Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi di domotica quali prese e luci

Se si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. Oltre che con l’app Alexa, i propri device si possono gestire anche da Alexa.amazon.it. Ad esempio io ho delle prese Intelligenti Wifi da 16A della MEROSS e, chiamando ciascuna presa opportunamente posso pilotarne lo stato ON/OFF anche vocalmente (e.g. “Alexa, accendi Boiler” nel caso che quella presa sia stata chiamata “Boiler” dal momento che si è collegato il boiler del bagno.

Nell’app Meross è spiegato dettagliatamente come fare ad agganciare una loro presa ad Alexa: sostanzialmente si deve utilizzare l’app Meross e nominare, all’atto della sua registrazione e configurazione, ciascuna presa con un nome semplice e ben distinguibile dagli altri (e.g. “Boiler“, “Piantana“), attivare sul sito Amazon lo Skill Alexa” sviluppato dalla Meross”, registrarsi in quello con il proprio account Meross, vale a dire quello scelto con l’app Meross, ricercare i propri device e quindi controllarli.
(Vedi anche il mio post: Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?)

Con Alexa si può anche, ad esempio, pilotare l’accensione di lampadine dimmerabili, dall’1% al 100%. I comandi che si possono dare, non sono solo quelli di accensione/spegnimento, ma anche di variazione dell’intensità della luce.
Ad esempio, chiamando nell’app Alexa una luce “luce scrivania“, per accenderla con luminosità ridotta al 30% basterà dire: “Alexa accendi luce scrivania al 30%“.
Se si vuole abbassare/alzare un po’ la luminosità della lampadina, rispetto a quella corrente, basta dire: “Alexa, abbassa/alza luce scrivania“.
Se poi si vogliono accendere tutte le luci di una stanza: “Alexa, accendi tutte le luci del salone“, avendo ovviamente indicato il “salone” come nome del gruppo in cui nell’app Alexa si è indicato essere collocate alcune luci.

Lampadine compatibili con Alexa della TP-Link Tapo e della Philips Lighting Hue

Quelle della TP-Link Tapo: vengono anche proposte in offerta abbinandone una quando si prende un Echo Dot. Funzionano non solo con Amazon Alexa ma anche con Google Home, forniscono una luce calda (2700 K) di 806 lumen, consumano 8.7W (equivalante a un 60W a incandescenza), attacco E27. Si connettono al WiFi di casa analogamente a quanto visto con la presa della Meross vista precedentemente per cui non c’è necessità di avere nessun hub specifico o integrato in un dispositivo Alexa. Possono essere controllate da remoto ovunque uno sia, tramite l’app gratuita Tapo per smartphone e tablet (vedi Tapo L510E | Lampadina LED Smart Wi-Fi con luce dimmerabile | TP-Link Italia). Associandola a un dispositivo Alexa, per pilotarla basta dire: “Alexa, accendi la luce“. Volendo, si possono impostare con l’app Tapo anche degli scenari di programmazione, per impostare giorni e orari di accensione e spegnimento della lampadina. Si può pure, ad esempio, raggruppare tutte le tue lampadine smart di una stanza in un unico scenario e richiamalo dal proprio smartphone sempre tramite l’app Tapo. Il consumo energetico è di classe A+. Ovviamente per pilotarle vocalmente con Alexa è necessario attivare l’apposito skill Tapo reso disponibile gratuitamente dalla TP_Link.

La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con l’app Tapo .

Attenzione che TP-LINK fornisce anche altri modelli di lampadine sempre pilotabili da Alexa che però si gestiscono dalla sua app TP-LINK Kasa (ora chiamata Kasa Smart) e non dall’app TP-LINK Tapo per cui è necessario fare attenzione al modello di lampadina acquistato per installarsi l’app idonea a pilotarla!

La Philips propone lampadine dimmerabili analoghe (stessa luminosità, solo la forma è un po’ differente) che si possono connettere sia attraverso l’Hub di quella marca (Hue Bridge) [o quello integrato da Amazon in alcune versioni di dispositivi Alexa] sia semplicemente tramite collegamento Bluetooth. In quest’ultimo caso è necessario che un dispositivo Alexa e la lampadina stiano nel raggio di portata del Bluetooth: si noti tuttavia che poi, anche da un’altra stanza in cui ci sia un altro dispositivo Alexa si può comunque comandare la luce seppur distante e non nel raggio di portata del Bluetooth di quel dispositivo bensì dell’altro sul quale si è registrata. Tuttavia, non essendo quella lampadina collegata al WiFi (diversamente dalla lampadina TP-Link Tapo) non si può pilotare da remoto se non tramite l’app Alexa. Anche per questo motivo reputo la soluzione di TP-Link, precedentemente analizzata, migliore di questa adottata da Philips che tra l’altro costa di più offrendo una lampadina d’identica luminosità. La sua app Philips Hue Bluetooth necessita di un collegamento Bluetooth per poter interagire con la lampada e non riesce a pilotarla se lo smartphone si trova troppo distante da quella; invece l’app Alexa, connettendosi con un dispositivo remoto tramite collegamento Internet e WiFi, una volta che è stata associata quella lampadina tramite quell’app stessa, consente di pilotarla ovunque uno sia. Per una gestione remota dei dispositivi Philips tramite la loro app è invece necessario usare l’altra loro app Philips Hue che si collega non direttamente al loro dispositivo bensì al loro Hub a cui si può eventualmente associare lo skill Alexa Philips Hue.

Nel seguito mostro la procedura sia lato app Philips Hue sia lato app Alexa:

Una volta associata la lampadina con l’app Alexa, si riesce a pilotare (anche da remoto) sia l’accensione/spegnimento sia l’intensità di luce, analogamente a quanto si riesce a fare con la sua app specifica di Philips: inoltre, ovviamente i comandi possono essere dati anche vocalmente a un dispositivo Alexa (e.g. Echo Dot) e non tramite l’app Alexa. In particolare conviene modificare il nome assegnato di default (e.g. “Prima luce“) con uno ben riconoscibile, ad esempio, “Luce scrivania“.

Esistono poi anche altre lampadine, dimmerabili e comandabili il tramite Alexa, a costi ancora più contenuti. Ad esempio Lampadina Smart E27 AISIRER WiFi Intelligente 10W utilizza la sua app Smart life e si configura impostando il WiFi a cui collegarla. La procedura sia di connessione al proprio WiFi sia ad Alexa è analoga a quanto visto per la lampadina della TP-Link ed è indicata anche nella descrizione del prodotto sul sito Amazon:

Connection Steps
Download “Smart Life” app from the app store or google play, then register account.
Power on and off the bulb 3 times (on-off-on-off-on), then smart bulb will in fast flashing status.
Then enter APP, click ‘Add device–lighting devices-Lighting WiFi‘, follow in app guidance to finish setup, finally rename the bulb.
.
Connection Alexa
Step 1: Login Alexa app, select “Skills” of setting.
Step 2: Search “smart life” and Enable it.
Step 3: Enter the account and password of “Smart Life”.
Step 4: “Link Now” and start your home journey.

La modalità d’impostazione (ed eventualmente di reset) di queste lampadine WiFi richiede perciò di spegnerle e accenderle 3 volte secondo una procedura precisa indicata anche sulla confezione stessa:

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Può anche servire talvolta creare delle routine personalizzate (i.e. Altro -> Routine) da far eseguire, ad esempio automaticamente, periodicamente delle azioni con la possibilità d’impostare orario/giorni. Una volta premuto il tasto + in alto a destra per creare una nuova routine, se ne definisce il nome con cui poi lanciarla, le tempistiche e l’azione da compiere. Ad esempio si può crearne una che spenga tutti i dispositivi nella stanza che si è denominata Salone (e.g. tutte le luci pilotabili da Alexa) a una certa ora di tutti giorni o solo in alcuni.

Talvolta nella stessa homepage dell’app Alexa viene suggerita la creazione di una routine sulla base delle proprie configurazioni dei dispositivi: in quel caso basta premere Attiva per poter vedere creata la routine suggerita che poi può ovviamente essere modificata per rispondere al meglio alle proprie esigenze:

Routine suggerita dall’app Alexa stessa nella sua homepage

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Quando non si riesce ad accedere a un dispositivo Android precedentemente utilizzato da un’altra persona

Tutti i dispositivi Android (quelli che utilizzano il PlayStore di Google, vale a dire quasi tutti) quando uno li utilizza richiedono OBBLIGATORIAMENTE di impostare un proprio account di Google principale che diventa quello di riferimento cioè quello che identifica il proprietario del dispositivo.

Da diverse versioni di Android è stato introdotto un meccanismo di protezione contro i furti che fa sì che un terminale già utilizzato, in cui cioè sia statoa effettuata una registrazione con un account Google (come ho detto obbligatorio se si vuole installare/usare una qualsiasi app del suo Store), non possa essere utilizzato da un’altra persona senza prima accedere con quell’account per inserire poi un altro account (o altri ancora). Perciò se si vende/passa un proprio device Android ad un’altra persona è indispensabile, possibilmente PRIMA di effettuare il suo ripristino alle configurazioni di fabbrica, eliminare il proprio account Google registrato. Se non lo si fa, per poterlo poi utilizzare da quello che dovrebbe diventare il nuovo proprietario, è indispensabile prima autenticarsi con le credenziali del precedente utente che non si era deregistrato (i.e. non si erano cancellate tutte le utenze Google registrate nel dispositivo). Viene data, almeno negli smartphone, quindi nei device con SIM, la possibilità di recuperare la password dal numero telefonico che era stato associato e che viene parzialmente indicato (solo nei tre numeri finali) nella procedura di ripristino: penso venga inviato un SMS.
Può forse succedere, se uno non usa certi servizi di Google (e.g. Gmail) che quell’utente proprietario venga associato al numero telefonico se quel dispositivo possiede una SIM.

Altra possibilità che potrebbe funzionare è quella che il vecchio proprietario vada nella pagina di gestione della sua utenza Google da un qualsiasi browser e, recandosi nella sezione relativa ai device a lui registrati, elimini quello in oggetto dal momento che intende darlo a un’altra persona: non avendo mai provato, non so tuttavia se ciò sia sufficiente lato device per consentire a un nuovo utente di registrarsi direttamente, ma verosimilmente penso possa essere una strada da provare che possa dare il risultato sperato.

Se comunque se non si riesce a recuperare username e password del proprietario originale o eliminarlo in altro modo, l’unica cosa che si può fare è quella d’installare temporaneamente nel dispositivo una versione molto vecchia di Android che ancora non aveva quella protezione contro i furti. Per fare questo è necessario effettuare una procedura non banale che contempla di mettere quella vecchia versione del sistema operativo in una chiavetta USB da poi collegare tramite apposito adattatore alla porta micro-USB/USB-C device (e.g. smartphone) per poter effettuare il suo caricamento e sostituzione con quello preesistente tramite un apposito programma. Successivamente, quando il nuovo possessore del dispositivo sia riuscito a registrarsi come nuovo utente, ovviamente poi il S.O. si aggiornerà alla sua versione più recente supportata da quel dispositivo.

Ci sono video su YouTube che spiegano come fare … ma non è una procedura facile e sicura (richiede di scaricare SW da siti non sicuri).

Se infine si desidera contattare Google per provare a chiedere assistenza, alcuni link a cui inviare richieste si possono trovare in un mio precedente post: Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia. Buona fortuna!

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Alexa: raccolta di comandi utili

Ovviamente questo è un post in divenire e nel tempo conterrà sempre più suggerimenti!
Infatti, le funzionalità di Alexa crescono sempre più ed è davvero impossibile elencarle tutte. In questo post, scritto con l’intento di essere di ausilio almeno a un amico che ha appena acquistato un Echo Dot, cercherò di riassumere alcune delle funzionalità che possono tornare utili. Ovviamente da tempo Amazon ha creato una serie di video sul suo canale YouTube dedicato ad Alexa (anche in italiano) che spiegano diverse sue funzionalità. I video in inglese si trovano qui e sono più numerosi.

Le funzionalità base di Alexa sono uguali per tutti i dispositivi Alexa anche se quelli di ultima generazione possono riuscire a interfacciarsi meglio a nuovi dispositivi: ad esempio, non sono riuscito a pilotare completamente l’Echo Wall Clock con un Echo Dot di 3a generazione (non si accendono il led di countdown impostando una sveglia) mentre con quelli di 4a generazione non ho avuto problemi. Ovviamente solo con Echo Show 5, Echo Show 8 si hanno in aggiunta le funzionalità collegate al video.

Echo Dot nella sua versione con orologio

Per default un dispositivo Alexa si attiva solamente se si pronuncia, prima d’impartire un comando, la parola “Alexa”: questa impostazione si può eventualmente modificare dall’app Alexa, ma sinceramente non vedo alcun motivo per farlo senza rischiare di trovare un termine più comune e che quindi porti ad attivazioni non desiderate!

Talvolta sento persone che per impartire comandi a un dispositivo Alexa, quasi li urlano: se almeno uno si trova in un ambiente non rumoroso, non c’è assolutamente necessità di farlo ed è sufficiente parlare normalmente, anche a bassa voce per farsi comprendere! … comunque è meglio se si aspetta un istante rima di impartire il comando dopo avere pronunciato “Alexa”.

Con l’app Alexa si può non solo configurare un nuovo dispositivo (e.g. Echo Dot, lampadina, presa) ma poi, ad esempio, definire gli ambienti in cui alcuni dispositivi Alexa sono stati collocati, così da poterli gestire agevolmente anche in gruppo. Ad esempio, si può chiedere di riprodurre musica o accendere tutte le luci in un locale specifico (e.g. “Alexa, metti Radio 3 in Bagno“; “Alexa, accendi le luci in salone”):

Si può anche creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa in modo da riprodurre la medesima musica contemporaneamente con più dispositivi Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza): vedi a tale proposito il post Alexa: come ascoltare la stessa musica in più stanze o avere una riproduzione stereo con anche i bassi.

Se poi si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. A tale proposito puoi vedere il seguente altro mio post dedicato a tale argomento: Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi quali prese e luci.

Se si desidera poi, si può impostare un profilo vocale personale in modo da far riconoscere ancor meglio la propria voce ad Alexa e farsi chiamare con il proprio nome: basta andare con l’app Alexa in Il tuo profilo -> Voce -> Impostazioni profilo vocale o anche Impostazioni -> Account Alexa -> Voci riconosciute -> La tua voce. Per far riconoscere altre voci di possibili utilizzatori di un dispositivo Alexa (e.g. un familiare), è necessario che costoro installino su un proprio smartphone l’app Alexa, con un account che abbia accesso a quei dispositivi. Nell’app si dice anche che un’altra possibilità è di registrasi nell’app con “un account di un adulto che faccia parte del proprio Nucleo Famigliare Amazon“: peccato che, almeno per ora questa possibilità non esista in Amazon.it ma solo in altre nazioni (e.g. USA): esistono quindi post anche in italiano che dicono come fare ma fanno riferimento non ad Amazon.it bensì ad Amazon.com o altri siti di altre nazioni per cui, almeno per ora non vale per l’Italia. Qualcosa si può già fare anche da noi solo se uno ha un abbonamento Family a Amazon in Music Unlimited che ha un costo non indifferente (Amazon.it Aiuto: Invitare i membri della famiglia).
Comunque esiste un comando apposito di Alexa per configurare il riconoscimento della propria voce:
“Alexa, impara la mia voce”Crea un profilo vocale per permettere ad Alexa di chiamarti per nome e migliorare, in base alla tua voce, la personalizzazione delle funzionalità Alexa supportate. Per iniziare, apri l’App Alexa e segui questo percorso: Altro -> Impostazioni -> Impostazioni account -> Voci riconosciute ->La tua voce. Maggiori informazioni.

Andando in Le mie impostazioni Amazon Music si può sempre controllare lo stato dei propri abbonamenti ed eventualmente disdirli entro il periodo di prova se sono stati attivati per errore. Comunque per default è disattivata la possibilità di effettuare acquisti tramite comando vocale impartito a qualche dispositivo Alexa, per cui anche se può essere proposto talvolta l’abbonamento ad Amazon Music Unlimited o a qualche Skill a pagamento, per poi veramente attivarli lo si deve fare dall’app o dal sito Amazon e anche rispondendo per sbaglio di sì l’oparazione non va a buon fine se uno ha mantenuto la seguente impostazione:

Mantenere a OFF l’opzione relativa a poter effettuare acquisti tramite comando vocale per evitare che per sbaglio ci si ritrovi ad attivare funzionalità a pagamento


Analogamente in I miei contenuti e dispositivi Amazon si possono vedere e gestire tutti i dispositivi Amazon associati alla propria utenza.

Infine in Privacy di Alexa si possono gestire tutti gli aspetti relativi appunto alla privacy, come esaminare la cronologia dei comandi impartiti ai propri dispositivi Alexa ed eventualmente gestirli (e.g. cancellarli: link Elimina tutte le registrazioni da oggi). Si può anche, in alternativa, chiedere ad Alexa: “Alexa, cancella quello che ho appena detto” o “Alexa, cancella tutto ciò che ho detto oggi“.

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Eccovi nel seguito un elenco di comandi sicuramente almeno da provare una volta e consiglio anche di visitare anche sia la sezione “Cose da provare” presente nel sito Amazon Alexa sia i suggerimenti dati nell’homepage dell’app Alexa

