L’assurda burocrazia per osteggiare l’immigrazione di lavoratori stranieri e l’inadeguatezza dei servizi offerti dal CAF UIL di Torino in via Bologna 11

Sebbene generalmente io sia orgoglioso di essere italiano e di vivere in Italia, talvolta mi capita di vergognarmi di esserlo e, purtroppo, ciò sta avvenendo sempre più spesso non solo per alcune scelte del Governo e d’istituzioni/associazioni, ma pure per il comportamento di singoli loro addetti o anche solo di semplici cittadini!

Questo post è rivolto non solo a quegli immigrati che provengono da realtà povere sia economicamente sia culturalmente, risultando purtroppo troppo spesso facile preda della malavita che li assolda ai loro biechi scopi, ma soprattutto a quelli che, mettendo da parte le loro competenze acquisite con studi talvolta non riconosciuti all’estero, si adattano a lavori di qualifica ben inferiore a quelli che potrebbero in teoria ottenere, attività che quindi sono in grado di svolgere al meglio viste le loro qualità, lavori gravosi che quindi spesso gli italiani disdegnano.

Ultimamente ho cercato di aiutare un lavoratore straniero per ottenere il prolungamento del permesso di soggiorno e sono venuto a contatto con un intero mondo, sconosciuto ai più, in cui troppo spesso la burocrazia, l’incompetenza e l’indisponibilità degli addetti la fa da padrona, rendendo oltremodo complicata e assurda tutta una procedura che potrebbe essere molto più lineare e corretta.
Quella persona che ho cercato di aiutare è stata, diversi anni fa, badante di mio padre, negli ultimi anni della sua vita, e so quindi bene che si tratta non solo di un gran lavoratore, ma anche di un’ottima persona per cui è sempre stato per me un piacere aiutarlo quando si è poi trovato in qualche difficoltà, ricambiando almeno in parte le attenzioni e l’affetto che ha da sempre dimostrato verso la nostra famiglia. Inoltre, si tratta di una persona colta con tanto di diploma, corso di laurea non terminato non certo per mancanza di sue capacità e impegno: non è inusuale che per casi della vita, talvolta pilotati da eventi di nazioni intere, impongano a persone di lasciare il loro Paese in cerca di un lavoro che serva da sostentamento per loro stessi e per le loro famiglie.

Veniamo alla descrizione dei fatti.
A febbraio 2020 l’ho accompagnato alla questura di Torino in c.so Verona 4 per presentare tutta la documentazione che gli era stata indicata necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Era dovuto venire a Torino da un paesino distante diverse decine di chilometri dove ora sta accudendo un altro vecchietto: anche solo raggiungere fisicamente quel posto era stata un’impresa, nonostante fosse stato in parte accompagnato in macchina. Dopo una lunga e problematica attesa, sebbene ci fosse una prenotazione con giorno e ora indicati, eravamo poi riusciti ad accedere agli sportelli, ovviamente con ingressi contingentati e con mascherina per via dell’emergenza Covid già in essere. Ricordo che avevo dovuto discutere per fare in modo di poter entrare anch’io per accompagnare quel signore e poterlo quindi eventualmente aiutare per eventuali problematiche che fossero sorte. In effetti è risultato che mancava l’attestato di conoscenza della lingua italiana, ora indispensabile, per cui sarebbe stato necessario iscriversi a un esame apposito e portare entro 10 giorni un documento che attestasse tale iscrizione. Ci viene detto che l’iscrizione a quel test poteva essere inoltrato anche personalmente tramite computer accedendo all’apposito portale del Ministero dell’Interno.
Mi ricordo che già mi ero chiesto: ma se è così semplice e veloce, perché non possono già quegli addetti inoltrarlo, velocizzando la procedura e quindi risparmiando così anche loro del tempo, non dovendo più fissare un nuovo appuntameno e poi, a breve, ricevere nuovamente quella persona per la sola consegna di quell’avvenuta iscrizione?

Comunque sia, ho rassicurato quel signore, dicendogli che l’avrei portato a casa mia e, con il mio PC, avremmo velocemente risolto il tutto effettuando tale iscrizione: per l’esame poi non sarebbe stato certo un problema comprendendo lui oramai bene l’italiano e riuscendolo a parlare la nostra lingua in modo comprensibile se non completamente corretto!

Andando quindi con il mio PC nel portale delle Prefetture-UTG (prefettura.it)), scegliendo la Regione, la Provincia e quindi dal menù la sua sezione Immigrazione, ero arrivato a un link relativo al Test di lingua italiana che a sua volta portava a un’ulteriore pagina di dettaglio dove esisteva un link analogo ma che puntava a un altro portale, quello del Ministero dell’Interno.
Avevo già notato che in quella medesima pagina c’era poi anche un altro link relativo agli Esiti test lingua italiana. Che organizzazione, mi ricordo di avere pensato: tutto online!

Nella pagina Test di conoscenza della lingua italiana del portale del Ministero dell’interno, veniva indicato come sottotitolo: “Per sostenere il test deve inviare alla prefettura della provincia in cui risiede una domanda attraverso la procedura informatica attiva sul sito web dedicato https://nullaostalavoro.dlci.interno.it:

Infatti, navigando quindi in https://nullaostalavoro.dlci.interno.it veniva indicato esplicitamente che uno dei servizi offerti dal portale era appunto la benedetta “richiesta di ammissione al test di conoscenza della lingua Italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo“.
Insomma, non senza un po’ di perplessità da parte mia per quella navigazione un po’ eccessiva da un portale a un altro, sembrava comunque proprio che fossi infine giunto nella pagina corretta! 🤔
Inoltre, per fortuna in quella sezione del portale del Ministero dell’Interno relativo al Sistema Inoltro Telematico, l’autenticazione veniva consistita anche tramite una semplice registrazione, senza quindi utilizzare necessariamente lo SPID che quasi sicuramente un immigrato non possiede … oltre al fatto che sia i tempi/procedure per acquisirlo non sono certo immediate, sia le modalità di utilizzo sono tutt’altro che agevoli per chiunque, figuriamoci per un generico immigrato (vedi un mio precedente post a tale riguardo)!

Effettuiamo quindi la registrazione fornendo tutti i dati anagrafici richiesti ed entriamo nell’area autenticata del portale. Tuttavia, nessuna voce del menù consentiva d’inoltrare tale richiesta per effettuare il test di conoscenza della lingua italiana. Dopo diversi tentativi di navigazione dentro i molteplici menù, desisto e andiamo nel più vicino ufficio di servizio immigrati per ottenere delucidazioni. Dopo l’ovvia attesa, riusciamo ad avere udienza da un’addetta: con mia meraviglia, dalla sua postazione autenticata con le loro credenziali di sindacato, quella voce di menu relativa alla presentazione della domanda era presente! Eppure nulla in quel portale indicava la necessità di rivolgersi a un Patronato per poter accedere a quel servizio di prenotazione e tantino nulla di ciò ci era stato indicato alla questura!
La domanda d’iscrizione al test viene quindi finalmente inoltrata tramite loro, senza neppure dover pagare nulla! Felici come pasque usciamo non sapendo però quello che scopriremo solo successivamente: tutte le comunicazioni associate a quella richiesta, così inoltrata dal Patronato (e.g. il foglio da presentare quando si effettua la prova o, successivamente, il suo esito finale), si possono recuperare solo accedendo con la medesima utenza che ha effettuato la domanda, cioè tramite loro! Perciò, anche se la presenza di una nuova comunicazione giunge all’email indicata nella compilazione della domanda stessa (in quel caso la mia, dal momento che lui non l’aveva), nel suo contenuto non è presente alcun documento allegato bensì solo il link per recuperarlo … e per farlo è necessario avere delle credenziali che uno personalmente non possiede non avendo potuto effettuare di persona quella richiesta!! Dal momento poi che, per via dell’emergenza Covid, il luogo e le date per effettuare quel test erano state rimandate, in quel periodo non è stato possibile riuscire a leggere il contenuto di quelle comunicazioni nemmeno recandosi (e rifacendo la coda) presso il Patronato, dal momento che quel servizio immigrati era chiuso a data da definirsi: ancora oggi Google Maps immortala quel fogliettino che avevamo trovato allora, rimasto appeso per mesi …

Il servizio immigrati dei Patronati sono rimasti chiusi per mesi con nessuna indicazione sulla data di riapertura … quindi risultava impossibile accedere a qualsiasi informazione raggiungibile solo tramite loro che avevano inoltrato la domanda (e.g. documenti relativi al test di conoscenza della lingua italiana)

Insomma, l’esistenza di una nuova convocazione mi era arrivata via email, ma mi era stato impossibile scaricare dal sito quel documento non avendo ovviamente le credenziali di quel padronato – chiuso per via del Covid – che ne aveva inoltrato la richiesta inizialmente, non essendoci riuscito io autenticandomi come privato.
A quel punto, mi sono recato quindi personalmente alla Prefettura di Piazza Castello chiedendo di poter parlare con qualcuno relativamente appunto a quei test sulla conoscenza dell’italiano. Per fortuna ho trovato un’addetta molto gentile che, compresa la situazione, mi ha fornito personalmente il documento di convocazione da presentare all’atto dell’esame dove era presente anche l’informazione sulla nuova data e luogo di svolgimento. Quell’addetta, seppur assai gentile, mi aveva confessato che non ero il primo ad averle detto di aver avuto problemi a inoltrare personalmente la domanda per effettuare quel test di conoscenza dell’italiano, una volta autenticato in quel portale come privato cittadino, … ma dal momento che si trattava di un problema centralizzato sembrava che nessuno si fosse preoccupato più di tanto di quell’anomalia, seppure complicasse di molto la procedura che l’immigrato doveva effettuare! 🙄
P.S – Mi resta il dubbio che quella voce non comparisse perché non si era usato lo SPID ma solo le credenziali utilizzate registrandosi, anche se non credo fosse quello il problema … e comunque nulla di ciò era segnalato nel portale.

Nuova convocazione del test di conoscenza della lingua italiana, essendo la precedente stata rimandata per via dell’emergenza Covid

P.S. – Ho provato ora ad accedere al medesimo sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it: ora viene subito fornita al seguente indicazione che, secondo me, è un’ulteriore conferma di come tutti questi portali non siano integrati tra loro e si debba saltare da uno all’altro per poter trovare la gestione di servizi relativi a un medesimo contesto ben specifico, in questo caso l’immigrazione.

Lo sportello UNICO per la gestione delle problematiche relative all’immigrazione sembra ancora un miraggio.

Comunque io, un italiano esperto d’informatica, non era riuscito a effettuare in autonomia una domanda che, per quanto indicato dall’addetto della questura, avrebbe potuto effettuare personalmente la persona straniera che desidera ottenere il permesso di soggiorno!

Il mio assistito ha quindi svolto il test di conoscenza della lingua italiana con i ritardi imputabili all’emergenza Covid e recandosi in una scuola nella cintura torinese, non certo comoda da raggiungere come la sede torinese inizialmente indicata.

Per riuscire poi a ottenere l’esito di quel test (non immediatamente rilasciato nonostante l’esiguo numero – solo 20 di cui una metà assenti ingiustificati – di candidati per ciascuna sede, nuovamente sarebbe dovuto andare all’ufficio del padronato che aveva presentato la richiesta, ritornando a Torino dal lontano paesello! Per fortuna, contattando via email la medesima persona della questura dei piazza Castello che già precedentemente era stata così gentile, mio ha detto che gli esiti pubblicati in maniera anonima online, sempre dal sito della Prefettura, erano comunque validi per la domanda del permesso di soggiorno sebbene dovessero essere abbinati al documento di convocazione all’esame: infatti, sapendo la sede dove si era tenuto il test e il codice personale identificativo presente appunto nel foglio di convocazione, si riusciva a conoscere l’esito senza doversi nuovamente recare dal patronato e fare altre code!
Comunque l’esito della prova sarebbe poi dovuta giungere in forma elettronica direttamente alla questura.


L’esito del test era stato positivo, come anche quello di tutti i partecipanti che si erano presentati in quella medesima sede quel giorno. Visionando i file Excel degli esiti sulle diverse sedi dove si era tenuto l’esame, ho notato che ben pochi non l’avevano superato se non quelli indicati come assenti ingiustificati … viene da chiedersi come mai non si fossero presentati, viste le complicazioni e le difficoltà che io stesso avevo avuto nell’aiutare quel mio amico!!! D’altra parte, quando nel presentare la domanda all’ufficio servizio immigrati avevamo chiesto se potevano consigliarci qualche testo per potersi preparare al meglio a quella verifica, ci era stato risposto testualmente che anche i cinesi che erano appena arrivati da poche settimane in Italia lo passavano e che quindi lui non doveva certo preoccuparsi dal momento che l’italiano oramai lo comprendeva e lo sapeva parlare da farsi capire! Insomma mi sembra di poter dire che tale requisito per ottenere il permesso di soggiorno sia una richiesta burocratica che complica inutilmente una procedura già dispendiosa in termini di risorse e tempo, non solo per l’immigrato ma anche per tutti gli attori in gioco!

Due giorni fa quel signore aveva nuovamente l’appuntamento in questura e questa volta davvero sperava di avere tutte le carte in regola per ottenere l’agognato permesso di soggiorno … e invece no! Non solo non avevano acquisito alcuna indicazione dell’esito del suo esame di conoscenza dell’italiano che sarebbe dovuto pervenire loro in forma elettronica (problema comunque sanato fornendo noi l’esito in forma cartacea) ma questa volta gli viene notificato che c’erano delle mancanze contributive di anni addietro in cui il suo reddito aveva superato la soglia minima che consente di evitare di effettuare la dichiarazione dei redditi. Una sua manchevolezza sicuramente, ma che, a mio parere, si sarebbe potuta evidenziare già mesi addietro quando gli era stata notificata la mancanza del test di conoscenza della lingua italiana per poter procedere. Nuovamente i soliti 10 giorni per ritornare e produrre la documentazione, vale a dire in questo caso la sanatoria del debito fiscale. Gli viene indicata l’Agenzia delle Entrate come il luogo idoneo per risolvere il problema: tuttavia, una volta recatosi nella sede più vicina in centro, là gli viene invece detto che doveva rivolgersi a un CAF. Sempre a piedi, torna praticamente indietro recandosi allora al CAF vicino all’ufficio di servizio immigrati che già conosceva essendo nei pressi della questura. Non senza difficoltà riesce a parlare con un’addetta di tale CAF che gli dice che loro potevano sanare solo la dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno!! Disperato mi telefona e mi faccio passare l’addetta per comprendere meglio quell’assurdità. Mi conferma il tutto dicendo che era una scelta della UIL, in quanto se loro sanavano le tasse di loro assistiti per anni precedenti all’ultimo, non solo ovviamente il contribuente doveva pagare le dovute sanzioni e interessi, ma anche loro come sindacato venivano penalizzati economicamente subendo una multa/tassazione che sia!
Pur continuando a non capire la logica di tutto quel suo discorso, rimanendomi comunque il dubbio che la legge prevedesse davvero tale assurda penalizzazione per il Patronato, le spiego che eravamo disposti a sopperire eventuali addizionali imputate loro: nulla da fare! Chiedo allora come poteva fare quel poveretto a mettere a posto la sua posizione con il fisco per quindi riuscire a ottenere il permesso di soggiorno. La sua risposta secca è stata che non lo sapeva … facendo intendere che già troppo tempo aveva perso per fornirci risposte … o meglio non risposte direi io!!

Dal momento che mi sembrava impossibile che un CAF non potesse effettuare tale operazione relativamente ad anni passati, ho telefonato a una amica che lavora in un un altro sindacato, la CISL. Si meraviglia anche lei di quanto mi aveva detto l’operatrice del CAF dell’altro sindacato e mi indica la sede principale di CISL di via Bertola 49/A angolo via Palestro quale la sede migliore per avere un appuntamento in tempi utili. Mi suggerisce pure di provare a telefonare al numero 011-5741511 per evitare magari di recarmi sul luogo personalmente … ma la linea di quel numero si sconnette sempre immediatamente. Solo dopo diversi tentativi riesco poi a ottenere una risposta dal centralino generale 011-195065 dove tuttavia mi dicono che per avere un ticket di accesso dovevo inviare una richiesta via email a CAAF.torino@cisl.it o diversamente dovevo necessariamente recarmi personalmente in quella sede. Ovviamente suggerisco al mio amico di recarsi di persona in via Bertola visto i tempi stretti a disposizione. Dopo un po’ mi telefona dicendomi disperato che il primo posto libero era ben dopo la scadenza dei 10 giorni: mi faccio passare l’addetta alle prenotazioni e le spiego la problematica temporale improrogabile e lei, dopo avere internamente contattato qualcuno, riesce allora gentilmente a inserire la prenotazione il giorno prima della scadenza fissata dalla questura!
Dopo quasi 3 ore di tentativi, finalmente si apre dunque uno spiraglio di soluzione … 🙄

Concludendo per ora il resoconto assurdo di questa via crucis per cercare di ottenere un permesso di soggiorno per un lavoratore immigrato, ci tengo ancora a sottolineare l’inspiegabile comportamento da parte dell’addetta del CAF di via Bologna 11 o forse del sindacato UIL stesso nella sua interezza, se vera è la giustificazione fornitami telefonicamente sul motivo del loro rifiuto a operare la sanatoria fiscale per anni precedenti all’ultimo! Stiamo infatti parlando di un sindacato dei lavoratori, cioè di un’istituzione che dovrebbe essere preposta ad aiutare il lavoratore bisognoso di assistenza, che in questo caso era poi solo relativa alla soverchiante burocrazia di procedure impossibili da gestire autonomamente da chiunque, non certo solo da un immigrato.

Non ho parole … 🤐

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WhatsApp, Telegram o Signal? L’8/2/2021 entreranno ufficialmente in vigore i nuovi termini di servizio per WhatsApp e già l’effetto si fa sentire!

Ormai da diversi mesi fior fiore di articoli ne parlano e video, talvolta terrorizzanti, descrivono le possibili implicazioni della prossima entrata in vigore dei nuovi termini di servizio di WhatsApp.

Tuttavia io, che ho da tempo tutti e tre questi programmi di messaggistica (WhatsApp, Telegram o Signal) oltre anche a Skype e Messenger, sto notando solo in quest’ultima settimana una notevole installazione di Telegram e Signal da parte di diversi miei contatti. Infatti, non appena qualche persona, presente nei propri contatti, installa per la prima volta una di quelle applicazioni, subito giunge una notifica con un messaggio apposito. Ovviamente quella chat si può poi subito eliminare se non s’intende, almeno nell’immediato, iniziale un dialogo con quella persona: la gesture da utilizzare è sempre la medesima oramai assodata, cioè tenere premuta la chat da eliminare per qualche secondo in modo da vederla selezionata (tramite un segno di spunta), quindi premere l’icona del cestino (in alto a destra) e infine confermare.

Cancellare una chat, magari una che segnala che un nuovo contatto appena installato l’app


Ovviamente questa cancellazione non preclude la possibilità in futuro d’iniziare una nuova chat ricercando quel contatto tramite l’apposita lente di ricerca (in alto a destra).

Insomma, nulla di nuovo rispetto alle procedure utilizzate anche da WhatsApp.
Si noti infatti che, sebbene le interfacce dei tre sistemi di quei messaggistica differiscano esteticamente, la maggior parte delle operazioni risultano molto simili se non identiche: d’altra parte come non potrebbero essendo così uguali le funzionalità principali fornite (invio/ricezione messaggi, videotelefonata)?

Differenze maggiori si possono notare semmai nelle opzioni che si possono impostare (e.g. sicurezza e privacy) o nelle metodologie utilizzate per realizzare alcune funzionalità più avanzate (e.g. associazione e collegamento con altri dispositivi quale il proprio PC personale): comunque, generalmente la metodologia e procedura da utilizzare è spesso pressapoco analoga (e.g. lettura di un QR code per ottenere l’associazione).

Anche relativamente alle prestazioni dei servizi principali non ho notato un’evidente differenza e questo anche utilizzando la videotelefonata (i.e. sicuramente il servizio che tecnicamente potrebbe maggiormente fornire qualità differenti in quanto le metodologie di codifica e adattamento alla qualità della rete possono essere differenti, magari utilizzando modalità proprietarie). Tuttavia, anche per le videotelefonate, per tutti tre i sistemi di messaggistica la qualità è più che buona qualora entrambi i terminali siano collegati a un WiFi e risulta comunque, in genere, accettabile anche con un buon collegamento tramite una rete mobile 4G.

Differenze più sostanziali invece ci sono relativamente alla privacy e alle sue impostazioni, come in alcuni servizi opzionali, quale ad esempio la condivisione della posizione corrente magari fornita addirittura per un certo tempo in real-time. Per il momenoto quest’ultima condivisione in real-time per un determinato lasso di tempo viene consentita solo in WhatsApp e in Telegram:

Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con WhatsApp
Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con Telegram (1)
Condivisione della posizione in real-time per un certo lasso di tempo con Telegram (2)

Invece, nel caso di Signal si riesce per ora solo a condividere la mappa statica di una posizione, ad esempio quella corrente: non penso che questa limitazione sia voluta per motivi a priori di privacy, per cui probabilmente verrà introdotta a breve.

Infatti tutti quei sistemi si appoggiano, di fatto, a funzionalità proprie di Google Maps e quindi non introducono nullo di nuovo, sebbene forse il tutto venga reso più facilmente usufruibile essendo integrato nell’app.

Molto comoda è poi la possibilità di poter gestire le chat anche da altri dispositivi (e.g. PC Windows 10) e non solo da app sullo smartphone. Mi ha sempre stupito il fatto che molti amici che utilizzano da anni WhatsApp non utilizzassero (e neppure conoscessero) la possibilità di condividere quel sistema di messaggistica anche sul proprio PC dal momento che risulta spesso assai utile, ad esempio quando si scambiano nella chat dei link che è meglio utilizzare da un PC (e.g. quelli per iniziare videoconferenze con Zoom).
Anche qui tutte e tre le piattaforme prevedono di farlo installando un’apposita applicazione sul computer che poi viene associata al proprio account tramite la lettura di un QR code (in WhatsApp e Signal) o indicando il proprio numero telefonico ed effettuando quindi verifiche tramite OTP sul cellulare (in Telegram).

