Come pulire e restaurare dipinti (e cornici) riportandoli alla loro iniziale bellezza

Forse il titolo che ho scelto è un po’ troppo pomposo … ma devo o no farti venir voglia di leggere questo post? 😉
Non è infatti di un mini-corso di restauro, ma quello che andrò a descrivere nel seguito sono “solo” le mie personali esperienze di restauro di quadri di famiglia (e rispettive cornici), più o meno datati nel XX secolo, … di grande significato affettivo per me, ma non penso di particolare valore economico! Non parlerò quindi di restauro di quadri di Bosch, di Picasso o di Dalì, che ovviamente richiederebbe un’analisi specifica sul singolo dipinto, lo studio dei materiali impiegati in quel periodo storico e quant’altro! Nel mio piccolo ho cercato comunque di informarmi e di fare del mio meglio … per cui penso di poter dare qualche consiglio a chi desiderasse intraprendere un percorso analogo, … suggerendogli tuttavia di non basarsi solo su questa fonte, ma di cercarne anche altre, magari più autorevoli!

Già diversi anni fa avevo ripulito alcune miei dipinti giovanili (ad olio su tela) dove era stata data a suo tempo una vernice finale che già li aveva protetti da diverse avversità ambientali (e.g. l’umidità), ma non certo dalla polvere e dallo smog. A quel tempo avevo utilizzato semplicemente della schiuma con sapone di Marsiglia (generata scuotendo, con la mano, immersa in una bacinella, dell’acqua con tale sapone naturale e delicato). Dopo avere passato sulla tela quella schiuma con una spugnetta morbida per togliere polvere e grasso, l’avevo poi rimossa con qualche passaggio di spugna inumidita d’acqua (e talvolta addirittura usando un getto d’acqua usando la doccia della vasca). Il risultato mi era sembrato decoroso ed i dipinti non si erano rovinati … anzi, le tele asciugandosi avevano riacquistato una maggior tensione.

Tuttavia ora mi trovavo di fronte a dipinti anche di inizio secolo, spesso realizzati su legno e talvolta (mi sembrava) neppure trattati con particolari vernici finali protettive. Inoltre alcuni presentavano colori ormai smorti, soprattutto quelli chiari quali i cieli. Infine, per alcuni sarebbero sicuramente stati necessari anche dei ritocchi di colore sul dipinto stesso, perché scrostato al punto tale da vedersi lo sfondo del legno o della tela. Spesso anche le cornici erano ammaccate e/o con le giunture non tagliate con quella precisione propria delle apparecchiature di taglio moderne, per cui presentavano fessure anche evidenti.
Insomma, dovevo necessariamente impegnarmi di più ed informarmi a dovere prima di procedere in una pulizia e restauro del tutto!!

Sono quindi andato nel negozio Sinopia (via Poliziano 56/A, 10153 Torino – vicino al parco Colletta di Torino) che già a suo tempo avevo utilizzato per trovare materiale utile al restauro di mobili (vedi post Appunti di restauro: sverniciare e riverniciare un mobile in legno): lo avevo infatti trovato molto fornito e gestito da persone professionalmente valide.
Descritto il mio intento al primo commesso disponibile, costui mi aveva consigliato di aspettare per parlare direttamente con il loro esperto in restauro di dipinti. Così ho fatto e, dopo aver ripetuto a quest’ultimo il mio obiettivo, le sue prime parole erano state poco confortanti: “Lo sa vero che ci sono persone che studiano diversi anni per poter effettuare il restauro più appropriato per un dipinto?“. Dopo avere ingoiato il rospo e chiarito ulteriormente i miei intenti non professionali, mi aveva quindi consigliato il loro prodotto Solva-gel,  una crema “general purpose“, da utilizzare comunque con discrezione ed attenzione. Vista (in proporzione) la minima differenza di costo tra la confezione piccola e quella grande, e non avendo idea di quanto ne avrei consumato per ripulire ciascun quadro (e neppure sapendo con precisione il loro numero), avevo preso la confezione grande da 800g: con il senno di poi, avendo constatato che minimo è il quantitativo da usare, probabilmente anche al confezione piccola sarebbe stata più che sufficiente per ripulire la mia ventina di dipinti … comunque mi aveva confortato il fatto che quel preparato “non si deteriorava con il tempo” per cui lo avrei potuto utilizzare anche dopo diverso tempo!! Sull’etichetta di quel prodotto viene indicato: “Miscela di tensioattivi e solventi organici in emulsione addensata per operazioni di pulitura“… il che non dice molto, almeno alle mie orecchie da profano! Si presenta comunque come una crema bianca, agevolmente spalmabile utilizzando una tela o un  batuffolo di cotone, essendo di una consistenza molto simile ai polish da me spesso utilizzati per pulire i mobili e rinnovarne la lucentezza.

Solva-Gel – Miscela di tensioattivi e solventi organici in emulsione addensata per operazioni di pulitura

Mi ha consigliato anche di acquistare (a poco prezzo) una latta di essenza di petrolio che, oltre a poter servire eventualmente come diluente per il prodotto precedente, poteva magari anche da solo bastare per una pulizia di alcuni dei dipinti meno “sporchi”.

Ecco nel seguito i miei consigli che mi sento di dare sulla base alla mia personale esperienza …

Innanzitutto, prima di procedere ad utilizzare quei prodotti, su ciascun dipinto conviene provare ad usarli su una piccola zona di minor interesse (e.g. un bordo o un angolo) per verificarne l’effetto, e questo quindi prima di procedere in altre parti dove l’eventuale danno risulterebbe maggiore! Tale procedura è opportuno effettuarla prima della pulizia di ciascun quadro, in quanto i colori ed i materiali utilizzati possono differire da quelli dei precedenti e quindi potrebbero sempre comunque verificarsi di potenziali effetti indesiderati. Devo dire che non ho riscontrato controindicazioni per nessuno dei miei dipinti ad olio, su tela, su cartone telato e su legno, ma questo non vuole dire …
Vista la consistenza già sufficientemente spalmabile, non ho poi reputato opportuno effettuare alcuna diluizione. Utilizzando piccoli batufoli di cotone imbevuti di un po’ di quella crema, ho proceduto a pulire a piccoli passi ogni parte di ciascun dipinto. Notando che, sebbene in minima parte, anche del colore veniva rimosso al passaggio della soluzione, colorando leggermente il batufolo inizialmente bianco, ho proceduto alla pulizia in modo da passare su zone di colore simili prima di cambiare cotone, in modo tale da non rischiare di mischiare eventualmente dei colori. Sono partito sempre dalle parti chiare, in quanto sono poi quelle dove l’operazione di pulitura si noterà maggiormente. Infine, ho prestato particolare attenzione nel ripulire la zona dove c’era la firma del pittore, talvolta inizialmente addirittura nascosta dallo sporco da renderla quasi illeggibile. Ovviamente quel materiare deve essere spalmato sul cotone in dosi minime e deve essere esportato al più presto, prima che asciughi, utilizzando magari un nuovo batufolo pulito nell’ultima passata.
Insomma, la procedure descritta è assai simile ad una che prevedesse di pennellare nuovamente singolarmente il colore di ciascuna immagine presente nel dipinto, ciascun suo colore, petalo, volto ed oggetto!

Sebbene in minima parte, anche del colore viene rimosso al passaggio della soluzione, colorando leggermente il batufolo inizialmente bianco

Confronto tra una rosa ripulita ed un’altra ancora da restaurare: nella prima è evidente il ripristino della lucentezza dei colori originari

Ho prestato particolare attenzione nel ripulire la zona dove c’era la firma del pittore, talvolta inizialmente nascosta dallo sporco e quasi illeggibile

Per restaurare un dipinto conviene toglierlo dalla sua cornice, anche qualora non ci sia un vetro, in modo tale da trattarlo interamente, anche ai suoi bordi. Inoltre, togliere il cartoncino posteriore può portare a belle sorprese, quali quella di scoprire scritti del pittore o addirittura un altro dipinto, magari di studio, realizzato sul medesimo supporto poi utilizzato dall’altro lato. Questo è quanto mi è successo togliendo dalle cornici (appunto per ripulirli e restaurarli) alcuni dipinti giovanili di mio zio, da decenni in cantina, … riportando alla luce sul retro altri dipinti di studio … forse più belli di quelli frontali! Non saranno dei Picasso, ma pur sempre dei Contini!!! 😉

Togliere il dipinto dalla cornice può portare a belle sorprese, quali quella di scoprire scritture del pitture o addirittura un altro dipinto

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Relativamente al ritocco dei punti in cui mancava il colore e doveva quindi essere pennellato nuovamente, mi sono tornati assai utili, per risalire ai colori da mischiare per riottenere la tonalità originale presente nel dipinto, sia il libro I colori di Ian Sidaway sia la classica Ruota dei colori.  Soprattutto quel libro fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello). Ovviamente sono indicazioni di massima, in quanto le caratteristiche dipendono anche dalla marca del prodotto effettivamente utilizzato … e sta poi alla sensibilità personale diluire e miscelare a dovere il tutto per ottenere davvero il colore desiderato, … o almeno uno molto simile!

I colori (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [1]

I colori (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [2]

Classica ruota dei colori

Nel seguito mostro un bel dipinto di mio zio che risultava rovinato in diversi punti:

L’obiettivo sarà quello di riportalo nelle condizioni originarie, cioè quelle che per ora ho realizzato nel seguito (molto più semplicemente) tramite fotoritocco: … prossimamente mostrerò il risultato reale! Per ora mi sono limitato a ripulirlo per ripristinarne i colori.

Il passo successivo sarà poi quello di utilizzare una vernice spray protettiva satinata (o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze) che contribuirà a mantenere nel tempo il lavoro di restauro effettuato.

Vernice spray protettiva satinata (o brillante, a seconda del soggetto e delle personali preferenze)

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Relativamente alle cornici, primo passo è quello di stuccare, con opportuno prodotto per legno, tutte le fessure e le ammaccature presenti.

Quindi, si può utilizzare sia del colore acrilico (e.g. per pitturare eventuale passe-partout in legno) sia, più convenientemente, delle vernici spry, magari dorate: si noti che esistono diverse tonalità d’oro, più o meno marcate a seconda della marca.

Vernici spry da me utilizzate per colorare d’oro alcune cornici

Nel seguito mostro alcuni risultati ottenuti:

 

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Mobile Token – La nuova metodologia di autenticazione/autorizzazione resa obbligatoria da diverse banche: possibili problematiche associate

Già da tempo nei siti online di diverse banche viene pubblicizzato il cosiddetto Mobile Token che va a sostituire quello generato con le classiche chiavette che da decenni hanno consentito di confermare le operazioni bancarie richieste tramite i medesimi e, sempre più nel tempo anche già solo per effettuare l’accesso.
Viene pubblicizzato come un qualcosa di innovativo in nome della sicurezza per il cliente: ma è proprio tutto oro ciò che luccica?

In quelle comunicazioni/pubblicità (che spesso appaiono come fastidiose finestre di popup ad ogni login) si parla di una direttiva europea da rispettare nell’ottica di raggiungere un maggiore livello di sicurezza e quindi della obbligatorietà di questo passaggio ad una diversa operatività.
La direttiva ci sarà sicuramente, ma mi sembra che alcune banche (e.g. ING DIRECT – Conto Arancio o anche l’italianissima UNICREDIT) a tutt’oggi non abbiano reso obbligatorio tale passaggio  … anzi, alcune non ha mai fatto uso addirittura di una chiavetta e consentono di utilizzare tuttora una carta dei codici operativi, metodologia ancora precedente all’uso delle chiavette!

Inoltre, in qualità di tecnico, posso esplicitare i miei dubbi che la metodologia del Mobile Token consenta davvero di raggiungere, in generale, una  sicurezza di gran lunga maggiore nelle transazioni bancarie. Infatti, tutto dipende molto dal livello di sicurezza adottato sul dispositivo usato e questo non dipende unicamente dalla tipologia e/o  versione del suo sistema operativo, ma anche dalle scelte effettuate dall’utente stesso (e.g. uso e tipologia del blocco schermo che può essere nullo o debole – quale la traccia di sequenza con il dito, il riconoscimento facciale; installazione manuale di app da fonti non affidabili e/o uso del telefono come pen drive – chiavetta dati – inserendo cioè nella sua memoria – di sistema o SD – dati provenienti da fonti dubbie, scaricate da email o trasferite da un PC tramite un collegamento USB/Bluetooth; collegamento dati realizzato tramite Wi-Fi pubblici non affidabili). Per di più generalmente il proprio smartphone viene portato ovunque uno vada ed è perciò prono a furto molto più di una chiavetta generalmente custodita a casa in modo appropriato e tirata fuori solo all’occorrenza!
Perciò, personalmente credo che la scelta del Mobile Token sia stata dettata principalmente da motivi di convenienza economica e di marketing, più che alla necessità di aumentare il livello di sicurezza nelle transazioni
: probabilmente è stata considerata la metodologia attualmente più economica per mantenere nel tempo la sicurezza desiderata, senza dover magari sostituire periodicamente le chiavette o utilizzare servizi a pagamento offerti da terze parti (e.g. invio SMS) per recapitare l’OTP (One Time Password, cioè la chiave utilizzabile un’unica volta entro una tempistica predefinita).

Quello di cui invece sono sicuro è che, purtroppo, questa migrazione (in diversi casi dovuta, vale a dire resa obbligatoria) non è per tutti indolore ed inoltre non è potenzialmente priva di costi derivati e/o di complicazioni  inesistenti operando con le metodologie precedenti.
Nel seguito andrò a giustificare ed esplicitare meglio la mia personale affermazione precedente, seppur sulla base della mia piccola esperienza personale utilizzando (per il mio conto e per quello di parenti anziani che fanno riferimento a me per queste incombenze!) il siti online di tre banche, INTESA SANPAOLO, BNL, ING Direct, di cui l’ultima è nata principalmente per operare online.

Innanzitutto, posso dire che la modalità di migrazione al Mobile Token differisce da banca a banca, sebbene venga richiesta da tutte (o almeno dalle 3 che ho provato personalmente) l’installazione di un’app sul proprio cellulare (o eventualmente su un tablet, anche se non viene particolarmente pubblicizzato/consigliato). Alcune richiedono un ultimo uso della chiavetta (che dopo può anche essere buttata via (e.g. INTESA SANPAOLO), altre ti chiedono unicamente una autenticazione tramite un OTP inviato per SMS al numero di cellulare registrato per quella utenza (e.g. BNL), altre ancora utilizzano la carta di codici operativi (e.g. ING Direct) che, anche dopo aver attivato la modalità Token, non dovrà essere buttata via bensì conservata in quanto potrebbe eventualmente tornare utile un domani per riattivare il Token stesso.

Si noti inoltre che l’utilizzo del Token viene richiesto da alcuni siti di banche non solo per autorizzare un’operazione ma addirittura per accedere al sito stesso (e.g. INTESA SANPAOLO) mentre in altri casi l’autenticazione non lo richiede (e.g. ING Direct) ed il Token autorizzativo può essere generato da un’app senza necessariamente accedere prima di autenticarsi ad accedere completamente a tutte le funzionalità offerte dall’app (e.g. gestione del conto corrente).

Evidenzio perciò il primo punto di attenzione:
1) La metodologia che fa uso del Mobile Token presuppone che il cliente possegga uno smartphone e che questo abbia un sistema operativo Android o iOS con una versione sufficientemente recente. Insomma, un cliente che non abbia uno smartphone sia con quei sistemi operativi sia più recente di 3 anni, ha buona possibilità di non poter installare/utilizzare l’app della propria banca che consente di ottenere il Mobile Token.
Ad esempio, io che avevo un Lumia 950XL del 2016 (e che riceverà il supporto della Microsoft fino al prossimo dicembre 2019) con sistema operativo Windows 10 Mobile, diverse banche non hanno proseguito nel tempo a supportare le loro app per quel sistema operativo non molto diffuso: quindi, già da più di un anno quelle app (se sviluppate) sono comunque diventate obsolete ed inutilizzabili. Ad esempio, questo è il caso dell’app ING Direct che consentiva da anni di generare il Token: dopo essere passato a quella modalità anni fa, ad inizio 2018 (da un momento all’altro) ha messo di funzionare correttamente ed ero dovuto tornare (non senza problematiche) all’utilizzo del metodo precedente di autorizzazione (i.e. la carta di codici operativi).
Analogamente mia moglie, che ha uno smartphone Android Sony Xperia di quel medesimo anno (2016), non può attualmente utilizzare l’app INTESA SANPAOLO (che genera il Token) in quanto, anche se si riesce ad installare poi non fornisce quella funzionalità perché richiede una versione del sistema operativo superiore al Android 4.4.4, propria di quel cellulare al suo più recente aggiornamento. Anche telefonando al servizio clienti mi hanno saputo solo dire che si poteva installare … ma non che poi non risultava utilizzabile allo scopo!! Per cui c’è da preventivare prima o poi la sostituzione di quel cellulare seppure, per tutti gli altri scopi, faccia ancora la sua sporca figura: d’altra parte ha solo meno di 3 anni!
Che venga imposto l’uso di browser recenti per accedere al sito da un PC mi sta bene perché il costo di aggiornamento è nullo e non crea assolutamente problemi, ma dover cambiare uno smartphone abbastanza recente solo per poter avere una operatività online sul sito della banca è diverso!!


