GTT: i trasporti torinesi rilasciano agevolmente un voucher per il mancato utilizzo dei mezzi pubblici causa Covid-19, da utilizzare per un abbonamento futuro entro i successivi 12 mesi dal suo rilascio

Si è visto nel precedente post come, con una modalità subdola “all’italiana”, chi gestisce l’abbonamento Musei ha fatto passare come libera scelta il devolvere i mesi persi per la chiusura dei musei durante il lockdown, mentre in realtà per molti è risultata un’imposizione essendo stata furbescamente impostata per default la scelta che più faceva loro comodo e minimizzato (dal 7 maggio al 30 giugno) il periodo in cui il cliente poteva eventualmente effettuare una scelta differente!

Diversamente da quel comportamento in linea di principio indubbiamente scorretto, la GTT che gestisce il trasporto pubblico a Torino ha invece scelto un ben diverso approccio, ben più rivolto alla clientela, che consente di richiedere fino al 31 dicembre 2020 un voucher, non cedibile ma utilizzabile dall’intestatario nei successivi 12 mesi alla sua emissione per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico del valore uguale o superiore al suo valore.

Un pulsante verde “RIMBORSI COVID-19” risulta ben visibile sulla homepage del sito GTT, consentendo di accedere alla sezione in cui è possibile inoltrare tale richiesta:

La procedura per effettuare tale richiesta risulta ben visibile sulla homepage del sito GTT

Entrando in quella sezione specifica, è sufficiente indicare i dati del possessore dell’abbonamento 2019-2020, caricare la foto sia del fronte/retro di un proprio documento d’identità sia della propria carta BIP, oltre che una ricevuta del pagamento di quell’abbonamento.
Si noti che, qualora quell’abbonamento sia stato pagato tramite il sistema e-commerce dello stesso sito Web GTT, quella ricevuta si può agevolmente recuperare autenticandosi e andando nella apposita sezione relativa agli abbonamenti acquistati: salvando sul PC quella ricevuta di acquisto dell’abbonamento 2019-2020, si può quindi caricare quel file nel modulo online di richiesta del voucher.

Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (1)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (2)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (3)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (4)

La compilazione è piuttosto agevole. Si noti, tuttavia, che è necessario tuttavia sia indicare la tipologia di attività che uno avrebbe svolto durante il lockdown sia inserire esplicitamente il numero di giorni d’inutilizzo dei mezzi pubblici (probabilmente tutti quelli del lockdown, quindi 69): diversamente viene segnalato errore e la domanda non viene inoltrata:

Domanda da compilare online per ottenere il voucher
Nel presentare la domanda del voucher è richiesto d’indicare esplicitamente anche il numero di giorni d’inutilizzo dei mezzi pubblici (probabilmente tutti quelli del lockdown): se non si inserisce quel dato la domanda non viene inoltrata e quel campo viene evidenziato in rosso per segnalare l’errore

Una volta accettato l’inoltro della domanda viene visualizzata sia una ricevuta stampabile sia viene inviata una email di presa in carico entro i successivi 30 giorni:

Ricevuta stampabile dell’avvenuto inoltro della richiesta di rimborso
Email di presa in carico entro i successivi 30 giorni

Insomma, tutto gestito in modo professionale, questa volta senza trucchi e senza inganni! 😉

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Abbonamento Musei Piemonte: una scelta scorretta quella di non prolungare in automatico il periodo degli abbonamenti in essere per un periodo pari alla chiusura per lockdown

Con mio stupore, non solo chiedendo ieri alla cassa di un museo, ma neppure telefonando al numero verde 800329329, mi è stato negato il prolungamento del periodo di abbonamento in essere per la tessera musei mia e quella di mia moglie, per via del lungo periodo di inutilizzo causa chiusura di tutti i musei per via del lockdown Covid-19.

Mi è stato riferito che non solo quel prolungamento non è stato impostato in automatico, ma che si poteva unicamente richiedere per un periodo molto limitato (dal 7 maggio al 30 giugno). A giustificazione di quel diniego, mi è stato addotto che tale unica possibilità era comunque stata pubblicizzata mezzo stampa e tramite la newsletter dell’abbonamento musei.
Sinceramente penso che in quel periodo non si era particolarmente interessati a leggere le newsletter che arrivavano nella nostre caselle di posta e che prevedere, per default, un prolungamento automatico del periodo di validità dell’abbonamento sarebbe stata non solo la cosa più corretta da fare verso la clientela in essere, ma anche una dimostrazione tangibile di solidarietà, a testimonianza che tale abbonamento ha come scopo principale quello di una diffusione e un apprezzamento della cultura del nostro territorio.

Che poi ora, nemmeno  richiedendolo formalmente tramite l’apposito numero verde, non si possa più avere, essendo scaduti dei termini temporali ridicoli stabiliti unilateralmente, è veramente disdicevole.
Non è poi una consolazione neppure l’aver diritto, come unica alternativa ancora possibile, a uno sconto sul prossimo rinnovo, essendo di fatto fittizio NON trattandosi di uno sconto ulteriore rispetto a quello che generalmente uno ha già per altri motivi (e.g. età, tessere varie quali Coop, AIACE, Teatro Stabile, Circolo dei lettori, Torino Spiritualità …).

Lo sconto sul prossimo rinnovo, ancora richiedibile a tutt’oggi, è di fatto fittizio NON trattandosi di uno sconto ulteriore rispetto a quello che generalmente uno ha già per altri motivi (e.g. età, tessere varie quali Coop, AIACE, Teatro Stabile, Circolo dei lettori, Torino Spiritualità …).

Faccio notare che molteplici sono state le attività culturali (e.g. teatri) e sportive (e.g. palestre) che, in automatico (senza perciò nemmeno doverlo richiedere espressamente), hanno prolungato l’abbonamento in essere dei loro clienti considerando il periodo di chiusura della loro attività per via del lockdown.
Persino la GTT, che gestisce il trasporto pubblico a Torino, per il mancato utilizzo dei suoi abbonamenti, consente di richiedere agevolmente (fino al 31/12/2020) un voucher utilizzabile nei successivi 12 mesi dalla sua emissione per qualsiasi forma di futuro abbonamento, come ho anche spiegato in un successivo post.

Penso quindi sia opportuno, non certo per il risparmio economico bensì soprattutto per il principio adottato, richiedere formalmente (scrivendo alla email info@abbonamentomusei.it) di avere ancora diritto a un prolungamento del proprio abbonamento per un periodo pari a quello in cui c’è stata la chiusura totale dei musei … anche se vi dico già che tale richiesta vi verrà negata tramite l’invio via e-mail di una risposta visibilmente predefinita, in quanto verosimilmente avranno dovuto rispondere a molteplici richieste analoghe nel corso di questi mesi!!!

È opportuno, per il principio, richiedere formalmente di avere ancora diritto a un prolungamento del proprio abbonamento per un periodo pari a quello in cui c’è stata la chiusura dei musei …
… anche se la risposta che riceverete sarà questa, chiaramente predefinita in quanto imagino avranno dovuto rispondere a molteplici richieste analoghe! 😦

Come abbonato da decenni, rimango profondamente dispiaciuto dalla scelta scorretta di chi gestisce tale servizio di abbonamento musei.
Con una modalità subdola “all’italiana”, citando decreti e quant’altro quando ben diverse sono state le scelte adottate da altri gestori (e.g. GTT, teatri, concerti, palestre), si è fatta passare come libera scelta il devolvere i mesi persi, mentre per molti è risultata invece un’imposizione, essendo stata furbescamente impostata per default la scelta che più faceva comodo a chi gestisce quel servizio e si è minimizzato per di più il periodo in cui il cliente poteva eventualmente effettuare una scelta differente, seppur entro la scadenza del suo abbonamento in essere!

Vista la risposta negativa ricevuta, per dimostrare il mio sdegno per un comportamento che reputo in generale scorretto e per rendere concreta la mia protesta, non mi resta che posticipare il prossimo rinnovo di almeno un numero di mesi pari a quelli il cui recupero mi è stato negato!

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Colgo inoltre l’occasione di lamentarmi per il fatto che diverse visite, incluse nell’abbonamento prima del Covid-19, ora inspiegabilmente richiedono un contributo economico ulteriore. Questo è il caso, ad esempio, delle visite a zone del Palazzo Reale generalmente chiuse al pubblico: si noti, tra l’altro, che quella tipologia di visite viene gestita da volontari che offrono gratuitamente le loro conoscenze e il loro tempo per una diffusione della cultura nella nostra città. Altrettanto dovrebbe cercare di fare l’abbonamento in oggetto ed ho trovato davvero inappropriata la richiesta di un ulteriore contributo economico proprio ora che si aggiunge al disguido subito dalla clientela per il lungo periodo di chiusura dei musei.
A tale riguardo stupisce poi anche la risposta fornita, ad alcuni amici, dal numero verde interpellato che ha negato che prima della chiusura per il Covid-19, quelle visite risultassero comprese nell’abbonamento Musei, cosa assolutamente falsa avendo io stesso diverse volte (nel corso del 2019 e addirittura a gennaio 2020) visto diversi locali (e.g. le cucine, la stanza dei principi, gli appartamenti reali) semplicemente presentando la mia tessera di abbonato!

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Come mostrare a video un documento Word in modo da visualizzare solo il testo a tutto schermo

Può essere conveniente talvolta mostrare a video un documento Word escludendo tutte le parti superflue, quali le voci del menù e le opzioni di editing e senza elementi di disturbo che magari possono riflettersi negli occhiali della persona di fronte al PC durante una registrazione video/videoconferenza magari proiettando anche tale testo.

Una prima possibilità è quella di cambiare i colori di sfondo dei programmi che fanno parte della suite Office, di default colorati diversamente a seconda dello specifico programma (i.e. blu per Word, arancione per PowerPoint, verde per Excel, rosso per Access, azzurro per Outlook, viola per OneNote), scegliendo una tonalità molto meno riflettente quale, ad esempio il nero. Si noti che, anche variando il colore dello sfondo di una finestra generica (e.g finestra di Esplora file) dalle impostazioni di Windows 10, il colore della caption bar dei programmi di Office rimane immutato e permane quello di default.

Anche variando il colore dello sfondo di una finestra generica (e.g finestra di Esplora file) dalle impostazioni di Windows 10, il colore della caption bar dei programmi di Office rimane immutato a quello di default (i.e. blu per Word, arancione per PowerPoint, verde per Excel, rosso per Access, azzurro per Outlook, viola per OneNote)

Si deve invece andare nelle impostazioni di uno dei programmi di Office, ad esempio di Word, e personalizzare il tema di Office in uso:

Tra le impostazioni generali, è possibile definire il tema di Office, impostandolo, ad esempio, a nero

In tal modo la captionbar diventa nera:

Captionbar nera impostando opportunamente il tema di Offici in Impostazioni -> Generale, sezione Personalizzazione della copia di MicrosoftOffice in uso

Si può quindi scegliere di Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra:

Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra (1)
Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra (2)

Si noti inoltre che ho preferito anche impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione. Per far ciò è sufficiente andare in Progettazione-> colore pagina e scegliere il tema nero

Impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione (prima)
Impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione (dopo)

Infine si noti che non deve essere impostato nessun colore relativamente al colore del tema relativo al testo, per cui, dopo averlo selezionato tutto (cntr+a) si deve impostare non il bianco bensì Nessun colore:

Con il visualizzazione in Modalità di lettura / Layout di stampa, si ha una suddivisione del testo in pagine:

Con il visualizzazione in Modalità di lettura / Layout di stampa, si ha una suddivisione del testo in pagine

Se invece non si vuole una interruzione nella visualizzazione del testo, si può allora impostare la visualizzazione in modalità Layout Web, prima di fare nascondere automaticamente la barra multifunzione:

Impostare la visualizzazione in modalità Layout Web per non avere una divisione a pagine del testo

Il risultato è il seguente, con il testo che può essere scorso con continuità tramite sia la scrollbar a destra sia con la rotella del mouse:

Risultato finale con il testo che può essere scorso con continuità tramite la scrollbar a destra o con la rotella del mouse

Se infine si vuole eliminare anche la scrollbar verticale che può disturbare e quindi lasciare solo la possibilità i scorrimento verticale tramite la rotella del mouse, si può escludere la sua visualizzazione impostando opportunamente una delle opzioni presenti in Opzioni di Word ->Impostazioni avanzate – Barra scorrimento verticale non selezionato

Opzione da disattivare se si desidera non visualizzare la barra di scorrimento verticale e quindi poter usare solo la rotella del mouse per spostarsi nel testo
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TObike: una bella iniziativa decennale che deve essere mantenuta nella bella Torino!

Devo ammettere che, avendo diverse biciclette e utilizzando questo mezzo di trasporto abitualmente per gli spostamenti in città, pur avendoci pensato più volte, non mi sono mai abbonato a TObike.

Tuttavia conosco diversi amici che da sempre lo utilizzano per gli spostamenti nel centro e perciò ho da sempre apprezzato quell’iniziativa ormai più che decennale che, soprattutto a suo tempo, aveva davvero dato una spinta all’utilizzo di questo mezzo di locomozione in una città che, per motivi storici, è sempre stata troppo legata all’auto anche per i piccoli spostamenti!

Purtroppo oggi non è possibile non notare il grande degrado sia delle poche biciclette rimaste sia, soprattutto, delle centraline di parcheggio, quasi tutte fuori servizio o addirittura divelte. Questa è la situazione delle postazioni di fronte alla Gran Madre, sicuramente tra le più potenzialmente gettonate, essendo in pieno centro e lungo il Po: nessuna bici presente, quasi tutte le postazioni fuori servizio e una addirittura divelta!

Postazioni di fronte alla Gran Madre: quasi tutte fuori servizio
Postazioni di fronte alla Gran Madre: una addirittura divelta

Anche per uno come me che, per il motivo che ho già indicato, non utilizza tale servizio pur apprezzandolo da sempre, una tale situazione di degrado non può che amareggiare anche per il decoro della città.

Ho letto alcuni articoli sul quotidiano La Stampa che affrontano tale problematica:

Altri articoli affrontano uno dei problemi di vandalismo che affliggono lo sharing:

Altri articoli ancora avanzano ipotesi di rilancio (seppure si tratti di articoli ormai datati di mesi …):

Nel seguito alcune mie considerazioni.

È indubbiamente vero che il vandalismo ha un costo non indifferente per lo sharing di servizi ed è stato uno dei motivi per il quale alcune società che offrivano il free floating di biciclette a Torino hanno ritirato la loro flotta e si sono spostate magari in altre città dove minore è questa piaga e quindi più sostenibile il loro business.
Tuttavia, in verità, personalmente ho visto principalmente biciclette di free floating distrutte da vandali e ben raramente quelle relative a TObike di cui invece ho notato semmai la vetustà dei mezzi e la loro mancata dovuta manutenzione. D’altra parte mi sembra molto logico che bici in sharing che possono essere lasciate ovunque, siano molto più suscettibili ad atti di vandalismo rispetto a quelle che devono essere parcheggiate dall’utilizzatore in postazioni fisse che potrebbero anche essere presidiate da opportune telecamere. Infatti, in quell’ultimo caso, se la bici non viene posteggiata opportunamente, il cliente (ben identificato) continua a pagarne l’affitto ed è resposnsabile della bici stessa.

Inoltre è vero che il free floating è, in generale, più comodo in quanto uno può lasciare la bici proprio sotto dove deve andare ma, soprattutto in centro, se le postazioni di presa-rilascio sono sufficientemente diffuse, direi che per i piccoli spostamenti il disagio per il cliente è davvero minimo, a fronte di una potenziale maggior sicurezza del parco bici e quindi del loro buon funzionamento.

Inoltre, siamo proprio sicuri che per il decoro della città, non sia meglio avere l’obbligo di posteggiare la bici in luoghi appositi ben distribuiti anziché avere bici in free floating lasciate ovunque, ad esempio in mezzo a un marciapiede o magari anche in un posto pericoloso che può creare addirittura dei danni anche solo per un po’ di vento che fa cadere il mezzo?

È vero, i monopattini e le bici a pedalata assistita sono forse più comodi e i primi forse meno ingombranti: ma siamo proprio sicuri che siano altrettanto ecologici e che siano poi così essenziali in una città come Torino, notoriamente molto pianeggiante? Insomma, piacevole e simpatico andare su un monopattino elettrico come gioco, ma non proprio indispensabile come mezzo di locomozione pur rimanendo sicuramente migliore la sua scelta rispetto a quella dell’auto!!

Infine, resta l’indubbio fatto che il costo per affittare una bici TObike, è molto minore di una altra qualsiasi forma di sharing alternativa dal momento che, dopo un abbonamento minimo di 25€ comprensivi di prima ricarica obbligatoria del valore di 5€, il costo di utilizzo è nullo per i primi 30 minuti (anche più volte al giorno) e per un utilizzo maggiore le tariffe sono davvero minime (e.g. prima e seconda ora 0,80€) … rispetto a 1€ a inizio noleggio e poi 0,15€ per ogni minuto (i.e. ben 10€ l’ora!!) della tariffa dei monopattini elettrici!!
Insomma un prezzo non indifferente, ragionevole dovendo sostenere i costi di ricarica e del consumo delle batterie, ma che non è certo, secondo me, conveniente per un utente se non per un utilizzo saltuario e principalmente per divertimento!

Insomma, il mio giudizio personale è che è sicuramente meglio possedere una bici e utilizzarla soprattutto per i piccoli spostamenti diurni in città, magari avendo due buoni lucchetti per fissare in sicurezza sia il suo telaio sia entrambi le ruote: è vero che i deficienti si attaccano anche alle selle, ma io da anni lascio la bici ben chiusa in posti non appartati e non ho mai subito furti o danni … di notte meglio un posto riparato chiuso!

Se uno non possiede invece una bici per diversi motivi, sicuramente meglio allora utilizzare un sistema come TObike che prevede stazioni di presa-rilascio gestite con prenotazione e che si possono potenzialmente rendere sicure mediante telecamere: ovviamente il servizio deve essere ripristinato in modo efficiente, con un numero di bici adeguato e rimettendo in funzione tutte le postazioni attualmente fuori uso.
Meno bici abbandonate ovunque, meno pericolo di vandalismi, meno costi di gestione e quindi anche meno spesa per il cliente che può spostarsi soprattutto nel centro città senza inquinare quasi gratuitamente!!

Penso che il disservizio creato in questi ultimi tempi abbia sicuramente portato a una drastica riduzione degli abbonamenti dei clienti TObike, che si sono visti abbandonati (e probabilmente anche presi in giro): se una ripresa ci sarà, e me lo auguro, si dovranno inizialmente compensare i disagi subiti dalla vecchia clientela con proposte allettanti che induca quella stessa a riconsiderare la nuova offerta.

Insomma: più mezzi, più manutenzione, più telecamere … ma anche più vigilanza sia delle forze dell’ordine sia dei cittadini stessi che devono denunciare gli abusi da parte di eventuali vandali.

Lunga vita al bike sharing, soprattutto a quello “semplice”, quasi a costo zero!!

P.S: ho comunque segnalato anch’io la situazione inaccettabile delle postazioni TObike scrivendo all’URP del Comune, sempre efficiente nel dirottare opportunamente le email che provengono dalla cittadinanza. Penso infatti sia importante che anche noi cittadini facciamo sentire il nostro disagio a chi di dovere in modo che sia sollecitato a provvedere al più presto. Questa volta quell’URP ha inoltrato la mia email a biciclette@comune.torino.it … attendo fiducioso una loro risposta, magari con qualche informazione in più rispetto a quelle ormai pubblicate da tempo sui quotidiani cittadini.

È importante che anche noi cittadini facciamo sentire il nostro disagio a chi di dovere, in modo che sia sollecitato a provvedere al più presto.

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Andrea Cerrato: un cantautore davvero particolare nel panorama musicale italiano odierno

Quest’estate, tra le programmazioni dell’Evergreenfest, al parco La Tesoriera di Torino, c’era il concerto di un cantautore astigiano a me allora sconosciuto. Sempre curioso di conoscere la musica e la personalità di nuovi cantautori, ho effettuato la prenotazione a questo spettacolo (tra l’altro gratuito!) come a diversi altri di quel prestigioso e interessante festival musicale/artistico organizzato annualmente dall’associazione Tedacà.

Chiedendo poi a mia figlia ventenne se poteva interessarle, ho già appreso che si trattava di un cantatuber assai conosciuto soprattutto tra i giovani avendo un canale YouTube molto frequentato in cui, oltre a suoi pezzi originali, presenta interpretazioni italianizzate di famosi brani internazionali, mantenendo nella traduzione il significato dei testi originali. Dopo avere ascoltato online alcune sue canzoni, mi ero già convinto che sarebbe valsa la pena vederlo dal vivo … ma sinceramente non avevo immaginato quanta energia e positività avrebbe saputo regalare un suo concerto!!

Nel seguito una foto che avevo fatto durante quel concerto del 1/8/2020:

Concerto del duo il 1/8/2020 al Evergreenfest a La Tesoriera, Torino

Ieri sera, l’ho rivisto in un altro concerto che la medesima associazione Tedacà ha organizzato, nell’ambito di alcune serate racchiuse sotto il nome di Evergreenfest cambio stagione, nella sua sede di Bellarte, in via Bellardi 116, dove esiste un interessantissimo punto di incontro culturale che propone diversi spettacoli/corsi (e.g. cartellone spettacoli teatrali).

Le canzoni che ha proposto al pubblico numeroso sono state quasi le medesime già cantate due mesi prima a La Tesoriera, sempre in duo con la brava e simpatica violinista Chiara Carrer, ma sono state riproposte con ancora più trasporto e coraggio per via di un tempo inclemente e di un freddo vento che ha addirittura divelto il telone dietro il palco che è andato a finire sui due suonatori: tolto quel telone per ovvi motivi di sicurezza, non è rimasto per loro nessun minimo riparo dalle intemperie! Nonostante ciò non hanno lesinato dei bis sebbene, sin da metà concerto, soprattutto Chiara addirittura tramasse visibilmente dal freddo. Spero veramente che non ci siano state conseguenze oggi per il freddo subito: avere anche solo un po’ di febbre in questo periodo di Covid-19 è davvero molto limitante in diverse situazioni!

Il duo all’Evergreenfest cambio stagione il 25/9/2020

Che dire di Andrea Cerrato e delle sue canzoni? Oltre l’indubbia simpatia e bravura nell’utilizzare il looper (sistema di effetti per strumenti musicali il cui scopo principale è dapprima la registrazione e poi la riproduzione continua di brevi frasi musicali) che gli consente anche da solo di presentare un brano dal vivo con molteplici fraseggi musicali, Andrea ha saputo scrivere canzoni davvero particolari e uniche nell’attuale contesto musicale nazionale, soprattutto relativamente ai testi: forse solo il cantautore attore Simone Cristicchi sa attualmente scrivere in Italia canzoni della medesima intensità! Infatti la musica, seppur saggiamente abbinata alle parole di ciascuna canzone e ben suonata, può anche non appassionare e non essere sempre eccelsa: le parole, invece, hanno davvero molto spesso un qualcosa di speciale che ti sa toccare dentro, come solo la grande poesia sa fare.

Piacevoli sono poi le interpretazioni di molte canzoni famose, ripresentate con il testo in italiano e talvolta anche saggiamente abbinate tra loro o con canzoni originariamente già italiane. Quest’ultimo è il caso del medley di una canzone di Sting (Englishman in New York) e di una di Lucio Dalla (Attenti al lupo):

Ecco alcune altre italianie:

Se quindi non conoscete ancora questo cantautore, vi invito non solo a visitare sia il suo sito https://www.andreacerrato.com sia il suo canale YouTube sia la sua pagina Facebook … ma soprattutto a vederlo dal vivo perché penso sia soprattutto in quella circostanza che sappia dare il meglio di sè!

Difficile poi dire se è più bello il primo o secondo disco che ha prodotto (grazie a una campagna di crowdfounding)!!

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Lascio nel seguito i link ad alcuni suoi brani pubblicati sul suo canale YouTube così che possiate farvi un’idea dello stile della musica/parole delle sue canzoni.
Nel seguito ho dovuto fare una difficile scelta in quanto difficile dire quale delle sue canzoni sono le più belle!! …

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Per finire, una curiosità che ho appena scoperto ricercando Andrea Cerrato sul Web. Ci sono diversi suoi omonimi di cui alcuni, da quanto leggo nelle loro biografie, devono essere anche loro persone speciali.
Ad esempio, c’è un Andrea Cerrato ballerino, specializzato nelle arti circensi che ha il sito http://www.andreacerrato.it (anziché quello del cantautore che è invece https://www.andreacerrato.com), … ce n’è anche un altro, studente torinese di economia che da tre anni vive negli States per un dottorato in Scienze economiche alla University of California, Berkeley, … c’è poi un blogger (forse la medesima persona?) che ha un sito su wordpress (https://andreacerrato.wordpress.com) …

Singolarmente si trovano sul web anche interessanti omonimi della brava e simpatica violinista Chiara Carrer che, dal suo profilo LinkedIn, si apprende da anni sia collabori con numerose orchestre classiche sinfoniche (e.g. Orchestra Filarmonica di Torino), sia insegni violino presso l’associazione “futuro musica” di Villafranca d’Asti, sia abbia suonato nell’ambito pop/ rock, in concerti con “il Volo“, Andrea Bocelli, Giorgio Moroder, Giovanni Allevi, PFM, New Trolls, Frei Wild. Ad esempio, esiste l’omonima illustratrice Chiara Carrer, bravissima soprattutto nelle pubblicazioni per bambini!

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Gli audiolibri del programma Ad alta voce sono ancora disponibili su RAI Play Radio?

Non molto tempo fa avevo utilizzato molto la vasta libreria gratuita di audiolibri presente su RaiPlayRadio relativa alle puntate della bella trasmissione Ad Alta Voce. Soprattutto per le persone anziane che non riescono più a leggere ma anche per chi deve passare tempo in macchina o ad attività manuali, è una preziosa risorsa essendo tutti bei libri letti molto bene. Oltre a consigliarlo a familiari ed amici, avevo persino scritto da tempo un post specifico al riguardo per pubblicizzare tale servizio.

Ora mi hanno fatto notare (ed ho verificato io stesso usando l’app RAIPlayRadio) che la maggior parte degli audio non è più utilizzabile e per alcuni viene indicato che non sono più ascoltabili per problemi di copyright! Ho incominciato quindi a preoccuparmi e a pensare che la S.I.A.E., preoccupandosi principalmente dei profitti e non anche di diffondere cultura, avesse probabilmente fatto una nuova vittima …

Videata che compare da un po’ di giorni cercando di ascoltare gran parte degli audiolibri presenti su RAIPlayRadio

Ho scritto quindi alla RAI per lamentarmi:

Ho provato poi ad accedere con il PC all’archivio degli audiolibri della trasmissione Ad alta voce e da qui ho notato innanzitutto che si vede fin da subito se ciascun audiolibro specifico è coperto da copyright o meno semplicemente posizionando l’icona del mouse su ciascuna immagine del medesimo.

Per motivi di copyright quell’audiolibro specifico, su cui si è posizionato il cursore del mouse, non è più ascoltabile

Quello che mi ha stupito è che il libro Il conformista di A. Moravia, sentito poco tempo fa, da PC lo riuscivo ancora a sentire accedendo alla sezione apposita del sito di RaiPlayRadio (sebbene quel sito fosse lentissimo, direi quasi inutilizzabile). Diversamente, dall’app RaiPlayRadio su smartphone mi veniva indicato anche quel libro non disponibile. Ho allora incominciato a pensare che ci fossero seri problemi di sovraccarico sul server che ospita quel servizio di audiolibri. Di fatto, i libri che risultavano effettivamente non ascoltabili per via del copyright risultavano invece una minoranza, diversamente da come avevo immaginato operando da smartphone, non riuscendo più ad ascoltare da quel dispositivo neppure libri che avevo sentito qualche mese fa.

