How to get a short URL for an article of your WordPress blog even if you are using the block editor

Some times it is useful to use a short URL to link to a post of your blog, possibly to share it in a message or in other sites.

This is a feature of the Jackpack plugin that is anyway partially embedded even in free/cheap subscriptions plans on WordPress.com.

If you are using the classic editor, you can find the shortlink button in editing page of the article itself:

In the classical editor the shortlink of the article can be easily found when you are editing page

However, where is that shortcut if you open an article with the block editor, much more flexible and useful than the classic one?
One can say: open it with the classical editor if you want that shortlink! But trying to follow that procedure, an alert popup message says: “This article was previously edited in the Block Editor. You can continue in the classic editor, but you may lose data and formatting“.

If you have a look into the Article tab available in the block editor, you can find only its permalink and not its shortlink

Only the article permalink is available in the Article tab

Anyway, even though it is not so visible, you can get that Jackpack feature even if you open the article with the block editor. 🙂
You have to simply click to the upper-right Jackpad icon an look into its shortlink section:

Click the Jackpack icon to find the shortlink section

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Come effettuare una registrazione video dal proprio PC con Windows 10

Spesso si può avere l’esigenza di registrare un video dal proprio PC con Windows 10 e talvolta qualche amico mi chiede come fare.
Ovviamente qualsiasi programma che consente di effettuare l’editing di video consente anche di catturare filmati sia da webcam sia da dispositivi esterni quali telecamere o macchine fotografiche. Ad esempio con Adobe Premiere Elements 2021 è sufficiente selezionare il tab Project Assets, scegliere Webcam or WDM per poter effettuare una registrazione da una qualsiasi webcam collegata al PC, inclusa quella generalmente integrata nel computer stesso, e quindi selezionare la sorgente da catturare se ne esistono molteplici (e.g. anche solo la telecamera frontale o posteriore integrata nel PC stesso): in una apposita pagina nell’help di Adobe si possono trovare ulteriori informazioni al riguardo.

Modalità di registrazione di un video da telecamere tramite Adobe Premiere Elements

Analogo discorso se si usano altri editor di video ancora più economici quale, ad esempio, AVS Video Editor/AVS Video Recorder:

SW di editor video AVS Video Editor/AVS Video Recorder

Valido è anche l’editor gratuito OBS Studio:

SW di editor video OBS Studio (2)
Modalità di registrazione di un video da telecamera tramite OBS Studio (2)

Tuttavia talvolta si possono verificare possibili incompatibilità soprattutto con la telecamere incorporate nel PC, penso per problemi di utilizzo dei loro driver, per cui possono verificarsi anche situazioni inaspettate, risolvibili sicuramente, ma che possono farci perdere del tempo!

Problema riscontrato inizialmente con la cattura del video dalla telecamera del Surface Pro 6 con AVS Video Editor/AVS Video Recorder
Problema riscontrato inizialmente con la cattura del video dalla telecamera del Surface Pro 6 con Adobe Premiere Elements

Ad esempio per risolvere il problema con AVS Video Editor ho dovuto disinstallare tutta la suite AVS e reinstallarla da zero nella sua ultima versione (scaricabile dal loro sito) dopo avere disinstallato la precedente con l’apposito unistaller scaricabile da questo link come suggeritomi dal forum di supporto di AVS.

Procedura che ho dovuto effettuare per fare funzionare la registrazione con AVS Video Editor utilizzando la telecamera incorporata nel mio PC

Insomma la registrazione di filmati da una webcam può non essere banale al primo colpo utilizzando anche editor video di qualità pensati comunque soprattutto per realizzare modifiche e montaggi a video più che a essere compatibili per la registrazione da qualsiasi dispositivo.
Il mio consiglio è quindi quello di utilizzare per una registrazione semplicemente la app Fotocamera/Camera presente gratuitamente nello Store di Microsoft e magari già installata addirittura nel tuo PC e se così non fosse basta andare nello Store Microsoft e scaricarla gratuitamente.

Per lanciarla poi, come qualsiasi app basta ricercarla o dal Cerca o dall’elenco delle applicazioni:

Lanciare l’app Fotocamera trovandola tramite la funzionalità di ricerca
Lanciare l’app Fotocamera trovandola dall’elenco delle app installate nel PC

Il suo funzionamento è assai semplice e la compatibilità con qualsiasi webcam anche incorporata nel PC direi è garantita! Basta selezionare l’icona a destra della telecamera (alternativa a quella della macchina fotografica, utile invece per scattare foto) premerla per iniziare la registrazione (vedi nello screenshot l’icona B che indica lo stato di registrazione in corso), poi premerla infine per fermare e salvare il video. Risulta anche possibile mettere temporaneamente in pausa la registrazione premendo l’apposito pulsante (A) sovrastante:

Selezionare l’icona della telecamera per effettuare una registrazione video
Due pulsanti consentono d’interrompere e salvare la registrazione in corso o metterla in pausa

La registrazione viene poi salvata per default nella cartella C:\user\proprionomeutente\Immagini\Camera Roll

Si noti che con diversi SW di elaborazione di video è possibile effettuare anche la cattura dello schermo del PC o di parte dello stesso, utile per effettuare, ad esempio, delle video lezioni su come fare ad operare con un programma specifico:

Esempio di cattura di un video di una parte della schermo del PC tramite AVS Video Editor/AVS Video Recorder
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Come modificare a piacere lo sfondo di un video, alias come utilizzare la chiave cromatica per rendere trasparente un colore di sfondo e sostituirlo con altro video o immagine

Da tempo mi ero proposto di provare a sostituire lo sfondo di un video sostituendolo con quello di un differente paesaggio, immagine o altro video che sia.
Anche al Museo del cinema, presente all’interno della Mole Antonelliana a Torino, esiste una sezione di sperimentazione a disposizione del visitatore in cui è possibile salire su una bicicletta, collocata opportunamente in un anfratto con tutte le pareti completamente pitturate di verde: su un monitor si può poi vedere se stessi sulla la bicicletta mentre si vola su sfondi spettacolari. In quel caso viene applicato, quasi in real-time, il filtraggio dello sfondo verde e sostituito con un filmato predefinito opportuno!

Da tempo quindi sapevo che il modo tradizionale per giungere a quel risultato era quello di mettere inizialmente il soggetto in un ambiente con un colore di sfondo univoco (e.g. tipicamente verde o blu) in modo potesse poi, in post elaborazione, essere sostituirlo con un altro video o immagine, “semplicemente” operando con la chiave cromatica per rendere trasparente quel colore scelto di sfondo. Ovviamente il soggetto da mantenere (e.g. la persona) non deve avere nulla di quel medesimo colore: anzi, quanto più diverse sono le sue tonalità di colore, tanto più risulterà facile eliminare unicamente lo sfondo senza rischiare di compromettere anche la non trasparenza del soggetto che invece si desidera mantenere integralmente nel video finale.

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In questo post descriverò la mia esperienza a tale proposito, fornendo alcuni suggerimenti sulla base della mia esperienza personale seppur da principiante! I risultati che sono riuscito a ottenere sono stati comunque superiori alle mie aspettative iniziali, tenendo anche conto che ho dovuto effettuare solo una minima spesa per realizzare il tutto. Valutate anche voi!!

Esempio di video realizzato rendendo trasparente lo sfondo e sostituendolo con una immagine (1)
Esempio di video realizzato rendendo sia trasparente lo sfondo e sostituendolo con altro video [sia rendendo parzialmente trasparente anche il soggetto principale] (2)

Innanzitutto ecco l’elenco di ciò che occorre per realizzare il tutto (in modo forse non professionale ma con risultati più che accettabili!): ho specificato alcuni punti come opzionali in quanto pur non avendoli quando ho girato i video che ho pubblicato su YouTube e ho precedentemente indicato come esempio, a posteriori ho compreso che sarebbe stato un bene averli per dare quel tocco di professionalità in più al tutto!

  • Programma di editing video che consenta di applicare un filtro di cromaticità. Questo video, sebbene riguardi un prodotto specifico di editing, penso sappia bene dare un’idea su cosa voglia dire utilizzare un telo monocromatico (e.g. verde) come sfondo per poi operare con qualsivoglia editor video per eliminarlo ed eventualmente sostituirlo con altro video o foto statiche/in movimento.
    Molteplici sono questi SW, spesso a costi più che abbordabili se si pensa alle molteplici funzionalità che offrono, quali anche la correzione dei colori, ad esempio assai utile qualora il video provenga da una pellicola analogica digitalizzata.
    Io ovviamente non li ho analizzati tutti i SW disponibili, ma mi sono limitato a provare le funzionalità appropriate al mio scopo su quelli che mi sembravano i più promettenti (Filmora, Avs4You-Video-Editor e Adobe Premiere Elements : quest’ultimo l’avevo già acquistato nella sua versione 13, datata 2014 quindi non certo recente!). Il filtro di cromaticità presente nel SW di Adobe mi ha convinto maggiormente avendo più parametri configurabili e quindi permettendo una maggiore flessibilità nel definire il range di colore da eliminare nel video senza per questo influire sulla parte da mantenere. Nel seguito del post fornirò ulteriori informazioni su come procedere per l’utilizzo della chiave cromatica con questo SW specifico che poi ho deciso di utilizzare. Benché Adobe Premiere Elements sia la versione minore del prodotto Adobe Premiere rivolto ai professionisti, il suo costo risulta assi più abbordabile per un uso casalingo e comunque, secondo me, già contiene diverse funzionalità assai “speciali”! Tra l’altro, la versione più recente, Adobe Premiere Elements 2021 è ora in offerta su Amazon e ancor più conviene comperare il pacchetto che contiene insieme anche Photoshop Elements 2021 aggiungendoci solo qualche decina di euro!! Seppure il nostro intento sia quello di effettuare un filmato, possedere anche un editor fotografico risulta assai utile in quanto spesso sarebbe bene ritoccare opportunamente le foto che si vogliono includere prima d’importarle in un progetto di Premiere Elements. Si noti che esiste, come sempre, sia una versione per PC Windows sia per MAC al medesimo prezzo.
Il pacchetto Adobe comprendente sia l’editor video Premiere Elements 2021 sia l’editor fotografico Adobe Photoshop 2021 ha un costo abbordabile su Amazon quando in offerta come ora
  • Telo verde sorretto da apposita struttura, da collocare in tutto lo sfondo che si desidera poi eliminare (e.g. parete posteriore al soggetto, come nel mio caso, o anche tutto quanto compreso il pavimento qualora si desideri riprendere il soggetto interamente e sostituire completamente lo sfondo con un paesaggio: questi teli infatti sono sufficientemente lunghi in modo che il soggetto possa posizionarsi anche sopra gli stessi. Si noti che è assi opportuno che il telo sia ben uniforme, senza pieghe e quindi ben stirato, in quanto anche piccole variazioni di colore, dovute alle ombre, possono rendere assai più difficile (se non impossibile) eliminare solo tale sfondo senza danneggiare almeno parzialmente anche la restante parte della scena che si vuole invece mantenere. È quindi bene avere quindi anche delle luci che illuminino in modo uniforme tale tela e rendano quindi appunto uniforme il suo colore e tonalità.
    Io avevo acquistato una versione economica di kit d’illuminazione per studio fotografico che ho visto ora non più essere in vendita. Tuttavia ne esistono altre decisamente migliori, quale ad esempio ESDDI Studio Fotografico Kit di Illuminazione 3×2.6M con Sistema di Supporto per Sfondo, 800W 5500K Ombrello, Softbox, Continua Fotografia Kit, sebbene decisamente più caro. Si noti comunque che, con il prodotto più economico che avevo acquistato, ho dovuto poi comperare a parte un telo di stoffa verde (2,8x4m) in quanto quello fornito in dotazione nel kit era di un materiale plastico dove le pieghe risultavano ben difficilmente eliminabili e quindi avrebbe reso l’elaborazione assai complicata/impossibile. Per fortuna la lunghezza del supporto era la medesima (2,8 m) per cui sono riuscito a far passare il tubo di sostegno nell’apposito passante del telo e distenderlo bene per tutta la sua larghezza.
    Si noti che generalmente questi kit includono già le luci con ombrello per diffondere la luninosità in modo uniforme sul soggetto e sul telo. In alternativa, si può prendere solo il supporto e poi, a parte, scegliere il telo verde in vera stoffa come ho preso io: per le luci ci si arrangia!! 🙃
I kit d’illuminazione per studio fotografico sono in genere già forniti anche delle lucicon ombrello necessari per distribuire in modo uniforme la luminosità
Il tubo orizzontale di supporto deve essere fatto passare dentro il passante del telo (preferibilmente realizzato in tessuto opaco anti-grinze) che deve poi essere ben tirato per tutta la sua larghezza

Utili sono poi i seguenti due ulteriori apparati che io non possedevo quando ho realizzato quei video indicati come esempio e quindi non avevo potuto utilizzarli: tuttavia a posteriori ho notato che sicuramente possono contribuire, con poca spesa, a rendere decisamente più professionale il filmato … per cui ora li ho acquistati per poterli usare prossimamente!! ☺

  • Luce ad anello per illuminare il soggetto in modo uniforme, con anche la possibilità di scegliere sia la gradazione di colore (i.e. più o meno calda) sia la sua intensità: così si può differenziare bene il soggetto dal resto della scena.
Ring Light con Treppiedi con diverse tonalità di colore/intensità impostabili e capace anche di supportare telecamera o smartphone
Microfono di registrazione per PC
In alternativa, si può utilizzare una cuffia con microfono incorporato di qualità (e.g queste della Sennheiser) che tuttavia, se il soggetto parlante viene ripreso, può risultare antiestetico

Ora ho anch’io quel microfono a condensatore che agevolmente viene subito “visto” dal Windows 10 non appena si connette a una porta USB del PC.

La mia nuova postazione audio 🙂

Anche andando a vedere tra le Impostazioni -> Bluetooth e altri dispositivi si può verificare la presenza del nuovo microfono:

Impostazioni -> Bluetooth e altri dispositivi

Si può quindi poi selezionare quel microfono tra le possibili scelte presenti nei programmi che consentono una registrazione audio:

In Adobe Premiere Elements tra le Impostazioni audio si può selezionare il microfono che si intende utilizzare

Quando si effettua una registrazione audio, ad esempio quella relativa alla Narrazione, è necessario disattivare temporaneamente gli speakers per evitare un lookback audio:

Disattivare temporaneamente gli speakers per evitare un lookback audio durante la registrazione

Tra le possibili scelte di Tools si trova Narration che apre l’apposita finestra che consente la registrazione:

Tools -> Narration

Se si posiziona la timeline opportunamente, la registrazione audio viene automaticamente inserita nella riga relativa alla Narrazione, a partire dal momento selezionato.

Finestra di registrazione audio

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Nel seguito fornisco alcune indicazioni specifiche all’utilizzo di Adobe Premiere Elements nella versione 13, utilizzato per realizzare quei video, relativamente sia alla sostituzione dello sfondo sia al salvataggio ed esportazione del video finale.

Una volta selezionato un track del video, si seleziona Cromaticità tra gli Effetti presenti nel gruppo Tipo di trasparenza e lo si trascina all’interno appunto di quel track nel quale si vuole applicare. Si noti che esistono in alternativa anche altre tipologie di effetti in questo stesso gruppo (e.g. Schermo verde, Schermo blu) in grado di operare una eliminazione quasi automatica di uno sfondo di uno specifico colore: tuttavia, li ho trovati meno flessibili operando in modo più predefinito che, seppur più veloce, consente un minor di possibilità di regolazione manuale:

L’Effetto Cromaticità presente nel gruppo Tipo di trasparenza, risulta il più flessibile da utilizzare per eliminare lo sfondo

Si può quindi selezionare il colore da eliminare nel video cliccando nel contagocce e poi cliccando su un punto del colore che si desidera eliminare, nel nostro caso il verde di sfondo.
Si noti che può convenire effettuare alcuni tentativi in diversi punti dello sfondo in quanto anche piccole variazioni di tono e intensità della luce sullo sfondo benché del medesimo colore, possono poi influire sulla necessità o meno di operare pesantemente sui parametri da impostare con il rischio di compromettere anche il soggetto principale.

Selezione del colore da eliminare in quella track specifica del video

Soprattutto il parametro della Somiglianza è influente, benché anche gli altri possano talvolta avere un loro utile ruolo. Si deve insomma giocare su quelle levette in modo da lasciarle il più a sinistra possibile, seppur eliminando lo sfondo in tutte le sue parti senza per questo intaccare il soggetto principale che si desidera mantenere senza renderlo parzialmente trasparente neppure minimamente.
Travolta può poi convenire spezzare un track in più parti, in modo da poter operare una diversa scelta relativamente alla selezione del colore e alle relative impostazioni di quei parametri.
Per quanto riguarda in particolare il
parametro Limite, generalmente è sufficiente lasciarlo al valore 0: tuttavia, ho notato che, se per caso in un tratto del track persiste per un istante una striscia orizzantale superiore ancora verde, ponendolo a 100 quel problema fastidioso viene risolto senza problemi.
Selezionando inoltre un Arrotondamento con il valore non nullo (i.e. Basso o Alto), i bordi del soggetto, che s’intende mantenere nel video vengono, appunto un po’ arrotondati, rendendo meno netta la separazione tra questo e il video/foto che si andrà a inserire come sfondo.
Ovviamente, se non si inserisce su una altra track parallela alcun video/immagine/scritta, lo sfondo tolto rimane nero e questo può anche essere il risultato migliore qualora si desideri calamitare l’attenzione sul soggetto principale, almeno per una certa parte del video.

Parametri impostabili da scegliere accuratamente per eliminare solo lo sfondo seppur completamente

Se poi si vuole utilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro, è sufficiente limitare la parte d’interesse con le barrette (1) e quindi salvare esternamente quella parte del video (e.g. la parte iniziale o finale di una puntata per poterla poi inserire identica nelle successive) utilizzando l’apposita scelta AVCHD (da usare per l’esportazione AVCHD) ed Effettuando poi le scelte indicate nella figura seguente (e.g. selezionare di Condividere solo barra di area di lavoro):

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro (1)

Una volta salvato come file in quel formato, basterà poi inserirlo nell’altro progetto in cui si desiderava riutilizzalo, anche operando semplicemente con un drag & drop nella timeline nella posizione desiderata. A tale scopo vedere eventualmente anche il link seguente: How to move edited clips from one Adobe Premiere project to another

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro (2)

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WordPress: come visualizzare le statistiche nel tempo di un qualsiasi articolo specifico

La piattaforma di amministrazione di un proprio sito WordPress presenta una voce di menù specifica relativamente alle statistiche. Tuttavia da questa si riescono agevolmente a ottenere informazioni, anche a livello grafico, principalmente globali, cioè riferiti a tutto il sito/blog.
In verità esistono due pagine adibite a tale scopo: la prima meno dettagliata su https://nomesito.wordpress.com/wp-admin/index.php?page=stats e l’altra (raggiungibile anche dal link presente nella precedente) in https://wordpress.com/stats/day/nomesito.estensione (e.g. https://wordpress.com/stats/day/enzocontini.blog)

Pagina delle Statistiche Sito
Pagina delle statistiche di livello avanzato su WordPress.com – tab Traffico

Si noti che nelle statistiche di livello avanzato è possibile non solo selezionare il tab sul traffico generato (tab selezionato inizialmente di default) ma anche passare agli altri due tab di Informazioni e di Ads (i.e. di Advertising/Pubblicità): ovviamente i dati relativi alla pubblicità sono presenti se si è aderito al programma WordAds (vedi post: How to earn (few) money with a WordPress site through advertising) In particolare, poi, per quest’ultimo è possibile avere un grafico sia relativo al numero di pubblicità mostrate sia a quanto sono state pagate (in $) sulla base del CPM medio del periodo di tempo selezionato (i.e. giornaliero, settimanale, mensile o annuale).

Pagina delle statistiche di livello avanzato su WordPress.com – tab Informazioni
Pagina delle statistiche di livello avanzato su WordPress.com – tab Ads -> Pubblicità mostrate
Pagina delle statistiche di livello avanzato su WordPress.com – tab Ads -> Entrate

Nella pagina relativa al Traffico, viene fornito anche un elenco dei titoli dei post più visitati nell’intervallo temporale selezionato e su ciascuna di quelle voci si può cliccare per conoscere le statistiche dettagliate nel tempo proprio per quell’articolo specifico: la visione di dettagli delle statistiche di un post in particolare, fornisce solo informazioni relative al traffico relativo alle visualizzazioni e non anche quelle relativa ella pubblicità generata.

Tuttavia, se uno desidera conoscere le statistiche di un post non in “vetta” alle classifiche, probabilmente risulta poco agevole ricercarlo in quell’elenco che, almeno per un determinato periodo di filtraggio, potrebbe anche non contenerlo.
Che fare quindi?

È sufficiente allora andare nella voce di menù Articoli, ricercare (ad esempio filtrando tramite l’apposita casella di Search) l’articolo desiderato e quindi selezionare l’icona di statistica ad esso associato:

Ricerca delle statistiche relative a un qualsiasi articolo (da PC)

Analogamente se si usa l’interfaccia del sito di amministrazione da telefonino:

Ricerca delle statistiche relative a un qualsiasi articolo (da smartphone) (1)
Ricerca delle statistiche relative a un qualsiasi articolo (da smartphone) (1)
Ricerca delle statistiche relative a un qualsiasi articolo (da smartphone) – filtraggio mensile (3)
Ricerca delle statistiche relative a un qualsiasi articolo (da smartphone) – filtraggio annuale (1)
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Come scaricare e visionare il dettaglio del dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS … alias come rendere complicato per il cittadino trovare la pagina opportuna ed effettuare l’autenticazione!

Come ogni anno, anzi come ogni semestre, arriva da pagare la TARI vale a dire la tassa sui rifiuti. È vero che generalmente viene inviata a casa l’opportuna bolletta da pagare, ma purtroppo non sempre certo che arrivi per disfunzioni non si sa a quale livello, magari anche solo a livello postale …
Meglio quindi provvedere per tempo a impostare un reminder automatico (e.g. via email e/o SMS) per non rischiare di dimenticarsene ed eventualmente incorrere in sanzioni. Per fortuna la SORIS, la società di Riscossione della Città di Torino e della Regione Piemonte, una volta che uno ha acceduto alla propria area personale, consente d’impostare, appunto nella sezione relativa alla propria anagrafica, una propria email e numero telefonico e decidere se accettare di ricevere gratuitamente una comunicazione in presenza di nuovo avviso bonario.

Sezione della propria anagrafica in cui poter specificare di essere contattato via email/SMS in presenza di un nuovo avviso bonario

Ovviamente io mi sono da tempo registrato opportunamente per ricevere tale reminder (addirittura sia via email sia via SMS) ma ogni volta, pur ricevendo tale comunicazione, mi risulta non agevole come dovrebbe accedere alla sezione apposita contenente il modulo F24 da scaricare con la cifra da pagare!!!

Ho quindi deciso di scrivere questo post sia per non perdere nel futuro io stesso del tempo per ricordarmi l’assurda navigazione necessaria nel sito SORIS per giungere al traguardo desiderato sia per aiutare eventualmente chi, probabilmente come me, non trova certo agevole e logica tale procedura. Già in altri post ho avuto modo di evidenziare come troppo spesso i siti istituzionali siano obsoleti, mal progettati soprattutto se si pensa che sono rivolti all popolazione e quindi a persone in generale non particolarmente informatizzate.

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Accedendo al sito della SORIS, il primi ostacoli da affrontare sono:

  • Effettuare la propria autenticazione in quanto si deve ovviamente accedere alla propria area personale per conoscere la personale situazione sui pagamenti da effettuare,
  • Identificare la sezione specifica dove dover navigare per ottenere il proprio F24 specifico.

Insomma, si può proprio dire sia l’arguzia sia la costanza del cittadino nel suo desiderio di pagare le tasse viene messa duramente alla prova!!

Nella homepage del loro sito compaiono due sezioni per effettuare un login posizionati, non si sa perché, in basso a sinistra (e non in alto a destra, come comunemente uno si aspetta di trovare un pulsante per l’autenticazione): il primo Area riservata – SORINET e l’altro semplicemente Area riservata. Riservata a chi non è dato saperlo ma pur da competente d’informatica, il primo tentativo per farmi riconoscere e poter inserire delle credenziali è stato quest’ultimo pulsante.

Come autenticarsi per riuscire ad accedere alla propria area riservata alla propria persona? (1)
Come autenticarsi per riuscire ad accedere alla propria area riservata alla propria persona? (2)

Si accede così a una anonima e scarna pagina di login: quali credenziali mettere?? Lo SPID non sembra contemplato per cui la scelta va quindi su quelle di Torinofacile, … sebbene mi risulti strano essendo state richieste con una procedura manuale non più possibile dal marzo 2018 poiché viene dettotutti i servizi sono ora compatibili con il sistema di identità nazionale SPID. Tutti coloro che hanno già l’identità Torinofacile possono comunque continuare ad utilizzare le proprie credenziali“.

Le credenziali di Torinofacile non sono più richiedibili dal marzo 2018 sebbene risultino ancora utilizzabili da chi già le possedeva

“Ovviamente” quelle mie credenziali di Torinofacile non mi vengono riconosciute come valide!! 🙄

Inutile poi provare con l’altro pulsante di login riservato a SORET, in quanto si accede a una pagina di look davvero antiquato dove viene subito precisato “Da tale sezione gli Enti aderenti accedono all’Area Riservata” … ed io sicuramente non sono tra quegli enti!! 😣

L’altro pulsante di login riservato a SORET consente di accedere a questa pagina (di look davvero antiquato) dove viene subito precisato “Da tale sezione gli Enti aderenti accedono all’Area Riservata

Non rimane quindi che ricercare nel menù in alto a sinistra una qualche voce per poter accedere ad una sezione dove poi finalmente si spera uno possa autenticarsi! 🤨

La scelta di chiamare Estratto Conto la sezione ricercata per ottenere gli agognati moduli F24 per la TARI direi che non è da tutti ma per esclusione si può anche pensare che il cittadino scafato possa arrivarci ... 🤐
… ma poi cliccando in quella voce del menù appare solo una descrizione del contenuto di quella sezione e da subito uno rimane davvero perplesso! 🤔

Se poi si sta usando un monitor sufficientemente grande e si ha un bono spirito di osservazione (da esperto di quiz di enigmistica) forse uno nota che in quella descrizione “L’Estratto Conto permette di: ...” il termine Estratto Conto è un link e, se premuto, porta finalmente alla sezione utile per autenticarsi! Mettere anche solo un pulsante Entra, per migliorare l’interfaccia utente e rendere ben visibile come finalmente entrare in quella sezione, sembra incredibile che chi ha progettato quel sito non l’abbia previsto! 😶

Per entrare nella sezione Estratto conto (in cui trovare l’F24 per pagare la TARI) si deve cliccare nel link indicato nella descrizione, sicuramente non sufficientemente evidenziato

Quando poi, mettendosi bene gli occhiali, si clicca su quel link, si accede finalmente alla pagina che finalmente incomincia a parlare di autenticazione … ma anche qui le scelte per procedere non sono certo univoche! 😲

Quale dei speudo pulsanti scegliere per accedere all’Estratto conto??