Sezione “Cose da provare” presente nel sito Amazon Alexa
  • “Alexa, quali nuove funzioni hai?”
  • “Alexa, quali sono i tuo talenti?”
  • “Alexa, quali sono i tuoi superpoteri?”
  • “Alexa, perché ti chiami Alexa?”
  • “Alexa, come posso aiutarti a diventare più intelligente?”
    Con Alexa Answers potrai aiutare Alexa a rispondere a più domande. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, buongiorno”
  • “Alexa, buonasera”
  • “Alexa, come va?”
  • “Alexa, qual è il tuo colore preferito?”
  • “Alexa, ti bastan poche briciole”
  • “Alexa, inizia la giornata”
    Crea una Routine e utilizza un singolo comando per attivare automaticamente una serie di azioni (come accendere la luce, chiedere le ultime notizie e le previsioni del tempo). Per crearne una, vai sull’App Alexa, seleziona l’icona Altro nell’angolo in basso a destra e scegli Routine. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, metti della musica romantica”
  • “Alexa, apri Radio Italia”
  • “Alexa, apri Virgin Radio”
  • “Alexa, apri RDS”
  • “Alexa, apri Radio Jukebox”
  • “Alexa, metti della musica anni ‘80”
  • “Alexa, cantami ‘Jingle Bells’”
  • “Alexa, riproduci musica allegra”
  • “Alexa, metti della musica romantica”
  • “Alexa, riproduci musica per fare sport da Amazon Music”
    Alexa ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi di fitness con le playlist dedicate al benessere!
  • “Alexa, apri Radio Deejay”
  • “Alexa, avvia Radio Subasio”
  • “Alexa, metti musica simile”
    Con Amazon Music, puoi chiedere ad Alexa di riprodurre brani simili a quello che stai ascoltando. Chiedi semplicemente “Alexa, metti musica simile” mentre ascolti una canzone.
  • “Alexa, riproduci le hit dell’estate”
    Ascolta le hit dell’estate 2020 con Alexa.
  • “Alexa, apri Mental Shock”
    Vivi un’avventura futuristica con la Skill Mental Shock.
  • “Alexa, segui Elisa su Amazon Music”
    Segui i tuoi artisti preferiti su Amazon Music e ricevi notifiche appena pubblicano nuova musica. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, apri pillole di musica”
    Ascolta ogni giorno una nuova curiosità sul mondo della musica.
  • “Alexa, metti la playlist TOP 100 canzoni d’amore da Amazon Music”.
  • “Alexa, metti la playlist Sanremo 2020”
  • “Alexa, chi ha vinto più festival di Sanremo?”
  • “Alexa, metti la playlist ‘Sanremo: I grandi classici’”
  • “Alexa, impara la mia voce”
    Crea un profilo vocale per permettere ad Alexa di chiamarti per nome e migliorare, in base alla tua voce, la personalizzazione delle funzionalità Alexa supportate. Per iniziare, apri l’App Alexa e segui questo percorso: Impostazioni, Impostazioni account, Voci riconosciute, La tua voce. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, basta/silenzio/stop”
  • “Alexa, leggi/dimmi le mie notifiche”
  • “Alexa, attiva modalità sottovoce”
    Se impostata, basterà sussurrare per ricevere risposte sussurrate, per esempio durante la notte
  • “Alexa, elimina tutto quello che ho detto oggi”
  • “Alexa, alza il volume”
  • “Alexa, volume tre”
    Mette il volume al livello 3. Ci sono 10 livelli di volume (generalmente i livelli 3 o 4 sono quelli più consoni)
  • “Alexa, alza i bassi”
    Regola i bassi, i medi e gli alti dei tuoi dispositivi Echo compatibili dall’App Alexa: tocca l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, seleziona il tuo dispositivo Echo e poi scegli Impostazioni audio.
  • “Alexa, parla più velocemente”
    Chiedi ad Alexa di parlare più lentamente o più velocemente, scegliendo tra sette differenti velocità: la velocità standard della voce di Alexa, quattro modalità più veloci e due più lente. Per reimpostare il ritmo standard della voce di Alexa, basta dire: “Alexa, parla a velocità normale”.
  • “Alexa, che canzone è questa?”
    Chiedi ad Alexa i dettagli del brano musicale che stai ascoltando.
  • “Alexa, aggiungi questo brano a una playlist”
    Con Alexa, puoi creare nuove playlist o aggiungere qualsiasi brano in riproduzione alle tue playlist esistenti su Amazon Music utilizzando solo la tua voce.
  • “Alexa, metti una playlist di musica country”
  • “Alexa, metti la playlist Best”
  • “Alexa, la prossima (canzone)”
  • “Alexa, metti della musica rilassante”
  • “Alexa, metti della musica veloce”
  • “Alexa, riproduci musica latina”
  • “Alexa, apri Radio Italia”
  • “Alexa, fammi ascoltare Lucio Dalla”
  • “Alexa, metti la playlist il meglio dell’ultimo decennio”
    Ascolta i migliori brani dell’ultimo decennio su Amazon Music.
  • “Alexa, metti della musica per bambini”
  • “Alexa, riproduci musica di Natale”
  • “Alexa, riproduci musica per studiare”
  • “Alexa, riproduci musica per l’aperitivo”
  • “Alexa, aiutami a rilassarmi”
  • “Alexa, riproduci musica anni ’90”
  • “Alexa, metti musica per Capodanno”
  • “Alexa, apri Suoni Rilassanti”
  • “Alexa, riproduci suoni della natura”
  • “Alexa, riproduci le onde del mare”
  • “Alexa, riproduci suoni della natura”
  • “Alexa, rumore del mare”
    Suono delle onde con gabbiani
    (attenzione che è necessario rispondere “no” se viene proposto un acquisto del suono “ad alta risoluzione” 🤔🙄, … diversamente non è più gratuito!)
  • “Alexa, metti/fai rumore dell’oceano” (solo rumore delle onde)
    “Alexa, metti/fai rumore della pioggia”
    “Alexa, metti/fai rumore di temporale”
    “Alexa, metti/fai rumore di ruscello”
    “Alexa metti/fai il rumore del fuoco
    “Alexa, riproduci foresta notturna”
    “Alexa, metti/fai il rumore del vento”
    Attenzione a rifiutare di avere l’ascolto in alta definizione che comporterebbe costi. Dicendo “no” a tale richiesta viene comunque fatto ascoltare gratuitamente a qualità normale, … direi analoga!! Non viene poi più riproposto l’abbonamento se non dopo molto. Per default il rumore smette dopo 1 ora, ma uno può impostare a spegnersi dicendo dopo quel comando “Alexa, spegniti tra 15 minuti”
  • “Alexa, metti rumore di acqua” / “Alexa, metti campane tibetane”
    Fa ascoltare musica rilassante con sottofondo di scorrere di acqua da Amazon Music Prime.
  • “Alexa, oggi pioverà?”
    Per ricevere le previsioni del tempo a livello locale, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa, se non l’hai già fatto. Apri l’App Alexa, seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, poi Echo & Alexa, scegli il tuo dispositivo Echo e inserisci il tuo indirizzo in Posizione del dispositivo.
  • “Alexa, devo prendere l’ombrello oggi?”
  • “Alexa, com’è il meteo nel weekend?”
  • “Alexa, dimmi le ultime notizie”
  • “Alexa, quali sono le notizie di oggi?”
  • “Alexa, dammi le ultime notizie”
  • “Alexa, apri Corriere della Sera”
  • “Alexa, apri Notizie Rai”
  • “Alexa, dammi le news da Sky TG24”
  • “Alexa, apri Radio24 Notizie”
  • “Alexa, riproduci il mio Sommario quotidiano”
    Ricevi le ultime notizie da un’ampia gamma di testate giornalistiche. Per personalizzare il tuo Sommario quotidiano, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Sommario quotidiano dal menu.
  • “Alexa, metti un timer da 3 minuti per le uova”
  • “Alexa, metti il volume del timer su 5”
    Personalizza il volume di timer e sveglie con un comando vocale.
  • “Alexa, svegliami domani mattina alle 7:00”
  • “Alexa, metti una sveglia per le 7:00 del mattino”
  • “Alexa, metti una sveglia per ogni giorno feriale”
  • “Alexa, imposta una sveglia con musica”
  • “Alexa, svegliami con della musica classica”
  • “Alexa, spegni la sveglia”
  • “Alexa, imposta una sveglia ricorrente nei giorni feriali alle 6.30”
  • “Alexa, ricordami di meditare ogni giorno alle 8 del mattino”
  • “Alexa, ricordami di chiamare mamma tra 10 minuti”
  • “Alexa, metti un timer da 5 minuti”
  • “Alexa, lancia una moneta”
  • “Alexa, testa o croce?”
  • “Alexa, invia un messaggio”
  • “Alexa, cosa sono le Skill?”
  • “Alexa, quali Skill hai?”
  • “Alexa, quali sono le tue Skill migliori?”
  • “Alexa, quali sono le tue Skill popolari?”
  • “Alexa, cosa c’è stasera in TV?”
  • “Alexa, apri MasterChef”
    Alla fine di ogni puntata di MasterChef 10, potrai conoscere il parere di chef Barbieri e scoprire i trucchi alla base della Mystery Box.
  • “Alexa, apri Caduta Libera”
    Sfida altri giocatori e prova a vincere la classifica settimanale con la skill ufficiale del famoso gioco televisivo.
  • “Alexa, che impegni ho per domani?”
    Collega il tuo calendario e chiedi ad Alexa di dirti cos’hai in programma. Per iniziare, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Calendario dal menu.
  • “Alexa, crea una lista”
  • “Alexa, aggiungi ‘latte’ alla mia lista della spesa”
    Non dimenticare nulla creando delle Liste. Puoi poi consultarle ovunque ti trovi dall’App Alexa.
  • “Alexa, cosa c’è sulla mia Lista di cose da fare?”
  • “Alexa, crea la lista Compiti”
    Alexa può aiutarti a ricordare le cose importanti. Per aggiungere elementi alla tua lista basta dire, per esempio: “Alexa, aggiungi ‘scrivere tema’ alla lista Compiti”. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, cosa c’è sulla mia Lista di cose da fare?”
  • “Alexa, imposta un promemoria per tutti i giorni”
  • “Alexa, quali sono i miei promemoria?”
  • “Alexa, cosa ho segnato sul mio calendario?”
  • “Alexa, ricordami di portare fuori la spazzatura ogni giovedì alle 8 di sera”
  • “Alexa, aggiungi Portare fuori il cane alla mia Lista di cose da fare”
  • “Alexa, ricordami di chiedere consigli per il rientro il 31 agosto”
    A partire dal 31 agosto, non perderti una settimana di consigli giornalieri per riprendere al meglio la tua routine
  • Alexa, quali sono i frutti di stagione?”
  • “Alexa, che giorno sarà il tredici dicembre?”
  • “Alexa, dimmi l’oroscopo di oggi”
  • “Alexa, apri Oroscopo del 2021”
    Ascolta le previsioni dell’anno per il tuo segno da parte di Paolo Fox.
  • “Alexa, qual è l’animale del giorno?”
  • “Alexa, fammi un indovinello”
  • “Alexa, facciamo un gioco”
  • “Alexa, lancia una moneta”
  • “Alexa, dì un numero tra 1 e 20”
  • “Alexa, apri Super Quiz”
  • “Alexa, apri Quiz Vero o Falso”
  • “Alexa, dimmi un gioco di parole”
  • “Alexa, apri Indovina chi sono”
  • “Alexa, apri panaro della tombola”
    Il classico gioco delle feste su Alexa, per divertirti con parenti e amici.
  • “Alexa, come fa il leone?”
  • “Alexa, dimmi uno scioglilingua”
  • “Alexa, apri Akinator”
    Akinator sa leggerti nel pensiero e dirti a che personaggio stai pensando. Pensa a un personaggio e Akinator proverà a indovinarlo.
  • “Alexa, apri Caccia i ladri”
    La tua casa è al sicuro con la Skill Caccia i ladri
  • “Alexa, apri Missione Terra”
    Vivi un’avventura fantascientifica e porta a termine la tua missione.
  • “Alexa, apri Mental Shock”
    Vivi un’avventura futuristica con la Skill Mental Shock.
  • “Alexa, apri Quiz Treccani”
    Mettiti alla prova e scopri tante curiosità sulla lingua italiana.
  • “Alexa, apri Doppio Passo”
    Sfida ogni giorno altri giocatori con questo quiz sulla conoscenza del calcio, dagli avvenimenti storici fino ai giorni nostri. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, dimmi un colmo”
  • “Alexa, dimmi una barzelletta sul cibo”
  • “Alexa, raccontami una barzelletta sui calciatori”
  • “Alexa, dimmi una barzelletta sul compleanno”
  • “Alexa, dimmi un proverbio”
  • “Alexa, indovina un animale”
  • “Alexa, racconta una fiaba”
  • “Alexa, apri Domanda del giorno”
  • “Alexa, facciamo il quiz di Natale”
  • “Alexa, canta con Babbo Natale”
    Scopri i duetti speciali che ho preparato per festeggiare insieme.
    Scopri giochi e passatempo su Alexa per tutta la famiglia.
  • “Alexa, qual è la prima regola del Fight Club?”
  • “Alexa, dimmi una curiosità sulla tecnologia”
  • “Alexa, ordina di nuovo il caffè”
    Alexa ti aiuta a rifornire le scorte dei tuoi prodotti per la casa e può suggerirti articoli in base alla cronologia dei tuoi ordini su Amazon. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, dov’è il mio ordine?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta
  • “Alexa, fai beatbox”
  • “Alexa, com’è il traffico per andare al lavoro?”
  • “Alexa, che ore sono?”
  • “Alexa, quale sarà la temperatura massima oggi?”
  • “Alexa, che tempo farà domani alle 17?”
    Chiedi ad Alexa le previsioni meteo per un orario specifico per pianificare meglio la tua giornata.
  • “Alexa, com’è il meteo nel weekend?”
    Per ricevere le previsioni del tempo a livello locale, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa, se non l’hai già fatto. Apri l’App Alexa, seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, poi Echo & Alexa, scegli il tuo dispositivo Echo e inserisci il tuo indirizzo in Posizione del dispositivo.
  • “Alexa, quanti gradi ci sono?”
  • “Alexa, quali sono i piatti tipici di Firenze?”
  • “Alexa, a che ora tramonta il sole?”
  • “Alexa, quanto manca alla primavera?”
  • “Alexa, quanto dista Londra da Parigi?”
  • “Alexa, dimmi un pensiero d’amore dal cloud”
  • “Alexa, quali sono le province della Lombardia?”
  • “Alexa, quanti metri sono 10 piedi?”
  • “Alexa, quanti cm sono 20 pollici/inch?”
  • “Alexa, dimmi una curiosità sugli sport invernali”
  • “Alexa, come si dice ‘buongiorno’ in giapponese?”
  • “Alexa, dimmi un palindromo”
  • “Alexa, perché il mare è salato?”
  • “Alexa, quali fatti storici sono accaduti oggi?”
  • “Alexa, qual è la stella più vicina alla Terra?”
  • “Alexa, quando fu scoperto Urano?”
  • “Alexa, che tempo farà a Palermo?”
  • “Alexa, quanti abitanti ha Torino?”
  • “Alexa, quali sono i piatti tipici di Torino?”
  • “Alexa, quali sono i frutti di stagione?”
  • “Alexa, apri Raccolta Rifiuti”
  • “Alexa, come sta andando la Borsa?”
  • “Alexa, dammi le ultime sulla Formula 1”
  • “Alexa, qual è il giorno più corto dell’anno?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta natalizia”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta di Pasqua”
    Scopri le ricette dedicate al periodo pasquale.
  • “Alexa, qual è la pizzeria più vicina?”
  • “Alexa, cosa c’è stasera in TV?”
  • “Alexa, quanto manca a Natale?”
  • “Alexa, quanti giorni mancano all’Immacolata?”
  • “Alexa, qual è il senso della vita?”
  • “Alexa, apri Benessere Mio”
  • “Alexa, qual è la citazione del giorno?”
  • “Alexa, perché si cambia l’ora?”
  • “Alexa, perché il cielo è blu?”
  • “Alexa, consigli per il rientro”
  • “Alexa, che Santo è oggi?”
  • “Alexa, dammi il consiglio pratico del giorno”
  • “Alexa, quant’è lungo l’Arno?”
  • “Alexa, quando inizia il Giro d’Italia?”
  • “Alexa, quali sono i colori primari?”
  • “Alexa, che partite ci sono in Serie A?”
  • “Alexa, qual è la curiosità del giorno?”
  • “Alexa, quando inizia l’estate?”
  • “Alexa, cosa è successo oggi nella storia?”
  • “Alexa, quanti anni ha l’universo?”
  • “Alexa, cosa facciamo questa sera?”
  • “Alexa, che giorno sarà il tredici dicembre?”
  • “Alexa, dov’è la banca più vicina?”
  • “Alexa, cosa significa ‘ossimoro’?”
  • “Alexa, qual è il passato remoto di cuocere?”
  • “Alexa, come si scrive ‘soqquadro’?”
  • “Alexa, quanto fa quindici alla sesta?”
  • “Alexa, quanti giorni mancano alla primavera?”
  • “Alexa, dimmi i fatti storici di oggi”
  • “Alexa, quanto è il 20% di 59?”
  • “Alexa, quante persone ci sono al mondo?”
  • “Alexa, apri Vocabolario Treccani”
  • “Alexa, apri Perle di Saggezza”
  • “Alexa, perché si mangiano lenticchie e zampone a Capodanno?”
  • “Alexa, apri Indovina chi sono” (gioco)
  • “Alexa, perché si fa l’albero di Natale?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta di Natale”
  • “Alexa, qual è il significato del nome Lucia?”
  • “Alexa, quali film sono in programmazione per domani?”
  • “Alexa, apri Fatti curiosi”
  • “Alexa, che cos’è un Blueprint?”
    Personalizza le risposte di Alexa con Blueprint. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, parla inglese”
    La modalità Multilingue consente ai clienti Echo d’interagire con Alexa in italiano e in inglese. Chiedi ad Alexa di parlare inglese e, per alcune funzionalità come musica, meteo, informazioni e altro, riceverai risposte in italiano o inglese a seconda della lingua in cui farai la domanda.
  • “Alexa, traduci ‘buongiorno’ in inglese”
    Traduci parole e frasi in oltre 50 lingue, incluso: inglese, giapponese, tedesco, cinese, francese, hindi, coreano, polacco, portoghese, russo, spagnolo e olandese.
  • Alexa, qual è la parola inglese del giorno?”
  • “Alexa, apri Lezioni di inglese”
    Imparare l’inglese non è mai stato così divertente! Gioca e mettiti alla prova ogni giorno con John Peter Sloan e i suoi corsi di inglese su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, impariamo l’inglese”
    Migliora il tuo inglese con la Skill Alexa di Oxford.
  • “Alexa, riproduci il podcast Morgana da Apple Podcasts”
    Ora puoi riprodurre Apple Podcasts su Alexa. Per cominciare, chiedi semplicemente ad Alexa di riprodurre il tuo podcast preferito su Apple Podcasts. Hai già un Apple ID? Ricorda di collegare il tuo account Apple Podcasts nell’App Alexa. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, apri ‘L’inglese con Oxford’”
    Prova questa skill per migliorare il tuo livello di comprensione dell’inglese.
  • “Alexa, accendi la lampada”
    Aggiungi il controllo vocale ai tuoi elettrodomestici compatibili con le prese intelligenti. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, spegni la luce”
    Connetti ad Alexa i tuoi dispositivi per Casa Intelligente compatibili, come luci e prese, attraverso le Skill per Casa Intelligente o con la Ricerca guidata, in base al dispositivo Echo che possiedi. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, accendi tutte le luci”
    Crea dei gruppi per controllare più dispositivi per Casa Intelligente contemporaneamente. Ad esempio, crea un gruppo e aggiungi tutte le lampadine intelligenti e il dispositivo Echo presenti nella stanza. Ti basterà quindi chiedere a quel dispositivo Echo “Alexa, accendi le luci” per accendere tutte le luci della stanza. Puoi creare e gestire gruppi nell’App Alexa.
  • “Alexa, imposta la luce su blu”
    Controlla il colore e le tonalità delle tue luci intelligenti compatibili. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, alza le tapparelle in camera da letto del 50%”
    Controlla alcuni tipi di tapparelle e tende a rullo di IKEA, BTicino e Vimar usando la tua voce.
  • “Alexa, imposta la temperatura su 22 gradi”
    Controlla i tuoi termostati compatibili con Alexa con un semplice comando vocale. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, quale autore preferisci?”
  • “Alexa, raccontami una storia”
  • “Alexa, racconta Pinocchio”
  • “Alexa, sfoglia un libro”
  • “Alexa, recita una poesia”
  • “Alexa, apri Filastrocche della Buonanotte”
    Per usare questa Skill, devi consentire l’accesso alle Skill per bambini. Per farlo, apri l’App Alexa e seleziona Impostazioni, Impostazioni Account, Skill per bambini. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, qual è l’audiolibro del giorno?”
    Scopri ogni giorno un titolo Audible gratuito e lasciati ispirare dalla voglia d’imparare. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, cosa c’è gratis su Audible?”
    Entra in un mondo magico fatto di fantasia e divertimento e scopri le fiabe e racconti per te, gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi ‘Il libro della giungla’” / “Alexa, leggi ‘Pinocchio’”
    Divertiti insieme a Mowgli e Baloo e unisciti a loro in un mondo di avventure. Avrai a che fare con scimmie molto buffe, ma anche con tigri pericolose. Trovi tutto questo gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi Il mago di Oz”
    Viaggia insieme a Dorothy, lo spaventapasseri, il boscaiolo di latta ed il leone pauroso e vivi avventure in mondi fantastici, gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo”
    Lo sai che se stai ascoltando Audible su Alexa puoi passare a un altro capitolo durante l’ascolto usando un comando vocale? Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi ‘Uno, nessuno e centomila’ su Audible”
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo”
  • Lo sai che se stai ascoltando Audible su Alexa puoi passare a un altro capitolo durante l’ascolto usando un comando vocale? Maggiori informazioni.
  • “Alexa, interrompi la lettura tra 15 minuti”
    Stai ascoltando un audiolibro o un podcast Audible prima di andare a dormire? Imposta un timer per interrompere l’ascolto. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, riavvolgi di 15 secondi”
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo” / “Alexa, riavvolgi di 15 secondi”
  • “Alexa, leggi più veloce/piano”
    Imposta la velocità di lettura di Alexa durante l’ascolto di audiolibri e podcast Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, chi è il tuo poeta preferito?”
  • “Alexa, fai Drop In”
    Connettiti istantaneamente ai dispositivi Echo registrati sullo stesso account o a quelli dei tuoi contatti (se questi ultimi ti hanno concesso l’autorizzazione). Per esempio, se stai guardando un film, puoi chiamare con Drop In il dispositivo Echo della cucina da quello del salotto o dall’App Alexa per chiedere dei popcorn.
  • “Alexa, effettua una chiamata”
    Effettua chiamate tra i dispositivi Echo supportati e l’App Alexa senza costi aggiuntivi.
  • “Alexa, chiama (il gruppo) amici”
    Grazie alla funzionalità chiamate di gruppo, fino a sette familiari o amici possono ora partecipare a una chiamata o video chiamata attraverso i dispositivi Echo o l’app Alexa. Per iniziare, vai nell’App Alexa nella sezione Comunicazione, per selezionare i contatti con cui vuoi fare una chiamata di gruppo. Maggiori Informazioni.
  • “Alexa, leggi messaggio”
    Invia e ricevi messaggi da altri utenti di Comunicazione Alexa. Quando è presente un messaggio in entrata, le luci sui dispositivi Echo che supportano questa funzione lampeggiano in giallo e i dispositivi riproducono un suono.
  • “Alexa, chiama Papà”
  • “Alexa, non disturbare”
    Attiva la modalità Non disturbare quando non desideri ricevere chiamate e messaggi sul tuo dispositivo. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, annuncia che è ora di andare a letto”
    Chiedi ad Alexa di fare annunci su tutti i dispositivi Echo compatibili in casa o sull’App Alexa, come un interfono.
  • “Alexa, effettua una chiamata”
    Effettua chiamate tra i dispositivi Echo supportati e l’App Alexa senza costi aggiuntivi.
  • “Alexa, chiama mamma su Skype”
    Fai chiamate audio o video con Skype dai dispositivi Alexa compatibili verso qualsiasi contatto Skype nel mondo. Per iniziare, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Comunicazione dal menu.
  • “Alexa, metti ‘La Casa di Carta’ da Netflix”
    I clienti italiani di Fire TV possono utilizzare i comandi vocali per interagire con l’app di Netflix su Fire TV Stick. Attraverso il telecomando vocale Alexa incluso con Fire TV Stick, oppure un dispositivo Echo associato per il controllo vocale da remoto, i clienti di Fire Tv possono cercare contenuti e riprodurre i propri programmi e film preferiti all’interno della app di Netflix utilizzando solo la propria voce. È necessario un abbonamento a Netflix.

Questo post non può che finire che con un … TODO!

Relativamente alla gestione dei propri impegni vedi: Alexa: come collegare i propri calendari in modo da poterle chiedere (o fissare) i nostri impegni

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L’eco del passato nel presente: non parliamone come se fosse solo un ricordo

Il titolo di questo post è quello di un video che racchiude sia informazioni sui campi di concentramento di ieri e di oggi, sia alcune considerazioni sviluppate durante un lavoro interdisciplinare della classe 5D, anno 2020/2021, dell’I.I.S. Bosso-Monti di Torino.

Non appena un’amica, che insegna in quell’istituto, mi ha proposto questa l’idea che avrebbe coinvolto dei ragazzi, ho subito accettato con piacere di mettere a disposizione le mie competenze tecniche. Infatti, penso sia molto utile che tra i giovani si parli e si mediti su questi argomenti ancor oggi attuali.

È stato un lavoro non banale per tutti. Basti pensare che è iniziato poco prima del 27 gennaio 2021, il cosiddetto Giorno della Memoria, e si è concluso solo ora, perciò dopo quasi un mese e mezzo.
Le riflessioni venute fuori dai ragazzi mi sembra non siano scontate e banali e, seppur nella loro limitata validità, riflettono pensieri condivisibili. Le considerazioni emerse nelle discussioni sono state ordinate per dare un senso organico ad un discorso che poi è stato letto nel video da quattro alunne, sebbene riportino non loro pensieri strettamente personali, bensì quelli emersi da tutta la classe.

Molti degli spezzoni dei video utilizzati, sono derivati da filmati trovati su Internet dai ragazzi stessi, così come pure i testi delle schede dedicate a ciascuno Stato sono stati frutto di loro ricerche. Persino le musiche e il titolo del video sono stati scelti tra quelli proposti dalla classe.
Insomma, un lavoro di gruppo che non ha escluso nessun membro della classe e che ha suscitato, mi sembra, un interesse e impegno da parte di tutti!

Anche da parte mia c’è stato un impegno non indifferente e direi superiore alle mie stesse previsioni. Non solo tutti i video segnalati e altri ancora sono dovuti essere ovviamente visti per intero per poi poter effettuare una selezione delle scene più opportune da estrapolare, ma anche i video e gli audio forniti dai ragazzi erano in formati, livelli di volume e qualità assai differenti tra loro! Alcuni addirittura erano già stati editati dall’autore verosimilmente con App e con risultati diciamo non ottimali (parti dell’audio e video non risultavano, infatti, più sincronizzatati): ma anche questo problema tecnico è stato risolto ed è nato addirittura un post a quel proposito (Adobe Premiere Elements: come riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro … e come risolvere un possibile problema di sincronizzazione tra audio e video in un filmato). Analogo discorso per la rotazione di un video realizzato in portrate mode che, essendo codificato in una qualche modalità particolare, ruotandolo di 90o con Adobe Premiere Elements perdeva la componente video una volta renderizzato nel formato idoneo per YouTube (Come convertire/modificare opportunamente un file audio/video, di un formato non supportato nativamente da Adobe Premiere Elements, in modo da poi renderlo utilizzabile anche da quel programma).
Insomma, riuscire a riportare il tutto in un formato idoneo ed equalizzato non è stato uno scherzo … e molto ancora magari si sarebbe potuto fare per migliorare ulteriormente la qualità del filmato globale. Ma questo, ovviamente, non era e non è l’obiettivo di questo lavoro che comunque sia, seppur nei suoi limiti tecnici e di contenuto, ha soddisfatto le mie aspettative e spero anche quelle di tutti i ragazzi di quella classe, sebbene non li conosca personalmente!

Purtroppo, per via delle immagini e dei filmati mostrati all’inizio, ovviamente crude riferendosi a dei campi di concentramento, la visione del filmato è stata limitata da YouTube ai maggiori di 18 anni, per cui il video risulta visibile solo a un utente maggiorenne autenticato su YouTube. Ho presentato un ricorso a YouTube affinché venga tolta quella restrizione che ostacola la visione addirittura ad alcuni ragazzi che hanno collaborato a realizzarlo! D’altra parte, seppure contenessero immagini scioccanti nella loro realtà, quella limitazione non era presente nei filmati, trovati su YouTube stesso, relativi ai campi di concentramento, e da cui è stata derivata la prima parte di questo nostro video!

P.S. 18/3/2021 Con una sollecitudine insperata (solo 3 giorni) ho ricevuto la comunicazione in merito via email, che mi notificava che avevano tolto la vincolante limitazione della maggiore età. Perciò ora per vedere il filmato non è più indispensabile passare al sito di YouTube, autenticandosi per comprovare la propria maggiore età! 🙃 Nessuna più limitazione, dunque!!

Comunque lascio ancora il seguente link diretto del video su YouTube!

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Come convertire/modificare opportunamente un file audio/video, di un formato non supportato nativamente da Adobe Premiere Elements, in modo da poi renderlo utilizzabile anche da quel programma

Benché Adobe Premiere sia un programma di editing tra i migliori anche nella sua versione Elements non professionale, talvolta non supporta nativamente alcuni formati audio/video magari utilizzati da alcuni programmi che girano su dispositivi quali smartphone o quant’altro.
Ad esempio, può succedere che, al momento d’importare un video tra i media da utilizzare, compaia la finestra di popup seguente: “Error message – This type of file is not supported, or the required codec is not installed”.

Alcune tipologie di file video non sono nativamente supportate da Adobe Premiere Elements

Come fare quindi a riportare quel video in un formato che sia gestibile con quel programma?

Molteplici sono le soluzioni che consentono una conversione da un formato a un altro, ma quello che preferisco essendo efficiente e gratuito, è l’utilizzo di VLC media player.
Infatti, si tratta non solo di un player musicale e video, ma possiede anche molteplici altre funzionalità. Ad esempio, avevo già scritto dei post al riguardo sia per la conversione di CD in MP3 (How to easily convert an audio CD to MP3 files using Windows Media Player) sia per la cattura di un video in streaming (How to locally download mp4 video and mp3 audio (from YouTube or other sites).
Ora vediamo come utilizzare la sua funzionalità di conversione audio/video.

