Come effettuare la certificazione energetica con l’ENEA (e.g. per un insufflaggio di materiale termico all’interno dell’intercapedine dei muri esterni)

Tempo fa, avevo già scritto un post su Come effettuare la certificazione energetica con l’ENEA per una installazione di nuovi infissi: era il 2017 e, si sa, le leggi cambiano ogni anno e di conseguenza anche i moduli da compilare!
In questo post fornirò alcune informazioni utili qualora si desideri procedere personalmente per la dichiarazione all’ENEA di un’opera d’insufflaggio di materiale termico all’interno dell’intercapedine dei muri esterni di una casa/alloggio, ma penso possa tornare utile anche per dichiarare altri lavori che rientrino nel bonus casa 2021.

Tale pratica può essere effettuata da chi esegue il lavoro oppure tramite un consulente della ditta che ha eseguito il lavoro, ma generalmente ha un costo di circa un 50 euro che può incidere soprattutto se il lavoro ha coinvolto, ad esempio, una sola parete: comunque è una spesa in più che si può evitare con un minimo d’impegno, compilando un apposito form sul sito dell’ENEA. L’inoltro dei dati all’ENEA deve essere effettuato entro 90 giorni solari dal termine dei lavori, per via telematica tramite l’applicativo relativo all’anno in cui sono terminati i lavori: sì, perché c’è una pagina specifica per ciascun anno, modificandosi nel tempo le leggi fiscali!!

Innanzitutto si può andare nel sito ENEA relativo alle detrazioni fiscali e quindi nella sua sezione dedicata al Bonus casa: l’autenticazione con SPID può essere effettuata o prima o dopo, ma comunque viene richiesta per poter poi accedere poi alla sezione per inserire i dati della dichiarazione.

Innanzitutto è necessario indicare la tipologia di utente uno è: generalmente il compilatore privato è il “beneficiario”. Se uno lo ha già fatto, è necessario però abilitare il proprio account completando una scheda di dati personali presente sul sito detrazionifiscali.enea.it: quindi occorre effettuare il logout e nuovamente il login in quel sito relativo al Bonus casa 2021 come anche specificato esplicitamente!🙄

Finalmente, una volta rientrato nel sito dopo quella abilitazione, viene presentato il pulsante Compila la dichiarazione che consente appunto di accedere al form d’inserimento dei dati:

La prima sezione consente d’inserire i dati del beneficiario, vale a dire i propri dati e, una volta inseriti e premuto il tasto Salva in basso a sinistra, viene indicato Dati salvati e nel menù a sinistra appaiono elencate anche le sezioni seguenti, cioè Dati dell’immobile e Seleziona l’intervento:

I dati da inserire relativi all’immobile sono sempre i soliti (e.g. foglio, mappale, subalterno, m2 della superficie utile) e si riescono a inserire agevolmente: alcuni campi che compariranno verranno dedotti automaticamente dall’ubicazione dell’immobile (e.g. Zona climatica, Gradi giorno, Fascia solare), anche se potrebbero comunque essere trovati agevolmente ricercando su Internet (e.g. Zona climatica).

Anche qui è necessario premere il tasto Salva in basso a sinistra per avere i dati salvati e poter quindi passare alla sezione seguente relativo alla definizione dell’intervento effettuato:

L’ultimo form in cui si deve specificare uno o più interventi, non presenta subito tutti i campi da inserire per cui è necessario man mano premere un tasto opportuno (e.g. Prosegui, Visualizza tutto) per poter vedere visualizzati i successivi:

Non resta quindi che andare nella sezione d’interesse e inserire i dati richiesti. Ad esempio, nel caso si insufflaggio dei muri si deve andare nella sezione PV Pareti verticali, premere il tasto Aggiungi nuova Parete Verticale per quindi vedere visualizzati i campi da inserire:

La superficie in m2 da indicare dovrebbe essere quella effettivamente insufflata, cioè i metri quadrati netti dei muri che sono stati isolati (anche se un geometra mi ha detto che spesso vengono indicate le dimensioni delle pareti complete di finestre e infissi). Per i dati successivi, questi dipendono ovviamente dallo spessore del muro e dallo spessore e tipologia dell’isolante insufflato. Per il calcolo della trasmittanza si può utilizzare un apposito calcolatore messo gratuitamente a disposizione nel sito http://calcolodellatrasmittanza.com/public/: comunque tipici valori di Trasmittanza prima dell’intervento [W/m2K] sono 1,37, Trasmittanza dopo l’intervento [W/m2K] 0,10 e Trasmittanza termica periodica YIE [W/m2K] 0,05
Se si desidera si può cercare di fare un calcolo più preciso ma comunque l’installatore mi ha detto che comunque sia è un calcolo molto approssimativo non essendo necessariamente i muri spesi in modo uniforme e ci sono anche i pilasti portanti che non vengono ovviamente non insufflati…
Insomma rimane comunque un calcolo approssimativo!

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Consiglio di visitare la pagina ECOBONUS – AGEVOLAZIONI FISCALI PER IL RISPARMIO ENERGETICO NEGLI EDIFICIESISTENTI – EX LEGGE 296/06 presente nel sito dell’ENEA, dove si può trovare risposta a molteplici quesiti.
Ad esempio viene detto che, “per fruire delle detrazioni fiscali dell’ECOBONUS (ex legge 296/2006, detrazioni del 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), non occorre inviare alcuna comunicazione preventiva. La normativa vigente impone solamente che entro 90 giorni solari dal termine dei lavori (fatto salvo quanto riportato nella FAQ 6.E) debbano essere trasmessi ad ENEA, per via telematica tramite l’applicativo relativo all’anno in cui sono terminati i lavori, raggiungibile dalla homepage https://detrazionifiscali.enea.it/, i dati indicati nella scheda descrittiva degli interventi realizzati. Effettuata la trasmissione, in automatico ritorna al mittente una ricevuta informatica contenente il Codice Personale Identificativo (CPID). Le stampe di queste ricevuta e della scheda descrittiva anch’essa con il CPID stampato su ogni pagina, costituiscono prova dell’avvenuto invio. Non sono previsti altri riscontri da parte di ENEA, né in caso d’invio corretto, né in caso d’invio incompleto, errato o non conforme. Non vanno inviati documenti quali asseverazioni, relazioni tecniche, fatture, copia di bonifici, planimetrie, documentazione varia, ecc. che invece devono essere conservati a cura dell’utente ed esibiti in caso di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate o in caso dei controlli a campione eseguiti da ENEA ai sensi del DM 11.05.2018. Inoltre, è facoltà dell’Agenzia delle Entrate richiedere l’esibizione dell’originale della scheda descrittiva, debitamente firmata. Di conseguenza, si consiglia all’utente di stampare la scheda descrittiva e conservarla per futuri possibili controlli“. 


Viene detto anche che “i soggetti che hanno diritto della detrazione sono non solo i proprietari, ma anche i familiari conviventi con il possessore (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), il convivente more uxorio, i locatari o i comodatari che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi su unità immobiliari o su parti di esse di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute, purché riscaldate. Gli immobili debbono essere esistenti e accatastati o con richiesta di accatastamento in corso e con i tributi pagati, se dovuti“.

Ricordo anche che chi usufruisce del Bonus Ristrutturazione ha diritto anche al Bonus Mobili ed elettrodomestici (detrazione del 50% su un tetto massimo di spesa di 16 mila euro).

Può essere utile guardare la pagina Deduzione o detrazione: significato e differenze tra le due agevolazioni dove viene spiegato molto bene la differenza appunto tra deduzione e detrazione:

  • Le deduzioni fiscali sono spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta che possono essere sottrarre direttamente dal reddito prima lo stesso che venga sottoposto a tassazione. In questo modo il contribuente ha la possibilità di poter ridurre la base imponibile e di conseguenza abbassare l’aliquota per il calcolo dell’imposta dovuta.
  • La detrazione fiscale comporta sempre una sottrazione delle spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta, che però avviene direttamente dalle tasse da versare all’erario. In questo caso il contribuente non avrà uno sgravio direttamente dal reddito  dichiarato che sarà sottoposto alla tassazione secondo le aliquote previste dalla legge.

Perciò, entrambi producono un alleggerimento delle tasse ma non sono concetti che si possono sovrapporre. In linea di massima, le deduzioni fiscali, rispetto alle detrazioni, tendono ad avvantaggiare i redditi alti visto che gli oneri deducibili, andando ad agire direttamente sulla base imponibile, praticano una riduzione del reddito dichiarato e quindi delle tasse dovute.

Le deduzioni possibili sono, ad esempio, le spese sanitarie: un elenco e analisi si può trovare in Ridurre il reddito imponibile grazie alle deduzioni IRPEF e IRAP.

Per ristrutturazione e risparmi energetico si tratta invece di detrazione per cui il contribuente non avrà uno sgravio direttamente dal reddito dichiarato e la sottrazione delle spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta avviene direttamente dalle tasse da versare all’erario.

Da un sito online per professionisti tecnici si legge “Il cosiddetto Bonus Ristrutturazione è un’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia – disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 – che normalmente consiste in una detrazione Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo di 48 mila euro per unità immobiliare.
Tuttavia, dal 2012 in poi (per ora fino al 31 dicembre 2021) la detrazione è stata elevata al 50% e il limite massimo di spesa a 96 mila euro. La detrazione del 50% delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo
“. La medesima informazione si può d’altra parte trovare direttamente su una pagina del sito dell’Agenzia delle Entrate

Le condizioni per usufruire della detrazione delle spese di ristrutturazione in caso di familiare convivente: “Via libera dunque alla detrazione delle spese di ristrutturazione in caso di familiare convivente a patto che quest’ultimo sostenga le spese e sia intestatario di bonifici e fatture.
Fisco Oggi ha chiarito anche cosa accade per quanto riguarda il bonus mobili ed elettrodomestici. In questo caso, come specificato, “
la detrazione spetta unicamente al contribuente che ha effettuato determinate tipologie d’interventi edilizi (si consiglia, in proposito, di consultare la guida “Bonus mobili ed elettrodomestici” nella sezione l’Agenzia informa del sito delle entrate) e usufruisce della relativa detrazione”
È stato poi sottolineato che “per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione” deve precedere “quella in cui si acquistano i beni e che l’agevolazione spetta per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione”.
Nota: “Dal 2018 è necessario comunicare all’Enea gli acquisti di alcuni elettrodomestici per i quali si può usufruire del bonus (forni, frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura elettrici, lavasciuga, lavatrici, asciugatrici). Tutte le informazioni sull’invio della comunicazione sono disponibili sul sito dell’Enea, alla pagina http://www.acs.enea.it/ristrutturazioni-edilizie/

Bonus mobili anche ai familiari conviventi: condizioni: “Vi dev’essere comunque coincidenza tra soggetto che sostiene le spese di ristrutturazione e soggetto che sostiene le spese per l’acquisto dell’arredo.
Nell’ipotesi in cui le spese per la ristrutturazione siano state sostenute da uno dei coniugi e le spese per l’arredo dalla medesima abitazione dall’altro, quest’ultima detrazione non può essere riconosciuta al contribuente che non si avvale della detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia.
Di conseguenza, se le spese di ristrutturazione sono state sostenute dal proprietario dell’immobile, anche la detrazione del 50% per l’acquisto dell’arredamento può competere allo stesso soggetto, mentr
e non può essere attribuita a un altro familiare, sia pure convivente.”

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Come avere l’estratto conto di HYPE

Una delle possibili offerte di carte a basso prezzo su cui è possibile anche avere un IBAN su cui farsi accreditare anche uno stipendio è Hype nella sua formulazione NEXT. Solo pochi mesi fa il costo della Hype NEXT era di solo 1€ ma ora ho visto che è addirittura salito a 2,99€ il costo fisso mensile. D’altra parte nella sua formula Start senza spese mensili, è semplicemente una carta prepagata e non consente di accreditare uno stipendio. Hype è un servizio offerto da Banca Sella.

In questo post voglio indicare come poter scaricare l’estratto conto in modo da poterlo avere sul proprio PC per eventualmente anche stamparlo.
Innanzitutto sottolineo che, da quanto ho letto, gratuitamente è possibile ricevere un solo estratto conto all’anno (ad aprile si riceve quello dell’anno precedente) anche se è possibile immagino richiederne altri a pagamento: rilasciarne uno mensilmente in forma elettronica, come fanno generalmente tutti i conti correnti, non mi sembra un grande sforzo, ma questo è quanto! Per fortuna questi documenti possono sia essere condivisi come link sia, più agevolmente, essere scaricati come file sul dispositivo mobile: sarà poi necessario utilizzare una qualche app che consente di navigare nel file system dello smartphone per poi andare nella directory di download e quindi aprire/inviare via email (o WhatsApp) quel file scaricato in pdf! La gestione del conto Hype viene fatta solo tramite smartphone e non è possibile effettuarla anche da PC, per quello che ne so… 😦

Inoltre sottolineo che l’elenco delle spese e delle entrate che si ottiene dalla sezione Movimenti, non è un estratto conto bensì semplicemente un qualcosa a scopo informativo, come viene ben specificato anche scaricando mese per mese quell’elenco, premendo dalla schermata dei movimenti sul pulsante “Scarica lista“: diversamente viene detto erroneamente in altri siti/blog.

Ciò che si scarica per ogni mese dalla sezione Movimenti premendo Scarica lista, non è un estratto conto bensì solo un documento a scopo informativo.

Si noti poi che la condivisione del file viene effettuata condividendo un link verso una piattaforma WPS Free Office Suite for Windows che non mi è sembrata davvero molto performante! Visualizzare e poi salvare in locale (i.e. stampando in pdf) il file dal link condiviso ad esempio via WhatsApp, non è stato uno scherzo verificandosi innumerevoli errori di sistema prima di riuscirci:

Infatti il documento viene visualizzato sul browser, ma poi non mi sembra esista alcuna possibilità di salvataggio in locale se non quella di lanciare una stampa indicando come stampante Salva come pdf (e non una stampante effettiva installata sul PC) quando dopo molteplici tentativi l’operazione d’impostazione della stampa va a buon fine e non fornisce più un Internal error!

Per invece scaricare annualmente l’estratto conto dell’anno precedente, si deve andare, partendo dai tre puntini del menù in basso a destra, nella sezione Profilo e quindi entrare nella sezione Documenti. Tra i diversi documenti elencati, trovate appunto anche quello dell’estratto conto che generalmente viene rilasciato, come già detto, verso metà aprile dell’anno successivo.

Vedi anche la sezione specifica del sito di Hype che parla appunto di come recuperare un estratto conto: https://support.hype.it/hc/it/articles/360006777193-Come-consultare-l-estratto-conto-di-HYPE

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Come fare quando si è quasi esaurito lo spazio di archiviazione su Gmail

Prima o poi doveva succedere! Mi è arrivata la seguente comunicazione dal Google che mi avvertiva che stavo per esaurire lo spazio a disposizione e che perciò a breve avrei potuto avere problemi nel ricevere/inviare nuove email:

Notifica di Google che lo spazio di archiviazione personale sta per esaurirsi

Sebbene i 15 GB di spazio offerti gratuitamente da Google non siano pochi e sebbene li utilizzi principalmente per contenere le mail di Gmail (non utilizzo molto Google Drive e Google Photos, preferendo come cloud il OneDrive associato a Office 365 e Amazon Photos per il backup delle immagini su cloud essendo gratuito e senza limiti con Amazon Prime), la quantità di email ricevute giornalmente, comprese quelle di spam e pubblicitarie, è tale che qualsiasi sia lo spazio a disposizione, questo prima o poi si esaurisce!!
Devo dire che, pur utilizzando Gmail come mail personale principale, ci sono voluti diversi anni (decenni?) affinché lo spazio a disposizione fosse prossimo a esaurirsi, nonostante spesso abbia inviato email con allegati anche pesanti (e.g. foto, documenti). Sicuramente i tempi si sarebbero accorciati di molto se avessi utilizzato pesantemente gli altri due servizi Google che utilizzano il medesimo spazio di memoria personale (i.e. Google Drive e Google Photos)!

Qualsiasi servizio di posta, d’altra parte, anche quelli a pagamento o aziendali, prevedono una dimensione massima di archiviazione. Dopodiché ci sono solo due possibili strade per evitare di incorrere nel probelma di non poter più ricevere/inviare email con quella casella di posta:

  • Liberare spazio, cancellando le mail ricevute di non interesse ed eventualmente salvando localmente quelle ancora d’interesse ma vecchie (ad esempio di anni scorsi), prima di eliminare anche quelle lato server
  • Acquistare nuovo spazio di archiviazione.

Per una mail aziendale, in genere, è possibile ricorrere solo alla prima soluzione, mentre, ad esempio nel caso di Gmail, come suggerito anche dalla email di avvertimento, può essere sufficiente richiedere altro spazio di archiviazione che però non risulterebbe più gratuito sebbene abbia costi contenuti.
Comunque sia, archiviare in locale le email degli anni precedenti può essere sempre una buona pratica, sempre che uno poi salvi comunque quegli archivi in qualche modo sicuro (e.g. sincronizzandoli su un Cloud o localmente su NAS). Alcuni client quali Outlook consentono agevolmente di salvare in locale le email di un certo periodo temporale per poi eventualmente permettere di agganciare tali repository al medesimo client, in modo da poter comunque consultare (ed effettuare eventuali ricerche) mail specifiche di quel lasso di tempo.

Comunque è anche buona pratica eliminare mail di non interesse o di non più interesse: dovrebbe essere in teoria un qualcosa che uno fa giornalmente quando analizza le email ricevute, ma si sa che poi in realtà ancor grazia che uno trovi il tempo e la voglia di aprire le sole mail che reputa di interesse!! Per questo motivo alcuni client di posta, come Gmail su Web, consentono di avere un raggruppamento delle email considerate come promozioni (in pratica pubblicità): questo può risultare assai comodo per vedere evidenziate solo le email in teoria più d’interesse… anche se rimangono comunque ancora molte!
Comunque, quelle catalogate come promozioni non devono essere considerate al pari di quelle di spam!
In tutti i sistemi di posta esiste un servizio che consente di filtrare le email sospette che potrebbero arrecare danni se, ad esempio, si premono link presenti o si scaricano loro allegati: perciò in genere, ma non sempre, le mail spostate in quell’apposita cartella di Spam sono da non aprire e da eliminare ma, può anche succedere che qualche mail che uno si aspetta venga catalogata come sospetta e quindi sia spostata automaticamente in quella cartella… per cui è sempre bene, qualora non si riceva una certa email che uno si aspetta, verificare se per caso non sia stata erroneamente spostata in quella cartella!!

