Come configurare un client di posta per accedere agevolmente ad una PEC su Aruba (da PC e da smartphone)

Abbiamo visto, in un post precedente, come l’utilizzo di una PEC sia sempre più opportuna anche per un non professionista ed anche come ormai il suo costo sia assolutamente irrisorio! Inoltre, alcuni Ordini professionali (e.g. Ordine dei Medici) tra i loro servizi offrono anche una PEC (tramite Aruba), previa esplicita richiesta dell’iscritto tramite il loro portale.

In questo post vediamo come configurare agevolmente la PEC di Aruba su di un client come alternativa più comoda rispetto a quella di accederci dal sito https://webmail.pec.it e questo sia su PC sia su smartphone.
I client che andrò a configurare sono rispettivamente:

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Configurazione dell’app Posta su PC

Nel seguito le istruzioni passo passo utilizzando le impostazioni del server in arrivo e di quello in uscita indicate appunto nella guida di Aruba relativa al suo servizio di PEC. Nel seguito dettaglierò la configurazione del solo client Posta, da me privilegiato in quanto non solo ottimo ma anche perché già presente di default in tutti oi PC Windows 10. Eventuali video per configurare altri client (oltre anche a questo medesimo) si possono comunque trovare in questo link di Aruba.

L'app Posta

L’app Posta presente di default in tutti i PC con Windows 10

Creazione di un nuovo account specifico per la PEC

E’ necessario effettuare una configurazione manuale dei server di posta

Sezionare Post Internet per poter configurare il server di posta in arrivo e quello in uscita secondo quanto indicato nella guida di Aruba

Per andare a leggere una specifica email certificata, è necessario poi selezionare l’allegato postacert.eml allegato a quella email:

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Configurazione sull’app Aruba PEC su smartphone

Per accedere da smartphone, la soluzione più agevole e che fornisce un miglior utilizzo delle funzionalità proprie di quella PEC, e sicuramente l’app specificatamente sviluppata da Aruba: Aruba PEC. Maggiori dettagli su quell’app si trovano su una guida di Aruba.

Nota – Ho provato anche a configurare sul mio smartphone quella PEC in altri client quali, ad esempio, quello dell’app Outlook. Tuttavia, sebbene si vedano le email ricevute, poi non si riescono a leggere i loro contenuti certificati in quanto il formato del file allegato non risulta interpretabile. Sicuramente ci sarà un modo per fare funzionare a dovere la lettura di PEC Aruba anche da queste app, ma perché sbattersi quando c’è una app sviluppata da Aruba stessa che già subito ti fa vedere il contenuto della email certificata?

Configurando l’app Outlook non si riesce ad aprire l’allegato con il contenuto della email certificata

I passi da effettuare per configurare l’app Aruba PEC sono poi banali in quanto tutti i parametri per connettersi ai loro server di ingresso ed uscita sono già preconfigurati:  l’unico svantaggio è quello di dover installare, in questo caso, una nuova app apposita e non usare invece un client già utilizzato per leggere le altre caselle do posta ordinarie.


Selezionando una specifica mail certificata, si noti come il suo contenuto venga subito mostrato e non si debba aprire un allegato per per poterla leggere:

 

 

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Baia dei Saraceni a Varigotti: quando in Liguria si poteva ancora fare il campeggio libero …

Tra le cartoline ritrovate in casa di mio padre ci sono queste da noi spedite alla nonna da Varigotti, durante quelle estati trascorse nel campeggio libero alla Baia dei Saraceni.


Ho voluto cercare, con un motore di ricerca, se esistevano altre immagini in Rete che avessero immortalato quel campeggio libero che per diversi anni si veniva a formare in modo spontaneo nei mesi estivi.
Con mio stupore nulla!! Neppure un’immagine!!
Neppure una citazione manco su Wikipedia (in cui esiste solo la voce Varigotti e non una specifica per la sua Baia dei Saraceni dove appunto si racconta sbarcassero quei predatori del mare) … come se quel campeggio libero non fosse mai esistito!!
Certo, per qualcuno che non abbia vissuto gli anni pre ’70 e che invece conosce solo la Liguria attuale, in cui spesso uno non riesce a trovare – senza dover entrare in uno stabilimento – neppure un piccolo passaggio per raggiungere il mare, sembrerebbe quasi impossibile credere che quelle immagini siano reali e non siano solo il frutto di un abile fotomontaggio!!

Mi sono quindi deciso a scrivere questo post ed a pubblicarle, in quando anche di queste cose Internet deve mantenere traccia e memoria per i nostri posteri, perché cercando con un motore di ricerca non si trovino solo più link a siti commerciali, alberghi, ristoranti. Infatti, questo è questo quello che si trova attualmente ricercando “baia dei saraceni varigotti anni 60 campeggio libero” con Google:

Quando ancora (fino a circa il 1965) si poteva fare il campeggio libero anche in Liguria in quella Baia dei Saraceni, c’erano persone che arrivavano senza prenotare e si trovavano uno spazio ancora libero per piantare la propria tenda che spesso non era un piccola canadese bensì una familiare dalle dimensioni ragguardevoli. Noi avevamo una tenda verde per quattro posti, con una zona letto laterale e una piccola verandina di fronte.
La prima volta, i miei erano andati qualche giorno prima per vedere come ci si trovava in quella spiaggia, lasciandoci probabilmente dalla nonna per pochi giorni. Poi apprezzandone la sua bellezza e la fattibilità della cosa, erano venuti a prenderci. Qui abbiamo conosciuto persone di cultura, anche (se la memoria non mi inganna) addirittura un rappresentante altolocato della città di Mondovì. Me lo ricordo in quanto, forse perché mia madre era nata in quella ridente cittadina, si era subito instaurata un’amicizia tra le nostre famiglie. Insomma, diversamente da quanto oggigiorno si potrebbe pensare, era un campeggio frequentato non dai “soliti” fricchettoni ed hippy (nel senso negativo che tali termini oggi hanno, purtroppo, assunto) ma anche di insegnanti, ingegneri, questori …
Mi ricordo quando di notte c’era stata una mareggiata e, essendo noi in prima fila, l’acqua era arrivata fin dentro la tenda. Subito si era attivata un’operazione collettiva per far arretrare tutte le tende in pericolo, compresa quella nostra, trovando spazi diversamente impensabili e spostando opportunamente altre tende più a monte … con quel un senso di unità che forse oggi si può talvolta solo più ritrovare in occasione di gravi calamità … ma che diversamente non ho tanto più avuto modo di sperimentare in prima persona. Anzi mi verrebbe da ipotizzare di sentire ora più frasi del tipo: “Avevano solo da mettersi non di fronte al mare, … si arrangino. Sono affari loro!

Le mie prime esperienze di campeggio da piccolo sono quindi state, per diversi anni, proprio in questa stupenda Baia … prima che si vietasse il campeggio libero anche in questa ultima oasi. Comunque ancora oggi penso rimanga uno dei più bei posti della Liguria, come queste immagini penso dimostrino ampiamente. Ancora oggi l’acqua è limpida anche per via del fondale pietroso che contribuisce a rendere sempre trasparente il mare anche quando mosso.
Certo, ora i bambini non possono più trovare un cavalluccio marino mentre si bagnano sul bagnasciuga o nuotano con un salvagente (sicuramente non uno come il mio, bianco con la testa di cigno ed il becco arancione – anni prima della sorella -, ma certo uno di un Gormita o un Supereroe). Forse solo più un granchietto può evidenziare ad un bambino d’oggi che quella distesa d’acqua non è una enorme piscina, bensì un luogo dove vivono esseri viventi e quindi da preservare, non fosse altro per il fatto che risulta importante anche per la sopravvivenza del genere umano!

Oggi sembra quasi impossibile che una famiglia con bimbi piccoli possa stare per più settimane in una spiaggia senza servizi di alcun genere, acqua compresa. Mi ricordo quando si andava a piedi in Paese (attraversando una galleria che mi sembrava lunghissima) a prendere un grosso cubo di ghiaccio per il contenitore “frigo”, … o quando si riempiva, ad una fontana, il sacco d’acqua da riportare in tenda ed appendere in alto per potersi poi fare una veloce doccia dopo il bagno in quel mare di acqua salatissima, … o quando andavo, accompagnato dalla sorellina di 5 anni maggiore, oltre l’Aurelia nel tratto prima della ferrovia, in quelli che erano i “gabinetti” all’aperto tra i cespugli.