Un audiolibro che sicuramente avevo ascoltato poco tempo fa risultava (con fatica) ancora disponibile solo operando da PC e non più da smartphone (1)
Un audiolibro che sicuramente avevo ascoltato poco tempo fa risultava (con fatica) ancora disponibile solo operando da PC e non più da smartphone (2)

Ho quindi riscritto alla RAI segnalando la stranezza e suggerendo la mia ipotesi:

Mi hanno gentilmente risposto dopo poco tempo: “Purtroppo si è verificato un guasto agli apparati elettrici che hanno provocato il crollo di alcune risorse della rete. I nostri tecnici stanno lavorando senza sosta per il ripristino“.

La impossibilità di sentire gli audiolibri di Ad alta voce di RAI Radio 3 è temporanea e imputabile unicamente a sopravvenuti problemi tecnici

Meno male … incominciavo a temere si trattasse di qualcosa più permanente … seppure il disservizio stia durando ormai da diversi giorni!! 🤔😒

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P.S. 1/10/2020 – Ho ascoltato ora un audiolibro e constatato che tutti i problemi tecnici sono stati risolti!!

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Villanova Mondovì: bella passeggiata per il sentiero della storica via crucis sul monte Calvario

Molteplici sono le camminate che si possono fare a Villanova Mondovì. Seppur semplici, sanno regalare paesaggi stupendi, belvedere su tutta la vallata, oltre a mostrare inaspettati gioielli artistici e storici.
In un vecchio post del 2012, che ti invito a visitare, già avevo parlato di alcune di queste bellezze, in primis sia della stupenda chiesa di Santa Caterina del 1300 sia del Santuario di Santa Lucia:

In questo post mi soffermo sul percorso che conduce in cima al Mondolè, generalmente indicato come Monte Calvario per via dei piloni che raccontano le fasi della crocifissione di Gesù, collocati lungo un percorso per la gran parte ancora sentiero, seppure la cima risulti raggiungibile anche per un’altra strada asfaltata.

La croce presente quasi in cima è datata 1900-1901, mentre uno dei piloni iniziali, quello della condanna di Gesù (probabilmente il più bello), riporta la data 1923.

Iscrizione alla base della croce collocata in cima al Mondolè
Iscrizione alla base del pilone su La Condanna di Gesù

Si tratta di un percorso abbastanza agevole che richiede anche meno di mezz’ora se si cammina di buona lena … ma comunque molto piacevole! Purtroppo si deve evitare di percorrerlo durante il periodo di riproduzione delle processionarie che da anni infestano il bosco di pini, in quanto anche evitandole, si rischia di tornare con eritemi 😦
Il loro nome nasce dall’abitudine delle larve di spostarsi in rigorosa fila indiana, formando una sorte di “processione” che talvolta si estende anche per diversi metri di lunghezza, per cui è assai facile vedere quando risultano attive e conviene desistere dall’effettuare la passeggiata lungo il sentiero sotto la pineta. Anche se non è sicuramente facile, purtroppo non si è fatto molto per eliminarle, sebbene abbia letto che la disinfestazione è obbligatoria in Italia, per legge, dal 2008.

Nel seguito mostro il percorso che contempla anche di arrivare sia a Caporale (dove, oltre al bel paesaggio senza la vista di nessuna abitazione, esiste anche un ristorante sapientemente ricavato da una vecchia cascina) sia alla cappella di San Bernardo (tristemente spostata dalla sua collocazione originale, una posizione con vista stupenda sulla valle, in una fossa ai margini del sentiero che porta al Santuario di Santa Lucia).

Il percorso l’ho tracciato con viewranger e puoi agevolmente ripercorrerlo cliccando sul seguente link: https://my.viewranger.com/track/details/MTU4OTg1NzI= .

Nella versione Web, visualizzabile tramite qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge, Internet Explorer, Safari, Firefox), sono presenti lungo il percorso anche dei pushpin associati alle foto che ho scattato lungo il percorso, tra cui quelle relative tutti i piloni presenti: è sufficiente selezionare ciascuno per avere visualizzata l’immagine associata:

Percorso, tracciato con viewranger, agevolmente ripercorribile cliccando sul seguente link: https://my.viewranger.com/track/details/MTU4OTg1NzI=

Anche da un browser sul cellulare, agevolmente trasportabile durante una camminata, è possibile accedere alle medesime informazioni ed eventualmente lanciare con l’app gratuita anche il navigatore associato a quel percorso. Purtroppo nella versione app su smartphone di ViewRanger, la mappa non presenta i pushpin associati alle foto che si possono così solo scorrere senza un preciso posizionamento sulla cartina a dove si riferiscono (cosa invece possibile andando sulla versione web raggiungibile sa browser sia da PC sia anche da smartphone).
NOTA BENE: se uno ha installato l’app ViewRanger sul proprio smartphone, selezionando il link di un percorso, questo viene visualizzato per default aprendo automaticamente quell’app che consente ripercorrerlo ma che mostra le foto senza una loro collocazione specifica: per cui, se si desidera invece vedere la posizione sulla cartina degli scatti relativi alle foto associate, deve essere aperto manualmente il browser del telefonino e deve essere inserire l’indirizzo URL della traccia direttamente nella sua barra di ricerca).

Visione del percorso su un browser del cellulare
Visione del percorso dall’app View Ranger (1)
Visione del percorso dall’app View Ranger (2)

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Ho registrato anche quest’altro percorso, sempre con ViewRanger, in modo che sia agevolmente ripercorribile da questo link. Anche in questo caso potete vedere, andando su quel percorso, delle fotografie associate in diverti punti: la passeggiata parte a destra del pilone de La condanna di Gesù ed è ancor più semplice essendo quasi del tutto in piano, pur offrendo comunque splendidi panorami campestri.

Altro bel percorso in piano su sentieri di Villanova Mondovì – Branzola agevolmente ripercorribile da questo link

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Ecco il video che ho realizzato con il mio smartphone montato su uno stabilizzatore gimbal: ripercorre, in andata e ritorno, il solo tragitto dalla chiesa di S. Caterina alla cappella del S.S. Crocifisso, passando per la via Crucis di Monte Calvario.
Come sempre, alcuni particolari si notano solo durante il tragitto di ritorno …

Andata e ritorno … perché, come sempre, ciò che ti sfugge salendo lo scopri scendendo! Dalla chiesa di S. Caterina alla Cappella del S.S. Crocifisso, passando per la via Crucis di Monte Calvario (Villanova Mondovì – CN)

Puoi anche vedere, tramite questo link, la foto a 360 gradi del pilone La condanna di Gesù di Carlo Morgari del 1927:

… ricomposta in 2D:

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Nel seguito ho inserito due scatti che mostrano il paesaggio idilliaco che si presenta a chi visita Caporale, a poche centinaia di metri oltre la cappella del S.S. Crocifisso:

Paesaggio idilliaco da Caporale (1)
Paesaggio idilliaco da Caporale (2)

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Invece, nel seguito mostro il paesaggio, antitetico e inquietante, a pochi passi dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 (per poter procedere agli scavi di una cava) da in cima a una montagna, con vista sulla valle, a una fossa desolata e triste.

Per di più, un cancello, inappropriato quanto inutile, impedisce da anni la visione dell’interno della cappella, neppur dalle sue finestre. In questo vecchio post puoi ancora trovare altre fotografie della cappella quando si trovava nella sua bella posizione originaria, perennemente aperta e visitabile … senza che mai, nei secoli, ci fosse stato alcun atto vandalico.
Si può proprio dire, senza paura di essere smentiti, che l’unico atto vandalico perpetuato da sempre nei suoi confronti sia stato quello compiuto nel 2004 con il suo ricollocamento in quell’orribile posizione, per puri vantaggi economici.

Paesaggio inquietante dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 da in cima a una montagna (su vista sulla valle) a questa fossa desolata (1)
Paesaggio inquietante dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 da in cima a una montagna (su vista sulla valle) a questa fossa desolata (2)
Un cancello, inappropriato quanto inutile, impedisce da anni la visione dell’interno della cappella, seppur anche solo dalle finestrelle frontali
“Belvedere” dalla cima della montagnola presente a pochi metri dal retro della cappella di San Bernardo

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Satispay: un piccolo Davide (made in Italy) che, pian piano, si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia

Fino a qualche settimana fa, in verità, non avevo preso in considerazione d’installare e utilizzare Satispay.

Per le compere al supermercato e nei negozi, la carta di credito va più che bene e, con programmi di affiliazione, tipo quelli proposti dalla Nexi-CartaSi, a ogni pagamento fatto con carta ti vengono aggiunti addirittura dei punti per avere un qualche omaggio, … seppur dopo anni di utilizzo!
Per gli acquisti online sia PayPal sia la carta di credito, magari una ricaricabile tipo PostePay, consentono di acquistare ovunque, mentre con Satispay ci sono almeno attualmente limitazioni, sebbene stia crescendo il numero dei negozi online che lo contemplano come possibile modalità di pagamento.
Infine, per promozioni, raccolte punti, gestire carte di affiliazione, le app installate sul mio smartphone sono già molteplici (e.g. CamCard, MyPushop, Perte Plus, iCoop Mobile).
Avevo anche tempo fa provato a utilizzare Cashback World un sistema che prevedeva un cashback sugli acquisti effettuati nei negozi pubblicizzati dal loro portale … ma poi, usandolo concretamente, non mi aveva convinto più di tanto e ho quindi desistito nel farne uso!! (vedi Cashback World: una possibile alternativa al predominio Amazon che può restituire al cliente parte dei soldi spesi per la pubblicità?)

Ma quando compri piccoli importi dal giornalaio, dalla panetteria, dal gelataio o da qualsiasi altro piccolo rivenditore?
Sì, è vero, esistono anche altri metodi a tale scopo che tuttavia non hanno saputo espandersi così tanto come Satispay e rendere il loro utilizzo così semplice e immediato sia per l’acquirente sia per l’esercente. Ovunque ti trovi, quando lanci la sua app, l’elenco dei negozi vicini a dove uno si trova e che lo contemplano come mezzo di pagamento sono davvero molti e non includono solo supermercati, ristoranti ma soprattutto piccoli negozi e attività!
Insomma, Satispay ha saputo coprire un’esigenza sentita da tutti anche per i micropagamenti e che risulta addirittura più semplice dell’uso di una carta prepagata (oltre a essere del tutto gratuito per il cliente, ricarica inclusa!).

Soprattutto ora che, per via di potenziale contagio, meno si toccano i soldi meglio è, sicuramente è una modalità di pagamento da considerare in quanto semplice, con poche regole chiare e altrettanto semplici: insomma senza trucchi senza inganni!! Personalmente apprezzo anche il fatto che sia una iniziativa italiana, tra l’altro nata dall’idea di ragazzi delle mie parti (Piemontesi in provincia di Cuneo): come riportato in Wikipedia, già nel 2012 avevano notando che in Italia molte attività commerciali rifiutavano ancora i pagamenti con la carta di credito, specie per piccole somme, e costringevano quindi le persone a dover usare i contanti per effettuare i pagamenti, ed hanno perciò deciso di cercare una soluzione alternativa … ed effettivamente ne hanno trovata una davvero efficace. La sua grande diffusione esponenziale ne è una evidente prova.

Come si utilizza l’app Satispay per ciascuna funzionalità prevista è inutile che io lo spieghi in questo post, in quanto basta vedere i brevi video (tra i molti) creati da Satispay stessa, sebbene le procedure siano talmente intuitive che, almeno per chi ha familiarità con l’informatica e i mezzi di pagamento, può essere persino superfluo vederli.
Ho evidenziato il grassetto quelli che descrivono i servizi che personalmente reputo di maggiore utilità:

Esistono poi funzionalità anche originali, anche se non a tutti possono interessare:

Tutti questi servizi sono quasi tutti completamente a costo zero (eccetto il pagamento del bollo auto/moto, bollettini postali e bollettini della Pubblica Amministrazione che costano di commissione solo 1€, penso quindi meno che con qualsiasi altra modalità).

Ci sono poi video che mostrano le semplici procedure che consentono di modificare le proprie impostazioni, come ad esempio il quantitativo di denaro che uno intende precaricare settimanalmente (i.e. budget): si noti che se si decide poi di non utilizzare più Satispay perchè non lo si è trovato utile, basta impostare il valore del budget a zero in modo tale che, alla ricarica successiva (i.e. la domenica sera), tutto l’importo che uno aveva presente su Satispay viene rimesso sul proprio conto corrente. Infatti, come sempre prevede la procedura di ricarica settimanale dal proprio conto corrente, se esiste una differenza in eccesso rispetto a quanto indicato come budget, quella somma viene accreditata sul proprio conto corrente.

La cosa che ho trovato interessante è che esistono elencati come esercenti anche grossi supermercati (e.g. PAM) e anche in quel caso per pagare basta selezionare quell’esercente specifico, inserire esattamente l’importo che il cassiere ti ha indicato da pagare e premere il tasto invia. La procedura prevede che la cassa che è in quel momento in attesa del pagamento di quell’importo preciso, lo considera come pagamento valido. Infatti la probabilità che in un supermercato, anche di una sua filiale grande, più casse siano in attesa in quel momento di pagamenti di un medesimo importo è assai improbabile, … seppure sicuramente la procedura pensata dagli sviluppatori di Satispay contemplerà come procedere anche in questo caso limite seppur assai improbabile! Se poi il cliente alla cassa digita l’importo errato, questo verrà rifiutato (a meno che sia proprio un importo identico a un altro utente che sta pagando in quel momento con Satispay, … ma allora si è davvero sfigati!!) e lo potrà così reinserire corretto.

Sebbene anche con Paypal esistesse la possibilità d’inviare gratuitamente piccole somme di denaro a un altro utente, ora con Satispay tale operazione risulta ancora più semplice se uno ha tra i propri contatti del telefono quella persona (Come inviare denaro ad un amico) ed esiste anche la modalità con cui il denaro inviato si presenti sotto forma di regalo (Come inviare una busta regalo).

Interessante è poi la possibilità di ricevere un cashback da parte di alcuni esercenti che lo hanno definito come meglio desiderano: in questo modo si fanno pubblicità e molto probabilmente vengono preferiti, rispetto alla concorrenza, da potenziali clienti. Infatti, nell’elenco di alcuni esercenti elencati, ad esempio tra quelli vicini di una certa categoria, può essere indicato se viene previsto uno sconto (e.g. 5%, 10%, 20%): questo può essere applicato magari solo la prima volta che si paga con Satispay in quell’esercente oppure anche essere incrementale nei successivi pagamenti sempre con la medesima modalità. Tra tutti gli esercenti vicini, semplicemente premendo sull’apposito pulsante in alto, è possibile poi filtrare quelli che prevedono una qualche forma di cashback, Ho notato, ad esempio, che anche diverse farmacie offrono questi vantaggi per i pagamenti dei propri clienti che usano Satispay.

Cashback da parte di alcuni esercenti se uno paga con Satispay

Infine, come ciliegina finale per invogliare sia a effettuare il passaparola sia a invogliare un amico ad aderire a Satispay, hanno ovviamente pensato a una procedura che preveda un codice promozionale che ciascun utente Satispay può generare e passare ad amici/conoscenti con il quale il nuovo iscritto riceve una carica regalo iniziale di 5€ (da spendere entro 10 giorni dall’attivazione del proprio nuovo account) e chi lo ha fornito tale codice si ritrova 2€ in regalo di bonus (solo se l’amico ha completato tutta la procedura di attivazione entro 10 giorni). Tuttavia, ciascun utente consumer può avere solo 15 bonus, penso per differenziare un cliente consumer da uno business (e magari evitare chi potrebbe approfittarsene): un seppur piccolo ringraziamento per il passaparola effettuato, comunque sincero!

Se ti è servito questo post, vuoi iscriverti a Satispay e desideri supportare questo blog, puoi utilizzare come Promo Code ENZOCON: tu otterrai comunque il bonus di benvenuto di 5€ ed io (per i primi 15 che lo utilizzeranno) i 2€ previsti!
😉

Dopo avere premuto https://www.satispay.com/promo/ENZOCON, inserito sia il Promo Code ENZOCON e il proprio numero di cellulare, premere il tasto rosso Invia.

Iscrizione a Satispay utilizzando il codice promozionale ENZOCON: https://www.satispay.com/promo/ENZOCON (1)
Iscrizione a Satispay utilizzando il codice promozionale ENZOCON: https://www.satispay.com/promo/ENZOCON (2)

Durante l’attivazione dell’app Satispay ti verrà chiesto, oltre al codice promozionale e al numero telefonico, d’inserire la tua email che verrà verificata tramite l’invio di un codice di verifica di sei cifre.

Codice di verifica per confermare l’email inserita nella registrazione a Satispay

Dovrai quindi inserire i tuoi dati anagrafici compreso il codice fiscale e domicilio, fotografare il fronte e il retro di un tuo documento (e.g. carta d’identità, patente), scattarti la foto del tuo viso, indicare l’IBAN da associare. Si noti che il tempo di attivazione non è immediato ma anzi richieda diversi giorni (e.g. può essere anche 2 settimane! Puoi comunque sempre sollecitare scrivendo a support@satispay.com) in quanto devono essere effettuate le dovute verifiche della tua nuova utenza da parte di personale Satispay.

Mail che si riceve quando si inoltra la richiesta di adesione a Satispay


Solo al ricevimento di una email che il nuovo account è stato attivato, si potrà procedere.
ATTENZIONE: anche una volta ricevuta la email seguente, relativa all’accettazione della tua utenza da parte di Satispay, come indicato nella stessa, è necessario “aprire l’app, accettare digitalmente i contratti e definire il budget con cui iniziare.

Mail che si riceve (dopo diversi giorni, anche due settimane) quando la richiesta di adesione a Satispay è stata accettata

Perciò, dopo avere lanciato l’app, si deve cliccare sulla striscia rossa in alto che indica che manca solo un passo a poter effettivamente utilizzare Satispay, spuntare entrambi le accettazioni del contratto indicate, e quindi andare decidere l’importo che si desidera avere precaricato settimanalmente andando nell’apposita sezione di definizione della ricarica del budget. La ricarica indicata viene effettuata con i tempi bancari (1-2 giorni) e da quel momento in poi si ha finalmente la possibilità di pagare effettivamente con Satispay!! Il bonus di benvenuto di 5€ verrà accreditato dopo l’impostazione di tale budget.
Insomma qualche giorno di attesa prima di poterlo usare come metodo di pagamento, ma penso ne valga la pena!

Se infine sei incuriosito su qual è il business di Satispay, puoi vedere questo loro video, dove in pratica si dice che il loro guadagno principale è sostanzialmente nelle commissioni richieste all’esercente, peraltro molto basse rispetto a quelle richieste da altri metodi elettronici di pagamento come quello delle carte di credito e questo ha sicuramente favorito la sua rapida diffusione.
Insomma un piccolo Davide che, pian piano si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia!!

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What to do if Windows 10, update 2004, stalls at 31%, 61% or whatever percentage!

I have a Surface Pro 6, 1796 i7 model and finally I received (about 10 days ago) the eligibility to be updated to Windows 10, 2004 release.
All the other older PC got updated months ago and finally even this new one seemed to be updatable!! I found that strange being the Surface a Microsoft product but that’s it …

I first tried to do the update using the normal way, that is the Windows Update button available in Settings -> Windows Update … but the process stalls at 61%.

I found, in the Microsoft Community site, several people that had problems with Windows 10 updates, even for the 2004 version. Most of them had the same problem of a stall at 31% or 61% (e.g. Microsoft Community – Update 2004 stalls at 61%; Microsoft Community – Windows 10 2004 Update is stuck at 31%).
Several were the possible ways suggested by MVPs and other users (e.g. Microsoft Community – Reinstallazione IN PLACE di Windows 10) but no one of them worked for me.
Most people succeeded to update using one of the direct Windows update procedures available on this SW download Microsoft site. With the Update now button, my update nearly ended but then it stalled at 99%!! With Download tool now of the Create Windows 10 installation media section, the installation stalled at 31%.

I tried both to run the Windows Update troubleshooter and to disable all the not Microsoft services (Run msconfig), to delete all temporary file (e.g. Run temp and Run %temp%) … nothing! If you disable not Microsoft services, remind enabling then again …

Windows Update troubleshooter in Settings -> Problems solutions [IT: Impostazioni -> Risoluzione problemi]: it wasn’t a solution for my problem!
Disabling all non-Microsoft services (Run msconfig): it wasn’t a solution for my problem!
If you temporarily disable some services at the startup, remind enabling again (e.g. auto start OneDrive)
Run temp and delete all found files: it wasn’t a solution for my problem! … but it is always useful to free disk space! 🙂
Run %temp% and delete all found files: it wasn’t a solution for my problem! … but it is always useful to free disk space! 🙂

As said also in this article, “On Windows 10, when you start noticing random errors, problems booting up, or features not working as expected, there’s a good chance that one or multiple system files might have gone missing or corrupted for unknown reasons. Usually, problems with system files could occur as a result of an issue installing a system update, driver, or application, or while making changes to the installation manually. If you happen to come across this issue, you can use the Windows 10 System File Checker (SFC), which is a command-line tool designed to scan the integrity and restore missing or corrupted system files with working replacements“. So I tried also to run, in the PowerShell (Administrator), the C:\WINDOWS\system32> sfc /scannow command … but no integrity violation was found.

Run, in the PowerShell (Administrator), the C:\WINDOWS\system32> sfc /scannow command … to check for possible integrity violation.

Then I contacted by phone the Microsoft assistance (see, for an Italian support, https://www.microsoft.com/it-it/contact.aspx : currently the phone is 0238591444, from Italy) and, as always, finally they found a solution! Anyway this time I had to phone twice because, as sometime happens using a call center, the provided service depends on the operator. The first one, even he was very kind, as soon as he realized that my Windows 10 Pro license was a MSDN developer one and not the Home one I had originally on my Surface, he told me that they offer assistance only to consumer users and gave me the following link to find out a solution by myself (docs.microsoft.com/en-us)!!
On the contrary, the second time I contacted the call center, I found a very kind guy who took the control of my PC using the Quick Assistance tool (see my post Quick assistance app: a further easier way to provide/give remote assistance in Windows 10), and did several attempts. More times the installation stalled at some percentage: however, he didn’t give up and finally he suggested me to disconnect all devices even if my Surface was only into its docking station and connected to a second display through a Mini DisplayPort to HDMI adapter.
This solved the stall problem, most likely disconnecting the second display via the adapter!

Note that he suggested downloading locally the Windows ISO file choosing the Download tool now button in the Download Windows 10 Microsoft site, then downloading the MediaCreationTool2004.exe file and running it selecting the second option, that is to create an installation support in order to download on your desktop the Windows.iso file: in fact, if you choose the first default option (Update PC now) if you have an unstable network connection the installation may crash before the end due to network problems!

Running MediaCreationTool2004.exe file, it is better to select the second option that is to create an installation support, in order to download on your desktop the Windows.iso file to avoid possible update problems due to an unstable network connection!

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Possible useful links:

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Il piacere nel restaurare mobili e dipinti di famiglia

Dipingo, … o meglio dipingevo soprattutto in gioventù: da qualche anno ho un po’ ripreso, ma ora che sono in pensione devo riuscire a riprendere per bene!
Per ora, comunque, avendo diversi quadri di famiglia ritrovati un po’ dappertutto (cantine comprese), ho incominciato a restaurarli, … insomma, a cercare di recuperarli. Attualmente sono arrivato a quota 21, se non sbaglio … ma ne saltano fuori sempre di nuovi e, nella tavernetta della casa di campagna, incomincio a non sapere più dove appoggiarli per farli asciugare bene prima di rimetterli nella loro rispettiva cornice!! 🙄

Pochi sono dipinti oggettivamente “importanti”, mentre la maggior parte lo sono solo per me che da sempre li ho visti sul muro di qualche casa di famiglia. Altri, poi, sono solo bozze/studi ritrovati in qualche cassetta in cantina. Ci sono anche alcuni dipinti di cui ignoro la provenienza, ritrovati in case semi abbandonate da decenni: seppure taluni di questi non siano particolarmente originali e degni di nota, c’è sempre qualcosa da imparare da altri pittori! Inoltre, riportare in vita dipinti talvolta in pessime condizioni, dà una certa soddisfazione! Si dà loro una seconda possibilità di essere ammirati … per cui vale sicuramente la pena impegnarsi in questa attività!😋

Soprattutto per i dipinti molto rovinati, uno deve scegliere se effettuare un restauro molto conservativo, minimizzando gli interventi alla sola pulizia, oppure cercare di ripristinare le parti mancanti, scolorite o scrostate che siano, ridipingendoci sopra. Se si trattasse di un dipinto di Giotto, ovviamente la prima opzione sarebbe sicuramente quella più indicata! Ma se il quadro ha un valore affettivo più che altro, perché non cercare d’intervenire più pesantemente per sopperire alle mancanze sopraggiunte nel tempo? Sì, è vero, si rischia d’introdurre nel dipinto una propria interpretazione, magari scegliendo (seppur anche solo inconsciamente) colori diversi da quelli originali come intonazione, rischiando così di modificare le sensazioni che il pittore aveva voluto trasmettere. Ma è un rischio che, secondo me, vale la pena correre quando ci si trova di fronte a dipinti ormai scrostati e con i colori modificati dall’umidità o dal sole! 🤔🙄 Riprendere un dipinto, cercare d’imitarne sia la tecnica sia le tonalità di colore impiegate dal pittore che lo ha dipinto, trovo sia un esercizio stimolante: è un po’ come cercare d’immedesimarsi in lui e questo è particolarmente piacevole se costui è/era un parente o anche solo una persona conosciuta! Viene da chiedersi: perché ha disegnato proprio questo? Perché ha scelto questi colori? E nel silenzio della stanza, magari interrotto solo da qualche musica di sottofondo, i propri pensieri volano durante il lavoro certosino che si sta conducendo!

Quel poco che ho imparato, da un punto di vista dei materiali e tecniche da usare per il restauro, l’ho scritto in alcuni post di questo mio blog. Il resto è pura pittura e sensibilità personale al colore … oltre a tanta pazienza e determinazione! Magari i ritocchi e le modifiche non si esauriscono operando in una volta sola, ma proseguono anche successivamente perché, a ogni nuovo sguardo critico, c’è spesso ancora qualche desiderio di miglioria da introdurre. Poi alcuni colori, quelli ad olio ad esempio, asciugando possono modificare un po’ tonalità e talvolta un ulteriore ritocco è d’obbligo! Ogni dipinto restaurato diventa così un po’ anche una tua creatura e quindi merita, anche da te, una dovuta attenzione e dedizione … 😊

Ed ora, alcuni prima e dopo

Prima (1)
Dopo (1)
Prima (2)
Dopo (h2)
Prima (3)
Dopo (3)
Prima (4)
Dopo (4)
Prma (5)
Dopo (5)
Prima
Dopo

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Appunti di restauro: come riparare la tela tagliata/bucata di un dipinto

Purtroppo talvolta si trovano dipinti anche meritevoli se non da museo, deteriorati dal tempo e dall’incuria.
Talvolta, poi, presentano addirittura tagli o buchi più o meno deturpanti che, comunque sia, disturbano la loro bellezza. In questo caso non è sufficiente solo ripulirli con tensioattivi (eliminando poi i residui con acqua/prodotti idonei a base d’idrocarburi), rivitalizzarli con olio di noci (capace di ridare quella giusta percentuale di grasso persa sia nel tempo, dalle condizioni climatiche non ideali in cui era stato tenuto il dipinto, sia ridotta ulteriormente anche dall’azione stessa dei prodotti utilizzati per la pulitura della tela, e questo vale anche per quelli meno aggressivi), eventualmente tendere la tela affossata in alcuni punti (ad esempio inumidendola per far sì che, asciugando, quella ripristini la sua forma pregressa) …
… per tutto ciò può essere sufficiente leggere i miei post precedenti:

Se invece ci sono sulla tela del dipinto anche dei tagli o dei buchi, prosegui a leggere questo post!