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con WhatsApp, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Scarica WhatsApp oppure utilizzando da un browser WhatsApp Web:

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con Telegram, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Telegram Messenger:

Nel seguito mostro i passaggi per effettuare una associazione di un dispositivo (e.g. PC) con Signal, dopo avere installato l’apposita applicazione desktop scaricabile da Signal >> Download Signal:

Si noti che può succedere, come è successo a me, che inizialmente, effettuando l’associazione di Signal, l’importazione dei contatti non avvenga correttamente seppur sia il PC sia lo smartphone fossero collegati al medesimo WiFi e, tramite questo, connessi a Internet. Ovviamente senza i contatti importati, risulta impossibile effettuare alcuna chat oltre a non vedere quelle precedentemente effettuate. Personalmente ho risolto ripetendo l’importazione (i.e. pressione del pulsante Importa ora) dopo avere cambiato la tipologia di connessione dello smartphone (i.e. connessione tramite la rete mobile e non tramite WiFi) ipotizzando che tale problematica fosse imputabile a quello. Nel seguito mostro la segnalazione di errore e quindi, con il secondo tentativo effettuato modificando la tipologia della connessione dati del cellulare, l’importazione corretta dei contatti e la visualizzazione delle chat già aperte visibili infatti in background: si noti che, con una procedura scomoda e poco intuitiva, è necessario dopo l’importazione scorrere in altro la finestra di Preferenze per riuscire a chiuderla tramite il tasto X [in alto a destra]!

Si noti che esistevano già sistemi di chat e videoconferenza prima di WhatsApp, quale ad esempio Skype ma richiedevano (e richiedono tutt’ora) una registrazione dell’utente. Anche Messenger, l’originaria applicazione di messaggistica associata a Facebook, ha come utenza quella collegata appunto a quel social. La grande novità e intuizione di WhatsApp è stata quella di non richiedere nulla all’utente se non, verificato il suo numero telefonico, richiedere il permesso di recuperare i contatti presenti nel suo telefono e quindi riuscire ad avere subito l’elenco dei propri amici/conoscenti con cui scambiare i messaggi.
Questa stessa peculiarità è stata poi adottata anche da Telegram e Signal per cui anche da questo punto di vista non esiste nessuna differenza e l’installazione/configurazione avviene per tutti e tre in pochi secondi.

Relativamente alla privacy, tutte e tre presentano una sezione apposita al riguardo ma le possibili impostazioni sono assai differenti dal momento che diverso è il business plan di ciascuna.

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WhatsApp sfrutterà la sua relazione con Facebook per guadagnare sempre più denaro grazie alla profilazione degli iscritti, conservando, elaborando i dati raccolti e utilizzandoli come materia prima preziosa per mettere aziende paganti in contatto con potenziali clienti. Perciò per lei le impostazioni di privacy disponibili nell’applicazione sono principalmente orientate nei confronti della condivisione di proprie informazioni verso gli altri utenti della piattaforma e non tanto verso il provider del servizio, vale a dire WhatsApp stesso. Anzi nei termini di servizio è esplicitamente indicato che viene effettuata una profilazione dell’utente a fini pubblicitari su Facebook (che ha appunto acquistato WhatsApp per tale scopo), sebbene sembri che un regolamento UE impedisca attualmente di vendere tali nostri dati a scopi pubblicitari. Sul sito online inoltre ci sono rassicurazioni sul rispetto della security/privacy: si parla di crittografia end-to-end di ogni media trasferito (messaggi, foto, video, messaggi vocali, documenti e chiamate) in modo che niente possa cadere nelle mani sbagliate. Tuttavia nei nuovi prossimi termini di servizio sembrerebbe che se uno avvia una conversazione con un account Business, quell’informazione venga acquisita dal sistema per poi eventualmente presentare su Facebook pubblicità targettizzate, cioè quelle meglio remunerate. Leggi anche FAQ di WhatsApp – Informazioni sulle nuove funzionalità business e sull’Informativa sulla privacy di WhatsApp, FAQ di WhatsApp – Privacy e sicurezza per i messaggi business, FAQ di WhatsApp – Come modificare le impostazioni sulla privacy.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app WhatsApp:

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Nel caso di Telegram, piattaforma di messaggistica di Pavel Durov, per ora sembra si mantenga grazie agli investimenti privati del suo fondatore che, dopo aver creato Vkontakte (il “Facebook” russo), sembra non avere problemi di liquidità. Tuttavia ora che l’app ha raggiunto centinaia di milioni di utenti attivi, si parla già di possibili fonti d’introito esterne, quali annunci pubblicitari all’interno dei Canali (i.e. le stanze nelle quali un solo autore diffonde messaggi/aggiornamenti rivolti a un pubblico interessato) e i pacchetti di sticker a pagamento dei quali gli autori percepiranno comunque una percentuale degli incassi. Comunque sia, almeno dichiaratamente, il punto centrale della piattaforma rimarrà il rispetto della privacy, per cui anche questi eventuali annunci pubblicitari non saranno tarati su dati relativi agli utenti.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app Telegram:

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Nel caso di Signal sembrerebbe che l’app si mantenga solo grazie all’afflusso di denaro che proviene dalla Signal Foundation, organizzazione non-profit co-fondata da Brian Acton, il fondatore di WhatsApp. Lo scopo della fondazione è proprio quello di rendere le comunicazioni private accessibili a chiunque e disponibili ovunque. Perciò, Signal, pur non richiedendo pagamento di canoni mensili e non raccogliendo alcun tipo di dato dagli utenti, non ha un vero modello di business basandosi solo su donazioni esterne.

Nel seguito mostro la sezione relativa alla privacy dell’app Signal dove rilevanti sono, a mio parete, la possibilità di disattivare l’apprendimento delle parole digitate sulla tastiera software e di avere un PIN, viene periodicamente richiesto, che mantiene crittografa le informazioni memorizzate dal programma:

Un peculiarità interessante di Signal è di poter impostare i messaggi di una chat con una durata temporale predefinita. Infatti, esiste l’impostazione Messaggi a scomparsa nel menù raggiungibile dai tre puntini [in alto a destra] che consente determinare la scomparsa dei messaggi inviati [anche lato destinatario] dopo un tempo definito impostato prima del loro invio.
L’impostazione di default è OFF, vale a dire i messaggi della conversazione permangono nel tempo fino a una loro eventuale cancellazione esplicita.
Tuttavia si può impostare, da 5 secondi fino a una settimana, la durata dei messaggi che si invieranno da quel momento in poi.
Nel seguito viene mostrato come si presenta la selezione del tempo di visibilità dei messaggi di una conversazione sia nell’app sia nell’applicazione desktop:

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Per concludere, senza volere fare dietrologie sulla decisione di WhatsApp di modificare le condizioni di servizio, si può affermare, senza timore di essere smentiti, che come spesso avviene quando un servizio ha molto successo, i gestori dello stesso cercano d’introdurre nuove fonti di guadagno introducendo forme di abbonamento (generalmente mal viste dagli utilizzatori) o trovando remunerazioni con la pubblicità e/o vendita d’informazioni utili al marketing … e questo anche se inizialmente il servizio magari era nato in forma sperimentale senza particolari finalità di lucro.
Nulla da stupirsi quindi che un servizio come WhatsApp, così tanto di successo, lo stia facendo! Vale la pena di ricordare che quell’app è stata lanciata proprio al momento giusto quando con la diffusione dei primi smartphone la loro soluzione di messaggistica è andata a sostituirne un altra metodologia (SMS/MMS) assai limitata (e.g. messaggi ciascuno di 160 caratteri al massimo, sebbene eventualmente fossero poi concatenabili) e decisamente (incomprensibilmente) costoso addirittura ancora oggi seppur molto meno di allora!
Insomma, una ricerca di guadagno senza chiedere nulla all’utenza che non è nulla di particolarmente scandaloso e a cui siamo già da tempo abituati (Google lo fa da sempre).
Infatti anche solo utilizzando un qualsiasi browser per ricercare qualcosa quelle informazioni su di noi vengono raccolte e magari anche associate a un account ben preciso qualora uno si sia anche autenticato in quel browser come spesso uno fa per usufruire di particolari servizi.
Anche andando a visitare la maggior parte dei siti, questi da tempo utilizzano capacità di memorizzazione intrinseche dei browser stessi (e.g. cookie) in modo da riuscire anche a tracciare le navigazioni dell’utente, sempre allo scopo principale di fornire pubblicità personalizzata, vale a dire quella più influente e quindi la meglio remunerata.
Le leggi sulla privacy hanno cercato, in teoria, di proteggere i cittadini da queste incursioni sulle proprie informazioni personali, per cui oramai è assai comune che, prima di riuscire a vedere bene un sito, venga presentata una finestra, parzialmente coprente la pagina, che chiede di accettare diverse condizioni di profilazione prima di poter procedere. Senza accettarle, risulta spesso impossibile visualizzare per intero il contenuto del sito stesso e, anche se magari alcuni permessi si potrebbero anche escludere, poi alla fine uno preme il pulsante indicato accettando tutto quello richiesto e finalmente poter visualizzare l’informazione ricercata senza più perdere tempo!!

Cosa dire poi dei risultati dei motori di ricerca e la loro incapacità di essere in balia di persone corrotte che utilizzano metodi illegali per fare pubblicità ai loro siti illegali sfruttando anche dati personali di persone che nulla hanno a che fare con quei loro loschi traffici? Ho già scritto un post relativamente a questo grave problema (Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia): a distanza di più di 2 mesi, nessuna risposta da parte di Google e situazione immutata. Effettuando la ricerca del blog WordPress con quel motore di ricerca continuano a essere indicati siti di pedofilia illegali e per di più, nella loro relativa descrizione, sono presenti indicazioni improprie del nome e cognome del proprietario del blog!

NON HO PAROLE. A che servono i sistemi di controllo di abusi e di protezione dell’uso improprio dei propri dati?

Insomma, a mio parere, di fatto la legge sulla privacy ha principalmente solo reso più fastidiosa e lenta la navigazione su Internet senza essere riuscita a garantire una reale maggiore sicurezza che dati relativi alla propria privacy risultino protetti! Si tratta di un discorso analogo alle miriadi di firme che si devono apporre tutte le volte che si effettua una qualsiasi operazione bancaria: risulta di fatto impossibile comprenderne realmente le implicanze di ciascuna di quelle firme a meno di perdere diversi minuti nella lettura delle condizioni spesso scritte in piccolo e che magari rimandano ad altri documenti o leggi. Mi sembrano tutte tipiche operazioni tese più a confondere che a chiarire, non aiutando affatto nella comprensione di ciò che si sta facendo e inducendo altresì comunque accettare tutto grazie all’ignoranza! Insomma … una presa per i fondelli, seppur avvalorata da leggi … 🙄

Esempio di messaggio su apposita finestra di popup che si sovrappone accedendo a una pagina di un sito, oscurandone per buona parte il contenuto fino alla sua accettazione.

Invece, sia Telegram sia Signal dichiarano di non essere interessate ai dati degli utenti basandosi su modelli di business differenti.
Inoltre, mentre il codice di WhatsApp non è pubblico, quello sia di Telegram sia di Signal sono open source (i.e. codice di Signal su GitHub sia lato client sia lato server; codice di Telegram solo lato client).

Si noti che solo Signal ha rilasciato open source anche il SW lato server: comunque sia, non è certo garantito che le versioni pubblicate sul repository pubblico siano poi esattamente quelle che stanno girando sui loro server per cui fidarsi è bene ma dubitare è altrettanto lecito! Infatti, la presenza di poche righe di codice potrebbero fare infatti la differenza in termini di privacy e questo qualsiasi programmatore lo sa. Anche relativamente al SW lato client, è vero che si potrebbe in teoria decompilare quello scaricato dallo Store per verificare l’esatta corrispondenza con i sorgenti presenti nel repository Git … ma penso che nessuno lo abbia fatto o lo farà mai!

In qualsiasi programma poi possono essere inserite backdoor, vale a dire modalità “segrete” per accedere a informazioni diversamente inaccessibili. Anche il backup che uno usualmente richiede per non rischiare magari di perdere delle chat in caso di rottura/furto del cellulare, comportano che quelle informazioni risultino memorizzare su qualche server e non necessariamente opportunamente crittografate in modo sicuro.

WhatsAppImpostazioni-> Chat-> Backup delle chat

In Telegram il backup è contemplato ufficialmente solo tramite l’applicazione desktop andando in Settings -> Advanced -> Export Telegram data. Tuttavia ho letto che esiste anche un Bot (GDPRbot) che consente di effettuare un qualcosa di analogo operando da smartphone, ma personalmente non l’ho mai effettuato (vedi anche Cosa sono e come funzionano i bot di Telegram):

Signal Impostazioni -> Conversazioni -> Backup delle chat crittografate su un proprio dispositivo di memoria esterno

Si noti, infine, che spesso questa come altre app, che diventano pressoché “indispensabili” seppur gratuite, poi obbligano a cambiare cellulare in quanto non supportano più modelli “vecchi“, ad esempio anteriori al 7/2013 per telefoni Android (vedi: WhatsApp, ecco gli smartphone non più supportati dal primo gennaio 2021).

Che fare allora?
Sicuramente è bene non trasferire mai informazioni sensibili (e.g. delle credenziali) tramite una chat, qualsiasi essa sia, così come non è opportuno farlo con qualsiasi altro mezzo anche più tradizionale come può essere una chiamata telefonica che comunque potrebbe sempre essere intercettata! Che poi qualcuno che ci offra un servizio gratuitamente e desideri trarre un profitto indirettamente non c’è da stupirsi e mi sembra anche sia accettabile se uno ne ha la consapevolezza. Anche i SW open source, d’altra parte, non sono quasi mai atti benefici, ma possono essere comunque un mezzo per trarre guadagni da per altre vie (e.g supporto tecnico).

Sicuramente WhatsApp sfrutta maggiormente la sua predominanza e diffusione e quindi può permettersi d’imporre condizioni che possono dar fastidio a chi ci tiene alla propria privacy, sopratutto se si tratta di un personaggio pubblico o di una azienda. Da quello che ho letto, delle ripercussioni in tal senso si avrebbero anche semplicemente mantenendo installata quell’app, senza neppure usarla se non raramente, da momento che per installarla già si sono dovuti dare diversi permessi (e.g. accesso alla memoria e ai propri contatti, localizzazione) come d’altra parte avviene anche per le altre app dal momento che per operare anche solo per le funzionalità dichiarate l’accesso a quelle informazioni risulta necessario (e.g. se si vuole in una chat inviare una foto o un documento, l’app deve necessariamente avere i diritti per accedere alla memoria così come poter leggere i contatti del telefono per riuscire a sapere se a quel numero è associato un’utenza WhatsApp.

Personalmente ho installato tutte e tre le app da tempo, anche solo per il fatto che non è mai un bene avere un predominio di una soluzione rispetto ad altre che di fatto sono tecnicamente analoghe e anzi, sotto certi aspetti addirittura superiori (e.g. per funzionalità specifiche, maggiori garanzie di privacy e configurazione/gestione dei gruppi). Penso quindi sia un bene provare anche le altre soluzioni e anche incominciare a utilizzarle con quei contatti che già le possiedono: lo sforzo è minimo e sicuramente il vantaggio sia di contrastare l’egemonia di WhatsApp sia di poter sfruttare eventualmente se d’interesse in alcune situazioni, alcune delle peculiarità specifiche di ciascuana di quelle applicazioni di messaggistica.

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Come sostituire proprio tutta l’illuminazione di casa (i.e. anche luci alogene, faretti alogeni, neon) con soluzioni a led a basso consumo

Oramai mantenere delle lampadine non a led non ha più senso in quanto non solo i consumi si riducono generalmente di un decimo, ma anche i prezzi sono oramai paragonabili alle lampadine alogene/a filamento.
Inoltre anche la qualità della luce spesso migliora rispetto alle alogene che tendono ad abbagliare e per questo di solito vengono impiegate solo tramite riflessione sul muro/soffitto. Di lampadine a led ora ne esistono anche con una bella tonalità calda che ben si adatta a un ambiente casalingo. Il flusso luminoso per Watt delle odierne generazioni di LED supera ampiamente quello delle lampadine tradizionali: a seconda della temperatura di colore si aggira oggi sui 40–80 lm/W.
A seconda della loro esecuzione, i LED possono durare 50.000 ore e anche di più (il più dipende più dalla bontà circuiteria associata ai led!) . Questo significa che gli interventi di manutenzione si diradano al massimo e si può anche pensare di averli addirittura integrati nel lampadario/plafoniera stessa.
La luce emessa dai LED non contiene infrarossi né ultravioletti. La loro superficie sviluppa poco calore e quindi si presta all’illuminazione anche di oggetti delicati.
In paragone alle lampade a bassa tensione (e.g. 12V) , uno dei vantaggi più rilevanti è la luce senza IR/UV e la conseguente mancanza di radiazioni termiche e conseguente maggiore efficienza energetica.
Altri vantaggi secondari sono il loro perfetto funzionamento anche a
temperature basse e la resistenza a urti/vibrazioni. Viceversa i LED soffrono nelle temperature ambiente elevate: se diventano troppo alte (e.g. nelle saune), ne risente sia il flusso luminoso sia la loro durata.

Mentre per le lampadine classiche (generalmente con attacchi del tipo E27 o E14) o alogene (generalmente con attacco R7S) è sufficiente cambiare lampadina, nel caso dei tubi al neon e dei faretti, il cambio di tecnologia comporta una modifica più o meno rilevante.

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Lampada tubolare

Con l’ottima lampada tubolare della Osram da 17.5 W / 2700, si riesce a ottenere una bella luce calda equivalente a una lampadina alogena da 150 W che si può sostituire a piantane o lampadari con riflessione sul soffitto.

Ottima lampada tubolare da 17.5 W / 2700 bianco caldo, equivalente a una lampadina alogena da 150 W
Lampadario a cui è stata sostituita la lampada alogena da 150W con quella Osram a led da 17,5W
Piantana a cui è stata sostituita la lampada alogena da 150W con quella Osram a led da 17,5W

Anche altri lampadari originariamente con luci a led e a basso voltaggio e di elevata potenza/consumo, seppur puntiformi, possono essere sostituiti cambiando il porta lampadina con uno, ad esempio, con attacco E12 e mettendo una lampadina a led a 220V da 12-15W con una luce equivalente a una a incandescenza/alogena da 100-150W (e.g. Paracity Lampadine LED E12 15W,150 Watt equivalenti a incandescenza luce bianca diurna, 5000 K; SanGlory Lampadina LED E14 12W Equivalenti a 100W 1350 Lumens Luce Bianco Caldo 3000K; AGOTD Lampadina Led E14 12W,100W equivalentiLuce Bianco Caldo 3000K; LHQ-HQ Lampadina LED E12 LED 9W 105 SMD 5730 bianco caldo).

Lampadina a led a 220V da 12-15W con attacco E12 in sostituzione a lampadina puntiforme a basso voltaggio [12V] e di elevata potenza/consumo [150W] (eliminato trasformatore e cambiato porta lampadina)

In tal modo, tra l’altro, si può eliminare il trasformatore e si evita necessariamente di dove mantenere i fili di elevata sezione che esistevano tra lampadina e quel trasformatore dove la tensione di 12V imponeva elevati valori di corrente. In questo link si può trovare un utile calcolatore che aiuta a conoscere la sezione necessaria dei cavi elettrici in base a tensione, potenza, caduta di tensione e lunghezza.

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NOTA – Si ricorda che le linee elettriche devono essere dimensionate in modo che, in ogni condizione di normale funzionamento, la caduta di tensione ΔU sia sempre molto contenuta – entro pochi punti percentuali dalla tensione di alimentazione – per garantire che ai carichi siano applicate tensioni che si scostino di poco dalla tensione nominale. La massima caduta di tensione ammissibile è dettata dagli utilizzatori e in particolare per le lampade deve essere ΔU < 4% perciò generalmente si impone sia entro il 3%. Essendo la potenza di una lampadina a incandescenza di, ad esempio, 42W e la tensione di rete di 220V, da P= VI = V2/R si deduce che ha pressapoco una resistenza di circa R = 1152 Ohm. Si potrebbe anche misurare la corrente con un tester da cui si troverebbe una corrente di I = 0,18A da cui analogamente si ottiene una resistenza approssimativa analoga (R = V/I = 1222 Ohm).

TABELLA di calcolo della sezione dei cavi elettrici


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Tubi a led

Nel caso dei neon (o fluorescenti) lineari, questi possono essere sostituiti con analoghi (come forma e dimensioni) tubi a led.

Se paragonati alle altre tipologie di lampadine dove il risparmio è all’incirca di un ordine di grandezza, si può subito evidenziare che da un punto di vista puramente energetico i tubi a led non consumano tanto di meno rispetto agli analoghi neon tradizionali: tuttavia i vantaggi esistono comunque sebbene di diverso tipo, quali l’accensione immediata, non scaldano e richiedono plafoniere più semplici ed economiche, non necessitando di elettronica aggiuntiva.

Per montare un tubo a led, o si cambia la plafoniera, acquistandone una specifica associata al prodotto, oppure è necessario operare in modo da eliminare il sistema di reattore + starter in quanto questo ora risulta non solo inutile ma anche controproducente in quanto il reattore continua ad assorbire corrente con un conseguente minore risparmio energetico. I tubi neon possono infatti essere collegati direttamente al 220V sebbene le modalità di connessione possono essere differenti. A seconda della tipologia di tubo a led, il collegamento del neutro e fase del 220 può essere differente per cui nell’acquisto di tubo a led e plafoniera è necessario verificare che siano compatibili tra loro, così come nell’eventuale modifica da effettuare a plafoniere preesistenti che erano pensate per neon tradizionali. Generalmente l’alimentazione è effettuata solo dai due morsetti da un lato ma potrebbe, come mostrato in figura, dover essere effettuata invece da uno dei morsetti (qualsiasi) da entrambe le parti del tubo (in questo ultimo caso può essere conveniente collegare insieme entrambi in connettori da ciascun lato nel cablare l’alimentazione della plafoniera): alcuni dettagli di possibili collegamenti per una tipologia di led si può trovare in Istruzioni montaggio tubi LED T8, T10 e T5.

A seconda della tipologia di tubo a led, il collegamento necessario del neutro e della fase del 220 può essere differente


Tutto il processo di funzionamento dei tradizionali neon poteva avvenire solo con una iniziale tensione elettrica pari a 400 Volt che viene generata appunto tramite quello starter e al reattore (o ballast) che fornisca all’accensione appunto tale sovratensione. Per questo motivo i tubi comuni neon non si accendono immediatamente e producono il loro caratteristico e fastidioso sfarfallio prima che avvenga l’accensione completa. Invece i “neon” a led non solo non producono calore ma anche la loro accensione risulta immediata senza generazione di alcuno sfarfallio … un motivo in più per installarli!
Senza scendere troppo nei dettagli, i tradizionali tubi a neon sono costituiti da un tubo di vetro sigillato che contiene all’interno una goccia di mercurio e un gas nobile di riempimento a bassa pressione: alle due estremità ci sono due elettrodi che, attraversati da energia elettrica, producono un flusso di elettroni atti a sollecitare i gas a emettere radiazione nell’ultravioletto il quale, a sua volta, spinge il materiale fluorescente a emettere una radiazione nello spettro visibile, vale a dire la luce generata che vediamo. Parte di questa radiazione visibile viene trasformata in calore che riscalda il tubo e quindi risulta energia sprecata seppure l’efficienza di un neon classico risulti già comunque migliore rispetto a quello delle lampadine a incandescenza.

Il reattore magnetico è costituito di un monoblocco dotato internamente di una bobina avvolta sopra un nucleo magnetico a base di ferrite. Avendo quindi con un “alto” valore d’induttanza risulta avere le seguenti due funzioni:

  • Inizialmente serve per creare l’innesco dello starter che funge da interruttore temporizzato ed è costituito da due elettrodi contenuti in un’ampolla di vetro contenete gas inerte. Al momento dell’accensione, quello starter fa passare corrente per pochi secondi e poi apre il circuito non facendo quindi più passare corrente: ai capi dell’induttore si genera quindi una sovratensione pari a V = L di/dt (dove V = tensione attraverso l’induttore, L = induttanza dell’induttore, di/dt = derivata della corrente che scorre attraverso l’induttore) che provoca l’accensione effettivo del neon vale a dire l’emissione del materiale fluorescente di radiazioni nello spettro del visibile. Questa temporizzazione è necessaria infatti per far diventare incandescenti i filamenti d’innesco della scarica nel gas contenuto nel tubo.
  • Successivamente, quando il neon si è accesso, ha la funzione di regolare la tensione e limitare la corrente mantenendo costante la sua intensità.
Interno di un neon tradizionale dove esiste un filamento che all’accensione diventa incandescente innescando la della scarica nel gas contenuto nel tubo.

È vero che esiste in vendita un dispositivo apposito da posizionare al posto dello starter classico e che “magicamente” dovrebbero far funzionare i tubi LED senza nessuna modifica all’impianto della plafoniera … In realtà si tratta solo di un filo che può eventualmente funzionare semplicemente da fusibile per alcune configurazioni di collegamento … comunque un collegamento con un filo ha il medesimo effetto! Si noti che questi pseudo starter per tubi a led vengono talvolta venduti a un costo non irrisorio (più di 6€ per un filo dentro una scatolina di plastica!) almeno se acquistati separatamente ai led … ma ce ne sono anche a un prezzo minore.
Comunque mantenere reattore e sostituire lo starter con questo per tubi a led per non modificare l’impianto preesistente può essere comodo, ma è sicuramente un accrocchio che diminuisce l’efficienza energetica che si desidera massimizzare con il cambio di tecnologia.

Sebbene comunque l’induttanza del reattore non generi sovratensioni non essendoci variazioni elevate di corrente in assenza dello starter classico, è molto meglio escluderlo (e.g. o cortocircuitarlo) staccando uno dei due cavi e attaccandolo al morsetto dell’altro (o staccarli entrambi e collegarli assieme con un mammut.

Soluzione che mantiene il sistema in una plafoniera preesistente inserendo al posto dello starter tradizionale uno specifico per tubi a led (in pratica è un fusibile per 220V che effettua un cortocircuito)

Conclusione, è molto meglio effettuare la modifica alla plafoniera escludendo il reattore e cortocircuitando lo starter (o analogamente sostituirlo con uno pensato per i tubi a led) o al limite prenderne una nuova idonea specifica per tubi a led che, tra l’altro, risulta molto più economica della precedente non avendo alcun dispositivo elettronico al suo interno. Se poi il tubo a led è da mettere sopra un mobile, non è necessario avere una plafoniera ermeticamente chiusa (inutile e sottrae inoltre comunque un po’ di luce) e il suo costo risulta ancora minore!!
Alcuni suggerimenti:

Ovviamente si possono acquistare i tubi a led anche disgiuntamente alla plafoniera, soprattutto nel caso in cui si opti di effettuare una (semplice) modifica su plafoniere preesistenti:

Esistono poi soluzioni integrate in cui i led sono direttamente collegati nella plafoniera. Questa tipologia di soluzione rende il tutto più sottile ma implica di dovere un domani sostituire il tutto in caso di guasto. La durata delle luci a led è comunque molto elevata per cui anche questa tipologia di soluzione può essere tenuta in conto.
Un esempio:

Nel seguito mostro uno dei due tubi a led che ho nesso in alto sui mobili della cucina che illuminano piacevolmente l’ambiente senza abbagliare.

Semplice ed economica plafoniera a vista collocata sopra un mobile

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Faretti a led

Un altro vantaggio si ottiene sostituendo tutti i faretti alogeni che generalmente sono presenti nei mobiletti del bagno e della cucina, oltre che talvolta nelle contro soffittature. Generalmente il loro consumo è di 20W o 35W e si può anche qui ridurre di un ordine di grandezza rendendo tra l’altro più gradevole la luce essendo più diffusa e non generando calore.
Ovviamente nell’acquisto dei faretti alogeni è necessario verificare le dimensioni di fori: per il mio foro andavano bene quelli da 5,46 cm di diametro! 🙂

Le seguenti foto mostrano come agevolmente abbia sostituito le tre luci alogene da 20W a 12V con altrettanti faretti a led da 3W. Ovviamente ho dovuto sostituire anche il trasformatore convertitore alimentatore tensione costante per illuminazione lampada lampadina LED (max 15W … io intanto devo alimentare solo per 9W avendo 3 faretti da 3W ciascuno!).
Si noti che i trasformatori pensati per le alogene richiedono, per poter funzionare, un assorbimento maggiore di quello minimo dei faretti a led. Infatti, inizialmente avevo cercato di sostituire solo le lampadine con altre a led con analogo attacco G4 e avevo dovuto comunque lasciare in una delle tre la lampadina alogena. A parte un discorso di estetica, quella soluzione non era certo quella più adeguata anche da un punto di vista energetico!

Lampadina con attacco G4 messa in sostituzione della analoghe alogene da 20W/12V

Tutti i faretti continuano a essere alimentati in parallelo, analogamente ai precedenti alogeni, solo che ora pur essendo alimentato a 12VDC, richiedono assai poca corrente per cui anche la sezione necessaria dei cavi risulterebbe ben minore … ma ovviamente si può mantenere i fili preesistenti di sezione maggiore! I noti che l’alimentazione dei faretti deve avvenire tenendo conto del collegamento e non sono interscambiabili. Il filo da collegare al negativo è contrassegnato con una riga tratteggiata nera mentre quello positivo no: le uscite rispettive del trasformatore convertitore sono ovviamente distinte e ben indicate anche dall’etichetta presente nel coperchio che copre i collegamenti).

Cavi del faretto a led – il cavo da collegare al meno è contrassegnato da una tratto nero

Beh … l’effetto è tutto un altro a parte il risparmio energetico che comunque non è indifferente anche per questi pochi e piccoli faretti!!

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KRUPS ROTARY 500: come fare se i rivetti della lama per tritare si rompono alias come evitare di buttare via un ottimo tritatutto solo perché non esistono più i pezzi di ricambio!

Troppo spesso ci troviamo ad avere ottimi elettrodomestici, usati per decine di anni senza mai avere problemi, e poi trovarsi a decidere sul da farsi quando un accessorio presenta qualche problema rendendolo così inutilizzabile: non essendo quel prodotto più in produzione da anni, non risulta più possibile reperire neppure il pezzo di ricambio recandosi nei negozi appositi e neppure ricercandolo su Internet, nemmeno di seconda mano su eBay!

È questo il caso del tritatutto KRUPS ROTARY 500 che ho dal 1990, regalo di matrimonio assai azzeccato da momento che per più di 30 anni ha svolto egregiamente il suo compito quasi quotidianamente!
Tuttavia qualche giorno fa i rivetti che tenevano le due lame dell’attrezzo per tritare (il più utilizzato) si sono rotti: una delle due lame si è quindi staccata del tutto dal supporto rendento quell’accessorio inutilizzabile 😦

Come ho già detto nella premessa, inutile è stato per me cercare di trovare quel pezzo di ricambio. Il commesso del negozio di ricambi per elettrodomestici vicino a casa, seppur generalmente molto fornito, quando ha visto che si trattava di un accessorio della KRUPS ROTARY 500, mi ha detto che era ormai quasi un ventennio che quel prodotto non era più in produzione e che impossibile risultava trovare quell’accessorio di ricambio. … e aveva ragione! Infatti, eppure su eBay sono riuscito a trovarlo neppure di seconda mano!

Pensare di saldarlo o incollarlo era impossibile così come togliere del tutto quei rivetti di cui era partita la testa per sostituirli, in quanto inglobati nel delicato pezzo di plastica.

Soluzione?
Tre piccoli fori con mini trapano e tre viti in acciaio inox (in modo tale che non arrugginiscano andando a contatto con gli inevitabili liquidi alimentari) autofilettanti, quelle vendute generalmente per l’idraulica.

La cosa più difficile è stata trovare tali viti di acciaio inox in quanto mi sono reso conto che ben poche ferramenta le tengono. Per fortuna girandone diverse, sono poi finito in una ferramenta “vecchio stampo” che aveva questo come altri pezzi generalmente introvabili (e.g. anelli seeger) che cercavo da tempo: semmai tu fossi di zona, si trova in corso Martorelli 41B Torino (Ferramenta Gentili Vanessa).

Riattaccata la lama creando tre forellini con un mini trapano e poi avvitandoci dentro delle viti in acciaio inox.

La cosa che ho trovato più strana è che in nessuno dei negozi sia di pezzi di ricambio/riparazione sia di ferramenta, da me interpellati per chiedere una possibile soluzione al problema, mi abbiano suggerito questa soluzione che si è poi rivelata anche assai semplice da attuare.
Tutti a consigliarmi di buttare via tutto e prendere un frullatore nuovo … alcuni a dirmi addirittura che ero già stato fortunato che quello mi era durato così tanti anni!! 🙄🤐

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Come gestire su un PC delle videocamere Xiaomi / IMILab, tramite un’applicazione nativa Windows (e non solo da app Android/iOS)

Indice

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Confronto tra diversi modelli di videocamere della Xiaomi/IMILab

Le telecamere da interno della Xiaomi / IMILab sono sicuramente tra le migliori in quella fascia di prezzo. Io da anni le uso e oramai, nel tempo, ne ho provate diverse. In particolare ho utilizzato i seguenti modelli:

In un precedente post ho già descritto le caratteristiche e peculiarità di tali telecamere e riprendo nel seguito il breve riassunto finale che avevo inserito.

La prima (Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM) è fissa: possiede le medesime caratteristiche di qualità delle sorelle “maggiori” e, se uno non ha la necessità di ruotare da remoto la visione, direi che è quella più idonea non solo in quanto la più economica, ma anche perché tiene meno posto e può essere direzionata ancor meglio delle altre avendo una base ampia che la rende molto stabile qualsiasi sia l’inclinazione data.

La seconda (Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p) è motorizzata e la doppia testata consente alla telecamera di ruotare e catturare una visuale orizzontale a 360° e una visuale verticale a 96°: la visuale verticale, a mio parere, non è particolarmente ampia come uno talvolta desidererebbe e può risultare insufficiente (e.g. se collocata sopra un mobile alto, quasi al soffitto, non si riesce a riprendere la stanza completa dall’alto, a meno di posizionala attaccata al muro verticale con l’apposita staffa in dotazione: diversamente la precedente videocamera fissa si riesce a inclinare molto di più e si può quindi direzionare opportunamente anche appoggiandola semplicemente sopra un mobile seppur molto alto.

La terza (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) non è marchiata Xiaomi ma è della IMILab che è comunque una delle prime filiali di Xiaomi. Si tratta di un’azienda IoT che si occupa di progettazione e ricerca e sviluppo di prodotti indipendenti, sviluppo e manutenzione di software e hardware, ricerca e sviluppo e applicazioni d’intelligenza artificiale, applicazioni di data mining di piattaforme per la casa intelligente, ecc. Per molti versi, a parte qualche differenza estetica, la loro telecamera IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza è molto simile a quella precedente della casa madre, in quanto anche lei è motorizzata e viene gestita sempre dalla medesima app Xiaomi Home. Tuttavia presenta alcune caratteristiche distintive che la rendono più avanzata, almeno attualmente e all’apparenza. Infatti, sempre agendo dalla app ufficiale Xiaomi Home, che presenta un’interfaccia utente peculiare a seconda del dispositivo in quel momento gestito, nel caso di questa videocamera viene consentito d’impostare non solo il motion detection ma anche il tracking: perciò, non solo viene individuato un oggetto in movimento (o comunque un cambiamento nell’immagine ripresa come avviene anche nelle altre videocamere Xiaomi e in grado di generare una segnalazione di avvertimento se desiderato) ma questo può essere anche “seguito” con un silenzioso movimento della telecamera che consente di ottenere una maggiore sua ripresa nel tempo, perciò anche quando l’oggetto sarebbe uscito dall’attuale visione inizialmente posizionata nella videocamera. Questa funzionalità di tracking in teoria può sembrare molto utile: tuttavia, in realtà, molto spesso, soprattutto in un interno, il campo visivo grandangolare della telecamera già consente di riprendere per intero tutto un ambiente e quindi generalmente posizionando opportunamente il dispositivo quella funzionalità risulta superflua sebbene funzioni egregiamente.
Si noti poi che se uno intende utilizzare tale telecamera anche come antifurto, sebbene la rotazione della telecamera risulti molto silenziosa, muovendola da remoto la rende più individuabile, seppur sia stato opportunamente impostato a OFF il led di funzionamento.
Inoltre, diversamente dalle due precedenti videocamere della Xiaomi, in modalità notturna utilizza dei led a infrarossi che, seppur tenui, risultano un po’ visibili: si noti che, seppur non si veda alcuna luce led nelle altre telecamere della Xiaomi, anche in quelle la visione in notturna risulta analogamente ottima per cui quei seppur tenui led a infrarossi rendono inutilmente ancor più visibile quella telecamera della IMILab nel buio/penombra senza apportare un apparente vantaggio.
Infine gli aggiornamenti del firmware di quest’ultima telecamera, almeno quelle collegate al server europeo residente attualmente in Germania, avvengono più raramente per cui certe funzionalità possono risultare meno aggiornate (e.g. non supporta ancora una funzione PTZ gestibile anche dal programma Windows che verrà descritto nel seguito): le versioni attuali dei firmware, così come aggiornati fino a oggi dal server europeo, sono per la Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p la vers. 4.0.9_0409, mentre per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza si è ancora alla vers. 4.0.7_0089)

Per scegliere a quale WiFi è meglio collegare una videocamera, conviene sia vedere la potenza dei diversi WiFi presenti, utilizzando una delle apposite app che consentono appunto di testare le reti WiFi rilevate. Nel nostro caso interessa analizzare solo quelle a 2.4GHz in quanto quelle telecamere non supportano anche quelle a 5GHz (sebbene la nuova Mi 360° Home Security Camera 2K Pro supporti ora anche quelle seppure, per ora ha un costo decisamente più elevato!). Io generalmente utilizzo l’app gratuita WiFI Analyser ma ce ne sono comunque anche delle altre che sembrano altrettanto valide.

L’app WiFI Analyser, una delle app che consentono di testare le reti WiFI. Nel nostro caso interessa analizzare solo quelle a 2.4GHz

Inoltre può essere utile andare a vedere la pagina di dettaglio delle Informazioni di rete [Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete] e in particolare i dati relativi alla potenza del segnale WiFi e il valore di RSSI (Received Signal Strength Indication) oltre all’eventuale frequenza di perdita dei pacchetti. Ovviamente tanto maggiore è la potenza del segnale meglio è ma è anche da tenere in conto quell’altro parametro RSSI che rappresenta un’indicazione del livello di potenza ricevuto dalla radio ricevente dopo l’antenna e tiene conto della possibile perdita di cavo. Pertanto, maggiore è il valore RSSI, più forte risulta il segnale: quando un valore RSSI è rappresentato in una forma negativa (ad esempio −100), più vicino è al valore a 0, più forte è stato il segnale ricevuto.

Sezione Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete dell’app Xiaomi Home


Purtroppo in tutti quei modelli di telecamera, se uno desidera modificare la configurazione del collegamento del dispositivo a uno dei propri WiFi (magari per effettuare quella valutazione di cui sopra o perché uno sposta il dispositivo di stanza dove un’altra rete wireless risulta sicuramente più potente) è necessario resettarlo e riconfigurarlo daccapo. Infatti la scelta della rete WiFi che si intende utilizzare viene proposta unicamente durante quell’iniziale procedura e poi non può più essere modificata semplicemente andando nella sezione Impostazioni -> Impostazioni aggiuntive -> Informazioni di rete dove è infatti possibile solo visualizzare la rete WiFi che si era configurata. Personalmente questa scelta mi sembra troppo rigida e non ne comprendo molto l’utilità, bensì solo la scomodità! 😦

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Premessa relativamente al programma nativo Windows 10 per gestire videocamere Xiaomi / IMILab

In questo post mi soffermerò ora su un aspetto per molti ignoto e che lo era anche a me fino a pochi giorni fa: la possibilità da un PC Windows 10 di gestire e vedere in realtime i video provenienti dalle diverse telecamere (eventualmente collocate anche in case differenti, raggruppandole opportunamente in modo da vederne, in ciascun gruppo, anche più di una contemporaneamente … o addirittura avere una visione globale di tutte quante (fino a 9 contemporaneamente)!

Infatti, ufficialmente la Xiaomi fornisce solo l’app Android/iOS Xiaomi Home che generalmente viene installata sul proprio smartphone. Certo, averla sempre a disposizione può sicuramente essere utile soprattutto se uno utilizza la funzionalità di assistenza alla sorveglianza domestica che consente appunto di ricevere delle notifiche in caso di rilevazione di movimenti. Ovviamente tale funzionalità è da attivare solo quando necessaria (e.g. quando si è in vacanza o si è tutti al lavoro): da sottolineare, comunque, che tali segnalazioni non sempre giungono in tempo reale … talvolta, seppur raramente, mi sono arrivate addirittura dopo ore, per cui tale funzionalità non deve essere intesa come un servizio di antifurto del tutto affidabile!
Comunque sia, utilizzando quell’app su uno smartphone, la visione risulta un po’ limitata dalle piccole dimensioni del suo schermo e, soprattutto ora che hanno finalmente introdotto la possibilità di vedere più telecamere contemporaneamente, sicuramente l’esigenza di visualizzare il tutto su di un monitor di dimensioni maggiori si fa davvero sentire! Inoltre, seppur in condizioni non casalinghe, tali telecamere potrebbero essere gestite da un personale che ha l’esigenza di vedere sempre su un monitor la situazione in realtime, come avviene generalmente nei sistemi di videosorveglianza di categoria superiore, assai più costosi.

È vero che oramai uno smartphone si può collegare a un monitor esterno e che esistono addirittura alcune marche (e.g. Samsung) che forniscono SW (Samsung Dex) che, quando installati su un PC Windows 10, consentono di remotizzare sul PC la gestione e la visualizzazione delle app.
È vero anche che esistono emulatori Android gratuiti che si possono installare su un PC Windows 10 e lanciare anche stand alone (e.g. Bluestacks, Memu, Nox), non essendo inglobati in un sistema di sviluppo: una volta scaricata dal loro interno un’app dal Play Store, questa può lanciata anche a tutto schermo sul PC.

Tuttavia si tratta sempre di soluzioni non del tutto agevoli e molto meglio sarebbe avere un’applicazione nativa da lanciare direttamente sul PC!

Ufficialmente Xiaomi non la fornisce un’applicazione su Windows e, anche chiedendo alla Community Xiaomi (almeno a quella italiana) se da qualche parte esistesse una soluzione alternativa all’installazione di un emulatore, mi era stato risposto negativamente! 😦
Per fortuna invece la risposta corretta è che questa applicazione esiste, benché non sia stata ufficialmente rilasciata e quindi non sia supportata … ma funziona benissimo!!
Sono venuto a sapere della sua esistenza grazie a un commento ricevuto a un mio post precedente relativo a queste videocamere ed effettivamente, indagando e ricercando meglio su Internet, tracce evidenti della sua esistenza ce ne sono diverse. 😉

Il video che ho trovato con le informazioni di maggior interesse è Install Xiaomi Mi Home Security Cameras on Windows Computer | Download – YouTube che fornisce anche il link a uno zip condiviso sul cloud Google Drive (IMICamera_DSmartLife_Windows_PC_App_v1.0.zip – Google Drive) dove scompattandolo si può avere il programma in oggetto senza neppure la necessità di effettuare un’installazione. Tale programma dovrebbe (secondo quanto mi ha prontamente risposto il gentile proprietario di quel canale YouTube a un mio commento al video) essere esattamente quello scaricabile da una pagina del sito ufficiale cinese di IMILab a cui sono state solo apportate alcune modifiche minori per
1) Poter usare nuove fotocamere non supportate dall’app ufficiale (i.e. supporto anche delle fotocamere Mijia e Xiaovv);
2) Poter cambiare l’area (le regioni ufficiali supportate sono solo Cina e India) estendendola anche ad altre regioni (i.e. Stati Uniti / Europa / ASIA SE). Questo implica utilizzare un linguaggio (i.e. inglese) e un server differenti. Dal momento che l’impostazione dell’area è definita tramite un tipico file di configurazione di un’applicazione Windows (i.e. config.dll) e questo file non è presente tra quelli che uno si ritrova dopo un’installazione dell’app scaricabile dal sito IMILab, sempre quel proprietario del canale YouTube mi ha detto che è possibile copiare quel semplice file di configurazione config.dll nella cartella radice dell’installazione per vedere comunque modificata l’area nell’app ufficiale, sempre che si preferisca utilizzare quella anziché la versione da lui modificata e resa disponibile su Google Drive: l’unica differenza, in quel caso, rimarrebbe l’impossibilità di aggiungere quelle nuove tipologie fotocamere rispetto a quelle supportate da quel programma originariamente. … ma tanto ionon le posseggo!

Sempre sollecitato da mie domande, anche quel proprietario del canale YouTube non ha saputo darmi una possibile spiegazione per cui IMILab stia fornendo così poco supporto per questa applicazione Windows, sebbene sia un requisito assai richiesto dalla clientela internazionale e potrebbe davvero fare la differenza rispetto ad altre soluzioni attualmente rese disponibili sul mercato da altre ditte anche prestigiose come la TP-Link (e.g. Telecamera Wi-Fi Interno della TP-Link). Sinceramente mi risulta assai strana questa posizione del marketing dal momento che la richiesta del mercato è evidente, tanto più che quel SW è già in uno stato sicuramente di beta avanzata seppure esista ancora un file di debug (log.txt) che viene generato e che riporta passo passo l’esito di ciascuna fase di esecuzione del programma e delle connessioni remote instaurate nel tempo: spero quindi che a breve venga ripreso e lanciato ufficialmente da Xiaomi / IMILab stessa. Come specificherò meglio nel seguito, ovviamente a regime, dopo le prime prove, quel file di log presente nella directory principale dell’applicazione (e.g. C:\Program Files (x86)\imilab\С°×ÖǼÒ) sarebbe meglio cancellarlo periodicamente per non occupare inutile memoria seppure le sue dimensioni non siano verosimilmente elevate anche dopo giorni consecutivi di utilizzo dell’applicazione.

