Windows 10 Snipping Tool replaced by the better Snip & Sketch app

(Traduzione in italiano)

After the last Windows 10 update, if you launch the Snipping Tool [IT: Strumento di cattura] desktop application, it is said that it will be replaced by the new Snip & Sketch [IT: Cattura e note] app.

The new app, that was already available to insiders some months ago, provides all the feature of the old desktop application and much more: you can capture, mark and share any image even selecting with every shape.

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NOTE: Snipping Tool [IT: Strumento di cattura] desktop application still remain the only solution ( using a proper time delay) when you need to capture a temporary windows (e.g. a popup menu): in fact, if you try to make a capture of that type with the new Snip & Sketch [IT: Cattura e note] app, the temporary window desapear!

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After you install the  Snip & Sketch [IT: Cattura e note] app, if you like, as an alternative to run from the listed installed app, you can launch with the shortcut Windows logo key + Shift + S

You can use a ruler to draw lines: the mouse wheel can be used to rotate it as you like:

There are three different drawing tools:

  • Ballpoint pen
  • Pencil
  • Highlighter

While with the ballpoint pen the stoke is predefined and you can only set the size and the color, with the pencil you can even mark the stroke more and more, re-writing it over: this allows you to better draw a painting, if you like. With the eraser you can then possibly delete each line.

Drawing as a pen or a pencil

A predefined set of colors can be chosen: unfortunately, for the time being, you cannot select whatever color you like from a color table:

There are available three different clipping way:

  • Rectangular clip
  • Freeform clip
  • Fullscreen clip

In particular, the freeform clip is very new and it allows you to capture an area in a very free way, as shown in the following:

Another feature, that was available also in the Snipping Tool, is the ability to delay capture, so you can take a screenshot of some pop-up windows. Very often setting that delay can be replaced launching the app with its shortcut (Windows logo key + Shift + S) while the popup window is on. However, that second method  does not work when Start/RightStart menu is on and you want to capture it too: in that case you have to open the tool first and set the delay capture feature before (i.e. New arrow, and select Capture after 3/10 seconds).

Capture 3/10 seconds delay setting

Even though, even from a Windows 10 Mobile device, you can find that app in the Store, and it is marked as available on PC, Mobile device and Hub (so possibly a Universal Windows app), unfortunately if you try to install it in a Lumia smartphone (e.g. Lumia 950xl) you will see that you cannot … and that app needs an updated Windows 10 S.O.

NO way to install it even thought it is marked as available also for a mobile device or a Hub

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Useful links

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Si TAV, No TAV

Si TAV o No TAV?
Come? Non hai aderito attivamente alle manifestazioni di uno dei due schieramenti??!!

Forse incomincio a pensare, ancor prima di scriverlo, che questo sia un post “pericoloso” di questi tempi, in cui gli insulti piovono a catinelle, ma il diritto di opinione penso sia lecito! 🤔

Ho letto nel tempo alcuni articoli pro e contro la costruzione della TAV, ascoltato su YouTube interviste di “esperti” che evidenziavano le “oggettive” motivazioni a favore del No o del Si.
Ho conoscenti che stimo, addirittura alcuni amici che sono attivamente schierati per il No ed altri per il Si … altri ancora che nel tempo hanno cambiato fronte e, conoscendoli, non penso proprio l’abbiano fatto per opportunismo bensì per le diverse condizioni al contorno modificatesi nel tempo.

Sui gruppi Facebook, che hanno iscritti principalmente di uno dei due schieramenti, ho letto post condivisibili, altri (secondo me) solo volgari, deliranti, irrispettosi delle opinioni altrui (anche quando espresse in modo condivisibile ed educato) … e questo anche da parte di “responsabili” di uno dei due schieramenti (almeno secondo quanto dai medesimi indicato tra le informazioni del loro profilo fb).

Poi ci sono i partiti, che per convenienza o meno hanno appoggiato l’una o l’altra parte: ma della loro posizione ufficiale sinceramente a me poco importa perché in generale credo più nelle singole persone che nelle aggregazioni, tanto più quelle partitiche in cui, secondo me, affluiscono generalmente sia persone serie e capaci, sia opportunisti ed ignoranti, … e questo indipendentemente dal colore della loro bandiera.

Posso dire che le dichiarazioni ed i video che in generale ho apprezzato maggiormente sono stati quelli di persone che attualmente vivono dove dovrebbe poi passare la TAV, membri di quella popolazione con la quale, almeno inizialmente, non ci si è confrontati sufficientemente e non si sono condivisi gli obiettivi e le modalità per raggiungerli. Li ho compresi perché i loro discorsi erano spesso discorsi “di pancia“, di chi si sentiva toccato nei sentimenti e quindi, anche solo per questo, condivisibili. Il senso del bene comune, degli eventuali vantaggi per la comunità intesa come nazione quando ti toccano sul vivo, può passare addirittura in secondo piano comunque, e tanto più quando le conoscenze del contorno sono principalmente derivate da studi ed argomentazioni di altri, la cui oggettività risulta comunque dubbia, soprattutto nel lungo periodo non sapendo bene cosa ci riserverà il futuro.

Proprio ieri sono andato a visitare la bella esposizione di fotografie, documenti ed oggetti relativa alla mostra “Torino sotto attacco: dalle leggi razziali alla liberazione” presso l’Archivio Storico della Città di Torino (via Barbaroux 32) e quindi l’altrettanto interessante “Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà” (C.so Valdocco 4/A ). Come sempre, mi hanno colpito le immagini ed i video degli assembramenti di folla che inneggiavano al Regime, manifestazioni sapientemente pilotate per ottenere anche l’appoggio popolare alle sue decisioni.

Foto dalla mostra “Torino sotto attacco: dalle leggi razziali alla liberazione

Foto da un video mostrato nel “Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà

Istintivamente mi è venuto da relazionare il tutto a quelle immagini, apparse un po’ ovunque in queste ultime settimane, in cui si paragonavano foto scattate durante le recenti manifestazioni Si TAV e No TAV, con l’intento di mostrare più o meno affollamento relativamente al limitato angolo di ripresa dell’obiettivo usato per scattare quelle foto: quanta gente ci fosse nelle strade laterali di p.zza Castello poco importava. Quello che sembrava in quei post importare maggiormente, era la conta delle teste visibili nella piazza, a testimonianza che ce n’erano di più o di meno e dimostrare così “oggettivamente” che gli uni e gli altri avevano maggiormente l’appoggio dei cittadini … e quindi più ragione!!
Questo è un ragionamento che non posso condividere per più motivi …
La visione vera di una realtà si raggiunge solo con un dialogo costruttivo, ascoltando le argomentazioni degli interessati e valutando in modo oggettivo la problematica di cui si disquisisce. A nulla servono gli insulti e le derisioni che ho letto pubblicate nei forum, così come gli slogan e le dichiarazioni populistiche.
La ragione poi non è necessariamente agevolmente ricercabile nella conta delle persone che hanno partecipato ad una manifestazione o ad un’altra: sarebbe troppo facile! Le foto degli anni ’30 insegnano. Quanti i possibili condizionamenti che hanno indotto, anche in buona fede, quei cittadini a partecipare ad una di quelle iniziative!
Con ciò non voglio certo dire che qualsiasi manifestazione sia di per se inutile o falsa: anch’io ho partecipato ad alcuni cortei, ovviamente. Ma l’importante è non partecipare ad una manifestazione principalmente “per sentito dire” e sentendosi obbligato a farlo … e poi soprattutto non essere sempre certi di avere così ragione da non dover neppure ascoltare l’altra campana. Infine, non necessariamente ci si deve schierare con una o con l’altra posizione, se non si è sinceramente sicuri che si debba fare nel proprio intimo.

Mi ha fatto poi anche pensare anche la vignetta di Vauro, prima non pubblicata, poi (probabilmente per via della notorietà acquisita sui social) pubblicata a posteriori con opportuna nota a latere del direttore del giornale sulle motivazioni della precedente scelta.

Ed ancor più mi hanno fatto pensare i commenti inseriti dal medesimo vignettista che riporto nel seguito: “Una brevissima spiegazione sul perché della mancata pubblicazione della vignetta <<Si basa su un fatto non vero e non la pubblico>>. Queste le parole del direttore Marco Travaglio. Io al contrario ritengo che il M5s e Toninelli abbiano messo in atto una strategia di temporeggiamento per non incrinare il loro “contratto” con la lega. Ritengo che l’attesa dei risultati della commissione sui costi-benefici faccia parte di questa strategia. Il M5s aveva fatto del no alla TAV una bandiera in campagna elettorale ,il che avrebbe potuto legittimamente far pensare che il Movimento avesse già fatto un bilancio riguardo all’opera, altrimenti ha lanciato uno slogan senza aver conoscenza della questione. I dubbi sul rapporto costi – benefici sono sorti solo quando si sono seduti al governo? La storia della Tap e dell’ILVa di Taranto almeno un vago sospetto dovrebbero suscitarlo. Di sicuro la mia interpretazione può essere errata. Il tempo dirà se ha ragione Travaglio o io. Detto questo, io non ho parlato di censura ho scritto decisione di non pubblicare. Tale decisione rientra in pieno nelle prerogative di un direttore, c’è però anche il diritto di un redattore , quale io sono, di contestare tale decisione. Cosa che ho fatto portando a conoscenza dei fatti chi sta leggendo questo mio post. Mai in più di quarant’anni di lavoro da vignettista ho accettato di subire passivamente decisioni sulle quali non ero d’accordo e non comincerò certo oggi. Con Travaglio e con Santoro ho condiviso grandi battaglie per la libertà di satira (Anche di quella che non incontra il nostro gusto) mi consento dunque semplicemente un po’ di amarezza nel dover constatare che Marco non è più dalla stessa parte del fronte. …
In seguito a ulteriori commenti successivi, sempre Vauro scrive: “La vignetta è stata pubblicata dopo che mi era stato comunicato per scritto che non sarebbe uscita. Inoltre esce con accanto le motivazioni del direttore che spiega che è “Sbagliata” e che non avrebbe voluto pubblicarla. Sinceramente mi sembra un paradosso“.

Ovviamente anche la nota di Travaglio merita di essere qui riportata: “Se Vauro leggesse il giornale che ospita le sue vignette, saprebbe che è in corso un’analisi costi-benefici sul Tav come su tutte le opere pubbliche, disposta da Toninelli, al termine della quale il governo valuterà quali opere siano utili e quali inutili. E, a quanto ci risulta, l’analisi sul Tav dirà che è totalmente inutile e diseconomico. Ma, appunto, un ministro, se commissiona uno studio, prima di pronunciarsi ne attende l’esito.
Queste banali osservazioni hanno molto irritato Vauro, che mi ha sfidato a non pubblicare la sua vignetta. E io, essendo il direttore del Fatto (che è un giornale, non una buca delle lettere), ho raccolto volentieri la sfida. Lui se n’è lagnato su Fb, facendone un caso di Stato. Ecco dunque a voi la vignetta del presunto scandalo, casomai qualcuno provasse a spacciare per censura la normale decisione di un direttore di contestare a un collaboratore un fatto non vero“.

Forse un rappresentante istituzionale come Toninelli non può permettersi di non comunque schierarsi, forse la politica impone certe pantomime, … non lo so.
Sicuramente sono convinto che un cittadino comune possa anche non doversi schierare per il No TAV o il Si TAV, e questo non necessariamente per qualunquismo e disinteresse, ma perché gli rimangono seri dubbi su chi davvero abbia ora ragione, in questa lunga storia in cui, nel tempo, così tanti parametri al contorno sono necessariamente cambiati.

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Several ways to insert emoticons into whatever application (e.g. Outlook email, Word document)

Sometime you should want to insert some specific emoticon in a document, an email or in whatever application input.
Actually emoticons are an easy and nice way to express a feeling or a mood and they could sometime be useful even in a business contest. Therefore we are so used to insert them in social applications (e.g. Whatsapp, Facebook) that we may get lost if we do not know how to insert some of them as an input of a PC application!

You know by sure that some sequence of characters are usually automatically converted in an emoticon [e.g. 🙂 becomes 🙂 as soon as you type the last character or you press the enter key] because, by default, it is set that kind of conversion: this is what happen, for example, in a Word document. However only few emoticon are available using that method even though you could insert some more automatic conversione keys.

So, how to insert whatever emoticon you want? There are several ways to do so with a Windows 10 PC.

The easiest way is to use the Touch Keyboard using its emoticon key in order to have all of them shown:
Possibly, if your PC is not set in Tablet mode, it is not shown that Touch Keyboard icon in the bottom toolbar. If so, to have it always shown even though your PC is not set in Tablet mode, you have to right click on whatever free area of the toolbar and check the Show touch keyboard button item in the shown popup menu:

One of that keyboard buttons is a smile face related to emoticons:

Clicking on that software key, several emoticon become available (note that even more are shown if you scroll inside each emoticon section).

For your convenience, last used emoticons, possibly the one you use more, can be shown from the section with the clock/time icon:

An alternative way to have emoticons be displayed is to press Windows key + . (alias the key with the Windows flag together with the point key of a real keyboard). The following popup window will appear, showing the same all emoticons:

A further way, even though more complex, is to find out and get emoticons among special symbol table (Insert -> Symbols -> More symbols…) available in Office applications (e.g. Word) menu:

 

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Dubbi sia sul luogo di posizionamento di alcuni divieti ed autovelox sia sulla scelta di dove elargire specifiche multe (e non altre) da parte di alcuni vigili

Non sempre mi trovo a condividere le scelte sia nell’elargire specifiche multe da parte di alcuni vigili sia del luogo di posizionamento di alcuni autovelox: talvolta sembra proprio che lo scopo principale di tali decisioni, se non l’unico, sia riconducibile a rimpinguare le casse di un Comune piuttosto che, come dovrebbe, l’essere propedeutico ad una migliore convivenza civile che suggerirebbe un intervento forte principalmente dove di maggiore utilità.

Ad esempio, aiuterebbero a diffondere un’educazione civica, tra i cittadini del quartiere in cui vivo, delle azioni frequenti dei vigili a Torino in p.zza Respighi angolo via Paisiello, dove perennemente ci sono macchine in seconda e terza fila che ostacolano anche il passaggio dei pullman oltre quello dei pedoni che risultano poco visibili alle macchine che svoltano, essendo parzialmente nascosti da quei parcheggi irregolari.
Nel seguito mostro una delle situazioni riprese durante uno dei passaggi della macchina di Google (7 macchine in divieto e pullman che deve transitare completamente sulla corsia opposta per riuscire a girare in via Paisiello), ma spesso nelle ore di punta la situazione è addirittura ben peggiore con macchine accatastate in terza fila.

Piazza Respighi angolo via Paisiello

Forse invece è molto più comodo per loro andare a mettere multe altrove, magari in quel posto mostrato nel seguito, in via Pergolesi (nei pressi del numero 5, quasi all’angolo con c.so Giulio Cesare). Sicuramente dà molto meno fastidio lì un’auto posteggiata, ma sicuramente non si rischiano possibili discussioni con sia il multato sia soprattutto il commerciante (dove quel cliente è andato a comprarsi magari un gratta&vinci e non certo una medicina urgente)!! In verità, poi, non si capisce neppure bene il motivo di quel divieto di sosta, anzi addirittura di un divieto di fermata, non essendoci tra l’altro in corrispondenza neppure un incrocio o un ingresso di autorimessa. Quindi, nonostante quel cartello stradale, quei tre posti auto risultano abitualmente comunque occupati, vista la carenza di parcheggi … e troppo spesso con multa sotto il tergicristallo.

Zona divieto di fermata – per 11 metri dalle strisce pedonali – in via Pergolesi, abitualmente comunque occupata … e multata (1)

Lo stesso divieto è anche presente sull’altro lato della strada, per cui vengono inutilmente tolti in tutto almeno 4 posti auto “regolari!!

Zona divieto di fermata anche sull’altro lato del viale – per 11 metri dalle strisce pedonali – in via Pergolesi, abitualmente comunque occupata … e multata (2)

Zona divieto di fermata – per 11 metri dalle strisce pedonali ambo i lati – in via Pergolesi, abitualmente comunque occupata … e multata (3)

La scorsa primavera mentre passavo in bici, vedendo nuovamente la macchina dei vigili ferma e loro che multavano le auto lì posteggiate, ho provato a domandar loro il motivo di quel divieto e perché non andassero invece (o magari anche) a multare in p.zza Respighi davanti al tabaccaio, dove sicuramente sarebbe servito maggiormente un loro intervento, passando spesso con difficoltà il bus 57 ed essendoci già stati ovviamente incidenti che hanno coinvolto anche passanti difficilmente individuabili tra il groviglio di macchine parcheggiate spesso anche malamente oltre che in divieto.

Ho potuto così assistere ad una simpatica scenetta tra i due, che hanno imbastito una disquisizione generica su come la gente non sappia quanti e dove si verifichino gli incidenti e quindi non riescano a capire le motivazioni dei divieti … senza però darmi una risposta puntuale al mio pur semplice quesito 😦
Forse bastava mi dicessero che, da codice della strada, c’è sempre il divieto di fermarsi da 5 metri da un incrocio, tranne diversa indicazione …
… anche se, in verità, quel cartello è posto ben oltre i 5 metri ed inoltre l’incrocio, dopo le strisce pedonali, è poi solo una stretta uscita secondaria di un piccolo parcheggio,
… e anche se, spesso, quella regola viene superata da demarcazioni esplicite con strisce bianche/blu, disposte a distanze ben minori da un incrocio (vedi, nel seguito, l’esempio di via  Porpora a meno di 100m).


Comunque chiunque non può che condividere con me che ci sarebbero multe MOLTO più appropriate e prioritarie da dare per infrazione del codice stradale!!
Nemmeno quella spiegazione, almeno giuridicamente ineccepibile, mi era comunque stata data, forse per incompetenza, forse perché avrebbe evidenziato comunque la quasi certa inutilità di quel cartello di divieto.
Lo so, avrei forse dovuto interrompere gentilmente il loro duetto e chieder loro: “Ma voi, quando tornate a casa, vi togliete la divisa e vi guardate allo specchio, pensate proprio di avere compiuto al meglio il vostro primario mandato che è quello di educare la cittadinanza a comportamenti civili? Non pensate che, operando scelte quali quella descritta, non fomentate la diffusa opinione che siete mandati anche per rimpinguare le casse del Comune, diventando voi (benché pagati dai contributi degli stessi cittadini) un tramite per una forma di ulteriore tassazione indiretta che, tra l’altro, risulta ancora più bieca in quanto non tiene nemmeno conto delle condizioni economiche del multato?“.
Forse avrei dovuto avere il coraggio e la calma per dire loro educatamente quelle considerazioni e non l’ho fatto, ma sicuramente penso sia stata espressiva la mia faccia sconcertata (e quella di mia figlia che poi mi aveva chiesto spiegazioni sul quel loro “strano” discorso).

A meno di un centinaio di metri, nei pressi di via Nicola Porpora 47, in una situazione oggettivamente analoga sono invece presenti le strisce bianche, che consentono il parcheggio fino in prossimità dell’incrocio (superando quindi anche la restrizione dei 5 metri di legge).

Mi chiedo, come mai nel tratto in oggetto, nei pressi di via Giambattista Pergolesi 5,  ci sia addirittura quel divieto di fermata per un tratto ben superiore ai 5 metri stabilito di default dal codice stradale in prossimità di incroci. Personalmente mi sembra che le condizioni oggettive al contorno siano esattamente le medesime: incrocio a bassa percorrenza adiacente, nelle vicinanze nessun ingresso di autorimesse o altro…

Via Nicola Porpora 47: strisce bianche per consentire il parcheggio anche a meno di 5 metri dall’incrocio (1)

Via Giambattista Pergolesi 5: divieto di fermata per ben 11 metri dall’inizio delle strisce pedonali ed ancor più dal piccolo incrocio con lo stop di accesso ad un parcheggio (1)

Via Nicola Porpora 47 e Via Giambattista Pergolesi 5: situazioni oggettivamente analoghe ma diverse scelte di gestione della possibilità di parcheggio.

Via Nicola Porpora 47: strisce bianche per consentire il parcheggio anche a meno di 5 metri dall’incrocio (2)

Via Giambattista Pergolesi 5: divieto di fermata per più di 5 metri dall’incrocio (2)

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Cosa dire poi dell’autovelox piazzato da qualche mese dal Comune di Caselle Torinese nei pressi del cavalcavia vicino all’aeroporto, in direzione Torino? Si trova dopo solo a poche centinaia di metri dal semaforo (già presidiato da telecamere) relativo all’incrocio con San Maurizio Canavese e subito dopo la discesa di un cavalcavia e a poche centinaia di metri dall’inizio della superstrada per Torino … quasi impossibile rispettare il limite dei 50Km/h  facilmente superabili (anche se solo di poco) se uno non sa della presenza dell’autovelox e quindi si ricordi addirittura di frenare un po’ in quella discesa … Praticamente quasi tutti i conoscenti che anche abitualmente percorrono quel tratto di strada, pur sapendo della presenza di quell’autovelox,  hanno almeno una volta ricevuto una multa, generalmente per avere superato di pochi Km il limite di velocità per quel breve tratto!

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P.S. Ora il limite è stato aumentato a 70Km/h, comunque facilmente superabili anche solo di poco se uno, pur sapendolo, non ci pensa a frenare, essendo il tratto, come già evidenziato, dopo la discesa di un cavalcavia e privo di particolari incroci pericolosi …
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Anche qui, era davvero il punto più appropriato, per pericolosità o quant’altro, per collocare quel deterrente così stringente? O era piuttosto il metodo più efficiente per far cassa?

Un autovelox di analoga utilità era presente (uso il passato in quanto almeno qualcuno mi ha detto che, dopo innumerevoli proteste l’abbiano spostato in un luogo più opportuno) in un incrocio molto secondario dal Comune di Settimo Torinese, percorrendo via Torino.
Speriamo quindi che, anche in questo caso, quello strumento assai utile in specifiche posizioni possa trovare una collocazione più idonea altrove per prevenire veramente incidenti ed educare maggiormente i cittadini al rispetto del codice stradale. … e non principalmente per rimpinguare le casse dei Comuni in modo improprio.

Non è mica che, nel caso di Caselle, ci sia necessità di fondi per realizzare il prossimo ulteriore centro commerciale (Come sarà il futuro Caselle Open Mall il maxi centro commerciale vicino all’aeroporto di Torino con il primo parco a tema di National Geographic)? 🤔
Forse chi giornalmente, per lavoro, transita per quella strada e quindi periodicamente prende la multa anche solo per avere superato di pochi chilometri il limite di velocità, potrà un giorno dire (con orgoglio?): “Anche io ho contribuito alla sua realizzazione!!“😥

NOTA: se devi comunicare i dati del conducente nel caso di multa con decurtazione di punti, puoi recarti al Comando di Polizia Locale di CaselleTorinese, p.zza Europa 3 Caselle Torinese o, più agevolmente, inviare una email alla loro PEC polizialocale.caselle-torinese@legalmail.it allegando la dichiarazione presente nella notifica dell’infrazione, la fotocopia della patente di guida del conducente (ambi i lati) firmata dal trasgressore. ATTENZIONE che tale dichiarazione DEVE essere inoltrata anche qualora il trasgressore sia il proprietario del veicolo, diversamente non verrenno decurtati dei punti ma verrà applicata una ulteriore sanzione da 292€ a 1168€!!! Per fortuna il modulo inviato dalla polizia del Comune di Caselle Torinese lo esplicita chiaramente, diversamente da quanto avviene (o avveniva?) per le comunicazioni di quella di Torino.

Nel giro di pochi giorni riceverete quindi la conferma di ricezione della documentazione inviata, per cui consiglio di utilizzare questo metodo assai più agevole e privo di code 🙂 …

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A Torino distrutta con ruspe e motoseghe una foresta urbana, anziché semplicemente ripulirla dai rifiuti gettati dagli umani!

Lo so, è un post lungo che, per di più, si è ampliato nel tempo e probabilmente andrà a contenere ancora ulteriori informazioni nel prossimo futuro. Perciò ho pensato di inserire qui, subito all’inizio, un breve riassunto del post per chi volesse la sintesi del suo contenuto e magari poi scegliere successivamente se procedere la sua lettura nel dettaglio.

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A Torino, nel fossato lungo circa 3 Km tra via Sempione e via Gottardo (che principalmente fino agli anni ’70 ospitava la rete ferroviaria per transito merci – seppure fosse rimasta comunque minimamente in funzione sino alla fine degli anni ’80) è stato eseguito un radicale intervento, che definirei vandalico, dove ogni forma di flora è stata abbattuta in modo indiscriminato a colpi di ruspa e di motosega. Nei decenni la Natura aveva fatto nascere e prosperare una foresta urbana di centinaia di alberi, capaci di ospitare uccelli e di svolgere tutte quelle ben note benefiche funzioni utili soprattutto in una città ad alto inquinamento qual è Torino.

 

Operazione propedeutica alla realizzazione della linea 2 della Metro? Direi utile ORA sicuramente no in quanto, se si farà, sarà semmai tra diversi anni, quando ben altri saranno i lavori da realizzare (ed eventualmente quelli fatti da rifare, essendo trascorso così tanto tempo): attualmente la partenza della nuova linea da Rebaudengo è ancora addirittura in forse, come riportano articoli molto recenti (06/12/2018) di giornali. Sicuramente è di insegnamento il fatto che addirittura i preventivati lavori per allungare di una sola stazione la linea 1 della Metro stanno proprio recentemente subendo ancora ulteriori ritardi, per cui sono arrivati attualmente a ben 9 gli anni che saranno stati richiesti per quella estensione di una sola fermata! Il 15/5/2016 compariva su La Stampa l’articolo “Al via la demolizione dello Scalo Vanchiglia: Il primo atto della Variante 200 che trasformerà il quartiere” e ancora ad oggi nulla di quanto lì indicato è stato eseguito.
Perché allora quell’opera di distruzione ORA? Perché non aspettare ad abbattere quegli alberi in attesa della certezza sulla data di inizio lavori, in modo tale da accorciare di molto il tempo necessario per una loro sostituzione con viali alberati a fine opera? Inoltre un’operazione di eliminazione della fauna immediatamente precedente ai lavori, avrebbe evitato di doverla probabilmente almeno parzialmente rifare nuovamente, esendosi riformata vegetazione dnel frattempo, rendendola anche  economicamente più vantaggiosa.

Operazione propedeutica alla pulizia delle immondizie? Divenuto da sempre discarica illegale di immondizia soprattutto in alcuni punti (e.g. in prossimità dei ponti), sarebbe bastato un dovuto intervento di pulizia dalle immondizie (mai effettuata seriamente da decenni), la potatura di alcuni alberi, l’eliminazione di qualche erbaccia ed eventualmente un’opera di normale disinfestazione dai topi, per risolvere egregiamente la situazione … senza per questo dover compiere un’opera distruttiva, incapace di distinguere il degrado dell’immondizia da un patrimonio arboreo e naturale.
Forse l’eliminazione di qualche sterpaglia e rovo avrebbe facilitato uan operazione di pulizia dei rifiuti di piccola dimensione, non certo l’abbattimento di alberi decennali alti più di 3 metri e di fusto anche superiore ai 70 cm (vedere l’album Flickr apposito).
Si noti inoltre (vedere un altro album Flickr apposito) che buona parte dell’immondizia di notevoli dimensioni (e.g. gomme, boiler, armadi, infissi, enormi ruote per avvolgere cavi elettrici/ottici) si trova in prossimità del bordo del fossato oppure in fondo, dove un tempo passavano i binari: quindi almeno quella si sarebbe potuta togliere agevolmente da tempo anche lasciando completamente intatta la vegetazione presente sulle sponde del fossato.
Da una analisi dei rifiuti presenti ancora attualmente (6/1/2019) si nota poi che alcuni sacchetti di rifiuti sono assai recenti (successivi all’abbattimento degli alberi) ed alcuni addirittura relativi al capodanno appena trascorso. Impressionante, poi, come esistano alcuni punti in cui siano stati scaricati nel tempo molti sacchetti (del medesimo tipo) dell’immondizia quotidiana, a comprova che sia opera di alcuni abitati incivili del quartiere stesso che abitualmente usano quel fossato come discarica per i propri rifiuti, anziché utilizzare i cassonetti dell’immondizia magari meno comodi da raggiungere: basterebbe poco individuarli da parte delle forze dell’ordine competenti trattandosi di comportamenti “seriali”.
L’unica soluzione per fermare tale situazione non era quindi abbattere un bosco intero perlomeno anzitempo, ma invece ripulirlo subito dalle immondizie decennali e poi provvedere affinché ci fosse una più attenta osservazione da parte delle forze dell’ordine oltre ad una sensibilizzazione della cittadinanza stessa. Infatti, spetta anche agli stessi cittadini del quartiere fotografare e/o ripretendere con video, magari dai balconi, chi continua imperterrito ad usare impropriamente quel territorio e quindi denunciare quegli incivili “abitanti insospettabili dei quartiere “, quando li vedono “buttare sacchetti di rifiuti nel trincerone, come se non fosse loro l’ambiente che inquinavano“, come riportato in un commento al post da un abitante di un edificio che dà sul trincerone!
Oltre alle immondizie si sono aggiunte ora, in prossimità di ciascun ponte, anche le macerie dei muri (costruiti da pochi anni per impedire l’accesso ed uso improprio dei sottopassaggi da parte della malavita) gettati giù per fare passare le ruspe da una parte all’altra di ciascun di quelli: pesanti ed infìgombranti da portare chissa quando via, dovranno probabilmente essere risostruiti per il medesimo scopo. Se bucati in alcuni punti, sarebbe bastato un minimo intervento per riportarli com’erano e con costi minimi.

Infine, ho trovato assai fastidiosi alcuni articoli apparsi su alcuni quotidiani come La Stampa (“Dopo decenni si ripulisce il Trincerone: arrivano le ruspe: via ai lavori nell’ex ferrovia abbandonata dove passerà la nuova linea della metropolitana“) che, senza preoccuparsi neppure di presentare l’altra faccia della medaglia, inneggiavano a quell’opera di distruzione, così come le riportate dichiarazioni delle istituzioni che festeggiavano l’operazione come una prima vittoria.

… ora, se pensi che sia di tuo interesse, puoi iniziare a leggere il contenuto di questo post nel dettaglio

😉

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In un post della scorsa primavera avevo avuto modo di decantare la bellezza della foresta urbana creatasi negli anni nel fossato lungo circa 3 Km tra via Sempione e via Gottardo: fino agli anni ’70 ospitava la rete ferroviaria per transito merci che collegava lo Scalo Vanchiglia alla ferrovia Torino-Milano.

Nel seguito vi mostro le fotografie che avevo fatto la scorsa primavera dal ponte di via Monterosa e da quello di via Mercadante, dove si poteva ammirare questo bosco naturale, ricco non solo di vegetazione ed alberi decennali, ma anche di uccelli e forme di vita tra le più svariate. E’ vero, c’erano (e ci sono tutt’ora) anche dei topi che comunque generalmente si guardavano bene dall’allontanarsi da quel fossato e rischiare di finire schiacciati dalle macchine: comunque, se si volevano eliminare alcuni di questi animali, generalmente considerati molesti e pericolosi, sarebbe stato sufficiente ripulire seriamente dai rifiuti (accumulatosi nei decenni per via della mancanza di interventi adeguati e continuativi) ed adottare una delle mille metodologie di disinfestazione che non richiedono ovviamente l’abbattimento di alberi decennali e quant’altro!!
Ovviamente io ero e sono favorevole ad interventi di pulizia … ma totalmente contrario all’intervento vandalico attuato,  dove ogni forma di flora è stata abbattuta in modo indiscriminato a colpi di ruspa e di motosega
: è mancato solo lo spargimento del sale!

Paragonate le foto scattate la scorsa primavera con quelle del desolato paesaggio odierno, ripreso dalla medesima posizione!

20/4/2018 – A Torino quella che era una foresta lunga 3Km: ex-ferrovia tra via Sempione e via Gottardo dal ponte di via Mercadante

7/12/2018 – Paesaggio di desolazione dallo stesso ponte di via Mercadante

20/4/2018  – A Torino quella che era una foresta lunga 3Km: ex-ferrovia tra via Sempione e via Gottardo dal ponte di via Monterosa

 

7/12/2018 – Paesaggio di desolazione dallo stesso ponte di via Monterosa

Solo meno di un mese fa avevo fotografato ed inserito su Facebook questi bellissimi fiori selvatici, ancora sbocciati nonostante il sopraggiungere dell’inverno, che spiccavano in quel fossato dove un tempo passava il treno a vapore:

12/10/2018 – Ad autunno inoltrato, nel fossato dove un tempo passava il treno, spiccavano ancora splendidi fiori selvatici

Alla fine del post ho poi inserito anche screenshot ripresi da Street View di Google Maps grazie al quale si può ancora ripercorrere tutto il bosco non solo in tutta la sua lunghezza, ma anche sia negli anni sia in diversi periodi dell’anno.

Insomma, una foresta urbana che solo la Natura era riuscita a far nascere nei decenni, capace di ossigenare un intero quartiere, abbattuta da ruspe e motoseghe incapaci di fare alcuna distinzione di sorta!!
… e viene anche scritto, nel maggior quotidiano cittadino, che i residenti sono FINALMENTE FELICI!!! Ma proprio tutti??

Io, in verità, ho visto principalmente passanti che, attraversando uno dei ponti, erano sconcertati da quella visione di desolazione e di distruzione immotivata.

Forse un sacrificio in nome del “progresso“, in vista della costruzione della linea 2 del Metrò?
NEPPURE quello!
Si legge infatti che “la partenza della nuova linea metropolitana da Rebaudengo è ancora in forse” … e comunque se si farà sarà semmai tra diversi anni quando ben diversi saranno i lavori da fare (ed eventualmente quelli di pulizia da rifare, essendo passato tanto tempo e se, come è avvenuto in tutti questi anni, seriamente non si ripulirà periodicamente il fossato dalle immondizie gettate da quella parte incivile della cittadinanza, verosimilmente locale). Sicuramente è di insegnamento il fatto che addirittura i preventivati lavori per allungare di una sola stazione la linea 1 della Metro stanno proprio recentemente subendo ancora ulteriori ritardi, per cui sono arrivati attualmente a 9 gli anni che saranno stati richiesti per quella estensione di una sola fermata!
Inoltre, quando verrà poi semmai costruita quella nuova linea 2 del Metro, spero proprio che chiudendo il fossato ed allagando le strade, si provvederà a costruire piste ciclabili ed a piantare anche nuovi alberi lungo i viali in modo da compensare gli alberi preesistenti abbattuti.
Ma, mi ripeto, tutto questo che tutti noi speriamo diventi realtà, lo sarà semmai tra diversi anni: perché allora quell’opera di distruzione ORA??

E’ vero: in alcuni tratti, soprattutto quelli in prossimità dei ponti, quel fossato era, da sempre, un punto di discarica illegale di immondizia, verosimilmente buttata soprattutto da quella parte incivile della cittadinanza locale.
Tuttavia sarebbe bastata una semplice pulizia dalle immondizie
(mai effettuata seriamente da decenni), la potatura di alcuni alberi e magari l’eliminazione di qualche erbaccia, per risolvere egregiamente la situazione!! Un maggior controllo delle forze dell’ordine avrebbe poi sicuramente aiutato a contrastare questi atti di inciviltà … senza per questo dover compiere un’opera di “bonifica” distruttiva, incapace di distinguere il degrado dell’immondizia da un patrimonio arboreo e naturale.
Per di più, quella vera opera di sola “pulizia” si sarebbe potuta effettuare con costi ben più contenuti. Come già evidenziato, se non si provvederà ad una eliminazione periodica dall’immondizia, la situazione, da quel punto di vista, si ripresenterà già tra qualche mese … solo che non ci saranno più le centinaia di alberi prima presenti su quei dirupi, con tutto quello che ne consegue!
(P.S. 20/02/2019 – A distanza di mesi, solo l’immondizia ancora permane nel fossato!)

7/12/2018 – Centinaia di alberi decennali abbattuti senza motivo (1)

7/12/2018 – Centinaia di alberi decennali abbattuti senza motivo (2)

7/12/2018 – Centinaia di alberi decennali abbattuti senza motivo (3)

Ho poi trovato inappropriato ed unilaterale l’articoloDopo decenni si ripulisce il Trincerone: arrivano le ruspe: via ai lavori nell’ex ferrovia abbandonata dove passerà la nuova linea della metropolitana“, presente sul sito de La Stampa, che inneggia a quell’opera di distruzione, così come le riportate dichiarazioni delle istituzioni, senza neppure fare un pensiero all’altra faccia della medaglia.

Non so a voi, ma a me l’immagine di quella ruspa che abbatte alberi in modo indiscriminato mi ha riportato alla mente quella scena del film Avatar in cui appunto delle enormi ruspe avanzavano abbattendo la foresta.

Da quell’articolo si continua a leggere:
Dopo decenni di attesa, i residenti non ci credevano più. Ormai si erano abituati a quel panorama selvaggio, con i rovi e la vegetazione incontrollata …
“… E ad un certo punto la natura ha preso il sopravvento, trasformandolo in un’enorme foresta urbana. La vegetazione era incontrollata al punto da ostruire la vista delle case e il passaggio pedonale sui marciapiedi
… mi chiedo davvero se quel giornalista sia mai passato su quei marciapiedi a lato del fossato, larghi al massimo 70 cm (anzi, in alcuni tratti anche molto meno ed anche solo gli specchietti delle macchine parcheggiate impediscono il passaggio pedonale!), dissestati e sporchi di escrementi di cani, con le macchine posteggiate spesso malamente a lato ed con i Suv anche a spina di pesce con le ruote anteriori sopra! Insomma, se proprio vogliamo chiamarli così, i “marciapiedi” di cui si parla sono questi:

Mi chiedo poi anche se quel giornalista sia mai stato in una di quelle case di periferia lungo via Sempione e via Gottardo dove, a suo giudizio, quella “vegetazione ostruiva la vista“. Io ho vissuto per decenni in una di quelle case e posso assicurare che ben altre visioni hanno disturbato la mia vista! Sicuramente lui non ha mai potuto ascoltare i gorgheggi di qualche merlo che abitualmente si adagiava sulle fronde di quegli alberi ora abbattuti!