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Talvolta capita di entrare in una vecchia casa di famiglia semi abbandonata e scoprire bellezze che sembrano essere state lì ad aspettare da decenni lo sguardo di qualcuno che le noti, seminascoste nel buio di una stanza priva di riscaldamento e umida … insomma, non proprio quelle condizioni ideali per conservare dei dipinti! È poi bello pensare che abbiano aspettato proprio il tuo sguardo e non quello di qualcun altro … ma questa ovviamente è pura fantasia perché un dipinto non ha certo una sua vita propria … seppure forse questo non sia del tutto vero, se si considera che certi capolavori sono sopravvissuti miracolosamente a eventi storici drammatici che hanno portato distruzione ovunque, … inondazioni, incendi, guerre! Forse, allora, in fondo c’è qualcosa che li anima e li protegge!

Ecco, questo è un po’ quello che è capitato a me quando ho visto, sul muro scrostato dall’umidità di una vecchia casa di campagna disabitata da decenni, il seguente ritratto di una bella donna dall’aspetto enigmatico, … serio ma con un mezzo sorriso, … con uno sguardo sereno ma forse anche rassegnato!

Quadro ritrovato

Nonostante il lungo tempo di abbandono, le condizioni del dipinto erano quasi miracolosamente buone, se non fosse per alcuni fori di piccola entità in alcune parti della tela, per fortuna collocati in posizioni non troppo evidenti. Uno solo, in particolare, risultava visibile al semplice sguardo, mentre gli altri lo erano solo a una più attenta analisi.

Dopo avere effettuato una prima pulizia del dipinto, come indicato nei precedenti post, mi sono quindi messo a cercare anche su Internet, come poter meglio operare per riparare i buchi nella tela. In verità non ho trovato molto, se non ovviamente che si doveva, innanzitutto, “rattoppare”, sul lato posteriore della tela, con una “pattina”, cioè con una tela da fodero venduta nei negozi specializzati: in alternativa, si parlava anche di usare semplicemente addirittura un tessuto di cotone termo collante, insomma quelli che si trovano in commercio per i comuni lavori di sartoria. Non convinto di nulla di ciò che ero riuscito a trovare in Rete, ho incominciato un non breve pellegrinaggio nei colorifici del monregalese … inizialmente senza successo, ma poi sono giunto nel Colorificio Bonelli, nel centro di Mondovì, in piazza Santa Maria Maggiore, che (a posteriori) ho saputo rappresenti, fin dal 1900, una realtà affermata non solo nella fornitura di colori e accessori per la pittura, ma anche di prodotti idonei al restauro. Anzi, il titolare è lui stesso un restauratore che, senza fretta e con competenza, ha saputo chiarire tutti i miei dubbi fornendomi non solo i prodotti necessari, ma indicandomi anche le procedure più idonee per quanto avrei dovuto fare!

Nel seguito riporto gli appunti che ho preso e che mi sono serviti per operare sul dipinto.

Per intanto ecco l’elenco del necessario:

  • Un pezzo di tela scura, di lino, simile a quella del dipinto su cui avrei dovuto operare.
  • Metilcellulosa (in polvere)
  • Nastro adesivo di carta (quello di un colore giallo scuro in quanto presenta un collante più idoneo rispetto a quello del più economico nastro bianco, generalmente utilizzato per la pittura murale o dei mobili)
  • Stucco in pasta
  • Vinavil
  • Olio di noci
  • Vernice finale damar lucida.
Prodotti utilizzati

Sul lato dipinto della tela, ho innanzitutto tappato tutti i fori presenti con spezzoni del nastro adesivo di carta, per evitare che della colla potesse poi riversarsi su zone limitrofe del dipinto.
Ho tagliato quindi dei rettangoli della tela (simile a quella originaria) di dimensioni opportune e sufficienti per coprire ciascun singolo buco. Ho poi sfilacciato, in ciascuno, tutti quattro i bordi in modo da rendere le toppe più facilmente eliminabili in un potenziale futuro: per principio, qualsiasi opera di restauro dovrebbe cercare infatti di poter essere il più possibile eliminabile nel tempo. Ovviamente il verso di collocazione di ciascuna toppa deve rispettare la direzione dei fili della tela originale.
Per incollarli poi sul retro della tela ho usato un impasto di metilcellulosa (diluita in acqua) e Vinavil. Usare solo quest’ultimo avrebbe infatti potuto arrecare stropicciature nella tela, una volta essiccato.
In particolare, si deve prendere un po’ di polvere di metilcellulosa, bagnarla con 5 parti di acqua (e.g. un cucchiaino di polvere con 5 cucchiaini di acqua); si deve quindi mischiare bene il tutto e attendere che l’impasto prenda forma e “gonfi”; sebbene mi fosse stato detto di attendere diverso tempo (i.e. 4 ore), ho visto che dopo una mezz’ora la miscela presentava già una struttura idonea; ho quindi aggiunto 1 parte di Vinavil (e.g. un cucchiaino) e mischiato il tutto. Prima di questo restauro, non sapevo molto sulla metilcellulosa, ma poi ho letto che può essere anche utilizzata come collante per restaurare dei fogli di carta/papiri … ed è anche il prodotto generalmente utilizzato,molto più diluito, per attaccare la carta da parati sui muri!

Metilcellulosa in polvere, diluita con 5 parti di acqua
Aggiungendo una parte di Vinavil

Ho disteso, quindi, con un dito il collante così ottenuto, sia sul retro della tela del dipinto (ovviamente in corrispondenza del tratto bucato) sia sulla toppa sfrangiata (collocandola solo nella parte centrale e non all’estremità dei suoi bordi), precedentemente preparata nelle dimensioni idonee per coprire il buco senza per questo essere troppo grande. Appoggiando bene il dipinto capovolto su un tavolo, ho poi pestato bene con un dito ciascuna toppa così attaccata. Sebbene mi fosse stato suggerito di passare per più volte un ferro poco caldo su ciascuna toppa, per asciugare più velocemente il tutto, essendoci un bel sole caldo, ho preferito lasciare il retro del dipinto al sole per un quarto d’ora, cioè il tempo che mi è sembrato sufficiente per asciugare sufficientemente la colla, seppur non ancora del tutto. Ovviamente, appena la colla si è asciugata sufficientemente, ho staccato gli spezzoni di nastro di carta dal dipinto in quanto la loro funzione l’avevano espletata e, lasciandoli maggiormente, avrebbero potuto creare problemi al dipinto, magari attaccandosi loro stessi più del dovuto e rischiando di asportare colore togliendoli.

Fori contrassegnati meglio con la matita sul retro della tela
Toppe di tela incollate per ricoprire i fori, dopo aver preventivamente applicato del nastro di carta sul fronte del dipinto per impedire che la colla potesse espandersi sul altre parti del dipinto

Successivamente ho pennellato uniformemente dell’olio di noci per ridare il giusto grasso al dipinto che ha infatti riacquistato subito la lucentezza che aveva perso sia per il tempo di abbandono sia per via della pulitura con il prodotto di pulizia: anche quest’ultimo, infatti, un minimo ovviamente influisce negativamente in tal senso nell’adempimento del suo scopo, cioè eliminare lo sporco e quindi ridare luce originaria ai colori. Dal grado di assorbimento di quell’olio (distribuito uniformemente con un telo o con un pennello), si può poi notare dove il dipinto ha necessità di un’ulteriore passata (parti ritornate quasi subito opache) e dove invece la quantità stesa è stata sufficiente. Naturalmente stendere un sottile strato di olio di noci non ha certo l’effetto di una vernice finale (sia come risultato ottico sia come protezione), ma riesce comunque già a regalare un primo ritorno del dipinto alle sue originarie condizioni di brillantezza!

Il dipinto dopo essere stato ripulito: manca ancora il ritocco dei colori dove esistevano i fori, seppur questi siano ora già stati coperti con opportune toppe applicate sul retro della tela

Ora, mi resta solo di aspettare che il tutto asciughi per poter, quindi, ritoccare i punti dove c’erano i fori (… e infine, dopo diversi mesi, applicare la vernice finale per proteggere il dipinto dalla luce e dalle avversità in genere!). Nel mio caso specifico, essendo questi fori di piccola entità (più che di fori si può parlare di zone di tela diradata), non penso di utilizzare neppure lo stucco (che sarebbe stato da distendere, sul fronte del dipinto, con attenzione e in piccole dosi, collocandolo esclusivamente nei punti dove ci sono i fori). Penso infatti di agire direttamente con il colore, dopo avere trovato la sua giusta intonazione: vale comunque sempre la regola che è meglio eventualmente usare una tonalità po’ più scura che una più chiara, se proprio non si riesce a farla identica, in quanto la differenza si nota meno! Inoltre penso di utilizzare dei colori a olio, avendo il dipinto, originario del primo ‘900, utilizzato sicuramente quel tipo di pigmento, sebbene mi sia stato suggerito di usare pure i colori acrilici per via del loro assai più breve tempo di essiccamento che rende possibile vedere, fin da quasi subito, il risultato cromatico finale (che in genere può un po’ cambiare asciugando, senza dover aspettare settimane per poi doverlo eventualmente ancora correggere!

Essendo riuscito, dopo la pulitura del dipinto, a leggere bene sia la data sia la firma del pittore, ho scoperto che si tratta di un dipinto del 4/1904 di Enrico Clara, artista torinese nato verso 1860-65 che ha infatti svolto la sua attività artistica principalmente nella campagna della mia regione, il Piemonte.

Enrico Clara. 4.1904

P.S. 30/8/2020

Ritoccato con colore dove necessario (punti in cui la tela presentava buchi opportunamente rappezzati sul retro del dipinto) e rimesso nella sua cornice originale, anch’essa restaurata. 🙃

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Adobe Premiere Elements: what to do if the rendered video gets longer than it should be

It happened to me that a multi-track timeline, I’m working on, went from being the 33 minutes, in which it actually contains video/audio clips, to more than one hour long. What I did was to add a soundtrack (of just about an hour!) and then I cut and delete its part that exceeded the video.
Even though I had checked that the gray part of the timeline was exactly till the end of the video and no additional clips there were after that time on whatever track, the video continued both in editing mode and even when finalized in a video file!! In fact, even in the publish & share window the specified duration was more than an hour …..

What I did to solve that problem, was somewhere to refresh the state of the editor zooming out completely the timeline (even to be sure that there wasn’t another clip on another track somewhere!). Magically, already in the publish & share window, the specified duration becomes really the video length one and also the finalized video was! Really there was no stray clip, but it seems that the program thought there still was after I removed the exceeding part of the soundtrack …

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Come pulire e restaurare dipinti (e cornici) riportandoli alla loro iniziale bellezza (parte 2)

Circa un anno fa avevo scritto un post con lo stesso titolo (che vi invito a leggere) e ora mi accingo ad aggiungere altre informazioni sull’argomento.

Restaurare i quadri di famiglia, quelli che da sempre girano da una casa all’altra o da una camera a un’altra, è sempre un’emozione piacevole. Dopo averli ripuliti dallo sporco, talvolta ci si accorge che non è ancora sufficiente in quanto magari sono stati per decenni in posti umidi o assolati (e.g. una cantina o una veranda) che ne hanno alterato i colori o, peggio ancora, hanno procurato muffe o scrostature.

Inizia allora la parte più creativa. Superata la paura iniziale di poter peggiorare la situazione, si prendono i pennelli e i colori della medesima tipologia (e.g. a olio) e si mescolano i tinte in modo opportuno per poter operare al meglio. Relativamente al ritocco dei punti in cui manca il colore o dova comunque deve essere pennellato nuovamente in quanto alterato o sbriciolato, mi sono tornati assai utili (per risalire ai colori da mischiare per riottenere la tonalità originale presente nel dipinto) sia il libro I colori di Ian Sidaway sia la classica Ruota dei colori (**).  Soprattutto il primo fornisce indicazioni assai accurate tramite apposite tavole, specifiche per diverse tecniche di pittura (i.e. olio, acrilico, acquarello). Ovviamente sono indicazioni di massima, in quanto le caratteristiche di un colore dipendono anche dalla marca del prodotto effettivamente utilizzato: sta comunque poi alla sensibilità personale diluire e miscelare a dovere il tutto con anche altri colori per ottenere davvero il colore desiderato, … o almeno uno molto simile 🙂!

I colori  (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [1]
I colori (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [2]

La difficoltà maggiore non è però quella di ritrovare il colore, ma di cercare d’imitare lo stile e la pennellata di chi aveva originariamente dipinto quel quadro specifico. Bench alcuni di quei pittori non li ho neppure conosciuti essendo morti da tempo, è un po’ come immedesimarsi in loro! Anni fa avevo addirittura ritoccato alcune opere a carboncino di mio bisnonno, prima d’inquadrarli sotto vetro, ed è stato un po’ come incontrarlo virtualmente attraverso queele sue opere giunte miracolosamente fino a me!!

Magari può succedere addirittura che una medesima miscela di colori possa essere utilizzata per ritoccarne più di uno. Così, pian piano, i colori spenti o deteriorati ritornano a risplendere e alla fine, uno alla volta, quei dipinti rinascono!
Non so certo se sono venuti proprio come erano originariamente, ma sicuramente sono meglio di come li ho trovati, dimenticati da anni dove le condizioni ambientali non potevano che deteriorarli talvolta pesantemente! 🙄

Diversi dei dipinti che ho restaurato sono studi giovanili (o bozze trovate sul retro di un altro dipinto dopo averlo tolto dalla cornice!) di mio zio Mario, un pittore di famiglia che ho sempre apprezzato molto. Non sono certamente i sui dipinti migliori, anzi ne sono solo l’ombra, ma penso sappiano dire qualcosa a chi li guarda, o almeno lo dicono a me che conosco, almeno parte, la sua produzione successiva.
Ecco uno dei dipinti come è ora e come era ridotto prima, dopo essere stato per decenni un una veranda umida:

Nel seguito mostro un altro bel dipinto di mio zio, più recente, che risulta rovinato in diversi punti:

L’ho lasciato per ultimo, in quanto è quello che apprezzo maggiormente tra quelli che ho: obiettivo futuro sarà quello di riportare anche quello nelle condizioni originarie.
Per ora, accontentatevi di quello che ho realizzato (molto più semplicemente) tramite un’operazione di fotoritocco:

Gli altri dipinti che ho già restaurato li puoi vedere in questa mia pagina Facebook! 🤗

Il passo finale è quello poi quello di utilizzare una vernice spray protettiva satinata o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze: quella contribuirà a mantenere nel tempo il lavoro di restauro effettuato.

Vernice spray protettiva satinata o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze

ATTENZIONE: se si è usato per la pulizia del dipinto un prodotto di tensioattivi e solventi organici tipo il Solva-gel (descritto nel vecchio post), è necessario poi eliminare bene il prodotto residuo con acqua (con un telo o con del cotone imbevuto) e/o con un prodotto di pulizia a base di petrolio. Un po’ come se si fosse usato del sapone neutro che poi deve essere sciacquato!
Diversamente, se ad esempio si spruzza una vernice finale opaca, c’è il pericolo che, facendo reazione con quello, dopo qualche minuto diventi di un opaco biancastro, velando impropriamente il dipinto e si debba quindi agire per eliminarla!!

Esempio di prodotto che è necessario passare dopo avere usato per la pulizia del dipinto dei tensioattivi e solventi organici tipo il Solva-gel, in modo da eliminare bene i residui del precedente prodotto

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Fontane Pubbliche Italiane: punti acqua ancora chiusi quando altri gestori invece hanno amministrato ben diversamente il servizio nonostante l’emergenza Covid-19

Nel tempo ho scritto diversi post sul Paese di Villanova Mondovì dove da anni trascorro parte delle vacanze estive.
Alcune delle cose che da anni avevo apprezzato della sua amministrazione erano sia la raccolta differenziata porta a porta, davvero molto accurata, sia il collocamento da anni, nella piazza del Paese, di un punto acqua dove riempire bottiglie con acqua fresca naturale o gassata, versando un contributo economico minimo ed evitando così di produrre un’inutile quantità di plastica dovuta alle bottiglie delle acque minerali. Proprio poco tempo fa avevo scritto un post dove analizzavo la proficua funzione dei punti acqua nella diminuzione dell’inutile produzione di plastica come immondizia (vedi Bere l’acqua del rubinetto utilizzando i punti acqua o predisponendo a casa propria sistemi economici per avere acqua filtrata e gassata a piacere – (prima parte)).

Carte, distribuite dal Comune di Villanova Mondovì, per utilizzare agevolmente il punto acqua gestito da Fontane Pubbliche Italiane

Quest’anno invece ho avuto una brutta sorpresa quando un due mesi fa mi ero recato in quel Paese dopo le restrizioni agli spostamenti dovute alla pandemia Covid-19: l’area attorno al punto acqua, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, era transennata con nastro di divieto d’accesso e tutto il sistema di erogazione era spento.
Già allora mi aveva meravigliato, anche perché analoghi punti acqua della SMAT, sia a Torino sia dei Paesi della Provincia (quasi 200 punti nella sola area metropolitana), sono stati sempre attivi anche nei mesi in cui non si poteva uscire di casa se non per effettuare acquisti alimentari essenziali.

A distanza di mesi la situazione non è purtroppo cambiata sostanzialmente: ora in quel punto acqua non ci sono più i nastri di divieto di accesso, ma il sistema di erogazione continua a rimanere spento. Anzi, ora che quell’area non è più visibilmente ad accesso vietato, si rischia (come è capitato a me) che uno si rechi inutilmente con il cestino di bottiglie convinto di poterle riempire!! Trovandolo invece spento noterà poi che permane il cartello seguente attaccato da Fontane Pubbliche Italiane erogatore del servizio:

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO – In riferimento alle disposizioni della Regione Piemonte del 21/3/20 in merito ai disposti riguardanti i distributori automatici, ci vediamo costretti, nostro malgrado, alla chiusura del servizio di erogazione dell’acqua fino a data da destinarsi“.

A Villanova Mondovì, da diversi mesi e tuttora, il servizio di erogazione dell’acqua è sospeso fino a data da destinarsi

Mi sono anche recato in Comune per chiedere una spiegazione e mi è stato detto che effettivamente non si sa quando il servizio riprenderà e che è sospeso in quanto, per come ho inteso, nessuno si vuole prendere la responsabilità per un’ipotetico potenziale pericolo di diffusione del virus attraverso la distribuzione di quell’acqua.

Analizzando quanto scritto nella comunicazione di servizio affissa, mi domando: come è possibile che, se esistono disposizioni così ferree da parte della Regione Piemonte – tali da indurli, “loro malgrado” alla “chiusura a data da destinarsi del servizio“- , i punti acqua della SMAT nella provincia di Torino sono funzionanti (e lo sono stati sempre), mentre almeno questo, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, continua ad essere spento?
Come risulta ben visibile anche dalla foto precedente, il distributore fa scendere l’acqua direttamente dall’alto e non presenta tubi che possano venire a contatto con bottiglie utilizzate dall’utenza, come ovviamente avviene in tutti i punti acqua pubblici!
Cosa dire allora delle fontane presenti sul medesimo territorio
(ai vicini giardinetti, di lato alla chiesa a pochi passi dal punto acqua in oggetto), che invece funzionano regolarmente e probabilmente non hanno avuto mai interruzione pur avendo un “normale” rubinetto, quindi teoricamente più soggetto a inquinamenti vari? Mi sbaglio o l’acqua di quel punto acqua dovrebbe essere proprio la medesima acqua potabile che arriva a quelle fontane, solo che risulta poi refrigerata, in parte gassata e per di più verosimilmente depurata con appositi filtri per eliminare sia il cloro sia potenziali agenti batterici e quant’altro?
Quindi non riesco davvero a comprendere il comportamento di quel gestore del servizio che per perdura a tutt’oggi … ben diverso da altri gestori che operano tra l’altro nella medesima Regione e che quindi devono rispettare le medesime disposizioni!

Intanto, i supermercati del territorio ringraziano, i produttori di acqua minerale altrettanto … mentre il servizio raccolta rifiuti e, soprattutto, la Natura molto meno! 🙄

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P.S. 11/9/2020 – Finalmente, dopo mesi di chiusura, è stato ripristinato il servizio di distribuzione dell’acqua a Villanova Mondovì!! Subito riempite le solite 6 bottiglie di vetro!! 🙂

Tuttavia, probabilmente un po’ eccessive le regole esposte … e soprattutto l’ultimatum indicato evidenziato in rosso (i.e. In caso si accerti il mancato rispetto delle suddette regole il servizio di erogazione dell’acqua verrà nuovamente sospeso 🤔🙄), ma va bene così!!! 🙃

Regole di utilizzo esposte … probabilmente un po’ eccessive, soprattutto l’ultimatum indicato evidenziato in rosso!

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SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!

Qualche settimana fa mi è giunta una comunicazione dal sindacato che segnalava un’importante notizia contenuta nella circolare Inps n. 87 del 17 luglio 2020, relativa al passaggio da PIN INPS a SPID.
Sostanzialmente in quella circolare, con oggetto “Switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID)“, viene comunicata la decisione di effettuare un graduale switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e si forniscono le istruzioni relative alla fase transitoria, decorrente dal 1° ottobre 2020, propedeutica alla definitiva cessazione della validità dei PIN rilasciati dall’Istituto.
Viene anche detto che “L’Istituto intende quindi procedere allo switch-off dal PIN allo SPID in considerazione degli evidenti vantaggi a favore sia delle politiche nazionali di digitalizzazione sia del diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione.
Inoltre, SPID consente agli utenti d’interagire non solo con l’Istituto, ma con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti, costituendo di fatto un sistema aperto agli sviluppi europei. Il sistema SPID è inoltre dotato di livelli di autenticazione grazie ai quali l’Istituto potrà cogliere nuove opportunità per abilitare servizi inediti che richiedano una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente (firme digitali, pagamenti, ecc.)”.
Viene pertanto sancito che, dal 1° ottobre 2020:

  • Non saranno rilasciati nuovi PIN agli utenti, salvo quelli richiesti da utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID e per i soli servizi loro dedicati;
  • I PIN già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria.

Insomma, si parla di “evidenti vantaggi“, di “semplificazione del rapporto del cittadino con la pubblica Amministrazione“, “maggiore affidabilità” e fonte di “nuove opportunità per abilitare servizi inediti” … insomma, frasi generiche senza specificare nulla in dettaglio! Per intanto, magari per far capire che purtroppo non stanno scherzando, dal 1/10/2020 non verranno più rilasciati nuovi PIN e quelli già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità per un tempo non ben precisato, durante quella che viene definita una “fase transitoria“!

Mi chiedo, ma questi Signori hanno considerato e compreso proprio tutte le conseguenze della loro decisione? Secondo me no, e in questo post cercherò di analizzare il perché di questa mia affermazione, sicuramente opinabile e per questo gradirei ricevere dei commenti che mi forniscano motivazioni concrete tali da semmai farmi cambiare idea!

Diciamo innanzitutto che, non appena ho letto questa notizia, mi sono detto, tra me e me: “Ma questi sono pazzi!“. Hanno un sistema di autenticazione sperimentato da anni, già conosciuto e utilizzato da buona parte della popolazione, hanno già procedure validate da tempo che permettono con sicurezza di rilasciare – nel giro di pochi giornile dovute credenziali con un minimo sforzo da parte del cittadino (i.e. richiesta online, invio di parte del codice per email e parte per posta ordinaria verificando in tal modo così sia l’email sia il domicilio del richiedente in base al suo domicilio ufficialmente registrato e associato al suo codice fiscale), hanno già comunque introdotto sia nel portale sia nell’app anche la possibilità di accesso con lo SPID, rendendo quindi il tutto aperto anche alle nuove politiche nazionali di digitalizzazione, qualora il cittadino proprio le voglia utilizzaree, ancora prima che sia terminata la diffusione della Carta di Identità Elettronica (CIE) in tutta la popolazione (cioè fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte) buttano via la pregressa alternativa di autenticazione che attualmente è sicuramente quella più utilizzata dal cittadino per diversi motivi!!!
Vediamo di elencarne almeno alcuni di questi motivi, insomma quelli che mi saltano più all’occhio e mi stupisco che altrettanto non sia avvenuto per i dirigenti INPS che hanno preso quella decisione:

  • Utilizzato da anni e quindi ben conosciuto anche dalle persone di una certa età, in genere poco informatizzate.
  • Facile da ottenere senza neppure muoversi di casa, quindi anche da persone anziane/disabili
  • Non richiede procedure complesse che necessitino di uno smartphone e/o dell’uso di app specifiche.
  • Una volta inserite al primo accesso nell’app INPS, queste vengono ricordate rendendo successivamente l’accesso immediato, senza neppure più la necessità d’inserirle e rendendo così agevole accedere subito alle informazioni ricercate (e.g. accredito della pensione).
  • Analogamente, nell’autenticazione al portale dell’INPS da un browser, le credenziali rimangono memorizzate se uno lo desidera, rendendo successivamente anche qui l’accesso agevole e immediato.

Lo SPID ha l’indubbio vantaggio di poter essere un metodo unico per accedere a tutti i servizi dell’Amministrazione Pubblica (e.g. INPS, Agenzia delle Entrate) e non solo, per cui è bene prevederlo come metodo alternativa: purtroppo ha diversi inconvenienti di cui elenco solo i principali ed evidenti a chiunque abbia utilizzato lo SPID come metodo di accesso nei siti/app che lo consentono come possibilità:

  • Richiede una registrazione con una procedura non banale e non univoca, in quanto dipende dal provider scelto: io ho provato personalmente quelle messe a punto sia da TIM sia dalle Poste Italiane ed entrambi non sono assolutamente banali da completare per un cittadino generico, tanto più se anziano. Anche le procedure pensate per il recupero di tali credenziali sono differenti a seconda del provider e sempre non banali.
  • Prevede che il cittadino possegga uno smartphone personale e, spesso, che sappia anche utilizzare un’apposita app (e.g. l’app PosteID) [vedere i miei post: – Identità digitale TIMid: review&test per l’accesso ai siti dell’Agenzia delle entrate (e.g. 730), INPS (e.g. pensione) ed INAIL; – 18app – Come ottenere lo SPID (e.g. TIMidPosteID)]
  • L’autenticazione con SPID, in un sito/app che la preveda, comporta una serie di passaggi anche questi non univoci, in quanto dipendono dal provider scelto. In genere comportano l’uso di OTP (One Time Password) inviato via SMS e/o l’utilizzo di app specifiche o la redirezione ad altri siti per la verifica dell’identità. Si tratta comunque di un processo a più passaggi che non può avvenire in modo automatico per i successivi accessi, ma richiede sempre e comunque un’attenta e non banale interazione con il richiedente. Ne consegue che non è più possibile avere un’app (e.g. INPS mobile app) che, una volta autenticatesi la prima volta (e.g. con username univoca pari al proprio codice fiscale e PIN fornito dall’ente in modo sicuro con email + posta ordinaria), agli accessi successivi entra subito nell’area personale autenticata, in grado di fornire subito le informazioni desiderate. Analogamente, quando si accede al portale web tramite un browser.
Con lo SPID non si può avere un’autenticazione automatica per i successivi accessi all’app dell’INPS

Insomma, prevedere anche un possibile accesso con SPID è sicuramente utile come alternativa, magari per supportare anche servizi che richiedano maggiori autorizzazioni, ma prevederlo come unico metodo di autenticazione anche per i servizi base è davvero troppo limitante!
Spero proprio che i responsabili dell’INPS e tutti le Pubbliche Amministrazioni si accorgano per tempo che, soprattutto qualora esista già un metodo di autenticazione preesistente e una procedura consolidata per distribuire in modo sicuro delle credenziali, non ha alcun senso dismettere il preesistente e lasciare solo lo SPID come unica possibile modalità di accesso.

