Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni e come scaricare e stampare il certificato vaccinale valido a norma di legge, se si è fatta anche la seconda dose

Il 9 aprile 2021 avevo già scritto un post relativamente aIla preadesione alla vaccinazione delle persone con età compresa tra 60 e 69 anni. Ricadendo io in quella fascia ero ovviamente uno degli interessati in prima persona. Tuttavia a tutt’oggi nessuna chiamata, nessun SMS di convocazione nemmeno per la prima dose, nonostante conosca amici anche più giovani di me di qualche anno che hanno fatto il vaccino … addirittura alcuni il Moderna seppure non fossero in fasce a rischio!

Sono andato ora a verificare il mio stato sempre nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) per verificare di non essermi perso qualcosa. Accedendo alla propria area personale tramite lo SPID, mi viene presentata la seguente mia situazione attuale:

Nonostante la mia adesione tempestiva il 9/4/2021 nella fascia 60-69 ancora nessuna chiamata

Leggendo bene quanto scritto nella sezione Appuntamenti (“Per conoscere i dettagli relativi all’appuntamento, contatta il tuo medico di famiglia, che è incaricato della vaccinazione“), si deduce che avendo evidentemente il mio medico di famiglia aderito alla campagna vaccinale, sarei dovuto essere contattato da lui per la vaccinazione. Peccato che, da me contattato, mi abbia detto che a lui, come a molti altri medici di famiglia che hanno aderito, non stanno arrivando dei vaccini, nonostante abbiano sollecitato più volte. Non avendo quindi previsioni in merito mi ha detto – e consigliato – che, se voglio, mi rimette nel flusso gestito esternamente ai medici di famiglia che, sembra, venga gestito molto meglio. 😕🤔🙄
Insomma, sembra proprio che l’ipotetico coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri sia servito, per come poi è stato gestito, principalmente a propagande partitiche e poco più!!

Tra quei dati si legge anche “A partire da lunedì 17 Maggio 2021, dopo la seconda dose, potrai scaricare e stampare il certificato vaccinale valido a norma di legge accedendo al servizio con credenziali SPID, CIE, certificato digitale, Sistema Piemonte

Accedendo al sito ho notato tuttavia che il servizio di preadesione sarà disponibile proprio domani, nella mattinata del 17 Maggio 2021, anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni senza vulnerabilità. Se sei in quella fascia o in una di età maggiore, puoi trovare tutte le indicazioni di come effetture la preadesione in quel mio preedente post.

Per intanto noi “vecchietti” rimaniamo in attesa della convocazione generalmente fatta tramite un SMS, o (mi dicono) anche telefonicamente se uno per più volte non risponde a quella notifica. 🤔🙄

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Word: come risolvere il problema di avere alcuni paragrafi con uno sfondo di colore differente

Nel post Come mostrare a video un documento Word in modo da visualizzare solo il testo a tutto schermo ho mostrato come agevolmente si può modificare il colore di sfondo di tutto un documento, ad esempio impostandolo a nero anziché a bianco come è di default. Generalmente il colore del testo cambia automaticamente (e.g. da nero a bianco) o può comunque essere modificato a piacere.

Può comunque capitare, soprattutto quando si copia il testo da altre parti per inserirle in un proprio file Word, che modificando il colore di sfondo di tutto il documento, quei paragrafi di cui uno aveva fatto il cut&past rimangano con un background differente (e.g. bianco):

Modificando il colore di sfondo di tutto il documento, dei paragrafi – di cui uno aveva fatto il cut&past prendendoli da altre parti – possono rimanere con un background differente

Inutile cercare di modificare il colore ricercando nelle opzioni del paragrafo o dei caratteri … La soluzione è invece – ovviamente sempre selezionando il testo di cui si intende modificare le proprietà – quella di cercare (con la lente d’ingrandimento presenti in Word) Bordi e sfondo; selezionando il tab Sfondo, impostare Applica a: Testo, quindi impostare lo Stile: Trasparente e confermare (NOTA: anche se lo stile è già Trasparente conviene reimpostarlo nuovamente in modo da forzare tale importante opzione):

In questo modo il testo anche di quei paragrafi risulterà dello sfondo scelto per tutto il documento (e.g. nero)! 🤗

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Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere

In un post precedente relativo ai i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro, avevo indicato che può essere opportuno incrementate anche di molto il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Ad esempio, le dimensioni possono diventare 22 per il font Garamond se il resto del testo è 14.

Tuttavia è necessario fare attenzione ad non aumentare troppo le dimensioni in relazione a quelle considerate normali per quel testo, in quanto questo può ripercuotersi sulla spaziatura dell’interlinea. Ad esempio, in Word mantenendo un interlinea di tipo Multipla e valore 1,08 e duplicando le dimensioni del primo carattere d’inizio capitolo (e.g. 28 anziché 14), si nota che il primo interlinea risulta leggermente più alto in quanto quella prima lettera ingrandita occupa uno spazio maggiore sia in alto sia, soprattutto in basso. Il problema poi si accentua di molto se si converte quel testo docx in un formato idoneo per il Kindle Amazon, in quanto la maggiorazione dell’interlinea aumenta e si espande a tutto il rimo paragrafo di quell’inizio capitolo:

La problematica non si risolve neppure impostando come Esatta l’interlinea, riducendola opportunamente in modo che diventi identica a quella degli altri paragrafi, in quanto la parte superiore della prima lettera ingrandita risulta tagliata. Ad esempio, raddoppiando a 28 il valore del primo carattere con il font Garamond, impostando Esatta l’interlinea a 18pt, quello che si ottiene è:

Risulta perciò necessario andare empiricamente per tentativi successivi per individuare l’altezza massima che si può impostare per quella lettera perché impostando un’interlinea Esatta opportuna quella non venga tagliata in alto: ad esempio, per un font Garamond normalmente di valore 14, la massima altezza della prima lettera ho trovato essere 22, con un interlinea Esatta di 18pt:

Ad esempio, per un font Garamond normalmente di valore 14, la massima altezza della prima lettera ho trovato essere 22 con un interlinea Esatta di 18pt

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Link utili

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Alexa: come ascoltare la stessa musica in più stanze o avere una riproduzione stereo con anche i bassi

Questo post si aggiunge ai diversi che ho scritto su Alexa e gli Echo Dot che utilizzano questo incredibile assistente vocale di Amazon. Le sue funzionalità sono talmente tante che non si smette mai di scoprirne di nuove interessanti!!

Non è improbabile che uno abbia acquistato più Echo Dot magari da collocare in stanze diverse. In questo caso può risultare interessante impostare di riprodurre la medesima musica contemporaneamente su più dispositivi Alexa. Per far questo è sufficiente creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza) e seguendo queste semplici istruzioni:

  1. Aprire l’App Alexa  
			 .
  2. Aprire Dispositivi "".
  3. Selezionare "" 
			 , quindi selezionare Combina altoparlanti.
  4. Selezionare Musica multistanza.
  5. Seguire le istruzioni nell’app per completare la configurazione.

Nota che, se uno possiede più dispositivi Alexa, esiste già un gruppo musica multistanza denominato “Ovunque” creato automaticamente per cui si può sempre chiedere “Alexa, metti della musica dappertutto” per ascoltare in tutta la casa musica, stazioni radio, podcast e contenuti Audible da più dispositivi Echo compatibili in varie stanze.
Si può quindi decidere se modificare quel gruppo, includendo solo alcuni dispositivi e non tutti (segui il passaggio 1 riportato sopra, scorri verso il basso fino a Gruppi altoparlanti e seleziona Ovunque) oppure creare un nuovo gruppo selezionando Combina autoparlanti.

Si noti infine che, qualora i dispositivi scelti siano stati collocati nella medesima stanza, risulta possibile abbinare una coppia di altoparlanti (e.g. Echo Dot) ed eventualmente un subwoofer per i bassi, per realizzare una riproduzione in stereo.

Se poi si possiede un Fire TV, per realizzare un home theater wireless si possono anche in questo caso associare altoparlanti e subwoofer (e.g. Echo Sub, Echo Studio , Yamaha YAS-109, Yamaha YAS-209 Soundbar – entrambe casse altoparlante TV con controllo vocale Alexa integrato – ). In particolare, Echo Sub può essere associato a due dispositivi Echo compatibili dello stesso tipo per ottenere un suono stereo da destra e da sinistra. Al momento può riprodurre musica da servizi come Amazon Music Apple Music, Spotify, Deezer e TuneIn, solo usando la connessione wireless. Quindi purtroppo non è compatibile con la riproduzione tramite Bluetooth, cavo audio AUX da 3,5 mm o dispositivi TV/video (Fire TV e Apple TV inclusi): insomma,  lo si può utilizzare solamente se abbinato in stereo ad altri echo e unicamente se la musica viene riprodotta direttamente da alexa in streaming. Da un punto di vista tecnico il motivo di quest’ultima forte limitazione mi sfugge e spero che questa limitazione venga presto tolta!

A questo link si possono trovare i dispositivi Echo compatibili per associazioni stereo.

Si può poi anche effettuare l’associazione di altri altoparlanti nella sezione si configurazione di uno in particolare (e.g. quello che ho chiamato Echo Dot BIANCO):

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La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro

Quando si rivede uno scritto, soprattutto prima di una sua pubblicazione, risulta importante focalizzarsi anche su alcuni aspetti di scrittura specifici, non sempre sufficientemente considerati a dovere.

Parlo, ad esempio, delle spaziature, delle indentature nel testo, dei font da utilizzare, della punteggiatura, degli abbellimenti estetici quale il modificare il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo.
Sono tutti aspetti spesso trascurati in quanto considerati forse secondari, ma che invece possono comunque dare quel tocco in più allo scritto e saper anche aggiungere quella maggior fluidità nella lettura che può fare la differenza! Anche poi l’estetica ha, d’altra parte, una sua importanza!

Le regole della punteggiatura in un discorso diretto, poi, sono davvero per molti sconosciute e disattese, … devo ammettere anche per me prima che le “ripassassi” nello scrivere questo post!

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Indice

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Spaziature tra le righe e tra i paragrafi / indentature d’inizio paragrafo

Partiamo dalle spaziature tra le righe e tra i paragrafi e dalle indentature d’inizio paragrafo. Definire uno spazio adeguato tra le righe e tra i paragrafi, soprattutto se si tratta di poesie, può essere graficamente accattivante, così come indentare di qualche spazio l’inizio di ciascun paragrafo. Ovviamente, l’allineamento deve essere poi giustificato, a meno di casi particolari (e.g. testo di una poesia).
Definire quantitativamente i valori da assegnare è un fatto estetico soggettivo, ma i valori seguenti possono essere un esempio da cui poter partire per una valutazione personale:

Possibili valori per definire i parametri di un generico paragrafo di un romanzo

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Tipo di carattere e sue dimensioni

Relativamente ai font da utilizzare, ne esistono molteplici ormai impostabili in qualsiasi editor di testi: anche qui, la scelta dipende sia dalla tipologia dello scritto (e.g. tecnico, romanzo, fiaba) sia da gusti personali. Resta comunque evidente che esistono font “duri” e squadrati mentre ce ne sono di altri “morbidi” e arrotondati, così come font più agevolmente leggibili rispetto ad altri. Se un Arial o un Times New Roman può andare bene per un testo tecnico, per una brochure o un romanzo è meglio utilizzare un Garamond, Book Antiqua, Bookman Old Style.
La dimensione dei caratteri da assegnare può, poi, variare a seconda del tipo di carattere scelto. Ad esempio, per un Garamond, una dimensione 14 può essere quella appropriata per un libro.
Per il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo, le dimensioni possono essere incrementate anche di molto (e.g. Garamond 22 anzichè 14) e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Vedi eventualmente anche il post Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere.

Ovviamente conviene crearsi degli stili specifici per poi applicarli in tutto il testo: in questo modo, semmai si decidesse di effettuare delle modifiche in qualcuno dei parametri che li definiscono, queste andranno automaticamente ripercuotersi ovunque, … oltre al fatto che poi quegli stessi stili potranno essere utilizzati anche successivaamnte per un nuovo documento che uno andrà a scrivere!

Utilizzare/definire sempre stili da applicare a tutto il documento

Nel caso si utilizzi l’editor Word della suite Office di Microsoft, si ricorda nel seguito come definire un nuovo stile di paragrafo sulla base della formattazione di quello selezionato, dopo averlo opportunamente modificato a piacere per soddisfare le proprie esigenze:

Come creare un nuovo stile sulla base della formattazione del testo selezionato

Se si vuole invece modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato, dopo avere selezionato il paragrafo di riferimento, basta fare click con il tasto destro sullo stile che si intende modificare e scegliere l’opzione Aggiorna nomestile in base alla selezione:

Modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato

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Punteggiatura

Nel seguito andrò a elencare le principali regole relative ai diversi elementi di punteggiatura della lingua italiana e non solo.

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1) Discorso diretto e le virgolette

Innanzitutto, i dialoghi possono essere contrassegnati da:

  • Le virgolette alte o inglesi (e.g. Io dico questo …)
  • Le caporali o doppie frecce (i.e. «Io dico questo …»)
  • I trattini lunghi (e.g. Vado e torno, disse.), seppur meno usato.
    Si noti che va posizionato sempre all’inizio di ogni enunciato (e.g. – Vado e torno.). Il trattino va chiuso solo se è seguito dalla descrizione del discorso diretto, altrimenti basta andare a capo
    (e.g. – Professore, chiese infine. – Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    – Oh, sì, – rispose Silente. – Sì, ne sono certo. La domanda è: come ci arriviamo?
    – Non potremmo provare con un incantesimo? – suggerì Harry, certo che fosse […].
    – Sì, potremmo, – rispose Silente fermandosi[…]. – Perché non ci provi?
    – Io? Oh… va bene.
    )

  • Il dialogo si chiude, poi, con un altro trattino soltanto nel caso in cui il testo continui oppure in caso d’inciso e la virgola va inserita all’interno del discorso diretto
    (e.g. – Vado e torno, – disse.).
    Invece, quando termina, il discorso diretto non viene mai segnalato da un altro trattino
    (e.g. – Vado a fare la spesa.)
    Se il testo continua dopo il dialogo, allora il punto va inserito dopo il trattino conclusivo
    (e.g. – Esco, – disse, – in cerca di pane -. Inforcò la bici e s’involò.).

Non importa quale dei tre metodi si scelga, l’importante è mantenere lo stesso metodo e le sue regole per tutto lo scritto. Si noti che ho letto che le case editrici sono le prime a modificare la punteggiatura dei dialoghi di un nuovo romanzo per uniformarlo alle regole di formattazione delle loro collane (e.g. Mondadori pubblica i suoi romanzi utilizzando le caporali («…»), ma la stessa, nella collana Chrysalide, segnala i dialoghi con i trattini; Einaudi stile libero predilige i trattini lunghi; Bompiani le virgolette; Garzanti le caporali).

Le virgolette si usano:

  • All’inizio e alla fine di una citazione.
    (e.g. Socrate diceva: “Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso”.)
  • All’inizio e alla fine di una frase riportata come discorso diretto.
    (La preoccupazione fu evidente quando la ragazza gli disse: “Ne parliamo domani!”)
  • Per indicare una parola o un’espressione che si desidera sottolineare o enfatizzare, come metafore, parole straniere, slang, parole gergali o espressioni dialettali.
    (e.g. Ma non sarà un po’ “too much” tutta questa roba solo per noi due?)
  • Per segnalare, spesso in tono ironico, qualcosa di simile a qualcos’altro.
    (e.g. Il mio amico Gianni è un “influencer”: ha 2000 follower su Instagram!)

Comunque sia il contrassegno scelto per il dialogo, le seguenti regole di punteggiatura rimangono le medesime:

  • Si inizia il discorso diretto con una frase che inizia con la maiuscola e si finisce con il punto o un carattere speciale
    (i.e. . ? ! …).
  • Se si scrive un periodo formato dal solo discorso diretto, la punteggiatura va all’interno del dialogo
    (e.g. “Vado e torno.).
  • Se il dialogo è introdotto da un verbo dichiarativo, allora vanno sempre usati prima i due punti e al termine il punto non va infilato nel dialogo in quanto la punteggiatura, a quel punto, riguarderà la frase e non il dialogo
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”.).
  • Eccezione se il dialogo finisce con il punto interrogativo, il punto esclamativo e i puntini di sospensione (i.e. ? ! …) dopo i quali sparisce il punto della frase dichiarativa. Questi segni di punteggiatura sostituiscono sempre il punto finale che si limita a sparire
    (e.g. Mi ha detto: “Vai e torni? / Mi ha detto: “Vattene! / Mi ha detto: “Vorrei dirti).
  • All’interno di periodi più articolati, la virgola va inserita quando non c’è nessun segno di punteggiatura prima delle virgolette finali
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”, ed è volato via.)
    Tuttavia, la virgola scompare se all’interno dell’enunciato c’è un segno d’interpunzione
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno?” ed è volato via.).
  • Quando il dialogo viene diviso da un inciso, il punto del dialogo va infilato nelle virgolette, mentre le virgole dell’inciso restano fuori
    (e.g. “Esco”, disse, “in cerca di pane.”).
    Tuttavia, se è il personaggio che fa una pausa mentre parla, cioè se la virgola riguarda il dialogo vero e proprio, allora la virgola andrebbe collocata dentro le virgolette
    (e.g. “Esco,” disse, “prendo il pane.” / “Esco?” disse, “Prendo il pane?” / “Esco” disse, “Chissà se verrà…”).
  • In mancanza di simbolo di punteggiatura all’interno delle caporali è necessario inserire una virgola prima della fine del periodo
    (e.g. Disse: «Tu sei pazzo», e chiuse la porta. / Disse: «Tu sei pazzo!» e chiuse la porta. / Mi disse: «Vado a fare la spesa…» e prese la borsa.).
  • In caso di lunghi monologhi, cioè quando si aprono delle virgolette che andranno chiuse parecchie righe più sotto, si può spezzare il monologo (anche più volte, ma opportunamente)
    andando a capo senza riaprirle, ma creando soltanto il rientro di riga in apertura di paragrafo e chiudendo poi le virgolette solo a monologo terminato.
    In alternativa, sempre andando a capo senza chiudere le virgolette, si possono poi riaprire all’inizio del paragrafo successivo: anche in questo caso le virgolette conclusive andranno inserite soltanto una volta, cioè alla fine del monologo.
  • Si deve andare a capo ogni volta che parla un personaggio diverso.
  • Per aggiungere una descrizione al discorso diretto, prima di chiudere le virgolette, in mancanza di altri segni di punteggiatura, si mette la virgola o, in alternativa, anche nulla: la stessa scelta deve essere fatta per tutto il testo.
  • Alla fine di ogni descrizione del discorso diretto c’è un punto (anche se poi è lo stesso personaggio a continuare a parlare subito dopo) o in alternativa nulla (evitando eventualmente l’uso della maiuscola nella continuazione del discorso): anche in questo caso si deve mantenere la medesima scelta in tutto il testo
    (e.g. “Professore,” chiese infine.Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    oppure
    “Professore,” chiese infine, “crede che l’Horcrux si trovi qui?”).

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2) Il trattino (-)

Il trattino lo deve utilizzare per delimitare un inciso quando la virgola non costituirebbe uno stacco sufficientemente forte (e.g. In questo senso e per completezza dell’informazione , è utile leggere anche a quello che dice sul trattino l’Accademia della Crusca.).
Lo deve utilizzare anche tra due nomi propri quando sono messi in rapporto
(e.g. l’autostrada MilanoVenezia; il campionato di calcio 20122013).
Si usa anche in alcune parole (specialmente quelle che hanno una origine onomatopeica) formate da due elementi uguali (o molto simili) che vengono ripetuti (e.g. tictacpingpongzigzagtrantran).
Nella stampa, infine, si usa come segno per spezzare la parola nell’andare a capo, mentre nella scrittura a mano si può utilizzare sia il trattino sia il segno di uguale (=).

Il loro uso per aggiungere o mettere in evidenza qualche informazione, le rende simili all’uso delle parentesi
(e.g. Federico – nonostante tutti gli impegni  è riuscito a portare a termine il suo lavoro).

In un dialogo, all’interno di un discorso diretto, possono essere utilizzate per aggiungere qualcosa in più su chi parla e come parla (e.g. “Io credo – disse l’uomo con uno sguardo intenso  che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata!”) oppure se la persona che sta parlando dice qualcosa a qualcun altro o fa una digressione (e.g. “Secondo me dovresti chiederle scusa  ahia! Questa tazza scotta!  perché sei tu che hai sbagliato!”)

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3) Parentesi ( )

La funzione delle parentesi è quella di delimitare un inciso che contiene un’informazione accessoria, cioè non essenziale alla comprensione della frase: esprimono un commento o un chiarimento.
(e.g. Secondo la superstizione (non che io ci credase un gatto nero ci attraversa la strada, ci porterà sfortuna!);
Si usano anche per aggiungere frasi che potrebbero essere tranquillamente eliminate dal testo, senza conseguenze per il concetto espresso.
(e.g. Francesco (con cui tra l’altro non parlo da un anno) sta per tornare in città).

In entrambi i due casi, si potrebbero anche rimpiazzare le parentesi con delle virgole sebbene quest’ultime evidenzino meglio la non essenzialità della informazione inclusa.

Ci sono 3 tipi di parentesi: le tonde (), le quadre [] e le graffe { }. Sebbene tutte e tre vengano utilizzate in matematica, nei testi scritti, però, si usano soltanto le tonde, a parte il caso dei tre puntini nelle quadre.

Quando nella lettura si trova una parola o una frase tra parentesi tonde, bisogna cambiare il tono della voce.

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4) Punto (.)

Il punto indica la fine di una frase e, di conseguenza, una pausa decisamente più lunga rispetto alla virgola. Si usa per dividere un discorso, un testo, in parti logiche. Si ricordi che il punto determina una frase e che, in una frase, devono esserci sempre almeno un soggetto e un verbo: è necessario quindi fare attenzione a non spezzare mai frasi a metà.
Le frasi in lingua italiana non devono essere troppo lunghe o con troppe subordinate, quindi si è opportuno utilizzare il punto ogni volta che si ritenga necessario, senza il timore di scrivere frasi troppo brevi.

Ecco qualche regola d’oro da sapere sul punto:

  • A eccezione dei titoli (di articoli, libri o film), ogni frase deve sempre terminare con un punto.
    (e.g. Lucia è una bellissima ragazza. Non pensavo che saremmo diventate amiche, eppure è successo. Le voglio molto bene.).
  • La lunghezza di una frase, prima del punto, è sempre una scelta personale, ma è comunque consigliabile non esagerare mai se si vuole evitare di stancare il lettore e creare fraintendimenti.
  • La parola che segue il punto deve sempre iniziare con una lettera maiuscola.
    (e.g. Sergio e Luca sono amici da tanti anni. Non hanno mai litigato perché vanno molto d’accordo.).

Il punto si usa anche nelle abbreviazioni (e.g. f.lli = fratelli; spett.le = spettabile; prof. = professore; dott. = dottore; pag. / p. = pagina).

Nel caso di alcuni acronimi molto diffusi, il punto è comunemente abolito (e.g. FIAT = Fabbrica Italiani Automobili Torino; CGIL = Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ENPA = Ente Nazionale Protezione Animali)

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5) Punto e virgola (;)

Il punto e virgola viene utilizzato per segnalare una pausa più lunga di una virgola e più breve di un punto e si usa tra due enunciati coordinati di uno stesso periodo. Questo segno è usato da pochi e sottovalutato da molti, sebbene sia estremamente utile.

  • Può servire a indicare la fine del concetto espresso, ma non la fine dell’idea generale: c’è un’interruzione nella forma, ma non nel contenuto della frase.
    (e.g. Non ho molta voglia di giocare a tennis oggi, perché mi sono svegliata piuttosto presto e non sarebbe il caso di fare sport; vedere la tv, invece, mi rilasserebbe di più. Nella prima parte di questa frase, si dice di non aver voglia di giocare a tennis e si spiega perché, concludendo il concetto espresso, ma dopo si aggiunge un’alternativa al tennis, la tv, che non è legata al tennis, ma fa sempre riferimento all’idea generale, vale a dire come passare il tempo questa sera).
  • È utilizzato anche alla fine di ogni elemento di una lista, soprattutto quando questa lista è per punti.

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6) Due punti (:)

I due punti hanno la funzione d’introdurre o annunciare qualcosa. Indicano anch’essi una pausa, ma più che separare, legano le parti che divide più strettamente. Si utilizzano sia prima di citare parole altrui sia per spiegare meglio un concetto sia per elencare.
Si usa quando si vuole spiegare meglio un concetto o approfondire una frase, per introdurre un discorso diretto (associati alle virgolette) e quando si vogliono fare degli esempi o delle liste:

  • Un elenco, un’enumerazione o una citazione.
    (e.g. “Penso proprio che abbiamo invitato tutti alla festa: Luca, Stefania, Piero, Marta e Giulio;
    Il mio motto è: Rispetto per tutti, paura di nessuno!
    )
  • La causa di qualcosa, una spiegazione, un chiarimento.
    (e.g. Non mi è piaciuta la torta: era troppo asciutta / Penso che salterò la cena e andrò direttamente a lettoho lavorato tutto il giorno e sono stanchissima).

Ricordare che si deve evitare di ripetere i due punti nella stessa frase cercando, dove possibile, di sostituirli con un “perché” o riformulando la frase stessa
(e.g. Sofia non ha molta voglia di ballare: è stata una settimana difficile per lei perché il suo fidanzato ha avuto un incidente).

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7) Virgola (,)

La virgola, che significa “verghetta“, serve per le pause brevi di un discorso. Si tratta di un separatore che viene spesso utilizzato per far respirare il lettore (se si legge a voce alta) e dare ritmo alla frase.
Una pausa del discorso scritto non è sempre uguale alla pausa del discorso parlato: se, quando parliamo, utilizziamo spesso la pausa di una virgola “immaginaria”, non sempre la virgola scritta è corretta in quel punto del discorso.
È indispensabile quando si elencano aggettivi, nomi, verbi, etc.

Talvolta si può mettere o meno in base al significato che si intende dare a una frase (e.g. “Giornata difficile da dimenticare!” – senza virgola -, se si vuole sottolineare il fatto che la giornata di cui state parlando sarà difficile da dimenticare, perché magari è successo qualcosa di abbastanza importante, brutto o bello che sia. “Giornata difficile, da dimenticare!” – con una virgola -, se la giornata di cui state parlando è stata molto brutta e che per questo deve essere assolutamente dimenticata).

Si usa nei casi seguenti.

  • Scandisce meglio gli aggiunti (i.e. locuzione che viene rimossa dalla subordinata basilare e non altera il significato di quest’ultima) dalla parte restante di una frase.
  • Nelle enumerazioni, cioè quando si elencano più elementi senza fare uso della congiunzione. Quando si stila una lista, si pone una virgola tra i vari elementi, tranne tra gli ultimi due, dove invece va messa una “e”
    (e.g. Sono andata al supermercato e ho comprato mele, arance, miele, carciofi, pane, marmellata e patate).
  • Dopo un elemento all’inizio della frase che fa riferimento a qualcosa precedentemente detto o conosciuto
    (e.g. Detto questo, dobbiamo pensare al futuro… / Fatta questa breve precisazionepossiamo iniziare lo spettacolo!);
  • Per isolare una parola o un’intera frase che offre informazioni aggiuntive non indispensabili
    (e.g. Paolo, il ragazzo di cui ti ho parlato, è appena tornato da Parigi.).
  • Dopo il nome del luogo nell’indicazione delle date
    (e.g. Roma, 10 luglio 2010).
  • Prima di preposizioni o congiunzioni per cambiare il ritmo della frase o accentuare un significato che si desidera dare
    (e.g. Lo faròma ho bisogno di tempo! / Penso sia una buona soluzione, per te e per me).
  • Nel periodo ipotetico per separare le due frasi
    (e.g. Se stasera esci, chiamami!).
  • Per isolare un’apposizione, un vocativo, un inciso (e.g. Carlo, torna indietro! / Ieri, se ben ricordate, abbiamo analizzato i verbi).
  • Per mettere in risalto una specifica parte della frase; rende altresì più agevole la lettura del periodo, conferendo il giusto livello d’intonazione
    (e.g. “Io, ho lavorato!” qualora si desideri sottolineare che è un particolare soggetto ad aver compiuto l’azione, ovvero “io” e non altre persone. In situazioni di questo tipo, si può usare la virgola con un complemento di limitazione o partizione).
  • Prima di ogni connettivo testuale
    (e.g. infatti; inoltre; talvolta),
    prima di “ma” nella coordinazione di frasi avversative
    (e.g. Giocavo al pallone, ma ho dovuto smettere),
    prima del “perché
    (e.g. Questo mese forse piove, perché le previsioni sono brutte).
    Tuttavia, si può omettere, invece, l’interpunzione se le frasi sono brevi o se sono composte esclusivamente da sintagmi verbali
    (e.g. Brutti ma buoni; cerca ma non trova).
  • Prima di “però” e “che” soltanto qualche volta.
  • Prima del verbo al gerundio
    (e.g. Ho scritto un articolo sulle balene al cioccolato, mettendo in risalto la scrivania in mogano).
  • Dopo gli avverbi e no
    (e.g. Sì, hai ragione).
  • Dopo il ma se segue incidentale
    (e.g. ma, se cadi, ti fai male).
  • Dopo frasi introduttive
    (e.g. Dato che stai scrivendo, me ne vado).
  • A seguire d’interiezione o esclamazione
    (e.g. Ehi, ci sei?).