Per non parlare poi del cliente anziano che utilizza generalmente una linea fissa e, se va bene, ha solo un cellulare solo per chiamate voce (dove quindi la metodologia con OTP tramite SMS potrebbe funzionare): spesso, a mala pena costui sa cosa sia uno “smartphone” e sicuramente ha delegato da tempo una persona fidata (e.g. un parente giovane) ad operare per conto suo sul sito della banca per effettuare le operazioni di routine (e.g. spese condominiali, bonifici alla badante, pagamenti bollette).

Evidenzio perciò il secondo punto di attenzione:
2) Mentre con una chiavetta l’operatività poteva essere agevolmente delegata ad altra persona fidata, semplicemente passandogliela e fornendo le dovute credenziali, ora ciò è reso impossibile qualora la banca risulti la medesima, in quanto non è possibile registrare la medesima app su un cellulare in modo che possa fornire il token per due utenze diverse, anche qualora fossero relative al medesimo conto cointestato.
Ad esempio, nel caso di INTESA SANPAOLO, due coniugi che abbiano un conto cointestato, eventualmente non possono più entrambi operare per conto dell’altro:  semplicemente passando la chiavetta ed le credenziali come avveniva un tempo, non possono quindi più entrare nel sito ed operare in vece del coniuge, magari per compilare un F24 o effettuare un altro pagamento che richieda di operare proprio autenticandosi con una utenza specifica per vedere precompilati i priori dei dati anagrafici/fiscali; inoltre, senza quell’accesso in vece, non sono più visibili/utilizzabili i contatti (con i loro rispettivi iban) precedentemente salvati nel tempo per effettuare più agevolmente successivi pagamenti. Tutto questo rende più macchinoso consentire ad una persona fidata di procedere all’autorizzazione di operazioni (e.g. è necessario telefonargli per fare generare il Token da remoto con il suo telefono o aspettare di incontrarsi di persona per poter procedere).
Inoltre, per problemi di sicurezza, l’app che fornisce il Token può essere attivata su un solo dispositivo (e.g. il proprio smartphone personale): se si desidera poi cambiare dispositivo, ad esempio se si compra un nuovo smartphone, si deve riattivare il tutto su quel nuovo dispositivo, disattivando così funzionalità sul precedente.

Ecco il terzo punto di attenzione:
3)  L’attivazione della metodologia Token risulta esclusiva vale a dire, una volta scelta, non consente più di utilizzare quelle preesistenti (e.g. la chiavetta; la carta di codici operativi). Talvolta (e.g. ING Direct) si può tornare al precedente metodo, ma la procedura non è immediata; altre volte (e.g. INTESA SANPAOLO) si può optare – come in alternativa alla sua attivazione – ad un invio dell’OTP via SMS, ma in quel caso viene richiesto un canone annuale (non del tutto irrisorio e comunque ingiustificato se si pensa che non solo già si paga per ottenere il servizio di banca online, ma viene pure viene applicato un costo per ciascuna transazione richiesta). In realtà ho sperimentato che invece per la BNL la generazione del token può continuare ad essere effettuato anche tramite la preesistente chiavetta e la modalità tramite app su smartphone risulta solo una possibile alternativa (mentre per INTESA SANPAOLO l’ultimo uso della chiavetta è per confermare l’attivazione del Mobile Token, dopo di che perde qualsiasi utilità e la si può buttare!).

Quarto punto di attenzione:
3) Se il cellulare non ha la connessione dati (e.g. assenza di copertura di rete mobile/Wi-Fi; plafond traffico dati terminato), pur avendo a disposizione un PC connesso in rete, non si può operare sul sito della banca, se non per magari (in taluni casi) per un numero limitato di volte (e.g. l’app ING Direct nelle F.A.Q. viene detto che può generare offline fino a 15 Token – anche se, provandola, non mi sembra possibile; invece le app dell’INTESA SANPAOLO e BNL non consentono neppure all’utente di autenticarsi se c’è anche solo una momentanea perdita di connessione con la rete dati!!).

Quinto punto di attenzione:
3) Mentre viene spiegato bene come installare l’app per attivare la funzionalità di Mobile Token (e.g. con apposito video, usufruibile direttamente dall’homepage o da una apposita finestra di popup al login) non risulta così immediato reperire informazioni su quale poi praticamente sia la procedura complessiva per effettuare poi un’autorizzazione tramite quel “nuovo” metodo. Fin quando, magari per tentativi, si prova effettivamente ad utilizzare quel metodo di autorizzazione, diverse rimangono le domande insolute che uno si pone (e.g. Conviene prima lanciare l’app e poi accedere da PC al sito per effettuare la operazione desiderata, o fa lo stesso? Si può operare per il pagamento anche direttamente dall’app che genera il Token e come in quel caso la procedura differisce rispetto all’accesso al sito da un PC? E’ possibile utilizzare l’app che genera il Token anche da un tablet, e se sì, deve essere Android/iOS? E da PC, e se sì, il sistema operativo può essere sia Windows 10 sia macOS?). Ovviamente la procedura complessiva nell’uso del Mobile Token differisce da banca a banca, per cui se si deve operare con una diversa app, non ci si deve aspettare che la procedura risulti la medesima sperimentata altrove!