Perché poi almeno non aspettare a dismettere eventualmente il “vecchio” metodo di autenticazione quando tutti avranno la Carta di Identità Elettronica (CIE), cioè solo fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte? Già ora ci sono 16 milioni di CIE, più del doppio degli SPID attivi, secondo quanto affermato in un recente articolo comparso su La Repubblica che vi invito a leggere (Cresce l’identità digitale italiana, ma è guerra Spid contro Cie). Anche usando la CIE, per quanto ho inteso, si è praticamente obbligati ad avere uno smartphone (tra l’altro uno con NFC, funzionalità non attualmente presente neppure in tutti i modelli recenti anche di marche assai diffuse come Xiaomi, OnePlus, Oppo) oppure, in alternativa, ad avere un lettore esterno di carte da collegare via USB al PC, se si vuole usare solo quest’ultimo (a meno di utilizzare eventuali totem multimediali messi a disposizione dei cittadini in luoghi pubblici), … ma almeno con quella modalità viene superato il primo ostacolo, cioè quello di possedere una identità digitale! Inoltre, avere previsto con lo SPID che l’identità digitale venga gestita da ditte private (che hanno potuto tra l’altro scegliere le procedure che meglio credevano, pur rispettando i protocolli di autenticazione poi utilizzati) che ovviamente ne hanno un guadagno (anche se per il momento non vedo dove, se non che siano pagate dalle finanze pubbliche per quel loro servizio) è, secondo me stato un errore. Al limite, molto meglio una procedura che utilizzi l’identità digitale associata alla carta d’identità elettronica (CIE) che tanto viene già data a tutti i cittadini per default dalle anagrafi, cioè da un servizio pubblico. Certo, in generale sempre meglio avere un servizio efficiente delegandolo al privato che uno inefficiente pubblico, ma avendo lasciato libertà nella registrazione ed utilizzo dello SPID (penso per favorire le ditte private che potessero così utilizzare i metodi più consoni per ciascuna) si sono create procedure diverse e questo sicuramente confonde l’utenza cittadina. Soprattutto se verranno messi totem multimediali in uffici pubblici/supermercati, con la CIE mi sembra che, oltre ad essere distribuita da un ente pubblico, si potrebbe forse superare meglio non solo il problema di ottenere l’identità digitale senza problemi ma anche di poterne usufruire comunque sia (magari anche con la possibilità di lettura impronta digitale) senza necessariamente dover possedere personalmente dispositivi particolari.

Comunque, non penso proprio che ad una persona anziana interessi dovere possedere a tutti costi uno smartphone per potersi scaricare il CUD! Ci sono servizi per cui può avere un senso avere l’assicurazione che sei proprio tu in prima persona a richiederli (e. g. operazioni bancarie) altri, anche relative alla Pubblica Amministrazione, per i quali è più che sufficiente ed utile che possa anche essere un familiare ad operare (a cui, molto verosimilmente sia data la possibilità di farlo dalla persona interessata). Non tutti i servizi di una Pubblica Amministrazione richiedono il medesimo livello di sicurezza per cui quello presistente, ammettendo che sia meno sicuro, potrebbe essere comunque lasciato per i servizi base che poi sono quelli che maggiomente servono al cittadino comune.

Non voglio ancora pensarci quando e se dovrò recuperare il CUD dei miei anziani per le prossime dichiarazioni dei redditi, non avendo loro ovviamente né uno SPID, né i requisiti per averlo (nessuno smartphone), né la “agevolezza” per poterlo ottenere gratuitamente (se non spostandosi in carrozzina, ad esempio, in un ufficio postale per l’accertamento d’identità almeno ora che siamo in emergenza COVID-19, e che neppure pagando esiste più la possibilità di avere il riconoscimento a casa da parte del postino)!

Quindi mi sembra che, in verità, non si stia andando per nulla verso il rispetto del “diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione, citando una frase del comunicato INPS scritta al contrario per giustificare quella decisione presa! 🙄 🤐

Conclusione: io non ho una visione così completa per proporre nulla. In questo post ho voluto solo esplicitare la mia personale convinzione che sia una follia prevedere di avere SOLO lo SPID per poter accedere a servizi (anche quelli base) dell’Amminisrazione Pubblica (eliminando, fin da quasi subito, metodi pregressi di autenticazione, funzionanti e conosciuti da molti cittadini)!
Relativamente alla CIE, sempre per quel poco che ho capito leggendo qualche articolo, mi sembra che possa essere un metodo per avere un’identità digitale (e quindi potersi autenticare) analogo allo SPID, con i vantaggi che ho già evidenziato e che riassumo:

  • Distribuito di default agevolmente e da ufficio pubblico.
  • Già attualmente più diffuso dello SPID e rilasciato a tutti nel giro di pochi anni (al prossimo scadere della carta di identità dei cittadini che non hanno già cambiato quella scaduta).
  • Procedura univoca nel suo utilizzo.
  • Possibilità quindi di avere in luoghi pubblici totem multimediali per consentire un suo utilizzo senza dover necessariamente possedere specifici dispositivi personali.
  • Possibilità di utilizzala eventualmente anche con lettura delle proprie impronte digitali, per un riconoscimento ultrasicuro, qualora la si dovesse utilizzare per servizi che richiederanno un livello alto di sicurezza nell’autenticazione (mi sembra, infatti, che l’impronta digitale sia memorizzata, o sbaglio? … io non la posseggo ancora per cui di questo non sono certo).

P.S. Qualcuno sa quale vantaggio economico riescono ad avere le ditte che rilasciano lo SPID? Sicuramente lo hanno, dal momento che diverse si sono proposte ad offrirlo, ma mi sfugge … se non è tramite un contributo pubblico! … e se proprio è così, il tutto fa ancora più pensare! 🤔

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Link utili

Puoi essere poi interessato a vedere i seguenti miei post:

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Amazon Business: fattura automatica e offerte business utili anche per il piccolo professionista che ha un’attività in proprio con partita iva

Come sarà probabilmente successo anche ad alcuni di voi, anch’io avevo ricevuto tempo fa alcune email di Amazon che pubblicizzavano Amazon Business avendo effettuato qualche acquisto che, evidentemente, mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda. Chiedendo poi all’efficiente servizio clienti di Amazon chiarimenti e se potevo davvero richiedere un account business pur non avendo una partita IVA, mi era stato risposto che, non possedendola, non mi era possibile!

Email ricevuta da Amazon che pubblicizza Amazon Business avendo io effettuato qualche acquisto che mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda

Solo qualche giorno fa ho comunque avuto modo di approfondire il processo d’iscrizione ad Amazon Business in quanto ho aiutato un’amica a effettuare su Amazon un acquisto di un PC per il suo studio, avendo trovato per lei un’offerta assai conveniente in quel negozio online. Avendo lei una attività professionale e dovendo acquistare quel prodotto per il suo lavoro, desiderava ovviamente ricevere la fattura: ho cercato quindi di capire come era meglio procedere per averne una valida ai fini fiscali, in cui fosse indicata la sua partita IVA.

Innanzitutto, ovviamente non avrei potuto acquistarlo utilizzando il mio account, sebbene in quel caso sarebbe potuto arrivare prima, avendo io un abbonamento ad Amazon Prime. Inizialmente l’ho quindi aiutata a crearsi un classico account Amazon a lei intestato, ma poi non riuscivo a capire come impostare nel suo profilo quei dati indispensabili per ricevere una fattura (e.g. numero della partita IVA). Contattando quindi il servizio clienti Amazon, ho compreso che la strada più opportuna sarebbe stata quella di creare per lei un account business che agevolmente consente, appunto, di poter registrare sul proprio profilo sia tutti quei dati necessari per rilasciare una fattura sia altri particolarmente utili soprattutto in un contesto business (e.g. PEC). La creazione di un account business è d’altra parte non solo agevole e gratuita, ma fornisce anche ulteriori vantaggi pensati appunto per il mondo business quali, ad esempio, gli sconti per quantità.

Ovviamente per poter avere un account ad Amazon Business si devono avere i requisiti necessari, che poi sostanzialmente è uno solo, vale a dire avere un’attività professionale in proprio/azienda e quindi possedere una partita IVA: quindi basta essere anche solo un professionista che lavora in proprio nel suo studio (e.g. avvocato, medico).

La procedura d’iscrizione ad Amazon Business si trova a selezionando l’apposito link “Crea un account gratis >” presente in questa pagina specifica: poi, il tutto è assai semplice e guidato! Comunque, in fondo a quella pagina c’è anche un elenco di F.A.Q. che possono chiarire eventuali dubbi …

Apposito link “Crea un account gratis” presente nel sito di Amazon Business

Una volta compilata la richiesta di adesione (in cui si devono indicare i propri dati anagrafici, tipologia di attività, codice fiscale, numero di partita IVA, email ed eventualmente la propria PEC) è necessario attendere uno/due giorni perché i dati inseriti vengano verificati e quindi l’iscrizione sia confermata e divenga attiva.

I dati di fatturazione dovranno indicare l’indirizzo del proprio studio, anche se poi l’indirizzo di recapito dei pacchi potrà cambiare a piacere a seconda delle proprie comodità e si potranno comunque inserire/cambiare diversi indirizzi di recapito anche in seguito … e magari scegliere un Amazon Locker che risolve i problemi di doversi far trovare per la consegna (vedi il mio post Come utilizzare gli Amazon locker). La ricezione di un SMS al numero di cellulare indicato notificherà quindi l’effettiva attivazione del proprio account business (o in alternativa, qualora richiesto, la conversione in business del proprio preesistente account consumer, cioè quello “normalmente” attivato). Infatti, si noti che, durante la registrazione ad Amazon Business, se uno ha già un account Amazon consumer, viene chiesto d’indicare se si desidera mantenere distinto il nuovo account business oppure si se si preferisce migrare quello consumer preesistente a business. Per una piccola attività, soprattutto quando gestita singolarmente e in prima persona, probabilmente risulta più agevole e conveniente effettuare quella seconda scelta, mantenendo così un unico account Amazon. In questo modo, poi, se uno aveva già, per il preesistente account consumer, un abbonamento ad Amazon Prime, questo si manterrà anche una volta convertito in business e quindi si avrà una continuità di tutti i suoi vantaggi per i successivi acquisti business! Diversamente, per beneficiare di Amazon Prime, ogni singolo account deve avere la sua propria iscrizione. Perciò, se uno desidera invece avere un nuovo account business disgiunto dal preesistente consumer ed avere anche su quello i vantaggi di Amazon Prime, deve procedere ad un’altra iscrizione per quello. Questa può essere una ragione in più per scegliere di mantenere un unico account, trasformando quello consumer, che uno già possiede, in uno business!!

Si noti che quando si opera su un account Amazon Business, sebbene i prezzi degli articoli abbiano il medesimo prezzo finale (a parte possibili offerte aggiuntive per acquisti per quantità), viene indicato in grande il prezzo senza IVA e sotto, più in piccolo, il costo ivato: per chi è abituato ad acquistare sull’Amazon consumer, questa differenza nell’interfaccia utente può in un primo tempo confondere (si tende a vedere tutto come se costasse meno!), ma basta abituarsi e tener conto anche del prezzo con IVA comunque indicato accanto!

Una volta acquistato un prodotto, la fattura scaricabile associata si trova nella sezione degli ordini effettuati, analogamente a quanto avviene per le ricevute degli acquisti con l’Amazon consumer. Anche in questo caso, uno può poi sempre recuperarla anche a distanza di anni, semplicemente ricercando il prodotto tra i propri acquisti!

Ovviamente in questo post mi sono limitato ad analizzare le caratteristiche principali dell’iscrizione ad Amazon Business per un professionista con il suo piccolo studio.
Ovviamente per una media/grossa ditta le possibilità di configurazione del proprio account business possono essere più complesse potendo, ad esempio, indicare anche altre persone in modo che possano effettuare acquisti per l’azienda.

Perciò, se hai la partita IVA e puoi quindi effettuare l’iscrizione ad Amazon Business, anche se hai già un account Amazon consumer convertilo in business accedendo a questa pagina, per ottenere così ulteriori vantaggi tra cui la fatturazione in automatico utile per tutti gli acquisti che effettuerai per il tuo lavoro!!

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Come recuperare su un nuovo smartphone i biglietti acquistati con il precedente tramite l’app TO Move della GTT: alias come riuscire a complicare un servizio di ticketing!

Già diversi mesi fa avevo provato a installare l’app della GTT, TO Move, che consente di acquistare virtualmente biglietti del servizio di trasporto pubblico di Torino. Infatti, talvolta può accadere di avere esaurito i biglietti acquistati in tabaccheria o quelli che uno ha caricato sulla propria BIPcard personale (con nominativo e foto) – sempre in tabaccheria – , per cui può essere utile poter effettuare un acquisto del biglietto online. Si noti, tra l’altro, che con la BipCard è possibile caricare solo biglietti di una stessa tipologia (i.e. solo corsa singola o solo giornalieri) secondo una logica di semplificazione nell’utilizzo che tuttavia ha reso poco flessibile il sistema stesso, per cui è convieniente avere sempre con sé comunque almeno un biglietto dell’altra tipologia rispetto a quello che si è deciso di caricare sulla BipCard! Inoltre, un acquisto diretto del biglietto dovrebbe risultare vantaggioso anche al gestore del servizio, non essendoci intermediari.
Peccato che, quando avevo provato ad acquistare un biglietto con la prima versione di quell’app, ci avevo messo non solo il tempo di attesa del tram, ma anche di quasi tutto il percorso 🙄! Avevo quindi successivamente desistito nell’utilizzare quell’app continuando ad affidarmi ai metodi tradizionali sebbene, forse, nel tempo l’avessero poi sicuramente migliorata come usabilità! Un video ben fatto è ora presente sul loro sito e mostra chiaramente tutta la procedura di acquisto attualmente prevista e usufruizione del biglietto a bordo di un mezzo pubblico.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (1)

Proprio ieri un amico mi scrive un messaggio su WhatsApp in cui mi segnala che, avendo cambiato il cellulare (probabilmente rotto) e installando quell’app su quello nuovo, non si era ritrovato più i biglietti prepagati che aveva acquistato con il precedente tramite l’app TO Move della GTT. D’altra parte come avrebbe potuto, non richiedendo quell’app una vera registrazione/autenticazione di qualsiasi tipo, neppure una che utilizzi, come oramai spesso avviene, un sistema di terze parti (e.g. Google, Facebook, Microsoft, Amazon)? Tuttavia, sebbene quando inizialmente uno lancia per la prima volta quell’app si operi in modalità anonima, all’atto del primo acquisto di un biglietto vengono richiesti sia dei dati anagrafici (i.e. nome, cognome, email, codice fiscale, numero di telefono) sia quelli di una carta di credito tradizionale (niente metodi di micro-pagamento tipo PayPal, Satispay!) per cui di fatto quei dati da associare ai biglietti acquistati sono presenti nel server di quel sistema di ticketing.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (2) – Inserimento dati anagrafici al primo acquisto
Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (3) – Inserimento dati della carta di credito al primo acquisto

Per rendere più veloce un successivo pagamento, se si decide di memorizzare nell’app i dati relativi alla propria carta di credito, si può impostare eventualmente un PIN che verrà richiesto in alternativa per confermare la transazione economica.

Possibile impostazione di un PIN per poter confermare il pagamento dei successivi biglietti

Peccato che quando uno lancia l’app sul suo nuovo smartphone (o sul medesimo dopo averlo dovuto resettare), fin quando non acquista un nuovo biglietto si navighi nuovamente nell’app in modo anonimo, per cui i biglietti precedentemente acquistati non possono essere recuperati automaticamente. Molto probabilmente, seppure non abbia avuto modo di verificarlo, anche acquistando un nuovo biglietto inserendo i medesimi dati anagrafici, non verrebbero comunque recuperati quelli vecchi …

Tuttavia nell’apposita pagina delle F.A.Q. presente nel sito di TO Move sembrerebbe esserci un quesito da cui poter dedurre una soluzione al nostro problema. Da http://www.gtt.to.it/cms/biglietti-abbonamenti/5372-faq-app-to-move#cambio si legge:

Pagina delle F.A.Q. del sito TO Move

..cambio i dati personali, perdo i biglietti che ho già comprato?

NO, i biglietti sono comunque salvati sul tuo telefono, anche nel caso tu abbia disinstallato TO Move. Se, invece, hai resettato o ripristinato i dati di fabbrica del telefono, allora dovrai mandare un’email a infotomove@gtt.to.it indicando con precisione i dati personali con cui ti eri registrato sul telefono: nome, cognome, e-mail, codice fiscale, numero di cellulare (vecchio ed eventuale nuovo), codice IMEI del telefono. In questo modo GTT potrà controllare se esistono biglietti a tuo nome già comprati su TO Move non ancora utilizzati e provvederà a trasferirli sul tuo account del telefono.

Tuttavia quelle informazioni fornite non risultano, secondo me, esaustive e completamente a prova di equivoci.
Si parla di fornire i “dati personali con cui ti eri registrato sul telefono” e si deve immaginare che si tratti di quelli forniti all’acquisto del primo biglietto con quell’app, ma sarebbe anche lecito supporre, per come la frase è formulata, che si possa trattare di quelli di registrazione al sistema operativo (e.g. Google/Apple account per un cellulare Android o iPhone rispettivamente) o di quelli associati all’acquisto della SIM di quel telefono: il dubbio può ragionevolmente nascere dal momento che non è richiesta una registrazione alla loro app, ma dei dati anagrafici vengono richiesti solo all’acquisto del primo biglietto e presumibilmente vengono a essi associati: si noti che quei dati possono anche essere cambiati nel tempo per ciascun nuovo acquisto. La figura seguente mostra il pulsante che appunto consente di cancellare i dati della carta e quelli personali … anche se non è chiaro, almeno da quel video tutorial, se così si perdono o meno anche i biglietti già acquistati 🤔, ma immagino di no!

I dati della carta e quelli personali possono essere anche rimossi dall’app

Inoltre, si parla reset o ripristino del telefono e non si fa cenno al caso (piuttosto frequente di questi tempi!) in cui si tratti invece di uno nuovo che lo sostituisca.
Viene comunque fornita una email da contattare per attivare una procedura non banale che prevede di fornire addirittura il codice IMEI del telefono con cui si era effettuato l’acquisto e in cui si desidera ripristinare i biglietti. Si può comunque immaginare di estendere quella procedura indicata fornendo, nel caso in oggetto di acquisto di un altro cellulare, non solo l’IMEI del telefono originario, ma anche di quello nuovo. Infatti, come mostrato nelle figure seguenti, così agendo, la procedura di richiesta di recupero biglietti viene accettata correttamente!

Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (1)
Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (2)

Si noti che, sebbene la richiesta di assistenza sia stata presa in carico molto velocemente, viene indicato un tempo di “24/48 ore per il completamento dell’operazione: questo è comprensibile trattandosi di una procedura che prevede un controllo manuale dei dati forniti via email da comparare con quelli presenti nella base dati di tutti i biglietti venduti!

Viene quindi da chiedersi:

  • Come fare se uno non conosce l’IMEI del telefono vecchio e non ha neppure la possibilità di recuperarlo (e.g. cellulare non più funzionante o rubato)? Si ricorda che il numero IMEI (o MEID) per un telefono cellulare agisce come un identificatore univoco per quel dispositivo. Due dispositivi non avranno mai lo stesso e questa caratteristica lo rende uno strumento molto utile principalmente per il monitoraggio dei cellulari smarriti o rubati: per questo motivo è comunque sempre opportuno annotarselo (vedi Come Trovare il Codice IMEI di un Telefono Cellulare).
  • Perché impiegare risorse umane per realizzare una procedura manuale di recupero (non infrequente tra i propri clienti) quando basterebbe cambiare la sua progettazione per renderla automatica? Infatti, sarebbe sufficiente prevedere un’autenticazione sicura a livello di app per cui, accedendo con quelle credenziali su una qualsiasi installazione (indipendentemente dal cellulare utilizzato) si potrebbero recuperare/utilizzare i biglietti già prepagati, aggiornando in real-time la situazione del proprio borsello biglietti acquistati. Anzi, questi potrebbero essere anche essere utilizzati – utilizzando diversi cellulari ma impiegando le medesime credenziali per quell’app – da più persone (e.g. i membri della famiglia), come d’altra parte può avvenire per quelli cartacei che infatti non sono nominativi.  
  • Perché inventarsi una procedura e sviluppare un’app specifica quando si potrebbe effettuare un pagamento analogo tramite sistemi tradizionali che utilizzino borsellini virtuali creati usando direttamente un POS/carta di credito contact-less (e.g. come realizzato per i distributori di acqua SMAT) o come avviene con il sistema dell’ATM di Milano? Per non parlare poi di altre metodologie che utilizzino sistemi pensati principalmente proprio per i micropagamenti (e.g. Satispay, PayPal).

Infine, se non c’è account c’è dell’anonimato … e mi viene da chiedermi ancora: non è che le API utilizzate da quell’app possono essere chiamate ciclicamente cambiando il parametro IMEI (che sembra essere la chiave di associazione), alla ricerca di un biglietto da utilizzare a gratis (anche se in realtà si tratterebbe di un biglietto pagato da un altro cliente 🙄!!)? Basterebbe decompilare l’app (operazione generalmente agevole per qualsiasi sviluppatore) e analizzare il suo codice per verificarlo, ma probabilmente (anzi, spero sicuramente) ci sarà qualche verifica in più per evitare che si possa fare … sebbene mi rimanga i dubbio, come ex sviluppatore, vedendo come è stata progettata quell’app 😏.

P.S. L’app TO Move evidentemente fa delle chiamate non “pure” http/s verso i propri server per cui, se si utilizza per la connessione dati del proprio smartphone un’APN aziendale, può non funzionare correttamente il recupero dei biglietti per cui è necessario impostarne una pubblica.

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5 agosto 1981: abrogato il matrimonio riparatore

Ho la fortuna di avere come parente una grande avvocata che da sempre si adopera in difesa dei diritti civili delle donne e contro le violenze, non solo fisiche ma anche psicologiche, che ancora oggi purtroppo troppo spesso subiscono.

Ho ricevuto proprio oggi, 5 agosto, un suo messaggio WhatsApp che mi ricordava che proprio il 5 agosto 1981 è stato abrogato il matrimonio riparatore.

Alla mia risposta di stupore, mi ha poi risposto che la riforma del diritto di famiglia è solo del 1975, quindi di poco antecedente: prima di questa, anche giuridicamente, il marito era il capo della famiglia e poteva usare lo ius corrigendi anche verso la moglie!

Sembra impossibile ma, pensando che io avevo allora già rispettivamente 22 e 16 anni, mi sono ancor di più reso conto, come quelle siano leggi/riforme emanate solo l’altro ieri nella nostra “democratica” nazione, dove solo dal 30 gennaio del 1945 le donne hanno ottenuto il diritto di voto (tranne le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati”). L’eleggibilità delle donne – quindi non solo la possibilità di andare a votare – venne stabilita, invece, con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo del 1946.

È quindi giusto e bene non solo ricordare, ma anche continuare a difendere leggi a difesa dei soprusi, contribuendo a far sì che si diffondano anche in quelle diverse parti del mondo dove ancora oggi non esistono giurisdizioni analoghe. Credo che questo discorso valga soprattutto oggi, cioè in un contesto dove l’immigrazione può contribuire invece a diffondere, un po’ ovunque, non solo i costumi, ma anche purtroppo i malcostumi di altre culture.

Grazie Franca


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Da un mio vecchio post:

Non esiste chi picchia per amore
 (There is no one who beats for love)

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Non permettere alla violenza di porre limiti alla tua libertà
 (Do not allow violence to impose limits on your freedom)

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Soprattutto siate capaci di sentire, nel profondo di voi stessi, ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo (Che)
 (Above all, let you be able to feel, in the depths of yourselves, every injustice committed against anyone in any part of the world)

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Wekiwi: finalmente ho trovato un fornitore di energia elettrica e gas che riduce realmente i miei costi!! … ma anche con questo gestore è necessario stare attenti e leggere bene le voci del contratto scritte in piccolo piccolo, per non avere brutte sorprese!

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P.S. 14/9/2020 – ATTENZIONE!!!!
L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi. Poi automaticamente, in mancanza di una richiesta esplicita da parte del cliente di un suo rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente). Perciò tocca al cliente ricordarsi nuovamente di richiedere – solo via email (clienti@wekiwi.it) e non via chat – la prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta.
Purtroppo quella clausola, scritta in piccolo nel contratto che uno riceve via email (Download file – WEKIWI _ CGF_1_7_2020.pdf]), non viene esplicitata nei diversi passaggi a video quando uno stipula il contratto online, così come neppure nei video dalla ditta pubblicati per far capire come funzionano le sue offerte.

Articolo del contratto che, in modo secondo me non assolutamente chiaro, indica il cambio di opzione del prezzo fisso per 12 mesi, in mancanza di una nuova richiesta esplicita da parte del cliente.

Che si debba ogni anno, almeno un mese prima dello scadere della precedente scelta, richiedere via email formalmente di riapplicare quella opzione di prezzo fisso 12 mesi è sicuramente disdicevole anche perché non si viene avvertiti (o almeno non sufficientemente) del cambio di questa scelta inizialmente selezionata.

Le risposte del servizio clienti via email sono poi tutt altro che immediate e si riceve una risposta non prima di una settimana. Purtroppo gli operatori che rispondono in real time (quindi quasi subito) via chat, non hanno (stranamente) una completa operatività, per cui possono unicamente dare spiegazioni e consigli ma nulla più, rimandandoti a effettuare le richieste specifiche al servizio clienti via email!! 🤔

Inoltre, sempre in piccolino, nel contratto viene detto: Wekiwi applica in via prevalente la fatturazione per fasce, in considerazione del fatto che la grande maggioranza dei contatori installati rileva a oggi il consumo per fasce. Se intendi espressamente richiedere la fatturazione monoraria è necessario prima della data di attivazione della fornitura inviare una email dopo la sottoscrizione del contratto a clienti@wekiwi.it. Si precisa che il prezzo monorario può essere richiesto solo per i nuovi punti di fornitura non ancora in fornitura con wekiwi s.r.l. e comunque con validità al termine di validità dei prezzi proposti nelle presenti condizioni tecnico economiche (12 mesi)“.

La monoraria si può richiedere, via emai,l solo il primo anno come nuovo cliente e poi mai più!!!

Questo vuol dire, in sostanza, che la monoraria (attualmente a 0,024 €/kWh) si può richiedere, via email, solo il primo anno come nuovo cliente e poi mai più!!! Successivamente, richiedendolo via email ogni anno almeno un mese prima, si può richiedere solo il prezzo fisso per fasce che, avendo lo stesso prezzo le fasce F1 ed F2 (attualmente a 0,059€/kWh) e un prezzo minore solo per la fascia F3 (attualmente 0,019€/kWh), in pratica consente di pagare meno solo dalle ore 23 alle 7 e per tutta la giornata solo la domenica/festivi (NON il sabato) … altrimenti si paga sempre prezzo massimo (attualmente 0,059€/kWh).

Con la fatturazione per fasce si paga meno solo dalle ore 23 alle 7 e per tutta la giornata solo la domenica/festivi … altrimenti si paga sempre prezzo massimo (anche il sabato)


Direi che wekiwi è l’unico gestore che ho avuto che, a parte i primi 12 mesi di contratto, non ti permetta di scegliere una fatturazione monoraria … e questo lo trovo davvero limitante per molti clienti!!
Il medesimo prezzo massimo per entrambi le fasce F1 ed F2 è un’ulteriore limitazione che fa sì che non ci sia convenienza economica neppure nell’utilizzare la corrente elettrica in tutta la giornata di sabato.

