Come trasformare in piccole opere d’arte gli armadi collocati in strada da diversi fornitori di servizi, abbellendo così un territorio anziché deturparlo come avviene attualmente

Questo è un post a cui tengo particolarmente e che cercherò di pubblicizzare a dovere, sperando possa dare i suoi frutti!

Si propone di lanciare una proposta affinché alcuni dei molteplici armadi collocati ovunque nelle città/paesi da diversi fornitori di servizi (e.g. telecomunicazioni, gas, luce) possano costituire un’occasione per abbellire il territorio nazionale. Per piccoli o grandi che siano, incassati o meno in un muro, tutti deturpano di fatto il paesaggio e le architetture presenti.
Siamo talmente ormai abituati a vederli che quasi non notiamo nemmeno più quanto degradino il territorio e neppure più quanti siano … ed ovunque il loro numero è in continua crescita: nel caso di quelli relativi alle telecomunicazioni, potrebbe avere un ulteriore incremento con la dismissione programmata di diverse centrali della telefonia tradizionale, divenute obsolete con l’avvento della fibra, e con la distribuzione territoriale di alcune funzionalità attualmente centralizzate.

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Se preferisci, puoi anche vedere su YouTube i seguente video della presentazione associata a questo post, che contiene buona parte delle informazioni in esso contenute, oppure puoi scaricare la presentazione Power Point da questo link.

Dopo avere letto questo post e/o avere partecipato all’evento associato, se lo desideri puoi effettuare la seguente indagine a cui si può partecipare (se lo si desidera) anche in modo completamente anonimo: sicuramente mi potrà tornare utile per dare concretezza alle ipotesi tracciate!  Fai click sulla prima pagina dell’indagine mostrata sotto o accedi tramite al QR code seguente:

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La seguente foto dimostra come, talvolta, basti veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva, come d’altra parte dimostrano anche alcuni graffiti e la street art in generale!

Talvolta basta veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva

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Ora ti chiedo: cos’è meglio??

Osserva, per gli armadi mostrati nel seguito, il prima e il dopo aver loro applicato una forma artistica, simulata da me tramite fotoritocco … ma l’effetto sarebbe il medesimo se fosse effettivamente realizzata!
Cerca poi di immaginare come un territorio, che conosci e a cui sei affezionato, potrebbe cambiare radicalmente in meglio!

Il primo è un primo fotomontaggio, a titolo di esempio, realizzato utilizzando un mio dipinto ed alcune foto di nuvole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seguono altri esempi che ho effettuato sempre con fotomontaggi di mie foto e dipinti con la sola eccezione di un’opera premiata al concorso That’s a mole del 2016: avendo quella lo sfondo nero, si abbinava bene con un dipinto fatto con mia figlia, con un’analoga sagoma della Mole Antonelliana!

Il trompè l’oeil ovviamente può essere utilizzato sapientemente anche in questo contesto ed alcuni esempi spero riescano a dimostrarlo!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A conferma poi di come la street art potrebbe tornare utile, come ulteriore esempio ho effettuato il seguente fotomontaggio utilizzando una foto che ha immortalato uno dei tanti murales del Parco Dora a Torino e che mi aveva particolarmente colpito: ora non c’è più perché altri dipinti sovrapposti lo hanno cancellato per sempre dai muri … ma questo è il naturale ciclo di vita della street art che la rende, secondo me, ancora più speciale!
(P.S. grazie Flox “17” di averlo disegnato … semmai navigassi in questa pagina, spero non ti dispiaccia che l’abbia pubblicato su Internet!!)

Talvolta poi mi capita di leggere sui muri frasi che fanno riflettere: alcune forme di street art possono essere, secondo me assimilabili ad una sorta di “street philosophy/psychology” … alcune fanno anche solo sorridere ma sono ugualmente speciali. Ecco nel seguito qualche esempio e, se ne desideri verde altri, visita il mio post Street philosophy/psychology …

… ed anche questa forma di “arte” potrebbe trovare una sua collocazione sugli armadi, con finalità sociali, ad esempio di educazione civica.


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Non solo abbellire esteticamente gli armadi, ma anche inserire elementi “reali” che sappiano rendere utile la loro presenza.