BNL (1)

BNL (2)

INTESA SANPAOLO (1) – sito web su PC

INTESA SANPAOLO (2) – App su Smartphone – Caso di utilizzo del Token per confermare operazione effettuata sul sito dal PC

INTESA SANPAOLO (3) – App su Smartphone – Caso di utilizzo del Token per accedere al sito dal PC

ING Direct

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Infine, nel seguito riporto alcune F.A.Q. (presenti nel sito di ING Direct e relativamente alla loro procedura di rilascio del Token) che ho trovato particolarmente delucidati ed aiutano a comprendere le potenziali problematiche associate!

Cosa significa “Token esauriti” e cosa fare in questa situazione?

In assenza di copertura di rete puoi utilizzare il Token per generare fino a 15 codici. Superata questa soglia sarà necessario avere copertura dati ed effettuare l’accesso alla App.

Cosa fare in caso di guasto/smarrimento del telefono?

In caso di guasto/smarrimento del tuo telefono potrai attivare il Token direttamente sul nuovo dispositivo, accedendo alla nostra App nella sezione Attiva Token. Non sarà necessario alcun intervento sul vecchio dispositivo.

È possibile installare Token su più dispositivi?

Per motivi di sicurezza il Token può essere attivato su un solo dispositivo. In questo modo solo con il tuo smartphone sarà possibile autorizzare le operazioni. Se vuoi cambiare dispositivo, ad esempio se vuoi cambiare smartphone, dovrai semplicemente attivare il Token sul nuovo dispositivo.

È possibile installare Token su Tablet?

Sì, è possibile. Tuttavia consigliamo di attivare il Token su un dispositivo che hai sempre con te, come il tuo telefono principale. Cosi’ potrai autorizzare le operazioni in ogni momento ovunque ti troverai.

Non trovo più la funzione di generazione Token. Cosa devo fare?

È possibile che, per qualche problema tecnico, il dispositivo sul quale avevi attivato il Token non venga correttamente riconosciuto. Se quando apri la App non compare in alto il saluto personalizzato, oppure se non vedi il link “Genera Codice Token”, stai riscontrando questo tipo di problema. In questo caso dovrai accedere alla App, nella sezione “Stato attivazione Token”, selezionare “Sospendi Token” e procedere con la procedura di riattivazione del Token.

Posso tornare ad utilizzare la carta dei codici operativi?

La carta dei codici operativi non potrà più essere utilizzata per disporre operazioni. Se sospendi il tuo Token non potrai più effettuare operazioni fino alla riattivazione dello stesso.
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Facebook problem: it is still impossible to move to another album a photo if uploaded in one post along with other images

Whenever you upload one or more images in a Facebook post, you can possibly select an album where it/they will be associated. If not specified, by default it/they will be uploaded in Mobile upload (IT: Caricamenti da cellulare) or Diary photos (IT: Foto del diario), … I am always wondering which is the logic behind choosing between them because I always used my cellular to upload all of them!!

Sometime it may happen that you forgot to choose the appropriate album and so you’d like to move some of those photos in an appropriate album: no way to do that from the app available on your device! However, if you use the browser (possibly on a PC, but even on your smartphone) an appropriate “Move to another album” (IT: “Sposta in un altro album“) is usually available either from the thumbnail upper right pen icon or in the bottom right Options available when the photo is shown in detail.

Facebook site: photo uploaded in a post containing only that picture (1)

Facebook site: photo uploaded in a post containing only that picture (2)

However, it may happen that, even using the site from whatever browser, you can’t find that item menu and you wonder why!!
The answer is “No reason!! … I think it is a big limitation without any logical justification, if not possibly a technical one!

Facebook site: photo uploaded in a post containing several pictures – no moving options (1)

Facebook site: photo uploaded in a post containing several pictures – no moving options (2)

When it happens?
If in the post were uploaded more photos, for none of them that option is available wherever they were located (so even if you specified explicitly an album). So it seems that (up to now) in that case, it is impossible to change their position from one album (e.g. My photos, My timeline or whatever) to another one.

 

So, the option “Move to another album” is available ONLY if the photo was uploaded alone in a post and ONLY if you are using the Facebook site (so from a PC browser, not from a mobile one) and not the app (either the Microsoft Store one or the Play Store one, …  I suppose it happens also for the AppStore one but I did not test it).

Facebook app (from Microsoft Store): no moving options (1)

Facebook app (from Microsoft Store): no moving options (2)

Facebook app (from Play Store): no moving options (1)

Facebook app (from Play Store): no moving options (2)

Note that the moving to another album option is not available on a smartphone even if you are accessing the site from a smartphone browser (so not using the app) …  and even if you set it to show the content as a desktop device and not as a mobile device: so the check is done server site by Facebook and it is there where they hide that option … I wonder why!

Neither using the site version of Facebook and setting the browser to show the content as a desktop device, no way of having the moving option of photos/videos between albums on a mobile device!!

Because it is only a technical problem, I hope that this issue (that persists since many years ago) it will be overcome with future versions on both site and apps!

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Final note: the information provided in the Facebook Help Center is confusing. It speaks only about the impossibility of “moving photos and videos between albums on a mobile device“, but it says nothing related to posts with more images uploaded!

The information provided in the Facebook Help Center is confusing: It speaks only about the impossibility of “moving photos and videos between albums on a mobile device“, but it says nothing related to posts with more images uploaded.

 

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Come agevolmente (senza fare code) rinnovare/attivare online un abbonamento tramite il sito del Gruppo Torinese Trasporti (GTT)

Dopo le tristi esperienze di scorsi anni (2015, 2018) anche quest’anno mi sono trovato a dover scegliere tra quale metodologia di rinnovo optare …
Nel 2015 avevo ovviamente optato per l’acquisto online, in quanto in genere il più agevole, … ma poi mi ero scontrato in un sito acerbo e ricco di anomalie. Avevo quindi dovuto ricorrere alla scelta di acquisto tramite le emettitrici presenti negli androni del metro. Questo fino allo scorso anno, il 2018, quando (probabilmente per via di aggiornamenti dovuti in parte alle nuove tariffazioni) ho anche con quel metodo dovuto tribolare (come molti ragazzi presenti) per riuscire ad effettuare quel benedetto rinnovo.  Tra l’altro, almeno dalle emettitrici, non si poteva effettuare tale rinnovo prima di un mese dalla scadenza del precedente, a meno di perderci in durata).
Visti i precedenti, quest’anno mi sono riproposto di tornare all’acquisto online, sperando che da quando mi ero registrato, 5 anni fa, il sito fosse migliorato: tra l’altro nella homepage stessa viene pubblicizzato “Abbonati online. E’ un gioco da ragazzi“.
Effettivamente lo è stato (finalmente!). Insomma, tutto è andato liscio ed ora manca solo ancora l’attivazione dell’abbonamento con la procedura chiaramente indicata:

Quest’anno consiglio quindi di procedere anche voi con la forma di rinnovo/attivazione online che, come anche mostrato nel seguito, risulta ora agevole ed intuitiva: inoltre, si risparmiano 3€ rispetto ad un acquisto presso una biglietteria (oltre alla lunga coda di attesa!). 
Purtroppo l’acquisto online ha ancora un ultimo neo: la velocità dei server e/o delle procedure utilizzate ad accedere ai dati necessari per effettuare l’acquisto, non sono ancora (a mio parere) calibrati correttamente, in quanto l’utente (con un PC collegato ad una linea fissa in fibra) deve rimanere per quasi un minuto in attesa della prima pagina di compilazione dell’acquisto, evidente segnale di sovraccarico del sistema. È vero che oggi che è un potenziale momento di traffico intenso, essendo 4 giorni prima della scadenza dell’abbonamento annuale per molti under 26, ma un sistema ben gestito dovrebbe comunque prevedere di calibrarsi opportunamente, in modo possibilmente dinamico, per sostenere i ben prevedibili periodi di sovraccarico (e.g. modificando i requisiti prestazionali richiesti, qualora il sistema fosse distribuito in un qualsiasi Cloud agevolmente riconfigurabile temporalmente a piacere).
Comunque, se non ci si spaventa per quella troppo lunga attesa e, senza preoccuparsi ed agire impropriamente, si lascia il tempo alla prima pagina della sezione di e-commence di rispondere con i suoi tempi, poi il seguito della procedura avviene con tempi adeguati.

Nel seguito riporto alcuni screenshot che mostrano tutta la procedura passo-passo dopo che l’utente si è registrato con il proprio account collegato alla BIP card posseduta:  risultano agevoli e tipici di un qualsiasi acquisto online tramite una carta di credito.

Parte, a questo punto, una solita procedura di pagamento online con inserimento dei dati di carta di credito. Infine mostrata la ricevuta con le istruzioni su come attivare sulla carta l’abbonamento appena rinnovato.

Il tutto viene inviato anche all’email registrata dell’utente:

 

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Grammarly for Microsoft Edge: come ricevere utili suggerimenti su come migliorare la grammatica dei tuoi testi in inglese quando scrivi in un qualsiasi sito utilizzando il browser Edge (e.g. nuovo post su WordPress)

Spesse volte, per rendere più universalmente usufruibile un post, un blogger scrive in inglese … sebbene non sia la sua lingua madre per cui possibili errori grammaticali sono sempre in agguato! Perciò l’estensione Grammarly for Microsoft Edge, disponibile per quel browser preinstallato in ogni PC/tablet Windows 10, può egregiamente servire per ricevere utili suggerimenti su come migliorare ciò che scrivi in inglese un qualsiasi editor acceduto tramite quel browser e quindi anche quando si scrive un post in WordPress.

Avevo già scritto un post precedente che mostrava come agevolmente installare alcune delle molteplici estensioni del browser Edge, in particolare quella relativa alla traduzione automatica del testo del sito visualizzato: rimando quindi a quel vecchio (ma sempre valido) post per le semplici istruzioni in merito … limitandomi ora solo ad analizzare nello specifico l’estensione Grammarly for Microsoft Edge, scaricabile anche ‘essa gratuitamente dallo Store di Microsoft. Comunque per installare quella estensione basta cercarla nello store, magari accedendo direttamente all’elenco delle possibili estensioni di Edge, cliccando nel link “Trova nuove estensioni” (presente in fondo alla sezione relativa alle estensioni, presente nelle impostazioni –  tre puntini in alto a destra di Edge).

Estensioni per il browser Edge presenti nello Store Microsoft

Gli errori ortografici sarebbero già comunque evidenziabili (anche mentre si sta scrivendo) con una impostazione corretta della lingua utilizzata (e.g. ENG se si sta scrivendo in inglese; IT se si sta scrivendo in italiano), operando dall’apposita sezione presente nella toolbar. Ovviamente è necessario avere installato il supporto per le lingue di interesse da Settings -> Language (IT: Impostazioni -> Linguaggio). Anche in questo caso, i potenziali errori ortografici vengono evidenziati ed è possibile visualizzare suggerimenti di correzione (click destro del mouse quando il cursore è sopra la parola sottolineata in rosso).
Si noti che se più si sono impostate più lingue, il correttore ortografico di Windows cerca, se possibile, di non evidenziare potenziali errori ortografici se la parola scritta è corretta almeno in una di quelle lingue installate (non necessariamente per quella attualmente impostata come attiva): perciò se per esempio si sono installate le lingue italiano ed inglese (US), non verrà segnalato nulla se si scrivono parole ortograficamente corrente per una di quelle due lingue (e.g. per “questa è una home di countryside” non verrà segnalato alcun errore ortografico).

Gli errori ortografici sarebbero già comunque evidenziabili (1) –  Installare il supporto per le lingue di interesse da Settings -> Language (IT: Impostazioni -> Linguaggio)

Gli errori ortografici sarebbero già comunque evidenziabili (2) – Selezionare la lingua in cui si desidera scrivere, per vedere evidenziati gli eventuali errori ortografici

Gli errori ortografici sarebbero già comunque evidenziabili (3)

Quando è attivo Grammarly for Microsoft Edge e si scrive, ad esempio, un nuovo post in inglese con l’editor di WordPress, vengono anche in questo caso automaticamente evidenziate (mentre si scrive), con una linea rossa, alcune parti del testo che necessitano migliorie. Spostando il cursore sopra la parte sottolineata, compare poi una popup con la modifica suggerita e, cliccandoci sopra, anche in questo caso quella viene direttamente applicata al testo. Si noti però che non vengono evidenziati i solo errori di battitura, bensì anche quelli grammaticali e magari sono proposte anche possibili migliorie. Infine, risulta presente un tasto See more in Grammarly per ricevere ulteriori delucidazioni sul suggerimento proposto: seguendo tale link si imparano, tra l’altro, molti aspetti della lingua Inglese che magari non si conoscono!

Grammarly for Microsoft Edge consente una più sofisticata analisi del testo scritto con suggerimenti anche grammaticali e non solo di battitura

Tale correttore funziona unicamente quando il testo è in inglese, per cui non serve a nulla quando si scrive in una lingua differente (e.g. italiano): infatti, nelle opzioni si può unicamente specificare se si desidera correggere per un inglese americano, britannico o australiano. Perciò, quando si scrive in un altra lingua (e.g. italiano) conviene affidarsi al correttore ortografico di Windows 10 (attivando ovviamente opportunamente la lingua operando, come visto precedentemente, dalla toolbar in basso).

Tale correttore funziona unicamente quando il testo è in inglese e si può unicamente specificare se si tratta di inglese americano, autraliano o britannico

Inoltre i suggerimenti di correzione possono comparire non immediatamente dopo aver attivato tale funzionalità nelle opzioni del browser (può essere necessario aspettare anhe diversi minuti perché fornisca indicazioni: probabilmente tutto il testo presente (e.g. nel modulo per scrittura di un nuovo post nel sito WordPress) deve essere analizzato ed immagino ci siano ritardi anche dovuti alla necessità di stabilre un apposito collegamento  con i server di Grammarly. Ovviamente questo ritardo non si presenta se l’opzione risulta impostata sempre, ma come già suggerito, ve lo sconsiglio!

Si noti che in fondo viene indicato, con un pallino rosso, il numero di errori che il correttore ha individuato nel testo:

Nel seguito riporto altri esempi di correzioni/suggerimenti che ho utilmente ricevuto per il post precedentemente, scritto in inglese:

Si noti che ovviamente la presenza attiva di questa estensione può rallentare anche molto il browser per cui, in generale, conviene mantenere attiva quella estensione SOLO quando effettivamente serve (e.g. check finale prima di pubblicare un nuovo post). Inoltre, operando solo su testo inglese, se si scrive in altre lingue (e.g. italiano) conviene ancor più disattivarlo in quanto oltre a rallentare non serve a nulla e può inoltre interferire con i meccanismi di correzione ortografica che abbiamo visto essere insiti in Windows 10.

Ho visto poi che esiste un sito specifico Grammarly e che esistono versioni anche a pagamento per quel prodotto che offrono funzionalità ancora più avanzare … anche se a me sembra che quelle offerte dalla versione gratuita siano più che sufficienti per un uso non professionale!!
Quindi oltre al plug-in per il browser Edge, ne esistono anche altre versioni (per Office – che sia aggancia a Word ed ad Outlook – e per Windows come applicazione stand alone).

Le funzionalità offerte già dalla versione gratuita mi sembrano più che valide

 

 

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Si noti infine che il browser Edge presenta il seguente fastidioso comportamento quando viene utilizzato l’editor di WordPress: se si fa un cut&past di una parte di testo per spostarlo, al contenuto reinserito viene applicato talvolta un tag HTML di <span> (e.g. <span style=”display: inline !important; float: none; background-color: #ffffff; color: #444444; cursor: text; font-family: Georgia,’Bitstream Charter’,serif; font-size: 12px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: 400; letter-spacing: normal; orphans: 2; text-align: left; text-decoration: none; text-indent: 0px; text-transform: none; -webkit-text-stroke-width: 0px; white-space: normal; word-spacing: 0px;”> evidenziate con una linea rossa </span>) che altera lo stile del testo: per riportarlo alle condizioni iniziali si richiede quindi un editing nel codice HTML.

utilizzando il cntrl+x / cntrl+v per spostare del testo, talvolta viene cmabiato il suo stile tramite l’utilizzo del tag HTML <span>

Per ovviare a questo inconveniente e mantenere lo stile preesistente del testo, anzichè utilizzare il cntrl+x / cntrl+v, è sufficiente selezionare il testo da spostare e poi trascinarlo dove si desidera, mantenendo premuto il tasto destro del mouse:

Selezionando il testo da spostare e poi trascinandolo dove si desidera, mantenendo premuto il tasto destro del mouse, evita modifiche nel suo stile (1)

Selezionando il testo da spostare e poi trascinandolo dove si desidera, mantenendo premuto il tasto destro del mouse, evita modifiche nel suo stile (2)

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How to read a Kindle eBook on an old iPad Air (e.g. A1460) that does not support iOS 11.0 (so Kindle app cannot be no more installed)

I tried to download and install the Amazon Kindle app in a five years old iPad Air (A1460 model) and, with my surprise, the following message appears: “This article requires iOS 11.0 or higher version. You need to update to iOS 11.0 to download this article“.

In the Apple Store there is no more a Kindle app compatible with an iOS version less than 11.0

Unfortuntely, that iPad cannot be updated to the 11 iOS release but only to the previous 10.x.x sub release one … and in the Apple Store there are no more a Kindle app compatible with that previous iOS version!!!

I even tried to contact the kind Amazon customer service to ask how to install a Kindle app that can be compatible with my iPad, and they confirm that the App Store one is the only app now available ….

I think it is very absurd that old releases of an app like that, even though with fewer features, are no more available on a Store, so maintaining the possibility of its use for old devices!! 😦

Therefore, to be able anyway to read an eBook on that iPad, the only way is to use the web reader version, the Kindle Cloud Reader, compatible for every browser. The English version is on read.amazon.com but there are even national versions (e.g. leggi.amazon.it site for Italian users).

English version on read.amazon.com site

Italian version on leggi.amazon.it site

In the Amazon site it is stated that “Kindle Cloud Reader is compatible with the following browsers:

  • Google Chrome 20 and higher.
  • Mozilla Firefox 10 and higher.
  • Safari 5 and higher on Mac OS X/iOS 5 or newer.
  • Internet Explorer 10.

However, I am using Edge browser and it works very well even on that not mentioned browser!

Kindle Cloud Reader works on every browser, also in Edge

You can find more information on this reader, compatible with most browsers, from this article, where are explained its main features, like the off-line reading one.

 

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How to earn (few) money with a WordPress site through advertising

Given that the motivation to open a blog, in my opinion, cannot and must not be to earn money, but to share experiences and emotions, in the following post I try to summarize the steps that allow you to display advertisements on your site WordPress and repay at least some of the annual subscription cost.

In WordAds and Earn section you can find details on WordAds the WordPress embedded advertising program available for the site owner. Have a look also to the F.A.Q. section: there you can read, for example, that “Generally, you’re paid per impression (when the ad is seen by a visitor), not by click. That means the more visits you get, and the more each visitor uses your site, the more you’ll earn. Advertising rates fluctuate constantly“.

First of all, your WordPress site must be associated with a domain, so reachable not only through a wordpress.com subdomain (enzocontini.wordpress.com) but also with a primary mapped one (e.g. enzocontini.blog). To have a domain registered your WordPress site must not be a free one but on Premium, Business or eCommerce plans or, as I have, the cheaper Personal plan (currently 60€ per year). In the first three cases, you are automatically eligible for WordAds, while in the last one if you have, you have to ask for eligibility and you will receive a positive answer only if your traffic is above a target they have. I do not know how hight is that target but I asked some years ago and I was not eligible for them while now that I asked again (and I have more than 76000 views per year) they agreed … so I suppose that this is the order of magnitude!

In my case, to ask for eligibility I had to register in WordAds site and, selecting the proper WordPress site of mine, asking for eligibility. The second time I contacted a WordPress Happiness Engineers through email, asking to re-evaluate my situation:

Note that, after you have subscribed to a plan, even a Personal one (and you need to have at least one paying plan to have3 domain and possibly be eligible to WordAds) , you can get a priority support from the Plan – My Plan page:

After a while, the 18th of July I received a confirmation email:

So, since then, one of my blog (this one with the Personal plan) became eligible:

You will see that some Ads areas will be available on all your blog posts and, having a look to the Plugin section you will notice that the Jetpack by Wodpress.com is now installed: this was done by WordPress people on the bases of my request because to do myself I should have a Business plan, as stated just on the top of that page:

Jackpack  for WordPress.com plugin

At first, only ads about WordPress will be shown, but then, after several days, different ads will become to be available … possibly related in some way to the topic of your specific post!!

At first, only ads about WordPress were shown …

… but, after a few days, different ads will become to be available too, …

… possibly related to the topic of your specific post!!

After some delay (let’s say three weeks after next month) you can see, from the Setting -> WordAds page Earnings tab, how much you earned in the previous month. In the following, I show my earning page related to July, since the 18th, when I became eligible: … less than 2$ is not really a lot … but we are talking only of less more than 10 days and, in the beginning, ads were only WordPress ones so I do not know if those are bargained for payment or are simply a place holder!

Settings -> WordAds – Earnings

An alternative and perhaps easier way to follow your earnings is from the Statistics page, in the Ads tabs:

Statistics – Ads

The “problem” is that you will be paid (through Paypal) only when you will reach an amount of at least 100$ … so lets calculate approximately how long it takes!

Today a 0,39$ gain is shown

First of all not that the offered advertising is increasing by time to time … and we are in a holiday period now, so possibly the Internet is less used! However, if the numbers will be the one of today (for every day of next months), the gain should be about 10$ per month and after about 10 months the 100$ goal could be reached!! Let’s see … 🤔🤗
Note that WordAds generally provide a pay per view (and not also per click-through, lead, sale), so you need to have really a lot of access to your site to earn more!! You can see that the CPM (model refers to advertising bought on the basis of impression) media is different from day to day so even with the same number of traffic, the cash revenue can be quite different.

But anyway that is OK for me and it could be the same for you too if your goal is to be at least refunded about your WorsPress plan subscription!! 🙂

P.S. August:

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P.S. You can even try to earn some money through WordPress.com referrals, asking to be eligible using the refer.wordpress.com site.

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