Eppure grande e bello è il ricordo che mi è rimasto di quel luogo e di quella esperienza, irripetibile non solo per me, ma anche purtroppo impossibile per le giovani generazioni. … e questo penso sia un vero peccato!!

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Uno dei pochi riferimenti sulla Baia dei Saraceni che si trovano su Internet:

 

 

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TIM Unica alias come ottenere Giga illimitati gratis per tutti i telefonini TIM della famiglia! … ma non conviene attivarla per gli ex-dipendenti pensionati/isopensionati :-(

Soprattutto per chi è già cliente TIM per la linea fissa di casa, può interessare sapere che dal 2 febbraio 2020 può richiedere per tutti i telefoni dei familiari di aderire a TIM Unica che consente di non pagare nulla di più di quanto si paga ora, ed avere su tutti i telefonini Giga illimitati (in verità sulle offerte con Giga Illimitati l’operatore considera uso non conforme a buona fede il superamento di 500 Giga mensili). Insomma le offerte attualmente attive su quei telefonini dei familiari (ed i relativi costi) verranno mantenuti così come sono attualmente, ma in più gratuitamente verranno tolte le limitazione nel traffico dati utilizzabile. Inoltre si ottengono anche 6 Giga utilizzabili in roaming nei paesi UE, aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla propria offerta in corso.
Unica condizione è l’addebitare i costi delle linee mobili nella bolletta di casa, attivando cioè il servizio di ricarica in fattura.
Inoltre almeno una delle SIM che aderiscono all’iniziativa (al max 6 numeri) deve essere associata al medesimo codice fiscale della linea fissa.
Per maggiori dettagli puoi andare a leggerti l’offerta in dettaglio sul sito TIM. Potete anche andare nella sezione apposita del sito della Community TIM dove potete anche leggere le risposte sui diversi suoi forum (su linea fissa e mobile) in cui ne parlano:

Se poi non trovate le risposte che cercate, potete sempre inserire una nuova domanda per chiarire vostri eventuali dubbi rimasti.

L’attivazione può essere anche fatta online ma sinceramente, a scanso di equivoci, io mi rivolgerei ad un negozio TIM per l’attivazione …

Sembrandomi un’offerta da non farsi sfuggire, sono andato nel negozio sociale TIM di via Roma a Torino per chiedere di utilizzare tale offerta TIM Unica per le due sim di famiglia: fortunatamente una è intestata a me, per cui la clausola relativa al codice fiscale identico a quello della linea fissa era rispettata! Purtroppo, quasi alla fine di tutta la procedura, che ha impegnato per diversi minuti la gentilissima ex- collega, è comparso un avvertimento prima di procedere: l’attivazione di tale offerta risultava incompatibile con lo sconto dipendenti sulla linea fissa, per cui, per continuare era necessario confermare di voler togliere tale agevolazione che hanno i dipendenti/ex-dipendenti in pensione/isopensione. Questa limitazione non vale invece per i dipendenti ancora in organico che possono usufruirne senza penalizzazioni di altro tipo.

Essendo invece io in isopensione, ovviamente questa condizione mi ha fatto desistere dall’attivarla!! 😦
Comunque l’ex-collega di via Roma mi ha attivato un’altra offerta (attualmente attivabile sempre gratuitamente) di 15 Giga in più per ogni SIM TIM dei miei famigliari da associare alla carta di credito per il rinnovo della ricarica … Meglio che niente!🙃

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How to make a WordPress link opens in new tab

Very often it is useful to have one link, on a WordPress post, opens in a new tab.
In this way the user can download a file or see another site/post without loosing the article he is reading and so he can easily come back to it again, in the line he was, clicking on the previous tab.

To set that option, obliviously you can go in the text tab, available in the WordPress editor, and write the appropriate html, that is:

<a href="www.siteToLink.html" target="_blank">Text</a>

but you can do it even with the user interface,as you can see in the following. You only have to go in the settings page of the link form and set the “Open in a new tab” option:

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Storie di ordinaria inciviltà e barbarie 🤨 … ed introvabile cartello di “divieto di abbandono” da scaricare e stampare!! 😊

Il rispetto dei beni pubblici e dell’ambiente è un indice della vera cultura di un Popolo e di una Nazione.

Purtroppo tale rispetto spesso latita in Italia … e non solo al Sud. Nel seguito riporto alcune foto fatte nella mia Torino, anche se come suo cittadino mi vergogno un po’ a mostrarle al mondo! Ma questa è la realtà e non serve a nulla cercare di nasconderla come troppo spesso i media ed i politici tendono a fare!

Come si può risolvere? Sicuramente non esiste una soluzione semplice ed immediata, ma per intanto alcuni suggerimenti mi sento di darli, da semplice cittadino e senza competenze specifiche nel settore.  Diciamo innanzitutto che, come sempre, si deve operare per un cambio di mentalità che coinvolga principalmente le nuove generazioni e gli ambienti a maggior rischio: i tempi per vederne i risultati non saranno sicuramente brevi ma l’importante è iniziare ad agire per invertire la tendenza attuale.

Nel seguito elenco alcune possibili azioni concrete … se ne avete in mente altre, commentate il post! … e se avete anche foto che sia utile mostrare, fatemele avere!!

Inoltre, per quello che può servire per disincentivare certi comportamenti, fornisco il link di un progetto Photoshop relativo al seguente cartello di divieto di abbandono, in modo che se qualche persona o condominio desidera personalizzarlo, può scaricarselo e provvedere ad una sua stampa presso uno dei tanti servizi di stampa on line di cartelli anche su alluminio. Purtroppo di cartelli di divieto di abbandono non se ne trovano in giro di preconfezionati (ne esistono solo cartelli di divieto a fumare, a posteggiare ecc…) ed è necessario perciò farseli fare di personalizzati, con un costo non irrisorio di almeno 50€ ciascuno, o almeno così mi hanno chiesto i negozi a cui mi ero rivolto. Ovviamente tale cartello è da collocare in un’area video-sorvegliata, come infatti recita il suo testo, per sperare di ottenere l’effetto desiderato!
Se quindi sei interessato a stampartene uno o più in proprio e magari apportare le desiderate personalizzazioni, fai click qui per scaricarti il psd del progetto Photoshop, agevolmente modificabile a piacere, oppure qui per scaricarti il file jpg se il cartello e le sue scritte ti vanno bene già così come sono.

Nel progettarlo mi sono ispirato al seguente cartello che avevo visto, realizzato dal Comune di Pianezza e che mi era sembrato, tra i tanti visti, il più indicato ed anche graficamente piacevole:

Per la stampa online, poi, la spesa è stata assai più contenuta (e.g. 4 cartelli 70×50 per 89€, iva e spese di spedizione incluse ... e, ovviamente, quante più copie si stampano meno si spende) rispetto ad un acquisto in un negozio di un analogo cartello personalizzato.
Nel seguito la foto di quel cartello 70×50 che ho fatto stampare su alluminio:

Ed eccolo installato al muro con quattro tasselli:

1) Promuovere iniziative atte a sensibilizzare la popolazione a comportamenti più civili ed anche ad intervenire personalmente senza omertà, eventualmente anche denunciando alle autorità competenti atti di vandalismo e le persone che li hanno compiuti.
I mercati e anche quelle “feste” di quartiere, che spesso si organizzano le domeniche con pedonalizzazione di intere vie, potrebbero essere utilizzate per veicolare e promuovere eventi e discussioni all’aperto con quella finalità … e non limitarsi, come attualmente avviene, principalmente ad un evento consumistico con bancherelle e di vendita di prodotti! A mio parere, le Circoscrizioni ed i loro rappresentanti dovrebbero investire di più in queste iniziative e farsi vedere più presenti a promuovere in prima persona la buona educazione. Troppo spesso, invece, per rivalità tra i partiti e forse anche per ignoranza ed incompetenza, mostrano comportamenti e linguaggi che portano esattamente dalla parte opposta …

2) Agire maggiormente nelle scuole per creare fin da piccoli un senso di appartenenza alla collettività ed un rispetto verso sia i beni pubblici sia la Natura.
I bambini stessi possono poi essere il tramite per diffonderla anche ai “grandi, ai “genitori” … con un ribaltamento dei ruoli quantomai efficace ed opportuno soprattutto oggi con i grandi fenomeni di immigrazione. E vero, molto si fa già negli asili e nelle scuole d’obbligo ma evidentemente non è ancora sufficiente ed è quindi forse utile coinvolgere anche personale extra-scolastico preparato per formulare iniziative concrete che sappiano coinvolgere in prima persona i giovani e facciano sperimentare loro concretamente cosa significa agire civilmente e quali sono i vantaggi che ne derivano per tutti quanti.

3) Maggior controllo delle zone a rischio da parte delle forze dell’ordine, con una loro maggiore presenza in quelle stesse ed anche con un adeguato uso di dispositivi dissuasivi idonei (e.g. telecamere: ne esistono addirittura di quelle che, opportunamente configurate, rilevano e segnalano se qualcuno lascia oggetti nel luogo ripreso).
Purtroppo, troppo spesso si vedono vigili che emettono “facili” multe semplicemente per far cassa, invece di sbattersi per multare  comportamenti realmente molto più incivili da parte della popolazione (vedi questo post).
Infine poi, talvolta anche le leggi non aiutano, anzi (vedi questo post)!

 

25/3/2017 alle 17:00

 

 

 

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Quando le URP di servizi/enti pubblici parlano solo con il Cittadino e non tra loro

Le URP (Uffici Relazioni con il Pubblico) sono una grande conquista e risorsa per la collettività. Sono infatti il possibile punto di arrivo e di concentrazione di richieste e segnalazioni tra le più svariate, provenienti dalla Cittadinanza e quindi da tutti noi.
Ad esempio, personalmente diverse volte ho interpellato la URP della Città di Torino che quasi sempre ha saputo tempestivamente risolvere la problematica da me evidenziata o indirizzare la segnalazione a chi di dovere.

Purtroppo ho scoperto in questi ultimi giorni che, sintetizzando, ciascuna URP dialoga con tutti i Cittadini, ma generalmente non dialoga con altre URP! Per cui, se una segnalazione non di competenza dell’URP specifica viene da loro ricevuta, anziché dirottarla direttamente ad un’altra URP più corretta per la tipologia di richiesta giunta (mettendo magari in CC il cittadino da cui proveniva originariamente, affinché sia a conoscenza della presa in carico), si limitano a rispondere al Cittadino che non è di loro competenza, eventualmente indicandogli quale altra URP ritengono più opportuna da contattare. Insomma, anziché porsi come una vera interfaccia unica verso il cittadino per una qualsiasi problematica/segnalazione di carattere pubblico, eventualmente dirottandola direttamente verso altre URP territoriali o di analoghe aziende pubbliche, se quella non è di loro competenza rispediscono al mittente l’onere di contattarne un’altra … lavandosene così un po’ le mani!

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Vediamo ora, in dettaglio, i fatti che mi hanno portato a quella conclusione.

Giorni fa ho notato che un numero telefonico di un servizio importante del territorio (psichiatria e tossicodipendenza) non era stato aggiornato nel sito servizipsichiatriatossicodipendenza.org che si trova subito ricercando, ad esempio, “torino psichiatria vallette” con il motore di ricerca più diffuso cioè quello di Google (seconda posizione dopo quello del carcere, che probabilmente non è il link poi scelto dal Cittadino navigatore).

Avendo occasione di parlare con alcuni operatori del territorio, sono venuto a sapere che il cambiamento del numero telefonico di quel centro pubblico era avvenuto già da tempo e che loro avevano già cercato di segnalare la cosa … senza ottenere il risultato sperato! Anzi mi hanno pregato, se non mi era troppo di peso, di cercare di effettuare anch’io la segnalazione in quanto magari le lamentele che arrivano anche dalla cittadinanza forse potevano avere un peso maggiore per trovare la pur semplice soluzione.

Così ho fatto. Ho scritto all’URP del Comune di Torino che, come sempre celermente e puntualmente, mi ha risposto che la pagina del sito serviziopsichiatriatossicodipendenza.org, a cui facevo riferimento, non era gestita a livello di database dal Comune di Torino e mi consigliava di contattare il webmaster indicato dal sito stesso.

Così ho fatto, ma non ricevendo alcuna risposta e continuando a vedere il numero telefonico errato, dopo alcuni giorni mi sono deciso a riscrivere loro, chiedendo nuovamente di occuparsene, in quanto reputavo che fosse comunque un servizio del territorio di cui hanno competenza:

Come sempre rapidi e gentili, mi hanno comunque detto che trattandosi di un sito di una Onlus afferente quasi sicuramente all’Assessorato alla Sanità che è  in capo alla Regione Piemonte, mi suggerivano di rivolgere la segnalazione all’URP della Regione Piemonte:

Pur domandandomi perché non si fossero direttamente già fatti loro da tramite per la mia segnalazione, scrivo un’analoga email a quell’altra URP indicatami:

Anche loro in poco tempo mi forniscono una risposta: l’ente, a cui fa riferimento il servizio gestito dall’Associazione Il Porto, è l’ASL TO2, ora unificata in un’unica struttura con la TO1, per cui mi invitano a indirizzare la mia segnalazione alla mail dell’ASL Città di Torino:

Così ho fatto … sempre domandandomi perché non si fossero direttamente già fatti loro da tramite per la mia segnalazione. Questa volta non mi sono trattenuto dall’inserire questa nota: “Dopo avere interpellato la URP del Comune di Torino che mi ha invitato a contattare quella della Regione Piemonte che a sua volta mi ha indicato voi come referenti, spero davvero che sia la volta buona affinché che quel numero telefonico venga corretto!!“.

Speranzoso che finalmente venga aggiornato quel numero telefonico, ricevo invece da loro la seguente email in cui, sostanzialmente, mi si invita ad accedere ad un altro sito www.aslcittaditorino.it e specificatamente ad una sua pagina relativa al servizio da me segnalato: là il numero telefonico è corretto. Lasciandomi basito, mi viene anche detto che hanno inviato in CC la mia segnalazione all’URP del Comune di Torino … vale a dire alla prima URP da me contattata!!

Si è così completato il giro (URP del Comune di Torino -> URP della Regione Piemonte -> ASL Città di Torino ed infine di nuovo URP del Comune di Torino), ma inalterato rimane il numero errato di quel servizio pubblico presente sul sito servizipsichiatriatossicodipendenza.org … ripeto, generalmente trovato in prima fila con una ricerca su Google e che sembrerebbe relativo ad un Onlus afferente all’Assessorato alla Sanità che è  in capo alla Regione Piemonte!

Riscrivo infine all’URP dell’ASL (in CC all’URP del Comune di Torino) domandando loro: “Come fare a vedere corretto quel numero telefonico, dal momento che neppure il referente del sito web indicato non fornisce alcuna risposta alle molteplici mie email? L’URP del Comune di Torino, da lei messo in CC, è stata la prima da me contattata, ma non ha trovato altra soluzione che quella di consigliarmi di rivolgermi all’URP della Regione Piemonte che, a sua volta, mi ha consigliato di rivolgermi a voi …. ☹”.

Termino così questo post un po’ polemico (spero nel senso giusto!) sperando ancora che si arrivi ad una soluzione del pur semplice problema di un numero telefonico (relativo ad un servizio pubblico) non aggiornato in un sito di una Onlus afferente all’Assessorato alla Sanità che è in capo alla Regione Piemonte …
… e ancor più sperando che nel futuro le diverse URP pubbliche dimostrino di avere una maggiore interazione tra loro e diventino ciascuna un vero punto unico di riferimento per tutte le problematiche/segnalazioni di carattere pubblico: d’altra parte sono tutte relative ad enti/servizi pubblici e magari una segnalazione, già filtrata da una qualsiasi di loro, dalle altre può essere ritenuta di maggior valore e prioritaria!!

Infine, ovviamente, è poi disdicevole che il referente indicato nei Contatti del sito serviziopsichiatriatossicodipendenza, Responsabile del Personale dell’Associazione Il Porto Onlus (v.cappa@ilporto.org), non abbia non solo effettuato l’opportuno aggiornamento segnalato, ma neppure fornito alcuna risposta alle mie email, lasciandomi dedurre che si tratti di un indirizzo email non gestito appropriatamente … e questo sicuramente non è bello per un sito, tanto più uno relativo ad un servizio sociale!