Viene ancora scritto:
L’inizio delle operazioni di pulizia ha colto di sorpresa anche la Circoscrizione 6: «Siamo soddisfatti, ma ora dobbiamo pensare anche a come mantenerlo pulito in attesa della nuova linea metropolitana -commenta la presidente Carlotta Salerno-: lavoreremo a stretto contatto con il Comune e la Polizia Municipale per evitare che il Trincerone diventi di nuovo una discarica».”…
Come è possibile che “l’operazione di pulizia ha colto di sorpresa anche la Circoscrizione 6“: sembrerebbe quindi proprio che la condivisione degli obiettivi (pulizia dai rifiuti o distruzione di alberi?) e dei tempi non sia proprio stata condivisa nemmeno con le istituzioni locali preposte alla salvaguardia del territorio, in quanto rappresentanti dei suoi residenti! … mi fa piacere comunque che qualcuno sia ormai sicuro dell’imminente inizio dei lavori per la nuova linea metro: da ciò che ho letto sui giornali mi sembrava invece che non solo i tempi ma anche il percorso non siano così scontati!

Inoltre, si dice che i residenti abbiano osservato “con curiosità lo svolgersi dei lavori“!!!
Almeno per alcuni, più che di “curiosità” direi si sia trattato di sconcerto, anche perché la popolazione non è stata opportunamente informata dell’operazione con manifesti o altro …
… e lo sconcerto è aumentato quando si è incominciato ad intuire che da semplice operazione di pulizia
(bonifica dai rifiuti e da qualche sterpaglia), in realtà si trattava di un’opera di distruzione indiscriminata di tutto l’esistente, alberi inclusi!

Si continua dicendo: “Si pensa anche a coprire il Trincerone con delle reti, per evitare il ritorno del degrado”. Addirittura la prima lettera maiuscola per definire quel fossato innalzato al titolo di “Trincerone”! La soluzione è quindi quella di “coprire quell’enorme fossato con delle reti”: pensate, una rete che copra 3 km di ex-ferrovia, un enorme impegno di risorse per un lavoro completamente inutile in un’eventuale ottica poi del Metro!!! Di una “soluzione” analoga se ne parlava già in un articolo de La Stampa del 9/4/2010 che trovate in fondo al post, ma allora si ipotizzavano reti su entrambi i bordi del fossato, direi più realizzabili rispetto ad una copertura, sebbene comunque lavori completamente inutili in un’ottica di una eventuale costruzione della linea 2 del Metro.

“Nel frattempo, i residenti festeggiano questa prima vittoria. Certo, si fa presto ad esultare, quando la partenza della nuova linea metropolitana da Rebaudengo è ancora in forse. Ma il voltare pagina – si spera per più tempo possibile – allo scempio che per decenni è diventato parte integrante di questa parte di periferia, fa accennare un sorriso agli abitanti di questo territorio. Che per una volta si sentono meno abbandonati“.

FESTEGGIARE??? MA DOVE, … E POI, PROPRIO TUTTI?? Mi viene davvero da chiedermi se il giornalista quando ha scritto quello pseudo articolo lo potesse credere davvero e avesse intervistato personalmente più persone del quartiere, limitandosi a riportare a parole solo un lato della medaglia!! … per non parlare di chi ha deciso le modalità con cui effettuare quest’opera di “bonifica“!!!!!
Altro che festeggiamenti … io ho visto molti passanti increduli domandarsi il perché di quello scempio!

Invece, per l’unico intervento veramente utile bisogna aspettare: infatti, viene detto che “per la rimozione dei rifiuti bisognerà aspettare Amiat“. Perciò la situazione attuale è questa:

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20/02/2019  – Permangono a tutt’oggi tutti i rifiuti che non sono stati ancora raccolti a distanza di settimane dall’opera di distruzione … insomma quello che si doveva urgentemente togliere è per ora rimasto, mentre gli alberi che si sarebbero eventualmente dovuti abbattere tra diversi anni non ci sono più! Analogamente, i muri abbattuti dei sottopassaggi rimangono in bella vista e nessuna opera di ricostruzione si vede all’orizzonte.

31/12/2018  – Dopo diverse settimane dall’ “intervento”, permangono ancora tutti i rifiuti

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Sempre in quell’articolo si afferma anche: “Certo, si fa presto ad esultare, quando la partenza della nuova linea metropolitana da Rebaudengo è ancora in forse“. Ma come, … solo meno di un mese fa erano comparsi articoli che affermavano l’ufficialità del percorso che comprendeva anche quelle fermate (e.g. “Linea 2 del Metro di Torino, ufficiale il percorso: 36 fermate in oltre 36Km“)!!!!
Insomma,  mi sa che i lavori inizieranno ovviamente solo quando i soldi ci saranno ed anche il suo percorso (perlomeno all’inizio dell’opera) dipenderà dagli stanziamenti effettivamente ricevuti: ora i finanziamenti per completare tutta l’opera in tempi “brevi” penso proprio che non ci siano. Comunque l’articolo de La Stampa è più recente di diverse settimane rispetto a quello citato, per cui le carte sembrano essere ancora in gioco relativamente alla definizione della stazione di partenza della nuova linea.  Insomma. non è che io sia contro la realizzazione della nuova linea Metro, ANZI!! Ma non penso proprio, purtroppo, che l’inizio lavori (specialmente in quel tratto) sarà a breve …

P.S: 13/11/2018 Linea 1 del metro di Torino, l’apertura slitta al 2011: altro rinvio è per l’opera . Quindi forse saranno bastati solo 9 anni per prolungare di una fermata la linea 1: NO COMMENT.

E ancora:
Rimane invece in sospeso la questione passerelle. Queste, oltre ad essere le uniche vie di passaggio tra via Gottardo e Sempione, complice la condizione di isolamento, risultano un perfetto habitat per le sale del buco. I tossici le utilizzano regolarmente come narcosale, incuranti dei passanti. Stesso problema per i varchi dell’ex tunnel ferroviario, che erano stati chiusi con il cemento ma i drogati hanno forzato lo sbarramento: «Bisogna innanzitutto ripristinare le barriere in cemento – continua la presidente della Sei -, mentre sulle passerelle ci vorrebbe un’illuminazione maggiore»”.
Intanto per momento anche quei muri realizzati non molti anni fa, che impedivano l’accesso sotto i ponti ed il relativo stazionamento delle persone che si dice spacciassero o consumassero droga, sono stati completamente abbattuti: se in quelli erano stati creati dei fori, bastava chiuderli anziché distruggerli completamente  (probabilmente al solo scopo di fare passare agevolmente le ruspe dal un lato all’altro di ciascun ponte), …. e per poi (sembra) doverli ricostruire da zero, con ovvi costi maggiori!!!
E poi … i punti di spaccio (completamente indisturbato anche da parte delle forze dell’ordine) sono così evidenti a tutti
(e.g. nei pressi della farmacia Sempione) che, sinceramente, sigillare il sottopasso di quei ponti per ostacolare la tossicodipendenza mi sembra proprio un’ipocrisia!!

Muri che ostruivano l’accesso sotto i ponti (per impedire luoghi di spaccio) distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe (1)

Muri che ostruivano l’accesso sotto i ponti (per impedire luoghi di spaccio) distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe (2)

Muri che ostruivano l’accesso sotto i ponti (per impedire luoghi di spaccio) distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe (3)

Muri che ostruivano l’accesso sotto i ponti (per impedire luoghi di spaccio) distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe (4)

Muri che ostruivano l’accesso sotto i ponti (per impedire luoghi di spaccio) distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe (5)

P.S. 18/02/2019
Dopo mesi di inattività sul trincerone dove, ricordiamo, permangono ad oggi tutti i rifiuti umani, ecco saltare fuori una novità: strisce arancioni, tipicamente utilizzate per delimitare zone con lavori in corso temporanei, sono state collocate su ambo i lati di tutti i ponti. Generici cartelli di Pericolo e di Accesso Vietato non specificano nulla di più.
Insomma,  un bel lavoretto all’italiana, economico quanto inutile, per scaricare eventuali responsabilità di sorta in un prossimo futuro.
Quindi, al posto dei muri che ostruivano l’accesso sotto quei ponti, costruiti per impedire luoghi di spaccio (secondo quanto dichiarato dai quotidiani), sono state collocate delle strisce di plastica. Sempre secondo quanto riportato sui giornali, su alcuni dei muri (distrutti principalmente per far passare agevolmente le ruspe che hanno distrutto la foresta urbana) erano stati creati dei fori per consentire comunque l’accesso sotto i ponti: immagino ora quanta fatica ci vorrà per superare quel nuovo ostacolo collocato  che si aggiunge alle brutture già presenti! Infatti, permangono in bella vista, oltre ai rifiuti,  anche i rottami dei muri di cemento abbattuti mesi fa …

Strisce arancioni collocate su ambo i lati di tutti i ponti del trincerone: un bel lavoretto all’italiana, economico quanto inutile per scaricare eventuali responsabilità di sorta nel prossimo futuro

Strisce arancioni collocate su ambo i lati di tutti i ponti del trincerone: dettaglio dei generici cartelli di Pericolo e di Accesso Vietato che non specificano nulla di più

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P.S. 22/04/2019

Come prevedibile, sono già stati creati agevolmente dei varchi, laddove desiderati … ma formalmente i divieti ci sono per cui, qualsiasi cosa succeda, la responsabilità è salva!

… e se poi parte di quei teli di plastica arancione si aggiungono ai molteplici rifiuti che perdurano a tutt’oggi, chi se ne frega!! 😦

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Da un post su Facebook mi viene sottolineato poi che “Il denaro non è pubblico ma dell’immobiliare Regio Parco che, sollecitata dal Comune, dopo mille e mille segnalazioni fatte dai residenti ha provveduto dopo 10 anni a ripulire l’ex passante ferroviario“.
Io credo che ripulire i rifiuti ed adottare una delle mille metodologie di disinfestazione non richiede ovviamente l’abbattimento di alberi e quant’altro!! Inoltre non so in che qualità quell’immobiliare Regio Parco debba essere responsabile dei lavori da effettuare su quel fossato dell’ex ferrovia (nulla ho trovato a tale riguardo ricercando su Internet): inizialmente pensavo fosse in concessione (come per le autostrade e le ferrovie, quindi, alla fine, denaro pubblico) ma sembra mi sbagliassi.Da più fonti si afferma, infatti, che è proprietà privata di quell’immobiliare e che precedentemente era delle Ferrovie dello Stato. Se è così, ne deduco che, nel caso si faccia poi passare la linea 2 del Metro, quell’area dovrà essere comprata/affittata dal Comune: mica quello è stato il motivo per cui quell’immobiliare l’aveva acquistata?
Se quindi è proprio proprietà privata, allora alcune domande risultano lecite:

  • Perché quell’immobiliare avrebbe voluto effettuare, seppur sollecitata dal Comune, quella operazione di “bonifica” assai più costosa di una semplice eliminazione dei rifiuti (con magari potatura degli alberi ed eliminazione della sterpaglia), la sola opera di cui sicuramente era in difetto? Forse per far festeggiare alcuni dei residenti indicati nell’articolo de La Stampa? Proprio ora, con la crisi economica del settore e dopo decenni in cui poco o nulla aveva fatto? Mmm…
  • Perché non aspettare che, dell’eliminazione totale del preesistente, non se ne facesse poi carico il Comune quando i lavori del Metro magari inizieranno davvero e gli alberi da abbattere sarebbero stati, con minor ritardo, sostituiti con viali alberati a fine lavori? Non è che gatta ci cova (“se tu dai una cosa a me …“) e tutta questa operazione, eseguita anni prima del dovuto, si giustifica principalmente come mera, scaltra (ma non per questo meno bieca) azione politica populistica? Boh …

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DIMOSTRIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE PER QUESTA SCELTA DELL’AMMINISTRAZIONE, ESEGUITA IN MODO NON CONDIVISO OPPORTUNAMENTE CON I RESIDENTI E COMMENTIAMO OPPORTUNAMENTE ARTICOLI CHE INNEGGINO A TALE OPERA DI DISTRUZIONE!

[e.g. scrivendo una email di protesta non solo a La Stampa publiceditor@lastampa.it – relativamente all’impostazione data all’articolo che verrà analizzato nel seguito, ma soprattutto al Comune di Torino urp@comune.torino.it – per manifestare il proprio sdegno per la distruzione effettuata in modo indiscriminato e lo spreco di denaro pubblico]

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Scrivete anche voi email di protesta:

 

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Assordante è poi il silenzio assenso di almeno alcune associazioni ambientaliste.
Contattata la Lipu di Torino, che opera molto nell’adiacente parco Colletta ricco di diverse specie di volatili, il comportamento e le risposte che ho ricevuto mi hanno fatto rabbrividire: al confronto Pilato era stato più corretto, mettendoci almeno la faccia! Alla mia analisi e domanda relativamente al perché quella associazione ambientalista non abbia detto nulla, ha risposto anonimamente e di fatto condividendo con semplicismo i “lavori” effettuati, rimandandomi “per maggiori chiarimenti in merito agli uffici comunali e circoscrizionali competenti.
Nel seguito riporto lo scambio di email in ordine temporale:

Risposta anonima della Lipu Torino che di fatto condivide con semplicismo i “lavori” effettuati

Alla seguente mia successiva email di sdegno per la loro risposta, non ho poi ricevuto più alcun riscontro:

Anche Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, sempre da me contattata con un medesimo messaggio, non si è degnata neppure di rispondermi né via email (sebbene due volte sollecitata), né via sito Facebook (anche se i messaggi Messenger sono stati letti dopo pochi minuti). Eppure solo lo scorso anno ha pubblicato un’indagine, presentata all’appuntamento annuale di Mal’aria nel 2017, in cui indicava come una delle 10 mosse per cambiare le città e sconfiggere lo smog quella di favorire lo sviluppo e il mantenimento di boschi urbani. NO COMMENT!!

Nessuna risposta via email da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

Nessuna risposta neppure via Facebook da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

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Inserendo la mia visione dei fatti in un gruppo Facebook, qualcuno (forte dei commenti contrari) ha scritto addirittura “Ritengo che questa discussione sia inutile e fuori luogo visto anche i commenti che arrivano da altre persone che sono assolutamente favorevoli ai lavori… Quindi come si dice le chiacchiere stanno a zero” (Angelo Di Paola),… come se i commenti delle poche persone che frequentano un gruppo Facebook (di poche migliaia iscritti – ovviamente di attivi molti meno – su una popolazione della Barriera di Milano con più di 37000 abitanti) rispecchiasse l’opinione di tutta una cittadinanza e come se poi la discussione con chi la pensa diversamente non possa che accrescere in tutti una visione più ricca della realtà!!
Per non parlare poi dei commenti che hanno ridicolizzano il tutto ed anche di alcuni con insulti personali
. [tanto per citarne alcuni: “Mi dice da chi compra le sostanze di cui fa uso? (Luca Vignoni ); Vedo che quella foresta qualcuno se l’è fumata” (Fabio Martina); “Ma dei boschi che nascono ai bordi dei marciapiedi e che in maniera indegna vengono estirpati dal comune ?? … ne vogliamo parlare ???” (Vincenzo Tozza); “Gira brutta droga … sicuramente pulendo il trincerone qualche pallina avariata si sarà diffusa nell’aria..” (Fabrizio Cucco);  “Ma che cacchio ti sei fumato? Cambia spacciatore!” (Alessio Atzeni) ]

Io sono stato questa mattina su uno dei ponti che attraversano il fossato, e a coloro che si fermavano a guardare la sua condizione attuale, ho chiesto il loro parere sull’intervento effettuato: vi assicuro che la percentuale delle persone contrarie a quell’abbattimento di alberi (non certo alla rimozione dei rifiuti) è stata davvero elevata! Ovviamente anche questa mia piccola personale indagine ha gli stessi limiti numerici che ho evidenziato esserci in qualsiasi gruppo Facebook, ma ha perlomeno interessato persone che ci hanno messo la faccia e non hanno ridicolizzato il tutto o, peggio ancora, insultato.

Lo so, lo insegnano già alle elementari, ma letti i diversi commenti al mio post su quel gruppo si Facebook, che denotano un livello culturale non particolarmente eccelso di alcune persone, penso valga anche qui la pena ricordare l’importanza della presenza di alberi anche nelle città, soprattutto in quelle ad altro tasso di inquinamento come Torino. Basta fare una qualsiasi ricerca su Internet per poter leggere come sia importante creare e mantenere (se già esistenti) i cosiddetti boschi urbani: la stessa La Stampa pubblicava l’articolo I boschi urbani, per salvare l’aria delle città (16/2/2016).
Negli scorsi giorni, in un’operazione effettuata a tempo di record, sono stati abbattuti centinaia di alberi decennali lungo quel bosco urbano che si estendeva per chilometri, seppur lungo una striscia di solo qualche decina di metri. Che si trattasse di un bosco urbano penso che, anche se non lo si è mai visto di persona, risulti evidente dalle immagini riportate della scorsa primavera … anche se in uno dei commenti in quel gruppo qualcuno ridicolizzava anche questa evidenza affermando: “Divertente l’idea che qualcuno possa affermare che era un bosco urbano che quasi andava preservato. Alle volte mi pare che si lasci la ragione in vacanza piuttosto di affermare il contrario per partito preso. … Pensa un po’ avevo un boschetto sotto casa e non lo sapevo… Magari ci potevo raccogliere funghi, castagne… Magari anche incontrare qualche cinghiale” (Samuele Beccati)
Da un punto di vista giuridico, ogni Nazione ed ogni Regione ha le sue leggi finalizzate a definire le competenze territoriali e le responsabilità e queste leggi possono anche cambiare nel tempo: ad esempio, tecnicamente se la superficie è maggiore di 2000 mq, se è più larga di 20 m, se da 10 anni gli alberi sono stati lasciati crescere, se la copertura arborea era superiore al 20%, allora un tempo quel territorio era etichettato giuridicamente come “bosco”; la legge regionale n. 17 del 12 agosto 2013 ne ha cambiato la definizione, con disposizioni collegate alla manovra finanziaria di quell’anno (meno aree dichiarate boschi => meno spese per il loro mantenimento/protezione); poi, con l’entrata in vigore del d.lgs. 34/2018, la colonizzazione spontanea di specie arboree o arbustive su terreni precedentemente non boscati quando dà origine a bosco, viene data esclusivamente nella gestione patrimoniale del bene forestale, ma non è estendibile agli aspetti paesaggistici ed ambientali (grazie Maurilio Pavese per la interessante informazione!).
Invece, da un punto di vista semantico con “bosco urbano” si intende sempre la stessa cosa, vale a dire “bosco [bò-sco] s.m. (pl. -schi)  – Terreno coperto di alberi d’alto fusto sotto i quali si sviluppano anche arbusti e piante erbacee; l’insieme di tale vegetazione” che in quel caso specifico si realizza in un territorio urbanizzato.
Poi può essere utile riportare anche alcuni dati oggettivi riportando alcune parti di una indagine di Legambiente presentata all’appuntamento annuale di Mal’aria nel 2017 in cui si indicava quanto segue relativamente alle cosiddette 10 mosse per cambiare le città e sconfiggere lo smog:
Aumentare il verde urbano. Piantare migliaia di alberi nelle strade e nei parchi, per assorbire emissioni inquinanti e CO2.
Per dare un’idea dell’importanza di questa azione anche nella riduzione dello smog cittadino, riportiamo alcune stime: Il CNR Ibimet di Bologna e l’università di Southampton in Gran Bretagna, in una loro ricerca, hanno riportato che a Londra le alberature assorbono annualmente tra le 850 e le 2100 tonnellate di PM10 l’anno. Lifegate riporta come 5 mila piante, in un anno, riescono ad assorbire 228 chili di PM10, ovvero le emissioni di mille macchine che in un anno percorrono circa 20mila km. Ma gli alberi svolgono anche un’altra funzione importante, riparando gli edifici dal calore e dal freddo con un risparmio stimato, secondo Trees for cities (un’associazione internazionale che ha l’obiettivo di rendere le città più verdi), del 10 per cento dell’energia necessaria per regolare la temperatura di un edificio e quindi di emissioni. Inoltre gli alberi contribuiscono ad assorbire l’anidride carbonica e a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici in città (come le isole di calore).

L’importanza di tutelare e incrementare il verde urbano è stata messa al centro nelle politiche di rigenerazione e riqualificazione di diverse città nel mondo. Diversi sono gli esempi di riqualificazione ed estensione dei cosiddetti “boschi urbani” e i loro benefici sono evidenti: mitigazione del cambiamento climatico, gli alberi migliorano la qualità della vita per milioni di persone, riducono la formazione di smog, tutelano il suolo, proteggono la fauna locale, oltre a ridurre l’inquinamento. … Infine, genera un miglioramento della qualità estetica del contesto“.

Inserite queste informazioni oggettive in quel gruppo Facebook, ecco una delle risposte più significative: “Grazie per averci illuminato grande saggio. Forse lei non ha capito che quell’obrobrio che lei chiama bosco, noi che non abbiamo la sua immensa cultura in temi di difesa ambientale, non si ha la pretesa di distruggerlo e farci una spianata di cemento. In realtà vorremmo una ciclabile affiancata da tanti alberi, pulita e non infestata dai topi e dalla munnezza. È chiaro? E adesso basta perché mi sono rotto le palle di discutere con chi non vuol capire(Giampiero Musso). Anche qui, no comment!

Ecco un altro ragionamento lucido: “OK, ma la metro 2 passerà di li per cui gli alberi comunque fra qualche anno sarebbero stati da tagliare. L’errore è stato farceli crescere quando i treni merci hanno smesso di passarci” (Marco Odifreddi). Quindi, secondo quel ragionamento, meglio incominciare ad abbatterli fin d’ora (addirittura prima ancora che si sappia se e quando la linea del Metro sarà effettivamente realizzata lì) … ed anzi, l’errore è stato farceli crescere, da quando i treni merci hanno smesso di passarci! 

Ci sono state, per fortuna, anche persone che mi hanno fornito utili informazioni ed anche alcuni commenti di apprezzamento, alcuni dei quali sicuramente esagerati ma comunque simpatici e cordiali come ad esempio il seguente, anche se non sembra avere comunque colto il significato di questo post: “Non conosco la zona e non so giudicare, però il sig. Enzo Contini mi ricorda molto (non lo dico come beffa, anzi è un personaggio che amo tantissimo) il Marcovaldo di Calvino. Un sognatore per cui un fungo in città diventa un angolo di bosco. Un attento osservatore di cose superflue per i più, per il quale un filo d’erba, un fiore spontaneo, sono degni di attenzione, cura e riflessione. Forse erano solo sterpaglie ed ha ragione la maggioranza, però la purezza del sig. Enzo nel vederne qualcosa di più nobile, magari grazie al canto del merlo che fuoriusciva dalle fronde, credo sia una visione romantica, nostalgica – magari quasi buffa sotto certi aspetti, cosi come buffa appariva la bontà d’animo del Marcovaldo – e credo andrebbe ammirata. Ogni tanto trovare un po’ del Marcovaldo, trovare un po’ del Contini in noi e vedere le cose sotto una luce diversa, meno frenetica, ci farebbe bene. Non firmerò la petizione perché non so se abbia ragione o no, probabilmente no, però nella sua visione romantica del filo d’erba, Sig. Contini, mi creda, la stimo e sono con Lei“. (Giuliano Fgmistic)

Da un altro commento: “Leggo di commenti sulla rimozione della foresta in funzione della futura linea 2 della metro. Ma qualcuno ci crede alla metro 2? Sono 8 anni che devono completare la ultima tratta (una sola fermata) della linea 1 da Lingotto a Bengasi. La metro 2 lasciatela nel mondo dei sogni“. Insomma, magari passerà di lì, magari la potranno utilizzare i nostri nipoti, … sicuramente lì non la vedremo ancora per diverso tempo. Tuttavia l’operazione mediatica populista sembra abbia funzionato alla perfezione!

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Da La Stampa: Trincerone, topi giganti nell’ex ferrovia-discarica I residenti: servono reti per proteggere gli argini(9/4/2010) si legge: “Erano stati promessi due interventi di pulizia l’anno, ma i residenti non ne vedono dalla primavera scorsa. Accusa respinta dai responsabili della Regio Parco, che garantiscono di aver fatto l’ultimo intervento in autunno e sottolineano di aver già risolto il problema dei disperati che passavano la notte sotto i ponti tra topi e rifiuti, murando le arcate. Il problema, semmai, resta l’inciviltà di chi sporca e fa sì che l’immondizia si accumuli già a pochi giorni dal passaggio dei netturbini. E il sospetto, dando un’occhiata ai rifiuti, è che il degrado non sia dovuto a gesti isolati di qualche maleducato.”
Le arcate, abbiamo visto, non sono più murate dopo il recente intervento, per cui quell’intervento (descritto in quell’articolo del 2010) sarebbe ora da rifare. Da notare anche la frase che indica come l’immondizia si fosse di nuovo accumulata “a pochi giorni di distanza dal passaggio dei netturbini” … quindi verosimilmente gettata dai residenti della zona.
Insomma, dal 2010 nulla è cambiato relativamente a sporcizia e maleducazione … ed i “topi giganti“, di cui si parla nel titolo, non sono certo volati via: solo che ora sono i soli rimasti non essendoci più gli alberi e gli uccelli!

Già allora si scriveva: “Le reti appaiono la soluzione ideale, almeno come deterrente: lanciare un sacco al di là di un’alta recinzione, con ampio gesto del braccio, darebbe molto più nell’occhio che non lasciare andare «distrattamente» un sacco giù per la scarpata, protetta solo dal basso guardrail. Il progetto reti era stato ipotizzato già un anno fa“.
Insomma, un “disincentivo” lungo 3 km che sarebbe comunque poi da ripensare se si farà la Metro: quindi non certo una soluzione in quanto l’immondizia si può lasciare poi anche al di qua di quella rete, senza neppure disturbarsi nel “lanciare un sacco al di là di un’alta recinzione, con ampio gesto del braccio“! Nell’articolo più recente citato inizialmente si parla addirittura di “copertura” con una rete: tutte opere costose che nulla hanno di propedeutico ad una realizzazione di una metropolitana sotterranea.
E mettere invece qualche telecamera nei punti “caldi”, che sono poi quelli in prossimità dei ponti, spesso anche luoghi di spaccio per cui potrebbero davvero servire come deterrente anche in quell’ambito? Infine, una sorveglianza più attenta delle forze dell’ordine ovviamente aiuterebbe molto!
Così come aiuterebbero a diffondere un’educazione civica, delle azioni frequenti dei vigili in p.zza Respighi angolo via Paisiello, dove perennemente ci sono macchine in seconda e terza fila che ostacolano anche il passaggio dei pullman oltre quello dei pedoni che attraversano e che risultano poco visibili alle macchine che svoltano, essendo parzialmente nascosti da quei parcheggi irregolari. … ma questa è un’altra storia, lo so, e se la vuoi leggere puoi andare in questo mio successivo post.

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La Stampa: Così il Passante cambierà Torino Corso Inghilterra sotto piazza Statuto – La Giunta approva i progetti esecutivi da mandare a Roma per sistemare la copertura del Passante ferroviario. Presentati i piani per completare il tunnel che collegherà il tratto tra Porta Susa e il corso Principe Oddone (19/2/2014)
Articolo interessante di quasi 5 anni fa.

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Da Google Maps si può poi ancora ripercorrere attualmente com’erano il “Trincerone” ed i suoi alberi quando sono state effettuate  da Google le riprese per StreetView.
Si noti che, essendoci state negli anni diverse registrazioni fotografiche, con Street View di Google Maps si può ancora ripercorrere tutto il bosco non solo in tutta la sua lunghezza, ma anche sia negli anni sia in diversi periodi dell’anno.
Per sapere in dettaglio come fare, vedi il mio post successivo Come vedere le modifiche avvenute in un territorio negli anni e nelle diverse stagioni, grazie a Street View.

Ad esempio, nel seguito mostro lo stesso tratto ad ottobre 2017 ed a luglio 2016 … e si può anche vedere in maggio 2015, maggio 2014, giugno 2012 e ottobre 2011. Uno spettacolo di colori!

Luglio 2016 Zoom su palo GMR 33

Vi anticipo già fin d’ora, con le seguenti foto odierne, quanto invece riprenderà la macchina di Google quando filmerà prossimamente nel medesimo punto, in corrispondenza perciò del palo GMR 33, qualsiasi sarà la stagione in cui passerà:

Gennaio 2019 – Vista dal medesimo palo GMR 33 (1)

Gennaio 2019 – Vista dal medesimo palo GMR 33 (2)

 

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Nel seguito alcune riprese dall’alto del “Trincerone” com’era, sempre tratte da Google Maps:

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Interessante il post su Wikipedia relativo alla stazione di Torino Vanchiglia, che ripercorre la storia dei quella stazione e del suo “Trincerone“.
Riporto nel seguito la foto ivi presente, inserita da Pmk58: si tratta di uno scatto di anni fa, penso nel periodo autunnale essendoci delle foglie già ingiallite. Riprende il tratto in corrispondenza di via Sempione 226: risulta evidente da questa foto come già da diversi anni erano stati recuperati i binari di ferro e rimanessero, come ad tutt’oggi, solo gli assi di legno, evidentemente ormai di nessun valore.

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6/1/2018 – Foto di alcune delle centinaia di alberi decennali (con tronchi di diametro spesso superiore ai 70 cm) inutilmente abbattuti nel trincerone dell’ex-ferrovia Vanchiglia a Torino: fai click per vedere l’album Flickr apposito o su Amazon Photo.

DSCF0747

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Nel Trincerone permangono a tutt’oggi (6/1/2019), a più di un mese dalla inutile devastazione di tutta la flora presente, tutti i rifiuti che non sono stati ancora raccolti
… insomma quello che si doveva urgentemente togliere è per ora rimasto, mentre gli alberi che si sarebbero eventualmente dovuti abbattere tra diversi anni non ci sono più! Analogamente, le macerie dei muri abbattuti dei sottopassaggi rimangono in bella vista e nessuna opera di una loro ricostruzione si vede all’orizzonte. Fai click per vedere l’album Flickr apposito o su Amazon Photo:

DSCF1112

Come ben si nota da alcune delle precedenti foto da me scattate il 6/1/2019, alcuni sacchetti di rifiuti sono assai recenti (successivi all’abbattimento degli alberi) ed alcuni addirittura relativi al capodanno appena trascorso. Sottolineo inoltre che risulta evidente come la maggior quantità di rifiuti sia presente nel tratto del fossato tra il parco Sempione ed il ponte di via Mercadante, pur essendo  il più frequentato e popolato e quindi apparentemente il meno idoneo da utilizzare come discarica se uno non vuole essere visto: nel tratto successivo, fino a via Bologna, le immondizie sono molto meno ma non per questo gli alberi sono stati minimamente risparmiati … d’altra parte, come già evidenziato, tale operazione non è stata per nulla propedeutica ad una eliminazione dell’immondizia che probabilmente si sarebbe potuta effettuare con il medesimo costo della sola attuale operazione di distruzione di tutta la vegetazione presente: segare e portar via centinaia di alberi non è stato infatti un lavoro da poco! Impressionante, poi, come esistano alcuni punti in cui siano stati scaricati nel tempo molti sacchetti (della medesima tipologia) dell’immondizia quotidiana, a comprova che sia opera di alcuni abitati incivili del quartiere stesso che abitualmente usano quel fossato come discarica per i propri rifiuti, anziché utilizzare i cassonetti dell’immondizia forse unicamente perché meno comodi da raggiungere: basterebbe poco individuare questi mascalzoni da parte delle forze dell’ordine competenti trattandosi di comportamenti “seriali” (e.g. webcam che riprendesse da un balcone ciascuna di quelle zone specifiche).
Si noti inoltre che buona parte dell’immondizia di notevoli dimensioni (e.g. gomme, boiler, armadi, infissi, tapparelle, mobiletti, materassi, enormi ruote per avvolgere cavi elettrici/ottici, vetri, bottiglie di vetro e di plastica, un acquario rotto, stampanti, passeggini, lavandini, water, poltrone, seggiole, bacinelle, ben tre biciclette in sharing distrutte ed un’altra rubata da cui sono stati prese alcune parti) si trova in prossimità del bordo del fossato oppure nel suo fondo, dove un tempo passavano i binari: quindi almeno quella si sarebbe potuta togliere agevolmente da tempo anche lasciando completamente intatta la vegetazione che invece è presente sulle sponde del fossato.
L’unica soluzione per fermare tale situazione non era quindi abbattere un bosco intero perlomeno anzitempo, ma ripulirlo dalle immondizie decennali e poi provvedere affinché ci fosse un più attento presidio da parte delle forze dell’ordine oltre ad un’opera di sensibilizzazione della cittadinanza stessa. Dalla tipologia di molti dei rifiuti anche ingombranti, risulta lampante che il problema vero del degrado non era la presenza degli alberi bensì sia la mancanza di educazione civica di una parte della popolazione del quartiere sia, verosimilmente, della omertà di un’altra parte della medesima che pur vedendo, non ha denunciato: penso sia praticamente impossibile che dato il numero di rifiuto e le dimensioni di almeno alcuni, tali comportamenti incivili possano essere stati effettuati tutti senza che nessuno abbia visto, anche solo dai balconi degli edifici ! Infatti, spetta anche agli stessi cittadini del quartiere fotografare e/o ripretendere con video, magari dai balconi, quando vedono incivili “abitanti insospettabili dei quartiere” “buttare sacchetti di rifiuti nel trincerone, come se non fosse loro l’ambiente che inquinano – come riportato in un commento a questo post di un cittadino che abita in un edificio che dà sul trincerone – e quindi denunciarli alle autorità competenti! Purtroppo, per mantenere buoni rapporti con i vicini, talvolta si rischia di essere forse inconsapevolmente complici di misfatti come questi!
Inoltre da quelle foto si evidenzia come ora si sia aggiunta all’immondizia anche la presenza delle macerie dei muri che impedivano l’accesso sotto i ponti, gettati giù per fare passare le ruspe da una parte all’altra di ciascuno di quelli: non sarà una facile ed economica impresa portarli via dal Trincerone, visto il loro peso e dimensioni, … e poi sembra ricostruire quelle pareti, sempre per i motivi per cui erano state non molti anni fa costruite e di cui si è già parlato precedentemente nel post!

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Come evidenziano le foto presenti in questo album Flickr apposito o su Amazon Photo, i ponti che congiungono via Sempione con via Gottardo e che consentono di oltrepassare il Trincerone (soprattutto i ponti di c.so Vercelli e di via Bologna) rivelano curati particolari architettonici di rilievo. Tuttavia, le loro condizioni non sembrano ottimali in diversi punti (soprattutto in quello di c.so Vercelli, probabilmente il più trafficato), presentando diverse crepe e scrostature tali da mostrare arrugginiti i rinforzi in ferro armato: sicuramente converrebbe effettuare un’adeguata verifica del loro stato strutturale.

DSCF1141

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Anni ’90 – Trincea binari dismessi per scalo Vanchiglia (utilizzati dal 1921 al 1990)
2015 – Binari oramai sommersi già da tempo dalla vegetazione (o già tolti?)
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Galleria Arte Moderna (GAM) di Torino: un museo da visitare!!

Bellissimo il “nuovo” allestimento della GAM!
In realtà non è nuovissimo (mi hanno detto che è dello scorso dicembre) ma era più di un anno che non la visitavo nuovamente.
Come in molti musei di Torino, ci sono molte più opere dello spazio a disposizione per esporle, per cui vere opere d’arte rimangono in magazzini per anni. E’ questo il caso de “la schiava” di Giacomo Ginotti che da più di un decennio era “scomparsa” ed ora finalmente è nuovamente visibile in tutta la sua bellezza. Aveva meritato addirittura la copertina in una edizione sulla GAM!

L’allestimento odierno, con pareti colorate e con una disposizione temporale, rende questa mostra veramente ancora più bella!
Insomma, vedere l’estemporanea sui Macchiaioli è piacevole, ma non è paragonabile (secondo me) ad una nuova visita alla permanente della GAM.

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Claudio Baglioni: uno spettacolo di musica, luci e scenografia incredibile!! (Pala Alpitour 24/11/2018)

3:05 ininterrotte di spettacolo!!

Ben pochi artisti (qualcuno tra i giovani?) riuscirebbero a reggere la scena in modo continuativo per così tanto tempo, con una professionalità ed una regia perfetta, riuscendo a coprire ogni direzione del palco, essendo questo posto centralmente rispetto al pubblico.

Oltre la ottima scelta di porre centralmente il vasto palco, le innumerevoli scenografie di immagini e luci, i ballerini e acrobati (almeno 30), le trovate sceniche, il palco con strutture mobili (capaci di creare gradini di diversa altezza e sempre diversi), le decine di musicisti (archi compresi) dislocati ai suoi angoli, hanno poi reso indimenticabile il tutto.

Spero proprio che venga realizzato un DVD dello spettacolo perché merita di essere immortalato!

Ecco solo alcuni degli innumerevoli momenti: sono immagini, riprese da lontano con un cellulare … ma credo sappiano dare ugualmente un’idea!!

