Il parco Michelotti e le vicende del giardino zoologico desunte dagli articoli dei quotidiani

Nel seguente post riporto alcuni articoli che fanno riferimento al parco Michelotti ed in particolare alle vicende del giardino zoologico, dalla sua nascita nel 1955 alla sua chiusura nel 1987. Ho trovato assai utile leggere questi articoli giornalistici per comprenderne la storia del parco … e anche solo lo stile stesso con cui sono stati scritti forniscono già di per sé delle indicazioni rilevanti sul modo di pensare di quei decenni. Spesso, infatti, gli articoli ono ironici verso gli animali e tendono ad evidenziare come fossero tenuti bene, con controlli medici continuativi ecc… eppure, chissà come mai, ogni tanto ce ne scappava uno morto!

La maggior parte delle informazioni presenti nel post sono desunte da articoli del quotidiano La Stampa. Sono partito da un articolo (Trent’anni fa chiudeva per sempre lo zoo di Torino), presente nel sito di quel quotidiano,  che riporta una mini cronistoria dello zoo, integrandolo con informazioni presenti sia nell’interessante post Il giardino zoologico di Torino al Parco Michelotti del blog  baldung.blogspot.it di fosforo sia nel post Il giardino zoologico di Torino de “La bottega del ciabattino“, sia da ricerche da me stesso effettuate nel bellissimo archivio storico de La Stampa dove sono state digitalizzate tutte le testate del giornale dalle sue origini (1867) fino al gennaio 2006: peccato che non abbiano proseguito ad inserire anche i numeri degli anni successivi, dove sicuramente sarebbe poi stato anche più facile, essendo il giornale già in forma digitale.

Ovviamente in quell’archivio di decine di anni sono moltissimi gli articoli relativi al parco Michelotti ed allo zoo in particolare … ma è già troppo tempo che tengo questo port privato ed è penso ora di pubblicarlo comunque: per ora ne ho riportati solo alcuni articoli, proponendomi nel tempo di inserirne ulteriori, dopo averli ricercati e letti 😉

Per avere maggiori informazioni su come ho reperito queste ed altre informazioni, puoi eventualmente vedere il mio post Trovare e scaricare immagini d’epoca di Torino e Piemonte e reperire informazioni da vecchi articoli di quotidiani.

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Nel dicembre 1950 viene presentato al Consiglio Comunale il progetto dell’ing. Manfredi per un giardino zoologico al Valentino, ampliato e accompagnato da un plastico degli impianti. In un primo tempo erano state individuate come aree da utilizzarsi per l’impianto dello zoo il nuovo parco della Pellerina e poi il parco pubblico Leone Ginzburg. A quest’ultimo progetto si era opposta la Soprintendenza ai Monumenti per il Piemonte, a causa della vicinanza col Monte dei Cappuccini e della Gran Madre, venne scelto quindi il vicino Parco Michelotti, più defilato e meno frequentato dalla borghesia torinese. L’idea del giardino zoologico, venne ai fratelli Arduino e Sandro Terni, cacciatori e grandi esperti di animali. I Terni, avevano rilevato il negozio di animali dei fratelli Molinar (grandi cacciatori di animali feroci) in piazza Castello e nutrivano adesso questo grandioso progetto.

15/01/1955
Dopo la decisione presa dal Comune, si cerca un giardino per la sede dello Zoo.
Il parere del soprintendente ai Monumenti e alle Belle Arti: non guastare il panorama caratteristico, il Monte dei Cappuccini.  Non v’è dubbio che una delle decisioni più simpatiche e popolari prese di recente dall’amministrazione civica sia stata quella di dotare Torino d’un giardino zoologico, accettando una nota proposta privata. Cosi poco pittoresca è la vita contemporanea in una grande città, così tediose e monotone sono le giornate malgrado il tumulto delle cose e dei casi straordinari — anzi, proprio per questo, perché nulla v’è di più malinconico del non potersi più stupire, nel male e nel bene —, che l’idea degli elefanti e delle tigri, degli orsi e dei pitoni, delle scimmie e dei marabù sulle rive del Po, ridestò in tutti, grandi e piccini, fantasie liete, colorite di esotismo. Benvenute dunque le belve, quando giungeranno in questa nordica e nebbiosa Torino. Dove ospitarle,  dove crear loro, così la dimora, l’illusione della selva, del deserto, del fiume questa  scelta, il Municipio l’ha fatta. Tra i vari luoghi che la città offre, sulla sponda del Po, a ponente di corso Moncalieri e a breve distanza dalla Gran Madre di Dio, fra la villetta della Società canottieri «Esperia» ed il grande edificio del Centro ricreativo Fiat, si stende un terreno lievemente ondulato di forse trecento metri per ottanta, con qualche albero annoso, sistemato con decoro a zone erbose, vialetti, giovani alberelli, con al centro un piazzale per giochi sportivi. E’ il Giardino Leone Ginzburg, nome caro alla memoria di tutti gli spiriti liberi e colti. I nostri padri coscritti hanno detto: Ecco il luogo ideale; il puma riudirà il mormorio delle correnti amazzonie, il giaguaro risognerà l’agguato dell’alligatore.  Hanno dimenticato un particolare: che proprio sopra il Giardino Ginzburg, al di là del Corso Moncalieri. s’alza boscosa — precisiamo, in via di rimboschimento — la costa del Monte dei Cappuccini; e che questa deliziosa, impareggiabile, e tanto caratteristica architettura torinese, per metà naturale e per metà creazione dell’uomo, offre la sua visuale più bella e completa, serena, armoniosa, col nitido poliedro della chiesa del Vittozzi e il lungo fianco del convento, dal nobile ingresso  di corso Cairoli, sull’opposta riva del nostro caro fiume. A questa incantevole e stampa antica bavarese serve di ben composta base, raccolta e amena, appunto il Giardino Ginzburg, ultimo lembo di terra, su codesta sponda, libero ancora d’intruse presenze di fabbricati. Perché di fabbricati, quantunque di ridotte dimensioni, necessiterà pure il nuovo giardino zoologico; gli elefanti, ad esempio, vogliono una loro casa, esigono <casette> le più freddolose fiere; poi ci saranno rocce artificiali, gabbie, steccati, reti, pali e piloni. Sappiamo che l’architetto Manfredi, incaricato di studiare la sistemazione, ha fatto miracoli, da quell’intelligente progettista che è; ma sappiamo anche che non si tengono leoni e tigri come conigli; e allora addio al fianco aprico del nostro bel Monte, già guastato da quello stupido piazzaletto-fontana. Proprio è obbligatorio, a Torino, alterare i più tipici aspetti locali? Si effettuerà la minaccia all’antica Bastita, il famoso <castelletto del Po>, cui il giovane duca Carlo Emanuele, dopo averlo comprato dai conti Scaravelli, ascendeva nel 1583 — con il corteo recante la gran croce di legno — per donarlo ai Padri Cappuccini? Di questo proposito è impensierito il soprintendente ai monumenti prof. Chierici, cui spetta anche la tutela del paesaggio torinese. Come non esserlo? Basta immaginarne le conseguenze; e con lui è d’accordo il prof. Giorgio Rosi, ispettore centrale della Direzione Antichità e Belle Arti. Si dirà: i soliti guastafeste, coi loro bastoni da gettar nelle ruote d’ogni idea accolta con favore. Nessuna festa da guastare: basta non guastare, invece, e irrimediabilmente, uno dei pochi panorami caratteristici che restano a Torino. Chi penserebbe, a Parigi, di toccare i dintorni del Pont Neuf, di disturbare la quiete della Pointe du Vert-Galant? La vera civiltà, che è sempre gusto e cultura, è fatta anche di queste minuzie. Allora, niente giardino zoologico? Manco per sogno. Ci sono altri luoghi: il Parco Michelotti, ad esempio, nei pressi del ponte Regina Margherita. Nessuno più di noi strenuo difensore del Valentino; ma, scelto bene il punto, le belve ci potrebbero stare. Poi c’è la zona, che sarà tutta giardinata, di corso Polonia. Lontana? L’elefante  Annone di papa Leone X era la mascotte del popolo romano. Il popolo torinese non farà una passeggiata per vedere il suo elefante?