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Ti auguro di vivere …

E’ tempo di mettere ordine non solo nei cassetti e nei mezzi informatici (PC e Hard Disk esterni) ma anche nei pensieri …

Incredibile quante cose (oggetti o immagini che siano), ormai lontane nel tempo e per questo del tutto dimenticate, saltano fuori inaspettatamente … come se provenissero quasi da un altro mondo che non mi è appartenuto o che non ricordavo fosse proprio di persone amate.

Proprio oggi, nel fare “pulizia” in un vecchio Hard Disk esterno, da anni mai più collegato ad un PC, in una cartella nominata “Per Laura” ho trovato una registrazione video datata 02/01/2013.
Non ricordavo nemmeno di averla fatta e quindi ho lanciato quel video per capirne il contenuto. Strano vedersi con un po’ più di capelli e con la barba non ancora completamente bianca. Improvvisamente il tempo è come si fosse spostato in quel periodo della mia vita, subito a ridosso di un’esperienza che mi aveva decisamente provato.
Ricordi affollati tornati alla mente, … sofferenze non solo fisiche ma anche relazionali con persone care.

Ho voluto quindi salvare quel video ed anzi riprenderlo aggiungendogli, come musica di sottofondo, un brano che mi piace molto e che considero appropriato (Only the winds di Olafur Arnalds). Qualche didascalia, una dedica finale alla persona per la quale avevo originariamente registrato quel video (senza che poi glielo avessi neppure fatto vedere) … e via la pubblicazione in rete!

Ve lo propongo, così come è venuto, come un ricordo per me da non dimenticare.

Je te souhaite
Je te souhaite de ne pas réussir ta vie.
Je te souhaite de vivre autrement que les gens arrivés.
Je te souhaite de vivre la tête en bas et le coeur en l’air,
les pieds dans tes rêves et les yeux pour entendre.
Je te souhaite de vivre sans te laisser acheter par l’argent
Je te souhaite de vivre debout et habité,
de vivre le souffle en feu, brûlé vif de tendresse.
Je te souhaite de vivre sans titre, sans étiquette, sans distinction,
ne portant d’autre nom que celui de l’humain.
Je te souhaite de vivre sans que tu aies rendu quelqu’un victime de toi-même.
Je te souhaite de vivre sans suspecter ni condamner, même du bout des lèvres.
Je te souhaite de vivre sans ironie, même contre toi-même.
Je te souhaite de vivre dans un monde sans exclu, sans rejeté,
sans méprisé, sans humilié, ni montré du doigt.
Je te souhaite de vivre dans un monde où chacun aura le droit
de devenir ton frère, de devenir ton prochain.
Un monde où personne ne sera rejeté du droit à la parole,
du droit d’apprendre à lire et de savoir écrire.
Je te souhaite de vivre libre, dans un monde libre.
Je te souhaite de parler, non pour être écouté, mais pour être compris.
Je te souhaite de vivre l’inespéré,
c’est-à-dire que je te souhaite de ne pas réussir ta vie.

Jean Debruynne

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Ti auguro di non avere successo nella vita.
Ti auguro di vivere in modo diverso rispetto alle persone “arrivate”.
Ti auguro di vivere con la testa in basso e il cuore in aria,
i piedi dentro i tuoi sogni e gli occhi per sentire.
Ti auguro di vivere senza lasciarti comprare dal denaro
Ti auguro di vivere in piedi e con una casa,
di vivere il respiro nel fuoco, bruciato vivo dalla tenerezza.
Ti auguro di vivere senza marca, senza etichetta, senza distinzione, senza altro nome che quello di umano.
Ti auguro di vivere senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere senza sospettare o condannare, nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere senza ironia, nemmeno contro te stesso.
Ti auguro di vivere in un mondo senza esclusi, senza rifiutati,
senza disprezzati, senza umiliati, senza accusati con il dito.
Ti auguro di vivere in un mondo dove ciascuno avrà il diritto
di divenire tuo fratello, di divenire il tuo prossimo.
Un mondo dove a nessuno sarà rifiutato il diritto di parola,
il diritto di imparare a leggere e scrivere.
Ti auguro di vivere libero, in un mondo libero
Ti auguro di parlare, non per essere ascoltato, ma per essere compreso.
Ti auguro di vivere l’inaspettato,
vale a dire che ti auguro di non avere successo nella vita.

  Jean Debruynne

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