Open House Torino: un’occasione annuale per scoprire bellezze private e generalmente inaccessibili

Se non sai cosa fare di meglio nel prossimo weekend (11-12 giugno 2022), puoi andare a vedere alcune case normalmente non aperte al pubblico e rese visibili grazie all’iniziativa di Open House Torino. Non mi soffermo su cosa sia Open House Torino riportando solo alcune frasi dalla pagina (Che cos’è OHT) del loro sito che lo descrive più compiutamente: “Open House Torino è un evento pubblico totalmente gratuito, pensato per permettere di visitare case, palazzi e luoghi d’interesse, abitualmente non accessibili, e scoprire così la ricchezza dell’architettura e del paesaggio urbano. Per un fine settimana allʼanno dà la possibilità di visitare edifici storici, moderni o contemporanei, appartamenti privati, uffici, spazi verdi o sociali, eccellenze in città, strutture recuperate.
11-12 giugno 2022 è in programma la quinta edizione torinese di questo format internazionale
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Lʼidea di Open House nasce a Londra nel 1992 dal lavoro della fondatrice Victoria Thornton e da allora si è diffusa nel mondo. Ad oggi le città della rete Open House Worldwide sono più di quaranta, distribuite in ogni continente.
In Italia, Torino segue Open House Roma (dal 2012) e Open House Milano (dal 2016), a cui si è aggiunta anche Open House Napoli (dal 2019). A partire dal 2021, le quattro realtà italiane hanno dato vita alla rete 
Open House Italia per collaborare più attivamente a progetti comuni“.

I 120 edifici visitabili quest’anno a Torino sono elencati in questa pagina del loro sito: tutto questo grazie alla disponibilità gratuita sia dei privati (che aprono le porte della loro casa al pubblico) sia dei centinaia di volontari.

Io opererò come volontario al villino Raby in c.so Francia 8 il sabato mattina e al motovelodromo in c.so Casale 144 la domenica mattina…

Nel seguito fornisco alcune informazioni sia quelle fornitemi dall’organizzazione sia altre che ho trovato su Internet relativamente a questi due luoghi: ovviamente le ho lette per prepararmi all’evento e poter spiegare qualcosa d’interessante ai probabili numerosi visitatori! Essendo previste visite non troppo lunghe per permettere a molti di poter accedere senza dover aspettare troppo, è mia intenzione fornire il link a questo post qualora qualcuno desideri approfondire ulteriormente.

Allego anche alcune delle foto che ho fatto durante i sopralluoghi compiuti in questi giorni…

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Villino Raby

 Il villino Raby è uno degli edifici più conosciuti dello stile Liberty torinese ed è stato progettato nel 1901 dall’ingegnere Pietro Fenoglio, in collaborazione con l’architetto Gottardo Gussoni. L’edificio è situato nella zona fortemente caratterizzata dall’architettura Liberty, all’inizio di Corso Francia: si sviluppa in modo articolato con una pianta irregolare dovuta alla ricchezza dei differenti locali e corpi di fabbrica.
La caratteristica più evidente della facciata è il grande bovindo situato a fianco dell’ingresso. Altri elementi molto pregevoli elementi sono un’ampia veranda con terrazzo e una breve scala che porta al giardino.

Il progetto originale del Fenoglio fu più volte modificato in corso d’opera con varianti nelle modanature delle finestre, nelle balaustre, nei ferri battuti e nell’ampio bovindo (italianizzazione della locuzione inglese bow window, finestra ad arco).
La parte del bovindo,venne affidata all’ingegnere Gottardo Gussoni, che produsse un volume molto più alto del resto dell’edificio. Gussoni fu anche l’autore anche delle decorazioni in pietra artificiale: proprio queste decorazioni hanno innumerevoli somiglianze con l’edificio che egli progettò in via Duchessa Jolanda.

All’interno, rimangono le decorazioni a opera del maestro Domenico Smeriglio da Piotino che lavorò con Fenoglio anche in occasione della celebre Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902 e per la chiesa di Santa Elisabetta, all’interno del Villaggio Leumann. I vetri del bovindo sono quelli originali realizzati dal vetraio Ciravegna.

Altro elemento di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano: realizzata dal Mazzuccotelli, la sua caratteristica è il fitto disegno che è riproposto anche sul lampione alla base della scala e nella lanterna del lampadario dell’ingresso.
Nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie: situata nel giardino dietro al villino, a causa delle pesanti ristrutturazioni, solo le decorazioni esterne ne ricordano l’originario utilizzo.

Fortemente rimaneggiato nel corso degli anni, il villino è stato sede di una scuola privata negli anni ottanta e dal 2004 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO), che ha provveduto al restauro della palazzina, ultimato fra 2012 e 2013 e che l’ha eletto a propria sede ufficiale dal 2011.

Il villino era circondato da una decoratissima cancellata purtroppo andata perduta. Ne ho trovato la foto nell’archivio storico di Torino (pagina del sito museotorino.it): la cancellata originaria era ben diversa da quella attuale dove, tra l’altro è presente anche un cancello un tempo assente!! Solo il piccolo tratto del cancello del solo ingresso presente da sempre a sinistra del villino è rimasto quello originale.

 Cancellata andata inspiegabilmente perduta

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Da Wikipedia si trovano altre informazioni che aggiungono qualche particolare:

Ubicato sull’asse del primo tratto di corso Francia, al centro di una zona fortemente caratterizzata dall’architettura Liberty, il Villino Raby rappresenta un valido esempio di commistione di due correnti di questo stile, prendendo esempio dalla scuola belga e da quella francese. Il progetto originale di Pietro Fenoglio fu più volte modificato in corso d’opera con l’ausilio del collega Gussoni, interessando prevalentemente le parti in ferro battuto, le balaustre e l’ampio bovindo che giustifica la notevole variazione d’altezza rispetto al resto della struttura. L’influenza di Gussoni si avverte, inoltre, nella ridondante presenza di numerosi elementi decorativi in litocemento che riconducono alle sue tipiche caratteristiche progettuali neobarocche, facendone un esempio paragonabile alla più celebre Villa Scott ma assai differente dalla vicina Casa Fenoglio-Lafleur.