Insomma di sorprese, se uno non legge molto bene tutte le note in piccolino del contratto, se ne possono davvero avere diverse anche con questo operatore! 😦

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Soprattutto con l’avvento del mercato libero dell’energia, si è in balia di venditori e propinatori di falsi risparmi. Il numero di telefonate che si ricevono, sia sul fisso sia sul cellulare, di venditori che propongono offerte per luce/gas, è impressionante e personalmente lo trovo fastidioso e lesivo della mia privacy: difficile trovare un rimedio che non sia bloccare sempre nuovi numeri sul cellulare, nonostante le miriadi di leggi sulla privacy che di fatto sono servite ben a poco se non semmai a complicare l’accesso ad un sito! Ormai non passa settimana senza che ne riceva almeno una di quelle telefonate e anche la segreteria telefonica del telefono fisso registra quasi solo più quella tipologia di telefonate, talvolta composte automaticamente.
Già nel 2012 avevo scritto il post Regola n. 1: MAI firmare o accettare un contratto (e.g. luce/gas) proposto dai venditori porta porta o per telefono!! dopo essere stato abbindolato per bene da un venditore assai convincente, ma disonesto, che incautamente avevo fatto entrare in casa mia per propormi la sua offerta! Giustamente in quel post mi era arrivato un commento di un ragazzo che faceva il venditore porta a porta “per portare a casa uno stipendio” e che, giustamente, mi faceva notare che non tutti sono truffatori. La mia risposta è in quel post, ma qui voglio solo sottolineare che, come in molti campi commerciali avviene (e.g. contratti di telefonia, prodotti di elettronica/abbigliamento), i prezzi più convenienti si trovano scegliendo offerte specifiche pubblicate su Internet. D’altra parte questo è assai comprensibile in quanto si salta un intermediario, negozio/venditore a porta a porta o per telefono che sia.
Ovviamente anche per le offerte che si trovano su Internet è necessario stare attenti e valutarle attentamente, ma è sempre meglio che accettare consigli interessati da qualcuno che unicamente pensa al suo guadagno e difficilmente al risparmio di quel cliente che non vedrà probabilmente mai più.
Esistono poi dei siti, anche istituzionali (vedi i link in quel mio vecchio post) che consentono di fare un calcolo comparativo tra le offerte dei vari gestori sulla base ovviamente dei propri consumi e di dove uno abita (e.g. https://www.ilportaleofferte.it/portaleOfferte/it/confronto-tariffe-prezzi-luce-gas.page). Anche utilizzando questi siti di comparazione e analizzando il tabulato finale che si ottiene, si scopre che ovviamente i contratti stipulati via web (che generalmente prevedono una gestione informatica e non cartacea delle bollette) sono spesso i più convenienti in quanto non sussiste alcun intermediario! Ovviamente, a parte forse quello istituzionale dell’Autorità di Regolazione dell’Energia Reti e Ambiente (AREA), gli altri siti comparatori hanno un loro ritorno economico e potrebbero non tener conto proprio di tutte le offerte sul mercato, ma in ogni modo possono risultarti comunque utili per scoprire e comparare le offerte correntemente disponibili sul web!

Dopo essere passato a molteplici gestori sono approdato nel 2018 a Wekiwi e ora, dopo averlo sperimentato per la prima casa, l’ho scelto proprio ieri anche per quella di campagna, cambiando i suoi contratti di luce e di gas.


In questo post intendo:

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Motivo della mia scelta di quel gestore specifico

Ovviamente la mia scelta è stata dettata principalmente dalla convenienza economica dell’offerta avendo comparato i prezzi della materia prima, i soli che di fatto varino da gestore e gestore. Infatti, gli altri costi (i.e. spesa per il trasporto dell’energia elettrica/gas naturale e gestione contatore; spesa per gli oneri di sistema; imposte) – per quello che ho inteso contattando il servizio clienti di due diversi gestori e che ho letto su alcuni siti (e.g. luce-gas.it: luce, gas) – sono legati a regole fisse, identiche per tutti i gestori, stabilite dell’Autorità ARERA: alcuni parametri valgono ovunque, altri sono specifici della zona geografica in cui si trova l’appartamento (e.g. quota trasporto). Si noti che questi costi aggiuntivi, rispetto alla materia prima, sono notevoli e possono incidere anche moltissimo sul totale, soprattutto per una seconda casa: ad esempio, mi sono trovato a pagare per la casa di campagna una bolletta = 37,95€ per un costo della materia prima (energia elettrica) di soli 0,14€ !! Il loro valore comprende una parte fissa ed una variabile in quanto legata ai consumi effettuati (e.g. costi per lo stoccaggio di gas naturale nei depositi sotterranei) … per cui variano a seconda della bolletta. Insomma non si sa mai bene quanto uno viene a pagare di preciso anche se, in genere, è più di quello che uno avrebbe pensato!! Personalmente reputo che le regole dettate da quella Autorità favoriscano lobby di privati che si sono accaparrati questo business. Altrimenti, come è possibile che, ad esempio, la gestione di un contatore dell’acqua sia intorno ai 10€, mentre quello della luce si faccia pagare circa il doppio?? … e che, anche consumando nulla o quasi, ci sia un costo per il trasporto altrettanto elevato?

Nel seguito indico i costi della materia prima che ho nel nuovo contratto appena stipulato con Wekiwi per la seconda casa di campagna, rispettivamente per luce e gas, specificando le opzioni che ho opportunamente selezionato:

  • Contratto luce: 0,025 euro/kWh (contro i 0,077 euro/kWh che pagavo con il precedente gestore), scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi (quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti, in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
    ATTENZIONE!!!! L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi poi automaticamente, in mancanza di richiesta di rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente) per cui tocca al cliente ricordarsi di richiedere nuovamente solo via email (clienti@wekiwi.it) una prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta!!!
  • Contratto gas: 0,125 euro/Smc (contro i 0,3250 euro/Smc che pagavo con il precedente gestore), scegliendo l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (analogamente a quanto indicato per l’energia elettrica, quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente sempre se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
    ATTENZIONE!!!! L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi poi automaticamente, in mancanza di richiesta di rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente) per cui tocca al cliente ricordarsi di richiedere nuovamente solo via email (clienti@wekiwi.it) una prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta!!!
LUCE: 0,025 euro/kWh scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi
GAS: 0,125 euro/Smc con l’opzione prezzo fisso per 12 mesi

Oltre al vantaggio economico, la mia scelta di Wekiwi è stata anche dettata dalla facilità di ottenere online assistenza per chiarimenti e quant’altro. Troppo spesso mi sono trovato a dover fare lunghe attese al servizio clienti telefonico di gestori che poi, per darmi risposta, mi passavano ad altri operatori o addirittura mi dicevano di selezionare una diversa scelta costringendomi a richiamare e a sopportarmi una nuova attesa!! Wekiwi, sebbene abbia anche un call center telefonico (che conviene non scomodare per avere un maggiore sconto per la bolletta in corso), fornisce un’assistenza gratuita tramite chat assai efficiente a cui chiedere chiarimenti e che risponde in pochissimo tempo (generalmente poche decine di secondi!): basta andare sulla propria area privata del sito (o utilizzare l’app) e lanciare una sezione di chat cliccando sull’apposita icona:

Assistenza via chat tramite il sito di Wekiwi
Assistenza via chat tramite l’app Wekiwi

Altro vantaggio è che Wekiwi si sponsorizza anche attraverso il passaparola dei suoi clienti, dando in cambio vantaggi economici sia a questi ultimi sia ai nuovi clienti che usano il codice promozionale fornito da uno dei vecchi clienti.
Attualmente quell’ulteriore vantaggio economico non è indifferente, prevedendo 30€ per il cliente e 20€ per il nuovo cliente, vantaggio sui costi della prima bolletta che viene ad aggiungersi agli altri già esistenti relativi al costo della materia prima … e questo per ciascun contratto luce o gas e quindi lo sconto può raddoppuare complessivamente! Le condizioni dettagliate sono presenti nella pagina del loro sito dedicata a questa offerta del passa-parola, seppure siano sostanzialmente quelle che ho indicato, quindi assai chiare e semplici!

Quale sia l’offerta di Wekiwi penso si capisca molto bene dal seguente loro breve video pubblicitario che ti invito a vedere:

Breve video che descrive l’offerta di Wekiwi

Sostanzialmente si riceve uno sconto se si opera tutto online (e.g. per ricevere le bollette, per contattare il servizio clienti, per pagare con accredito dal proprio conto corrente) e un altro se si ricarica per 2, 3 o 4 mesi secondo i consumi che uno stima di fare. Se, per ciascun singolo mese prepagato, si rientra nella cifra anticipata, si riceve un notevole sconto: se si consuma di meno viene poi ovviamente effettuato un conguaglio successivo. L’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese del periodo di carica per il periodo successivo: diversamente i costi non risultano più vantaggiosi! Comunque anche qualora disgraziatamente si superasse l’importo della Carica scelta, solo i relativi kWh (per l’energia elettrica) o mc (per il gas) consumati in più verranno fatturati da wekiwi senza lo sconto sulla Carica, vale dire lo sconto si perde solo sull’eccedenza. Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente farlo troppo elevato … tenendo comunque sempre conto che poi, con il conguaglio, l’importo non consumato verrà comunque restituito! Si noti che l’eventuale richiesta di modifica della carica si ripercuoterà sul periodo di ricarica successivo e non su quello in corso.
In pratica hanno utilizzato un sistema per certi versi simile a quello che da anni hanno adottato i gestori telefonici, anche se in quel caso il prepagato non ti viene poi in parte restituito sulla base dei tuoi reali consumi (i.e. se non consumi tutti i giga a disposizione per il traffico dati, non ricevi successivamente nessun conguaglio !).

Le condizioni economiche in dettaglio si possono scaricare da questo loro link, così come le condizioni generali di fornitura.

Nella pagina delle F.A.Q. del sito di Wekiwi puoi poi trovare molto probabilmente risposta a molti possibili dubbi che ancora ti rimagono!!

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Consigli su quali opzioni è più opportuno scegliere nel compilare la richiesta di adesione presente online

Nel seguito cerco di fornire alcuni consigli su quale scelta effettuare, o almeno cerco di spiegare perché ho effettuato tali scelte e perché le ritengo personalmente le più opportune!

  • Innanzitutto è da sottolineare che Wekiwi opera in tutto il territorio nazionale per quanto riguarda la luce mentre non copre tutto per il gas. Comunque, anche se indicando il proprio paese, sul loro sito viene indicato che la copertura per il gas non c’è ancora, conviene comunque contattare via chat il servizio clienti in quanto sono in grado di fornire indicazioni più aggionate: ad esempio, per il paese dove ho la casa in campagna il loro sito mi indicava che era coperto solo per la luce, mentre il loro servizio clienti mi ha detto che lo è ora anche per il gas.
  • Sebbene inizialmente ci sia la possibilità di farsi suggerire quale carica scegliere (Aiutami a scegliere una carica), mi sembra che i suggerimenti dati forniti indichino un importo un po’ troppo basso per cui, almeno inizialmente, conviene secondo me scegliere un importo maggiore di quello suggerito, per non rischiare di superarlo mensilmente con i consumi reali: tanto poi nel periodo successivo la ricarica può sempre essere variata sulla base dei pregressi consumi reali che risultano ben visibili sul sito/app.
  • Scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!). Infatti, penso sia più chiaro accettare quella scelta in quanto indica chiaramente il costo della materia prima, piuttosto che averne una con un parametro variabile nel tempo (e.g. PUN) che, sebbene stabilito dalle Autorità in materia, non rende così chiaro l’effettivo costo e quindi complica la comparazione con i costi attuali che si stanno sostenendo con il gestore attuale:
Può convenire scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!)
  • Scegliere la fattura quadrimestrale in quanto non comporta alcun costo di fatturazione, anche se scegliendo periodi inferiori i costi non sono sicuramente elevati (i.e. trimestrale 0,50€, bimestrale 1€). Ricorda che i costi dei consumi non devono essere superati entro ciascun mese e non entro l’intervallo scelto, per cui è importante scegliere un importo che sia superiore ai consumi che si pensa fare in ciascun mese di tutto quel periodo di fatturazione (2, 3 o 4 mesi). Come già sottolineato, quindi, l’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese di tutti quelli di quel periodo di fatturazione successivo: diversamente il costo della materia prima non risulta più vantaggioso! Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente scegliere una carica troppo elevata … tenendo comunque sempre conto che poi con il conguaglio l’importo non consumato verrà comunque restituito!
  • Nella sezione “Come sei venuto a conoscenza dell’offerta?” scegliere “Codice promozionale“. Comparirà, quindi, sulla destra un ulteriore campo in cui inserire appunto il codice promozionale ricevuto da qualcuno che è già cliente Wekiwi. In questo modo, con le condizioni attuali, riceverai un ulteriore sconto di 20€ sulla prima bolletta (vedi Wekiwi premia il passa-parola).
    Se hai trovato interessante non solo questo post ma in generale questo blog e quindi vuoi supportalo, puoi inserire il mio codice cliente 1013771 all’interno del campo Codice promozionale come mostrato nel seguito: non solo non ti costerà nulla farlo, ma anzi potrai così usufruire di quel 20€ di sconto nella pima bolletta!
Per ottenere un ulteriore conto sula prima fattura, scegliere codice promozionale e inserirne uno fornito da un cliente Wekiwi
  • Per la luce attivare la scelta monoraria. Il risparmio che si ha, nella bioraria, consumando nella fascia più convenienti viene facilmente annullato con consumi anche saltuari nelle fasce più costose. Meglio quindi, secondo me, avere maggiore libertà e cercare di risparmiare magari sui consumi, ad esempio scegliendo sistemi d’illuminazione ecologici. Si noti che la scelta monoraria non si può effettuare direttamente nel modulo compilabile online, ma è necessario richiederla successivamente via email (clienti@wekiwi.it) una volta ricevuto (sempre via email) il numero del proprio contratto. Dopo qualche giorno si riceverà conferma, sempre via email, dell’applicazione di tale scelta che comparirà poi nelle bollette che verranno emesse.
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (1)
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (2)

Per ora è tutto e fatemi sapere nei commenti opinioni al riguardo e magari altri consigli!! 😎

… e ovviamente se trovate offerte migliori indicatele nei commenti che possono servire anche a me! 🤗

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Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale

Oggigiorno remotizzare la visione degli interni/esterni di casa propria (ed essere magari avvertiti della presenza d’intrusi tramite opportuna segnalazione sul proprio smartphone) è diventato un qualcosa di realizzabile agevolmente con minima spesa.

Nel seguito descriverò una telecamera da interni della Xiaomi dal costo irrisorio e dalle molteplici funzionalità: la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p. Ne ho comperate diverse e mi consentono di visualizzare e monitorare da remoto lo stato degli interni di casa con registrazioni video/audio su SD/NAS/Cloud, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Inoltre, se opportunamente configurate (anche da remoto), quando lo desidero mi avvertono dell’eventuale presenza d’intrusi, tramite notifiche push sul mio smartphone!! La versione IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza, che costa pochi euro in più, ha addirittura la funzione di tracking che consente di seguire un oggetto quando si muove, per cui quella telecamera motorizzata si ruota automaticamente (e silenziosamente) una volta che l’ha identificato nel suo ampio raggio di azione, possedendo un’ottica grandangolare.

Le diversità tra i due prodotti sono relativi alle possibili impostazioni disponibili andando nel menu con i tre puntini in alto a destra e quindi selezionando Impostazioni della telecamera e anche Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico.

IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza con in più la funzionalità di tracking

Entrambi quelle telecamere utilizzano la medesima app Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo molteplici telecamere di entrambe le tipologie, ma anche diverse altri dispositivi: il tutto per poche decine di euro! Tuttavia, purtroppo attualmente quell’app consente di visualizzare in real-time solo una telecamera per volta tra quelle configurate e non è quindi possibile avere anche una loro visione d’insieme dei video di più telecamere su una singola pagina.

App Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi

Si noti che nelle descrizioni dei due prodotti (Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM e IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) non è così evidente (come dovrebbe) la differenza tra quelle due telecamere IP.

La maggiore diversità consiste nella funzionalità di tracking presente solo nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza. Se può essere interessante averla attivabile, conviene pertanto comprare quella telecamera IMI, tanto più che comporta una differenza di prezzo davvero minima (o addirittura nulla se quel prodotto è per caso momentaneamente in offerta, come quando l’ho acquistato io 😉 ). Diversamente, se la funzionalità di tracking non interessa mai poterla attivare, conviene, sempre a mio parere, acquistare la versione Xiaomi Mi Home in quanto generalmente un po’ meno costosa e con altre caratteristiche che possono comunque renderla preferibile in talune situazioni: ad esempio, nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza la attivazione della modalità di visione notturna fa in modo che si accendano di notte quattro led rossi, seppure risultino minimamente visibili, mentre nel Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM, anche attivando quella funzionalità, rimane tutto completamente spento e quindi non si nota che sia in funzione: diversamente da come verrebbe da pensare, la visione notturna risulta ottima in entrambe le telecamere e il risultato è praticamente analogo, seppure in una sembra non ci siano led a infrarossi (o almeno non ce ne sono di visibili).

Ovviamente tutte quella funzionalità possono essere attivate o disattivate da remoto a piacere, in modo da averle presenti solo quando si reputa opportuno. Infatti, una telecamera che si muove e ti segue (sebbene ruoti silenziosamente), così come una che ha led rossi per la visione notturna, dà sicuramente più nell’occhio rispetto a una fissa e senza led accesi, potendo così meglio passare inosservata se opportunamente collocata (e avendo avuto cura d’impostare sempre a OFF il led blu che, in entrambi i modelli, per default segnala che è in funzione)!

Si noti che sulla medesima app Xiaomi Home le diverse sezioni si presentano talvolta differenti, sia come numero di funzionalità configurabili sia raramente come nomenclatura per un analoga funzionalità (e.g. Assistente alla sorveglianza in una e Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico nell’altra). Nel seguito mostro gli screenshot di alcune sezioni del menù di configurazione per entrambe quelle telecamere, in modo tale che possiate meglio farvi un’idea delle ulteriori (minime) diversità nella loro rispettiva configurazione.

Impostazione della telecamera per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM
Impostazione della telecamera per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza

La pagina di gestione della sorveglianza ha un titolo differente nei due prodotti: Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM mentre Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza:

Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM
Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi e può essere collocata anche sul muro tramite un apposito supporto fornito in dotazione.

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza)
Anche la visione notturna è ottima, sebbene risulti in bianco e nero. (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza)

Nel caso del Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM è un po’ differente (secondo me migliore) l’interfaccia che consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi: la funzionalità è comunque analoga.

Dal momento che la medesima app Xiaomi Home ha per diverse pagine una interfaccia differente, immagino che molto probabilmente quell’app si limita a richiamare del codice presente sul dispositivo stesso (un po’ come avviene quando si chiama un sito residente su un dispositivo).

Ciascuna telecamera deve preferibilmente essere dotata di una micro SD (da acquistare a parte) in quanto così è possibile rivedere le registrazioni nel tempo e non solo avere una visualizzazione in real-time di ciò che la telecamera sta riprendendo. Conviene prendere una micro SD da 64KB in modo da poter memorizzare (ciclicamente) diverse giornate (circa una settimana se si configura una ripresa continua e molto di più se si sceglie di memorizzare solo quando esistono variazioni nella scena ripresa, come generalmente conviene impostare). Io ho preso, con una spesa di poco più di una decina di euro, la memoria SD Samsung MB-MC64GA EVO Plus da 64 GB (UHS-I U3, fino a 100 MB/s) che va più che bene per quello scopo!

Gestione della modalità di registrazione nella memoria: conviene impostare che sia effettuata solo quando la telecamera rileva un cambiamento dell’immagine, vale a dire ci sia stato un movimento

Nei seguenti screenshot mostro come, semplicemente spostando la linea arancione sull’asse del tempo, si possano scorrere tutte le registrazioni effettuate. Nella visione a tutto schermo ruotando lo smartphone in orizzontale, il video risulta ancora più dettagliato e anche il campo di ripresa risulta essere quello massimo. Se poi uno vuole avere (ed eventualmente scaricare) i singoli file video presenti in memoria, basta premere il tasto Tutti i video da riprodurre per avere la possibilità di gestire tali file presenti nella memoria micro SD. Si noti che nel caso specifico dell’esempio, la telecamera è stata impostata per registrare solo i momenti in cui ci sono state variazioni nell’immagine (e.g. presenze di una persona che si muove) per cui esistono video solo in alcuni intervalli di tempo evidenziati in arancione.

Visione temporale delle registrazioni
Visione temporale delle registrazioni (full screen orizzontale)
Gestione dei file delle registrazioni presenti nella memoria micro SD

Conviene comunque fare in modo che i video vengano salvati non solo sulla SD ma anche esternamente alla telecamera (che potrebbe essere asportata insieme con la sua SD inserita nella stessa!). A tale scopo è necessario impostare, nella sezione Gestione della memoria presente nell’app Xiaomi Home, quello che viene indicato come un Dispositivo di archiviazione di rete NAS.

Gestione della memoria: -> Dispositivo di archiviazione di rete NAS per configurare il salvataggio dei video anche esternamente alla telecamera e non solo nella micro SD

Innanzitutto, non deve spaventare la dicitura NAS (Network Attached Storage) in quanto non è indispensabile averne uno professionale per attivare quella interessante funzionalità. Un NAS serio ha generalmente un costo di diverse centinaia di euro (e.g. NAS della Synology) e, sebbene sia ovviamente la scelta più appropriata, non sempre uno lo possiede o intende acquistarlo! In alternativa, è comunque sufficiente utilizzare le seguenti altre soluzioni molto più economiche (seppur meno performanti) per salvare altrove i video in modo più sicuro rispetto ad averli solo sulla microSD localmente al dispositivo.:

  • Collegare un Hard Disk in una delle prese USB generalmente disponibili nel modem/router di casa (e.g. TIM HUB ne possiede due).
  • Utilizzare un PC portatile/fisso collegato alla medesima rete (tramite cavo Ethernet o via Wi-Fi). Questa soluzione è generalmente poco indicata in quanto difficilmente un PC portatile/fisso viene tenuto sempre acceso.
  • Utilizzare un mini PC (e.g. ACEPC AK1 Mini PC con Intel Celeron J3455,6GB RAM, 120 GB SSD, Windows 10 Pro, Supporto mSATA/2.5 ” SSD/HDD, 4K, Dual Band WiFi, Gigabit Ethernet,Bluetooth 4.2). Ne esistono anche a poco prezzo e con ottime prestazioni. Collegandolo all’occorrenza a un monitor e ad tastiera, può essere agevolmente configurato analogamente a quanto si può fare su un qualsiasi altro PC Windows 10.
  • Utilizzare una memoria di massa collegabile alla rete tramite cavo Ethernet o addirittura avere il Xiaomi Mi R1D AC WiFi Router che racchiude, in un solo oggetto, sia la funzionalità di router sia quella di una memoria non indifferente (i.e. 1 TB) e quindi utilizzabile anche per molteplici altri scopi (e.g. libreria multimediale di musica e film).

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Vediamo innanzitutto la soluzione che prevede la configurazione di una directory su un tower/portatile/mini PC in cui una o più telecamere potranno salvare remotamente i propri video già memorizzati sulla SD locale.

Innanzitutto è necessario attivare la funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS“, generalmente non presente di default su un nuovo PC. Basta comunque andare nel Pannello di Controllo -> Attiva o disattiva funzionalità di Windows:

Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (1)
Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (2)

Creare, quindi, un nuovo utente locale del PC con i diritti di amministratore: si potrebbe utilizzare anche un utente esistente, ma conviene crearne uno apposito a tale scopo.

Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (1)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (2)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (3)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (4)

Creare infine sul PC una nuova directory (e.g. MiHome), in cui verranno poi memorizzati i video dalle telecamere, configurando la sua condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato:

Condivisione in rete locale di una directory con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (5)

Può convenire verificare che la condivisione di una cartella sia protetta da password, sebbene questa sia già la configurazione di default:

Condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (6)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (1)

Se compare la schermata seguente, che farebbe pensare a qualche problema, premere ugualmente nel centro per riuscire comunque a visualizzare le cartelle condivise:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (2)

Inserire username/password dell’utente appositamente creato nel PC:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (3)

Selezionare la cartella creata e condivisa in rete appositamente per memorizzare i video delle telecamere:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (4)

Dopo una breve attesa la impostazione viene memorizzata nella telecamera. La procedura deve essere poi ripetuta per tutte le telecamere, accedendo a ciascuna sempre tramite l’app Xiaomi Home.

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (5)

Segue una fase di preparazione della connessione tra telecamera e memoria remota come indicato nella scritta bianca sotto la figura:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (6)

Quando lo stato di trasferimento diventa normale, è possibile configurare a piacere le opzioni presenti, quale ad esempio gli intervalli di tempo in cui si desidera effettuare gli upload (e.g. in tempo reale).

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (7)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (8)

Si noti che il trasferimento dei video può anche essere messo temporaneamente in pausa:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (9)

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Altra possibilità è, come già elencato, quella di collegare in rete un Hard Disk. Per vedere poi i dispositivi presenti nella rete locale (e.g. Hard Disk collegato al modem/router), basta andare con il File Explorer nella sua sezione Centro rete e condivisione e attivare, con diritti di amministrazione, “Attiva individuazione reti e condivisione file“.

Risultano così visibili e accessibili i dispositivi collegati in rete quale il Modem/router e, ad esempio, gli eventuali HardDisk al medesimo collegati tramite una delle porte USB generalmente presenti tra le interfacce disponibili. Uno o più di questi Hard Disk possono poi essere utilizzati per salvare i video dalle videocamere, in alternativa al salvataggio su un PC visto precedentemente: un PC, da connettere nella rete locale, risulta comunque utile per poi poter visualizzare successivamente quei file video salvati su quegli HardDisk andando appunto ad accedere da PC a quelle entità di memorizzazione presenti nella rete locale.

Nel seguente screenshot mostro come si vedono i due Hard Disk che ho collegato alle due porte USB presenti nel mio modem/router TIM HUB, essendo quest’ultimo accessibile sia tramite il suo indirizzo 192.168.1.1 o il suo nome logico (e.g. MODEM TIM):


Link utili

How to unbrick Mi Home Security Camera 360° 1080P

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Lo zoo di Torino nel Parco Michelotti: compaiono in Rete sempre nuovi video e immagini amatoriali!

Mi ha contattato oggi Valentina, una gentile visitatrice di questo blog, che mi ha segnalato, tra l’altro, la presenza di altri tre video relativi all’ex-zoo di Torino pubblicati recentemente su YouTube.
Nonostante sia la loro scarsa qualità sia le riprese davvero amatoriali con zoom veloci e repentini sia il logo By Simona689 stampigliato permanentemente e assai invadente, questi tre filmanti (complessivamente di una quindicina di minuti) risultano, a mio parere, particolarmente interessanti in quanto quelle riprese dello zoo risalgono al 1/5/1986, quindi pochi mesi prima che venisse chiuso (31/3/1987).

In quei video, oltre agli animali e i luoghi in cui vivevano (in cui si intravvedono chiari segni di degrado nelle strutture), vengono anche mostrati, seppur rapidamente, scorci del parco Michelotti e addirittura esiste qualche sequenza del rettilario e di qualche vasca con murene e pesci negli acquari ivi presenti.

Cattura del frame che mostra l’ingresso dell’acquario rettilario

Insomma, un reperto storico non indifferente che è stato aggiunto molto recentemente, esattamente il 18/4/2020, probabilmente dopo che quel video è stato riversato in digitale verosimilmente da una cassetta C-VHS.
Chissà quante riprese non pubbliche ci sono di quello zoo, ancora ora rinchiuse unicamente nei cassetti di molte persone!

Continua a rimanere per me un mistero il fatto che non esistano, almeno visibili su Internet, video professionali di quello zoo e anche le foto di qualità risultano davvero poche se si pensa sia al lungo asse temporale in cui è esistito sia alla data relativamente recente della sua chiusura!

Ecco le riprese del giardino Zoologico di Torino del 1/5/1986:

Sempre Valentina mi chiedeva se avessi poi informazioni sulla gabbia in ferro battuto attualmente presente nei giardini del parco Michelotti, quasi di fronte alla biblioteca Geisser, che presumeva appartenesse all’ex zoo. Facendo una veloce ricerca su internet, non era riuscita a trovarne una testimonianza fotografica o video e mi chiedeva se sapevo quali animali vi erano stati rinchiusi dentro, all’epoca dello zoo. Alcune persone le avevano riferito che c’erano delle scimmie, ma lei stessa affermava che si trattava di ricordi non del tutto affidabili. Continua dicendomi È una gabbia sensibilmente più bella e “artigianale” rispetto a quelle visibili nelle testimonianze fotografiche delle zoo. Le sarò grata per qualsiasi informazione potrà trasmettermi (o per suggerimenti su chi contattare per averne). Ho già chiesto, per ora senza risultati, alla circoscrizione (mi hanno risposto che è impossibile sapere dove e per che cosa fosse usata) e alla biblioteca (ancora nessuna risposta).

