La telematica al servizio del malato oncologico terminale

Ogni tanto capita di dover mettere mano a vecchie cartelle di backup … soprattutto quando capita di dover sostituire un HD in un NAS in quanto identificato come corrotto!! 😦
Scriverò poi un post specifico su questa triste esperienza che per fortuna non ha comportato perdite particolari … seppure non sia riuscito a salvare proprio tutto, come avrei immaginato dal momento che da sempre ho impostato il mio WD MyBook Duo con una configurazione RAID 1 (mirroring)!

Tra i tanti file assai vecchi che ho ritrovato, scorrendo nelle directory, ne ho trovati alcuni che, seppur molto datati, potrebbero ancora fornire qualche informazione utile … e comunque meritano di essere pubblicati su questo mio blog anche solo per un mio ricordo!
In questo post riporto quindi il testo di alcuni miei articoli che erano stati pubblicati nel ’98 e ’99 sul giornale “La voce dell’ANAPACA” di quella associazione di volontariato con la quale ho collaborato per alcuni anni.
Seppur siano passati più di 20 anni dalla loro pubblicazione e le tecnologie si siano evolute moltissimo (gli smartphone come li conosciamo oggigiorno arriveranno quasi un decennio più tardi, sebbene incominciassero già allora a esserci quelli che allora erano chiamati WebPhone o i cosiddetti Handheld PC [HPC] – evoluzione delle agendine elettroniche – con possibilità di connessione verso server remoti o a Internet), non sempre i servizi sanitari hanno seguito un analogo miglioramento per cui, magari alcune indicazioni ipotizzate come utili potrebbero essere ancora valide tutt’oggi.

Insomma, si tratta comunque di articoli che ci ricordano come i miglioramenti tecnologici non sempre vengano applicati con la solerzia dovuta, per cercare di risolvere problematiche urgenti quali quelle relative alla gestione di un malato terminale.

In fondo a questo post, inserisco anche altri due miei articoli apparsi successivamente (2001) sul medesimo periodico:

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La telemedicina e l’assistenza domiciliare al malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’98)

In questo articolo, e in altri successivi che appariranno nei prossimi numeri, esamineremo alcune delle problematiche presenti nel fornire un servizio di assistenza domiciliare a malati oncologici terminali. É ormai assodato che la degenza domestica comporta indubbi vantaggi non solo per il paziente, che si trova in un luogo familiare in grado di offrirgli la migliore “qualità di vita“, ma anche per l’amministrazione in quanto i suoi costi sono inferiori rispetto all’ospedalizzazione.

In Italia vi è stata, fino ad oggi, una scarsa attenzione su questi temi da parte delle autorità sanitarie. Le attuali esperienze derivano principalmente da associazioni/fondazioni no-profit nate negli anni ‘80/’90: queste assicurano gratuitamente, grazie a propri fondi derivanti da donazioni e sovvenzioni/convenzioni pubbliche, la presenza di un’équipe multidisciplinare di operatori. La loro attività si esplica spesso nell’ambito cittadino o comunque in un contesto territoriale molto limitato.

La validità di questo tipo d’assistenza domiciliare è dimostrata sia dalla sua sempre maggiore diffusione sia dall’aumento delle richieste da parte dei cittadini che purtroppo non riescono ad essere ovunque soddisfatte.

Il dato più sconcertante è perciò il seguente: la possibilità di usufruire del servizio da parte di un malato dipende dal proprio domicilio perché le associazioni operano solo in certe città o zone, anche come conseguenza dei vincoli territoriali imposti da alcune sovvenzioni che esse ricevono. La più nota tra le organizzazioni di questo tipo che opera a Torino è la Fondazione Faro.

Negli ultimi tempi si è attivata, questa volta a livello istituzionale e pubblico, l’A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata) che offre a casa del paziente un servizio generale di assistenza, quindi non rivolto specificamente ai malati oncologici.

Tra i diversi attori che ruotano attorno al paziente domiciliare, esiste sempre più la necessità d’interazione e di scambio d’informazioni, di condivisione delle scelte terapeutiche ed assistenziali.

Questo comporta, ad esempio, l’uso di strumenti di lavoro comuni, quali una cartella clinica a disposizione di tutti gli operatori dell’équipe (oltre che del malato e dei suoi familiari), l’integrazione tra quanto può essere fornito dal Servizio sanitario nazionale (anche in termini di presidi sanitari) e quanto messo a disposizione da associazioni o fondazioni.

Le nuove tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni possono essere sfruttate per migliorare questo tipo di assistenza, risolvendo alcune delle difficoltà imputabili principalmente al fatto che l’operatore opera sul territorio, cioè al di fuori di una struttura sanitaria in grado di offrirgli prontamente servizi ed informazioni.

Con il termine “telemedicina” si intende un’applicazione della “telematica” (tra-smissione di informazioni a distanza) al settore medico.

Spetta al medico stesso sperimentare sul campo i servizi offerti da nuovi sistemi, analizzandone i benefici e decidendone, quindi, il loro effettivo utilizzo nella routine. Le telecomunicazioni non possono sicuramente sostituire i collaboratori sanitari soprattutto nella loro attività di relazione con il paziente, ma possono aiutare l’integrazione tra i diversi servizi sanitari contribuendo in tal modo a dirigere le attenzioni maggiori verso la clinica e il paziente stesso.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo sviluppo e disponibilità sul mercato di piattaforme munite di microprocessore ed in grado di adempiere, almeno parzialmente a funzionalità che, fino ad allora, erano proprie solo dei Personal Computer. Sono disponibili sul mercato già oggi terminali con caratteristiche particolarmente indicate per realizzare nuovi servizi utili, in un contesto di assistenza domiciliare, sia agli operatori sanitari sia ai pazienti stessi.

In particolare, gli Handheld PC (HPC), evoluzione delle agendine elettroniche, risultano molto leggeri e di dimensioni estremamente ridotte pur mantenendo sufficienti funzionalità, quale la possibilità di connessione, tramite la rete telefonica, verso server remoti o a Internet. I WebPhone sono invece l’evoluzione del telefono; oltre a potersi sostituire al telefono domestico permettono d’inviare e ricevere E-mail e di collegarsi a Internet.

Anche il fattore psicologico gioca a favore di questi nuovi dispositivi che assomigliano più a delle rubriche elettroniche o a dei telefoni, piuttosto che a veri e propri elaboratori. Anche quelle fasce della popolazione e quelle categorie di professionisti generalmente restie all’utilizzo dei mezzi informatici possono ora agevolmente adoperare questi dispositivi per le finalità di loro interesse.

Nel prossimo articolo esamineremo in maggiore dettaglio le possibili applicazioni concrete di questi strumenti.

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La telematica al servizio degli operatori sanitari

da “La voce dell’ANAPACA” (dicembre ’98)

Abbiamo visto, nell’articolo apparso nel precedente numero, che l’assistenza a domicilio per il malato oncologico terminale comporta l’attivazione di una equipe multidisciplinare che collabori con il medico di medicina generale, nel rispetto della volontà del malato e con una particolare attenzione ai problemi familiari, valorizzando infine il ruolo del no-profit e del volontariato. Si era evidenziato pure come l’utilizzo delle nuove tecnologie telematiche possa contribuire a un miglioramento di questo tipo d’assistenza. I vantaggi dell’uso delle tecnologie informatiche possono interessare sia i pazienti e i suoi familiari, sia gli operatori sanitari: nel seguito ci concentreremo solo su questi ultimi.

Da tempo alcuni sistemi di telemedicina consentono di controllare a distanza lo stato di un paziente. Esistono, infatti, dispositivi in grado di fornire in forma elettronica i parametri da loro misurati: collegati ad un sistema di telecomunicazioni consentono di controllare a distanza alcuni parametri, vitali (es. pressione arteriosa) o di conoscere l’esito di esami strumentali (es. elettrocardiogramma). Addirittura, alcune pompe d’infusione per fleboclisi possono essere regolate a distanza. Tutto questo consente un più pronto intervento da parte del medico per un’eventuale modifica della terapia. Si noti che, quando si è interessati a soli segnali biomedici e non ad immagini, la rete telefonica tradizionale (quella presente a casa del paziente) è sufficiente per ottenere una loro ricezione anche in tempo reale.

Tuttavia, il contributo maggiore che la telematica può offrire anche in questo settore consiste, a mio parere, nel rendere più agevole l’integrazione e la comunicazione tra i diversi attori che concorrono a realizzare il servizio d’assistenza domiciliare. Si tratta di persone e di enti quali gli operatori sanitari, le strutture S.S.N., le sedi di associazioni di volontariato, gli specialisti contattati all’occorrenza, i familiari del paziente, il medico di medicina generale.

Infatti, per favorire la diffusione di questo tipo di assistenza, non basta “semplicemente” creare e diffondere la presenza di quelle équipe multidisciplinari di cui sopra. Risulta necessario agevolarle nel loro ruolo, rendendo più semplici e veloci tutte quelle funzioni e procedure che devono essere svolte abitualmente. Solo in questo modo è possibile una loro espansione in termini numerici, pur mantenendo immutata la semplicità ed efficienza presente in alcune delle iniziative di limitate dimensioni, attualmente esistenti. Fin quando la struttura d’assistenza rimane confinata a poche decine di operatori, soprattutto quando selezionati adeguatamente e fortemente motivati, la gestione delle relazioni tra i componenti di una équipe o lo scambio di esperienze può essere efficiente ed adeguato anche senza il supporto di particolari mezzi informatici/telematici, sebbene questi risulterebbero comunque utili.

Diverso è il discorso quando si cerca di coprire zone territoriali più vaste, proponendosi di garantire un buon livello medio d’assistenza indipendente dal domicilio del paziente. Lo scambio di esperienze ed il dialogo tra diverse équipe che si trovano a dover affrontare problematiche analoghe, anche se su realtà territoriali differenti, non può che accrescere le conoscenze reciproche ed apportare miglioramenti sia nelle procedure adottate sia nella sperimentazione di nuovi protocolli. La telematica può dunque essere realmente d’ausilio a quest’integrazione da un punto di vista operativo, consentendo inoltre un’agevole rielaborazione delle informazioni anche a scopo di ricerca.

Vediamo ora alcuni esempi concreti di servizi che possono essere offerti all’operatore sanitario, accedendo a un sistema informatico mediante terminali collegati a una rete di telecomunicazioni (es. linea telefonica presente a casa del paziente, GSM del cellulare del medico):

  • Scambio di opinioni, osservazioni e richieste tra i componenti dell’equipe assegnata al paziente, agevolando anche il rapporto e la collaborazione con personale di associazioni ed enti di tipo differente.
  • Accessibilità, da qualsiasi luogo, alle informazioni d’utilità, quali i dati contenuti nella cartella clinica del paziente, la disponibilità/ordine di farmaci, i referti degli esami.
  • Richiesta, direttamente dal domicilio del paziente, di una visita di uno specialista, con la possibilità di conoscere i suoi impegni pregressi e di “inoltrare” la richiesta per un suo intervento.
  • Notifica, verso l’opportuna sede amministrativa, dell’avvenuta prestazione da parte dell’operatore sanitario.
  • Gestione dei turni del personale che effettua le visite a domicilio, tenendo conto sia delle sue esigenze sia dei ritmi dei diversi pazienti, pur cercando naturalmente di mantenere continuativi, nei limiti delle possibilità, i rapporti tra paziente e medico/infermiere.
  • Ottimizzazione del percorso di visita, gestendo l’agenda personale di ciascun operatore.
  • Coordinamento con le strutture sanitarie e in particolare con quelle d’emergenza (es. ospedali, pronto soccorso).

Attualmente alcune associazioni (come la Fondazione Gigi Ghirotti) utilizzano già software specifici per gestire malati oncologici terminali, che forniscono, ad esempio, schede di valutazione dei sintomi ed in particolare del dolore, così come la possibilità d’inserire annotazioni sulla terapia in corso e sulle sue variazioni nel tempo.

In generale si può dire che esiste la possibilità d’integrare in un’unica piattaforma anche più servizi tra quelli elencati.

L’utilizzo, come terminali, degli Handheld PC (dispositivi evoluzione delle agende elettroniche, descritti nel precedente numero) risulterebbe, talvolta, particolarmente indicato, in quanto consentirebbe di rendere agevolmente trasportabile il supporto informatico necessario, esigenza particolarmente sentita soprattutto per chi opera sul territorio.

Nel prossimo numero ci occuperemo dei possibili servizi ipotizzabili orientati questa volta al paziente ed ai suoi familiari, con l’intento principale di ridurre il più possibile le incombenze a loro carico, prime tra tutte quelle burocratiche ed organizzative, difficoltose da gestire soprattutto in una situazione psicologica spesso già compromessa.

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La telematica al servizio del malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (settembre ’99)

In due precedenti articoli (sett. ‘98, dic. ‘98) sono già state evidenziate alcune delle potenzialità di un utilizzo di nuove tecnologie telematiche in un contesto d’assistenza domiciliare per malati oncologici terminali. In particolare si sono esaminati alcuni possibili dispositivi che risultano convenientemente utilizzabili e, successivamente, si sono individuati alcuni servizi specifici che potrebbero essere offerti agli operatori sanitari.

Si vogliono ora esaminare alcuni dei possibili servizi riferiti in modo diretto al paziente oncologico terminale ed alla sua famiglia, anche se quelli già indicati influirebbero positivamente ma indirettamente nel suo processo di cura, migliorando infatti l’efficienza del personale sanitario ed i contatti tra i membri di un’équipe.

I potenziali servizi individuati sono elencati nel seguito e la loro introduzione può essere agevolata dall’utilizzo come terminale di un Web-phone (vedere articolo settembre ’98), sostituibile al telefono del paziente, in quanto questo semplifica la modalità di un loro accesso direttamente da domicilio: 

  • Agevolazione delle pratiche burocratiche che trovano spesso i familiari impreparati sia da un punto di vista psicologico sia di tempo (es. richiesta dell’invalidità civile e dell’assegno d’accompagnamento, sussidi sanitari presso strutture convenzionate). Attualmente alcuni sussidi sanitari sono forniti in “prestito d’uso” dal S.S.N.: tuttavia, le modalità di richiesta e i tempi di rilascio/reso non sono congrui all’urgenza richiesta da questa forma d’assistenza. Le associazioni/fondazioni spesso cercano di sopperire a queste disfunzioni fornendo temporaneamente tale materiale, prelevandolo da loro piccoli magazzini, frutto sostanzialmente di donazioni. È ovvio che se realmente si desidera diffondere ulteriormente un discorso d’assistenza domiciliare, meccanismi burocratici lunghi e comunque difficilmente controllabili, non risultano più accettabili. Qualora la richiesta di questi sussidi avvenisse elettronicamente, eventualmente dal domicilio stesso del paziente [da parte di un medico, di un famigliare o dello stesso assistito], si avrebbe non solo una più agevole e veloce loro fornitura ma, quando questi non risultassero più necessari, il loro ritiro risulterebbe più trasparente e immediato, consentendone un pronto riutilizzo da parte di altri pazienti o di altre strutture sanitarie.
  • Richiesta e fornitura di medicinali da parte delle farmacie. Attualmente, questi vengono forniti dal S.S.N., con cadenza generalmente trimestrale, su richiesta particolareggiata del medico di medicina generale effettuata in base sia a un elenco di prodotti resi disponibili in relazione all’accertato livello d’invalidità del paziente, sia alle effettive sue necessità. Attualmente sono i familiari stessi che si devono preoccupare di ordinare il tutto periodicamente in una farmacia e di ritirare questo materiale, spesso molto voluminoso, in un momento successivo. Sicuramente più agevole risulterebbe un inoltro diretto della richiesta, da parte del medico, verso la farmacia più vicina al paziente o, comunque, verso quella in grado di fornire un servizio di consegna a domicilio di tutto il materiale ordinato. L’individuazione dei prodotti potrebbe essere effettuata mediante una loro selezione da apposite liste disponibili in rete, opportunamente già filtrate sulla base dell’accertato grado d’invalidità del paziente. Inoltre, questi dati potrebbero essere aggiornati agevolmente dal S.S.N. agendo semplicemente sul contenuto di alcune tabelle di una banca dati.
  • Visione sempre aggiornata del personale reperibile durante le ore notturne e i giorni festivi, con un’indicazione dei corrispettivi numeri telefonici. Si potrebbe anche consentire un inoltro automatico della richiesta di contatto telefonico, non rendendo visibile all’assistito il numero effettivamente utilizzato, eventualmente modificabile dall’operatore sanitario stesso.
  • Servizio videotelefonico teso principalmente a fornire un’assistenza di tipo psicologico e/o d’urgenza: il suo utilizzo può essere particolarmente utile nei momenti critici e/o di crisi del paziente o dei suoi familiari.
  • Fornitura alla famiglia del paziente, qualora lo richieda, di un elenco di persone disponibili a effettuare un’assistenza non infermieristica supplementare. Questo tipo d’assistenza, indispensabile per assicurare un’adeguata pulizia personale del paziente, è altrettanto importante rispetto a quella sanitaria.
  • Inoltro automatizzato di una richiesta di collaborazione da parte d’associazioni di volontariato, in cui siano specificati sia la zona di residenza del paziente sia le principali problematiche d’affrontare.

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Il movimento “hospice”: le sue origini e la sua filosofia

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’99)

In generale, il termine hospice è utilizzato per indicare una filosofia ed uno stile di cura, più che un luogo ben preciso: esso si basa sul principio che prioritaria è la “qualità di vita” residua del paziente in fase terminale, senza per questo accelerare o posporre la sua morte. Questa filosofia si affianca e supera quella, spesso oggi dominante, che invece si basa principalmente sull’aspettativa di vita residua.

Perciò, l’hospice enfatizza le cure palliative rispetto a quelle curative, la qualità della vita residua rispetto alla sua quantità, riportando la fase terminale della vita a un periodo importante dell’esistenza di un individuo e preoccupandosi d’integrare le cure mediche con supporti di tipo psicologico e spirituale. Perciò viene rivolta un’attenzione particolare al controllo dei sintomi durante l’evolversi della neoplasia, oltre a offrire un intervento psicosociale, rivolto principalmente al paziente sebbene coinvolga, talvolta, anche i suoi familiari.

Questo tipo d’assistenza è indicato per quei pazienti dei quali si preveda una sopravvivenza inferiore ai sei mesi e per i quali non esistono più terapie curative efficaci: naturalmente è possibile, qualora le condizioni cliniche migliorino o si rendano disponibili nuovi ritrovati della medicina, ritornare ai trattamenti medici tradizionali, con un eventuale uso di terapie più aggressive. Poiché le esigenze di ciascun paziente sono uniche, l’hospice tende a offrire piani individualizzati di cura, utilizzando appunto equipe interdisciplinari pensate all’occorrenza.

Sebbene la maggior parte dei pazienti terminali che sceglie questo tipo di gestione della malattia sia seguito al proprio domicilio, si stanno diffondendo sempre più dei centri studiati per accoglierli, qualora non risulti possibile o auspicabile (per motivi sociali, medici o psicologici) offrire quel tipo di assistenza presso la loro casa. Infatti troppo spesso nella nostra società la gestione a domicilio di malati cronici, benché auspicabile, non risulta realistica anche solo a causa degli impegni lavorativi dei familiari. Con il termine hospice s’intende perciò indicare queste strutture residenziali specifiche: la terminologia inglese viene mantenuta anche in italiano, in quanto la sua traduzione letterale (ricovero, ospizio) male focalizzerebbe il reale spirito di queste iniziative, richiamando viceversa sensazioni di abbandono. D’altra parte, il termine utilizzato è etimologicamente corretto, derivando, infatti, dalla parola latina hospitium che significa appunto “ospitalità”. Già dai tempi medioevali esso indicava un luogo dove sia i viaggiatori / pellegrini, sia i malati, feriti o morenti, potevano trovare riposo e conforto. In generale, oggigiorno, le strutture hospice hanno caratteristiche tali da offrire almeno a un familiare la possibilità di restare vicino al paziente anche durante la notte, non presentando alcuna restrizione alle sue possibilità di visita e d’assistenza continua. Inoltre, dispongono sia di aree comuni in cui possano esserci incontri tra i pazienti, volontari, familiari, sia di spazi aperti per consentire momenti di deambulazione e di svago ai malati meno gravi.

Sono perciò strutture caratterizzate da pochi letti, bassa tecnologia, assistenza infermieristica di alta qualità, dove particolare attenzione viene data al comfort del malato, ai suoi sintomi e alla sua “qualità di vita”. Si noti che, talvolta, anche per i malati terminali seguiti a domicilio può presentarsi la necessità temporanea di un ricovero presso queste strutture per effettuare, ad esempio, accertamenti o interventi terapeutici.

Sebbene, come abbiamo visto, esistano esperienze ben più remote, il primo hospice moderno risale al 1967 e fa riferimento al St. Christopher’s Hospice, vicino Londra, fondato da Dame Cicely Saunders, un medico che credeva fermamente che “guarire una persona non significa sempre curare una malattia”.

Negli anni ‘60 il movimento hospice si basa principalmente su aspetti etici, sociali e culturali per i quali un paziente che non abbia prospettive di guarigione possiede comunque ancora dei diritti.

Il primo hospice negli U.S.A. risale al 1974 a Branford, Connecticut e, da allora, questo tipo d’assistenza è diventato sempre più parte integrante del sistema sanitario di quella nazione: lo dimostra anche la presenza di molteplici siti Internet a tale riguardo. Attualmente infatti, esistono più di 2000 programmi di hospice negli U.S.A. dove si è stimato che, già nel 1995, 390.000 pazienti siano stati gestiti con questa filosofia di cura.

Negli anni ’90, un particolare impulso alla loro diffusione è imputabile indubbiamente ai risultati di alcuni studi economici che hanno evidenziato come, anche da quel punto di vista, la gestione di questi pazienti risulti vantaggioso rispetto al ricovero in una comune corsia d’ospedale.

Le diverse scelte effettuate in molti paesi del mondo relativamente agli hospice, fanno riferimento a uno dei due principali modelli residenziali esistenti, cioè a quello inglese e a quello canadese.

Il modello tipicamente inglese sceglie l’autonomia dagli ospedali, utilizzando come propria sede edifici d’abitazione privata spesso immersi nel verde, e cercando inoltre di ricreare e conservare gli aspetti quotidiani e familiari della vita del malato qui ricoverato.

Il modello canadese, seguendo le scelte effettuate originariamente dal St. Victoria Hospital di Montreal, propone la realizzazione di strutture adeguate all’interno (o nelle vicinanze) di ospedali/case di cura, in modo da poter conciliare l’aspetto umano e psicologico, proprio delle cure palliative, con la potenziale disponibilità delle risorse tecnologiche più avanzate.

In genere, si tratta comunque sempre di reparti a bassa tecnologia, aperti a parenti e amici, dove il malato può portare con sé oggetti e abitudini.

In un prossimo numero analizzeremo in dettaglio l’attuale situazione italiana.

Frattanto, per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento, segnaliamo sia il libro “Il movimento Hospice in Italia: un decennio a fianco del malato e del morente” di Salvatore Nicoscìa (edizione C.E.L.I.) sia i link relativi agli Hospice in Italia e all’estero.

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Seminario su “Comunicazione e ascolto”: un invito a partecipare

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile 2001)

Con quest’articolo desidero riproporre alcuni pensieri derivati da alcuni appunti presi lo scorso anno al seminario “Comunicazione e ascolto“, destinato a volontari Anapaca e Avo, e indirizzato alla sperimentazione e alla razionalizzazione dei molteplici aspetti della comunicazione umana, con un approfondimento particolare alla relazione d’aiuto verso il malato. Si tratta, secondo me, di un momento di formazione importante che da due anni viene organizzato dalla dr.ssa E. Solinghi (consulente di psicologia e pedagogia) e che mi auguro venga riproposto anche quest’anno: spero, infine, che la lettura di questo seppur breve articolo sappia incuriosire altri volontari, invogliandoli a partecipare alle future edizioni del seminario.