02/03/1955
Le partenze di Arduino e Sandro Terni per una spedizione nelle foreste Caccia per lo «Zoo». Il serraglio di Torino sarà il più moderno d’Europa.
Per la costruzione del giardino zoologico, pronto secondo le previsioni entro luglio di quest’anno, i tecnici devono risolvere sempre nuovi problemi. Approvato il progetto che l’8 marzo sarà presentato al Consiglio Comunale, discussa la sistemazione, iniziate le prime delimitazioni sul terreno del parco Michelotti, si comincia orai a parlare degli animali. Una popolazione di 2000 unità non è facile da riunire tenendo conto delle migliaia di chilometri che separano il luogo di nascita di leoni e leopardi da quello dei pinguini o degli orsi polari. Ma gli organizzatori non si spaventano delle distanze, nè delle difficoltà. Fra meno di un mese cacciatori ed esperti partiranno da Torino per i quattro angoli del mondo. Primo fra tutti, come è naturale, sarà Arduino Terni, l’uomo che da parecchi lustri vive cercando e allevando, con l’amore del collezionista, animali di ogni latitudine ed è stato uno dei migliori collaboratori dei fratelli Molinar nel nome da quali continua a lavorare. <Non posso dirvi nulla per ora dello Zoo di Torino — ci ha detto stamane nel suo ufficio di via Goldoni — una cosa è certa: sarà fra i più belli e quasi certamente uno dei più moderni d’Europa. Poche gabbie, molta libertà per gli animali: questo è il nostro motto>. Terni sta preparando qualche grossa sorpresa per lo zoo di Torino. Fra pochissimo tempo andrà in Birmania a raggiungere il figlio Sandro diciottenne, partito anch’egli alla caccia di elefanti.  Oltre ai grossi pachidermi arriveranno sulle rive dei Po dall’Oriente tigri malesiane, orsi, serpenti dalle lunghe schiene striate. E, forse, il rinoceronte indiano. <Sono animali ormai rarissimi, quasi introvabili — racconta Terni — un tempo gli indigeni li uccidevano senza pietà per prendere il loro unico corno da cui traevano una sottilissima polvere inebriante. Nel ’52 ho partecipato ad una battuta di caccia contro questo strano rinoceronte. Un’avventura piena di emozioni. Abbiamo impiegato un mese e mezzo per portare l’enorme bestione pesante 22 quintali, in una fossa pantanosa di dove si poteva farlo entrare, senza ferirlo, in gabbia. Il nuovo giardino sarà ricco anche di belve feroci: un collaboratore di Arduino Terni sta girando, in questo momento, le foreste dell’Africa equatoriale per catturare leoni, tigri, pantere, puma, ippopotami. Fenicotteri palmipedi, rapaci, uccelli tropicali, serpenti saranno presenti, come in ogni zoo che sia degno dir questo nome, anche nel giardino di Torino. Poiché noi vogliamo accontentare i gusti del pubblico ci porteremo anche numerose scimmie, orsi e foche, gli animali più amati dai visitatori, i veri incontrastati divi degli zoo di tutto il mondo.>

03/06/1955
Arrivano le belve. A Parco Michelotti si lavora alacremente per portare a termine la costruzione di gabbie, recinti, fontane. Gli animali saranno ospitati provvisoriamente allo zoo di Milano.

18/07/1955
Arrivano i primi ospiti. Leoncini e scimmie entrano nel giardino zoologico. Il Sindaco in visita al cantiere.

02/09/1955
La firma per lo Zoo. A mezzogiorno è stato firmato l’atto di nascita dello Zoo di Torino. Il signor Terni, amministratore della ditta Molinar, si e recato dal Sindaco e in sua presenza ha siglato la convenzione. Il giardino zoologico, uno dei più piccoli e più belli d’Europa, sarà aperto alla fine di settembre. Le scolaresche avranno ingresso libero, il prezzo del biglietti sarà di 100 lire per gli adulti e 50 lire per militari e ragazzi.

 

Il 20/10/1955 alla presenza del Sindaco Avv. Peyron, il giardino zoologico viene inaugurato.

20/10/1955
La città zoologica al parco Michelotti

Sarà inaugurata nel pomeriggio dal Sindaco la città zoologica al parco Michelotti.

Alcune centinaia di bestie d’ogni specie e d’ogni regione, I vigili del fuoco alla caccia di un pellicano fuggito nella notte.

I vigili del fuoco alla caccia di un pellicano fuggito nella notte. Da oggi pomeriggio Torino avrà un suo zoo: un pizzico di jungla nel Parco Michelotti, una delle zone più suggestive del lungo Po. Sarà uno zoo modesto nelle proporzioni, ma il più moderno di tutta Europa. Stamane arriveranno gli ultimi ritardatari: un orso bruno, regalo dello zoo di Vienna, decine di uccelli esotici e numerose scimmie. Poi il Parco sarà al completo, pronto per la cerimonia inaugurale che si svolgerà alle ore 16 con la presenza del Sindaco avv. Peyron e di altre autorità. Lo zoo (il progetto è opera dell’ing. Gabriele Manfredi) si vale di una costruzione geniale che unisce alla razionalità degli impianti, una moderna eleganza di linee: le gabbie, le vasche, le abitazioni notturne, le isole degli anfibi hanno fisionomie del tutto diverse da quelle che hanno sempre caratterizzato tali impianti. Le recinzioni, nel limite del possibile, sono ridotte al minimo, grazie anche a particolari accorgimenti i quali, mentre non consentono alcuna possibilità di fuga agli animali, danno al pubblico la impressione di vederli nella loro vita di libertà. Il terreno è variamente movimentato e i sinuosi tracciati muovendosi anche in altezza offrono una prospettiva sempre varia. Le bestie che popolano questa minuscola loro città sono alcune centinaia. Le specie rappresentate sono numerosissime, ma mancano i rettili e i pachidermi che potranno essere ospitati dallo zoo quando le possibilità finanziarie (l’opera fino ad ora è costata 80 milioni) permetteranno di realizzare anche la seconda parte del progetto la quale comprende la casa per i pachidermi, la voliera magica per gli uccelli tropicali e il terrarium  per i rettili.  Fra gli animali ospiti dello zoo sono un bisonte europeo regalato al sindaco di Torino dal collega di Roma, tre orsi lavatori offerti dallo zoo di Monaco, tre cervi dello zoo di Basilea, un leopardo mandato in regalo dallo zoo di Colonia. L’elenco degli altri presenti sarebbe lunghissimo; ne citeremo alcuni a caso: cinque leoni, due puma, due leopardi, dieci canguri, due lama, due tigri, una pantera nera, due orsi polari, tre cervi, un elefante, quattro otarie, quattro pellicani, cinque zebre, cento palmipedi, dodici pinguini, quattro struzzi, centinaia di scimmie e centinaia di uccelli delle specie più rare e dai colori più sgargianti. Il giardino sarà diretto dal signor Arduino Terni, un veterano nel campo zoologico, che ha al suo attivo vent’anni di Asia dedicati alla cattura e alla raccolta degli animali esotici. Un altro personaggio importantissimo per la città zoologica è il veterinario, che terrà sotto controllo tutti gli animali. Già in questi giorni ne ha due in cura: un’otaria e un pellicano. L’otaria, che è della famiglia delle foche, ha sofferto durante il lungo viaggio di trasferimento dai mari del Nord a Torino: è rimasta circa 33 ore senza potersi tuffare nell’acqua e questa astinenza le ha procurato disturbi che si sono palesati al suo arrivo con inappetenza e con il desiderio di rimanere nella tana anziché godere della magnifica piscina azzurra a disposizione sua e delle compagne. Adesso ogni mattina il veterinario fa all’otaria ammalata una iniezione e imbottisce di pillole una delle tante sardine che le sono destinate per pasto. Il pellicano è malato per una brutta avventura che egli stesso ha voluto vivere. Appena giunto allo zoo, approfittando del fatto che il suo recinto non era ancora ultimato, riusciva a fuggire e si rifugiava nel Po, sotto il ponte Regina, dove rimaneva per tutta la notte. L’indomani mattina, quando i pompieri, in barca, cercavano di vaticinarglisi, riusciva ad allontanarsi nuovamente. Più tardi veniva raggiunto e catturato; ma aveva un’ala colpita da una scarica di pallini tiratagli evidentemente da un cacciatore poco scrupoloso. Nel giardino zoologico un ampio settore è dedicato alle scimmie. Nelle giornate estive o comunque non fredde le scimmie potranno stare all’aperto in un’ampia isola al centro di un pozzo di cemento di una ventina di metri di diametro e profondo circa tre. Ai visitatori, che seguendo un percorso in salita si affacceranno alla sommità del pozzo, gli agili animali daranno lo spettacolo dei loro giochi: l’isola è infatti una specie di luna park, con ruota della fortuna, giostra, sbarra e altalena. Un’altra originale costruzione all’interno dello zoo è quella della « casa dei leoni e delle tigri, la quale fa spicco per i quattro alti coni di cemento e vetro che sovrastano le gabbie e alla cui sommità sono installati gli aeratori. I coni di vetro daranno luce di giorno nelle gabbie e di notte, illuminati, saranno visibili dall’altre Po. Il quadro scenografico del giardino è completato, oltreché dalle rocce che delimitano i settori degli orsi e delle otarie, dalle piantagioni che, quando raggiungeranno il loro pieno vigore, daranno un aspetto di vera jungla all’insieme dello zoo. Ai fanciulli che con impazienza aspettano l’apertura del giardino sarà riservata una sorpresa: essi dovranno rispondere a un referendum per dare il nome all’unico elefante dello zoo che é arrivato al Michelotti nella mattinata di ieri dalla Birmania.

21/10/1955
Inaugurato sotto la pioggia lo zoo del Parco Michelotti

piccola giungla in riva al Po. Inaugurato sotto la pioggia lo zoo del Parco Michelotti. Un incidente prima della cerimonia: crolla un platano sulla «casa» del bisonte – Subbuglio tra le belve mentre accorre la Celere Presenti le autorità cittadine, tra cui il Sindaco, il Prefetto, il Presidente della • Provincia e 11 Questore è stato inaugurato ieri pomeriggio lo Zoo del Parco Michelotti, dedicato alla memoria di Guido ed Augusto Molinar. Sotto una pioggia fredda e insistente il tradizionale nastro è stato tagliato dalle ( vedove dei due fratelli, signore Gemma e Marluccia. II. Sindaco ha pronunciato il discorso d’occasione, rievocando le difficoltà a cui lo zoo è andato Incontro prima di potere essere aperto, e ha elogiato l’opera, del progettista, ing. Manfredi e del presidente della società Molinar Arduino- Terni, Autorità e invitati (un folto gruppo tra cui erano numerosi 1 bambini), nonostante la pioggia hanno compiuto un’attenta visita a tutti i recinti. Nell’interno della « casa dei leoni » sormontata da quattro svelti coni in vetrocemento ha pronunciato un discorso il . prof. Chigi, dell’Università di Bologna, che ha illustrato la funzione dei giardini zoologici e ha rievocato l’illustre tradizione di Torino nel settore degli studi di storia naturale. Il discorso è stato punteggiato dai ruggiti dei leoni e dai miagola dei puma. Per il battesimo dello zoo sono arrivate adesioni da ministri e sottosegretari (Romita, Badini Confalonieri, Bovetti) ed i calorosi auguri delle direzioni dei principali giardini zoologici europei da Vincennes a Berlino, da Schoenbrunn a Praga, da Krefeld a Wassenaar a Londra. L’inaugurazione si è svolta in un clima di serenità e di festa, nonostante il maltempo. Ma poco prima, verso lo 13,30, un singolare incidente aveva gettato l’allarmo in tutto lo zoo. Protagonista dell’incidente: un grosso bisonte dall’aspetto minaccioso, un magnifico esemplare donato al sindaco Peyron dal sindaco di Roma Rebecchini. Il bisonte era arrivato a Torino racchiuso in una solida gabbia, accompagnato da un apposito custode, Leonardo Pacifici. Non era ancora pronta la sua « casa ». Perciò il bestione, soffiando e muggendo, doveva trascorrere alcuni giorni sempre nella prigione. Di quando in quando tentava le sbarre a colpi di corna, insofferente di restare cosi a lungo in una cassa di pochi metri quadrati. Finalmente, ieri a mezzogiorno, la « casa » era ultimata. La gabbia veniva aperta e il bisonte, pazzo di gioia, schizzava fuori come un cataclisma e cominciava a galoppare nella nuova abitazione. Dopo di che, stanco e soddisfatto, si adagiava al suolo e si concedeva un riposo. Ad un tratto il bestione udiva un fracasso spaventoso e si risvegliava bruscamente. Mentre si rizzava sulle zampo la casa gli crollava addosso. Cos’era accaduto? Un platano, le cui radici erano state probabilmente intaccate dai recenti lavori per lo zoo, appesantito dalla violenta pioggia, si era inclinato ed era poi precipitato sopra la stalla del bisonte, schiacciandola. Il bisonte (il cui nome è Romolo) sopportava con disinvoltura il peso di una casa sulle spalle, cacciava due o tre formidabili muggiti, si scuoteva dal dorso le macerie e usciva all’aperto, in libertà, battendo con forza gli zoccoli contro il terreno, colto da un accesso di furore. La sua apparizione terrorizzava i presenti, fra cui vi erano funzionari che stavano esaminando le attrezzature dello Zoo e davano le ultime disposizioni. Tutti fuggivano, mentre Romolo si divertiva a scorrazzare qua e là, sferrandosi a corse vertiginose, con l’aspetto di una locomotiva abbandonata a se stessa senza freni. In un attimo l’Intero zoo era in subbuglio. I leoni ruggivano, le tigri balzavano nella gabbia, le scimmie stridevano. Qualcuno s’attaccava al telefono e invocavo l’intervento della Celere: ma evidentemente, nella confusione, aveva scambiato il bisonte per una tigre. Cosi dalla Questura partiva a velocità elevatissima una camionetta della Celere carica di agenti armati di mitra e di pistola e preparati ad un’operazione di caccia grossa, Fortunatamente tutto si risolveva in bene. Non erano necessarie le armi, bastava che il guardiano Leonardo Pacifici si avvicinasse al bisonte e gli dicesse in romanesco « Romoletto, chetati ». Subito l’animale si calmava, si lasciava catturare docilmente.

07/08/1956
Lotta infestino fra gli ospiti dello Zoo al Parco Michelotti

Lotta infestino fra gli ospiti dello Zoo al Parco Michelotti L’elefante Sabè evade per annientare uno struzzo Il pachiderma reso furiose dalle beccate del suo vicino di prigionia – Per vendicarsi sfonda un muro, afferra con la proboscide il pennuto e lo scaraventa lontano – La vittima, già reduce da un pericoloso incidente, ricoverata in grave stato. Lo struzzo aggredito dall’elefante ha dovuto essere medicato da due veterinari dello zoo.

