Lo zoo di Torino nel Parco Michelotti (dal 20/10/1955 al 31/3/1987)

Chi non ricorda lo zoo di Torino (apertura 20/10/1955 – chiusura 31/3/1987) nel Parco Michelotti?
… se vuoi fare un tuffo nei ricordi, guarda questo video che ho fatto partendo da miei filmati Super8  …

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Lo zoo di Torino –  1965 (Enzo Contini)

Se poi vuoi avere ulteriori informazioni sullo zoo di Torino guarda nel seguito le informazioni che ho raccolto ricercando su Internet. Alcune le riporto quasi integralmente, indicandone ovviamente le fonti , in modo tale che non vadano perse.

Se poi vuoi vedere altri video sul quello zoo, incredibilmente sono presenti in rete solo altri tre video amatoriali oltre al mio: nonostante la miriade di persone ed i video che sicuramente sono stati fatti in Super8, solo questi pochi sono oggi presenti sui social network o su siti di quotidiani … nessun video professionale!! Tra i commenti del seguente, in particolare c’è il seguente di Ivan Villa, … belle parole che mostrano un po’ di umanità tra la troppa crudeltà di quello che erano gli zoo: “Ho lavorato tanti anni con loro, li conosco per nome e per quell’innaturale amicizia che era nata fra me loro, ho condiviso il gelo invernale ed il caldo torrido, la malinconia che traspariva neo loro occhi, Alice e Baby (gli elefanti) Giorgio (lo struzzo), Coccobilly (il tucano) Elsa (l’aquila) Paola (la iena) e tutti, tutti gli altri, 25 anni dopo mi mancano, uno ad uno,  col groppo in gola grazie di avermi regalato una emozione irripetibile“.

Mi ricordo… lo zoo di Parco Michelotti in Corso Casale – 1960-69 (Guglielmino, Amato, D’Este e Dal Santo)

Da un libro dello scrittore della prima metà del ‘900 Angiolo Biancotti, ho appreso che, prima della costituzione dello zoo, quel parco, dedicato all’insigne ingegnere idraulico Ignazio Michelotti che progettò l’antistante diga d’arresto del Po, era meta di passeggiate romantiche e di meditazioni fino alla Madonna del Pilone e poi oltre per giungere all’osteria dei “pesci vivi” non lontana dal Cimitero di Sassi, quieto e raccolto nel piano a piè del monte … una meraviglia di fronde verdi in mezzo al fitto della città.

Ho inserito poi anche alcune foto che ho fatto il 19/4/2013 che mostrano chiaramente lo stato di degrado del parco che da troppo tempo è abbandonato a se stesso ed all’incuria.

P.S. 2016 – Purtroppo il sito del Politecnico relativo all’Architettura del ‘900 in Piemonte non risulta più raggiungibile da Internet: per fortuna tramite i motori di ricerca è ancora possibile accedere ad alcune sue parti tramite alcuni link di condivisione evidentemente creati per accedere a quei contenuti stranamente resi privati (e.g. http://archive.is/bV1CE). Riporto quindi nel seguito il contenuto di quelle pagine che merita di essere conservato e reso accessibile a tutti!

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Vedi anche i seguenti altri miei successivi post:

 

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http://www.archi2.polito.it/mostre/01/01_venturelli/giard%20zoo.html

Nel dicembre 1950 viene presentato al Consiglio Comunale il progetto dell’Ing. Manfredi per un Giardino Zoologico al Valentino , ampliato e accompagnato da un plastico degli impianti.
In un primo tempo erano state individuate come aree da utilizzarsi per l’impianto dello Zoo il nuovo parco della Pellerina e poi il Parco pubblico Leone Ginzburg . A quest’ultimo progetto si era opposta la Soprintendenza ai Monumenti per il Piemonte.
La scelta del vicino Parco Michelotti, “silenzioso e un tantino malinconico“, viene ritenuta più consona in quanto l’occupazione di tale area da parte del Giardino zoologico, scontenterebbe, con tutta probabilità, solamente il ristrettissimo numero dei frequentatori della zona.
Il 25 febbraio 1955 la Giunta comunale delibera di concedere per trent’anni alla Società Molinar la zona del Parco Michelotti.
Il Consiglio comunale, in data 8 marzo 1955, approva la delibera della Giunta concedendo, per il costruendo Zoo, circa 24.500 mq del parco, dalla diga sul Po fino all’altezza del “Teatro Parco Michelotti“, senza però oltrepassare, a monte, il viale che fiancheggia Corso Casale.
Si realizza così a Torino la vecchia idea, sia dei Terni che dei fratelli Molinar: un Giardino zoologico associato a un deposito di transito.
I lavori per la costruzione dello Zoo procedono alacremente in vista della sua inaugurazione, prevista nel mese di luglio. Il primo degli ingressi, quello principale, si aprirà all’altezza di via Romani; il secondo a fianco del teatro. Anche dall’esterno il passante potrà dare uno sguardo allo zoo, poichè esso non sarà circondato da alcun muro di cinta, bensì da una recinzione di rete metallica.
Sono stati predisposti i lavori per la costruzione di un grande fabbricato comprendente otto vaste gabbie suddivise in zone riscaldate e all’aperto per i felini , alto quattro metri e sormontato da coni di vetro-cemento per favorire l’illuminazione naturale e dotati, alla cima, di un sistema di aerazione; sono in allestimento 12 gabbie per scimmie e piccoli mammiferi , anch’esse doppie. E’ stata scavata un’isola per i giochi delle scimmie attrezzandola con altalene e ruote e, con la terra di riporto di questo e altri scavi, si è creata una collinetta che , guarnita sulla cresta di spuntoni di roccia affioranti, diventerà un’oasi adatta per accogliervi animali di montagna.
Il 20 ottobre del 1955 si può procedere all’inaugurazione ufficiale.
Il 5 settembre 1956, la Società Molinar invia una lettera ufficiale al Sindaco per informarlo di un nuovo progetto per la sistemazione definitiva del Giardino . Risulta nuova la proposta di far acquistare al Municipio, oltre al Teatro e all’annessa birreria, che verrebbe mantenuta ad esclusione della pista da ballo, anche l’unità immobiliare al momento occupata dall’Associazione Macellai. Il progetto della Molinar prevede la totale trasformazione di quest’ultimo fabbricato. Una parte dei locali dovrebbe infatti venire riattata per allestirvi un acquario-rettilario; la restante parte sarebbe destinata a biblioteca, sala di lettura e aula per conferenze.
Il 20 marzo iniziano le opere perla costruzione del secondo lotto dello Zoo . Le opere da realizzare sono: un laghetto-stagno con acqua corrente, isolotti sabbiosi e qualche angolo erboso con ciuffi di canne; una costruzione , su modello di analoghe strutture straniere, che d ovrà ospitare da un lato le giraffe , con un ampio ricovero stalla e dall’altro lato gli elefanti pure con un grande ricovero stalla. A lato di ogni ricovero sorge un magazzino per deposito e all’esterno sono predisposti due vasti piazzali. Nella parte posteriore della Casa è ricavata un’ampia voliera.
Il 29 gennaio 1958 la Società Molinar trasmette all’esame del Sindaco un progetto di massima e le relative spese per la costruzione di un Acquario-Rettilario al parco Michelotti.
Il progetto viene affidato all’Arch. Enzo Venturelli . La pianta del complesso ha la forma di una T, il piano dell’Acquario risulta ribassato di circa due metri rispetto al piano esterno del terreno, mentre il piano del Rettilario è rialzato di circa due metri.
Il 28 maggio1960 viene inaugurato l’Acquario-Rettilario.
Nel novembre 1961 viene inoltrata la richiesta ufficiale della Società Molinar al Sindaco per il finanziamento dell’intero progetto riguardante le due case ancora mancanti: quella dei pachidermi, ippopotami e rinoceronti, e quella dei Felidi, leoni e tigri.
Alla fine degli anni Sessanta inizia una campagna di critica nei riguardi dell’organizzazione e metodologia dei giardini zoologici.
Il 30 luglio 1986 la concessione alla ditta Molinar è prorogata nonostante le molte polemiche fino al 31 marzo 1987.
Il 18 febbraio 1987 il Consiglio Comunale approva la chiusura dello zoo per il 31 marzo e la costituzione di un collegio di esperti per la realizzazione di una struttura di osservazione e di ricerca sul fiume e per il riassetto e la riqualificazione del parco Michelotti.
Il 1 aprile lo zoo chiude definitivamente.
In dicembre la giunta con delibera d’urgenza dà al Politecnico di Torino (prof. Luciano Re del dipartimento Casa Città) l’ incarico di allestire una documentazione sulla “formazione, consistenza, suscettibilità di riqualificazione dei caratteri architettonici ed ambientali del Parco Michelotti e di aree annesse all’ ex canale”. Si susseguono numerose ipotesi.
Dopo la chiusura dello zoo nel marzo 1987 l’ area all’ interno della recinzione è chiusa al pubblico e solo parzialmente utilizzata: la zona centrale ospita gli animali rimasti, la parte verso la Gran Madre è scuola di giardinaggio per i ragazzi di una cooperativa, la zona vicino al ponte Regina Margherita è occupata dalla bocciofila e in parte recuperata a parco e chiusa.
Nell’estate 1991 il parco è stato “palcoscenico di intrattenimento” per il pubblico della città: piano bar, ristorante, spettacoli teatrali, sfilate di moda hanno richiamato un folto pubblico.
La circoscrizione 8 il 25 giugno 1991 in un’assemblea aperta nella biblioteca Geisser ha discusso le prospettive di utilizzo del parco e la richiesta, con la raccolta di firme, della riapertura immediata della parte chiusa al pubblico e delle trasformazioni, della manutenzione e della sicurezza dei vari impianti.
La delibera programmatica del 1988 con il progetto preliminare al Piano Regolatore di Torino del 1991 dà una notevole importanza alla “Valle del Po” prospettando possibili e consistenti trasformazioni.
Sono previsti due nuovi ponti sul Po: uno corrispondente al sottopasso del Lingotto, l’altro in proseguimento di corso San Maurizio per escludere il ponte della Gran Madre dal traffico veicolare. Il parco del Po diventa una grande area per lo svago con attrezzature ricettive agli estremi, attrezzature sportive e nautiche diffuse, luoghi di sosta e di ristoro. Il fiume diventa navigabile grazie a due chiuse in tutta la sua estensione.

http://www.archi2.polito.it/mostre/01/01_venturelli/acqua.html
La pianta ha forma di T e la superficie coperta è di mq 980. Il piano dell’Acquario risulta ribassato di circa due metri rispetto al piano esterno del terreno, mentre il piano del Rettilario è rialzato di circa due metri. Il fabbricato misura m 22,60 di larghezza e m 49,80 di lunghezza. La fonte principale dell’edificio (rivolta verso l’interno dello Zoo) è alta m 7 e raggiunge, col bordo superiore della pensilina a sbalzo inclinata verso l’alto, m 9,50. Nella facciata vi è una grande vetrata continua, con serramenti di “anticorodal”, delimitata da una incorniciatura rivestita di ghiaia grezza. Superiormente alla vetrata vi è una serie di dentellature con funzione di frangisole che, con la pensilina e la vetrata continua di accesso, formano l’elemento architettonico dominante.

Dall’atrio partono tre rampe di scale, delle quali una, centrale, scende al piano dell’Acquario e due, laterali, salgono al piano del Rettilario. Nel piano Acquario sono disposte dieci grandi vasche e cinque grandi reparti biologici, con la riproduzione degli ambienti naturali terracquei del Mediterraneo, dell’Indonesia e del Congo, ottenuti per mezzo di rocce naturali, terra e trapianto di vegetazione proveniente dai paesi d’origine. I primi due reparti (uno marino e l’altro fluviale equatoriale) sono sistemati, uno per lato, all’ingresso del piano dell’Acquario, seguiti dalle dieci vasche, cinque per lato, metà ad acqua marina e metà ad acqua dolce e da altri due reparti biologici (ancora fluviali-tropicali): il terzo, al fondo della sala è a paesaggio alpestre, per le trote. I reparti biologici hanno dimensioni di circa m 9 * 8 con un’altezza di m 6 dal pelo dell’acqua.

L’apertura di esposizione verso il pubblico è costituita da grandi pareti vetrate dietro alle quali, a distanza di circa 30 cm saranno posti i lastroni di cristallo di 4 cm di spessore per il contenimento dell’acqua. L’acqua è riscaldata con speciali pannelli radianti in acciaio inossidabile opportunamente mascherati; l’aria dell’ambiente è condizionata in base alle temperature dei vari climi. L’illuminazione riproduce la luce solare, l’alba e il crepuscolo. L’acqua marina viene recuperata con la continua filtrazione, mentre quella dolce con un patricolare impianto idraulico, è smaltita senza riciclo, data la grande disponibilità d’acqua nello Zoo. Per eliminare l’acqua di condensa sulle grandi vetrate è stato previsto un dispositivo affinchè queste risultino sempre terse e trasparenti. Al piano Rettilario sono disposti dodici reparti dalle dimensioni di m 1,5 * 1,35 e altri quattro di m 2,80 * 1,50, il tutto posto sui due lati. Il pavimento di questi reparti è sopraelevato di m 0,90.

Il riscaldamento per tutte le specie dei paesi caldi è provvisto mediante pannelli radianti collocati sotto il pavimento. Sopra i vari reparti dei Rettili vi è un grande lucernario continuo con comando elettrico delle aperture per il passaggio dei raggi solari durante i periodi estivi. Al centro del piano è disposto un grande reparto adibito a “coccodrillario”, il cui solaio si appoggia lateralmente alle piastrellature e agli architravi degli acquari sottostanti: il sovraccarico raggiunge i 2000 kg/mq dato che la camera è costituita da una vasca per acqua alta 80 cm, e superiore carico di rocce, terra e vegetazione. Oggi l’edificio presenta chiari segni di degrado dovuti all’abbandono e alla nuova funzione di teatro dinamico all’interno di Esperimenta. Sono previsti interventi di recupero e manutenzione da parte del Comune di Torino al fine di crearvi all’interno un teatro.

Veduta aerea
Veduta prospettica
Prospetto anteriore
Casa del custode

Veduta prospettica

Prospetto posteriore

http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Venturelli

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http://it.wikipedia.org/wiki/Borgo_Po#Cenni_storici
Agli inizi del XX secolo la nascente industria cinematografica (che in Italia ha avuto origine a Torino) trovò la sua collocazione proprio in Borgo Po, nella zona dell’attuale via Asti. Per i film in costume si tenevano le bestie feroci ed era consueto, nel silenzio della notte, udire il barrito dell’elefante e il ruggito del leone. Poi pian piano tutto è andato a Roma e il quartiere è diventato sempre più residenziale e lussuoso, anche se oggi sopravvivono ancora alcune aziende che operano con grande silenzio e discrezione. Gli animali tornarono dopo la seconda guerra mondiale con la costruzione dello zoo Michelotti, oggi chiuso e trasformato in un parco lungo fiume, per via della mutata sensibilità popolare nei riguardi degli animali.

 

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Dal sito degli archivi dei musei di Torino:

Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
ACQUARIO RETTILARIO
Parco Michelotti

Edificio a due piani per acquario rettilario allo Zoo.
Segnalazione di edificio di interesse documentario, rilevante esempio di architettura per la specifica destinazione, di spiccata connotazione formale e spaziale, singolare testimonianza neoespressionista.
Su progetto di Ezio Venturelli del 1959.

« L’Architettura – Cronache e Storia », 1961, n. 66.
Tavola: 50

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Altri link utili:

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Alcune foto che ho fatto il 19/4/2013, ore 11:30, dai cancelli chiusi del parco Michelotti  che mostrano chiaramente il suo stato attuale di degrado … sebbene almeno dei murales rallegrino un po’ la desolazione in cui versa!

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Alcune foto d’epoca trovate su Internet

  • Articoli di giornali

 

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Interessanti  presentazioni della prof.ssa Giuseppa Novello Massai relative al Parco Michelotti:

strong>Ginco
Pianta originaria della Cina. E’ un fossile vivente ed unica specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae. Appartiene alle Gimnosperme: i semi non sono protetti dall’ovario. Le strutture a forma di albicocca che sono prodotte dagli esemplari femminili non sono frutti. Sono semi ricoperti da un involucro carnoso.

Abete rosso
L’abete rosso o peccio è un albero dell’ordine delle conifere, ampiamente diffuso sulle Alpi italiane, nonché nel resto d’Europa. Il legno di questo peccio ha ottime proprietà di amplificazione del suono e viene perciò utilizzato nella costruzione delle tavole armoniche degli strumenti a corda.

Liriodendro
Il Liriodendro o Albero dei Tulipani è un genere delle Magnoliaceae che comprende alberi di notevoli dimensioni fino a 30 m di altezza con fiori a coppa simili esteriormente a quelli del tulipano.

Cedro atlantico
Chiamato Cedro dell’Atlante perché originario e diffuso nella catena dell’Atlante (Africa settentrionale), Algeria e Marocco.

Frassino maggiore
Il Fraxinus excelsior, della famiglia delle Oleaceae, noto col nome comune, è una specie diffusa dall’Asia minore all’Europa, è un albero di notevoli dimensioni. I frutti sono samare bislunghe a forma variabile con base arrotondata o troncata con un unico seme e riunite in grappoli pendenti.

Noce nero americano
E’ una specie molto estesa in Sud America, ma è coltivata anche nell’Europa del sud e in Asia orientale.

Ippocastano
L’ ippocastano o castagno d’India è un albero molto usato come ornamentale nei viali o come pianta isolata. Crea una zona d’ombra molto grande e fitta.

Carpino bianco
Il Carpino bianco (Carpinus betulus L.) è un albero della famiglia delle Betulaceae, sottofamiglia Coryloideae, diffuso nell‘ Europa occidentale.

Olmo
Originario del Nord Africa, Europa ed Asia sud-occidentale. Della famiglia delle Ulmaceae, giunge ad un altezza massima di 30 m.. La chioma è semisferica, i rami sono sottili e marrone chiaro, i fiori piccoli e rossi. La corteccia è grigio-marrone con profondi solchi, le foglie, ovali con cima appuntita, hanno base obliqua.

Acero
Raggiunge un’altezza di 5-20 metri. Si può presentare sotto forma di albero con chioma medio-alta, globosa ed espansa, oppure sotto forma di arbusto con chioma bassa provvista di più fusti basali, conica e con apice allungato.

Fico comune
L’epiteto specifico carica fa riferimento alle sue origini che vengono fatte risalire alla Caria, regione dell‘ Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.

Quercia rossa
È una pianta a fusto diritto la cui altezza raggiunge i metri. La corteccia è liscia e grigiastra nella pianta giovane, per poi scurirsi e fessurarsi parzialmente in senso longitudinale con l’invecchiamento. Il legno è duro, leggero e resistente; le radici sono solide e profonde, in grado di consolidare anche i terreni più instabili.

Tiglio americano
Specie molto rustica resistente a siccità e calore. Predilige il sole e sopporta le potature. Ha una longevità di anni e arriva a 40 m di altezza. E’ utilizzata come pianta ornamentale nei viali, parchi e giardini.

Ontano
L’ontano nero è un albero alto intorno ai 10 metri, eccezionalmente fino a metri, talvolta con portamento arbustivo, con corteccia fessurata longitudinalmente, di colore nero. Il legno e le radici hanno una caratteristica colorazione variabile dal giallo-aranciato al rosso-aranciato.

Alcune delle slide di quest’ultima presentazione le riporto nel seguito affinché non vadano perse in quanto forniscono utili informazioni anche sulla collocazione degli edifici e delle zone un tempo adibite a contenere specie di animali differenti.

Acquario – Rettilario
La pianta ha forma di T e la superficie coperta è di mq 980. Il piano dell’ Acquario risulta ribassato di circa due metri rispetto al piano esterno del terreno, mentre il piano del Rettilario è rialzato di circa due metri. Il fabbricato misura m 22,60 di larghezza e m 49,80 di lunghezza. La facciata principale dell’edificio (rivolta verso l’interno dello Zoo) è alta m 7 e raggiunge, col bordo superiore della pensilina a sbalzo inclinata verso l’alto, m 9,50. <img src=”http://images.slideplayer.it/1/551232/slides/slide_10.jpg” width=”800″ align=”left” alt=”a.a.2007 / 2008 Laurea Specialistica in Ingegneria Edile Prof.ssa Ing.” title=”Giuseppa Novello Massai Acquario – Rettilario Home Descrizione : Anno di costruzione : Progettista : Pianta e prospetti Documenti darchivio La pianta ha forma di T e la superficie coperta è di mq 980. Il piano dell Acquario risulta ribassato di circa due metri rispetto al piano esterno del terreno, mentre il piano del Rettilario è rialzato di circa due metri. Il fabbricato misura m 22,60 di larghezza e m 49,80 di lunghezza. La facciata principale dell edificio (rivolta verso l interno dello Zoo) è alta m 7 e raggiunge, col bordo superiore della pensilina a sbalzo inclinata verso l alto, m 9,50..”> 

La casa delle giraffe e degli elefanti
Nel 1957 si edificò una costruzione che doveva ospitare da un lato le giraffe, con un ampio ricovero-stalla di m 9 * 7 di base e 6,30 di altezza per una capacità di quasi 396,9 mc e, dall’altro lato, gli elefanti pure con un grande ricovero-stalla di m 9 * 6 di base e 6,30 di altezza per una capacità di circa 430,2 mc. Sia l’esterno che l’interno sono oggi ricoperti da pannelli colorati, che nascondono le originarie fattezze dell’edificio. L’unica parte lasciata a nudo è il retro che è imbiancato.

La casa e la fossa delle scimmie
La Casa delle Scimmie situata di fianco alla biblioteca era costituita da quattro grandi gabbie che si sviluppavano su un’area di 240 mq. Gli animali potevano essere osservati, dietro le vetrate, da un corridoio interno. L’illuminazione naturale era garantita dalla presenza di shed posti al di sopra delle gabbie. L esterno è stato rivestito da lamiera grecata rossa. Di fronte alla Casa delle Scimmie è situata la Fossa delle Scimmie, uno spazio di circa 3 mq completamente all’aperto.

Vasca dei pinguini e delle otarie
La Vasca dei Pinguini è situata all’ingresso del parco, un tempo primo ingresso dello Zoo. La struttura in cemento armato simula l’ambiente naturale dei ghiacciai polari. Oggi la vasca è riutilizzata come area giochi. Diversamente la Vasca delle Otarie, situata di fronte alla Casa della Tigre, è ancora oggi utilizzata come stagno.

La casa dei felidi e fossa degli orsi
Il primo edificio destinato ai felini era costituito da un grande fabbricato comprendente otto vaste gabbie suddivise in zone riscaldate e all’aperto, alto 4 m e sormontato da coni di vetro- cemento per favorire l’illuminazione naturale e dotati, alla cima, di un sistema di aerazione.

La casa e fossa degli ippopotami
La Casa degli Ippopotami, localizzata dietro all’Acquario, quasi al confine con la “Bocciofila”, risulta costituita da un edificio diviso internamente, mediante cancellate, in due tabulari parzialmente interrati e autonomamente riscaldati. Uno ospitava i rinoceronti, l’altro, dotato di vasca, era per gli ippopotami. Un corridoio interno, al piano di calpestio, munito di vetrate permetteva l’osservazione degli animali nel periodo invernale.

La casa degli struzzi
La Casa degli Struzzi è situata all’interno del Parco Giò. E’ costituita da due ampi recinti di forma ellittica con al centro una costruzione bassa, in cemento armato, di 30 mq, sormontata da un passaggio un tempo destinato ai visitatori. Oggi questa costruzione è stata chiusa, mentre i recinti sono stati mantenuti e utilizzati come area giochi.

La casa della tigre
La Casa della Tigre era composta da due grandi gabbie, successivamente rivestite con lastre di metallo, esterne attrezzate, l’una (tigri) con una piccola vasca interrata con acqua corrente, l’altra (leoni), con una pedana sopraelevata. Queste, totalmente recintate in tondino di ferro comunicavano con una costruzione in calcestruzzo, dove gli animali venivano ricoverati durante la notte e la stagione invernale e dove soprattutto potevano essere osservati. Oggi rimane soltanto la costruzione che ospita le attività del Bio Net.

La biblioteca civica A. Geisser
La Biblioteca è situata nella parte centrale del parco, vicino all’ingresso di Experimenta. La struttura si sviluppa su due piani e precisamente su 416 mq. E’ costituita da due corpi di cui uno principale ospita la biblioteca e uno di dimensioni minori completamente vetrato in cui sono situate le scale.

S.I.S. Bocciofila
La S.I.S bocciofila si trova nell’ultima parte del parco, vicino al ponte Regina Margherita. La struttura si sviluppa su due piani e precisamente su 202,5 mq. In questa parte di parco oltre alla bocciofila ci sono due campi da bocce di circa 120 mq l’uno. L’edificio si presenta privo di verniciatura con l’ intonaco a vista.


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Ti consiglio inoltre di vedere i seguenti link che forniscono informazioni sullo zoo dei Torino:

  • Once upon a Time a Zoo – C’era una volta uno Zoo – Torino 1980
  • Foto d’epoca sullo zoo nella seguente pagina di facebook : Italiani, Vecchie Foto della Nostra Storia
  • Wikipedia Enzo Venturelli
  • Post del blog baldung.blogspot.it di fosforo
  • Post di Baldung
  • Città di Torino: Parco Michelotti – Ex Giardino Zoologico Torino, corso Casale
  • Tesi di laurea Politecnico di Torino, 2. Facoltà di architettura, Corso di laurea in architettura, aa 2011/12: Dal Giardino zoologico al Parco botanico : un’idea per Torino / Luca Manzone, Marco Menato ; rel. Riccardo Bedrone  (Bib. centr. Architettura) :
    “Il Parco Michelotti di Torino senza dubbio è stato e tuttora si può considerare una grande risorsa. Nei decenni ha assunto numerose funzioni. Comincia ad acquistare importanza quando, non ancora intitolato all’lngegner Ignazio Michelotti, grazie proprio all’opera idraulica di quest’ultimo, è attraversato da un canale utile al funzionamento di alcuni mulini ed opifici presenti sul fronte del Po fino alla chiesa della Madonna del Pilone. Chiuso il Canale Michelotti, negli anni ’30 del Novecento, comincia una nuova vita per questa “striscia di verde” al margine della collina torinese.Viene trasformato in Zoo, il celebre giardino intitolato ai fratelli Molinar inaugurato nel 1955. Si tratta di uno dei primi e meglio riusciti parchi zoologici cittadini in Italia, insieme a quello di Milano.Dopo circa trent’anni, precisamente nel 1987, viene chiuso lo zoo in seguito a polemiche da parte degli animalisti e dei residenti del quartiere di Borgo Po. Da quell’anno il Parco assume la funzione di giardino pubblico nel vero senso della parola. Viene lasciato in gestione a numerose cooperative che negli anni si succedono. Si differenziano in base alla destinazione d’uso della varie parti del parco. Diventa parco giochi per i bambini, ospita concerti, mostre ed eventi estivi caratterizzati da una grande ricettività. In tempi recenti, fino al 2005, ha ospitato Experimenta, una mostra interattiva già svolta per diversi anni nell’edificio di Villa Gualino sulla collina torinese. Ciò che sarebbe opportuno studiare è una completa riqualificazione dell’area del parco. Quello che si può notare nello stato attuale è una notevole frammentazione accompagnata da un parziale o pressoché totale abbandono delle strutture che ospitavano gli animali ai tempi del Giardino Zoologico. Un esempio emblematico è l’edificio sede dell’acquario-rettilario progettato dall’Architetto Enzo Venturelli. Si tratta di una costruzione dalle forme ardite, che richiamano le fattezze di un rettile che accoglie i visitatori spalancando le fauci. Probabilmente si può definire l’unica costruzione di valore architettonico all’interno di tutto il parco. Attualmente giace mutilato della sua parte terminale, forse una superfetazione che ospitava l’appartamento del custode. E’ in concessione alla Fondazione Teatro Piemonte Europa (T.P.E.) la quale prevede di ricavarci la sua sede e due sale teatrali. Tuttavia ciò che si può notare è una situazione statica a livello di progetti di riqualificazione e nuove costruzioni. La frammentazione delle gestioni che insistono sulle varie parti del parco ha creato dispersione di funzioni. La finalità sarebbe quella di unificare le destinazioni del parco, evitando la segmentazione che attualmente si presenta, creare una connessione col fiume e col Corso Casale, ridando nuova vita ad un giardino pubblico centrale, caratterizzato da grandi potenzialità e preesistenze.
    Introduzione
    1. Inquadramento storico
    1.1 La Storia
    1.2 La Storia attraverso i quotidiani
    1.3 Gli edifici dell’ex Giardino Zoologico
    1.3.1 L’Acquario-Rettilario
    1.3.2 La casa della giraffa
    1.3.3 La casa dei felidi
    1.3.4 La Biblioteca Civica “A. Geisser”
    1.4 Cartografia storica
    2. Inquadramento territoriale
    2.1 Localizzazione dell’area
    2.2 Analisi delle Opportunità (SWOT)
    3. Analisi fisica e sociale
    3.1 Landmark3.2 Densità fisica e sociale
    3.3 Fuochi d’interesse
    3.4 Leggibilità e complessità
    3.5 Sicurezza e insicurezza
    3.6 Le regioni
    3.7 I confini
    3.8 I percorsi
    3.9 I mezzi pubblici
    4. Spunti progettuali
    4.1 Parchi fluviali
    4.1.1 Mangfallpark Rosenheim
    4.1.2 Europacity Berlino
    4.1.3 German Horticultural Show
    4.1.4 Madrid Rio
    4.1.5 Embankments of Drava river (1)
    4.1.6 Embankments of Drava river (2)
    4.2 Orti Botanici
    4.3 Le serre negli orti botanici
    4.3.1 Kew Gardens
    4.3.2 Orto botanico di Berlino
    4.3.3 Orto botanico di San Pietroburgo
    4.3.4 Orto botanico di Copenhagen
    4.3.5 Orto botanico di Torino
    4.4 Il clima e l’ambiente
    4.4.1 Biosfera
    4.4.2 Bioma
    4.4.3 Ecozona
    4.4.4 Ecoregione
    4.4.5 Ecosistema
    4.4.6 Habitat
    4.5 Le biosfere
    4.5.1 Biosfera 2
    4.5.2 Montreal Biodome
    4.5.3 Muttart Conservatory
    4.6 La forma – La cupola geodetica
    4.7 La cupola geodetica nelle serre
    4.7.1 Eden Project
    4.7.2 Academy of Science
    4.7.3 Biosfera di Genova
    4.7.4 Mitchell Park Conservatory
    4.7.5 Saint Petersburg Zoological Park
    5. Analisi floristica dell’esistente
    6. Progetti e concorsi al Parco Michelotti
    6.1 Experimenta
    6.2 Parco Giò
    6.3 Il concorso “La Città, il Fiume, la Collina”
    7. Il progetto
    7.1 Descrizione del progetto
    7.2 Le manifestazioni florovivaistiche
    8. Analisi floristica in progetto
    8.1 Classificazione dei climi di Koppen
    8.2 Clima tropicale
    8.2.1 La foresta tropicale di Sumatra
    8.3 Clima arido
    8.3.1 Il deserto del Mojave e di Sonora
    8.4 Clima temperato
    8.4.1 I cinque ecosistemi mediterranei
    8.4.2 La macchia mediterranea
    8.4.3 Il Chaparral californiano
    8.4.4 Il Fynbos sudafricano
    8.4.5 Il Matorral cileno
    8.4.6 Il Mallee australiano
    8.5 Clima boreale e clima nivale
    8.5.1 Dalla Taiga alla Tundra in Canada
    8.6 Il frutteto tropicale
    Conclusioni
    BibliografiaRiferimenti sulla Città di Torino e sull’ex Giardino Zoologico:
    M. ABRATE, Torino città viva: da capitale a metropoli, 1880-1980, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1980;
    A. MAGNAGHI, M. MONGE, L. RE, Guida all’architettura di Torino, Umberto Allemandi, Torino, 1982;
    G. MASCHIETTI, M. MUTI, Giardini Zoologici. Vicende storico-politiche degli zoo torinesi (1951-1989), Umberto Allemandi, Torino, 1990;
    G. GIUDICI, Parco Michelotti: dallo zoo all’osservatorio naturalistico. Problemi di riqualificazione funzionale e fisica del patrimonio edilizio, Rel. L. Re, Tesi di laurea, Torino, 1991;
    C. GRANCE, Torino Verde, gli alberi e la città, L’Arciere, Cuneo, 1992;
    M. MARCHIANDO PACCHIOLA, Enzo Venturelli: un architetto torinese, opere 1945-1986 architettura e pittura, Giuseppini, Pinerolo, 1992;
    V. COMOLI MANDRACCI, La capitale per uno Stato. Torino. Studi di storia urbanistica, CELID, Torino, 1998;
    M. PARENTI, A. MISTRANGELO, Enzo Venturelli architetto, Edizioni dell’Orso, Torino, 1999;
    D. GARRONE, Mostrare i rettili: tra finzione e realtà nell’ex zoo di Torino, Rel. M. Vaudetti, Tesi di laurea, Torino, 2002;
    A. VIGNA SUIRA, Analisi e riabilitazione strutturale del rettilario dello zoo di Torino, Rel. G. Del Col, Tesi di laurea, Torino, 2002;
    R. PERULLI, Parco Michelotti : nuovi spazi per il museo del fiume, Rel. Giacomo Donato, Tesi di laurea, Torino, 2003;
    E. OPPICI, La comunicazione museale : caso studio di un museo dell’acqua nel parco ex-zoo a Torino, Rel. V. Minucciani, Tesi di laurea, Torino, 2003;
    A. BALDI, S. BERTERO, Recupero funzionale di Parco Michelotti : un’architettura ipogea perla didattica e lo svago, Rel. O. Lori Gentile, Tesi di laurea, Torino, 2005;
    M. GERBINO, Architettura e sostenibilità : progetto di biblioteca presso il parco Michelotti in Torino, confronto tra soluzioni tecnologiche tradizionali ed ecosostenibili, Rel. C. Ostorero, Tesi di laurea, Torino, 2007;
    DIVISIONE INFRASTRUTTURE E MOBILITÀ DELLA CITTÀ DI TORINO (a cura di), La città, il fiume e la collina. Concorso internazionale di idee, Città di Torino, Torino, 2008;Riferimenti sulle serre e sugli orti botanici:
    J. HIX, The Glass House, Phaidon Press, London, 1974;
    M.K. HUNTER, E.H. HUNTER, The Indoor Garden. Design, Construction and Furnishing, John Wiley & Sons, New York, 1978;
    S. KOPPELKAMM, Glasshouses and Wintergardens ofthe Nineteenth Century, London, 1981;
    F. M. RAIMONTO, Orti botanici, giardini alpini, arboreti italiani, Edizioni Grifo, Palermo, 1992;
    J. HIX, The Glass House, Phaidon Press, London, 1996;
    Green House, in “Landscape architecture”, n. 7, maggio 1997;
    Lo spazio della trasparenza, in “Arca”, n. 111, gennaio 1997;
    Life on earth, in “Landscape design”, n. 270, luglio 1998;
    Calling planet earth, in “Landscape design”, n. 281, giugno 1999;
    Design for a small planet, in “Landscape architecture”, n. 12, dicembre 1999;
    Planning forthe planet, in “Architects’ Journal”, n. 6, 17 febbraio 2000;
    I. SMETS, The Royal Greenhouses, Ludion, Ghent, 2001;
    L. SASSO, Orto, giardino botanico e città, Un progetto per Torino e le sue acque, CELID, Torino, 2002;
    The garden inside, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 2002;
    Greenhouse Effect, in “Landscape architecture”, n. 6, giugno 2002;
    Garden for a dry planet, in “Landscape architecture”, n. 8, agosto 2002;
    A. SICURELLA, Progettare il verde, Tecniche e soluzioni, Sistemi editoriali SE, Napoli, 2003;Riferimenti sulle cupole geodetiche:
    R. GRIMALDI, R. Buckminster Fuller 1895-1983, Officina, Roma, 1990;
    A. R, EMILI, Richard Buckminster Fuller e le neoavanguardie, Kappa, Roma, 2003;
    M. J. GORMAN, Buckminster Fuller : architettura in movimento, Skira, Milano, 2005;
    Riferimenti sulle biosfere e sui biodome:
    Jungleworld Standard Time, in “Landscape architecture”, n. 7, luglio 1993;
    The “stealth” rainforest: Eden in progress?, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 1994;
    Montreal biodome: cycles of the seasons, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 1994;
    Una foresta pluviale. The Cockerell Butterfly Center, in “Arca”, n. 115, maggio 1997;
    Eden Project, in “Lotus international”, n. 93, giugno 1997;
    Science and art in a clay pit called Eden, in “Landscape design”, n. 270, maggio 1998;
    Botany 2000, in “Landscape design”, n. 270, maggio 1998;
    At the cuttin edge of Eden, in “Landscape design”, n. 284, ottobre 1999;
    Gardener’s world, in “Building”, n. 8129, 24 marzo 2000;
    Eden revisited, in “Landscape design”, n. 291, giugno 2000;
    Design with nature, in “Architects’ Journal”, n. 1, 6 luglio 2000 (MetaIWorks supplement);
    A taste of Eden, in “Architects’ Journal”, n. 7, 22 febbraio 2001 ;
    With domes that bubble out of Cornwall’s ruined landscape, in “Architectectural record”, n. 1, gennaio 2002;
    Riferimenti sulle modalità e sulle finalità dell’esposizione del verde:
    Garden festivals – Here to say, in “Landscape design”, n. 160, aprile 1986;
    Re-creation as recreation, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 1989;
    Botany or business?, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 1989;
    Botanical basics, in “Landscape architecture”, n. 1, gennaio 1989;
    More than a theme park, in “Landscape design”, n. 212, luglio 1992;
    Botany play, in “Landscape design”, n. 216, dicembre 1992 – gennaio 1993;
    Botanic gardens, in “Landscape architecture”, n. 3, marzo 1994;
    Habitat for botany, in “Landscape architecture”, n. 3, marzo 1994;
    The Making of an Arboretum, in “Landscape architecture”, n. 2, febbraio 1999;
    C. BUFFA DI PERRERO, F. FONTATA, Parco pubblico urbano ed esposizioni floreali. Modelli di progettazione e gestione: esperienze internazionali a confronto, CELID, Torino, 1999;Riferimenti sul clima e sull’ambiente:
    E. P. ODUM, Ecologia, Zanichelli, Bologna, 1966;
    E. P. ODUM, Basi di Ecologia, Piccin – Nuova Libraria, Padova, 1988;
    E. P. ODUM, Fondamenti di Ecologia, Piccin – Nuova Libraria, Padova, 2007;
    P. FABBRI, Principi ecologici per la progettazione del paesaggio, Angeli, Milano, 2007;Riferimenti per l’analisi floristica:
    U. TOSCO, Analisi della vegetazione e flora, Allemandi, Torino, 1978;
    AA.VV., Dizionario di botanica, Rizzoli, Milano, 1984;
    O. POLUNIN, M. WALTERS, Guida alle vegetazioni d’Europa, Zanichelli, Bologna, 1987;
    P. BLANDIN, La natura in Europa. Paesaggi, flora e fauna, L’Airone editrice, Bologna, 1992;
    L. DALLA RAGIONE, Archeologia arborea : diario di due cercatori di piante, Ali&no, Assisi, 1997;
    M. M. ALTAMURA, Botanica: fondamenti di biologia delle piante, Nuova editoriale Grasso, Bologna, 2000;
    W. K. PURVES, La biologia delle piante, Zanichelli, Bologna, 2001;
    P. H. RAVEN, Biologia delle piante, Zanichelli, Bologna, 2002;
    A. MINELLI, La Macchia mediterranea – Formazioni sempreverdi costiere, Museo Friulano di Storia Naturale, Udine, 2002;
    KIPAR, Alberi e piante : nuovo respiro perle città, Il Verde editoriale, Milano, 2010

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Informazioni su Enzo Contini

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11 risposte a Lo zoo di Torino nel Parco Michelotti (dal 20/10/1955 al 31/3/1987)

  1. piero ha detto:

    Una panoramica davvero esaustiva, ottimo lavoro. Vorrei solo segnalarti che il riferimento al post sul mio blog baldung Blogspot è errato: E’ baldung e non bardung. Ci tengo perchè si ispira ad un pittore del 500 che amo (Baldung Grien)

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  2. Pingback: Il passato del parco Michelotti e dello zoo di Torino: quale il futuro? | Enzo Contini Blog

  3. Pingback: Parco Michelotti, ex sede della zoo di Torino: nuove speranze di rinascita e utilizzo sociale | Enzo Contini Blog

  4. Enzo Contini ha detto:

    Da un post del blog della “Locanda dell’arte”:

    Nella LOCANDA DELL’ARTE l’allestimento ARCHEOLOGIA INCANTATA è ampliato con un percorso multimediale: accanto alle opere d’arte e ai libri di Ezio Gribaudo, l’esposizione presenta le fotografie di Stefania Monsini che illustrano la fantastica esperienza dell’incontro tra Gribaudo e una scolaresca nell’atelier del Maestro d’arte e il video di Enzo Contini dedicato allo Zoo di Torino, nelle cui immagini si riflettono e proiettano i ricordi che hanno ispirato l’artista nella creazione delle opere in mostra.

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  5. simona ha detto:

    Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicuro’ diverro’ un vostro fa accanito!

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  6. Stefano Collica ha detto:

    Hello Carissimo Enzo, grazie per questo messaggio, ma dopo un paio di frustranti tentativi, non sono riuscito a vedere nulla. Comunque grandi saluti e complimenti , sei forte. Ciao!

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  7. Enzo Contini ha detto:

    Ho trovato anche questo interessante filmato che mostra lo zoo nel 1980: http://m.youtube.com/#/watch?v=0N2shcLggwU

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  8. francocanavesio ha detto:

    Bello! E chi non ricorda la lo stagno dei fenicotteri all’ingresso, il pizzico delle labbra della giraffa quando gli offrivi il pezzo di carota, i babbuini col sedere rosso …

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