Come autenticarsi con il proprio account Facebook su un nuovo smartphone se non ti ricordi la password… e le e-mail di recupero che avevi impostato non sono più esistenti!

Talvolta succede, se si è sbadati, di non solo non ricordarsi o aver segnato da qualche parte le credenziali di accesso a un sito, ma anche di non avere aggiornato nel tempo i dati che consentirebbero a un recupero di quelle credenziali generalmente effettuato tramite e-mail. Infatti, non è inusuale che uno abbia dismesso nel tempo delle proprie iscrizioni a servizi di e-mail (e.g. infinity, yahoo o uno aziendale e si è andati in pensione o si è cambiato lavoro!) a favore di altri più consoni alle proprie aspettative, ma abbia lasciato, in qualche app/servizio, una di quelle come e-mail nel nostro profilo (e.g. quello di Facebook), utile anche al recupero delle credenziali qualora non ce le ricordassimo.

Per fortuna spesso l’accesso al sito permane su qualche dispositivo (e.g. vecchio smartphone, PC) in quanto memorizzato, per cui da quello si può procedere a modificare l’e-mail di recupero: tuttavia, non sempre è troppo agevole trovare la sezione in cui andare a modificare la propria informazione di profilo utente! Questo è il caso di Facebook dove non è proprio immediata ed evidente la procedura da effettuare.

Con questo post fornisco quindi informazioni utili a una nipote sbadata che ha invocato il mio aiuto, … ma penso possa servire anche ad altri!🙄😁

Nel seguito inserisco quindi gli screenshot passo-passo per tutta la procedura, inizialmente utilizzando la versione web di Facebook da un qualsiasi browser, ad esempio qualora le proprie credenziali risultino ancora memorizzate da qualche browser sul proprio PC e quindi da quello uno riesca ancora ad accederci pur non ricordandocele:

Purtroppo, come troppo spesso accade, se uno opera dall’app Facebook su smartphone (e non su un browser generico, su PC o smartphone che sia) l’interfaccia utente risulta assai diversa, per cui nel seguito mostro passo-passo gli screenshot per eseguire la procedura di cambio e-mail, impostandola come quella principale (utile anche per un recupero delle credenziali), qualora le proprie credenziali risultino ancora memorizzate sul vecchio smartphone/tablet che le inserisce automaticamente (pur noi non ricordandocele!) permettendoci ancora di accederci all’app:

Per altre informazioni sul recupero credenziali, una volta impostata la giusta e-mail attuale da confermare, puoi vedere anche il post Come recuperare account Facebook.

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Tramite il sito della banca, impossibile pagare l’F24 per le tasse TEFA e 3944 (rifiuti) inserendo le informazioni così come indicate nel modulo fornito dal sito della SORIS: come risolvere

Avendola attivata nel sito della Soris, mi è arrivata la scorsa settimana via e-mail la notifica che erano presenti nuovi documenti nel mio “estratto conto”… insomma, che c’era qualcosa da pagare in particolare veniva indicata la causale TARI SALDO ABITAZIONI: oramai dal 2021 quella tassa viene indicata con il codice tributo 3944 ed è stata disgiunta dal tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente, indicato non con un numero ma con l’acronimo TEFA… Il perché si usi per una un codice e per l’altra l’acronimo, almeno per me resta un mistero!

A marzo di quest’anno avevo già scritto il post Come conoscere dal sito della SORIS l’acconto TARI + TEFA da pagare: un altro anno è passato, ma anche nel 2022 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci… se non leggi questo post! 😉 in cui lamentavo la non agevole visualizzazione del modulo con l’importo dovuto e mostravo passo-passo come arrivare a quell’obbiettivo. Devo dire che ora, forse perché oramai mi sono abituato o qualcosa è cambiato nella procedura rendendola più immediata, non ho dovuto faticare a scaricare il modulo F24 reso disponibile nell’area personale apposita del sito della Soris, raggiunto premendo il link presente nella loro email:

In compenso ho avuto diversi problemi a effettuarne il pagamento, almeno tramite la banca ING Direct! Infatti, riportando esattamente tutti i campi presenti nel modulo F24 così come scaricato dal sito della Soris, all’atto del pagamento veniva notificato dal sito della banca l’errore “Riferimento tributo non valido,Riferimento tributo non valido“.

Essendo quella indicazione di errore “Riferimento tributo non valido” ripetuta due volte, mi sembrava stese a indicare che entrambi i codici tributi inseriti (3944 e TEFA) risultassero errati.! Inutile fare inserire quei codici dal sito stesso, ricercandoli nell’apposita finestra di popup di ricerca tributo…

Ho telefonato anche al servizio clienti di quella banca (ING Direct) per segnalare l’anomalia e il consulente mi ha risposto che già altri clienti avevano segnalato il problema e che era stato già riportato il tutto a chi di dovere.: consigliava di ritelefonare loro dopo qualche giorno se il problema continuasse a ripresentarsi. Insomma, nulla di fatto.

Oggi dovevo pagare la medesima tassa per un’anziana signora tramite il sito della sua banca (BNL) con il modulo F24 cartaceo che le era arrivato per posta ordinaria e già mi aspettavo di riscontrare un problema analogo. Invece tutto liscio, ma noto che in quel suo modulo F24 cartaceo oltre ai dati relativi a codice tributo, codice ente, anno di riferimento, importi a debito versati, era valorizzata per entrambi i tributi anche la colonna relativa a rateazione/mese rif. (i.e. 0101).

Ho provato nuovamente a pagare il mio tributo con la mia banca riportando unicamente i dati che erano valorizzati nell’F24 così come scaricato dal sito Soris e mi ha fornito il medesimo errore; ho provato quindi a valorizzare anche quella colonna analogamente a quanto visto nell’altro F24 e… magicamente il pagamento è stato accettato!

Insomma, non si trattava di un errore nel riferimento codice tributo, come riportato dal sito della banca, bensì nella mancanza di valorizzazione di quella colonna sebbene non fosse valorizzata nel modulo F24 scaricato dal sito Soris stesso!!

Spero che questa indicazione risparmi tempo a qualcuno di voi che si trovi nella medesima situazione 🙂

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Come esportare gli eventi presenti in un calendario di un vecchio smartphone, in modo da poterli avere su un nuovo smartphone

Il problema non sussiste se si è usato un calendario salvato su un cloud accessibile tramite delle proprie credenziali (e.g. Google Calendar, Microsoft Outlook): basta configurare il nuovo smartphone per accedere al calendario presente online.

Tuttavia, talvolta cambiando smartphone ci si trova ad avere il problema di riportare nel nuovo dispositivo i dati inseriti in un’app di calendario specifica del produttore di quello vecchio, magari diverso da quello nuovo.
Ad esempio, se uno ha un telefonino Huawei esiste un’app Calendario specifica di quel produttore che, per default, memorizza gli eventi creati nel telefono stesso (cioè solo localmente, a meno che uno non si sia connesso al Cloud del produttore con un proprio account specifico – cosa non obbligatoria e per questo generalmente non fatta – e abbia richiesto la sincronizzazione del salvataggio di quei dati, oltre ad altri quali le foto o le impostazioni del telefono in generale). Ovviamente quell’app, come in genere quelle di tutti i costruttori, consentono anche di collegarsi anche ad altri calendari online, in particolare quello di Google che sicuramente è uno dei più usati e versatili, accessibile da più più piattaforme (e.g. Smartphone, PC).

In generale, quindi, anche qualora uno decida di utilizzare l’app Calendario specifica del produttore del telefono conviene tuttavia agganciarsi a un calendario online. In tale modo i dati sono sempre in salvo, accessibili ovunque da qualsiasi dispositivo (anche tramite un qualsiasi browser) e non nasce alcun problema di visualizzare gli eventi programmati anche da un nuovo smartphone appena acquistato. Basta, ad esempio, inserire le proprie credenziali Google, richieste obbligatoriamente durante il processo d’inizializzazione dello smartphone e quindi utilizzare qualsivoglia app che fornisca la interfaccia utente per poter gestire un calendario, agganciandosi al backend di quello di Google (i.e. andando nella sezione di configurazione di quell’app e impostando il collegamento con il Calendario di Google, indicando le proprie credenziali Google). Analogamente se si accede al calendario di outlook, solo che ovviamante in questo caso si dovrà impostare il client di Calendario n modo da accederci con le proprie credenziali Microsoft. Consiglio quindi di non d’inserire eventi in una modalità proprietaria o, ancora peggio, salvando il tutto solo localmente. Molto meglio affidarsi a un servizio Cloud che garantisca sia la garanzia di non perdere quei dati sia l’accesso a essi da più piattaforme, anche se poi uno non usa l’app Calendario di Google che ragionevolmente può non piacere per cui uno preferisce usarne un’altra: personalmente non trovo che quell’app abbia la migliore interfaccia utente possibile e trovo assai migliore quella dell’app Calendario di Samsung o quella di Outlook. Entrambe consentono, ad esempio, di modificare la durata di ciascun evento anche graficamente senza richiedere di andare necessariamente nella pagina relativa al suo dettaglio come invece impone l’interfaccia proposta dall’app di Google.

Tuttavia, può succedere che uno non abbia fatto la scelta migliore che ho precedentemente indicato e abbia quindi nel vecchio telefonino salvato gli eventi solo localmente con un’app proprietaria, senza salvarli su in rete su un Cloud.
In questo caso per poter riavere il tutto sul nuovo cellulare (soprattutto quando è di altra marca e quindi venga prevista qualche specifica funzione che agevoli la migrazione su un nuovo modello) si può procedere esportando i dati del calendario per poi importarli su uno nuovo, convenientemente uno online (e.g. Google Calendar, Microsoft Outlook).
Se l’app Calendari sul vecchio telefono non prevede, tra le sue funzioni, la possibilità di esportazione in un formato compatibile (e.g. .ics), si può installare un’app specifica che sia in grado di farlo: ad esempio, io ho utilizzato l’app gratuita Calendar Import – Export (ics).
Basta installare e lanciare quell’app, selezionare Export e scegliere il nome con cui si desidera salvare quel file che conterrà tutti gli eventi programmati. Mi raccomando d’impostare un nomefile univoco (e.g. MioCalendario) in modo tale che si riesca facilmente a ricercare nella memoria dello smartphone. Infatti, non è immediato sapere dove quel file venga salvato da quell’app e io, senza perdere tempo, ho semplicemente aperto una qualsiasi app che consenta di esplorare il file system (quello proprietario preinstallato sul telefonino o qualsiasi altro quale, ad esempio, File Manager) e poi ho effettuato la ricerca di quel file indicandone il nome (e.g. Mio Calendario). Una volta trovato, l’ho selezionato e ho richiesto l’opzione di condivisione (e.g. tramite email o WhatsApp). In questo modo ho potuto avere quel file con estensione .ics sul mio PC (i.e. leggendo l’email e salvandone l’allegato o salvando il messaggio arrivato con WhatsApp Web o oon l’app WhatApp su PC). Infine, ho importato quei dati nel mio calendario Google accendendo a questa sua pagina d’importazione con il mio account Google, ovviamente poi scegliendo (tramite Seleziona il file dal computer) quel file (precedentemente creato e scaricato su quel mio PC) e premendo quindi il tasto Importa:

Importazione eventi (da file .ics) su Google Calendar

Analogamente avrei potuto importarlo nel mio calendario Outlook:

Importazione eventi (da file .ics) su Outlook Calendar
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Appunti di teoria musicale (2)

Questo post prosegue la tematica iniziata in Appunti di teoria musicale (1) dal momento che i contenuti iniziavano a diventare troppo grandi per essere contenuti in un singolo post!

Ovviamente anche questo è un post in divenire, in quanto lo completerò man mano con i successivi appunti presi durante il secondo anno del percorso formativo del Centro Formazione Musicale (CFM) che comprende anche un corso di teorico di teoria musicale.

Anche questo post, come il precedente sull’ardomento, non intende essere né esaustivo né punto di riferimento: potrei anche avere capito non tutto correttamente e quindi contenere errori! Anzi… se trovate errori o imprecisioni fatemelo sapere (personalmente o nei commenti) che effettuo la dovuta correzione!! 🙄

Puoi scaricare il file Word di buona parte del contenuto del primo post (e prima parte di questo) tramite questo link: nel tempo conterrà anche i contenuti completi di questo post e di altri successivi sul medesimo argomento.

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INDICE

Oltre al post Appunti di teoria musicale (1) che contiene la prima parte di teoria musicale, ne esiste un altro in cui puoi trtovare le seguenti altre risorse:

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Accordo

In musica l’accordo è una combinazione verticale di suoni, cioè un insieme di note (che generalmente vengono suonate contemporaneamente se non arpeggiate) indifferentemente dal loro numero: per avere un accordo musicale servono almeno tre suoni in quanto la sovrapposizione di due soli suoni forma un accordo incompleto, detto bicordo. Allo stato fondamentale, nella maggior parte della musica occidentale, gli accordi sono costruiti a partire da intervalli consecutivi di una terza (e.g. sono sovrapposizioni di IIIe, cioè ogni nota di un accordo è alla distanza di un intervallo di IIIa da quella precedente/seguente). La forma più caratteristica e diffusa degli accordi è l’armonizzazione a 3 voci, detta triade o accordo perfetto

Nascono dalle scale maggiori (o minori) costruendole per salti di terza, cioè prendendo il , III° e grado della scala maggiore (o minore) che nasce dalla tonica (e.g. accordo di DO maggiore è formato da DO+MI+SOL). In genere la nota più bassa – cioè la prima che troviamo analizzando l’accordo dal basso verso l’alto – è quella che dà il nome all’accordo, cioè la tonica dell’accordo. Si noti che, essendo costruite le triadi per salti di terza, le tre note sono tutte o sulle righe o sugli spazi del pentagramma.

In generale un accordo maggiore è formato dalla tonica (nota che da il nome all’accordo) più la IIIa maggiore e poi la Va giusta (e.g. DO MI SOL e si sigla semplicemente accordo DO / C).
Se si desidera l’accordo minore, basta abbassare la IIIa di un semitono e farla diventare così IIIa minore (e.g. DO- / C- oppure DOm / Cm =>DO MIb SOL). Come vedremo un accordo può essere anche diminuito o eccedente.

Un accordo può essere poi armonizzato con ulteriori note (e.g. un accordo di 7, 9 aggiunge rispettivamente il grado 7 o 9 rispetto alla sua tonica): inoltre le tre note che formano la triade possono ripetersi più volte a ottave diverse, pur mantenendo l’accordo la forma di triade (e.g. l’accordo DO+MI+SOL+DO è sempre una triade di DO).
Le note possono anche presentarsi in un ordine diverso, ad esempio MI+SOL+DO che è sempre una triade di DO maggiore, ma con un rivolto (risvolto, forma o voicing). Rivoltare un accordo significa trasportare la nota più bassa all’ottava superiore: si può trasportare non solo la “fondamentale” (i.e. ovvero il primo grado della tonalità, la tonica) ma, se ci si trova davanti un accordo già in posizione di I° rivolto, si può farlo diventare II° rivolto spostando il terzo grado cioè la nota più grave che ora non è più la tonica.
Si noti che solo trasportando tutti i suoni a una stessa ottava, essi risultano posizionati in ordine di IIIe per cui per determinare la fondamentale di un accordo è necessario riportarsi alla situazione di suo stato fondamentale:

Se un accordo ha la fondamentale al basso. si dice che è in posizione fondamentale. Nel caso in cui al basso vi è un’altra nota l’accordo è in posizione di rivolto. Per cui si possono presentare le seguenti quattro differenti posizioni principali:

· Fondamentale. Fondamentale al basso.
· Primo rivolto. Terza al basso.
· Secondo rivolto. Quinta al basso.
· Terzo rivolto. Settima al basso.

Anche se gli accordi rivoltati contengono le stesse note, cambia la loro sonorità in quanto l’orecchio attribuisce in modo naturale un particolare risalto al suono più basso. Gli accordi in posizione di rivolto non cambiano il nome, ma vengono siglati riportando la nota al basso barrata se diversa dalla fondamentale. (e.g. il secondo rivolto del DO maj7 viene siglato DO maj7/MI). In generale, se la nota barrata appartiene all’accordo si tratta di rivolto, al contrario (se essa è estranea all’accordo) si tratta di un basso alterato: nei casi in cui la linea di basso è separata (e.g. suonando con un bassista) la nota al basso specificata nella sigla è di sua competenza, non necessariamente degli altri strumenti.

Gli accordi perfetti (suono fondamentale, la sua IIIa, la sua Va) possono essere di 4 tipologie a seconda della diversa natura degli intervalli III° e rispetto al suono fondamentale (o, analogamente, la natura delle due IIIe in successione):

  • Maggiore/Major (M): nota fondamentale, IIIa maggiore, Va giusta.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa maggiore + IIIa minore.
    Se nel nome di un accordo non viene scritto nulla è sottinteso che sia maggiore.
  • Minore/minor [m oppure ]: nota fondamentale, IIIa minore, Va giusta.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa minore + IIIa maggiore (e.g. intervallo di III° minore [Do – Mib] e intervallo di III° maggiore [Mib – Sol]).
    L’intervallo tra la fondamentale e la Va è un intervallo giusto.
  • Diminuito/Diminished [dim oppure o]: nota fondamentale, IIIa minore, Va diminuita (nota: a differenza degli intervalli di II°, III°, VI°, VII°, l’intervallo di IVa giusta e Va giusta, quando viene abbassato di semitono non diventa minore bensì diminuito).
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa minore + IIIa minore.
  • Eccedente (o aumentato)/Augmented [Ecc oppure Aug]: nota fondamentale, IIIa maggiore, Va eccedente.
    Può anche essere visto come costituito da due terze sovrapposte: IIIa maggiore + IIIa maggiore. Poiché contiene un intervallo dissonante ( eccedente) si può chiamare anche accordo dissonante.

Un accordo può poi anche essere Sospeso/Suspended [Sus] quando non è né minore né maggiore: solitamente dopo la scritta Sus viene specificato qual è l’intervallo che sostituisce la IIIa.
A un accordo può essere poi aggiunta una nota e viene indicato con Aggiunto/Added [Add] seguito dal numero dell’intervallo proprio di quella nota in riferimento alla nota fondamentale [NF]

Il caso degli accordi di DO è il più semplice non contenendo la scala di DO alterazioni per cui è sufficiente applicare le dovute alterazioni alle note di IIIa e Va:

Accordi di DO

Esistono quatto famiglie di triadi e la tabella seguente riassume la regola per determinare la qualità di un accordo:

Eccedentefondamentale+IIIa maggiore+Va eccedente
Maggiorefondamentale+IIIa maggiore+Va giusta
Minorefondamentale+IIIa minore+Va giusta
Diminuitofondamentale+IIIa minore+Va diminuita
Qualità di un accordo (triade)
Schema riassuntivo nomenclatura delle Triadi

Ognuno degli accordi perfetti finora elencati (maggiore, minore, diminuito, aumentato) ha due rivolti: lo stato in cui si trova l’accordo (fondamentale oppure rivolto) dipende dalla nota che sta al basso.
La posizione lata degli accordi di triade consiste nel tener ferma la prima nota e invertire, in senso ascendente, la disposizione delle due note superiori, il rivolto non cambia ovvero sarà sempre primo rivolto: nell’esempio seguente, la seconda e la terza nota dell’accordo (rispettivamente MI e SOL) vengono invertite per cui il SOL diventa seconda nota dell’accordo mentre il MI, spostato all’ottava superiore, diventa terza nota dell’accordo.

I rivolti per la posizione stretta e lata sono i seguenti:

Nella pratica musicale gli accordi, sia per la posizione stretta che per la posizione lata, sono formati quasi sempre da quattro suoni, di cui uno raddoppiato, quasi sempre la fondamentale: questo raddoppio rende l’accordo ancora più stabile e definito dal punto di vista sonoro.
Comunque, se un accordo è fatto da una triade di note (e.g. DO, MI, SOL) qualsiasi sia la loro disposizione all’interno del rigo musicale e qualsiasi siano le ripetizioni delle medesime note in ottave differenti, l’accordo rimarrà sempre lo stesso (e.g. DO maggiore) e non perderà le sue caratteristiche.

Nel seguito alcuni esempi di triade di note che formano un accordo:

MIb> ==> Mib – SOL – SIb
Infatti la scala di MIb ha come alterazioni [SIb, MIb, LAb] per cui la IIIa (SOL) non ha alterazioni mentre la Va (SI) ha l’alterazione della scala -> SIb

MI dim ==> MI – SOL – SIb
Infatti la scala di MI ha come triade MI SOL# SI ma poichè gli applichiamo il diminuito devo abbassare sia la IIIa sia la Va di un semitono per renderli rispetivamante IIIa minore e Va diminuita, essendo un accordo diminuito appunto formato da fondamentale + IIIa minore + Va diminuita

SI ecc ==> SI – RE# – FA##

SOL ecc ==> SOL – SI – RE#
dove il # al RE è dovuto all’eccedente dell’accordo

SIb dim ==> SIb – REb – FAb
La scala di SIb ha bemolli SIb e MIb; inoltre poi il dim comporta un abbassamento del RE e del FA

LA< ==> LA – DO – MI
Dove il # del DO, proprio della scala di LA, viene tolto dal minore dell’accordo

REb dim ==> REb – FAb – LAbb
dove si tiene conto dei bemolle della scala di REb (i.e. SIb, Mib, LAb, REb, SOLb) a cui si aggiungono i bemolle dovuti al dim sulla IIIa e la Va

SOLb< ==> SOLb – SIbb – REb
La scala di SOLb ha SIb, MIb, LAb. REb, SOLb, DOb a cui si aggiunge un ulteriore bemolle per il minore

RE> ==> RE – FA# – LA

SOL ecc =====> SOL SI RE#
Il SOL ha solo in chiave FA# per cui la sua IIIa maggiore è SI e la sua Va ecc è RE#

SOL dim =====> SOL SIb REb
Il SOL ha solo in chiave FA# per cui la sua IIIa minore è SIb (il SI in chiave, diminuito di un semitono) e la sua Va dim è REb (il RE in chiave diminuito di unsemitono)

RE magg =====> RE FA# LA
Il RE ha in chiave FA# DO# per cui la sua IIIa maggiore è FA# e la sua Va giusta è LA

DO# min =====> DO# MI SOL#
Il DO# ha in chiave tutti # per cui la sua IIIa minore è MI (= Mi# – un semitono) e la sua Va giusta è SOL#

SIb dim =====> SIb REb FAb
Il SIb ha in chiave SIb MIb per cui la sua IIIa minore è REb (=RE – un semitono) e la sua Va dim è FAb (=FA – un semitono)

SOLb dim =====> SOLb SIbb REbb
Il SOLb ha in chiave SIb MIb LAb REb SOLb per cui la sua IIIa minore è SIbb (=SIbun semitono) e la sua Va dim è REbb (=REb – un semitono)

SI magg =====> SI RE# FA#
Il SI ha in chiave FA# DO# SOL#RE# LA# MI# per cui la sua IIIa maggiore è RE# e la sua Va giusta è FA#

RE ecc =====> RE FA# LA#
Il RE ha in chiave FA# DO# per cui la sua IIIa maggiore è FA# e la sua Va ecc è LA# (=LA + un semitono)

Nel seguito altri esempi:

SIb> ====> SIb – RE – FA

LA ecc ====> LA – DO# – MI#

DO#< ====> DO# – MI – SOL#

FA# dim ====> FA# – LA – DO

RE ecc ====> RE – FA# – LA#

LAb< ====> LAb – DOb – MIb

MI> ====> MI – SOL# – SI

RE dim ====> RE – FA – LAb

DO ecc ====> DO – MI – SOL#

SI> ====> SI – RE# – FA#

REb> ====> REb – FA – LAb

SOL> ====> SOL – SI – RE

SOLb> ====> SOLb – SIb – REb

______

MI< ====> MI – SOL – SI
Il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# per cui la sua IIIa minore è SOL (cioè il SOL# della scala abbassato di un semitono) e la sua Va giusta è il SI della scala.

