Claudio Lolli: le sue canzoni continuano a vivere ancora in tutti noi

E’ morto uno dei grandi cantautori della mia gioventù e non solo …

Se n’è andato nel silenzio dei media, tutti presi in questi giorni a descrivere nei minimi dettagli la tragedia annunciata del crollo del ponte di Genova. Nel silenzio, forse in quella tristezza caratteristica di molti suoi brani, che tuttavia non è mai stata rassegnazione.

Ci rimangono le sue canzoni profonde, ci lascia un suo ultimo recente disco, “Il grande freddo“, tra i più belli degli ultimi suoi lavori e giustamente premiato con la targa Tenco.
Il suo modo di cantare, soprattutto nei concerti dal vivo, si era nel tempo trasformato quasi in un reading, ridando nuova luce a molte sue canzoni: tra tutte cito “Adriatico” che è così diventata, secondo me, un capolavoro che vi invito ad ascoltare. La sua voce particolare, talvolta quasi gracchiante, rendeva unica ogni sua esibizione. Il suo modo di esporsi al pubblico con quel suo libretto sgangherato in cui c’erano i testi delle sue canzoni che talvolta adocchiava mentre cantava, incurante di mostrare che non tutto ricordava a memoria, … perché non era quel tipo di memoria che i suoi ascoltatori volevano da lui, ma ben altra …

Stavo proprio in questi giorni leggendo il suo libro “Lettere matrimoniali” sul kindle: una serie di sue lettere scritte alla moglie nel periodo susseguente alla morte della madre avvenuta una decina di anni fa. Un Lolli diverso dai testi delle sue canzoni, con lettere personali, talvolta molto personali e forse persino troppo sincere per essere pubblicate. Come ho letto giustamente in un commento su fb, sono “sono una grande dichiarazione di amore per la moglie. Ovviamente fuori dagli schemi, ma di una tenerezza assoluta nella sua crudezza descrittiva“. Alcune di quelle lettere ti fanno pensare, altre sorridere, altre ancora ricordare.
Finirò ora di leggerlo con un po’ di amaro in bocca, sapendo che non è più tra noi, sapendo che non potrò più ascoltare nuove sue canzoni.

Lo ricordo come una persona cordiale, con cui tranquillamente si poteva bere una birra ad un tavolo del locale in cui avrebbe poi suonato, … incurante, negli ultimi decenni, del numero esiguo, troppo esiguo, del pubblico costituito tuttavia da veri ammiratori delle sue canzoni, … non necessariamente ultra cinquantenni!

 

“[..] Bisogna vincere la morte, quella che non si fa vedere, che viene senza far rumore, che non si fa aprir le porte, che non fa mai vestir di nero tutti i parenti all’ospedale, che non ha mai camere ardenti, né cerimonie, né funerali.
Quella nascosta nella tua noia, nella mia noia, nelle parole che ci diciamo senza capire nemmeno quel che vogliamo dire, quella che come un regista esperto ci mette in scena nel suo deserto.

E se domani la mia giacca sarà, la giacca di un disgraziato, non sarò mai così fregato come tuo padre“. (La giacca – Claudio Lolli)

Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata“. (Ho visto anche degli zingari felici – Claudio Lolli)

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Inserisco in questo post alcune delle foto, che avevo scattato ancora con una macchina analogica nel 1999 e 2000 a Torino, in due dei suoi numerosi concerti realizzati in tutta Italia insieme a Paolo Capodacqua.
Desidero condividerle con chi apprezza la sua poesia e se qualcuno desiderasse poi averle nella definizione originale non ha che da chiedermelo!

             

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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