La legge della giungla vive anche fra gli animali in cattività, (proprio come per i « capponi di Benno » di cui parlano i Promessi Sposi). Sovente, anziché tare fronte comune contro l’uomo che li tiene in prigionia, gli anima!* trovano modo di rendersi ancor più- dura la vita l’uno con l’altro, litigando e tormentandosi. Al primo posto nella scala della litigiosità stanno le scimmie, pettegole e bizzarre, sempre pronte a tirarsi reciprocar mente la coda, a rubarsi noccioline e banane; mentre all’estremo opposto stanno gli animali cosiddetti feroci, che invece passano la maggior parte del tempo a slogarsi le mandibole in fenomenali sbadigli. Nel giusto mezzo stanno gli elefanti, per lo più bonaccioni, ma talvolta-facili agli scatti di collera: ed il pachidermico Sabé, che appartiene al giardino zoologico del parco Michelotti fin dalla sua fondazione, è un esempio caratteristico dell’incostanza del carattere di questi bestioni. Ne ha fatto le spese uno struzzo, suo vicino di casa, il quale però, come vedremo, ha la sua parte di colpe. Sabé non è di dimensioni molto voluminose; è poco più di un cucciolo, per la verità (un cucciolo di dieci o dodici quintali) che crescerà con il tempo. E forse certo il suo comportamento è dovuto proprio, alla giovane età: un elefante giocherellone, per il quale lo scherzo preferito consiste nell’acciuffare il berretto del custode, quando questi paesi a distanza di proboscide, ed a scaraventarlo per aria. Il suo esempio è stato seguito da un simpatico struzzo sudafricano, che abita, con alcuni colleghi, il recinto vicino. Uno struzzo anonimo (solo le bestie grosse, o le fiere, ricevono un loro appellativo), che deve avere però un vecchio rancore contro il pachiderma. Sta di fatto che il pennuto non trovava di meglio, per far passare le lunghe ore di prigionia; che infligger? formidabili beccale a Sabé, ogni volta che questo gli presentava le vistose tersa, pronto però ad allontanarsi, assumendo l’atteggiar mento più. innocente dei mondo non appena quello, infuriato, si voltava. Ma gli elefanti, nonostante i loro occhi siano piccolissimi, hanno la vista più acuta e rapida di quanto si creda: e Sabé aveva potuto individuare l’autore degli scherzi che, poco per volta, andavano riducendoli la pur dura pelle delle parti posteriori ad una schiumarola. Cosicché ieri ha deciso che era giunta l’ora della vendetta. Il suo furore, a lungo represso, si. è scatenato in conseguenza di una beccata più penetrante del solito: allora Sabé ha perso la testa, proprio come succede agli uomini e si è lanciato con tutto il suo peso, pari ad una tonnellata, contro il muretto che divide il suo recinto da quello degli struzzi. Il muretto non ha resistito all’impeto di quella vera e propria catapulta ed è volato per aria come se fosse di cartone. A questo punto il panico si è diffuso fra gli struzzi; il pennuto colpevole, in particolar modo, ha sentito che l’ora di pagare il fio delle gravi colpe stava avvicinandosi a prandi passi, ed è corso a rifugiarsi starnazzando, agitando le corte ali, nell’angolo più lontano. Ma l’elefante l’aveva già individuato. Trascurando gli altri che se ne stavano in un solo mucchio, tremebondi, si è lanciato contro Vauiore delle boccate, l’ha afferrato con la proboscide per il collo e l’ha sollevato da terra come se fosso un fuscello. Cosi l’ha tenuto, in segno di dominio, per qualche istante, poi, facendolo volteggiare, l’ha scaraventato ad alcuni metri di distanza. ” C’era da temere che Sabé, gustata la voluttà della vendetta, continuasse all’impazzata a seminare il terrore fra la popolazione dello zoo, ma non è stato cosi. Sabé ha lanciato alcuni barriti (fi’ vittoria, ha galoppato pesantemente dentro il recinto, poi, come 6 arrivato 17 guardiano, si è lasciato con docilità acchiappare per la proboscide (che è il suo punto debole) e, mediante il compenso di. una dozzina di zuccherini, è stato riportato a casa sua. . Frattanto il povero pennuto «e ne-stava accovacciato a terra, con il collo disteso fra l’erba; senza riuscire più ad alzarsi. Ha dovuto essere sollevalo di peso e portato all’infermeria del parco. Qui l’ha visitato il Veterinario. Sembra assai malconcio: ha riportato diversi traumi interni, ed e stata ricoverato in osservazione. Probabilmente la lezione gli è bastata e d’ora innanzi manterrà un contegno più, rispettoso E’ questa la seconda brutta avventura che gli capita per essere troppo sbarazzino: già quando l’avevano, portato allo zoo, un mese addietro, aveva tentato la fuga in corso Casale, ma, scivolando sul- terreno lastricato, era finito lungo e disteso, lussandosi una zampa. La vita per gli animali e forse più dura fra la civiltà che non nelle savane dell’Africa meridionale.

06/03/1957
Addentato da un orso un guardiano dello zoo. Guaribile in 12 giorni.

17/08/1958
Cinque scimmie fuggono dallo zoo e dagli alberi bombardano i passanti.

28/02/1962
Bloccano il traffico in Borgo Po ventitré scimmie evase dallo Zoo.

27/07/1968  StampaSera
Cleopatra, un gorilla dello Zoo, ha vinto una Fiat «500». L’altro ieri una signora, recatasi al Parco Michelotti, gli ha offerto un’acqua brillante acquistata in un chiosco. Mentre l’animale beveva avidamente, la donna. Gemma Bedello, abitante in corso Regio Parco 4, ha raccolto il tappo: dentro era indicato il premio, una Fiat «500». Naturalmente l’auto andrà alla Bedello, una vedova sui cinquant’anni. « Sono felice — ha detto — Era tanto tempo che desideravo acquistare un’auto assai utile per il mio lavoro. Stavo già mettendo i soldi da parte. Cleopatra, alla quale sono molto affezionata, mi ha portato fortuna».

29/01/1971
I leoni dello zoo se ne vanno.  Previsto il trasferimento di una parte del giardino zoologico a Stupinigi
Lo zoo del Parco Michelotti ospita attualmente 117 mammiferi, 739 uccelli, 114 rettili e 1353 pesci su una superficie quadrata di 50.000 metri. Uno zoo medio ormai insufficiente per una metropoli quale vuole essere Torino. Per questo il sindaco si è preoccupato di trovare una nuova sistemazione nel parco di Stupinigi. Qui sarà possibile aumentare il numero degli animali con nuove specie e creare un moderno parco zoologico in cui siano abolite le sbarre e gli animali possano vivere in un ambiente naturale e non più completamente ricostruito. E’ un nuovo orientamento già adottato in alcune capitali europee, più piacevole per i visitatori che possono unire alla visita l’occasione per una scampagnata. Ci sarà anche, sia pure in miniatura, la possibilità di un safari fotografico. Un progetto in questo senso è già stato preparato e verrà consegnato nei prossimi giorni ai competenti uffici comunali. Nel Parco Michelotti resteranno soltanto gli impianti fissi con l’acquario, che è ancora considerato fra i più moderni e completi d’Europa, una parte degli uccelli e degli animali più domestici. Verrebbe cosi ridotto lo zoo del Parco Michelotti e l’area lasciata libera diventerebbe verde pubblico con la costruzione di aiuole e fontane per il gioco dei bambini. Questa soluzione accontenterebbe tutti: chi asserisce che lo zoo del Parco Michelotti rappresenta un’attrattiva nel centro della città e coloro (sono la maggioranza) che sostengono la necessità di dare alla città un grande giardino zoologico capace di aumentare ancora il richiamo che gli animali esercitano sulla popolazione e sul turismo. Quando sarà realizzato il progetto? Impossibile dirlo. I problemi sono molti. Oltre al reperimento dell’area dietro il castello di Stupinigi sulla strada per Piossasco, è necessario creare tutti i servizi primari (acqua, luce, telefono), costruire gli edifici per il ricovero degli animali, le abitazioni dei guardiani, i recinti e creare l’habitat per le singole specie della fauna da ospitare. Il piano di massima è già pronto e, se approvato, potrà dare l’avvio al progetto esecutivo. Un’iniziativa che può contare a Torino su tecnici preparatissimi come Terni e Molinari.

