Quando la scuola era anche un’occasione per affrontare tematiche collegate al territorio in cui i ragazzi abitavano…

Quando si cerca di far ordine nei propri computer capita spesso d’imbattersi in vecchi file che neppure ci ricordavamo di avere… e questo non certo per il loro poco interesse. Anzi, talvolta si riscoprono informazioni interessanti che il tempo ha forse fatto dimenticare e di cui, invece, è bene tenere memoria.

Questa è stata la volta di alcune presentazioni frutto di lavori svolti in una scuola media, dal Laboratorio Ambientale dell’Istituto Comprensivo di Villanova Mondovì. Dalla data di creazione del contenuto, informazione presente nei metadati associati a quei file, si tratta probabilmente di attività svolte nel non troppo lontano 2008/2009.
In particolare, si intitolavano:

  • Mi prendo a cuore… la cappella di San Bernardo“,
  • Monte Calvario, San Bernardo e la sua storia“,
  • La cava e lo strano caso di San Bernardo“,
  • Intervista sulla cava ad alcuni anziani della zona“,
  • Intervista a un dipendente della cava“.

Non ricordo bene come avevo ricevuto tali file, probabilmente da amici che, vedendomi interessato a quel territorio, avevano pensato giustamente che contenessero informazioni di mio interesse! Ho già scritto, infatti, diversi post su Villanova Mondovì che vi invito a visitare: in questo post, invece, mi limito a riportare buona parte dei contenuti presenti in quei bei lavori svolti in classe, credendo che siano informazioni che è bene non vadano perdute nell’oblio!
Viene naturale domandarsi se anche successivamente, e soprattutto in questi ultimi anni, ci siano stati insegnanti altrettanto stimolanti, che abbiano svolto analoghe attività in classe per affrontare, insieme ai ragazzi, problematiche specifiche di quel territorio: spero che il materiale qui riportato, sebbene datato, possa servire di stimolo per riprendere un discorso forse abbandonato da troppo tempo.

Come indicato nella bibliografia di una delle presentazioni, alcune delle informazioni riportate erano state tratte dai seguenti libri:

  • Chiriotti  Ezio, Raineri Giovanni, Rulfi Giovanni Battista, Gente di Villanova, Mondovì, edito a cura della Cassa Rurale e Artigiana di Pianfei, 1994.
  • Memorie Storiche di Villanova Mondovì, a cura di Chiriotti E., Rulfi G. B., Savigliano, 1983.
  • Rulfi G. B., Novecento Villanovese, un secolo di lavoro, a cura della Parrocchia di San Lorenzo e della B. C. C. di Pianfei e Rocca de’ Baldi, 2002

Nelle slide vengono ringraziati inoltre Paolo Ambrogio, esperto di storia locale, che aveva fornito materiale e consulenza, Anna Mossio e gli altri abitanti di Villavecchia che si erano resi disponibili alle interviste e a reperire notizie sulla cappella di San Bernardo.

Nel seguito riporto così com’era stato scritto, buona parte del testo contenuto in quei documenti.

______________

San Bernardo, monte Calvario e la loro storia (2008/2009)

Quando si passava dalla collina di San Bernardo per andare a Roccaforte
Villanova antica è stata fondata dai Romani e si trovava vicino al torrente Ellero, lungo la strada per Roccaforte, presso la collina ai cui piedi sorgeva la cappella San Niccolao. Oggi non ci sono più resti di quella cappella perchè il fiume ha cambiato il suo letto. Rimane tuttavia una stradina, detta”dla funtana dla fam“, che da Villavecchia scende alla cava: un tempo risaliva alla collina di San Bernardo per collegarsi proprio a San Nicolao. Era l’antica via Morozzenga, chiamata così dal nome del paese di Morozzo, i cui signori nel medioevo dominavano su questo territorio.

Tra vigne e casette oggi scomparse
Il monte Calvario allora era coltivato e “ricco d’ogni sorta di frutta”. Gli abitanti erano i più giocondi perché su di esso “si respira un’aria delle più salubri“. Proprio sulla collina, dove sarebbe sorta la cappella di San Bernardo, i villanovesi avevano costruito case di campagna e casotti per le vigne.

Nasce Villavecchia
Attorno al 1300, sullo stesso colle, i villanovesi costruirono sia una chiesa, l’antica parrocchia di Santa Caterina, sia un castello. La presenza di un castello in posizione sopraelevata rappresentava una grande ricchezza, per cui gli abitanti si strasferirono in quel territorio, fondando Villavecchia. Attorno al 1390 Villanova antica fu abbandonata.

San Bernardo
La cappella è citata per la prima volta nella visita eseguita da mons. Scarampi nel 1583 (A.C.V.M. -Archivio della Curia vescovile di Mondovì – carta 164 sul verso)
“V.t. Capillam S.ti Bernardini sine redditibus et sine onere operam” (nel testo è indicato erroneamente san Bernardino invece di san Bernardo).

La cappella si trovava sulla strada per un Santuario, quello di Santa Lucia, sul versante est del monte Calvario, non lontano da Villavecchia ed era attorniata da vigne. Il nucleo più antico della cappella ha pianta quadrangolare: misura circa 3,5 m di larghezza per 4,0 di lunghezza, con copertura a volta a botte unghiata in corrispondenza di due finestre, delle quali quella rivolta a nord risulta murata.
Il porticato posto sulla facciata è più recente: copre a capanna con coppi ed è ingentilito da un timpano triangolare. Al centro del timpano una lapide in pietra reca la data 1836, ricordo dell’anno di costruzione del porticato stesso e di altri lavori di ristrutturazione della cappella.
La muratura del nucleo più antico è in pietra e mattoni, rivestito da un intonaco che pare recente. All’interno le decorazioni sono molto semplici: si tratta di scene angolari ed un cornicione rettilineo. Sulla parete di fondo è posto l’altare, la cui mensa è in muratura e sopraelevata di un gradino. Sul fianco destro della mensa è presente una data (1660) e uno stemma con un pozzo e due stellette, mentre alla sinistra si legge “I Francesco Bogioano Depinsit”.
L’ancona dell’altare, datata 1657, è fatta a stucco: raffigura la Vergine con il bambino incoronati con di fronte a San Bernardo (che tiene incatenato e calpesta il demonio) e San Eligio.

Interno della cappella di San Bernardo

San Bernardo di Mentone, è patrono di tutti i viandanti della montagna: visse all’epoca di Enrico IV e morì a Novara il 12 giugno 1081. San Bernardo è molto conosciuto come il fondatore dell’ospizio del Gran San Bernardo,  probabilmente restauratore di un vecchio convento dell’VIII secolo preesistente e distrutto dai Saraceni nel X secolo. La regina Ermengarda di Borgogna, signora del luogo, lo avrebbe donato a Bernardo che edificò poco distante, proprio sul valico alpino, un ospizio cui assegnò le entrate del vecchio convento. Nella cappella, il santo viene raffiguratosia con la torre con una sola finestra, che rievoca la fuga di Bernardo dalla torre in cui era stato rinchiuso dal fratello, sia con il demonio incatenato, posto a simboleggiare la sua vittoria sui malvagi spiriti delle cime alpine.

Le vie devozionali
Dal 1700 abbiamo le testimonianze di un’intensa vita religiosa nella zona del monte Calvario, alle spalle del borgo: la Via Crucis con i suoi 14 piloni affrescati, la Chiesa in cima al monte, la cappella di San Bernardo e il Santuario di Santa Lucia. Questi monumenti erano collegati tra loro da un unico sentiero che permetteva, nei momenti di festa, di visitarli tutti insieme in una giornata.

Merenda di Pasquetta presso la cappella di San Bernardo (1912)
Merenda del lunedì di Pasqua presso la cappella di San Bernardo (1931)

Cosa rimane
Oggi, chi visita Villanova può salire ad ammirare i resti di antiche case, muri e porte. Può vistare la vecchia parrocchiale, con mirabili affreschi medioevali, percorrere la strada che porta a Monte Calvario.
Sulla sinistra vedrà i resti della collina sulla quale sorgeva la cappella di San Bernardo: ora seminascosta e inaccessibile, resta in attesa del sospirato ripristino. Immediatamente sotto… la visione della cava.

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Discutere sui luoghi feriti (2008/2009)

In questo progetto, noi del laboratorio ambientale per prima cosa abbiamo discusso sui problemi che affliggono molti luoghi feriti. Questo obbiettivo ha portato via molto tempo, perché è stato molto impegnativo spiegare il motivo della ferita dei nostri luoghi, a partire dalla scarsa attenzione di noi cittadini ai vandalismi di cui spesso rimaniamo vittime anche noi ragazzi, nel senso che non possiamo più usufruire di spazi per il gioco e il divertimento. Esaminando poi i pro e i contro del vivere in un ambiente incontaminato o urbanizzato (il nostro territorio si trova proprio a metà) e discutendo su come vorremmo che fosse il luogo in cui viviamo, è emerso che spesso l’adulto privilegia interessi pratici come costruire parcheggi, case, strade e… cave per l’attività economica, piuttosto che salvaguardare la natura, i giardini, i monumenti storici e artistici.
Così il territorio è cambiato nel tempo…  ma per fortuna libri e fotografie ci ricordano come era, ed è un viaggio molto interessante.

Il nostro secondo obiettivo era quello di andare a esplorare i luoghi feriti che ci stavano a cuore. Lo abbiamo fatto individualmente (abitando in comuni diversi) e ognuno di noi ha riportato agli altri le proprie impressioni.

Dove poteva ricadere però la scelta? È bastato guardare fuori dalla finestra della nostra classe per decidere che non dovevamo andare molto lontano: il nostro paese è a ridosso di una cava che si vede benissimo da ogni punto di vista e che è ai lati dell’unico luogo “incontaminato” raggiungibile a piedi, il monte Calvario. Abbiamo quindi organizzato un’uscita che si è rivelata molto utile e interessante.

Risalendo la strada che va verso il monte, si entra nella parte antica del nostro paese, un borgo medievale (Villavecchia) così suggestivo da attirare l’attenzione dell’Università di Architettura di Mondovì che sta cercando di rivalutarlo attraverso delle ricerche. Avevamo appuntamento con un professore che ci ha spiegato i lavori fatti dai suoi studenti e ci ha illustrato le bellezze della Chiesa Antica di Santa Caterina, risalente al ‘300 e ricca di affreschi medievali. Ma ci è venuto un dubbio: quegli studenti universitari sapevano che alle spalle di questa piazza antica si staglia non solo un paesaggio inquietante, fatto di roccia e macchinari, ma anche boschi e bellezze artistiche minori?
Usciti dalla Chiesa siamo andati a esplorare quel paesaggio e abbiamo deciso che potevamo fare anche noi qualcosa, perché non ci sono solo chiese imponenti ma anche chiesette modeste che pochi ricordano e di cui nessuno si occupa: è il caso del nostro luogo ferito, che non ha la maestosità delle grandi chiese e che forse per questo rischia… la vita! San Bernardo, abbi fiducia in noi.

Nel seguito alcune foto della presentazione. Si noti che la prima foto del 1938 era stata scattata proprio dalle finestre di quella medesima scuola media!

Vedi:

Foto della borgo medioevale di Villavecchia:

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La cava e lo strano caso di San Bernardo (2008/2009)

Da molto tempo i Villanovesi hanno estratto roccia calcarea dalle colline attorno a Monte Calvario per la produzione di calce. Fin dall ‘800 iniziarono a estrarre dalla Rocchetta, una collina ai piedi di Villavecchia e a fianco del versante nord orientale di Monte Calvario. Qui la ghiaia è molto rinomata ed è una delle migliori del Piemonte: per questo è stata utilizzata soprattutto dagli anni ’50 per il pavimento stradale, garantendo un buon reddito alle imprese che ci lavorano. Negli anni, queste imprese sono cresciute ed hanno ampliato i lavori, grazie anche ai nuovi macchinari sempre più efficienti.
La cava è attualmente più che mai in attività ed è un’importante risorsa economica del luogo, ma numerosi sono i problemi causati alle zone limitrofe come Villavecchia: rumore, smog, puzza, danni alle abitazioni (per via dell’utilizzo di esplosivi).

L’espansione della cava ha causato cambiamenti enormi nella fisionomia del territorio e persino la chiusura di un bene architettonico (la cappella di San Bernardo) di uso popolare, che non è stato ancora ricollocato in un luogo stabile e che quindi da molti anni non è accessibile al pubblico.
La cappella è stata spostata dal sito originario, per permettere alla cava di completare i lavori di scavo.

Le foto mostrano come si è riusciti, dopo aver smontato il porticato in mattoni, a imbragarla e a farla scivolare in un sito provvisorio. La cappella non è stata ancora portata al luogo prestabilito per il ripristino. Inoltre sono state avanzate richieste per un ulteriore spostamento in altro luogo ma la Sovrintendenza ai beni architettonici ha espresso parere sfavorevole e ribadito la necessità di limitare i rischi di un nuovo spostamento, consigliando di mantenere almeno una posizione della cappella coerente dal punto di vista paesaggistico e storico, ripristinando per esempio il sentiero devozionale che univa la chiesa Santa Caterina alla cappella di San Bernardo e quindi al santuario di Santa Lucia.
Le ultime notizie danno per certo il suo ripristino.

La cava ai tempi del lavoro scolastico (2008/2009)

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Le feste popolari e i percorsi devozionali a monte Calvario

50 anni fa a San Bernardo
Il mattino del lunedì di Pasquetta tutti sono pronti di prima mattina per “la merenda” nei prati di San Bernardo. Dal piano giungono a Villanova gruppi di “gitanti”: chi è a piedi e chi è in bicicletta. Insieme alla banda si parte verso San Bernardo. Lungo la strada alcuni si fermano per pregare: infatti, la Via Crucis che porta a monte Calvario accompagna per un tratto di strada il percorso. All’altezza del “VI pilone” votivo il gruppo gira a sinistra e prosegue il cammino lungo il sentiero che porta a San Bernardo, il medesimo che, volendo proseguire, porta fino al santuario di Santa Lucia. Essi vanno alla conquista del posto per fare merenda, sdraiati all’ombra di qualche albero, non prima di aver ascoltato la Santa Messa celebrata nella cappella. Verso sera si riprende la via del ritorno, con in tasca qualche caramella comprata per tre soldi da “Rainè dle caramele”. Ed ecco finire così la giornata della merenda di Pasquetta.
Un tempo il paesaggio era un’immensa distesa di prati, meli, peri, peschi, susini: un mare di colori e profumi si stendeva sulle nostre colline.
Volete sapere se anche oggi è così?

M. Calvario oggi…
Un lunedì, alle 5:00, nessuno ha bisogno della sveglia perché la cava avverte i suoi dipendenti dell’imminente giornata di lavoro. Dalle loro abitazioni, ecco giungere al posto di lavoro i lavoratori con i loro diversi mezzi di trasporto: macchina, motorino o a piedi. Iniziano la loro giornata di lavoro andando dal geometra, che assegna loro i compiti. Terminata la mattinata, vanno a pranzo, la maggior parte da soli e solo pochi fortunati con le loro famiglie. Ritornati al lavoro proseguono la giornata nel rumore e nella polvere, fino a che, alle 17 tutto si calma. Ecco com’è oggi una magnifica giornata di lavoro a monte Calvario.

Le processioni delle rogazioni
Nel mondo contadino era importante il momento della benedizione per ottenere la protezione del raccolto dalla grandine e dai parassiti. Tutti partecipavano alle tre processioni che precedevano la festa dell’Ascensione.
La terza ed ultima mattina era la volta della cappella di San Bernardo, il tragitto più lungo dei tre, ma il più piacevole per il paesaggio ricco allora di vigneti di “neiretto”: tra le tante persone c’era anche chi portava a benedire i bachi da seta che costituivano una fonte di guadagno per il paese.

La Banban-a di Pentecoste: una pianta che non c’è più
La festa di Pentecoste (fine maggio) era un’altra occasione per recarsi alla cappella di San Bernardo e, di lì, al santuario di Santa Lucia: a quell’epoca cresceva nei prati dei dintorni in abbondanza la “bamban-a”, o “lino delle fate” (stipa pennata) e tutti ne compravano i mazzolini posti in vendita per cinque soldi dai ragazzini del posto. Alcuni giorni prima l’avevano raccolta e colorata con il verderame sciolto in acqua, che aveva dato un bel colore verde-blu ai suoi soffici pennacchi.

La festa di San Bernardo
Finchè è stato possibile, cava permettendo, ogni anno si svolgeva a San Bernardo la processione per festeggiare la ricorrenza. Essendo il 20 agosto, la partecipazione era numerosa per la presenza dei villeggianti. Guidati dal Parroco, ci si recava alla cappella percorrendo la “strada dla fam”, un sentiero in gran parte scomparso, risalendo sul versante ormai reso inagibile dagli scavi, costeggiando il “Bersaglio” anch’esso sparito e giungendo finalmente alla cappella. I prati verdi, gli alberi carichi di frutti erano di stimolo ai bambini per partecipare numerosi; tra quei bambini c’era anche la nostra professoressa, che ricorda con nostalgia quell’occasione di festa per correre nei prati che non avrebbe rivisto per un anno intero, abitando nella grigia Torino.

__________

Intervista ad un dipendente della cava (2008/2009)

Che genere di lavoro svolgi?
Io guido le macchine che ci  sono in cava, ma non i camion: sono un operaio.

Che tipo di macchinari usi? E’ difficile usare quei mezzi?
Tutti gli escavatori e tutte le pale meccaniche. Richiede un po’ di pratica nel memorizzare tutti i comandi e nel manovrare i mezzi per il loro ingombro.

Che tipo di lavorazione si svolge nella cava?
Si estrae un primo materiale che si chiama “tout-venant” con  gli escavatori, mentre per la roccia si usa l’esplosivo. Poi con diverse fasi di frantumazione e di lavaggio si ottengono diversi tipi di sabbia e di ghiaia. Infine si vende all’ ingrosso, o si usa per l’ impianto dell’ asfalto e del cemento.

E’ un lavoro faticoso? Perché?
Più che faticoso direi stressante; l’ uso dei macchinari facilita il lavoro, ma la guida dal mattino alla sera provoca una fatica psicologica.

E’ un lavoro pericoloso? Perché?
Sì, per chi usa l’ esplosivo e per chi guida i mezzi la tensione è molto alta: c’è il pericolo di  far male a qualcuno, di ribaltarsi col mezzo e di  provocare danni materiali.

Se piove o nevica il lavoro di scavo il lavoro continua normalmente o vi sono delle complicazioni?
Sì, se piove o nevica, certe volte il lavoro si può continuare, a seconda dell’ intensità della precipitazione e della qualità del materiale estratto: un materiale terroso si infanga e rende quasi impossibile la frantumazione.

Quali sono i materiali estratti dalla cava?
Sono tout-venant e roccia.

Quante persone lavorano nella cava?
In piena produzione, un minimo di 6 persone.

Qual è il rapporto fra te ed il tuo datore di lavoro?
Ottimo, perché c’ è dialogo fra il datore di lavoro e l’ operaio.

Hai tanti giorni di ferie in casi di festività o vacanze estive?
Ho quattro settimane di ferie all’anno, ma è sempre difficoltoso trovare un accordo per le ferie estive, perché in quel periodo la cava è nel pieno della produzione.

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L’intervista sulla cava agli anziani della zona (2008/2009)

Cosa ne pensate della cava su monte Calvario?
E’ un’ importante attività economica.

Causava e causa ancora dei disturbi, o nel tempo i macchinari sono diventati più silenziosi? Quali disturbi?
Sono più silenziosi ma il turno del primo mattino è molto fastidioso (il bruciatore che scalda il catrame viene acceso alle cinque del mattino).

Avevate mai pensato  ad una possibile soluzione per eliminare i problemi causati dalla cava?
Cambiare i macchinari.

Andavate a monte Calvario? Per quale motivo?
A Pasqua, Pasquetta e per Pentecoste; inoltre  per tutta l’ estate tutti i venerdì si saliva con il parroco in processione; alla festa della Croce (in Settembre) si chiudeva il ciclo.Nei primi decenni del novecento si festeggiava la “festa dell’ albero”  e gli scolari piantavano i pini. Durante la guerra si andava  a far legna: il comune segnava gli alberi che si potevano tagliare.

Ora ci andate per lo stesso motivo?
Adesso si va solo il Venerdì Santo per la Via Crucis e la messa. Noi andiamo a fare ancora passeggiate, ma non la sera perché potrebbe essere pericoloso.

Conoscete la cappella di San Bernardo?
Certamente, ci andavamo per la festa del Santo (il 20 agosto) e per le rogazioni; c’ erano delle casette e gli abitanti offrivano ospitalità al parroco. Ci si passava anche per andare a Santa Lucia: ci si fermava sempre per il panorama( la vista su Villanova Mondovì) e per la bellezza dei prati.

Come vorreste che tornasse a essere utilizzata?
Vorremmo che realizzassero il progetto reclamizzato ma non ancora attuato, con luce, acqua e panchine.

Poiché non l’abbiamo mai vista, perché è chiusa, potreste descrivercela?
È una piccola cappella con un bel porticato.

Come raggiungete Santa Lucia ora che la strada per andare a San Bernardo è chiusa?
Non si può più andare a piedi.

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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