LAb < =====> LAb – DOb – MIb
Il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb per cui la sua IIIa minore è DOb (DO – un semitono per via del minore) e la sua Va giusta è MIb

FA#< ==> FA# – LA – DO#
La scala di FA# ha in chiave FA#, DO#, SOL#, RE# LA#, MI# per cui la sua IIIa minore è LA (avrebbe il LA# ma essendo l’accordo < devo abbassare la IIIa di mezzo tono, vale a dire togliere quel #); la V giusta rimane il DO#.

MI > =====> MI – SOL# – SI
Il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# per cui la sua IIIa maggiore è il SOL# della scala e la sua Va giusta è il SI della scala

LAb ecc =====> LAb – DO – MI
Il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb per cui la sua IIIa maggiore è DO e la sua Va eccedente è MI (MIb + mezzotono)

DO#> ====> DO# – MI# – SOL#
La scala di DO# ha in chiave tutti diesis (i.e. FA#, DO#, SOL#, RE# LA#, MI#, SI#) per cui la sua IIIa maggiore è MI# e la V giusta è SOL#

MIb dim =====> Mib – SOLb – SIbb
Il MIb ha in chiave SIb MIb LAb per cui la sua IIIa minore è SOLb (la nota SOL in chiave abbassata di un semitono) e la sua Va dim è SIbb (la nota SIb in chiave abbassata di un semitono)

SI < =====> SI – RE – FA#
Il SI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# per cui la sua IIIa minore è iRE (i.e. RE# della scala abbassato di un semitono) e la sua Va giusta è il FA# della scala

FA# ecc =====> FA# – LA# – DO##
Il FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI# per cui la sua IIIa maggiore è LA# e la sua Va ecc è DO##


Esercizi online sugli accordi

FondamentaleTriade
DoDo Mi Sol
DoDo♯ Mi♯ Sol♯
ReRe♭ Fa La♭
ReRe Fa♯ La
ReRe♯ Fa♯♯ La♯
MiMi♭ Sol Si♭
MiMi Sol♯ Si
FaFa La Do
FaFa♯ La♯ Do♯
SolSol♭ Si♭ Re♭
SolSol Si Re
SolSol♯ Si♯ Re♯
LaLa♭ Do Mi♭
LaLa Do♯ Mi
LaLa♯ Do♯♯ Mi♯
SiSi♭ Re Fa
SiSi Re♯ Fa♯
Composizione delle triadi maggiori

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Armonizzazione di una scala

Dalla scala che dà il nome ad una tonalità si possono trovare quegli accordi che sono fondamento del modo armonico che rappresentano: concatenati tra loro suonano bene. Vengono detti accordi di Io grado, IIo grado e così via, seconda del grado della nota della scala da cui si generano. È importante non confondersi quando si parla di “gradi” in quanto questo medesimo termine viene utilizzato in due contesti differenti:

  • Grado come posizione di una nota all’interno di una scala (e.g. SOL è la nota di Vo grado della scala di DO maggiore) e, ad esempio, viene utilizzato per costruire un accordo in base al suo ruolo [Io grado (tonica) + IIIo grado (modale) + Vo grado (dominante)].
  • Grado come ruolo di un accordo all’interno di una tonalità (e.g. FA maggiore è l’accordo di IVo grado nella tonalità/scala di DO maggiore).

Su ogni grado della scala, si possono formare accordi a tre o a più voci sovrapponendo a ciascun grado altre note in ordine di IIIa, come nell’esempio seguente per la scala di DO maggiore: ciascuna nota della scala diventa la tonica dell’accordo firmato. In pratica, a ciascuna nota della scala maggiore si aggiunge, come minimo, la IIIa e la Va nota di quella scala stessa, mantendone perciò le eventuali alterazioni (mai presenti solo nel caso di scala di DO).

DOREMIFASOLLASI
MIFASOLLASIDORE
SOLLASIDOREMIFA
Accordi (triadi) costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore senza ancora tener conto delle loro qualità

Anche nel caso degli accordi, analogamente a quanto visto per gli intervalli, si parla di:

  • I0 grado => tonica
  • II0 grado => sopratonica
  • III0 grado => modale
  • IV0 grado => sottodominante
  • V0 grado => dominante
  • VI0 grado => sopradominante
  • VII0 grado => sensibile

Nella teoria musicale, il VII grado di una scala diatonica è detto sottotonica quando dista 1 tono dalla tonica (I grado) mentre è detto sensibile quando dista 1 semitono verso la tonica.

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
DOREmMImFASOLLAmSIdim
Accordi costruiti per ognuno dei gradi della scala di DO maggiore tenendo conto delle loro qualità

La qualità di questi 7 accordi si determina come sempre analizzando gli intervalli tra la nota fondamentale e rispettivamente la IIIa e la Va. Sostanzialmente si tratta di:

  • accordo maggiore se non subisce alterazioni rispetto alla scala generata dalla tonica sia l’intervallo di IIIa (IIIa maggiore) [i.e. tra Io e IIIo grado dell’accordo c’è una distanza di 2 toni (T+T)] sia l’intervallo di Va (Va giusta)
    (e.g. DO-MI-SOL => DO – MI: IIIa >; DO – SOL: Va giusta => accordo T >)
  • accordo minore se l’intervallo di IIIa è minore cioè è abbassato di 1 semitono rispetto alla scala generata dalla tonica [i.e. tra Io e IIIo grado dell’accordo c’è una distanza di 1 tono e mezzo (T+S o viceversa)] e la Va è giusta non avendo alterazioni.
    (e.g. RE – FA: IIIa < essendo abbassato di un semitono il FA# presente nella scala di RE; RE – LA: Va giusta => T <)
  • accordo diminuito se l’intervallo di IIIa è minore e l’intervallo di Va è diminuita: questa situazione si ha per l’accordo di VIIo grado (e.g. SI – RE: IIIa <; SI – FA: Va diminuita => T dim / To)

La tipologia dell’accordo conviene calcolarlo sempre dalla fondamentale e non per terze.

Armonizzazione della scala di DO maggiore naturale

A seconda del grado dell’accordo si avrà sempre il modello che si ottiene calcolando la qualità degli accordi ottenuti armonizzando la scala di DO, quella di riferimento, e questa caratteristica vale anche poi per qualsiasi scala/tonalità):

Io grado:Maggiore (nessuna notazione)
IIo grado:minore (m oppure)
IIIo grado:minore
IVo grado:Maggiore
Vo grado:Maggiore
VIo grado:minore
VIIo grado:diminuito (dim oppure o )
Qualità degli accordi formati da una triade

Si applicano le regole degli intervalli (del circolo delle quinte) per definire per ciascuna scala le alterazioni e quindi si applica il modello visto per la scala di DO per stabilire la qualità dell’accordo di ciascun grado.

Ad esempio, nel caso della scala di RE che ha FA# e DO# come alterazioni in chiave, si ottengono le seguenti triadi che portano ad accordi che seguono lo stesso modello (MmmMMmd) già visto per l’armonizzazione della scala di DO:

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
REMIFA#SOLLASIDO#
FA#SOLLASIDO#REMI
LASIDOREMIFA#SOL
Accordi costruiti per ognuno dei gradi della scala di RE maggiore senza ancora tener conto delle loro qualità

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
REMImFA#mSOLLASImDO#dim
Accordi costruiti per ognuno dei gradi della scala di RE maggiore tenendo conto delle loro qualità

Per ricordare memonicamente il modello MmmMMmd che vale nell’armonizzazione di qualsiasi scala si può pensare a delle corna fatte con una mano (MmmM) seguite da una decrescita (Mmd). 🙂

Nel seguito il prospetto degli accordi trovati dall’armonizzazione di tutte le scale delle sette note naturali, a partire dalla scala di DO fino a quella di SI: come già indicato, si devono rispettare le alterazioni in chiave (assenti esclusivamente nella scala di DO) e mantenere gli intervalli uguali qualsiasi sia la scala:

Io gradoIIo gradoIIIo gradoIVo gradoVo gradoVIo gradoVIIo grado
DOREmMImFASOLLAmSIdim
REMImFA#mSOLLASImDO#dim
MIFA#mSOL#mLASIDO#mRE#dim
FASOLmLAmSIbDOREmMIdim
SOLLAmSImDOREMImFA#dim
LASImDO#mREMIFA#mSOL#dim
SIDO#mRE#mMIFA#SOL#mLA#dim
Armonizzazione delle scale di tutte le note naturali, con indicazione della qualità di ciascun accordo

A titolo di esempio esplicativo, nel seguito si riportano i ragionamenti per il calcolo della qualità del VIIo accordo della scala di SI (i.e. LA#dim):

  1. Sulla base delle alterazioni presenti nella scala di SI [SI – DO# – RE# – MI – FA# – SOL# – LA#], il suo VIIa grado è la nota di LA# [infatti la scala di SI ha le seguenti alterazioni: FA#, DO#, SOL#, RE# LA#].
  2. L’accordo di settimo grado della scala di SI prende la triade che ha come fondamentale il LA#: tuttavia il LA# non è contemplato nel circolo delle quinte per cui per determinare la qualità degli intervalli non si tiene inizialmente conto dell’alterazione della tonica e si parte dal LA, la cui triade è LA DO# MI e si inizia a valutare la tipologia di quegli intervalli per poi considerare anche il fatto che il LA èha una alterazione in #.
  3. Nell’intervallo LA – DO# la nota più acuta DO# appartiene alla scala di LA (nota che ha in chiave FA#, DO#, SOL#); sarebbe una IIIa maggiore, ma il # presente nella tonica LA – non ancora fino ad ora considerato – accorcia l’intervallo di un semitono per cui LA# – DO# è una IIIa minore.
  4. La qualità dell’intervallo di Vo grado, si calcola analogamente al punto precedente e, sebbene MI risulti nella scala di LA, poi considerando il # di quella tonica, l’intervallo da giusto passa a diminuito.
  5. La triade dell’accordo di VIIa della scala di SI risulta quindi: fondamentale (LA#) + IIIa minore (DO#) + Va diminuita (MI) => accordo diminuito.

Vedere anche, soprattutto per i chitarristi:

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Settima armonizzata sulla scala

Aggiungendo ancora una nota sopra una triade, si aggiunge la nota di settima.

La costruzione degli accordi di settima (accordi di quattro suoni) si può effettuare su tutti i gradi delle principali scale musicali (maggiori e minori). Si possono quindi prendere inconsiderazione tutte le seguenti scale per la formazione degli accordi di settima:

  • scala maggiore naturale
  • scala maggiore (artificiale)
  • scala minore naturale
  • scala minore armonica (artificiale)
  • scala minore melodica (artificiale)

In particolare le scale artificiali sono state inventate per fornire maggiori possibilità ai compositori. Sotto ad ogni accordo è riportata la sigla dell’accordo di settima venutosi a formare. In genere gli esempi si riferiscono alla tonalità di DO per il modo maggiore e di LA per il modo minore.

La scala maggiore naturale è senza dubbio la scala più utilizzata per cui nel seguito si mostra la settima armonizzata sulla scala di DO> :

Accordi di settima costruiti sulla scala maggiore naturale

Calcolando la tipologia degli intervalli tra la fondamentale e la settima si ha che sono tutti minori tranne il Io e IVo grado:

DO – SI=>VIIa >
RE – DO=>VIIa <
MI – RE=>VIIa <
FA – MI=>VIIa >
SOL – FA=>VIIa <
LA – SOL=>VIIa <
SI – LA=>VIIa <
Intervalli della settima dall’armonizzazione sulla scala di DO maggiore

Un intervallo di VIIa si dice:

  • maggiore (maj7 – settima maggiore) se precede di 1 semitono la nota fondamentale dell’ottava superiore;
  • minore (7 – settima minore) se precede di 1 tono la nota fondamentale dell’ottava superiore;
  • diminuito (θ – settima diminuita) se precede 1 tono + 1 semitono la nota fondamentale dell’ottava superiore.

Esempi di accordi di settima (si noti che, purtroppo, talvolta non viene usata un’unica modalità per siglarli):

Si noti che, quando la VIIa è minore, nella notazione si indica solo con il 7 (i.e. se non viene specificato nulla nel 7 vuol dire che si tratta di un intervallo di settima minore). Se si vuole indicare che la VIIa è maggiore, è necessario esplicitarlo: maj7

GradoArmonizzazioneTriade + VIIaNotazioneNome accordo
Io grado
(tonica)
DO MI SOL SIT> + VIIa>Cmaj7 (C C∆7 C7+)DO settima maggiore
IIo grado
(sopratonica)
RE FA LA DOT< + VIIa<D-7RE minore settima (minore)
IIIo grado
(modale)
MI SOL SI RET> + VIIa<E-7MI minore settima (minore)
IVo grado
(sottodominante)
FA LA DO MIT> + VIIa>Fmaj7 (F F∆7 F7+)FA settima maggiore
Vo grado
(dominante)
SOL SI RE FAT> + VIIa<G7SOL settima (minore)
VI
(sopradominante)
LA DO MI SOLT< + VIIa<A-7LA minore settima (minore)
VII
(sensibile)
SI RE FA LATdim + VIIa<BØ (B7Ø B-7b5)SI semidiminuito
Armonizzazione di settima per la scala di DO>  (accordi di 7 nella tonalità di DO>)

I diminuiti sono armonizzati a 3 note [tonica + IIIa< + Va diminuita] (e.g. SIdim oppure SIO => SI RE FA; DOdim oppure DOO => DO MIb SOLb).
I semidiminuiti sono armonizzati a 4 note in cui si aggiunge una VIIa< [i.e. tonica + IIIa< + Va diminuita + VIIa<] (e.g. SIØ => SI RE FA LA; DOØ => DO MIb SOLb SIb).

Riassumendo, considerando quindi tutte le quadriadi, dall’armonizzazione della scala di DO si hanno i seguenti accordi:

NotazioneTriade + settimaNome accordo
Cmaj7 (C C∆7 C7+)T> + 7>DO maggiore settima Ia (scala di DO)
IVa (scala di SOL)
C7T> + 7<DO settima (di dominante)Va (scala di FA)
C- 7T< + 7>DO minore settima maggiore
C-7 (Cm7)T< + 7<DO minore settima IIa (scala di SIb)
IIIa (scala di LAb)
VIa (scala di MIb)
CØ (C7o Bm7/5b)Tdim + 7<DO semidiminuitoVIIa (scala di REb)
Possibili quadriadi con la fondamentale DO e diverse tipologie di settima (derivati dall’armonizzazione delle scale maggiori)

Schema riassuntivo nomenclatura delle tetradi (accordi a 4 voci – quadriadi)

Negli accordi maggiori ci sono solo le seguenti specie di settime (evidenziate in blu nella figura precedente):

  • accordo diminuito: DO diminuito (siglato DOdim oppure DOO) ha Tonica + IIIa< + Va diminuita
    [1 – b3 – b5]
  • accordo di settima maggiore: DO di settima maggiore (siglato Domaj7 oppure Do7+ oppure F∆ oppure F∆7) ha la sua VIIa maggiore ovvero il SI e la triade maggiore (T>)
    [1 3 5 7]
  • accordo di settima: DO settima (siglato DO7) ha la settima minore cioè SIb e la triade maggiore (T>) [1 3 5 b7]; è DO minore settima (siglato DO7) qualora abbia invece anche la triade minore (T<)
    [1 b3 5 b7]
  • accordo semidiminuito: DO semidiminuito (siglato DOØ) ha la settima minore cioè il SIb e la triade diminuita (Tdim). Si indica anche come accordo minore di settima (minore) con quinta diminuita [Cm7/5b => DO MIb SOLb SIb]
    [1 – b3 – b5 – b7].

Poi dalle scale minori si possono trovare anche altre specie di accordi di settima (evidenziate in rosso nella figura precedente), ad esempio:

  • accordo di settima diminuita: DO settima diminuita (siglato 7o) ha la settima diminuita (7dim) cioè SIbb – quindi un LA – oltre la triade diminuita (Tdim). Di solito non viene chiamato così e si usa invece indicarlo come accordo di sesta, perché alla fine è quella la nota che si va ad aggiungere. (Tdim + 7dim cioè una VIIa con bb)
    [1 – b3 – b5 – bb7].

m/maj7 oppure m/ => settima minore/maggiore (T< + VIIa>)

Si noti che la settima eccedente è uguale all’ottava, quindi si avrebbe di nuovo l’accordo fondamentale con la tonica ripetuta all’ottava più alta.

Esistono poi accordi con la Va eccedente (e.g. DO5+) oppure con la Va diminuita (e.g. DO5b).

L’accordo sus ha al posto della IIIa la IVa giusta.

Tabella accordi nella scala (o tonalità)  maggiore

Quando uno costruisce un accordo seguendo le regole viste, per verificare poi la correttezza delle note individuate, può essere utile andare sul sito www.onlinemusicsoft.com che, per tutte le tipologie di accordo, mostra online le note che lo formano: tra l’altro, se uno suona la chitarra, fornisce anche le molteplici possibili posizioni sulla chitarra per realizzare ciascuna tipologia di accordo (Nota: si può addirittura scaricare il SW Guitar Chords v2.2 che sembra fornire funzionalità analoghe anche offline, ma attenzione che si tratta di un’applicazione di sconosciuta provenienza e che quindi potrebbe installare funzionalità non desiderate sul proprio PC e per questo ne consiglio l’installazione se non su una macchina virtuale di prova).


Esempi:

LAb maj7 => LAb DO MIb SOL
Infatti, il LAb ha in chiave SIb MIb LAb REb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

MIb<7 => MIb SOLb SIb REb
Infatti, il MIb ha in chiave SIb MIb LAb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SOL -> SOLb); la settima è poi minore rispetto alla tonica per cui anch’essa deve essere diminuita di un semitono (i.e. RE -> REb)

RE7 ==> RE FA# LA DO
Infatti, il RE ha in chiave FA# DO# ma la settima è minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. DO# -> DO).

SIb<∆ ==> SIb REb FA LA
Infatti, il SIb ha in chiave SIb MIb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. RE -> REb); la settima è poi maggiore rispetto alla tonica per cui perciò non subisce alterazioni.

SImaj7 ==> SI RE# FA# LA#
Infatti, il SI ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA#; la settima è maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

FA#7 ==> FA# LA# DO# MI
Infatti, il FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI#; la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. MI# -> MI).

MImaj7 ==> MI SOL# SI RE#
Infatti, il MI ha in chiave FA# DO# SOL# RE#; la settima è maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni rispetto al valore che ha in quella scala di MI (i.e. rimane RE#).

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Bb7 = SIb7 ==> SIb RE FA LAb
Infatti, il SIb ha in chiave SIb MIb; la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. LA -> LAb).

Ebmaj7 = MIbmaj7 ==> MIb SOL SIb RE
Infatti, il MIb ha in chiave SIb MIb LAb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

Db-7b5 = REb-7b5 ==> REb FAb LAb DOb
Infatti, il REb ha in chiave SIb MIb LAbb REb SOLb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. FA -> FAb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. DO -> LAb); infine essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (LAb -> LAbb).

Gb-7 = SOLb-7 ==> SOLb SIbb REb FAb
Infatti, il SOLb ha in chiave SIb MIb LAbb REb SOLb DOb; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SIb -> SIbb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. FA -> FAb)

Dmaj7 = REmaj7 ==> RE FA# LA DO#
Infatti, il RE ha in chiave FA# DO#; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

G- = SOL- ==> SOL SIb RE FA#
Infatti, il SOL ha in chiave FA#; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. SI -> SIb);la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

C-7b5 = DO-7b5 ==> DO MIb SOLb SIb
Infatti, il DO non ha nessuna alterazione; l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. MI -> MIb); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. SI -> SIb); essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (SOL -> SOLb).
In alternativa, sebbene in questo caso non sia necessario complicarsi la vita, considerando che il DO non è contemplato nel circolo delle quinte si potrebbe ragionare consideriamo inizialmente DO# che ha in chiave tutti # (i.e. FA# DO# SOL# RE# LA# MI# SI#); l’accordo è poi < per cui la IIIa deve essere diminuita di un semitono (i.e. MI# -> MI); la settima è poi minore per cui deve essere abbassata di un semitono (i.e. SI# -> SI); essendoci il b5, anche la Va deve essere ulteriormente abbassata di un semitono (SOL# -> SOL); infine, dal momento che avevamo considerato DO# e non il DO in questione, devo abbassare tutto di un semitono (DO# MI SOL SI => DO MIb SOLb SIb). Si otterrebbe perciò il medesimo risultato e quest’ultimo è il ragionamento che si può fare qualora si cercasse un accordo per una nota che non è contemplata nel circolo delle quinte.

Fmaj7 = FAmaj7 ==> FA LA DO MI
Infatti, il FA ha in chiave SIb; la settima è poi maggiore rispetto alla tonica perciò non subisce alterazioni.

Altri link utili:

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Appartenenza accordi a gradi costruiti su scale maggiori

Si è visto, dalla tabella dell’armonizzazione in triadi delle scale maggiori, che vale il modello MmmMMmd [per ricordarlo si può pensare a delle corna fatte con una mano (MmmM) seguite da una decrescita (Mmd) 🙂] :

  • accordi maggiori => Io, IVo, Vo (tonica, sottodominante e dominante)
  • accordi minori => IIo, IIIo, VIo (sopratonica, modale, sopradominante)
  • accordo diminuito => VIIo (sensibile)

Considerando anche le settime si ha:

  • accordi maggiori, settima maggiore [maj7] => Io, IVo (tonica e sottodominante)
  • accordo maggiore, settima (minore) [7] => Vo (dominante)
  • accordi minori, settima (minore) [7] => IIo, IIIo, VIo (sopratonica, modale, sopradominante)
  • accordo semidiminuito [Ø; B-7b5] => VIIo (sensibile)
GradoArmonizzazioneNotazioneNome accordo
Io grado
(tonica)
DO MI SOL SICmaj7 DO settima maggiore
IIo grado
(sopratonica)
RE FA LA DOD-7RE minore settima (minore)
IIIo grado
(modale)
MI SOL SI REE-7MI minore settima (minore)
IVo grado
(sottodominante)
FA LA DO MIFmaj7 FA settima maggiore
Vo grado
(dominante)
SOL SI RE FAG7SOL settima (minore)
VIo grado
(sopradominante)
LA DO MI SOLA-7LA minore settima (minore)
VIIo grado
(sensibile)
SI RE FA LABØ
(B-7b5)
SI semidiminuito
Armonizzazione di settima per la scala di DO>  (i.e. accordi di 7a nella tonalità di DO>)

Perciò dato un accordo di quella tipologia, si può derivare la sua appartenenza o meno ad un grado di qualche scala.

Esempi

MIb
Accordo triade maggiore => può essere un accordo di Io, IVo e Vo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di MIb, il IVo della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave infatti SIb, MIb e ha come IVo grado il SIb) o il Vo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb).

MIbmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di MIb, di IVo della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave infatti SIb, MIb , e ha come IVo grado il MIb) . Nota: ora che abbiamo aggiunto la settima, non può più essere anche un accordo di Vo grado della tonalità di LAb, in quanto sarebbe una settima minore.

