Aggiornamento sull’assurdo divieto di fermata presente in via Pergolesi (nei pressi del numero 5)

Ho scritto email all’URP, alla segreteria della mobilità e a quella relativa alla viabilità e trasporti del Comune di Torino … ma sembra che a nulla sia servito … anzi!
Dopo l’ultima mia missiva, nessuna risposta da nessuno dei destinatari.
Da qui questo post di pubblica protesta, semmai potesse ancora servire a qualcosa indignarsi pubblicamente!!!
😦

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Diversi mesi fa avevo scritto un post relativo ad alcuni divieti incomprensibili dove spesso vengono elargite “facili” multe che, a mio parere, poco aiutano all’educazione civica del cittadino, anzi!

Via Giambattista Pergolesi 5: divieto di fermata per ben 11 metri dall’inizio delle strisce pedonali ed ancor più da uno stretto incrocio – con stop – con un piccolo parcheggio

Sempre in quel post avevo mostrato come a meno di un centinaio di metri, nei pressi di via Nicola Porpora 47, esistesse una situazione oggettivamente analoga, dove sono invece presenti le strisce bianche, che consentono perciò il parcheggio fino in prossimità dell’incrocio (superando quindi anche la restrizione dei 5 metri che il codice della strada sancisce di default in mancanza di altre indicazioni, quali appunto le strisce di parcheggio). Si trattava ovviamente SOLO di un esempio per avvallare maggiormente la inutilità di quel cartello di divieto di fermata (o per lo meno la sua eccessiva funzione), scelto tra i molteplici unicamente per la sua vicinanza … ma avrei potuto indicarne ben altri ancora più lampanti!

Via Nicola Porpora 47 e, ad esempio, Via Giambattista Pergolesi 5: situazioni oggettivamente analoghe ma diverse scelte di gestione della possibilità di parcheggio.

Sempre in quel post avevo scritto della triste esperienza quando avevo cercato di chiedere delucidazioni sul perché di quel divieto, a due vigili che, come abitualmente avviene, stavano multando proprio delle macchine posteggiate in quel luogo: avevo ricevuto solo frasi fatte generiche e nessuna concreta spiegazione!!

Il 23/3/2019 mi sono allora deciso a scrivere allo sportello dedicato alla segnalazione sulla viabilità del Comune di Torino dove, in altre circostanze, avevo ricevuto puntuali e solleciti riscontri (e.g. Come segnalare nella città di Torino la presenza di buche pericolose o problemi di viabilità) per ricevere una risposta sulle motivazioni di quel divieto e, di fatto, sperando in un loro ripensamento:

Non ricevendo alcun riscontro se non il messaggio automatico all’inoltro della mia email, con indicato un link per verificare lo stato della richiesta, mi sono poi accorto che, a distanza di più di un mese, quella era passata nello stato di “Evasa” pur non avendo io ricevuto alcuna risposta.

Il 24/4/2019 ho quindi richiesto spiegazioni fornendo il numero della richiesta precedente che risultava evasa:

Avendo poi avuto modo di scambiare proficue email con l’URP del Comune di Torino e non avendo al 30/04/2019 ricevuto ancora alcun riscontro dal precedente sollecito, ho approfittato della gentilezza del personale dell’URP chiedendo loro se potevano essere da tramite per quella mia richiesta, … e così hanno fatto.

Questa volta, a soli due giorni lavorativi di distanza, ecco giungermi la risposta, inviata in CC anche all’URP come da loro richiesto espressamente, dove l’arch. Davide Amendola del Comune di Torino mi comunica: Il divieto di fermata fronte n.c. 5 di via Pergolesi è stato istituito per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop; nel secondo caso, relativo a via Porpora fronte n.c. 47, non vi è attraversamento pedonale, comunque per aumentare la visibilità la sosta sarà tracciata a m 5 dall’intersezione. si allega documentazione.
davide amendola

Nel seguito la documentazione allegata in cui risultano espressamente indicate anche le distanze ed in particolare gli 11 metri che separano il cartello di divieto di fermata in via Pergolesi dalle strisce pedonali. Confermo tale misurazione, avendo io stesso controllato personalmente: insomma lo spazio per parcheggiare 2 – 3 macchine!
Le foto allegate poi dimostrano che c’è stato un sopraluogo dove ovviamente si vede quanto da me riportato nel precedente post, seppur fornendo immagini semplicemente tratte da Street View. Si noti che, come avviene abitualmente, vista la carenza di parcheggi, anche nella loro foto due su tre dei posti in divieto sono occupati nonostante quel cartello: chissà se, chi ha effettuato quel sopralluogo anche questa volta ha multato quelle auto come solitamente avviene!

[Nota relativa alle foto allegate: in realtà, solo una delle quattro foto si riferisce a via Porpora, quella indicata a biro come Porpora 1, mentre l’altra sottostante è stata associata erroneamente a quel luogo in quanto riprende, in realtà, il tratto di via Pergolesi antecedente al cartello di divieto una cinquantina di metri].

La risposta data ha, a mio parere, dell’incredibile e devo ammettere che appena letta mi ha scioccato fino a poi farmi ridere per non piangere!! Anziché constatare, come era mia intenzione, che 11 metri di divieto di fermata sono forse un po’ troppi “per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop”, si dice addirittura che “nel secondo caso, relativo a via Porpora fronte n.c. 47, non essendoci attraversamento pedonale, comunque per aumentare la visibilità la sosta sarà tracciata a m 5 dall’intersezione”!!!

Insomma, anziché togliere il cartello di divieto di fermata e mettere le strisce per almeno due posti macchina come avviene abitualmente altrove, hanno intenzione di togliere parte delle strisce dall’altra parte (da me indicata a titolo di esempio solo esclusivamente per la sua vicinanza) e sarà quindi cambiata la traccia di sosta ai 5 metri stabiliti di default dal codice della strada in mancanza di diversa indicazione!!

