Vernice finale su un dipinto ad olio: istruzioni per l’uso

Avevo già scritto alcuni post sul restauro di dipinti e cornici e, in particolare, di un dipinto che aveva dei piccoli tagli da riparare e su cui si doveva poi ritoccare con del colore ad olio.

Dopo i dovuti mesi di distanza dai ritocchi e dai restauri descritti, ho passato la vernice finale al dipinto. Mesi fa avevo già passato dell’olio su tutto il dipinto per ravvivare i colori, masi sa, con i mesi quell’effetto piacevole di pittura quasi fresca diminuisce almeno parzialmente per cui può essere poi comunque opportuno utilizzare una vernice finale. Questa risulta utile anche alla conservazione del dipinto nel tempo, proteggendolo anche dagli effetti nocivi di luce e dall’umidità.

Diversamente da quanto uno potrebbe pensare, anche solo per la pittura ad olio esistono diverse vernici finali che differiscono per molteplici aspetti .

Esistono le versioni spray e quelle da dare con una pennellessa: mentre le prime possono risultare più comode da dare, io preferisco le seconde in quanto non solo non mi piacciono in generale gli spray, ma inoltre puoi dosare maggiormente il prodotto e magari effettuare miscele di vernici diverse (e.g. opache e lucide) per ottenere l’effetto effettivamente desiderato.
Si noti che la stesura di vernice finale non spray conviene farla con una pennellessa sufficientemente larga (e.g. 2, 3 dita) utilizzando movimenti regolari da una parte all’altra della tela prima in un verso (e.g. orizzontale) e poi nell’altro (e.g. verticale), terminando con una passata nel verso che si ritiene più opportuno in base alla tipologia di soggetto. Conviene sempre, in ogni caso, non usare molto prodotto pur verificandone che la stesura sia uniforme e tale da comprendere ogni punto della tela: semmai se non risulta sufficiente l’effetto voluto, si può poi passare una seconda mano una volta che sia asciugata la precedente, … o una terza ancora sebbene quato sia più improbabile!

Sebbene si usino generalmente senza diluizione, esistono poi vernici finali che usano l’acqua come solvente e quelle che usano l’acquaragia: non sono un esperto in materia, ma sei primi sono sicuramente più ecologici (e risulta anche più agevole pulire poi il pennello), i secondi mi sembrerebbero più protettivi e durevoli nel tempo. Ho visto che in realtà ce ne sono di altre diverse tipologie/sotto-tipologie, ma io (per ora) ho utilizzato solo quelle due.

Un’altra importante differenza sta nel fatto che la vernice dia un effetto lucido o uno opaco. Trovo conveniente, soprattutto se si tratta di un dipinto non moderno, non optare per un effetto completamente lucido per cui spesso mescolo, a circa il 50%, della vernice finale opaca e di quella lucida, ottenendo così un effetto intermedio assai naturale. Questa miscela è possibile ovviamente solo se si utilizzano le versioni non spray del prodotto e accertandosi che siano vernici della medesima tipologia (i.e. entrambi diluibili ad acqua o ad acquaragia).

Conviene comperare confezioni non troppo piccole se uno pensa di utilizzare tale vernice nel tempo in quanto, come sempre, più c’è prodotto meno costa in proporzione: d’altra parte la loro durata è assai lunga e semmai diventasse troppo densa negli anni, è sufficiente mettere del diluente specifico per qual prodotto (ei.e. acqua o acquaragia rispettivamente).

Ecco i prodotti che ho utilizzato e il risultato finale:

Dipinto dopo aver passato, con una pennellessa, due mani di vernice finale (lucida e opaca al 50%)
Particolare del dipinto terminato

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2 risposte a Vernice finale su un dipinto ad olio: istruzioni per l’uso

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