SIm7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# SOL#, ha come II grado il SI naturale), di IIIo della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA#, e ha come III grado il SI naturale) o di VIo della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# e ha come III grado il SI naturale).

MIm7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO# , ha come II grado il MI naturale), di IIIo della tonalità di DO (che ha, infatti, non ha in chiave nulla, e ha come III grado il MI naturale) o di VIo della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA# e ha come VIo grado il MI naturale).

FA#-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di MI (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, SOL#, RE# ha come IIo grado il FA#), di IIIo della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, e ha come IIIo grado il FA#) o di VIo della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave solo FA#, DO#, SOL# e ha come VIo grado il FA#).

REbΔ = REbmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di REb, di IVo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb e ha come VIo grado il REb).

REΔ = REmaj7
Accordo maggiore di settima maggiore => può essere un accordo di Io, IVo
Può essere l’accordo di Io grado all’interno della tonalità di RE, di IVo della tonalità di LA (che ha, infatti, in chiave FA#, DO#, SOL# e ha come VIo grado il RE).

LA-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo FA# e ha come IIo grado il LA), di IIIo della tonalità di FA (che ha, infatti, in chiave solo FAb e ha come IIIo grado il LA) o di VIo della tonalità di DO (che ha, infatti, in chiave nessuna alterazione, e ha come VIo grado il LA).

D7 = RE7
Accordo maggiore di settima (minore) => può essere un accordo di Vo
Può essere l’accordo di Vo grado all’interno della tonalità di SOL (che ha, infatti, in chiave solo il FA# e ha come Vo grado il RE).

DO
Accordo maggiore semidiminuito => può essere un accordo di VIIo
Può essere l’accordo di VIIo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come VIIo grado il DO).

DO#
Accordo maggiore semidiminuito=> può essere un accordo di VIIo
Può essere l’accordo di VIIo grado all’interno della tonalità di RE (che ha, infatti, in chiave FA#, DO# e ha come VIIo grado il DO#).

MIb-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave solo SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come IIo grado il MIb), di IIIo della tonalità di DOb (che ha, infatti, in chiave tutti bemolle e ha come IIIo grado il MIb) o di VIo della tonalità di SOLb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come VIo grado il MIb).

LAb7
Accordo maggiore di settima (minore) => può essere un accordo di Vo
Può essere l’accordo di Vo grado all’interno della tonalità di REb (che ha, infatti, in chiave solo il SIb, MIb, LAb, REb, SOLb e ha come Vo grado il LAb).

DO-7
Accordo minore di settima (minore) => può essere un accordo di IIo, IIIo, VIo
Può essere l’accordo di IIo grado all’interno della tonalità di SIb (che ha, infatti, in chiave solo SIb, MIb e ha come IIo grado il DO), di IIIo della tonalità di LAb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb, REb e ha come IIIo grado il DO) o di VIo della tonalità di MIb (che ha, infatti, in chiave SIb, MIb, LAb e ha come VIo grado il DO).

C-Δ7 = DO-maj7
Accordo minore di settima maggiore => non può essere un accordo all’interno di tonalità maggiori in quanto non esistono accordi minori di settima maggiore in alcun grado all’interno di tonalità maggiori.


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Triadi, Settima, Nona, Undicesima e Tredicesima

Esistono molte combinazioni di accordi: triade, settima, nona, undicesima e tredicesima. A parte la triade, prendono il loro nome in base alla distanza che vi è fra la nota più in basso e quella più acuta dell’accordo e vengono numerati adoperando la tecnica del basso numerato (o basso cifrato o basso continuo):

Triadi, Settima, Nona, Undicesima e Tredicesima

Dopo la tredicesima, si ritorna ad avere la fondamantale [e.g. DO (tonica), MI (terza), SOL (quinta), SI (settima), RE (nona), FA (undicesima), LA (tredicesima), DO (ritorno alla tonica)].

Il formato generico di una sigla di accordo è quello mostrato nella figura di esempio (e.g. contiene i seguenti gradi: 1ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª#, con laal basso. Denominazione completa: DO diesis, settima, nona aumentata, basso in SOL).

Dalla armonizzazione di settima per la scala di DO>  (accordi di 7a nella tonalità di DO>) vista si nota che si hanno:

contiene i seguenti gradi: 1ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª#, con la 5ª al basso. denominazione completa: DO diesis, settima, nona aumentata, basso in Sol.

Nella prima parte è riportata la fondamentale dell’accordo, nella seconda una abbreviazione che indica il tipo di accordo, nella terza parte possono essere indicate eventuali note da aggiungere o alterare. Infine, se la nota al basso è diversa dalla fondamentale, può essere indicata dopo una barra: se essa fa parte dell’accordo si tratta di un rivolto, al contrario si tratta di un basso alterato. Il SOL al basso indicato nell’esempio in figura è la Va del DO, l’accordo è perciò in posizione di secondo rivolto.

Nel seguito le principali convenzioni per quanto riguarda la sigla del tipo di accordo:

  • Accordi basati sui gradi della scala maggiore (1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ª). La sigla inizia con maj seguita dal grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio Do maj9 indica un accordo di nona basato sui gradi della scala maggiore.
  • Accordi basati sui gradi del modo misolidio (o modo di dominante). L’unica differenza con la scala maggiore è che contiene la settima minore (1ª,.2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, 7ªb). Nella sigla viene riportato solo il grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio Do 9 indica un accordo di nona di dominante basato sui gradi della scala maggiore ma con la settima minore.
  • Accordi basati sulla scala minore naturale (1ª, 2ª, 3ªb, 4ª, 5ª, 6ªb, 7ªb). La sigla inizia con seguita dal grado massimo di estensione dell’accordo. Ad esempio Do m9 indica un accordo minore basato sui gradi della scala minore naturale.
  • Le sigle sus4 e sus2 indicano che l’accordo è sospeso. Al posto della IIIa l’accordo contiene la IVa (sus4) o la IIa maggiore (sus2).
  • La sigla add indicata dopo il grado di estensione indica che tale grado va aggiunto sulla triade di base saltando i gradi intermedi. Ad esempio, Do 9add indica un accordo maggiore con la nona senza la settima.
  • La sigla dim indica che l’accordo contiene la Va diminuita.
  • La sigla aug indica che l’accordo contiene la Va aumentata.

Oltre al tipo di accordo è possibile indicare nella sigla anche altri gradi da aggiungere o alterare. Ad esempio, nel caso riportato nella figura precedente, la sigla +9 indica che occorre aggiungere una nona aumentata (il segno + equivale in questo caso al diesis). Se il grado è già presente nell’accordo, esso si riferisce ad una alterazione. Ad esempio, DO 7-5 indica un accordo di settima di dominante con la quinta diminuita (-5 indica l’alterazione).

Nelle sigle degli accordi vengono tuttavia utilizzate diverse terminologiele tabelle seguenti elencano le sigle più utilizzate. La prima tabella si riferisce ai tipi di accordi, la seconda alle note aggiunte o alterate.

I gradi indicati fra parentesi sono opzionali. Per quanto riguarda gli accordi estesi sono riportati solo quelli maggiori: per ottenere la versione minore è sufficiente aggiungere una m all’inizio della sigla.

Descrizione accordoElenco sigle utilizzategc.
Triade maggiore<non specificata>1ª, 3ª, 5ª
Triade minorem, minor, min, –1ª, 3ªb, 5ª
Triade diminuitadim1ª, 3ªb, 5ªb
Triade aumentata+5, #5, +, aug1ª, 3ª, 5ª#
Settima maggioremaj7, maj, major, ?, M1ª, 3ª, 5ª, 7ª
Settima di dominante71ª, 3ª, 5ª, 7ªb
Settima semidiminuitoø7, 7-5, 7b51ª, 3ªb, 5ªb, 7ªb
Settima diminuitoº7, dim, dim71ª, 3ªb, 5ªb, 7ªbb
Nona aggiunta9add1ª, 3ª, 5ª, 9ª
Nona91ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª
Undicesima111ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª, 11ª
Tredicesima131ª, 3ª, 5ª, 7ªb, 9ª, (11ª), 13ª
Quarta sospesasus4, 41ª, 4ª, 5ª
Seconda sospesasus2, 21ª, 2ª, 5ª
Terminologia dei tipi di accordi

Descrizione gradoElenco sigle utilizzateGrado intervallo
Quinta diminuita-5, b55ªb
Quinta aumentata+5, #55ª#
Sesta maggiore6
Settima maggiore+7, maj7
Settima minore7, -7, b77ªb
Nona minore-9, b99ªb
Nona maggiore9
Nona aumentata+9, #99ª#
Undicesima1111ª
Undicesima aumentata+11, #1111ª#
Tredicesima1313ª
Terminologia note aggiunte o alterate

Una volta compreso il meccanismo con cui vengono attribuite le sigle agli accordi, è possibile ricavare la composizione di qualsiasi accordo: comunque, nella tabella seguente vengono elencati gli accordi più comuni:

Elenco degli accordi più comuni (i gradi riportati fra parentesi sono opzionali)

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Nona armonizzata sulla scala

Aggiungendo ancora una nota sopra una quadriade, si aggiunge la nota di nona

Si è visto che se si indica solo con il 7 (i.e. non viene specificato nulla nel 7), vuol dire che si tratta di un intervallo di settima minore: se si vuole indicare che la VIIa è maggiore, è necessario esplicitarlo: maj7.

Diversamente dalla 7a, se non viene specificato nulla la 9a è maggiore. Se minore (b9) o eccedente (#9) deve essere specificato nella notazione.

In nessun accordo generalmente si usa la 9a minore in quanto è in dissonanza con la tonica.

Se non specificato diversamente, un accordo di 9a ha anche implicitamante la 7a minore (e.g. DO 9 ha anche la 7a minore ed è equivalente a scrivere DO 79). Diversamante si deve indicare esplicitamente (e.g. DO maj79)

ArmonizzazioneTriade + VIIaNotazioneNome accordo
I
(tonica)
DO MI SOL SI RET> + VIIa> + IXa>Cmaj79 (C9 C∆79 C7+9)DO settima maggiore nona
II
(sopratonica)
RE FA LA DO MIT< + VIIa< + IXa>D-79RE minore settima (minore) nona
III
(modale)
MI SOL SI RE FAT> + VIIa< + IXa<E-7b9MI minore settima (minore) nona
IV
(sottodominante)
FA LA DO MI SOLT> + VIIa> + IXa>Fmaj79 (F F∆7 F7+)FA settima maggiore nona
V
(dominante)
SOL SI RE FA LAT> + VIIa< + IXa>G79SOL settima (minore) nona
VI
(sopradominante)
LA DO MI SOL SIT< + VIIa<A-79LA minore settima (minore) nona
VII
(sensibile)
SI RE FA LA DOTdim + VIIa< + IXa<BØb9 (B7Ø B-7b5b9)SI semidiminuito nona
Armonizzazione di settima per la scala di DO>  (accordi di 7 nella tonalità di DO>)

_________

Le funzioni

Ci sono attrazioni importanti tra i gradi degli accordi derivati dall’armonizzazione di una scala.  C’è infatti una gerarchia d’importanza dei gradi. Ad esempio, gli accordi più rappresentativi per ciascun modo sono il Io e il Vo.

Il concatenamento più importante è quello dal Vo grado al Io grado => cadenza perfetta. Questo concatenamento ha il potere di risoluzione sia sulla tonalità maggiore sia su quella minore (e.g. sia sul DO> sia sul DO<). Se trovo un passaggio Vo -> Io, ho la conferma al mio orecchio che il brano è in quella tonalità. Se è un V grado è di un’altra tonalità, vuol dire che il brano stà andando verso quell’altra tonalità. In particolare, nel periodo barocco e classico, i I gradi si risolvono sempre in V gradi. Nella musica successiva (e.g. Debussy, Stravinsky) non più necessariamente.

Il IVo grado ha la funzione di preparazione alla dominante: la cadenza perfetta viene meglio se è preceduta dal IVo  (e.g. IVo -> Vo -> Io): sottodominante -> dominante -> tonica

Lo stesso vale per il IIo (e.g. IIo -> Vo -> Io): sopratonica -> dominante -> tonica

Cambio solo una nota, le altre non cambiano.

Altre cadenze:

IVo -> Io => cadenza plagale (e.g. FA -> DO oppure FAm -> DO)

VIo -> Io => cadenza d’inganno

________
Scale minori

Mentre una scala maggiore rispetta la progressione TTSTTTS, la sua relativa minore inizia dal suo VIo grado (mantenendone ovviamante la sua eventuale l’alterazione) per cui segue il modello TSTTSTT. Ogni scala definisce un mondo tonale e due tonalità che distano di 1 solo semitono sono le più diverse mentre le più simili sono quelle che differiscono di un Vo/IVo grado (dove c’è solo una sola alterazione di differenza nel circolo delle quinte).

Si ricorda che le scale diatoniche devono avere, per definizione le note che la formano tutte consecutive e di nome diverso. La scala assoluta è invece quella che comprende tutti i semitoni (i.e. dodecafonica in cui tutti i suoni hanno la stessa importanza).

Associata a ogni scala maggiore, esiste quindi una scala minore relativa che parte dal suo VIo grado e risulta formata esattamente dalle stesse note di quella (i.e. le sue note hanno le medesime alterazioni della scala maggiore).
Per individuarla basta quindi considerare la nota che sta al VI° grado della scala maggiore, ponendola come tonica della nuova scala. Per trovarla ancora più velocemente basta scendere di un tono e mezzo (i.e. Tono + Semitono) rispetto alla tonale della scala maggiore, sebbene sia sempre meglio ragionare per gradi/intervalli e non per toni/semitoni per non rischiare di sbagliare.
Ad esempio, alla scala di DO maggiore è associata la scala di LA minore per cui anch’essa non avrà alcuna alterazione nelle note: al VI° grado della scala di DO maggiore si trova infatti la nota LA (si ha anche: DO maggiore – (Tono + Semitono) = LA minore )

Dire che una canzone è in DO maggiore o in LA minore è sostanzialmente la stessa cosa.

Analogamente, alla scala di RE maggiore è associata la scala di SI minore per cui anch’essa avrà le stesse alterazioni nelle note proprie della scala di RE maggiore (i.e. FA#, DO#): infatti, al VI° grado della scala di RE maggiore si trova la nota SI (si ha anche: RE – (Tono + Semitono) = SI ).

Dire che una canzone è in RE maggiore o in SI minore è sostanzialmente la stessa cosa.

Alla scala di RE maggiore è associata la scala di SI minore: ha le stesse alterazioni nelle note, sebbene risulti abbassata di 1 tono e mezzo.

A parte la diversa successioni di intervalli tonali (maggiore: TTSTTTS; minore: TSTTSTT) la qualità maggiore o minore di una scala è specificata dal suo III° grado: se tra Io e IIIo grado abbiamo 2 toni (T+T) (intervallo di IIIa maggiore con la tonica) la scala è maggiore, mentre se c’è 1 tono e mezzo (T+S) si tratta di una scala minore.

Nel seguito l’elenco delle 12 tonalità minori, così come deducibili anche dal circolo delle quinte: come per le scale maggiori, ci sono 15 tonalità di cui 3 omologhe.
Nella scala maggiore le omologie erano:

SI / DOb, FA# / SOLb; DO# / REb

e nella scala minore diventano:

SOL#m / LAbm, RE#m /MIbm, LA#m / SIbm

  • DO maggiore / LA minore
  • SOL maggiore / MI minore
  • RE maggiore / SI minore
  • LA maggiore / FA# minore
  • MI maggiore / DO# minore
  • SI (DOb) maggiore / SOL# (LAb) minore
  • FA# (SOLb) maggiore / RE# (MIb) minore
  • DO# (REb) maggiore / LA# (SIb) minore
  • LAb maggiore / FA minore
  • MIb maggiore / DO minore
  • SIb maggiore / SOL minore
  • FA maggiore / RE minore

Si noti che l’eventuale alterazione della tonica della tonalità minore è pari a quella della rispettiva nota nella scala della tonalità maggiore, se presente (e.g. la scala di SI maggiore ha cinque diesis in chiave tra cui il SOL# e la sua relativa SOL# minore è anch’essa con la tonale in #).

Si noti che esistono alcuni casi in cui c’è una doppia denominazione della tonalità: stesse note ma notazione musicale differente.

Rispettando le distanze delle strutture viste per le scale maggiore e minore, si possono ad esempio derivare le seguenti scale (e tonalità) di RE maggiore e di RE minore naturale:

Scala di RE maggiore
Scala di RE minore

Una scala minore naturale mantiene, sia ascendendo si discendendo, solo le alterazioni di impianto della relativa maggiore. Poi della scala minore ci sono anche le varianti armonica e melodica che aggiungerebbero il DO# o il SI naturale (al posto del SIb) in alcuni punti ma queste sarebbero, nell’ambito della tonalità, delle alterazioni provvisorie che potrebbero comparire in un brano in RE minore, ma che non vanno comunque indicati nell’armatura di chiave.

Ogni tonalità ha una sua sonorità: ad esempio, la tonalità di DO# minore è più drammatica.


Il DO maggiore ha come relativa minore il suo VIIo grado, cioè il LAm.
Il SOL maggiore ha come relativa minore il MIm.
Il MI maggiore ha come relativa minore il DO#m essendo il suo VIIo grado appunto il DO#.

Analogamente da un modo minore si può trovare la relativa maggiore salendo di una IIIa minore (T+S) per cui, ad esempio, FA#m ha come relativa maggiore il LA (avendo il FA# come il IIIo grado il LA#, il cui minore è appunto un LA).

Nella teoria musicale, il VIIo grado di una scala diatonica è detto sottotonica quando dista 1 tono dalla tonica (Io grado) mentre è detto sensibile quando dista 1 semitono dalla tonica.

Nella scala minore naturale nel nostro sistema musicale corrisponde all’antico modo eolio che ha struttura: I – II – bIII – IV – V – bVI – bVII e sequenza intervallare (t = tono, s = semitono) t, s, t, t, s, t, t.   Si costruisce quindi aggiungendo un bemolle al IIIo, VIo e VIIo grado alla scala diatonica maggiore. Oltre a seguire quel metodo (inserimento di bemolle al III, VI e VII grado della scala diatonica), si può ricercare la tonalità della “relativa maggiore” ed ereditare le sue alterazioni in chiave. Ad esempio, applicando la regola, la scala diatonica maggiore di DO:

si trasforma nella minore abbassando di un semitono o ponendo un bemolle su IIIo, VIo e VIIo grado (i.e. MI, LA, SI): infatti la scala minore naturale di DO è la relativa minore della scala del suo IIIo grado minore, cioè di MIb maggiore.

In pratica la scala di DO minore naturale non è nient’altro che la scala di MIb (che ha in chiave SIb MIb LAb) suonata dal suo VIo grado:

La scala minore armonica equivale poi alla scala minore naturale con la VIIa alzata di 1 semitono in modo da farla diventare una sensibile (dista 1 tono dalla tonica). Possiede una una sonorità orientaleggiante.

La scala minore melodica invece nella fase ascendente ha sia VIa sia la VIIa alzate di 1 semitono rispetto alla scala minore naturale, mentre nella fase discendente la sesta e la settima tornano allo stato naturale (i.e uguale alla minore naturale). Questo riporta la sonorità dei quella scala più vicina ai canoni occidentali.


Schema riassuntivo di tutte le alterazioni delle scale maggiori/minori

Alterazioni per la scala maggiore
Alterazioni per la scala minore

Esercizi

Se ci sono 5b in chiave, in quale modalità minore siamo?
Nel modo maggiore sarebbe un REb, per cui la sua VIa è SIbm

Se ci sono 5# in chiave, in che modalità minore siamo?
Nel modo maggiore sarebbe un SI, per cui la sua VIa è SOL#m.

Qual è la relativa minore della tonalità di DO# maggiore ?
La sua VIa è il LA# per cui la relativa minore è LA#m.

Qual è la relativa maggiore di RE#m?
La IIIa di RE# è FA## (infatti di RE è FA# avendo in chiave il FA# e DO#) per cui la sua IIIa minore è FA# che è dunque la sua relativa maggiore.

Qual è la relativa minore di SIb maggiore?
La VIa di SIb è SOL (avendo in chiave solo SIb e MIb) per cui la relativa minore è SOLm.

Qual è la relativa maggiore di DO# minore?
La IIIa di DO# è MI# per cui la sua maggiore è un MI

Costruire i seguenti accordi:

E-7b59 MI SOL SIb RE FA#
Infatti, MI ha in chiave FA#, DO# SOL# RE#, per cui l’accordo sarebbe MI SOL# SI RE# FA#, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di un semitono (diventa SOL), la VIIa è minore per cui anch’essa va abbassata di 1 semitono (diventa RE), la 5 è bemolle (diventa SIb) e la nona è maggiore per cui rimane inalterata rispetto alla scala maggiore di MI.

Db79 REb FA LAb DOb MIb
Infatti, REb ha in chiave SIb, MIb, LAb, REb SOLb per cui l’accordo sarebbe REb FA LAb DO MIb, ma la VIIa è minore (diventa DOb) mentre la nona è maggiore per cui rimane come nella tonalità.

C#-7b59 DO# MI SOL SI RE#
Infatti, DO# ha tuttè le note in # per cui l’accordo sarebbe DO# MI# SOL# SI# RE#, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di 1 semitono (diventa MI), Va è bemolle per cui deve essere abbassata anche lei di 1 semitono (diventa SOL), la VII è minore quindi da abbassare (diventa SI) e la 9 è maggiore per cui rimane come per quella scala.

MIb-maj79 (maj7 può essere anche indicato con un delta) MIb SOLb SIb RE FA
Infatti, MIb ha in chiave SIb MIb LAb per cui l’accordo sarebbe MIb SOL SIb RE FA, ma è minore per cui la IIIa va abbassata di 1 semitono (diventa SOLb) e il resto resta come in quella scala.

A-79 LA DO MI SOL SI
Infatti LA ha in chiave FA#, DO#, SOL#, e l’accordo sarebbe LA DO# MI SOL# SI, ma è minore per cui la IIIa deve essere abbassata di 1 semitono (diventa DO), la VIIa è minore (diventa SOL).

Ab-79 == LAb-9 LAb DOb MIb SOLb SIb
Infatti LAb ha in chiave SIb, MIb, LAb, REb, e l’accordo sarebbe LAb DO MIb SOL SIb, ma è minore per cui la IIIa deve essere abbassata di 1 semitono (diventa DOb), la VIIa è minore (diventa SOLb). Nota: anche se viene indicata solo la nona, la settima minore risulta implicita.

FA#7b9 FA# LA# DO# MI SOL
Infatti, FA# ha in chiave FA# DO# SOL# RE# LA# MI# e l’accordo sarebbe FA# LA# DO# MI# SOL#, ma la VIIa è minore (MI) diventa e la nona è bemolle (diventa SOL).

G79 SOL SI RE FA LA
Infatti SOL ha in chiave FA# per cui l’accordo sarebbe SOL SI RE FA# LA, ma la VIIa è minore (diventa FA) mentre la nona maggiore non porta variazioni.

Calcolare i seguenti intervalli:

REb – SI# VI più che ecc
Infatti, REb ha in chiave SIb MIb LAb REb SOLb per cui il SI sarebbe bemolle mentre qui è # cioè più che eccedente di un semitono.

SIb – LAbb VII dim
Infatti il SIb ha in chiave SIb MIb per cui il LA sarebbe naturale e, essendo un intervallo maggiore, abbassato di 2 semitoni diventa diminuito.

