Cosa fare se ti viene rubato/perdi lo smartphone … e cosa conviene fare prima che eventualmente ciò possa succedere!!

Può succedere che si perda il cellulare o ci sia sottratto senza che nemmeno ce ne accorgiamo! I mezzi pubblici ed i luoghi di incontro (e.g. Pub, concerti) sono sicuramente quelli più a rischio, ma lo sono anche i luoghi di villeggiatura dove talvolta uno è portato ad “abbassare la guardia” (e.g. in spiaggia, al ristorante) … e dove invece sarebbe necessario porre maggiore attenzione!

Oggigiorno lo smartphone è diventato un oggetto a cui spesso abbiamo affidato il compito di memorizzare informazioni utili/indispensabili oltre che sensibili. Credenziali di accesso, metodi di pagamento, foto e messaggi personali, … tutto perso (ed in mano di ignoti dai propositi non certo affidabili) se non ci si pensa per tempo!

Nel seguito mi soffermerò nell’analisi considerando principalmente uno smartphone Android  sebbene molte considerazioni siano generali ed applicabili anche per gli iPhone, sebbene i servizi Apple siano poi differenti.

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Cosa fare PRIMA

Nel seguito un elenco, non esaustivo (ma penso comunque utile) delle cose che sarebbe bene fare prima, non appena configurato un nuovo smartphone. Alcune di queste best practice sono utili anche al di là del possibile furto, tenendo conto che uno smartphone può rompersi in ogni momento e comunque prima o poi verrà probabilmente sostituito con un modello nuovo … e sicuramente almeno in quel frangente si vorranno recuperare e trasferire tutte le informazioni utili!

  1. Impostare un PIN di blocco sia per la SIM sia per l’accesso al cellulare: esistono sezioni apposite negli smartphone di tutti i sistemi operativi e di tutti i produttori che consentono di impostare queste modalità di blocco . Spesso esistono metodologie anche alternative per lo sblocco del telefono (non per lo sblocco SIM richiesto unicamente ad ogni accensione), quali le impronte digitali o il riconoscimento facciale. Se sul primo nutro una sufficiente fiducia, sul secondo io personalmente non mi affiderei troppo … vedete voi.
  2. Memorizzarsi da qualche parte (non solo sul cellulare!!) il numero IMEI che identifica univocamente il telefono: questo è presente sia sulla scatola del telefono sia sul telefono stesso (e.g. dove si mette la SIM, sul retro, sotto la batteria) sia in una sezione delle Impostazioni (e.g.  Impostazioni -> Informazioni sul telefono -> Stato -> Informazioni IMEI) sia digitando con la tastiera telefonica la sequenza di caratteri *#06# (modalità utilizzata da sempre, anche quando i telefoni non erano smartphone). Può risultare utile il seguente articolo: Come Trovare il Codice IMEI di un Telefono Cellulare. L’IMEI permettere sia di bloccare la linea sia di identificare e bloccare l’apparecchio in caso di smarrimento/furto.
  3. Impostare il Backup periodico in automatico dello smartphone, generalmente utilizzando la funzionalità apposita fornita dal costruttore (sezione Impostazioni -> Account e backup -> Backup e ripristino). Si noti che questo backup comprende solo una sincronizzazione periodica delle impostazioni correnti del telefono dei dati relativi alle app installate (eventualmente se ne possono escludere), non necessariamente di tutti i dati presenti sul dispositivo.
  4. Impostare il salvataggio automatico delle foto scattate (ed eventualmente di altri file) in un cloud, magari attivando l’opzione che lo limita solo quando si è connessi ad un Wi-Fi per non vedere consumato il proprio traffico dati in bundle. Sicuramente affidabili sono i cloud di Google (Drive) e di Microsoft (OneDrive) ma anche ciascuna ditta costruttrice fornisce la possibilità di collegare i propri smartphone ad un loro cloud (e.g. cloud Samsung, Xiaomi). Ovviamente lo spazio dati fornito è limitato (e.g. 5 ÷ 15GB) ma si può estendere a pagamento … ed il costo annuale non è poi così elevato: anzi, probabilmente risulta più conveniente (e soprattutto più sicuro) che acquistare un Hard Disk esterno su cui effettuare il backup dei propri dati/foto. Si tenga conto che i dati presenti su un Cloud sono generalmente garantiti al 99,9999%  per cui  si può essere sicuri che non verranno mai persi. I Cloud seri, hanno già intrinsecamente un meccanismo di backup interno che tiene conto anche della possibilità di eventi catastrofici, quali la completa distruzione di una delle centrali dati, e per questo vengono interessate centrali collocate su territori geografici assai distanti tra loro. Altrettanto non si può dire sulla sicurezza garantita da un HD di un PC od esterno su cui uno può scaricare periodicamente in locale i file (e.g. le foto), così liberando spazio online sul cloud in modo da non superare i limiti stabiliti per una gestione gratuita: può bastare una caduta o un malfunzionamento, che i dati memorizzati non si riescono più a leggere! Per dare un’idea dei costi attuali per poter utilizzare un Cloud “serio”, si pensi che Microsoft offre un piano Office 365 Home che per 99€ (di listino ma si trova anche a molto meno … ad esempio ho visto che ora su Amazon costa 72€)  all’anno fornisce a 6 utenze (diversi account Microsoft) sia 1000 GB ciascuno (per un totale di 6 TB) sia Office (per PC o Mac).
  5. Se si utilizza un programma per memorizzare le password e/o informazioni riservate in modo crittografato, prevedere un meccanismo di sincronizzazione di quei dati in un Cloud, in modo da poter recuperare comunque quelle preziose informazioni, in ogni circostanza (e.g. furto, rottura del dispositivo). Vedi il post How to save passwords securely and standardly, sharing them with all your devices.
  6. Collegare sia i contatti ad un servizio online e non semplicemente memorizzarli nella SIM o nel telefono: analogo discorso per calendario e e-mail. Esistono diversi servizi gratuiti per gestire una rubrica ed un calendario di appuntamenti. Anche in questo caso ci sono soluzioni fornite sia da grandi attori del mondo informatico quali Google (Gmail, Calendario, Contatti)  e Microsoft (Mail Outlook , Calendario Outlook , Persone Outlook) – disponibili sia accedendo con un browser sia come app (e.g. Outlook, Gmail) che spesso racchiudono tutte tre le funzionalità – sia da altre realtà che gestiscono mail (Yahoo) quali i network provider (e.g. Libero, Mail TIM) e talvolta soluzioni fornite dai produttori degli smartphone stessi, generalmente accessibili solo da app (scaricabili magari solo dal loro Store, oltre che dal Play Store (e.g. Samsung Mail) sebbene spesso si limitano a presentare i dati forniti da altri provider. Il mondo Apple poi fa uso del suo Cloud iCloud che non conosco in dettaglio ma mi sembra orientato principalmente al suo mondo e non esistano app di Apple sul Play Store rivolte ad una apertura verso il mondo esterno (sebbene esistano app di terze parti che in parte lo consentono – e.g. Sync for iCloud Contacts).
  7. Autenticarsi sia tramite il proprio account Google (indispensabile anche per poter accedere e scaricare app dal Play Store appunto di Google) sia tramite l’account del costruttore. Entrambi forniscono servizi che possono tornare utili anche quando si perde lo smartphone (e.g. farlo suonare; vedere approssimativamente su una mappa dove si trova in quell’istante e dove è stato precedentemente, ovviamente qualora sia/sia stato connesso ad Internet; fornire dati associati relativi allo smartphone quali il suo IMEI e lo stato di carica della batteria).
  8. Mantenere attiva sia la localizzazione (GPS) sia i servizi di localizzazione del dispositivo, per default presenti in ogni dispositivo Android (vedi i post How to see where you went in a specific day and possibly disable Google default tracking of your current position; How to stop seeing merged location data among several google accounts (e.g. those of family members that you possibly registered on your smartphone too) Ovviamente uno deve essere consapevole che mantenere attivi questi servizi di localizzazione può potenzialmente servire ad altri attori per conoscere le tue abitudini e sfruttarle, probabilmente in modo aggregato, per diverse finalità (e.g. marketing): comunque già l’uso di un qualsiasi browser non in forma privata (come generalmente avviene) già fornisce indicazioni assai lesive da un punto di vista della privacy (vedi post Navigazione in incognito/privata da Edge, Chrome ed Internet Explorer) per cui attivare quei servizi non mi sembra modifichi sostanzialmente la situazione! Le impostazioni di localizzazione remota sono presenti nelle impostazioni relative al proprio account Google, raggiungibile dal proprio avatar in alto a destra quando con un browser si naviga su qualche servizio di Google  ad esempio Gmail o Maps (Impostazioni Google -> Sicurezza -> Localizza questo dispositivo da remoto –  Consenti blocco e cancellazione da remoto).
  9. Impostare il backup automatico periodico in WhatsApp, qualora si usi questo sistema di messaggistica anche per uno scambio di informazioni che si desidera mantenere nel tempo: Impostazioni -> Chat -> Backup delle chat. Nota che si devono accettare le richieste di autorizzazione che vengono proposte affinchè tale backup possa essere eseguito su un Cloud (e.g. Google Drive). Comunque, in generale, sarebbe comunque opportuno salvare diversamente le (poche) informazioni utili e quindi cancellare periodicamente tutti i thread di messaggi che occupano solo risorse: infatti,  i messaggi di WhatsApp (soprattutto quelli multimediali quali video, foto e audio-messaggi) notoriamente sono una delle prime cause di inutile occupazione della memoria di uno smartphone!
  10. Condividere la posizione del telefono con almeno un’altra persona (e.g. un familiare) da eventualmente contattare (vedi How to share current position among family members (especially useful for elderly people, kids, teenagers)). Può infatti tornare utile, non trovando più  il telefono, chiedere ad un familiare di vedere dove si trova … e scoprire di averlo lasciato nell’auto posteggiata! Ovviamente la precisione della localizzazione è quella del GPS, spesso di pochi metri su spazi aperti e quindi sufficiente: se si trova in un locale chiuso dove il segnale GPS non arriva, comunque si ha informazione (temporalmente definita) dell’ultima posizione rilevata e ciò è ciò che basta. Insomma, il consiglio relativo a questo punto può  tornare utile ma ovviamente non è indispensabile!
  11. Effettuare il backup in un Cloud anche dell’eventuale configurazione personalizzata del launcher specifico utilizzato nello smartphone precedente, se si era scelto di non utilizzare quello predefinito dal costruttore (vedi post How to make your Android smartphone looks like a Windows 10 Mobile device, using a custom launcher).

Nel seguito un elenco, non esaustivo (ma penso comunque utile) delle cose che conviene fare dopo che non si trova il proprio smartphone:

  • Verificare che effettivamente sia stato rubato/perso (e non sia magari invece in qualche tasca della borsa o in macchina! vedi punto 8 e punto 10): a tale scopo conviene cercarne la posizione (vedi punto 8 e punto 10) e/o chiamare il proprio numero con un qualsiasi telefono o (se non se ne ha uno a disposizione, ma solo un PC) farlo squillare tramite le funzionalità generalmente fornite, accedendo con il  proprio account, sul web del costruttore dello smartphone. Ovviamente sul telefono ci si deve avere impostato l’autenticazione come dal punto 7 indicato precedentemente.
  • Effettuare il blocco delle funzionalità del telefono, sempre possibile agendo sull’interfaccia del sito del costruttore. Spesso viene consentito anche di cancellare da remoto tutte le informazioni in esso contenute, operazione ovviamente da fare dopo che si è persa ogni speranza di recuperarlo! Nel caso di uno smartphone Android, la cancellazione da remoto di tutti i dati presenti in esso può avvenire collegandosi alla sezione di Gestione Dispositivi di Google. Ovviamente, una volta cancellato, quello smartphone non sarà più rintracciabile tramite il servizio di Google.
  • Telefonare al servizio clienti del proprio provider e bloccare la SIM: ovviamente si deve fornire il proprio numero telefonico che è bene conoscere a memoria anche se uno generalmente non si telefona! La seguente pagina di Altro Consumo può risultare utile per sapere come cosa fare a seconda del provider:
    Devi bloccare la Sim? Cosa fare con i vari operatori.
  • Cercare di rintracciare il proprio telefono utilizzando i metodi forniti sia da Google sia dal costruttore (vedi punto 7 e punto 8). Se non riesci a localizzare il telefono da remoto, probabilmente il dispositivo è stato spento/disconnesso da Internet o nelle sue impostazioni non erano state precedentemente attivate correttamente le impostazioni relative alla localizzazione remota.
  • Effettuare la denuncia presso le forze dell’ordine (Carabinieri o Polizia). Avere questa denuncia risulta indispensabile per poi poter richiedere al proprio operatore telefonico una nuova SIM associata al precedente numero. Inoltre risulta assai conveniente fornire nella denuncia anche il codice IMEI del telefono sottratto, in modo che possano essere effettuate le procedure adeguate per bloccare un suo utilizzo improprio. Se non si era provveduto a salvarsi per tempo il valore dell’IMEI (vedi punto 2), può essere comunque ancora possibile recuperarlo dalle informazioni rese disponibili dal portale del produttore, sempre che ci si sia precedentemente autenticati in quello smarphone con le proprie credenziali per del costruttore (e.g. credenziali Samsung). (vedi screenshot nella sottostante sezione Samsung portata come esempio).
  • Andare presso un centro del proprio provider per richiedere una SIM con lo stesso numero precedente. È possibile ottenerla solo se la precedente era intestata alla medesima persona e se risulta presente la denuncia del punto precedente.
  • Durante la procedura di installazione del nuovo smartphone, optare per il recupero dell’ultimo backup effettuato con lo smartphone precedente e salvato in un Cloud (probabilmente quello fornito dal costruttore) (vedi punto 3). Verranno installate le app precedentemente installate con potenzialmente anche le impostazioni salvate.
  • Configurare i contatti, il calendario e le e-mail collegandosi ai relativi server precedentemente utilizzati (e.g. Google, Microsoft) (vedi punto 6). In questo modo si avranno nuovamente a disposizione tutti i numeri telefonici e quant’altro.
  • Configurare WhatsApp, ripetendo la procedura di verifica del numero telefonico associato che prevede una ricezione di OTP (One Time Password) via SMS. Verrà richiesto se si desidera recuperare i messaggi di cui precedentemente si era fatto il backup (vedi punto 9).
  • Configurare l’eventuale launcher specifico utilizzato nello smartphone precedente, recuperando il backup relativo alla personalizzazione che si era effettuata. (vedere punto 11)
  • Configurare il programma utilizzato per di salvataggio delle password agganciandosi al file crittografato precedentemente salvato in un Cloud (vedi punto 5).

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Google – https://myaccount.google.com/security

 

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Samsung – qualora lo smartphone sia di quel produttore ed uno si sia registrato in esso con il suo account Samsung: analoghi servizi sono forniti da altri costruttori quali Xiaomi, Huawei, Sony).

 

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Microsoft – qualora lo smartphone sia un Windows 10 Mobile o anche solo si sia registrato sullo smartphone il proprio account Microsoft per poter utilizzare delle loro app (e.g. OneDrive, Outlook, Notes). Nel secondo caso, le informazioni fornite saranno ovviamente minori non avendo Microsoft completa visibilità delle informazioni del sistema operativo proprio di un altro costruttore.

 

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Link utili

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Informazioni su Enzo Contini

Electronic engineer
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