In alcuni client come Outlook, esiste poi anche la possibilità di definire delle regole (Posta indesiderata) per spostare automaticamente delle email ricevute che le rispettano (e.g. mail inviate da un mittente molesto o che contengono particolari parole nel contenuto) in una cartella indicata come Junk E-mail (vedi ad esempio questo link per maggiori informazioni al riguardo):

Nel client Gmail via Web raggiungibile da qualsiasi browser, le medesime cartelle risultano visibili sebbene per vedere quella di Spam sia prima necessario espandere la lista delle cartelle premendo Altro:

Ma torniamo all’argomento principale del post. Nel seguito mostrerò alcune best practice per riuscire a eliminare velocemente un bel po’ di email, liberando spazio a sufficienza e senza rischiare magari di eliminare anche poi qualche mail d’interesse!!
Ovviamente eliminare ciascuna email puntualmente è un’operazione estremamente lunga e che può non portare (se non dopo ore) ad un effetto sostanziale in termini di recupero di spazio di memoria: molte sono infatti le mail di piccola dimensione e l’eliminazione di alcune di queste non porta certamente un grande vantaggio!

Per operare in modo più agevole e completo, consiglio di non utilizzare lo smartphone e tanto meno un’app di posta, ma di andare direttamente su un browser sul PC alla pagina web di Gmail.

La prima cosa da fare può essere quella di spostare nel cestino tutte le email catalogate come Promozioni. Per far questo basta andare dal menù a sinistra su Promozioni, cliccare nel quadratino di selezione in alto che seleziona tutte le email di quella pagina, premere anche il link Seleziona tutte le xxxx conversazioni in Promozioni e infine premere l’icona del cestino. In questo modo si eliminano tutte le email di quella categoria, anche se sono moltissime e quindi mostrate su più pagine: se non si preme quel link Seleziona tutte le xxx conversazioni in yyyy, verrebbero cancellate solo le poche decine di email (e.g. 50) visualizzate in quella pagina e per cancellare le altre si dovrebbe andare, di volta in volta, nella pagina successiva premendo il > in alto a destra (nell’esempio mostrato nella figura seguente, ci sono ben 27495 pagine di 50 mail ciascuna!!!).
Si noti che selezionando nel menù a sinistra la cartella Promozioni, viene automaticamente effettuato un filtraggio su category:promotions, ben visibile nel campo di ricerca in alto.
Si può agire analogamente anche per cancellare messaggi che arrivano da social o da forum:

Può essere importante anche individuare le email che rubano più spazio in quanto solo eliminando quelle, qualora non servano più (salvando eventualmente localmente qualche loro allegato), si potrà sostanzialmente liberare molto spazio. Si può quindi incominciare a effettuare un filtraggio sulle dimensioni partendo, ad esempio, da quelle di più di 30mb (larger:30mb) per poi ridurre le dimensioni (e.g. larger:15mb, larger:5mb, larger:1mb) nei filtraggi successivi per individuarne altre email comunque “pesanti”. Purtroppo non è possibile indicare maggiore di e minore di per ridurre l’intervallo e non avere elencate anche quelle email di dimensioni più elevate che già si erano tenute nel filtraggio precedente…

Si può quindi procedere a filtrare su una o più parole specifiche che identificano email provenienti da mittenti di cui si vuole cancellare memoria (e.g. noreply@subito.it, calendar-notification@google.com): attenzione che la ricerca viene effettuata ovunque quindi non solo nell’oggetto delle email ma anche nel contenuto per cui c‘è pericolo di cancellare, se non i è attenti nel filtraggio, anche email di potenziale interesse. Anche in questo caso è importante, per accelerare i tempi, premere il link Seleziona tutte le conversazioni che corrispondono a questa ricerca per fare in modo che vengano cancellate tutte le email presenti su più pagine:

Si può poi effettuare filtraggi di altro tipo secondo la propria sensibilità, ad esempio quelli sulla data (dal momento che probabilmente le mail più vecchie possono risultare di minore interesse rispetto a quelle più recenti – e.g. degli ultimi anni) o effettuando una ricerca avanzata indicando, ad esempio anche più di un mittente:

La cosa importantissima da ricordare, dopo avere effettuato tutte quelle cancellazioni, è poi quella di svuotare il cestino: infatti fino a questo momento non si è liberata memoria ma si è solo spostato delle email nel cestino!!
È quindi essenziale selezionare il Cestino (premedo Altro per visualizzarlo trovandosi in basso nell’elenco a sinistra), selezionare il solito quadratino di selezione delle email mostrate nella pagina, cliccare sul link Seleziona tutte le xxxx conversazioni in Cestino e infine premere Elimina definitivamente. Dopo avere così operato, in basso si può vedere una barra che mostra quanto spazio si è liberato (e.g. nell’esempio viene indicato 5,71GB di 15 GB utilizzati, per cui così operando ho liberato più di 8GB!).

Questo è quanto posso dirvi per liberare dello spazio: è però anche importante annullare buona parte delle iscrizioni a newsletter o quant’altro non vi interessi veramente. Spesso queste iscrizioni vengono fatte anche se uno non le ha richieste esplicitamente per cui la quantità di email ricevute può crescere nel tempo senza neppure averne colpa.
Per annullare le iscrizioni è sufficiente cliccare sul link Annulla iscrizione che spesso compare in fondo alla email o, se non esiste tale possibilità e magari non è sufficiente operare così per non ricevere più nulla da quel mittente, si può richiedere di bloccare tutte le email che provengono da quella fonte premendo sui tre puntini in alto a destra e quindi selezionando Blocca xxxx@yyyy:

That’s all folks!!!

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10 – 10 x 10 + 10

Qualche giorno fa ho visto un post su Facebook che proponeva questa semplice equazione.

La semplice espressione proposta da un post su Facebook

Insomma, nessuno strano quesito logico dal risultato non semplice da trovare o con qualche trabocchetto di tipo linguistico, bensì appunto una semplice equazione delle elementari.

Incuriosito, sono andato a vedere le risposte fornite tra i commenti con le relative motivazioni: le risposte spaziavano tra -100, -80, 0, 10, 80, 100…

Tra le “spiegazioni” fornite per la risposta indicata ci sono le seguenti:

 (10-10)×(10+10)=0×20=0 

10-10=0×10=0+10=10

10×10=100 100-0=0 90+10=100

Dai commenti a quel post si deduce quindi che la matematica è un’opinione… o che l’ignoranza dilaga!!! 🤔🙄
Purtroppo, pur essendo un post presumibilmente di un africano, tra i nomi dei commentatori con risposta errata ci sono anche dei nomi/cognome decisamente italiani, per cui davvero tutto il mondo è paese!!!

Mi ricordavo che, ai tempi dell’università, alcune calcolatrici richiedevano di ordinare opportunamente le operazioni per giungere al risultato appropriato: quella mia della mia Texas Instruments per fortuna prevedeva anche le parentesi e non c’era rischio di sbagliare!

Texas Instruments 59

Ho comunque voluto ora provare a usare alcuni calcolatori che si hanno sul proprio PC per vederne il comportamento.

Ad esempio, mi ha stupito come la calcolatrice presente di default in tutti i PC Windows fornisca, se usata in modo pedissequo senza ragionare, due risultati differenti a seconda se la si imposta come Standard o Scientifica!
Insomma, nella sua impostazione standard di default, le operazioni vengono eseguite subito senza aspettare il proseguo dell’espressione, ignorando quindi qualsiasi regola matematica!! È vero che a lato vengono elencati tutti i passaggi effettuati ma è anche vero che, con l’ignoranza che avanza e l’uso di routine unicamente delle calcolatrici al posto anche del cervello, le possibilità di errore sono davvero dietro l’angolo!
Si noti quindi che le calcolatrici che prevedono la possibilità d’inserire esplicitamente delle parentesi generalmente eseguono il calcolo complessivo in modo corretto vale a dire rispettando la priorità degli operatori in base alla loro posizione nell’espressione: ovviamente, in questo caso non possono fornire il risultato se non al termine dell’inserimento di tutta l’espressione, vale a dire quando si preme il tasto di uguale…

Per chi comunque ha ancora dubbi su quale sia la risposta esatta, consiglio di andare a vedere, ad esempio, questa pagina: https://mathsisfun.com/operation-order-pemdas.html

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Cose di un altro mondo …

Non è inusuale, mettendo a posto cantine o anche solo armadi in campagna, ritrovare oggetti o carte che sembrano provenire oramai da un altro mondo!

Mezzo secolo, o poco più, oggettivamente è un lasso di tempo relativamente breve anche solo considerando la storia dell’Umanità e non certo quella della terra o dell’Universo. Eppure molte cose sono cambiate nel modo di operare, di divertirsi … insomma di vivere delle persone e soprattutto dei giovani. Il progresso tecnologico è stato tale da creare una netta separazione tra il prima e il dopo Internet, determinando una seconda rivoluzione analoga forse solo a quella industriale dell’ottocento.

Viene da chiedersi se un giovane d’oggi possa ancora adattarsi a vivere senza uno smartphone, dal momento che il “sequestro” momentaneo di quell’oggetto è diventata la punizione più efferata che un genitore possa infliggere a un proprio figlio. Ma poi non è solo un “problema” dei giovani in quanto anche chi, come me, ha anche passato la sessantina, ha dovuto nel tempo (per necessità lavorative o meno) adeguarsi alla tecnologia, seguirne l’evoluzione frenetica e continua senza tregua. Quante volte svolgendo anche attività di programmatore, ho invidiato quelle professioni dove a un certo punto si acquisisce una competenza consolidata che richiede solo minimi aggiornamenti e non continue rivoluzioni come spesso è avvenuto nella realizzazione di programmi da far girare su computer o altre apparecchiature tra le più disparate! Se sai suonare uno strumento, costruire o restaurare un mobile o un dipinto, puoi sempre migliorare e progredire certo, i materiali a disposizione pure, ma una volta imparati i fondamenti il gioco è fatto!
È vero che anche imparare un altro linguaggio di programmazione risulta più facile se già se ne conosceva uno, un po’ come quando si impara una nuova lingua…
Anche il ragionamento logico che è alla base di qualsiasi elaborazione artificiale si basa poi sui “soliti” principi che in fondo poi sono quelli del ragionamento umano, della fisica e della matematica…
Ma dover ricominciare periodicamente da 4 anziché da 0 non è poi una grande consolazione!

Quanti libri tecnici ho buttato via, in quanto obsoleti anche solo dopo pochi anni, soprattutto quando ho dovuto sgomberare gli armadi dell’ufficio: più volte mi è venuto da chiedermi se fosse poi valsa così la pena studiare (e quindi impiegare così tante giornate della mia vita) tutte quelle tecnologie poi spesso morte dopo pochi anni, superate da altre forse solo vincenti per questioni economiche e di marketing e non necessariamente in quanto più innovative! Mi ha sempre stupito poi come, in fondo, molte delle basi dell’evoluzione tecnica e matematica siano state ipotizzate, almeno a livello teorico, già decenni prime che fossero sfruttate praticamente ed economicamente, segnale che la mente umana può andare ben oltre quello che la tecnologia attualmente consente effettivamente di realizzare concretamente con costi accettabili!

Nel seguito inserisco (e inserirò) foto di oggetti che chi ha più di mezzo secolo ben conosce ma che forse possono risultare assai “strani” ad alcune persone più giovani. Penso che molti meritino almeno di essere ricordati…

Piattelli
Calcolatrice della Texas Instruments Programmabile su schede magnetiche
Fionda
Moneta equivalente della COOP
Telegramma internazionale della ITALCABLE
Carta assorbente per inchiostro
Telegramma con auguri di buon compleanno
Telegramma
Biglietto per cabina di transatlantico
Rubrica del 1959 della CEAT
Attaccapanni anni ’60
Busta per scatola da scarpe del negozio di mio nonno nella galleria Umberto I di Porta Palazzo
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Come attivare la fotocamera (e non l’app Bixby!!) premendo due volte il tasto di accensione di uno smartphone Samsung

Molto spesso risulta assai comodo avere a portata di mano una fotocamera per scattare una foto quasi in tempo reale, senza perciò dover attendere del tempo che ruberebbe la magia di un certo momento.
Un animale selvatico che appare improvvisamente per poi fuggire quasi subito, i colori di un tramonto in continua evoluzione, un istante memorabile di una festa… sono tutti momenti che non consentono di andare a prendere la reflex, scegliere l’obiettivo più opportuno per quindi finalmente usarla per immortalare con un’immagine quell’istante! Così avviene che molto spesso uno rinunci alla qualità propria di uno scatto con una reflex e ci si accontenti di quello realizzato con uno smartphone, spesso a portata di mano e quindi disponibile in ogni occasione… e, talvolta, le foto migliori si ottengono quando uno meno se lo aspetta!!!

Tuttavia, seppure quel dispositivo telefonico sia subito agevolmente reperibile, il tempo necessario per effettuare uno scatto generalmente non risulta comunque necessariamente immediato: si deve attivare il suo display, inserire il PIN di sblocco, andare a cercare l’app della Fotocamera (non sempre opportunamente collocata ben in vista nella homepage!) e lanciarla per poi poter effettuare il sospirato scatto!
Insomma, ci vogliono quei venti secondi che possono talvolta fare la differenza!!! 🙄

Per fortuna, il mio Galaxy Note 10+ (penso sia una caratteristica di tutti i telefonini Samsung recenti) consente d’impostare una shortcut (cioè un metodo alternativo veloce) per attivare immediatamente la fotocamera anche quando lo smartphone si trova nello stato di blocco, vale a dire anche con il display spento. Basta infatti premere rapidamente due volte il pulsate di accensione: almeno un tempo era l’impostazione di default che uno si ritrovava acquistando tale telefonino, dal momento che io ho da sempre utilizzato questa utile funzionalità senza mai doverla impostare esplicitamente.

Tuttavia, da circa una settimana, il comportamento che ottenevo dalla doppia pressione del tasto di accensione si era modificato senza che io avessi fatto nulla: invece di attivare la fotocamera, veniva lanciata l’app Bixby!!! A parte il fatto che quell’assistente di Samsung generalmente non lo uso, ma vedermelo attivare utilizzando quella shortcut che mi era così comoda per fotografare era davvero fastidioso… tanto più che sicuramente quella modifica di comportamento era stata una conseguenza di un aggiornamento di quell’app che ha pensato bene di modificare anche il comportamento del telefono, senza neppure chiedere alcuna conferma!

Ho iniziato quindi, a tempo perso, una ricerca nelle molteplici opzioni sia delle app Camera (attualmente nella versione 11.0.02.98) e Bixby sia dello smartphone stesso… ma è stato quasi come cercare un ago nel pagliaio!!! Stranamente, non mi è stato di aiuto neppure effettuare una ricerca su Internet, nonostante penso sia una problematica che molti altri possessori di telefonini Samsung hanno tristemente sperimentato ultimamente! Anzi, nel sito della stessa Samsung si trova che dovrebbe essere una impostazione di Avvio rapido presente tra le impostazioni dell’app Camera! Inutile dirvi che cercando ora nelle impostazioni dell’ultima versione di quell’app, quell’opzione non esiste più… 😒

Solo dopo una attenta ricerca sono riuscito a trovare dove è presente l’opzione (non proprio evidente) per ritornare al comportamento originario, per cui eccovi nel seguito la soluzione di come fare 🙃.

Aprite le impostazioni dello smartphone (icona ingranaggio presente a destra in alto tirando giù la finestra delle notifiche), selezionate Funzioni avanzate, quindi Tasto Laterale e selezionate la scelta desiderata relativa all’azione Due tocchi [e.g. doppia pressione di quel tasto di accensione] (e.g. Avvio rapido fotocamera): risulta anche eventualmente possibile scegliere in alternativa l’attivazione di un’altra applicazione da avviare tramite tale azione.
Si noti che è possibile anche impostare un’azione associata alla sua Pressione prolungata (che, per default, comporta allo spegnimento del telefono).

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Sequel 2021 dell’assurdo divieto di fermata presente in via Pergolesi (nei pressi del numero 5): la sicurezza e la visibilità di un attraversamento pedonale continua a essere un’opinione…

Vedere prima il post del 2020: Sequel dell’assurdo divieto di fermata presente in via Pergolesi (nei pressi del numero 5): la sicurezza e la visibilità di un attraversamento pedonale è un’opinione? | Enzo Contini Blog

A oggi, 02/08/2021, nihil mutata!!

A nulla è servito aver recuperato nel 2020 la vecchia email inviata loro il 9/07/2019 – a cui non ho mai ricevuto risposta – per inoltrare nuovamente la segnalazione, semmai questo avesse potuto almeno servire finalmente a vedere perlomeno dipinte opportunamente quelle strisce pedonali, se non anche a ripensare all’opportunità di quei cartelli di divieto (non solo di sosta ma addirittura di fermata). Anche della seguente non ho ricevuto alcuna risposta:

Email del 4/11/2020, di cui non ho ricevuto alcuna risposta, come d’altra parte era avvenuto anche per quella del 9/07/2019

… ma noi non desistiamo e inoltriamo nuovamente la segnalazione! 🙂

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A oggi, le strisce pedonali mai rifatte, già inappropriate nel 2018, risultano oramai del tutto inesistenti.
Permangono invece i due inspiegabili divieti di fermata, seppur quegli spazi (ben 11 metri per parte) – per via della carenza di parcheggi – risultino quasi sempre occupati da 4 macchine, pur rischiando facili sanzioni sfruttate da vigili che, a mio parere, non svolgono al meglio la loro funzione (ci sarebbero multe MOLTO più appropriate e prioritarie da dare per infrazione del codice stradale, …  ma forse danno più problemi rischiando possibili discussioni con sia il multato sia soprattutto il commerciante dove quel cliente è andato a comprarsi magari un gratta&vinci e non certo una medicina urgente)!!!!.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 20201101_164928_web.jpg
Permangono invece i due inspiegabili divieti di fermata seppur quegli spazi, per via della carenza di parcheggi, risultino sempre occupati da macchine, pur rischiando sanzioni.

Viene sempre più da ripensare alla giustificazione datami formalmente dall’arch. Davide Amendola del Comune di Torino relativamente alla presenza di quei due divieti di fermata (“Il divieto di fermata fronte n.c. 5 di via Pergolesi è stato istituito per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop”) e alla sollecita realizzazione delle strisce di nuovo divieto disegnate sul selciato nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47, sovrapposte a quelle preesistenti che invece permettevano il parcheggio. Questo parcheggio era stato da me indicato, a puro titolo di esempio, per mostrare come a pochi metri di distanza dal divieto di fermata in questione esistessero situazioni analoghe con parcheggio consentito. Insomma, anziché rendere disponibili 4 parcheggi (togliendo quel divieto di fermata assurdo), ne aveva tolto ancora uno!! 🙄
Inutile poi era risultata la mia successiva email – di cui non ho mai ricevuto risposta – in cui mostravo (semmai ce ne fosse stata necessità!) situazioni analoghe in Torino in cui parcheggi anche a strisce blu e gialle arrivavano fino alle strisce pedonali nei pressi di un incrocio.

Via Figlie dei Militari angolo c.so Casale – Uno dei molteplici esempi di situazioni analoghe mostrate in cui, anche strisce blu e gialle, consentono il parcheggio in prossimità di passaggio pedonale con incrocio

Viene perciò da chiedersi se davvero non fosse invece stato almeno prioritario pensare, già tre anni fa, a pitturare opportunamente le strisce in oggetto per dare davvero maggior sicurezza a quel passaggio pedonale!

Infine, dulcis in fundo, quelle che erano state nuove strisce di divieto puntualmente pitturate nel 2018 sul selciato nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47, sovrapponendosi a quelle che permettevano il parcheggio, risultano ora d’identica visibilità rispetto alle precedenti che invece consentivano il parcheggio.
Non essendoci alcun altro cartello in questo caso, penso proprio che chi ora continua a posteggiare in quel posto (per via della scarsità di posti) possa ragionevolmente obiettare, in caso di multa, l’impropriatezza della attuale segnaletica! … ci sarebbe forse da scommettere che metteranno prima a posto quella segnaletica rispetto al rifacimento delle ormai inesistenti strisce pedonali?

Quelle erano state nuove strisce di divieto pitturate nel 2018 sul selciato nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47, risultano ora d’identica visibilità rispetto alle precedenti che invece consentivano il parcheggio

Per finire, non posso poi non segnalare nuovamente quella che è la situazione tipica di p.zza Respighi angolo via Paisiello, ripresa addirittura durante uno dei passaggi della macchina di Google: mostra ben 7 macchine in divieto e il Bus 57 che deve transitare completamente nella corsia opposta per poter girare e procedere in via Paisiello] …
… spesso, nelle ore di punta, la situazione è addirittura ben peggiore, con macchine accatastate anche in terza fila. La presenza, qui come altrove, di dehor concessi dal Comune in prossimità d’incroci e passaggi pedonali, limitano per di più la visibilità dei pedoni oltre che essere tipicamente sede di posteggi irregolari, in questo caso proprio dietro una curva.

Quindi aiuterebbero a diffondere un’educazione civica, tra i cittadini del quartiere in cui vivo, delle azioni frequenti dei vigili in quella piazza, piuttosto che elargire più comode multe per quel divieto assurdo in via Pergolesi

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Come utilizzare uno smartphone o un PC con connessione a Internet per fornire una connessione a una LAN

Questo post mi è stato da tempo stato richiesto da alcune persone che hanno commentato il mio vecchio post Come connettere uno smartphone o un tablet con un cavo Ethernet | Enzo Contini Blog. Non ho avuto ancora tempo di fare prove approfondite e chissà semmai ne avrò occasione di farne a breve, dal momento che attualmente non questa esigenza specifica! Perciò per ora pubblico in questo post alcune delle informazioni che possono comunque servire per chi abbia necessità imminenti, chiedendovi di ritornare magari su possibili aggiornamenti futuri di questo post per trovare potenziali ulteriori informazioni… e magari lasciare commenti e suggerimenti!! 😏

In alternativa al router con SIM visto nel post Come avere, a poco prezzo, una connessione a Internet in una seconda casa (e.g. per domotica) senza necessità d’installare una linea fissa | Enzo Contini Blog, si può anche collegare via cavo, tramite adattatore USB-C – Ethernet, un cellulare a un router opportuno e utilizzarlo per avere una LAN con connessione internet tramite quello smartphone. Insomma si tratta d’impostare lo smartphone non come router wifi ma come mezzo di connessione a Internet tramite la sua posta USB-C.

Infatti alcuni router permettono di collegate una data card o uno smartphone via USB per condividerne la connessione Internet. Esistono poi anche router che supporta il tethering via USB come backup qualora ci sia momentaneamente un malfunzionamento del collegamento su linea fissa. Così come esistono dei dongle USB per fornire connettività via USB, così esistono smartphone (e.g. il mio Samsung Note 10+) che, tra le opzioni di Impostazioni -> Connessioni -> Router Wi-Wi e thethering, consentono di fornire una connessione a Internet del telefono a un dispositivo USB connesso alla presa USB-C del cellulare o anche a una scheda Ethernet USB connessa sempre alla presa USB-C del cellulare.

L’articolo How to set up an Android smartphone to share the network to the router? presente nel sito di supporto della Asus, fornisce precise semplici indicazioni:

  • Collegare lo smartphone Android al router ASUS con cavo USB.
  • Abilitare il tethering USB sul tuo smartphone Android.
  • Collegare il PC al router ASUS tramite wi-fi o cavo Ethernet.
  • Aprire un Web browser e andare su http://router.asus.com per configurare opportunamente il router andando nella sezione Network Map -> Android icon > GO.
  • Attivare la modalità USB e scegliere smartphone Android. Una volta effettuato quel setup, la dual WAN viene abilitato automaticamente.

In quelle istruzioni fanno vedere anche come configurare una dual WAN in modo da avere una connessione di backup o addirittura configurare un load balancing cioè utilizzare entrambe bilanciando tra le due il traffico!

Ecco un elenco di alcuni router Asus che ho trovato online e che dovrebbero poter essere configurati come precedentemente indicato: ovviamente quelli che hanno una/due prese USB-3 forniranno una velocità di connessione migliore rispetto a quelli che hanno solo una USB-2:

Conviene comunque verificare la fattibilità andando a vedere il manuale d’istruzioni o guide online sul modello specifico che si intenderebbe prendere.

Se si utilizza un telefono in tethering USB è necessario tenere in conto che, qualora il modem si riavvii e quindi viene tolta momentaneamente la tensione alla sua porta USB, il telefono interrompe automaticamente la modalità di tethering da usb e deve quindi tale tipo di connessione deve essere ripristinata nuovamente riconfigurandola nella sezione delle impostazioni dello smartphone!

Sulla stabilità della connessione non posso pronunciarmi non avendo provato personalmente… forse potrebbe essere meglio una datacard per cui il modem gestisce tutti gli eventi.

Lascio anche questi ulteriori link per approfondimenti:

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Si noti che si può sempre utilizzare un PC collegato alla LAN e a Internet tramite lo smartphone per dare connessione Internet a tutta quella LAN.
Da Windows 10 basta selezionare condividi internet e ti crea una sotto rete Wi-Fi dedicata. Si può anche condividere Wi-Fi su Wi-Fi nel senso telefono in tethering su Wi-Fi e tuo PC ridistribuisce il wifi. Per fare questo, con la maggior parte delle schede Wi-Fi presenti nei PC, mi sembra che utilizzi il Wi-Fi a 2,4 Ghz per un canale e quello a 5 Ghz per l’altro.
Basta andare su Impostazioni -> Rete e Internet -> Hotspot mobile, modificare il nome della rete e password a piacere e infine attivare la condivisione Internet con altri dispositivi.

Impostazioni -> Rete e Internet -> Hotspot mobile

Per dettagliate informazioni si può vedere Usare il PC come hotspot mobile (microsoft.com).

Se si imposta “condividi Internet” sul PC Windows 10, è possibile condividere la connessione anche sulla LAN a cui è collegato. lo fai proprio al volo… analogamente a quando si fa dallo smartphone il tethering. Attenzione a non puoi modificare “i parametri”… funziona se non tocchi niente delle impostazioni suggerite.

Se poi uno vuole, si può scaricare un programma parallelo e di fatto Windows 10 diventa quasi un vero access point… ma eviterei! _(vedere https://support.microsoft.com/en-us/windows/use-your-pc-as-a-mobile-hotspot-c89b0fad-72d5-41e8-f7ea-406ad9036b85).

Ah poi uno ha un modem su cui puoi mettere Open WRT o simili… quelli ti permettono di mettere il telefonino… ma forse quest’ultima soluzione è troppo da smanettoni! 🙄

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Come collegare un telefono a un modem con SIM per ricevere/effettuare telefonate tramite un apparato telefonico multifrequenza

In passato ho già scritto un post su come utilizzare un modem con SIM per avere un accesso Internet (con WiFi) anche in una seconda casa, con una spesa assai ridotta.

Si era visto che esistono anche modem che consentono di connettere un telefono fisso. Ad esempio, la versione TP-Link TL-MR6500v Router 4G VoLTE è dotata anche di una porta Phone e quindi permette di poter sfruttare il numero della SIM card per effettuare chiamate. Inoltre una segreteria telefonica integrata consente di registrare fino a 100 minuti di messaggi. Questo potrebbe tornare utile anche per avere una linea come se fosse fissa: basta attaccate il telefono e non cambia nulla se non il numero!
Attenzione che non tutti gli operatori telefonici necessariamente supportano il VoLTE: tuttavia viene specificato che quel dispositivo supporta numerosi standard inclusi VoLTE*, VoIP e CSFB. * Verifica che l’Operatore scelto supporti lo tecnologia VoLTE su rete 4G. In caso contrario il Router utilizzerà in automatico la tecnologia CSFB (disponibile solo su rete 3G) come back-up di telefonia.

Come anche l’altro modello TP-Link TL-MR6400 visto precedentemente che non ha la presa telefonica, la presenza della porta LAN-WAN consente di utilizzarlo anche come back-up per una eventuale connessione con linea fissa che uno possiede: infatti, collegandolo al router sorgente con cavo di rete a quella porta, in caso di down della linea fissa la rete 4G subentrerà in automatico garantendo una continuità nella connessione a Internet.

Si noti che quando un telefono è collegato e si alza la cornetta, compare un’apposita indicazione anche sul router stesso che indica l’attivazione della connessione telefonica:

Personalmente non avevo nemmeno attivato il VoLTE (potenzialmente non supportato dall’operatore) e avevo mantenuto le impostazioni di default del router (che utilizzano in automatico la tecnologia CSFB disponibile solo su rete 3G come back-up di telefonia): tutto funzionava perfettamente per le chiamate sia entranti sia uscenti.

Purtroppo la rete 3G non copre tutti i territori e solo il 4G può essere presente in una determinata zona per cui, se il VoLTE non è supportato e non c’è neppure il 3G per quell’operatore, l’utilizzo telefonico di quel modem non può essere utilizzato.

In particolare io che utilizzo la SIM di un operatore virtuale MVNO (e.g. Poste Mobile) ho purtroppo notato che, essendosi appoggiato a un diverso operatore telefonico in questi ultimi mesi (da WindTre si appoggia ora a Vodaphone), mentre prima riuscivo ad avere quella funzionalità telefonica, ora non riesco più. Ho infatti verificato, forzando nel modem la connessione sul 3G (cambiando quella 4G preferred di default), che in quella zona quell’operatore copre solo con il 4G e il router non può quindi sicuramente più riuscire a utilizzare la tecnologia CSFB disponibile solo sul 3G!

Forzando sul 3G, non ho ottenuto alcun collegaamnto a Internet, indice che in quella zona l’operatore non ha copertura con quella rete -> nessuna possibilita per il modem di utilizzare in automatico la tecnologia CSFB disponibile solo su rete 3G come back-up di telefonia

Il segnale che si sente ora alzando la cornetta del telefono, non si sente più infatti il classico tuut-tuut (come avveniva prima quando con l’altro operatore che evidentemente forniva anche i 3G in quella zona e il modem poteva così utilizzare la tecnologia CSFB come backup di telefonia) ma un tuuuuu continuo e non si riesce più a effettuare/ricevere alcuna telefonata (il tentativo di chiamate termina immediatamente senza alcuna segnalazione sonora)! 😦

Si noti che per configurare le funzionalità di telefonia del modem TP-Link TL-MR6500v Router 4G VoLTE si deve utilizzare necessariamente l’interfaccia del sito Web in quanto stranamente la voce preposta non risulta disponibile dall’app TP-Link Tether generalmente utilizzata sul telefonino per le altre molteplici impostazioni. Comunque, anche se uno non ha il PC, è sufficiente utilizzare un browser presente sullo smartphone e accedere a tplinkmodem.net o – avendo il telefonino connesso al WiFi generato dal modem stesso – si può anche raggiungere direttamente il modem indicandone l’IP address (e.g. http://192.168.1.1 o http://192.168.0.1), come indicato anche in Trying to configure the Modem?. Ci sono due modalità di accesso, ma generalmente si utilizza quella che richiede unicamente la password specifica del router (di default è indicata nell’etichetta e, qualora sia stata modificata e dimenticata, può essere riportata a quella con un reset del modem (premendo con una clips l’apposito tasto di reset). Può poi essere conveniente accederci collegando il modem TP-Link direttamente a un PC tramite un cavo Ethernet sebbene anche una connessione WiFi a quella dal medesimo generata possa risultare sufficiente.

Non mi resta, se davvero voglio attivare anche quella funzione telefonica (che avevo voluto principalmente per provarla più che per reale necessità 🙄), cambiare operatore che fornisca in quella zona anche una copertura 3G o attivare la opzione VoIP sul modem e di conseguenza richiedere un numero VoIP generalmente a pagamento (a tal riguardo vedere ad esempio, Numero di telefono online | Numero Skype | Skype , Come avere un numero Skype) e anche se a prima vista si spacciano per gratuite come canone, in realtà richiedono almeno una chiamata a pagamento mensile per il mantenimento del numero (e.g. FreeNumber – linea VoIP gratuita – MessageNet).

Nota che, impostando sul la modalità telefonica su VoIP, il mio modem torna (anche senza 3G) ad avere il segnale acustico tuu-tuu classico e mi viene consentito di effettuare una chiamata ma poi trovo il segnale di occupato. In chiamata nulla cambia invece, non avendo io definito alcun numero VoIP per cui utilizzando quello della SIM non viene comunque trovato.

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Alexa: come effettuare chiamate e inviare messaggi ai familiari o a dei tuoi contatti, sia da smartphone sia tramite l’app Alexa sia da un qualsiasi dispositivo Alexa (anche Echo Auto)

Ho già scritto alcuni post su Alexa e sulle sue molteplici funzionalità. Una di quelle di cui non ho ancora parlato in dettaglio, seppur rilevante, è quella di poter effettuare chiamate/videochiamate o inviare messaggi senza avere costi aggiuntivi se non quelli dovuti alla trasmissione dei dati: perciò, soprattutto se si ha un bundle telefonico elevato (e.g. 30G, 70G, 100G), come spesso oggigiorno viene offerto da molti provider, questo servizio è a costo zero anche qualora lo smartphone – o i dispositivi Alexa in genere – non sia connesso a un WiFi. D’altra parte anche altre app lo consentono da tempo (e.g. Skype, Whatsapp, Telegram, Google meet), ma Alexa ha in più la possibilità di effettuare vocalmente la chiamata o risponderne a una interagendo con molteplici dispositivi (non solo smartphone, ma anche qualsiasi dispositivo compatibile con Alexa). Infatti, oltre che chiamate/videochiamate/messaggi tra smartphone tramite l’app Alexa, è possibile inoltre effettuare una comunicazione Alexa anche da e verso i dispositivi Echo di Amazon (e.g. EchoEcho DotEcho Studio, Echo Auto ed Echo Show, questi ultimo compatibile anche per videochiamate). In generale, puoi chiedere ad Alexa di chiamare o inviare un messaggio a chiunque possieda un dispositivo Echo o l’App Alexa su uno smartphone compatibile.

Questa interazione vocale può tornare utile in diverse situazioni (e.g. quando si sta guidando o facendo lavori che richiedono l’impegno delle mani; se si hanno problemi di vista o difficoltà motorie anche solo se si è anziani). È vero che esistono diversi assistenti vocali (e.g. di Microsoft – Cortana – o di Google), ma i dispositivi Alexa li trovo personalmente molto semplici da configurare e utilizzare.

Per saperne di più sulle funzionalità di comunicazione di Alexa, diciamo subito che esiste una sezione di Help specifica sul sito di Amazon, dove si possono trovare molte delle risposte ai propri dubbi, anche quelli relativi alle chiamate e messaggi Alexa: questo video di Amazon su YouTube mostra i semplici passi per la configurazione dell’app Alexa.

Comunque nel seguito cercherò di descrivere in modo succinto le funzionalità principali e come attivarle sulla base della mia esperienza personale: non sempre negli help si trovano proprio tutte le risposte e forse valgono più i suggerimenti di qualcuno che abbia già sperimentato il tutto! 😏

La funzionalità di comunicazione è fornita direttamente dall’app Amazon Alexa disponibile sia sui dispositivi Android (dalla versione 5.1) sia iOS (dalla versione 10.0): non è quindi indispensabile possedere un dispositivo Alexa per utilizzare le funzionalità di comunicazione offerte da Amazon, sebbene possa tornare spesso utile averne, per estendere le sue possibilità (e.g. effettuare una comunicazione in broadcast su tutti o parte dei propri dispositivi Alexa, utilizzando la funzionalità di Drop In). Quell’app deve quindi essere installata sul proprio device e configurata correttamente anche per le sue funzionalità di comunicazione, inserendo quindi non solo delle credenziali Amazon, ma anche il proprio nome in modo che possa essere chiamato dagli altri contatti. Perciò è necessario che il contatto che si intende chiamare abbia anche lui l’app Alexa installata e configurata sul suo telefono con lo stesso nome con cui uno l’ha salvato nella propria rubrica. Si noti che nel caso di utenze di famiglia, che probabilmente accedono tutte all’app Alexa con uno stesso account Amazon, è indispensabile che ciascun membro indichi il proprio nome durante la prima fase di configurazione dell”app successiva all’installazione. Infatti, solo durante quella prima configurazione dell’app viene chiesto chi uno sia: successivamente non è più possibile indicarlo neppure andando nella sezione di configurazione dell’app, nemmeno accedendo alla sezione di configurazione dell’app! Se perciò non si è inizialmente inserito il proprio nome e/o non sono state accettate tutte le autorizzazioni richieste (e. g. poter accedere ai propri contatti, poter notificare eventi) e si desidera ora utilizzare in Alexa anche le sue funzionalità di comunicazione in cui si sia riconosciuti personalmente, è necessario disintallare l’app Alexa, riscaricarla dallo store, reinstallarla e – lanciandola la prima volta – indicare, nel wizard iniziale, sia il nominativo del possessore dello smartphone su cui si sta configurando quell’app (infatti, potrebbe essere un familiare, cioè una persona differente dal nominativo del possessore dell”account Amazon con cui ci si è registrati) sia il proprio numero di cellulare.

Così facendo, si potranno chiamare singolarmente (anche tra loro) quelle persone seppur registrate nell’app Alexa con un medesimo account Amazon. Ovviamente il nominativo (nome/cognome o nickname) indicato durante quel processo di configurazione, deve essere il medesimo utilizzato dagli altri per chiamare quella persona.

Una configurazione personale dell’app consente inoltre d’impostare al meglio anche il riconoscimento del parlato in modo che Alexa comprenda meglio i comandi impartiti dalla persona: tale configurazione prevede la lettura di quattro comandi che si possono impartire ad Alexa, in modo che capisca meglio la propria personale pronuncia:

I contatti disponibili per effettuare una chiamata sono quelli sia inseriti manualmente, sia eventualmente importati da Skype, sia presenti sul proprio telefono cellulare, sempre che uno abbia installato l’app Alexa sul proprio smartphone e accettato, per quell’app, le autorizzazioni richieste per contatti, chiamate e messaggi. Nella definizione di nuovi contatti è possibile anche associare eventualmente un nickname, possibilmente tale da farlo riconoscere agevolmente subito da Alexa, evitando così di dover avere più interazioni vocali per selezionare il contatto che si desidera:

Si noti che a seconda della tipologia di contatto – se inserito a mano, importato da Skype, dallo smartphone, o sia un dispositivo Echo di una specifica tipologia – le modalità di comunicazione disponibili possono risultare differenti. Ad esempio, su un Echo Dot si può solo effettuare una chiamata o un Drop In, mentre per un contatto di fonte Alexa si possono anche effettuare videochiamate e invio di messaggi:

L’app Alexa consente poi di configurare gruppi di contatti, in modo da poter chiamare o inviare un messaggio a più persone contemporaneamente.

Come specificato anche in Amazon.it Aiuto: Effettuare chiamate Alexa con la voce, per effettuare una chiamata con un proprio dispositivo Alexa compatibile, si può utilizzare una delle seguenti semplici frasi:

  • Alexa, chiama Echo di [Nome dispositivo]” per indirizzare la chiamata verso un dispositivo Echo specifico in base al nome che uno gli ha assegnato.
  • Alexa, chiama [nome contatto / gruppo / dispositivo]” per chiamare un contatto / gruppo / dispositivo.
  • Alexa, chiama il gruppo [nome gruppo]” se si desidera specificare una chiamata di gruppo.
  • Alexa, avvia videochiamata con [nome contatto]“ se entrambi possiedono questa modalità di chiamata attivabile da app o da dispositivo Alexa idoneo.

Sul dispositivo chiamato viene detto: “[Nome contatto] vorrebbe parlare con te” e per rispondere il chiamato può dire: “Alexa, accetta telefonata” / “Alexa, rispondi“.

Per inviare un messaggio invece basta dire: “Alexa, invia messaggio a [nome contatto]” o “Alexa, invia messaggio al gruppo [nome gruppo]”.
Vedi anche il video presente in Inviare messaggi Alexa tramite voce.

Si noti che Alexa non supporta le chiamate verso i numeri del servizio di emergenza (ad esempio “112“), i numeri a tariffa maggiorata, i numeri a tre cifre/prefissi abbreviati (ad esempio “211“), i numeri internazionali, ed i numeri digitati per lettera.

Inoltre viene anche detto che Echo Auto utilizza le chiamate cellulari come predefinite e non le chiamate da-Alexa-ad-Alexa per cui, se si utilizza quel dispositivo in auto, in realtà le chiamate vengono effettuate dal telefono associato e quindi si tratta di una chiamata tradizionale tramite il proprio provider mobile. In questo caso, i contatti utilizzabili sono in teoria tutti quelli registrati in quello smartphone e non solo di coloro che hanno l’app Alexa installata. Tuttavia, ho notato che se i propri contatti sono molti, come spesso avviene, il riconoscimento di quello desiderato non sempre va a buon fine e quasi sempre richiede più interazioni con Alexa perché comprenda bene chi si desidera chiamare. Per questo motivo, può risultare conveniente impostare anche un nickname per i soli contatti di maggior utilizzo in modo che vengano più agevolmente individuati durante una interazione vocale.

Un’altra possibilità di comunicazione offerta da Alexa è il Drop In: basta scegliere l’icona Drop In collocata in alto e seleziona il dispositivo che intendi chiamare dall’elenco comparso in basso, in modo da avviare una chiamata istantanea. Attivandolo, viene infatti consentito di avviare immediatamente delle conversazioni con i propri dispositivi abilitati o con i contatti Alexa abilitati a tale opzione. In questo caso, a differenza delle normali chiamate, gli interlocutori vengono connessi automaticamente senza la necessità di alcuna risposta da parte del chiamato / dei chiamati. Questa modalità può tornare soprattutto utile in un contesto familiare o lavorativo, funzionando similmente ad un interfono. Consente, ad esempio, di comunicare su tutti i propri dispositivi abilitati, che “È ora di mangiare” o “di andare a letto” e di ricevere eventuale risposta.

Dopo aver abilitato i dispositivi di tuo interesse a comunicazioni Drop In (chiamate instantanee), si può utilizzare l’app Alexa o uno dei dispositivi Alexa per effettuare una chiamata di quella tipologia verso i dispositivi che uno ha abilitato a tale modalità di comunicazione. Non sembra possibile invece effettuare quella tipologia di chiamata verso uno smartphone con l’app Alexa.
Per tutelare la privacy, si devono abilitare sia i dispositivi sia i contatti che possono chiamarti tramite Drop In accedendo alla sezione Comunicazioni -> opzione Contatti (icona in alto a destra) e premendo sul contatto d’interesse. L’abilitazione avviene spostando la levetta relativa alla voce Autorizza chiamate con Drop In da OFF a ON e confermando premendo il pulsante OK. Si noti che ovviamente tale abilitazione non è reciproca e deve essere effettuata anche dal contatto in questione: quest’ultimo dovrà procedere a una abilitazione analoga agendo sul tuo contatto

Si può utilizzare ovviamente anche un comando vocale per iniziare una chiamata Drop In, sia tramite l’app Amazon Alexa sia usando un dispositivo Echo. Basta dire: “Alexa effettua una chiamata Drop In verso [nome del dispositivo]” o “Effettua una chiamata Drop In verso [nome contatto]“.

Chiamare un cellulare con Alexa è possibile solo tramite l’app Alexa o usando il dispositivo Echo Auto in quanto in realtà in quel caso la chiamata viene sempre effettuata tramite il cellulare connesso a quel dispositivo per avere la connessione a Internet. Se invee si usa un altro dispositivo Alexa (EchoEcho DotEcho Studio ed Echo Show), è possibile effettuare chiamate esclusivamente verso i contatti Alexa rtrattandosidi una comunicazione Alexa – Alexa via Internet: analogamente non si possono neppure effettuare chiamate verso un numero di telefono fisso o verso numeri d’emergenza (e.g. 112, 113, 118).

Per collegare il proprio account Skype ed effettuare chiamate non solo verso i propri contatti Skype, ma anche verso i numeri di telefono fissi e mobili, basta andare su Altro -> Impostazioni -> Comunicazioni e aggiungere il proprio account Skype nella sezione Account:

Ho letto da qualche parte che se uno non ha ancora Skype e crea un nuovo account, viene data la possibilità di usufruire di un certo numero di minuti di chiamate gratuite per alcuni mesi per provare il servizio: sicuramente i costi per chiamate anche verso fissi/cellulari da Skype (quelli verso un altro utente Skype da PC sono sempre gratuiti) sono irrisori rispetto ai classici operatori telefonici sebbene ora talvolta si abbia compreso in bundle in alcuni contratti telefonici anche un certo pacchetto di chiamate all’estero.

Per effettuare una chiamata con Skype usando Alexa tramite i dispositivi Echo basta dire: “Alexa, chiama [nome contatto] con Skype” (per una chiamata gratuita Skype-Skype su Internet) oppure “Alexa, chiama il cellulare di [nome contatto] con Skype“ (per una chiamata Skype-cellulare a pagamento, seppure Skype costi pochissimo anche per chiamate internazionali).

Può poi essere conveniente disattivare le funzionalità di comunicazione su alcuni dispositivi Alexa che si posseggono, in modo che, ad esempio, non vengano effettuate in quelli comunicazioni Drop In (e.g. “Il pranzo è pronto!“). In questa pagina di help viene spiegato dettagliatamente come fare:

  1. Apri l’App Alexa.
  2. Seleziona Dispositivi.
  3. Seleziona Echo & Alexa.
  4. Seleziona il tuo dispositivo.
  5. Seleziona Comunicazioni.
  6. Disattiva la funzione Comunicazioni per disattivare complessivamente tutte le opzioni di comunicazione su quel dispositivo. In alternativa si possono interrompere solo gli Annunci e/o il Drop In. Se si disattiva Annunci si interrompere la trasmissione dei messaggi sul tuo dispositivo. Se si disattiva Drop In si impedisce ai membri del Nucleo Familiare di connettersi a quel dispositivo.

Si possono anche effettuare chiamate di gruppo dopo avere creato ovviamente quel gruppo ( Comunicazione -> Contatti -> Aggiungi nuovo -> Aggiungi gruppo) e assegnandogli poi il nome che si desidera utilizzare per effettuare una comunicazione di gruppo tramite comando vocale.

Prima di effettuare una chiamata di gruppo devi creare un gruppo. Per effettuare o accettare una chiamata di gruppo devono essere abilitate le funzionalità avanzate. Una volta configurato il tutto, per effettuare una chiamata di gruppo, basta dire: “Alexa, chiama [nome gruppo]” oppure “Alexa, chiama il mio [nome gruppo]“.


Riporto infine quanto si legge su Amazon.it: Fai conoscenza con Alexa: Dispositivi Amazon & Accessori si legge:

CHIAMATE

Chiamare con Alexa è facile. Dopo aver sincronizzato i tuoi contatti nell’App Alexa, puoi chiederle di chiamarne uno pronunciando il suo nome. E quando riceverai una chiamata, Alexa ti avviserà e potrai decidere se rispondere o ignorare la chiamata. Basta dire:

“Alexa, chiama Maria” | “Alexa, rispondi alla chiamata”

Se i tuoi contatti non possiedono un dispositivo Echo, possono scaricare gratuitamente l’App Alexa per inviare e ricevere messaggi tramite Alexa.

MESSAGGI

Con Alexa, puoi anche inviare messaggi vocali. Basta dire “Alexa, invia un messaggio” per inviare una registrazione vocale al dispositivo Echo e all’App Alexa di quel contatto. Quando riceverai un nuovo messaggio, Alexa ti avviserà. Basta dire:

“Alexa, fammi sentire i miei messaggi” | “Alexa, manda un messaggio”

DROP IN

Con Drop In, puoi usare vari dispositivi Echo come un interfono per comunicare direttamente con una persona in un’altra stanza.

Tocca l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra dell’App Alexa, clicca Echo & Alexa, scegli i dispositivi Echo su cui vuoi attivare questa funzione e seleziona Comunicazione. Poi, prova a dire:

“Alexa, fai Drop In in cucina”

Nell’App Alexa, puoi anche rinominare i tuoi dispositivi Echo per chiamarli più facilmente con Drop In.

Chiamate Skype con Alexa

Ti presentiamo Chiamate Skype con Alexa, con cui potrai effettuare chiamate vocali o videochiamate dai dispositivi Echo compatibili verso qualsiasi contatto Skype in tutto il mondo. Basta dire “Alexa, chiama Francesco su Skype” per chiamare Francesco su qualsiasi dispositivo abbia attivato Skype, inclusi cellulare, PC o qualsiasi dispositivo Echo compatibile. Quando riceverai una chiamata Skype, Alexa ti avviserà e potrai rispondere dicendo semplicemente “Alexa, rispondi”.

Usando la funzione Da Skype a telefono, gli utenti Alexa possono chiamare quasi tutti i numeri di telefono in oltre 150 Paesi usando il credito Skype o il relativo abbonamento. Dopo aver sincronizzato i tuoi contatti, prova a dire “Alexa, chiama nonna su Skype” per chiamare il suo numero fisso o di cellulare. Scopri di più sulle tariffe di Skype su https://secure.skype.com/en/calling-rates. Le chiamate d’emergenza non sono supportate.

  • Vai alla sezione Impostazioni dell’App Alexa.
  • Vai alla scheda Comunicazione e seleziona Skype.
  • Segui le istruzioni sullo schermo.

Basta chiedere: “Alexa, chiama mamma su Skype.” “Alexa, chiama Olivia su Skype.” “Alexa, chiama [numero].”

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Link utili

Amazon.it Aiuto: Inviare messaggi Alexa tramite voce

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Come collegare, a una linea in fibra, telefoni anche tradizionali e in numero maggiore alle due prese telefoniche fornite dal modem/router

Tipicamente i modem/router forniti con una linea fissa in fibra presentano due sole prese RJ11 telefoniche tradizionali (e questo per una linea sia FTTH, con fibra che arriva fino in casa, sia FTTC, con la fibra che arriva solo fino all’armadio in strada e poi il collegamento prosegue in rame fino in casa) per cui tipicamente si collega direttamente un telefono multifrequenza classico a una di quelle o, ancor meglio, una base del telefono cordless principale a cui ne afferiscono eventualmente altri, dislocati in altre stanze, questi ultimi dotati di una base solo per la ricarica del terminale e che quindi necessita nelle vicinanze solo di una presa elettrica e non anche di una telefonica. Infatti, il collegamento telefonico di tutti i quei dispositivi avviene tramite la base principale che, oltre a poterne ricaricare uno qualsiasi, possiede anche un cavo RJ11, ad esempio collegabile direttamente ad una di quelle presenti nel Modem/router stesso.

In questo modo si evitano del tutto problemi di come avere telefoni anche in stanze distanti da dove è stato collocato il modem/router, avendo per di più il vantaggio del cordless, cioè di non avere il vincolo di un filo.
In figura mostro un esempio di telefono cordless che ho acquistato personalmente ed ho trovato particolarmente indicato anche per persone anziane (tasti grandi, volume sia della suoneria sia dell’audio impostabile anche come molto alto, possibilità di configurare non solo innumerevoli numeri/nomi in una rubrica ma avere configurati anche due specifici tasti funzione – A e B – dedicati per iniziare subito una chiamata a due contatti importanti). Il costo di quella soluzione con due telefoni cordless l’ho trovata assai economica e si possono comunque comprare eventualmente ulteriori telefoni agganciabili alla medesima base (anche se ciascuno viene a costare di più) se non risultano sufficienti solo due telefoni. Infine, esiste anche la versione con segreteria telefonica. Nel seguito mostro la base principale con i due collegamenti (con cavo sia di alimentazione sia telefonico) e quella secondaria (con solo cavo di alimentazione e leggermente più piccola):

Tuttavia può succedere che uno abbia diversi bei telefoni non cordless e che non desideri dismetterli (ad esempio un bel TIM Sirio Classic (di diversi colori, nero, rosso, verde… i costi online possono variare a seconda del colore) o addirittura un vecchio telefono Siemens con ancora il disco combinatore per selezione a impulsi!

Il bel telefono fisso TIM Sirio Classic rosso
Modello Siemens del 1923

Diciamo subito che con tutti i telefoni che non hanno la selezione in multifrequenza, ma possiedono solo quella a impulsi (i.e. hanno il disco combinatore), si possono solo ricevere le telefonate ma non è più possibile effettuarle con la nuova linea in fibra. Diversamente tutti gli altri con selezione in multifrequenza possono ancora essere utilizzati o collegandoli direttamente a una delle due prese RJ11 presenti nel modem/router stesso o indirettamente come mostrerò nel seguito.

Un primo metodo assai agevole per avere uno o due collegamenti RJ11 in più dal modem/router (i.e. 3, 4 anziché solo 2) è quello di utilizzare i filtri volanti che probabilmente avevi con il vecchio modem ADSL o che comunque possono essere in dotazione anche con il nuovo: infatti, sebbene sia indicato MODEM e TEL, quelle due prese RJ11 possono essere collegate a due telefoni mentre la LINE a una delle prese RJ11 del modem, duplicando così le possibilità di collegamento. Si noti infatti che l’azione di filtro ADSL di quel dispositivo è praticamente ininfluente.

Altra possibile soluzione è, pur lasciando un telefono direttamente collegato al modem/router, utilizzare la sua seconda presa RJ11 per collegarla tramite un cavo RJ11 a una presa telefonica preesistente e quindi collegare, in parallelo a quella, tutte le prese di casa (cablaggio della rete telefonica di casa già probabilmente presente), rendendo così nuovamente tutte le prese disponibili a collegare via cavo telefoni tradizionali.

In pratica si tratta di portare due fili (generalmente contrassegnati dal colore bianco e rosso) da una presa alla successiva, e così via, in modo da avere collegati tra loro elettricamente tutti i fili rossi e analogamente tutti i fili bianchi che giungono a tutte le prese. Se poi ad una presa specifica così cablata si desiderano collegare più telefoni (e.g. magari sia uno nuovo con attacco RJ11 sia uno vecchio con presa tripolare e disco combinatore – utilizzabile perciò solo per rispondere), si può sempre nuovamente utilizzare un filtro ADSL volante o uno analogo per presa tripolare:

Presa in cui ho collegato sia un nuovo telefono fisso con attacco RJ11 sia un vecchio Siemens con disco combinatore (utilizzabile solo per rispondere) e presa tripolare

Si noti che i fili da collegare nella presa sono solo due in questa configurazione in parallelo (dove chiunque alzi un telefono può sentire una telefonata in corso) generalmente contrassegnati da colore rosso e bianco.
Vedere un mio precedente post dove mostro come collegare i due fili in oggetto in una presa tripolare. In quel post mostro anche come collegare quelle classiche prese tripolari in modo tale che senta solo chi risponde per primo da uno dei telefoni di casa, cablaggio che personalmente non consiglio (poteva aver un senso solo un tempo quando i telefoni e suoneria venivano alimentati dalla centrale) sebbene risulti quello classico, con terminazione in una suoneria che rimane comunque attiva anche qualora tutti i telefoni risultassero scollegati: Impianto a spina su prese tripolari UNI: alias come connettere i fili telefonici in modo che senta solo chi risponde per primo | Enzo Contini Blog

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Appunti per isopensionati: quando e come presentare la domanda di pensione all’INPS

Nella comunicazione di liquidazione dell’INPS per il prepensionamento viene indicato, oltre all’importo mensile dell’assegno fino alla data indicata di cessazione, la seguente frase: “Per la liquidazione della pensione dovrà presentare la richiesta in tempo utile“.

Lo so che la data di pensionamento non è così vicina, ma ho pensato che è sempre meglio appuntami sul calendario un reminder… non si sa mai!! 🙄😏
Sono quindi andato a vedere qual è “il tempo utile” entro in quale è opportuno presentare quella domanda e già che c’ero ho minimamente indagato se è possibile presentarla in modo autonomo, senza rivolgersi a patronati o chicchessia. Nel seguito lascio alcuni appunti che mi serviranno tra qualche anno… e magari possono servire anche ad alcuni visitatori di questo post!

Basta ricercare su un motore di ricerca e subito si trova che la domanda di pensione si può presentare, nella generalità dei casi, a partire dai 3 mesi prima della decorrenza (e.g. Pensione: quando fare la domanda?).

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Differenti sono le indicazioni che si trovano in Domanda di pensione, quanto tempo prima è meglio presentarla? (money.it) dove si trova: “Se fino a qualche anno fa si poteva presentare la domanda di pensione anche il mese prima della sua decorrenza, oggi i tempi si sono sensibilmente allungati per avere una risposta dall’INPS quando si richiede di andare in pensione. Ovviamente non esiste un risposta univoca alla sua domanda, visto che il tutto dipendente dalla celerità dell’ufficio ma anche dal numero di pratiche da gestire. In ogni caso, a oggi, l’attesa per la gestione della pratica per la pensione varia dai 4 mesi per i dipendenti del settore privato ai 6 mesi per quelli del pubblico impiego (fermo restando che la risposta dell’INPS potrebbe arrivare sia prima che dopo questo lasso di tempo, che è solo una media dell’attesa). In ogni caso, se anche la pensione dovesse essere liquidata successivamente resta inteso che le saranno corrisposti tutti gli arretrati

Nell’articolo Domanda di pensione: come si fa, documenti, tempi | BusinessOnLine.it viene invece detto “La domanda di pensione può essere presentata un paio di mesi prima della decorrenza del trattamento pensionistico in base al raggiungimento dei requisiti di pensione richiesti e per quanto riguarda i tempi di erogazione della stessa pensione cui si ha diritto, a coloro che hanno maturato i requisiti al pensione dopo il primo gennaio 2012 non viene applicata la disciplina delle finestre mobile e la decorrenza del trattamento è per la pensione di vecchiaia:

  1. dal primo giorno del mese successivo a quello in cui il lavoratore ha raggiunto il requisito anagrafico;
  2. in caso di mancanza dei requisiti di anzianità, assicurativa e contributiva dal primo giorno del mese successivo in cui tali requisiti vengono soddisfatti:
  3. dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda ma solo su esplicita richiesta dell’interessato.


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Insomma, a parte indicazioni pessimistiche, se uno è andato in isopensione il 1 dicembre 2019, ad esempio, dovrebbe bastare presentare domanda di pensione da dicembre 2023, onde ottenere la pensione definitiva a febbraio 2024 (infatti l’isopensione copre, nel caso in esempio, fino al 1 febbraio 2024), salvo ritardi burocratici che comunque comporterebbero di corrispondere di eventuali arretrati. Generalmente se uno ha effettuato la richiesta d’isopensione tramite un patronato, sarà lo stesso che invierà mail apposite verso coloro che maturano il requisito, al fine di ricordare di fare detta domanda. Chiedendo a un patronato quali sono i documenti da portare in sede di domanda, mi ha riferito che vengono da loro definiti sulla base delle normative in atto che nel frattempo potrebbero cambiare nel corso del tempo. Mi ha anche consigliato di servirsi di un Patronato al fine di presentare tale domanda, onde evitare “pasticci accaduti a persone che hanno voluto agire autonomamente e, così facendo, ci hanno rimesso dei soldi“.
In verità, relativamente alla modalità per presentarla, ho scoperto che sembrerebbe agevole effettuare il tutto personalmente online tramite il sito dell’INPS, autenticandosi ovviamente con lo SPID o altra metodologia consentita (e.g. per chi le aveva richieste, quando ancora rilasciate, anche le credenziali specifiche per quell’ente). Lascio a tale riguardo alcuni link dove sono presenti informazioni utili:

INPS – La domanda di pensione dove viene indicato:

Tali domande devono essere presentate attraverso uno dei seguenti canali:

  • WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino munito di PIN dispositivo (circolare n. 50 del 15 marzo 2011) o di Carta nazionale dei servizi (CNS) attraverso il sito internet dell’Istituto (www.inps.it), nella sezione  SERVIZI ON LINE;
  • Patronati;
  • Contact Center Integrato – attraverso il numero verde 803.164 da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico.

Andando a vedere il sito dell’INPS, si trova infatti un servizio online relativo alla domanda di pensione:

Qui si legge, tra l’altro, quanto segue: “La domanda di pensione può essere presentata online all’INPS attraverso il servizio dedicato.
In alternativa, si può fare domanda tramite:
 – Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
 – Enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Ulteriori informazioni sono contenute nella circolare INPS 27 dicembre 2011, n. 164.
Si ricorda, infine, che per la presentazione delle domande di pensione, per la richiesta di informazioni e per ogni altra eventuale necessità, gli interessati possono rivolgersi anche agli enti di patronato, riconosciuti dalla legge, che sono abilitati ad assistere gratuitamente i lavoratori nello svolgimento delle pratiche di natura previdenziale e assistenziale.

Cliccando sul tasto Accedi al servizio, viene subito chiesto se si entra come cittadino o patronato:

Ovviamente non ho proseguito nella presentazione della domanda ma, come potete vedere, tutti i campi del form risultano già precompilati sulla base della propria anagrafica. Insomma, sembra proprio che sia una cosa semplice da fare! Vedremo quando sarà il momento! 😉

Relativamente poi ai passaggi successivi e alle informazioni richieste, alcune indicazioni si possono trovare in questo articolo: Domanda di pensione, ecco come si presenta da soli sul sito INPS dove viene indicato quanto segue:

Il tipo va scelto in base alla misura con cui si desidera pensionarsi e varia da:

  • Ordinario (pensione di vecchiaia e anticipata previste dalla legge Fornero)
  • Sistema di calcolo contributivo (per la pensione a 71 anni e per l’anticipata contributiva a 64 anni)
  • Contributivo sperimentale lavoratrici (per opzione donna)
  • Requisito quota 100
  • Lavoratori precoci

Come ultima cosa va inserita la data di decorrenza della pensione, che soltanto per le pensione di vecchiaia non può superare il primo giorno del terzo mese successivo alla domanda.

Nella schermata successiva va inserita la data in cui è terminato l’ultimo rapporto lavorativo o la data in cui si presume sarà cessato, il tipo di attività lavorative svolte.

Nella schermata successiva è possibile richiedere, contestualmente alla domanda di pensione, anche:

  • accredito contributi figurativi
  • accredito del servizio militare
  • la riduzione dell’età pensionabile per gli invalidi oltre l’80%
  • l’accredito di maggiorazione contributiva per gli invalidi di 2 mesi ogni anno lavorato.

Cliccando su Salva e prosegui si arriva alla dichiarazione reddituale, cliccando su NO (che fa in modo che non si rinunci alla dichiarazione all’eventuale integrazione al minimo) apparirà una tabella in cui dichiarare i redditi posseduti.

Cliccando su Salva e Prosegui si termina la compilazione di questa parte della domanda.

Bisognerà, poi, dal pannello di sinistra selezionare:

  • Pagamento della pensione nel quale si indicherà la modalità di pagamento scelta tra sportello, conto corrente, libretto nominativo e carta prepagata (per ognuna delle scelte bisognerà fornire i dati per l’accredito tranne che per lo sportello).
  • Stato di Famiglia in cui indicare i componenti della famiglia
  • Sezione documenti

Dal pannello di sinistra si accede anche alla sezione documenti in cui è necessario allegare i documenti richiesti per la prestazione prescelta.

Dopo aver cliccato su Salva e prosegui la compilazione è terminata e, dopo aver ricontrollato la compilazione di tutti i campi si potrà cliccare su Stampa.

Da Domanda di pensione: come si fa, documenti, tempi | BusinessOnLine.it si trova che i documenti necessari da avere per la compilazione corretta e completa della domanda di pensione sono:

  1. copia documento identità del richiedente;
  2. autocertificazione stato civile e stato di famiglia;
  3. dati anagrafici e codice fiscale del coniuge;
  4. notizie sulla situazione assicurativa non presenti nell’ estratto contributivo;
  5. dichiarazione di cessazione di qualsiasi tipo di attività di lavoro alle dipendenze di terzi.

Da allegare poi richieste di agevolazioni fiscali o per situazioni particolari:

  1. dichiarazione concernente il diritto alle detrazioni dal reddito;
  2. modello RED, per richieste di prestazioni accessorie come trattamento minimo o di famiglia;
  3. mod. COMB1 e relativa documentazione, nel caso di richiesta di attribuzione dei benefici previsti dalla  legge 140/85, art.6, e dalla legge 544/1988, art.6;
  4. dichiarazione relativa alle agevolazioni di legge richieste con allegata documentazione;
  5. dichiarazione relativa ai redditi derivanti da attività lavorativa autonoma, professionale e d’impresa, o da attività di collaborazione coordinata;
  6. notizie sulla situazione pensionistica non presenti nel casellario dei pensionati.

Vedi anche i seguenti articoli:

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Cosa fare quando le prestazioni di un PC Window decadono, alias come interrompere temporaneamente la sincronizzazione di OneDrive

Il titolo che ho dato a questo post è un po’ troppo pretenzioso in quanto ovviamente molteplici possono essere le cause di un seppur repentino rallentamento del proprio PC Windows10.

Lasciando perdere la mancanza di spazio su disco e gli eventuali programmi che si sono eventualmente installati (magari inconsciamente facendo qualche click di troppo in qualche sito) e che in background rubano potenza al sistema operativo (ovviamente da eliminare andando in Panello di controllo -> Programmi -> Disinstalla un programma), sicuramente l’utilizzo di un antivirus differente da Defender può essere una ottima causa di rallentamenti per cui io consiglio sempre di disinstallare antivirus di terze parti (talvolta ho visto girarne contemporaneamente più di uno in PC di amici!!) e lasciare attivato unicamente Defender, l’antivirus gratuito incluso in Windows 10 stesso.

Tuttavia un’ulteriore possibile causa di grandi rallentamenti, al punto che lo stesso mouse si può essere rallentato, è la presenza di notevoli sincronizzazioni in corso su OneDrive.
Questo può avvenire quando, ad esempio, si sono inseriti molti dati nella cartella di OneDrive che viene sempre sincronizzata nel cloud o anche solo se si è deciso di cambiare lo stato di alcune cartelle (e.g. Libera spazio, Conserva sempre su questo dispositivo) per cui questa modifica comporta magari una sincronizzazione di migliaia di file presenti in quelle, anche di grandi dimensioni quali, ad esempio, foto e video.

Un processo pesante di sincronizzazione può avvenire non solo se si inseriscono molti file in OneDrive, ma anche se si cambia lo stato desiderato di alcune cartelle con molti file

Conviene in questo caso interrompere temporaneamente questo processo in background per tutto il tempo in cui uno ha necessità di avere le performance migliori del PC. Ovviamente conviene interromperlo non in modo definitivo, bensì solo temporaneamente per qualche ora, in modo che comunque poi riprenda la sincronizzazione e le modifiche ai file presenti sul PC vengano riportate poi sul cloud, seppur in un tempo successivo.

Ricordo che se si chiude OneDrive, cioè si uccide il suo processo in background, questo comunque ripartirà al prossimo reboot del PC o si può anche rilanciare come avevo indicato nel post How to start OneDrive manually | Enzo Contini Blog.

Per invece interromperlo temporaneamente, come mi sembra più conveniente, basta fare sempre click con il tasto destro sull’icona a nuvola di OneDrive e scegliere, anziché Chiudi OneDrive, la scelta Metti in pausa la sincronizzazione selezionando poi l’opzione di 2, 8 o 24 ore.
Per riattivare comunque prima di quel timeout la sincronizzazione, qualora uno finisca prima e desideri lasciare il PC libero di occupare le proprie risorse per tale sincronizzazione, sarà sufficiente premere sul pulsante con il simbolo di pausa evidenziato in giallino:

Sebbene convenga in genere sospendere la sincronizzazione come ho indicato, potrebbe talvolta essere sufficiente mantenerla pur limitandone la velocità di caricamento e di download agendo nella sezione Rete nelle Impostazioni & Guida -> Impostazioni: ovviamente tali limitazioni è meglio toglierle se uno non sta usando il computer per cui si desidera effettuare i trasferimenti nel minor tempo possibile!

Possibili limitazioni nella velocità di upload e download nella sincronizzazione
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Come scoprire agevolmente se la propria TV è compatibile con il prossimo nuovo digitale terrestre (DVB-T2 e HEVC)

Tra le non piacevoli conseguenze della prossima diffusione del 5G per tutte le frequenze previste da quello standard sul territorio nazionale, c’è il cambio d’utilizzo di alcune frequenze attualmente riservate al digitale terrestre e, conseguentemente, al cambio anche dei metodi di codifica utilizzati dal nuovo standard che verrà adottato.

Sembra ieri che si sono dismessi migliaia di TV a tubo catodico dopo che per qualche anno molti erano sopravvissuti grazie a decoder digitali esterni che, oltre a costare uno sproposito (almeno inizialmente), per poterli pilotare richiedevano l’utilizzo di un fastidioso secondo telecomando, in aggiunta a quello del televisore. Insomma, seppure la definizione dell’immagine non fosse sempre migliore rispetto a quella del “vecchio” TV a tubo catodico, soprattutto per il minor spazio occupato, molti erano passati in pochi anni alla TV a led (dopo che altre tecnologie analoghe avevano nel frattempo avuto meno successo, soprattutto per via degli alti consumi- e.g TV al plasma). Io non ero stato certo tra i primi ad acquistarne uno, anche perché non guardo molto la TV: anzi, i primi acquirenti di TV di quella nuova tecnologia erano stati anche loro colpiti dal cambio di metodologia da analogico a digitale terrestre e spesso si erano dovuti dotare anche loro di un decoder esterno, qualora non fosse previsto un upgrade del TV seppur acquistato da pochi anni.

Ora si presenta uno scenario analogo, ma direi ancora più fastidioso in quanto non si percepirà almeno il vantaggio di avere un oggetto meno ingombrante seppur consentendo una dimensione dell’immagine maggiore. È vero, la qualità dell’immagine sarà forse ancora migliore, ma chi di noi sarà in grado di apprezzare pienamente tale miglioria se non si possiede un TV di più di 50″?

Ma nella nostra società dei consumi, oramai non ci si fa nemmeno più tanto caso a sostituire un TV dopo anche meno di 5 anni, sempre che non si sia rotto prima… In quest’ultima evenienza non improbabile, ripararlo probabilmente non sarebbe nemmeno convenuto né in termini di qualità né economici essendo i prezzi di vendita drasticamente scesi a parità di definizione video!

A questo punto, quindi, non resta che rassegnarci e magari cercare di scoprire fin d’ora se il nostro TV sarà compatibile con il nuovo standard. Le televisioni vendute dal 2017 in poi sono sicuramente compatibili poiché per legge devono essere dotate di quel decoder di ultima generazione integrato. Invece, per le TV vendute prima del 2017 non è sicura la compatibilità, soprattutto se di marche/modelli economici.

Per sciogliere ogni dubbio e sapere eventualmente di che morte dobbiamo morire, per fortuna c’è un metodo assai agevole per scoprire se il nostro TV è compatibile col nuovo digitale terrestre, cioè abbia integrato un decoder dvb-t2 e che sia compatibile con la decodifica dello standard h265/hevc alias High Efficiency Video Coding. Basta infatti effettuare una ricerca su Internet a tale proposito (oltre che, mi dicono, ascoltare alcune indicazioni diffuse tramite alcune pubblicità alla TV) per scoprire che è sufficiente collegarsi al canale 100 (canale di test RAI) o canale 200 (canale di test Mediaset) per vedere se compare la seguente videata, che fornisce appunto l’indicazione che la TV è compatibile al nuovo standard:

Ciò che si vede al canale 100 o al canale 200 se la TV è compatibile con il nuovo standard

Per fortuna il mio TV Samsung The Frame UE43LS003, seppur datato di qualche anno, risulta compatibile 🙂
Se invece tu non vedi quella videata sul tuo TV, purtroppo ci sono buone possibilità che non sia compatibile: in quel caso, la scelta di acquistare nuovamente un decoder esterno non so se ti convenga se non, minimamente, solo economicamente!

Le tempistiche di migrazione al nuovo standard, se rispettate, ho visto sono le seguenti:

  • Dal 1° settembre 2021 al 31 dicembre 2021: (Area 2 e Area 3) Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e le province di Trento e di Bolzano.
  • Dal 1° gennaio 2022 al 31 marzo 2022: (Area 1) Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna.
  • Dal 1° aprile 2022 al 31 giugno 2022: (Area 4) Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche.

Nella prima fase del passaggio, i canali DTT abbandoneranno lo standard MPEG-2 per usare esclusivamente l’MPEG-4 (attualmente impiegato solo dai canali HD, quelli dal 500 in su). La transizione definitiva invece avverrà a luglio del 2022 con il passaggio allo standard HEVC.

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Vedi anche i seguenti articoli dai quali ho dedotto diverse delle informazioni presenti in questo post:

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Appunti di restauro: come crearsi uno stucco per legno del colore più opportuno

Nel processo di restauro di un oggetto in legno, dopo averlo riportato allo stato grezzo sverniciandolo, è necessario quasi sempre necessario procede a stuccare dove necessario (e.g. scanalature, fori delle tarme). Lo stucco da usare deve essere del colore il più possibile simile al legno originario e per questo, benché esistano anche stucchi colorati già preparati, conviene colorarsi opportunamente uno stucco bianco per legno comperando apposite polveri e mescolandole tra loro opportunamente. Si noti che non solo gli stucchi colorati sono in tubetti di dimensione ridotta e risultano decisamente cari, ma ben difficilmente li potrai trovare proprio con la colorazione più idonea ai tuoi scopi!

In genere basta avere i colori terra d’ombra, giallo, e rosso, gli ultimi due da utilizzare solo minimamente (con la punta di un cacciavite, per modificare a piacere il colore ottenuto utilizzando inizialmente solo la polvere marrone. Si noti che ci sono anche colorazioni differenti (e.g. verde) ma generalmente basta avere le tre colorazioni che ho indicato.
Notare che si tratta di ossidi e perciò polveri differenti da quelle di anelina utilizzate – diluite in acqua insieme al rolla noce – per colorare il legno.

Non è facile trovare in tutti i colorifici queste polveri e anche qualora si trovino, spesso vengono vendute in barattoli da 500g: un tempo ne avevano sacchi e le vendevano a peso, ma ora la richiesta è assai diminuita per cui le uniche confezioni che ho trovato sono state quelle da 500g. Per il colore marrone potrebbe magari anche andare bene averne un po’ di più, ma per quelli da utilizzare solo per correggere un po’ il colore (e.g. rosso e giallo) mezzo chilo è davvero troppo: per fortuna il costo di ciascuno di quei barattoli non è eccessivo (e.g. circa 6€) per cui uno può comunque chiudere un occhio!!

Barattoli di polvere di ossido con varie gradazioni di colore da mescolare con stucco bianco

Se poi proprio non si trovano tali polveri, si può eventualmente anche utilizzare i colori liquidi utilizzati per colorare la vernice per pitture murali, sebbene risultino meno facilmente dosabili e amalgamabili.
Mescolando stucco bianco e polveri per ottenere il colore più opportuno, ricordarsi che è sempre meglio che sia eventualmente un po’ più scuro che più chiaro in quanto, una volta disteso sul legno, la differenza si noterà di meno.

Per mescolare le polveri conviene distendere su un piano in formica dello stucco bianco, in una quantità un po’ maggiore di quella che si pensa necessaria; mescolare con un raschietto del colore marrone in modo da amalgamarlo uniformemente; infine aggiungerci a poco a poco un po’ di altra polvere colorata (e.g. rosso, giallo) per raggiungere la gradazione più opportuna. Lo stucco colorato che si ottiene da questa miscelatura può poi essere conservato per diverso tempo chiudendolo ben sigillato in un barattolo:

Per chiudere fori, soprattutto quelli delle tarme si può anche utilizzare la cera. Esistono stick di cera colorata, da scaldare man mano per stenderlo dove serve (e.g. nei buchi).

Si può usare anche ceralacca mischiandola con un po’ di segatura del medesimo legno appena levigato, in modo che acquisti il medesimo colore.

Aspettando che asciughi bene ogni forma di stucco è necessario levigare con carta vetrata in modo da asportarlo il più possibile e rimanga solo laddove serve (e.g. nel buco di un tarlo): diversamente si vedrà anche dopo pitturata! La carta vetrata più utile è forse quella con grana 220 seppure risulti utile averne anche alcuni pezzi di diversa grana anche più grande (e.g. 180, 200). Si deve tener presente che più la grana è grossa più il numero che la caratterizza è basso (fino a 40) e, analogamente, più la grana è fine più i numeri sono alti (fino a 2500): la grana 1000 è comunque già così fine da essere usata per la lucidatura del marmo (vedere questo sito per avere una descrizione, semplice ma utile, sulle tipologie di carta vetrata).
L’ultima levigatura conviene farla con la paglietta di ferro file (tipo 00) o carta a vetro fine.

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Altri post che potrebbero essere di tuo interesse puoi trovarli in appunti di restauro | Risultati della ricerca | Enzo Contini Blog

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In corso le indagini geognostiche nel Trincerone per la progettazione definitiva della metro M2 di Torino: sarà davvero la volta buona o solo un proseguo della telenovela?

Da qualche giorno chi transita in via Gottardo non può non notare due camion posizionati dentro un’area di cantiere contornata da pannelli che pubblicizzano l’inizio di lavori propedeutici alla realizzazione della seconda metro M2 di Torino che partirà dalla stazione Rebaudengo e, percorrendo tutto il Trincerone, raggiungerà il cimitero monumentale, C.so Novara, il Politecnico, etc…

Se ne parla da più di un decennio e per il momento non si era ancora visto nulla di concreto se non qualche cartina con un tracciato che nel tempo è andato a modificarsi seppur non sostanzialmente. Come menzionato anche in Wikipedia, fin dal 2 settembre 2009 da parte della Regione Piemonte è arrivata l’approvazione definitiva alla realizzazione della linea 2 della metropolitana. Evito di menzionare i molteplici passaggi burocratici che si sono succeduti e mi limito a ricordare che il 4 febbraio 2020 la giunta comunale di Torino ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica.

Comunque, come pubblicizzato anche da testate giornalistiche locali (Linea 2, domani al via i sondaggi del terreno per il via ai lavori della metro – Torino Oggi (torinoggi.it)) dal 23 giugno 2021 sono partiti i carotaggi: “Ad annunciarlo, con un post su Facebook, la sindaca Chiara Appendino che spiega come saranno circa 90 i punti di indagine geognostica, che verranno effettuati fra i 15 e i 40 metri di profondità“. “Ogni cantiere sarà al massimo di cinque giorni, per una durata complessiva dei carotaggi di un mese e mezzo, al termine del quale verranno elaborati i dati per la redazione del progetto“. L’operazione “serve per verificare le caratteristiche del terreno e della falda acquifera sotterranea, prima dell’inizio dei lavori veri e propri per la costruzione della nuova infrastruttura“. 

Insomma sono sondaggi che servono per la progettazione definitiva della tratta Rebaudengo-Politecnico, la prima che dovrebbe essere realizzata. La linea M2 avrà un tracciato totale di 32 chilometri, con 28 stazioni, 4 interscambi ferroviari, 7 interscambi tranviari: l’incrocio con la M1 si avrà alla fermata in corrispondenza di Porta Nuova, in via Nizza. Il tracciato originariamente previsto nel bando per la progettazione preliminare si è poi allungato a sud-ovest e a nord-est: infatti a quella centrale, tra le stazioni Anselmetti e Rebaudengo (circa 15700 metri e 23 stazioni) si sono aggiunte le estensioni verso Orbassano (circa 5700 metri e 5 stazioni) e San Mauro (circa 6500 metri e 4 stazioni).

Tutto è ben pubblicizzato dai cartelloni presenti sulle transenne che racchiudono i camion utilizzati per le indagini geognostiche:

Pubblicità sull’inizio attività concrete per la realizzazione della M2
Lavori di indagini geognostiche per la M2, commissionate da Infra.To

Attualmente i due camion sono posizionati via Gottardo sia al livello del civico 187 sia lateralmente al supermercato IN’s, nei pressi dell’incrocio con c.so G. Cesare: verosimilmente si sposteranno altrove per ulteriori indagini lungo la tratta prevista.

Fin dal luglio 2020, il Comune di Torino ha affida il progetto definitivo a Infra.To (vedi Metro 2, il comune di Torino affida il progetto definitivo a Infra.To – Quotidiano Piemontese) per cui queste indagini geognostiche sono commissionate proprio da Infra.To: in quell’articolo si parla di un costo complessivo di circa 4 miliardi.
È proprio di ieri la notizia che, a seguito di un incontro tra l’Assessorato dei Trasporti del Comune di Torino, Infra.To e il Ministero dei Trasporti, stando alle dichiarazioni dell’assessore Maria Lapietra, il Palazzo Civico avrebbe ricevuto importanti rassicurazioni sul fatto che il Governo Centrale contribuirà ulteriormente a livello economico per la realizzazione delle operazioni. Per il capoluogo piemontese sono stati già stanziati 828 milioni di euro, da utilizzare nell’arco di questo decennio. Una cifra già di per sé molto imponente, ma che sarà integrata da ulteriori finanziamenti (vedi Da Roma arriva un altro miliardo di euro per i lavori per la metro 2 di Torino (mole24.it)).

Il sito del Comune di Torino ha una pagina specifica alla progettazione della nuova linea della metropolitana cittadina, ma attualmente e decisamente datata e l’ultima modifica del suo contenuto risale al 1/10/2020. La brochure ivi scaricabile, non presenta neppure ancora indicazione delle future estensioni verso S. Mauro/Pescarito e Orbassano.

Tracciato finale
Tracciato presente nella brochure attualmente ancora pubblicata nel sito del Comune di Torino

Nell’articolo Metropolitana di Torino, linea 2 – Mobilita Torino del 2017, si può vedere come l’ipotesi di tracciato differiva in alcuni punti (e.g. passava per via Roma):

Ipotesi di tracciato della M2 nel 2017

Sul sito di Infra.To | Infrastrutture per la mobilità (infrato.it) si possono trovare invece informazioni più aggiornate sul proseguo della progettazione definitiva della M2: M2: partono i sondaggi nell’ambito della Progettazione Definitiva | Infra.To (infrato.it). In particolare si parla di circa 90 punti d’indagine, a una profondità compresa tra 15 e 40 metri. Tutta l’attività dei sondaggi durerà in totale circa 1 mese e mezzo, al termine del quale verranno elaborati i dati per la redazione della progettazione definitiva che avverrà entro Dicembre 2021. Successivamente, nei primi mesi del 2022, si completeranno le attività di validazione e approvazione del progetto per poi predisporre la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dell’opera. … insomma, comunque sia la strada è ancora lunga anche solo per vedere i primi scavi!

Da quanto indicato in Wikipedia, i lavori dovrebbero iniziare nel 2024 e l’apertura della prima tratta Rebaudengo-Novara è prevista per il 2028; seguirà a pochi mesi di distanza l’apertura della tratta Novara-Politecnico.
Non ho trovato tra l’altro altrove confermate quelle date indicate da Wikipedia citando quanto affermato in un articolo giornalistico del 15/7/2020 (i.e. I lavori per la metro 2 di Torino inizieranno nel 2024: operai e talpa al lavoro tra 4 anni (mole24.it)) in cui viene detto anche: “Negli scorsi mesi era stato annunciato che saranno investiti subito 828 milioni di euro. La fine dei lavori è stata fissata per il 2028, almeno secondo quanto preventivato. Bisogna precisare che la somma messa a disposizione viene quantificata anche per i successivi quattro anni, fino appunto al 2032. Si parla infatti di tempistiche ormai fissate e non modificabili, come hanno più volte ribadito i tecnici di Systra e Irteco e il Comune“. Quindi già circa un anno fa si parlava già di quel finanziamento di 828 milioni di euro che proprio ieri viene nuovamente pubblicizzato sebbene non si sia per il momento ancora visto concretamente nessun lavoro concreto!

Insomma i finanziamenti e le date d’inizio e fine lavori sono per ora solo teorici… sebbene qualcuno “rassicuri”: tuttavia permettetemi un minimo di dubbio sulle informazioni pubblicizzate sui media, dopo i ritardi di anni che ci sono stati per realizzare ben poche fermate in più della linea M1!

Per ora si può essere certi solo delle seguenti affermazioni:

  • Da quasi 3 anni (12/2018) alberi decennali sono stati abbattuti da ruspe dal Trincerone, con il pretesto dei lavori per la M2 che, nella migliore delle ipotesi, inizieranno nel 2024: avrebbero potuto donare riparo a uccelli e fornire ossigeno a noi tutti per almeno altri 5 anni, prima magari da essere sostituiti da altri alberi che – si spera – verranno piantati a lavori ultimati.
  • Le indagini geognostiche per giungere alla formulazione di un progetto definitivo per la M2 si stanno svolgendo in questi giorni e dureranno verosimilmente fino a fine estate: non sta me dire quanto abbia influito effettuarle proprio adesso che siamo in prossimità delle prossime elezioni comunali di ottobre 2021…
  • I tempi d’inizio e termine lavori di realizzazione effettiva della M2 rimangono incerti e indicati solo su articoli di quotidiani che verosimilmente riportano semplici affermazioni catturate da interviste e quindi non certo del tutto affidabili!

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Link utili

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LG 32UN880: monitor 32″ con un’ottima risoluzione (3840×2160) e un supporto davvero versatile!

Da tempo aspettavo un’offerta di un monitor sia di dimensioni maggiori ai 26″ sia che avesse una gestione dei colori professionale. Infatti, se si desidera elaborare foto o realizzare video, risulta essenziale l’uso di un buon monitor che mostri i colori effettivi con le diverse gradazioni riprodotte fedelmente secondo le impostazioni desiderate e ovviamente poi le dimensioni contano, per cui risulta assai opportuno orientarsi almeno su un 27″ ma meglio ancora su un 32″.
Sul lavoro avevo avuto modo di utilizzare un monitor curvo di buone dimensioni, ma sinceramente non avevo trovato particolare giovamento da quella sua forma ricurva che anzi comportava una maggiore occupazione della scrivania: un classico monitor piatto penso sia quindi più idoneo per le mie finalità che non sono quelle di gaming.
Un altro aspetto che da tempo considero essenziale, è quello di poter regolare a piacere l’altezza del monitor in modo da posizionarlo opportunamente (e.g. con il suo centro perpendicolare agli occhi): ovviamente poterlo anche ruotare agevolmente in ogni posizione può poi tornare comodo, ad esempio per vedere foto in portrate mode.

Perciò, periodicamente osservavo le offerte su Amazon, soprattutto durante i Prime Day durante i quali gli sconti possono risultare ancora maggiori. Inoltre, non ho mai disdegnato anche di acquistare prodotti di seconda mano su Amazon Warehouse, dal momento che spesso risultano come nuovi, seppur siano talvolta segnalati con difetti più o meno rilevanti. Così, proprio la scorsa settimana, mi si è presentato in offerta il monitor LG 32UN880 che, oltre alle buone dimensioni (32″), alle ottime caratteristiche tecniche (UltraHD 4K, 3840×2160, AMD FreeSync 60Hz) e alle molteplici possibilità di connessione (HDMI 2.0, Display Port 1.4, USB-C, USB Hub, Speaker Stereo 10W, Uscita Audio), presenta un incredibile supporto assai comodo: oltre a permettere di orientare il monitor in tutti i versi, si può “pinzare” al bordo della scrivania, consentendo così di liberarla dall’ingombro che qualsiasi base di appoggio produce.
Leggendo le recensioni, ho subito notato che, mentre la versione 32″ di quel monitor consente anche di alzare o abbassare lo schermo, quella a 27″ (seppur munita del medesimo stand ERGO) ne consente solo la rotazione… motivo in più per privilegiare la versione di dimensioni maggiore! Le casse stereo incorporate, potenti 10W, sono poi ottime…

Il mio monitor LG 32UN880 collegato con cavo mini DP- DP e USB-C – USB alla dock del Surface Pro 6

La seguente figura mostra come sia possibile alzare e ruotare il monitor anche per posizionarlo in verticale.

LG 32UN880 ERGO Monitor 32″ UltraHD 4K LED IPS HDR, 3840×2160, posizionato verticalmente

Questo video mostra poi come montarlo e come sapientemente far passare i fili nel supporto, in modo tale che risultino nascosti alla vista.


Come mostrato, il suo montaggio è banale e la qualità di questo monitor mi ha davvero impressionato. L’unica pecca che ho riscontrato è nella manualistica, praticamente assente nel prodotto: i pochi fogli presenti nella confezione si limitano a descrivere come montare il supporto e nulla dicono sui collegamenti e sulle sue molteplici impostazioni. Anche il CD allegato contiene unicamente un manuale utente poco leggibile (ciascuna sezione viene ripetuta in molteplici lingue anziché avere una versione di tutto il contenuto per ciascuna) e con informazioni praticamente nulle se si escludono le avvertenze di prassi sulla sicurezza!

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Riporto nel seguito le uniche poche informazioni utili presenti nel manuale su CD (di cui ho corretto addirittura alcuni errori sintattici di traduzione, inaccettabili per un prodotto di marca come questo! 🙄):

DDC (Display Data Channel)
Il DDC è un canale di comunicazione attraverso il quale il monitor informa automaticamente il
sistema ospite (PC) circa le proprie capacità.
Protocollo DDC
① DDC1/DDC2B
Un canale di comunicazione uni-direzionale.
② DDC 2AB/DDC2B+/DDC2Bi
Un canale di comunicazione bi-direzionale.
Nota: per fare questo il PC deve supportare le funzioni DDC.

E-DDC (DDC potenziato)
Protocollo basato su I²C e utilizzato su un canale dati bidirezionale tra monitor e host.
Questo protocollo accede a dispositivi con indirizzo I²C di A0/A1 nonché all’indirizzo 60.
L’indirizzo 60 viene utilizzato come registro di segmento per consentire di recuperare quantità
di dati superiori rispetto a quanto e possibile utilizzando i protocolli DDC2B. Il protocollo e
compatibile con i protocolli DDC2B

Programma di risparmio energetico
Questo programma è stato messo a punto affinché i produttori di computer producano
circuiti per i loro prodotti in grado di limitare il consumo energetico quando non sono in
funzione.
Quando questo monitor viene utilizzato con un PC su cui è installato un software per l’annullamento dello schermo conforme al protocollo VESA DPSM (Display Power Management Signalling), è in grado di risparmiare una quantità significativa di energia riducendo il consumo quando non è in funzione.
Sono disponibili 2 linee di segnale, 3 modalità operative: Modalità On, modalità Sleep, modalità Off.

  • Modalità On
    Funzionamento normale.
    Quando il monitor si trova in modalità On ed è connesso a una sorgente elettrica, viene visualizzata un’immagine.
  • Modalità Sleep
    Stato di consumo energetico ridotto.
    Torna alla modalità On quando l’utente sposta il mouse o preme un tasto sulla tastiera.
  • Modalità Off
    Stato di consumo energetico ridotto al massimo.
    Torna alla modalità On quando l’utente premere un interruttore.
    Nota
    • I monitor conformi al Programma di risparmio energetico funzionano solo se connessi a
    computer dotati di funzionalità di risparmio energetico

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Insomma nessuna spiegazione su come agire al meglio nelle impostazioni, nessun link su dove trovare un driver specifico da installare, nessuna indicazione su SW a corredo utilizzabili per configurare al meglio il colore o quant’altro!
Per fortuna tutto il materiale utile si può trovare ricercandolo nei diversi siti LG presenti online nelle diverse lingue, anche in italiano. Nella descrizione del prodotto nel sito Amazon, c’è comunque il link al manuale utente.

Nel seguito fornisco perciò alcuni link e il dettaglio dei SW disponibili a corredo.

Relativamente al collegamento con il PC, conviene utilizzare un cavo senza adattatori. Ad esempio, il mio Surface Pro 6 ha una porta mini Display Port per cui utilizzando l’adattatore mini DP-HDMI, che avevo per il precedente monitor, la risoluzione massima che riuscivo a impostare era di 1080. Pur cambiando adattatore e prendendone uno più performante, sebbene ora fosse consentito impostare la risoluzione massima di 3840 x 2160, periodicamente il monitor mostrava un popup che indicava che la modalità di connessione non era quella più indicata. Ho quindi preso un cavo mini DP – DP (i.e. Cavo mini displayport to displayport 8K (76804320) @ 60Hz 4K @ 144Hz DisplayPort 1.4 Trasmissione bidirezionale Cavo da DisplayPort a dp Cavo 8K 2M) e tutti i problemi sono svaniti!!

Innanzitutto, avevo notato che una volta collegato al mio PC Windows 10 (un Surface Pro 6), il driver che era stato associato al monitor, con il semplice plug&play, era stato quello per un monitor generico e non quello specifico del produttore LG per quel modello. Sebbene il monitor mi sembrasse funzionare bene e venga appunto venduto come collegabile semplicemente tramite plug&play, sicuramente l’utilizzo di un driver specificatamente realizzato dalla ditta non avrebbe potuto che migliorarne le prestazioni in qualche modo. Sono quindi andato a cercare tale driver che risulta infatti presente nel sito italiano LG ricercando quel prodotto specifico: attualmente il link del driver è LG_HDR_4K_774F_7750.zip

Come sempre esiste una versione specifica dei SW per ciascuno sia per sistemi Windows sia per MAC.
Si noti che, per ciascun SW elencato per quel prodotto, premendo il link Riferimento, in alto a destra, viene visualizzata una descrizione sintetica di cosa serve. Ad esempio, per il SW Dual Controller viene indicato: “Dual Controller è un software applicativo che consente all’utente di controllare più sistemi Windows e Mac utilizzando la tastiera e il mouse condivisi collegati a un computer. È progettato per le persone che spesso usano più di un sistema che sono posizionati uno vicino all’altro. Con il software dual controller, l’utente può condividere una singola tastiera/mouse su un set di sistemi (Windows/MAC)“. Non avendo questa esigenza, quello è l’unico SW che non ho installato, mentre ho utilizzato gli altri [OnScreen Control,  LG Calibration Studio (True Color Pro)], oltre ovviamente il driver.

Dopo avere scaricato il driver, sono andato nella Gestione Dispositivi (click sulla bandiera in basso a sinistra, con il tasto destro) e, in corrispondenza della sezione Monitor, relativamente a quello che veniva inizialmente indicato come Monitor generico, ho selezionato Aggiorna driver (click con il tasto destro) e, selezionando di ricercarlo nel computer, ho indicato la directory in cui c’era il driver scaricato scompattato (viene infatti scaricato in formato Zip): il sistema individua automaticamente il file opportuno e lo installa. Da quel momento in poi, al monitor viene associato quel driver specifico e quindi viene indicato in elenco proprio come un LG HGR 4K(DP): in tal modo sono sicuro che gli ho associato il driver più appropriato per gestirlo!

Si noti che per il funzionamento dei successivi SW è indispensabile collegare il monitor tramite il connettore USB-C presente sul retro del monitor: non essendo un cavo fornito in dotazione, nel mio caso ho usato un comune cavo USB-C – USB che avevo per il mio smartphone, dal momento che il mio PC non possiede una porta USB-C. Ovviamente tale collegamento conviene mantenerlo permanentemente per consentire sempre il colloquio tra PC e monitor.

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Il SW OnScreen Control è utile per diversi motivi e nel seguito elenco quelli che mi sono sembrati di maggior interesse: il manuale di quel tool si trova in OnScreen Control – User Manual. Innanzitutto consente di essere avvertiti se esistono aggiornamenti del firmware del monitor ed eventualmente forzarne la ricerca:

Notifica e ricerca di aggiornamenti del firmware del monitor

Ho notato che alcune Modalità Immagini elencate, tra le molteplici disponibili tra le scelte, non potevano essere impostate (e.g. Lettura): se infatti selezionavo quella scelta, questa non veniva impostata e rimaneva selezionata quella pregressa! Sebbene la scritta comparisse solo per qualche secondo e quindi difficilmente si riusciva a leggere, selezionando alcune modalità compariva in rosso l’avvertimento “Controllare che questa funzione sia abilitata nelle impostazioni del monitor e riprovare“.
Ho notato poi che anche nelle impostazioni di configurazione del monitor stesso, disponibili premendo il tasto sul margine inferiore, alcune Modalità Immagini non erano selezionabili (i.e. Effetto HDR, Lettura, Modalità Colore Verde).
Ho chiesto chiarimenti al servizio clienti tramite il modulo disponibile in Chat e email | LG Italy e gentilmente mi hanno fornito alcune indicazioni che riporto nel seguito.

Dopo la risposta del servizio clienti (vedi nota in fondo al post) ho realizzato che se uno imposta HDR nelle impostazioni video di Windows 10, solo alcune modalità immagini risultano presenti: d’altra parte ciò viene indicato anche nel manuale utente, anche se può sfuggire e anche da un punto di vista tecnico non ne comprendo completamente il motivo:

Se uno infatti su Windows 10 toglie la visualizzazione in HDR (interruttore Usa HDR disattivato, generalmente è attivo di default), per il monitor LG HDR 4K, le Modalità Immagini che il suo menù propone vengono tutte attivate e sono molteplici:

Tuttavia la definizione mi sembra decisamente migliore con l’HDR impostato per cui ho preferito lasciare tale impostazioni in Windows 10 (vedi Calibrare lo schermo predefinito per il contenuto HDR in Windows 10 (microsoft.com)) sebbene abbia minori possibilità di selezione nel menu OSD del monitor.

OnScreen Control consente inoltre d’impostare un preset di configurazione per diverse applicazioni in modo da far funzionare il monitor anche diversamente a seconda del programma utilizzato:

Si possono impostare modalità d’immagine differenti associandole a ciascun programma

Altra funzionalità che ho trovato utile è quella di poter suddividere il monitor in più parti, assai conveniente soprattutto se il monitor è grande come in questo caso: si noti che quell’impostazione non esclude di poter portare un’applicazione a tutto schermo, ma semplicemente agevola la collocazione sullo schermo di diverse finestre non in full screen (con un effetto “calamita” analogo a quello di Windows per il posizionamento in full screen)

Si possono scegliere possibili divisioni dello schermo per il monitor

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Relativamente al tool SW LG Calibration Studio (True Color Pro), una volta scaricato e installato, si può disporre del seguente manuale d’uso: LG Calibration Studio – User Manual. Esegue la calibrazione hardware per regolare la luminosità target, la temperatura del colore, la gamma e il gamut di colori del monitor secondo i requisiti dell’utente. Nella sezione F.A.Q. si trovano interessanti indicazioni. Il processo di calibrazione necessita di un sensore e la procedura viene descritta in nella apposita sezione relativa alla calibrazione. Nella sezione Requisiti di sistema ci sono interessanti indicazioni (e.g. Assicurati di selezionare la modalità “off” dell’opzione “HDR e Colore Avanzato” nelle impostazioni del display prima di eseguire la calibrazione; Imposta il monitor supportato da LG Calibration Studio come display principale) che risulta essenziale tener presente prima di effettuare la calibrazione. Vengono qui elencati anche i sensori supportati e viene detto che le prestazioni di calibrazione dipendono dal misuratore utilizzato per la calibrazione. È necessario installare il driver del dispositivo misuratore (sensore) separatamente, scaricandolo dal sito web del fornitore del prodotto. È necessario quindi dotarsi di un calibratore esterno (i.e. uno spettrofotometro) e relativi driver per abilitare le funzionalità di quel software e risultano compatibili vari calibratori esterni. Nelle specifiche del software risultano certificati i seguenti:

  1. X-rite
    • ColorMunki Photo
    • ColorMunki Design
    • i1DISPLAY Pro
    • i1DISPLAY Pro Plus
    • i1Pro2
  2. Data Color
    • Spyder5
    • SpyderX
  3. Colorimeter Research
    • CR-100

(L’assistenza clienti – vedi in seguito – ha indicato i seguenti:

– LG Calibrator(ACB8300),
– ColorMunki photo,
– Colormunki design,
– Spyder3,
– Spyder4,
– Spyder5,
– i1DisplayPro,
– i1Pro2 )

Anche impostando la Gamma di colori su Manuale, in modo da poter variare i valori RGB a mano, comunque poi le modifiche effettuate non si riescono a salvare se non è collegato il calibratore.


Insomma, se non si ha un calibratore le uniche cose che si possono variare, agendo dal menu OSD del monitor (premendo il tasto fisico sotto il monitor) sono la luminosità, contrasto, nitidezza impostando Modalità immagine -> Utente e poi andando nella sezione Immagine -> Regolazione Immagine. Si noti che esiste anche la possibilità d’impostare a ON l’opzione SUPER RESOLUTION+: io l’ho impostata a ON scegliendo il valore Medio che dovrebbe fornire una modalità di visione più confortevole.

Possibile regolazione dell’immagine per la modalità Utente

Si noti poi che se uno cerca di calibrare il colore con il tool disponibile in Windows 10 (Control Panel -> Calibra colore dello schermo), appare durante la procedura il seguente avvertimento: “Questo schermo utilizza attualmente un profilo di colori con gamma ampia. Tramite Calibrazione colori schermo verrà creato un profilo colori con gamma convenzionale, che potrebbe risultare inadeguato per lo schermo e causare distorsioni nella visualizzazione dei colori. Continuare comunque?

Perciò ho desistito nel proseguire nell’impostazione e spero prima o poi di trovare un amico che abbia un calibratore da imprestarmi (comprarlo costa troppo: e.g. https://amzn.to/36kqFA8) in modo da poter effettuare una calibrazione potenzialmente migliore di quella di fabbrica utilizzando il tool LG Calibration Studio che mostro più avanti.

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Da segnalare infine, se la scheda grafica del PC è INTEL, la presenza di un’app specifica di quella ditta che consente di configurarla come si desidera oltre a offrire altre funzionalità. Quell’app è scaricabile gratuitamente dallo Store Microsoft: Centro comanda della grafica Intel® – Microsoft Store it-IT.
In particolare si può verificare la frequenza di aggiornamento: nel mio caso era impostata a 59p anziché 60p, per cui da qui l’ho potuta cambiare:

Con l’app di INTEL si possono verificare/impostare molte impostazioni della scheda video (e.g. risoluzione, frequenza di refresh, rotrazione).

Inoltre consente di effettuare anche la registrazione video dello schermo, che può essere iniziato e interrotto anche agendo con tasti di scelta rapida (i.e. per default Cntl + Alt + F5 per iniziare la registrazione e Ctrl + Alt + F7 per interromperla): il file viene salvato automaticamente nella directory che uno indica (e.g. c:\Data\OneDrive\Video nel mio caso). La qualità della registrazione (e.g. 720p) e la frequenza dei fotogrammi (e.g. 30 frame/sec) possono essere definiti a piacere. Si può impostare il bitrate video in modo da regolare la qualità video anche nel caso si effettui uno streaming.

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NOTA – Ho provato a chiedere al servizio clienti LG come mai alcune Modalità Immagini elencate, tra le molteplici disponibili tra le scelte, non possono essere impostate (e.g. Lettura). Nel seguito la loro gentile risposta giunta a poche ore dalla richiesta online:

 Egregio Sig. Contini,

grazie per aver contattato il Servizio Clienti LG Italia.

In merito alla sua comunicazione le chiedo inizialmente quale uscita video intende utilizzare e quale risoluzione e soprattutto refresh rate supporta la porta video utilizzata nel suo computer.

In base poi ai parametri relativi al computer che intende utilizzare potrà effettuare le modifiche.

Modello “32UN880-B” e qui la scheda tecnica:

https://www.lg.com/it/monitor/lg-32un880-b


In questo modello la specifica HDR è così definita:

– Compatibile HDR 10

– FreeSync
Interfaccia supportata: DisplayPort, HDMI.
Scheda grafica supportata: Occorre una scheda grafica che supporta FreeSync dell’AMD.
Assicurarsi di aggiornare la scheda grafica per con il driver più recente.

Questo monitor supporta la funzionalità Plug & Play che consente di aggiungere un dispositivo al computer senza la necessità di eseguire alcuna riconfigurazione o installazione manuale dei driver. Pertanto provi con il software On Screen Control tramite il collegamento HDMI. Verifichi poi variazioni con la Display port.

Mentre qualora venga impostato il profilo HDR con il suo computer allora è normale che le opzioni video si riducano in quanto è pre-impostato il profilo idoneo.

Nel caso spenga il risparmio energetico e spenga la funzionalità Freesync nel menu OSD del suo Monitor e agisca dal Menu del Monitor e non dal software.

Verifichi se riesce ora ad impostare una modalità immagine di sua scelta.

Qui il manuale d’uso:

https://www.lg.com/it/supporto/prodotto/lg-32UN880-B


Dispone in più della calibrazione colore professionale tramite calibratori specifici esterni e da ultimo possiede la funzionalità “Dual Link & Controller” per controllare due computer sullo stesso Monitor e Split Schermo (Multitasking).

Compatibilità con schede grafiche ATI Radeon per il Freesync per raggiungere il refresh rate a 120 Hz. ed eliminare gli effetti di “flickering”.

Mentre le segnalo che bisogna dotarsi di un calibratore esterno e relativi driver per abilitare le funzionalità del software e risultano compatibili vari calibratori esterni per collegarsi con il software True Color. Nelle specifiche del software risultano certificati i seguenti calibratori:

– LG Calibrator(ACB8300),
– ColorMunki photo,
– Colormunki design,
– Spyder3,
– Spyder4,
– Spyder5,
– i1DisplayPro,
– i1Pro2

Nello specifico il calibratore LG è stato prodotto per il mercato americano e anche per il mercato inglese che è parallelo. Mentre non è mai stato commercializzato in Italia. Pertanto potrà trovarne disponibilità sui vari siti online di vendita e verifichi bene con il rivenditore l’originalità della parte.


Resto a sua disposizione per eventuali informazioni aggiuntive.


Qualora necessitasse di ulteriori chiarimenti in merito, la invito a compilare una nuova richiesta sul sito LG o dal suo account My LG allegando al suo messaggio le precedenti comunicazioni.

Ringraziandola per la fiducia accordata al nostro Marchio colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti.

Roberto Carlo
LG IS CIC
199.600.099
www.lg.com/it

Lascio altri link utili per trovare manuale anche in lingua italiana:

Utili infine alcune indicazioni fornite da un servizio di stampa online su come eseguire una corretta calibrazione del monitor in modo che le foto stampate corrispondano a come risultano visualizzate a video: Come eseguire una corretta calibrazione del monitor – Photocity Blog. Le regole generali indicate sono le seguenti:

Innanzitutto assicurati che le tue foto abbiano il profilo colore corretto per la stampa: generalmente nei servizi di stampa è l’sRGB

  1. Controlla che nel cd allegato al tuo monitor sia presente il suo profilo icc specifico e se non è presente cercalo sul sito della casa produttrice.
  2. Installa il profilo icc nel seguente percorso: C >Windows> System32 > spool > drivers > color.
  3. Dal pannello di controllo di Windows vai su Schermo>Impostazioni schermo avanzate e clicca su Gestione colori. Carica quindi il profilo colore del monitor impostandolo come predefinito.
  4. Prima di chiudere il pannello di controllo verifica che il sistema riconosca il tuo monitor e la relativa scheda video.
  5. Regola le impostazioni della tua scheda video su quelle predefinite di fabbrica e controlla che non sia attiva nessuna funzione di ottimizzazione del colore, contrasto o luminosità.
  6. Imposta il tuo monitor tramite il menu sulle impostazioni predefinite di fabbrica e, come per la scheda video, assicurati che non vi siano attivi sistemi che ottimizzino l’immagine o altri settaggi predefiniti.
  7. Se nel menu del monitor sono presenti, imposta il gamma su 2,2, la temperatura del bianco su D65 o 6500°K e regola il livello di luminosità secondo le tue esigenze, ma senza esagerare!

Andando a cercare “Gestione colori” nel Pannello di Controllo di Windows 10 e selezionando il mio monitor LG, ho verificato che, probabilmente dall’installazione del driver LG, il file del profilo colori adeguato è stato impostato:

Gestione colori impostato specificatamente per quel monitor LG
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Villanova Mondovì – Dalla cappella di San Bernardo al santuario di S. Lucia: un percorso tra le bellezze nascoste del Monregalese!

Troppo spesso si trovano in Italia bellezze impensabili, non solo provate dal tempo di abbandono e dalla mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, ma talvolta anche succubi da interessi economici senza scrupoli.

È questo il caso della cappella di San Bernardo addirittura spostata da un incantevole promontorio, che si affacciava sulla vallata Monregalese, per far proseguire i lavori di erosione del monte Calvario/Monburgo da parte di una cava.

Per fortuna dal 2017 a Villanova-Roccaforte, il Monte Calvario e Momburgo sono stati coperti da vincolo paesaggistico regionale… ma molti danni erano già stati perpetrati da decenni in quel territorio e permessi concessi risultano ancora in essere. Viene proprio da chiedersi come sia stato possibile ottenerli con beneplacito dei beni ambientali e culturali…

Relativamente al santuario di S. Lucia non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto si può trovare cercando anche su Internet (e.g. Santuario di Santa Lucia (Villanova Mondovì) – Wikipedia, SANTUARIO DI SANTA LUCIA | I Luoghi del Cuore – FAI (fondoambiente.it), Santuario di Santa Lucia (Villanova Mondovi): AGGIORNATO 2021 – tutto quello che c’è da sapere – Tripadvisor, Un comitato vuole salvare il santuario sulla roccia – La Stampa). Anche in questo caso, un’altra cava ha scavato nella roccia della medesima montagna a poche decine di metri dal Santuario. Seppur ora dismessa e di dimensioni assai minori di quella citata precedentemente – che invece è ancora attiva ed agisce (con utilizzo di mine) su un altro lato non molto più distante della medesima montagna – ha sicuramente deturpato la visione da lontano del Santuario e probabilmente ha contribuito a danneggiare la sua cagionevole struttura già provata dal tempo e dall’incuria.

Vi propongo di vedere questo mio filmato che mostra il sentiero che unisce da sempre la cappella di San Bernardo (ora appunto ricollocata in una conca priva di alcun belvedere) al santuario di S. Lucia, proponendo anche un assaggio delle sue bellezze recondite e troppo spesso inaccessibili. Dal filmato traspare chiaramente lo stato di degrado e la necessità di un intervento per salvare in extremis questa incredibile realtà del territorio monregalese!

Vi propongo anche la traccia ViewRanger del percorso Villanova Mondovì – Dalla cappella di san Bernardo al santuario di Santa Lucia – 13 Set 2020 at 13:17 – ViewRanger a cui sono anche associate delle foto che ho scattato lungo il percorso:

Questo tracciato si aggiunge a quello già descritto in un precedente post: Villanova Mondovì: bella passeggiata per il sentiero della storica via crucis sul monte Calvario.

Per fortuna un gruppo di volontari, insieme ad alcune suore, sta cercando di tenere aperto il santuario alcuni pomeriggi, proponendo, ai soli visitatori che si sono prenotati, visite guidate gratuite che consentono di esplorare anche delle zone dell’edificio generalmente inaccessibili da decenni.
Dal 25 maggio 2021 il santuario di Santa Lucia ha riaperto le porte tutte le domeniche fino a settembre con orario dalle 14:30 alle 17:30 per le visite personali alla grotta. Invece, per maggiori informazioni relativamente alle visite guidate, conviene visitare il sito facebook e/o scrivere una email a santalucia.villanova@gmail.com o al limite telefonare a Roberto Turco, responsabile dei Volontari S. Lucia (3516384771).

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Di tuo interesse possono risultare altri post relativi a Villanova Mondovì, in particolare:

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Aggiungere al proprio browser un’estensione che consenta agevolmente di leggere gli RSS associati a siti

Come indicato anche in Wikipedia, RSS (sigla di RDF Site Summary, spesso riportato come Really Simple Syndication o Rich Site Summary) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti Web. È basato su XML, da cui ha ereditato la semplicità, l’estensibilità e la flessibilità. L’applicazione principale per cui è noto sono i flussi che permettono di essere aggiornati su nuovi articoli o commenti pubblicati nei siti d’interesse senza doverli visitare manualmente a uno a uno.

L’RSS di un sito non è altro che un file XML in cui vengono inserite informazioni sempre aggiornate che possono essere comprese da ogni lettore RSS in grado di comprendere quel formato standard


RSS definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto, …). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie anche provenienti da fonti più diverse.

Insomma avere a portata di mano un lettore di RSS, ad esempio consente agevolmente di vedere l’elenco degli ultimi post pubblicati da un sito di mio interesse ed eventualmente navigare in qualcuno di questi. Infatti piattaforme queli WordPress generano automaticamente il file RSS associato a ciascuno dei suoi siti Web: https://enzocontini.blog/feed/ è quello generato per questo mio blog. Questi RSS Reader forniscono poi diverse funzionalità quali quelle di filtraggio, d’identificare quelle di maggior interesse, ecc…

Esistono diversi programmi che si possono installare e che forniscono tale funzionalità (e.g. RSSOwl, Feedreader, Reeder 5, FeedDemon, Domain.com) ma personalmente credo sia più conveniente aggiungere un RSS Reader come estensione del proprio browser.


Ad esempio il browser Edge ne possiede diversi e in particolare io ho installato Feeder.co. Ovviamente un’analoga estensione esiste anche per il browser Chrome.

Nel seguito mostro i passi per installare e utilizzare quell’estensione sul browser Edge ma il procedimento d’installazione e utilizzo è assai simile anche in altri browser.
Andando nelle impostazioni nella sezione Estensioni, si può vedere e filtrare le estensioni già installate, abilitarle o disabilitarle/disinstallarle, ed eventualmente andare a ricercarne di nuove:

Dopo un breve wizard che consente di configurare tale estensione, compare un’icona tipica dei feed nella barra in alto del browser. Consiglio di autenticarsi per poter usufruire di tutte le funzionalità, sebbene non risulti indispensabile:

Tutte le volte che si desidererà vedere RSS di siti già indicati o se ne vorranno aggiungere degli altri in elenco, basterà cliccare su quell’icona apposita :

Selezionato poi un sito specifico (e.g. questo mio blog) che si è inserito in elenco, in breve tempo viene mostrato l’elenco degli ultimi post e premendo su un titolo specifico si può leggerlo direttamente:

Esistono diverse funzionalità che si possono attivare sia a livello di sito sia a livello di singola notizia in essa pubblicata, agendo sugli appositi tre puntini associati:

Nel momento in cui almeno in uno dei siti a cui ci si è registrati a leggere gli RSS viene pubblicato qualcosa, un numero progressivo compare sull’icona apposita nella barra in alto, per evidenziare l’evento e invogliare a guardare di cosa si tratta: premendo sull’icona comparirà l’elenco di tutti gli RSS dei siti a cui uno si è registrato con indicazione dove c’è qualcosa di nuovo e quindi, selezionando quello specifico, quel è il nuovo post/commento/informazione presente (i.e. contrassegnato con NEW):

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Vedi anche:

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Open Days vaccinali: un terno all’8!! 😣

Questa mattina ho provato a iscrivere mia figlia all’Open Days Valentino a cui potevano partecipare i cittadini piemontesi, dai 18 ai 29 anni, senza fragilità. Avevo già preparato su un file tutti i dati richiesti (codice fiscale, numero tessera sanitaria, telefono ed email) in modo da averli pronti per un veloce copia&incolla.

Alle 9:00 precise, dopo innumerevoli refresh del browser del PC (sicuramente più agevole da utilizzare rispetto a quello su uno smartphone), ecco comparire l’agognato bottone che consente di effettuare la prenotazione!

Dopo il veloce inserimento dei pochi dati richiesti, all’inoltro errori a non finire, nonostante i diversi ritentativi d’inoltro spasmodici: “Non è stato possibile salvare le informazioni. Si prega di riprovare“.

Poi all’ennesimo tentativo d’inoltro dei dati, compare la schermata di scelta del giorno desiderato, sceltao il quale si ripete la segnalazione di impossibilità di inoltro… 🙄

Infine viene indicata già piena la data scelta per l’intervallo di orario che era stato automaticamente proposto, con successiva indicazione dell’intervallo successivo da approvare… E così via fino all’ultimo giorno e all’ultimo orario disponibile.
Dopo 3 minuti netti di tentativi e approvazione di data e orario proposto automaticamente dal sito, compare l’indicazione di tutti i posti esauriti!! 🤐

Mi domando allora: come è possibile prevedere Open Days in numero tale da risultare pieni in meno di 3 minuti dalla loro disponibilità, mettendo a disposizione un sistema di prenotazione sottodimensionato e inadatto a gestire le innumerevoli richieste in arrivo in quel minimo intervallo di tempo?

Insomma, un terno all’8 riuscire a iscriversi e viene quindi il dubbio che non sia principalmente una mossa di propaganda politica in modo da poter dire in tutte le interviste che si sta facendo di tutto e sono stati previsti “persino” degli Open Day per consentire davvero a chiunque di poter essere vaccinato prima delle ferie!!

Riprovereremo domani per l’Open Night sperando che la fortuna ci sia compagna!! 😶

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P.S. 15/6/2021

Velocità di un lampo nel fare i cut&past dei dati richiesti e niente screenshot delle videate… VITTORIA! 😎😎 … sebbene i posti della prime ore risultassero già occupati! Mi chiedo, davvero come avranno fatto quelli a fare più velocemente la procedura e riuscire quindi a prenotarsi prima di me 🤔. Si vede che una laurea in ingegneria e un’esperienza pluridecennale nell’utilizzo di un computer non bastano! 🙄😮

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Scadenza acconto IMU il 16 giugno: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo

Come ogni anno, giugno è un mese di fastidiose incombenze fiscali. Il pagamento della prima rata dell’IMU infatti il 16 giugno e anche su questa tassa i commercialisti trovano lavoro…

Calcolarsi quanto dovuto ed eseguire il pagamento è tuttavia un qualcosa alla portata di tutti, almeno nel caso in cui le proprietà a cui questa tassa è dovuta sono semplici (e.g. garage non pertinenziale, seconda casa in campagna/mare/montagna). Nel seguito mostro passo-passo la procedura da utilizzare per calcolare e pagare l’IMU per due garage non pertinenziali a Torino… ma la procedura è la medesima anche in altre situazioni analoghe.

Il punto di riferimento per calcolarsi il dovuto è, come avevo già evidenziato in Memorandum scadenza tasse, il sito Riscotel calcolo IMU (per il Comune di Torino). Esso fornisce la possibilità di calcolare l’importo da pagare indicando città, tipologia d’immobile e rendita catastale.
Per aprire la pagina che effettivamente consente di effettuare il calcolo, l’interfaccia utente usata non è, secondo me, particolarmente appropriata avendo utilizzato non un evidente semplice pulsante, bensì una barra che si confonde con il titolo della pagina: comunque, se si passa sopra con il mouse, uno si accorge che quella sezione in azzurro è tutto un pulsante che, clickandolo, porta appunto alla sezione per il calcolo dell’IMU.

Andando nella sezione Calcolo IMU, si deve indicare il Comune di ubicazione dell’immobile, la tipologia immobile (e.g. nel caso di garage non pertinenziale cat A) e la Tipologia Aliquota IMU (e.g. Aliquota ordinaria per garage)… e così via:

Una volta terminato l’inserimento di tutti dati richiesti, tra cui essenziali sono la quota di possesso e la rendita catastale (che uno può trovare ad esempio nell’atto di acquisto o dall’Agenzia delle Entrate chiedendo la propria Visura per soggetto), premendo il tasto verde Calcola viene appunto calcolato l’importo dovuto per quell’immobile:

Se poi di immobili che richiedono il pagamento di IMU sono più di uno (e.g. due garage non pertinenziali), si può inserire un successivo premendo il +Aggiungi immobile:

Si noti che se uno si era salvato già gli anni precedenti i riferimenti ai propri immobili in un file di estensione .iuc (e.g. 20210612102004-CNTNEE00D09L219Z.iuc) la procedura descritta fino a questo momento poteva essere semplificata, evitando di reintrodurre tutti i dati degli immobili di cui è dovuta l’IMU. Perciò, se non lo si era ancora fatto, una volta inseriti tutti gli immobili conviene premere il tasto Salva immobili per conviene poi appunto salvare tutti i dati in un file di estensione .iuc che viene scaricato automaticamente per default nella cartella Download del PC e che poi conviene spostarlo in una propria opportuna cartella che uno si è probabilmente creato per salvarsi nel tempo tutte le informazioni relative alla IMU/Tasse pagate.

In questo modo basterà selezionare Carica immobili e quindi andare a ricercare e caricare quel file .iuc:

Una volta terminato l’inserimento di tutti gli immobili (scegliendo se si vuole pagare solo l’acconto o anche il saldo) si può scegliere se salvarsi il modulo F24 o il riepilogo.

Si noti che esiste anche la possibilità di effettuare direttamente il pagamento di quell’F24 online tramite la propria carta di credito, senza neppure poi dover andare nel servizio del sito dalla propria banca. Tuttavia, purtroppo questa comoda forma di pagamento, che tra l’altro non presenta costi di commissione, ha il grosso limite di consentire pagamenti solo fino a 250€ … pochi per pagare l’IMU totale (acconto + saldo) anche solo di due garage non pertinenziali!

L’unica cosa da fare, almeno per ora, se l’importo totale è maggiore di 250€, è di salvarsi l’F24 e poi andare nel portale della propria banca per effettuare il pagamento dopo avere riportato con attenzione tutti i dati nel loro modulo online!!

Si noti infine che, nel caso del Comune di Torino, come indicato in Termine e modalità di presentazione della dichiarazione ministeriale (Tasse e tributi) (comune.torino.it), a partire dal 10/03/2020 è possibile presentare la Dichiarazione IMU attraverso la compilazione guidata e l’invio telematico del modello di dichiarazione collegandosi alla pagina web “Torino Facile” all’indirizzo https://servizi.torinofacile.it/info/tributi-imposte.

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Vedi anche

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Pubblicato il nuovo sito del pittore Mario Contini

Ho la fortuna di avere uno zio che fin da giovane dipinge quadri bellissimi: non ne ha fatto un mestiere e non ne ha mai venduto nessuno. Forse anche per questo sono così belli e sentiti…
La sua casa è piena di pitture a olio e ad acquerello, una più belle dell’altra.

Mi sono sempre detto: appena andrò in pensione e avrò quindi più tempo, gli chiedo se posso andare a dipingere insieme a lui! Il destino, troppo spesso crudele, ha voluto che proprio poco prima che andassi in isopensione, lui non potesse più disegnare o dipingere nulla per problemi di vista… 😥
Tuttavia, fortunatamente la sua mente e i suoi ricordi sono sempre presenti come un tempo e tali da riconoscere ogni minimo particolare anche delle sue opere… e da lui c’è ancora comunque molto da imparare anche solo con la parola!

Con questo nuovo sito, che ho reso pubblico ieri, desidero rendere omaggio alla sua arte e cercherò, un po’ per volta, d’inserirci tutti i quadri che riuscirò a fotografare grazie anche all’aiuto personale diretto del pittore stesso…
Dal momento che mi piacciono praticamente tutti i suoi dipinti, metterò anche le sue opere giovanili, le bozze e quant’altro ancora abbia trovato nelle cantine di case di famiglia… dopo averle eventualmente restaurate 😉
Purtroppo alcune volte, le condizioni del supporto (e.g. carta) erano tali che l’unico “restauro” possibile è stato il fotoritocco.

Attualmente quel sito è ancora in uno stato di pre-view e poche sono le opere che ho già fotografato, elaborato e pubblicato… ma cresceranno nel tempo 🙂

Il sito l’ho concepito, almeno per ora, per avere una sezione specifica per ciascuna decade della sua produzione, aggiungendone poi anche altre specifiche per oggettistica, opere giovanili, studi giovanili e altro ancora:

Sezioni di cui è composto il sito

All’interno di ciascuna di quelle sezioni ho poi suddiviso i dipinti a seconda della tecnica pittorica utilizzata (e.g. olio, acquerello, acrilico, carboncino):

Esempio di sezione in cui ho suddiviso i dipinti a seconda della tecnica pittorica utilizzata

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Vedi anche i seguenti miei post:

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Come leggere ovunque un eBook comprato su Amazon, anche senza utilizzare un lettore Kindle

Mi sono reso conto che diverse persone pensano che un eBook comprato su Amazon non possa essere letto se non si possiede un Kindle, vale a dire un lettore di eBook specifico, prodotto da Amazon stessa. Sebbene quel lettore oramai si sia affermato da tempo sul mercato sia per le sue caratteristiche tecniche sia per il basso prezzo sia per la vastità di titoli presenti nella libreria Amazon, con questo post riassumerò le molteplici modalità che consentono appunto di leggere un eBook acquistato su Amazon, anche su un qualsiasi dispositivo elettronico (e.g. smartphone, PC, tablet) anche obsoleto!
Ovviamente l’uso di un eBook reader idoneo (e.g. uno dei molteplici modelli di Kindle) ha il vantaggio, facendo uso della tecnologia i-ink, di affaticare meno la vista rispetto a un dispositivo con un monitor LCD, ma è anche vero che quest’ultimo consente una visione a colori