Anch’io non so dire nulla di preciso relativamente a quella “gabbia”. Tuttavia, la mia personale opinione è che si tratti di una scultura contemporanea, realizzata con cancelli in ferro battuto recuperati e che non abbia nulla a che vedere con le gabbie reali del vecchio zoo. Probabilmente, essendo collocata in quel luogo, l’artista ha voluto solo richiamarsi alle gabbie che un tempo imprigionavano gli animali.

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P.S. 26/7/2020
Effettivamente è un’opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata in quel luogo nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo del parco Michelotti, come indicato nel sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio:

Sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio: opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo

Appena riesco fotograferò meglio quella “gabbia” e inserirò in questo post quello scatto …

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Se sei interessato al Parco Michelotti, possono forse interessarti anche i seguenti post:

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Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali: cosa fare se i condomini si oppongono

Nel lontano 30/3/2012 avevo scritto il post Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali in cui citavo parte delle modifiche ai regolamenti (Regolamento EdilizioRegolamento di Igiene) che il Consiglio Comunale di Torino aveva approvato il 20 Febbraio 2001 con deliberazione n. 21: quelle modifiche impongono che, qualora venga richiesto, un condominio debba consentire il parcheggio di biciclette nel proprio cortile. Per i dettagli rimando a quel post in quanto, come si vedrà, tali regolamenti sono oggi più che mai ancora validi almeno a Torino!

comune.torino.it/bici/wp-content/uploads/2014/02/bici-nei-cortili-.pdf

Dal momento che un amico sta invece avendo problemi con il proprio condominio per appunto parcheggiare la sua bici nel cortile dove abita e in un articolo recente (generalista e quindi non specifico al Comune di Torino) del sito di Diritto&Fisco viene detto esattamente l’opposto di quanto affermato in precedenza, mi sono deciso a chiedere delucidazioni sia all’URP del Comune di Torino sia alla FIAB di Torino.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-07-14-194322.jpg
Email inviata all’URP del Comune di Torino e FIAB di Torino

L’URP del Comune di Torino, efficiente come sempre, ha inoltrato la richiesta a biciclette@comune.torino.it dove tempestivamente ho ricevuto questa risposta che conferma l’attuale validità dei regolamenti precedentemente citati:

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-07-14-194949.jpg

Tuttavia mi viene precisato: “Tenga però conto che purtroppo è un tema complesso e sempre a rischio di conflittualità, in modo particolare poi quando ci sono ulteriori problemi di proprietà del cortile e/o servitù di passaggio. Noi non siamo in grado di fornire consulenze giuridiche condominiali e la Polizia Municipale non entra in queste questioni. Nel periodo precedente all’emergenza sanitaria coronavirus noi davamo l’indicazione di 2 sportelli gratuiti per avere una valutazione mirata nel caso di situazioni conflittuali e problematiche come nel suo caso, ma purtroppo ora tutto è sospeso”.

Quindi, quando le condizioni critiche dovute al COVID19 saranno superate, gli sportelli contattabili, se uno ha problemi nel vedere applicato il diritto di poter posteggiare la propria bici nel cortile condominiale a Torino, sono i seguenti:

1) Sportello del condominio, Cascina Roccafranca,
Tel. +39 011.01136250
Via Rubino, 45
10137 Torino 
Offre informazioni su questioni condominiali, contenziosi amministrativi, problemi di vivibilità sotto il profilo giuridico, legale, tecnico e contabile, con l’obiettivo di svolgere un qualificato servizio d’informazione volto alla risoluzione dei conflitti attraverso la diffusione della conoscenza di norme e regolamenti e l’analisi delle condizioni reali di ciascun caso.
A cura dell’ Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari).
Lo sportello è attivo il venerdì dalle ore 9 alle ore 12 con accesso libero senza prenotazione.

2) Sportello Condominio, Camera di Commercio Torino
La Camera di commercio di Torino offre un servizio di prima informazione verbale in materia di problemi condominiali. Il servizio si avvale della collaborazione degli esperti delle principali Associazioni degli amministratori e dei piccoli proprietari.
Il servizio è gratuito previo appuntamento, che è possibile fissare scrivendo a sportello.condominio@to.camcom.it o contattando telefonicamente la Segreteria 011.5716918/27.  

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Email utili

Può infine sempre tornare utile contattare anche tu personalmente sia l’URP del comune di residenza sia la FIAB.

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Agenzia delle Entrate 730/2020: “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente” alias “come dover cancellare la cache di un browser per poter nuovamente accedere ad un sito”

Non sempre i mezzi informatici messi a disposizione dalle amministrazioni sono così agevoli da utilizzare da un comune cittadino come penso dovrebbero.
Già nel 2016 avevo scritto il post “Agenzia delle Entrate: come riuscire a utilizzare comunque software obsoleti e non aggiornati da anni anche con i nuovi sistemi operativi (i.e. utilizzare Voltura 1.1 – per la compilazione delle volture catastali – con sia Windows 10 sia Windows 7)” e oggi affronterò un’altra problematica riscontrata personalmente sul nuovo portale dell’Agenzia delle Entrate, relativamente alla sua gestione dell’autenticazione dell’utente e della relativa sessione mantenuta nel tempo.

Si noti innanzitutto che esiste una interfaccia differente per l’inserimento delle proprie credenziali a seconda se si utilizza portale dell’Agenzia dell’Entrate vale a dire da https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Main/index.jsp (in cui esisterà poi una sezione specifica per la compilazione del 730) oppure se si accede direttamente alla sezione specifica di compilazione del 730 tramite il seguente link diretto: https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/PrecomWeb/.
Ciò può cerare sicuramente un po’ di confusione in una utenza generica che, a seconda del link trovato cercando con un motore di ricerca, può trovarsi nell’una o nell’altra situazione per poter accedere alla compilazione del suo 730. Penso convenga utilizzare il primo link diretto che ho messo in grassetto se uno desidera unicamente compilare il 730.

Modalità d’inserimento delle credenziali accedendo direttamente alla sezione specifica di compilazione del 730: https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/PrecomWeb/,

Modalità d’inserimento delle credenziali accedendo direttamente al portale dell’Agenzia dell’Entrate, in cui esiste poi un link per accedere alla sua sezione specifica per la compilazione del 730: https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Main/index.jspa

Andando a curiosare nella sua sezione relativa alla compilazione del 730/2020 per vedere come compilarla, dopo avere scaricato il 730 precompilato, non ho effettuato esplicitamente il logout (e.g. non ho premuto il tasto Esci in alto a destra). Infatti, normalmente, in qualsiasi sito che richieda anche livelli di sicurezza elevati (e.g. sito di banche) questo comporta comunque la terminazione della sessione di collegamento con il sito senza per questo richiedere azioni particolari da parte dell’utente ad un successivo tentativo di accesso.

Invece, il giorno dopo, cercando di autenticarmi nuovamente con codice fiscale, password e PIN (vedi Come richiedere assai agevolmente il PIN di accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate (e.g. per la compilazione online del 730)), invece di entrare nel sito nuovamente, ho ricevuto la seguente pagina di errore che indicava “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente. Si consiglia di chiudere e riaprire il browser per effettuare un nuovo accesso“.

Se non si esce esplicitamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, a un tentativo di login successivo si riceve la seguente pagina di errore che indicaIl browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente. Si consiglia di chiudere e riaprire il browser per effettuare un nuovo accesso.

Ovviamente ho provato a seguire quella indicazione, chiudendo il browser e anzi chiudendo prima anche tutti i tab aperti. Tuttavia, riaprendolo e cercando nuovamente di autenticarmi in quel sito, il risultato è stato il medesimo. Tuttavia, Generalmente un qualsiasi browser (anche se chiuso e riaperto) mantiene memoria (i.e. in cache) dei dati salvati dai diversi siti in cui si è navigato, per cui per default ha disabilitate tutte le opzioni relative a “Cancella i dati di navigazione alla chiusura” presenti tra le sue Impostazioni. Taluni dei dati salvati nel browser possono essere utilizzati anche per mantenere aperta una sessione tra questo e il server che ospita un sito, senza che necessariamente richiedere una interazione dell’utente entro un certo lasso di tempo.

Generalmente un qualsiasi browser (anche se chiuso e riaperto) mantiene memoria (i.e. in cache) dei dati salvati dai diversi siti in cui si è navigato, per cui per default ha disabilitate tutte le opzioni relative a “Cancella i dati di navigazione alla chiusura” presenti tra le sue Impostazioni.

Solitamente i siti che richiedono sicurezza (e.g. banche) dopo un certo tempo di mancata interazione dell’utente, chiudono automaticamente la sessione e richiedono un nuovo login; altri non la chiudono subito ma avvertono l’utente della sua prossima scadenza, stimolandolo a interagire per prolungare la connessione autenticata ed evitando cosi di richiedergli le credenziali.
Il sito dell’Agenzia delle Entrate sembra che non utilizzi nessuno di questi metodi collaudati e ovunque utilizzati, in quanto ho visto che la connessione permane nel tempo anche se non esiste un’interazione dell’utente anche per lungo tempo. Questo può essere un bene almeno nel caso di compilazione del 730, in cui talvolta si impiega tempo per leggere man mano le istruzioni di come compilarlo! Il problema sorge però quando poi si riaccende il PC, si apre il browser e si cerca nuovamente di autenticarsi essendoci nella cache del browser (cioè nella sua memoria interna) ancora delle informazioni (e.g cookies) relative al collegamento precedente a quel portale e alla autenticazione che si era effettuata.

Si noti che questa problematica si presenta con qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge) se sono mantenute, come abitualmente avviene, le sue impostazioni di default che non prevedono la cancellazione di tutta la cronologia e della cache relativa ai siti visitati da quando lo si è aperto.
Il problema si può risolvere allora non semplicemente “chiudendo e riaprendo il browser” come suggerito dal quel portale, bensì andando esplicitamente a cancellare la cache del browser usato, almeno quella generata da un tempo pari a quando ci si era autenticati al sito dell’Agenzia delle Entrate.
Ovviamente un’altra soluzione alternativa è utilizzate un altro browser rispetto a quello che si era precedentemente utilizzato
… ma ovviamente quella sarebbe l’ultima spiaggia!!

Vediamo quindi come cancellare in un browser i dati che quel sito ha memorizzato e che fanno sì che non si riesca più a completare con successo la procedura di autenticazione.
In Chrome si va in Impostazioni -> Privacy e sicurezza -> Cancella dati di navigazione e selezionando almeno Cookies ed altri dati dei siti per un intervallo di tempo almeno pari al primo accesso autenticato con il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Chrome: cancellazione dei cookies e dati dei siti visitati (per un intervallo di tempo sufficientemente remoto)

In Edge, analogamente, si deve andare in Impostazioni -> Privacy e servizi -> Cancella i dati di navigazione e selezionando poi Cookie e altri dati del sito per un intervallo di tempo almeno pari al primo accesso autenticato con il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Edge: cancellazione dei cookies e dati dei siti visitati (per un intervallo di tempo sufficientemente remoto)

A questo punto nuovamente va finalmente a buon fine la procedura di autenticazione, già per sé non così banale, prevedendo, oltre a una password (che deve essere cambiata ogni tot mesi) anche un PIN fisso fornito all’atto della registrazione al sito (vedi Come richiedere assai agevolmente il PIN di accesso al sito dell’Agenzia delle Entrate (e.g. per la compilazione online del 730)).

Perciò, al termine di ogni accesso, per evitare problemi nella successiva richiesta di autenticazione, ATTENZIONE a ricordarsi di premere il tasto Esci che effettua esplicitamente il logout dal sito.

Tasto Esci che effettua esplicitamente il logout dal sito: ATTENZIONE a premerlo al termine di ogni accesso, per evitare problemi nella successiva richiesta di autenticazione
Videata mostrata se si effettua esplicitamente il logout premendo sul tasto Esci (in alto a destra)

Forse un metodo di mantenimento della sessione che avesse previsto magari una popup per prolungarne la durata sarebbe, a mio parere, stato più consono per un sito che deve poter essere agevolmente utilizzato da qualsiasi cittadino che non necessariamente deve sapere come cancellare cache e cookies lasciati da quel sito istituzionale.
Inoltre, insufficienti e lacunose sono poi le indicazioni che vengono mostrate come suggerimento per ovviare quel problema generato da una non opportuna scelta di gestione della sessione del portale stesso.

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Note sul 730/2020

Il Decreto ha posticipato al 30 Settembre 2020 il termine di presentazione della Dichiarazione dei Redditi ma, ovviamente, prima lo si fa prima arrivano gli eventuali rimborsi!

  • Relativamente alle assicurazioni tipo l’Assilt, si riceve da queste una lettera per la quota pagata (e.g. 504€) che è il contributo di assistenza sanitaria che può essere indicato nel rigo E26 cod 13: se non la si è ricevuta per posta ordinaria, tale lettera la si può scaricare dal sito come pdf denominato “QUOTE ASSOCIATIVE PAGATE NEL 2019” [area personale -> impostazioni anagrafiche -> comunicazioni (cliccarci sopra)]
  • Acconto addizionale comunale IRPEF 2020. La casella dell’acconto “2020” può non essere stato (correttamente) compilato nel CUD da una azienda quando questa nel 2020 non sarà più il sostituto d’imposta. Conseguentemente la casella dell’acconto 2020 del 730 (casella C13) dovrà rimanere a zero.
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TomTom GO Premium navigator review: how to update it, load POIs and much more!

I had a very old TomTom navigator, the ONE XL, that is no more compatible with new maps and software so it cannot be updated anymore … even though it was always been a paid update and it was neither very cheap! The same happens till now with any navigator you buy integrated with a car: every year you have to pay a subscription to have maps updated. For example, for my Peugeot car it costs about 150€ for only Europe maps and I think it is too much!!

For at least 6 years I had always used my smartphone even as a navigator (e.g. Google Maps or Here apps) when I needed it, mainly because their maps were always up to date and many more services were available as that device is connected to the Internet, so it could give traffic information and more.

Since last Christmas, I got a new TomTom device, the TomTom GO Premium, and when I tested it I was surprised how this type of device has evolved in the last few years!!

  • It is always connected to the Internet with an integrated SIM so it can always receive real-time traffic and speed camera/autovelox information.
  • Maps and SW are always updated, free of charge forever.
  • Third, you can connect through Bluetooth several smartphones to handle voice commands and phone calls.
  • It can directly connect to a WiFi for any maps and SW updates.
  • Its HW is great. It has a big screen, magnetized connection with the suction’s support for glass that can be put and taken away really in few seconds, simply screwing/unscrewing it for a few degrees.
  • The user interface has improved a lot and it is much better than anyone I saw, like the Google Maps one or Here I have on my Peugeot. For example, maps are zoomed automatically when needed, several shortcuts are shown on its big screen to go and see several details, a timeline gives you a clear view of what you’ll meet in a little while (e.g. fuel distributors, speed cameras).
  • You can also receive audible alerts when approaching a danger zone or one with a speed camera (IT: autovelox).
  • The user interface is so beautiful and easy to understand that you don’t even need to open the user’s manual for getting its main features. However, there are some features that are easier to find if you have a look at the user’s manual. Note that the booklet included is only a quick start manual so, if you want to know all GO Premium device features, you need to see the online complete user manual [IT: TomTom GO Premium – Manuale utente]. You can also download it in a pdf format on this page. You can find there all device features like POI settings and voice commands, for example.

Summarizing, no way this navigator is much better compared to anyone you can have on your smartphone and this even using the TomTom app too, because even in that case, even though the user interface is more or less the same, the HW is always the one of a mobile phone: if you have to use it for hours (e.g. for work or for a long trip) the size and HW of a TomTom GO Premium device is much more appropriate. How many times I had a navigator app on my smartphone stop working because the charging was not enough or the temperature of the device was too high so it turned off on its own for overheating (even because collocated on the windshield of the car, possibly under a summer sun)!!

TomTom GO Premium navigator is much better compared to anyone you can have on your smartphone

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In the following, I will give you some information about some features I found very useful in TomTom GO Premium device:

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Plan a trip, load POIs and more from the mydrive.tomtom.com site
or using the TomTom MyDrive app

Very useful is the https://mydrive.tomtom.com site where you can log in with your TomTom account: from here you can have access to many features. Most of the same features are available on your smartphone even using the TomTom MyDrive app: only few, like the beta ones, are available only using the site.

From MyDrive site you can also plan a trip and then have it available on your TomTom device that will be automatically synchronized with the information you put using that site. So, instead of waiting to be in the car to plan a trip, you can already select the place you want to reach and choose the path you prefer so you will only have to start it when you will switch on the TomTom device in your car.

Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the https://mydrive.tomtom.com site (1)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the https://mydrive.tomtom.com site (2)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the TomTom MyDrive app (1)
Plan a trip and have it synchronized on your TomTom device using the TomTom MyDrive app (2)

You can see those tutorials on how to use TomTom MyDrive:

You can even import trips, you found somewhere in GPX format, so you can follow that road trip:

https://mydrive.tomtom.com/ site (2) – Import and synchronize GPX files with your TomTom device

You can even get some suggested road trips: there are so many! For example, if you filter with “ita“, you can find all those available in Italy.

https://mydrive.tomtom.com/ site (3) – suggested road trips (filter with “ita“, to get all the ones available in Italy).

For uploading custom POIs/[IT: PDI],you can find from some communities, you can see the How to add new POIs that can be shown in the map section of this post.

There are also some beta features you can enable if you like, like community trips:

Enable beta version if you want to try new features (only on MyDrive site)
TomTom Community routes (available now only with beta version enabled of TomTom MyDrive site)

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Map Share to make corrections to your maps and report error

Using Map Share, you can make corrections to your maps and report errors.
Your corrections, including location information, are sent to TomTom and associated with your browser or MyTomTom account for the duration of the account. TomTom uses these alerts to improve TomTom maps too.
Note that that URL (https://www.tomtom.com/mapshare/tools/new/mapshare/) can be reached only with a PC browser and not with a smartphone one (e.g. Internet Samsung, Edge): I do not know why but that site check the browser type and if irìt is a mobile app it gives “Cannot cannot find the page“!

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How to update TomTom GO Premium

It is possible ONLY using the device update menu item when connected to Internet directly to a Wi-Fi or through a USB connection to a PC while running (even in background) MyDrive Connect. This program, you can install on your PC, only allows you to have an Internet connection if the Wi-Fi is not available or it is not stable.

Even though, as I said, the updates are done directly by the device when connected to any 2.4 GHz WiFi (your home one or the one generated in tethering by your smartphone), I tried the MyDrive Connect SW that can be downloaded by the TomTom site as explained in the product help page.
Looking into my account details page associated with my navigator I found the following the red button related to a new update:

In my account details page a new update is associated with my navigator (e.g. Charging Station)

However, even though any update was fine with the direct Wi-Fi device connection, there was no way to make MyDrive SW recognize my device for any update using that SW as explained in some video (for other models): I would have expected that at least a warning to be given by this SW explaining whyMyDrive SW do not give any update features with my TomTom model!

No way to make MyDrive Connect SW give some update information when my device is connected to that PC (1)

When I clicked on GO PREMIUM X device, or connect my device via USB to my PC, the following popup window appear and no way to get any possible update:

No way to make MyDrive Connect SW give some update information when my device is connected to that PC (2)

I contacted the technical assistance via chat and I posted this question in the forum. From their answers, I realize that my device is a WI-FI one so on MyDrive Connect, it won’t get recognized for updates. There are only two purposes for which you can connect this device to computer:

  • If you want to charge the device. 
  • The device will take only internet and stable connection from the computer if there is an issue with the updates over WI-FI. 

Thus, even if you have plugged the device into the computer you have anyway to select the update features from the device itself as you do when directly connected to Internet using a WiFi. 

So if the Wi-Fi is giving unstable connection, you can simply plug the device into the computer with MyDrive Connect running and you can leave it connected till the updates are done using the “usual” procedure on the device itself: Menu -> Settings -> Updates and new elements [IT: Menu -> Impostazioni -> Aggiorn. e nuovi elementi]. So, you have to manually select the updates from the device no matter if you are updating the device through a computer or a Wi-Fi

Someone in the forum suggested me, instead of UN-installing & RE-installing MyDrive Connect, to delete the “HOME3” and the “MyDrive Connect” folders in the MyDrive Connect program just as effective for giving MyDrive Connect CPR to bring it back to life. The step by step procedure is:

  • Disconnect the Tomtom device from the PC and Reset it by holding down the off button for 20 secs until you hear the ‘drumbeat’ release the button (Do not reconnect your device to your PC )
  • If MyDrive Connect auto ‘Starts when your Computer starts’ (Default). Then ‘Right Click ‘on the MyDrive Connect Icon on the PC Taskbar and Click ‘Quit’ MyDrive Connect.
  • Open the ‘Run Box’….
  • On the PC Press the ‘Windows button’ + ‘R’ Key
  • The Run Box opens… Type into the ‘run’ box…. %localappdata%/TomTom
  • Press Enter
  • A new File explorer window opens related to TomTom local data
  • Delete both the Home3 and the MyDrive Connect folders; they are the most likely to be corrupted
  • Close all windows
  • Turn on the SatNav and reconnect it to the PC
  • Open/Run My Drive Connect
  • A small Menu Window opens with 3 menu options: select at least the Download updates on my computer (reccomended) option
  • Click OK
  • Login to MyDrive Connect as if was a fresh install.

From this answer I received in that forum I realized that, even though the popup window is strange and possibly due to a bug, things work as they should do, that is the PC gives the Internet connection to the TomTom device allowing to get any updated using its own updates section. In fact, when I open the MyDrive Connect application on my computer, it starts a background task that is visible also in the bottom taskbar as a TomTom icon. It is this background task that provides the necessary connectivity so once this is running, I could actually close the main application. Also, if I configure the settings within the main application to “Start MyDrive Connect when the computer starts“, then this background task will start automatically when I boot my computer and I don’t need to open the application at all, as it provides no additional functionality for my device. Then, if this task is running and I try connecting my TomTom to my computer with the USB cable provided and then powering it on, after a period of about 30 seconds or so, things are working as they should. In fact, as soon as I connect via USD my TomTom to the PC, I can see a new adaptor appear in the Network Connections [IT: Connessioni di rete] section of the control panel on my PC:

If MyDrive Connect background task is running, as soon as I connect via USB my TomTom, a new adaptor appear in the Network Connections [IT: Connessioni di rete] section of the control panel on my PC

This has been created by the background task and creates an Ethernet over USB connection to my TomTom which in turn allows it to connect to the Internet via PC. If I disconnect my TomTom this connection disappears.
Then, if I now go into the main menu on my TomTom and touch the status icons at the top-right of the screen I see the following, showing that the Wi-Fi has been automatically disabled (Not Connected), but both Traffic and MyDrive are shown as connected which means I have internet connection (note that the Traffic information were temporarily unavailable when I took the screenshot, but they were so even with a direct Wi-Fi connection!).

Connection status when the device is connected via USB to the PC with MyDrive Connect background task running (Wi-Fi connection is automatically disconnected even though Internet connection is available through PC
Connection status when the device is alone: the Wi-Fi connection is active

If I want to verify it further, I can log into MyDrive website, load a route, click edit and then “send Destination” (or send stops) and the route should get sent to my device proving it is connected.

So, in summary:

1. Even if it’s not working correctly the MyDrive Connect user interface, I am not really missing out as all it does is provide a third way to connect my TomTom to the Internet. Everything else is still done on the device. So I can ignore the strange message, in fact don’t even open the application at all!

The red circle shows that one new update is available

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How to add new POIs that can be shown in the map

I found only one POI (Point Of Interest) [IT: PDI (Punto Di Interesse)] available by default in the device POI section, which is the Charging Stations. Note, anyway, that several POIs are by default always available (e.g. petrol stations, speed cam/autovelox) even thogh they are not listed in that section.

Example of site where you can find several POIs/PDI for Italy

You can add several ones from communities like poigps.com (download POI).
Note that POI (Points Of Interest) / [IT: PDI (Punti Di Interesse)] are very often in a format (e.g. CVS) different from the OV2 used by TomTom so, after you download some in your PC, you need to convert it before loading into TomTom system using mydrive.tomtom.com site and then having automatically available on your navigator device into the POIs section. From there you can activate one or more when you need some, in order thei can be seen on the map.

You can find a free CVS to OV2 converter form poieditor.com (while in some other site for big CVS you have to register with a fee, e.g. www.gps-data-team.com).

After you have possibly converted the POI/PDI in OV2 format, you can upload it using the mydrive.tomtom.com site:

You can import a POI/PDA file in OV2 format using the mydrive.tomtom.com site
POIs/PDI uploaded and then automatically available on TomTom device

You can find further information in:

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Voice commands [IT: Comandi vocali]

One of the features that can be very useful while driving is voice commands. You can possibly insert the address destination saying first “Go to an address” [IT: “Vai a un indirizzo“] and then, after the TomTom voice asks you, the address: much quicker!! Note that it recognizes the names of places and streets when spoken in the local language using local pronunciation. You can’t enter postal codes using voice command.

You have to choose a Voice, if you haven’t already, then to activate the speech recognizer you have to say a phrase: in Italian, the default phrase is Ciao TomTom but you can change it as you like going into the Settings -> Voice menu item.

When you select an item from a list (e.g. a house number), say “number one” [IT: “numero uno“] or “number two” [IT: “numero due“] and not “one” [IT: “uno“] or “two [IT: “due“].

The list of commands is not exhaustive but they increase during the time after any update. For example, the one listed asking “All commands” [IT: “Tutti i comandi“] are more than the one listed in the current user manual. and you must say exactly that phrase: in the following, you can find the Italian ones but in the user manual, you can find the one for your language (change appropriately the link. http://download.tomtom.com/open/manuals/TomTom_GO_PREMIUM/html/it-it/index.htm#Whatyoucanusevoicecontrolfor.htm) or better find then asking “All commands” [IT: “Tutti i comandi“].
In the following the main commands available in Italian:

Comandi globali

  • “Aiuto”,
  • “Indietro”
  • “Annulla”

Navigazione e percorso

  • Vai a un indirizzo
  • Vai verso centro di una città
  • Vai a casa
  • “Viaggia passando dalla casa”
  • “Vai al lavoro
  • A che ora arriverò?
  • Vai a parcheggio
  • “Passa da parcheggio
  • Vai a stazione di servizio
  • Passa da stazione di servizio
  • Visualizza Le mie posizioni
  • Passa da una posizione salvata
  • Destinazioni recenti
  • “Viaggia passando per una destinazione recente”
  • Segnala autovelox
  • Contrassegna la posizione corrente
  • Trova alternativa
  • Evita strada bloccata
  • Aggiungi posizione corrente a Le mie posizioni
  • “Cancella percorso”
  • “Qual è l’istruzione successiva?”

Impostazioni del dispositivo

  • Volume 70%
  • Alza volume” / “Abbassa volume
  • Muto” / “Attiva audio
  • “Attiva istruzioni” / “Disattiva istruzioni”
  • Visione diurna” / “Visione notturna
  • “Vista 2D” / “Vista 3D”
  • Aumenta zoom” / “Riduci zoom
  • Attiva telefono” | Accendi telefono | Aziona telefono | Telefono acceso | Telefono attivo”

The TomTom GO PREMIUM recognizes many more words than you see in that command list, so try saying more words.Note that you can say other words that have the same meaning, such as the following:

  • “OK”, “Correct”, or “Right” instead of “Yes” [IT: “OK“, “Corretto” o “Giusto” invece di ““] when you want to confirm what you have said.
  • “Go To”, “Search” or “Nearest” instead of “Drive To” [IT: “Vai a“, “Cerca” o “Più vicino” invece di “Guida verso“] when you want to reach a gas station.
  • “Cancel” or “Delete” instead of “Delete” [IT: “Annulla” o “Elimina” invece di “Cancella“] when you want to delete your current path.

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Recorded Routes [IT: Percorsi registrati]

Recorded Routes record your 10 most recent trips in the background allowing you to view them again and save them in My Routes on your device.
Once saved, your location is automatically synced over Wi-Fi with your TomTom MyDrive account from which you can share it with the rest of the world.
Note that Route logging is not turned on by default, so the first time you use this feature, select Enable to turn on route logging, and then select Yes to allow location and location information to be stored on the device.

Recorded routes that can be saved and possibly shared

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Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni]

To quickly access your settings, select the menu bar at the top of the main menu.

Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni] (1)
Quick access to settings [IT: Accesso rapido alle impostazioni] (2)

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Last Mile Navigation

Last Mile Navigation allows you to plan a route to an unreachable destination by car and then have TomTom MyDrive app guide you to your destination using a walking route.

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Find My Car

After using Last Mile Navigation, you can use Find My Car when you are ready to return home.
Alternatively, you can plan a route to reach the manually saved PDI for parking location in MyPlaces.

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Sending your location and expected arrival time

If you’re late or stuck in a terrible traffic jam, you can send an SMS to someone (friends, family or colleagues) to let them know that you are arriving late and let them know where you are and the expected arrival time.
Before you get to the guide, set up a short list of contacts so that while driving, you can send a text message to your chosen contacts with your current location, destination, and expected arrival time.

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Avoid a blocked road

Avoid a blocked road allows to find an alternative route to avoid the blocked road. You can get up to two alternative routes depending on the road network available between you and your destination. The new route is shown in the map view with the difference in travel times in a balloon. [IT: Menu principale -> Percorso corrente -> Evita strada bloccata]

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Finding an alternative route

There are two other ways of finding alternative routes:
– Select Current Route in the Main Menu, followed by Find Alternative [IT: Menu principale -> Percorso corrente -> Trova alternativa].
– If your device has voice control, say “Find alternative” [IT: “Trova alternativa”].

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Add a micro SD memory card

Paths and traces cannot be stored on the same memory card as maps, because the memory card uses different formatting so, as soon as you insert a micro SD into the slot you are asked for what you are using for. I choose the Path option in order to store the last 10 path I recorded.

Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (1)
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – My path history
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – You must activate path saving and possibly share with TomTom community
Add a micro SD memory card and configure for path & trace recording (2) – At the beginning, no path has been recorded

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Useful links

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TIM Home Connect: mai più!!

Tempo fa avevo scritto un post (Come avere, a poco prezzo, una connessione a Internet in una seconda casa (e.g. per domotica) senza necessità d’installare una linea fissa) in cui avevo consigliato, tra le tante soluzioni di SIM a uso di domotica, l’offerta TIM HOME CONNECT 24 che avevo scelto personalmente per il modem con SIM della casa di campagna.

Dopo le esperienze negative che ho avuto, mi sento di NON consigliarla più assolutamente!

L‘offerta TIM HOME CONNECT 24 (pubblicata online fino al 15/6/2020) testualmente indicava le seguenti condizioni relativamente al traffico internet, come mostrato negli screenshot seguenti che avevo catturato non molto tempo fa: “Il traffico Internet incluso nell’offerta è conteggiato a scatti da 1KB ed è valido per l’utilizzo di Internet e mail da telefonino in Italia, su APN wap tim.it. Al superamento dei MB disponibili ogni mese, la velocità di navigazione sarà ridotta a 32kbps fino al rinnovo successivo, senza costi aggiuntivi“.

Dettagli offerta TIM Home Connect catturata il15/6/2020 prima che tale pagina venisse oscurata

 

Dettagli dell’offerta TIM Home Connect come appariva anche da smartphone

Nonostante queste condizioni indicassero quindi esplicitamente che, all’eventuale superamento del traffico disponibile ogni mese (di solo 100 MB in 4G), senza costi aggiuntivi rimaneva una connessione dati a basso bit rate (32kbps), comunque sufficiente per comunicazioni tra sistemi di domotica, io mi sono trovato comunque addebitato un importo negativo di circa 2 euro che ha comportato l’impossibilità di connettermi da remoto alla caldaia (per di più nel periodo di COVID in cui non potevo neppure raggiungere la casa di campagna!) e quindi dover effettuare una ricarica aggiuntiva non contemplata nel contratto per riattivare la connessione.

Contattato inizialmente il 187 per avere spiegazioni, l’operatore non era riuscito a risalire alla motivazione dell’importo immotivato che aveva comportato la sospensione della linea, per cui ha aperto un ticket di cui non ho mai ricevuto risposta. Comunque aveva disattivato per quel numero tutte le possibili fonti di traffico a pagamento (e.s. SMS bancari, chiamate a pagamento etc, mettendomi anche una tariffa base di default): questo, aveva detto quell’operatore del call center, avrebbe dovuto prevenire eventuali possibili sforamenti futuri … seppure quella SIM fosse utilizzata unicamente da una caldaia che sicuramente di richieste “strane” non ne faceva di sicuro!! Perciò avevo consigliato in nel mio vecchio post relativo alla domotica che conveniva richiedere queste disattivazioni fin da subito, all’atto del contratto iniziale, anche se sinceramente sarebbero dovute essere impostate di default, dal momento che quell’offerta è pensata appositamente per la domotica.

Contattati successivamente altri operatori per sapere notizie del ticket precedentemente aperto, non mi hanno saputo dire nulla al riguardo, ma mi hanno letto invece condizioni differenti relativamente all’offerta in oggetto che non prevedono il mantenimento di quel basso bitrate, indispensabile per mantenere comunque una connettività con un dispositivo di domotica per il quale quell’offerta era pensata e formulata nero su bianco.

Ho poi scritto e ritelefonato più volte al 119 per chiedere spiegazioni dell’accaduto e soprattutto per avere assicurazione che non succedesse più, dal momento che il ticket precedentemente aperto non aveva portato a nessuna comunicazione utile sull’accaduto.
Non solo non ho avuto tali assicurazioni, ma mi è stato più volte ripetuto che era “normale” che, esaurito il credito, non si avessi più alcuna connessione neppure a basso bitrate (seppur abbiano continuato a non trovare giustificazione per il fatto che il mio saldo fosse andato addirittura in rosso bloccandomi la linea anche per i mesi successivi fino ad una mia successiva ricarica aggiuntiva rispetto all’abbonamento già prepagato).
Inutile da parte mia leggere loro quanto indicato nel contratto che avevo stipulato e catturato con uno screenshot nella pagina TIM Home Connect visibile sul sito TIM ancora più di un anno dopo, cioè il 15/6/2020, … prima che venisse oscurata quella pagina sul sito TIM!!
Infatti, attualmente (25/6/2020
) non esiste più nessuna pagina relativa ad una offerta HomeConnect nel sito TIM.
Forse che, come me, molti si siano lamentati della non aderenza delle condizioni descritte nel contratto dell’offerta, esposte anche online, con la realtà di funzionamento attuale 
Forse che attualmente i dispositivi di controllo del traffico non siano più configurati per diminuire la velocità di navigazione (i.e. a 32kbps) al superamento del traffico previsto in 4G e abbiano preferito eliminare quell’offerta che era pensata appunto per la domotica che richiede necessariamente una connettività a basso bitrate, seppur garantendone la continuità? Forse … ma rimane il fatto che uno ha prepagato un servizio per (almeno) due anni con certe caratteristiche e se ne ritrova uno con altre che non garantisce quella continuità nella connettività almeno a basso bitrate, indispensabile in un contesto di domotica.

Ad oggi (25/6/2020) non esiste più nessuna pagina relativa ad HomeConnect nel sito TIM (esisteva, almeno fino al 15/6/2020, a questo link)

Inutile è stato anche chiedere, anche tramite PEC, almeno un rimborso per il credito che ho visto addirittura andare in rosso ingiustificatamente, nonostante abbia allegato la presenza della pagina nel sito TIM di una nota che indica come sia successo che siano stati attivati servizi Premium non richiesti , il che giustificherebbe l’accaduto di quel credito andato in rosso per una SIM collocata semplicemente per fornire connettività ad una caldaia!

Errate attivazioni dei servizi Premium su SIM per domotica

Insomma, dopo le tristi esperienze descritte, non mi sento davvero più di consigliare l’offerta TIM HOME CONNECT per una soluzione di domotica!!
Molto meglio quindi scegliere un’offerta generica a basso costo come quelle di PosteMobile o Kena (portando un numero da Iliad/PosteMobile o altri MVNO) con le quali si spende poco di più, ma non si rischiano certamente problematiche di connettività per via di traffico dati o credito inspiegabilmente superato.
Per di più, si può contare su un traffico disponibile non indifferente che può essere utilizzato anche per altri scopi, ad esempio per connettere una Smart TV o telecamere da utilizzare come antifurto.
Ad esempio, io ho poi collegato delle Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p che consentono di visualizzare e monitorare da remoto lo stato della casa di campagna con registrazioni 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 su SD/NAS/Cloud e (se eventualmente configurata appositamente anche da remoto) avvertendomi tramite notifiche push dell’eventuale presenza d’intrusi!! La versione IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza WiFi Videocamera di Sicurezza Interno Videocamera IP Wireless Baby Monitor con Visione Notturna Audio Bidirezionale Motion Detection ha addirittura la funzione di tracking, cioè consente di seguire un oggetto, identificato come persona, che si muove, per cui la telecamera motorizzata si ruota automaticamente e silenziosamente una volta che l’ha identificato nel suo ampio raggio di azione. Entrambi quelle telecamere utilizzano la medesima app Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi: il tutto per poche decine di euro!

Xiaomi Mi Home
IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza
App Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi

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Attualmente ho quindi aderito a una offerta a tempo di PosteMobile come soluzione per la SIM del modem della casa di campagna. Annullerò quindi a breve l’offerta e SIM TIM Home Connect 24 pur buttando così via qualche decina di euro (avendo già prepagato l’abbonamento per 24 mesi), ma almeno ora sarò sicuro sia di avere sempre la connessione attiva sia di non rischiare di andare in rosso (senza capirne e conoscerne il motivo) sia avrò traffico a volontà … e tutto questo con soli 4,99€ al mese anziché i 3€ di quell’offerta TIM.
ATTENZIONE però a non superare i giga compresi nell’offerta! Infatti se uno opera in tethering può succedere senza accorgersene di superarla e allora, come per tutte le offerte sono guai e anche con soli 5G di sforamento uno rischia di pagare 30€!! Esiste una soglia blocco spesa per i giga in più ma è quella di 60€ imposti per legge e non sono pochi!!

Se poi la rete Wind 3 (su cui si appoggia PosteMobile) non mi soddisferà, semmai passerò a KENA (che utilizza la rete TIM) a 5,99€ con la sua offerta attiva se uno proviene da un numero Iliad/PosteMobile o altri MVNO.
Comunque di offerte a basso prezzo (magari per attivazioni limitate nel tempo come quella attuale di PosteMobile) ce ne sono sempre e saranno sempre più vantaggiose se uno non ha grandissime richieste di banda e per di più non gli importa di cambiare numero telefonico!!

Offerta di PosteMobile per questo weekend
Offerta Kena per clienti Iliad, PosteMobile o altri MVNO

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Come recuperare il CUD dal sito INPS (aggiornamento 2020)

GIà nel 2013 avevo scritto un post Come scaricare il CUD dal sito dell’INPS in cui avevo indicato la procedura sia per venire in possesso del PIN richiesto per accedere al portale dell’INPS sia di con’me trovare la sezione in cui si poteva scaricare il proprio CUD. La procedura di allora non era così evidente come uno si sarebbe aspettato! Per fortuna nel tempo il sito dell’INPS è migliorato in termini di usabilità ed ora il tutto risulta più agevole.

Innanzitutto si può accedere non solo tramite il proprio codice fiscale ed il PIN fornito dall’INPS mediante la procedura descritta in quel vecchio mio post, ma si può usare anche uno SPID se uno ne è in possesso di uno: vedi eventualmente il mio post Come ottenere lo SPID (e.g. TIMid, PosteID).

Esiste poi un’app dell’INPS che risulta molto comoda in quanto sempre a portata di smartphone … e se la si usa tramite il PIN dell’INPS, una volta inserite tali credenziali se le ricorda per cui l’accesso al sito INPS è più immediato: alcune videate ed informazioni su quell’app li potete trovare nel mio post Come verificare che nel sito dell’INPS ci sia la domanda dell’assegno di esodo art. 4 legge 92/2012 finalizzato a pensione anticipata.

Riporto nel seguito alcuni screenshot del nuovo portale che mostrano come, per fortuna, l’interfaccia utente del portale INPS sia cambiata per cui ora risulta più agevole scaricare il proprio CUD dalla propria area privata.

Probabilmente accedendo al sito dell’INPS si arriva a una pagina di preferiti che non interessa per cui conviene premere il tasto Home in basso:

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Premere il tasto Home in basso

Dalla Home page si può entrare nella sezione autentificata premendo Entra in MyINPS:

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Entrare nella sezione autentificata premendo Entra in MyINPS presente nella Home page del portale INPS
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Per accedere si deve inserire il proprio codice fiscale e il PIN

Molto probabilmente il PIN di accesso risulterà scaduto per cui la procedura prosegue con il cambio PIN obbligatorio: ovviamente è necessario annotarsi il nuovo PIN generato automaticamente che andrà a sostituire il vecchio. La procedura di cambio PIN comunque va a buon termine solo se uno inserisce il nuovo PIN per cui si è sicuri di averlo annotato correttamente:

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Procedura di modifica del PIN (1)
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Procedura di modifica del PIN (2)
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Procedura di modifica del PIN (3)

Una volta autentificato con il nuovo PIN, si deve andare nella sezione Prestazioni e Servizi -> Certificazione Unica 2020 Cittadino.
Se, come nel mio caso, la prima pensione è stata erogata nel 2020 con gli arretrati del 2019, il CUD non risulterà presente in quanto verrà generato nel 2021. Diversamente si troverà il link per visualizzarlo e scaricarlo.

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In ricordo di uno splendido insegnante e grande persona: Mario Pent

Questo è un post un po’ malinconico in ricordo di un grande professore e uomo che ho avuto modo di incontrare in gioventù … un vero “signore” nei modi e nello spirito.

Ieri ho ampliato la pagina About di questo mio blog inserendo alcune informazioni, tra cui i miei studi citando la tesi il cui relatore era stato il prof. Mario Pent.

Mia tesi con relatore il prof. Mario Pent

Volendo associare al suo nome un link, ho effettuato una ricerca su Internet certo di trovare un riferimento alla sua persona ed ho appreso, con molto dispiacere, che era morto ormai da anni, il 22 agosto 2017 a Valperga, stroncato da un male incurabile a 78 anni.

Più volte oggi il mio pensiero mi ha portato a ricordarlo. Non solo le sue lezioni di Comunicazioni elettriche (specialistico) erano sempre chiare ed esaustive, tali da appassionare gli studenti, ma era anche una delle persone più corrette e preparate che abbia conosciuto durante tutti i miei studi … e anche successivamente. Erano i tempi in cui il corso omonimo, ma generale (cioè non per gli indirizzi bìnon di telecomunicazione) era tenuto dal prof. Valentino Castellani che sarebbe diventato poi, a decenni di distanza, sindaco di Torino.

Le sue valutazioni agli esami erano impeccabili ed era sempre disponibile con tutti, soprattutto con noi studenti. Ricordo quando durante le lezioni diceva “ed ora facciamo un po’ i conti della serva” … per poi riempire le lavagne di calcoli non proprio così banali!!! 😳 La sua serietà, infatti, non gli impediva talvolta di essere spiritoso e di sorridere mostrando quella sua dentatura un po’ malconcia.
L’ho rivisto e salutato di persona l’ultima volta a fine anni ’90, al Pier della Francesca in quella che era una delle sedi dello CSELT. Era andato, penso per via di un progetto in comune, da Leonardo Chiariglione (il “padre” degli standard mp3/mp4) che aveva la scrivania a pochi metri di distanza dalla mia in quell’ampio open space, per cui avevo subito riconosciuto la sua voce! Avevo voluto salutarlo e ringraziarlo ancora degli insegnamenti da lui ricevuti … e mi ricordo che, proprio in quella occasione, avevo notato che aveva una dentatura nuova e perfetta! Strano come i ricordi talvolta si soffermino su particolari anche irrilevanti come questo!!

Dopo aver letto alcuni articoli datati di giornale che ne annunciavano la morte, sono venuto anche a conoscenza che era stato anche perito nell’Inchiesta giudiziaria sulla strage aerea di Ustica, anzi uno dei più qualificati che indagarono, per conto dei famigliari delle 81 vittime. Cito solo alcuni di questi articoli:

… credo sia opportuno ricordare anche la sua esperienza come perito nell’Inchiesta giudiziaria sulla strage di Ustica. E lo voglio ricordare, non tanto per il suo rapporto con l’Associazione dei parenti delle vittime, ma per il grande insegnamento di passione civile e di rispetto per la scienza che ha saputo dare. Il professor Pent con altri colleghi del Politecnico, ricordo i proff. Vadacchino e Algostino, entra nella vicenda con una delibera del Senato Accademico, Rettore il professor Zich, nell’autunno del 1990, che non prevede nessun compenso, ma solo impegno assoluto per la verità. Una posizione ribadita più volte formalmente e mantenuta assolutamente nei fatti. E Mario Pent rimane sempre legato a questo ruolo di assoluto apporto scientifico, con quella scienza che si misura strenuamente sui dati. E voglio sottolineare il quadro complessivo: si era all’interno di una collaborazione difficile, caratterizzato dalla presenza di altri periti che venivano diretti dall’esterno e che in molti casi cercavano soluzioni accomodate. In questa situazione, in questo contesto, Mario Pent ha scritto una pagina essenziale e decisiva. Della tragica notte del 1980 era rimasto solo un documento: un tracciato del volo del DC9. Anche questa “unicità” aveva un senso nell’opera di distruzione e d’insabbiamento generale; si voleva rappresentare una assoluta mancanza di traffico aereo, un vuoto che non doveva lasciar spazio a nessun sospetto. E invece dallo studio approfondito e tenace di quell’unico documento, Mario Pent ha aperto il primo spiraglio verso la verità. È questo il dato che voglio sottolineare: il sapere, lo studio, la tenacia del prof. Pent hanno spalancato il varco per arrivare alla verità. Dalla lettura di quel tracciato, per i più volutamente insignificante, Pent ha rilevato e denunciato la presenza di un aereo nascosto sotto il DC9. E da questo dato le ricerche, anche se a fatica, hanno preso nuove direzioni, il cielo poco alla volta si è popolato di molte presenze e alla fine si è arrivati alle conclusioni del giudice Priore. E se oggi ripensiamo a quello che ci hanno raccontato di quella notte (il DC9 è caduto per cedimento strutturale in un cielo totalmente vuoto) e quello che oggi sappiamo, dobbiamo guardare con riconoscenza all’impegno civile e di scienziato di Mario Pent con la consapevolezza che ha scritto una pagina importante, davvero, per la Storia del nostro Paese; dobbiamo pensare a lui come a un grande scienziato che ci ha dato un’esemplare lezione di “uso” corretto della scienza. E di questo oggi abbiamo grande bisogno. Per dimostrargli in qualche modo riconoscenza, credo che si possa realizzare un’operazione di salvaguardia della sua attività in generale; e in particolare, relativamente proprio alla documentazione come perito “per la verità” sulla strage di Ustica, il Politecnico e gli Istituti Storici di Torino penso abbiano tutte le possibilità.di realizzazione un adeguato progetto. Per ricordare un grande studioso, uomo di ricerca e d’insegnamento che ha saputo mettere il suo sapere, con grande impegno civile, a disposizione della ricerca della verità in una pagina terribile della Storia del nostro Paese“.

Forse l’ultima volta che ho avuto modo di parlare di lui è stato quando, almeno una quindicina di anni fa, ritirando un biglietto per uno spettacolo musicale al Conservatorio di Torino, avevo notato che la ragazza della cassa che li distribuiva aveva una targhetta con il cognome Pent: non avevo potuto trattenermi dal chiederle se per caso fosse parente del professore … e infatti lo era, mi sembra la nipote … e le avevo chiesto di portargli i miei affettuosi saluti!

Il web, anche con il suo LinkedIn, continua imperterrito a tener traccia di questo grande professore.
Oggi ho voluto ascoltare un estratto di una delle tante lezioni che aveva registrato, presente su Youtube (sebbene il corso con le lezioni complete sia a pagamento nella piattaforma Wikivideo.eu): poter ascoltare ancora la sua voce oggi e i suoi insegnamenti tecnici ha ancora un suo senso …

Sistemi di radiocomunicazione. Appunti del corso. Esercizi proposti Pent Mario, Povero Gabriella Pitagora PDF

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P.S. 26/6/2020
Ho ricevuto la seguente email da Antonio Aru, anche lui un ex-alunno del professore in data più recente (2010), probabilmente nel suo penultimo anno d’insegnamento:

Messaggio: Ciao. Ho letto per caso il post che hai dedicato al Prof. Pent.
Volevo dirti che è un professore con cui ho legato tantissimo anche io e lo porto sempre nel cuore. Credo di essere stato suo allievo nel suo penultimo anno d’insegnamento (2010), quando era formalmente in pensione, ma ancora insegnava. Non si possono racchiudere in poche parole i ricordi e l’affetto. Posso solo dirti che lui ci portò a vedere una torre di ponte radio e dei sistemi radar di caselle e io per lui organizzai una pizzata dove c’eravamo quasi tutti del corso, come fosse una classe di diploma.
Se mi mandi un indirizzo mail ti mando le foto di tutto, in ricordo suo.

Le foto che mi ha inviato sono relative a visite didattiche (2009-10-29: visita alla torre radio Telecom di Alpignano; 2010-01-19: aeroporto di Caselle) oltre che a una pizzata di fine corso (2010-03-02), assai inusuale al Politecnico di Torino!! Riporto nel seguito le tre foto che ritraggono il professore: seppure siano passati decenni da quando l’ho visto l’ultima volta, il suo aspetto e atteggiamento di persona semplice, mostrato in quelle foto, è tipica di come lo ricordo anch’io!

Prof. Pent sulla torre di Alpignano
2010-03-02 Cena del corso TLC con prof. Pent (1)
2010-03-02 Cena del corso TLC con prof. Pent (2)


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Sistema bidirezionale di domotica gestibile anche da remoto e sensore di vento/sole per la gestione automatica di dispositivi motorizzati

Può venire utile disporre di un sensore di sole e di vento per pilotare in modo automatico delle tende da sole motorizzate, soprattutto quando sono più di una. La gestione del vento poi risulta quasi indispensabile se uno desidera poterle lasciare abbassate anche se non si è in casa: infatti un repentino cambio di tempo potrebbe comportare seri danni se le tende risultano abbassate”!

Sto provando il sistema della Eurotronic (sito Facebook), una ditta spagnola che fornisce diversi sistemi di domotica, quali motori e sensori anche pilotabili da remoto tramite apposite app (e.g. NOX).

Purtroppo, come spesso avviene, i manuali di configurazione non sempre sono tradotti in un italiano completamente corretto (seppur comprensibile) [il titolo stesso “Central sol-viento vía radio bidireccional” viene tradotto testualmente “Sole-vento centralee via radio bidirezionale“!!], né vengono fornite proprio tutte le risposte che uno desidererebbe avere prima di acquistare un prodotto e/o sapere quali sono le sue possibilità di configurazione.
Per di più, il manuale d’installazione del sistema per il rilevamento del sole/vento è solo un foglietto con alcune informazioni scritte piccolissime e contemporaneamente in quattro lingue, … quindi non proprio di agevole lettura, a mio parere.

Nel seguito riporto quindi le informazioni lì trovate ma mettendole in un formato credo più facilmente consultabile anche da me in un prossimo futuro qualora ne abbia la necessità.

Successivamente troverete anche alcune considerazioni, pregi e difetti, da me riscontrati fino a oggi, sul sistema di comando da remoto, tramite la sua app NOX, associata a quella soluzione di domotica.

Sensore e controllore di sole/vento

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Estratto in italiano del manuale d’installazione del dispositivo con sensori di sole e di vento

  • Frequenza di lavoro 433,92 Mhz
  • Temperatura d’esercizio -20º / +70º C
  • Alimentazione 100-240 Vac
  • Livello del vento 18-55 Km/h
  • Livello del sole 3-45 Klux
  • Grado di protezione 44 IP
  • Compatibilità PLUS-TRONIC, TOP-TRONIC, NOX RM, NOX RE, NOXON RM Y NOXON RE

AVVERTENZE SUI SISTEMI RADIO

• Si raccomanda di non utilizzare i sistemi radio in ambienti con dove esistano forti interferenze (e.g. nelle vicinanze di stazioni di polizia, aeroporti, banche, ospedali).

• La presenza di dispositivi radio operanti nella stessa frequenza (433.92 MHz) di trasmissione (ad esempio allarmi o auricolari per la radio) possono provocare interferenze con il ricevitore radio del motore, riducendo così la capacità degli emettitori e limitando il funzionamento dell’installazione.

• Il motore è compatibile con gli emettitori E-NOX. Frequenza di lavoro 433.92 MHz.

Posizionamento corretto del sensore
Pulsanti e led presenti

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Controllo del vento

Attiva l’avvolgimento del motore (e.g. la tenda da sole si alza) quando il valore del vento programmato viene superato per un tempo superiore a 5 secondi.
Dopo 12 minuti senza che il vento superi il valore programmato, l’allarme vento scompare.
[NOTA MIA: durante tutta la durata di quell’allarme i motori su cui quell’allarme agisce non risultano azionabili in nessun modo, nemmeno con il telecomando. Diversamente dal controllo sole, anche se l’allarme vento scompare la tenda/le tende rimangono su, sebbene ritornino pilotabili da remoto o tramite il telecomando].

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Controllo del sole

Attiva la discesa del motore (e.g. la tenda da sole si abbassa quando il valore del sole programmato viene superato per un tempo superiore a 3 minuti.
Dopo 18 minuti in cui il sole non ha superato il valore di soglia programmato, si attiva la funzione per l’avvolgimento del motore (e.g. la tenda da sole si alza).

[NOTA MIA: Se c’è sia vento sia sole e si impostano entrambi i sensori, anche se non esplicitamente indicato nel manuale, per motivi di sicurezza il sensore di vento ha priorità su quello di sole. Diversamente le tende/tapparelle continuerebbero ad andare su e giù ogni tot minuti. Tuttavia tale comportamento logico non ho ancora avuto modo di verificarlo personalmente]

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Indicatori

LED rosso spento: non c’è vento o comunque la soglia programmata d’intensità del vento non viene superata.
LED rosso lampeggia rapidamente: la soglia programmata d’intensità del vento è stata superata.
LED rosso lampeggia lentamente: è in corso il conteggio alla rovescia per annullare l’allarme vento, in seguito al superamento della soglia programmata.

LED giallo spento: non c’è del sole o comunque non si supera la soglia programmata d’intensità della luce.
LED giallo lampeggia rapidamente: la soglia programmata d’intensità della luce/sole è stata superata.
LED giallo lampeggia lentamente: è in corso il conteggio alla rovescia per annullare l’allarme solare.

Premere più volte il pulsante sole o vento per selezionare il livello di soglia che si desidera impostare [valore da 1 a 9]

[NOTA MIA: livello minimo 1 -> si attiva l’avvolgimento con poco vento (18 km/h) / lo svolgimento con poco sole (3 Klux); livello massimo 9 -> si attiva l’avvolgimento con molto vento (55 Km/h) / lo svolgimento con molto sole (45 Klux).
Si noti che si può anche disattivare il controllo del sole impostando la soglia a 0, mentre per il vento è comunque previsto un suo funzionamento].