MIb – SOL III >
Infatti, MIb ha in hiave SIb MIb LAb e il SOL quindi è naturale

SOL – RE# V ecc
Infatti SOL ha in chiave FA# e quindi il RE sarebbe naturale, ma essendo # diventa un intervallo eccedente.

Un intervallo si calcola sempre sulla scala maggiore.

La sensibile (i.e. VIIo grado) di SOL# è FA##: infatti non essendo SOL# nel circolo delle V, si considera dapprima il SOL, si identificano per quello le alterazioni in chiave e poi si agginge il # a tutte le note della scala , volendo avere le alterazioni di SOL#. ==> SOL# LA# SI# DO# RE# MI# FA##

Triadi sulle scale maggiore e minore

Si può osservare la presenza di triadi maggiori, minori e diminuite nelle scala maggiore e in quella minore naturale, invece l’accordo eccedente (IIIo grado) è presente solo nella scala minore armonica e melodica ascendente.

Sono considerati consonanti gli accordi maggiore e minore, dissonanti gli accordi diminuiti ed eccedenti.

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Alexa – Come disabilitare la possibilità di acquisto vocale tramite Alexa o come consentirlo solo dopo avere confermato con un PIN e come creare un profilo vocale per fare in modo che un dispositivo Alexa riconosca la tua voce

Talvolta può risultare pericoloso consentire di effettuare acquisti vocalmente tramite un qualsiasi dispositivo Alexa. Infatti, non solo chiunque abbia accesso a inviare comandi a un dispositivo che supposti Alexa (e.g. Echo-Dot) può inviare un ordine di acquisto di un oggetto venduto su Amazon, ma può attivare uno dei molteplici servizi a pagamento forniti tramite quella Piattaforma (e.g. Amazon Music Unlimited, Audible o altri comandi per attivare applicazioni Alexa a pagamento): basta rispondere SI alla richiesta di Alexa di attivare un servizio a pagamento a cui non si è ancora abbonati e si rischia di avere inoltrato un suo ordine di acquisto. Per esempio, se uno non ha Amazon Music Unlimited, basta richiedere a un dispositivo Alexa di riprodurre un brano che non sia compreso tra quelli gratuiti o di quelli inclusi nel proprio abbonamento Prime, che viene proposto di abbonarsi a quel servizio per poter procedere all’ascolto di quel brano. Analogamente, se si cerca i riprodurre musica su un proprio dispositivo Alexa quando già si sta ascoltando qualcosa in streaming su di un altro, viene proposto di acquistare la versione family di Amazon Music che consente appunto l’utilizzo contemporaneo di più dispositivi Alexa per l’ascolto di musica in streaming!

Insomma, anche per sbaglio non è impossibile che parta una richiesta di acquisto non desiderata!” Ovviamente viene subito nidificato da Amazon via email quell’acquisto che può sempre essere revocato contattando l’efficiente servizio clienti online (mentre per un ordine di un oggetto la revoca può essere fatta semplicemente andando nel proprio elenco ordini, nel caso si tratti di abbonamento a un servizio digitale annullarlo nella pagina che elenca i servizi digitali a cui uno è abbonato non risolve completamente il problema, in quanto non lo rinnova più ma comunque il primo mese rimane pagato e utilizzabile!).

Insomma, direi proprio che conviene o disattivare la possibilità di eseguire vocalmente acquisti (digitali o meno) o perlomeno richiedere che sia indicato (sempre vocalmente) un PIN. Il tutto può essere fatto tramite l’app Alexa che uno ha installato sul proprio smartphone. Vediamo quindi, passo-passo i semplici passaggi che consentono tali configurazioni:

  • Apri l’App
  • Seleziona la voce Altro… dal menù (in basso a destra)
  • Seleziona Impostazioni
  • Seleziona Impostazioni account
  • Seleziona Acquisti tramite comando vocale

Una prima possibilità è quella di disattivare lo switch a lato dell’opzione Acquisti tramite comando vocale: impostandolo a OFF, non esiste più la possibilità di effettuare acquisti tramite interazione vocale. Tuttavia, oltre a poter risultare talvolta comoda in talune circostanze, se uno è abbonato ad esempio ad Audible, la disattivazione di quella possibilità può creare problematiche nell’ascolto di un nuovo libro richiedendolo vocalmente (vedi il mio post Audible: problematiche nella lettura di un nuovo libro che evidenziava questo comportamento non desiderato da un abbonato a quel servizio, problematica che non so quanto sia stata risolta dal momento che, come vedremo, l’inserimento del PIN risulta ancora a oggi difficoltoso!).
In alternativa si può quindi lasciare attiva l’opzione Acquisti tramite comando vocale impostandola a ON ma inserire un PIN che verrà richiesto sempre interagendo vocalmente quando si cercherà di effettuare un acquisto:

  • Premi Gestisci nella sezione Conferma acquisto.
  • Inserisci 4 numeri per il PIN e premere infine il link Salva (in alto a destra): nota che l’inserimento di ciascun numero non è agevole per via di un bug che persiste da tempo su quella pagina e non ancora risolto per cui si deve premere per decine di volte ciascun numero prima di vederlo riconosciuto e indicato in alto al posto di uno dei quattro puntini!!🙄 L’importante è non disperare e ripetere i tentativi d’inserimento per diverse volte…
  • Premi il link Salva in alto a destra. Questo riporta alla pagina precedente relativa ad ACQUISTI TRAMITE COMANDO VOCALE e può succedere (come è avvenuto a me) che permanga attivato (segno di spunta blu sulla destra) la opzione Disabilita conferma acquisto a indicare che la protezione tramite PIN non risulta attiva! Si tratta tuttavia di un altro bug che persiste da tempo e che non effettua evidentemente il refresh di quella pagina: basta tornare indietro nella pagina Home dell’app e poi ritornare in quella sezione per vedere quindi le effettive impostazioni vale a dire il segno di spunta blu presente sulla voce Codice di conferma vocale:

Per creare poi un profilo vocale Alexa per fare in modo che Alexa riconosca la tua voce e crei un’esperienza personale, agire come segue

– Apri l’App Alexa.
– Apri Altro…  e seleziona Impostazioni.
– Seleziona Il tuo profilo.
– Accanto a Voce, seleziona Crea.
– Seleziona Continua.

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Vedi: Audible: problematiche nella lettura di un nuovo libro



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Come creare (o modificare) un gruppo Telegram in modo che i suoi membri possano solo ricevere messaggi dagli amministratori e siano inibiti a inviarne nel gruppo o ai suoi amministratori

Talvolta può essere conveniente utilizzare Telegram per creare gruppi capaci di accettare un gran numero di membri. Telegram può quindi essere un valido canale di comunicazione per la un’azienda per pubblicizzare suoi prodotti e iniziative promozionali.

Sebbene non esista una vera e propria app dedicata a Telegram for Business, è possibile sfruttare canali, gruppi e chatbot anche a tale scopo avendo tuttavia opportune accortezze

I gruppi Telegram funzionano più o meno come i gruppi WhatsApp, con la differenza che quest’ultimo consente gruppi da massimo 256 partecipanti, mentre su Telegram i gruppi possono essere fino a ben 200.000!

È vero che WhatsApp propone anche una sua versione Business, app anch’essa gratuita, con alcune funzionalità aggiuntive rispetto alla versione classica, ma presenta diverse limitazioni, definite nella Normativa di WhatsApp Business (e.g. divieto nell’invio di messaggi pubblicitari, promozionali o comunicazioni di marketing), in quanto è principalmente pensata per consentire di rispondere a un cliente a seguito di una pubblicità posizionata al di fuori di una chat su WhatsApp. In pratica fornisce in più, rispetto al WhatsApp solito, solo le seguenti funzioni specifiche:

  • Profilo dell’attività: oltre all’immagine profilo si può inserire anche indirizzo, e-mail, sito web
  • Messaggio d’assenza: possibilità di rispondere automaticamente con un messaggio quando non si è disponibili.
  • Messaggio di benvenuto: benvenuto in automatico ai nuovi clienti quando scrivono per la prima volta (o dopo 14 giorni d’inattività).
  • Risposte rapide: consente di salvare e riutilizzare i messaggi che uno invia di frequente in modo da poter rispondere velocemente alle domande più comuni.
  • Link diretto: consente di creare un link che consente alle persone d’inviare messaggi ad un account aziendale di WhatsApp.
  • Etichette: consente di organizzare i contatti o chat in “categorie” (e.g. nuovo cliente, ordine completato, pagato).
  • Catalogo prodotti: in un account di WhatsApp Business si può caricare un catalogo di prodotti, con descrizione, prezzi e foto.

Quindi Telegram risulta, in diversi casi, più idoneo per pubblicizzare iniziative promozionali, a patto di rendere unidirezionale la possibilità d’inviare messaggi: diversamente si crea un gruppo “normale” in cui tutti possono inviare messaggi a tutti, determinando così la ricezione di messaggi non desiderati a tutti i membri/clienti registrati al gruppo… oltre alla possibilità d’invio di messaggi oltre più indesiderati (e.g. pornografici o intesi a pubblicizzare attività illecite).

Come fare quindi a creare (o modificare) un gruppo Telegram in modo da impedire ai suoi membri d’inviare messaggi (ed effettuare modifiche al gruppo stesso), lasciando ai soli amministratori questo diritto? Bastano pochi semplici passaggi:

  • Nella pagina che elenca i propri contatti/gruppi Telegram, si seleziona il gruppo desiderato (e.g. Prova);
  • Si tocca la barra superiore che indica il nome del gruppo;
  • Si tocca l’icona di matita in modo da entrare nella sezione che consente di modificare le proprietà relative a quel gruppo;
  • Si disabilitano i permessi assegnati ai membri del gruppo: di default sono tutti attivi per cui, se lo si desidera, è necessario disabilitare quelli indesiderati (e.g. invio messaggi, aggiungere utenti, cambiare le info chat).
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Mappa per il riscatto del fondo Telemaco

Un altro post che si aggiunge ad altri relativi al Fondo Telemaco:

Dal 1° settembre 2022, la richiesta di riscatto della posizione, aperta presso il Fondo Telemaco, potrà avvenire solo tramite richiesta on line.

Ciò significa che non si dovrà più compilare il precedente modulo cartaceo, ma si dovrà, invece, accedere al sito del Fondo e inserire nello stesso la richiesta.

Coloro che sono in ISOPENSIONE/ESODO INCENTIVATO, possono scegliere di: riscattare soltanto il 50% della posizione con fiscalità agevolata, il 75% o il totale della posizione con soltanto il 50% di fiscalità agevolata, oppure non riscattare nulla e attendere il momento del pensionamento finale (fiscalità agevolata su tutta la posizione) oppure richiedere una rendita (R.I.T.A.), per la durata dell’isopensione, con fiscalità agevolata rateizzata, sino al totale della posizione da Voi accumulata.

Da settembre 2022 coloro che vogliono richiedere riscatti al Fondo Telemaco dovranno farlo, come sopra indicato, tramite l’apposito sito, nell’area ADERENTI (vedere mappa seguente). La richiesta di riscatto dovrà essere inserita dal giorno successivo alla cessazione dal servizio. Il fondo procederà al pagamento di quanto richiesto entro 90 gg circa.

Si può dialogare con il Fondo, tramite la casella di posta mail info@fondotelemaco.it o tramite call center 04221745964.  Il sito da consultare è http://www.fondotelemaco.it/. Alla richiesta di riscatto tramite sito, dovrete inserire: fotocopia della carta d’identità, del codice fiscale, copia del verbale sottoscritto al momento della cessazione e attestazione delle Vostre coordinate bancarie.
Coloro che intendono riscattare successivamente al momento del pensionamento definitivo, dovranno inserire anche la lettera Inps che attesta l’accesso alla prestazione pensionistica.

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Istruzioni passo-passo

  • Accedere al sito www.fondotelemaco.it
  • Accedere alla pagina “Aderenti” in alto a destra; le credenziali per l’accesso sono il Codice Fiscale e la psw che si è a suo tempo individuata:

Nel menù che compare in alto selezionare “Altre prestazioni”

Prima di procedere, leggere con attenzione l’introduzione e le “Istruzioni e avvertenze per presentare la richiesta” dove sono indicati i documenti da allegare alle richieste e indicati precedentemente.

Cliccare sull’icona “Iniziamo” in basso a destra e compilare i campi man mano indicati, esprimendo la propria scelta, ad esempio: NON PERCEPISCO ANCORA LA PENSIONE

ATTENZIONE: tale operazione potrà essere eseguita soltanto a partire dal giorno successivo alla cessazione (e.g. se la cessazione dal servizio avviene il 30 settembre, l’operazione può essere eseguita a partire dal 1 ottobre).

  • Cliccare su “Altre situazioni” e scegliere la tipologia di riscatto
  • Procedere cliccando su “Richiedi riscatto”
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Quando la scuola era anche un’occasione per affrontare tematiche collegate al territorio in cui i ragazzi abitavano…

Quando si cerca di far ordine nei propri computer capita spesso d’imbattersi in vecchi file che neppure ci ricordavamo di avere… e questo non certo per il loro poco interesse. Anzi, talvolta si riscoprono informazioni interessanti che il tempo ha forse fatto dimenticare e di cui, invece, è bene tenere memoria.

Questa è stata la volta di alcune presentazioni frutto di lavori svolti in una scuola media, dal Laboratorio Ambientale dell’Istituto Comprensivo di Villanova Mondovì. Dalla data di creazione del contenuto, informazione presente nei metadati associati a quei file, si tratta probabilmente di attività svolte nel non troppo lontano 2008/2009.
In particolare, si intitolavano:

  • Mi prendo a cuore… la cappella di San Bernardo“,
  • Monte Calvario, San Bernardo e la sua storia“,
  • La cava e lo strano caso di San Bernardo“,
  • Intervista sulla cava ad alcuni anziani della zona“,
  • Intervista a un dipendente della cava“.

Non ricordo bene come avevo ricevuto tali file, probabilmente da amici che, vedendomi interessato a quel territorio, avevano pensato giustamente che contenessero informazioni di mio interesse! Ho già scritto, infatti, diversi post su Villanova Mondovì che vi invito a visitare: in questo post, invece, mi limito a riportare buona parte dei contenuti presenti in quei bei lavori svolti in classe, credendo che siano informazioni che è bene non vadano perdute nell’oblio!
Viene naturale domandarsi se anche successivamente, e soprattutto in questi ultimi anni, ci siano stati insegnanti altrettanto stimolanti, che abbiano svolto analoghe attività in classe per affrontare, insieme ai ragazzi, problematiche specifiche di quel territorio: spero che il materiale qui riportato, sebbene datato, possa servire di stimolo per riprendere un discorso forse abbandonato da troppo tempo.

Come indicato nella bibliografia di una delle presentazioni, alcune delle informazioni riportate erano state tratte dai seguenti libri:

  • Chiriotti  Ezio, Raineri Giovanni, Rulfi Giovanni Battista, Gente di Villanova, Mondovì, edito a cura della Cassa Rurale e Artigiana di Pianfei, 1994.
  • Memorie Storiche di Villanova Mondovì, a cura di Chiriotti E., Rulfi G. B., Savigliano, 1983.
  • Rulfi G. B., Novecento Villanovese, un secolo di lavoro, a cura della Parrocchia di San Lorenzo e della B. C. C. di Pianfei e Rocca de’ Baldi, 2002

Nelle slide vengono ringraziati inoltre Paolo Ambrogio, esperto di storia locale, che aveva fornito materiale e consulenza, Anna Mossio e gli altri abitanti di Villavecchia che si erano resi disponibili alle interviste e a reperire notizie sulla cappella di San Bernardo.

Nel seguito riporto così com’era stato scritto, buona parte del testo contenuto in quei documenti.

______________

San Bernardo, monte Calvario e la loro storia (2008/2009)

Quando si passava dalla collina di San Bernardo per andare a Roccaforte
Villanova antica è stata fondata dai Romani e si trovava vicino al torrente Ellero, lungo la strada per Roccaforte, presso la collina ai cui piedi sorgeva la cappella San Niccolao. Oggi non ci sono più resti di quella cappella perchè il fiume ha cambiato il suo letto. Rimane tuttavia una stradina, detta”dla funtana dla fam“, che da Villavecchia scende alla cava: un tempo risaliva alla collina di San Bernardo per collegarsi proprio a San Nicolao. Era l’antica via Morozzenga, chiamata così dal nome del paese di Morozzo, i cui signori nel medioevo dominavano su questo territorio.

Tra vigne e casette oggi scomparse
Il monte Calvario allora era coltivato e “ricco d’ogni sorta di frutta”. Gli abitanti erano i più giocondi perché su di esso “si respira un’aria delle più salubri“. Proprio sulla collina, dove sarebbe sorta la cappella di San Bernardo, i villanovesi avevano costruito case di campagna e casotti per le vigne.

Nasce Villavecchia
Attorno al 1300, sullo stesso colle, i villanovesi costruirono sia una chiesa, l’antica parrocchia di Santa Caterina, sia un castello. La presenza di un castello in posizione sopraelevata rappresentava una grande ricchezza, per cui gli abitanti si strasferirono in quel territorio, fondando Villavecchia. Attorno al 1390 Villanova antica fu abbandonata.

San Bernardo
La cappella è citata per la prima volta nella visita eseguita da mons. Scarampi nel 1583 (A.C.V.M. -Archivio della Curia vescovile di Mondovì – carta 164 sul verso)
“V.t. Capillam S.ti Bernardini sine redditibus et sine onere operam” (nel testo è indicato erroneamente san Bernardino invece di san Bernardo).

La cappella si trovava sulla strada per un Santuario, quello di Santa Lucia, sul versante est del monte Calvario, non lontano da Villavecchia ed era attorniata da vigne. Il nucleo più antico della cappella ha pianta quadrangolare: misura circa 3,5 m di larghezza per 4,0 di lunghezza, con copertura a volta a botte unghiata in corrispondenza di due finestre, delle quali quella rivolta a nord risulta murata.
Il porticato posto sulla facciata è più recente: copre a capanna con coppi ed è ingentilito da un timpano triangolare. Al centro del timpano una lapide in pietra reca la data 1836, ricordo dell’anno di costruzione del porticato stesso e di altri lavori di ristrutturazione della cappella.
La muratura del nucleo più antico è in pietra e mattoni, rivestito da un intonaco che pare recente. All’interno le decorazioni sono molto semplici: si tratta di scene angolari ed un cornicione rettilineo. Sulla parete di fondo è posto l’altare, la cui mensa è in muratura e sopraelevata di un gradino. Sul fianco destro della mensa è presente una data (1660) e uno stemma con un pozzo e due stellette, mentre alla sinistra si legge “I Francesco Bogioano Depinsit”.
L’ancona dell’altare, datata 1657, è fatta a stucco: raffigura la Vergine con il bambino incoronati con di fronte a San Bernardo (che tiene incatenato e calpesta il demonio) e San Eligio.

Interno della cappella di San Bernardo

San Bernardo di Mentone, è patrono di tutti i viandanti della montagna: visse all’epoca di Enrico IV e morì a Novara il 12 giugno 1081. San Bernardo è molto conosciuto come il fondatore dell’ospizio del Gran San Bernardo,  probabilmente restauratore di un vecchio convento dell’VIII secolo preesistente e distrutto dai Saraceni nel X secolo. La regina Ermengarda di Borgogna, signora del luogo, lo avrebbe donato a Bernardo che edificò poco distante, proprio sul valico alpino, un ospizio cui assegnò le entrate del vecchio convento. Nella cappella, il santo viene raffiguratosia con la torre con una sola finestra, che rievoca la fuga di Bernardo dalla torre in cui era stato rinchiuso dal fratello, sia con il demonio incatenato, posto a simboleggiare la sua vittoria sui malvagi spiriti delle cime alpine.

Le vie devozionali
Dal 1700 abbiamo le testimonianze di un’intensa vita religiosa nella zona del monte Calvario, alle spalle del borgo: la Via Crucis con i suoi 14 piloni affrescati, la Chiesa in cima al monte, la cappella di San Bernardo e il Santuario di Santa Lucia. Questi monumenti erano collegati tra loro da un unico sentiero che permetteva, nei momenti di festa, di visitarli tutti insieme in una giornata.

Merenda di Pasquetta presso la cappella di San Bernardo (1912)
Merenda del lunedì di Pasqua presso la cappella di San Bernardo (1931)

Cosa rimane
Oggi, chi visita Villanova può salire ad ammirare i resti di antiche case, muri e porte. Può vistare la vecchia parrocchiale, con mirabili affreschi medioevali, percorrere la strada che porta a Monte Calvario.
Sulla sinistra vedrà i resti della collina sulla quale sorgeva la cappella di San Bernardo: ora seminascosta e inaccessibile, resta in attesa del sospirato ripristino. Immediatamente sotto… la visione della cava.

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Discutere sui luoghi feriti (2008/2009)

In questo progetto, noi del laboratorio ambientale per prima cosa abbiamo discusso sui problemi che affliggono molti luoghi feriti. Questo obbiettivo ha portato via molto tempo, perché è stato molto impegnativo spiegare il motivo della ferita dei nostri luoghi, a partire dalla scarsa attenzione di noi cittadini ai vandalismi di cui spesso rimaniamo vittime anche noi ragazzi, nel senso che non possiamo più usufruire di spazi per il gioco e il divertimento. Esaminando poi i pro e i contro del vivere in un ambiente incontaminato o urbanizzato (il nostro territorio si trova proprio a metà) e discutendo su come vorremmo che fosse il luogo in cui viviamo, è emerso che spesso l’adulto privilegia interessi pratici come costruire parcheggi, case, strade e… cave per l’attività economica, piuttosto che salvaguardare la natura, i giardini, i monumenti storici e artistici.
Così il territorio è cambiato nel tempo…  ma per fortuna libri e fotografie ci ricordano come era, ed è un viaggio molto interessante.

Il nostro secondo obiettivo era quello di andare a esplorare i luoghi feriti che ci stavano a cuore. Lo abbiamo fatto individualmente (abitando in comuni diversi) e ognuno di noi ha riportato agli altri le proprie impressioni.

Dove poteva ricadere però la scelta? È bastato guardare fuori dalla finestra della nostra classe per decidere che non dovevamo andare molto lontano: il nostro paese è a ridosso di una cava che si vede benissimo da ogni punto di vista e che è ai lati dell’unico luogo “incontaminato” raggiungibile a piedi, il monte Calvario. Abbiamo quindi organizzato un’uscita che si è rivelata molto utile e interessante.

Risalendo la strada che va verso il monte, si entra nella parte antica del nostro paese, un borgo medievale (Villavecchia) così suggestivo da attirare l’attenzione dell’Università di Architettura di Mondovì che sta cercando di rivalutarlo attraverso delle ricerche. Avevamo appuntamento con un professore che ci ha spiegato i lavori fatti dai suoi studenti e ci ha illustrato le bellezze della Chiesa Antica di Santa Caterina, risalente al ‘300 e ricca di affreschi medievali. Ma ci è venuto un dubbio: quegli studenti universitari sapevano che alle spalle di questa piazza antica si staglia non solo un paesaggio inquietante, fatto di roccia e macchinari, ma anche boschi e bellezze artistiche minori?
Usciti dalla Chiesa siamo andati a esplorare quel paesaggio e abbiamo deciso che potevamo fare anche noi qualcosa, perché non ci sono solo chiese imponenti ma anche chiesette modeste che pochi ricordano e di cui nessuno si occupa: è il caso del nostro luogo ferito, che non ha la maestosità delle grandi chiese e che forse per questo rischia… la vita! San Bernardo, abbi fiducia in noi.