 

Che dire?
Mia nonna, nella sua saggezza di anziana, avrebbe esordito nel dire “Sono più forti della Giustizia!“.
Io mi limito ad appellarmi all’ovvietà ed al buonsenso che è (o almeno dovrebbe essere) intrinseco in tutte le leggi e quindi anche in quelle relative al codice della strada che lasciano infatti  discrezionalità per una loro corretta applicazione laddove risulti opportuno. Che 11 metri di divieto di fermata  per “aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop” siano davvero eccessivi e sia una pratica di sicurezza non riscontrabile altrove, mi sembra oggettivamente una ovvietà, constatata la natura secondaria sia del passaggio pedonale, con le strisce ormai quasi completamente cancellate dal tempo (e che si trovano a poche decine di metri da uno principale nei pressi del semaforo con c.so G. Cesare) sia dell’incrocio con stop relativo all’uscita da un piccolo posteggio.

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Nel seguito la mia risposta inviata all’unico servizio che sembra veramente dare sempre un appropriato ascolto alle segnalazioni dei cittadini, vale dire all’URP di Torino [e per conoscenza ovviamente anche al mittente ed agli altri destinatari della precedente risposta: davide.amendola@comune.torino.it, segreteria.mobilita@comune.torino.it, Informazioni Viabilità e Trasporti <info.viabilitaetrasporti@comune.torino.it>].
Speravo in un loro intervento di mediazione al riguardo … ma, a distanza di più di 10 giorni, non avendo più ricevuto alcuna risposta, dispero di ricevere ormai più alcun segnale di vita … da cui questo post che rendo pubblico semmai potesse ancora servire a qualcosa indignarsi pubblicamente!

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Gentili operatori dell’URP, grazie al vostro interessamento ho ricevuto, questa volta assai tempestivamente, una risposta alla mia richiesta inoltrata il 23/3/2019 allo sportello dedicato alla segnalazione sulla viabilità del Comune di Torino , dopo che la precedente richiesta era stata “archiviata” con una meticolosa gestione informatica che la dava come evasa. Rubo ancora del vostro prezioso tempo chiedendovi di verificare se, anche grazie ai dati forniti nella presente, è possibile di vedere modificate le scelte, che non posso condividere, comunicatemi dalla precedente email dell’arch. Davide Amendola del Comune di Torino.

Devo confessare che alla prima lettura della formale risposta fornita dall’arch. Davide Amendola, mi sono messo a ridere per non piangere.
Io avevo gentilmente, come cittadino residente in Torino, inoltrato loro una richiesta di riesaminare l’opportunità di mantenere un cartello di divieto di fermata (nota bene, non solo di posteggio ma addirittura di fermata, collocato a ben 11 metri – circa 3 posti macchina – da alcune strisce pedonali secondarie, quasi ormai non più visibili – vedere figura allegata seguente – ed ancor più distanti da una secondaria uscita, con stop, da una piccola area di parcheggio) indicando (quale esempio scelto solo per via dell’estrema vicinanza) una situazione oggettivamente analoga nei pressi di Via Nicola Porpora 47, dove ben diverse erano state le scelte di gestione della possibilità di parcheggio (delle strisce bianche sono infatti poste a ridosso di un analogo incrocio a bassa percorrenza, superando così anche la restrizione della distanza dei 5 metri prevista dal codice stradale in assenza di diverse indicazioni).
Anziché vedere riconsiderata l’opportunità del posizionamento di quel cartello che non trova altrove presenza in analoghe condizioni (non solo nel Comune di Torino, ma penso in tutta Italia), mi viene non solo giustificato con motivazioni generiche relative ad una assai ipotetica maggior sicurezza stradale non riscontrabile peraltro altrove (“Il divieto di fermata fronte n.c. 5 di via Pergolesi è stato istituito per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop”), ma addirittura mi viene comunicato che verrà modificata la scelta pregressa di posteggio per la situazione analoga, da me indicata unicamente come esempio in quanto distante poche decine di metri dal cartello in oggetto … ma avrei potuto addurre centinaia di altre situazioni analoghe (“nel secondo caso, relativo a via Porpora fronte n.c. 47, non vi è attraversamento pedonale, comunque per aumentare la visibilità la sosta sarà tracciata a m 5 dall’intersezione)!!
Insomma, anziché avere due-tre posti macchina regolari in più, agognati dai residenti nei pressi di via Pergolesi, ce ne sarà a breve almeno uno in meno poco distante in via Porpora!

Le strisce del passaggio pedonale in oggetto sono ormai da tempo addirittura difficilmente visibili e si trovano a poche decine di metri da un altro transito pedonale principale presente nei pressi del vicino semaforo con c.so G. Cesare

La risposta ricevuta mi colpisce perciò non solo come cittadino del Comune, ma anche come persona in quanto mi sento preso in giro, spiacevole sensazione già provata tempo fa cercando di ottenere spiegazioni da due vigili quando, casualmente transitando in bici nei pressi di quel cartello di divieto, li avevo visti nuovamente fermarsi appositamente con la loro auto per “facilmente” multare le macchine che perennemente posteggiano in quell’area per via della estrema mancanza di parcheggio della zona, e questo nonostante il divieto. Allora avevo potuto assistere ad un duetto tra i due, con frasi generiche su come i cittadini non sappiano quali sono i pericoli ed i pregressi incidenti, per cui era loro difficile comprendere certi divieti: a nulla era servito indicare loro luoghi vicini dove la loro presenza sarebbe stata sicuramente più utile a svolgere al meglio quello che dovrebbe essere il loro mandato primario, cioè quello di migliorare il senso civico della popolazione. Infatti a pochi passi, in c.so G. Cesare, ci sono sempre macchine posteggiate impropriamente che impediscono un utilizzo continuo di una corsia, determinando ovvi rallentamenti e code, con relativo maggior inquinamento e pericolo per la circolazione; poi, per aggiungere un ulteriore esempio lampante, avevo indicato loro come, a poche centinaia di metri in p.zza Respighi angolo via Paisiello di fronte ad una tabaccheria, siano perennemente parcheggiate malamente macchine in seconda e talvolta in terza fila che ostacolano non solo il passaggio dei pullman, ma anche quello dei pedoni che risultano inoltre realmente poco visibili alle macchine che si immettono dalla rotonda: qui sì che ci sono effettivamente numerosi pregressi di incidenti che hanno coinvolto anche utenti vulnerabili!