La virgola non si usa generalmente mai:

  • Per separare il soggetto dal verbo, fra verbo essere e predicato nominale, tra verbo e complemento oggetto e tra sostantivo e aggettivo;
  • Per separare tutti quegli elementi della frase che dal punto di vista logico sono strettamente connessi fra loro, a meno che non siano separati da un inciso;
  • In frasi in cui sono presenti le congiunzioni “né” “e” “o” in quanto, quando uniscono elementi della stessa specie. Tuttavia occorre considerare la funzione svolta di volta in volta dalla congiunzione per cui talvolta è ammessa e utile (e.g. “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo e Anna”. Non è chiaro se le parti siano tre o quattro, perché Ugo e Anna possono valere per una parte e non per due. Se si intendesse individuare quattro parti, si dovrebbe scrivere: “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo, e Anna” / Un altro caso può essere individuato quando la [e] introduce un inciso delimitato da due virgole. In generale possiamo affermare che la virgola anteposta a una congiunzione serve a “indicare un confine linguistico” (Garavelli), e l’opportunità del suo utilizzo si può desumere dal contesto.
  • Evitare di aggiungere le virgole in un blocco compatto (i.e. un gruppo di parole collegate tra loro).
  • Davanti ad un pronome relativo (e.g. il dipinto che hai in casa è di gran valore).

Un dubbio che in molti hanno è se si deve mettere la virgola prima della congiunzione “e” oppure no
(e.g. “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente e penso che non ci andrò per il momento” oppure “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente, e penso che non ci andrò per il momento”?).
La risposta più comunemente accettata è di non metterla in quanto non si usano due congiunzioni ravvicinate (essendo la virgola un segno d’interpunzione e quindi a sua volta una congiunzione). Tuttavia, persino la Crusca ammette che si tratta generalmente di una scelta soggettiva e opzionale. Si può inserire la virgola prima della “e”, se si ritiene che sia necessaria una pausa nel flusso della frase o una maggiore enfasi per un determinato elemento della frase o, ancora, per creare un ritmo più dinamico, ma è spesso non indispensabile.

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8) Punti di sospensione (…)

Vengono usati alla fine di una frase quando si fa un elenco o quando si vuole lasciare il discorso a metà. Servono quindi a “sospendere” il discorso, ovvero, a omettere la conclusione di un determinato contenuto, lasciando intendere, a volte, il significato intrinseco al lettore.

Se ne devono mettere sempre tre attaccate alla parola precedente e con uno spazio a seguire
(e.g. Volevo dirti )

Indicano una pausa piuttosto lunga, più di un punto, e, come gli altri segni di punteggiatura, possono esprimere vari significati:

  • Fanno capire al nostro interlocutore che abbiamo un dubbio su quello che stiamo dicendo:
    (e.g. Ho fame: forse dovrei mangiare qualcosa prima del pranzo Ma no, dai, aspetterò!);
  • Fanno capire che la persona che sta parlando/scrivendo, vuole prendersi una lunga pausa, magari per riflettere su cosa dire dopo o per far assorbire meglio agli ascoltatori o lettori l’informazione che precede i tre punti.
    (e.g. Mi dispiace Dico sul serio Non volevo ferirti È successo così velocemente e non pensavo sarebbe stato possibile.);
  • Esprimono la continuazione di un’enumerazione, un elenco, sostituendo il classico “eccetera”.
    (e.g. Abbiamo organizzato tutto per il matrimonio: vestito, anelli, ristorante, bomboniere, chiesa, invitati);
  • Vengono usati per omettere parte di una parola volgare, un insulto o per evitarla totalmente.
    (e.g. Hai distrutto tutte le mie piante con quel coltello! Sei uno str! Un vero e proprio !);
  • Se messi tra parentesi quadre, indicano un “taglio” in una citazione.
    (e.g. La mia citazione preferita è: “Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. [] Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.” di Oscar Wilde).

Le virgolette si distinguono in alte (” “), semplici (‘ ‘) o basse (>). Le alte e le basse possono essere intercambiabili e si utilizzano per indicare una citazione o per scrivere un discorso diretto; quelle semplici, invece, le possiamo trovare quando si vuole specificare il senso di una parola. Anche in questo caso, vale però il concetto già precedentemente espresso per punti esclamativi e interrogativi: non è mai opportuno, da un punto di vista sintattico, abusare delle virgolette. Si appesantisce troppo il discorso e la lettura non risulterà più fluida.

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9) Sbarretta (/) e asterisco (*)

La sbarretta si usa per indicare la possibilità di scegliere tra due diverse opzioni, oppure per affiancare due sinonimi dello stesso concetto.

L’asterisco viene usato per richiamare il lettore verso un altro argomento, oppure per censurare una parola.

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10) Punto interrogativo (?)

Il punto interrogativo è usato alla fine di una domanda.
(e.g. Cosa possiamo fare per lei?)
mentre nelle domande indirette non va messo
(e.g. Mi ha chiesto se avessi visto suo figlio).

Se messo tra parentesi indica incertezza sull’informazione che stiamo dando
(e.g. Dante Alighieri è nato il 21 maggio (?) 1265).

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11) Punto esclamativo (!)

Si usa alla fine di una frase per enfatizzarla. Può esprimere rabbia (e.g. Che palle! Non me ne va bene una oggi!), sorpresa/meraviglia (e.g. Ma che bel regaloNon me lo aspettavo proprio!), esasperazione (e.g. È la quarta volta che ti chiamo! Non puoi ignorare sempre le mie chiamate!), ordini (e.g. Divertiti! Mi raccomando! E non tornare tardi!);

Talvolta si usa dopo interiezioni (i.e. ehi, eh, ahi, ah, oh) e anche dopo le interiezioni
(e.g. AhMi sono dimenticata di dirti che oggi non ci sarò a cena / OhMa sei impazzito?).

La parola che segue il punto esclamativo o interrogativo deve sempre iniziare con una lettera maiuscola
(e.g. Che noia! Guardiamo un film?).

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Liste

Inserire in un contenuto online o in un testo cartaceo un elenco puntato o numerato rende generalmente una comunicazione più sintetica ed efficace.

Sebbene un elenco possa essere fatto di seguito nel testo, cioè elencando tutti i suoi elementi separandoli solo con una virgola, questa soluzione non è il massimo in fatto di leggibilità: molto meglio andare a capo per ogni suo singolo punto.

Le domande che generalmente uno si pone sono: maiuscola o minuscola a inizio parola? Punto e virgola, punto o nulla a fine frase? Anche qui non sempre si trovano le medesime indicazioni. Tuttavia, nel seguito elenco alcune regole che ho trovato e che reputo condivisibili: alcune vengono infatti già considerate in alcuni stili già presenti negli editor e considerati dai correttori grammaticali.

Tra il simbolo di apertura e l’inizio del testo va lasciato uno spazio fisso (oppure una tabulazione) per consentire che tutti i blocchetti dell’elenco comincino ben allineati: ciò vale sia per gli elenchi puntati che per gli elenchi numerati. Le lettere e i numeri possono essere eventualmente seguiti da una parentesi tonda chiusa o da un punto.

Inoltre, è preferibile che le righe successive alla prima comincino con un rientro rispetto al margine del foglio o della pagina web, affinché ogni singolo punto dell’elenco risulti sufficientemente evidenziato.

1) Se i termini della lista sono semplici e brevi non si usa la punteggiatura tra un termine e l’altro:
(e.g.
Prima di uscire indossa:
– cappotto
– guanti
– cappello
– sciarpa

)

2) Se i termini sono composti da frasi che sono parte integrante della frase che introduce la lista, si usa la minuscola, il punto e virgola alla fine di ogni termine tranne che l’ultimo che ha un punto:
(e.g.
Prima di uscire è consigliato:
– indossare un cappotto piuttosto pesante;
– scegliere un paio di guanti felpati;
– calzare ben bene il cappello sulla nuca per evitare di lasciare scoperta la fronte;
– stringere attorno al collo una lunga sciarpa di lana.

)

3) Se i termini sono complessi e costituiti da frasi distinte rispetto al periodo introduttivo si usa la maiuscola e il punto alla fine di ogni frase
(e.g.
Come vestirsi in Norvegia.
– È consigliato comprare un cappotto per attutire il gelo pungente, le piume d’oca sono le più calde in assoluto.
– Per evitare i geloni alle mani (quelle dolorose bolle provocate dagli sbalzi di temperatura) è sempre bene mettere dei guanti tecnici tipo sci.
– Chi non sopporta il freddo alla testa o soffre di emicrania, non deve mai uscire senza cappello. Molti uomini scelgono cappelli di lana, mentre le donne indossano cappelli di pelliccia, decisamente più eleganti.
– In ultimo, ma non meno importante, non dimenticare lunghe e avvolgenti sciarpe di lana, per evitare fastidiosi colpi di freddo al collo.

)

Infine, negli elenchi puntati, i numeri e le lettere (preferibilmente indicate in corsivo e minuscole) sono da preferire qualora nel testo sia previsto un richiamo a uno o più punti dell’elenco. In alternativa, è possibile usare anche uno dei simboli di solito sono impiegati in questi casi (e.g. pallino nero, lineetta, segno di spunta).

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Correlative [sia… sia] e [né… né]

Le correlative [sia… sia] e [né… né] vanno generalmente senza virgola, ma il discorso cambia se sono presenti incisi o se tra la prima occorrenza e la seconda c’è una certa distanza.
(e.g. Vuole sia l’acqua sia il vino / Non è superfluo ripetere che, in ogni caso, ciascuna delle congiunzioni fin qui considerate è preceduta da virgola sia quando si intende dare valore parentetico alla frase introdotta dalla stessa congiunzione, sia quando lo stesso valore viene assegnato alla frase che viene prima).

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Congiunzione disgiuntiva [o]

Per quanto riguarda la congiunzione disgiuntiva [o], la virgola va evitata quando la [o] ha un significato assimilabile a cioèossia. Se accompagnata da meglio, con una funzione correttiva, è bene delimitare il gruppo con le virgole
(e.g. È tempo di muoversi, o meglio, d’impegnarsi a fondo)

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Apostrofo vs. accento

Una distinzione importante per un uso corretto della punteggiatura è quella fra apostrofo e accento.
L’apostrofo fa parte della punteggiatura e si usa quando viene tolto un pezzettino della parola (e.g. po’ al posto di poco).
L’accento, invece, da enfasi a una vocale e segue delle regole tutte sue.

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Come avere 3 mesi GRATIS di Amazon Music Unlimited per 3 mesi per ascoltare 70 milioni di brani … ed eventualmente disdire prima d’iniziare a pagare al termine di questo periodo di prova del tutto GRATUITO

Periodicamente Amazon estende il periodo di prova (completamente gratuita) del suo abbonamento Amazon Music Unlimited che consente di ascoltare tutta la musica in catalogo… più di 70 milioni di brani, praticamente l’universo musicale!

In questo post mostro come fare per approfittare di questa offerta ed eventualmente anche come agevolmente disdire il proseguo dell’abbonamento prima che si debba effettivamente pagare qualcosa.
Insomma, non ci sono proprio motivi per non provare questo servizio, tanto più ora che il periodo di prova è molto più lungo del solito!

Il periodo di prova GRATUITO ad Amazon Music Unlimited, generalmente di 1 mese, attualmente è stato esteso a ben 3 mesi

Infatti, generalmente il periodo di prova è di 1 mese ma in questo periodo è appunto stato esteso a ben 3 mesi per cui vale sicuramente la pena approfittarne! È vero che, dopo questo periodo, tale abbonamento diventa a pagamento a un costo non irrisorio, ma comunque congruente all’ottimo servizio offerto: tuttavia, se uno lo disdice prima di tale scadenza, non deve pagare assolutamente nulla per avere usufruito di tale prova. Anzi, se uno lo disdice anche molto prima del termine, comunque continua a usufruire fino alla scadenza di quei 3 mesi di ascolto di tutto il catalogo musicale!!
Comunque, tre giorni prima dello scadere del periodo di prova gratuito, per default viene inviato un promemoria:

3 giorni prima dello scadere del periodo di prova viene comunque inviato un promemoria (sebbene uno possa disdirlo anche molto prima senza perderne i vantaggi!)

Ricordo che benché l’abbonamento ad Amazon Prime , che magari uno ha già attivato per altri vantaggi inclusi, includa l’ascolto di un bel po’ di brani (diverse migliaia), sicuramente Amazon Music Unlimited fornisce un servizio decisamente più completo e privo di qualsiasi forma di pubblicità.

Vediamo ora in dettaglio come fare per eventualmente disdire per tempo (anche pochi giorni dopo avere aderito all’offerta di prova gratuita) a tale abbonamento: la procedura di disdetta è semplicissima e sicura! … ricordo nuovamente che anche se si disdice anche molto prima del termine dell’offerta (i.e. prima dello scadere dei 3 mesi), comunque rimangono i tre mesi completi di ascolto gratuito di tutta la musica!!!

Come mostrerò nei due screenshot seguenti, la procedura più semplice per disdirlo è quella di andare su Account -> Impostazioni di musica (nella sezione Contenuti digitali e dispositivi) e selezionare la scelta Annulla abbonamento:

Si anche può giungere alla medesima pagina che consente tale disdetta per altre vie leggermente più lunghe, ad esempio:

Analogo discorso agendo dall’interfaccia presente su smartphone:

Ovviamente questa possibilità di prova gratuita viene offerta solo una volta a una utenza … anche se in verità poi, dopo qualche tempo (dopo un due anni, mi sembra di ricordare) magari può venire riproposta. 🙃
Io ho già usufruito da non molto della prova gratuita ad Amazon Music Unlimited e l’ho annullata prima dello scadere dell’offerta in quato pur reputandola valida, preferisco attualmente accontentarmi dei brani inclusi in Amazon Prime e prendere poi dei CD fisici di mio interesse particolare: perciò ora quella pagina relativa alle impostazioni di Amazon Music mi mostra che l’abbonamento è stato annullato e, se vado nella pagina d’iscrizione, non mi viene ovviamente più offerto il periodo di prova gratuito di 3 mesi:

Io ho già usufruito della prova gratuita di Amazon Music Unlimited e l’ho annullata prima dello scadere dell’offerta: perciò ora quella pagina mi mostra che l’abbonamento è stato annullato e se vado nella pagina d’iscrizione non mi viene più offerto il periodo di prova gratuito di 3 mesi

Per ascoltare poi i brani sia su PC sia su smartphone, è sufficiente installarsi l’app Amazon Music dallo Microsoft Store o dal PlayStore di Google. Ovviamente quella è la medesima app che consente di ascoltare anche tutti i brani che uno ha acquistato su Amazon, anche quelli comperati come CD fisico in quanto in quel caso automaticamente viene messa a disposizione anche la loro versione in MP3 …. e questo immediatamente dopo avere effettuato il pagamento (perciò prima ancora che il disco fisico sia arrivato a casa)!

Sempre quell’app consente di ascoltare i brani presenti in Amazon Music Prime , cioè il catalogo musicale incluso agli abbonati ad Amazon Prime, solo che in quel caso i brani a disposizione sono “solo” 2 milioni e non 70 milioni come in Amazon Music Unlimited … e poi non ci sono quei 3 mesi di prova gratuita! 😉

Nel caso d’iscrizione ad Amazon Prime, è incluso anche Amazon Music Prime (con “solo” 2 milioni di brani) oltre ai vantaggi sui tempi di consegna rapida e gratuita, i video e lo spazio di archiviazione illimitato per il backup di foto.
I molteplici vantaggi di una iscrizione a Amazon Prime

Relativamente ai vantaggi che si hanno iscrivendosi ad Amazon Prime (tempi di consegna rapida e gratuita, video, musica, libri e spazio di archiviazione illimitato per il backup di foto), avevo già scritto alcuni post che vi invito a leggere:

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Vernice finale su un dipinto ad olio: istruzioni per l’uso

Avevo già scritto alcuni post sul restauro di dipinti e cornici e, in particolare, di un dipinto che aveva dei piccoli tagli da riparare e su cui si doveva poi ritoccare con del colore ad olio.

Dopo i dovuti mesi di distanza dai ritocchi e dai restauri descritti, ho passato la vernice finale al dipinto. Mesi fa avevo già passato dell’olio su tutto il dipinto per ravvivare i colori, masi sa, con i mesi quell’effetto piacevole di pittura quasi fresca diminuisce almeno parzialmente per cui può essere poi comunque opportuno utilizzare una vernice finale. Questa risulta utile anche alla conservazione del dipinto nel tempo, proteggendolo anche dagli effetti nocivi di luce e dall’umidità.

Diversamente da quanto uno potrebbe pensare, anche solo per la pittura ad olio esistono diverse vernici finali che differiscono per molteplici aspetti .

Esistono le versioni spray e quelle da dare con una pennellessa: mentre le prime possono risultare più comode da dare, io preferisco le seconde in quanto non solo non mi piacciono in generale gli spray, ma inoltre puoi dosare maggiormente il prodotto e magari effettuare miscele di vernici diverse (e.g. opache e lucide) per ottenere l’effetto effettivamente desiderato.
Si noti che la stesura di vernice finale non spray conviene farla con una pennellessa sufficientemente larga (e.g. 2, 3 dita) utilizzando movimenti regolari da una parte all’altra della tela prima in un verso (e.g. orizzontale) e poi nell’altro (e.g. verticale), terminando con una passata nel verso che si ritiene più opportuno in base alla tipologia di soggetto. Conviene sempre, in ogni caso, non usare molto prodotto pur verificandone che la stesura sia uniforme e tale da comprendere ogni punto della tela: semmai se non risulta sufficiente l’effetto voluto, si può poi passare una seconda mano una volta che sia asciugata la precedente, … o una terza ancora sebbene quato sia più improbabile!

Sebbene si usino generalmente senza diluizione, esistono poi vernici finali che usano l’acqua come solvente e quelle che usano l’acquaragia: non sono un esperto in materia, ma sei primi sono sicuramente più ecologici (e risulta anche più agevole pulire poi il pennello), i secondi mi sembrerebbero più protettivi e durevoli nel tempo. Ho visto che in realtà ce ne sono di altre diverse tipologie/sotto-tipologie, ma io (per ora) ho utilizzato solo quelle due.

Un’altra importante differenza sta nel fatto che la vernice dia un effetto lucido o uno opaco. Trovo conveniente, soprattutto se si tratta di un dipinto non moderno, non optare per un effetto completamente lucido per cui spesso mescolo, a circa il 50%, della vernice opaca e di quella lucida, ottenendo così un effetto intermedio assai naturale. Questa miscela è possibile ovviamente solo se si utilizzano le versioni non spray del prodotto e accertandosi che siano vernici della medesima tipologia (i.e. entrambi diluibili ad acqua o ad acquaragia).

Conviene comperare confezioni non troppo piccole se uno pensa di utilizzare tale vernice nel tempo in quanto, come sempre, più c’è prodotto meno costa in proporzione: d’altra parte la loro durata è assai lunga e semmai diventasse troppo densa negli anni, è sufficiente mettere del diluente specifico per qual prodotto (ei.e. acqua o acquaragia rispettivamente).

Ecco i prodotti che ho utilizzato e il risultato finale:

Dipinto dopo aver passato, con una pennellessa, due mani di vernice finale (lucida e opaca al 50%)
Particolare del dipinto terminato

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Biraghi a casa: un servizio di consegna di prodotti in offerta che supera ogni aspettativa!

Ho già altre volte ho avuto modo di lodare iniziative di negozi (e.g. Ottime iniziative di alcuni commercianti di Torino per favorire chi utilizza la bicicletta | Enzo Contini Blog) e professionalità e gentilezza di altri (e.g. Appunti di restauro: come riparare la tela tagliata/bucata di un dipinto | Enzo Contini Blog), così come altre volte ne ho invece denigrati altri per incuria e disservizi non consoni al locale (Il degrado di alcuni locali commerciali storici la cui mala gestione attuale non è degna sia del luogo sia della bella Torino | Enzo Contini Blog)!

Soprattutto in questo periodo di pandemia ci sono talvolta servizi efficienti e convenienti che stupiscono davvero positivamente! Forse dureranno solo in questi mesi di lockdown, ma comunque sono degni di lode e meritano di essere pubblicizzati agli amici e … anche ai visitatori di questo blog! 😉

Sto parlando dell’iniziativa promossa da Biraghi dal suo sito Biraghi a casa: propone diversi suoi prodotti (buonissimi!) non solo con un notevole sconto (e.g. 50%) ma anche con un servizio gratuito di consegna a domicilio il giorno e nell’intervallo di tempo di 1 ora che uno sceglie all’atto dell’acquisto!!

Insomma un servizio che neppure Amazon riesce a offrire, seppure, per il momento, attivo (7 giorni su 7) esclusivamente sulle città di Torino, Moncalieri, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Nichelino, Trofarello, Beinasco e Alpignano.

Esiste un limite inferiore di spesa minimo di 10€, decisamente accertabile per poter usufruire di tale servizio eccezionale!

Segnalo, in particolare, il pacchetto in offerta con 10 prodotti a soli 10€ …. cioè mediamente 1€ a prodotto!! Tutti prodotti buonissimi, in particolar modo la gorgonzola e la ricotta (che è assai “pannosa”) oltre tutte le ben conosciute versioni di confezioni a base di parmigiano reggiano: anche il latte, pur essendo a lunga conservazione, ha un gusto che lo distingue dalle altre marche generalmente vendute nei supermercati (e.g. Granarolo, Parmalat)!

Biraghi a casa: propone diversi suoi prodotti (buonissimi!) non solo con un notevole sconto (e.g. 50%) ma con un servizio gratuito di consegna a domicilio il giorno e un intervallo di tempo di 1 ora che uno sceglie all’atto dell’acquisto!!
Esempio di acquisto di 2 confezioni di composizione di 10 prodotti ciascuno per un totale di
Ricordati d’impostare l’opzione di consegna personalizzata in cui puoi decidere giorno e ora in cui il pacco ti verrà consegnato!
Il contenuto della confezione che mi è arrivata puntualmente a casa nella loro bella borsa per la spesa riutilizzabile

Per di più viene dato un carnet di buoni sconto da utilizzare in qualsiasi punto vendita (e.g. supermercato) per l’acquisto di loro prodotti. Il tutto inserito in una bella borsa per la spesa robusta e riutilizzabile. Come se non bastasse viene inserito un gratta&vinci ogni 15€ di spesa con cui, per quanto ho visto, si vince sempre qualcosa (e.g. una ricotta, dei biraghini snack, una borsa frigo…) da ritirare direttamente nel loro negozio in p.za S. Carlo a Torino. Una cartolina permette infine di partecipare a un concorso legato al giro d’Italia ciclistico di cui Biraghi è uno degli sponsor.

Quando si passa nel loro negozio per prendere quegli omaggi, non dimenticatevi poi di chiedere la carta fedeltà gratuita che consente di accedere a ulteriori iniziative promozionali! Sempre interessante poi vedere come è stato sapientemente ristrutturato quel negozio storico di Torino, un tempo sede principale di Paissa, che proponeva specialità – almeno un tempo – quasi introvabili (a prezzi altissimi, ma se ci si voleva togliere uno sfizio…). L’estrema cordialità e gentilezza dei commessi di Biraghi ora si contrappone piacevolmente alla freddezza di quelli del precedente negozio…

Tessera fedeltà che si può richiedere in negozio quando si ritirano gli omaggi

Insomma … mi sembra che si siano più motivi per sfruttare questa iniziativa di marketing lodevole soprattutto in questo periodo!!

Micio non è compreso!!

🙂

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Come sapere l’importo della TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS e quindi pagarla: anche nel 2021 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci … se non leggi questo post! ;-)

Fino a qualche giorno fa l’importo della TARI non compariva ancora nella mia area personale del sito della Soris: oggi ho riprivato a vedere ed era comparso!

Già lo scorso anno avevo scritto il post Come scaricare e visionare il dettaglio del dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS … alias come rendere complicato per il cittadino trovare la pagina opportuna e anche solo effettuare l’autenticazione! e, nonostante quella esperienza, anche quest’anno ho dovuto tribolare un po’ per completare il pagamento della TARI 2021.

I problemi per riuscire ad accedere alla sezione in cui ci sono i pagamenti da effettuare alla Soris permangono inalterati rispetto a quanto detto in quel precedente post lo scorso anno, per cui dovrei ripete le medesime osservazioni già scritte! Rimandandovi a quel post per eventuali ulteriori mie considerazioni personali, ricordo solo che la sezione dove trovare i pagamenti da effettuare alla Soris (e quindi anche quello della TARI 2021) viene chiamata Estratto conto.

Vi risparmio tutti i passaggi per giungere a quella sezione Estratto conto partendo dalla homepage della Soris, perché già ho mostrato chiaramente (sempre in quel mio precedente post) quanto inspiegabilmente risulti nascosto il link utile per accederci, pur essendo un qualcosa assai utile per tutti i cittadini e che quindi meriterebbe una visibilità infinitamente maggiore.
Essendo ora l’obiettivo quello di arrivare in quella sezione il più velocemente possibile, vi fornisco alcuni link diretti (sperando che poi non cambino nel tempo!): ce ne sono ben tre!

La migliore alternativa è, mio parere, quella di utilizzare il seguente link presente nel sito di Torinofacile:

Premendo rispettivamente il tasto Accedi o quello Accedi al servizio, questa volta ben evidenti come pulsante “Estratto Conto”, riuscirai a raggiungere la pagina che richiede una delle 3 possibili forme di autenticazione per poi, una volta riconosciuto, poter visualizzare il tuo “Estratto conto“!!

Un metodo alternativo per accedere al proprio Estratto conto è quello di passare dal sito di Torinofacile anziché da quello della Soris
Pagina del portale SORIS non agevolmente raggiungibile dalla sua homepage benché sia quella del link inviato via email se uno si è iscritto al servizio di reminder
Quale di quei speudo-pulsanti scegliere per accedere all’Estratto conto: seleziona quello evidenziato!
Dalla homepage della Soris, scegliendo la sezione Estratto Conto, per entrarci poi effettivamente dentro (e trovare l’F24 per pagare la TARI) si deve cliccare nel link omonimo indicato nella descrizione, sicuramente non sufficientemente evidenziato!

Comunque, anche cliccando su quel link si raggiunge (seppur a fatica e dopo probabili diversi refresh del browser – pressione del tasto F5 per effettuare tali refesh) la pagina già vista di scelta su come accedere all’estratto conto.

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Qualsiasi sia stato il metodo scelto tra quelli elencati precedentemente, finalmente si accede alla pagina dove viene richiesto di decidere quale tipologia di autenticazione scegliere. Anche qui la scelta non è “ovviamente” univoca e quale sia la migliore non spetta a me dirlo: già mi ero speso in un altro post per disquisire sullo SPID. Comunque meglio avere più possibilità di accesso … sempre che funzionino al primo colpo!!

Più per provare che altro, ho cliccato sull’opzione Entra con altre credenziali ed è comparsa in verità una sola scelta associata: mi chiedo, mica pensano (forse per aumentare l’entropia) di metterne ancora delle altre di scelte, visto che tre modi di autenticazione mi sembrano davvero già più che sufficienti!!! 🤔

Vengono proposte più possibilità di autenticazione: SPID, CIE e … Altre credenziali!!