Si noti che la pagina del sito IMILab da cui è possibile scaricarlo esiste solo nella versione in cinese e non anche in quella in inglese (unica altra lingua contemplata) in cui manca proprio quella voce del sotto-menu relativo al Supporto:

Quella prima voce del sotto.menù relativa al supporto, esiste solo nella versione in cinese

Risulta comunque agevolmente possibile avere una traduzione approssimativa in italiano di quella pagina in cinese utilizzando, ad esempio, le funzionalità di traduzione rese disponibili dal browser: scorrendo in basso si trova la sezione Download finale PC fotocamera e cliccando quindi sul tasto arancione Windows sottostante, si può scaricare l’eseguibile del programma d’installazione: (i.e. https://cdn.cnbj2.fds.api.mi-img.com/chuangmi-cdn/pc/IMICamera_setup.1.5.0.1.exe).
Si noti che nella sezione più in alto esiste un analogo tasto arancione Windows che tuttavia scarica un altro programma relativo a “casa di Xiao Bai Hui“: non so bene cosa sia ma penso consenta di gestire diversi dispositivi di domotica e magari si tratta di un SW realizzato per una demo.

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Considerazioni relativamente alla privacy e al pericolo di contrarre virus/malware

Dal momento che l’accesso a videocamere implica ovviamente problematiche di security e di privacy, prima d’installare e provare il programma (sia quello ufficiale scaricabile del sito cinese di IMILab sia quello reso scaricabile dal proprietario anonimo del canale YouTube) ho fatto un minimo d’indagini che tuttavia non sono assolutamente esaustive per cui tenetene conto di ciò. Infatti, da programmatore so benissimo che un programma, soprattutto quando installato, può sia inserire virus/malware sia inviare informazioni anche a più destinatari (e.g. i video delle telecamere, le credenziali) e queste potrebbero ovviamente anche essere usate impropriamente. Si noti, infatti, che entrambe le versione del programma non risultano certificate per cui al momento dell’installazione giustamente il sistema di protezione del PC Windows di default interviene bloccandola e mostrando la seguente finestra di popup che sollecitata a non eseguire quel programma di dubbia provienienza:

Avvertimento di protezione del PC Windows che di default interviene bloccando il tentativo d’installazione si un programma non certificato e quindi di dubbia provenienza:(1)

Se uno è pronto ad affrontare l’eventuale rischio, può comunque premere il link Ulteriori informazioni e quindi scegliere di premere Esegui comunque.

Avvertimento di protezione del PC Windows che di default interviene bloccando il tentativo d’installazione si un programma non certificato e quindi di dubbia provenienza:(2)

Come mai pur essendo consapevole di tutti i potenziali rischi, mi sono comunque deciso a installare entrambe le versioni del programma per provarle?
Innanzitutto le mie telecamere non riprendono nulla di potenzialmente interessante per qualsiasi potenziale hacker 😉 per cui, in ogni caso, il rischio relativo alla privacy è comunque minimo! Sì è vero, i commenti rilasciati da tutti i visitatori della pagina YouTube sono tutti positivi ma questo non è poi così rilevante in quanto si sa che il gestore di un canale ha la facoltà di eliminare, se lo ritiene opportuno, alcuni commenti “scomodi” o inappropriati! Le informazioni presenti sull’identità di DSmartLife sono poi pressoché nulle, riportando unicamente che si tratta di una persona della Corea del Sud. Io, sul mio canale YouTube ho inserito il riferimento a questo mio blog, da cui agevolmente chiunque può recuperare informazioni sulla mia persona, ma comprendo che soprattutto in altri Paesi, questo possa non risultare conveniente pur essendo una persona onesta e senza doppi fini. Diciamo che sicuramente un’ottima impressione come tecnico mi ha dato il fatto che quel suo canale fosse ben gestito e le risposte ai commenti fossero date in tempi rapidi e con contenuti appropriati. Per apportare modifiche a un codice sorgente o lo possiedi in quanto hai collaborato in qualche modo alla sua realizzazione, oppure lo hai decompilato, oppure comunque hai compreso come funziona e quali sono i parametri che vengono letti da file per poi essere utilizzati per renderlo operativo ad esempio su server differenti e anche per altre videocamere. In entrambi i casi dimostri di avere le opportune competenze tecniche.
Sarà poi forse perché ho lavorato in un centro di ricerca e quindi sia portato a pensare che esistano ancora (o sempre più) persone disposte comunque a condividere con altri del codice sviluppato e forse ingiustamente non valorizzato come avrebbe dovuto da chi originariamente lo aveva magari richiesto. Magari anzi, avendone le capacità e interesse tecnico, quel SW viene poi modificato per apportare utili migliorie inizialmente non presenti. Esistono ancora (o sempre più) persone che credendo che sia giusto che un SW utile venga reso disponibile anche gratuitamente, magari guadagnandoci solo quel poco che un canale su YouTube o un Blog riesce a dare!

Relativamente al potenziale pericolo di virus/malware, dopo avere sia installato e fatto eseguire il programma originale scaricato dal sito IMILab, sia scompattato ed eseguito quello modificato e disponibile su un’area pubblica di Google Drive, ho provveduto a far girare un’analisi completa dell’antivirus Defender, anche tramite un’esplorazione isolata, la più completa: l’esito non ha rilevato alcun SW indesiderato: ovviamente anche qui metto le mani avanti non assicurandovi la certezza assoluta che non ci siano controindicazioni anche in uesto senso!

Non avendo sotto mano il codice sorgente, non posso certo dire dove il flusso video e i dati della mia autenticazione nel programma vadano, ma mi sembra verosimile la risposta che quel proprietario del canale YouTube (Dennis) mi ha dato relativamente al mio commento relativo alle problematiche di privacy: “Per quanto riguarda la sicurezza, il programma utilizza il Mi Home Server e le sue interfacce (API). Non è meno o più sicuro dell’app Mi Home, quindi se per te va bene quel livello di sicurezza dell’app, puoi usare anche questo programma. Se poi imposti come server uno fuori dalla Cina, allora è meglio, per ogni evenienza“.
Insomma, stiamo parlando di un sistema di videosorveglianza casalingo non di uno di una banca o di un ufficio dell’FBI! Infatti, sebbene venga specificato nei prodotti Xiaomi che una crittografia completa protegge la privacy (per cui sembra esista un qualche livello di sicurezza a livello trasmissivo) ed esista anche la possibilità d’impostare una password per accedere da remoto a ciascuna videocamera (Impostazioni generali -> impostazioni aggiuntive -> Impostazioni di sicurezza), comunque minima risulta la certezza che davvero nessuno abbia accesso ai video in realtime o a quelli registrati in locale magari accedendo al server remoto, tanto più quando questo fosse collocato in Cina e non fosse quindi vincolato da leggi locali che garantiscano in qualche modo la privacy dei dati!

Sebbene esista la possibilità d’impostare una password per accedere da remoto a ciascuna videocamera, minimo è il livello di sicurezza sull’accesso ai video in realtime o a quelli registrati in locale

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Installazione programma nativo Windows per gestire videocamere Xiaomi / IMILab

Si può procedere con due modalità alternative:

In entrambi i casi si deve inserire nella stessa directory principale (i.e. la stessa dove è presente l’eseguibile IMICamera.exe), un file config.dll con il seguente contenuto.

File di configurazione che deve essere presente nella directory principale d’installazione

Nel caso 1) quel file esiste già ed è sufficiente modificare solo “cn” in “de” per far sì che il server di gestione sia quello europeo, evidentemente collocato in Germania, e non quello cinese.
Nel caso 2), invece, quel file deve essere creato/copiato in quanto originariamente non presente.

Attenzione: ovviamente per effettuare delle modifiche a un file di configurazione si deve utilizzare un editor di caratteri quale notepad++ o ultraedit e non, ad esempio, un Microsoft Word che infatti introdurrebbe caratteri di formattazione che renderebbero il file non più utilizzabile dal programma!!

Si noti inoltre che tutte le volte che uno cambia la regione del server, deve nuovamente autenticarsi accedendo all’applicazione.

Come da descrizione del video, le codifiche possibili sono:

– “cn” per Cina,
– “sg” per Middle East & Asia,
– “i2” per India,
– “de” per Ue e Regno Unito
– “us” per Nord e Sud America.

Si noti che questi sono gli unici server disponibili e ogni server gestisce un’area geografica e non un paese. Se per sbaglio si mette un codice server errato, verrà visualizzato l’errore “Net error, click to retry” (i.e. “Errore di rete, fare clic per riprovare“).

In entrambi i casi viene generato un file di debug log.txt che riporta passo passo l’esito di ciascuna fase del programma e delle sue connessioni remote. Dal momento che tali informazioni vengono accodate a ogni utilizzo del programma, questo file nel tempo potrebbe assumere dimensioni anche notevoli e, non essendo di alcuna utilità se non a scopo di debug del programma ed eventualmente scoprire il perché di possibili problemi, dovrebbe essere cancellato periodicamente.

File di debug log.txt che conviene periodicamente cancellare per liberare spazio inutilmente occupato.

In quel file si possono leggere anche le modalità con cui le diverse telecamere si sono collegate al programma. Queste possono essere di tre tipologie (dalla più veloce alla meno):

  • Mode=LAN [se si trova collegata allo stessa LAN (e.g. device is from 192.168.1.127:39235[….] Mode=LAN)]
  • Mode=P2P [se il WiFi del PC non è il medesimo (e.g. device is from 217.171.66.123:42751[….] Mode=P2P)]
  • Mode=RLY [lo stream passa attraverso un server remoto (e.g. device is from 47.254.151.46:10001[….] Mode=RLY)]

Andando a vedere le informazioni relative a quell’indirizzo IP [e.g. utilizzando WHOIS IP, Domain Lookup, Name, Info, Search (ip-address.org)] mostrato nel caso della connessione di una mia telecamera remota in con modalità relay [i.e. RLY], si scopre agevolmente che le informazioni passano attraverso un server in Germania (avendo io impostato in config.dll la regione “de“, ciò mi sembra verosimile!):

In entrambi i casi c’è un arresto anomalo dell’applicazione se si passa con il mouse sopra all’icona del proprio profilo dal momento che questo comporterebbe l’apertura di un menu di scelta della regione. Essendo stati modificati manualmente quei valori tramite il file config.dll per estendere l’utilizzo dell’applicazione anche ad altre regioni, non potendosi selezionare il corrente valore di regione in quel menu di profilazione, si verifica appunto quel crash dell’applicazione che quindi dovrà essere rilanciata.

Mai passare con il mouse sopra all’icona del proprio profilo: dal momento che questo comporterebbe l’apertura di un menu di scelta della regione ( i cui valori sono stati modificati manualmente tramite il file config.dll per estendere nuove regioni) questo comporta un crash dell’applicazione.

Nel seguito mostro alcuni screenshot che esplicitano come inserire le proprie credenziali Xiaomi seppure l’interfaccia mostri ancora in questa prima videata le scritte in cinese. Una volta autenticati, si deve attendere qualche secondo perché il programma appaia (probabilmente essendoci ancora i log di debug, questa lentezza nell’apertura iniziale potrebbe essere imputabile ad una sua compilazione ancora in modalità debug) e si acceda alla videata di default non più con nessuna scritta in cinese e che mostra 4 video per volta, eventualmente anche in più pagine, se sono molte le videocamere regisrate per quell’utente La visione in realtime di ciascuna si può ottenere cliccando in ciascuna l’icona centrale di play. Si può poi scegliere dal menù a sinistra di vedere solo le telecamere relative a una specifica stanza, così come impostato nella configurazione delle telecamere stesse. Ad esempio in cucina c’è una sola telecamera mentre nel salone ce ne sono tre (di cui una offline).

Andando con il mouse in una videata specifica, compare una sezione in basso che consente sia avere il playback [disponibile in tutte le tre videocamere che possiedo, ma sembrerebbe non presente in tutte quelle possibili] cioè di visualizzare le registrazioni precedenti (magari agendo sui tasti + e – oppure trascinando la barra temporale in rosso), sia di ascoltare l’audio sia di rendere la visione a tutto schermo [qiesta si può ottenere anche cliccando due volte sull’i9mmagine e si può poi tornare alla visualizzazione a più videocamere premendo sulla tastiera il tasto Esc, quindi con una procedura direi standard].
Ovviamente l’abilitazione dell’audio, tramite la pressione dell’icona dell’amplificatore, può essere fatta solo per una videocamera per volta.
Premendo l’icona della macchina fotografica si scatta una foto dell’istante mostrato e quella immagine uno se la ritrova sul desktop del PC.


Dal menù in alto a destra si può scegliere se avere una visione di 1, 4 o 9 camere per pagina: si noti che le scritte non vengono correttamente dimensionate se la finestra dell’applicazione non è a tutto schermo.
Mostro quindi come appare una visione di ben 9 videocamere su di un’unica pagina: essendo grande lo schermo che ho collegato al PC, i video risultano di una grandezza e qualità più che accettabile!

Nel video viene anche specificato che può essere necessario impostare permessi sul firewall di default di Windows Defender: tuttavia io non ho dovuto effettuare nessuna modifica alle sue impostazioni pur avendolo attivo.

Può essere necessario impostare permessi sul firewall di default di Windows Defender

Il file device_profile.dll contiene infine i parametri specifici per ciascun modello di videocamera.

il file presente nell’installazione originale di IMILab contempla già un gran numero di modelli, vale a dire i seguenti:

{
"devices":[
   {
      "model":"mijia.camera.v1",
      "miss_version":99999,
      "full_encrypt":99999,
      "video_encoding":{
        "codec":0
      },
      "audio_encoding":{
       "codec":2,
       "sampleRate":8000,
       "sampleSize":16,
       "channelCount":2
      },
    "ptz_direction": 0,
    "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.v2",
        "description":"ipc003",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": "999999999999",
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model":"mijia.camera.v3",
        "miss_version": 70,
        "full_encrypt": 99999,
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },

    {
        "model": "mijia.camera.v4",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 99999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.v5",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc009",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },

    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc020",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 2,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc021",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc007b",
        "miss_version": 999999999,
        "full_encrypt": 999999999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.v6",
        "miss_version": 99999999,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc013",
        "description":"小白智能摄像机青春版013A",
        "miss_version": 9999999,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc016",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ip026c",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc021",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ip029a",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 300,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc017",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.025b02",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019e",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc019b",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc013d",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding":{
            "codec":1
        },
        "audio_encoding":{
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc004b",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.gateway.ipc011",
        "miss_version": "9999999999999999",
        "full_encrypt": "9999999999999999",
        "video_encoding": {
            "codec":0
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc010",
        "miss_version": "999999999999",
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.xiaobai",
        "miss_version": 400,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    },
    {
        "model": "chuangmi.camera.ipc022",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 0,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":16000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":1
        },
        "ptz_direction": 1,
        "version":1
    }
]

}

A quelli vengono aggiunti nella nuova versione scaricabile dal cloud Google Drive (IMICamera_DSmartLife_Windows_PC_App_v1.0.zip – Google Drive) anche altri due ulteriori videocamere con i loro relativi parametri:

    {
        "model":"xiaovv.camera.xvb4",           
        "description":"Xiaovv Outdoor IP65",
        "miss_version":99999,
        "full_encrypt":99999,
        "video_encoding":{
            "codec":1
        },
        "audio_encoding":{
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    },
    {
        "model": "isa.camera.hlc6",
        "description":"Mi Camera Magnetic",
        "miss_version": 0,
        "full_encrypt": 9999,
        "video_encoding": {
            "codec":1
        },
        "audio_encoding": {
            "codec":2,
            "sampleRate":8000,
            "sampleSize":16,
            "channelCount":2
        },
        "ptz_direction": 0,
        "version":1
    }, 

NOTA – Sebbene non abbia personalmente provato non essendo interessato a gestire anche quei due ulteriori modelli di telecamera, sembrerebbe che ad ogni nuovo lancio dell’applicazione ufficiale questa riscriva l’elenco presente in quel file per cui una delle modifiche effettuate da Dennis è stata proprio quella di evitare che avvenga tale riscrittura. Qualora quindi uno sia interessato a gestire con questa apicazione videocamere non ufficialmente supportate, è indispensabile utilizzare la versione modificata da Dennis.

Nel caso uno possegga ancora un altro modello di telecamera, è opportuno andare a vedere nel file di log.txt i messaggi di [WARN] relativi ai modelli ignorati e per quindi cercare poi d’inserirli nel file device_profile.dll seguendo il formato di quelle già definite e procedendo un po’ empiricamente per tentativi!

Estratto di alcune righe del file di log.txt che segnala un Warning per telecamere non gestite in quanto di un modello i cui parametri non sono presenti in device_profile.dll

________________________

Annotazioni associate al video (tradotte in italiano con aggiunta di mie note)


Riporto nel seguito parte delle note presenti sempre in quel video, tradotte in italiano per tua comodità:

Contenuti del video:

00:00 Introduzione
00:49 Caratteristiche
01:42 Scarica, Estrai, Esegui app
02:30 Accesso tramite Mi Account ID e Guida all’utilizzo
03:13 Accesso al firewall, funzionalità di riproduzione
05:06 Cambia area server
06:22 Problema di arresto anomalo del menu del profilo
06:54 Controllare il supporto per lo streaming di rete locale
08:02 Aggiungere fotocamere personalizzate all’app
09:50 Osservazioni conclusive

NOTE
1. No Camera, Go to Youpin Error (errore Nessuna fotocamera, vai a Youpin): il server predefinito dell’app di Windows è impostato sulla Cina. Cambialo nell’area geografica della tua app Mi Home Mobile come mostrato al minuto 5:04. Cambiare in config.dll il machineCode da “cn” a “sg” per Middle East & Asia, “i2” per India, “de” per Ue e Regno Unito e “us” per Nord e Sud America. Si noti che questi sono gli unici server disponibili e ogni server serve un’area geografica e non un paese, ad esempio se l’area dell’app Mi Home è la Turchia, il server sarà “sg”. Se si mette un codice server errato, verrà visualizzato l’errore “errore di rete, fare clic per riprovare”.
2. Le fotocamere seguenti NON sono attualmente supportate:
i. Fotocamera Xiaofang
ii. Fotocamera Dafang
iii. Fotocamera IMILab EC2 (viene visualizzato solo hub)
iv. IMILab chuangmi.camera.v5
Non è stato possibile trovare impostazioni di lavoro per le telecamere di cui sopra. Per favore fatemi sapere se trovate le impostazioni del device_profile per farli funzionare in modo da poterlo condividere con gli altri.
3. Login Failed, Please Retry Error (errore Accesso non riuscito, riprova): questo errore mostrato qui: https://i.ibb.co/TL71hV1/MIError.png solito accade dopo aver cambiato le credenziali del tuo account Mi. La soluzione è disconnettersi dalla sessione corrente. Per far ciò, è necessario andare nella cartella “C:\Users\”nomeutente”\AppData\Roaming\imilab\IMICamera\Config“, aprire il file app_info utilizzando un editor di testo, modificare l’impostazione di “remember” a false anziché true. Infine salvare il file per far sì che uno si disconnetta dalla sessione corrente dell’app. Successivamente si dovrebbe essere in grado di accedere all’app con le nuove credenziali.
Nota: nel path, sostituire a “nomeutente” con il proprio corrente nome utente di Windows.
La cartella AppData è in genere nascosta. Se la cartella “Config” è vuota, scaricare questo file app_info: https://t.ly/yTII e posizionarlo all’interno della cartella “Config“, quindi aprire l’app.
NOTA mia: il file app.info mostrato per primo è quello che ho trovato io dopo l’installazione del programma scaricato dal sito IMILab e presenta diverse sezioni (settings, updater e user_XXXX) mentre quello scaricato da quel link ha solo la sezione settings con il solo parametro remember impostato a false. Tuttavia, anche sostituendo quel file con quello scaricato più corto, al primo lancio dell’applicazione originale Xiaomi (che richiede nuovamente, solo in questo caso, l’autenticazione con inserimento di email e password), quegli altri parametri vengono nuovamente valorizzati: quel file quindi sembra contenere informazioni utili, quali quelle di autenticazione e dell’ultima modalità di visualizzazione impostata.


4. System Failure, Please try again Error (errore Errore di sistema, riprova): questo errore di solito è causato quando non si ha un numero di telefono collegato al proprio account Mi. Si può provare ad accedere utilizzando il proprio numero di cellulare registrato facendo clic sul pulsante sotto il pulsante di accesso verde presente nell’app. Se non funziona, si dovrebbe collegare il proprio numero di cellulare al proprio account Mi nel sito mi.com.
5. Funzioni PTZ e riproduzione: se la funzione PTZ delle telecamere supportate (i.e. l rondella che permette di far muovere le telecamere motorizzate) non funziona, è necessario aggiornare il firmware della fotocamera all’ultima versione collegandosi al server cinese tramite l’app Mi Home Mobile. Dopo l’aggiornamento riuscito, puoi tornare al server locale e PTZ dovrebbe funzionare nell’app di Windows.
La funzione Playback funziona solo per alcune telecamere Mi e Mijia mentre per le altre non è supportato.
Nota mia: con le versioni attuali dei firmware così come aggiornati fino a oggi dal server europeo, (i.e. Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p vers. 4.0.9_0409 ; IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza vers. 4.0.7_0089) solo per la prima videocamera Xiaomi la funzione PTZ mi funziona e non per la telecamera IMILab che infatti ha un firmware di versione precedente. Probabilmente se lo aggiornassi collegandola temporaneamente al server cinese, funzionerebbe anche per lei quella funzione, secondo quanto suggerito! … non avendo per ora grande necessità di tale funzione per quella specifica telecamera, probabilmente aspetterò che il server europeo effettui direttamente lui il prossimo aggiornamento del firmware di quella videocamera … o magari proverò ad aggiornarne una anche solo per curiosità 😉
6. Buffering Error and “Error while decoding frame” (Errore di buffering e “Errore durante la decodifica del fotogramma”) nel file di log: questo errore è in genere causato da un valore “full_encrypt” errato del profilo della fotocamera nel device_profile.dll. Per risolverlo, si dovrebbe andare sul profilo “model” della fotocamera in device_profile.dll e modificare il valore “full_encrypt“.
I valori probabili sono 300, 400, 999 o 999999, ecc. Si deve provare con ogni valore e vedere se l’errore si risolve. Se non si conosce il valore di “model” della fotocamera, conviene modificare il nome del file device_profile.dll in device_profile_1.dll e aprire l’app. L’app non mostrerà alcuna fotocamera. Aprire quindi log.txt, e si dovrebbe trovare il modello di quella fotocamera sotto “ignore model” (e.g. “ignore model: chuangmi.camera.ipc013d“). Dopo aver annotato i modelli ignorati, modificare di nuovo il nome del file in device_profile.dll.