L’edificio si basa su una planimetria asimmetrica sviluppandosi in modo assai articolato e ricco di differenti corpi di fabbrica. Accanto al grande bovindo presente nel prospetto principale si possono notare l’ingresso e la veranda con terrazzo, che è collegato al giardino sottostante dalla breve rampa. All’interno, fortemente rimaneggiato negli anni, rimangono le decorazioni a opera del maestro Domenico Smeriglio da Poirino, che in seguito lavorerà ancora per Fenoglio in occasione della celebre Esposizione del 1902 e per la chiesa di Santa Elisabetta, all’interno del Villaggio Leumann e del maestro vetraio Ciravegna di cui si possono ancora ammirare i vetri originali del bovindo.

Di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano: realizzata dal Mazzuccotelli, essa è caratterizzata da un fitto disegno che è riproposto anche sul lampione alla base della scala e nella lanterna del lampadario dell’ingresso.
Originariamente la struttura era circondata da una decoratissima cancellata, la cui unica testimonianza superstite si può rintracciare nel decoro del portone carrabile, mentre nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie.

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Dal sito dei beni culturali si trova:

L’abitazione venne commissionata da Michele Raby a Pietro Fenoglio (1865-1927), che ideò anche le scuderie in un edificio situato nel giardino dietro al villino, oggi poco leggibili a causa delle pesanti ristrutturazioni. La costruzione della palazzina, rispetto al progetto originale, presenta numerose varianti nelle modanature delle finestre, nelle balaustre, nei ferri battuti e nell’ampio bovindo, la cui esecuzione venne affidata all’ingegnere Gottardo Gussoni (1869-1951): questo spiegherebbe la notevole discrepanza dell’alzato edificato rispetto al progetto, nonché i numerosi punti di contatto, soprattutto nelle ridondanti proliferazioni plastiche, con l’edificio di Gussoni in via Duchessa Jolanda.
A pianta irregolare, il villino è articolato su diversi corpi di fabbrica giustapposti. Animano l’edificio un bovindo a fianco dell’ingresso, un’ampia veranda con terrazzo e una breve scala che porta al giardino; sulla facciata superiore una porta di servizio dà su un piccolo terrazzo con scala verso il giardino. Purtroppo perduta è la cancellata originaria, di cui resta solo il cancello carraio in ferro battuto. La decorazione interna è opera di Ernesto Domenico Smeriglio, che lavorò anche per l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; le decorazioni in pietra artificiale si devono a Gussoni, così come i bozzetti della fascia decorativa con cavalli affrescata da Smeriglio al di sotto della gronda della scuderia.
Prima destinato ad abitazione, poi a scuola privata negli anni Ottanta del secolo scorso, il villino è stato acquisito come sede dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO), che ha provveduto al restauro della palazzina, ultimato fra 2012 e 2013.

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Dal sito sui Comuni italiani:

All’interno rimangono le decorazioni ad opera del maestro Ernesto Domenico Smeriglio da Poirino e del maestro vetraio Ciravegna (di cui si possono ancora ammirare i vetri originali delle finestre ad archi). Di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno (opera dell’artista Mazzuccotelli) che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano. Nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie.

Dalla biografia di Gottardo Gussoni presente nel sito arteliberty.it si legge:
Gottardo Gussoni (Torino 1869- Villastellone 1951)
Incredibile autore eclettico, collaboratore dei maggiori studi di architetti operanti nella Torino di inizio secolo, realizzò anche numerosi progetti piccoli e grandi. Tra i più ambiziosi, ricordiamo gli stabilimenti per talassoterapia ad Alassio. Lo caratterizza un gusto molto riconoscibile per la decorazione architettonica ‘pesante’, quasi compiaciuta in sè stessa e nel suo avvoltolarsi.

Opere

  • 1901: villino Raby – corso Francia, 8 Torino
     villino molto barocchegiante, costruito col “leggiadro” Pietro Fenoglio
  • 1918-20: Palazzo della Vittoria – corso Francia, 23 Torino
     interpretazione tardiva e molto personale della tradizione neogotica torinese. Eccessivo!
  • 1914: via Duchessa Jolanda 17
     Costruita con Vivarelli
     Imponente, condivide con la casa successiva deliziose scuderie nel cortile.
  • Villa Zanelli a Savona

Da BookingPiemonte: Le strade del Liberty portano a Torino si legge:
Una rivoluzione che si verifica a inizio Novecento e che ha in corso Francia il suo punto di riferimento, dal Villino Raby a Casa Fenoglio-Lafleur. L’originalità del Villaggio Leumann a Collegno e il gioiello del caffè Mulassano in piazza Castello.
Tutto ha origine all’inizio del cosiddetto secolo breve. Torino a cavallo tra Ottocento e Novecento è una città in fermento. Ha smaltito l’arrabbiatura per essere stata “scippata” da Roma come capitale, diventa un punto di riferimento in altri campi. Sono gli anni in cui muove i primi passi l’industria cinematografica che, con l’Itala Film, darà vita ai kolossal di Giovanni Pastrone (e.g. Cabiria, il più grande colossal e il più famoso film italiano del cinema muto: è anche stato il primo film della storia ad essere proiettato alla Casa Bianca). Sono gli anni in cui un gruppo di esponenti della borghesia – ma non solo – cittadina pone le basi di quella che sarebbe diventata la Fiat (e senza dimenticare la Lancia). Sono gli anni in cui si disputa il primo campionato di calcio e in cui nasce quella che diventerà la Federazione Italiana Gioco Calcio. E sono gli anni dei grandi appuntamenti internazionali come quello che, da aprile a novembre 1902, ospita al Parco del Valentino l’Esposizione internazionale decorativa moderna. E’ un evento di grande successo, tra gli espositori della Gran Bretagna è elencata anche la Liberty & co., l’azienda creata da sir Arthur Lasenby Liberty, specializzata nel commercio con l’Estremo Oriente per quanto riguarda oggetti e tessuti. In Italia è talmente popolare da identificare il movimento artistico nato in Belgio e battezzato Art Nouveau. Da noi diventa, per l’appunto, Liberty e Torino la sua nuova capitale.

In città si forma un fortunato asse borghesia-industria. La prima rappresenta la classe emergente, con i mezzi economici necessari per investire. La seconda è invece attratta dal bello: la fabbrica non deve essere solo un luogo di lavoro, ma deve essere pure essere adeguatamente inserita nel contesto urbano. Committenti che trovano in Pietro Fenoglio l’uomo giusto. Ingegnere e architetto al tempo stesso, è ritenuto il maestro incontrastato del Liberty torinese. Tocco inconfondibile e leggero, esaltato dai motivi legati alla natura propri di questa corrente artistica. L’asse privilegiato delle sue creazioni è corso Francia. Qui, al civico numero 8, si trova il Villino (o Palazzina) Raby, realizzato nel 1901 su commissione di Michele Raby. Nasce come abitazione privata, Fenoglio lo disegna in collaborazione con l’architetto Gottardo Gussoni: anche per questo lo stile non è univoco, con influenze della scuola francese e di quella belga. E’ un edificio che spicca tra i palazzoni di corso Francia, caratterizzato da un bow-window di dimensioni molto più ampie rispetto agli status abituali. Oggi è sede dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Torino, visitabile in alcune giornate appositamente organizzate.

Relativamente al proimo proprietario e committente Michele Raby non si sa molto: sembra fosse un avvocato e faccendiere italiano oggi ricordato solo per questa sua villa, probabilmente non sua residenza principale.

Ecco alcune delle foto scattate oggi durante il sopralluogo: fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di tutte le immagini. Ho inserito anche due foto della torre presente su un angolo di un edificio nella vicina piazza Benefica, progettato dal medesimo architetto Gottardo Gussoni di cui se ne riconosce lo stile.

Fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di immagini

Altri link interessanti:

Altre immagini presenti su Internet:

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Motovelodromo

Poco dopo la prima Guerra Mondiale, la SIM (Società Incremento Motovelodromo) lanciò l’idea di costruire un Velodromo a Torino. In breve tempo si recuperarono i fondi necessari e l’impianto venne realizzato nella zona ad est della città, tra la collina ed il Po, su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana.
L’accesso è riconoscibile per la struttura tripartita in tre fornici con archi a tutto sesto di gusto eclettico. L’impianto era dotato di una pista ad anello in cemento della lunghezza di 393 metri e della larghezza di 8m, con curve sopraelevate, e disponeva di circa 7.500 posti a sedere. All’interno dell’anello era racchiuso un campo in erba pensato per attività ginniche, calcio, rugby e manifestazioni varie. Sotto le tribune erano ricavati i locali adibiti a spogliatoio, servizi igienici e magazzini.

Nel maggio del 1920 il motovelodromo venne inaugurato, riunendo sul proprio anello tre discipline sportive: ciclismo, atletica e motociclismo. Nel 1935 l’impianto venne acquistato dal Comune, che successivamente lo cedette all’Unione Velocipedistica Italiana.
Sulla pista in cemento si sono sfidati campioni di motociclismo come Biagio Nazzaro e sono sfilate parate militari ai tempi del fascismo. Più volte si sono disputati campionati militari di ciclismo e atletica; nella stagione 1925 – 1926 vi giocò il Torino e vennero ospitate diverse partite della nazionale italiana.
Oltre alla destinazione ad uso sportivo, ben prima del concerto dei Roxy Music, il motovelodromo si aprì alla musica: nel 1924 accolse una memorabile edizione dell’Aida e nel 1929 uno splendido scenario accompagnò l’allestimento della Carmen.
Nel 1943 il motovelodromo venne colpito dai bombardamenti e subì danni alle tribune e alla pista, ovviate con ricostruzioni provvisorie in legno.
Nel 1947 l’impianto venne ricostruito secondo il progetto e con i materiali originali.

Oltre al ciclismo, il motovelodromo ospitò memorabili partite di rugby. Proprio nel 1947, la sezione dedicata alla “palla ovale” della Reale Società Ginnastica vinse, per la prima e unica volta, il campionato italiano. E poi ancora sfide ciclistiche dietro motori e gare su pista, che hanno visto alternarsi alla vittoria campioni come Binda, Coppi, Bartali, fino all’ultima vittoria di Francesco Moser nella Milano – Torino, del 1983, prima della chiusura per inagibilità.
Negli anni ’80 l’interesse del pubblico per il ciclismo su pista cala notevolmente.
Nel 1994 la Soprintendenza inizia a pensare a un progetto di tutela e vincolo per l’impianto, dedicato ufficialmente a Fausto Coppi, in occasione del trentennale della morte del campione.
Intanto, la mancanza di manutenzione, atti di vandalismo e incendi accelerano il processo di degrado della struttura. Un gruppo di privati decide però di non arrendersi e nel 1996 diede vita a un “Comitato di Gestione del Motovelodromo”, che presentato un progetto di ristrutturazione, ottenne la concessione dal Comune di Torino, in cambio del restauro totale dell’impianto.

Curiosità
Nel 1998 il motovelodromo riaprì i battenti, e tra alterne vicende è arrivato fino ai giorni nostri. Le nuove generazioni, ormai lontane dalle gesta dei campioni sportivi del secolo scorso, lo conoscono principalmente per il mercatino “Mercanti per un giorno”.
Nel 2004, il motovelodromo funse da stadio Filadelfia in quanto furono girate alcune scene della miniserie tv Il Grande Torino.
Nel mese di maggio 2016 è stato firmato tra il Comune di Torino e un raggruppamento di dodici associazioni sportive, denominato “Pezzi di Motovelodromo” un patto di collaborazione per l’utilizzo temporaneo della struttura. Il motovelodromo è stato quindi allora riaperto alla pratica del ciclismo su pista, triathlon, rugby, calcio e badminton.

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STORIA
La storia del Motovelodromo affonda le sue radici negli anni ’20 dello scorso secolo. Costruito su progetto dell’architetto Vittorio Ballatore di Rosana – esponente del liberty torinese – è l’unica architettura sportiva della città ancora esistente risalente ai primi trent’anni del Novecento.
La regina della struttura è sicuramente la sua pista, lunga 393 metri e con un’inclinazione superiore a quella dei velodromi da bici, era infatti stata originariamente pensata per ospitare anche gare di macchine e moto da corsa. Su questa pista si conclusero alcune tappe del Giro d’Italia e della Milano-Torino, gare che videro sfrecciare campioni del calibro di Bartali e Coppi.
Non solo bici, infatti fin dai primi anni dall’apertura il Motovelodromo ospitò gare delle più disparate
discipline: dalla bici al rugby, dall’atletica al baseball, per arrivare fino al calcio (il Torino qui vinse i
campionati del 1925-26 e del 1943- 44) e ai concerti.
Riaprire ospitando tante discipline diverse vuole dunque anche essere un gesto per onorare la sua eredità
storica e sportiva in un continuum tra passato, presente e futuro.

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE
Il progetto di recupero del Motovelodromo è finalizzato alla riapertura di un centro sportivo polifunzionale, per la città e il territorio, che rappresenti un luogo di socialità, benessere, aggregazione, salute e un fattore di attrattività e qualità della vita.
La riqualificazione intende restituire alla cittadinanza il Motovelodromo Fausto Coppi, luogo storico dello sport torinese da tempo in disuso, ripristinando così un centro polisportivo multifunzionale in cui accogliere la comunità cittadina. Perseguendo questo obiettivo il progetto lavora su due livelli distinti e
complementari: promuovere e sviluppare l’attività fisica e lo sport amatoriale, agonistico e come strumento di inclusione ed educazione, e rigenerare un luogo storico e simbolico per la città, favorendo attività culturali, sociali e di intrattenimento.
La riqualificazione sarà realizzata in diverse fasi: il primo lotto, con i campi di padel, beach volley, la pump track è stato avviato e completato entro il 2021, il secondo lotto con la pista di bici e atletica, l’area outdoor per fitness e spazio eventi, la riqualificazione della tribuna ovest e l’apertura di spogliatoi, area ristorazione e lounge, aree riparazione e deposito bici, sarà realizzato nel 2022. Successivamente sarà progettata e ultimata, in accordo con la Soprintendenza e la Città di Torino, la riqualificazione complessiva dell’area del Motovelodromo Torino.
Il Motovelodromo sarà aperto alla collaborazione con le realtà del territorio, per favorire inclusione sociale e promozione del benessere e dello sport come opportunità di salute e qualità della vita. Questo è
l’obiettivo di MOVE Torino ASD, che ha già sviluppato un programma di promozione dello sport a tutti i livelli, attraverso il progetto MOVE Torino, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Muoviamoci 2020, con la partecipazione di numerose associazioni e il sostegno della Circoscrizione VII. Il progetto prevede lo sviluppo di corsi e attività sportive (atletica, ciclismo, padel, beach volley) a favore di bambini e bambine, anziani, persone con disabilità e con problematiche di salute e di accesso allo sport, per un totale di circa 1000 persone nell’arco del 2022. Tra le prime attività di MOVE Torino: open days al Motovelodromo 11 e 12 giugno 2021 e la realizzazione del progetto MOVE Torino, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, con la partecipazione di numerose associazioni del territorio e il sostegno della Circoscrizione VII.
Il Motovelodromo di Torino si propone come un centro polisportivo innovativo, per location, varietà di
discipline sportive praticabili, possibilità di ospitare eventi sportivi nazionali e internazionali, attenzione al coinvolgimento di bambini/e e ragazzi/e, alle fragilità e all’obiettivo di contribuire a generare impatto
sociale.
Il trait d’union che collega la gestione di tutte le discipline sportive del Motovelodromo è l’obiettivo di
offrire a tutti e tutte la possibilità di attuare uno stile di vita sportivo sano, nel modo più salutare possibile e adatto alle esigenze di ciascun individuo. L’obiettivo è non imporre a tutti una visione di sport agonistica, ma dare la possibilità a chi vuole di affrontare lo sport con qualche sacrificio in più e valorizzare i talenti e le diverse capacità.

ATTIVITÀ
Lavoriamo per la rinascita del Motovelodromo con l’obiettivo di unire sport, rigenerazione urbana,
benessere e qualità della vita. Abbiamo una visione comune: sviluppare un luogo di sport multidisciplinare,
dove ognuno possa trovare un’occasione di provare uno sport nuovo o che non conosceva, di praticare il
proprio sport preferito, vivere momenti a contatto con la natura e l’aria aperta, con proposte e attività
disponibili per tutta la famiglia e per ogni diversa esigenza.
Abbiamo l’ambizione di contribuire a creare una vera comunità sportiva, inclusiva e dinamica.
Padel, beach volley, bici su pista e mountain bike, pump track, beach tennis e fitness, servizi per
l’avvicinamento allo sport e per gli sportivi, ristorazione, eventi culturali e sociali: questo è quello che
faremo con tutti gli sportivi che entreranno dal nostro arco nei prossimi anni, al Motovelodromo “Fausto
Coppi” di Torino.

NON SOLO SPORT
Vi aspettiamo al Motovelodromo per lo sport, la socialità e gli eventi. Da aprile 2022 apriranno gli spazi per divertimento, aggregazione, cultura. Bar, chiringuito e ristorante, ma soprattutto “La Piazza”, un grande spazio esterno per incontri e animazione del territorio, tra l’arco monumentale e la tribuna ovest e “Il Village”, un’area in erba naturale di 1500 mq, vicino ai campi, per eventi ludici e culturali, cinema outdoor, fitness, spettacolo e intrattenimento per grandi e piccoli.
Ogni estate attiveremo centri estivi sportivi con format innovativi, con grande attenzione alla promozione dell’uso delle lingue straniere e con il 10% dei posti bimbi riservati gratuitamente a utenze fragili, in collaborazione con la Città di Torino e la Circoscrizione 7.

MOTOVELODROMO GREEN
L’attenzione alla sostenibilità è centrale nel progetto del Motovelodromo: innanzitutto si incentiva la
mobilità sostenibile, con future stazioni di assistenza e ricarica per la mobilità ciclabile, per quella elettrica e in sharing. L’accesso al Motovelodromo può avvenire dalle vie automobilistiche e dalla pista ciclabile, di cui rappresenta una tappa centrale del lungo percorso accanto al fiume.
All’interno del Motovelodromo è ridotto l’uso della plastica, evitando le bottigliette attraverso l’utilizzo di erogatori che distribuiscono l’”acqua del sindaco” depurata. In ogni spazio del Motovelodromo sono
presenti i contenitori per la raccolta differenziata.
La riduzione dei consumi energetici è permessa dall’utilizzo esclusivo di sorgenti luminose LED ad alta
efficienza e da sistemi di illuminazione controllati con la domotica, per favorire l’accensione solo in caso di utilizzo e spegnimento automatico negli spazi inutilizzati. La cura del verde è facilitata dal recupero dell’acqua piovana e da costanti politiche di risparmio idrico. L’efficienza energetica è garantita dagli elevati standard definiti in fase progettuale e applicati nei lavori di riqualificazione, nella scelta di serramenti ad alta efficienza, nella coibentazione della tribuna ovest, nell’utilizzo di coperture invernali con doppia membrana e di inverter per la minimizzazione del costo energetico.
Il nostro obiettivo negli anni sarà trovare le soluzioni tecnico-impiantistiche accettabili da Soprintendenza e Città di Torino per realizzare un impianto fotovoltaico di grande dimensione, che permetta di alimentare le stazioni di ricarica, le utenze del centro sportivo e anche utenze del quartiere promuovendo la nascita di una vera e propria comunità energetica, esperimento unico che trova ispirazione da progetti della Comunità Europea.
Sarà fantastico raggiungere l’obiettivo di avere un centro sportivo 4.0, che in pieno centro a Torino
alimenterà parte delle utenze e delle case del quartiere.

ATTIVITÀ CON LE SCUOLE
MOVE propone alle scuole di primo e secondo grado del quartiere e del territorio cittadino un’offerta di
percorsi educativi che prevedono momenti di approfondimento della storia del Motovelodromo e occasioni di pratica degli sport al Motovelodromo e di apprendimento delle competenze di base per la pratica sportiva.
Il Motovelodromo si offre come impianto sportivo polifunzionale, per accogliere le scuole nelle ore del
mattino e favorire prativa sportiva di Padel, beach volley e atletica.
Nell’ambito della programmazione del Motovelodromo, MOVE propone alle associazioni, alle
organizzazioni di volontariato, alle fondazioni, la possibilità di sviluppare corsi e attività di sport inclusivo e/o unificato, in tutti gli sport praticati al Motovelodromo, a cominciare dal Padel e dalle attività legate all’atletica e alla bici. La competenza degli istruttori, unita alla funzionalità degli spazi e alla volontà di favorire un ambiente accogliente e costruire una comunità aperta a includere tutte le diverse esigenze, costituiscono gli ingredienti essenziali del progetto di sviluppo di MOVE.

CENTRO ESTIVO
Un’estate all’insegna dello sport e del divertimento, all’interno del tempio storico della bicicletta torinese.
Il Centro Estivo del Motovelodromo di Torino, organizzato dall’A.S.D. Sartagò, è nato con l’idea di offrire ai bambini tra i 5 e i 12 anni la possibilità di praticare sport, stimolare la creatività, avvicinare alla conoscenza diretta del territorio circostante la struttura.
Ogni giorno i bambini, suddivisi in fasce d’età, saranno coinvolti in momenti di sport, laboratori creativi, passeggiate nel parco e gioco libero, accompagnati da educatori e istruttori sportivi specializzati.

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Relazione sul progetto di riqualificazione

Il progetto per la conservazione, valorizzazione e rifunzionalizzazione del Motovelodromo Fausto Coppi interessa il complesso degli immobili dell’isolato compreso tra via Castiglione, via Giovanni Boccaccio, via Chiaro Davanzati, via Lomellina, piazza e via Guido Cavalcanti, piazza Francesco Carrara e corso Casale. Le architetture che fanno parte del Motovelodromo di Torino sono opera dell’Arch. Ballatore di Rosana, attivo in città, nei primi anni del Novecento e autore di altre infrastrutture sportive, oltre che delle torri Rivella in corso Regina Margherita. Prima di affrontare nel dettaglio la proposta progettuale, di cui la presente relazione è relativa ad un primo lotto lavori, si ritiene utile inquadrare quest’architettura, degli anni Venti del Novecento, all’interno del dibattito sulla conservazione e sul recupero del patrimonio del Moderno. <> (A. Baietto, Palazzo Gualino, Quodlibet, 2019). In questo scenario, connotato da sviluppi a fasi alterne, da dibattiti e confronti sull’etica delle azioni – e delle intenzioni – degli operatori, rientra, con una sua storia, più autonoma rispetto agli altri esempi citati, anche il recupero e la trasformazione del Motovelodromo. Le tavole allegate raccontano la filigrana di un’idea, in sospeso fra conservazione e addizioni e il tentativo ermeneutico, interpretativo, di mettere in chiaro i valori esistenti in campo, portarli alla luce, intervenendo sulle semantiche di una cultura materiale, complessa, specifica, riconoscendone l’eredità difficile, per certi aspetti controversa, lasciata da questa infrastruttura urbana del primo Novecento. “Il complesso vide la luce nei primi anni Venti del secolo scorso, quando l’influenza tardo-liberty andava sfumando nell’eclettismo. Anche se mostra una certa distanza dalle tendenze dell’epoca a causa delle esigenze funzionali richieste all’insieme, risolte brillantemente avvalendosi di strutture in cemento armato a vista, mantiene ancora caratteristiche decorative moderatamente eclettiche, che si inseriscono su una morfologia tipica degli impianti sportivi del primo dopoguerra, lasciando intravedere quel rigore spartano che prefigura il nascente razionalismo”. (comune di Torino, servizio telematico) Parzialmente ricostruito nel secondo dopoguerra, l’impianto del motovelodromo è stato più volte oggetto di ristrutturazioni che hanno solo parzialmente ovviato ad un degrado che nel tempo ha interessato tutte le sue parti. Nel 1994, è stato posto sotto tutela della Soprintendenza, che lo ha dichiarato di “interesse particolarmente importante”. La condizione degli edifici, delle tribune e della pista è oggi caratterizzata da un degrado avanzato, più accentuato per la tribuna Sud e per l’edificio della tribuna stampa, ridotti alla sola struttura in cemento armato e, sebbene in maniera differente, anche la tribuna Nord su Corso Casale. Più conservate invece appaiono la tribuna Ovest, con gli spazi sottostanti e la casa del custode. In questo scenario delicato si innesta un progetto che, a partire dalle linee guida dello studio di fattibilità, propone un’interpretazione che vuole essere migliorativa rispetto alle previsioni iniziali. Affrontare il progetto di recupero di un’architettura simbolica del Novecento, densa di significati, pone problemi di metodo rispetto alla salvaguardia del bene, rispetto alla cultura del restauro, alle pratiche correnti. Le azioni di recupero e di trasformazione, che vengono qui proposte, non vogliono cedere alle retoriche della conservazione acritica, ma perseguire l’obiettivo del recupero, del far rivivere l’impianto storico all’interno di un tessuto urbano e sociale trasformato rispetto al periodo della sua realizzazione. Il programma funzionale proposto, in cui il restauro è affiancato da interventi di addizione rispetto all’esistente – coerenti con la destinazione sportiva e insieme con l’impianto antico -, prevede una diversa distribuzione delle nuove superfici, con la rinuncia alla realizzazione del grande volume sul lato Sud (fatto salvo il recupero dell’architettura della tribuna stampa).

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Da Wikipedia si legge:

Il motovelodromo Fausto Coppi, già motovelodromo di Corso Casale, è un impianto sportivo di Torino. Fu inaugurato nel 1920 e, nei primi anni, ospitò numerose gare di ciclismo su pista, nonché partite di calcio – il Torino vi disputò il campionato 1925-26 e il torneo di guerra 1943-44 – e di rugby.

Storia

Fu terminato nel 1920 su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana, uno dei protagonisti della gloriosa epoca del liberty torinese e già noto per la sua esperienza in grandi strutture sportive, grazie alla grandiosa realizzazione dello Stadium e alla progettazione delle due torri all’ingresso dello stadio Filadelfia (delle quali oggi ne rimane una sola, annessa all’edificio della biglietteria).

Tuttavia, le spese di gestione di questo impianto divennero presto insostenibili, portando il motovelodromo a essere utilizzato anche per altre discipline sportive come il calcio (nel 1926 si disputò anche una partita amichevole tra l’Italia e la Cecoslovacchia, finita 3-1), l’atletica, e addirittura importanti eventi lirici, come l’edizione della Carmen e dell’Aida del 1929. Malgrado i vari tentativi di riutilizzo, la struttura venne comunque chiusa pochi mesi più tardi, cedendola in concessione al Comune di Torino.

Durante i bombardamenti del 1942 la struttura subì pesanti danni; venne in seguito ricostruita nel 1947, secondo il progetto originale e con i medesimi materiali. Nel secondo dopoguerra il motovelodromo fu il campo interno della sezione rugbistica della Ginnastica Torino che ivi vinse nella stagione 1946-1947 il suo unico titolo di campione d’Italia.

A seguire ospitò eventi di football americano e di ciclismo.

Il 7 luglio 1980 il motovelodromo, utilizzato per l’unica volta come arena per concerti, ospitò ancora una tappa del tour dei Roxy Music davanti a circa 6 000 spettatori[5] prima che, a metà degli anni 1980, venisse dichiarato inagibile.

Il 30 settembre 1990 venne intitolato a Fausto Coppi, nel trentennale della scomparsa del celebre ciclista.[6] Nel 1994 l’impianto venne posto sotto vincolo dalla sovrintendenza e da allora ospita, solamente nel campo centrale, manifestazioni culturali e fieristiche.

Nel 2004 l’impianto servì per riprodurre lo storico Filadelfia nelle riprese della miniserie televisiva Il Grande Torino.

Caratteristiche

L’accesso principale è riconoscibile per la struttura tripartita in tre fornici con archi a tutto sesto di gusto eclettico. L’impianto presentava al suo interno una pista ad anello in cemento della lunghezza di 393 metri e della larghezza di 8, con curve sopraelevate in cemento armato. Gli spettatori erano ospitati nelle due tribune in legno, poste ai lati dei due rettilinei, protette da una copertura con orditura in legno, sormontata da lastre di eternit, per un totale di circa 7500 posti. Sotto le tribune erano ricavati i locali adibiti a spogliatoio, servizi igienici e magazzini. All’interno dell’anello vi è il campo in erba, in seguito utilizzato per attività ginniche, calcistiche, rugby e manifestazioni varie.

Il motovelodromo oggi

Dall’aprile 2011 il motovelodromo è riutilizzato da un gruppo di appassionati ciclisti, i quali hanno cercato soluzioni per poterlo salvare dal tempo e fargli rivivere quell’importanza sportiva per cui era nato. Nei mesi invernali veniva allestita, all’interno di un tendone, una pista da pattinaggio su ghiaccio.

Fino al 2015, una volta al mese tranne che ad agosto si svolgeva la fiera Mercanti per un giorno, molto affollata e frequentata dal pubblico, mentre a maggio 2016 fu firmato un patto di collaborazione tra il Comune di Torino e il raggruppamento “Pezzi di Motovelodromo”, in rappresentanza di dodici associazioni sportive, per l’utilizzo temporaneo della struttura: il motovelodromo è stato quindi riaperto alla pratica del ciclismo su pista, triathlon, rugby, calcio e badminton.

Nel 2017 l’amministrazione comunale ha annunciato l’avvio di un processo di recupero funzionale e di ristrutturazione, attraverso un bando di pubblicazione ufficiale.

Nel giugno 2019 l’Amministrazione Comunale ha infine deciso e deliberato di mettere all’asta l’impianto, con destinazione prevalente di attività sportive, con aggiudicazione definitiva nel febbraio 2020.[9]

Dopo importanti lavori di ristrutturazione della pista e della intera strtttura nonché dopo la creazione di impianti di padelbeach volley, pump track, l`impianto ha riaperto nell`aprile 2022, alla presenza delle autorità cittadine.

Futuro

Il motovelodromo è destinato a diventare stazione capolinea di VENTO, una ciclovia turistica – oggi in avanzata fase di progettazione e realizzazione – che collegherà Torino con Venezia.

Incontri

La struttura, come detto sopra, ospitò, per due stagioni, le gare interne del Torino. Il primo incontro ufficiale, disputato dai granata all’interno dell’impianto, fu la seconda giornata del campionato di Prima Divisione 1925-1926, conclusosi con una vittoria per 5-2 ai danni del Verona.

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Da Il Motovelodromo di Torino, storia dello sport piemontese si legge:

Simbolo ancora intatto dell’architettura sportiva di inizio Novecento.

Sulla riva destra del fiume Po, in corso Casale 144, dove la collina di Torino inizia a portare il visitatore verso Pino Torinese e Pecetto, sorge il Motovelodromo “Fausto Coppi”. Inaugurato nel maggio del 1920, con una capienza intorno ai 7.500 posti, e intitolato al grande ciclista italiano nel 1990 (nel trentennale della morte), il Motovelodromo è attualmente la struttura sportiva più vecchia fra quelle ancora esistenti in Piemonte (supera di appena un anno lo Stadio Natale Palli, del Casale Calcio, inaugurato nel 1921).

A Torino, è anche l’unica architettura sportiva superstite dei primi trent’anni del Novecento, epoca che diede alla città una serie di stadi storici ormai scomparsi: il Velodromo Umberto I (1895-1910), antesignano del Motovelodromo, in cui si disputarono anche partite del primo campionato di calcio italiano; e ancora, lo Stadium (1911-1946), eccezionale ma troppo ardita visione di un periodo in cui lo sport era manifesto istituzionale; e lo Stadio Filadelfia (1926-1998), lo storico impianto del Torino Calcio, ricostruito fra il 2016 e il 2017, del quale rimangono intatte solo due porzioni delle curve.

Il Motovelodromo viene costruito su progetto dell’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana (Torino, 5 luglio 1880 – Torino, 12 marzo 1948), che già si era distinto per lo splendido progetto dello Stadium. Esponente del “liberty” torinese, mise la firma su celebri esempi residenziali dell”epoca, come la palazzina di via Vespucci 39 ang. via Cassini (1909) e la casa Bellia in corso Fiume 11 ang. via Cosseria (1912). Successivamente alla costruzione del Motovelodromo, nel 1929 Ballatore di Rosana si rese protagonista del progetto delle Torri Rivella (all’imbocco di Corso Regio Parco), in uno stile ormai tardo eclettico, e degli obelischi posti all’ingresso dello Stadio Filadelfia, ancora in stile liberty, dei quali oggi ne resta uno solo, annesso all’edificio della biglietteria.

Architettura

Il Motovelodromo si presenta al visitatore con l’ingresso monumentale a tre fornici, isolato rispetto allo stadio vero e proprio. Qui si legge uno stile eclettico piuttosto semplificato, dove tratti di neoclassicismo si ritrovano nei tre archi a tutto sesto e nelle loro cornici (un blando richiamo allo stile dorico). L’intradosso dell’arco centrale è caratterizzato da una decorazione a cassettoni, che riporta al classicismo ma anche all’epoca rinascimentale e poi barocca. L’arco centrale termina in alto simulando la struttura di una torre di richiamo medioevale, sottolineata dalla presenza di archetti pensili sotto il cornicione (beccatelli).
Alle ore 16 del 24 luglio 1920, il Motovelodromo venne inaugurato ufficialmente: presenti “un numerosissimo pubblico” (come scrisse un cronista su La Stampa), molti ciclisti dilettanti e vari professionisti stranieri e italiani tra cui Georges Paillard, Angelo Gardellin e i piemontesi Leopoldo Torricelli, Angelo Gremo e Giovanni Brunero. L’inaugurazione venne filmata e proiettata il 26 luglio all’Ambrosio (sala cinematografica progettata dallo stesso architetto Ballatore di Rosana).

Arrivati allo stadio vero e proprio, l’aspetto piuttosto semplice delle aperture e dell’organizzazione dei pieni/vuoti è l’evidenza migliore di come, al di là dello stile più in voga all’epoca, l’architettura sportiva di inizio Novecento rispondesse soprattutto a caratteri di funzionalità.

La disposizione degli elementi a vista è scelta principalmente in base alla necessità strutturale e funzionale (scansione delle aperture, pilastri principali di sostegno, rampe di scale, ecc). Solo successivamente questi elementi vengono addolciti da eventuali abbellimenti tipici dell’epoca: le ringhiere e le grate delle finestre presentano un motivo geometrico ricorrente (identiche, per esempio, a quelle laterali della tribuna dello Stadio Silvio Piola di Vercelli, 1932). E ancora, l’elemento verticale di sostegno del pianerottolo a sbalzo, nelle scale d’accesso alle gradinate, è addolcito da una doppia modanatura (a gola rovescia e a gola dritta, in sequenza). In corrispondenza della parte centrale di una delle curve, un tunnel scivola verso il basso e risale all’interno dello stadio, portando sul campo da gioco.

Il velodromo

L’anello della pista del Motovelodromo è lungo 393 metri, con una larghezza di 8 metri. La pendenza massima raggiunta in curva è del 70% (circa 35°). Non è inusuale che la pista abbia dimensioni così grandi: infatti, l’epoca di costruzione ebbe in questo un ruolo fondamentale. Nonostante Benito Mussolini non fosse particolarmente interessato al ciclismo, la gran parte dei velodromi italiani viene costruita proprio fra gli anni ’20 e gli anni ’30.

Spesso inseriti in una struttura sportiva polifunzionale, venivano realizzati con dimensioni maggiori rispetto a quelli tradizionali. L’ovale della pista abbracciava il campo da gioco al centro, che ha distanze regolamentari per calcio e rugby – e si prevede possa ospitare anche le discipline ginniche, oltre a parate istituzionali – ed ecco che le dimensioni totali dell’anello aumentavano fino ai 333,33 metri, quando non addirittura a 390-400 metri.

Queste misure rimarranno comuni a livello mondiale fino alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Da quel momento l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) stabilirà la misura standard in 250 metri – ma permetterà comunque il futuro svolgimento di corse ufficiali anche su piste più lunghe, nonché la deroga per le piste storiche. Anche in Francia, per un confronto, si ricordano storici velodromi con una vita parallela calcistica o rugbistica, come Bordeaux (Parc Lescure), Lione (Gerland), Marsiglia (Vélodrome) e Parigi (Parc des Princes nella sua prima versione). Esempi attuali di velodromi ancora esistenti in Italia, con il campo da gioco tutt’ora utilizzato per il calcio, sono ad esempio a Busto Garolfo e Varese.

Sport (ma non solo) al Motovelodromo

Il Motovelodromo è stato punto d’arrivo di molte corse a tappe del ciclismo italiano, tra cui la Milano-Torino, fino agli anni ’90 – nel 1995 si ricorda l’edizione in cui avvenne l’incidente che coinvolse Marco Pantani, lungo la discesa del Pino.

La Nazionale Italiana di calcio giocò al Motovelodromo un’amichevole contro la Cecoslovacchia, domenica 26 febbraio 1922, risultato finale 1-1 (dodici anni dopo questa sarà la stessa partita che varrà la finale della Coppa del Mondo 1934, disputata allo stadio PNF di Roma, con vittoria azzurra 2-1). Il Torino Calcio disputò qui due campionati:

  • il campionato 1925-26: in squadra giocavano Adolfo Baloncieri (ex Alessandria e terzo miglior giocatore italiano di sempre secondo Gianni Brera, dopo Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola – a lui è intitolata la Curva Sud dello Stadio Moccagatta di Alessandria) e Julio Libonatti (attualmente secondo marcatore di sempre dei granata con 157 gol, dietro a Paolo Pulici con 172);
  • il campionato 1943-44: ultima partita giocata qui dal Torino, derby Toro-Juve 3-3 (gol di Valentino Mazzola e Silvio Piola).

Ma anche la grande musica internazionale è passata dal Motovelodromo. Il 7 luglio 1980 si svolse qui il concerto dei Roxy Music, band inglese esponente del glam-rock, attiva dal 1970 al 1983 e considerata come influente del new romantic e del synth pop anni ’80. Il gruppo, con il leader Bryan Ferry, fece tappa a Torino nell’ambito del tour europeo per la promozione dell’album “Flesh+Blood”, uscito all’inizio di quell’anno. L’inizio del concerto, previsto per le ore 21, fu posticipato fino alle 23, per problemi organizzativi e logistici nell’area del palco. Secondo l’articolo de “La Stampa Sera” dell’8 luglio, 4mila persone accorsero al concerto, che rimane un unicum nella storia del Motovelodromo.

Secondo altre fonti gli appassionati della band furono addirittura 6mila. Curiosamente, la data di Torino, secondo il programma ufficiale del tour, sarebbe dovuta essere l’11 luglio (al Palasport Ruffini), mentre il 7 i Roxy Music avrebbero dovuto suonare a Milano. Tutt’oggi non si conoscono le ragioni del cambio di date.

Un glorioso passato, un futuro finalmente concreto

Dagli anni ’90 in poi, il declino della struttura è stato segnato soprattutto da costi di gestione e manutenzione troppo alti e da un conseguente disinteresse delle amministrazioni. Fino al 2015 sul campo da gioco si è svolta la fiera “Mercanti per un giorno”. Dal 2016 si è poi attivato un patto di collaborazione fra la Città di Torino e il raggruppamento di associazioni sportive coordinate dal comitato locale “Pezzi di Motovelodromo”, per favorire l’uso temporaneo dell’impianto per attività specifiche, pur con i limiti strutturali attuali.

A maggio 2018 il Comune di Torino ha pubblicato un avviso esplorativo per acquisizione di manifestazione di interesse, per un’assegnazione duratura della struttura che ne preveda il recupero e la destinazione a prevalente attività sportiva. Sono state presentate quattro proposte e, nell’estate 2019, è stato ufficializzato il bando definitivo per la concessione vincolata al recupero funzionale dell’edificio.

Quest’ultimo passo ha aperto la strada al progetto di riqualificazione che sta interessando la struttura, dal 2020. Il Motovelodromo sta cambiando parzialmente volto e diventando un rinnovato polo sportivo per il quartiere, con un focus sul padel (grazie alla gestione della società PADEL M2). Al contempo, la struttura storica dell’edificio viene conservata e restaurata con cura dal progetto firmato dallo studio torinese Baietto Battiato Bianco, che restituirà all’impianto nuovi spazi e rinnovate funzioni al pubblico per un uso giornaliero e di qualità.

Esiste infine un recente libro di Beppe Conti (Storia e leggenda del motovelodromo) che racconta la storia e la leggenda di un glorioso tempio dello sport, il Motovelodromo di Torino dedicato a Fausto Coppi, finalmente ristrutturato dopo un secolo di vita. Sfilano in un’immaginaria passerella personaggi che appartengono alla memoria dello sport, da Girardengo ai pionieri del ciclismo eroico, Binda e Guerra, poi Bartali, e il grande Coppi, fra gloria e tragedia, fino ai torinesi illustri capeggiati da Nino Defilippis, Moser e Saronni e gli ultimi sprint nel terzo millennio. Oltre ai ciclisti anche gli eroi del calcio, da Baloncieri e Libonatti fino a Mazzola, Gabetto e Piola, mentre negli anni di guerra stava nascendo il Grande Torino. E poi Primo Carnera, non più pugile ma lottatore, il rugby e il football americano. Non solo sport, ma anche teatro, lirica, e concerti. Un secolo di avventure, riproposte senza troppa nostalgia, adesso che il “Velò” torna a veder la luce.
Questo libro verrà anche venduto a un prezzo (ci hanno detto) scontato durante la visita con Open House Torino.

Articolo apparso recentemente che derscrive il contenuto del libro “Storia e leggenda del Motovelodromo

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Ecco alcune delle foto scattate durante il sopralluogo di qualche giorno fa: fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di tutte le immagini.

Fai click sulla foto seguente per vedere la galleria di immagini

Altri link di interesse:

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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