Come modificare la tonalità di un brano musicale MP3

Da tempo avevo riversato in digitale (MP3), da cassette audio analogiche, le lezioni di chitarra del bellissimo corso di Franco Cerri e Mario Gangi, non solo per la comodità di poi poterle sentire su PC/smartphone e per la sempre minore disponibilità di un lettore di cassette, ma soprattutto per salvarle prima che il nastro magnetico dell’originale potesse degradarsi con il tempo: infatti, è risaputo che soprattutto le registrazioni su nastro magnetico sono assai sensibili all’usura e per di più subiscono una naturale degradazione nel tempo!


Si tratta di opere editoriali stupende, come oramai non esistono più ed è davvero un peccato che non siano state riproposte da circa 40 anni e siano oramai quasi introvabili.
Che dire poi dei numerosi spartiti di musiche arrangiate/trascritte magistralmente per chitarra dai due maestri Gangi e Cerri, anche loro corredati da audiocassette con la loro interpretazione dei brani e con puntuali consigli sull’esecuzione? Musiche che spaziavano dalla classica al jazz, da compositori barocchi a cantautori dell’epoca… oltre a composizioni originali di quegli stessi autori. È un vero peccato che queste opere vadano perse e si possano trovare forse solo più in qualche conservatorio (e.g. Biblioteca del Conservatorio di Musica di Milano) o da qualche privato che le ha custodite religiosamente nel tempo!

Mi sono da poco accorto, cercando di suonare alcuni brani/esercizi di quel corso, che la tonalità dell’mp3 era differente da quella che sarebbe dovuta essere. Forse non era corretta la velocità di trascinamento del nastro magnetico da parte del vecchio lettore di cassette, durante la riproduzione della registrazione quando il tutto era stato digitalizzato? Difficile dirlo ora, non avendo a disposizione neppure più quel lettore oramai obsoleto! In alternativa, forse, era stato il sistema utilizzato per la digitalizzazione che aveva apportato quella indesiderata variazione di tonalità. Sicuramente, un tempo – negli anni ’70 – quando avevo ascoltato quelle medesime cassette, non ricordo avessi riscontrato quell’anomalia che di fatto costituisce un problema rilevante! Sì, perché, soprattutto nel caso di una lezione di musica, risulta assai fastidioso non poter suonare, in simultanea con l’insegnante, gli esercizi da lui proposti usando la chitarra accordata correttamente, per via della non più corretta riproduzione del brano! È vero, nella prima cassetta del corso vengono riprodotte le note delle sei corde a vuoto e quindi sarebbe stato possibile accordare la chitarra in modo analogo cioè con una tonalità differente – in quel caso specifico 1/2 tono sotto -, ma sicuramente non è bello e opportuno mantenere sempre uno strumento con un’accordatura non standard, anche solo perché così facendo uno non abitua l’orecchio a distinguere subito le note corrette suonandole!

Ho quindi cercato come poter fare per modificare la tonalità di tutte quelle registrazioni faticosamente riversate da tempo in MP3.
Ho scoperto quindi che la procedura per farlo è assai semplice e veloce anche solo utilizzando un SW opensource gratuito che già avevo per elaborazioni audio: Audacity.

Già in altri post – che riporto in fondo – avevo avuto modo di disquisire su questo stupendo SW, ma non avevo mai notato, in quello stesso, la presenza anche della funzionalità che consente appunto di modificare la tonalità di un audio. Per trovarla, è sufficiente andare su Effetti e quindi scegliere Cambia intonazione, dopo ovviamente avere selezionato parte o, più probabilmente, tutta la traccia audio (cntrl + a) se si desidera modificare ovunque la sua tonalità:

Se uno si dimentica di selezionare tutta o parte la traccia audio, ovviamente tale funzionalità non può operare, per cui appare una finestra di avvertimento che evidenzia come procedere:

La finestra che consente d’impostare i valori che uno desidera per cambiare l’intonazione senza cambiare il tempo, propone già di default la stima dell’intonazione iniziale del brano: comunque, quello che conta è ovviamente indicare correttamente i semitoni in più o in meno che uno desidera ottenere in quel brano. Nel mio caso era un semitono in più per cui ho indicato da Fa#/Solb a Sol: la nota indicata non mi sembra sia rilevante in quanto l’importante è sempre verificare che il numero dei semitoni (semi-passi) poi indicato sia quello che si intende avere (e.g. nel mio caso +1, per innalzare la tonalità di un semitono).
Più in basso viene automaticamente indicata la variazione in frequenza e, se il caso, uno la può poi ancora modificare opportunamente se la variazione che intende operare non è esattamente di un multiplo di semitoni: nel mio caso (stranamente) la variazione era esattamente di 1/2 tono, per cui effettuando l’operazione con quella semplice importazione, e sentendo poi anche solo l’esecuzione delle corde a vuoto presente nella prima lezione, avevo potuto verificare l’avvenuta corrispondenza dell’accordatura standard!

Soprattutto nel caso in cui uno apporti modifiche “fini” sulla variazione in frequenza, può essere opportuno salvarsi la propria impostazione operando sul pulsante Gestisci, in modo da poterla applicare più agevolmente anche su eventuali successivi brani analoghi.

Ovviamente la procedura descritta per variare la tonalità di un brano può essere applicata non solo nel caso specifico mio, in cui avevo l’esigenza di riportarla come era originariamente, ma anche qualora si desideri suonare/cantare un brano con una tonalità diversa da quella “originale”, per adattarlo meglio al proprio strumento o alla propria voce…

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Finalmente presenti, sul territorio cittadino di Torino, contenitori per smaltire l’olio esausto da cucina

La raccolta differenziata è oramai anni che la si fa e, per ‘invogliare’ i cittadini a operare correttamente, è sicuramente servito collocare opportunamente contenitori per strada o nei condomini! La diffusione di cassonetti che si aprono solo mediante un’apposita carta personale, può essere poi una soluzione idonea anche per distribuire eventualmente in modo più corretto i costi della raccolta rifiuti… sempre che ci siano i controlli adeguati e quei sistemi funzionino sempre a dovere: quante volte si vede – soprattutto dove c’è questa tipologia di cassonetti – immondizia collocata fuori sul selciato!! Mi sembra perciò assodato che non ci si possa semplicemente affidare al livello di responsabilità e civiltà della popolazione! 🙄

Tuttavia mi aveva sempre stupito come non esistessero diffusamente contenitori anche per smaltire olio esausto da cucina e non si facesse un’adeguata propaganda all’utilizzo di una forma di raccolta differenziata per questa tipologia di rifiuto altamente inquinate e assai comune. Infatti quasi tutti sanno e comprendono che se non si ricicla la carta si devono abbattere più alberi, se non si ricicla il vetro/metalli i prezzi di produzione aumentano oltre ad aumentare il quantitativo dell’indifferenziato! Per l’organico – che costituisce, da un punto di vista del peso, una gran parte dei rifiuti – è facile intuirne poi un suo utilizzo per produrre concimi e per la plastica la sua pericolosità e possibile riutilizzo sono ancora più evidenti. Ma troppe poche persone sanno o hanno valutato il costo ambientale nel buttare nel lavandino sia olio di frittura sia quello dei barattoli di cibo sott’olio (e.g. tonno, carciofini): consuetudine tra le più sbagliate e inquinanti per i mari, per i fiumi… insomma, per l’ecosistema in generale.


Ho letto che, da un calcolo fatto da alcuni esperti del settore, su un consumo annuale di 1.400.000 tonnellate di oli vegetali, poco meno della metà (800.000 tonnellate) finiscono nell’ambiente attraverso le reti fognarie.
Inoltre, analogamente a quanto avviene per gli altri rifiuti differenziati, anche con la raccolta degli oli vegetali esausti, oltre a non inquinare gravemente l’ambiente, mediante specifici trattamenti di rigenerazione viene ricavata materia prima riutilizzabile. Circa il 50% dell’olio esausto raccolto, viene recuperato per la produzione di biodiesel, ma il suo riutilizzo va ben oltre: dai grassi vegetali esausti si possono ricavare energia elettrica, lubrificanti per macchine agricole, compostaggio, asfalti, bitumi, prodotti per l’edilizia, mastici, collanti, mangimi per animali, ingredienti per realizzare creme, saponette, ecc.

Mi sembra tuttavia che non sempre le autorità competenti (e.g. Comune, Regione) effettuino la dovuta opera di sensibilizzazione verso il cittadino per la raccolta degli oli esausti ed evitare così che si buttino nel lavandino. Perciò, anche se l’olio di frittura è considerato un RUP (rifiuto urbano pericoloso) e, in quanto tale, dovrebbe essere smaltito correttamente, ben pochi cittadini hanno la volontà e mostrano la disponibilità non solo a conservalo, ma soprattutto a portarlo nei pochi centri di raccolta differenziata – perché possa essere smaltito correttamente -, isole ecologiche comunali spesso dislocate a chilometri di distanza dal loro domicilio! È vero che alcuni distributori di benzina e supermercati da qualche tempo collaborano a questo tipo d’iniziativa – come già fanno per la raccolta delle pile esauste – , ma questo non è sicuramente sufficiente.

Un diffuso pensiero comune indica poi l’olio di frittura come ottimo concime per piante, ma nulla è più sbagliato: oltre a impoverire il terreno di quei microrganismi necessari alla vita delle piante stesse, non unendosi all’acqua, penetrando nel terreno forma uno strato di sbarramento verso le radici capillari delle piante, impedendo così loro l”assunzione di sostanze nutritive e l’assorbimento naturale dell’acqua di cui necessitano. Anche solo un litro di olio esausto gettato nel lavandino, può danneggiare 1.000.000 di litri d’acqua, rendendola non più potabile, impedendo l’ossigenazione, alterando potenzialmente anche il funzionamento di depuratori. Oltre a essere nocivo per la salute di pesci e alghe, se poi raggiunge falde acquifere, oltre a contaminare l’acqua potrebbe anche ostruire reti idriche.

Per fortuna, almeno nel mio quartiere a Torino, ho potuto notare da non molto tempo la diffusa presenza sul territorio di appositi contenitori specifici per lo smaltimento dell’olio esausto: ne ho individuati ben quattro nel raggio di un 300 metri, il più vicino a meno di 100 metri! Averli a poche decine di metri da casa invoglierà sicuramente diversi cittadini a operare in modo corretto e rispettoso per l’ambiente, sebbene penso che sia anche necessaria una maggiore sensibilizzazione della popolazione a tale riguardo. Devo dire, tuttavia, che mi ha stupito trovare alcuni di quei contenitori collocati anche attaccati a un muro di edifici: si tratta, infatti, di materiale altamente infiammabile e, come già sottolineato, non sempre è opportuno fidarsi troppo del grado di civiltà della gente!

Come fare dunque a raccogliere l’olio esausto in cucina e smaltirlo nel modo corretto?
È sufficiente tenersi da parte un contenitore di plastica – possibilmente uno con il tappo di dimensione non troppo piccola (e.g. bottiglia del latte; possono andar bene anche i contenitori per detersivo/ammorbidente non troppo grandi in modo da entrare nell’apposito buco presente sul coperchio del cassonetto) – dove, di volta in volta, versarci dentro l’olio da cucina da buttare, per poi richiuderlo ermeticamente fino a un suo successivo utilizzo. Mentre l’olio presente nei barattoli di cibi può essere messo direttamente nel contenitore, per quello di un fritto è ovviamente necessario prima farlo raffreddare: ma non penso che questo costituisca un grosso problema! Quando il contenitore sarà poi pieno, basterà ora fare davvero pochi passi (magari quando si va al mercato o a far spesa) per trovare l’apposito contenitore dove inserirlo ben chiuso.
Si noti che quando si porta invece l’olio esausto in un’isola ecologica comunale, in genere viene richiesto di vuotarlo dal proprio contenitore dentro un apposito bidone di grandi dimensioni.

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Come personalizzare gratuitamente la URL del proprio canale YouTube

Non tutti si sono accorti che ora è possibile personalizzare gratuitamente l’URL del proprio canale YouTube in modo che sia facile da ricordare, ad esempio impostandolo al proprio NomeCognome anziché una serie di caratteri alfanumerici casuali come generalmente era impostato.

La procedura è assai semplice ed è fornita da YouTube Creator: conviene quindi rivendicare al più presto una propria URL personalizzata, prima che magari qualcun altro scelga proprio quella medesima che avresti voluto tu!! Insomma, un po’ come può succedere quando uno registra il proprio indirizzo di email su un provider di posta elettronica e magari scopre che il proprio nome.cognome è già stato scelto da qualcun altro, verosimilmente un proprio omonimo!! Ad esempio, questa spiacevole sorpresa io l’avevo sperimentata quando mi ero registrato in Gmail, seppur fosse il lontano 2005 quando quel servizio di Google era ancora in beta! Essendo già stato preso l’account enzo.contini, mi ero dovuto adattare a scegliere il meno usuale contini.enzo che per fortuna risultava ancora libero!!
Ora, nel caso di YouTube sono stato più fortunato… o probabilmente ancora più veloce nel definirlo, per cui in nome del mio canale sono riuscito a impostarlo proprio a EnzoContini! 😎 😊

Se anche tu desideri personalizzare quella URL, tra l’altro gratuitamente, basta che tu vada sul tuo canale da https://studio.youtube.com (sia da computer sia da smartphone) e imposti tale URL nella pagina di details (i.e. https://studio.youtube.com/channel/nomedelcanale/editing/details che, nel caso del mio specifico account è https://studio.youtube.com/channel/UCsBha8QjGExidxV96bm8nSA/editing/details):

Io ho personalizzato il nome del mio canale che ora è raggiungibile non solo da https://www.youtube.com/channel/UCsBha8QjGExidxV96bm8nSA, ma anche dal più semplice alias seguente:

https://www.youtube.com/c/EnzoContini

Il mio canale è ora raggiungibile dal più semplice alias https://www.youtube.com/c/EnzoContini (e non solo da non solo dal complicato https://www.youtube.com/channel/UCsBha8QjGExidxV96bm8nSA)


Meglio, no? 😏

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Cosa fare se l’antivirus Defender di Windows non è attivo e neppure attivabile, in quanto segnala in rosso che “La protezione da virus e minacce è gestita dalla tua organizzazione”

Mi è capitato proprio oggi di dover soccorrere un’amica che sperimentava delle continue e spiacevoli finestre di popup in basso a destra rispetto al suo browser Chrome che segnalavano che il PC non era protetto da antivirus e ne sollecitavano l’installazione di uno (nello specifico quello di McAfee… o un clone malevolo del medesimo!) Ovviamente non è assolutamente opportuno cliccare su quella finestrella, ma inutile chiuderla – agendo sulla x in alto a destra – in quanto ricompariva dopo pochi secondi.
Connettendomi da remoto tramite l’app di Assistenza Rapida, ho effettivamente verificato che il problema esisteva e che inoltre l’antivirus Defender integrato in Windows risultava disattivo sul suo PC. Anzi!! Aprendo la sezione relativa alla Sicurezza di Windows presente in Tutte le impostazioni, veniva indicato che La protezione da virus e minacce è gestita dalla tua organizzazione!!!

La sezione relativa alla Sicurezza di Windows non indicava come in figura che l’antivirus era attivo ma anzi (in rosso) che La protezione da virus e minacce è gestita dalla tua organizzazione!!

Ovviamente, trattandosi di un PC casalingo e non aziendale, collegato unicamente al proprio account personale Microsoft, quella impostazione era sicuramente non veritiera. Ho visto che questo comportamento può verificarsi in diversi casi, ad esempio dopo la rimozione di un antivirus di terze parti o magari indotto da qualche malware non bloccato da un PC probabilmente non aggiornato in modo appropriato. Già in diversi post (e.g. questo) ho consigliato a non installare antivirus di terze parti (o meglio disinstallarlo in quanto in genere presenti in PC quando acquistati, gratuiti per breve periodo) e affidarsi a Defender che è l’antivirus che Microsoft stessa fornisce integrato nel suo sistema operativo. Chi meglio di quello può avere convenienza a proteggere il sistema operativo di Microsoft, senza penalizzarne troppo le prestazioni?
In particolare il PC della mia amica, non aveva effettuato alcun aggiornamento del sistema operativo da più di un anno. Ovviamente è essenziale, per proteggersi dai sempre nuovi virus, avere il sistema sempre aggiornato e per questo è raccomandabile collegarsi, almeno mensilmente, a una rete WiFi in modo tale da poter scaricare i dovuti file in tempi brevi, senza tra l’altro “sprecare” traffico della SIM presente sul proprio telefonino, talvolta utilizzato in tethering per avere una connessione su un PC/tablet.

Soluzioni per riattivare Defender nel caso in oggetto ce ne sono diverse, ma alcune risultano disponibili solo per la versione Professional di quel sistema operativo. Trattandosi nel caso della mia amica di un tipico Windows 10 nella versione Home, ho preferito applicare la soluzione che modifica semplicemente un valore del registry di Windows. Si tratta di un’operazione semplice e alla portata di tutti, seppur richieda la massima attenzione in modo da modificare unicamente quel valore indicato e non altro! Nel registry infatti ci sono tutti i parametri di configurazione e altro ancora per cui una modifica non opportuna può determinare anche seri problemi…

Per potere visualizzare ed eventualmente modificare le chiavi del Registry basta cliccare con il tasto destro sulla finestra Windows in basso a sinistra e scegliere dal menu Esegui (o tasto Windows + r): quindi eseguire il comando regedit. Il path da aprire nel registro di sistema è:

HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies\Microsoft\Windows Defender

Non resta quindi che modificare la DWORD 32bit:  DisableAntispyware, relativa alla chiave di relativa Windows Defender, impostandola al valore 0 (la si trova al valore 1).
Dopo avere chiuso regedit, è infine necessario effettuare un riavvio (non uno spegnimento) del PC, per fare sì che quella modifica abbia effetto.

A questo punto, una volta ripartito il PC, basta tornare nella sezione di Sicurezza in Windows/Windows Defender (ad esempio ricercandola con la lente di ricerca di Cortana dalla barra in basso) e attivare la protezione da virus e minacce, che è tornata a essere gestibile dall’utente: dopo quella modifica nel registry è infatti ritornato il pulsante Attiva ed è scomparsa quella segnalazione in rosso relativa all’ipotetica gestione della sicurezza da parte di una fantomatica organizzazione!)

Ritorna possibile attivare personalmente l’antivirus Defender

Ovviamente è a questo punto conveniente sia aggiornare i file relativi all’antivirus cliccando sul link Controlla aggiornamenti presente sempre nella sezione Protezione da virus e minacce relativamente a Sicurezza di Windows e poi effettuare un’Analisi veloce (o meglio un’Analisi completa, scegliendola tra le possibili Opzioni di analisi):

Conveniente aggiornare i file di definizione dei virus ed effettuare quindi almeno un’Analisi veloce

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https://www.reballingcatania.it/defender-protezione-gestita-organizzazione/

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Come modificare a piacere la velocità di riproduzione di un video/base musicale su YouTube in modo da poterlo meglio utilizzare per suonarci sopra con un proprio strumento

Su Internet, e su YouTube in particolare, si trovano molteplici video lezioni per imparare i più svariati aspetti dello scibile umano e delle arti. Ad esempio, per le basi della matematica segnalo il canale della prof.ssa Francesca Alloatti, insegnante con il dono di saper spiegare, in modo semplice e chiaro, diversi concetti di quella matera, talvolta ostica a diversi studenti/persone; per aspetti filosofici segnalo il canale di Matteo Saudino – BarbaSophia (e.g. Perchè fare filosofia?); per quelli storici il ben noto canale di Alessandro Barbero… ma questi che ho indicato sono solo alcuni esempi della enorme quantità di materiale che chiunque può trovare assai agevolmente su qualsiasi argomento! È da tener presente che spesso i video possono essere sottotitolati (molto probabilmente in inglese ma anche talvolta in italiano), per cui la limitazione della lingua può spesso essere superata e possono tornare utili filmati anche registrati nelle lingue più sconosciute!

Talvolta le persone che pubblicano un proprio canale delle lezioni, ottengono un po’ di guadagno dalla pubblicità presentata accedendo a quella pagina (sebbene, spesso si possa eventualmente interrompere dopo pochi secondi), ma diverse volte lo fanno unicamente per passione all’insegnamento o, al limite, per farsi semplicemente conoscere maggiormente.
Talvolta questi canali sono di persone che svolgono la professione d’insegnante e che, magari, inizialmente avevano creato dei video finalizzati principalmente ai loro studenti, sebbene poi la loro popolarità si sia estesa ben oltre, grazie alle possibilità offerte da Internet: infatti non sempre saper bene una materia è l’unico requisito per saperla insegnare nel modo più appropriato, per cui un docente è sicuramente agevolato essendo abituato appunto all’insegnamento!

In questo post, in particolare, mi soffermo su come utilizzare al meglio alcune delle risorse, presenti su YouTube, che consentono d’imparare (o migliorare) a suonare uno strumento o magari anche solo un singolo brano; talvolta poi, una risorsa musicale può essere impiegata per sovrapporre la parte del proprio strumento qualora si tratti di una base musicale, seguendo magari lo scorrere del rigo musicale o anche solo delle note. Soprattutto in questo contesto, può tornare assai utile poter modificare a piacere la velocità di riproduzione di un brano (e.g. principalmente rallentarla) per poterlo imparare più agevolmente, suonandolo inizialmente più lento della velocità “normale”.
Per fortuna questa bella possibilità viene offerta da YouTube, sebbene non sia spesso conosciuta ai più. Infatti, tra i parametri impostabili relativi a un video specifico, ce ne sono diversi quali:

  • I sottotitoli (anche eventualmente con la traduzione in diverse lingue),
  • Le annotazioni (aggiunta sopra il video di box interattivi con testo, link o hotspot capaci di collegarsi ad altri siti web o video – purtroppo non visibili su mobile dove i possono in parte usare le schede come alternativa),
  • La qualità (144p, 2240p, 360p, 480p, 720p, 1080p e spesso impostata Automatica, in modo da regolarsi, ad esempio, in base alla banda a disposizione, senza neppure richiedere all’utente un intervento diretto).
    Nello specifico, esiste poi anche il parametro Velocità di riproduzione che può essere impostato non solo a valori predefiniti (0.25, 0.5, 0.75, normale, 1.25, 1.5, 1.75, 2), ma addirittura personalizzato a piacere con qualsiasi valore compreso tra 0.25 e 2.

Ovviamente anche sullo smartphone, accedendo a YouTube sia da un qualsiasi browser sia tramite la sua app, è possibile impostare analogamente la velocità di riproduzione del video.
Nel primo caso per visualizzare e impostare le proprietà, si deve premere sui tre puntini verticali in alto a destra:

Accesso a YouTube da un browser di uno smartphone

Nel caso dell’app YouTube, è invece necessario agire sull’icona d’ingranaggio (che compare toccando il video) sempre in alto a destra:

Si noti che impostare la velocità di riproduzione può tornare utile non solo per video musicali, ma anche nella lettura di testi o spiegazioni qualora possa ad esempio servire sentirli un po’ più lentamente (e.g. al 0,90x), senza per questo modificare radicalmente la timbrica di quella voce.

Vedi anche il successivo post: Come modificare a piacere la velocità di riproduzione di un audio mp3 sul proprio smartphone in modo da poterlo meglio utilizzare come base per suonarci sopra con un proprio strumento

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Fare lo scrutatore in una elezione è un’esperienza che fa comprendere diverse cose 🙄

Fare lo scrutatore in una elezione è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita in quanto ti fa comprendere diverse cose che diversamente potresti forse solo intuire ma, come sempre, toccare con mano ha sempre un effetto assai diverso!

Ora che è passata qualche settimana dalle ultime votazioni in cui sono stato chiamato come scrutatore e mi sento quindi più distaccato da quegli eventi, posso cercare di provare, con più calma e quindi forse con maggior obiettività, a descrivere alcune mie impressioni ed esporre alcune considerazioni personali.

Ho già scritto il post Come ottenere il compenso per i componenti di seggio delle attuali elezioni (scrutatori, segretari e presidenti) dove ho evidenziato come, soprattutto per un giovane disoccupato, il compenso di uno scrutatore non sia indifferente: infatti, nonostante il numero elevato di ore in cui uno risulta impegnato, in buona parte sono di sola attesa per cui, se si sanno sfruttare opportunamente questi tempi morti (e.g. leggere un buon libro, chiacchierare piacevolmente con i “colleghi”di seggio, telefonare per sbrigare faccende personali da remoto), risultano comunque ben impiegati!! 
Avevo già anche evidenziato come, nonostante la disoccupazione giovanile crescente e nonostante anche nel sito Facebook di Informa Giovani di Torino fosse stato per tempo pubblicato un post che pubblicizzava tale opportunità, mi sembra ci siano state difficoltà nel reperire persone che accettassero questa tipologia di incarichi (non dico tanto quello di presidente di seggio, che richiede alcune competenze specifiche, ma anche solo quello di scrutatore con assai meno responsabilità), se è vero che sono state chiamate anche persone, come me, che erano unicamente iscritte nell’Albo degli scrutatori (talvolta senza mai essere state chiamate da decenni) benché non avessero esplicitamente dato la loro disponibilità a ricoprire l’incarico di scrutatore per queste elezioni specifiche. Infatti, io stesso non ne avevo fatto richiesta esplicita pur avendo richiesto l’iscrizione in quell’Albo, in quanto – sebbene tale richiesta fosse stata accolta avendone io i requisiti – nella email che lo notificava avevo trovato indicata questa precisazione: tale iscrizione all’Albo decorre a partire dal mese di gennaio dell’anno successivo alla presentazione della domanda, se inviata entro il mese di novembre“. Quindi non poteva essere ancora considerata valida per le elezioni imminenti di ottobre 2021!

Formalmente, sembra che si debba essere iscritti all’Albo degli scrutatori da almeno il novembre dell’anno precedente la consultazione in cui si può essere chiamati come scrutatori
Se uno fa la richiesta di poter essere scrutatore per una elezione, questa viene rifiutata se non sono trascorsi i termini dall’accettazione a far parte dell’Albo degli scrutatori (“dal mese di gennaio dell’anno successivo alla presentazione della domanda, se inviata entro il mese di novembre“).

Ma sono stato sorpreso ancor più nel vedere accettati come scrutatori dei giovani che semplicemente si erano presentati in strada, fuori dai seggi, il sabato pomeriggio (sperando nella defezione di qualcheduno in quel primo incontro tra scrutatori e il suo presidente di ciascun seggio) e che non erano neppure iscritti in quell’Albo che richiede immagino specifici controlli per verificare l’idoneità del soggetto a ricoprire tale ruolo: insomma mi è sembrato un qualcosa contro quelle “regole” citate, benché alcune forse non fossero del tutto logiche, come quella indicata, relativa a dover aspettare all’anno successivo! Insomma, sembra che un conto siano le regole formalmente definite e un’altra sia poi la realtà imposta dalle situazioni al contorno… 🤔

Ma quello era solo il primo di molteplici aspetti “strani” che avrei avuto modo di vedere e sperimentare di persona in quelle giornate!

Sempre in quel mio post avevo anche già evidenziato come la procedura per inoltrare la richiesta di pagamento fosse risultata sia semplice, in quanto informatizzata, sia sicura, richiedendo un’autenticazione con SPID (seppure, a oggi – a distanza di diverse settimane – nessun accredito sia stato ancora effettuato, neppure per le prime consultazioni! 🙄🤔) … quindi una procedura assai più avanzata di quelle che ho personalmente visto ancora in essere durante lo spoglio delle schede e il loro inoltro… procedure direi probabilmente rimaste immutate dall’inizio della Repubblica (o forse anche più), nonostante i tempi siano assai cambiati! Avevo preannunciato che avrei avuto occasione di parlarne in un altro successivo post… vale a dire in questo, in cui cercherò appunto di fare alcune considerazioni a supporto di quella mia precedente affermazione!!!

Partiamo dal numero sia di partiti votabili sia dei candidati sindaci nella mia città di Torino: rispettivamente 30 partiti e 13 candidati da sindaco. Il numero poi delle persone che potevano essere indicate tra le preferenze non mi sforzo neppure a contarle, ma sono centinaia tra elezione del Consiglio Comunale e di ciascuna delle Circoscrizioni amministrative! Per curiosità sono andato a vedere su Wikipedia quanti fossero i partiti alle prime elezioni del ’46, quando penso erano state messe in atto le procedure di spoglio ancora oggi probabilmente in vigore: c’erano 11 partiti rispetto ai 30 attualmente presenti in questa consultazione.


È vero, stiamo parlando di una grande città, ma ciò non toglie che sconcertante è l’impressione che un cittadino come me ne deriva, anche solo guardando quei papiri appesi ai muri! … tanto più quando uno è uno scrutatore e pensa che nello spoglio delle schede teoricamente potrebbero esserci, per ciascuna, anche due preferenze tra quelle molteplici!! 😲 Per fortuna, a posteriori (i.e. terminato cioè lo spoglio) scopri poi che ben pochi indicano delle preferenze e, inoltre, quelle eventualmente presenti sono un piccolo sott’insieme dei potenziali nominativi presenti in quel lungo elenco!

Le regole sulla scelta delle eventuali preferenze poi non sembra fossero così ovvie e (da quanto ho potuto vedere durante lo spoglio) soprattutto conosciute dai votanti: le due possibili scelte dovevano essere entrambi di un medesimo partito o bastava che fossero all’interno di partiti di un’unica coalizione per un medesimo sindaco? La regola che i due dovessero poi essere di sesso differente (pena l’annullamento di entrambi le preferenze) mi è sembrata poi davvero ridicola, oltre che poco nota. Con l’intento di favorire la presenza di un maggior numero di rappresentanti femminili, si è giunto a formulare una limitazione sulle scelte dell’elettore. Non bastava imporre ai partiti di stare entro certe proporzioni per garantire comunque una parità tra i sessi? Si noti, poi, che è risaputo che i votanti siano in percentuale più donne, per cui non mi sembra proprio che ci sia, in questo contesto, comunque una voluta condizione di disparità tra i sessi!🤔 Ben altre sono le situazioni in cui il “sesso debole” risulta svantaggiato e quella regola elettorale semmai mi sembra si limiti a offuscare quelli che sono quei problemi reali…

La dimensione di almeno una delle schede elettorali, quella relativa alla scelta del sindaco, era davvero impressionante, al limite del ridicolo! Le schede pubblicitarie di esempio, ricevute nelle buche, presentavano una dimensione “umana” (29×50), mentre quella reale, che uno si è poi trovato di fronte quando ha votato, era grande più del doppio: nemmeno questo potesse servire a renderla più chiara e comprensibile ai cittadini più accecati!! Quanti elettori si sono soffermati diversi minuti dentro il seggio nel tentativo di ripiegare a dovere quel papiro e quanti hanno poi comunque desistito imbucandolo malamente nell’urna dopo aver fatto del loro meglio… 🙄
La foto seguente forse non rende bene l’idea delle dimensioni delle schede (anche perché la più grande viene ritratta parzialmente piegata), ma chiunque sia andato a votare non può che essere d’accordo con me:

La dimensione di almeno una delle schede elettorali, quella relativa alla scelta del sindaco, era davvero impressionante

Alcuni oggetti in dotazione a ciascun seggio erano poi reperti storici da museo: a partire dalla matita indelebile, opportunamente temperata e talvolta di dimensioni oramai assai ridotte, alla luce sopra ciascuna cabina – collegata a una presa appositamente predisposta in altezza (probabilmente da decenni, seppur utilizzata solo in tale occasione ricorrente) e appesa a un poco estetico gancio e con lampadina a incandescenza (di quelle non più in vendita per legge dal 2009), per finire ai timbri per la data e per contrassegnare il seggio specifico (il primo di pessima fattura – simile a uno che avevo da bimbo per gioco e che difficilmente fornisce una stampa leggibile -, il secondo davvero un raro manufatto storico!).

Lampadina a incandescenza non più in vendita da più di un decennio
Timbri che hanno sicuramente innumerevoli decenni

In contrapposizione a quegli oggetti “antichi” che si ha modo di scoprire facendo lo scrutatore, c’erano poi, parcheggiate nei corridoi, esempi di quello che, per lo meno in apparenza, dovrebbe essere il simbolo del nuovo che avanza in quei luoghi designati all’insegnamento: solo il tempo saprà obiettivamente giudicare… 🙈

Le nuove seggiole che dovrebbero rappresentare il “nuovo” che avanza nelle scuole…

Mentre fare lo scrutatore non richiede particolare impegno concettuale, fare il presidente di seggio reputo sia un compito gravoso, principalmente per la burocrazia e le molteplici regole che devono essere rispettate e che vanno, a mio parere, ben al di là della correttezza e scrupolosità nell’analisi dei voti.
Il numero sia dei registri da compilare sia delle buste – anche di enormi dimensioni improbabili – da poi riempire con molteplici documenti cartacei, è ben al di sopra di ogni più pessimistica ipotesi che avrei potuto fare! Modello 34/CON con le tabelle di scrutinio, Modello 19/CON con il verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale di sezione (da consegnare al rivelatore della raccolta dati non appena terminano le operazioni di scrutinio delle liste), ecc… ecc…
Inoltre, il numero di firme che devono essere apposte da presidente, vicepresidente (scelto casualmente tra gli scrutatori), scrutatori, rappresentanti di lista, è impressionante. Infatti, non solo ciascuna scheda elettorale deve essere preventivamente firmata da uno scrutatore e timbrata (operazione questa che può avere un suo senso per impedire l’introduzione di voti falsi), ma anche molteplici pagine dei diversi registri devono essere firmati da tutti!!! Teoricamente dovrebbero essere firmate alla fine dello scrutinio, quando le diverse sezioni sono state compilate, per confermarne la validità di quei dati inseriti, ma è oramai assodato (ho chiesto a più amici che hanno fatto come me lo scrutatore) che, essendo tali firme decine e decine, queste vengono apposte su pagine in bianco precedentemente, vale a dire nei tempi morti della giornata: perciò, come spesso avviene, l’eccessiva apparente garanzia di controllo, in pratica si traduce in una buffonata! Come la formalità che prevede che uno degli scrutatori dichiari, formalmente firmando, che durante lo scrutinio ha preso una per una le schede dall’urna, quando invece è ben risaputo che generalmente il contenuto di un’urna viene rovesciato su un tavolo e le schede vengono poi aperte e smistate da tutti in simultanea, diminuendo così drasticamente i tempi e senza per questo invalidare per nulla la correttezza dei risultati. Insomma questa, come altre regole, introducono solo burocrazia e complicazioni formali, assolutamente inutili a garantire una presunta maggior correttezza di uno scrutinio.