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La NON soluzione agli ingorghi della rotonda di p.za Baldissera a Torino (… ed i semafori NON intelligenti di p.za Derna)

Solo ieri ho scoperto qual è stata la soluzione agli ingorghi della rotonda di p.za Baldissera: chiudere completamente in un verso di marcia (quello diretto verso la rotonda) c.so Venezia, la nuova strada terminata da poco e naturale proseguimento di c.so Principe Oddone!!!!!
Come ho trovato scritto anche su La Stampa del 16/11:La chiusura continuerà, almeno nelle prossime settimane, «fino a quando 5T non avrà mappato l’intera area, con i flussi di traffico»“. Insomma, per ora a tempo indeterminato …

Blocchi di cemento che bloccano completamente l’accesso ad uno dei tratti di c.so Venezia in un senso di marcia

Insomma, una strada a 4 corsie, inaugurata da sole poche settimane completamente sbarrata ed inutilizzabile, dalla rotonda di p.za Baldissera a quella di  via Lauro Rossi/via Breglio. Alti sbarramenti di cemento impediscono, per più di un chilometro, l’accesso di qualsiasi mezzo ad ogni tratta del corso: come visibile dalle seguenti foto, gli sbarramenti sono collocati in modo tale che neppure una bicicletta o un motorino riesce ad accederci, se non transitando dal marciapiede. Quindi tutto quel territorio è attualmente completamente inutilizzato e nemmeno il suo utilizzo temporaneo come posteggio è reso possibile (soluzione che era almeno stata adottata per l’ultimo tratto di c.so Vigevano durante i lunghi lavori di demolizione della sopraelevata).

Blocco di accesso al c.so Venezia presso la rotonda di via Breglio/via Lauro Rossi

Più di un chilometro di c.so Venezia completamente inutilizzabile

Ecco alcune foto/video che riprendono ciò che è successo il 14/11/2018:

Un video pubblico, inserito su FB da Tina Labate, rende bene l’idea del caos generato che ha bloccato la viabilità cittadina per più di due ore:

Anziché gli enormi blocchi in cemento, non sarebbe stato meglio rendere ZTL quel tratto di corso, collocando anche solo una telecamere sul varco di accesso alla rotonda da c.so Venezia, riducendo così drasticamente il suo accesso SOLO nelle ore di punta o quando reputato necessario dalla presenza di un’alta affluenza in quella rotonda?

Mi chiedo infine: era proprio imprevedibile l’ingorgo che si sarebbe creato facendo convergere, in una stessa rotonda, diverse direttive primarie a veloce percorrenza? Anche solo cercando online si trovano studi e programmi di simulazione che consentono di conoscere a priori le condizioni per le quali si verificano inevitabilmente degli intasamenti su incroci gestiti con semafori e/o rotonde di diverso raggio. A questo link ho trovato uno studio del 2004 di una università su “Simulazione di semafori e rotonde: verifica dell’efficienza al variare del traffico” in cui, impostando specifici parametri considerati realistici, si dedurrebbe il vantaggio nell’uso di rotonde (opportunamente dimensionate) rispetto all’uso di semafori. Penso però che non ci vogliano studi per capire che una rotonda fluidifica lo scorrimento del traffico se questo non è eccessivo, ma quando cresce occorrono comunque dei semafori  con i tempi regolati in base ai flussi presenti nelle diverse strade che si immettono, in modo da limitare così il numero delle auto presenti dentro la rotonda. Si trovano infatti agevolmente anche simulazioni (e.g. Traffic Jam without bottleneck (in a roundabout) – experimental evidence) che evidenzino come si possano agevolmente verificare ingorghi e rallentamenti in una rotonda, quando sono presenti in essa troppe macchine, anche solo per comportamenti non idonei di qualche autista, in quanto questi si ripercuotono su tutte le macchine correntemente presenti nella rotonda, fenomeno tanto maggiore quanto più sono i veicoli che la stanno occupando: ovviamente l’inserimento “forzato” di nuovi veicoli in una rotonda (che diversamente potrebbero stare  in attesa per diversi minuti, se aspettassero un adeguato spazio prima cercare di immettersi) inducono inevitabilmente ad uno di quei comportamenti di cui sopra da parte di qualche veicolo già presente nella rotonda, con variazioni repentine di velocità da cui le prevedibili conseguenze! Il tempo di attesa per avere uno spazio adeguato per l’inserimento di un nuovo veicolo in una rotonda risulta poi ovviamente dipendente dal diametro della medesima oltre che dal numero di vetture ivi presenti.
Fin quando TUTTI i veicoli non saranno a guida autonoma, il cui andamento viene regolato secondo una logica di ottimizzazione del traffico, la situazione da affrontare è quella descritta. Ci vorranno almeno 20 anni perché quelle nuove condizioni possano verificarsi, essendo il ciclo di vita di un’auto di circa 15 anni, per cui è necessario trovare oggi soluzioni alternative!

Ho letto discussioni su Facebook che in qualche modo colpevolizzano pedoni e ciclisti:
personalmente penso che il motivo di ingorghi del tipo di quelli che si sono verificati, non sono di certo né dei pedoni che attraversano né dei ciclisti che si allenano alla gimcana per poter proseguire in una pista ciclabile che si dirama un po’ sul lato sinistro della strada (nel controviale di c.so Vigevano) e un po’ sul lato destro …  Tuttavia una indicazione utile, sempre suggerita da un amico, è quella di allontanare dalla rotonda la zona di passaggio pedonale/ciclabile lasciando così un po’ di spazio alle macchine per defluire: invece attualmente le strisce sono attaccate alla rotonda, imponendo così una permanenza della macchina nella rotonda per dare la precedenza a pedone/ciclista, rallentando quindi tutte le macchine in essa presenti. Tali accorgimenti sono invece sapientemente adottati altrove, ad esempio nella rotonda di Place d’Etoile a Parigi che costituisce un ottimo esempio di rotonda di un 100m di diametro in cui confluiscono ben 12 strade e che non per questo ha evidenziato analoghi problemi di traffico.

In Place d’Etoile a Parigi c’è un esempio di una rotonda, di un 100m di diametro, in cui confluiscono ben 12 strade ma che non ha evidenziato analoghi problemi di traffico

I passaggi pedonali non sono a ridosso della rotonda, lasciando così spazio alle macchine di defluire

Anche in p.za Derna, altra rotonda nevralgica della città, spesso ci sono code sia su c.so Grosseto sia su c.so Giulio Cesare ed i semafori (seppur presenti) vengono usati esclusivamente come richiesta di accesso dei pedoni o per fare transitare in modo privilegiato la metropolitana leggera della linea 4: non sarebbe molto meglio renderli veramente intelligenti e capaci di regolare i flussi di accesso nella rotonda nei periodi in cui c’è una eccessiva presenza di auto, in modo da limitarne il numero nella rotonda?? Inoltre il rosso, quando passa un pedone, perdura anche per molto tempo dopo che effettivamente costui è transitato, sempre che non sia un anziano … ma non esisterebbero (utili a tale scopo) telecamere che sono in grado di rilevare la presenza o meno di pedoni ad esempio su strisce pedonali?

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P.S. 7/3/2019
https://www.quotidianopiemontese.it/2019/03/07/secondo-gli-esperti-del-politecnico-di-torino-il-problema-di-piazza-baldissera-e-la-portata-massima-dei-veicoli/

Quindi, dopo mesi di studi e simulazioni, “… secondo gli esperti del Politecnico di Torino il fattore critico della rotonda di piazza Baldissera è la portata massima dei veicoli in transito sulla piazza nelle ore di punta.“.
… non l’avrei mai detto!!

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P.S. 17/3/2019
Dopo quasi 3 mesi ho visto finalmente riaperto c.so Venezia. Dopo studi e simulazioni da parte di studiosi del Politecnico che avevano decretato che la problematica degli ingorghi era il numero di macchine eccessivo che arrivano alla rotonda di p.zza Baldissera, ora LA SOLUZIONE scelta qual è stata???

Nell’ultimo tratto, il restringimento ad una sola corsia del corso, nel verso che si immette nella rotonda! 🤔🙄🙄

… una soluzione di questo tipo si sarebbe penso potuta adottare il giorno dopo l’ingorgo, anche applicando il solo teorema della logica …
Inutile evidenziare che nuovamente è una NON soluzione, ma il solito taccone, … comunque sempre meglio del precedente che ha visto completamente inutilizzato per mesi un corso appena terminato!

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P.S. 20/3/2019

Da La Stampa : Tornano le code in piazza Baldissera, la tregua sembra già finita: la viabilità a Torino Nord ancora nel caos

Mi verrebbe da dire che si sta procedendo con soluzioni empiriche, che potrebbero venire in mente al primo studente che passa … altro che calcoli, modelli matematici e simulazioni!!
😦

Mi ripeto.
Non sarebbe meglio rendere ZTL quel tratto di corso, collocando anche solo una telecamere sul varco di accesso alla rotonda da c.so Venezia, riducendo così drasticamente il suo accesso SOLO nelle ore di punta o quando reputato necessario dalla presenza di un’alta affluenza in quella rotonda (agevolmente rilevabile da sensori/telecamere)? Basterebbe una telecamera, qualche sensore su ciascuna direttiva entrante nella rotonda ed un pannello luminoso di divieto di passaggio (attivo nelle ore di punta e/o quando le condizioni di traffico lo impongono).

Allontanare poi dalla rotonda la zona di passaggio pedonale/ciclabile, lasciando così un po’ di spazio alle macchine per defluire?

Grazie ai suggerimenti di amici e colleghi!!

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Ho trovato poi questo articolo ben fatto che indica chiaramente le regole stradali e le best practice per il guidatore che si trova a dover utilizzare una rotonda:

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P.S. Nessuna risposta da parte del contatto del Comune per la viabilità e trasporti alla mia email del 22/3/2019 che contenenva alcuni suggerimenti ovviamente da vagliare dai loro esperti: evidentemente la proattività del Cittadino sembra non interessi più di tanto … 🤔

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P.S. 7/8/2019

Un amico ci riprova con suggerimenti tramite Specchio dei tempi … magari la loro presenza su un quotidiano può servire più di una email!!

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P.S. 6/10/2019

Riporto una simpatica poesia di un altro amico che, scherzosamente, descrive assai meglio di tante altre parole la reale situazione tragicomica. Sebbene scritta dopo quasi un anno dalla pubblicazione di questo post, nulla è sostanzialmente cambiato   🤔🥴

BALDISSERA

C’è una piazza qui a Torino
Che è davvero un gran casino
Un girone assai infernale
Con rotonda circolare

È la piazza Baldissera
Dove il caos soggiorna e impera
Dal mattino fino a sera
Chi la imbocca aspetta e spera

Passi tu poi passo io?
Passo io poi passi tu?
Ma chi passa sant’Iddio
Non ne posso proprio più

“L’abbiam fatta per snellire”
Dice il tecnico urbanista
Già mi sembra di sentire
Tutti i vaffa messi in lista

Un semaforo era meglio
Era certo molto meglio
Perché il traffico se è troppo
Lo scongiura qualche intoppo

È davvero un gran carnaio
Per Sempronio Tizio e Caio
E lo è pur per Gin e Praio
Ma in tal caso è un ginepraio

Code blocchi e congestioni
Lunghe file e imprecazioni
Mentre subdole emissioni
Vanno dritte nei polmoni

C’è una piazza qui a Torino
Che fa rima con casino
È la piazza Baldissera
Mostruosa gran chimera!

Danilo Torrito
03.10.2019

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Come rendere “pubblico” un evento Facebook inizialmente inserito come “privato”

Se non si è soliti creare un evento su Facebook, può facilmente accadere di pubblicarlo come “privato”: infatti di default, quando si preme il pulsante Crea evento in  Altro -> Eventi, risulta impostata l’opzione Crea evento privato.

Creazione nuovo evento

Di default risulta impostata la creazione di un evento privato

Tuttavia la visibilità di un evento privato risulta assai limitata in quanto lo vedranno solo le persone esplicitamente invitate dall’organizzatore (che può poi decidere se consentire agli invitati di estendere tale invito ad altre persone). Non può essere neppure creato un post sul proprio profilo per condividerlo, ma risulta possibile unicamente inoltrare nuovi inviti puntuali!

Un evento privato può essere pubblicizzato SOLO mediante invio di inviti puntuali

Diversamente un evento pubblico può essere pubblicizzato in diversi modi, invitando non solo i propri amici ma anche inserendo in post (eventualmente pubblico) sul proprio profilo e inviando messaggi su Messenger.

Nn evento pubblico può essere pubblicizzato in diversi modi [e.g. post (eventualmente pubblico) sul proprio profilo e messaggi su Messenger]


Come fare quindi a far sì che l’evento diventi pubblico e quindi visibile a tutti?

La risposta è semplice: non si può fare! Purtroppo una volta creato un evento, non si possono modificare le relative impostazioni sulla privacy, come indicato anche nel Centro assistenza Facebook.
Tuttavia non disperare!! Puoi evitare di riscrivere tutto da capo semplicemente duplicando l’evento (privato) che hai già inserito e creare questa copia come evento pubblico e perciò visibile a tutti 😉
La procedura è semplice ed è esemplificata negli screenshot seguenti:

Duplica l’evento privato

Per il nuovo evento, copia del precedente, scegliere di renderlo pubblico


Ovviamente ora si avranno due eventi analoghi, uno privato ed uno pubblico … Quello privato si può comunque cancellare sempre che nessuno nel frattempo abbia già aderito: diversamente conviene mantenerlo comunuque!!

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How to install new fonts (possibly company ones) and use them in your editors

Sometime you want to use specific fonts that you downloaded from Internet (usually as .ttf files) or you have to use brand specific ones that you could download from an intranet (*).

There are many ways to install new fonts, for example from the Control Panel, but the easiest way  is to right click on the .ttf file of the new font and select Install. Note that if you have to install more fonts, you can select them all and then do the same procedure, always right clicking.

See also this page of the Windows Support Centre.

One font installation from a .ttf file

More fonts installation from a .ttf files

After having installed that new fonts, you will find them on every program, not only Microsoft one like Word, but any other (e.g. Adobe Premiere)

The new fonts are available in Word

The new fonts are available in any program (e.g. Adobe Premiere)

Moreover, if you have to make a an institutional video, you have to take care not only of the required font but also of other style issues (*).

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How to reduce the size of a pdf file or select only some of its pages (for free)

Sometime you need to reduce the size of a pdf file possibly because you have to upload in a site that give some constraints: here you can find several methods available online even for free that allows you to reduce size (and quality) of your pdf file.

In particular, smallpdf.com site allows you to both compress your local pdf file or extract only needed pages.

smallpdf.com allows to manage your local pdf file for free

 

 

 

 

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How to create a sending group in Outlook

Sometime it is useful to create a mailing list because you often need to send the same email always to some people.
In Outlook it is easy to create a group in your contacts and then use it when you write a new email. In the following you will find some screenshots that can help you to create a new group.

   Then, when you want to send a new email to that group you will find it among your Contacts, listed with a different icon and in bold:

 

 

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How to update Adobe Premiere/Photoshop to a minor release

It may happen that stating an Adobe desktop program, it notifies that there is an update. However even though you agree to install it, that notification continue to appear every time …

If you look at the program version you will notice that no update was really installed, even though a succede popup appeared!! In fact, something wrong happened and the update was not really installed and the solution is to download and install the last Adobe Application Manager that can be found at this link.

After installing it, you have to launch the Adobe desktop application and then going to the Help section of its top menu, choose the Update… voice.

The Adobe Application Manager will be activated and it will propose possible new free updates that can be installed!!

PS: Unfortunately, if you have an Adobe Photoshop Express 15 bought from the Microsoft Store, you will not have that Update voice in the Help menu and so you will not be able to get any update from there In fact Adobe should load that new update in the Microsoft Store so it could be automatically updated … and you should hope that they will 😦

 

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Another problem that I had with some video (even mp4 ones) is the rotation: in fact, even though in the editor the rotation is done and available playing it, once the rendering is done in a output file, only the voice is mantained on a black video!!

If you also have that problem with some few specific files, you can try using (instead of Adobe Premiere Elements 2021) AVS Video Editor to do that rotation (e.g. 90 degree) or VLC Media Player. Then, after having that part of video rotated, you can import it in the Adobe Premiere Elements project.

AVS Video Editor: Video effects -> Transform -> Rotate -> right click on rotate line and choose Edit effect then choosing the appropriate rotation
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Windows 10 – What to do if keypad and keyboard get disabled and how to disable the embedded touch mouse everytime an external one is used

Unfortunately it may happen that both the keyboard and the mouse become inactive on your PC.
It happened to me some days ago, possibly because I accidentally pressed some keys on the keyboard (I do not know what that sequence is … but that is not the matter of this post 🙂  that set the PC in a configuration for impaired people that could not use the mouse and the keyboard to interact with the PC … but the new way of interaction it is hard to be learned for a tipical PC user!!

On my HP portable PC, a little orange led switched on in the embedded touch mouse … that started to not respond anymore!  😦

An orange led switched on in the embedded touch mouse that stop to work

Therefore, how to let the PC be configured as it was before?

No way even after a logout or restart …

A possible solution is to press windows key + X and select device manager. Here there is a mouse section: click on it and enable/disable it. Then go to keyboard section and enable/disable it. Use the tab key or the arrows keys to move from one item to the next/previous one.

Another way is to press Fn+F7 simultaneously but not all laptop offer this keyboard shortcut. You can also look for Touchpad icon in notification area and double click the icon to disable your touchpad.

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Sometime you should want to disable the embedded PC touch mouse every time you are using an external mouse (USB or Bluetooth one). Note that in Windows 10, if you go to All Settings/Devices/Mouse -> Additional Mouse Options to have the Mouse Properties popup window available: be careful that this popup window could comes up behind main window!

Here you can find both Disable and Enable buttons: possibly you have to click on the Enable one to have the internal pointing device work again!
Moreover you can notice also a check box to turn off touch pad when an externa USB pointing device (e.g. a mouse) is attached. This is a permanent turning it off every time you reboot if you have a USB mouse attached, while just disabling it will only work until you shutdown your computer.

See also:

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Libera l’artista che c’è in te!! Invito a partecipare alla quarta edizione di TIM “Inclusion Week” per collaborare all’evento “Inclusione nel territorio degli armadi collocati in strada dai diversi fornitori di servizi”

Negli ultimi anni, annualmente viene organizzata in TIM la Inclusion Week,  con iniziative relative appunto all’inclusione proposte da dipendenti: spesso gli eventi sono relativi  la disabilità, l’etnia, l’orientamento sessuale/identità di genere, il genere/leaders hip al femminile, l’aging/longevity, la religione, ma possono anche riguardare qualsiasi tema in cui, in generale, si evidenzi come Inclusione = Valore.

Penso si tratti una bella iniziativa che vale la pena di sostenere e a cui partecipare!
#TIM4INCLUSION
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P.S. 1/12/2018
Potete trovare le slide realizzate per l’evento in quest’altro post che espone i contenuti presentati come base per il confronto e la discussione.

Vi invito poi a contribuire alla seguente indagine in cui non esiste nessuna domanda obbligatoria e a cui si può partecipare (se lo si desidera) anche in modo completamente anonimo: sicuramente mi potrà tornare utile per dare concretezza alle ipotesi tracciate!

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Gli eventi si tengono nelle sedi della ditta e può partecipare chiunque sia interessato (quindi non solo un dipendente ma anche un esterno) anche in qualità di solo “uditore”, sebbene in verità tutti gli eventi siano intesi per una partecipazione attiva di tutti i presenti!

Diversi sono gli eventi interessanti proposti in molte sedi TIM d’Italia. A questo link potete trovate l’elenco di tutti gli eventi che si terranno a Torino nella settimana del 26-30 novembre 2018.

Se siete interessati ad intervenire e/o conoscete realtà che lo possano essere, contattatemi via email o telefonicamente in quanto i partecipanti esterni devono essere preventivamente registrati per poter accedere alla sede TIM.
Potete comunicarmi la vostra adesione e/o richiedere ulteriori informazioni anche via email o scrivendo un commento a questo post.

Se poi sei un collega, l’adesione all’evento può essere effettuato direttamente tramite questo link della intranet.

In particolare, io ho proposto, come dipendente, l’evento relativo alla Inclusione nel territorio degli armadi collocati in strada dai diversi fornitori di servizi che si terrà il 29 novembre 2018 dalle 14:30 alle 16:30 nella sede TIM di via Olivetti 6 (alias via Reiss Romoli 274), Torino.

Quella degli “armadi” è una forma particolare di inclusione, ma potendo l’iniziativa riguardare qualsiasi tema che evidenzi come Inclusione = Valore, la proposta è stata considerata in tema e rilevante nel contesto sia della nostra azienda sia socialmente.

Infatti, per piccoli o grandi che siano, incassati o meno in un muro, tutti gli armadi, collocati ovunque sul territorio nazionale da diversi fornitori di servizi (e.g. di telecomunicazioni, di gas, di luce), attualmente deturpano di fatto il paesaggio e le architetture presenti: il loro numero è in continua crescita e, nel caso nel caso di quelli relativi alle telecomunicazioni, potrebbe avere un ulteriore incremento anche per via della dismissione programmata di diverse centrali ed una conseguente possibile distribuzione territoriale di alcune funzionalità attualmente centralizzate.

L’evento si propone di coinvolgere realtà del territorio per confrontarsi sul problema insieme anche ai colleghi interessati, cercando di trovare idee e possibili soluzioni che possano portare (spero) a sempre nuove realizzazioni concrete affinché alcuni dei molteplici armadi possano costituire un’occasione per abbellire il territorio.
Tutte le iniziative precedenti sono nate e morte dopo poco tempo, interessando un numero troppo esiguo di armadi per raggiungere un qualsivoglia obiettivo. Come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: è inutile avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio in quanto non hanno alcuna visibilità e, qualsiasi sia l’obiettivo, questo è sicuramente mancato!
Senza trovare le opportune sinergie con iniziative locali, i risultati quindi sono quelli che sono: solo la condivisione di obiettivi tra più attori può fare in modo che il loro numero cresca sempre più nel tempo, aumentandone quindi la visibilità e rendendo l’iniziativa anche economicamente più sostenibile. Si cercherà quindi di ricercare potenziali soluzioni win-win in cui tutti gli attori coinvolti possano trarne un vantaggio, il territorio in primis.

Vi invito a visionare un mio post scritto mesi fa su tale argomento  per avere eventualmente ulteriori indicazioni sull’obbiettivo dell’evento.

Sono riuscito a coinvolgere diverse persone esterne che sicuramente sapranno dare un contributo di sostanza alla tematica, tra cui:

  • Persone del Comune di Torino [e.g. progetto MurArte di Torino],
  • Docente dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.
  • Persone dell’associazione culturale OffGrid Italia, nata per promuovere le pratiche del vivere a basso impatto ambientale,
  • Visual Designer and Illustrator Designer che ha realizzato diverse opere di design per ditte ed iniziative soprattutto a sfondo sociale/ecologico oltre ad essere tra le ideatrici di un bando internazionale di illustrazione
  • Organizzatori di concorsi fotografici,
  • Artista che ha esposto in diverse collettive,
  • Packaging Designer per grandi aziende e piccole realtà,
  • Caricaturista presente nelle principali rassegne umoristiche e che collabora abitualmente con televisioni commerciali e nazionali,
  • Comunicatrice, coordinatrice e agente di sviluppo per eventi, iniziative e progetti socio-culturali oltre che giornalista alimentare,
  • Psicologo e psicoterapeuta, da sempre appassionato di fotografia fino a diventare non solo docente di corsi ma anche presidente di una Società Fotografica. Ha progettato workshop con l’obiettivo di indagare la consapevolezza che gli Autori hanno di sé stessi rispetto alle fotografie che producono, fondendo così sapientemente le sue doti fotografiche ed artistiche con le sue conoscenze da psicoterapeuta.

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Post pubblico dell’evento su Facebook

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Dopo avere letto il post Come trasformare in piccole opere d’arte gli armadi collocati in strada da diversi fornitori di servizi, abbellendo così un territorio anziché deturparlo come avviene attualmente  e/o avere partecipato all’evento in oggetto, se lo desideri puoi effettuare la seguente indagine a cui si può partecipare anche in modo completamente anonimo, se lo si desidera: sicuramente mi potrà tornare utile per dare concretezza alle ipotesi tracciate!
Fai click sulla prima pagina dell’indagine mostrata sotto o accedi tramite al QR code seguente:

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P.S. – Eccovi alcune delle caricature disegnate da Gianni Soria durante l’evento!

 

 

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Turin Photo Marathon 2018: ancora una volta è stato bello parteciparvi!!

Dopo avere saltato un anno (per mia indisposizione), questa volta ce l’ho fatta a partecipare nuovamente a questa bella iniziativa che si tiene annualmente anche nella mia città, Torino.

Come al solito i temi proposti erano 9, rilasciati 3 per volta ogni 4 ore, … e come al solito ne ho approfittato per girarmi la mia bella città, in lungo ed in largo, con la bicicletta … alla ricerca di qualche ispirazione, che immancabilmente giungeva improvvisamente 😉

Quest’anno il punto di incontro era la bella piazza davanti al Municipio:

Nel seguito eccovi le foto da me presentate, relativamente ai temi proposti.

P.S. … e se poi vuoi vedere anche gli scatti da me fatti per i temi del 2015 e del 2016, puoi andare a questo mio vecchio post del 2015  e questo del 2016 !!

Le mie foto relative all’evento 2018 sono pubblicate sul sito Turin Photo Marathon in questa pagina. 😉 … purtroppo ho notato che nella fretta ho inviato loro la foto sbagliata per il tema “Torino oscura“!! 😦

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TEMA 1 – Sua altezza

La Mole Antonelliana, simbolo di Torino, con un’altezza di 167,5 metri, per anni fu l’edificio più alto di Torino e, nonostante la costruzione dei recenti grattacieli (neppure paragonabili a lei in bellezza ed originalità), resta l’edificio più alto del profilo centrale urbano della città.
Le corone dei lampioni di piazza Vittorio sembrano, in prospettiva, incoronarla nella sua altezza!

… anche se non sembra, è stato necessario effettuare un bel po’ di fotoritocco per averla così come è ora, per via dei fili della luce e di una gru! Ecco la foto com’era in originale:

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 2 – Leggermente fuori focus

“Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini…”
F. Guccini

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 3 – La seconda vita degli oggetti

I dischi in vinile sono stati per decenni il supporto per la memorizzazione analogica delle musiche di due generazioni che anche grazie a loro hanno preso il volo verso sempre nuovi orizzonti.
Giusto quindi dare anche a loro una seconda vita … ovviamente artistica!

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 4 – Torino è casa mia

Quanta fatica si deve fare per poter chiamare veramente “casa” un generico alloggio. Come una lunga scala ripida, centinaia sono i gradini da salire e conquistare!

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 5 – Verità nascoste

Talvolta alcuni aspetti di una città si vorrebbero nascondere.
Come riprese da uno spioncino di un portone, delle immagini di un obiettivo possono dare la giusta visibilità a queste scomode verità.

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 6 – 6 come 6

Non sempre guardando un edificio di Torino, lo sguardo rimane estasiato!
Persino alcuni volti dei capitelli sembrano non apprezzare certi scempi edilizi… forse ricordando lo scempio dei preesistenti palazzi abbattuti!

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TEMA 7 – Cattura il futuro

L’insostenibilità dei mezzi di locomozione che sfruttano il petrolio è ormai evidente da decenni. È necessario andare oltre il possesso e gli interessi di pochi.
Energie rinnovabili, che possono servire a generare anche energia elettrica, valorizzazione della bici e dei mezzi pubblici, non possono che essere il futuro che dobbiamo auspicare!

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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TEMA 8 – Torino oscura

Soprattutto la sera, basta entrare in un qualsiasi androne di uno degli antichi edifici del centro, per scoprire quanto anche la semi oscurità sappia dare loro un fascino particolare. Basta poi una fievole luce al fondo, per rinnovare nel proprio spirito la speranza in una futura ristrutturazione di questi magici edifici.

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TEMA 9 – A grandi linee

Forse nulla più dei binari sanno dare la sensazione della lontananza, con le loro lunghe linee che sembrano convergere all’infinito,  fermata di arrivo del nostro viaggio.

Altre foto che avevo scattato sul medesimo tema, poi da me scartate nella selezione finale:

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Trasformare una presentazione PowerPoint in un video

Talvolta può essere conveniente effettuare un video da una presentazione Power Point, magari per pubblicarla su YouTube o Vimeo, inserendo anche dei propri commenti vocali per ciascuna slide.

L’operazione è assai agevole e le istruzioni dettagliate si possono trovare agevolmente nei seguenti articoli del sito di supporto Microsoft:

Sostanzialmente, per effettuare una registrazione audio da associare a ciascuna slide (e successivamente visualizzata nel riquadro relativo alle animazioni), è sufficiente premere l’icona Registrazione presentazione nel tab Presentazione.

Per creare poi un video dalla presentazione, che includa tutte le animazioni impostate e la eventuale registrazione audio associata, è sufficiente andare su File -> Esporta – Crea video

Se questa è una esigenza ricorrente, può allora essere conveniente introdurre una sezione Registrazione apposita nel menu. Per far ciò è sufficiente andare su File -> Opzioni ed attivare la funzionalità Registrazione.

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Affinity photo and Affinity Designer: valid alternatives to Adobe products (i.e Photoshop and Illustrator)

In the past I always used Adobe suite (e.g. Photoshop) to manage and retouching my pictures, but now I started to use the Affinity suite that seems very good too … and cheaper!

You can buy it even from the Microsoft Store (Affinity Photo; Affinity Designer) so you can always easily download it to any new PC you will own in the future too. I bought both the programs but, for the time being I started to use only Affinity Photo. and not yet the other vector graphic design software.

At the beginning you could be a little lost because the tools are sometime different from the ones you are used to find in Photoshop, but there are a lot of official and unofficial very nice video tutorials that can help you. You can find them both in YouTube and in Vimeo.
Moreover there is a nice forum where you can find the right answer to possibly your questions and even ask for more and you can also have a look and subscribe to their Facebook site.

If you login into your Affinty Account: Affinity site, you can both manage your account/products and access to tutorials/forums.

Finally, launching the program and looking into the popup Wellcome page, you can access to a page that allows you to download a free Macro Pack that comes with a QuickStart_Guide.pdf that explains how to impost in the program Macros, so also those ones.

If needed, but I don’t think so, there are also workbook that explain the tools … even though I think they are a bit too expensive, it could be worth to buy them (it is strange but you can find a better price on Amazon than from the Affinity site … no shipping costs!).

As stated here, the tutorial set includes a lot of information on every aspects:

Beginners Series

Introduction

Basics

Transforming

Selections and Masking

Correction

Retouching

RAW Development

Getting Creative

Design Aids

Channels

Filters

Panoramas

HDR (High Dynamic Range)

Focus Merging (Focus Stacking)

Live Stacking

Live Projections (360 editing, perspective projection)

 OpenEXR/32-bit

3D Render/Texture Work

Colour Management

Macros

Finishing Off

Plugins

Projects

Bonus Content

Windows Workflow videos

In addition to the regular tutorials, we’ve also got some workflow videos shot on the Windows version of Photo that cover using a variety of features to edit an image to completion. These tend to be released on a more informal basis.

 

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How to extend your network in a remote area /Come estendere la propria rete in un’area assai distante

NOTE for Italians – Se preferisci leggere questo post tradotto in italiano, utilizzando le funzionalità di Google Translator, premi questo link.

Of course, before equipping yourself with the networking devices needed to build a long-distance WiFi connection, it’s important to ask whether building a wireless link on public land is legal or not in your Country.
At least in Italy this is possible, in compliance with certain conditions clearly described in this article and also reported at the bottom of this post: Is it legal in Italy to set up a WiFi connection on public land?

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I bought two outdoor access points (tp-link CPE510 [*]) and a wireless router (tp-link AC1350) in order to extend an Internet connection to a location far (some hundreds meter) from a modem connected to the Internet.

CPEs are designed to build long-range directional links so they are not well-suited to feed other devices such as phones, tablets, or laptops. This is because CPEs, by design, concentrate RF energy in a specific direction (45º angle for CPE510 and 65º angle for CPE210). If your need is to provide a omnidirectional access point, you better should use an EAP110-Outdoor or an EAP225-Outdoor with 360º omnidirectional antennas for supplying SOHO clients locally.

Anyway, in my case I mainly needed to get a cable remote connection using the wireless router AC1350, so a CPE510 configured as an Access point and another as a Client fit my needs 🙂
See also How to build a Wireless Network between home and farm using tp-link products?
The distance can be till 3km in the best conditions (with no obstacles at all)!
In the following you can find the screenshots for all the configurations I set for all the devices, together with some suggestions and possibly useful information.

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P.S. 23/12/2020 – It is more than two years that the remote network is working and only two times I had a problem in connecting to Internet from the remote area. Both times, I solved the problem simply resetting the transmitter and receiver  (i.e. unplugging the power from them, so they restart both sides being the equipments powered by the Ethernet cable through a PoE connection). Becareful to wait few minutes before testing the connection after a reset, because there is a delay due to the needed synchronization!!

First, you need to set a fixed IP to your OC in order to directly connect each CPE and configure them: by default, each one is accessible at the URL 192.168.0.254

You can possibly check, with the Power Shell or the Command Prompt, if the fixed IP is really set on that PC:

After you did all the configurations, remember to set again the configuration in order that the PC obtains the IP address automatically, as it is usually by default when it is connected to a DHCP server.

The first time, the credentials are admin/admin and you should change at least the password for further accesses:

The CPE510 that will be connected to the modem must be set in the Access Point operation mode.

You can possibly specify even the distance of the Client CPE (e.g. 0,4km).

The connection type can be set Dynamic and leave as fallback IP the 192.168.0.254 one: remember to always click the Apply button and then the Save one in order the changes are stored.

If you do not need to use that Access Point for other Wi-Fi devices other than the remote CPE, you should better set the MAXtream to enable improved performances:

You can set the proper time zone and synchronize the date/time with the PC one:

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The other CPE that will be connected to the wireless router AC1350 must be set in the Client operation mode:

You should lock to be connected only to that remote Access Point, setting its MAC address and providing the PSK password: even for the client you can set the distance of the Access Point in order to optimize the reception.

  Also, for the client the Dynamic connection type should be set but this time it is better to change the fallback IP in order it is different from the other CPE (the Access Point one) so even in strange condition (where the dynamic IP assignment fails) they will have different IP, so they can be easily reached from remote (a tab for each IP address URL).

 Every time you can see for both the CPEs the Status and in particular the signal quality of the client configured one: this can help to move give the best directions to both CPEs

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Then you have to configure the wireless router AC1350 setting both a password for the administrator and then setting also the Network name and the related password that should be set every time a client will connect to that Wi-Fi.

You can possibly deactivate the DHCP and enable the Remote Management for all devices

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Connecting your PC to the same modem, you can then also see all the  attached devices to that network and know the IP addresses assigned by the unique DHCP:

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You can possibly download and install the tp-link Control SW to manage all the devices from a PC connected to that network … even though it is sufficient to connect to each device directly with their IP addresses, as seen before.

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P.S.
If you want to configure the remote CPE510 to provide also a local Wi-Fi, you should set it as a Bridge and no more as a Client (see this thread in the tp-link forum): till now I did not try that configuration because I mainly need to get a cable remote connection using the wireless router AC1350.

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You can be interested in:


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P.S.

In Italia è legale allestire un collegamento WiFi su suolo pubblico?

Riporto quanto chiaramente descrito in questo articolo che rimanda poi a questa pagina dell’Ispettorato Liguria (mise.gov.it) per reperire uteriori informazioni al riguardo:

In Italia l’uso privato di reti WiFi che attraversano suolo pubblico sulla banda dei 2,4 GHz e 5 GHz è oggi permesso e non prevede né il versamento di contributi né l’acquisizione di alcuna autorizzazione preventiva. Solamente, però, a certe condizioni.

Un privato o un’azienda possono quindi trasmettere dati via WiFi sui 2,4 GHz o 5 GHz con l’unico obbligo di rispettare le potenze massime consentite (100 mW o 20 dBm EIRP sulle bande dei 2,4 GHz; 1.000 mW o 30 dBm EIRP sui 5 GHz esclusivamente nella banda compresa tra 5725 e 5875 MHz) e di utilizzare soltanto apparati provvisti di marcatura CE.

Il termine uso privato è chiarito nel testo del Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/2003) successivamente modificato dal D.Lgs. 28 maggio 2012, n. 70: nel caso di “uso privato”, la rete wireless deve essere utilizzata soltanto per trasmissioni riguardanti attività di propria pertinenza, con espresso divieto di effettuare traffico per conto terzi.

La normativa, quindi, dà carta bianca a quelle imprese e a quei privati che avessero necessità di collegare più stabili riconducibili alla medesima proprietà.

Nel caso di “uso pubblico” ovvero allorquando si volessero installare uno o più access point WiFi per offrire il servizio Internet ai propri clienti in uno spazio aperto al pubblico, non è comunque necessario richiedere alcuna autorizzazione se l’impresa non ha come attività principale la fornitura di servizi di comunicazione elettronica“.

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Come riuscire a rinnovare l’abbonamento annuale dalle macchinette del metro, senza dover fare la coda all’ufficio clienti del Gruppo Torinese Trasporti … e relativi consigli per superare gli ostacoli di una procedura inutilmente complessa e di una interfaccia utente per nulla intuitiva

Come ogni anno scolastico, ho dovuto rinnovare per mia figlia  la tessera annuale per studenti dei trasporti pubblici di Torino … e ogni anno non è un’impresa facile come uno si aspetterebbe!!

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P.S. 8/2019 – Vedi anche:

Come agevolmente (senza fare code) rinnovare/attivare online un abbonamento tramite il sito del Gruppo Torinese Trasporti (GTT)

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Il tutto si aggiunge all’assurdità di una BipCard personale che si può ricaricare con soli 5 biglietti per di più di una medesima sola tipologia (biglietti singola corsa o biglietti giornalieri)!! Perché poi personale con la propria foto? Perché non poterla far utilizzare anche da un altro familiare/amico? Molto meglio la soluzione adottata a Milano dove si può addirittura entrare nel Metro avvicinando il proprio bancomat sul lettore contactless!!

Milano: pagamento con bancomat wireless

Già nel 2015 avevo scritto infatti il post “Poco usabile la sezione di registrazione del sito GTT di Torino (e … troppi problemi di accesso al suo sito di e-commerce?)” in cui avevo evidenziato come la procedura secondo me più conveniente per un rinnovo era quella di recarsi ad una delle emettitrice automatica del metro, viste sia le problematiche di accesso (almeno di allora) al sito di e-commerce della GTT, sia al fatto che comunque poi si deveva andare a validare la BIP card comunque in una stazione del metro … utilizzando quelle medesime emettitrici automatiche che consentono anche di effettuare il pagamento con bancomat o VISA: tanto valeva quindi effettuare contestualmente il pagamento!
Sembra comunque che, a distanza di anni da quel mio precedente post, il sito di ecommerce ora funzioni a dovere e che si possa nella tessera validare il pagamento effettuato utilizzando anche le timbratrici abilitate sui mezzi, per cui può essere ora una alternativa valida a quella di pagare e validare contestualmente l’abbonamento ad una emettitrice automatica del metro.
Conviene comunque leggere bene le FAQ del sito della GTT da cui si apprende che gli abbonamenti per studenti non esistono più e che “sono stati sostituiti dagli abbonamenti Under 26, riservati a tutte le persone con meno di 26 anni d’età. Gli abbonamenti Under 26 sono sia annuali sia mensili, possono essere acquistati a tariffa agevolata ISEE oppure ordinaria e valgono sulle reti urbana e suburbana di GTT “.

Si apprende anche che ora l’attivazione è possibile non solo dalle emettitrici automatiche delle stazioni della metropolitana (come mi sembra fosse almeno qualche anno fa), ma anche da quelle presenti sui veicoli urbani: “per i titoli di viaggio della rete urbana o urbana+suburbana GTT (abbonamenti annuali e mensili del tipo Under 26, Formula U, Over 65) puoi effettuare l’attivazione a partire dal giorno successivo l’acquisto, recandoti presso uno dei seguenti punti:

  • le validatrici a bordo di oltre 300 veicoli urbani GTT (bus e tram);
  • le emettitrici automatiche delle stazioni della metropolitana;
  • le validatrici all’esterno dei Centri Servizi al Cliente GTT o l’autostazione Fiochetto a Torino“.

Tuttavia, uno degli scorsi anni, pur volendo fare solo un rinnovo, avevo dovuto fare comunque la coda agli sportelli gestiti dal personale GTT per poter cambiare la durata dell’abbonamento [dai soli mesi scolastici (10 mesi), utilizzato l’anno precedente, a tutto l’anno (12 mesi)]: troppo difficile sembrerebbe introdurre nell’interfaccia delle emettitrici automatiche  dei biglietti e degli abbonamenti, aggiungere un pulsante per lasciare allo studente, ogni anno, la possibilità di scegliere tra le due possibili forme di rinnovo dell’abbonamento e non permettendo solo quello relativo alla formula scelta l’anno precedente!!
A fine giugno mi ero già recato per il rinnovo ma poi avevo desistito in quanto veniva proposto un rinnovo solo dal mese corrente o da quello successivo e non come avrei voluto da settembre: infatti, terminando l’abbonamento dello scorso anno scolastico a fine agosto, avrei perso un mese di abbonamento!!!

Quest’anno ci sono state le modifiche tariffarie che hanno aumentato notevolmente anche il prezzo dell’abbonamento … ma le difficoltà nel rinnovo permangono e forse sono anche peggiorate.

Sono infatti da poco tornato dalla stazione del metro di Porta Susa dove non solo c’è lo sportello clienti della GTT, ma ci sono anche le emettitrici automatiche  che distribuiscono biglietti e rinnovi degli abbonamenti. Vista la coda fuori dagli uffici, mi sono subito dirottato verso quelle emettitrici, andando in quelle più vicine a quegli uffici, posizionate circa a metà dei locali della Stazione di Porta Susa. Con mio stupore, pur posizionando precedentemente la tessera BIP nell’apposito contenitore in plastica trasparente (in basso a sinistra) e quindi subito premendo sul pulsate della bandiera italiana per avere le istruzioni nella mia lingua nativa, ho visto comparire sullo schermo come uniche scelte SOLO quelle relative all’acquisto di biglietti singoli o multipli.

La cosa era così strana da farmi addirittura supporre che solo alcune di quelle emettitrici automatiche fossero abilitate al rinnovo degli abbonamenti. Mi sono quindi recato in quelle presenti  davanti al vecchio ingresso della stazione, sempre nell’entrata del metro, in quanto erano quelle che avevo utilizzato gli anni scorsi: tuttavia il comportamento è stato inizialmente analogo!
Casualmente, nelle molteplici prove, dopo avere posizionato la tessera nell’apposito supporto in basso a sinistra, ho ritardato diversi secondi ad effettuare qualsiasi altra operazione (e non ho premuto quindi sul display l’icona con la bandiera italiana per selezionare la lingua) … e con mio stupore automaticamente è comparsa la videata che consentiva il rinnovo dell’abbonamento! Quindi TUTTE le emettitrici automatiche sono abilitate ma, dopo avere posizionato correttamente la tessera, NON si deve premere sullo schermo l’icona della bandiera per scegliere la lingua, ma semplicemente aspettare qualche secondo di più (almeno inspiegabili 5 sec, probabilmente necessari al riconoscimento della tessera e/o alla necessità di contattare un server remoto particolarmente lento o sovraccaricato) per vedere apparire in automatico le opzioni di rinnovo in italiano. Quel tempo, non indifferente, in cui evidentemente si deve semplicemente attendere che la tessera venga riconosciuta e magari qualche verifica lato server venga effettuata, non determina a video alcuna modifica (e.g. clessidra di attesa con interazione video disabilitata) e se si preme l’icona della lingua immediatamente dopo il posizionamento della tessera, vengono mostrate solo le opzioni di acquisto dei singoli biglietti; analogamente, se si sceglie la lingua e quindi si posiziona la tessera, non succede nulla e la videata permane quella della scelta dei singoli biglietti.

Dopo avere scelto l’opzione di abbonamento dal mese successivo, essendo una cifra notevole quella da pagare, ovviamente ho pensato di pagarla con il bancomat inserendolo nell’apposita fessura. Nuovamente con mio stupore il piccolo display del bancomat non dava segno di riconoscere la presenza di quella scheda. Ho provato quindi anche con la carta di credito e, inserendola, ugualmente nulla a display cambiava. Dopo diversi tentativi ho poi notato, sempre casualmente, la presenza nella videata a colori del display principale, dove è visualizzato il riepilogo del pagamento da effettuare, la presenza di una scritta in nero, quasi illeggibile in quanto sovrapposta a delle immagini, in cui c’era qualche riferimento relativo al pagamento con bancomat: anche se non si presentava come un pulsante ben definito, ho comunque premuto in quella zona dello schermo e, quasi magicamente, la lettura del bancomat si è attivata, riuscendo così finalmente ad effettuare il pagamento ed ad ottenerne la ricevuta.

Ripetendo poi tutta la procedura per poter effettuare le foto che intendevo inserire in questo post, purtroppo non sono più riuscito, essendo già effettuato il rinnovo, ad ottenere la videata dove è presente in basso in centro quella scritta semi-nascosta che consente di attivare un pagamento con carta, ma penso sia agevole immaginare il tutto sebbene sia una procedura di pagamento assai inusuale per chi è consono pagare benzina, autostrada, parcheggi o quant’altro dove la lettura della carta avviene semplicemente inserendola nell’apposita fessura!
Quindi, se anche voi pagate con una carta, alla presentazione della pagina di riepilogo per effettuare il pagamento, è necessario premere in basso in centro, dove c’è una scritta quasi illeggibile, per vedere attivata la sua lettura e riuscire ad effettuare il pagamento.

La foto seguente, effettuata successivamente al pagamento per immortalare la procedura, riesce tuttavia solo a mostrarla parzialmente: essendo l’abbonamento già rinnovato, non ha infatti alcun effetto infatti la pressione del pulsante ACQUISTA che porterebbe appunto a quella pagina di riepilogo di cui sopra, in cui c’è  quella scritta (centrale in basso) da premere per attivare il pagamento con carta:

Ovviamente il rinnovo tramite questa procedura automatica consente di effettuare solo pagamenti per l’importo massimo, senza eventuali sconti di cui uno può avere diritto …

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Come concludere?

Direi che, per essere un sistema automatico rivolto al pubblico di qualsiasi età ed estrazione culturale, sia la procedura sia l’interfaccia che consente il rinnovo degli abbonamenti GTT sono inspiegabilmente complicate, non guidate e poco intuitive
Non mi meraviglio perciò delle lunghe code agli sportelli al pubblico  soprattutto in questo periodo, mentre, durante la mia permanenza nella stazione del metro  non ho visto nessuno utilizzare in autonomia il rinnovo dalle emettitrici automatiche. Forse che la maggioranza rimanenti usino l’opzione di acquisto tramite il sito e-commerce della GTT … oppure utilizzino piuttosto il bollettino postale o altri canali di vendita che prevedono una commissione? 😦

 

Suggerimenti per GTT?

  • Consentire di effettuare il rinnovo non solo per il mese corrente o quello successivo ma anche almeno per il mese ancora dopo, per scaglionare meglio l’afflusso delle persone/studenti nei periodi di rinnovo. Perché non consentire già a giugno di rinnovare l’abbonamento per l’anno scolastico successivo che inizia a settembre?
  • Consentire di poter scegliere il rinnovo a 10 o a 12 mesi indipendentemente dalla scelta effettuata l’anno precedente.
  • Consentire di ottenere le opzione di rinnovo dell’abbonamento anche se si preme il pulsante con la bandiera relativa alla lingua, indipendentemente dal fatto di avere sufficientemente prima posizionato la BIP card nell’apposito alloggiamento. Molto meglio sarebbe infatti avere, nella videata seguente la selezione della lingua, un tasto apposito per effettuare gli abbonamenti che, quando premuto, suggerisca la procedura da effettuare (i.e. il posizionamento della BIP card nell’apposito contenitore e successiva attesa di suo riconoscimento).

  • Nel riepilogo, prima del pagamento, specificare meglio che la tipologia di acquisto (e.g.  abbonamento per studenti ): ora vengono indicati l’ora e il numero di linea dell’ultima corsa effettuata … del tutto irrilevante ai fini dell’acquisto del rinnovo annuale!! Tale indicazione anzi confonde ed indurrebbe addirittura a pensare che si sta rinnovando un abbonamento relativo unicamente a quella linea di pullman!
  • Attivare il pagamento con carta in automatico al suo inserimento nell’apposita fessura (come normalmente avviene altrove nei pagamenti automatici, e.g. autostrada, parcheggi) … o almeno rendere ben visibile (e chiaramente come pulsante) quella che ora è una scritta semi-nascosta relativa ad esprimere la volontà di effettuare il pagamento con carta.
Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Pensieri&Parole, Torino e dintorni | 3 commenti

How to gather some additional information on your site traffic (e.g. WordPress one) and help search engines to index it

If you have a site it can be useful to have information on its traffic and possibly help spiders to index it. I already wrote a post on How to submit the URL of a site to main search engines, but you can do something more …

Every search engine have in fact a specific site for webmasters and here you can both verify your site in order to receive traffic information and provide your sitemap, usually an XML file made available in your domain.

In case you have a WordPress site, because a WordPress user has not access to all the files of his domain but he can only manage his posts, the only way to get a site verification by a is to ask the there is to ask for a meta-tag to some spider providers. Then in WordPress there is a Webmaster Tools section where you can insert that meta-tag provided by Google (Google Search Console), Bing ( Bing Webmaster Center), Pinterest (Pinterest Site Verification), Yandex (Yandex.Webmaster). That section can be reached both in the new dashboard and in the old one:

[P.S. 9/6/2021 – The path to Site verification services (IT: Servizi di verifica del sito) now changed to Tools -> Marketing and go into Traffic tab): see also Strumenti per webmaster – Supporto – WordPress.com

Site verification services (IT: Servizi di verifica del sito) now changed to Tools -> Marketing

]

New dashboard: Settings -> Traffic
Old dashboard: Tools -> Available Tools

To get the meta-tag from Google you have to go to http://g.co/SearchConsole with your Google account: everything is well explained in a WordPress tutorial but I think that the following screenshots should be sufficient to complete the all procedure for all the providers.

Each time you have to write the URL of your site, ask the provider for a meta-tag, copy it in the appropriate WordPress field (and save that insertion!), then go back to that provider and ask it to verify your site.

Then for each provider it is also convenient to write the sitemap of your site that is an XML file that WordPress makes available at yoursitename/sitemap.xml.

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Google (Google Search Console)

[9/6/2021 update – Note that step 5II must be done after having inserted the copied google-site-verification code in the WordPress site

]

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Bing (Bing Webmaster Center)

[9/6/2021 update – Note that step 7II must be done after having inserted the copied Bing msvalidate.01 code in the WordPress site

]

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Pinterest (Pinterest Site Verification)

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Yandex (Yandex.Webmaster)

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Useful other posts:

Pubblicato in Review e test, Tecnologia | 3 commenti

Come riuscire a vedere i dettagli del traffico del telefonino aziendale dei dipendenti TIM, qualora vengano riportati dei costi sul proprio stipendio

Per la prima volta mi sono ritrovato un importo (seppur irrisorio)  sullo stipendio per avere superato i limiti di utilizzo del cellulare aziendale.

Ho cercato quindi di capire la motivazione di quella spesa sia andando sull’app Impresa Semplice sia sul portale mybusiness.it: purtroppo a prima vista l’app consente di accedere solo ai dati del mese corrente, mentre il portale fornisce, nella sezione HomeFatturazione e trafficoTelefonia MobileRiepilogo consumi personaliRiepilogo consumi, solo il riepilogo dei consumi del mese in corso e di quello precedente … peccato che quelli indicati nello stipendio di agosto fossero relativi al MM/AA = 04/18!

In realtà, se si guarda bene, si vede che esiste proprio una voce apposita relativa alla documentazione del traffico fatturato per i dipendenti TIM, peccato che sia l’ultima dell’elenco e, leggendo la prima voce relativa al Riepilogo dei tuoi consumi, ovviamente viene subito da selezionare quella e non proseguire neppure nella lettura delle restanti voci!!

Da questa sezione si riesce a selezionare il bimestre di interesse ed ottenere quindi i dati puntuali del traffico a seconda della tipologia 🙂

Selezionando poi i link Traffico Generico o Traffico Dati si ottengono poi i dettagli ricercati:

Ovviamente, per velocizzare la ricerca delle voci con importo, conviene aprirne la versione stampabile (vedi tasto evidenziato nello screenshot precedente) che mostra su un unico foglio tutte le voci, permettendo quindi di effettuare un’agevole ricerca delle voci di interesse.

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Può essere di tuo interesse il mio post precedente Profilo tariffario TIM per Noi: come visualizzare il proprio traffico? Sito www.myBusiness.it e app Impresa Semplice

Pubblicato in Aziendali, Giustizia, burocrazia e malcostume | 1 commento

Claudio Lolli: le sue canzoni continuano a vivere ancora in tutti noi

E’ morto uno dei grandi cantautori della mia gioventù e non solo …

Se n’è andato nel silenzio dei media, tutti presi in questi giorni a descrivere nei minimi dettagli la tragedia annunciata del crollo del ponte di Genova. Nel silenzio, forse in quella tristezza caratteristica di molti suoi brani, che tuttavia non è mai stata rassegnazione.

Ci rimangono le sue canzoni profonde, ci lascia un suo ultimo recente disco, “Il grande freddo“, tra i più belli degli ultimi suoi lavori e giustamente premiato con la targa Tenco.
Il suo modo di cantare, soprattutto nei concerti dal vivo, si era nel tempo trasformato quasi in un reading, ridando nuova luce a molte sue canzoni: tra tutte cito “Adriatico” che è così diventata, secondo me, un capolavoro che vi invito ad ascoltare. La sua voce particolare, talvolta quasi gracchiante, rendeva unica ogni sua esibizione. Il suo modo di esporsi al pubblico con quel suo libretto sgangherato in cui c’erano i testi delle sue canzoni che talvolta adocchiava mentre cantava, incurante di mostrare che non tutto ricordava a memoria, … perché non era quel tipo di memoria che i suoi ascoltatori volevano da lui, ma ben altra …

Stavo proprio in questi giorni leggendo il suo libro “Lettere matrimoniali” sul kindle: una serie di sue lettere scritte alla moglie nel periodo susseguente alla morte della madre avvenuta una decina di anni fa. Un Lolli diverso dai testi delle sue canzoni, con lettere personali, talvolta molto personali e forse persino troppo sincere per essere pubblicate. Come ho letto giustamente in un commento su fb, sono “sono una grande dichiarazione di amore per la moglie. Ovviamente fuori dagli schemi, ma di una tenerezza assoluta nella sua crudezza descrittiva“. Alcune di quelle lettere ti fanno pensare, altre sorridere, altre ancora ricordare.
Finirò ora di leggerlo con un po’ di amaro in bocca, sapendo che non è più tra noi, sapendo che non potrò più ascoltare nuove sue canzoni.

Lo ricordo come una persona cordiale, con cui tranquillamente si poteva bere una birra ad un tavolo del locale in cui avrebbe poi suonato, … incurante, negli ultimi decenni, del numero esiguo, troppo esiguo, del pubblico costituito tuttavia da veri ammiratori delle sue canzoni, … non necessariamente ultra cinquantenni!

 

“[..] Bisogna vincere la morte, quella che non si fa vedere, che viene senza far rumore, che non si fa aprir le porte, che non fa mai vestir di nero tutti i parenti all’ospedale, che non ha mai camere ardenti, né cerimonie, né funerali.
Quella nascosta nella tua noia, nella mia noia, nelle parole che ci diciamo senza capire nemmeno quel che vogliamo dire, quella che come un regista esperto ci mette in scena nel suo deserto.

E se domani la mia giacca sarà, la giacca di un disgraziato, non sarò mai così fregato come tuo padre“. (La giacca – Claudio Lolli)

Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata“. (Ho visto anche degli zingari felici – Claudio Lolli)

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Inserisco in questo post il link all’album Flickr con alcune delle foto che avevo scattato ancora con una macchina analogica nel 1999 (p.zza d’Armi per Sere d’estate) e 2000(locale ai Murazzi) a Torino, in due dei suoi numerosi concerti realizzati da Claudio in tutta Italia insieme con Paolo Capodacqua.
Desidero condividerle come album Flickr, con chi apprezza la sua poesia e se qualcuno desiderasse poi averle nella definizione originale non ha che da chiedermelo! Per vedere tutte le foto fai click sulla seguente immagine:

1999_Lolli (26)_f

Possono interessarti poi i miei post:

 

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28/3/2020 Buon compleanno Claudio 

Stupendo medley di Paolo Capodacqua

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6/4/2021

Ritrovo incampagna la pagina del giornale che annunciava l’avvenuta morte di Claudio: inserisco nel post per ricordo ….

https://www.raiplay.it/video/2021/10/Blob–Puntata-del-30102021-c626a8bb-ef82-4a1f-a6b0-bda1e74510c7.html

Pubblicato in Arte e Bellezza, Musica, Pensieri&Parole, Ricordi | 2 commenti

Come trasformare in piccole opere d’arte gli armadi collocati in strada da diversi fornitori di servizi, abbellendo così un territorio anziché deturparlo come avviene attualmente

Questo è un post a cui tengo particolarmente e che cercherò di pubblicizzare a dovere, sperando possa dare i suoi frutti! Nel tempo si è arricchito di contenuti grazie anche ai contributi di coloro che sono intervenuti all’evento “Inclusione nel territorio degli armadi collocati in strada dai diversi fornitori di servizi” realizzato nell’ambito della TIM Inclusion Week.

Dal momento che il post è molto lungo e difficilmente riuscirai a leggerlo tutto in una volta, ho pensato bene di introdurre il seguente indice affinché risulti più agevole raggiungere di volta in volta le diverse sezioni:

  1. Premessa
  2. La situazione attuale: un giro per una città (e.g. Torino)
  3. Ora ti chiedo: cos’è meglio?
  4. Analisi di alcune iniziative dove si sono personalizzati armadi con pitture o fotografie
  5. Cosa si può fare per migliorare l’attuale situazione che, di anno in anno, peggiora sempre più?
  6. La mia proposta: condivisione di obiettivi tra più attori e realtà del territorio, per dare continuità all’iniziativa e renderla economicamente sostenibile
  7. Dove trovare/cercare sponsorizzazioni?
  8. Perché un fornitore di servizi dovrebbe favorire un’iniziativa di questo tipo?
  9. ANNESSO 1 – Foto dell’iniziativa di Usseaux
  10. ANNESSO 2 – Foto dell’iniziativa di Milano

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Premessa

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Dopo una descrizione delle problematiche ed un’analisi di iniziative trascorse o in essere,  questo post si propone di tracciare alcune linee guida e lanciare alcune proposte affinché alcuni dei molteplici armadi collocati ovunque nelle città/paesi da diversi fornitori di servizi (e.g. telecomunicazioni, gas, luce) possano costituire un’occasione per abbellire il territorio nazionale e magare servire anche come tramite per fornire servizi.

Se preferisci, puoi anche vedere su YouTube il seguente video che contiene buona parte delle informazioni contenute in questo post, e/o scaricare la presentazione da questo link.

Infine, ti invito, dopo avere letto questo post e/o avere partecipato all’evento menzionato della TIM Inclusion Week, a contribuire alla seguente indagine a cui si può partecipare anche in modo completamente anonimo: sicuramente mi potrà tornare utile nel tentativo di dare concretezza alle ipotesi tracciate! Per accedere all’indagine fai click sull’immagine seguente o, se preferisci, utilizza questo QR Code.


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La situazione attuale: un giro per una città (e.g. Torino)

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Durante una passeggiata in bici nel centro di Torino, mi è stato assai facile fotografare alcuni armadi collocati ovunque, anche in luoghi storici della mia città. Senza dubbio la loro presenza non può che farci storcere la bocca … se ancora abbiamo la sensibilità di notarli!

La situazione torinese è ovviamente analoga a quella di tutte le altre città, italiane e non solo. Per piccoli o grandi che siano, incassati o meno in un muro, di fatto tutti gli armadi collocati per strada da diversi fornitori di servizi deturpano il paesaggio e le architetture presenti. Siamo talmente ormai abituati a vederli che quasi non notiamo nemmeno più quanto degradino il territorio e neppure più quanti siano … ed ovunque il loro numero è in continua crescita.  Nel caso poi di quelli relativi alle telecomunicazioni, si potrebbe avere un ulteriore incremento anche per via sia di eventuali nuovi operatori sia della dismissione programmata di diverse centrali della telefonia tradizionale (divenute obsolete con l’avvento della fibra) e la possibile distribuzione territoriale di alcune funzionalità attualmente centralizzate.

Eccovi alcuni esempi:

P.zza Castello – Torino (1)

P.zza Castello – Torino (2)

La cittadella – Torino

Viale di C.so Siccardi – Torino

C.so Vercelli angolo Via Martorelli

Si può notare come molto spesso alcuni siano raggruppati, rubando ampie aree di spazio a piazze e marciapiedi e rendendo il tutto ancora più spiacevole alla vista. Questo avviene per armadi relativi alle linee telefoniche poiché generalmente hanno adiacenti anche armadi di altri operatori che si collegano alla medesima rete di accesso.
Per non parlare poi di quelli aperti, oltre che sporchi!

L’immagine seguente (trovata in questo sito) mostra chiaramente la situazione descritta precedentemente, in cui coesistono in un medesimo territorio più armadi, ciascuno relativo ad un specifico operatore telefonico:

Presenza di più armadi in un medesimo territorio, ciascuno relativo a ciascun operatore telefonico

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Ora ti chiedo: cos’è meglio?

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La seguente foto dimostra come, talvolta, basti veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva, come d’altra parte dimostrano anche alcuni graffiti e la street art in generale!

Talvolta basta veramente poco per trasformare un oggetto, avulso dal contesto, in qualcosa di perlomeno simpatico e capace di suscitare emozioni in chi lo osserva

Osserva ora, per gli armadi mostrati nel seguito, il prima e il dopo aver loro applicato una forma artistica, in questi casi simulata da me tramite fotoritocco … ma ovviamente l’effetto sarebbe il medesimo se fosse stata effettivamente realizzata!
Cerca poi di immaginare come un territorio, che conosci ed a cui sei affezionato, potrebbe cambiare radicalmente in meglio!

Il primo esempio è un fotomontaggio realizzato utilizzando un mio dipinto ed alcune foto di nuvole:

Il trompè l’oeil ovviamente può essere utilizzato sapientemente anche in questo contesto ed i seguenti esempi spero riescano a dimostrarlo:


A conferma poi di come la street art potrebbe tornare utile, ho effettuato il seguente fotomontaggio utilizzando una foto che ha immortalato uno dei tanti murales del Parco Dora di Torino ora scomparsi perché cancellati per sempre dai muri da altri dipinti sovrapposti … d’altra parte questo è il naturale ciclo di vita della street art che la rende, secondo me, ancora più speciale!
[P.S. grazie Flox “17” di averlo disegnato … semmai navigassi in questa pagina, spero non ti dispiaccia che l’abbia pubblicato su Internet!!]

Talvolta poi capita di leggere sui muri frasi che fanno riflettere. Infatti, alcune forme di street art possono essere viste, secondo me, come collegate ad una sorta di “street philosophy/psychology” … altre fanno magari solo sorridere, ma a modo loro sono ugualmente speciali.
Nel seguito riporto alcune immagini di esempio ma, se desideri vederne altre, puoi visitare il mio precedente post specificatamente dedicato alla Street philosophy/psychology …
Anche questa forma di “arte” potrebbe trovare una sua collocazione sugli armadi, magari per veicolare messaggi con finalità sociali e di ausilio alla diffusione nella cittadinanza di una educazione civica.


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Analisi di alcune iniziative dove si sono personalizzati armadi con pitture o fotografie

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Iniziative analoghe si sono già viste? Sicuramente, quella di abbellire artisticamente degli armadi e aggiungere magari funzionalità aggiuntive non è certo una nuova idea. Tuttavia, tutte le iniziative da me conosciute e che andrò a considerate, sono relative a piccole realtà paesane o a singole città o sono state realizzate solo per un limitato periodo temporale: quindi hanno interessato un numero troppo esiguo di armadi per raggiungere un qualsivoglia obiettivo.

Diverso sarebbe il discorso se una iniziativa in quel senso fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi a livello nazionale e riuscisse a trovare sinergie con realtà locali tali da potersi sostenere nel tempo anche da un punto di vista economico.
Come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica. Inutile è avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio in quanto non hanno alcuna visibilità e, qualsiasi fosse l’obiettivo, questo è sicuramente mancato! Senza trovare le opportune sinergie con iniziative locali, i risultati sono quelli che si sono visti fino ad oggi!
Solo una condivisione di obiettivi tra più attori può consentire una loro crescita numerica nel tempo, aumentandone quindi la visibilità e potendo così pensare a soluzioni che permettano di rendere l’iniziativa anche economicamente sostenibile.
Analizzo nel seguito alcune delle iniziative pregresse, scegliendole in base alla tipologia che le caratterizza ed evidenziando per ciascuna sia i risultati raggiunti sia i loro possibili limiti. Una hirundo non facit ver”: seppure si sia trattato di iniziative tutte lodevoli, senza avere trovato le opportune sinergie, i risultati raggiunti sono stato limitati geograficamente e temporalmente! In ogni modo risulta interessante analizzare le scelte effettuate e le forme di risultati comunque ottenuti, ad esempio in termini di pubblicità, di promozione turistica, di immagine e di aggregazione dei dipendenti.

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1) Piccolo paese montano: Usseaux

Ho visto proprio poco tempo fa la soluzione adottata da un piccolo paese di montagna, Usseaux, che è riuscito a trasformare in piccole opere d’arte tutti gli elementi che stonavano con il suo territorio, dagli armadi dei contatori del gas alle buche delle lettere.
In questo modo, non solo hanno abbellito il paese, ma è anche accresciuto il numero di turisti che lo visitano proprio per ammirare quei suoi murales e dipinti.
Sicuramente quello non è il primo ed unico paese al mondo a fare uso della pittura per migliorare l’estetica del suo paesaggio, ma penso renda bene l’idea di che cosa si possa fare in tal senso, anche solo con piccole iniziative locali e con bassi investimenti alla portata di un Comune di poche anime!
Ecco un esempio del prima e dopo relativamente ad una cassetta contenente il contatore del gas:


Il limite ovvio di questa iniziativa, come di quella di altre analoghe, è quello geografico, in quanto ha interessato piccole realtà paesane, generalmente montane o di campagna. I risultati ottenuti sono comunque andati ben oltre alle possibili aspettative iniziali.

Al fondo del post ho inserito ulteriori foto di alcune delle opere realizzate in quel paese che hanno interessato principalmente armadi di proprietà privata (e.g. cassette contenenti il contatore del gas, buche delle lettere).

La foto successiva mostra un esempio di cabina elettrica “con arte” presente all’ingresso di un agriturismo a Vauda Canavese (TO):

Nel seguito un ulteriore esempio di come dei cassonetti dell’immondizia possano diventare addirittura piacevoli alla vista:

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2) Grande metropoli: Milano [2015]

A Milano, nell’anno dell’Expo (2015), c’è stata una interessante iniziativa nell’ambito del progetto di arredo urbano Urban Art Renaissance: promossa da A2a e Fondazione Aemha permesso a 50 artisti di realizzare ciascuno 3 opere di street art sugli armadi delle centraline semaforiche presenti nella città, per un totale di ben 150 dipinti.
Nel seguito riporto alcuni articoli apparsi sui giornali al riguardo che evidenziano come anche i residenti abbiano apprezzato i risultati ottenuti e siano stati loro stessi coinvolti nell’iniziativa. Questa iniziativa dimostra come iniziative analoghe possano essere realizzate concretamente anche in una grande città e non solo in piccole realtà paesane.

Tuttavia, anche quella bella iniziativa ha avuto, a mio parere i limiti seguenti:

  • Seppur abbia coinvolto un numero considerevoli di armadi, purtroppo è rimasta limitata nel tempo non essendo agganciata ad iniziative periodiche del territorio (e.g. concorsi annuali): persino 150 armadi si perdono in una città grande come Milano, se il loro numero rimane tale mentre il quello degli armadi continua a crescere sempre più!
  • L’aver interessato poi solo gli armadi delle centraline semaforiche, cioè di un’unica tipologia, è poi stata una limitazione notevole, anche se ha probabilmente semplificato le autorizzazioni necessarie!
  • Non esiste un legame, un tema conduttore tra le diverse opere realizzate.
  • Non è stata neppure sfruttata la possibilità di richiamare oggetti d’arte o architetture caratteristiche di quel territorio e/o affrontare tematiche sociali specifiche.

Se desideri saperne di più su quella comunque bella iniziativa che può essere di riferimento anche per attività future, puoi vedere i seguenti link e video:

Articoli apparsi su i giornali relative all’iniziativa del progetto di arredo urbano Urban Art Renaissance, che ha interessato 150 centraline semaforiche (Milano, 2015)

Si noti che, oltre richiamare l’attenzione dei media, ottenere l’apprezzamento dei residenti, derivarne un libro illustrato presentato alla Triennale di Milano, anche quella iniziativa ha contribuito a far prosperare una nuova forma di turismo orientato a visionare graffiti e street art, veri e propri musei a cielo aperto tutti da scoprire e fotografare:

Queste iniziative hanno contribuito a far prosperare una nuova forma di turismo orientato a visionare graffiti e street art

Analogamente anche a Torino esistono Tour turistici analoghi :

Street art tour organizzati a Torino

Come verrà descritto più nel dettaglio successivamente nel post, a Milano esiste addirittura il MAUA (Museo di Arte Urbana Aumentata) che è “una galleria a cielo aperto, fuori dal centro di Milano, che consta di oltre 50 opere di street art animate con altrettanti contenuti virtuali“. Come specificherò meglio poi nel seguito, quella iniziativa si sta anche estendendo in altre città tra cui Torino.

In fondo al post potete vedere alcune delle realizzazioni artistiche che mi sono piaciute maggiormente: potete comunque vedere tutte le 150 opere accedendo alla sezione pubblica delle foto del sito Facebook di Davide Atomo Tinelli.

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3) Iniziativa di una ditta: FotoGraffiTI di Telecom Italia [2011]

In Telecom Italia (nell’aprile 2011) c’è stata un’iniziativa chiamata FotoGraffiTI che ha portato l’anno seguente (marzo 2012) ad alcune realizzazioni concrete.
Si è trattato di un concorso fotografico interno, cioè rivolto ai dipendenti, pensato proprio per selezionare alcune immagini paesaggistiche con cui “abbellire” alcuni armadi ripartilinea delle principali città italiane.

Anche in questo caso si possono evidenziare alcuni limiti di questa iniziativa:

  • Solo 64 sono state le foto selezionate che hanno trovato una collocazione reale in alcune delle maggiori città italiane, quindi un numero troppo esiguo per raggiungere un qualsivoglia obiettivo. A Torino questi armadi dovrebbero (o dovevano) trovarsi nei pressi di p.zza Solferino ma, anche se frequento spesso quella zona, non li ho davvero mai notati, così come non ne ho mai visti in altre parti d’Italia, essendo poche decine su migliaia armadi presenti 😦
  • Forse sarebbe stato meglio sia puntare sull’originalità dell’opera, suggerendo tematiche specifiche sull’innovazione e/o di interesse sociale, e magari non limitarsi alla forma artistica fotografica.
  • Soprattutto si doveva dare continuità all’iniziativa, agganciandola anche ad iniziative locali periodiche, prevedendo poi anche una partecipazione attiva non solo dei dipendenti ma anche degli abitanti del territorio, contribuendo così a migliorare l’immagine del marchio.

Su YouTube si possono ancora vedere i seguenti video che pubblicizzano quella iniziativa aziendale.

Video 1Patrizia Nobile (Responsabile Open Access — Governace) e Fabio Galluccio (Responsabile Risorse Umane — People Caring) descrivono il progetto che, attraverso il coinvolgimento di tutto il personale Telecom Italia, trasforma gli armadi ripartilinea presenti sul territorio in elementi decorativi.

In quel video ormai datato del 2012 viene detto che Telecom gestisce 152000 armadi ripartilinea (“dove vengono attestati alcuni elementi di rete della parte di rete di accesso, la cosiddetta ultima miglia“) su tutto il territorio nazionale: oggi ovviamente sono molti di più. “Questi armadi devo essere gestiti, mantenuti, bonificati periodicamente“. “Il merito è quello di rendere particolari i nostri armadi ripartilinea che altrimenti sarebbero delle scatole grigie ed anonime“. E’ stato un “modo partecipativo di sentirsi parte dell’azienda“.

Video 2FotograffiTi è il progetto di trasformazione degli armadi ripartilinea che ha coinvolto tutto il personale di Telecom Italia, che hanno inviato e poi scelto le fotografie più significative, raffiguranti bellezze architettoniche o paesaggistiche tipiche di un capoluogo italiano. Le immagini sono state applicate sullo sportello degli armadi Telecom presenti nelle varie città. La prima installazione ha avuto luogo a Modena.

Durante l’opera di manutenzione di quei 64 armadi interessati dall’iniziativa, la foto era stata collocata in pochi secondi ed modo molto agevole, essendo inserita dall’alto nella apposita fessura presente nella porta dell’armadio: quella tipologia di armadi è infatti dotata di uno sportello già pensato per ospitare un eventuale cartellone/foto. La semplice procedura di collocazione della foto è ben visibile nel video 2 (al minuto 1:43), nel video 3 (al minuto 1:25) e nel video 4 (ai minut1 0:16; 1:12). In alternativa si sarebbe potuto collocare l’immagine con un adesivo, ma per quegli armadi appositamente costruiti con quella feritoia, risulta sicuramente più agevole e veloce utilizzare quel metodo visto!


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Cosa si può fare per migliorare l’attuale situazione che, di anno in anno, peggiora sempre più?

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Le soluzioni possibili sono molteplici e cercherò di elencarne diverse e non sono solo estetiche e/o tecniche, ma riguardano anche il coinvolgimento del numero maggiore possibile di realtà locali, soprattutto quelle già da tempo affermate, ed anche della cittadinanza stessa.

1) Mimetizzazione dell’armadio

Talvolta basterebbe anche solo pitturare  l’armadio con il medesimo colore del muro retrostante  o riprodurre l’immagine dei suoi suoi mattoni. Un esempio in cui potrebbe essere utilizzata proficuamente tale modalità di mimetizzazione sono gli armadi collocati in p.zza Castello, proprio a fianco della cancellata destra del Palazzo Reale.

Talvolta si vedono poi  enormi pannelli di copertura che riproducono la facciata di un palazzo durante la sua ristrutturazione, come nel caso di Palazzo Madama a Torino.

Copertura della facciata di Palazzo Madama, attualmente in ristrutturazione

Analogamente, per coprire aree in edificazione, sono realizzati pannelli con stampati muri “finti“, come nel caso  di c.so Bolzano angolo c.so Vittorio Emanuele II: in bella vista rimane solo la bruttezza di un armadietto isolato appoggiato al bel pannello di plastica!

Pannello di “muro finto” per coprire l’area in edificazione di c.so Bolzano angolo c.so Vittorio Emanuele II


Viene da chiedersi come mai non si riescano ad effettuare operazioni analoghe per degli armadi
(almeno per alcuni), cioè per oggetti di ben più limitate dimensioni e che, per di più, permangono nel tempo!

Un’altra operazione di “mimetizzazione” è stata effettuata a Torino per delle barriere di cemento collocate in p.zza Castello, ricoprendole con un telo plastificato con stampata una semplice immagine di alberi con il cielo, rendendole così sicuramente più accettabili. Ovviamente per un armadio, che deve poter essere aperto, una soluzione di rivestimento analoga non potrebbe essere adottata: tuttavia penso possa rendere l’idea come si possa migliorare l’aspetto di un oggetto avulso dal contesto.

Barriere di cemento di p.zza Castello, Torino

Barriere di cemento di p.zza Castello, Torino

Relativamente agli apparati di rete, talvolta ne ho visti alcuni sapientemente mimetizzati quando collocati su architetture storiche, ma si tratta di casi assai sporadici. Inoltre per gli armadi, spesso sia le loro dimensioni sia il loro posizionamento sono tali che risulta alquanto difficile ed improbabile renderli quasi invisibili alla vista!
Incassarli nei muri o nel selciato può essere una soluzione talvolta percorribile: seppur anche solo gli sportelli metallici non siano certo esteticamente belli, almeno così non si ruba spazio a marciapiedi o piazze!

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2) Personalizzazione dell’armadio con pitture o immagini fotografiche

Se la soluzione di mimetizzarli o incassarli non è percorribile, come spesso purtroppo accade, sicuramente risulta possibile renderli almeno esteticamente più piacevoli, ad esempio personalizzandoli con pitture appropriate al contesto ed il più possibile originali.

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3) Inserzione di elementi e/o servizi “reali” che sappiano rendere socialmente utile la presenza dell’armadio nel luogo in cui si trova

La valorizzazione di un armadio potrebbe comprendere non solo realizzazioni grafiche, ad esempio per mimetizzarlo con trompè l’oeil, ma anche prevedere l’inserimento di elementi “reali” per rendere socialmente utile la sua presenza. Sempre più spesso, nelle città nascono zone di aggregazione, rivalutando piccole zone pedonali tramite anche solo la collocazione di qualche panchina. In questo modo vengono rivalutate aree precedentemente inutilizzate e che ora diventano punti di aggregazione per giovani e/o anziani. Soprattutto qualora più armadi si trovino in quelle aree, nel bel mezzo di una zona pedonale o piazza, si potrebbe cercare di sfruttare la loro presenza per trovarne un utilizzo concreto e socialmente utile, … oltre ovviamente ad abbellirli esteticamente. L’inclusione di un armadio potrebbe perciò anche comportare l’introduzione di funzionalità specifiche, tali da fornire servizi di pubblica utilità nell’area loro adiacente.

Ad esempio, potrebbe essere aggiunta una cassetta reale per contenere i libri in sharing per dare all’iniziativa un connotato ancora più socialmente utile: il book sharing si sta sempre più diffondendo grazie anche al supporto delle biblioteche o di alcuni musei che ovviamente potrebbero dare un contributo all’iniziativa.
Il fotomontaggio seguente penso renda bene l’idea sebbene, in verità, mostri solo dei trompè l’oeil e manchi quella cassetta reale con veri libri di cui si è ipotizzato sopra … ma è facile immaginarla collocata sopra l’armadio stesso, mischiando così finzione e realtà.

Inoltre, essendo alimentati, alcuni armadi potrebbero essere estesi nelle funzionalità per fornire servizi al cittadino. Ad esempio potrebbero all’occorrenza diffondere musica , con l’inserimento di eventuali spot pubblicitari periodici, per rendere l’operazione economicamente sostenibile.
Un’eventuale collocazione nell’armadio di casse Bluetooth a cui poter collegare un proprio smartphone, potrebbe inoltre consentire di ascoltare loro brani specifici alle persone magari sedute sulle panchine adiacenti.
Si potrebbero anche fornire stazioni USB per la ricarica di apparecchiature (e.g. cellulari) ed rendere disponibile un servizio Wi-Fi e/o altri specifici relativi all’IoT (Internet of Things).
Infine, come ultimo ulteriore esempio, si potrebbe collocare dietro all’armadio (adiacente ma opportunamente staccato) un pannello con giochi educativi e/o supporti per canestri di mini-basket.

Tutti i servizi descritti precedentemente potrebbero essere offerti grazie ad accordi con le municipalità e/o tramite un accesso ai clienti tramite una RFID card e/o una mobile app.

Se collocati opportunamente, degli armadi potrebbero essere addirittura  utilizzati come stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Questi avranno sempre maggiore diffusione soprattutto nelle grandi città e già oggi sono state collocate diverse stazioni di ricarica pensate esclusivamente a tale scopo e che quindi occupano un ulteriore considerevole spazio sui marciapiedi. Diversamente, se  invece si utilizzassero per tale scopo infrastrutture preesistenti, quali appunto gli armadi, ciò consentirebbe di non rubare ulteriore spazio ai marciapiedi! Anche quest’ultima ipotesi è tutt’altro che futuribile o assurda, se è vero che la Deutsche Telekom ha già deciso di aggiungere, entro il 2020, capacità di ricarica per veicoli elettrici a 11.500 armadi di distribuzione collocati su strada e in 500 centrali telefoniche opportunamente selezionate,  (*). Questi punti di ricarica per auto elettriche saranno utilizzabili dall’utenza tramite una RFID card ed una mobile app. Attualmente quella soluzione viene considerata l’opzione di ricarica più veloce disponibile per le e-Cars delle città tedesche: infatti, offrendo agli utenti fino a 150 kW, si consente ad un veicolo di ricaricarsi in soli 10 minuti di un’energia elettrica sufficiente per viaggiare circa 100 km.

Entro il 2020, Deutsche Telekom ha già deciso di aggiungere capacità di ricarica per veicoli elettrici a 11.500 armadi di strada

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4) Supporto dell’informatica.

L’informatica potrebbe essere di supporto all’iniziativa, consentendo anche di introdurre una possibile sponsorizzazione da parte di terzi, grazie alla pubblicità, senza per questo togliere nulla all’estetica dell’iniziativa artistica. Anzi, in tal modo l’iniziativa potrebbe diventare potenzialmente anche economicamente vantaggiosa.

Si potrebbe realizzare un semplice servizio web (utilizzabile poi da siti ed app) che fornisca le seguenti informazioni, per ciascun armadio così “abbellito”:

  • La sua localizzazione, con funzionalità di navigazione per raggiungerlo;
  • Una preview dell’opera;
  • Informazioni sull’autore e sul significato dell’opera;
  • Indicazione del promoter con eventuale breve spot pubblicitario. In questo modo si potrebbe contare su un appoggio economico di ditte in cambio di una pubblicità non particolarmente invasiva.
  • Eventuali estensioni in 3D e/o multimediali.

Un’interfaccia utente che utilizzasse la realtà aumentata (o addirittura virtuale), sia per individuarne la presenza nelle vicinanze e mostrare le informazioni associate, sia per aggiungere contenuto all’opera (e.g. darle movimento, fare apparite nuovi dettagli) potrebbe ovviamente rendere ancora più appetibile una loro ricerca per un turista/fotografo: questa nuova forma di turismo abbiamo visto che è in crescita.

Anche questa non è un’idea completamente nuova ed esistono già app che realizzano, almeno parte, alcune delle funzionalità elencate: si considera nel seguito uno degli esempi più innovativi che si sta diffondendo sempre più in diverse città:

BEPART – the Public Imagination Movement

Un esempio di utilizzo di metodi informatici per coadiuvare iniziative collegate alla street-art è quella utilizzata da BEPART – the Public Imagination Movement, start up innovativa (Società Cooperativa Impresa Sociale) che “riempie la città di arte, design, video, suoni e parole, attraverso la realtà aumentata e che permette a chiunque di creare ed installare contenuti o semplicemente fruirli negli spazi urbani attraverso il proprio smartdevice e attraverso visori appositi“.
Da visitare sia il loro sito bepart.net sia quello Facebook del MAUA (Museo di Arte Urbana Aumentata) che propone in alcune città anche corsi (gratuiti grazie a sponsorizzazioni). Sulla pagina che descrive il progetto si legge che quel Museo di Arte Urbana Aumentata “è una galleria a cielo aperto, fuori dal centro di Milano, che consta di oltre 50 opere di street art animate con altrettanti contenuti virtuali fruibili attraverso la realtà aumentata: è nato grazie al Bando alle Periferie finanziato dal Comune di Milano” … “Le opere del MAUA sono state selezionate dagli abitanti dei quartieri, in un esperimento avanzato di curatela diffusa che ha previsto l’individuazione collettiva e partecipata delle opere e una discussione comune sul loro significato percepito e sul loro valore per le strade della città“.  

Sottolineo l’importanza data di rendere partecipi gli abitanti del territorio dove le opere sarebbero state collocate.

Nel seguito un video che mostra come la realtà aumentata possa dare nuova vita ad opere di street art murali e come possa essa stessa essere un’opera d’arte autonoma, usufruibile semplicemente collocando il cartello con i riferimenti all’opera da visualizzare virtualmente (e.g. opera virtuale che mostra colorati tentacoli virtuali che fuoriescono dal fiume Po o da una finestra).

Anche a Torino esistono alcune opere collegate a quella iniziativa: ad esempio nei pressi del teatro Colosseo esiste un enorme murales rappresentante un orso e dove in prossimità è affisso il cartello seguente che invita ad installarsi l’app Bepart per poter visualizzare le estensioni di realtà aumentata relative a quell’opera artistica.

Cartello presente in prossimità di un’opera di street art che aderisce all’iniziativa bepart, con il link per scaricare l’app che consente di usufruire di ulteriori contenuti in realtà aumentata.

Inoltre, sempre a Torino proprio recentemente nei week-end (24/25 novembre e 1/2 dicembre 2018), c’è stato un workshop gratuito finalizzato alla formazione di AR Content Creator e AR maker, condotto dai designer di animazione digitale di BEPART, in collaborazione con Camera Centro Italiano per la Fotografia e PUSH.
Come indicato nella pagina del sito BEPART relativo a quella iniziativa, “Come materiale di partenza, i partecipanti utilizzano le foto di 40 opere di street art distribuite tra i diversi quartieri di Torino, selezionate dagli stessi abitanti dei quartieri.
Le animazioni in AR saranno parte dell’edizione torinese di MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata. Nel corso del workshop le foto delle opere di street art sono elaborate in digitale, animate e trasformate in opere d’arte digitale, in realtà aumentata. Le migliori opere entrano a far parte dell’edizione torinese di MAUA, di una pubblicazione in AR e di una mostra itinerante
“.
Quindi stanno continuando le iniziative anche del MAUA Torino che, si legge, sono “a cura di BEPART, Avanzi (Sostenibilità per Azioni), BASE Milano, Camera Centro Italiano per la Fotografia, IUR (Innovazione Urbana Rigenerazione), PUSH., Terre di mezzo Editore, Toolbox Coworking.
Quel progetto è sostenuto da
AxTO (Azioni per le periferie torinesi) ed è finanziato dalla Città di Torino e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri“.
Anche da questa informazione deduco che piccoli finanziamenti da parte delle amministrazioni sono ancora possibili anche in questo periodo di crisi economica, per realizzazioni che sappiano dare dei risultati concreti nell’ambito della sostenibilità ed arredo del territorio urbano.

Progetto sostenuto da AxTO (Azioni per le periferie torinesi), finanziato dalla Città di Torino e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

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La mia proposta: condivisione di obiettivi tra più attori e realtà del territorio per dare continuità all’iniziativa e renderla economicamente sostenibile

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L’idea di abbellire esteticamente un armadio non risulta perciò sicuramente di per sé un’idea originale ma, se fosse adottata da una o più ditte di distribuzione di servizi, con una iniziativa non limitata nel tempo oltre che territorialmente, penso potrebbe costituire sia una forma di valorizzazione di diversi territori a livello nazionale sia un valido mezzo pubblicitario originale, sicuramente apprezzato dai cittadini/clienti.

Ovviamente non si potrebbero “abbellire” tutte le miriadi di armadi esistenti in Italia, ma penso sarebbe agevole selezionare il sott’insieme più conveniente su cui operare. Infatti, ogni città ha zone storicamente rilevanti dove questa forma di miglioramento estetico sarebbe davvero auspicabile e costituirebbe un’indubbia forma pubblicitaria, essendo in genere zone molto frequentate.
Ad esempio a Torino, la mia città, il quadrilatero romano potrebbe essere una zona conveniente allo scopo, essendo un punto nevralgico della movida cittadina.
Si potrebbero anche sfruttare i percorsi (tematici o meno) già attualmente proposti dalle guide turistiche e dai dépliant forniti dagli uffici di informazioni della città, interessando perciò tutti gli armadi presenti lungo quei percorsi che risultano ovviamente particolarmente battuti dai turisti. Si è visto come si stia diffondendo sempre più quella forma di turismo orientato a visionare graffiti e street art, considerati veri e propri musei a cielo aperto tutti da scoprire e fotografare.

L’iniziativa potrebbe inoltre servire anche a valorizzare alcune zone della periferia, se  concentrati in modo da richiamare l’attenzione di passanti e turisti: i bei murales di Millo costituiscono uno degli esempi di valorizzazione di un quartiere popolare di Torino.
Tuttavia, come impone ogni operazione efficace sia di marketing sia sociale, si deve raggiungere una massa critica: inutile sarebbe avere pochissimi armadi “abbelliti”, dispersi in modo sporadico su un vasto territorio. Non avrebbero alcuna visibilità e, qualsiasi fosse l’obiettivo, questo sarebbe sicuramente mancato!
Come sempre, la condivisione di obiettivi tra più attori può essere di grande aiuto, così come la sinergia con concorsi/iniziative artistiche locali e periodiche.

Diversi sono i possibili i coinvolgimenti di interesse e nel seguito ne presento una lista non certo completa, in ordine alfabetico e non di importanza:

  • Artisti di strada
  • Biblioteche
  • Circoli artistici (pittura, fotografia)
  • Ditte private e pubbliche
  • Istituti artistici e di design
  • Istituti bancari o di assicurazioni
  • Istituzioni territoriali (Circoscrizioni, Comune, Regione, Enti di promozione turistica)
  • Laboratori ed esponenti della Street art (cittadina, nazionale, internazionale)
  • Musei cittadini (e.g. A come ambiente; Museo di scienze naturali; musei Reali)
  • Negozi (es. librerie)
  • Organizzatori di concorsi di grafica e di fotografia
  • Scuole dell’obbligo (medie, elementari)

Nel seguito analizzerò con maggior dettaglio, alcune specifiche realtà di Torino (la città in cui vivo) proprio perché come evidenziato, proprio nel territorio specifico è opportuno indagare e ricercare le collaborazioni!

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1) Artisti di strada

Il coinvolgimento di artisti di strada potrebbe essere una possibile fonte di originalità non indifferente ed un richiamo anche a livello internazionale, come ad esempio, in passato, è già avvenuto per il parco Michelotti, nella zona dell’ex-zoo di Torino, dove opere artistiche erano state eseguite addirittura gratuitamente dai pittori. Nel seguito alcuni di quei murales: per vederne altri, visita i miei precedenti post sul Parco Michelotti ed in particolare Il passato del parco Michelotti e dello zoo di Torino: quale il suo futuro?.

Il parco Dora, sempre a Torino, è poi un ulteriore esempio di come la street art possa abbellire un territorio di per sé asettico: … ed anche qui le opere vengono realizzate principalmente solo per la passione degli artisti!




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2) Partnership con iniziative artistiche locali già affermate

Si potrebbero anche trovare partnership con iniziative artistiche locali già affermate, riducendo così di molto i costi di realizzazione dell’iniziativa: nel seguito ne prenderò in considerazione alcune che operano da tempo a Torino.  L’utilizzo di stampe autoadesive, agevolmente collocabili sugli armadi, nel rispetto delle giuste proporzioni, potrebbe eventualmente velocizzare l’operazione di collocazione, … anche se un dipinto, direttamente realizzato sul supporto, ha sicuramente un altro effetto!  L’utilizzo di stampe autoadesive l’ho visto comunque frequentemente utilizzato per le pubblicità non solo su armadi ma anche su pullman/metropolitane leggere, pannellate esternamente addirittura sui vetri oltre che sulla carrozzeria, … e devo dire che talvolta i risultati sono notevoli!

2.1) Concorso fotografico Italia Photo Marathon

Ad esempio, in ambito fotografico, esiste in diverse città italiane il concorso fotografico Italia Photo Marathon che si tiene annualmente e coinvolge centinaia di fotografi che si cimentano su temi assegnati. Pur non essendo professionisti, i risultati sono degni di nota e gli autori delle immagini sarebbero ben contenti di contribuire ad abbellire il territorio con la loro opera … anche gratuitamente (vedi i miei precedenti post Turin Photo Marathon 2018: ancora una volta è stato bello parteciparvi!! Italia Photo Marathon Torino 2016, Torino Photo Marathon: una bella esperienza da ripetere! ).

2.2) Iniziativa grafica internazionale “That’s a mole”

Nel caso di Torino, sempre come esempio, si potrebbe trovare una collaborazione con l’iniziativa grafica internazionale That’s a mole, anche questa a cadenza annuale (vedi il mio precedente post That’s a Mole!! Bella iniziativa a cui partecipare): le opere dei finalisti vengono esposte nei pressi della Mole Antonelliana per un breve periodo, su cartelloni supportati da un piedestallo metallico (funzionale, ma in verità poco estetico!). Molto meglio sarebbe rendere più permanente la loro visibilità  (almeno per un anno e non per sole poche settimane, come avviene attualmente) stampando le opere su un supporto adesivo e collocandole in modo da abbellire gli armadi presenti, ad esempio, sempre nei pressi della Mole Antonelliana.

Armadi presenti nei pressi della Mole Antonelliana

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3) Coinvolgimento diretto del personale delle ditte che collocano gli armadi su strada, tramite un concorso artistico interno

Un’ulteriore possibilità di trovare materiale utile (minimizzando i costi), potrebbe essere quella di coinvolgere direttamente il personale delle ditte che collocano gli armadi su strada, tramite un concorso artistico interno (e.g. fotografico, di pittura), magari tematico e specifico per ciascuna località coinvolta nell’iniziativa, con potenziale sponsorizzazione anche da parte di quel Comune e/o Regione.
Ad esempio, un’iniziativa di quel tipo era  stata utilizzata nel 2007 da Telecom Italia per dare una veste grafica al calendario aziendale, un tempo distribuito in prossimità del Natale: quel concorso interno aveva coinvolto centinaia di dipendenti che si erano cimentati sul tema assegnato dell’innovazione (vedi il mio precedente post: Foto per concorso calendario aziendale 2007 ).

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4)  Coinvolgimento di scuole locali e dei licei artistici in particolare

Si potrebbero anche coinvolgere le scuole locali ed i licei artistici in particolare, che sicuramente sarebbero felici di aderire ad un progetto di riqualificazione urbana, magari seguendo tematiche di educazione civica del cittadino. Per esempio, nel suo piccolo, la scuola media Norberto Bobbio di Torino, ha appeso da anni, lungo la ringhiera del suo cortile, diversi pannelli ideati e realizzati dai ragazzi e tesi ad “educare” i padroni dei cani che transitano sul marciapiede antistante l’istituto.

5) Coinvolgimento di Comuni e Regioni
Infine, un coinvolgimento dei Comuni/Regioni non è da escludersi, soprattutto se le tematiche rappresentate sono di interesse sociale e civico: ad esempio, a Torino alcune panchine della città sono state oggetto e fonte di diffusione di iniziative specifiche (e.g. per l’inclusione; contro la violenza alle donne):

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Dove trovare/cercare sponsorizzazioni?

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Già precedentemente ho cercato di identificate possibili fonti di sponsorizzazioni in modo da rendere l’iniziativa economicamente sostenibile e magari addirittura vantaggiosa. Vediamo di ricapitolarle e di ipotizzarne anche di ulteriori 😉

Sponsorizzazioni potrebbero arrivare da:

  • Ditte in cambio di un breve spot pubblicitario usufruibile tramite l’app associata all’iniziativa: si tratterebbe comunque di una forma di pubblicità non invasiva che manterrebbe inalterata l’estetica dell’opera (che comunque potrebbe riportare una piccola targhetta del promoter).
    Ciascuna ditta potrebbe decidere specificatamente l’opera/le opere che desidera sponsorizzare, magari scegliendole da un portale in cui viene mostrata una sua anteprima (e.g. schizzo, bozzetto su carta, descrizione).
  • Gli enti locali (Comuni/Provincia ma abbiamo visto, per operazioni analoghe, anche finanziamenti  provenire da parte della  Presidenza del Consiglio dei Ministri / Ministero per  beni e le attività culturali) per promuovere l’arredo urbano e rendere anche le periferie luoghi non dimenticati dalle istituzioni. Predisporre negli armadi alcuni dei servizi pubblici già evidenziati (e.g. casse Bluetooth, punti di ricarica USB, punto di accesso Wi-Fi, servizi IoT) costituirebbe un incentivo per favorire quelle auspicate forme di aggregazione tra giovani, famiglie, anziani.
  • Gli enti del turismo in modo da promuovere ed incrementare quelle forme di richiamo associate alla visite di questi musei a cielo aperto che si è visto essere in grande crescita, con veri e propri tour a pagamento i cui profitti potrebbero essere utilizzati per estendere l’iniziativa localmente.
  • I musei (pubblici e privati) possono promuoversi utilizzando foto di  loro opere (o pitture originali che le ricordino) in modo da pubblicizzarle e richiamare i turisti, abbellendo contemporaneamente il territorio in prossimità.
  • L’utilizzo di forme di crowdfunding reward-based utilizzando piattaforme pensate appositamente pensate per trovare finanziamenti a progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community. Becrowdy è una di queste ed è spesso utilizzato per finanziare ad esempio esibizioni, opere artistiche, incisione di dischi. In questo caso il reward potrebbe essere, ad esempio, l’inserimento del proprio nominativo nella lista pubblica delle persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, l’invio di una copia stampata dell’opera firmata dall’autore(magari con numerazione limitata, creando il presupposto di un valore anche commerciale per collezionisti). Le amministrazioni potrebbero pubblicizzare l’iniziativa alla popolazione, ad esempio presentandola nella homepage del loro sito, e risultando loro stesse tra i primi sostenitori. Non è inusuale che si chieda un contributo volontario, magari presentandosi come ONLUS Culturale, in modo tale che i contributi risultino detraibili dalle tasse e quindi anche più appetibili. Ad esempio  il portale govenativo ArtBonus, pensato proprio per raccogliere fondi per la cultura, pubblicizza che le erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano consentono un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua. Anche la Fondazione Musei Torino ha creato un apposito sito alla ricerca di fondi da parte di ditte e singoli cittadini, con lo slogan “Sostieni la cultura della tua città. Sostieni Palazzo Madama“.

    Becrowdy, una delle piattaforme di crowdfunding reward-based

Artbonus

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Perché un fornitore di servizi dovrebbe favorire un’iniziativa di questo tipo?

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Nonostante la pubblicità, potrebbe comunque non essere un’operazione a costo zero, ma neppure a costi elevati.

Un fornitore di servizi che favorisse un’iniziativa in oggetto (anche solo mettendo a disposizione gratuitamente alcuni gli armadi perché possano essere “abbelliti”) otterrebbe sicuramente dei vantaggi a livello di immagine sulla propria clientela e sulla popolazione in generale oltre che avere una pubblicità positiva sui media. Collaborazioni con realtà artistiche del territorio potrebbero inoltre portare vantaggi di diverso tipo (e.g. ulteriori sinergie/collaborazioni e nuovi clienti sia nel privato sia nel pubblici).
È vero che talvolta qualche ditta ha cercato di trarre profitto vendendo lo spazio disponibile sull’armadio di sua proprietà per l’affissione di pubblicità … ma i risultati mi sembra non siano particolarmente esaltanti. Ad esempio, di armadi TIM con affisso un manifesto pubblicitario ne ho visti ben pochi (almeno in Torino) e non mi sembra che quell’iniziativa sia comunque adeguatamente pubblicizzata: non compare neppure un cartello temporaneo sugli armadi dove lo spazio pubblicitario risulta ancora disponibile, come generalmente avviene negli usuali cartelloni di pubblicità.

Nel seguito la foto di una delle poche pubblicità presenti sugli armadi di Torino: colgo l’occasione per mostrare come sicuramente un armadio incassato non solo occupi meno spazio, ma sia anche più agevolmente mimetizzabile. Tutti quei pannelli pubblicitari non sono incollati ma vengono utilizzate le apposite fessure presenti in quella tipologia di armadi: nei video realizzati per l’iniziativa  FotoGraffiTI di Telecom Italia, si è già visto come si tratti di un’operazione agevole e veloce.

Uno dei pochi armadi di Torino che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Uno dei pochi armadi di Torino che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Uno dei pochi armadi di Torino (incassato) che è stato sfruttato come spazio pubblicitario

Questo è l’unico armadio in Torino in cui ho notato una (seppur piccola) indicazione che lo spazio presente sull’armadio è disponibile per effettuare pubblicità

E poi … quanti soldi vengono talvolta spesi in pubblicità per iniziative non utili socialmente o edificanti per il territorio, oltre ad essere di dubbio ritorno economico?

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ANNESSO 1 – Foto dell’iniziativa di Usseaux

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Nel seguito riporto alcune foto che ho fatto ai dipinti che hanno sapientemente migliorato/mimetizzato gli armadi presenti nel paese di Usseaux, dipinti che hanno voluto calarsi sulla realtà di quel territorio montano.

Seguono alcune delle realizzazioni dell’iniziativa Energy Box del 2015 a Milano.
Ovviamente, in un contesto cittadino l’originalità del dipinto può spaziare invece spaziare dall’arte astratta al richiamo di oggetti d’arte o architetture caratteristiche di quel territorio e/o affrontare tematiche sociali specifiche.

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Usseaux


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ANNESSO 2 – Foto dell’iniziativa di Milano

Milano (2015)

Nel seguito riporto alcune delle realizzazioni artistiche che mi sono piaciute maggiormente: potete comunque vedere tutte le 150 opere accedendo alla sezione foto pubblica del sito Facebook di Davide Atomo Tinelli da cui sono state tratte.

Pubblicato in Arte e Bellezza, Aziendali, Dipinti, Fotografie, Giustizia, burocrazia e malcostume, Just for fun!, Torino e dintorni | 18 commenti

Foto per concorso calendario aziendale NOI.2007

Per tenerne traccia e memoria, inserisco in questo post due mie foto che ho ritrovato: nel lontano 2007 le avevo inviate ad un concorso fotografico interno alla mia ditta, relativo al tema dell’innovazione: era stata una bella iniziativa! Una di queste era stata tra quelle scelte per illustrare il calendario aziendale dell’anno successivo, un tempo distribuito come omaggio natalizio! 😉

Copertina del calendario NOI.2007

Dall’intestazione del calendario

La mia foto era stata associata al mese di giugno

Ricordo ancora con piacere l’incontro con il grande fotografo Gabriele Basilico che era stato incaricato di scegliere le 12 immagini tra le molte che già avevano ottenuto una prima selezione dai colleghi stessi tramite votazione dalla intranet. Qualche anno prima avevo avuto modo di ammirare alcune sue opere fotografiche durante una estemporanea alla GAM di Torino.

Ricordo anche alcune frasi del suo breve ma intenso discorso, prima della premiazione. In particolare ricordo che aveva detto di aver voluto vedere anche le foto che non erano state maggiormente votate dai colleghi perché forse anche tra quelle avrebbe potuto trovare qualcosa di interessante: non sempre infatti, l’opinione della moltitudine è indice della qualità di un’opera artistica e viceversa!

Ci aveva inoltre fatto notare che raramente una foto (anche una sua, cioè una di un professionista affermato) aveva avuto una così larga diffusione di stampa: infatti di calendari NOI 2007 ne sono stati distribuiti in numero pari a quello dei dipendenti Telecom Italia di allora … penso quindi almeno un 60000 copie!!

… pochi anni dopo quella premiazione, ho poi appreso con dispiacere della sua morte in seguito ad una lunga malattia.

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Riscoprire vecchie cose in modo nuovo e personale

Sperimentare sempre nuove soluzioni a problemi talvolta antichi quasi come il mondo, magari ripercorrendo strade già intraprese da altri, ma con la propria immaginazione e fantasia, liberi da condizionamenti, … come la mente di un bimbo.
Così come un bimbo, trovando delle pietre su una spiaggia, cerca nuove soluzioni per tenerle in piedi (anche se probabilmente non ha mai visto “Stonehenge“), analogamente un programmatore compone linee di codice, con le stesse istruzioni già utilizzate da altri, per trovare originali soluzioni innovative.
Non ho visto bambini a Rimini, tranne quelli delle colonie, poveri soldatini minimi già dati in pasto alle cerimonie, ma resistono, loro e sanno ancora progettare argini immaginari, sponde, dighe e barriere da non abbandonare … “. Da “Adriatico” di C. Lolli

P.S.
Questo fotomontaggio l’ho derivato dalla mia seguente foto di mia figlia, intenta in una costruzione con pietre nella spiaggia di Milazzo: già al momento dello scatto, l’analogia con le più enormi costruzioni di Stonehenge (da lei mai viste neppure in foto) mi era risultata evidente ed interessante!

 

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Servizi avanzati anche nei posti più sperduti

Innovazione == saper fornire i servizi più avanzati anche nei posti più sperduti. L’innovazione deve avere tra gli obiettivi quello di consentire a tutti l’utilizzo dei servizi realizzati, anche quelli più avanzati e sfidanti, e questo indipendentemente dalla densità di popolazione presente in un luogo. Solo così non contribuirà ad allargare sempre più il gap tecnologico e culturale tra le persone che abitano in zone rurali o del “terzo mondo” rispetto a quelle che risiedono nei centri urbani dei paesi altamente industrializzati.

P.S.
Questo fotomontaggio l’ho invece derivato da tre foto,
una relativa ad un monumento presente in una università di Seattle che mi aveva particolarmente colpito per l’originalità e la sfida apparente alle leggi gravitazionali,
un’altra della torre dello CSELT (in quegli anni con le impalcature per una ristrutturazione)  che vedevo dal mio ufficio
ed infine l’ultima del deserto libico (o era di Capo Verde?) … non ricordo bene!

Scultura presente nell’università di lettere di Seattle

Pubblicato in Dipinti, Fotografie, Just for fun!, Pensieri&Parole | 4 commenti

Tips & tricks to solve possible problems related to Windows 10 (e.g. File Explorer does not refresh automatically anymore)

Windows 10 is a wonderful operating system … but it may happens some times that it gives you some headaches!
In this post I will insert some tips & tricks related to issues I experimented using it and that I found a solution … that could be useful to you too.

You will see that for many the solution  is very simple, possibly only to set the program/feature, that does not work properly, to its default settings because possibly some of them are possibly the reason of the problem. 😉

Therefore it is an ongoing post that will be include more and more issues …

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Problem:
File Explorer does not refresh automatically

It may happen that if you delete a file in File Explorer, it is still displayed but, if you try to delete it again, it is displayed that it cannot be deleted because it is no more available. In that case, to have its name no more listed in File Explorer, you need to force a refresh (e.g. going in an other directory and then go back to that previous explored one) … but that procedure is very annoying!!

Solution:
As it happens in most cases, the easiest solution is to set the program/feature to its default settings.
Therefore in this case, search with Cortana “File Explorer Options” and open that section available in the Control Panel. Then click on the Restore Defaults button on both the General and Views tabs sections.
After having tested that now every new opened File Explorer works properly, you can possibly set again some options that you prefer to change from the default settings (e.g. Show hidden files, folders and drives; do not Hide extensions for known types).

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Problem:
Adding a New tab in Internet Explorer browser makes that new page continuously refresh

It happened to me that I could not even write something in the search input available in the default New tab page, because that page continuously refresh itself!

Solution:
Once again, the easiest solution is to reset the program that does not work properly:

therefore from Tools wheel go to Internet options and then in the Advanced tab click in the Reset… button

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Problem:
Blue dump for DRIVER POWER STATE FAILURE

It may happen that time to time a blue dump occur: do not worry … in most cases there is a easy solution possibly going to change something with a temporary boot in safe mode.

Solution:
I find someone saying that possibly a change in the settings of power plan in Control Panel/Hardware and Sound/Power Options turning off power saving … may be, but for me the solution was to delete all the drivers I found with some yellow alert triangle in the Device Manager available from the Control Panel. You can search it directly from the find feature od Cortana,
Then right clicking on each device that does not work properly (yellow alert icon) you can first try to update its driver (Update driver menu item) and, if it is already the last available one (as it happened to me) you can uninstall it (Uninstall device menu item). If really needed, Windows itself will install it again automatically!

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Come riparare i telecomandi di poltrone e letti reclinabili

Non è inusuale oggigiorno avere poltrone reclinabili utili soprattutto per le persone anziane, aiutandole anche spesso a rialzarsi, ma comunque comode per chiunque. Anche i letti a doghe reclinabili in più parti possono poi essere assai comode in molte occasioni.

Purtroppo spesso, dopo qualche mese/anno di utilizzo, il filo del telecomando si logora e necessita di essere sostituito oppure il connettore non fornisce più un collegamento elettrico continuo ed affidabile. Nel seguito riporto alcune informazioni che possono tornare forse utili a qualcuno per la sostituzione del cavo per le sole tipologie di telecomandi in cui mi sono imbattuto.

Talvolta, come nel caso delle seggiole reclinabili, ci sono solo due pulsanti, uno per salire fino a rialzare la poltrona, ed un altro per scendere fino a rialzare anche il poggiapiedi. Altre volte, invece, i pulsanti sono diversi in quanto prevedono di alzare/abbassare diverse parti della rete (testa, piedi, entrambi).
Spesso per collegarlo alla poltrona/letto è utilizzato un connettore DIN a più pin (generalmente un DIN-5 essendo a 5 pin), un tempo utilizzato anche per le apparecchiature audio/video, ma ho visto anche alcuni che utilizzano addirittura un attacco RJ-11 a 6 pin (pur in verità utilizzandone solo alcuni fili), generalmente utilizzato nella telefonia e trasmissione dati telefonia.

Si noti che esistono anche sistemi che consentono di ovviare di avere il filo e che collegano alla poltrona/letto con un identico connettore, un ricevitore wireless in grado di ricevere i comandi inviati da un telecomando privo di fili: ovviamente questa può essere una soluzione assai conveniente anche se più costosa.

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Telecomando a 6 pulsati per doghe reclinabili (connettore DIN-6)

Talvolta può essere necessario, come lo è stato nel mio caso, ricostruire lo schema elettrico in quanto precedentemente qualcuno aveva già tentato maldestramente di riparare il tutto, dimenticandosi di annotare le posizioni dei fili dai diversi colori e quindi poi effettuando le saldature un po’ casualmente … per cui non esisteva più una corrispondenza tra immagine presente nel pulsante e azione pilotata!

Guscio del telecomando a fili

Circuito stampato (front)

Circuito stampato (back)

Schema con i collegamenti dei componenti

Schema elettrico derivato

Connettore DIN-6 sostituito

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Telecomando poltrona reclinabile (connettore RJ-11)

Solo 3 dei fili vengono utilizzati, essendo lo schema e le connessioni richieste assai semplici.

Circuito stampato (front)

Circuito stampato (back)

Collegamenti

Connettore RJ-11 utilizzato

Semplice schema elettrico

P.S. Talvolta qualche navigatore del blog mi scrive chiedendomi ulteriori informazioni su come risolvere il suo specifico problema di telecomando. Purtroppo tutto quello che so è quello che ho scritto qui relativamente ai soli telecomandi che, per un motivo o per un altro, mi sono trovato a dover riparare :-).
Quello che posso aggiungere sono i consigli generici seguenti che ho usato in analoghe situazioni:

  • Se non tutti i fili (come spesso accade) non si sono dissaldati, provare tutte le combinazioni possibili di collegamento dei soli fili che sono staccati (semplicemente avvicinandoli e non saldandoli per ora).
  • Può aiutare magari, se uno lo possiede, utilizzare un tester per capire anche solo se il filo dell’alimentazione è a posto.
  • In genere si opera dopo un trasformatore, per cui la tensione non è più quella del 220V … ma comunque c’è da fare attenzione ovviamente e verificarlo innanzitutto, per non rischiare di prendersi la scossa!
  • Talvolta, se i fili non si sono collegati nel modo opportuno, può succedere che anziché ad esempio alzarsi il letto/poltrona, premendo il tasto che indica quel movimento, invece si abbassi: in questo caso allora è opportuno considerare un altro filo e magari invertire i fili relativi ad alzata/discesa per dare una giusta corrispondenza tra icona mostrata nel telecomando ed azione eseguita.
  • Se poi proprio tutti i fili risultano staccati, conviene cercare innanzitutto di capire sia qual è il filo dell’alimentazione sia cercare (guardando magari il circuito stampato) dove sia più opportuno provare ad attaccarlo seppur andando poi eventualmente per tentativi. Per individuare il filo dell’alimentazione puoi aiutarti con un tester . Potrebbe bastare anche solo con un cacciavite cerca-fase ma, in questo caso, è opportuno verificare (sul suo manico) il range di tensione tra cui quel cerca-fase può essere usato e funziona correttamente. Per esempio, sul mio c’è scritto su da 110 – 380V. Perciò se, come spesso accade per i telecomandi, dopo il trasformatore la tensione è bassa, questa non sarà sufficiente per accendere la lampadina del cerca-fase (così come, se tu gli applicassi più di 380 V, la lampadina si brucerebbe e tu rischieresti di prenderti la scossa).

 

Spero di esserti stato di aiuto.

 

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Altre informazioni e consigli

Talvolta una poltrona/doga motorizzata prevede di avere una o più pile (generalmente da 9V) in modo da poter comunque funzionare anche durante una mancanza momentanea di corrente, evitando così di magari di doverla mantenere in una posizione non desiderata. Ho notato che, talvolta, se quella pile non sono presenti o sono scariche, il motore di alcune poltrone non funziona (penso per motivi di sicurezza) anche se l’alimentazione a corrente è presente. Perciò, se il motore smette di funzionare improvvisamente, prima di fasciarsi la testa e pensare che si sia rotto, conviene provare a cambiare quella pila!!

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Ovviamente, può anche convenire dare anche un’occhiata online a quanto costerebbe acquistarne uno nuovo della medesima tipologia, per poi forse scoprire che magari forse non conviene neppure ripararlo per poche decine di euro che costa! Basta ricercare telecomando per letto elettrico oppure telecomando per poltrone reclinabili e subito uno si può fare un’idea del prezzo e quindi della convenienza o meno di riparare un telecomando magari anche esteticamente provato dal tempo e dalle cadute!
Nell’incertezza conviene comunque sempre contattare il venditore per avere rassicurazione che quello da lui venduto risulti compatibile con il vostro da sostituire:  comunque, le immagini del prodotto mostrano generalmente chiaramente già la tipologia di connettore utilizzato, per cui si riesce già da queste a capirne la compatibilità.

In alcuni casi, infine, si può valutare di rendere il telecomando wireless,  sicuramente una grande comodità soprattutto si piloti una doga elettrica: avere nel letto un telecomando senza fili è sicuramente molto meglio! Le soluzioni a radiofrequenza, rispetto a quelle a raggi infrarossi, non hanno alcuna limitazione di utilizzo, essendo a  bassissima potenza (come quello dei basculanti/cancelli) e hanno una maggiore portata oltre al fatto che il ricevitore può stare sotto il letto. Il costo non sarà indifferente (> 70€ per quanto ho visto), ma può valerne la pena. Spesso basta semplicemente scollegare dal motore la vecchia pulsantiera (rimuovendo il connettore tondo “din a 5 pin”) e collegare al suo posto il connettore del ricevitore a radiofrequenza (a) da abbinare quindi con uno o più telecomandi tramite una specifica procedura specifica del costruttore. Nella seguente figura mostro un esempio di telecomando senza fili compatibile con i motori per doghe della Germany Motion e Okin:

In genere questi Kit permettono di associare un’unica associazione tra ricevitore e telecomando ad un solo telecomando per cui per letti a due piazze (in conformazione matrimoniale con doghe ovviamente separate e materassi singoli) è necessario utilizzarne due, uno per ogni rete. Le due reti verranno comandate in maniera indipendente ognuna dal proprio telecomando.

Io ho messo nel mio letto a doghe motorizzato questo seguente che tuttavia non trovo più da venditori italiani 😦  … sebbene poi lo trovo simile almeno esteticamente dal produttore tedesco. Ho contattato il referente in Italia di quella ditta per sapere se era possibile acquistare un secondo telecomando ma mi ha risposto che non fanno assistenza o vendita diretta a privati e ci si deve rivolgere chi ha prodotto la rete a doghe a cui è stata associata, nel mio caso la ditta Optimo Schlafsysteme GmbH, tramite il suo rivenditore dal quale avevo effettuato l’acquisto.

Dal momento che ho visto che la frequenza di trasmissione (seppure non descritta nel manuale utente consegnato assieme al sistema) è di è 868MHz, ho provato a programmare opportunamente un telecomando universale che gestisce anche quella frequenza, il Why Evo che opera su frequenze che vanno da 300 MHz a 868 MHz. In quel caso ho solo a disposizione 4 pulsanti anziché 6, per cui ho memorizzato l’alzata/abbassamento dello schienale e delle gambe, escludendo le funzionalità di alzata/abbassamento contemporaneo di entrambi , … ma risulta più che sufficiente! Direi che risulta molto meno ingombrante e l’unico problema può essere la possibile durata minore della batteria, dovendo tener premuto il pulsante per tutto il tempo per cui desidero pilotare un movimento (e non solo brevemente come per richiedere l’apertura di un cancello), ed essendo alimentato da un’unica pila CR2025 da 3 V. Sicuramente la spesa di un telecomando universale è di gran lunga inferiore dell’acquisto di quello originale! (vedi mio post)

Why Evo che opera su frequenze che vanno da 300 MHz a 868 MHz

Poiché sicuramente rischia maggiormente di rompersi il telecomando che il ricevitore, in quanto può cadere, magari conviene preoccuparsi per tempo a sincronizzare programmare anche un telecomando generico che operi sulle frequenze di quello originale. Ovviamente questo deve essere fatto prima che il telecomando si rompa! Nel seguito riporto la procedura di associazione specifica di questo mio telecomando per mia memoria e perché forse potrebbe servire a qualche visitatore del post 😉

  • (7)  Connettore per il collegamento al motore
  • (8)  Tasto di associazione della centralina al telecomando
  • (9) Tasto di abbassamento di emergenza (in caso di batterie telecomando scariche)

Come associare il telecomando alla centralina

  • Verificare che il cavo di alimentazione del motore della rete sia collegato alla presa di corrente a 220V.
  • Collegare il connettore della centralina (7) al motore della rete a doghe (al posto della pulsantiera a filo),
  • Premere contemporaneamente per circa tre secondi il tasto (8) sulla centralina ed il tasto (3) sul telecomando, in questo modo il telecomando verrà associato alla centralina.
Il manuale originario non dice nulla sulla sincronizzazione tra ricevitore e telecomando

Si noti che invece per il kit seguente (più recente ma che sembra anch’esso non più in produzione) la procedura di associazione è differente:

Come associare il telecomando alla centralina

  • Verificare che il cavo di alimentazione del motore della rete sia collegato alla presa di corrente a 220V,
  • Collegare il connettore della centralina al motore della rete a doghe (al posto della pulsantiera a filo),
  • Premere il tasto di associazione sulla centralina,
  • Sulla centralina si accenderà un led verde,
  • Premere contemporaneamente i tasti (1) (2) sul telecomando e mantenerli premuti fino a che il led verde sulla centralina inizierà a lampeggiare,
  • Il telecomando è ora associato alla centralina.
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Appunti di restauro: sverniciare/riverniciare un mobile in legno e riportare oggetti antichi di famiglia alla loro originale bellezza

Talvolta può succedere di avere uno o più mobili antichi che, se fossero restaurati, sicuramente ne acquisterebbero in bellezza. Può anche essere che alcuni di questi non siano dei pezzi di particolare valore da un punto di vista economico seppure lo siano affettivamente, essendo di famiglia e non si voglia perciò spendere molto pur desiderando di vederli restaurati!

Per i lavori di restauro mi sono sempre rivolto (da decenni) a Michele, un anziano professionista che ha da subito meritato la mia fiducia ed ammirazione in quanto, dopo avere “studiato” il mobile per diverso tempo, fornisce una diagnosi ed indica per quello la “terapia” che reputa più opportuna: un po’ come fa un medico con un suo paziente. Ha da sempre lavorato con quella dedizione e precisione dettata non solo dall’esperienza ma anche dalla passione, … insomma operando senza riserve, come se dovesse restaurare un mobile di sua proprietà. Non di rado l’ho addirittura invidiato per quel suo lavoro manuale che sa dare un’immediata soddisfazione se eseguito a dovere da buon artigiano! Anche ora, ultra ottantenne, lavora nella sua bottega senza guardare né l’ora né il giorno, incurante del fatto che sia un giorno festivo o meno.

Ovviamente i mobili più preziosi continuerò ad affidarli alle sue cure finché potrà farlo ma,  per una scrivania e una cassapanca in particolare, essendo di scarso valore, ho deciso di operare personalmente 😉. È un lavoro che da tempo volevo provare a fare … e penso proprio che questa sarà la volta buona, durante le prossime ferie di agosto in campagna!

Ho quindi chiesto delucidazioni a Michele su come fare e, con la sua solita passione, ha preso un pezzo di legno di scarto e mi ha mostrato praticamente tutta la procedura che cercherò nel seguito di riportare dai miei appunti scritti su un foglio di fortuna! Fornirò anche alcune indicazioni su marche e negozi da lui consigliatomi, anche se ovviamente i prodotti ed i rivenditori sono molteplici e quelli che indicherò sono solo di esempio!

Ho inoltre fatto buon uso e riportato nel seguito  anche i consigli di un amico falegname del paese che mi sono serviti molto: in realtà sono tre i falegnami, nonno, figlio e nipote … una bella tradizione artigianale tramandata, come raramente si ha l’opportunità di trovare!

Ovviamente questo post non vuole e non può fornire tutte le istruzioni dettagliate presenti nei molteplici siti di fai-da-te, ma semplicemente riportare quei miei appunti che sinteticamente riassumono le procedure indicatemi. In fondo riporterò anche alcuni link di siti/video che ho trovato utili su questo argomento.

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INDICE

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Materiale da acquistare

  • Sverniciatore (e.g. Remopai extra forte dell’Acem)
  • Soda solvay (acquistabile anche al CRAI) oppure soda caustica e ammoniaca.
  • Ammoniaca liquida 24 Bè (24%) o superiori
  • Acido ossalico
  • Rolla noce (se il colore che si desidera è quello del noce, ma ci sono anche colorazioni differenti). Utili, se non indispensabili, sono delle bustine di colori anilina in polvere (e.g. giallo, rosso), per “correggere” la tonalità del colore e renderla come desiderato)
  • Spatole per stucco in acciaio inossidabile di diverse dimensioni
  • Raschietti/rasiere per legno (generalmente rettangolari, ma ne esistono anche di forme differenti che talvolta possono anche loro tornare utili) opportunamente trattati tramite un brunitoio.
  • Paglietta di ferro (e.g. tipo zero e doppio zero) e spazzole di ferro (utili soprattutto per agire nelle fessure e nelle parti sagomate del mobile).
  • Pennelli di plastica (anche a basso costo, usa e getta)
  • Spazzole di saggina o, ancor meglio, con setole di plastica (più resistenti e durevoli)
  • Pompa d’acqua
  • Carta vetrata abrasiva con grana da 220 (ma può tornare utile averne anche altre di grana differente, tipo 180, 200!)
  • Guanti protettivi (sia quelli sottili monouso, per mantenere la sensibilità delle dita sia quelli più spessi – generalmente neri – in grado di proteggere le mani dallo sverniciatore … che riesce a “passare” attraverso i guanti monouso irritando la pelle)
  • Stucchi (gommalacca, tubetti stucco pronto colorato, barrette cera colorate);
  • Stucco bianco per legno e polveri per colorarlo opportunamente (terra d’ombra, giallo, rosso – nota che sono polveri differenti da quelle di anelina usate, diluite in acqua insieme al rolla noce, per colorare il legno)
  • Stucco da catalizzare per legno, se serve ricostruire parti mancanti di legno o riempire fori anche di notevoli dimensioni (e.g. arexon)
  • (Spugna abrasiva)
  • (Vinavil o meglio colla vinilica professionale)
  • (Alcool 95 gradi)
  • (Trementina)
  • Vernice di fondo trasparente per legno (e.g. Vernice Turapori Nitro per Legno Sayerlack)
  • Vernice finale trasparente per legno (può essere la medesima già usata per il fondo, solo eventualmente un po’ diluita)
  • Pennarello da ritocco per legno (per tonalità del medesimo legno)

Sebbene la maggior parte degli ingredienti necessari siano acquistabili in qualsiasi colorificio ben fornito, alcuni di quelli  elencati non sono di facile reperibilità,come ad esempio l’acido ossalico: a Torino, l’ho trovato da Chimica Strola, che vende anche rolla noce e carbonato di sodio (oltre al percarbonato di sodio che serve a mia moglie per il bucato! 😉).

  • Chimica Strola – Lungo Stura Lazio 99, 10156 Torino [tel 0112237830; 0112231045; 0112230356 (lun-ven 8:30 -12:30 13:45- 17:30)].

Il collega e amico Luigi mi ha poi indicato anche il seguente negozio molto fornito e che vende anche online articoli specifici per il restauro:

  • Sinopia – Via Poliziano 56/A, 10153 Torino (vicino al parco Colletta di Torino).

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Procedura

La procedura di restauro di un mobile prevede innanzitutto di riportare il suo legno allo stato originario, sverniciandolo completamente.
Per giungere a questo risultato si possono usare diverse tecniche anche abbinandole secondo la convenienza, utilizzando l’una o l’altra all’occorrenza.

Smontare il mobile nelle sue diverse parti, se risulta possibile: la sverniciatura potrà coì essere più accurata ed avvenire anche più agevolmente: ovviamante per le parti incollate con colle viniliche odierne (e.g. Vinavil) è meglio dersistere per non rischiare di spaccare tutto! Smontare il mobile risulta invece agevole se avvitato o incollato con colla animale come si faceva un tempo. Se esistono poi serrature, maniglie ecc…, conviene ovviamente svitarle e toglierle, per poi rimetterle ben lucidate/lubrificate, a lavoro terminato.

Per tutto il processo di sverniciatura conviene operare sempre con dei guanti impermeabili spessi (i.e. generalmente neri; quelli monouso non sono sufficienti: sono troppo sottili e lasciano traspirare la soluzione per cui le mani rischiano comunque di bruciare), facendo anche ben attenzione agli occhi … e agli occhiali!

Generalmente conviene iniziare utilizzando uno sverniciatore che deve essere spalmato sul legno con una pennellessa, lasciandolo agire per un tempo sufficiente (circa 1/2 ora,  ma potrebbe bastare anche  meno): si deve aspettare un tempo sufficiente affinché la vernice “fiorisca” e possa quindi essere raschiata via agevolmente. Conviene spalmarne in abbondanza, senza lesinare, agendo solo su una parte del mobile in modo da avere il tempo di finire tutte le fasi della sverniciatura prima che secchi. Io ne ho usati due e il Remopai extra forte dell’Acem l’ho trovato di una consistenza più gelatinosa (quindi meglio spalmabile) e inoltre emana meno odore. Sottolineo nuovamente che generalmente, anche se il mobile è piccolo, conviene spalmarlo e operare solo su una sua parte, in quanto conviene poi raschiarlo via prima che secchi: infatti, conviene terminare tutte le fasi di sverniciatura (azione dello sverniciatore, raschiamento, pennellata di soluzione con soda solvay ed ammoniaca professionale al 24%/30%, lavaggio, pennellata con soluzione con acido ossalico e lavaggio finale) per ciascun pezzo di mobile per volta, prima di passare a una zona successiva.
Ovviamente se per caso, almeno in alcune parti, la vernice venisse via solo raschiando cioè senza necessità di sverniciatore, è conveniente evitare di usarlo e limitarsi a utilizzare olio di gomito. Si possono utilizzare a tal scopo anche raschietti/rasiere per legno che generalmente sono rettangolari, ma ne esistono anche di forme differenti che talvolta possono anche loro tornare utili:

Raschietti/rasiere per legno

Ovviamente i raschietti per legno devono essere opportunamente trattati tramite un brunitoio in modo da presentare la tipica sporgenza che consente appunto di raschiare tirando il raschietto verso di sé (diversamente da quanto avviene utilizzando una spatola per stucco che gratta allontanandola da sé). Si noti che generalmente i raschietti/rasiere per legno vengono venduti assolutamente non preparati … anzi presentano sui bordi delle disuniformità dovute al fatto che vengono tagliate a pressione. Per questo motivo innanzitutto si deve (fissando opportunamente il raschietto con una morsa) ottenere che i bordi siano ben a 90o, utilizzando una lima molto fine. Quindi si procede a creare la piccola sporgenza uniforme verso il fuori (creazione del ricciolo sulla rasiera) su entrambi i lati dei bordi utilizzando un brunitoio: prima levigando con quello un po’ verso l’interno della rasiera e quindi operando nel verso opposto cioè spostando quella piccola sporgenza vero l’esterno in modo da ottenere una sezione uniforme come mostrato nel disegno seguente. Sarà proprio quella piccola sporgenza che consentirà di grattare il legno per molto tempo … dopo di chè sarà necessario ricrearla! Per evitare che, magari fregando una sull’altra rasiera, quei riccioli creati si rovinino, è opportuno riporre tutte le rasiere preparate avvolgendole, una a una, in un foglio di carta che preserva la lavorazione fatta che potrà così conservarsi per molto tempo se usata solo per levigare del legno!

Sezione della rasiera dopo essere prima levigata bene in modo da ottenere bordi a 90 gradi; quindi dopo avere creato con un brunitoio una piccola sporgenza verso l’esterno, su ambo i lati, in modo da grattare i legno quando tirata verso sé
Morsa in cui fissare una rasiera per trattarla opportunamente con un brunitoio
Brunitoio per creare i bordi delle rasiere

Torniamo alla sverniciatura. Utilizzando una spatola si deve grattare via lo sverniciatore per portare via anche la vernice che dovrebbe essersi almeno parzialmente staccata dal legno e inglobata in quello. Può talvolta essere necessario ridare più volte lo sverniciatore e/o aspettare che agisca per più tempo (dipende dal tipo di vernice preesistente, ma in genere basta 10 – 30 minuti), se rimangono ancora zone verniciate che non si riescono a togliere.

NOTA: qualora il mobile fosse stato verniciato a stoppino, non è necessario grattare via la vernice sciolta dallo svericiatore con una spatola, ma è sufficiente una grattata con una spazzola di saggina/plastica sufficientemente rigida.

Man mano che si gratta con una spatola, conviene pulirla continuamente con un foglio di giornale per eliminare la gelatina dello sverniciatore con la vernice raschiata via. Può risultare utile usare anche una paglietta di ferro e magari anche una spazzola di ferro, soprattutto se il mobile non è lineare e si deve fregare su parti arrotondate e scanalature. Un cacciavite o un punteruolo possono servire poi per riuscire a raggiungere anche le scanalature e i punti più ostici da ragiungere.

Per sverniciare si potrebbe anche utilizzare una pistola ad aria calda, soprattutto quando si tratta di una verniciatura a smalto, facendo attenzione a non bruciare il legno e agendo per il tempo sufficiente solo a far distaccare unicamente la vernice. Tuttavia io non ho mai provato ad usare questo metodo alternativo.

Una volta che tutto lo sverniciatore (con il grosso della vernice preesistente) è stato tolto via, si deve lavare il legno con una soluzione della soda solvay. Rispetto alla soda caustica, generalmente non più utilizzata, la soluzione ottenuta con la soda solvay è meno irritante. La diluizione opportuna è indicata nella scatola: per questo uso se ne mettono circa due cucchiai in un litro di acqua (è conveniente aggiungere anche mezzo bicchiere di ammoniaca professionale al 24%): per fare sciogliere bene e più in fretta, può convenire riscaldare un po’ l’acqua prima di versare la polvere e l’ammoniaca. Tale soluzione deve essere stesa, un pezzo alla volta, con un pennello usa e getta, fregando con una uno spazzolone (e/o una paglietta di ferro fine), senza lasciare che asciughi: man mano che si frega, si può continuare a pennellate con quella soluzione di soda, magari bagnando in essa la paglietta stessa. Si può osservare come il legno lentamente torni al colore grezzo originario (effetto che risulterà ancora più evidente successivamente quando si passerà anche una soluzione di acido ossalico, come si spiegherà nel seguito!)..

Spazzolone per lavare bene il legno con la soda solvay

Quindi si lava con una pompa d’acqua (meglio se a spruzzo per evitare che si impregni il legno) sempre fregando con una spazzola dura (e.g. tipo come quelle di saggina, ma meglio se con setole di plastica in quanto più resistenti). Lavando il legno, si noterà scorrere a terra acqua scura, in quanto il legno è stato schiarito dai trattamenti precedenti.

Prima che il legno asciughi, è conveniente passare una soluzione di acido ossalico (un cucchiaio grosso in un litro d’acqua, scaldato e disteso caldo) utile soprattutto per schiarire il legno ed eventualmente togliere delle macchie che la soda può aver evidenziato nel legno lavato.
Dopo una ventina di minuti, sciacquare quindi nuovamente il tutto per eliminare tale acido ossalico, sempre utilizzando pompa e spazzola.

Finchè il legno è ancora bagnato, conviene cercare di grattare via eventuali residui di vernice rimasti magari tra le scanelature (ad esempio, aiutandosi con un cavviavite, un punteruolo o una spatola … ne esistono anche di conformate che possono tornare utili a tale proposito!).

Si prosegue quindi analogamente nella sverniciatura della parte successiva del mobile fin quando infine tutto il legno del mobile risulta essere tornato grezzo! 

Si lascia asciugare all’ombra il mobile (attendere almeno 24 ore e comunque fino a quando il legno sia completamente asciutto). Quindi si proceded aggiustare/incollare eventuali parti difettose/mancanti e a stuccare dove necessario (e.g. scanalature, fori delle tarme): lo stucco deve essere del colore il più possibile simile al legno originario e per questo, benché esistano anche stucchi colorati già preparati, conviene colorarsi opportunamente uno stucco bianco per legno, comperando apposite polveri (terra d’ombra, giallo, rosso – nota che sono ossidi e perciò polveri differenti da quelle di anelina utilizzate poi per colorare il legno, diluite in dose opportuna in acqua insieme al rolla noce, ). A tale proposito vedi il mio post Appunti di restauro: come crearsi uno stucco per legno del colore più opportuno per avere maggiori informazioni su come ottenere uno stucco con la colorazione più appropriata.

Si possono provare anche stick di cera colorata, da scaldare man mano per stenderlo dove serve (e.g. nei buchi). Si può usare anche ceralacca mischiandola con un po’ della segatura del medesimo legno appena levigato, in modo che acquisti il medesimo colore. L’ultima levigatura conviene farla con la paglietta di ferro file (tipo 00) o carta a vetro fine.

Aspettando che asciughi bene ogni forma di stucco è necessario levigare con carta vetrata in modo da asportarlo il più possibile e rimanga solo laddove serve (e.g. nel buco di un tarlo): diversamente si vedrà anche dopo pitturata! La carta vetrata più utile è forse quella con grana 220 seppure risulti utile averne anche alcuni pezzi di diversa grana anche più grande (e.g. 180, 200). Si deve tener presente che più la grana è grossa più il numero che la caratterizza è basso (fino a 40) e, analogamente, più la grana è fine più i numeri sono alti (fino a 2500): la grana 1000 è comunque già così fine da essere usata per la lucidatura del marmo (vedere questo sito per avere una descrizione, semplice ma utile, sulle tipologie di carta vetrata).

Generalmente è sufficiente piegare su se stesso, un 3 o 4 volte, un pezzo di carta vetro in modo da ottenere una striscia larga un 3 dita, da rivoltare di volta in volta quando se ne consuma una parte. Esistono anche appositi smerigliatori a mano su cui distendere opportunamente della carta vetrata:

Soprattutto per le cavità e gli angoli, si può distendere su pezzi di legno di diverse dimensioni e angolature che uno si può produrre artigianalmente. Michele mi ha mostrato questi suoi attrezzi: sono pezzetti di legno (e.g. un pezzo di zoccolo di legno) dove è stato incollato del panno per far sì che la carta vetro che lo ricoprirà non scivoli durante il lavoro. Quei suoi pezzi erano più o meno sottili, più o meno arrotondati, più o meno lunghi/larghi, in modo da poter selezionare quello più idoneo per ciascuna specifica levigatura da effettuare. Ovviamente anche in questo caso esistono proposte commerciali che svolgono un’analoga funzione:

Può anche servire avvolgere la carta abrasiva su un pezzo di spugna morbida in modo da lavorare bene anche zone non lisce in quanto la spugna si adatta bene a qualsiasi forma del legno. Può infine anche essere utilizzata una paglietta di ferro (tipo doppio zero) e uno straccio, sicuramente utile per ripulire completamente alla fine il legno sverniciato.

Durante il carteggio conviene non asportare continuamente il polverino generato in quanto questo aiuta alla seguente levigatura e riduce inoltre il rischio di lasciare segni indesiderati sul legno.

Per le superfici piane non è da disdegnarsi troppo l’uso di una levigatrice elettrica (piana o orbitale) … anche se deve essere usata con criterio e con leggerezza per non rischiare di rovinare il legno!

Se ci sono parti mancanti o buchi particolarmente grossi, si può usare lo stucco rapido (o bicomponente): in dotazione viene fornito un tubettino da cui far uscire una piccola quantità di crema catalizzante da amalgamare bene con una spatola – su un ripiano liscio quale, ad esempio, un pezzo di laminato di formaica – con la parte di stucco che si desidera utilizzare. Conviene acquistarlo già di un colore simile al legno dove manca il pezzo (e.g. questo è tinta noce della Saratoga), anche se si può sempre colorare a piacere come uno stucco normale utilizzando i pigmenti idonei (vedi: Appunti di restauro: come crearsi uno stucco per legno del colore più opportuno). Fare attenzione che una volta mischiati i due componenti, lo stucco generato si indurisce in poco tempo (anche in meno di 10 minuti se fa caldo) per cui è necessario utilizzarlo subito e velocemente. Inoltre, poiché basta poca di quella crema per catalizzare il prodotto, fare attenzione a non usare una spatola ancora sporca del precedente amalgama per prendere altro stucco dal barattolo, in quanto si rischia che – magari nel giro di qualche giorno – tutto il barattolo, sebbene sia stato ben chiuso, si indurisca e debba quindi essere buttato via. Anche questo tipo di stucco sintetico può poi essere levigato normalmente con carta vetro, ma è opportuno magari anche utilizzare inizialmente una lima sottile (tipo quelle per ferro) per incominciare a togliere il più. Quando viene levigato, assume un aspetto biancastro che è solo apparente: infatti basta anche solo inumidirlo per scoprire nuovamente il vero colore che manterrà dopo averlo verniciato insieme al legno vero (sverniciato e riportato vergine) a cui si è attaccato.

Occorre quindi incollare eventualmente pezzi che siano staccati utilizzando della colla vinilica: questa tipologia di colla è molto forte e risulterà difficilmente staccabile una volta asciugata. Può servire anche per attaccare, ad esempio, anche delle parti finali di gambe di un tavolo che si sono dovute rifare da un tornitore in quanto marce o molto tarlate. Non è sempre facile trovare un tornitore al giorno d’oggi: uno, vicino a Torino a cui mi sono rivolto, è in strada Vicinale del Cascinotto 139/17 Torino. Ovviamente il foro che si deve fare nel legno per incollare il piede deve essere ben perpendicolare al terreno : all’occorrenza può anche essere leggermente ovalizzato per poi consentire di ottenere una coincidenza perfetta delle due parti.e usando poi piccoli strisce riempitive di legno prima di incollare il tutto:

Per tenere incollate delle parti si possono utilizzare delle apposite pinze e morse o anche semplici attrezzi ricavati da vecchie molle di letti che consentono di dosare bene la pressione semplicemente modificandone a mano la forma:

La verniciatura può avvenire con diverse tecniche più o meno complicate/lunghe (e.g. la tecnica a stoppino è la più tradizionale ma richiede più competenza e lavoro).

Se non si desidera lasciare il legno grezzo al naturale, è possibile (dopo la stuccatura ma prima delle verniciature del fondo e finale) colorarlo con rolla noce (o con altra tonalità se il caso). Viene fornita anche lei come polvere e deve quindi essere preparata sciogliendone a bagnomaria un tre cucchiai in mezzo litro di acqua. Deve essere poi diluita sufficientemente fino a trovare la colorazione che si desidera, correggendo eventualmente la tonalità mettendo del colore rosso e giallo in polvere ad acqua bustine di anilina.

Mordente per legno: polvere di colore utile per variare la tonalità del rolla noce, generalmente molto scuro

Conviene mettere per volta pochissimo di quel colore correttivo  (e.g. con una punta di un cacciavite), mescolando bene e poi provando poi a stendere il preparato su un compensato fino a trovare la desiderata tonalità: il rolla noce è in genere troppo grigio ed è opportuno ravvivarlo con un po’ di quella colorazione gialla e rossa. Il preparato deve essere in quantità sufficiente per colorare tutto il mobile in quanto risulterebbe assai difficile prepararne dell’altro con una colorazione identica: comunque mezzo litro di preparato diluito basta e avanza per un mobile di grandezza normale.

Prove di colore su un compensato dopo avere aggiunto colore anelina giallo e rosso al rolla noce, opportunamente diluito.

Conviene poi prima passare una prima mano di colore (con un pennello sufficientemente piccolo) solo su tutte quelle eventuali parti del legno che si presentino più chiare. Poi, una volta asciugate, si deve stendere su tutto il legno (comprese quelle parti già un po’ colorate) con un’unica passata, possibilmente con passate incrociate lungo le vene del legno e trasversalmente a esse, guardando sempre in controluce per individuare eventuali chiaro scuri da eliminare. La stesura del colore deve essere effettuata con una pennellessa ben strizzata in modo da non far colare gocce di liquido colorante. Dopo pochi minuti, quindi prima che asciughi completamente, è conveniente poi “stendere” quel colore dato, passando ancora una volta con un pennello quasi asciutto. Una volta asciugato levigare leggermente con carta vetro fine.

Ovviamente non è indispensabile dare il colorante se si desidera lasciare il legno del colore naturale e quindi chiaro: tuttavia talvolta alcuni mobili (e.g. vecchi tavoli) sono stati realizzati con legni anche differenti per cui risulta quasi indispensabile uniformare il tutto con del colore, passato in modo tale da almeno diminuire, se non annullare, le diversità del legno grezzo.

Risulta invece sempre necessario dare (possibilmente a spruzzo con un compressore, in modo da stenderla in modo più uniforme)  – dopo che il colorante, qualora dato, si sia asciugato – una vernice di fondo alla nitro trasparente: generalmente la prima mano può essere data così com’è o poco diluita con diluente sintetico. Una volta asciugata bene (meglio il giorno dopo) conviene levigare lievemente il tutto con una carta vetro fine (es. grana 220): vi sembrerà di tornare indietro nel lavoro ma invece questa procedura consente poi alla vernice finale di attecchire meglio.

Ricordarsi di pulire bene i bordi del coperchio del barattolo di vernice prima di richiuderlo e di conservarlo poi rovesciato, in modo che anche eventuali piccole fessure vengano riempite dalla vernice e non entri aria all’interno: in questo modo sarà possibile riutilizzare la parte avanzata anche dopo mesi!

Levigatura dopo avere dato la vernice di fondo

Quindi, dopo avere ripulito dalla polvere il legno, utilizzando magari ancora il compressore, ed eventualmente avere ritoccato con un pennarello da ritocco per legno eventuali parti di stucco ancora visibili, passare la vernice finale sempre alla nitro (e possibilmente sempre a spruzzo con un compressore): può essere la medesima vernice data precedentemente come fondo, magari ora solo più diluita. Conviene non dare molta vernice in quanto rischierebbe di colare e poi basta uno strato sottile per proteggere il legno e abbellirlo.
Ho visto che esistono anche fondi e vernici ad acqua e non alla nitro: sicuramente sono più ecologici ma non li ho provati, per cui non conosco le loro caratteristiche.

Soprattutto se si stende a mano, è conveniente prendere della vernice di fondo e finale buona: quelle della Sikkens o della Sayerlack sono sicuramente tra le migliori!

Nel seguito mostro un tavolino che ho restaurato lasciando il legno di faggio della sua tinta naturale, senza quindi scurirlo con nessuna rolla, e semplicemente dando la vernice di fondo e quindi quella finale: la verniciatura a spruzzo ha consentito di stendere in modo ben uniforme la vernice. Ho poi mantenuto le maniglie originali, lucidandole sia con un liquido per lucidare metalli (e.g. consiglio Orol) sia con la paglietta d’acciaio fine (tipo 00 oppure ancora più fine cioè 000). Infine sono riuscito a far rifunzionare addirittura la serratura grazie a liquidi sbloccanti e pazienza! 🙂

Per il seguenti due cassettoni (di cui uno di noce) ho steso del colore rolla noce “corretto” con un po’ di rosso e di giallo per ravvivarlo: infatti il rolla noce generalmente è molto scuro e un po’ di correzione con questi colori serve a raggiungere la colorazione desiderata.

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Nel rimontare tutti i pezzi conviene lucidare e mantenere i pezzi originari se ancora in buono stato: diversamente si possono sostituire le viti creando una apposita scanalatura per far sì che la testa non rimanga fuori dal piano:

Inoltre è sempre bene sostituire eventuali chiodi che fossero presenti in un vecchio mobile/tavolo con viti, più stabili e che consentono di smontare il tutto più agevolmente: conviene ovviamente creare un foro di dimensione opportuna con il trapano prima di avvitare la vite, in modo che entri agevolmente senza spanarsi.

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Prima e dopo

Prima:

Dopo:

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Prima:


Dopo:

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Prima:

Dopo una pulizia, il fissaggio con Vinavil di alcuni pezzi di legno non fissati a dovere, lo stucco delle fessure ed un primo passaggio di cera: nel spargere la cera ho cercato di inserirla, con maggiore densità, in tutti i fori dei tarli, in modo da tapparli e non renderli più visibili.

Non resta che attendere che la cera penetri bene e ravvivi il legno per poi ripassarla e lucidare il tutto:

Fase finale è poi quella di fissare con chiodi un telo di canapa/lino grosso sul lato esterno del coperchio, come era originariamente. Il telo preesistente fissato ai lati con chiodi arrugginiti è risultato troppo compromesso per poter essere recuperato, per cui ne ho ordinato uno analogo nuovo di un colore verdastro simile. Ma quello sarà l’ultimo passo …. 😉

P.S.Il telo preesistente era troppo malridotto per cui l’ho sostituito con uno simile. Ho rimesso un bordo in cuoio: ne avevo uno ben più  spesso ed adatto rispetto a quello originale (che si era frantumato nel togliere i chiodi che lo fissavano al bordo) che proveniva dal negozio di scarpe del nonno … lo stesso avo di cui era stata questa valigia. Una delle due barre di legno presenti sulla parte esterna del coperchio (che ne facilitano l’apertura) l’ho dovuta far rifare da un falegname amico, in quanto era stata mangiata probabilmente dai tarli: rolla noce, opportunamente corretta con polveri di altri colori, ha portato questo nuovo pezzo di legno grezzo ad assumere un aspetto uguale all’altro originale. Quella colorazione mi è servita anche per mimetizzare meglio le parti stuccate, in quanto il colore di quest’ultimo risultava originariamente un po’ differente. In generale, si nota molto meno un ritocco di colore un po’ più  scuro del resto del legno rispetto ad uno più chiaro.

Ed ecco come è venuto! 🙃


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Smontato, lucidato il legno a ceralacca e le stanghette di alluminio con Orol:

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Come togliere della vernice su cromatura

Se poi devi togliere della vernice data sopra del ferro cromato, sarà sufficiente usare un raschietto per grattarla via, quindi per lucidarla usare della paglietta di ferro 00 ed infine un liquido per lucidare metalli (e.g. consiglio Orol).

Prima:

Ultime due sedie (sopravvissute) del negozio di scarpe di mio nonno nella galleria Umberto I di Torino, aperto nel 1926 circa e chiuso negli anni ’70.

Dopo:

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Come incerare un mobile

Talvolta non è necessario/opportuno sverniciare completamente un mobile sia perché non particolarmente rovinato, sia perché se ne vogliono mantenere le caratteristiche specifiche (e.g. scritte/disegni verniciati, colore).

In questo casi la cosa migliore da fare è ripassare il legno leggermente con la paglietta di ferro doppio zero senza asportare colore e scritte, passare con una spugnetta umida per togliere la polvere e la sporcizia e quindi utilizzare un polish per mobili per togliere definitivamente tutto lo sporco esistente e rivitalizzare un po’ il legno. Io ho usato il polish della Ideal che ho sempre trovato assai efficace oltre che più economico rispetto ad altre march più blasonate. Ho visto che esiste in due formati, uno normale ed uno con effetto impregnante. Personalmente preferisco il primo, più cremoso, ma l’effetto finale sul legno tra i due non mi sembra tanto differente!

Una volta pulito per bene, stuccato, con eventuali ritocchi di colore (e.g. rolla noce con correzioni di colore tramite polvere rossa e/o gialla), si può infine procedere a lucidarlo con un preparato a base di cera. In particolare il preparato contiene, cera fusa con colorante (per materiale grasso, quindi diversi da quelli ad acqua utilizzati per colorare il legno), essenza di trementina (i.e. acquaragia più raffinata) a piacere per renderla liquida a sufficienza e un 10% di paraffina per renderlo più lucido ed oleoso.

Per stenderlo si può usare inizialmente un pennello, senza esagerare nella quantità: ne è sufficiente poco! Subito dopo si deve usare uno straccio o ancor meglio un tampone costruito agevolmente con un telo che contenga al suo interno del cotone o altri stracci. Il tutto deve essere steso in modo uniforme con movimenti regolari (circolari e/o avanti ed indietro, possibilmente seguendo il verso del legno) e tali da coprire tutta l’area da trattare.
Il passaggio di tale cera può risultare anche utile come fase finale dopo una nuova verniciatura, anche solo per rendere quella ancora più uniforme e “profumata”, soprattutto quando si riscontrano zone comunque rimaste più opache di altre.

Per le piccole crepe ed i fori delle tarme, si può utilizzare della cera possibilmente del colore il più possibile simile a quello del legno (o più scuro). Vengono venduti bastoncini di cera già di diversi colori: per inserirla in una crepa o in un foro. è sufficiente scaldarne un po’ anche solo con il sole o con la mano per renderla più malleabile tipo Pongo. Per inserirla meglio si si può aiutare oltre che con il dito, con bastoncini di legno utili anche per poi toglierne l’eccesso, senza rischiare di rigare il mobile (legno su legno non riga, mentre se si usasse un raschietto di ferro si potrebbero correre dei rischi!).

Ecco i bastoncini, che mi sono costruito appositamente a tale scopo, ed i ferri da lana recuperati appositamente per meglio inserire la cera in alcuni buchi da tarma:

Bastoncini di cera nelle varie tonalità
Bastoncini costruiti appositamente per inserire meglio la cera nelle fessure e raschiarne via la parte in abbondanza, senza il pericolo di rigare il mobile

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Ferramenta di Torino dove si possono trovare anche accessori/ricambi d’epoca

Segnalo i seguenti ferramenta di Torino dove si possono reperire accessori/ricambi anche particolari, adeguati per oggetti d’epoca:

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Link utili

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Special Welfare CCNL 2018: richiesta buoni acquisto/voucher … for dummies

… alias, come usufruire del benefit di 120€ del Special Welfare CCNL 2018, … con il minor sforzo possibile! 😉

Tutti i colleghi hanno ricevuto la email relativa alla disponibilità di richiedere voucher o buoni spesa , tramite la piattaforma digitale realizzata da Edenred,  relativamente al Piano Special Welfare CCNL 2018. Allegate a quella comunicazione, ci sono le istruzioni per registrarsi nel portale, ma poi non vengono riportate esplicitamente le operazioni da effettuare e la descrizione del processo per ottenere concretamente infine quei buoni/voucher! Si rimanda, per avere ulteriori informazioni, a pagine sia della intranet (e.g. FAQ) sia di quel portale …
Questo post intende riassumere, con semplici passi, le informazioni essenziale per richiedere, nel minor tempo possibile, la modalità più comoda per usufruire di questo benefit che, se non richiesto, viene perso a fine anno.

Ho inoltre opportunamente evidenziato in grassetto alcune parti dove ho inserito dei consigli e che invito quindi a considerare.

  1. Effettuare la registrazione nel portale Edennred, seguendo le indicazioni allegate nella email.
  2. Effettuare il login in quel portale con le nuove credenziali, accedendo così alla pagina relativa a Special Welfare: premere il pulsante VAI AL PIANO WELFARE

Accesso alla sezione Special Welfare del portale

2) Selezionare, per aprirne i contenuti, la seconda sezione relativa a Special Welfare – CCNL 2018: per default viene mostrata inizialmente invece la prima sezione relativa al Special Welfare – PDR 2017.

Sezione relativa a Special Welfare – CCNL 2018

3) Resta quindi da scegliere in che forma usufruire di quella cifra di 120€, scegliendo anche se si desidera averli cone voucher o buoni acquisto. Dalle FAQ si apprende che i buoni spesa si ricevono via email e si possono stampare autonomamente, per poi essere utilizzati per la spesa al supermercato, lo shopping ed il carburante.

Buoni acquisto o voucher?

Sono previsti due tipi di buoni acquisto: i Selection ed i Top Premium con le caratteristiche indicate nel seguito.

Buoni acquisto Top Premium e Selection

Ne deduco che i Selection risultano più appetibili, potendo essere usati sia per la benzina (Total Erg) sia nei supermercati (UNES, Carrefour) sia negozi di elettronica di consumo (UNIEURO), mentre i Top Premium consentono un acquisto in tipologie di negozi di nicchia (oltre, nuovamente, i supermercati, ma non più nei benzinai).

Si può comunque accedere al sito https://dovecompro.edenred.it per veder in dettaglio su una mappa i negozi affiliati, presenti nelle zone di interesse. E’ possibile sia selezionare la città sia filtrare la tipologia di negozi di interesse ed avere anche una visualizzazione su mappa. … ma per 120€ non penso valga la pena effettuare alcuna ricerca e direi che è sufficiente richiedere il buono acquisto Selection che va bene per benzina o al supermercato!

P.S. – Nota che sembra che i buoni sono utilizzabili per la benzina sono nella modalità “servito” e non “self“, per cui più costosa …

Sito https://dovecompro.edenred.it per veder in dettaglio su una mappa i negozi affiliati (1)

Sito https://dovecompro.edenred.it per veder in dettaglio su una mappa i negozi affiliati (2)

Sito https://dovecompro.edenred.it per veder in dettaglio su una mappa i negozi affiliati (3)

Sito https://dovecompro.edenred.it per veder in dettaglio su una mappa i negozi affiliati (4)

4) Dopo avere selezionato, nella sezione Acquisti, il pulsante Richiedi relativo al Selection stampabile rappresentato con una icona di macchina (scelta che penso essere la più versatile), non resta che selezionare la scelta del buono spesa e premere il tasto Invia:
purtroppo il taglio del singolo buono è impostato a 10€ e quel valore non sembra modificabile: questo comporta che si dovranno poi stampare ben 12 fogli A4 (ciascuno relativo ad un buono di 10€) …. anche se poi, se si va a fare la spesa o si fa un pieno di benzina, si spederà sicuramente ben più di 10€ di un buono!!

Selezione della tipologia di Buono acquisto stampabile

Premendo quel tasto Invia , dopo una richiesta di conferma dell’invio della richiesta, relativa alla scelta effettuata, viene fornita la seguente segnalazione, senza ulteriori indicazioni: “Grazie, la tua richiesta è stata inviata correttamente“! NON viene fornita nessun altra notifica, ad esempio via email, dell’inoltro di questa richiesta e neppure delle indicazioni sui tempi necessari per quindi ottenere i buoni spesa e dove poi andare a reperirli.

Richiesta di conferma dell’invio della richiesta, relativa alla scelta effettuata

Popup che conferma l’acquisizione della richiesta

5) Andando comunque poi nella sezione Area Personale -> Allocazione Fondi -> Buoni Spesa, e filtrando la richiesta opportunamente, si può verificare che ora è effettivamente presente il buono acquisto richiesto che risulta, non appena richiesto, nello stato iniziale di Inoltrata. Passerà dopo poche ore nello stato Presa in considerazione dalla tua azienda, seppure ancora non viene fornita la possibilità di scaricare i relativi buoni.

Verifica della presenza del Buono acquisto inizialmente nello stato Inoltrata

6) Dunque, come ricevere ora concretamente quei buoni richiesti? Viene in aiuto a tale proposito una risposta presente nelle FAQ: è necessario attendere al massimo 48 ore e si riceverà tramite email una segnalazione della disponibilità dei buoni da scaricare dal portale, … e si può ipotizzare che ciò potrà essere fatto dalla medesima sezione Buoni Spesa mostrata in precedenza, in cui è presente l’elenco di ciascuna richiesta inoltrata con associato il suo stato corrente.

Come ricevere ora concretamente quei buoni acquisto richiesti?

PS: la richiesta l’ho inoltrata giovedì pomeriggio e il mattino del lunedì successivo ho ricevuto la email che mi notificava la presenza dei buoni da scaricare: tenendo conto del week-end, i tempi indicati sono stati rispettati!

Mail che comunica la disponibilità dei buoni acquisto da scaricare

Si deve quindi accedere al portale ed andare nella sezione Buoni Spesa, effettuando la solita ricerca e trovando ora la precedente richiesta nello stato di Emessa. Cliccando sull’icona rappresentante un codice a barre, si apre una finestra popup che consente di scaricare lo zip contenente tutti i 12 buoni richiesti (file pdf) del valore di 10€ ciascuno.

Sezione Buoni Spesa da cui scaricare i buoni una volta emessi

Popup che consente di scaricare i buoni

Ciascun buono si presenta poi nella seguente forma:

Singolo buono da stampare

Non resta ora che stampare i 12 buoni e presentarli a merchant convenzionato.

Infine, alcune mie considerazioni personali:

  • La procedura richiesta è inutilmente complessa, soprattutto considerando l’importo in questione.
  • L’interfaccia utente del portale non fornisce quelle indicazioni necessarie per non lasciare dubbi all’utilizzatore (e.g. come e quando reperire i buoni una volta richiesti).

Forse fornire semplicemente via email, a ciascun dipendente, un codice di buono spesa da inserire in uno dei molteplici store online (e.g. Amazon) avrebbe semplificato di molto la procedura necessaria per usufruire di questo Special Welfare CCNL 2018. Infatti, ho sentito che quest’ultima sia la procedura adottata da alcune ditte, … assai più semplice e meno costosa non richiedendo alcun portale specifico.

 

… that’s all, folks!

😉

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Come risolvere mancanze nell’estratto conto INPS relative a contributi per congedi parentali (a suo tempo non segnalati all’INPS dal datore di lavoro)

Può succedere che, andando a vedere l’estratto conto previdenziale dal sito dell’INPS (vedere il mio post precedente  Calcolo della pensione) risultino delle mancanze di contributi per alcuni anni in cui, ad esempio uno aveva chiesto un’astensione facoltativa per congedo parentale (e.g. maternità o paternità).

Ad esempio a me risultavano nel 2003 solo 43 settimane di contributi (anziché 52) e nel 2004 solo 48 settimane … insomma, mancavano proprio il numero di settimane richieste per congedo parentale facoltativo (paternità) ed aspettativa per adozione!

Avevo già scritto un post relativo a come segnalare tramite il sito la presenza di figurativi non inoltrati dal datore di lavoro (Come mandare all’INPS una segnalazione di possibili figurativi non inoltrati dal datore di lavoro). Tuttavia per quella via non ho ottenuto alcun risultato concreto e quella richiesta è rimasta nello stato iniziale.
Andando poi a chiedere direttamente agli sportelli dell’INPS, scopri che loro non possono fare nulla ed è l’azienda, che non ha effettuato a suo tempo le dovute segnalazioni, a dover seguire una specifica procedura per correggere l’errore: trattandosi di contributi per maternità/paternità facoltativa non determinano, tra l’altro, nessun esborso per l’azienda.
Quindi, rimane solo da scoprire la modalità che il dipendente deve seguire, internamente alla sua azienda, per inoltrare tale richiesta di correzione  … e ovviamente assicurarsi che venga presa in carico nei tempi dovuti!

Grazie anche ad un interessamento dei sindacati e del personale HR, sono riuscito nell’intento e nel seguito descrivo la procedura da me seguita semmai potesse servire a qualche altro collega 😉

Ho aperto un ticket verso il Competence Team che nella ditta in cui lavoro gestisce tutte le richieste del personale, allegando sia le domande di congedo a suo tempo presentate all’INPS, i cedolini degli stipendi di quegli anni ed i CUD in cui mancavano quelle settimane nei contributi, potenzialmente mero errore materiale di calcolo,  non essendo in alcun modo impattata la retribuzione dell’anno che infatti risultava corretta.

Ho anche interessato i sindacati e la referente HR che prontamente si è interessata affinché la procedura relativa a quei ticket fosse evasa.

A taluni è stato risposta che, per poter procedere alla richiesta inoltrata, era necessario compilare un modulo excel in cui indicare formalmente i periodi che si reputavano non conteggiati:

File excel a cui a qualcuno è stato richiesto di formalizzare la richiesta

A distanza di meno di un mese ho ricevuto a casa  per posta ordinaria una missiva da HR con la Dichiarazione dei periodi di assenza per paternità mancanti con in particolare tre fogli (uno per ciascun periodo  di congedo parentale richiesto) con scritto a biro COPIA X INPS.

Mi ha stupito il fatto che tale comunicazione sia stata evasa tramite posta ordinaria (e non per raccomandata), senza per altro nessuna comunicazione via  email che fornisse comunque notifica dell’imminente arrivo del documento, che avrebbe convenientemente potuto avere come allegato una sua copia (seppure forse non valida, non avendo apposta in originale la firma del legale rappresentante).
Mi ha anche stupito il fatto che tale comunicazione non fosse accompagnata da alcuna spiegazione su cosa fare dei fogli contrassegnati a biro come “Copia x INPS“. Insomma, da quella comunicazione vie posta ordinaria non risulta chiaro se quei dati siano già stati trasmessi per via telematica e quei fogli siano unicamente allegati per conoscenza, o se quei papiri debbano essere consegnati personalmente dal lavoratore alla propria sede INPS affinché vengano registrati nei loro sistemi.

Chiedendo successivamente alla referente HR, è stato risposto da HRS che è bene consegnare personalmente i documenti ricevuti alla propria sede INPS e conservare poi il Protocollo di presentazione. Relativamente a quale sede INPS consegnarli (quella di residenza o quella dei fondi speciali), la indicazione è stata a quella in base alla residenza, indipendentemente dalla presenza di Uffici Fondo o meno.

Comunque, nell’incertezza e senza farmi troppe domande,  sono andato subito all’INPS (Torino Nord) per consegnare comunque quei fogli con indicato “Copia x INPS”! 😉
Purtroppo l’uscere, seppur gentilissimo, dopo avergli fatto vedere i fogli e spiegato come li avevo ricevuti e manifestato i miei dubbi su cosa farne, mi ha assegnato un numero di attesa relativo allo  sportello che gestisce le maternità da un punto di vista dell’utenza diciamo “consumer”: tuttavia quell’addetto non sapeva bene che farsene di quei fogli, non essendo quelle procedure di sua competenza. Nulla mi ha saputo dire relativamente al fatto che quei dati fossero stati o meno già trasmessi per via telematica dalla mia ditta. Tuttavia, dopo avere fatto alcune telefonate, mi ha reso edotto dicendomi che sarei dovuto andare ai piani superiori dai suoi colleghi che trattano con le ditte, … ma ormai ero fuori orario di ricevimento. Ha quindi fortunatamente ritirato comunque i miei documenti, protocollandoli e dicendomi che li avrebbe poi fatti avere a quei suoi colleghi: costoro mi avrebbero contattato telefonicamente SOLO in caso di problemi.

Ovviamente mi sono fatto fare una copia dei fogli consegnati, non si sa mai …

Intestazione dei tre moduli ricevuti da consegnare all’INPS

Uno dei tre moduli Mod SA/RETT ricevuti contrassegnati come “Copia per INPS

Ricevuta di protocollo relativa ai moduli consegnati

Ho chiesto inoltre come potevo verificare che tutta la procedura fosse poi andata a buon fine: l’addetto mi ha risposto che avrei potuto verificare il tutto direttamente dal sito dell’INPS, dover avrei dovuto trovare conteggiate anche quelle settimane di contribuzione attualmente mancanti. Le tempistiche non mi sono state specificate (nella fretta ho dimenticato di chiederle esplicitamente), ma verosimilmente mi aspetto che sia questione di pochi giorni … per ora dopo soli tre giorni lavorativi nulla è cambiato nel mio estratto conto presente online nel sito dell’INPS 😦 … verificherò ogni settimana e modificherò tale post quando risulteranno registrate le settimane mancanti!

Conviene perciò specificare all’uscere dell’INPS di fornire il numero di attesa relativo allo sportello specifico per le ditte e non di quello generico per la gestione delle maternità.

Essendo  poi il tutto inviato per posta ordinaria, se a distanza di qualche mese non si riceve nulla, potrebbe essere il caso di preoccuparsi in quanto questo potrebbe essere imputabile a problemi nella consegna della lettera …

… e penso non rimanga che contattare nuovamente HR per una successiva verifica! 😦

 

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Microsoft Phone Companion: another very useful app that is going to be dismissed? NO, it is now embedded in the Photos app!!

PS: I had to rewrite that post because now I realize that features that were provided by the Microsoft Phone Companion are now included in the Photos app as you can see in the screenshots in the following!! 🙂

Therefore, as soon as you connect your phone to your Windows 10 PC the Photos app is launched and suggest you to import the new pictures you took with your

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My previous post before I discover the new feature in Photos app 😉

I just reinstalled Windows 10 on my PC and again I noticed that the very useful Microsoft Phone Companion app was not available by default: so I had to download it from the Store!
I was just a lit disappointed of that even because, on the contrary, I have always to uninstall, after every new Windows 1o new installation, several useless apps that you find installed by default (e.g. Solitaire, Movies & TV, Money, Sports, Xbox) … and I always wonder why!!

Microsoft Phone Companion app in the Store

I had just wrote a post in the Feedback Hub, suggesting to have that app preinstalled (as it was, if I remember well), when I had a Product alert popup displayed at the first startup of that app: “Microsoft Phone Companion will be removed soon. Go to Settings to connect your phone“.

Microsoft Phone Companion will be removed soon. GO to Settings to connect your phone

That app, that is 4 stars so it is very appreciated by users,  can do basic synchronization between whatever smartphone (even Android and iOS ones) and a Windows 10 PC, copying all or only new taken pictures in an appropriate directory of the PC (e.g. pictures/year/month folders). Once, it also had an option to have deleted pictures on the phone while transferred, in order to free memory on that device … but since some versions ago that useful optional feature was removed (??).  Therefore that app could be improved (e.g. it misses an option to not copy pictures with the same name if they are already available on the PC) but it is anyway a very useful one for everyone want to synchronize and save pictures taken with his phone to a PC.

I really wonder why the decision of Microsoft to possibly remove it soon from the Store. Anyway it happened also for other apps, especially for ones related to the mobile market … 😦

The suggestion. in the popup alert, to go to Settings to connect your phone is not useful at all: at least in the case of a Windows 10 mobile device, it simply allows you to send to your phone an SMS with a link that suggest you to register your phone with your account!!

No useful features to connect phones and PC, at least in the case of a Windows 10 mobile device

No import features to get your photos transferred to your PC in an appropriate way (e.g. in year-month directories)!! As it was allowed by the Phone Companion app:

Import photos and videos

Import of the new items

 

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Drawing UML 2.5 diagrams with Visio 2016 (even with the Standard edition)

There are several ways to draw UML diagrams and Microsoft Visio 2016 is one of those! On the contrary with Visio you can manage as you like every UML diagram using the drag&drop feature it provides.

As stated in Microsoft support page related to Visio, Visio 2013 and Visio 2016 Professional have templates for UML 2.0 versions of several diagram types:

  • Class diagram
  • Sequence diagram
  • Database notation
  • Use Case diagram
  • Activity diagram
  • State diagram

Therefore to have embedder the UML templates, you need to have the professional version and not the standard one: in fact Software & Database templates is usually not in the Standard edition of Visio, but only the Pro version. It is in fact specified: If you are a Visio Pro for Office 365 subscriber, and have the latest version of Visio, the following UML 2.5 templates are available. Go to File > New > Categories > Software and Database and then choose one of the following:

I tried to install the Standard edition and, even after searching and selected the UML templates, after having selected one to create a new diagram, I could not find, on the left of the page, any shape related to UML. Even searching them using the More Shapes link, I could not find them among several shapes available!

Searching for UML diagram templates in Visio 2016 Standard

No Software and Database/Software section is available even from the More Shapes menu:

However, looking into the C:\Program Files\Microsoft Office\root\Office16\Visio Content\1033 directory, where Visio Standard is installed, you can find two basic templates for UML (may be even other ones): BASIC_UMLSEQUENCE_M.VSTX and BASIC_UMLSEQUENCE_U.VSTX (where the capital M or U in the name of the template is for US Units or Metric Units). Therefore copying the one of your interest (e.g.  BASIC_UMLSEQUENCE_M.VSTX if you are European) in your C:\Data\Documents\My Shapes directory, you can then open that file from More Shapes ->My Shapes ->Favorites section and have the basic UML diagrams available to be used with the drag&drop feature!

Copy the BASIC_UMLSEQUENCE_M.VSTX in C:\Data\Documents\My Shapes directory

Basic UML diagrams are now available after opening that file from More Shapes ->My Shapes ->Favorites section

I also read in the stackoverflow forum this answer that suggests to search for the appropriate templates looking on some of the following websites that allows to download custom templates that can be then be imported in your Visio Standard:

Anyhow, especially if you are a MSDN subscriber, much better to download and install the Visio Pro version that already shows the UML templates. However it has only the UML 2.0 ones and not all those of the 2.5 version, available only if you are a Visio Pro for Office 365 subscriber!! However you will find in the following how to get even the UML 2.5 diagrams added to Visio 2016 😉

Note that, as it happens for Office and every its extensions like Visio, if you want to install the 64bit version, you need to run the setup64.exe available in the office folder available in the iso, and you have not to use the setup.exe you find in the root.

if you want to install the 64bit version, you need to run the setup64.exe available in the office folder available in the iso, and not using the setup.exe you can find in the root.

Software and Database section available in Visio 2016 Pro

However, as I already stressed, to have also  other UML 2.5 features, as you can read from this page, it seems that you need to be a Visio Pro for Office 365 subscriber and have the latest version of Visio. Only in that case  the following UML 2.5 templates are available  from File > New > Categories > Software and Database:

However, looking for UML 2.5 stencils and templates for Visio, you can easily find this page that allows you to download file with custom templates that will allow to draw all UML symbols and diagrams specified in the OMG document ptc/2013-09-05, “OMG Unified Modeling Language (OMG UML), available here.

NOTE that in most cases are sufficient the ones available by default in Visio professional 2016 even though they are related to 2.0 version of the UML specification … and they are better designed than the custom ones described in the following!

Once unzipped the file into a folder of your choice (e.g. C:\Data\UML2.5-Visio2013), start Visio and then go into Options  and then in it Save section.

How to load Personal templates – Go to the Options

Into the “Default personal templates location” field insert the full path of the folder where you put that custom templates and stencils and then click OK. Note: if that field ” already contains a path to some folder, move the new custom UML 2.5 Visio files into that folder specified in this field.

How to load Personal templates – Into into the “Default personal templates location” set the path where there are the UML 2.5 templates

When you click File/New in Visio, the template “UML 2.5 Complete (Visio 2013)” will appear under PERSONAL tab.

How to load Personal templates – Creating a new project, go to the PERSONAL section

Select to create the new file with that custom template.

How to load Personal templates – Create the new file associated to that custom template

Edit the diagram using the available shapes

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Tips&tricks – How to add more auto-connection point to a shape

On the Home tab, in the Tools section, you should have a ‘Connection Point’ command (shift+control+1). Select your shape, click the command, then hold down the control key and left click where you want to add, move, or delete a connection point.

Connection Point‘ command to add a new auto-connection point to a shape

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If you are interested to go deeper with Visio, see the following link:

Related to UML 2.5 you ca see:

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Other possible UML design tools

Enterprise Architect of sparxsystem is an alternative to Visio.

If you need only some diagram types, like the UML Sequence diagram, you can even find some online free tool that allows you, possibly writing some line of simple code or graphically, to draw time diagrams and more …

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https://www.draw.io is a valid and free online tool that allows to draw also UML flow charts. If you need to draw only few charts I found it is a very easy (and free) solution that allows you to save also locally on your PC the file that can be used to re-open a diagram and possibly change it.

NOTE – Please export your diagrams both in xml (for future edits, if needed) and in .png/.jpg to have the diagram as a picture: I have found that the best quality is achieved when you specify, in the export dialog, a zoom in the order of 400%.

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www.websequencediagrams.com is o further alternative that draw UML diagrams writing simple scripts. Personally I prefer the previous tool thet is a graphic one and leaves more freedom in positioning elements.  In fact, even though this tool is very simple to use, you cannot decide too much and, for example, the line related to each actor of the communication is drawn not necessarily where you would like!

Drawing UML Sequence diagrams with the WebSequenceDiagram web tool

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Useful link:

 

 

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Navigazione in incognito/privata da Edge, Chrome ed Internet Explorer

Talvolta può risultare molto utile impostare il proprio browser per effettuare una navigazione su Internet in incognito, con finestra privata o anonima, come taluni browser usano indicare questa medesima funzionalità.

Su tratta di una navigazione che non tiene conto delle registrazioni precedenti e di cache (cioè memorizzazioni in locale) eventualmente effettuate precedentemente dal browser utilizzato. Inoltre le navigazioni effettuate con tale modalità attivata non lasciano tracce sul computer o sul device portatile in uso per cui gli indirizzi dei siti visitati non compariranno nella cronologia e non verranno memorizzate informazioni sul dispositivo impiegato.

Ovviamente la navigazione in incognito non va assolutamente confusa con la navigazione anonima offerta da sistemi come Tor, TunnerBear o dai proxy, che invece consentono di camuffare la propria identità online agendo sull’indirizzo IP del computer: talvolta anche questi possono comunque risultare utili  camuffare il tuo indirizzo IP ad esempio per farlo sembrare di un altro paese, consentendo così di bypassare restrizioni regionali, che vietano di accedere a determinati siti o di visualizzare alcuni contenuti video al di fuori di alcune nazioni.

Una navigazione in incognito risulta poi spesso assai utile per chi programma, in quanto consente di chiudere e riaprire un tab sapendo che nulla della navigazione precedente potrà influire sulla nuova finestra: infatti le registrazioni e le cache create dall’interno di una finestra in incognito sono completamente cancellate dopo la sua chiusura.

In tutti i browser esiste la possibilità di iniziare una navigazione in incognito/privata con quelle caratteristiche,ma nel seguito mostro solo come farlo da IE, Edge e Chrome … se utilizzi altri browser non ti sarà difficile trovare come fare!! 🙂

Navigazione in incognito/privata in Internet Explorer

Navigazione in incognito/privata in Edge

Navigazione in incognito/privata in Chrome

Vedi anche :

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Cashback World: una possibile alternativa al predominio Amazon che può restituire al cliente parte dei soldi spesi per la pubblicità?

Sono stato invitato da un collega ed amico ad iscrivermi al portale di Cashback World (alias lyoness.com) che è un sistema che ho trovato piuttosto simpatico per vedersi restituire, come cliente, parte dei soldi che le ditte associate spendono per la pubblicità che il portale della Shopping Community fornisce loro.

Ormai moltissimi sono i siti ed i social che hanno immagini pubblicitarie con link a prodotti (e.g. generalmente gli stessi che da poco hai cercato su Amazon): se poi uno va a quel prodotto cliccando su quell’immagine, il sito (e.g. Facebook) incassa una percentuale che generalmente è “per click“, vale a dire si tratta di una quota svincolata dal fatto che poi il navigatore abbia davvero acquistato quel prodotto o comunque qualcosa su quel sito collegato. Ovviamente, per chi compra quella forma di pubblicità, questa può risultare molto meno proficua rispetto ad una che facesse pagare solo ad una effettiva successiva vendita di un prodotto (seppur qualsiasi). Questa garanzia viene implementata da Cashback World e penso che sia questa sua peculiarità a consentire al sistema di restituire al cliente vero (cioè quello che poi ha effettivamente comprato un prodotto) parte delle spese abitualmente sostenute da quella ditta per la pubblicità: la quota restituita risulta calcolata in percentuale sulla base della spesa dal medesimo sostenuta.
Insomma, il sistema si basa su una logica intrinseca e per questo penso possa autosostenersi, contrastando un minimo il predominio ormai acquisito da Amazon rispetto agli altri siti di e-commerce, anche quelli gestiti direttamente dalle stesse ditte produttrici. Infatti, non è inusuale acquistare su Amazon un prodotto e poi riceverlo con un fogliettino pubblicitario della ditta produttrice che invita il cliente ad un successivo acquisto direttamente dal loro sito, offrendoti un notevole sconto per incentivarti a farlo. Amazon è diventata una vetrina oramai quasi necessaria anche per le ditte che hanno già comunque un loro sito di e-commerce e che gestiscono una propria logistica. Non è infatti solo più un veloce trampolino di lancio per andare sul mercato per piccoli produttori, a cui ovviamente risulta sicuramente conveniente sfruttare l’impalcatura fornita da Amazon: seppur questo costituisca un costo per loro, questo comunque è proporzionale alle vendite effettuate e quindi, almeno inizialmente, può probabilmente risultare più sostenibile rispetto alla costruzione/gestione di un proprio sito di e-commerce.
Tuttavia, come qualsiasi forma di monopolismo, anche questo relativo alle vendite online non penso che, a lungo andare, faccia bene al mercato.

Le mie considerazioni precedenti non vogliono essere una critica ad Amazon, bensì una constatazione di fatto: sicuramente quella multinazionale è riuscita a realizzare un ottimo servizio clienti ovunque, conquistando giustamente la fiducia degli acquirenti e diventando, in pochi anni, il punto di riferimento a livello mondiale per gli acquisti online. Io stesso spesso preferisco eventualmente spendere un po’ di più ed acquistare su Amazon, in quando così ho la garanzia di ricevere velocemente il prodotto, non rischiando inoltre di avere dei mal di pancia in caso di problemi riscontrati sul prodotto ricevuto.
D’altro canto si sa che questo predominio ha già determinato diverse problematiche: dalle condizioni lavorative dei dipendenti, alla stretta sui servizi di logistica obbligati ad accettare bassissimi prezzi di consegna, alla necessità delle ditte, anche grandi e con già una loro consolidata rete di vendita online, di passare anche attraverso il portale Amazon per continuare a mantenere le loro vendite, versando così al colosso ovviamente la dovuta percentuale su ogni vendita effettuata attraverso quel suo portale. Gli altri siti di e-commerce non stanno evidentemente riuscendo a reggere a quella concorrenza, non solo in termini di servizio clienti, ma talvolta anche di costo: non raramente mi è capitato di trovare lo stesso prodotto a un prezzo più conveniente se acquistato da Amazon rispetto a prenderlo direttamente dal sito del produttore stesso (e questo talvolta magari anche quando venduto su Amazon dal medesimo produttore!) … e questa è davvero l’antitesi della logica!! Ma questo è quanto, ed io non sono un economista in grado di dare una spiegazione perché ciò possa avvenire … certo non è solo questione di un calcolo matematico!

Anni fa avevo aderito ad iniziative di Groupon e servizi similari, pensando che fossero buona cosa, ma purtroppo poi avevo dovuto ricredermi. Troppo spesso constatavo che le offerte proposte sfruttavano il clima di crisi economica profonda di questi ultimi anni, e scoprivo che i fornitori del servizio – ristorativo o alberghiero che fosse –  oltre a vendere a prezzi bassissimi, doveva sottostare anche ad una richiesta di ben il 50% del valore dell’incasso da parte di questi nuovi strozzini del XXI secolo, che costituivano comunque per loro l’ultima spiaggia prima di un probabile fallimento. Molto spesso le offerte non si dimostravano a scopo promozionale per nuove attività che volevano farsi conoscere, come inizialmente avevo pensato, bensì erano l’ultimo guizzo di coda di attività sul baratro del fallimento! Troppo spesso mi ero trovato a sfruttare un coupon acquistato per mangiare a poco prezzo in un ristorante che avrebbe chiuso definitivamente qualche giorno dopo o a comprare una notte in un albergo per poi sapere, al momento della prenotazione effettiva, che questo era già passato di proprietà, costringendomi ad una richiesta di rimborso!

Insomma, devo ammettere che il mondo del commercio è per me “strano” e penso segua regole che purtroppo sono spesso poco etiche. Fin dai tempi di Carosello, vale a dire dalla nostra infanzia di consumatori, abbiamo imparato che la pubblicità è l’anima del commercio, dimenticandoci spesso che è anche una causa prima della lievitazione dei costi, che va quindi al di là del valore intrinseco dell’oggetto acquistato. Anche i cosiddetti supermercati “low cost“, che inizialmente proponevano prodotti a basso prezzo anche perché non caricati dal fardello della pubblicità, ora hanno spesso abdicato a quel dio che evidentemente sa anche a loro dare dei frutti economici: è questo il caso del LIDL, ad esempio, che ora pubblicizza le sue offerte addirittura alla televisione.

Tornando a Cashback World, mi sembra adottati una logica innovativa anche solo per il fatto che, per diffondersi, si appoggia anche sul passa parola e sui vantaggi per farlo: forse non è un meccanismo nuovissimo ma sembra che solo ora incominci a dare i suoi primi frutti … sicuramente almeno a chi lo propone. Comunque i principi su cui si fonda forniscono concreti vantaggi anche agli associati/clienti, proporzionali a quanto spendono e a quanto lo pubblicizzano.
L’unica cosa che mi rimane da capire bene sono le regole che vengono applicate per le ditte che si associano … e quanto queste siano, diciamo, etiche soprattutto per un mercato rivolto anche alle piccole imprese e non solo alle grandi multinazionali. Mi è sembrato di capire che esistono per loro diverse possibilità di associazione a livello business, alcune che prevedono un costo minimo iniziale di associazione e poi un canone mensile … che per una piccola impresa possono incidere, aggiungendosi al costo per lo sconto (alias cashback) che deve essere poi applicato al cliente che arriva tramite tale sistema di vendita. Tuttavia, come contropartita, sembra che vengono rilasciate loro delle tessere associative (personalizzate per ciascuna ditta) da proporre ai loro clienti, operando così sia come loro carta da visita pubblicitaria sia come mezzo per diffondere l’utilizzo di Cashback World. Il meccanismo prevede infine dei vantaggi in percentuale su tutte le vendite future dei “nuovi adepti” per entrambi, analogamente a quanto avviene per la clientela consumer.
Insomma, il sistema complessivo su cui si basa non è banale e mi sembra teso a realizzare una situazione win-win, dove tutti in fondo ci guadagnano, clienti, ditte e ideatori del circuito.  Il sistema complessivo di auto sussistenza mi sembra perciò ben studiato: vediamo che risultati porterà nel prossimo futuro, un po’ per tutti gli attori coinvolti!

Per ora non si può che constatare, anche qui, un dato di fatto: diverse sono già le ditte associate e non sono solo piccole aziende, ma anche catene famose  quali Booking, Expedia, Hotels, Volagratis, Edreams, Lastminute, Vueling, Europcar, Avis, Budget, Hertz, RentalCars, Flixbus, Columbus (ottimo per le assicurazioni di chi va in vacanza negli states), eBay, Swarovsky, OVS, Desigual, Yamamai, Motivi, Adidas, Converse, Feltrinelli, Mondadori, IBS, UCIcinemas … e poi sono veramente molte!
Effettuando delle ricerche puntuali su siti di mio interesse, ho trovato anche Zooplus (dove generalmente acquisto prodotti per animali) e Auchan.
Mi lascia un po’ perplesso il fatto che ora, quando acquisterò dai questi due ultimi abituali venditori, vedrò applicato uno sconto di cashback (seppur in quel caso minimo, essendo solo dell’1%) che per loro risulterà, per il mio caso specifico, sicuramente un costo in più da sopportare, dal momento che comunque io avrei comprato da loro; tuttavia è anche verosimile che, con quella loro affiliazione, potranno acquisire nuova clientela che genererà loro nuovi guadagni, probabilmente superiori alla precedente perdita.

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Dopo questo mie elucubrazioni un po’ filosofiche, ma che ho reputato necessarie, vediamo in dettaglio concretamente come funziona Cashback World per un associato non business.
Se uno è interessato ad acquistare in uno dei molti negozi affiliati online, ad esempio comprare una vacanza su Booking, per ricevere cashback/punti (convertibili poi in denaro) basta ricercare quel venditore/sito nel portale di Cashback Word e poi cliccare sulla pubblicità di quel medesimo negozio: in caso di acquisto online, l’accesso al sito di quel negozio attraverso quel percorso, consente al cliente di essere riconosciuto come utente cashback ed ad agni suo acquisto successivo durante quella sessione, gli verranno assegnati dei cashback/punti, successivamente convertibili poi in denaro.
L’idea degli shopping points non è nuova e sono la solita raccolta punti ma, diversamente da Satispay, qui non c’è un borsello o budget su cui mettere dei soldi e che ti vincola nella spesa:  per accumulare cashback uno continua a pagare nel solito modo, tramite contanti, bancomat o carta di credito. Ad ogni negozio è associata una percentuale di cashback che varia dall’1% al 5%, come chiaramente indicato nella descrizione di ciascuna ditta affiliata.

Ciascuna ditta indica la % di cashback e shopping points che applica

Categorie dei negozi affiliati

Molteplici sono le categorie dei negozi affiliati ed è possibile non solo ricercarne uno puntualmente, ma risulta anche possibile filtrare su nazione/regione: purtroppo non è possibile, a quanto sembra, filtrare anche per singola città anche se sarebbe molto utile per cui penso che sia una funzionalità che dovrebbe essere presto implementata in quel portale!

Ricerca puntuale di una ditta

Ricerca per nazione e regione

Il sistema di Shopping Community prevede non solo e-commerce, ma anche acquisti in negozi fisici, nel qual caso il cliente deve presentare la tessera che viene rilasciata virtualmente all’iscrizione (di fatto è anche un’app su smartphone).

Tessera associativa

I soldi, derivanti dal cashback accumulato, vengono poi restituiti tramite bonifico quando l’importo supera la soglia di 10€: solo allora verrà chiesto al cliente di fornire l’IBAN su cui desidera venga versato tale importo.
Nota –  I tempi del versamento non sono istantanei, in quanto sono legati al flusso di approvazione dell’acquisto: uno potrebbe infatti comprare online e poi successivamente recedere quell’acquisto, per il sistema si cautela anche in tal senso.
Per premiare chi aiuta a diffondere il numero di clienti che utilizzano questo sistema di pubblicità, il meccanismo prevede poi anche un discorso di premiazione al promotore. Quindi, se io ti invito e tu ti registri al sistema accettando quel mio invito, quando acquisterai qualcosa, oltre ad aumentare il tuo cashback, anch’io otterrò uno 0,5% su tutti i tuoi acquisti che effettuerai in futuro passando per quel portale: in questo modo si aumenterà non solo il cashback della persona invitata, ma un pochino anche quello del “promoter“. Ovviamente, analogamente anche tu, una volta iscritto, potrai invitare altre persone per cercare di aumentare anche in questo modo il tuo cashback: più persone aderiranno al tuo invito, più potrai vedere aumentato il tuo cashback … anche senza avere comprando nulla! Se poi compri anche passando per quel portale, ovviamente aumenterà ancor più, proporzionalmente agli importi spesi. Se uno acquista, ad esempio una vacanza per la famiglia di mettiamo 1500€, riceverà un cashback indicato da quella ditta di viaggi (da 1% => 15€ – è il caso di Booking – , fino a 5% =>75€): non sarà moltissimo ma meglio che niente!! 😉

Per iscriverti puoi utilizzare il link fornito dal  “promoter” amico. Ovviamente puoi iscriverti al portale anche direttamente dal suo link diretto (https://www.lyoness.com/it), ma non avresti alcun vantaggio nel farlo … quindi molto meglio aderire tramite il link fornito da un amico!!
😉

Premendo quindi il tasto di accettazione al servizio, ti giungerà una e-mail di “Invito gratuito al Cashback World”, inviata da Cashback World <news@info.cashback.net>: premere quindi sul pulsante Accetto l’invito, presente in quella stessa email.

Email di invito ad aderire alla shopping community Cashback World

Si apre cosi un form di registrazione in cui si devono inserire i propri dati anagrafici: al fondo ci sono delle checkbox ed occorre porre la spunta almeno alle prime 4 checkbox seguenti:

  • Privacy Policy italiana – Ho letto con attenzione la Privacy Policy italiana e mi dichiaro d’accordo con quanto ivi contenuto.
  • Sono stato contattato e informato privatamente dal mio sponsor [Enzo Contini].
  • Ho letto e accettato le CGC.
  • Ho letto e accettato le Dichiarazione sulla protezione dei dati.

Dopo avere inserito i propri dati anagrafici, accettare almeno le prime quattro richieste

Conclusa quella procedura di registrazione, si riceve la email contenente già i dati della propria tessera, comunque poi visibile anche accedendo al sito o dall’app.

Email di conferma all’adesione alla shopping community Cashback World

A questo punto puoi già acquistare, andando nel suo portale https://www.lyoness.com/it da qualsiasi browser o installando la sua app, ricercando quindi il negozio affiliato che ti interessa; inoltre potrai anche eventualmente richiedere la URL da fornire ad amici e conoscenti perché si iscrivano utilizzandoti come “promoter” ed vedere aumentato anche così il tuo cashback!

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P.S. 1/8/2018

Ho ricevuto una spiacevole email da Lyonesse Italy che mi ha chiesto di modificare alcune parti del post, informandomi  che “di norma gli articoli sulla nostra community andrebbero sempre preventivamente approvati dal nostro ufficio marketing, cosa che non è avvenuta per questo articolo“, come se non si potesse esprimere liberamente la propria opinione (sia questa favorevole o meno) relativamente qualsivoglia servizio presente sul mercato, ovviamente nel rispetto della correttezza dei termini utilizzati.
Ovviamente questo post è stato da me scritto ne per pubblicizzarli (non ricevendo alcun compenso) ne per denigrarli, ma semplicemente per esprimere la mia personale opinione in proposito … ed in Italia esiste la libertà di stampa.
Per evitare discussioni, ho comunque reso subito privato il post.

Ho ricevuto poi una successiva email di scuse e quindi ora, dopo avere effettuato le modifiche richieste, lo rendo nuovamente pubblico aggiungendo tuttavia questo post scrittum in cui riporto sia la loro email sia la mia risposta sia le loro successive scuse. Ciascun lettore potrà fare le proprie valutazioni …

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Come non avere addebitati i costi di consegna degli elenchi telefonici sulla propria bolletta della linea fissa

Quand’è che hai consultato per l’ultima volta un elenco telefonico?
A questa prima domanda, almeno io, so rispondere piuttosto agevolmente seppur non con precisione: non ricordo di averne consultato uno da almeno dieci anni!

Quand’è l’ultima volta che l’hai ricevuto?
A questa domanda ho più difficoltà a rispondere, ma non ricordo proprio di avere visto, almeno quest’anno, la pila di elenchi telefonici vicino alle buche delle lettere, generalmente lasciate lì per giorni e poi probabilmente cestinati i rimanenti dal personale delle pulizie condominiali.

Quand’è l’ultima volta che ti è stato addebitato sulla bolletta telefonica il costo di consegna?
Questo lo so almeno io con precisione! Ho  infatti guardato adesso i dettagli della prossima bolletta telefonica di luglio in cui viene indicato questo costo aggiuntivo. Sarà però l’ultima volta che vedrò addebitati quei 3,90€ che oggigiorno suonano un po’ come indebitamente richiesti: non saranno molti ma, almeno nel mio caso, sono proprio regalati!

Come chiaramente indicato cliccando sulla voce apposita di quell’importo della bolletta, risulta possibile rinunciare gratuitamente in qualsiasi momento al servizio di consegna degli elenchi telefonici

ma la procedura per richiederlo non è così agevole come, secondo me, dovrebbe essere. Non è infatti possibile farlo ne dal sito myTim ne dall’analoga app ma, come indicato nel testo riportato, viene richiesto di “contattare telefonicamente il Servizio Clienti linea fissa 187 o inviare una comunicazione scritta all’indirizzo Telecom Italia indicato sulla fattura o al numero verde fax 800000187 del Servizio Clienti: in tal caso TIM provvederà a non addebitare più il relativo importo. Per ulteriori informazioni sul servizio o per richiederlo in caso di precedente rinuncia, contattare il Servizio Clienti 187 a disposizione 7 giorni su 7 dalle 7 alle 22:30“.

Ho provveduto quindi a telefonare al 187 dal mio cellulare ma, come spesso accade contattando un call center, risulta non agevole riuscire a selezionare le scelte proposte per poi a parlare con un operatore e richiedere il servizio desiderato: la cessazione della consegna degli elenchi telefonici ovviamente non compare tra le scelte previste dal menu vocale.

Dopo alcuni tentativi in cui al termine del ramo scelto venivo ringraziato per aver chiamato, con successiva terminazione della chiamata, alla fine con perseveranza sono poi riuscito a parlare con un operatore: consiglio di selezionare il ramo in cui si richiede una verifica delle proprie bollette e, se poi nessuna scelta risulta appropriata, provare a non selezionare nulla, aspettare che scada il timeout dopo la seconda presentazione delle possibili scelte non risposte, per poi essere messo in contatto con un operatore. Mi è stato chiesto di fornire il mio numero telefonico di linea fissa e mi è stato detto che avrebbe provveduto a disattivare la consegna dell’elenco telefonico: ho poi chiesto se potevo richiederlo anche per un altro numero e, alla sua risposta affermativa, ho provveduto a fornire anche quello di una anziana signora che sicuramente non ha disattivato il servizio e a cui viene addebitato quel costo.
Ho chiesto inoltre se non ci fosse una qualche procedura online che l’utente potesse provvedere ad attivare autonomamente per disabilitare tale consegna/addebito e mi è stato confermato che non esiste. Anzi, ho inteso che si tratta di una procedura non immediata neppure per l’operatore stesso che infatti mi detto di essersi segnato entrambi i numeri e di provvedere poi lui successivamente al termine della telefonata.

A questo punto, non per sfiducia nel suo operato, ma volendo comunque avere un qualche riscontro concreto per ogni potenziale contestazione, ho attivato anche la seconda procedura indicata, vale a dire la richiesta via fax tramite numero verde 800000187 del Servizio Clienti.

Se anche tu non sei interessato alla consegna degli elenchi telefonici, ti consiglio quindi di procedere utilizzando entrambi le modalità e soprattutto quella che prevede l’invio del fax, procedura che lascia una traccia e quindi consente di provare di avere inoltrato tale richiesta.

L’anno successivo è comunque assai opportuno verificare bene la bolletta di giugno e, qualora ancora presentasse la voce relativa alla consegna delle rubriche telefoniche, inoltrare una richiesta di rimborso fornendo la prova di invio del fax di disdetta.
Personalmente sono riuscito, l’anno successivo, a vedere emesso il rimborso e a vedere effettivamente tracciata la lavorazione per il blocco consegna e addebito elenco telefonico.



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Come recuperare le chat di Whatsapp da uno smartphone Windows 10 Mobile ad un altro (di qualsiasi OS)

Non penso sia particolarmente importante tenere memoria di chat e in particolare di quelle fatte con Whatsapp: spesso infatti sono quelle la causa primaria di occupazione di memoria e di crash del telefonino, soprattutto di quelli con poca RAM! Infatti, ormai è di uso comune inviare via chat messaggi con lunghe registrazioni vocali e/o che includono immagini ad alta risoluzione o addirittura video! Per di più l’app Whatsapp richiede una installazione nella memoria del device e non è possibile neppure salvare le chat in una eventuale memoria SD presente sul telefonino.

Molto meglio perciò periodicamente cancellare TUTTE le chat presenti e magari prima salvare da qualche parte (e.g. su OneNotePC, Android, Windows) le sicuramente poche informazioni utili che si desidera mantenere in memoria!

Può succedere che uno desideri comunque mantenere le chat di Whatsapp cambiando cellulare e magari sistema operativo.

Esistono post allarmati (e.g. questo) che assicurano che ciò non è possibile nel passaggio, ad esempio, da un device Windows 10 Mobile ed uno Android, affermando che il formato di salvataggio su OneDrive usato da Whatsapp su Windows 10 Mobile sia diverso da quello usato dalla medesima app su Android. Può anche essere, seppure mi sembra molto strano, trattandosi della stessa azienda a sviluppare entrambe le app sui differenti ambienti … ma comunque ho subito pensato che una qualche modalità di transizione doveva essere stata in qualche modo implementata per consentire una continuità al servizio!

Infatti esiste la possibilità di archiviare le chat e poi riprenderle, se il caso, da qualsiasi ambiente, anche da un PC/tablet con un qualsiasi browser e non solo da qualsiasi app presente nei diversi Store.
Ad esempio, andando su https://web.whatsapp.com con un qualsiasi browser su PC/tablet e poi sulla voce whatsapp web presente nel menu dell’app su smartphone, si può agevolmente sincronizzare il proprio account (associato inizialmente al proprio numero telefonico) anche su una qualsiasi piattaforma sganciata dalla numerazione telefonica ma che possieda un browser, come ad esempio un PC/tablet o anche uno smart TV.

WhatsApp web: la modalità per agganciare il proprio account Whatsapp su un qualsiasi device munito di browser (1)

WhatsApp web: la modalità per agganciare il proprio account Whatsapp su un qualsiasi device munito di browser (2)

WhatsApp web: la modalità per agganciare il proprio account Whatsapp su un qualsiasi device munito di browser (3)

Risulta quindi possibile archiviare le chat sia da PC/tablet sia da app su smartphone, dalle rispettive voci di menu/impostazioni.

Archiviare tutte le chat (1)

Archiviare tutte le chat (2)

Una volta archiviate, tutte quelle chat scompariranno dalla pagina principale delle chat e risultano solo più accessibili dalla omonima voce di menu.

Nessuna più chat nella pagina principale

Accesso alle chat archiviate

Sezione delle chat archiviate

Risulta poi possibile accedere alle chat archiviate su qualsiasi piattaforma ed eventualmente recuperare quelle che interessano riportandole nella videata principale di WhatsApp: esiste una apposita voce del menu accessibile con il right clicks sulla singola chat archiviata.

Recupero di una chat archiviata (1)

Recupero di una chat archiviata (2)

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How to set your region in Netflix, in order to have films mainly in your native language wherever UE country you are now

I did a Netflix registration in France but I always set my native language (so the UI has always been in Italian).
Until some weeks ago, when I was in France I had most films in French (and in Categories there was a voice “French” that filtered French films), while if I saw Netflix from Italy I had most films in Italian (and in Categories a voice “Italian” that filters Italian films).

But, since April 1st 2018, on the contrary, I have always films mainly in French (and in Category a voice “French“), even when I am using Netflix from Italy

P.S. 15/8/2008 – Everything returned as it was before April … that is the palimpsest depends on where you are (so italian film if are in Italy, french film if you are in France!). It seems that the feature, this post was about, was only a test possibly to offer it as a option in the near future … and possibly asking for some more euro! ☹ 

 

 

French film in Categories (wherever you are. e.g. in Italy) because the account is associated to France.

It is obvious that now my account is related to the France country where I started my subscription … but I did not find a way to change my region to Italy from the Netflix site, even going in my account settings.

No way to change the associated country even going in the account setting section

So I contacted the Netflix service by chat. They kindly explain me the reason of that kind of behavior: starting from April 1st, when traveling to another country within the European Union, EU subscribers are getting the same Netflix catalog of content as their home country (based on the country the member signed up in) for a limited time.

Netflix Customer Service

I suppose that it is a matter of copyrights, but there could be also a commercial reason: anyway that’s it!

Because it is not possible to change your country by the IU and it is automatically set on the basis on the region where you did the subscription, in order to change your country reference you have to ask to the Netflix Customer Service, possibly by chat. The first option they offer is to stop your account and let you restart it again from your country (e.g. Italy for me) once the old subscription is ended: only in that way Netflix will detect that you are in Italy now and it should properly set your country. So they schedule your account to be closed is the last day of the current billing cycle, and from the day after  you need to log in to your account (with the same username/email and password) on the website Netflix.com from your native country and, once signed, you have to restart the membership. Being this procedure done from your native country, that one should be set as your new associated region. Until that date, you can access your Netflix as a not native user (e.g. as a French user if you did the subscription from France).

You are asked to reactivate the subscription after the end of the billing period

However, even the Netflix Customer Service did not assure me that that suggested restarting account procedure will work: if not, I will have to contact them again and ask them to totally close the account and create a new one, possibly with the same email address if I want.

PS – 21/6/2018 – I just restarted my membership from Italy (using the same email and password I had in the past subscription I did from France) and, after confirming some data, now I got films in Italian and in Categories a voice “Italian” that filters Italian films. … and I will have the same view when I will be abroad in any UE country.

Now, after restarting my membership from Italy, I got Italian film wherever country I am looking Netflix

So to change the reference country associated to an account it is sufficient to restart it (i.e. close the account and then reactivate it) from your native country … and it is not necessarily to create a new one right from the start!!

😉

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Protetto: ASP.NET Core, WebSocket support and Web Server Kestrel

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Testing a Bosch IP camera (DINION IP 5000i IR)

There are several Bosch IP cameras: in general you can search for a specific model from Security and Safety Systems North America (or Security and Safety Systems Italy if you live in my country) where there is a link product selector) thet allows you also to compare different models. You can find a list of all Bosch camera in this Bosch page site, Security and Safety Systems Italy – Sistemi video or in some national vendors like this Italian one.

I tested the camera NBE-5503-AL Bullet 5MP HDR 2,7-12mm auto IP67 IK10 / NBE-5503-AL DINION IP 5000i IR and, in the following you can find some information that can be useful to better know how it works and how it can be configured. Its data sheet can be downloaded here: DINION IP 5000i Data sheet.

You can buy it even from Amazon and have it at home in a few days!

The specification of the Video Surveillance Devices and Sensors Bosch DINION IP 5000i IR can be found in  Dinion IP Cameras – Bosch Security Systems where you can find the features of the NBE-5503-AL DINION IP 5000i IR remote devices too.

In the NBE-5503-AL Bullet 5MP HDR 2.7-12mm auto IP67 IK10 product page, you can find documents and SW: even though the name of the model is a bit different (possibly because it is the US site) this is the only site where I was able to find specific information on that product. In particular, you can find here, in the SW tab, the latest firmware update (it was ver.  6.43.0027 and at 29/5/2019 it is 6.61.0025) that it is better you install if, as it was in my case, the one available on the camera was an old one: the update procedure can be done, for example, using the Configuration Manager application [it was ver.  5.54.0133 but at 29/5/2019, in that product page,  it is 6.10.0131but going to the downloadstore.boschsecurity site you can find the 6.20.0102 one!]. Note that you better have the newest version of the Configuration Manager with the newest version of the firmare of the camera. For exampe if you have the CPP7.3_FW_7.50.0079.fw firmware version installed on the camera, with an older version of the Configuration Manager the events configuration section shows only a link to the web version of this tool.

To let the camera be seen and configured with the Configuration Manager, you have to connect both the camera and the PC to the same network (e.g. to the same router). Launching that SW, in the first Devices section there will be listed all the camera found on that network with the related IP address they had been assigned (e.g. 192.168.1.2).

The firmware installation could fail with an error possibly because it does not fit with the specific model/year or other reasons. You can then even try to install using the web interface using the camera current IP (e.g. http://192.168.1.2/upload.htm) instead of the Configuration Manager: with this method at least you can get a more descriptive error message [e.g. Firmware upload error: CHECK_DEVICE(13) invalid target 0x0116 (my trg 0x0110 or 0x0111)] . The reason of this error was unknown to me before I asked to the technical Bosch support by email. Their answer was: “In that case, you needs to update first to 6.50 and then go the version that you wants“. However, where I could find that firmware version 6.50? In the product page there are only 6.61.0025 and 6.60.0065 versions downloadable … and I got the same error trying to install both. Therefore they give me this proper link where there are ALL the Bosch products FW and SW, even the very old one. Here I found not only the 6.50 version to be installed first, but also really newer 7.10.0074 one [P.S. 9/11/2019 CPP7.3_FW_7.50.0079.fw] to be installed next (while on the product site it is only available the link to download the 6.61.0025 one!): therefore much better to check for updates on that different site!!

Bosch site where you can find ALL Bosch products FW and SW

So in this way I succeeded to install both of them in sequence … 🙂

Firmware update from the Configuration Manager (1)

Firmware update from the Configuration Manager (2) – error

Firmware update from the web interface

Firmware update from the web interface (1)

Firmware update from the web interface (2)

Firmware update from the web interface (3) – error

In the following you can get some useful documents related to that camera: strangely, some of them I found searching in Internet, have a more recent version respect those available from that product page, … so they should be more updated.

Related to the Camera browsing interface:

The useful SW, you should download, is the following in the Bosch download area:

Note that, even though you can see the camera stream and interact with it from any browser, once you know its IP address (e.g. https://192.168.1.2/view.htm?mode=l that can be found also on the top right of the Configuration Manager application when the camera is discovered on the same subnetwork, the better way of interaction is using the Configuration Manager you can download from the Bosch Security Systems DownloadStore.

Once you know the IP address of the camera, you could even use what ever SW that allows to get a video stream, like VLC, as you can see from the following screenshots. Note that the protocol to be used for the communication of the camera stream is rtsp, so the URL to set should be, for example rtsp://service@192.168.1.2 if you want to login with a username service: a window asking for his password will popup, before you can get the camera stream in VLC. However, the video delay will be much greater than the one you experiment with the Bosch Configuration Manager client: therefore it is better to use this last one client.

Using a general purpose network media player (e.g. VLC) to see the camera stream (1)

Using a general purpose network media player (e.g. VLC) to see the camera stream (2)

Using a general purpose network media player (e.g. VLC) to see the camera stream (3)

If you want to test the sending of an email when an alarm happens, you can properly configure it from the of the Configuration Manager, after having authenticated the user to access to the camera.

There are three types of user roles, the service, the user and live: only users of the first group can manage the camera configuration settings.

User management

User authentication to access the specific camera

Configuring VCA, first of all you have to possibly mask irrelevant areas, in order to limit processing and also to prevent false alarms.

Set Sensitive Areas for VCA Masking

Moreover, this time in the Camera tab section, you can possibly set one or more Privacy Masks each one with 4 nodes by default (only one more node can be added right clicking on one of its lines): you have to check the combo enabled to let that mask be active and so displayed (with the chosen color) also in the Tasks sub-tab of the VCA tab.

Privacy Masks setting

VCA Task tab definition with both Privacy Mask and Sensitive Areas set

As stated in chapter Limitations Intelligent and Essential Video Analytics of the SW manual Video Content VCA 6.30, is required both a camera calibration for object classification and one of the two 3D tracking modes must be selected.

The camera calibration is essential to make the VCA recognition work properly! (see chapter 9.2.1 of manual Video Content VCA 6.30).

The Camera Calibration requires to set the Positioning (e.g. the height; the focal length is set by the camera sensor itself) and in the Sketch Calibration tab it is possible to draw parallel/perpendicular lines and angles of 90 degree to set a better calibration.

Camera calibration

It is convenient to let the calculation of Tilt angle, Roll angle and Focal length be done automatically, setting the associated Calculate checkbox and then click on the refresh two arrows icon. In order that the automatic calibration is properly done, it is very useful to set both “vertical” and “on the ground” arrows, both near and far from the camera, and specify for each the length in meters. If angles are drawn, by default 90 degree is set but, if needed, that value can be changed.

The only value that must be set by hand is the Height of the camera. Note that, as suggested, the camera is positioned at a height of 3 meter or more, possibly the horizon line is not visible if the surveilled area is sufficiently closed to the camera.

There is also a Verify section where you can check if the height of objects in the scene are the right one (e.g. let one guy move near and far from the camera and check that his height is the right one wherever he is).

If the camera is calibrated, a proper indication is shown in the VCA -> Metadata Generation -> Global Settings tab.

Camera is calibrated advice

In order to possibly identify, in a Task definition, upright persons, bikes, cars or trucks, you have to set properly the VCA -> Metadata Generator -> Tracking tab section (i.e. 3D tracking or 3D people tracking if you are interested only in people identification).

Tracking Mode setting

The VCA Task Engine handle one or more alarm condition logic, you have to go in the VCA (Video Content Analysis) tab where you can configure in the camera several tasks that could generate alarms.
Usually to generate the needed script it is sufficient to use the available wizard for the generation of one or more alarm conditions: each task configuration can be set clicking the New button.

Starting a New task configuration wizard

Each task can be set choosing one of the following logics in the Essential Video Analysis and then graphically drawing lines/areas on the stream image (for more details see Video Content VCA 6.30): Detect any object, Object in field, Crossing line, Entering field, Leaving field, Loitering, Following route, Removed object, Idle object, Counter, Entering field, Leaving field, Loitering, Following route, Removed object, Idle object, Counter, Occupancy, Crowd detection, Condition changeSimilarity search.

Select the needed main logic

A field can be set (drowned a new one or selected, if already available), for example, in a Entering field VCA logic. There are several object triggers available (i.e. Object base point, Object center, Edge of box, Complete box). If you want to generate an alarm as soon as an identified object enter in the selected area, even only with an edge of the box, you have to set, for the Entering field task, an Interaction trigger as Edge of box. The same  if you want to have an alarm only if the whole object has completely left that area. In fact, the logic for configuring a Leaving field task is dual respect the one for Entering field, that the object trigger Edge of box generates an alarm event if no edge of the object is any longer within the field and thus the object is completely outside the field, while the object trigger Complete box generates an alarm event as soon as any part of the virtual frame around the object is outside the field. Note: if the tasks configuration section have only a link to the web version of the tool, il means that you need to update both the Configuration Manager version and the Camera firmwaere to their latest version, as I have already undelined before.

Fiend drawing/selection in a Entering field VCA logic definition

If needed, a filter on one or more available object classes can be set. Note that, as already stressed, to set an analysis on Object class, you need to properly set the Tracking me to 3D tracking or  specifically to 3D people tracking if you are only interested to identify persons.

Filtering on one or more available object classes

The recognition of object is not performed at 100% and the percentage of successes depends  on many factors, first of all the camera location (top down views require a camera height of more than 3 meters. A camera height of more than 4 meters offers the best results); moreover moving objects like leaves of plants could cause false alarms so it is better to set a proper VCA masking as explained above.

It is important also to foresee that the zone identified for the alarm covers an area of the scene such as to exclude a sufficiently wide part to contain the object to be recognized (i.e. an upright person): so the VCA SW is able to identify it before he enters in the alarm zone and therefore activate the programmed task.

You can also filter detected object on the basis not only of and Object classes but also of Duration, Size, Aspect ratio v/h, Speed, Direction and even a Color.

Color filter definition

In the case you set a task with a Crossing line logic, you can draw a line (even a polyline) and set a direction.

Line (or even polyline) draw in Crossing line logic

In the following there is an example of three task setting, the first two of them set active for alarm.

Three Tasks definition example (two set to generate alarm)

To see the VCA Task Script generated with the wizard, you have to right click on the stream and chose Advanced -> VCA Task Editor.

VCA Task Editor

An example of generated VCA Task Script , generated with the wizard, is the following (note that Event#3 is  commented – C# notation – because that Task is now not set to generate an alarm) :

Resolution := { Min(-1, -1) Max(1, 1) };
Field #1 := { Point(-0.519, -0.967) Point(0.219, -0.944) Point(0.269, 0.289) Point(-0.513, 0.256) DebounceTime(0.50) ObjectSet(FootPoint) };
Line #1 := { Point(-0.600, -0.989) Point(-0.600, 1.000) DebounceTime(0.50) Direction(2) TriggerPoint(FootPoint) };

//@Task T:10 V:0 I:1 &quot;Entering field 1&quot; {
//[1.a=1;1.b=1;2.a=();4.a=(c:1,p:1);7.a=c:1|;]
external Event #1 := {EnteredField #1 where HasClass( Person )};
//@}
//@Task T:11 V:0 I:2 &quot;Leaving field 2&quot; {
//[1.a=1;1.b=2;4.a=(c:1,p:1);7.a=c:1|;]
external Event #2 := {LeftField #1 where HasClass( Person )};
//@}
//@Task T:2 V:0 I:3 &quot;Crossing line 3&quot; {
/*
//[1.a=s1:1;1.b=3;1.c=32;1.d=31;3.o=();5.a=(c:1,p:1);7.a=c:1|;]
external Event#3:={CrossedLine#1 where HasClass( Person )};
*/
//@}

In case you need to configure a more complex logic, you can write the script by hand (or better modify one automatically generated by the wizard so you have already the drawn areas and lines position): unfortunately there are not many instructions related to the VCA Task Script language, but you can find some interesting examples in the VCA Task Script Language FW 6.3 – Technical note.

One of the VCA script examples available in the VCA Task Script Language FW 6.3 – Technical note

The Alarm Task Engine supports conditions when actions shall be triggered or states shall be set. Then, going to the Alarm tab you can set an Alarm Task Script to define how to react to an alarm condition identified by the VCA programmed on the camera as previously showed. There are several Actions with the following general syntax:

 :={ [
]};

where an <identifier> begins with a lower-case phrase that can be followed by either:

  • A capitalized phrase
  • A lower-case phrase
  • A digit
  • An underscore.

The following is an example of Action, being AlarmMail the action name and mail the identifier:
AlarmMail mail:={IP(“smtp.gmail.com”)To(“myEmail@gmail.com”)Layout(Standard)Camera()From(“SendingEmail@gmail.com”)Login(“SendingEmail@gmail.com”)Password(“SendingEnmailPSW”)VCAOverlay(false)Format(256,144)Port(25)};

<em>Alarm Task Engine</em> architecture

Alarm Task Engine architecture

For testing purposes you can firstly try the email action. It can be easily configured from the Alarm tab, even though the Alarm Task Editor tab allows you to possibly even better define the logic: the form allows you to configure not only Alarm e-mail, but also Alarm connections (to send a video stream) and Alarm input (that takes into account one of the external input of the camera).
The easiest one to be configured an Alarm e-mail, possibly using a Google SMTP and a Gmail account you have: note that it is better to create a dummy account, because both username and password are visible in the generated script visible from the Alarm Task Editor tab (even though when you input the password in the related form it is not clearly displayed).
Moreover note that the sender address input is mandatory and you can find the that Mail server IP address and port for example here or looking to the following screenshot.
BE CAREFUL to set to On the Send alarm e-mail (first combo in the Alarm e-mail section of the form) and click on another main section other than Alarm – e.g. General or Camera – to have the input you inserted saved and have the Alarm Task Script generated automatically. If you want that the email contains attached also the image taken when the alarm is generated, you have to check the Attach JPEG from camera and possibly set VCA Overlays if you want it shows also the overlays (e.g. lines around recognized objects).

Configuring an alarm email using Gmail SMPT

The automatically generated Alarm Task Script is the following:

//{{email_start
AlarmMail mail:={IP(&quot;smtp.google.com&quot;)To(&quot;myEmail@gmail.com&quot;)Layout(Standard)Camera(1)From(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Login(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Password(&quot;SenderEmailPSW&quot;)VCAOverlay(true)Format(256,144)Port(587)};
//}}email_end c8630e470b3f4345ee60e7e24b0615c9

You can then test the correctness of your inputs using the Send Now button, that simulate an alarm event and should generate a new email in the inbox.

E-email sent after an alarm condition detected by the VCA

If you go in the Alarm Task Editor tab, you can see the following generated Alarm Task Script that, in that case, includes the definition of an AlarmMail object that is then used whenever some alarm task conditions are detected by the camera, on the basis of the VCA Task Script generated/written in the VCA tab, as previously shown, being 1 the camera number:

//{{email_start
AlarmMail mail:={IP(&quot;smtp.gmail.com&quot;)To(&quot;myEmail@gmail.com&quot;)Layout(Standard)Camera()From(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Login(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Password(&quot;SenderEmailPSW&quot;)VCAOverlay(false)Format(256,144)Port(25)};
if(Motion(1)) then mail;
...
//}}email_end 817e3425d01db79a6a7e4f8f99662dc3

Note that, as already stressed, the sending e-mail password is visible in the generated script available from the Alarm Task Editor tab (even though when you input the password in the related form it is not clearly displayed), so it is better to use not a personal account but a service specific or a dummy one.

Related to Alarm Task Script Language, to be used to react to an alarm condition detected by the VCA using the Alarm Task Script, there are the following documents:

You can be interested also in these links related to IVA (Intelligent Video Analysis) but only in case you want to do very specific topics:

However technical documents related to the camera are not exhaustive and, in my opinion, they lack of practical examples. A little help can came from watching Bosch tutorials on YouTube that can be mainly found in https://www.youtube.com/user/BoschSecurity:

========================

If you want to send a custom message when one of the alarms occurs, as defined with the VCA Task Script Language, you have to use the HttpCommand Action that allows you to send HTTP commands to another device (or even to the device itself, as localhost).

The <http command> can be any kind of HTTP command which shall be sent to an HTTP server using GET/.

The following is the given as an example:

HttpCommand sendHttp:={
Command(&quot;HttpSrv.aspx?command=httpCommand1&quot;)SSL(true)
Port(HTTPS)IP(&quot;192.168.0.1&quot;)
Password(&quot;anonymous&quot;)UserName(User)Name(&quot;Http Command 1&quot;)};

As an example of Alarm Task Script, if you want to send both a mail and a http get, is the following when every time one of the two VCA Task event occurs::

//{{email_start
AlarmMail mail:={IP(&quot;smtp.gmail.com&quot;)To(&quot;MyGmail.com&quot;)Layout(Standard)Camera()From(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Login(&quot;SenderEmail@gmail.com&quot;)Password(&quot;SenderPWD&quot;)VCAOverlay(false)Format(256,144)Port(25)};
HttpCommand sendHttpPedestrian := {Command(&quot;r/1601qm31?command=ped&amp;amp;amp;amp;enter=true&quot;)SSL(false)Port(HTTP)IP(&quot;requestbin.net&quot;)Name(&quot;Http PEDESTRIAN&quot;)};
HttpCommand sendHttpCar := {Command(&quot;r/1601qm31?command=car&amp;amp;amp;amp;color=red&quot;)SSL(false)Port(HTTP)IP(&quot;requestbin.net&quot;)Name(&quot;Http CAR&quot;)};
if(VCARule(1,1)) then sendHttpPedestrian;
if(VCARule(1,1)) then mail;
if(VCARule(1,2)) then sendHttpCar;
if(VCARule(1,2)) then mail;
//}}email_end 817e3425d01db79a6a7e4f8f99662dc3

being:

  • 1 the camera number (set as first parameter of VCARule)
  • 1 the VCA Task event related to detecting the presence of a pedestrian in an area (set as second parameter of VCARule)
  • 2 the VCA Task event related to detecting the presence of a car in an area (set as second parameter of VCARule)

============================================================

Useful site for HTTP Requests inspection

For testing purpose, a server to inspect HTTP Request can be created with the requestbin.net site:  the requestbin.net/r/1601qm31 URL was created as my test server.

requestbin.net site to create a temporary HTTP server

Clicking on the History link, on the top right of that site, you can see all received HTTP Requests (e.g. GET, POST), as shown in the following screenshot (or you can directly go to https://requestbin.net/r/1601qm31?inspect, being the requestbin.net/r/1601qm31 your created URL):

The URL created by requestbin.net site could be previously tested, just in case, using PowerShell, with a wget command as follows:

Sending a HTTP GET to requestbin server

Here is the displayed IP on the requestbin.net/xxx server site:

Verification that the HTTP GET is arrived to the temporary requestbin server

For a HTTP WebSocket echo server you can use http://www.websocket.org

HTTP WebSocket echo server (http://www.websocket.org)

============================================================

Useful links for ASN1 specification and JSON validation

https://asn1.io/asn1playground

  • Validate ASN1 messages for a defined schema (e.g. ITS DENM): http://asn1-playground.oss.com/
    1- Select the Schema of interest from the available in the combo(e.g. ITS DENM v.1.2.2)
    2- Press Compile button
    3 – Past the code you want to validate with the previously chosen schema and press the Encode button
    4 – Compile output that could stress possible syntax errors

Validate ASN1 messages for a defined schema (e.g. ITS DENM): http://asn1-playground.oss.com

Jsonlint – JSON validator

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Come dichiarare sul 730 unità di fatto di immobili

La dichiarazione nel 730 di immobili resi unità di fatto non è, a mio parere così ovvia, come dimostra anche il fatto che ho ricevuto diverse soluzioni contattando alcuni commercialisti.

Nulla viene indicato nelle istruzioni allegate per la compilazione del 730 sebbene, penso,  non sia una situazione così rara: spesso due alloggi adiacenti vengono uniti come prima casa anche per non avere la spesa dell’IMU. Inoltre può essere che uno venga, come è stato nel mio caso, ereditato recentemente: ovviamente devono essere state fatte le dovute variazioni docfa su ambedue le u.i. perché possano essere viste come unità di fatto ai fini fiscali. Per maggiori dettagli su cosa siano le unità di fatto tra immobili puoi vedere, ad esempio, questo sito. Infatti, da un punto di vista catastale, ciascuna parte di alloggio continua ad avere assegnata una sua rendita, anche se è indicato sia nel quadro D (come nota che si tratta di porzione unità di fatto – con riferimento all’altra parte di alloggio – , rendita attribuita alla porzione ai soli fini fiscali) sia nella cartina in fondo (dove compare tratteggiata la parte restante dell’alloggio, con il riferimento ad altro atto catastale relativo all’altra parte di alloggio).

Risulta infatti non consentito avere due righi del quadro B, relativo ai redditi dei fabbricati, con un codice di Utilizzo 1 (prima casa) e con giorni di possesso complessivamente >365 giorni. Le cose si complicano poi ulteriormente quando uno delle due parti di alloggio ha una pertinenza, ad esempio un box.

Quadro B: Reddito dei fabbricati

La soluzione che ho adottato, suggeritami da una commercialista, è stata la seguente:

SOLUZIONE 1
Codifica di Utilizzo 1 (prima casa) su una delle parti di alloggio, mentre per la seconda parte codifica di Utilizzo 2 con associato 1 nella colonna relativa ai Casi particolari IMU, ad indicare che è esente da IMU.

Questa è probabilmente la soluzione più semplice perché non richiede alcun calcolo e consente anche di vedere distinti i valori catastali delle due parti di alloggio. Per ciascuna parte si può agevolmente indicare il numero di giorni di possesso e la percentuale associata. Infatti sia i giorni sia la percentuale di possesso possono essere differenti per ciascuna parte di alloggio, come nel caso in cui una parte sia al 50% del marito e al 50% della moglie per 365 giorni, mentre l’altra ereditata da uno dei coniugi lo sia al 100% per uno solo e per un numero di giorni inferiori a 365 (e.g. dalla data di decesso fino a fine anno).

SOLUZIONE 2
Alternativamente mi era stata anche suggerita un’altra soluzione da un forum di un commercialista che offre un servizio davvero encomiabile, rispondendo ai quesiti posti dai visitatori del sito, gratuitamente … e per di più nel giro di poche ore!
Questa soluzione richiede un minimo di calcolo, ma potrebbe essere ancora più corretta formalmente.

La procedura prevede:

  •  Calcolo della rendita complessiva (rc3) ai fini fiscali, quale somma delle due rendite
    rc3 = rc1 + rc2.
  • Calcolo della % di possesso complessiva come proporzione: ad esempio, nel caso che la parte con rc1 sia al 50% mentre la parte rc2 sia al 100%:
    (rc1*50+rc2*100) / (rc3) = … % 

Se i giorni di utilizzo delle due parti dell’alloggio sono 365, basta un solo rigo con codifica di Utilizzo 1 , e non esiste nessun problema anche nell’indicare un eventuale immobile pertinenziale (e.g. box) con la codifica 5 relativa ad uno delle parti di alloggio per un numero di giorni minore o uguale a 365.

Se invece, è il primo anno di dichiarazione, ed una delle due parti di alloggio è di possesso per un numero di giorni <365, risulta necessario inserire due righe, entrambe con codice di Utilizzo 1, in cui:

  1. Una con la Rendita rc1 relativa alla parte di alloggio pregresso, per un numero di giorni da inizio anno fino alla data in cui è avvenuta l’unificazione con l’altro alloggio, e con la percentuale di utilizzo pregressa (e.g. 50% qualora sia condiviso con la consorte).
  2. L’altra con una rendite rc3, somma delle due rendite,  per un numero di giorni dalla data in cui è avvenuta l’unificazione con l’altro fino alla al termine dell’anno.

Anche in questo caso non esiste nessun problema nell’indicare un eventuale immobile pertinenziale (e.g. box) con la codifica 5 relativa ad uno delle parti di alloggio per un numero di giorni minore o uguale a 365, in quanto non supera il numero di giorni indicati complessivamente come prima casa.

Si noti che NON è possibile applicare una qualche proporzione per il calcolo dei giorni di possesso, analogamente a quanto si è fatto per il calcolo della % di possesso [e.g. (153 * 100 + 365 * 50) / (153 + 365) = (15300 + 18250) / 518 = 33550 / 518 = 64,7683%
365 * 64,7683/100 = 236 giorni] , e questo risulta anche evidente perché risulterebbe poi impossibile poi indicare un possesso di 365 giorni ad una eventuale pertinenza, in quanto risulterebbe avere associato un numero di giorni maggiore della prima casa (e.g. che nel caso di esempio, avrebbe solo indicato 236 giorni).

 

 

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