____________________
Altri post di possibile interesse:

P.S. – La mia IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza ha ancora una versione 4.0.7_0089 del firmware, l’ultima rilasciata in Europa, ben precedente della versione 4.0.9_0409 invece resa disponibile per la Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p. Non mi meraviglia perciò che la funzione PTZ non mi funziona nell’applicazione Windows solo per questo modello. Dal momento che la versione del firmware rilasciato dal server cinese generalmente è più recente, come fare per aggiornarlo collegando temporaneamente il dispositivo a quel server in Cina solo per aggiornare il suo firmware per poi ricollegarlo a quello europeo?

Da manuale, l’unico modo è resettare il dispositivo e quindi collegarlo al server cinese impostando l’app Mi Home in Cina. Per fare ciò si dovrebbe quindi impostare lo smartphone sulla regione cinese (pur mantenendo ovviamente la lingua in italiano!) e reinstallare quindi l’app Xiami Home dalla versione cinese del Play Store di Google, configurare la fotocamera e quindi forzargli l’aggiornamento del firmware andando nella apposita sezione di configurazione presente in quell’app. Dopo l’aggiornamento, ovviamente si deve ripetere il processo inverso riportando il telefono alla regione Italia, reinstallare quindi l’app Xiaomi Home dal Play Store italiano, resettare il la videocamera per riconnetterla al server europeo … ora mantenendo ovviamente la più recente versione del suo firmware. Penso che sia troppo per me … anche perché non è certo garantito che tale aggiornamento abiliti il controllo PTZ nell’applicazione Windows. Dai commenti a quel video sembra che l’esito dipenda dal modello della fotocamera. 😦
… penso quindi che aspetterò un aggiornamento ufficiale dal server europeo. … a meno di ricorrere all’installazione di una versione unofficial dell’app MI Home che sembra consenta appunto di avere tra le impostazioni proprio quella di decidere a quale server ci si collega e quindi, nella riconfigurazione di una videocamera, a quale collegarlo. Nel seguito lascio alcuni articoli che ne parlano e il link al canale Telegram di xCape da cui si può scaricare la sua ultima versione:

Pubblicato in Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Windows | 5 commenti

App, IO batte Immuni? … non sembra proprio, nonostante l’iniziale brillante partenza! Come mai?

Qualcuno si ricorda i servizi giornalistici e i relativi commenti sui social che disquisivano sugli italiani, così preoccupati della privacy da non scaricare l’app Immuni, ma tutti pronti a scaricare l’app IO.it per usufruire dei 150 euro di cashback? A pochi giorni dalla effettiva pubblicazione dell’app IO.it apparivano su quasi tutti i giornali articoli tipo questo de La Repubblica: App, IO batte Immuni: così il cashback ha spinto i download molto più dell’emergenza sanitaria.

In pochi giorni effettivamente l’app IO.it era stata scaricata da 8 milioni di persone mentre l’app Immuni in sette mesi aveva raggiunto i 9 milioni.

Si, si certo: Immuni mica restituiva dei soldi spesi e poi relativamente alle problematiche di privacy, se spendo dei soldi in modo onesto, perché dovrei nasconderlo? Avere la tracciabilità delle spese può anzi portare, in teoria, solo a vantaggi a combattere l’evasione, no?

Ma a distanza di ormai quasi un mese, i numeri cosa dicono?

Ieri sera, dopo avere letto un post su Facebook di un amico, che appunto disquisiva sui dati di scaricamento di quelle due app, sono andato anch’io a guardare le statistiche rese disponibili sui loro rispettivi siti:

I numeri dicono quindi un’altra cosa rispetto alle previsioni.
Dicono che dopo un iniziale numero d’installazioni dell’app IO.it nella prima settimana, in seguito l’entusiasmo è assai scemato fino alla situazione attuale che mostra addirittura un numero di disinstallazioni di quell’app maggiore rispetto a nuove installazioni!
Infatti, solo ieri sera alle 00:12 ho fatto uno screenshot che mostrava un numero d’installazioni di IO.it pari a 9.206.645 e adesso, a poche ore di distanza (di cui molte addirittura notturne), alle 10:17 il numero si è ridotto a 9.169.280 … cioè è diminuita di 37000, evidenziando che ben più sono state le persone che l’hanno disinstallata rispetto a quelle nuove che l’hanno ora installata.
Infatti, generalmente, se uno non pensa più di usare un programma lo disinstalla dal proprio cellulare anche solo per liberare memoria, e in questo caso si decrementa il conteggio come sta avvenendo ora per l’app IO.it.

Relativamente all’effettivo uso delle rispettive app, ovviamente non si può dire nulla: se hanno fatto un’app Immuni che, per funzionare in background, ha necessità di particolari procedure non so … io, personalmente, non l’ho mai installata.
Comunque anche l’app IO.it, una volta impostate in essa le carte da utilizzare per il cashback e averlo opportunamente abilitato per tutte, almeno per quella funzionalità potrebbe anche mai più essere più lanciata: diverso il discorso se uno la disinstalla in quanto credo che ciò comporti la cancellazione di tutte le impostazioni anche lato backend e quindi anche l’eventuale cashback richiesto.

Le statistiche di Immuni in queste ore invece sono rimaste invariate: quello che in questo caso stupisce, sebbene ancora oggi molti territori siano in fascia rossa, è che anche il numero di notifiche inviate risulta esattamente il medesimo (sebbene, leggendo nelle note, si dica “Notifiche di possibile esposizione al rischio generate dall’applicazione. La rilevazione è parziale poiché vengono rilevate tutte le notifiche per i dispositivi iOS e solamente un terzo di quelle inviate da Android che hanno a disposizione la tecnologia necessaria per rilevarle in modo sicuro“)!

Insomma, benché ci fossero state polemiche sull’app Immuni (che riguardava la nostra salute ed era basata su meccanismi di privacy molto spinti) scaricata tra mille polemiche da un numero relativamente piccolo di persone, anche quella IO.it, che sembrava essere stata installata a manetta, ha raggiunto più o meno la medesima soglia ed ora, anzi, stà addirittura regredendo lentamente!

Ma poi, di che numeri stiamo parlando, tenendo conto della popolazione italiana sopra i 15 anni, vale a dire su un numero di potenziali utilizzatori pari a 52.425.291?
Meno del 18% della popolazione.

Insomma, come sempre una analisi statistica può aiutare a cercare di rispondere in modo ragionevole se non oggettivo al 100% la realtà delle cose.

Si può quindi dire che dai dati mostrati entrambe le app abbiano avuto un consenso analogo (circa 10 milioni di persone) su una percentuale minima della popolazione (meno del 18%): le installazioni attive di Immuni è pressoché costante, mentre quella di IO.it è in lieve flessione nonostante l’indubbio picco iniziale nella prima settimana.
Questi i dati oggettivi.
Soggettivamente credo che l’app Immuni non si sia dimostrata di particolare utilità e le persone che già non l’hanno installata probabilmente non la installeranno, … al massimo ci saranno delle disinstallazioni fisiologiche, ma non emorragiche se non al termine della pandemia.
Invece, relativamente all’app IO.it, le considerazioni sono più complesse, ma altrettanto chiare: nonostante l’indubbio incentivo economico che aveva fatto invogliare diverse persone a installarla inizialmente, le difficoltà per renderla effettivamente utilizzabile ha fatto desistere molti non solo a provarla, ma addirittura sta inducendo persone a disinstallarla.

Una lettura di un mio post precedente può suggerire alcune probabili motivazioni: Italia cashless: alcune domande che mi sorgono spontanee sia come tecnico sia come cittadino.

Ovviamente, sarebbe anche interessante confrontare gli utenti che hanno attivato Immuni e quelli che lo hanno fatto per IO.it. Tuttavia questo è impossibile anche a livello centralizzato (se non forse chiedendo a Google sulla base degli acquisti effettuati sul suo Play Store!) in quanto gli utenti sono anonimi per Immuni, per cui non si può certo stabilire se coloro che hanno installato Immuni siano pressapoco le stesse persone che hanno ora installato IO.it. Anzi, verosimilmente sono due insiemi parzialmente anche molto disgiunti, ma la soglia raggiunta nella popolazione è di fatto pressapoco la medesima e comunque le considerazioni che ho fatto mi sembrano sufficientemente oggettive.

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Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Review e test, Smartphone OS, Tecnologia | 3 commenti

Xiaomi Mi Home Security camera: finalmente implementate nuove funzionalità quale la visione contemporanea in real-time di più telecamere

Questo post si aggiunge a un altro precedente in cui avevo mostrato le funzionalità delle telecamere della Xiaomi e intende mostrare alcune nuove importanti funzionalità introdotte recentemente.
Già da tempo altre ditte prestigiose avevano fatto uscire sul mercato prodotti analoghi, sia come prestazioni sia come prezzo, a quello della Xiaomi e che avevano un SW di supporto che consente di visualizzare contemporaneamente in real-time i video provenienti da più telecamere. È vero, trattandosi di un’app generalmente utilizzata su uno smartphone, le dimensioni dei singoli video risultano di ridotte dimensioni, ma comunque tale funzionalità risulta assai utile per avere una visione d’insieme per poi eventualmente passare a una visione di dettaglio su una telecamera specifica di maggior interesse.
Ad esempio, la TP-Link da mesi ha reso disponibile la Telecamera Wi-Fi Interno, Videocamera sorveglianza 1080P, Visione Notturna, Audio Bidirezionale, Notifiche in tempo reale del sensore di movimento (Tapo C200) che appunto presenta due funzionalità rilevanti in diverse situazioni:

  • La visualizzazione d’insieme in real-time di più telecamere
  • La possibilità di attivare la registrazione a orari predefiniti
Visualizzazione d’insieme di più telecamere della Telecamera Wi-Fi Interno della TP-Link
Possibilità di attivare la registrazione a orari predefiniti della Telecamera Wi-Fi Interno della TP-Link

Attualmente sarei indeciso se optare su quella Telecamera Wi-Fi Interno della TP-Link o su quelle della Xiaomi (Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p, Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM, IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) ma oramai ne ho già installate diverse e purtroppo tutte queste tipologie di telecamere vengono gestite da app specifiche del produttore per cui poi uno è vincolato abbastanza a prenderne altre della medesima marca (a meno di accettare di utilizzare diverse app!).

Da tempo quindi attendevo un upgrade del SW dell’app Xiaomi Home che colmasse il divario che si era creato con la concorrenza: per fortuna l’aggiornamento non si è fatto attendere molto e c’è stato proprio a Natale!

Un importante aggiornamento dell’app Xiaomi Home c’è stato proprio a Natale!
Nuova versione 6.0 dell’app Xiaomi Home

Tra l’altro hanno aggiunto (o almeno non l’avevo notato precedentemente) anche la possibilità d’iscriversi per ricevere la future versioni beta dell’app, quelle che introdurranno nuove funzionalità non ancora pienamente testate: ovviamente mi sono iscritto subito!

Possibilità di registrarsi per ricevere le versioni beta dell’app per testarle

Questa nuova versione ha introdotto la possibilità di “navigare” nelle stanze, così come assegnate ai diversi device/telecamere: un apposito menù in alto filtra i dispositivi a seconda della stanza. Con un tocco prolungato su una singola caselle rappresentante un dispositivo, la si può spostare a piacere ed eventualmente, rilasciando e avendola quindi selezionata, la si può rimuovere da quella sezione di Preferiti premendo quindi l’icona cestino in basso a destra: analogamente si può inserire in quella sezione Preferiti un dispositivo che non sia già presente.

Con un tocco prolungato sulla immagine di un dispositivo, lo si può spostare a piacere

Nel menù in basso che compare solo quando uno o più dispositivi vengono selezionati, sono presenti ulteriori funzionalità quali, ad esempio, quella di condividerli con altre persone della famiglia.

Selezionando alcuni dei dispositivi, possono poi essere applicate azioni del menù che compare in basso
Un apposito interruttore ON/OFF consente di mettere o meno in modalità risparmio energetico ciascuna telecamera (1)
Un apposito interruttore ON/OFF consente di mettere o meno in modalità risparmio energetico ciascuna telecamera (2)
Un menù in alto consente di navigare tra le diverse stanze impostate

Un hamburger menù in alto a destra consente di gestire anche il look delle diverse stanze:

Cliccando su Tutte le telecamere, si raggiunge la pagina che consente di vedere in real-time, cliccandoci sopra, diverse le telecamere attive: agendo sul menù in alto a destra si può avere una visualizzazione grande o piccola. In entrambe queste due tipologie di visualizzazione, cliccando sulla freccia nell’angolo in basso a destra, si può passare alla solita visione singola a tutto schermo di quella telecamera con anche la possibilità di pilotarla remotamente.

Visualizzazione piccola (1)
Visualizzazione piccola (2)
Visualizzazione grande

In realtà, questa sezione deve ancora essere migliorata in quanto innanzitutto non funziona con Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM bensì solo con Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p e IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza: probabilmente sarà necessario un prossimo aggiornamento del firmware di quella telecamera.
Inoltre la visualizzazione anche delle telecamere che attualmente supportano tale funzionalità non è ottimale: solo un numero limitato di telecamere per volta si attivano a una visualizzazione in real-time per un certo lasso di tempo e quando sono in visione statica, spesso l’immagine mostrata non corrisponde con quella reale di quella specifica stanza (viene mostrata duplicata quella di un’altra). Ad esempio, nel seguito mostro il caso in cui sia due stanze hanno la medesima immagine statica (una non corrispondente perciò con la stanza reale) sia le riprese della telecamera in centro, una Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM , non vengono visualizzate se non andando nella solita modalità a singola videocamera, raggiungibile cliccando sulla freccia in basso a destra.

La visualizzazione statica di una stanza spesso non corrisponde alla realtà. Inoltre per le Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM non funziona ancora la visualizzazione in questa modalità multipla.

Anche cliccando su una telecamera Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM da una pagina che la mostra, si apre la finestra seguente con il cursore centrale che continua a girare: solo cliccando sul link Più operazioni, si apre la classica pagina di visualizzazione/gestione della singola telecamera dove viene mostrato il video in real-time.

Solo per la Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM anche la visualizzazione in real-time del video da finestra di popup non funziona ancora

Utile sarebbe anche poter impostare intervallo data/orario in cui programmare delle registrazioni, funzionalità già presente nell’analoga videocamera della TP-Link: spero che introducano anche questa ulteriore funzionalità che risulta utile in diverse circostanze.

Inoltre non risulta ancora supportata la possibilità di gestire/visualizzare videocamere MI Home da un PC Windows 10 neppure utilizzando un programma di terze parti. L’unica possibilità sembra sia di utilizzare sul PC un emulatore Android e quindi installare dal Play Store la solita app Xiaomi Home … ma certo questa procedura non è particolarmente agevole e sarebbe sicuramente meglio avere una soluzione nativa o tramite browser, resa disponibile dalla ditta costruttrice!! … ne parlerò magari in un prossimo post 🙂

P.S. 9/1/2021 – Esiste un’applicazione Windows nativa non ufficiale. Vedere Come gestire su un PC delle videocamere Xiaomi / IMILab, tramite un’applicazione nativa Windows (e non solo da app Android/iOS)

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Un buon Natale 2020 a tutti voi

È stato un Natale diverso questo, non c’è dubbio.

Allora voglio lasciare questo post di ricordo, con il link a quattro belle canzoni che ho voluto riascoltare proprio in questi due giorni e che invito anche voi ad ascoltare o riascoltare!

Accettare la solitudine richiede forza per sopportare l’uscita dal mondo e il coraggio per entrare in noi stessi. Un libro è sempre un buon compagno per compiere questo viaggio“: dal post Solitudine di Natale. La mia lista di libri per sconfiggerla sul blog di Elena Ferro.

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Quando addirittura degli insulti ti arrivano al cellulare, alias come disabilitare/individuare spiacevoli chiamate pubblicitarie di spam

Quando degli insulti immotivati ti arrivano dalle chiamate di spam pubblicitarie al cellulare, direi che siamo davvero arrivati alla frutta!!

Proprio pochi giorni fa ho ricevuto, mentre ero in macchina una telefonata dal seguente numero sconosciuto (+390652831337) proveniente da un probabile call center: una signora ha incominciato a presentarsi e a propormi una delle solite offerte, in questo caso specifico relativo a un nuovo contratto telefonico con la Vodafone. Non essendo interessato e aspettando tra l’altro una telefonata urgente, l’ho prontamente interrotta dicendole gentilmente che non ero interessato. Per risposta ho ricevuto: “Cosa? Sei un cretino!“. Non avendo certo intenzione di proseguire ulteriormente quella inutile telefonata, ho prontamente allungato la mano sul display dell’auto per interromperla … liberando così il telefono per chiamate più utili ed edificanti!

Devo dire che è la prima volta che mi capita di essere addirittura insultato con questa modalità, in questo modo … e per così poco. Solo un’altra volta, una di queste telefoniste a cui avevo detto che non mi interessava ma poi, in quella occasione, interrompendo subito la comunicazione, mi aveva immediatamente ritelefonato per lamentarsi dell’interruzione da parte mia della telefonata, dispiaciuta per essere stata per questo trattata male. Quella volta mi ero quasi sentito io in colpa, mettendomi nei panni di quella lavoratrice che si trovava a dover fare, per vivere, una così ingrata attività! Quel “lavoro” sicuramente è per loro logorante, in quanto sia inutile sia risulta verosimilmente fastidioso in chi riceve quelle telefonate, sensazione spiacevole che non può che essere di rimando al chiamante! Ma come non reagire malamente quando si è disturbati quasi giornalmente da telefonate inutili di spam che arrivano in momenti anche inadatti? Che dire, infatti, del disturbo che recano a noi cittadini che, per rispondere, dobbiamo interrompere ciò che stiamo facendo … o magari addirittura riposavamo o eravamo a letto per un malore? Insomma questa tipologia di chiamate sono senza dubbio una perdita di tempo, di concentrazione … e magari anche di agognato riposo!

Mi chiedo allora: ma a che punto siamo arrivati? Come siamo giunti a questo assurdo limite? Le leggi sulla privacy a che servono se, di fatto, nulla possono risultare di utilità in queste circostanze?
Spesso si devono firmare consensi per accettare o meno proposte pubblicitarie, ma anche cercando di negarli sempre, poi queste telefonate continuano ad arrivare soprattutto se uno è titolare di una linea telefonica e/o di un allaccio gas/luce per cui certi “acconsenti” probabilmente si sono dovuti impostare per poter ricevere comunicazioni quali bollette o quant’altro!

Come fare dunque per cercare almeno di arginare, se non eliminare del tutto, questo continuo disturbo? C’è insomma un numero da chiamare o qualcuno che può far sì che questo fastidioso fardello prosegua e anzi peggiori nel tempo, essendo oramai quasi quotidiane questa tipologia di chiamate di spam?
Ovunque, per via delle leggi sulla privacy, si devono stampare e firmare fogli, e anche accettare richieste presentate con finestre popup per poter proseguire nella lettura di un sito internet … e poi invece, come se nulla fosse, si viene disturbati un po’ a tutte le ore sia al telefono fisso ma sempre più anche al cellulare da chiamate spam con “offerte” spesso tranello. Questo è quanto di fatto si consente con tutte le leggi sulla privacy che si sono formalmente affermate e che risultano, di fatto, inutili e introduco principalmente inutile burocrazia? Davvero non si può fare di meglio?

Ho provato allora a cercare su Internet e sembrerebbe che una soluzione miracolosa non esista proprio!
Sembra infatti che solo per il numero di telefono fisso uno può, almeno in teoria, appellarsi al Registro Pubblico delle Opposizioni, un servizio patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico che, appunto, consente a chiunque di richiedere la rimozione del proprio numero dalla disponibilità degli operatori dei call center, pur mantenendolo nell’elenco telefonico pubblico. La procedura d’iscrizione del proprio numero telefonico fisso in questo registro è assai agevole soprattutto qualora si effettui via Web. Gli screenshot seguenti mostrano la semplice procedura passo-passo:

Tuttavia l’effettiva utilità d’iscrivere il proprio numero di telefono fisso in quel Registro Pubblico delle Opposizioni rimane assai dubbia, a meno di non ricorrere in tribunale, in quanto pur risultando il mio numero iscritto da anni, perdurano le telefonate di spam/pubblicitarie anche con metodologie che fanno uso di registrazioni automatiche … per cui sicuramente utilizzano impropriamente un elenco memorizzato di numeri telefonici da chiamare! 🙄🤐😣

L’effettiva utilità d’iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni rimane dubbia, a meno di non ricorrere in tribunale, in quanto io pur risultando il mio numero fisso iscritto da anni, perdurano imperterrite le telefonate di spam/pubblicità, anche con registrazioni automatiche!

Comunque, a parte il fastidio del telefono che squilla, spesso basta fare in modo che una segreteria telefonica casalinga si attivi quasi subito e ci riveli la reale finalità della chiamata!

Il problema invece maggiore permane per il numero del proprio cellulare per il quale sembra non sia possibile fare nulla nemmeno giuridicamente!! È vero che quel numero non compare in un elenco telefonico ma molto probabilmente quando uno ha stipulato un qualche contratto (e.g. luce, gas, telefono) uno ha necessariamente indicato il proprio numero di cellulare e ha probabilmente acconsentito che questo venga utilizzato ovviamente dal gestore: il problema è che costui sfrutta quel consenso e la conoscenza del tuo numero anche successivamente, quando tu magari non sei più suo cliente, e magari anzi lo passa anche ad altre consociate/call center che operano nei più disparati settori!

Vediamo alcune soluzioni seppur parziali:

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Inserire i numeri di spam ricevuti nella blacklist del telefono

Una prima semplice soluzione è quella d’inserire nella blacklist del proprio cellulare i diversi numeri telefonici di spam man mano che ti telefonano, sperando così di limitare nel futuro delle loro telefonate. Infatti tutti i cellulari consentono d’inserire il numero telefonico in una lista nera in modo che successive chiamate da quel numero vengano poi ignorate. La procedura per effettuare questo inserimento dipende da telefono e telefono, ma in genere esiste la possibilità di farlo agevolmente operando nella videata delle chiamate ricevute.