Nel seguito alcune foto della presentazione. Si noti che la prima foto del 1938 era stata scattata proprio dalle finestre di quella medesima scuola media!

Vedi:

Foto della borgo medioevale di Villavecchia:

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La cava e lo strano caso di San Bernardo (2008/2009)

Da molto tempo i Villanovesi hanno estratto roccia calcarea dalle colline attorno a Monte Calvario per la produzione di calce. Fin dall ‘800 iniziarono a estrarre dalla Rocchetta, una collina ai piedi di Villavecchia e a fianco del versante nord orientale di Monte Calvario. Qui la ghiaia è molto rinomata ed è una delle migliori del Piemonte: per questo è stata utilizzata soprattutto dagli anni ’50 per il pavimento stradale, garantendo un buon reddito alle imprese che ci lavorano. Negli anni, queste imprese sono cresciute ed hanno ampliato i lavori, grazie anche ai nuovi macchinari sempre più efficienti.
La cava è attualmente più che mai in attività ed è un’importante risorsa economica del luogo, ma numerosi sono i problemi causati alle zone limitrofe come Villavecchia: rumore, smog, puzza, danni alle abitazioni (per via dell’utilizzo di esplosivi).

L’espansione della cava ha causato cambiamenti enormi nella fisionomia del territorio e persino la chiusura di un bene architettonico (la cappella di San Bernardo) di uso popolare, che non è stato ancora ricollocato in un luogo stabile e che quindi da molti anni non è accessibile al pubblico.
La cappella è stata spostata dal sito originario, per permettere alla cava di completare i lavori di scavo.

Le foto mostrano come si è riusciti, dopo aver smontato il porticato in mattoni, a imbragarla e a farla scivolare in un sito provvisorio. La cappella non è stata ancora portata al luogo prestabilito per il ripristino. Inoltre sono state avanzate richieste per un ulteriore spostamento in altro luogo ma la Sovrintendenza ai beni architettonici ha espresso parere sfavorevole e ribadito la necessità di limitare i rischi di un nuovo spostamento, consigliando di mantenere almeno una posizione della cappella coerente dal punto di vista paesaggistico e storico, ripristinando per esempio il sentiero devozionale che univa la chiesa Santa Caterina alla cappella di San Bernardo e quindi al santuario di Santa Lucia.
Le ultime notizie danno per certo il suo ripristino.

La cava ai tempi del lavoro scolastico (2008/2009)

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Le feste popolari e i percorsi devozionali a monte Calvario

50 anni fa a San Bernardo
Il mattino del lunedì di Pasquetta tutti sono pronti di prima mattina per “la merenda” nei prati di San Bernardo. Dal piano giungono a Villanova gruppi di “gitanti”: chi è a piedi e chi è in bicicletta. Insieme alla banda si parte verso San Bernardo. Lungo la strada alcuni si fermano per pregare: infatti, la Via Crucis che porta a monte Calvario accompagna per un tratto di strada il percorso. All’altezza del “VI pilone” votivo il gruppo gira a sinistra e prosegue il cammino lungo il sentiero che porta a San Bernardo, il medesimo che, volendo proseguire, porta fino al santuario di Santa Lucia. Essi vanno alla conquista del posto per fare merenda, sdraiati all’ombra di qualche albero, non prima di aver ascoltato la Santa Messa celebrata nella cappella. Verso sera si riprende la via del ritorno, con in tasca qualche caramella comprata per tre soldi da “Rainè dle caramele”. Ed ecco finire così la giornata della merenda di Pasquetta.
Un tempo il paesaggio era un’immensa distesa di prati, meli, peri, peschi, susini: un mare di colori e profumi si stendeva sulle nostre colline.
Volete sapere se anche oggi è così?

M. Calvario oggi…
Un lunedì, alle 5:00, nessuno ha bisogno della sveglia perché la cava avverte i suoi dipendenti dell’imminente giornata di lavoro. Dalle loro abitazioni, ecco giungere al posto di lavoro i lavoratori con i loro diversi mezzi di trasporto: macchina, motorino o a piedi. Iniziano la loro giornata di lavoro andando dal geometra, che assegna loro i compiti. Terminata la mattinata, vanno a pranzo, la maggior parte da soli e solo pochi fortunati con le loro famiglie. Ritornati al lavoro proseguono la giornata nel rumore e nella polvere, fino a che, alle 17 tutto si calma. Ecco com’è oggi una magnifica giornata di lavoro a monte Calvario.

Le processioni delle rogazioni
Nel mondo contadino era importante il momento della benedizione per ottenere la protezione del raccolto dalla grandine e dai parassiti. Tutti partecipavano alle tre processioni che precedevano la festa dell’Ascensione.
La terza ed ultima mattina era la volta della cappella di San Bernardo, il tragitto più lungo dei tre, ma il più piacevole per il paesaggio ricco allora di vigneti di “neiretto”: tra le tante persone c’era anche chi portava a benedire i bachi da seta che costituivano una fonte di guadagno per il paese.

La Banban-a di Pentecoste: una pianta che non c’è più
La festa di Pentecoste (fine maggio) era un’altra occasione per recarsi alla cappella di San Bernardo e, di lì, al santuario di Santa Lucia: a quell’epoca cresceva nei prati dei dintorni in abbondanza la “bamban-a”, o “lino delle fate” (stipa pennata) e tutti ne compravano i mazzolini posti in vendita per cinque soldi dai ragazzini del posto. Alcuni giorni prima l’avevano raccolta e colorata con il verderame sciolto in acqua, che aveva dato un bel colore verde-blu ai suoi soffici pennacchi.

La festa di San Bernardo
Finchè è stato possibile, cava permettendo, ogni anno si svolgeva a San Bernardo la processione per festeggiare la ricorrenza. Essendo il 20 agosto, la partecipazione era numerosa per la presenza dei villeggianti. Guidati dal Parroco, ci si recava alla cappella percorrendo la “strada dla fam”, un sentiero in gran parte scomparso, risalendo sul versante ormai reso inagibile dagli scavi, costeggiando il “Bersaglio” anch’esso sparito e giungendo finalmente alla cappella. I prati verdi, gli alberi carichi di frutti erano di stimolo ai bambini per partecipare numerosi; tra quei bambini c’era anche la nostra professoressa, che ricorda con nostalgia quell’occasione di festa per correre nei prati che non avrebbe rivisto per un anno intero, abitando nella grigia Torino.

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Intervista ad un dipendente della cava (2008/2009)

Che genere di lavoro svolgi?
Io guido le macchine che ci  sono in cava, ma non i camion: sono un operaio.

Che tipo di macchinari usi? E’ difficile usare quei mezzi?
Tutti gli escavatori e tutte le pale meccaniche. Richiede un po’ di pratica nel memorizzare tutti i comandi e nel manovrare i mezzi per il loro ingombro.

Che tipo di lavorazione si svolge nella cava?
Si estrae un primo materiale che si chiama “tout-venant” con  gli escavatori, mentre per la roccia si usa l’esplosivo. Poi con diverse fasi di frantumazione e di lavaggio si ottengono diversi tipi di sabbia e di ghiaia. Infine si vende all’ ingrosso, o si usa per l’ impianto dell’ asfalto e del cemento.

E’ un lavoro faticoso? Perché?
Più che faticoso direi stressante; l’ uso dei macchinari facilita il lavoro, ma la guida dal mattino alla sera provoca una fatica psicologica.

E’ un lavoro pericoloso? Perché?
Sì, per chi usa l’ esplosivo e per chi guida i mezzi la tensione è molto alta: c’è il pericolo di  far male a qualcuno, di ribaltarsi col mezzo e di  provocare danni materiali.

Se piove o nevica il lavoro di scavo il lavoro continua normalmente o vi sono delle complicazioni?
Sì, se piove o nevica, certe volte il lavoro si può continuare, a seconda dell’ intensità della precipitazione e della qualità del materiale estratto: un materiale terroso si infanga e rende quasi impossibile la frantumazione.

Quali sono i materiali estratti dalla cava?
Sono tout-venant e roccia.

Quante persone lavorano nella cava?
In piena produzione, un minimo di 6 persone.

Qual è il rapporto fra te ed il tuo datore di lavoro?
Ottimo, perché c’ è dialogo fra il datore di lavoro e l’ operaio.

Hai tanti giorni di ferie in casi di festività o vacanze estive?
Ho quattro settimane di ferie all’anno, ma è sempre difficoltoso trovare un accordo per le ferie estive, perché in quel periodo la cava è nel pieno della produzione.

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L’intervista sulla cava agli anziani della zona (2008/2009)

Cosa ne pensate della cava su monte Calvario?
E’ un’ importante attività economica.

Causava e causa ancora dei disturbi, o nel tempo i macchinari sono diventati più silenziosi? Quali disturbi?
Sono più silenziosi ma il turno del primo mattino è molto fastidioso (il bruciatore che scalda il catrame viene acceso alle cinque del mattino).

Avevate mai pensato  ad una possibile soluzione per eliminare i problemi causati dalla cava?
Cambiare i macchinari.

Andavate a monte Calvario? Per quale motivo?
A Pasqua, Pasquetta e per Pentecoste; inoltre  per tutta l’ estate tutti i venerdì si saliva con il parroco in processione; alla festa della Croce (in Settembre) si chiudeva il ciclo.Nei primi decenni del novecento si festeggiava la “festa dell’ albero”  e gli scolari piantavano i pini. Durante la guerra si andava  a far legna: il comune segnava gli alberi che si potevano tagliare.

Ora ci andate per lo stesso motivo?
Adesso si va solo il Venerdì Santo per la Via Crucis e la messa. Noi andiamo a fare ancora passeggiate, ma non la sera perché potrebbe essere pericoloso.

Conoscete la cappella di San Bernardo?
Certamente, ci andavamo per la festa del Santo (il 20 agosto) e per le rogazioni; c’ erano delle casette e gli abitanti offrivano ospitalità al parroco. Ci si passava anche per andare a Santa Lucia: ci si fermava sempre per il panorama( la vista su Villanova Mondovì) e per la bellezza dei prati.

Come vorreste che tornasse a essere utilizzata?
Vorremmo che realizzassero il progetto reclamizzato ma non ancora attuato, con luce, acqua e panchine.

Poiché non l’abbiamo mai vista, perché è chiusa, potreste descrivercela?
È una piccola cappella con un bel porticato.

Come raggiungete Santa Lucia ora che la strada per andare a San Bernardo è chiusa?
Non si può più andare a piedi.

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Come aggiungere i propri numeri telefonici (di fisso e ora anche di cellulare) per opporsi alle chiamate di telemarketing indesiderate, annullando anche i consensi precedentemente rilasciati: come segnalare poi eventuali violazioni da parte di call center

Ho scritto recentemente dei post sulla privacy e su come spesso sia violata (Il diritto alla riservatezza e privacy della persona e la normativa sui cookies: come adeguare un proprio sito su WordPress; Quando addirittura degli insulti ti arrivano al cellulare, alias come disabilitare/individuare spiacevoli chiamate pubblicitarie di spam) ed ho fatto riferimento al Registro pubblico delle opposizioni così come me lo ricordavo quando (inutilmente) lo avevo utilizzato già diversi anni fa. Sentendone parlare anche per radio in questi giorni, ho riprovato a visitare quel sito per vedere se qualcosa fosse cambiato: ed effettivamente delle novità ci sono, almeno da un punto di vista informatico! Specifico subito che l’iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni è gratuita e conviene farla, per quanto la sua utilità, almeno per ora, non sia certa… ma questo dipenderà soprattutto dalle segnalazioni che giungeranno dai cittadini stessi!!

Se vuoi saperne di più puoi andare sul sito dell’RPO dove si legge: Il Registro pubblico delle opposizioni, esteso a tutti i numeri telefonici nazionali, fissi e cellulari, consente al CITTADINO di opporsi alle chiamate di telemarketing indesiderate. L’iscrizione annulla anche i consensi precedentemente rilasciati, tranne quelli con i gestori delle utenze e quelli che saranno autorizzati dopo l’iscrizione. Con il nuovo servizio l’OPERATORE deve consultare mensilmente il RPO e comunque prima di svolgere le campagne pubblicitarie tramite telefono. L’opposizione può riferirsi anche alla pubblicità cartacea, nel caso l’indirizzo sia presente negli elenchi telefonici pubblici.

Si legge anche, nella pagina di spiegazione: Con il Registro pubblico delle opposizioni puoi richiedere quattro funzioni differenti: “Iscrizione”, “Rinnovo”, “Revoca selettiva” e “Cancellazione”. Tutte le richieste vengono gestite entro un giorno lavorativo, sebbene la loro efficacia diventi effettiva entro 15 giorni.

Perciò, per verificarne l’efficacia, essendomi (re)iscritto ora, dovrò aspettare 15 giorni!

Si legge inoltre che dopo l’iscrizione al servizio è possibile ricevere solo chiamate autorizzate dai gestrori delle tue utenze – nell’ambito di contratti attivi o cessati da non più di 30 giorni (per esempio del settore telefonico ed energetico) – e quelle per cui hai rilasciato un apposito consenso successivamente alla data di iscrizione nel RPO.
L’errore di battitura che ho evidenziato in grassetto non è mio, ma è presente nel sito stesso (il correttore automatico del browser me lo ha subito individuato non appena ho incollato il testo copiato così com’è scritto su quella pagina del sito) e questo non è certo stato per me un buon indice iniziale sull’accuratezza con cui tale sistema sia stato sviluppato!

Pagina che elenca le funzionalità dell’RPO… con un errore di battitura: certamente non un bel segnale per un sito istituzionale!

Tuttavia, poi utilizzandolo, almeno da un punto di vista informatico non ho rilevato malfunzionamenti e anche l’interfaccia utente mi è sembrata adeguata e sufficientemente chiara. Quindi, rispetto al sistema che avevo utilizzato anni fa, sicuramente i progressi sono evidenti… almeno da un punto di vista della realizzazione informatica: si tratta ora di sperimentare se rimane solo un qualcosa di facciata o abbia un’effettiva ricaduta nel mondo reale!
Per il momento non ho potuto che constatare che, accedendo inizialmente come utente già iscritto al registro, non mi risultava registrato alcun numero telefonico, quindi nemmeno il quello mio fisso che invece anni fa avevo già inserito con metodi meno sofisticati, senza quindi un utilizzo di SPID! Ne deduco che probabilmente il nuovo sistema informatico non abbia importato i dati pregressi e che quindi sia necessario effettuare una nuova iscrizione, tanto più opportuna ora che è possibile indicare non solo il numero telefonico del fisso (come era un tempo), ma anche quello di cellulare!
Si trova infatti che la registrazione riguarda non solo tutti i numeri fissi italiani ma, dal 27 luglio 2022, anche i cellulari e i fissi non presenti negli elenchi telefonici pubblici. 

L’iscrizione/gestione può ora essere fatta sia da Web sia da telefono (numero verde 800957766 in caso di utenze fisse o il numero 0642986411 in caso di cellulari) sia addirittura via email, sebbene quest’ultima modalità richieda l’inoltro via email di un modulo scaricabile e quindi sia, a mio parere, la meno agevole da utilizzare!

Nel seguito i semplici passi che consentono di registrare gratuitamente i propri numeri telefonici in quel registro. Dopo essersi autenticato, ad esempio con lo SPID, si possono inserire i propri numeri telefonici (premere su + Aggiungi numero se si desidera inserirne un’ulteriore) che dovranno poi in un successivo passaggio essere verificati telefonando (dalla medesima linea fissa se si tratta di un numero fisso, dal medesimo cellulare se si tratta di un numero di cellulare) al numero indicato (i.e. 0642986415): effettuando la chiamata a quel numero non viene fornita alcuna risposta ma poi, andando a vedere la pagina sul sito, senza neppure la necessità di ricaricarla, si nota immediatamente che quel numero passa dallo stato Da verificare a quello di Verificato! Infine viene mostrata una pagina riassuntiva in cui viene addirittura indicato il codice registro assegnato a ciascuno dei numeri inseriti… anche se non vedo cosa possa servire al cittadino. Ovviamente il tutto può essere compilato tramite sia un PC/tablet sia uno smartphone accedendo con un qualsiasi browser al sito dell’RPO:

Sempre nella stessa pagina del sito si legge: La violazione del diritto di opposizione dei contraenti telefonici – ovvero la mancata osservanza del RPO da parte degli operatori di telemarketing – è disciplinata dal Codice in materia di protezione dei dati personali e dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), che prevede l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie fino a 20 milioni di euro o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Insomma, il Ministero dello sviluppo economico ha previsto sanzioni più che adeguate, ma penso che il vero problema sia come un cittadino possa agevolmente dimostrare che tale violazione del diritto sia stato violato e come segnalarlo per fare rispettare nella realtà tale legge!

Stranamente sul sito dell’RPO in verità non ho trovato nulla che indicasse come procedere in tale evenienza! 😦

Tuttavia, ricercando su Internet ho visto che l’utente vittima di telemarketing e teleselling, iscritto all RPO, può compilare un apposito modulo da inviare via email al Garante della Privacy agli indirizzi protocollo@gpdp.it (per tutti gli utenti) o protocollo@pec.gpdp.it (per chi ha un indirizzo di posta certificata) o tramite fax al numero 06-696773785. In alternativa, poi, si può sempre inviare il tutto tramite una raccomandata (intestata a: Garante per la protezione dei dati personali, Piazza Venezia, 11 – 00187 Roma)… ma questa mi sembra proprio l’ultima spiaggia!

Solo così operando, i Call Center che non rispettano il Registro delle Opposizioni (in vigore dal 27 luglio 2022) potranno essere sanzionati con multe previste… e magari inizieranno davvero a rispettare la privacy delle persone andando prima a verificare se, prima di utilizzarlo, quel il numero telefonico sia presente nel RPO!!

Per cui penso sia importante, se si desidera davvero che tale legge abbia un seguito, che il cittadino stesso effettui le segnalazioni per ciascuna violazione, anche se ovviamente questo comporta un’ulteriore perdita di tempo.
Si noti che il modulo da compilare e inviare richiede d’indicare le seguenti informazioni, per cui è bene segnarsi subito il tutto per compilarlo correttamente:

  • data/ore
  • società/ditta che effettua la telefonata pubblicitaria (Indicare il nome/ragione sociale della ditta/società, indirizzo o città della sede).
  • prodotto/offerta/promozione oggetto della telefonata
  • n. telef. chiamante/anonimo (se il proprio telefono non consente di visualizzare il numero chiamante barrare lo spazio. Se invece è attivo il servizio di visualizzazione della linea chiamante indicare il numero oppure se non compare indicare “privato”/”anonimo”).
 Apposito modulo da compilare e inviare via email al Garante della Privacy per segnalare violazioni della privacy da parte di call center

Secondo me, può poi comunque risultare utile registrare la telefonata di quel call center: a tale proposito, puoi vedere il post seguente: Come registrare parte di una conversazione telefonica sul proprio smartphone: ma è legale in Italia e, se sì, a quali condizioni?

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Il diritto alla riservatezza e privacy della persona e la normativa sui cookies: come adeguare un proprio sito su WordPress

Negli anni ho aiutato diversi amici/associazioni a realizzare dei siti tramite la piattaforma WordPress, sicuramente attualmente una delle più flessibili e indicate anche solo se uno desidera creare un proprio blog o una vetrina per una propria attività.

Si parla tanto di diritto alla riservatezza e privacy della persona con leggi sempre nuove atte a garantirla anche con l’evolversi delle tecnologie e invece poi, nella vita reale, sperimentiamo segnali evidenti di come questa non venga sostanzialmente rispettata nei fatti.
Oramai la privacy è evidente che l’abbiamo persa da anni: basti pensare alle innumerevoli telefonate che uno riceve quasi giornalmente sia sul proprio telefono fisso sia addirittura sul proprio cellulare, sebbene in quest’ultimo caso, non esista neppure un elenco pubblico dei numeri! Avevo già scritto anni fa il seguente post dove avevo fornito quelle poche accortezze che possono (minimamente) limitare il fastidio di queste interferenze pubblicitarie registrate o meno: Quando addirittura degli insulti ti arrivano al cellulare, alias come disabilitare/individuare spiacevoli chiamate pubblicitarie di spam. Avevo lì evidenziato come l’effettiva utilità di iscrivere il proprio numero di telefono fisso nell’apposito Registro Pubblico delle Opposizioni (previsto per legge) rimane assai dubbia, a meno di non ricorrere in tribunale, in quanto pur risultando il mio numero iscritto da anni, perdurano le telefonate di spam/pubblicitarie, anche di quelle a basso costo che utilizzano metodologie con altrettanto fastidiosi messaggi promozionali registrati! 🙄🤐😣 Da poco si possono registrare anche i numeri di cellulare e penso che l’utilità dell’esistenza di quel registro dipenda molto dalle segnalazioni che i cittadini stessi faranno al Garante della privacy (vedi Come aggiungere i propri numeri telefonici (di fisso e ora anche di cellulare) per opporsi alle chiamate di telemarketing indesiderate, annullando anche i consensi precedentemente rilasciati: come segnalare poi eventuali violazioni di call center).

Inoltre avevo già anche evidenziato in un altro post (Regola n. 1: MAI firmare o accettare un contratto (e.g. luce/gas/telefono) proposto dai venditori porta porta o per telefono!!) come molto spesso tali proposte risultino ingannevoli.

Insomma, su tutto questo le leggi sulla privacy sembrano proteggerci davvero poco… direi praticamente nulla!! Non ci rimane che adottare le poche accortezze che ci rimangono per limitare il disturbo indotto da tali telefonate e al limite non sprecare una parola nella risposta, attaccando subito ed avendo l’accortezza di inserire quel numero tra quelli bloccati… altrimenti è molto probabile che richiamino!! 🙄

E su Internet? Qui le cose, a mio parere, solo in apparenza sono diverse!! Ora ci sono le direttive GDPR, la Cookie Law, o Direttiva ePrivacy… Insomma un sacco di acronimi e termini inglesi di cui, in verità, non ne so più di tanto e lungi da me interessarmi nel dettaglio di questa burocrazia e di fatto apparente protezione della nostra libertà e privacy! Probabilmente ben poche persone, prima di allora, sapevano neppure dell’esistenza di questi cosiddetti cookie e io stesso, pur conoscendone bene le loro caratteristiche come programmatore, non avevo mai approfondito le implicazioni da un punto di vista della privacy! Per chi quindi desiderasse approfondire l’argomento, mi limito a consigliare innanzitutto di visitare la pagina di wikipedia i cookie che fornisce una sintetica spiegazione di cosa siano: ho trovato impressionante l’elenco delle loro diverse tipologie dal punto di vista dell’utilizzo (o finalità), alcune delle quali neppure io ne ero a conoscenza (i.e. tecnici, statistici, funzionali per la memorizzazione delle preferenze, di marketing e profilazione pubblicitaria, di social network, Secure cookie, HttpOnly cookie, SameSite cookie, SuperCookie, Zombie cookie). Inoltre un approfondimento delle suddette leggi può essere fatto consultando il sito del garante della privacy dove immagino tutto sia spiegato in dettaglio! 🤔 In particolare, penso di interesse la sezione Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento – 10 giugno 2021… – Garante Privacy relativa appunto alla recente normativa di adeguamento di tutti i siti, piccoli o grandi, personali o business.