Comunque, entrando con qualsiasi modalità di autenticazione (ad esempio, con SPID o Torinofacile), si accede alla propria area privata dove sono elencati i pagamenti da effettuare alla Soris. Cliccando quindi sull’icona pdf associata alla riga desiderata della lista dei documenti da pagare, si dovrebbe poter scaricare direttamente il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI) … e così è stato lo scorso anno. Questa volta, invece, mi veniva segnalato in alto in rosso “Documento non disponibile:

Cliccando sull’icona pdf si dovrebbe poter scaricare direttamente il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI): quest’anno invece mi veniva segnalato in rosso “Documento non disponibile” 🙄

Sono invece riuscito comunque a ottenere l’agognato F24 della TARI, andando sull’icona della cartella (Dettaglio documento), poi selezionando l’icona pdf nella pagina di dettaglio e, infine, premendo il tasto Stampa: con quest’ultima azione non viene infatti effettuata la stampa del contenuto di quella pagina (come uno si aspetterebbe) bensì, per fortuna, viene scaricato proprio il file pdf dell’F24 che si desidera pagare!!!
Se non si sono modificate le impostazioni del browser, quel file uno se lo ritrova nella cartella Downloads del PC (e.g. C:\Users\nomeutente\Downloads). La procedura passo-passo la descrivo nei seguenti screenshot:

Si noti che inspiegabilmente quell’F24 non risulta pagabile dal sito della Soris essendo disabilitato il carrello associato. Al contrario sono riuscito a pagare tramite la Soris, cliccando sul rispettivo carrello, un vecchio insoluto della TARSUche mi sono trovato in elenco! 🤔

La nuova TARI non si riesce a pagare con il carrello della Soris, mentre un insoluto TARSU sì. 🤔

Per il pagamento della TARI 2021 sono quindi dovuto andare nel sito della banca, ho compilato i dati dell’F24 nella sezione relativa ai tributi locali, facendo attenzione sia di non selezionare nulla su Ravvedimento/Acconto/Saldo (sebbene sul rigo della Soris venga indicato “TARI Acconto“) sia d’inserire l’identificativo operazione sia compilare ciascuna riga per i due tributi indicati come 3944 (TARI) e TEFA
Sì perché, con la risoluzione numero 5 del 18 gennaio 2021 dell’Agenzia delle Entrate, è stato istituito un nuovo codice tributo per i modelli F24 ed F24Ep, relativi alla tassa per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente.
Dal 2021 sono perciò scorporati, dalla tassa sui rifiuti, i tributi per l’esercizio delle funzioni di tutela/protezione/igiene dell’ambiente che devono quindi devono essere versati separatamente.

Mi chiedo: ma questa e altre eventuali suddivisioni dei soldi versati dal contribuente, non possono poi essere fatte in automatico sul backend, tanto più che, almeno in questo caso, l’ente/comune è lo stesso??
Insomma …. mi sembra proprio la classica complicazione affari semplici!!

Relativamente poi al pagamento del vecchio insoluto che mi sono trovato della TARSU effettuato tramite la Soris, mi sono meravigliato della semplicità ed economicità della transazione quando effettuata tramite Satispay.
A parte il fatto che costa meno di 1/3 di quanto richiesto da tutti gli altri metodi di pagamento e poi la procedura per effettuare un pagamento è semplicissima: basta lanciare sul proprio smartphone l’app Satispay autenticandosi, e compare la richiesta di conferma del pagamento con già la cifra da pagare già automaticamente preimpostata. Per acconsentire, come sempre, è sufficiente premere la freccia di spunta presente a lato dell’importo, e il pagamento viene così convalidato. La Soris invia quindi una notifica anche tramite un’email con allegato il file di attestato di pagamento! 😉

Satispay è il metodo di pagamento più economico e veloce utilizzabile dal sito della Soris


Un’unica accortezza: il numero telefonico da indicare è quello associato al proprio conto Satispay e deve includere davanti il prefisso internazionale +39, diversamente non viene riconosciuto.

Il numero telefonico da indicare deve includere davanti il prefisso internazionale +39 diversamente in alto in rosso compare l’errore “Numero telefonico non riconosciuto


Perciò, per i pagamenti da Soris, pagamenti PA e anche per bollettini postali, valuta attentamente l’utilizzo di Satispay perché molto probabilmente risulta il metodo più veloce oltre che il più economico! Vedi a tale riguardo vedi magari i miei post su questo innovativo metodo di pagamento che tra l’altro è anche stato sviluppato in Italia:

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Link utili

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Alexa: come collegare i propri calendari in modo da poterle chiedere (o fissare) i nostri impegni

Ho già scritto diversi post su questo assistente vocale non solo integrabile nel proprio smartphone tramite l’omonima app ma anche in un set sempre più vasto di dispositivi (e.g. Echo Dot). In questo nuovo articolo mi soffermerò su una delle sue possibili innumerevoli funzionalità attivabili: la gestione di uno o più calendari. Infatti può risultare comodo fissare vocalmente un impegno su un proprio calendario elettronico (e.g Google Calendar, Microsoft Outlook Calendar).

Per poter utilizzare con Alexa uno o più dei nostri calendari è però necessario “agganciarli” dando gli opportune permessi. Infatti, se uno cerca ad esempio di chiedere: “Alexa, quali sono i miei impegni oggi?”, l’assistente ti risponde non solo che non ci sono calendari associati ma ti fornisce anche una modalità assai semplice per iniziare la semplice procedura per agganciarne uno o più. Infatti, se acconsenti, ti invia sul tuo cellulare (tramite l’app Alexa che molto probabilmente hai installato per meglio configurare il sistema) una push notification, cioè una notifica con il link che ti permette appunto di aprire l’app Alexa proprio alla sezione specifica per configurare propri calendari. Ti permette, insomma, di evitare di andare a cercare nell’app Alexa la sezione che permette la configurazione dei calendari mandandoti una notifica che si può seguire anche successivamente nella sezione Altro -> Attività: non sarà molto ma rende comunque il tutto più user friendly!
Nel seguito mostro passo-passo gli screenshot delle procedure sia per il collegamento del calendario Google sia di quello Microsoft: ovviamente ci sono delle fasi di autorizzazione e anche un invio di un’apposita email che notifica l’autorizzazione concessa ad Alexa:

Nel seguito mostro, come alternativa, la configurazione dei calendari così come possibile andando ad agire su Impostazioni -> Notifiche -> Calendario e E-mail – Aggiungi account: le fasi si autorizzazione sono ovviamente poi le medesime mostrate prima!

Da questo momento in poi potrai chedere: “Alexa, quali sono i miei prossimi impegni?

Lei ti risponderà elencandoti i prossimi impegni: “Ecco i prossimi quattro eventi: ….“. Poi ti chiederà se vuoi conoscere anche quelli successivi a quelli: “Vuoi saperne di più?“. Se risponderai “Sì”, proseguirà elencandoti quelli successivi …. e così via!

Analogo discorso per inserire un nuovo evento nel calendario: “Alexa, inseriscimi un nuovo evento nel calendario”. La procedura d’interazione sarà semplice e guidata chiedendoti il giorno, l’ora e i testo dell’evento da inserire: insomma, agevole soprattutto se non si ha la possibilità d’interagire con le mani, ad esempio quando si guida in macchina utilizzando Echo Auto, utilizzabile praticamente in qualsiasi automobile:

Echo Auto, per avere Alexa a disposizione anche in automobile

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Come forzare il caricamento delle foto presenti sul proprio smartphone in modo da sincronizzarle subito su un cloud e vederle quindi a breve anche da un altro dispositivo al medesimo collegato

Sicuramente è assai conveniente impostare il proprio smartphone in modo che salvi le foto effettuate anche su un cloud e si sincronizzi periodicamente in modo che non si rischi di perderle.

Generalmente nelle applicazioni che gestiscono le foto su uno smartphone esiste infatti la possibilità, nella loro sezione Configurazioni, d’impostare una sincronizzazione con un cloud. Ad esempio, se si è installata e configurata l’app OneDrive, autenticandosi con le proprie credenziali Microsoft (i.e. quelle utilizzate per accedere il proprio PC Windows), se poi si lancia l’app Samsung Galleria (presente, di default, in tutti gli smartphone di quella marca) si può configurare l’opzione di sincronizzazione con quel cloud. Tra le opzioni si può limitare d’effettuare tale trasferimento dati solo quando connessi a una rete WiFi, per sprecare traffico dati sulla propria SIM.

Tuttavia, seppure sia stata impostata opportunamente quell’eventuale limitazione per avere attiva la sincronizzazione, talvolta questa può avvenire anche dopo diversi minuti. Sebbene spesso questo ritardo uno non lo noti neppure o comunque non disturbi più di tanto, altre volte però risulta essere assai fastidioso: ad esempio, nel caso in cui uno effettui con lo smartphone delle foto/screenshot che si desiderano inserire in un post, e le voglia avere sul PC lavorando su quel dispositivo sicuramante più idoneo all’editing!

Per fortuna esiste la possibilità di forzare l’inizio di tale sincronizzazione andando sempre nella sezione delle impostazioni dell’app, toccando quindi la scritta Sincronizza con OneDrive (Attenzione: toccare quella scritta e NON l’interruttore a fianco, altrimenti si disattiva tale funzionalità di salvataggio su OneDrive, anziché andare nella sua finestra relativa alle sue opzioni!): si entra così nella finestra di dettaglio in cui si può premere Sincronizza adesso, dopo avere controllato ovviamente che l’opzione Sincronizza con sia impostata in modo congruente al collegamento dati attualmente disponibile e voluto! Una icona circolare rotante a destra indica poi la sincronizzazione in corso che si può eventualmente bloccare se successivamente lo si desidera.
Si noti infine che la presenza di una sincronizzazione in corso viene visualizzata anche nella pagina principale di quell’app Samsung Gallery, come mostrato nell’ultimo screenshot allegato:

NOTA : se per caso, anche forzando la sincronizzazione questa si interrompe quasi subito e viene indicato “Impossibile sincronizzare i dati. Riprovate più tardi“, conviene provare a disattivare e poi riattivare l’interruttore Sincronizza ed eventualmente, se non basta, effettuare un Riavvio dello smartphone (non uno Spegni) in quanto potrebbe risolvere il problema. Se ancora on è sufficiente per vedere sincronizzato il tutto e viene ancora mostrato quel messaggio, allora conviene verificare che la connessione sia al Cloud Samsung sia a OneDrive siano ben impostate: conviene anche qui sconnettersi e riconnettersi indicando le apposite credenziali (che forse uno può aver cambiato o magari le condizioni di sicurezza dei rispettivi provider – Samsung, Microsoft – sono state modificate e possono richiedere l’accettazione esplicita di nuove condizioni di contratto).

Può poi essere conveniente andare a vedere le foto salvate direttamente nel Samsung Cloud accedendoci anche da PC tramite l’apposita app Samsung Gallery presente nello Store Microsoft: viene richiesta una autenticazione con le proprie credenziali Samsung e anche l’invio di un codice tramite SMS (può essere necessario richiedere il nuovo invio o utilizzare altro metodo per effettuare questa seconda verifica: ad esempio, a me non è arrivato tale SMS prima dello scadere del timeout!)

Può essere poi interessante anche a vedere da un browser le impostazioni del proprio Samsung Account e, in particolare, sul proprio Samsung Cloud relativamente al backup dei propri dispositivi e di alcune informazioni di app in essi installati: stranamente da browser, anche accedendo a questi siti, non si riescono a gestire le foto e risulta necessario per questo installare l’app Samsung Gallery vista dallo Store Microsoft.


Poi, lato PC, la sincronizzazione effettuata da OneDrive – se correttamente configurato – avviene in genere quasi immediatamente. Infatti in realtà non vengono scaricati dei file nell’apposita sezione relativa alle immagini della cartella OneDrive, bensì semplicemente dei riferimenti a ciascuna foto con relativo thumbnail associato: solo cliccandoci eventualmente sopra a ciascun file, questo verrà poi effettivamente scaricato localmente sul PC e, a seconda della banda della connessione che il PC sta utilizzando, potrà metterci più o meno tempo. È necessario solo verificare, eventualmente, che quell’applicazione sia presente in background (i.e. deve esserci l’icona della nuvola nella toolbar) altrimenti è necessario lanciarlo a linea di comando (vedere il mio precedente post How to start OneDrive manually).
Si noti inoltre che esistono alcune opzioni che possono determinare la sospensione della sincronizzazione, per il fatto che il PC si trovi in modalità risparmio batteria e/o che sia in Rete tramite un collegamento a consumo:

Infine segnalo che quell’app Galleria Samsung (installabile sul PC) non solo consente di mostrare foto e video acquisiti dallo smartphone, rendendo possibile scaricare tutti i contenuti a scopo di backup e gestire poi quel contenuto con delle cartelle locali: si possono anche modificare le foto grazie a funzioni quali la regolazione automatica, il ritaglio e la rotazione. Funzioni nuove consentono infine di effettuare sia una Ricerca intelligente: [e.g. mostrare gruppi automatici di foto in base al contenuto (bambini, persone, cibo, sport, architettura e così via) o al testo all’interno delle immagini (biglietti da visita, pagine Web e così via)] sia un raggruppamento per data.

L’app Galleria Samsung presente nello Store Microsoft e quindi installabile su tutti i PC/tablet Windows

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Link utili

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Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home: come configurare il salvataggio dei video anche su un NAS

Avevo già scritto un post su un argomento simile:Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale. In quel caso spiegavo come fare a effettuare un salvataggio su un PC o su un Hard Disck collegato direttamente al router tramite una sua porta USB.

In questo post mi soffermerò meglio per spiegare passo-passo come configurare il salvataggio su un “vero” NAS collegato alla rete. Questa è infatti la soluzione più opportuna e più pulita in questo quella tipologia di dispositivi è studiata apporta per poter funzionare 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
Io che avevo collegato via USB al router, un vecchio HD tanto per provare, me lo sono visto rotto nel giro di qualche mese: è vero che non era dei più recenti e magari era già lì lì per andarsene, ma sicuramente sottoporlo a un lavoro pressoché continuo ha sicuramente contribuito a dargli il segno di grazia!

Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM), versione basilare (la più economica) che non consente di ruotare la telecamera da remoto
IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza con in più la funzionalità di tracking


Nel seguito mostro gli screenshot per effettuare il salvataggio su uno dei NAS più diffusi ed economici, il Western Digital My Cloud EX2 Ultra. Non sarà un NAS così professionale come alcuni proposti dalla Synology, ma penso abbia tutte le funzionalità che uno possa desiderare per un uso casalingo: un’app per accedere ai contenuti da smartphone ovunque uno si trovi o anche, come alternativa, un accesso via browser qualora uno desideri utilizzare un PC/tablet. Il rapporto qualità/prezzo mi sembra buono e poi gli HD sono quelli proprio quelli RED della Western Digital, specificatamente pensati per NAS, gli stessi che molto probabilmente si monterebbero su uno di diversa marca!

Innanzitutto vediamo come poter accedere con un PC Windows 10 ad alcune directory di quel NAS (o altro ancora) andando a effettuare un click con il tasto destro sul Esplora File (File Explorer) aperto su Questo PC (My PC)

Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password. Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password di un utente abilitato ad accedere a quella risorsa in rete. Puoi succedere che venga segnalato il seguente errore quando si cerca di accedere a una directory condivisa nel NAS non come Pubblica e quindi cercando di autenticarsi con un utente che abbia i diritti di lettura/scrittura sulla stessa:

Quella problematica può verificarsi, come indicato anche nel messaggio della finestra di popup, se si cerca di accedere a una risorsa condivisa con connessioni multiple. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho risolto effettuando un restart del PC: nota un restart e non uno spegni in quanto solo così si è sicuri che il PC riparta davvero da zero senza magari salvarsi in cache delle informazioni per rendere più veloce un susseguente avvio!

Lato NAS conviene creare sia un utente nuovo (e.g. xiaomi) da utilizzare specificatamente per farlo accedere dalle telecamere Xiaomi sia quindi configurare una cartella condivisa (e.g. Xiaomi) a cui dare tutti i diritti (anche di scrittura) proprio a quell’utente xiaomi (ed eventualmente quello di solo lettura per altri utenti del NAS che si desidera possano accedere ai file video che verranno salvati in quella directory dalle diverse telecamere Xiaomi). In quella cartella ciascuna telecamera creerà automaticamente una sua sotto-cartella specifica, una volta configurata per effettuare lì il backup su quel NAS.

Creazione, nella sezione Utenti, di un utente del NAS specifico per fare accedere le telecamere Xiaomi
Creazione, nella sezione Condivisioni, di una cartella (e.g. Xiaomi) a cui dare i diritti di lettura/scrittura all’utente con cui accederanno le telecamere (e.g. xiaomi)

NOTA IMPORTANTE: per come funzionano attualmente le telecamere Xiaomi, è necessario abilitare sul NAS anche il protocollo SMB1, come si è visto è necessario fare anche su Windows 10, seppure questa sia una modalità meno sicura rispetto a SMB2/SMB3 e per questo non abilitata di default nei sistemi. Per far ciò è necessario andare, dal sito di amministrazione del NAS del My Cloud EX2 Ultra e dopo essersi autenticati come amministratore, nella sezione Impostazioni -> Rete -> Servizi Windows – Protocollo SMB:

Accedendo ora anche dal browser, ovunque uno sia, al sito My Cloud della Western Digital si può poi accedere alle directory condivise da parte di tutti gli utenti del NAS che posseggono la necessaria abilitazione di lettura:

Qualsiasi utente del NAS che sia stato abilitato alla lettura dei file della directory Xiaomi condivisa, può accederci tramite qualsiasi browser dal sito al sito My Cloud della Western Digital

Ciascuna telecamera Xiaomi, in cui sia sto configurato il salvataggio in quel NAS specificatamente nella cartella che si è creata condivisa (e.g. Xiaomi), salverà i propri video creando una cartella che la identifica, al cui interno c’è poi una cartella per ciascun giorno:

Analogo discorso se si accede da smartphone utilizzando l’app My Cloud OS 5 appositamente sviluppata da Western Digital: attenzione che WD ha sviluppato diverse app chiamate My Cloud ma, se il NAS è stato, come opportuno, aggiornato alla sua ultima versione del sistema operativo (i.e. OS 5), si DEVE utilizzare quell’app che ho indicato.

Per gestire da smartphone il NAS Western Digital My Cloud EX2 Ultra aggiornato alla sua ultima versione i sistema operativo, si deve utilizzare l’app My Cloud OS 5

Lato smartphone, nell’app Mi Home si deve andare nella pagina di dettagli di ciascuna telecamera, premere i tre puntini in alto a destra per entrare nel menù di configurazione, quindi scegliere Gestione della memoria e, nella sua sezione Configurazione NAS entrare in Dispositivo di archiviazione dei rete NAS: si noti che l’interfaccia utente potrebbe essere un po’ differente a seconda del modello di telecamera Xiaomi/IMI Lab. Vedi anche quanto indicato nel post precedente Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale.

Sezione della gestione della memoria in cui è possibile anche specificare il salvataggio dei video su un dispositivo di rete NAS.

A questo punto vengono mostrate le possibili unità di archiviazione trovate nella rete locale: se si sceglie MYCLOUDEX2ULTRA si andrà a salvare sul NAS in oggetto:

Si noti che, se non è stato impostato sul NAS il protocollo SMB1 come evidenziato precedentemente, selezionando quella unità e autenticandosi, non verrà trovata alcuna directory condivisa su cui poter salvare i video. Se invece si abilita quell’opzione sul NAS, vengono visualizzate tutte le cartelle condivise e visibili all’utente con cui ci si è autenticati (e.g. xiaomi): si seleziona la cartella (e.g. Xiaomi) a cui sono stati dati anche i diritti di scrittura per quell’utente del NAS:

A questo punto inizia la preparazione e quindi il trasferimento dei video già presenti nella memoria locale della videocamera: si noti che può succedere che venga dato un qualche errore ed è necessario, in tal caso premere il pulsante Riprova.

Successivamente la situazione si normalizza con indicazioni quali “Lo stato di trasferimento è normale“, “La trasmissione funziona correttamente“:

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Linee guida su come impostare una presentazione tecnica: la regola delle “4 Ps”

Oramai le presentazioni tecniche sono fortunatamente solo più un ricordo, essendo ora in isopensione!
Tuttavia, proprio ora che sto cercando di scrivere la quarta di copertina per pubblicare un libro, mi sono chiesto se esistesse, anche per quel contesto, una qualche semplice linea guida a cui attenersi, quale quella delle “4 Ps” (da pronunciare in inglese four Ps), spesso utile per realizzare una presentazione tecnica.

Effettivamente ho trovato che, seppur molto dipenda dal tipo di libro, nel caso di un romanzo una possibile struttura della quarta di copertina è la seguente:

  • In alto, una breve frase, uno slogan che deve servire per stuzzicare il lettore: soprattutto per un saggio, deve far uscire il cuore dell’argomento trattato (e.g. può essere una domanda che si pone al lettore, che è poi quella che lo scrittore cerca di rispondere nel libro).
  • Subito sotto, un brano di poche righe tratto dal libro
  • Ancora più sotto, una brevissima descrizione del libro
  • Se resta spazio, una biografia dell’autore con foto, corta e chiara, funzionale al libro. Principalmente nel caso di un saggio, se si è esperti nel settore, è opportuno elencare i propri titoli e studi

Ma non divaghiamo e torniamo all’argomento del post! Durante queste mie ricerche in Rete, mi sono appunto rammentato della regola delle “4 Ps” che molti anni fa avevo appreso durante un corso d’inglese focalizzato su argomenti utili alla gestione di riunioni internazionali. Sicuramente una delle indicazioni che mi sono poi nel tempo tornate utili è quella della regola in oggetto, sapientemente sintetizzata dagli inglesi con il nome quattro P, in quanto ciascun passo della presentazione tecnica deve cercare di focalizzarsi su un aspetto riassunto tramite un termine inglese che inizia appunto con la P, come indicato nel seguito:

  • Present situation – Si presenta la situazione attuale, lo stato in essere.
  • Problems – Si espongono quindi le problematiche che esistono in relazione alla situazione attuale presentata innanzi.
  • Possibilities – Si analizzano possibili soluzioni che cerchino di risolvere quelle problematiche evidenziate.
  • Proposal – Si presenta la propria proposta, indicando il motivo per cui la si considera miglior scelta tra quelle possibili individuate precedentemente.

Insomma nulla di straordinario, direte voi che siete avvezzi a realizzare una presentazione tecnica!
Tuttavia penso che avere sempre bene in testa questa linea guida, semplice e facile anche da ricordare, possa risultare utile in molteplici occasioni … 😉

Stranamente, in queste mie ricerche in rete non ho trovata questa regola delle “4 Ps” per le presentazioni (nemmeno su Wikipedia!), forse oscurata dall’omonima utilizzata dal marketing, evidentemente più famosa ma che nulla ha che vedere con quella in oggetto:

  • Product – Bene o servizio.
  • Price – Ciò che il consumatore paga.
  • Place – Luogo di commercializzazione del prodotto.
  • Promotion – Pubblicità.

Si noti che, in questo caso, anche tradotti in italiano stranamente tutti i termini mantengono la P come prima lettera: PrezzoProdottoPromozione Posizione … per cui si parla anche in italiano de La regola delle “4 P” nel marketing!

A confondere ancor più i risultati trovati con un motore di ricerca specificando “4P technical presentation” per meglio filtrare, ho scoperto che esiste un’altra regola delle 4P sempre relativa alle presentazioni (4 p’s of presentation (slideshare.net); Presentation Tips :The 4 P’s of Presentation | CoolAvenues.com):

  •  Presentation Strategy (Strategia di presentazione) – Perché e per chi sto facendo questa presentazione? Qual è l’obiettivo e a chi mi rivolgo?
  • Planning (Pianificazione) –  Pianificare la presentazione in modo che abbia una introduzione, una parte principale e soprattutto una conclusione: un approccio Introduzione-Corpo-Conclusione (Opening-Body-Conclusion) per strutturare le informazioni è essenziale. Un buon presentatore utilizza supporti visuali come spunto per le sue informazioni oltre che per fornire al pubblico un riferimento utile anche a posteriori. Mantenersi strettamente entro i termini di tempo programmati per quella presentazione. Mantenere l’esposizione sufficientemente breve e semplice seguendo un approccio KISS (keep it short and simple).
  • Practice (Pratica) – Ripetere a voce alta il discorso per renderlo fluido e senza intoppi: uno specchio può aiutare a notare la postura e movimenti del corpo mentre un registratore può aiutare ad analizzare il tono e la durante della presentazione.
  • Performance (Interpretazione) – È estremamente importante dare a tutti gli uditori nella stanza il contatto visivo. La presentazione deve essere svolta senza distogliere l’attenzione degli ascoltatori con posture o comportamenti controversi (e.g. non giocherellare con delle chiavi, stando con le mani in tasca): è un po’ come essere un attore sulla scena e il pubblico osserva tutto quello che sta facendo chi espone, ancor più di quello che sta dicendo! Fare quindi un respiro profondo, sorridere e iniziare la presentazione godendosi ogni suo momento: dopo tutto, poche sono le possibilità di avere un pubblico pronto ad ascoltare! 

Sarà che il marketing non mi è mai interessato, ma sinceramente trovo più utile le regole delle “4 Ps” relative alle presentazioni tecniche … e, anche se quell’ultime trovate ultimamente forniscono indicazioni generali sicuramente utili da tener presente, quelle che conoscevo già mi sembra forniscano una visione più ad alto livello che talvolta può a mancare!! 😎

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Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 60 e 69 anni

Da ieri, verso mezzogiorno, è iniziata la possibilità di aderire alla campagna di vaccinazione in Piemonte anche da parte delle persone dai 60 ai 69 anni andando nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it). Fino a quell’ora le persone in quella fascia di età non potevano ancora inserire la richiesta e compariva una nota con indicazioni temporali forse volutamente approssimate sull’orario effettivo d’inizio, per evitare un sovraccarico iniziale del sistema!

P.S. 16/05/2021: vedi anche il mio post successivo Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni

Indicazioni temporali forse volutamente approssimate sull’orario effettivo d’inizio delle adesioni

In realtà esiste anche un altro sito governativo, a livello nazionale, che è relativo alla Gestione appuntamento per il Vaccino Anti-Covid 19 ma, anche dopo la registrazione nel sito regionale, inserendo i miei dati (numero tessera sanitaria e codice fiscale) mi viene detto picche, per cui penso che per i piemontesi convenga andare sull’altro sito predisposto dalla Regione Piemonte:

Inserendo i miei dati (numero tessera sanitaria e codice fiscale) nel portale governativo relativo alla Gestione appuntamento per il Vaccino Anti-Covid 19 ma, anche dopo la registrazione nel sito regionale, inserendo mi viene detto picche non vengo riconosciuto come appartenente a categoria prioritaria pur avendo superato i 60 anni

Le testate giornalistiche hanno già evidenziato come il numero di adesioni sia stato notevole (e.g. 58 mila in meno di tre ore) e direi che c’era da aspettarselo! Se esiste un modo per uscire da questo incubo, la vaccinazione di massa è sicuramente uno dei metodi possibili …
Speriamo quindi che i tempi di attesa non siano lunghi e che questa campagna preadesione non sia principalmente pubblicitaria e a fini politici …. 🙄

La procedura di adesione è assai banale: viene richiesto solo il numero della propria tessera sanitaria, numero di cellulare ed email, oltre a consentire di accettare anche a un eventuale chiamata “all’ultimo secondo qualora, nonostante l’overbooking immagino già predisposto, a fine giornata rimanessero ancora dosi disponibili …
Un unico consiglio che mi sento di dare è di controllare attentamente, nella pagina di riepilogo, che i pochi dati inseriti siano corretti, in quanto poi, una volta inoltrata la richiesta di adesione non esiste più la possibilità di modificarli.
In particolar modo fate attenzione al numero telefonico inserito in quanto ho notato che se uno accetta quello proprio, spesso già suggerito come input dal browser, questo viene inserito non completo nel campo in quanto viene ripetuto il +39 e inseriti spazi tra gruppi di numeri per cui il numero che davvero viene inserito non risulta completo!!
Se uno comunque sbaglia c’è sempre poi la possibilità di comunicare via email il fatto … ma meglio non contare troppo sul servizio clienti in questo marasma di richieste!!

Infine segnalo che esiste la possibilità di ricevere almeno due notifiche di rifiuto:

  • La categoria di rischio selezionata non è attribuibile al codice fiscale inserito. Modifica i dati e procedi con un nuovo invio.
  • Hai raggiunto il umero massimo di richieste inviabili nelle 24 ore.

Nel primo caso probabilmente si è scelta una sottocategoria considerata non corretta e conviene provare a cambiarla (i.e. sebbene abbia ancora 63 anni e ne compie 64 nei prossimi mesi del 2021, per il sistema che verifica sulla base del codice fiscale potrebbe richiedere la sottocategoria 65-69 anni).

Nel secondo caso probabilmente hai già inoltrato una richiesta ma poi, reputandola non corretta o non completa, desideri inoltrarne una nuova: in tal caso devi aspettare il giorno successivo (le 24 ore indicate sono solo indicative!). Inserendo una nuova richiesta, questa volta con tutti i dati completi e corretti, quello che fa specie è che viene assegnato un diverso numero associato … sebbene uno speri che poi questa nuova richiesta modifichi in un DB solo la registrazione dei dati associati a quell’identificativo univoco che è il proprio codice fiscale!

Andando poi su www.sistemapiemonte.it, nella sezione servizi ai cittadini, e autenticandosi con lo SPID, si accede al sito Servizionline (regione.piemonte.it) e in particolare nella sua sezione relativa alle vaccinazioni dove si possono sia visualizzare tutte quelle già effettuate sia eventualmente vedere quelle programmate. Conviene poi, già che uno c’è, registrare i propri contatti (email e numero di cellulare, per eventualmente ricevere notifiche relative alla sanità: si noti che si può indicare email e numero di cellulare sia dall’iconcina di campanella in alto a destra, per qualsiasi comunicazione, sia nel tab dei contatti relativa alla sezione delle vaccinazioni. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho inserito i miei dati in entrambe le sezioni … anche se si deve ripetere la noiosa, seppur necessaria, procedura di verifica sia del numero telefonico sia della email!

Personalmente, pur avendo indicato sia il numero di cellulare sia l’email, ho ricevuto un riscontro solo via SMS di avvenuta adesione alla vaccinazione: “Ti confermiamo che la tua preadesione per la vaccinazione antiCOVID ha avuto esito positivo. http://www.ilpiemontetivaccina/info“:

Riscontro solo via SMS di adesione effettuata correttamente

Si può comunque poi sempre verificare il proprio stato di vaccinazione accedendo sempre al sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) accendo alla propria area personale sempre tramite SPID:

Stato del percorso vaccinale ssempre visibile nel l’area personale del sito www.ilpiemontetivaccina.it

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Quesiti di carattere tecnico: indicazioni

Il servizio di assistenza risponde alla casella di posta vaccinazioni.covid19@csi.it,  e fornisce supporto esclusivamente tecnico per l’utilizzo del sito www.ilpiemontetivaccina.it

  • Se il sito vi restituisce il numero di preadesione significa che la richiesta è in carico al centro vaccinale, verrete chiamati per la vaccinazione con tempistiche che dipendono dal Piano Vaccinale.
  • Se il sito restituisce il numero di preadesione alla vaccinazione ma non si riceve l’sms e/o la mail di conferma, la preadesione è comunque stata elaborata ed è andata a buon fine; verrà quindi successivamente contattato per la vaccinazione.
  • Qualora avesse ricevuto l’sms con un link non cliccabile, le confermiamo che la pre-adesione è andata a buon fine.
  • Qualora avesse ricevuto una mail che indica di cliccare un link non presente, le confermiamo che la pre-adesione è andata a buon fine.
  • Qualora avesse ricevuto il messaggio o la mail di conferma dell’appuntamento per errore (non appartiene alla categoria over 80 e come tale segnalato dal suo medico per la vaccinazione oppure non appartiene alla categoria del personale scolastico o Protezione Civile e/o non ha effettuato la preadesione) la invitiamo a non tenerne conto.
  • L’appuntamento per la vaccinazione sarà comunicato tramite un sms con luogo, data e ora dell’appuntamento qualche giorno prima dello stesso e un sms di conferma il giorno prima dell’appuntamento.
  • Nell’ipotesi in cui si dovessero ricevere, via mail o sms, due differenti appuntamenti, fa fede il messaggio più recente.
  • La mail vaccinazioni.covid19@csi.it  non risponde in merito a segnalazioni relative all’impossibilità di presentarsi nella data e ora indicata per la vaccinazione e alla conseguente richiesta di nuovo appuntamento.
  • Si è invitati a rispettare l’appuntamento fissato, se però fossero presenti gravi impedimenti è possibile aderire nuovamente, con le medesime modalità, per un successivo appuntamento a partire dalla settimana successiva a quella dell’appuntamento ricevuto.
  • Se accedendo al servizio Vaccinazioni sul portale www.salutepiemonte.it compare l’indicazione che non è stato possibile reperire gli appuntamenti significa che la richiesta è stata elaborata ma il centro vaccinale non ha ancora fissato l’appuntamento. NON è necessario ripetere la pre-adesione.
  • Che cosa comporta il consenso all’eventuale chiamata all’ “ultimo secondo”?

Per le persone appartenenti alla fascia di età 60-69 anni se si esprime il consenso, ci si rende disponibili ad essere contattati anche solo un’ora prima per essere vaccinati presso uno dei centri vaccinali della propria ASL, nel caso l’Azienda Sanitaria avesse disponibilità a fronte di rinunce da parte di cittadini convocati.

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Come sapere se un rubinetto (e.g. per lavatrice o del gas) è aperto o chiuso?

È buona norma chiudere sia il rubinetto che fornisce acqua ad una lavatrice in quanto non il blocco del flusso d’acqua potrebbe rompersi, rischiando così di allegare la casa! Analogo discorso vale per quello del gas per ovvi motivi.

Ho notato che non sempre le persone si ricordano quale debba essere la posizione di tali rubinetti (o qualsiasi altri ancora, come quelli della caldaia) per averli aperti o chiusi 🙄. Questo post serve quindi come promemoria per chi possa avere incertezze in merito.

Per aprire un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso antiorario: insomma, è come svitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone parallela al tubo di cui quel rubinetto chiude/apre il flusso.

Analogamente, per chiudere un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso orario: insomma è come avvitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone perpendicolare al tubo di cui quel rubinetto regola il flusso.

Ecco esempi di rubinetti aperti:

Gli stessi chiusi:

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Once upon a time ….

Talvolta, mettendo ordine in una casa di campagna o in una cantina, si ritrovano oggetti oramai inconsueti e spesso addirittura sconosciuti ai più giovani, sebbene risalgano “solo” alla propria infanzia o a quella dei propri genitori/nonni. Devo dire che questo fa un po’ impressione in quanto evidenzia come del tempo sia trascorso e come molte cose siano cambiate: ciò riguarda non solo oggetti tecnologici, generalmente diventati obsoleti nel giro di poco e sostituiti da altri più piccoli e dalle prestazioni assai maggiori, ma anche altri relativi alla sfera del commercio o dei giochi. Insomma oggetti del ricordo che prima di essere magari buttati in discarica meritano sicuramente almeno un foto per mantenerne memoria!

Elenco quindi nel seguito le foto di alcuni di questi che ho trovato ultimamente… e altri ancora ne aggiungerò man mano che usciranno a riveder le stelle. Cercherò di fornire anche una indicazione temporale approssimativa, per quanto riesca a ricordare! 🤔🙄

Un’ultima piccola riflessione sugli oggetti in generale. Con il passare degli anni sicuramente alcuni di loro sono diventati più efficienti, in grado di rendere più veloce ed economica la realizzazione di un qualcosa. Ma tutto questo lo dobbiamo considerare sempre come un vero progresso, oppure è solo talvolta semplicemente uno sviluppo che non ha portato a un miglioramento dell’Umanità e una maggiore felicità in tutti noi, nuove generazioni incluse (e.g. vedi modalità di giocare)?

Micro TAC Motorola (primi anni ’80)
Calcolatrice Texas Instruments programmabile tramite schede magnetiche (primi anni ’80)
Piattelli (anni ’60/’70)

Tipici giochi di società degli anni ’70:

Il mio primo amplificatore (a valvole) per chitarra elettrica con pedale per attivare l’effetto tremolo (anni ’70):

Buono merce sostitutivo di 100 lire coniata dalla Coop nel periodo in cui mancavano le monete per i resti (anni ’70)

PC tower con Windows 2000 Professional (primi anni 2000):

Leva-stivali (1915. in dotazione agli ufficiali della 1 guerra mondiale):

Peso (ancora utilizzato abitualmente, quando ero adolescente, al mercato del paese per pesare la verdura)

Caffettiera piccola per due tazze:

Ferri da stiro: da quello da scaldare sulla stufa, con rispettivo pianale, a uno dei primi a corrente elettrica

Timbri del negozio di scarpe dei miei nonni paterni nella galleria Umberto I a Porta Palazzo:

Macina caffe a mano:

Ingegnoso prontuario di formule matematiche realizzato con due rocchetti di filo (anni ’40 … immagino fosse di mio padre … o di mio nonno? 🤔):

Cinepresa a pellicola:

Gettoni telefonici

Disco in plastica flessibile dimostrativo:

Pattini a rotelle “allungabili”
Scaldino elettrico

Macchine da cucire di epoche successive (fine ‘800, primi ‘900, anni ’60)

Vecchi sacchetti anche di negozi prestigiosi chiusi da decenni:

Reggi-calze

Apparecchiature elettriche anni ’60 … ancora funzionanti!

Lo so che ce ne sarebbero da aggiungere ancora molti … e alcuni li inserirò certamente: ma è ora di pubblicare questo post seppur ancora necessariamente incompleto!

🙂

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Cosa fare se, su uno smartphone Android, la finestra di chiamata entrante non viene più visualizzata automaticamente

Tre giorni fa, improvvisamente e senza apparente motivo, si è verificata la problematica in oggetto: sebbene il telefono suonasse, le chiamate entranti non disattivavano lo screensaver e non compariva più automaticamente la solita finestra del telefono che consente di accettare/rifiutare quella telefonata in arrivo.
Lo stesso comportamento avveniva anche se lo smartphone non si trovava con lo screensaver attivato! Il telefono semplicemente suonava e, per rispondere, dovevo aprire la finestra in alto degli eventi e cercare la sezione relativa alla chiamata entrante in corso.

Avevo già ovviamente provato di tutto: restart dello smartphone, cambio del launcher (riattivando quello di default originale di Samsung), cancellazione della cache/dati dell’app Telefono di Samsung, provato addirittura a installare l’app Telefono di Google impostandola come app telefonica di default (ma anche con quell’altra app di gestione delle telefonate il problema persisteva)!
Insomma, ero disperato e pensavo già di dover riportare il telefono alle configurazioni iniziali di fabbrica o di mandarlo a “riparare” immaginando che non funzionasse più magari il sensore di prossimità cosicchè il SW pensasse che il telefono fosse in tasca!

Alla fine, dopo alcuni giorni e molteplici prove ho RISOLTO! Tuttavia, non so bene quale azione di modifica delle configurazioni ha portato il telefono a ritornare al funzionamento normale: ho infatti cambiato molteplici opzioni nelle configurazioni, soprattutto quelle relative al display/screensaver … e, una volta risolto, anche cercando poi di andare a ritroso per comprendere l’azione magica risolutiva, non sono riuscito a trovarla (rimettendo le impostazioni cambiate che ricordavo come erano prima, continuava a funzionare! 😳
Quello che posso dire è che nessuna delle molte soluzioni al medesimo malfunzionamento trovate in molteplici articoli e da me precedentemente seguiti passo passo, avevano dato esito positivo: comunque, potendo comunque essere una possibile via di soluzione, lascio nel seguito i link a quelli che avevo reputato di maggior interesse:

La mia impressione è che la problematica sia stata dovuta a qualche probabile bug nella configurazione di un qualche parametro di Android: anche solo cambiarne il valore aveva riportato al funzionamento sperato sebbene successivamente si fosse poi riportato a quello pregresso.

Perciò, se stai sperimentando lo stesso fastidiosissimo problema sul tuo smartphone, il mio consiglio è di non desistere e continuare a modificare le impostazioni, soprattutto quelle relative a Notifiche, Schermo, Sfondo, Schermata di blocco provando magari anche le potenziali procedure suggerite negli articoli da me citati.

Insomma, non ho purtroppo potuto dirti con precisione come ho fatto a risolvere il problema, ma anche questo fa parte dei misteri dell’informatica!

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Il linguaggio gestuale dei gatti

Tempo fa, in una clinica veterinaria ho visto appeso il seguente foglietto che ovviamente ho subito fotografato in quanto davvero penso corrisponda al vero:

I gatti sono davvero animali particolari che ti entrano nel cuore e ti sanno manifestare un grande affetto pur mantenendo una loro autonomia e indipendenza.

Questo post è sia in ricordo di Matisse, gattone dolce ed elegante sia di Silvestro (comunemente chiamato Micio) gatto affettuoso, dagli occhi grandi e di poche parole!

_____________

Dal mio post Pensieri, parole … ed immagini:

Non so se ho mai emozionato qualcuno

Non lo so se ho mai emozionato qualcuno,
forse solo un gatto o due,
ma le sensazioni sono state reciproche.

Nel loro personale rapportarsi
si può riscoprire
quella tenerezza infantile
altrimenti perduta.

Ed è stato proprio allora che,
nel loro sguardo profondo e muto,
si è rispecchiato un po’ di me stesso.

E. Contini (11/9/2019)

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Accessi WiFi a Internet gratuiti non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli paesi

Già da anni sono presenti zone in cui un cittadino può accedere a un WiFi spesso gratuito nelle località turistiche e nei centri storici di grandi città: in questi ultimi anni servizi di connessione gratuita a Internet si sono diffusi anche nei piccoli paesi. Tuttavia, io stesso talvolta me ne dimentico e utilizzo fin da subito lo smartphone come router WiFi. Premesso che le prestazioni di un WiFi pubblico gratuito sono probabilmente molto inferiori a quelle offerte dal proprio provider mobile, in molteplici situazioni possono comunque risultare sufficienti per le proprie esigenze contingenti se sono, ad esempio, principalmente quelle di navigazione su un browser o poco più. Perciò, soprattutto se uno si trova in un parco o in un centro storico, può valer la pena vedere se esiste la disponibilità di un WiFi gratuito a cui collegarsi non solo con proprio PC/tablet ma anche con il proprio smartphone, soprattutto se i giga rimasti a disposizione non sono più molti! Tra l’altro, se uno ha impostato, per un determinato WiFi, la scelta di collegamento automatico, avendo anche effettuato la registrazione del proprio dispositivo dopo una procedura di autenticazione iniziale, in seguito il collegamento avverrà poi senza la necessità di alcun intervento da parte nostra.