Nel seguito mostro, in particolare, la procedura sul mio smartphone Samsung Galaxy Note 10+, sebbene probabilmente non sia tanto differente da quella propria di cellulari anche di altre marche, essendo questa funzionalità sicuramente presente.

Dalla sua videata delle chiamate ricevute, premendo l’icona d’informazioni di dettaglio sul numero specifico del chiamante, si giunge a una pagina dove è presente la possibilità di bloccare eventuali sue chiamate successive. Se si desidera si può comunque lasciare che nel registro delle chiamate ricevute anche quelle risultino poi comunque presenti, seppur il telefono non abbia squillato come conseguenza dell’azione d’inserimento delle stesse in quella blacklist. Il secondo screenshot seguente mostra, ad esempio, come un medesimo numero di un call center abbia telefonato più volte ogni giorno e il telefono abbia automaticamente rifiutato tutte quelle chiamate di spam automaticamente per via del fatto che precedentemente avevo messo quel numero nella blacklist (nota: per catturare lo schermo con l’icona Blocca, quel numero l’avevo ora tolto temporaneamente dalla blacklist; infatti quell’icona si tramuta in Sblocca una volta premuta, per consentire così eventualmente di togliere successivamente quel numero dalla blacklist, ad esempio qualora vi fosse stato inserito erroneamente). Si noti che, dal menù (tre puntini in alto a destra) della sezione Telefono -> tab Registro, si può anche impostare di nascondere da quell’elenco le chiamante di spam ricevute e bloccate.
Ovviamente si può anche aggiungere manualmente un numero specifico nella blacklist del proprio telefono, andando in Telefono -> tab Registro -> Impostazioni -> Blocca numeri.

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Utilizzare una funzionalità spesso presente negli smartphone di diversi costruttori e che segnala/blocca chiamate da numeri presenti in blacklist in Rete


Una soluzione non alternativa ma direi addizionale, è poi quella di usare una funzionalità che spesso è presente negli smartphone di alcune marche, vale a dire quella che, a seconda delle impostazioni d’utente, segnala o blocca chiamate che sono state indicate (e.g. da diversi utenti) come di Spam e sono quindi state inserite in una blacklist (privata? … pubblica?) presente in Rete.
Utilizzare questa funzionalità intrinseca (se presente) del proprio cellulare è ovviamente assai meglio di utilizzare una delle tante app che effettuano quel medesimo “servizio”, sia perché si evita sia di occupare memoria sia soprattutto di avere un’ulteriore applicazione che gira in background.
Non trascurabile poi, a livello di privacy, è il fatto che ovviamente tutti questi “servizi” necessariamente hanno la necessità di conoscere tutti i numeri telefonici che chiamano il mio cellulare e la sicurezza che questa informazione non venga usata anche per altri scopi non mi sembra possa essere garantita, soprattutto qualora si usino app di terze parti (i.e. magari sviluppatori privati)!

Vediamo quindi come fare sempre con il mio smartphone Samsung Galaxy Note 10+, sebbene probabilmente non sia tanto differente da quella propria di cellulari anche i altre marche, sempre se questa utile funzionalità sia presente. Si parte sempre dalla sezione Telefono -> tab Registro questa volta selezionando la voce Impostazioni. Io l’ho attivato pur non impostando Blocca chiamate spam e phishing: in tal modo il telefono sì suona ma mostra sotto il numero telefonico del chiamante una indicazione Sospetto Spam per cui uno almeno è preparato e magari può anche decidere di non rispondere. Selezionare l’opzione Blocca chiamate spam e phishing per il momento la trovo forse un po’ limitante in quanto magari alcune telefonate di qualche negozio/servizio che uno utilizza potrebbe essere identificato come tale … Ma forse è solo un eccesso di precauzione e cambierò idea! 🙂

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Utilizzare un’app dei terze parti che segnala/blocca chiamate da numeri presenti in blacklist in Rete

Come già sottolineato, questa è proprio l’ultima spiaggia in quanto non solo si occupa memoria ma soprattutto si ha un’ulteriore applicazione che gira in background. Non trascurabile poi, a livello di privacy, è il fatto che ovviamente tutti questi “servizi” necessariamente hanno la necessità di conoscere tutti i numeri telefonici che chiamano il mio cellulare e la sicurezza che questa informazione non venga usata anche per altri scopi non mi sembra possa essere garantita, soprattutto qualora si usino app di terze parti (i.e. magari sviluppatori privati)!

Personalmente non ho mai utilizzato nessuna di queste app che filtrano le chiamate, bloccando o segnalando il probabile spam, per cui se volete approfondire questa opzione, vi rimando ai link di utilità che ho inserito in fondo al post, relativi ad alcuni articoli che ho trovato che analizzano alcune di queste app.

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Link utili

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Come uno degli amministratori di un gruppo WhatsApp può gestirlo limitando i diritti dei suoi membri “normali”

Ormai da più di due anni WhatsApp ha consentito di creare gruppi con restrizioni, in modo tale da poter limitare anche di molto le attività consentite ai membri non definiti come amministratori del gruppo stesso. Prima gli unici poteri che un amministratore aveva, erano quelli sia di poter aggiungere o rimuovere membri sia di concedere diritti di amministratore a qualcun altro di costoro: queste funzionalità sono ovviamente ancora presenti.
Si noti che un amministratore può togliere o addirittura cancellare un membro qualsiasi del gruppo, anche uno che abbia diritti di amministratore!!

Qualsiasi amministratore può inserire o togliere tra gli amministratori un membro del gruppo
Qualsiasi amministratore può inserire o togliere tra gli amministratori un membro del gruppo e anche rimuoverlo (anche se amministratore)

Ora invece hanno a disposizione anche altre opzioni che, in alcune situazioni, possono risultare molto utili per limitare inutili e fastidiose intromissioni da parte di alcuni appartenenti al gruppo.
In tal modo alcuni gruppi riescono a rendere le chat di gruppo più affidabili in quanto scritte unicamente dagli utenti impostati come amministratori: tutti gli altri membri possono solo leggerle e quindi essere a conoscenza dei loro contenuti, ma non possono né replicare né iniziare nuove chat.

Generalmente, per default, ciascun membro è libero non solo d’inoltrare post che vengono inoltrati a tutti gli altri membri ma anche di modificare le informazioni del gruppo stesso.  Potrebbe perciò, ad esempio, cambiare il nome del gruppo, l’immagine del profilo e persino inviare messaggi fastidiosi sia nel numero sia nei contenuti: non esiste infatti alcun controllo/validazione dei messaggi inoltrati da parte degli amministratori, cosa che invece può essere avvenire in altri sistemi come ad esempio i commenti su WordPress o i post nei gruppi privati di Facebook.

Un qualsiasi gruppo può essere limitato per i membri non amministratori e le impostazioni necessarie possono essere introdotte anche in un successivo momento rispetto alla creazione del gruppo stesso, magari come conseguenza di comportamenti non idonei da parte di membri che, tuttavia, non si desidera comunque eliminare dal gruppo. Quest’ultima è, di fatto, una possibilità alternativa per risolvere problematiche comportamentali, ma non in genere la più indicata in gruppi nati principalmente per fornire ai membri informazioni su tematiche d’interesse e dove comunque i messaggi provengono solo da un sottoinsieme dei membri, appunto quelli definiti come amministratori. A qualsiasi gruppo anche preesistente possono essere applicate le restrizioni seguenti semplicemente modificando alcune impostazioni.

Innanzitutto, un amministratore può limitare la possibilità di modifiche alle informazioni di gruppo ai soli membri impostati con i diritti di amministratori, operando come mostrato nel seguito:

In secondo luogo, l’amministratore può limitare ai soli membri con diritti di amministratore la possibilità sia d’iniziarne nuove chat sia di rispondere a quelle inserite da altri amministratori dell gruppo:

Esistono poi altre impostazioni che possono ugualmente ritornare utili quale la possibilità di rendere “effimeri” i messaggi delle chat del gruppo, vale a dire che non saranno più visibili dopo una settimana, sebbene possano ovviamente essere salvati dai qualsiasi membro del gruppo. Quella impostazione si può attivare e disattivare a piacere modificando così nel tempo la permanenza dei messaggi inviati nell’intervallo di tempo in cui permane quell’opzione.

Quando è impostatata questa opzione, tutti i messaggi inviati sono “effimeri“, vale a dire che non risulteranno più visibili dopo una settimana
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Il lavaggio nasale: un’utile pratica resa più agevole dal semplice dispositivo Rhino Horn

Una pratica giornaliera non particolarmente in uso oggigiorno è il lavaggio nasale.
Da decenni lo pratico lavandomi la faccia al mattino, aspirando un po’ di acqua (bastano poche gocce dal palmo della mano) da entrambe le narici e quindi aspirando in bocca e sputando e soffiandomi successivamente il naso, chiudendo alternativamente una narice con il dito.
Insomma, una pratica di pochi secondi che è più lunga da scrivere che da eseguire!!

In questi tempi, il lavaggio nasale non è generalmente contemplato nemmeno dai “maniaci” della pulizia corporea, ma posso dire con cognizione di causa che è assai utile per prevenire raffreddori e anche (almeno in parte) i sintomi di allergia da polline. Io in gioventù ero molto allergico ad alcune tipologie di polline e da quando (a circa 30 anni) effettuo regolarmente il lavaggio nasale ne soffro molto meno. Avevo iniziato a considerarlo dopo un breve corso di meditazione che avevo fatto in gioventù: tra i diversi aspetti affrontati, aveva contemplato anche quello relativo alla pulizia personale, elencando quelli idonei ad acquisire una buona cura del proprio corpo oltre che della propria mente. Non so bene se corrisponda effettivamente a realtà, ma ricordo bene che quel maestro di meditazione aveva detto che il lavaggio nasale era un tempo nelle persone una pratica molto più abituale di oggigiorno … ed effettivamente quando lo aveva detto mi ero ricordato che la mia prozia lo faceva abitualmente.

Ricercando ora su Internet, ho appreso che tale pratica viene chiamata Jala neti ed è una pratica antichissima dell’Hatha Yoga, per il quale il respiro riveste un’importanza sacrale. Per questo motivo il raffreddore rappresenta una patologia particolarmente fastidiosa perché complica, il passaggio del flusso d’aria all’interno delle narici influendo negativamente sulla stessa pratica yoga. Lo “strumento” necessario si chiama lota ed è un recipiente provvisto di becco, originariamente a forma di piccola teiera.

Viene generalmente indicata anche come pratica semplice e di grande efficacia, prezioso alleato per alleviare e prevenire ogni forma di raffreddore e congestione nasale. Molti sono i benefici correlati:

  • Rimuove sporcizie e batteri dalle cavità nasali
  • Risulta efficace nel trattamento di allergie e sinusiti
  • Allevia le infiammazioni alle vie respiratorie
  • Concorre al trattamento delle affezioni delle orecchie.

Grazie a un regalo di mia nipote (che lo aveva acquistato in Francia in quanto in Italia, un tempo, non era ancora disponibile) ho provato a utilizzare una recente versione del tradizionale lota, il Rhino Horn, che appunto agevola il lavaggio nasale, rendendo il tutto meno “rumoroso” e realizzandolo direi ancor meglio: comunque in commercio esistono anche altre variazioni sul tema, ma la forma di corno di quel prodotto mi sembra sia la più consona. Il tempo necessario è sì maggiore, ma comunque ancora assai ridotto (e.g. meno di 2 minuti) e i benefici si vedono anche solo dopo pochi giorni!
Avendo io poi dei polipi nasali (che per via dell’emergenza Covid chissà quando riuscirò a togliere!) ero andato da un otorinolaringoiatra che anche lui mi aveva consigliato l’uso di quel dispositivo in alternativa ai costosi (e meno efficaci) spruzzatori di acqua sterile e con osmosi adeguata, appositamente venduti in farmacia per la pulizia del setto nasale.

Rhino Horn, semplice dispositivo che agevola il lavaggio nasale

Il suo funzionamento è assai banale: niente pile ne corrente, … solo la forza di gravità!!
Basta mettere nel corno di plastica un piccolo qualitativo di sale da cucina con l’apposito micro-cucchiaio in dotazione, versarci dell’acqua a temperatura corporea, scuotere leggermente per far meglio sciogliere il sale tappando opportunamente con le mani i due fori del corno, appoggiare su una narice l’estremità con il foro più piccolo e incominciare a versare una metà del contenuto d’acqua che uscirà “magicamente” dall’altra narice. Si ripete poi la stessa procedura con l’altra narice, versando la rimanente altra metà di acqua. Soffiando poi bene ciascuna narice per volta, conclude questa assai semplice procedura.

Questa salutare pratica di lavaggio nasale si esegue una volta al giorno generalmente al mattino (preferibilmente non alla sera subito prima di coricarsi): nel caso di raffreddore si può anche eseguire più volte.

Un possibile piccolo inconveniente che può verificarsi le prime volte, è che l’acqua scenda in gola o esca dalla bocca anziché dall’altra narice: ciò è dovuto ad un’inclinazione del capo non corretta per cui, se ciò avviene, è necessario riprovare posizionandosi meglio: il video in fondo al post magari può risultare d’aiuto!

Ora si può trovare il Rhino Horn anche su Amazon a poco meno di 15€ (se scegli il colore che costa meno e con spese di spedizione incluse!) e penso proprio sia un oggetto da avere e da usare quotidianamente, … vincendo magari la possibile “paura” iniziale nell’usare un qualcosa di “strano” ma che, credetemi, non solo è banale da usare, ma addirittura piacevole oltre che utile!

Ne esiste anche una versione più piccola ad uso dei bambini (che, pur essendo più piccolo, costa leggermente di più 🤔). I bambini sono più soggetti a raffreddori e anche le complicazioni possibili sono maggiori rispetto agli adult: per questo la pratica del lavaggio nasale è particolarmente indicata anche e soprattutto per loro, fin da piccoli.

Di video che mostrino concretamente il suo semplice funzionamento ce ne sono diversi e qui te ne propongo due tra i tanti:

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Come recuperare il PIN/PUK della propria Carta d’Identità Elettronica (CIE) e poi leggerla con un lettore NFC

Mai come in questi giorni si è compresa l’utilità della Carta d’identità Elettronica (CIE) che consente infatti una più agevole autenticazione sicura in molti siti della Pubblica Amministrazione e si presenta, secondo me, come una migliore alternativa allo SPID, più complesso da attivare e da utilizzare. Si tratta di un metodo di autenticazione che non implica l’uso di altre app o di codici OTP inviati, ad esempio, via SMS! Si tratta anche della soluzione migliore per autenticarsi la prima volta nell’app IO.it sempre che uno la possegga (comunque si può sempre fare anche se quella cartacea non è ancora scaduta) … ed abbia anche un cellulare con il lettore NFC.

Infatti l’unico neo, non indifferente, è che per utilizzare online la CIE, è necessario avere un lettore NFC, non sempre integrato negli smartphone, soprattutto quelli di fascia bassa.

Per fortuna, se anche uno non ritrova più il PIN/PUK associato alla propria carta d’identità elettronica, è sempre possibile richiederlo nuovamente andando in una anagrafe del Comune che lo aveva rilasciato originariamente: a parte la coda che uno deve probabilmente fare, le due parti dei codici vengono fornite in breve tempo in parte a mano e in parte per posta … inaspettatamente assi velocemente!

Si ricorda che, nel momento in cui si presenta al proprio Comune di residenza richiesta per la carta d’identità elettronica, viene rilasciato al richiedente, nell’attesa che la stessa carta d’identità sia pronta e ritirata dal cittadino o recapitata presso il suo domicilio, un foglio che riporta il numero della carta d’identità provvisorio insieme a due codici, PIN e PUK, collegati alla Carta d’Identità Elettronica (CIE 3.0) rilasciata al cittadino. I codici numerici sono composti di otto cifre:

  • Le prime 4 cifre vengono fornite da Comune al momento del rilascio delle ricevute della richiesta del documento;
  • Le successive 4 cifre sono riportate nella lettera con cui viene recapitata al cittadino la nuova CIE (e.g. presso il domicilio prescelto se non ritirata a mano all’anagica).

Quindi, se si perdono i fogli che riportano le cifre che compongono il codice PIN della carta d’identità, questo non può essere recuperato se non presentando richiesta di uno nuovo direttamente al Comune di residenza che lo aveva rilasciato. Tale richiesta deve essere accompagnata da una dichiarazione sostitutiva di smarrimento dei codici da parte del cittadino e copia di un documento d’identità non autenticata.
Vedere eventualmente anche la pagina apposita nel sito del Ministero dell’interno.

Si noti infine che per la Carta d’Identità Elettronica esiste anche un SW gratuito scaricabile dal sito ufficiale della CIE ed installabile su un PC. Dotandosi di un lettore NFC idoneo da collegare al proprio computer, questo può consentire la multiutenza per accedere a siti. Tuttavia questa soluzione non è utilizzabile sempre, essendo talvolta l’applicazione che ne richiede la lettura (e.g. IO.it) non disponibile su PC. Al limite, si potrebbe usare su un tablet Android che si appoggi quindi al Play Store per acquisire le sue applicazioni, le stesse utilizzate dagli smartphone: in questo caso si deve avere però l’accortezza di verificare che il lettore NFC supporti anche quel tipo di sistema operativo.
Anche se non ho provato, non penso proprio che questi lettori esterni possano essere utilizzati con smartphone che non abbiano integrata già la funzionalità NFC, seppur collegandoli al loro connettore microUSB/microUSB-C mediante un apposito adattatore.
Da notare che la CIE è una carta contactless (non presenta un chip visibile come ad esempio le tessere sanitarie), per cui è necessario avere un lettore adeguato che in genere non costa poco (e.g. >38€): personalmente non li ho provati ma ho visto che non tutti i modelli riescono a leggere la CIE 3.0, attualmente distribuita ma magari solo le versioni precedenti!! Insomma, è indispensabile leggere i commenti delle persone che già l’hanno acquistata per non sbagliare!


Ad esempio, questo modello, dai commenti si deduce che riesce a leggere SOLO le CIE fino alla versione 2.0, rilasciate qualche anno fa e NON nche quelle attualmente in distribuzione!

Infine, sembrerebbe che, se non si utilizza l’app IO.it per almeno 30 giorni, verrà richiesta nuovamente un’autenticazione completa tramite CIE/SPID e non basterà solo l’inserimento del PIN scelto all’atto di registrazione:

Se non si utilizza l’app IO.it per almeno 30 giorni, sembra che verrà richiesta nuovamente un’autenticazione completa tramite CIE/SPID
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Da un solo smartphone come riuscire a gestire più SPID, anche ciascuno associato a persone differenti

Si è visto da alcuni miei precedenti post relativi allo SPID, che sempre più sarà indispensabile che ogni persona attivi questa forma di autenticazione anche solo per poter accedere a siti ormai quasi indispensabili, se si vuole evitare di dover fare inutili code, come ad esempio il portale dell’INPS o dell’Agenzia delle Entrate.

Chi ha già ottenuto le credenziali specifiche di questi o altri portali della Pubblica Amministrazione (PA) sembra che potrà continuare a utilizzarle … almeno per ora, anche se spesso, come nel caso dell’INPS, non ne vengono più rilasciate di nuove e per i nuovi utenti viene solo più consentita l’autenticazione tramite uno SPID o magari anche, in alternativa, tramite la Carta d’Identità Elettronica (CIE). Sebbene con quest’ultima modalità la procedura sia sicuramente più semplice (anche solo per il fatto che è univoca, tuttavia richiede di avere uno smartphone con la funzionalità NFC che consente di effettuare la “lettura” delle informazioni presenti in quella carta stessa! … e non tutti i telefoni, soprattutto quelli di fascia bassa, posseggono tale funzionalità!! Ovviamente poi uno deve essersi salvato il PIN rilasciato metà alla richiesta della CIE e l’altra metà contestualmente al suo ritiro, sempre su un foglio stampato (vedi

Si noti poi che se uno possiede sia la Carta d’Identità Elettronica (CIE), con relativo PIN associato, sia uno smartphone con la funzionalità NFC, in genere i gestori di diverse forme di SPID (e.g. PosteID) consentono di richiederlo operando esclusivamente online e perciò senza richiedere un fastidioso riconoscimento di persona o tramite webcam.
Purtroppo ciascun gestore di SPID utilizza in genere lo smartphone della persona a cui questo è associato, ad esempio tramite un’app, e così pure avviene per l’app CieID, per cui in genere non si riesce a gestire con un medesimo cellulare gli SPID di più persone, rilasciati da un medesimo gestore (e.g. PosteID)!!

Tecnicamente si sarebbe potuta precedere questa funzionalità semplicemente consentendo la registrazione di più utenze tramite la medesima app e poi, differenziare l’utilizzatore a seconda di una scelta iniziale con richiesta del codice PIN per entrare nell’app con l’autenticazione propria dell’utente selezionato all’accesso … 🤔 Forse, è vero, la “sicurezza” che ne sarebbe derivata poteva essere un po’ inferiore, … ma comunque, di fatto, si tratta anche ora sempre di una pseudo-sicurezza in quanto basata su un metodo che si appoggia a un dispositivo che può essere rubato/usato da altri/manomesso informaticamente da un virus, … e neppure viene imposto che sia configurato almeno il PIN di blocco su quel cellulare stesso! Anche le password/PIN necessarie per operare sullo SPID/CIE potrebbero poi essere scritte magari su un adesivo collocato sul cellulare stesso, per non essere dimenticate!! 🙄 D’altra parte non sono mica credenziali per effettuare acquisti dal proprio conto corrente, attualmente realizzate con metodi ben più agevoli e forse meno sicuri di quelli (in teoria) propri di uno SPID!!

Il fatto secondo me assurdo è che si presuppone che tutti, anche anziani, portatori di handicap e quant’altro, abbiano necessariamente uno smartphone personale e sappiano usarlo propriamente anche quando le procedure richieste non sono del tutto banali …

Come fare allora per poter gestire, con il proprio smartphone di figlio, parente, amico, oltre al proprio SPID anche quello di una o più persone che non ne sono in grado di poterlo gestire?
Semplice: basta attivare ogni altro SPID da un gestore differente per cui la metodologia da costui adottata (e.g. uso di app) viene unicamente configurata con quell’unica utenza possibile.
Questo pur semplice “trucchetto” può tornare quindi assai utile in diverse situazioni assai comuni e dimostra, secondo me, l’inutilità di non prevedere una multiutenza per quei metodi di autenticazione previsti da alcuni gestori di SPID.
Inoltre, con alcuni metodi di autenticazione SPID1 (quello con minor grado di sicurezza) come quello rilasciato con il TimID, prevedendo questi un’autenticazione con l’invio di un OTP via SMS, forse si potrebbe riuscire a impostare su uno stesso numero di cellulare più SPID (TimID). Durante la registrazione di un secondo TimID (e.g. di una persona anziana assistita), si potrebbe indicare il medesimo numero di cellulare già utilizzato per chiederne un altro di TimID (e.g. il proprio): se non fanno controlli sul numero telefonico che uno inserisce nella registrazione, penso che tecnicamente si potrebbe risolvere anche in questo modo, sempre che uno possa ovviamente operare sul telefono che ha quel numero telefonico. Se per caso vengono fatti controlli per cui il numero telefonico associato a uno SPID deve risultare univoco, sicuramente è possibile prevedendo di avere un telefono con dual SIM (molti ormai contemplano d’inserire una seconda SIM al posto della memoria microSD) e quindi gestire da un medesimo dispositivo due numeri differenti: in questo modo almeno si evita almeno di dover fare acquistare un cellulare a una persona che diversamente non ne farebbe uso! Personalmente non ho provato per cui non so dirvi se viene effettuato un controllo lato verifica dei dati inseriti, ma non credo, per cui se provate fatemi sapere l’esito scrivendo un commento al post!!

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Link di possibile interesse:

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Attivare, con la voce, la lettura di un libro della trasmissione “Ad alta voce” di RAI Radio3, alias come attivare un podcast generico con Alexa

Alexa sta diventando sempre più l’assistente vocale più diffuso e in grado d’interfacciarsi con dispositivi esterni anche di terze parti (e.g. Webcam Xiaomi, prese Meross). È sufficiente avere un Echo Dot, spesso in promozione a poche decine di euro, o magari anche uno un po’ più costoso ma che funzione anche d’orologio, e (semplicemente pronunciando “Alexa“) si possono impartire le richieste e i comandi più svariati, estesi anche da appositi Alexa Skill realizzati da terza parti. Alcuni di questi ultimi, se d’interesse, si possono attivare gratuitamente sia dal sito Amazon, andando nella sua apposita sezione, sia dall’app Amazon Alexa che consente anche di configurare i diversi apparati casalinghi abilitati a quella tipologia di comandi vocali. Gli Alexa Skill sono innumerevoli e in continua espansione: per agevolarne la ricerca risultano suddivisi per categoria.

App Amazon Alexa che consente anche di configurare i diversi apparati casalinghi abilitati a quella tipologia di comandi vocali
Esiste un’apposita categoria con cui si possono filtrare tutti gli Alexa Skill attivabili gratuitamente
Versione di Echo Dot di 4a generazione che funziona anche come orologio

Essendo l’oggetto di questo post quello di mostrare come sia possibile ascoltare un Podcast generico, chiedendolo vocalmente ad Alexa, la prima cosa da fare è ovviamente ricercare se esiste un apposito Skill, probabilmente realizzato dal produttore del Podcast stesso d’interesse o uno che comunque ne raggruppi diversi e consenta di ascoltare anche quello.
Se in particolare siamo interessati ai podcast realizzati dalla trasmissione radiofonica Ad alta voce di RAI3, che consentono di ascoltare audiolibri di qualità, la prima cosa è quindi ricercare proprio quella tra gli skill, ma si scopre subito che non porta ad alcun risultato, sebbene venga suggerita tra le opzioni di ricerca: la RAI ha realizzato unicamente per ora solo skill dedicati alle notizie e alle trasmissioni in diretta.

La ricerca di uno skill che consenta di ascoltare i podcast di Ad alta voce non restituisce risultati utili

Ho provato anche a chiedere al servizio clienti Amazon, sempre efficiente e attento alle esigenze della clientela ma questa volta nemmeno lui ha saputo darmi indicazioni: “Nel caso specifico da te descritto in chat, in riferimento alla skill podcast Radio Rai Play, sono spiacente nel comunicarti che al momento tale skill non è proposta dalla relativa azienda nel nostro catalogo. Per maggiori informazioni sulle Skill di Alexa, consulta questa pagina“.

Nessuna indicazione utile nemmeno dal pur efficiente servizio clienti Amazon!

In teoria, l’app Alexa dovrebbe avere già integrati alcuni dei servizi musicali più famosi e utilizzati dagli utenti (Spotify, TuneIn, Deezer e Amazon Music), ma non ho trovato un modo agevole di lanciare una puntata specifica che mi interessa dei podcast della trasmissione RAI3 Ad Alta Voce, seppure questa sia presente sia in Tunein radio sia in Apple Podcast.

Andando a ricercare (dalla sezione Alexa Skill nel sito Amazon o dall’app Amazon Alexa) skill aggregatori che riproducono podcast di diversa natura: ci sono in particolare Podcast italiani e Apple Podcasts.

Quello di Tunein è già precaricato su tutti i dispositivi abilitati per Alexa e offre, agli ascoltatori, radio FM/AM, Internet radio e podcast gratuiti da tutto il mondo. Infatti, anche solo chiedendo “Alexa, apri Tunein“, Alexa riconosce il comando e risulta possibile anche richiedere di ascoltare stazioni radio/podcast specifici tramite quel canale (e.g. “Alexa, apri Radio Classica da Tunein“). Tra gli Alexa Skill, ma solo in quello statunitense c’è poi anche Tunein Live (vedi: How do I enable TuneIn Live on Alexa?) che consente l’ascolto dei contenuti di Premium TuneIn, inclusi i concerti in diretta della NHL, insieme alla copertura completa delle notizie da MSNBC, CNN, CNBC, Newsy e altro ancora.

In Podcast italiani non sono presenti i podcast di Ad Alta Voce desiderati. In Apple Podcasts invece sì: infatti, andando anche nel sito ApplePodcasts si ritrova proprio quello relativo Ad Alta Voce, sebbene contenga solo 56 episodi e quindi solo i podcast relativi alle ultime puntate.

Nel sito ApplePodcasts si ritrovavo anche gli ultimi podcast relativi alla trasmissione Ad Alta Voce
Nel sito Tunein radio si ritrovavo anche gli ultimi podcast relativi alla trasmissione Ad Alta Voce

Anche in Tunein radio ci sono podcast relativi a quella trasmissione, benché anche qui solo le ultime (20) puntate!
Tra l’altro, si noti che, dopo gli ultimi aggiornamenti di Chrome/Edge, dal sito tunein.com/podcasts non risulta più possibile ascoltare (almeno attualmente) i podcast, per cui risulta necessario installarsi l’applicazione su PC Windows o l’app da smartphone/tablet Android.

Dal sito tunein.com/podcasts non risulta più possibile ascoltare (almeno attualmente) i podcast, per cui risulta necessario installarsi l’applicazione su PC Windows o l’app da smartphone/tablet Android (1)
Dal sito tunein.com/podcasts non risulta più possibile ascoltare (almeno attualmente) i podcast, per cui risulta necessario installarsi l’applicazione su PC Windows o l’app da smartphone/tablet Android (2)
Dall’app Tunein Radio si possono salvare le stazioni podcast che uno preferisce: nell’immagine ne sono indicate alcune di rilievo (in inglese) per conoscere meglio Alexa. In particolare consiglio Echo Tips Podcast

Infatti, attivando lo skill Apple Podcast e quindi chiedendo ad Alexa:
Alexa, riproduci il podcast Ad alta voce,
viene trovato ed eseguito il podcast più recente di quella trasmissione. Analogamente chiedendole:
“Alexa, apri Ad Alta Voce da Apple Podcast”.

Analogamente si può ascoltare un podcast di quel programma anche chiedendole: “Alexa, apri Ad Alta voce da Tunein”.

Il problema che si incontra è comunque quello di chiedere di ascoltare un libro specifico e di quello la puntata desiderata!! Per default viene riprodotta l’ultima e uno può solo andare, per quanto ho sperimentato, avanti o indietro.
Insomma, per spostarsi tra le puntate relative a quel libro si può unicamente chiedere ad Alexa:
Vai indietro
Vai avanti
Stop

È vero che la volta successiva che si richiede, con il medesimo comando, di aprire un podcast di Ad Alta Voce, Alexa riprende esattamente dal punto in cui era arrivata la volta precedente e questo è assai comodo, … tuttavia non sembra davvero possibile effettuare una ricerca dei libri disponibili e ascoltabili e, in particolare, è una impresa assai ardua cercare di attivare direttamente una puntata desiderata di uno specifico libro!! Personalmente, dopo diversi tentativi, ho desistito!!


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Come allora si può fare per rendere più agevole l’ascolto di un libro specifico anche da parte di un anziano magari con difficoltà sia alla vista sia all’utilizzo di un PC?

Innanzitutto diciamo che, con una minima spesa mensile, può essere attivato il servizio Amazon Audible che consente di ascoltare centinaia di libri semplicemente poi chiedendo “Alexa, leggi [nome libro] e poi successivamente eseguire altri comandi come
Alexa, avanti veloce”,
Alexa, torna indietro”,
Alexa, stop”,
Alexa, pausa”,
Alexa, vai”,
Alexa, continua il mio libro”
=> vedi anche Leggere un libro Audible con Alexa.

Quindi l’interazione con il servizio Amazon Audible diventa assai agevole e semplice sebbene forse le letture di quei libri, seppure siano moltissimi, difficilmente eguaglino, a mio parere, quelle realizzate dagli attori professionisti che hanno interpretato i romanzi di “Ad Alta Voce“!!

Tuttavia, se uno non ha intenzione di spendere nulla, esiste comunque una soluzione utilizzabile per ascoltare qualsiasi podcast presente in Rete cioè raggiungibile tramite qualsiasi link web, anche eventualmente disponibile su un cloud (e.g. Google Drive, Amazon Drive, Dropbox) magari anche il proprio e non necessariamente pubblico bensì accessibile tramite le proprie credenziali.

Riferimento a un Podcast generico accessibile tramite un link anche eventualmente di un’area su un cloud privato

Si possono quindi creare o scaricare i podcast relativi alle diverse puntate di un libro letto (e.g. quelli di Ad Alta Voce) e collocarle su un proprio cloud, pubblicarlo sul proprio sito Web, generarne un RSS e, successivamente, distribuirlo gratuitamente su piattaforme come Spotify, iTunes o caricarlo su Spreaker o servizi analoghi … insomma on un qualcosa di banale! … oppure si può recuperare un link già esistente a essi che qualcuno ha già predisposto ☺. La soluzione più agevole è ovviamente quest’ultima se si trovano i link per tutte le puntate del libro d’interesse (l’elenco completo si trova in Ad alta voce – puntate – Rai Radio 3 – RaiPlay Radio e Ad alta voce – audiolibri – Rai Radio 3 – RaiPlay Radio).
Ad esempio, su Pod.casts esiste una sezione relativa proprio a quel programma radiofonico: benché non siano tutti, ma attualmente ce ne sono 167 episodi, quindi comunque non pochi, probabilmente gli ultimi in ordine temporale.

In Tunein ci sono solo le ultime 20 puntate di cui si può copiare la relativa URL.

Dal momento che si sono trovati gli episodi in podcast basta solo più renderli visibili da Alexa tramite lo skill My Pod (Mia Lista) che si può installare gratis e che consente appunto d’impostare un riferimento a podcast generici reperibili in Rete: fino ad un massimo di 10 link per volta, quell’utile skill si può utilizzare gratuitamente. Nel nostro caso quel numero può essere sufficiente in quanto rende agevolmente accessibili vocalmente 10 episodi per volta … e successivamente si possono poi modificare quei 10 riferimenti per poter sentire i seguenti episodi altrettanto agevolmente … 🙂

Alexa Skill My Pod (Mia Lista) che consente d’impostare un riferimento a podcast generici reperibili in Rete: fino a 10 link per volta quell’utile skill si può utilizzare gratuitamente

Come indicato nella descrizione e da me evidenziato con la freccia rossa nella figura precedente, per configurare quello skill con i riferimenti ai podcast d’interesse è necessario andare in https://www.mypodapp.com .

Si noti comunque che My Pod può supportare diverse tipologie di link: Supported Links – My Pod (mypodapp.com)

Dopo avere premuto il tasto Get started now (Inizia ora), viene chiesto di autenticarsi in Amazon e di avviare una procedura per collegare quello skill alle impostazioni che da quel sito web si effettueranno. Le volte successive verrà chiesto unicamente di consentire tale collegamento e viene specificato che “Puoi rimuovere l’accesso in qualsiasi momento visitando Il mio account su Amazon“.

Per inziare a configurare My Pod e collegarlo al proprio account Amazon, premere Get started now
Viene chiesto di autenticarsi in Amazon e di avviare una procedura per collegare quello skill alle impostazioni che da quel sito web si effettueranno. Le volte successive verrà chiesto unicamente di consentire tale collegamento e viene specificato che “Puoi rimuovere l’accesso in qualsiasi momento visitando Il mio account su Amazon
L’accesso ad Amazon del Alexa Skill My Pod può poi essere rimosso in qualsiasi momento andando in Il mio account sul portale Amazon

Sempre la prima volta, viene chiesto di accettare alcune clausole che non implicano costi:

la prima volta, viene chiesto di accettare alcune clausole che non implicano costi

A questo punto si può creare una Playlist e metterci dentro fino a 10 riferimenti a podcast disponibili in Rete:

Si può creare una Playlist e metterci dentro fino a 10 riferimenti a podcast disponibili in Rete (1)
Si può creare una Playlist e metterci dentro fino a 10 riferimenti a podcast disponibili in Rete (2)

Da Pod.casts si seleziona il podcast d’interesse (e.g. la prima puntata della lettura del libro La coscienza di Zeno) e si copia l’URL relativo a esso (facendo click con il tasto destro e selezionando Copia collegamento).

Da Pod.casts si seleziona il podcast d’interesse (e.g. la prima puntata della lettura del libro La coscienza di Zeno e si copia l’URL relativo a esso (1)
Da Pod.casts si seleziona il podcast d’interesse (e.g. la prima puntata della lettura del libro La coscienza di Zeno) e si copia l’URL relativo a esso (2)

Analogo discorso se invece si copia un podcast da Tunein:

In Tunein esiste una sezione relativa a diversi podcast del programma Ad Alta Voce (solo le ultime 20 puntate)

Si copia quindi quell’URL (e.g. http://mediapolisvod.rai.it/relinker/relinkerServlet.mp3?cont=niQ0pPpPlussUymqnGwoEPZinQ4YQeeqqEEqualeeqqEEqual o anche creativemedia3-rai-it.akamaized.net/podcastcdn/NewsVod/radiofonia/Radio3/13630009.mp3) e la si inserisce poi nell’apposita finestra relativa all’inserimento di un nuovo link associato a quella Playlist. Oltre all’URL si deve inserire anche un nome da associare e che sia facile da riconoscere per Alexa (e.g. La coscienza di Zeno 1). Infine si preme Add Link per rendere disponibile quel primo riferimento appena configurato.

Oltre all’URL del podcast si deve inserire anche un nome da associare e che sia facile da riconoscere per Alexa (e.g. La coscienza di Zeno 1) (1)
Oltre all’URL del podcast si deve inserire anche un nome da associare e che sia facile da riconoscere per Alexa (e.g. La coscienza di Zeno 1) (2)

Analogamente si può fare per successive 9 puntate (ricordo che gratuitamente di possono configurare in MyPod solo 10 link per volta):

Si possono creare gratuitamente fino a 10 link per quella playlist

A processo ultimato il collegamento dello skill si completa e viene mostrata la seguente pagina che indica anche come fare per richiamare quei podcast da un dispositivo Alexa:

Alexa, chiedi a Mia Lista di mettere [nome podcast, nel mio caso La coscienza di Zeno 1]”

Esistono ora 4 tipologie di servizi di Amazon Music: Dal 3 aprile 2020 è possibile accedere ad Amazon Music anche se non si ha un abbonamento ad Amazon Prime: prima di quella data quel servizio era incluso solo per coloro che avevano sottoscritto Amazon Prime, mentre ora il servizio incluso con quest’ultimo si chiama Amazon Music Prime.

  • Amazon Music Free dovrebbe permette (dal 3 aprile 2020) di ascoltare musica su Alexa senza abbonamento ma con annunci pubblicitari, così come accade anche per la versione gratuita di Spotify. Questo abbonamento permette di ascoltare solo musica in Playlist appositamente create per questo servizio: quindi si può scegliere di sentire una canzone specifica. Tuttavia attualmente la pagina Amazon Music: Ascolta musica gratis porta, in realtà alla medesima pagina di Amazon Music Unlimited per cui non so bene come venga ora gestito non potendolo provare avendo io l’abbonamento Prime.
  • Amazon Music Prime, compresa con l’abbonamento di Amazon Prime, permette l’ascolto di oltre 2 milioni di brani e migliaia di playlist.
  • Amazon Music Unlimited (1 terminale) (3,99€ al mese) permette l’ascolto di oltre 60 milioni di brani e migliaia di playlist per un solo dispositivo Echo/Fire.
  • Amazon Music Unlimited (con un costo in generale di 9.99€ al mese) permette l’ascolto di oltre 60 milioni di brani e migliaia di playlist.
  • Amazon Music HD (con un costo in generale di 14.99€ al mese) permette l’ascolto di oltre 60 milioni di brani in alta definizione e oltre 2 milioni di brani in Ultra HD (UHD), oltre mille brani in 3D su Amazon Echo Studio.
ORA: la pagina Amazon Music: Ascolta musica gratis porta, in realtà alla medesima pagina di Amazon Music Unlimited per cui non so bene come venga ora gestito non potendolo provare avendo io l’abbonamento Prime (1)
MESI FA (dopo il 3/4/2000): la pagina Amazon Music: Ascolta musica gratis visualizzava tale informazione

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Cavo magnetico per l’alimentazione/connessione dati di smartphone/tablet/notebook: una soluzione pratica e utile!

Tutti i connettori sono un punto fragile e soggetto a danni se si prendono colpi o vengono usati male. Diversi notebook di nuova generazione hanno ora un attacco USB-C per l’alimentazione oltre che per la trasmissione dati, analogamente a quanto già avviene da tempo per gli smartphone. Questo forse li può rendere più delicati anche se anche un mio PC di qualche anno fa, seppur alimentato tramite un attacco classico da computer, lo avevo dovuto far riparare proprio perché il connettore interno non faceva sempre un corretto contatto.

Esistono poi anche tablet che hanno un connettore magnetico, assai comodo da attaccare/staccare e senza poi rischiare di dare, con il tempo, problemi nel connettore. Si tratta comunque di tablet particolari, come ad esempio i Surface Microsoft fino al 2019, che richiedono un alimentatore proprietario e quindi inevitabilmente costoso. Probabilmente anche per questo motivo, l’ultimo modello di quella medesima linea di prodotto Microsoft, ha ora adottato anche lui un’alimentazione standard USB-C pur rinunciando così alla comodità che la precedente soluzione calamitata aveva.

Anche nei comuni smartphone, qualsiasi tipologia di connettore abbiano (micro USB, micro USB-C , Lightning tipico del mondo Apple), il connettore è un punto delicato e, a forza di mettere e togliere, può facilmente essere una causa di guasto … e si sa, un cellulare che non riesca più a essere alimentato con continuità deve necessariamente essere riparato o sostituito!

Ho da poco visto però che esistono sul mercato dei cavi che, pur attenendosi ai tre standard di fatto visti (micro USB, micro USB-C, Lightning), hanno introdotto la comodità tipica di un attacco calamitato.
Si tratta del Cavo Magnetico NetDot di 12th Generazione che viene in genere venduto in pacchi da tre con lunghezze anche differenti (e.g. tutti e tre lunghi 1m oppure di tre lunghezze differenti quali 1m, 1,5m, 2m). Ciascun filo viene fornito con tutte quelle tre le tipologie di connettore per cui risulta compatibile qualsiasi sia il connettore del proprio telefono/tablet/PC. Ciascun filo deve poi essere attaccato, dal lato presa USB, a un alimentatore idoneo per il dispositivo che si intende alimentare. Quella medesima presa USB può poi essere anche usata per connettere lo smartphone a un PC per un trasferimento dati.
Si noti che supporta una alimentazione fino a 18W che è sicuramente più che sufficiente per degli smartphone anche con ricarica rapida ma non lo è per altri dispositivi (e.g. Chromebook e ultimi Macbook)

Ciascun Cavo Magnetico NetDot di 12th Generazione viene fornito con tutte e tre le tipologie di attacco

Il magnete è molto forte per cui la connessione è sicura, tanto da poter sorreggere lo smartphone tenendolo dal filo!

Il Cavo Magnetico NetDot di 12th Generazione può essere attaccato/staccato agevolmente in ogni situazione

Quando risulta alimentato, la parte staccabile ha una illuminazione che rende l’estremità del filo ben visibile soprattutto al buio rendendolo, anche in queste condizioni, più agevolmente attaccabile/staccabile.

Il Cavo Magnetico NetDot di 12th Generazione ha una illuminazione che rende ben visibile anche al buio

Da specifica, la trasmissione dati che si riesce a raggiungere, ad esempio quando si connette con questo cavo lo smartphone a un PC, è di 480Mbps perciò non particolarmente veloce ma, per quella tipologia di trasferimento, è più che accettabile: infatti la quantità di dati da trasferire non è in genere elevata e inoltre l’utilizzo più frequente del cavo è per l’alimentazione.

La trasmissione dati, ad esempio quando si connette con questo cavo lo smartphone a un PC, non è particolarmente veloce ma per quella tipologia di utilizzo è più che accettabile

Attenzione di prendere quelle della generazione più recente in quanto ne vengono ancora vendute anche di generazioni precedenti che, pur costando praticamente lo stesso, non solo non sono compatibili con quelli delle ultime generazioni (per cui il connettore che si lascia nello smartphone/tablet/PC è diverso) ma soprattutto non consentono la trasmissione dati ma possono essere utilizzate solo per l’alimentazione, tipica invece dei connettori tradizionali e del nuovo modello di 12 generazione. Non conviene quindi assolutamente acquistare quindi quei prodotti di vecchia generazione in quanto può sempre tornare utile utilizzare quella porta anche per trasmettere appunto dati e non solo per ricevere l’alimentazione!

Per concludere, questi cavi che si attaccano magneticamente, evitando così di mettere e togliere continuamente il filo dal connettore del dispositivo, che alla lunga può danneggiasi, mi hanno decisamente convinto e ve li consiglio!

😉

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Google Maps introduce anche in Italia l’opzione bici nel calcolo di un percorso: purtroppo non tiene troppo in conto della presenza di piste ciclabili!

Non so quanti di voi si sono accorti della presenza di una nuova icona che è comparsa dal 10 /12/2020 all’estrema destra del menù che consente indicare il mezzo che si intende utilizzare per ricevere i percorsi più indicati.
Quell’icona mostra una persona in bicicletta e risulta perciò piuttosto esplicita sebbene risulti generalmente nascosta se si utilizza lo smartphone in portrait mode, in quanto più a sinistra ci sono le scelte che già erano presenti, vale a dire in macchina, con mezzi pubblici/treno, a piedi, con il taxi.
Certo sarebbe stato, a mio parere più opportuno non posizionarla come ultima scelta in modo da rendere subito ben visibile la sua presenza, tanto più ora che è stata appena introdotta e ben pochi ne sono a conoscenza di questa nuova funzionalità introdotta in Google Maps.
Se si posiziona invece ilo smartphone in landscape mode, tutte le voci di quel menù di scelta risultano visibili ma, comunque, anche nell’altra posizione più utilizzata, è sufficiente scorrere con il dito quel menù per far compare anche quella ulteriore nuova scelta che può tornare di utilità a chi, come me, utilizza generalmente la bicicletta per i suoi sp9ostamenti anche in città. Infatti non di rado alcuni tratti cliclo-pedonabili si rendono accessibili e il tragitto da percorrere si riduce anche di molto, soprattutto se può contemplare l’attraversamento del centro città. Ad esempio, nel seguito mostro come per giungere da un punto a un altro distante un 10km, quindi quasi dall’altra parte della città, i tempi di percorrenza con la bici risultino addirittura i più bassi, di poco rispetto alla macchina ma decisamente di meno rispetto all’utilizzo del mezzo pubblico più idoneo. D’altra parte, chiunque usi la bici in città lo sa bene che, in generale, molto spesso i tempi sono analoghi all’utilizzo di un auto e decisamente migliori nel caso si utilizzino dei mezzi pubblici. Tuttavia, questa può risultare ancora una “novità” per alcune persone e le indicazioni temporali realistiche che Google Maps fornisce direi sono un modo assai oggettivo per evidenziare al meglio questa realtà!!

Generalmente in una città i tempi di percorrenza se si utilizza la bici sono analoghi o migliori rispetto all’utilizzo di altri mezzi (e.g. auto, mezzi pubblici)

Purtroppo, almeno per ora, il calcolo dei percorsi suggeriti da Google Maps se uno utilizza una bici, si basano, sembra, esclusivamente o principalmente sui tempi di percorrenza e sulla possibilità di utilizzo di quel mezzo di locomozione in quel territorio e non tengono invece conto della presenza o meno di piste ciclabili . Spesso il loro utilizzo potrebbe invece essere assai utile anche a scapito di un maggior tempo di percorrenza. Infatti un percorso effettuato, almeno per la maggior parte, su piste ciclabili, risulta sicuramente più sicuro e rilassante!!

Ho provato infatti a cercare i percorsi suggeriti per andare da casa mia a Piazza d’Armi e neppure delle seconde scelte indicano un percorso che sfrutti al meglio tutte le piste ciclabili disponibili che in quel caso specifico si potrebbero prendere dove ho indicato con la freccia per poi percorrere tutto il percorso per intero su piste ciclabili! Solo in uno dei possibili tragitti alternativi suggeriti si ricongiunge con quella pista ciclabile ma non la sfrutta interamente.

Neppure delle seconde scelte viene indicano un percorso che sfrutti al meglio tutte le piste ciclabili disponibili (i.e. che parta da dove indicato con la freccia rossa)


Anche andando poi a ricercare le potenziali opzioni da associare al percorso, non risulta possibile specificare come preferenza un tragitto che contempli il maggior uso possibile di piste ciclabili … anzi permane come unica scelta quella di eventualmente richiedere di evitare traghetti!! 🙄

Come unica opzione presente indicando un tragitto in bici, c’è quella di evitare traghetti … e non la certo più utile di utilizzare al meglio le piste ciclabili disponibili!! (1)
Come unica opzione presente indicando un tragitto in bici, c’è quella di evitare traghetti … e non la certo più utile di utilizzare al meglio le piste ciclabili disponibili!! (2)

Nell’attesa che questo nuovo interessante servizio introdotto in Google Maps migliori prevedendo, ad esempio, anche quella opzione sicuramente molto appropriata, segnalo alcuni porta cellulari da bici che, se si utilizza questa funzionalità di navigazione, risultano non solo utili ma direi indispensabili per non dover operare in con una guida non consona e sicura (e.g. tenendo il cellulare in mano). Il loro costo è assai modesto e le funzionalità fornite sono davvero notevoli sia in termini di orientamento sia di sicurezza nel tener saldo lo smartphone. Alcuni, ancora più economici, fanno semplicemente uso di elastici per tenere saldo il cellulare, adattandosi agevolmente alle sue dimensioni. Infine, alcuni addirittura consentono di ospitare un powerbank (larghezza max 6cm e spessore max 2cm) in un apposito scomparo parallelo a quello che ospita il telefono, da collegare a quest’ultimo e consentire quindi una maggior durata i funzionamento, sicuramente indispensabile soprattutto se si percorrono diversi chilometri, in genere un’esigenza che si sente un po’ meno per tragitti cittadini. Ovviamente il cellulare deve esser impostato per non andare in powersafe dopo secondi/minuti ma deve mostrare sempre sul display il percorso, consumando ovviamente più la carica della batteria.

Esempio di modello di supporto che consente un agevole posizionamento del cellulare utilizzato come navigatore pedalando in bici/monopattino
Alcuni supporti, ancora più economici, fanno semplicemente uso di elastici per tenere saldo il cellulare, adattandosi agevolmente alle sue dimensioni
Alcuni supporti prevedono anche un vano per posizionare un powerbank da collegare al cellulare in modo da estendere la durata della sua batteria

Ovviamente, anche da PC con un browser si può andare sul sito Google Maps ed effettuare una ricerca del percorso migliore scegliendo come mezzo di locomozione la bici, sebbene risulti meno di utilità non potendo essere poi utilizzato come navigatore! Anche qui, comunque, l’unica opzione resa disponibile è quella di evitare eventualmente dei traghetti.
Tra l’altro ho notato che dal sito è presente anche l’opzione aereo mentre non è presente l’opzione taxi disponibile invece nella versione app su smartphone Android … strano!

Anche andando sul sito Google Maps si può effettuare una ricerca del percorso migliore scegliendo come mezzo di locomozione la bici
La modalità di locomozione Taxi è presente solo nella versione app di Google Maps

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Pass60 2020: speranze per una probabile estensione delle agevolazioni predisposte per i 60enni di quest’anno “particolare” … e considerazioni sulla rigidità e “strana” applicazione della scontistica nell’acquisto online dei voucher per gli abbonamenti Musei

Ebbene sì, … anch’io ho compiuto 60 anni lo scorso anno e ho ricevuto a casa la carta Pass60.
Si tratta di una pregevole iniziativa della Città di Torino che, come si recita nel sito Progetto Pass 60 2020, offre a tutti i residenti una tessera nominativa (allegata alla lettera inviata a tutti gli aventi diritto in quanto 60enni) che permette di accedere, gratuitamente o mediante il pagamento di una quota simbolica, a una varietà di opportunità culturali, sportive e ricreative come la possibilità di assistere a spettacoli teatrali ed a concerti, effettuare itinerari culturali e turistici, acquistare a tariffa agevolata l’abbonamento Musei Torino Piemonte, frequentare corsi e attività sportive.

Purtroppo il 2020 non è stato dei migliori e direi che ben pochi avranno, me compreso, avuto modo di sfruttare anche solo minimamente quella pretora di opportunità che quella carta consente ai neo 60enni!! Avendo teoricamente la validità di un anno solare e scadendo quindi il 31/12/2021, mi sono mosso per sapere se davvero avrei dovuto rinunciare a tutti i suoi vantaggi e magari almeno utilizzarla ancora per rinnovare la tessera musei che ho rinnovo da anni, anche se quest’anno non ho ancora rifatto per diversi motivi.

Con piacere ho ricevuto risposte che lasciano sperare per il meglio e che riporto nel seguito sperando di rendere felice anche qualche altro coscritto!!

Da pass60@comune.torino.it ho ricevuto conferma che “la Civica Amministrazione sta verificando l’opportunità di estensione del periodo di fruizione della tessera  PASS60 per gli aventi diritto nati nel 1959 che, a causa del lockdown non hanno potuto usufruire appieno delle opportunità offerte. A fine emergenza sanitaria, con l’avvio della ripresa lavorativa, sono stati contattati tutti gli Enti/Associazioni che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.
Pertanto, non appena possibile, il Servizio scrivente provvederà a comunicarLe quanto verrà deciso in merito all’opportunità da Lei rappresentata.
Con la presente si coglie l’occasione per ricordarLe, come riportato nella lettera ricevuta a suo tempo, che se intende ricevere informazioni su future opportunità o altre informazioni utili, può rispondere semplicemente a questa email confermando di essere interessato. Il suo indirizzo sarà esclusivamente utilizzato per informazioni istituzionali dal Servizio scrivente nel rispetto dell’art. 13 del Regolamento Europeo UE/2016/679
“.

Gentile risposta ricevuta contattando il progetto Pass60

Per ricevere informazioni in merito a eventi e opportunità di Sport e Tempo Libero per gli ultrasessantenni è possibile inviare una e-mail di richiesta indicando il proprio nome, cognome e numero tessera all’indirizzo: pass60@comune.torino.it .

Per ulteriori informazioni: Servizio Tempo Libero – Ufficio Iniziative Terza Età – Corso Ferrucci, 122 – tel. 011 01125833 – e-mail: pass60@comune.torino.it

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Una analoga gentile e cordiale risposta ho ricevuto contattando l’Associazione Abbonamenti Musei: “Buongiorno, in questo momento non può utilizzare il pass60, perché abbiamo sospeso le vendite e i rinnovi dell’abbonamento. Non si preoccupi che lo sconto scade il 31/12/2020. Alla riapertura dei musei verrà prorogata la possibilità di utilizzare il suo buono sconto“.

Il codice sconto presente sul Pass60 sarà ancora valido alla riapertura dei musei nel 2021 per l’acquisto di un nuovo abbonamento

Dal momento che in questo periodo natalizio è presente una promozione per acquisti online di voucher multipli, non nominativi, da convertire poi in abbonamenti alla prossima riapertura delle casse, ho domandato se fosse possibile acquistare ora online il voucher da 45€ (sebbene all’atto dell’acquisto indicato solo per gli over 65) da convertire poi in abbonamento personalmente alle loro casse e presentando il Pass60 con relativo codice sconto che porterebbe il costo dell’abbonamento proprio a quella medesima cifra. In tale modo, si potrebbe usufruire anche di uno sconto per il rinnovo della tessera per altre persone, ad esempio familiari o amici, per via della promozione in essere per il periodo natalizio.
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Ulteriore mia richiesta sulla possibilità di acquisto del voucher online da 45€ con la possibilità di usufruire dello sconto pubblicizzato per l’acquisto di un secondo biglietto

Tuttavia la loro risposta seppur gentile (mi hanno persino telefonato al numero di cellulare associato all’anagrafica del mio precedente abbonamento) è stata negativa in quanto, l’acquisto online di un voucher non è previsto per la promozione Pass60 e quella attualmente presente per gli over 65, seppur del medesimo prezzo di 45€, non è utilizzabile in quanto poi l’atto della conversione in abbonamento effettivo di quel voucher richiede di essere associato a un cittadino di almeno 65 anni.

Insomma, personale gentile e attento alla clientela, ma sistema di abbonamento assai rigido e con regole che trovo non sempre logiche anche nell’ottica d’invogliare all’acquisto più persone, ad esempio, anche solo più componenti di una medesima famiglia.

Ad esempio la promozione attualmente pubblicizzata prevede sì uno sconto del 25%, nel caso di più voucher acquistati, ma poi il sistema di e-commerce applica rigidamente questa regola senza una logica sensata per cui, provando a mettere nel carrello tre biglietti (caso tipico di una famiglia di tre persone: uno SENIOR, l’altro INTERO e infine uno YOUNG) lo sconto risulta inferiore dall’acquistarne in un primo momento solo due (e.g. SENIOR e INTERO) e poi solo successivamente il terzo, con un’altra transazione (e.g. YOUNG)!!
Per di più, in qualsiasi caso se uno valorizza, durante l’acquisto online, una delle forme di convenzione presenti, il minimo sconto generalmente previsto per queste ultime prevale sull’offerta attuale, per cui la convenienza risulta di molto inferiore a quella che si avrebbe non indicando alcuna convenzione!! 🤔

Se fossi stato in loro, la logica per invogliare a più acquisti soprattutto in famiglia l’avrei pensata diversamente, … anche solo nell’ottica di rendere più logica e chiara la scontistica applicata!!

Sconto di 11,25€ per l’acquisto di abbonamento INTERO e abbonamento SENIOR (totale 85.75€)
Sconto di 4€ per l’acquisto di abbonamento INTERO e abbonamento SENIOR se si è specificato convenzione (e.g. socio Coop) (totale 93€)
Sconto di 8€ per l’acquisto di abbonamento INTERO, abbonamento SENIOR e abbonamento YOUNG (totale 121€)

Insomma, la scontistica dipende molto dalla procedura che uno segue per effettuare l’acquisto online dal sito.
Infatti, non conviene assolutamente indicare di avere una convenzione e inoltre lo sconto maggiore si ottiene acquistando prima solo i due biglietti INTERO/SENIOR e poi, successivamente a parte, il terzo YOUNG, magari applicandogli una convenzione se possibile! 🤔
Perciò, attualmente per l’acquisto dei tre medesimi abbonamenti in oggetto si passa, a seconda della procedura che uno effettua, da un minimo di 113,74€ [(52 + 45 – 11,25) + (32 – 4)] a un massimo di 125€ [(52 + 45 + 32 – 4)] … o, qualora non si acquistino insieme tutti e tre e non si indichi alcuna convenzione, un valore intermedio di 121€ [52 + 45 + 32 – 8] assai prossimo a quello massimo! 🤐

Qualcosa nella logica di quel sistema di e-commerce mi sembra non torni … non solo come logica ma anche a livello di puro marketing!🙄

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Italia cashless: alcune domande che mi sorgono spontanee sia come tecnico sia come cittadino

Mi sembra di avere sufficientemente evidenziato, nei post precedenti dedicati a questo tema, che il sistema Italia cashless è un bel casino ! Ho impiegato più di un’ora di tentativi da parte mia per inserire le diverse tipologie di pagamenti cashless … io che penso di essere un “esperto” del settore.
Non oso pensare le difficoltà che incontra un cittadino generico, anche fosse uno laureato in discipline non tecniche!!!
Ripeto perciò alcune considerazioni già espressa in precedenti post:
l’app IO.it mi sembra ben fatta da un punto tecnico e ora, a poco a poco, seppur con il ritardo di una settimana (alquanto comprensibile per me che sono stato sviluppatore vista la complessità del tutto) i diversi malfunzionamenti sembrano risolti seppur permangano rallentamenti imputabili penso sia a verosimili “colli di bottiglia” con i sistemi si comunicazione messi a punto con i diversi gestori dei pagamenti cashless sia forse anche a un dimensionamento del backend che non ha tenuto conto dei possibili picchi nelle richieste, come ovviamente avviene inizialmente ed è avvenuto in questo primo periodo in cui molte sono state le richieste di registrazione al sistema … anche se mi aspetto che ce ne saranno verosimilmente ancora molti, dal momento che penso ben pochi abbiano a oggi terminato totalmente la configurazione richiesta!

Insomma un sistema complesso, ben realizzato sebbene forse con un backend sottodimensionato per sopportare picchi di traffico, ma comunque ben fatto e che quindi ha richiesto molto lavoro di progettazione e sviluppo. Che poi le procedure previste cozzino con la sua usabilità per una buona fetta della popolazione, da quel punto di vista puramente tecnico poco conta!

Nella sezione dell’app dedicata al cashback, l’apposito pulsante recita: “Attiva il cashback gratis“: ma è proprio così?
Quanto è costato alla comunità la progettazione e lo sviluppo di questo sistema che, come dettaglierò in seguito, secondo me è stato pensato senza tener conto di quei principi di democrazia e uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini?

Attiva il cashback gratis, recita il pulsante per iscriversi al programma: ma è proprio così?

Tuttavia il mio giudizio deve necessariamente tener conto di diversi altri aspetti che esporrò nel seguito.

Innanzitutto mi sembra evidente che le persone che, per motivi socio-economici, più di tutte avrebbero necessità di quel rimborso previsto dall’iniziativa governativa, sono quelle che ben difficilmente riusciranno ad attivare tutto l’ambaradan necessario, a meno che non ricevano per tempo un aiuto notevole da parte di qualcuno e non solo finanziario (e.g. fornitura e mantenimento di apparecchiatura idonea, magari anche non personale ma reso disponibile in luoghi pubblici). Ovviamente questo supporto dovrebbe provenire da istituzioni pubbliche e non si dovrebbe necessariamente contare su amici o parenti, come mi sembra invece stia attualmente avvenendo se si è fortunati.

Inoltre, anche come tecnico, mi viene proprio da domandarmi se l’informatica sia davvero al servizio della società e dell’uomo, se proprio è in grado di funzionare solo richiedendo tutte le procedure che ho descritto nei precedenti post dedicati al cashback. Personalmente penso che ci sia un modo diverso per utilizzarla … più utile socialmente e più “umana“!

Mi pongo e vi pongo i seguenti quesiti a cui cercherò di dare alcune mie risposte personali … potete ovviamente esprimere le vostre opinioni commentando questo post!

Era indispensabile richiedere una così pesante attività da parte di ciascun cittadino seppur nell’ottica giusta sia del tracciamento del denaro (e quindi ostacolare l’evasione fiscale) sia per motivi sanitari (i.e. evitare il contatto con i contanti notoriamente sporchi e portatori di potenziali malattie)?

Era indispensabile avere un così elevato livello di sicurezza nell’autenticazione da richiedere l’utilizzo dello SPID o della CIE? Non è ovvio che un cittadino che utilizzi metodi cashless desideri aderire al cashback previsto dal decreto ministeriale?

Tale cashback non poteva essere effettuato in modo automatico accreditando il rimborso su ciascuna specifica carta con cui era stato effettuato il pagamento? L’eventuale conteggio delle transazioni totali per verificare il superamento di una soglia predefinita (che si sarebbe, tra l’altro, potuta evitare d’imporre) non si sarebbe potuto realizzare anche qui automaticamente, interagendo unicamente con i gestori dei pagamenti cashless, sulla base del codice fiscale di ciascun cittadino.

Insomma, da un punto di vista tecnico credo davvero che un’operazione di cashback sui pagamenti cashless si sarebbe potuta effettuare con procedure tali da non coinvolgere minimamente il cittadino (se non forse per una opzionale notifica del proprio cashback in essere) bensì interagendo unicamente con i gestori dei pagamenti cashless (e.g. per ogni transazione di un cliente, il gestore di pagamento cashless chiede al sistema cashback di Stato un rimborso fornendo il codice fiscale del cliente che lo ha effettuato; una volta ricevuto tale rimborso – nelle misure previste dalle regole stabilite dallo Stato – tale gestore lo riversa poi al cliente stesso, tramite il medesimo suo sistema cashless. Sarebbe bastato – per burocrazia e non certo per necessità, in quanto chi non vorrebbe un rimborso in denaro? – che dall’app/portale del gestore del sevizio cashback ci fosse una sezione in cui il cliente chiede di aderire al programma per quel metodo di pagamento e ricevere sul medesimo il rimborso: d’altra parte già Satispay e Nexi lo fanno … anche se poi il rimborso avviene sul conto corrente con l’IBAN che il cittadino ha dovuto indicare nell’app IO.it che quindi si rende indispensabile attivare!!).

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P.S. 17/12/2020 – Ho ricevuto or ora una email da Satispay che recita: “Il Cashback di Stato non viene accreditato istantaneamente sul tuo account Satispay! Riceverai l’Extra Cashback di Natale a febbraio, direttamente sul conto corrente che vedrai indicato nella sezione “Cashback di Stato” all’interno dei Servizi dell’app“:


Analogo discorso per la mia carta di credito VISA del circuito Nexi, tramite l’app Nexi:

Anche con la carta Hype si può andare nella sezione cashback di Stato e abilitare con apposito interruttore tale tipologia di rimborso che viene eseguito direttamente sull’IBAN associato alla carta medesima:

Abilitazione del cashback di Stato sulla propria carta Hype

La partecipazione al cashback sembra non essere quindi necessariamente vincolata all’uso dell’applicazione IO, ma esistono anche dei sistemi alternativi messi a disposizione dagli Issuer Convenzionati: questi canali alternativi probabilmente sono destinati ad aumentare nel tempo e possono essere, ad esempio, app, siti di e-banking, servizi dedicati presso sportelli fisici. Oltre a Satispay, Nexy Pay e Hype personalmente sperimentati, ho visto anche che sono già preparati per il cashback di statro App Sella, App Postepay, App BancoPosta, Enel X Pay, YAP, Flowe e prossimamente BancomatPAY. Stranamente assenti sono per ora le carte rilasciate dalle stragrande maggioranza delle banche … 🤔

Sembrerebbe, perciò, che il rimborso delle spese sostenute pagando con Satispay verrà rimborsato direttamente sul conto corrente che uno ha indicato in Satispay per effettuare le ricariche/rimborsi e quindi il meccanismo di cashback esuli dall’uso dell’app IO.it e dalle sue impostazioni!!
Insomma il metodo che ho descritto come tecnicamente possibile per qualsiasi metodologia cashless, senza alcuna necessità di operazioni aggiuntive da parte del cittadino e con procedure per di più complicate che prevedono autenticazioni che lo sono altrettanto da ottenere ed utilizzare!!

Complicato è invece, in tal modo, sia il sistema per conteggio globale dei pagamenti cashless tenendo conto di tutte le metodologie possibili sia, sopratutto, capire bene dove il cashback previsto viene effettuato dal momento che ciascun metodo di pagamento può avere associato un IBAN differente da quello che uno ha indicato nell’app IO.it e di cui, come ho già evidenziato, si sarebbe benissimo potuto fare a meno, come d’altra parte anche l’uso di quella app almeno relativamente alla funzionalità relativa all’iniziativa di cashback di Stato!
Insomma, complicazioni affari semplici … e sviluppo, in quell’app IO.it, di funzionalità inutili oltre che complicate sia tecnicamente sia per un loro utilizzo da parte di un cittadino generico!

Tanto paga Pantalone …

Quello che più mi meraviglia non è solo il fatto che, per autenticare l’utente, questi sistemi non richiedano SPID o quant’altro bensì una semplice usuale password, ma soprattutto mi chiedo chi tenga a questo punto traccia del numero di pagamenti effettuati (per vedere se il numero minimo di transazioni è stato raggiunto) e quale sia il valore di quelli a cui spetta il cashback!! Sicuramente medesimo deve essere il backend con cui dialogano tutti i sistemi per sapere la esigibilità di un rimborso.

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