La valorizzazione di un armadio potrebbe comprendere non solo realizzazioni grafiche, ad esempio per mimetizzarlo con trompè l’oeil, ma potrebbe anche prevedere l’inserimento di elementi “reali”, quali ad esempio una cassetta per contenere i libri in sharing in un’ottica di dare all’iniziativa un connotato ancora più socialmente utile, come facilmente si può intuire con il seguente esempio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soprattutto quando gli armadi si trovano nel bel mezzo di una zona pedonale/piazza, si potrebbe cercare (oltre che abbellirli esteticamente) di trovarne un utilizzo concreto socialmente utile.
Sempre più spesso, infatti, nelle città nascono zone di aggregazione, rivalutando piccole zone pedonali anche solo inserendo qualche panchina.
Oltre all’esempio già evidenziato di associare una cassetta per il Book Sharing, si potrebbe pensare,  ad esempio, di includerli” introducendo in loro anche ulteriori funzionalità specifiche, tali da fornire nell’area loro adiacente servizi pubblici, utilizzabili da coloro che si trovano ad esempio seduti sulle panchine presenti. Sempre più spesso, infatti, nelle città nascono nuove zone di aggregazione (anche solo inserendo qualche panchina) rivalutando piccole zone pedonali che risultano così maggiormente usufruibili come punti di aggregazione sia per giovani sia anche per anziani.
Essendo alimentati, uno o più armadi (sapientemente racchiusi in tale area, pur mantenendo ovviamente l’accesso e la apertura degli sportelli)  potrebbero, ad esempio fornire servizi al cittadino quali la possibile diffusione di musica (con eventuale spot pubblicitario periodico, per rendere l’operazione economicamente sostenibile) anche quella presente su uno smartphone collegato via Bluetooth a quelle sue casse. Si potrebbero anche fornire stazioni USB per la ricarica di apparecchiature (e.g. cellulari) ed eventualmente rendere disponibile un generico servizio Wi-Fi e/o altri specifici relativi all’IoT (Internet of Things). Questi servizi potrebbero essere offerti grazie ad accordi con le municipalità e/o tramite un accesso ai clienti tramite una RFID card e/o una mobile app. Se collocati opportunamente, potrebbero essere utilizzati addirittura come stazioni per la ricarica di veicoli elettriche, che avranno sempre maggiore diffusione soprattutto nelle grandi città: già attualmente ne sono state collocate diverse esclusivamente a tale scopo ed anche quelle strutture occupano un considerevole spazio sui marciapiedi mentre l’utilizzazione di infrastrutture preesistenti consentirebbe di non introdurre nuovi elementi sui marciapiedi! Anche se ad alcuni quest’ultima ipotesi potrebbe sembrare futuribile ed addirittura assurda, si noti che, entro il 2020 Deutsche Telekom ha già deciso di aggiungere, a 11.500 armadi di distribuzione collocati su strada e in 500 centrali telefoniche opportunamente selezionate, capacità di ricarica per veicoli elettrici (*), utilizzabili appunto dall’utenza tramite una RFID card ed  una mobile app: attualmente quella costituisce l’opzione di ricarica più veloce disponibile per le e-Cars nelle città tedesche, offrendo agli utenti fino a 150 kW, consentendo ad un veicolo di caricare, in soli 10 minuti, energia elettrica sufficiente per circa 100 km.

Entro il 2020 Deutsche Telekom ha già deciso di aggiungere a 11.500 armadi di strada  capacità di ricarica per veicoli elettrici

L’inclusione potrebbe esserci anche collocando dietro all’armadio (adiacenti ma opportunamente staccati per non rischiare di rovinarlo) un pannello con giochi educativi e/o supporti per canestri di mini-basket.

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Iniziative analoghe già viste?

Sicuramente, come verrà poi evidenziato meglio nel seguito, non si tratta certo di una nuova idea. Tuttavia, le iniziative di mia conoscenza, sono relative a piccole realtà paesane o a singole città e sono state realizzate solo per un limitato periodo temporale, interessando quindi un numero troppo esiguo di armadi per raggiungere un qualsivoglia obiettivo.

Diverso sarebbe il discorso se l’iniziativa fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi a livello nazionale e riuscisse a trovare sinergie tali da potersi sostenere nel tempo anche da un punto di vista economico.

Come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: è inutile avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio. Non hanno alcuna visibilità e, qualsiasi sia l’obiettivo, questo è sicuramente mancato!

Solo la condivisione di obiettivi tra più attori può consentire che il loro numero cresca sempre più nel tempo aumentandone quindi la visibilità, rendendo l’iniziativa anche economicamente più sostenibile. Senza trovare le opportune sinergie con iniziative locali, i risultati sono quindi quelli che sono!

Al temine del post indicherò poi come anche l’informatica potrebbe essere di supporto, consentendo di introdurre una possibile sponsorizzazione anche da parte di terzi, grazie alla pubblicità, senza per questo togliere nulla all’iniziativa artistica.

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Durante una passeggiata in bici nel centro di Torino, mi è stato assai facile fotografare alcuni armadi collocati anche in luoghi storici della mia città: senza dubbio la loro presenza non può che farci storcere la bocca … se ancora abbiamo la sensibilità di notarli!

P.zza Castello – Torino (1)

P.zza Castello – Torino (2)

La cittadella – Torino

Viale di C.so Siccardi – Torino

C.so Vercelli angolo Via Martorelli

Via G. Verdi – Torino

Inoltre, molto spesso alcuni sono raggruppati occupando ampie aree, come nel caso degli armadi relativi alle linee telefoniche in fibra che, risultano quasi sempre collegati ad altri armadi di altri operatori per accedere alla rete di accesso, rendendo il tutto ancora più sgradevole alla vista oltre a rubare spazio a piazze e marciapiedi.
Per non parlare poi di quelli aperti, oltre che sporchi!