Ovviamente può non essere opportuno effettuare con il dispositivo connesso a tali reti WiFi pubbliche delle transazioni con requisiti particolari di sicurezza (e.g. transazioni bancarie) in quanto a priori uno non può conoscere il livello di sicurezza offerto da quel sistema di connessione dati.

Proprio ultimamente mi capitato di trovarmi con il mio tablet in una panchina di una piazza di Villanova Mondovì, un piccolo Comune del cuneese, e casualmente ho notato la presenza di un WiFi libero. Connettendomi a tale WiFi si è subito aperto il browser con la richiesta di registrazione a quel servizio gratuito di connessione, non essendomi ancora mai registrato: una classica procedura di registrazione con conferma sia della propria email sia del numero telefonico con invio di codice di verifica tramite SMS, mi ha consentito di attivare il collegamento a Internet.

Email per completare la registrazione al servizio WiFi gratuito

La volte successive ovviamente tutta questa procedura può essere completamente evitata se si associa quel proprio dispositivo premendo l’apposito pulsante disponibile nella pagina di benvenuto/bentornato visualizzata al termine della procedura di registrazione. Si noti che, dal logo in alto a sinistra, si deduce che tale servizio risulta cofinanziato dall’Unione Europea.

Pagina di conferma di attivazione del collegamento con possibilità di registrare in modo permanente l’associazione di quel dispositivo

Con quella connessione a internet ho potuto, ad esempio, apportare modifiche in questo mio blog con il tablet senza necessità di connetterlo tramite il mio cellulare.

Si noti che, ovviamente, qualora poi si cerchi poi di accedere a quella medesima pagina del portale di quel provider senza essere connesso tramite quel suo WiFi gratuito, la pagina visualizzata sarà ben differente e proporrà infatti di effettuare un abbonamento:

Pagina mostrata usando la medesima URL qualora uno non sia connesso tramite quel WiFi

Anche Torino, la mia città, aderisce da tempo a un progetto analogo, FreeItaliaWifi che è stata la prima rete federata nazionale di accesso gratuito a Internet in modalità wireless. Quindi oggi, che ero in Piazza d’Armi, sempre seduto su una panchina dopo un bel giro in bicicletta, nuovamente ho notato che il mio tablet presentava la possibilità di una connessione aperta, questa volta messa a disposizione da Torinofacile. In questo caso l’autenticazione richiesta per connettersi deve avvenire semplicemente tramite una classica procedura con l’uso del proprio SPID oppure registrando il proprio numero telefonico come username nelle credenziali di FreeTorinoWiFi: con le mie vecchie credenziali di TorinoFacile non sono invece riuscito ad accedere a tale servizio, sebbene sia indicato tra le possibilità. Si noti che, diversamente a quanto visto per il precedente servizio pubblico WiFi4EU, non esiste in questo caso la possibilità di associare il proprio dispositivo, per cui è necessario tutte le volte che si utilizza tale rete WiFi, effettuare nuovamente tale autenticazione tramite la seguente pagina che viene aperta automaticamente nel browser non appena si richiede la connessione all’access point FreeTorinoWiFi:

Le credenziali alternative allo SPID sono quelle che hanno come username il numero del proprio cellulare

Una volta connessi, si hanno a disposizione 12 ore di connessione giornaliere o 750 Mb di traffico anche non consecutivi (penso nella giornata, ma non è del tutto chiaro):

FreeTorinoWiFi è il collegamento gratuito reso disponibile a Torino in areepresenti in diversi parchi e nel centro storico della città

La connessione risulta tanto migliore quanto più uno si trova vicino al Pala Alpitour/stadio olimpico comunale dove purtroppo molte delle panchine sono completamente al sole! 😦
Per curiosità, ho provato a effettuare uno speedtest per conoscere la bontà della connessione offerta:

Speedtest eseguito con la connessione WiFi gratuita presente in Piazza d’Armi a Torino

Si tenga presente che comunque sia si tratta di una connessione non molto stabile in quanto risente molto del numero di utenze collegate in quel momento: per questo, anche se si è connessi può succedere che neppure il browser riesca, in tempo utile, ad aggiornare una pagina prima che scada il suo timeout!

Un elenco esaustivo di tutti i punti della città coperti da tale servizio gratuito è disponibile su Città di Torino – Aree WiFi (comune.torino.it): conviene quindi sfruttare tale possibilità e impostare le proprie credenziali nel browser in modo che vengano ricordate, in modo da rendere agevole la procedura di collegamento! 😉

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Quando la tua carta NEXI VISA non viene più accettata per il pagamento del pedaggio in un’autostrada

Sebbene oramai spesso il Telepass costituisca il metodo di pagamento più comodo e veloce, talvolta (soprattutto quando l’unico dispositivo a disposizione della famiglia è già usato in un’altra macchina da un familiare) il pagamento con carta di credito costituisce l’alternativa migliore, in quanto le postazioni presidiate da un operatore sono poche e conseguentemente presentano, in genere, una coda maggiore.

Da anni ho quindi saltuariamente utilizzato per il pagamento del pedaggio, principalmente sia nell’autostrada A6 (TO-SV) sia nella tangenziale di Torino, la mia carta NEXI (ex CartaSì) che fa parte del circuito VISA, assai diffuso e accettato ovunque sia in Italia sia all’estero.
Tuttavia, con mio stupore, ultimamente non mi viene più accettata dagli sportelli automatici presenti nei caselli di quelle autostrade, inserendola nell’apposita fessura utilizzata anche per inserire il biglietto: anche provando a passare da un casello presidiato della A6, l’operatore stesso non è riescito a effettuare l’operazione di pagamento con quella carta di credito!
Mi sono deciso, quindi, a telefonare al numero di assistenza clienti di NEXI (02 345444) per ricevere spiegazioni. Come purtroppo oramai succede spesso, anche quel servizio clienti viene gestito principalmente da un risponditore automatico per cui, per riuscire finalmente a parlare con un operatore umano, essendo il mio quesito non standard, ho dovuto necessariamente fare alcune scelte non del tutto ortodosse per l’oggetto della mia richiesta ma che probabilmente dovevano essere gestite da una persona reale! La centralinista, una volta ascoltato il mio problema. innanzitutto mi ha confermato che la mia carta era regolarmente funzionante (d’altra parte continuo a utilizzarla nei supermercati e per altri acquisti) ed ha quindi ipotizzato che non venisse ora più accettata nei caselli in quanto questi utilizzano ancora la banda magnetica che, seppur presente ancora nella carta, non costituisce più un metodo da loro reputato valido per l’autorizzazione in quanto risulta agevolmente clonabile. Per questo, la sola modalità contactless, che utilizza l’RFID inglobato nella carta stessa, è da qualche tempo considerata l’unica forma utilizzabile di autorizzazione per un pagamento.

Ho cercato quindi il numero del servizio clienti delle autostrade trovando quello di Autostrade per l’Italia (0554210452). Anche qui il risponditore automatico è stato da me eluso andando a effettuare scelte che mi avrebbero finalmente portato a parlare con un operatore 😉 Costui, assai gentile, mi ha innanzitutto precisato che sia l’A6 sia la tangenziale di Torino non erano gestiti da Autostrade per l’Italia (molteplici sono i gestori, in particolare, per quelle di mio interesse, A6 Torino-Savona L’Autostrada dei Fiori 6 e ATIVA per la tangenziale di Torino): mi ha inoltre detto che tutte le autostrade da loro gestite sono state adeguate da tempo a utilizzare l’autorizzazione tramite il meccanismo contactless per cui, quando si inserisce una carta nell’apposita feritoia, questa non viene più “mangiata” completamente bensì solo parzialmente, in modo da effettuare quella nuova modalità di lettura contactless. Ho quindi cercato il servizio clienti della A6 (0116650311) dove un’altrettanto gentile operatrice non ha tuttavia saputo darmi una risposta in merito, trattandosi di una questione tecnica di cui non era competente. Mi ha comunque invitato a scrivere un’email al loro servizio di reclamo, seppure non si trattasse di un vero reclamo il mio. Così ho fatto:

Attendiamo quindi una risposta, con una spiegazione spero questa volta definitiva! 🙄
Ovviamente la pubblicherò in questo post come P.S.

Lettore contactless (circolare e di coore nero) collocato proprio sotto la fessura per l’inserimento del biglietto e di una carta di credito con banda magnetica: nell’autotrada A6 sembra ancora non funzionare

P.S. 4/4/2021 – Ancora nessuna risposta! Tuttavia passando nuovamente in un casello dalla A6 ho notato che proprio sotto la fessura per l’inserimento del biglietto e carta di credito, sembra esista anche un sensore per la lettura di carte contactless … che tuttavia non mi sembra funzionare da momento che avvicinando la mia carta non ha prodotto alcun risultato!!! Saranno finalmente in procinto di attivarli quei lettori?? Spero ancora in una loro risposta chiarificatrice anche se oramai siamo oltre un tempo limite accettabile! Per ora anche il messaggio vocale indica di inserire sia biglietto sia carta di credito in quella medesima fessura w non fa alcun cenno su una lettura della carta contactless. Sinceramente mi sembra più appropriata la soluzione, scelta da Autostrade per l’Italia, di inserire il lettore contactless internamente e di lasciare inalterata la modalità di utilizzo della carta di credito: questa continua a dover essere messa nella medesima fessura del biglietto, sebbene poi non venga “mangiata” più completamente in quanto questo non è più necessario essendo ora la lettura effettuata appunto da un lettore RFID e non viene più utilizzata la banda magnetica.

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Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi di domotica quali prese e luci

Se si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. Oltre che con l’app Alexa, i propri device si possono gestire anche da Alexa.amazon.it. Ad esempio io ho delle prese Intelligenti Wifi da 16A della MEROSS e, chiamando ciascuna presa opportunamente posso pilotarne lo stato ON/OFF anche vocalmente (e.g. “Alexa, accendi Boiler” nel caso che quella presa sia stata chiamata “Boiler” dal momento che si è collegato il boiler del bagno.

Nell’app Meross è spiegato dettagliatamente come fare ad agganciare una loro presa ad Alexa: sostanzialmente si deve utilizzare l’app Meross e nominare, all’atto della sua registrazione e configurazione, ciascuna presa con un nome semplice e ben distinguibile dagli altri (e.g. “Boiler“, “Piantana“), attivare sul sito Amazon lo Skill Alexa” sviluppato dalla Meross”, registrarsi in quello con il proprio account Meross, vale a dire quello scelto con l’app Meross, ricercare i propri device e quindi controllarli.
(Vedi anche il mio post: Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?)

Con Alexa si può anche, ad esempio, pilotare l’accensione di lampadine dimmerabili, dall’1% al 100%. I comandi che si possono dare, non sono solo quelli di accensione/spegnimento, ma anche di variazione dell’intensità della luce.
Ad esempio, chiamando nell’app Alexa una luce “luce scrivania“, per accenderla con luminosità ridotta al 30% basterà dire: “Alexa accendi luce scrivania al 30%“.
Se si vuole abbassare/alzare un po’ la luminosità della lampadina, rispetto a quella corrente, basta dire: “Alexa, abbassa/alza luce scrivania“.
Se poi si vogliono accendere tutte le luci di una stanza: “Alexa, accendi tutte le luci del salone“, avendo ovviamente indicato il “salone” come nome del gruppo in cui nell’app Alexa si è indicato essere collocate alcune luci.

Lampadine compatibili con Alexa della TP-Link Tapo e della Philips Lighting Hue

Quelle della TP-Link Tapo: vengono anche proposte in offerta abbinandone una quando si prende un Echo Dot. Funzionano non solo con Amazon Alexa ma anche con Google Home, forniscono una luce calda (2700 K) di 806 lumen, consumano 8.7W (equivalante a un 60W a incandescenza), attacco E27. Si connettono al WiFi di casa analogamente a quanto visto con la presa della Meross vista precedentemente per cui non c’è necessità di avere nessun hub specifico o integrato in un dispositivo Alexa. Possono essere controllate da remoto ovunque uno sia, tramite l’app gratuita Tapo per smartphone e tablet. Associandola a un dispositivo Alexa, per pilotarla basta dire: “Alexa, accendi la luce“. Volendo, si possono impostare con l’app Tapo anche degli scenari di programmazione, per impostare giorni e orari di accensione e spegnimento della lampadina. Si può pure, ad esempio, raggruppare tutte le tue lampadine smart di una stanza in un unico scenario e richiamalo dal proprio smartphone sempre tramite l’app Tapo. Il consumo energetico è di classe A+. Ovviamente per pilotarle vocalmente con Alexa è necessario attivare l’apposito skill Tapo reso disponibile gratuitamente dalla TP_Link.

La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con l’app Tapo .

La Philips propone lampadine dimmerabili analoghe (stessa luminosità, solo la forma è un po’ differente) che si possono connettere sia attraverso l’Hub di quella marca (Hue Bridge) [o quello integrato da Amazon in alcune versioni di dispositivi Alexa] sia semplicemente tramite collegamento Bluetooth. In quest’ultimo caso è necessario che un dispositivo Alexa e la lampadina stiano nel raggio di portata del Bluetooth: si noti tuttavia che poi, anche da un’altra stanza in cui ci sia un altro dispositivo Alexa si può comunque comandare la luce seppur distante e non nel raggio di portata del Bluetooth di quel dispositivo bensì dell’altro sul quale si è registrata. Tuttavia, non essendo quella lampadina collegata al WiFi (diversamente dalla lampadina TP-Link Tapo) non si può pilotare da remoto se non tramite l’app Alexa. Anche per questo motivo reputo la soluzione di TP-Link, precedentemente analizzata, migliore di questa adottata da Philips che tra l’altro costa di più offrendo una lampadina d’identica luminosità. La sua app Philips Hue Bluetooth necessita di un collegamento Bluetooth per poter interagire con la lampada e non riesce a pilotarla se lo smartphone si trova troppo distante da quella; invece l’app Alexa, connettendosi con un dispositivo remoto tramite collegamento Internet e WiFi, una volta che è stata associata quella lampadina tramite quell’app stessa, consente di pilotarla ovunque uno sia. Per una gestione remota dei dispositivi Philips tramite la loro app è invece necessario usare l’altra loro app Philips Hue che si collega non direttamente al loro dispositivo bensì al loro Hub a cui si può eventualmente associare lo skill Alexa Philips Hue.

Nel seguito mostro la procedura sia lato app Philips Hue sia lato app Alexa: