indica che quell’URL non viene più trovata, vale a dire il server che conteneva il sito con quella pagina non risulta più raggiungibile! Questo può essere un problema solo temporaneo (e.g. il server è giù per aggiornamenti/manutenzione) ma, purtroppo, spesso risulta una situazione permanente.

Pagina che segnala che il server indicato non risulta raggiungibile

Può essere anche che quel server ora sia solo più visibile internamente ad una rete locale, continui a fornire quelle informazioni localmente e non esternamente a tutti i navigatori del Web.
Può anche essere che il medesimo sito (o almeno quella pagina di tuo interesse) sia stato spostato su un differente server con URL differente: in questo caso, se uno si ricorda il titolo dell’articolo/post o, ancor meglio, qualche frase presente (da inserire tra doppi apici nel campo di ricerca), uno può provare ad effettuare una ricerca con diversi browser disponibili, in primis Google e Bing.
Si noti che non conviene limitarsi ad utilizzarne uno solo di motore di ricerca, in quanto lo spider da ciascuno utilizzato è differente e quindi anche le informazioni dal medesimo trovate sono differenti: per di più, vendono sicuramente ordinate con priorità differente e questo vuol dire molto se il numero di risultati trovati è notevole!

Talvolta questo metodo fornisce gli effetti sperati, vale a dire trovare altrove le medesime informazioni, grazie sia a sistemi di cache presenti internamente ai motori di ricerca ed ai proxy sia a sevizi forniti da siti che si propongono specificatamente di “ricordare” nel tempo pagine/siti che sono presenti sul Web ma che in futuro potrebbero non esserlo più.
Anche se non è l’unico [e.g. vedi 7 BEST Wayback Machine (Internet Archive) Alternatives in 2020], io mi sono imbattuto in Wayback Machine durante le mie ricerche relative al Parco Michelotti e, nello specifico, alle informazioni che avevo trovato nel sito L’architettura del 900 in Piemonte un tempo presente in un server con URL http://www.archi2.polito.it, verosimilmente dell’università di architettura di Torino.

Sito L’architettura del 900 in Piemonte così come parzialmente archiviato da web.archive.org

Su Wikipedia si legge:  
I fondatori di Internet Archive Brewster Kahle e Bruce Gilliat hanno lanciato la Wayback Machine nel 2001 per affrontare il problema della scomparsa del contenuto del sito Web ogni volta che viene modificato o chiuso. Il servizio consente agli utenti di visualizzare le versioni archiviate delle pagine Web nel tempo, che l’archivio chiama un “indice tridimensionale“.

Si noti che andando sul link apposito about this capture, vengono fornite anche indicazioni da quanto tempo fa quella pagina specifica, ed altre ad essa collegate, è stata trovata e salvata: in questo caso specifico si tratta di più di 6 anni fa!

Sul link apposito, about this capture, vengono fornite anche indicazioni su quanto tempo fa quella pagina specifica è stata trovata e salvata

Ricercando quell’URL si deduce che il server archi2.polito.it è stato visibile fino al 2013 (o per lo meno lo spider di Internet Archive lo ha trovato e copiato dal 2005 al 2013 e poi non lo ha più trovato) ed il sito dedicato a Venturelli è presente solo nel 2013, probabilmente creato in occasione di qualche mostra:

Il sito sull’architetto Venturelli è presente fino al 2013

Per curiosità ho provato a cercare su Internet Archive la URL di questo mio blog ed ho scoperto che dal 2018 ad oggi memorizza e tiene traccia di tutte le modifiche che ho apportato al mio blog (seppur esista dal 23/11/2011)!! Ovviamente io non ho mai richiesto esplicitamente queste catture che sono state effettuate negli anni autonomamente ed automaticamente dal suo spider .

Internet Archive memorizza e tiene traccia di tutte le modifiche che ho apportato al mio blog dal 2018 ad oggi (seppur esista dal 23/11/2011)

Selezionando poi uno degli spicchi colorati, ciascuno relativo ad uno specifico pagina da lui salvata, posso sapere la data in cui tale salvataggio è stato effettuato e rivedere come era in quel giorno. Se poi di catture ce ne sono state diverse in più date, posso confrontare eventuali cambiamenti effettuati tra le diverse date.

Ad esempio, per la pagina relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture in data 4/9/2028 e 19/7/2019.
Selezionando ciascuna delle due lineette temporali in alto relative a quelle catture, posso vedere la versione di quella pagina in quelle date rispettive e quindi trovare eventuali cambiamenti effettuati tra quelle due date (i.e. nel caso specifico, vengono elencati i nuovi post nel frattempo inseriti in quella categoria):

Per la pagina specifica relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture: questa è la prima in data 4/9/2018.
Per la pagina specifica relativa alla sezione Ricordi del mio blog, Internet Archive ha effettuato due catture: questa è la seconda in data 19/7/2019.

Ricercando Venturelli nel sito ufficiale di quella università ora si trovano alcuni documenti nella loro biblioteca (ma non resi disponibili online): tuttavia non si ritrovano quelle informazioni un tempo presenti in quel loro vecchio server.

nel sito ufficiale dell’università di Architettura di Torino si trovano alcuni documenti presenti nella loro biblioteca (ma non resi disponibili online)

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Tra le pagine salvate in quel sito web.archive.org ho ritrovato anche una pagina relativa alla vegetazione presente nel parco Michelotti che mi sembra interessante salvare anche in questo post.

Se sei interessato al Parco Michelotti, possono forse interessarti anche i seguenti post:

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Riporto nel seguito quanto scritto qui, apportando unicamente alcuni miglioramenti editoriali:

Si dovrà, in queste brevi note a proposito della vegetazione del parco Michelotti, fare riferimento purtroppo unicamente alla vegetazione indipendente dalla vita del fiume, cioè del parco, in quanto a tutt’oggi la vegetazione propria del fiume, quindi piante immerse o galleggianti nelle acque (idrofite) e le piante strettamente legate ad esso senza tuttavia esserne del tutto immerse (elofite) sono quasi del tutto sparite in area cittadina. Questo anche se il Piemonte è in realtà ricco di flora idrofita ed elofita, che rappresenta il 6% della sua flora totale. Questa particolare ricchezza anche torinese è confermata per il passato da biologi sette-ottocenteschi (Allioni e Bellardi) anche se oggi gli ambienti umidi piemontesi censiti dall’assessorato alla pianificazione del territorio sono pochissimi.
In Torino città, erano presenti, secondo i dati dell’Allioni, ben sette specie di piante acquatiche del tipo Potomageton (genere che vive con le foglie completamente sommerse ed è quindi condizionato dalla qualità dell’acqua).
Tutto ciò si è però con gli anni modificato radicalmente e nel 1973 sopralluoghi botanici lungo il fiume denunciavano la totale sparizione delle specie acquatiche lungo il fiume.
Tuttavia se pure alcune piante acquatiche sono ricomparse, molte di quelle elofite non potranno più riprodursi per l’annullamento del loro habitat naturale che si è prodotto con il trattamento delle sponde in città.

L’area del Michelotti risulta interessata da sempre da piantamenti arborei, che ebbero all’origine lo scopo di creare un rinforzo naturale all’argine naturale e di consolidare il terrapieno compreso tra il fiume e la strada di Casale.
Con il canale Michelotti (1817) vi furono poi i piantamenti dei filari di platani, dei quali molti sono sopravvissuti fino ad oggi, lungo il rettifilo del canale ed in anni successivi anche lungo il corso Casale.

Con l’inizio del secolo l’area del Michelotti è definita dalle guide di Torino come un “bosco” di 35000 mq di superficie.
Dagli Atti Municipali emerge infatti a più riprese la polemica sugli “sbancamenti” nonché sugli abbattimenti che venivano effettuati negli anni d’inizio secolo lungo i viali e tra gli alberi del parco.
Sono ancora del 1953 i piantamenti delle aiuole ricavate tra il corso Casale ed il corso interrato del canale.
Dal rilievo del Comune con la proposta dei piantamenti, emergono inoltre le posizioni degli antichi filari di platani e quelli dei gincko tra le sponde del fiume ed il vecchio canale.

La situazione attuale risente di notevoli modifiche apportate alla vegetazione non tanto per la fascia tra l’ex-canale ed il corso, quanto per l’area che dal 1955 venne data in concessione per lo Zoo e nella quale sono stati effettuati diversi piantamenti di specie vegetali particolari ed anche numerosi abbattimenti nei filari di platani esistenti.
Attualmente nell’area dell’ex-bosco Michelotti abbiamo diverse essenze vegetali: il platano, lo juglans, la quercia, il tiglio, l’acero, l’acacia, la betulla, il pino, l’abete, il pruno, il frassino e il pioppo, senza contare la vegetazione ad arbusto delle aiuole, le specie floreali ed i prati ad erba.

  • Abete Rosso (Picea excelsa) – Spontaneo in tutta l’Europa settentrionale e centrale, molto diffuso sulle Alpi, dove forma estesi boschi, specie in Alto Adige. Adatto a terreni freschi, bagnati da piogge frequenti. Molto resistente al freddo.
    Alto fino a 50 m. Tronco diritto e cilindrico, forma piramidale, slanciato. Può vivere fino a 4-5 secoli.
    Corteccia: rossastra, sottile, squamosa.
    Foglie: aghiformi, color verde scuro, a sezione romboidale, disposte a spirale sui rametti e inserite su castoni.
    Coni: cilindrici, lunghi da 10 a 15 cm con diametro di 2.5-3 cm, di consistenza pergamenacea, costantemente pendenti, che si staccano inerti; colore dapprima verdastro, poi rosso-bruno; squame sempre serrate le une alle altre.
    Impieghi: interesse forestale, uso ornamentale.
  • Albero dei ventagli (ginkgo biloba) – Originario della Cina, coltivato da tempo memorabile nei giardini dei templi orientali in Cina, Giappone e Manciuria, fu introdotto in Europa nel XVIII secolo; ama i terreni freschi e profondi. Tronco diritto, chioma grossolanamente piramidale, eretta in giovane età e poi allargata, altezza fino a 30 m. I semi, una volta giunti a maturazione, producono odore sgradevole e rancido.
    Corteccia: grigiastra chiara, liscia.
    Foglie: caduche a forma di ventaglio, divise in due lobi, dai 5 ai 7 cm, allargate in cima, con fitte e numerose venature divergenti dalla base verso l’esterno. Colore verde intenso in fase vegetativa, poi giallo sulfureo in autunno. Le foglie si presentano raggruppate in piccoli mazzetti, alle estremità opposte dei ramuscoli.
    Impieghi: ornamentale.
  • Carpino (carpinus betulus) – Originario dell’Europa centrale e orientale; ha distribuzione molto vasta, dalle regioni del Nord Europa a quelle mediterranee. In Italia è presente nelle zone di pianura, collinari e alpine fino a circa 800 m di quota.
    Albero di medie e grandi dimensioni, raggiunge i 20 m di altezza, mentre la chioma, molto fitta, non si espande oltre gli 8-9 m di larghezza.
    Foglie: ovali oblunghe, con nervature pronunciate e margini seghettati; di colore chiaro verde, diventano gialle, poi bronzate in autunno e sono molto persistenti sulla pianta dopo l’appassimento. Le radici sono poco espanse e giungono a medie profondità; sono ricche di radichette capillari e di radici secondarie. I frutti sono avvolti da grandi brattee fogliari trilobate, mentre i fiori sono unisessuali, riuniti in amenti.
    Corteccia: liscia, di colore grigio cenere con striature più chiare.
    Impieghi: in natura forma boschi anche in purezza; è stato molto utilizzato per costruire alberature e nei parchi durante i secoli passati. Oggi utilizzato anche nei piccoli giardini ad uso ornamentale per il portamento colonnare.
    Malattie: la famigliola, un fungo che fa marcire l’apparato radicale, può provocare una rapida morte della pianta.
  • Platano (Platanus orientalis) – Pianta originaria delle regioni medio asiatiche. E’ molto diffusa in Italia, dalla pianura alle prime zone collinari; è molto longeva e a rapido accrescimento.
    E’ un albero di grandi dimensioni, che raggiunge i 30 m d’altezza, con chioma a portamento tondeggiante e colonnare.
    Il tronco raggiunge grandi dimensioni e la corteccia, di colore verde grigio, si presenta a grandi placche sottili con tendenza a distaccarsi. Le foglie , molto ampie, con nervature evidenti, costituite da 5-7 lobi, di colore verde chiaro, virano al giallo oro in autunno. Caratteristiche sono le fruttescenze, tonde, lungamente peduncolate a forma di riccio. Tollera consistenti sbalzi di temperatura nei riguardi dei geli invernali e dei caldi estivi, anche in ambiente urbano.
    Impieghi: è ampiamente utilizzato a scopo ornamentale; ne sono testimonianza i grandi esemplari nei parchi storici. Adatto a parchi e giardini di grandi dimensioni, tollera discretamente gli aspetti negativi tipici degli ambienti urbani, come lo smog e gli interventi di potatura.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: pieghevole la consistenza e la struttura dell’intero albero, tanto che viene impiegato spesso come esemplare isolato. La corteccia chiazzata è un altro elemento molto decorativo.
  • Frassino (Fraxinus excelsior)Ampiamente diffuso in Europa; In Italia è presente sull’arco alpino, anche a un’altezza superiore ai 1.500 metri.
    Di grandi dimensioni, può raggiungere i 30 m d’altezza. Ha chioma leggera, slanciata, a forma colonnare o ovale.
    Le foglie sono composte, costituite da 5-7 paia di foglioline appaiate e una terminale. I fiori, di color giallo-verde, sono riuniti in pannocchie, mentre i frutti sono samare pendule. La corteccia, di colore verdastro, con lenticelle sugli esemplari giovani, diventa finemente rugosa negli adulti, con colorazione che vira verso il grigio.
    Impieghi: raramente forma boschi in purezza, costituiti cioè dalla stessa specie. Si associa spesso al faggio, all’acero, al carpino e ad alcune conifere. E’ molto impiegato per parchi, viali alberati e singolarmente per giardini; apprezzato per la regolarità della sua forma l’adattamento a varie zone climatiche.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: particolarmente decorativa la sua chioma, che consente ombreggiatura adeguata nella stagione estiva; notevole anche la calda colorazione assunta dalle foglie in autunno; si adatta facilmente ai traumi provocati dalle alte temperature e dall’inquinamento. Il portamento lo rende adatto a fungere da ‘esemplare’.
    Malattie: il poliporo, un particolare fungo detto anche a “mensola”, può penetrare attraverso le ferite della corteccia provocando il marciume del legno; la famigliola, un fungo che fa marcire l’apparato radicale, può provocare una rapida morte della pianta, così come il cancro del frassino provocato dallo stesso agente del cancro del melo: un patogeno che può creare seri problemi; il fungo attacca i tessuti corticali sia sui rami che sul tronco, formando dei veri cancri aperti in cui la corteccia erosa lascia il legno allo scoperto.
  • Pino dell’Himalaya (Pinus excelsa)Originario delle basse quote dell’Himalaya, dove raggiunge i 50 m di altezza. Teme le zone esposte ai venti, preferisce terreno poroso e piuttosto sabbioso; adatto come esemplare isolato.
    Alto fino a 30 m in Europa; chioma piramidale dall’aria piangente, molto elegante. Rami giovani glabri, con aspetto pruinoso; è caratterizzato da una crescita molto rapida allo stato giovanile.
    Corteccia: grigio-bruna, prima liscia, poi sfogliata a placche. Foglie: aghi pendenti da 8 a 25 cm di lunghezza, riuniti in fascetti di 5, colore verde blu argentato. Coni: di forma allungata cilindrica, sottile, da 15 a 25 cm di lunghezza per 3 cm di diametro, coperti di resina bianca e riuniti in gruppi di tre esemplari.
    Impieghi: ornamentale.
  • Liriodendro (liriodendron tulipifera) – Pianta originaria degli Stati Uniti orientali. Può raggiungere i 50 m di altezza. Le foglie, alterne e lungamente spicciolate, hanno una forma caratteristica, con due grandi lobi basali e l’apice troncato nettamente, di colore verde chiaro, che diventa giallo oro in autunno. I fiori sono estivi, di color giallo verdastro, con sfumature arancioni alla base dei sepali e petali. Possiede radici delicate e carnose, di cui la principale a fittone. Il legno, di colore giallo chiaro, viene utilizzato per la costruzione di mobili e barche.
    Ideale una posizione soleggiata con atmosfera umida.
    Impieghi: molto apprezzato nei parchi e giardini, soprattutto come esemplare isolato; si usa come albero ornamentale e da legname.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la forma tipica e curiosa della foglie è molto apprezzata dal punto di vista ornamentale ed è responsabile del sinonimo di “albero dei tulipani”, con cui è noto; le foglie sono particolarmente decorative anche in autunno, quando diventano di un bel giallo intenso.
  • Pioppo (Populus italica) – L’areale del pioppo si estende dall’Europa centro-meridionale all’Asia occidentale e al nord Africa. Pianta a rigido accrescimento, raggiunge i 30 m di altezza, con fusto eretto.
    Le foglie sono da ovali a romboidali, o lobate, nelle diverse specie. I fiori maschili e femminili sono posti su individui diversi e i frutti sono piccole capsule contenenti moltissimi semi lanuginosi. La corteccia è bianca oppure grigio chiara, che si intensifica in bruno e grigio scuro con il passare degli anni.
    Impieghi: grazie alla sua chioma leggera e non eccessivamente fitta e all’adattabilità al pieno sole, viene utilizzato per costruire barriere o schermature e per siepi frangivento. Adatto anche per parchi e giardini.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la leggerezza delle foglie e della chioma nel suo insieme e il colore molto chiaro, uniti alla forma elegante e colonnare di alcune specie, lo rendono molto gradevole anche per formare viali in parchi e giardini.
    Malattie: la crisomela del pioppo rode le foglie deformandole ed è in grado di provocare la morte di esemplari giovani; la larva del punteruolo del pioppo scavando gallerie nei rami provoca l’essiccamento delle piante più deboli; l’anfide lanigero colpisce i germogli rivestendoli di una sostanza fioccosa, mentre sui rami e sulla corteccia determina la formazione di escrescenze bollose.
  • Fico (Ficus carica)E’ uno dei più antichi fruttiferi presenti nei Paesi mediterranei ed è originario forse dell’Anatolia e della Siria. Cresce e fruttifica bene in tutta la Penisola e, pur preferendo climi più caldi e assolati, si dimostra produttivo anche sulle colline meglio esposte della fascia prealpina, grazie al suo apparato radicale molto sviluppato e superficiale. Piccolo albero o anche arbusto, a fusto spesso contorto e chioma irregolare e schiacciata. Il fusto, generalmente corto, si ramifica irregolarmente in grossi rami. I rami secondari sono spesso procombenti, cioè si dirigono verso il suolo, rialzandosi poi nella porzione terminale.
    La corteccia è liscia e di colore grigio chiaro sui rami più vecchi, mentre i rami dell’anno sono verdi e pelosi. Le gemme, apicali ai rami, sono grosse e acuminate, rivestite da due squame verdi. Le foglie , caduche, alterne, sono grosse, ruvide, generalmente palmato-lobate a 3-7 grossi lobi, a base cordata, con un grosso picciolo. I fiori sono riuniti in particolari infiorescenze date dallo sviluppo dell’asse fiorale, dette siconi, che maturando danno i noti frutti del fico.
    Impieghi: è essenzialmente sfruttato come albero da frutto, in quanto il legno è molto tenero e di scarso valore come combustibile.
  • Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) – Molto diffuso nelle sedi montane dell’Africa settentrionale. Si adatta anche a terreni ingrati e sabbiosi, ma esige luminosità e una certa quantità di piogge. Portamento maestoso, grandi dimensioni, chioma larga, rada, conica; le ramificazioni principali sono ascendenti, quelle secondarie leggermente pendenti. Molto rustico; gli esemplari giovani crescono in genere molto lentamente. La varietà più coltivata è la Glauca, che ha foglie azzurro-grigio.
    Corteccia: con screpolature oblique e verticali. Foglie: le foglie dei rami giovani sono isolate, aghiformi; quelle dei rami più vecchi, riunite in ciuffi, sono più corte e non superano i 15 mm. Coni: pigne piccole, ovali, con apice molto incavato.
    Impieghi: silvicolo e per costruzioni.
  • Quercia (Quercus rubra)La pianta, a foglia caduca, è adatta per areali continentali ed è un albero molto diffuso nei boschi europei. Le querce sono alberi longevi dal portamento maestoso e di grandi dimensioni, fino a 30 m d’altezza. La chioma è ampia a forma tondeggiante, ovale slanciata o a forma di ampio ombrello.
    La corteccia è grigia, dapprima liscia, per fessurarsi poi longitudinalmente. Le foglie sono di forma diversa, ma tutte profondamente lobate, con margini tondeggianti o marcatamente angolari. La colorazione è verde lucida, con viraggio al rosso o giallo-arancio in autunno.
    Impieghi: è ampiamente presente in boschi sia puri sia con carpino, faggio, orniello, castagno e nocciolo. Nel settore ornamentale si dimostra particolarmente indicata per parchi, giardini, viali alberati e parchi naturali in ricostruzione.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: la quercia è ottima per la forma e le colorazioni del fogliame, per le quali risalta molto bene se usata singolarmente come esemplare di medie e grandi dimensioni. Da sola o in piccoli gruppi, la quercia costituisce, per parchi e giardini, lo scheletro portante e il riferimento estetico principale.
    Malattie: la processionaria della quercia attacca le foglie provocandone la caduta, i cinipidi determinano la comparsa di galle sulle radici, sul fusto e sulle foglie; l’oidio delle querce si riconosce per le macchie biancastre sui germogli e sulle foglie.
  • Ontano (Alnus glutinosa)Pianta originaria delle regioni dell’Europa settentrionale, dell’Asia e del Nordamerica.
    Alberi a rapido accrescimento, che raggiungono i 25 m di altezza.
    Le foglie sono ovali arrotondate, con margine irregolarmente dentato a seconda delle specie, di colore verde brillante; i fiori sono riuniti in infiorescenze, maschili e femminili. Quelli maschili appaiono all’inizio dell’inverno, per svilupparsi nella primavera successiva, prima della comparsa delle foglie, e sono molto allungati e vistosi, di colore dorato o rossastro. I fiori femminili compaiono in primavera; il frutto è un cono legnoso. La corteccia è di colore grigio, prima liscia, poi fessurata.
    Impieghi: usato per costruire boschetti di soli ontani o misti con altre latifoglie. E’ molto indicato per zone vicine a corsi d’acqua, laghetti e aree fluviali; adatto anche per costruire viali alberati.
    Caratteristiche estetiche di rilievo: il colore brillante del fogliame e i colori vivaci dei fiori lo rendono particolarmente decorativo.

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Si riporta anche la bibliografia utilizzata:

H. VEDEL, J. LANGE, F. MONTACCHINI, Alberi e arbusti, Torino, S.A.I.E., 1972.

Il mio giardino, guida pratica per giardino e orto, Novara, Edipem, 1977.

S. FRANCONERI, A. DEL FABRO, Il Grande Libro; orto, frutteto, giardino. Firenze, Demetra, 2001.

G. GIORDANO, M. PASSET-GROS, Dizionario enciclopedico agricolo-forestale e delle industrie del legno, Milano, Meschina, 1962.

G. MASCHIETTI, M.MUTI, P.PASSERIN D’ENTREVES, Giardini Zoologici,vicende storico-politiche degli zoo torinesi (1851-1989), Umberto Allemandi & Co., Torino, 1990.

R. GAMBINO, Formazione uso e prospettive per il nodo paesistico e funzionale del ponte Vittorio Emanuele I e del Parco Michelotti (tesi di laurea) Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, AA 1986-87, relatore: L. Re.

S. BEDINI, Per il “Progetto Po”: una proposta d’intervento tra il Parco Michelotti e la Borgata Sassi (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, AA 1998-99, Relatore: G.P. Zuccotti.

E. OPPICI, La comunicazione mussale. Caso studio di un museo dell’acqua nel parco ex zoo a Torino (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, AA 2002-03, Relatore: V. Minucciani.

R. PERRULLI, Parco Michelotti, nuovi spazi per il museo del fiume (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, AA 2002-03, Relatore:G. Donato.

SARA CAVAGNETTO, I bambini e il museo: ipotesi progettuale per il Parco Michelotti di Torino (tesi di laurea), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura II, Relatore: V. Minucciani.

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Le fontane pubbliche e i Toret di Torino: posizione di quelli doppi, tripli e persino di sette disposti a semicerchio!

L’acqua potabile è sicuramente un bene prezioso ed utile … e lo sarà sempre di più nel futuro.
Non solo i rubinetti di casa propria ma anche le fontane pubbliche spesso forniscono un’acqua fresca e gradevole.
Generalmente, soprattutto in un centro di una città, basta spostarsi di poche centinaia di metri per trovarne una ed evitare così di acquistare la bottiglietta di acqua minerale, nel tipico contenitore PVC usa e getta: da sempre ho educato mia figlia all’uso delle fontane e penso che sia un importante passo nell’educazione dei giovani per evitare lo speco ed invogliarli ad utilizzare le valide risorse esistenti … anche se magari un po’ meno comode!

A Torino poi, la mia città, abbiamo i tipici Toret collocati un po’ ovunque: ce ne sono più di 800! Ce ne sono anche di doppi, tripli … e uno addirittura di sette collocati a semicerchio!!

Via Stampatori 6

Talvolta sono così belli e collocati in modo così particolare da portare a fantasticare e vederli in una dimensione quasi fiabesca ed onirica:

Via Stampatori 6

Taluni infatti sono collocati in modo molto particolare:

Piazza Lorenzo Bernini (sia da un lato sia dall’altro lato della piazza) (1)
Piazza Lorenzo Bernini (sia da un lato sia dall’altro lato della piazza) (2)
Piazza Lorenzo Bernini (sia da un lato sia dall’altro lato della piazza) (3)
Piazza Lorenzo Bernini (sia da un lato sia dall’altro lato della piazza) (4)
Via Stradella 134

Nei pressi di via Stradella 177, in un giardinetto, ce ne sono addirittura 7 disposte a semicerchio:

Ben 7 Toret disposti a semicerchio – Via Stradella 177 (1)
Ben 7 Toret disposti a semicerchio – Via Stradella 177 (2)

Ben 7 Toret disposti a semicerchio – Via Stradella 177 (3)
Ben 7 Toret disposti a semicerchio – Via Stradella 177 (4)

Se ti trovi a Torino ne potrai trovare uno a poche centinaia di metri da dove ti trovi, soprattutto se sei nel Centro! Se non sei della zona puoi agevolmente trovare il più vicino ricercando Turet Di Torino con Google Maps.

Esistono poi i siti Mappa delle fontanelle: Torino Piemonte e I love Toret . Quest’ultimo, in particolare, lo trovo molto ben fatto e, oltre a mostrare la collocazione di ciascuno, ne mostra dettagli quale per molti anche la foto: se poi uno si registra, può anche contribuire a fornire informazioni e segnalazioni utili, magari la foto se manca ancora per un Toret specifico. Interessante anche il loro sito Facebook.

Sito I love Toret

Esistono poi anche diverse app che possono servire al medesimo scopo come ad esempio Fontane di Torino, anche se, in realtà, non le riporta proprio tutte e attualmente non esiste la possibilità di segnalare le mancanti. L’app Fontanelle d’Italia, come dice il nome stesso, non è specifica per i Toret, ma consente comunque di aggiungere, ovunque uno si trovi in Italia, nuove fontanelle (Menu -> Aggiungi fontanella, dopo ovviamente esserti registrato come utente con proprie credenziali): mi sembra la più completa ed è molto flessibile ed accurata riportando tutte le fontane nelle vicinanze di dove uno si trova. Per il momento ho ritrovato tutti i Toret che ho cercato!

Ovviamente anche a Torino non tutte le fontane pubbliche sono Toret … ma l’acqua è sempre buona comunque 😉 … anche se le altre fontane, giustamente per una questione di risparmio idrico, spesso hanno un rubinetto ed è quindi opportuno fare scorrere un po d’acqua per averla fresca! Anzi, anche se ne rovinerebbe un po’ l’estetica, probabilmente sarebbe meglio inserire una qualche forma di limitazione del flusso d’acqua anche per i Toret … se si pensa a quanta acqua viene attualmente sprecata (e pagata dal Comune, cioè da tutti noi!) avendo sempre un getto continuo.

Ricordo infine che ogni fontana ha un cartellino in cui è contrassegnato il suo numero identificativo ed il numero verde da contattare per eventuali segnalazioni al riguardo: la manutenzione delle fontanelle presenti su tutto il territorio cittadino è in carico alla SMAT con il coordinamento del Settore Ponti e Vie d’Acqua ed il NUMERO VERDE SEGNALAZIONE GUASTI è 800.239111.
In diverse occasioni ho utilizzato quel servizio per comunicare loro disfunzioni della fontana (e.g. rubinetto rotto, erogazione mancante, atto di vandalismo) e sono prontamente intervenuti nel giro di pochi giorni.

Esistono poi a Torino  13 fontane a carattere monumentale tra cui:

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Bere l’acqua del rubinetto utilizzando i punti acqua o predisponendo a casa propria sistemi economici per avere acqua filtrata e gassata a piacere – (prima parte)

Il business dell’acqua minerale ci hanno portato spesso ad acquistare decine di bottiglie di plastica ogni settimana senza farci troppo pesare l’impatto ambientale che ne deriva in termini sia di plastica prodotta (e non sempre neppure riciclata a dovere), sia d’inquinamento dovuto al trasporto di questo articolo alimentare ingombrante e pesante … tra l’altro non solo per quanto riguarda il tragitto dalla sorgente ai negozi, ma anche da questi ultimi a casa propria!!

Un primo tentativo di riciclo ben fatto, almeno dei contenitori di plastica residui, si era visto, anni fa, in qualche supermercato: appositi macchinari pressavano una ad una le bottiglie rese, restituendo addirittura un minimo di sconto per un successivo acquisto, come premio per l’impegno mostrato dal cliente, dal momento che l’operazione richiedeva ovviamente del tempo. Evidentemente neppure questo tentativo di rendere almeno un po’ meno invasivo questo grande quantitativo di plastica ha portato a significativi vantaggi, forse per mancata risposta della gente all’iniziativa come inizialmente sperato, o più probabilmente perché antieconomico seppur sicuramente utile! Sta di fatto che, così come decenni fa erano scomparsi i sistemi di restituzione del vetro perché meno vantaggiosi economicamente rispetto alla politica dell’usa e getta di contenitori di plastica o di Tetra Pak, così sono scomparsi dai pochi supermercati anche questi macchinari che limitavano almeno l’ingombro dei resi delle bottiglie di plastica e conseguentemente anche i costi per un loro riciclo.

Chi ha i miei anni si ricorda bene come almeno fino agli anni ’70 esistesse un servizio di reso del vetro per le bottiglie dell’acqua, del latte e addirittura per quelle piccole delle bibite.
Ormai da decenni, solo più alcuni ristoranti sembrano ancora godere di tale servizio di restituzione al mittente delle bottiglie di vetro, dove evidentemente il costo di gestione è minimo trattandosi di una periodica sostituzione tra bottiglie piene portate e vuote recuperate: si tratta comunque della vendita di un prodotto di nicchia, talvolta esteticamente anche bello da posare su un tavolo di un rinomato ristorante e ad un prezzo che non deve essere così concorrenziale come quello di articoli esposti sugli scaffali di un supermercato.

Ricordo ancora, da adolescente, quando, soprattutto al mare, tra ragazzini si andava alla ricerca di bottigliette incautamente abbandonate da qualcuno magari sulla spiaggia, per poi andarle a restituire nei negozi: con i pochi spiccioli recuperati per il reso, si prendeva poi tutti assieme un ghiacciolo o un cono gelato. … davvero cose di altri tempi!!
Chissà se i ragazzi d’oggi, lo farebbero ancora, magari anche stimolati da un sentimento di rispetto verso il Pianeta e non solo per un minimo ritorno economico … ma oramai i contenitori di vetro sono sempre più rari ed i pochi rimasti (e.g. vino, birra, olio) sono sempre usa e getta!

Il problema deve essere quindi risolto ben più all’origine, cercando di diminuire la produzione di contenitori in PVC che invece sembrerebbero avere avuto sempre più il sopravvento, per via della loro economicità nel produrli ed utilizzarli.
I contenitori per l’acqua sicuramente incidono notevolmente e credo siano i primi da prendere in considerazione anche perché sono relativi ad un prodotto non indispensabile e che non giustifica un suo utilizzo massivo. Infatti, anche così com’è, l’acqua potabile del rubinetto di casa rispetto a quella acquistabile, molto spesso non è tanto differente in termini minerali, microbiologici e chimici. Sul fatto che quella imbottigliata sia più controllata nutro seri dubbi, … anzi! Quella del rubinetto ha additivi, quale il cloro, che la rendono comunque potabile; quella in bottiglia per essere conservata correttamente dovrebbe stare al riparo dalla luce e da fonti di calore. Mi ricordo che già in gioventù mi aveva fatto pensare vedere la commedia Un nemico del popolo di Ibsen!

Non solo dai rubinetti di casa propria, ma anche dalle fontane pubbliche si può avere un’acqua fresca e gradevole, e ti invito a visitare il mio post seguente a tale riguardo: Le fontane pubbliche ed i Turet di Torino: posizione di quelli doppi, tripli e persino di sette disposti a semicerchio!

Io, come penso la maggior parte delle persone degli anni ’50 -’70, sono vissuto bevendo abitualmente l’acqua potabile del rubinetto o addirittura quella di pozzi. Infatti, in molte zone d’Italia ed anche nei centri urbani, l’acqua fornita dagli acquedotti non solo risulta potabile, ma è anche gradevole al gusto.
Questo vale anche per l’acqua del rubinetto della mia casa a Torino, sebbene quando sono in montagna o in campagna, nel bere quella locale, noto una certa differenza!

Comunque anche l’acqua potabile di città può facilmente essere migliorata, ad esempio depurandola da agenti quali il cloro aggiunto e possibili impurità derivanti dalle tubazioni: chi non ha sperimentato di trovare granelli di materiale sabbioso svitando i rompi-getto dei rubinetti?

A questo riguardo, validissime sono le iniziative, presenti soprattutto nei piccoli paesi, di distributori di acqua sia naturale raffreddata sia anche gassata, a prezzi decisamente stracciati: si parla di pochi centesimi al litro e addirittura gratuita almeno nella sua versione non gassata. Se si pensa anche solo ai costi risparmiati per lo smaltimento rifiuti plastici, si capisce bene come possano risultare socialmente vantaggiose queste iniziative non solo in termini ambientali.
Basta quindi recarsi in uno di questi distributori con il classico cestino da sei bottiglie di vetro con chiusura ermetica, e si possono riempire in pochi minuti con dell’acqua fresca e opportunamente filtrata oltre che controllata. Niente più bottiglie di plastica e costi decisamente minori.
Ho letto che si calcola che un Punto Acqua, con un normale attingimento di circa 4.000 litri al giorno, permetta un risparmio di quasi 1 milione di bottiglie di plastica all’anno. L’ipotesi di un quantitativo così elevato di litri erogati al giorno, seppur sicuramente possibile tecnicamente, mi sembra personalmente un po’ ottimistica perlomeno in diversi di quei punti acqua vista l’effettiva affluenza di persone, ma rende comunque bene l’idea dei benefici, almeno teorici, che ne possono derivare.

Nei piccoli centri urbani, come quello di Villanova Mondovì dove spesso mi reco in campagna, per usufruire del distributore collocato al centro del paese è sufficiente introdurre della monetina (seppur non sia previsto un resto) … oppure, ancor meglio, si può ritirare in Comune una carta ricaricabile che può poi essere all’occorrenza ricaricata direttamente al distributore, inserendola e quindi introducendo del denaro: semplice no? Si riesce così ad avere a pochi passi da casa (spesso più vicino del supermercato) un prodotto più economico ed ancora migliore (in quanto già rinfrescato)!

Questi distributori d’acqua esistono generalmente anche nei grossi centri urbani. A Torino, tuttavia, la procedura di acquisto e caricamento della tessera non erano particolarmente agevoli in quanto ci si doveva recare in Circoscrizione, ad orari prestabiliti non compatibili per chi lavora, sia per acquistare la tessera sia per ricaricarla in quanto non era previsto farlo localmente introducendo denaro nel distributore. Questo fatto, in aggiunta alla distanza spesso non indifferente per raggiungere il punto più vicino, facevano desistere molti cittadini ad utilizzare questo servizio, anche chi come me normalmente usa tali distributori quando si trova in un paese dove le distanze sono ridotte e la difficoltà di ricarica è nulla. Per fortuna ora i punti SMAT hanno da non molto tempo attivato l’erogazione registrando una propria carta bancaria/postale o prepagata dotata di lettura “contact-less” (e.g. Pago bancomat, VISA, Maestro, Mastercard) con quindi la possibilità di attivare così un proprio conto virtuale.

Distributore per l’acque della SMAT con la possibilità di attivare un proprio conto virtuale per ottenere l’erogazione con qualsiasi carta contact-less (e.g. bancomat, Visa)

Si noti, comunque, che solo l’acqua gasata risulta a pagamento.
Rimane il problema della distanza che spesso non è indifferente seppur ne esistano diversi in provincia di Torino come mostrato nella pagina apposita del sito di SMAT dove, per ciascun paese, viene indicata la sua esatta collocazione. Per un paese anche solo un unico punto acqua è più che sufficiente, ma per una città grande come Torino personalmente penso che i seguenti 12 punti siano davvero troppo pochi:

Non ne comprendo bene il motivo (risparmio energetico per via del refrigeratore che non viene alimentato nelle ore di chiusura?), ma si legge che l’erogazione del servizio è limitato dalle 6:00 alle 24:00.

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Cosa fare infine se i Punti Acqua sono troppo distanti o non presenti?
Si può allora vedere come provvedere ad installarsi un sistema di depurazione casalingo con eventualmente anche la possibilità di gassare l’acqua per renderla ancora più gradevole, senza per questo dover spendere grosse cifre od occupare uno spazio che spesso non esiste in un appartamento condominiale.
Ad esempio, pochi mesi fa io ne ho installato uno in cucina, sfruttando quel seppur minimo spazio presente tra il muro ed i cassettoni rientranti sotto il lavabo. Questo sarà quindi l’argomento specifico della seconda parte di questo post che potete trovare a questo link ma …

… eccovi un’anteprima!
😉

Impianto sotto lavabo di depurazione casalinga dell’acqua

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What to do if dragging a window on the edge of the screen with the mouse does not lead to any effect (i.e. full-screen window, splitting of the screen into two sectors)

I always appreciate the gesture that allows to have a window in full screen when dragged out of the top border of the display and even the feature to have the screen spitted into two sectors when a window is dragged on one of display side.

When a window (taken from a caption bar free zone) is dragged out with a mouse on the screen top border, it is usually the set in full screen
When a window (taken from a caption bar free zone) is dragged out with a mouse on one side of the screen border, it is usually split of the screen into two sectors

Possibly because I changed my second additional screen or because I inadvertently used a short key or even because of a Windows update, since yesterday I was not able to have that feature on both my main screen and the second one!

After some search in Internet I found that I was not the only one that had that “problem”.
So, what to do if you want again to have that nice behavior?
You must simply check one option available in the Easy of Access section in the Control Panel, the one related to Mouse Setting [IT: link].

You will probably find checked the option Prevent windows from being automatically arranged when moved to the edge of the screen” … and so you have to uncheck it.

Easy of Access section in the Control Panel, – The Mouse Setting [IT: link] option “Prevent windows from being automatically arranged when moved to the edge of the screen” must be unchecked
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Come conoscere la velocità di un collegamento WiFi su un PC Windows

Talvolta può convenire sapere quel è la velocità massima di una connessione di rete quando il nostro PC è connesso ad uno specifico WiFi.

Si può innanzitutto andare a vedere l’associated/link speed vale a dire, in generale, la velocità massima di collegamento negoziata tra i due dispositivi (PC e router/repeater) in base alla loro velocità supportate e alla qualità del collegamento. Si noti che, nel caso di una connessione wireless 802.11, per via di possibili interferenze e per il fatto che i protocolli introducono informazioni addizionali (overhead) rispetto ai dati che si intende trasferire, la velocità di trasmissione effettiva sarà normalmente solo il 40-60% di quella velocità associata.
Quella velocità indicata sarà quindi da prendere come buona solo a patto di tener conto delle precedenti considerazioni.

In un PC Windows 10 per conoscere l’associated/link speed basta andare nella sezione Connessione di rete dal menù che compare cliccando con il tasto destro sull’icona di Start:

Connessione di rete

Andando poi a vedere i dettagli della connessione WiFi corrente, si scopre quella informazione ricercata che viene indicata come Velocità:

Associated/link speed della connessione WiFi correntemente utilizzata dal PC Windows 10

Si può arrivare a quella finestra con i dettagli delle connessioni di rete anche eseguendo il comando ncpa.cpl nella finestra di Esegui/Run [Windows key + “R”].

Se invece poi uno vuole testare la velocità su Internet della propria linea, e non quindi come visto precedentemente quella massima raggiungibile dal PC verso il primo dispositivo di rete WiFi a cui si è connesso internamente alla propria LAN, allora ci si deve affidare a servizi di speed test offerti da diversi siti/app quale ad esempio quello raggiungibile da questo sito. Ovviamente i risultati che ho ottenuto dal mio PC, con una linea in fibra FTTH, sono assai differenti a seconda se mi collego direttamente al WiFi del router o a quello del repeater, ed ancor di più se mi connetto via cavo Ethernet:

55Speed test con PC connesso via cavo Ethernet al router
Speed test con PC connesso al WiFi 5 GHz del router nelle sue vicinanze
Speed test con PC connesso via cavo Ethernet al PowerLine Netgear collocato in una presa distante dal router
Speed test con PC connesso al WiFi del router nello stesso punto in cui avevo fatto prima le prove collegandolo al PowerLine Netgear

Nel seguito gli speed test con il PC connesso all’Extender TP-LINK AC1750 (RE450) rispettivamente con connessione via cavo Ethernet, alla rete WiFI estesa 5 GHz e a quella 2.4 GHz.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-05-26-174948-repeater-con-cavo.jpg
Speed test con PC connesso con cavo Ethernet all’Extender TP-LINK AC1750 (RE450)
Speed test con PC connesso al WiFi 5 GHz dell’Extender TP-LINK AC1750 (RE450)
Speed test con PC connesso al WiFi 2.4 GHz dell’Extender TP-LINK AC1750 (RE450)
Speed test eseguito da app su smartphone

Risulta quindi evidente anche da queste semplici prove che generalmente un collegamento via cavo Ethernet fornisce prestazioni migliori rispetto ad una connessione WiFi, anche quando il collegamento viene fatto sfruttando la rete elettrica di casa tramite un Power Line.

Se poi le prese di rete risultano insufficienti in un punto della casa (e.g. singola Power Line a cui si vorrebbero attaccare più dispositivi, quali alcuni PC e stampante), sarà sufficiente, con meno di 10 euro, acquistare un uno switch da 5 o più porte:

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Esempio di Switch che consente di collegare via cavo più dispositivi ad un’unica presa di rete Ethernet

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Come connettere uno smartphone o un tablet con un cavo Ethernet

Sebbene sempre più spesso (seppur a scapito della banda disponibile) si usi anche per i PC una connessione WiFi  per collegarsi alla rete domestica ed ad Internet, solitamente risulta essere il dispositivo che maggiormente viene anche collegato ad una rete fissa via cavo Ethernet. Essendo già provvisto di una connessione di rete RJ45 classica la connessione risulta assai semplice e priva di costi aggiuntivi se non quelli del cavo standard!

Solitamente per i tablet e sopratutto per gli smartphone poi, la connessione WiFi sembra essere diventata oramai la norma! Anzi, dal momento che non esiste nativamente in entrambi un connettore di rete RJ45, per via delle sue dimensioni non compatibili con lo spessore di quei dispositivi, spesso le persone pensano che non sia comunque possibile in alcun modo connetterli alla rete via cavo, … e ciò non è vero come dettaglierò nel seguito!

Ma perché voler connettere talvolta tablet o smartphone alla rete domestica via cavo Ethernet?
Ad esempio per avere maggiore banda e quindi velocità. Oramai alcuni tablet (e.g. Surface Pro) hanno una potenza elaborativa pari, se non superiore, a diversi Personal Computer, per cui avere a disposizione il massimo della banda resa disponibile dal proprio modem/router può fare la differenza in diverse occasioni di connessione a servizi su Internet (e.g. servizi in streaming e di videoconferenza, collegamento ad un cloud), così come a risorse interne alla propria LAN, la rete interna domestica (e.g. accesso ad Hard Disk di rete, N.A.S., stampante).

Inoltre può anche servire per collegarsi via cavo a dispositivi che prevedono una loro configurazione manuale anche tramite un loro collegamento diretto via Ethernet, come nel caso di Router, Access point e WiFi extender (vedi mio post relativo alla configurazione manuale di extender). Connettersi via cavo sicuramente evita possibili interferenze e problematiche proprie delle connessioni WiFi ed un collegamento punto-punto assicura una certezza di affidabilità.

Come fare, dunque, se non esiste ne su un tablet ne tanto meno su uno smartphone il connettore di rete RJ45? Ovviamente si deve far uso di un adattatore con una delle poste che possiede, tipicamente la posta USB o USB-C o anche connettori specifici di qualche prodotto come nel caso della connessione dei Surface fino alla versione 6 alla “vecchia” Docking Station.

Nel caso di uno smartphone che abbia un connettore USB-C è necessario avere un adattatore USB-C -> Ethernet. In  genere questi Hub posseggono anche più porte USB/USB-C, lettori SD/micro SD, presa HDMI. I più completi (e costosi) [e.g. ABASK Hub] posseggono anche una presa USB-C utilizzabile per caricare lo smartphone stesso: questo è sicuramente importante se si utilizzano per diverso tempo gli altri connettori per collegarsi ad Hard Disk esterni e/o visualizzare l’output video su un monitor/proiettore.

Smartphone collegato tramite HUB USB-C -> Ethernet all’Extender per configurarlo via cavo

Se lo smartphone ha un connettore USB semplice, esistono connettori di tutti i gusti come puoi vedere da questo link: Adattatore Ethernet RJ45 Micro USB per smartphone e tablet.

Che una volta collegato l’adattatore nella presa USB-C, la connessione dati viaggi sul cavo Ethernet, lo si può anche verificare andando in Impostazioni -> Connessioni delle dello smartphone, e in particolare nella sua sezione Altre impostazioni di rete. Il campo Ethernet risulta abilitato e cliccabile per vederne i dettagli:

Attaccando il cavo Ethernet allo smartphone tramite l’adattatore, si abilita la sezione di gestione di quel collegamento (1)
Attaccando il cavo Ethernet allo smartphone tramite l’adattatore, si abilita la sezione di gestione di quel collegamento (2)
Attaccando il cavo Ethernet allo smartphone tramite l’adattatore, si abilita la sezione di gestione si quel collegamento (3)

Nel caso specifico di un tablet tipo il Surface Pro, per connetterlo via cavo Ethernet, è necessario avere la sua Docking Station originale o, se non si vuole spendere molto, un adattatore tipo il TECKNET Hub USB 3.0 Ethernet che personalmente uso.

TECKNET Hub USB 3.0 Ethernet che rende connettibile al cavo Ethernet il Surface Pro

Tra l’altro, ho visto che la Docking Station venduta attualmente da Microsoft (per renderla compatibile anche con l’ultima versione di Surface Pro che non ha più un attacco proprietario che consentiva di connettere il tablet non solo all’alimentatore ma anche alla Dock Station) non è più quella comoda di un tempo che consentiva di fissare bene il tablet.

“Vecchia” Docking Station Microsoft per Surface fino alla versione 6

 

Nuova Docking Station Microsoft per Surface che rimane “volante” e non fissa più in modo stabile il tablet

Con la connessione WiFi disattivata, quando si connette con il cavo Ethernet lo smartphone alla propria LAN (e.g. direttamente al modem/router) quel dispositivo si aggancia a quella rete ed i dati non transitano sulla rete mobile: questo si vede chiaramente se si ricerca l’indirizzo IP che gli è stato assegnato dal DHCP della rete a cui è connesso.

IP 192.168.x.x quando è connesso con cavo Ethernet alla LAN

 

IP 10.220.x.x quando è connesso con rete mobile

Se poi le prese di rete risultano insufficienti in un punto della casa (e.g. singola Power Line a cui si vorrebbero attaccare più dispositivi, quali alcuni PC e stampante), sarà sufficiente, con meno di 10 euro, acquistare un uno switch da 5 o più porte:

Esempio di Switch che consente di collegare via cavo più dispositivi ad un’unica presa di rete Ethernet

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WhatsApp: come avere questo sistema di messaggistica anche su PC/tablet sia da un browser (WhatApp Web) sia come applicazione installata

Già nel lontano 2015, avevo scritto un post su come utilizzare comunque WhatsApp Web su Edge che era rimasto, allora, l’unico browser non supportato ufficialmente, sebbene fosse solo questione di mesi affinché lo fosse anche lui!

Ho notato tra gli amici che ancora oggi molti non sanno neppure della possibilità di usare WhatsApp anche da PC/tablet da un qualsiasi browser o anche come applicazione installata!
Anche se un suo utilizzo su smartphone è sicuramente più frequente, può tornare molto utile averlo anche su PC non solo quando uno lavora diverse ore sul proprio computer, ma anche per poter copiare così agevolmente parte di messaggi ricevuti … o cliccare su qualche link quale, ad esempio quello per iniziare una videoconferenza con Zoom.

Iniziamo da un suo utilizzo tramite un qualsiasi browser wale a dire tramite WhatsApp Web.

Per utilizzare WhatsApp Web è sufficiente andare sul sito https://web.whatsapp.com e seguire le istruzioni per sincronizzarsi con la propria versione presente sullo smartphone. Sostanzialmente viene mostrato a monitor un QR-Code (il classico un quadrato in bianco e nero contenente informazioni) che dovrà essere letto dalla telecamera del proprio telefonino andando ad aprire l’apposita sezione Whatsapp Web presente nel menù (i tre puntini …) in alto a destra dell’app medesima:

Voce del menù per accedere alla sezione di configurazione di WhatsApp Web sul proprio PC/Tablet

Si possono avere più associazioni, ad esempio su diversi PC o browser e, per aggiungerne una nuova, basta cliccare sul + (in alto a destra):

Premere sul + (in alto a destra) per associare un nuovo dispositivo/browser

Verrà attivata la telecamera dello smartphone e si dovrà posizionarlo in modo che possa leggere il QR-code mostrato sul monitor del PC:

Posizionare lo smartphone in modo che dalla sua telecamera possa leggere il QR-code mostrato sul monitor del PC

L’associazione è quasi immediata e nel giro di pochi secondi si ha l’intero accesso alla sezione dei messaggi dove è possibile leggere e scrivere anche con eventualmente registrazioni vocali:

Dashboard dei messaggi di WhatApp Web da cui è possibile leggere/copiare quelli ricevuti e scriverne di nuovi

Esiste poi anche un WhatApps installabile come applicazione sul PC/Tablet. Per scaricare il programma eseguibile, basta andare sul loro sito ufficiale e procedere nella sua sezione scarica:

WhatApps è anche installabile come applicazione sul PC/Tablet: basta andare sul loro sito nella sezione scarica

Verrà scaricato (per default nella cartella Download associata al proprio utente del PC (i.e. C:\Users\nomeutente\Downloads) il file eseguibile WhatsAppSetup.exe che dovrà, come per tutti i programmi, essere cliccato due volte per procedere nell’installazione. Una volta installato sarà presente tra le applicazioni elencate in Start e si potrà ovviamente impostare per averlo anche tra le tile o addirittura nella taskbar delle applicazioni:

WhatsApp installato sul PC/tablet come applicazione

La prima volta che si esegue, si dovrà completare una procedura di associazione tramite QR-Code analoga a quanto già visto per WhatsApp Web.

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Come disabilitare le notifiche di WhatsApp per alcuni gruppi/persone su smartphone e su PC/tablet

Può essere fastidioso sentire il suono di notifica di un nuovo messaggio, soprattutto quando si tratta di uno relativo a gruppi di persone anche molto numerosi, come quelli di assistenza per un’app od un prodotto.

Risulta perciò assai conveniente operare per disabilitare le notifiche _(almeno quelle sonore) solo per quel gruppo specifico. Ovviamente una analoga procedura può essere attuata anche per un singolo contatto. Nel seguito ne mostro la procedura passo passo.

Fare click sui tre puntini in alto a destra quando si è dentro la visualizzazione dei messaggi del gruppo, e selezionare la prima voce relativa a Info gruppo:

Selezionare la prima voce delle opzioni: Info gruppo

Si può quindi optare se disabilitare tutte le notifiche agendo sul primo interruttore, oppure personalizzare le notifiche, escludendone solo alcune:

Anziché disabilitare tutte le notifiche agendo sul primo interruttore, si può decidere di personalizzare le notifiche, escludendone solo alcune

A esempio si può escludere qualsiasi tono di notifica impostando silenzioso:

Si può escludere qualsiasi tono di notifica impostando silenzioso (1)
Si può escludere qualsiasi tono di notifica impostando silenzioso (2)

Si può anche escludere la vibrazione:

Escludere la vibrazione

La configurazione finale sarà quindi la seguente:

Tra gli eventi mostrati nel centro notifiche continueranno ad esserci indicazioni dei messaggi ricevuti dal momento che non si sono disattivate completamente le notifiche, ma si è evitato così di essere disturbati per messaggi di minima rilevanza che si sovrapporrebbero ad altri che invece è utile leggere al più presto ed è quindi bene avere anche una notifica sonora!

Se poi si usa anche WhatsApp Web (vedi mio post), cioè si accede da PC, può tornare utile impostare analoghe opzioni per non essere qui disturbati da notifiche proprie dei Windows 10. Purtroppo qui le notifiche provengono sia dal browser (e.g. Chrome), sia dal sito specifico, sia da un’altra app (e.g . Il tuo telefono se correntemente l’hai lanciata per collegare appunto le notifiche dello smartphone sul PC) e non si riesce a discriminare finemente sulla base del gruppo/persona specifica): se uno va sulle impostazioni presenti in WhatApp Web trova solo Disattiva notifiche questo agisce per tutti ed ovunque (quindi anche sullo smartphone), per cui fai attenzione ad attivarla!

Disattivazione ovunque e per tutti delle notifiche di WhatsApp Web (1)
Disattivazione ovunque e per tutti delle notifiche di WhatsApp Web (2)

E’ necessario invece agire sulle notifiche a livello di Windows 10. Dall’elenco delle notifiche a sinistra si può selezionare l’icona delle impostazioni (o cliccare con il tasto destro e selezionare Vai alle impostazioni di notifica) per modificarle:

A seconda se si tratta di una notifica di un sito,del browser o di un’altra app (e.g. Il tuo telefono se correntemente l’hai lanciata per collegare appunto le notifiche dello smartphone sul PC), si devono modificare opportunamente le notifiche che uno desidera ricevere:

Impostazione delle notifiche relative a WhatsApp provenienti dall’app Il tuo telefono
Blocco delle notifiche provenienti da Whatsapp Web

Per velocità, si può innanzitutto disabilitare tutti i siti che possono richiedere di inviare notifiche agendo sull’interruttore in alto e poi abilitare solo quei pochi di interesse (e.g. quello delle email):

Si può innanzitutto disabilitare tutti i siti che possono richiedere di inviare notifiche agendo sull’interruttore in alto e poi abilitare solo quei pochi di interesse (e.g. quello delle email) (1)
Si può innanzitutto disabilitare tutti i siti che possono richiedere di inviare notifiche agendo sull’interruttore in alto e poi abilitare solo quei pochi di interesse (e.g. quello delle email) (2)
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Configurare manualmente un ripetitore TP-LINK recente (e.g. TL-WA850RE vers. 2.x, AC1750) da app o da browser, per estendere la portata del proprio Wi-Fi

In un post precedente avevo mostrato la procedura che ho utilizzato per configurare il mio TP-LINK TL-WA850RE , versione 1.2, ancora oggi uno dei più economici ma che ha buone prestazioni, seppure operi solo ad una frequenza (2,4 GHz).
In questo post mostrerò invece come effettuare la medesima configurazione anche da smartphone, tramite l’apposita app TP-LINK Tether che tuttavia è compatibile solo per le versioni più recenti dei dispositivi TP-LINK come il mio TP-LINK AC1750, (RE450) Dual Band (pagina prodotto ; supporto; F.A.Q.), ma anche con il TL-WA850RE , se nella versione 2.x . Farò anche notare che alcune procedure comunque risultano possibili solo dal sito presente sul dispositivo, ovviamente aggiornato al suo firmware più recente.

Si ricorda nuovamente che ,anche se esiste un apposito pulsante per associarlo al modem/router una volta che in quest’ultimo sia stato premuto il tasto WPS per una connessione al WiFi da lui generato da parte di dispositivi esterni, può sempre tornare utile configurare in modo manuale l’extender, soprattutto quando per qualche motivo le sue prestazioni non sono quelle sperate o si desidera modificare le diverse opzioni/funzionalità rispetto a quelle definite di default. Ovviamente solo con una configurazione manuale si possono impostare diversi parametri ed opzioni che diversamente permangono quelli di default (e.g. impostare intervallo di tempo per il quale i led del dispositivo si spengono automaticamente; impostare intervalli di giorni della settimana/tempo per i quali il repeater si spegne automaticamente).

Per iniziare una nuova configurazione manuale, è conveniente innanzitutto, se il dispositivo non è nuovo,  premere il suo tasto di reset per qualche secondo per riportarlo alle condizioni di fabbrica.

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Configurazione manuale accedendo da browser al sito presente nel repeater (con PC o smartphone)

Ci si può connettere all’extender direttamente tramite cavo Ethernet o tramite WiFi generato dal dispositivo stesso che riporta il nome del prodotto (i.e. TP-LINK_Extender_50E6BF)  e si accede con un browser ad un’URL specifica del prodotto (e.g. nel caso di un repeater TP-LINK, al sito tplinkrepeater.net) o ad un indirizzo IP (e.g. quello correntemente del repeater, impostato per default a 192.168.1.141).

Si noti che la connessione via cavo Ethernet è assi agevole se si ha un PC dal momento che è sufficiente utilizzare un cavo standard Ethernet. Nel caso di uno smartphone che abbia un connettore USB-C è necessario avere un adattatore USB-C -> Ethernet (in genere posseggono anche più porte USB, lettori SD, presa HDMI, talvolta [e.g. ABASK Hub] anche una presa USB-C utilizzabile per caricare lo smartphone stesso e questo è sicuramente importante se si utilizzano per diverso  tempo  gli altri connettori per collegarsi ad Hard Disk esterni e visualizzare su un monitor/proiettore): per maggiori dettagli vedi un successivo mio post.

Smartphone collegato tramite HUB USB-C -> Ethernet all’Extender per configurarlo via cavo

Nel caso di un tablet tipo il Surface Pro, per connetterlo via cavo Ethernet, è necessario avere la sua Docking Station specifica o, se non si vuole spendere molto, un adattatore tipo il TECKNET Hub USB 3.0 Ethernet.

TECKNET Hub USB 3.0 Ethernet che rende connettibile al cavo Ethernet il Surface Pro

“Vecchia” Docking Station Microsoft per Surface fino alla versione 6 – diversa daquella nuova che rimane “volante” e non fissa più in modo stabile il tablet.

Notare che la connessione WiFi del PC/smartphone deve essere sulla rete creata dal repeater e non su quella diretta del modem/router. Diversamente, cercando di accedere al sito tplinkrepeater.net, verrà mostrata la pagina seguente (in russo! … per cui conviene attivare sul browser la traduzione russo-> italiano, ad esempio tramite il plugin Translator se si usa il browser Edge), che riporto tradotta:

Cercando di accedere al sito tplinkrepeater.net, con il PC/smartphone connesso NON tramite il WiFi del repeater, verrà mostrata la pagina seguente (in russo! … ne riporto la traduzione automatica effettuata dal browser) (1)

Cercando di accedere al sito tplinkrepeater.net, con il PC/smartphone connesso NON tramite il WiFi del repeater, verrà mostrata la pagina seguente (in russo! … ne riporto la traduzione automatica effettuata dal browser) (1)

Sostanzialmente vengono suggeriti due metodi per accedere alla configurazione dell’amplificatore di segnale (i.e. repeater):

  1. Scaricare l’app TP-LINK Tether  (ma forse non è proprio quello che desideriamo fare perché vogliamo ad esempio, accedere ad una delle opzioni presenti soltanto tramite il sito tplinkrepeater.net presente sul router stesso!),
  2. Accedere con un qualsiasi browser al sito tplinkrepeater.net presente sul router stesso, assicurandosi con uno dei metodi seguenti che il collegamento di rete avvenga proprio tramite il repeater:
    1. Collegando direttamente ad esso il PC tramite cavo Ethernet (secondo me è la soluzione migliore),
    2. Individuando la rete WiFi specifica del repeater (qualora il suo nome differisca da quello della rete principale, ad esempio MyHome_Ext se la rete del modem è nominata MyHome) e collegandoci ad essa [Nota: generalmente il nome della rete estesa si rende identico a quella primaria in modo che la connessione WiFi abbia una continuità per i dispositivi mobili, quale lo smartphone],
    3. Recuperando dal modem/router dal suo elenco dei client DHCP l’indirizzo IP assegnato al repeater ed utilizzando quello per accedere al suo sito di configurazione (e.g. 192.168.1.62 anziché l’URL tplinkrepeater.net). Questo a meno che non sia impostato con IP fisso, come generalmente avviene con le impostazioni  di default: ad esempio il mio TP_LINK RE450 ha impostato per default l’IP fisso 192.168.1.141 ed il server DHCP è impostato ad Auto(Off). Il quest’ultimo caso ovviamente la pagina di configurazione si raggiunge tramite l’IP fisso e non tramite quella indicata dal modem/router che sarebbe quella che assegnerebbe se la sua gestione fosse demandata al DHCP.