Si noti che, sebbene esista anche una versione app nello store Microsoft, quella desktop possiede molte più funzionalità, per cui conviene installarsi quella scaricandola dal loro sito ufficiale. Una volta installato, quel programma lo si può ovviamente trovare agevolmente elencato tra i programmi disponibili: può essere conveniente anche inserirlo nella pagina di Start, in modo da avere un’apposita tile agevolmente utilizzabile per lanciare questo utile programma gratuito.

VLC media player è la versione desktop, la più completa, mentre VLC è l’app presente nello Store di Microsoft

La sua funzionalità di conversione si trova in Media -> Converti/Salva:

Funzionalità di conversione: Media -> Converti/Salva

Nel tab File si seleziona +Aggiungi per ricercare il file che si desidera convertire:

Tab File e +Aggiungi per selezionare il file da convertire

Esistono molteplici possibilità di conversione, ma quella sicuramente più utilizzata per gli audio è quella l’MP3, mentre per i video può essere, ad esempio, l’MP4 (H.265 + MP3):

Una possibile conversione dell’audio è in MP3

Si deve quindi indicare con quale nome si desidera salvare quel file convertito: in questo caso ho indicato come estensione .mp3, avendo scelto quella tipologia di codifica in output:

Si richiede d’indicare il nome ed estensione del file in output: la estensione che si indica deve essere ovviamente congruente con il formato di conversione scelto

Dopo avere confermato le scelte e premuto il tasto Avvia, in breve tempo l’elaborazione produce un file convertito che, per default, viene messo nella medesima cartella del file originale:

Conversione del file scelto nel formato desiderato
Il file convertito per default viene messo nella medesima cartella del file originale

Un’altra alternativa possibile per effettuare conversioni o altre elaborazioni audio/video, è quella di utilizzare uno dei programmi della suite AVS4YOU che fornisce alcuni tool gratuiti almeno come prova: comunque tutta la suite ha un costo irrisorio soprattutto se si acquista durante un’offerta. Si noti che, diversamente da molti altri programmi (e.g. quelli di Adobe) ogni futuro aggiornamento di AVS4YOU viene effettuato gratuitamente per sempre: niente male, no? Comunque, se uno non ha intenzione di acquistarlo, esiste sempre la possibilità di sfruttare il periodo di prova gratuito: per un uso sporadico può essere utilizzato anche questo metodo di utilizzo temporaneo.

Nel seguito mostro l’elenco dei molteplici programmi della suite tra i quali evidenzio, per questo contesto, AVS Audio Converter, AVS Audio Editor, AVS Image Converter, AVS Video Converter, AVS Video Editor.

Tutti i programmi della suite AVS4YOU

Ad esempio, nel seguito mostro come ho, con successo, ruotato di 90o un video che era stato realizzato in portrate mode (cioè in verticale) e che dovevo riportarlo in landscape mode: con il formato video in cui mi era stato fornito quel file, non so bene per quale motivo, in Adobe Premiere Elements 2021 quando lo ruotavo riuscivo a vederlo correttamente modificato internamente all’editor, ma poi, finalizzando il progetto in un file per pubblicarlo su YouTube, gli rimaneva solo la componente audio, mentre quella video risultava completamente assente (si vedeva tutto nero)!! Invece, ruotando quel medesimo video di 90o con AVS Video Editor, anche nel file in output si manteneva la modifica effettuata, come uno si aspetta: ho potuto poi inserire quel file, con il video così modificato nella rotazione dell’immagine, nel mio progetto Adobe Premiere e utilizzarlo per realizzare il filmato globale.

La funzionalità di rotazione è una delle molte presenti in AVS Video Editor e, per alcuni file, sembra funzionare meglio rispetto all’analoga funzionalità presente in Adobe Premiere Elements

Un altro programma da segnalare per l’editing audio è sicuramente Audacity, anche lui completamente gratuito e dalle innumerevoli funzionalità!

Tuttavia, può anche qui succedere di ricevere, cercando di caricare un file audio seppur con estensione .mp3, una finestra di popup con la seguente inaspettata notifica: “Audacity did not recognize the type of the file !C:\…. .mp3. Try installing FFmpeg. For uncompressed files, also try File> Import > Raw Data. Sostanzialmente viene detto che quel programma non riconosce quella tipologia di file e non può quindi neppure aprirlo!

Una soluzione è stata quindi quella di provare a utilizzare AVS Audio Converter: infatti, con quello è stato letto e convertito poi in un formato MP3 evidentemente più corretto e quindi poi comprensibile anche da Audacity:

AVS Audio Converter riesce a leggere anche file che Audacity non è in grado di supportare: lo può quindi convertire in un formato MP3 evidentemente più corretto e quindi comprensibile anche da quell’altro programma

Una delle funzionalità più interessanti di Audacity, tra le molte, è quella di riportare il volume dell’audio a un livello adeguato. Ad esempio vonsente di amplificare al massimo, pur evitando che sopraggiunga una distorsione, una registrazione effettuata con un volume troppo basso.

Amplify è uno dei molteplici effetti che Audacity consente di applicare a un file audio

Il livello di amplificazione più opportuno viene calcolato automaticamente: in genere conviene accettare il valore suggerito, sebbene possa anche essere eventualmente modificato a piacere.

L’effetto Amplify suggerisce già il valore considerato adeguato di amplificazione da applicare

Nel seguito mostro il medesimo audio così come opportunamente amplificato da Audacity:

Audio dopo avergli applicato l’effetto Amplify di Audacity, lasciando il valore di amplificazione suggerito

Ovviamente Audacity presenta anche altre funzionalità molto utili quale quella che consente di equalizzare opportunamente l’audio applicando uno dei filtri di frequenza già presenti o addirittura uno da noi definito a piacere.

Insomma, quando si ha a che fare con audio e video che provengono dalle più disparate sorgenti, è assai opportuno avere a disposizione differenti programmi di editing e di conversione in quanto, abbiamo visto, anche i prodotti più prestigiosi talvolta presentano problematiche nell’interpretazione di alcuni formati: queste possono essere spesso risolte utilizzando funzionalità di conversione/modifica presenti in un altro programma seppur magari globalmente meno potente.

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Adobe Premiere Elements: come riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro … e come risolvere un possibile problema di sincronizzazione tra audio e video in un filmato

Talvolta può tonare utile riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro.

È sufficiente limitare la parte d’interesse con le barrette (1) e quindi salvare esternamente quella parte del video (e.g. la parte iniziale o finale di una puntata per poterla poi inserire identica nelle successive) utilizzando l’apposita scelta AVCHD (da usare per l’esportazione AVCHD) ed Effettuando poi le scelte indicate nella figura seguente (e.g. selezionare di Condividere solo barra di area di lavoro):

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro – vecchia interfaccia utente (1.1)

Come indicato in una nota nell’help, “con ogni nuova versione di Adobe Premiere Elements, Adobe esamina gli standard del settore, le tendenze del mercato e il feedback degli utenti per definire il nuovo set di funzionalità. Da Premiere Elements 2018, il supporto per la masterizzazione dei dischi Blu-ray e AVCHD è stato rimosso. È comunque possibile esportare nei formati Blu-ray H264 AVCHD e H264 utilizzando l’opzione Impostazioni avanzate nella scheda Personalizzato del flusso di lavoro Esporta & Condividi“.
Insomma, non sempre le modifiche a un’interfaccia utente corrispondono effettivamente a delle migliorie per poter trovare agevolmente le diverse opzioni che uno intende impostare!
Quindi ora per riuscire a trovare quell’opzione di salvataggio si deve operare come segue, in modo decisamente più macchinoso:

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro – nuova interfaccia utente (1.2)

Una volta salvato come file in quel formato, basterà poi inserirlo nell’altro progetto in cui si desiderava riutilizzalo, anche operando semplicemente con un drag & drop nella timeline nella posizione desiderata. Si noti che si originariamante si era disgiunto l’audio dal video, quell’elaborazione porta alla generazione di un file .m4v per il video e .wav per l’audio, che devono entrambi essere importati nel nuovo porgetto e ricomposti opportunamente.

Potete anche vedere eventualmente il link seguente: How to move edited clips from one Adobe Premiere project to another.

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro (2)

A parte l’ottimizzazione nei tempi di editing evidente qualora uno spezzone si voglia far vedere in più video, questa funzionalità può talvolta tornar comoda anche per risolvere problematiche di sincronizzazione tra audio e video di parte di un parlato in un video che sia stato malamente elaborato da qualcuno.
Talvolta non è sufficiente effettuare un Unlink and Video (click con il tasto destro sulla traccia per far comparire il menù di popup) di una sua sezione, spostare l’audio così sezionato in un’altra traccia per poi spostarlo temporalmente in modo adeguato. Infatti, anche se nell’editor sembra poi perfettamente sincronizzato, dopo il rendering si può ancora notare una seppur minore mancanza di sincronizzazione!

Come cercare di sincronizzare un audio con il video in un filmato precedentemente mal elaborato

La possibile soluzione, che non sia andare per tentativi successivi e rielaborare interamente per vedere l’effettivo risultato, è quella d’isolare la parte di video da correggere, caricarlo in un nuovo progetto e lavorare unicamente su quel più breve spezzone, sicuramente più agevole da modificare e provare.

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Link di possibile interesse

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Lotteria degli scontrini: siamo alla frutta!

Tutti i giornali ne parlano tra le top news: oggi, in diretta per darne maggior risalto e pubblicità, c’e stata la prima estrazione dei premi abbinata alla cosiddetta lotteria degli scontrini!
Alcuni di questi articoli spiegano come sapere se si è tra i vincitori, altri si soffermano su quante sono le possibilità di vincere, altri ancora sul fatto che quella “misura non decolla: solo un negozio su tre aggiorna il registratore di cassa“. Ci credo: ho saputo da un commerciante che si spende ben 200€ per aggiornare la propria cassa per renderla idonea!
Infine ci sono articoli che forniscono la guida completa, con tanto di guida al gioco, regole, premi e … cotillon!

Altri ricordano che, secondo il Governo, la possibilità di partecipare alla lotteria di Stato incentiverà i consumatori a richiedere l’emissione dello scontrino fiscale al rivenditore. Il gioco a premi anti evasione si lega all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi per tutti gli operatori IVA, il cosiddetto scontrino elettronico obbligatorio dal 1° gennaio 2020 per tutti. La lotteria degli scontrini in avvio dal 1° luglio 2020, sarà la prima misura anti-evasione che coinvolgerà direttamente il consumatore, il quale al momento dell’emissione dello scontrino dovrà fornire al rivenditore del bene o al professionista il proprio codice lotteria per poter partecipare all’estrazione dei premi mensili e annuali previsti. Il codice rilasciato finirà nel calderone di dati che il titolare di partita IVA dovrà trasmettere all’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, fornirà le informazioni necessarie per l’estrazione a sorte all’Agenzia dei Monopoli.

Mi chiedo: ma anche negli altri Stati, come ad esempio quelli vicini dell’UE, si promuovono lotterie per combattere l’evasione fiscale? 🤔

Comunque sia, oggi sono stati assegnati i premi ai primi 10 vincitori che porteranno a casa 100 mila euro ciascuno: ovviamente sono soldi pagati dalle tasse di tutti i cittadini. Insomma, un “piccolo” cadeau (non so perché, ma i termini francesi in questo ambito mi sembrano i più appropriati e meno volgari!! 🤔) di tutti gli italiani a quei pochi fortunati!

Mi ricordo che, alla metà degli anni ’80, ero andato a Lisbona, in un in Portogallo ancora provato dal periodo di regime di Salazar, seppur si fosse concluso un decennio prima: un mal governo e una cattiva amministrazione lasciano lunghi strascichi nel tempo in una nazione! Mi aveva stupito il gran numero di lotterie pubblicizzate ovunque, i loro biglietti venduti anche da appositi ambulanti ad ogni angolo di strada. Mi aveva fatto pena vedere quel popolo, che era stato oppresso per decenni, ancora essere sfruttato da una propaganda che, sostanzialmente, ancora cercava di spillare del denaro (soprattutto alle classi sociali più bisognose e più facilmente influenzabili) per acquistare un sogno che sicuramente non si sarebbe realizzato!
Anche nell’Italia di allora, c’erano già sia qualche lotteria in certi periodi dell’anno (e.g. lotteria di Capodanno abbinate alla gara di canzoni della popolare trasmissione televisiva Canzonissima, rinominata poi lotteria Italia ancora oggi annualmente proposta) sia dei sistemi analoghi di vincita collegati a qualche evento (e.g. Totocalcio, Enalotto), … ma era ancora nulla a confronto dell’attuale diffusione dei gratta & vinci di molteplici tipologie che ora imperano in bella vista nelle tabaccherie!
Fin da allora sono stato convinto che il livello di benessere di una società sia inversamente proporzionale alle sue lotterie, sale da gioco e concorsi a premi non collegati a una abilità, bensì solo alla fortuna! Insomma, non un concorso letterario o Rischia tutto, ma un I soliti ignoti o Grande fratello! Mi chiedo che impressione dia l’Italia ad uno straniero che da un Paese dove regna la povertà veda una di quelle trasmissioni televisive nazionali, in cui dei milioni vengono elargiti a emeriti ignoranti e buoni a nulla: un Paese del Bengodi, immagino, dove sperare di poter riuscire a emigrare!

Ma torniamo all’argomento principale di questo post 🙃. Per essere informati dell’eventuale vincita occorre accedere con lo SPID all’area riservata del portale costruito appositamente a tale scopo.

Si inserisce il numero di telefono, la propria mail e PEC. Non è necessario tenere gli scontrini ma solo dimostrare di avere utilizzato l’acquisto con un pagamento elettronico!

Viene generata una carta con codice a barre che si deve presentare alla cassa quando si paga con un pagamento cashless. Infatti, dalla nota presente sotto il codice generato da quel sito si legge: “Mostra questo codice all’esercente prima di effettuare un pagamento se l’importo del tuo acquisto è maggiore o uguale a 1 euro“.

Sotto il codice a barre viene specificato: “Mostra questo codice all’esercente prima di effettuare un pagamento se l’importo del tuo acquisto è maggiore o uguale a 1 euro

Mi chiedo: ma se uno ha pagato con un mezzo elettronico, non sarebbe già associato a lui quello scontrino? D’altra parte nell’app IO viene appunto mostrato l’elenco degli importi di tutti gli scontrini emessi in formato cashless. Invece, comunque sembra che per ogni scontrino debba essere sempre letto quel codice personale in nostro possesso! 🙄
Perciò, sinceramente mi sembra solo un modo ulteriore per allungare le code alle casse, creare affollamenti inopportuni soprattutto di questi tempi … oltre che abituare la popolazione alle lotterie e gratta e vinci! 🙁

Mi hanno detto, poi, che ci sono esercenti che richiedono la lettura del codice appena si entra in cassa (e.g. Carrefour Express), altri invece che richiedono che sia prima stata fatta l’acquisizione di almeno un articolo … Insomma, un delirio per nulla! Andando in un supermercato alla cassa si deve mostrare la carta fedeltà, mostrare quel codice e magari leggere con cellulare il codice proprio del venditore per pagare cashless con Satispay! Insomma, una persona anziana “normale”, quando va a fare la spesa, dovrebbe portarsi dietro per lo meno un nipote laureato in informatica!!

Avevo già scritto un post con alcune osservazioni critiche sul cashback di Stato e in particolare sul super-cashback, ma la lotteria degli scontrini direi che li supera entrambi e valorizza ulteriormente tutte quelle considerazioni che mi erano sorte naturali!!

Direi che è proprio il caso di citare Noam Chomsky, filosofo, teorico della comunicazione e attivista politico che ha da tempo pubblicato quelle che ha definito le 10 regole per il controllo sociale. Nato nel ‘28, è un vecchietto vispo ancora oggi: ho letto su Wikipedia che nel 2014 è addirittura convogliato a nuove nozze con una brasiliana … ovviamente molto più giovane di lui!! Insomma, un pensatore americano d’idee forse un po’ sovversive, ma che mi sembra abbia capito diverse cose prima di molti altri!

La regola 1 di quel suo decalogo recita:
La strategia della distrazione: Distogliere, con distrazioni continue e d’informazioni insignificanti, l’attenzione del pubblico dai problemi importanti, dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche.

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Altri post di possibile interesse

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La Perla – Organizzazione di volontariato: per una Pasqua dolce e solidale!

La Perla è un’associazione di volontariato nata nel 1988: si occupa di formazione e socializzazione di giovani insufficienti mentali, non fisici, tramite laboratori e attività creative e ludiche tenute dai volontari.

Anche quest’anno per Pasqua propongono la vendita di uova di cioccolato, sacchetti di ovetti e colombe, queste ultime offerte dentro un sacchetto dipinto dai loro ragazzi con l’aiuto sia dei volontari sia di alcuni giovani del servizio civile.

Chi desidera una di queste leccornie, contribuendo così ad aiutare questa associazione a proseguire al meglio le attività dei loro laboratori che aiutano i loro assistiti a esprimere le loro potenzialità, può telefonare direttamente ai loro numeri di contatto (0113181538;  335375878 anche con messaggi WhatsApphandicap@associazionelaperla.it) o scrivermi una email.

Nel seguito vi lascio qualche esempio delle belle e originali realizzazioni artistiche studiate apposta da ragazzi e volontari per contenere la colomba:

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Come scambiare denaro con un amico senza pagare alcuna commissione con Paypal o Satispay

Spesso può tornare utile scambiarsi piccole somme di denaro tra amici/conoscenti, magari per dividersi un conto o per qualsiasi altro motivo!

Fortunatamente ora esistono almeno due metodi che consentono agevolmente di farlo senza dover pagare alcuna commissione e avendo, per di più la transazione eseguita immediatamente: il primo esiste da tempo, ed è PayPal, il secondo più recente è Satispay. Mentre PayPal è nato principalmente per i pagamenti online, Satispay si sta diffondendo sempre più soprattutto per i pagamenti nei negozi soprattutto per piccoli importi in quanto le commissioni richieste ai commercianti sono decisamente inferiori a quelle richieste dalle carte di credito e il metodo di pagamento risulta ancora più semplice non richiedendo nemmeno un lettore RFID bensì semplicemente un cellulare. Ho già tempo fa scritto un post al riguardo (Satispay: un piccolo Davide (made in Italy) che, pian piano, si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia) e, se ancora non lo conosci ti consiglio di darci un’occhiata! 😉
Ci sono due versioni di Satispay: quella per Privati (logo rosso) e quella per Business per i negozianti (logo grigio). In particolare, per transazioni non commerciali, vale a dire con utenze Satispay non business, non esiste alcun costo. Non solo iscriversi e disdire il servizio, ricaricare il proprio budget, depositare sul proprio conto corrente è gratuito, ma anche inviare e ricevere denaro ai/dai propri contatti sono sempre tutte operazioni senza alcun costo ne da parte di chi invia denaro ne da chi lo riceve diversamente da quanto avviene con altri metodi dove c’è almeno uno dei due che paga per aver usufruito del servizio (e.g. bonifico bancario). Nei negozi fisici per acquisti fino a 10€ non si paga nulla, mentre per transazioni superiori a 10€ c’è una commissione di 0,20€; nei negozi online per le transazioni inferiori o pari a 10€ si paga +0,5%, mentre per le transazioni superiori a 10€ c’è un extra pari a 0,5% + 0,20€: insomma, praticamente una cifra irrisoria rispetto alle commissioni richieste da certe carte di credito come l’American Express!!

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Pagamento tramite Satispay

Nel seguito mostro la semplice sequenza per inviare del denaro a uno dei propri contatti con Satispay: ovviamente l’amico deve anche lui essere un utente privato di Satispay: basta andare nella sezione Contatti, ricercare e selezionare il contatto desiderato, scrivere l’importo da inviare, associare alla transazione un possibile commento e premere infine il pulsante rosso di spunta per confermare e procedere nell’operazione.

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Pagamento tramite Paypal

Nel caso di Paypal l’operazione è analogamente semplice, ma è necessario fare molta attenzione a impostare specificamente che la transazione di denaro che si intende effettuare è rivolta a un amico/conoscente. Questo non è infatti l’impostazione di default per cui se non la si modifica viene trattenuta una commissione non indifferente in quanto penso includa un’assicurazione sulla transazione, servizio non certamente indispensabile in molteplici situazioni.

Dopo avere selezionato la funzionalità di Invia, qualora il contatto non sia ancora un utente Paypal, viene chiesto se si desidera che gli venga inviato un invito a registrarsi in modo da poi poter procedere con tale transazione:

Diversamente, se il contatto è già un utente Paypal, viene invece presentato subito il modulo in cui inserire l’importo da inviare, con la possibilità di scrivere un eventuale messaggio e quindi procedere. Premendo quel pulsante Avanti viene confermato l’importo inserito precedentemente e si può scegliere la tipologia di pagamento.
Qui è importate specificare la prima scelta, vale a dire Familiari e amici, che non è quella di default: solo effettuando questa selezione non verrà trattenuta nessuna commissione!!

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Stendibiancheria da parete: come migliorarlo rendendo le aste collocabili anche ad altezze differenti

Ho dovuto cambiare lo stendibiancheria da parete, di quelli generalmente collocati sopra la vasca da bagno.
Ne ho trovato uno idoneo con ben 7 aste, una in più del precedente: in alcune circostanze non ce ne sono mai abbastanza!
Tuttavia non prevedeva di agganciare il filo di ciascuna asta a diverse altezze come quello precedente, che invece consentiva di collocare opportunamente i panni in modo da minimizzare i tempi di asciugatura: quello nuovo aveva unicamente un anello per potere fissare ciascun filo alla massima altezza e per di più richiedeva l’uso di un’asta con gancio per potere riprendere ciascun filo e riportare in alto l’asta associata. Insomma, una procedura assai più scomoda per chiunque abbia invece provato l’altro metodo alternativo più agevole e flessibile.

Ho allora tagliato i fili dello stendibiancheria precedente che avevano ciascun 3 cerchietti in modo appunto da poter fermare a piacere l’altezza dell’asta a una delle 4 altezze previste: la prolunga per ciascun filo del nuovo stendibiancheria l’ho realizzata semplicemente legando con un nodo all’anello preesistente. Rimanevano però due problemi:

  • Mancava la prolunga per il 7mo filo
  • I fermi nuovi da attaccare al muro consentivano solo di agganciare un anello e non di fermare quei cerchietti, mentre i fermi vecchi prevedevano solo di agganciare (con un fermo a V) solo 6 fili, vale e a dire nel numero del vecchio stendibiancheria.

Il primo problema l’ho risolto trovando tre cerchietti analoghi e utilizzando del filo residuo sempre del vecchio stendibiancheria.
Il secondo problema è stato più indaginoso in quanto non riuscivo a trovare nulla d’idoneo da nessun ferramenta: ho poi trovato i seguenti ganci singoli da Leroy Merlin nel reparto delle minuterie varie: ciascuna confezione contiene 4 pezzi per cui ne ho dovute acquistare due.

Clip fissaggio trovato da Leroy Merlin


Ho fissato con un tassello ciascuno di quei ganci al muro e direi che il risultato è stato ottimo da un punto di vista sia funzionale sia estetico! 🙂

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Ricette facili facili: zucchini ripieni al forno ;-)

Un’altra ricetta facile facile sono gli zucchini ripieni al forno tradizionale o con quello a microonde attivando la funzione crisp.
Ho già parlato in un precedente post(Ricette facili facili: le pere cotte al forno) di questa modalità di cottura decisamente più comoda e veloce e che porta a risultati analoghi a quelli che si avrebbero con una cottura con un forno tradizionale. Inizialmente brevettata dalla Whirlpool, anche altre aziende non hanno tardato a riprodurre la stessa funzione chiamandola semplicemente in modo diverso (crusty cook di Samsung, crispy di LG, panacrunch della Panasonic).