Possiamo dunque ora stare tranquilli in quanto, almeno su Internet, la nostra privacy è garantita? Direi proprio di no.
Il risultato reale di tale legge è stato, a mio parere, devastante e questo risulta sempre più evidente a chiunque navighi abitualmente su Internet: prima di riuscire a leggere l’informazione desiderata da un sito d’interesse, ora si deve sia premere – su fastidiose finestre sovrimpresse alla pagina – uno o più pulsanti per accettare o meno l’utilizzo d’informazioni derivate sia dalla propria navigazione (eventualmente negando alcuni consensi in pagine successive) sia ricordarsi di cliccare su checkbox in cui si consente uno o più utilizzi dei dati che uno ha inserito, ad esempio, compilando moduli online. In quest’ultimo caso non è raro che, pur avendo compilato correttamente tutti i campi obbligatori, dimenticandosi di cliccare qualcuna di quelle checkbox sulla privacy, l’inoltro del modulo venga negato… e uno non comprenda neppure subito il motivo di tale rifiuto!😣).

Relativamente ai cookies, poi, per proteggersi un po’ da tutto, in teoria si dovrebbe ogni volta entrare nella pagina di dettaglio della gestione delle informazioni ottenute tramite quelli (i.e. salvate automaticamente durante le navigazioni utilizzando le apposite funzionalità dei browser) e scegliere di accettare solo quelli strettamente necessari per poter finalmente proseguire. Insomma una perdita di tempo incredibile…
Di fatto, quindi, quasi sempre si finisce poi per scegliere la via più veloce, vale a dire accettando tutto, riuscendo solo in tal modo a non sprecare tempo nel navigare nelle pagine di dettaglio, le sole che consentirebbero di effetture un’analisi e selezione più rispettosa delle proprie effettive volontà!!!
Insomma, questa legge è stata pensata senza tener conto delle implicazioni in termini di usabilità del Web e del conseguente comportamento del suo generico utilizzatore, rendendo di fatto non rispettata la sua privacy… pur rimanendo tutto “a norma di legge” essendo stato lui stesso ad accettare qualsivoglia condizioni (seppur lo faccia unicamante per non sprecare tempo e leggere subito le informazioni che ricercava sul Web)!

Mi chiedo: non sarebbe stato meglio allora impedire di default l’utilizzo dei cookies per tali scopi di profilazione e semmai obbligare, chi ne volesse fare anche un tale uso, a realizzare siti in cui sia il navigatore stesso ad acconsentire esplicitamente (e.g. premendo un tasto o una opzione di menù specifica) e non, come è attualmente, ad accettarle di default e subire comunque una fastidiosa finestra di popup che compare non desiderata sovraimpressa alla pagina ricercata?
Ma chi chi vorrebbe richiedere esplicitamente di essere profilato senza essere insistentemente sollecitato o portato a farlo? 🤔 … le leggi del marketing sono state dunque ampiamente accontentate!!🙄

È un po’ come quando uno firma un contratto di assicurazione/bancario/di servizio in cui ci sono pagine e pagine di condizioni (generalmente scritte piccolissime) per cui ci vorrebbero diversi minuti per leggerle e comprenderle… per cui è la norma firmare senza nemmeno leggere nulla, sebbene così operando uno di fatto accetta tutte quelle condizioni rese illeggibili!! Insomma, un qualcosa fatto unicamente per confondere il cliente e fargli comunque accettare condizioni che, nel migliore dei casi, proteggono il venditore da eventuali situazioni non desiderate!
Anche in questo caso, non sarebbe stato meglio imporre che le condizioni vengano elencate in ordine d’importanza (relativamente alla pericolosità per l’utente finale), in modo tale che almeno le condizioni principali possano effettivamente essere lette e comprese prima di apporre una firma di accetazione?oltre al fatto che dovrebbero essere mostrate con caratteri adeguati per agevolare a tutti una loro lettura!

Insomma, sembra proprio che queste leggi sia state fatte preoccupandosi di non ostacolare le esigenze del marketing e che i principali effetti riscontrabili siano stati non solo una navigazione su Internet più complicata e rallentata (in nome di un’apparente protezione della nostra privacy), ma abbia portato anche la necessità di adeguare tutti i siti, per non rischiare di incorrere in sanzioni per violazione di tali leggi! … e poi, come sempre avviene, creata una legge, nascono consulenti specifici che “ti aiutano” a rispettarla. Per cui ora, se si ricerca “normativa sui cookies“/”come adeguare un sito al GDPR“, innumerevoli sono i professionisti pronti ad offrire il loro supporto! Insomma, un business non da poco, secondo me legato alla burocrazia e non tanto alla sostanza… 🙄
Non certo da giurista, ma unicamente da tecnico e da persona che pensa di avere un senso etico e civico del vivere, mi limito a dire che, qualora un sito raccogliesse dati sensibili, è ovvio che debba rendere conto di come li utilizzerà e garantire una loro protezione (sempre che questa poi sia tecnicamente attuabile: lo sanno tutti che persino dei ben protetti dossier di servizi segreti sono stati violati!). Ma per informazioni raccolte relative a semplice navigazione per scopo pubblicitari direi che, oramai, ci sia ben di peggio a infastidirci e a violare la nostra privacy! Da decenni colossi dell’informatica, Google in primis, hanno basato il loro business proprio nell’offrire, anche gratuitamente, servizi per raccogliere dati principalmente utili a conoscere gli interessi/abitudini degli utenti e offrire quindi proposte di acquisto mirate da parte di venditori. Oramai da decenni chiunque utilizzi piattaforme social (e.g. Facebook), programmi/app, email… insomma, un po’ tutto ciò che viaggia su Internet, o è uno sprovveduto o sa bene che quelle informazioni possono essere sfruttate (legalmente o illegalmente) da diversi attori, e non solo forse per fornire offerte commerciali mirate!
Per limitare almeno un po’ questa deriva di Internet, il Garante della privacy non ha potuto sicuramente che intervenire: tuttavia, come purtroppo troppo spesso accade, le regole imposte per non essere “fuori legge” di fatto hanno principalmente complicato le cose senza apportare una reale utilità e concreta protezione della nostra libertà. Insomma, una goccia in un mare magnum, lasciata cadere più per apparenza che per sostanza. Formalmente ora si può affermare che la nostra privacy è protetta, quando invece di fatto tutti i giorni sperimentiamo evidenti violazioni in tal senso, anche pur rimanendo “a norma di legge“, ovunque e non solo navigando su Internet.

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Fin qui ho espresso solo alcune considerazioni personali. Veniamo ora all’oggetto specifico del post, vale a dire come si deve comportare chi ha un blog/sito su WordPress.com e ovviamente non desideri incorrrere in sanzioni dovute a quelle normative: si deve preoccupare di non essere più in regola?
Diciamo subito che, per quanto ho inteso, se un sito NON raccoglie dati dei visitatori attraverso dei form (e.g. blog, sito vetrina di un’attività commerciale), la piattaforma WordPress.com stessa fornisce già di default (anche per utenti con piano gratuito o Personal) una gestione automatica dei cookies che è conforme alle richieste di legge.

D’altra parte, questo mi sembrava dovesse essere abbastanza ovvio, essendo molteplici i siti sviluppati su quella piattaforma per cui quella medesima doveva lei stessa provvedere in qualche modo ad aggiornarsi per rendere legale il tutto, almeno per la stragrandemaggioranza dei siti personali.
Tuttavia ho voluto indagare in quanto, una delle persone che avevo aiutato a sviluppare un sito, mi ha fatto pervenire richieste puntuali – relative alla non conformità a tale legge di quel sito stesso – indicate da un consulente sulla privacy.
In pratica, sebbene si trattasse di un sito vetrina che non raccoglie alcun dato dal visitatore, ho dovuto aggiungere un link a una questa pagina relativa al trattamento dei dati in cui ho inserito quanto mi era stato indicato da quel consulente… sebbene personalmente penso si tratti di una sbrodolata di informazioni inutili o ovvie! 🙄

Inoltre aveva sollevato anche il seguente problema relativamente al banner e ai cookies presenti nel sito WordPress:

L’attuale banner dei cookie consente all’utente di gestire le preferenze per la gestione dei cookie. Tuttavia, pur consentendo ciò, risulta perennemente attiva la spunta del legittimo interesse, costringendo l’utente a dover manualmente disattivarle per ogni tipologia dei cookie.
Questo aspetto, oltre a non rispondere alle linee guida del Garante Privacy in materia di cookie (https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9677876), risulta errato con riferimento a quanto prescritto dal GDPR.
Infatti, il titolare del trattamento è tenuto ad individuare la specifica base giuridica per il trattamento dei dati personali che rende lecita una determinata attività.
Pertanto, se un trattamento è lecito in virtù del consenso della persona interessata, non può essere al tempo stesso lecito anche in virtù del legittimo interesse del titolare.
In conclusione, occorre rimuovere dal banner dei cookie la spunta del legittimo interesse e fare in modo che se l’utente non presta il consenso all’utilizzo di uno o più cookie, questi non vengano attivati.
Si segnala, infine, di inserire un collegamento al banner nel footer del sito, in modo da consentire agli utenti di poter gestire le preferenze sull’utilizzo dei cookie in qualsiasi moemento.

Avevo già notato che, la prima volta che si visita un sito ospitato su WordPress.com, veniva mostrato un popup relativo a Privacy e Coookie:

Esempio di popup relativo a Privacy e Coookie che compare la prima volta che uno visita un sito ospitato su WordPress.com

Inoltre, non premendo il tasto Accetta bensì quello Ulteriori informazioni, vengono mostrate le seguenti pagine in automatico:

Tuttavia, effettuando delle ricerche, avevo anche visto che esistevano plug-in specifici per supportare una gestione personalizzata della sezione relativa alla privacy del sito… ma questi risultavano disponibili solo se uno aderiva ad un piano business, di costo non indifferente!
Per avere un’assicurazione che la gestione realizzata in automatico da WordPress fosse comunque sufficiante, ho allora contattato (tramite la chat) il suo sistema di supporto: ho quindi ricevuto assicurazioni che comunque, anche per i siti con piano gratuito, la loro gestione è conforme al GDPR (“we have insured that GDPR cookies consents banner we provide is compliant with GDPR for now“): mi hanno anche fornito un link dove veniva specificato in dettaglio il tutto:

Dopo avere quindi contattato in tal modo il servizio clienti di WordPress per capire meglio il problema sollevato dal consulente, mi sono solo limitato ad aggiungere in fondo alla sezione relativa al trattamento dei dati, la seguente informativa su come WordPress.com gestisce la policy relativamente ai cookies:

INFORMAZIONI RELATIVE A WORDPRESS.COM

Il sito è ospitato da WordPress.com che ha le seguenti policy relativamente ai cookies: WordPress.comcookies policy, Cookie Policy – Automattic.
In particolare, quando si naviga per la prima volta (o dopo un certo intervallo di tempo) in uno specifico sito ospitato su WordPress.com, compare un banner sulla privacy nella parte inferiore dello schermo. Il banner si collega a una pagina con dettagli sulle informazioni che WordPress.com raccoglie e può memorizzare, inclusa una spiegazione relativa ad annunci pubblicitari personalizzati. Per i visitatori dell’Unione Europea, non verranno mostrati annunci personalizzati in base agli interessi (come determinato da un singolo cookie) se, agendo in quel banner, il navigatore non acconsente esplicitamente facendo click su “Chiudi e accetta”.
Eventuali richieste relative ai dati, inerente a questo trattamento, possono essere rivolte al Titolare (WordPress/Automattic).
https://wordpress.com/support/your-site-and-the-gdpr/

Insomma, se hai un blog pubblicato su WordPress.com direi che non hai da preoccuparti relativamante alla conformità rispetto alle leggi sulla privacy e, se proprio vuoi, puoi anche tu inserire esplicitamente un riferimento all’informativa su come WordPress.com gestisce la policy relativamente ai cookies, analogamente a quanto ho fatto io per questo mio blog nella pagina di About!

😉

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Come indicizzare i propri siti in modo che possano essere trovati più agevolmente dai più utilizzati motori di ricerca (i.e. Google e Bing)

Ho già scritto in passato diversi post sull’argomento ma anche in questo ambito ci sono sempre evoluzioni e anche le interfacce possono variare nel tempo per cui, avendo rifatto la procedura d’indicizzazione per i due motori di ricerca più utilizzati (Google e Bing di Microsoft) ho pensato bene di catturare alcune videate e di riproporre brevemente le relative procedure. Vi invito comunque a visionare i miei post precedenti sull’argomento, forse non del tutto aggiornati ma che contengono comunque informazioni utili che non andrò qui a ripetere volendo rimanere molto sintetico:

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Il motore di ricerca di Google fornisce agli amministratori di siti la piattaforma Google Search Console. Nel seguito gli screenshot su come procedere per registrare all’indicizzazione un sito aggiuntivo:

Su come procedere su ciascun proprio sito WordPress per consentire la verifica, rimando a quando già spiegato nel post How to gather some additional information on your site traffic (e.g. WordPress one) and help search engines to index it.

Se poi (per assurdo) uno non volesse che i motori di ricerca non indicizzassero un proprio sito (o almeno non siano agevolati a farlo), in WordPress esiste anche la possibilità d’indicarlo come opzione:

Opzione in WordPress che consente d’indicare di non voler che i motori di ricerca indicizzino quel proprio sito (o almeno non siano agevolati a farlo): opzione da mai impostare ovviamente!

Esiste poi la possibilità d’indicare la sitemap, vale a dire la mappa del sito generalmente contenuta in un file xml: nel caso dei siti realizzati su WordPress.com si trova appunto in https://nomesito/sitemap.xml.

Relativamente poi al motore di ricerca Bing della Microsoft, la piattaforma di riferimento è ora il Bing Webmaster Tools: ora infatti è stata dismessa la possibilità a chiunque in modo anonimo di proporre l’indicizzazione di URL tramite il Bing’s URL submission tool. Nel seguito gli screenshot della procedura: si noti che è ora possibile autenticarsi in quella console non solo con il proprio account Microsoft, ma anche con il proprio di Google o di Facebook.

Dopo avere scelto + Aggiungi sito dalla tendina in alto a sinistra, vengono presentate due alternative: aggiungere la URL di un sito manualmente ed effettuare la procedura di verifica o importare subito il tutto da Google Search Console se già si è già effettuata tale verifica in quel sistema. Nel secondo caso la procedura si semplifica e risulta più veloce il tutto per cui conviene effettuare quella scelta (avendo l’accortezza ovviamente di avere prima effettuato la registrazione del sito nel sistema di Google!).

Esiste inoltre la possibilità d’inviare URL specifiche, fino a un massimo consentito (e.g. 100) al giorno:

Esiste anche per Bing la possibilità d’indicare la sitemap:

Infine è possibile richiedere un’analisi del sito:

Richiesta di analisi del sito

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Link utili

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Nuova edizione 2022-2023 di “Un click per la Scuola” di Amazon, forma pubblicitaria/promozionale che sovvenziona le attività didattiche nelle scuole: anche quelle che erano già iscritte a una precedente edizione, devono comunque registrarsi anche quest’anno per poter beneficiare delle donazioni!

Avevo già scritto nel 2019 il post “Ben vengano forme pubblicitarie/promozionali che sovvenzionino le attività didattiche nelle scuole!” che pubblicizzava alcune iniziative pubblicitarie/promozionali che potevano portare qualche contributo economico alle scuole, senza particolari sforzi da parte nostra! In particolare, avevo citato tra le altre, l’iniziativa Un click per la scuola di Amazon.

Un cliente Amazon per effettuare una nuova iscrizione o confermare una precedente, deve andare sul solito sito dedicato all’iniziativa Un click per la scuola, ovviamente autenticandosi con il proprio account Amazon: si noti che ora, invece di poter scegliere una scuola è ora possibile anche optare in alternativa per una donazione alla onlus Save the Children.

Iniziativa Un click per la scuola di Amazon

Anche quest’anno ho aderito nuovamente a quell’iniziativa, sollecitato da una loro e-mail e, come avevo già scoperto lo scorso anno (un po’ con stupore), mi è stato notificato che, confermando la scuola già precedentemente scelta, questa non era ancora aderente all’iniziativa.

Mail di sollecito ad aderire all’iniziativa per l’anno 2022/2023
Mail di conferma di adesione, con eventuale indicazione che la scuola non ha ancora aderito (nuovamente) all’iniziativa

Infatti, anche le scuole già iscritte lo scorso anno devono comunque registrarsi nuovamente ogni anno per poter beneficiare delle prossime donazioni … e penso che non tutte siano a conoscenza di questa regola o comunque non se la ricordino per cui è bene avvertirle se il caso!

Se la scuola non ha ancora rinnovato l’iscrizione all’iniziativa, continuando a richiedere di supportarla fornirà l’indicazione seguente: è quindi opportuno avvertire quella scuola!

Indicazione fornita se la scuola scelta non ha ancora rinnovato l’iscrizione all’iniziativa


Perciò, anche se eri già iscritto a una precedente edizione di Un click per la Scuola, devi comunque registrarti anche quest’anno per poter effettuare o beneficiare delle donazioni“. Già lo scorso anno avevo scritto un post (Nuova edizione 2021-2022 di “Un click per la Scuola” di Amazon, forma pubblicitaria/promozionale che sovvenziona le attività didattiche nelle scuole: anche quelle che erano già iscritte a una precedente edizione, devono comunque registrarsi anche quest’anno per poter beneficiare delle donazioni!) per diffondere questa informazione… ed è quanto anche questo nuovo post si ripropone! 😉

Sebbene forse la richiesta di una nuova adesione, almeno quella da parte delle scuole, si poteva davvero evitare, forse ci sono particolari motivi che mi sfuggono e che hanno portato Amazon a optare per questa scelta: la procedura richiesta sembra tuttavia essere assai agevole sia per il cliente sia per la scuola, per cui penso sia un’opportunità da non lasciarsi scappare dal momento che non ci costa nulla!
Infatti, la procedura guidata per l’adesione (o conferma di adesione per il nuovo anno se già iscritti gli anni scorsi) sia per una scuola sia per un cliente Amazon richiede davvero meno di un minuto, per cui non costa davvero nulla farlo e il vantaggio per la scuola non è irrilevante se almeno le famiglie dei suoi studenti (o ex studenti) aderiscono!

Richiesta di una nuova adesione (o rinnovo dell’adesione dell’anno precedente) da parte delle scuole dell’iniziativa Amazon “Un click per la scuola

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Link utili

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I molteplici servizi gratuiti di visualizzazione del territorio geografico: Google Maps, Street View, Google Earth, Microsoft Bing Maps, Apple Maps…

Google mette a disposizione diversi servizi gratuiti di visualizzazione del territorio geografico (Google Maps, Street View e Google Earth) e in questo campo la fa un po’ da padrone sebbene non sia il solo attore nel settore!
Sicuramente il suo servizio Google Maps è il più conosciuto e utilizzato, anche perché fornisce una funzionalità di navigazione sempre a portata di mano, tra l’altro configurabile non solo per un uso in auto, con mezzi pubblici (fornendo l’utilissima indicazione dei gli orari generalmente forniti in tempo reale agganciandosi a sistemi informatici dei gestori locali dei trasporti) ma anche a piedi e – da qualche anno – pure in bicicletta. Inoltre Street View deve la sua popolarità anche al fatto che le sue funzionalità sono state sapientemente integrate in Google Maps, sebbene esista anche un’app Street View apposita. Si noti che Street View consente anche di vedere come un luogo si sia modificato nel tempo qualora, come spesso avviene soprattutto nei grandi centri abitati, i passaggi di registrazione da parte dei veicoli Google sono stati molteplici negli anni (vedi Come vedere le modifiche avvenute in un territorio negli anni e nelle diverse stagioni, grazie a Street View).
Nella versione web di Google Maps basta spostare nel posto d’interesse l’omino giallo (in basso a destra) sulla mappa per vedere a 360 gradi quel luogo, con possibilità poi eventualmente di spostarsi usando le apposite frecce:

Versione web di Google Maps: basta spostare nel posto d’interesse l’omino giallo sulla mappa per vedere a 360 gradi quel luogo

Nella versione app di Google Maps invece basta tener premuto con il dito (per qualche secondo) sulla mappa nel punto d’interesse (creando in tal modo una puntina), quindi premere sulla immagine (quadratino in basso a sinistra) che lancia una visione del luogo sempre a 360 gradi, visione anche allargabile a tutto lo schermo (selezionare l’apposito cerchietto con le doppie frecce in basso a destra nell’immagine):

Meno conosciuto, ma non per questo meno utile, è forse Google Earth che ha la potenzialità di fornire una visione in 3D oltre che in 2D, sebbene fornisca una visione principalmente geografica e sia privo di tutte quelle funzionalità di navigazione presenti in Google Maps. La visione in 3D è notevole soprattutto in quei territori cittadini dove evidentemente le riprese e le elaborazioni sono state effettuate con maggiori risorse e definizione. Nel seguito la visione 3D di piazza Castello a Torino: soprattutto se uno ha un touch screen, la rotazione orizzontale/verticale delle immagini (utilizzando due dita) risulta assai agevole e consente una visione completa del posto, permettendo ad esempio di girare intorno a un edificio:

Comunque anche lui, oltre la visione in 3D, fornisce utili informazioni immediate, quali l’altezza (dal livello del mare) del punto selezionato, informazione talvolta utile che non mi sembra sia ricavabile utilizzando gli altri ambienti Google: sebbene non venga fornito direttamente un modo per conoscere la differenza di altezza tra due punti (e.g. dislivello tra un paese e la cima di un monte), questa informazione può ovviamente essere agevolmente ricavata vedendo l’altezza dal mare di ciascuno dei due punti e quindi effettuando una differenza! In Maps, invece, vengono fornite solo le coordinate GPS e non mi risulta (stranamente) ci sia la possibilità di richiedere l’altitudine di un punto desiderato.
Tuttavia, non so bene l’affidabilità di tale informazione dal momento che anche solo usando la versione app e quella web di Earth, per un medesimo punto (e.g. Piazza Castello a Torino) vengono fornite indicazioni di altezza non uguali, seppur simili (i.e. 236m E 259m rispettivamente)! Da questo articolo di mole24.it sembrerebbe che l’altezza precisa di Piazza Castello sia 239m… insomma, una via di mezzo delle indicazioni fornitemi da Google Earth nelle sue due versioni!


Di versioni di Google Earth ce ne sono ben tre: una per il web (sito), una app per i dispositivi mobili e applicazione Pro per desktop da installare su PC.

Quest’ultima versione è, come indicato, professionale per certi versi in quanto possiede molteplici voci di menù che consentono, ad esempio, anche di creare tracciati in formati standard importandoli eventualmente da file contenenti informazioni GPS, oppure abilitazioni (Visualizza -> Immagini storiche) per poter visualizzare la situazione storica… insomma potendo vedere lo stato del pianeta, così come si vede via satellite, andando anche dietro nel tempo fino anche al 12/1930. Stranamente la elaborazione più recente invece risale al 12/2020 pur essendo l’attuale versione 7.3.4.8642 del programma del 4/2022: evidentemente i dati utilizzati sono al massimo di due anni fa e le registrazioni effettuate via satellite successivamente non sono ancora rese pubblicamente disponibili online! 🤔

Pur essendo possibile visualizzare la situazione storica fino al 12/1930, ila visione più recente risale a 12/2020, circa 2 anni fa

Utilizzando infine la funzionalità di immagini storiche da satellite che esiste nella versione Google Earth pro (da installare su PC: vedi I molteplici servizi gratuiti di visualizzazione del territorio geografico: Google Maps, Street View, Google Earth, Microsoft Bing Maps, Apple Maps…) si ricavano le seguenti visioni registrate via satellite su quella cava.
Si noti come la definizione delle immagini sia progressivamente aumentata, soprattutto a partire dal nuovo secolo: soprattutto quella del 1985 è decisamente a bassa risoluzione, ma consente comunque di rilevare la dimensioni di allora della cava tenendo presente che ora il margine della cava ha quasi raggiunto il luogo dove viene indicata la Cappella di San Bernardo che ho evidenziato in rosso. In realtà, dove viene indicata quella Cappella è la posizione attuale e non quella che aveva in quel 1985: infatti era stata spostata nel 2004 dalla sua bella posizione panoramica – ben differente dall’angusta posizione attuale – per appunto lasciar spazio all’espandersi della cava: vedi Monte Calvario a Villanova Mondovì (chiesa di Santa Caterina, santuario di Santa Lucia e cappella di San Bernardo): rifugio faunistico o sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali?

Nel seguito mostro l’evoluzione di una cava dal 1985 fino al 2020 (ultima data di pubblicazione delle immagini registrate via satellite, per cui è necessario aspettare ancora un po’ per vedere pubblicata la situazione attuale, ovviamemente ancora peggiore!). Si noti come la definizione delle immagini via satellite sia progressivamente aumentata, soprattutto a partire dal nuovo secolo: soprattutto quella del 1985 è decisamente a bassa risoluzione, ma consente comunque di rilevare le dimensioni di allora della cava, tenendo presente che ora il margine ha quasi raggiunto il punto dove viene indicata la Cappella di San Bernardo (evidenziata in rosso). [In realtà, dove viene indicata quella Cappella è la posizione attuale e non quella che aveva nel 1985: infatti era stata spostata nel 2004 dalla sua bella posizione panoramica – ben differente dall’angusta posizione attuale – per lasciar spazio appunto all’espandersi della cava: vedi Monte Calvario a Villanova Mondovì (chiesa di Santa Caterina, santuario di Santa Lucia e cappella di San Bernardo): rifugio faunistico o sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali?].

Sovrapponendo le immagini da satellite del 31/12/1985 e del 28/10/2020 ho evidenziato la parte di montagna erosa da quella cava in 45 anni (per un’altezza di più di 100m!!):

Sovrapposizione delle immagini da satellite del 31/12/1985 e del 28/10/2020, evidenziando la parte di montagna erosa dalla cava in 45 anni (per un’alterzza di più di 100 metri!!)

Nel seguito le immagini da satellite disponibili su Google Earth Pro per quel territorio: 28/10/2020; 3/8/2017; 24/9/2015; 13/9/2012; 31/12/1985

Ripresa da satellite del 28/10/2020
Ripresa da satellite del 3/8/2017
Ripresa da satellite del 24/9/2015
Ripresa da satellite del 13/9/2012
Ripresa da satellite del 31/12/1985

Le immagini da satellite consentono anche di evidenziare bene come questa cava di Villanova Mondovì, sia in linea d’aria non molto più distante rispetto a quella di Roccaforte adiacente: nel tempo la sua distanza in linea d’aria si è poi dimezzata nel corso di pochi decenni. Comunque agisce sulla medesima montagna per cui l’effetto delle mine che vengono fatte brillare settimanalmente si ripercuotono nel tempo sicuramente sulle case di Villavecchia (diverse crepe si allargano sui muri di quelle case) e probabilmente anche più distante: varrebbe sicuramente la pena mettere qualche sensore (quelli che si mettono per i terremoti) nel Santuario per registrare e tracciare il loro impatto anche sul tratto di montagna in cui sorge. Nelle grotte di Bossea ci sono questi semplici sensori collocati in modo permanente e non penso ci voglia molto – anche in termini economici – per piazzarne qualcuno nel Santuario, magari anche solo per un certo periodo opportuno!

Una funzionalità di riprese storiche, questa volta però a livello strada, è poi presente anche su StreetView come già avevo mostrato nel mio post Come vedere le modifiche avvenute in un territorio negli anni e nelle diverse stagioni, grazie a Street View: ad esempio, in quel caso avevo potuto documentare come era stato distrutto un bosco urbano con un abbattimento indiscriminato di alberi decennali… e come poi, nel giro di un anno e mezzo, la Natura pian piano sia riuscita a rimediare parzialmente al danno ed affornto subito!

Arile 2019
Ripresa di Street ViewAprile 2019 dopo il passaggio delle ruspe avenuto a inizio dicembre 2018 che avevano abbattutto indicriminatamente tutti gli alberi… lasciando invece ancora per almeno 6 mesi le immondizie, come risulta evidente anche da queste immagini!
Agosto 2020
Ripresa di Street ViewAgosto 2020

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La versione 3D del territorio, quando abilitata in questa versione di applicazione Earth Pro, tuttavia fornisce un rendering non certo paragonabile a quella della versione web a cui comunque si può passare andando su File -> Visualizza in Google Earth per il Web.

Rendering con edifici in 3D effettuata con l’applicazione Google Earth Pro

In questa versione Pro manca anche una diretta integrazione con Street View, presente invece nella versione Web: quest’ultima presenta, infatti, in basso a destra il classico omino giallo da spostare nel punto in cui si vuole avere una visione dalla strada.

Visione Street View integrata in Google Earth Web

Le mappe di Google forniscono inoltre molteplici altre funzionalità che si scoprono man mano utilizzandolo, talune non sempre conosciute da tutti e non sempre utilizzano una procedura d’immediata comprensione… seppur poi la funzione sia agevole da utilizzare una volta che si è compreso come fare! È questo il caso del servizio che consente di tracciare e conoscere la distanza in linea d’aria tra due punti (o più) sulla mappa (vedere il post apposito Come fare a calcolare la distanza in linea d’aria tra due punti su Google Maps e su Google Earth).

Sebbene i programmi di Google siano penso i più utilizzati, non sono certo gli unici del settore, come già specificato all’inizio. Anzi, per certi aspetti altre soluzioni presentano caratteristiche particolari che in talune situazioni possono renderli preferibili.

Ad esempio, se hai un PC Windows avrai notato la presenza si un’app Mappe di Microsoft che per molti veri è analoga a Google Maps: consente di trovare il percorso più adatto tramite la navigazione vocale e ottenere indicazioni per tragitti a piedi, in auto o con mezzi pubblici; cerca i luoghi d’interesse per ottenere indicazioni stradali, informazioni aziendali e recensioni; scaricare le mappe da usare anche offline; fare un giro del mondo virtuale grazie a viste aeree mozzafiato e viste al livello della strada a 360 gradi.
La visione 3D dall’alto indicata come bird eyes view la trovo spettacolare e direi migliore di quella 3D di Google: unico difetto, non certo irrilevante, è che (soprattutto al di fuori dagli Stati Uniti) copre solo pochi luoghi ad alta densità di popolazione e/o particolarmente d’interesse. Già nel 2015 avevo mostrato in un mio post (Maps app: the embedded turn-by-turn navigator feature in Windows 10 Mobile / Windows 10. A comparison with HERE Drive+) le seguenti figure che evidenziavano come già allora fossero le potenzialità della metodologia di Microsoft anche relativamente alle mappe:

Maps: examples of 3D maps
Maps: examples of 3D maps (2015)
Maps: example of street view
Maps: example of street view (2015)

Purtroppo sembra che Microsoft successivamente non abbia investito più di tanto in quel settore e ad oggi la situazione non è cambiata molto, se si esclude la visione in 3D per un numero maggiore di luoghi (ad esempio, ora c’è anche Torino mentre allora no). Penso avessero investito molto ai tempi degli smartphone Windows Mobile con la loro collaborazione con Nokia/Here: poi le leggi del mercato hanno determinato una cambio di rotta nei loro obiettivi principali… 🤔

Per l’Italia le immagini in 3D continuano ad essere solo disponibili per poche città principali: per vedere quali sono basta andare nei tre puntini in alto a destra e scegliere Città in 3D. Filtrando sull’Italia, vengono elencate solo 10 città sebbene, in realtà, ora il mapping in 3D è sicuramente maggiore: ad esempio, Torino non è presente in quell’elenco sebbene sia ora mappata in 3D come mostrato nel seguito!

Anche Maps di Microsoft ha la sua versione web e app nello store di Microsoft e quindi installabile su PC Windows: putroppo non ne esiste una sua versione Android per cui sugli smartphone attualmente è solo utilizzabile nella sua versione web. e si può richiedere una visione aerea o stradale, attivare streetside, visualizzazione del traffico (anche con visione di eventuali telecamere e segnalazione di incidenti stradali):

Opzioni di visualizzazione della mappa in Maps di Microsoft

Anche in questo caso, come già evidenziato parlando delle mappe di Google, è assai conveniente interagire con un touch screen (rispetto a un uso di un semplice mouse) in quanto in questo modo si possono variare le visioni del territorio molto più agevolmente (e.g. alzando e/o ruotando a piacere la prospettiva).

Ecco come appare ora la visualizzazione StreetView di Piazza Castello a Torino: se si rende la visualizzazione più grandangolare rispetto a quella di default, si scopre che quelle riprese sono state effettuate da TomTom con la quale evidentemente Microsoft ha una collaborazione almeno qui in Europa. Nel seguito mostro la visione fornita sia con lapp sia con la versione web:

Vedi anche Get Bird’s Eye Views in Your Next Great Maps App or Web Experience


Sebbene anche Apple abbia le sue mappe, non conosco bene i suoi ambienti per cui mi limito a riportare quanto trovato su Wikipedia: Apple Maps è un servizio di web mapping sviluppato da Apple Inc. Il sistema di mappe predefinito di iOS, iPadOS, macOS e watchOS, fornisce indicazioni e orari di arrivo stimati per guidare, camminare, andare in bicicletta e navigare con i mezzi pubblici. Una modalità “Flyover” mostra alcuni centri urbani densamente popolati e altri luoghi d’interesse in un paesaggio 3D composto da modelli di edifici e strutture.
Rilasciato per la prima volta nel 2012, Apple Maps ha sostituito Google Maps come sistema di mappe predefinito sui dispositivi Apple. Al momento del lancio, ha attirato critiche da parte di utenti e revisori per indicazioni errate, dati sparsi sui trasporti pubblici e vari altri bug ed errori. Da allora Apple ha ulteriormente sviluppato il software rispondendo alle critiche.
Esclusivo per i dispositivi Apple, è possibile accedervi su dispositivi non Apple nei risultati di ricerca relativi alle mappe su DuckDuckGo.

Esiste poi la soluzione opensource OpenStreetMaps le cui funzionalità risultano tuttavia più limitate: vengono comunque abbastanza utilizzate dai programmatori che non vogliono pagare i diritti per poter usare altre soluzioni a pagamento.

Infine esistono anche soluzioni che consentono di agganciarsi a diverse soluzioni di mappe come quella proposta da satellites.pro, sebbene non consenta di fatto una flessibilità nel gestire la visulizzazione (e.g. il 3D) che si ha invece operando direttamente sui rispettivi sistemi!

Possibili mappe utilizzabili in satellites.pro

Nel seguito mostro quanto fornisce scegliendo Apple Maps tra i possibili fornitori di mappe:

Visione di Piazza Castello a Torino fornita da Apple Maps come fornita da satellites.pro

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Alcuni altri post che ho scritto relativamente alle mappe

Pubblicato in Arte e Bellezza, Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Torino e dintorni, Windows | 7 commenti

World Cleanup Day 2022: resoconto di una giornata all’insegna della partecipazione per un mondo più rispettoso della natura

Avevo già scritto un post (Sabato 17 settembre – Bella iniziativa di Decathlon Torino centro: World Cleanup Day) per pubblicizzare l’evento che annualmente si svolge in molte parti di tutto il mondo, soprattutto in grandi città.

Sito World Cleanup Day che mostra gli eventi svoltisi il 17/9/2022 in tutto il pianeta

Anche a Torino, la mia città, si è svolto questo evento grazie a sponsor, organizzazioni e società che l’hanno sostenuta senza particolari ritorni economici, se non d’immagine! Alcune catene commerciali (e.g. Leroy Merlin, Decathlon) hanno sicuramente contribuito sia a pubblicizzare sia a fornire supporto economico per l’organizzazione, ma il tutto si è potuto svolgere grazie soprattutto ad alcuni circoli e associazioni affacciati sul Po (e.g. Progetto Vie d’Acqua; circoli di canottaggio quali Società Canottieri Armida e Canoa Club Torino). Nel seguito la locandina dove sono indicati tutti gli sponsor e organizzatori: strana l’assenza delle tipiche associazioni naturalistiche (e.g. WWF, Pro natura, Lipu): forse più interessate a organizzare in proprio eventi, piuttosto che aderire anche a queste iniziative? 🤔

Andando nel sito internazionale dell’evento mi ha fatto tuttavia specie constatare che Torino non era indicata come una delle ben 56 iniziative segnalate in Italia nel 2022… pur essendo quell’iniziativa di Trash Challenge sulle sponde del fiume Po sicuramente collegata al World Cleanup Day, come anche il logo sul sacchetto fornito in dotazione (contenente guanti e altro) indica chiaramente. 🤔


Non che questo importi più di tanto, la sostanza è ben altra cosa, ma è comunque indice che forse l’organizzazione può sicuramente essere migliorata anche in termini di visibilità e non solo di gestione dei volontari e distribuzione del materiale di supporto. Una maggiore pubblicità dell’iniziativa aiuterebbe sicuramente non solo ad aumentare il numero di volontari, ma soprattutto a diffondere maggiormente nella popolazione quella sensibilità verso il rispetto della natura e il ripudio di atti indegni quali l’abbandono di materiale nell’ambiente, soprattutto quello non biodegradabile!
Da alcuni articoli apparsi sui giornali cittadini, pensavo infatti che il numero dei volontari che aderivano all’evento fosse assai maggiore: il numero ipotetico di 300 volontari, apparso su alcuni rotocalchi, non è stato sicuramente raggiunto e anzi, almeno alle 9:00 ora del ritrovo, il numero di persone presenti erano poche decine…

Inoltre, ho visto davvero troppo pochi giovani, purtroppo: ho notato piuttosto famiglie con figli adolescenti e persone disabili in carrozzina! Ecco alcune fotografie che ho trovato pubblicate su Facebook (**):

Comunque si respirava aria fresca di gioventù e di sentita partecipazione anche tra i meno giovani come me e la giornata si è svolta superando le mie aspettative!
All’atto dell’iscrizione avevo richiesto, se fosse stato possibile, di unirmi al gruppo che avrebbe raccolto i rifiuti sulle rive del Po dal fiume stesso, utilizzando delle canoe. Infatti, pensavo, che quel tipo di raccolta, oltre a unire l’utile al dilettevole, fosse ancora più proficua rispetto a quella che si sarebbe svolta da terra… e non mi sbagliavo: siamo riusciti a raccogliere in percentuale molti più sacchi d’immondizia rispetto al più ben nutrito numero di “colleghi” che hanno operato dalla terra! Infatti, in una decina di persone, quali eravamo, siamo riusciti a raccogliere mediamente due sacchi d’immondizia a testa in poco più di tre ore e mezza, percorrendo con canoa/kayak il Po (su entrambe le rive) dall’imbarcadero – nei pressi del castello del Valentino – fino a Moncalieri. Insomma, un bel bottino e una bella soddisfazione per aver contribuito concretamente a eliminare dal fiume rifiuti che diversamente sarebbero rimasti lì chissà per quanto tempo, magari smossi solo da un’eventuale futura piena… per poi, nella migliore delle ipotesi, finire in mare! Ricordo bene le spiagge piene di oggetti di plastica che avevo visto nel delta padano, percorrendo anni fa in bicicletta quel particolare territorio tutto da scoprire!

Poche persone, quali eravamo, sono riuscite mediamente a raccogliere quasi due sacchi d’immondizia a testa in poco più di tre ore e mezza, percorrendo con canoa/kayak ambo i lati del fiume, dal castello del Valentino fino a Moncalieri
Parte dell’immondizia arrivata poi nella piazzetta di raccolta generale

È proprio quella sul bordo del fiume la parte di rifiuti che difficilmente viene abitualmente raccolta, in quanto certo gli spazzini non la riescono raggiungere.
La maggior parte di questi rifiuti raccolti era costituita da bottiglie vuote di plastica, ma si è trovato anche molto polistirolo da imballaggio e… un po’ di tutto, persino pezzi di bambole e palloncini sgonfi! Spesso si tratta d’immondizia difficile da scovare in quanto nascosta tra le fronde di alberi, ristagnante in conche, talvolta addirittura semi sommersa soprattutto quando si tratta di contenitori di vetro, tipicamente bottiglie di birra o… contenitori per flebo! 🤔🙄

Al prossimo anno, dunque!

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P.S. 21/9/2022

Proprio oggi ho ricevuto questo messaggio che inserisco in questo post in quanto decisamente appropriato:

Allarme di Greenpeace: mentre il mare soffoca per la plastica, il mercato italiano continua ad essere inondato di bottiglie.
Un giro d’affari milionario alimentato anche dal falso mito del riciclo.
Non è un problema solo per il mare, ma anche per il clima e la nostra salute: la plastica infatti è prodotta a partire da petrolio e gas fossile, e contribuisce al cambiamento climatico durante tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione all’incenerimento.
Le alternative alle bottiglie di plastica esistono, ma le aziende non vogliono usarle. Convinciamole a cambiare!
Firma la petizione di Greenpeace.

https://attivati.greenpeace.it/petizioni/stop-bottiglie-plastica

https://attivati.greenpeace.it/petizioni/stop-bottiglie-plastica

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Quando, nella sezione del modulo precompilato del 730 dell’Agenzia delle Entrate, il pulsante di Modifica risulta disabilitato

Fare annualmente il 730 non è certo un qualcosa di piacevole e rilassante. Per fortuna da un po’ di anni esiste la possibilità di almeno partire dalla versione precompilata messa a disposizione direttamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati già in suo possesso.
Infatti, soprattutto ora che esiste l’obbligo di eseguire molti dei pagamenti in modo tracciabile ed essendo poi le spese sanitarie deducibili automaticamente registrate grazie al codice della propria tessera sanitaria, molti dei dati da inserire nel 730 risultano già presenti e il lavoro da fare viene ridotto di molto nella maggior parte dei casi. Conviene comunque verificare quei dati già presenti, in quanto potrebbero essere incompleti (e.g. mentre la donazione fatta a una ONLUS mi era stata conteggiata, quella di un’altra non lo era, sebbene per entrambe il pagamento fosse stato eseguito tramite conto bancario).

Avevo già scritto un post poco prima che quella versione precompilata del 730 fosse resa disponibile (730/2022: scadenze e disponibilità dichiarazione precompilata), e già da tempo avevo incominciato a scaricare quel modulo 730 parzialmente compilato, riproponendomi di riguardarlo successivamente e inserire i dati mancanti. Ma si sa, bisogna trovarsi dell’umore giusto per accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate perché ho già sperimentato negli anni problematiche che non si sono certo semplificate con l’introduzione dell’accesso tramite SPID… anzi! Direi che si è così aumentata la probabilità che qualcosa “vada storto” nella procedura necessaria per adempiere ai propri obblighi: avevo scritto a tale proposito alcuni post in passato (e.g. Agenzia delle Entrate 730/2020: “Il browser in uso ha una sessione già attiva o non chiusa correttamente” alias “come dover cancellare la cache/cookies di un browser per poter nuovamente accedere a un sito”; Dal 1/10/2021 i cittadini potranno accedere all’area riservata solo con SPID, CIE o CNS nei siti dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate: la “rivoluzione” informatica inadeguata che complica solo la vita ai cittadini!)!

L’altro ieri mi trovavo nelle condizioni psicofisiche sufficienti per affrontare l’arduo compito, per cui ho acceduto con lo SPID al sito dell’Agenzia delle Entrate, relativamente alla sezione Dichiarazione precompilata.
Ci tengo a sottolineare che risulta assai più semplice accedere alla sezione del 730 precompilato utilizzando il link indicato precedentemente (i.e. https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/PrecomWeb) rispetto a quanto si può sperimentare partendo dal sito generale dell’Agenzia delle Entrate (i.e. https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/area-riservata).
Infatti, in quest’ultimo caso si deve ovviamente ricercare la sezione relativa al 730 precompilato e questo può non essere del tutto banale. Ad esempio, non aiuta andare nella sezione relativa a tutti i Servizi e ricercare in quel sito (con la sua lente di ricerca) il termine 730 precompilato, in quanto come unico risultato viene fornito un link a Richiesta 730 precompilato che porta a una sezione con funzioni riservate agli intermediari e ai CAF per il download del 730 precompilato:

Sì lo so ora che basta premere (nella homepage il pulsante in basso a destra, Dichiarazione precompilata, ma io stesso non l’ho individuato subito non facendo il testo di quel pulsante alcun riferimento esplicito al termine 730: quindi, ho pensato di trovare la sezione opportuna ricercando appunto 730 precompilato tra tutti i servizi… con esito negativo come visto!! Mi viene da pensare: chissà quante persone avranno seguito la mia stessa logica?

Accesso alla compilazione del 730 dalla homepage (in fondo al post mostro come accedere anche dalla sezione Servizi):

La sezione Dichiarazione precompilata è quella relativa alla compilazione del 730 online

Comunque, anche se non immediatamente, sono riuscito a ritornare in quella stessa sezione relativa al 730 precompilato che avevo raggiunto mesi fa per stamparmelo così com’era, per poi vedere successivamente cosa modificare. Tuttavia, ora il tasto Modifica 730 risultava disabilitato e anche la pressione del tasto Modello PDF per visualizzare il proprio 730 precompilato non portava a nessun risultato! Addirittura la pressione del tasto Calcola nella sezione Esito del calcolo del 730 precompilato forniva la strana segnalazione seguente: “Il calcolo della liquidazione è ancora in corso. Si prega di riprovare

Il tasto Modifica 730 risultava disabilitato e sia la visualizzazione del 730 precompilato sia il calcolo risultavano non disponibili

Preoccupato e temendo che per qualche motivo la dichiarazione fosse ora considerata come già accettata e inoltrata, ho cercato dei contattare telefonicamente il numero di assistenza: ne ho trovati diversi sul sito, ma cercando di chiamare qualsiasi di loro un risponditore automatico forniva gentilmente l’indicazione di richiamare! 😦

Inutile è stato cercare di chiamare i numeri di assistenza: tutti intasati

Ho quindi incominciato a cercare su Internet se c’era un qualche avvertimento o indicazione di disservizio temporaneo del sito: nulla!
Effettuando infine altre ricerche, ho comunque visto che questi funzionamenti anomali sono all’ordine del giorno in prossimità di scadenze e/o condizioni di punta negli accessi ( e.g. Sito AdE a singhiozzo sotto scadenza. Al via in ritardo la modifica del modello 730 precompilato; 730 precompilato, da oggi le modifiche… ma non funziona): il mio livello di ansia è quindi diminuito!

Ho lasciato passare due giorni e poi questa mattina ho riprovato, incrociando le dita: oggi magicamente tutto nuovamente funzionava come previsto e il tasto di Modifica risultava quindi attivo… 🤔🙄

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Accesso alla compilazione del 730 dalla sezione Servizi:

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Altri post sul 730

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Avatar – La via dell’acqua: finalmente al cinema dal 14 dicembre 2022 anche in Italia

Proprio in questi ultimi giorni ho rivisto il Blu-ray triplo di Avatar e anche i due dischi allegati al cofanetto con i contenuti speciali e scene eliminate (quasi una mezz’ora complessivamente di scene già completamente finite e doppiate… ancor di più se si tengono presenti anche le altre ancora non elaborate!) probabilmente per rendere più usufruibile nelle sale un film che già nella sua versione commerciale durava più di 2 ore e mezza (i.e. 162 minuti). Alcune delle scene mostrate in quei dischi bonus, sono completamente elaborate con anche il doppiaggio, mentre altre mancano di doppiaggio, altre ancora sono prive di elaborazioni grafiche mostrando solo prime elaborazioni delle scene riprese realmente con gli attori.


Ho notato che anche su Amazon la versione 3D di Avatar, che era una limited edition, non risulta più disponibile!

Si legge su Wikipedia che il film del 2009 ha stabilito diversi record d’incassi, diventando anche il film con più incassi nella storia del cinema ancora fino a oggi!

Ben 13 anni sono trascorsi da quel film anche se mi sembra ieri quando l’ho visto in 3D sul grande schermo: un’emozione davvero unica!

Avevo letto anni fa un articolo in cui si affermava che la sceneggiatura di Cameron per tutta la saga era già pronta da tempo e addirittura molte delle riprese erano già state girare insieme a quelle utilizzate per realizzare il primo film: ovviamente si trattava solo di riprese con le persone, cioè ancora poi da elaborare digitalmente per inserire sfondi e trasformare attori in personaggi fantastici!
Anche su Wikipedia si legge che già nel novembre 2018,  Sigourney Weaver ha dichiarato che aveva già completato le riprese dei primi due sequel, e che era “impegnata a lavorare ad Avatar 4 e Avatar 5“, per cui diversi media hanno interpretato le sue affermazioni come una conferma che anche le riprese degli ultimi due sequel fossero già iniziate.
Insomma, un sacco di lavoro se si pensa che ben 13 anni ci sono voluti a un regista come Cameron per riuscire a portare sugli schermi il secondo episodio di questa fantastica saga da lui non solo diretta ma anche immaginata già decenni prima di riuscire a iniziare a produrla: fino ad allora erano mancate le tecnologie cinematografiche e di rielaborazione SW indispensabili per realizzare un film del genere!

Trailer di Avatar: la via dell’acqua

Ora, tra poche settimane uscirà sul grande schermo il secondo episodio. Su Wikipedia si legge: Avatar – La via dell’acqua, noto anche come Avatar 2, è un film del 2022 diretto da James Cameron. Prodotto dalla 20th Century Studios, è il sequel del film Avatar del 2009. La pellicola è stata scritta da Cameron e Josh Friedman.

In previsione dell’uscita di questo nuovo film, ci sarà il ritorno in sala dal 22 settembre 2022 del primo Avatar, in 2D, 3D e anche una straordinaria versione rimasterizzata in 4K HDR, in alta gamma dinamica con alcune sezioni del film a 48 fotogrammi al secondo. I cineme di Torino sono (UCI CINEMAS LINGOTTO 17.30, 21.00, 17.00, 20.30; IDEAL 17.40, 21.00; MULTISALA MASSAUA CITYPLEX 20.45)

Si legge da un’intervista a Cameron: Il film è stato apprezzato dal pubblico quando è stato distribuito perché i protagonisti sono personaggi ultraterreni … Ci ha tolto dai nostri problemi quotidiani, dai discorsi politici e dal caos e dal disordine della vita reale: ci ha portato in un luogo dove, sì, c’e’ un conflitto e un sacco di cose importanti che accadono, ma è tutto attraverso un’interpretazione della fantasia o della fantascienza. … È questo il motivo per cui, a prescindere dalla cultura del Paese in cui il film è uscito – che si tratti di Cina, Giappone, Europa, Nord America – la gente vedeva l’universalità delle proprie vite e dei personaggi attraverso la lente della fantascienza. Poi credo che sia stato l’aspetto fisico, la finitura del film – ottenuta mescolato così tante tecniche da richiedendoci anni per svilupparle – ad aver fatto sì che, fin dai primi minuti, le persone hanno rinunciato a cercare di capire come fosse stato realizzato. Così si sono abbandonati a un senso d’immersione in un mondo e in una fantasia perché si è disposti a seguire un fantasy se ci si può immedesimare nei personaggi principali. E credo che il personaggio Jake ci abbia accompagnato in quel viaggio: è lui che ci porta in quel viaggio e ha fatto sembrare tutto razionale in un modo molto diverso, da una prospettiva molto diversa. Anche il personaggio della dottoressa Grace ha fatto da cornice, contribuendo a far sembrare tutto in qualche modo razionale. Credo che la gente abbia trovato in loro degli universali dell’esperienza umana a cui potersi riferire. Infine, c’è anche un’altra cosa: credo che da bambini amiamo innatamente la natura, amiamo gli animali, amiamo stare nella natura: man mano che le nostre vite progrediscono, invece ci allontaniamo sempre più dalla natura. Credo che la società in generale, in qualsiasi parte del mondo, soffra di un qualche tipo di disordine da deficit di natura, in una certa misura. Credo che questo film ci riporti a quella meraviglia infantile nei confronti della natura. Sulla grandezza, la complessità e la bellezza della natura

Poi la programmazione di uscita dei successivi episodi non dovrebbe far più farci attendere così tanto: uno ogni due anni!

Sono già stati dati annunci dallo stesso regista James Cameron che è già iniziata la lavorazione di Avatar 4: attualmente è impegnato nelle riprese di Avatar 3. Il regista ha infine assicurato che i lavori su Avatar 3 continuano senza intoppi. In concomitanza con Avatar 2, Cameron ha lavorato anche al terzo film del franchise (che uscirà a dicembre 2023): sono già stati confermati poi pure il 4 e il 5.

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Sabato 17 settembre – Bella iniziativa di Decathlon Torino centro: World Cleanup Day

Bella iniziativa di Decathlon: sebbene ovviamente abbia una valenza anche pubblicitaria e promozionale, ben venga!!

Iscritto!!

Il punto di ritrovo, dopo avere compilato il modulo online di iscrizione (e aver stampato e firmato la liberatoria che verrà inviata via e-mail), è la terrazza dell’Imbarchino, presso il Parco del Valentino – Viale Cagli, 37 alle ORE 9:00. Ritorno al punto di partenza ORE 13:00

Per chi decide di effettuare operazioni di pulizia delle acque del Po con imbarcazioni, deve prenotare un posto su un SUP o un kayak compilando questo MODULO per navigare in totale sicurezza e insieme togliere rifiuti dal fiume! In questo caso i punti di ritrovo sono:
Canoa Club Torino – Viale Umberto Cagni, 23 – 10126 Torino
Circolo Armida – Viale Virgilio, 45 

Clicca qui per iscriverti anche tu (ci si può iscrivere anche all’ultimo minuto!)

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P.S. 16/9/2022

Articolo apparso oggi 16/9/2022 su La Stampa
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Domanda di messa a disposizione (MAD) finalizzata alla stipula di contratti a tempo determinato nelle scuole, alias come inserire delle checkbox attive in un documento Word

Ho aiutato un’amica a trovare un documento facsimile per effettuare la domanda di messa a disposizione finalizzata alla stipula di contratti a tempo determinato, da indirizzare poi via e-mail indirizzandole al Direttore scolastico di diverse istituzioni scolastiche.

Purtroppo, non esiste un formato univoco standardizzato, reso magari disponibile online dal Ministero dell’Istruzione come avrei pensato: diversi istituti rendono invece disponibili facsimili da cui prendere spunto per presentar loro tale domanda. Guadandone alcuni si nota come i dati da fornire siano sostanzialmente sempre gli stessi. Andando poi a cercare quanto il blogger Aranzulla sull’argomento, fa specie trovare ben tre suoi post sull’argomento (Come funziona la MAD; Come inviare MAD gratis; Come compilare la MAD), indice di come si tratti di un argomento assai d’interesse e di cui non ci sia probabilmente una sufficiente strategia istituzionalizzata per rendere agevole tale richiesta da parte degli interessati. Infatti, diversi sono i “servizi” che, a pagamento (e lo scopri solo dopo avere compilato buona parte dei dati richiesti!) e in teoria, si adoperano per effettuare un invio in broadcast della medesima tipologia di domanda verso un certo numero d’istituti.

Insomma, basterebbe mettere a disposizione a livello regionale (o addirittura nazionale) un modulo online da compilare in cui, dopo avere inserito i propri dati anagrafici e le proprie qualifiche, poter indicare gli istituti d’interesse da poter selezionare da un’opportuna lista suddivisa geograficamente.
Questo renderebbe non solo agevole la presentazione della domanda da parte degli interessati, ma soprattutto agevolerebbe di molto anche la capacità di scelta del miglior candidato da parte degli istituti, potendo effettuare filtraggi adeguati e magari rendendo più trasparente (e quindi più giusta) la scelta di un candidato tra i molti, seguendo regole prestabilite.

Un’altra cosa che mi ha stupito è come talvolta i moduli resi disponibili online da diversi siti (almeno da quelli da cui ho scaricato il facsimile) siano pensati per essere stampati e compilati a mano, non presentando campi attivi tali da consentire di poter effettuare delle scelte in modo elettronico e poter quindi inviare digitalmente tale modulo via e-mail (magari dopo averlo salvato in pdf in modo da renderlo non più modificabile).

Ho quindi provveduto a modificare (in uno dei documenti che mi sembrava il più completo) quei quadratini semplicemente grafici (che consentivano di poter effettuare scelte multiple solo con una biro sul modulo stampato), in caselle di controllo (checkbox) selezionabili digitalmente, in modo appunto da renderlo compilabile tutto digitalmente e poterlo inviare agevolmente senza necessità di scansionare poi il tutto compilato manualmente.

Per chi fosse interessato, ho reso scaricabile file Word del facsimile così modificato cliccando questo link anche se prima conviene verificare se gli istituti a cui uno vuole presentare domanda magari prevedano solo un inoltro della richiesta tramite il loro specifico modulo online!

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Nel seguito mostro come ho fatto a inserire tali checkbox utilizzando l’ultima versione di Microsoft Word. Si noti che il file generato risulta comunque utilizzabile anche da OpenOffice nella sua ultima versione, per cui i campi checkbox attivi risultano funzionanti anche utilizzando quel SW gratuito.

Diversi Istituti si sono rivolti a un prodotto SW privato per rendere disponibile un modulo online per inoltrare tale domanda specificatamente per il loro utilizzo. D’altra parte sono prodotti che includono diversi servizi per un Istituto, quale ad esempio il registro elettronico: principalmente questi SW permettono ai genitori di essere sempre a conoscenza di una serie d’informazioni che riguardano appunto la scuola e i propri figli. Allo stesso tempo questi tipo di programmi cloud permettono al personale ATA e ai docenti di poter comunicare con gli altri dipendenti scolastici che operano presso quell’istituto. Questi SW consentono anche di attivare la sezione MAD che permette appunto, a chi lo desidera, d’inoltrare direttamente online la sua Domanda di Messa a Disposizione!
Il problema è che di questi SW per gestire il registro elettronico, MAD e quant’altro ce ne sono diversi e molteplici di queste piattaforme sono state approvate dal Ministero della Pubblica Amministrazione!!! Ovviamente ciascuno fornisce funzionalità analoghe, ma le realizza in modo differente per cui, ad esempio, anche i moduli per inoltrare il MAD risultano anche molto differenti tra loro sia come interfaccia utente sia come informazioni da inserire. Per di più spesso non sono stati aggiornati nel tempo per cui, addirittura, talvolta come scelta non compare l’anno corretto per il quale si intende fare la domanda, bensì solo gli anni precedenti!! Altre volte pio vien indicato il link di una piattaforma da utilizzare per inoltrare la domanda (e.g. http://mad.portaleargo.it) e poi su questa non si trova in elenco quella scuola da poter selezionare!! 🙄🤔

Molto meglio sarebbe stato se il Ministero della Pubblica Amministrazione avesse lui stesso fatto sviluppare un solo SW con quelle funzionalità e ne avesse mantenuto la gestione. Invece, in nome di un libero mercato e della concorrenza, ora le scuole possono scegliere tra una pletora di sistemi SW sviluppati da ditte private e tocca loro pagare un abbonamento di utilizzo penso annuale! Si tenga poi conto che è vero che un istituto potrebbe decidere nel tempo di cambiare prodotto se nel frattempo ce ne fosero di più validi, ma questo è di fatto assai improbabile in quanto gli utilizzatori rimangono sufficientemente legati negli anni al prodotto inizialmente scelto, anche solo perchè, magari a fatica, dopo tempo tutti gli insegnanti/genitori sono riusciti a comprendere come utilizzarlo: perciò, certo non si mettono a sceglierne un altro anche se fosse migliore!! Che un’interfaccia utente, da utilizzare anche da un generico genitore, non sia per tutti banale lo dimostra la presenza su Internet di molteplici tutorial.
Insomma, per come si è proceduto a livello ministeriale, globalmente i costi pubblici sono probabilmente maggiori e la non uniformità d’interfaccia utente comporta necessariamente una maggiore difficoltà di utilizzo cambiando istituto (qualora non abbiano scelto per caso la medesima piattaforma!).

Se la piattaforma fosse pubblica e univoca, ovviamente ci sarebbero stati innumerevoli vantaggi, oltre ad avere un’unica interfaccia utente in tutti gli istituti pubblici. Ad esempio, il richiedente di un MAD avrebbe potuto autenticarsi con il proprio SPID/CIE, inserire una sola volta i dati e la documentazione richiesta per poi scegliere da un elenco gli istituti di suo interesse a cui inviare il tutto, dal momento che tutti quanti si sarebbero appoggiati alla medesima piattaforma!!

Inoltre, spesso gli Istituti che adottano una di quelle piattaforme private, obbligano il richiedente di MAD a compilare il modulo online predisposto da quella stessa scelta, ignorando qualsiasi altra forma di richiesta inviata via email o in forma cartacea. Ad esempio, nel seguito mostro la risposta a un invio via email della propria richiesta di MAD per un istituto di Torino che ha appunto fornito online un suo personale apposito form:
Per l’invio di Messe a Disposizione a questa Istituzione Scolastica invitiamo a procedere tramite l’apposito form di compilazione reperibile al link https://nuvola.madisoft.it/mad/TOIC8AZ00C/inserisci; qualsiasi Messa a Disposizione pervenuta tramite canali diversi da quello sopra indicato non verrà presa in considerazione.
La segreteria I.C. ALBERTI-SALGARI

Anche se sicuramente è per loro vantaggioso (vedi considerazioni precedenti su maggiore flessibilità nella ricerca e selezione se i dati sono inseriti in una base dati elettronica), dal momento che tale modulo viene inviato solo a uso e consumo di quell’istituto, per il richiedente le cose si complicano in quanto per ogni domanda deve ripetere nuovamente l’inserimento di tutti i suoi dati… magari con un modulo di input con un’interfaccia anche molto differente da quella precedentemente compilata!! 🙄😥

Nel seguito mostro, a titolo di esempio, l’interfaccia utente per inviare un MAD per due delle molteplici piattaforme utilizzabili dagli istituti: come è evidente, l’interfaccia utente utilizzata dalle due piattaforme è ovviamente assai differente!

Nuvola Madisoft utilizzata, ad esempio dall’Istituto Alberti Salgari di Torino (link al modulo MAD):

Serviziweb.axioscloud.it utilizzata, ad esempio, dall’Istituto comprensivo Duchi d’Aosta di Torino (link al modulo MAD):

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Torniamo ora alla parte “tecnica” del post vale a dire come inserire delle checkbox attive in un documento Word!! … anche se abbiamo visto come ora la versione cartacea o elettronica inviata via email sia spesso rifiutata e non più tenuta in considerazione da molti Istituti… sebbene diversi siti continuino a fornire scaricabili facsimili da stampare e compilare a mano (e.g. https://www.notiziedellascuola.it)!! 🙄

Come sempre, se uno non sa come fare un qualcosa, il primo passo da fare è cercare nell’help del programma: 😉

Risultato della ricerca nella guida di Word su come inserire delle checkbox

Il primo passo da fare è stato quini quello di rendere visibile la scheda Sviluppo, per default nascosta, dove sono appunto presenti i controlli attivi. Questi risultano però solo inseribili in un documento Word nel suo formato docx per cui è necessario anche convertire il file originario se nel formato precedente doc, come d’altra parte viene suggerito dal programma stesso:

Sempre seguendo le istruzioni, ho reso visibile la scheda Sviluppo:

A questo punto dalla scheda Sviluppo, ora presente nel menù, ho potuto selezionare la checkbox e nel documento sostituirla al quadratino esclusivamente grafico:

Scheda Sviluppo che consente d’inserire elementi attivi (e.g. checkbox, list-box)

A questo punto il documento risulta avere checkbox selezionabili semplicemente cliccandoci sopra (analogamente per deselezionarle)!
😉

_______________________

P.S.

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Come fare a calcolare la distanza in linea d’aria tra due punti su Google Maps e su Google Earth

Google mette a disposizione diversi servizi gratuiti di visualizzazione del territorio geografico: Google Maps, Street View e Google Earth. Sicuramente il primo è il più conosciuto e utilizzato anche perché fornisce una funzionalità di navigazione sempre a portata di mano, tra l’altro configurabile non solo per un uso in auto ma anche a piedi o – da qualche anno – pure in bici. Anche Street View ha la sua popolarità anche perché le sue funzionalità sono state sapientemente anche integrate in Google Maps. Nella versione web di quest’ultimo basta spostare l’omino giallo (in basso a destra) sulla mappa nel posto d’interesse per vedere a 360 gradi quel posto con possibilità di spostarsi usando le apposite frecce. Nella versione app invece basta tener premuto un po sulla mappa il punto d’interesse per creare una puntina e poi premere sulla immagine che compare in un quadratino in basso a sinistra per lanciare una visione analoga, anche allargabile a tutto schermo selezionando il’apposito cerchietto con le doppie frecce in basso a destra nell’immagine. Meno conosciuto è forse Google Earth che ha la potenzialità di fornire una visione in 3D oltre che in 2D ma è principalmente geografico ed è privo di tutte quelle funzionalità di navigazione: anche lui tuttavia, oltre la visione in 3D, fornisce utili informazioni immediate, quali l’altezza dal mare del punto selezionato, informazione talvolta utile che non mi sembra sia presente negli altri ambienti Google.

Insomma, le mappe di Google forniscono molteplici funzionalità, talune non sempre conosciute da tutti e, seppur agevoli da utilizzare una volta conosciute, non sempre d’immediata comprensione!

È questo il caso del servizio che consente di tracciare e conoscere la distanza in linea d’aria tra due punti (o più) sulla mappa.
Sebbene usando Google Maps il più delle volte serva conoscere la distanza su strada da percorre tra due o più luoghi selezionati, può talvolta tornare utile conoscere anche la distanza in linea d’aria, ovviamente minore.
Nel primo caso, tutte le volte che si calcola un percorso, la distanza da percorrere compare chiaramente nel riepilogo che fornisce tempo di percorso (differente a seconda del mezzo selezionato: e.g. auto, bicicletta, a piedi) e appunto la distanza:

Google Maps – Distanza su strada da percorre tra due o più luoghi indicati nel richiedere il percorso

Nel caso in cui invece uno desideri conoscere la distanza in linea d’aria con Google Maps, la procedura risulta un po differente a seconda se lo si utilizzi da browser o dall’app omonima.
Nel primo caso (accesso a Google Maps tramite browser) si deve:

  • Fare click con il tasto destro sul punto iniziale da cui si desidera partire per misurare la distanza rispetto a un altro punto.
  • Così operando compare un menù in cui è presente la voce Misura distanza, appunto da selezionare.
  • Scompare quindi quel menù e appare un cerchietto collocato appunto dove inizialmente si era effettuato il click con il tasto destro: se si desidera spostarlo un po’, è sufficiente cliccaci sopra con il tasto sinistro e mantenendolo premuto spostarlo dove si desidera.
  • Per indicare il secondo punto per conoscerne la distanza da quel primo segnalato con quel cerchietto, è sufficiente fare un click con il tasto sinistro sul secondo punto della mappa desiderato: comparirà un secondo cerchietto e in automatico un righello con la misurazione della distanza lineare tra quel due punti geografici. In alternativa si può anche premere il tasto destro nel secondo punto desiderato e selezionare la voce Distanza fino qui nel menù che compare
  • Se poi si desidera aggiungere ulteriori punti per avere la distanza complessiva, è sufficiente ripetere il passo precedente.
  • Se si desidera infine far scomparire quella indicazione di misurazione sulla mappa, è sufficiente premere con il tasto destro ovunque sulla mappa e dal menù che compare scegliere Cancella misurazione.

Negli screenshot seguenti vengono mostrati tutti i passaggi (fai click su ognuno per ingrandire): si noti che comunque vengono anche mostrati a video gli suggerimenti che possono aiutare a comprendere il passo successivo da seguire!

Nel secondo caso (utilizzo dell’app Google Maps) la procedura è la seguente:

  • Indicare il punto di partenza e quindi far scorrere verso l’alto la tendina (1) in modo da visualizzare tutti i dettagli del luogo nascosti in basso.
  • Tra questi, nella sezione Panoramica, esiste la funzione Misura distanza da selezionare. Si noti che esistono in quella sezione anche altri interessanti servizi che consentono di suggerire una modifica per quell’indirizzo, aggiungere un luogo mancante, aggiungere gratis una propria attività anche commerciale.
  • Anche in questo caso compare un cerchietto, questa volta bianco, nel punto indicato come origine della misurazione. Si deve quindi spostare la mappa, trascinando con il dito, in modo da far corrispondere al secondo punto di arrivo il cerchio vuoto che comparirà, collegato al primo tramite una linea tratteggiata. Si noti che la dimensione della mappa visualizzata può essere ingrandita/rimpicciolita a piacere effettuando appositi pinch con due dita, in modo tale che risulta agevole indicare anche punti distanti tra loro pur mantenendo una grande precisione (i.e. prima si agisce su una mappa con bassa definizione per poi ridefinire meglio la posizione effettuando lo zoom sul punto specifico).
  • Anche in questo caso è possibile aggiunge uno o più ulteriori punti per conoscere la distanza complessiva in linea d’aria, cliccando sul cerchio + in basso a destra.
  • In basso comparirà la distanza in linea d’aria tra i due punti (o più).
  • Per far scomparire tale misurazione è sufficiente chiudere quella finestra Misura distanza, agendo sulla sua x in alto a destra.

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Esiste poi un’altra modalità probabilmente più intuitiva per calcolare la distanza tra uno i più punti fornita questa volta da Google Earth. In questo caso esiste esplicitamente un’icona a forma di righello nel suo menù che, selezionandola, fornisce appunto quella funzionalità.

Nella sua versione web la procedura è assai intuitiva: basta spostarsi con il cursore del mouse (che si è trasformato, dopo la pressione dell’icona righello, in un segno + come mirino) sul punto da cui si desidera far partire la misurazione, fare un normale click con il tasto sinistro del mouse e quindi spostarsi sul punto di arrivo della misurazione e fare un doppio click sempre con il tasto sinistro. Se si desiderasse fare la misurazione indicando più punti, il click da dare deve essere singolo per poi spostarsi nel punto seguente, e così via fino all’ultimo punto di misurazione su cui, per terminare, si deve fare un doppio click. Si noti che, se si effettua una misurazione nella visualizzazione 3D, la linea che unisce i punti può non risultare diritta in quanto il programma, pur effettuando una misurazione in linea d’aria, tiene conto delle alterazioni visive dovute appunto alla visione attualmente in 3D del paesaggio.