30/08/1972
AL PARCO MICHELOTTI DI TORINO

 L’ippopotamo dello zoo ucciso da una bambola E’ un esemplare  femmina di 17 anni, proveniente dalla Somalia – Da qualche giorno non mangiava più e deperiva – Ieri la morte – All’autopsia trovata una testa di bambola (probabilmente lanciata da una bambina) che aveva bloccato lo stomaco.
E’ morta Abal, l’Ippopotamo femmina del Giardino Zoologico. Ha cominciato a deperire, a rifiutare II cibo e nel fiore degli anni (ne aveva 17, che corrispondono più o meno» ai trent’anni degli esseri umani) si è spenta. Un male Incomprensibile che ha fatto dannare gli esperti che cercavano di curarlo. Ieri l’autopsia eseguita dal servizio veterinario del Comune, ha chiarito tutto. Qualcuno ha gettato  nelle fauci sempre spalancate di Abal una bambola e la grossa testa di gomma e plastica ha bloccato lo stomaco dell’ippopotamo e l’ha ucciso. Forse Abal, che era venuta dalla lontana Somalia una quindicina di anni fa, quando lo zoo di Torino era ancora modesto: è stata uccisa per un gesto d’affetto. Una bambina, irresistibilmente attratta dalle enormi mascelle aperte, non avendo nient’altro a portata di mano da gettare all’animale, ha sacrificato la sua bambola. « E’  l’ipotesi più probabile — dice il direttore dei Giardino Zoologico. Anche se lo stesso fascino lo subiscono gli adulti. Vedono gli Ippopotami grandi e grossi, credono che non soffrano nulla e gettano dentro la loro bocca tutto quello che gli capita e non si rendono conto che possono farli stare tanto male, possono uccidere, come è capitato ad Abel». Anni fa, allo zoo di Milano, morì un ippopotamo in analoghe circostanze: l’arma del delitto allora fu una palla da tennis. Abal, come abbiamo detto, era giovane, pesava una ventina di quintali, era di indole buona, si era perfettamente acclimatata. Valeva circa un milione e mezzo e, come tutti gli altri animali, era sotto costante controllo medico. Dapprima si è pensato che soffrisse di indigestione, la malattia che colpisce di più gli ippopotami che sono molto golosi. Abal ha lasciato vedovo Toro, l’ippopotamo maschio che era arrivato con lei.

18/02/1978
I molti problemi e i moltissimi progetti del Parco Michelotti
Lo zoo (in letargo) aspetta finanziamenti. Al parco Michelotti, il giardino zoologico si prepara ad uscire dal letargo invernale. Proprio in questi giorni il cigno nero, «fingendo» di essere ancora in Australia, cova le sue uova tra la neve invece che in mezzo alla sabbia rovente. Intanto, mentre i procioni — ultimi arrivati — sono praticamente ambientati, si finisce di preparare la gabbia destinata ai nuovi caprioli. «Ma le novità più importanti sono altre, e riguarderanno pesci e rettili — anticipa il vicedirettore Giusto Benedetti —. Uno zoo moderno ha scopi di divulgazione naturalistica, ricerca scientifica, conservazione di specie rare, didattica. Siamo piccoli, abbiamo pensato fosse meglio restringere gli obiettivi a quest’ultimo settore, visto anche che qui arrivano più di 150 mila scolari ogni anno. Da tutto ciò, le attuali ristrutturazioni». Da maggio, la piccola sala superiore fino a ieri destinata ad una serie di acquari apparirà completamente diversa. «Tre vasche mediterranee illustreranno la vita che si svolge ai diversi livelli di profondità. In più, accanto ad alcuni esempi di acquari “giusti” e di acquari “sbagliati”, verranno esposti modelli illustrativi delle varie fasi della riproduzione, delle leggi genetiche e di un ecosistema: dei rapporti e degli equilibri, cioè, che caratterizzano un determinato ambiente». Al piano sottostante, invece, due esperimenti portati avanti con il gruppo biomarino FIAS (Federazione attività subacquee) di Torino, in primo, già in allestimento e che verrà probabilmente completato entro la tarda primavera, consiste (ed è il primo tentativo del genere realizzato in Italia), nella riproduzione artificiale di una biocenosi mediterranea. «In parole povere, si tratta di mettere insieme tutti gli organismi che vivono in natura in un certo habitat (nel caso specifico, nelle acque costiere della Liguria), e di portarli ad un equilibrio di completa autosufficienza: con il pesce grande che mangia il pesce piccolo; con il pesce piccolo che si garantisce la sopravvivenza aumentando le sue capacità riproduttive, e così via. Si tratta, ovviamente, di un’esperienza che esige un lungo rodaggio». A farne le spese, per ora, sono stati soprattutto i paguri, decimati senza pietà. Già a maggio, però, si spera che anemoni e cefaletti, oloturie e stelle marine, pesci-ago, «gallinelle» e spirografi avranno raggiunto un ragionevole patto di coabitazione. Secondo esperimento (questa volta a tempi necessariamente più lunghi) quello relativo ad un nuovo, grande «paludario». Ospiterà libellule e rane, bisce e ramarri, piante palustri e uccelli acquataci. Per completarlo, bisognerà Lezione col leopardo aspettare circa un anno. «Nel frattempo — sottolinea il direttore Terni — ci auguriamo di poter proseguire su questa strada grazie anche ad appoggi esterni di cui fino ad ora siamo sempre stati costretti a fare a meno. Questo zoo, com’è noto, dipende da una società privata che in passato poteva contare su introiti legati all’importazione ed al commercio di animali selvatici. Ora però il vento è cambiato: i paesi importatori hanno chiuso le frontiere, non possiamo più sostenere da soli un onere finanziario tanto grande. Di conseguenza speriamo che il Comune, il quale da tempo dimostra di aver capito che uno zoo non è un baraccone da fiera ma può diventare un istituto culturale con tutte le carte in regola, ci offra in futuro qualcosa in più della sua amicizia». Un omaggio, a dire il vero, è già stato offerto parecchi anni fa. Fu l’arrivo del professore di scienze Ernesto Sbarsi, dislocato qui appunto dal Comune come «guida» per le scolaresche e come responsabile delle attività culturali abbinate al settore della didattica. Tocca a questo insegnante spiegare a decine di migliaia di ragazzi i segreti dello zoo: il buon carattere della iena, i getti di sabbia con cui si difende la lince, l’indole da «maschio latino» del ghepardo il quale, quasi per far loro rabbia, si accoppia solo se in presenza di altri maschi. E tocca ancora a lui, furibondo con le enciclopedie naturalistiche italiane («Testi orribili, pieni di foto ma anche di errori mostruosi»), respingere per carenza di tempo e di personale, almeno un trentesimo delle visite di scolaresche, almeno il 90% delle insegnanti alla ricerca di una consulenza «che è ovviamente gratuita, come l’ingresso offerto a tutte le scuole della città». Appunto a Torino, patrocinato dall’istituto di antropologia, si terrà a maggio il secondo congresso nazionale dei musei scientifici naturalistici. Intanto (mentre nei giorni scorsi i giornali di mezzo mondo hanno annunciato la «clamorosa scoperta», in Nuova Zelanda, di alcuni gabbiani «Magenta Petrel» che si ritenevano scomparsi da secoli e di cui l’unico esemplare (imbalsamato) che si conosca, è ospitato nel museo zoologico torinese) si fanno sempre più concrete le voci che anticipano un grande, completo Museo delle Scienze in programma su iniziativa della Regione. Dice il prof. Sbarsi: «I ragazzi ai quali “spiego lo zoo” non sono certo quelli che hanno buttato 33 chili di pietre nella vasca delle otarie o che cercano di accecare gli animali in gabbia, sono convinto che la strada per quella coscienza naturalistica e quel rispetto verso l’ambiente che in Italia ci sono sempre mancati passi anche di qui».

23/06/1980 StampaSera
Gabbiani al parco Michelotti

Gabbiani al parco Michelotti Sempre più folta la nursery dello zoo. Dopo cinque macachi, due squali, un cervo porcino, un amotrago, tre gerbilli, sei procioni e due turachi, nei giorni scorsi sono nati due gabbiani ibridi soffici come pulcini. Il padre è un gabbiano reale grigio chiaro e bianco;…

 

Ipotesi di chiusura. I tempi sono mutati. L’importazione di animali esotici ha subito severe restrizioni, segnando la fine di un business lucroso, la sensibilità ecologica verso il mondo animale si è affinata e l’animale dietro le sbarre non suscita più curiosità ma pena. Il giardino zoologico cittadino è economicamente in grave perdita e allo scadere della convenzione con la Ditta Molinar, risulta improponibile per le casse comunali l’accollarsi  di un deficit così oneroso così come il riscatto di animali di cui non si sa più cosa fare …

8/07/1985
Duemila firme per chiuderlo. Una formale richiesta è stata inviata al sindaco da parte dell’Associazione radicale ecologista affinché il contratto di gestione del giardino zoologico, affidata a una società privata, non venga rinnovato alla scadenza del 31 dicembre. Contemporaneamente si chiede che sia avviata la procedura per smantellare l’attuale struttura». L’associazione ambientalista, con sede in via Garibaldi 13, aveva precisato che la prima preoccupazione doveva essere rivolta agli animali «prigionieri» dello zoo: «Non possono più tornare nel loro ambiente naturale, quindi dovranno essere ospitati, fino alla loro naturale estinzione, in zone protette». Un problema non da poco.

10/12/1985
Si riunisce la commissione che deciderà la sua sorte: ultimi giorni per lo zoo.
Entro fine mese scade la convenzione tra il Comune e la ditta che lo gestisce. Tre ipotesi: ristrutturazione dell’impianto (la meno probabile), trasferimento o totale abolizione. Molti auspicano un territorio ampio e senza gabbie, che ospiti solo animali di queste latitudini Ore contate per lo zoo? Ne discuterà giovedì la Commissione consiliare costituita nell’ottobre scorso dalla Giunta municipale con l’obiettivo di giungere rapidamente ad una decisione. La convenzione fra i1 Comune e la ditta Molinar, che da trent’anni  gestisce i1 Giardino zoologico, scade infatti i1 31 dicembre mentre l’impianto, che conta ogni anno circa 320.000 visitatori, è in cattive condizioni e necessita di interventi radicali. Si è dunque alla vigilia di scelte importanti, con tre soluzioni possibili: rinnovo della convenzione (che dovrà prevedere vasti lavori di ristrutturazione), trasferimento dell’impianto in altra sede oppure abolizione dello zoo. L’ipotesi del rinnovo è, al momento, la meno probabile. Quasi tutte le forze politiche sono d’accordo che l’area del parco Michelotti venga destinata ad altro uso. Il piano regolatore prevede che debba diventare un parco pubblico. Ampio credito trova invece, l’ipotesi del trasferimento, ma non mancano vigorose pressioni per la chiusura totale. «Sarebbe un atto di civiltà — spiega l’assessore al verde Marziano Marzano — un modo per scrollarsi di dosso retaggi che risalgono all’impero romano, rinvigoriti dopo il colonialismo, ma ora fuori dei tempi. Lo zoo, come è concepito attualmente, non va bene. Violenze ai danni degli animali sono incontestabili. Basti pensare a predatori e predati costretti a vivere a contatto di vista e di odori. I bambini avrebbero poco da perdere: lo zoo offre loro un’immagine distorta della realtà. Non va tenuto aperto solo per il fatto che si vendono molti biglietti». C’è già una precisa idea sul riutilizzo dell’area: potrebbe, nascere un parco naturalistico con le strutture murarie già esistenti usate per ospitare piante rare ed un cinematografo, inserito nel normale contesto della programmazione ma specializzato nella programmazione di pellicole a tema ecologico. L’ingegner Luigi Momo, presidente del quartiere Borgo Po, ribadisce la volontà di trovare un’alternativa all’attuale soluzione. Lo zoo non può essere mantenuto nella sua attuale collocazione. Sull’utilizzo dell’area si pronuncerà il Consiglio di Circoscrizione: un parco, magari con qualche struttura sportiva, sembra però la soluzione migliore. Primo ad aver richiesto fermamente l’abolizione dello zoo fu, oltre due anni fa, il consigliere de Sergio Galotti: «E’ una struttura anacronistica — ribadisce ora — che costringe gli animali a vivere in situazioni allucinanti e costituisce uno spettacolo diseducativo ed incivile per le giovani generazioni». Per il prof. Giusto Benedetti, direttore scientifico dello zoo, «che la convenzione venga o meno rinnovata è relativo: in caso negativo sarà la città di Torino a farsi carico dell’impianto. Una chiusura è comunque improponibile, piuttosto può essere sensato un trasferimento. Il giardino zoologico adesso è allo stretto: tre ettari sono pochi, l’ideale sarebbero una quarantina. Potremmo cosi creare recinti più ampi e zone per l’allevamento. Dove potrebbe nascere un nuovo zoo? Si è parlato di Stupinigi, della Mandria e delle Voliere. Le soluzioni più praticabili sono forse le prime due, ma è un problema che andrà analizzato nei dettagli». Oggetto di studio dovrà essere anche la gestione economica dell’Impianto se è vero, come sostiene il dottor Sodaro, responsabile amministrativo della Molinar, «che l’anno scorso il giardino zoologico ha chiuso con un rosso di quasi trenta milioni».

16/07/1986
Una settimana decisiva per il Consiglio comunale, mentre procede la verifica fra i cinque partiti di maggioranza. Nei prossimi giorni in Sala rossa si dovrà discutere la delibera che abolisce il giardino zoologico di parco Michelotti, ma proroga la situazione così com’è fino al 31 marzo 1987. «E allo scadere della concessione, si avrà l’ennesima proroga», avevano paventato i due consiglieri abolizionisti, lo stesso Marzano e Gaiotti, che si erano dimessi dalla commissione che doveva trovare un’alternativa perché in disaccordo. «Eravamo contrari alla proroga di nove mesi per la gestione Molinar, ma è passata a maggioranza. E poi quella commissione è di parte, il suo presidente è sostenitore dello zoo». Come gli altri comuni cittadini che avevano raccolto 33 mila firme per tenerlo in piedi.

17 /01/1987 StampaSera

PER LO ZOO LA CHE FA? Interrogazione urgente in Consiglio regionale. L’ha presentata ieri il consigliere verde civico Angelo Pezzana. Oggetto, lo zoo di Parco Michelotti. «In relazione alle notizie circa un coinvolgimento dell’ente regionale nella soluzione del problema zoo — scrive Pezzana — …

16/02/1987
Parco Michelotti: non chiude il rettilario – Zoo, silenzi all’italiana – E si parla di laboratorio didattico

Il Consiglio comunale ha liquidato, ieri sera, la vicenda-zoo: L’ordine del giorno approvato è, però, una scatola chiusa, sul contenuto della quale i consiglieri non si sono pronunciati e non hanno discusso pubblicamente. E’ risultato evidente che le decisioni sono state prese in corridoio e che le pubbliche dichiarazioni, stando alle quali i consiglieri erano liberi di votare secondo coscienza e sganciati da logiche di partito, non corrisponde alla realtà. Non trova-ancora risposta ufficiale uno degli interrogativi principali: Parco Michelotti sarà chiuso o no? L’ordine del giorno approvato prevede la chiusura al pubblico entro 11 31 marzo. Ciò non vuol dire, però, che verrà smantellato. Anzi, il Comune dovrebbe acquisire l’acquarlo-rettilario ed alcuni animali della ditta Molinar. Questa parte superstite, che si avvarrà della collaborazione del personale già esistente, sarà potenziata. L’ordine del giorno parla di una «struttura che dovrà comprendere ricostruzioni di ambienti fluviali con relativa fauna e flora, laboratorio didattico e centro audiovisivi, spazi espositivi, punti di osservazione dell’ecosistema fluviale». Questo zoo fluviale si svilupperà in parte nel Parco Michelotti ed in parte nel Parco delle Vallere. Quando si parla di chiudere al pubblico Parco Michelotti, si parla, presumibilmente, di un tatto temporaneo, in attesa che una commissione di esperti traduca in L’elefante lascerà, Insieme a gli altri animali (rettili e pesci esclusi), parco Michelotti termini concreti i programmi del Comune. All’acquisizione del rettilario si sono opposti i pochi protezionisti ai quali si sono affiancati 1 missini, con una dichiarazione di voto del consigliere Antinoro, che si è pronunciato contro la maggioranza. Si parla da anni di un progetto di legge dell’onorevole Zanone, che dovrebbe regolamentare la vita degli animali in cattività. Questo progetto di legge, annunciato come innovativo, sembra che si stia allineando sempre più sulle posizioni conservatrici. Si parla di stanziamenti di parecchi miliardi per la realizzazione di giardini zoologici che assolvano alle funzioni didattiche, conservative delle specie e di ricerca scientifica. Ciò spiegherebbe la tenacia con cui tanti consiglieri hanno sostenuto la validità di queste funzioni che, oggi, non sono più sostenibili. Da un animale in gabbia si può imparare solo che gli animali non devono essere tenuti in gabbia. Salvare le specie in estinzione attraverso i giardini zoologici equivale a svuotare il mare col cucchiaio. Come ha dichiarato il consigliere Alfieri, sostenitore dello zoo, si estinguono duecento specie all’anno. Uno zoo può specializzarsi nel salvataggio di una sola specie, ai fini della distruzione della natura ha poco significato, tranne che per gli esperti pagati per far sopravvivere quella specie. In sostanza una parte dello zoo esistente oggi sarà salvata per non chiudere definitivamente il discorso in attesa che la legge Zanone passi in Parlamento e che distribuisca la sua pioggia di miliardi, come è accaduto per gli stadi calcistici. Questo zoo del futuro sarà realizzato, secondo gli intenti del Comune, da un ente autonomo al quale sono chiamati a partecipare Regione, Provincia, Università, associazioni conservazionistiche ed ‘altre istanze pubbliche e private*. Molte associazioni si sono portate, in questi ultimi anni, su posizioni conservatrici, allineandosi con quelle istituzioni pubbliche che non hanno mai fatto nulla per arrestare il degrado ambientale e lo sterminio degli ‘ animali. All’opposizione sono rimasti soltanto l’Ente nazionale per la protezione degli animali ed un Comitato cittadino per la chiusura dello zoo, ma i giochi, ormai, erano fatti.
Cosimo Mancini