Velocità vento (Km/h) / luce solare (Klux) associati a ciascuna soglia impostabile
La configurazione dei livelli di entrambi i sensori può essere modificata/letta anche tramite l’app NOX
Programmazione motore NOXON RM o NOXON RE con attivazione/disattivazione sole
Programmazione motore PLUS-TRONIC o TOP-TRONIC con attivazione/disattivazione sole
Programmazione motore NOX RM o NOX RE con attivazione/disattivazione sole

L’azionamento del comando per via del superamento di una soglia viene notificato sia nell’app, se running, sia tramite push notification, se impostato tra le opzioni dell’app (icona ingranaggio in alto a sx -> Configurazione -> Notifiche -> Notification service state da impostare ad ON):

Notifica superamento di una soglia tramite messaggio se l’app è running
Notifica superamento di una soglia tramite push notification

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Remotizzazione dei controlli tramite sistema radio connesso alla rete via cavo Ethernet

Oltre che dal sensore vento/sole e da apposito telecomando radio, i motori possono essere opportunamente pilotati anche tramite un’app installata sul proprio smartphone connesso sia localmente al Wi-Fi di casa sia tramite la sola rete mobile. In quest’ultimo caso, per quanto ho inteso, l’app si connette a un server remoto che, a sua volta, si preoccupa di stabilire la connessione con il dispositivo a radiofrequenza collegato alla propria rete di casa via cavo Ethernet. La portata dei segnali da quest’ultimo inviati è notevole, agendo penso sulla frequenza di lavoro di 433.92 MHz, tipica della domotica, per cui la copertura è ottima anche per appartamenti grossi e in presenza di diversi muri, molto maggiore rispetto a quanto si avrebbe operando con le elevate frequenze di un Wi-Fi (2,4 GHz, 5 GHz): infatti, quando più la frequenza aumenta, tanto più diminuisce la sua capacità di penetrare oggetti solidi ma, al contempo, maggiore risulta essere la velocità di trasmissione dei dati.

Nella mia installazione, ho collocato sopra un mobile il dispositivo che effettua l’invio dei comandi via onde radio, collegandolo in Rete tramite la porta Ethernet presente in una powerline (NETGEAR Powerline 1000 + WiFi) che, tra l’altro, mi estende anche il Wi-Fi in una parte della casa. Ho poi distanziato opportunamente il dispositivo dalla powerline/Wi-Fi (tanto il cavo è lungo circa 1 metro) per evitare potenziali interferenze, seppur improbabili operando a frequenze assai differenti.

Il dispositivo che effettua l’invio dei comandi via onde radio l’ho collocato sopra un mobile attaccato alla porta Ethernet presente in un a una powerline (NETGEAR Powerline 1000 + WiFi) che tra l’altro mi estende anche il WiFi in parte della casa.

La sincronizzazione con l’app presente sul proprio smartphone avviene semplicemente attivando l’app e premendo brevemente il tastino sul retro di quel dispositivo della Eurotronic, utilizzando un oggetto appuntito: attenzione che se si preme il medesimo tastino a lungo, l’apparecchiatura effettua invece un suo reset. Ovviamente durante questa procedura lo smartphone deve essere connesso alla medesima rete di casa via WiFi (o, se si preferisce seppur inusuale, anche via cavo -> vedi post Come connettere uno smartphone o un tablet con un cavo Ethernet).

Dopo avere programmato nell’app i comandi per l’azionamento dei diversi motori ed eventualmente avere configurato alcuni scenari (e.g. far scendere tutte le tende di un balcone) assegnando a ciascuno un nome autoesplicativo, per riportare i medesimi comandi su un altro smartphone è sufficiente installare anche su quello la medesima app NOX e, dopo averla lanciata, premere brevemente il solito tastino sul retro del dispositivo.

Si noti che si può impostare una password per impedire che altri inseriscano/modifichino i comandi relativi al dispositivo, seppur li possano utilizzare, qualora sia stata effettuata la sincronizzazione.

Perché la ricezione dei comandi avvenga al meglio, è bene non arrotolare l’antenna presente sui singoli motori, bensì posizionarla esternamente a ostacoli di metallo ed estendendola per bene.

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Fino a oggi ho riscontrato talvolta alcune anomalie nel funzionamento del sistema complessivo che, seppur accettabili, possono risultare talvolta fastidiose:

  • Quando si programmano (per copia) i comandi/ scenari configurati anche su altri smartphone (e.g. quelli di tutti i membri della famiglia), purtroppo i nomi a loro assegnati si perdono e vengono invece riportati con sigle … per cui è necessario poi andarli a rinominare uno a uno a manina!
    Se poi uno modifica un comando/scenario (e.g. introduce l’abbassamento di una ulteriore tapparella), la prossima volta che l’app NOX presente su un altro cellulare si connetterà al dispositivo, verrà chiesto se si vuole aggiornare tale comando/scenario: devo ancora verificare se il nome del comando/scenario aggiornato ritorni a essere una sigla o meno, nel qual caso si dovrà (solo più per quello modificato) nuovamente rinominare a manina!
  • Mi è successo che il collegamento da remoto tramite rete mobile non mi funzionasse per ore, probabilmente per via di qualche problematica/aggiornamento del loro server: infatti non avevo modificato nulla nella configurazione dei dispositivi e nella connessione di rete così come il giorno dopo, quando tutto ha ripreso a funzionare.
    Infatti, mentre normalmente, se ho il cellulare connesso solo alla rete mobile, mi viene mostrato prima “Connecting remotely …” e poi “Connecting through server“, mi è capitato che quel tipo di connessione fallisse e, dopo quasi un minuto, mi si presentasse la scritta “Collegamento tramite servizio alternativo…” che consentiva comunque la connessione con il mio dispositivo domotico seppur dopo un tempo non indifferente. Tuttavia, una volta neppure con quest’ultimo servizio alternativo la procedura di connessione è andata a buon fine impedendomi una connessione da remoto per più di una giornata: mi veniva mostrato “Errore nella comunicazione. Il server non è disponibile“. Essendosi verificato quel blackout nel week-end, mi viene da pensare che quei server non vengano adeguatamente gestiti 7 giorni su 7 e 24 ore su 24: il sistema complessivo non mi sembra perciò del tutto affidabile e ciò non sarebbe certo accettabile se si trattasse di un sistema di antifurto, ma risulta comunque sufficiente nel contesto su cui opera.
Connessione remota “normale” effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile
Connessione remota “alternativa” (attivata automaticamente qualora quella “normale” fallisca) effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile
Connessione remota non funzionante effettuata con lo smartphone connesso alla rete mobile (funziona in questi caso solo se lo si collega al WiFi di casa, non interessando quindi il server remoto della Eurotronic)
  • Talvolta la comunicazione con il sensore di vento/sole ha avuto problemi, anche in questo caso senza aver modificato nulla nella configurazione dei dispositivi e nella connessione di rete:
Problemi di comunicazione con il sensore di vento/sole
  • Infine, se si impostano dei comandi multipli o degli scenari che prevedono il movimento contemporaneo di più motori, soprattutto se sono molti, non sempre tutti eseguono effettivamente il comando impostato ed è necessario ripeterlo magari anche più volte affinché tutti lo eseguano effettivamente.
    Ovviamente, se tale comando multiplo viene eseguito in locale si può agevolmente verificare la sua effettiva esecuzione o meno ed eventualmente ripeterlo. Diverso è il discorso se si opera da remoto, per cui conviene a questo punto ripeterlo comunque più volte (e.g. 3 volte per essere ragionevolmente abbastanza sicuri): infatti, questo sistema non prevede di conoscere da remoto lo stato dei singoli motori e perciò non si può essere certi della effettiva esecuzione di un comando inviato.

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Il manuale del modulo Internet NOX WR che descrive come configurarlo, lo puoi scaricarlo da questo link:

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Come contattare per iscritto il servizio clienti TIM

I servizi clienti di tutti i servizi, operatori telefonici inclusi, purtroppo lasciano assai a desiderare.

Non è inusuale che uno telefoni a un numero telefonico di servizio clienti e, dopo essere rimasto il attesa per diversi minuti prima di poter parlare con un operatore (assorbendoti una marea di pubblicità), a seconda di chi ti risponde (da ogni Paese anche extra europeo) uno si riceva una risposta differente o addirittura non gli venga fornita alcuna spiegazione a una sua lamentela o a un tuo quesito.
Per queste e per altre ragioni può essere utile contattare per scritto un servizio clienti per ricevere nero su bianco una risposta.
Purtroppo non risulta generalmente assai semplice reperire il modo per avere tale forma di contatto in quanto ormai si sprecano risponditori automatici e assistenti virtuali che molto probabilmente non potranno fornire le risposte che desideri!!

Relativamente a TIM, un tempo esisteva la email 119@telecomitalia.it che mi è ancora stata indicata dall’operatore del 119 contattato telefonicamente.
Dopo avere preparato per bene la mia mail da inviare tramite PEC, mi sono visto arrivare indietro automaticamente la seguente risposta:

Il servizio via email del servizio clienti TIM non è più attivo

Il link indicato per giungere al form da compilare è:
https://www.tim.it/FolCanaleEmail
(o anche, se si è già clienti,: https://www.tim.it/FolCanaleEmail?MAILFROM=ARGOMENTO=0&AMBITO=M&CLIENTE=C
mentre, se non si è ancora clienti TIM, https://www.tim.it/FolCanaleEmail?MAILFROM=ARGOMENTO=0&AMBITO=M&CLIENTE=P … ma le scelte disponibili per l’argomento del contatto vengono in questi casi limitate, per cui è più opportuno scegliere il primo link senza parametri nella URL!).

Purtroppo in questo modo non si può inviare una PEC ed il numero di caratteri che uno può scrivere è limitato a 500:

Form di inoltro richiesta al servizio clienti TIM

Per contro, di positivo c’è il fatto che uno riceva subito una email con il testo della propria richiesta:

Email di conferma dell’inoltro della richiesta

Infine attenzione: se si chiama il 187 o il 119 da un cellulare non TIM, la chiamata non è gratuita ma, anche perchè l’attesa non è indifferente, assai costosa!!

Il costo di una chiamata al 187/119 non è gratuito se non telefoni da un cellulare TIM

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Memorandum scadenza tasse

Questo è un post di memorandum per chi, come me, si dimentica talvolta le scadenze!!

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Indice

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Scadenze per data:

  • 30 aprile – TASI prima rata/unica (utenza domestica)
  • [29 maggio – TASI seconda rata (utenza domestica)]
  • 16 giugno 2020IMU/TASI prima/unica rata
  • 23 luglio – 730 (meglio entro maggio per rimborso nella busta paga di luglio)
  • [16 dicembre 2020 – IMU/TASI seconda rata]


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IMU/TASI

Sembra che dal 2020 vengano accorpate … ma le aliquote non sono ancora ben definite almeno per il Comune di Torino

prima rata entro il 16 giugno 2020
seconda rata entro il 16 dicembre 2020

È comunque ammesso il versamento in un’unica soluzione alla prima scadenza. Se si versa in unica soluzione, non essendo ancora state deliberate le aliquote 2020, verificare poi che non vi siano variazioni.
L’imposta non è applicabile all’abitazione principale e alle relative pertinenze (e.g. box), con l’esclusione degli immobili a uso abitativo rientranti nelle categorie catastali A/1, A/8 ed A/9 (abitazioni di tipo signorile, ville e castelli).

Il sito Riscotel calcolo IMU (per il Comune di Torino) fornisce la possibilità di calcolare l’importo da pagare indicando città, tipologia d’immobile e rendita catastale.
Per aprire la pagina che effettivamente consente di effettuare il calcolo, l’interfaccia utente usata non è, secondo me, particolarmente appropriata avendo utilizzato non un evidente semplice pulsante, bensì una barra che si confonde con il titolo della pagina:

Riscotel calcolo IMU

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TARI (Tassa rifiuti)


Dovrebbe arrivare nella buca il foglio per il pagamento

Per le utenze domestiche:
– prima rata 30 aprile,
– seconda rata 29 maggio.

Per le utenze non domestiche:
– prima rata 16 marzo,
– seconda rata 15 maggio.

Per il 2020 vedi Coronavirus e TARI Torino: sospensione del pagamento dell’acconto delle prime 2 rate … e come scaricarti l’F24 per pagarla in una unica rata

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730

Modello 730 precompilato: novità e scadenze

Istruzioni 730/2020

La tua dichiatrazione precompilata

Scadenze indicate nella pagina dell’Agenzia delle Entrate

Da inviare entro la scadenza del 23 luglio sia in modalità precompilata che per il tramite di CAF o intermediari abilitati. Soltanto nel caso d’invio tramite il sostituto d’imposta il termine è il 7 luglio.

Chi deve ottenere un rimborso potrà presentare il 730 già dalla fine del mese di maggio e potrà contare così sulla busta paga più pesante a luglio, a prescindere dal fatto che la scadenza finale per presentare il 730 è slittata a fine settembre 2020 per via dell’emergenza coronavirus. Tuttavia, nel caso in cui fosse stato presentato il modello 730 Precompilato, il contribuente può annullare la dichiarazione precedente e inviare, tramite l’applicazione web, una nuova dichiarazione a partire dal 28 maggio ma l’annullamento è possibile una sola volta fino al 20 giugno. Se si riscontra l’errore dopo il 20 giugno si può:

  • Presentare al CAF o al professionista un 730 integrativo, entro il 10 novembre. Il 730 integrativo si può presentare solo nel caso in cui si tratti di una dichiarazione più favorevole per il contribuente;
  • Presentare, tramite l’applicazione web, il modelli Redditi correttivo entro il 30 novembre o il modello Redditi integrativo dopo il 30 novembre.

Tra le novità 730/2020 indicate nel sito Money.it ci sono le seguenti:

  • I figli di età non superiore a 24 anni sono considerati a carico fino a 4.000 euro di reddito, dunque le istruzioni relative ai familiari a carico sono state aggiornate dall’Agenzia delle Entrate;
  • È stato aumentato l’importo massimo annuo per la detrazione delle spese d’istruzione fino a 800 euro;
  • chi impartisce lezioni private deve indicare il codice “5” se sceglie la tassazione ordinaria, oppure deve presentare anche il quadro RM insieme al modello Redditi PF 2020;
  • Per le erogazioni liberali in favore di Onlus, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, nel rigo E36 è stata inserita la colonna denominata “Residuo precedente dichiarazione” per l’indicazione dell’importo deducibile non utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al 2018;
  • Ci sarà un unico rigo (E56 nella sezione III C del quadro E) per “riscatto della laurea” e delle “colonnine per ricarica” di auto elettriche, in cui va indicato l’importo delle due detrazioni;
  • È stata eliminata la colonna 5 “Quota Tfr” del rigo C14 in seguito alla mancata proroga per il 2019 delle disposizioni che prevedevano l’erogazione in busta paga della quota di TFR maturata nel periodo;
  • Lo sport bonus entra nel modello 730/2020, così come il credito d’imposta per la bonifica ambientale e la detrazione del 50% per le spese di realizzazione di colonnine per la ricarica di auto elettriche.
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Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?

Qualche mese fa mi si era rotto il boiler: oramai è classico che, magari solo dopo pochi mesi la scadenza della garanzia quinquennale, quell’elettrodomestico inizi a presentare i primi problemi: segni di ruggine, magari qualche goccia che ti fa capire che è necessario provvedere al più presto … prima che succeda un macello!! Avere infatti un boiler che perde notevole acqua, magari improvvisamente, può davvero allagare una casa se non è stato posizionato sopra una vasca da bagno … che magari neppure esiste più nel bagno!

Mi sono quindi trovato a decidere se acquistare un boiler nuovo “elettronico”, con programmazioni e funzionalità già presenti, o nuovamente scegliere un modello, magari della stessa marca, ma con semplicemente la manopola di regolazione della temperatura massima, vale a dire con la funzionalità sicuramente più indispensabile, … e poi magari provvedere ad acquistare una presa programmabile e pilotabile anche da remoto.
Ho optato per questa seconda scelta perché, tutto sommato, analoga e decisamente meno costosa (costo inferiore almeno di 1/3 : un boiler senza elettronica costa generalmente sui 100€ per un 80 litri con garanzia a 5 anni, o anche meno se ci si accontenta di una garanzia a 2 anni del medesimo oggetto! Diversamente si parte dai 160 in su), …. e vista anche la durata media di un boiler moderno, non vale certo la pena comperare tutto un sistema elettronico integrato che, nel giro di pochi anni, sarebbe poi da rottamare insieme all’oggetto … ma scegliere l’opzione di garanzia a 5 anni!
Certo ora ci sono modelli ibridi di classe A che sicuramente danno vantaggi indiscussi in termini di consumo … ma i costi sono 5 volte tanto: si dovrebbero fare bene i conti sulla loro effettiva convenienza economica!

Boiler non elettronico, abbinato a presa intelligente della Meross

Tra le prese “intelligenti” ne avevo trovata una della Meross che, nella sua semplicità di programmazione ed uso, mi sembrava facesse proprio al caso mio. Ovviamente di sistemi analoghi di domotica anche integrata con altri dispositivi ce ne sono diversi, ma i prezzi variano molto: quella costava veramente poco …

Mi sembrava idonea ai miei scopi, senza strafare:

  • Supporta fino a 16A/3680W,
  • Si collega agevolmente al WiFi di casa,
  • Può essere pilota da remoto (tramite un’app sullo smartphone) ovunque uno fosse … senza minimamente dover configurare porte o quant’altro sul proprio modem di casa,
  • È possibile definire accensioni o spegnimenti definendo sia l’ora sia il giorno/giorni della settimana associati, sempre operando tramite la medesima app, magari anche da remoto. Ovviamene la sua accensione/spegnimento in ogni momento da remoto tramite l’app si può sempre fare e si sovrappone alla programmazione effettuata di default.
  • Per di più, la messa ad ON o ad OFF di quella presa può essere anche eseguita operando manualmente sul pulsante apposito della stessa, i cui bordi si illuminano leggermente di azzurro quando è ad ON, rendendo così ben visibile il suo attuale stato.
  • Dall’app si può inoltre vedere sia il consumo energetico corrente e quello giornaliero totale sia anche avere un grafico dei consumi nel tempo.
Stato prese come visibile dall’app. Risulta possibile da qui modificare il loro stato selezionando l’icona associata
Programmazione da me effettuata per ON e OFF della presa (per default)
Stato corrente e consumo odierno
Consumi nel tempo dell’elettrodomestico alimentato tramite quella presa

A distanza di mesi posso dire che non mi ha dato mai problemi e realizza le funzionalità per cui è stata progettata con semplicità e continuità: anche se viene a mancare la corrente, quando ritorna, ristabilisce nel giro di poco la connessione con il WiFi di casa e tutto torna a funzionare come previsto.

Oggi, 11/6/2020, ho visto che quella presa intelligente compare tra le offerte del giorno ed è scontata del 40% per cui penso ne acquisterò un’altra ed ho pensato di scrivere questo post, qualora potesse essere di interesse anche a qualcuno di voi 😉

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Riassumendo 😉

Presa che, collegata al proprio WiFi di casa, ti permette di portarsi ad ON o OFF agendo anche da remoto (oltre che da locale premendo il suo pulsante che risulta luminoso quando è ON) ovunque tu sia agendo da una app della Meross.
Inoltre con tale app si possono impostare qualsivoglia programmazioni ad ON o ad OFF specificando sia l’ora sia il giorno o i giorni della settimana in cui tale programmazione si desidera.
Supporta fino a 16A per cui può essere usata anche per elettrodomestici che consumano molto quale, come faccio io, il boiler elettrico.
L’ho programmata in modo che normalmente si accenda/spenga in certi orari del giorno ed, se il caso, posso sempre eventualmente portarlo ad ON o a OFF anche da remoto.

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App Posta di Windows 10: come risolvere problemi con account di Gmail (i.e. mancata visualizzazione della presenza di allegati in mail ricevute, non presenza di mail inviate)

La configurazione di Gmail su client di posta di terze parti non è mai agevole per via delle restrizioni imposte da Google per questioni di (pseudo)sicurezza.
Ho già scritto un post al riguardo relativamente ad Outlook ed ora analizzerò problematiche che si possono riscontrare utilizzando il client di posta predefinito in Windows 10 cioè l’app Posta [ENG: Mail]. In realtà quell’app installa sia un client di posta sia uno per il calendario, entrambi decisamente ben fatti.

Mi sono trovato, infatti, a dover riconfigurare il mio account di Gmail sull’app Posta del mio PC Windows 10 in quanto avevo notato che, talvolta, delle mail inviate non le ritrovavo nella cartella della Posta inviata e, cosa ancor più grave, non veniva segnalata la presenza di allegati in mail ricevute che li contenevano (questi allegati risultavano, infatti, ben visibili sia con l’app di Outlook sullo smartphone sia accedendo a Gmail da browser).

Innanzitutto si deve, se ancora non l’hai fatto, impostare l’autenticazione a due passaggi dal proprio account di Google nella sua sezione di Security.
Ho quindi ho ricreato la password specifica per un’app di posta.

Creazione di una password specifica, da utilizzare per l’app di Posta, in sostituzione alla password di Google (1)
Creazione di una password specifica, da utilizzare per l’app di Posta, in sostituzione alla password di Google (2)

Ho cancellato il preesistente account di Gmail sull’app Posta [ENG: Mail] cliccandoci sopra con il tasto destro, selezionando Impostazioni account e quindi Rimuovere account dal dispositivo.
Quindi ne ho creato uno nuovo andando in Impostazioni (click sulla icona ingranaggio) -> Gestisci account -> + Aggiungi account

Ho scelto l’opzione Altro account POP, IMAP e non quello direttamente preimpostato per Google, in modo da avere eventualmente accesso a ulteriori opzioni da impostare manualmente.
NOTA: scegliendo nella popup Aggiungi un account, la scelta più ovvia di Google (e non Altro account), ho notato che inserendo la password appena generata dal mio account di Google, come indicato precedentemente al primo passo, l’autenticazione mi fallisce. Diversamente, scegliendo l’opzione Altro account POP, IMAP e scrivendo la mia email di Gmail, inserendo come password sempre quella apposita generata nel mio account di Google, la creazione del nuovo account è avvenuta correttamente. 🤔

Configurazione manuale di un account di Gmail (1)
Configurazione manuale di un account di Gmail (2)

Le seguenti configurazioni relative ai server di posta in arrivo e in uscita, vengono automaticamente impostati sulla base del proprio indirizzo di email @gmail.com: click destro sulla propria email elencata a sinistra, e scelta Impostazioni account; quindi, nella finestra che si aprirà, premere il link Opzioni per la sincronizzazione del contenuto e, scorrendo verso il basso si trova il link Info del server della posta in arrivo e in uscita, relativo alla sezione Impostazioni avanzate della cassetta postale.

Configurazione manuale di un account di Gmail (3)

Sono quindi andato a vedere l’email con allegato che prima non veniva mostrato, ed ho verificato che invece ora il funzionamento fosse quello corretto.

Relativamente alle email inviate poi, ho notato che una nuova cartella era stata creata in fondo alla lista nella sezione Altro di Cartelle. Ho dovuto scorrere in alto per vederla in quanto diverse erano le cartelle mostrate, tra cui altre di Posta inviata vuote (probabilmente relative a precedenti installazioni di questo account di Gmail).

La cartella di Posta inviata era stata creata in fondo (altre omonime “vecchie” erano rimaste, seppur fossero vuote)

Ho quindi cercato di cancellare quelle cartelle vuote (relative probabilmente a precedenti installazioni per Gmail), per mantenere solo l’ultima cartella della lista relativa alle vera cartella di Posta inviata. Tuttavia, operando con il tasto destro sulla cartella -> Eliminanon risultava possibile eliminarle ed un messaggio di errore lo notificava!
Ho quindi disinstallato e reinstallato l’app Posta. Lanciandola ho notato che due account di email erano comunque rimasti configurati (!!) tra cui proprio quello di Gmail: questa volta però la cancellazione di quelle cartelle di Posta inviata vuote avveniva con successo ;-). Le ho quindi eliminate tutte e tre.

Per cancellare quelle cartelle “vecchie” di Posta inviata, ho dovuto disinstallare e reinstallare l’app Posta

Infine ho ricreato i collegamento agli account di email che non c’erano più dopo la reinstallazione e tutto è tornato a funzionare come uno si aspetta sia relativamente sia agli allegati sia alle visualizzazione delle email inviate.

Ovviamente ricordarsi di configurare opportunamente le opzioni di sincronizzazione relativamente a quell’account di email:

Configurare opportunamente le opzioni di sincronizzazione relativamente a quell’account di email

Si noti che se uno imposta più account di email nell’app Posta, attualmente l’ordinamento non può essere modificato a posteriori per cui conviene configurare per prima la propria email principale dal momento che è quella che viene aperta appena si lancia quell’app. Diversamente si devono eliminare tutti gli account che si erano configurati prima (e quindi posizionati prima nell’elenco degli account presenti) e successivamente aggiungerli nuovamente in modo che ora risultino posizionati dopo. Probabilmente questa poca flessibilità relativa alla gestione degli account impostati verrà superata in prossime versioni dell’app: ho comunque segnalato tale mancanza tramite l’apposito hub di feedback 😊

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Possibili thread di interesse sul forum di Google sono i seguenti ma, ricercando tu stesso in quel forum, ne troverai sicuramente degli altri e magari più recenti 😉 :

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Link di possibile interesse

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Correttore ortografico e grammaticale per l’italiano

In questo post cercherò di mostrare quelli che sono i modi con cui si riesce ad avere un correttore non solo ortografico ma anche grammaticale per l’italiano e non solo su una applicazione come Word, ma anche scrivendo, ad esempio, un post su WordPress internamente al proprio browser!

Ho già parlato nei seguenti post di correttori automatici sia ortografici sia anche grammaticali, ma, relativamente a questi ultimi, si trattava di sistemi che contemplavano principalmente la lingua inglese e comunque non l’italiano.
È vero che probabilmente uno fa meno errori almeno grammaticali se scrive nella propria lingua madre, …. ma un aiutino per ridurre le sviste e gli strafalcioni serve sempre 😉

Aggiungo quindi, in questo post, ulteriori informazioni focalizzandomi su testo scritto in italiano, indagando se esiste anche per la lingua italiana la possibilità di avere suggerimenti di carattere grammaticale, oltre che ortografico, così come se ne era visto esserci per l’inglese, in primis utilizzando Grammarly. Analogamente si vedrà che esistono soluzioni anche gratuite, accettando alcune limitazioni più che accettabili.

Sezioni del post:

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Correzione ortografica impostata a livello di PC

Nei precedenti post sull’argomento si era visto come, già a livello di PC, fosse possibile impostare anche più lingue come preferite (e.g. italiano e inglese) ed avere la possibilità di avere evidenziati gli errori di ortografia per del testo scritto in quelle lingue00. Ovviamente è necessario installare i relativi Language pack per tutte quante andando in Impostazioni -> Data/ora e Lingua -> Lingua.

Impostazoione delle lingue preferite in Impostazioni -> Data/ora e Lingua -> Lingua con la possibilità di installate gli appropriati language pack per ciascuna.

Nel seguito le impostazioni per avere sempre sotto mano la scelta della lingua nella toolbar delle app, in basso:

Presenza della barra della lingua nella app toolbar in basso (1)
Presenza della barra della lingua nella app toolbar in basso (2)
Attivazione correzione errori di ortografia a livello di PC

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Correzione ortografica a livello di browser (e.g. Chrome, Edge)

Nei browser esistono opzioni specifiche per attivare correzioni ortografiche scrivendo in diverse lingue.
Ecco le rispettive pagine per quelle impostazioni nei due browser più diffusi, Chrome ed Edge.

Attivazione controllo ortografico nel browser Chrome

Nota che se per Edge non trovi la pagina di impostazione della lingua mostrata nello screenshot seguente, sicuramente è perché hai ancora la vecchia versione di quel browser e non l’ultima basata su Chromium, per cui ti invito a scaricare quest’ultima e aggiornare tale browser! Per ulteriori informazioni vedi il seguente post: È tempo che provi anche tu la nuova versione ‘chromium’ del browser Edge sia sul tuo PC/tablet Windows 10 sia sul tuo smartphone.

Attivazione controllo ortografico nel browser Edge nella sua ultima versione (Chromium)

Su ogni browser (e.g. Chrome, Edge), se impostata tale correzione, cliccando con il tasto destro sulla parola sottolineata in rosso in quanto identificata come errata, vengono suggerite possibili correzioni ortografiche per tutte le lingue configurate come preferite. Perciò, nell’esempio seguente vengono suggerite, come correzione, parole sia italiane sia inglesi, avendo io impostato entrambe quelle due lingue tra le preferite: