Appunti di restauro: sverniciare/riverniciare un mobile in legno e riportare oggetti antichi di famiglia alla loro originale bellezza

Talvolta può succedere di avere uno o più mobili antichi che, se fossero restaurati, sicuramente ne acquisterebbero in bellezza. Può anche essere che alcuni di questi non siano dei pezzi di particolare valore da un punto di vista economico seppure lo siano affettivamente, essendo di famiglia e non si voglia perciò spendere molto pur desiderando di vederli restaurati!

Per i lavori di restauro mi sono sempre rivolto (da decenni) a Michele, un anziano professionista che ha da subito meritato la mia fiducia ed ammirazione in quanto, dopo avere “studiato” il mobile per diverso tempo, fornisce una diagnosi ed indica per quello la “terapia” che reputa più opportuna: un po’ come fa un medico con un suo paziente. Ha da sempre lavorato con quella dedizione e precisione dettata non solo dall’esperienza ma anche dalla passione, … insomma operando senza riserve, come se dovesse restaurare un mobile di sua proprietà. Non di rado l’ho addirittura invidiato per quel suo lavoro manuale che sa dare un’immediata soddisfazione se eseguito a dovere da buon artigiano! Anche ora, ultra ottantenne, lavora nella sua bottega senza guardare né l’ora né il giorno, incurante del fatto che sia un giorno festivo o meno.

Ovviamente i mobili più preziosi continuerò ad affidarli alle sue cure finché potrà farlo ma,  per una scrivania e una cassapanca in particolare, essendo di scarso valore, ho deciso di operare personalmente 😉. È un lavoro che da tempo volevo provare a fare … e penso proprio che questa sarà la volta buona, durante le prossime ferie di agosto in campagna!

Ho quindi chiesto delucidazioni a Michele su come fare e, con la sua solita passione, ha preso un pezzo di legno di scarto e mi ha mostrato praticamente tutta la procedura che cercherò nel seguito di riportare dai miei appunti scritti su un foglio di fortuna! Fornirò anche alcune indicazioni su marche e negozi da lui consigliatomi, anche se ovviamente i prodotti ed i rivenditori sono molteplici e quelli che indicherò sono solo di esempio!

Ho inoltre fatto buon uso e riportato nel seguito  anche i consigli di un amico falegname del paese che mi sono serviti molto: in realtà sono tre i falegnami, nonno, figlio e nipote … una bella tradizione artigianale tramandata, come raramente si ha l’opportunità di trovare!

Ovviamente questo post non vuole e non può fornire tutte le istruzioni dettagliate presenti nei molteplici siti di fai-da-te, ma semplicemente riportare quei miei appunti che sinteticamente riassumono le procedure indicatemi. In fondo riporterò anche alcuni link di siti/video che ho trovato utili su questo argomento.

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INDICE

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Materiale da acquistare

  • Sverniciatore (e.g. Remopai extra forte dell’Acem)
  • Soda solvay (acquistabile anche al CRAI) oppure soda caustica e ammoniaca.
  • Acido ossalico
  • Rolla noce (se il colore che si desidera è quello del noce, ma ci sono anche colorazioni differenti). Utili, se non indispensabili, sono delle bustine di colori anilina in polvere (e.g. giallo, rosso), per “correggere” la tonalità del colore e renderla come desiderato)
  • Spatole per stucco in acciaio inossidabile di diverse dimensioni
  • Raschietti/rasiere per legno (generalmente rettangolari, ma ne esistono anche di forme differenti che talvolta possono anche loro tornare utili) opportunamente trattati tramite un brunitoio.
  • Paglietta di ferro (e.g. tipo zero e doppio zero) e spazzole di ferro (utili soprattutto per agire nelle fessure e nelle parti sagomate del mobile).
  • Pennelli di plastica (anche a basso costo, usa e getta)
  • Spazzole di saggina o, ancormeglio, con setole di plastica (più resistenti e durevoli)
  • Pompa d’acqua
  • Carta vetrata abrasiva con grana da 220 (ma può tornare utile averne anche altre di grana differente, tipo 180, 200!)
  • Guanti protettivi (sia quelli sottili monouso, per mantenere la sensibilità delle dita sia quelli più spessi – generalmente neri – in grado di proteggere le mani dallo sverniciatore … che riesce a “passare” attraverso i guanti monouso irritando la pelle)
  • Stucchi (gommalacca, tubetti stucco pronto colorato, barrette cera colorate);
  • Stucco bianco per legno e polveri per colorarlo opportunamente (terra d’ombra, giallo, rosso – nota che sono polveri differenti da quelle di anelina usate, diluite in acqua insieme al rolla noce, per colorare il legno)
  • Stucco da catalizzare per legno, se serve ricostruire parti mancanti di legno o riempire fori anche di notevoli dimensioni (e.g. arexon)
  • (Spugna abrasiva)
  • (Vinavil)
  • (Alcool 95 gradi)
  • (Trementina)
  • Vernice di fondo trasparente per legno (e.g. Vernice Turapori Nitro per Legno Sayerlack)
  • Vernice finale trasparente per legno (può essere la medesima già usata per il fondo, solo eventualmente un po’ diluita)
  • Pennarello da ritocco per legno (per tonalità del medesimo legno)

Sebbene la maggior parte degli ingredienti necessari siano acquistabili in qualsiasi colorificio ben fornito, alcuni di quelli  elencati non sono di facile reperibilità,come ad esempio l’acido ossalico: a Torino, l’ho trovato da Chimica Strola, che vende anche rolla noce e carbonato di sodio (oltre al percarbonato di sodio che serve a mia moglie per il bucato! 😉).

  • Chimica Strola – Lungo Stura Lazio 99, 10156 Torino [tel 0112237830; 0112231045; 0112230356 (lun-ven 8:30 -12:30 13:45- 17:30)].

Il collega e amico Luigi mi ha poi indicato anche il seguente negozio molto fornito e che vende anche online articoli specifici per il restauro:

  • Sinopia – Via Poliziano 56/A, 10153 Torino (vicino al parco Colletta di Torino).

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Procedura

La procedura di restauro di un mobile prevede innanzitutto di riportare il suo legno allo stato originario, sverniciandolo completamente.
Per giungere a questo risultato si possono usare diverse tecniche anche abbinandole secondo la convenienza, utilizzando l’una o l’altra all’occorrenza.

Smontare il mobile nelle sue diverse parti, se risulta possibile: la sverniciatura potrà coì essere più accurata ed avvenire anche più agevolmente: ovviamante per le parti incollate con colle viniliche odierne (e.g. Vinavil) è meglio dersistere per non rischiare di spaccare tutto! Smontare il mobile risulta invece agevole se avvitato o incollato con colla animale come si faceva un tempo. Se esistono poi serrature, maniglie ecc…, conviene ovviamente svitarle e toglierle, per poi rimetterle ben lucidate/lubrificate, a lavoro terminato.

Per tutto il processo di sverniciatura conviene operare sempre con dei guanti impermeabili spessi (i.e. generalmente neri; quelli monouso non sono sufficianti: sono troppo sottili e lasciano traspirare la soluzione per cui le mani rischiano comunque di bruciare), facendo anche ben attenzione agli occhi … e agli occhiali!

Generalmente conviene iniziare utilizzando uno sverniciatore che deve essere spalmato sul legno con una pennellessa, lasciandolo agire per un tempo sufficiente (circa 1/2 ora,  ma potrebbe bastare anche  meno): si deve aspettare un tempo sufficiente affinché la vernice “fiorisca” e possa quindi essere raschiata via agevolmente. Conviene spalmarne in abbondanza, senza lesinare, agendo solo su una parte del mobile in modo da avere il tempo di finire tutte le fasi della sverniciatura prima che secchi. Io ne ho usati due e il Remopai extra forte dell’Acem l’ho trovato di una consistenza più gelatinosa (quindi meglio spalmabile) e inoltre emana meno odore. Sottolineo nuovamente che generalmente, anche se il mobile è piccolo, conviene spalmarlo e operare solo su una sua parte, in quanto conviene poi raschiarlo via prima che secchi: infatti, conviene terminare tutte le fasi di sverniciatura (azione dello sverniciatore, raschiamento, pennellata di soluzione con soda solvay, lavaggio, pennellata con soluzione con acido ossalico e lavaggio finale) per ciascun pezzo di mobile per volta, prima di passare a una zona successiva.
Ovviamente se per caso, almeno in alcune parti, la vernice venisse via solo raschiando cioè senza necessità di sverniciatore, è conveniente evitare di usarlo e limitarsi a utilizzare olio di gomito! Si possono utilizzare a tal scopo anche raschietti/rasiere per legno: generalmente sono rettangolari, ma ne esistono anche di forme differenti che talvolta possono anche loro tornare utili:

Raschietti/rasiere per legno

Ovviamente i raschietti per legno devono essere opportunamente trattati tramite un brunitoio in modo da presentare la tipica sporgenza che consente appunto di raschiare tirando il raschietto verso di sé (diversamente da quanto avviene utilizzando una spatola per stucco che gratta allontanandola da sé). Si noti che generalmente i raschietti/rasiere per legno vengono venduti assolutamente non preparati … anzi presentano sui bordi delle disuniformità dovute al fatto che vengono tagliate a pressione. Per questo motivo innanzitutto si deve (fissando opportunamente il raschietto con una morsa) ottenere che i bordi siano ben a 90o, utilizzando una lima molto fine. Quindi si procede a creare la piccola sporgenza uniforme verso il fuori (creazione del ricciolo sulla rasiera) su entrambi i lati dei bordi utilizzando un brunitoio: prima levigando con quello un po’ verso l’interno della rasiera e quindi operando nel verso opposto cioè spostando quella piccola sporgenza vero l’esterno in modo da ottenere una sezione uniforme come mostrato nel disegno seguente. Sarà proprio quella piccola sporgenza che consentirà di grattare il legno per molto tempo … dopo di chè sarà necessario ricrearla! Per evitare che, magari fregando una sull’altra rasiera, quei riccioli creati si rovinino, è opportuno riporre tutte le rasiere preparate avvolgendole, una a una, in un foglio di carta che preserva la lavorazione fatta che potrà così conservarsi per molto tempo se usata solo per levigare del legno!

Sezione della rasiera dopo essere prima levigata bene in modo da ottenere bordi a 90 gradi; quindi dopo avere creato con un brunitoio una piccola sporgenza verso l’esterno, su ambo i lati, in modo da grattare i legno quando tirata verso sé
Morsa in cui fissare una rasiera per trattarla opportunamente con un brunitoio
Brunitoio per creare i bordi delle rasiere

Torniamo alla sverniciatura. Utilizzando una spatola si deve grattare via lo sverniciatore per portare via anche la vernice che dovrebbe essersi almeno parzialmente staccata dal legno e inglobata in quello. Può talvolta essere necessario ridare più volte lo sverniciatore e/o aspettare che agisca per più tempo (dipende dal tipo di vernice preesistente, ma in genere basta 10 – 30 minuti), se rimangono ancora zone verniciate che non si riescono a togliere.

Man mano che si gratta con una spatola, conviene pulirla continuamente con un foglio di giornale per eliminare la gelatina dello sverniciatore con la vernice raschiata via. Può risultare utile usare anche una paglietta di ferro e magari anche una spazzola di ferro, soprattutto se il mobile non è lineare e si deve fregare su parti arrotondate e scanalature. Un cacciavite o un punteruolo possono servire poi per riuscire a raggiungere anche le scanalature e i punti più ostici da ragiungere.

Per sverniciare si potrebbe anche utilizzare una pistola ad aria calda, soprattutto quando si tratta di una verniciatura a smalto, facendo attenzione a non bruciare il legno e agendo per il tempo sufficiente solo a far distaccare unicamente la vernice. Tuttavia io non ho mai provato ad usare questo metodo alternativo.

Una volta che tutto lo sverniciatore (con il grosso della vernice preesistente) è stato tolto via, si deve lavare il legno con della soda solvay. Rispetto alla soda caustica, generalmente non più utilizzata, la soluzione ottenuta con la soda solvay è meno irritante. La diluizione opportuna è indicata nella scatola: per questo uso se ne mettono circa due cucchiai in un litro di acqua (qualcuno aggiunge eventualmente mezzo bicchiere di ammoniaca): per fare sciogliere bene e più in fretta, può convenire riscaldare un po’ l’acqua prima di versare la polvere. Tale soluzione deve essere stesa, un pezzo alla volta, con un pennello usa e getta, fregando con una paglietta di ferro e/o uno spazzolone, senza lasciare che asciughi: man mano che si frega, si può continuare a pennellate con quella soluzione di soda, magari bagnando in essa la paglietta stessa. Si può osservare come il legno lentamente torni al colore originario del grezzo.

Spazzolone per lavare bene il legno con la soda solvay

Quindi si lava con una pompa d’acqua (meglio se a spruzzo per evitare che si impregni il legno) sempre fregando con una spazzola dura (e.g. tipo come quelle di saggina, ma meglio se con setole di plastica in quanto più resistenti). Lavando il legno, si noterà scorrere a terra acqua scura, in quanto il legno è stato schiarito dai trattamenti precedenti.

Prima che il legno asciughi, è conveniente passare una soluzione di acido ossalico (un cucchiaio grosso in un litro d’acqua, scaldato e disteso caldo) utile soprattutto per schiarire ed eventualmente togliere le macchie che la soda può aver creato nel legno lavato.
Dopo una ventina di minuti, sciacquare quindi nuovamente il tutto per eliminare  tale acido ossalico, sempre con pompa e spazzola.

Finchè il legno è ancora bagnato, conviene cercare di grattare via eventuali residui di vernice rimasti magari tra le scanelature (ad esempio, aiutandosi con un cavviavite, un punteruolo o una spatola … ne esistono anche di conformate che possono tornare utili a tale proposito!).

Si prosegue quindi analogamente nella sverniciatura della parte successiva del mobile fin quando infine tutto il legno del mobile risulta essere tornato grezzo! 

Si lascia asciugare all’ombra il mobile (attendere almeno 24 ore) e quindi si procede a stuccare dove necessario (e.g. scanalature, fori delle tarme: lo stucco deve essere del colore il più possibile simile al legno originario e per questo, benché esistano anche stucchi colorati già preparati, conviene colorarsi opportunamente uno stucco bianco per legno comperando apposite polveri (terra d’ombra, giallo, rosso – nota che sono ossidi e perciò polveri differenti da quelle di anelina utilizzate, diluite in acqua insieme al rolla noce, per colorare il legno). Vedi il mio post Appunti di restauro: come crearsi uno stucco per legno del colore più opportuno per avere maggiori informazioni su come ottenere uno stucco con la colorazione più appropriata.

Si possono provare anche stick di cera colorata, da scaldare man mano per stenderlo dove serve (e.g. nei buchi). Si può usare anche ceralacca mischiandola con un po’ della segatura del medesimo legno appena levigato, in modo che acquisti il medesimo colore. L’ultima levigatura conviene farla con la paglietta di ferro file (tipo 00) o carta a vetro fine.

Aspettando che asciughi bene ogni forma di stucco è necessario levigare con carta vetrata in modo da asportarlo il più possibile e rimanga solo laddove serve (e.g. nel buco di un tarlo): diversamente si vedrà anche dopo pitturata! La carta vetrata più utile è forse quella con grana 220 seppure risulti utile averne anche alcuni pezzi di diversa grana anche più grande (e.g. 180, 200). Si deve tener presente che più la grana è grossa più il numero che la caratterizza è basso (fino a 40) e, analogamente, più la grana è fine più i numeri sono alti (fino a 2500): la grana 1000 è comunque già così fine da essere usata per la lucidatura del marmo (vedere questo sito per avere una descrizione, semplice ma utile, sulle tipologie di carta vetrata).

Generalmente è sufficiente piegare su se stesso, un 3 o 4 volte, un pezzo di carta vetro in modo da ottenere una striscia larga un 3 dita, da rivoltare di volta in volta quando se ne consuma una parte. Esistono anche appositi smerigliatori a mano su cui distendere opportunamente della carta vetrata:

Soprattutto per le cavità e gli angoli, si può distendere su pezzi di legno di diverse dimensioni e angolature che uno si può produrre artigianalmente. Michele mi ha mostrato questi suoi attrezzi: sono pezzetti di legno (e.g. un pezzo di zoccolo di legno) dove è stato incollato del panno per far sì che la carta vetro che lo ricoprirà non scivoli durante il lavoro. Quei suoi pezzi erano più o meno sottili, più o meno arrotondati, più o meno lunghi/larghi, in modo da poter selezionare quello più idoneo per ciascuna specifica levigatura da effettuare. Ovviamente anche in questo caso esistono proposte commerciali che svolgono un’analoga funzione:

Può anche servire avvolgere la carta abrasiva su un pezzo di spugna morbida in modo da lavorare bene anche zone non lisce in quanto la spugna si adatta bene a qualsiasi forma del legno. Può infine anche essere utilizzata una paglietta di ferro (tipo doppio zero) e uno straccio, sicuramente utile per ripulire completamente alla fine il legno sverniciato.

Durante il carteggio conviene non asportare continuamente il polverino generato in quanto questo aiuta alla seguente levigatura e riduce inoltre il rischio di lasciare segni indesiderati sul legno.

Per le superfici piane non è da disdegnarsi troppo l’uso di una levigatrice elettrica (piana o orbitale) … anche se deve essere usata con criterio e con leggerezza per non rischiare di rovinare il legno!

Se ci sono parti mancanti o buchi particolarmente grossi, si può usare lo stucco rapido: in dotazione viene fornito un tubettino da cui far uscire una piccola quantità di crema catalizzante da amalgamare bene con una spatola – su un ripiano liscio quale, ad esempio, un pezzo di laminato di formaica – con la parte di stucco che si desidera utilizzare. Fare attenzione che una volta mischiati i due componenti, lo stucco generato si indurisce in poco tempo (anche in meno di 10 minuti se fa caldo) per cui è necessario utilizzarlo subito e velocemente. Inoltre, poiché basta poca di quella crema per catalizzare il prodotto, fare attenzione a non usare una spatola ancora sporca del precedente amalgama per prendere altro stucco dal barattolo, in quanto si rischia che – magari nel giro di qualche giorno – tutto il barattolo si indurisca sebbene sia stato ben chiuso e debba quindi essere buttato via. Anche questo tipo di stucco sintetico può poi essere levigato normalmente con carta vetro, ma è opportuno magari anche utilizzare inizialmente una lima sottile (tipo quelle per ferro) per incominciare a togliere il più. Quando viene levigata, assume un aspetto biancastro che è solo apparente: infatti basta anche solo inumidirlo per scoprire nuovamente il vero colore che manterrà dopo averla verniciata.

Occorre quindi incollare eventualmente pezzi che siano staccati utilizzando della colla vinilica: questa tipologia di colla è molto forte e risulterà difficilmente staccabile una volta asciugata. Può servire anche per attaccare, ad esempio, anche delle parti finali di gambe di un tavolo che si sono dovute rifare da un tornitore in quanto marce o molto tarlate. Non è sempre facile trovare un tornitore al giorno d’oggi: uno, vicino a Torino a cui mi sono rivolto, è in strada Vicinale del Cascinotto 139/17 Torino. Ovviamente il foro che si deve fare nel legno per incollare il piede deve essere ben perpendicolare al terreno : all’occorrenza può anche essere leggermente ovalizzato per poi consentire di ottenere una coincidenza perfetta delle due parti.e usando poi piccoli strisce riempitive di legno prima di incollare il tutto:

Per tenere incollate delle parti si possono utilizzare delle apposite pinze e morse o anche semplici attrezzi ricavati da vecchie molle di letti che consentono di dosare bene la pressione semplicemente modificandone a mano la forma:

La verniciatura può avvenire con diverse tecniche più o meno complicate/lunghe (e.g. la tecnica a stoppino è la più tradizionale ma richiede più competenza e lavoro).

Se non si desidera lasciare il legno grezzo al naturale, è possibile (dopo la stuccatura ma prima delle verniciature del fondo e finale) colorarlo con rolla noce (o con altra tonalità se il caso). Viene fornita anche lei come polvere e deve quindi essere preparata sciogliendone a bagnomaria un tre cucchiai in mezzo litro di acqua. Deve essere poi diluita sufficientemente fino a trovare la colorazione che si desidera, correggendo eventualmente la tonalità mettendo del colore rosso e giallo in polvere ad acqua bustine di anilina.

Mordente per legno: polvere di colore utile per variare la tonalità del rolla noce, generalmente molto scuro

Conviene mettere per volta pochissimo di quel colore correttivo  (e.g. con una punta di un cacciavite), mescolando bene e poi provando poi a stendere il preparato su un compensato fino a trovare la desiderata tonalità: il rolla noce è in genere troppo grigio ed è opportuno ravvivarlo con un po’ di quella colorazione gialla e rossa. Il preparato deve essere in quantità sufficiente per colorare tutto il mobile in quanto risulterebbe assai difficile prepararne dell’altro con una colorazione identica: comunque mezzo litro di preparato diluito basta e avanza per un mobile di grandezza normale.

Prove di colore su un compensato dopo avere aggiunto al rolla noce, opportunamente diluito, anche colore anelina giallo e rosso

Conviene poi prima passare una prima mano di colore (con un pennello sufficientemente piccolo) solo su tutte quelle eventuali parti del legno che si presentino più chiare. Poi, una volta asciugate, si deve stendere su tutto il legno (comprese quelle parti già un po’ colorate) con un’unica passata, possibilmente con passate incrociate lungo le vene del legno e trasversalmente a esse, guardando sempre in controluce per individuare eventuali chiaro scuri da eliminare. La stesura del colore deve essere effettuata con una pennellessa ben strizzata in modo da non far colare gocce di liquido colorante. Dopo pochi minuti, quindi prima che asciughi completamente, è conveniente poi “stendere” quel colore dato, passando ancora una volta con un pennello quasi asciutto. Una volta asciugato levigare leggermente con carta vetro fine.

Ovviamente non è indispensabile dare il colorante se si desidera lasciare il legno del colore naturale e quindi chiaro: tuttavia talvolta alcuni mobili (e.g. vecchi tavoli) sono stati realizzati con legni anche differenti per cui risulta quasi indispensabile uniformare il tutto con del colore, passato in modo tale da almeno diminuire, se non annullare, le diversità del legno grezzo.

Risulta invece sempre necessario dare (possibilmente a spruzzo con un compressore, in modo da stenderla in modo più uniforme)  – dopo che il colorante, qualora dato, si sia asciugato – una vernice di fondo alla nitro trasparente: generalmente la prima mano può essere data così com’è o poco diluita con diluente sintetico. Una volta asciugata bene (meglio il giorno dopo) conviene levigare lievemente il tutto con una carta vetro fine (es. grana 220): vi sembrerà di tornare indietro nel lavoro ma invece questa procedura consente poi alla vernice finale di attecchire meglio.

Ricordarsi di pulire bene i bordi del coperchio del barattolo di vernice prima di richiuderlo e di conservarlo poi rovesciato, in modo che anche eventuali piccole fessure vengano riempite dalla vernice e non entri aria all’interno: in questo modo sarà possibile riutilizzare la parte avanzata anche dopo mesi!

Levigatura dopo avere dato la vernice di fondo

Quindi, dopo avere ripulito dalla polvere il legno, utilizzando magari ancora il compressore, ed eventualmente avere ritoccato con un pennarello da ritocco per legno eventuali parti di stucco ancora visibili, passare la vernice finale sempre alla nitro (e possibilmente sempre a spruzzo con un compressore): può essere la medesima vernice data precedentemente come fondo, magari ora solo più diluita. Conviene non dare molta vernice in quanto rischierebbe di colare e poi basta uno strato sottile per proteggere il legno e abbellirlo.
Ho visto che esistono anche fondi e vernici ad acqua e non alla nitro: sicuramente sono più ecologici ma non li ho provati, per cui non so che caratteristiche abbiano.

Soprattutto se si stende a mano, è conveniente prendere della vernice di fondo e finale buona: quella della Sikkens o della Sayerlack sono sicuramente tra le migliori!

Nel seguito mostro un tavolino che ho restaurato lasciando il legno di faggio della sua tinta naturale, senza quindi scurirlo con nessuna rolla, e semplicemente dando la vernice di fondo e quindi quella finale: la verniciatura a spruzzo ha consentito di stendere in modo ben uniforme la vernice. Ho poi mantenuto le maniglie originali, lucidandole sia con un liquido per lucidare metalli (e.g. consiglio Orol) sia con la paglietta d’acciaio fine (tipo 00 oppure ancora più fine cioè 000). Infine sono riuscito a far rifunzionare addirittura la serratura grazie a liquidi sbloccanti e pazienza! 🙂

Per il seguenti due cassettoni (di cui uno di noce) ho steso del colore rolla noce “corretto” con un po’ di rosso e di giallo per ravvivarlo: infatti il rolla noce generalmente è molto scuro e un po’ di correzione con questi colori serve a raggiungere la colorazione desiderata.

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Nel rimontare tutti i pezzi conviene lucidare e mantenere i pezzi originari ce ancora in buono stato: diversamente si possono sostituire le viti creando una apposita scanalatura per far sì che la testa non rimanga fuori dal piano:

Inoltre è sempre bene sostituire eventuali chiodi che fossero presenti in un vecchio mobile/tavolo con viti, più stabili e che consentono di smontare il tutto più agevolmente: conviene ovviamente creare un foro di dimensione opportuna con il trapano prima di avvitare la vite, in modo che entri agevolmente senza spanarsi.

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Prima e dopo

Prima:

Dopo:

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Prima:


Dopo:

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Prima:

Dopo una pulizia, il fissaggio con Vinavil di alcuni pezzi di legno non fissati a dovere, lo stucco delle fessure ed un primo passaggio di cera: nel spargere la cera ho cercato di inserirla, con maggiore densità, in tutti i fori dei tarli, in modo da tapparli e non renderli più visibili.

Non resta che attendere che la cera penetri bene e ravvivi il legno per poi ripassarla e lucidare il tutto:

Fase finale è poi quella di fissare con chiodi un telo di canapa/lino grosso sul lato esterno del coperchio, come era originariamente. Il telo preesistente fissato ai lati con chiodi arrugginiti è risultato troppo compromesso per poter essere recuperato, per cui ne ho ordinato uno analogo nuovo di un colore verdastro simile. Ma quello sarà l’ultimo passo …. 😉

P.S.Il telo preesistente era troppo malridotto per cui l’ho sostituito con uno simile. Ho rimesso un bordo in cuoio: ne avevo uno ben più  spesso ed adatto rispetto a quello originale (che si era frantumato nel togliere i chiodi che lo fissavano al bordo) che proveniva dal negozio di scarpe del nonno … lo stesso avo di cui era stata questa valigia. Una delle due barre di legno presenti sulla parte esterna del coperchio (che ne facilitano l’apertura) l’ho dovuta far rifare da un falegname amico, in quanto era stata mangiata probabilmente dai tarli: rolla noce, opportunamente corretta con polveri di altri colori, ha portato questo nuovo pezzo di legno grezzo ad assumere un aspetto uguale all’altro originale. Quella colorazione mi è servita anche per mimetizzare meglio le parti stuccate, in quanto il colore di quest’ultimo risultava originariamente un po’ differente. In generale, si nota molto meno un ritocco di colore un po’ più  scuro del resto del legno rispetto ad uno più chiaro.

Ed ecco come è venuto! 🙃


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Smontato, lucidato il legno a ceralacca e le stanghette di alluminio con Orol:

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Come togliere della vernice su cromatura

Se poi devi togliere della vernice data sopra del ferro cromato, sarà sufficiente usare un raschietto per grattarla via, quindi per lucidarla usare della paglietta di ferro 00 ed infine un liquido per lucidare metalli (e.g. consiglio Orol).

Prima:

Ultime due sedie (sopravvissute) del negozio di scarpe di mio nonno nella galleria Umberto I di Torino, aperto nel 1926 circa e chiuso negli anni ’70.

Dopo:

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Come incerare un mobile

Talvolta non è necessario/opportuno sverniciare completamente un mobile sia perché non particolarmente rovinato, sia perché se ne vogliono mantenere le caratteristiche specifiche (e.g. scritte/disegni verniciati, colore).

In questo casi la cosa migliore da fare è ripassare il legno leggermente con la paglietta di ferro doppio zero senza asportare colore e scritte, passare con una spugnetta umida per togliere la polvere e la sporcizia e quindi utilizzare un polish per mobili per togliere definitivamente tutto lo sporco esistente e rivitalizzare un po’ il legno. Io ho usato il polish della Ideal che ho sempre trovato assai efficace oltre che più economico rispetto ad altre march più blasonate. Ho visto che esiste in due formati, uno normale ed uno con effetto impregnante. Personalmente preferisco il primo, più cremoso, ma l’effetto finale sul legno tra i due non mi sembra tanto differente!

Una volta pulito per bene, stuccato, con eventuali ritocchi di colore (e.g. rolla noce con correzioni di colore tramite polvere rossa e/o gialla), si può infine procedere a lucidarlo con un preparato a base di cera. In particolare il preparato contiene, cera fusa con colorante (per materiale grasso, quindi diversi da quelli ad acqua utilizzati per colorare il legno), essenza di trementina (i.e. acquaragia più raffinata) a piacere per renderla liquida a sufficienza e un 10% di paraffina per renderlo più lucido ed oleoso.

Per stenderlo si può usare inizialmente un pennello, senza esagerare nella quantità: ne è sufficiente poco! Subito dopo si deve usare uno straccio o ancor meglio un tampone costruito agevolmente con un telo che contenga al suo interno del cotone o altri stracci. Il tutto deve essere steso in modo uniforme con movimenti regolari (circolari e/o avanti ed indietro, possibilmente seguendo il verso del legno) e tali da coprire tutta l’area da trattare.
Il passaggio di tale cera può risultare anche utile come fase finale dopo una nuova verniciatura, anche solo per rendere quella ancora più uniforme e “profumata”, soprattutto quando si riscontrano zone comunque rimaste più opache di altre.

Per le piccole crepe ed i fori delle tarme, si può utilizzare della cera possibilmente del colore il più possibile simile a quello del legno (o più scuro). Vengono venduti bastoncini di cera già di diversi colori: per inserirla in una crepa o in un foro. è sufficiente scaldarne un po’ anche solo con il sole o con la mano per renderla più malleabile tipo Pongo. Per inserirla meglio si si può aiutare oltre che con il dito, con bastoncini di legno utili anche per poi toglierne l’eccesso, senza rischiare di rigare il mobile (legno su legno non riga, mentre se si usasse un raschietto di ferro si potrebbero correre dei rischi!).

Ecco i bastoncini, che mi sono costruito appositamente a tale scopo, ed i ferri da lana recuperati appositamente per meglio inserire la cera in alcuni buchi da tarma:

Bastoncini di cera nelle varie tonalità
Bastoncini costruiti appositamente per inserire meglio la cera nelle fessure e raschiarne via la parte in abbondanza, senza il pericolo di rigare il mobile

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Ferramenta di Torino dove si possono trovare anche accessori/ricambi d’epoca

Segnalo i seguenti ferramenta di Torino dove si possono reperire accessori/ricambi anche particolari, adeguati per oggetti d’epoca:

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Link utili

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