03/03/1987
Confronto sullo zoo

Al Circolo della stampa Confronto sullo zoo Con il comitato che si batte per la chiusura TORINO — Opinioni a confronto sullo zoo, questa sera, ore 21, al Circolo della stampa, corso Stati Uniti 27. Il comitato, che si sta battendo per evitare ulteriori sofferenze agli animali, ha organizzato un pubblico dl- OGGI L’ULTIMA BATTAGLIA DELLE ARANCE A Ivrea oggi alle 14 ultima battaglia delle arance sulle piazze e dai balconi. É’ anche previsto l’arrivo dei carri allegorici e dei gruppi folk dell’Eporediese.^ In Municipio, ore 17,30, premiazione delle squadre di arancieri a piedi e sui carri. Alle 20, una delle cerimonie più suggestive, l’abbinamento degli scurii. Anche questo pomeriggio è attesa una folla record, finora si sono già superate le centomila presenze battito per sentire il polso della città e dei suoi amministratori, a meno di 30 giorni dalla data fissata (11 prossimo 31 marzo) per la chiusura del giardino zoologico di parco Michelotti. ‘ Dopo l’Introduzione del presidente del comitato, Allegra Agnelli, Interverranno i professori Luigi Firpo e Gianni Vattimo. Moderatore, 11 prof. Franco Monti. Una targa d’argento sarà inoltre consegnata al direttore di Stampa Sera, Michele Torre, per la sensibilità dimostrata dal quotidiano sul problema zoo. Al confronto sono stati Invitati tutti 1 pubblici amministratori, soprattutto 11 sindaco. L’incontro era stato Infatti organizzato in previsione che questa sera non vi fosse li Consiglio comunale. Ma, all’ultimo momento, quando gli inviti erano già arrivati a destinazione, – la giunta ha convocato l’assemblea In seduta straordinaria per discutere di Usi e della questione morale. Cardetti quindi, alle 31, sarà impegnato a Palazzo Civico ed ha delegato a partecipare al dibattito l’assessore all’Ecologia Ouazzone, già presidente della sottocommissione municipale che si è occupata dei problemi sorti dopo la decisione di non riconfermare la convenzione con la ditta Molinar, che per anni ha gestito lo zoo.

 

22/03/1987
Parte il conto alla rovescia.
Zoo, ultimi sei giorni al parco Michelotti, domenica la chiusura.
Rimangono 6 giorni alla chiusura dello zoo che era stato aperto 31 aa fa (1956): dice il direttore:  «Ricordo quando, il 20 ottobre 1955, i giornali con orgoglio lo chiamavano La città zoologica e lodavano il progetto avveniristico dell’ing. Gabriele Manfredi …»
Si è già iniziato il trasferimento degli animali. Domani una partenza massiccia, mercoledì tocca ai rinoceronti. Gli animali (quelli ancora nelle gabbie) verranno trasferiti In altri parchi. Rimarranno solo i rettili e i pesci. Adesso nella grande vasca in cemento sono rimaste sei scimmie. Le altre, con corvi e gru, sono partite per un parco di Stresa. La prossima settimana le partenze proseguiranno. Lunedì sarà la volta delle tigri, mercoledì dei rinoceronti (destinazione Olanda). Oli ultimi a lasciare il Parco Michelotti saranno gli elefanti.
Per la maggior parte di loro il destino non sarebbe cambiato, in quanto si sarebbero poi ritrovati dietro ad altre sbarre in gabbie diverse.

18/04/1987
Lo zoo è chiuso da tre settimane e tutti gli animali commerciabili sono stati venduti dal proprietario, la ditta Molinar. Anche l’acquario e il rettilario, che sembrava interessassero il Comune, sono stati svuotati. Sono rimaste quattro tartarughe e un paio di serpenti di piccole dimensioni. A questi si aggiungono alcuni volatili, molti dei quali vivono liberi negli stagni del parco. Unico animale sul destino del quale non risulta siano state prese decisioni è la giraffa. Un Paese africano aveva dato la disponibilità ad accogliere l’ultimo animale dello zoo.

30/06/1989  TorinoSette
IN MOSTRA ALLO ZOO

Lo zoo o meglio l’ex-zoo di parco Michelotti in corso Casale, dal primo luglio al 3 settembre ospiterà «Hic sunt leones» una mostra patrocinata da Arci Nova e Città di Torino di 23 artisti contemporanei. La mostra metterà a confronto «vecchie» e giovani generazioni dell’arte …

21/07/1989 TorinoSette
ALL’EX ZOO
ALL’EX ZOO Artistici ruggiti di vecchi e giovani leoni dell’ex zoo di Torino, per la prima volta, vengono presentate opere di artisti noti e di giovani. Entrando, nello stagno che una volta era degli aironi si è sistemata Nunzia Plescia con una scultura bianca in vetroresina. Un fischio acuto attira l’attenzione …

22/08/1989
Dopo «Hic sunt leones», quale futuro per l’ex zoo? ì progetti del Comune sulla destinazione dell’area in riva al Po Butterfly a Parco Michelotti

Ma gli animali che fine hanno fatto? Scrivono: «Che fine hanno fatto gli animali dello zoo di Torino?». La risposta è in tre pagine dattiloscritte conservate negli archivi del Comune; ed è una risposta che non può raccontare storie di libertà riconquistata: uscire dalla gabbia, tornare nell’habitat naturale, avrebbe significato per molti di loro andare incontro a morte certa. Ormai incapaci di cacciare, se mai lo sono stati, finirebbero per soccombere nella lotta per la sopravvivenza. Ma vediamo dove sono andati a finire. Ricordate i due elefanti indiani? Tra gli ultimi a sloggiare, sono ospiti dello zoo di Berlino Ovest; i tre ippopotami hanno preso la strada della Francia, presso una società specializzata nelle vendite agli zoo; i felini (a parte due leoni che vivono a Verona) popolano il parco faunistico «Le Cornelle», presso Bergamo: due giaguari, altrettanti puma, un leopardo, una pantera nera, un ghepardo. Con loro, anche zebre, procioni, civette, canguri, emù, cervi. Dodici macachi sono finiti a Villa Pallavicino, presso Novara, e altri sei a Firenze. Ventisei fenicotteri vivono a Santa Margherita di Pula, presso Cagliari, insieme a 5 pinguini, 7 fagiani e 12 anitre. La giraffa che nessuno voleva è ora a Lubiana, in Jugoslavia; da quelle parti, a Zagabria, hanno messo su casa anche i due rinoceronti bianchi. Solo per le tigri, dunque, non c’è stato niente da fare.

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Una casa per le farfalle dove viveva l’elefante Sta per calare la tela su «Hic sunt leones», la rassegna di arte povera ospitata per due mesi nei grandi spazi disegnati dall’ex zoo di corso Casale. C’è un bilancio culturale, e positivo. Ma la mostra ha anche altri meriti, primo fra tutti aver riaperto il dibattito sul futuro di un’area troppo preziosa per essere abbandonata. C’è polemica intorno alla città morta degli animali. Da due anni si attende una risposta sul suo domani, resa più difficile dagli ultimi ospiti che ancora la popolano: due tigri che nessuno vuole, tre scimmie troppo vecchie per essere trasferite, uccelli rapaci in cura o convalescenza. Chi ha visitato la mostra non ha potuto fare a meno di rincontrarli. E ha scritto a «Specchio dei tempi»: «Volete vedere due tigri rinchiuse in una specie di ripostiglio, nel più totale isolamento?». Un altro lettore: «Lo zoo è ormai fatiscente e per giunta popolato di notte da drogati e trafficanti». Tutto vero. Ci sono stati piccoli incendi, vandalismi, i custodi hanno trovato siringhe, polizia e carabinieri sono stati costretti a sloggiare decine di «pensionanti» abusivi. L’assessore Gianfranco Guazzone (de) non nasconde i problemi: «E’ innegabile che la situazione sia difficile. Ma non voglio sentir parlare di immobilismo del Comune. Stiamo lavorando per restituire dignità a quella zona, inserendola in un progetto che riguarda l’intero parco Michelotti». Lo zoo, aperto a metà degli Anni Cinquanta e ampliato nel 1959 con alcune delle costruzioni più significative, è chiuso dal 1987. Trasferiti quasi tutti gli animali, i custodi (riuniti in cooperativa) si occupano dell’acquario e dei pochi esemplari rimasti a Torino. La gente ci va soltanto in occasione di mostre o grazie a permessi speciali rilasciati di tanto in tanto alle scolaresche. Nel frattempo, una commissione di dieci specialisti ha elaborato un progetto di larga massima per il riutilizzo dell’area. Qualche esempio: laboratorio e sala didattica dove c’erano elefanti e giraffe; un bar al posto delle gabbie dei felini, la clinica per animali feriti invece delle scimmie. Sono immaginate piste ciclabili, piastre giochi, campo di calcio, la risistemazione delle aree verdi e delle sponde fluviali. Tra le ipotesi più suggestive, la creazione di una «Casa delle farfalle» che potrebbe sorgere a Est della ex casa degli elefanti. Una «butterfly house» in stile inglese, ricavata in una serra di quattrocento metri quadrati. Al suo interno, sarebbe ricostruito l’ambiente naturale delle farfalle, compresi piccoli laghi o torrentelli artificiali. Il successo dell’iniziativa appare scontato: le 80 case impiantate in Inghilterra hanno attirato oltre 600 mila visitatori in un anno. Partendo da questo studio, il lavoro è proseguito su due filoni. Cinque gruppi di studenti, finanziati da altrettante borse di studio comunali (2 milioni) e coordinati dal professor Camillo Vellano, stanno realizzando tesi di laurea sul riutilizzo dell’ex zoo. Nel frattempo un pool di docenti del Politecnico, guidati da Luciano Re, sta elaborando un progetto complessivo sul parco Michelotti. I primi documenti sono già pronti e questa fase, salvo inconvenienti, dovrebbe essere completata entro il 1989. Da questo momento, però, cominceranno altri guai. In Comune si prevede che un progetto complessivo non costerà meno di dieci miliardi. Dove trovarli? «Questo è il vero problema» ammette Guazzone. E aggiunge: «I bilanci sono sempre più magri, i mutui più difficili da contrarre. Insomma, o troviamo qualche sponsor o c’è il rischio di andare fuori tempo massimo». Lettere sono già partite verso Regione e Provincia, «ma anche loro non nuotano certo nell’oro». Restano i privati: «Chiudemmo lo zoo, primi e finora unici in Italia, su loro richiesta, per dare una dimostrazione di civiltà. Adesso, però, chiediamo un aiuto concreto». E’ l’unico modo, affermano a Palazzo civico, per arrestare il degrado della città morta.

21/08/1991 StampaSera
Sere allo zoo

Sere allo zoo Sere allo zoo L’estate di Caie Chantant Café Chantant, terza edizione Continua all’ex zoo-Parco Michelotti la tradizione di Café Chantant che da tre anni propone i suoi spettacoli e le sue sfilate di moda. Alle deliziose serate del piano-bar della domenica, lunedì, martedì e mercoledì, questa settimana seguiranno giovedì 22 «Romanze da salotto piemontesi e non» con il soprano Susy Picchio ed il pianista Antonello Gatta; venerdì 23 «Profumo francese», rassegna di canzoni e poesie francesi con Laura Carlini; prima dello spettacolo verrà presentata la raffinata sfilata dello Studio-Costume di Torino; sabato 24 la compagnia Dedrio propone «Parlami d’amore Manu» con Luciana Littizzetto. Il ristorante ed il bar propongono i loro piatti e servizi nella deliziosa atmosfera di un parco naturale della sponda destra del fiume Po, finalmente recuperato ai cittadini. Il successo di Café Chantant, proposto da tre anni dall’assessorato al Commercio ed Artigianato e quest’anno anche dall’assessorato al Lavoro e dalla Confesercenti e sempre dallo stesso gruppo «Futura Sistemi Pubblicitari» e dalla presentatrice Maria Grazia Regis, si è arricchito con la collaborazione dell’Ente Teatro Amatoriale Italiano, che ha curato la programmazione.

05/10/1991 StampaSera
EX ZOO

Una giornata di festa per i bambini in esplorazione tra le liane di Tarzan Ed ecco la mappa che domani inquadrerà la domenica autunnale, imbevuta d’oro e di rame, dedicata al diciassettesimo «Giro della Collina». Il ritrovo in piazza Zara a partire dalle 8, in attesa della partenza in programma alle 9,30. Due le sezioni in cui saranno suddivisi i concorrenti. Da un parte quella competitiva, valevole quale prova di campionato regionale su strada Amatori Fidai e debitamente riservata ai campionissimi della giornata. E dall’altra quella non competitiva che avrà per protagonista il solito, simpaticissimo esercito di sportivi della domenica. Senza problemi se le tre ore regolamentari del «tempo massimo» verranno sforate da qualche pausa fuori programma. La cornice giusta per ribadire che il recupero collettivo del patrimonio verde torinese è anche un modo – il più persuasivo e gratificante – per far crescere la città. Un’intera domenica di «gioco-festa-animazione» domani al parco Michelotti, nell’area dell’ex zoo, a cura della Circoscrizione San Salvario-Borgo Po in collaborazione con l’Arciragazzi. «Vengo anch’io nei giardini sul Po» il titolo dell’incontro, caratterizzato da una sottolineata ed attualissima intonazione naturalistica «per far conoscere una zona dimenticata ma ricca di fascino che in futuro potrà trasformarsi stabilmente in una sede di gioco per i ragazzi» del quartiere. Invitati in massa a partecipare al prossimo rendez-vous festivo con tanta allegria e di un buon pranzo al sacco. In programma, sotto la guida di animatori patentati: una caccia al tesoro scandita dai messaggi lasciati dagli animali che furono ospiti dello zoo, gare di orientamento naturalistico, esplorazioni, costruzione di capanne e animazione con un gruppo teatrale guidato da Tarzan insieme alla sua inseparabile scimmia Cita. In esposizione la mostra fotografica «Cuori verdi per la città» realizzata da Urbafor.

 

16/02/1996
PARCO MICHELOTTI – Tutti i giorni in riva al Po è aperta la fiera del gioco. Nonostante il freddo invernale, continuano le attività ludiche del Parco Giò di corso Casale (ex area zoo, vicino al Parco Michelotti). Il viaggio culturale può condurre in terre lontane o, appena dietro l’angolo di casa …

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Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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