INPS: come accedere, tramite delega dell’identità digitale, all’area riservata di una persona anziana assistita

Già da tempo avevo scritto post relativi a come riuscire a scaricare il CUD dal sito dell’INPS, anche per assistere una persona anziana incapace di farlo in modo autonomo (e.g. Come recuperare il CUD dal sito INPS (aggiornamento 2020)). Da quest’anno le cose si sono complicate per il fatto che l’INPS ha dismesso la possibilità di autenticazione tramite username/password fornite dall’istituto stesso in passato tramite una procedura di consegna disgiunta di ciascuna parte delle credenziali (sebbene da qualche tempo tale procedura non venisse più supportata per cui tale modalità di accesso rimaneva disponibile solo per chi già aveva ottenuto tali credenziali).
Avevo già anche scritto post per evidenziare come la “rivoluzione” informatica in atto non sia del tutto adeguata e troppo spesso complichi solo la vita ai cittadini, soprattutto quelli anziani (e.g. Dal 1/10/2021 i cittadini potranno accedere all’area riservata solo con SPID, CIE o CNS nei siti dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate: la “rivoluzione” informatica inadeguata che complica solo la vita ai cittadini!; Come ricevere, sul proprio telefonino, un ticket elettronico della fila corrente per accedere allo sportello di un ufficio postale, alias come discriminare la clientela in base alle sue capacità informatiche).

Devo dire che, ora che si è estesa la possibilità di accesso autenticato anche tramite CIE (i.e. Carta di Identità Elettronica), la procedura di autenticazione “unificata” può essere un po’ più agevole in quanto non richiede una pregressa procedura di richiesta dello SPID (procedura diversa a seconda dell’operatore) anche se comunque richiede uno smartphone dotato di lettore NFC, installazione dell’apposita app CieID… insomma un qualcosa non certo alla portata di tutti, meno che mai di una persona anziana! Inoltre molte persone hanno ancora la carta d’identità cartacea (… io compreso) e, se non sono cambiate le condizioni, non mi sembra risulti così agevole richiedere quella elettronica anticipatamente alla scadenza della vecchia cartacea talvolta ancora valida per anni!!
Qualora l’anziano, come spesso avviene, non possegga poi uno smartphone o comunque non ne possegga uno con lettore le cose si complicano anche se ho scritto appositamente un altro post (Da un solo smartphone come riuscire a gestire più SPID, anche ciascuno associato a persone differenti) per analizzare le possibili alternative che uno può adottare per cercare di risolvere anche questo ulteriore problematica!

Ma andiamo ora ad approfondire la tematica in oggetto, vale a dire come riuscire ad accedere al sito dell’INPS per conto di una persona che non è in grado di farlo (generalmente anziana o addirittura allettata) e senza che questa abbia i prerequisiti (i.e. SPID, CIE) per poterlo fare semplicemente aiutandola e utilizzando una delle modalità descritte nei miei post precedentemente citati. Questa necessità nasce anche solo per scaricare il CUD relativo alla sua pensione, per cui penso sia una problematica assai comune.

Se uno accede con le proprie credenziali alla propria area privata, vengono subito mostrate le ultime comunicazioni non ancora lette tra cui la seguente del 30 agosto 2021 (se da allora non hai fatto accesso a quel sito): per proseguire si è obbligati a segnare la checkbox con cui uno dichiara di aver preso visione di tale informazione 🙄.

Se uno va nella sezione Delega dell’identità digitale per accedere ai servizi online, sembrerebbe che uno possa effettuare il tutto online, ma questo è solo possibile solo se uno già accede al sito con le proprie credenziali e vuole delegare altra persona e NON per richiedere invece di poter accedere ad altra utenza fornendo ovviamente tutti i documenti richiesti caricandoli digitalmente!

Infatti, se si va nella voce Profilo dal menù che si apre cliccando sul proprio nome in alto a destra, si giunge a una sezione appunto con i propri dati e che consente tra l’altro di effettuare una Delega identità digitale solo per se stessi (i.e. Delega l’accesso per tuo conto e non per richiedere di poterlo avere tu per un’altra persona!): faccio notare che tale menù non è particolarmente intuitivo e ricercandolo semplicemente con il Cerca, non viene agevolmente trovato!

Come dunque fare per accedere al sito dell’INPS in vece di un’altra persona assistita? Il possedere una procura anche generale sembra non serva più di tanto (almeno così mi hanno detto quando contattato). La prima cosa da fare è prenotare un appuntamento all’INPS di competenza: telefonando non i riesce a parlare con un operatore per chiedere spiegazioni per cui sembrerebbe che l’unica è prenotare e aspettare che eventualmente ti ricontattino loro prima dell’incontro per assicurarsi che uno abbia tutti i documenti necessari. I tempi di attesa non sono particolarmente lunghi (cieco una settimana nel mio caso) e quando mi hanno ricontattato mi hanno inoltre detto che nel caso specifico di richiesta di delega dell’identità digitale, uno ci si può recare anche direttamente nella sede INPS anche senza necessità di una specifica prenotazione! Sembra che la strada più veloce sia quella di richiedere al medico di famiglia dell’assistito di compilare il modulo AA11 (Certificazione/Attestazione del medico del SSN dell’impossibilità del cittadino a recarsi presso una Struttura INPS) e quindi produrre il modulo AA08 (Richiesta di registrazione delega dell’identità digitale) firmata dal delegante (i.e. l’assistito). Ovviamente si deve portare sia la carta d’identità sia il codice fiscale del delegante e del delegato.

Insomma, pur nella complicazione, devo dire che la procedura si è dimostrata non così lunga e complicata come inizialmente mi era sembrata e nel giro di pochi giorni sono riuscito a ottenere la delega per accedere al sito dell’INPS anche per l’assistito.

Ora, una volta che mi autentico con il mio SPID/CIE, mi viene chiesto per quale persona voglio operare (i.e. per me o per l’assistito). Se scelgo l’assistito, poso operare a nome suo e quindi scaricare, ad esempio, il suo CUD.
Conviene altresì impostare anche per lui i propri contatti personali in modo da ricevere sulla propria email e numero telefonico anche le comunicazioni per l’assistito:

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Come ricevere, sul proprio telefonino, un ticket elettronico della fila corrente per accedere allo sportello di un ufficio postale, alias come discriminare la clientela in base alle sue capacità informatiche

Per decenni ho avuto a che fare con l’informatica, ho progettato e sviluppato SW e credo ancora che la tecnologia, anche quella informatica, possa aiutare a semplificare la vita di tutti, quella di qualsiasi cittadino.
Purtroppo devo constatare sempre più che attualmente la realtà ci dimostra come invece un non appropriato utilizzo di queste tecnologie stia facendo aumentare il divario tra gli eletti capaci di sbrigarsela con PC/telefonino e il resto della popolazione: i primi ne sanno sfruttare i vantaggi a scapito degli altri che si trovano sempre più in difficoltà a svolgere anche quelle semplici operazioni che un tempo riuscivano a fare senza particolari problemi. Questi ultimi non sono solo anziani o persone prive di Cultura, ma i tratta di una ampia fascia della popolazione che comprende anche professionisti di alto livello nel loro campo.

Mi viene in mente la canzone Il tutto è falso di G. Gaber in cui in un verso recita:”… quest’assalto di tecnologia ci ha sconvolto la vita…”.
Il problema tuttavia non risiede nella tecnologia di per sé, ma di come viene utilizzata non tenendo troppo conto di chi sarà poi l’utilizzatore finale!
Per un servizio al cittadino, non si può richiedere necessariamente l’utilizzo di uno smartphone e si deve comunque prevedere anche una procedura alternativa che non sia penalizzante per chi deve utilizzarla. Inoltre, anche nell’uso di un’app, questa deve presentare un’interfaccia agevole che presenti subito nella sua homepage icone/link ai servizi, almeno per quelli più richiesti (e.g. l’acquisizione del ticket per la coda ad un ufficio postale richiede invece una procedura che inizia scegliendo dal menu la voce Cerca su mappa… insomma un qualcosa non certo ovvio!). Ogni procedura deve poi essere minimale e non richiedere passi non indispensabili (e.g. per prendere tale ticket perché richiedere l’autenticazione?). Infine, era poi chiedere troppo mettere ben in vista, fuori di ogni ufficio postale, ad esempio un QR code per accedere a una pagina del sito delle Poste che fornisca quel servizio già associandolo a quello specifico ufficio postale? Esistono App web che non richiedono di essere installate essendi di fstto “semplici” siti che forniscono un’interfaccia da app e permettono eventualmente di salvare una loro icona sul lo smartphone per poterli attivare più semplicemente (e.g. vedi, ad esempio, Angular, React, Vue or … BLAZOR? How to build a Web UI with C#). Insomma delle metodologie utili, atte a semplificare i processi informatici esistono, ma troppo spesso non vengono utilizzate adeguatamente!

Ho già scritto post al riguardo (e.g. SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!) per evidenziare questa pericolosa deriva della nostra società che, in nome di una presunta “semplificazione” sta utilizzando malamente certe tecnologie per creare un sempre maggiore divario tra i cittadini: ora non esistono più solo gap economici e culturali ma se ne sono aggiunti anche di tecnologici!

Questa mattina mi sono recato in un ufficio postale per via di una raccomandata che desideravo ritirare al più presto per cui non avevo utilizzato la procedura di prenotazione che generalmente rimanda almeno al giorno seguente. Vista tuttavia l’entità della coda, dopo una mezzora di attesa, avendo davanti a me ancora una decina di persone, mi sono deciso comunque a provare di vedere se la tempistica di una prenotazione non fosse troppo penalizzante.
Ho scoperto allora che ora l’app Ufficio Postale delle Poste Italiane consente non solo di prenotare un turno allo sportello per un momento successivo, ma anche richiedere il ticket della fila corrente, analogamente a quanto si può fare da tempo tramite il distributore automatico di ticket presente all’interno dell’ufficio postale… oramai inaccessibile da anni per via della pandemia che ha comportato un ingresso assai scaglionato all’interno degli uffici postali per cui la coda ora viene fatta fuori in strada!
Così operando, acquisendo il ticket relativo al servizio desiderato, ho atteso pochi minuti affinchè sul tabellone (visibile anche da fuori attraverso i vetri) comparisse il mio numeretto e poi, “superando” la coda, sono riuscito a entrare prima di altre persone arrivate in coda ben prima di me. Comunque stavo svolgendo un’operazione del tutto regolare secondo le procedure previste dalle Poste Italiane e perciò nessuno ha nemmeno protestato… ma io mi sono vergognato nel mio intimo per essere tra i pochi a essere riuscito a sfruttare questa possibilità non certo alla portata di tutti: da qui la determinazione di scrivere questo post pur sapendo che comunque non potrà mai sopperire il gap tecnologico di cui sopra, ma almeno potrà aiutare qualche conoscente o visitatore del blog!
Mi chiedo: non sarebbe forse meglio spostare il distributore dei ticket cartacei al di fuori dell’ufficio postale in modo da rendere la regolamentazione della coda più equa per tutti? … e poi: perché almeno non pubblicizzare in modo adeguato (e.g. con un foglio appeso fuori dall’ufficio postale) tale possibilità resa disponibile dall’app in tutti quegli uffici postali in cui si prevede un grande afflusso e che quindi richiedono una gestione della coda tramite ticket? Perché poi non rendere più agevole e intuitivo tale processo di acquisizione del ticket tramite l’app? Infatti nella sua homepage non esiste alcuna icona che renda agevole iniziare tale procedura di prenotazione/acquisizione ticket per la coda. Si deve altresì utilizzare una lunga procedura elencata nel seguito, per nulla banale e nemmeno del tutto intuitiva, che ovviamente prevede come prerequisito non solo di aver installato l’app Ufficio Postale sul proprio smartphone, ma anche di aver già proceduto alla registrazione delle proprie credenziali per accedere alle Poste Italiane. Ecco elencata passo-passo la procedura attualmente necessaria (si noti che richiede, per essere iniziata, di aprire il menù selezionando Cerca su mappa… insomma un qualcosa di assai ovvio!!):

  1. Aprire il menù in alto a sinistra
  2. Selezionare la voce Cerca sulla mappa
  3. Selezionare, toccandolo con il dito, l’ufficio postale desiderato da una mappa ottenuta filtrando opportunamente per località/indirizzo (o consentendo all’app di conoscere la propria posizione corrente)
  4. Premere il pulsante Prenota ticket che compare in basso una volta selezionato l’ufficio postale desiderato che muta il colore da giallo a blu
  5. Autenticarsi con le proprie credenziali di Poste Italiane (nota: ma perché mai ci si deve autenticare dal momento che, se si potesse prendere il ticket cartaceo dal distributore interno, uno non dovrebbe mica farsi riconoscere? 🤔🙄)
  6. Selezionare Mettersi in fila per acquisire il ticket per la coda relativa a quel l’ufficio postale selezionato
  7. Selezionare il tipo di servizio per il quale si vuole ricevere il ticket
  8. A questo punto viene assegnato un ticket con un codice alfanumerico che verrà poi mostrato sul tabellone presente internamente all’ufficio postale (per cui ci si deve posizionare vicino ai vetri per poterlo vedere e per poi quindi recarsi all’ingresso!)

Nel seguito mostro passo-passo gli screenshot della procedura descritta per agevolare la sua realizzazione. Faccio notare che, inspiegabilmente, diverse pagine del processo non consentono di essere catturate come screenshot, per cui quelle ho dovuto fotografarle per mostrarvele: se si cerca di salvarle viene infatti mostrato l’avvertimento Impossibile acquisire la schermata a causa dei criteri di protezione: certo che salvare quelle videate può portare a seri problemi di privacy, sicurezza o quant’altro 🙄!

Si noti che anche tornando alla homepage dell’app, in alto compaiono i ticket che uno ha richiesto (se ce ne sono più di uno si possono vedere scorrendoli orizzontalmente) ciascuno dei quali presenta il pulsante Monitora coda che consente appunto di verificare a che punto uno sia nella coda.

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Come configurare uno smartphone Android per un uso agevole anche da parte di un anziano, alias come configurare il launcher Square Home per avere un’interfaccia utente migliore anche per chi non è tecnologico

P.S. questo post è stato iniziato diversi anni fa. Sebbene non sia ancora terminato e debba essere sicuramante rivisto, penso meriti di essere comunque pubblicato anche così com’è da tempo, sperando di avere nel futuro tempo per migliorarne la forma ed anche i contenuti!

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Talvolta ci sono post che hanno una lunga genesi e rimangono privati per mesi o anni, in attesa di essere terminati e più compiuti: questo è uno di quei post iniziato più di un anno fa. Sebbene forse incompiuto (ma come farebbe a esserlo?) lo pubblico perché penso possa fornire comunque utili indicazioni a chi si trovi nel dilemma di comperare/configurare uno smartphone per una persona anziana o comunque con scarse attitudini verso la tecnologia. Più volte in questi anni mi sono trovato anch’io a dover scegliere un telefono per parenti anziani per cui nel seguito cercherò di fornire alcune indicazioni utili e aggiornate.
Tuttavia questo post non è unicamente rivolto alle persone anziane (o meglio a chi deve provvedere a configurare appropriatamente un telefono per un uso da parte di una persona anziana) bensì anche a tutti coloro che desiderano migliorare l’usabilità dell’interfaccia del loro smartphone: io stesso, che sono un esperto del settore, ho adottato molti dei consigli che mi sono sentito di fornire nel seguito non solo nel configurare lo smartphone di familiari/conoscenti ma anche del mio personale!

Sembra che oramai si dia per scontato che un cittadino possegga un proprio smartphone personale a cui appoggiarsi per poter svolgere le sue operazioni verso la Pubblica Amministrazione e verso gli istituti bancari.
Per effettuare un bonifico, vedere la propria pensione/CUD, per prenotare un servizio alle Poste senza dover aspettare in coda, per ricevere il cashback di Stato per gli acquisti effettuati con metodi tracciabili, per scaricarsi in modo autonomo il greenpass che certifichi il proprio stato di vaccinazione Covid-19 e poterlo così mostrare quando richiesto… questi sono solo alcuni degli utilizzi di uno smartphone che vanno ben oltre la telefonata e l’invio di messaggi!
Certo non sempre le procedure richieste sono davvero alla portata di tutti, come talvolta si intenderebbe propagandare (vedi, ad esempio, altri miei post precedenti: SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!; Dal 1/10/2021 i cittadini potranno accedere all’area riservata solo con SPID, CIE o CNS nei siti dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate: la “rivoluzione” informatica inadeguata che complica solo la vita ai cittadini!) ma sicuramente, se configurato opportunamente, almeno alcune delle funzionalità presenti in uno smartphone possono tornare utile chiunque.

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Indice

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Introduzione

Avevo già scritto i seguenti post, in cui avevo cercavo di analizzare e confrontare alcuni telefoni che nel tempo avevo avuto modo di comprare e/o provare personalmente, per un uso facilitato da parte di persone anziane:

Sono dei post di qualche anno fa, ma mi stupisce sempre il fatto che ancora oggi sono tra quelli più visitati, a dimostrazione dell’interesse che esiste per questa tipologia di telefoni, essendo la popolazione attuale composta sempre più da persone di età avanzata e generalmente con difficoltà a star dietro alle continue innovazioni tecnologiche. Queste ultime, anziché risultare loro di ausilio come dovrebbero, troppo spesso presentano novità che invece ostacolano per loro quelle poche operazioni essenziali che desidererebbero compiere quale, ad esempio, effettuare una semplice telefonata a un familiare e magari inviare un messaggio anche solo con metodologie vecchie, vale a dire come SMS! Non è quindi inusuale trovare ancora anziani che continuano a utilizzare un vecchio telefonino usurato, in quanto da anni conoscono a menadito le sue seppur obsolete procedure per accedere alle poche funzionalità di cui necessitano … e non lo cambierebbero con nessun altro modello di generazioni successive!

Vecchio Nokia ancora utilizzato quotidianamente (con la batteria originale!) nonostante i numeri dei tasti, consumati dall’usura, non si leggano neppure più!

Il mio giudizio di allora, sui modelli provati specifici per una clientela anziana, era stato piuttosto critico e questo mio personale giudizio mi sembra confermato dai diversi commenti e richieste di delucidazioni sul funzionamento/configurazione di quegli apparati allora analizzati che ancora oggi vengono venduti spesso solo con minime variazioni di modello, ma con caratteristiche sostanzialmente analoghe. Allora, non mi ero quindi sentito di raccomandare nessun modello in particolare (soprattutto quelli per telefonia fissa), in quanto tutti avevano tradito le mie aspettative: mi ero quindi limitato a riportarne non solo i pregi ma soprattutto i difetti riscontrati che ovviamente avevo comunicato via email anche ai servizi clienti dei rispettivi produttori… senza tuttavia ricevere da loro alcun riscontro! 😦

In generale, se si escludono i tasti e/o le scritte sul display magari di maggiori dimensioni, tutti risultavano davvero poco più utilizzabili da una persona anziana rispetto a un classico telefono “normale” di costo assai inferiore.
Inoltre, le funzionalità specifiche presenti risultavano difficilmente configurabili da un utilizzatore di una certa età o anche da un familiare più giovane senza particolari nozioni tecniche, anche per l’assenza di un manuale utente chiaro e la presenza di procedure di configurazione complicate e quindi non certo alla portata di tutti.
Insomma sono telefoni che promettono molto, ma poi si perdono in termini di effettiva usabilità da parte dell’utenza per i quali dovrebbero essere pensati! Inoltre, benché generalmente non troppo costosi, di fatto lo sono se si vanno a vedere sia le tecnologie utilizzate (talvolta addirittura obsolete) sia la loro qualità costruttiva!

Il mio giudizio assai critico di allora, sui diversi modelli analizzati, sarebbe confermato ancora oggi non essendo comparsi sul mercato, a mia conoscenza, modelli che si discostino di molto da quelli da me già provati qualche anno fa: aspetto eventuali commenti o suggerimenti se ne avete!!

Sempre in quei post avevo già evidenziato come i modelli per telefonia mobile (i.e. cellulare) fossero, in base alla mia esperienza, in generale più indicati a un’utenza anziana, rispetto ai modelli per la telefonia fissa. 
Infatti le soluzioni che utilizzano telefoni fissi/wireless, seppure spesso forniscano in dotazione un telecomando capace, se premuto, di attivare una telefonata di emergenza, si scontrano poi sia sulla portata dello stesso in presenza delle pareti di casa, sia sulla modalità di gestione dell’attivazione remota della chiamata che risulta spesso non agevole e/o consona (e.g. la base si mette a suonare così forte da provocare ancora più ansia e sconcerto nell’anziano che si trova già in difficoltà dal momento che, appunto, ha attivato quell’allarme).
Inoltre, i cellulari possono essere portati anche fuori dall’ambiente domestico e perciò si possono utilizzare ovunque, anche eventualmente per chiamate di emergenza: taluni modelli poi presentano addirittura anche un apposito tasto fisico di emergenza, magari sul retro per non essere confuso con altri dedicati a una chiamata facilitata verso alcuni numeri preimpostati di maggior interesse (e.g. figlio/figlia).

Optando quindi per una soluzione che fa uso di un telefono cellulare, nel seguito cercherò di fornire alcune indicazioni utili per configurare al meglio un qualsiasi smartphone, anche di fascia bassa (ma non troppo!), affinché possa risultare più agevolmente utilizzabile anche da una persona con limitate conoscenze tecniche e magari anziana!
Infatti, spesso è sufficiente usare alcuni accorgimenti per trasformare un cellulare “normale” in uno decisamente più usabile anche da una persona anziana rispetto a modelli venduti specificatamente per quella tipologia di clientela, guadagnandoci non solo in prestazioni (e.g. memoria interna, RAM, versione del Sistema Operativo, qualità costruttiva), ma anche economicamente in quanto venduti a minor prezzo essendo prodotti in maggior quantità.

Nella prossima sezione incomincio a elencare delle best practice, cioè fornirò alcune indicazioni di carattere generale per rendere uno smartphone più consono per un uso semplificato, con una particolare attenzione alle esigenze specifiche di una persona anziana: queste considerazioni valgono indifferentemente dalla marca o dal sistema operativo dello smartphone.
Solo successivamente andrò nello specifico su come configurare uno smartphone Android seppur generico. Questa mia scelta è stata dettata dal fatto che quelli più economici hanno quel sistema operativo e quindi ho reputato più opportuno dettagliare meglio la configurazione per quella tipologia di cellulare probabilmente il più indicato per questa tipologia di utilizzatore. Inoltre solo il sistema operativo Android prevede di poter scegliere un’interfaccia utente di gradimento cambiandola radicalmente rispetto a quella fornita originariamente dalla ditta costruttrice del dispositivo e questo semplicemente installando un laucher di proprio gradimento e impostandolo come quello attivo al posto di quell’altro di default. La pagina home può cambiare così anche radicalmente offrendo una differente esperienza utente che può rendere il dispositivo con caratteristiche peculiari, rendendolo potenzialmente molto più usabile.
Per chi non lo sa, il  launcher (traducibile in italiano come lanciatore di applicazioni, sebbene sia sempre utilizzato il suo originario termine inglese) non è nient’altro che un programma per che, costruendo l’interfaccia utente della pagina Home, consente a un utente d’individuare e avviare altri programmi, fornendo scorciatoie opportune in modo che siano più facili da trovare e da lanciare con la modalità che preferisce. Di launcher disponibili sugli store tipo il Play Store di Google ce ne sono molteplici e si aggiungono a quelli sviluppati dai costruttori degli smartphone presenti quindi di default: solo ‘in Wikipedia ne vengono nominati una cinquantina sebbene sia un elenco parziale di quelli effettivamente disponibili! Alcuni di questi sicuramente risultano più facili da utilizzare per un utente anziano, anche solo perché consentono di avere pulsanti grandi, magari con immagini (e.g. la foto della persona da chiamare) che ne evidenziano bene la funzione.

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Best practice

In questa sezione trovate alcune best practice elencate in modo casuale e non per ordine d’importanza … La scelta della rilevanza di ciascuna, la lascio al lettore anche perché può essere soggettiva.
Nuovamente sottolineo che quelle elencate nel seguito sono indicazioni che possono tornare utili a chiunque desideri rendere più agevole e semplice l’interazione con il proprio smartphone, indipendentemente dall’età!! 🙂

  1. Scegliere modelli di smartphone di dimensioni medi (non troppo grandi, ma nemmeno troppo piccoli): le funzionalità richieste da un anziano sono limitate e fondamentalmente sono legate alla semplice telefonata a qualche familiare, sebbene possano essere anche utilizzate convenientemente alcune (generalmente poche) app specifiche. È vero che più grande è lo schermo più possono risultare leggibili le informazioni visualizzate, ma risulta in genere comunque inutile avere un dispositivo superiore ai 5,84″, in quanto risulterebbe solo più ingombrante/pesante e quindi meno “portatile”: la dimensione dei caratteri può comunque essere impostata a piacere in un qualsiasi modello anche uno con display medio.
    Inutile poi scegliere modelli troppo costosi, in quanto, per questo specifico utilizzo, non è richiesta una potenza particolare in termini di CPU e quindi andrebbero sprecate maggiori potenzialità pagate a caro prezzo. Si tenga tuttavia presente che una memoria locale nel telefono di almeno 32G è oramai opportuna soprattutto se si usano sistemi di messaggistica (e.g. WhatsApp) che notoriamente richiedono di essere installati e operare necessariamente nella memoria interna del telefono e non eventualmente su una esterna (i.e. memoria micro SD): d’altra parte si trovano anche modelli base low cost che possiedono almeno quella memoria! Diversamente, se viene fatto un uso intensivo di programmi come WhatsApp per scambiarsi foto e messaggi vocali, periodicamente risulta indispensabile cancellare tali chat (salvando eventualmente altrove le informazioni che è utile mantenere, generalmente poche!) se si desidera preservare un buon funzionamento anche solo delle funzionalità base dello smartphone.
    Scegliere un modello che possegga l’NFC può risultare conveniente in quanto questa funzionalità consente di leggere la carta d’identità elettronica e quindi utilizzarla (utilizzando il codice segreto fornito contestualmente alla sua consegna) come metodologia di autenticazione (in alternativa all’uso dello SPID o anche per richiedere quello stesso in modo agevole da casa, senza doversi recare altrove (e.g. in un ufficio postale) per farsi riconoscere.
  2. Evitare d’inserire i PIN sia per il blocco schermo sia per l’uso della SIM. Infatti, talvolta non è il caso di complicare inutilmente l’accesso al telefono per una remota possibilità di furto (salvarsi l’IMEI semmai fosse rubato/perso è comunque buona norma!). Risulta più che sufficiente impostare lo screen saver magari con un tempo di attivazione non troppo stringente (e.g. almeno di qualche minuto), per lasciar all’utilizzatore tutto il tempo necessario per concludere con calma ciò che desidera fare prima che lo schermo diventi nero in quanto entrato in modalità di risparmio energetico.
    Ovviamente questo punto vale esclusivamente qualora l’utilizzo del cellulare avvenga principalmente in ambito casalingo: diversamente, se ci sono possibilità di un suo uso fraudolento o di furto, entrambi quei PIN devono essere impostati!
  3. Inserire nella rubrica unicamente i (probabili) pochi contatti che la persona intenderà veramente chiamare. Inoltre, possibilmente associare un solo numero telefonico a ciascuna voce in modo da evitare inutile entropia e potenziali problematiche. Infatti, il numero da chiamare non solo potrà così essere individuato più agevolmente tra la lista dei contatti, ma anche a livello di riconoscimento vocale (qualora si utilizzasse poi anche questa modalità d’interazione) risulterà più agevole all’assistente vocale individuarlo, evitando così di richiedere ulteriori interazioni per riuscire a selezionare il numero desiderato (e.g. “Desideri il numero di cellulare o di casa?“). Perciò se per una persona si hanno, ad esempio, sia un numero di casa sia un numero di cellulare, molto meglio creare due contatti separati (e.g. “Mario casa” e “Mario cellulare“). L’associazione a un contatto di più numeri specificandone la tipologia, benchè sia una funzionalità presente in ogni rubrica, non la consiglio quindi a un’utenza anziana.
  4. Tutte le funzionalità più “complesse” non devono essere rese disponibili (o risultare il più possibile nascoste), in modo da evitare che interazioni inappropriate con il dispositivo possano portarlo in condizioni inaspettate. L’interazione tramite il tocco dello schermo (touchscreen), se da un lato agevola l’interazione con l’utente, può risultare “pericolosa” se basta un tocco incauto per generare una funzionalità in quel momento indesiderata (e.g. attivare una telefonata, accendere la luce del flash). Evitare quindi di rendere disponibili troppo agevolmente azioni che possano portare a risultati indesiderati, almeno in quel momento.
    Comunque sia, deve essere esposta chiaramente all’utilizzatore una semplice procedura da seguire semmai quella spiacevole eventualità dovesse comunque accadere: la più conveniente e semplice è quella di riavviare il dispositivo per riportarlo alle condizioni “conosciute”. Perciò se lo smartphone non funziona come uno si aspetta, è conveniente effettuare un suo riavvio (molto meglio che solo spegnerlo e riaccenderlo, in quanto solo così il telefono parte realmente da una condizione iniziale “pulita”, analogamente a quanto avviene per un PC).
  5. Attivare tutte quelle funzionalità orientate a facilitare la visione di un testo sullo schermo. Infatti nei cellulari di qualsiasi marca/modello esiste la possibilità di una configurazione per un uso facilitato, sebbene ogni marca abbia le sue opzioni specifiche e relative modalità d’impostazione. Nel seguito mostro, solo a titolo di esempio, alcune di quelle presenti sul mio telefono Samsung:
    • Aumentare le dimensioni del carattere e delle icone;
    • Aumentare le dimensioni della tastiera e sceglierne una a contrasto elevato;
    • Rendere attivabile (e.g. con doppio tocco sul display) la modalità d’ingrandimento di ciò che è visualizzato sullo schermo: ritoccando poi analogamente, la visualizzazione ritorna normale;
    • Impostare sempre attiva la Modalità notte per avere lo sfondo nero con le scritte in bianco, in quanto queste risultano più visibili, gli occhi si stancano meno e inoltre (almeno nel caso di telefoni con display OLED) si consuma meno batteria;
    • Attivare Protezione da tocchi accidentali;
    • Aumentare al massimo anche le dimensioni dei pulsanti presenti nella toolbar visualizzabile in alto (visualizzabile facendo scorrere verso il basso il dito partendo dall’estremità superiore dello schermo).
      Nota: la Modalità facile, presente tra le impostazioni nella sezione Schermo in alcuni telefoni Samsung, sebbene sia concepita appositamente per avere elementi più grandi sullo schermo, potrebbe tuttavia modificare pesantemente tutte le componenti dell’interfaccia fino a renderla inutilizzabile in talune situazioni, per cui ne sconsiglio l’utilizzo. Quindi, meglio modificare a manina solo le cose che servono, ad esempio la dimensione dei caratteri e delle icone!
  6. Provare ad attivare la modalità di chiamata tramite riconoscimento vocale. Questa modalità d’interazione può risultare più agevole per qualche anziano (non per tutti!), soprattutto per effettuare una chiamata a un contatto non abituale e quindi non configurato opportunamente per poter essere gestito in modo privilegiato tramite, ad esempio, un pulsante SW dedicato/icona con foto, opportunamente collocato nella pagina Home.
    Se sul telefono si registrano solo i pochi contatti che usa veramente la persona, il riconoscimento (e quindi la selezione del contatto desiderato) avviene in modo assai preciso, soprattutto una volta istruito opportunamente il riconoscitore vocale con la voce dell’utilizzatore (sempre che sia prevista una possibile fase iniziale di training per affinare il riconoscimento del parlato).
    Basterà quindi premere in modo prolungato il tasto Home (generalmente quello centrale) per attivare il riconoscitore vocale e dire <<Chiama ‘nome_contatto’>> (oppure <<Telefona a ‘nome_contatto’>>) perché la telefonata si attivi immediatamente. In alternativa, si può configurare il cellulare per attivare anche vocalmente il riconoscitore dicendo “OK, Google(se si è scelto il riconoscitore vocale di Google, generalmente quello presente di default nei telefoni Android).
    A un contatto conviene associare un nome semplice oltre che ovviamente univoco (e.g. Luisa). Usare sia il nome sia il cognome per riferirsi a un contatto, può risultare inutile in questo contesto, in quanto complicherebbe inutilmente la sua identificazione per la persona anziana: conviene infatti sempre e comunque mantenere l’usuale modalità con cui l’anziano chiama abitualmente quella persona.
    Inoltre, come già consigliato, a ciascun contatto conviene associare un unico numero telefonico, creando eventualmente più contatti se si desidera telefonare alla medesima persona utilizzando diversi numeri: tutto questo aiuta a effettuare più agevolmente e velocemente una chiamata, evitando potenziali successive interazioni con l’assistente vocale (e.g. “Vuoi chiamare casa o cellulare?“). Così operando, basterà attivare il riconoscitore (con il tasto apposito o invocandolo a voce con “OK, Google“)  e dire “Chiama Mario” per far sì che la chiamata venga subito inoltrata verso l’unico numero associato al contatto Mario. Se poi per una stessa persona si creano più contatti per ciascuna tipologia di numero nominandoli opportunamente (e.g. “Mario casa“, “Mario Cellulare“, “Mario lavoro“) si riesce agevolmente a ottenere il medesimo risultato (e.g. “Chiama Mario casa“/”Chiama Mario Cellulare“/”Chiama Mario lavoro“). In teoria anche assegnando a un medesimo contatto più tipologie di numeri, ad esempio quello di casa, il cellulare e quello del lavoro, sempre dicendo “Chiama Mario casa“/”Chiama Mario Cellulare“/”Chiama Mario lavoro” dovrebbe attivarsi subito la chiamata al numero corrispondent, ma si rischia maggiormente una ulteriore interazione qualora l’assistente non riesca ad individuare la tipologia di numero desiderato per quel contatto. Inoltre, sempre nel caso di più numeri associati ad un contatto, qualora poi si dica semplicemente “Chiama Mario“, a seconda dei sistemi verrà chiamato di default il suo cellulare, il numero impostato come predefinito o l’assistente vocale interverrà per richiedere maggiori dettagli.
Modalità di chiamata di un contatto mediante il riconoscitore vocale Assistente Google di Google

8.Creare delle shortcut nella homepage, sia per i contatti più utilizzati sia per alcune (poche) app di effettivo interesse. Ovviamente la selezione di quali app scegliere dipende da persona a persona ma nel seguito provo a elencarne alcune di esempio da valutare sebbene probabilmente una persona anziana a mala pena sa che cosa sono email, browser e file explorer … e quindi può non sapere che farne!

  • Telefono
  • SMS
  • Ora/Sveglia;
  • WhatsApp; o analoga app di messaggistica (e.g. Telegram, Signal: vedi questo post)
  • Album fotografico
  • Macchina fotografica: sebbene esista in tutti gli smartphone una shortcut per attivare la telecamera (e.g. doppia pressione del tasto fisico di accensione), risulta conveniente prevedere anche un’attivazione tramite opportuna icona sulla homepage.
  • Lettore musicale: si devono ovviamente poi caricare (eventualmente su una memoria SD) dei brani in MP3 d’interesse. In alternativa ci si può abbonare ad Amazon Music (eventualmente agganciando un account di Amazon Prime – anche uno di un familiare – per avere già un’ottima disponibilità di musica a costo zero).
  • Rai Play Radio: consente non solo di ascoltare le trasmissioni radio in onda, ma anche quelle terminate. Inoltre consente di accedere a una raccolta di diverse decine di audiolibri di ogni genere, provenienti dalla bella trasmissione radiofonica “Ad alta voce” (vedi mio post sugli audiolibri). Qualora uno sia interessato ad ascoltare audiolibri, l’app di Audible può essere poi un’ottima soluzione a pagamento alternativa per ascoltare agevolmente centinaia di audiolibri di ogni tipologia (non solo romanzi) anche in lingua italiana. Gli audiolibri sono un’ottima alternativa alla lettura di libri soprattutto quando si hanno problemi alla vista ma non solo: li si può ascoltare guidando, effettuando lavori manuali o passeggiando in campagna o prendendo il sole sulla spiaggia!
  • Previsioni del tempo: personalmente trovo valido 3B Meteo di cui esistono anche widget già capaci di mostrare graficamente le previsioni in sintesi.
  • Lente d’ingrandimento: spesso è una funzionalità fornita dal costruttore (e.g. Lente); esistono comunque anche nel Play Store diverse app alternative (e.g. La lente di ingrandimento, Magnifier).
  • Registratore vocale: generalmente si utilizza quello fornito dal costruttore del telefono, ad esempio Registratore vocale di Samsung che fornisce poi anche la possibilità di salvare la registrazione come testo), sebbene ne esistano diverse nel Play Store.
  • Promemoria: esistono molteplici app che consentono di annotare promemoria anche vocali. Microsoft ToDo è una di queste particolarmente completa.
  • Calcolatrice base: inutile inserire calcolatrici scientifiche complicate. Va più che bene una base con solo le quattro operazioni principali! Anche questa app generalmente esiste già di default, fornita dalla ditta costruttrice stessa.
  • Indicatore del livello di carica della batteria: sebbene in tutti gli smartphone sia presente di default tale indicazione nella barra di stato in alto a destra, sicuramente risulta molto più visibile una indicazione della carica mostrata tramite un widget di dimensione opportuna. Io utilizzo quella integrata già nel launcher Square Home in quanto altre app analoghe provate (e.g. Battery Widget Reborn (Free) – App su Google Play) o si acquistano o introducono fastidiose pubblicità.
  • Torcia: anche questa è una funzionalità raggiungibile tra le icone visualizzabili aprendo la barra di stato in alto, ma può risultare comunque utile fornirla anche tramite un’apposita icona sull’homepage più agevolmente visibile. Per evitare che si accenda senza volerlo, conviene sia posizionare tale icona/tile tra le ultime in basso (in modo che si debba far scorrere in giù per visualizzarla) sia prevedere una sua attivazione solo con una pressione prolungata di quello stesso pulsante SW.
  • Calendario: anche qui le scelte sono molteplici da Outlook ad altri. Può essere sufficiente utilizzare anche solo quello di default sviluppato dal produttore del telefono, quindi già preinstallato in esso
  • Block notes: le alternative sono molteplici. Personalmente mi piacciono Quick Note e Microsoft OneNote (più completa, ma un po’ più complessa).
  • Lista di cose da fare: l’app Microsoft To Do può, ad esempio, tornare utile per pianificare la giornata e gestire le cose da fare o anche le molteplici app per gestire semplicemente una lista della spesa (e.g. Lista della spesa).
  • E-mail: diversi sono i client di posta elettronica capaci eventualmente di collegarsi anche a più email. Le migliori sono, a mio parere, Outlook e Gmail.
  • Browser: Chrome o Edge sono, a mio parere i browser migliori, ma possono dover essere installati in quanto ciascun produttore propone di default un proprio browser (e.g. Samsung Internet Browser; Mint Browser di Xiaomi). Personalmente preferisco non utilizzare i browser proprietari dei costruttori di smartphone sebbene tale loro app spesso non si possa comunque disinstallare.
  • Esplora file: consente di ricercare file nelle carte, ad esempio in quella di Download dove vengono salvati per default tutti i file scaricato da un browser. Non sempre tale app – che reputo essenziale avere – viene chiaramente resa disponibile dal costruttore, per cui può essere necessario ricercarne una nel PlayStore (e.g. Gestore File, File Manager, File Manager +, X-Explore)
  • Memorizzare biglietti da visita e carte varie: può tornare utile un’app per memorizzare carte (carta d’identità, carta sanitaria/codice fiscale, carta fidelizzazione di negozi). CamCard può essere una valida opzione tra le molte.
  • Giornali online (e.g. La Stampa, La Repubblica, Rai News).
  • Promemoria per assunzione medicine: sebbene uno possa impostare anche semplicemente diverse sveglie attive tutti i giorni, esistono anche specifiche app che consentono una gestione più puntuale della propria terapia con, ad esempio, possibilità di specificare le dosi, monitorare le scorte, mantenere una traccia cronologica delle assunzioni prese e magari associare anche altre informazioni fisico/sanitarie (e.g. peso, annotazioni, pressione). (e.g. Promemoria per medicine, farmaci e pillola; Pill Reminder & Medication Tracker – TakeYourPills)
  • App specifiche di dispositivi sanitari quali ad esempio pesa persone, misuratori di pressione, glicemia o quant’altro misurato dal dispositivo connesso via bluetooth.
  • App per la gestione di una smart home (e.g. accendere la luce, alzare/abbassare tapparelle motorizzate, pilotare l’apertura della porta, gestire il riscaldamento, visualizzare telecamere, gestire la musica)
  • Attivare la funzione di localizzazione che consente di determinare la posizione della persona anziana, utile soprattutto quando si trova fuori casa. Esistono diverse app specifiche ma è sufficiente attivare una delle funzionalità presenti in Google Maps come ho descritto nel post How to share current position among family members (especially useful for elderly people, kids, teenagers) che avevo scritto in inglese ma che puoi comunque leggere tradotto utilizzando la funzionalità intrinseca del tuo browser (vedi Come veder tradotta una pagina di un sito nella propria lingua madre) o anche utilizzando questo link che fa uso del traduttore di Google.
    Questa tipologia di app consentono infatti di localizzare con ottima approssimazione la posizione di alti cellulari e di conseguenza quella del suo possessore: ovviamente l’app deve essere lanciata in background e si devono fornire le dovute autorizzazioni per consentire di fornire la propria posizione a una o più persone ben definite. Qualora la persona si trovi internamente a un edificio (e quindi in assenza di segnale GPS), rimane indicata l’ultima posizione rilevata con l’ora dell’ultima rilevazione: se lo smartphone è comunque connesso a un Wi-Fi, la rilevazione della posizione può comunque avvenire nella maggior parte dei casi e fornire ottimi risultati.

Leggi anche un mio post relativo al Family Calendar (tradotto) che potrebbe risultare di utilità per condividere gli impegni tra membri della famiglia!

Anche se la modalità di chiamata con riconoscimento vocale può essere utile all’anziano per chiamare un contatto, conviene comunque associare un pulsante/tile nella pagina di Start per quelli più utilizzati, associando a ciascuno l’immagine del volto in primo piano in modo che risulti ben riconoscibile anche da una persona presbite senza occhiali. Infatti, avere un pulsante quadrato (e.g. “tile”) con l’immagine della persona costituisce l’interfaccia utente migliore per attivare una telefonata: in questo caso, tuttavia, selezionando la tile opportuna viene aperta la pagina relativa a quel contatto e quindi è necessario effettuare un ulteriore selezione cioè quella del numero desiderato tra quelli associati al contatto. Sottolineo nuovamente che, anche per questo fatto, per un utilizzo da parte di una persona anziana risulta meglio associare un solo numero telefono a ciascun contatto, creandone eventualmente più di uno relativi alla medesima persona qualora avesse più numeri associabili (e.g. “Mario cellulare“, “Mario casa“, “Mario lavoro“).

________________________

Considerazioni su alcuni modelli di cellulari venduti specificatamente per una utenza anziana (e.g. Brondi Amico Smartphone) e che presentano una interfaccia metro like, simile a quella di Windows 10.

Innanzitutto metto il riferimento a un video in cui ho spiegato come configurare il tutto:

Indice del video:

  • 00:00:00 – Installazione e configurazione di Square Home, ‘laucher’ alternativo a quello predefinito del costruttore (quindi già presente e attivo di default nello smartphone di ciascuna marca)
  • 00:00:08 – Qualsiasi ‘launcher’ può essere installato e provato. Poi, se si desidera, si può ritornare ad avere quello del costruttore dello smartphone che rimane comunque sempre presente (anzi, non si può disinstallare)00:
  • 00:01:44 – Esempio di configurazione finale di un qualsiasi smartphone Android con impostato “Square Home” come ‘launcher’ per un uso semplificato (configurazione indicata anche per una persona anziana)
  • 00:03:22 – Notifiche sulle piastrelle (tile) per accorgersi subito di cambiamenti di stato e/o nuove informazioni da leggere
  • 00:05:16 – Installazione e lancio del wizard di “Square Home” per una sua iniziale configurazione
  • 00:07:44 – Come entrare nella modalità di modifica che consente di aggiungere/configurare piastrelle (tile) e gestire anche più pagine nella Home
  • 00:10:32 – Pagina con la lista dei contatti; Pagina con la lista delle app – Scorrimento ciclico tra le pagine della Home
  • 00:12:23 – Inserimento delle tile più opportune per un uso facilitato delle funzionalità disponibili su un qualsiasi smartphone Android
  • 00:14:05 – Aggiunta di una tile associata a ciascun contatto assai utilizzato (mostrando anche una sua immagine nella tile stessa); click semplice: apertura della scheda del contatto; click prolungato: chiamata a un suo numero specifico.
  • 00:17:37 – Come inserire ora/sveglia
  • 00:18:48 – Impostare una torcia
  • 00:19:11 – Impostare un browser (Edge, Chrome)
  • 00:19:41 – Visualizzazione del livello di carica della batteria
  • 00:21:03 – Foto scorrevoli in modo random
  • 00:21:48 – Inserimento widget di alcune app di utilità (e.g. previsioni meteo)
  • 00:24:40 – Inserire un calendario
  • 00:26:01 – Gestione delle etichette
  • 00:27:20 – Come cambiare l’icona di una tile
  • 00:30:23 – Impostare il tocco prolungato per aprire l’app associata ad un widget
  • 00:32:05 – Creazione multi-tile (piastrella) cubica
  • 00:34:53 – Tile con lo scorrimento casuale delle foto
  • 00:35:55 – Aggiungere un’app per lasciare note scritte o vocali
  • 00:37:03 – Impostare il browser usato di default quando si preme un link presente in qualsiasi app
  • 00:37:44 – Creazione di una tile che apre una pagina specifica di un sito nel browser di default
  • 00:39:21 – Outlook
  • 00:40:49 – Impostare un client di email
  • 00:42:11 – Google Maps e visualizzazione in real-time della posizione di familiari
  • 00:44:06 – Calcolatrice
  • 00:44:44 – Ulteriori impostazioni anche proprie del telefono (e.g. sfondo, dimensione delle scritte)
  • 00:49:15 – Disinstallare agevolmente le app che non servono
  • 00:49:31 – Inserire i Widget di alcune applicazioni installate
  • 00:51:48 – App RAI PlayRadio e i suoi audiolibri gratuiti
  • 00:53:23 – App per la traduzione di testi ad app di posizione GPS
  • 00:53:54 – Riassumendo …
  • 00:56:47 – Come modificare a piacere l’interfaccia della pagina Home
  • 00:57:48 – Post sul launcher Square Home nel mio blog: https://enzocontini.blog/?s=”square+home”

Anche se gli smartphone con Windows 10 Mobile non vengono più prodotti, a tutt’oggi considero ancora l’interfaccia utente propria di quella piattaforma la più semplice e adatta anche a persone poco tecnologiche e in particolare anche quelle anziane. Infatti consente intrinsecamente d’impostare delle modalità semplificate d’interazione tramite l’approccio proprio delle “live tile” cioè “piastrelle vive”, capaci di mostrare testualmente e/o graficamente informazioni utili fornite dall’app stessa a cui si riferiscono e non solo di lanciarla.
Le altre soluzioni d’interfaccia utente proposte dai diversi costruttori continuano invece a utilizzare icone molto piccole che complessivamente non sfruttano per intero lo spazio già minimale dello schermo dello smartphone rendendo l’interazione utente meno agevole. Oramai, per abitudine, spesso le persone non si rendono neppure conto di quanto quella tipologia d’interfaccia sia poco adatta e magari non pensano neppure a sperimentare nuove soluzioni: invece, anche solo provandole per qualche giorno, molto probabilmente comprenderebbero meglio gli indubbi vantaggi che ne derivano.
Diverse sono state le soluzioni adottate da costruttori di smartphone pensati per un’utenza anziana che hanno ripreso infatti quel concetto metro d’interfaccia utente. Tengo a precisare che si tratta solo di una similitudine estetica, in quanto quelle di quei cellulari sono solo semplici “icone quadrate di grandi dimensioni” e non sono “live tiles(e.g. “piastrelle vive“, capaci cioè di modificarsi nel tempo, fornendo appropriate informazioni grafiche e/o testuali) come erano quelle proprie dei cellulari Windows e dei PC Windows 10, sebbene mostrino generalmente anche loro un’indicazione visuale della presenza di una notifica (e.g. qualche messaggio nuovo da leggere).
Devo dire che appena ho visto nella vetrina questi modelli ho pensato: “Che copioni!!“. Tuttavia, pensandoci poi bene, ho capito che non c’è nulla di strano che qualcun altro, con particolare attenzione all’usabilità, abbia deciso di utilizzare il medesimo approccio per offrire un’esperienza semplificata per chi è meno tecnologico: quindi è logico che abbia ripreso, almeno in parte, l’ottima idea di Microsoft di fare dei pulsanti grossi (con rappresentazioni grafiche auto esplicative senza tanti fronzoli, in stile metro) come alternativa alle classiche piccole icone, annegate in uno sfondo funzionalmente inutile. D’altra parte anche gli smartphone Xiaomi offrono un’opzione per abilitare un laucher che in parte ripropone una interfaccia simile….
Se poi anche ci fosse un brevetto di Microsoft sulle live tile, non credo che lo violino, dal momento che quelli di quel telefono sono solo dei pulsanti grossi e quindi sono solo grafica e non posseggono le funzionalità innovative specifiche invece delle live tiles di Windows 10.