Qui la mia scelta non è certo stata ragionata più di tanto, ed è ricaduta (più per istinto che per logica) sul premere l’immagine di Torino Facilissima (in verità un po’ ridacchiando tra me e me non essendo neppure qui ben evidenziato, a livello d’interfaccia utente, che quell’immagine abbia associato un link!).

A questo punto, non ci si può trattenere da un respiro di sollievo, in quanto finalmente si accede alla pagina dove decidere dove effettuare la propria autenticazione. Anche qui la scelta non è “ovviamente” univoca e già mi ero speso in un altro post per disquisire sullo SPID: comunque meglio avere più possibilità di accesso … sempre che funzionino al primo colpo!!

Vendono proposte più possibilità di autenticazione: SPID, CIE e … Altre credenziali!! (1)

Più per provare che altro, ho cliccato sull’opzione Entra con altre credenziali ed è comparsa in verità una sola scelta associata: mi chiedo, mica pensano (forse per aumentare l’entropia) di metterne ancora delle altre di scelte, visto che tre modi di autenticazione mi sembrano davvero già più che sufficienti!!! 🤔

Vendono proposte più possibilità di autenticazione: SPID, CIE e … Altre credenziali!! (2)

Comunque, entrando con qualsiasi modalità di autenticazione (ad esempio, con Torinofacile), si accede alla propria area privata dove, cliccando sull’icona pdf associata a ciascuna riga della lista documenti da pagare, si può scaricare il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI):

Autenticandosi si accede alla sezione privata dove nella pagina relativa agli Insoluti si può scaricare il file con il modulo F24 da pagare

NOTA
Non so se è perché ho provato ad accederci poco dopo aver ricevuto l’SMS di notifica di nuovo documento, come penso molti altri cittadini, e quindi ci fosse un sovraccarico dei server (evidentemente non ben dimensionati) ma, prima di riuscire a effettuare l’accesso a quella pagina ho dovuto effettuare diversi tentativi nel tempo, perché i seguenti errori, anche differenti, mi venivano di volta in volta restituiti … 🙄

Prima di riuscire a effettuare l’accesso a quella pagina ho dovuto effettuare diversi tentativi di accesso nel tempo perché errori anche differenti mi venivano di volta in volta restituiti … (1)
Prima di riuscire a effettuare l’accesso a quella pagina ho dovuto effettuare diversi tentativi di accesso nel tempo perché errori anche differenti mi venivano di volta in volta restituiti … (2)
Prima di riuscire a effettuare l’accesso a quella pagina ho dovuto effettuare diversi tentativi di accesso nel tempo perché mi venivano di volta in volta restituiti errori anche differenti … (3)

Ripeto: si può proprio dire che sia l’arguzia sia la costanza del cittadino nel suo desiderio di pagare le tasse viene messa duramente alla prova!!

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Perciò, per accedere un po’ più agevolmente a quel servizio, se davvero non vuoi anche tu divertirti nel provare le emozioni da me descritte precedentemente, forse è meglio che usi questi link diretti:

oppure

Premendo rispettivamente il tasto Accedi o quello Accedi al servizio, questa volta ben evidenti come pulsante, riuscirai a raggiungere la pagina che richiede una delle 3 possibili forme di autenticazione per poi, una volta riconosciuto, poter visualizzare il tuo “Estratto conto“!!

Pagina del portale SORIS non agevolmente raggiungibile dalla sua homepage benché sia quella del link inviato via email se uno si è iscritto al servizio di reminder
Un metodo alternativo per accedere al proprio Estratto conto è quello di passare dal sito di Torinofacile anziché da quello della Soris

Faccio infine notare che, non so per quale motivo, il contenuto della email di reminder della Soris non è correttamente visualizzato (mail con solo oggetto e niente nel body 🤔) da alcuni client di email quale quello di Posta, presente di default in Windows 10:

Il client Mail di Windows 10 non mostra il contenuto della mail SORIS di reminder bensì solo il titolo 🤔
Il contenuto della mail SORIS di reminder mi viene invece visualizzato correttamente dal mio client di mail sul cellulare 🤔
SMS di reminder da Soris

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Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia

Proprio in questi ultimi giorni ho aiutato un’amica ad aprire un blog su WordPress e ieri abbiamo proceduto a renderlo visibile pubblicamente sebbene ovviamente i post per ora pubblicati fossero pochi.

Per far sì che i motori di ricerca velocizzassero l’indicizzazione e rendessero quindi visibile tale blog, ho ovviamente provveduto a registrarlo tramite le console sia di Google (Google Webmaster Tools sia di Bing (Bing Webmaster Center) come anche suggerito nella sezione Strumenti del sito di WordPress: a tale proposito avevo molto tempo fa scritto un post specifico (i.e. How to gather some additional information on your site traffic and help search engines to index it).

Sezione Strumenti del sito WordPress in cui configurare i servizi di verifica del sito per renderlo agevolmente visibile dai maggiori motori di ricerca

Sebbene ovviamente tale indicizzazione comunque impieghi un po’ di tempo (magari qualche giorno) e quindi difficilmente dopo qualche ora ricercando quella sua URL quel blog sarebbe stato già elencato tra i risultati da quei motori di ricerca, ieri sera abbiamo provato a ricercarlo sia sul motore di ricerca di Microsoft (Bing) sia su quello di Google.
Con nostra grande sorpresa, mentre con Bing (seppur il nuovo blog non comparisse ancora nell’elenco dei risultati della ricerca) venivano elencati siti “normali” (taluni eventualmente associabili alla mia amica), con quello di Google comparivano elencati solo siti porno e addirittura di pedofilia. Per di più, nella descrizione associata sotto ciascuno di quei link veniva indicato nome e cognome della mia amica!!

Ricercando con il motore di ricerca di Google il nuovo blog su wordpress si ottiene un elenco di siti porno e di pedofilia con sottotitoli che riportano per di più talvolta nome e cognome della persona a cui il blog è associato (1)
Ricercando con il motore di ricerca di Google il nuovo blog su wordpress si ottiene un elenco di siti porno e di pedofilia con sottotitoli che riportano per di più talvolta nome e cognome della persona a cui il blog è associato (2)
Elencati tra i risultati anche siti di ovvia illegalità (e.g. Porno_con bambini_di_età_inferiore_a_11_anni) che sarebbero agevolmente identificabili lato server effettuando una semplice analisi dei contenuti anche solo del titolo. Per di più, nella descrizione associata sotto ciascuno di quei link veniva indicato nome e cognome della mia amica con evidente violazione per abuso della identità altrui!!

Ho pensato subito che in qualche modo il suo PC e/o browser fosse stato in qualche modo stato preso di mira da hacker … ma il medesimi risultati si ottenevano anche con il mio PC!!

Ovviamente le URL di quel siti hanno una sequenza casuale di lettere in modo da non essere facilmente individuabili, molto probabilmente generati automaticamente. Sembrerebbe quindi che con qualche motore di analisi specifico che ricerca nuovi contenuti della Rete ed in particolare dei siti di creazione di altri siti/blog(e.g. WordPress), questi mascalzoni creino, in modo automatico, puntatori a siti illegali (inserendo un opportuno metatag che fa riferimento all’anagrafica del possessore del sito/blog ricercato e che poi viene riportato come riassunto del contenuto del link trovati dal motore di ricerca di Google. … incredibilmente superando tutti i controlli di conformità che immagino esistano in Google!!

Oltre a essere una situazione comunque spiacevole, in quel caso specifico potrebbe anche danneggiare le attività di quella persona operando lei professionalmente con adolescenti. La gente comune, infatti, tende a credere tutto ciò che si trova su Internet e in particolare a tutto quello che viene associato ad una persona da un motore di ricerca, tanto più quando si tratta di quello di Google, generalmente il più utilizzato!!

Incredibile comunque che il motore di ricerca di Google non effettui i dovuti controlli e permetta di fatto a persone senza scrupoli di pubblicizzare dei loro siti con contenuti non solo di dubbia moralità ma anche illegali quali quelli relativi alla pedofilia. … oltre al fatto di riportare nel metatag di riassunto di quei siti il nome e cognome del creatore del blog … con violazioni evidenti: il che farebbe anche pensare a potenziali futuri tentativi di estorsione.
Ovviamente in un motore di ricerca esiste la possibilità, lato server, d’impostare dei filtri opportuni per bloccare siti illegali e non mostrarli tra i risultati di una qualsiasi ricerca effettuata da un utilizzatore. Siti come quelli indicati con un nome composto da lettere casuali, chiaro segnale di una loro creazione in automatico, direi proprio un motore di ricerca serio POSSA e DEBBA bloccarli!! Infatti, in quel caso specifico non deve neppure fare una comunque dovuta analisi dei contenuti presenti in quei siti per individuare parole di ovvia immoralità e illegalità (e.g. Porno_con bambini_di_età_inferiore_a_11_anni)!

Ovviamente ho subito provveduto a scrivere a Google per segnalare l’accaduto, anche se non è stato banale trovare il modo per contattarlo: support.google.com/store/gethelp
Analogamente per support.google.com/business/gethelp, anche se quel contatto sarebbe più riservato per il business.

P.S. Come verrà nel dettaglio descritto nel seguito, il sito più opportuno da contattare in questo caso specifico è google.com/support/legal.

Il numero telefonico di Google Italia è 0236618300 ma opera solo da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 17:00 ed essendo ora il week-end abbiamo dovuto optare per un contatto via email: telefonando si score che si tratta di un risponditore automatico per cui risulta in verità ovviamente sempre attivo!!!

Link per accedere al contatto di assistenza Google (1)
Link per accedere al contatto di assistenza Google (2)
Link per accedere al contatto di assistenza Google (3)

Ovviamente lunedì andrà a fare denuncia alla polizia postale che è quella che si occupa di frodi ed altre violazioni su Internet. Da quel sito risulta possibile anche inoltrare nuove segnalazioni e denunce.


Sito della polizia postale specializzata in sicurezza degli utenti del web

Purtroppo anche andando di persona all’ufficio più vicino della polizia postale, pur spiegando in dettaglio il problema e indicando anche sia l’illegalità nella visualizzazione nell’elenco fornito dal motore di Google di siti evidenti di pedofilia [e.g. Porno_con bambini_di_età_inferiore_a_11_anni] sia l’abuso nell’uso del proprio nome/cognome nel testo inserito come metatag di riassunto di diversi siti elencati) si trova poco supporto e ci si deve imporre per riuscire a inoltrare una denuncia, in quanto addirittura ti viene detto che Google non ne può nulla ed è inutile effettuare tale denuncia!!
L’atteggiamento di scoraggiare di effettuare denuncia e indicare come inevitabile che tali violazioni succedano, facendoti quasi sentire in colpa per avere tu indicato il tuo nome/cognome in qualche sito o sul tuo blog, non penso personalmente sia l’atteggiamento più consono che un operatore preposto a tal scopo debba manifestare.
Nessun supporto inoltre viene da loro fornito neppure nel compilare e inoltrare il modulo fornito da Google per segnalare violazioni legali (compilazione non banale per chi non opera nel settore, anche solo relativamente alla selezione più opportuna delle scelte proposte in ciascun passaggio).

_________

P.S. 16/11/2020

Telefonando al numero di Google 0236618300 non si riesce a parlare con un operatore ma solo con un risponditore automatico. Selezionando le scelte opportune viene suggerito di andare sul sito google.com/support/legal. Si noti che tale numero telefonico di Google Italia si trova online che opera solo da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 17:00 ma, come ho detto, telefonando si scopre che si tratta di un risponditore automatico per cui risulta in verità ovviamente sempre attivo!!!

Sito google.com/support/legal che consente d’inoltrare richieste di violazione della legalità

Tuttavia indicando come scelta il motore di ricerca Google e poi con le scelte mostrate nel seguito, specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare!
🙄😣

Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (1)
Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (2)
Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (3)
Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (4)
Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (5)
Specificando Materiale pedopornografico, si viene semplicemente rediretti a una pagina con un elenco di siti di organizzazioni per ciascun Paese da contattare! 🙄😣 (6)

Nel nostro caso specifico conviene quindi effettuare quest’altra scelta, dal momento che il proprio nome/cognome compare anche nel metatag di riassunto di ciascun sito trovato dal motore di ricerca Google: “Diffamazione: i contenuti diffamano me o la mia attività commerciale/organizzazione“.

Dal momento che il proprio nome/cognome compare anche nel metatag di riassunto di ciascun sito trovato dal motore di ricerca Google, conviene effettuare la seguente scelta: Diffamazione: i contenuti diffamano me o la mia attività commerciale/organizzazione

In questo modo viene consentito di compilare un form in cui uno può indicare il link di tutti i siti che violano la legge: selezinando il link Aggiungi un altro allegato preaente in piccolo subito sotto quel campo di input, si possono inserire eventualmente anche più URL (cioè indirizzi di siti).
Nota importante – Per conoscere la URL di ciascuno dei siti da segnalare non è necessario cliccare su ciascuno per poi leggerla nella barra degli indirizzi del browser, operazione potenzialmente pericolosa trattandosi sicuramente di siti che cercano d’installare malware o ancor peggio virus: è sufficiente cliccare con il tasto destro del mouse sopra ciascuna voce e dal menù a tendina che compare scegliere la voce Copia collegamento per avere salvato in copia l’indirizzo di quel sito da riportare nel primo campo di input della sezione Contenuti in presunta violazione del form in oggetto.

Per conoscere l’indirizzo di ciascuno dei siti da segnalare, NON entrarci dentro ma fai click con il tasto destro e seleziona Copia collegamento
Parte del modulo presente in support.google.com/legal che consente, dopo avere indicato i propri dati anagrafici/email, di segnalare i contenuti in presunta violazione
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“Corona … il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia” – Reading teatrale di Enzo Contini

Durante il primo periodo di lockdown dello scorso inverno/primavera avevo scritto il testo di questo monologo e registrato alcuni video leggendo il testo di fronte al monitor.

Solo ultimamente ho ripreso in mano quei filmati … 🤔 … e caso vuole che abbia finito completamente il lavoro di editing proprio oggi, … primo giorno di un nuovo lockdown! 🙄

Durando il monologo circa tre ore 😲, ho pensato bene di suddividere questo reading in tre parti per non spaventare troppo chi volesse vederne almeno una parte. Comunque, mentre la prima e la terza parte sono principalmente teatrali, la seconda contiene soprattutto contenuti d’informazione/controinformazione per cui, se non d’interesse, può essere eventualmente “saltata” senza che il monologo teatrale perda la sua essenza principale. Tutto è partito scrivendo le parti che ho poi posizionato all’inizio e alla fine dello spettacolo che, a mio parere, sono quelle di maggior valore da un punto di vista teatrale: perciò non perderti non solo l’inizio della prima parte ma soprattutto la fine della terza parte (che è anche l’ultima)!! 😎

Per eventualmente farlo davvero diventare uno spettacolo da rappresentare in un teatro, sicuramente ci sarebbe da limare e lavorarci molto … anche solo per ridurlo a una durata più opportuna!! 😏 …
… ma per proporlo come contenuto di un post di questo mio blog e per dei semplici video su YouTube penso possa essere arrivato ad un sufficiente stato di bozza! 😉

Le registrazioni del testo sono avvenute tutte in un lungo pomeriggio di lockdown, dopo avere montato tutto l’armamentario (telo verde opportunamente stirato e quindi sorretto da specifica barra, luci ecc… ecc…). Era stata anche un’occasione per sperimentare l’eliminazione dello sfondo sfruttando gli opportuni filtri di cromaticità presenti in diversi editor di video: prima o poi scriverò magari un post specifico su questa mia esperienza di editing un po’ particolare!! 😉

Avendolo registrato tutto in un pomeriggio, la stanchezza si fa mano a mano sentire, … per cui perdonatemi alcune défaillance nella lettura/interpretazione!
Avevo pensato di registrare nuovamente alcune parti, ma rimontare tutto l’armamentario mi ha scoraggiato … per cui accontentatevi 😉

Le tre parti iniziano volutamente con il medesimo scorrere del titolo e di un’immagine dall’alto di Torino … con piccole lente variazioni: l’intento è quello di predisporre lo spettatore a rallentare i suoi ritmi e mettersi quindi in quello stato di dilatazione temporale secondo me indispensabile per una qualsiasi meditazione …

Ovviamente non vuole essere un’inchiesta giornalistica né tanto meno un trattato scientifico, bensì semplicemente uno spettacolo teatrale che, come dal sottotitolo, sappia possibilmente essere, per lo spettatore, un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia.
Tutto qui … 🤷‍♂️

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PRIMA parte:

PRIMA PARTE (new)

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SECONDA parte:

(NOTA BENE: questa seconda parte contiene soprattutto contenuti d’informazione/controinformazione per cui, se non d’interesse, può essere eventualmente “saltata” senza che il monologo teatrale perda molto della sua essenza principale)

SECONDA PARTE (new)

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TERZA parte:

TERZA PARTE (new)

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Sequel dell’assurdo divieto di fermata presente in via Pergolesi (nei pressi del numero 5): la sicurezza e la visibilità di un attraversamento pedonale è un’opinione?

Diverso tempo fa (8/12/2018) avevo scritto un post relativo ad alcuni divieti incomprensibili dove spesso vengono elargite “facili” multe che, a mio parere, poco aiutano all’educazione civica del cittadino, anzi! Uno in particolare era relativo a un assurdo divieto di fermata presente in via Pergolesi, fronte n.c. 5: in un post successivo avevo fornito un aggiornamento riportando le motivazioni ufficiali fornitemi per quel divieto, così come erano state telegraficamente descritte in una email inviatami dall’arch. Davide Amendola del Comune di Torino, risultato ottenuto dopo diversi solleciti.

Poiché è passato molto tempo, riepiloghiamo.
Io avevo gentilmente, come cittadino residente in Torino, inviato una email allo sportello dedicato alla segnalazione sulla viabilità del Comune di Torino chiedendo loro di riesaminare l’opportunità di mantenere un cartello di divieto di fermata (nota bene, non solo di posteggio bensì addirittura di fermata, collocato a ben 11 metri – circa 3 posti macchina – da alcune strisce pedonali secondarie – quasi ormai non più visibili – e ancor più distanti da una secondaria uscita, con stop, da una piccola area di parcheggio) indicando (quale esempio scelto solo per via dell’estrema vicinanza) una situazione oggettivamente analoga nei pressi di Via Nicola Porpora 47, dove ben diverse erano state le scelte di gestione della possibilità di parcheggio (delle strisce bianche sono infatti poste a ridosso di un analogo incrocio a bassa percorrenza, superando così anche la restrizione della distanza dei 5 metri prevista dal codice stradale in assenza di diverse indicazioni).

Anziché vedere riconsiderata l’opportunità del posizionamento di quel cartello che non trova altrove presenza in analoghe condizioni (non solo nel Comune di Torino, ma penso in tutta Italia), con una risposta telegrafica mi viene non solo giustificata la sua presenza con motivazioni generiche relative a una assai ipotetica maggior sicurezza stradale non riscontrabile peraltro altrove (“Il divieto di fermata fronte n.c. 5 di via Pergolesi è stato istituito per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop”), ma addirittura mi viene comunicato che sarebbe stata invece modificata la scelta pregressa di posteggio per la situazione analoga, da me indicata unicamente come esempio in quanto distante poche decine di metri dal cartello in oggetto … ma avrei potuto addurre centinaia di altre situazioni analoghe (“nel secondo caso, relativo a via Porpora fronte n.c. 47, non vi è attraversamento pedonale, comunque per aumentare la visibilità la sosta sarà tracciata a m 5 dall’intersezione)!!
Insomma, anziché avere due-tre posti macchina regolari in più, agognati dai residenti nei pressi di via Pergolesi, ce ne sarebbe stato a breve uno in meno poco distante, in via Porpora!

Inutile era stata la mia sollecita risposta di stupore e contrarietà, riportata in un altro post successivo, che addirittura documentava situazioni analoghe in cui quel principio ipotetico di sicurezza non era assolutamente rispettato, e questo anche in contesti di parcheggi con linee gialle e blu … ed a centinaia ne avrei potute inviare di foto essendo una situazione così evidente a tutti e quindi, spero, anche ai destinatari di quella email, essendo preposti a quelle funzioni.

Puntualmente invece, dopo poche settimane e quindi con una sollecitudine encomiabile, delle nuove strisce di divieto preannunciate sono state disegnate sul selciato nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47, sovrapponendosi a quelle che permettevano il parcheggio seppur in prossimità di un incrocio secondario, superando quindi il limite dei 5 metri, disposto per legge in assenza di diversa indicazione.  È stato quindi tolto, in una zona dove da tempo risulta sempre più problematico e difficoltoso posizionare la propria auto, un ulteriore posto di parcheggio regolare, che si viene ad aggiungere a quelli relativi al divieto di fermata in Pergolesi fronte n.c. 5.
Avevo già allora dovuto perciò campionare per diversi giorni, prima di trovare libero quello spazio da allora in divieto
e riuscire quindi a fotografare bene le nuove indicazioni sul selciato che si sono sovrapposte alle preesistenti che consentivano invece il parcheggio per qualche metro in più. Ovviamente, anche in questo caso, la carenza di parcheggi della zona induce i Cittadini, loro malgrado, a utilizzare anche quel risicato posto per collocare la propria macchina, seppur rischiando ora una multa e magari dopo aver fatto diversi giri nelle vie intorno alla ricerca di un posto regolare, con conseguente incremento dell’inquinamento.

A questo punto avevo rivolto i seguenti ulteriori quesiti [inviati via email l’8/7/2019 sempre a davide.amendola@comune.torino.it, segreteria.mobilita@comune.torino.it, Informazioni Viabilità e Trasporti e, per conoscenza, all’URP di Torino]:
Mai ricevuta nessuna risposta da nessuno dei destinatari …. 😦

1) Che dire dell’analogo divieto di fermata esistente anche sull’altro lato di via Pergolesi (evidenziato in viola)?
Essendo dopo l’attraversamento pedonale, sicuramente non serve ad “aumentarne la sua visibilità. Forse era stato collocato per agevolare la svolta di mezzi pesanti? Sebbene ben difficilmente abbia senso far transitare degli autocarri con rimorchio per quella piccola stradina, anche qui gli 11 metri di divieto più i 4 delle strisce pedonali mi sembrano nuovamente davvero eccessivi ed è una situazione non riscontrabile altrove in situazioni analoghe. Tuttavia, lo ammetto, quel lato di divieto (evidenziato in viola) mi risulta persino un po’ più concepibile rispetto a quello sul lato opposto (evidenziato in rosso) … sebbene un divieto di passaggio per mezzi pesanti l’avrei trovato comunque più opportuno visto il luogo.

2) A quando, spero con altrettanta sollecitudine, in quel passaggio di via Pergolesi fronte n.c. 5 verranno pitturate le strisce pedonali, praticamente ormai inesistenti da anni, lavoro che sicuramente risulta indispensabile per realmente “aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale” e assai più efficace, a tal scopo, rispetto al divieto di fermata (comunque mai rispettato essendo in un contesto di oggettiva carenza di parcheggio)? Le vicine strisce pedonali presso il semaforo con c.so G. Cesare sono state recentemente pitturate … di queste invece ancora nulla!

Situazione all’8/12/2018 – Le strisce del passaggio pedonale in oggetto sono ormai da tempo addirittura difficilmente visibili e si trovano a poche decine di metri da un altro transito pedonale principale presente nei pressi del vicino semaforo con c.so G. Cesare (1)
Situazione all’8/12/2018 – Le strisce del passaggio pedonale in oggetto sono ormai da tempo addirittura difficilmente visibili e si trovano a poche decine di metri da un altro transito pedonale principale presente nei pressi del vicino semaforo con c.so G. Cesare (2)

3) A quando, infine, la collocazione di analoghi divieti di fermata in almeno quelle situazioni analoghe da me già indicate nel precedente post/email, in presenza di strisce gialle o blu? Come promemoria le riporto nuovamente, evitando tuttavia d’indicare anche quelle analoghe in presenza di strisce bianche in quanto, visti i precedenti, rischierei di far diminuire di qualche percentuale i posti di parcheggio disponibili in Barriera … e questa non è certo la mia intenzione, vista la carenza crescente di spazio per le macchine di fatto presenti! Ovviamente quelle da me fotografate e riportate nel seguito sono solo una minuscola percentuale di quelle esistenti sul territorio Comunale …
E se non verrà fatto, vorrei sapere in base a quale principio viene invece mantenuto il divieto di fermata in via Pergolesi fronte n.c. 5 .

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Dopo il precedente dovuto riepilogo mostro ora la situazione attuale (4/11/2020), vale a dire quasi due anni dopo la mia prima mail e 15 mesi dopo quella mia ultima con i quesiti a cui non è stata mai data alcuna risposta:

  • Su ambo i lati, gli spazi dei quattro ampi posteggi in divieto di fermata (inspiegabile per me e per molti altri Cittadini) sono sempre occupati da macchine (essendo, ancor più di allora, problematico trovare un posteggio), esposte quindi a potenziali sanzioni. Analogamente per lo spazio dove erano state prontamente pitturate le preannunciate nuove strisce di divieto nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47.
  • Nessuna collocazione di divieto di fermata è stata effettuata in almeno quelle situazioni esattamente analoghe da me evidenziate nel precedente post (e segnalate loro via email), anche in presenza di strisce gialle o blu.
  • Ma quello reputo personalmente ancor più disdicevole è che quelle strisce pedonali in via Pergolesi (presso il numero 5) non sono state ancora a oggi dipinte e risultano quindi ancor più invisibili!! Le foto precedenti e quelle seguenti mostrano chiaramente l’ulteriore degrado, avutosi in questi due anni, della pittura di quelle strisce (già inappropriata allora, ma ora praticamente del tutto inesistente).

    Viene quindi davvero da ripensare alla giustificazione datami formalmente dall’arch. Davide Amendola del Comune di Torino relativamente alla presenza di quei due divieti di fermata (“Il divieto di fermata fronte n.c. 5 di via Pergolesi è stato istituito per motivi di sicurezza della circolazione stradale al fine di aumentare la visibilità dell’attraversamento pedonale e dei veicoli uscenti dalla carreggiata soggetta a stop”) e alla sollecita realizzazione delle strisce di nuovo divieto disegnate sul selciato nei pressi di via Porpora fronte n.c. 47, sovrapposte a quelle preesistenti che invece permettevano il parcheggio:  viene perciò da chiedersi se davvero non fosse invece stato almeno prioritario pensare, già due anni fa, a pitturare opportunamente le strisce in oggetto per dare davvero maggior sicurezza a quel passaggio pedonale!
Situazione all’4/11/2020 – Strisce mai rifatte, già inappropriate nel 2018 e ora del tutto scomparse (1)
Situazione all’4/11/2020 – Strisce mai rifatte, già inappropriate nel 2018 e ora del tutto scomparse (2)
Situazione all’4/11/2020 – Strisce mai rifatte, già inappropriate nel 2018 e ora del tutto scomparse (3)
Situazione all’4/11/2020 – Strisce mai rifatte, già inappropriate nel 2018 e ora del tutto scomparse (4)
Situazione all’4/11/2020 – Strisce mai rifatte, già inappropriate nel 2018 e ora del tutto scomparse (5)
Permangono invece i due inspiegabili divieti di fermata seppur quegli spazi, per via della carenza di parcheggi, risultino sempre occupati da macchine, pur rischiando sanzioni.

Ho recuperato la vecchia email inviata loro e mai risposta, per inoltrare nuovamente la segnalazione semmai questo potesse almeno servire finalmente a vedere perlomeno dipinte opportunamente quelle strisce pedonali se non anche a ripensare all’opportunità di quei cartelli di divieto non solo di sosta ma addirittura di fermata!!

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Tamponi Covid-19: un’esperienza tragicomica

Ieri ho accompagnato una persona a fare un tampone Covid-19 avendo avuto un contatto con una collega che si è rivelata positiva al virus. Avendo, sia per lavoro sia per motivi familiari, contatto con persone a rischio (anziani, disabili) abbiamo infatti pensato bene di chiedere al medico della mutua di inoltrare anche per lei la richiesta per tale esame in modo da essere sicuri che, pur stando bene, non fosse tra uno dei cosiddetti casi asintomatici.

Inserita telematicamente dal medico nell’elenco opportuno, non restava che andare a effettuare il test che si svolge nel giro di qualche minuto. Già il medico mi aveva indicato gli ospedali le Molinette e il Mauriziano come quelli presenti sul territorio in cui poter effettuare l’esame, consigliandoci il secondo.

Sono comunque andato anche su Internet a cercarne un elenco completo e l’ho trovato sul sito della Regione Piemonte (Laboratori abilitati al test molecolare (tampone) Covid-19; Punti di prelievo autorizzati alla raccolta di tamponi per test molecolare in altri laboratori). Ho considerato anche i centri privati a pagamento, per magari far prima e riuscire ad avere subito un responso, … sebbene i costi visti non siano irrisori (dai 40€ ai 110€ per quanto ho inteso). Tuttavia mi è stato detto (se ho ben inteso) che, una volta effettuato l’inserimento della richiesta dal medico, l’esecuzione del test deve essere necessariamente fatto in un centro pubblico. Comunque andando anche a cercare di prenotare in centri privati a pagamento, i tempi erano comunque notevoli (e.g. 5 novembre essendo ieri il 23 ottobre!! … praticamente la potenziale quarantena sarebbe già stata trascorsa!). Ho notato, inoltre, che in alcuni centri esistevano diverse formulazioni di prenotazione, a seconda se uno voleva avere l’esito in 24, 48 o 72 ore … ovviamente il prezzo dell’esame risultava differente!!

Sono quindi andato all’ospedale Molinette il cui orario per il prelievo era indicato essere, nel suo sito, dalle 12:00 alle 14:00. Una prima coda è stata all’ingresso di c.so Bramante 88 (indicato nel loro sito come quello idoneo per accedere al Centro Prelievi in cui si effettuano appunto tali tamponi) durante la quale ci è stato consegnato un foglio da compilare, quello stesso modulo di dichiarazione sostitutiva che avevo già scaricato dall’apposita pagina del sito delle Molinette.

Pagina del sito della Regione Piemonte in cui si possono scaricare due allegati con i centri pubblici e privati dove si effettuano tamponi Covid-19

In questo foglio c’è da indicare il motivo della richiesta che, viene detto, deve rientrare nei “casi previsti dai programmi di prevenzione e sorveglianza attivati quali misure di controllo Covid-19“. In quella sezione abbiamo indicato quindi, come motivazione, la presenza di collega positiva. Dopo una seconda coda all’interno del cortile, nei pressi dell’ingresso del Centro Prelievi presente nel lato sinistro, l’addetta a misurare la temperatura e a verificare il foglio di dichiarazione compilato, letta la motivazione da noi indicata, ci ha comunicato che per chi aveva avuto contatti con positivi non effettuavano il test. Riferendole che il medico della mutua aveva già effettuato la richiesta telematicamente e ci aveva indicato anche tale ospedale tra i possibili che effettuavano il test, ci è stato risposto che avremmo dovuto aspettare un’ipotetica convocazione per effettuare il test con indicato dove farlo … per interrompere ulteriori proteste mi ha indicato con il dito un cartello affisso proprio all’ingresso di quel Centro prelievi in cui era scritto in grassetto che in quel luogo non venivano effettuati tamponi a persone che avevano avuto contatti con persone positive!!

Pagina del sito dell’ospedale Molinette in cui vengono fornite informazioni sull’esecuzione dei tamponi e si può scaricare il modulo di dichiarazione sostitutiva

Dopo circa un’ora di coda, vedere quel cartello posizionato solo in quel luogo nel punto finale delle due code non mi è sembrato certamente molto corretto e opportuno ma, come spesso avviene, inutile mettersi a discutere con una “povera” addetta che semplicemente si limita a far eseguire regolamenti stabiliti da altri e posizionamenti di cartelli probabilmente decisi dai medesimi!

Un po’ avviliti, usciamo da quell’ospedale pur domandandoci come non potevamo essere tra i “casi previsti dai programmi di prevenzione e sorveglianza attivati quali misure di controllo Covid-19” indicati proprio nel foglio di dichiarazione sostitutiva che avevamo dovuto compilare!

Essendo passate solo le 13:00, avendo letto sul sito dell’ospedale Mauriziano che il test veniva eseguito dalle 15:00 alle 16:00, ci dirigiamo verso quell’ospedale pensando di avere anche un po’ di tempo per mangiare un panino in qualche bar limitrofo. Già una coda di un centinaio di persone era presente pur essendo da non molto passate le 13:00 il che mi ha insospettito. Chiedendo infatti alla guardia presente all’ingresso, mi è stato riferito che l’orario era cambiato e ora era dalle 13:30 alle 15:30!! Inutile dire che sul sito di quell’ospedale era indicato un orario differente … almeno fino a quel momento. Oggi infatti hanno corretto: meglio tardi che mai!

Quella pagina del sito è stata corretta oggi (24/10/2000) indicando il nuovo effettivo orario in cui i tamponi vengono in realtà eseguiti da tempo (almeno da ieri)
Orari modificati all’ingresso della cappella Mauriziana in c.so Re Umberto 101 ora adibita a sala d’aspetto per eseguire il tampone Covid-19

Pur dovendo iniziare a far entrare le persone in coda alle 13:30, secondo il nuovo orario (come esposto all’ingresso sostituendo con dello scotch il vecchio orario ancora indicato sul sito), dopo quasi un’ora nulla si era mosso … perché avevano dei problemi ai computer!! Poi, finalmente, verso le 14:30 iniziano a far entrare e fanno anche spostare la coda dall’altra parte dell’ingresso, vale a dire sul marciapiede su c.so Re Umberto in quanto quella che si era venuta a formare girando in via Magellano era talmente lunga che incominciava a creare problemi di traffico … essendo tra l’altro posteggiate lungo tutta quella via delle auto, seppure tutte in divieto di sosta.

Prima fila (dietro di noi) che proseguiva girando su via Magellano
Fila successiva, dopo essere stata fatta spostare sul lato opposto dell’ingresso, vale a dire sul marciapiede di c.so Re Umberto

Due tornate di ingressi per un centinaio di persone in tutto, tra cui noi nel secondo round!! Poi chiusura per trascorso tempo massimo, nonostante le centinaia di persone che ancora erano dietro di noi … come ben visibile dalle foto precedenti!

Una volta entrati nella cappella, ora adibita a sala di aspetto, ci hanno fornito un foglio in cui compilare i dati anagrafici e dove si è dovuto indicare unicamente che si effettuava il tampone per richiesta del MMG (medico della mutua generico), indicandone il nominativo, … null’altro, diversamente dal modulo delle Molinette.

Dichiarazione da rilasciare all’ospedale Molinette
Dichiarazione da rilasciare all’ospedale Mauriziano

Insomma, più di 3 ore e mezza di code (circa 1:00 alle Molinette e 2:30 al Mauriziano) per riuscire a fare un tampone che si effettua in meno di 5 minuti.

Nella foto seguente, mostro un cartello presente fuori dal Mauriziano che indica la presenza di altri centri che effettuano tamponi, qualora questa informazione (non presente nel loro sito) potesse servire a qualcuno:

Altri centri che effettuano tamponi, secondo quanto indicato fuori dall’ospedale Mauriziano

Strano, se non assurdo, avere moduli da compilare con richieste di dichiarazioni differenti tra due ospedali del medesimo territorio, relativi alla medesima ASL e distanti anche geograficamente pochissimi chilometri!! Strana, se non incomprensibile per un utente come me, la scelta delle Molinette di escludere da quegli esami chi dichiara di avere avuto contatto con positivi, pur avendo il proprio medico già inserito la richiesta telematicamente e pur essendo dichiarato nel foglio, dato da compilare, di indicare una motivazione inclusa tra i “casi previsti dai programmi di prevenzione e sorveglianza attivati quali misure di controllo Covid-19” … tra cui evidentemente non c’è, per loro, quello di un contatto con una persona positiva al test!! 🤔

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Dal prossimo lunedì sembra vengano eseguiti tamponi “rapidi” anche nelle farmacie, per un costo di circa 40€.

… ma già la federfarma  “invita le farmacie ad astenersi dall’acquisto di test rapidi per Covid-19 e lo fa prendendo in considerazione il comunicato stampa del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute riguardante il tema. A tale riguardo, il comunicato “ritiene doveroso specificare che, a oggi, i test basati sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che di tipo IgG) diretti verso il virus SARS-CoV-2 non sono in grado di fornire risultati sufficientemente attendibili e di comprovata utilità per la diagnosi rapida nei pazienti che sviluppano COVID-19 e che non possono sostituire il test classico basato sull’identificazione dell’RNA virale nel materiale ottenuto dal tampone rino-faringeo”.

Insomma, se già ci sono persone che forniscono dati sulla non certo infallibilità dei tamponi “classici”, sembra che quelli “rapidi”, che verranno proposti da alcune farmacie, sortiranno effetti principalmente sul fatturato di quest’ultime ….

Federfarma  “invita le farmacie ad astenersi dall’acquisto di test rapidi per Covid-19 e lo fa prendendo in considerazione il comunicato stampa del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute.

PS 28/10/2020 – A distanza di 4 giorni riceviamo la risposta via email di uno dei diversi centri privati che avevamo contattato nella speranza di ricevere indicazione di tempi di esecuzione del tampone inferiori. Come già avevamo inteso cercando di prenotare online, i tempi di attesa per effettuare il tampone sono almeno di 1 settimana e gli esiti si hanno in 3/4 giorni lavorativi. Per il sierologico, che serve unicamente per sapere se uno ha acquisito gli anticorpi al virus: inoltre si leggeIl test sierologico ha una validità temporanea. Confrontandomi con i colleghi che si occupano dell’argomento in tutto il mondo, siamo tutti d’accordo nello stimare la validità della presenza anticorpale non per annima per mesi, come successe già con il SARS-CoV-1“.

Anche rivolgendosi a pagamento a centri privati, oberati di richieste sia telefoniche sia via email, tempi di attesa di una settimana per effettuare il tampone Covid-19 e risultati dopo quasi altrettanto

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Link utili

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GTT: i trasporti torinesi rilasciano agevolmente un voucher per il mancato utilizzo dei mezzi pubblici causa Covid-19, da utilizzare per un abbonamento futuro entro i successivi 12 mesi dal suo rilascio

Si è visto nel precedente post come, con una modalità subdola “all’italiana”, chi gestisce l’abbonamento Musei ha fatto passare come libera scelta il devolvere i mesi persi per la chiusura dei musei durante il lockdown, mentre in realtà per molti è risultata un’imposizione essendo stata furbescamente impostata per default la scelta che più faceva loro comodo e minimizzato (dal 7 maggio al 30 giugno) il periodo in cui il cliente poteva eventualmente effettuare una scelta differente!

Diversamente da quel comportamento in linea di principio indubbiamente scorretto, la GTT che gestisce il trasporto pubblico a Torino ha invece scelto un ben diverso approccio, ben più rivolto alla clientela, che consente di richiedere fino al 31 dicembre 2020 un voucher, non cedibile ma utilizzabile dall’intestatario nei successivi 12 mesi alla sua emissione per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico del valore uguale o superiore al suo valore.

Un pulsante verde “RIMBORSI COVID-19” risulta ben visibile sulla homepage del sito GTT, consentendo di accedere alla sezione in cui è possibile inoltrare tale richiesta:

La procedura per effettuare tale richiesta risulta ben visibile sulla homepage del sito GTT

Entrando in quella sezione specifica, è sufficiente indicare i dati del possessore dell’abbonamento 2019-2020, caricare la foto sia del fronte/retro di un proprio documento d’identità sia della propria carta BIP, oltre che una ricevuta del pagamento di quell’abbonamento.
Si noti che, qualora quell’abbonamento sia stato pagato tramite il sistema e-commerce dello stesso sito Web GTT, quella ricevuta si può agevolmente recuperare autenticandosi e andando nella apposita sezione relativa agli abbonamenti acquistati: salvando sul PC quella ricevuta di acquisto dell’abbonamento 2019-2020, si può quindi caricare quel file nel modulo online di richiesta del voucher.

Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (1)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (2)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (3)
Recupero della ricevuta di acquisto dell’abbonamento se lo si era pagato dal sito Web (4)

La compilazione è piuttosto agevole. Si noti, tuttavia, che è necessario tuttavia sia indicare la tipologia di attività che uno avrebbe svolto durante il lockdown sia inserire esplicitamente il numero di giorni d’inutilizzo dei mezzi pubblici (probabilmente tutti quelli del lockdown, quindi 69): diversamente viene segnalato errore e la domanda non viene inoltrata:

Domanda da compilare online per ottenere il voucher
Nel presentare la domanda del voucher è richiesto d’indicare esplicitamente anche il numero di giorni d’inutilizzo dei mezzi pubblici (probabilmente tutti quelli del lockdown): se non si inserisce quel dato la domanda non viene inoltrata e quel campo viene evidenziato in rosso per segnalare l’errore

Una volta accettato l’inoltro della domanda viene visualizzata sia una ricevuta stampabile sia viene inviata una email di presa in carico entro i successivi 30 giorni:

Ricevuta stampabile dell’avvenuto inoltro della richiesta di rimborso
Email di presa in carico entro i successivi 30 giorni

Entro i 30 giorni indicati, si riceve sempre via email i dati del voucher personale da utilizzare entro un anno dalla data della sua emissione:

Voucher personale da utilizzare entro un anno dalla data della sua emissione:

Insomma, tutto gestito in modo professionale, questa volta senza trucchi e senza inganni! 😉

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Abbonamento Musei Piemonte: una scelta scorretta quella di non prolungare in automatico il periodo degli abbonamenti in essere per un periodo pari alla chiusura per lockdown

Con mio stupore, non solo chiedendo ieri alla cassa di un museo, ma neppure telefonando al numero verde 800329329, mi è stato negato il prolungamento del periodo di abbonamento in essere per la tessera musei mia e quella di mia moglie, per via del lungo periodo di inutilizzo causa chiusura di tutti i musei per via del lockdown Covid-19.

Mi è stato riferito che non solo quel prolungamento non è stato impostato in automatico, ma che si poteva unicamente richiedere per un periodo molto limitato (dal 7 maggio al 30 giugno). A giustificazione di quel diniego, mi è stato addotto che tale unica possibilità era comunque stata pubblicizzata mezzo stampa e tramite la newsletter dell’abbonamento musei.
Sinceramente penso che in quel periodo non si era particolarmente interessati a leggere le newsletter che arrivavano nella nostre caselle di posta e che prevedere, per default, un prolungamento automatico del periodo di validità dell’abbonamento sarebbe stata non solo la cosa più corretta da fare verso la clientela in essere, ma anche una dimostrazione tangibile di solidarietà, a testimonianza che tale abbonamento ha come scopo principale quello di una diffusione e un apprezzamento della cultura del nostro territorio.

Che poi ora, nemmeno  richiedendolo formalmente tramite l’apposito numero verde, non si possa più avere, essendo scaduti dei termini temporali ridicoli stabiliti unilateralmente, è veramente disdicevole.
Non è poi una consolazione neppure l’aver diritto, come unica alternativa ancora possibile, a uno sconto sul prossimo rinnovo, essendo di fatto fittizio NON trattandosi di uno sconto ulteriore rispetto a quello che generalmente uno ha già per altri motivi (e.g. età, tessere varie quali Coop, AIACE, Teatro Stabile, Circolo dei lettori, Torino Spiritualità …).

Lo sconto sul prossimo rinnovo, ancora richiedibile a tutt’oggi, è di fatto fittizio NON trattandosi di uno sconto ulteriore rispetto a quello che generalmente uno ha già per altri motivi (e.g. età, tessere varie quali Coop, AIACE, Teatro Stabile, Circolo dei lettori, Torino Spiritualità …).

Faccio notare che molteplici sono state le attività culturali (e.g. teatri) e sportive (e.g. palestre) che, in automatico (senza perciò nemmeno doverlo richiedere espressamente), hanno prolungato l’abbonamento in essere dei loro clienti considerando il periodo di chiusura della loro attività per via del lockdown.
Persino la GTT, che gestisce il trasporto pubblico a Torino, per il mancato utilizzo dei suoi abbonamenti, consente di richiedere agevolmente (fino al 31/12/2020) un voucher utilizzabile nei successivi 12 mesi dalla sua emissione per qualsiasi forma di futuro abbonamento, come ho anche spiegato in un successivo post.

Penso quindi sia opportuno, non certo per il risparmio economico bensì soprattutto per il principio adottato, richiedere formalmente (scrivendo alla email info@abbonamentomusei.it) di avere ancora diritto a un prolungamento del proprio abbonamento per un periodo pari a quello in cui c’è stata la chiusura totale dei musei … anche se vi dico già che tale richiesta vi verrà negata tramite l’invio via e-mail di una risposta visibilmente predefinita, in quanto verosimilmente avranno dovuto rispondere a molteplici richieste analoghe nel corso di questi mesi!!!

È opportuno, per il principio, richiedere formalmente di avere ancora diritto a un prolungamento del proprio abbonamento per un periodo pari a quello in cui c’è stata la chiusura dei musei …
… anche se la risposta che riceverete sarà questa, chiaramente predefinita in quanto imagino avranno dovuto rispondere a molteplici richieste analoghe! 😦

Come abbonato da decenni, rimango profondamente dispiaciuto dalla scelta scorretta di chi gestisce tale servizio di abbonamento musei.
Con una modalità subdola “all’italiana”, citando decreti e quant’altro quando ben diverse sono state le scelte adottate da altri gestori (e.g. GTT, teatri, concerti, palestre), si è fatta passare come libera scelta il devolvere i mesi persi, mentre per molti è risultata invece un’imposizione, essendo stata furbescamente impostata per default la scelta che più faceva comodo a chi gestisce quel servizio e si è minimizzato per di più il periodo in cui il cliente poteva eventualmente effettuare una scelta differente, seppur entro la scadenza del suo abbonamento in essere!

Vista la risposta negativa ricevuta, per dimostrare il mio sdegno per un comportamento che reputo in generale scorretto e per rendere concreta la mia protesta, non mi resta che posticipare il prossimo rinnovo di almeno un numero di mesi pari a quelli il cui recupero mi è stato negato!

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Colgo inoltre l’occasione di lamentarmi per il fatto che diverse visite, incluse nell’abbonamento prima del Covid-19, ora inspiegabilmente richiedono un contributo economico ulteriore. Questo è il caso, ad esempio, delle visite a zone del Palazzo Reale generalmente chiuse al pubblico: si noti, tra l’altro, che quella tipologia di visite viene gestita da volontari che offrono gratuitamente le loro conoscenze e il loro tempo per una diffusione della cultura nella nostra città. Altrettanto dovrebbe cercare di fare l’abbonamento in oggetto ed ho trovato davvero inappropriata la richiesta di un ulteriore contributo economico proprio ora che si aggiunge al disguido subito dalla clientela per il lungo periodo di chiusura dei musei.
A tale riguardo stupisce poi anche la risposta fornita, ad alcuni amici, dal numero verde interpellato che ha negato che prima della chiusura per il Covid-19, quelle visite risultassero comprese nell’abbonamento Musei, cosa assolutamente falsa avendo io stesso diverse volte (nel corso del 2019 e addirittura a gennaio 2020) visto diversi locali (e.g. le cucine, la stanza dei principi, gli appartamenti reali) semplicemente presentando la mia tessera di abbonato!

La risposta ricevuta alla mia email di disapprovazione, ribadisce che il progetto Abbonamento Musei è, ovviamente, a sostegno del sistema museale della regione e la loro scelta di non prorogare di default gli abbonamenti è stata voluta in quanto questa scelta avrebbe pesato ulteriormente sul comparto.

A mio parere questa loro motivazione ovvia non giustifica per nulla la modalità scorretta utilizzata, soprattutto nella limitazione temporale per richiedere un’opzione differente. Lo stesso loro discorso avrebbero potuto farlo anche i gestori di qualsiasi altra attività/servizio (e.g. trasporti pubblici, palestre, cinema, teatri) che anche loro in ugual misura (se non di più) hanno sofferto il lockdown … e non l’hanno fatto per rispetto verso la loro clientela.

Nessuna risposta invece mi è stata fornita relativamente ai nuovi costi introdotti per gli abbonati per visite particolari, prima del lockdown compresi nell’abbonamento!

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P.S: 14/11/2020

Dopo il nuovo lockdown, con conseguente nuova chiusura anche dei musei, ecco arrivare la consueta mail agli abbonati che però questa volta recita diversamente:

L’abbonamento viene prorogato per tutti i giorni di chiusura che ci saranno

Magari che, sollecitati dalle molteplici proteste, si siano accorti della scorrettezza compiuta verso gli abbonati durante il primo lockdown? Penso che le proteste e anche post come questo possano essere serviti a far loro cambiare finalmente comportamento!!

Peccato tuttavia che per il primo lockdown non si ci siano stati ulteriori ripensamenti, ad esempio consentendo (anche se a posteriori) una possibilità di recupero pure per quel primo lungo periodo di chiusura: ma forse era pretendere troppo da persone che, almeno allora, avevano effettuato quella scelta così inappropriata!

Scelta diversa verso gli abbonati per il secondo lockdown di novembre ….
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Come mostrare a video un documento Word in modo da visualizzare solo il testo a tutto schermo

Può essere conveniente talvolta mostrare a video un documento Word escludendo tutte le parti superflue, quali le voci del menù e le opzioni di editing e senza elementi di disturbo che magari possono riflettersi negli occhiali della persona di fronte al PC durante una registrazione video/videoconferenza magari proiettando anche tale testo.

Una prima possibilità è quella di cambiare i colori di sfondo dei programmi che fanno parte della suite Office, di default colorati diversamente a seconda dello specifico programma (i.e. blu per Word, arancione per PowerPoint, verde per Excel, rosso per Access, azzurro per Outlook, viola per OneNote), scegliendo una tonalità molto meno riflettente quale, ad esempio il nero. Si noti che, anche variando il colore dello sfondo di una finestra generica (e.g finestra di Esplora file) dalle impostazioni di Windows 10, il colore della caption bar dei programmi di Office rimane immutato e permane quello di default.

Anche variando il colore dello sfondo di una finestra generica (e.g finestra di Esplora file) dalle impostazioni di Windows 10, il colore della caption bar dei programmi di Office rimane immutato a quello di default (i.e. blu per Word, arancione per PowerPoint, verde per Excel, rosso per Access, azzurro per Outlook, viola per OneNote)

Si deve invece andare nelle impostazioni di uno dei programmi di Office, ad esempio di Word, e personalizzare il tema di Office in uso:

Tra le impostazioni generali, è possibile definire il tema di Office, impostandolo, ad esempio, a nero

In tal modo la captionbar diventa nera:

Captionbar nera impostando opportunamente il tema di Offici in Impostazioni -> Generale, sezione Personalizzazione della copia di MicrosoftOffice in uso

Si può quindi scegliere di Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra:

Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra (1)
Nascondere automaticamente la barra multifunzione, agendo sull’apposita voce del menù reso visibile cliccando una icona con la freccia collocata in alto a destra (2)

Si noti inoltre che ho preferito anche impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione. Per far ciò è sufficiente andare in Progettazione-> colore pagina e scegliere il tema nero

Impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione (prima)
Impostare il colore della pagina a nero e avere le scritte in bianco, sempre per minimizzare la luce creata dal monitor/proiezione (dopo)

Infine si noti che non deve essere impostato nessun colore relativamente al colore del tema relativo al testo, per cui, dopo averlo selezionato tutto (cntr+a) si deve impostare non il bianco bensì Nessun colore:

Con il visualizzazione in Modalità di lettura / Layout di stampa, si ha una suddivisione del testo in pagine:

Con il visualizzazione in Modalità di lettura / Layout di stampa, si ha una suddivisione del testo in pagine

Se invece non si vuole una interruzione nella visualizzazione del testo, si può allora impostare la visualizzazione in modalità Layout Web, prima di fare nascondere automaticamente la barra multifunzione:

Impostare la visualizzazione in modalità Layout Web per non avere una divisione a pagine del testo

Il risultato è il seguente, con il testo che può essere scorso con continuità tramite sia la scrollbar a destra sia con la rotella del mouse:

Risultato finale con il testo che può essere scorso con continuità tramite la scrollbar a destra o con la rotella del mouse

Se infine si vuole eliminare anche la scrollbar verticale che può disturbare e quindi lasciare solo la possibilità i scorrimento verticale tramite la rotella del mouse, si può escludere la sua visualizzazione impostando opportunamente una delle opzioni presenti in Opzioni di Word ->Impostazioni avanzate – Barra scorrimento verticale non selezionato

Opzione da disattivare se si desidera non visualizzare la barra di scorrimento verticale e quindi poter usare solo la rotella del mouse per spostarsi nel testo
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TObike: una bella iniziativa decennale che deve essere mantenuta nella bella Torino!

Devo ammettere che, avendo diverse biciclette e utilizzando questo mezzo di trasporto abitualmente per gli spostamenti in città, pur avendoci pensato più volte, non mi sono mai abbonato a TObike.

Tuttavia conosco diversi amici che da sempre lo utilizzano per gli spostamenti nel centro e perciò ho da sempre apprezzato quell’iniziativa ormai più che decennale che, soprattutto a suo tempo, aveva davvero dato una spinta all’utilizzo di questo mezzo di locomozione in una città che, per motivi storici, è sempre stata troppo legata all’auto anche per i piccoli spostamenti!

Purtroppo oggi non è possibile non notare il grande degrado sia delle poche biciclette rimaste sia, soprattutto, delle centraline di parcheggio, quasi tutte fuori servizio o addirittura divelte. Questa è la situazione delle postazioni di fronte alla Gran Madre, sicuramente tra le più potenzialmente gettonate, essendo in pieno centro e lungo il Po: nessuna bici presente, quasi tutte le postazioni fuori servizio e una addirittura divelta!

Postazioni di fronte alla Gran Madre: quasi tutte fuori servizio
Postazioni di fronte alla Gran Madre: una addirittura divelta

Anche per uno come me che, per il motivo che ho già indicato, non utilizza tale servizio pur apprezzandolo da sempre, una tale situazione di degrado non può che amareggiare anche per il decoro della città.