Nel seguito farò quindi riferimento a questa modalità di cottura sebbene l’unica differenza sono i tempi necessari e la tipologia di teglia che in questo caso deve essere specifica per quella metodologia (i.e. piatto Crisp della Whirpool AVM190 Piatto Crisp a bordo alto per Forno a MicroondeAVM250 – Piatto Crisp piccolo per forno a microondeAVM280 Piatto Crisp a bordo alto per forno a microondeAVM290 Piatto Crisp medio per forno a microondeAVM305 Piatto Crisp grande per forno a microonde – o magari pure di marche differenti se offrono un prodotto analogo a un minor prezzo –Snips Piatto Teglia Crispy Alto Linea Tempo Zero Microonde 27.6 cm).

Zucchini ripieni al forno a microonde in cui si è utilizzata la modalità di cottura crisp

Si lavano un numero di zucchini tale da riuscire poi a coprire per intero la teglia che si intende utilizzare: in tal modo si evita che possano rovesciarsi durante la cottura.
Quindi si tagliano esattamente a metà in modo da ottenere due parti identiche.
Si toglie il più possibile la parte interna di ciascun zucchino: a tale scopo risulta assai conveniente usare utilizzare il semplice attrezzo seguente, generalmente venduto principalmente come leva torsolo. Si trova agevolmente a poco prezzo online o anche nei bazar cinesi. Ce ne sono di due tipi: uno che non si apre e uno che può aprirsi per far cadere più agevolmente il contenuto estratto da mela o zucchino che sia. Vi consiglio di optare per un modello di questa seconda categoria che, tra l’altro non necessariamente risulta più costoso.

L’utilizzo di un leva torsolo agevola può agevolare la rimozione della parte interna dello zucchino.

Ovviamente la parte interna tolta dello zucchino non si butta via, ma costituisce uno degli ingredienti con cui si costruirà il ripieno. Quest’ultimo viene preparato tritando, insieme a quell’interno degli zucchini stessi, diversi ingredienti a piacere, vegetariani o meno.
Io generalmente metto un uovo, un po’ di latte, del prosciutto/mortadella/salciccia/carne trita, pangrattato, prezzemolo e aglio. Si possono aggiungere anche pezzettini di formaggio fondente.
La quantità di pangrattato deve essere regolata in modo che il tutto non risulti ne troppo asciutto ne troppo liquido e abbia una densità idonea per costituire quindi un opportuno ripieno per gli zucchini già tagliati e opportunamente collocati nella teglia:

Come sempre nella cottura a microonde, anche se con la modalità crisp, i tempi di cottura dipendono dalla quantità del cibo da cuocere. Comunque per una teglia come quella in foto i tempi sono circa di 20 minuti attivando la funzione crisp alla massima potenza.
Come sempre conviene tenersi inizialmente un po’ bassi con i tempi ed eventualmente allungarli all’occorrenza, per non rischiare di bruciare il tutto!

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Poste Mobile: le assurde problematiche per cercare di effettuare il subentro di una SIM a un familiare dell’originale intestatario (subentro reso opportuno ora che l’app Poste Mobile è stata dismessa e si deve quindi usare quella di PostePay generalmente associata al proprio PosteID personale)

Spesso avviene che una SIM originariamente intestata a un familiare venga poi di fatto nel tempo utilizzata in un telefono di un altro membro della famiglia, magari passando da un genitore a un figlio o viceversa: tutto ciò non ha mai creato particolari problemi con nessun operatore!

Tuttavia talvolta questa consuetudine comporta inspiegabilmente nuove problematiche dovute al fatto che alcuni operatori utilizzano per la gestione della SIM un’app che richiede metodi di autenticazione “sicuri” che impongono di avere sul medesimo cellulare un’app (e.g. PostePay/PosteID) che è associata al reale utilizzatore del telefono, che non necessariamente è l’intestatario della SIM presente in quel dispositivo. Insomma, un bel pasticcio!
La soluzione del problema sarebbe ovviamente quella di chiedere il subentro dell’intestatario reale del numero associato a quella SIM … ma le cose non sono più così semplici come dovrebbero essere e come, mi sembra, fosse un tempo!

Quando a inizio novembre 2020 mia moglie ha cambiato operatore telefonico passando a Poste Mobile, ci siamo accorti che la SIM del suo telefono era stata associata, anni addietro, a nostra figlia per poter usufruire di un’offerta di un altro operatore che era riservata ai giovani: il cambiamento dell’intestatario della linea era allora avvenuta senza problemi e immediatamente tramite un operatore in un negozio: lui stesso ci aveva suggerito di effettuare tale variazione per poter usufruire di quell’offerta in corso!

Ora, pensavo che un’analoga variazione potesse avvenire con la medesima semplicità e tempestività, risolvendo quindi il fatto che da inizio anno l’app Poste Mobile fosse stata dismessa e si dovesse quindi, usare quella di PostePay per gestire la linea telefonica, che generalmente richiede una autenticazione con il proprio PosteID personale.

Da metà dicembre ho iniziato a contattare il servizio clienti di Poste Mobile al numero 160 richiedendo tale subentro e mi era stata indicata la seguente semplice procedura: invio di tale richiesta formale via email a info@postemobile.it, allegando (per vecchio e nuovo intestatario) sia un documento d’identità sia la carta sanitaria con il codice fiscale.
Così ho fatto e dopo un’attesa di un 15 giorni ho incominciato a sollecitare sia telefonicamente al medesimo call center sia via email. Ogni volta mi veniva detto che i documenti erano arrivati e registrati correttamente nel loro sistema e che la procedura di subentro era in corso: si sarebbe ultimata con tempi tecnici non prevedibili ma comunque ipotizzabili in una settimana.

Oggi ho ritelefonato per l’ennesima volta e mi viene comunicata una novità: non è possibile effettuare un subentro di un numero a un’altra persona a meno che questa non sia già registrata come cliente di Poste Mobile, vale a dire abbia già un’altra SIM!!!
Confuso da tale dichiarazione, a nulla è servito dire che in nessuna delle innumerevoli precedenti comunicazioni con operatori del medesimo call center (almeno 10 telefonate nei 3 mesi trascorsi) nulla mi era stato indicato relativamente a quel requisito, d’altra parte reputato da me assurdo come tecnico oltre che inappropriato come cliente!

Andando quindi sul sito di Poste Mobile e precisamente in questa pagina di assistenza e FAQ, trovo addirittura da scaricare un modulo per effettuare una richiesta di subentro, senza che venga per nulla menzionata quell’assurda regola che mi era stata appena comunicata dal servizio clienti telefonico che imporrebbe al nuovo intestatario di essere già stato registrato come cliente di Poste Mobile e quindi di possedere già un’altra SIM a cui trasferire il numero.

Pagina di assistenza e FAQ del sito di Poste Mobile in cui viene spiegato come effettuare un subentro di una SIM ricaricabile (con link per scaricare il modulo per inoltrare tale richiesta)

Prontamente scarico quel modulo e lo leggo attentamente in tutte le sue parti: in fondo, tra le clausole in piccolo (ma non certo le meno importanti bensì, come spesso avviene nei contratti, le più pericolose!) noto la seguente frase assai preoccupante:
Eventuali promozioni attive e/o opzioni presenti saranno automaticamente disattivate“.

Nota presente in fondo al modulo scaricabile online, per richiedere il subentro di un numero telefonico


Insomma la confusione cresce …
Questo vuol dire che se uno aveva attivato, come spesso avviene, la SIM con una promozione online (e.g. Creami WOW Weekend 30GB), quella non se la ritrova più una volta cambiato l’intestatario del numero? Che tariffa allora gli verrà applicata?
Ma anche ipotizzando che la persona a cui effettuare il subentro si facci in modo che sia già cliente di Poste Mobile (effettuando l’acquisto di un’altra SIM), con quel passaggio del numero che tariffa gli verrebbe applicata? Quella del numero che si acquisisce o quella di quella nuova SIM che, nel mio caso, si sarebbe dovuta creare solo a tal scopo? Verosimilmente la seconda ipotesi, … magari perdendo i vantaggi di un’offerta pregressa!
Nessuna indicazione in merito in quella FAQ e nulla mi era stato comunicato da nessuno degli operatori del call center contattati!

Mi chiedo infine come possa questo operatore, dismettere l’app Poste Mobile (che fino allo scorso anno consentiva di gestire la SIM in autonomia, vale a dire con una sua propria autenticazione associata unicamente al numero telefonico come logicamente sembrerebbe comprensibile) e obbligare invece ora, a usare al medesimo scopo l’app Poste Pay che di fatto risulta inutilizzabile se l’utilizzatore del telefono non è l’intestatario della SIM bensì, ad esempio, un familiare, come spesso avviene … ostacolando per di più un subentro del vero utilizzatore della SIM, operazione tecnicamente banale.

Non resta quindi che tornare a dover utilizzare procedure che pensavo oramai obsolete e in disuso, vale a dire sia telefonare al numero 160 per conoscere il proprio credito residuo sia usare metodi alternativi di ricarica tramite ad esempio Satispay … anche se non poter utilizzare un’app apposita a tale scopo, lo trovo davvero assurdo e mi sembra essere tornati davvero!
Assurdo poi oggigiorno che non esista alcun widget di Poste Mobile che consenta di avere visualizzato agevolmente l’andamento del proprio credito nella home del proprio telefono … diversamente da come diversi operatori hanno sviluppato, anche se operatori virtuali (e.g. Kena).

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Link utili

Cambiare intestatario SIM: come effettuare il passaggio sulla stessa SIM | SosTariffe.it: “In linea di massima, cambiare intestatario SIM è un’operazione gratuita e rapida. Gli utenti possono richiedere tale cambio (o la nomina di un reale utilizzatore) in qualsiasi momento per qualsiasi SIM ricaricabile (vale anche per le SIM dati). Da notare, inoltre, che il cambio intestatario non comporta il cambio della SIM. Semplicemente, il numero seriale della SIM viene collegato a un nuovo utente, cambiato i dati anagrafici“.

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Modello 730/2021: incominciamo a pensarci e magari consultiamo i servizi che consentono la visualizzazione sia delle fatture sia delle ricevute mediche

Come ogni anno incominciano ad arrivare i CUD e uno si domanda: quand’è che dovrò fare il 730 quest’anno?

Sono allora andato a ricercare su internet ed ho trovato l’articolo Modello 730/2021: istruzioni, scadenza e novità presente su informazionefiscale.it che mi ha rassicurato: sebbene venga detto che l’Agenzia delle Entrate ha già da tempo pubblicato modulo e istruzioni ufficiali con il provvedimento del 15 gennaio, la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati relativa all’anno di imposta 2020 è fissata al 30 settembre 2021. Viene indicato anche che il modello 730 precompilato 2021 sarà disponibile per i contribuenti a partire dal 30 aprile 2020. Ovviamente, se uno prevede di avere dei rimborsi, può convenire fare la dichiarazione al più presto, … o anche solo per togliersi il problema”! 😉

Sono comunque andato nel portale dell’Agenzia delle Entrate nella sua sezione riservata ai cittadini e alle dichiarazioni: esiste già la sezione 730/2021 dove ovviamente sono andato a curiosare! 😉

Entrando con lo SPID nella mia area privata, si arriva alla seguente pagina che presenta due possibilità: La tua dichiarazione precompilata e Le tue fatture.

In particolare, per quest’ultima sezione viene indicato che per usufruire di quel servizio di consultazione è necessario comunicare la propria volontà di adesione!
Il motivo di questa (inutile) complicazione mi sfugge, ma mi propongo di effettuare quella procedura di accettazione (anche solo per curiosità e per vedere la tipologia di fatture presenti) non senza però andare prima a vedere la sezione della dichiarazione precompilata … che da quanto avevo letto precedentemente, sarebbe stata disponibile per i contribuenti solo a partire dal 30 aprile 2020
… ma, infatti, da quella sezione si accede ancora alla precompilata dello scorso anno:

Torno quindi a “sondare” l’altro ramo, vale a dire quello relativo a Le tue fatture procedendo nella procedura di adesione a tale servizio. Nel seguito i passaggi richiesti:


Ben 6 click per poter accedere, nella mia area privata, alle mie fatture mi è sembrato davvero troppo, ma questo è quanto!
Finalmente, riesco ad accedere a quella sezione (senza nemmeno la necessità di quella attesa indicata nel riepilogo, ad adesione avvenuta: “La richiesta di adesione è stata presa in carico in data odierna ed è in corso di elaborazione. Ulteriori operazioni di adesione/recesso potranno essere effettuate da domani“):

Entrando quindi dentro a Le tue fatture ricevute, mi vengono elencate automaticamente quelle dell’ultimo trimestre 2021. Volendo avere un’idea di quelle presenti nello scorso anno magari d’interesse per una prossima compilazione del 730/2021, imposto quindi la ricerca dal 1/1/2020 al 31/12/2020. Mi viene restituito: “Il range di date indicato supera il trimestre. Restringere l’intervallo delle date di ricerca“!!

Il perché mai di questa restrizione, mi resta ignoto anche da un punto di vista tecnico e non solo logico!
Comunque procedo scegliendo un filtraggio dal 1/1/2020 al 31/3/2020 e poi per quelli successivi: noto con piacere che, impostando la data “Dal” al trimestre successivo, mi viene proposto in automatico per la data “Al” quella alla fine di quel successivo trimestre … meglio che niente!

Elenco delle fatture di uno specifico trimestre

Cliccando poi sull’icona più a sinistra associata a ciascuna fattura si giunge quindi a visualizzare i dettagli di chi l’ha emessa nei propri confronti: premendo quindi il pulsante di Download file fatture viene quindi scaricato dal browser il file associato (per default si troverà nella cartella Download impostata per la propria utenza sul PC utilizzato). In alternativa, si può anche solo premere il pulsante Visualizza file fattura che mostra su di una finestra di popup il contenuto di quel file, soluzione che, come mostrerò, è la più conveniente a meno che uno non desideri salvarsela in locale.

In pratica, si nota che non si tratta proprio della scansione dell fattura come era stata consegnata dal fornitore (e.g. operatore telefonico, della luce, negoziante) benché contenga sostanzialmente le informazioni fondamentali senza grafica e particolare formattazione. Scaricando il file si nota infatti che spesso è un file xml, vale a dire con un formato specifico per poter essere agevolmente interpretato da un programma, e non uno graficamente analogo a quello di una fattura generalmente stampata:

Fattura scaricata (in formato XML)

In realtà quello che si scarica premendo il pulsante Download file fatture non è neppure subito quel file con i dati della fattura, ben subito comprensibili per un programma ma molto meno per un umano, bensì un file certificato dal fornitore specifico, vale a dire uno con associato anche la sua firma elettronica e quindi uno di non immediata visualizzazione: insomma, un file con estesione .p7m che non si riesce ad aprire generalmente con un normale programma di testo (e.g. TextPad; Word; Acrobat Reader DC; un browser quale Chrome o Edge).

La fattura viene scaricata come file l’estensione .p7m, vale a dire come documento che ingloba al suo interno anche una firma digitale

Infatti è necessario installarsi uno dei programmi specifici in grado di analizzare sia la firma digitale associata sia di visionare/salvare a parte il contenuto del file “originale” (generalmente un documento PDF, ma potrebbe essere anche di diversa natura, come in questo caso).
Si noti che se fosse stato un file con estensione con estensione .p7s, avrebbe contenuto le sole informazioni relative al certificato digitale e perciò per visualizzarle sarebbe basterebbe usare il gestore dei certificati integrato già in Windows o anche utilizzare uno dei servizi gratuiti online (e.g. PosteCert, InfoCert).
Invece, essendo in questo caso l’estensione .p7m, si tratta di un documento che ingloba al suo interno sia una firma digitale sia un file che si può poi estrarre e salvare a parte, un po’ come avviene con le email che arrivano tramite posta certificata.

I metodi per poter finalmente leggere tale file di fattura sono diversi (e.g. programmi: ArubaSign, Dike, MnlSignVerifier; servizi online per solo la verifica della firma: PosteCert, InfoCert) e tutti gratuiti, almeno nella loro configurazione base.
Nel seguito ne mostro uno, forse il più utilizzato che comporta di scaricarsi gratuitamente da Aruba il piccolo SW ArubaSign, in grado appunto di effettuare tale funzionalità. Una volta istallato tale programmino, l’estensione del nostro file, scaricato precedentemente, viene riconosciuta come associata a quel programma per cui la sua icona diventa quella propria di quel programma: perciò, cliccando sopra il file due volte, questo viene aperto in automatico con quel programma. Questo mostra innanzitutto i dettagli del firmatario, vale a dire del fornitore: quindi, selezionando la voce del menu Apri documento (o Salva documento se lo si desidera salvare a parte) si può finalmente visualizzarlo.

Insomma … probabilmente è sufficiente, nel sito dell’Agenzia delle Entrate, premere Visualizza file fattura che mostra su di una finestra di popup il contenuto di quel file senza necessità di scaricarlo e poi procedere come visto per giungere poi alle stesse informazioni, a meno che uno non desideri salvarsi il tutto in locale.

Comunque, per quanto ho visto, a meno di fatture utili per rimborsi eventuali (e.g. risparmio energetico, ristrutturazione), le altre sono di fornitori di sevizi (luce, gas, telefono) che a nulla importano con la compilazione del proprio 730.

Molto più utile è allora magari accedere al sito il sito Sistema Tessera Sanitaria dove, nella sua sezione riservata al cittadino, autenticandosi uno può consultare le spese sanitarie registrate nel 2020, come anche quelle degli altri anni (e.g. 2019, 2021) da quando insomma quel servizio è in funzione. Lo scorso anno avevo scritto questo post al riguardo: STS – Sistema Tessera Sanitaria: come accedere alle ricevute per spese mediche.

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Link utili

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La telematica al servizio del malato oncologico terminale

Ogni tanto capita di dover mettere mano a vecchie cartelle di backup … soprattutto quando capita di dover sostituire un HD in un NAS in quanto identificato come corrotto!! 😦
Scriverò poi un post specifico su questa triste esperienza che per fortuna non ha comportato perdite particolari … seppure non sia riuscito a salvare proprio tutto, come avrei immaginato dal momento che da sempre ho impostato il mio WD MyBook Duo con una configurazione RAID 1 (mirroring)!

Tra i tanti file assai vecchi che ho ritrovato, scorrendo nelle directory, ne ho trovati alcuni che, seppur molto datati, potrebbero ancora fornire qualche informazione utile … e comunque meritano di essere pubblicati su questo mio blog anche solo per un mio ricordo!
In questo post riporto quindi il testo di alcuni miei articoli che erano stati pubblicati nel ’98 e ’99 sul giornale “La voce dell’ANAPACA” di quella associazione di volontariato con la quale ho collaborato per alcuni anni.
Seppur siano passati più di 20 anni dalla loro pubblicazione e le tecnologie si siano evolute moltissimo (gli smartphone come li conosciamo oggigiorno arriveranno quasi un decennio più tardi, sebbene incominciassero già allora a esserci quelli che allora erano chiamati WebPhone o i cosiddetti Handheld PC [HPC] – evoluzione delle agendine elettroniche – con possibilità di connessione verso server remoti o a Internet), non sempre i servizi sanitari hanno seguito un analogo miglioramento per cui, magari alcune indicazioni ipotizzate come utili potrebbero essere ancora valide tutt’oggi.

Insomma, si tratta comunque di articoli che ci ricordano come i miglioramenti tecnologici non sempre vengano applicati con la solerzia dovuta, per cercare di risolvere problematiche urgenti quali quelle relative alla gestione di un malato terminale.

In fondo a questo post, inserisco anche altri due miei articoli apparsi successivamente (2001) sul medesimo periodico:

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La telemedicina e l’assistenza domiciliare al malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’98)

In questo articolo, e in altri successivi che appariranno nei prossimi numeri, esamineremo alcune delle problematiche presenti nel fornire un servizio di assistenza domiciliare a malati oncologici terminali. É ormai assodato che la degenza domestica comporta indubbi vantaggi non solo per il paziente, che si trova in un luogo familiare in grado di offrirgli la migliore “qualità di vita“, ma anche per l’amministrazione in quanto i suoi costi sono inferiori rispetto all’ospedalizzazione.

In Italia vi è stata, fino ad oggi, una scarsa attenzione su questi temi da parte delle autorità sanitarie. Le attuali esperienze derivano principalmente da associazioni/fondazioni no-profit nate negli anni ‘80/’90: queste assicurano gratuitamente, grazie a propri fondi derivanti da donazioni e sovvenzioni/convenzioni pubbliche, la presenza di un’équipe multidisciplinare di operatori. La loro attività si esplica spesso nell’ambito cittadino o comunque in un contesto territoriale molto limitato.

La validità di questo tipo d’assistenza domiciliare è dimostrata sia dalla sua sempre maggiore diffusione sia dall’aumento delle richieste da parte dei cittadini che purtroppo non riescono ad essere ovunque soddisfatte.

Il dato più sconcertante è perciò il seguente: la possibilità di usufruire del servizio da parte di un malato dipende dal proprio domicilio perché le associazioni operano solo in certe città o zone, anche come conseguenza dei vincoli territoriali imposti da alcune sovvenzioni che esse ricevono. La più nota tra le organizzazioni di questo tipo che opera a Torino è la Fondazione Faro.

Negli ultimi tempi si è attivata, questa volta a livello istituzionale e pubblico, l’A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata) che offre a casa del paziente un servizio generale di assistenza, quindi non rivolto specificamente ai malati oncologici.

Tra i diversi attori che ruotano attorno al paziente domiciliare, esiste sempre più la necessità d’interazione e di scambio d’informazioni, di condivisione delle scelte terapeutiche ed assistenziali.

Questo comporta, ad esempio, l’uso di strumenti di lavoro comuni, quali una cartella clinica a disposizione di tutti gli operatori dell’équipe (oltre che del malato e dei suoi familiari), l’integrazione tra quanto può essere fornito dal Servizio sanitario nazionale (anche in termini di presidi sanitari) e quanto messo a disposizione da associazioni o fondazioni.

Le nuove tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni possono essere sfruttate per migliorare questo tipo di assistenza, risolvendo alcune delle difficoltà imputabili principalmente al fatto che l’operatore opera sul territorio, cioè al di fuori di una struttura sanitaria in grado di offrirgli prontamente servizi ed informazioni.

Con il termine “telemedicina” si intende un’applicazione della “telematica” (tra-smissione di informazioni a distanza) al settore medico.

Spetta al medico stesso sperimentare sul campo i servizi offerti da nuovi sistemi, analizzandone i benefici e decidendone, quindi, il loro effettivo utilizzo nella routine. Le telecomunicazioni non possono sicuramente sostituire i collaboratori sanitari soprattutto nella loro attività di relazione con il paziente, ma possono aiutare l’integrazione tra i diversi servizi sanitari contribuendo in tal modo a dirigere le attenzioni maggiori verso la clinica e il paziente stesso.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo sviluppo e disponibilità sul mercato di piattaforme munite di microprocessore ed in grado di adempiere, almeno parzialmente a funzionalità che, fino ad allora, erano proprie solo dei Personal Computer. Sono disponibili sul mercato già oggi terminali con caratteristiche particolarmente indicate per realizzare nuovi servizi utili, in un contesto di assistenza domiciliare, sia agli operatori sanitari sia ai pazienti stessi.

In particolare, gli Handheld PC (HPC), evoluzione delle agendine elettroniche, risultano molto leggeri e di dimensioni estremamente ridotte pur mantenendo sufficienti funzionalità, quale la possibilità di connessione, tramite la rete telefonica, verso server remoti o a Internet. I WebPhone sono invece l’evoluzione del telefono; oltre a potersi sostituire al telefono domestico permettono d’inviare e ricevere E-mail e di collegarsi a Internet.

Anche il fattore psicologico gioca a favore di questi nuovi dispositivi che assomigliano più a delle rubriche elettroniche o a dei telefoni, piuttosto che a veri e propri elaboratori. Anche quelle fasce della popolazione e quelle categorie di professionisti generalmente restie all’utilizzo dei mezzi informatici possono ora agevolmente adoperare questi dispositivi per le finalità di loro interesse.

Nel prossimo articolo esamineremo in maggiore dettaglio le possibili applicazioni concrete di questi strumenti.

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La telematica al servizio degli operatori sanitari

da “La voce dell’ANAPACA” (dicembre ’98)

Abbiamo visto, nell’articolo apparso nel precedente numero, che l’assistenza a domicilio per il malato oncologico terminale comporta l’attivazione di una equipe multidisciplinare che collabori con il medico di medicina generale, nel rispetto della volontà del malato e con una particolare attenzione ai problemi familiari, valorizzando infine il ruolo del no-profit e del volontariato. Si era evidenziato pure come l’utilizzo delle nuove tecnologie telematiche possa contribuire a un miglioramento di questo tipo d’assistenza. I vantaggi dell’uso delle tecnologie informatiche possono interessare sia i pazienti e i suoi familiari, sia gli operatori sanitari: nel seguito ci concentreremo solo su questi ultimi.

Da tempo alcuni sistemi di telemedicina consentono di controllare a distanza lo stato di un paziente. Esistono, infatti, dispositivi in grado di fornire in forma elettronica i parametri da loro misurati: collegati ad un sistema di telecomunicazioni consentono di controllare a distanza alcuni parametri, vitali (es. pressione arteriosa) o di conoscere l’esito di esami strumentali (es. elettrocardiogramma). Addirittura, alcune pompe d’infusione per fleboclisi possono essere regolate a distanza. Tutto questo consente un più pronto intervento da parte del medico per un’eventuale modifica della terapia. Si noti che, quando si è interessati a soli segnali biomedici e non ad immagini, la rete telefonica tradizionale (quella presente a casa del paziente) è sufficiente per ottenere una loro ricezione anche in tempo reale.

Tuttavia, il contributo maggiore che la telematica può offrire anche in questo settore consiste, a mio parere, nel rendere più agevole l’integrazione e la comunicazione tra i diversi attori che concorrono a realizzare il servizio d’assistenza domiciliare. Si tratta di persone e di enti quali gli operatori sanitari, le strutture S.S.N., le sedi di associazioni di volontariato, gli specialisti contattati all’occorrenza, i familiari del paziente, il medico di medicina generale.

Infatti, per favorire la diffusione di questo tipo di assistenza, non basta “semplicemente” creare e diffondere la presenza di quelle équipe multidisciplinari di cui sopra. Risulta necessario agevolarle nel loro ruolo, rendendo più semplici e veloci tutte quelle funzioni e procedure che devono essere svolte abitualmente. Solo in questo modo è possibile una loro espansione in termini numerici, pur mantenendo immutata la semplicità ed efficienza presente in alcune delle iniziative di limitate dimensioni, attualmente esistenti. Fin quando la struttura d’assistenza rimane confinata a poche decine di operatori, soprattutto quando selezionati adeguatamente e fortemente motivati, la gestione delle relazioni tra i componenti di una équipe o lo scambio di esperienze può essere efficiente ed adeguato anche senza il supporto di particolari mezzi informatici/telematici, sebbene questi risulterebbero comunque utili.

Diverso è il discorso quando si cerca di coprire zone territoriali più vaste, proponendosi di garantire un buon livello medio d’assistenza indipendente dal domicilio del paziente. Lo scambio di esperienze ed il dialogo tra diverse équipe che si trovano a dover affrontare problematiche analoghe, anche se su realtà territoriali differenti, non può che accrescere le conoscenze reciproche ed apportare miglioramenti sia nelle procedure adottate sia nella sperimentazione di nuovi protocolli. La telematica può dunque essere realmente d’ausilio a quest’integrazione da un punto di vista operativo, consentendo inoltre un’agevole rielaborazione delle informazioni anche a scopo di ricerca.

Vediamo ora alcuni esempi concreti di servizi che possono essere offerti all’operatore sanitario, accedendo a un sistema informatico mediante terminali collegati a una rete di telecomunicazioni (es. linea telefonica presente a casa del paziente, GSM del cellulare del medico):

  • Scambio di opinioni, osservazioni e richieste tra i componenti dell’equipe assegnata al paziente, agevolando anche il rapporto e la collaborazione con personale di associazioni ed enti di tipo differente.
  • Accessibilità, da qualsiasi luogo, alle informazioni d’utilità, quali i dati contenuti nella cartella clinica del paziente, la disponibilità/ordine di farmaci, i referti degli esami.
  • Richiesta, direttamente dal domicilio del paziente, di una visita di uno specialista, con la possibilità di conoscere i suoi impegni pregressi e di “inoltrare” la richiesta per un suo intervento.
  • Notifica, verso l’opportuna sede amministrativa, dell’avvenuta prestazione da parte dell’operatore sanitario.
  • Gestione dei turni del personale che effettua le visite a domicilio, tenendo conto sia delle sue esigenze sia dei ritmi dei diversi pazienti, pur cercando naturalmente di mantenere continuativi, nei limiti delle possibilità, i rapporti tra paziente e medico/infermiere.
  • Ottimizzazione del percorso di visita, gestendo l’agenda personale di ciascun operatore.
  • Coordinamento con le strutture sanitarie e in particolare con quelle d’emergenza (es. ospedali, pronto soccorso).

Attualmente alcune associazioni (come la Fondazione Gigi Ghirotti) utilizzano già software specifici per gestire malati oncologici terminali, che forniscono, ad esempio, schede di valutazione dei sintomi ed in particolare del dolore, così come la possibilità d’inserire annotazioni sulla terapia in corso e sulle sue variazioni nel tempo.

In generale si può dire che esiste la possibilità d’integrare in un’unica piattaforma anche più servizi tra quelli elencati.

L’utilizzo, come terminali, degli Handheld PC (dispositivi evoluzione delle agende elettroniche, descritti nel precedente numero) risulterebbe, talvolta, particolarmente indicato, in quanto consentirebbe di rendere agevolmente trasportabile il supporto informatico necessario, esigenza particolarmente sentita soprattutto per chi opera sul territorio.

Nel prossimo numero ci occuperemo dei possibili servizi ipotizzabili orientati questa volta al paziente ed ai suoi familiari, con l’intento principale di ridurre il più possibile le incombenze a loro carico, prime tra tutte quelle burocratiche ed organizzative, difficoltose da gestire soprattutto in una situazione psicologica spesso già compromessa.

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La telematica al servizio del malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (settembre ’99)

In due precedenti articoli (sett. ‘98, dic. ‘98) sono già state evidenziate alcune delle potenzialità di un utilizzo di nuove tecnologie telematiche in un contesto d’assistenza domiciliare per malati oncologici terminali. In particolare si sono esaminati alcuni possibili dispositivi che risultano convenientemente utilizzabili e, successivamente, si sono individuati alcuni servizi specifici che potrebbero essere offerti agli operatori sanitari.

Si vogliono ora esaminare alcuni dei possibili servizi riferiti in modo diretto al paziente oncologico terminale ed alla sua famiglia, anche se quelli già indicati influirebbero positivamente ma indirettamente nel suo processo di cura, migliorando infatti l’efficienza del personale sanitario ed i contatti tra i membri di un’équipe.

I potenziali servizi individuati sono elencati nel seguito e la loro introduzione può essere agevolata dall’utilizzo come terminale di un Web-phone (vedere articolo settembre ’98), sostituibile al telefono del paziente, in quanto questo semplifica la modalità di un loro accesso direttamente da domicilio: 

  • Agevolazione delle pratiche burocratiche che trovano spesso i familiari impreparati sia da un punto di vista psicologico sia di tempo (es. richiesta dell’invalidità civile e dell’assegno d’accompagnamento, sussidi sanitari presso strutture convenzionate). Attualmente alcuni sussidi sanitari sono forniti in “prestito d’uso” dal S.S.N.: tuttavia, le modalità di richiesta e i tempi di rilascio/reso non sono congrui all’urgenza richiesta da questa forma d’assistenza. Le associazioni/fondazioni spesso cercano di sopperire a queste disfunzioni fornendo temporaneamente tale materiale, prelevandolo da loro piccoli magazzini, frutto sostanzialmente di donazioni. È ovvio che se realmente si desidera diffondere ulteriormente un discorso d’assistenza domiciliare, meccanismi burocratici lunghi e comunque difficilmente controllabili, non risultano più accettabili. Qualora la richiesta di questi sussidi avvenisse elettronicamente, eventualmente dal domicilio stesso del paziente [da parte di un medico, di un famigliare o dello stesso assistito], si avrebbe non solo una più agevole e veloce loro fornitura ma, quando questi non risultassero più necessari, il loro ritiro risulterebbe più trasparente e immediato, consentendone un pronto riutilizzo da parte di altri pazienti o di altre strutture sanitarie.
  • Richiesta e fornitura di medicinali da parte delle farmacie. Attualmente, questi vengono forniti dal S.S.N., con cadenza generalmente trimestrale, su richiesta particolareggiata del medico di medicina generale effettuata in base sia a un elenco di prodotti resi disponibili in relazione all’accertato livello d’invalidità del paziente, sia alle effettive sue necessità. Attualmente sono i familiari stessi che si devono preoccupare di ordinare il tutto periodicamente in una farmacia e di ritirare questo materiale, spesso molto voluminoso, in un momento successivo. Sicuramente più agevole risulterebbe un inoltro diretto della richiesta, da parte del medico, verso la farmacia più vicina al paziente o, comunque, verso quella in grado di fornire un servizio di consegna a domicilio di tutto il materiale ordinato. L’individuazione dei prodotti potrebbe essere effettuata mediante una loro selezione da apposite liste disponibili in rete, opportunamente già filtrate sulla base dell’accertato grado d’invalidità del paziente. Inoltre, questi dati potrebbero essere aggiornati agevolmente dal S.S.N. agendo semplicemente sul contenuto di alcune tabelle di una banca dati.
  • Visione sempre aggiornata del personale reperibile durante le ore notturne e i giorni festivi, con un’indicazione dei corrispettivi numeri telefonici. Si potrebbe anche consentire un inoltro automatico della richiesta di contatto telefonico, non rendendo visibile all’assistito il numero effettivamente utilizzato, eventualmente modificabile dall’operatore sanitario stesso.
  • Servizio videotelefonico teso principalmente a fornire un’assistenza di tipo psicologico e/o d’urgenza: il suo utilizzo può essere particolarmente utile nei momenti critici e/o di crisi del paziente o dei suoi familiari.
  • Fornitura alla famiglia del paziente, qualora lo richieda, di un elenco di persone disponibili a effettuare un’assistenza non infermieristica supplementare. Questo tipo d’assistenza, indispensabile per assicurare un’adeguata pulizia personale del paziente, è altrettanto importante rispetto a quella sanitaria.
  • Inoltro automatizzato di una richiesta di collaborazione da parte d’associazioni di volontariato, in cui siano specificati sia la zona di residenza del paziente sia le principali problematiche d’affrontare.

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Il movimento “hospice”: le sue origini e la sua filosofia

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’99)

In generale, il termine hospice è utilizzato per indicare una filosofia ed uno stile di cura, più che un luogo ben preciso: esso si basa sul principio che prioritaria è la “qualità di vita” residua del paziente in fase terminale, senza per questo accelerare o posporre la sua morte. Questa filosofia si affianca e supera quella, spesso oggi dominante, che invece si basa principalmente sull’aspettativa di vita residua.

Perciò, l’hospice enfatizza le cure palliative rispetto a quelle curative, la qualità della vita residua rispetto alla sua quantità, riportando la fase terminale della vita a un periodo importante dell’esistenza di un individuo e preoccupandosi d’integrare le cure mediche con supporti di tipo psicologico e spirituale. Perciò viene rivolta un’attenzione particolare al controllo dei sintomi durante l’evolversi della neoplasia, oltre a offrire un intervento psicosociale, rivolto principalmente al paziente sebbene coinvolga, talvolta, anche i suoi familiari.

Questo tipo d’assistenza è indicato per quei pazienti dei quali si preveda una sopravvivenza inferiore ai sei mesi e per i quali non esistono più terapie curative efficaci: naturalmente è possibile, qualora le condizioni cliniche migliorino o si rendano disponibili nuovi ritrovati della medicina, ritornare ai trattamenti medici tradizionali, con un eventuale uso di terapie più aggressive. Poiché le esigenze di ciascun paziente sono uniche, l’hospice tende a offrire piani individualizzati di cura, utilizzando appunto equipe interdisciplinari pensate all’occorrenza.

Sebbene la maggior parte dei pazienti terminali che sceglie questo tipo di gestione della malattia sia seguito al proprio domicilio, si stanno diffondendo sempre più dei centri studiati per accoglierli, qualora non risulti possibile o auspicabile (per motivi sociali, medici o psicologici) offrire quel tipo di assistenza presso la loro casa. Infatti troppo spesso nella nostra società la gestione a domicilio di malati cronici, benché auspicabile, non risulta realistica anche solo a causa degli impegni lavorativi dei familiari. Con il termine hospice s’intende perciò indicare queste strutture residenziali specifiche: la terminologia inglese viene mantenuta anche in italiano, in quanto la sua traduzione letterale (ricovero, ospizio) male focalizzerebbe il reale spirito di queste iniziative, richiamando viceversa sensazioni di abbandono. D’altra parte, il termine utilizzato è etimologicamente corretto, derivando, infatti, dalla parola latina hospitium che significa appunto “ospitalità”. Già dai tempi medioevali esso indicava un luogo dove sia i viaggiatori / pellegrini, sia i malati, feriti o morenti, potevano trovare riposo e conforto. In generale, oggigiorno, le strutture hospice hanno caratteristiche tali da offrire almeno a un familiare la possibilità di restare vicino al paziente anche durante la notte, non presentando alcuna restrizione alle sue possibilità di visita e d’assistenza continua. Inoltre, dispongono sia di aree comuni in cui possano esserci incontri tra i pazienti, volontari, familiari, sia di spazi aperti per consentire momenti di deambulazione e di svago ai malati meno gravi.

Sono perciò strutture caratterizzate da pochi letti, bassa tecnologia, assistenza infermieristica di alta qualità, dove particolare attenzione viene data al comfort del malato, ai suoi sintomi e alla sua “qualità di vita”. Si noti che, talvolta, anche per i malati terminali seguiti a domicilio può presentarsi la necessità temporanea di un ricovero presso queste strutture per effettuare, ad esempio, accertamenti o interventi terapeutici.

Sebbene, come abbiamo visto, esistano esperienze ben più remote, il primo hospice moderno risale al 1967 e fa riferimento al St. Christopher’s Hospice, vicino Londra, fondato da Dame Cicely Saunders, un medico che credeva fermamente che “guarire una persona non significa sempre curare una malattia”.

Negli anni ‘60 il movimento hospice si basa principalmente su aspetti etici, sociali e culturali per i quali un paziente che non abbia prospettive di guarigione possiede comunque ancora dei diritti.

Il primo hospice negli U.S.A. risale al 1974 a Branford, Connecticut e, da allora, questo tipo d’assistenza è diventato sempre più parte integrante del sistema sanitario di quella nazione: lo dimostra anche la presenza di molteplici siti Internet a tale riguardo. Attualmente infatti, esistono più di 2000 programmi di hospice negli U.S.A. dove si è stimato che, già nel 1995, 390.000 pazienti siano stati gestiti con questa filosofia di cura.

Negli anni ’90, un particolare impulso alla loro diffusione è imputabile indubbiamente ai risultati di alcuni studi economici che hanno evidenziato come, anche da quel punto di vista, la gestione di questi pazienti risulti vantaggioso rispetto al ricovero in una comune corsia d’ospedale.

Le diverse scelte effettuate in molti paesi del mondo relativamente agli hospice, fanno riferimento a uno dei due principali modelli residenziali esistenti, cioè a quello inglese e a quello canadese.

Il modello tipicamente inglese sceglie l’autonomia dagli ospedali, utilizzando come propria sede edifici d’abitazione privata spesso immersi nel verde, e cercando inoltre di ricreare e conservare gli aspetti quotidiani e familiari della vita del malato qui ricoverato.

Il modello canadese, seguendo le scelte effettuate originariamente dal St. Victoria Hospital di Montreal, propone la realizzazione di strutture adeguate all’interno (o nelle vicinanze) di ospedali/case di cura, in modo da poter conciliare l’aspetto umano e psicologico, proprio delle cure palliative, con la potenziale disponibilità delle risorse tecnologiche più avanzate.

In genere, si tratta comunque sempre di reparti a bassa tecnologia, aperti a parenti e amici, dove il malato può portare con sé oggetti e abitudini.

In un prossimo numero analizzeremo in dettaglio l’attuale situazione italiana.

Frattanto, per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento, segnaliamo sia il libro “Il movimento Hospice in Italia: un decennio a fianco del malato e del morente” di Salvatore Nicoscìa (edizione C.E.L.I.) sia i link relativi agli Hospice in Italia e all’estero.

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Seminario su “Comunicazione e ascolto”: un invito a partecipare

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile 2001)

Con quest’articolo desidero riproporre alcuni pensieri derivati da alcuni appunti presi lo scorso anno al seminario “Comunicazione e ascolto“, destinato a volontari Anapaca e Avo, e indirizzato alla sperimentazione e alla razionalizzazione dei molteplici aspetti della comunicazione umana, con un approfondimento particolare alla relazione d’aiuto verso il malato. Si tratta, secondo me, di un momento di formazione importante che da due anni viene organizzato dalla dr.ssa E. Solinghi (consulente di psicologia e pedagogia) e che mi auguro venga riproposto anche quest’anno: spero, infine, che la lettura di questo seppur breve articolo sappia incuriosire altri volontari, invogliandoli a partecipare alle future edizioni del seminario.

La comunicazione è un atto complesso in cui sono implicati una pluralità di canali espressivi oltre che di significati emozionali. Si può affermare che è impossibile “non comunicare” in un incontro tra due persone. Infatti, tutte le nostre azioni (ma anche l’inattività), le parole (ma anche il silenzio) e i nostri comportamenti in generale, esprimono e trasmettono sempre qualcosa. Molte ricerche dimostrano che risultano molto più rilevanti le componenti visive (es. posture, gestualità, sguardo) e vocali (es. tono della voce, ritmo, pause) rispetto a quelle verbali (parole, scritto). Insomma, come ben sa la pubblicità, non è tanto il contenuto che conta, quanto il modo con cui viene comunicato: gli effetti visivi e vocali incidono, rispettivamente, del 55% e del 38%, rispetto al messaggio verbale a cui resta solo il 7%!!!! Queste considerazioni generali devono far riflettere qualsiasi persona in ogni sua relazione con un’altra, ma a maggior ragione il volontario quando si trova a comunicare con il malato.
Sebbene, come evidenziato, la “non comunicazione” risulti impossibile, la capacità di comunicare bene (cioè “esprimersi in modo efficace“) e di ascoltare bene (cioè “prestare effettiva attenzione a quanto viene detto”) non è qualcosa di automatico, ma al contrario richiede una particolare attenzione da parte dell’individuo. Molte sono le variabili in gioco capaci d’influire negativamente in una comunicazione: ad esempio, lo stato emotivo è sicuramente una variabile fondamentale che la può ostacolare, così come lo sono i pregiudizi. Ciascuno di noi “filtra” le informazioni che riceve, secondo propri canoni dettati, ad esempio, dal livello socio-culturale, dall’umore e da pregiudizi. Una comprensione dei principi che regolano il processo di comunicazione è perciò di notevole aiuto per migliorare il proprio rapporto con se stesso e con gli altri: come sempre, la presa di coscienza può aiutare a un arricchimento della propria vita e, quasi conseguentemente, di quella delle persone con cui ci si relaziona. É importante sperimentare e razionalizzare personalmente i molteplici aspetti della comunicazione umana, acquisendo una graduale consapevolezza della pluralità dei canali comunicativi presenti nelle relazioni umane. Ad esempio, questo ci aiuta a evitare incongruenze tra messaggi verbali e quelli non verbali, situazione sempre vissuta dall’altro in modo ambiguo e angosciante: se esiste una discrepanza tra ciò che si dice e tra come lo si presenta, le persone tenderanno a credere più al linguaggio corporeo rispetto alle parole e si perderà conseguentemente in credibilità.
La capacità d’ascolto di se stessi è un processo fondamentale nella comunicazione: è quindi importantissimo potenziarla, per sapersi poi mettere in contatto autenticamente con gli altri, nella consapevolezza delle emozioni e dei significati che sono impliciti in tutte le relazioni umane. Innanzi tutto si deve essere consapevoli dell’atteggiamento generale che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri, sostanzialmente nell’ottica di riuscire a migliorare il nostro atteggiamento nei confronti della vita. La posizione esistenziale cui si deve tendere è quella in cui si “sente” OK (cioè adeguato “qui e ora“) sia se stessi sia l’altra persona con cui ci si relaziona. Ovviamente, nel corso della nostra esistenza, ci saranno momenti in cui deviamo da questa situazione ottimale, ma è proprio su questa consapevolezza del nostro atteggiamento psicologico verso noi stessi e gli altri che dobbiamo lavorare per rimanere il più a lungo possibile vicino alla posizione ottimale, consapevoli che solo così saremo felici e potremo essere portatori di serenità verso le altre persone. Le diverse tecniche di meditazione, così come la psicoterapia, aiutano appunto a prendere coscienza dei propri atteggiamenti e pensieri, focalizzando la nostra attenzione sul proprio “io” per scoprire in noi stessi come poter migliorare anche il nostro rapporto con gli altri e con la vita in generale.
La comunicazione è un flusso a doppio senso e, per questo, miglioramenti possono essere raggiunti sia nel “convertire” i pensieri che si desidera trasferire (tenendo conto dei “filtri” che immancabilmente utilizzerà l’interlocutore nella sua interpretazione) sia nel comprendere pienamente ciò che ci viene detto, sapendo cogliere il maggior numero di sfumature presenti nel processo di comunicazione, che come abbiamo già sottolineato, va ben al di là delle parole. Ad esempio, dovremmo focalizzare la nostra attenzione su quelle che gli psicologi chiamano “carezze”, cioè tutti quegli atti che implicano il riconoscimento della presenza dell’altra persona. Queste “carezze” possono sì essere in forma di reale contatto fisico, ma il più delle volte sono simboliche e sotto forma di uno sguardo, una parola, un gesto o qualsiasi altra azione che indichi all’altro “so chi sei”. Le carezze possono essere “positive” quando esprimono apprezzamento e sentimenti positivi, procurando sensazione di vitalità, di benessere e d’importanza. Possono però anche essere “negative”, quando al contrario esprimono mancanza d’attenzione, svalutazione o derisione. Volendo sintetizzare, con tutti i limiti che ciò comporta, si può dire che ognuno di noi, per migliorare la propria comunicazione con l’altro, deve innanzitutto imparare a dare carezze positive (“le mie carezze hanno valore“), accettare e chiedere carezze positive (“ho bisogno di carezze e le merito“), rifiutare carezze non adeguate o ambigue (“sono responsabile del loro valore“), auto-accarezzarsi (“amo me stesso“).

In un rapporto tra due persone è poi fondamentale migliorare le proprie capacità d’ascolto, ad esempio mantenendo il contatto visivo mentre l’interlocutore parla, convenendo e sorridendo per metterlo a proprio agio, senza interromperlo e senza distrarsi, mostrando anzi la massima attenzione. Per controllare poi che si è compreso esattamente quello che è stato detto, risulta conveniente fare domande aperte e riformulare il messaggio parafrasandolo, cercando di sintetizzare le parti razionali del discorso eliminando quelle superflue: questo processo ha il duplice scopo di mostrare il proprio interesse e d’incoraggiare l’altra persona a vedere la soluzione che va bene per lei stessa, sulla base della sintesi del suo stesso pensiero che gli viene proposto. Spesso non è conveniente contraddire ma, accogliendo l’altrui visione e opinione, è più opportuno stimolare la persona a trovare eventualmente anche altre soluzioni, lasciando perciò aperto il dialogo. Le affermazioni perentorie non favoriscono mai il dialogo ed è perciò opportuno evitare di essere rigidi o di etichettare: la consapevolezza che anche noi siamo manovrati da nostri meccanismi inconsci di difesa (es. paura) giova a questo processo di miglioramento.”

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Link

Internet difficilmente dimentica …
Ancora oggi ho visto che, solo più nella versione inglese, si riesce a trovare il sito che un tempo aveva dominio mammo.it, sulla prevenzione al tumore del seno che avevo fatto in collaborazione di alcuni medici del settore.
Era stata una bella iniziativa a cui molti avevano collaborato con passione e impegno, ciascuno mettendo a disposizione il proprio tempo e competenze. Ormai “abbandonato” a se’ stesso, senza un dominio da più di 20 anni, eccolo ancora raggiungibile su un MAPPA del sito MAMMO.IT (su tiscali.it), così come le sezioni Dicono di noi e Chi siamo … o sarebbe oggi meglio dire chi eravamo! 🙂
Era stato un sito segnalato da molte parti (e.g. 29/08/2000 – La Stampa nella rubrica di Anna Masera; 17/09/2000 – “Corriere della Sera” (Corriere Salute); 1/12/2000 – su “TorinoSette” de “La Stampa” nella rubrica di Salvatore Romagnolo; 15/01/2001 – sito della settimana su UnoNet.it).
… insomma, anche questo è un bel ricordo di cui vale la penna lasciar traccia in questo blog!

Ma le cose cambiano nel tempo: attenzione che se ora si cerca di andare nel dominio http://www.mammo.it, questo è attualmente stato registrato da malintenzionati che redirezionano a un sito di phishing che quindi è meglio chiudere subito!!

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Ecobonus e Superbonus 110%: arriva addirittura Virgilio, un assistente virtuale dell’Enea, per guidarci nella selva oscura!

Se ne parla da tempo oramai di Ecobonus e di Superbonus 110%, ma tutto sembra ancora non partire nel concreto in quanto sia gli attori sono molteplici sia le “regole” non sono forse ancora del tutto chiare …

Tuttavia ora sembra che il sito dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) si sia impegnato a rendere il tutto più comprensibile anche per i non addetti ai lavori … o anche a loro, dal momento che troppo spesso si parla con professionisti del settore che ancora non sembrano avere le idee chiare al riguardo … e temporeggiano!

Da poco, andando sul sito dell’ENEA, viene subito lanciato in automatico un assistente virtuale in basso a destra: il nome Virgilio, assegnato a questo Assistente Ecobonus, è assai emblematico! Analogamente lo si può lanciare esplicitamente cliccando sul cerchio colorato, sempre in basso a destra, in cui compare appunto un numeretto in rosso a indicare che c’è una comunicazione utile da visionare:

Andando sul sito dell’ENEA, viene subito lanciato in automatico un assistente virtuale in basso a destra (attivabile anche cliccando sul cerchio colorato sempre in basso a destra)

Vendono quindi proposte delle domande che forniscono indicazioni utili sia a capire se si può usufruire di tale incentivo, come definito dal Decreto Rilancio (Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modifiche nella Legge 17 luglio 2020, n.77) che ha introdotto con l’art.119  il SUPERBONUS, un’aliquota di detrazione nella misura del 110% delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Con l’art. 121 sono disciplinate le opzioni della cessione del credito e dello sconto in fattura.

Nel seguito mostro, a titolo di esempio, uno specifico albero di domande e risposte che al termine forniscono informazioni sufficientemente chiare.

Innanzitutto viene chiesto chi uno sia: rispondo “Una persona fisica“:

La seconda domanda è Ha solo redditi assoggettai a imposta sostitutiva o a tassazione separata (cedolare secca sugli affitti o forfettari)? Rispondo No:

Alla terza rispondo che sono proprietario:

Rispondo poi che non ho eseguito su altri due immobili interventi relativi al Superbonus:

Così rispondendo, viene asserito che posso accedere al Superbonus:

Relativamente alla tipologia d’immobile, rispondo trattasi di una villetta a schiera, indipendente, ma affiancata ad altre unità abitative:

Rispondo quindi che è una unità non classificata come A/1, A/8 o A/9:

Relativamente al fatto che l’immobile sia sottoposto a vincolo (paesaggistico, culturale, ecc…), rispondo Si:

In questo caso viene detto che si può accedere al Superbonus con regole speciali: si avrà infatti il 110% anche per gli interventi trainanti e la realizzazione di un intervento trainante non è obbligatoria:

Relativamente a dove sia ubicato l’edificio rispondo Nessuno dei precedenti:

Viene ricordato che se l’edificio non è soggetto a vincolo (paesaggistico, culturale, ecc..) deve essere realizzato almeno un intervento trainante:

Viene quindi indicato l’elenco degli interventi trainanti:

Quindi vengono fornite le indicazioni riportate integralmente nel seguito:

Il Superbonus spetta nel caso di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali (pareti generalmente esterne), orizzontali (coperture, pavimenti) ed inclinate delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno o verso vani non riscaldati che rispettano i requisiti di trasmittanza “U” (dispersione di calore), espressa in W/m2K che interessano l’involucro dell’edificio, anche unifamiliare, o dell’unità immobiliare funzionalmente indipendente e che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno sita all’interno di edifici plurifamiliari, con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
I parametri cui far riferimento sono quelli applicabili alla data di inizio dei lavori.
I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017.
Per tali interventi il Superbonus è calcolato su un ammontare complessivo delle spese pari a:
50.000 euro per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti site all’interno di edifici plurifamiliari;
– 40.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da due a otto unità immobiliari;
– 30.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che
compongono l’edificio, se lo stesso è composto da più di otto unità.
Ciò implica che, ad esempio, nel caso in cui l’edificio sia composto da 15 unità immobiliari, il limite di spesa ammissibile alla detrazione è pari a 530.000 euro, calcolato moltiplicando 40.000 euro per 8 (320.000 euro) e 30.000 euro per 7 (210.000 euro).

Se si va poi a sondare i possibili interventi di Ecobonus, si ottengono queste ulteriori informazioni:

Se si sceglie, invece, precedentemente il ramo dell’ultima opzione (“non devo eseguire interventi trainanti o li ho già eseguiti“), dato che avevamo detto che potevo anche non realizzare interventi trainanti perché ci sono vincoli paesaggistici, vengono fornite le seguenti indicazioni:

Gli interventi di Ecobonus che può realizzare come interventi trainati del Superbonus sono qui sotto elencati.
Per ogni tipologia di intervento deve soddisfare oltre ai requisti di Superbonus anche i requisiti previsti in Ecobonus per la singola tipologia di intervento.
Trova i requisiti di Ecobonus nei nostri vademecum.

I limiti di spesa massima di Ecobonus vanno divisi per 1.1 per trovare i corrispondenti in Superbonus.
Gli interventi ammessi sono:
Sostituzione di serramenti e infissi;
Coibentazione strutture con incidenza inferiore o uguale al 25% della superficie disperdente lorda;
– Schermature solari;
– Caldaie a biomassa;
– Caldaie a condensazione, generatori di aria a condensazione;
– Pompe di calore e sostituzione di scaldacqua tradizionali in scaldacqua in pompa di calore;
– Sistemi ibridi;
– Microcogeneratori;
– Building automation.

Dalla pagina home del sito si può andare nella sezione DETRAZIONI FISCALI e quindi in quella VADEMECUM ECOBONUS dove sono presenti le seguenti sezioni specifiche relative ciascuna a ciascun intervento contemplato:

Può poi essere utile leggere le F.A.Q. sul Superbonus, disponibili sempre nel sito dell’ENEA:

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Link utili

Allegato F
Allegato G
Allegato H
Allegato I

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Ricette facili facili: le pere cotte al forno ;-)

Un dolce facile e, secondo me, squisito sono le pere cotte al forno!

Dal momento che le pere idonee impiegano piuttosto tempo a cuocere, un metodo più veloce di cottura è quello che utilizza la funzionalità Crisp presente nei fornetti a microonde della Whirpool. Si tratta di un metodo di cottura che integra tre funzionalità: microonde, ventilato e grill. Tale cottura richiede l’utilizzo di un’apposita teglia, detto appunto piatto Crisp che va collocato sul piatto in vetro del microonde: diventando rovente, permette la cottura dei cibi assai simile al forno tradizionale e ben differente quindi dal semplice uso del microonde. Una teglia di questa tipologia è solitamente inclusa nei modelli che presentano la funzione Crisp, ma se ne possono acquistare poi anche altre a parte di diverse dimensioni commercializzate dalla Whirpool stessa (AVM190 Piatto Crisp a bordo alto per Forno a Microonde, AVM250 – Piatto Crisp piccolo per forno a microonde, AVM280 Piatto Crisp a bordo alto per forno a microonde, AVM290 Piatto Crisp medio per forno a microonde, AVM305 Piatto Crisp grande per forno a microonde) o da marche differenti che talvolta offrono un prodotto analogo a un minor prezzo (Snips Piatto Teglia Crispy Alto Linea Tempo Zero Microonde 27.6 cm). Quando si ha intenzione di adoperare questa tipologia di teglia, essa va collocata direttamente sul piatto in vetro del microonde che deve essere impostato come rotante.

La funzione Crisp è brevettata dalla Whirlpool ma, in realtà, anche altre aziende non hanno tardato a riprodurre la stessa funzione chiamandola semplicemente in modo diverso: la Samsung, ad esempio, l’ha chiamata crusty cook, la LG invece crispy, mentre la Panasonic la indica come panacrunch.
Perciò se hai uno di questi forni a microonde, utilizza tale funzione … e magari, se devi acquistarne uno, valuta se prendere un modello che integri quest’utile metodo di cottura veloce e che porta a risultati assai simili a quelli che si avrebbero con una cottura al forno tradizionale.

Ma ritorniamo alla nostra ricetta!

Conviene mettere della carta da forno per evitare che magari si creino incrostazioni nella teglia Crisp.
Si mettono quindi le pere (intere e lavate) in un quantitativo tale da riempire completamente la teglia, facendo così in modo che stiano bene in piedi tutte quante. Pere idonee alla cottura sono, ad esempio, i Martin Sec e le Kaiser, entrambi di dimensioni contenute e assai dolci.

Si aggiunge poi un po’ di acqua (un dito), del vino rosso in modo che si formi uno sciroppo di cottura: si sparge un tre cucchiai di zucchero di canna e/o miele tutto sopra le pere.

Si possono aggiungere nocciole o altri sementi. A metà cottura si può aromatizzare con varie spezie, come, ad esempio, della scorza di limone (intera o grattugiata), vaniglia, cannella, chiodi di garofano, anice stellato, cardamomo, pimento (o pepe garofanato), pepe nero, pepe verde, ginepro, noce moscata, macis, zenzero …

Si fa cuocere con il Crisp per almeno 20 minuti: come sempre, conviene impostare un po’ meno il tempo di cottura per poi eventualmente allungarlo se il caso! Ci si deve infatti ricordare che la cottura con il Crisp ha le peculiarità della cottura a microonde, per cui più materiale c’è da cuocere più i tempi di cottura si allungano, per cui più pere ci sono più ci vorrà tempo.

Le pere cotte si prestano a essere gustate in molti modi, ad esempio, con amaretti morbidi o duri sbriciolati, con gelato, con una fetta di torta al cioccolato, con yogurt, miele, noci, semi e cereali, con ricotte e robiole fresche, formaggi stagionati e composte di frutta o miele, … e addirittura con insalate di verdure e carni bianche, grandi brasati e arrosti di carni rosse!

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Ricette facili facili: insalata di polpo ;-)

Un piatto facile facile e molto apprezzato è l’insalata di polpo!

Si prende un polpo piuttosto grandino (700g ÷ 1 kg) lo si lava, lo si mette coperto d’acqua dentro una pentola a pressione, con qualche foglia di alloro. L’uso della pentola a pressione è consigliato sia per rendere il tempo di cottura più veloce (15÷ 20 minuti dall’entrata in pressione) sia per contenere l’odore. Va benissimo anche un polpo surgelato che può essere messo a cuocere addirittura ancora duro se non si ha tempo di aspettare che scongeli … in questo caso può essere il caso di aumentare un po’ il tempo di cottura: conviene comunque sempre lasciare un po’ ancora a mollo nell’acqua calda il polpo una volta cotto e, aperto il coperchio della pentola a pressione, sondare con una forchetta che la cottura sia stata bene ultimata (la forchetta deve entrare bene anche nella parte più spessa del tentacolo): diversamente si riaccende il fuoco per un po’, anche senza necessità di richiudere ermeticamente la pentola.

Si taglia poi il tutto a pezzettini facendo unicamente attenzione a eliminare l’occhio al centro del polpo, agevolmente individuabile in quanto scuro e duro: il resto si mangia tutto! Anche le ventose dei tentacoli si possono lasciare, eliminando magari solo alcune loro parti che magari risultano un po’ viscide.

A parte si devono avere pronte delle patate bollite o magari, ancor meglio, quelle precedentemente cotte al forno dentro della carta stagnola (vedi: Ricette facili facili: le lasagne al forno), pressapoco di una quantità analoga al polpo. Anche queste devono essere tagliate a pezzettini di dimensione simile.

Si aggiunge quindi del buon olio di oliva dove si è mescolato uno spicchio d’aglio tritato (e.g. utilizzando le punte di una forchetta): c’è chi preferisce metterne due o tre di spicchi solo per dare il sapore e poi toglierli … io preferico usarne uno tritato bene e mescolarlo all’olio da usare per condire l’insalata di polpo in modo che si distribuisca meglio!

Si mettere quindi un po’ di prezzemolo tritato e delle olive nere, meglio se si hanno quelle taggiasche, magari già snocciolate.

Si mescola il tutto con un po’ di sale (non troppo essendoci già le olive salate) e si lascia raffreddare fuori dal frigo: mai mettere in frigo del cibo ancor caldo o anche solo tiepido!

Per chi ama il peperoncino, un pizzichino non fa male … ma lo può aggiungere nel proprio piatto solo chi lo apprezza … 😉

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Acquisisci schermata web: come catturare del contenuto di una pagina di un sito web anche quando risiede su parti che richiedono uno scroll (verticale/orizzontale) per poterlo visualizzare interamente

Già molto tempo fa avevo scritto il post Windows 10 Snipping Tool replaced by the better Snip & Sketch app (tradotto in italiano) relativo all’allora nuova app Cattura e annota [EN: Snip & Skatch] che si stava andando a sostituire al programma Strumento di cattura [EN: Snipping Tool] oramai assai datato e quindi con meccanismi d’interazione superati. Tuttavia quell’app non risulta di default presente in una nuova installazione di Windows 10 per cui è necessario scaricarla dallo Store di Microsoft gratuitamente: ve lo consiglio caldamente se per voi è un’esigenza frequente quella di voler catturare parti dello schermo, ad esempio per tenere traccia di alcune operazioni o avvertimenti visualizzati o, come nel mio caso, per scrivere tutorial o altro!

In questo post voglio parlarvi però di un’altra funzionalità presente di default in Windows 10 che estende ancor più quelle capacità di cattura di quanto mostrato sullo schermo. Infatti, piuttosto spesso catturare del contenuto di una pagina di un sito web quando questo risiede su parti che richiedono uno scroll (verticale/orizzontale) per poterlo visualizzare interamente.
Ovviamente i sistemi tradizionali di cattura dello schermo intero o parziale (e.g. Strumento di cattura, Cattura e annota) non sono sufficienti, in quanto consentono di catturare, in toto o in parte, solo ciò che è attualmente visualizzato. Perciò, se si opera con quei tool e si desidera avere un’immagine che catturi parti di una pagina web che non sta in un’unica schermata video, le uniche soluzioni possibili sono:

  • Diminuire lo zoom del browser (e.g. 60%) in modo che venga visualizzato sullo schermo tutta la parte d’interesse, sebbene più in piccolo: ovviamente tale procedura non fornisce una possibile soluzione solo qualora la parte da catturare non sia troppo lunga.
  • Effettuare più catture dello schermo, effettuando di volta in volta uno scroll opportuno in modo da poi ricomporre i diversi pezzi con un editor d’immagini. Questa procedura è sempre possibile ma richiede una successiva rielaborazione con programmi specifici (e.g. Photoshop, Affinity Photo) delle immagini acquisite, SW che non sempre uno possiede o sa utilizzare al meglio: risulta comunque un’operazione dispendiosa anche in termini di tempo!

La soluzione semplice e veloce è invece quella di utilizzare la seguente funzionalità, assai utile seppur poco conosciuta, intrinseca nel browser Edge, presente di default in Windows 10: Acquisisci schermata web.

È quindi sufficiente selezionare dal menù in alto a destra […] di quel browser la voce Acquisisci schermata web per avere sullo schermo, leggermente scurito, due possibili opzioni: Selezione libera oppure Pagina intera. Con la prima opzione viene catturata per intero tutta la pagina del sito web, anche se molto lunga. Con la seconda opzione compare un riquadro di selezione rettangolare (con i margini tratteggiati) che può essere esteso anche oltre le dimensioni del testo attualmente visualizzato a video, consentendo così di catturare le parti della pagina del sito che si desiderano.

Attivazione, dal menù del browser Edge, della funzionalità di Acquisisci schermata web, attivabile anche tramite lo shortcut cntl + shift + s
Opzioni di cattura resi disponibili in Acquisisci schermata web
Con l’opzione Selezione libera, compare un riquadro di selezione rettangolare (con i margini tratteggiati) che può essere esteso anche oltre le dimensioni del testo attualmente visualizzato a video, consentendo così di catturare le parti della pagina del sito che si desiderano.

Si noti che tale funzionalità Acquisisci schermata web risulta attivabile (quando il browser Edge è lanciato) anche utilizzando la shortcut cntl + shift + s molto simile a quello per lanciare l’app Cattura e annota [i.e. tasto Windows + shift + s].

Risulta poi possibile sia avere copiato il tutto nel blocco degli appunti, in modo da poi effettuarne un incolla dove meglio si desidera, oppure scegliere Aggiungi note, poterlo salvare con nome dopo magari averci disegnato qualcosa sopra con colori preimpostati. Si noti che le possibilità di editing sono simili a quelle dell’app Cattura e annota seppur più limitare (non si può scegliere la tipologia di penna e neppure effettuare un ritaglio dell’immagine catturata).

Le possibilità di editing sull’immagine acquisita sono limitate: si noti lo scroll a destra di questo tool di editing che dimostra come sia estesa l’immagine acquisita e quindi modificabile

Per concludere, penso che molti di voi possano trovare utile sfruttare questa funzionalità intrinseca nel browser Edge presente di default in Windows 10.

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Alexa: come continuare ad ascoltare Radio1, Radio2 e Radio3 della RAI … e alcune considerazioni sugli skill di Alexa e su quelli interessanti!

Questa mattina brutta sorpresa …
Chiedendo all’Echo Dot Amazon: “Alexa Radio3” o anche “Alexa, metti Radio3” mi è stato risposto Purtroppo la skill Radio3 non è più disponibile. Puoi trovare altre skill sull’app Alexa!!!
Medesimo risultato chiedendo di ascoltare Radio2 o Radio1

Se è successo anche a te, non preoccuparti! Per fortuna ho capito come superare quella problematica stranamente verificatasi per la prima volta proprio questa mattina! … se poi hai fretta e non vuoi leggere altro al riguardo di skill particolari attivabili su Alexa, vai in fondo al post per sapere come ho risolto! 😉
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P.S. 25/2/2021 – Lo skill della RAI è stato corretto: ora contempla nuovamente l’attivazione dei canali radio RAI anche semplicemente pronunciando “Alexa metti Radio1/Radio2/Radio3” come d’altra parte da sempre è stato indicato nella descrizione di quello skill stesso. Purtroppo se si chiede solo “Alexa, Rai Radio1 / Radio2 / Radio3“, viene ora chiesto da Alexa: “Riproduco la stazione RAI Radio1 / Radio2 / Radio3?” ed è necessario rispondere “” perché inizi la trasmissione, … diversamente tace!

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Inizialmente il colpo l’ho incassato male: proprio io che non molto tempo fa avevo scollegato tutto il collegamento del mini impianto stereo in bagno per sostituirlo appunto con un dispositivo Alexa!
Assai meno ingombrante, con molteplici funzionalità aggiuntive e con qualità sonora paragonabile al vecchio sistema di riproduzione audio, in quell’ambiente mi era sembrata la soluzione più comoda per poter avere anche il quella stanza non solo una radio (e.g. Virgin Radio, Radio 105, RDS, RTL 102.5, Radio Italia, Radio Deejay, Radio Jukebox, Radio Capital, Radio Mitology, Radio Monte Carlo, Radio Italia Anni 60, Radio 80, The Brass Radio, Radio Milano International Classic, Radio Mediaset, Radio Margherita, Radio Charlie Classic) gestibile vocalmente anche sotto la doccia, ma pure un sistema per ascoltare le ultime notizie non solo da notiziari (e.g. Notizie Rai, Rassegna Stampa di Radio popolare, Prime Pagine, Radio24 Notizie, Giornale Radio / Rai Giornale Radio, Notizie dell’internazionale, Internazionale Unofficial, Tgcom24, TGCOM24 Notizie, Sky TG24, Notizie.it, BBC World Service, TGLA7, Notiziario RSI, La Gazzetta dello Sport, Radio Giornale RDS, Ultime notizie, 100 Secondi con Mentana di RDS, The Essential, inPrimis), ma anche da testate giornalistiche (e.g. La Repubblica, Corriere della Sera, Editoriali del Corriere della Sera, Le voci de Il Messaggero, Dataroom di Milena Gabanelli, Il Sole 24 ORE, il fatto quotidiano, Il Resto del Carlino, La Nazione, Quotidiano Nazionale, ANSA Notizie, Ricerca notizie Ansa), oppure anche musica on demand da Amazon Music Prime (che ha già più di 2 milioni di brani compresi nell’abbonamento a Prime), oltre ovviamente a essere utilizzabile come cassa Bluetooth per ascoltare qualsiasi audio di un qualsiasi smartphone associato. A tale proposito conviene, tramite l’app Amazon Alexa, associare un nome ben definito a ciascun Echo Dot (e.g. a seconda del suo colore e/o della sua collocazione) e quindi associare a ciascuno anche un collegamento Bluetooth con il proprio smartphone assegnandogli anche qui un nome distintivo, in modo da riuscire ad attivare agevolmente tale tipologia di collegamento con il dispositivo che si intende utilizzare di volta in volta:

Tramite l’app Amazon Alexa, associare un nome ben definito a ciascun Echo Dot
Associare a ciascun Echo Dot anche un collegamento Bluetooth con il proprio smartphone assegnandogli un nome distintivo

Ovviamente per poter utilizzare uno qualsiasi dei precedenti skill è necessario innanzitutto attivarli (se non già attivi di default) o andando nell’app Alexa dallo smartphone o sullo store di Amazon e filtrando con la sezione skill:

Installazione di skill accedendo allo store di Amazon (filtrando con la sezione skill) da un browser

Inoltre ci sono stazioni radio virtuali realizzate da Amazon Music stessa. Ad esempio, chiedendo ad Alexa: “Alexa metti la radio solo anni 70” viene attivata la stazione Solo anni 70 da Amazon Music.

Nota poi che la richiesta di attivazione “Alexa, quali sono le notizie di oggi?” è un contenitore di skill, per cui se uno desidera attivare uno skill specifico associato a tale invocazione, è opportuno specificare esplicitamente la fonte che si desidera consultare (e.g. “Alexa, quali sono le notizie di oggi da TGcom24?”)

Le possibilità di richiedere un qualcosa sono molteplici e le azioni che intraprende Alexa possono essere ben differenti pur impartendogli un ordine quasi analogo. Ad esempio chiedendole:
Alexa metti radio classica” attiva musica classica in Rai radio 3 classica da RadioPlay Radio
mentre chiedendole:
Alexa metti della musica classica” attiva una playlist di musica classica da Amazon Music.

Esistono poi skill assai utili tra cui:

Nota che se invece si chiede “Alexa, avvia/lancia/metti [un] Rumore della pioggia viene inizialmente richiesto di abbonarsi ad Amazon Music Unlimited per ascoltare un brano che non è incluso in Amazon Music Prime (che ha già più di 2 milioni di brani compresi nell’abbonamento a Prime) o di abbonarti al solito ascolto con audio HD … ma poi se uno dice che uno non vuole abbonarsi, effettuando vocalmente esattamente la medesima richiesta viene messo in ascolto del rumore della pioggia!

Insomma, sembra che Alexa ci provi a farti abbonare anche ad Amazon Music Unlimited, ma poi, se non acconsenti e rispondi ‘no‘ alla sua richiesta, lei comunque cerca di accontentarti come può e (almeno per un po’) non ti infastidisce più chiedendoti eventuali nuovi abbonamenti … anzi ti fornisce eventuali consigli, come quello su come programmare l’interruzione del rumore ambientale dopo un certo lasso di tempo desiderato, informazione utile se si usa tale funzionalità alla sera per addormentarsi! 😉
Si noti che comunque l’abbonamento a Amazon Music Unlimited è gratuito nei primi 30 giorni e si può disdire entro tale termine senza pagare nulla andando a interromperlo per tempo dalla sezione I tuoi iscrizioni e abbonamenti (traduzione in italiano non certo corretta, ma così viene indicata!), sezione raggiungibile da Account e liste -> Iscrizioni e abbonamenti. Tra l’altro può tornare utile visitare ogni tanto quella sezione anche per verificare di non avere attivato involontariamente (tu o un qualsiasi utilizzatore del tuo Echo Dot) un abbonamento non desiderato in modo da interromperlo prima del termine del periodo di prova (che comunque rimane attivo fino alla data scadenza, anche se disdici quella prova gratuita): comunque se viene attivato un abbonamento in prova viene comunque inviata una email che avverte della attivazione per cui uno fa in tempo comunque a interromperla!

Sezione I tuoi iscrizioni e abbonamenti raggiungibile da Account e liste -> Iscrizioni e abbonamenti: utile anche per verificare di non avere attivato involontariamente un abbonamento non desiderato o per interromperne uno prima della scadenza del periodo di prova gratuito

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Ma infine, qual è dunque la soluzione per continuare a sentire, in tempo reale, Radio 1, Radio2 e Radio3 della RAI?

Non appena ho sentito Alexa che mi diceva che quello skill non era più disponibile, mi sono subito messo in azione per trovare una soluzione, andando a vedere lo skill RaiPlay Radio. Accedendo alla descrizione di quello skill ho trovato subito la soluzione sperimentando le metodologie di attivazione proposte. Basta dire:

Alexa, fammi sentire Radio1/Radio2/Radio3
oppure
Alexa, accendi Radio1/Radio2/Radio3.

Invece, inspiegabilmente il terzo metodo d’invocazione, il più semplice e usuale e indicato ancor oggi anche nella descrizione dello skill [“Alexa (metti) Radio1/Radio2/Radio3“] non funziona più!!! Probabilmente la RAI ha aggiornato tale skill e, non so per quale motivo, ha eliminato quel comodo e assi utilizzato metodo di attivazione. Magari se ne accorgeranno anche loro e prossimamente lo prevederanno nuovamente nella definizione di quello skill!

Inspiegabilmente il terzo metodo d’invocazione, il più semplice e usuale e indicato ancor oggi anche nella descrizione dello skill [“Alexa (metti) Radio1/Radio2/Radio3“] non è più previsto!!! Per fortuna gli altri due metodi di attivazione continuano a funzionare!

Permane la problematica che la versione del notiziario regionale di Radio 3 trasmessa da Alexa è quello del Lazio e non quella della regione in cui uno si trova, come invece avviene se lo si ascolta da una qualsiasi radio FM o anche DAB: ovviamente questa problematica deve essere risolta dalla RAI e speriamo presto!! Diversi sono commenti allo skill RaiPlay Radio a tale proposito e che chiedono da tempo una risoluzione di tale problematica …

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Ricette facili facili: le lasagne al forno ;-)

Con questo post inizio una nuova sezione di “ricette” che ho provato nel tempo: in verità non fornirò proprio sempre il quantitativo preciso degli ingredienti e anzi anche questi ultimi potrebbero variare un po’ in base sia alle preferenze … sia a quello che c’è in frigo! 😉
D’altra parte il bello di cucinare sta proprio anche nella possibilità di variare, proponendo lo stesso piatto ogni volta simile ma mai identico alla volta precedente …

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Lasagne al forno

Parto con le mie preferite: le lasagne!
Sebbene abbia letto che si possono cuocere anche con il crisp, fino a oggi io le ho sempre fatte sempre in un forno elettrico ventilato, magari facendone più teglie e occupando la parte restante dei ripiani, eventualmente rimasta libera, con patate (non troppo grosse, lavate con la buccia e ciascuna ricoperta con carta stagnola) o cipolle: infatti conviene sempre riempire il forno per bene in modo da sfruttare pienamente il calore e l’energia prodotta, che è indipendente da quanto cibo si è messo a cuocere. Questo discorso non vale invece per la cottura a microonde dove sia l’energia sia il tempo impiegato dipendono dalla quantità di cibo inserito: perciò, ad esempio, il tempo per cuocere due pere sarà pressapoco il doppio per cuocerne una sola. Avere delle patate cotte al forno può servire poi sia per preparare altri piatti quali, ad esempio, un’insalata di polipo (vedi ricetta seguente) o dell’insalata russa sia per mangiarle dopo averle opportunamente farcite con burro, formaggio o altro: diverse sono le ricette relative alle jacked patatoes (e.g. Giallozafferano o Il cucchiaio d’argento) e sostanzialmente basta prendere la patata già cotta precedentemente al forno dentro della carta stagnola, tagliarla a metà per inserirci dentro gli atri ingredienti. Sebbene quelle ricette generalmente non lo prevedano, personalmente preferisco togliere la carta stagnola utilizzata per cuocerle, spelarle fredde e poi aprirla condendola a piacere e quindi riscaldando il tutto al microonde o ancore meglio con il crisp.

Torniamo ora alle lasagne! Sebbene si possano fare in diversi modi (e.g. al pesto e fagiolini) quelle tradizionali con il ragù sono a mio parere le migliori.
Quindi, innanzitutto è necessario fare il ragù comperando dal macellaio della carne apposita e facendosela tritare insieme a della salciccia che indubbiamente saprà meglio insaporire il tutto.

A parte si trita della carota, del sedano e della cipolla (quella rossa la trovo più gustosa): io uso il tritatutto in modo da avere il tutto tritato finemente (tipo crema) e velocemente, sebbene ci siano altri che preferiscono mantenere i pezzetti di verdura ben individuabili. Quanta verdura mettere in proporzione alla carne? Io ne metto tanta … pressapoco lo stesso volume … ma va a gusti: comunque la verdura dà buon gusto e fa bene, per cui meglio non lesinare!
Metto quindi a soffriggere per un 5 minuti in una pentola antiaderente quella verdura tritata con dell’olio di oliva, aggiungendo poi la carne tritata mescolandola fin quando i amalgama bene il tutto e la carne perde il suo rossore. Aggiungo quindi del passato di pomodoro, o dei pelati e magari anche qualche pomodoro fresco tagliato a pezzettini. Mescolo il tutto e faccio cuocere a fuoco lento inserendo anche dei gusti tipici per gli arrosti (e.g. rosmarino, salvia, alloro, ginepro, origano, timo, maggiorana, basilico, erbe provenzali) magari già presenti in preparati in barattolo. Da non dimenticarsi il sale e il vino, quest’ultimo magari da versare in un secondo momento, a metà cottura o più. Personalmente preferisco usare del vino scuro, ad esempio della barbera ma qualsivoglia va bene … una volta, non avendone in casa, ho utilizzato addirittura del marsala! 😉
La cottura a fiamma bassa e con coperchio non completamente coprente ci mette almeno un’oretta … dipende anche da quanto pomodoro uno mette e dalla densità che si vuole ottenere: per inserirle nelle lasagne meglio non concentrare troppo.

Per chi invece vuole seguire una classica ricetta del ragù alla bolognese, ecco nel seguito gli ingredienti:

Tipica ricetta di ragù alla bolognese

Occorre poi preparare della besciamella. In una pentola antiaderente alta mettere un pugno di burro (e, se non se ne ha a sufficienza, si può aggiungere anche dell’olio di oliva) e, una volta fuso, aggiungere un due cucchiai abbondanti di farina mescolando il tutto: più farina si mette più la besciamella viene densa e si riesce a formare agevolmente … ma non è opportuno esagerare troppo (al max 3 cucchiai). Versare quindi il latte (un litro) gradualmente continuando a mescolare in modo da eliminare man mano i grumi di farina/burro e rendere il tutto omogeneo. Aggiungere gusti come pepe nero e magari un po’ di curry. Non dimenticarsi ovviamente il sale, da dosare assaggiandola. Si fa bollire il tutto continuando a mescolare fino a raggiungere la densità desiderata: meglio mantenerla non troppo densa, soprattutto se si usano le sfoglie precotte secche di lasagne, sebbene io preferisca utilizzare le sfoglie fresche, in particolare quelle sottilissime che alcune marche propongono (e.g. di Rana).

Sulla teglia da forno, di vetro o di ceramica, si stende del butto e/o olio e si posa un primo strato di sfoglia di pasta. In genere metto in basso lo strato di ragù coprendolo poi con una seconda sfoglia di pasta, poi del formaggio tagliato a fette o sottilette con un po’ di besciamella, poi altro strato di sfoglia, poi dell’affettato (prosciutto o arrosto mortadella) ricoprendolo con un po’ di besciamella, poi altro strato di pasta. Si possono poi mettere altri strati analoghi ma in genere questi bastano per una teglia di altezza normale. Infine, nello strato più alto si copre la sfoglia con abbondante besciamella e quindi si sparge sopra una buona dose di formaggio grattugiato (e.g. parmigiano).

Infornare il tutto e cuocere a 180 gradi per un 40 minuti. Anche qui è opportuno starci dietro e verificare lo stato di cottura che generalmente è un po’ differente tra le teglie collocate nel forno in alto e in basso (in genere cuociono prima quelle in alto).

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Ripulire del testo incollato in Word dopo averlo copiato da altre fonti (e.g. siti, email, file PDF) … alias come creare ed eseguire una Macro in Office

Talvolta si vuole riportare in un file Word del testo preso da altre fonti, quali, ad esempio, siti Web, email, file PDF o altre fonti ancora.
Spesso ci si ritrova con linee andate a capo non desiderate e magari anche con caratteri spuri che si devono poi eliminare in qualche modo per rendere più leggibile il tutto. Assai comune è avere un’interruzione di paragrafo alla fine di ogni riga all’interno di un paragrafo logico e due interruzioni di questo tipo tra paragrafi logici. Il testo ottenuto dal copia & incolla non può quindi essere formattato bene è tutta una serie di paragrafi di una riga. La presenza di tutti gli a capo si può vedere bene in Word configurandolo in modo da visualizzare i segni di formattazione(i.e. clic sul simbolo ¶ sulla barra degli strumenti sulla scheda Home per attivare/disattivare questa opzione).

Fare tutta questa pulizia a manina è certo possibile … ma non è proprio un lavoro edificante, tanto più se si tratta di un testo lungo!
Per fortuna esiste la possibilità in Word sia di utilizzare la funzionalità Sostituisci che appunto modifica del testo in un altro, con anche la possibilità di effettuare tale sostituzione per tutto il documento (Sostituisci tutto) – o per quella parte eventualmente selezionata – , dopo magari avere provato prima con una singola sostituzione!

Nel caso si desideri semplicemente sostituire dei CR (Carriage Return /ritorno a capo), LF (Line Feed/avanzamento linea) o tab, può essere sufficiente effettuare una sostituzione ricercando rispettivamente ^p ^l oppure ^t.

Si noti che il simbolo ^ (carat) si trova come <shift> 6 nella tastiera inglese e <shift> ì in quella italiana.

Sostituzione di tutti gli a capo con uno spazio per tutto il testo o per quello selezionato qualora se ne sia selezionato parte

Tuttavia se la “pulizia” del testo indicata precedentemente non risulta sufficiente, come purtroppo spesso accade, si può allora ricorrere a eseguire un’opportuna macro che effettua più sostituzioni se opportune.
Se creare da zero una macro una può non essere banale (anche se spesso basta semplicemente sfruttare la funzionalità di Registra nella sezione Macro, che appunto consente di registrare delle azioni eseguite da interfaccia utente per poi poterle far ripetere automaticamente in altre occasioni), eseguirne una creata da altri risulta assai semplice.

La gestione delle Macro si trova nella sezione Visualizza

In questo caso specifico un’ottima macro l’ho trovata in Cleaning up Text Pasted from Websites, E-mails, PDFs etc. (msofficeforums.com) per cui basta copiarla e andare a inserire quel codice nella creazione di una nuova macro che si può poi richiamare dal proprio Word.

Creazione di una nuova macro

Premendo il tasto Crea nella finestra di gestione Macro (che compare effettuando un doppio click sull’icona Macro del menù), si apre l’editor che consente di scrivere il codice da associare a quella nuova macro. Nel nostro caso sarà sufficiente copiare e incollare quel codice trovato nel forum!

Per chi interessasse, ecco il link relativo alla programmazione di Macro per Office: Office Visual Basic for Applications (VBA) reference | Microsoft Docs

Riportando quanto indicato in Cleaning up Text Pasted from Websites, E-mails, PDFs etc. (msofficeforums.com):

p che dice “La seguente serie di azioni wildcard di Trova/Sostituisci pulisce il testo incollato da e-mail, siti Web e così via, che inseriscono interruzioni di paragrafo alla fine di ogni riga. Si noti inoltre che il processo presuppone che vi siano almeno due interruzioni di paragrafo di questo tipo tra i paragrafi “reali”.

Per eseguire a wildcard di Trova/Sostituisci, aprire il dialogo Trova/Sostituisci, quindi fare clic su ‘Altro >>’ e, tra le ulteriori opzioni che compaiono, fare clic su quella ‘Usa caratteri jolly‘.

Find = [ ^s^t]{1,}^13
Replace = ^p

Find = ([!^13^l])([^13^l])([!^13^l])
Replace = \1 \3

Find = [^s ]{2,}
Replace = ^32

Find = ([a-z])-[ ^s]{1,}([a-z])
Replace = \1\2

Find = [^13^l]{1,}
Replace = ^p

Nota: a seconda delle impostazioni internazionali del sistema, potrebbe essere necessario sostituire tutte le virgole (,) nelle espressioni Find/Replace precedenti con punti e virgola (;).
Per esempio, [ ^s^t]{1,}^13 diventa [ ^s^t]{1;}^13

La macro seguente automatizza la sequenza Find/Replace di cui sopra, oltre a gestire eventuali problemi d’internazionalizzazione.

Sub CleanUpPastedText()
'Turn Off Screen Updating
Application.ScreenUpdating = False
Dim StrFR As String, i As Long
'Paired F/R expressions, each separated by |
StrFR = "[ ^s^t]{1,}^13|^p|([!^13^l])([^13^l])([!^13^l])|\1 \3|[^s ]{2,}| |([a-z])-[^s ]{1,}([a-z])|\1\2|[^13^l]{1,}|^p"
'Address any Internationalisation issues
If Application.International(wdListSeparator) = ";" Then
  StrFR = Replace(StrFR, ",", ";")
End If
With ActiveDocument.Range.Find
  .ClearFormatting
  .Replacement.ClearFormatting
  .Forward = True
  .Wrap = wdFindStop
  .Format = False
  .MatchAllWordForms = False
  .MatchSoundsLike = False
  .MatchWildcards = True
  'Process all F/R expressions
  For i = 0 To UBound(Split(StrFR, "|")) Step 2
    .Text = Split(StrFR, "|")(i)
    .Replacement.Text = Split(StrFR, "|")(i + 1)
    .Execute Replace:=wdReplaceAll
  Next
End With
'Restore Screen Updating
Application.ScreenUpdating = True
End Sub

Su PC, vedere Installing Macros per saperne di più sull’istallazione di macro e loro utilizzo, mentre su Mac vedi Word:mac – Install a Macro

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NOTA: Qualora nell’eseguire una macro appaia una finestra di popup, del Microsoft Visual Basic, Application Edition, che dice: “Le macro del progetto sono disattivate. Per informazioni si come attivare le macro, vedere la Guida in linea o la documentazione dell’applicazione host“, allora si deve procedere ad abilitare, almeno temporaneamente, l’esecuzione di macro non firmate, quali ad esempio quella che abbiamo appena creato noi:

Abilitare (temporaneamente) l’esecuzione di macro non firmate per quel progetto: File -> Opzioni -> Centro protezione -> Impostazioni centro protezione -> Impostazioni delle macro -> Abilita tutte le macro

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Come modificare o cancellare un beneficiario/contatto precedentemente salvato in un sito della banca (e.g. BNL, IngDirect, Intesa SanPaolo)

Spesso conviene salvare l’IBAN di un destinatario di un bonifico qualora si preveda di doverne in futuro effettuare altri, senza quindi avere da riscrivere quel codice rischiando magari di sbagliarlo.

Talvolta tuttavia capita che un destinatario cambi conto corrente e può quindi succedere che semplicemente salvando quel nuovo IBAN aggiungendolo a un contatto/beneficiario analogo, si rischi poi nel futuro di non sapere bene quale sia quello più recente e quindi da scegliere!

Purtroppo quando si aggiunge o si seleziona un beneficiario durante la compilazione di un bonifico, nella pagina che contiene la lista di tutti quelli salvati, non esiste anche la possibilità di modificarne o cancellarne alcuni. Non ho mai compreso il motivo di una tale interfaccia in quanto, ad esempio, penso che a chiunque risulterebbe assai conveniente, nel momento in cui salva il nuovo IBAN di un beneficiario, desiderare di cancellare il riferimento a quello che magari precedentemente aveva, informazione divenuta ormai non solo inutile ma che potrebbe addirittura indurre in errore!

Nel seguito mostro la procedura per cancellare o modificare un beneficiario/contatto nella lista di quelli precedentemente salvati per tre banche differenti (e.g. Intesa SanPaolo, IngDirect, BNL), ma penso che anche per altre la logica (perversa) sia analoga: è sufficiente ricercare la sezione apposita relativa alla gestione della lista dei beneficiari/contatti, ricordandosi che questa risulta inspiegabilmente disgiunta dalla pagina di mera selezione che si raggiunge partendo dalla sezione relativa ai bonifici.

Come si può notare i click che si devono effettuare per raggiungere la sezione appropriata e quindi realizzare l’operazione desiderata (modifica o cancellazione) non sono pochi e anzi nel caso peggiore ne richiede ben 5!

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BNL – Banca Nazionale del Lavoro:

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ING Direct:

Si noti che, se quando si inserisce un nuovo bonifico ad un beneficiario (che ha cambiato IBAN) indicando il medesimo nominativo già indicato nella lista contatti salvati e chiedendo di salvare anche quello, viene chiesto – tramite una finestra di popup – se si desidera aggiornare il suo IBAN o meno in quella lista dei contatti: se si risponde positivamente, si evita così di avere due stessi contatti (magari chiamati con minime variazioni) a cui sono associati IBAN diversi (il vecchio ed il nuovo).

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Intesa SanPaolo:

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Come inserire o aggiornare le coordinate bancarie comunicate all’Agenzia delle Entrate per poter ricevere eventuali rimborsi (e.g. IRPEF)

Ricevo proprio oggi una comunicazione da parte dell’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate di verificare le coordinate bancarie comunicate in quanto un rimborso di cui ero beneficiario risultava respinto per mancato accredito.

Non ero neppure certo di avere inserito mai nel portale dell’Agenzia delle Entrate il mio IBAN, ma per fortuna nella medesima email veniva anche indicato come fare ad aggiornarle:

Le nuove coordinate bancarie si possono comunicare con una delle seguenti modalità:

  • Tramite i servizi telematici (cassetto fiscale utilizzando le credenziali Fisconline)
  • Tramite pec, di uso esclusivo dell’interessato, trattandosi di attività non delegabile. In questo caso il modello di richiesta deve essere firmato digitalmente.
  • Presentando l’apposito modello presso un qualsiasi Ufficio Territoriale dell’Agenzia delle Entrate esibendo un documento d’identità in corso di validità, la cui fotocopia andrà allegata al modello.

Sicuramente la prima modalità è la più agevole e veloce, per cui sono entrato con lo SPID nella mia area riservata del portale fisconline dell’Agenzia dell’Entrate:

Portale fisconline dell’Agenzia dell’Entrate

Come descriverò in dettaglio nel seguito, ho poi visto che avevo da tempo registrato un IBAN ma, pur non avendo mai cambiato ne banca ne conto corrente, l’IBAN associato era cambiato anni fa con comunicazione della banca e ovviamente non mi ero ricordato di cambiarlo anche in quella registrazione … anzi, non mi ero neppure ricordato di averlo un tempo inserito!
Perciò:
ATTENZIONE a ricordarvi di modificarle le coordinate IBAN registrate nel portale dell’Agenzia delle Entrate sia se cambiate conto corrente sia se la banca vi comunica modifiche dell’IBAN stesso, pur voi non cambiando ne banca ne conto corrente!

Dopo aver visitato inutilmente la sezione relativa al Profilo utente, che mi sembrava logicamente la più indicata a contenere informazioni relative al mio IBAN così come anche altri dati personali quale la mia email, ho incominciato a navigare nelle diverse voci di menù un po’ casualmente senza trovare dove sapere/modificare il mio IBAN.
Ho visto che nella sezione Contatti risulta presente e modificabile tramite il tasto Gestisci, sia il numero di cessulare sia la email: nulla però relativamente all’IBAN!

Anche nella sezione Contatti viene consentita la gestione solo di numero telefonico ed email

Ritornando quindi nella homepage del sito dell’Agenzia delle Entrate e andando quindi esplicitamente nella sezione CITTADINI e quindi nella sua area relativa a Pagamenti e rimborsi, sono giunto finalmente alla pagina relativamente appunto ad ACCREDITO RIMBORSI SU CONTO CORRENTE:

Purtroppo premendo il pulsante in basso di Accedi alla richiesta di accredito su conto corrente, venivo riportato alla pagina di autenticazione di fiscoline, già precedentemente visitata e in cui una volta autenticato, non ero riuscito a trovare la sezione appunto relativa ai miei dati IBAN.
Ovviamente avrei potuto optare per la “vecchia” soluzione cartacea presente in Schede – Accredito rimborsi su conto corrente – Modello e istruzioni – Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it), ma dal momento che sembrava ci fosse una modalità di compilazione ed invio via web mi sembrava assurdo non utilizzarla!

Sezione dove poter scaricare il modulo cartaceo per inoltrare la richiesta di rimborso su conto corrente (alternativo al servizio Compilazione e invio via web

Sono quindi andato nella sezione Assistenza tecnica e fiscale ed ho quindi telefonato al contatto telefonico indicato per chiedere appunto assistenza. L’attesa è stata minima (5 minuti) e l’operatore cortese: da costui ho appreso che la sezione da raggiungere per modificare/inserire il proprio IBAN è Servizi per -> Richiedere -> Accredito rimborsi ed altre somme su c/c.
Devo ammettere che non l’avrei mai trovato … e immagino quante persone come me devono rivolgersi a quel call center solo per ottenere questa informazione! 😦

La sezione per modificare/inserire il proprio IBAN è in Servizi per -> Richiedere -> Accredito rimborsi e altre somme su c/c.

Il link diretto è attualmente Servizi Telematici – Richiedere (agenziaentrate.gov.it) ma potrebbe modificarsi nel tempo, come avviene sovente nei siti della PA, fatto fastidioso sì ma che è anche indice di una evoluzione, si spera in positivo, dell’interfaccia utente di questi portali di utilità pubblica!

Da questa pagina si può innanzitutto vedere visualizzate le coordinate bancarie attualmente attribuite e poi anche eventualmente modificarle/cancellarle o vedere un riepilogo delle operazioni precedentemente effettuate:

Dopo la modifica ad esempio dell’IBAN per aggiornarlo, viene quindi data regolare conferma dell’esito dell’operazione:

Esito dell’operazione di modifica dell’IBAN

Una volta modificato quindi il mio IBAN, ho dato comunicazione di ciò al mittente della comunicazione, chiedendo di fornirmi conferma di ricezione e possibilmente qualche idea delle tempistiche per quel rimborso. Gentilmente mi ha prontamente risposto confermandomi l’avvenuta registrazione del mio IBAN e dalla conseguente convalida per quel rimborso … ma sulle tempistiche non si è sbilanciato essendo questa procedura “automatica” evidentemente non così veloce: “Ora bisogna attendere la procedura automatica di accredito per la quale non possiamo darle una tempistica precisa, ma possono essere necessari fino a due mesi“. 😲

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TObike riparte: era ora!!! :-)

Diversi mesi fa avevo scritto un post (TObike: una bella iniziativa decennale che deve essere mantenuta nella bella Torino!) sulle deprecabili condizioni delle postazioni di TObike e di come quell’iniziativa, tra le prime in Italia, fosse degradata nel tempo per una cattiva gestione che aveva comportato una mancanza di mezzi funzionanti … oltre che di posteggi. Avevo anche indicato in quel post evidenziato come la soluzione TObike, rispetto alle più recenti che non richiedono un parcheggio in posti predefiniti, mantenesse comunque dei vantaggi non indifferenti soprattutto nel centro cittadino.

Purtroppo la mia segnalazione all’URL di Torino sembrava non fosse servita a molto, da momento che, a tutt’oggi, non avevo ricevuto nessuna risposta, nemmeno una di cortesia, da quella email biciclette@comune.torino.it a cui l’URP aveva inoltrato il tutto!

Tuttavia, or ora visitando il sito Facebook di TObike, sembrerebbe che qualcosa si stia finalmente muovendo ….
Magari le proteste di cittadini, come la mia, hanno forse aiutato a smuovere un po’ le cose!

Tuttavia, per ora, da parte mia, non posso solo che inserire qui ulteriori due foto, fatte proprio ieri: l’abbastanza recente postazione TObike in c.so Principe Oddone, nei pressi di p.zza Baldissera. Tutte le postazioni risultano anche qui abbandonate e non funzionanti, solo segni di evidenti atti di vandalismo: entrambi fanno male al cuore a chiunque passi li veda passando di lì, soprattutto se uno è un ciclista e sta percorrendo quella pista ciclabile!
Ieri quando sono passato e avevo avuto quell’orribile visione, avevo sperato almeno che si provvedesse a togliere la carcassa di quella come di tutte le altre bici deturpate che si trovano oramai ovunque in città e nei suoi parchi, se proprio non c’era la volontà di rimettere in piedi un servizio assai utile come era quello di TObike!

Sembra invece, per fortuna, che ci sia un epilogo migliore!

Certo è, comunque, che per riprendersi almeno i clienti di un tempo ora dovrà faticare un po’ di più, dopo le tristi esperienze che quelli hanno dovuto subire!
Spero inoltre che predispongano opportune telecamere, gestite da un servizio di sorveglianza remoto, atte a individuare per tempo eventuali nuovi atti di vandalismo in modo da intervenire tempestivamente! La tecnologia esiste (e.g. vedi vecchio post su Testing a Bosch IP camera (DINION IP 5000i IR)), basta utilizzarla …

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagine-2021-01-26-120957.jpg
Dal sito Facebook di TObike: sembrerebbe che qualcosa si stia finalmente muovendo … 🙂

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27 gennaio 2021, giorno della memoria: è sempre più importante ricordare … anche in streaming

Mai come in questi ultimi anni, benché ne siano trascorsi sempre più da quegli eventi, è opportuno dare spazio alla memoria per non dimenticare. L’oblio porta infatti inevitabilmente a rifare gli stessi errori del passato e addirittura a negare le evidenze storiche. Solo pochi giorni fa ho sentito di persino un professore di storia torinese che nega la shoah!
In un mondo dove i negazionisti di ogni tipo si fanno sempre più spazio, è sufficiente fare una semplice ricerca con un motore di ricerca per scoprire (semmai ce ne fosse la necessità) e comprendere che un nuovo potenziale precipizio non è poi così distante se si riuscirà a mantenere questa memoria anche tra i più giovani.

Perciò, proprio ora che pochissimi sono gli ultimi testimoni oculari ancora in vita, è importante ascoltare con attenzione le parole di Liliana Segre, senatrice a vita italiana, superstite dell’Olocausto e testimone dei campi di concentramento nazisti, nel un suo intervento dello scorso anno, 27 gennaio 2020, al Parlamento Europeo:

27/1/2020

Vi invito anche a vedere questa racconto lucido di eventi vissuti, con le parole di una “donna libera e di pace” (come lei stessa si definisce alla fine) che narrano di eventi ormai lontani eppure ancora così vicini, su chi ha fatto finta di niente e ha permesso che ingiustizie e atrocità si perpetrassero.
… un racconto su come si possa togliere a delle persone non solo la speranza, ma anche la dignità.

Insomma, sentire e ricordare affinchè un passato non possa diventare anche un futuro.

In questo anno strano anche per via dell’emergenza Covid, la memoria passa anche attraverso iniziative proposte gratuitamente in streaming. Segnalo, ad esempio, questo spettacolo che mi sembra interessante:

Giorno della Memoria 2021 | a Chieri Eventi a Torino
Giorno della Memoria a Chieri: in streaming lo spettacolo “Le canzoni di Anna Frank
Mercoledì 27 gennaio, il Comune di Chieri commemora il Giorno della Memoria proponendo gratuitamente, alle ore 18, in streaming sul sito istituzionale e sui canali social Fb @comunechieri @ChieriOn @BibliotecaArchivioChieri, lo spettacolo di parole e di musica “Le Canzoni di Anna Frank“, realizzato dall’associazione Shalom e dalla cooperativa di artisti Esibirsi (con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino).

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Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.” – Anna Frank

Giorno della Memoria a Chieri: in streaming lo spettacolo “Le canzoni di Anna Frank

D’altra parte non è la prima volta che la città di Chieri propone iniziative in tal senso: Comune di Chieri – Eventi-Giorno della Memoria 2020, Comune di Chieri – Eventi – Giorno della Memoria 2020 – Tour guidato, Comune di Chieri – Giorno della Memoria 2019, Comune di Chieri – Giorno della Memoria, Comune di Chieri – Il Treno della Memoria, Comune di Chieri – Giorno del Ricordo, Comune di Chieri – Giorno della Memoria 2017, Comune di Chieri – Voci della Memoria, Comune di Chieri – Giorno della Memoria

Interessante anche la selezione di film che è presente in Comune di Chieri – Biblioteca Civica – Bibliografie Adulti – Giorno della Memoria 2018: scarica pdf

Anche altre realtà della cintura torinese non sono da meno in quanto ad iniziative:

Dal sito Facebook della città di Rivalta: 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟭 – 𝟮𝟲 𝗚𝗘𝗡𝗡𝗔𝗜𝗢𝗢𝗥𝗘 𝟭𝟴:𝟯𝟬: 𝗪𝗘𝗕𝗜𝗡𝗔𝗥 𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗗’𝗨𝗢𝗠𝗢👉 Partecipa al webinar “A MEMORIA D’UOMO” tenuto dal prof. Claudio Vercelli, all’interno del programma della Giornata della Memoria.👉 Affrontiamo insieme il tema del Neofascismo tra i giovani, del revisionismo e del negazionismo.👉 Clicca sul link e partecipa: https://meet.google.com/ijz-zeya-gca👉 Per facilitare la conduzione, vi chiediamo di entrare con microfono e videocamera spenti.

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L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza“. —  Liliana Segre

Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l’indifferenza colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia ed Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite”. —  Liliana Segre

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare“. —  Liliana Segre

Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui“. —  Liliana Segre

Se questo è un uomo – Primo Levi – YouTube [Compagnia di prosa di Torino della Rai diretta da Giorgio Bandini (Radiotre, 1964)]

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Link a post di possibile interesse

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Quando la pubblicità martellante su Internet fa leva sull’ignoranza della gente e propone come miracolosi (a prezzo elevato) dei prodotti di basso profilo tecnico. Due esempi tra i molti: WiFi X e Xtra-PC

La pubblicità è l’anima del commercio si dice, ma tutte le volte che vedo, soprattutto su Internet, immagini o addirittura spot pubblicitari che palesemente dicono non solo inesattezze ma belle e proprie fandonie, mi si torcono le budella!
Mi viene talvolta addirittura da chiedermi come questo venga, di fatto, consentito nonostante le innumerevoli leggi e associazioni a difesa del consumatore.

Oramai siamo assuefatti da decenni alle innumerevoli pubblicità che promettono dimagramenti da favola o ricrescita dei capelli miracolose … ma, sempre più, l’insieme delle false promesse sta coinvolgendo altri settori come quelli tecnologici. Se da una parte, anche in questo caso, queste pubblicità ingannevoli possono contare sull’ignoranza della gente comune, dall’altro viene anche da pensare come quelle stesse persone acquirenti possano essere davvero così troppo sprovvedute: eppure, se c’è chi paga queste martellanti pubblicità a caro prezzo, vuole dire che per questi accalappiatori imbroglioni i conti alla fine tornano a loro vantaggio!

La necessità di scrivere questo post è nata impellente dopo avere visto troppe volte in queste ultime settimane attivarsi un video pubblicitario tra i diversi che vengono automaticamente lanciati da YouTube e che si possono eventualmente interrompere solo dopo 4 secondi: sto parlando del “miracoloso” WiFi X.
Solitamente, come penso molti fanno, appena scaduti i 4 secondi premo il tasto Salta gli annunci per riuscire finalmente a vedere il video ricercato di mio interesse: d’altra parte questo è il fardello che spesso si deve accettare se si desidera ottenere un servizio gratuitamente e, indubbiamente, quello offerto da YouTube e dai gestori dei molteplici suoi canali è assai utile in diverse circostanze!
Tornando a quello spot specifico, sebbene la sua prima videata non mi dicesse nulla di nuovo (“Come avere una connessione WiFi super veloce ovunque, in qualsiasi momento in soli 6 secondi!“), già la seconda aveva stimolato la mia curiosità dubitatrice (“I provider dei servizi internet non vogliono farti conoscere questo trucchetto economico!“). Ho quindi visto per intero tutto quello lo spot, meravigliandomi nel suo susseguirsi di messaggi falsi e tendenziosi.

Nel seguito riporto alcuni screenshot di messaggi lanciati nello spot, associandoci alcuni miei commenti per poi fare una considerazione finale.

La congiura, questa è la prima regola della mentalità complottista tanto in voga oggigiorno e spesso ora anche utilizzata a scopi pubblicitari!
Che la trasmissione dati possa essere limitata per sopperire a eventuali sovraccarichi di una rete, o di un tratto di essa, è un qualcosa d’innato nella definizione dei protocolli di gestione/trasmissione di una qualsiasi rete, cioè è intrinseca nella logica pensata e necessaria per far funzionare al meglio una qualsiasi rete, sia questa una rete locale domestica o una pubblica ad alta velocità o meno. Niente trucchi e niente inganni dunque, semplice inevitabile applicazione automatica di eventuali meccanismi che consentano, in caso di sovraccarico, di riuscire a offrire un servizio al meglio e non rischiare pericolosi colli di bottiglia. Certo, magari in quelle situazioni di sovraccarico assai rare possono essere favoriti i servizi che maggiormente sarebbero negativamente influenzati da una limitazione di banda, ma nessun complotto! Inoltre le velocità oggi raggiungibili sia da una linea fissa sia anche da una linea mobile sono oggettivamente al di sopra di quelle che potevano essere le migliori aspettative solo pochi anni fa!

Che un dispositivo locale, quale è quello pubblicizzato, sia in grado di modificare la gestione dei dati trasmessi nella rete pubblica (i.e. nel payload, interno ai pacchetti dati, proprio dei protocolli trasportano appunto i i dati dell’utente) è evidentemente una sciocchezza!
Si tratta, infatti, di un comune repeater WiFi di fascia bassa che (anche se non viene fornita alcuna specifica tecnica ma si parli unicamente di una velocità di 300Mbps) sicuramente supporta la sola banda 2,4 GHz e non anche quella dei 5GHz, come avviene nei repeater di fascia alta, capaci quindi di velocità anche assai maggiori (e.g. fino a 1300 Mbps , seppur solo per un dispositivi che distino per un raggio minore rispetto a quanto richiesto per l’altra banda con velocità minore comunque fornita). Si parla di quella velocità di 300Mbps come se fosse una cosa straordinaria mentre invece è la normalità per qualsiasi repeater di fascia bassa: comunque, si tratta ovviamente della velocità massima che quel dispositivo può supportare internamente alla rete locale, ad esempio per fare accedere un PC collegato a quel WiFi a dei dati presenti su un Hard Disk locale nella LAN, non certo necessariamente per una trasmissione verso un server remoto dove il collo di bottiglia non è certo dato dalla velocità interna alla propria LAN e neppure a quella della propria linea di accesso alla rete pubblica!
Insomma, non fornendo alcun dato tecnico serio e, anzi, affermando dichiarazioni che non dicono nulla,unicamente mirate ad abbindolare un incompetente (e.g. WiFIX funziona bloccando il rapporto dati internet verso il proprio provider internet), viene venduto a circa 50€ un reapater WiFi non di marca analogo ad altri di marca che si trovano a meno di 20€. Ben altre prestazioni hanno altri repeater di marca a doppia banda (2,4GHz e 5GHz) venduti a un prezzo analogo a quello proposto per quello di fascia bassa!
Anzi, ricercando su Amazon si può trovare un prodotto direi identico anche esteticamente (seppur marchiato con altro nome) a quello pubblicizzato che costa meno dei soliti 20€ tipici dei repeter di tale fascia. Ovviamente io non comprerei neppure quello, seppur ben più economico, in quando esistono dispositivi di marca a un prezzo analogo, ben recensiti e con apposite app per configurarli a dovere: comunque, almeno in quello lì venduto su Amazon sono ben presenti le caratteristiche tecniche (e.g. ripetitore WiFi single band, con velocità di trasferimento complessiva di 300 Mbps, poiché la banda dei 2,4 GHz non permette di sostenere velocità molto elevate) e già addirittura nel titolo viene correttamente indicato che si tratta di un semplice Ripetitore Wi-Fi di Fascia Media, … quindi, nulla di miracoloso come farebbe invece intendere quello spot pubblicitario ingannevole!!

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Ovviamente, quanto prima descritto nel dettaglio è solo uno dei molteplici spot pubblicitari martellanti e abbindolatori, automaticamente proposti su Internet.

Si tratta di spot pubblicitari creati ad hoc e che puntano a pagine di prodotti venduti online: nella URL vengono inseriti dei parametri (e.g. ?advert=434989111122&place=youtube.com&gclid=Cj0KAASSEER-ABhDFARIkjbfyu735t6398-vMAYoPsEfdfsfsert45UTR9Y6wSyny9oaAvD7Ew_wrd) che consentono di riconoscere quale sia il procacciatore di potenziali clienti, in modo che costoro si prendano una percentuale su click o sulle eventuali vendite … insomma, nulla di nuovo nel mondo del commercio, ma la correttezza e la veridicità delle informazioni fornite deve, a mio parere essere rispettata!

Ad esempio, un altro altrettanto ingannevole (ma perlomeno non mendace) analogo spot pubblicitario, sempre presente in questo periodo sulla pubblicità proposta da YouTube, è quello che propaganda la vendita di Xtra-PC che è di fatto una qualsiasi chiavetta USB in cui è stato installato del SW di un sistema operativo opensource (uno dei tanti linux) che si potrebbe scaricare gratuitamente da Internet e mettere in qualsivoglia altra chiavetta! Ovviamente se quest’ultima viene poi inserita in un PC prima della sua partenza (con una eventuale semplice configurazione del boot) comporta il caricamento di quel Sistema Operativo opensource che, in genere, è leggero e performante per semplici esigenze (e.g scrittura di un documento, navigazione su Internet), pur avendo ovviamente tutti i limiti propri di tale modalità di esecuzione (primo tra tutti la limitata velocità di lettura/scrittura di una qualsiasi chiavetta rispetto ad altre modalità di memorizzazione quali SSD/Hard Disk).
Insomma una chiavetta da 16G, di marca sconosciuta, venduta a circa 18€ (in quanto in “offerta”, altrimenti scrivono che varrebbe 30€!!) quando se ne può acquistare una di marca, della medesima capacità, a circa 8€ o anche meno!! Per ottenere il medesimo risultato, basterebbe poi andare a scaricare un sistema operativo opensource e, da qui, magari qualche altro programma gratuito d’interesse (e.g. Open Office): per andarlo a installare nella chiavetta USB si può poi utilizzare un programma apposito (e.g. Unetbootin per WindowsLinux macOSRufus per Windows).
Per maggiori dettagli a tale proposito, puoi visitare questi tutorial dove puoi trovare una semplice spiegazione di dettaglio:

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Concludendo:
prima di comperare una qualsiasi “offerta” miracolosa pubblicizzata, tanto più quando su Internet tramite social, è indispensabile stare accorti alle truffe e vale la pena almeno verificare a quanto viene venduto altrove un prodotto analogo, se non identico, ad esempio ricercandolo su Amazon. Anche se poi si decide di acquistarlo altrove, su quel marketplace è assai probabile trovare qualsiasi tipologia di oggetto e quindi agevolmente si riesce già subito a effettuare una comparazione tra diverse soluzioni. Inoltre, sempre in quel marketplace, per ciascun prodotto è possibile poi leggere i commenti lasciati dai precedenti acquirenti e questo può sicuramente risultare un ulteriore aiuto. Anche qui, tuttavia, non si deve essere acritici, in quanto almeno alcuni di quei commenti (soprattutto quelli troppo lunghi e dettagliati) possono essere non del tutto disinteressati in quanto inseriti a fronte di un vantaggio (e.g. prodotto ottenuto gratuitamente): seppure quel marketplace vieti tali procedure e cerchi d’impedirne la diffusone, tale pratica è difficilmente eliminabile del tutto!

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L’assurda burocrazia per osteggiare l’immigrazione di lavoratori stranieri e l’inadeguatezza dei servizi offerti dal CAF UIL di Torino in via Bologna 11

Sebbene generalmente io sia orgoglioso di essere italiano e di vivere in Italia, talvolta mi capita di vergognarmi di esserlo e, purtroppo, ciò sta avvenendo sempre più spesso non solo per alcune scelte del Governo e d’istituzioni/associazioni, ma pure per il comportamento di singoli loro addetti o anche solo di semplici cittadini!

Questo post è rivolto non solo a quegli immigrati che provengono da realtà povere sia economicamente sia culturalmente, risultando purtroppo troppo spesso facile preda della malavita che li assolda ai loro biechi scopi, ma soprattutto a quelli che, mettendo da parte le loro competenze acquisite con studi talvolta non riconosciuti all’estero, si adattano a lavori di qualifica ben inferiore a quelli che potrebbero in teoria ottenere, attività che quindi sono in grado di svolgere al meglio viste le loro qualità, lavori gravosi che quindi spesso gli italiani disdegnano.

Ultimamente ho cercato di aiutare un lavoratore straniero per ottenere il prolungamento del permesso di soggiorno e sono venuto a contatto con un intero mondo, sconosciuto ai più, in cui troppo spesso la burocrazia, l’incompetenza e l’indisponibilità degli addetti la fa da padrona, rendendo oltremodo complicata e assurda tutta una procedura che potrebbe essere molto più lineare e corretta.
Quella persona che ho cercato di aiutare è stata, diversi anni fa, badante di mio padre, negli ultimi anni della sua vita, e so quindi bene che si tratta non solo di un gran lavoratore, ma anche di un’ottima persona per cui è sempre stato per me un piacere aiutarlo quando si è poi trovato in qualche difficoltà, ricambiando almeno in parte le attenzioni e l’affetto che ha da sempre dimostrato verso la nostra famiglia. Inoltre, si tratta di una persona colta con tanto di diploma, corso di laurea non terminato non certo per mancanza di sue capacità e impegno: non è inusuale che per casi della vita, talvolta pilotati da eventi di nazioni intere, impongano a persone di lasciare il loro Paese in cerca di un lavoro che serva da sostentamento per loro stessi e per le loro famiglie.

Veniamo alla descrizione dei fatti.
A febbraio 2020 l’ho accompagnato alla questura di Torino in c.so Verona 4 per presentare tutta la documentazione che gli era stata indicata necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Era dovuto venire a Torino da un paesino distante diverse decine di chilometri dove ora sta accudendo un altro vecchietto: anche solo raggiungere fisicamente quel posto era stata un’impresa, nonostante fosse stato in parte accompagnato in macchina. Dopo una lunga e problematica attesa, sebbene ci fosse una prenotazione con giorno e ora indicati, eravamo poi riusciti ad accedere agli sportelli, ovviamente con ingressi contingentati e con mascherina per via dell’emergenza Covid già in essere. Ricordo che avevo dovuto discutere per fare in modo di poter entrare anch’io per accompagnare quel signore e poterlo quindi eventualmente aiutare per eventuali problematiche che fossero sorte. In effetti è risultato che mancava l’attestato di conoscenza della lingua italiana, ora indispensabile, per cui sarebbe stato necessario iscriversi a un esame apposito e portare entro 10 giorni un documento che attestasse tale iscrizione. Ci viene detto che l’iscrizione a quel test poteva essere inoltrato anche personalmente tramite computer accedendo all’apposito portale del Ministero dell’Interno.
Mi ricordo che già mi ero chiesto: ma se è così semplice e veloce, perché non possono già quegli addetti inoltrarlo, velocizzando la procedura e quindi risparmiando così anche loro del tempo, non dovendo più fissare un nuovo appuntameno e poi, a breve, ricevere nuovamente quella persona per la sola consegna di quell’avvenuta iscrizione?

Comunque sia, ho rassicurato quel signore, dicendogli che l’avrei portato a casa mia e, con il mio PC, avremmo velocemente risolto il tutto effettuando tale iscrizione: per l’esame poi non sarebbe stato certo un problema comprendendo lui oramai bene l’italiano e riuscendolo a parlare la nostra lingua in modo comprensibile se non completamente corretto!

Andando quindi con il mio PC nel portale delle Prefetture-UTG (prefettura.it)), scegliendo la Regione, la Provincia e quindi dal menù la sua sezione Immigrazione, ero arrivato a un link relativo al Test di lingua italiana che a sua volta portava a un’ulteriore pagina di dettaglio dove esisteva un link analogo ma che puntava a un altro portale, quello del Ministero dell’Interno.
Avevo già notato che in quella medesima pagina c’era poi anche un altro link relativo agli Esiti test lingua italiana. Che organizzazione, mi ricordo di avere pensato: tutto online!

Nella pagina Test di conoscenza della lingua italiana del portale del Ministero dell’interno, veniva indicato come sottotitolo: “Per sostenere il test deve inviare alla prefettura della provincia in cui risiede una domanda attraverso la procedura informatica attiva sul sito web dedicato https://nullaostalavoro.dlci.interno.it:

Infatti, navigando quindi in https://nullaostalavoro.dlci.interno.it veniva indicato esplicitamente che uno dei servizi offerti dal portale era appunto la benedetta “richiesta di ammissione al test di conoscenza della lingua Italiana ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo“.
Insomma, non senza un po’ di perplessità da parte mia per quella navigazione un po’ eccessiva da un portale a un altro, sembrava comunque proprio che fossi infine giunto nella pagina corretta! 🤔
Inoltre, per fortuna in quella sezione del portale del Ministero dell’Interno relativo al Sistema Inoltro Telematico, l’autenticazione veniva consistita anche tramite una semplice registrazione, senza quindi utilizzare necessariamente lo SPID che quasi sicuramente un immigrato non possiede … oltre al fatto che sia i tempi/procedure per acquisirlo non sono certo immediate, sia le modalità di utilizzo sono tutt’altro che agevoli per chiunque, figuriamoci per un generico immigrato (vedi un mio precedente post a tale riguardo)!