Ad esempio, si pensi al cellulare Smartphone Amplicomms Powertel M9000 (*, **), che era stato commercializzato nei negozi Amplifon ma attualemtne neppure più presente nel loro sito: a parte un comfort uditivo amplificato e un bottone SOS programmabile (collocato sul retro) presentava un’evidente interfaccia utente a tile, seppure si trattassero solo di pulsanti con nessuna funzionalità “live”. Si trattava di un telefonino con un sistema operativo vecchio (Android 4.2) e la cui interfaccia utente era stata solo modificata appropriatamente per renderla maggiormente usufruibile da una persona anziana. Ne approfitto per segnalare la presenza di alcuni modelli per la telefonia fissa pubblicizzati sempre dal sito della Amplifon, anche se le informazioni tecniche fornite sono nulle per cui non posso dire molto … ma non mi sembra nulla di innovativo, anzi!

Telefonino attualmente commercializzato dalla Amplifon
Telefonino attualmente commercializzato dalla Amplifon

Relativamente a un altro produttore, la Brondi,  che da tempo propone soluzioni per persone anziane, anche qui troviamo modelli che hanno una interfaccia utente analoga, la soluzione chiamata Brondi Amico Smartphone:

Anche qui i pulsanti/tile sono solo relative all’aspetto grafico e non posseggono alcuna di funzionalità “live” associata. Si tratta nuovamente di uno smartphone di fascia bassa, con caratteristiche costruttive base e resistenza agli urti minime.

Si noti che alcune versioni vengono proposte con una base per la ricarica, in teoria comoda, ma che purtroppo non consente, se la si vuole utilizzare, neppure di proteggere con una qualsivoglia cover quel fragile cellulare dalle inevitabili cadute! Molto meglio sarebbe stato prevedere una conchiglia di protezione già presente perlomeno sugli ancoli.

Inoltre ci sono modelli (e.g. Amico smartphone+ nero (brondi.it)) con versioni assai datate del sistema operativo Android (addirittura con la versione 5.1, quando a oggi la più recente è la versione 11!!) e memoria di archiviazione interna di soli 4GB. Questa è una limitazione importante anche per chi, come presumibilmente è un anziano, non ha necessita d’installare molte applicazioni: infatti, diverse applicazioni, come anche solo WhatsApp, richiedono necessariamente di operare nella memoria principale del dispositivo perciò a nulla serve avere una potenziale espansione di memoria tramite MicroSD, utile semmai solo a salvare altrove le foto e video. Ne consegue che quella poca memoria interna del telefono risulta facilmente saturabile, rendendo così il cellulare inutilizzabile … anche solo per effettuare semplici telefonate: infatti in Android, l’app del telefono è un’app come un’altra, per cui se non c’è più memoria disponibile anche quella non può più funzionare!

Inoltre quel modello in oggetto si connette solo in 2G e 3G e non contempla neppure la possibilità si connessione alla rete 4G, che, oltre ad avere prestazioni di banda ben maggiori, risulta tra l’altro la più diffusa sul territorio per cui in alcune zone, seppur “coperte” dall’operatore con tecnologie più recenti, quel cellulare potrebbe già oggi non funzionare. Per di più, l’attuale progressiva installazione della rete 5G porterà a una graduale probabile dismissione della rete 3G, rendendo chiaramente inutilizzabili tutti i telefoni cellulari come questo che ancora oggi ne fanno utilizzo come unico canale trasmissivo!

Ma la cosa più sconvolgente che ho notato con mia meraviglia configurando quello smartphone per una signora a cui l’avevano regalato, è che non hanno reso disponibile uno Store di applicazioni, non dico necessariamente il Play Store di Google anche se sarebbe stato assai opportuno essendoci in quello molteplici app anche rivolte alla popolazione anziana, ma nemmeno un altro per cui è impossibile installare delle applicazioni a piacere, ma si possono unicamente utilizzare quelle poche preconfigurate (i.e. galleria immagini e foto, WhatsApp, Skype, un calendario, una radio, un meteo, una rubrica). Fornire già delle app preinstallate ad hoc va bene, ma impedire di poter installare agevolmente altre app di interesse è davvero troppo! E’ vero, operando con modalità assolutamente non agevoli, si potrebbe anche su quel dispositivo installare, tramite esecuzione del suo apk, l’app del Play Store di Google o di uno alternativo , ma questa procedura non è agevole e alla portata di chiunque, tanto meno di una persona anziana.
Ad esempio, essendo un telefono orientato a una clientela anziana, assai utile sarebbe poter installare un’app per gestire gli orari di somministrazione delle medicine, una che mostri in grande lo stato della batteria o ancora app specifiche di dispositivi sanitari o per la gestione di una smart home (e.g. accendere la luce, gestire la musica, alzare/abbassare tapparelle motorizzate, pilotare l’apertura della porta, gestire il riscaldamento). Non esiste la possibilità neppure di agganciarsi a un qualsivoglia mail server per cui non si possono inviare/ricevere email, leggere documenti pdf o Word e neppure avere in rete i propri contatti che possono quindi risiedere unicamente nella SIM o sul telefono (se uno li ha nei contatti Outlook o Google non si possono agganciare)!!!

Davvero incredibile …

Le linee guida indicate in questo post sono ancora valide e si possono comunque rispettare anche con un qualsiasi smartphone Android, seguendo le indicazioni presenti in questo mio successivo post: How to make your Android smartphone looks like a Windows 10 Mobile device – Part 1: “metro” tiles style user interfaces possibly better than Windows phones one (Il post è in inglese ma se hai problemi a leggerlo usa le funzionalità di traduzione del browser o di WordPress -> Come veder tradotta una pagina di un sito nella propria lingua madre / How to have a browsed page translated in your native language)

Note su alcuni cellulari vanduti per essere utilizzato da anziani (e.g. Amico della Brondi)

pulsante SOS
Pulsante SOS

Unica funzionalità specifica è quella di “Controllo Remoto” (che non ho ancora compreso bene come funzioni e quindi non ho ancora sperimentato) e quello di poter avere 8 tile associate ciascuna a un contatto frequentemente utilizzato.

Insomma, si tratta di cellulari di relativo basso prezzo, ma tecnologicamente obsoleti e di prestazioni ridicole: la qualità costruttiva e la loro resistenza agli urti/cadute mi sembra inoltre assolutamente inadeguata per un utiizzo da parte di una persona anziana. Ben di meglio si potrebbe acquistare con il medesimo importo, ottenendo ben di più in termini anche di usabilità utilizzando alcune semplici accortezze. Ovviamante, disponibilità economica permettendo, sarebbe assai più opportuno dotare questi telefoni per anziani non di tecnologie desuete bensì delle migliori tecnologie atte a sopperire le minori prestazioni dell’utilizzatore! 🙂 

Molto meglio quindi prendere un modello tecnologicamente superiore, con una spesa anche analoga,  proteggendolo con un’opportuna cover e  configurandolo opportunamente in modo da renderlo più agevolmente utilizzabile. Certo il tasto dedicato per l’SOS non ci sarà, ma si potrà comunque sempre inserire un apposito pulsante a video che agevolmente consenta di effettuare una chiamata ad un familiare (ad uno solo tuttavia e non forse ciclicamente anche ad altri, qualoronon si riceva una risposta, come immagino funzioni quel tasto di SOS).

Premesso che non ho provato personalmente quel cellulare Amplicomms M9000 e tutto quello che so sui suoi dati tecnici sono le poche informazioni presenti nella pagina del prodotto sul sito della Amplifon reputo sicuramente interessante la presenza di un tasto fisico sul retro del cellulare per consentire di attivare un SOS (immagino un ciclo di chiamate programmato): questa è sicuramente una funzionalità che non si ritrova in telefoni consumer generici, qualsiasi sia il sistema operativo installato.
Tuttavia non posso non notare che, tra le caratteristiche, viene indicata la versione Android 4.2.2 del sistema operativo, vale a dire quella di più di quattro anni fa (novembre 2012; attualmente l’ultima versione è la 10): è vero che, per le funzionalità che deve fornire, sicuramente anche quella vecchia versione del sistema operativo è più che sufficiente, ma quella caratteristica fa intendere che si tratti di un telefono che non prevede aggiornamenti e risulti quindi ben lontano dalla flessibilità dei suoi fratelli a più ampia diffusione e che per questo prevedono un’evoluzione nel tempo ben maggiore.

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Dopo questa forse troppo lunga premessa, andiamo al sodo e vediamo i passi da fare per configurare al meglio (secondo la mia personale esperienza) un qualsiasi smartphone Windows 10 Mobile anche di fascia bassa (acquistabile con costo sicuramente inferiore a 100€, e.g. Lumia 425/Lumia 435) e sicuramente di prestazioni sia HW sia SW ben superiori al modello precedentemente descritto della Amplifon.
Il funzionamento base di Windows 10 Mobile segue infatti già la filosofia di estrema usabilità, richiesta a maggior ragione da un’utenza anziana: ad esempio basta effettuare il pin (cioè collocarne un quadrato associato per facilitarne l’accesso) sulla pagina di Start delle tile delle app che interessano o di contatti (impostando poi la massima dimensione quadrata) per raggiungere già il medesimo risultato funzionale visto nel Amplicomms M9000, con anzi altre ulteriori legate alla dinamicità dei contenuti di ciascuna “live tile”. Ad esempio, a ciascun contatto è possibile associare una foto: se inserito nella pagina di Start, tale immagine verrà mostrata nella “tile” associata, in modo da rendere più agevole chiamarlo. Sebbene le tile siano dimensionabili, conviene scegliere in genere la dimensione quadrata più grande che mostra in genere una grande icona auto esplicativa (e.g. Telefono, Messaggi, Calcolatrice, Fotocamera) o una immagine (e.g. per un contatto), mentre per alcune app (e.g. Foto, Notizie, Meteo) può essere conveniente scegliere la dimensione rettangolare che essendo più grande ancora consente una visualizzazione nella tile stessa di maggiori informazioni).

Pagina di Start opportunamente configurata per contenere contatti/app/siti più utilizzati (o, di fatto, i soli utilizzati dalla persona anziana)

Inoltre il 99% delle app native (e.g. posta, rubrica) supportano già la possibilità di fare il pin di scorciatoie dirette verso contenuti specifici (e.g. un contatto, un album musicale, un video, una pagina di un sito). Ciò consente, ad esempio, non solo di avere nella pagina di Start una immagine per ciascuno dei contatti che si chiamano maggiormente, ma anche una tile associata ad una pagina di un sito che si visita frequentemente (e.g. sito di un quotidiano, senza necessariamente richiedere che sia un’app): si noti infatti che diversi siti già sono stati sviluppati per avere un rendering appropriato quando usufruito da un cellulare, per cui non esiste poi una così incredibile differenza rispetto ad un’app.

Per qualsiasi pagina di un sito si può creare una “tile” nella pagina di Start (1)
Per qualsiasi pagina di un sito si può creare una “tile” nella pagina di Start (2)
Per qualsiasi pagina di un sito si può creare una “tile” nella pagina di Start (3)

Quindi purtroppo, attualmente non esiste questa possibilità di configurazione agevole e semplificata in Windows 10 Mobile (così come non esiste d’altra parte per gli altri sistemi operativi, a meno di specializzazioni cablate di marca) … sebbene essendo la popolazione sempre più fatta da anziani, semplificare la modalità per avere una configurazione di default per un loro uso sarebbe, secondo me, molto utile, anche a livello di marketing. Dovremo perciò fare tutto a manina, ma la procedura da seguire risulta comunque molto agevole soprattutto per chi abbia una minima dimestichezza con Windows 10 Mobile o Windows 10 in genere 😉

Sarebbe secondo me utile avere anche la possibilità di avere una tile nella pagina di Start collegata direttamente ad un numero telefonico specifico (magari specifico di un contatto) e che di conseguenza toccandola si effettui subito la chiamata telefonica a quel numero quando premuto (e non dover passare invece necessariamente per la pagina del contatto che propone potenzialmente più numeri telefonici e l’eventuale invio di messaggi quali SMS o email). Eventualmente, per evitare di far partire delle chiamate involontariamente (non è così difficile cliccare involontariamente sulle tile), si può prevedere una possibile conferma di voler inoltrare la chiamata proprio a quel numero … ma soprattutto per una persona anziana passare dalla pagina del contatto può risultare fuorviante e comunque inutile.
Se pensi anche tu che sia una funzionalità da inserire in Windows 10 Mobile, votala nel Feedback Hub: Requested feature: Make it possible to pin a telephone number in the Start page in Windows 10 Mobile device … so that, when pressed that tile, you directly make the phone call.
Comunque già ora (come descritto precedentemente), con l’uso di Cortana tramite riconoscimento vocale, si può semplificare la procedura!

Può essere conveniente anche andare a modificare alcune delle impostazioni presenti nel menu di Impostazioni, soprattutto quelli relativi alla Accessibilità (in particolare Impostazioni -> Accessibilità -> Altre opzioniOpzioni visive -> Ridimensionamento del testo che consente di rendere i caratteri più grandi [e.g. 120%]).

Rendere i caratteri più grandi [e.g. 120%]): Impostazioni -> Accessibilità -> Altre opzioni – Opzioni visive -> Ridimensionamento del testo

Relativamente al volume della voce, questo è sufficientemente alto durante la chiamata ed anche la suoneria può essere configurata in modo da essere molto forte (conviene scegliere una suoneria classica di un telefono analogico: Impostazioni -> Personalizzazione – Suoni): chi porta apparecchi acustici potrebbe comunque avere talvolta interferenze fastidiose all’orecchio a meno di regolare opportunamente l’apparecchio acustico.

Configurazione della suoneria (conviene scegliere una suoneria classica di un telefono analogico): Impostazioni -> Personalizzazione – Suoni

Esiste poi la possibilità di installare dallo Store di Microsoft delle app specifiche anche di terze parti che possono fornire ulteriori funzionalità utili: anche per ciascuna di queste è ovviamente possibile inserire l’apposito pulsante (“tile“) nella pagina di Start per un più agevole accesso ed utilizzo. Solo a titolo di esempio cito alcune di quelle che ho provato personalmente:

Battery Widget Indicatore di livello

Gauge Battery Widget

Battery Widget

Simple Battery Widget

 

Ci sono diversi laucher che consentono di avere una interfaccia utente a piastrelle (i.e. tile) con le carateristiche che erano proprie degli martphone Windows 10:

Stranamente invece il laucher sviluppato da Microsoft invece non presenta una simile interfaccia e si preoccupa maggiormente di fare in modo che le applicazioni chiave di quella piattaforma (e.g. Outlook, OneDrive, Office) vengano per lo meno proposte come da installare anche nello smartphone. A mio parere, quel launcher dovrebbe offrire, almeno come possibile opzione, un’interfaccia a tile in modo che gli utenti possano continuare a ottenere i vantaggi della nota interfaccia di Windows 10 Mobile: diversamente le persone (come me) a cui era piaciuta l’interfaccia di Windows 10 Mobile continueranno ad utilizzare altri launcher che la imitano egregiamente e quindi non utilizzeranno necessariamente i servizi Microsoft (benché suppongo che quello sia lo scopo principale per cui MS ha sviluppato quel suo launcher!). Ho anche scritto un commento a quell’app a tale proposito e vediamo che succederà nelle future sue release:

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine-2021-02-10-112134.jpg
Perché il laucher sviluppato da Microsoft non proponga almeno come opzione, una interfaccia a tile analoga a quella che era propria di Windows 10 Mobile, rimane per me un mistero!

 

 

Perché il laucher sviluppato da Microsoft non proponga almeno come opzione, una interfaccia a tile analoga a quella che era propria di Windows 10 Mobile, rimane per me un mistero!

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Come leggere un codice QR con il proprio telefonino senza dover installare un’app apposita… e come generarsi un proprio QR code

Sebbene esistano app apposite che consentono di leggere i QR code, quasi sicuramente questa funzionalità è già presente nel tuo smartphone, e semplicemente non ne sei a conoscenza. Quindi molto probabilmente non è necessario che tu installi un’app specifica in quanto puoi utilizzare tale funzionalità già embedded nel tuo dispositivo!

Indice

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Cos’è il QR code e come mai è sempre più utilizzato

Vediamo innanzitutto brevemente cos’è un QR code.

Da wikipedia si legge che un codice QR (in lingua inglese QR code) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D), ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema bianco di forma quadrata, impiegato in genere per memorizzare informazioni destinate a essere lette tramite un apposito lettore ottico o anche smartphone. Il nome “QR” è l’abbreviazione dell’inglese Quick Response (“risposta rapida”), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto. Benché generalmente il formato matriciale sia di soli 29×29 quadratini e contiene 48 alfanumerici, in un solo crittogramma possono essere contenuti fino a 7089 caratteri numerici o 4296 alfanumerici.
Si apprende anche che il codice QR fu sviluppato nel 1994 dalla compagnia giapponese Denso Wave, per tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota. Vista la capacità del codice di contenere più dati di un codice a barre, fu in seguito utilizzato da diverse industrie per la gestione delle scorte. Nel corso degli anni 2000 alcune di queste funzioni furono progressivamente assolte dalle etichette RFID. Nel 1999 Denso Wave ha distribuito i codici QR sotto licenza libera, favorendone così la diffusione… I codici QR si rivelarono utili per rendere immediato l’accesso alle informazioni attraverso una semplice azione sullo smartphone, evitando così la difficoltà d’inserimento manuale. Così, dalla seconda metà degli anni 2000, divennero sempre più comuni le pubblicità che ricorrevano all’uso dei codici QR stampati sulle pagine di giornali e riviste, o sui cartelloni pubblicitari, per veicolare facilmente indirizzi e URL.

In Europa e negli Stati Uniti la diffusione dei codici QR è stata lenta, ma dalla fine degli anni 2000, favorita anche dallo sviluppo del mercato degli smartphone, la tecnologia ha acquistato maggiore notorietà, anche in Italia. Tuttavia, con la diffusione su larga scala dei codici QR mediante i dispositivi mobili, nel 2014 Federprivacy ha evidenziato che possono essere facilmente utilizzati per scopi dannosi, trasmettendo virus, istruzioni malevole e attivare altre azioni indesiderate. Forse per questo motivo alcuni produttori di smartphone hanno talvolta esitato a integrare completamente la funzionalità di scansione dei codici QR nei loro sistemi operativi, anche se può essere una semplice funzione aggiuntiva della fotocamera o anche del motore di ricerca proprietario del costruttore del dispositivo, come infatti avviene in alcuni casi.

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Metodi di lettura di QR code utilizzabili su smartphone di qualsiasi marca

Iniziamo a vedere i metodi di lettura che si possono avere in tutti gli smartphone, indipendentemente dalla loro marca.

Il primo metodo è utilizzare un browser standard (i.e. Edge di Microsoft o Chrome di Google) e non quello necessariamente fornito dal produttore, sebbene anche questo potrebbe avere tale funzionalità (e.g. vedi in seguito relativamente all’app Internet di Samsung che appunto fornisce la funzionalità di browser).
Sebbene i browser proprietari sviluppati da alcuni produttori siano comunque idonei a effettuare ricerche e navigare su Internet, sicuramente quelli sviluppati da Google e Microsoft hanno il vantaggio di poter essere utilizzati su più piattaforme (e.g. PC, tablet) e avere ulteriori funzionalità come quella di avere sincronizzati i preferiti tra le diverse postazioni, ovviamente se autenticati su tutte con il proprio account, rispettivamente quello Google o Microsoft.
Perciò, in ogni caso, io consiglio d’installare sul proprio smartphone almeno uno di questi due browser, anche qualora ne esista uno sviluppato dalla ditta del telefonino, sebbene comunque in genere quello non si possa disinstallare (ma solo eventualmente disabilitare!).

Conviene quindi installare Edge o Chrome? Direi che sono equivalenti e basati sul medesimo codice open source, sebbene ciascuno abbia poi delle proprie peculiarità per cui magari conviene averli entrambi installati, anche solo per provarli tutti e due e poi magari scegliere quello che fa più il caso nostro! Io abitualmente utilizzo sul mio smartphone Samsung il browser Edge di Microsoft, analogo a quello che utilizzo anche sui miei PC Windows, per cui risulto avere automaticamente sincronizzati i miei preferiti tra tutti i dispositivi.

Nel caso del browser Edge di Microsoft, basta aprire un nuovo tab per accedere alla funzionalità di lettura di un QR code premendo sull’icona di macchina fotografica posta a lato del campo di ricerca: nel momento in cui, selezionando il pulsante CODICE A BARRE in basso a destra, il browser ricerca e trova un codice QR code nella ripresa, lo legge e lo ricerca. Se si tratta dell’indirizzo di un sito (i.e. una URL), naviga subito in esso mentre, se si tratta di un testo, questo viene letto e mostrato.

Nel caso del browser Chrome di Google, il discorso è abbastanza analogo e nel seguito mostro gli screenshot per utilizzare quella sua funzionalità: anche qui selezionando l’icona della macchina fotografica, viene attivato Google Lens in grado di leggere eventuali QR code presenti nella ripresa. In questo caso, la navigazione al sito indicato (qualora si tratti di una URL) non avviene automaticamente ma è necessario cliccare sopra il suo indirizzo mostrato o premere il pulsante con la lente. Google Lens, selezionando il pulsante Traduzione (in basso a sinistra) consente tra l’altro di effettuare una traduzione di un testo ripreso dalla telecamera.

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Altri modi, proprietari di alcuni produttori, per leggere un QR code: esempio degli smartphone Samsung

Alcune ditte hanno poi integrato il lettore di QR code in alcune loro applicazioni fornite a corredo degli smartphone prodotti. Nel seguito fornisco, a titolo di esempio, le indicazioni relative alle posibilità offerte dai cellulari prodotti da Samsung, sebbene sia probabile che questa funzionalità sia comunque anche presente in alcune app fornite di default nei dispositivi di altri produttori.

Nel caso dei telefonini Samsung, la funzionalità di lettura di QR code è presente sia nell’app Camera (che consente di scattare foto) sia nell’app Internet (vale a dire il suo browser proprietario) sia nel suo assistente Bixby Vision: tutte queste tre applicazioni risultano preinstallate negli smartphone Samsung e anzi non disinstallabili!).

La modalità più agevole penso sia quella di selezionare l’apposito pulsante Scansiona codice QR presente nella barra delle notifiche (visibile strisciando un dito verso il basso, partendo dall’estremità alta dello smartphone): in questo caso il QR code, quando rilevato, compare per qualche istante come immagine sovrapposta prima di essere letta in modo analogo al caso visto in precedenza in cui si utilizzi direttamente la telecamera:

Ovviamente tale pulsante Scansiona codice QR può essere presente non nella prima pagina dei pulsanti che compaiono in alto nella finestra delle notifiche, per cui può essere necessario prima abbassare quella sezione per vederne di più di quelle del primo rigo e quindi ancora eventualmente fare – sempre con il dito – degli swipe da destra verso sinistra per visualizzare i pulsanti presenti nelle pagine successive: nel mio cellulare ho ben 4 di pagine contenenti in totale 48 pulsanti di funzionalità attivabili rapidamente! Se per caso non lo trovate nemmeno in quelle pagine successive, può essere che dobbiate inserirlo premendo il pulsante +, presente come ultima voce in elenco, per poi inserirlo trascinandolo tra i mostrati tra i disponibili non ancora visiualizzati:

Se non presente tra i pulsanti visibili, lo si può inserire premendo + e trascinandolo tra quelli disponibili

Un’ulteriore posibilità offerta per leggere il QR Code è quella tramite la telecamera Samsung. Tra le impostazioni dell’app Camera preinstallata esiste un’opzione (per default disattivata) per rendere automatico il riconoscimento di QR code nelle immagini riprese: se impostato a ON, se si riprende un QR code, automaticamente viene aperta una finestra di popup che mostra il suo contenuto (e.g. un Indirizzo Web, una Nota): premendo poi il link Mostra opzioni, si presentano le diverse possibili azioni che si possono invocare a seconda del contesto (e.g. Apri nel browser, Copia; Vedi tutto il testo, Cerca nel Web, Copia).

Infine esiste anche quella funzionalità nell’app Internet di Samsung, il browser proprietario di quel produttore, che consente di scansionare un QR code come segue, cioè scegliendo Scanner di codici QR tra le voci del suo menù in basso a destra:

Infine anche nell’app Bixby Vision sembra ci sia tale funzinalità ma nel mio smartphone Galaxy Note, nonostante abbia verificato che fosse la versione più recente, non è presente l’icona relativa alla lettura del QR code (la mostro nel seguito dopo averla vista in un sito): magari quella funzionalità è stata rimossa o non è disponibile per la versione italiana del dispositivo. Esiste solo la possibilità di individuare un prodotto da acquistare. 😦

P.S. se non trovi Bixby Vision elencato nelle app del tuo smartphone Samsung, cercalo nel Galaxy Store, lancialo e metti a ON tra le sue impostazioni l’opzione Mostra Bixby Vision su schermata App:

Per mostrare Bixby Vision tra le app elencate è necessario impostare questa opzione

Nell’iPhone invece ho letto che la funzionalità di lettore di QR code è “nascosta” all’interno dell’app Wallet, dove viene usata per scansionare coupon, carte d’imbarco, biglietti e simili, presupponendo che quelli siano i modi principali in cui i codici QR vengano utilizzati, mentre di fatto quelli sono solo un sott’insieme limitato di ciò per cui i codici QR possono tornare utili! Si pensi anche solo ai molteplici ristoranti che, soprattutto durante la pandemia, hanno fornito, proprio tramite un QR code, il link della pagina Web contenente il menù del giorno…

Essitono infine diversi siti/app che consentono gratuitamente di generarsi un QR code personalizzato per pubblicizzare ad esempio la URL del proprio sito o di una sua pagina oppure anche le informazioni generalmente presenti in un biglietto da visita, Ad esempio ho generato il QR code della URL di questo blog con https://it.qr-code-generator.com/: dopo avere inserito il testo si preme il tasto verde Scarica e automaticamante vieen effettuato il download del file contenente la sua versione in QR code (nota: non è necessario – anci lo sconsiglio – premere il pulsante ISCRIVITI GRATIS presente nella finestra di popup di pubblicità che compare. Si può benessimo ignorare tale finestra o chiudere premendo sulla x in alto a destra):

QR code che pubblicizza la URL di questo mio blog

Nel seguito un esempio di creazione del QR code di una vcard:

Esempio di creazione di un QR code contenente la propria vcard
Esempio di vcard

Un altro sito alternativo è https://uqr.me che fornisce ancora maggiori funzionalità ma richiede una registrazione iniziale, pur consentendo un suo pieno utilizzo per 14 giorni: purtroppo mentre un tempo sembra che allo scadere dei 14 giorni di prova almeno le funzionalità base rimanesero attive, ora i codici QR creati durante quel periodo vengono disattivati e per riattivarli (o mantenerli attivi prima della scadenza della prova) si deve passare a un piano a pagamento.

Si può inserire anche un logo all’interno del QR code: attenzione a premere il tasto Salva prima di passare ad editare una successiva sezione (e.g. Design) diversamente si perdono tutti i dati inseriti!

Nel caso di una vcard:

Quando si scansionea uno dei codici QR generati da uqr.me, quella che viene letto è una url di una loro pagina che mostra i dati che uno ha inserito nella creazione del tag, ad esempio i dati personali se uno ha inserito una vCard:

Esempio di vcard generata da uqr.me
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SW per scrittura musicale e dove trovare spartiti online

Questo post è una prosecuzione di quello relativo ad Appunti di teoria musicale a cui si aggiungono i seguenti punti:

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SW per scrittura musicale

  • Musescore (manuale in inglese; manuale in italiano non sempre aggiornato all’ultima versione del programma): il miglior programma per scrivere musica disponibile su qualsiasi piattaforma (i.e. Windows, macOS e Linux). Gratuito e opensource, permette di creare, stampare fogli di musica, salvarli in PDF o file MIDI. Consente di lavorare su un numero illimitato di pentagrammi tramite un’interfaccia intuitiva semplice da usare anche per gli utenti meno esperti, supportando l’inserimento delle note anche tramite mouse o tastiera MIDI e includendo pure un sequencer integrato.
  • Finale; Sibelius: soluzioni analoghe alla precedente, forse più professionale, ma a pagamento almeno per avere tutte le funzionalità. Con le funzionalità base Sibelius è gratuito mentre Finale si può provare gratuitamente per un certo periodo.
  • Guitar pro: un sw tipo Musescore pensato però soprattutto per i chitarristi/bassisti. Gestisce anche le tab oltre che la notazione musicale standard, permettendo non solo di scriverle e leggerle, ma anche di eseguirle in tempo reale.
  • Tuxguitar: analogo al precedente, ma gratuito e opensource!
  • TwelveKeys Music: Software di Trascrizione Musicale che crea una rappresentazione visuale di qualsiasi registrazione musicale. Funziona con più strumenti che suonano simultaneamente, consente di rallentare la velocità e riprodurre in ciclo per trascrivere meglio nei minimi dettagli.
  • Noteflight: applicazione web che permette di creare, visualizzare, stampare e ascoltare qualsiasi composizione musicale direttamente dal browser. Sul pentagramma si possono inserire le note mediante la tastiera o il mouse, potendole poi spostare con un semplice trascinamento. Funzionando in qualsiasi browser, consente di scrivere musica ovunque, dal PC ma anche dal tablet o dallo smartphone. Dopo aver creato le composizioni potete anche condividerle online agli altri utenti, o incorporarle nelle proprie pagine web. Si può comunque impedire l’accesso ad altri del proprio lavoro. Necessita dell’iscrizione per creare un account gratuito e dispone di ulteriori funzionalità in abbonamento.
  • Crescendo: italiano e a costo zero per uso personale, funziona sia su Windows che su macOS.
  • Musink: solo per Windows, si focalizza principalmente sulla semplicità di utilizzo. Gratis per le funzioni base, richiede la versione a pagamento per avere altre funzionalità quali l’importazione di file MIDI e la riproduzione continua delle opere. 
  • GarageBand: programma Apple di produzione audio per macOS con interfaccia utente semplice che permette a chiunque di creare musica con vari strumenti, effetti e tracce. Per i file MIDI consente inoltre di accedere all’editor partitura. È gratuitamente preinstallato sui Mac recenti ma, qualora rimosso, può essere sempre scaricato nuovamente dal Mac App Store. 
  • BlankSheetMusic: accendendo al sito da qualsiasi browser, consente di preparare spartiti musicali bianchi, personalizzandoli con la chiave e tempo e su cui poi poter poi scrivere la propria musica a
  • Maestro: app per soli dispositivi Android dall’interfaccia molto intuitiva. Permette di comporre musica scegliendo note preimpostate e regolandone la posizione sullo spartito. Supporta oltre 100 diversi strumenti musicali. È gratuita, ma propone acquisti in-app per sbloccare altr funzionalità disponibili.
  • Sonic Visualiser: software opensource che permette di compiere diverse tipologie di analisi su campioni audio mediante uno spettrogramma.
  • Bpminus: consente di controllare la velocità delle tracce audio pur mantenendo il tono e la qualità del suono originale.
  • Audacity: senza ombra di dubbio il miglior editor audio gratuito, opensource, multi-lingua e multi-piattaforma.
  • LMMS: altro SW opensource gratuito per registrare musica su PC Windows, macOS e Linux. Offre editor avanzati per tracce melodiche e beat, effetti, suoni e basi ritmiche preimpostate, strumenti per la registrazione e tool utili per creare composizioni musicali.
  • Songsmith: un originale software prodotto da un progetto di ricerca della Microsoft che permette di cantare al PC effettuando una serie di karaoke al contrario in cui è la musica a seguire la voce del cantante e non vice versa. Infatti genera un accompagnamento musicale per abbinare la voce del cantante, scegliendo uno stile musicale. Le canzoni possono poi essere pubblicate online o essere utilizzate per crea dei video musicali. Il software, analizza in realtime la voce dell’aspirante cantante, producendo un accompagnamento pertinente con un set di strumenti in perfetta sintonia con lo stile scelto tra i tanti disponibili. Sebbene sia stato sviluppato nel 2009, personalmente la trovo ancora oggi una buona idea: funziona ancora su tutte le versioni di Windows da Windows XP a Windows 11. Purtroppo, come è avvenuto con diversi SW prodotti dal centro d ricerca della Microsoft, non ha avuto un grosso seguito commerciale: risulta comunque sempre scaricabile la versione completa di Songsmith per l’uso (in teoria) solo in classe (ulteriori informazioni): https://aka.ms/songsmith-education-installer. (Si potrebbe anche i può scaricare qui una versione limitata nel tempo di Songsmith… ma io ho scaricato l’altra e sembra funzionare!).
  • Magix Music Maker
  • ACID Music Studio 11
  • Reason
  • Software di registrazione/MIDI sequencer. Ci sono molti DAW (Digital Audio Workstation) che permettono la registrazione sia di materiale MIDI che audio:
  • StaffPad: ottima app di composizione musicale su tablet PC Windows, progettata per un utilizzo con penna/tocco e creata per i compositori. Consente di scrivere la notazione musicale con la propria calligrafia, registrare e importare audio, modifica e ascoltare la propria composizione riprodotta con suoni realistici.
    StaffPad Reader è l’app gratuita che si connette a StaffPad e visualizza le singole parti di un StaffPad Score, in tempo reale, su più dispositivi. Qualsiasi modifica apportata si aggiorna istantaneamente su ogni lettore collegato. Le annotazioni e la riproduzione funzionano in perfetta sincronia utilizzando una semplice connessione Wi-Fi.
  • PitchPerfectr: accordatore gratuito per chitarra
  • Programmi per registrare/editing/mixer musica gratis online
  • App per registrare musica:

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Spartiti

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Link utili da altri miei post sulla musica

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Link di lezioni gratuite, presenti su YouTube, associate al libro Armomia e teoria… pratica di Massimo Varini. Io le ho trovate ottime e si comprendono molto bene anche senza avere acquistato quel libro (che comunque consiglio vivamente essendo tra l’altro a un costo molto contenuto: https://amzn.to/3FBLkAJ). Si noti che alcune lezioni su determinati argomenti sono state registrate più di una volta, per cui si ha l’opportunità di seguire la spiegazione sempre dal Massimo Varini ma con altre parole e precisazioni… Autenticandosi gratuitamente si possono sia vedere i video sia scaricare il pdf di esercizi dal sito dell’autore, nella sezione relativa a quel libro.

Ho anche creato su YouTube la seguente playlist che contiene tutti i video del libro più altri di autori differenti ma sempre sul tema dell’armonia e teoria:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLeFNOdL3ZRMghOjasnMwkyGqod2aVSMi4

Nel seguito incorporo quelli che reputo di maggior interesse:

Infine una lezione altrettanto interessante di Claudio Cicolin, un altro musicista dotato da un punto di vista dell’insegnamento:

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Corsi di chitarra online:

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Corsi di chitarra classica online:

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Ear training

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Come forzare l’aggiornamento di Windows 10 e/o effettuare un ‘Riavvia il sistema’, senza utilizzare la barra degli strumenti bensì solo la tastiera

Può succedere che non si riesca a utilizzare la barra degli strumenti, posta generalmente in Windows 10 nella finestra principale in basso, per diversi motivi (e.g. driver di una chiave Bluetooth di un mouse che lo rende ‘mobile’ e quindi inutilizzabile, impostazioni di sistema non corrette, definizione dello schermo non idonee) e quindi non si riesca a operare, neppure per effettuare un ‘Riavvia il sistema‘ (ENG: Restart) che è sempre la prima cosa da fare quando un PC si comporta in modo anomalo!! Infatti solo effettuandolo, il sistema operativo riparte dall’inizio, senza utilizzare dati in cache, utili sì per far ripartire il PC più velocemente ma, se corrotti, non possono che far ripresentare il problema precedentemente evidenziato. Talvolta tale restart consente anche di ultimare aggiornamenti che non sono terminati o andati a buon fine: anche questo può servire a risolvere anomalie.
Ma come effettuare tale restart se non si riesce ad agire sulla toolbar e quindi sulla apposita voce di menù? [bandierina Windows della toolbar => Arresta => Riavvia il sistema]
Si può usare la seguente short key apposita che consente di utilizzare esclusivamente la tastiera: si premono contemporaneamente i tre tasti CTRL+ALT+DEL sulla tastiera che fanno comparire una finestra con diverse scelte e in basso a destra l’icona di accensione/spegnimento. Se si mantiene premuto il tasto CTRL e si fa click su quell’icona di accensione/spegnimento, il PC effettua il restart di emergenza dopo che, agendo su una finestra di popup che comparirà, si acconsente a proseguire tale procedura…

La seconda cosa da fare, soprattutto se non si risolve il problema, è poi cercare se ci sono aggiornamenti lanciando Windows Update. Anche in questo caso si può procedere anche senza utilizzare la toolbar [Tutte le impostazioni => Aggiornamento e sicurezza] in quanto si può lanciare la finestra di Tutte le impostazioni [ENG: Settings] premendo contemporaneamente il tasto Windows + I per aprire la finestra Impostazioni/Settings: si ricorda che il tasto Windows è quello con la bandierina, generalmente in basso a sinistra nella tastiera. A questo punto basta fare click su Aggiornamento e sicurezza [ENG: Update & security] e quindi, come al solito Windows Update => Verifica disponibilità aggiornamenti [ENG: Check for update].

Ovviamente entrambe le procedure viste che utilizzano esclusivamente la tastiera, possono essere comunque una valida alternativa per eseguire quei comandi anche quando la toolbar funziona correttamente! 😉

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Scadenza acconto IMU il 16 giugno 2022: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo

Non molto è cambiato rispetto allo scorso anno, a parte alcune novità descritte in questa pagina che penso coinvolgano solo casi molto particolari.

Quanto si deve fare l’ho già descritto lo scorso anno nel post omologo Scadenza acconto IMU il 16 giugno: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo dove avevo descritto dettagliatamente come effettuare il calcolo IMU on line per calcolare l’imposta dovuta applicando la rendita catastale, le aliquote e l’eventuale detrazione spettante.
Da quella procedura è possibile stampare il modello F24 e, in teoria, anche pagarlo direttamente utilizzando il servizio di pagamento on-line: questo servizio, tuttavia, purtroppo mantiene i suoi grandi limiti già evidenziati lo scorso anno (i.e. pagamento con carta di credito solo per importi inferiori a 250€, pagamento tramite MyBank che consente di selezionare solo tra un sott’insieme di banche per cui non è certo una modalità utilizzabile da tutti i cittadini).

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Open House Torino: un’occasione annuale per scoprire bellezze private e generalmente inaccessibili

Se non sai cosa fare di meglio nel prossimo weekend (11-12 giugno 2022), puoi andare a vedere alcune case normalmente non aperte al pubblico e rese visibili grazie all’iniziativa di Open House Torino. Non mi soffermo su cosa sia Open House Torino riportando solo alcune frasi dalla pagina (Che cos’è OHT) del loro sito che lo descrive più compiutamente: “Open House Torino è un evento pubblico totalmente gratuito, pensato per permettere di visitare case, palazzi e luoghi d’interesse, abitualmente non accessibili, e scoprire così la ricchezza dell’architettura e del paesaggio urbano. Per un fine settimana allʼanno dà la possibilità di visitare edifici storici, moderni o contemporanei, appartamenti privati, uffici, spazi verdi o sociali, eccellenze in città, strutture recuperate.
11-12 giugno 2022 è in programma la quinta edizione torinese di questo format internazionale
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Lʼidea di Open House nasce a Londra nel 1992 dal lavoro della fondatrice Victoria Thornton e da allora si è diffusa nel mondo. Ad oggi le città della rete Open House Worldwide sono più di quaranta, distribuite in ogni continente.
In Italia, Torino segue Open House Roma (dal 2012) e Open House Milano (dal 2016), a cui si è aggiunta anche Open House Napoli (dal 2019). A partire dal 2021, le quattro realtà italiane hanno dato vita alla rete 
Open House Italia per collaborare più attivamente a progetti comuni“.

I 120 edifici visitabili quest’anno a Torino sono elencati in questa pagina del loro sito: tutto questo grazie alla disponibilità gratuita sia dei privati (che aprono le porte della loro casa al pubblico) sia dei centinaia di volontari.

Io opererò come volontario al villino Raby in c.so Francia 8 il sabato mattina e al motovelodromo in c.so Casale 144 la domenica mattina…

Nel seguito fornisco alcune informazioni sia quelle fornitemi dall’organizzazione sia altre che ho trovato su Internet relativamente a questi due luoghi: ovviamente le ho lette per prepararmi all’evento e poter spiegare qualcosa d’interessante ai probabili numerosi visitatori! Essendo previste visite non troppo lunghe per permettere a molti di poter accedere senza dover aspettare troppo, è mia intenzione fornire il link a questo post qualora qualcuno desideri approfondire ulteriormente.

Allego anche alcune delle foto che ho fatto durante i sopralluoghi compiuti in questi giorni…

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Villino Raby

 Il villino Raby è uno degli edifici più conosciuti dello stile Liberty torinese ed è stato progettato nel 1901 dall’ingegnere Pietro Fenoglio, in collaborazione con l’architetto Gottardo Gussoni. L’edificio è situato nella zona fortemente caratterizzata dall’architettura Liberty, all’inizio di Corso Francia: si sviluppa in modo articolato con una pianta irregolare dovuta alla ricchezza dei differenti locali e corpi di fabbrica.
La caratteristica più evidente della facciata è il grande bovindo situato a fianco dell’ingresso. Altri elementi molto pregevoli elementi sono un’ampia veranda con terrazzo e una breve scala che porta al giardino.

Il progetto originale del Fenoglio fu più volte modificato in corso d’opera con varianti nelle modanature delle finestre, nelle balaustre, nei ferri battuti e nell’ampio bovindo (italianizzazione della locuzione inglese bow window, finestra ad arco).
La parte del bovindo,venne affidata all’ingegnere Gottardo Gussoni, che produsse un volume molto più alto del resto dell’edificio. Gussoni fu anche l’autore anche delle decorazioni in pietra artificiale: proprio queste decorazioni hanno innumerevoli somiglianze con l’edificio che egli progettò in via Duchessa Jolanda.

All’interno, rimangono le decorazioni a opera del maestro Domenico Smeriglio da Piotino che lavorò con Fenoglio anche in occasione della celebre Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902 e per la chiesa di Santa Elisabetta, all’interno del Villaggio Leumann. I vetri del bovindo sono quelli originali realizzati dal vetraio Ciravegna.

Altro elemento di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano: realizzata dal Mazzuccotelli, la sua caratteristica è il fitto disegno che è riproposto anche sul lampione alla base della scala e nella lanterna del lampadario dell’ingresso.
Nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie: situata nel giardino dietro al villino, a causa delle pesanti ristrutturazioni, solo le decorazioni esterne ne ricordano l’originario utilizzo.

Fortemente rimaneggiato nel corso degli anni, il villino è stato sede di una scuola privata negli anni ottanta e dal 2004 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO), che ha provveduto al restauro della palazzina, ultimato fra 2012 e 2013 e che l’ha eletto a propria sede ufficiale dal 2011.

Il villino era circondato da una decoratissima cancellata purtroppo andata perduta. Ne ho trovato la foto nell’archivio storico di Torino (pagina del sito museotorino.it): la cancellata originaria era ben diversa da quella attuale dove, tra l’altro è presente anche un cancello un tempo assente!! Solo il piccolo tratto del cancello del solo ingresso presente da sempre a sinistra del villino è rimasto quello originale.

 Cancellata andata inspiegabilmente perduta

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Da Wikipedia si trovano altre informazioni che aggiungono qualche particolare:

Ubicato sull’asse del primo tratto di corso Francia, al centro di una zona fortemente caratterizzata dall’architettura Liberty, il Villino Raby rappresenta un valido esempio di commistione di due correnti di questo stile, prendendo esempio dalla scuola belga e da quella francese. Il progetto originale di Pietro Fenoglio fu più volte modificato in corso d’opera con l’ausilio del collega Gussoni, interessando prevalentemente le parti in ferro battuto, le balaustre e l’ampio bovindo che giustifica la notevole variazione d’altezza rispetto al resto della struttura. L’influenza di Gussoni si avverte, inoltre, nella ridondante presenza di numerosi elementi decorativi in litocemento che riconducono alle sue tipiche caratteristiche progettuali neobarocche, facendone un esempio paragonabile alla più celebre Villa Scott ma assai differente dalla vicina Casa Fenoglio-Lafleur.

L’edificio si basa su una planimetria asimmetrica sviluppandosi in modo assai articolato e ricco di differenti corpi di fabbrica. Accanto al grande bovindo presente nel prospetto principale si possono notare l’ingresso e la veranda con terrazzo, che è collegato al giardino sottostante dalla breve rampa. All’interno, fortemente rimaneggiato negli anni, rimangono le decorazioni a opera del maestro Domenico Smeriglio da Poirino, che in seguito lavorerà ancora per Fenoglio in occasione della celebre Esposizione del 1902 e per la chiesa di Santa Elisabetta, all’interno del Villaggio Leumann e del maestro vetraio Ciravegna di cui si possono ancora ammirare i vetri originali del bovindo.

Di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano: realizzata dal Mazzuccotelli, essa è caratterizzata da un fitto disegno che è riproposto anche sul lampione alla base della scala e nella lanterna del lampadario dell’ingresso.
Originariamente la struttura era circondata da una decoratissima cancellata, la cui unica testimonianza superstite si può rintracciare nel decoro del portone carrabile, mentre nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie.

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Dal sito dei beni culturali si trova:

L’abitazione venne commissionata da Michele Raby a Pietro Fenoglio (1865-1927), che ideò anche le scuderie in un edificio situato nel giardino dietro al villino, oggi poco leggibili a causa delle pesanti ristrutturazioni. La costruzione della palazzina, rispetto al progetto originale, presenta numerose varianti nelle modanature delle finestre, nelle balaustre, nei ferri battuti e nell’ampio bovindo, la cui esecuzione venne affidata all’ingegnere Gottardo Gussoni (1869-1951): questo spiegherebbe la notevole discrepanza dell’alzato edificato rispetto al progetto, nonché i numerosi punti di contatto, soprattutto nelle ridondanti proliferazioni plastiche, con l’edificio di Gussoni in via Duchessa Jolanda.
A pianta irregolare, il villino è articolato su diversi corpi di fabbrica giustapposti. Animano l’edificio un bovindo a fianco dell’ingresso, un’ampia veranda con terrazzo e una breve scala che porta al giardino; sulla facciata superiore una porta di servizio dà su un piccolo terrazzo con scala verso il giardino. Purtroppo perduta è la cancellata originaria, di cui resta solo il cancello carraio in ferro battuto. La decorazione interna è opera di Ernesto Domenico Smeriglio, che lavorò anche per l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; le decorazioni in pietra artificiale si devono a Gussoni, così come i bozzetti della fascia decorativa con cavalli affrescata da Smeriglio al di sotto della gronda della scuderia.
Prima destinato ad abitazione, poi a scuola privata negli anni Ottanta del secolo scorso, il villino è stato acquisito come sede dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO), che ha provveduto al restauro della palazzina, ultimato fra 2012 e 2013.

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Dal sito sui Comuni italiani:

All’interno rimangono le decorazioni ad opera del maestro Ernesto Domenico Smeriglio da Poirino e del maestro vetraio Ciravegna (di cui si possono ancora ammirare i vetri originali delle finestre ad archi). Di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno (opera dell’artista Mazzuccotelli) che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano. Nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie.

Dalla biografia di Gottardo Gussoni presente nel sito arteliberty.it si legge:
Gottardo Gussoni (Torino 1869- Villastellone 1951)
Incredibile autore eclettico, collaboratore dei maggiori studi di architetti operanti nella Torino di inizio secolo, realizzò anche numerosi progetti piccoli e grandi. Tra i più ambiziosi, ricordiamo gli stabilimenti per talassoterapia ad Alassio. Lo caratterizza un gusto molto riconoscibile per la decorazione architettonica ‘pesante’, quasi compiaciuta in sè stessa e nel suo avvoltolarsi.

Opere

  • 1901: villino Raby – corso Francia, 8 Torino
     villino molto barocchegiante, costruito col “leggiadro” Pietro Fenoglio
  • 1918-20: Palazzo della Vittoria – corso Francia, 23 Torino
     interpretazione tardiva e molto personale della tradizione neogotica torinese. Eccessivo!
  • 1914: via Duchessa Jolanda 17
     Costruita con Vivarelli
     Imponente, condivide con la casa successiva deliziose scuderie nel cortile.
  • Villa Zanelli a Savona

Da BookingPiemonte: Le strade del Liberty portano a Torino si legge:
Una rivoluzione che si verifica a inizio Novecento e che ha in corso Francia il suo punto di riferimento, dal Villino Raby a Casa Fenoglio-Lafleur. L’originalità del Villaggio Leumann a Collegno e il gioiello del caffè Mulassano in piazza Castello.
Tutto ha origine all’inizio del cosiddetto secolo breve. Torino a cavallo tra Ottocento e Novecento è una città in fermento. Ha smaltito l’arrabbiatura per essere stata “scippata” da Roma come capitale, diventa un punto di riferimento in altri campi. Sono gli anni in cui muove i primi passi l’industria cinematografica che, con l’Itala Film, darà vita ai kolossal di Giovanni Pastrone (e.g. Cabiria, il più grande colossal e il più famoso film italiano del cinema muto: è anche stato il primo film della storia ad essere proiettato alla Casa Bianca). Sono gli anni in cui un gruppo di esponenti della borghesia – ma non solo – cittadina pone le basi di quella che sarebbe diventata la Fiat (e senza dimenticare la Lancia). Sono gli anni in cui si disputa il primo campionato di calcio e in cui nasce quella che diventerà la Federazione Italiana Gioco Calcio. E sono gli anni dei grandi appuntamenti internazionali come quello che, da aprile a novembre 1902, ospita al Parco del Valentino l’Esposizione internazionale decorativa moderna. E’ un evento di grande successo, tra gli espositori della Gran Bretagna è elencata anche la Liberty & co., l’azienda creata da sir Arthur Lasenby Liberty, specializzata nel commercio con l’Estremo Oriente per quanto riguarda oggetti e tessuti. In Italia è talmente popolare da identificare il movimento artistico nato in Belgio e battezzato Art Nouveau. Da noi diventa, per l’appunto, Liberty e Torino la sua nuova capitale.

In città si forma un fortunato asse borghesia-industria. La prima rappresenta la classe emergente, con i mezzi economici necessari per investire. La seconda è invece attratta dal bello: la fabbrica non deve essere solo un luogo di lavoro, ma deve essere pure essere adeguatamente inserita nel contesto urbano. Committenti che trovano in Pietro Fenoglio l’uomo giusto. Ingegnere e architetto al tempo stesso, è ritenuto il maestro incontrastato del Liberty torinese. Tocco inconfondibile e leggero, esaltato dai motivi legati alla natura propri di questa corrente artistica. L’asse privilegiato delle sue creazioni è corso Francia. Qui, al civico numero 8, si trova il Villino (o Palazzina) Raby, realizzato nel 1901 su commissione di Michele Raby. Nasce come abitazione privata, Fenoglio lo disegna in collaborazione con l’architetto Gottardo Gussoni: anche per questo lo stile non è univoco, con influenze della scuola francese e di quella belga. E’ un edificio che spicca tra i palazzoni di corso Francia, caratterizzato da un bow-window di dimensioni molto più ampie rispetto agli status abituali. Oggi è sede dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Torino, visitabile in alcune giornate appositamente organizzate.

Relativamente al proimo proprietario e committente Michele Raby non si sa molto: sembra fosse un avvocato e faccendiere italiano oggi ricordato solo per questa sua villa, probabilmente non sua residenza principale.

Ecco alcune delle foto scattate oggi durante il sopralluogo: fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di tutte le immagini. Ho inserito anche due foto della torre presente su un angolo di un edificio nella vicina piazza Benefica, progettato dal medesimo architetto Gottardo Gussoni di cui se ne riconosce lo stile.

Fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di immagini

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Altre immagini presenti su Internet:

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Motovelodromo

Poco dopo la prima Guerra Mondiale, la SIM (Società Incremento Motovelodromo) lanciò l’idea di costruire un Velodromo a Torino. In breve tempo si recuperarono i fondi necessari e l’impianto venne realizzato nella zona ad est della città, tra la collina ed il Po, su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana.
L’accesso è riconoscibile per la struttura tripartita in tre fornici con archi a tutto sesto di gusto eclettico. L’impianto era dotato di una pista ad anello in cemento della lunghezza di 393 metri e della larghezza di 8m, con curve sopraelevate, e disponeva di circa 7.500 posti a sedere. All’interno dell’anello era racchiuso un campo in erba pensato per attività ginniche, calcio, rugby e manifestazioni varie. Sotto le tribune erano ricavati i locali adibiti a spogliatoio, servizi igienici e magazzini.

Nel maggio del 1920 il motovelodromo venne inaugurato, riunendo sul proprio anello tre discipline sportive: ciclismo, atletica e motociclismo. Nel 1935 l’impianto venne acquistato dal Comune, che successivamente lo cedette all’Unione Velocipedistica Italiana.
Sulla pista in cemento si sono sfidati campioni di motociclismo come Biagio Nazzaro e sono sfilate parate militari ai tempi del fascismo. Più volte si sono disputati campionati militari di ciclismo e atletica; nella stagione 1925 – 1926 vi giocò il Torino e vennero ospitate diverse partite della nazionale italiana.
Oltre alla destinazione ad uso sportivo, ben prima del concerto dei Roxy Music, il motovelodromo si aprì alla musica: nel 1924 accolse una memorabile edizione dell’Aida e nel 1929 uno splendido scenario accompagnò l’allestimento della Carmen.
Nel 1943 il motovelodromo venne colpito dai bombardamenti e subì danni alle tribune e alla pista, ovviate con ricostruzioni provvisorie in legno.
Nel 1947 l’impianto venne ricostruito secondo il progetto e con i materiali originali.

Oltre al ciclismo, il motovelodromo ospitò memorabili partite di rugby. Proprio nel 1947, la sezione dedicata alla “palla ovale” della Reale Società Ginnastica vinse, per la prima e unica volta, il campionato italiano. E poi ancora sfide ciclistiche dietro motori e gare su pista, che hanno visto alternarsi alla vittoria campioni come Binda, Coppi, Bartali, fino all’ultima vittoria di Francesco Moser nella Milano – Torino, del 1983, prima della chiusura per inagibilità.
Negli anni ’80 l’interesse del pubblico per il ciclismo su pista cala notevolmente.
Nel 1994 la Soprintendenza inizia a pensare a un progetto di tutela e vincolo per l’impianto, dedicato ufficialmente a Fausto Coppi, in occasione del trentennale della morte del campione.
Intanto, la mancanza di manutenzione, atti di vandalismo e incendi accelerano il processo di degrado della struttura. Un gruppo di privati decide però di non arrendersi e nel 1996 diede vita a un “Comitato di Gestione del Motovelodromo”, che presentato un progetto di ristrutturazione, ottenne la concessione dal Comune di Torino, in cambio del restauro totale dell’impianto.

Curiosità
Nel 1998 il motovelodromo riaprì i battenti, e tra alterne vicende è arrivato fino ai giorni nostri. Le nuove generazioni, ormai lontane dalle gesta dei campioni sportivi del secolo scorso, lo conoscono principalmente per il mercatino “Mercanti per un giorno”.
Nel 2004, il motovelodromo funse da stadio Filadelfia in quanto furono girate alcune scene della miniserie tv Il Grande Torino.
Nel mese di maggio 2016 è stato firmato tra il Comune di Torino e un raggruppamento di dodici associazioni sportive, denominato “Pezzi di Motovelodromo” un patto di collaborazione per l’utilizzo temporaneo della struttura. Il motovelodromo è stato quindi allora riaperto alla pratica del ciclismo su pista, triathlon, rugby, calcio e badminton.

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Da Il Motovelodromo di Torino, storia dello sport piemontese si legge:

Simbolo ancora intatto dell’architettura sportiva di inizio Novecento.

Sulla riva destra del fiume Po, in corso Casale 144, dove la collina di Torino inizia a portare il visitatore verso Pino Torinese e Pecetto, sorge il Motovelodromo “Fausto Coppi”. Inaugurato nel maggio del 1920, con una capienza intorno ai 7.500 posti, e intitolato al grande ciclista italiano nel 1990 (nel trentennale della morte), il Motovelodromo è attualmente la struttura sportiva più vecchia fra quelle ancora esistenti in Piemonte (supera di appena un anno lo Stadio Natale Palli, del Casale Calcio, inaugurato nel 1921).

A Torino, è anche l’unica architettura sportiva superstite dei primi trent’anni del Novecento, epoca che diede alla città una serie di stadi storici ormai scomparsi: il Velodromo Umberto I (1895-1910), antesignano del Motovelodromo, in cui si disputarono anche partite del primo campionato di calcio italiano; e ancora, lo Stadium (1911-1946), eccezionale ma troppo ardita visione di un periodo in cui lo sport era manifesto istituzionale; e lo Stadio Filadelfia (1926-1998), lo storico impianto del Torino Calcio, ricostruito fra il 2016 e il 2017, del quale rimangono intatte solo due porzioni delle curve.

Il Motovelodromo viene costruito su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana (Torino, 5 luglio 1880 – Torino, 12 marzo 1948), che già si era distinto per lo splendido progetto dello Stadium. Esponente del “liberty” torinese, mise la firma su celebri esempi residenziali dell”epoca, come la palazzina di via Vespucci 39 ang. via Cassini (1909) e la casa Bellia in corso Fiume 11 ang. via Cosseria (1912). Successivamente alla costruzione del Motovelodromo, nel 1929 Ballatore di Rosana si rese protagonista del progetto delle Torri Rivella (all’imbocco di Corso Regio Parco), in uno stile ormai tardo eclettico, e degli obelischi posti all’ingresso dello Stadio Filadelfia, ancora in stile liberty, dei quali oggi ne resta uno solo, annesso all’edificio della biglietteria.

Architettura

Il Motovelodromo si presenta al visitatore con l’ingresso monumentale a tre fornici, isolato rispetto allo stadio vero e proprio. Qui si legge uno stile eclettico piuttosto semplificato, dove tratti di neoclassicismo si ritrovano nei tre archi a tutto sesto e nelle loro cornici (un blando richiamo allo stile dorico). L’intradosso dell’arco centrale è caratterizzato da una decorazione a cassettoni, che riporta al classicismo ma anche all’epoca rinascimentale e poi barocca. L’arco centrale termina in alto simulando la struttura di una torre di richiamo medioevale, sottolineata dalla presenza di archetti pensili sotto il cornicione (beccatelli).
Alle ore 16 del 24 luglio 1920, il Motovelodromo venne inaugurato ufficialmente: presenti “un numerosissimo pubblico” (come scrisse un cronista su La Stampa), molti ciclisti dilettanti e vari professionisti stranieri e italiani tra cui Georges Paillard, Angelo Gardellin e i piemontesi Leopoldo Torricelli, Angelo Gremo e Giovanni Brunero. L’inaugurazione venne filmata e proiettata il 26 luglio all’Ambrosio (sala cinematografica progettata dallo stesso architetto Ballatore di Rosana).

Arrivati allo stadio vero e proprio, l’aspetto piuttosto semplice delle aperture e dell’organizzazione dei pieni/vuoti è l’evidenza migliore di come, al di là dello stile più in voga all’epoca, l’architettura sportiva di inizio Novecento rispondesse soprattutto a caratteri di funzionalità.

La disposizione degli elementi a vista è scelta principalmente in base alla necessità strutturale e funzionale (scansione delle aperture, pilastri principali di sostegno, rampe di scale, ecc). Solo successivamente questi elementi vengono addolciti da eventuali abbellimenti tipici dell’epoca: le ringhiere e le grate delle finestre presentano un motivo geometrico ricorrente (identiche, per esempio, a quelle laterali della tribuna dello Stadio Silvio Piola di Vercelli, 1932). E ancora, l’elemento verticale di sostegno del pianerottolo a sbalzo, nelle scale d’accesso alle gradinate, è addolcito da una doppia modanatura (a gola rovescia e a gola dritta, in sequenza). In corrispondenza della parte centrale di una delle curve, un tunnel scivola verso il basso e risale all’interno dello stadio, portando sul campo da gioco.

Il velodromo

L’anello della pista del Motovelodromo è lungo 393 metri, con una larghezza di 8 metri. La pendenza massima raggiunta in curva è del 70% (circa 35°). Non è inusuale che la pista abbia dimensioni così grandi: infatti, l’epoca di costruzione ebbe in questo un ruolo fondamentale. Nonostante Benito Mussolini non fosse particolarmente interessato al ciclismo, la gran parte dei velodromi italiani viene costruita proprio fra gli anni ’20 e gli anni ’30.

Spesso inseriti in una struttura sportiva polifunzionale, venivano realizzati con dimensioni maggiori rispetto a quelli tradizionali. L’ovale della pista abbracciava il campo da gioco al centro, che ha distanze regolamentari per calcio e rugby – e si prevede possa ospitare anche le discipline ginniche, oltre a parate istituzionali – ed ecco che le dimensioni totali dell’anello aumentavano fino ai 333,33 metri, quando non addirittura a 390-400 metri.

Queste misure rimarranno comuni a livello mondiale fino alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Da quel momento l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) stabilirà la misura standard in 250 metri – ma permetterà comunque il futuro svolgimento di corse ufficiali anche su piste più lunghe, nonché la deroga per le piste storiche. Anche in Francia, per un confronto, si ricordano storici velodromi con una vita parallela calcistica o rugbistica, come Bordeaux (Parc Lescure), Lione (Gerland), Marsiglia (Vélodrome) e Parigi (Parc des Princes nella sua prima versione). Esempi attuali di velodromi ancora esistenti in Italia, con il campo da gioco tutt’ora utilizzato per il calcio, sono ad esempio a Busto Garolfo e Varese.

Sport (ma non solo) al Motovelodromo

Il Motovelodromo è stato punto d’arrivo di molte corse a tappe del ciclismo italiano, tra cui la Milano-Torino, fino agli anni ’90 – nel 1995 si ricorda l’edizione in cui avvenne l’incidente che coinvolse Marco Pantani, lungo la discesa del Pino.

La Nazionale Italiana di calcio giocò al Motovelodromo un’amichevole contro la Cecoslovacchia, domenica 26 febbraio 1922, risultato finale 1-1 (dodici anni dopo questa sarà la stessa partita che varrà la finale della Coppa del Mondo 1934, disputata allo stadio PNF di Roma, con vittoria azzurra 2-1). Il Torino Calcio disputò qui due campionati:

  • il campionato 1925-26: in squadra giocavano Adolfo Baloncieri (ex Alessandria e terzo miglior giocatore italiano di sempre secondo Gianni Brera, dopo Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola – a lui è intitolata la Curva Sud dello Stadio Moccagatta di Alessandria) e Julio Libonatti (attualmente secondo marcatore di sempre dei granata con 157 gol, dietro a Paolo Pulici con 172);
  • il campionato 1943-44: ultima partita giocata qui dal Torino, derby Toro-Juve 3-3 (gol di Valentino Mazzola e Silvio Piola).

Ma anche la grande musica internazionale è passata dal Motovelodromo. Il 7 luglio 1980 si svolse qui il concerto dei Roxy Music, band inglese esponente del glam-rock, attiva dal 1970 al 1983 e considerata come influente del new romantic e del synth pop anni ’80. Il gruppo, con il leader Bryan Ferry, fece tappa a Torino nell’ambito del tour europeo per la promozione dell’album “Flesh+Blood”, uscito all’inizio di quell’anno. L’inizio del concerto, previsto per le ore 21, fu posticipato fino alle 23, per problemi organizzativi e logistici nell’area del palco. Secondo l’articolo de “La Stampa Sera” dell’8 luglio, 4mila persone accorsero al concerto, che rimane un unicum nella storia del Motovelodromo.

Secondo altre fonti gli appassionati della band furono addirittura 6mila. Curiosamente, la data di Torino, secondo il programma ufficiale del tour, sarebbe dovuta essere l’11 luglio (al Palasport Ruffini), mentre il 7 i Roxy Music avrebbero dovuto suonare a Milano. Tutt’oggi non si conoscono le ragioni del cambio di date.

Un glorioso passato, un futuro finalmente concreto

Dagli anni ’90 in poi, il declino della struttura è stato segnato soprattutto da costi di gestione e manutenzione troppo alti e da un conseguente disinteresse delle amministrazioni. Fino al 2015 sul campo da gioco si è svolta la fiera “Mercanti per un giorno”. Dal 2016 si è poi attivato un patto di collaborazione fra la Città di Torino e il raggruppamento di associazioni sportive coordinate dal comitato locale “Pezzi di Motovelodromo”, per favorire l’uso temporaneo dell’impianto per attività specifiche, pur con i limiti strutturali attuali.

A maggio 2018 il Comune di Torino ha pubblicato un avviso esplorativo per acquisizione di manifestazione di interesse, per un’assegnazione duratura della struttura che ne preveda il recupero e la destinazione a prevalente attività sportiva. Sono state presentate quattro proposte e, nell’estate 2019, è stato ufficializzato il bando definitivo per la concessione vincolata al recupero funzionale dell’edificio.

Quest’ultimo passo ha aperto la strada al progetto di riqualificazione che sta interessando la struttura, dal 2020. Il Motovelodromo sta cambiando parzialmente volto e diventando un rinnovato polo sportivo per il quartiere, con un focus sul padel (grazie alla gestione della società PADEL M2). Al contempo, la struttura storica dell’edificio viene conservata e restaurata con cura dal progetto firmato dallo studio torinese Baietto Battiato Bianco, che restituirà all’impianto nuovi spazi e rinnovate funzioni al pubblico per un uso giornaliero e di qualità.

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Da Wikipedia si legge:

Il motovelodromo Fausto Coppi, già motovelodromo di Corso Casale, è un impianto sportivo di Torino. Fu inaugurato nel 1920 e, nei primi anni, ospitò numerose gare di ciclismo su pista, nonché partite di calcio – il Torino vi disputò il campionato 1925-26 e il torneo di guerra 1943-44 – e di rugby.

Storia

Fu terminato nel 1920 su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana, uno dei protagonisti della gloriosa epoca del liberty torinese e già noto per la sua esperienza in grandi strutture sportive, grazie alla grandiosa realizzazione dello Stadium e alla progettazione delle due torri all’ingresso dello stadio Filadelfia (delle quali oggi ne rimane una sola, annessa all’edificio della biglietteria).

Tuttavia, le spese di gestione di questo impianto divennero presto insostenibili, portando il motovelodromo a essere utilizzato anche per altre discipline sportive come il calcio (nel 1926 si disputò anche una partita amichevole tra l’Italia e la Cecoslovacchia, finita 3-1), l’atletica, e addirittura importanti eventi lirici, come l’edizione della Carmen e dell’Aida del 1929. Malgrado i vari tentativi di riutilizzo, la struttura venne comunque chiusa pochi mesi più tardi, cedendola in concessione al Comune di Torino.

Durante i bombardamenti del 1942 la struttura subì pesanti danni; venne in seguito ricostruita nel 1947, secondo il progetto originale e con i medesimi materiali. Nel secondo dopoguerra il motovelodromo fu il campo interno della sezione rugbistica della Ginnastica Torino che ivi vinse nella stagione 1946-1947 il suo unico titolo di campione d’Italia.

A seguire ospitò eventi di football americano e di ciclismo.

Il 7 luglio 1980 il motovelodromo, utilizzato per l’unica volta come arena per concerti, ospitò ancora una tappa del tour dei Roxy Music davanti a circa 6 000 spettatori[5] prima che, a metà degli anni 1980, venisse dichiarato inagibile.

Il 30 settembre 1990 venne intitolato a Fausto Coppi, nel trentennale della scomparsa del celebre ciclista.[6] Nel 1994 l’impianto venne posto sotto vincolo dalla sovrintendenza e da allora ospita, solamente nel campo centrale, manifestazioni culturali e fieristiche.

Nel 2004 l’impianto servì per riprodurre lo storico Filadelfia nelle riprese della miniserie televisiva Il Grande Torino.

Caratteristiche

L’accesso principale è riconoscibile per la struttura tripartita in tre fornici con archi a tutto sesto di gusto eclettico. L’impianto presentava al suo interno una pista ad anello in cemento della lunghezza di 393 metri e della larghezza di 8, con curve sopraelevate in cemento armato. Gli spettatori erano ospitati nelle due tribune in legno, poste ai lati dei due rettilinei, protette da una copertura con orditura in legno, sormontata da lastre di eternit, per un totale di circa 7500 posti. Sotto le tribune erano ricavati i locali adibiti a spogliatoio, servizi igienici e magazzini. All’interno dell’anello vi è il campo in erba, in seguito utilizzato per attività ginniche, calcistiche, rugby e manifestazioni varie.

Il motovelodromo oggi

Dall’aprile 2011 il motovelodromo è riutilizzato da un gruppo di appassionati ciclisti, i quali hanno cercato soluzioni per poterlo salvare dal tempo e fargli rivivere quell’importanza sportiva per cui era nato. Nei mesi invernali veniva allestita, all’interno di un tendone, una pista da pattinaggio su ghiaccio.

Fino al 2015, una volta al mese tranne che ad agosto si svolgeva la fiera Mercanti per un giorno, molto affollata e frequentata dal pubblico, mentre a maggio 2016 fu firmato un patto di collaborazione tra il Comune di Torino e il raggruppamento “Pezzi di Motovelodromo”, in rappresentanza di dodici associazioni sportive, per l’utilizzo temporaneo della struttura: il motovelodromo è stato quindi riaperto alla pratica del ciclismo su pista, triathlon, rugby, calcio e badminton.

Nel 2017 l’amministrazione comunale ha annunciato l’avvio di un processo di recupero funzionale e di ristrutturazione, attraverso un bando di pubblicazione ufficiale.

Nel giugno 2019 l’Amministrazione Comunale ha infine deciso e deliberato di mettere all’asta l’impianto, con destinazione prevalente di attività sportive, con aggiudicazione definitiva nel febbraio 2020.[9]

Dopo importanti lavori di ristrutturazione della pista e della intera strtttura nonché dopo la creazione di impianti di padelbeach volley, pump track, l`impianto ha riaperto nell`aprile 2022, alla presenza delle autorità cittadine.

Futuro

Il motovelodromo è destinato a diventare stazione capolinea di VENTO, una ciclovia turistica – oggi in avanzata fase di progettazione e realizzazione – che collegherà Torino con Venezia.

Incontri

La struttura, come detto sopra, ospitò, per due stagioni, le gare interne del Torino. Il primo incontro ufficiale, disputato dai granata all’interno dell’impianto, fu la seconda giornata del campionato di Prima Divisione 1925-1926, conclusosi con una vittoria per 5-2 ai danni del Verona.

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Da documenti forniti ai volontari da MOVE Torino ASD e SPORT4GOOD S.R.L.

STORIA
La storia del Motovelodromo affonda le sue radici negli anni ’20 dello scorso secolo. Costruito su progetto dell’architetto Vittorio Ballatore di Rosana – esponente del liberty torinese – è l’unica architettura sportiva della città ancora esistente risalente ai primi trent’anni del Novecento.
La regina della struttura è sicuramente la sua pista, lunga 393 metri e con un’inclinazione superiore a quella dei velodromi da bici, era infatti stata originariamente pensata per ospitare anche gare di macchine e moto da corsa. Su questa pista si conclusero alcune tappe del Giro d’Italia e della Milano-Torino, gare che videro sfrecciare campioni del calibro di Bartali e Coppi.
Non solo bici, infatti fin dai primi anni dall’apertura il Motovelodromo ospitò gare delle più disparate
discipline: dalla bici al rugby, dall’atletica al baseball, per arrivare fino al calcio (il Torino qui vinse i
campionati del 1925-26 e del 1943- 44) e ai concerti.
Riaprire ospitando tante discipline diverse vuole dunque anche essere un gesto per onorare la sua eredità
storica e sportiva in un continuum tra passato, presente e futuro.

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE
Il progetto di recupero del Motovelodromo è finalizzato alla riapertura di un centro sportivo polifunzionale, per la città e il territorio, che rappresenti un luogo di socialità, benessere, aggregazione, salute e un fattore di attrattività e qualità della vita.
La riqualificazione intende restituire alla cittadinanza il Motovelodromo Fausto Coppi, luogo storico dello sport torinese da tempo in disuso, ripristinando così un centro polisportivo multifunzionale in cui accogliere la comunità cittadina. Perseguendo questo obiettivo il progetto lavora su due livelli distinti e
complementari: promuovere e sviluppare l’attività fisica e lo sport amatoriale, agonistico e come strumento di inclusione ed educazione, e rigenerare un luogo storico e simbolico per la città, favorendo attività culturali, sociali e di intrattenimento.
La riqualificazione sarà realizzata in diverse fasi: il primo lotto, con i campi di padel, beach volley, la pump track è stato avviato e completato entro il 2021, il secondo lotto con la pista di bici e atletica, l’area outdoor per fitness e spazio eventi, la riqualificazione della tribuna ovest e l’apertura di spogliatoi, area ristorazione e lounge, aree riparazione e deposito bici, sarà realizzato nel 2022. Successivamente sarà progettata e ultimata, in accordo con la Soprintendenza e la Città di Torino, la riqualificazione complessiva dell’area del Motovelodromo Torino.
Il Motovelodromo sarà aperto alla collaborazione con le realtà del territorio, per favorire inclusione sociale e promozione del benessere e dello sport come opportunità di salute e qualità della vita. Questo è
l’obiettivo di MOVE Torino ASD, che ha già sviluppato un programma di promozione dello sport a tutti i livelli, attraverso il progetto MOVE Torino, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Muoviamoci 2020, con la partecipazione di numerose associazioni e il sostegno della Circoscrizione VII. Il progetto prevede lo sviluppo di corsi e attività sportive (atletica, ciclismo, padel, beach volley) a favore di bambini e bambine, anziani, persone con disabilità e con problematiche di salute e di accesso allo sport, per un totale di circa 1000 persone nell’arco del 2022. Tra le prime attività di MOVE Torino: open days al Motovelodromo 11 e 12 giugno 2021 e la realizzazione del progetto MOVE Torino, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, con la partecipazione di numerose associazioni del territorio e il sostegno della Circoscrizione VII.
Il Motovelodromo di Torino si propone come un centro polisportivo innovativo, per location, varietà di
discipline sportive praticabili, possibilità di ospitare eventi sportivi nazionali e internazionali, attenzione al coinvolgimento di bambini/e e ragazzi/e, alle fragilità e all’obiettivo di contribuire a generare impatto
sociale.
Il trait d’union che collega la gestione di tutte le discipline sportive del Motovelodromo è l’obiettivo di
offrire a tutti e tutte la possibilità di attuare uno stile di vita sportivo sano, nel modo più salutare possibile e adatto alle esigenze di ciascun individuo. L’obiettivo è non imporre a tutti una visione di sport agonistica, ma dare la possibilità a chi vuole di affrontare lo sport con qualche sacrificio in più e valorizzare i talenti e le diverse capacità.

ATTIVITÀ
Lavoriamo per la rinascita del Motovelodromo con l’obiettivo di unire sport, rigenerazione urbana,
benessere e qualità della vita. Abbiamo una visione comune: sviluppare un luogo di sport multidisciplinare,
dove ognuno possa trovare un’occasione di provare uno sport nuovo o che non conosceva, di praticare il
proprio sport preferito, vivere momenti a contatto con la natura e l’aria aperta, con proposte e attività
disponibili per tutta la famiglia e per ogni diversa esigenza.
Abbiamo l’ambizione di contribuire a creare una vera comunità sportiva, inclusiva e dinamica.
Padel, beach volley, bici su pista e mountain bike, pump track, beach tennis e fitness, servizi per
l’avvicinamento allo sport e per gli sportivi, ristorazione, eventi culturali e sociali: questo è quello che
faremo con tutti gli sportivi che entreranno dal nostro arco nei prossimi anni, al Motovelodromo “Fausto
Coppi” di Torino.

NON SOLO SPORT
Vi aspettiamo al Motovelodromo per lo sport, la socialità e gli eventi. Da aprile 2022 apriranno gli spazi per divertimento, aggregazione, cultura. Bar, chiringuito e ristorante, ma soprattutto “La Piazza”, un grande spazio esterno per incontri e animazione del territorio, tra l’arco monumentale e la tribuna ovest e “Il Village”, un’area in erba naturale di 1500 mq, vicino ai campi, per eventi ludici e culturali, cinema outdoor, fitness, spettacolo e intrattenimento per grandi e piccoli.
Ogni estate attiveremo centri estivi sportivi con format innovativi, con grande attenzione alla promozione dell’uso delle lingue straniere e con il 10% dei posti bimbi riservati gratuitamente a utenze fragili, in collaborazione con la Città di Torino e la Circoscrizione 7.

MOTOVELODROMO GREEN
L’attenzione alla sostenibilità è centrale nel progetto del Motovelodromo: innanzitutto si incentiva la
mobilità sostenibile, con future stazioni di assistenza e ricarica per la mobilità ciclabile, per quella elettrica e in sharing. L’accesso al Motovelodromo può avvenire dalle vie automobilistiche e dalla pista ciclabile, di cui rappresenta una tappa centrale del lungo percorso accanto al fiume.
All’interno del Motovelodromo è ridotto l’uso della plastica, evitando le bottigliette attraverso l’utilizzo di erogatori che distribuiscono l’”acqua del sindaco” depurata. In ogni spazio del Motovelodromo sono
presenti i contenitori per la raccolta differenziata.
La riduzione dei consumi energetici è permessa dall’utilizzo esclusivo di sorgenti luminose LED ad alta
efficienza e da sistemi di illuminazione controllati con la domotica, per favorire l’accensione solo in caso di utilizzo e spegnimento automatico negli spazi inutilizzati. La cura del verde è facilitata dal recupero dell’acqua piovana e da costanti politiche di risparmio idrico. L’efficienza energetica è garantita dagli elevati standard definiti in fase progettuale e applicati nei lavori di riqualificazione, nella scelta di serramenti ad alta efficienza, nella coibentazione della tribuna ovest, nell’utilizzo di coperture invernali con doppia membrana e di inverter per la minimizzazione del costo energetico.
Il nostro obiettivo negli anni sarà trovare le soluzioni tecnico-impiantistiche accettabili da Soprintendenza e Città di Torino per realizzare un impianto fotovoltaico di grande dimensione, che permetta di alimentare le stazioni di ricarica, le utenze del centro sportivo e anche utenze del quartiere promuovendo la nascita di una vera e propria comunità energetica, esperimento unico che trova ispirazione da progetti della Comunità Europea.
Sarà fantastico raggiungere l’obiettivo di avere un centro sportivo 4.0, che in pieno centro a Torino
alimenterà parte delle utenze e delle case del quartiere.

ATTIVITÀ CON LE SCUOLE
MOVE propone alle scuole di primo e secondo grado del quartiere e del territorio cittadino un’offerta di
percorsi educativi che prevedono momenti di approfondimento della storia del Motovelodromo e occasioni di pratica degli sport al Motovelodromo e di apprendimento delle competenze di base per la pratica sportiva.
Il Motovelodromo si offre come impianto sportivo polifunzionale, per accogliere le scuole nelle ore del
mattino e favorire prativa sportiva di Padel, beach volley e atletica.
Nell’ambito della programmazione del Motovelodromo, MOVE propone alle associazioni, alle
organizzazioni di volontariato, alle fondazioni, la possibilità di sviluppare corsi e attività di sport inclusivo e/o unificato, in tutti gli sport praticati al Motovelodromo, a cominciare dal Padel e dalle attività legate all’atletica e alla bici. La competenza degli istruttori, unita alla funzionalità degli spazi e alla volontà di favorire un ambiente accogliente e costruire una comunità aperta a includere tutte le diverse esigenze, costituiscono gli ingredienti essenziali del progetto di sviluppo di MOVE.

CENTRO ESTIVO
Un’estate all’insegna dello sport e del divertimento, all’interno del tempio storico della bicicletta torinese.
Il Centro Estivo del Motovelodromo di Torino, organizzato dall’A.S.D. Sartagò, è nato con l’idea di offrire ai bambini tra i 5 e i 12 anni la possibilità di praticare sport, stimolare la creatività, avvicinare alla conoscenza diretta del territorio circostante la struttura.
Ogni giorno i bambini, suddivisi in fasce d’età, saranno coinvolti in momenti di sport, laboratori creativi, passeggiate nel parco e gioco libero, accompagnati da educatori e istruttori sportivi specializzati.

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Relazione sul progetto di riqualificazione

Il progetto per la conservazione, valorizzazione e rifunzionalizzazione del Motovelodromo Fausto Coppi interessa il complesso degli immobili dell’isolato compreso tra via Castiglione, via Giovanni Boccaccio, via Chiaro Davanzati, via Lomellina, piazza e via Guido Cavalcanti, piazza Francesco Carrara e corso Casale. Le architetture che fanno parte del Motovelodromo di Torino sono opera dell’Arch. Ballatore di Rosana, attivo in città, nei primi anni del Novecento e autore di altre infrastrutture sportive, oltre che delle torri Rivella in corso Regina Margherita. Prima di affrontare nel dettaglio la proposta progettuale, di cui la presente relazione è relativa ad un primo lotto lavori, si ritiene utile inquadrare quest’architettura, degli anni Venti del Novecento, all’interno del dibattito sulla conservazione e sul recupero del patrimonio del Moderno. <> (A. Baietto, Palazzo Gualino, Quodlibet, 2019). In questo scenario, connotato da sviluppi a fasi alterne, da dibattiti e confronti sull’etica delle azioni – e delle intenzioni – degli operatori, rientra, con una sua storia, più autonoma rispetto agli altri esempi citati, anche il recupero e la trasformazione del Motovelodromo. Le tavole allegate raccontano la filigrana di un’idea, in sospeso fra conservazione e addizioni e il tentativo ermeneutico, interpretativo, di mettere in chiaro i valori esistenti in campo, portarli alla luce, intervenendo sulle semantiche di una cultura materiale, complessa, specifica, riconoscendone l’eredità difficile, per certi aspetti controversa, lasciata da questa infrastruttura urbana del primo Novecento. “Il complesso vide la luce nei primi anni Venti del secolo scorso, quando l’influenza tardo-liberty andava sfumando nell’eclettismo. Anche se mostra una certa distanza dalle tendenze dell’epoca a causa delle esigenze funzionali richieste all’insieme, risolte brillantemente avvalendosi di strutture in cemento armato a vista, mantiene ancora caratteristiche decorative moderatamente eclettiche, che si inseriscono su una morfologia tipica degli impianti sportivi del primo dopoguerra, lasciando intravedere quel rigore spartano che prefigura il nascente razionalismo”. (comune di Torino, servizio telematico) Parzialmente ricostruito nel secondo dopoguerra, l’impianto del motovelodromo è stato più volte oggetto di ristrutturazioni che hanno solo parzialmente ovviato ad un degrado che nel tempo ha interessato tutte le sue parti. Nel 1994, è stato posto sotto tutela della Soprintendenza, che lo ha dichiarato di “interesse particolarmente importante”. La condizione degli edifici, delle tribune e della pista è oggi caratterizzata da un degrado avanzato, più accentuato per la tribuna Sud e per l’edificio della tribuna stampa, ridotti alla sola struttura in cemento armato e, sebbene in maniera differente, anche la tribuna Nord su Corso Casale. Più conservate invece appaiono la tribuna Ovest, con gli spazi sottostanti e la casa del custode. In questo scenario delicato si innesta un progetto che, a partire dalle linee guida dello studio di fattibilità, propone un’interpretazione che vuole essere migliorativa rispetto alle previsioni iniziali. Affrontare il progetto di recupero di un’architettura simbolica del Novecento, densa di significati, pone problemi di metodo rispetto alla salvaguardia del bene, rispetto alla cultura del restauro, alle pratiche correnti. Le azioni di recupero e di trasformazione, che vengono qui proposte, non vogliono cedere alle retoriche della conservazione acritica, ma perseguire l’obiettivo del recupero, del far rivivere l’impianto storico all’interno di un tessuto urbano e sociale trasformato rispetto al periodo della sua realizzazione. Il programma funzionale proposto, in cui il restauro è affiancato da interventi di addizione rispetto all’esistente – coerenti con la destinazione sportiva e insieme con l’impianto antico -, prevede una diversa distribuzione delle nuove superfici, con la rinuncia alla realizzazione del grande volume sul lato Sud (fatto salvo il recupero dell’architettura della tribuna stampa).

Esiste infine un recente libro di Beppe Conti (Storia e leggenda del motovelodromo) che racconta la storia e la leggenda di un glorioso tempio dello sport, il Motovelodromo di Torino dedicato a Fausto Coppi, finalmente ristrutturato dopo un secolo di vita. Sfilano in un’immaginaria passerella personaggi che appartengono alla memoria dello sport, da Girardengo ai pionieri del ciclismo eroico, Binda e Guerra, poi Bartali, e il grande Coppi, fra gloria e tragedia, fino ai torinesi illustri capeggiati da Nino Defilippis, Moser e Saronni e gli ultimi sprint nel terzo millennio. Oltre ai ciclisti anche gli eroi del calcio, da Baloncieri e Libonatti fino a Mazzola, Gabetto e Piola, mentre negli anni di guerra stava nascendo il Grande Torino. E poi Primo Carnera, non più pugile ma lottatore, il rugby e il football americano. Non solo sport, ma anche teatro, lirica, e concerti. Un secolo di avventure, riproposte senza troppa nostalgia, adesso che il “Velò” torna a veder la luce.
Questo libro verrà anche venduto a un prezzo (ci hanno detto) scontato durante la visita con Open House Torino.

Articolo apparso recentemente che derscrive il contenuto del libro “Storia e leggenda del Motovelodromo

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Ecco alcune delle foto scattate durante il sopralluogo di qualche giorno fa: fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di tutte le immagini.

Fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di immagini

Altri link di interesse:

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Alcuni suggerimenti per accrescere il proprio orecchio musicale… e come scaricare gratuitamente l’ebook/pdf del libretto completo di alcune opere liriche

Le grandi opere liriche e i musical, così come le opere sinfoniche, sanno regalare grandi emozioni a chi sa comprenderle. Certo non si tratta spesso di musica orecchiabile e per questo ci deve essere una preparazione alle spalle: l’orecchio deve essere “allenato” per essere in grado di apprezzare! Purtroppo basta sintonizzarsi sulle molteplici stazioni radio, sui canali video musicali e sui molteplici video pubblicizzati su Internet per comprendere come la stragrande maggioranza delle proposte musicali siano assolutamente inadeguate a una crescita in tal senso. Pochissimi sono i canali dedicati esclusivamente alla musica classica (e.g. RAI Radio 3 Classica). È anche vero che secondo me troppo spesso vengono proposti da queste stazioni dedicate brani sicuramente belli e ben eseguiti, ma non particolarmente famosi… insomma, indirizzati a iniziati e non certo a quel pubblico più ampio che desidererebbe accrescere la propria conoscenza musicale… e questo è un peccato: anche a me capita talvolta di essere invogliato a cambiare stazione!
Comunque pochi sono i programmi che propongono musica classica, quella di più facile ascolto, magari insieme ad altre tipologie di generi musicali così allargando il numero di ascoltatori: tra questi suggerisco il bellissimo programma Sei gradi di Luca Damiani che, come dallo stesso pubblicizzato, propone quarantacinque minuti per andare da Bach a Bjork in sei mosse, per attraversare mondi sonori diversissimi eppure connessi tra loro… un percorso musicale che si sviluppa in tutte le direzioni. Non brani necessariamente famosi, anzi, ma sicuramente tutti interessanti, presentati poi in modo adeguato seppur necessariamente succinto. Un’altra stella rara che si erge dalle mediocri trasmissioni via etere, segnalo poi Lezioni di musica con Luca Mosca sempre di Radio 3 che regala una piacevole mezzora di Cultura musicale alla portata di tutti coloro che hanno, pur avendo magari solo una minima alfabetizzazione in tal senso, desiderano comprendere meglio cosa ci sta dietro un brano musicale: un singolo brano viene suonato, sviscerato e spiegato molto bene in modo assai simpatico, aiutando a comprenderlo anche da un punto di vista armonico pur non richiedendo una specifica preparazione all’ascoltatore!
Per fortuna, così come su RaiPlay (disponibile su PC dal Microsoft Store e su smartphone dal Google PlayStore) si possono ritrovare interessanti sceneggiati/film anche dei tempi d’oro della RAI, analogamente su RaiPlay Sound si possono risentire in podcast le trasmissioni radio e quindi tutte le puntate d’interessanti programmi (e.g. Sei gradi; Lezioni di musica; Il concerto del mattino), in ogni momento e ovunque uno si trovi: magari quando si è in viaggio può essere utile ricordarsi di questa interessante possibilità, alternativa all’ascolto delle solite canzonette elargite dalle molteplici trasmissioni radio! Basta collegare via Bluetooth il proprio smartphone all’impianto dell’auto, lanciare l’app RaiPlay Sound e ascoltare i podcast di quei programmi (tutti anche preventivamente scaricabili localmente su telefonino quando si è collegati a un WiFi, qualora si desideri non consumare il proprio traffico dati): eccovi nuovamente il link diretto delle trasmissioni Sei gradi e Lezioni di musica. Ricordo che esiste anche l’alternativa di farsi leggere gratuitamente uno degli innumerevoli audiolibri proposti in podcast della trasmissione Ad alta voce, sempre accessibile RaiPlay Sound (vedi il mio precedente post Audiolibri: la sezione “Ad alta voce” di RAI Play Radio e altro ancora …).

Esistono poi corsi specifici per accrescere le proprie capacità di ascolto: si parla di ear training che, con la riforma dell’Alta Formazione Artistica Musicale del 1999, ha fatto ingresso ufficiale anche in Italia. A tal proposito consiglio il testo Ear training corso base di Alberto Odone (e.g. lezione 1).

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Vediamo ora come poter scaricare gratuitamente il libretto di alcune opere: anche in questo contesto la preparazione non è quasi mai sufficiente e devo ammettere che anch’io trovo ostico da comprendere appieno questo genere musicale quando si esce fuori dai soliti capolavori più conosciuti! Avere la possibilità di leggere il libretto di un’opera prima di vederla, può quindi aiutarne la comprensione, anche se spesso durante lo spettacolo, in simultanea, scorre su un apposito pannello luminoso il testo cantato (anche in più lingue: e.g. italiano e inglese).
Avevo già scritto in passato un post che mostrava come vedere e potersi addirittura scaricare in locale il video di alcune rappresentazioni operistiche (How to locally download a streaming video with Edge browser (e.g. the Verdi’s grandest opera AIDA or the Puccini’s Boheme)). Nel seguito indico come riuscire a scaricare sia l’ebook sia il pdf stampabile dei libretti di alcune opere.
Infatti, seppure non sia esplicitamente raggiungibile dal sito del Teatro Regio di Torino, questo bel teatro della mia città rende disponibile online i libretti delle opere che da quest’anno presenta in cartellone. Prima del Covid (2019), veniva venduto (a 12€) agli spettatori un bel libretto cartaceo di più di cento pagine che, oltre alle immagini e informazioni, includeva anche tutto il testo dell’opera in oggetto. Purtroppo, dopo la lunga chiusura e penso per contenere i costi, da questa stagione il libretto è venduto (a 5€) in un formato ridotto a una ventina di pagine, con davvero poche informazioni utili… e, soprattutto, privo del testo dell’opera! Nel seguito alcune foto che mostrano i libretti delle scorse stagioni e due di quelli della stagione corrente di ben altra qualità e “spessore”:

Unico vantaggio è che in una sua pagina viene fornito il link per caricare il “vero” libretto, purtroppo non avendolo a disposizione durante il corrente spettacolo, se non scaricandoselo sul cellulare di cui viene esplicitamente chiesto lo spegnimento 🙄. Dal momento che, come ho detto, non mi sembra che tale link sia reso disponibile dal sito del Teatro Regio di Torino (sebbene il suo accesso non sia protetto in alcun modo), trovate nel seguito i link per scaricare alcune delle opere, quelle rappresentate quest’anno fino a ora. La struttura del link (se mantenuta) è comunque facilmente prevedibile qualora il nome dell’opera sia composto di un solo termine senza caratteri particolari (e.g. https://www.teatroregio.torino.it/LD-Nome o Nome1-nome2-nome3): perciò anche per le prossime opere in programma (e.g. La cavalleria rusticana), è verosimile venga mantenuto lo stesso formato del link.

Diverso il discorso qualora il titolo sia composto di più parole o ci siano caratteri particolari. Ad esempio, per La Bohéme, rappresentata anche quest’anno, pensavo per la presenza del carattere speciale nel titolo, non sono riuscito a trovare il link diretto e mi sono allora affidato ad un motore di ricerca che ha trovato questo link indiretto per potere fare il download non solo del testo dell’opera ma in questo caso proprio di tutto il libretto: La Bohéme (G. Puccini).
Navigando poi nel sito del teatro ho notato che quell’opera era stata trasmessa in streaming quest’anno per via delle restrizioni Covid e da questa pagine era stato reso possibile scaricare appunto tale libretto completo d’immagini e quant’altro!

Molto interessante è poi la sezione Archivi proposta dal sito del Teatro Regio di Torino, una porta tra passato e futuro e cenni di storia degli archivi di quel prestigioso teatro inaugurato nel 1740 e andato completamente distrutto in un incendio nel 1936, per poi essere ricostruito con ben diversa struttura e riaperto nel 1973

Ovviamente si trovano su Internet anche altri siti che consentono di scaricare i libretti di opere, almeno delle più famose. Ad esempio per la Bohéme:

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Altri link utili

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Convertire delle immagini jpg in un file pdf; comprimere un file pdf perché risulti di dimensioni minori

Talvolta può risultare conveniente convertire delle immagini in formato jpg in un file pdf, sia per aggregarne diverse e poterle poi sfogliare come un libro, sia perché generalmente le dimensioni del file pdf complessivo è assai minore, pur garantendo il mantenimento una buona risoluzione.
Già molto tempo fa avevo scritto il post How can you easily convert a file (e.g. a jpg picture) to a pdf file with Windows 10, ma in questo nuovo esploro ulteriori possibilità ancora più interessanti in diversi contesti!

Talvolta si ha infatti una foto di un documento e la si deve inserire in un form online dove viene espressamente richiesto il formato pdf e/o il rispetto di una dimensione massima del file che si deve caricare.
Talvolta poi, pur avendo già il file in formato pdf, le sue dimensioni superano quel limite imposto e quindi si deve utilizzare qualche SW o servizio online in grado di diminuire le dimensioni del file, a scapito ovviamente della qualità che generalmente comunque viene preservata più che accertabile. In questo caso può, ad esempio, tornare utile il servizio gratuito offerto da Adobe stessa a questo link: la compressione può essere scelta High (dimensione minore e qualità standard), Medium (dimensione media e migliore qualità) o Low (dimensione maggiore e la migliore qualità). Si noti che non riesce a comprimere file criptati: tuttavia in questo caso basta sbloccarli utilizzando la funzionalità Sblocca PDF presente nella versione desktop di iLovePDF, come mostrerò in seguito, SW che tra l’altro fornisce anche una funzionalità di compressione analoga a quella di Adobe qui analizzata… 😉

In questo post mi limito ad analizzare il servizio di conversione di uno o più immagini/foto jpg in un unico file pdf, anche se generalmente i programmi e i servizi online in grado di operare in tal senso, offrono anche altri servizi inerenti al formato pdf.

Ovviamente Adobe, che ha inventato quel formato, fornisce un SW in grado di operare compiutamente, (i.e. Acrobat DC) … ma è un servizio tutt’altro che gratuito! Solo il loro lettore dei file pdf (Acrobat Reader) è da loro fornito gratuitamente, ma non consente alcuna operazione su file. Per fortuna esistono anche diversi siti che offrono a prezzi molto inferiori o anche gratuitamente servizi per convertire in pdf un file in altro formato o per operare sui file pdf (e.g. renderli di dimensioni minori, raggruppare più file, addirittura togliere la protezione che alcuni hanno per la selezione del testo).
Si tenga inoltre presente che anche gli editor di testo, quale ad esempio Microsoft Word, oltre a poter salvare un testo in quel formato, sono anche in grado di leggere un file in formato pdf ed eventualmente poi convertirlo in altro formato modificabile, seppur spesso si perdano informazioni di formattazione e di grafica.

Ultimamente ho utilizzato iLovePDF e mi sento di consigliarlo. Se uno non ha esigenze particolari e i file jpg da convertire in un unico file pdf non sono molti, si può tranquillamente utilizzare la sua versione online che non richiede d’installare nulla sul proprio PC ed effettua l’elaborazione di conversione su un loro server remoto, rendendo poi scaricabile il file generato:

Servizio online

Tuttavia, se si cerca di convertire in un unico file pdf molte immagini, il servizio online non lo consente e lui stesso propone (tramite apposita finestra di popup) di scaricare la sua versione desktop da installare sul proprio PC.
Esiste infatti anche la versione desktop di quel servizio cioè un programma da installare che offre le medesime funzionalità del servizio online, ma in più consente di aggregare molti più file e rende il processo più veloce non essendo necessario effettuare nessuna trasmissione di file. La versione desktop si può scaricare da qui.
Il processo per scaricare e installare questo programma è semplice: una volta terminato uno si ritrova nella lista delle applicazioni presenti anche l’app iLovePDF:

Se si seleziona dai servizi proposti sulla destra, quello specifico di conversione immagini in pdf (i.e. immagine a pdf), si possono trascinare tutte le immagini facendo attenzione che l’ordine sia quello desiderato, in modo che il file generato mostri le immagini nella voluta sequenza. A tale proposito conviene selezionare (cnrl + a) tutte le immagini se ordinate come desiderato (ad esempio dando loro un nome con un numero crescente ed elencandole in modo alfabetico nel File Explorer) e quindi trascinarle con il mouse prendendo dalla prima (cioè effettuando, per il caricamento, un click persistente sul prima file in elenco: diversamente l’ordine non verrebbe mantenuto). Si può comunque poi eventualmente modificare l’ordine delle immagini trascinando ciascuna dove si desidera, ma certo conviene già fin da subito averle ordinate opportunamente, ad esempio nominando i file opportunamente (e.g. pag1, pag2, pag3, …) e avendole visualizzate in ordine alfabetico.

Si noti che iLovePDF fornisce anche altre funzionalità molto interessanti quale, ad esempio, la compressione per ridurre le dimensioni del file, l’unione di PDF, la divisione di un PDF, la conversione in altri formati (jpg, Word, Excel, Powerpoint), la rotazione, la protezione, l’inserimento di watermark e la riparazione di un file pdf difettoso. Particolarmente utile è la possibilità di sboccare file che siano stati bloccati per impedire addirittura la selezione di alcune sue frasi per poterle agevolmente riportare altrove: basta selezionare la funzionalità Sblocca PDF dal menù a destra, scegliere il file protetto da sbloccare e quindi premere il pulsante omologo che si troverà in basso a destra:

Sblocca PDF è un’altra utile funzionalità offerta, sempre gratuitamente, da iLovePDF

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Un altro sito alternativo che ho talvolta utilizzato con buoni risultati è jpg2pdf che offre un servizio analogo online.

Per concludere, se uno ha un documento privato molto riservato, può non essere conveniente utilizzare tali tool (online o meno… in questo post ho parlato anche di programmi da installare che funzionano anche con il PC sconnesso da Internet), ma questo si può dire in teoria anche per il testo e gli allegati che uno inserisce nelle email (e.g. Gmail) o di ciò che uno salva su un cloud. Soprattutto nel primo caso la certezza che le informazioni inserite non possano essere manipolate è generalmente non nulla, anzi talvolta viene esplicitamente indicato nelle condizioni d’uso che tale garanzia non è assicurata. Certo esistono servizi di email che invece garantiscono la privacy (e.g. protonmail), alcuni a pagamento (e.g. tutamail): non certo Gmail largamente utilizzata da molti.

In genere, il passaggio jpg a pdf io lo utilizzo quando ho più immagini (e.g. foto di ricevute, foto di spartiti) che voglio raggruppare in un solo file pdf che può poi essere sfogliato e salvato convenientemente senza tener troppo spazio pur conservando una buona risoluzione se stampato in A4.

Nel caso di una singola immagine ho utilizzato in passato la funzionalità di Microsoft Print to PDF offerta da Windows, ma ho verificato che la compressione ottenuta (e non modificabile) è bassa, per cui i file vengono decisamente più grossi del voluto. Se si vuole poi utilizzare per raccogliere più immagini, prima si deve creare un file che le contenga tutte e poi fare quella tipologia di stampa su file, processo non immediato e con sempre lo stesso problema delle dimensioni del file generato. Per effettuare il merge di più file si può usare Word (e.g. con il cut&paste del contenuto di ciascun file) o in alternativa si devono utilizzare app (e.g. PDF Merger & Splitter; Merge PDF) che consentono di effettuare appunto il fusione di più file pdf.

Per poi diminuire le dimensioni è vero che se uno riduce la risoluzione dell’immagine si ottengono dei miglioramenti in termini di spazio occupato dal file convertito, ma se poi uno salva in pdf tramite il Microsoft Print to PDF, la dimensione che si ottiene è analoga a quella del file jpg originario…

Funzione di Microsoft Print to PDF disponibile come driver di stampa su tutti i PC Windows che consente di “stampare” qualsiasi cosa su un file pdf

Uno dei servizi online che ho proposto nel post per ridurre le dimensioni di un pdf è poi offerto gratuitamente da Adobe stessa e permette d’impostare tre livelli di compressione (high, medium, low in base alle proprie esigenze): se anche Adobe volesse utilizzare, per fini suoi, i file che uno invia per ottenere la compressione, allora potrebbe farlo anche dal suo Acrobat Reader DC gratuito e generalmente utilizzato da tutti per leggere i file in quel formato dalla stessa inventato…

Insomma, io non utilizzerei questi servizi (ma neppure molti altri come le email) per convertire/comprimere file contenenti le mie password, ma per il resto… 🙃

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Cosa fare se una striscia a led incomincia a lampeggiare dopo un breve lasso di tempo in cui è accesa

Ho già scritto alcuni post relativamente a problematiche che uno può incontrare utilizzando la tecnologia a led, capace di fornire un’ottima luce con consumi assai minori (mediamente di un ordine di grandezza in meno rispetto ad una lampada a filamento: e.g. 6W contro i 60W):

In questo breve nuovo post evidenzio un possibile problema che io stesso ho recentemente riscontrato utilizzando una striscia a led di 3 metri che ho da tempo collocato in cima a una libreria, aggiungendo così una piacevole luce diffusa in tutta una stanza.

Da un po’ di tempo, dopo alcuni minuti dall’accensione, incominciava a lampeggiare in modo assai fastidioso e tale da renderla praticamente inutilizzabile se non in una discoteca!
Una prima ipotesi della causa del malfunzionamento sono stati i connettori e le saldature del filo di alimentazione sulla striscia a led. Rifacendo le saldature (e addirittura accorciando leggermente la striscia per poterle rifare nel modo più adeguato) non aveva tuttavia risolto la problematica.
Il secondo indiziato è stato il trasformatore. D’altra parte molto spesso le strisce a led vengono vendute con alimentatori non del tutto adeguati per un utilizzo prolungato: spesso sono piccoli e dimensionati al minimo. Quello in dotazione alla mia striscia led di 3 metri era infatti piccolo e forniva un output di 12V per un massimo di 3A. Ho provato ad alimentarla con un altro alimentatore (imprestatomi da un amico) di dimensioni (e qualità migliori) e ho verificato che quel problema di lampeggio veniva così risolto.
Ho quindi acquistato un nuovo trasformatore più serio, scegliendone uno capace di fornire una corrente maggiore (output di 12V e massimo 6A), tanto il prezzo non variava di molto: sovradimensionare un po’ non fa mai male!! La mia scelta, oltre che dal prezzo contenuto è stata dettata anche dal fatto che quel trasformatore presenta una terra in uscita (sebbene poi il filo di alimentazione non la utilizzi) e quindi l’ho reputato più “serio” di altri analoghi! 😉

Nel seguito mostro sia il trasformatore fornito con la striscia a led sia quello ora da me comperato in sostituzione: una bella differenza!

Relativamente poi all’interruttore per pilotare l’accensione della striscia, ho da tempo adottato il comodo interruttore senza fili della LoraTap. Questa soluzione fornisce un ricevitore a relè comandato via radio sia un telecomando magnetico (portata fino a 200m): quest’ultimo si può quindi anche staccare dalla sua base (che uno posiziona generalmente sul muro) per poterselo portare temporaneamente dove più comodo(e.g. su un tavolino vicino al divano), sebbene poi sia conveniente riporlo al suo posto per saperlo sempre ritrovare (basta avvicinarlo e si attacca magneticamente alla base). Sebbene questo modello non abbia la possibilità di pilotaggi da un’app dello smartphone e non usi le tecnologie più sofisticate di riconoscimento vocale (vedi Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi di domotica quali prese e luci), la soluzione fornita da LoraTap mi è sembrata comoda ed economica! Esistono poi anche altre loro soluzioni di telecomando multiplo abbinato a più relè, o anche integrabili dentro l’interruttore murato, con pilotaggio anche tramite app e Alexa… ma questo è un altro utilizzo non sempre particolarmente utile, mentre la collocazione magnetica dell’interruttore la trovo personalmente molto appropriata e comoda.

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Come salvare un logo/immagine con lo sfondo trasparente in modo da poterlo convenientemente stampare su un supporto colorato (e.g. maglietta, palloncino)

Ho recentemente preparato un logo in modo tale da poter essere stampato su magliette, palloncini o qualsivoglia supporto colorato. L’esigenza era sia di rendere il logo monocromatico (e.g. bianco), per minimizzare i costi di stampa, sia di avere lo sfondo trasparente, in modo tale che mantenere il colore del supporto.

Nel seguito descrivo passo passo la procedura che ho seguito con Adobe Photoshop Elements (venduto anche in un conveniente bundle con Adobe Premiere Elements) per arrivare al file finale da inviare in stampa.

Innanzitutto si devono eliminare gli sfondi selezionandoli (uno per volta o aggiungendo un ulteriore pezzo cliccando con il mouse e mantenendo premuto il tasto di maiuscolo) e quindi premendo il tasto Canc in modo da cancellare appunto i contenuti selezionati, ad esempio, con il Magic Wand Tool. Si noti che ho reso trasparenti anche le strisce stradali che prenderanno convenientemente anche loro il colore del supporto su cui verrà effettuata la stampa!
Si noti che la presenza di uno sfondo trasparente viene evidenziata con dei quadratini bianchi e grigi.

Per cambiare poi i colori, ho selezionato (usando il anche qui il Magic Wand Tool) ciascuna delle le lettere e la linea dell’auto stilizzata, per poi utilizzare il Paint Bucket Tool per colorare di bianco il tutto.

Per poi inserire un altro disegno sotto (e.g. il 60), ho dovuto estendere opportunamente le dimensioni del canvas (Image -> Resize -> Canvas Size).

Per salvare infine il file ho dovuto utilizzare il formato GIF o quello PNG, gli unici in grado di mantenere la trasparenza: con il formato JPG, generalmente usato, lo sfondo trasparente sarebbe stato sostituito con del bianco.

Infatti, se si prova a salvare l’immagine in jpg, anche l’anteprima del File explorer mostra quella versione tutta bianca (essendo la scritta bianca e lo sfondo trasparente trasformato in bianco) mentre i file dell’immagine salvata nei formati gif e png risultano con la scritta bianca e lo sfondo trasparente (impostato per default a nero da quel visualizzatore di anteprima):

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L’importanza, periodicamente, di forzare manualmente l’aggiornamento delle app dei propri smartphone e PC

È sempre opportuno avere le app aggiornate, non solo perché possono aver introdotto nuove funzionalità utili o aver risolto errori (i.e. bug) che determinavano malfunzionamenti/rallentamenti in alcune circostanze, ma anche perché diversamente possono non più funzionare a dovere. Quest’ultimo è, ad esempio, il caso di app che richiedono un elevato grado di sicurezza, quali quelle istituzionali o d’istituti bancari (e.g. app IO, PosteID, IntesaSanPaolo, INGitalia, BNL) in cui esistono controlli lato server per cui se si modifica qualcosa nella logica di comunicazione, solo l’ultima versione dell’app può funzionare a dovere.
Talvolta è l’app stessa che ti invita ad aggiornarla e non ti lascia proseguire (come spesso avviene per le app di una banca), ma altre volte tale segnalazione non viene fornita pur comportando malfunzionamenti nell’app che non riesce più a operare correttamente con le nuove funzionalità offerte lato server: è questo il caso dell’app PosteID che talvolta necessita addirittura di essere disinstallata prima d’installare la sua nuova versione e vederla funzionare nuovamente correttamente!! Lo so che un’eventualità del genere non dovrebbe succedere, ma in realtà ciò talvolta avviene anche per app istituzionali e di largo utilizzo…
Insomma, conviene quindi sempre avere le app aggiornate e per questo non è del tutto sufficiente impostare, come in genere è di default, che ogni aggiornamento delle app avvenga automaticamente, perché non viene garantito il lasso temporale in cui questo avviene! Se poi si tratta di app su un telefonino, spesso è impostato di default che tale aggiornamento automatico avvenga solo in presenza di un collegamento WiFi (per non sprecare il traffico dati a disposizione e avere quindi dei costi): infatti, il pacchetto d’istallazione di un’app può avere dimensioni non irrisorie (e.g. 70 MB o più) e aggiornare qualche decina di app può comportare un inutile e potenzialmente costoso uso della banda a disposizione con il proprio bundle associato all’offerta a cui uno ha aderito! Per questo conviene in genere mantenere attiva tale opzione e magari forzare l’aggiornamento quando si è connessi a un WiFi.

Nel seguito mostro gli screenshot utili sia a verificare che l’opzione di aggiornamento delle app in automatico sia attivo e avvenga solo con connessioni WiFi sia a forzare comunque un aggiornamento manualmente andando a vedere la presenza di eventuali nuove versioni delle app installate. Noterai che molto spesso, pur avendo impostato l’aggiornamento in automatico, uno si ritrova decine di app non ancora aggiornate all’ultima versione!! 🙄🤔 Si noti infine che anche andado a ricercare nel PlayStore un’app specifica che uno ha già installato, se ne esiste una nuova versione viene mostrato un pulsante Aggiona chw ne propone l’aggionamento.

Se si possiede uno smartphone Android si deve lanciare l’app Play Store di Google, toccare sulla propria icona in alto a destra per veder comparire il menù dell’app e in particolare le sue voci Gestisci app e dispositivo e Impostazioni: con la prima si può forzare l’aggiornamento delle app di cui esiste una versione più recente (tutte o solo alcune), con la seconda si può impostare la modalità di aggiornamento automatico ad esempio solo in presenza di WiFi.
Premendo il link Visualizza dettagli nella sezione Gestisci app e dispositivo, si può visualizzare l’elenco di tutte le app di cui esiste una versione più recente ed eventualmente scegliere di aggiornare solo alcune di quelle elencate: la procedura di scaricamento delle app scelte avviene secondo criteri di ottimizzazione di tempi ma l’installazione avviene sempre per una sola per volta prima di passare alla successiva.

Lo stesso discorso vale per le app presenti sul proprio PC Windows per il quale conviene andare nel Microsoft Store, selezionare l’icona Libreria nel menù laterale (a sinistra in basso) e quindi anche qui scegliere se aggiornare tutto o solo alcune delle app elencate di cui esiste una nuova versione. Analogamente si può anche forzare la ricerca di eventuali nuovi aggiornamenti per altre app, dal momento che questo check viene effettuato per default periodicamente e può quindi succedere che l’elenco presente non sia del tutto aggiornato:

Nota bene: se per caso il processo di aggiornamento di app si blocca per diverso tempo, pur essendoci una connessione dati WiFi attiva, conviene effettuare un Riavvia il sistema (ENG: Restart) del PC (attenzione: non un Arresta il sistema!) in quanto molto probabilmente deve essere portato prima a termine qualche aggiornamento del sistema operativo.

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730/2022: scadenze e disponibilità dichiarazione precompilata

Come ogni anno l’arrivo del caldo estivo ci ricorda che è tempo di pensare alla dichiarazione dei redditi. Come sempre le scadenze precise4 uno non le ricorda e per questo una ricerca su Internet può tornar comoda!
Agevolmente si trova che, almeno qualora uno presenti in modo autonomo la dichiarazione, il termine ultimo di presentazione in formato digitale è il 30 settembre 2022.

Sono andato allora nel portale apposito per incominciare a stamparmi la precompilata per poi andare a controllare le singole voci e probabilmente dover aggiungere ulteriori informazioni o effettuare modifiche sulla base delle ricevute accumulate: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/home/ https://portale.agenziaentrate.gov.it/PortaleWeb/home. Negli ultimissimi anni devo dire che molte ricevute (e.g. quelle delle farmacie) uno le trova già conteggiate automaticamente così come anche i pagamenti a professionisti, essendo ora obbligatorio effettuarli con una modalità di pagamento tracciabile… ma una verifica non è mai male!! Comunque conviene sempre partire dalla precompilata in quanto si evita di commettere errori e molti dati, come ho detto, sono presenti.

Sono quindi andato ora a vedere, accedendo alla parte riservata del portale, autenticandomi con lo SPID: si noti che se si accede direttamente a https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/area-riservata si presenta una pagina che propone ben due pulsanti per accedere a quell’area riservata 🤔:

Io, per non rischiare di scontrarmi con novità indesiderate, ho scelto di entrare tramite il solito pulsante in alto a destra: un po’ di passaggi e si arriva a una pagina di avvertimento che indica “Non è possibile procedere. La funzionalità sarà resa disponibile a partire dal 23/5/2022“.

La dichiarazione precompilata sarà quindi disponibile a partire dal 23/5/2022… tra dieci giorni!

Ce ne faremo una ragione… 😉
Il bel tempo di questi giorni mi ha fatto anticipare la preoccupazione per questo fardello…

Una raccomandazione: prima di chiudere il browser o il tab dove si è acceduto all’area riservata del sito dell’agenzia delle entrate, conviene sempre effettuare il logout cioè premere il tasto Esci in alto a destra per evitare possibili problematiche al prossimo accesso (vedi Agenzia delle Entrate 730/2020: “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente” alias “come dover cancellare la cache/cookies di un browser per poter nuovamente accedere a un sito”).

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Come salvare localmente su PC i sottotitoli di un video presente su YouTube

Talvolta può tornare comodo avere salvati su un file i sottotitoli di un video trovato su YouTube. Si noti che i sottotitoli di un video possono o essere stati caricati dall’autore del video stesso oppure essere stati generati automaticamente da YouTube stesso. In questo secondo caso, ovviamente ci possono essere nel testo diversi errori d’interpretazione dell’audio che si dovranno poi correggere… ma è comunque sempre meglio di effettuare la trascrizione a mano di tutto ciò che viene detto nel video!!

Avevo già in un post precedente mostrato come funziona l’inserimento (e successiva visualizzazione) di sottotitoli in un proprio video caricato su YouTube (vedi: Come aggiungere i sottotitoli, anche in più lingue, a un proprio video su YouTube) e ora intendo mostrare come potersi agevolmente salvare su file i sottotitoli di un qualsivoglia video di YouTube, anche qualora non fossero stati caricati da chi l’ha pubblicato ma siano presenti comunque in quanto generati automaticamente da quella piattaforma: non è comunque sempre detto che l’opzione di sottotitolazione (seppur automatica) sia stata necessariamente impostata da chi pubblica un video per cui esistono anche video privi di alcuna tipologia di sottotitolazione. In quel post avevo già evidenziato come ci siano le due seguenti modalità di visualizzazione dei sottotitoli di un video su YouTube:

  • Sottotitolo in sovrimpressione – Click sull’apposita icona relativa appunto al sottotitolo:
Sottotitolo in sovrimpressione cliccando sull’apposita icona
  • Testo che scorre esternamente al video – Tra le opzioni visibili premendo i tre puntini del menù subito sotto il video, premere la voce Apri trascrizione in modo da vedere il testo che scorre con evidenziato il passaggio in corso: questa funzionalità può essere attivata in alternativa alla precedente o anche in contemporanea (come mostrato nello screenshot seguente):
Testo che scorre esternamente al video premendo la voce Apri trascrizione

Un primo metodo per recuperare i testo dei sottotitoli è quindi quello di aprire quella finestra esterna di trascrizione e quindi copiare ciò mostrato dall’inizio alla fine. Purtroppo non si può selezionare tutto quel testo effettuando un cntlr+a come generalmente si fà, ma lo si deve far scorrere tutto tenendo premuto il tasto sinistro del mouse per vederlo selezionato e poi farne un copia (cntl+c oppure cliccando una volta con il tasto destro sul testo selezionato, in modo da far comparire la finestra di opzioni con la funzionalità copia presente): si tratta perciò di un’operazione comunque veloce anche per testi di video molto lunghi.

Tuttavia, il problema maggiore consiste nel fatto che la copia comprende anche le indicazioni temporali che, in versioni precedenti del sito YouTube, si potevano eliminare togliendo (turn off) l’opzione Toggle Timestamps disponibile cliccando sui tre puntini verticali presenti in alto a destra nella finestra di trascrizione: tuttavia, attualmente non mi sembra esista più questa possibilità dal momento che non risultano neppure più presenti quei tre puntini per accedere a opzioni specifiche di quella finestra. Effettuando quindi un incolla (cntl+v) del testo selezionato in un qualsiasi editor di testo, risulteranno presenti anche quelle informazioni temporali che dovranno essere eliminate successivamente: perciò conviene utilizzare qualche applicazione di editing che consenta di effettuare un’apposita macro che le elimini tutte.

Il testo incollato ha anche le notazioni temporali che devono essere eliminate se si desidera avere un testo “pulito”

Un secondo metodo per recuperare i testo dei sottotitoli è quello di utilizzare servizi online appositi che, fornendo la URL del video YouTube, ne estraggono i sottotitoli e consentono già di scaricare il file di testo che li contiene già privo delle informazioni temporali.
Ho provato personalmente a usare il sito savesubs.com che fornisce appunto tale funzionalità in modo gratuito benché, purtroppo, faccia comparire (sul medesimo tab del browser o aprendone altri nuovi) diverse finestre con proposte di scaricare/installare programmi, finestre che uno ovviamente deve chiudere senza cliccarci sopra o accettare alcuna proposta: queste indicazioni possono anche contenere avvisi fasulli tipici delle pubblicità fraudolente, quale ad esempio quello che il proprio PC sia privo di un antivirus e che quindi si trovi in pericolo!! Perciò consiglio di utilizzare tale sito solo se operate con sufficiente cautela ed essendo consci che vi verrà proposto di scaricare/installare SW vari: è quindi indispensabile sia non considerare come vere nessuna delle false indicazioni mostrate a video sia chiudere qualsiasi nuovo tab si apra nel browser così come qualsiasi finestra che si sovrapponga sulla medesima pagina. Nel seguito mostro, ad esempio, la finestra fraudolenta che mi si è mostrata nel medesimo tab durante l’utilizzo di quel servizio online. In questo caso specifico, mi si richiedeva di premere il tasto OK per proseguire lo scaricamento, cosa da non fare assolutamente mentre invece si deve chiudere quella finestra agendo sulla x in alto a destra: premere quel tasto OK, come suggerito, avrebbe sicuramente comportato la visualizzare altri siti con dubbi contenuti o l’installazione di programmi inutili se non addirittura di malware/virus)!!!

Esempio di finestra sovrimpressa che richiede ingannevolmente di premere il tasto OK per proseguire lo scaricamento: da chiudere invece agendo sulla x in alto a destra!

A parte questi accorgimento importanti per evitare d’installare programmi non voluti e potenzialmente pericolosi, la procedura per scaricare il testo di un video è abbastanza semplice e prevede l’inserimento della URL del video YouTube (copiandolo con un click con il tasto destro sul video stesso e scegliendo Copia URL video dal menu che compare), la pressione del tasto SCARICA e quindi nella lista che compare in basso scegliendo il formato TXTpasso 3II – (o in alternativa, qualora si desiderasse modificare il testo prima di salvarlo, il tasto MODIFICApasso 3I e poi premere i passi 4 e 5):

Il file contenente i sottotitoli viene scaricato automaticamente nella directory di download impostata nel browser (generalmente C:\Users\nomeutente\Downloads):

In questo caso, per portare il testo in un formato accettabile sarà sufficiente eliminare tutti gli “a capo” in fondo a ciascuno spezzone di frase, sostituendoli con uno spazio: successivamente, per migliorare ulteriormente il testo, si può eventualmente poi ancora sostituire con un unico spazio tutti i possibili doppi spazi presenti nel testo, sempre utilizzando la funzionalità di Modifica tutto. Nel seguito mostro questa semplice procedura qualora si utilizzi Word come editor:

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Eurovision song contest: un’occasione per contribuire come volontario a un evento internazionale della mia città

Mi sono già pentito da anni di non aver preso delle ferie per poter partecipare come volontario alle olimpiadi invernali di Torino nel 2006 e, ora che sono in pensione, non volevo certo perdermi nuovamente questa occasione!
Eurovision è sicuramente meno importante rispetto alle olimpiadi, ma è pur sempre un evento internazionale di richiamo per la mia città ed è quindi giusto dedicare parte delle mie energie e competenze…

😊

Per candidarsi bastava andare sulla sezione apposita nel sito del Comune e poi aspettare di essere contattato in base alle loro selezioni…

Lo slogan che la RAI ha scelto è “The sound of beauty!“, cioè il Suono della bellezza che invita a dare il meglio di noi stessi della nostra positività e capacità di accoglienza… nonostante le problematiche dovute alla pandemia e a quelle, difficili di accettare, della guerra in Ucraina. È quindi anche un’opportunità di accoglienza, di pacificazione, di unione. Anche questo ci deve essere da parte anche dei volontari un impegno a dare il meglio di noi in quanto accoglienza e positività!

Sinceramente non sapevo neppure della sua esistenza, prima che Torino fosse designata come sede per l’evento: solo successivamente, dalla prima presentazione iniziale fatta ai volontari al Palazzetto dello sport, sono venuto a sapere che si tratta di un festival musicale internazionale di lunga storia. Nato sul modello del Festival di Sanremo ben nel 1956 – sebbene allora si chiamasse Gran Premio Eurovisione della Canzone (o anche informalmente Eurofestival) -, fin da subito aveva avuto cantanti famosi che rappresentavano l’Italia: nel 1958 Domenico Modugno canta Nel blu dipinto di blu, ma bisogna aspettare al 1964 perché Gigliola Cinquetti sia la prima vincitrice italiana con la canzone Non ho l’età! Insomma, si va davvero alle origini della lunga storia della musica leggera, anche quella della mia infanzia! 

Quale saranno le mie funzioni? Di preciso non so ancora… Per ora aiuto a distribuire le divise ai volontari in attesa di nuove istruzioni 🙂
Dalle sigle presenti nel mio badge deduco che avrò accesso a quanto segue, per cui avrò occasione di vedere spero un bel po’ di cose:

  • OC: cerimonia d’apertura
  • CR: entrata/accesso crew
  • EV: Eurovision villaggio
  • DEL: entrata/accesso delegazioni
  • PC: centro stampa
  • 7: area giornalisti
  • 9: area delegazioni
  • 14: area spettatori

La legenda di quelle sigle purtroppo non sono riuscito a trovarla da nessuna parte e perciò ho chiesto delucidazioni a una delle gentili signorine che distribuiscono il badge ai volontari: ti consiglio di fare altrettanto anche tu ed eventualmente inviarmi nei commenti a questo post il significato di sigle diverse da quelle da me già elencate!! 😉

P.S. In un post del sito facebook Volontari Eurovision 2022 viene indicato il significato di tutte le sigle/i numeri come segue:

LE SIGLE
MV: main venue access for staff
OC: opening ceremony access for staff
EC: euro club access for staff
EV: eurovision village backstage access for staff
DEL: delegation gate
PC: press centre gate
CR: crew gate

FCT: Fondazione per la Cultura Torino che organizza gli spettacoli all’eutovillage

I NUMERI
1: power generator compound
2: tv compound
3: green room
4: commentator areas
5: stage/technical backstage
6: props area
7: press area
8: hospitality area
9: delegation bubble
10: service area
11: make up- hair styling
12: staff catering
13: hb offices
14: audience areas
15: dressing room

In questo post aggiungerò nelle prossime settimane le mie impressioni sull’evento e magari anche qualche foto, sebbene nel regolamento sia esplicitamente scritto che non si possono pubblicare foto con gli artisti o dei luoghi da loro frequentati durante il soggiorno a Torino e, in particolare, la zona camerini, hairdressing e makeup! È invece ammessa la condivisione sui social di foto o video se è l’artista o un componente della delegazione ad avere per primo pubblicato la fotografia… 🤔🙄

Per ora, segnalo un grande entusiasmo da parte dei volontari che ho conosciuto e l’impressione di tanta “bella gente” tra i molti volontari di tutte le età che già oggi sono venuti a ritirare maglietta/felpa/kway, tutti sorridenti (seppur dietro la mascherina), simpatici e pieni di voglia di esserci in prima persona, desiderosi di dare del loro meglio… quindi con il giusto spirito del volontario! 😎

Nel seguito il link per una generica formazione turistica, gentilmente fornita da Turismo Torino e Piemonte per tutti i volontari, al fine rendere più accogliente il soggiorno a Torino di ospiti e turisti di Eurovision!

Nel seguito riporto i punti salienti del video per chi volesse darci un’occhiata e non avesse tempo di vederlo interamente!

Eurovision è alla 66esima edizione.

Eurovisioni si volle ispirare al festival di Sanremo per cui fonda le sue radici in Italia, sebbene siano 31 anni che non viene ospitato in Italia in quanto per tradizione viene ospitato dalla nazione del vincitore dell’edizione dell’anno precedente. Torino ha poi vinto la selezione con altre città italiane che si erano proposte a ospitare questo evento internazionale. Sembra che sia il programma televisivo al mondo più complesso e visto al mondo se si esclude Super Bowl (nella finale si parla di 200 milioni di telespettatori). È quindi una grande opportunità per Torino. Si ospiteranno le delegazioni di 40 Paesi (erano 41, ma recentemente la Russia è stata esclusa): ciascuna delegazione è guidata dai capi delle televisioni dei rispettivi Paesi (c’è anche l’Autralia e quindi non solo Paesi europei!) e staff artistico. Ogni delegazione è composta da un 20-25 persone quindi parliamo di un 800 persone che convergeranno a Torino! I conduttori saranno Laura Pausini, Alessandro Cattelan, Mika (?).

È un contest (e.g. insieme di elementi messi in correlazione fra loro), in quanto ciascun Paese può personalizzare lo show, con 40 scenografie diverse: è come se fossero 40 show armonizzati tra loro e quindi anche da un punto di vista tecnico molto complesso. Si tratta di 40 culture che desiderano condividere la loro storia, la loro cultura musicale.
Importante per tutti accogliere queste delegazioni con gioia e partecipazione.

L’evento sarà ospitato al Pala olimpico in cui sono due aree adiacenti: la delegation bubble (dove le delegazioni verranno accolte: si suddivide in 5 sotto aree, con camerini, lounge, ecc…) la pressing bubble (accoglienza giornalisti e sala stampa) essendoci ben 500 giornalisti accreditati per seguire personalmente l’evento oltre che un 1500 che lo seguirà digitalmente. Da qui partiranno tutte le informazioni verranno veicolate su tutti i canali ufficiali di EBU (European Brodcasting Union), unione di tutte le televisioni europee e che è l’organizzatore di Eurovision.
ci saranno 3 dirette televisive – il 10, 12 e 14 maggio – più altri 9 eventi collaterali fruibili dal pubblico. Essendo andati a ruba tutti i biglietti, ci sarà l’opportunità di accogliere altre 13000 persone all’Eurovision Village – collocato con accesso al Castello del Valentino con relativo desk di accoglienza – per seguire su maxischermi le dirette. Ci sarà poi sempre in quel Village un palco speciale dove si esibiranno sia artisti locali sia quelli che già partecipano a Eurovision.

C’è poi un ulteriore desk presso il Palazzo Madama dove si daranno informazioni sull’evento e sulla città a tutte le persone, turisti e giornalisti compresi!

Il programma di accoglienza delle delegazioni (social program): si tratta di visite guidate in alcuni musei, degustazioni, alle residenze reali locali e non solo in Torino ma anche in Piemonte, offerte gratuitamente dalla città di Torino e si volgeranno dal 30 aprile al 14 maggio. Si tratta di un totale di 130 visite in 15 giorni. Si sta organizzando anche un social program per i giornalisti a cui si offrirà anche a loro delle opportunità per conoscere meglio la nostra città e Regione.
Ci sono poi altri eventi collaterali destinati al grande pubblico e il calendario sarà presto pubblicizzato nel sito eventitorino.org nella sezione appositamente dedicata a Eurovision.

Ovviamente ci sarà un formazione specifica per i volontari che presidieranno i diversi desk.

Di seguito trovate una planimetria della venue con il dettaglio degli ingressi, a questo link una mappa Google interattiva e anche una planimetria dettagliata degli spazi interni/esterni.

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Appunti per impianto elettrico (e.g. come utilizzare un solo frutto per accendere, totalmente o parzialmente, ciascuno dei due lampadari di una stanza; come utilizzare un relè per accendere/spegnere, da più punti, una luce che comunque si spegne automaticamente dopo un certo tempo)

Ho da poco rifatto un impianto elettrico della casa di campagna e in questo post inserisco alcune informazioni utili sia a me, per ricordare nel futuro alcune soluzioni adottate, sia a eventuali visitatori che intendano realizzare soluzioni analoghe a quelle da me adottate.

In particolare avevo una stanza con due lampadari ciascuno dei quali poteva accendere tutte le sue lampadine o solo una sua metà: desideravo pilotare il tutto da due punti utilizzando però un unico frutto in quanto gli altri spazi erano già occupati per pilotare altre luci. In pratica, con un solo frutto volevo accendere/spegnere totalmente/parzialmente indipendentemente ciascuno dei due lampadari. La soluzione adottata è stata quella d’impiegare sia un pulsante doppio interbloccato (NO = Normally Open) in ciascuno dei due supporti da cui volevo comandare le accensioni, sia due relè della Finder, in particolare quelli della serie 26.04 (collegati con il neutro, in quanto richiedono che il comando dai pulsanti venga dato con un neutro). Questa tipologia di pulsante doppio è generalmente utilizzata per pilotare i motori delle persiane elettriche ma, in questo contesto in cui è abbinata a quei relè, uno dei due pulsanti (e.g. quello con la freccia in su) consente di accendere totalmente o parzialmente uno dei due lampadari, mentre l’altro pulsante (e.g. quello con la freccia in giù) invece pilota analogamente l’accensione/semi-accensione1/semi-accensione2/spegnimento dell’altro lampadario. Nel seguito mostro sia lo schema elettrico sia come sono stati collocati fisicamente:

Vedi anche il sito della Finder.

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Nel caso di un corridoio, per l’accensione /spegnimento in simultanea di tutte le luci da più parti ho invece usato un più semplice relè della Finder, serie 26.01:

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Avevo poi l’esigenza di accendere/spegnere una luce dai due lati di una scala, desiderando anche che, qualora non si spegnesse esplicitamente, questa si spegnesse dopo un tempo prestabilito anche sufficientemente basso (e.g. dopo un minuto)… insomma un comportamento analogo a quello delle luci delle cantine condominiali in cui però il timer viene atipicamente impostato per tempi maggiori! In questo caso ho utilizzato un’altra tipologia di relè della Finder, quello della serie 14.01:

Relè con temporizzazione ma che mantiene comunque anche la possibilità di uno spegnimento esplicito della luce da interruttore

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Link utili

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Come modificare a piacere la velocità di riproduzione di un audio mp3 sul proprio smartphone, in modo da poterlo meglio utilizzare come base per suonarci sopra con un proprio strumento

Avevo già scritto tempo fa un post su come rallentare agevolmente e convenientemente un audio/filmato su YouTube (Come modificare a piacere la velocità di riproduzione di un video/base musicale su YouTube in modo da poterlo meglio utilizzare per suonarci sopra con un proprio strumento) e in questo mostro come sia altrettanto semplice rallentare a piacere la riproduzione di un audio mp3 sul proprio cellulare. Infatti, spesso allegati ai libri di musica vengono forniti dei file audio associati agli spartiti presenti talvolta su CD o scaricabili online: nel primo caso è agevole comunque convertirli in file mp3 utilizzando, ad esempio, l’apposita funzionalità dell’applicazione Windows Media Player (vedi: How to easily convert an audio CD to MP3 files using Windows Media Player; How to get Windows Media Player be available (again) on a Windows 10 device) disponibile in Windows.

Per rallentare a piacere (ad esempio 0,7x) la riproduzione di un file mp3 sul proprio smartphone è sufficiente impostare opportunamente la relativa opzione presente molto probabilmente nel player audio. Ad esempio, nel mio cellulare Samsung, l’app di default per gestire i file audio ha appunto una opzione relativa alla velocità di riproduzione.
Inoltre, assai utile per lo studio di un brano musicale specifico da riprodurre e suonare in simultanea con il proprio strumento, è poi l’impostazione di ripetere ciclicamente sempre lo stresso brano (opzione in basso a destra nel player Samsung, rappresentato con un’icona di un “1” all’interno di due frecce circolari):

Esistono poi app specifiche che consentono di effettuare un’analoga variazione di velocità di riproduzione, ma perché installarle quando già molto probabilmente l’app fornita dal produttore dello smartphone fornisce già tale funzionalità tra le sue impostazioni?

Ovviamente si può anche modificare la velocità di riproduzione di un brano in modo permanente utilizzando appositi SW di elaborazione audio quale Audacity: è sufficiente applicare, tra le voci del menù, Effetto -> Cambia velocità [ENG: Effects -> Change Speed]. Tuttavia la modifica della velocità ha effetto sia sul tempo sia sull’intonazione dell’audio.

La variazione della velocità si può ottenere anche con un altro SW gratuito: AudioDope. Per modificare la velocità audio è sufficiente selezionare dal menu la voce Process -> Tempo. Tale opzione Tempo, mostra un cursore che consente di aumentare o diminuire la velocità dell’audio: un pulsante di anteprima consente anche di verificare le modifiche apportate.

Un’ulteriore alternativa è Naturpic. In questo SW per modificare la velocità audio, si deve applicare nell’opzione Time stretch, dove esistono due funzionalità: Preset e Stretching Rate che possono anche essere ntrambe queste opzioni possono anche essere entrambe applicate per fornire maggior flessibilità. Con Preset, si possono scegliere diverse velocità di tempo predefinite per modificare la velocità audio. Con Stretching Rate, si può spostare il cursore trascinando il mouse per modificare la velocità audio. Oltre alla velocità audio, questo SW consente anche di cambiare il tono dell’audio così come di convertirlo in un altro formato.

Vedi anche questo articolo.

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1/4/2022 ore 21:00 – Serata di beneficenza al teatro Superga di Nichelino: replica della commedia brillante “La zia di Carlo”

Le foto del teatro Superga di Nichelino in cui ora reciteremo parlano da sole!!! Anche i camerin sono cinque stelle…

Invece il teatro Matteotti di Moncalieri, dove inizialmente era programmata la serata, purtroppo resterà chiuso per chissà quanto tempo:

Se vuoi saperne di più e vedere alcune foto della “prima” dello spettacolo, visita il mio precedente post Teatro Sant’Anna di Torino – Domenica 17 ottobre 2021, ore 16:30: “La zia di Carlo”, spettacolo teatrale divertente

6/3/2022 ore 16:30: replica della commedia brillante “La zia di Carlo” al teatro Sant’Anna di Torino

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Come conoscere dal sito della SORIS l’acconto TARI + TEFA da pagare: un altro anno è passato, ma anche nel 2022 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci… se non leggi questo post! ;-)

Oramai è diventato un post periodico questo…
Ogni anno ricevo per email (essendomi da tempo registrato a quell’utile servizio di notifica) la segnalazione dalla Soris della presenza nel mio “estratto conto” di una richiesta di pagamento per le tasse TARI + TEFA, premo il link fornito nel testo della email per accedere all’informazione e generare l’F24 da pagare… ma riscontro problemi, mi ricordo del post scritto l’anno prima, risolvo gli stessi problemi riscontrati anche gli anni precedenti (utilizzando le indicazioni già evidenziate nei vecchi post), … e alla fine non posso far altro che scrivere un altro nuovo post sul tema in oggetto che rimanda ai precedenti!!!

2020
Come scaricare e visionare il dettaglio del dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS … alias come rendere complicato per il cittadino trovare la pagina opportuna e anche solo effettuare l’autenticazione!

2021
Come sapere l’importo della TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS e quindi pagarla: anche nel 2021 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci … se non leggi questo post! 😉

2022
Questo post!

Innanzitutto continua i mio no comment 🙄 sul fatto che nel sito della Soris la sezione per ottenere gli i moduli F24 per tasse locali da pagare sia stata chiamata Estratto Conto, termine fuorviante in quanto generalmente usato per indicare il documento che una banca deve inviare a ogni cliente per metterlo a conoscenza dei movimenti e delle operazioni del suo conto corrente.

Poi continua il mio no comment 🙄 sul fatto che, anche per le tasse comunali, sia necessario dettagliare gli importi per ciascuna delle tipologie di tassa locale e il tutto deve essere quindi indicato separatamente nell’F24: dal momento che i soldi vanno sempre al medesimo Ente (i.e. Comune) non si potrebbe indicare una tassa globale e poi le suddivisioni essere fatte in automatico sul backend secondo le suddivisioni prestabilite?

La mail ricevuta quest’anno è direi analoga a quella degli anni scorsi:

Email con il link per accedere ai nuovi documenti presenti nel proprio estratto conto

Quest’anno cliccando sul link fornito in quella email (http://portale.servizi.soris.torino.it/pagonet2/default/homepage.do) si va a una pagina nuova con un nuovo look tutto accattivante… ma poi scopri che la sostanza non è cambiata di molto, anzi! Infatti, selezionando da quella la sezione Estratto Conto (che oramai sappiamo bene essere quella d’interesse!), si giunge alla pagina specifica appunto dell’Estratto Conto in cui viene chiesto di autenticarsi:

Scelgo il mio SPID provider (PosteID) ed effettuo la autenticazione tramite lettura di QR code da telefonino e inserimento PIN, acconsento affinché le informazioni richieste vengano trasferite al richiedente per l’autenticazione e poi: errori di diversa tipologia…

Cambio browser, utilizzando ora Chrome e non Edge che uso di default, proprio per scrupolo: medesimo comportamento!

Vado allora nel mio post dell’anno precedente, seleziono il link diretto seguente di accesso al servizio che avevo già allora evidenziato e consigliato di utilizzare in quanto non mi aveva dato problemi (i.e. https://servizi.torinofacile.it/info/servizi/estratto-conto) dove giungo a una pagina di autenticazione differente e dalla quale non ho problemi ad autenticarmi tramite il medesimo SPID provider e quindi ad arrivare alle informazioni sull’F24 da pagare:

Ovviamente, una volta pagato il tutto con la procedura già descritta dettagliatamente nel post dello scorso anno, come test effettuo il logout e riprovo nuovamente ad autenticarmi sia partendo dal link fornito dalla Soris sia da quello da me evidenziato e tramite il quale la procedura non mi aveva dato problemi: medesimo comportamento di errore nel primo caso e di accesso riuscito nel secondo!! Quindi comportamento ripetibile…

Perciò, se anche voi riscontrate problemi nell’accesso utilizzando la procedura di autenticazione a partire dal link fornito dalla Soris via email, utilizzate il link da me evidenziato, che porta ad una pagina del sito di Torino Facile con il pulsate per accedere all’Estratto conto!

Per concludere, un’ultimo no comment 🙄: possibile che per pagare, ad esempio, una multa un cittadino possa effettuare il pagamento direttamente dal sito della Soris (anche con Satispay e quindi con costi assai inferiori a quelli richiesti dalle banche), mentre per il pagamento di una tassa locale (e.g. TARI) quel servizio non possa essere reso disponibile per evitargli così, -nella migliore delle ipotesi – di dover ricompilare a manina, nel form F24 del sito della propria banca, tutti quei dati che già la Soris aveva automaticamente inserito nel modulo F24 di cui fornisce versione in pdf? A parte i possibili sbagli di trascrizione nel riportare i dati (soprattutto il codice operazione), spesso i formati dell’F24 forniti dai siti delle banche non rispecchiano esattamente il formato standard di quel modulo (i campi non sono nella medesima sequenza) e questo può ulteriormente creare confusione nel cittadino…

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PS. 31/4/2022