Ho letto alcuni articoli sul quotidiano La Stampa che affrontano tale problematica:

Altri articoli affrontano uno dei problemi di vandalismo che affliggono lo sharing:

Altri articoli ancora avanzano ipotesi di rilancio (seppure si tratti di articoli ormai datati di mesi …):

Nel seguito alcune mie considerazioni.

È indubbiamente vero che il vandalismo ha un costo non indifferente per lo sharing di servizi ed è stato uno dei motivi per il quale alcune società che offrivano il free floating di biciclette a Torino hanno ritirato la loro flotta e si sono spostate magari in altre città dove minore è questa piaga e quindi più sostenibile il loro business.
Tuttavia, in verità, personalmente ho visto principalmente biciclette di free floating distrutte da vandali e ben raramente quelle relative a TObike di cui invece ho notato semmai la vetustà dei mezzi e la loro mancata dovuta manutenzione. D’altra parte mi sembra molto logico che bici in sharing che possono essere lasciate ovunque, siano molto più suscettibili ad atti di vandalismo rispetto a quelle che devono essere parcheggiate dall’utilizzatore in postazioni fisse che potrebbero anche essere presidiate da opportune telecamere. Infatti, in quell’ultimo caso, se la bici non viene posteggiata opportunamente, il cliente (ben identificato) continua a pagarne l’affitto ed è resposnsabile della bici stessa.

Inoltre è vero che il free floating è, in generale, più comodo in quanto uno può lasciare la bici proprio sotto dove deve andare ma, soprattutto in centro, se le postazioni di presa-rilascio sono sufficientemente diffuse, direi che per i piccoli spostamenti il disagio per il cliente è davvero minimo, a fronte di una potenziale maggior sicurezza del parco bici e quindi del loro buon funzionamento.

Inoltre, siamo proprio sicuri che per il decoro della città, non sia meglio avere l’obbligo di posteggiare la bici in luoghi appositi ben distribuiti anziché avere bici in free floating lasciate ovunque, ad esempio in mezzo a un marciapiede o magari anche in un posto pericoloso che può creare addirittura dei danni anche solo per un po’ di vento che fa cadere il mezzo?

È vero, i monopattini e le bici a pedalata assistita sono forse più comodi e i primi forse meno ingombranti: ma siamo proprio sicuri che siano altrettanto ecologici e che siano poi così essenziali in una città come Torino, notoriamente molto pianeggiante? Insomma, piacevole e simpatico andare su un monopattino elettrico come gioco, ma non proprio indispensabile come mezzo di locomozione pur rimanendo sicuramente migliore la sua scelta rispetto a quella dell’auto!!

Infine, resta l’indubbio fatto che il costo per affittare una bici TObike, è molto minore di una altra qualsiasi forma di sharing alternativa dal momento che, dopo un abbonamento minimo di 25€ comprensivi di prima ricarica obbligatoria del valore di 5€, il costo di utilizzo è nullo per i primi 30 minuti (anche più volte al giorno) e per un utilizzo maggiore le tariffe sono davvero minime (e.g. prima e seconda ora 0,80€) … rispetto a 1€ a inizio noleggio e poi 0,15€ per ogni minuto (i.e. ben 10€ l’ora!!) della tariffa dei monopattini elettrici!!
Insomma un prezzo non indifferente, ragionevole dovendo sostenere i costi di ricarica e del consumo delle batterie, ma che non è certo, secondo me, conveniente per un utente se non per un utilizzo saltuario e principalmente per divertimento!

Insomma, il mio giudizio personale è che è sicuramente meglio possedere una bici e utilizzarla soprattutto per i piccoli spostamenti diurni in città, magari avendo due buoni lucchetti per fissare in sicurezza sia il suo telaio sia entrambi le ruote: è vero che i deficienti si attaccano anche alle selle, ma io da anni lascio la bici ben chiusa in posti non appartati e non ho mai subito furti o danni … di notte meglio un posto riparato chiuso!

Se uno non possiede invece una bici per diversi motivi, sicuramente meglio allora utilizzare un sistema come TObike che prevede stazioni di presa-rilascio gestite con prenotazione e che si possono potenzialmente rendere sicure mediante telecamere: ovviamente il servizio deve essere ripristinato in modo efficiente, con un numero di bici adeguato e rimettendo in funzione tutte le postazioni attualmente fuori uso.
Meno bici abbandonate ovunque, meno pericolo di vandalismi, meno costi di gestione e quindi anche meno spesa per il cliente che può spostarsi soprattutto nel centro città senza inquinare quasi gratuitamente!!

Penso che il disservizio creato in questi ultimi tempi abbia sicuramente portato a una drastica riduzione degli abbonamenti dei clienti TObike, che si sono visti abbandonati (e probabilmente anche presi in giro): se una ripresa ci sarà, e me lo auguro, si dovranno inizialmente compensare i disagi subiti dalla vecchia clientela con proposte allettanti che induca quella stessa a riconsiderare la nuova offerta.

Insomma: più mezzi, più manutenzione, più telecamere … ma anche più vigilanza sia delle forze dell’ordine sia dei cittadini stessi che devono denunciare gli abusi da parte di eventuali vandali.

Lunga vita al bike sharing, soprattutto a quello “semplice”, quasi a costo zero!!

P.S: ho comunque segnalato anch’io la situazione inaccettabile delle postazioni TObike scrivendo all’URP del Comune, sempre efficiente nel dirottare opportunamente le email che provengono dalla cittadinanza. Penso infatti sia importante che anche noi cittadini facciamo sentire il nostro disagio a chi di dovere in modo che sia sollecitato a provvedere al più presto. Questa volta quell’URP ha inoltrato la mia email a biciclette@comune.torino.it … attendo fiducioso una loro risposta, magari con qualche informazione in più rispetto a quelle ormai pubblicate da tempo sui quotidiani cittadini.

È importante che anche noi cittadini facciamo sentire il nostro disagio a chi di dovere, in modo che sia sollecitato a provvedere al più presto.

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Andrea Cerrato: un cantautore davvero particolare nel panorama musicale italiano odierno

Quest’estate, tra le programmazioni dell’Evergreenfest, al parco La Tesoriera di Torino, c’era il concerto di un cantautore astigiano a me allora sconosciuto. Sempre curioso di conoscere la musica e la personalità di nuovi cantautori, ho effettuato la prenotazione a questo spettacolo (tra l’altro gratuito!) come a diversi altri di quel prestigioso e interessante festival musicale/artistico organizzato annualmente dall’associazione Tedacà.

Chiedendo poi a mia figlia ventenne se poteva interessarle, ho già appreso che si trattava di un cantatuber assai conosciuto soprattutto tra i giovani avendo un canale YouTube molto frequentato in cui, oltre a suoi pezzi originali, presenta interpretazioni italianizzate di famosi brani internazionali, mantenendo nella traduzione il significato dei testi originali. Dopo avere ascoltato online alcune sue canzoni, mi ero già convinto che sarebbe valsa la pena vederlo dal vivo … ma sinceramente non avevo immaginato quanta energia e positività avrebbe saputo regalare un suo concerto!!

Nel seguito una foto che avevo fatto durante quel concerto del 1/8/2020:

Concerto del duo il 1/8/2020 al Evergreenfest a La Tesoriera, Torino

Ieri sera, l’ho rivisto in un altro concerto che la medesima associazione Tedacà ha organizzato, nell’ambito di alcune serate racchiuse sotto il nome di Evergreenfest cambio stagione, nella sua sede di Bellarte, in via Bellardi 116, dove esiste un interessantissimo punto di incontro culturale che propone diversi spettacoli/corsi (e.g. cartellone spettacoli teatrali).

Le canzoni che ha proposto al pubblico numeroso sono state quasi le medesime già cantate due mesi prima a La Tesoriera, sempre in duo con la brava e simpatica violinista Chiara Carrer, ma sono state riproposte con ancora più trasporto e coraggio per via di un tempo inclemente e di un freddo vento che ha addirittura divelto il telone dietro il palco che è andato a finire sui due suonatori: tolto quel telone per ovvi motivi di sicurezza, non è rimasto per loro nessun minimo riparo dalle intemperie! Nonostante ciò non hanno lesinato dei bis sebbene, sin da metà concerto, soprattutto Chiara addirittura tramasse visibilmente dal freddo. Spero veramente che non ci siano state conseguenze oggi per il freddo subito: avere anche solo un po’ di febbre in questo periodo di Covid-19 è davvero molto limitante in diverse situazioni!

Il duo all’Evergreenfest cambio stagione il 25/9/2020

Che dire di Andrea Cerrato e delle sue canzoni? Oltre l’indubbia simpatia e bravura nell’utilizzare il looper (sistema di effetti per strumenti musicali il cui scopo principale è dapprima la registrazione e poi la riproduzione continua di brevi frasi musicali) che gli consente anche da solo di presentare un brano dal vivo con molteplici fraseggi musicali, Andrea ha saputo scrivere canzoni davvero particolari e uniche nell’attuale contesto musicale nazionale, soprattutto relativamente ai testi: forse solo il cantautore attore Simone Cristicchi sa attualmente scrivere in Italia canzoni della medesima intensità! Infatti la musica, seppur saggiamente abbinata alle parole di ciascuna canzone e ben suonata, può anche non appassionare e non essere sempre eccelsa: le parole, invece, hanno davvero molto spesso un qualcosa di speciale che ti sa toccare dentro, come solo la grande poesia sa fare.

Piacevoli sono poi le interpretazioni di molte canzoni famose, ripresentate con il testo in italiano e talvolta anche saggiamente abbinate tra loro o con canzoni originariamente già italiane. Quest’ultimo è il caso del medley di una canzone di Sting (Englishman in New York) e di una di Lucio Dalla (Attenti al lupo):

Ecco alcune altre italianie:

Se quindi non conoscete ancora questo cantautore, vi invito non solo a visitare sia il suo sito https://www.andreacerrato.com sia il suo canale YouTube sia la sua pagina Facebook … ma soprattutto a vederlo dal vivo perché penso sia soprattutto in quella circostanza che sappia dare il meglio di sè!

Difficile poi dire se è più bello il primo o secondo disco che ha prodotto (grazie a una campagna di crowdfounding)!!

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Lascio nel seguito i link ad alcuni suoi brani pubblicati sul suo canale YouTube così che possiate farvi un’idea dello stile della musica/parole delle sue canzoni.
Nel seguito ho dovuto fare una difficile scelta in quanto difficile dire quale delle sue canzoni sono le più belle!! …

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Per finire, una curiosità che ho appena scoperto ricercando Andrea Cerrato sul Web. Ci sono diversi suoi omonimi di cui alcuni, da quanto leggo nelle loro biografie, devono essere anche loro persone speciali.
Ad esempio, c’è un Andrea Cerrato ballerino, specializzato nelle arti circensi che ha il sito http://www.andreacerrato.it (anziché quello del cantautore che è invece https://www.andreacerrato.com), … ce n’è anche un altro, studente torinese di economia che da tre anni vive negli States per un dottorato in Scienze economiche alla University of California, Berkeley, … c’è poi un blogger (forse la medesima persona?) che ha un sito su wordpress (https://andreacerrato.wordpress.com) …

Singolarmente si trovano sul web anche interessanti omonimi della brava e simpatica violinista Chiara Carrer che, dal suo profilo LinkedIn, si apprende da anni sia collabori con numerose orchestre classiche sinfoniche (e.g. Orchestra Filarmonica di Torino), sia insegni violino presso l’associazione “futuro musica” di Villafranca d’Asti, sia abbia suonato nell’ambito pop/ rock, in concerti con “il Volo“, Andrea Bocelli, Giorgio Moroder, Giovanni Allevi, PFM, New Trolls, Frei Wild. Ad esempio, esiste l’omonima illustratrice Chiara Carrer, bravissima soprattutto nelle pubblicazioni per bambini!

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Gli audiolibri del programma Ad alta voce sono ancora disponibili su RAI Play Radio?

Non molto tempo fa avevo utilizzato molto la vasta libreria gratuita di audiolibri presente su RaiPlayRadio relativa alle puntate della bella trasmissione Ad Alta Voce. Soprattutto per le persone anziane che non riescono più a leggere ma anche per chi deve passare tempo in macchina o ad attività manuali, è una preziosa risorsa essendo tutti bei libri letti molto bene. Oltre a consigliarlo a familiari ed amici, avevo persino scritto da tempo un post specifico al riguardo per pubblicizzare tale servizio.

Ora mi hanno fatto notare (ed ho verificato io stesso usando l’app RAIPlayRadio) che la maggior parte degli audio non è più utilizzabile e per alcuni viene indicato che non sono più ascoltabili per problemi di copyright! Ho incominciato quindi a preoccuparmi e a pensare che la S.I.A.E., preoccupandosi principalmente dei profitti e non anche di diffondere cultura, avesse probabilmente fatto una nuova vittima …

Videata che compare da un po’ di giorni cercando di ascoltare gran parte degli audiolibri presenti su RAIPlayRadio

Ho scritto quindi alla RAI per lamentarmi:

Ho provato poi ad accedere con il PC all’archivio degli audiolibri della trasmissione Ad alta voce e da qui ho notato innanzitutto che si vede fin da subito se ciascun audiolibro specifico è coperto da copyright o meno semplicemente posizionando l’icona del mouse su ciascuna immagine del medesimo.

Per motivi di copyright quell’audiolibro specifico, su cui si è posizionato il cursore del mouse, non è più ascoltabile

Quello che mi ha stupito è che il libro Il conformista di A. Moravia, sentito poco tempo fa, da PC lo riuscivo ancora a sentire accedendo alla sezione apposita del sito di RaiPlayRadio (sebbene quel sito fosse lentissimo, direi quasi inutilizzabile). Diversamente, dall’app RaiPlayRadio su smartphone mi veniva indicato anche quel libro non disponibile. Ho allora incominciato a pensare che ci fossero seri problemi di sovraccarico sul server che ospita quel servizio di audiolibri. Di fatto, i libri che risultavano effettivamente non ascoltabili per via del copyright risultavano invece una minoranza, diversamente da come avevo immaginato operando da smartphone, non riuscendo più ad ascoltare da quel dispositivo neppure libri che avevo sentito qualche mese fa.

Un audiolibro che sicuramente avevo ascoltato poco tempo fa risultava (con fatica) ancora disponibile solo operando da PC e non più da smartphone (1)
Un audiolibro che sicuramente avevo ascoltato poco tempo fa risultava (con fatica) ancora disponibile solo operando da PC e non più da smartphone (2)

Ho quindi riscritto alla RAI segnalando la stranezza e suggerendo la mia ipotesi:

Mi hanno gentilmente risposto dopo poco tempo: “Purtroppo si è verificato un guasto agli apparati elettrici che hanno provocato il crollo di alcune risorse della rete. I nostri tecnici stanno lavorando senza sosta per il ripristino“.

La impossibilità di sentire gli audiolibri di Ad alta voce di RAI Radio 3 è temporanea e imputabile unicamente a sopravvenuti problemi tecnici

Meno male … incominciavo a temere si trattasse di qualcosa più permanente … seppure il disservizio stia durando ormai da diversi giorni!! 🤔😒

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P.S. 1/10/2020 – Ho ascoltato ora un audiolibro e constatato che tutti i problemi tecnici sono stati risolti!!

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Villanova Mondovì: bella passeggiata per il sentiero della storica via crucis sul monte Calvario

Molteplici sono le camminate che si possono fare a Villanova Mondovì. Seppur semplici, sanno regalare paesaggi stupendi, belvedere su tutta la vallata, oltre a mostrare inaspettati gioielli artistici e storici.
In un vecchio post del 2012, che ti invito a visitare, già avevo parlato di alcune di queste bellezze, in primis sia della stupenda chiesa di Santa Caterina del 1300 sia del Santuario di Santa Lucia:

In questo post mi soffermo sul percorso che conduce in cima al Mondolè, generalmente indicato come Monte Calvario per via dei piloni che raccontano le fasi della crocifissione di Gesù, collocati lungo un percorso per la gran parte ancora sentiero, seppure la cima risulti raggiungibile anche per un’altra strada asfaltata.

La croce presente quasi in cima è datata 1900-1901, mentre uno dei piloni iniziali, quello della condanna di Gesù (probabilmente il più bello), riporta la data 1923.

Iscrizione alla base della croce collocata in cima al Mondolè
Iscrizione alla base del pilone su La Condanna di Gesù

Si tratta di un percorso abbastanza agevole che richiede anche meno di mezz’ora se si cammina di buona lena … ma comunque molto piacevole! Purtroppo si deve evitare di percorrerlo durante il periodo di riproduzione delle processionarie che da anni infestano il bosco di pini, in quanto anche evitandole, si rischia di tornare con eritemi 😦
Il loro nome nasce dall’abitudine delle larve di spostarsi in rigorosa fila indiana, formando una sorte di “processione” che talvolta si estende anche per diversi metri di lunghezza, per cui è assai facile vedere quando risultano attive e conviene desistere dall’effettuare la passeggiata lungo il sentiero sotto la pineta. Anche se non è sicuramente facile, purtroppo non si è fatto molto per eliminarle, sebbene abbia letto che la disinfestazione è obbligatoria in Italia, per legge, dal 2008.

Nel seguito mostro il percorso che contempla anche di arrivare sia a Caporale (dove, oltre al bel paesaggio senza la vista di nessuna abitazione, esiste anche un ristorante sapientemente ricavato da una vecchia cascina) sia alla cappella di San Bernardo (tristemente spostata dalla sua collocazione originale, una posizione con vista stupenda sulla valle, in una fossa ai margini del sentiero che porta al Santuario di Santa Lucia).

Il percorso l’ho tracciato con viewranger e puoi agevolmente ripercorrerlo cliccando sul seguente link: https://my.viewranger.com/track/details/MTU4OTg1NzI= .

Nella versione Web, visualizzabile tramite qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge, Internet Explorer, Safari, Firefox), sono presenti lungo il percorso anche dei pushpin associati alle foto che ho scattato lungo il percorso, tra cui quelle relative tutti i piloni presenti: è sufficiente selezionare ciascuno per avere visualizzata l’immagine associata:

Percorso, tracciato con viewranger, agevolmente ripercorribile cliccando sul seguente link: https://my.viewranger.com/track/details/MTU4OTg1NzI=

Anche da un browser sul cellulare, agevolmente trasportabile durante una camminata, è possibile accedere alle medesime informazioni ed eventualmente lanciare con l’app gratuita anche il navigatore associato a quel percorso. Purtroppo nella versione app su smartphone di ViewRanger, la mappa non presenta i pushpin associati alle foto che si possono così solo scorrere senza un preciso posizionamento sulla cartina a dove si riferiscono (cosa invece possibile andando sulla versione web raggiungibile sa browser sia da PC sia anche da smartphone).
NOTA BENE: se uno ha installato l’app ViewRanger sul proprio smartphone, selezionando il link di un percorso, questo viene visualizzato per default aprendo automaticamente quell’app che consente ripercorrerlo ma che mostra le foto senza una loro collocazione specifica: per cui, se si desidera invece vedere la posizione sulla cartina degli scatti relativi alle foto associate, deve essere aperto manualmente il browser del telefonino e deve essere inserire l’indirizzo URL della traccia direttamente nella sua barra di ricerca).

Visione del percorso su un browser del cellulare
Visione del percorso dall’app View Ranger (1)
Visione del percorso dall’app View Ranger (2)

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Ho registrato anche quest’altro percorso, sempre con ViewRanger, in modo che sia agevolmente ripercorribile da questo link. Anche in questo caso potete vedere, andando su quel percorso, delle fotografie associate in diverti punti: la passeggiata parte a destra del pilone de La condanna di Gesù ed è ancor più semplice essendo quasi del tutto in piano, pur offrendo comunque splendidi panorami campestri.

Altro bel percorso in piano su sentieri di Villanova Mondovì – Branzola agevolmente ripercorribile da questo link

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Ecco il video che ho realizzato con il mio smartphone montato su uno stabilizzatore gimbal: ripercorre, in andata e ritorno, il solo tragitto dalla chiesa di S. Caterina alla cappella del S.S. Crocifisso, passando per la via Crucis di Monte Calvario.
Come sempre, alcuni particolari si notano solo durante il tragitto di ritorno …

Andata e ritorno … perché, come sempre, ciò che ti sfugge salendo lo scopri scendendo! Dalla chiesa di S. Caterina alla Cappella del S.S. Crocifisso, passando per la via Crucis di Monte Calvario (Villanova Mondovì – CN)

Puoi anche vedere, tramite questo link, la foto a 360 gradi del pilone La condanna di Gesù di Carlo Morgari del 1927:

… ricomposta in 2D:

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Nel seguito ho inserito due scatti che mostrano il paesaggio idilliaco che si presenta a chi visita Caporale, a poche centinaia di metri oltre la cappella del S.S. Crocifisso:

Paesaggio idilliaco da Caporale (1)
Paesaggio idilliaco da Caporale (2)

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Invece, nel seguito mostro il paesaggio, antitetico e inquietante, a pochi passi dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 (per poter procedere agli scavi di una cava) da in cima a una montagna, con vista sulla valle, a una fossa desolata e triste.

Per di più, un cancello, inappropriato quanto inutile, impedisce da anni la visione dell’interno della cappella, neppur dalle sue finestre. In questo vecchio post puoi ancora trovare altre fotografie della cappella quando si trovava nella sua bella posizione originaria, perennemente aperta e visitabile … senza che mai, nei secoli, ci fosse stato alcun atto vandalico.
Si può proprio dire, senza paura di essere smentiti, che l’unico atto vandalico perpetuato da sempre nei suoi confronti sia stato quello compiuto nel 2004 con il suo ricollocamento in quell’orribile posizione, per puri vantaggi economici.

Paesaggio inquietante dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 da in cima a una montagna (su vista sulla valle) a questa fossa desolata (1)
Paesaggio inquietante dalla cappella di San Bernardo, spostata nel 2004 da in cima a una montagna (su vista sulla valle) a questa fossa desolata (2)
Un cancello, inappropriato quanto inutile, impedisce da anni la visione dell’interno della cappella, seppur anche solo dalle finestrelle frontali
“Belvedere” dalla cima della montagnola presente a pochi metri dal retro della cappella di San Bernardo

Anche la cappella del S.S. Crocifisso risulta semi abbandonata e l’erba alta ormai impera. Assai strana è poi la recente installazione di una antenna di dubbio utilizzo che indubbiamente si aggiunge al degrado evidente, deturpando ulteriormente la visione del tutto.
Che serve? 🤔
Perché collocare tale apparecchiatura in una cappella?
Possibile che anche questo sia stato consentito dalle Belle Arti che, immagino, debbano proteggere tale edificio?
Fotografando dalle grate delle finestre frontali si scorge addirittura l’apparecchiatura a cui sicuramente tale antenna è collegata, con due led verdi ben visibili: sembrerebbe un ripetitore UHF tipo quelli per radio amatoriale, comunque non sicuramente utile per dialogare con una qualche entità divina! 🙄

Strana apparecchiatura elettronica (verosimilmente di telecomunicazioni) presente all’interno della cappella e probabilmente collegata all’antenna presente su quel lato dell’edificio.

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Satispay: un piccolo Davide (made in Italy) che, pian piano, si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia

Fino a qualche settimana fa, in verità, non avevo preso in considerazione d’installare e utilizzare Satispay.

Per le compere al supermercato e nei negozi, la carta di credito va più che bene e, con programmi di affiliazione, tipo quelli proposti dalla Nexi-CartaSi, a ogni pagamento fatto con carta ti vengono aggiunti addirittura dei punti per avere un qualche omaggio, … seppur dopo anni di utilizzo!
Per gli acquisti online sia PayPal sia la carta di credito, magari una ricaricabile tipo PostePay, consentono di acquistare ovunque, mentre con Satispay ci sono almeno attualmente limitazioni, sebbene stia crescendo il numero dei negozi online che lo contemplano come possibile modalità di pagamento.
Infine, per promozioni, raccolte punti, gestire carte di affiliazione, le app installate sul mio smartphone sono già molteplici (e.g. CamCard, MyPushop, Perte Plus, iCoop Mobile).
Avevo anche tempo fa provato a utilizzare Cashback World un sistema che prevedeva un cashback sugli acquisti effettuati nei negozi pubblicizzati dal loro portale … ma poi, usandolo concretamente, non mi aveva convinto più di tanto e ho quindi desistito nel farne uso!! (vedi Cashback World: una possibile alternativa al predominio Amazon che può restituire al cliente parte dei soldi spesi per la pubblicità?)

Ma quando compri piccoli importi dal giornalaio, dalla panetteria, dal gelataio o da qualsiasi altro piccolo rivenditore?
Sì, è vero, esistono anche altri metodi a tale scopo che tuttavia non hanno saputo espandersi così tanto come Satispay e rendere il loro utilizzo così semplice e immediato sia per l’acquirente sia per l’esercente. Ovunque ti trovi, quando lanci la sua app, l’elenco dei negozi vicini a dove uno si trova e che lo contemplano come mezzo di pagamento sono davvero molti e non includono solo supermercati, ristoranti ma soprattutto piccoli negozi e attività!
Insomma, Satispay ha saputo coprire un’esigenza sentita da tutti anche per i micropagamenti e che risulta addirittura più semplice dell’uso di una carta prepagata (oltre a essere del tutto gratuito per il cliente, ricarica inclusa!).

Soprattutto ora che, per via di potenziale contagio, meno si toccano i soldi meglio è, sicuramente è una modalità di pagamento da considerare in quanto semplice, con poche regole chiare e altrettanto semplici: insomma senza trucchi senza inganni!! Personalmente apprezzo anche il fatto che sia una iniziativa italiana, tra l’altro nata dall’idea di ragazzi delle mie parti (Piemontesi in provincia di Cuneo): come riportato in Wikipedia, già nel 2012 avevano notando che in Italia molte attività commerciali rifiutavano ancora i pagamenti con la carta di credito, specie per piccole somme, e costringevano quindi le persone a dover usare i contanti per effettuare i pagamenti, ed hanno perciò deciso di cercare una soluzione alternativa … ed effettivamente ne hanno trovata una davvero efficace. La sua grande diffusione esponenziale ne è una evidente prova.

Come si utilizza l’app Satispay per ciascuna funzionalità prevista è inutile che io lo spieghi in questo post, in quanto basta vedere i brevi video (tra i molti) creati da Satispay stessa, sebbene le procedure siano talmente intuitive che, almeno per chi ha familiarità con l’informatica e i mezzi di pagamento, può essere persino superfluo vederli.
Ho evidenziato il grassetto quelli che descrivono i servizi che personalmente reputo di maggiore utilità:

Esistono poi funzionalità anche originali, anche se non a tutti possono interessare:

Tutti questi servizi sono quasi tutti completamente a costo zero (eccetto il pagamento del bollo auto/moto, bollettini postali e bollettini della Pubblica Amministrazione che costano di commissione solo 1€, penso quindi meno che con qualsiasi altra modalità).

