La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro

Quando si rivede uno scritto, soprattutto prima di una sua pubblicazione, risulta importante focalizzarsi anche su alcuni aspetti di scrittura specifici, non sempre sufficientemente considerati a dovere.

Parlo, ad esempio, delle spaziature, delle indentature nel testo, dei font da utilizzare, della punteggiatura, degli abbellimenti estetici quale il modificare il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo.
Sono tutti aspetti spesso trascurati in quanto considerati forse secondari, ma che invece possono comunque dare quel tocco in più allo scritto e saper anche aggiungere quella maggior fluidità nella lettura che può fare la differenza! Anche poi l’estetica ha, d’altra parte, una sua importanza!

Le regole della punteggiatura in un discorso diretto, poi, sono davvero per molti sconosciute e disattese, … devo ammettere anche per me prima che le “ripassassi” nello scrivere questo post!

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Indice

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Spaziature tra le righe e tra i paragrafi / indentature d’inizio paragrafo

Partiamo dalle spaziature tra le righe e tra i paragrafi e dalle indentature d’inizio paragrafo. Definire uno spazio adeguato tra le righe e tra i paragrafi, soprattutto se si tratta di poesie, può essere graficamente accattivante, così come indentare di qualche spazio l’inizio di ciascun paragrafo. Ovviamente, l’allineamento deve essere poi giustificato, a meno di casi particolari (e.g. testo di una poesia).
Definire quantitativamente i valori da assegnare è un fatto estetico soggettivo, ma i valori seguenti possono essere un esempio da cui poter partire per una valutazione personale:

Possibili valori per definire i parametri di un generico paragrafo di un romanzo

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Tipo di carattere e sue dimensioni

Relativamente ai font da utilizzare, ne esistono molteplici ormai impostabili in qualsiasi editor di testi: anche qui, la scelta dipende sia dalla tipologia dello scritto (e.g. tecnico, romanzo, fiaba) sia da gusti personali. Resta comunque evidente che esistono font “duri” e squadrati mentre ce ne sono di altri “morbidi” e arrotondati, così come font più agevolmente leggibili rispetto ad altri. Se un Arial o un Times New Roman può andare bene per un testo tecnico, per una brochure o un romanzo è meglio utilizzare un Garamond, Book Antiqua, Bookman Old Style.
La dimensione dei caratteri da assegnare può, poi, variare a seconda del tipo di carattere scelto. Ad esempio, per un Garamond, una dimensione 14 può essere quella appropriata per un libro.
Per il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo, le dimensioni possono essere incrementate anche di molto (e.g. Garamond 22 anzichè 14) e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Vedi eventualmente anche il post Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere.

Ovviamente conviene crearsi degli stili specifici per poi applicarli in tutto il testo: in questo modo, semmai si decidesse di effettuare delle modifiche in qualcuno dei parametri che li definiscono, queste andranno automaticamente ripercuotersi ovunque, … oltre al fatto che poi quegli stessi stili potranno essere utilizzati anche successivaamnte per un nuovo documento che uno andrà a scrivere!

Utilizzare/definire sempre stili da applicare a tutto il documento

Nel caso si utilizzi l’editor Word della suite Office di Microsoft, si ricorda nel seguito come definire un nuovo stile di paragrafo sulla base della formattazione di quello selezionato, dopo averlo opportunamente modificato a piacere per soddisfare le proprie esigenze:

Come creare un nuovo stile sulla base della formattazione del testo selezionato

Se si vuole invece modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato, dopo avere selezionato il paragrafo di riferimento, basta fare click con il tasto destro sullo stile che si intende modificare e scegliere l’opzione Aggiorna nomestile in base alla selezione:

Modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato

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Punteggiatura

Nel seguito andrò a elencare le principali regole relative ai diversi elementi di punteggiatura della lingua italiana e non solo.

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1) Discorso diretto e le virgolette

Innanzitutto, i dialoghi possono essere contrassegnati da:

  • Le virgolette alte o inglesi (e.g. Io dico questo …)
  • Le caporali o doppie frecce (i.e. «Io dico questo …»)
  • I trattini lunghi (e.g. Vado e torno, disse.), seppur meno usato.
    Si noti che va posizionato sempre all’inizio di ogni enunciato (e.g. – Vado e torno.). Il trattino va chiuso solo se è seguito dalla descrizione del discorso diretto, altrimenti basta andare a capo
    (e.g. – Professore, chiese infine. – Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    – Oh, sì, – rispose Silente. – Sì, ne sono certo. La domanda è: come ci arriviamo?
    – Non potremmo provare con un incantesimo? – suggerì Harry, certo che fosse […].
    – Sì, potremmo, – rispose Silente fermandosi[…]. – Perché non ci provi?
    – Io? Oh… va bene.
    )

  • Il dialogo si chiude, poi, con un altro trattino soltanto nel caso in cui il testo continui oppure in caso d’inciso e la virgola va inserita all’interno del discorso diretto
    (e.g. – Vado e torno, – disse.).
    Invece, quando termina, il discorso diretto non viene mai segnalato da un altro trattino
    (e.g. – Vado a fare la spesa.)
    Se il testo continua dopo il dialogo, allora il punto va inserito dopo il trattino conclusivo
    (e.g. – Esco, – disse, – in cerca di pane -. Inforcò la bici e s’involò.).

Non importa quale dei tre metodi si scelga, l’importante è mantenere lo stesso metodo e le sue regole per tutto lo scritto. Si noti che ho letto che le case editrici sono le prime a modificare la punteggiatura dei dialoghi di un nuovo romanzo per uniformarlo alle regole di formattazione delle loro collane (e.g. Mondadori pubblica i suoi romanzi utilizzando le caporali («…»), ma la stessa, nella collana Chrysalide, segnala i dialoghi con i trattini; Einaudi stile libero predilige i trattini lunghi; Bompiani le virgolette; Garzanti le caporali).

Le virgolette si usano:

  • All’inizio e alla fine di una citazione.
    (e.g. Socrate diceva: “Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso”.)
  • All’inizio e alla fine di una frase riportata come discorso diretto.
    (La preoccupazione fu evidente quando la ragazza gli disse: “Ne parliamo domani!”)
  • Per indicare una parola o un’espressione che si desidera sottolineare o enfatizzare, come metafore, parole straniere, slang, parole gergali o espressioni dialettali.
    (e.g. Ma non sarà un po’ “too much” tutta questa roba solo per noi due?)
  • Per segnalare, spesso in tono ironico, qualcosa di simile a qualcos’altro.
    (e.g. Il mio amico Gianni è un “influencer”: ha 2000 follower su Instagram!)

Comunque sia il contrassegno scelto per il dialogo, le seguenti regole di punteggiatura rimangono le medesime:

  • Si inizia il discorso diretto con una frase che inizia con la maiuscola e si finisce con il punto o un carattere speciale
    (i.e. . ? ! …).
  • Se si scrive un periodo formato dal solo discorso diretto, la punteggiatura va all’interno del dialogo
    (e.g. “Vado e torno.).
  • Se il dialogo è introdotto da un verbo dichiarativo, allora vanno sempre usati prima i due punti e al termine il punto non va infilato nel dialogo in quanto la punteggiatura, a quel punto, riguarderà la frase e non il dialogo
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”.).
  • Eccezione se il dialogo finisce con il punto interrogativo, il punto esclamativo e i puntini di sospensione (i.e. ? ! …) dopo i quali sparisce il punto della frase dichiarativa. Questi segni di punteggiatura sostituiscono sempre il punto finale che si limita a sparire
    (e.g. Mi ha detto: “Vai e torni? / Mi ha detto: “Vattene! / Mi ha detto: “Vorrei dirti).
  • All’interno di periodi più articolati, la virgola va inserita quando non c’è nessun segno di punteggiatura prima delle virgolette finali
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”, ed è volato via.)
    Tuttavia, la virgola scompare se all’interno dell’enunciato c’è un segno d’interpunzione
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno?” ed è volato via.).
  • Quando il dialogo viene diviso da un inciso, il punto del dialogo va infilato nelle virgolette, mentre le virgole dell’inciso restano fuori
    (e.g. “Esco”, disse, “in cerca di pane.”).
    Tuttavia, se è il personaggio che fa una pausa mentre parla, cioè se la virgola riguarda il dialogo vero e proprio, allora la virgola andrebbe collocata dentro le virgolette
    (e.g. “Esco,” disse, “prendo il pane.” / “Esco?” disse, “Prendo il pane?” / “Esco” disse, “Chissà se verrà…”).
  • In mancanza di simbolo di punteggiatura all’interno delle caporali è necessario inserire una virgola prima della fine del periodo
    (e.g. Disse: «Tu sei pazzo», e chiuse la porta. / Disse: «Tu sei pazzo!» e chiuse la porta. / Mi disse: «Vado a fare la spesa…» e prese la borsa.).
  • In caso di lunghi monologhi, cioè quando si aprono delle virgolette che andranno chiuse parecchie righe più sotto, si può spezzare il monologo (anche più volte, ma opportunamente)
    andando a capo senza riaprirle, ma creando soltanto il rientro di riga in apertura di paragrafo e chiudendo poi le virgolette solo a monologo terminato.
    In alternativa, sempre andando a capo senza chiudere le virgolette, si possono poi riaprire all’inizio del paragrafo successivo: anche in questo caso le virgolette conclusive andranno inserite soltanto una volta, cioè alla fine del monologo.
  • Si deve andare a capo ogni volta che parla un personaggio diverso.
  • Per aggiungere una descrizione al discorso diretto, prima di chiudere le virgolette, in mancanza di altri segni di punteggiatura, si mette la virgola o, in alternativa, anche nulla: la stessa scelta deve essere fatta per tutto il testo.
  • Alla fine di ogni descrizione del discorso diretto c’è un punto (anche se poi è lo stesso personaggio a continuare a parlare subito dopo) o in alternativa nulla (evitando eventualmente l’uso della maiuscola nella continuazione del discorso): anche in questo caso si deve mantenere la medesima scelta in tutto il testo
    (e.g. “Professore,” chiese infine.Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    oppure
    “Professore,” chiese infine, “crede che l’Horcrux si trovi qui?”).

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2) Il trattino (-)

Il trattino lo deve utilizzare per delimitare un inciso quando la virgola non costituirebbe uno stacco sufficientemente forte (e.g. In questo senso e per completezza dell’informazione , è utile leggere anche a quello che dice sul trattino l’Accademia della Crusca.).
Lo deve utilizzare anche tra due nomi propri quando sono messi in rapporto
(e.g. l’autostrada MilanoVenezia; il campionato di calcio 20122013).
Si usa anche in alcune parole (specialmente quelle che hanno una origine onomatopeica) formate da due elementi uguali (o molto simili) che vengono ripetuti (e.g. tictacpingpongzigzagtrantran).
Nella stampa, infine, si usa come segno per spezzare la parola nell’andare a capo, mentre nella scrittura a mano si può utilizzare sia il trattino sia il segno di uguale (=).

Il loro uso per aggiungere o mettere in evidenza qualche informazione, le rende simili all’uso delle parentesi
(e.g. Federico – nonostante tutti gli impegni  è riuscito a portare a termine il suo lavoro).

In un dialogo, all’interno di un discorso diretto, possono essere utilizzate per aggiungere qualcosa in più su chi parla e come parla (e.g. “Io credo – disse l’uomo con uno sguardo intenso  che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata!”) oppure se la persona che sta parlando dice qualcosa a qualcun altro o fa una digressione (e.g. “Secondo me dovresti chiederle scusa  ahia! Questa tazza scotta!  perché sei tu che hai sbagliato!”)

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3) Parentesi ( )

La funzione delle parentesi è quella di delimitare un inciso che contiene un’informazione accessoria, cioè non essenziale alla comprensione della frase: esprimono un commento o un chiarimento.
(e.g. Secondo la superstizione (non che io ci credase un gatto nero ci attraversa la strada, ci porterà sfortuna!);
Si usano anche per aggiungere frasi che potrebbero essere tranquillamente eliminate dal testo, senza conseguenze per il concetto espresso.
(e.g. Francesco (con cui tra l’altro non parlo da un anno) sta per tornare in città).

In entrambi i due casi, si potrebbero anche rimpiazzare le parentesi con delle virgole sebbene quest’ultime evidenzino meglio la non essenzialità della informazione inclusa.

Ci sono 3 tipi di parentesi: le tonde (), le quadre [] e le graffe { }. Sebbene tutte e tre vengano utilizzate in matematica, nei testi scritti, però, si usano soltanto le tonde, a parte il caso dei tre puntini nelle quadre.

Quando nella lettura si trova una parola o una frase tra parentesi tonde, bisogna cambiare il tono della voce.

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4) Punto (.)

Il punto indica la fine di una frase e, di conseguenza, una pausa decisamente più lunga rispetto alla virgola. Si usa per dividere un discorso, un testo, in parti logiche. Si ricordi che il punto determina una frase e che, in una frase, devono esserci sempre almeno un soggetto e un verbo: è necessario quindi fare attenzione a non spezzare mai frasi a metà.
Le frasi in lingua italiana non devono essere troppo lunghe o con troppe subordinate, quindi si è opportuno utilizzare il punto ogni volta che si ritenga necessario, senza il timore di scrivere frasi troppo brevi.

Ecco qualche regola d’oro da sapere sul punto:

  • A eccezione dei titoli (di articoli, libri o film), ogni frase deve sempre terminare con un punto.
    (e.g. Lucia è una bellissima ragazza. Non pensavo che saremmo diventate amiche, eppure è successo. Le voglio molto bene.).
  • La lunghezza di una frase, prima del punto, è sempre una scelta personale, ma è comunque consigliabile non esagerare mai se si vuole evitare di stancare il lettore e creare fraintendimenti.
  • La parola che segue il punto deve sempre iniziare con una lettera maiuscola.
    (e.g. Sergio e Luca sono amici da tanti anni. Non hanno mai litigato perché vanno molto d’accordo.).

Il punto si usa anche nelle abbreviazioni (e.g. f.lli = fratelli; spett.le = spettabile; prof. = professore; dott. = dottore; pag. / p. = pagina).

Nel caso di alcuni acronimi molto diffusi, il punto è comunemente abolito (e.g. FIAT = Fabbrica Italiani Automobili Torino; CGIL = Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ENPA = Ente Nazionale Protezione Animali)

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5) Punto e virgola (;)

Il punto e virgola viene utilizzato per segnalare una pausa più lunga di una virgola e più breve di un punto e si usa tra due enunciati coordinati di uno stesso periodo. Questo segno è usato da pochi e sottovalutato da molti, sebbene sia estremamente utile.

  • Può servire a indicare la fine del concetto espresso, ma non la fine dell’idea generale: c’è un’interruzione nella forma, ma non nel contenuto della frase.
    (e.g. Non ho molta voglia di giocare a tennis oggi, perché mi sono svegliata piuttosto presto e non sarebbe il caso di fare sport; vedere la tv, invece, mi rilasserebbe di più. Nella prima parte di questa frase, si dice di non aver voglia di giocare a tennis e si spiega perché, concludendo il concetto espresso, ma dopo si aggiunge un’alternativa al tennis, la tv, che non è legata al tennis, ma fa sempre riferimento all’idea generale, vale a dire come passare il tempo questa sera).
  • È utilizzato anche alla fine di ogni elemento di una lista, soprattutto quando questa lista è per punti.

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6) Due punti (:)

I due punti hanno la funzione d’introdurre o annunciare qualcosa. Indicano anch’essi una pausa, ma più che separare, legano le parti che divide più strettamente. Si utilizzano sia prima di citare parole altrui sia per spiegare meglio un concetto sia per elencare.
Si usa quando si vuole spiegare meglio un concetto o approfondire una frase, per introdurre un discorso diretto (associati alle virgolette) e quando si vogliono fare degli esempi o delle liste:

  • Un elenco, un’enumerazione o una citazione.
    (e.g. “Penso proprio che abbiamo invitato tutti alla festa: Luca, Stefania, Piero, Marta e Giulio;
    Il mio motto è: Rispetto per tutti, paura di nessuno!
    )
  • La causa di qualcosa, una spiegazione, un chiarimento.
    (e.g. Non mi è piaciuta la torta: era troppo asciutta / Penso che salterò la cena e andrò direttamente a lettoho lavorato tutto il giorno e sono stanchissima).

Ricordare che si deve evitare di ripetere i due punti nella stessa frase cercando, dove possibile, di sostituirli con un “perché” o riformulando la frase stessa
(e.g. Sofia non ha molta voglia di ballare: è stata una settimana difficile per lei perché il suo fidanzato ha avuto un incidente).

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7) Virgola (,)

La virgola, che significa “verghetta“, serve per le pause brevi di un discorso. Si tratta di un separatore che viene spesso utilizzato per far respirare il lettore (se si legge a voce alta) e dare ritmo alla frase.
Una pausa del discorso scritto non è sempre uguale alla pausa del discorso parlato: se, quando parliamo, utilizziamo spesso la pausa di una virgola “immaginaria”, non sempre la virgola scritta è corretta in quel punto del discorso.
È indispensabile quando si elencano aggettivi, nomi, verbi, etc.

Talvolta si può mettere o meno in base al significato che si intende dare a una frase (e.g. “Giornata difficile da dimenticare!” – senza virgola -, se si vuole sottolineare il fatto che la giornata di cui state parlando sarà difficile da dimenticare, perché magari è successo qualcosa di abbastanza importante, brutto o bello che sia. “Giornata difficile, da dimenticare!” – con una virgola -, se la giornata di cui state parlando è stata molto brutta e che per questo deve essere assolutamente dimenticata).

Si usa nei casi seguenti.

  • Scandisce meglio gli aggiunti (i.e. locuzione che viene rimossa dalla subordinata basilare e non altera il significato di quest’ultima) dalla parte restante di una frase.
  • Nelle enumerazioni, cioè quando si elencano più elementi senza fare uso della congiunzione. Quando si stila una lista, si pone una virgola tra i vari elementi, tranne tra gli ultimi due, dove invece va messa una “e”
    (e.g. Sono andata al supermercato e ho comprato mele, arance, miele, carciofi, pane, marmellata e patate).
  • Dopo un elemento all’inizio della frase che fa riferimento a qualcosa precedentemente detto o conosciuto
    (e.g. Detto questo, dobbiamo pensare al futuro… / Fatta questa breve precisazionepossiamo iniziare lo spettacolo!);
  • Per isolare una parola o un’intera frase che offre informazioni aggiuntive non indispensabili
    (e.g. Paolo, il ragazzo di cui ti ho parlato, è appena tornato da Parigi.).
  • Dopo il nome del luogo nell’indicazione delle date
    (e.g. Roma, 10 luglio 2010).
  • Prima di preposizioni o congiunzioni per cambiare il ritmo della frase o accentuare un significato che si desidera dare
    (e.g. Lo faròma ho bisogno di tempo! / Penso sia una buona soluzione, per te e per me).
  • Nel periodo ipotetico per separare le due frasi
    (e.g. Se stasera esci, chiamami!).
  • Per isolare un’apposizione, un vocativo, un inciso (e.g. Carlo, torna indietro! / Ieri, se ben ricordate, abbiamo analizzato i verbi).
  • Per mettere in risalto una specifica parte della frase; rende altresì più agevole la lettura del periodo, conferendo il giusto livello d’intonazione
    (e.g. “Io, ho lavorato!” qualora si desideri sottolineare che è un particolare soggetto ad aver compiuto l’azione, ovvero “io” e non altre persone. In situazioni di questo tipo, si può usare la virgola con un complemento di limitazione o partizione).
  • Prima di ogni connettivo testuale
    (e.g. infatti; inoltre; talvolta),
    prima di “ma” nella coordinazione di frasi avversative
    (e.g. Giocavo al pallone, ma ho dovuto smettere),
    prima del “perché
    (e.g. Questo mese forse piove, perché le previsioni sono brutte).
    Tuttavia, si può omettere, invece, l’interpunzione se le frasi sono brevi o se sono composte esclusivamente da sintagmi verbali
    (e.g. Brutti ma buoni; cerca ma non trova).
  • Prima di “però” e “che” soltanto qualche volta.
  • Prima del verbo al gerundio
    (e.g. Ho scritto un articolo sulle balene al cioccolato, mettendo in risalto la scrivania in mogano).
  • Dopo gli avverbi e no
    (e.g. Sì, hai ragione).
  • Dopo il ma se segue incidentale
    (e.g. ma, se cadi, ti fai male).
  • Dopo frasi introduttive
    (e.g. Dato che stai scrivendo, me ne vado).
  • A seguire d’interiezione o esclamazione
    (e.g. Ehi, ci sei?).

La virgola non si usa generalmente mai:

  • Per separare il soggetto dal verbo, fra verbo essere e predicato nominale, tra verbo e complemento oggetto e tra sostantivo e aggettivo;
  • Per separare tutti quegli elementi della frase che dal punto di vista logico sono strettamente connessi fra loro, a meno che non siano separati da un inciso;
  • In frasi in cui sono presenti le congiunzioni “né” “e” “o” in quanto, quando uniscono elementi della stessa specie. Tuttavia occorre considerare la funzione svolta di volta in volta dalla congiunzione per cui talvolta è ammessa e utile (e.g. “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo e Anna”. Non è chiaro se le parti siano tre o quattro, perché Ugo e Anna possono valere per una parte e non per due. Se si intendesse individuare quattro parti, si dovrebbe scrivere: “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo, e Anna” / Un altro caso può essere individuato quando la [e] introduce un inciso delimitato da due virgole. In generale possiamo affermare che la virgola anteposta a una congiunzione serve a “indicare un confine linguistico” (Garavelli), e l’opportunità del suo utilizzo si può desumere dal contesto.
  • Evitare di aggiungere le virgole in un blocco compatto (i.e. un gruppo di parole collegate tra loro).
  • Davanti ad un pronome relativo (e.g. il dipinto che hai in casa è di gran valore).

Un dubbio che in molti hanno è se si deve mettere la virgola prima della congiunzione “e” oppure no
(e.g. “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente e penso che non ci andrò per il momento” oppure “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente, e penso che non ci andrò per il momento”?).
La risposta più comunemente accettata è di non metterla in quanto non si usano due congiunzioni ravvicinate (essendo la virgola un segno d’interpunzione e quindi a sua volta una congiunzione). Tuttavia, persino la Crusca ammette che si tratta generalmente di una scelta soggettiva e opzionale. Si può inserire la virgola prima della “e”, se si ritiene che sia necessaria una pausa nel flusso della frase o una maggiore enfasi per un determinato elemento della frase o, ancora, per creare un ritmo più dinamico, ma è spesso non indispensabile.

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8) Punti di sospensione (…)

Vengono usati alla fine di una frase quando si fa un elenco o quando si vuole lasciare il discorso a metà. Servono quindi a “sospendere” il discorso, ovvero, a omettere la conclusione di un determinato contenuto, lasciando intendere, a volte, il significato intrinseco al lettore.

Se ne devono mettere sempre tre attaccate alla parola precedente e con uno spazio a seguire
(e.g. Volevo dirti )

Indicano una pausa piuttosto lunga, più di un punto, e, come gli altri segni di punteggiatura, possono esprimere vari significati:

  • Fanno capire al nostro interlocutore che abbiamo un dubbio su quello che stiamo dicendo:
    (e.g. Ho fame: forse dovrei mangiare qualcosa prima del pranzo Ma no, dai, aspetterò!);
  • Fanno capire che la persona che sta parlando/scrivendo, vuole prendersi una lunga pausa, magari per riflettere su cosa dire dopo o per far assorbire meglio agli ascoltatori o lettori l’informazione che precede i tre punti.
    (e.g. Mi dispiace Dico sul serio Non volevo ferirti È successo così velocemente e non pensavo sarebbe stato possibile.);
  • Esprimono la continuazione di un’enumerazione, un elenco, sostituendo il classico “eccetera”.
    (e.g. Abbiamo organizzato tutto per il matrimonio: vestito, anelli, ristorante, bomboniere, chiesa, invitati);
  • Vengono usati per omettere parte di una parola volgare, un insulto o per evitarla totalmente.
    (e.g. Hai distrutto tutte le mie piante con quel coltello! Sei uno str! Un vero e proprio !);
  • Se messi tra parentesi quadre, indicano un “taglio” in una citazione.
    (e.g. La mia citazione preferita è: “Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. [] Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.” di Oscar Wilde).

Le virgolette si distinguono in alte (” “), semplici (‘ ‘) o basse (>). Le alte e le basse possono essere intercambiabili e si utilizzano per indicare una citazione o per scrivere un discorso diretto; quelle semplici, invece, le possiamo trovare quando si vuole specificare il senso di una parola. Anche in questo caso, vale però il concetto già precedentemente espresso per punti esclamativi e interrogativi: non è mai opportuno, da un punto di vista sintattico, abusare delle virgolette. Si appesantisce troppo il discorso e la lettura non risulterà più fluida.

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9) Sbarretta (/) e asterisco (*)

La sbarretta si usa per indicare la possibilità di scegliere tra due diverse opzioni, oppure per affiancare due sinonimi dello stesso concetto.

L’asterisco viene usato per richiamare il lettore verso un altro argomento, oppure per censurare una parola.

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10) Punto interrogativo (?)

Il punto interrogativo è usato alla fine di una domanda.
(e.g. Cosa possiamo fare per lei?)
mentre nelle domande indirette non va messo
(e.g. Mi ha chiesto se avessi visto suo figlio).

Se messo tra parentesi indica incertezza sull’informazione che stiamo dando
(e.g. Dante Alighieri è nato il 21 maggio (?) 1265).

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11) Punto esclamativo (!)

Si usa alla fine di una frase per enfatizzarla. Può esprimere rabbia (e.g. Che palle! Non me ne va bene una oggi!), sorpresa/meraviglia (e.g. Ma che bel regaloNon me lo aspettavo proprio!), esasperazione (e.g. È la quarta volta che ti chiamo! Non puoi ignorare sempre le mie chiamate!), ordini (e.g. Divertiti! Mi raccomando! E non tornare tardi!);

Talvolta si usa dopo interiezioni (i.e. ehi, eh, ahi, ah, oh) e anche dopo le interiezioni
(e.g. AhMi sono dimenticata di dirti che oggi non ci sarò a cena / OhMa sei impazzito?).

La parola che segue il punto esclamativo o interrogativo deve sempre iniziare con una lettera maiuscola
(e.g. Che noia! Guardiamo un film?).

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Liste

Inserire in un contenuto online o in un testo cartaceo un elenco puntato o numerato rende generalmente una comunicazione più sintetica ed efficace.

Sebbene un elenco possa essere fatto di seguito nel testo, cioè elencando tutti i suoi elementi separandoli solo con una virgola, questa soluzione non è il massimo in fatto di leggibilità: molto meglio andare a capo per ogni suo singolo punto.

Le domande che generalmente uno si pone sono: maiuscola o minuscola a inizio parola? Punto e virgola, punto o nulla a fine frase? Anche qui non sempre si trovano le medesime indicazioni. Tuttavia, nel seguito elenco alcune regole che ho trovato e che reputo condivisibili: alcune vengono infatti già considerate in alcuni stili già presenti negli editor e considerati dai correttori grammaticali.

Tra il simbolo di apertura e l’inizio del testo va lasciato uno spazio fisso (oppure una tabulazione) per consentire che tutti i blocchetti dell’elenco comincino ben allineati: ciò vale sia per gli elenchi puntati che per gli elenchi numerati. Le lettere e i numeri possono essere eventualmente seguiti da una parentesi tonda chiusa o da un punto.

Inoltre, è preferibile che le righe successive alla prima comincino con un rientro rispetto al margine del foglio o della pagina web, affinché ogni singolo punto dell’elenco risulti sufficientemente evidenziato.

1) Se i termini della lista sono semplici e brevi non si usa la punteggiatura tra un termine e l’altro:
(e.g.
Prima di uscire indossa:
– cappotto
– guanti
– cappello
– sciarpa

)

2) Se i termini sono composti da frasi che sono parte integrante della frase che introduce la lista, si usa la minuscola, il punto e virgola alla fine di ogni termine tranne che l’ultimo che ha un punto:
(e.g.
Prima di uscire è consigliato:
– indossare un cappotto piuttosto pesante;
– scegliere un paio di guanti felpati;
– calzare ben bene il cappello sulla nuca per evitare di lasciare scoperta la fronte;
– stringere attorno al collo una lunga sciarpa di lana.

)

3) Se i termini sono complessi e costituiti da frasi distinte rispetto al periodo introduttivo si usa la maiuscola e il punto alla fine di ogni frase
(e.g.
Come vestirsi in Norvegia.
– È consigliato comprare un cappotto per attutire il gelo pungente, le piume d’oca sono le più calde in assoluto.
– Per evitare i geloni alle mani (quelle dolorose bolle provocate dagli sbalzi di temperatura) è sempre bene mettere dei guanti tecnici tipo sci.
– Chi non sopporta il freddo alla testa o soffre di emicrania, non deve mai uscire senza cappello. Molti uomini scelgono cappelli di lana, mentre le donne indossano cappelli di pelliccia, decisamente più eleganti.
– In ultimo, ma non meno importante, non dimenticare lunghe e avvolgenti sciarpe di lana, per evitare fastidiosi colpi di freddo al collo.

)

Infine, negli elenchi puntati, i numeri e le lettere (preferibilmente indicate in corsivo e minuscole) sono da preferire qualora nel testo sia previsto un richiamo a uno o più punti dell’elenco. In alternativa, è possibile usare anche uno dei simboli di solito sono impiegati in questi casi (e.g. pallino nero, lineetta, segno di spunta).

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Correlative [sia… sia] e [né… né]

Le correlative [sia… sia] e [né… né] vanno generalmente senza virgola, ma il discorso cambia se sono presenti incisi o se tra la prima occorrenza e la seconda c’è una certa distanza.
(e.g. Vuole sia l’acqua sia il vino / Non è superfluo ripetere che, in ogni caso, ciascuna delle congiunzioni fin qui considerate è preceduta da virgola sia quando si intende dare valore parentetico alla frase introdotta dalla stessa congiunzione, sia quando lo stesso valore viene assegnato alla frase che viene prima).

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Congiunzione disgiuntiva [o]

Per quanto riguarda la congiunzione disgiuntiva [o], la virgola va evitata quando la [o] ha un significato assimilabile a cioèossia. Se accompagnata da meglio, con una funzione correttiva, è bene delimitare il gruppo con le virgole
(e.g. È tempo di muoversi, o meglio, d’impegnarsi a fondo)

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Apostrofo vs. accento

Una distinzione importante per un uso corretto della punteggiatura è quella fra apostrofo e accento.
L’apostrofo fa parte della punteggiatura e si usa quando viene tolto un pezzettino della parola (e.g. po’ al posto di poco).
L’accento, invece, da enfasi a una vocale e segue delle regole tutte sue.

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Inserire un indice/sommario in Word

Anche se esula un po’ dal contesto di questo post, ricordo l’importanza d’inserire un indice nel proprio libro … uno vero che si possa aggiornare automaticamente se si cambia l’impaginazione e/o si aggiungono tolgono/spostano parti del testo. Tutti gli editor infatti consentono di definire dei titoli di diverso livello e quindi inserire una sezione di sommario che faccia riferimento a quelli e che si possa aggiornare semplicemente cliccandoci sopra e selezionando di aggiornarlo:

Una volta inserito un sommario, si può aggiornare automaticamente dopo modifiche al testo

Risulta importante inserire fin da subito la sezione di sommario in modo che anche le inevitabili modifiche di formato che la conversione in ebook comporta (e.g. in un formato compatibile per il Kindle) determini un ricalcolo automatico della numerazione delle pagine. In Word l’inserimento della sezione di sommario è d’altra parte molto agevole:

Inserimento di una sezione di sommario in Word

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Informazioni su Enzo Contini

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2 risposte a La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro

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