Compassionevole (non riesco a trovare un aggettivo migliore!) è poi la periodica presenza nei corridoi e nei seggi, di rappresentanti delle diverse liste, anime in pena che, soprattutto durante gli scrutini, sono pronte a tutto per non vedere invalidato un voto della propria coalizione!

Oramai diversi presidenti si avvalgono di qualcuno che operi su un computer utilizzato, alla bene meglio, per poi avere tutti i dati utili per la compilazione dei molteplici papiri cartacei! I più organizzati, hanno già preventivamente creato appositi fogli Excel che, più o meno automaticamente, sono in grado di fornire appropriatamente i desiderati dati aggregati richiesti: si tratta di quegli stessi dati che poi, in buona parte, serviranno solo esclusivamente per compilare a posteriori dei registri voluminosi, quale quello pensato per apporre, su tabelle cartacee, una crocetta singola per ogni voto dato a ciascun partito/preferenza!!! Insomma un metodo amanuense che ricorda i primordi di qualsiasi metodologia di scrutinio…
Insomma, alla fine dello scrutinio per ciascun seggio vengono riempiti due borsoni enormi, pieni di buste enormi con molteplici documenti/registri (oltre che ovviamente le schede) che poi vengono chiuse ermeticamente, firmate e timbrate ai bordi, per poi essere consegnate personalmente a mano dal presidente in un luogo prestabilito. Non oso pensare quanto spazio debbano poi occupare tutti i borsoni consegnati da tutti i seggi di una metropoli come Torino: per di più dovranno rimanere per anni a disposizione, prima di poter essere finalmente portati al macero e avere tutta quella carta riciclata. Ho letto in un articolo, relativo alle elezioni europee del 26 maggio 2019, che erano state stampate oltre 66 milioni di schede elettorali che per legge, possono tornare a nuova vita anche dopo 5 anni dalla consultazione!! Quei dati seppur relativi a un’altra tipologia di consultazione e datati di qualche anno, danno comunque un’idea – verosimilmente veritiera a tutt’oggi per qualsivoglia tipologia di consultazione elettorale – sia del numero di schede stampate sia dei tempi di stoccaggio di quelle votate. Quanti alberi abbattuti per produrre tanta cartaccia, archiviata poi per così lungo tempo! Per non pensare, infine, ai costi globali di ciascuna consultazione in un sistema di votazione così strutturato: si parla di circa 400 milioni di euro! Insomma la paga delle 6 persone presenti in ciascun seggio (1 presidente, 1 segretario, 4 scrutatori – di cui uno verrà nominato vice-presidente) sembra proprio incida in minima parte in questo processo costoso che coinvolge anche molteplici altri attori (e.g. grafici, copisterie, forze dell’ordine, scuole con parte del loro personale, addetti comunali)!

Una delle pagine del manuale che indica quali documenti inserire nelle diverse enormi buste, prima che queste vengano inserite in due grandi borsoni da portare personalmente in un luogo convenuto

Mi chiedo: non basterebbe che fosse almeno fornito a ciascun presidente di seggio un file Excel univoco, appositamente già predisposto per inserire i dati provenienti dal conteggio delle schede elettorali del seggio e strutturato in modo da derivare automaticamente i dati aggregati desiderati? Tale file potrebbe poi essere inviato digitalmente, magari opportunamente criptato e dopo un accesso sicuro a un portale (e.g. tramite lo SPID del presidente di seggio)! Non sto parlando di un sistema che consenta a un cittadino di votare eventualmente anche da casa, accedendo direttamente lui – con autenticazione sicura (e.g. SPID, CIE) – a una pagina Web che consenta di esprimere il proprio voto, bensì solo di un semplice file predisposto da compilare e da poi trasmettere digitalmente in modo sicuro! Le banche e le società di consulenza finanziaria operano così già da decenni e penso che questo sia per tutti, anche per i non tecnici, una conferma che la tecnologia per poterlo fare esiste da tempo e la sicurezza intrinseca in quelle loro procedure sia sicuramente analoga, se non superiore, a una “cartacea”, oltre a essere più comoda e veloce. L’uso di metodi di autenticazione sicura poi, sono diventati assai comuni e risultano ora addirittura gli unici consentiti per accedere ai siti della Pubblica Amministrazione: perciò, richiedere a un presidente di seggio di doverla possedere, non mi sembra un requisito penalizzante! Se si pensa poi che negli Stati Uniti, una delle democrazie considerate più consolidate, si può votare da tempo addirittura per corrispondenza, viene davvero da chiedersi il perché di questo ritardo secolare, per effettuare delle votazioni, nell’utilizzo di metodologie informatiche (a qualsiasi livello, dal semplice file Excel per riportare e raggruppare gli esiti, alla votazione anche da casa tramite un proprio computer) . Senza pensare ai vantaggi in termini di risorse sia umane sia economiche
Forse che l’elettore si possa sentire più coinvolto se deve recarsi in un seggio e usare la matita indelebile per apporre una X? Mi viene in mente, a tale proposito, la canzone Le elezioni di G. Gaber che, pur essendo molto datata, ironicamente sa esprimere alcune considerazioni sempre valide sulle democrazie odierne fondate sulla delega e sulla partecipazione dell’individuo quasi unicamente per apporre una X su un foglio, generalmente poco convinto della propria scelta, magari pilotata principalmente da pubblicità ingannevole o comizi in cui si dice di tutto e di più, senza badare troppo alla realtà dei fatti! Insomma, una vittoria dei più astuti più che una dei più competenti e capaci… Mi ha sempre dato fastidio, tra l’altro, che per essere eletto rappresentante politico non ci sia la necessità di avere una qualsivoglia qualifica scolastica, quando invece oramai questa è richiesta ovunque, spesso una laurea soprattutto se non si tratta di un lavoro di esclusiva manovalanza! E poi, quale divario culturale e di sostanza esiste tra diversi politici attualmente eletti e quelli presenti alle origini della nostra Repubblica!

Se infine andassimo ad analizzare la tipologia dei votanti, probabilmente scopriremmo sia una bassa percentuale di persone giovani (i.e. < 30 anni) indice di un allontanamento delle giovani generazioni dalla partecipazione attiva a qualsiasi minima forma di politica, sia la presenza anche di persone quasi incapaci d’intendere oltre che di manifestata ignoranza e asocialità.
Certo questa mia ultima affermazione si basa esclusivamente dalla mia personale esperienza su di un seggio specifico, ma ho ragione di supporre che possa essere in qualche modo generalizzata se è vero che diverse sono state le schede contenenti insulti/disegni inappropriati o contrassegnate con più voti posti su simboli di partiti addirittura collegati a raggruppamenti per sindaci differenti. Da segnalare anche situazioni disdicevoli in cui, ad esempio, dando la precedenza a entrare nel seggio a un invalido o a una mamma con bambino piccolo, si generano lamentele in qualche presente perché deve aspettare pochissimi minuti in più passando dopo! Per non parlare di chi è rimasto nella cabina anche molto più di 10 minuti: certo la dimensione delle schede non aiutava nel ripiegarle a dovere, ma a tutto c’è un limite!
Insomma, seppur la democrazia parlamentare sia probabilmente la forma di governo migliore in quanto la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, non è difficile immaginare come talvolta possa non portare ai risultati più consoni!

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Note

In previsione dei numerosi votanti che non avevano la scheda elettorale o la presentavano scaduta (e.g. nessun posto rimasto per il timbro), in ogni seggio c’era generalmente affisso questo foglio d’istruzioni di cui può sicuramente utile tenerne memoria anche in futuro 😉:

Uffici elettorali a Torino dove recarsi in caso di tessera elettorale non aggiornata o con spazi per la certificazione del voto completi

Per qualsiasi comunicazione si può contattare l’ufficio del servizio elettorale, ad esempio essendo convocato per notificare una propria indisponibilità a ricoprire il ruolo di scrutatore allegando opportuna documentazione.

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Dipinti e oggetti: storie di restauri e alcuni consigli

Riportare un dipinto o un oggetto come era probabilmente alle origini, penso sia una delle attività creative più gratificanti e utili! Questo post si aggiunge quindi ad altri su questo medesimo argomento!

Da qualche settimana ho finito il restauro di un bel dipinto di mio zio Mario (olio su cartone telato 70×50, 1976) che risultava pesantemente danneggiato in più parti, scolorite e talvolta addirittura mancanti. Ho voluto lasciare per ultimo il suo restauro rispetto ad altri dipinti perché lo trovo particolarmente bello e temevo di non essere all’altezza dell’arduo compito. Esiste sempre un certo timore iniziale di poter peggiorare una situazione preesistente già anche quando si tratta di un proprio dipinto in corso: questo timore poi può trasfrmardi in paura quando si tratta di operare su un dipinto di un altro pittore, soprattutto di ino di cui apprezzi la sua arte! Tuttavia, è necessario vincere tali ritrosie, aspettando magari lo stato d’umore più idoneo per trovare il coraggio d’impugnare i pennelli e i colori: questi ultimi generalmente è bene siano della medesima tipologia utilizzata originalmente (e.g. a olio se il dipinto aveva utilizzato quella tecnica), e le tinte devono essere miscelate opportunamente sperimentando diverse tonalità fino a giungere a quella desiderata. Questo comporta non solo perizia ma soprattutto pazienza in quanto talvolta sono richiesti diversi tentativi non essendo sempre l’esito ottenuto necessariamente quello sperato! Avevo già da tempo addirittura preso un libro che mostrava le diverse tonalità di colore che si ottengono mischiando le diverse tinte, ma poi ho scoperto che ovviamente sono indicazioni di massima, in quanto sia non tutte le specifiche tinte di colore non risultano agevolmente reperibili (poche marche le producono), sia le caratteristiche di un colore dipendono anche dalla marca stessa del prodotto effettivamente utilizzato: sta quindi sopratutto alla sensibilità personale diluire e miscelare a dovere il tutto con diversi colori per ottenere davvero il colore desiderato, … o perlomeno uno assai simile 🙂! Anche se dispiace, non ci si deve preoccupare troppo di dover ricominciare da capo, sprecando quindi colori e misture provate ma che non hanno poi dato l’esito sperato: magari si possono poi utilizzare per ritoccare qualche altro punto del dipinto! Non sempre è opportuno fare delle proveiniziali con piccoli quantitativi di colore: spesso è invece opportuno preparane un quantitativo sufficiente per quello che si deve fare, in quanto non è sempre agevole ricreare la medesima tonalità soprattutto quando i colori adoperati sono più di due, come generalmente avviene!

I colori  (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [1]
I colori (Ian Sidaway): fornisce indicazioni assai accurate e specifiche per ciascuna tecnica di pittura (e.g. olio, acrilico, acquarello) [2]

Spesso basta lasciarsi guidare dall’istinto: talvolta può succedere che dei colori vengano mescolati quasi inconsciamente producendo miracolosamente proprio quella tonalità desiderata. Insomma, si tratta di una “magia” che, ogni volta che si ripete, mi lascia sempre stupito!

… e quanto s’impara, restaurando un dipinto di un grande artista, scrutando nei dettagli di quella sua creazione per impararne lo stile, cercando anche di ripercorrere le sensazioni che lo hanno portato a scegliere un certo colore proprio in quella specifica tonalità. Riprovare le sue stesse emozioni, condividerle seppur magari decenni dopo:
forse solo così si può riuscire nell’intento…

La difficoltà maggiore, poi, non è solo quella di ricreare un preciso colore ma anche d’imitare lo stile e la pennellata di chi aveva originariamente dipinto quel quadro. Diverse volte mi sono ritrovato a restaurare dipinti di pittori di famiglia seppur talvolta mai nrppure conosciuti essendo lontani antenati! Mi piace pensare che questa operazione d’immedesimarsi in loro sia più facile qualora l’artista sia un parente, sebbene razionalmente sarei portato a negarlo! Anni fa avevo addirittura ritoccato alcune opere a carboncino di mio bisnonno, prima d’inquadrarle sotto vetro… e anche in quella cicostanza la sensazione è stata un po’ come incontrarlo virtualmente attraverso quelle sue opere giunte me miracolosamente dopo tante traversie!

Ecco dunque il dipinto di mio zio Mario prima e dopo il restauro:

Come avevo già avuto modo di dire nel mio post Come pulire e restaurare dipinti (e cornici) riportandoli alla loro iniziale bellezza (parte 2), talvolta anche solo con il fotoritocco si riesce a migliorare un dipinto rovinato e ciò consente per vederlo recuperato perlomeno su di un monitor o su Internet: in quel caso, basta sapientemente sia usare lo strumento di clonazione (icona stampino), presente in diversi programmi di elaborazione grafica, per appunto duplicare una certa regione del dipinto in un’altra danneggiata sia agire, quindi, con i meccanismi classici di correzione dei colori/contrasto/luminosità. Tuttavia, qualora il dipinto risulti deteriorato globalmente con estese parti sbiadite come in questo caso, tale operazione non può certo fare miracoli!
Pur avendo utilizzanto un ottimo programma di fotoritocco qual’è Photoshop, il risultato che ero riuscito ad ottenere era stato accettabile, ma comunque ben diverso da quello poi ottenuto successivamente con un restauro “reale” con il pennello!
Eccovi la foto che avevo migliorato tramite fotoritocco, partendo da quella del dipinto originale (che mostro a lato per agevolarne un confronto):

Tuttavia, in altre situazioni, soprattutto quando il supporto della pittura (e.g. carta) è molto compromesso, il fotoritocco rimane forse l’unica soluzione per poter rivedere il dipinto com’era originariamente. Si noti che, oltre a vedere il risultato su un monitor, l’immagine può comunque essere stampata anche su tela con ottimi risultati: almeno da distante è spesso difficile distinguere la copia dall’originale!

A titolo di esempio, in una sezione del sito che ho creato per esporre alcuni dipinti di mio zio Mario, mostro i risultati che ho ottenuto sia restaurando con colori reali sia virtualmente con fotoritocco laddove la prima soluzione non fosse fattibile. Rimandandovi a https://mariocontini.wordpress.com/2021/05/01/altro, inserisco nel seguito un solo esempio che mostra quanto si possa ottenere anche solo con un fotoritocco, quando non è possibile fare altrimenti:

Fotoritocco della foto precedente del dipinto

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Nel seguito vi racconto anche di un altro restauro che ho recentemente realizzato su due oggetti di un collega di lunga data: si trattava di scatole indiane molto particolari, una delle quali verosimilmente antica.

Per la scatola di legno intarsiato, ho innanzitutto incollato con colla vinilica quella parti che si erano tolte ma che erano state recuperate. Invece, per quelle perse e per le crepe presenti, ho utilizzato dello stucco bianco opportunamente miscelato con polveri di diversi colori per ottenere una colorazione quanto più simile al legno originale.

Barattoli di polvere di ossido con varie gradazioni di colore da mescolare con stucco bianco

Una volta poi asciugato il tutto, ho pitturato le parti intarsiate mancanti con un misto di colori acrilici (e.g. argento, bianco, marrone e giallo) in modo da simulare un po’ quella specie di madreperla originale. Infine ho passato a istanza di tempo due mani di vernice acrilica per mobili (e una terza solo nei punti stuccati e pitturati).
Le foto seguenti mostrano sia, a titolo di esempio, un dettaglio di una delle parti mancanti sia, quindi, l’oggetto restaurato negli intarsi e riverniciato per proteggerlo nel tempo:

Per l’altra scatola, tutta disegnata, ho miscelato colori acrilici per riprodurre il più possibile i colori delle parti mancanti e poi, con un pennellino sottile, ho cercato di rifare i volti stilizzati originali. Infine, una volta asciugato, in questo caso ho preferito proteggerlo con una classica vernice finale lucida per colori acrilici/olio, trattandosi di fatto di un dipinto.
Ecco come si presentava:

… ed ecco com’è ora, una volta restaurata:

Puoi trovare alcuni consigli e alcuni altri esempi di restauro da me effettuati in altri miei post, quale soprattutto questo.

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Amazon affiliate program: how to easily get a product link that contains your partner ID

Some years ago I wrote a post related to How to earn (few) money with a WordPress site through advertising and then another on a similar topic, that is Amazon advertising on WordPress with a non-business plan.

We see that, even without a lot of effort, a blogger can at least earn a little money for paying the annual fee for hosting his blog … and this is very often enough if one writes for pleasure and for helping people to solve some problem!!😀

In this post, I will show you how to easily get a product link that contains your partner ID.
The standard method would be to go into the product link creation section on the Amazon affiliate program site, search for the product and then get the appropriate link (possibly the short version one):

I know, it is not hard work, but it is a boring procedure to do every time. So much better to use some shortcuts made available by Amazon!! 😉

If you are using the Amazon Shopping app on your smartphone, for example, you can get the affiliate product link by simply clicking on the share icon available on that product page: once authenticated, you are recognized as a partner and the share link already includes your Partner ID. You only need to click on the Copy link button to have it on your clipboard in order to easily past everywhere:

How to get the link from Amazon Shopping app

If you are working on a PC, every browser (e.g. Chrome, Edge) when you are on the Amazon site (and you are authenticated as an Amazon affiliate partner) it will show an upper section related to the affiliate program.
If you click on the Site Stripe left link, the Amazon affiliate program site is opened.
If you are on the page of a specific product, when you click on Text or on Text + image, the appropriate affiliate link for that product is created:

Appropriate icons allow you to share that link even on social networks (e.g. Facebook, Twitter).

That’s all, folks!!