Ora che formalmente è stata fornita una motivazione ufficiale che, a mio parere, non tiene assolutamente conto sia della realtà del luogo sia dei principi di opportunità previsti dal codice stradale, mi sento quasi costretto, per spirito civico, a non usare più mezze parole, sperando di non risultare peraltro scortese ma chiarificatore, in quanto questa è l’intenzione della presente.
La gente che abita la zona è stufa di vedere multate, con una frequenza impressionante visto il luogo, le macchine che parcheggiano in quei posti vietati da quel cartello stradale incomprensibile alla logica (ripeto fino alla noia, si tratta addirittura di divieto di fermata per ben 11 metri!) che, da quanto comunicato, sembra sia stato collocato per una richiesta di sicurezza di un attraversamento pedonale secondario e mal segnalato da strisce ormai quasi inesistenti, situazione che non ha eguali e non è riscontrabile in nessun altra realtà. L’impressione che il cittadino ne deriva, a torto o a ragione, è che in quel posto, dove sicuramente un’auto posteggiata dà molto meno fastidio rispetto a molteplici altri anche da un punto di vista della sicurezza pedonale, risulta più comodo elargire multe, non rischiando il vigile possibili discussioni con sia il multato sia il commerciante dove quel cliente è andato a comprarsi magari un gratta&vinci (vedi esempio in p.zza Respighi angolo via Paisiello) … e non certo una medicina urgente!! Insomma, chiunque, anche tralasciando l’opportunità sulla presenza o meno di quel cartello di divieto, non può che concordare con me che ci sarebbero multe MOLTO più prioritarie e quindi più appropriate.
Operando scelte quali quella descritta, credo si  fomenti, a torto o a ragione, la diffusa opinione che i vigili siano mandati anche per rimpinguare le casse del Comune,  indipendentemente dalla effettiva rilevanza dell’infrazione, diventando così loro stessi (benché pagati dai contributi degli stessi cittadini) un tramite per una forma di ulteriore tassazione indiretta che, tra l’altro, risulta ancora più bieca in quanto non tiene nemmeno conto delle condizioni economiche del multato.

Allego alcune foto scattate nel weekend che evidenziano, anche se non sarebbe il caso in quanto credo che sia una situazione assai comune e riscontrabile molto agevolmente da chiunque, come spesso nei centri urbani venga superato anche il limite di default dei 5 metri prima di un incrocio, per via della presenza di strisce di parcheggio che generalmente giungono addirittura a pochi centimetri da incroci tutt’altro che secondari e/o passaggi pedonali anche assai frequentati: altro che gli 11 metri richiesti dal cartello in oggetto per un incrocio –  con stop – dove transitano poche decine di macchine al giorno ed un passaggio pedonale secondario, mal segnalato, anch’esso a basso transito in quanto a poche decine di metri ne esiste un altro  principale, nei pressi del semaforo con c.so Giulio Cesare.

Ho scattato in Torino decine e decine di foto di esempio, con situazioni oggettivamente analoghe al caso in oggetto ed in cui la scelta di gestione della possibilità di parcheggio è identica a quella che avevo già mostrato in via Porpora quale esempio (ma dove mi è stato comunicato il prossimo cambiamento!), ma mi limiterò a riportane solo alcune riserbandomi di inviarvele tutte ed altre ancora, se richiestomi: penso tuttavia che la situazione oggettiva sia sotto gli occhi di tutti! Si noti che spesso, le immagini seguenti riprendono, oltre all’incrocio, anche un passaggio pedonale in quanto l’elevazione ad 11 m del divieto di fermata sono stati  in particolare giustificati proprio per quella concomitanza.

Partiamo pure da esempi a poche decine di metri da quella di via Porpora fronte n.c. 47, che avevo mostrato a solo titolo di esempio per vicinanza, e dove mi è stato comunicato che “per aumentare la visibilità, la sosta sarà tracciata a m 5 dall’intersezione“: a centinaia allora sarebbero da riportare secondo quella regola molteplici situazioni identiche anche solo in Barriera!

Via Porpora a pochi passi dall’ospedale Giovanni Bosco

 

Via Cimarosa angolo p.zza Respighi

Nel seguito mostro poi la situazione tipica in p.zza Respighi angolo via Paisiello, già citata precedentemente e ripresa addirittura durante uno dei passaggi della macchina di Google: mostra ben 7 macchine in divieto ed il Bus 57 che deve transitare completamente nella corsia opposta per poter girare e procedere in via Paisiello] … ma spesso, nelle ore di punta, la situazione è addirittura ben peggiore, con macchine accatastate anche in terza fila. La presenza, qui come altrove, di dehor concessi dal Comune in prossimità di incroci e passaggi pedonali, limitano per di più la visibilità dei pedoni oltre che essere tipicamente sede di posteggi irregolari, in questo caso proprio dietro una curva.

Piazza Respighi angolo via Paisiello

… ma qui mi fermo in quanto, visto i precedenti, rischierei di far diminuire di qualche percentuale i posti di parcheggio disponibili in Barriera e questa non è certo la mia intenzione, vista la carenza crescente di spazio per le macchine di fatto presenti : anche se io personalmente preferisco utilizzare principalmente la bici, la situazione reale non può essere ignorata dall’Amministrazione.

Passo allora a mostrare altre situazioni analoghe al di fuori del quartiere e con esempi di posteggi a strisce blu o gialle
… tanto, da un punto della sicurezza stradale, i requisiti sono ovviamente identici alle strisce bianche, no?

Via Confienza angolo via Bertolotti

C.so Valdocco angolo via Garibaldi

 

Via Figlie dei Militari angolo c.so Casale

 

Via Quintino Sella angolo Figlie dei Militari

Via Cardinal Maurizio angolo via Martiri della Libertà

 

Via Cardinal Maurizio angolo c.so Casale

 

Porta Palazzo

Corso Valdocco angolo via S. Domenico – Posteggio riservato alla Polizia

 

Via Leoncavallo angolo via Temengo – Posteggio riservato ai Vigili

Via Foggia angolo via Parma – Posteggio riservato alla Polizia Giudiziaria

 

Ringraziando dell’attenzione e sperando in un vostro interessamento, resto in attesa di un vostro riscontro.

Enzo Contini

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Aggiornamenti sul Trincerone tra via Sempione e via Gottardo e alcune considerazioni sull’abbattimento di alcuni alberi, verosimilmente malati, al Giardino G. Impastato

Partiamo dall’aggiornamenti sul Trincerone tra via Sempione e via Gottardo … in verità non c’è molto da dire (vedi precedente post: A Torino distrutta con ruspe e motoseghe una foresta urbana, anziché semplicemente ripulirla dai rifiuti gettati dagli umani!) …
Permangono a tutt’oggi tutti i rifiuti che non sono stati ancora raccolti a distanza di 5 MESI dall’opera di distruzione. Insomma quello che si doveva urgentemente togliere è per ora rimasto, mentre non ci sono più gli alberi che si sarebbero eventualmente dovuti abbattere tra diversi anni … sempre ammettendo che l’ipotetica metropolitana sia poi veramente un giorno costruita e passi per quel tracciato!
Rimane poi per me sempre un mistero perché l’immobiliare Regio Parco, proprietaria di quel terreno che aveva acquistato dalle Ferrovie dello Stato, abbia voluto effettuare, seppur sollecitata dal Comune, quella operazione di “bonifica” del verde assai più costosa di una semplice eliminazione dei rifiuti (con magari potatura degli alberi ed eliminazione della sterpaglia), la sola opera di cui sicuramente era in difetto ed oggettivamente utile per la cittadinanza. Le sterpaglie forse, ma la presenza di alberi non l’avrebbe sicuramente impedita!

Ora invece si possono fotografare non solo i “vecchi” rifiuti, mai minimamente tolti, ma anche quelli recenti. Come già avevo avuto modo di scrivere, impressionante è vedere ancora oggi come esistano alcuni punti in cui siano stati scaricati nel tempo (ed anche ultimamente) molti sacchetti (del medesimo tipo) dell’immondizia quotidiana, a comprova che sia opera di alcuni abitati incivili del quartiere stesso che abitualmente usano quel fossato come discarica per i propri rifiuti, anziché utilizzare i cassonetti dell’immondizia, magari meno comodi da raggiungere: basterebbe poco individuarli da parte delle forze dell’ordine competenti trattandosi di comportamenti “seriali”.
L’unica soluzione per fermare tale situazione non era quindi quella di abbattere un bosco intero perlomeno anzitempo, ma invece quella di ripulirlo subito dalle immondizie decennali e poi provvedere affinché ci fosse una più attenta osservazione da parte delle forze dell’ordine oltre ad una sensibilizzazione della cittadinanza stessa. Infatti, spetta anche agli stessi cittadini del quartiere fotografare e/o ripretendere con video, magari dai balconi, chi continua imperterrito ad usare impropriamente quel territorio e quindi denunciare quegli incivili “abitanti insospettabili dei quartiere “, quando li vedono “buttare sacchetti di rifiuti nel trincerone, come se non fosse loro l’ambiente che inquinavano“, come riportato in un commento al mio post precedente da un abitante di un edificio che dà sul trincerone!

Per togliere finalmente l’immondizia, ripeto l’unico lavoro utile che doveva essere fatto da anni, non resta che sperare nel fatto che tra poco ci sono le elezioni: chissà se finalmente, anche solo per ottenere qualche voto in più, qualche rappresentante in lista si adopererà in tal senso per poi pubblicizzare a dovere tale suo interessamento!! Per intanto, la mia segnalazione di dicembre all’URP del Comune di Torino, sebbene sia stata prontamente gestita dal personale addetto che l’ha inoltrata al Responsabile del nucleo Tecnico della Circoscrizione 6 e alla segreteria della Presidente, non ha sortito alcun effetto e non ho ricevuto nessuna risposta da parte loro! Come d’altra parte le mie segnalazioni alle associazioni ambientaliste il cui silenzio assenso (o addirittura risposte di assenso) reputo personalmente inconcepibile e direi scandaloso (vedere precedente post).

Di fatto, quindi, nulla è servito segnalare il mio sdegno all’URP del Comune di Torino.

Eccovi alcune nuove foto che mostrano anche immondizie assai recenti oltre ai teli di plastica arancione utilizzati per impedire (in teoria) il passaggio sotto i ponti: si sono semplicemente aggiunti alle bruttezze già preesistenti!

Se le immagini precedenti non ti sono sufficienti, puoi vedere altre foto, da me scattate meno di due mesi fa, sull’album Flickr apposito o su Amazon Photo:

DSCF1112

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DSCF0747

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La Primavera ormai è iniziata da più di un mese, ma questo è quello che si vede quest’anno affacciandosi al Trincerone: immondizie in bella vista e nessun uccello o germogli sui rami. Insomma una desolazione infinita laddove ci sarebbero stati cinguettii, profumi e quasi quotidiane piacevoli sorprese per i nostri occhi!! … e questo nonostante ovviamente ai rifiuti umani che almeno in parte c’erano già.

Forse merita, ancora una volta, ricorrere a Google Maps per ricordare come era negli anni scorsi, nello stesso periodo dell’anno, ad esempio la visione dal ponte di c.so Giulio Cesare: sebbene di screenshot ne abbia già mostrati penso a sufficienza in alcuni precedenti post (A Torino distrutta con ruspe e motoseghe una foresta urbana, anziché semplicemente ripulirla dai rifiuti gettati dagli umani!; Come vedere le modifiche avvenute in un territorio negli anni e nelle diverse stagioni, grazie a Street View) credo proprio che anche questi possano risultare eloquenti anche per chi non abita nella zona e non possa vedere di persona!

Aprile 2019 - Visione dal lato sx del ponte di c.so Giulio Cesare

22/4/2019 – Visione dal lato sx del ponte di c.so Giulio Cesare

Maggio 2015 - Visione dal lato sx del ponte di c.so Giulio Cesare

5/2015 – Visione dal lato sx del ponte di c.so Giulio Cesare (da Street View di Google)

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22/4/2019 - Visione dal lato dx del ponte di c.so Giulio Cesare

22/4/2019 – Visione dal lato dx del ponte di c.so Giulio Cesare

5/2019 - Visione dal lato dx del ponte di c.so Giulio Cesare

5/2015 – Visione dal lato dx del ponte di c.so Giulio Cesare (da Street View di Google)

Ora che si dovrebbero vedere i germogli delle poche piante sopravvissute, risulta ancora più evidente come l’atto di vandalismo compiuto non si sia interessato minimamente di preservare le piante sane, seppur cresciute naturalmente, ma si sia limitato a “salvare” solo quelle pochissime piantate decenni fa ai bordi della strada e decimate negli anni da una mancanza di manutenzione: che fossero secche da anni, parzialmente sradicate e con tronchi rotti e necessitassero per lo meno di una radicale potatura, questo andava al di là della finalità dell’opera che era unicamente di sola distruzione!
Per cui questi sono alcuni dei pochissimi “alberi” sopravvissuti esclusivamente per il fatto che fossero stati piantati decenni fa e non fossero nati naturalmente:

Eppure, anche di fronte a questo scempio, seppure a fatica la Natura non smette di stupirci regalandoci i seguenti fiori a dispetto di chi l’ha ferita così brutalmente ed ingiustamente:

Oltre alle immondizie si sono aggiunte ora, in prossimità di ciascun ponte, anche le macerie dei muri (costruiti da pochi anni per impedire l’accesso ed uso improprio dei sottopassaggi da parte della malavita) gettati giù per fare passare le ruspe da una parte all’altra di ciascun di quelli: pesanti ed ingombranti da portare chissà quando via, non sono stati neppure ricostruiti per il medesimo scopo. Dopo mesi, strisce arancioni, tipicamente utilizzate per delimitare zone con lavori in corso temporanei, sono invece state collocate su ambo i lati di tutti i ponti aggiungendo del brutto al brutto. Generici cartelli di Pericolo e di Accesso Vietato non specificano nulla di più.
Insomma, un bel lavoretto all’italiana, economico quanto inutile, per scaricare eventuali responsabilità di sorta in un prossimo futuro.
Quindi, al posto dei muri che ostruivano l’accesso sotto quei ponti, costruiti per impedire luoghi di spaccio (secondo quanto dichiarato dai quotidiani), sono state collocate delle strisce di plastica. Sempre secondo quanto riportato sui giornali, persino su alcuni dei muri (distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe che hanno distrutto la foresta urbana) erano stati creati dei fori per consentire comunque l’accesso sotto i ponti. Perciò, come era facilmente prevedibile, in quelle ridicole barriere sono già stati creati agevolmente dei varchi, laddove desiderati, per andare sotto i ponti un tempo murati … ma formalmente i divieti ci sono per cui, qualsiasi cosa succeda, la responsabilità è salva!
… e se poi parte di quei teli di plastica arancione si aggiungono ai molteplici rifiuti che perdurano a tutt’oggi, chi se ne frega!!

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Passiamo ora ad un altro argomento che riguarda il medesimo territorio e di natura simile al precedente trattato: l’abbattimento di alberi presumibilmente malati nel Giardino G. Impastato.
Questa volta si tratta di un abbattimento presumibilmente dovuto, ma viene comunque da chiedersi: quando verranno sostituiti con altri nuovi e curati a dovere per diventare degni dei precedenti?
… o resteranno per sempre solo i monconi fotografati nel seguito?

Essendo lo spazio riservato agli alberi limitato dalle piastrelle attualmente collocate sul terreno, mi sa tanto che non c’è molto da sperare 😦

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29/4/2019

Dopo avere scritto nuovamente all’URP di Torino, molto prontamente ho ricevuto una puntuale risposta dagli addetti che, devo dire, operano sempre con sollecitudine nel recapitare, alle realtà istituzionali opportune, le richieste rivolte loro dai cittadini: purtroppo poi da queste non ci sono talvolta riscontri o risposte appropriate!

La risposta fornita dalla “segreteria del Vicesindaco Montanari” alla mia segnalazione del degrado attuale del Trincerone, accresciuto dopo l’intervento vandalico di dicembre e dalle scelte di abbattere i muri di chiusura dei ponti e sostituirli con teli di plastica arancione, è stata quindi la seguente:
L’area è di proprietà privata, e (a seguito di richieste da parte del Comune) nei mesi scorsi è stata liberata dalla vegetazione spontanea abbandonata a sé stessa da molti anni. Analogamente, è stata richiesta alla proprietà dell’area una pulizia generale da rifiuti, macerie e altri materiali abbandonati nel corso del tempo. Attualmente l’intervento di pulizia è in corso di programmazione da parte dei proprietari dell’area, e dovrebbe avvenire nei mesi di aprile e/o maggio 2019“.

Non ho potuto fare a meno di evidenziare alcune parti della risposta ufficiale data dal Comune cioè quella relativa alla “liberazione” avvenuta della vegetazione spontanea abbandonata a sé stessa da molti anni che evidenzia nuovamente come quell’opera di distruzione di un bosco urbano, avvenuta a dicembre 2018, sia vista dalla attuale amministrazione come un dato positivo e necessario, … insomma addirittura una liberazione!

Il secondo punto in cui desidero soffermarmi è quando viene detto che attualmente l’intervento di pulizia è in corso di programmazione da parte dei proprietari dell’area, e dovrebbe avvenire nei mesi di aprile e/o maggio 2019.
A questo punto sono un po’ confuso: ma  su tutti gli articoli dei giornali usciti a dicembre non si diceva per certo che sarebbe stato l’AMIAT a ripulire a breve dai rifiuti? Ora invece si parla di un intervento di pulizia in corso di programmazione da parte dei proprietari dell’area. Mi chiedo allora le fonti di quelle notizie giornalistiche da dove provenissero, essendo concordi e riportando  talvolta testualmente addirittura anche parole di apprezzamento da parte di rappresentanti della Circoscrizione.
Mi sembra personalmente che comunque, anche visti i tempi (ad oggi più di 5 mesi), non ci sia stata un’adeguata programmazione e chiarificazione degli interventi dovuti dai proprietari del terreno. Si usa poi il condizionale (“dovrebbe avvenire nei mesi di aprile e/o maggio 2019″) che rafforza ancor più la mia precedente affermazione, tanto più che oggi è già l’ultimo giorno di aprile e nulla si è ancora visto all’orizzonte!!

Comunque sia, ovviamente quella comunicazione ufficiale, che rassicura che (prima o poi) i rifiuti saranno tolti da qualcuno, mi giunge gradita: almeno che l’abbattimento inutile degli alberi sia servito a togliere finalmente l’immondizia, anche se, ripeto, quella si sarebbe potuta eliminare anche ben diversamente, con maggiore sollecitudine e minor spesa.
Purtroppo, se non verranno adottate finalmente  politiche di sensibilizzazione della cittadinanza e non ci sarà una vigile presenza delle forze dell’ordine, l’emergenza rifiuti nel Trincerone temo si presenterà nuovamente in pochi mesi …

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P.S.
il mese di maggio è quasi terminato e nessuna opera di pulizia è stata effettuata da nessuno: neppure le elezioni imminenti sono servite a sollecitare un’opera dovuta da anni!

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How to stop seeing merged location data among several google accounts (e.g. those of family members that you possibly registered on your smartphone too)

I already wrote a post on Location History Google service, activated by default on every smartphone (possibly aftyer having agreed to some of the sder I got a new Android phone (Galaxy A7) and I register in it with my Google account. Then I configured Gmail to get not only my email but also those of my family members … and doing so, I registered in some way also their accounts on my phone. Then I noticed that going to Location History Google service, it traced a merging of the positions of all my family members. Therefore, how to have traced only positions of one phone, that is the one owned by the person, regardless of whether his account is registered on multiple smartphones? 

One easy way could be to enable the localization and google tracing service only on that account and disable on all the others … but possibly this is not what you really want!

A second solution could be to remove, in the Google Account My devices section, all the devices that are not belonging to each person: so I removed from my family members accounts the my new personal Galaxy A7 that I found listed also there. However never this one is the best solution because if you need to access to some Google service associated to an other account where you removed your phone, you have to authenticate that person again and everything come back as before (so your smartphone is listed again among the ones of that person in his Google profile). 

 

The solution requires to check only some device (possibly only one) for Location Reporting setting among all devices where you’re signed in. Unfortunately this option is not very noticeable because you need to open an hidden section called Devices on this account (IT: Dispositivi associati a questo dispositivo) available in the Activity controls (IT: Gestione attività) folder. Enabling the Location Reporting only on the really owned device allows the others family members to register also your google account on their phones and so having registered even their phone as one of your devices … but this does not imply a merging of positions anymore!
So the steps to follows are simply the following:

That solution can be found also here , even though it must be interpreted:

When Location History is on, Google only receives Location History for each device where you are signed in and you have Location Reporting turned on.

  • You can change the Location Reporting setting for each device where you’re signed in, and limit which devices provide location data to be included in Location History. If you want to change your Location History settings, you can choose to:
    • Report your location from only some of your devices, but not others.
    • Report your location from all your devices.
    • Turn off Location History for your Google Account. Your location won’t be reported from any of your devices and you will not have new Location History recorded to your account.
  • Your settings for other location services on your device, like Google Location Services and Find My Device, are not changed.

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On additional option, if your need is only to access family member emails, is to use the Delegate option available in Gmail accessed from browser. Unfortunately this feature is not available using the Gmail app so you have to configure it only through a browser, possibly using your PC.

 

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Fondo Telemaco: quando si può riscattare tutto?

Una volta in pensione, quanto si può eventualmente riscattare di quanto accumulato sul fondo Telemaco? E’ possibile riscattare tutto?

Contattando via email il contact center, viene risposto quanto segue:

L’erogazione in Capitale avviene solo se l’importo della rendita derivante dalla conversione del 70% del montante finale risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale o se il lavoratore si è iscritto alla previdenza complementare prima del 28 aprile 1993.
Nell’home page del sito del Fondo Telemaco www.fondotelemaco.it ,  si possono consultare  due motori di calcolo i quali possono fornire tutte le informazioni necessarie relativamente alla pensione pubblica e a quella complementare. Attraverso l’utilizzo dei due motori di calcolo si possono stimare i diversi valori relativi alla pensione pubblica e la pensione complementare.
Nello specifico il motore di calcolo per la rendita offre all’iscritto la possibilità di confrontare, in termini economici, le diverse tipologie di rendita offerte da Telemaco al momento del pensionamento. Inserendo il  valore della posizione maturata si rileva la possibilità o meno di percepire l’intera erogazione in Capitale, in alternativa è previsto l’obbligo di percepire fino al 50% in Capitale ed il restante in forma di rendita.

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Essendo attualmente l’importo dell’assegno sociale pari a 458,00 euro per 13 mensilità, per il 2019 il limite di reddito è pari a 5.954,00 euro annui e 11.908,00 euro, qualora il soggetto sia coniugato.

Per verificare se si rientra in quella regola, è necessario innanzitutto entrare nell’area riservata aderenti (1) per conoscere la propria posizione individuale (e.g. 38201,46€) che, utilizzando il motore della rendita (2),  porterebbe ad una rendita annuale lorda di e.g. 2221,53 €.

 

Tuttavia per effettuare il calcolo richiesti (i.e verificare se l’importo della rendita derivante dalla conversione del 70% del montante finale risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale), è necessario prendere il 70% della somma in capitale  ed effettuare il conto della rendita per poi paragonarla con il 50% dell’assegno sociale:

70/100 * 38201,49 = 26741,022

Se ne deduce che 1555,07  risulta minore del 50% del reddito dell’assegno sociale cioè di 5954,00/2= 2377 per cui, nel caso di esempio esaminato, il capitale dovrebbe essere possibile riscattarlo interamente.

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P.S. Può risultare di tuo interesse anche questi post:

 

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Da una brochure del 2018

Se si riscatta subito il 100% del maturato la tassazione è del 23% mentre dopo 2 anni di inattività è 15% o meno.

 

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Come vedere se la propria ditta ha richiesto all’INPS la verifica del diritto a pensione

Può essere utile sapere, soprattutto nel caso in cui uno si sia proposto per usufruire di isopensione, di sapere se e quando la ditta ha inoltrato all’IPS la verifica del diritto a pensione .

Esiste la possibilità di saperlo accedendo al sito INPS con  le proprie credenziali e navigando poi nella sezione chiamata “Cassetto Previdenziale Cittadino”. Per trovare agevolmente tale sezione consiglio di  ricercare sul sito INPS appunto quella stringa:

Che il servizio si indicator come Fascicolo previdenziale del cittadino e poi la pagina sia intitolata Cassetto Previdenziale Cittadino non ci deve stupire poi più di tanto …
Andando ad agire sul menù di sinistra su Prestazioni -> Richieste presentate, si accede quindi all’elenco di tutte le richieste inoltrate dal titolare o da altri terzi a cui a dato il permesso (e.g. la ditta per cui uno lavora)

Andando poi a selezionare la riga desiderata, si possono vedere i dettagli:

 

Nota che si possono ottenere analoghe informazioni dall’app INPS Mobile: i metodi di autenticazione sono gli analoghi cioè tramite credenziali INS^PS o con SPID. Nota che si deve tornare indietro una volta aperta l’app (saltando le spiegazioni) in modo da passare alla videata in cui è presente l’icona di una persona che consente l’autenticazione.

Si ottengono anche risultati, seppur meno completi, andando anche a vedere nella voce di menu Stato Domanda:

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P.S. Può risultare di tuo interesse anche questi post:

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Audacity: a free multi-track audio editor with a lot of plug-ins. Let see how to import and use some of them!

In my post Nice tools/services (for free) … and other useful links I already listed Audacity as a very nice tool. I already said that it is a free multi-track audio editor and recorder (for Windows; LADSPA plug-ins 0.4.15 installer. It contains over 90 plug-ins (i.e. Plug-Ins) that you can download to use additional effects and filters: you can find even more looking into its forum. For example you can find a De-Clicker and new De-esser for speech plug-ins that you can add in Audacity in order to use some them.

The following link allows you to add the LAME MP3 encoder – so allowing Audacity to export MP3 files. As an payment alternative (limited free use): GoldWave or Sound Forge Audio Studio.

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In the following there are some screenshot that show how to import and use a new plug-in (e.g. De-Clicker).

First you need to download the plug-in for example from an post of the Audacity forum.

Then you have to put it among other available plug-ins in the proper Audacity program directory (i.e. by default C:\Program Files (x86)\Audacity\Plug-Ins ). Possibly

Finally, from the Effects menu item, select Add/remove plug-ins: you can choose to select all pug-ins and activate all of them or select New and enable the ones you want to add (e.g. DeClicker).

 

As written by the autor, De-Clicker is designed for filtering of natural but undesirable noises that take a few milliseconds to decay, not for repairing spikey damage to a digitized signal. I did not intend this for music or vinyl repair, but I would like to hear whether it has unexpected other uses.

The default settings in both tools are the ones I favor now for treatment of whole tracks. Do you have different opinions about good default settings? Let me know.

I successfully treat most of the more resistant clicks by hand with a single pass and double the number of bands: NOT by lowering the dB threshold control. But such settings may be too slow and too aggressive for batch treatment. Yet the nice thing is that you do not have to select the interval around the click very narrowly. The surrounding signal is usually unaffected. So select it and fix it and move on, don’t fuss with zooming in and out.

I treat typically no more than a half hour at once. Compute time does unfortunately go nonlinearly with length of the track to some extent. Not sure why. (I’ll blame garbage collection.) But I have improved performance much over the previous version.

As mentioned below, do low-frequency rolloff (highpass filtering) before De-Clicker for slight improvement of some results.

Detailed advice about settings:

  • In either tool, choose Apply Changes to hear just the results. Or, choose Isolate Changes to hear only what is subtracted from your signal. You don’t want to hear a lot of “murmur” so that you almost understand the words: your settings are taking overtones out of your vowels and muffling the voice. You may notice that the attack of many consonants is somewhat affected, but you might judge that this is acceptable and sometimes even helpful.
  • If you duplicate a track, then isolate changes in one, you can listen to the tracks together to hear the repaired sound (the isolated clicks interfere destructively), or mute one to hear just the original or just the subtractions. You might silence corrections you don’t want before mixing. I don’t do any of this once I find settings I trust.
  • Both tools specify a range of frequencies and a number of frequency bands (of equal width in log-frequency) for detection and repair. Impatient for results? Use fewer bands, or raise the bottom of the range. I find it valuable to repair the low frequencies too in speech (certain lip-closing thumps and rattles in the sibilants get removed) but the lower frequency bands do take more computation time. De-esser performance is not too bad with many high frequency bands: but very few bands may give poor results, affecting vowels.
  • Both tools specify a step size for precision in identifying the intervals to repair. You might trade precision for speed.
  • Both tools specify another time period for cross-fading of repairs around each clicky interval. Make it too short and you introduce undesirable artifacts. This setting should not affect computation time significantly.
  • The De-Esser has a dB threshold which is the amplitude within each frequency band, to which, the band is trimmed back. -20dB is my default setting, and -20dB and above is also what appears white in spectrogram views with default settings.
  • De-Clicker has a threshold in dB which is not absolute, but relative: a band must rise so much over a short interval for a click to be detected. I repeat, subtle clicks may be treated better not with a lower threshold, but with more numerous and narrow bands.
  • De-Clicker specifies a minimum separation between clicks. Make it too small, and more clicks will be identified, but there may be too much damage to voice when it drops in pitch. There is also a dB threshold (for the entire signal) below which closer clicks may be detected. This may help clean up crackles in de-voiced intervals and breaths. Use low-frequency rolloff effects first for better results!
  • De-Clicker can specify a number of times to repeat treatment, and a maximum click length in steps, which need no explanation.
  • De-Clicker can also just make labels around clicks without repairing them. This information may be useful, for instance, if you want to find dB threshold setting just low enough to detect certain of the clicks.

 

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Remote assistance in Windows 10

Se desideri veder tradotto questo post in italiano, segui le indicazioni presenti in un mio precedente post (Come veder tradotta una pagina di un sito nella propria lingua madre).

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This is an update of an old post of 2015, where I give some more details and add news related to how to get a remote control of a PC, not only in a local network but even from Internet, possibly for getting a remote assistance from a trusted skilled user.
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Sometime, using a PC,  you need to give/get a help from remote! As its predecessors, Windows 10 includes a cool Remote Assistance feature, that allows you to seek the help of a friend/technician in setting up your computer over Internet. I know that there are several alternatives to Microsoft Remote Assistance (e.g. TeamViewer) … but why install another SW when that functionality is already embedded in the OS and it is free?

So, let see how to configure the Windows 10  Remote Assistance

  1. First you need to set the “Allow Remote Assistance connection to this computer” option on your computer.
    This can be done in two ways. The easiest can be to reach the System Properties windows from the Notification panel (1 step) available in the right of the bottom toolbar, choosing  All Settings tile (1.1 step ), searching remote assistance (2 step) (IT: assistenza remota) and choosing Allow Remote Assistance invitations to be sent from this computer (step 3):


    An other way to do the same setting is to go to Control Panel -> System and Security -> System – Remote settings and, in a similar way, check the “Allow Remote Assistance connection to this computer” option.
    Note that if the PCs were on the same network and/or you know the address assigned to the remote one, you could use the Remote Desktop Connection application: if so, you need to set, in the remote PC (always in the same System Properties window), the option Allow remote connections to this computer in the same Remote tab, but in the Remore Desktop bottom section. But this is an other matter!
    Now that we are talking about giving a remote assistance on Internet to a PC  with an unknown IP address, what you have to do is to set  Allow Remote Assistance connections to this computer in the following  Remote Assistance section of the Remote tab in the System Properties window:

Enable Remote Assistance on the PC that needs help

  1. Second, you have to run the Windows Remote Assistance client to invite someone you trust to help you or use the same client to help someone who has invited you.
    However, for some reason, Microsoft did not add this Remote assistant client in  the All Programs list so you have to launch it from somewhere else. One way is to use the “Invite  someone to connect to your PC and help you or offer help someone else” link (step 4 in the Windows Settings screenshot seen before, after searching for remote assistance – IT: assistenza remota).
    Alternatively, and perhaps easier to be done, you can directly launch that client program from the Run (IT: Esegui) popup windows:  on the keyboard, press simultaneously windows button and r key -> windows button + r . Then,  in the input field insert the name of the program msra.exe and then click OK to run it:
Run msra.exe, the Remote Assistance client

Launching the Remote Assistance client running msra.exe (Windows button + r , type msra.exe, click OK)

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TIPS & TRICKS
If you use this feature frequently, it could be convenient to create a shortcut to this executable (C:\Windows\System32\msra.exe), right-clicking on the desktop background and choosing New->Shortcut and configuring it.

Create a shortcut for msra.exe

Create a shortcut for msra.exe

Create a shortcut for msra.exe (2)

Create a shortcut for msra.exe (2)

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NOTE – It could happen that, when you run that Remote Assistance client the first time, the following alert appear, saying that the computer is not set up to send invitations. In this case you need to click the Repair button in order to identify (and possibly let Windows 10 solve automatically) the cause of that warning:

In fact, most of the time the cause is a firewall setting that, by default, could possibly block the Remote Assistance: do not worry, Windows 10 will do the right configuration for you! 😉
Note that you should be administrator of the PC to allows those changes, so please provide an administrator credentials to allow this repair: take into account that the default user of a Windows 10 PC has the administrator rights by default.

Possibly it is a firewall setting that should be changed: administrator credentials are requested

After fixing that problem, close the troubleshooter and launch again the Remote Assistance client:


This time the Windows Remote Assistance client will run properly showing several ways to let you invite a trusted helper. In the following, I will show the most common one that is using an email invitation. Choosing that option, a compatible email client is launched attaching the proper invitation: you only need to specify the email of the trusted helper and send that already prepared email. Moreover, a password will be created and it must be provided (possibly by phone) to the remote user in order he will be able to connect to your PC.

Alternatively, if you don’t have a mail client installed on your PC, but you are using for example a site to sent emails with the browser, you have to choose the first option (i.e. Save the invitation as a file) and then attach that created file to a new email composed as you are used to …

The trusted helper user will receive that email, it will click on that attached file that will be used by the Remote Assistance client to create the remote connection with your PC through Internet, after having inserted the password provided by you.

The password, provided by the requested user, must be inserted to give the Remote Assistance.

At this point, the remote helper user will see your PC desktop, seeing what you are possibly doing but he cannot take the control of the mouse and of the PC.
If there is the need to let the remote helper user to directly do some operation on your PC, he need to click on the Request control item (at the upper menu, on the left) and the requesting user must allows that remote control properly clicking on a popup windows that it will appear on his desktop.

Note that, even when the remote helper user have the control of the PC, the local user will maintain the control … so both can interact with the PC with keyboard and mouse.

To let the remote helper user take the control of your PC, the Request control menu item must be clicked by him and the you, as local user, must allows it

At the end, in order to stop the remote assistance the helper user should click on the Stop sharing menu item (at the upper menu, on the left, so available in the same place where initially there was the Request control item) .

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If you need more information on the Remote Assistance in Windows 10, you can also see the following links:

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1/27/2016
See also Microsoft Remote Desktop assistant
(first version released since 1/27/2016) that allows you to get the remote control of a PC even from a whatever device (even from a smartphone). An app version is available now also in the Store, as described afterwards.

Clicking on Download button a rdassistant.application file is downloaded: launching it allows to have the Microsoft Remote Desktop assistant application installed:


Desktop application version of the Microsoft Remote Desktop

The application will start and you can run the application by clicking Install. After launching the application and accept the license terms, you can begin setting up your PC for remote access. After completing configuration you are now ready to use our Remote Desktop applications from another device to access your PC.
To get started follow the instructions below for your specific device:

  1. Android
  2. iOS
  3. Mac
  4. Windows 10

However, as stated in the Details, it is now suggested to use the app version: ” *** Starting with Windows 10 Fall Creators Update (1709), look for Remote Desktop under System in the Settings app (IT: Desktop Remoto Microsoft) instead of using the Remote Desktop Assistant ***”.
Therefore, going to Settings/Remote Desktop page, you can get the direct link of the Microsoft Remote Desktop app and let install it:

Microsoft Remote Desktop app available from the Store

App version of the Microsoft Remote Desktop

If you install both the desktop and app versions of the Remote Desktop, you will have in both among the applications available from Start:

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