La comunicazione è un atto complesso in cui sono implicati una pluralità di canali espressivi oltre che di significati emozionali. Si può affermare che è impossibile “non comunicare” in un incontro tra due persone. Infatti, tutte le nostre azioni (ma anche l’inattività), le parole (ma anche il silenzio) e i nostri comportamenti in generale, esprimono e trasmettono sempre qualcosa. Molte ricerche dimostrano che risultano molto più rilevanti le componenti visive (es. posture, gestualità, sguardo) e vocali (es. tono della voce, ritmo, pause) rispetto a quelle verbali (parole, scritto). Insomma, come ben sa la pubblicità, non è tanto il contenuto che conta, quanto il modo con cui viene comunicato: gli effetti visivi e vocali incidono, rispettivamente, del 55% e del 38%, rispetto al messaggio verbale a cui resta solo il 7%!!!! Queste considerazioni generali devono far riflettere qualsiasi persona in ogni sua relazione con un’altra, ma a maggior ragione il volontario quando si trova a comunicare con il malato.
Sebbene, come evidenziato, la “non comunicazione” risulti impossibile, la capacità di comunicare bene (cioè “esprimersi in modo efficace“) e di ascoltare bene (cioè “prestare effettiva attenzione a quanto viene detto”) non è qualcosa di automatico, ma al contrario richiede una particolare attenzione da parte dell’individuo. Molte sono le variabili in gioco capaci d’influire negativamente in una comunicazione: ad esempio, lo stato emotivo è sicuramente una variabile fondamentale che la può ostacolare, così come lo sono i pregiudizi. Ciascuno di noi “filtra” le informazioni che riceve, secondo propri canoni dettati, ad esempio, dal livello socio-culturale, dall’umore e da pregiudizi. Una comprensione dei principi che regolano il processo di comunicazione è perciò di notevole aiuto per migliorare il proprio rapporto con se stesso e con gli altri: come sempre, la presa di coscienza può aiutare a un arricchimento della propria vita e, quasi conseguentemente, di quella delle persone con cui ci si relaziona. É importante sperimentare e razionalizzare personalmente i molteplici aspetti della comunicazione umana, acquisendo una graduale consapevolezza della pluralità dei canali comunicativi presenti nelle relazioni umane. Ad esempio, questo ci aiuta a evitare incongruenze tra messaggi verbali e quelli non verbali, situazione sempre vissuta dall’altro in modo ambiguo e angosciante: se esiste una discrepanza tra ciò che si dice e tra come lo si presenta, le persone tenderanno a credere più al linguaggio corporeo rispetto alle parole e si perderà conseguentemente in credibilità.
La capacità d’ascolto di se stessi è un processo fondamentale nella comunicazione: è quindi importantissimo potenziarla, per sapersi poi mettere in contatto autenticamente con gli altri, nella consapevolezza delle emozioni e dei significati che sono impliciti in tutte le relazioni umane. Innanzi tutto si deve essere consapevoli dell’atteggiamento generale che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri, sostanzialmente nell’ottica di riuscire a migliorare il nostro atteggiamento nei confronti della vita. La posizione esistenziale cui si deve tendere è quella in cui si “sente” OK (cioè adeguato “qui e ora“) sia se stessi sia l’altra persona con cui ci si relaziona. Ovviamente, nel corso della nostra esistenza, ci saranno momenti in cui deviamo da questa situazione ottimale, ma è proprio su questa consapevolezza del nostro atteggiamento psicologico verso noi stessi e gli altri che dobbiamo lavorare per rimanere il più a lungo possibile vicino alla posizione ottimale, consapevoli che solo così saremo felici e potremo essere portatori di serenità verso le altre persone. Le diverse tecniche di meditazione, così come la psicoterapia, aiutano appunto a prendere coscienza dei propri atteggiamenti e pensieri, focalizzando la nostra attenzione sul proprio “io” per scoprire in noi stessi come poter migliorare anche il nostro rapporto con gli altri e con la vita in generale.
La comunicazione è un flusso a doppio senso e, per questo, miglioramenti possono essere raggiunti sia nel “convertire” i pensieri che si desidera trasferire (tenendo conto dei “filtri” che immancabilmente utilizzerà l’interlocutore nella sua interpretazione) sia nel comprendere pienamente ciò che ci viene detto, sapendo cogliere il maggior numero di sfumature presenti nel processo di comunicazione, che come abbiamo già sottolineato, va ben al di là delle parole. Ad esempio, dovremmo focalizzare la nostra attenzione su quelle che gli psicologi chiamano “carezze”, cioè tutti quegli atti che implicano il riconoscimento della presenza dell’altra persona. Queste “carezze” possono sì essere in forma di reale contatto fisico, ma il più delle volte sono simboliche e sotto forma di uno sguardo, una parola, un gesto o qualsiasi altra azione che indichi all’altro “so chi sei”. Le carezze possono essere “positive” quando esprimono apprezzamento e sentimenti positivi, procurando sensazione di vitalità, di benessere e d’importanza. Possono però anche essere “negative”, quando al contrario esprimono mancanza d’attenzione, svalutazione o derisione. Volendo sintetizzare, con tutti i limiti che ciò comporta, si può dire che ognuno di noi, per migliorare la propria comunicazione con l’altro, deve innanzitutto imparare a dare carezze positive (“le mie carezze hanno valore“), accettare e chiedere carezze positive (“ho bisogno di carezze e le merito“), rifiutare carezze non adeguate o ambigue (“sono responsabile del loro valore“), auto-accarezzarsi (“amo me stesso“).

In un rapporto tra due persone è poi fondamentale migliorare le proprie capacità d’ascolto, ad esempio mantenendo il contatto visivo mentre l’interlocutore parla, convenendo e sorridendo per metterlo a proprio agio, senza interromperlo e senza distrarsi, mostrando anzi la massima attenzione. Per controllare poi che si è compreso esattamente quello che è stato detto, risulta conveniente fare domande aperte e riformulare il messaggio parafrasandolo, cercando di sintetizzare le parti razionali del discorso eliminando quelle superflue: questo processo ha il duplice scopo di mostrare il proprio interesse e d’incoraggiare l’altra persona a vedere la soluzione che va bene per lei stessa, sulla base della sintesi del suo stesso pensiero che gli viene proposto. Spesso non è conveniente contraddire ma, accogliendo l’altrui visione e opinione, è più opportuno stimolare la persona a trovare eventualmente anche altre soluzioni, lasciando perciò aperto il dialogo. Le affermazioni perentorie non favoriscono mai il dialogo ed è perciò opportuno evitare di essere rigidi o di etichettare: la consapevolezza che anche noi siamo manovrati da nostri meccanismi inconsci di difesa (es. paura) giova a questo processo di miglioramento.”

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Link

Internet difficilmente dimentica …
Ancora oggi ho visto che, solo più nella versione inglese, si riesce a trovare il sito che un tempo aveva dominio mammo.it, sulla prevenzione al tumore del seno che avevo fatto in collaborazione di alcuni medici del settore.
Era stata una bella iniziativa a cui molti avevano collaborato con passione e impegno, ciascuno mettendo a disposizione il proprio tempo e competenze. Ormai “abbandonato” a se’ stesso, senza un dominio da più di 20 anni, eccolo ancora raggiungibile su un MAPPA del sito MAMMO.IT (su tiscali.it), così come le sezioni Dicono di noi e Chi siamo … o sarebbe oggi meglio dire chi eravamo! 🙂
Era stato un sito segnalato da molte parti (e.g. 29/08/2000 – La Stampa nella rubrica di Anna Masera; 17/09/2000 – “Corriere della Sera” (Corriere Salute); 1/12/2000 – su “TorinoSette” de “La Stampa” nella rubrica di Salvatore Romagnolo; 15/01/2001 – sito della settimana su UnoNet.it).
… insomma, anche questo è un bel ricordo di cui vale la penna lasciar traccia in questo blog!

Ma le cose cambiano nel tempo: attenzione che se ora si cerca di andare nel dominio http://www.mammo.it, questo è attualmente stato registrato da malintenzionati che redirezionano a un sito di phishing che quindi è meglio chiudere subito!!

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Ecobonus e Superbonus 110%: arriva addirittura Virgilio, un assistente virtuale dell’Enea, per guidarci nella selva oscura …!

Se ne parla da tempo oramai di Ecobonus e di Superbonus 110%, ma tutto sembra ancora non partire nel concreto in quanto sia gli attori sono molteplici sia le “regole” non sono forse ancora del tutto chiare …

Tuttavia ora sembra che il sito dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) si sia impegnato a rendere il tutto più comprensibile anche per i non addetti ai lavori … o anche a loro, dal momento che troppo spesso si parla con professionisti del settore che ancora non sembrano avere le idee chiare al riguardo … e temporeggiano!

Da poco, andando sul sito dell’ENEA, viene subito lanciato in automatico un assistente virtuale in basso a destra: il nome Virgilio, assegnato a questo Assistente Ecobonus, è assai emblematico! Analogamente lo si può lanciare esplicitamente cliccando sul cerchio colorato, sempre in basso a destra, in cui compare appunto un numeretto in rosso a indicare che c’è una comunicazione utile da visionare:

Andando sul sito dell’ENEA, viene subito lanciato in automatico un assistente virtuale in basso a destra (attivabile anche cliccando sul cerchio colorato sempre in basso a destra)

Vendono quindi proposte delle domande che forniscono indicazioni utili sia a capire se si può usufruire di tale incentivo, come definito dal Decreto Rilancio (Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modifiche nella Legge 17 luglio 2020, n.77) che ha introdotto con l’art.119  il SUPERBONUS, un’aliquota di detrazione nella misura del 110% delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Con l’art. 121 sono disciplinate le opzioni della cessione del credito e dello sconto in fattura.

Nel seguito mostro, a titolo di esempio, uno specifico albero di domande e risposte che al termine forniscono informazioni sufficientemente chiare.

Innanzitutto viene chiesto chi uno sia: rispondo “Una persona fisica“:

La seconda domanda è Ha solo redditi assoggettai a imposta sostitutiva o a tassazione separata (cedolare secca sugli affitti o forfettari)? Rispondo No:

Alla terza rispondo che sono proprietario:

Rispondo poi che non ho eseguito su altri due immobili interventi relativi al Superbonus:

Così rispondendo, viene asserito che posso accedere al Superbonus:

Relativamente alla tipologia d’immobile, rispondo trattasi di una villetta a schiera, indipendente, ma affiancata ad altre unità abitative:

Rispondo quindi che è una unità non classificata come A/1, A/8 o A/9:

Relativamente al fatto che l’immobile sia sottoposto a vincolo (paesaggistico, culturale, ecc…), rispondo Si:

In questo caso viene detto che si può accedere al Superbonus con regole speciali: si avrà infatti il 110% anche per gli interventi trainanti e la realizzazione di un intervento trainante non è obbligatoria:

Relativamente a dove sia ubicato l’edificio rispondo Nessuno dei precedenti:

Viene ricordato che se l’edificio non è soggetto a vincolo (paesaggistico, culturale, ecc..) deve essere realizzato almeno un intervento trainante:

Viene quindi indicato l’elenco degli interventi trainanti:

E quindi vengono fornite le indicazioni riportate in figura e integralmente nel seguito:

Il Superbonus spetta nel caso di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali (pareti generalmente esterne), orizzontali (coperture, pavimenti) ed inclinate delimitanti il volume riscaldato,

verso l’esterno o verso vani non riscaldati che rispettano i requisiti di trasmittanza “U” (dispersione di calore), espressa in W/m2K che interessano l’involucro dell’edificio, anche unifamiliare, o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente e che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno sita all’interno di edifici plurifamiliari, con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
I parametri cui far riferimento sono quelli applicabili alla data di inizio dei lavori.
I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017.
Per tali interventi il Superbonus è calcolato su un ammontare complessivo delle spese pari a:
50.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti site all’interno di edifici plurifamiliari;
– 40.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da due a otto unità immobiliari;
– 30.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che
compongono l’edificio, se lo stesso è composto da più di otto unità.
Ciò implica che, ad esempio, nel caso in cui l’edificio sia composto da 15 unità immobiliari, il limite di spesa ammissibile alla detrazione è pari a 530.000 euro, calcolato moltiplicando 40.000 euro per 8 (320.000 euro) e 30.000 euro per 7 (210.000 euro).

Se si va poi a sondare i possibili interventi di Ecobonus, si ottengono queste ulteriori informazioni:

Se si sceglie, invece, precedentemente il ramo dell’ultima opzione (“non devo eseguire interventi trainanti o li ho già eseguiti“), dato che avevamo detto che potevo anche non realizzare interventi trainanti perché ci sono vincoli paesaggistici, vengono fornite le seguenti indicazioni:

Gli interventi di Ecobonus che può realizzare come interventi trainati del Superbonus sono qui sotto elencati.
Per ogni tipologia di intervento deve soddisfare oltre ai requisti di Superbonus anche i requisiti previsti in Ecobonus per la singola tipologia di intervento.
Trova i requisiti di Ecobonus nei nostri vademecum.

I limiti di spesa massima di Ecobonus vanno divisi per 1.1 per trovare i corrispondenti in Superbonus.
Gli interventi ammessi sono:
Sostituzione di serramenti e infissi;
Coibentazione strutture con incidenza inferiore o uguale al 25% della superficie disperdente lorda;
– Schermature solari;
– Caldaie a biomassa;
– Caldaie a condensazione, generatori di aria a condensazione;
– Pompe di calore e sostituzione di scaldacqua tradizionali in scaldacqua in pompa di calore;
– Sistemi ibridi;
– Microcogeneratori;
– Building automation.

Dalla pagina home del sito si può andare nella sezione DETRAZIONI FISCALI e quindi in quella VADEMECUM ECOBONUS dove sono presenti le seguenti sezioni specifiche relative ciascuna a ciascun intervento contemplato:

Può poi essere utile leggere le F.A.Q. sul Superbonus, disponibili sempre nel sito dell’ENEA: FAQ SUPERBONUS 110%

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Ricette facili facili: le pere cotte al forno ;-)

Un dolce facile e, secondo me, squisito sono le pere cotte al forno!

Dal momento che le pere idonee impiegano piuttosto tempo a cuocere, un metodo più veloce di cottura è quello che utilizza la funzionalità Crisp presente nei fornetti a microonde della Whirpool. Si tratta di un metodo di cottura che integra tre funzionalità: microonde, ventilato e grill. Tale cottura richiede l’utilizzo di un’apposita teglia, detto appunto piatto Crisp che va collocato sul piatto in vetro del microonde: diventando rovente, permette la cottura dei cibi assai simile al forno tradizionale e ben differente quindi dal semplice uso del microonde. Una teglia di questa tipologia è solitamente inclusa nei modelli che presentano la funzione Crisp, ma se ne possono acquistare poi anche altre a parte di diverse dimensioni (Whirlpool AVM190 Piatto Crisp a bordo alto per Forno a Microonde, Whirlpool AVM250 – Piatto Crisp piccolo per forno a microonde, Whirlpool AVM280 Piatto Crisp a bordo alto per forno a microonde, Whirlpool AVM290 Piatto Crisp medio per forno a microonde, Whirlpool AVM305 Piatto Crisp grande per forno a microonde) o magari pure di marche differenti se offrono un prodotto analogo a un minor prezzo (Snips Piatto Teglia Crispy Alto Linea Tempo Zero Microonde 27.6 cm). Quando si ha intenzione di adoperare questa tipologia di teglia, essa va collocata direttamente sul piatto in vetro del microonde che deve essere impostato come rotante.

La funzione Crisp è brevettata dalla Whirlpool ma, in realtà, anche altre aziende non hanno tardato a riprodurre la stessa funzione chiamandola semplicemente in modo diverso: la Samsung, ad esempio, l’ha chiamata crusty cook, la LG invece crispy, mentre la Panasonic panacrunch.
Perciò se hai uno di questi forni a microonde, utilizza tale funzione … e magari, se devi acquistarne uno, valuta se prendere un modello che integri quest’utile metodo di cottura veloce e che porta a risultati assai simili a quelli che si avrebbero con una cottura al forno tradizionale.

Ma ritorniamo alla nostra ricetta!

Conviene mettere della carta da forno per evitare che magari si creino incrostazioni nella telia Crisp.
Si mettono quindi le pere (intere e lavate) in un quantitativo tale da riempire completamente la telia, facendo così in modo che stiano bene in piedi tutte quante. Pere idonee alla cottura sono, ad esempio, i Martin Sec e le Kaiser, entrambi di dimensioni contenute e assai dolci.

Si aggiunge poi un po’ di acqua (un dito), del vino rosso in modo che si formi uno sciroppo di cottura: si sparge un tre cucchiai di zucchero di canna e/o miele tutto sopra le pere.

Si possono aggiungere nocciole o altri sementi. A metà cottura si può aromatizzare con varie spezie, come, ad esempio, della scorza di limone (intera o grattugiata), vaniglia, cannella, chiodi di garofano, anice stellato, cardamomo, pimento (o pepe garofanato), pepe nero, pepe verde, ginepro, noce moscata, macis, zenzero …

Si fa cuocere con il Crisp per almeno 20 minuti: come sempre, conviene impostare un po’ meno il tempo di cottura per poi eventualmente allungarlo se il caso! Ci si deve infatti ricordare che la cottura con il Crisp ha le peculiarità della cottura a microonde, per cui più materiale c’è da cuocere più i tempi di cottura si allungano, per cui più pere ci sono più ci vorrà tempo.

Le pere cotte si prestano a essere gustate in molti modi, ad esempio, con amaretti morbidi o duri sbriciolati, con gelato, con una fetta di torta al cioccolato, con yogurt, miele, noci, semi e cereali, con ricotte e robiole fresche, formaggi stagionati e composte di frutta o miele, … e addirittura con insalate di verdure e carni bianche, grandi brasati e arrosti di carni rosse!

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Ricette facili facili: insalata di polpo ;-)

Un piatto facile facile e molto apprezzato è l’insalata di polpo!

Si prende un polpo piuttosto grandino (700g ÷ 1 kg) lo si lava, lo si mette coperto d’acqua dentro una pentola a pressione, con qualche foglia di alloro. L’uso della pentola a pressione è consigliato sia per rendere il tempo di cottura più veloce (15÷ 20 minuti dall’entrata in pressione) sia per contenere l’odore. Va benissimo anche un polpo surgelato che può essere messo a cuocere addirittura ancora duro se non si ha tempo di aspettare che scongeli … in questo caso può essere il caso di aumentare un po’ il tempo di cottura: conviene comunque sempre lasciare un po’ ancora a mollo nell’acqua calda il polpo una volta cotto e, aperto il coperchio della pentola a pressione, sondare con una forchetta che la cottura sia stata bene ultimata (la forchetta deve entrare bene anche nella parte più spessa del tentacolo): diversamente si riaccende il fuoco per un po’, anche senza necessità di richiudere ermeticamente la pentola.

Si taglia poi il tutto a pezzettini facendo unicamente attenzione a eliminare l’occhio al centro del polpo, agevolmente individuabile in quanto scuro e duro: il resto si mangia tutto! Anche le ventose dei tentacoli si possono lasciare, eliminando magari solo alcune loro parti che magari risultano un po’ viscide.

A parte si devono avere pronte delle patate bollite o magari, ancor meglio, quelle precedentemente cotte al forno dentro della carta stagnola (vedi: Ricette facili facili: le lasagne al forno), pressapoco di una quantità analoga al polpo. Anche queste devono essere tagliate a pezzettini di dimensione simile.

Si aggiunge quindi del buon olio di oliva dove si è mescolato uno spicchio d’aglio tritato (e.g. utilizzando le punte di una forchetta): c’è chi preferisce metterne due o tre di spicchi solo per dare il sapore e poi toglierli … io preferico usarne uno tritato bene e mescolarlo all’olio da usare per condire l’insalata di polpo in modo che si distribuisca meglio!

Si mettere quindi un po’ di prezzemolo tritato e delle olive nere, meglio se si hanno quelle taggiasche, magari già snocciolate.

Si mescola il tutto con un po’ di sale (non troppo essendoci già le olive salate) e si lascia raffreddare fuori dal frigo: mai mettere in frigo del cibo ancor caldo o anche solo tiepido!

Per chi ama il peperoncino, un pizzichino non fa male … ma lo può aggiungere nel proprio piatto solo chi lo apprezza … 😉

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Acquisisci schermata web: come catturare del contenuto di una pagina di un sito web anche quando risiede su parti che richiedono uno scroll (verticale/orizzontale) per poterlo visualizzare interamente

Già molto tempo fa avevo scritto il post Windows 10 Snipping Tool replaced by the better Snip & Sketch app (tradotto in italiano) relativo all’allora nuova app Cattura e annota [EN: Snip & Skatch] che si stava andando a sostituire al programma Strumento di cattura [EN: Snipping Tool] oramai assai datato e quindi con meccanismi d’interazione superati. Tuttavia quell’app non risulta di default presente in una nuova installazione di Windows 10 per cui è necessario scaricarla dallo Store di Microsoft gratuitamente: ve lo consiglio caldamente se per voi è un’esigenza frequente quella di voler catturare parti dello schermo, ad esempio per tenere traccia di alcune operazioni o avvertimenti visualizzati o, come nel mio caso, per scrivere tutorial o altro!

In questo post voglio parlarvi però di un’altra funzionalità presente di default in Windows 10 che estende ancor più quelle capacità di cattura di quanto mostrato sullo schermo. Infatti, piuttosto spesso catturare del contenuto di una pagina di un sito web quando questo risiede su parti che richiedono uno scroll (verticale/orizzontale) per poterlo visualizzare interamente.
Ovviamente i sistemi tradizionali di cattura dello schermo intero o parziale (e.g. Strumento di cattura, Cattura e annota) non sono sufficienti, in quanto consentono di catturare, in toto o in parte, solo ciò che è attualmente visualizzato. Perciò, se si opera con quei tool e si desidera avere un’immagine che catturi parti di una pagina web che non sta in un’unica schermata video, le uniche soluzioni possibili sono:

  • Diminuire lo zoom del browser (e.g. 60%) in modo che venga visualizzato sullo schermo tutta la parte d’interesse, sebbene più in piccolo: ovviamente tale procedura non fornisce una possibile soluzione solo qualora la parte da catturare non sia troppo lunga.
  • Effettuare più catture dello schermo, effettuando di volta in volta uno scroll opportuno in modo da poi ricomporre i diversi pezzi con un editor d’immagini. Questa procedura è sempre possibile ma richiede una successiva rielaborazione con programmi specifici (e.g. Photoshop, Affinity Photo) delle immagini acquisite, SW che non sempre uno possiede o sa utilizzare al meglio: risulta comunque un’operazione dispendiosa anche in termini di tempo!

La soluzione semplice e veloce è invece quella di utilizzare la seguente funzionalità, assai utile seppur poco conosciuta, intrinseca nel browser Edge, presente di default in Windows 10: Acquisisci schermata web.

È quindi sufficiente selezionare dal menù in alto a destra […] di quel browser la voce Acquisisci schermata web per avere sullo schermo, leggermente scurito, due possibili opzioni: Selezione libera oppure Pagina intera. Con la prima opzione viene catturata per intero tutta la pagina del sito web, anche se molto lunga. Con la seconda opzione compare un riquadro di selezione rettangolare (con i margini tratteggiati) che può essere esteso anche oltre le dimensioni del testo attualmente visualizzato a video, consentendo così di catturare le parti della pagina del sito che si desiderano.

Attivazione, dal menù del browser Edge, della funzionalità di Acquisisci schermata web, attivabile anche tramite lo shortcut cntl + shift + s
Opzioni di cattura resi disponibili in Acquisisci schermata web
Con l’opzione Selezione libera, compare un riquadro di selezione rettangolare (con i margini tratteggiati) che può essere esteso anche oltre le dimensioni del testo attualmente visualizzato a video, consentendo così di catturare le parti della pagina del sito che si desiderano.

Si noti che tale funzionalità Acquisisci schermata web risulta attivabile (quando il browser Edge è lanciato) anche utilizzando la shortcut cntl + shift + s molto simile a quello per lanciare l’app Cattura e annota [i.e. tasto Windows + shift + s].

Risulta poi possibile sia avere copiato il tutto nel blocco degli appunti, in modo da poi effettuarne un incolla dove meglio si desidera, oppure scegliere Aggiungi note, poterlo salvare con nome dopo magari averci disegnato qualcosa sopra con colori preimpostati. Si noti che le possibilità di editing sono simili a quelle dell’app Cattura e annota seppur più limitare (non si può scegliere la tipologia di penna e neppure effettuare un ritaglio dell’immagine catturata).

Le possibilità di editing sull’immagine acquisita sono limitate: si noti lo scroll a destra di questo tool di editing che dimostra come sia estesa l’immagine acquisita e quindi modificabile

Per concludere, penso che molti di voi possano trovare utile sfruttare questa funzionalità intrinseca nel browser Edge presente di default in Windows 10.

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Alexa: come continuare ad ascoltare Radio1, Radio2 e Radio3 della RAI … e alcune considerazioni sugli skill di Alexa e su quelli interessanti!

Questa mattina brutta sorpresa …
Chiedendo all’Echo Dot Amazon: “Alexa Radio3” o anche “Alexa, metti Radio3” mi è stato risposto Purtroppo la skill Radio3 non è più disponibile. Puoi trovare altre skill sull’app Alexa!!!
Medesimo risultato chiedendo di ascoltare Radio2 o Radio1

Se è successo anche a te, non preoccuparti! Per fortuna ho capito come superare quella problematica stranamente verificatasi per la prima volta proprio questa mattina! … se poi hai fretta e non vuoi leggere altro al riguardo di skill particolari attivabili su Alexa, vai in fondo al post per sapere come ho risolto! 😉
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P.S. 25/2/2021 – Lo skill della RAI è stato corretto: ora contempla nuovamente l’attivazione dei canali radio RAI anche semplicemente pronunciando “Alexa metti Radio1/Radio2/Radio3” come d’altra parte da sempre è stato indicato nella descrizione di quello skill stesso. Purtroppo se si chiede solo “Alexa, Rai Radio1 / Radio2 / Radio3“, viene ora chiesto da Alexa: “Riproduco la stazione RAI Radio1 / Radio2 / Radio3?” ed è necessario rispondere “” perché inizi la trasmissione, … diversamente tace!

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Inizialmente il colpo l’ho incassato male: proprio io che non molto tempo fa avevo scollegato tutto il collegamento del mini impianto stereo in bagno per sostituirlo appunto con un dispositivo Alexa!
Assai meno ingombrante, con molteplici funzionalità aggiuntive e con qualità sonora paragonabile al vecchio sistema di riproduzione audio, in quell’ambiente mi era sembrata la soluzione più comoda per poter avere anche il quella stanza non solo una radio (e.g. Virgin Radio, Radio 105, RDS, RTL 102.5, Radio Italia, Radio Deejay, Radio Jukebox, Radio Capital, Radio Mitology, Radio Monte Carlo, Radio Italia Anni 60, Radio 80, The Brass Radio, Radio Milano International Classic, Radio Mediaset, Radio Margherita, Radio Charlie Classic) gestibile vocalmente anche sotto la doccia, ma pure un sistema per ascoltare le ultime notizie non solo da notiziari (e.g. Notizie Rai, Rassegna Stampa di Radio popolare, Prime Pagine, Radio24 Notizie, Giornale Radio / Rai Giornale Radio, Notizie dell’internazionale, Internazionale Unofficial, Tgcom24, TGCOM24 Notizie, Sky TG24, Notizie.it, BBC World Service, TGLA7, Notiziario RSI, La Gazzetta dello Sport, Radio Giornale RDS, Ultime notizie, 100 Secondi con Mentana di RDS, The Essential, inPrimis), ma anche da testate giornalistiche (e.g. La Repubblica, Corriere della Sera, Editoriali del Corriere della Sera, Le voci de Il Messaggero, Dataroom di Milena Gabanelli, Il Sole 24 ORE, il fatto quotidiano, Il Resto del Carlino, La Nazione, Quotidiano Nazionale, ANSA Notizie, Ricerca notizie Ansa), oppure anche musica on demand da Amazon Music Prime (che ha già più di 2 milioni di brani compresi nell’abbonamento a Prime), oltre ovviamente a essere utilizzabile come cassa Bluetooth per ascoltare qualsiasi audio di un qualsiasi smartphone associato. A tale proposito conviene, tramite l’app Amazon Alexa, associare un nome ben definito a ciascun Echo Dot (e.g. a seconda del suo colore e/o della sua collocazione) e quindi associare a ciascuno anche un collegamento Bluetooth con il proprio smartphone assegnandogli anche qui un nome distintivo, in modo da riuscire ad attivare agevolmente tale tipologia di collegamento con il dispositivo che si intende utilizzare di volta in volta:

Tramite l’app Amazon Alexa, associare un nome ben definito a ciascun Echo Dot
Associare a ciascun Echo Dot anche un collegamento Bluetooth con il proprio smartphone assegnandogli un nome distintivo

Ovviamente per poter utilizzare uno qualsiasi dei precedenti skill è necessario innanzitutto attivarli (se non già attivi di default) o andando nell’app Alexa dallo smartphone o sullo store di Amazon e filtrando con la sezione skill:

Installazione di skill accedendo allo store di Amazon (filtrando con la sezione skill) da un browser

Inoltre ci sono stazioni radio virtuali realizzate da Amazon Music stessa. Ad esempio, chiedendo ad Alexa: “Alexa metti la radio solo anni 70” viene attivata la stazione Solo anni 70 da Amazon Music.

Nota poi che la richiesta di attivazione “Alexa, quali sono le notizie di oggi?” è un contenitore di skill, per cui se uno desidera attivare uno skill specifico associato a tale invocazione, è opportuno specificare esplicitamente la fonte che si desidera consultare (e.g. “Alexa, quali sono le notizie di oggi da TGcom24?”)

Le possibilità di richiedere un qualcosa sono molteplici e le azioni che intraprende Alexa possono essere ben differenti pur impartendogli un ordine quasi analogo. Ad esempio chiedendole:
Alexa metti radio classica” attiva musica classica in Rai radio 3 classica da RadioPlay Radio
mentre chiedendole:
Alexa metti della musica classica” attiva una playlist di musica classica da Amazon Music.

Esistono poi skill assai utili tra cui:

Nota che se invece si chiede “Alexa, avvia/lancia/metti [un] Rumore della pioggia viene inizialmente richiesto di abbonarsi ad Amazon Music Unlimited per ascoltare un brano che non è incluso in Amazon Music Prime (che ha già più di 2 milioni di brani compresi nell’abbonamento a Prime) o di abbonarti al solito ascolto con audio HD … ma poi se uno dice che uno non vuole abbonarsi, effettuando vocalmente esattamente la medesima richiesta viene messo in ascolto del rumore della pioggia!

Insomma, sembra che Alexa ci provi a farti abbonare anche ad Amazon Music Unlimited, ma poi, se non acconsenti e rispondi ‘no‘ alla sua richiesta, lei comunque cerca di accontentarti come può e (almeno per un po’) non ti infastidisce più chiedendoti eventuali nuovi abbonamenti … anzi ti fornisce eventuali consigli, come quello su come programmare l’interruzione del rumore ambientale dopo un certo lasso di tempo desiderato, informazione utile se si usa tale funzionalità alla sera per addormentarsi! 😉
Si noti che comunque l’abbonamento a Amazon Music Unlimited è gratuito nei primi 30 giorni e si può disdire entro tale termine senza pagare nulla andando a interromperlo per tempo dalla sezione I tuoi iscrizioni e abbonamenti (traduzione in italiano non certo corretta, ma così viene indicata!), sezione raggiungibile da Account e liste -> Iscrizioni e abbonamenti. Tra l’altro può tornare utile visitare ogni tanto quella sezione anche per verificare di non avere attivato involontariamente (tu o un qualsiasi utilizzatore del tuo Echo Dot) un abbonamento non desiderato in modo da interromperlo prima del termine del periodo di prova (che comunque rimane attivo fino alla data scadenza, anche se disdici quella prova gratuita): comunque se viene attivato un abbonamento in prova viene comunque inviata una email che avverte della attivazione per cui uno fa in tempo comunque a interromperla!

Sezione I tuoi iscrizioni e abbonamenti raggiungibile da Account e liste -> Iscrizioni e abbonamenti: utile anche per verificare di non avere attivato involontariamente un abbonamento non desiderato o per interromperne uno prima della scadenza del periodo di prova gratuito

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Ma infine, qual è dunque la soluzione per continuare a sentire, in tempo reale, Radio 1, Radio2 e Radio3 della RAI?

Non appena ho sentito Alexa che mi diceva che quello skill non era più disponibile, mi sono subito messo in azione per trovare una soluzione, andando a vedere lo skill RaiPlay Radio. Accedendo alla descrizione di quello skill ho trovato subito la soluzione sperimentando le metodologie di attivazione proposte. Basta dire:

Alexa, fammi sentire Radio1/Radio2/Radio3
oppure
Alexa, accendi Radio1/Radio2/Radio3.

Invece, inspiegabilmente il terzo metodo d’invocazione, il più semplice e usuale e indicato ancor oggi anche nella descrizione dello skill [“Alexa (metti) Radio1/Radio2/Radio3“] non funziona più!!! Probabilmente la RAI ha aggiornato tale skill e, non so per quale motivo, ha eliminato quel comodo e assi utilizzato metodo di attivazione. Magari se ne accorgeranno anche loro e prossimamente lo prevederanno nuovamente nella definizione di quello skill!

Inspiegabilmente il terzo metodo d’invocazione, il più semplice e usuale e indicato ancor oggi anche nella descrizione dello skill [“Alexa (metti) Radio1/Radio2/Radio3“] non è più previsto!!! Per fortuna gli altri due metodi di attivazione continuano a funzionare!

Permane la problematica che la versione del notiziario regionale di Radio 3 trasmessa da Alexa è quello del Lazio e non quella della regione in cui uno si trova, come invece avviene se lo si ascolta da una qualsiasi radio FM o anche DAB: ovviamente questa problematica deve essere risolta dalla RAI e speriamo presto!! Diversi sono commenti allo skill RaiPlay Radio a tale proposito e che chiedono da tempo una risoluzione di tale problematica …

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Ricette facili facili: le lasagne al forno ;-)

Con questo post inizio una nuova sezione di “ricette” che ho provato nel tempo: in verità non fornirò proprio sempre il quantitativo preciso degli ingredienti e anzi anche questi ultimi potrebbero variare un po’ in base sia alle preferenze … sia a quello che c’è in frigo! 😉
D’altra parte il bello di cucinare sta proprio anche nella possibilità di variare, proponendo lo stesso piatto ogni volta simile ma mai identico alla volta precedente …

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Lasagne al forno

Parto con le mie preferite: le lasagne!
Sebbene abbia letto che si possono cuocere anche con il crisp, fino a oggi io le ho sempre fatte sempre in un forno elettrico ventilato, magari facendone più teglie e occupando la parte restante dei ripiani, eventualmente rimasta libera, con patate (non troppo grosse, lavate con la buccia e ciascuna ricoperta con carta stagnola) o cipolle: infatti conviene sempre riempire il forno per bene in modo da sfruttare pienamente il calore e l’energia prodotta, che è indipendente da quanto cibo si è messo a cuocere. Questo discorso non vale invece per la cottura a microonde dove sia l’energia sia il tempo impiegato dipendono dalla quantità di cibo inserito: perciò, ad esempio, il tempo per cuocere due pere sarà pressapoco il doppio per cuocerne una sola. Avere delle patate cotte al forno può servire poi sia per preparare altri piatti quali, ad esempio, un’insalata di polipo (vedi ricetta seguente) o dell’insalata russa sia per mangiarle dopo averle opportunamente farcite con burro, formaggio o altro: diverse sono le ricette relative alle jacked patatoes (e.g. Giallozafferano o Il cucchiaio d’argento) e sostanzialmente basta prendere la patata già cotta precedentemente al forno dentro della carta stagnola, tagliarla a metà per inserirci dentro gli atri ingredienti. Sebbene quelle ricette generalmente non lo prevedano, personalmente preferisco togliere la carta stagnola utilizzata per cuocerle, spelarle fredde e poi aprirla condendola a piacere e quindi riscaldando il tutto al microonde o ancore meglio con il crisp.

Torniamo ora alle lasagne! Sebbene si possano fare in diversi modi (e.g. al pesto e fagiolini) quelle tradizionali con il ragù sono a mio parere le migliori.
Quindi, innanzitutto è necessario fare il ragù comperando dal macellaio della carne apposita e facendosela tritare insieme a della salciccia che indubbiamente saprà meglio insaporire il tutto.

A parte si trita della carota, del sedano e della cipolla (quella rossa la trovo più gustosa): io uso il tritatutto in modo da avere il tutto tritato finemente (tipo crema) e velocemente, sebbene ci siano altri che preferiscono mantenere i pezzetti di verdura ben individuabili. Quanta verdura mettere in proporzione alla carne? Io ne metto tanta … pressapoco lo stesso volume … ma va a gusti: comunque la verdura dà buon gusto e fa bene, per cui meglio non lesinare!
Metto quindi a soffriggere per un 5 minuti in una pentola antiaderente quella verdura tritata con dell’olio di oliva, aggiungendo poi la carne tritata mescolandola fin quando i amalgama bene il tutto e la carne perde il suo rossore. Aggiungo quindi del passato di pomodoro, o dei pelati e magari anche qualche pomodoro fresco tagliato a pezzettini. Mescolo il tutto e faccio cuocere a fuoco lento inserendo anche dei gusti tipici per gli arrosti (e.g. rosmarino, salvia, alloro, ginepro, origano, timo, maggiorana, basilico, erbe provenzali) magari già presenti in preparati in barattolo. Da non dimenticarsi il sale e il vino, quest’ultimo magari da versare in un secondo momento, a metà cottura o più. Personalmente preferisco usare del vino scuro, ad esempio della barbera ma qualsivoglia va bene … una volta, non avendone in casa, ho utilizzato addirittura del marsala! 😉
La cottura a fiamma bassa e con coperchio non completamente coprente ci mette almeno un’oretta … dipende anche da quanto pomodoro uno mette e dalla densità che si vuole ottenere: per inserirle nelle lasagne meglio non concentrare troppo.

Per chi invece vuole seguire una classica ricetta del ragù alla bolognese, ecco nel seguito gli ingredienti:

Tipica ricetta di ragù alla bolognese

Occorre poi preparare della besciamella. In una pentola antiaderente alta mettere un pugno di burro (e, se non se ne ha a sufficienza, si può aggiungere anche dell’olio di oliva) e, una volta fuso, aggiungere un due cucchiai abbondanti di farina mescolando il tutto: più farina si mette più la besciamella viene densa e si riesce a formare agevolmente … ma non è opportuno esagerare troppo (al max 3 cucchiai). Versare quindi il latte (un litro) gradualmente continuando a mescolare in modo da eliminare man mano i grumi di farina/burro e rendere il tutto omogeneo. Aggiungere gusti come pepe nero e magari un po’ di curry. Non dimenticarsi ovviamente il sale, da dosare assaggiandola. Si fa bollire il tutto continuando a mescolare fino a raggiungere la densità desiderata: meglio mantenerla non troppo densa, soprattutto se si usano le sfoglie precotte secche di lasagne, sebbene io preferisca utilizzare le sfoglie fresche, in particolare quelle sottilissime che alcune marche propongono (e.g. di Rana).

Sulla teglia da forno, di vetro o di ceramica, si stende del butto e/o olio e si posa un primo strato di sfoglia di pasta. In genere metto in basso lo strato di ragù coprendolo poi con una seconda sfoglia di pasta, poi del formaggio tagliato a fette o sottilette con un po’ di besciamella, poi altro strato di sfoglia, poi dell’affettato (prosciutto o arrosto mortadella) ricoprendolo con un po’ di besciamella, poi altro strato di pasta. Si possono poi mettere altri strati analoghi ma in genere questi bastano per una teglia di altezza normale. Infine, nello strato più alto si copre la sfoglia con abbondante besciamella e quindi si sparge sopra una buona dose di formaggio grattugiato (e.g. parmigiano).

Infornare il tutto e cuocere a 180 gradi per un 40 minuti. Anche qui è opportuno starci dietro e verificare lo stato di cottura che generalmente è un po’ differente tra le teglie collocate nel forno in alto e in basso (in genere cuociono prima quelle in alto).

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Ripulire del testo incollato in Word dopo averlo copiato da altre fonti (e.g. siti, email, file PDF)

Talvolta si vuole riportare in un file Word del testo preso da altre fonti, quali, ad esempio, siti Web, email, file PDF o altre fonti ancora.
Spesso ci si ritrova con linee andate a capo non desiderate e magari anche con caratteri spuri che si devono poi eliminare in qualche modo per rendere più leggibile il tutto. Assai comune è avere un’interruzione di paragrafo alla fine di ogni riga all’interno di un paragrafo logico e due interruzioni di questo tipo tra paragrafi logici. Il testo ottenuto dal copia & incolla non può quindi essere formattato bene è tutta una serie di paragrafi di una riga. La presenza di tutti gli a capo si può vedere bene in Word configurandolo in modo da visualizzare i segni di formattazione(i.e. clic sul simbolo ¶ sulla barra degli strumenti sulla scheda Home per attivare/disattivare questa opzione).

Fare tutta questa pulizia a manina è certo possibile … ma non è proprio un lavoro edificante, tanto più se si tratta di un testo lungo!
Per fortuna esiste la possibilità in Word sia di utilizzare la funzionalità Sostituisci che appunto modifica del testo in un altro, con anche la possibilità di effettuare tale sostituzione per tutto il documento (Sostituisci tutto) – o per quella parte eventualmente selezionata – , dopo magari avere provato prima con una singola sostituzione!

Nel caso si desideri semplicemente sostituire dei CR (Carriage Return /ritorno a capo), LF (Line Feed/avanzamento linea) o tab, può essere sufficiente effettuare una sostituzione ricercando rispettivamente ^p ^l oppure ^t.

Si noti che il simbolo ^ (carat) si trova come <shift> 6 nella tastiera inglese e <shift> ì in quella italiana.

Sostituzione di tutti gli a capo con uno spazio per tutto il testo o per quello selezionato qualora se ne sia selezionato parte

Tuttavia se la “pulizia” del testo indicata precedentemente non risulta sufficiente, come purtroppo spesso accade, si può allora ricorrere a eseguire un’opportuna macro che effettua più sostituzioni se opportune.
Se creare da zero una macro una può non essere banale (anche se spesso basta semplicemente sfruttare la funzionalità di Registra nella sezione Macro, che appunto consente di registrare delle azioni eseguite da interfaccia utente per poi poterle far ripetere automaticamente in altre occasioni), eseguirne una creata da altri risulta assai semplice.

La gestione delle Macro si trova nella sezione Visualizza

In questo caso specifico un’ottima macro l’ho trovata in Cleaning up Text Pasted from Websites, E-mails, PDFs etc. (msofficeforums.com) per cui basta copiarla e andare a inserire quel codice nella creazione di una nuova macro che si può poi richiamare dal proprio Word.

Creazione di una nuova macro

Premendo il tasto Crea nella finestra di gestione Macro (che compare effettuando un doppio click sull’icona Macro del menù), si apre l’editor che consente di scrivere il codice da associare a quella nuova macro. Nel nostro caso sarà sufficiente copiare e incollare quel codice trovato nel forum!

Per chi interessasse, ecco il link relativo alla programmazione di Macro per Office: Office Visual Basic for Applications (VBA) reference | Microsoft Docs

Riportando quanto indicato in Cleaning up Text Pasted from Websites, E-mails, PDFs etc. (msofficeforums.com):

La seguente serie di azioni wildcard di Trova/Sostituisci pulisce il testo incollato da e-mail, siti Web e così via, che inseriscono interruzioni di paragrafo alla fine di ogni riga. Si noti inoltre che il processo presuppone che vi siano almeno due interruzioni di paragrafo di questo tipo tra i paragrafi “reali”.

Per eseguire a wildcard di Trova/Sostituisci, aprire il dialogo Trova/Sostituisci, quindi fare clic su ‘Altro >>’ e, tra le ulteriori opzioni che compaiono, fare clic su quella ‘Usa caratteri jolly‘.

Find = [ ^s^t]{1,}^13
Replace = ^p

Find = ([!^13^l])([^13^l])([!^13^l])
Replace = \1 \3

Find = [^s ]{2,}
Replace = ^32

Find = ([a-z])-[ ^s]{1,}([a-z])
Replace = \1\2

Find = [^13^l]{1,}
Replace = ^p

Nota: a seconda delle impostazioni internazionali del sistema, potrebbe essere necessario sostituire tutte le virgole (,) nelle espressioni Find/Replace precedenti con punti e virgola (;).
Per esempio, [ ^s^t]{1,}^13 diventa [ ^s^t]{1;}^13

La macro seguente automatizza la sequenza Find/Replace di cui sopra, oltre a gestire eventuali problemi d’internazionalizzazione.

Sub CleanUpPastedText()
'Turn Off Screen Updating
Application.ScreenUpdating = False
Dim StrFR As String, i As Long
'Paired F/R expressions, each separated by |
StrFR = "[ ^s^t]{1,}^13|^p|([!^13^l])([^13^l])([!^13^l])|\1 \3|[^s ]{2,}| |([a-z])-[^s ]{1,}([a-z])|\1\2|[^13^l]{1,}|^p"
'Address any Internationalisation issues
If Application.International(wdListSeparator) = ";" Then
  StrFR = Replace(StrFR, ",", ";")
End If
With ActiveDocument.Range.Find
  .ClearFormatting
  .Replacement.ClearFormatting
  .Forward = True
  .Wrap = wdFindStop
  .Format = False
  .MatchAllWordForms = False
  .MatchSoundsLike = False
  .MatchWildcards = True
  'Process all F/R expressions
  For i = 0 To UBound(Split(StrFR, "|")) Step 2
    .Text = Split(StrFR, "|")(i)
    .Replacement.Text = Split(StrFR, "|")(i + 1)
    .Execute Replace:=wdReplaceAll
  Next
End With
'Restore Screen Updating
Application.ScreenUpdating = True
End Sub

Su PC, vedere Installing Macros per saperne di più sull’istallazione di macro e loro utilizzo, mentre su Mac vedi Word:mac – Install a Macro

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Link utili

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Come modificare o cancellare un beneficiario/contatto precedentemente salvato in un sito della banca (e.g. BNL, IngDirect, Intesa SanPaolo)

Spesso conviene salvare l’IBAN di un destinatario di un bonifico qualora si preveda di doverne in futuro effettuare altri, senza quindi avere da riscrivere quel codice rischiando magari di sbagliarlo.

Talvolta tuttavia capita che un destinatario cambi conto corrente e può quindi succedere che semplicemente salvando quel nuovo IBAN aggiungendolo a un contatto/beneficiario analogo, si rischi poi nel futuro di non sapere bene quale sia quello più recente e quindi da scegliere!

Purtroppo quando si aggiunge o si seleziona un beneficiario durante la compilazione di un bonifico, nella pagina che contiene la lista di tutti quelli salvati, non esiste anche la possibilità di modificarne o cancellarne alcuni. Non ho mai compreso il motivo di una tale interfaccia in quanto, ad esempio, penso che a chiunque risulterebbe assai conveniente, nel momento in cui salva il nuovo IBAN di un beneficiario, desiderare di cancellare il riferimento a quello che magari precedentemente aveva, informazione divenuta ormai non solo inutile ma che potrebbe addirittura indurre in errore!

Nel seguito mostro la procedura per cancellare o modificare un beneficiario/contatto nella lista di quelli precedentemente salvati per tre banche differenti (e.g. Intesa SanPaolo, IngDirect, BNL), ma penso che anche per altre la logica (perversa) sia analoga: è sufficiente ricercare la sezione apposita relativa alla gestione della lista dei beneficiari/contatti, ricordandosi che questa risulta inspiegabilmente disgiunta dalla pagina di mera selezione che si raggiunge partendo dalla sezione relativa ai bonifici.

Come si può notare i click che si devono effettuare per raggiungere la sezione appropriata e quindi realizzare l’operazione desiderata (modifica o cancellazione) non sono pochi e anzi nel caso peggiore ne richiede ben 5!

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BNL – Banca Nazionale del Lavoro:

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ING Direct:

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Intesa SanPaolo:

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Come inserire o aggiornare le coordinate bancarie comunicate all’Agenzia delle Entrate per poter ricevere eventuali rimborsi (e.g. IRPEF)

Ricevo proprio oggi una comunicazione da parte dell’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate di verificare le coordinate bancarie comunicate in quanto un rimborso di cui ero beneficiario risultava respinto per mancato accredito.

Non ero neppure certo di avere inserito mai nel portale dell’Agenzia delle Entrate il mio IBAN, ma per fortuna nella medesima email veniva anche indicato come fare ad aggiornarle:

Le nuove coordinate bancarie si possono comunicare con una delle seguenti modalità:

  • Tramite i servizi telematici (cassetto fiscale utilizzando le credenziali Fisconline)
  • Tramite pec, di uso esclusivo dell’interessato, trattandosi di attività non delegabile. In questo caso il modello di richiesta deve essere firmato digitalmente.
  • Presentando l’apposito modello presso un qualsiasi Ufficio Territoriale dell’Agenzia delle Entrate esibendo un documento d’identità in corso di validità, la cui fotocopia andrà allegata al modello.

Sicuramente la prima modalità è la più agevole e veloce, per cui sono entrato con lo SPID nella mia area riservata del portale fisconline dell’Agenzia dell’Entrate:

Portale fisconline dell’Agenzia dell’Entrate

Come descriverò in dettaglio nel seguito, ho poi visto che avevo da tempo registrato un IBAN ma, pur non avendo mai cambiato ne banca ne conto corrente, l’IBAN associato era cambiato anni fa con comunicazione della banca e ovviamente non mi ero ricordato di cambiarlo anche in quella registrazione … anzi, non mi ero neppure ricordato di averlo un tempo inserito!
Perciò:
ATTENZIONE a ricordarvi di modificarle le coordinate IBAN registrate nel portale dell’Agenzia delle Entrate sia se cambiate conto corrente sia se la banca vi comunica modifiche dell’IBAN stesso, pur voi non cambiando ne banca ne conto corrente!

Dopo aver visitato inutilmente la sezione relativa al Profilo utente, che mi sembrava logicamente la più indicata a contenere informazioni relative al mio IBAN così come anche altri dati personali quale la mia email, ho incominciato a navigare nelle diverse voci di menù un po’ casualmente senza trovare dove sapere/modificare il mio IBAN.
Ho visto che nella sezione Contatti risulta presente e modificabile tramite il tasto Gestisci, sia il numero di cessulare sia la email: nulla però relativamente all’IBAN!

Anche nella sezione Contatti viene consentita la gestione solo di numero telefonico ed email

Ritornando quindi nella homepage del sito dell’Agenzia delle Entrate e andando quindi esplicitamente nella sezione CITTADINI e quindi nella sua area relativa a Pagamenti e rimborsi, sono giunto finalmente alla pagina relativamente appunto ad ACCREDITO RIMBORSI SU CONTO CORRENTE:

Purtroppo premendo il pulsante in basso di Accedi alla richiesta di accredito su conto corrente, venivo riportato alla pagina di autenticazione di fiscoline, già precedentemente visitata e in cui una volta autenticato, non ero riuscito a trovare la sezione appunto relativa ai miei dati IBAN.
Ovviamente avrei potuto optare per la “vecchia” soluzione cartacea presente in Schede – Accredito rimborsi su conto corrente – Modello e istruzioni – Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it), ma dal momento che sembrava ci fosse una modalità di compilazione ed invio via web mi sembrava assurdo non utilizzarla!

Sezione dove poter scaricare il modulo cartaceo per inoltrare la richiesta di rimborso su conto corrente (alternativo al servizio Compilazione e invio via web

Sono quindi andato nella sezione Assistenza tecnica e fiscale ed ho quindi telefonato al contatto telefonico indicato per chiedere appunto assistenza. L’attesa è stata minima (5 minuti) e l’operatore cortese: da costui ho appreso che la sezione da raggiungere per modificare/inserire il proprio IBAN è Servizi per -> Richiedere -> Accredito rimborsi ed altre somme su c/c.
Devo ammettere che non l’avrei mai trovato … e immagino quante persone come me devono rivolgersi a quel call center solo per ottenere questa informazione! 😦

La sezione per modificare/inserire il proprio IBAN è in Servizi per -> Richiedere -> Accredito rimborsi e altre somme su c/c.

Il link diretto è attualmente Servizi Telematici – Richiedere (agenziaentrate.gov.it) ma potrebbe modificarsi nel tempo, come avviene sovente nei siti della PA, fatto fastidioso sì ma che è anche indice di una evoluzione, si spera in positivo, dell’interfaccia utente di questi portali di utilità pubblica!

Da questa pagina si può innanzitutto vedere visualizzate le coordinate bancarie attualmente attribuite e poi anche eventualmente modificarle/cancellarle o vedere un riepilogo delle operazioni precedentemente effettuate:

Dopo la modifica ad esempio dell’IBAN per aggiornarlo, viene quindi data regolare conferma dell’esito dell’operazione:

Esito dell’operazione di modifica dell’IBAN

Una volta modificato quindi il mio IBAN, ho dato comunicazione di ciò al mittente della comunicazione, chiedendo di fornirmi conferma di ricezione e possibilmente qualche idea delle tempistiche per quel rimborso. Gentilmente mi ha prontamente risposto confermandomi l’avvenuta registrazione del mio IBAN e dalla conseguente convalida per quel rimborso … ma sulle tempistiche non si è sbilanciato essendo questa procedura “automatica” evidentemente non così veloce: “Ora bisogna attendere la procedura automatica di accredito per la quale non possiamo darle una tempistica precisa, ma possono essere necessari fino a due mesi“. 😲

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TObike riparte: era ora!!! :-)

Diversi mesi fa avevo scritto un post (TObike: una bella iniziativa decennale che deve essere mantenuta nella bella Torino!) sulle deprecabili condizioni delle postazioni di TObike e di come quell’iniziativa, tra le prime in Italia, fosse degradata nel tempo per una cattiva gestione che aveva comportato una mancanza di mezzi funzionanti … oltre che di posteggi. Avevo anche indicato in quel post evidenziato come la soluzione TObike, rispetto alle più recenti che non richiedono un parcheggio in posti predefiniti, mantenesse comunque dei vantaggi non indifferenti soprattutto nel centro cittadino.

Purtroppo la mia segnalazione all’URL di Torino sembrava non fosse servita a molto, da momento che, a tutt’oggi, non avevo ricevuto nessuna risposta, nemmeno una di cortesia, da quella email biciclette@comune.torino.it a cui l’URP aveva inoltrato il tutto!

Tuttavia, or ora visitando il sito Facebook di TObike, sembrerebbe che qualcosa si stia finalmente muovendo ….
Magari le proteste di cittadini, come la mia, hanno forse aiutato a smuovere un po’ le cose!

Tuttavia, per ora, da parte mia, non posso solo che inserire qui ulteriori due foto, fatte proprio ieri: l’abbastanza recente postazione TObike in c.so Principe Oddone, nei pressi di p.zza Baldissera. Tutte le postazioni risultano anche qui abbandonate e non funzionanti, solo segni di evidenti atti di vandalismo: entrambi fanno male al cuore a chiunque passi li veda passando di lì, soprattutto se uno è un ciclista e sta percorrendo quella pista ciclabile!
Ieri quando sono passato e avevo avuto quell’orribile visione, avevo sperato almeno che si provvedesse a togliere la carcassa di quella come di tutte le altre bici deturpate che si trovano oramai ovunque in città e nei suoi parchi, se proprio non c’era la volontà di rimettere in piedi un servizio assai utile come era quello di TObike!

Sembra invece, per fortuna, che ci sia un epilogo migliore!

Certo è, comunque, che per riprendersi almeno i clienti di un tempo ora dovrà faticare un po’ di più, dopo le tristi esperienze che quelli hanno dovuto subire!
Spero inoltre che predispongano opportune telecamere, gestite da un servizio di sorveglianza remoto, atte a individuare per tempo eventuali nuovi atti di vandalismo in modo da intervenire tempestivamente! La tecnologia esiste (e.g. vedi vecchio post su Testing a Bosch IP camera (DINION IP 5000i IR)), basta utilizzarla …

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine-2021-01-26-120957.jpg
Dal sito Facebook di TObike: sembrerebbe che qualcosa si stia finalmente muovendo … 🙂

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Link

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27 gennaio 2021, giorno della memoria: è sempre più importante ricordare … anche in streaming

Mai come in questi ultimi anni, benché ne siano trascorsi sempre più da quegli eventi, è opportuno dare spazio alla memoria per non dimenticare. L’oblio porta infatti inevitabilmente a rifare gli stessi errori del passato e addirittura a negare le evidenze storiche. Solo pochi giorni fa ho sentito di persino un professore di storia torinese che nega la shoah!
In un mondo dove i negazionisti di ogni tipo si fanno sempre più spazio, è sufficiente fare una semplice ricerca con un motore di ricerca per scoprire (semmai ce ne fosse la necessità) e comprendere che un nuovo potenziale precipizio non è poi così distante se si riuscirà a mantenere questa memoria anche tra i più giovani.

Perciò, proprio ora che pochissimi sono gli ultimi testimoni oculari ancora in vita, è importante ascoltare con attenzione le parole di Liliana Segre, senatrice a vita italiana, superstite dell’Olocausto e testimone dei campi di concentramento nazisti, nel un suo intervento dello scorso anno, 27 gennaio 2020, al Parlamento Europeo:

27/1/2020

Vi invito anche a vedere questa racconto lucido di eventi vissuti, con le parole di una “donna libera e di pace” (come lei stessa si definisce alla fine) che narrano di eventi ormai lontani eppure ancora così vicini, su chi ha fatto finta di niente e ha permesso che ingiustizie e atrocità si perpetrassero.
… un racconto su come si possa togliere a delle persone non solo la speranza, ma anche la dignità.

Insomma, sentire e ricordare affinchè un passato non possa diventare anche un futuro.

In questo anno strano anche per via dell’emergenza Covid, la memoria passa anche attraverso iniziative proposte gratuitamente in streaming. Segnalo, ad esempio, questo spettacolo che mi sembra interessante:

Giorno della Memoria 2021 | a Chieri Eventi a Torino
Giorno della Memoria a Chieri: in streaming lo spettacolo “Le canzoni di Anna Frank
Mercoledì 27 gennaio, il Comune di Chieri commemora il Giorno della Memoria proponendo gratuitamente, alle ore 18, in streaming sul sito istituzionale e sui canali social Fb @comunechieri @ChieriOn @BibliotecaArchivioChieri, lo spettacolo di parole e di musica “Le Canzoni di Anna Frank“, realizzato dall’associazione Shalom e dalla cooperativa di artisti Esibirsi (con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino).

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Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.” – Anna Frank

Giorno della Memoria a Chieri: in streaming lo spettacolo “Le canzoni di Anna Frank

D’altra parte non è la prima volta che la città di Chieri propone iniziative in tal senso: Comune di Chieri – Eventi-Giorno della Memoria 2020, Comune di Chieri – Eventi – Giorno della Memoria 2020 – Tour guidato, Comune di Chieri – Giorno della Memoria 2019, Comune di Chieri – Giorno della Memoria, Comune di Chieri – Il Treno della Memoria, Comune di Chieri – Giorno del Ricordo, Comune di Chieri – Giorno della Memoria 2017, Comune di Chieri – Voci della Memoria, Comune di Chieri – Giorno della Memoria

Interessante anche la selezione di film che è presente in Comune di Chieri – Biblioteca Civica – Bibliografie Adulti – Giorno della Memoria 2018: scarica pdf

Anche altre realtà della cintura torinese non sono da meno in quanto ad iniziative:

Dal sito Facebook della città di Rivalta: 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟭 – 𝟮𝟲 𝗚𝗘𝗡𝗡𝗔𝗜𝗢𝗢𝗥𝗘 𝟭𝟴:𝟯𝟬: 𝗪𝗘𝗕𝗜𝗡𝗔𝗥 𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗗’𝗨𝗢𝗠𝗢👉 Partecipa al webinar “A MEMORIA D’UOMO” tenuto dal prof. Claudio Vercelli, all’interno del programma della Giornata della Memoria.👉 Affrontiamo insieme il tema del Neofascismo tra i giovani, del revisionismo e del negazionismo.👉 Clicca sul link e partecipa: https://meet.google.com/ijz-zeya-gca👉 Per facilitare la conduzione, vi chiediamo di entrare con microfono e videocamera spenti.

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L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza“. —  Liliana Segre

Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l’indifferenza colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia ed Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite”. —  Liliana Segre

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare“. —  Liliana Segre

Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui“. —  Liliana Segre

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Link a post di possibile interesse

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Quando la pubblicità martellante su Internet fa leva sull’ignoranza della gente e propone come miracolosi (a prezzo elevato) dei prodotti di basso profilo tecnico. Due esempi tra i molti: WiFi X e Xtra-PC

La pubblicità è l’anima del commercio si dice, ma tutte le volte che vedo, soprattutto su Internet, immagini o addirittura spot pubblicitari che palesemente dicono non solo inesattezze ma belle e proprie fandonie, mi si torcono le budella!
Mi viene talvolta addirittura da chiedermi come questo venga, di fatto, consentito nonostante le innumerevoli leggi e associazioni a difesa del consumatore.

Oramai siamo assuefatti da decenni alle innumerevoli pubblicità che promettono dimagramenti da favola o ricrescita dei capelli miracolose … ma, sempre più, l’insieme delle false promesse sta coinvolgendo altri settori come quelli tecnologici. Se da una parte, anche in questo caso, queste pubblicità ingannevoli possono contare sull’ignoranza della gente comune, dall’altro viene anche da pensare come quelle stesse persone acquirenti possano essere davvero così troppo sprovvedute: eppure, se c’è chi paga queste martellanti pubblicità a caro prezzo, vuole dire che per questi accalappiatori imbroglioni i conti alla fine tornano a loro vantaggio!

La necessità di scrivere questo post è nata impellente dopo avere visto troppe volte in queste ultime settimane attivarsi un video pubblicitario tra i diversi che vengono automaticamente lanciati da YouTube e che si possono eventualmente interrompere solo dopo 4 secondi: sto parlando del “miracoloso” WiFi X.
Solitamente, come penso molti fanno, appena scaduti i 4 secondi premo il tasto Salta gli annunci per riuscire finalmente a vedere il video ricercato di mio interesse: d’altra parte questo è il fardello che spesso si deve accettare se si desidera ottenere un servizio gratuitamente e, indubbiamente, quello offerto da YouTube e dai gestori dei molteplici suoi canali è assai utile in diverse circostanze!
Tornando a quello spot specifico, sebbene la sua prima videata non mi dicesse nulla di nuovo (“Come avere una connessione WiFi super veloce ovunque, in qualsiasi momento in soli 6 secondi!“), già la seconda aveva stimolato la mia curiosità dubitatrice (“I provider dei servizi internet non vogliono farti conoscere questo trucchetto economico!“). Ho quindi visto per intero tutto quello lo spot, meravigliandomi nel suo susseguirsi di messaggi falsi e tendenziosi.

Nel seguito riporto alcuni screenshot di messaggi lanciati nello spot, associandoci alcuni miei commenti per poi fare una considerazione finale.

La congiura, questa è la prima regola della mentalità complottista tanto in voga oggigiorno e spesso ora anche utilizzata a scopi pubblicitari!
Che la trasmissione dati possa essere limitata per sopperire a eventuali sovraccarichi di una rete, o di un tratto di essa, è un qualcosa d’innato nella definizione dei protocolli di gestione/trasmissione di una qualsiasi rete, cioè è intrinseca nella logica pensata e necessaria per far funzionare al meglio una qualsiasi rete, sia questa una rete locale domestica o una pubblica ad alta velocità o meno. Niente trucchi e niente inganni dunque, semplice inevitabile applicazione automatica di eventuali meccanismi che consentano, in caso di sovraccarico, di riuscire a offrire un servizio al meglio e non rischiare pericolosi colli di bottiglia. Certo, magari in quelle situazioni di sovraccarico assai rare possono essere favoriti i servizi che maggiormente sarebbero negativamente influenzati da una limitazione di banda, ma nessun complotto! Inoltre le velocità oggi raggiungibili sia da una linea fissa sia anche da una linea mobile sono oggettivamente al di sopra di quelle che potevano essere le migliori aspettative solo pochi anni fa!

Che un dispositivo locale, quale è quello pubblicizzato, sia in grado di modificare la gestione dei dati trasmessi nella rete pubblica (i.e. nel payload, interno ai pacchetti dati, proprio dei protocolli trasportano appunto i i dati dell’utente) è evidentemente una sciocchezza!
Si tratta, infatti, di un comune repeater WiFi di fascia bassa che (anche se non viene fornita alcuna specifica tecnica ma si parli unicamente di una velocità di 300Mbps) sicuramente supporta la sola banda 2,4 GHz e non anche quella dei 5GHz, come avviene nei repeater di fascia alta, capaci quindi di velocità anche assai maggiori (e.g. fino a 1300 Mbps , seppur solo per un dispositivi che distino per un raggio minore rispetto a quanto richiesto per l’altra banda con velocità minore comunque fornita). Si parla di quella velocità di 300Mbps come se fosse una cosa straordinaria mentre invece è la normalità per qualsiasi repeater di fascia bassa: comunque, si tratta ovviamente della velocità massima che quel dispositivo può supportare internamente alla rete locale, ad esempio per fare accedere un PC collegato a quel WiFi a dei dati presenti su un Hard Disk locale nella LAN, non certo necessariamente per una trasmissione verso un server remoto dove il collo di bottiglia non è certo dato dalla velocità interna alla propria LAN e neppure a quella della propria linea di accesso alla rete pubblica!
Insomma, non fornendo alcun dato tecnico serio e, anzi, affermando dichiarazioni che non dicono nulla,unicamente mirate ad abbindolare un incompetente (e.g. WiFIX funziona bloccando il rapporto dati internet verso il proprio provider internet), viene venduto a circa 50€ un reapater WiFi non di marca analogo ad altri di marca che si trovano a meno di 20€. Ben altre prestazioni hanno altri repeater di marca a doppia banda (2,4GHz e 5GHz) venduti a un prezzo analogo a quello proposto per quello di fascia bassa!
Anzi, ricercando su Amazon si può trovare un prodotto direi identico anche esteticamente (seppur marchiato con altro nome) a quello pubblicizzato che costa meno dei soliti 20€ tipici dei repeter di tale fascia. Ovviamente io non comprerei neppure quello, seppur ben più economico, in quando esistono dispositivi di marca a un prezzo analogo, ben recensiti e con apposite app per configurarli a dovere: comunque, almeno in quello lì venduto su Amazon sono ben presenti le caratteristiche tecniche (e.g. ripetitore WiFi single band, con velocità di trasferimento complessiva di 300 Mbps, poiché la banda dei 2,4 GHz non permette di sostenere velocità molto elevate) e già addirittura nel titolo viene correttamente indicato che si tratta di un semplice Ripetitore Wi-Fi di Fascia Media, … quindi, nulla di miracoloso come farebbe invece intendere quello spot pubblicitario ingannevole!!

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Ovviamente, quanto prima descritto nel dettaglio è solo uno dei molteplici spot pubblicitari martellanti e abbindolatori, automaticamente proposti su Internet.

Si tratta di spot pubblicitari creati ad hoc e che puntano a pagine di prodotti venduti online: nella URL vengono inseriti dei parametri (e.g. ?advert=434989111122&place=youtube.com&gclid=Cj0KAASSEER-ABhDFARIkjbfyu735t6398-vMAYoPsEfdfsfsert45UTR9Y6wSyny9oaAvD7Ew_wrd) che consentono di riconoscere quale sia il procacciatore di potenziali clienti, in modo che costoro si prendano una percentuale su click o sulle eventuali vendite … insomma, nulla di nuovo nel mondo del commercio, ma la correttezza e la veridicità delle informazioni fornite deve, a mio parere essere rispettata!

Ad esempio, un altro altrettanto ingannevole (ma perlomeno non mendace) analogo spot pubblicitario, sempre presente in questo periodo sulla pubblicità proposta da YouTube, è quello che propaganda la vendita di Xtra-PC che è di fatto una qualsiasi chiavetta USB in cui è stato installato del SW di un sistema operativo opensource (uno dei tanti linux) che si potrebbe scaricare gratuitamente da Internet e mettere in qualsivoglia altra chiavetta! Ovviamente se quest’ultima viene poi inserita in un PC prima della sua partenza (con una eventuale semplice configurazione del boot) comporta il caricamento di quel Sistema Operativo opensource che, in genere, è leggero e performante per semplici esigenze (e.g scrittura di un documento, navigazione su Internet), pur avendo ovviamente tutti i limiti propri di tale modalità di esecuzione (primo tra tutti la limitata velocità di lettura/scrittura di una qualsiasi chiavetta rispetto ad altre modalità di memorizzazione quali SSD/Hard Disk).
Insomma una chiavetta da 16G, di marca sconosciuta, venduta a circa 18€ (in quanto in “offerta”, altrimenti scrivono che varrebbe 30€!!) quando se ne può acquistare una di marca, della medesima capacità, a circa 8€ o anche meno!! Per ottenere il medesimo risultato, basterebbe poi andare a scaricare un sistema operativo opensource e, da qui, magari qualche altro programma gratuito d’interesse (e.g. Open Office): per andarlo a installare nella chiavetta USB si può poi utilizzare un programma apposito (e.g. Unetbootin per WindowsLinux macOSRufus per Windows).
Per maggiori dettagli a tale proposito, puoi visitare questi tutorial dove puoi trovare una semplice spiegazione di dettaglio:

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Concludendo:
prima di comperare una qualsiasi “offerta” miracolosa pubblicizzata, tanto più quando su Internet tramite social, è indispensabile stare accorti alle truffe e vale la pena almeno verificare a quanto viene venduto altrove un prodotto analogo, se non identico, ad esempio ricercandolo su Amazon. Anche se poi si decide di acquistarlo altrove, su quel marketplace è assai probabile trovare qualsiasi tipologia di oggetto e quindi agevolmente si riesce già subito a effettuare una comparazione tra diverse soluzioni. Inoltre, sempre in quel marketplace, per ciascun prodotto è possibile poi leggere i commenti lasciati dai precedenti acquirenti e questo può sicuramente risultare un ulteriore aiuto. Anche qui, tuttavia, non si deve essere acritici, in quanto almeno alcuni di quei commenti (soprattutto quelli troppo lunghi e dettagliati) possono essere non del tutto disinteressati in quanto inseriti a fronte di un vantaggio (e.g. prodotto ottenuto gratuitamente): seppure quel marketplace vieti tali procedure e cerchi d’impedirne la diffusone, tale pratica è difficilmente eliminabile del tutto!

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L’assurda burocrazia per osteggiare l’immigrazione di lavoratori stranieri e l’inadeguatezza dei servizi offerti dal CAF UIL di Torino in via Bologna 11

Sebbene generalmente io sia orgoglioso di essere italiano e di vivere in Italia, talvolta mi capita di vergognarmi di esserlo e, purtroppo, ciò sta avvenendo sempre più spesso non solo per alcune scelte del Governo e d’istituzioni/associazioni, ma pure per il comportamento di singoli loro addetti o anche solo di semplici cittadini!

Questo post è rivolto non solo a quegli immigrati che provengono da realtà povere sia economicamente sia culturalmente, risultando purtroppo troppo spesso facile preda della malavita che li assolda ai loro biechi scopi, ma soprattutto a quelli che, mettendo da parte le loro competenze acquisite con studi talvolta non riconosciuti all’estero, si adattano a lavori di qualifica ben inferiore a quelli che potrebbero in teoria ottenere, attività che quindi sono in grado di svolgere al meglio viste le loro qualità, lavori gravosi che quindi spesso gli italiani disdegnano.

Ultimamente ho cercato di aiutare un lavoratore straniero per ottenere il prolungamento del permesso di soggiorno e sono venuto a contatto con un intero mondo, sconosciuto ai più, in cui troppo spesso la burocrazia, l’incompetenza e l’indisponibilità degli addetti la fa da padrona, rendendo oltremodo complicata e assurda tutta una procedura che potrebbe essere molto più lineare e corretta.
Quella persona che ho cercato di aiutare è stata, diversi anni fa, badante di mio padre, negli ultimi anni della sua vita, e so quindi bene che si tratta non solo di un gran lavoratore, ma anche di un’ottima persona per cui è sempre stato per me un piacere aiutarlo quando si è poi trovato in qualche difficoltà, ricambiando almeno in parte le attenzioni e l’affetto che ha da sempre dimostrato verso la nostra famiglia. Inoltre, si tratta di una persona colta con tanto di diploma, corso di laurea non terminato non certo per mancanza di sue capacità e impegno: non è inusuale che per casi della vita, talvolta pilotati da eventi di nazioni intere, impongano a persone di lasciare il loro Paese in cerca di un lavoro che serva da sostentamento per loro stessi e per le loro famiglie.

Veniamo alla descrizione dei fatti.
A febbraio 2020 l’ho accompagnato alla questura di Torino in c.so Verona 4 per presentare tutta la documentazione che gli era stata indicata necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Era dovuto venire a Torino da un paesino distante diverse decine di chilometri dove ora sta accudendo un altro vecchietto: anche solo raggiungere fisicamente quel posto era stata un’impresa, nonostante fosse stato in parte accompagnato in macchina. Dopo una lunga e problematica attesa, sebbene ci fosse una prenotazione con giorno e ora indicati, eravamo poi riusciti ad accedere agli sportelli, ovviamente con ingressi contingentati e con mascherina per via dell’emergenza Covid già in essere. Ricordo che avevo dovuto discutere per fare in modo di poter entrare anch’io per accompagnare quel signore e poterlo quindi eventualmente aiutare per eventuali problematiche che fossero sorte. In effetti è risultato che mancava l’attestato di conoscenza della lingua italiana, ora indispensabile, per cui sarebbe stato necessario iscriversi a un esame apposito e portare entro 10 giorni un documento che attestasse tale iscrizione. Ci viene detto che l’iscrizione a quel test poteva essere inoltrato anche personalmente tramite computer accedendo all’apposito portale del Ministero dell’Interno.
Mi ricordo che già mi ero chiesto: ma se è così semplice e veloce, perché non possono già quegli addetti inoltrarlo, velocizzando la procedura e quindi risparmiando così anche loro del tempo, non dovendo più fissare un nuovo appuntameno e poi, a breve, ricevere nuovamente quella persona per la sola consegna di quell’avvenuta iscrizione?

Comunque sia, ho rassicurato quel signore, dicendogli che l’avrei portato a casa mia e, con il mio PC, avremmo velocemente risolto il tutto effettuando tale iscrizione: per l’esame poi non sarebbe stato certo un problema comprendendo lui oramai bene l’italiano e riuscendolo a parlare la nostra lingua in modo comprensibile se non completamente corretto!

Andando quindi con il mio PC nel portale delle Prefetture-UTG (prefettura.it)), scegliendo la Regione, la Provincia e quindi dal menù la sua sezione Immigrazione, ero arrivato a un link relativo al Test di lingua italiana che a sua volta portava a un’ulteriore pagina di dettaglio dove esisteva un link analogo ma che puntava a un altro portale, quello del Ministero dell’Interno.
Avevo già notato che in quella medesima pagina c’era poi anche un altro link relativo agli Esiti test lingua italiana. Che organizzazione, mi ricordo di avere pensato: tutto online!

Nella pagina Test di conoscenza della lingua italiana del portale del Ministero dell’interno, veniva indicato come sottotitolo: “Per sostenere il test deve inviare alla prefettura della provincia in cui risiede una domanda attraverso la procedura informatica attiva sul sito web dedicato https://nullaostalavoro.dlci.interno.it:

Infatti, navigando quindi in https://nullaostalavoro.dlci.interno.it veniva indicato esplicitamente che uno dei servizi offerti dal portale era appunto la benedetta “richiesta di ammissione al test di conoscenza della lingua Italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo“.
Insomma, non senza un po’ di perplessità da parte mia per quella navigazione un po’ eccessiva da un portale a un altro, sembrava comunque proprio che fossi infine giunto nella pagina corretta! 🤔
Inoltre, per fortuna in quella sezione del portale del Ministero dell’Interno relativo al Sistema Inoltro Telematico, l’autenticazione veniva consistita anche tramite una semplice registrazione, senza quindi utilizzare necessariamente lo SPID che quasi sicuramente un immigrato non possiede … oltre al fatto che sia i tempi/procedure per acquisirlo non sono certo immediate, sia le modalità di utilizzo sono tutt’altro che agevoli per chiunque, figuriamoci per un generico immigrato (vedi un mio precedente post a tale riguardo)!

Effettuiamo quindi la registrazione fornendo tutti i dati anagrafici richiesti ed entriamo nell’area autenticata del portale. Tuttavia, nessuna voce del menù consentiva d’inoltrare tale richiesta per effettuare il test di conoscenza della lingua italiana. Dopo diversi tentativi di navigazione dentro i molteplici menù, desisto e andiamo nel più vicino ufficio di servizio immigrati per ottenere delucidazioni. Dopo l’ovvia attesa, riusciamo ad avere udienza da un’addetta: con mia meraviglia, dalla sua postazione autenticata con le loro credenziali di sindacato, quella voce di menu relativa alla presentazione della domanda era presente! Eppure nulla in quel portale indicava la necessità di rivolgersi a un Patronato per poter accedere a quel servizio di prenotazione e tantino nulla di ciò ci era stato indicato alla questura!
La domanda d’iscrizione al test viene quindi finalmente inoltrata tramite loro, senza neppure dover pagare nulla! Felici come pasque usciamo non sapendo però quello che scopriremo solo successivamente: tutte le comunicazioni associate a quella richiesta, così inoltrata dal Patronato (e.g. il foglio da presentare quando si effettua la prova o, successivamente, il suo esito finale), si possono recuperare solo accedendo con la medesima utenza che ha effettuato la domanda, cioè tramite loro! Perciò, anche se la presenza di una nuova comunicazione giunge all’email indicata nella compilazione della domanda stessa (in quel caso la mia, dal momento che lui non l’aveva), nel suo contenuto non è presente alcun documento allegato bensì solo il link per recuperarlo … e per farlo è necessario avere delle credenziali che uno personalmente non possiede non avendo potuto effettuare di persona quella richiesta!! Dal momento poi che, per via dell’emergenza Covid, il luogo e le date per effettuare quel test erano state rimandate, in quel periodo non è stato possibile riuscire a leggere il contenuto di quelle comunicazioni nemmeno recandosi (e rifacendo la coda) presso il Patronato, dal momento che quel servizio immigrati era chiuso a data da definirsi: ancora oggi Google Maps immortala quel fogliettino che avevamo trovato allora, rimasto appeso per mesi …

Il servizio immigrati dei Patronati sono rimasti chiusi per mesi con nessuna indicazione sulla data di riapertura … quindi risultava impossibile accedere a qualsiasi informazione raggiungibile solo tramite loro che avevano inoltrato la domanda (e.g. documenti relativi al test di conoscenza della lingua italiana)

Insomma, l’esistenza di una nuova convocazione mi era arrivata via email, ma mi era stato impossibile scaricare dal sito quel documento non avendo ovviamente le credenziali di quel padronato – chiuso per via del Covid – che ne aveva inoltrato la richiesta inizialmente, non essendoci riuscito io autenticandomi come privato.
A quel punto, mi sono recato quindi personalmente alla Prefettura di Piazza Castello chiedendo di poter parlare con qualcuno relativamente appunto a quei test sulla conoscenza dell’italiano. Per fortuna ho trovato un’addetta molto gentile che, compresa la situazione, mi ha fornito personalmente il documento di convocazione da presentare all’atto dell’esame dove era presente anche l’informazione sulla nuova data e luogo di svolgimento. Quell’addetta, seppur assai gentile, mi aveva confessato che non ero il primo ad averle detto di aver avuto problemi a inoltrare personalmente la domanda per effettuare quel test di conoscenza dell’italiano, una volta autenticato in quel portale come privato cittadino, … ma dal momento che si trattava di un problema centralizzato sembrava che nessuno si fosse preoccupato più di tanto di quell’anomalia, seppure complicasse di molto la procedura che l’immigrato doveva effettuare! 🙄
P.S – Mi resta il dubbio che quella voce non comparisse perché non si era usato lo SPID ma solo le credenziali utilizzate registrandosi, anche se non credo fosse quello il problema … e comunque nulla di ciò era segnalato nel portale.

Nuova convocazione del test di conoscenza della lingua italiana, essendo la precedente stata rimandata per via dell’emergenza Covid

P.S. – Ho provato ora ad accedere al medesimo sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it: ora viene subito fornita al seguente indicazione che, secondo me, è un’ulteriore conferma di come tutti questi portali non siano integrati tra loro e si debba saltare da uno all’altro per poter trovare la gestione di servizi relativi a un medesimo contesto ben specifico, in questo caso l’immigrazione.

Lo sportello UNICO per la gestione delle problematiche relative all’immigrazione sembra ancora un miraggio.

Comunque io, un italiano esperto d’informatica, non era riuscito a effettuare in autonomia una domanda che, per quanto indicato dall’addetto della questura, avrebbe potuto effettuare personalmente la persona straniera che desidera ottenere il permesso di soggiorno!

Il mio assistito ha quindi svolto il test di conoscenza della lingua italiana con i ritardi imputabili all’emergenza Covid e recandosi in una scuola nella cintura torinese, non certo comoda da raggiungere come la sede torinese inizialmente indicata.

Per riuscire poi a ottenere l’esito di quel test (non immediatamente rilasciato nonostante l’esiguo numero – solo 20 di cui una metà assenti ingiustificati – di candidati per ciascuna sede, nuovamente sarebbe dovuto andare all’ufficio del padronato che aveva presentato la richiesta, ritornando a Torino dal lontano paesello! Per fortuna, contattando via email la medesima persona della questura dei piazza Castello che già precedentemente era stata così gentile, mio ha detto che gli esiti pubblicati in maniera anonima online, sempre dal sito della Prefettura, erano comunque validi per la domanda del permesso di soggiorno sebbene dovessero essere abbinati al documento di convocazione all’esame: infatti, sapendo la sede dove si era tenuto il test e il codice personale identificativo presente appunto nel foglio di convocazione, si riusciva a conoscere l’esito senza doversi nuovamente recare dal patronato e fare altre code!
Comunque l’esito della prova sarebbe poi dovuta giungere in forma elettronica direttamente alla questura.


L’esito del test era stato positivo, come anche quello di tutti i partecipanti che si erano presentati in quella medesima sede quel giorno. Visionando i file Excel degli esiti sulle diverse sedi dove si era tenuto l’esame, ho notato che ben pochi non l’avevano superato se non quelli indicati come assenti ingiustificati … viene da chiedersi come mai non si fossero presentati, viste le complicazioni e le difficoltà che io stesso avevo avuto nell’aiutare quel mio amico!!! D’altra parte, quando nel presentare la domanda all’ufficio servizio immigrati avevamo chiesto se potevano consigliarci qualche testo per potersi preparare al meglio a quella verifica, ci era stato risposto testualmente che anche i cinesi che erano appena arrivati da poche settimane in Italia lo passavano e che quindi lui non doveva certo preoccuparsi dal momento che l’italiano oramai lo comprendeva e lo sapeva parlare da farsi capire! Insomma mi sembra di poter dire che tale requisito per ottenere il permesso di soggiorno sia una richiesta burocratica che complica inutilmente una procedura già dispendiosa in termini di risorse e tempo, non solo per l’immigrato ma anche per tutti gli attori in gioco!

Due giorni fa quel signore aveva nuovamente l’appuntamento in questura e questa volta davvero sperava di avere tutte le carte in regola per ottenere l’agognato permesso di soggiorno … e invece no! Non solo non avevano acquisito alcuna indicazione dell’esito del suo esame di conoscenza dell’italiano che sarebbe dovuto pervenire loro in forma elettronica (problema comunque sanato fornendo noi l’esito in forma cartacea) ma questa volta gli viene notificato che c’erano delle mancanze contributive di anni addietro in cui il suo reddito aveva superato la soglia minima che consente di evitare di effettuare la dichiarazione dei redditi. Una sua manchevolezza sicuramente, ma che, a mio parere, si sarebbe potuta evidenziare già mesi addietro quando gli era stata notificata la mancanza del test di conoscenza della lingua italiana per poter procedere. Nuovamente i soliti 10 giorni per ritornare e produrre la documentazione, vale a dire in questo caso la sanatoria del debito fiscale. Gli viene indicata l’Agenzia delle Entrate come il luogo idoneo per risolvere il problema: tuttavia, una volta recatosi nella sede più vicina in centro, là gli viene invece detto che doveva rivolgersi a un CAF. Sempre a piedi, torna praticamente indietro recandosi allora al CAF vicino all’ufficio di servizio immigrati che già conosceva essendo nei pressi della questura. Non senza difficoltà riesce a parlare con un’addetta di tale CAF che gli dice che loro potevano sanare solo la dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno!! Disperato mi telefona e mi faccio passare l’addetta per comprendere meglio quell’assurdità. Mi conferma il tutto dicendo che era una scelta della UIL, in quanto se loro sanavano le tasse di loro assistiti per anni precedenti all’ultimo, non solo ovviamente il contribuente doveva pagare le dovute sanzioni e interessi, ma anche loro come sindacato venivano penalizzati economicamente subendo una multa/tassazione che sia!
Pur continuando a non capire la logica di tutto quel suo discorso, rimanendomi comunque il dubbio che la legge prevedesse davvero tale assurda penalizzazione per il Patronato, le spiego che eravamo disposti a sopperire eventuali addizionali imputate loro: nulla da fare! Chiedo allora come poteva fare quel poveretto a mettere a posto la sua posizione con il fisco per quindi riuscire a ottenere il permesso di soggiorno. La sua risposta secca è stata che non lo sapeva … facendo intendere che già troppo tempo aveva perso per fornirci risposte … o meglio non risposte direi io!!

Dal momento che mi sembrava impossibile che un CAF non potesse effettuare tale operazione relativamente ad anni passati, ho telefonato a una amica che lavora in un un altro sindacato, la CISL. Si meraviglia anche lei di quanto mi aveva detto l’operatrice del CAF dell’altro sindacato e mi indica la sede principale di CISL di via Bertola 49/A angolo via Palestro quale la sede migliore per avere un appuntamento in tempi utili. Mi suggerisce pure di provare a telefonare al numero 011-5741511 per evitare magari di recarmi sul luogo personalmente … ma la linea di quel numero si sconnette sempre immediatamente. Solo dopo diversi tentativi riesco poi a ottenere una risposta dal centralino generale 011-195065 dove tuttavia mi dicono che per avere un ticket di accesso dovevo inviare una richiesta via email a CAAF.torino@cisl.it o diversamente dovevo necessariamente recarmi personalmente in quella sede. Ovviamente suggerisco al mio amico di recarsi di persona in via Bertola visto i tempi stretti a disposizione. Dopo un po’ mi telefona dicendomi disperato che il primo posto libero era ben dopo la scadenza dei 10 giorni: mi faccio passare l’addetta alle prenotazioni e le spiego la problematica temporale improrogabile e lei, dopo avere internamente contattato qualcuno, riesce allora gentilmente a inserire la prenotazione il giorno prima della scadenza fissata dalla questura!
Dopo quasi 3 ore di tentativi, finalmente si apre dunque uno spiraglio di soluzione … 🙄

Concludendo per ora il resoconto assurdo di questa via crucis per cercare di ottenere un permesso di soggiorno per un lavoratore immigrato, ci tengo ancora a sottolineare l’inspiegabile comportamento da parte dell’addetta del CAF di via Bologna 11 o forse del sindacato UIL stesso nella sua interezza, se vera è la giustificazione fornitami telefonicamente sul motivo del loro rifiuto a operare la sanatoria fiscale per anni precedenti all’ultimo! Stiamo infatti parlando di un sindacato dei lavoratori, cioè di un’istituzione che dovrebbe essere preposta ad aiutare il lavoratore bisognoso di assistenza, che in questo caso era poi solo relativa alla soverchiante burocrazia di procedure impossibili da gestire autonomamente da chiunque, non certo solo da un immigrato.

Non ho parole … 🤐

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30/01/2021

In mezzo a tanta burocrazia, malcostume, incompetenza e addirittura scortesia se non maleducazione, per fortuna ci si imbatte in persone non solo cortesi e impegnate ma che riescono a trovare la soluzione idonea al problema che mi era stato presentato come insolubile sia da operatori d’istituzioni pubbliche e CAF sia da fior fiore di professinisti privati!

Il CAF della CISL ha provveduto a elaborare i Moduli Unici dal 2015 ma ha detto che non poteva risolvere il problema relativo ai pochi giorni lavorativi del dicembre 2014 in quanto potevano operare solo per gli ultimi 5 anni.
Di fatto, sentendo poi anche dei commercialisti privati, mi hanno confermato anche loro la medesima cosa essendo gli anni precedenti ormai andati in prescrizione. Come fare allora a fornire la documentazione richiesta dalla Questura anche per quell’anno? Si noti che il reddito del signore per quell’anno era stato di poche centinaia di euro non avendo lavorato che neppure per un mese intero e quindi era stato ben al di sotto del massimale richiesto per dover necessariamente compilare il Modulo Unico per quell’anno.
Nessuno, interpellando CAF e commercialisti privati, mi avevano saputo fornire una soluzione possibile.

Non sapendo più che pesce prendere, ho preso coraggio e ho scritto nuovamente all’impiegata Donatella della Prefettura che, come indicato, già in altre due occasioni aveva saputo risolvere prontamente problematiche da noi riscontrate relative al test di conoscenza dell’italiano.
Questo funzionario, Assistente Sociale della Prefettura di Torino – Area IV Immigrazione Diritti Civili ed Asilo di Piazza Castello 205, mi ha nuovamente prontamente risposto via email dicendomi che aveva rappresentato a un patronato specifico la situazione da me decritta: mi invitava quindi a contattare Valter o a passare nel suo ufficio presso il Patronato EPASA Servizi per l’Immigrazione, in modo tale che potesse capire meglio il problema e darmi qualche soluzione possibile.
Scritto quindi a quel Patronato ieri alle 17:15, ricevo una conferma di ricezione via email alle 22:45 in cui mi viene comunicato che sarei stato contattato il giorno successivo, cioè oggi, di sabato, nel tardo pomeriggio. Alle 18:43 di oggi sabato 30/01/2021 ricevo la telefonata da quell’impiegato che, compreso immediatamente il problema, mi chiede d’inviargli via email il documento del contratto INPS relativo all’assunzione per quel 2014 (o al limite di una comunicazione successiva dell’INPS) in modo che da quella possa poi recuperare le informazioni che la Questura richiede per quel lontano anno ormai in prescrizione.

Da loro sono venuto a sapere che teoricamente la questura dovrebbe chiedere la copia dei bollettini pagati relativamente agli ultimi 2 anni, il mod 730/unico degli anni in cui ha superato un reddito di 8000€, il cud/101 rilasciato dal datore per gli anni in cui il reddito è stato inferiore a 8000.

Insomma, in questa Italia dove pagliacci e sbruffoni incompetenti si sprecano a tutti i livelli, avere avuto a che fare, anche solo per pochi scambi di email o di frasi al telefono con persone come queste due che, anche a tarda ora, si impegnano a fornire un servizio e a risolvere problematiche relative a immigrati, non solo fa molto piacere, ma fa anche sperare in una Italia migliore.

Per chi si trovasse ad avere problematiche analoghe o comunque in questo contesto, lascio questo riferimento davvero prezioso:

Patronato EPASA Servizi per l’Immigrazione
via Perugia, 36 – 10152 Torino
Tel: +39 011.1967.2503 – Fax: +39 011.1967.2510

Orari
lunedì – martedì – giovedì dalle ore 8.30 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.00
mercoledì – venerdì dalle ore 8.30 alle ore 12.30

CNA – Associazione della Città Metropolitana di Torino – Patronato Epasa-Itaco Servizi per l’immigrazione (cna-to.it)

Ho visto che esiste anche un loro sito: https://www.epasa-itaco.it (epasa-itaco.it)

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WhatsApp, Telegram o Signal? L’8/2/2021 entreranno ufficialmente in vigore i nuovi termini di servizio per WhatsApp e già l’effetto si fa sentire! Confronto tra i diversi servizi offerti (e.g. condivisione della posizione, gestione da PC, privacy)

INDICE

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Premessa

Ormai da diversi mesi fior fiore di articoli ne parlano e video, talvolta terrorizzanti, descrivono le possibili implicazioni della prossima entrata in vigore dei nuovi termini di servizio di WhatsApp.

Tuttavia io, che ho da tempo tutti e tre questi programmi di messaggistica (WhatsApp, Telegram o Signal) oltre anche a Skype e Messenger, sto notando solo in quest’ultima settimana una notevole installazione di Telegram e Signal da parte di diversi miei contatti. Infatti, non appena qualche persona, presente nei propri contatti, installa per la prima volta una di quelle applicazioni, subito giunge una notifica con un messaggio apposito. Ovviamente quella chat si può poi subito eliminare se non s’intende, almeno nell’immediato, iniziale un dialogo con quella persona: la gesture da utilizzare è sempre la medesima oramai assodata, cioè tenere premuta la chat da eliminare per qualche secondo in modo da vederla selezionata (tramite un segno di spunta), quindi premere l’icona del cestino (in alto a destra) e infine confermare.

Cancellare una chat, magari una che segnala che un nuovo contatto appena installato l’app

Ovviamente questa cancellazione non preclude la possibilità in futuro d’iniziare una nuova chat ricercando quel contatto tramite l’apposita lente di ricerca (in alto a destra).

Insomma, nulla di nuovo rispetto alle procedure utilizzate anche da WhatsApp.
Si noti infatti che, sebbene le interfacce dei tre sistemi di quei messaggistica differiscano esteticamente, la maggior parte delle operazioni risultano molto simili se non identiche: d’altra parte come non potrebbero essendo così uguali le funzionalità principali fornite (invio/ricezione messaggi, videotelefonata)?

Differenze maggiori si possono notare semmai nelle opzioni che si possono impostare (e.g. sicurezza e privacy) o nelle metodologie utilizzate per realizzare alcune funzionalità più avanzate (e.g. associazione e collegamento con altri dispositivi quale il proprio PC personale): comunque, generalmente la metodologia e procedura da utilizzare è spesso pressapoco analoga (e.g. lettura di un QR code per ottenere l’associazione).

Anche relativamente alle prestazioni dei servizi principali non ho notato un’evidente differenza e questo anche utilizzando la videotelefonata (i.e. sicuramente il servizio che tecnicamente potrebbe maggiormente fornire qualità differenti in quanto le metodologie di codifica e adattamento alla qualità della rete possono essere differenti, magari utilizzando modalità proprietarie). Tuttavia, anche per le videotelefonate, per tutti tre i sistemi di messaggistica la qualità è più che buona qualora entrambi i terminali siano collegati a un WiFi e risulta comunque, in genere, accettabile anche con un buon collegamento tramite una rete mobile 4G.

Differenze più sostanziali invece ci sono relativamente alla privacy e alle sue impostazioni, come in alcuni servizi opzionali. Nel seguito ne analizzerò alcune nel dettaglio.

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Condivisione della posizione corrente magari fornita addirittura per un certo tempo in real-time

Per il momento quest’ultima condivisione in real-time per un determinato lasso di tempo viene consentita solo in WhatsApp e in Telegram.

In WhatsApp la procedura è questa:

Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con WhatsApp (1)
Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con WhatsApp (2)
Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con WhatsApp (3)

In Telegram la procedura è questa:

Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con Telegram (1)
Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con Telegram (2)

Invece, nel caso di Signal si riesce per ora solo a condividere la mappa statica di una posizione, ad esempio quella corrente: non penso che questa limitazione sia voluta per motivi a priori di privacy, per cui probabilmente verrà introdotta a breve.

Infatti tutti quei sistemi si appoggiano, di fatto, a funzionalità proprie di Google Maps e quindi non introducono nullo di nuovo, sebbene forse il tutto venga reso più facilmente usufruibile essendo integrato nell’app.

Per maggiori dettagli su come condividere sempre o per un periodo limitato la propria posizione con altre persone (e.g. parente, amico) direttamente utilizzando la funzionalità fornita da Google Maps, puoi vedere il mio post How to share current position among family members (especially useful for elderly people, kids, teenagers) (eventualmente tradotto in italiano utilizzando Google translator come ho descritto in questo altro mio post).

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Gestione delle chat anche da altri dispositivi (e.g. PC Windows 10) e non solo da app sullo smartphone

Molto comoda è poi la possibilità di poter gestire le chat anche da altri dispositivi (e.g. PC Windows 10) e non solo da app sullo smartphone. Mi ha sempre stupito il fatto che molti amici che utilizzano da anni WhatsApp non utilizzassero (e neppure conoscessero) la possibilità di condividere quel sistema di messaggistica anche sul proprio PC dal momento che risulta spesso assai utile, ad esempio quando si scambiano nella chat dei link che è meglio utilizzare da un PC (e.g. quelli per iniziare videoconferenze con Zoom).
Anche qui tutte e tre le piattaforme prevedono di farlo installando un’apposita applicazione sul computer che poi viene associata al proprio account tramite la lettura di un QR code (in WhatsApp e Signal) o indicando il proprio numero telefonico ed effettuando quindi verifiche tramite OTP sul cellulare (in Telegram).

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con WhatsApp, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Scarica WhatsApp oppure utilizzando da un browser WhatsApp Web:

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con Telegram, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Telegram Messenger:

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con Signal, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Signal >> Download Signal:

Si noti che può succedere, come è successo a me, che inizialmente, effettuando l’associazione di Signal, l’importazione dei contatti non avvenga correttamente seppur sia il PC sia lo smartphone fossero collegati al medesimo WiFi e, tramite questo, connessi a Internet. Ovviamente senza i contatti importati, risulta impossibile effettuare alcuna chat oltre a non vedere quelle precedentemente effettuate. Personalmente ho risolto ripetendo l’importazione (i.e. pressione del pulsante Importa ora) dopo avere cambiato la tipologia di connessione dello smartphone (i.e. connessione tramite la rete mobile e non tramite WiFi) ipotizzando che tale problematica fosse imputabile a quello. Nel seguito mostro la segnalazione di errore e quindi, con il secondo tentativo effettuato modificando la tipologia della connessione dati del cellulare, l’importazione corretta dei contatti e la visualizzazione delle chat già aperte visibili infatti in background: si noti che, con una procedura scomoda e poco intuitiva, è necessario dopo l’importazione scorrere in altro la finestra di Preferenze per riuscire a chiuderla tramite il tasto X [in alto a destra]!

Si noti che esistevano già sistemi di chat e videoconferenza prima di WhatsApp, quale ad esempio Skype ma richiedevano (e richiedono tutt’ora) una registrazione dell’utente. Anche Messenger, l’originaria applicazione di messaggistica associata a Facebook, ha come utenza quella collegata appunto a quel social. La grande novità e intuizione di WhatsApp è stata quella di non richiedere nulla all’utente se non, verificato il suo numero telefonico, richiedere il permesso di recuperare i contatti presenti nel suo telefono e quindi riuscire ad avere subito l’elenco dei propri amici/conoscenti con cui scambiare i messaggi.
Questa stessa peculiarità è stata poi adottata anche da Telegram e Signal per cui anche da questo punto di vista non esiste nessuna differenza e l’installazione/configurazione avviene per tutti e tre in pochi secondi.

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Considerazioni relative alla privacy

Relativamente alla privacy, tutte e tre presentano una sezione apposita al riguardo ma le possibili impostazioni sono assai differenti dal momento che diverso è il business plan di ciascuna.

WhatsApp sfrutterà la sua relazione con Facebook per guadagnare sempre più denaro grazie alla profilazione degli iscritti, conservando, elaborando i dati raccolti e utilizzandoli come materia prima preziosa per mettere aziende paganti in contatto con potenziali clienti. Perciò per lei le impostazioni di privacy disponibili nell’applicazione sono principalmente orientate nei confronti della condivisione di proprie informazioni verso gli altri utenti della piattaforma e non tanto verso il provider del servizio, vale a dire WhatsApp stesso. Anzi nei termini di servizio è esplicitamente indicato che viene effettuata una profilazione dell’utente a fini pubblicitari su Facebook (che ha appunto acquistato WhatsApp per tale scopo), sebbene sembri che un regolamento UE impedisca attualmente di vendere tali nostri dati a scopi pubblicitari. Sul sito online inoltre ci sono rassicurazioni sul rispetto della security/privacy: si parla di crittografia end-to-end di ogni media trasferito (messaggi, foto, video, messaggi vocali, documenti e chiamate) in modo che niente possa cadere nelle mani sbagliate. Tuttavia nei nuovi prossimi termini di servizio sembrerebbe che se uno avvia una conversazione con un account Business, quell’informazione venga acquisita dal sistema per poi eventualmente presentare su Facebook pubblicità targettizzate, cioè quelle meglio remunerate. Leggi anche FAQ di WhatsApp – Informazioni sulle nuove funzionalità business e sull’Informativa sulla privacy di WhatsApp, FAQ di WhatsApp – Privacy e sicurezza per i messaggi business, FAQ di WhatsApp – Come modificare le impostazioni sulla privacy.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app WhatsApp:

Nel caso di Telegram, piattaforma di messaggistica di Pavel Durov, per ora sembra si mantenga grazie agli investimenti privati del suo fondatore che, dopo aver creato Vkontakte (il “Facebook” russo), sembra non avere problemi di liquidità. Tuttavia ora che l’app ha raggiunto centinaia di milioni di utenti attivi, si parla già di possibili fonti d’introito esterne, quali annunci pubblicitari all’interno dei Canali (i.e. le stanze nelle quali un solo autore diffonde messaggi/aggiornamenti rivolti a un pubblico interessato) e i pacchetti di sticker a pagamento dei quali gli autori percepiranno comunque una percentuale degli incassi. Comunque sia, almeno dichiaratamente, il punto centrale della piattaforma rimarrà il rispetto della privacy, per cui anche questi eventuali annunci pubblicitari non saranno tarati su dati relativi agli utenti.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app Telegram:

Nel caso di Signal sembrerebbe che l’app si mantenga solo grazie all’afflusso di denaro che proviene dalla Signal Foundation, organizzazione non-profit co-fondata da Brian Acton, il fondatore di WhatsApp. Lo scopo della fondazione è proprio quello di rendere le comunicazioni private accessibili a chiunque e disponibili ovunque. Perciò, Signal, pur non richiedendo pagamento di canoni mensili e non raccogliendo alcun tipo di dato dagli utenti, non ha un vero modello di business basandosi solo su donazioni esterne.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app Signal dove rilevanti sono, a mio parete, la possibilità di disattivare l’apprendimento delle parole digitate sulla tastiera software e di avere un PIN, viene periodicamente richiesto, che mantiene crittografa le informazioni memorizzate dal programma:

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Alcune peculiarità distintive

Ciascuno di questi sistemi di messaggistica ha ovviamente alcune peculiarità distintive. Nel seguito analizzerò quelle che reputo più interessanti.

Un peculiarità interessante di Signal è di poter impostare i messaggi di una chat con una durata temporale predefinita. Infatti, esiste l’impostazione Messaggi a scomparsa nel menù raggiungibile dai tre puntini [in alto a destra] che consente determinare la scomparsa dei messaggi inviati [anche lato destinatario] dopo un tempo definito impostato prima del loro invio.
L’impostazione di default è OFF, vale a dire i messaggi della conversazione permangono nel tempo fino a una loro eventuale cancellazione esplicita.
Tuttavia si può impostare, da 5 secondi fino a una settimana, la durata dei messaggi che si invieranno da quel momento in poi.
Nel seguito viene mostrato come si presenta la selezione del tempo di visibilità dei messaggi di una conversazione sia nell’app sia nell’applicazione desktop:

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Strategie di marketing e business plan

Senza volere fare dietrologie sulla decisione di WhatsApp di modificare le condizioni di servizio, si può affermare, senza timore di essere smentiti, che come spesso avviene quando un servizio ha molto successo, i gestori dello stesso cercano d’introdurre nuove fonti di guadagno introducendo forme di abbonamento (generalmente mal viste dagli utilizzatori) o trovando remunerazioni con la pubblicità e/o vendita d’informazioni utili al marketing … e questo anche se inizialmente il servizio magari era nato in forma sperimentale senza particolari finalità di lucro.
Nulla da stupirsi quindi che un servizio come WhatsApp, così tanto di successo, lo stia facendo! Vale la pena di ricordare che quell’app è stata lanciata proprio al momento giusto quando con la diffusione dei primi smartphone la loro soluzione di messaggistica è andata a sostituirne un altra metodologia (SMS/MMS) assai limitata (e.g. messaggi ciascuno di 160 caratteri al massimo, sebbene eventualmente fossero poi concatenabili) e decisamente (incomprensibilmente) costoso addirittura ancora oggi seppur molto meno di allora!
Insomma, una ricerca di guadagno senza chiedere nulla all’utenza che non è nulla di particolarmente scandaloso e a cui siamo già da tempo abituati (Google lo fa da sempre).
Infatti anche solo utilizzando un qualsiasi browser per ricercare qualcosa quelle informazioni su di noi vengono raccolte e magari anche associate a un account ben preciso qualora uno si sia anche autenticato in quel browser come spesso uno fa per usufruire di particolari servizi.
Anche andando a visitare la maggior parte dei siti, questi da tempo utilizzano capacità di memorizzazione intrinseche dei browser stessi (e.g. cookie) in modo da riuscire anche a tracciare le navigazioni dell’utente, sempre allo scopo principale di fornire pubblicità personalizzata, vale a dire quella più influente e quindi la meglio remunerata.
Le leggi sulla privacy hanno cercato, in teoria, di proteggere i cittadini da queste incursioni sulle proprie informazioni personali, per cui oramai è assai comune che, prima di riuscire a vedere bene un sito, venga presentata una finestra, parzialmente coprente la pagina, che chiede di accettare diverse condizioni di profilazione prima di poter procedere. Senza accettarle, risulta spesso impossibile visualizzare per intero il contenuto del sito stesso e, anche se magari alcuni permessi si potrebbero anche escludere, poi alla fine uno preme il pulsante indicato accettando tutto quello richiesto e finalmente poter visualizzare l’informazione ricercata senza più perdere tempo!!

Cosa dire poi dei risultati dei motori di ricerca e la loro incapacità di essere in balia di persone corrotte che utilizzano metodi illegali per fare pubblicità ai loro siti illegali sfruttando anche dati personali di persone che nulla hanno a che fare con quei loro loschi traffici? Ho già scritto un post relativamente a questo grave problema (Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia): a distanza di più di 2 mesi, nessuna risposta da parte di Google e situazione immutata. Effettuando la ricerca del blog WordPress con quel motore di ricerca continuano a essere indicati siti di pedofilia illegali e per di più, nella loro relativa descrizione, sono presenti indicazioni improprie del nome e cognome del proprietario del blog!

NON HO PAROLE. A che servono i sistemi di controllo di abusi e di protezione dell’uso improprio dei propri dati?

Insomma, a mio parere, di fatto la legge sulla privacy ha principalmente solo reso più fastidiosa e lenta la navigazione su Internet senza essere riuscita a garantire una reale maggiore sicurezza che dati relativi alla propria privacy risultino protetti! Si tratta di un discorso analogo alle miriadi di firme che si devono apporre tutte le volte che si effettua una qualsiasi operazione bancaria: risulta di fatto impossibile comprenderne realmente le implicanze di ciascuna di quelle firme a meno di perdere diversi minuti nella lettura delle condizioni spesso scritte in piccolo e che magari rimandano ad altri documenti o leggi. Mi sembrano tutte tipiche operazioni tese più a confondere che a chiarire, non aiutando affatto nella comprensione di ciò che si sta facendo e inducendo altresì comunque accettare tutto grazie all’ignoranza! Insomma … una presa per i fondelli, seppur avvalorata da leggi … 🙄

Esempio di messaggio su apposita finestra di popup che si sovrappone accedendo a una pagina di un sito, oscurandone per buona parte il contenuto fino alla sua accettazione.

Invece, sia Telegram sia Signal dichiarano di non essere interessate ai dati degli utenti basandosi su modelli di business differenti.
Inoltre, mentre il codice di WhatsApp non è pubblico, quello sia di Telegram sia di Signal sono open source (i.e. codice di Signal su GitHub sia lato client sia lato server; codice di Telegram solo lato client).

Si noti che solo Signal ha rilasciato open source anche il SW lato server: comunque sia, non è certo garantito che le versioni pubblicate sul repository pubblico siano poi esattamente quelle che stanno girando sui loro server per cui fidarsi è bene ma dubitare è altrettanto lecito! Infatti, la presenza di poche righe di codice potrebbero fare infatti la differenza in termini di privacy e questo qualsiasi programmatore lo sa. Anche relativamente al SW lato client, è vero che si potrebbe in teoria decompilare quello scaricato dallo Store per verificare l’esatta corrispondenza con i sorgenti presenti nel repository Git … ma penso che nessuno lo abbia fatto o lo farà mai!

In qualsiasi programma poi possono essere inserite backdoor, vale a dire modalità “segrete” per accedere a informazioni diversamente inaccessibili. Anche il backup che uno usualmente richiede per non rischiare magari di perdere delle chat in caso di rottura/furto del cellulare, comportano che quelle informazioni risultino memorizzare su qualche server e non necessariamente opportunamente crittografate in modo sicuro.

WhatsAppImpostazioni-> Chat-> Backup delle chat

In Telegram il backup è contemplato ufficialmente solo tramite l’applicazione desktop andando in Settings -> Advanced -> Export Telegram data. Tuttavia ho letto che esiste anche un Bot (GDPRbot) che consente di effettuare un qualcosa di analogo operando da smartphone, ma personalmente non l’ho mai effettuato (vedi anche Cosa sono e come funzionano i bot di Telegram):

Signal Impostazioni -> Conversazioni -> Backup delle chat crittografate su un proprio dispositivo di memoria esterno

Si noti, infine, che spesso questa come altre app, che diventano pressoché “indispensabili” seppur gratuite, poi obbligano a cambiare cellulare in quanto non supportano più modelli “vecchi“, ad esempio anteriori al 7/2013 per telefoni Android (vedi: WhatsApp, ecco gli smartphone non più supportati dal primo gennaio 2021).

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Considerazioni finali

Che fare allora?
Sicuramente è bene non trasferire mai informazioni sensibili (e.g. delle credenziali) tramite una chat, qualsiasi essa sia, così come non è opportuno farlo con qualsiasi altro mezzo anche più tradizionale come può essere una chiamata telefonica che comunque potrebbe sempre essere intercettata! Che poi qualcuno che ci offra un servizio gratuitamente e desideri trarre un profitto indirettamente non c’è da stupirsi e mi sembra anche sia accettabile se uno ne ha la consapevolezza. Anche i SW open source, d’altra parte, non sono quasi mai atti benefici, ma possono essere comunque un mezzo per trarre guadagni da per altre vie (e.g supporto tecnico).

Sicuramente WhatsApp sfrutta maggiormente la sua predominanza e diffusione e quindi può permettersi d’imporre condizioni che possono dar fastidio a chi ci tiene alla propria privacy, sopratutto se si tratta di un personaggio pubblico o di una azienda. Da quello che ho letto, delle ripercussioni in tal senso si avrebbero anche semplicemente mantenendo installata quell’app, senza neppure usarla se non raramente, da momento che per installarla già si sono dovuti dare diversi permessi (e.g. accesso alla memoria e ai propri contatti, localizzazione) come d’altra parte avviene anche per le altre app dal momento che per operare anche solo per le funzionalità dichiarate l’accesso a quelle informazioni risulta necessario (e.g. se si vuole in una chat inviare una foto o un documento, l’app deve necessariamente avere i diritti per accedere alla memoria così come poter leggere i contatti del telefono per riuscire a sapere se a quel numero è associato un’utenza WhatsApp.

Personalmente ho installato tutte e tre le app da tempo, anche solo per il fatto che non è mai un bene avere un predominio di una soluzione rispetto ad altre che di fatto sono tecnicamente analoghe e anzi, sotto certi aspetti addirittura superiori (e.g. per funzionalità specifiche, maggiori garanzie di privacy e configurazione/gestione dei gruppi). Penso quindi sia un bene provare anche le altre soluzioni e anche incominciare a utilizzarle con quei contatti che già le possiedono: lo sforzo è minimo e sicuramente il vantaggio sia di contrastare l’egemonia di WhatsApp sia di poter sfruttare eventualmente se d’interesse in alcune situazioni, alcune delle peculiarità specifiche di ciascuana di quelle applicazioni di messaggistica.

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Come sostituire proprio tutta l’illuminazione di casa (i.e. anche luci alogene, faretti alogeni, neon) con soluzioni a led a basso consumo

Oramai mantenere delle lampadine non a led non ha più senso in quanto non solo i consumi si riducono generalmente di un decimo, ma anche i prezzi sono oramai paragonabili alle lampadine alogene/a filamento.
Inoltre anche la qualità della luce spesso migliora rispetto alle alogene che tendono ad abbagliare e per questo di solito vengono impiegate solo tramite riflessione sul muro/soffitto. Di lampadine a led ora ne esistono anche con una bella tonalità calda che ben si adatta a un ambiente casalingo. Il flusso luminoso per Watt delle odierne generazioni di LED supera ampiamente quello delle lampadine tradizionali: a seconda della temperatura di colore si aggira oggi sui 40–80 lm/W.
A seconda della loro esecuzione, i LED possono durare 50.000 ore e anche di più (il più dipende più dalla bontà circuiteria associata ai led!) . Questo significa che gli interventi di manutenzione si diradano al massimo e si può anche pensare di averli addirittura integrati nel lampadario/plafoniera stessa.
La luce emessa dai LED non contiene infrarossi né ultravioletti. La loro superficie sviluppa poco calore e quindi si presta all’illuminazione anche di oggetti delicati.
In paragone alle lampade a bassa tensione (e.g. 12V) , uno dei vantaggi più rilevanti è la luce senza IR/UV e la conseguente mancanza di radiazioni termiche e conseguente maggiore efficienza energetica.
Altri vantaggi secondari sono il loro perfetto funzionamento anche a
temperature basse e la resistenza a urti/vibrazioni. Viceversa i LED soffrono nelle temperature ambiente elevate: se diventano troppo alte (e.g. nelle saune), ne risente sia il flusso luminoso sia la loro durata.

Mentre per le lampadine classiche (generalmente con attacchi del tipo E27 o E14) o alogene (generalmente con attacco R7S) è sufficiente cambiare lampadina, nel caso dei tubi al neon e dei faretti, il cambio di tecnologia comporta una modifica più o meno rilevante.

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Lampada tubolare

Con l’ottima lampada tubolare della Osram da 17.5 W / 2700, si riesce a ottenere una bella luce calda equivalente a una lampadina alogena da 150 W che si può sostituire a piantane o lampadari con riflessione sul soffitto.

Ottima lampada tubolare da 17.5 W / 2700 bianco caldo, equivalente a una lampadina alogena da 150 W
Lampadario a cui è stata sostituita la lampada alogena da 150W con quella Osram a led da 17,5W
Piantana a cui è stata sostituita la lampada alogena da 150W con quella Osram a led da 17,5W

Anche altri lampadari originariamente con luci a led e a basso voltaggio e di elevata potenza/consumo, seppur puntiformi, possono essere sostituiti cambiando il porta lampadina con uno, ad esempio, con attacco E12 e mettendo una lampadina a led a 220V da 12-15W con una luce equivalente a una a incandescenza/alogena da 100-150W (e.g. Paracity Lampadine LED E12 15W,150 Watt equivalenti a incandescenza luce bianca diurna, 5000 K; SanGlory Lampadina LED E14 12W Equivalenti a 100W 1350 Lumens Luce Bianco Caldo 3000K; AGOTD Lampadina Led E14 12W,100W equivalentiLuce Bianco Caldo 3000K; LHQ-HQ Lampadina LED E12 LED 9W 105 SMD 5730 bianco caldo).

Lampadina a led a 220V da 12-15W con attacco E12 in sostituzione a lampadina puntiforme a basso voltaggio [12V] e di elevata potenza/consumo [150W] (eliminato trasformatore e cambiato porta lampadina)

In tal modo, tra l’altro, si può eliminare il trasformatore e si evita necessariamente di dove mantenere i fili di elevata sezione che esistevano tra lampadina e quel trasformatore dove la tensione di 12V imponeva elevati valori di corrente. In questo link si può trovare un utile calcolatore che aiuta a conoscere la sezione necessaria dei cavi elettrici in base a tensione, potenza, caduta di tensione e lunghezza.

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NOTA – Si ricorda che le linee elettriche devono essere dimensionate in modo che, in ogni condizione di normale funzionamento, la caduta di tensione ΔU sia sempre molto contenuta – entro pochi punti percentuali dalla tensione di alimentazione – per garantire che ai carichi siano applicate tensioni che si scostino di poco dalla tensione nominale. La massima caduta di tensione ammissibile è dettata dagli utilizzatori e in particolare per le lampade deve essere ΔU < 4% perciò generalmente si impone sia entro il 3%. Essendo la potenza di una lampadina a incandescenza di, ad esempio, 42W e la tensione di rete di 220V, da P= VI = V2/R si deduce che ha pressapoco una resistenza di circa R = 1152 Ohm. Si potrebbe anche misurare la corrente con un tester da cui si troverebbe una corrente di I = 0,18A da cui analogamente si ottiene una resistenza approssimativa analoga (R = V/I = 1222 Ohm).

TABELLA di calcolo della sezione dei cavi elettrici


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Tubi a led

Nel caso dei neon (o fluorescenti) lineari, questi possono essere sostituiti con analoghi (come forma e dimensioni) tubi a led.

Se paragonati alle altre tipologie di lampadine dove il risparmio è all’incirca di un ordine di grandezza, si può subito evidenziare che da un punto di vista puramente energetico i tubi a led non consumano tanto di meno rispetto agli analoghi neon tradizionali: tuttavia i vantaggi esistono comunque sebbene di diverso tipo, quali l’accensione immediata, non scaldano e richiedono plafoniere più semplici ed economiche, non necessitando di elettronica aggiuntiva.

Per montare un tubo a led, o si cambia la plafoniera, acquistandone una specifica associata al prodotto, oppure è necessario operare in modo da eliminare il sistema di reattore + starter in quanto questo ora risulta non solo inutile ma anche controproducente in quanto il reattore continua ad assorbire corrente con un conseguente minore risparmio energetico. I tubi neon possono infatti essere collegati direttamente al 220V sebbene le modalità di connessione possono essere differenti. A seconda della tipologia di tubo a led, il collegamento del neutro e fase del 220 può essere differente per cui nell’acquisto di tubo a led e plafoniera è necessario verificare che siano compatibili tra loro, così come nell’eventuale modifica da effettuare a plafoniere preesistenti che erano pensate per neon tradizionali. Generalmente l’alimentazione è effettuata solo dai due morsetti da un lato ma potrebbe, come mostrato in figura, dover essere effettuata invece da uno dei morsetti (qualsiasi) da entrambe le parti del tubo (in questo ultimo caso può essere conveniente collegare insieme entrambi in connettori da ciascun lato nel cablare l’alimentazione della plafoniera): alcuni dettagli di possibili collegamenti per una tipologia di led si può trovare in Istruzioni montaggio tubi LED T8, T10 e T5.

A seconda della tipologia di tubo a led, il collegamento necessario del neutro e della fase del 220 può essere differente


Tutto il processo di funzionamento dei tradizionali neon poteva avvenire solo con una iniziale tensione elettrica pari a 400 Volt che viene generata appunto tramite quello starter e al reattore (o ballast) che fornisca all’accensione appunto tale sovratensione. Per questo motivo i tubi comuni neon non si accendono immediatamente e producono il loro caratteristico e fastidioso sfarfallio prima che avvenga l’accensione completa. Invece i “neon” a led non solo non producono calore ma anche la loro accensione risulta immediata senza generazione di alcuno sfarfallio … un motivo in più per installarli!
Senza scendere troppo nei dettagli, i tradizionali tubi a neon sono costituiti da un tubo di vetro sigillato che contiene all’interno una goccia di mercurio e un gas nobile di riempimento a bassa pressione: alle due estremità ci sono due elettrodi che, attraversati da energia elettrica, producono un flusso di elettroni atti a sollecitare i gas a emettere radiazione nell’ultravioletto il quale, a sua volta, spinge il materiale fluorescente a emettere una radiazione nello spettro visibile, vale a dire la luce generata che vediamo. Parte di questa radiazione visibile viene trasformata in calore che riscalda il tubo e quindi risulta energia sprecata seppure l’efficienza di un neon classico risulti già comunque migliore rispetto a quello delle lampadine a incandescenza.

Il reattore magnetico è costituito di un monoblocco dotato internamente di una bobina avvolta sopra un nucleo magnetico a base di ferrite. Avendo quindi con un “alto” valore d’induttanza risulta avere le seguenti due funzioni:

  • Inizialmente serve per creare l’innesco dello starter che funge da interruttore temporizzato ed è costituito da due elettrodi contenuti in un’ampolla di vetro contenete gas inerte. Al momento dell’accensione, quello starter fa passare corrente per pochi secondi e poi apre il circuito non facendo quindi più passare corrente: ai capi dell’induttore si genera quindi una sovratensione pari a V = L di/dt (dove V = tensione attraverso l’induttore, L = induttanza dell’induttore, di/dt = derivata della corrente che scorre attraverso l’induttore) che provoca l’accensione effettivo del neon vale a dire l’emissione del materiale fluorescente di radiazioni nello spettro del visibile. Questa temporizzazione è necessaria infatti per far diventare incandescenti i filamenti d’innesco della scarica nel gas contenuto nel tubo.
  • Successivamente, quando il neon si è accesso, ha la funzione di regolare la tensione e limitare la corrente mantenendo costante la sua intensità.
Interno di un neon tradizionale dove esiste un filamento che all’accensione diventa incandescente innescando la della scarica nel gas contenuto nel tubo.

È vero che esiste in vendita un dispositivo apposito da posizionare al posto dello starter classico e che “magicamente” dovrebbero far funzionare i tubi LED senza nessuna modifica all’impianto della plafoniera … In realtà si tratta solo di un filo che può eventualmente funzionare semplicemente da fusibile per alcune configurazioni di collegamento … comunque un collegamento con un filo ha il medesimo effetto! Si noti che questi pseudo starter per tubi a led vengono talvolta venduti a un costo non irrisorio (più di 6€ per un filo dentro una scatolina di plastica!) almeno se acquistati separatamente ai led … ma ce ne sono anche a un prezzo minore.
Comunque mantenere reattore e sostituire lo starter con questo per tubi a led per non modificare l’impianto preesistente può essere comodo, ma è sicuramente un accrocchio che diminuisce l’efficienza energetica che si desidera massimizzare con il cambio di tecnologia.

Sebbene comunque l’induttanza del reattore non generi sovratensioni non essendoci variazioni elevate di corrente in assenza dello starter classico, è molto meglio escluderlo (e.g. o cortocircuitarlo) staccando uno dei due cavi e attaccandolo al morsetto dell’altro (o staccarli entrambi e collegarli assieme con un mammut.

Soluzione che mantiene il sistema in una plafoniera preesistente inserendo al posto dello starter tradizionale uno specifico per tubi a led (in pratica è un fusibile per 220V che effettua un cortocircuito)

Conclusione, è molto meglio effettuare la modifica alla plafoniera escludendo il reattore e cortocircuitando lo starter (o analogamente sostituirlo con uno pensato per i tubi a led) o al limite prenderne una nuova idonea specifica per tubi a led che, tra l’altro, risulta molto più economica della precedente non avendo alcun dispositivo elettronico al suo interno. Se poi il tubo a led è da mettere sopra un mobile, non è necessario avere una plafoniera ermeticamente chiusa (inutile e sottrae inoltre comunque un po’ di luce) e il suo costo risulta ancora minore!!
Alcuni suggerimenti:

Ovviamente si possono acquistare i tubi a led anche disgiuntamente alla plafoniera, soprattutto nel caso in cui si opti di effettuare una (semplice) modifica su plafoniere preesistenti:

Esistono poi soluzioni integrate in cui i led sono direttamente collegati nella plafoniera. Questa tipologia di soluzione rende il tutto più sottile ma implica di dovere un domani sostituire il tutto in caso di guasto. La durata delle luci a led è comunque molto elevata per cui anche questa tipologia di soluzione può essere tenuta in conto.
Un esempio:

Nel seguito mostro uno dei due tubi a led che ho nesso in alto sui mobili della cucina che illuminano piacevolmente l’ambiente senza abbagliare.

Semplice ed economica plafoniera a vista collocata sopra un mobile

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Faretti a led

Un altro vantaggio si ottiene sostituendo tutti i faretti alogeni che generalmente sono presenti nei mobiletti del bagno e della cucina, oltre che talvolta nelle contro soffittature. Generalmente il loro consumo è di 20W o 35W e si può anche qui ridurre di un ordine di grandezza rendendo tra l’altro più gradevole la luce essendo più diffusa e non generando calore.
Ovviamente nell’acquisto dei faretti alogeni è necessario verificare le dimensioni di fori: per il mio foro andavano bene quelli da 5,46 cm di diametro! 🙂

Le seguenti foto mostrano come agevolmente abbia sostituito le tre luci alogene da 20W a 12V con altrettanti faretti a led da 3W. Ovviamente ho dovuto sostituire anche il trasformatore convertitore alimentatore tensione costante per illuminazione lampada lampadina LED (max 15W … io intanto devo alimentare solo per 9W avendo 3 faretti da 3W ciascuno!).
Si noti che i trasformatori pensati per le alogene richiedono, per poter funzionare, un assorbimento maggiore di quello minimo dei faretti a led. Infatti, inizialmente avevo cercato di sostituire solo le lampadine con altre a led con analogo attacco G4 e avevo dovuto comunque lasciare in una delle tre la lampadina alogena. A parte un discorso di estetica, quella soluzione non era certo quella più adeguata anche da un punto di vista energetico!

Lampadina con attacco G4 messa in sostituzione della analoghe alogene da 20W/12V

Tutti i faretti continuano a essere alimentati in parallelo, analogamente ai precedenti alogeni, solo che ora pur essendo alimentato a 12VDC, richiedono assai poca corrente per cui anche la sezione necessaria dei cavi risulterebbe ben minore … ma ovviamente si può mantenere i fili preesistenti di sezione maggiore! I noti che l’alimentazione dei faretti deve avvenire tenendo conto del collegamento e non sono interscambiabili. Il filo da collegare al negativo è contrassegnato con una riga tratteggiata nera mentre quello positivo no: le uscite rispettive del trasformatore convertitore sono ovviamente distinte e ben indicate anche dall’etichetta presente nel coperchio che copre i collegamenti).

Cavi del faretto a led – il cavo da collegare al meno è contrassegnato da una tratto nero

Beh … l’effetto è tutto un altro a parte il risparmio energetico che comunque non è indifferente anche per questi pochi e piccoli faretti!!

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KRUPS ROTARY 500: come fare se i rivetti della lama per tritare si rompono alias come evitare di buttare via un ottimo tritatutto solo perché non esistono più i pezzi di ricambio!

Troppo spesso ci troviamo ad avere ottimi elettrodomestici, usati per decine di anni senza mai avere problemi, e poi trovarsi a decidere sul da farsi quando un accessorio presenta qualche problema rendendolo così inutilizzabile: non essendo quel prodotto più in produzione da anni, non risulta più possibile reperire neppure il pezzo di ricambio recandosi nei negozi appositi e neppure ricercandolo su Internet, nemmeno di seconda mano su eBay!

È questo il caso del tritatutto KRUPS ROTARY 500 che ho dal 1990, regalo di matrimonio assai azzeccato da momento che per più di 30 anni ha svolto egregiamente il suo compito quasi quotidianamente!
Tuttavia qualche giorno fa i rivetti che tenevano le due lame dell’attrezzo per tritare (il più utilizzato) si sono rotti: una delle due lame si è quindi staccata del tutto dal supporto rendento quell’accessorio inutilizzabile 😦

Come ho già detto nella premessa, inutile è stato per me cercare di trovare quel pezzo di ricambio. Il commesso del negozio di ricambi per elettrodomestici vicino a casa, seppur generalmente molto fornito, quando ha visto che si trattava di un accessorio della KRUPS ROTARY 500, mi ha detto che era ormai quasi un ventennio che quel prodotto non era più in produzione e che impossibile risultava trovare quell’accessorio di ricambio. … e aveva ragione! Infatti, eppure su eBay sono riuscito a trovarlo neppure di seconda mano!

Pensare di saldarlo o incollarlo era impossibile così come togliere del tutto quei rivetti di cui era partita la testa per sostituirli, in quanto inglobati nel delicato pezzo di plastica.

Soluzione?
Tre piccoli fori con mini trapano e tre viti in acciaio inox (in modo tale che non arrugginiscano andando a contatto con gli inevitabili liquidi alimentari) autofilettanti, quelle vendute generalmente per l’idraulica.

La cosa più difficile è stata trovare tali viti di acciaio inox in quanto mi sono reso conto che ben poche ferramenta le tengono. Per fortuna girandone diverse, sono poi finito in una ferramenta “vecchio stampo” che aveva questo come altri pezzi generalmente introvabili (e.g. anelli seeger) che cercavo da tempo: semmai tu fossi di zona, si trova in corso Martorelli 41B Torino (Ferramenta Gentili Vanessa).

Riattaccata la lama creando tre forellini con un mini trapano e poi avvitandoci dentro delle viti in acciaio inox.

La cosa che ho trovato più strana è che in nessuno dei negozi sia di pezzi di ricambio/riparazione sia di ferramenta, da me interpellati per chiedere una possibile soluzione al problema, mi abbiano suggerito questa soluzione che si è poi rivelata anche assai semplice da attuare.
Tutti a consigliarmi di buttare via tutto e prendere un frullatore nuovo … alcuni a dirmi addirittura che ero già stato fortunato che quello mi era durato così tanti anni!! 🙄🤐

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Come gestire su un PC delle videocamere Xiaomi / IMILab, tramite un’applicazione nativa Windows (e non solo da app Android/iOS)

Indice

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Confronto tra diversi modelli di videocamere della Xiaomi/IMILab

Le telecamere da interno della Xiaomi / IMILab sono sicuramente tra le migliori in quella fascia di prezzo. Io da anni le uso e oramai, nel tempo, ne ho provate diverse. In particolare ho utilizzato i seguenti modelli:

In un precedente post ho già descritto le caratteristiche e peculiarità di tali telecamere e riprendo nel seguito il breve riassunto finale che avevo inserito.

La prima (Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM) è fissa: possiede le medesime caratteristiche di qualità delle sorelle “maggiori” e, se uno non ha la necessità di ruotare da remoto la visione, direi che è quella più idonea non solo in quanto la più economica, ma anche perché tiene meno posto e può essere direzionata ancor meglio delle altre avendo una base ampia che la rende molto stabile qualsiasi sia l’inclinazione data.
NOTA: per questa telecamera nel programma di gestione su PC è necessario modificare l’impostazione del sampleRate da 16000 a 8000 nel file device_profile.dll in cui è identificata come “model”:”mijia.camera.v3“. Diversamente l’audio, con le importazioni presenti dall’installazione, risulta accelerato (ancor più di quello di Paperino rendo quasi impossibile la comprensione del parlato).

La seconda (Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p) è motorizzata e la doppia testata consente alla telecamera di ruotare e catturare una visuale orizzontale a 360° e una visuale verticale a 96°: la visuale verticale, a mio parere, non è particolarmente ampia come uno talvolta desidererebbe e può risultare insufficiente (e.g. se collocata sopra un mobile alto, quasi al soffitto, non si riesce a riprendere la stanza completa dall’alto, a meno di posizionala attaccata al muro verticale con l’apposita staffa in dotazione: diversamente la precedente videocamera fissa si riesce a inclinare molto di più e si può quindi direzionare opportunamente anche appoggiandola semplicemente sopra un mobile seppur molto alto.
NOTA: questa telecamera nel programma di gestione su PC nel file device_profile.dllviene identificata come “model”:”chuangmi.camera.ipc009

La terza (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) non è marchiata Xiaomi ma è della IMILab che è comunque una delle prime filiali di Xiaomi. Si tratta di un’azienda IoT che si occupa di progettazione e ricerca e sviluppo di prodotti indipendenti, sviluppo e manutenzione di software e hardware, ricerca e sviluppo e applicazioni d’intelligenza artificiale, applicazioni di data mining di piattaforme per la casa intelligente, ecc. Per molti versi, a parte qualche differenza estetica, la loro telecamera IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza è molto simile a quella precedente della casa madre, in quanto anche lei è motorizzata e viene gestita sempre dalla medesima app Xiaomi Home. Tuttavia presenta alcune caratteristiche distintive che la rendono più avanzata, almeno attualmente e all’apparenza. Infatti, sempre agendo dalla app ufficiale Xiaomi Home, che presenta un’interfaccia utente peculiare a seconda del dispositivo in quel momento gestito, nel caso di questa videocamera viene consentito d’impostare non solo il motion detection ma anche il tracking: perciò, non solo viene individuato un oggetto in movimento (o comunque un cambiamento nell’immagine ripresa come avviene anche nelle altre videocamere Xiaomi e in grado di generare una segnalazione di avvertimento se desiderato) ma questo può essere anche “seguito” con un silenzioso movimento della telecamera che consente di ottenere una maggiore sua ripresa nel tempo, perciò anche quando l’oggetto sarebbe uscito dall’attuale visione inizialmente posizionata nella videocamera. Questa funzionalità di tracking in teoria può sembrare molto utile: tuttavia, in realtà, molto spesso, soprattutto in un interno, il campo visivo grandangolare della telecamera già consente di riprendere per intero tutto un ambiente e quindi generalmente posizionando opportunamente il dispositivo quella funzionalità risulta superflua sebbene funzioni egregiamente.
Si noti poi che se uno intende utilizzare tale telecamera anche come antifurto, sebbene la rotazione della telecamera risulti molto silenziosa, muovendola da remoto la rende più individuabile, seppur sia stato opportunamente impostato a OFF il led di funzionamento.
Inoltre, diversamente dalle due precedenti videocamere della Xiaomi, in modalità notturna utilizza dei led a infrarossi che, seppur tenui, risultano un po’ visibili: si noti che, seppur non si veda alcuna luce led nelle altre telecamere della Xiaomi, anche in quelle la visione in notturna risulta analogamente ottima per cui quei seppur tenui led a infrarossi rendono inutilmente ancor più visibile quella telecamera della IMILab nel buio/penombra senza apportare un apparente vantaggio.
Infine gli aggiornamenti del firmware di quest’ultima telecamera, almeno quelle collegate al server europeo residente attualmente in Germania, avvengono più raramente per cui certe funzionalità possono risultare meno aggiornate (e.g. non supporta ancora una funzione PTZ gestibile anche dal programma Windows che verrà descritto nel seguito): le versioni attuali dei firmware, così come aggiornati fino a oggi dal server europeo, sono per la Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p la vers. 4.0.9_0409, mentre per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza si è ancora alla vers. 4.0.7_0089)
NOTA: questa telecamera nel programma di gestione su PC nel file device_profile.dllviene identificata come “model”:”chuangmi.camera.ipc016

Per scegliere a quale WiFi è meglio collegare una videocamera, conviene sia vedere la potenza dei diversi WiFi presenti, utilizzando una delle apposite app che consentono appunto di testare le reti WiFi rilevate. Nel nostro caso interessa analizzare solo quelle a 2.4GHz in quanto quelle telecamere non supportano anche quelle a 5GHz (sebbene la nuova Mi 360° Home Security Camera 2K Pro supporti ora anche quelle seppure, per ora ha un costo decisamente più elevato!). Io generalmente utilizzo l’app gratuita WiFI Analyser ma ce ne sono comunque anche delle altre che sembrano altrettanto valide.

L’app WiFI Analyser, una delle app che consentono di testare le reti WiFI. Nel nostro caso interessa analizzare solo quelle a 2.4GHz

Inoltre può essere utile andare a vedere la pagina di dettaglio delle Informazioni di rete [Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete] e in particolare i dati relativi alla potenza del segnale WiFi e il valore di RSSI (Received Signal Strength Indication) oltre all’eventuale frequenza di perdita dei pacchetti. Ovviamente tanto maggiore è la potenza del segnale meglio è ma è anche da tenere in conto quell’altro parametro RSSI che rappresenta un’indicazione del livello di potenza ricevuto dalla radio ricevente dopo l’antenna e tiene conto della possibile perdita di cavo. Pertanto, maggiore è il valore RSSI, più forte risulta il segnale: quando un valore RSSI è rappresentato in una forma negativa (ad esempio −100), più vicino è al valore a 0, più forte è stato il segnale ricevuto.

Sezione Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete dell’app Xiaomi Home

Purtroppo in tutti quei modelli di telecamera, se uno desidera modificare la configurazione del collegamento del dispositivo a uno dei propri WiFi (magari per effettuare quella valutazione di cui sopra o perché uno sposta il dispositivo di stanza dove un’altra rete wireless risulta sicuramente più potente) è necessario resettarlo e riconfigurarlo daccapo. Infatti la scelta della rete WiFi che si intende utilizzare viene proposta unicamente durante quell’iniziale procedura e poi non può più essere modificata semplicemente andando nella sezione Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete dove è infatti possibile solo visualizzare la rete WiFi che si era configurata. Personalmente questa scelta mi sembra troppo rigida e non ne comprendo molto l’utilità, bensì solo la scomodità! 😦

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Premessa relativamente al programma nativo Windows 10 per gestire videocamere Xiaomi / IMILab

In questo post mi soffermerò ora su un aspetto per molti ignoto e che lo era anche a me fino a pochi giorni fa: la possibilità da un PC Windows 10 di gestire e vedere in realtime i video provenienti dalle diverse telecamere (eventualmente collocate anche in case differenti, raggruppandole opportunamente in modo da vederne, in ciascun gruppo, anche più di una contemporaneamente … o addirittura avere una visione globale di tutte quante (fino a 9 contemporaneamente)!

Infatti, ufficialmente la Xiaomi fornisce solo l’app Android/iOS Xiaomi Home che generalmente viene installata sul proprio smartphone. Certo, averla sempre a disposizione può sicuramente essere utile soprattutto se uno utilizza la funzionalità di assistenza alla sorveglianza domestica che consente appunto di ricevere delle notifiche in caso di rilevazione di movimenti. Ovviamente tale funzionalità è da attivare solo quando necessaria (e.g. quando si è in vacanza o si è tutti al lavoro): da sottolineare, comunque, che tali segnalazioni non sempre giungono in tempo reale … talvolta, seppur raramente, mi sono arrivate addirittura dopo ore, per cui tale funzionalità non deve essere intesa come un servizio di antifurto del tutto affidabile!
Comunque sia, utilizzando quell’app su uno smartphone, la visione risulta un po’ limitata dalle piccole dimensioni del suo schermo e, soprattutto ora che hanno finalmente introdotto la possibilità di vedere più telecamere contemporaneamente, sicuramente l’esigenza di visualizzare il tutto su di un monitor di dimensioni maggiori si fa davvero sentire! Inoltre, seppur in condizioni non casalinghe, tali telecamere potrebbero essere gestite da un personale che ha l’esigenza di vedere sempre su un monitor la situazione in realtime, come avviene generalmente nei sistemi di videosorveglianza di categoria superiore, assai più costosi.

È vero che oramai uno smartphone si può collegare a un monitor esterno e che esistono addirittura alcune marche (e.g. Samsung) che forniscono SW (Samsung Dex) che, quando installati su un PC Windows 10, consentono di remotizzare sul PC la gestione e la visualizzazione delle app.
È vero anche che esistono emulatori Android gratuiti che si possono installare su un PC Windows 10 e lanciare anche stand alone (e.g. Bluestacks, Memu, Nox), non essendo inglobati in un sistema di sviluppo: una volta scaricata dal loro interno un’app dal Play Store, questa può lanciata anche a tutto schermo sul PC.

Tuttavia si tratta sempre di soluzioni non del tutto agevoli e molto meglio sarebbe avere un’applicazione nativa da lanciare direttamente sul PC!

Ufficialmente Xiaomi non la fornisce un’applicazione su Windows e, anche chiedendo alla Community Xiaomi (almeno a quella italiana) se da qualche parte esistesse una soluzione alternativa all’installazione di un emulatore, mi era stato risposto negativamente! 😦
Per fortuna invece la risposta corretta è che questa applicazione esiste, benché non sia stata ufficialmente rilasciata e quindi non sia supportata … ma funziona benissimo!!
Sono venuto a sapere della sua esistenza grazie a un commento ricevuto a un mio post precedente relativo a queste videocamere ed effettivamente, indagando e ricercando meglio su Internet, tracce evidenti della sua esistenza ce ne sono diverse. 😉

Il video che ho trovato con le informazioni di maggior interesse è Install Xiaomi Mi Home Security Cameras on Windows Computer | Download – YouTube che fornisce anche il link a uno zip condiviso sul cloud Google Drive (IMICamera_DSmartLife_Windows_PC_App_v1.0.zip – Google Drive) dove scompattandolo si può avere il programma in oggetto senza neppure la necessità di effettuare un’installazione. Tale programma dovrebbe (secondo quanto mi ha prontamente risposto il gentile proprietario di quel canale YouTube a un mio commento al video) essere esattamente quello scaricabile da una pagina del sito ufficiale cinese di IMILab a cui sono state solo apportate alcune modifiche minori per
1) Poter usare nuove fotocamere non supportate dall’app ufficiale (i.e. supporto anche delle fotocamere Mijia e Xiaovv);
2) Poter cambiare l’area (le regioni ufficiali supportate sono solo Cina e India) estendendola anche ad altre regioni (i.e. Stati Uniti / Europa / ASIA SE). Questo implica utilizzare un linguaggio (i.e. inglese) e un server differenti. Dal momento che l’impostazione dell’area è definita tramite un tipico file di configurazione di un’applicazione Windows (i.e. config.dll) e questo file non è presente tra quelli che uno si ritrova dopo un’installazione dell’app scaricabile dal sito IMILab, sempre quel proprietario del canale YouTube mi ha detto che è possibile copiare quel semplice file di configurazione config.dll nella cartella radice dell’installazione per vedere comunque modificata l’area nell’app ufficiale, sempre che si preferisca utilizzare quella anziché la versione da lui modificata e resa disponibile su Google Drive: l’unica differenza, in quel caso, rimarrebbe l’impossibilità di aggiungere quelle nuove tipologie fotocamere rispetto a quelle supportate da quel programma originariamente. … ma tanto io non le posseggo!

Sempre sollecitato da mie domande, anche quel proprietario del canale YouTube non ha saputo darmi una possibile spiegazione per cui IMILab stia fornendo così poco supporto per questa applicazione Windows, sebbene sia un requisito assai richiesto dalla clientela internazionale e potrebbe davvero fare la differenza rispetto ad altre soluzioni attualmente rese disponibili sul mercato da altre ditte anche prestigiose come la TP-Link (e.g. Telecamera Wi-Fi Interno della TP-Link). Sinceramente mi risulta assai strana questa posizione del marketing dal momento che la richiesta del mercato è evidente, tanto più che quel SW è già in uno stato sicuramente di beta avanzata seppure esista ancora un file di debug (log.txt) che viene generato e che riporta passo passo l’esito di ciascuna fase di esecuzione del programma e delle connessioni remote instaurate nel tempo: spero quindi che a breve venga ripreso e lanciato ufficialmente da Xiaomi / IMILab stessa. Come specificherò meglio nel seguito, ovviamente a regime, dopo le prime prove, quel file di log presente nella directory principale dell’applicazione (e.g. C:\Program Files (x86)\imilab\С°×ÖǼÒ) sarebbe meglio cancellarlo periodicamente per non occupare inutile memoria seppure le sue dimensioni non siano verosimilmente elevate anche dopo giorni consecutivi di utilizzo dell’applicazione.

Si noti che la pagina del sito IMILab da cui è possibile scaricarlo esiste solo nella versione in cinese e non anche in quella in inglese (unica altra lingua contemplata) in cui manca proprio quella voce del sotto-menu relativo al Supporto:

Quella prima voce del sotto.menù relativa al supporto, esiste solo nella versione in cinese

Risulta comunque agevolmente possibile avere una traduzione approssimativa in italiano di quella pagina in cinese utilizzando, ad esempio, le funzionalità di traduzione rese disponibili dal browser: scorrendo in basso si trova la sezione Download finale PC fotocamera e cliccando quindi sul tasto arancione Windows sottostante, si può scaricare l’eseguibile del programma d’installazione: (i.e. https://cdn.cnbj2.fds.api.mi-img.com/chuangmi-cdn/pc/IMICamera_setup.1.5.0.1.exe).
Si noti che nella sezione più in alto esiste un analogo tasto arancione Windows che tuttavia scarica un altro programma relativo a “casa di Xiao Bai Hui“: non so bene cosa sia ma penso consenta di gestire diversi dispositivi di domotica e magari si tratta di un SW realizzato per una demo.

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Considerazioni relativamente alla privacy e al pericolo di contrarre virus/malware

Dal momento che l’accesso a videocamere implica ovviamente problematiche di security e di privacy, prima d’installare e provare il programma (sia quello ufficiale scaricabile del sito cinese di IMILab sia quello reso scaricabile dal proprietario anonimo del canale YouTube) ho fatto un minimo d’indagini che tuttavia non sono assolutamente esaustive per cui tenetene conto di ciò. Infatti, da programmatore so benissimo che un programma, soprattutto quando installato, può sia inserire virus/malware sia inviare informazioni anche a più destinatari (e.g. i video delle telecamere, le credenziali) e queste potrebbero ovviamente anche essere usate impropriamente. Si noti, infatti, che entrambe le versione del programma non risultano certificate per cui al momento dell’installazione giustamente il sistema di protezione del PC Windows di default interviene bloccandola e mostrando la seguente finestra di popup che sollecitata a non eseguire quel programma di dubbia provienienza:

Avvertimento di protezione del PC Windows che di default interviene bloccando il tentativo d’installazione si un programma non certificato e quindi di dubbia provenienza:(1)

Se uno è pronto ad affrontare l’eventuale rischio, può comunque premere il link Ulteriori informazioni e quindi scegliere di premere Esegui comunque.

Avvertimento di protezione del PC Windows che di default interviene bloccando il tentativo d’installazione si un programma non certificato e quindi di dubbia provenienza:(2)

Come mai pur essendo consapevole di tutti i potenziali rischi, mi sono comunque deciso a installare entrambe le versioni del programma per provarle?
Innanzitutto le mie telecamere non riprendono nulla di potenzialmente interessante per qualsiasi potenziale hacker 😉 per cui, in ogni caso, il rischio relativo alla privacy è comunque minimo! Sì è vero, i commenti rilasciati da tutti i visitatori della pagina YouTube sono tutti positivi ma questo non è poi così rilevante in quanto si sa che il gestore di un canale ha la facoltà di eliminare, se lo ritiene opportuno, alcuni commenti “scomodi” o inappropriati! Le informazioni presenti sull’identità di DSmartLife sono poi pressoché nulle, riportando unicamente che si tratta di una persona della Corea del Sud. Io, sul mio canale YouTube ho inserito il riferimento a questo mio blog, da cui agevolmente chiunque può recuperare informazioni sulla mia persona, ma comprendo che soprattutto in altri Paesi, questo possa non risultare conveniente pur essendo una persona onesta e senza doppi fini. Diciamo che sicuramente un’ottima impressione come tecnico mi ha dato il fatto che quel suo canale fosse ben gestito e le risposte ai commenti fossero date in tempi rapidi e con contenuti appropriati. Per apportare modifiche a un codice sorgente o lo possiedi in quanto hai collaborato in qualche modo alla sua realizzazione, oppure lo hai decompilato, oppure comunque hai compreso come funziona e quali sono i parametri che vengono letti da file per poi essere utilizzati per renderlo operativo ad esempio su server differenti e anche per altre videocamere. In entrambi i casi dimostri di avere le opportune competenze tecniche.
Sarà poi forse perché ho lavorato in un centro di ricerca e quindi sia portato a pensare che esistano ancora (o sempre più) persone disposte comunque a condividere con altri del codice sviluppato e forse ingiustamente non valorizzato come avrebbe dovuto da chi originariamente lo aveva magari richiesto. Magari anzi, avendone le capacità e interesse tecnico, quel SW viene poi modificato per apportare utili migliorie inizialmente non presenti. Esistono ancora (o sempre più) persone che credendo che sia giusto che un SW utile venga reso disponibile anche gratuitamente, magari guadagnandoci solo quel poco che un canale su YouTube o un Blog riesce a dare!

Relativamente al potenziale pericolo di virus/malware, dopo avere sia installato e fatto eseguire il programma originale scaricato dal sito IMILab, sia scompattato ed eseguito quello modificato e disponibile su un’area pubblica di Google Drive, ho provveduto a far girare un’analisi completa dell’antivirus Defender, anche tramite un’esplorazione isolata, la più completa: l’esito non ha rilevato alcun SW indesiderato: ovviamente anche qui metto le mani avanti non assicurandovi la certezza assoluta che non ci siano controindicazioni anche in uesto senso!

Non avendo sotto mano il codice sorgente, non posso certo dire dove il flusso video e i dati della mia autenticazione nel programma vadano, ma mi sembra verosimile la risposta che quel proprietario del canale YouTube (Dennis) mi ha dato relativamente al mio commento relativo alle problematiche di privacy: “Per quanto riguarda la sicurezza, il programma utilizza il Mi Home Server e le sue interfacce (API). Non è meno o più sicuro dell’app Mi Home, quindi se per te va bene quel livello di sicurezza dell’app, puoi usare anche questo programma. Se poi imposti come server uno fuori dalla Cina, allora è meglio, per ogni evenienza“.
Insomma, stiamo parlando di un sistema di videosorveglianza casalingo non di uno di una banca o di un ufficio dell’FBI! Infatti, sebbene venga specificato nei prodotti Xiaomi che una crittografia completa protegge la privacy (per cui sembra esista un qualche livello di sicurezza a livello trasmissivo) ed esista anche la possibilità d’impostare una password per accedere da remoto a ciascuna videocamera (Impostazioni generali -> impostazioni aggiuntive -> Impostazioni di sicurezza), comunque minima risulta la certezza che davvero nessuno abbia accesso ai video in realtime o a quelli registrati in locale magari accedendo al server remoto, tanto più quando questo fosse collocato in Cina e non fosse quindi vincolato da leggi locali che garantiscano in qualche modo la privacy dei dati!

Sebbene esista la possibilità d’impostare una password per accedere da remoto a ciascuna videocamera, minimo è il livello di sicurezza sull’accesso ai video in realtime o a quelli registrati in locale

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Installazione programma nativo Windows per gestire videocamere Xiaomi / IMILab

Si può procedere con due modalità alternative:

In entrambi i casi si deve inserire nella stessa directory principale (i.e. la stessa dove è presente l’eseguibile IMICamera.exe), un file config.dll con il seguente contenuto.

File di configurazione che deve essere presente nella directory principale d’installazione

Nel caso 1) quel file esiste già ed è sufficiente modificare solo “cn” in “de” per far sì che il server di gestione sia quello europeo, evidentemente collocato in Germania, e non quello cinese.
Nel caso 2), invece, quel file deve essere creato/copiato in quanto originariamente non presente.

Attenzione: ovviamente per effettuare delle modifiche a un file di configurazione si deve utilizzare un editor di caratteri quale notepad++ o ultraedit e non, ad esempio, un Microsoft Word che infatti introdurrebbe caratteri di formattazione che renderebbero il file non più utilizzabile dal programma!!

Si noti inoltre che tutte le volte che uno cambia la regione del server, deve nuovamente autenticarsi accedendo all’applicazione.

Come da descrizione del video, le codifiche possibili sono:

– “cn” per Cina,
– “sg” per Middle East & Asia,
– “i2” per India,
– “de” per Ue e Regno Unito
– “us” per Nord e Sud America.

Si noti che questi sono gli unici server disponibili e ogni server gestisce un’area geografica e non un paese. Se per sbaglio si mette un codice server errato, verrà visualizzato l’errore “Net error, click to retry” (i.e. “Errore di rete, fare clic per riprovare“).

In entrambi i casi viene generato un file di debug log.txt che riporta passo passo l’esito di ciascuna fase del programma e delle sue connessioni remote. Dal momento che tali informazioni vengono accodate a ogni utilizzo del programma, questo file nel tempo potrebbe assumere dimensioni anche notevoli e, non essendo di alcuna utilità se non a scopo di debug del programma ed eventualmente scoprire il perché di possibili problemi, dovrebbe essere cancellato periodicamente.

File di debug log.txt che conviene periodicamente cancellare per liberare spazio inutilmente occupato.

In quel file si possono leggere anche le modalità con cui le diverse telecamere si sono collegate al programma. Queste possono essere di tre tipologie (dalla più veloce alla meno):

  • Mode=LAN [se si trova collegata allo stessa LAN (e.g. device is from 192.168.1.127:39235[….] Mode=LAN)]
  • Mode=P2P [se il WiFi del PC non è il medesimo (e.g. device is from 217.171.66.123:42751[….] Mode=P2P)]
  • Mode=RLY [lo stream passa attraverso un server remoto (e.g. device is from 47.254.151.46:10001[….] Mode=RLY)]

Andando a vedere le informazioni relative a quell’indirizzo IP [e.g. utilizzando WHOIS IP, Domain Lookup, Name, Info, Search (ip-address.org)] mostrato nel caso della connessione di una mia telecamera remota in con modalità relay [i.e. RLY], si scopre agevolmente che le informazioni passano attraverso un server in Germania (avendo io impostato in config.dll la regione “de“, ciò mi sembra verosimile!):

In entrambi i casi c’è un arresto anomalo dell’applicazione se si passa con il mouse sopra all’icona del proprio profilo dal momento che questo comporterebbe l’apertura di un menu di scelta della regione. Essendo stati modificati manualmente quei valori tramite il file config.dll per estendere l’utilizzo dell’applicazione anche ad altre regioni, non potendosi selezionare il corrente valore di regione in quel menu di profilazione, si verifica appunto quel crash dell’applicazione che quindi dovrà essere rilanciata.

Mai passare con il mouse sopra all’icona del proprio profilo: dal momento che questo comporterebbe l’apertura di un menu di scelta della regione ( i cui valori sono stati modificati manualmente tramite il file config.dll per estendere nuove regioni) questo comporta un crash dell’applicazione.

Nel seguito mostro alcuni screenshot che esplicitano come inserire le proprie credenziali Xiaomi seppure l’interfaccia mostri ancora in questa prima videata le scritte in cinese. Una volta autenticati, si deve attendere qualche secondo perché il programma appaia (probabilmente essendoci ancora i log di debug, questa lentezza nell’apertura iniziale potrebbe essere imputabile ad una sua compilazione ancora in modalità debug) e si acceda alla videata di default non più con nessuna scritta in cinese e che mostra 4 video per volta, eventualmente anche in più pagine, se sono molte le videocamere regisrate per quell’utente La visione in realtime di ciascuna si può ottenere cliccando in ciascuna l’icona centrale di play. Si può poi scegliere dal menù a sinistra di vedere solo le telecamere relative a una specifica stanza, così come impostato nella configurazione delle telecamere stesse. Ad esempio in cucina c’è una sola telecamera mentre nel salone ce ne sono tre (di cui una offline).

Andando con il mouse in una videata specifica, compare una sezione in basso che consente sia avere il playback [disponibile in tutte le tre videocamere che possiedo, ma sembrerebbe non presente in tutte quelle possibili] cioè di visualizzare le registrazioni precedenti (magari agendo sui tasti + e – oppure trascinando la barra temporale in rosso), sia di ascoltare l’audio sia di rendere la visione a tutto schermo [qiesta si può ottenere anche cliccando due volte sull’i9mmagine e si può poi tornare alla visualizzazione a più videocamere premendo sulla tastiera il tasto Esc, quindi con una procedura direi standard].
Ovviamente l’abilitazione dell’audio, tramite la pressione dell’icona dell’amplificatore, può essere fatta solo per una videocamera per volta.
Premendo l’icona della macchina fotografica si scatta una foto dell’istante mostrato e quella immagine uno se la ritrova sul desktop del PC.


Dal menù in alto a destra si può scegliere se avere una visione di 1, 4 o 9 camere per pagina: si noti che le scritte non vengono correttamente dimensionate se la finestra dell’applicazione non è a tutto schermo.
Mostro quindi come appare una visione di ben 9 videocamere su di un’unica pagina: essendo grande lo schermo che ho collegato al PC, i video risultano di una grandezza e qualità più che accettabile!

Nel video viene anche specificato che può essere necessario impostare permessi sul firewall di default di Windows Defender: tuttavia io non ho dovuto effettuare nessuna modifica alle sue impostazioni pur avendolo attivo.

Può essere necessario impostare permessi sul firewall di default di Windows Defender

Il file device_profile.dll contiene infine i parametri specifici per ciascun modello di videocamera.

il file presente nell’installazione originale di IMILab contempla già un gran numero di modelli, vale a dire i seguenti:

{
"devices":[
   {
      "model":"mijia.camera.v1",
      "miss_version":99999,
      "full_encrypt":99999,
      "video_encoding":{
        "codec":0
      },
      "audio_encoding":{
       "codec":2,
       "sampleRate":8000,
       "sampleSize":16,
       "channelCount":2
      },
    "ptz_direction": 0,
    "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.v2",
        "description":"ipc003",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": "999999999999",
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model":"mijia.camera.v3",
        "miss_version": 70,
        "full_encrypt": 99999,
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },

    {
        "model": "mijia.camera.v4",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 99999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.v5",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc009",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc020",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 2,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc021",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc007b",
        "miss_version": 999999999,
        "full_encrypt": 999999999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.v6",
        "miss_version": 99999999,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc013",
        "description":"小白智能摄像机青春版013A",
        "miss_version": 9999999,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc016",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ip026c",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc021",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ip029a",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc017",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.025b02",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019e",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019b",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc013d",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding":{
            "codec":1
        },
        "audio_encoding":{
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc004b",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.gateway.ipc011",
        "miss_version": "9999999999999999",
        "full_encrypt": "9999999999999999",
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc010",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.xiaobai",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc022",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    }
]

}

A quelli vengono aggiunti nella nuova versione scaricabile dal cloud Google Drive (IMICamera_DSmartLife_Windows_PC_App_v1.0.zip – Google Drive) anche altri due ulteriori videocamere con i loro relativi parametri:

    {
        "model":"xiaovv.camera.xvb4",           
        "description":"Xiaovv Outdoor IP65",
        "miss_version":99999,
        "full_encrypt":99999,
        "video_encoding":{
            "codec":1
        },
        "audio_encoding":{
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },
    {
        "model": "isa.camera.hlc6",
        "description":"Mi Camera Magnetic",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 9999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    }, 

NOTA – Sebbene non abbia personalmente provato non essendo interessato a gestire anche quei due ulteriori modelli di telecamera, sembrerebbe che a ogni nuovo lancio dell’applicazione ufficiale questa riscriva l’elenco presente in quel file per cui una delle modifiche effettuate da Dennis è stata proprio quella di evitare che avvenga tale riscrittura. Qualora quindi uno sia interessato a gestire con questa applicazione videocamere non ufficialmente supportate, è indispensabile utilizzare la versione modificata da Dennis.

Per sapere quale ‘name’ ha una propria telecamera, si può rinominare temporaneamente il file device_profile.dll, eseguire l’applicazione e controllare quindi il file log.txt dove compariranno dei warning relativi ai modelli di telecamera collegati e per i quali non esiste un riferimento in quel file di profilazione. In questo modo si possono trovare i nomi assegnati ai modelli di fotocamera che si possiedono. Dopo avere riportato il nome del file come era originariamente, si possono ora modificare i profili dei modelli di telecamera posseduti. Perciò, nel caso uno possegga un modello di telecamera non riconosciuto, è opportuno andare a vedere nel file di log.txt i messaggi di [WARN] relativi ai modelli ignorati e quindi cercare poi d’inserirli nel file device_profile.dll seguendo il medesimo formato di quelle già definite e procedendo a valorizzare i parametri presenti con una modalità empirica, per tentativi insomma tenendo conto di come vengono valorizzati per i modelli già contemplati!

Estratto di alcune righe del file di log.txt che segnala un Warning per telecamere non gestite in quanto di un modello i cui parametri non sono presenti in device_profile.dll

________________________

Come risolvere nell’applicazione su PC la problematica della voce accelerata per la telecamera per la videocamera fissa Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM

Ho notato che da questa applicazione su PC, per la Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM, la voce registrata risultava molto accelerata (i.e. addirittura molto di più della voce di Paperino e perciò incomprensibile) mentre con altre telecamere che ho (e.g. Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p) la voce registrata si sente bene. Dal momento che dall’app ufficiale Xiomi Home la voce è OK per tutte quelle tre videocamere che posseggo, questa problematica era sicuramente imputabile all’applicazione PC, verosimilmente dovuta a una non corretta configurazione, nel file device_profile.dll, dei parametri relativi all’audio per quella telecamera basic. Seguendo il metodo sopra descritto, ho compreso il ‘name” di quella telecamera e ho cercato empiricamente di modificare i valori assegnati ai parametri relativi all’audio. Per meglio identificare il modello di quella specifica telecamera, dal momento che ne ho di tre tipologie, ho provato a cancellare la parte di configurazione relativa a una dei modelli identificati dal log.txt, salvato il file device_profile.dll così modificato e poi lanciando l’applicazione, non risultano più visibili le sezioni relative a quel device di cui si sono cancellati temporaneamente i valori di configurazione consentendo così, eventualmente con più tentativi, d’identificare con precisione il nome del modello che interessa (e.g. se le riprese che non si vedono sono relative a quella ipologia di telecamera cancellata, vuol dire che è quella di nostro interesse a cui modificare i valori dei parametri audio, diversamente di procedere ad effettuare una procedura analoga per uno degli altri modelli identificati).
Ho quindi risolto semplicemente modificando l’impostazione del sampleRate da 16000 a 8000 nel file device_profile.dll in cui quella telecamera basic è identificata come “model”:”mijia.camera.v3. Così facendo anche per lei l’audio si riesce ad ascoltare correttamente ;-).

Dal file log.txt si riesce a comprendere il nome assegnato a ciascun modello d telecamera che uno possiede
Modificando il valore del sampleRate a 8000, si risolve la problematica della voce accelerata che si ha con le impostazioni presenti originariamente in device_profile.dll per quella telecamera identificata con il name mijia.camera.v3

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Annotazioni associate al video (tradotte in italiano con aggiunta di mie note)


Riporto nel seguito parte delle note presenti sempre in quel video, tradotte in italiano per tua comodità:

Contenuti del video:

00:00 Introduzione
00:49 Caratteristiche
01:42 Scarica, Estrai, Esegui app
02:30 Accesso tramite Mi Account ID e Guida all’utilizzo
03:13 Accesso al firewall, funzionalità di riproduzione
05:06 Cambia area server
06:22 Problema di arresto anomalo del menu del profilo
06:54 Controllare il supporto per lo streaming di rete locale
08:02 Aggiungere fotocamere personalizzate all’app
09:50 Osservazioni conclusive

NOTE
1. No Camera, Go to Youpin Error (errore Nessuna fotocamera, vai a Youpin): il server predefinito dell’app di Windows è impostato sulla Cina. Cambialo nell’area geografica della tua app Mi Home Mobile come mostrato al minuto 5:04. Cambiare in config.dll il machineCode da “cn” a “sg” per Middle East & Asia, “i2” per India, “de” per Ue e Regno Unito e “us” per Nord e Sud America. Si noti che questi sono gli unici server disponibili e ogni server serve un’area geografica e non un paese, ad esempio se l’area dell’app Mi Home è la Turchia, il server sarà “sg”. Se si mette un codice server errato, verrà visualizzato l’errore “errore di rete, fare clic per riprovare”.
2. Le fotocamere seguenti NON sono attualmente supportate:
i. Fotocamera Xiaofang
ii. Fotocamera Dafang
iii. Fotocamera IMILab EC2 (viene visualizzato solo hub)
iv. IMILab chuangmi.camera.v5
Non è stato possibile trovare impostazioni di lavoro per le telecamere di cui sopra. Per favore fatemi sapere se trovate le impostazioni del device_profile per farli funzionare in modo da poterlo condividere con gli altri.
3. Login Failed, Please Retry Error (errore Accesso non riuscito, riprova): questo errore mostrato qui: https://i.ibb.co/TL71hV1/MIError.png solito accade dopo aver cambiato le credenziali del tuo account Mi. La soluzione è disconnettersi dalla sessione corrente. Per far ciò, è necessario andare nella cartella “C:\Users\”nomeutente”\AppData\Roaming\imilab\IMICamera\Config“, aprire il file app_info utilizzando un editor di testo, modificare l’impostazione di “remember” a false anziché true. Infine salvare il file per far sì che uno si disconnetta dalla sessione corrente dell’app. Successivamente si dovrebbe essere in grado di accedere all’app con le nuove credenziali.
Nota: nel path, sostituire a “nomeutente” con il proprio corrente nome utente di Windows.
La cartella AppData è in genere nascosta. Se la cartella “Config” è vuota, scaricare questo file app_info: https://t.ly/yTII e posizionarlo all’interno della cartella “Config“, quindi aprire l’app.

NOTA mia: il file app.info mostrato per primo è quello che ho trovato io dopo l’installazione del programma scaricato dal sito IMILab e presenta diverse sezioni (settings, updater e user_XXXX) mentre quello scaricato da quel link ha solo la sezione settings con il solo parametro remember impostato a false. Tuttavia, anche sostituendo quel file con quello scaricato più corto, al primo lancio dell’applicazione originale Xiaomi (che richiede nuovamente, solo in questo caso, l’autenticazione con inserimento di email e password), quegli altri parametri vengono nuovamente valorizzati: quel file quindi sembra contenere informazioni utili, quali quelle di autenticazione e dell’ultima modalità di visualizzazione impostata.


4. System Failure, Please try again Error (errore Errore di sistema, riprova): questo errore di solito è causato quando non si ha un numero di telefono collegato al proprio account Mi. Si può provare ad accedere utilizzando il proprio numero di cellulare registrato facendo clic sul pulsante sotto il pulsante di accesso verde presente nell’app. Se non funziona, si dovrebbe collegare il proprio numero di cellulare al proprio account Mi nel sito mi.com.
5. Funzioni PTZ e riproduzione: se la funzione PTZ delle telecamere supportate (i.e. la rondella che permette di far muovere le telecamere motorizzate) non funziona, è necessario aggiornare il firmware della fotocamera all’ultima versione collegandosi al server cinese tramite l’app Mi Home Mobile. Dopo l’aggiornamento riuscito, puoi tornare al server locale e PTZ dovrebbe funzionare nell’app di Windows.
La funzione Playback funziona solo per alcune telecamere Mi e Mijia mentre per le altre non è supportato.
Nota mia: con le versioni attuali dei firmware così come aggiornati fino a oggi dal server europeo, (i.e. Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p vers. 4.0.9_0409 ; IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza vers. 4.0.7_0089) solo per la prima videocamera Xiaomi la funzione PTZ mi funziona e non per la telecamera IMILab che infatti ha un firmware di versione precedente. Probabilmente se lo aggiornassi collegandola temporaneamente al server cinese, funzionerebbe anche per lei quella funzione, secondo quanto suggerito! … non avendo per ora grande necessità di tale funzione per quella specifica telecamera, probabilmente aspetterò che il server europeo effettui direttamente lui il prossimo aggiornamento del firmware di quella videocamera … o magari proverò ad aggiornarne una anche solo per curiosità 😉
6. Buffering Error and “Error while decoding frame” (Errore di buffering e “Errore durante la decodifica del fotogramma“) nel file di log: questo errore è in genere causato da un valore “full_encrypt” errato del profilo della fotocamera nel device_profile.dll. Per risolverlo, si dovrebbe andare sul profilo “model” della fotocamera in device_profile.dll e modificare il valore “full_encrypt“.
I valori probabili sono 300, 400, 999 o 999999, ecc. Si deve provare con ogni valore e vedere se l’errore si risolve. Se non si conosce il valore di “model” della fotocamera, conviene modificare il nome del file device_profile.dll in device_profile_1.dll e aprire l’app. L’app non mostrerà alcuna fotocamera. Aprire quindi log.txt, e si dovrebbe trovare il modello di quella fotocamera sotto “ignore model” (e.g. “ignore model: chuangmi.camera.ipc013d“). Dopo aver annotato i modelli ignorati, modificare di nuovo il nome del file in device_profile.dll.

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Altri post di possibile interesse:

P.S. – La mia IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza ha ancora una versione 4.0.7_0089 del firmware, l’ultima rilasciata in Europa, ben precedente della versione 4.0.9_0409 invece resa disponibile per la Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p. Non mi meraviglia perciò che la funzione PTZ non mi funziona nell’applicazione Windows solo per questo modello. Dal momento che la versione del firmware rilasciato dal server cinese generalmente è più recente, come fare per aggiornarlo collegando temporaneamente il dispositivo a quel server in Cina solo per aggiornare il suo firmware per poi ricollegarlo a quello europeo?

Da manuale, l’unico modo è resettare il dispositivo e quindi collegarlo al server cinese impostando l’app Mi Home in Cina. Per fare ciò si dovrebbe quindi impostare lo smartphone sulla regione cinese (pur mantenendo ovviamente la lingua in italiano!) e reinstallare quindi l’app Xiami Home dalla versione cinese del Play Store di Google, configurare la fotocamera e quindi forzargli l’aggiornamento del firmware andando nella apposita sezione di configurazione presente in quell’app. Dopo l’aggiornamento, ovviamente si deve ripetere il processo inverso riportando il telefono alla regione Italia, reinstallare quindi l’app Xiaomi Home dal Play Store italiano, resettare il la videocamera per riconnetterla al server europeo … ora mantenendo ovviamente la più recente versione del suo firmware. Penso che sia troppo per me … anche perché non è certo garantito che tale aggiornamento abiliti il controllo PTZ nell’applicazione Windows. Dai commenti a quel video sembra che l’esito dipenda dal modello della fotocamera. 😦
… penso quindi che aspetterò un aggiornamento ufficiale dal server europeo. … a meno di ricorrere all’installazione di una versione unofficial dell’app MI Home che sembra consenta appunto di avere tra le impostazioni, proprio quella di decidere a quale server ci si collega e quindi, nella riconfigurazione di una videocamera, a quale collegarlo. Nel seguito lascio alcuni articoli che ne parlano e il link al canale Telegram di xCape da cui si può scaricare la sua ultima versione:

Pubblicato in Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Windows | 5 commenti

App, IO batte Immuni? … non sembra proprio, nonostante l’iniziale brillante partenza! Come mai?

Qualcuno si ricorda i servizi giornalistici e i relativi commenti sui social che disquisivano sugli italiani, così preoccupati della privacy da non scaricare l’app Immuni, ma tutti pronti a scaricare l’app IO.it per usufruire dei 150 euro di cashback? A pochi giorni dalla effettiva pubblicazione dell’app IO.it apparivano su quasi tutti i giornali articoli tipo questo de La Repubblica: App, IO batte Immuni: così il cashback ha spinto i download molto più dell’emergenza sanitaria.

In pochi giorni effettivamente l’app IO.it era stata scaricata da 8 milioni di persone mentre l’app Immuni in sette mesi aveva raggiunto i 9 milioni.

Si, si certo: Immuni mica restituiva dei soldi spesi e poi relativamente alle problematiche di privacy, se spendo dei soldi in modo onesto, perché dovrei nasconderlo? Avere la tracciabilità delle spese può anzi portare, in teoria, solo a vantaggi a combattere l’evasione, no?

Ma a distanza di ormai quasi un mese, i numeri cosa dicono?

Ieri sera, dopo avere letto un post su Facebook di un amico, che appunto disquisiva sui dati di scaricamento di quelle due app, sono andato anch’io a guardare le statistiche rese disponibili sui loro rispettivi siti:

I numeri dicono quindi un’altra cosa rispetto alle previsioni.
Dicono che dopo un iniziale numero d’installazioni dell’app IO.it nella prima settimana, in seguito l’entusiasmo è assai scemato fino alla situazione attuale che mostra addirittura un numero di disinstallazioni di quell’app maggiore rispetto a nuove installazioni!
Infatti, solo ieri sera alle 00:12 ho fatto uno screenshot che mostrava un numero d’installazioni di IO.it pari a 9.206.645 e adesso, a poche ore di distanza (di cui molte addirittura notturne), alle 10:17 il numero si è ridotto a 9.169.280 … cioè è diminuita di 37000, evidenziando che ben più sono state le persone che l’hanno disinstallata rispetto a quelle nuove che l’hanno ora installata.
Infatti, generalmente, se uno non pensa più di usare un programma lo disinstalla dal proprio cellulare anche solo per liberare memoria, e in questo caso si decrementa il conteggio come sta avvenendo ora per l’app IO.it.

Relativamente all’effettivo uso delle rispettive app, ovviamente non si può dire nulla: se hanno fatto un’app Immuni che, per funzionare in background, ha necessità di particolari procedure non so … io, personalmente, non l’ho mai installata.
Comunque anche l’app IO.it, una volta impostate in essa le carte da utilizzare per il cashback e averlo opportunamente abilitato per tutte, almeno per quella funzionalità potrebbe anche mai più essere più lanciata: diverso il discorso se uno la disinstalla in quanto credo che ciò comporti la cancellazione di tutte le impostazioni anche lato backend e quindi anche l’eventuale cashback richiesto.

Le statistiche di Immuni in queste ore invece sono rimaste invariate: quello che in questo caso stupisce, sebbene ancora oggi molti territori siano in fascia rossa, è che anche il numero di notifiche inviate risulta esattamente il medesimo (sebbene, leggendo nelle note, si dica “Notifiche di possibile esposizione al rischio generate dall’applicazione. La rilevazione è parziale poiché vengono rilevate tutte le notifiche per i dispositivi iOS e solamente un terzo di quelle inviate da Android che hanno a disposizione la tecnologia necessaria per rilevarle in modo sicuro“)!

Insomma, benché ci fossero state polemiche sull’app Immuni (che riguardava la nostra salute ed era basata su meccanismi di privacy molto spinti) scaricata tra mille polemiche da un numero relativamente piccolo di persone, anche quella IO.it, che sembrava essere stata installata a manetta, ha raggiunto più o meno la medesima soglia ed ora, anzi, stà addirittura regredendo lentamente!

Ma poi, di che numeri stiamo parlando, tenendo conto della popolazione italiana sopra i 15 anni, vale a dire su un numero di potenziali utilizzatori pari a 52.425.291?
Meno del 18% della popolazione.

Insomma, come sempre una analisi statistica può aiutare a cercare di rispondere in modo ragionevole se non oggettivo al 100% la realtà delle cose.

Si può quindi dire che dai dati mostrati entrambe le app abbiano avuto un consenso analogo (circa 10 milioni di persone) su una percentuale minima della popolazione (meno del 18%): le installazioni attive di Immuni è pressoché costante, mentre quella di IO.it è in lieve flessione nonostante l’indubbio picco iniziale nella prima settimana.
Questi i dati oggettivi.
Soggettivamente credo che l’app Immuni non si sia dimostrata di particolare utilità e le persone che già non l’hanno installata probabilmente non la installeranno, … al massimo ci saranno delle disinstallazioni fisiologiche, ma non emorragiche se non al termine della pandemia.
Invece, relativamente all’app IO.it, le considerazioni sono più complesse, ma altrettanto chiare: nonostante l’indubbio incentivo economico che aveva fatto invogliare diverse persone a installarla inizialmente, le difficoltà per renderla effettivamente utilizzabile ha fatto desistere molti non solo a provarla, ma addirittura sta inducendo persone a disinstallarla.

Una lettura di un mio post precedente può suggerire alcune probabili motivazioni: Italia cashless: alcune domande che mi sorgono spontanee sia come tecnico sia come cittadino.

Ovviamente, sarebbe anche interessante confrontare gli utenti che hanno attivato Immuni e quelli che lo hanno fatto per IO.it. Tuttavia questo è impossibile anche a livello centralizzato (se non forse chiedendo a Google sulla base degli acquisti effettuati sul suo Play Store!) in quanto gli utenti sono anonimi per Immuni, per cui non si può certo stabilire se coloro che hanno installato Immuni siano pressapoco le stesse persone che hanno ora installato IO.it. Anzi, verosimilmente sono due insiemi parzialmente anche molto disgiunti, ma la soglia raggiunta nella popolazione è di fatto pressapoco la medesima e comunque le considerazioni che ho fatto mi sembrano sufficientemente oggettive.

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Xiaomi Mi Home Security camera: finalmente implementate nuove funzionalità quale la visione contemporanea in real-time di più telecamere

Questo post si aggiunge a un altro precedente in cui avevo mostrato le funzionalità delle telecamere della Xiaomi e intende mostrare alcune nuove importanti funzionalità introdotte recentemente.
Già da tempo altre ditte prestigiose avevano fatto uscire sul mercato prodotti analoghi, sia come prestazioni sia come prezzo, a quello della Xiaomi e che avevano un SW di supporto che consente di visualizzare contemporaneamente in real-time i video provenienti da più telecamere. È vero, trattandosi di un’app generalmente utilizzata su uno smartphone, le dimensioni dei singoli video risultano di ridotte dimensioni, ma comunque tale funzionalità risulta assai utile per avere una visione d’insieme per poi eventualmente passare a una visione di dettaglio su una telecamera specifica di maggior interesse.
Ad esempio, la TP-Link da mesi ha reso disponibile la Telecamera Wi-Fi Interno, Videocamera sorveglianza 1080P, Visione Notturna, Audio Bidirezionale, Notifiche in tempo reale del sensore di movimento (Tapo C200) che appunto presenta due funzionalità rilevanti in diverse situazioni:

  • La visualizzazione d’insieme in real-time di più telecamere
  • La possibilità di attivare la registrazione a orari predefiniti