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Come pubblicizzare gratis un evento/spettacolo

Pubblicizzare uno spettacolo con locandina e quant’altro può essere fatto anche gratuitamente!
Forse i risultati possono non essere del tutto quelli sperati, ma sicuramente qualsiasi forma di pubblicità può dare i suoi frutti dal momento che, così operando, anche solo una semplice ricerca (generica o meno) su Internet con un qualsiasi motore di ricerca (e.g. Google, Bing) può agevolmente portare a visualizzare i dettagli dell’evento/spettacolo che uno ha voluto promuovere.

Ovviamente tutti i siti che permettono di farlo gratuitamente trovano profitto con altra pubblicità, per cui ci si deve aspettare poi di vedere la pagina contenente il proprio evento contornata di sezioni che promuovono prodotti tra i più diversi! Inoltre, anche durante la procedura d’inserimento di un proprio nuovo evento, ci si deve aspettare di veder comparire finestre di popup pubblicitarie che ovviamente devono essere chiuse (generalmente cliccando sulla X in alto a destra della finestrella) per poter proseguire senza essere direzionato in un’altra pagina relativa a quel prodotto sponsorizzato…
Insomma, cose fastidiose… ma d’altra parte questo è il prezzo da pagare per non dover sborsare soldi! 🙂

Uno dei siti da considerare è WikiEventi.it dove risulta agevole inserire un evento e vederlo pubblicato in poco tempo.

Almeno per ora, tale servizio esiste solo per alcune città (Torino, Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bologna e Genova). Inoltre, sebbene venga indicato nel form, predisposto per aggiungere un nuovo evento, di verificare che il medesimo non sia già stato inserito magari da qualcun altro, le verifiche poi attuate (probabilmente per la maggior parte automaticamente) risultano non particolarmente accurate e penso si limitino principalmente a bloccare eventuali inserimenti visibilmente inappropriati. Perciò, ad esempio, seppure questo evento fosse stato da me inserito con un errore di battitura nel titolo e oltre a essere duplicato, è stato pubblicato ugualmente! Si noti che, non dovendo uno autenticarsi per pubblicare un evento, non mi sembra esista la possibilità di correzione di un inserimento già inoltrato: perciò è necessario rileggere bene il tutto prima di dare l’OK alla pubblicazione!

Anche alcuni quotidiani offrono la possibilità di promuovere gratuitamente un evento/spettacolo inserendolo in un elenco presente in qualche loro rubrica magari pubblicata settimanalmente: si deve pagare solo se si desidera venga evidenziato opportunamente.
Ad esempio, il quotidiano La Stampa distribuisce il venerdì l’inserto TorinoSette, appunto settimanale, che contiene un elenco degli eventi/spettacoli previsti nella settimana successiva. Si noti perciò che, oltre che a renderli visibili su Web, gli eventi compaiono anche su quell’inserto cartaceo del quotidiano, generalmente molto consultato da diversi lettori di quel giornale.

Versione online di TorinoSette

Si può quindi segnalare un evento a TorinoSette, se relativo al territorio piemontese, compilando il form apposito per tempo (possibilmente ben prima della settimana precedente, dovendo essere inserito nella rubrica del venerdì)!

Form per l’inserimento di un nuovo evento nella rubrica Torino Sette del quotidiano La Stampa di Torino

Esiste poi anche il sito di TuttoCittà, la forma digitale del diffusissimo allegato degli elenchi telefonici… oramai in disuso. Purtroppo sembra poco utilizzato sebbene fornisca anche un’indicazione su mappa di dove si trova ciascun particolare evento/spettacolo. Dal momento che non vedevo alcun form che consentisse d’inoltrare un nuovo elemento da inserire, li ho contattati e ItaliaOnline che lo gestisce mi ha gentilmente risposto (dopo alcuni giorni) che per inserire un evento su Tuttocittà si può inviare un’email all’indirizzo info@italiaonline.it, specificando nell’oggetto dell’email la richiesta e dettagliando l’evento proposto. 🙄

Sito di TuttoCittà dove è possibile pubblicizzare eventi (attualmente scrivendo una email a info@italiaonline.it)

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Si possono poi utilizzare dei programmi/siti social per promuovere un evento.
Ad esempio, Facebook consente non solo di scrivere un post in cui si invitano, ad esempio, i propri amici FB a venire, ma anche d’inserire appositamente un evento che può poi essere reso visibile a chiunque o solo alle persone che uno desidera. Si noti che si possono promuovere eventi che si svolgono sia online sia di persona. Come privacy, poi, si può indicare per tutti, per un gruppo, per i propri amici FB o anche privato (i.e. riservato solo alle persone invitate). L’indicazione del luogo in cui si svolge è facoltativa anche se penso sia utile valorizzare anche quel campo, così come anche la descrizione seppur possa anche questa essere lasciata in bianco: infine, nell’ultima sezione si può aggiungere una foto (e.g. la locandina dello spettacolo) prima di premere Crea evento e quindi pubblicarlo con i diritti di privacy che uno ha precedentemente indicato.

Sempre su Facebook si può poi, anziché create un semplice post, inserirne uno come Avvenimento importante andando nel proprio profilo e quindi nella sezione Post:

Qualsiasi sia la modalità di post che uno intende usare, in generale è bene far uso di hashtag, ovvero parole/frasi precedute dal che fanno da “etichetta” ai contenuti, consentendo così di rendere quel post più visibile dal momento che comparirà in elenco a chiunque effettui una ricerca filtrando con qulla parola/frase.

Ovviamente, anche YouTube può essere un metodo per promuovere un evento inserendo, ad esempio, un breve filmato che mostri la locandina e un breve assaggio dello spettacolo tramite riprese o sequenza di foto!
Tale video può poi essere anche essere agevolmente incorporato in un post apposito che qualcuno crea sul proprio blog per pubblicizzare tale evento. Ad esempio, in più occasioni ho pubblicizzato su questo blog personale eventi/spettacoli a cui ho partecipato, inserendoci foto e/o video pubblicati appunto su YouTube (nota: su WordPress, se non si ha un piano business, non è possibile caricare video che comunque occuperebbero molto spazio dati, per cui è molto meglio inserire semplicemente un link a video presenti su Internet – e.g. su YouTube o Vimeo – che vengono comunque in genere mostrati ed eseguiti embedded:

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Elenco nel seguito anche altre piattaforme che non ho ancora personalmente utilizzate, ma che da quanto ho letto, promettono bene anche solo sfruttando le loro funzionalità offerte gratuitamente.

Eventa è un tool di derivazione italiana, per la pubblicizzazione gratuita di un evento. Questa piattaforma conta più di 90.000 eventi al mese suddivisi in più di 8.000 città. In questo memento, il attualmente il loro sito è in ristrutturazione… ma penso che a breve sarà nuovamente attivo probabilmente anche con nuove funzionalità!

Attualmente il sito Eventa è in lavorazione…

Consente:

  • Pubblicazione dell’evento nel portale, in modo gratuito
  • Inserimento di qualunque contenuto multimediale (e.g. foto, video)
  • Mappa della location
  • Descrizione evento (e.g. modalità di partecipazione, luogo, orari)

Consente anche di sponsorizzare (a pagamento) l’evento all’interno della sua piattaforma e di quelle di partner: propone diversi pacchetti a pagamento per ottenere benefici alla pubblicizzazione (e.g. maggiore durata nella pubblicazione, invio di newsletter).

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Evensi è una piattaforma specializzata in campagne per la promozione di eventi. Questo software permette di creare eventi ogni mese mettendo a disposizione anche un widget che consente eventualmente d’integrare gli eventi creati in un proprio sito. 

Evensi Promoters offre poi agli organizzatori di eventi degli strumenti automatizzati e toolkit promozionali per gestire e ottimizzare gli eventi. Oltre alla funzione di creazione degli eventi online e d’importazione di eventi già creati anche su altri canali social online, ogni evento può essere promosso (a pagamento) per diversi periodi di tempo e ad un raggio di fino a 100 km dal luogo dove è programmata l’iniziativa.

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Eventbrite è un ulteriore portale utilizzabile per promuovere eventi.

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Scheda evento presnte in Google My Business sembra possa essere un’ulteriore possibilità per chi si è già iscritto a tale servizio che offre diverse opportunità anche gratuite.
Qualora uno sia registrato come attività in Google My Business, può aprire schede gratuite geolocalizzate, corredate di svariate informazioni relative anche a servizi/prodotti offerti, orari d’apertura, promozioni speciali. Il servizio permette di essere visibile su Google Maps, soprattutto durante le ricerche geolocalizzate tramite uno smartphone.
Tra le nuove feature di Google My Business si trovano anche le news temporanee, che danno la possibilità di caricare un’immagine, un commento e il rimando a un link di approfondimento: tali post posono essere etichettati come evento selezionando l’opzione “Trasforma il post in un evento“.

Possibilità d’inserire un post come evento in Google My Business

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Infine, da non disdegnare è poi l’invio di un invito tramite WhatsApp ad alcuni dei propri contatti telefonici che si pensa possano essere interessati all’evento.

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Link utili

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Come duplicare gratis un DVD/CD con un PC Windows

Talvolta si ha l’esigenza di duplicare un CD o un DVD da un PC Windows: nel caso si abbia un MAC il discorso comunque è analogo.

Il primo ostacolo che si può incontrare è che il dispositivo non abbia un lettore/scrittore di DVD/CD. Infatti, oramai molto spesso i tablet o anche i PC, volendo essere leggeri e sottili, non possono più integrare tale lettore che necessariamente ha uno spessore di almeno un centimetro e mezzo. A questo primo intoppo si può agevolmente provvedere comperando per poco (meno di 20€) un lettore per DVD/CD esterno che si collega direttamente a una porta USB e viene dalla medesima alimentato.: insomma un piccolo dispositivo che sta su un palmo della mano e che non necessita neppure di un alimentatore addizionale! Io ho preso da tempo questo lettore/masterizzatore DVD/CD della Antika che funziona egregiamente sul mio Surface Pro:

Lettore/masterizzatore DVD/CD della Antika, compatto e alimentato dalla porta USB

Relativamente poi al programma per duplicare DVD/CD ci i accorge che non esiste già incluso in Windows 10 nessun programma specifico. O meglio, esiste Windows Media Player che consente di masterizzare file dati e musica su CD/DVD ma non consente una duplicazione di un DVD/CD vera e propria, cioè insomma consente “solo” di salvare su DVD/CD dei dati o magari convertire in MP3 dei brano presenti su un CD musicale. Vedi a tale proposito l’articolo Masterizzare e copiare CD/DVD presente nel sito di supporto tecnico di Microsoft stessa. Dai anche un’occhiata ai mie seguenti post di possibile interesse a tale proposito:

Se invece si desidera proprio effettuare una copia di un CD/DVD ci si deve dotare di un apposito programma. In passato utilizzavo Nero Burning nella sua versione gratuita: ho visto ora il loro sito e ho scoperto che attualmente non esiste più nessuna versione gratuita se non quella in prova per un limitato tempo. Il costo di questo come di altri prodotti analoghi (e.g. Wondershare DVD Creator) non è eccessivo se si pensa che nella sua versione “suite” sono comprese innumerevoli funzionalità (editing video/audio, conversione formati, riconoscimento dei motivi basato su AI, funzionalità sia di backup sia di analisi delle prestazioni del PC e quant’altro) che vanno ben al di là della “semplice” duplicazione! Ho anche notato che il costo della Suite di Nero (i.e. Nero Platinium Suite) costa ben 20€ in meno se si acquista su Amazon rispetto a prenderlo direttamente dal sito del produttore, pur essendo lo stesso prodotto nella medesima versione!! … questa è una delle “stranezze” oramai diventate normalità, seppur io personalmente continui a non capirle la logica!

Tuttavia se uno non vuole spendere e necessita semplicemente di un qualcosa che gli permetta esclusivamente di duplicare un DVD/CD, esistono diverse soluzionie ne esaminerò una in dettaglio nel seguito.

Voglio subito sottolineare che ovviamente i programmi che legalmente consentono di effettuare duplicazioni non possono operare su materiale protetto da copia come, ad esempio, i film su DVD. Anzi può succedere che, cercando di utilizzare SW che si trovano su Internet e che dovrebbero non solo consentire di duplicare video non protetti ma anche gli altri, creino poi problemi al masterizzatore in quanto evidentemente sostituiscono il driver (od operano sul medesimo) in modo tale che poi, quando installati, Windows non lo riconosca più come legalmente firmato da un produttore certificato per cui ne blocca l’utilizzo per preservare l’integrità del PC: un conoscente che aveva installato CloneDVD mi aveva chiamato in quanto non riusciva più a utilizzare in qualsiasi modo il suo masterizzatore. Andando a vedere in Gestione dispositivi (dal Pannello di Controllo o direttamente facendo click con il tasto destro sulla bandierina di Start in basso a sinistra), l’unità DVD- CDROM risultava effettivamente contrassegnata con un icona di avvertimento: dalla finestra delle sue proprietà si leggeva appunto che era stato bloccato da Windows 10 per problemi di sicurezza. A nulla era servito disinstallare tale driver e reinstallarlo e solo con la disinstallazione di quel programma duplicatore “pirata” sono riuscito a risolvere il problema sul funzionamento del masterizzatore!

Eventuali malfunzionamenti del driver dell’unità DVD/CD-ROM, eventualmente dovuti all’installazione di SW di dubbia provenienza, risultano visibili nella sua pagina di Proprietà

Andiamo quindi a considerare un programma gratuito che consente di generare sul PC un file .ISO da un DVD/CD che successivamente può essere utilizzato, mediante il medesimo programma, per scrivere un DVD/CD vergine in modo da avere un duplicato identico all’originale.

Ho provato ImgBurn e l’ho trovato semplice e conforme a tale scopo: ce ne sono comunque diversi altri sempre gratuiti quale, ad esempio, Ashampoo Burning Studio Free, seppur la maggior parte dei SW siano gratuiti solo per un limitato periodo di tempo.
Nel seguito mostro gli step che, utilizzando ImgBurn, consentono appunto di salvarsi in locale l’ISO del disco e poi utilizzarla per ottenerne la copia.

Tale SW è presenta le scritte in inglese ma si possono ottenere le scritte anche in italiano semplicemente scaricando un file e sostituendolo nella directory opportuna:

Il primo passo da fare è Crea l’immagine di un disco, scegliendo l’omonima icona: per default il file .ISO viene salvato nella cartella Documenti del PC.

Il passo successivo richiede di sostituire il disco originale con uno vergine (o riscrivibile) [se non lo si è fatto, viene indicato solo in inglese Device not ready (Medium not present – Try open)], scegliere l’icona Masterizza un’immagine e selezionare quel file ISO precedentemente creato: conviene impostare l’opzione di verifica in modo da far effettuare una verifica che il disco masterizzato sia effettivamente identico a quello salvato e non ci siano stati eventuali sempre possibili errori di scrittura. Sebbene con i PC e masterizzatori odierni in grado di scrivere 8x o anche più, la probabilità che ci siano stati errori di scrittura è assai improbabile, ma comunque sicuramente, durante la masterizzazione, conviene non sovraccaricare il PC con programmi che richiedano pesantemente risorse. Si noti che viene creato un buffer apposito da questo programma, come in tutti i programmi di masterizzazione, in modo appunto da sopperire comunque a temporanei ritardi nell’elaborazione richiesta al PC.

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Teatro Sant’Anna di Torino – Domenica 17 ottobre 2021, ore 16:30: “La zia di Carlo”, spettacolo teatrale divertente

Il primo spettacolo dopo tanto tempo… 😷

Fa un po’ specie risalire su un palco e riprendere alcune delle passioni lasciate in un cassetto per tanto tempo. Questo spettacolo stesso è stato in gran parte preparato in videoconferenza durante il lockdown ed è stato anche un’occasione per vedersi, seppure su di un monitor, con altre persone per confrontarsi e cercare di dare una certa continuità ad alcuni degli impegni pregressi.

Non è stato facile cercare di recitare da remoto ciascuno la sua parte, non solo per la mancanza di quel contatto e partecipazione emozionale che molto più facilmente si riesce a stabilire quando le persone si trovano fisicamente vicine, ma anche per problematiche intrinseche delle videoconferenze dove, ad esempio, è praticamente impossibile recitare una frase in simultanea tra più persone, o stabilire con esattezza i movimenti che si sarebbero poi dovuti fare in scena.

🙄

Penso che non molte siano state le compagnie amatoriali che non hanno desistito ed hanno comunque continuato a ritrovarsi online, pur rimandando di volta in volta le date presunte della “prima”, magari dovendo nel tempo cambiare alcune parti per la triste defezione di qualcuno, ad esempio per via di nuove limitazioni governative imposte e non da tutti accettate. Frustrante è stato poi, lo scorso anno, dopo aver ripreso le prove in presenza, nuovamente doverle interrompere per diversi mesi, quasi senza il barlume di una fine…

Ma noi ci siamo riusciti ad arrivare in fondo, e questa commedia è solo una delle tre che in questi due anni abbiamo con fatica preparato dopo avere effettuato delle scelte tra diverse proposte iniziali. Visto il periodo, si era optato per commedie divertenti e spensierate, sperando di riuscire così ad alleviare nel pubblico le inevitabili sofferenze di questi mesi.
Insomma, commedie non certo impegnative e di sostanza, ma comunque capaci di strappare sorrisi e un po’ di spensieratezza!

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Carlo organizza un pranzo con il pretesto di presentare, alla giovane donna di cui si è infatuato, la zia vedova miliardaria che arriva dall’Argentina.
Un ritardo nella sua venuta rischia di mandare a monte l’incontro d’amore…
Carlo allora chiede a un suo amico di travestirsi da donna e fingere di essere quella sua zia.
L’arrivo inatteso della vera zia, che sotto mentite spoglie si adopera per smascherare il suo ‘doppione’, crea situazioni paradossali e comiche.

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ore 15:00 – Tutto è pronto!!

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Foto dalla “prima” rappresentazione… ma ci saranno prossimamente sicuramente delle repliche, visto il successo ottenuto!! 😎🤗😁

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Come ottenere il compenso per i componenti di seggio delle attuali elezioni (scrutatori, segretari e presidenti)

Tutte le informazioni relative a queste elezioni, si possono trovare, per la città di Torino, nel sito del di quel comune: Città di Torino – Speciale elezioni amministrative 2021.

Come chiedere poi il compenso qualora uno sia stato chiamato a partecipare attivamente come scrutatore, segretario o presidente?

Il compenso previsto per il Comune di Torino risulta il seguente – sebbene l’importo possa differire a seconda del Comune, dalla tipologia del seggio (speciale o meno) e di elezione (e.g. per il ballottaggio sarà leggermente inferiore):

  • Presidenti € 187.00
  • Presidenti di Seggio Speciale € 90.00
  • Segretari e Scrutatori € 145.00
  • Scrutatori di Seggio Speciale € 61.00

Quindi un compenso che non è comunque indifferente nonostante il numero elevato di ore in cui uno è risultato impegnato, essendo almeno una buona parte di sola attesa per cui se si sanno sfruttare opportunamente (e.g. un buon libro, piacevoli chiacchierate con i “colleghi” di seggio, telefonate per sbrigare faccende da remoto) comunque ben impiegate!! 😉
Non è indifferente soprattutto per un giovane disoccupato in cerca di una occupazione chissà da quanto tempo… 🙄
Eppure mi sembra ci siano state difficoltà nel reperire persone che accettassero tali incarichi, … anche solo quello di scrutatore, se è vero che sono state chiamate anche persone che erano unicamente iscritte (senza mai essere stati chiamati da diversi decenni) nell’Albo degli scrutatori, seppur non avessero esplicitamente dato la disponibilità a ricoprire l’incarico di scrutatore per queste elezioni specifiche). Anzi, cittadini che neppure erano iscritti in quell’albo, ma che si sono presentati fuori dai seggi il sabato pomeriggio, sono stato scelti in mancanza di scrutatori che non si sono presentati!

Da uno dei molteplici fogli inviati ai presidenti di seggio viene, tra l’altro, specificato anche come ricevere la riscossione dei pagamenti. Si apprende quindi che il metodo più veloce per ottenerlo è quello di fornire un IBAN compilando un apposito form presente sul sito Torinofacile. In particolare viene specificato che per farlo si deve accedere tramite le proprio credenziali SPID/CIE/CNS del diretto interessato ma l’IBAN può anche essere intestato a terze parti.
Tuttavia nella pagina d’introduzione al servizio di Torinofacile si legge invece che sarebbe necessario “Essere titolare o contitolare del c/c bancario o c/c postale” che si indica, sebbene poi in realtà, nella compilazione del form, esiste effettivamente l’opzione d’indicare se il conto corrente indicato è intestato a se stessi o meno:

Esiste la possibilità d’indicare un IBAN anche di un conto di cui non si è intestatari

Per coloro che invece non invieranno tale richiesta in forma elettronica, il processo di pagamento sarà più lungo con modalità ancora da stabilire… Sempre nelle spiegazioni presenti nella pagina d’introduzione al servizio di Torinofacile si apprende poi “il pagamento in contanti, tramite riscossione diretta presso l’ufficio cassa delle filiali Unicredit, potrebbe richiedere diverse settimane di attesa“.

Insomma, le procedure che fanno uso di mezzi informatici sono come sempre le più veloci e consone… sempre che vengano definite opportunamente, dovendo essere utilizzate da un cittadino comune!!

Foglio inviato ai presidenti di seggio in cui si menziona come ottenere la riscossione del compenso

La procedura, almeno per chi ha un minimo di dimestichezza con i mezzi informatici, è quindi assai semplice e informatizzata, almeno per il Comune di Torino!
Basta accedere al sito Torinofacile, ricercare ad esempio la parola scrutatori, per trovare subito la pagina relativa Accredito compenso ai componenti di seggio (oltre ad altre quali quelle di Iscrizione Albo Scrutatori/Cancellazione dall’Albo Scrutatori, Disponibilità a ricoprire l’incarico di scrutatore) ed effettuare un accesso sicuro con il proprio SPID/CIE/CNS.

La procedura di compilazione del form presente in Torinofacile – Accredito compenso ai componenti di seggio è dunque semplice, sebbene – dopo avere inserito i propri dati anagrafici, il numero di seggio e l’IBAN – richieda a ogni passo alcune fastidiose conferme per poter procedere:

Fastidiose e inutili richiesta di conferma compaiono durante diversi passaggi della procedura

All’ultimo passo è possibile cliccare sull’icona del file pdf per scaricare tale file contenente il riepilogo dei dati di cui si conferma l’invio all’ufficio competente.

Infine, al termine della procedura e relativo invio, viene aggiornata la pagina dove ora compare un link che consente di visualizzare le proprie istanze inoltrate:

Arriva poi anche una email di conferma di tale inoltro, con relativo codice di richiesta:

Insomma una procedura semplice, sicura (richiedendo una autenticazione con SPID) e rapida sia nell’inoltro sia (spero) nella sua successiva gestione…

di sicuro assai più avanzata di quelle che ho personalmente visto ancora in essere durante lo spoglio delle schede e il loro inoltro… procedure direi probabilmente rimaste immutate dall’inizio della Repubblica o forse più!
Ma di questo avrò occasione di parlarne in un altro successivo post” 😬

P.S. 6/11/2021

Il pagamento non avviene tuttavia in tempi rapidi neppure inoltramdo la richiesta in forma elettronica come indicato. A distanza di 3 settimane rimaniamo ancora in attesa! 🤔

P.S. 30/11/2021

Ricevuto il pagamento proprio oggi! Per essere una procedura di pagamento informatizzata, i tempi direi non sono stati particolarmente rapidi… 🤔

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Dal 1/10/2021 i cittadini potranno accedere all’area riservata solo con SPID, CIE o CNS nei siti dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate: la “rivoluzione” informatica inadeguata che complica solo la vita ai cittadini!

Ho provato ad accedere ieri all’app dell’INPS per vedere i dettagli della pensione mensile e ho avuto la brutta sorpresa di vedermi indicate come errate le mie credenziali INPS che da sempre utilizzo per accedere a quell’app (che memorizzandosele, non me richiedeva più, se non dopo un eventuale aggiornamento dell’app stessa). Questo almeno fino a ieri pomeriggio: ora finalmente il messaggio di rifiuto non indica più l’inesattezza delle credenziali, bensì la nota seguente: “ATTENZIONE: dal 1 ottobre 2021 puoi accedere solo con SPID, CNS o CIE” … anche se poi, in realtà, da quell’app l’accesso con CNS non risulta possibile, almeno attualmente: come si può vedere dagli screenshot seguenti, si deve infatti utilizzare l’accesso web da un browser del sito dell’INPS – sia da PC sia da smartphone – per vedere attivata anche quella terza possibilità di autenticazione (oltre a dover usare un lettore per carte a contatto con chip). Dal momento che non so nemmeno se tali lettori possano funzionare se collegati alla porta micro USB di uno smartphone (esisteranno i driver necessari per quei dispositivi?), sicuramente più agevole è la lettura di una carta contactless tramite lettore NFC, qualora integrato in quel dispositivo.

P.S. 3/10/2021 – Per fortuna ora nell’app dell’INPS hanno introdotto la possibilità d’inserire un PIN, con la validità di 30 giorni, che evita così di dover effettuare la non certo immediata procedura di accesso con SPID/CIE… sebbene comunque ogni mese, anche solo per controllare i dettagli della pensione, si debba comunque rifare in quanto trascorsi quei termini indicati! Avrebbero almeno dovuto prolungarne la validità a un po’ più di 30 giorni dopo l’ultimo accesso e non, come sembra ora, dalla sua creazione! 🙄

Nuova funzionalità introdotta nell’app dell’INPS per evitare, almeno per 30 giorni, di dover effettuare ogni volta la non banale e lunga procedura di autenticazione con SPID/CIE

Ecco quindi che, come preannunciato non certo in modo così evidente per tutti dal momento che ha colto di sorpresa anche me (figuriamoci un anziano!), dal 1 ottobre 2021 è stato inibito l’accesso ai siti sia dell’INPS sia dell’Agenzia delle Entrate tramite le credenziali dai medesimi rilasciati e che consentivano l’accesso, a chi li avesse (da tempo non ne rilasciavano di nuove), senza utilizzare le forme attualmente più in voga, vale a dire SPID, CIE o CNS. … sì, perché ora, in aggiunta allo SPID e al CIE si esiste anche un terzo metodo alternativo, il CNS vale a dire la Carta Sanitaria che, solo qualora appositamente abilitata e associata a un PIN, diventa la Carta Nazionale dei Servizi, appunto un ulteriore metodo alternativo di accesso “sicuro”!

La “rivoluzione” non coinvolge però solo i siti dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, bensì anche quelli relativi ad altri servizi al cittadino fino a oggi utilizzabili anche con l’itilizzo di credenziali appositamente rilasciate da tempo dai medesimi. Ad esempio, anche l’accesso a TorinoFacile ha dismesso le sue credenziali il medesimo giorno.


Non so, sinceramente cosa avvenga negli altri Paesi (e non desidero perdere ulteriore tempo nell’analisi), ma avere e dover gestire tre modalità di accesso “unificato” mi sembra davvero una follia, tanto più che, soprattutto alcune, risultano davvero complicate da richiedere/utilizzare (i.e. SPID), nessuna poi sicuramente banale come avveniva con l’uso delle credenziali di un tempo, agevolmente utilizzabili anche da persona fidata che, ad esempio, si sobbarcava l’onere di aiutare una persona incapace a tali operazioni, spesso un anziano. Anche il processo di delega [che, come mostrerò nel seguito, è stato fortunatamente introdotto per sopperire a situazioni assai comuni (e.g. gestione di persone anziane e non solo, essendo certamente i metodi informatici non alla portata di tutti i cittadini)] comunque introduce una complicazione nel processo che davvero si poteva evitare laddove non fosse indispensabile (e.g. per chi aveva e usava proficuamente credenziali già da tempo rilasciate dai singoli servizi). Infatti, ora il delegato (e.g. il familiare dell’anziano infermo) deve andare in un apposito sportello (che può necessitare di una prenotazione non sempre agevole da ottenere), fornire documentazione e certificati rilasciati da personale sanitario (come se i medici generici non avessero già sufficienti incombenze burocratiche a loro carico!). … e questo anche solo per vedere, per l’assistito, la sua pensione in dettaglio, scaricaregli il CUD dall’INPS o compilargli il 730 magari accettando la sua versione precompilata dall’Agenzia delle Entrate stessa...

Avevo già scritto da tempo diversi post sul “problema” di transizione a un accesso “unico” per i servizi offerti da enti pubblici, ad esempio SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale): la panacea per l’accesso a tutti i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione? Non direi proprio!
Erano tutti siti che comunque già da tempo avevano messo in atto propri meccanismi di autenticazione specifici che, sebbene non più rilasciati, continuavano a valere come alternativa a SPID/CIE/CNS per chi già li possedeva.
Mi chiedo: che cosa costava quindi mantenerli ancora, in modo da non creare problematiche per chi era abituato a utilizzarli (spesso persone già di età o familiari che si adoperano per loro in fastidiose operazioni burocratiche)? Mica penseranno che le metodologie SPID/CIE/CNS siano davvero oggettivamente più sicure? E poi, se anche fosse, per molteplici dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione (e.g. scaricare il proprio CUD) sicuramente quel livello di supposta assoluta sicurezza non sarebbe davvero necessario! D’altra parte già le tre metodologie di autenticazione consentite ora hanno livelli di sicurezza ben diversi anche solo per via del supporto utilizzato (e.g. le carte contactless sono decisamente meno clonabili rispetto a quelle con chip a contatto). Relativamente allo SPID poi, è stato pensato per avere addirittura ben tre livelli diversi di sicurezza!! 🤔

Email ricevuta il 30/09/2021 dall’Agenzia delle Entrate che mi comunicava l’imminente cessazione della possibilità di autenticazione con le credenziali rilasciate un tempo dalla stessa
Notifica presente nell’app/sito dell’INPS in cui si comunica l’imminente cessazione della possibilità di autenticazione con le credenziali rilasciate un tempo dallo stesso ente

Perciò, nel sito dell’INPS, in questa pagina relativa a Servizi on line: introdotta la delega dell’identità digitale, viene specificato: “Dal 16 agosto 2021, il cittadino che sia impossibilitato a utilizzare in autonomia i servizi online INPS, può delegare un’altra persona di sua fiducia all’esercizio dei propri diritti nei confronti dell’Istituto attraverso lo strumento della delega dell’identità digitale. … La delega dell’identità digitale è anche lo strumento attraverso il quale i tutori, i curatori, gli amministratori di sostegno ed esercenti la potestà genitoriale possono esercitare i diritti dei rispettivi soggetti rappresentati e dei minori. La richiesta può essere effettuata direttamente dal delegante presso una qualsiasi sede territoriale dell’INPS esibendo il modulo di richiesta di registrazione delega dell’identità digitale e la copia del documento di riconoscimento del delegante.
Dopo la registrazione a sistema della delega, il delegato può accedere ai servizi INPS in luogo del delegante, autenticandosi con le proprie credenziali SPID/CIE/CNS e potrà scegliere, quindi, se operare in prima persona oppure in luogo e per conto del delegante.

Da quello che viene indicato, tuttavia, non si comprende bene se questo processo di delega sia estendibile anche nel caso di persone malate o comunque anziane con problematiche tali da non poter operare in modo autonomo, senza per questo avere un curatore o quant’altro. Per fortuna nelle F.A.Q. si trova tale domanda con relativa risposta:

F.A.Q. presente nel sito dell’INPS

Quindi, se uno è invalido e necessita di un aiuto per operare sul aiuto dell’INPS, dal 16 agosto 2021 può delegare figli o altre persone di fiducia a effettuare l’accesso per tuo conto ai servizi online con il loro SPID, come indicato nella circolare INPS 12 agosto 2021, n. 127.
Per richiedere la registrazione della delega, si può prenotare un appuntamento allo sportello INPS e recarsi allo sportello per consegnare come delegante la documentazione di seguito indicata:

La richiesta di delega deve essere presentata fisicamente presso gli sportelli INPS.

Per prenotare l’appuntamento si può chiamare il Contact center, al numero 803164 da rete fissa o 06164164 da rete mobile, o contattare la propria sede INPS di riferimento fissando un appuntamento tramite l’area MyINPS, il portale INPS (Contatti->Le sedi INPS) oppure tramite app INPS Mobile. Si possono trovare ulteriori istruzioni e tutorial sulle modalità di prenotazione nella sezione Contatti -> Accedere alle Sedi INPS.

Nel caso uno sia impossibilitato a recarsi presso gli sportelli INPS a causa di patologie (allettato per lunga durata, ricoverato in strutture di cura ecc.), può richiedere la registrazione della delega da parte di familiare o tramite altra persona di fiducia dallo stesso delegata.

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Esiste poi un’ulteriore possibilità di delega per abilitare una Tessera Sanitaria (e.g. quella di un anziano infermo) perché diventi una Carta Nazionale dei Servizi con un proprio PIN da utilizzare durante un’autenticazione.
… e forse questa soluzione può risultare la più semplice ed attuabile per poi accedere a qualsiasi sito che consenta quella forma di autenticazione (sembra oramai inserita in tutti i siti delle pubbliche amministrazioni, INPS e Agenzia delle Entrate inclusi). L’unico vincolo rimane poi quello di dotarsi di un apposito lettore tale carta con chip a contatto, comunque assai economico.

Da questa pagina del sito dell’INPS relativo alla Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS) si legge: “viene emessa dall’Agenzia delle Entrate, che si occupa di produrre e distribuire la tessera su tutto il territorio nazionale. Ai nuovi nati viene spedita in automatico, senza bisogno di inviare alcuna richiesta, dopo che è stato attribuito il Codice Fiscale da parte dei Comuni o di un ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Per poterla utilizzare come Carta Nazionale dei Servizi (CNS) è necessario recarsi presso un ufficio della Regione nella quale si risiede, dove verrà rilasciata una busta con il Personal Identification Number (PIN) per il suo utilizzo come CNS.
È importante sapere che il titolare della TS, per ottenere il rilascio del PIN, può delegare un parente. Per l’utilizzo della CNS come sistema di autenticazione
è necessario infine dotarsi di un lettore di smart card. Non è necessario avere uno smartphone per utilizzare la CNS.”

Quindi sembra che la tessera sanitaria, spedita gratuitamente a domicilio, possa diventare la Carta Nazionale dei Servizi (utilizzabile quindi in alternativa a SPID e CIE) per accedere ai servizi pubblici (e.g. INPS, Agenzia delle Entrate): basterebbe recarsi presso un ufficio della Regione di residenza per ritirare una busta con un PIN idoneo al suo utilizzo elettronico. Anzi “il titolare della TS, per ottenere il rilascio del PIN, può delegare un parente“! Sembrerebbe quindi quasi risolto ogni problema… tranne per il fatto che “per l’utilizzo della CNS come sistema di autenticazione è necessario dotarsi di un lettore di smart card“, …. ma subito rassicurano nuovamente che “non è necessario avere uno smartphone per utilizzare la CNS” … solo un PC! 🙄🤔

Come richiedere quindi tale PIN per la Tessera Sanitaria (TS-CNS) in modo che possa essere utilizzata come Carta Nazionale dei Servizi? Sempre in quella pagina del sito dell’INPS esiste un elenco di link per ciascuna Regione. In particolare, per il Piemonte il link porta a una pagina del sito appunto della Regione Piemonte relativo all’elenco degli sportelli per la gestione Tessera Sanitaria – CNS in quel territorio (i.e. l’elenco degli sportelli ASL abilitati al rilascio delle credenziali per l’utilizzo della Tessera Sanitaria TS – CNS come strumento di autenticazione). Nel documento scaricabile viene ad esempio indicato, tra tutti gli altri del Piemonte, i seguenti sportelli nella città di Torino:

Sempre nel sito della Regione Piemonte c’è una sezione apposita relativa alla Tessera Sanitaria Carta Nazionale dei servizi TS – CNS. Qui viene precisato: “Per garantire l’utilizzo esclusivo da parte del proprietario, la tessera viene recapitata a domicilio disattivata: per attivarla è necessario presentarsi presso uno degli sportelli dislocati sul territorio della propria ASL di appartenenza, portando con sé la nuova tessera e un documento di identità valido. L’operatore incaricato attiva la carta e il cittadino riceve le prime parti del PIN, PUK e CIP (opzionale). Successivamente, riceverà all’indirizzo e-mail comunicato all’ASL le seconde parti delle credenziali. Per poter utilizzare la carta il cittadino dovrà dotarsi di un lettore di smartcard e del relativo software, scaricabile gratuitamente dal portale TS-CNS“.

Insomma, una procedura direi molto simile a quella della Carta d’Identità Elettronica (CIE) anche se in questo caso non si parla di lettura tramite smartphone dotato di funzionalità NFC (non presente sempre, soprattutto nei telefonini più economici o più datati), bensì solo di lettore di smartcard da utilizzare da un computer dove sia installato un apposito SW scaricabile gratuitamente.
Relativamente alla possibilità di delega nel ritiro, vengono fornite istruzioni specifiche per ciascun caso (e.g. minori non emancipati, persone sottoposte a tutela, malati). Relativamente alle persone malate e/o impossibilitate a recarsi al ritiro per un tempo superiore ai 3 mesi, viene detto:

È quindi sufficiente portare documento valido (e relativa fotocopia!!), delega firmata dal delegante, certificato medico o documentazione clinica idonea (anche eventuale autocertificazione sembrerebbe): tale documentazione deve essere generica e non indicare, per motivi di privacy riferimenti alla patologia del titolare della TS-CNS.

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L’altra possibilità è avere una Carta d’Identità Elettronica con relativo PIN anche se, nel caso in cui uno non l’abbia già, richiederla sembra non sia sempre così agevole. Nella pagina del sito del Comune di Torino relativo alle modalità di prenotazione, vien detto: “L’appuntamento può essere richiesto autonomamente, anche in assenza di credenziali SPID, CIE o Torino Facile, con le seguenti modalità:Carta Identità Elettronica, tramite il portale ministeriale o il portale Torino FacileCambio di residenza da altro Comune o dall’estero, tramite il servizio online Sportello FacileCambio di indirizzo in città, tramite il servizio online Sportello Facile“. Ssebbene la prenotazione possa avvenire anche solo utilizzando SMS, e quindi non si necessita di SPID, non sempre (sembra) disponibile la possibilità di effettuarla:

Vedi a tale proposito anche il mio post Come recuperare il PIN/PUK della propria Carta d’Identità Elettronica (CIE) e poi leggerla con un lettore NFC

Sempre da una pagina del sito del Comune di Torino si legge: “Il costo per l’emissione è di Euro 22,21 nel caso del documento elettronico.
AVVERTENZE:

  • Il rinnovo del documento può essere richiesto a decorrere dal 180° giorno precedente la scadenza, riconsegnando all’ufficio la carta d’identità precedente scaduta o in scadenza.
  • In caso di smarrimento o furto occorre esibire la denuncia di smarrimento o furto resa all`autorità di pubblica sicurezza (Carabinieri o Polizia) in originale e fotocopia; occorre esibire un valido documento di riconoscimento in corso di validità (in mancanza occorre la presenza di due testimoni residenti sul territorio nazionale muniti di documento d`identità valido).
  • In caso di documento deteriorato, occorre presentare il documento danneggiato e un altro documento di riconoscimento valido (in mancanza di quest’ultimo occorre la presenza di due testimoni residenti sul territorio nazionale muniti di documento d`identità valido).

Infatti l’articolo 36, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, è sostituito dal seguente: “7. La carta d’identità può essere rinnovata a decorrere dal centottantesimo giorno precedente la scadenza. Le carte d’identità rilasciate su supporto cartaceo e le carte d’identità elettroniche rilasciate in conformità al decreto del Ministro dell’interno 8 novembre 2007, recante “regole tecniche della Carta d’identità elettronica”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 261 del 9 novembre 2007, possono essere rinnovate, ancorché in corso di validità, prima del centottantesimo giorno precedente la scadenza..

Sembrerebbe tuttavia che, se ho capito bene, il decreto del 16 luglio 2020 ha fatto decadere il limite dei 180 giorni per le carte d’identità cartacee o quelle elettroniche obsolete, dando la possibilità di rinnovarle anche subito, mentre rimane il limite dei 180 giorni per le carte elettroniche “nuove” salvo ovviamente i casi di furto, smarrimento o deterioramento. Tuttavia questa informazione che ho trovato online necessita di una conferma (chi ha tempo e voglia di leggersi quel decreto ho inserito il link!)..

Sembra anche, a causa dell’emergenza sanitaria, per evitare assembramenti è stato deciso di prorogare la validità dei documenti d’identità, mentre dall’altro lato poiché, finalmente, si vuole dare un’accelerazione verso la digitalizzazione, si consente di rinnovare la CI a favore di quella elettronica 3.0 anche prima della scadenza naturale.

Si legge anche in qualche forum che in qualche anagrafe hanno negato il rinnovo da CI cartacea a CIE 3.0 perché mancavano oltre 6 mesi alla sua scadenza… sembra pure che abbiano “consigliato” di strapparla e poi ripassare in quanto deteriorata…

A Torino, la sede centrale dell’anagrafe di via della Consolata 23 riceve senza appuntamento per il rilascio di carte d’identità, certificati, autenticazioni di firma e di copia, dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, attestazioni di soggiorno.

L’appuntamento può essere richiesto autonomamente, anche in assenza di credenziali SPID, CIE o Torino Facile, con le seguenti modalità: Carta Identità Elettronica, tramite il portale ministeriale o il portale Torino Facile. Può convenire provare a vedere la disponibilità di posti anche nei Comuni vicini a grandi metropoli. Ad esempio, se cerchi di prenotare in una anagrafe nel Comune di Torino difficilmente trovi posti, mentre nei Comuni vicini si trovano posti, sebbene i tempi di attesa siano comunque notevoli (e.g. più di un mese e mezzo):

Per il rinnovo della Carta d’identità può convenire prenotare nei piccoli Comuni

Per leggere una carta sanitaria alias Carta Nazionale dei Servizi (TS-CNS), trattandodi di una carta con chip a contatto necessita di un lettore economico (e.g. inferiore ai 20€, ad esempio questo). Anche le CIE rilasciate fino a luglio 2016 erano di questa tipologia di carte con chip per cui possono essere lette con questo medesimo lettore.

Si noti che il lettore necessario per leggere la Carta d’identità elettronica (CIE 3.0) attualmente rilasciata dalle anagrafi (da agosto 2016) deve essere un lettore contactless NFC che sia idoneo a leggere quella carta nella versione attuale (3.0): il costo di questi lettori, collegabili ad una porta USB di un PC, non è indifferente (attualmente poco meno di 50€, ad esempio questo). È poi necessario stare sttenti alla compatibilità con la CIE 3.0 attuale in quanto sembra esistono alcuni lettori in grado di leggere solo le CIE 2.0 cioè quelle con chip a contatto, rilasciate prima del luglio 2016. Solitamente le carte contacless vengono tecnicamente considerate più sicure ed è anche per questo, oltre che per la loro comodità di utilizzo, che sono state scelte da tutte le carte di credito e debito attualmente rilasciate dalle banche.

Comunque esiste la possibilità di leggere le CIE 3.0 anche tramite l’app CieID disponibile per Android iOS, sempre che il vostro telefonino abbia quella funzione NFC, generalmente non presente nei modelli di fascia bassa e/o di qualche anno fa. Se invece uno ha uno smartphone con quella funzionalità, sarà in grado di leggere la propria Carta d’Identità Elettronica di nuova generazione configurando l’app e appoggiando la carta sul retro dello smartphone. Purtroppo non si può configurare l’app CieID per registrare più carte, impedendo perciò l’utilizzo di un medesimo smartphone per leggere più CIE ed autenticare quindi più persone (e.g. un familiare anziano magari non in possesso di uno smartphone, tantomeno di uno con la funzionalità di lettore NFC)! 🙄😒 Percìò mi sembra che l’unica soluzione per un utilizzo multiutente sia l’uso di un costoso lettore NFC collegato via USB ad un PC (vedi anche Software CIE).

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Come sapere la velocità della propria connessione a Internet (i.e. come effettuare uno speedtest che abbia senso per conoscere le prestazioni della propria linea) ed eventualmente pensare di poterla condividere, a livello condominiale, con un unico contratto commerciale

Le velocità di trasmissione pubblicizzate dai diversi provider sono sempre più elevate e attualmente si parla di “velocità di trasmissione fino a 1 Gigabit al secondo” (i.e. 1000 Gbps), sia in download che in upload.
In realtà, generalmente le velocità raggiunte sono minori seppur molto elevate e non sono simmetriche in download (quando si scaricano contenuti dalla rete) e in upload (quando si inviano contenuti in rete). Infatti generalmente si ottengono valori maggiori, anche di molto, per la velocità di trasmissione in download, che d’altra parte è generalmente quella che più interessa maggiormente (e.g. quando si vede un film, o si naviga su Internet con un browser, si utilizza principalmente traffico in download). Se quindi si ottengono risultati simmetrici nei test (o addirittura valori maggiori per il flusso upstream), è probabile che ci si sia collegati alla rete domestica non nel modo più appropriato per ottenere le migliori prestazioni, quindi quelle idonee per effettuare correttamente uno speedtest per testarla!

Ma come fare a sapere qual è la velocità massima reale che uno riesce effettivamente ad avere sulla propria linea di casa? Anche i più sprovveduti sanno oramai che esistono servizi di speedtest che, scaricando/caricando una sufficiente quantità di dati da/verso la rete, riescono a fornire una buona indicazione delle massime velocità raggiungibili con la propria linea di casa. Ma come effettuare questo test per avere dei risultati che effettivamente misurino le potenzialità della propria linea e, non avere invece misurazioni penalizzate da altri fattori?

La velocità maggiore si può ottenere sono quando la trasmissione in fibra è non solo tra centrale e “armadio ripartilinea” in strada, ma anche tra questo e l’appartamento

Diciamo innanzitutto che le massime velocità si possono ottenere solo quando la fibra arriva in casa, vale a dire si tratta i un collegamento FTTH (Fiber To The Home) e non FTTC (Fiber To The Cabinet) dove il cavo di fibra arriva solo a un armadio in strada (magari collocato lontano, anche a diversi chilometri dal proprio domicilio, seppure spesso si trovi solo a poche decine/centinaia di metri) e poi da quello parte un cavo classico in rame fino in casa. In quest’ultimo caso le velocità risultano assai più ridotte (e.g. 40 Gbps) pur rimanendo più che sufficienti per poter usufruire di un qualsiasi servizio anche multimediale (e.g. vedere un film ad alta definizione in streaming).

Se uno ha un collegamento FTTH, allora al router arriva un cavo sottile (fibra) con un attacco come in figura e non un cavo più grosso (rame) con un attacco diverso, come si ha nel caso di un collegamento in fibra FTTC dove in realtà la fibra arriva solo a un armadio collocato in strada, magari anche a chilometri di distanza!

Esempio di cavo ottico che arriva in ingresso al modem/router di casa nel caso di un collegamento FTTH (il più veloce)

Non mi dilungherò, non essendo oggetto del post, ma per chi è interessato, ho trovato un articolo che mi sembra spieghi sufficientemente bene i motivi per cui un collegamento FTTH reale non offre la velocità massima ipotizzabile e commercialmente propagandata: Perché la FTTH non va a 1000 Mbps?

Velocità reali raggiungibili con un collegamento in fibra FTTH sono comunque elevate e di diverse centinaia di Mbps, anche nelle condizioni peggiori, quindi sicuramente più che adeguate per poter essere condivise tra più appartamenti anche qualora si usino servizi di film in streaming, in generale i più dispendiosi in termini di banda richiesta. Infatti, anche solo effettuando una semplice ricerca su Internet, si può trovare che, per accedere alla qualità 4K UHD è necessaria una connessione a banda larga che permetta di gestire almeno tra 10 e 25 Mbps. Comunque, per fruire della qualità FullHD basta mediamente una semplice connessione da 7 Mbps in downstream. Se ci si ‘accontenta’ poi della qualità HD 720p, è sufficiente ancora meno banda: appena 3-5 Mbps in media.

Ma torniamo all’oggetto principale del post!
Per effettuare correttamente uno speed test sulla propria linea è necessario:

  • Utilizzare un dispositivo performante, quale ad esempio un PC ben dimensionato
  • Collegarlo direttamente al modem/router via cavo Ethernet.

Solo se si rispettano quei due principi basilari indicati, la misurazione potrà fornire delle indicazioni reali sulle potenzialità della linea e non penalizzate (anche fortemente) da altri fattori. Ovviamente anche se il test viene così eseguito correttamente, i risultati trovati potranno variare nel tempo in base al traffico istantaneo delle infrastrutture ‘core’ della rete e la distanza/carico dei server utilizzati per effettuare il test, in quanto queste condizioni possono mutare nel tempo anche a seconda dell’giorno/ora in cui lo si effettua: comunque sia, sebbene rifacendo il medesimo test a qualche giorno/ora di distanza i risultati forniti possono anche differire (non di molto), i risultati ottenuti possono comunque fornire una valida indicazione sulla bontà della propria linea.

Completamente inaffidabili (ai fini di testare la bontà della propria linea fissa) sono invece i risultati che si ottengono se si effettua il test utilizzando, ad esempio, il proprio smartphone collegato a una rete Wi-Fi collegata alla propria linea fissa. Nel seguito mostro infatti i risultati che ho ottenuto effettuando lo speedtest (da app o direttamente da browser) su una medesima linea FTTH, prima collegando il mio PC via cavo direttamente al router, poi da smartphone collegandomi al Wi-Fi a 5GHz del router (rimanendo nella medesima stanza dove è collocato quel router), poi da smartphone collegandomi al Wi-Fi a 2,4GHz del router (rimanendo sempre nella medesima stanza dove è collocato il router, sebbene il risultato sarebbe stato molto simile anche andando in una delle stanze accanto), infine collegandomi tramite una powerline posizionata in una stanza assai distante dal router (anche qui collegandomi ad essa prima via cavo e poi tramite ciascuno dei Wi-Fi generati dalla medesima, quello a 5GHz e poi quello a 2,4GHz). Come si vede dagli screenshot seguenti, i risultati di esempio ottenuti forniscono risultati molto differenti, pur attestandosi tutti alla medesima linea fissa:

  • 862,57 Mbps in download e 104,47 Mbps in upload con un collegamento di un PC via cavo direttamente alla presa ethernet del router.
  • 584 Mbps in download e 102 Mbps in upload con un collegamento di uno smartphone al Wi-Fi a 5GHz generato dal router stesso, rimanendo vicino a esso (e.g. nella medesima stanza dove è collocato il router).
  • 53 Mbps in download e 68 Mbps in upload con un collegamento di uno smartphone al Wi-Fi a 2,4GHz generato dal router stesso pur rimanendo con lo smartphone vicino a esso (e.g. nella medesima stanza dove è stato collocato il router anche se, in questo caso, si sarebbe avuto un risultato di poco peggiore anche spostandosi in una stanza accanto)
  • 88,82 Mbps in download e 104,36 Mbps in upload con un collegamento di un PC alla presa ethernet fornita da un adattatore powerline collocato in una presa elettrica di una stanza molto distante dal router.
  • 83,2 Mbps in download e 99,4 Mbps in upload con un collegamento di uno smartphone al Wi-Fi a 5GHz generato da un adattatore powerline (collocato in una presa elettrica di una stanza molto distante dal router), rimanendo nella stessa stanza in cui è posizionato quel dispositivo di rete.
  • 46,7 Mbps in download e 45,6 Mbps in upload con un collegamento di uno smartphone al Wi-Fi a 2,4GHz generato da un adattatore powerline (collocato in una presa elettrica di una stanza molto distante dal router), rimanendo nella stessa stanza in cui è posizionato quel dispositivo di rete benchè anche andando in quelle limitrofe i risultati sarebbero peggiorati di poco.

Risulta quindi evidente come un collegamento non diretto via cavo, ad esempio via Wi-Fi, possa drasticamente diminuire la banda, anche in base alle prestazioni specifiche del dispositivo di rete utilizzato per generare la connessione. Inoltre la velocità di un collegamento via Wi-Fi (comunque ben inferiore a quella che si ottiene via cavo), dipende non solo dal tipo di dispositivo di rete, ma anche dal dispositivo che utilizza la connessione (e.g. PC, TV, smartphone). Infine, i router di qualità in genere forniscono due reti Wi-Fi, una a 2,4GHz (meno veloce ma che ha un ampio campo di azione, i.e prende da più distante) e una a 5GHz (più veloce ma prende solo da vicino – e.g. nella stessa stanza in cui c’è il modem). I risultati del test dipendono quindi non solo a quale Wi-Fi lo smartphone si collega, ma anche dalle prestazioni dello stesso.
Infine, nel caso poi di utilizzo di un repeater Wi-Fi o di un adattatore powerline (collegato a una presa della rete elettrica di casa) per riuscire ad avere un collegamento di rete (via Wi-Fi o via cavo) in aree anche molto distanti dal router (e senza utilizzare una rete domestica LAN cablata), si vede che le prestazioni dipendono pure qui sia dal tipo di collegamento (i.e. Wi-Fi 2,4GHz/5GHz, via cavo) sia dalla tipologia di WiFi a cui ci si connette, sebbene le differenze tra i risultati ottenuti non risultino così evidenti come negli altri casi analizzati.

Perciò, ripeto, uno speedtest, che serva per determinare le prestazioni massime del propria linea di accesso alla rete, deve essere fatto necessariamente da un PC performante collegato via cavo direttamente al router.

Speedtest collegandomi in casa con il PC collegato direttamente al router via cavo Ethernet
Speedtest collegandomi in casa con lo smartphone al WiFi a 5MHz generato dal router stesso
Speedtest collegandomi in casa con lo smartphone WiFi a 2,4GHz generato dal router stesso
Speedtest collegandomi in casa con il PC con cavo collegato alla presa ethernet fornita da un adattatore powerline collocato in una presa elettrica di una stanza distante dal router
Speedtest collegandomi in casa con lo smartphone al WiFi a 5GHz generato da un adattatore powerline collocato in una presa elettrica di una stanza distante dal router
Speedtest collegandomi in casa con lo smartphone al WiFi a 2.4GHz generato da un adattatore powerline collocato in una presa elettrica di una stanza distante dal router

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Abbiamo visto che le prestazioni reali di un collegamento FTTH sono molto elevate (e.g. nel caso specifico mostrato, 862,57 Mbps in download e 104,47 Mbps in upload) e sicuramente forniscono una capacità che è impensabile possa essere utilizzata appieno da un unico utilizzatore, seppure operasse contemporaneamente su più dispositivi (e.g. TV, PC, smartphone).
Se quindi si sperimentano dei rallentamenti nell’accesso ad alcune informazioni su Internet, questo non è sicuramente imputabile a limitazioni della capacità sulla propria linea di accesso bensì a problemi di sovraccarico (o cattivo dimensionamento) del server che ospita il sito che offre quel servizio o, al limite, per momentanea congestione nella parte ‘core’ della rete, non certo nell’accesso della propria linea!

Senza contare poi il fatto che se un vicino mette la fibra, quasi di sicuro lo attaccano in “coppia” con un collegamento preesistente (e.g. due split ottici da 8, quindi 64 su fibra da 1Gbps) ed ecco che, in altro modo, comunque avviene una condivisione della banda… sebbene entrambi paghino un loro canone!!

Per questo motivo, come già da anni avviene in alcuni stati esteri, anche in Italia s’incominciano a vedere condomini, pure con diversi appartamenti, che scelgono di fare un solo abbonamento business in fibra a livello condominiale, per poi dividere la spesa che può diventare irrisoria.
Nel seguito inserisco, a titolo di esempio, una tipica proposta dove si possono leggere le condizioni applicate:

Esempio di proposta di realizzazione di connessione Internet condivisa a livello condominiale tra gli aderenti

In genere, il filo in fibra viene fatto passare nella canalina preesistente dell’antenna TV o del telefono, per cui non sono richiesti lavori di muratura. Viene poi messo un elemento attivo (ONT) in ciascun alloggio che fornisce un attacco di rete: a esso si può attaccare direttamente un dispositivo (e.g. PC, TV) per collegarlo in rete. Ovviamente poi ciascun condomino può eventualmente mettersi, attaccata a quella propria presa Ethernet cablata nel proprio appartamento, un qualsiasi router per avere così un proprio Wi-Fi ed eventuali ulteriori attacchi di rete: generalmente le offerte comunque includono anche già l’installazione opzionale di un router qualora lo si desiderasse e non si volesse provvedere autonomamente. Ad esempio, in quella proposta, come opzione, forniscono a chi lo desidera un router per 54€ (costo tipico di un router di medie prestazioni), ma uno ne può anche acquistare un altro qualsiasi da qualsiasi parte o evitare di metterlo del tutto, qualora un solo attacco di rete risulti sufficiente e non interessi avere anche un Wi-Fi.
I costi dell’abbonamento verso l’operatore telefonico vengono suddivisi tra i condomini che aderiscono e, sempre in quel caso di esempio trattandosi di molti alloggi, si parla di un costo mensile inferiore ad 1€!

Personalmente la trovo una soluzione economica e ottima, viste le capacità attuali di una connessione in fibra FTTH che sicuramente non vengono sfruttate completamente neppure vedendo contemporaneamente in molti dei film in streaming o quant’altro…

Per finire, ripeto: le “performance” delle prestazioni di un collegamento di rete, soprattutto se ci si collega via cavo, sicuramente non dipendono dalla linea di accesso, bensì da colli di bottiglia presenti altrove, ed esempio nel server che ospita il sito/servizio o al limite nel “core” della rete (sebbene molto più improbabile). Perciò, una condivisione di una stessa linea tra una decina di condomini (ma anche molti di più…) non comporta NESSUNA penalizzazione e solo vantaggi economici rilevanti.

Per vedere se la propria casa è coperta per una connessione FTTH, ci sono diversi moduli online che, indicando città, via e numero civico, forniscono indicazioni a tale proposito: la copertura di rete in fibra ottica è in continua espansione per cui, anche se il form non restituisce una risposta positiva per l’FTTH, ma solo per altre soluzioni meno performanti (e.g FTTC o FWA), probabilmente è solo questione di poco tempo e conviene comunque incominciare a informarsi fin da ora!
Si noti che se la fibra è stata posata, poi si può fare un contratto per una linea FTTH con un qualsiasi operatore.

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Link utili

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Useful Outlook-specific features: request for delivery/read receipt, editing received/sent emails

In a previous post, I provided a step to step description on how to configure an email account in Outlook, even a Gmail one.

In this post I will talk about some relevant features that are not available in any other email client I know.
The most useful one, in my opinion, is the possibility to ask for a receipt (i.e. a returned email) when an email is delivered to the sent address server and/or it is read by the person who received it. The first receipt should arrive quite soon and allows you to be sure the address is a valid one right away; the second one gives you the certainty that the email has been opened. However, note that the receiver could have set some options (or answered some popup confirmation) in order to not allow the sending of the read receipt even if he open that email: therefore, if that receipt does not arrive you cannot be sure that the email was not read anyway… even though email clients for smartphones usually do not give that possibility to the email receiver, as many other web/PC ones.

In Outlook, while you are writing a new email, you can find that two Check [IT: Verifica] features among the Options [IT: Opzioni] tab:

  • Request delivery receipt [IT: Richiedi conferma di recapito]
  • Request read receipt [IT: Richiedi conferma di lettura]

If you write a new email, clicking the New email message [IT: Nuovo messaggio di posta elettronica] icon

Check [IT: Verifica] features: Request delivery receipt [IT: Richiedi conferma di recapito] and Request read receipt [IT: Richiedi conferma di lettura]

If Request delivery receipt [IT: Richiedi conferma di recapito] was checked, as soon as that email arrives at the receiver’s mailbox, the following delivery confirmation email is sent to the sender:

Delivered email confirmation

Then, if the Request read receipt [IT: Richiedi conferma di lettura] was checked, when the receiver tries to open that email he will be promoted with the following popup message asking him if he agreed that the sender receives a reading notification:

Request the email receiver if he wants a reading notification to be sent to the sender that has requested that check

The receiver can decide whether to accept or not, and have or not the requested reading notification be sent to the sender.

If accepted, the sender will receive a reading email notification with the date/time when the event happened:

Read confirmation email

So you cannot be sure if the receiver has read that email or not if you did not receive that confirmation … but if you receive it, you are sure he did! … and this can anyway be useful in most cases!

Note that in case you reply /forward a received message, you have to Disanchor [IT: Disancora] the reply/forward email, that is by default is embedded in the Outlook main window (click on the Disanchor [IT: Disancora] link on the top right of the embedded reply/forward email) : in fact, only in that case you can have the specific message menu that include that Options [IT: Opzioni] sub-menu, otherwise the main indow menu is related to Outlook features in general and not specifically to that message you are writing:

_____

Another useful feature is the possibility of modifying a received/sent email (Move -> Actions -> Modify message [IT: Sposta -> Azioni -> Modifica messaggio]): in fact, by default a received or already sent email is set to not editable and have to explicitly change that setting:

Both sent and received emails may be edited

You can see this Microsoft help page [IT] for further information.

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Come effettuare la certificazione energetica con l’ENEA (e.g. per un insufflaggio di materiale termico all’interno dell’intercapedine dei muri esterni) … e info per detrazioni fiscali (bonus facciata, cessione del credito)

Tempo fa, avevo già scritto un post su Come effettuare la certificazione energetica con l’ENEA per una installazione di nuovi infissi: era il 2017 e, si sa, le leggi cambiano ogni anno e di conseguenza anche i moduli da compilare!
In questo post fornirò alcune informazioni utili qualora si desideri procedere personalmente per la dichiarazione all’ENEA di un’opera d’insufflaggio di materiale termico all’interno dell’intercapedine dei muri esterni di una casa/alloggio, ma penso possa tornare utile anche per dichiarare altri lavori che rientrino nel bonus casa 2021.

Tale pratica può essere effettuata da chi esegue il lavoro oppure tramite un consulente della ditta che ha eseguito il lavoro, ma generalmente ha un costo di circa un 50 euro che può incidere soprattutto se il lavoro ha coinvolto, ad esempio, una sola parete: comunque è una spesa in più che si può evitare con un minimo d’impegno, compilando un apposito form sul sito dell’ENEA. L’inoltro dei dati all’ENEA deve essere effettuato entro 90 giorni solari dal termine dei lavori, per via telematica tramite l’applicativo relativo all’anno in cui sono terminati i lavori: sì, perché c’è una pagina specifica per ciascun anno, modificandosi nel tempo le leggi fiscali!!

Innanzitutto si può andare nel sito ENEA relativo alle detrazioni fiscali e quindi nella sua sezione dedicata al Bonus casa: l’autenticazione con SPID può essere effettuata o prima o dopo, ma comunque viene richiesta per poter poi accedere poi alla sezione per inserire i dati della dichiarazione.

Innanzitutto è necessario indicare la tipologia di utente uno è: generalmente il compilatore privato è il “beneficiario”. Se uno lo ha già fatto, è necessario però abilitare il proprio account completando una scheda di dati personali presente sul sito detrazionifiscali.enea.it: quindi occorre effettuare il logout e nuovamente il login in quel sito relativo al Bonus casa 2021 come anche specificato esplicitamente!🙄

Finalmente, una volta rientrato nel sito dopo quella abilitazione, viene presentato il pulsante Compila la dichiarazione che consente appunto di accedere al form d’inserimento dei dati:

La prima sezione consente d’inserire i dati del beneficiario, vale a dire i propri dati e, una volta inseriti e premuto il tasto Salva in basso a sinistra, viene indicato Dati salvati e nel menù a sinistra appaiono elencate anche le sezioni seguenti, cioè Dati dell’immobile e Seleziona l’intervento:

I dati da inserire relativi all’immobile sono sempre i soliti (e.g. foglio, mappale, subalterno, m2 della superficie utile) e si riescono a inserire agevolmente: alcuni campi che compariranno verranno dedotti automaticamente dall’ubicazione dell’immobile (e.g. Zona climatica, Gradi giorno, Fascia solare), anche se potrebbero comunque essere trovati agevolmente ricercando su Internet (e.g. Zona climatica).

Anche qui è necessario premere il tasto Salva in basso a sinistra per avere i dati salvati e poter quindi passare alla sezione seguente relativo alla definizione dell’intervento effettuato:

L’ultimo form in cui si deve specificare uno o più interventi, non presenta subito tutti i campi da inserire per cui è necessario man mano premere un tasto opportuno (e.g. Prosegui, Visualizza tutto) per poter vedere visualizzati i successivi:

Non resta quindi che andare nella sezione d’interesse e inserire i dati richiesti. Ad esempio, nel caso si insufflaggio dei muri si deve andare nella sezione PV Pareti verticali, premere il tasto Aggiungi nuova Parete Verticale per quindi vedere visualizzati i campi da inserire:

La superficie in m2 da indicare dovrebbe essere quella effettivamente insufflata, cioè i metri quadrati netti dei muri che sono stati isolati (anche se un geometra mi ha detto che spesso vengono indicate le dimensioni delle pareti complete di finestre e infissi). Per i dati successivi, questi dipendono ovviamente dallo spessore del muro e dallo spessore e tipologia dell’isolante insufflato. Per il calcolo della trasmittanza si può utilizzare un apposito calcolatore messo gratuitamente a disposizione nel sito http://calcolodellatrasmittanza.com/public/: comunque tipici valori di Trasmittanza prima dell’intervento [W/m2K] sono 1,37, Trasmittanza dopo l’intervento [W/m2K] 0,10 e Trasmittanza termica periodica YIE [W/m2K] 0,05
Se si desidera si può cercare di fare un calcolo più preciso ma comunque l’installatore mi ha detto che comunque sia è un calcolo molto approssimativo non essendo necessariamente i muri spesi in modo uniforme e ci sono anche i pilasti portanti che non vengono ovviamente non insufflati…
Insomma rimane comunque un calcolo approssimativo!

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Consiglio di visitare la pagina ECOBONUS – AGEVOLAZIONI FISCALI PER IL RISPARMIO ENERGETICO NEGLI EDIFICIESISTENTI – EX LEGGE 296/06 presente nel sito dell’ENEA, dove si può trovare risposta a molteplici quesiti.
Ad esempio viene detto che, “per fruire delle detrazioni fiscali dell’ECOBONUS (ex legge 296/2006, detrazioni del 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), non occorre inviare alcuna comunicazione preventiva. La normativa vigente impone solamente che entro 90 giorni solari dal termine dei lavori (fatto salvo quanto riportato nella FAQ 6.E) debbano essere trasmessi ad ENEA, per via telematica tramite l’applicativo relativo all’anno in cui sono terminati i lavori, raggiungibile dalla homepage https://detrazionifiscali.enea.it/, i dati indicati nella scheda descrittiva degli interventi realizzati. Effettuata la trasmissione, in automatico ritorna al mittente una ricevuta informatica contenente il Codice Personale Identificativo (CPID). Le stampe di queste ricevuta e della scheda descrittiva anch’essa con il CPID stampato su ogni pagina, costituiscono prova dell’avvenuto invio. Non sono previsti altri riscontri da parte di ENEA, né in caso d’invio corretto, né in caso d’invio incompleto, errato o non conforme. Non vanno inviati documenti quali asseverazioni, relazioni tecniche, fatture, copia di bonifici, planimetrie, documentazione varia, ecc. che invece devono essere conservati a cura dell’utente ed esibiti in caso di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate o in caso dei controlli a campione eseguiti da ENEA ai sensi del DM 11.05.2018. Inoltre, è facoltà dell’Agenzia delle Entrate richiedere l’esibizione dell’originale della scheda descrittiva, debitamente firmata. Di conseguenza, si consiglia all’utente di stampare la scheda descrittiva e conservarla per futuri possibili controlli“. 


Viene detto anche che “i soggetti che hanno diritto della detrazione sono non solo i proprietari, ma anche i familiari conviventi con il possessore (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo), il convivente more uxorio, i locatari o i comodatari che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi su unità immobiliari o su parti di esse di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute, purché riscaldate. Gli immobili debbono essere esistenti e accatastati o con richiesta di accatastamento in corso e con i tributi pagati, se dovuti“.

Ricordo anche che chi usufruisce del Bonus Ristrutturazione ha diritto anche al Bonus Mobili ed elettrodomestici (detrazione del 50% su un tetto massimo di spesa di 16 mila euro).

Può essere utile guardare la pagina Deduzione o detrazione: significato e differenze tra le due agevolazioni dove viene spiegato molto bene la differenza appunto tra deduzione e detrazione:

  • Le deduzioni fiscali sono spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta che possono essere sottrarre direttamente dal reddito prima lo stesso che venga sottoposto a tassazione. In questo modo il contribuente ha la possibilità di poter ridurre la base imponibile e di conseguenza abbassare l’aliquota per il calcolo dell’imposta dovuta.
  • La detrazione fiscale comporta sempre una sottrazione delle spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta, che però avviene direttamente dalle tasse da versare all’erario. In questo caso il contribuente non avrà uno sgravio direttamente dal reddito  dichiarato che sarà sottoposto alla tassazione secondo le aliquote previste dalla legge.

Perciò, entrambi producono un alleggerimento delle tasse ma non sono concetti che si possono sovrapporre. In linea di massima, le deduzioni fiscali, rispetto alle detrazioni, tendono ad avvantaggiare i redditi alti visto che gli oneri deducibili, andando ad agire direttamente sulla base imponibile, praticano una riduzione del reddito dichiarato e quindi delle tasse dovute.

Le deduzioni possibili sono, ad esempio, le spese sanitarie: un elenco e analisi si può trovare in Ridurre il reddito imponibile grazie alle deduzioni IRPEF e IRAP.

Per ristrutturazione e risparmi energetico si tratta invece di detrazione per cui il contribuente non avrà uno sgravio direttamente dal reddito dichiarato e la sottrazione delle spese sostenute dal contribuente nel periodo d’imposta avviene direttamente dalle tasse da versare all’erario.

Da un sito online per professionisti tecnici si legge “Il cosiddetto Bonus Ristrutturazione è un’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia – disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 – che normalmente consiste in una detrazione Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo di 48 mila euro per unità immobiliare.
Tuttavia, dal 2012 in poi (per ora fino al 31 dicembre 2021) la detrazione è stata elevata al 50% e il limite massimo di spesa a 96 mila euro. La detrazione del 50% delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo
“. La medesima informazione si può d’altra parte trovare direttamente su una pagina del sito dell’Agenzia delle Entrate

Le condizioni per usufruire della detrazione delle spese di ristrutturazione in caso di familiare convivente: “Via libera dunque alla detrazione delle spese di ristrutturazione in caso di familiare convivente a patto che quest’ultimo sostenga le spese e sia intestatario di bonifici e fatture.
Fisco Oggi ha chiarito anche cosa accade per quanto riguarda il bonus mobili ed elettrodomestici. In questo caso, come specificato, “
la detrazione spetta unicamente al contribuente che ha effettuato determinate tipologie d’interventi edilizi (si consiglia, in proposito, di consultare la guida “Bonus mobili ed elettrodomestici” nella sezione l’Agenzia informa del sito delle entrate) e usufruisce della relativa detrazione”
È stato poi sottolineato che “per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione” deve precedere “quella in cui si acquistano i beni e che l’agevolazione spetta per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione”.
Nota: “Dal 2018 è necessario comunicare all’Enea gli acquisti di alcuni elettrodomestici per i quali si può usufruire del bonus (forni, frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura elettrici, lavasciuga, lavatrici, asciugatrici). Tutte le informazioni sull’invio della comunicazione sono disponibili sul sito dell’Enea, alla pagina http://www.acs.enea.it/ristrutturazioni-edilizie/

Dalla guida al Bonus Mobili e elettrodomenstici (aggionalmento 2021) si legge, tra l’altro:
La detrazione si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi
(modello 730 o modello Redditi persone fisiche) e spetta unicamente al contribuente
che usufruisce della detrazione per le spese di intervento di recupero del patrimonio
edilizio.
Per esempio, se le spese per ristrutturare l’immobile sono state sostenute
soltanto da uno dei coniugi e quelle per l’arredo dall’altro, il bonus per l’acquisto di
mobili ed elettrodomestici non spetta a nessuno dei due.
(😮🤔🙄)
Si ha diritto al bonus mobili ed elettrodomestici anche quando il contribuente ha
scelto, in alternativa alla fruizione diretta delle detrazioni per gli interventi di recupero
del patrimonio edilizio, di cedere il credito o di esercitare l’opzione per lo sconto in
fattura.

Bonus mobili anche ai familiari conviventi: condizioni: “Vi dev’essere comunque coincidenza tra soggetto che sostiene le spese di ristrutturazione e soggetto che sostiene le spese per l’acquisto dell’arredo.
Nell’ipotesi in cui le spese per la ristrutturazione siano state sostenute da uno dei coniugi e le spese per l’arredo dalla medesima abitazione dall’altro, quest’ultima detrazione non può essere riconosciuta al contribuente che non si avvale della detrazione per le spese di ristrutturazione edilizia.
Di conseguenza, se le spese di ristrutturazione sono state sostenute dal proprietario dell’immobile, anche la detrazione del 50% per l’acquisto dell’arredamento può competere allo stesso soggetto, mentr
e non può essere attribuita a un altro familiare, sia pure convivente.”

_____________________

Si noti che, se si sta eseguendo una ristrutturazione, si possono pagare con bonifico parlante anche i materiali. Ad esempio, spesso si può acquistare anche online facendo un ordine sul sito del venditore e scegliere modalità bonifico bancario, poi richiedere via mail la fattura anticipata e, solo dopo averla ricevuta, uno potrà procedere al bonifico per detrazione.

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Come avere l’estratto conto di HYPE

Una delle possibili offerte di carte a basso prezzo su cui è possibile anche avere un IBAN su cui farsi accreditare anche uno stipendio è Hype nella sua formulazione NEXT. Solo pochi mesi fa il costo della Hype NEXT era di solo 1€ ma ora ho visto che è addirittura salito a 2,99€ il costo fisso mensile. D’altra parte nella sua formula Start senza spese mensili, è semplicemente una carta prepagata e non consente di accreditare uno stipendio. Hype è un servizio offerto da Banca Sella.

In questo post voglio indicare come poter scaricare l’estratto conto in modo da poterlo avere sul proprio PC per eventualmente anche stamparlo.
Innanzitutto sottolineo che, da quanto ho letto, gratuitamente è possibile ricevere un solo estratto conto all’anno (ad aprile si riceve quello dell’anno precedente) anche se è possibile immagino richiederne altri a pagamento: rilasciarne uno mensilmente in forma elettronica, come fanno generalmente tutti i conti correnti, non mi sembra un grande sforzo, ma questo è quanto! Per fortuna questi documenti possono sia essere condivisi come link sia, più agevolmente, essere scaricati come file sul dispositivo mobile: sarà poi necessario utilizzare una qualche app che consente di navigare nel file system dello smartphone per poi andare nella directory di download e quindi aprire/inviare via email (o WhatsApp) quel file scaricato in pdf! La gestione del conto Hype viene fatta solo tramite smartphone e non è possibile effettuarla anche da PC, per quello che ne so… 😦

Inoltre sottolineo che l’elenco delle spese e delle entrate che si ottiene dalla sezione Movimenti, non è un estratto conto bensì semplicemente un qualcosa a scopo informativo, come viene ben specificato anche scaricando mese per mese quell’elenco, premendo dalla schermata dei movimenti sul pulsante “Scarica lista“: diversamente viene detto erroneamente in altri siti/blog.

Ciò che si scarica per ogni mese dalla sezione Movimenti premendo Scarica lista, non è un estratto conto bensì solo un documento a scopo informativo.

Si noti poi che la condivisione del file viene effettuata condividendo un link verso una piattaforma WPS Free Office Suite for Windows che non mi è sembrata davvero molto performante! Visualizzare e poi salvare in locale (i.e. stampando in pdf) il file dal link condiviso ad esempio via WhatsApp, non è stato uno scherzo verificandosi innumerevoli errori di sistema prima di riuscirci:

Infatti il documento viene visualizzato sul browser, ma poi non mi sembra esista alcuna possibilità di salvataggio in locale se non quella di lanciare una stampa indicando come stampante Salva come pdf (e non una stampante effettiva installata sul PC) quando dopo molteplici tentativi l’operazione d’impostazione della stampa va a buon fine e non fornisce più un Internal error!

Per invece scaricare annualmente l’estratto conto dell’anno precedente, si deve andare, partendo dai tre puntini del menù in basso a destra, nella sezione Profilo e quindi entrare nella sezione Documenti. Tra i diversi documenti elencati, trovate appunto anche quello dell’estratto conto che generalmente viene rilasciato, come già detto, verso metà aprile dell’anno successivo.

Vedi anche la sezione specifica del sito di Hype che parla appunto di come recuperare un estratto conto: https://support.hype.it/hc/it/articles/360006777193-Come-consultare-l-estratto-conto-di-HYPE

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Come fare quando si è quasi esaurito lo spazio di archiviazione su Gmail

Prima o poi doveva succedere! Mi è arrivata la seguente comunicazione dal Google che mi avvertiva che stavo per esaurire lo spazio a disposizione e che perciò a breve avrei potuto avere problemi nel ricevere/inviare nuove email:

Notifica di Google che lo spazio di archiviazione personale sta per esaurirsi

Sebbene i 15 GB di spazio offerti gratuitamente da Google non siano pochi e sebbene li utilizzi principalmente per contenere le mail di Gmail (non utilizzo molto Google Drive e Google Photos, preferendo come cloud il OneDrive associato a Office 365 e Amazon Photos per il backup delle immagini su cloud essendo gratuito e senza limiti con Amazon Prime), la quantità di email ricevute giornalmente, comprese quelle di spam e pubblicitarie, è tale che qualsiasi sia lo spazio a disposizione, questo prima o poi si esaurisce!!
Devo dire che, pur utilizzando Gmail come mail personale principale, ci sono voluti diversi anni (decenni?) affinché lo spazio a disposizione fosse prossimo a esaurirsi, nonostante spesso abbia inviato email con allegati anche pesanti (e.g. foto, documenti). Sicuramente i tempi si sarebbero accorciati di molto se avessi utilizzato pesantemente gli altri due servizi Google che utilizzano il medesimo spazio di memoria personale (i.e. Google Drive e Google Photos)!

Qualsiasi servizio di posta, d’altra parte, anche quelli a pagamento o aziendali, prevedono una dimensione massima di archiviazione. Dopodiché ci sono solo due possibili strade per evitare di incorrere nel probelma di non poter più ricevere/inviare email con quella casella di posta:

  • Liberare spazio, cancellando le mail ricevute di non interesse ed eventualmente salvando localmente quelle ancora d’interesse ma vecchie (ad esempio di anni scorsi), prima di eliminare anche quelle lato server
  • Acquistare nuovo spazio di archiviazione.

Per una mail aziendale, in genere, è possibile ricorrere solo alla prima soluzione, mentre, ad esempio nel caso di Gmail, come suggerito anche dalla email di avvertimento, può essere sufficiente richiedere altro spazio di archiviazione che però non risulterebbe più gratuito sebbene abbia costi contenuti.
Comunque sia, archiviare in locale le email degli anni precedenti può essere sempre una buona pratica, sempre che uno poi salvi comunque quegli archivi in qualche modo sicuro (e.g. sincronizzandoli su un Cloud o localmente su NAS). Alcuni client quali Outlook consentono agevolmente di salvare in locale le email di un certo periodo temporale per poi eventualmente permettere di agganciare tali repository al medesimo client, in modo da poter comunque consultare (ed effettuare eventuali ricerche) mail specifiche di quel lasso di tempo.

Comunque è anche buona pratica eliminare mail di non interesse o di non più interesse: dovrebbe essere in teoria un qualcosa che uno fa giornalmente quando analizza le email ricevute, ma si sa che poi in realtà ancor grazia che uno trovi il tempo e la voglia di aprire le sole mail che reputa di interesse!! Per questo motivo alcuni client di posta, come Gmail su Web, consentono di avere un raggruppamento delle email considerate come promozioni (in pratica pubblicità): questo può risultare assai comodo per vedere evidenziate solo le email in teoria più d’interesse… anche se rimangono comunque ancora molte!
Comunque, quelle catalogate come promozioni non devono essere considerate al pari di quelle di spam!
In tutti i sistemi di posta esiste un servizio che consente di filtrare le email sospette che potrebbero arrecare danni se, ad esempio, si premono link presenti o si scaricano loro allegati: perciò in genere, ma non sempre, le mail spostate in quell’apposita cartella di Spam sono da non aprire e da eliminare ma, può anche succedere che qualche mail che uno si aspetta venga catalogata come sospetta e quindi sia spostata automaticamente in quella cartella… per cui è sempre bene, qualora non si riceva una certa email che uno si aspetta, verificare se per caso non sia stata erroneamente spostata in quella cartella!!

In alcuni client come Outlook, esiste poi anche la possibilità di definire delle regole (Posta indesiderata) per spostare automaticamente delle email ricevute che le rispettano (e.g. mail inviate da un mittente molesto o che contengono particolari parole nel contenuto) in una cartella indicata come Junk E-mail (vedi ad esempio questo link per maggiori informazioni al riguardo):

Nel client Gmail via Web raggiungibile da qualsiasi browser, le medesime cartelle risultano visibili sebbene per vedere quella di Spam sia prima necessario espandere la lista delle cartelle premendo Altro:

Ma torniamo all’argomento principale del post. Nel seguito mostrerò alcune best practice per riuscire a eliminare velocemente un bel po’ di email, liberando spazio a sufficienza e senza rischiare magari di eliminare anche poi qualche mail d’interesse!!
Ovviamente eliminare ciascuna email puntualmente è un’operazione estremamente lunga e che può non portare (se non dopo ore) ad un effetto sostanziale in termini di recupero di spazio di memoria: molte sono infatti le mail di piccola dimensione e l’eliminazione di alcune di queste non porta certamente un grande vantaggio!

Per operare in modo più agevole e completo, consiglio di non utilizzare lo smartphone e tanto meno un’app di posta, ma di andare direttamente su un browser sul PC alla pagina web di Gmail.

La prima cosa da fare può essere quella di spostare nel cestino tutte le email catalogate come Promozioni. Per far questo basta andare dal menù a sinistra su Promozioni, cliccare nel quadratino di selezione in alto che seleziona tutte le email di quella pagina, premere anche il link Seleziona tutte le xxxx conversazioni in Promozioni e infine premere l’icona del cestino. In questo modo si eliminano tutte le email di quella categoria, anche se sono moltissime e quindi mostrate su più pagine: se non si preme quel link Seleziona tutte le xxx conversazioni in yyyy, verrebbero cancellate solo le poche decine di email (e.g. 50) visualizzate in quella pagina e per cancellare le altre si dovrebbe andare, di volta in volta, nella pagina successiva premendo il > in alto a destra (nell’esempio mostrato nella figura seguente, ci sono ben 27495 pagine di 50 mail ciascuna!!!).
Si noti che selezionando nel menù a sinistra la cartella Promozioni, viene automaticamente effettuato un filtraggio su category:promotions, ben visibile nel campo di ricerca in alto.
Si può agire analogamente anche per cancellare messaggi che arrivano da social o da forum:

Può essere importante anche individuare le email che rubano più spazio in quanto solo eliminando quelle, qualora non servano più (salvando eventualmente localmente qualche loro allegato), si potrà sostanzialmente liberare molto spazio. Si può quindi incominciare a effettuare un filtraggio sulle dimensioni partendo, ad esempio, da quelle di più di 30mb (larger:30mb) per poi ridurre le dimensioni (e.g. larger:15mb, larger:5mb, larger:1mb) nei filtraggi successivi per individuarne altre email comunque “pesanti”. Purtroppo non è possibile indicare maggiore di e minore di per ridurre l’intervallo e non avere elencate anche quelle email di dimensioni più elevate che già si erano tenute nel filtraggio precedente…

Si può quindi procedere a filtrare su una o più parole specifiche che identificano email provenienti da mittenti di cui si vuole cancellare memoria (e.g. noreply@subito.it, calendar-notification@google.com): attenzione che la ricerca viene effettuata ovunque quindi non solo nell’oggetto delle email ma anche nel contenuto per cui c‘è pericolo di cancellare, se non i è attenti nel filtraggio, anche email di potenziale interesse. Anche in questo caso è importante, per accelerare i tempi, premere il link Seleziona tutte le conversazioni che corrispondono a questa ricerca per fare in modo che vengano cancellate tutte le email presenti su più pagine:

Si può poi effettuare filtraggi di altro tipo secondo la propria sensibilità, ad esempio quelli sulla data (dal momento che probabilmente le mail più vecchie possono risultare di minore interesse rispetto a quelle più recenti – e.g. degli ultimi anni) o effettuando una ricerca avanzata indicando, ad esempio anche più di un mittente:

La cosa importantissima da ricordare, dopo avere effettuato tutte quelle cancellazioni, è poi quella di svuotare il cestino: infatti fino a questo momento non si è liberata memoria, ma si è solo spostato delle email nel cestino!! È vero che i messaggi nel cestino da più di 30 giorni vengono eliminati automaticamente, ma se uno desidera liberare subito memoria, per non rischiare di non ricevere mail per limiti superati, è necessario operare manualmente per svuotarlo.
È quindi essenziale selezionare il Cestino (premendo Altro per visualizzarlo trovandosi in basso nell’elenco a sinistra), selezionare il solito quadratino di selezione delle email mostrate nella pagina, cliccare sul link Seleziona tutte le xxxx conversazioni in Cestino e infine premere Elimina definitivamente. Dopo avere così operato, in basso si può vedere una barra che mostra quanto spazio si è liberato (e.g. nell’esempio viene indicato 5,71GB di 15 GB utilizzati, per cui così operando ho liberato più di 8GB!).

Questo è quanto posso dirvi per liberare dello spazio: è però anche importante annullare buona parte delle iscrizioni a newsletter o quant’altro non vi interessi veramente. Spesso queste iscrizioni vengono fatte anche se uno non le ha richieste esplicitamente per cui la quantità di email ricevute può crescere nel tempo senza neppure averne colpa.
Per annullare le iscrizioni è sufficiente cliccare sul link Annulla iscrizione che spesso compare in fondo alla email o, se non esiste tale possibilità e magari non è sufficiente operare così per non ricevere più nulla da quel mittente, si può richiedere di bloccare tutte le email che provengono da quella fonte premendo sui tre puntini in alto a destra e quindi selezionando Blocca xxxx@yyyy: