Appunti di restauro: sverniciare e riverniciare un mobile in legno

Talvolta può succedere di avere uno o più mobili antichi che, se fossero restaurati, sicuramente ne acquisterebbero in bellezza. Può anche essere che alcuni di questi non siano dei pezzi di particolare valore da un punto di vista economico seppure lo siano affettivamente, essendo di famiglia e non si voglia perciò spendere molto pur desiderando di restaurarli!

Per i lavori di restauro mi sono sempre rivolto (da decenni) a Michele, un anziano professionista che ha da subito meritato la mia fiducia ed ammirazione in quanto, dopo avere “studiato” il mobile per diverso tempo, fornisce una diagnosi ed indica per quello la “terapia” che reputa più opportuna: un po’ come fa come un medico con il suo paziente. Ha da sempre lavorato con quella dedizione e precisione dettata non solo dall’esperienza ma anche dalla passione, … insomma operando senza riserve, come se dovesse restaurare un mobile di sua proprietà. Non di rado l’ho addirittura invidiato per quel suo lavoro manuale che sa dare un’immediata soddisfazione se eseguito a dovere da buon artigiano! Anche ora, ultra ottantenne, lavora nella sua bottega senza guardare né l’ora né il giorno, incurante del fatto che sia un giorno festivo o meno.

Ovviamente i mobili più preziosi continuerò ad affidarli alle sue cure finché potrà farlo ma,  per una scrivania e una cassapanca in particolare, essendo di scarso valore, ho deciso di operare personalmente 😉. È un lavoro che da tempo volevo provare a fare … e penso proprio che questa sarà la volta buona, durante le prossime ferie di agosto in campagna!

Ho quindi chiesto delucidazioni a Michele su come fare e, con la sua solita passione, ha preso un pezzo di legno di scarto e mi ha mostrato praticamente tutta la procedura che cercherò nel seguito di riportare dai miei appunti scritti su un foglio di fortuna! Fornirò anche alcune indicazioni su marche e negozi da lui consigliatomi, anche se ovviamente i prodotti ed i rivenditori sono molteplici e quelli che indicherò sono solo di esempio!

Ovviamente questo post non vuole e non può fornire tutte le istruzioni dettagliate presenti nei molteplici siti di fai-da-te, ma semplicemente riportare quei miei appunti che sinteticamente riassumono le procedure indicatemi. In fondo riporterò anche alcuni link di siti/video che ho trovato utili su questo argomento.

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Materiale da acquistare

  • Sverniciatore (e.g. Remopai extra forte dell’Acem)
  • Soda solvay (acquistabile anche al CRAI) oppure soda caustica e ammoniaca.
  • Acido ossalico
  • Rolla noce (se il colore che si desidera è quello del noce, ma ci sono anche colorazioni differenti, se il caso)
  • Raschietti di diverse dimensioni
  • Paglietta di ferro (tipo doppio zero)
  • Pennelli di plastica (a basso costo, usa e getta)
  • Spazzole di saggina
  • Pompa d’acqua
  • Carta vetrata abrasiva con grana da 220 (ma può tornare utile averne anche altre di grana differente!)
  • Guanti protettivi
  • (Spugna abrasiva)
  • (Vinavil)
  • (Alcool)
  • (Trementina)

Sebbene la maggior parte degli ingredienti necessari siano acquistabili in qualsiasi colorificio ben fornito, alcuni di quelli  elencati non sono di facile reperibilità,come ad esempio l’acido ossalico: a Torino, l’ho trovato da Chimica Strola, che vende anche rolla noce e carbonato di sodio (oltre al percarbonato di sodio che serve a mia moglie per il bucato! 😉).

  • Chimica Strola – Lungo Stura Lazio 99, 10156 Torino [tel 0112237830; 0112231045; 0112230356 (lun-ven 8:30 -12:30 13:45- 17:30)].

Il collega e amico Luigi mi ha poi indicato anche il seguente negozio molto fornito e che vende anche online articoli specifici per il restauro:

  • Sinopia – Via Poliziano 56/A, 10153 Torino (vicino al parco Colletta di Torino).

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Procedura

La procedura di restauro di un mobile prevede innanzitutto di riportare il suo legno allo stato originario, sverniciandolo completamente.
Per giungere a questo risultato si possono usare diverse tecniche anche abbinandole secondo la convenienza, utilizzando l’una o l’altra all’uopo.
Generalmente conviene iniziare utilizzando uno sverniciatore che deve essere spalmato sul legno con una pennellessa, lasciando agire per un tempo sufficiente (circa 1 ora,  ma potrebbe bastare anche meno).
Poi con un raschietto si deve grattare per portare via la vernice che dovrebbe essersi in parte almeno parzialmente staccata dal legno.
Si può utilizzare anche una pistola ad aria calda, soprattutto quando si tratta di una verniciatura a smalto, facendo attenzione a non bruciare il legno ed agendo per il tempo sufficiente solo a far distaccare unicamente la vernice.
Soprattutto per le cavità e gli angoli, è poi necessario utilizzare “olio di gomiti”, agendo con della carta vetrata opportunamente distesa sia su appositi smerigliatori a mano sia su pezzi di legno di diverse dimensioni ed angolature che uno si deve produrre artigianalmente. Michele mi ha mostrato questi suoi attrezzi: sono pezzetti di legno (e.g. un pezzo di zoccolo di legno) dove è stato incollato del panno per far sì che la carta vetro che lo ricoprirà non scivoli durante il lavoro. Quei suoi pezzi erano più o meno sottili, più o meno arrotondati, più o meno lunghi/larghi, in modo da poter selezionare quello più idoneo per ciascuna specifica levigatura da effettuare. Può anche servire avvolgere la carta abrasiva su un pezzo di spugna morbida in modo da lavorare bene anche zone non lisce in quanto la spugna si adatta bene a qualsiasi forma del legno. Può infine anche essere utilizzata una paglietta di ferro (tipo doppio zero) ed uno straccio, sicuramente utile per ripulire completamente alla fine il legno sverniciato. Durante il carteggio conviene non asportare continuamente il polverino generato in quanto questo aiuta alla seguente levigatura e riduce inoltre il rischio di lasciare segni indesiderati sul legno. Per le superfici piane non è da disdegnarsi troppo l’uso di una levigatrice elettrica (piana o orbitale) …anche se deve essere usata con criterio e con leggerezza per non rischiare di rovinare il legno!

La carta vetrata più utile è quella con grana 220 (io l’ho trovata inizialmente solo 240) seppure risulti utile averne anche alcuni pezzi di diversa grana. Si deve tener presente che più la grana è grossa più il numero che la caratterizza è basso (fino a 40) e, analogamente, più la grana è fine più i numeri sono alti (fino a 2500): la grana 1000 è comunque già così fine da essere usata per la lucidatura del marmo (vedere questo sito per avere una descrizione semplice ma utile sulle tipologie di carta vetrata).

Una volta che tutta la vernice preesistente è stata tolta, si deve lavare il legno con della soda solvay. Rispetto alla soda caustica, comunque utilizzabile, quella ottenuta con il metodo solvay è meno irritante, anche se sicuramente conviene agire con dei guanti impermeabili in questa fase del lavoro, facendo anche ben attenzione agli occhi … e agli occhiali! Le dosi di diluizione sono indicate nella scatola: in particolare, per la soda caustica se ne mettono due cucchiai in un litro di acqua e mezzo bicchiere di ammoniaca. Tale soluzione deve essere stesa, un pezzo alla volta, con un pennello di plastica, usa e getta, che non deve asciugare. Quindi si lava con pompa d’acqua (meglio se a spruzzo per evitare che si impregni il legno) e una spazzola dura (e.g. di saggina). Lavando il legno con quella soluzione, si noterà che scorrerà a terra acqua scura, in quanto il legno viene schiarito.

Prima che il legno asciughi, è conveniente passare una soluzione di acido ossalico (un cucchiaio grosso in un litro d’acqua, scaldato e disteso caldo) utile soprattutto per togliere le macchie che la soda può aver creato nel legno lavato.

Dopo una ventina di minuti, sciacquare quindi nuovamente il tutto per eliminare l’acido ossalico, sempre con pompa e spazzola.

Dopo avere aspettato che il legno si sia asciugato all’ombra completamente (attendere almeno 24 ore), si può procedere quindi alla nuova verniciatura. Questa può avvenire con diverse tecniche più o meno complicate/lunghe, quale con la tecnica a stoppino.

La tecnica più semplice che mi ha indicato è quella che fa uso della rolla noce (o di altra tonalità se il caso) che viene fornita anche lei come polvere e deve quindi essere preparata sciogliendone a bagnomaria un pugnetto in mezzo litro di acqua: la quantità dipende da quanto scuro lo si vuole fare il mobile e quella soluzione, una volta raffreddata, deve essere stesa sul legno con un pennello con un’unica passata, possibilmente con passate incrociate lungo le vene del legno e trasversalmente ad esse, guardando sempre in controluce per individuare eventuali chiaro scuri da eliminare. Non è conveniente quindi ripassare una volta seccata, in quanto si rischierebbe che in seguito si sfaldi.

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Link utili

 

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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