Armadio aperto e sporco – Largo Sempione

Nel caso della telefonia, essendo spesso presenti in un medesimo territorio più operatori, si può anche verificare una situazione come quella mostrata nella immagine seguente che ho trovato in questo sito ed in cui coesistono in un medesimo territorio più armadi, ciascuno relativo allo specifico operatore telefonico:

Presenza di più armadi in un medesimo territorio, ciascuno relativo a ciascun operatore telefonico

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Cosa fare, dunque, per migliorare l’attuale situazione che, di anno in anno, peggiora sempre più?

Talvolta ho visto apparati di rete sapientemente mimetizzati quando collocati su architetture storiche. Si potrebbe fare di più anche in questo senso, ad esempio riproducendo sull’armadio gli stessi mattoni del muro retrostante o pitturandolo con il medesimo colore. Un esempio in cui potrebbe essere utilizzata tale modalità di mimetizzazione sono gli armadi collocati in p.zza Castello, proprio a fianco della cancellata destra del Palazzo Reale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Talvolta si vedono enormi pannelli di copertura che riproducono la facciata di un palazzo durante la sua ristrutturazione o, come nel caso della figura seguente (c.so Bolzano angolo c.so Vittorio Emanuele II), muri “finti” per coprire aree in edificazione: possibile che non si riesca a fare un’operazione analoga per oggetti di ben più limitate dimensioni che, per di più, permangono nel tempo?

Un’operazione di “mimetizzazione” è stata effettuata a Torino in p.zza Castello anche per delle barriere di cemento, ricoprendole di un telo plastificato con stampate una semplice immagine di alberi e cielo, rendendoli sicuramente più accettabili. Ovviamente per un armadio, che deve poter essere aperto, una soluzione di rivestimento analoga non avrebbe non andrebbe bene: tuttavia penso possa rendere l’idea di come un oggetto avulso dal contesto può cambiare aspetto in meglio.

Barriere di cemento di p.zza Castello, Torino

Barriere di cemento di p.zza Castello, Torino

Analogo discorso per la facciata di Palazzo Madama, attualmente in ristrutturazione.

Copertura della facciata di Palazzo Madama, attualmente in ristrutturazione

Si tratta tuttavia di casi sporadici in quanto spesso sia le dimensioni degli armadi sia il loro posizionamento sono tali che risulta alquanto difficile ed improbabile renderli quasi invisibili alla vista! Incassarli nei muri o nel selciato può essere una soluzione talvolta percorribile: seppur anche solo gli sportelli metallici non siano certo esteticamente belli, in tal modo almeno non si ruba spazio a marciapiedi o piazze!

Se la soluzione di mimetizzarli o incassarli non è percorribile, come spesso purtroppo accade, sicuramente risulta possibile renderli almeno esteticamente più piacevoli, ad esempio personalizzandoli con pitture appropriate al contesto ed il più possibile originali.

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Ho visto proprio poco tempo fa la soluzione adottata in un piccolo paese di montagna, Usseaux, che è riuscito a trasformare in piccole opere d’arte tutti gli elementi che stonavano con il suo territorio, dagli armadi dei contatori del gas alle buche delle lettere.
In questo modo, non solo hanno abbellito il paese, ma è anche accresciuto il numero di turisti che lo visitano proprio per ammirare quei suoi murales e dipinti.
Sicuramente quello non è il primo ed unico paese al mondo a fare uso della pittura per migliorare l’estetica del suo paesaggio, ma penso renda bene l’idea di che cosa si possa fare in tal senso, anche solo con piccole iniziative locali e con bassi investimenti alla portata di un Comune di poche anime!
Ecco un esempio del prima e dopo relativamente ad una cassetta contenente il contatore del gas:


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al fondo del post ho inserito ulteriori foto di alcune delle opere realizzate in quel paese che hanno interessato principalmente armadi di proprietà privata (e.g. cassette contenenti il contatore del gas, buche delle lettere).

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Ecco anche un esempio reale di cabina elettrica “con arte” che si trova all’ingresso di un agriturismo a Vauda Canavese (TO):

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Inoltre ho scoperto ultimamente che  a Milano nell’anno dell’Expo (2015) c’è stata un’iniziativa, promossa da A2a e Fondazione Aem, nell’ambito del progetto di arredo urbano Urban Art Renaissance, che ha permesso a 50 artisti di realizzare ciascuno 3 opere di street art sugli armadi delle centraline semaforiche presenti nella città, per un totale di ben 150 dipinti. Nel seguito riporto alcuni articoli apparsi sui giornali al riguardo che sottolineano come anche i residenti abbiano apprezzato i risultati ottenuti. Si è trattata perciò di una iniziativa rilevante che dimostra come iniziative analoghe possano essere realizzate concretamente anche in una grande città.

Tuttavia, anche quella bella iniziativa ha avuto, a mio parere i limiti seguenti:

  • Seppur abbia coinvolto un numero considerevoli di armadi (di un’unica tipologia), purtroppo è rimasta limitata nel tempo non essendo agganciata ad iniziative periodiche del territorio (e.g. concorsi annuali): persino 150 armadi si perdono in una città grande come Milano, se il loro numero rimane tale mentre il quello degli armadi continua a crescere sempre più!
  • L’aver interessato poi solo gli armadi delle centraline semaforiche è poi una limitazione notevole, anche se ha probabilmente semplificato le autorizzazioni necessarie!
  • Non ha sfruttato la possibilità di un richiamo di oggetti d’arte o architetture caratteristiche di quel territorio e/o affrontato tematiche sociali specifiche. Non esiste un legame, un tema conduttore tra le diverse opere realizzate.

Se desideri saperne di più su quella bella iniziativa che può essere di riferimento anche per attività future, puoi vedere i seguenti link e video:

Articoli apparsi su i giornali relative all’iniziativa del progetto di arredo urbano Urban Art Renaissance, che ha interessato 150 centraline semaforiche (Milano, 2015)

Si noti che, oltre richiamare l’attenzione dei media, ottenere l’apprezzamento dei residenti, derivarne un libro illustrato presentato alla Triennale di Milano, anche quella iniziativa ha contribuito a far prosperare una nuova forma di turismo orientato a visionare graffiti e street art, veri e propri musei a cielo aperto tutti da scoprire e fotografare:

Queste iniziative hanno contribuito a far prosperare una nuova forma di turismo orientato a visionare graffiti e street art

Analogamente anche a Torino esistono Tour turistici analoghi:

Street art tour organizzati a Torino

Come verrà descritto più nel dettaglio successivamente nel post, a Milano esiste addirittura il MAUA (Museo di Arte Urbana Aumentata) che “è una galleria a cielo aperto, fuori dal centro di Milano, che consta di oltre 50 opere di street art animate con altrettanti contenuti virtuali“. Come specificherò meglio poi nel seguito, quella iniziativa si sta anche estendendo in altre città tra cui Torino.

In fondo al post potete vedere alcune delle realizzazioni artistiche che mi sono piaciute maggiormente: potete comunque vedere tutte le 150 opere accedendo alla sezione pubblica delle foto del sito Facebook di Davide Atomo Tinelli.

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La mia proposta non risulta perciò sicuramente di per sé originale ma, se fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi (e non semplicemente supportata da sindaci in piccole realtà paesane), non limitata nel tempo oltre che territorialmente, penso potrebbe costituire sia una forma di valorizzazione di diversi territori a livello nazionale sia un valido mezzo pubblicitario originale, sicuramente apprezzato dai cittadini/clienti.
Non si potrebbero ovviamente “abbellire” tutte le miriadi di armadi esistenti in Italia, ma penso sarebbe agevole selezionare il sott’insieme più conveniente su cui operare. Infatti, ogni città ha zone storicamente rilevanti dove questa forma di miglioramento estetico sarebbe davvero auspicabile e costituirebbe un’indubbia forma pubblicitaria, essendo in genere zone molto frequentate.
Ad esempio a Torino, la mia città, il quadrilatero romano potrebbe essere una zona conveniente allo scopo, essendo un punto nevralgico della movida cittadina.
Si potrebbero anche sfruttare i percorsi (tematici o meno) già attualmente proposti dalle guide turistiche e dai dépliant forniti dagli uffici di informazioni della città, interessando perciò tutti gli armadi presenti lungo quei percorsi che risultano ovviamente particolarmente battuti dai turisti.

L’iniziativa potrebbe inoltre servire anche a valorizzare alcune zone della periferia, se  concentrati in modo da richiamare l’attenzione di passanti e turisti: i bei murales di Millo costituiscono uno degli esempi di valorizzazione di un quartiere popolare di Torino.

Tuttavia, come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: inutile sarebbe avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio. Non avrebbero alcuna visibilità e, qualsiasi fosse l’obiettivo, questo sarebbe sicuramente mancato!

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Come fare quindi affinché il loro numero sia sufficientemente elevato in un territorio, in modo che possano risultare ben visibili e richiamare quindi l’attenzione delle persone/clienti?

Come sempre, la condivisione di obiettivi tra più attori può essere di grande aiuto, così come la sinergia con concorsi/iniziative artistiche locali e periodiche.

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Il coinvolgimento di artisti di strada potrebbe essere una possibile fonte di originalità non indifferente ed un richiamo anche a livello internazionale, come ad esempio, in passato, è già avvenuto per il parco Michelotti, nella zona dell’ex-zoo di Torino, dove opere artistiche erano state eseguite addirittura gratuitamente dai pittori. Nel seguito alcuni di quei murales: per vederne altri, visita i miei precedenti post sul Parco Michelotti ed in particolare Il passato del parco Michelotti e dello zoo di Torino: quale il suo futuro?.

Il parco Dora, sempre a Torino, è poi un ulteriore esempio di come la street art possa abbellire un territorio di per sé asettico: … ed anche qui le opere vengono realizzate solo per la passione degli artisti!




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Si potrebbero anche trovare partnership con iniziative artistiche locali già affermate, riducendo così di molto i costi di realizzazione dell’iniziativa.  L’utilizzo di stampe autoadesive, agevolmente collocabili sugli armadi, nel rispetto delle giuste proporzioni, potrebbe poi velocizzare l’operazione di collocazione, … anche se un dipinto, direttamente realizzato sul supporto, ha sicuramente un altro effetto!  L’utilizzo di stampe autoadesive l’ho visto comunque frequentemente utilizzato per le pubblicità su pullman/metropolitane leggere, pannellate esternamente addirittura sui vetri oltre che sulla carrozzeria, … e devo dire che talvolta sono comunque di effetto..
Ad esempio, in ambito fotografico, esiste in diverse città italiane il concorso fotografico Italia Photo Marathon che si tiene annualmente e coinvolge centinaia di fotografi che si cimentano su temi assegnati. Pur non essendo professionisti, i risultati sono degni di nota e gli autori delle immagini sarebbero ben contenti di contribuire ad abbellire il territorio con la loro opera … anche gratuitamente (vedi i miei precedenti post Turin Photo Marathon 2018: ancora una volta è stato bello parteciparvi!! Italia Photo Marathon Torino 2016, Torino Photo Marathon: una bella esperienza da ripetere! ).
Nel caso di Torino, sempre come esempio, si potrebbe trovare una collaborazione con l’iniziativa grafica internazionale That’s a mole, anche questa a cadenza annuale (vedi il mio precedente post That’s a Mole!! Bella iniziativa a cui partecipare): le opere dei finalisti vengono esposte nei pressi della Mole Antonelliana per un breve periodo, su cartelloni supportati da un piedestallo metallico (funzionale, ma in verità poco estetico!). Molto meglio sarebbe rendere più permanente la loro visibilità  (almeno per un anno e non per sole poche settimane, come avviene attualmente) stampando le opere su un supporto adesivo e collocandole in modo da abbellire gli armadi presenti, ad esempio, sempre nei pressi della Mole Antonelliana.

Armadi presenti nei pressi della Mole Antonelliana

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Un’ulteriore possibilità di trovare materiale utile (minimizzando i costi), potrebbe essere quella di coinvolgere direttamente il personale delle ditte che collocano gli armadi su strada, tramite un concorso artistico interno (e.g. fotografico, di pittura), magari tematico e specifico per ciascuna località coinvolta nell’iniziativa, con potenziale sponsorizzazione anche da parte di quel Comune e/o Regione.
Ad esempio, un’iniziativa di quel tipo era  stata utilizzata nel 2007 da Telecom Italia per dare una veste grafica al calendario aziendale, un tempo distribuito in prossimità del Natale: quel concorso interno aveva coinvolto centinaia di dipendenti che si erano cimentati sul tema assegnato dell’innovazione (vedi il mio precedente post: Foto per concorso calendario aziendale 2007 ).

Sempre in Telecom Italia (nell’aprile 2011) c’è anche stato c’è anche stato FotoGraffiTI, un concorso fotografico interno pensato proprio per selezionare alcune immagini paesaggistiche con cui “abbellire” alcuni armadi ripartilinea delle principali città italiane: la realizzazione concreta ci sarebbe stata solo l’anno seguente (marzo 2012).

Solo 64 sono state le foto selezionate che hanno trovato una collocazione reale in alcune delle maggiori città italiane, quindi un numero troppo esiguo per raggiungere un qualsivoglia obiettivo, seppur si fosse trattata di una valida iniziativa. A Torino questi armadi dovrebbero (o dovevano) trovarsi nei pressi di p.zza Solferino ma, anche se frequento spesso quella zona, non li ho davvero mai notati, così come non ne ho mai visti in altre parti d’Italia, … anche perché erano poche unità su migliaia armadi presenti 😦

Forse sarebbe stato meglio sia puntare sull’originalità dell’opera, suggerendo tematiche specifiche sull’innovazione e/o di interesse sociale sia non limitarsi alla forma artistica fotografica, … ma soprattutto si doveva dare continuità all’iniziativa, agganciandola anche ad iniziative locali periodiche, prevedendo poi una partecipazione attiva degli abitanti del territorio, contribuendo così a migliorare l’immagine del marchio.

Insomma, “una hirundo non facit ver”: senza trovare le opportune sinergie i risultati sono stati quelli che sono stati!
Su YouTube si possono ancora vedere i seguenti video che pubblicizzano quella comunque valida iniziativa aziendale.

Video 1Patrizia Nobile (Responsabile Open Access — Governace) e Fabio Galluccio (Responsabile Risorse Umane — People Caring) descrivono il progetto che, attraverso il coinvolgimento di tutto il personale Telecom Italia, trasforma gli armadi ripartilinea presenti sul territorio in elementi decorativi.

In quel video ormai datato del 2012 viene detto che Telecom gestisce 152000 armadi ripartilinea (“dove vengono attestati alcuni elementi di rete della parte di rete di accesso, la cosiddetta ultima miglia“) su tutto il territorio nazionale: oggi ovviamente sono molti di più. “Questi armadi devo essere gestiti, mantenuti, bonificati periodicamente“. “Il merito è quello di rendere particolari i nostri armadi ripartilinea che altrimenti sarebbero delle scatole grigie ed anonime“. E’ stato un “modo partecipativo di sentirsi parte dell’azienda“.

Video 2FotograffiTi è il progetto di trasformazione degli armadi ripartilinea che ha coinvolto tutto il personale di Telecom Italia, che hanno inviato e poi scelto le fotografie più significative, raffiguranti bellezze architettoniche o paesaggistiche tipiche di un capoluogo italiano. Le immagini sono state applicate sullo sportello degli armadi Telecom presenti nelle varie città. La prima installazione ha avuto luogo a Modena.

Durante l’opera di manutenzione di quei 64 armadi interessati dall’iniziativa, la foto era stata collocata in pochi secondi ed modo molto agevole, essendo inserita dall’alto nella apposita fessura presente nella porta dell’armadio: evidentemente quella tipologia di armadio è dotata di uno sportello già pensato per ospitare un eventuale cartellone/foto. La semplice procedura è ben visibile nel video 2 (al minuto 1:43), nel video 3 (al minuto 1:25) e nel video 4 (ai minut1 0:16; 1:12). Comunque se la foto fosse stata collocata con un adesivo, si sarebbe raggiunto lo stesso risultato … e forse magari anche dopo anni la foto avrebbe avuto maggiore probabilità di trovarsi ancora sull’armadio!

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Si potrebbero anche coinvolgere le scuole locali ed i licei artistici in particolare, che sicuramente sarebbero felici di aderire ad un progetto di riqualificazione urbana, magari seguendo tematiche di educazione civica del cittadino. Per esempio, nel suo piccolo, la scuola media Norberto Bobbio di Torino, ha appeso da anni, lungo la ringhiera del suo cortile, diversi pannelli ideati e realizzati dai ragazzi e tesi ad “educare” i padroni dei cani che transitano sul marciapiede antistante l’istituto.

Infine, un coinvolgimento dei Comuni/Regioni non è da escludersi, soprattutto se le tematiche rappresentate sono di interesse sociale e civico: ad esempio, a Torino alcune panchine della città sono state oggetto e fonte di diffusione di iniziative specifiche (e.g. per l’inclusione; contro la violenza alle donne):

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L’informatica potrebbe essere di supporto all’iniziativa?

Sicuramente …

Per promuovere l’iniziativa e renderla potenzialmente anche economicamente vantaggiosa, si potrebbe realizzare un semplice servizio web (utilizzabile poi da siti ed app) che fornisca, per ciascun armadio così “abbellito”:

  • La sua localizzazione, con funzionalità di navigazione per raggiungerlo;
  • Una preview dell’opera;
  • Informazioni sull’autore e sul significato dell’opera;
  • Indicazione del promoter con eventuale breve spot pubblicitario. In questo modo si potrebbe contare su un appoggio economico di ditte in cambio di una pubblicità non particolarmente invasiva.

Un’interfaccia utente che utilizzasse la realtà aumentata (o addirittura virtuale), sia per individuarne la presenza nelle vicinanze e mostrare le informazioni associate, sia per aggiungere contenuto all’opera (e.g. darle movimento, fare apparite nuovi dettagli) potrebbe ovviamente rendere ancora più appetibile una loro ricerca per un turista/fotografo: questa nuova forma di turismo abbiamo visto che è in crescita.

Anche questa non è un’idea completamente nuova, ed esistono già app che in parte realizzano almeno parte delle funzionalità descritte.

Un esempio è l’iniziativa di BEPART – the Public Imagination Movement, start up innovativa (Società Cooperativa Impresa Sociale) che “riempie la città di arte, design, video, suoni e parole, attraverso la realtà aumentata e che permette a chiunque di creare ed installare contenuti o semplicemente fruirli negli spazi urbani attraverso il proprio smartdevice e attraverso visori appositi“.
Da visitare sia il loro sito bepart.net sia quello Facebook del MAUA (Museo di Arte Urbana Aumentata) che propone in alcune città anche corsi (gratuiti grazie a sponsorizzazioni). Sulla pagina che descrive il progetto si legge che quel Museo di Arte Urbana Aumentata “è una galleria a cielo aperto, fuori dal centro di Milano, che consta di oltre 50 opere di street art animate con altrettanti contenuti virtuali fruibili attraverso la realtà aumentata: è nato grazie al Bando alle Periferie finanziato dal Comune di Milano” … “Le opere del MAUA sono state selezionate dagli abitanti dei quartieri, in un esperimento avanzato di curatela diffusa che ha previsto l’individuazione collettiva e partecipata delle opere e una discussione comune sul loro significato percepito e sul loro valore per le strade della città“.  

Sottolineo l’importanza data di rendere partecipi gli abitanti del territorio dove le opere sarebbero state collocate.

Nel seguito un video che mostra come la realtà aumentata possa dare nuova vita ad opere di street art murali e come possa essa stessa essere un’opera d’arte autonoma, usufruibile semplicemente collocando il cartello con i riferimenti all’opera da visualizzare virtualmente (e.g. opera virtuale che mostra colorati tentacoli virtuali che fuoriescono dal fiume Po o da una finestra).

Anche a Torino esistono alcune opere collegate a quella iniziativa: ad esempio nei pressi del teatro Colosseo esiste un enorme murales rappresentante un orso e dove in prossimità è affisso il cartello seguente che invita ad installarsi l’app Bepart per poter visualizzare le estensioni di realtà aumentata relative a quell’opera artistica.

Cartello presente in prossimità di un’opera di street art che aderisce all’iniziativa bepart, con il link per scaricare l’app che consente di usufruire di ulteriori contenuti in realtà aumentata.

Inoltre, sempre a Torino proprio recentemente nei week-end (24/25 novembre e 1/2 dicembre 2018), c’è stato un workshop gratuito finalizzato alla formazione di AR Content Creator e AR maker, condotto dai designer di animazione digitale di BEPART, in collaborazione con Camera Centro Italiano per la Fotografia e PUSH.
Come indicato nella pagina del sito BEPART relativo a quella iniziativa, “Come materiale di partenza, i partecipanti utilizzano le foto di 40 opere di street art distribuite tra i diversi quartieri di Torino, selezionate dagli stessi abitanti dei quartieri.
Le animazioni in AR saranno parte dell’edizione torinese di MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata. Nel corso del workshop le foto delle opere di street art sono elaborate in digitale, animate e trasformate in opere d’arte digitale, in realtà aumentata. Le migliori opere entrano a far parte dell’edizione torinese di MAUA, di una pubblicazione in AR e di una mostra itinerante
“.
Quindi stanno continuando le iniziative anche del MAUA Torino che, si legge, sono “a cura di BEPART, Avanzi (Sostenibilità per Azioni), BASE Milano, Camera Centro Italiano per la Fotografia, IUR (Innovazione Urbana Rigenerazione), PUSH., Terre di mezzo Editore, Toolbox Coworking.
Quel progetto è sostenuto da
AxTO (Azioni per le periferie torinesi) ed è finanziato dalla Città di Torino e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri“.
Anche da questa informazione deduco che piccoli finanziamenti da parte delle amministrazioni sono ancora possibili anche in questo periodo di crisi economica, per realizzazioni che sappiano dare dei risultati concreti nell’ambito della sostenibilità ed arredo del territorio urbano.

Progetto sostenuto da AxTO (Azioni per le periferie torinesi), finanziato dalla Città di Torino e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

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Dove trovare/cercare sponsorizzazioni?

Già precedentemente ho cercato di identificate possibili fonti di sponsorizzazioni in modo da rendere l’iniziativa economicamente sostenibile e magari addirittura vantaggiosa. Vediamo di ricapitolarle e di ipotizzarne anche di ulteriori 😉

Sponsorizzazioni potrebbero arrivare da:

  • Ditte in cambio di un breve spot pubblicitario usufruibile tramite l’app associata all’iniziativa: si tratterebbe comunque di una forma di pubblicità non invasiva che manterrebbe inalterata l’estetica dell’opera (che comunque potrebbe riportare una piccola targhetta del promoter).
    Ciascuna ditta potrebbe decidere specificatamente l’opera/le opere che desidera sponsorizzare, magari scegliendole da un portale in cui viene mostrata una sua anteprima (e.g. schizzo, bozzetto su carta, descrizione).
  • Gli enti locali (Comuni/Provincia ma abbiamo visto, per operazioni analoghe, anche finanziamenti  provenire da parte della  Presidenza del Consiglio dei Ministri / Ministero per  beni e le attività culturali) per promuovere l’arredo urbano e rendere anche le periferie luoghi non dimenticati dalle istituzioni. Predisporre negli armadi alcuni dei servizi pubblici già evidenziati (e.g. casse Bluetooth, punti di ricarica USB, punto di accesso Wi-Fi, servizi IoT) costituirebbe un incentivo per favorire quelle auspicate forme di aggregazione tra giovani, famiglie, anziani.
  • Gli enti del turismo in modo da promuovere ed incrementare quelle forme di richiamo associate alla visite di questi musei a cielo aperto che si è visto essere in grande crescita, con veri e propri tour a pagamento i cui profitti potrebbero essere utilizzati per estendere l’iniziativa localmente.
  • I musei (pubblici e privati) possono promuoversi utilizzando foto di  loro opere (o pitture originali che le ricordino) in modo da pubblicizzarle e richiamare i turisti, abbellendo contemporaneamente il territorio in prossimità.
  • L’utilizzo di forme di crowdfunding reward-based utilizzando piattaforme pensate appositamente pensate per trovare finanziamenti a progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community. Becrowdy è una di queste ed è spesso utilizzato per finanziare ad esempio esibizioni, opere artistiche, incisione di dischi. In questo caso il reward potrebbe essere, ad esempio, l’inserimento del proprio nominativo nella lista pubblica delle persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, l’invio di una copia stampata dell’opera firmata dall’autore(magari con numerazione limitata, creando il presupposto di un valore anche commerciale per collezionisti). Le amministrazioni potrebbero pubblicizzare l’iniziativa alla popolazione, ad esempio presentandola nella homepage del loro sito, e risultando loro stesse tra i primi sostenitori. Non è inusuale che si chieda un contributo volontario, magari presentandosi come ONLUS Culturale, in modo tale che i contributi risultino detraibili dalle tasse e quindi anche più appetibili. Ad esempio  il portale govenativo ArtBonus, pensato proprio per raccogliere fondi per la cultura, pubblicizza che le erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano consentono un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua. Anche la Fondazione Musei Torino ha creato un apposito sito alla ricerca di fondi da parte di ditte e singoli cittadini, con lo slogan “Sostieni la cultura della tua città. Sostieni Palazzo Madama“.

    Becrowdy, una delle piattaforme di crowdfunding reward-based

Artbonus

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Perché un fornitore di servizi dovrebbe favorire un’iniziativa di questo tipo (anche solo mettendo a disposizione gratuitamente gli armadi perché possano essere “abbelliti”)?

Nonostante la pubblicità, potrebbe comunque non essere un’operazione a costo zero, ma neppure a costi elevati.

Un fornitore di servizi che favorisse un’iniziativa in oggetto otterrebbe sicuramente dei vantaggi a livello di immagine sulla propria clientela e sulla popolazione in generale oltre che una pubblicità sui media. Collaborazioni con realtà artistiche del territorio potrebbero inoltre portare vantaggi di diverso tipo (e.g. nuovi clienti sia privati sia pubblici, ulteriori sinergie).
E’ vero che talvolta qualche ditta ha cercato di trarre profitto vendendo lo spazio disponibile sull’armadio di sua proprietà per l’affissione di pubblicità … ma i risultati mi sembra non siano particolarmente esaltanti. Ad esempio, di armadi TIM con affisso un manifesto pubblicitario ne ho visti ben pochi (almeno in Torino) e non mi sembra che quell’iniziativa sia comunque adeguatamente pubblicizzata (nemmeno la presenza di un cartello temporaneo sugli armadi dove lo spazio pubblicitario risulta ancora disponibile, come generalmente avviene negli usuali cartelloni di pubblicità).

Nel seguito la foto di una delle poche pubblicità presenti sugli armadi di Torino, dove colgo l’occasione per mostrare anche come sicuramente un armadio incassato non solo occupi meno spazio, ma sia anche più agevolmente mimetizzabile. Tutti quei pannelli pubblicitari non sono incollati ma fatti entrare nelle apposite fessure presenti nella parta dell’armadio.

Uno dei pochissimi armadi di Torino che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Uno dei pochissimi armadi di Torino che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Uno dei pochissimi armadi di Torino (incassato) che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Questo è l’unico armadio in Torino in cui ho notato una (seppur piccola) indicazione che lo spazio presente sull’armadio è disponibile per effettuare pubblicità

E poi … quanti soldi vengono talvolta spesi in pubblicità per iniziative non utili socialmente o edificanti per il territorio, oltre ad essere di dubbio ritorno economico?

 

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Nel seguito riporto alcune foto che ho fatto ai dipinti che hanno sapientemente migliorato/mimetizzato gli armadi presenti nel paese di Usseaux, dipinti che hanno voluto calarsi sulla realtà di quel territorio montano.

Seguono alcune delle realizzazioni dell’iniziativa Energy Box del 2015 a Milano.
Ovviamente, in un contesto cittadino l’originalità del dipinto può spaziare invece spaziare dall’arte astratta al richiamo di oggetti d’arte o architetture caratteristiche di quel territorio e/o affrontare tematiche sociali specifiche.

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Usseaux


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Milano (2015)

Alcune delle realizzazioni artistiche che mi sono piaciute maggiormente: potete comunque vedere tutte le 150 opere accedendo alla sezione foto pubblica del sito Facebook di Davide Atomo Tinelli da cui sono state tratte le seguenti.

Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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17 risposte a Come trasformare in piccole opere d’arte gli armadi collocati in strada da diversi fornitori di servizi, abbellendo così un territorio anziché deturparlo come avviene attualmente

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