Come trasformare in piccole opere d’arte gli armadi collocati in strada da diversi fornitori di servizi, abbellendo così un territorio anziché deturparlo come avviene attualmente

Questo è un post a cui tengo particolarmente e che cercherò di pubblicizzare a dovere, sperando possa dare i suoi frutti!

Si propone di lanciare una proposta affinché alcuni dei molteplici armadi collocati ovunque nelle città/paesi da diversi fornitori di servizi (e.g. di telecomunicazioni, di gas, di luce) possano costituire un’occasione per abbellire il territorio. Per piccoli o grandi che siano, incassati o meno in un muro, tutti deturpano di fatto il paesaggio e le architetture presenti.
Siamo talmente ormai abituati a vederli che quasi non notiamo nemmeno più quanto degradino il territorio e neppure più quanti siano … ed ovunque il loro numero cresce!

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Se preferisci, puoi anche vedere su YouTube il video della presentazione associata a questo post, che contiene buona parte delle informazioni in esso contenute:

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La seguente foto dimostra come, talvolta, basti veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva, come d’altra parte dimostrano anche alcuni graffiti e la street art in generale!

Talvolta basta veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva

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Ora ti chiedo: cos’è meglio??

Osserva, per gli armadi mostrati nel seguito, il prima e il dopo aver loro applicato una forma artistica, simulata da me tramite fotoritocco … ma l’effetto sarebbe il medesimo se fosse effettivamente realizzata!
Cerca poi di immaginare come un territorio, che conosci e a cui sei affezionato, potrebbe cambiare radicalmente in meglio!

Solo la prima opera è reale ed è tra quelle presenti nel paese di Usseaux e di cui mostrerò altri esempi in fondo al post. La seconda è un primo fotomontaggio, a titolo di esempio, realizzato utilizzando un mio dipinto ed alcune foto di nuvole.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seguono altri esempi che ho effettuato sempre con fotomontaggi di mie foto e dipinti con la sola eccezione di un’opera premiata al concorso That’s a mole del 2016: avendo lo sfondo nero, si abbinava bene con un dipinto fatto con mia figlia, con un’analoga sagoma della Mole Antonelliana!

Il trompè l’oeil ovviamente può essere utilizzato sapientemente anche in questo contesto ed alcuni esempi spero riescano a dimostrarlo!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultimo esempio, aiuta a mettere in evidenza come la valorizzazione di un armadio potrebbe comprendere, ad esempio, sia realizzazioni grafiche, per mimetizzarlo con trompè l’oeil, sia l’inserimento di elementi “reali” quali una cassetta per contenere i libri in sharing in un’ottica di dare all’iniziativa un connotato ancora più socialmente utile.

A conferma poi di come la street art potrebbe tornare utile, come ulteriore esempio ho effettuato il seguente fotomontaggio utilizzando una foto che ha immortalato uno dei tanti murales del Parco Dora a Torino e che mi aveva particolarmente colpito: ora non c’è più perché altri dipinti sovrapposti lo hanno cancellato per sempre dai muri … ma questo è il naturale ciclo di vita della street art che la rende, secondo me, ancora più speciale!
(P.S. grazie Flox “17” di averlo disegnato … semmai navigassi in questa pagina, spero non ti dispiaccia che l’abbia pubblicato su Internet!!)

 

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Iniziative analoghe già viste?

Sicuramente, come verrà poi evidenziato meglio nel seguito, non si tratta certo di una nuova idea ma quelle più concrete interessano piccole realtà paesane.

Diverso sarebbe il discorso se fosse l’iniziativa fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi: tuttavia, a mia conoscenza, in questi casi si è sempre trattato di soluzioni puntuali nate e morte dopo poco tempo, interessando un numero troppo esiguo di armadi per raggiungere un qualsivoglia obiettivo.

Come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: è inutile avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio. Non hanno alcuna visibilità e, qualsiasi sia l’obiettivo, questo è sicuramente mancato!

Senza trovare le opportune sinergie con iniziative locali, i risultati sono quindi quelli che sono! … personalmente non ho mai trovato nella mia città ed in altre visitate, quelli sparuti armadi che taluni dicono siano stati interessati in quelle iniziative se non appunto in piccole realtà paesane …
Solo la condivisione di obiettivi tra più attori può far sì che il loro numero cresca sempre più nel tempo, aumentandone quindi la visibilità e rendendo l’iniziativa anche economicamente più sostenibile.

Al temine del post indicherò poi come anche l’informatica potrebbe essere di supporto, consentendo di introdurre una possibile sponsorizzazione anche da parte di terzi, grazie alla pubblicità, senza per questo togliere nulla all’iniziativa artistica.

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Durante una passeggiata in bici nel centro di Torino, mi è stato assai facile fotografare alcuni armadi collocati anche in luoghi storici della mia città: senza dubbio la loro presenza non può che farci storcere la bocca … se ancora abbiamo la sensibilità di notarli!

P.zza Castello – Torino (1)

P.zza Castello – Torino (2)

La cittadella – Torino

Viale di C.so Siccardi – Torino

C.so Vercelli angolo Via Martorelli

Via G. Verdi – Torino

Inoltre, molto spesso alcuni sono raggruppati occupando ampie aree, come nel caso degli armadi relativi alle linee telefoniche in fibra che, necessitando di una loro alimentazione, risultano quasi sempre associati ad altri armadi, rendendo il tutto ancora più sgradevole alla vista oltre a rubare spazio a piazze e marciapiedi.
Per non parlare poi di quelli aperti, oltre che sporchi!

Armadio aperto e sporco – Largo Sempione

Nel caso della telefonia, essendo spesso presenti in un medesimo territorio più operatori, si può anche verificare una situazione come quella mostrata nella immagine seguente che ho trovato in questo sito ed in cui coesistono in un medesimo territorio più armadi, ciascuno relativo allo specifico operatore telefonico:

Presenza di più armadi in un medesimo territorio, ciascuno relativo a ciascun operatore telefonico

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Cosa fare, dunque, per migliorare l’attuale situazione che, di anno in anno, peggiora sempre più?

Talvolta ho visto apparati di rete sapientemente mimetizzati quando collocati su architetture storiche. Si potrebbe fare di più anche in questo senso, ad esempio riproducendo sull’armadio gli stessi mattoni del muro retrostante o pitturandolo con il medesimo colore. Un esempio in cui potrebbe essere utilizzata tale modalità di mimetizzazione sono gli armadi collocati in p.zza Castello, proprio a fianco della cancellata destra del Palazzo Reale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Talvolta si vedono enormi pannelli di copertura che riproducono la facciata di un palazzo durante la sua ristrutturazione o, come nel caso della figura seguente (c.so Bolzano angolo c.so Vittorio Emanuele II), muri “finti” per coprire aree in edificazione: possibile che non si riesca a fare un’operazione analoga per oggetti di ben più limitate dimensioni che, per di più, permangono nel tempo?

Un’operazione di “mimetizzazione” è stata effettuata a Torino in piazza Castello anche per limitatori di cemento, ricoprendoli di un telo plastificato con una semplice immagine di alberi e cielo, rendendoli un po” più accettabili: ovviamente un armadio deve poter essere aperto per cui un rivestimento analogo non avrebbe applicazione, ma penso che comunque quella soluzione possa rendere un’idea di come un oggetto avulso dal contesto può cambiare aspetto in meglio.

Analogo discorso per la facciata di Palazzo Madama attualmente in ristrutturazione.

Si tratta tuttavia di casi sporadici in quanto spesso sia le dimensioni degli armadi sia il loro posizionamento sono tali che risulta alquanto difficile ed improbabile renderli quasi invisibili alla vista! Incassarli nei muri o nel selciato può essere una soluzione talvolta percorribile: seppur anche gli sportelli metallici non siano certo esteticamente belli, in tal modo almeno non si ruba spazio a marciapiedi o piazze!

Se la soluzione di mimetizzarli o incassarli non è percorribile, come spesso purtroppo accade, sicuramente risulta possibile renderli almeno esteticamente più piacevoli, ad esempio personalizzandoli con pitture appropriate al contesto e il più possibile originali.

Ho visto proprio poco tempo fa la soluzione adottata in un piccolo paese di montagna, Usseaux, che è riuscito a trasformare in piccole opere d’arte tutti gli elementi che stonavano con il suo territorio, dagli armadi dei contatori del gas alle buche delle lettere.
In questo modo, non solo hanno abbellito il paese, ma è anche accresciuto il numero di turisti che lo visitano proprio per ammirare quei suoi murales e dipinti.
Sicuramente quello non è il primo ed unico paese al mondo a fare uso della pittura per migliorare l’estetica del suo paesaggio, ma penso renda bene l’idea di che cosa si possa fare in tal senso, anche solo con piccole iniziative locali e con bassi investimenti alla portata di un Comune di poche anime!

La mia proposta non risulta perciò sicuramente di per sé originale ma, se fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi (e non semplicemente supportata da sindaci in piccole realtà paesane), penso potrebbe costituire sia una forma di valorizzazione di un territorio sia un valido mezzo pubblicitario originale, sicuramente apprezzato dai cittadini/clienti.
Non si potrebbero ovviamente “abbellire” tutte le miriadi di armadi esistenti in Italia, ma penso sarebbe agevole selezionare il sott’insieme più conveniente su cui operare. Infatti, ogni città ha zone storicamente rilevanti dove questa forma di miglioramento estetico sarebbe davvero auspicabile e costituirebbe un’indubbia forma pubblicitaria, essendo in genere zone molto frequentate.
Ad esempio a Torino, la mia città, il quadrilatero romano potrebbe essere una zona conveniente allo scopo, essendo un punto nevralgico della movida cittadina.
Si potrebbero anche sfruttare i percorsi (tematici o meno) già attualmente proposti dalle guide turistiche e dai dépliant forniti dagli uffici di informazioni della città, interessando perciò tutti gli armadi presenti lungo quei percorsi che risultano ovviamente particolarmente battuti dai turisti.

L’iniziativa potrebbe inoltre servire anche a valorizzare alcune zone della periferia, se  concentrati in modo da richiamare l’attenzione di passanti e turisti: i bei murales di Millo costituiscono uno degli esempi di valorizzazione di un quartiere popolare di Torino.

Tuttavia, come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: inutile sarebbe avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio. Non avrebbero alcuna visibilità e, qualsiasi fosse l’obiettivo, questo sarebbe sicuramente mancato!

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Come fare quindi affinché il loro numero sia sufficientemente elevato in un territorio, in modo che possano risultare ben visibili e richiamare quindi l’attenzione delle persone/clienti?

Come sempre, la condivisione di obiettivi tra più attori può essere di grande aiuto …

Il coinvolgimento di artisti di strada potrebbe essere una possibile fonte di originalità non indifferente ed un richiamo anche a livello internazionale, come ad esempio, in passato, è già avvenuto per il parco Michelotti, nella zona dell’ex-zoo di Torino, dove opere artistiche erano state eseguite addirittura gratuitamente dai pittori (vedi i miei precedenti post: Il passato del parco Michelotti e dello zoo di Torino: quale il suo futuro?; Street philosophy/psychology …). Il parco Dora, sempre a Torino, è poi un ulteriore esempio di come la street art possa abbellire un territorio di per sé asettico.

Si potrebbero anche trovare partnership con iniziative artistiche locali già affermate, riducendo così di molto i costi di realizzazione dell’iniziativa.  L’utilizzo di stampe autoadesive, agevolmente collocabili sugli armadi, nel rispetto delle giuste proporzioni, potrebbe poi velocizzare l’operazione di collocazione, … anche se un dipinto, direttamente realizzato sul supporto, ha sicuramente un altro effetto!  L’utilizzo di stampe autoadesive l’ho visto comunque frequentemente utilizzato per le pubblicità su pullman/metropolitane leggere, pannellate esternamente addirittura sui vetri oltre che sulla carrozzeria, … e devo dire che talvolta sono comunque di effetto..
Ad esempio, in ambito fotografico, esiste in diverse città italiane il concorso fotografico Italia Photo Marathon che si tiene annualmente e coinvolge centinaia di fotografi che si cimentano su temi assegnati. Pur non essendo professionisti, i risultati sono degni di nota e gli autori delle immagini sarebbero ben contenti di contribuire ad abbellire il territorio con la loro opera … anche gratuitamente (vedi i miei precedenti post Turin Photo Marathon 2018: ancora una volta è stato bello parteciparvi!! Italia Photo Marathon Torino 2016, Torino Photo Marathon: una bella esperienza da ripetere! ).
Nel caso di Torino, sempre come esempio, si potrebbe trovare una collaborazione con l’iniziativa grafica internazionale That’s a mole, anche questa a cadenza annuale (vedi il mio precedente post That’s a Mole!! Bella iniziativa a cui partecipare): le opere dei finalisti vengono esposte nei pressi della Mole Antonelliana per un breve periodo, su cartelloni supportati da un piedestallo metallico (funzionale, ma in verità poco estetico!). Molto meglio sarebbe rendere più permanente la loro visibilità  (almeno per un anno e non per sole poche settimane, come avviene attualmente) stampando le opere su un supporto adesivo e collocandole in modo da abbellire gli armadi presenti, ad esempio, sempre nei pressi della Mole Antonelliana.

Armadi presenti nei pressi della Mole Antonelliana

Un’ulteriore possibilità di trovare materiale utile (minimizzando i costi), potrebbe essere quella di coinvolgere direttamente il personale delle ditte che collocano gli armadi su strada, tramite un concorso artistico interno (e.g. fotografico, di pittura), magari tematico e specifico per ciascuna località coinvolta nell’iniziativa, con potenziale sponsorizzazione anche da parte di quel Comune e/o Regione.
Una iniziativa di quel tipo era, ad esempio,  stata utilizzata nel 2007 da Telecom Italia per dare una veste grafica al calendario aziendale, un tempo distribuito in prossimità del Natale: quel concorso interno aveva coinvolto centinaia di dipendenti che si erano cimentati sul tema assegnato dell’innovazione (vedi il mio precedente post: Foto per concorso calendario aziendale 2007 ). Sembra che anni fa ci sia stata poi un’iniziativa fotografica analoga proprio per poi “abbellire” alcuni armadi delle principali città italiane. Sembra fossero richieste foto paesaggistiche locali: molto meglio sarebbe stato – secondo me – se si fosse puntato sull’originalità dell’opera, magari suggerendo specifici temi di interesse sociale e di innovazione, … e se si fossero potute presentare opere non solo fotografiche ma anche di altre forme artistiche!
Non so quanti siano poi stati gli armadi interessati, sicuramente pochissimi e quindi in numero troppo esiguo per raggiungere un qualsivoglia obiettivo. A Torino questi armadi dovrebbero trovarsi in piazza Solferino e dintorni ma, anche se frequento spesso quella zona, non li ho davvero mai notati … e così come non ne ho mai visti in altre parti d’Italia 😦       Insomma, “una hirundo non facit ver” e, senza trovare le opportune sinergie con altre iniziative locali, i risultati sono quelli che sono! 

Si potrebbero anche coinvolgere le scuole locali ed i licei artistici in particolare, che sicuramente sarebbero felici di aderire ad un progetto di riqualificazione urbana, magari seguendo tematiche di educazione civica del cittadino. Per esempio, nel suo piccolo, la scuola media Norberto Bobbio di Torino, ha appeso da anni, lungo la ringhiera del suo cortile, diversi pannelli ideati e realizzati dai ragazzi e tesi ad “educare” i padroni dei cani che transitano sul marciapiede antistante l’istituto.

Infine, un coinvolgimento dei Comuni/Regioni non è da escludersi, soprattutto se le tematiche rappresentate sono di interesse sociale e civico: ad esempio, a Torino alcune panchine della città sono state oggetto e fonte di diffusione di iniziative specifiche (e.g. per l’inclusione; contro la violenza alle donne):

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Infine, l’informatica potrebbe essere di supporto all’iniziativa?

  • Per promuovere l’iniziativa e renderla potenzialmente anche economicamente vantaggiosa, si potrebbe realizzare un semplice servizio (utilizzabile poi da siti ed app) che fornisca, per ciascun armadio così “abbellito”, sia la sua localizzazione sia una preview dell’opera sia indicazioni sull’autore ed del promoter con eventuale suo breve spot pubblicitario.
  • Un’interfaccia utente che utilizzasse la realtà aumentata (o addirittura virtuale), per individuarne la presenza nelle vicinanze e mostrare le informazioni associate, potrebbe ovviamente rendere ancora più appetibile una loro ricerca.

Nonostante la pubblicità, potrebbe comunque non essere un’operazione a costo zero, ma neppure a costi elevati e sicuramente efficace a livello di immagine.
e poi, quanti soldi vengono talvolta spesi in pubblicità per iniziative non utili socialmente o edificanti per il territorio, oltre ad essere di dubbio ritorno economico?

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Nel seguito riporto alcune foto che ho fatto ai dipinti che hanno sapientemente migliorato/mimetizzato gli armadi presenti nel paese di Usseaux, dipinti che hanno voluto calarsi sulla realtà di quel territorio montano.
Ovviamente, in un contesto cittadino l’originalità del dipinto potrebbe invece spaziare dall’arte astratta al richiamo di oggetti d’arte o architetture caratteristiche di quel territorio e/o affrontare tematiche sociali specifiche.


 

 

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Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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