Ci sono poi video che mostrano le semplici procedure che consentono di modificare le proprie impostazioni, come ad esempio il quantitativo di denaro che uno intende precaricare settimanalmente (i.e. budget): si noti che se si decide poi di non utilizzare più Satispay perchè non lo si è trovato utile, basta impostare il valore del budget a zero in modo tale che, alla ricarica successiva (i.e. la domenica sera), tutto l’importo che uno aveva presente su Satispay viene rimesso sul proprio conto corrente. Infatti, come sempre prevede la procedura di ricarica settimanale dal proprio conto corrente, se esiste una differenza in eccesso rispetto a quanto indicato come budget, quella somma viene accreditata sul proprio conto corrente.

La cosa che ho trovato interessante è che esistono elencati come esercenti anche grossi supermercati (e.g. PAM) e anche in quel caso per pagare basta selezionare quell’esercente specifico, inserire esattamente l’importo che il cassiere ti ha indicato da pagare e premere il tasto invia. La procedura prevede che la cassa che è in quel momento in attesa del pagamento di quell’importo preciso, lo considera come pagamento valido. Infatti la probabilità che in un supermercato, anche di una sua filiale grande, più casse siano in attesa in quel momento di pagamenti di un medesimo importo è assai improbabile, … seppure sicuramente la procedura pensata dagli sviluppatori di Satispay contemplerà come procedere anche in questo caso limite seppur assai improbabile! Se poi il cliente alla cassa digita l’importo errato, questo verrà rifiutato (a meno che sia proprio un importo identico a un altro utente che sta pagando in quel momento con Satispay, … ma allora si è davvero sfigati!!) e lo potrà così reinserire corretto.

Sebbene anche con Paypal esistesse la possibilità d’inviare gratuitamente piccole somme di denaro a un altro utente, ora con Satispay tale operazione risulta ancora più semplice se uno ha tra i propri contatti del telefono quella persona (Come inviare denaro ad un amico) ed esiste anche la modalità con cui il denaro inviato si presenti sotto forma di regalo (Come inviare una busta regalo).

Interessante è poi la possibilità di ricevere un cashback da parte di alcuni esercenti che lo hanno definito come meglio desiderano: in questo modo si fanno pubblicità e molto probabilmente vengono preferiti, rispetto alla concorrenza, da potenziali clienti. Infatti, nell’elenco di alcuni esercenti elencati, ad esempio tra quelli vicini di una certa categoria, può essere indicato se viene previsto uno sconto (e.g. 5%, 10%, 20%): questo può essere applicato magari solo la prima volta che si paga con Satispay in quell’esercente oppure anche essere incrementale nei successivi pagamenti sempre con la medesima modalità. Tra tutti gli esercenti vicini, semplicemente premendo sull’apposito pulsante in alto, è possibile poi filtrare quelli che prevedono una qualche forma di cashback, Ho notato, ad esempio, che anche diverse farmacie offrono questi vantaggi per i pagamenti dei propri clienti che usano Satispay.

Cashback da parte di alcuni esercenti se uno paga con Satispay

Infine, come ciliegina finale per invogliare sia a effettuare il passaparola sia a invogliare un amico ad aderire a Satispay, hanno ovviamente pensato a una procedura che preveda un codice promozionale che ciascun utente Satispay può generare e passare ad amici/conoscenti con il quale il nuovo iscritto riceve una carica regalo iniziale di 5€ (da spendere entro 10 giorni dall’attivazione del proprio nuovo account) e chi lo ha fornito tale codice si ritrova 2€ in regalo di bonus (solo se l’amico ha completato tutta la procedura di attivazione entro 10 giorni). Tuttavia, ciascun utente consumer può avere solo 15 bonus, penso per differenziare un cliente consumer da uno business (e magari evitare chi potrebbe approfittarsene): un seppur piccolo ringraziamento per il passaparola effettuato, comunque sincero!

Se ti è servito questo post, vuoi iscriverti a Satispay e desideri supportare questo blog, puoi utilizzare come Promo Code ENZOCON: tu otterrai comunque il bonus di benvenuto di 5€ ed io (per i primi 15 che lo utilizzeranno) i 2€ previsti!
😉

Dopo avere premuto https://www.satispay.com/promo/ENZOCON, inserito sia il Promo Code ENZOCON e il proprio numero di cellulare, premere il tasto rosso Invia.

Iscrizione a Satispay utilizzando il codice promozionale ENZOCON: https://www.satispay.com/promo/ENZOCON (1)
Iscrizione a Satispay utilizzando il codice promozionale ENZOCON: https://www.satispay.com/promo/ENZOCON (2)

Durante l’attivazione dell’app Satispay ti verrà chiesto, oltre al codice promozionale e al numero telefonico, d’inserire la tua email che verrà verificata tramite l’invio di un codice di verifica di sei cifre.

Codice di verifica per confermare l’email inserita nella registrazione a Satispay

Dovrai quindi inserire i tuoi dati anagrafici compreso il codice fiscale e domicilio, fotografare il fronte e il retro di un tuo documento (e.g. carta d’identità, patente), scattarti la foto del tuo viso, indicare l’IBAN da associare. Si noti che il tempo di attivazione non è immediato ma anzi richieda diversi giorni (e.g. può essere anche 2 settimane! Puoi comunque sempre sollecitare scrivendo a support@satispay.com) in quanto devono essere effettuate le dovute verifiche della tua nuova utenza da parte di personale Satispay.

Mail che si riceve quando si inoltra la richiesta di adesione a Satispay


Solo al ricevimento di una email che il nuovo account è stato attivato, si potrà procedere.
ATTENZIONE: anche una volta ricevuta la email seguente, relativa all’accettazione della tua utenza da parte di Satispay, come indicato nella stessa, è necessario “aprire l’app, accettare digitalmente i contratti e definire il budget con cui iniziare.

Mail che si riceve (dopo diversi giorni, anche due settimane) quando la richiesta di adesione a Satispay è stata accettata

Perciò, dopo avere lanciato l’app, si deve cliccare sulla striscia rossa in alto che indica che manca solo un passo a poter effettivamente utilizzare Satispay, spuntare entrambi le accettazioni del contratto indicate, e quindi andare decidere l’importo che si desidera avere precaricato settimanalmente andando nell’apposita sezione di definizione della ricarica del budget. La ricarica indicata viene effettuata con i tempi bancari (1-2 giorni) e da quel momento in poi si ha finalmente la possibilità di pagare effettivamente con Satispay!! Il bonus di benvenuto di 5€ verrà accreditato dopo l’impostazione di tale budget.
Insomma qualche giorno di attesa prima di poterlo usare come metodo di pagamento, ma penso ne valga la pena!

Se infine sei incuriosito su qual è il business di Satispay, puoi vedere questo loro video, dove in pratica si dice che il loro guadagno principale è sostanzialmente nelle commissioni richieste all’esercente, peraltro molto basse rispetto a quelle richieste da altri metodi elettronici di pagamento come quello delle carte di credito e questo ha sicuramente favorito la sua rapida diffusione.
Insomma un piccolo Davide che, pian piano si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia!!

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What to do if Windows 10, update 2004, stalls at 31%, 61% or whatever percentage!

I have a Surface Pro 6, 1796 i7 model and finally I received (about 10 days ago) the eligibility to be updated to Windows 10, 2004 release.
All the other older PC got updated months ago and finally even this new one seemed to be updatable!! I found that strange being the Surface a Microsoft product but that’s it …

I first tried to do the update using the normal way, that is the Windows Update button available in Settings -> Windows Update … but the process stalls at 61%.

I found, in the Microsoft Community site, several people that had problems with Windows 10 updates, even for the 2004 version. Most of them had the same problem of a stall at 31% or 61% (e.g. Microsoft Community – Update 2004 stalls at 61%; Microsoft Community – Windows 10 2004 Update is stuck at 31%).
Several were the possible ways suggested by MVPs and other users (e.g. Microsoft Community – Reinstallazione IN PLACE di Windows 10) but no one of them worked for me.
Most people succeeded to update using one of the direct Windows update procedures available on this SW download Microsoft site. With the Update now button, my update nearly ended but then it stalled at 99%!! With Download tool now of the Create Windows 10 installation media section, the installation stalled at 31%.

I tried both to run the Windows Update troubleshooter and to disable all the not Microsoft services (Run msconfig), to delete all temporary file (e.g. Run temp and Run %temp%) … nothing! If you disable not Microsoft services, remind enabling then again …

Windows Update troubleshooter in Settings -> Problems solutions [IT: Impostazioni -> Risoluzione problemi]: it wasn’t a solution for my problem!
Disabling all non-Microsoft services (Run msconfig): it wasn’t a solution for my problem!
If you temporarily disable some services at the startup, remind enabling again (e.g. auto start OneDrive)
Run temp and delete all found files: it wasn’t a solution for my problem! … but it is always useful to free disk space! 🙂
Run %temp% and delete all found files: it wasn’t a solution for my problem! … but it is always useful to free disk space! 🙂

As said also in this article, “On Windows 10, when you start noticing random errors, problems booting up, or features not working as expected, there’s a good chance that one or multiple system files might have gone missing or corrupted for unknown reasons. Usually, problems with system files could occur as a result of an issue installing a system update, driver, or application, or while making changes to the installation manually. If you happen to come across this issue, you can use the Windows 10 System File Checker (SFC), which is a command-line tool designed to scan the integrity and restore missing or corrupted system files with working replacements“. So I tried also to run, in the PowerShell (Administrator), the C:\WINDOWS\system32> sfc /scannow command … but no integrity violation was found.

Run, in the PowerShell (Administrator), the C:\WINDOWS\system32> sfc /scannow command … to check for possible integrity violation.

Then I contacted by phone the Microsoft assistance (see, for an Italian support, https://www.microsoft.com/it-it/contact.aspx : currently the phone is 0238591444, from Italy) and, as always, finally they found a solution! Anyway this time I had to phone twice because, as sometime happens using a call center, the provided service depends on the operator. The first one, even he was very kind, as soon as he realized that my Windows 10 Pro license was a MSDN developer one and not the Home one I had originally on my Surface, he told me that they offer assistance only to consumer users and gave me the following link to find out a solution by myself (docs.microsoft.com/en-us)!!
On the contrary, the second time I contacted the call center, I found a very kind guy who took the control of my PC using the Quick Assistance tool (see my post Quick assistance app: a further easier way to provide/give remote assistance in Windows 10), and did several attempts. More times the installation stalled at some percentage: however, he didn’t give up and finally he suggested me to disconnect all devices even if my Surface was only into its docking station and connected to a second display through a Mini DisplayPort to HDMI adapter.
This solved the stall problem, most likely disconnecting the second display via the adapter!

Note that he suggested downloading locally the Windows ISO file choosing the Download tool now button in the Download Windows 10 Microsoft site, then downloading the MediaCreationTool2004.exe file and running it selecting the second option, that is to create an installation support in order to download on your desktop the Windows.iso file: in fact, if you choose the first default option (Update PC now) if you have an unstable network connection the installation may crash before the end due to network problems!

Running MediaCreationTool2004.exe file, it is better to select the second option that is to create an installation support, in order to download on your desktop the Windows.iso file to avoid possible update problems due to an unstable network connection!

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Possible useful links:

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Il piacere nel restaurare mobili e dipinti di famiglia

Dipingo, … o meglio dipingevo soprattutto in gioventù: da qualche anno ho un po’ ripreso, ma ora che sono in pensione devo riuscire a riprendere per bene!
Per ora, comunque, avendo diversi quadri di famiglia ritrovati un po’ dappertutto (cantine comprese), ho incominciato a restaurarli, … insomma, a cercare di recuperarli. Attualmente sono arrivato a quota 21, se non sbaglio … ma ne saltano fuori sempre di nuovi e, nella tavernetta della casa di campagna, incomincio a non sapere più dove appoggiarli per farli asciugare bene prima di rimetterli nella loro rispettiva cornice!! 🙄

Pochi sono dipinti oggettivamente “importanti”, mentre la maggior parte lo sono solo per me che da sempre li ho visti sul muro di qualche casa di famiglia. Altri, poi, sono solo bozze/studi ritrovati in qualche cassetta in cantina. Ci sono anche alcuni dipinti di cui ignoro la provenienza, ritrovati in case semi abbandonate da decenni: seppure taluni di questi non siano particolarmente originali e degni di nota, c’è sempre qualcosa da imparare da altri pittori! Inoltre, riportare in vita dipinti talvolta in pessime condizioni, dà una certa soddisfazione! Si dà loro una seconda possibilità di essere ammirati … per cui vale sicuramente la pena impegnarsi in questa attività!😋

Soprattutto per i dipinti molto rovinati, uno deve scegliere se effettuare un restauro molto conservativo, minimizzando gli interventi alla sola pulizia, oppure cercare di ripristinare le parti mancanti, scolorite o scrostate che siano, ridipingendoci sopra. Se si trattasse di un dipinto di Giotto, ovviamente la prima opzione sarebbe sicuramente quella più indicata! Ma se il quadro ha un valore affettivo più che altro, perché non cercare d’intervenire più pesantemente per sopperire alle mancanze sopraggiunte nel tempo? Sì, è vero, si rischia d’introdurre nel dipinto una propria interpretazione, magari scegliendo (seppur anche solo inconsciamente) colori diversi da quelli originali come intonazione, rischiando così di modificare le sensazioni che il pittore aveva voluto trasmettere. Ma è un rischio che, secondo me, vale la pena correre quando ci si trova di fronte a dipinti ormai scrostati e con i colori modificati dall’umidità o dal sole! 🤔🙄 Riprendere un dipinto, cercare d’imitarne sia la tecnica sia le tonalità di colore impiegate dal pittore che lo ha dipinto, trovo sia un esercizio stimolante: è un po’ come cercare d’immedesimarsi in lui e questo è particolarmente piacevole se costui è/era un parente o anche solo una persona conosciuta! Viene da chiedersi: perché ha disegnato proprio questo? Perché ha scelto questi colori? E nel silenzio della stanza, magari interrotto solo da qualche musica di sottofondo, i propri pensieri volano durante il lavoro certosino che si sta conducendo!

Quel poco che ho imparato, da un punto di vista dei materiali e tecniche da usare per il restauro, l’ho scritto in alcuni post di questo mio blog. Il resto è pura pittura e sensibilità personale al colore … oltre a tanta pazienza e determinazione! Magari i ritocchi e le modifiche non si esauriscono operando in una volta sola, ma proseguono anche successivamente perché, a ogni nuovo sguardo critico, c’è spesso ancora qualche desiderio di miglioria da introdurre. Poi alcuni colori, quelli ad olio ad esempio, asciugando possono modificare un po’ tonalità e talvolta un ulteriore ritocco è d’obbligo! Ogni dipinto restaurato diventa così un po’ anche una tua creatura e quindi merita, anche da te, una dovuta attenzione e dedizione … 😊

Ed ora, alcuni prima e dopo

Prima (1)
Dopo (1)
Prima (2)
Dopo (h2)
Prima (3)
Dopo (3)
Prima (4)
Dopo (4)
Prma (5)
Dopo (5)
Prima
Dopo

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Appunti di restauro: come riparare la tela tagliata/bucata di un dipinto

Purtroppo talvolta si trovano dipinti anche meritevoli se non da museo, deteriorati dal tempo e dall’incuria.
Talvolta, poi, presentano addirittura tagli o buchi più o meno deturpanti che, comunque sia, disturbano la loro bellezza. In questo caso non è sufficiente solo ripulirli con tensioattivi (eliminando poi i residui con acqua/prodotti idonei a base d’idrocarburi), rivitalizzarli con olio di noci (capace di ridare quella giusta percentuale di grasso persa sia nel tempo, dalle condizioni climatiche non ideali in cui era stato tenuto il dipinto, sia ridotta ulteriormente anche dall’azione stessa dei prodotti utilizzati per la pulitura della tela, e questo vale anche per quelli meno aggressivi), eventualmente tendere la tela affossata in alcuni punti (ad esempio inumidendola per far sì che, asciugando, quella ripristini la sua forma pregressa) …
… per tutto ciò può essere sufficiente leggere i miei post precedenti:

Se invece ci sono sulla tela del dipinto anche dei tagli o dei buchi, prosegui a leggere questo post!

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Talvolta capita di entrare in una vecchia casa di famiglia semi abbandonata e scoprire bellezze che sembrano essere state lì ad aspettare da decenni lo sguardo di qualcuno che le noti, seminascoste nel buio di una stanza priva di riscaldamento e umida … insomma, non proprio quelle condizioni ideali per conservare dei dipinti! È poi bello pensare che abbiano aspettato proprio il tuo sguardo e non quello di qualcun altro … ma questa ovviamente è pura fantasia perché un dipinto non ha certo una sua vita propria … seppure forse questo non sia del tutto vero, se si considera che certi capolavori sono sopravvissuti miracolosamente a eventi storici drammatici che hanno portato distruzione ovunque, … inondazioni, incendi, guerre! Forse, allora, in fondo c’è qualcosa che li anima e li protegge!

Ecco, questo è un po’ quello che è capitato a me quando ho visto, sul muro scrostato dall’umidità di una vecchia casa di campagna disabitata da decenni, il seguente ritratto di una bella donna dall’aspetto enigmatico, … serio ma con un mezzo sorriso, … con uno sguardo sereno ma forse anche rassegnato!

Quadro ritrovato

Nonostante il lungo tempo di abbandono, le condizioni del dipinto erano quasi miracolosamente buone, se non fosse per alcuni fori di piccola entità in alcune parti della tela, per fortuna collocati in posizioni non troppo evidenti. Uno solo, in particolare, risultava visibile al semplice sguardo, mentre gli altri lo erano solo a una più attenta analisi.

Dopo avere effettuato una prima pulizia del dipinto, come indicato nei precedenti post, mi sono quindi messo a cercare anche su Internet, come poter meglio operare per riparare i buchi nella tela. In verità non ho trovato molto, se non ovviamente che si doveva, innanzitutto, “rattoppare”, sul lato posteriore della tela, con una “pattina”, cioè con una tela da fodero venduta nei negozi specializzati: in alternativa, si parlava anche di usare semplicemente addirittura un tessuto di cotone termo collante, insomma quelli che si trovano in commercio per i comuni lavori di sartoria. Non convinto di nulla di ciò che ero riuscito a trovare in Rete, ho incominciato un non breve pellegrinaggio nei colorifici del monregalese … inizialmente senza successo, ma poi sono giunto nel Colorificio Bonelli, nel centro di Mondovì, in piazza Santa Maria Maggiore, che (a posteriori) ho saputo rappresenti, fin dal 1900, una realtà affermata non solo nella fornitura di colori e accessori per la pittura, ma anche di prodotti idonei al restauro. Anzi, il titolare è lui stesso un restauratore che, senza fretta e con competenza, ha saputo chiarire tutti i miei dubbi fornendomi non solo i prodotti necessari, ma indicandomi anche le procedure più idonee per quanto avrei dovuto fare!

Nel seguito riporto gli appunti che ho preso e che mi sono serviti per operare sul dipinto.

Per intanto ecco l’elenco del necessario:

  • Un pezzo di tela scura, di lino, simile a quella del dipinto su cui avrei dovuto operare.
  • Metilcellulosa (in polvere)
  • Nastro adesivo di carta (quello di un colore giallo scuro in quanto presenta un collante più idoneo rispetto a quello del più economico nastro bianco, generalmente utilizzato per la pittura murale o dei mobili)
  • Stucco in pasta
  • Vinavil
  • Olio di noci
  • Vernice finale damar lucida.
Prodotti utilizzati

Sul lato dipinto della tela, ho innanzitutto tappato tutti i fori presenti con spezzoni del nastro adesivo di carta, per evitare che della colla potesse poi riversarsi su zone limitrofe del dipinto.
Ho tagliato quindi dei rettangoli della tela (simile a quella originaria) di dimensioni opportune e sufficienti per coprire ciascun singolo buco. Ho poi sfilacciato, in ciascuno, tutti quattro i bordi in modo da rendere le toppe più facilmente eliminabili in un potenziale futuro: per principio, qualsiasi opera di restauro dovrebbe cercare infatti di poter essere il più possibile eliminabile nel tempo. Ovviamente il verso di collocazione di ciascuna toppa deve rispettare la direzione dei fili della tela originale.
Per incollarli poi sul retro della tela ho usato un impasto di metilcellulosa (diluita in acqua) e Vinavil. Usare solo quest’ultimo avrebbe infatti potuto arrecare stropicciature nella tela, una volta essiccato.
In particolare, si deve prendere un po’ di polvere di metilcellulosa, bagnarla con 5 parti di acqua (e.g. un cucchiaino di polvere con 5 cucchiaini di acqua); si deve quindi mischiare bene il tutto e attendere che l’impasto prenda forma e “gonfi”; sebbene mi fosse stato detto di attendere diverso tempo (i.e. 4 ore), ho visto che dopo una mezz’ora la miscela presentava già una struttura idonea; ho quindi aggiunto 1 parte di Vinavil (e.g. un cucchiaino) e mischiato il tutto. Prima di questo restauro, non sapevo molto sulla metilcellulosa, ma poi ho letto che può essere anche utilizzata come collante per restaurare dei fogli di carta/papiri … ed è anche il prodotto generalmente utilizzato,molto più diluito, per attaccare la carta da parati sui muri!

Metilcellulosa in polvere, diluita con 5 parti di acqua
Aggiungendo una parte di Vinavil

Ho disteso, quindi, con un dito il collante così ottenuto, sia sul retro della tela del dipinto (ovviamente in corrispondenza del tratto bucato) sia sulla toppa sfrangiata (collocandola solo nella parte centrale e non all’estremità dei suoi bordi), precedentemente preparata nelle dimensioni idonee per coprire il buco senza per questo essere troppo grande. Appoggiando bene il dipinto capovolto su un tavolo, ho poi pestato bene con un dito ciascuna toppa così attaccata. Sebbene mi fosse stato suggerito di passare per più volte un ferro poco caldo su ciascuna toppa, per asciugare più velocemente il tutto, essendoci un bel sole caldo, ho preferito lasciare il retro del dipinto al sole per un quarto d’ora, cioè il tempo che mi è sembrato sufficiente per asciugare sufficientemente la colla, seppur non ancora del tutto. Ovviamente, appena la colla si è asciugata sufficientemente, ho staccato gli spezzoni di nastro di carta dal dipinto in quanto la loro funzione l’avevano espletata e, lasciandoli maggiormente, avrebbero potuto creare problemi al dipinto, magari attaccandosi loro stessi più del dovuto e rischiando di asportare colore togliendoli.

Fori contrassegnati meglio con la matita sul retro della tela
Toppe di tela incollate per ricoprire i fori, dopo aver preventivamente applicato del nastro di carta sul fronte del dipinto per impedire che la colla potesse espandersi sul altre parti del dipinto

Successivamente ho pennellato uniformemente dell’olio di noci per ridare il giusto grasso al dipinto che ha infatti riacquistato subito la lucentezza che aveva perso sia per il tempo di abbandono sia per via della pulitura con il prodotto di pulizia: anche quest’ultimo, infatti, un minimo ovviamente influisce negativamente in tal senso nell’adempimento del suo scopo, cioè eliminare lo sporco e quindi ridare luce originaria ai colori. Dal grado di assorbimento di quell’olio (distribuito uniformemente con un telo o con un pennello), si può poi notare dove il dipinto ha necessità di un’ulteriore passata (parti ritornate quasi subito opache) e dove invece la quantità stesa è stata sufficiente. Naturalmente stendere un sottile strato di olio di noci non ha certo l’effetto di una vernice finale (sia come risultato ottico sia come protezione), ma riesce comunque già a regalare un primo ritorno del dipinto alle sue originarie condizioni di brillantezza!

Il dipinto dopo essere stato ripulito: manca ancora il ritocco dei colori dove esistevano i fori, seppur questi siano ora già stati coperti con opportune toppe applicate sul retro della tela

Ora, mi resta solo di aspettare che il tutto asciughi per poter, quindi, ritoccare i punti dove c’erano i fori (… e infine, dopo diversi mesi, applicare la vernice finale per proteggere il dipinto dalla luce e dalle avversità in genere!). Nel mio caso specifico, essendo questi fori di piccola entità (più che di fori si può parlare di zone di tela diradata), non penso di utilizzare neppure lo stucco (che sarebbe stato da distendere, sul fronte del dipinto, con attenzione e in piccole dosi, collocandolo esclusivamente nei punti dove ci sono i fori). Penso infatti di agire direttamente con il colore, dopo avere trovato la sua giusta intonazione: vale comunque sempre la regola che è meglio eventualmente usare una tonalità po’ più scura che una più chiara, se proprio non si riesce a farla identica, in quanto la differenza si nota meno! Inoltre penso di utilizzare dei colori a olio, avendo il dipinto, originario del primo ‘900, utilizzato sicuramente quel tipo di pigmento, sebbene mi sia stato suggerito di usare pure i colori acrilici per via del loro assai più breve tempo di essiccamento che rende possibile vedere, fin da quasi subito, il risultato cromatico finale (che in genere può un po’ cambiare asciugando, senza dover aspettare settimane per poi doverlo eventualmente ancora correggere!

Essendo riuscito, dopo la pulitura del dipinto, a leggere bene sia la data sia la firma del pittore, ho scoperto che si tratta di un dipinto del 4/1904 di Enrico Clara, artista torinese nato verso 1860-65 che ha infatti svolto la sua attività artistica principalmente nella campagna della mia regione, il Piemonte.

Enrico Clara. 4.1904

P.S. 30/8/2020

Ritoccato con colore dove necessario (punti in cui la tela presentava buchi opportunamente rappezzati sul retro del dipinto) e rimesso nella sua cornice originale, anch’essa restaurata. 🙃

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Adobe Premiere Elements: what to do if the rendered video gets longer than it should be

It happened to me that a multi-track timeline, I’m working on, went from being the 33 minutes, in which it actually contains video/audio clips, to more than one hour long. What I did was to add a soundtrack (of just about an hour!) and then I cut and delete its part that exceeded the video. In most cases the problem is due to a very little track remained, so it is convenient to try to publish and see the minute: second it ends and then go in the timeline at that point and zoom out as much as possible to find the little track (video and/or audio) still there that must be deleted. This procedure could be repeated several time if the rendered video still remain longer than expected. 🙂

Anyway even though I had checked that the gray part of the timeline was exactly till the end of the video and no additional clips there were after that time on whatever track, the video continued both in editing mode and even when finalized in a video file!! In fact, even in the publish & share window the specified duration was more than an hour …..

What I did to solve that problem, was somewhere to refresh the state of the editor zooming out completely the timeline (even to be sure that there wasn’t another clip on another track somewhere!). Magically, already in the publish & share window, the specified duration becomes really the video length one and also the finalized video was! Really there was no stray clip, but it seems that the program thought there still was after I removed the exceeding part of the soundtrack …

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Come pulire e restaurare dipinti (e cornici) riportandoli alla loro iniziale bellezza (parte 2)

Circa un anno fa avevo scritto un post con lo stesso titolo (che vi invito a leggere) e ora mi accingo ad aggiungere altre informazioni sull’argomento.

Restaurare i quadri di famiglia, quelli che da sempre girano da una casa all’altra o da una camera a un’altra, è sempre un’emozione piacevole. Dopo averli ripuliti dallo sporco, talvolta ci si accorge che non è ancora sufficiente in quanto magari sono stati per decenni in posti umidi o assolati (e.g. una cantina o una veranda) che ne hanno alterato i colori o, peggio ancora, hanno procurato muffe o scrostature.

Inizia allora la parte più creativa. Superata la paura iniziale di poter peggiorare la situazione, si prendono i pennelli e i colori della medesima tipologia (e.g. a olio) e si mescolano i tinte in modo opportuno per poter operare al meglio. Relativamente al ritocco dei punti in cui manca il colore o dova comunque deve essere pennellato nuovamente in quanto alterato o sbriciolato, mi sono tornati assai utili (per risalire ai colori da mischiare per riottenere la tonalità originale presente nel dipinto) sia il libro I colori di Ian Sidaway sia la classica Ruota dei colori (**).  Soprattutto il primo fornisce indicazioni assai accurate tramite apposite tavole, specifiche per diverse tecniche di pittura (i.e. olio, acrilico, acquarello). Ovviamente sono indicazioni di massima, in quanto le caratteristiche di un colore dipendono anche dalla marca del prodotto effettivamente utilizzato: sta comunque poi alla sensibilità personale diluire e miscelare a dovere il tutto con anche altri colori per ottenere davvero il colore desiderato, … o almeno uno molto simile 🙂!

I colori  (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [1]
I colori (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [2]

La difficoltà maggiore non è però quella di ritrovare il colore, ma di cercare d’imitare lo stile e la pennellata di chi aveva originariamente dipinto quel quadro specifico. Bench alcuni di quei pittori non li ho neppure conosciuti essendo morti da tempo, è un po’ come immedesimarsi in loro! Anni fa avevo addirittura ritoccato alcune opere a carboncino di mio bisnonno, prima d’inquadrarli sotto vetro, ed è stato un po’ come incontrarlo virtualmente attraverso queele sue opere giunte miracolosamente fino a me!!

Magari può succedere addirittura che una medesima miscela di colori possa essere utilizzata per ritoccarne più di uno. Così, pian piano, i colori spenti o deteriorati ritornano a risplendere e alla fine, uno alla volta, quei dipinti rinascono!
Non so certo se sono venuti proprio come erano originariamente, ma sicuramente sono meglio di come li ho trovati, dimenticati da anni dove le condizioni ambientali non potevano che deteriorarli talvolta pesantemente! 🙄

Diversi dei dipinti che ho restaurato sono studi giovanili (o bozze trovate sul retro di un altro dipinto dopo averlo tolto dalla cornice!) di mio zio Mario, un pittore di famiglia che ho sempre apprezzato molto. Non sono certamente i sui dipinti migliori, anzi ne sono solo l’ombra, ma penso sappiano dire qualcosa a chi li guarda, o almeno lo dicono a me che conosco, almeno parte, la sua produzione successiva.
Ecco uno dei dipinti come è ora e come era ridotto prima, dopo essere stato per decenni un una veranda umida:

Nel seguito mostro un altro bel dipinto di mio zio, più recente, che risulta rovinato in diversi punti:

L’ho lasciato per ultimo, in quanto è quello che apprezzo maggiormente tra quelli che ho: obiettivo futuro sarà quello di riportare anche quello nelle condizioni originarie.
Per ora, accontentatevi di quello che ho realizzato (molto più semplicemente) tramite un’operazione di fotoritocco:

Gli altri dipinti che ho già restaurato li puoi vedere in questa mia pagina Facebook! 🤗

Il passo finale è quello poi quello di utilizzare una vernice spray protettiva satinata o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze: quella contribuirà a mantenere nel tempo il lavoro di restauro effettuato.

Vernice spray protettiva satinata o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze

ATTENZIONE: se si è usato per la pulizia del dipinto un prodotto di tensioattivi e solventi organici tipo il Solva-gel (descritto nel vecchio post), è necessario poi eliminare bene il prodotto residuo con acqua (con un telo o con del cotone imbevuto) e/o con un prodotto di pulizia a base di petrolio. Un po’ come se si fosse usato del sapone neutro che poi deve essere sciacquato!
Diversamente, se ad esempio si spruzza una vernice finale opaca, c’è il pericolo che, facendo reazione con quello, dopo qualche minuto diventi di un opaco biancastro, velando impropriamente il dipinto e si debba quindi agire per eliminarla!!

Esempio di prodotto che è necessario passare dopo avere usato per la pulizia del dipinto dei tensioattivi e solventi organici tipo il Solva-gel, in modo da eliminare bene i residui del precedente prodotto

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Fontane Pubbliche Italiane: punti acqua ancora chiusi quando altri gestori invece hanno amministrato ben diversamente il servizio nonostante l’emergenza Covid-19

Nel tempo ho scritto diversi post sul Paese di Villanova Mondovì dove da anni trascorro parte delle vacanze estive.
Alcune delle cose che da anni avevo apprezzato della sua amministrazione erano sia la raccolta differenziata porta a porta, davvero molto accurata, sia il collocamento da anni, nella piazza del Paese, di un punto acqua dove riempire bottiglie con acqua fresca naturale o gassata, versando un contributo economico minimo ed evitando così di produrre un’inutile quantità di plastica dovuta alle bottiglie delle acque minerali. Proprio poco tempo fa avevo scritto un post dove analizzavo la proficua funzione dei punti acqua nella diminuzione dell’inutile produzione di plastica come immondizia (vedi Bere l’acqua del rubinetto utilizzando i punti acqua o predisponendo a casa propria sistemi economici per avere acqua filtrata e gassata a piacere – (prima parte)).

Carte, distribuite dal Comune di Villanova Mondovì, per utilizzare agevolmente il punto acqua gestito da Fontane Pubbliche Italiane

Quest’anno invece ho avuto una brutta sorpresa quando un due mesi fa mi ero recato in quel Paese dopo le restrizioni agli spostamenti dovute alla pandemia Covid-19: l’area attorno al punto acqua, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, era transennata con nastro di divieto d’accesso e tutto il sistema di erogazione era spento.
Già allora mi aveva meravigliato, anche perché analoghi punti acqua della SMAT, sia a Torino sia dei Paesi della Provincia (quasi 200 punti nella sola area metropolitana), sono stati sempre attivi anche nei mesi in cui non si poteva uscire di casa se non per effettuare acquisti alimentari essenziali.

A distanza di mesi la situazione non è purtroppo cambiata sostanzialmente: ora in quel punto acqua non ci sono più i nastri di divieto di accesso, ma il sistema di erogazione continua a rimanere spento. Anzi, ora che quell’area non è più visibilmente ad accesso vietato, si rischia (come è capitato a me) che uno si rechi inutilmente con il cestino di bottiglie convinto di poterle riempire!! Trovandolo invece spento noterà poi che permane il cartello seguente attaccato da Fontane Pubbliche Italiane erogatore del servizio:

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO – In riferimento alle disposizioni della Regione Piemonte del 21/3/20 in merito ai disposti riguardanti i distributori automatici, ci vediamo costretti, nostro malgrado, alla chiusura del servizio di erogazione dell’acqua fino a data da destinarsi“.

A Villanova Mondovì, da diversi mesi e tuttora, il servizio di erogazione dell’acqua è sospeso fino a data da destinarsi

Mi sono anche recato in Comune per chiedere una spiegazione e mi è stato detto che effettivamente non si sa quando il servizio riprenderà e che è sospeso in quanto, per come ho inteso, nessuno si vuole prendere la responsabilità per un’ipotetico potenziale pericolo di diffusione del virus attraverso la distribuzione di quell’acqua.

Analizzando quanto scritto nella comunicazione di servizio affissa, mi domando: come è possibile che, se esistono disposizioni così ferree da parte della Regione Piemonte – tali da indurli, “loro malgrado” alla “chiusura a data da destinarsi del servizio“- , i punti acqua della SMAT nella provincia di Torino sono funzionanti (e lo sono stati sempre), mentre almeno questo, gestito da Fontane Pubbliche Italiane, continua ad essere spento?
Come risulta ben visibile anche dalla foto precedente, il distributore fa scendere l’acqua direttamente dall’alto e non presenta tubi che possano venire a contatto con bottiglie utilizzate dall’utenza, come ovviamente avviene in tutti i punti acqua pubblici!
Cosa dire allora delle fontane presenti sul medesimo territorio
(ai vicini giardinetti, di lato alla chiesa a pochi passi dal punto acqua in oggetto), che invece funzionano regolarmente e probabilmente non hanno avuto mai interruzione pur avendo un “normale” rubinetto, quindi teoricamente più soggetto a inquinamenti vari? Mi sbaglio o l’acqua di quel punto acqua dovrebbe essere proprio la medesima acqua potabile che arriva a quelle fontane, solo che risulta poi refrigerata, in parte gassata e per di più verosimilmente depurata con appositi filtri per eliminare sia il cloro sia potenziali agenti batterici e quant’altro?
Quindi non riesco davvero a comprendere il comportamento di quel gestore del servizio che per perdura a tutt’oggi … ben diverso da altri gestori che operano tra l’altro nella medesima Regione e che quindi devono rispettare le medesime disposizioni!

Intanto, i supermercati del territorio ringraziano, i produttori di acqua minerale altrettanto … mentre il servizio raccolta rifiuti e, soprattutto, la Natura molto meno! 🙄

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P.S. 11/9/2020 – Finalmente, dopo mesi di chiusura, è stato ripristinato il servizio di distribuzione dell’acqua a Villanova Mondovì!! Subito riempite le solite 6 bottiglie di vetro!! 🙂

Tuttavia, probabilmente un po’ eccessive le regole esposte … e soprattutto l’ultimatum indicato evidenziato in rosso (i.e. In caso si accerti il mancato rispetto delle suddette regole il servizio di erogazione dell’acqua verrà nuovamente sospeso 🤔🙄), ma va bene così!!! 🙃

Regole di utilizzo esposte … probabilmente un po’ eccessive, soprattutto l’ultimatum indicato evidenziato in rosso!

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SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!

Qualche settimana fa mi è giunta una comunicazione dal sindacato che segnalava un’importante notizia contenuta nella circolare Inps n. 87 del 17 luglio 2020, relativa al passaggio da PIN INPS a SPID.
Sostanzialmente in quella circolare, con oggetto “Switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID)“, viene comunicata la decisione di effettuare un graduale switch-off del PIN Inps in favore del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) e si forniscono le istruzioni relative alla fase transitoria, decorrente dal 1° ottobre 2020, propedeutica alla definitiva cessazione della validità dei PIN rilasciati dall’Istituto.
Viene anche detto che “L’Istituto intende quindi procedere allo switch-off dal PIN allo SPID in considerazione degli evidenti vantaggi a favore sia delle politiche nazionali di digitalizzazione sia del diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione.
Inoltre, SPID consente agli utenti d’interagire non solo con l’Istituto, ma con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti, costituendo di fatto un sistema aperto agli sviluppi europei. Il sistema SPID è inoltre dotato di livelli di autenticazione grazie ai quali l’Istituto potrà cogliere nuove opportunità per abilitare servizi inediti che richiedano una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente (firme digitali, pagamenti, ecc.)”.
Viene pertanto sancito che, dal 1° ottobre 2020:

  • Non saranno rilasciati nuovi PIN agli utenti, salvo quelli richiesti da utenti che non possono avere accesso alle credenziali SPID e per i soli servizi loro dedicati;
  • I PIN già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria.

Insomma, si parla di “evidenti vantaggi“, di “semplificazione del rapporto del cittadino con la pubblica Amministrazione“, “maggiore affidabilità” e fonte di “nuove opportunità per abilitare servizi inediti” … insomma, frasi generiche senza specificare nulla in dettaglio! Per intanto, magari per far capire che purtroppo non stanno scherzando, dal 1/10/2020 non verranno più rilasciati nuovi PIN e quelli già in possesso degli utenti conserveranno la loro validità per un tempo non ben precisato, durante quella che viene definita una “fase transitoria“!

Mi chiedo, ma questi Signori hanno considerato e compreso proprio tutte le conseguenze della loro decisione? Secondo me no, e in questo post cercherò di analizzare il perché di questa mia affermazione, sicuramente opinabile e per questo gradirei ricevere dei commenti che mi forniscano motivazioni concrete tali da semmai farmi cambiare idea!

Diciamo innanzitutto che, non appena ho letto questa notizia, mi sono detto, tra me e me: “Ma questi sono pazzi!“. Hanno un sistema di autenticazione sperimentato da anni, già conosciuto e utilizzato da buona parte della popolazione, hanno già procedure validate da tempo che permettono con sicurezza di rilasciare – nel giro di pochi giornile dovute credenziali con un minimo sforzo da parte del cittadino (i.e. richiesta online, invio di parte del codice per email e parte per posta ordinaria verificando in tal modo così sia l’email sia il domicilio del richiedente in base al suo domicilio ufficialmente registrato e associato al suo codice fiscale), hanno già comunque introdotto sia nel portale sia nell’app anche la possibilità di accesso con lo SPID, rendendo quindi il tutto aperto anche alle nuove politiche nazionali di digitalizzazione, qualora il cittadino proprio le voglia utilizzaree, ancora prima che sia terminata la diffusione della Carta di Identità Elettronica (CIE) in tutta la popolazione (cioè fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte) buttano via la pregressa alternativa di autenticazione che attualmente è sicuramente quella più utilizzata dal cittadino per diversi motivi!!!
Vediamo di elencarne almeno alcuni di questi motivi, insomma quelli che mi saltano più all’occhio e mi stupisco che altrettanto non sia avvenuto per i dirigenti INPS che hanno preso quella decisione:

  • Utilizzato da anni e quindi ben conosciuto anche dalle persone di una certa età, in genere poco informatizzate.
  • Facile da ottenere senza neppure muoversi di casa, quindi anche da persone anziane/disabili
  • Non richiede procedure complesse che necessitino di uno smartphone e/o dell’uso di app specifiche.
  • Una volta inserite al primo accesso nell’app INPS, queste vengono ricordate rendendo successivamente l’accesso immediato, senza neppure più la necessità d’inserirle e rendendo così agevole accedere subito alle informazioni ricercate (e.g. accredito della pensione).
  • Analogamente, nell’autenticazione al portale dell’INPS da un browser, le credenziali rimangono memorizzate se uno lo desidera, rendendo successivamente anche qui l’accesso agevole e immediato.

Lo SPID ha l’indubbio vantaggio di poter essere un metodo unico per accedere a tutti i servizi dell’Amministrazione Pubblica (e.g. INPS, Agenzia delle Entrate) e non solo, per cui è bene prevederlo come metodo alternativa: purtroppo ha diversi inconvenienti di cui elenco solo i principali ed evidenti a chiunque abbia utilizzato lo SPID come metodo di accesso nei siti/app che lo consentono come possibilità:

  • Richiede una registrazione con una procedura non banale e non univoca, in quanto dipende dal provider scelto: io ho provato personalmente quelle messe a punto sia da TIM sia dalle Poste Italiane ed entrambi non sono assolutamente banali da completare per un cittadino generico, tanto più se anziano. Anche le procedure pensate per il recupero di tali credenziali sono differenti a seconda del provider e sempre non banali.
  • Prevede che il cittadino possegga uno smartphone personale e, spesso, che sappia anche utilizzare un’apposita app (e.g. l’app PosteID) [vedere i miei post: – Identità digitale TIMid: review&test per l’accesso ai siti dell’Agenzia delle entrate (e.g. 730), INPS (e.g. pensione) ed INAIL; – 18app – Come ottenere lo SPID (e.g. TIMidPosteID)]
  • L’autenticazione con SPID, in un sito/app che la preveda, comporta una serie di passaggi anche questi non univoci, in quanto dipendono dal provider scelto. In genere comportano l’uso di OTP (One Time Password) inviato via SMS e/o l’utilizzo di app specifiche o la redirezione ad altri siti per la verifica dell’identità. Si tratta comunque di un processo a più passaggi che non può avvenire in modo automatico per i successivi accessi, ma richiede sempre e comunque un’attenta e non banale interazione con il richiedente. Ne consegue che non è più possibile avere un’app (e.g. INPS mobile app) che, una volta autenticatesi la prima volta (e.g. con username univoca pari al proprio codice fiscale e PIN fornito dall’ente in modo sicuro con email + posta ordinaria), agli accessi successivi entra subito nell’area personale autenticata, in grado di fornire subito le informazioni desiderate. Analogamente, quando si accede al portale web tramite un browser.
Con lo SPID non si può avere un’autenticazione automatica per i successivi accessi all’app dell’INPS

Insomma, prevedere anche un possibile accesso con SPID è sicuramente utile come alternativa, magari per supportare anche servizi che richiedano maggiori autorizzazioni, ma prevederlo come unico metodo di autenticazione anche per i servizi base è davvero troppo limitante!
Spero proprio che i responsabili dell’INPS e tutti le Pubbliche Amministrazioni si accorgano per tempo che, soprattutto qualora esista già un metodo di autenticazione preesistente e una procedura consolidata per distribuire in modo sicuro delle credenziali, non ha alcun senso dismettere il preesistente e lasciare solo lo SPID come unica possibile modalità di accesso.

Perché poi almeno non aspettare a dismettere eventualmente il “vecchio” metodo di autenticazione quando tutti avranno la Carta di Identità Elettronica (CIE), cioè solo fra qualche anno, in quanto obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte? Già ora ci sono 16 milioni di CIE, più del doppio degli SPID attivi, secondo quanto affermato in un recente articolo comparso su La Repubblica che vi invito a leggere (Cresce l’identità digitale italiana, ma è guerra Spid contro Cie). Anche usando la CIE, per quanto ho inteso, si è praticamente obbligati ad avere uno smartphone (tra l’altro uno con NFC, funzionalità non attualmente presente neppure in tutti i modelli recenti anche di marche assai diffuse come Xiaomi, OnePlus, Oppo) oppure, in alternativa, ad avere un lettore esterno di carte da collegare via USB al PC, se si vuole usare solo quest’ultimo (a meno di utilizzare eventuali totem multimediali messi a disposizione dei cittadini in luoghi pubblici), … ma almeno con quella modalità viene superato il primo ostacolo, cioè quello di possedere una identità digitale! Inoltre, avere previsto con lo SPID che l’identità digitale venga gestita da ditte private (che hanno potuto tra l’altro scegliere le procedure che meglio credevano, pur rispettando i protocolli di autenticazione poi utilizzati) che ovviamente ne hanno un guadagno (anche se per il momento non vedo dove, se non che siano pagate dalle finanze pubbliche per quel loro servizio) è, secondo me stato un errore. Al limite, molto meglio una procedura che utilizzi l’identità digitale associata alla carta d’identità elettronica (CIE) che tanto viene già data a tutti i cittadini per default dalle anagrafi, cioè da un servizio pubblico. Certo, in generale sempre meglio avere un servizio efficiente delegandolo al privato che uno inefficiente pubblico, ma avendo lasciato libertà nella registrazione ed utilizzo dello SPID (penso per favorire le ditte private che potessero così utilizzare i metodi più consoni per ciascuna) si sono create procedure diverse e questo sicuramente confonde l’utenza cittadina. Soprattutto se verranno messi totem multimediali in uffici pubblici/supermercati, con la CIE mi sembra che, oltre ad essere distribuita da un ente pubblico, si potrebbe forse superare meglio non solo il problema di ottenere l’identità digitale senza problemi ma anche di poterne usufruire comunque sia (magari anche con la possibilità di lettura impronta digitale) senza necessariamente dover possedere personalmente dispositivi particolari.

Comunque, non penso proprio che ad una persona anziana interessi dovere possedere a tutti costi uno smartphone per potersi scaricare il CUD! Ci sono servizi per cui può avere un senso avere l’assicurazione che sei proprio tu in prima persona a richiederli (e. g. operazioni bancarie) altri, anche relative alla Pubblica Amministrazione, per i quali è più che sufficiente ed utile che possa anche essere un familiare ad operare (a cui, molto verosimilmente sia data la possibilità di farlo dalla persona interessata). Non tutti i servizi di una Pubblica Amministrazione richiedono il medesimo livello di sicurezza per cui quello presistente, ammettendo che sia meno sicuro, potrebbe essere comunque lasciato per i servizi base che poi sono quelli che maggiomente servono al cittadino comune.

Non voglio ancora pensarci quando e se dovrò recuperare il CUD dei miei anziani per le prossime dichiarazioni dei redditi, non avendo loro ovviamente né uno SPID, né i requisiti per averlo (nessuno smartphone), né la “agevolezza” per poterlo ottenere gratuitamente (se non spostandosi in carrozzina, ad esempio, in un ufficio postale per l’accertamento d’identità almeno ora che siamo in emergenza COVID-19, e che neppure pagando esiste più la possibilità di avere il riconoscimento a casa da parte del postino)!

Quindi mi sembra che, in verità, non si stia andando per nulla verso il rispetto del “diritto dei cittadini alla semplificazione del rapporto con la pubblica Amministrazione, citando una frase del comunicato INPS scritta al contrario per giustificare quella decisione presa! 🙄 🤐

Conclusione: io non ho una visione così completa per proporre nulla. In questo post ho voluto solo esplicitare la mia personale convinzione che sia una follia prevedere di avere SOLO lo SPID per poter accedere a servizi (anche quelli base) dell’Amminisrazione Pubblica (eliminando, fin da quasi subito, metodi pregressi di autenticazione, funzionanti e conosciuti da molti cittadini)!
Relativamente alla CIE, sempre per quel poco che ho capito leggendo qualche articolo, mi sembra che possa essere un metodo per avere un’identità digitale (e quindi potersi autenticare) analogo allo SPID, con i vantaggi che ho già evidenziato e che riassumo:

  • Distribuito di default agevolmente e da ufficio pubblico.
  • Già attualmente più diffuso dello SPID e rilasciato a tutti nel giro di pochi anni (al prossimo scadere della carta di identità dei cittadini che non hanno già cambiato quella scaduta).
  • Procedura univoca nel suo utilizzo.
  • Possibilità quindi di avere in luoghi pubblici totem multimediali per consentire un suo utilizzo senza dover necessariamente possedere specifici dispositivi personali.
  • Possibilità di utilizzala eventualmente anche con lettura delle proprie impronte digitali, per un riconoscimento ultrasicuro, qualora la si dovesse utilizzare per servizi che richiederanno un livello alto di sicurezza nell’autenticazione (mi sembra, infatti, che l’impronta digitale sia memorizzata, o sbaglio? … io non la posseggo ancora per cui di questo non sono certo).

P.S. Qualcuno sa quale vantaggio economico riescono ad avere le ditte che rilasciano lo SPID? Sicuramente lo hanno, dal momento che diverse si sono proposte ad offrirlo, ma mi sfugge … se non è tramite un contributo pubblico! … e se proprio è così, il tutto fa ancora più pensare! 🤔

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Non mi sembra sia possibile usare l’app CIEid sul proprio telefonino per accedere con più CIE (e.g. anche quello di una persona anziana che non ha cellulare … tanto meno con NFC!). Quindi sembrerebbe che per gestire due SPID sullo stesso telefono devi avere quei due SPID da gestori diversi!!!
Insomma, attualmente si può usare, quale mezzo sicuro di autenticazione, la CIE per ottenere uno SPID da diversi gestori (e.g. PosteID): insomma, una complicazione davvero inutile dal momento che la sicurezza dello SPID ottenuto è di fatto associata alla sicurezza intrinseca nella CIE che è stata utilizzata per richiederlo!! 🙄

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Link utili

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Amazon Business: fattura automatica e offerte business utili anche per il piccolo professionista che ha un’attività in proprio con partita iva

Come sarà probabilmente successo anche ad alcuni di voi, anch’io avevo ricevuto tempo fa alcune email di Amazon che pubblicizzavano Amazon Business avendo effettuato qualche acquisto che, evidentemente, mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda. Chiedendo poi all’efficiente servizio clienti di Amazon chiarimenti e se potevo davvero richiedere un account business pur non avendo una partita IVA, mi era stato risposto che, non possedendola, non mi era possibile!

Email ricevuta da Amazon che pubblicizza Amazon Business avendo io effettuato qualche acquisto che mi aveva fatto profilare come potenziale professionista/azienda

Solo qualche giorno fa ho comunque avuto modo di approfondire il processo d’iscrizione ad Amazon Business in quanto ho aiutato un’amica a effettuare su Amazon un acquisto di un PC per il suo studio, avendo trovato per lei un’offerta assai conveniente in quel negozio online. Avendo lei una attività professionale e dovendo acquistare quel prodotto per il suo lavoro, desiderava ovviamente ricevere la fattura: ho cercato quindi di capire come era meglio procedere per averne una valida ai fini fiscali, in cui fosse indicata la sua partita IVA.

Innanzitutto, ovviamente non avrei potuto acquistarlo utilizzando il mio account, sebbene in quel caso sarebbe potuto arrivare prima, avendo io un abbonamento ad Amazon Prime. Inizialmente l’ho quindi aiutata a crearsi un classico account Amazon a lei intestato, ma poi non riuscivo a capire come impostare nel suo profilo quei dati indispensabili per ricevere una fattura (e.g. numero della partita IVA). Contattando quindi il servizio clienti Amazon, ho compreso che la strada più opportuna sarebbe stata quella di creare per lei un account business che agevolmente consente, appunto, di poter registrare sul proprio profilo sia tutti quei dati necessari per rilasciare una fattura sia altri particolarmente utili soprattutto in un contesto business (e.g. PEC). La creazione di un account business è d’altra parte non solo agevole e gratuita, ma fornisce anche ulteriori vantaggi pensati appunto per il mondo business quali, ad esempio, gli sconti per quantità.

Ovviamente per poter avere un account ad Amazon Business si devono avere i requisiti necessari, che poi sostanzialmente è uno solo, vale a dire avere un’attività professionale in proprio/azienda e quindi possedere una partita IVA: quindi basta essere anche solo un professionista che lavora in proprio nel suo studio (e.g. avvocato, medico).

La procedura d’iscrizione ad Amazon Business si trova a selezionando l’apposito link “Crea un account gratis >” presente in questa pagina specifica: poi, il tutto è assai semplice e guidato! Comunque, in fondo a quella pagina c’è anche un elenco di F.A.Q. che possono chiarire eventuali dubbi …

Apposito link “Crea un account gratis” presente nel sito di Amazon Business

Una volta compilata la richiesta di adesione (in cui si devono indicare i propri dati anagrafici, tipologia di attività, codice fiscale, numero di partita IVA, email ed eventualmente la propria PEC) è necessario attendere uno/due giorni perché i dati inseriti vengano verificati e quindi l’iscrizione sia confermata e divenga attiva.

I dati di fatturazione dovranno indicare l’indirizzo del proprio studio, anche se poi l’indirizzo di recapito dei pacchi potrà cambiare a piacere a seconda delle proprie comodità e si potranno comunque inserire/cambiare diversi indirizzi di recapito anche in seguito … e magari scegliere un Amazon Locker che risolve i problemi di doversi far trovare per la consegna (vedi il mio post Come utilizzare gli Amazon locker). La ricezione di un SMS al numero di cellulare indicato notificherà quindi l’effettiva attivazione del proprio account business (o in alternativa, qualora richiesto, la conversione in business del proprio preesistente account consumer, cioè quello “normalmente” attivato). Infatti, si noti che, durante la registrazione ad Amazon Business, se uno ha già un account Amazon consumer, viene chiesto d’indicare se si desidera mantenere distinto il nuovo account business oppure si se si preferisce migrare quello consumer preesistente a business. Per una piccola attività, soprattutto quando gestita singolarmente e in prima persona, probabilmente risulta più agevole e conveniente effettuare quella seconda scelta, mantenendo così un unico account Amazon. In questo modo, poi, se uno aveva già, per il preesistente account consumer, un abbonamento ad Amazon Prime, questo si manterrà anche una volta convertito in business e quindi si avrà una continuità di tutti i suoi vantaggi per i successivi acquisti business! Diversamente, per beneficiare di Amazon Prime, ogni singolo account deve avere la sua propria iscrizione. Perciò, se uno desidera invece avere un nuovo account business disgiunto dal preesistente consumer ed avere anche su quello i vantaggi di Amazon Prime, deve procedere ad un’altra iscrizione per quello. Questa può essere una ragione in più per scegliere di mantenere un unico account, trasformando quello consumer, che uno già possiede, in uno business!!

Si noti che quando si opera su un account Amazon Business, sebbene i prezzi degli articoli abbiano il medesimo prezzo finale (a parte possibili offerte aggiuntive per acquisti per quantità), viene indicato in grande il prezzo senza IVA e sotto, più in piccolo, il costo ivato: per chi è abituato ad acquistare sull’Amazon consumer, questa differenza nell’interfaccia utente può in un primo tempo confondere (si tende a vedere tutto come se costasse meno!), ma basta abituarsi e tener conto anche del prezzo con IVA comunque indicato accanto!

Una volta acquistato un prodotto, la fattura scaricabile associata si trova nella sezione degli ordini effettuati, analogamente a quanto avviene per le ricevute degli acquisti con l’Amazon consumer. Anche in questo caso, uno può poi sempre recuperarla anche a distanza di anni, semplicemente ricercando il prodotto tra i propri acquisti!

Ovviamente in questo post mi sono limitato ad analizzare le caratteristiche principali dell’iscrizione ad Amazon Business per un professionista con il suo piccolo studio.
Ovviamente per una media/grossa ditta le possibilità di configurazione del proprio account business possono essere più complesse potendo, ad esempio, indicare anche altre persone in modo che possano effettuare acquisti per l’azienda.

Perciò, se hai la partita IVA e puoi quindi effettuare l’iscrizione ad Amazon Business, anche se hai già un account Amazon consumer convertilo in business accedendo a questa pagina, per ottenere così ulteriori vantaggi tra cui la fatturazione in automatico utile per tutti gli acquisti che effettuerai per il tuo lavoro!!

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Come recuperare su un nuovo smartphone i biglietti acquistati con il precedente tramite l’app TO Move della GTT: alias come riuscire a complicare un servizio di ticketing!

Già diversi mesi fa avevo provato a installare l’app della GTT, TO Move, che consente di acquistare virtualmente biglietti del servizio di trasporto pubblico di Torino. Infatti, talvolta può accadere di avere esaurito i biglietti acquistati in tabaccheria o quelli che uno ha caricato sulla propria BIPcard personale (con nominativo e foto) – sempre in tabaccheria – , per cui può essere utile poter effettuare un acquisto del biglietto online. Si noti, tra l’altro, che con la BipCard è possibile caricare solo biglietti di una stessa tipologia (i.e. solo corsa singola o solo giornalieri) secondo una logica di semplificazione nell’utilizzo che tuttavia ha reso poco flessibile il sistema stesso, per cui è convieniente avere sempre con sé comunque almeno un biglietto dell’altra tipologia rispetto a quello che si è deciso di caricare sulla BipCard! Inoltre, un acquisto diretto del biglietto dovrebbe risultare vantaggioso anche al gestore del servizio, non essendoci intermediari.
Peccato che, quando avevo provato ad acquistare un biglietto con la prima versione di quell’app, ci avevo messo non solo il tempo di attesa del tram, ma anche di quasi tutto il percorso 🙄! Avevo quindi successivamente desistito nell’utilizzare quell’app continuando ad affidarmi ai metodi tradizionali sebbene, forse, nel tempo l’avessero poi sicuramente migliorata come usabilità! Un video ben fatto è ora presente sul loro sito e mostra chiaramente tutta la procedura di acquisto attualmente prevista e usufruizione del biglietto a bordo di un mezzo pubblico.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (1)

Proprio ieri un amico mi scrive un messaggio su WhatsApp in cui mi segnala che, avendo cambiato il cellulare (probabilmente rotto) e installando quell’app su quello nuovo, non si era ritrovato più i biglietti prepagati che aveva acquistato con il precedente tramite l’app TO Move della GTT. D’altra parte come avrebbe potuto, non richiedendo quell’app una vera registrazione/autenticazione di qualsiasi tipo, neppure una che utilizzi, come oramai spesso avviene, un sistema di terze parti (e.g. Google, Facebook, Microsoft, Amazon)? Tuttavia, sebbene quando inizialmente uno lancia per la prima volta quell’app si operi in modalità anonima, all’atto del primo acquisto di un biglietto vengono richiesti sia dei dati anagrafici (i.e. nome, cognome, email, codice fiscale, numero di telefono) sia quelli di una carta di credito tradizionale (niente metodi di micro-pagamento tipo PayPal, Satispay!) per cui di fatto quei dati da associare ai biglietti acquistati sono presenti nel server di quel sistema di ticketing.

Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (2) – Inserimento dati anagrafici al primo acquisto
Pagina per l’acquisto di un biglietto della app TO Move (3) – Inserimento dati della carta di credito al primo acquisto

Per rendere più veloce un successivo pagamento, se si decide di memorizzare nell’app i dati relativi alla propria carta di credito, si può impostare eventualmente un PIN che verrà richiesto in alternativa per confermare la transazione economica.

Possibile impostazione di un PIN per poter confermare il pagamento dei successivi biglietti

Peccato che quando uno lancia l’app sul suo nuovo smartphone (o sul medesimo dopo averlo dovuto resettare), fin quando non acquista un nuovo biglietto si navighi nuovamente nell’app in modo anonimo, per cui i biglietti precedentemente acquistati non possono essere recuperati automaticamente. Molto probabilmente, seppure non abbia avuto modo di verificarlo, anche acquistando un nuovo biglietto inserendo i medesimi dati anagrafici, non verrebbero comunque recuperati quelli vecchi …

Tuttavia nell’apposita pagina delle F.A.Q. presente nel sito di TO Move sembrerebbe esserci un quesito da cui poter dedurre una soluzione al nostro problema. Da http://www.gtt.to.it/cms/biglietti-abbonamenti/5372-faq-app-to-move#cambio si legge:

Pagina delle F.A.Q. del sito TO Move

..cambio i dati personali, perdo i biglietti che ho già comprato?

NO, i biglietti sono comunque salvati sul tuo telefono, anche nel caso tu abbia disinstallato TO Move. Se, invece, hai resettato o ripristinato i dati di fabbrica del telefono, allora dovrai mandare un’email a infotomove@gtt.to.it indicando con precisione i dati personali con cui ti eri registrato sul telefono: nome, cognome, e-mail, codice fiscale, numero di cellulare (vecchio ed eventuale nuovo), codice IMEI del telefono. In questo modo GTT potrà controllare se esistono biglietti a tuo nome già comprati su TO Move non ancora utilizzati e provvederà a trasferirli sul tuo account del telefono.

Tuttavia quelle informazioni fornite non risultano, secondo me, esaustive e completamente a prova di equivoci.
Si parla di fornire i “dati personali con cui ti eri registrato sul telefono” e si deve immaginare che si tratti di quelli forniti all’acquisto del primo biglietto con quell’app, ma sarebbe anche lecito supporre, per come la frase è formulata, che si possa trattare di quelli di registrazione al sistema operativo (e.g. Google/Apple account per un cellulare Android o iPhone rispettivamente) o di quelli associati all’acquisto della SIM di quel telefono: il dubbio può ragionevolmente nascere dal momento che non è richiesta una registrazione alla loro app, ma dei dati anagrafici vengono richiesti solo all’acquisto del primo biglietto e presumibilmente vengono a essi associati: si noti che quei dati possono anche essere cambiati nel tempo per ciascun nuovo acquisto. La figura seguente mostra il pulsante che appunto consente di cancellare i dati della carta e quelli personali … anche se non è chiaro, almeno da quel video tutorial, se così si perdono o meno anche i biglietti già acquistati 🤔, ma immagino di no!

I dati della carta e quelli personali possono essere anche rimossi dall’app

Inoltre, si parla reset o ripristino del telefono e non si fa cenno al caso (piuttosto frequente di questi tempi!) in cui si tratti invece di uno nuovo che lo sostituisca.
Viene comunque fornita una email da contattare per attivare una procedura non banale che prevede di fornire addirittura il codice IMEI del telefono con cui si era effettuato l’acquisto e in cui si desidera ripristinare i biglietti. Si può comunque immaginare di estendere quella procedura indicata fornendo, nel caso in oggetto di acquisto di un altro cellulare, non solo l’IMEI del telefono originario, ma anche di quello nuovo. Infatti, come mostrato nelle figure seguenti, così agendo, la procedura di richiesta di recupero biglietti viene accettata correttamente!

Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (1)
Richiesta di recupero dei biglietti su un nuovo telefono (2)

Si noti che, sebbene la richiesta di assistenza sia stata presa in carico molto velocemente, viene indicato un tempo di “24/48 ore per il completamento dell’operazione: questo è comprensibile trattandosi di una procedura che prevede un controllo manuale dei dati forniti via email da comparare con quelli presenti nella base dati di tutti i biglietti venduti!

Viene quindi da chiedersi:

  • Come fare se uno non conosce l’IMEI del telefono vecchio e non ha neppure la possibilità di recuperarlo (e.g. cellulare non più funzionante o rubato)? Si ricorda che il numero IMEI (o MEID) per un telefono cellulare agisce come un identificatore univoco per quel dispositivo. Due dispositivi non avranno mai lo stesso e questa caratteristica lo rende uno strumento molto utile principalmente per il monitoraggio dei cellulari smarriti o rubati: per questo motivo è comunque sempre opportuno annotarselo (vedi Come Trovare il Codice IMEI di un Telefono Cellulare).
  • Perché impiegare risorse umane per realizzare una procedura manuale di recupero (non infrequente tra i propri clienti) quando basterebbe cambiare la sua progettazione per renderla automatica? Infatti, sarebbe sufficiente prevedere un’autenticazione sicura a livello di app per cui, accedendo con quelle credenziali su una qualsiasi installazione (indipendentemente dal cellulare utilizzato) si potrebbero recuperare/utilizzare i biglietti già prepagati, aggiornando in real-time la situazione del proprio borsello biglietti acquistati. Anzi, questi potrebbero essere anche essere utilizzati – utilizzando diversi cellulari ma impiegando le medesime credenziali per quell’app – da più persone (e.g. i membri della famiglia), come d’altra parte può avvenire per quelli cartacei che infatti non sono nominativi.  
  • Perché inventarsi una procedura e sviluppare un’app specifica quando si potrebbe effettuare un pagamento analogo tramite sistemi tradizionali che utilizzino borsellini virtuali creati usando direttamente un POS/carta di credito contact-less (e.g. come realizzato per i distributori di acqua SMAT) o come avviene con il sistema dell’ATM di Milano? Per non parlare poi di altre metodologie che utilizzino sistemi pensati principalmente proprio per i micropagamenti (e.g. Satispay, PayPal).

Infine, se non c’è account c’è dell’anonimato … e mi viene da chiedermi ancora: non è che le API utilizzate da quell’app possono essere chiamate ciclicamente cambiando il parametro IMEI (che sembra essere la chiave di associazione), alla ricerca di un biglietto da utilizzare a gratis (anche se in realtà si tratterebbe di un biglietto pagato da un altro cliente 🙄!!)? Basterebbe decompilare l’app (operazione generalmente agevole per qualsiasi sviluppatore) e analizzare il suo codice per verificarlo, ma probabilmente (anzi, spero sicuramente) ci sarà qualche verifica in più per evitare che si possa fare … sebbene mi rimanga i dubbio, come ex sviluppatore, vedendo come è stata progettata quell’app 😏.

P.S. L’app TO Move evidentemente fa delle chiamate non “pure” http/s verso i propri server per cui, se si utilizza per la connessione dati del proprio smartphone un’APN aziendale, può non funzionare correttamente il recupero dei biglietti per cui è necessario impostarne una pubblica.

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Pubblicato in Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Torino e dintorni | 2 commenti

5 agosto 1981: abrogato il matrimonio riparatore

Ho la fortuna di avere come parente una grande avvocata che da sempre si adopera in difesa dei diritti civili delle donne e contro le violenze, non solo fisiche ma anche psicologiche, che ancora oggi purtroppo troppo spesso subiscono.

Ho ricevuto proprio oggi, 5 agosto, un suo messaggio WhatsApp che mi ricordava che proprio il 5 agosto 1981 è stato abrogato il matrimonio riparatore.

Alla mia risposta di stupore, mi ha poi risposto che la riforma del diritto di famiglia è solo del 1975, quindi di poco antecedente: prima di questa, anche giuridicamente, il marito era il capo della famiglia e poteva usare lo ius corrigendi anche verso la moglie!

Sembra impossibile ma, pensando che io avevo allora già rispettivamente 22 e 16 anni, mi sono ancor di più reso conto, come quelle siano leggi/riforme emanate solo l’altro ieri nella nostra “democratica” nazione, dove solo dal 30 gennaio del 1945 le donne hanno ottenuto il diritto di voto (tranne le prostitute schedate che esercitavano “il meretricio fuori dei locali autorizzati”). L’eleggibilità delle donne – quindi non solo la possibilità di andare a votare – venne stabilita, invece, con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo del 1946.

È quindi giusto e bene non solo ricordare, ma anche continuare a difendere leggi a difesa dei soprusi, contribuendo a far sì che si diffondano anche in quelle diverse parti del mondo dove ancora oggi non esistono giurisdizioni analoghe. Credo che questo discorso valga soprattutto oggi, cioè in un contesto dove l’immigrazione può contribuire invece a diffondere, un po’ ovunque, non solo i costumi, ma anche purtroppo i malcostumi di altre culture.

Grazie Franca


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Da un mio vecchio post:

Non esiste chi picchia per amore
 (There is no one who beats for love)

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Non permettere alla violenza di porre limiti alla tua libertà
 (Do not allow violence to impose limits on your freedom)

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Soprattutto siate capaci di sentire, nel profondo di voi stessi, ogni ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo (Che)
 (Above all, let you be able to feel, in the depths of yourselves, every injustice committed against anyone in any part of the world)

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Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Pensieri&Parole | Lascia un commento

Wekiwi: finalmente ho trovato un fornitore di energia elettrica e gas che riduce realmente i miei costi!! … ma anche con questo gestore è necessario stare attenti e leggere bene le voci del contratto scritte in piccolo piccolo, per non avere brutte sorprese!

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P.S. 14/9/2020 – ATTENZIONE!!!!
L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi. Poi automaticamente, in mancanza di una richiesta esplicita da parte del cliente di un suo rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente). Perciò tocca al cliente ricordarsi nuovamente di richiedere – solo via email (clienti@wekiwi.it) e non via chat – la prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta.
Purtroppo quella clausola, scritta in piccolo nel contratto che uno riceve via email (Download file – WEKIWI _ CGF_1_7_2020.pdf]), non viene esplicitata nei diversi passaggi a video quando uno stipula il contratto online, così come neppure nei video dalla ditta pubblicati per far capire come funzionano le sue offerte.

Articolo del contratto che, in modo secondo me non assolutamente chiaro, indica il cambio di opzione del prezzo fisso per 12 mesi, in mancanza di una nuova richiesta esplicita da parte del cliente.

Che si debba ogni anno, almeno un mese prima dello scadere della precedente scelta, richiedere via email formalmente di riapplicare quella opzione di prezzo fisso 12 mesi è sicuramente disdicevole anche perché non si viene avvertiti (o almeno non sufficientemente) del cambio di questa scelta inizialmente selezionata.

Le risposte del servizio clienti via email sono poi tutt altro che immediate e si riceve una risposta non prima di una settimana. Purtroppo gli operatori che rispondono in real time (quindi quasi subito) via chat, non hanno (stranamente) una completa operatività, per cui possono unicamente dare spiegazioni e consigli ma nulla più, rimandandoti a effettuare le richieste specifiche al servizio clienti via email!! 🤔

Inoltre, sempre in piccolino, nel contratto viene detto: Wekiwi applica in via prevalente la fatturazione per fasce, in considerazione del fatto che la grande maggioranza dei contatori installati rileva a oggi il consumo per fasce. Se intendi espressamente richiedere la fatturazione monoraria è necessario prima della data di attivazione della fornitura inviare una email dopo la sottoscrizione del contratto a clienti@wekiwi.it. Si precisa che il prezzo monorario può essere richiesto solo per i nuovi punti di fornitura non ancora in fornitura con wekiwi s.r.l. e comunque con validità al termine di validità dei prezzi proposti nelle presenti condizioni tecnico economiche (12 mesi)“.

La monoraria si può richiedere, via emai,l solo il primo anno come nuovo cliente e poi mai più!!!

Questo vuol dire, in sostanza, che la monoraria (attualmente a 0,024 €/kWh) si può richiedere, via email, solo il primo anno come nuovo cliente e poi mai più!!! Successivamente, richiedendolo via email ogni anno almeno un mese prima, si può richiedere solo il prezzo fisso per fasce che, avendo lo stesso prezzo le fasce F1 ed F2 (attualmente a 0,059€/kWh) e un prezzo minore solo per la fascia F3 (attualmente 0,019€/kWh), in pratica consente di pagare meno solo dalle ore 23 alle 7 e per tutta la giornata solo la domenica/festivi (NON il sabato) … altrimenti si paga sempre prezzo massimo (attualmente 0,059€/kWh).

Con la fatturazione per fasce si paga meno solo dalle ore 23 alle 7 e per tutta la giornata solo la domenica/festivi … altrimenti si paga sempre prezzo massimo (anche il sabato)


Direi che wekiwi è l’unico gestore che ho avuto che, a parte i primi 12 mesi di contratto, non ti permetta di scegliere una fatturazione monoraria … e questo lo trovo davvero limitante per molti clienti!!
Il medesimo prezzo massimo per entrambi le fasce F1 ed F2 è un’ulteriore limitazione che fa sì che non ci sia convenienza economica neppure nell’utilizzare la corrente elettrica in tutta la giornata di sabato.

Insomma di sorprese, se uno non legge molto bene tutte le note in piccolino del contratto, se ne possono davvero avere diverse anche con questo operatore! 😦

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Soprattutto con l’avvento del mercato libero dell’energia, si è in balia di venditori e propinatori di falsi risparmi. Il numero di telefonate che si ricevono, sia sul fisso sia sul cellulare, di venditori che propongono offerte per luce/gas, è impressionante e personalmente lo trovo fastidioso e lesivo della mia privacy: difficile trovare un rimedio che non sia bloccare sempre nuovi numeri sul cellulare, nonostante le miriadi di leggi sulla privacy che di fatto sono servite ben a poco se non semmai a complicare l’accesso ad un sito! Ormai non passa settimana senza che ne riceva almeno una di quelle telefonate e anche la segreteria telefonica del telefono fisso registra quasi solo più quella tipologia di telefonate, talvolta composte automaticamente.
Già nel 2012 avevo scritto il post Regola n. 1: MAI firmare o accettare un contratto (e.g. luce/gas) proposto dai venditori porta porta o per telefono!! dopo essere stato abbindolato per bene da un venditore assai convincente, ma disonesto, che incautamente avevo fatto entrare in casa mia per propormi la sua offerta! Giustamente in quel post mi era arrivato un commento di un ragazzo che faceva il venditore porta a porta “per portare a casa uno stipendio” e che, giustamente, mi faceva notare che non tutti sono truffatori. La mia risposta è in quel post, ma qui voglio solo sottolineare che, come in molti campi commerciali avviene (e.g. contratti di telefonia, prodotti di elettronica/abbigliamento), i prezzi più convenienti si trovano scegliendo offerte specifiche pubblicate su Internet. D’altra parte questo è assai comprensibile in quanto si salta un intermediario, negozio/venditore a porta a porta o per telefono che sia.
Ovviamente anche per le offerte che si trovano su Internet è necessario stare attenti e valutarle attentamente, ma è sempre meglio che accettare consigli interessati da qualcuno che unicamente pensa al suo guadagno e difficilmente al risparmio di quel cliente che non vedrà probabilmente mai più.
Esistono poi dei siti, anche istituzionali (vedi i link in quel mio vecchio post) che consentono di fare un calcolo comparativo tra le offerte dei vari gestori sulla base ovviamente dei propri consumi e di dove uno abita (e.g. https://www.ilportaleofferte.it/portaleOfferte/it/confronto-tariffe-prezzi-luce-gas.page). Anche utilizzando questi siti di comparazione e analizzando il tabulato finale che si ottiene, si scopre che ovviamente i contratti stipulati via web (che generalmente prevedono una gestione informatica e non cartacea delle bollette) sono spesso i più convenienti in quanto non sussiste alcun intermediario! Ovviamente, a parte forse quello istituzionale dell’Autorità di Regolazione dell’Energia Reti e Ambiente (AREA), gli altri siti comparatori hanno un loro ritorno economico e potrebbero non tener conto proprio di tutte le offerte sul mercato, ma in ogni modo possono risultarti comunque utili per scoprire e comparare le offerte correntemente disponibili sul web!

Dopo essere passato a molteplici gestori sono approdato nel 2018 a Wekiwi e ora, dopo averlo sperimentato per la prima casa, l’ho scelto proprio ieri anche per quella di campagna, cambiando i suoi contratti di luce e di gas.


In questo post intendo:

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Motivo della mia scelta di quel gestore specifico

Ovviamente la mia scelta è stata dettata principalmente dalla convenienza economica dell’offerta avendo comparato i prezzi della materia prima, i soli che di fatto varino da gestore e gestore. Infatti, gli altri costi (i.e. spesa per il trasporto dell’energia elettrica/gas naturale e gestione contatore; spesa per gli oneri di sistema; imposte) – per quello che ho inteso contattando il servizio clienti di due diversi gestori e che ho letto su alcuni siti (e.g. luce-gas.it: luce, gas) – sono legati a regole fisse, identiche per tutti i gestori, stabilite dell’Autorità ARERA: alcuni parametri valgono ovunque, altri sono specifici della zona geografica in cui si trova l’appartamento (e.g. quota trasporto). Si noti che questi costi aggiuntivi, rispetto alla materia prima, sono notevoli e possono incidere anche moltissimo sul totale, soprattutto per una seconda casa: ad esempio, mi sono trovato a pagare per la casa di campagna una bolletta = 37,95€ per un costo della materia prima (energia elettrica) di soli 0,14€ !! Il loro valore comprende una parte fissa ed una variabile in quanto legata ai consumi effettuati (e.g. costi per lo stoccaggio di gas naturale nei depositi sotterranei) … per cui variano a seconda della bolletta. Insomma non si sa mai bene quanto uno viene a pagare di preciso anche se, in genere, è più di quello che uno avrebbe pensato!! Personalmente reputo che le regole dettate da quella Autorità favoriscano lobby di privati che si sono accaparrati questo business. Altrimenti, come è possibile che, ad esempio, la gestione di un contatore dell’acqua sia intorno ai 10€, mentre quello della luce si faccia pagare circa il doppio?? … e che, anche consumando nulla o quasi, ci sia un costo per il trasporto altrettanto elevato?

Nel seguito indico i costi della materia prima che ho nel nuovo contratto appena stipulato con Wekiwi per la seconda casa di campagna, rispettivamente per luce e gas, specificando le opzioni che ho opportunamente selezionato:

  • Contratto luce: 0,025 euro/kWh (contro i 0,077 euro/kWh che pagavo con il precedente gestore), scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi (quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti, in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
    ATTENZIONE!!!! L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi poi automaticamente, in mancanza di richiesta di rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente) per cui tocca al cliente ricordarsi di richiedere nuovamente solo via email (clienti@wekiwi.it) una prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta!!!
  • Contratto gas: 0,125 euro/Smc (contro i 0,3250 euro/Smc che pagavo con il precedente gestore), scegliendo l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (analogamente a quanto indicato per l’energia elettrica, quel prezzo viene rivisto e pubblicato annualmente per tutti in base a eventuali variazione dei costi della materia prima), ovviamente sempre se rispetto le condizioni che mi fanno avere tutti gli sconti previsti (i.e. gestione tutto online, prepagato sufficiente a coprire i consumi mensili poi effettivamente effettuati).
    ATTENZIONE!!!! L’opzione di offerta prezzo fisso per 12 mesi vale solo per 12 mesi poi automaticamente, in mancanza di richiesta di rinnovo, il prezzo passa a prezzo variabile (che mi sembra molto meno conveniente) per cui tocca al cliente ricordarsi di richiedere nuovamente solo via email (clienti@wekiwi.it) una prosecuzione dell’offerta di prezzo fisso 12 mesi e questo almeno un mesetto prima della scadenza dell’offerta prezzo fisso 12 mesi precedentemente richiesta!!!
LUCE: 0,025 euro/kWh scegliendo le opzioni monoraria e prezzo fisso per 12 mesi
GAS: 0,125 euro/Smc con l’opzione prezzo fisso per 12 mesi

Oltre al vantaggio economico, la mia scelta di Wekiwi è stata anche dettata dalla facilità di ottenere online assistenza per chiarimenti e quant’altro. Troppo spesso mi sono trovato a dover fare lunghe attese al servizio clienti telefonico di gestori che poi, per darmi risposta, mi passavano ad altri operatori o addirittura mi dicevano di selezionare una diversa scelta costringendomi a richiamare e a sopportarmi una nuova attesa!! Wekiwi, sebbene abbia anche un call center telefonico (che conviene non scomodare per avere un maggiore sconto per la bolletta in corso), fornisce un’assistenza gratuita tramite chat assai efficiente a cui chiedere chiarimenti e che risponde in pochissimo tempo (generalmente poche decine di secondi!): basta andare sulla propria area privata del sito (o utilizzare l’app) e lanciare una sezione di chat cliccando sull’apposita icona:

Assistenza via chat tramite il sito di Wekiwi
Assistenza via chat tramite l’app Wekiwi

Altro vantaggio è che Wekiwi si sponsorizza anche attraverso il passaparola dei suoi clienti, dando in cambio vantaggi economici sia a questi ultimi sia ai nuovi clienti che usano il codice promozionale fornito da uno dei vecchi clienti.
Attualmente quell’ulteriore vantaggio economico non è indifferente, prevedendo 30€ per il cliente e 20€ per il nuovo cliente, vantaggio sui costi della prima bolletta che viene ad aggiungersi agli altri già esistenti relativi al costo della materia prima … e questo per ciascun contratto luce o gas e quindi lo sconto può raddoppuare complessivamente! Le condizioni dettagliate sono presenti nella pagina del loro sito dedicata a questa offerta del passa-parola, seppure siano sostanzialmente quelle che ho indicato, quindi assai chiare e semplici!

Quale sia l’offerta di Wekiwi penso si capisca molto bene dal seguente loro breve video pubblicitario che ti invito a vedere:

Breve video che descrive l’offerta di Wekiwi

Sostanzialmente si riceve uno sconto se si opera tutto online (e.g. per ricevere le bollette, per contattare il servizio clienti, per pagare con accredito dal proprio conto corrente) e un altro se si ricarica per 2, 3 o 4 mesi secondo i consumi che uno stima di fare. Se, per ciascun singolo mese prepagato, si rientra nella cifra anticipata, si riceve un notevole sconto: se si consuma di meno viene poi ovviamente effettuato un conguaglio successivo. L’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese del periodo di carica per il periodo successivo: diversamente i costi non risultano più vantaggiosi! Comunque anche qualora disgraziatamente si superasse l’importo della Carica scelta, solo i relativi kWh (per l’energia elettrica) o mc (per il gas) consumati in più verranno fatturati da wekiwi senza lo sconto sulla Carica, vale dire lo sconto si perde solo sull’eccedenza. Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente farlo troppo elevato … tenendo comunque sempre conto che poi, con il conguaglio, l’importo non consumato verrà comunque restituito! Si noti che l’eventuale richiesta di modifica della carica si ripercuoterà sul periodo di ricarica successivo e non su quello in corso.
In pratica hanno utilizzato un sistema per certi versi simile a quello che da anni hanno adottato i gestori telefonici, anche se in quel caso il prepagato non ti viene poi in parte restituito sulla base dei tuoi reali consumi (i.e. se non consumi tutti i giga a disposizione per il traffico dati, non ricevi successivamente nessun conguaglio !).

Le condizioni economiche in dettaglio si possono scaricare da questo loro link, così come le condizioni generali di fornitura.

Nella pagina delle F.A.Q. del sito di Wekiwi puoi poi trovare molto probabilmente risposta a molti possibili dubbi che ancora ti rimagono!!

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Consigli su quali opzioni è più opportuno scegliere nel compilare la richiesta di adesione presente online

Nel seguito cerco di fornire alcuni consigli su quale scelta effettuare, o almeno cerco di spiegare perché ho effettuato tali scelte e perché le ritengo personalmente le più opportune!

  • Innanzitutto è da sottolineare che Wekiwi opera in tutto il territorio nazionale per quanto riguarda la luce mentre non copre tutto per il gas. Comunque, anche se indicando il proprio paese, sul loro sito viene indicato che la copertura per il gas non c’è ancora, conviene comunque contattare via chat il servizio clienti in quanto sono in grado di fornire indicazioni più aggionate: ad esempio, per il paese dove ho la casa in campagna il loro sito mi indicava che era coperto solo per la luce, mentre il loro servizio clienti mi ha detto che lo è ora anche per il gas.
  • Sebbene inizialmente ci sia la possibilità di farsi suggerire quale carica scegliere (Aiutami a scegliere una carica), mi sembra che i suggerimenti dati forniti indichino un importo un po’ troppo basso per cui, almeno inizialmente, conviene secondo me scegliere un importo maggiore di quello suggerito, per non rischiare di superarlo mensilmente con i consumi reali: tanto poi nel periodo successivo la ricarica può sempre essere variata sulla base dei pregressi consumi reali che risultano ben visibili sul sito/app.
  • Scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!). Infatti, penso sia più chiaro accettare quella scelta in quanto indica chiaramente il costo della materia prima, piuttosto che averne una con un parametro variabile nel tempo (e.g. PUN) che, sebbene stabilito dalle Autorità in materia, non rende così chiaro l’effettivo costo e quindi complica la comparazione con i costi attuali che si stanno sostenendo con il gestore attuale:
Può convenire scegliere l’opzione prezzo fisso per 12 mesi (sebbene non sia la scelta indicata per default come la più conveniente!)
  • Scegliere la fattura quadrimestrale in quanto non comporta alcun costo di fatturazione, anche se scegliendo periodi inferiori i costi non sono sicuramente elevati (i.e. trimestrale 0,50€, bimestrale 1€). Ricorda che i costi dei consumi non devono essere superati entro ciascun mese e non entro l’intervallo scelto, per cui è importante scegliere un importo che sia superiore ai consumi che si pensa fare in ciascun mese di tutto quel periodo di fatturazione (2, 3 o 4 mesi). Come già sottolineato, quindi, l’importante, per risparmiare sui consumi, è anticipare almeno quanto si consumerà per ciascun singolo mese di tutti quelli di quel periodo di fatturazione successivo: diversamente il costo della materia prima non risulta più vantaggioso! Ovviamente quell‘importo di ricarica può essere cambiato nel tempo opportunamente per riuscire a starci nei consumi senza necessariamente scegliere una carica troppo elevata … tenendo comunque sempre conto che poi con il conguaglio l’importo non consumato verrà comunque restituito!
  • Nella sezione “Come sei venuto a conoscenza dell’offerta?” scegliere “Codice promozionale“. Comparirà, quindi, sulla destra un ulteriore campo in cui inserire appunto il codice promozionale ricevuto da qualcuno che è già cliente Wekiwi. In questo modo, con le condizioni attuali, riceverai un ulteriore sconto di 20€ sulla prima bolletta (vedi Wekiwi premia il passa-parola).
    Se hai trovato interessante non solo questo post ma in generale questo blog e quindi vuoi supportalo, puoi inserire il mio codice cliente 1013771 all’interno del campo Codice promozionale come mostrato nel seguito: non solo non ti costerà nulla farlo, ma anzi potrai così usufruire di quel 20€ di sconto nella pima bolletta!
Per ottenere un ulteriore conto sula prima fattura, scegliere codice promozionale e inserirne uno fornito da un cliente Wekiwi
  • Per la luce attivare la scelta monoraria. Il risparmio che si ha, nella bioraria, consumando nella fascia più convenienti viene facilmente annullato con consumi anche saltuari nelle fasce più costose. Meglio quindi, secondo me, avere maggiore libertà e cercare di risparmiare magari sui consumi, ad esempio scegliendo sistemi d’illuminazione ecologici. Si noti che la scelta monoraria non si può effettuare direttamente nel modulo compilabile online, ma è necessario richiederla successivamente via email (clienti@wekiwi.it) una volta ricevuto (sempre via email) il numero del proprio contratto. Dopo qualche giorno si riceverà conferma, sempre via email, dell’applicazione di tale scelta che comparirà poi nelle bollette che verranno emesse.
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (1)
Per attivare la scelta monoraria per un contratto luce, è necessario richiederlo via email (clienti@wekiwi.it) successivamente all’inoltro del modulo e alla propria registrazione nel sito come cliente (2)

Per ora è tutto e fatemi sapere nei commenti opinioni al riguardo e magari altri consigli!! 😎

… e ovviamente se trovate offerte migliori indicatele nei commenti che possono servire anche a me! 🤗

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Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale

Oggigiorno remotizzare la visione degli interni/esterni di casa propria (ed essere magari avvertiti della presenza d’intrusi tramite opportuna segnalazione sul proprio smartphone) è diventato un qualcosa di realizzabile agevolmente con minima spesa.

Nel seguito descriverò una telecamera da interni della Xiaomi dal costo irrisorio e dalle molteplici funzionalità: la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM Videocamera di Sicurezza 360° 1080p. Ne ho comperate diverse e mi consentono di visualizzare e monitorare da remoto lo stato degli interni di casa con registrazioni video/audio su SD/NAS/Cloud, 7 giorni su 7 e 24 ore su 24. Inoltre, se opportunamente configurate (anche da remoto), quando lo desidero mi avvertono dell’eventuale presenza d’intrusi, tramite notifiche push sul mio smartphone!! La versione IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza, che costa pochi euro in più, ha addirittura la funzione di tracking che consente di seguire un oggetto quando si muove, per cui quella telecamera motorizzata si ruota automaticamente (e silenziosamente) una volta che l’ha identificato nel suo ampio raggio di azione, possedendo un’ottica grandangolare.

Le diversità tra i due prodotti sono relativi alle possibili impostazioni disponibili andando nel menu con i tre puntini in alto a destra e quindi selezionando Impostazioni della telecamera e anche Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico.

IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza con in più la funzionalità di tracking

Entrambi quelle telecamere utilizzano la medesima app Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo molteplici telecamere di entrambe le tipologie, ma anche diverse altri dispositivi: il tutto per poche decine di euro! Tuttavia, purtroppo attualmente quell’app consente di visualizzare in real-time solo una telecamera per volta tra quelle configurate e non è quindi possibile avere anche una loro visione d’insieme dei video di più telecamere su una singola pagina.

App Xiaomi Home dalla quale si possono gestire non solo più telecamere, ma anche diverse altre tipologie di dispositivi

Si noti che nelle descrizioni dei due prodotti (Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM e IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza) non è così evidente (come dovrebbe) la differenza tra quelle due telecamere IP.

La maggiore diversità consiste nella funzionalità di tracking presente solo nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza. Se può essere interessante averla attivabile, conviene pertanto comprare quella telecamera IMI, tanto più che comporta una differenza di prezzo davvero minima (o addirittura nulla se quel prodotto è per caso momentaneamente in offerta, come quando l’ho acquistato io 😉 ). Diversamente, se la funzionalità di tracking non interessa mai poterla attivare, conviene, sempre a mio parere, acquistare la versione Xiaomi Mi Home in quanto generalmente un po’ meno costosa e con altre caratteristiche che possono comunque renderla preferibile in talune situazioni: ad esempio, nella IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza la attivazione della modalità di visione notturna fa in modo che si accendano di notte quattro led rossi, seppure risultino minimamente visibili, mentre nel Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM, anche attivando quella funzionalità, rimane tutto completamente spento e quindi non si nota che sia in funzione: diversamente da come verrebbe da pensare, la visione notturna risulta ottima in entrambe le telecamere e il risultato è praticamente analogo, seppure in una sembra non ci siano led a infrarossi (o almeno non ce ne sono di visibili).

Ovviamente tutte quella funzionalità possono essere attivate o disattivate da remoto a piacere, in modo da averle presenti solo quando si reputa opportuno. Infatti, una telecamera che si muove e ti segue (sebbene ruoti silenziosamente), così come una che ha led rossi per la visione notturna, dà sicuramente più nell’occhio rispetto a una fissa e senza led accesi, potendo così meglio passare inosservata se opportunamente collocata (e avendo avuto cura d’impostare sempre a OFF il led blu che, in entrambi i modelli, per default segnala che è in funzione)!

Si noti che sulla medesima app Xiaomi Home le diverse sezioni si presentano talvolta differenti, sia come numero di funzionalità configurabili sia raramente come nomenclatura per un analoga funzionalità (e.g. Assistente alla sorveglianza in una e Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico nell’altra). Nel seguito mostro gli screenshot di alcune sezioni del menù di configurazione per entrambe quelle telecamere, in modo tale che possiate meglio farvi un’idea delle ulteriori (minime) diversità nella loro rispettiva configurazione.

Impostazione della telecamera per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM
Impostazione della telecamera per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza

La pagina di gestione della sorveglianza ha un titolo differente nei due prodotti: Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM mentre Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza:

Assistente alla sorveglianza per la Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM
Configurazione dell’assistente monitoraggio domestico per la IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi e può essere collocata anche sul muro tramite un apposito supporto fornito in dotazione.

L’interfaccia consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza)
Anche la visione notturna è ottima, sebbene risulti in bianco e nero. (IMI 1080P Telecamera IP di Sicurezza)

Nel caso del Xiaomi Mi Home MJSXJ02CM è un po’ differente (secondo me migliore) l’interfaccia che consente agevolmente di ruotare da remoto la telecamera, agendo su un pulsante virtuale circolare, in modo da potere avere una visibilità a 360 gradi: la funzionalità è comunque analoga.

Dal momento che la medesima app Xiaomi Home ha per diverse pagine una interfaccia differente, immagino che molto probabilmente quell’app si limita a richiamare del codice presente sul dispositivo stesso (un po’ come avviene quando si chiama un sito residente su un dispositivo).

Ciascuna telecamera deve preferibilmente essere dotata di una micro SD (da acquistare a parte) in quanto così è possibile rivedere le registrazioni nel tempo e non solo avere una visualizzazione in real-time di ciò che la telecamera sta riprendendo. Conviene prendere una micro SD da 64KB in modo da poter memorizzare (ciclicamente) diverse giornate (circa una settimana se si configura una ripresa continua e molto di più se si sceglie di memorizzare solo quando esistono variazioni nella scena ripresa, come generalmente conviene impostare). Io ho preso, con una spesa di poco più di una decina di euro, la memoria SD Samsung MB-MC64GA EVO Plus da 64 GB (UHS-I U3, fino a 100 MB/s) che va più che bene per quello scopo!

Gestione della modalità di registrazione nella memoria: conviene impostare che sia effettuata solo quando la telecamera rileva un cambiamento dell’immagine, vale a dire ci sia stato un movimento

Nei seguenti screenshot mostro come, semplicemente spostando la linea arancione sull’asse del tempo, si possano scorrere tutte le registrazioni effettuate. Nella visione a tutto schermo ruotando lo smartphone in orizzontale, il video risulta ancora più dettagliato e anche il campo di ripresa risulta essere quello massimo. Se poi uno vuole avere (ed eventualmente scaricare) i singoli file video presenti in memoria, basta premere il tasto Tutti i video da riprodurre per avere la possibilità di gestire tali file presenti nella memoria micro SD. Si noti che nel caso specifico dell’esempio, la telecamera è stata impostata per registrare solo i momenti in cui ci sono state variazioni nell’immagine (e.g. presenze di una persona che si muove) per cui esistono video solo in alcuni intervalli di tempo evidenziati in arancione.

Visione temporale delle registrazioni
Visione temporale delle registrazioni (full screen orizzontale)
Gestione dei file delle registrazioni presenti nella memoria micro SD

Conviene comunque fare in modo che i video vengano salvati non solo sulla SD ma anche esternamente alla telecamera (che potrebbe essere asportata insieme con la sua SD inserita nella stessa!). A tale scopo è necessario impostare, nella sezione Gestione della memoria presente nell’app Xiaomi Home, quello che viene indicato come un Dispositivo di archiviazione di rete NAS.

Gestione della memoria: -> Dispositivo di archiviazione di rete NAS per configurare il salvataggio dei video anche esternamente alla telecamera e non solo nella micro SD

Innanzitutto, non deve spaventare la dicitura NAS (Network Attached Storage) in quanto non è indispensabile averne uno professionale per attivare quella interessante funzionalità. Un NAS serio ha generalmente un costo di diverse centinaia di euro (e.g. NAS della Synology) e, sebbene sia ovviamente la scelta più appropriata, non sempre uno lo possiede o intende acquistarlo! In alternativa, è comunque sufficiente utilizzare le seguenti altre soluzioni molto più economiche (seppur meno performanti) per salvare altrove i video in modo più sicuro rispetto ad averli solo sulla microSD localmente al dispositivo.:

  • Collegare un Hard Disk in una delle prese USB generalmente disponibili nel modem/router di casa (e.g. TIM HUB ne possiede due).
  • Utilizzare un PC portatile/fisso collegato alla medesima rete (tramite cavo Ethernet o via Wi-Fi). Questa soluzione è generalmente poco indicata in quanto difficilmente un PC portatile/fisso viene tenuto sempre acceso.
  • Utilizzare un mini PC (e.g. ACEPC AK1 Mini PC con Intel Celeron J3455,6GB RAM, 120 GB SSD, Windows 10 Pro, Supporto mSATA/2.5 ” SSD/HDD, 4K, Dual Band WiFi, Gigabit Ethernet,Bluetooth 4.2). Ne esistono anche a poco prezzo e con ottime prestazioni. Collegandolo all’occorrenza a un monitor e ad tastiera, può essere agevolmente configurato analogamente a quanto si può fare su un qualsiasi altro PC Windows 10.
  • Utilizzare una memoria di massa collegabile alla rete tramite cavo Ethernet o addirittura avere il Xiaomi Mi R1D AC WiFi Router che racchiude, in un solo oggetto, sia la funzionalità di router sia quella di una memoria non indifferente (i.e. 1 TB) e quindi utilizzabile anche per molteplici altri scopi (e.g. libreria multimediale di musica e film).

________________

Vediamo innanzitutto la soluzione che prevede la configurazione di una directory su un tower/portatile/mini PC in cui una o più telecamere potranno salvare remotamente i propri video già memorizzati sulla SD locale.

Innanzitutto è necessario attivare la funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS“, generalmente non presente di default su un nuovo PC. Basta comunque andare nel Pannello di Controllo -> Attiva o disattiva funzionalità di Windows:

Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (1)
Attivazione della funzionalità di Windows “Supporto per condivisione file SMB 1.0/CIFS” (2)

Creare, quindi, un nuovo utente locale del PC con i diritti di amministratore: si potrebbe utilizzare anche un utente esistente, ma conviene crearne uno apposito a tale scopo.

Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (1)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (2)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (3)
Creazione di un nuovo utente locale del PC (con i diritti di amministratore) per la gestione della memorizzazione dei video delle telecamere (4)

Creare infine sul PC una nuova directory (e.g. MiHome), in cui verranno poi memorizzati i video dalle telecamere, configurando la sua condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato:

Condivisione in rete locale di una directory con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (5)

Può convenire verificare che la condivisione di una cartella sia protetta da password, sebbene questa sia già la configurazione di default:

Condivisione in rete locale con i diritti opportuni di lettura/scrittura abilitati per quel nuovo utente precedentemente configurato (6)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (1)

Se compare la schermata seguente, che farebbe pensare a qualche problema, premere ugualmente nel centro per riuscire comunque a visualizzare le cartelle condivise:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (2)

Inserire username/password dell’utente appositamente creato nel PC:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (3)

Selezionare la cartella creata e condivisa in rete appositamente per memorizzare i video delle telecamere:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (4)

Dopo una breve attesa la impostazione viene memorizzata nella telecamera. La procedura deve essere poi ripetuta per tutte le telecamere, accedendo a ciascuna sempre tramite l’app Xiaomi Home.

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (5)

Segue una fase di preparazione della connessione tra telecamera e memoria remota come indicato nella scritta bianca sotto la figura:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (6)

Quando lo stato di trasferimento diventa normale, è possibile configurare a piacere le opzioni presenti, quale ad esempio gli intervalli di tempo in cui si desidera effettuare gli upload (e.g. in tempo reale).

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (7)
Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (8)

Si noti che il trasferimento dei video può anche essere messo temporaneamente in pausa:

Configurazione nell’app Xiaomi Home nella sezione Dispositivo di archiviazione di rete NAS (9)

‐——–

Altra possibilità è, come già elencato, quella di collegare in rete un Hard Disk. Per vedere poi i dispositivi presenti nella rete locale (e.g. Hard Disk collegato al modem/router), basta andare con il File Explorer nella sua sezione Centro rete e condivisione e attivare, con diritti di amministrazione, “Attiva individuazione reti e condivisione file“.

Risultano così visibili e accessibili i dispositivi collegati in rete quale il Modem/router e, ad esempio, gli eventuali HardDisk al medesimo collegati tramite una delle porte USB generalmente presenti tra le interfacce disponibili. Uno o più di questi Hard Disk possono poi essere utilizzati per salvare i video dalle videocamere, in alternativa al salvataggio su un PC visto precedentemente: un PC, da connettere nella rete locale, risulta comunque utile per poi poter visualizzare successivamente quei file video salvati su quegli HardDisk andando appunto ad accedere da PC a quelle entità di memorizzazione presenti nella rete locale.

Nel seguente screenshot mostro come si vedono i due Hard Disk che ho collegato alle due porte USB presenti nel mio modem/router TIM HUB, essendo quest’ultimo accessibile sia tramite il suo indirizzo 192.168.1.1 o il suo nome logico (e.g. MODEM TIM):


Link utili

How to unbrick Mi Home Security Camera 360° 1080P

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Lo zoo di Torino nel Parco Michelotti: compaiono in Rete sempre nuovi video e immagini amatoriali!

Mi ha contattato oggi Valentina, una gentile visitatrice di questo blog, che mi ha segnalato, tra l’altro, la presenza di altri tre video relativi all’ex-zoo di Torino pubblicati recentemente su YouTube.
Nonostante sia la loro scarsa qualità sia le riprese davvero amatoriali con zoom veloci e repentini sia il logo By Simona689 stampigliato permanentemente e assai invadente, questi tre filmanti (complessivamente di una quindicina di minuti) risultano, a mio parere, particolarmente interessanti in quanto quelle riprese dello zoo risalgono al 1/5/1986, quindi pochi mesi prima che venisse chiuso (31/3/1987).

In quei video, oltre agli animali e i luoghi in cui vivevano (in cui si intravvedono chiari segni di degrado nelle strutture), vengono anche mostrati, seppur rapidamente, scorci del parco Michelotti e addirittura esiste qualche sequenza del rettilario e di qualche vasca con murene e pesci negli acquari ivi presenti.

Cattura del frame che mostra l’ingresso dell’acquario rettilario

Insomma, un reperto storico non indifferente che è stato aggiunto molto recentemente, esattamente il 18/4/2020, probabilmente dopo che quel video è stato riversato in digitale verosimilmente da una cassetta C-VHS.
Chissà quante riprese non pubbliche ci sono di quello zoo, ancora ora rinchiuse unicamente nei cassetti di molte persone!

Continua a rimanere per me un mistero il fatto che non esistano, almeno visibili su Internet, video professionali di quello zoo e anche le foto di qualità risultano davvero poche se si pensa sia al lungo asse temporale in cui è esistito sia alla data relativamente recente della sua chiusura!

Ecco le riprese del giardino Zoologico di Torino del 1/5/1986:

Sempre Valentina mi chiedeva se avessi poi informazioni sulla gabbia in ferro battuto attualmente presente nei giardini del parco Michelotti, quasi di fronte alla biblioteca Geisser, che presumeva appartenesse all’ex zoo. Facendo una veloce ricerca su internet, non era riuscita a trovarne una testimonianza fotografica o video e mi chiedeva se sapevo quali animali vi erano stati rinchiusi dentro, all’epoca dello zoo. Alcune persone le avevano riferito che c’erano delle scimmie, ma lei stessa affermava che si trattava di ricordi non del tutto affidabili. Continua dicendomi È una gabbia sensibilmente più bella e “artigianale” rispetto a quelle visibili nelle testimonianze fotografiche delle zoo. Le sarò grata per qualsiasi informazione potrà trasmettermi (o per suggerimenti su chi contattare per averne). Ho già chiesto, per ora senza risultati, alla circoscrizione (mi hanno risposto che è impossibile sapere dove e per che cosa fosse usata) e alla biblioteca (ancora nessuna risposta).

Anch’io non so dire nulla di preciso relativamente a quella “gabbia”. Tuttavia, la mia personale opinione è che si tratti di una scultura contemporanea, realizzata con cancelli in ferro battuto recuperati e che non abbia nulla a che vedere con le gabbie reali del vecchio zoo. Probabilmente, essendo collocata in quel luogo, l’artista ha voluto solo richiamarsi alle gabbie che un tempo imprigionavano gli animali.

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P.S. 26/7/2020
Effettivamente è un’opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata in quel luogo nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo del parco Michelotti, come indicato nel sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio:

Sito del Comune di Torino relativamente alle opere d’arte presenti sul territorio: opera contemporanea di Favelli Flavio, collocata nel 2010 nei pressi dell’ingresso del vecchio zoo

Appena riesco fotograferò meglio quella “gabbia” e inserirò in questo post quello scatto …

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Se sei interessato al Parco Michelotti, possono forse interessarti anche i seguenti post:

Pubblicato in Arte e Bellezza, Fotografie, Luoghi e percorsi, Torino e dintorni | 7 commenti

Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali: cosa fare se i condomini si oppongono

Nel lontano 30/3/2012 avevo scritto il post Parcheggiare le biciclette è per legge consentito in tutti i cortili condominiali in cui citavo parte delle modifiche ai regolamenti (Regolamento EdilizioRegolamento di Igiene) che il Consiglio Comunale di Torino aveva approvato il 20 Febbraio 2001 con deliberazione n. 21: quelle modifiche impongono che, qualora venga richiesto, un condominio debba consentire il parcheggio di biciclette nel proprio cortile. Per i dettagli rimando a quel post in quanto, come si vedrà, tali regolamenti sono oggi più che mai ancora validi almeno a Torino!

comune.torino.it/bici/wp-content/uploads/2014/02/bici-nei-cortili-.pdf

Dal momento che un amico sta invece avendo problemi con il proprio condominio per appunto parcheggiare la sua bici nel cortile dove abita e in un articolo recente (generalista e quindi non specifico al Comune di Torino) del sito di Diritto&Fisco viene detto esattamente l’opposto di quanto affermato in precedenza, mi sono deciso a chiedere delucidazioni sia all’URP del Comune di Torino sia alla FIAB di Torino.

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Email inviata all’URP del Comune di Torino e FIAB di Torino

L’URP del Comune di Torino, efficiente come sempre, ha inoltrato la richiesta a biciclette@comune.torino.it dove tempestivamente ho ricevuto questa risposta che conferma l’attuale validità dei regolamenti precedentemente citati:

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è annotazione-2020-07-14-194949.jpg

Tuttavia mi viene precisato: “Tenga però conto che purtroppo è un tema complesso e sempre a rischio di conflittualità, in modo particolare poi quando ci sono ulteriori problemi di proprietà del cortile e/o servitù di passaggio. Noi non siamo in grado di fornire consulenze giuridiche condominiali e la Polizia Municipale non entra in queste questioni. Nel periodo precedente all’emergenza sanitaria coronavirus noi davamo l’indicazione di 2 sportelli gratuiti per avere una valutazione mirata nel caso di situazioni conflittuali e problematiche come nel suo caso, ma purtroppo ora tutto è sospeso”.

Quindi, quando le condizioni critiche dovute al COVID19 saranno superate, gli sportelli contattabili, se uno ha problemi nel vedere applicato il diritto di poter posteggiare la propria bici nel cortile condominiale a Torino, sono i seguenti:

1) Sportello del condominio, Cascina Roccafranca,
Tel. +39 011.01136250
Via Rubino, 45
10137 Torino 
Offre informazioni su questioni condominiali, contenziosi amministrativi, problemi di vivibilità sotto il profilo giuridico, legale, tecnico e contabile, con l’obiettivo di svolgere un qualificato servizio d’informazione volto alla risoluzione dei conflitti attraverso la diffusione della conoscenza di norme e regolamenti e l’analisi delle condizioni reali di ciascun caso.
A cura dell’ Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari).
Lo sportello è attivo il venerdì dalle ore 9 alle ore 12 con accesso libero senza prenotazione.

2) Sportello Condominio, Camera di Commercio Torino
La Camera di commercio di Torino offre un servizio di prima informazione verbale in materia di problemi condominiali. Il servizio si avvale della collaborazione degli esperti delle principali Associazioni degli amministratori e dei piccoli proprietari.
Il servizio è gratuito previo appuntamento, che è possibile fissare scrivendo a sportello.condominio@to.camcom.it o contattando telefonicamente la Segreteria 011.5716918/27.  

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Email utili

Può infine sempre tornare utile contattare anche tu personalmente sia l’URP del comune di residenza sia la FIAB.