Coronavirus: quando gli addetti ai controlli non danno il buon esempio

Questa mattina sono andato al mercato di via Nicola Porpora, a pochi passi da casa, per effettuare i dovuti acquisti di verdura per famiglia e parenti anziani.
Sarà sicuramente l’avvicinarsi di Pasqua, di una festività sebbene quest’anno decisamente ridimensionata in quanto senza riunioni familiari, ma la coda per l’accesso all’area del mercato era decisamente più lunga del solito. Insomma,  almeno un buon 20 minuti di coda lungo le paratie appositamente predisposte prima dell’ingresso al mercato vero e proprio!

Durante tutto questo tempo ho avuto modo di osservare il periodico transitare di due addetti della Polizia locale, una donna ed un uomo, che percorrevano lentamente tutta l’area interna del lungo mercato.
Mentre la signora aveva sempre una mascherina ben posizionata, il collega (con mio stupore) l’aveva SEMPRE posizionata malamente, con il naso completamente fuori, nonostante poi si trovasse accanto a lei (non certo ad una distanza superiore al metro) e occasionalmente analogamente anche a cittadini che transitavano per fare la spesa o stazionavano nelle code dei singoli banchi
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Pur essendo ancora in coda, all’ennesimo loro passaggio vedendo immutato il suo comportamento, mi era già venuta proprio voglia di riprenderlo, ma mi sono trattenuto per non fomentare eventuali possibili reazioni delle persone in coda, già sufficientemente provate dall’attuale situazione e sicuramente per questo già innervosite, come avevo avuto modo di constatare poco prima orecchiando alcuni loro discorsi.

Tuttavia, una volta entrato nel mercato, vedendomeli arrivare di fronte nuovamente, con la medesima flemma di chi discorre piacevolmente con una collega accanto, per di più sotto il bel sole primaverile di oggi, non mi sono più trattenuto …
Quindi, avvicinandomi con la mia mascherina come sempre ben messa (a lui che ha continuato a tenerla con il naso completamente fuori), gentilmente e con voce bassa e pacata per non attirare l’attenzione dei passanti, mi sono limitato a pronunciare questo esatto rimprovero, secondo me dovuto: “Mi scusi, ma desideravo dirle che non sta dando un buon esempio a portare la mascherina sempre in quella maniera“.
Ad una sua risposta veloce ed indispettita, non è seguita alcuna modifica nel suo atteggiamento … anzi! Poco dopo l’ho rivisto con la mascherina completamente tolta e portata in mano, sebbene si trovasse addirittura momentaneamente a dirigere l’ingresso delle persone nell’area del mercato!

E’ vero, non esiste l’obbligo di portare una mascherina.
Tuttavia ovunque vengono date precise indicazioni non solo di portarla, ma di utilizzarla correttamente, stando per di più almeno alla distanza di un metro, perché solo così è possibile limitare possibili ulteriori contagi soprattutto nei luoghi affollati come i mercati/supermercati. Proprio a tal scopo sono stati predisposti lunghi corridoi per limitare gli ingressi nelle aree di acquisto e distanziare le persone opportunamente, … proprio a tal scopo ci sono addetti dei commercianti e delle istituzioni a vigilare.

Perciò, mi sembra davvero inappropriato che un addetto della polizia locale, che è in quel luogo penso proprio per controllare che le dovute indicazioni di sicurezza vengano rispettate, a sua volta non dia il buon esempio, vale a dire porti la mascherina sempre e posizionata correttamente, così come d’altra parte stava facendo più del 90% dei cittadini presenti, compresi i commercianti, … nonostante questi ultimi dovessero spostare casse di frutta e non certo passeggiare amenamente al sole!
Ancor più disapprovabile mi apparso poi il suo atteggiamento super partes di chi ignora addirittura un suggerimento di un cittadino che gli fa presente, educatamente, un suo comportamento inappropriato.

Se è bene che due addetti della polizia locale siano presenti in ciascun mercato per sorvegliare che le indicazioni di sicurezza vengano rispettate dai commercianti e dagli acquirenti, reputo assai opportuno che siano loro in prima persona a dare il buon esempio.

Inoltre, sarebbe altrettanto opportuno che non si limitassero semplicemente a passeggiare SEMPRE insieme, discorrendo amenamente, ma che controllassero separatamente diverse parti del mercato: altrimenti, in quel luogo, ne basterebbe solo una di queste persone pagate dalla collettività.

Tanto più in questo periodo, non è certo bello osservare addetti pubblici alla sicurezza che si comportano in quel modo non consono alla loro funzione, come purtroppo avviene talvolta anche in altre situazioni come quella che ho già avuto modo di segnalare in un altro post. Quella volta si trattava di un contesto completamente differente, relativo alla preferenza di qualche addetto a rilasciare “facili” multe (piuttosto che preoccuparsi di indirizzarle dove sicuramente sarebbe stato più opportuno, seppur più problematico e faticoso), ma il discorso di comportamento inappropriato è il medesimo.

Insomma, ben altra è la tipologia di poliziotto e di vigile che il cittadino desidera incontrare per strada!

 

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How to know how much memory you still have to use on your WordPress plan

We see in another post that it may be useful to reduce the size of every picture/photo you upload in WordPress in order not to consume the memory space you have available, that it depends on the plan you choose.
Usually, it not so much (3GB for a Free account or 6GB for a Personal one).

We saw in that post then how to reduce the size of a picture, before loading it in WordPress, using even an embedded feature of Windows 10, so without having to ask for a graphic SW like Photoshop or an external service offered by some site (e.g. tinypng.com).

In this post, I will show you how you can easily know how much memory you still have on your WordPress account.

You have just to go to the Multimedia content/elements (IT: Contenuto multimediale/Elementi multimediali) section from the WordPress Administration site:

P.S. 2022:

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Come ridimensionare delle foto in blocco utilizzando una funzionalità incorporata in Windows 10 o servizi gratuiti offerti online

Spesso, soprattutto se si vogliono inserire delle immagini/foto in un sito/blog, risulta conveniente diminuirne le dimensioni in quanto lo spazio di memoria che uno ha a disposizione è limitato. Questo vale qualsiasi sia il piano tariffario scelto (se non magari il massimo) e ovviamente tale spazio risulta assi limitato soprattutto nel caso di utilizzo l’utilizzo gratuito. Ad esempio, un sito/blog su WordPress ha a disposizione 3GB se gratuito o 6GB se Personal … poi si va molto su di prezzo!
Risulta quindi importante stare attenti a non caricare immagini ad alta definizione in quanto, oltre che inutili se visualizzate su un semplice monitor, verrebbero presto a saturare buona parte dello spazio di memoria a disposizione.
In particolare per vedere quanta memoria uno ha usato nel proprio sito/blog WordPress e quanta ne ha ancora a disposizione con il proprio piano di abbonamento, puoi operare come descritto in questo altro post.

Ovviamente tutti i programmi di editing hanno una qualche modalità di salvataggio che consente di definire la definizione dell’immagine e quindi anche le dimensioni del file salvato. Ad esempio in Photoshop esiste una voce specifica Salva per Web che, a fronte d’impostazioni impostate, presenta addirittura una preview sia dell’immagine sia delle dimensioni che si otterranno per il file una volta convertito e salvato.

Ovviamente è una procedura non così agevole in quanto comporta di aprire ciascun file, e salvarlo con le opportune opzioni … a meno che uno non abbia una versione professionale di un programma che magari consente di creare macro o contenga sistemi di modifica in blocco delle immagini desiderate.

Una alternativa potrebbe essere quella di pubblicarle su un social, ad esempio su Facebook e poi da quello salvarle nuovamente sul proprio PC: infatti generalmente le immagini vengono ridotte di qualità/dimensione dalla funzionalità di upload di questi programmi … ma anche questo non è proprio un metodo veloce e comunque sempre indicato!!

Un altro metodo assai più semplice è usare qualche servizio online, generalmente gratuito con specifiche limitazioni, come quello offerto da tinypng.com:

Basta quindi selezionare tutti i file da convertire e trascinarli nella apposita sezione indicata nel sito, aspettare che la conversione avvenga e quindi premere il tasto Download all per vedere scaricato su una directory scelta del proprio PC uno file zip contenente tutte le immagini ad una dimensione minore.
Le uniche limitazioni di questo servizio online gratuito, oltre ad avere una definizione di default e non selezionabile a piacere, sono il limite di 5MB di ciascuna singola immagine e il numero massimo di 20 immagini per volta elaborabili: mentre le dimensioni massime del file è una condizione talvolta limitativa, quella sul numero massimo di file per volta è una limitazione è minima in quanto basta ricaricare la pagina nel browser per poter nuovamente caricare altre 20 immagini! Qualora la dimensione di una immagine sia superiore ai 5MB, si deve utilizzare ad esempio un programma di foto ritocco (come, ad esempio, Photoshop anche nella sua versione economica Express) scegliendo una apposita modalità di salvataggio (e.g. Salva per Web).  … oppure si può optare, per ridurre a piacere le dimensioni dell’immagine (anche grande, >5MB), per il metodo intrinseco in Windows 10 che descriverò più avanti!

Ovviamente esiste poi una versione Pro del servizio di Tinypng, a pagamento, che innalza a 25GB la dimensione massima di ciascun file e non ha il limite sul numero d’immagini caricabili per volta: tuttavia, anche in questa versione non mi sembra che si possa comunque selezionare la definizione che uno ritiene più appropriata, ma questa risulta predefinita e fissa.

Esiste però anche un altro metodo altrettanto facile, già presente “embedded” in Windows 10, per modificare in blocco delle foto, riducendole di qualità/dimensione a piacere e non, come nel servizio offerto da tinypng.com, secondo un parametro fisso di default (che tuttavia è poi quello che generalmente va più che bene per una generica pubblicazione sul Web). Inoltre questo metodo non ha nessuna limitazione nella dimensione iniziale del l’immagine che può quindi essere anche superiore ai 5GB, evento assai comune anche effettuando ormai una foto con il proprio telefonino e non necessariamente con una macchina fotografica professionale!!
Si tratta di fruttare in realtà una funzionalità presente nell’Esplora file (File Explorer) e specificatamente quella raggiungibile dal menù che compare cliccando con il tasto destro uno o più file: Invia a -> Destinatario posta (Send to -> Mail recipient).

Ovviamente, se si desidera convertire più file, conviene metterli prima tutti in una cartella, quindi selezionarli (cntl+a) e poi, cliccando su uno dei selezionati con il tasto destro, scegliere appunto la voce del menù a tendina Invia a e quindi Destinatario posta:

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NOTA – Poiché viene sfruttata una funzionalità propria del client di posta Microsoft Outlook, anche nella sua versione gratuita, se non è già stato configurato per gestire una casella di posta, risulta necessario provvedere. Se infatti compare la finestra popup seguente, è necessario appunto ricercare il Pannello di controllo, aprire la sua sezione dedicata alla Posta elettronica e configurare una casella di email.

Finestra di popup che compare se non si è configurata una casella di posta nel client Outlook

Andare nella sezione Mail presente nel Pannello di controllo

Configurare una propria casella di posta in Outlook

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A questo punto verrà richiesto di scegliere le dimensioni con cui di desidera convertire le immagini. Per avere una buona qualità  senza tuttavia creare file troppo grandi, conviene scegliere la dimensione Medie: 1024×768. Questa è la dimensione, ad esempio, che ho utilizzato per le immagini presenti in questo post. Se si sceglie una delle dimensioni più piccole,  il file ovviamente terrà  meno spazio ancora ma la qualità che ne risulta è generalmente insufficiente anche per una pubblicazione su Web.

Premendo quindi il tasto Allega, tutti i file che erano stati selezionati vengono convertiti ed allegati ad una nuova email. Il client di email che viene aperto per allegarli, risulta quello definito a livello di sistema in quel PC utilizzato.

A questo punto basta selezionare tutti i file allegati a quella nuova email (sempre cliccando su uno e poi effettuando il cnrl+a) e, una volta che siano divenuti tutti colorati, cliccare su uno di quelli con il tasto destro e selezionare Salva con nome. In alternativa al cntl+a, si può utilizzare la opzione Seleziona tutto, presente sempre in quel menù a tendina che compare cliccando con il tasto destro:

Tutte quelle immagini verranno così salvate nella cartella che uno indica, magari una appositamente creata:

Ovviamente, poi, una volta quella bozza di nuova email sarà da cancellare, cliccando sull’icona X in alto a destra nella finestra e specificando di non salvarla!!

Nota: non selezionare troppe foto per volta da convertire: il client di posta potrebbe non reggere e bloccarsi. Comunque con qualche decina di immagini di dimensioni “normali” non ci sono problemi!!

E’ un vero peccato che questa funzionalità, già presente nel File Explorer, non lo sia anche  nell’app Microsoft Cattura e annota (attivabile anche con lo shortcut dei tasti Bandiera MS + Shift+ s e poi la selezione può essere eventualmente disattivata con il tasto Esc) che invece non consente d’impostare la definizione/dimensione dello screenshot salvato. Si noti che tale app risulta attualmente alternativa al vecchio Strumento di cattura che risulta ancora tuttavia utile quando si desidera catturare lo schermo quando ci sono finestre popup non permanenti (con il nuovo metodo di cattura, nella attivazione dell’app stessa, quelle finestre di popup, quali quelle dei menu a scomparsa, si chiudono e quindi non si riescono a riprendere nello screenshot!).
Ho inserito nell’Hub di feedback il suggerimento d’inserire la possibilità di specificare la definizione dello screenshot quando viene salvato per cui, se servirebbe anche a te tale funzionalità in quell’app Microsoft, puoi votare quella mia proposta!

That’s all folks.

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Bisogna essere ottimisti! Andrà tutto bene ….

P.S. 12/4/2020 – Una notizia già del 7/4/2020 ma che in questo giorno di festa un po’ particolare può tirar su di morale qualcuno.
… a parte gli scherzi, sembrerebbe che si sia vicini a trovare un vaccino contro il Covid-19: La Stampa – Coronavirus: “Siamo vicini a un vaccino contro il Covid 19 efficace e semplice da usare”

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Una notizia già del 7/4/2020 ma che in questo giorno di festa un po’ particolare può tirar su di morale qualcuno!! 🙂

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Come effettuare gratuitamente videoconferenze con molti partecipanti

Soprattutto in questo periodo di isolamento a casa, sia per lavoro sia per riunirsi con membri della famiglia o amici sia per realizzare incontri di studio, possono tornare utili le piattaforme che consentono di effettuare videoconferenze.

Ce ne sono diverse, talune esclusivamente commerciali a pagamento quali WebEx della Cisco, Bandyer, Skype for Business, sebbene alcune consentano un periodo iniziale di prova gratuita: scaduto quello, hanno comunque un costo che è più che accettabile se uno li utilizza per lavoro, ma forse eccessivo se lo scopo è differente.

Per un uso non professionale, infatti, risulta in genere più che accettabile avere alcune limitazioni sia nel tempo a disposizione, sia nelle funzionalità fornite e magari anche nella qualità/priorità nella gestione della videoconferenza lato piattaforma.

Tra le piattaforme che consentono di realizzare videoconferenze gratuite, appunto con alcune limitazioni più che accettabili, sicuramente Skype e Zoom sono le migliori e per questo le più utilizzate.

NOTA BENE
In tutti i sistemi di conferenza esiste la possibilità di attivare o meno l’audio, il video e/o condividere lo schermo del proprio PC/smartphone.
Possono inoltre essere invitate ulteriori persone anche nel corso della videoconferenza stessa.
è buona norma disattivare sempre l’audio se non quando si deve parlare, per evitare un brusio, somma del rumore di fondo di tutti i microfoni accesi dei partecipanti.
Se poi la qualità della connessione non è buona, conviene magari escludere anche il proprio video ed attivarlo magari solo quando si parla o al limite lasciarlo sempre disattivo in quanto comunque per una propria comunicazione può essere sufficiente attivare solo l’audio.
Nel caso di una lezione generalmente è importante vedere principalmente il docente.

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SKYPE

In sistema di videoconferenza Skype è sicuramente la piattaforma che esiste da più tempo nella sua versione consumer e non business: attualmente con l’app per video chat Skype, si possono effettuare gratuitamente videochiamate di gruppo per un massimo di 50 persone su qualsiasi dispositivo mobile, tablet o computer.
Il suo utilizzo è assai semplice ed intuitivo e sia l’interfaccia utente sia le spiegazioni per utilizzarlo sono anche in italiano, per cui vi rimando ai link disponibili sul sito Skype. Si noti che Skype esiste come app sugli smartphone e sui PC Windows 10 sia come applicazione desktop scaricabile qui. Se lo si usa su un PC, secondo me, conviene utilizzare quella versione desktop.

Selezionare Riunione per iniziare una nuova videoconferenza (1)

Vengono mostrate le istruzioni per condividere l’invito ad altre persone (2)

Se si preferisce, si può poi condividere agevolmente il link di partecipazione anche inviando, ad esempio via email, ma potrebbe anche essere sufficiente mandarselo tramite un programma di messaggistica quale Messenger o WhatsApp web.

Link da condividere ad altre persone e che consente loro di partecipare a questa riunione (3)

Sull’app Skype su smartphone il discorso è analogo:

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ZOOM

Il sistema di videoconferenza Zoom.us, invece, ha la possibilità di impostare sia il sito sia l’app in diverse lingue ma non in italiano, per cui potrebbe presentare qualche problematica utilizzarlo la prima volta, seppure la procedura risulti anche qui piuttosto intuitiva.
Senza pagare, Zoom presenta la limitazione sul tempo massimo di ciascuna videoconferenza che è di 40 minuti se i partecipanti sono 3 o più, generalmente comunque più che sufficienti per un utilizzo non business. Tuttavia, se scadono e quindi la videoconferenza termina, è sufficiente per proseguirla che tutti i partecipanti rifacciano la connessione alla medesima videoconferenza cioè un Join indicando il medesimo conference ID che la identifica e già avevano utilizzato precedentemente: questo minimo fastidio nel doversi riconnettere penso sia superabile se si pensa che tale servizio viene offerto gratuitamente con questa modalità!!

Nel seguito riporterò anche la procedura sia per programmare una nuova videoconferenza e comunicare a tutti i partecipanti il suo ID, fornendo anche per comodità via email, un link con il quale connettersi direttamente a quella specifica videoconferenza.

Prima però preferisco descrivere come aderire ad un invito, in quanto penso sia la situazione più diffusa.
Basta anche andare sul sito di Zoom.us, selezionare Join (e.g unisciti) ed inserire l’ID comunicato da chi organizza quella videoconferenza, magari tramite un programma di messaggistica quale Messenger o WhatsApp web! Ancora più semplicemente, l’organizzatore può decidere, come si è visto con Skype, di scegliere l’opzione presente che invia direttamente tale link ai partecipanti, aprendo l’applicazione di posta elettronica presente sul PC o sullo smartphone e compilando già il testo della email da inviare: purtroppo anche qui il tutto non è in italiano.  I destinatari dell’invito a partecipare, devono in questo caso semplicemente cliccare sul link ricevuto e non devono neppure più inserire a mano l’ID del meeting. Si noti che chi si unisce ad una videoconferenza organizzata da un’altra persona, non è necessario nemmeno registrarsi come utente nella piattaforma. Diverso è il discorso dell’organizzatore per il quale è richiesta l’autenticazione in quanto gli verrà associato un identificativo che sarà quello da utilizzare da tutti per connettersi a videoconferenze dal medesimo organizzate: quell’ID infatti mantiene la sua validità nel tempo.

Aderire ad una videoconferenza sapendo il suo ID (1)

Aderire ad una videoconferenza sapendo il suo ID (2)

Aprire una videoconferenza dal link ricevuto, ad esempio, via email

NOTA BENE: tutte le volte che viene richiesto di consentire all’applicazione di aprire qualcosa o di utilizzare qualche risorsa del computer (e.g. webcam, microfono), è necessario consentire:

 

Quando ci si connette, può essere richiesto anche se ci si vuole connettere tramite l’audio del PC ed ovviamente si deve acconsentire:

Se l’organizzatore della videoconferenza non si è ancora collegato, comparirà la videata seguente che invita a rimanere in attesa:

Magari può nel mentre essere conveniente verificare le impostazioni dell’audio e del microfono in modo da non avere poi sorprese durante la videoconferenza: i pulsanti Test speaker e Test Mic, servono appunto per verificare il corretto funzionamento di audio e microfono, rispettivamente.

 

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Se si è l’organizzatore, per programmare una videoconferenza è sufficiente autenticarsi in Zoom e quindi selezionare, nel menù in alto, Host a meeting anziché Join.

Le riunioni programmate si possono poi gestire, attivare o al limite anche cancellare, dalla apposita pagina:

Gestione riunioni

Si può poi decidere per una specifica riunione, come d’altra parte in tutti i sistemi di videoconferenza, se condividere lo schermo ed invitare altri partecipanti.

Si noti che poi, all’inizio della riunione, man mano che i diversi partecipanti si connettono, l’amministratore dell’incontro deve abilitare la persona effettivamente ad accedere, passando con il mouse sopra il suo nome in modo da far apparire il pulsante Allow che deve essere premuto.

Si noti che l’organizzatore di un meeting può anche registralo tutto o una/più parti e poi ottenere alla chiusura della videoconferenza i file mp4 delle diverse eventuali registrazioni:

Conversine della registrazione della videoconferenza in mp4 alla chiusura del meeting

Nella directory Documenti/Zoom relativa a quel meeting si trova poi il file mp4 salvato

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L’app Zoom ha poi un funzionamento analogo e consente di usufruire del servizio di videoconferenza ovunque uno sia, rete permettendo!!

Zoom nel Play Store

Autenticazione

Avvertimento sulle limitazioni nella version free

Schedulazione di una riunione

Mail con il link per unirsi ad una videoconferenza programmata

Attivazione eventuale del video

 

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Epidemia coronavirus: quale mascherina è meglio usare?

Il grafico seguente mostra sinteticamente a titolo informativo  grossomodo la protezione fornita dalle diverse tipologie di mascherine sia come protezione al contagio propria o di altri, qualora chi la indossa fosse infetto magari anche senza ancora saperlo.

Si noti che di quelle FFP2 ed FFP3 ne esistono di due tipologie, con o senza una valvola che agevola la espirazione di chi la porta.

Tuttavia, quello che quel grafico di per sé purtroppo non esplicita è che usando una mascherina chirurgica (quella con indicato 0% in uscita e 80% in ingresso) si riesce a respirare abbastanza bene, seppure non abbia una valvola. Perciò la si può tenere sempre ben messa anche sul naso per cui davvero non si rischia sia di infettare nessuno sia di infettarsi se si sta alla dovuta distanza: infatti, seppur il disegno indichi un 80%, quel valore si riferisce al caso in cui il virus sia in prossimità della mascherina, che è assai improbabile se viene mantenuta la distanza di almeno un metro con le persone, tenendo conto che quelle infette sono in una percentuale bassa, e, senza portare anche loro una medesima mascherina, quelle devono tossire, starnutire o alitarti addosso perché la probabilità di infezione cresca notevolmente.

Le mascherine FFP2 E FFP3 sono molto più spesse. Perciò con quelle senza valvola risulta più difficile respirare, per cui (almeno dopo un po’ che le si porta) si tende a non tenerle sempre nel modo corretto per riuscire a respirare meglio, soprattutto se uno le deve tenere molto tempo. Ovviamente anche per quelle la freccia verso l’esterno indicante 0%, è da intendersi con mascherina ben messa, il che ben difficilmente avviene se non per un periodo limitato. Anche relativamente alla protezione verso la persona stessa che la indossa (indicata 18% e 5% rispettivamente), vale sempre il discorso di mascherina ben messa. Per non dire che  chi ha queste mascherine, tende a sentirsi immune da un possibile contagio per cui fa meno attenzione a non trovarsi in condizioni potenzialmente pericolose.

Avere infine mascherine FFP2 o FFP3 con valvola (senza null’altro) vuol dire fregarsene degli altri perché chi la indossa potrebbe lui infettare gli altri anche senza saperlo. Per questo motivo sarebbero da usare solo dalle persone che forniscono assistenza ad un malato (e.g. familiare, infermiere  o medico). Se proprio le si vuole usare si dovrebbe allora inserire sotto o sopra un ulteriore filtro (e.g. telo o mascherina chirurgica) affinché il fiato emesso dalla valvola non possa più risultare eventualmente infettivo.

Per non parlare poi del maggiore impatto ambientale che l’utilizzo di mascherine FFP2 e FFP3 comporta rispetto alle “semplici” mascherine chirurgiche oltre che del loro costo (8€ ciascuna, in farmacia, le FFP2 senza valvola). Si ricorda, infatti, che per essere efficienti le mascherine di ogni tipologia devono essere cambiate spesso, in genere dopo poche ore di utilizzo (e.g. massimo 30 ore).

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Conclusione?

Basta indossare una mascherina chirurgica e rispettare le distanze opportune, cioè almeno un metro, più che sufficiente soprattutto se anche l’altra persona ne indossa una analoga. Se poi proprio si deve andare in un posto molto affollato (e.g. tram) e per un periodo di tempo limitato,  allora può essere opportuna una FFP2/3 senza valvola (o una con valvola ma allora la si deve indossare con un ulteriore telo/filtro internamente o con una chirurgica ancora sopra) … ovviamente da portare ben messa.
Anche nei luoghi piccoli chiusi in cui transitano molte persone (e.g. ascensore) è opportuno restare con la mascherina.

Ovviamente diverso è il discorso se si deve assistere una persona infetta e dove è opportuno tenere sempre una mascherina FPP3 eventualmente anche con filtro se si deve usarla per molto tempo.

 

Infine, sia perché attualmente difficilmente reperibili da tempo, sia per il loro costo, esistono diversi video anche su YouTube che mostrano come costruirsene una in modo artigianale utilizzando,  ad esempio, dei teli igienici per cani. È sufficiente ricercare “come costruirsi una mascherina antivirus” per trovarne di molteplici tipologie. L’unica avvertenza è di farle in modo che, prendendo ovviamente sia bocca sia naso, vengano ai bordi ovunque ben aderenti alla faccia, anche in corrispondenza del naso.

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Non tutto il male vien per nuocere: visite gratuite (virtuali), musica, film, libri, audiolibri ed offerte di ogni genere ai tempi del coronavirus

Se vuoi solo trovare dei link utili per usufruire gratuitamente di materriale da intrattenimento di diverse tipologia, salta pure la prima parte del post cliccando su questo link.
Se invece vuoi anche meditare con me qualche considerazione … prosegui e leggi tutto il post per intero! 😉

Alcune delle risorse da me indicate esistono da tempo, altre sono state create ultimamente o rese gratuite proprio per aiutare piacevolmente la popolazione in questo periodo di confinamento in casa.

Ovviamente è anche questo post uno di quelli che andrà ad ampliarsi nel tempo, come spesso avviene in questo mio blog! Altrettanto ovviamente, poi, me ne potete proporre anche voi di nuovi link!!

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Mia nonna mi diceva sempre, quando ero bambino e magari per consolarmi per qualcosa che era andato storto: “Non tutto il male vien per nuocere“.
Nel corso della mia vita ho potuto constatare la veridicità di quel detto più volte, … anche se non sempre! 🙄

Comunque in questo periodo di reclusione domiciliare qualche lato positivo lo possiamo trovare, … se non ci lasciamo prendere dall’angoscia e dalla para di una malattia che, d’altra parte, non così probabile prendere se si hanno le ben note dovute attenzioni.

Certo, l’umanità ha ricevuto un nuovo duro colpo, dopo i molti di questo ultimo secolo. Dopo la bomba atomica il mondo non è stato più quello di prima, … ma andando anche in tempi molto più recenti, anche dopo l’attentato alle Torri Gemelle il cambiamento si è notato e la gente ha dovuto adattarsi a nuove abitudini.

Forse che anche ora, dopo questa pandemia, la nuova “normalità” sarà diversa da quella che ricordiamo? Forse che ci si penserà due volte prima di abbracciare una persona o anche solo stringerle la mano … senza la protezione di un guanto? Spero davvero di no, perché se queste saranno le conseguenze permanenti, meglio allora una maggiore selezione naturale della nostra specie!

… eppure era così solo poco più di un mese fa! 🙄😔 (1)

… eppure era così solo poco più di un mese fa! 🙄😔 (2)

Ricordo come, anche solo poche settimane fa quando l’epidemia non era ancora in atto in Italia, mi aveva fatto specie vedere qualche prima persona girare con una mascherina … anche sui tram e non solo in bici e quindi non certo per lo smog! Anzi, mi aveva dato addirittura fastidio! Ora metterla per uscire a fare le compere sta diventando una cosa “normale”, automatica direi, … quasi come mettere la cintura di sicurezza quando si entra in macchina. Chi l’avrebbe mai detto? Mi stupisce sempre constatare qual è lo spirito di adattamento dell’uomo! … soprattutto quando c’è di mezzo la salute, ma non solo! Chi l’avrebbe mai detto noi italiani a fare la coda, ben distanziati, per entrare scaglionati dentro un supermercato! Gli inglesi forse, loro sono abituati da sempre … ma noi!! Proprio noi che fino a poco tempo fa spintonavamo con i carrelli per entrare per primi quando c’era un’offerta limitata che stava per finire …

Diverse persone già da anni avevano preannunciato che era solo questione di tempo perché una pandemia a livello mondiale si verificasse, ma i media non hanno certo dato il dovuto spazio a queste notizie e forse chi magari lo ha fatto è stato sicuramente tacciato di allarmismo o addirittura di complottismo! Un dato di fatto è tuttavia sicuro: la gente comune come me non aveva neppure lontanamente pensato a questa evenienza! Per ignoranza, certo, ma forse anche per un meccanismo inconscio di autodifesa. Un po’ come non si pensa alla possibilità di contrarre malattie gravi o alla morte. Penso sia successo anche a molti politici, sebbene il loro mestiere avrebbe dovuto richiedere una più specifica attenzione a questa come ad altre problematiche di carattere non solo sanitario ma anche economico. Insomma, di allarmi e di Grilli Parlanti ce ne sono stati diversi nel mondo ed anche diversi anni fa (vedi un mio post precedente). Nonostante questo l’attenzione dell’opinione pubblica è stata rivolta (e pilotata) a ben ad altri lidi, … magari al programma TV ed al Sanremo di turno.

Ma andiamo a ricercare possibili lati positivi che, come talvolta avviene anche in situazioni catastrofiche, possono comunque esserci!

Per intanto almeno un primo lato positivo della attuale situazione si può dedurre dalle analisi delle immagini da satellite effettuate dall’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea):

Coronavirus: l’ESA mostra la drastica riduzione dell’inquinamento in Italia

Dalle analisi delle immagini da satellite risulta una notevole diminuzione del livello di inquinamento in tutta la Pianura Padana. Già, … attività industriali chiuse, poche macchine …

Ho poi visto dei video incredibili su ambienti naturali e città, come sono in questi giorni in cui l’uomo non interferisce.
Il video “Venezia e i suoi canali al tempo del Coronavirus“, ad esempio, è in-cre-di-bi-le! Ammirare Piazza San Marco completamente deserta e silenziosa, per di più in pieno giorno! … ed i suoi canali con un’acqua così trasparente da mostrare, anche solo sporgendosi da un loro ponte, la bellezza di quel fondale con tutta la sua vita vegetale e animale. Granchi, meduse, branchi di pesci, anemoni di mare, spugne, mitili, limoni di mare, spirografi …

È bastato che i mezzi di trasporto acqueo di Venezia non ci fossero per circa un mese e che quindi il limo, generalmente sollevato dal loro passaggio, si sia depositato, che l’acqua dei canali è tornata trasparente, mettendo in luce così tutta quella vita che normalmente viene nascosta dall’acqua torbida … e questo non succedeva da almeno 50 anni!

Lo so, per la nostra specie questo è un momento drammatico, e non solo per i molteplici morti che l’epidemia sta mietendo. Ha infatti anche chiaramente evidenziato, almeno agli occhi di molti, sia le fragilità del vivere dell’uomo (anche qui da noi, in Occidente, dove le condizioni di vita e sociali non sembravano particolarmente problematiche), sia che non siamo i signori del mondo e la nostra presunzione di dominare tutto è fittizia. Siamo parte di un ingranaggio in cui noi non siamo al comando ed anche tutti i meccanismi da noi stessi creati, quale ad esempio il denaro e la finanza, sono altrettanto fragili e basati su principi inconsistenti.

Interessante è anche sentire l’opinione espressa dal filosofo Paolo Becchi nell’articoloLa vita del virus vale quanto quella umana. Sicuramente opinabile e pubblicata, tra l’altro, su un giornale che non ha la mia stima, … ma comunque sono parole che fanno riflettere e vale la pena riportare. Afferma che “le epidemie sono il mezzo con cui la natura si difende per garantire la propria sopravvivenza a scapito dell’umanità” … ” Per mesi abbiamo vissuto facendo della vita, della difesa della nuda vita, del solo fatto di rimanere in vita, il valore fondamentale, supremo della nostra esistenza, superiore ad ogni altro valore, diritto, libertà, aspirazione. ‘Primum vivere’ è il pensiero che oggi accomuna tutti … non vivere bene, non vivere all’altezza della nostra dignità di esseri umani, ma semplicemente vivere. Ma se questa è la logica, allora dovremmo chiederci: perché proprio noi dovremmo vivere? Perché noi e non invece il virus che vogliamo che muoia al più presto possibile? … Se la tutela della vita, biologicamente intesa, della vita dei viventi, il bene primario è questo che va difeso e tutelato in modo assoluto, allora non andrebbe tutelata anche la vita del virus? Non è il virus un vivente esattamente come lo siamo noi? Si dirà: ma noi siamo uomini. Certo. Ma se il valore di base al quale abbiamo deciso di sacrificare tutte le nostre libertà e persino la dignità, è la vita, la nuda vita, allora in che cosa la nostra nuda vita dovrebbe essere superiore a quella di ogni altro vivente? Se il criterio è la vita in se stessa considerata, perché la vita di un uomo dovrebbe valere di più della vita di un virus? Anzi, non si potrebbe dire in fondo che virus ed epidemie sono il mezzo con cui la natura si difende, difende la propria vita, il proprio essere vivente contro l’uomo? Sostengono questo da anni alcuni esponenti della cosiddetta Deep Ecology, l’ecologia profonda,  … Se ciò che ha valore è il mero fatto della vita, nel restare in vita, e per vita si intende soltanto le funzioni vitali del vivente, allora diventa a rigore impossibile discriminare, argomentare perché tra la vita di un individuo umano e la vita del virus debba prevalere la prima. E ciò per il fatto che non è l’essere dei viventi che ci rende uomini, che ci distingue dalla natura, che ci rende superiori ad un virus. Ed allora eccoci giunti al cortocircuito. Siamo disposti a rinunciare, come abbiamo fatto, ad ogni nostro diritto, ad ogni nostra libertà, alla nostra stessa dignità pur di vivere, pur di sopravvivere, di rimanere in vita, vincendo la nostra battaglia sul virus, ma se è il solo fatto di vivere che conta, se è solo questo, allora stiamo al contempo dicendo che non c’è nessuna ragione per cui siamo noi a meritare di vivere, di rimanere in vita  contro al vita del virus, perché anche il virus è vita che come noi vuole semplicemente continuare a vivere“.

La posizione espressa da quel filosofo, a mio parere, è estremizzata in quanto le attuali restrizioni sono momentanee e tese unicamente a contrastare l’epidemia in corso: ben diverso sarebbe se, molte rimanessero permanenti nel tempo. Alcune sue affermazioni fanno comunque riflettere e ci inducono a ridimensionare il nostro presunto predominio sulla terra e sulla Natura in essa presente.

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… e dopo i bla … bla … veniamo finalmente ai link di interesse che vi propongo!!!!

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LINK DI INTERESSE

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PROGRAMMI TV STORICI, AUDIOLIBRI, OPERE LIRICHE INTEGRALI

  • Ad alta voce” di RAI Play Radio: fonte di più di 200 audiolibri di tutti i generi, letti integralmente da attori professionisti di alto livello che assicurano un’interpretazione eccellente del testo, tratti dalla trasmissione radiofonica “Ad alta voce” di Rai 3. Si può accedere a quelle registrazioni audio da browser accedendo al sito raiplayradio.it. Puoi saperne di più vedendo un mio post apposito.

  • A casa con Audible: Audiolibri gratuiti  sulla sezione apposita di Audible.it. Si possono trovare diversi libri anche per ragazzi.
    Purtroppo i libri gratuiti si possono accedere solo con un browser tramite quella pagina e non anche mediante l’app Audible. Comunque i primi 30 giorni di prova per l’intera audio-biblioteca sono gratuiti e uno può sempre disdire per tempo l’abbonamento a pagamento se desidera avere un maggior scelta.
  • Prime Video: una selezione di titoli per famiglie, gratuita per tutti i clienti Amazon (e non solo per quelli Prime).
  • Operavision.eu: supportato dalla European Union’s Creative Europe, consente di vedere gratuitamente, in streaming, molteplici opere liriche bellissime anche da teatri italiani (e.g. Regio di Torino, La Fenice di Venezia)! La disponibilità di ciascun video è solo per un tempo limitato (circa una mese) ma se ti interessasse poi scaricarne qualcuno in modo da poterlo conservare, puoi vedere questo mio post.

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MUSEI

Molteplici sono i musei che propongono filmati e visite online o virtuali gratuite. Certo che non è come andare di persona a visitarli, ma avere l possibilità di vederli senza gente e con una persona competente che sa spiegare anche aspetti diversamente difficilmente trovabili nelle guide scritte, ha comunque un suo fascino e interesse.

Nel seguito ne elencherò solo alcune ma, se uno è interessato ad un argomento specifico, non gli sarà difficile trovare musei specifici online con filmati e visite guidate.

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LIBRI

Il libro, benché magari sotto forma si ebook, rimane sempre un compagno fedele per ogni momento della propria vita.

Insomma, nessuna scusa per non trovare e leggere un buon libro!!

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MUSICA 

  • Sezione Teatro e Concerti in RaiPlay, contenente diversi concerti. Segnalo in particolare una esibizione dei primi Genesis (1973) che suonano canzoni del loro disco Nursery Crime. Un documento prezioso ripescato dagli archivi della Cinémathèque Royale del Belgio. Con Peter Gabriel in piena forma giovanissimo … come d’altra parte tutti!! Insomma, DA VEDERE!!!
  • “Un album al giorno per persona”: bellissima iniziativa della casa discografica alternativa Storie di note che consente di richiedere gratuitamente via email l’invio di diversi album in mp3 a scelta dal suo catalogo: un piccolo regalo per incontrare la musica d’autore italiana di qualità nelle vostre giornate di confino per il COVID-19.
    Basta scegliere un album da un elenco presente nel loro sito ed inviare una e-mail col titolo dell’album prescelto e il vostro nome e cognome e l’indirizzo e-mail a cui volete ricevere il link per il download.Tra gli autori proposti ce ne sono di noti anche a un vasto pubblico (e.g. Claudio Lolli, Pippo Pollina, Giorgio Conte, Nada, Inti-Illimani) ma può essere un’ottima occasione di sentire il lavoro anche di altri musicisti forse meno noti ma non per questo meno originali e capaci.

    Tra i molteplici MP3 gentilmente offerti da Storie di Note in questo periodo di #stoacasa,  oltre ovviamente quelli di Claudio Lolli, mi sento di segnalare le canzoni e i monologhi dell’album di PIPPO « Ultimo Volo – Orazione Civile per Ustica ».
    Album registrato al Teatro Manzoni di Bologna il 27 Giugno 2007 in occasione dell’inaugurazione per il Museo per la Memoria di Ustica.  La voce narrante è di Manlio Sgalambro, che nell’opera interpreta il DC9 Itavia abbattuto nel cielo sul Mar Tirreno il 27 Giugno 1980. Pippo Pollina e il suo quartetto sono accompagnati dagli archi dell’Orchestra Sinfonica Arturo Toscanini di Parma. Quest’anno sono i 40 anni della strage di Ustica. Quest’opera di teatro musicale avrebbe dovuto essere rappresentata nel mese di giugno a Bologna, città di partenza dell’aereo, e a Palermo, città dove non arrivò mai. Ma la catastrofe del Covid-19 ha cancellato anche questo.
    Da visitare anche il canale YouTube di questa piccola ma rilevante casa discografica alternativa.

    Ecco l’elenco completo:

    PIPPO POLLINA “Rossocuore” – “Versi per la libertà” – “Bar Casablanca” – “Ultimo Volo Orazione Civile per Ustica”
    “Fra due isole” – “La storia non conosce padroni” – “Le Dernier Vol (Versione francese)” – “Ken”
    CLAUDIO LOLLI “Dalla parte del torto” – “Ho visto anche degli zingari felici (con Il Parto delle Nuvole Pesanti)”
    “La scoperta dell’America” – “Viaggio in Italia” – “Lovesongs”
    PAOLO CAPODACQUA “Un deux trois”
    GIORGIO CONTE “Il Contestorie” – “The best of Giorgio Conte / live Alberobello”
    NADA “L’amore è fortissimo e il corpo no”
    MAX MANFREDI “L’intagliatore di santi”
    MACINA GANG “Nel tempo e oltre cantando”
    IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI “Il Parto”
    GORAN KUZMINAC Nuvole straniere
    KAY MC CARTHY “L’amore tace”
    LES ANARCHISTES “La musica nelle strade”
    LUCA MADONIA “La consuetudine”
    MIRCOMENNA “Ecco”
    ALFONSO DE PIETRO “(In)Canto Civile”
    ARTURO ANNECCHINO “Midnight piano” – “Midnight piano 2” – “Midpiano 3”
    INTI-ILLIMANI “Viva Italia”
    DURKOVIC E I FANTASISTI DEL METRO Benvenuti santi musicisti
    LES ANARCHISTES  Figli di origine oscura
    ARTISTI VARI   Sotto il cielo di Baghdad  (Concerto live contro la guerra in Iraq all’Hotel Palestine di Baghdad l’8 novembre 2002, con Il Parto delle Nuvole Pesanti, C.u.b.a., Luca Faggella, Goran Kuzminac, Mandara, Antonio Onorato, Enrico Capuano)
    Libertaria
    ALBERTO CANTONE   C’era un Sogno per Cappello
    PIPPO POLLINA  concerto del 1° Dicembre 2019 a Parigi (Café de la Danse), ultima data del tour “30 anni Camminando”.

    GORAN KUZMINAC  concerto del 21-2-2003 al Piccolo Auditorium di Storiedinote a Orvieto, con il meraviglioso flauto di Giacomo Lelli.

  • The nostalgia machine che consente, selezionando un anno specifico, di avere un ampio elenco di bani hit di quell’anno e di ascoltarli e vederli (si tratta infatti di video estratti da sistemi di condivisione in rete di contenuti multimediali). Per anni recenti esiste anche l’analogo The Kpop Machine.

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WEBCAMS

Una prima sorgente di informazioni che vale la pena di visitare in questi giorni sono i siti che mostrano le filmati ripresi in real time da Webcam collocate in diverse località note dell’Italia e del mondo. Impressionante da un lato vedere note località (e.g. stazioni turistiche, passeggiate marittime, senza alcuna presenza umana … dall’altro si può apprezzare forse meglio la bellezza naturale di questi posti troppo spesso deturpata dalla moltitudine di persone e dal rumore da questa creata.

Nel seguito mi limito ad elencarne alcuni di siti che consentono di vedere in tempo reale le riprese effettuate da webcam generalmente collocate in posti turistici, ma altri ancora se ne possono trovare ricercando in un motore di ricerca:

Spesso poi esistono app apposite sia sugli smartphone sia nelle smart TV che forniscono il medesimo servizio di aggregazione:

App su smart TV

Apps sul Play Store relative a webcam

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LEZIONI DIDATTICHE (ache per bambini)

Esistono diversi cataloghi di lezioni online, di cui molti sono  anche gratuiti:

  • WeSchool:  lezioni gratuite su molteplici argomenti.

Per i bambini delle elementari, poi, consiglio questo gioco creativo che abbina l’insegnamento delle lettere dell’alfabeto alla espressività grafica ed alla fantasia:

  • A B cura D noi: ALFABETI DEI BAMBINI, un GIOCO per sentirci uniti nella creatività (vai al padlet e scaricati il kit creativo)
    Questo periodo di isolamento, di separazione dal proprio alfabeto di relazioni (la famiglia, gli amici, la classe, i colleghi), può diventare una opportunità per esercitare la fantasia e condividere le proprie creazioni con i compagni che non si possono incontrare direttamente, in attesa del momento in cui ci si potrà rivedere e festeggiare insieme.Ovviamente è poi possibile condividere online le creazioni fatte dai piccoli artisti,anche a livello di classe.

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SERVIZI CULTURALI OFFERTI DA DITTE (e.g. Google, Microsoft)

  • Google Classroom: applicativo online di Google che permette, con estrema semplicità, la realizzazione di una didattica in e-learning. Consente di creare e gestire in modo semplice comunità di apprendimento e sviluppare contesti didattici simili a quelli in presenza e può essere fruito su qualsiasi dispositivo e sistema operativo (computer, smartphone, tablet).
  • Office 365 Education A1: strumenti per didattica online, videoconferenze, classi virtuali e altro. Gratuita (o a costi annuali irrisori per avere tutte le funzionalità) per studenti e docenti.

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SCONTI PER ACQUISTI ONLINE

Diversi negozi online forniscono sconti in questo periodo di iostoacasa. ed i loro prodotti arrivano nel giro di pochissimi giorni … e non c’è pericolo che il corriere non ci trovi in casa!  🙄

Ad esempio, il sito Nuncas, che ha ottimi prodotti per la casa, offre uno sconto del 10%: il periodo dell’offerta, inizialmente previsto fino al 5 aprile, attualmente è stato ulteriormente esteso fino al 19 aprile ma penso lo estenderanno ulteriormente per tutto il periodo di iostoacasa. Ho sperimentato che i prodotti arrivano in due giorni ed i costi di spedizione sono gratuiti per importi superiori a 49€.

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ALTRI SITI CHE RAGGRUPPANO LINK DI INTERESSE

Sicuramente ci sono altri post/siti che come questo mio post, raccolgono link che possono risultare utili soprattutto in questo periodo.
Ad esempio:

  • irac.eu (Io Resto A Casa),  sta raccogliendo link di risorse gratuite utilizzabili in questo periodo di quarantena. Si noti che i link indicati sono in continua espansione ed alcuni segnalano risorse specifiche per il giorno specifico in cui si visita quel sito.

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GINNASTICA 

Su YouTube e Vimeo ci sono diversi video che aiutano a poter fare un minimo di ginnastica a casa. Ne elenco solo uno che mi è sembrato semplice ma ben fatto: niente musica assordante e perciò anche rilassante!! … ovvio che un po’ di pubblicità te la devi assorbire 🙄!

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RICETTE

Non poteva poi infine mancare un minimo di link su ricette che, seppur semplici, possono essere sempre di aiuto per degustare un qualche buon piatto!!

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Ci siamo addormentati in un mondo, e ci siamo svegliati in un altro.
Improvvisamente Disney è fuori dalla magia,
Parigi non è più romantica,
New York non si alza più in piedi,
il muro cinese non è più una fortezza,
e la Mecca è vuota.

Abbracci e baci diventano improvvisamente armi, e non visitare genitori e amici diventa un atto d’amore.

Improvvisamente ti rendi conto che il potere, la bellezza e il denaro non hanno valore e non riescono a prenderti l’ossigeno per cui stai combattendo.

Il mondo continua la sua vita ed è bellissimo. Mette solo gli esseri umani in gabbie. Penso che ci stia inviando un messaggio: “Non sei necessario. L’aria, la terra, l’acqua e il cielo senza di te stanno bene.
Quando tornate, ricordate che siete miei ospiti.
Non i miei padroni”.

(Poesia di Anonimo trovata in un social. Cercando di recuperarne l’autore, mi sono imbattuto nel libro  “Realtà e Sogno. Suggestioni poetiche con Theo Anghelopulos” , che analizza sequenze solenni di alcuni film di quel cineasta Greco alla ricerca di testimonianze passate e recenti della tormentata penisola balcanica. Forse il poeta ha preso ispirazione da alcuni suoi film, … che comunque ci tenevo segnalare).

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Cosa fare se una lampadina led a filamento non si spegne completamente anche mettendo l’interruttore ad OFF

Quasi non ci credevo, ma può succedere!!
Ho proprio ieri cambiato le lampadine della lampada dello specchio del bagno, sostituendo quelle led “classiche” con quelle led a filamento led, esteticamente indubitabilmente migliori essendo tutte di vetro e assai simili alle vintage a incandescenza.
Tuttavia la scorsa notte, entrando nel bagno completamente buio, ho avuto una sorpresa: quelle lampadine emettevano una fievole luce benché non avessi nemmeno toccato l’interruttore.

Lampadina a filamento che emette una fievole luce nonostante l’interruttore sia a OFF

Non avevo mai visto nulla di simile in quel bagno, nonostante avessi cambiato nel tempo un bel po’ di lampadine di ogni tecnologia, …  a incandescenza, al neon e quelle a led “classiche”!

Ho subito dubitato che il “fenomeno” fosse imputabile all’impianto elettrico e, in particolar modo, al fatto che l’interruttore interrompesse il filo neutro anziché quello di fase, come invece generalmente dovrebbe essere fatto per motivi di sicurezza (e.g. quando si cambia una lampadina, non si rischia di prendere la scossa  … se la lampadina era spenta ovviamente!).

Ho aperto quindi la scatola dell’interruttore per verificare la mia ipotesi con un cerca fase: effettivamente il filo utilizzato dall’interruttore era quello neutro e non la fase.

Il cerca fase si accende se evidenziare che il filo su cui opera l’interruttore sia proprio quello di fase

Ho invertito quindi i fili di fase e di neutro portando il neutro direttamente al lampadario e utilizzando invece quello di fase per l’interruttore. Ovviamente cosi si è risolto il problema di luce minimamente accesa anche a interruttore spento.

Evidentemente il basso consumo di quelle lampadine, faceva sì che anche quel minimo di corrente di dispersione presente le facesse rendere come fosforescenti!!
Si noti che il medesimo “fenomeno” si sarebbe potuto notare anche in una lampada da tavolo con interruttore sul filo, dal momento che, a seconda di come uno inserisce la spina nella presa a muro, il neutro o la fase potrebbe essere il filo interrotto o meno da quell’interruttore volante!!

Penso comunque molto dipenda dalle caratteristiche non solo del lampadario ma anche delle lampadine specifiche, perché probabilmente anche quelle a led con filamento non sono costruttivamente tutte identiche.

I led potrebbero, dopo del tempo, anche mettersi a lampeggiare se con un interruttore unipolare, si interrompe  in modo errato il polo neutro invece del polo fase: infatti se si interrompe il polo neutro, la corrente passa comunque e, a lungo andare, può deteriorare il driver all’interno della lampadina a led.

Perciò, se capita anche a voi un “fenomeno” analogo, non preoccupatevi troppo: sicuramente avrete anche voi, per quel lampadario, il collegamento elettrico con i fili di neutro e fase invertiti. Ovviamente il problema si verifica quando il portalampada si lascia condurre anche da piccolissime correnti, magari anche perché in presenza di umidità come avviene generalmente in bagno o in cucina.

Per evitare l’interruzione errata del polo, può eventualmente convenire utilizzare un interruttore bipolare (interrompe entrambi i fili, neutro e fase) e non uno semplice unipolare… anche se ha un costo maggiore e quindi basta avere l’impianto elettrico ben fatto!
Se si usano pulsanti, meglio usare quelli normalmente aperto (NO = Normally Open) perché i dimmer in commercio sono adatti per pulsanti di quella tipologia.

Se poi vi succedesse con una lampada con interruttore sul filo, potete risolvere il problema semplicemente inserendo nella presa la spina ruotandola di 180 gradi facendo così in modo che il suo interruttore, quando aperto, interrompa il filo di fase!!  😉

Infine, ho trovato poi un video molto interessante che mostra anche altre situazioni meno comuni in cui questa problematica può presentarsi e indica anche come poterla risolvere, magari sostituendo l’interruttore semplice con uno bipolare (i.e. interrompe entrambi i fili quando spento) o prelevando il neutro dalla medesima scatola di alimentazione, nel caso di alimentazione di più lampadine tra loro distanti (e.g. lampadine segna passo).

Pubblicato in Review e test, Tecnologia | 8 commenti

Come vedere graficamente, sia nel tempo sia in tempo reale, l’andamento di diffusione della epidemia Covid-19 nel mondo e nella regione in cui abiti

Puoi seguire l’evolversi dell’epidemia Stato per Stato in tempo reale e con l’aiuto di diverse modalità grafiche di notevole impatto, tramite un servizio fornito da Microsoft tramite il suo motore di ricerca Bing: https://www.bing.com/covid. Un buon motivo in più per provare ad usarlo e magari poi impostarlo come motore di ricerca di default nel proprio browser.
In fondo al post indico poi altri siti che forniscono indicazioni e grafici utili per seguire l’andamento della pandemia (e.g.  Il sole 24ore, La Stampa).

Il dati mostrati sono ovviamente quelli pubblicati attraverso diverse affidabili fonti ufficiali. Selezionando il pannello di Informazione viene mostrata non dolo la data/ora  dell’ultimo aggiornamento ma anche le sorgenti da cui Microsoft preleva i dati stessi. Queste sono: l’ente statunitense CDC (Centers for Disease Control and Prevention), la WHO (World Health Organization), l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) dell’Unione Europea e la pagina sulla pandemia di coronavirus su Wikipedia inglese. Di ciascuna di queste fonti utilizzate c’è anche il link alla loro pagina specifica.

Non appena si apre la pagina, viene mostrata la situazione a livello mondiale, riportando i casi confermati e, in dettaglio, i casi attivi, casi guariti e casi letali. Andando poi ad agire sulla mappa, per ciascun cerchio mostrato si ottengono i valori puntuali di quella regione, anche se le sue dimensioni già forniscono una indicazione qualitativa del livello della pandemia in corso in quel territorio. Si noti che nel tempo la definizione delle zone si è dettagliata: solo pochi giorni fa i dati grafici avevano solo una granularità di  ciascuno Stato mentre ora ho visto che è dettagliato maggiormente regione per regione:

Viene fornito anche un elenco delle ultime notizie (con anteprime riportanti immagine, sommario e fonte di provenienza) e contenuti video sull’argomento.

Ovviamente quella pagina si può raggiungere sia da PC sia da smartphone con un qualsiasi browser (e.g. Chrome, Edge, specifico del produttore dello smartphone): vedremo come può poi essere ancora più conveniente usare l’apposita app di Bing.

Nel seguito mostro alcuni screenshots che descrivono chiaramente le informazioni disponibili e come raggiungerle.

Bing.com/covid su un browser del PC – Nelle informazioni, le origini dei dati mostrati

Dettagli della situazione in un particolare territorio

Bing.com/covid su un browser dello smartphone

Alzando la tendina di divisione tra grafico e dati del monitoraggio (linea centrale grigia), si ottengono altri grafici ed ulteriori informazioni dettagliate: in particolare, toccando ciascun grafico si può scorrere la situazione nel tempo e visualizzare il valore puntuale dei dati per una specifica data.

Grafici ed ulteriori informazioni dettagliate: toccando ciascun grafico si può scorrere la situazione nel tempo

Per vedere poi la situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione, basta procedere come segue: se poi si sceglie, nella selezione dell’area geografica di interesse, “filtra una località” e si consente a Bing di accedere alla posizione corrente dello smartphone, vengono già mostrate subito le informazioni di dettaglio della zona in uno si trova.

Situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione (1)

Situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione (2) -Scegliendo “filtra una localitàvengono già mostrate subito le informazioni di dettaglio della zona in uno si trova.

Situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione (3)

Situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione (4)

Solo pochi giorni fa, la stessa pagina era in grado di fornire solo i dati a livello di nazione:

Situazione in dettaglio per un determinato Stato/regione (4) come mostrata giorni fa

Maggiore dettaglio a livello regionale (1)

Maggiore dettaglio a livello regionale (2)

Maggiore dettaglio a livello regionale (3)

Ovviamente la pagina https://www.bing.com/covid può essere raggiunta con qualsiasi browser sia su PC sia su smartphone.

Tuttavia nel caso d’uso con uno smartphone può risultare più conveniente installarsi l’app Microsoft Bing che presenta, tra l’altro, diverse ulteriori funzionalità utili oltre ovviamente quella di motore di ricerca:

App Microsoft Bing che presenta diverse funzionalità utili

Accesso immediato alla funzionalità di tracking del codvir-19 (1)

Accesso immediato alla funzionalità di tracking del codvir-19 (2)

Accesso immediato alla funzionalità di tracking del codvir-19 (3)

Accesso immediato alla funzionalità di tracking del codvir-19 (4)

Oltre il tracking del codvir-19 ed, ovviamente la funzionalità di ricerca (analoga al motore di ricerca di Google), Bing presenta diverse ulteriori funzionalità utili. Basti citare l’ottimo lettore di codici a barre con un rimando alle voci associate trovate in Rete:

Lettore di codici a barre con un rimando alle voci associate trovate in Rete (1)

Lettore di codici a barre con un rimando alle voci associate trovate in Rete (2)

Lettore di codici a barre con un rimando alle voci associate trovate in Rete (3)

Da non disdegnare poi è la sezione Rewards che consente di ottenere punti regalo tutte le volte che usi quel motore di ricerca Microsoft, alternativo a quello di Google.
Io lo utilizzo da anni e, sebbene ovviamente i risultati differiscano da quelli forniti da Google soprattutto come ordinamento, lo trovo altrettanto valido: sicuramente da utilizzare dunque anche solo per limitare il strapotere di Google in questo settore. Se poi proprio non riesci a trovare quello che cerchi, www.google.it su un browser o la sua apposita app … e puoi provarci anche lì!! 😉

Ovviamente i punti Rewards di Bing si acquisiscono anche se uno imposta Bing come motore di ricerca primario del proprio browser (sia esso Edge, Chrome o altro) ed uno effettua una ricerca tramite quel browser.

Nota che ci si deve iscrivere ed autenticare con il proprio account Microsoft al programma di Rewards. Per qualsiasi dubbio puoi consultare al sua apposita sezione di FAQ.

Iscrizione al programma Rewards di Microsoft

Sezione Rewards di Bing che consente di ottenere punti regalo tutte le volte che usi quel motore di ricerca Microsoft (1)

Sezione Rewards di Bing che consente di ottenere punti regalo tutte le volte che usi quel motore di ricerca Microsoft (2)

Sezione Rewards di Bing che consente di ottenere punti regalo tutte le volte che usi quel motore di ricerca Microsoft (3)

 

Ovviamente per default i browser di Microsoft Edge e Internet Explorer già utilizzano per default Bing come motore di ricerca, sebbene altrettanto ovviamente si possa impostare diversamente (vedi mio post al riguardo).

Per impostare invece  Bing come motore di ricerca di default, su altri browser, è necessario operare nella voce apposita presente nelle loro impostazioni.
Ad esempio su Chrome si opera come segue:

Come impostare Bing come motore di ricerca di default in Chrome

Sul browser di default degli smartphone Samsung si procede come segue:

Come impostare Bing come motore di ricerca di default nel browser Samsung presente sui loro smartphone (1)

Come impostare Bing come motore di ricerca di default nel browser Samsung presente sui loro smartphone (2)

Come impostare Bing come motore di ricerca di default nel browser Samsung presente sui loro smartphone (3)

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Interessante è il filmato realizzato da La Stampa, che mostra graficamente in un video l’evolversi dell’epidemia nel tempo in tutto il mondo:

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Un altro visualizzatore in tempo reale è fornito dal sito http://covidvisualizer.com, sito carino ma che fornisce solo dati attuali e solo a livello nazionale senza alcun dettaglio … insomma non particolarmente utile per capirne l’andamento nel tempo.

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Di maggiore utilità è invece, infine, la pagina de Il sole 24 ore dedicata al coronavirus: particolarmente utile è la possibilità si avere grafici relativi ad una regione/provincia selezionandole opportunamente da due menù a tendina.

Particolarmente utile è la possibilità si avere grafici relativi ad una regione/provincia selezionandole opportunamente da due menù a tendina

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Interessante è poi il video con mappa in diretta, resa disponibile dal giornale La Stampa, mostra poi chiaramente come si sta diffondendo il coronavirus giorno per giorno in tutto il mondo:

Utile è poi la pagina delle F.A.Q. dell’IIS (Istituto Superiore della Sanità).
I Dati coronavirus COVID-19 del Portale Open Data della EU possono poi fornire i dati ufficiali in un formato agevolmente utilizzabile dai diversi diti/programmi interessati a tali informazioni.
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Tutti ormai sicuri. Dichiarazioni all’unisono, da virologi a politici: “L’ultima scemenza è la derivazione del coronavirus da un esperimento di laboratorio. TRANQUILLI, è naturale al 100%, PURTROPPO”

Dopo la diffusione, anche nei social, del video dell’inchiesta realizzata dalla trasmissione Leonardo del TG3, andata in onda nel lontano 16/11/2015 (dal minuto 4:55), piovono dichiarazioni, precisazioni e smentite, … anche quelle del medesimo programma della RAI stessa!

Nel servizio, benché letto dallo speaker con la stessa tranquilla intonazione di voce che terrebbe per pubblicizzare l’uscita sul mercato di un nuovo modello di automobile, vengono fatte le seguenti affermazioni:
Un gruppo di ricercatori cinesi innesta la proteina superficiale di un coronavirus trovato nei pipistrelli di una specie piuttosto comune, detta a naso a ferro di cavallo, su un virus che provoca la SARS, la polmonite acuta, anche se in forma non mortale nei topi“.
E per cosa? “Per farne uscire un supervirus che potrebbe colpire l’uomo”… “Ovvio“, si afferma “serve solo per motivi di studio, resta chiuso nei laboratori“. Ma poi il conduttore stesso domanda: ”Ma vale proprio correre il rischio, creare una minaccia così grande solo per poterla esaminare?”. “Si sospettava che la proteina potesse rendere l’ibrido adatto a colpire l’uomo e l’esperimento lo ha confermato”.
Poi prosegue: “Proprio un anno fa il governo degli Stati Uniti aveva sospeso i finanziamenti alle ricerche che puntavano a rendere i virus più contagiosi, ma la moratoria non aveva fermato il lavoro dei cinesi sulla SARS che era già in fase avanzata e si riteneva non così pericoloso” … “Secondo una parte del mondo scientifico non è così pericoloso. Le probabilità che il virus passi alla nostra specie sarebbero irrilevanti rispetto ai benefici, un ragionamento che molti altri esperti bocciano. Primo perché il rapporto di rischio e beneficio è difficile da valutare e poi perché, specie di questi tempi, è più prudente non mettere in circolazione organismi che possano sfuggire o essere sottratti al controllo dei laboratori”.

Comunque oggi, a distanza di più di quattro anni da quel servizio del TG3, tutti ormai sicuri, dichiarazioni all’unisono, da virologi a politici: “L’ultima scemenza è la derivazione del coronavirus da un esperimento di laboratorio. Tranquilli, è naturale al 100%, purtroppo“.

Ma come? Mi usano l’aggettivo qualificativo  “tranquilli” e poi l’avverbio di modo “purtroppo“??!! … ma è un nonsenso logico/linguistico!!! 

Non stiamo mica parlando di un prodotto biologico che è meglio avere naturale al 100%!!

Ma a parte la grammatica, andiamo ad analizzare la motivazione oggettiva fornita per supportare quella affermazione che è conseguenza di ricerche pubblicate su diversi articoli: “L’ultimo”, ricorda Burioni all’ANSA è quello uscito lo scorso 17 marzo su Nature Medicine “nel quale c’è scritto che le analisi eseguite mostrano chiaramente che il virus non è costruito in laboratorio. Basta con le fake”.

Generalmente non mi piace prendere per buono ogni affermazione fornita dai media, soprattutto quando si tratta di affermazioni che non lasciano spazio al dubbio che è sempre, secondo me, un buon consigliere soprattutto per uno scienziato! D’altra parte, in genere, ci si mette proprio solo pochi secondi a risalire alle origini di una citazione, ricercando con un motore di ricerca ed usando i termini più appropriati!!

Sono andato quindi a cercare nel Web la pubblicazione scientifica citata quale più recente lampante esempio della veridicità di quella affermazione.

Ecco il link. alla pagina dell’articolo originale pubblicato dalla rivista scientifica Nature Medicine. Cosa ho trovato?

Nell’articolo scientifico in verità c’è scritto testualmente che è improbabile che il SARS-CoV-2 sia stato creato in laboratorio … non che è assolutamente escluso. Infatti, sebbene nell’abstract sia sintetizzato “Our analyses clearly show that SARS-CoV-2 is not a laboratory construct or a purposefully manipulated virus“,  andando poi a leggere nel dettaglio il testo dello studio scientifico si legge meglio:
It is improbable that SARS-CoV-2 emerged through laboratory manipulation of a related SARS-CoV-like coronavirus“.  E poi “we do not believe that any type of laboratory-based scenario is plausible“.
Improbabile” quindi, e da quello che hanno analizzato “non credono“. La certezza, però, direi che nessuno potrebbe darla – con coscienza – nemmeno uno studioso di quello specifico campo!  Ma almeno un minimo dubbio non ha ragione di rimanere? Le tecniche di manipolazione genetica, penso da ignorante del campo, anche loro si evolvono come in altre discipline e quello che a prima vista sembrerebbe improbabile (come affermano pubblicazioni citate a supporto), potrebbe diventare possibile per qualcuno.

Una domanda mi sorge spontanea: ma il virologo italiano che ha lasciato la dichiarazione all’ansa, ha letto attentamente tutto quell’articolo, o si è limitato a leggerne l’abstract?
Non plausibile non vuol dire “assolutamente impossibile” …

Sono poi usciti articoli sui giornali di studi che addirittura ipotizzano che il coronavirus potrebbe essere in circolazione da decenni (La Stampa 29/3/2020; Ansa 2/4/2020).

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Esiste poi un servizio molto più recente sempre del medesimo programma Leonardo che ancora parla sempre della medesima problematica. Se anche è “al 100% naturale“, lo zampino dell’uomo nella sua propagazione è sempre possibile: (TG3 – Leonardo 17/2/2020 – min. 1’00”)
TGR Leonardo del 17/02/2020. Testualmente:

Quella che era stata ritenuta una teoria fantascientifica, sembra sempre più attendibile. Il nuovo coronavirus sarebbe sfuggito da un laboratorio di Wuhan. A soli 300 metri più in là rispetto al mercato del pesce di Wuhan, indicato come origine dell’epidemia Covid-19, c’è il centro di Wuhan c’è il Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie. Qui, all’interno di laboratori, vengono tenuti animali infetti, proprio per studiarne le malattie. Tra questi anche 600 pipistrelli, lo piegano due biologi della South China University of Technology, in un rapporto che descrive come uno dei ricercatori sia stato attaccato da uno di questi pipistrelli venendo a contatto con il sangue e urina dell’animale. Proprio per questo il ricercatore si era messo in quarantena volontaria per due settimane dopo l’incidente. Si parla anche di una zecca viva sui pipistrelli, possibile veicolo di infezione. Potrebbe essere il punto di partenza dell’epidemia che sta mettendo in ginocchio la Cina e che ha già ucciso 1700 persone? Difficile dirlo con certezza, anche se, cartina alla mano, l’ipotesi non sembra troppo fantasiosa. Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie è vicino allo Union Hospital dove sono state registrate le prime infezioni tra i medici. Il rapporto dei due biologi spiega che le sequenze dei genoma dei pazienti coincidevano, tra l’89% ed il 96% con quelle del coronavirus originariamente trovato in un particolare pipistrello, detto ‘a ferro di cavallo intermedio’. Al mercato del pesce venivano venduti anche animali vivi ma non pipistrelli. Per trovarli, bisogna spostarsi di quasi 1000 chilometri. Wuhan ha anche un’altra peculiarità: c’è un solo bio-laboratorio di massima sicurezza in tutta la Cina e si trova a 12 chilometri dal centro. E’ l’unico laboratorio attrezzato per lavorare con i più pericolosi agenti patogeni che possono essere letali per l’uomo, causare gravi malattie per le quali non esistono cure o vaccini. Fa parte dell’Istituto di virologia della città cinese ed è il primo di un piano governativo che puntava ad avere dai 5 ai 7 laboratori di massimo livello di bio-contenimento entro il 2025. Come aveva spiegato, non senza perplessità, la rivista scientifica Nature nel 2017. Il nuovo coronavirus potrebbe essere uscito da qui? Forse. Laboratori come questi di livello massimo di sicurezza, dove si trattano i microbi più pericolosi, sono stati costruiti anche in Europa nel 2005. L’unico italiano è quello dello Spallanzani a Roma“.

Sicuramente singolare che l’incredibile coincidenza della presenza di due mutazioni del coronavirus dei pipistrelli che infettano l’uomo. La prima è artificiale, nota dal 2015, starebbe nel laboratorio di Wuhan. La seconda invece si è evoluta in maniera perfettamente naturale nel mercato davanti al medesimo laboratorio!

Che sia stato geneticamente modificato o mantenuto prelevandolo, così com’è, da un pipistrello e poi fatto fargli infettare (volutamente o meno) della gente, importa veramente poco. Se lo avessero lasciato in pace, magari quel pipistrello infetto avrebbe continuato a vivere in chissà quale grotta, difficilmente venendo a contatto con degli uomini, … e magari quel virus per quella specie non è nemmeno così letale! Non si tratta comunque di un evento “naturale” bensì uno in cui l’uomo, in qualche modo, ha influito pesantemente (volutamente o meno) per scopi che vanno ben al di là della necessità.

Questo, secondo me, non solo è grave ma lo è maggiormente perché era prevedibile, … prevedibile che succedesse, prevedibili le conseguenze. E questo non solo a chi gestisce questi laboratori, ma a tutti coloro che, essendo del settore, ne sanno sufficientemente sugli studi che in quelli vengono condotti.

Lasciando poi perdere questo specifico coronavirus, che poi esistano armi biologiche, quindi costruite appositamente per uccidere, costruite magari artificiosamente in laboratorio, penso sia un dato di fatto. A maggior ragione la prevenzione deve essere alta.

Che fosse già tutto previsto o prevedibile lo conferma anche un altro servizio sempre del programma Leonardo del TG3 che parlava di Event 201 tenutosi il 18 ottobre 2019 in cui era stata fatta addirittura una simulazione di pandemia ospitata dal Johns Hopkins Center for Health Security in partnership con il World Economic Forum ed il Bill and Melinda Gates Foundation: «Event 201 simula un’epidemia di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali e quindi alle persone, che alla fine diventa efficacemente trasmissibile da persona a persona, portando a una grave pandemia. L’agente patogeno e la malattia che provoca sono modellati in gran parte sulla SARS, ma è più trasmissibile nel contesto comunitario da persone con sintomi lievi».

Quell’evento mirava ad illustrare le aree in cui saranno necessarie partnership pubblico/privato per rendere efficiente la risposta a una grave pandemia e ridurre le conseguenze economiche e sociali su larga scala. Il 31 dicembre la Cina avrebbe informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità di una serie di casi di una malattia simile alla polmonite, la cui causa era però sconosciuta, ed a breve si sarebbe poi individuato il focolaio di Wuhan.
Questa “sorta di grande gioco di ruolo serviva per vedere come il mondo avrebbe reagito ad una eventuale pandemia reale … Figure della politica, dell’industria ed autorità sanitarie internazionali a confronto per capire quali modelli di cooperazione avrebbero potuto salvarci dalle conseguenze catastrofiche economiche, sanitarie e sociali di una pandemia. Lo scenario immaginato? Una pandemia originata proprio da un coronavirus, nella simulazione passato dai pipistrelli ai maiali in Brasile e responsabile di una pesante sindrome respiratoria nei casi più gravi. Un virus capace di passare da uomo a uomo, capace di diffondersi grazie a soggetti quasi asintomatici altamente contagiosi. 65 milioni di morti in 18 mesi, quelli immaginati in questo grande esercizio. I punti di contatto tra simulazione e realtà oggi appaiono impressionati. – Sapevamo già prima del Covid-19 che il mondo era impreparato. … Le epidemie sono eventi sempre più ricorrenti e che una di queste si trasformi in una pandemia è solo questione di tempo. … La simulazione di New York aveva evidenziato che ci sarebbero serviti investimenti nella sanità, politica a sostegno della ricerca per favorire la realizzazione di vaccini e farmaci, campagne di informazione contro la disinformazione Sfide chiare, improrogabili”.

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Può essere interessante anche vedere questo video recente di Presa Diretta, sempre di RAI3 dove un virologo cerca di spiegare perché secondo lui il virus attuale non sia legato a mutazioni realizzate in laboratorio.

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Penso che di colpe, perlomeno di quella di sottovalutazione del pericolo (che oggi invece risulta evidente a tutti, anche ai più sprovveduti), sono in molte categorie ad averne.

Certo, chi aveva le competenze per comprenderle per tempo, a mio parere, ne ha forse un po’ di più di altri.
Faccio, un esempio.
Se  tu sapessi (e.g. in base alle proprie conoscenze tecniche) che, quasi per certo, qualcuno o qualcosa sta mettendo in pericolo centinaia di persone, e che molte persone moriranno, cosa faresti? Non cercheresti di andare da tutti i giornali per dirlo e vederlo apparire nelle prime pagine quella notizia, in modo che la gente lo sappia e provveda di conseguenza? … a costo, chessò, di legarti ad un cancello con cartelloni e fotografie shock per attirare l’attenzione dei giornalisti, se fosse il caso?
I politici, è risaputo, purtroppo pensano spesso principalmente a farsi belli con i propri elettori, per cui, se non c’è una loro richiesta di intervenire su qualcosa, si guardano bene di prendere decisioni, soprattutto quando possono toccare interessi economici.
Io non chiedevo poi molto: che dicessero per tempo e pubblicizzassero per tempo, magari anche sui social, di comperare ed usare le mascherine idonee, in modo preventivo, prima che il virus effettivamente poi si diffondesse. … e magari poi provvedere in qualche modo a sollecitare che fossero per tempo fatte ordinazioni non solo di mascherine, ma anche di tamponi, reagenti, farmaci … e predisporre laboratori analisi adeguati e preparare medici preventivamente anziché dopo settimane dall’inizio dei primi casi in Italia.
Secondo me si sarebbe potuto così limitata fin da subito la sua diffusione, con vantaggi in termini sia di vite sia economici.
Non si tratta , sempre secondo me, di essere veggenti, ma (avendone le competenze per capirlo) di avere quelle doverose precauzioni che ogni sistema di prevenzione deve adottare.

Da vedere, o  rivedere, la puntata di “Che tempo che fa” del 2/2/2010, non molto tempo fa dunque, in cui viene intervistato sia un virologo sia il ministro della sanità. Penso valga a posteriori rivederlo “per intero”, per non correre il rischio di prendere frasi fuori dal contesto.

Comunque, pur necessitando una contestualizzazione nel discorso, vedendolo, mi hanno fatto impressione alcune affermazioni pronunciate.
Ad esempio, non mi è sembrato che fosse stato opportuno ridicolizzare, sorridendo, tutti coloro che già allora portavano le mascherine (“sarà per l’inquinamento” – min. 4’40”) e chi si lavava maggiormente le mani (“per prevenire sì, ma non il coronavirus, perché in Italia non c’è” – min. 10’46”).
Poi in quella intervista, a mio parere, l’interlocutore è contraddittorio, perché a fronte di affermazioni come quelle che ho riportato, dice che quel virus “merita la massima attenzione” etc … etc …
E poi,  consigli concreti ai molti spettatori che stanno guardando il programma? Nulla!! Sembrava che bastino e ci si debba affidare alle iniziative predisposte dal Ministero della Sanità che sta operando brillantemente!
Per scongiurare il panico, non dare alcun consiglio? … quando poi a distanza di poco si impone addirittura alla popolazione di rimanere in casa per fermare una epidemia avanzata? Talvolta la superficialità è, sempre secondo me,  anche peggiore dell’incompetenza! No era certo quello non il momento di fare battute, se lo erano, ma piuttosto quello di ribadire piuttosto le indicazioni precise di comportamento alla popolazione, avendone la possibilità, essendo in un programma ad ampia visibilità, … sottolineare insomma e non minimizzare!
E’ vero, le mascherine erano già introvabili, allora, anche per i medici ed erano razionate pure negli ospedali stessi. Ma farne una scorta a priori, anche prima che scoppiasse quella specifica pandemia in Cina, era chiedere troppo? Era chiedere di essere preveggenti? Non sono bastate le precedenti pandemie a mettere tutto il sistema sanitario nazionale ed internazionale in pre-allarme?

L’epidemia, è vero, non si era ancora manifestata, ma
su come un virus si può diffondere e sulla sua pericolosità, mi aspetto che un virologo intervistato ogni giorno e che rilascia dichiarazioni ovunque, abbia una percezione migliore … e, nel dubbio, dia consigli pubblici precauzionali.
Se più persone avessero comprato e portato per tempo le mascherine, probabilmente la diffusione del coronavirus sarebbe stata minore.

Ritengo confermata la mia convinzione espressa in un precedente post: era già tutto previsto o prevedibile! 😦

Il dubbio è scomodo, ma solo gli imbecilli non ne hanno” (Voltaire).

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Come vedere se l’INPS ha predisposto un pagamento (e.g. la prima pensione/iso-pensione)

Come sempre l’arrivo della prima pensione/iso-pensione è un evento che si aspetta con attesa … e anche un po’ di ansia per via della burocrazia che potrebbe generare ulteriori ritardi! Generalmente i tempi sono abbastanza precisi e il primo importo dovrebbe arrivare dopo 4 mesi (con gli arretrati) … comunque è sempre bene campionare il sito dell’INPS per verificare tutte le comunicazioni al riguardo.

Nello specifico è sufficiente per questo andare, ad esempio con l’app dell’INPS, nella sezione Pensionati e quindi vedere lo Stato pagamenti, anche se entrando nella sezione Pensionati già subito  è evidenziato l’Ultimo pagamento … che in questo caso specifico sarebbe il primo:

Di interesse può poi essere anche la sezione Cassetta postale in cui si trovano eventuali comunicazioni da parte dell’INPS:

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I servizi ai tempi del coronavirus: quando il postino non suona per la consegna di un atto giudiziario (e.g. multa) lasciando nella buca l’avviso di giacenza per cui si è obbligati a fare lunghe code fuori dalle poste per ritirare la missiva

P.S. 7/5/2020 – Ho ricevuto nuovamente nella buca delle lettere l’avviso di giacenza per il ritiro in posta di un atto giudiziario, sicuramente la “solita” multa dell’autovelox fisso nei pressi dell’aeroporto di Caselle Torinese dove mia moglie, medico all’ospedale di Cirié, periodicamente lascia l’obolo superando di pochi chilometri il limite consentito (un tempo addirittura di 50 Km/h ed ora portato a 70 km/h): stanca, dopo la giornata di lavoro particolarmente dura in questo periodo, non pone la dovuta attenzione in quel tratto di strada seppur tristemente ben conosciuto a tutti gli automobilisti che lo percorrono abitualmente, per la falcidia di multe che genera giornalmente!!
Ho telefonato, quindi, al servizio clienti delle Poste Italiane (803.160) per chiedere il motivo per cui nuovamente il postino non mi abbia suonato per la consegna della missiva.
Mi hanno detto che, come esplicitato anche nella sezione del sito delle Poste Italiane relativa alle disposizioni prese a fronte dell’emergenza sanitaria, mentre per le raccomandate il postino suona e, se trova il destinatario a casa, poi lascia la missiva in buca firmando lui la ricevuta, per gli atti giudiziari invece NON SUONA per notificare l’arrivo della missiva e lascia unicamente l’avviso di giacenza. Questo comporta al cliente di dover fare ore di coda all’ufficio postale, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria dove le code chilometriche si diramano anche per più isolati fuori dagli uffici postali … con ovvio maggior possibile contagio da parte della popolazione (oltre che dell’addetta dell’ufficio postale che si trova a gestire un numero di clienti spropositato).
Si noti che per una elevata percentuale di casi, l’atto giudiziario è semplicemente una multa, magari determinata dalla segnalazione di qualche autovelox posizionato ad hoc più per rimpinguare opportunamente le casse di un Comune che per aumentare la sicurezza stradale e l’osservanza delle regole stradali da parte della popolazione (vedi post Dubbi sia sul luogo di posizionamento di alcuni divieti ed autovelox sia sulla scelta di dove elargire specifiche multe (e non altre) da parte di alcuni vigili).

Mi chiedo allora: ma proprio non è possibile fare in modo che il postino recapiti anche questi atti giudiziari a casa, pur mantenendo la sicurezza sia dell’operatore delle poste sia del cittadino?
La mia risposta è: sicuramente sì! Ad esempio fornendo mascherina/guanti al postino così come d’altra parte si è fatto per il suo collega all’ufficio postale, mantenendo le distanze dovute con il cliente, lasciando il foglio da firmare distante per poi recuperarlo a cliente una volta allontanatosi, fornendo la possibilità di notifica ricezione in forma distanziata, magari informatizzata …
Perché allora non si provvede???

Perché obbligare a lunghe code con pericolo di infezione cittadini che diversamente potrebbero starsene a casa, e questo solo per notificare una multa?
Inoltre mi chiedo, perché comunque nell’avviso di giacenza viene indicato che il ritiro nell’ufficio postale è necessario aspettare due giorni? Infatti sicuramente il postino non porta con se tale atto giudiziario, dal momento che non si prevede che lo consegni …

Come è possibile che le Poste Italiane continuino ad attuare una tale procedura assurda proprio a scapito della sicurezza sanitaria dei loro clienti? Come è possibile che nessun organo preposto alla sicurezza sanitaria non provveda a sanzionare tale comportamento delle Poste Italiane? Nessun altro corriere opera con questa modalità pur consegnando oggetti anche di valore e di rilevanza giuridica.

Ho scritto, speranzoso in un cambiamento della procedura attuale (meglio tardi che mai), alla email indicata da Poste Italiane per i reclami come indicato nella sezione Reclami raggiungibile nella sezione assistenza e poi andando in fondo alla pagina dove si trova appunto il pulsante Reclami:

Pulsante per raggiungere la pagina dove inoltrare Reclami

Ho inoltrato inoltre la missiva anche Specchio dei Tempi perché la problematica abbia la dovuta diffusione, ed in CC sia all’URP del Comune in cui abito sia alla Polizia del Caselle Torinese perché anche loro penso debbano sapere, se ancora non ne sono a conoscenza cosa comporta effettuare in questo periodo delle multe alla cittadinanza.

Ho inviato poi, tramite PEC, una email alla polizia di Caselle Torinese chiedendo se era possibile ricevere per email la comunicazione della multa in modo da conoscere l’importo e le modalità di pagamento, evitando così di dover ritirare la comunicazione alla Posta e fare la relativa lunga coda … Spero che almeno loro rispondano positivamente 😦

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19/3/2020 – Sono in coda dalle 7:55 alla posta ed al mio arrivo ho trovato già ben dieci persone davanti,  benché l’ufficio apra solo alle 8:30. Perché diverse, come me, sono qui? Per ritirare una raccomandata!!

L’altro ieri, infatti mi è stata recapitata nella buca delle lettere una notifica di un atto giudiziario (una multa) per raccomandata, inserita dal postino senza suonare: ero in casa  ovviamente, per cui lo posso affermare con certezza. Motivazione della multa? Il “solito” autovelox di Caselle Torinese a cui mia moglie ha già regalato più del dovuto tornando la sera  stanca dal lavoro in ospedale, ed andando questa volta a ben 80,78 km/h, al di sopra dei 70 consentiti … con sanzione di 136,10€ e decurtazione di 3 punti!!

Ieri vado verso le 13:00 alla posta, sperando che l’ora di pranzo fosse la più opportuna per ritirarla, mettendomi fuori dove c’era una coda di circa 30 persone opportunamente distanziate. Dopo quasi un’ora di attesa è uscito il direttore dicendo che avrebbero chiuso a breve per la disinfezione, per cui buona parte di noi non sarebbe riuscita ad entrare. Alla mia lamentela per il fatto che il postino non aveva suonato, mi è stato risposto che in questo periodo non le recapita a mano, ma lascia solo la notifica nella buca!!! Ecco allora giustificato il gran numero di persone in coda con il fogliettino per il ritiro di una raccomandata per via delle disposizioni dovute alla pandemia! Ovviamente nulla di tutto ciò è scritto nel foglietto lasciato che anzi recita, riferendosi al postino, che “ha tentato la notificazione alle persone abilitate a ricevere l’atto ma non è stato possibile a causa della loro assenza“.

Il dubbio che non abbia suonato solo per non perdere tempo quindi mi rimane, anche perché non sarebbe la prima volta che succede anche in periodi “normali”, ma alcuni amici su Facebook hanno commentato che anche loro hanno avuto la medesima esperienza … 🤔

Andando poi sul sito Facebook di Poste Italiane nella sezione Community  ogni dubbio scompare essendoci molteplici post di clienti che si lamentano a tale riguardo. Anche nella sezione “reclami” viene chiaramente detto: “per gli atti giudiziari e multe: giacenza diretta presso gli uffici postali con immissione in cassetta domiciliare del relativo avviso di giacenza e CAD … Sempre al fine di ridurre eventuali disagi per la Clientela, i termini di giacenza delle Raccomandate e Assicurate saranno estesi da 30 a 60 giorni“.

Resta quindi assai dubbia l’opportunità di una disposizione del genere relativamente alla metodologia di consegna del postino per via della pandemia, dal momento che ovviamente crea code chilometriche agli uffici postali dove si entra una persona alla volta e comporta l’uscita da casa di più persone per adempiere all’ingrato compito!

Insomma solo le multe arrivano puntuali nella buca di casa: poco importa dei disagi che un loro recapito improprio comporta soprattutto in questo periodo!! … e poco serve aver sentito alla radio, proprio questa mattina, che l’aumento della multa in caso di ritardo nel pagamento sia stato prorogato a 30 giorni anziché i soliti 10 … tanto la coda, molto probabilmente, verrebbe solo posticipata!

Creare volontariamente assembramenti negli uffici postali mi sembra perciò un atteggiamento irresponsabile e dovrebbe essere perseguibile penalmente come avviene in altre analoghe situazioni. Spero quindi che vengano prese opportune iniziative …

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I flash mob ai tempi del coronavirus

Era già tutto previsto o comunque prevedibile.

La paura di una catastrofe da tempo non è più imputabile all’atomica bensì ad un virus, cioè ad un qualcosa di ancora più subdolo, invisibile ai nostri occhi, capace di riprodursi rapidamente e viaggiare da un individuo all’altro senza che nessuno se ne accorga. Non importa un granché se si generi come evoluzione naturale o venga creato artificialmente in laboratorio (per studio o appositamente a scopo bellico/bioterrorismo). Il pericolo vero, per l’Umanità  come specie, sono da tempo le malattie epidemiche, così come d’altra parte lo è stato anche in passato, anche in tempi relativamente recenti (e.g. la peste del 1918 con 12,5 milioni di indiani morti; l’influenza spagnola del 1913, con almeno 50 milioni di morti nel mondo) e non solo nei tempi antichi (e.g. 420 a.C. Tulcidide – La guerra del Peloponneso II – par. 48÷53).

La facilità di creare armi batteriologiche è poi oggi un dato di fatto. È sicuramente più semplice creare e gestire logisticamente armi batteriologiche/chimiche rispetto ad armi atomiche, soprattutto per lo spazio occupato. La pericolosità invece è analoga per cui il livello di sicurezza che sarebbe necessario adottare dovrebbe essere analogo. Una delle accuse al governo iracheno di Saddam Hussein, che avevano tra l’altro dato adito alla guerra del Golfo, era infatti stata la presunta creazione di armi chimiche, accusa rivelatasi poi infondata ma che a molti era sembrata verosimile.

Come si sono allora impiegati soldi e risorse umane nei secoli e, in particolare, in questo e in quello scorso, entrambi ricchi di grandi innovazioni? Principalmente in sistemi di difesa/attacco, ad esempio missili più o meno intelligenti ed abbiamo sempre soldati pronti a partire ed anche riserve per aumentarne i numeri. Naturale quindi che oggi sia più facile trovare un arsenale che un ospedale con un centro di rianimazione capace di gestire centinaia di pazienti. Ad esempio, la NATO ha unità mobili da schierare rapidamente, utilizza sistemi di simulazione per training del personale. Invece, negli anni, anche per via delle recessioni economiche, notevoli sono stati i tagli alle spese sanitarie … e gli sbarramenti con numero chiuso (non ben programmati) alle facoltà di medicina hanno poi fatto il resto …

Eppure da decenni ci sono persone che lanciano avvertimenti chiari ed anche diversi film hanno sfruttato una trama dagli oscuri risvolti in cui spesso singoli eroi aiutavano a risolvere una crisi epidemica. Benché non sicuramente il primo, lo aveva fatto anche lo stesso Bill Gates, nel 2014 … si, proprio il principale fondatore della Microsoft, che non è tuttavia solo un tecnico informatico di rilievo, ma sicuramente anche un visionario oltre che un filantropo nonché uno tra gli uomini più ricchi del mondo: insomma una persona il cui pensiero merita di essere ascoltato. Lo aveva fatto durante un evento pubblico, poco dopo una delle ultime epidemie da virus (Ebola) che aveva interessato principalmente Paesi del terzo mondo e che quindi non aveva più di tanto preoccupato l’Occidente e noi tutti, falsamente sicuri che non ci avrebbe, prima o poi, toccato un fenomeno simile. Quel virus è stato un ulteriore campanello di allarme rimasto inascoltato,  in quanto ben poco è stato poi fatto per prevenire le conseguenze di nuovi virus, neppure dopo quell’ultima epidemia di febbre emorragica di Ebola in Africa occidentale del 2014, con ancora uno strascico di numerosi casi fino al 2016. Si noti che, seppure ce ne fossero da tempo di sperimentali, solo da novembre 2019 esiste un vaccino per l’Ebola approvato dall’Oms, cioè ben 5 anni dopo l’ultima epidemia dovuta a quel virus.

Sempre Bill Gates aveva evidenziato come quell’epidemia di Ebola si fosse estinta principalmente grazie alle peculiarità specifiche di quel virus che rendeva le persone infette incapaci di uscire, così limitandone la diffusione, oltre al fatto che avesse interessato aree a bassa densità di popolazione. Vale quindi la pena ascoltare per intero questo breve video dell’intervento di Bill Gates in qualche modo profetico seppure  come già ho evidenziato, tutto era abbastanza prevedibile da chiunque si fosse fermato a pensare e conoscesse la Storia.

Gli strumenti tecnologici ci sono per creare un buon sistema di reazione (e.g. smartphone per localizzare e contattare le persone, mappe satellitari per conoscerne posizione e spostamenti, biotecnologie in grado di realizzare farmaci e vaccini specifici ad un patogeno): quello che manca è un coordinamento a livello globale come avviene invece da tempo in ambito militare.

Quali sono gli elementi chiave? Molte risposte, dice Bill Gates, le possiamo trovare guardando quanto si fa in ambito militare:

  • Servono sistemi sanitari efficienti anche nei paesi poveri dove, con maggior probabilità, possono originarsi nuove patologie, in modo da scoprirle per tempo prima che si possano diffondere.
  • Serve un corpo medico di riserva, tanta gente formata appositamente e con le competenze opportune, sempre pronta a partire.
  • Dobbiamo affiancare a questi medici anche forze di intervento tipiche delle forze militari,  sfruttando le loro capacità nel muoversi velocemente nella gestione della logistica e nella messa in sicurezza delle aree.
  • Dobbiamo fare simulazioni sui germi, analoghe a quelle di guerra, per scoprire per tempo dove possono esserci delle lacune.
  • Servono più ricerca e sviluppo nelle aree sia dei vaccini sia nella diagnostica (e.g. studi sui virus adeno-associati che potrebbero funzionare molto velocemente).

Il costo di tutto ciò non sarebbe probabilmente molto diverso da quanto si spende oggigiorno per armamenti e sarebbe comunque più basso rispetto al potenziale danno anche da un punto di vista meramente economico. La Banca Mondiale stima che se ci fosse un’epidemia di influenza mondiale, la ricchezza globale si ridurrebbe di 3 trillioni di dollari oltre a milioni di morti: insomma è già quasi tutto previsto, anche le perdite finanziarie globali … e magari i possibili enormi guadagni di pochi. Inoltre questi investimenti offrirebbero benefici che andrebbero al di là della semplice preparazione alle epidemie: infatti, cure primarie, ricerca e sviluppo, ridurrebbero le disuguaglianze in termini di salute globale e renderebbero il mondo più giusto e più sicuro.

Tutte parole ragionevoli rimaste inascoltate …

«Quando ero un ragazzo, il disastro di cui ci preoccupavamo era la guerra nucleare. Oggi la più grande catastrofe possibile non è più quella. Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nelle prossime decadi, è più probabile che sia un virus molto contagioso e non una guerra. Non missili ma microbi». Queste le parole pronunciate da Bill Gates, durante quella conferenza.

Dunque sul tema della pandemia, Bill Gates stava lavorando da molto tempo, più di 5 anni fa. Ma lascia ancora più interdetti che il 18 ottobre 2019 fosse stata fatta addirittura una simulazione di pandemia ospitata dal Johns Hopkins Center for Health Security in partnership con il World Economic Forum ed il Bill and Melinda Gates Foundation: «Event 201 simula un’epidemia di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali e quindi alle persone, che alla fine diventa efficacemente trasmissibile da persona a persona, portando a una grave pandemia. L’agente patogeno e la malattia che provoca sono modellati in gran parte sulla SARS, ma è più trasmissibile nel contesto comunitario da persone con sintomi lievi». Quell’evento mirava ad illustrare le aree in cui saranno necessarie partnership pubblico/privato per rendere efficiente la risposta a una grave pandemia e ridurre le conseguenze economiche e sociali su larga scala. Il 31 dicembre la Cina avrebbe informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità di una serie di casi di una malattia simile alla polmonite, la cui causa era però sconosciuta, ed a breve si sarebbe poi individuato il focolaio di Wuhan.
Anche un servizio sempre del programma Leonardo del TG3 ha parlato di questa “sorta di grande gioco di ruolo per vedere come il mondo avrebbe reagito ad una eventuale pandemia reale, con tanto di discussione, notiziari pre-registrati e riunioni di gruppo. Figure della politica, dell’industria ed autorità sanitarie internazionali a confronto per capire quali modelli di cooperazione avrebbero potuto salvarci dalle conseguenze catastrofiche economiche, sanitarie e sociali di una pandemia. Lo scenario immaginato? Una pandemia originata proprio da un coronavirus, nella simulazione passato dai pipistrelli ai maiali in Brasile e responsabile di una pesante sindrome respiratoria nei casi più gravi. Un virus capace di passare da uomo a uomo, capace di diffondersi grazie a soggetti quasi asintomatici altamente contagiosi. 65 milioni di morti in 18 mesi, quelli immaginati in questo grande esercizio. I punti di contatto tra simulazione e realtà oggi appaiono impressionati. – Sapevamo già prima del Covid-19 che il mondo era impreparato. … Le epidemie sono eventi sempre più ricorrenti e che una di queste si trasformi in una pandemia è solo questione di tempo. … Quando la simulazione è finita abbiamo saputo che per davvero essere pronti avremmo dovuto davvero mettere in campo una integrazione tra pubblico e privato mai vista prima. La simulazione di New York aveva evidenziato che ci sarebbero serviti investimenti nella sanità, politica a sostegno della ricerca per favorire la realizzazione di vaccini e farmaci, campagne di informazione contro la disinformazione Sfide chiare, improrogabili”.

Qui ora non c’è bisogno di quei singoli eroi dei blasonati  film catastrofici e neppure di generali dalle brillanti strategie. Ora occorrono dottori e sale di rianimazione attrezzate per accogliere gente infetta. Ma ci sono ancora Paesi (e.g. Germania, Regno Unito) che, per gestire l’epidemia, non contrastano neppure il contagio (molto probabilmente  temendo le pesanti ricadute economiche) ma puntano esclusivamente sulla cura dei malati: se poi qualche anziano o persona con anche altre patologie resta fuori per mancanza di posti, si tratterà di una selezione naturale … che magari può, tra l’altro, migliorare lo stato precario della spesa sanitaria!

P.S. 21/4/2020 – Sembra che sia Boris sia Trump abbiano cambiato idea … 🙄

Un “semplice” virus può quindi portare catastrofi ben peggiori di quella dell’abbattimento delle torri gemelle, seppur agisca senza far rumore, fumo e procurare macerie. Una guerra (voluta o meno) ancora più subdola, che può agevolmente mettere in ginocchio l’economia di un Paese o addirittura di un sistema finanziario, ben più di un crack di una banca o di qualche multinazionale, ma che può d’altra parte far guadagnare fondi di investimento che speculino opportunamente sui ribassi delle Borse o sappiano prevedere per tempo i fenomeni indotti. Può valer la pena vedere anche questo video che lancia una ipotesi di complotto che, anche se non veritiera, è perlomeno plausibile, ieri, oggi o nel  futuro. Vengono evidenziate diverse strane coincidenze, quali sia la 7ma edizione dei giochi mondiali militari a Wuhan iniziata il 18/10/2019, circa 15 giorni prima dei primi casi di coronavirus (che ha un’analogo tempo di incubazione!) in quella cittadina, sia la scommessa di 1,5 billioni di dollari su un crollo generalizzato delle maggiori Borse entro il marzo di quest’anno, da parte della Bridgewater, il più grande fondo di investimento mondiale che maneggia un capitale complessivo di circa 150 miliardi di dollari … e questo il 22/11/2019, cioè un mese dopo i giochi di Wuhan! Davvero almeno strane coincidenze su cui i maggiori media non parlano neppure come ipotesi, limitandosi a colpevolizzare unicamente i pipistrelli quale fonte iniziale del contagio. Si badi bene che nell’inchiesta non si parla di americani come popolo, bensì di forti forze finanziarie capaci da tempo di pilotare abilmente addirittura delle “libere” elezioni di quel popolo e di altri, figuriamoci il resto! Lo so, lo so  … anche per il disastro dell’11 settembre c’era chi aveva gridato al complotto ed era uscito anche un film-inchiesta in cui si evidenziavano le diverse incongruenze tra dichiarazioni ufficiali e realtà riprese da filmati o da dichiarazioni di persone che avevano vissuto quella tragedia. Avevano aderito all’inchiesta diversi interlocutori di rilievo, tecnici ed anche non (e.g. Dario Fo), che avevano provato a “pensare un po’ diverso”. Complotto o meno, sicuramente quando ci sono eventi catastrofici, spesso accade che le fonti di informazione primarie siano sapientemente filtrate e perciò non tutto quello che viene diffuso ufficialmente dalle testate di informazione (TV in primis) è necessariamente oro colato! La tragedia di Ustica ne è un valido esempio e di questo uno deve esserne consapevole. Se ciò venga fatto a “fin di bene”, ad esempio per non creare panico, per indurre comportamenti collettivi consoni e non creare pericolosi conflitti diplomatici internazionali, oppure per altri motivi meno nobili, non sta me dirlo e nemmeno ipotizzarlo. Ma è comunque bene che ci sia anche del giornalismo alternativo (che poi secondo me ė il giornalismo vero), cioè quello che indaga, che cerca relazioni ed ipotesi magari azzardate, ma non per questo a priori necessariamente false, del giornalismo che non si limita solo a riferire i fatti così come le autorità raccontano. Come ogni buon film poliziesco  insegna, cercare chi potrebbe trarre vantaggio da una situazione, catastrofe o omicidio che sia, è sicuramente un buon punto di partenza per cercare il colpevole ed il mandante, sempre che ne esista uno!

Articolo del Wall Street Journal del 22/11/2019 citato nel vidro precedente. Il maggior fondo internazionale Bridgewater scommette 1,5 billioni di dollari sul crollo generalizzato delle maggiori Borse entro il marzo 2020

Inoltre un semplice virus può anche cambiare le abitudini di un popolo ancor più di quanto si sia visto accadere dopo l’abbattimento delle torri gemelle. Girare per le strade in questi giorni o anche solo affacciarsi dal balcone su di un corso abitualmente trafficato, fa una certa impressione, così come incrociare una qualsiasi persona che prontamente ti scansa come potenziale portatore di morte! Forse anche questo può tornare comodo a qualcuno. Interessante analizzare a tale proposito quelle che Noam Chomsky ha definito le 10 regole per il controllo sociale (se non hai tempo di vedere il video, puoi dare una rapida scorsa a quel testo, che trovi in fondo al post):

Ora che il problema virus ci tocca da vicino e non interessa solo più un qualche Paese del terzo mondo, il mondo Occidentale e la sua classe dirigente sembra accorgersi che un’epidemia si può diffondere rapidamente anche in luoghi ben lontani dalla sua origine, seppur questo già avvenisse secoli fa nonostante gli spostamenti fossero molto limitati soprattutto tra i continenti. I sistemi sanitari si trovano impreparati e addirittura le mascherine di protezione per i medici stessi sono razionate attentamente visti gli esigui numeri a magazzino. Nei negozi poi, farmacie e ferramenta inclusi, ormai sono da tempo le mascherine di ogni tipologia sono terminate ed i tempi di approvvigionamento non sono brevi essendo, per ora, solo di importazione (spesso asiatica). Tutorial su come costruirsene una artigianalmente si sprecano in Rete, ma forse anche qui è bene lasciare il link ai molteplici video presenti su Youtube ed in particolare questo.

Non solo la politica sembra oggi impreparata, ma anche la popolazione stessa, così presa negli anni a seguire telenovele o dibattiti sul sesso degli angeli. Vedere (e sentire) ora flash mob ad hoc (tra l’altro con adesioni notevoli e ben al di sopra di quelli recenti su tematiche ambientali o di opposizione al malcostume) devo dire che mi fa sia sorridere sia un po’ compassione. Mi sembra tristemente un’autoterapia di un popolo impreparato alle avversità ed incapace a saper vivere un periodo, seppur ridotto, di segregazione e magari di relativa solitudine. … e come spesso avviene, lo spirito Nazionalistico si riscopre grazie alla paura ... o ad una partita della Nazionale!

Flashmob Italia Patria Nostra del 15 marzo 2019

P.S. Sabato 21/4/2020 siamo poi arrivati alla parodia: in un Mercatò Local viene fatta scorrere la solita musica di sottofondo facendo sentire, ad intervalli regolari, l’Inno di Mameli, sapientemente interrotto sul verso ‘Siam pronti alla morte l’Italia chiamò‘. Disgustevole siparietto patriottico che si aggiunge alla tanta e troppa retorica di questi giorni affollati (non certo di persone, bensì di eventi spiacevoli).

Riporto infine alcune delle considerazioni che ho trovato nell’articolo Runner, untori e il bisogno di odiare chi esce da casa, che condivido ed invito a leggere per intero. “Tra le bacheche dei miei amici, il ‘restare a casa’ è più di un obbligo dovuto a una misura governativa. È un discrimine morale. Fa la differenza tra la vita e la morte. E se esci diventi un assassino. In automatico. C’è quindi  chi denigra chi esce per correre, anche con insulti e tanto di delazioni con fotografie pubblicate su Facebook, per consegnare alla gogna pubblica il colpevole di turno. … Uscire all’aperto per fare attività fisica (da soli e mantenendo le distanze di sicurezza) è qualcosa che i decreti attualmente in vigore permettono: ancora in troppi non si rendono conto della differenza tra poter usufruire di una libertà e abusarne. … Atteniamoci dunque sempre alle disposizioni in vigore – con le eventuali ed ulteriori restrizioni del caso – e cerchiamo di non essere noi stessi, in buona sostanza, il veicolo di un altro tipo di virus: quello dell’odio. Di chi ha bisogno di un capro espiatorio che prima era il migrante che viene a mettere a repentaglio la nostra civiltà, poi è il cinese che viene a contagiarci e adesso è chiunque esca di casa, atto fisico che sarebbe sufficiente ad uccidere chicchessia e a vanificare il lavoro del personale delle professioni sanitarie. Il virus non è un uccello che vola via dal nostro corpo nel momento in cui lasciamo le nostre dimore per aggredire persone tanto ignare quanto più meritevoli, per il solo fatto di rimanere chiuse nei propri appartamenti.”

Inoltre quell’articolo, fa un abile e prezioso parallelismo con quanto scritto nei Promessi Sposi relativamente alla peste di Milano, in quanto ciò che Manzoni descrive di quel contagio è analogo a molte cose che stiamo vedendo e perciò ci possono risuonare familiari … e anche tutto questo ci deve far pensare e riflettere:

  • Il carro con, in bella vista, i cadaveri delle persone colpite dalla peste, quale misura che si rese necessaria per far capire al popolo ancora titubante che il contagio di peste c’era davvero (XXXI capitolo): «I cadaveri di quella famiglia furono, d’ordine della Sanità, condotti al cimitero suddetto, sur un carro, ignudi, affinché la folla potesse vedere in essi il marchio manifesto della pestilenza. Un grido di ribrezzo, di terrore, s’alzava per tutto dove passava il carro; un lungo mormorìo regnava dove era passato; un altro mormorìo lo precorreva». E nell’articolo si azzarda: “Non voglio ovviamente sostenere che i mezzi militari siano stati consegnati alla visione del pubblico per generare un effetto simile a quello descritto dallo scrittore lombardo … ma l’eco della paura che queste immagini si lasciano dietro, con il mormorio che precede e segue, è di natura analoga“.
  • All’inizio pochi casi, qua e là, nel territorio ed alle voci lontane di ciò che avveniva altrove, il popolo ha prima minimizzato, sottovalutando le prime avvisaglie d’allarme: «Ma […] ciò che fa nascere un’altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo. […] sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo».
  •  La necessità di trovare un paziente zero: «Il Tadino e il Ripamonti vollero notare il nome di chi ce la portò il primo, e altre circostanze della persona e del caso» possiamo leggere. L’autore ricorda che «nasce una non so quale curiosità di conoscere que’ primi e pochi nomi che poterono essere notati e conservati».
  • Trovare una categoria sulla quale far ricadere la colpa di quanto avvenuto, non appena ci si convince che il problema è reale. Ne I promessi sposi questa categoria era quella dell’untore e contro di essi si scatenò spesso l’ira popolare e si dette anche corso a persecuzioni giudiziarie. Nel XXXII si legge infatti; «Gli animi, sempre più amareggiati dalla presenza de’ mali e irritati dall’insistenza del pericolo, abbracciavano più volentieri quella credenza: ché la collera aspira a punire: […] le piace più d’attribuire i mali a una perversità umana, contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa, con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi». E quindi: «Con una tal persuasione che ci fossero untori, se ne doveva scoprire, quasi infallibilmente: tutti gli occhi stavano all’erta». Gli untori nell’Italia di oggi non sono piu le persone che impiastrano i muri con sostanze appiccicose e unte bensì quanti decidono di uscire di casa per correre magari in un parco, pur rispettando tutte le dovute indicazioni di distanza tra le persone o che si siedono da sole su una panchina. Quindi ora ci sono persone affacciate ai balconi che osservano attente per scoprire chi  secondo loro, “infrange la legge”, con tanto di delazioni e fotografie e pubblicate su Facebook, per consegnare alla gogna pubblica il colpevole di turno.

Per intanto, questa sera ho rivisto con mia figlia (sotto suo suggerimento) il Diario di Anna Frank, datato bel film in bianco e nero che mostra come per mesi, otto persone siano riuscite a vivere in pochi metri di una soffitta, senza poter far rumore (quindi senza muoversi e parlare) per tutta la giornata lavorativa (8÷18), senza potersi affacciare neppure ad una finestra o avere una qualche forma di svago, quale la TV o lo smartphone dei tempi nostri. In quelle ore si leggeva, si pensava, si collaborava seppur con qualche difficoltà ed incomprensione. Insomma, quella raccontata da Anna Frank è una grande lezione di vera umanità e capacità di adattamento (anche con un buon utilizzo del tempo nonostante le notevoli limitazioni)  … che ben si differenzia dai plateali schiamazzi di alcuni flashmob dei giorni nostri! Anche la paura (di essere scoperti, deportati e probabilmente morire in un capo di concentramento) si percepisce limitata da una forza interiore ben maggiore di quella che ho constatato in conoscenti che ho ultimamente sentito telefonicamente, letteralmente terrorizzati ed impietriti da un virus che attualmente sta mietendo vittime in una percentuale veramente minima della popolazione. Insomma altra storia, altri tempi.

Per intanto almeno un lato positivo della attuale situazione si può dedurre dalle analisi delle immagini da satellite effettuate dall’ESA. 🙄

Coronavirus: l’ESA mostra la drastica riduzione dell’inquinamento in Italia

Può anche essere interessante sentire questo commento rispetto alle scelte attuali del Regno Unito:

P.S. 21/04/2030

Sembra che anche le scelte di Regno Unito e USA siano cambiate oggi e si sia deciso di optare per la scelta di Cina ed Italia. La politica degli sbruffoni è durata poco ..

Puoi seguire l’evolversi dell’epidemia Stato per Stato in tempo reale con il servizio fornito da Microsoft tramite il suo motore di ricerca: https://www.bing.com/covid. Per saperne di più visita il mio post apposito.

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ANNESSO – Le dieci regole per il controllo sociale, Noam Chomsky

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti (forvianti )
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.

Noam Chomsky

Coloro che necessitano del nuovo PDF relativo all’autocertificazione, possono scaricarla cliccando su questo link

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Trincerone: sacrificati centinaia di alberi per nulla! Come era prevedibile, solo dopo pochi mesi la presenza di rifiuti è tornata quasi al livello preesistente

A distanza di poco più di 6 mesi da quando si era fatta pulizia (luglio 2019), la presenza di rifiuti è tornata quasi al medesimo livello preesistente, come d’altra parte era facile immaginare, non essendo stata fatta alcuna seria attività di prevenzione (vedi post) che non fosse la sola collocazione di ridicoli cartelli.
Alcuni di questi ultimi sono già stati addirittura divelti da tempo e si trovano ora in fondo al fossato:

Anche semplicemente guardando quelli reduci, chiaramente se ne deduce quale sia stata la loro utilità, come era prevedibile d’altra parte:

Anche l’utilità (e la bellezza!) dei pannelli arancioni collocati ipoteticamente ad impedire l’accesso sotto i ponti, risulta evidente agli occhi di chi li osserva con un minimo di spirito critico. Parzialmente abbattuti molto agevolmente dopo poco tempo, rimangono ora solo ad imbruttire un paesaggio già di per sé reso orribile dall’opera di distruzione. Anche questo era ampiamente prevedibile essendo stati creati addirittura dei varchi di accesso nei muri precedentemente collocati, per il medesimo scopo, ai lati dei ponti: questi muri, anziché essere riparati, erano stati invece completamente abbattuti per far passare le ruspe lungo tutto il Trincerone per il lavoro di “pulizia”.

Le seguenti foto penso mostrino esaurientemente, anche per chi non è della zona o per chi non ha occhi per osservare, come anche solo in pochi mesi la situazione rifiuti stia tornando analoga a prima, con non solo per la presenza di sacchi d’immondizia, plastica e bottiglie, ma anche di oggetti ingombranti quali gomme d’auto, seggiolini, bici, materassi, mobili … e addirittura un carrello metallico di un supermercato!

Insomma, nemmeno l’abbattimento immotivato di centinaia di alberi decennali è servito per vedere finalmente ripulita dalle immondizie umane questa zona!
Per quanto riguarda poi la presunta costruzione della seconda linea Metro, sono apparse solo dichiarazioni propagandistiche, senza date e certezze, ed articoli altrettanto fumosi e di dubbio valore giornalistico.

Dove sono ora quei giornalisti che avevano osannato, con articoli populistici, la distruzione di un bosco urbano senza un valido motivo e dato come certo ed imminente l’inizio dei lavori per la costruzione della seconda linea della Metro?

Esempio di articolo che inneggiava a quell’opera di distruzione (“Dopo decenni si ripulisce il Trincerone: arrivano le ruspe: via ai lavori nell’ex ferrovia abbandonata dove passerà la nuova linea della metropolitana“, sito de La Stampa, 20/12/2018)

Dove sono ora quei politici e rappresentanti della Circoscrizione che avevano esaltato quell’opera? C’è addirittura un video di cattivo gusto, in cui l’intervista viene effettuata con, sullo sfondo, le immagini dello sradicamento di alberi decennali da parte di una ruspa: una carrellata mostra poi la lunga fila degli alberi già abbattuti, quasi fosse un trofeo!! Raccapricciante …

Troppe volte è stata confusa un’operazione di dovuta pulizia con l’abbattimento immotivato di alberi …

Come fosse un trofeo, il video fa una panoramica delle decine di alberi già abbattuti dalla ruspa

Cosa dire delle dichiarazioni rilasciate delle istituzioni che non facevano nemmenoe un minimo cenno all’altra faccia della medaglia, cioè alla distruzione di un bosco urbano, immotivata e perlomeno anzitempo?
Nel seguito il video in cui Carlotta Salerno, la presidente della Circoscrizione 6, aveva definito “sicuramente positiva” quella operazione così come veniva compiuta, con riferimenti propagandistici sulla realizzazione della seconda linea della Metro. Proprio in quello stesso video veniva mostrato alle sue spalle lo sradicamento di alberi, non certo quindi un’opera di “vera” pulizia dalla immondizia che sarebbe invece poi stata effettuata ben 7 mesi dopo, cioè con un inspiegabile ritardo. Insomma, interviste con domande precostruite e con il solo fine propagandistico.
Penso quindi valga proprio la pena vedere questa intervista a distanza di poco più di un anno!!

Invece le domande importanti che viene naturale porsi non sono state fatte e continuano a non trovare una risposta certa: assumono tuttavia sempre maggior valore almeno alcune delle supposizioni da me lanciate fin dal mio primo post sul Trincerone.
Sarebbe quindi forse l’ora che qualche Giornalista con la ‘G‘ maiuscola, indagasse realmente a fondo e svelasse in un suo articolo i mattoncini mancati di questo puzzle che già a prima vista appare dagli oscuri risvolti.
Eventi di poche settimane fa mi fanno ben sperare … 😉

 

Anche la situazione del piccolo marciapiede, presenti su ambo i lati del fossato, non è minimamente cambiata: selciato molto sconnesso e sporco, rovi che sporgono oltre il guard rail che impediscono il passaggio …
… insomma inagibile per chiunque, pedoni o bici che siano!

Invece gli alberi decennali abbattuti indiscriminatamente nel dicembre 2018 non ci sono più. Questa è davvero l’unica differenza che si può osservare anche semplicemente scorrendo nel tempo un medesimo tratto del Trincerone con Google Maps.
Nel seguito mostro, ad esempio, il medesimo tratto del Trincerone (di fronte l’ospedale G. Bosco) ripreso da Google sia a luglio 2018 sia ad aprile 2019, quando tra l’altro non erano stati ancora nemmeno rimossi i rifiuti seppur fossero trascorsi già ben 5 mesi dall’abbattimento degli alberi: infatti, si sarebbe dovuto ancora aspettare qualche mese perché l’opera di “vera” pulizia fosse finalmente realizzata!!

Desolante immagine del Trincerone nel tratto di fronte all’ospedale G. Bosco nell’aprile 2019 (finestra principale) e quella edificante del luglio 2018 (piccola finestra di preview,  ingrandita qui sotto)

Ovviamente il tutto merita un confronto con le riprese precedenti, ad esempio con questa di luglio 2018 (vedi il post Come vedere le modifiche avvenute in un territorio negli anni e nelle diverse stagioni, grazie a Street View):

Immagine del Trincerone, nel medesimo tratto di fronte all’ospedale G. Bosco, nel luglio 2018 

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In queste ultime settimane di prematura primavera, dove si dovrebbero vedere già i germogli delle poche piante sopravvissute, risulta ancora più evidente come l’atto di vandalismo compiuto non si sia interessato minimamente di preservare le piante sane, seppur cresciute naturalmente, ma si sia limitato a “salvare” solo quelle pochissime piantate decenni fa ai bordi della strada e decimate negli anni da una mancanza di manutenzione. Che fossero secche da anni, parzialmente sradicate o con tronchi rotti e necessitassero per lo meno di una radicale potatura, questo andava al di là della finalità dell’opera che era unicamente di sola distruzione!
Come avevo già  avuto modo di evidenziare in un post precedente, quelli mostrati nelle immagini seguenti sono alcuni dei pochissimi “alberi” sopravvissuti esclusivamente per il fatto che fossero stati piantati decenni fa e non fossero nati naturalmente. Si tratta di fotografie della scorsa primavera, ma ancora oggi attuali:

La Natura è stata quindi sconfitta del tutto? Sembra per fortuna proprio di no. Diversi nuovi ramoscelli spuntano da alcuni dei grossi tronchi seppur fossero stati segati alla base, lasciando ben sperare che qualche ramo verde possa rivedersi a breve e riesca ad ospitare nuovamente qualcuno degli uccelli che un tempo popolavano abitualmente il Trincerone.
Mi viene naturale chiedermi se, di questo pur piccolo segnale di rinascita, se ne siano accorte le associazioni naturalistiche, a suo tempo da me contattate inutilmente. Tutte avevano taciuto o addirittura giustificato l’opera di distruzione compiuta (vedi precedente post)!

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Coronavirus? … forse è il caso di sdrammatizzare un po’ per contrastare il panico collettivo che si sta creando!!

È fobia collettiva.
Ormai tutti ne parlano e le prime pagine dei giornali e dei TG sono a senso unico!

Ieri in coda al supermercato quasi mi veniva da ridere notando come molti carrelli contenessero uno o più disinfettanti gelatinosi per le mani … e lo scaffale che li conteneva fosse in via di esaurimento!!
Iniziato, poi, il “solito” accaparramento di viveri, tipico in situazioni di fobia:

Da settimane, stato di allerta in molti Paesi, Istituzioni in allarme, Borse che ne risentono da un lato e dall’altro guadagni insperati per centri farmaceutici che, sfruttando la situazione, stanno ricercando un vaccino (che, comunque, anche quando si troverà, prima di andare in commercio, passeranno diversi mesi di dovuti test: … quello per il virus Ebola ci ha messo più di 5 anni per essere approvato dall’OMS, benché ce ne fossero in sperimentazione da tempo).

Centralini del 112 in tilt perché la gente telefona non per emergenze bensì per avere informazioni sul coronavirus (seppur esista il numero verde 800894545 appositamente istituito a tale scopo), con conseguenti ritardi pesanti sui soccorsi anche gravi.

Sospese tutte le ferie ed i recuperi di medici/infermieri questa settimana in molti (se non tutti) gli ospedali e richieste bloccate anche per prossima settimana: …  poi non si sa.

Pronto soccorso che vengono transennati, con blocchi all’accesso, allestiti con modalità tipiche di calamità. Ecco cosa sta succedendo proprio in queste ore all’ospedale G. Bosco proprio vicino a casa mia:

Non è tanto la gravità di questo virus rispetto ad altri, ma l’alta contagiosità che potrebbe far aumentare rapidamente anche il numero di malati con potenziali complicanze, difficilmente gestibili nei presidi sanitari: in assenza di vaccino, non essendoci cure (come per tutti i virus), l’unica precauzione possibile sembrerebbe quella di limitarne il più possibile la diffusione.
E allora?
Scuole, musei, conferenze, centri culturali, spettacoli … tutto chiuso per almeno una settimana, smart-working a casa per i dipendenti di alcune ditte.
Poi, nel caso delle palestre, siamo ora al paradosso: da un’iniziale chiusura, si è passati poi a consentire un accesso solo diretto alle aree di allenamento, già con abbigliamento ginnico e con cambio scarpe all’ingresso, per non andare negli spogliatoi/docce!!
… insomma sto virus ha proprio dei requisiti strani per diffondersi!!

Ci sono però alcune eccezioni, come gli uffici postali, i mezzi pubblici affollati (ma tanto, non essendoci gli studenti, i maggiori utilizzatori sono gli extracomunitari!), gli Uffici Immigrazione (vedi sopra), le banche (sì, ma si sa, quelle non sono mai pericolose!!) …

Poi ci sono ancora persone che, non sapendo come impiegare meglio il loro tempo, diffondono anche fake news su social e sistemi di messaggistica, tanto per aumentare il panico collettivo:

Esempio di Fake news su WhatsApp (1)

Per fortuna, chi lo fa corre il pericolo di essere denunciato per procurato allarme:

Esempio di Fake news su WhatsApp (2)

Come sempre, prima di considerare una notizia vera, soprattutto se proviene da social e sistemi di messaggistica , è necessario attivare il cervello e verificare (e.g. con una ricerca su Internet) se altre fonti più attendibili la confermano. Questo discorso vale comunque anche per giornali e TV:  purtroppo, come spesso avviene, anche tra i politici c’è chi soffia sul fuoco, appoggiato da giornali di parte senza scrupoli.

Quindi il dubbio è sempre d’obbligo soprattutto prima di eventualmente diffondere, a tua volta, una notizia potenzialmente falsa!

Diversi settori dell’economia del Paese sono allo stallo e non parlo solo di turismo, di attività culturali/spettacoli e di insegnamento ma anche di qualsiasi attività che comporti riunioni tra persone: le ripercussioni sociali balzano agli occhi ed i mercati ne subiscono le conseguenze, amplificati dal clima di terrore che si è venuto a creare.

Insomma, pensare che un essere microscopico crei così caos non può che fare almeno sorridere … se uno ha ancora un po’ di humor inglese!! 🤔

Sui sistemi di messaggistica tipo WhatsApp, arrivano messaggi del tipo seguente, con invito a diffonderli:

REGIONE PIEMONTE: CORONAVIRUS
– predisposto servizio per fare il tampone faringeo a domicilio
– non andare in pronto soccorso
– se hai sintomi sospetti o il timore di avere avuto contatti a rischio chiama il numero 1500 o il 118 o il tuo medico di base. Le ambulanze arriveranno in tempi molto rapidi per eseguire il tampone a domicilio.

Evitate tutti i luoghi affollati e dove si sta per forza vicini (tipo discoteche, cinema, ospedali, negozi pieni, autobus pieni, etc), lavate spessissimo le mani e usate quei detergenti alcolicio tipo amuchina quando entrate in casa e magari da tenere anche in borsa.
Lontano da chi sternutisce o tossisce e poi lavate le mani di nuovo.

Inoltre è stato diffuso un Decadale dall’Istituto Superiore di Sanità che, in verità, dice ben poco se non smitizzare ovvie, benché possibili, false credenze (e.g. I prodotti Made in China o i pacchi provenienti dalla China non sono pericolosi; Gli animali da compagnia non diffondono il coronavirus)!!

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Personalmente penso che questo panico collettivo sia immotivato e forse addirittura un po’ pilotato, magari per distogliere l’attenzione collettiva sui ben più pericolosi problemi che attanagliano la Nazione, l’Umanità ed il mondo intero. Perché continuare a parlare di disoccupazione e crisi economica, dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, delle guerre, delle stragi di uomini o animali  … quando c’è un virus che ha “già” fatto un po’ meno di 2500 morti e 78000 contagi in tutto il mondo? Tanto per fare un paragone,  l’epidemia di influenza spagnola nel 1918 ha ucciso circa 50 milioni di persone.

Domandiamoci innanzitutto, quante persone (soprattutto anziane) annualmente sono morte gli scorsi anni per complicanze dovute ad un’influenza (cioè ai virus influenzali degli scorsi anni).

Poi, basta cercare un qualsiasi articolo sulle epidemie nel mondo per comprendere che il coronavirus non è il primo in classifica (vedi anche l’articolo I virus più pericolosi e letali del mondo). Il fatto è che in Occidente si muore sempre meno per le patologie trasmissibili, ma nel resto del mondo la morte viaggia nell’acqua, nell’aria e nei fluidi corporei. Però tutte le volte che una malattia potrebbe colpire proprio noi … panico!! Solo più quel pensiero, quella paura in testa! Al diavolo tutto il resto, i problemi e le ingiustizie sociali, gli sporchi giochi per giungere al potere, i crimini contro l’Umanità, i sacrilegi nei confronti della Natura …

I cinesi poi? Chiudere i porti, bloccare le merci, evitare i locali di ristorazione o di vendita da loro gestiti … come se tutto questo potesse essere una soluzione a tutti i problemi!!

Ecco una foto del mercato di Porta Palazzo questa mattina (ore 11:00 circa), dove almeno una metà dei banchi non erano presenti e pochi erano gli acquirenti:

Insomma, il coronavirus è UN problema, non IL problema.

Giustissimo, quindi, adottare le opportune precauzioni (e.g. lavarsi bene le mani, coprirsi per tossire o sternutire, mantenere le dovute distanze), corretta è pure una razionale paura, ma assolutamente da evitare il terrore bloccante che si è venuto a creare in buon parte della popolazione!!

Tra l’altro il 29 marzo 2020 dovremmo (il condizionale è d’obbligo dal momento che un rinvio direi è assai auspicabile e probabile) essere chiamati alle urne per il referendum confermativo per il taglio dei parlamentari, dagli attuali 945 a 600 in totale, di cui 200 senatori (da 315) e 400 deputati (da 630): anche a causa del continuo martellamento sul coronavirus, di questa consultazione popolare si è parlato davvero poco sui media … almeno fino ad oggi. Si noti che tale referendum non avrà quorum, perché non si tratta di un voto abrogativo. Come secondo me giustamente scrive La Stampa, sarà difficile in queste quattro settimane che i cittadini si appassionino ad un tema che sarebbe degno di grande attenzione per tutti i riflessi che comporta. E quindi il rischio è che il 29 marzo … vinca l’avversario più temibile della democrazia, l’Astensione.

Per saperne di più sul coronavirus, vale la pena leggere questi articoli tra i tanti:

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Perciò la cosa più logica è invece quella di riderci un po’ sù, anziché avere crisi di panico!!! Quindi forse sono più opportuni messaggi come i seguenti, che mi sono giunti sempre tramite WhatsApp, in quanto (secondo me) giustamente sdrammatizzano, riportando il problema sui giusti e ragionevoli binari:

Raccomandazioni del Ministero della Salute riguardo alle misure da adottare per prevenire il contagio da Coronavirus:
“Per diffondere la paura del contagio del virus CINESE, il Programma di Assistenza Nazionale per l’immunità basata su Credenze e Oroscopi ( P. A.N. I.C.O.) ha diramato le sue linee guida:

– In casa, è sconsigliato soffermarsi troppo in cu-Cina
– È considerato ad alto rischio prepararsi una fettuc-Cina.
– Tenetevi a distanza da ogni persona che usa la sinistra: potrebbe essere man-Cina.
– Aspettate 40 giorni prima di risalire in una macchina, ritirata da un’offi-Cina.
– Per profilassi, sono stati sottoposti a visite accurate gli abitanti della località di mare Terra-Cina.
– Evitate i contatti diretti con la vostra Vi-Cina
– Controllate che in quello che bevete non ci sia neanche una bolli-Cina
– Particolare attenzione a quelli che col loro contagio potrebbero fare una carnefi-Cina
– Non formate mai gruppi numerosi, fate soprattutto attenzione che il numero delle persone non raggiunga mai la de-Cina.

ATTENZIONE:
se nonostante questa precauzioni doveste contrarre il morbo, non fate l’errore di prendere una medi-Cina! Anche i palermitani abbandonano l’uso millenario di chiamarla aran-Cina e si sono convertiti all’arancino.

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Oppure si può anche seguire il seguente consiglio non medico, ma che potrebbe comunque risultare efficace:

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… e più chi ne ha, più ne mette!!! 🙃


Cicli e ricicli storici …
Epidemia influenzale del 1970 in Italia: un italiano su 4 a letto, più di 5000 morti.
Nata ad Hong Kong, ci aveva messo 18 mesi prima di giungere in Italia ma comunque ci aveva trovati impreparati. Eppure, già allora, incominciavano ad esserci i primi vaccini influenzali in alcune parti del mondo …
Comunque nel mondo quell’influenza, detta “spaziale” (in quegli anni andavano di moda le missioni spaziali …) causò tra i 750.000 ed i 2 milioni di morti!

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Hanno fatto anche un sito utilissimo per capire tutti i casi in cui si può uscire oppure no.
È sempre aggiornato con gli ultimi decreti.
Ve lo passo: www.sipuouscire.it

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Chiusi in casa si impazzisce? 🤯
Non è assolutamente vero!! 😜🤪🥳

Ne parlavo col frigo … ma è un tipo freddo, di poche parole! 🥶😔

L’unico che chiacchiera è il forno … ma si scalda subito e finiamo col litigare! 😡 😬

Adesso provo con l’aspirapolvere … ma mi sa che se la tira troppo! 🙄🤨

E se parlo col cesso mi manda a cagare! 😳🥴🥺

(da un post che mi è arrivato da un amico via Whatsapp)

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Si può poi anche leggere la seguente poesia che l’amico Danilo Torrito ha dedicato al virus più famoso del momento, scritta già il 31/1/2020, con quella simpatica ironia che spesso lo contraddistingue: … sto coronavirus sta diventando una musa ispiratrice non solo per i giornalisti ma anche per i poeti!!! Vedi questo altro post al riguardo! 😉

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E per finire, ritorniamo ai discorsi seri:

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Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Pensieri&Parole | 10 commenti

Come verificare che nel sito dell’INPS ci sia la domanda dell’assegno di esodo art. 4 legge 92/2012 finalizzato a pensione anticipata

Purtroppo, nonostante le dovute pratiche siano state consegnate dai sindacati presso l’Inps anche da più di 3 mesi, può succedere che molte di queste siano gestite da quell’ente con forte ritardo. Ovviamente questi ritardi non sono in nessun modo attribuibili ai sindacati che le hanno consegnato subito … e magari hanno nel tempo anche sollecitato.
Tuttavia è sempre bene monitorare personalmente lo stato delle pratiche relative alla propria pensione/isopensione e contattare, se il caso, i referenti del sindacato al quale uno si è rivolto.

Poiché una collega, che non si ritrova nel sito INPS la domanda in oggetto, nella incertezza di non averla cercata nel posto giusto mi ha chiesto se potevo esattamente mostrarle il path percorso per trovarla, o pensato bene di scrivere tale post al riguardo.
Nel seguito ho quindi riportato i passaggi passo-passo per giungere alla domanda in oggetto ovviamente se presente! Forse può tornare utile per toglier ogni dubbio a qualche altra persona e allarmare la referente sindacale solo quando è veramente il caso.

Ho utilizzato l’app dell’INPS, anziché visitare con un browser il suo portale, in quanto sicuramente risulta più agevole da utilizzare a tale scopo, soprattutto quando si utilizzano le credenziali specifiche per quell’ente (richiedibili direttamente all’INPS) – e non lo SPID: infatti, queste rimangono memorizzate nell’app ed il campionamento della pagina utile può avvenire in pochi secondi!!

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Pubblicato in Aziendali, Giustizia, burocrazia e malcostume | 5 commenti

Come configurare un client di posta per accedere agevolmente ad una PEC su Aruba (da PC e da smartphone)

Abbiamo visto, in un post precedente, come l’utilizzo di una PEC sia sempre più opportuna anche per un non professionista ed anche come ormai il suo costo sia assolutamente irrisorio! Inoltre, alcuni Ordini professionali (e.g. Ordine dei Medici) tra i loro servizi offrono anche una PEC (tramite Aruba), previa esplicita richiesta dell’iscritto tramite il loro portale.

In questo post vediamo come configurare agevolmente la PEC di Aruba su di un client come alternativa più comoda rispetto a quella di accederci dal sito https://webmail.pec.it e questo sia su PC sia su smartphone.
I client che andrò a configurare sono rispettivamente:

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Configurazione dell’app Posta su PC

Nel seguito le istruzioni passo passo utilizzando le impostazioni del server in arrivo e di quello in uscita indicate appunto nella guida di Aruba relativa al suo servizio di PEC: notare che esiste, alla fine di quella pagina, un’icona che porta a una sezione di video esplicativi, uno per ciascuno dei client di posta più in uso. Nel seguito dettaglierò la configurazione del solo client Posta, da me privilegiato in quanto non solo ottimo ma anche perché già presente di default in tutti i PC Windows 10. Eventuali video per configurare altri client (oltre anche a questo medesimo) si possono comunque trovare in questo link di Aruba.

P.S:
vedere il post più recente: Come fare se, accedendo alla email, non si riescono più a vedere tutti i messaggi precedenti a una certa data

ATTENZIONE: conviene impostare in generale configurare il protocollo IMAP (Internet Message Access Protocol) e non quello POP3 (Post Office Protocol)

 

 

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Configurazione sull’app Aruba PEC su smartphone

Per accedere da smartphone, la soluzione più agevole e che fornisce un miglior utilizzo delle funzionalità proprie di quella PEC, e sicuramente l’app specificatamente sviluppata da Aruba: Aruba PEC. Maggiori dettagli su quell’app si trovano su una guida di Aruba.

Nota – Ho provato anche a configurare sul mio smartphone quella PEC in altri client quali, ad esempio, quello dell’app Outlook. Tuttavia, sebbene si vedano le email ricevute, poi non si riescono a leggere i loro contenuti certificati in quanto il formato del file allegato non risulta interpretabile. Sicuramente ci sarà un modo per fare funzionare a dovere la lettura di PEC Aruba anche da queste app, ma perché sbattersi quando c’è una app sviluppata da Aruba stessa che già subito ti fa vedere il contenuto della email certificata?

Configurando l’app Outlook non si riesce ad aprire l’allegato con il contenuto della email certificata

I passi da effettuare per configurare l’app Aruba PEC sono poi banali in quanto tutti i parametri per connettersi ai loro server di ingresso e uscita sono già preconfigurati: l’unico svantaggio è quello di dover installare, in questo caso, una nuova app apposita e non usare invece un client già utilizzato per leggere le altre caselle di posta ordinarie.


Selezionando una specifica mail certificata, si noti come il suo contenuto venga subito mostrato e non si debba aprire un allegato per per poterla leggere:

Se il file allegato è poi uno con estensione .p7m, vale a dire certificato dal fornitore specifico (cioè un file con associato anche la sua firma elettronica), questo non è di non immediata visualizzazione e non si riesce ad aprire con un normale programma di testo (e.g. TextPad; Word; Acrobat Reader DC; un browser quale Chrome o Edge). Infatti è necessario installarsi uno dei programmi specifici (e.g. ArubaSign, Dike, MnlSignVerifier) in grado di analizzare sia la firma digitale associata sia di visionare/salvare a parte il contenuto del file “originale” (generalmente un documento PDF, ma potrebbe essere anche di diversa natura, come in questo caso). Al fondo di un altro mio post ho descritto come fare utilizzando il SW gratuito ArubaSign:

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Riassunto impostazioni PEC Aruba

  • Nome Completo: il tuo nome o l’indirizzo di posta certificata
  • Indirizzo email: l’indirizzo di posta certificata (e.g. nomepec@pec.it o @pec.cloud, @arubapec.it, @mypec.eu, @gigapec.it, @casellapec.com, @pecditta.com)
  • Password: la password assegnata alla casella PEC
  • Usa SSL: Attiva
  • Autenticazione: Password
  • Tipo di Protocollo: IMAP
  • Host del server di posta in entrata (IMAP): imaps.pec.aruba.it
  • Porta del server di posta in entrata (IMAP): 993
  • Host del server di posta in uscita (SMTP): smtps.pec.aruba.it
  • Porta del server di posta in uscita (SMTP): 465
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Baia dei Saraceni a Varigotti: quando in Liguria si poteva ancora fare il campeggio libero …

Tra le cartoline ritrovate in casa di mio padre ci sono queste da noi spedite alla nonna da Varigotti, durante quelle estati trascorse nel campeggio libero alla Baia dei Saraceni.

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Ho voluto cercare, con un motore di ricerca, se esistevano altre immagini in Rete che avessero immortalato quel campeggio libero che per diversi anni si veniva a formare in modo spontaneo nei mesi estivi.
Con mio stupore nulla!! Neppure un’immagine!!
Neppure una citazione manco su Wikipedia (in cui esiste solo la voce Varigotti e non una specifica per la sua Baia dei Saraceni dove appunto si racconta sbarcassero quei predatori del mare) … come se quel campeggio libero non fosse mai esistito!!
Certo, per qualcuno che non abbia vissuto gli anni pre ’70 e che invece conosce solo la Liguria attuale, in cui spesso uno non riesce a trovare – senza dover entrare in uno stabilimento neppure un piccolo passaggio per raggiungere il mare – senza dover entrare in uno stabilimento -, sembrerebbe quasi impossibile credere che quelle immagini siano reali e non siano solo il frutto di un abile fotomontaggio!!

Mi sono quindi deciso a scrivere questo post ed a pubblicarle, in quando anche di queste cose Internet deve mantenere traccia e memoria per i nostri posteri, perché cercando con un motore di ricerca informazioni su Varigotti non si trovino solo più link a siti commerciali, alberghi, ristoranti. Infatti, questo è questo quello che si trova attualmente ricercando “baia dei saraceni varigotti anni 60 campeggio libero” con Google:

Quando ancora (fino a circa il 1965) si poteva fare il campeggio libero anche in Liguria in quella Baia dei Saraceni, c’erano persone che arrivavano senza prenotare e si trovavano uno spazio ancora libero per piantare la propria tenda che spesso non era un piccola canadese bensì una familiare dalle dimensioni ragguardevoli. Noi avevamo una tenda verde da quattro posti, con una zona letto laterale e una piccola verandina di fronte.
La prima volta, i miei erano andati qualche giorno prima per vedere come ci si trovava in quella spiaggia, lasciandoci probabilmente dalla nonna per pochi giorni. Poi apprezzandone la sua bellezza e la fattibilità della cosa, erano venuti a prenderci. Qui abbiamo conosciuto persone di cultura, anche (se la memoria non mi inganna) addirittura un rappresentante altolocato della città di Mondovì. Me lo ricordo in quanto, forse perché mia madre era nata in quella ridente cittadina, si era subito instaurata un’amicizia tra le nostre famiglie. Insomma, diversamente da quanto oggigiorno si potrebbe pensare, era un campeggio frequentato non dai “soliti” fricchettoni ed hippy (nel senso negativo che tali termini oggi hanno, purtroppo, assunto) ma anche di insegnanti, ingegneri, questori …
Mi ricordo quando di notte c’era stata una mareggiata e, essendo noi in prima fila, l’acqua era arrivata fin dentro la tenda. Subito si era attivata un’operazione collettiva per far arretrare tutte le tende in pericolo, compresa quella nostra, trovando spazi diversamente impensabili e spostando opportunamente altre tende più a monte … con quel un senso di unità che forse oggi si può talvolta solo più ritrovare in occasione di gravi calamità … ma che diversamente non ho tanto più avuto modo di sperimentare in prima persona. Anzi mi verrebbe da ipotizzare di sentire ora più frasi del tipo: “Avevano solo da mettersi non di fronte al mare, … si arrangino. Sono affari loro!

Le mie prime esperienze di campeggio da piccolo sono quindi state, per diversi anni, proprio in questa stupenda Baia … prima che si vietasse il campeggio libero anche in questa ultima oasi. Comunque ancora oggi penso rimanga uno dei più bei posti della Liguria, come queste immagini penso dimostrino ampiamente. Ancora oggi l’acqua è limpida anche per via del fondale pietroso che contribuisce a rendere sempre trasparente il mare anche quando mosso.
Certo, ora i bambini non possono più trovare un cavalluccio marino mentre si bagnano sul bagnasciuga o nuotano con un salvagente (sicuramente non uno come il mio, bianco con la testa di cigno ed il becco arancione – anni prima della sorella -, ma certo uno di un Gormita o un Supereroe). Forse solo più un granchietto può evidenziare ad un bambino d’oggi che quella distesa d’acqua non è una enorme piscina, bensì un luogo dove vivono esseri viventi e quindi da preservare, non fosse altro per il fatto che la sua presenza risulta importante anche per la sopravvivenza del genere umano!

Oggi sembra quasi impossibile che una famiglia con bimbi piccoli possa stare per più settimane in una spiaggia senza servizi di alcun genere, acqua compresa. Mi ricordo quando si andava a piedi in Paese (attraversando una galleria che mi sembrava lunghissima) a prendere un grosso cubo di ghiaccio per il contenitore “frigo”, … o quando si riempiva, ad una fontana, il sacco d’acqua da riportare in tenda ed appendere in alto per potersi poi fare una veloce doccia dopo il bagno in quel mare di acqua salatissima, … o quando andavo, accompagnato dalla sorellina di 5 anni maggiore, oltre l’Aurelia nel tratto prima della ferrovia, in quelli che erano i “gabinetti” all’aperto tra i cespugli.

Eppure grande e bello è il ricordo che mi è rimasto di quel luogo e di quella esperienza, irripetibile non solo per me, ma anche purtroppo impossibile per le giovani generazioni. … e questo penso sia un vero peccato!!

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Uno dei pochi riferimenti sulla Baia dei Saraceni che si trovano su Internet:

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TIM Unica alias come ottenere Giga illimitati gratis per tutti i telefonini TIM della famiglia! … ma non conviene attivarla per gli ex-dipendenti pensionati/isopensionati :-(

Soprattutto per chi è già cliente TIM per la linea fissa di casa, può interessare sapere che dal 2 febbraio 2020 può richiedere per tutti i telefoni dei familiari di aderire a TIM Unica che consente di non pagare nulla di più di quanto si paga ora, ed avere su tutti i telefonini Giga illimitati (in verità sulle offerte con Giga Illimitati l’operatore considera uso non conforme a buona fede il superamento di 500 Giga mensili). Insomma le offerte attualmente attive su quei telefonini dei familiari (ed i relativi costi) verranno mantenuti così come sono attualmente, ma in più gratuitamente verranno tolte le limitazione nel traffico dati utilizzabile. Inoltre si ottengono anche 6 Giga utilizzabili in roaming nei paesi UE, aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla propria offerta in corso.
Unica condizione è l’addebitare i costi delle linee mobili nella bolletta di casa, attivando cioè il servizio di ricarica in fattura.
Inoltre almeno una delle SIM che aderiscono all’iniziativa (al max 6 numeri) deve essere associata al medesimo codice fiscale della linea fissa.
Per maggiori dettagli puoi andare a leggerti l’offerta in dettaglio sul sito TIM. Potete anche andare nella sezione apposita del sito della Community TIM dove potete anche leggere le risposte sui diversi suoi forum (su linea fissa e mobile) in cui ne parlano:

Se poi non trovate le risposte che cercate, potete sempre inserire una nuova domanda per chiarire vostri eventuali dubbi rimasti.

L’attivazione può essere anche fatta online ma sinceramente, a scanso di equivoci, io mi rivolgerei ad un negozio TIM per l’attivazione …

Sembrandomi un’offerta da non farsi sfuggire, sono andato nel negozio sociale TIM di via Roma a Torino per chiedere di utilizzare tale offerta TIM Unica per le due sim di famiglia: fortunatamente una è intestata a me, per cui la clausola relativa al codice fiscale identico a quello della linea fissa era rispettata! Purtroppo, quasi alla fine di tutta la procedura, che ha impegnato per diversi minuti la gentilissima ex- collega, è comparso un avvertimento prima di procedere: l’attivazione di tale offerta risultava incompatibile con lo sconto dipendenti sulla linea fissa, per cui, per continuare era necessario confermare di voler togliere tale agevolazione che hanno i dipendenti/ex-dipendenti in pensione/isopensione. Questa limitazione non vale invece per i dipendenti ancora in organico che possono usufruirne senza penalizzazioni di altro tipo.

Essendo invece io in isopensione, ovviamente questa condizione mi ha fatto desistere dall’attivarla!! 😦
Comunque l’ex-collega di via Roma mi ha attivato un’altra offerta (attualmente attivabile sempre gratuitamente) di 15 Giga in più per ogni SIM TIM dei miei famigliari da associare alla carta di credito per il rinnovo della ricarica … Meglio che niente!🙃

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How to make a WordPress link opens in new tab

Very often it is useful to have one link, on a WordPress post, opens in a new tab.
In this way the user can download a file or see another site/post without loosing the article he is reading and so he can easily come back to it again, in the line he was, clicking on the previous tab.

To set that option, obliviously you can go in the text tab, available in the WordPress editor, and write the appropriate html, that is:

<a href="www.siteToLink.html" target="_blank">Text</a>

but you can do it even with the user interface,as you can see in the following. You only have to go in the settings page of the link form and set the “Open in a new tab” option:

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Storie di ordinaria inciviltà e barbarie 🤨 … ed introvabile cartello di “divieto di abbandono” da scaricare e stampare!! 😊

Il rispetto dei beni pubblici e dell’ambiente è un indice della vera cultura di un Popolo e di una Nazione.

Purtroppo tale rispetto spesso latita in Italia … e non solo al Sud. Nel seguito riporto alcune foto fatte nella mia Torino, anche se come suo cittadino mi vergogno un po’ a mostrarle al mondo! Ma questa è la realtà e non serve a nulla cercare di nasconderla come troppo spesso i media ed i politici tendono a fare!

Come si può risolvere? Sicuramente non esiste una soluzione semplice ed immediata, ma per intanto alcuni suggerimenti mi sento di darli, da semplice cittadino e senza competenze specifiche nel settore.  Diciamo innanzitutto che, come sempre, si deve operare per un cambio di mentalità che coinvolga principalmente le nuove generazioni e gli ambienti a maggior rischio: i tempi per vederne i risultati non saranno sicuramente brevi ma l’importante è iniziare ad agire per invertire la tendenza attuale.

Nel seguito elenco alcune possibili azioni concrete … se ne avete in mente altre, commentate il post! … e se avete anche foto che sia utile mostrare, fatemele avere!!

Inoltre, per quello che può servire per disincentivare certi comportamenti, fornisco il link di un progetto Photoshop relativo al seguente cartello di divieto di abbandono, in modo che se qualche persona o condominio desidera personalizzarlo, può scaricarselo e provvedere ad una sua stampa presso uno dei tanti servizi di stampa on line di cartelli anche su alluminio. Purtroppo di cartelli di divieto di abbandono non se ne trovano in giro di preconfezionati (ne esistono solo cartelli di divieto a fumare, a posteggiare ecc…) ed è necessario perciò farseli fare di personalizzati, con un costo non irrisorio di almeno 50€ ciascuno, o almeno così mi hanno chiesto i negozi a cui mi ero rivolto. Ovviamente tale cartello è da collocare in un’area video-sorvegliata, come infatti recita il suo testo, per sperare di ottenere l’effetto desiderato!
Se quindi sei interessato a stampartene uno o più in proprio e magari apportare le desiderate personalizzazioni, fai click qui per scaricarti il psd del progetto Photoshop, agevolmente modificabile a piacere, oppure qui per scaricarti il file jpg se il cartello e le sue scritte ti vanno bene già così come sono.

Nel progettarlo mi sono ispirato al seguente cartello che avevo visto, realizzato dal Comune di Pianezza e che mi era sembrato, tra i tanti visti, il più indicato ed anche graficamente piacevole:

Per la stampa online, poi, la spesa è stata assai più contenuta (e.g. 4 cartelli 70×50 per 89€, iva e spese di spedizione incluse ... e, ovviamente, quante più copie si stampano meno si spende) rispetto ad un acquisto in un negozio di un analogo cartello personalizzato.
Nel seguito la foto di quel cartello 70×50 che ho fatto stampare su alluminio:

Ed eccolo installato al muro con quattro tasselli:

1) Promuovere iniziative atte a sensibilizzare la popolazione a comportamenti più civili ed anche ad intervenire personalmente senza omertà, eventualmente anche denunciando alle autorità competenti atti di vandalismo e le persone che li hanno compiuti.
I mercati e anche quelle “feste” di quartiere, che spesso si organizzano le domeniche con pedonalizzazione di intere vie, potrebbero essere utilizzate per veicolare e promuovere eventi e discussioni all’aperto con quella finalità … e non limitarsi, come attualmente avviene, principalmente ad un evento consumistico con bancherelle e di vendita di prodotti! A mio parere, le Circoscrizioni ed i loro rappresentanti dovrebbero investire di più in queste iniziative e farsi vedere più presenti a promuovere in prima persona la buona educazione. Troppo spesso, invece, per rivalità tra i partiti e forse anche per ignoranza ed incompetenza, mostrano comportamenti e linguaggi che portano esattamente dalla parte opposta …

2) Agire maggiormente nelle scuole per creare fin da piccoli un senso di appartenenza alla collettività ed un rispetto verso sia i beni pubblici sia la Natura.
I bambini stessi possono poi essere il tramite per diffonderla anche ai “grandi, ai “genitori” … con un ribaltamento dei ruoli quantomai efficace ed opportuno soprattutto oggi con i grandi fenomeni di immigrazione. E vero, molto si fa già negli asili e nelle scuole d’obbligo ma evidentemente non è ancora sufficiente ed è quindi forse utile coinvolgere anche personale extra-scolastico preparato per formulare iniziative concrete che sappiano coinvolgere in prima persona i giovani e facciano sperimentare loro concretamente cosa significa agire civilmente e quali sono i vantaggi che ne derivano per tutti quanti.

3) Maggior controllo delle zone a rischio da parte delle forze dell’ordine, con una loro maggiore presenza in quelle stesse ed anche con un adeguato uso di dispositivi dissuasivi idonei (e.g. telecamere: ne esistono addirittura di quelle che, opportunamente configurate, rilevano e segnalano se qualcuno lascia oggetti nel luogo ripreso).
Purtroppo, troppo spesso si vedono vigili che emettono “facili” multe semplicemente per far cassa, invece di sbattersi per multare  comportamenti realmente molto più incivili da parte della popolazione (vedi questo post).
Infine poi, talvolta anche le leggi non aiutano, anzi (vedi questo post)!

 

25/3/2017 alle 17:00

 

 

 

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Quando le URP di servizi/enti pubblici parlano solo con il Cittadino e non tra loro

Le URP (Uffici Relazioni con il Pubblico) sono una grande conquista e risorsa per la collettività. Sono infatti il possibile punto di arrivo e di concentrazione di richieste e segnalazioni tra le più svariate, provenienti dalla Cittadinanza e quindi da tutti noi.
Ad esempio, personalmente diverse volte ho interpellato la URP della Città di Torino che quasi sempre ha saputo tempestivamente risolvere la problematica da me evidenziata o indirizzare la segnalazione a chi di dovere.

Purtroppo ho scoperto in questi ultimi giorni che, sintetizzando, ciascuna URP dialoga con tutti i Cittadini, ma generalmente non dialoga con altre URP! Per cui, se una segnalazione non di competenza dell’URP specifica viene da loro ricevuta, anziché dirottarla direttamente a un’altra URP più corretta per la tipologia di richiesta giunta (mettendo magari in CC il cittadino da cui proveniva originariamente, affinché sia a conoscenza della presa in carico), si limitano a rispondere al Cittadino che non è di loro competenza, eventualmente indicandogli quale altra URP ritengono più opportuna da contattare. Insomma, anziché porsi come una vera interfaccia unica verso il cittadino per una qualsiasi problematica/segnalazione di carattere pubblico, eventualmente dirottandola direttamente verso altre URP territoriali o di analoghe aziende pubbliche, se quella non è di loro competenza rispediscono al mittente l’onere di contattarne un’altra … lavandosene così un po’ le mani!

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Vediamo ora, in dettaglio, i fatti che mi hanno portato a quella conclusione.

Giorni fa ho notato che un numero telefonico di un servizio importante del territorio (psichiatria e tossicodipendenza) non era stato aggiornato nel sito servizipsichiatriatossicodipendenza.org che si trova subito ricercando, ad esempio, “torino psichiatria vallette” con il motore di ricerca più diffuso cioè quello di Google (seconda posizione dopo quello del carcere, che probabilmente non è il link poi scelto dal Cittadino navigatore).

Avendo occasione di parlare con alcuni operatori del territorio, sono venuto a sapere che il cambiamento del numero telefonico di quel centro pubblico era avvenuto già da tempo e che loro avevano già cercato di segnalare la cosa… senza ottenere il risultato sperato! Anzi mi hanno pregato, se non mi era troppo di peso, di cercare di effettuare anch’io la segnalazione in quanto magari le lamentele che arrivano anche dalla cittadinanza forse potevano avere un peso maggiore per trovare la pur semplice soluzione.

Così ho fatto. Ho scritto all’URP del Comune di Torino che, come sempre celermente e puntualmente, mi ha risposto che la pagina del sito serviziopsichiatriatossicodipendenza.org, a cui facevo riferimento, non era gestita a livello di database dal Comune di Torino e mi consigliava di contattare il webmaster indicato dal sito stesso.

Così ho fatto, ma non ricevendo alcuna risposta e continuando a vedere il numero telefonico errato, dopo alcuni giorni mi sono deciso a riscrivere loro, chiedendo nuovamente di occuparsene, in quanto reputavo che fosse comunque un servizio del territorio di cui hanno competenza:

Come sempre rapidi e gentili, mi hanno comunque detto che trattandosi di un sito di una Onlus afferente quasi sicuramente all’Assessorato alla Sanità che è  in capo alla Regione Piemonte, mi suggerivano di rivolgere la segnalazione all’URP della Regione Piemonte:

Pur domandandomi perché non si fossero direttamente già fatti loro da tramite per la mia segnalazione, scrivo un’analoga email a quell’altra URP indicatami:

Anche loro in poco tempo mi forniscono una risposta: l’ente, a cui fa riferimento il servizio gestito dall’Associazione Il Porto, è l’ASL TO2, ora unificata in un’unica struttura con la TO1, per cui mi invitano a indirizzare la mia segnalazione alla mail dell’ASL Città di Torino:

Così ho fatto… sempre domandandomi perché non si fossero direttamente già fatti loro da tramite per la mia segnalazione. Questa volta non mi sono trattenuto dall’inserire questa nota: “Dopo avere interpellato la URP del Comune di Torino che mi ha invitato a contattare quella della Regione Piemonte che a sua volta mi ha indicato voi come referenti, spero davvero che sia la volta buona affinché che quel numero telefonico venga corretto!!“.

Speranzoso che finalmente venisse aggiornato quel numero telefonico, ricevo invece da loro la seguente email in cui, sostanzialmente, mi si invita ad accedere a un altro sito www.aslcittaditorino.it e specificatamente a una sua pagina relativa al servizio da me segnalato: là il numero telefonico è corretto. Lasciandomi basito, mi viene anche detto che hanno inviato in CC la mia segnalazione all’URP del Comune di Torino… vale a dire alla prima URP da me contattata!!

Si è così completato il giro (URP del Comune di Torino -> URP della Regione Piemonte -> ASL Città di Torino e infine di nuovo URP del Comune di Torino), ma inalterato rimane il numero errato di quel servizio pubblico presente sul sito servizipsichiatriatossicodipendenza.org , ripeto, generalmente trovato in prima fila con una ricerca su Google e che sembrerebbe relativo a una Onlus afferente all’Assessorato alla Sanità che è in capo alla Regione Piemonte!

Riscrivo infine all’URP dell’ASL (in CC all’URP del Comune di Torino) domandando loro: “Come fare a vedere corretto quel numero telefonico, dal momento che neppure il referente del sito web indicato non fornisce alcuna risposta alle molteplici mie email? L’URP del Comune di Torino, da lei messo in CC, è stata la prima da me contattata, ma non ha trovato altra soluzione che quella di consigliarmi di rivolgermi all’URP della Regione Piemonte che, a sua volta, mi ha consigliato di rivolgermi a voi …. ☹”.

Termino così questo post un po’ polemico (spero nel senso giusto!) sperando ancora che si arrivi a una soluzione del pur semplice problema di un numero telefonico (relativo a un servizio pubblico) non aggiornato in un sito di una Onlus afferente all’Assessorato alla Sanità che è in capo alla Regione Piemonte …
… e ancor più sperando che nel futuro le diverse URP pubbliche dimostrino di avere una maggiore interazione tra loro e diventino ciascuna un vero punto unico di riferimento per tutte le problematiche/segnalazioni di carattere pubblico: d’altra parte sono tutte relative a enti/servizi pubblici e magari una segnalazione, già filtrata da una qualsiasi di loro, dalle altre può essere ritenuta di maggior valore e prioritaria!!

Infine, ovviamente, è poi disdicevole che il referente indicato nei Contatti del sito serviziopsichiatriatossicodipendenza, Responsabile del Personale dell’Associazione Il Porto Onlus (v.cappa@ilporto.org), non abbia non solo effettuato l’opportuno aggiornamento segnalato, ma neppure fornito alcuna risposta alle mie email, lasciandomi dedurre che si tratti di un indirizzo email non gestito appropriatamente… e questo sicuramente non è bello per un sito, tanto più uno relativo a un servizio sociale!

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Ti auguro di vivere …

È tempo di mettere ordine non solo nei cassetti e nei mezzi informatici (PC e Hard Disk esterni) ma anche nei pensieri.

Incredibile quante cose (oggetti o immagini che siano), ormai lontane nel tempo e per questo del tutto dimenticate, saltano fuori inaspettatamente … come se provenissero quasi da un altro mondo che non mi è appartenuto o che non ricordavo fosse proprio di persone amate.

Proprio oggi, nel fare “pulizia” in un vecchio Hard Disk esterno, da anni mai più collegato a un PC, in una cartella nominata “Per Laura” ho trovato una registrazione video datata 02/01/2013.
Non ricordavo nemmeno di averla fatta e quindi ho lanciato quel video per capirne il contenuto. Strano vedersi con un po’ più di capelli e con la barba non ancora completamente bianca. Improvvisamente il tempo è come si fosse spostato in quel periodo della mia vita, subito a ridosso di un’esperienza che mi aveva decisamente provato.
Ricordi affollati tornati alla mente, … sofferenze non solo fisiche ma anche relazionali con persone care.

Ho voluto quindi salvare quel video e anzi riprenderlo aggiungendogli, come musica di sottofondo, un brano che mi piace molto e che considero appropriato (Only the winds di Olafur Arnalds). Qualche didascalia, una dedica finale alla persona per la quale avevo originariamente registrato quel video (senza che poi glielo avessi neppure fatto vedere) … e via la pubblicazione in rete!

Ve lo propongo, così come è venuto, come un ricordo per me da non dimenticare …

Je te souhaite
Je te souhaite de ne pas réussir ta vie.
Je te souhaite de vivre autrement que les gens arrivés.
Je te souhaite de vivre la tête en bas et le coeur en l’air,
les pieds dans tes rêves et les yeux pour entendre.
Je te souhaite de vivre sans te laisser acheter par l’argent
Je te souhaite de vivre debout et habité,
de vivre le souffle en feu, brûlé vif de tendresse.
Je te souhaite de vivre sans titre, sans étiquette, sans distinction,
ne portant d’autre nom que celui de l’humain.
Je te souhaite de vivre sans que tu aies rendu quelqu’un victime de toi-même.
Je te souhaite de vivre sans suspecter ni condamner, même du bout des lèvres.
Je te souhaite de vivre sans ironie, même contre toi-même.
Je te souhaite de vivre dans un monde sans exclu, sans rejeté,
sans méprisé, sans humilié, ni montré du doigt.
Je te souhaite de vivre dans un monde où chacun aura le droit
de devenir ton frère, de devenir ton prochain.
Un monde où personne ne sera rejeté du droit à la parole,
du droit d’apprendre à lire et de savoir écrire.
Je te souhaite de vivre libre, dans un monde libre.
Je te souhaite de parler, non pour être écouté, mais pour être compris.
Je te souhaite de vivre l’inespéré,
c’est-à-dire que je te souhaite de ne pas réussir ta vie.

Jean Debruynne

_____________________

Ti auguro di non avere successo nella vita.
Ti auguro di vivere in modo diverso rispetto alle persone “arrivate”.
Ti auguro di vivere con la testa in basso e il cuore in aria,
i piedi dentro i tuoi sogni e gli occhi per sentire.
Ti auguro di vivere senza lasciarti comprare dal denaro
Ti auguro di vivere in piedi e con una casa,
di vivere il respiro nel fuoco, bruciato vivo dalla tenerezza.
Ti auguro di vivere senza marca, senza etichetta, senza distinzione, senza altro nome che quello di umano.
Ti auguro di vivere senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere senza sospettare o condannare, nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere senza ironia, nemmeno contro te stesso.
Ti auguro di vivere in un mondo senza esclusi, senza rifiutati,
senza disprezzati, senza umiliati, senza accusati con il dito.
Ti auguro di vivere in un mondo dove ciascuno avrà il diritto
di divenire tuo fratello, di divenire il tuo prossimo.
Un mondo dove a nessuno sarà rifiutato il diritto di parola,
il diritto d’imparare a leggere e scrivere.
Ti auguro di vivere libero, in un mondo libero
Ti auguro di parlare, non per essere ascoltato, ma per essere compreso.
Ti auguro di vivere l’inaspettato,
vale a dire che ti auguro di non avere successo nella vita.

  Jean Debruynne

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Come avere più impostazioni di lingua e di tastiera in Windows 10 in modo da avere evidenziati errori nella scrittura di un testo in più lingue

Può tornare assai utile avere a disposizione la possibilità di specificare a Windows 10 in quale lingua uno sta scrivendo in modo che vengano evidenziati eventuali errori di battitura.

Ho già scritto un post specifico relativamente a come avere una correzione anche grammaticale quando si scrive in inglese, ma molto spesso risulta sufficiente vedere evidenziata, con una sottolineatura in rosso, una parola scritta male nella lingua opportuna.

Se come me tu in genere devi scrivere sia in italiano sia in inglese sul tuo PC, ti conviene impostare entrambi le lingue ed anche selezionare la tastiera che intendi usare, generalmente quella italiana (anche quando scrivi in inglese).

Nel seguito mostro i passi da effettuare affinché entrambi le lingue siano impostate ed uno possa poi selezionare, dalla barra di stato in basso, quale lingua(/tastiera) desidera avere attiva.

Questo consente anche di avere evidenziati gli eventuali errori di battitura, correggibili automaticamente selezionando l’opzione corretta tra quelle suggerite premendo il tasto desto sulla parola sottolineata in rosso:

La procedura da effettuare passo passo è la seguente andando nelle impostazioni di Windows 10:

Infine, se non si intende utilizzare anche una tastiera inglese magari esterna, conviene eliminare quella tipologia di tastiera in modo da non avere elencato nella possibile selezione della lingua/tastiera anche la possibilità lingua ENG/tastiera inglese.

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How to get Windows Media Player be available (again) on a Windows 10 device

It may happen to have a Windows 10 PC where you cannot find Windows Media Player application. That is a pity because that is a very useful application that allows you not only to listen to a CD but also to convert and save all songs in MP3 (see my post on converting song in MP3).

You may find this Microsoft support page saying to “select the Start  button, then select Settings  > Apps  > Apps & features > Manage optional features > Add a feature > Windows Media Player, and select Install.” … and after following those instructions don’t find the Windows Media Player listed among the available optional features!!! So you may feel a bit confused and upset …
You may try to search that app in the Microsoft Store … but you will not find it even there.

Luckily Windows 10 gets periodic updates but unlukily too often support help pages remain not updated!!

Therefore to have Windows Media Player application available, you simply have to go to Control Panel -> Programs and funtionalities  – Activate or deactivate Windows functionanalities and then check the Windows Media Player item in Multimedia functionalities:

May be you can find it already checked and/or anyway you can continue not to find that application in the right menu apps list!!
So, what you can do is to search it (e.g. simply writing “media” in the search form ) and then right click on the found app in order to get the attached menu and add it in the Start menu and possibly even in the bottom taskbar:

So, from now on, you will easily be able to launch Windows Media Player as you ever did in Windows:

See also: Scaricare Windows Media Player 12 per Windows 11 e 10

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Mostra retrospettiva del maestro Pietro Augusto Cassina (1913 – 1999): un evento da non perdere!!

Grazie ad un amico, ex collega, sono venuto a conoscenza di questo pittore sconosciuto ai più anche quando era in vita. Nulla fece infatti per sfondare nel business artistico, anzi! Rifiutò addirittura la proposta di esporre dei quadri in una prestigiosa galleria parigina dove erano e sono presenti quadri dei più prestigiosi pittori (e.g. Picasso, Dalì). Invece i suoi quadri spesso li regalava alle persone con cui aveva affinità e mai si sarebbe fatto pagare per un dipinto raffigurante il Cristo o la Madonna … Insomma, un personaggio ed una persona davvero unica come, d’altra parte, sono i suoi quadri.
Oggi è iniziata la mostra retrospettiva del maestro presso il museo Diocesano, il cui ingresso si trova alla destra del Duomo di Torino. Una mostra voluta ed organizzata “dal basso” come ben raramente succede. Anche solo l’entusiasmo del mio amico e delle persone (amici del pittore) che per mesi hanno voluto e saputo organizzare questa mostra (pur non essendo del mestiere), pubblicizzandola anche sui social, era per me già un motivo sufficiente per andare subito a visitarla! Avere visto poi i quadri dal vivo, ha poi ancor più dimostrato che non mi sbagliavo …
Perciò, se sei di Torino o se intendi venirci, non lasciarti scappare questa occasione. Tra l’altro dal medesimo museo, oltre alla mostra del pittore Cassina, si possono sia ammirare alcuni resti delle chiese precedentemente presenti in quel luogo dove oggi sorge il Duomo di Torino, sia vedere diversi oggetti sacri, sia accedere e salire sulla torre campanaria da cui si può ammirare dall’alto una buona parte della città (soprattutto se sei fortunato a trovare una giornata tersa come quella odierna!).
Nella sala, dedicata alla mostra del pittore per i prossimi 2 mesi (fino al 3 aprile 2020), è presente all’inizio del percorso un video che conviene ascoltare: in pochi minuti riassume sapientemente la bibliografia dell’artista, costellata di eventi tragici che sicuramente hanno contribuito a rendere unica la sua vita e la sua pittura. Non voglio anticiparvi nulla di ciò, lasciandovi la sorpresa e anche la commozione che probabilmente proverete nel sentirla …  ma se proprio volete incominciare a vedere quel video, potete comunque farlo da questo link!).

Nel seguito inserisco solo alcune delle foto che oggi ho fatto vedendo la mostra su questo pittore torinese: penso e spero possano stimolarvi a conoscerlo maggiormente anche tramite una visita a questa retrospettiva.
La sua produzione artistica è stata notevole e centinaia sono i quadri che ha dipinto (generalmente su masonite o legno) nella sua lunga vita, travagliata da eventi davvero particolari e tragici! La mostra si limita ad esporre 35 quadri selezionati dal famoso e prestigioso critico d’arte Giovanni Cordero.
Vi invito anche a leggere la pagina di Wikipedia relativa al pittore e a visionare/iscrivervi ai gruppi Facebook Estimatori di Pietro Augusto Cassina e Pietro Augusto Cassina il pittore.
Infine, sicuramente da cercare il video presente su YouTube dove si può vedere e sentire il pittore, ormai anziano, raccontare ricordi d’infanzia e di vita vissuta. Sicuramente la parte più emozionante del video è quella che lo ritrae mentre dipinge con la “tecnica” tutta sua, di getto e con una forza incredibile nelle pennellate che sembrano quasi casuali. Molto bella, particolare ed appropriata, ho anche trovato la colonna sonora di quel video che comprende brani di diversa natura, alcuni registrati da dischi in vinile, dove fruscio e impurità acustiche ben si adattano alle immagini mostrate di quest’uomo appesantito non solo dalla vecchiaia ma soprattutto dalle ingiurie della vita, eppure ancora energico in quella sua pennellata vitale.
______________
P.S. 21/2/2020
Ieri c’è stata una interessante conferenza in cui sono intervenuti amici ed estimatori del pittore, oltre al critico d’arte Giovanni Cordero.
Se desideri sfogliare online il catalogo della mostra, ora è disponibile su
Ovviamente se ti interessa in forma cartacea, con una qualità di rilievo, puoi contattare via email gli organizzatori della mostra.

Catalogo della mostra

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Link utili per i medici: come avere l’elenco dei propri crediti formativi E.C.M., come ottenere la PEC gratuitamente, come visualizzare l’elenco aggiornato degli iscritti all’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della propria provincia

Nel post precedente ho mostrato come si può richiedere online il duplicato della propria tessera sanitaria, tramite una procedura assai semplice.
Nel seguente post, invece,inserisco alcuni link particolarmente utili per i medici e talvolta non conosciuti così diffusamente come probabilmente si dovrebbe:

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Come visualizzare l’elenco aggiornato degli iscritti all’albo

Un tempo veniva distribuito a tutti i medici un librone contenente l’elenco di tutti i gli iscritti all’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della propria provincia (e.g. Torino e provincia) con indicate tutte le informazioni associate per ciascuno. Insomma più di 1500 pagine già nel 1998!!

Successivamente veniva poi distribuito un CD-ROM con tale elenco. Anche quest’ultimo, pur non rubando granchè spazio, attualmente risulterebbe poco utilizzabile dal momento che quasi più nessun PC integra un lettore DVD ed essendo inoltre assai più diffuso l’uso dello smartphone per reperire informazioni utili. Oggigiorno è possibile, per chiunque e non solo per un medico, accedere online (con un qualsiasi browser) all’elenco di tutti gli iscritti ad un ordine, con la possibilità quindi di reperire tutte le informazioni loro associate, quali ad esempio la specialità acquisita e l’anno di laurea. Dal momento che gli elenchi sono spesso divisi per provincia, è necessario andare nel sito specifico dell’albo di  interesse: per la provincia di Torino, in particolare, il sito di riferimento è quello dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino che consente in questa sua sezione di ricercare le informazioni su ciascun medico iscritto all’albo:

La ricerca può essere ovviamente fatta e questo anche da telefonino tramite un qualsiasi browser:

Si noti che l’accesso a queste informazioni è consentito a chiunque e non richiede quindi alcun accesso autenticato  all’area protetta del portale, riservata ovviamente solo agli iscritti.

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Come avere l’elenco dei propri crediti formativi E.C.M.

Sempre nel sito dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino esiste una sezione E.C.M. che tuttavia fornisce informazioni specifiche solo se il medico si è autenticato. Comunque, le informazioni presenti sono solo relative a corsi in programma (probabilmente unicamente quelli organizzati dall’ordine stesso), con indicata la disponibilità di posti e la possibilità di iscrizione online. Insomma, non è presente nulla relativamente all’elenco dei corsi già seguiti e crediti E.C.M. associati al medico autenticato!

Nel sito dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino la sezione E.C.M. fornisce solo informazioni su alcuni corsi in programma.

Tale elenco dei corsi registrati si può invece ottenere andando nel sito ufficiale  dell’AGE.NA.S , E.C.M.Commissione Nazionale Formazione Continua.
Ovviamente il medico deve innanzitutto autenticarsi per conoscere i corsi E.C.M. (Educazione Continua in Medicina) attualmente a lui accreditati e conoscere anche il relativo punteggio raggiunto per il triennio in corso.
La registrazione a quel portale è assai semplice e richiede dati ben conosciuti dal medico, quale il codice fiscale, le sue specialità ed il numero di iscrizione all’albo, presente nel suo tesserino professionale:

Iscrizione nel portale AGE.NA.S

Ricerca crediti E.C.M. acquisiti nella sezione myECM

Crediti E.C.M. acquisiti

Ovviamente, selezionando l’icona di info relativa a ciascun credito, si visualizzano i dettagli del corso seguito.
Si noti infine che, come specificato chiaramente nel testo, non sono presenti in quell’elenco eventuali crediti maturati per la partecipazione ad eventi regionali, nè quelli relativi ad esoneri, esenzioni o provider esteri.

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Come ottenere una PEC senza alcun costo

Non tutti i medici sanno che, tra i servizi offerti dal proprio ordine dei medici (la cui iscrizione ha un suo costo non irrisorio), è compresa l’attivazione di una casella di posta certificata (PEC). Per attivarla è sufficiente autenticarsi nel portale del proprio ordine (e.g. Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino ), andare nella sezione specifica per la richiesta dell’attivazione della PEC, inserire le informazioni richieste tra cui l’indirizzo di email che si preferisce avere per quella PEC, stampare il modulo di richiesta, firmarlo ed inoltrarlo via email insieme alla copia del proprio documento di identità (fronte e retro) e numero di iscrizione all’ordine.
L’attivazione della casella dovrebbe quindi avvenire in un tempo massimo di due giorni lavorativi.

Si noti che il costo di una PEC è attualmente irrisorio (5€) e tramite l’ordine dei medici è addirittura gratuita per quei professionisti, trattandosi di uno dei servizi offerti a tutti i suoi iscritti. Avere la PEC  può tornare sicuramente utile in molteplici occasioni e non a quelle collegate alla propria attività professionale. Infatti, spesso può essere un metodo di inoltro di una comunicazione che diversamente richiederebbe l’invio di una raccomandata … e ne basta una per vedere recuperati i costi di un eventuale abbonamento!

Si noti che diversi anni fa alcuni Comuni avevano dato la possibilità ai propri cittadini  di attivare gratuitamente un servizio di PEC per la comunicazione certificata con gli enti pubblici: purtroppo dopo qualche tempo questo benefit è stato tolto. Sarebbe sicuramente una dei servizi al cittadino più utili da fornire nuovamente …

Per come poi configurare un client per leggere la posta certificata Aruba da un’app sul PC o sullo smartphone, vedi questo mio successivo post: Come configurare un client di posta per accedere agevolmente ad una PEC su Aruba (da PC e da smartphone)

Infine, per ricercare l’indirizzo PEC di una persona, professionista o ditta, puoi utilizzare i seguenti siti:

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Come richiedere un duplicato della tessera sanitaria

Talvolta, anche prima della scadenza programmata, può essere necessario chiedere un duplicato della propria tessera sanitaria in quanto persa, rubata o non più funzionante correttamente.

Per poter fornire il numero della tessera leggibile anche tramite il codice a barre molto, ad esempio durante l’acquisto di un medicinale in farmacia, spesso è sufficiente averne fatto una fotocopia ambo i lati o, ancor meglio, averla fotografata e magari avere inserito tali foto in qualche app pensata appositamente per contenere e ritrovare agevolmente tessere e biglietti da visita (e.g. CamCard).
Tuttavia risulta conveniente avere nella sua forma fisica in altre occasioni, ad esempio quando si deve pagare un ticket in un punto giallo in quanto, dal microchip presente nella carta, vengono automaticamente letti i dati da inserire nel modulo da compilare. Inoltre quella tessera risulta anche un documento che certifica il proprio codice fiscale ed è necessario presentarla in diverse circostanze.

Come fare dunque se non la si ha più?
Se è prossima alla scadenza, a breve arriverà comunque per posta.
Diversamente dal  sito dell’Agenzia delle Entrate si può richiederne esplicitamente il suo invio a casa anche senza necessità di autenticarsi e quindi possedere le credenziali specifiche per accedere a quel portale o uno SPID.

Da questo link si accede alla pagina mostrata nel seguito che, fornite alcune informazioni, quali il codice fiscale e il reddito indicato sul 730 di un determinato anno, consente di inoltrare la richiesta:

Pagina che consente di inoltrare la richiesta, fornite alcune informazioni, quali il codice fiscale e il reddito indicato sul 730 di un determinato anno.

Tuttavia ho sperimentato che, talvolta, pur compilando correttamente i dati richiesti, tale procedura non va a buon fine! Diversamente, autenticandosi nel portale ed accedendo poi alla sezione specifica per la richiesta del duplicato, esiste una procedura più semplice, che non richiede nessun dato specifico:

Il duplicato della tessera sanitaria sarà quindi recapitato all’indirizzo registrato in Anagrafica Tributaria, quindi al proprio domicilio.

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Per quanti anni si devono conservare i 730, ricevute fiscali, Tarsu, Imu, multe ecc… ?

Ogni tanto è necessario fare pulizia nelle “cartacce” per non vedere interi  scaffali pieni di documenti probabilmente non più utili.

Ma quale documento si può buttare via e quale è invece indispensabile continuare a conservare per eventuali controlli?

In questo periodo affollato di pensieri non certo di gente, ho cercato di fare chiarezza sulle tempistiche di conservazione dei documenti, andando semplicemente a cercare informazioni in rete su siti che già fornivano valide informazioni a tale proposito. Questo post quindi non fa ce riportare informazioni prelevate altrove, citandone ovviamente la fonte e non fornisce nessuna informazione aggiuntiva se mai ne fosse necessario ma non credo!

Insomma è un post più che altro promemoria (soprattutto per me). 🙂

La pagina che sintetizzava, anche tramite un’utile tabella riassuntiva, esemplificativa ma sicuramente molto utile, è la seguente del sito di Altroconsumo (21/8/2019): Quali documenti archiviare e per quanto tempo . Da quella riporto le informazioni che reputavo più utili per me, ma ovviamente vi invito a visitare quel sito direttamente se non trovate ciò che vi serve in quanto troverete probabilmente ciò che cercate ma da me non riportato in quanto non di mio interesse.

La seguente tabella riassume tutti i documenti da conservare e per quanto tempo … ma vedere megli i dettagli nel seguito.

Tipologia di documentiTempo di archiviazione
 Dichiarazione dei redditi 5 anni (… ma anche 7 anni -> vedi dopo)
 Bollette 5 anni
 Scontrini 26 mesi
 Multe 5 anni
 Spese condominiali 5 anni
 Affitto 5 anni
 Mutuo 5 anni
 Bonus ristrutturazioni edilizie 5 anni
 Bollo auto 3 anni
 Ricevute di pagamento 3 anni
 Imposte sugli immobili 5 anni

NOTA: ho trovato davvero anomala e strana l’indicazione di 26 mesi per gli scontrini , ma mi sono mantenuto a quanto indicato in quel sito che considero affidabile.

In particolare vengono fornite le seguenti indicazioni per specifiche tipologie di documenti:

Conservazione della dichiarazione dei redditi

Tenere le fatture e i documenti che permettono di detrarre le spese quando si fa la dichiarazione dei redditi è fondamentale per pagare meno imposte. Il principio cardine per l’inserimento di una spesa in dichiarazione è quello “di cassa”, cioè bisogna fare riferimento al periodo in cui quella spesa è stata sostenuta: se a marzo 2018 abbiamo pagato l’assicurazione annuale sulla vita (la cui copertura dura, quindi, fino a febbraio 2019), fa fede la data in cui abbiamo versato il premio. Quella spesa andrà quindi interamente detratta nella dichiarazione del 2019 relativa ai redditi 2018. Il fisco ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione per effettuare controlli. La dichiarazione dei redditi presentata nel 2019 deve essere conservata, con la relativa documentazione, per 5 anni, cioè fino al 31 dicembre 2024. Nel caso in cui si sarebbe dovuta presentare la dichiarazione e non lo si è fatto, il fisco estende a 7 anni la possibilità di fare controlli.

  • Conservazione delle bollette
    Ci sono documenti da conservare per non pagare due volte per lo stesso servizio in caso di contestazioni. Le bollette di acqua, luce, gas e telefono vanno tenute per 5 anni dalla scadenza. Per luce e gas, la prescrizione dei controlli si riduce a 2 anni in caso di rilevanti ritardi nella fatturazione per colpa del fornitore.
  • Conservazione degli scontrini
    Per far valere tutti i diritti previsti dalla legge nel caso si acquisti un prodotto che presenta difetti o non funziona a dovere, è opportuno conservare lo scontrino di acquisto per il tempo di durata della garanzia del bene, quindi per almeno 26 mesi. Se per il prodotto che si è comprato si è sottoscritta una garanzia di maggiore durata da parte del produttore, bisogna conservare lo scontrino d’acquisto e il certificato di garanzia per tutta la durata di questa garanzia aggiuntiva. Notare che spesso gli scontrini si deterirano con il tempo per cui possono non risutlare più visibili: conviene quindi digitalizzali o farne una fotocopia.
  • Conservazione delle multe
    In generale, il termine di prescrizione per il pagamento delle multe per infrazioni al Codice della strada è di 5 anni. Bisogna però fare una distinzione: i 5 anni valgono infatti per le violazioni accertate da polizia stradale o carabinieri (per esempio, per eccesso di velocità in autostrada), mentre per quelle rilevate dal Comune, solitamente attraverso i vigili urbani, il termine di prescrizione è di 2 anni dalla cosiddetta “iscrizione a ruolo” della multa, cioè dal momento in cui il Comune ordina all’agente per la riscossione di avviare la procedura per incassare la sanzione. Prima di tale data la prescrizione rimane in standby (non ne decorrono i termini): il Comune, per esempio, può impiegare un anno per iscrivere a ruolo la multa; poi, una volta consegnato il ruolo all’esattore, scattano i 2 anni di prescrizione.
  • Conservazione di spese condominiali, pagamenti d’affitto e tasse sui rifiuti
    Ci sono documenti da conservare per non pagare due volte per lo stesso servizio in caso di contestazioni.
    Spese condominiali. Le ricevute si prescrivono in 5 anni.
    Affitto. Il proprietario di casa può chiedere i canoni di locazione entro 5 anni dalla scadenza.
    Tassa sui rifiuti. I vari passaggi da Tarsu a Tia1, Tia2, Tares, Tari non hanno modificato i termini di decadenza per effettuare i controlli. Questi ultimi possono arrivare fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui si deve pagare o presentare la dichiarazione.
  • Conservazione dei documenti relativi al mutuo
    Le ricevute di pagamento vanno tenute per 5 anni dalla scadenza della singola rata. Trascorso questo periodo la banca non può più contestare un eventuale mancato pagamento di una rata. E’ bene, però, in via precauzionale, conservare tutte le ricevute di pagamento relative ai mutui ipotecari fino al momento in cui l’ipoteca sul bene a garanzia non sarà stata cancellata.
  • Conservazione dei documenti relativi ai bonus per ristrutturazioni edilizie
    Preziose occasioni di risparmio sono quelle legate alle detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie, gli interventi di risparmio energetico, gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici. Come per tutte le altre spese inserite nella dichiarazione dei redditi, anche il controllo della documentazione che attesta i lavori compiuti in casa segue lo stesso termine di prescrizione, cioè 5 anni.
    Per questo particolare caso, però, l’applicazione è differente, perché la rateazione delle agevolazioni si spalma su dieci anni. Di conseguenza, si amplia anche il periodo durante il quale il fisco può effettuare controlli: bisogna conservare i documenti fino a 5 anni dopo che si è goduto dell’ultima rata delle agevolazioni. Facciamo un esempio: chi ha effettuato lavori di ristrutturazione nel 2013, considerando la rateazione su 10 anni, approfitterà delle agevolazioni fino al 2023: dovrà quindi conservare la documentazione fino al termine di prescrizione del controllo della dichiarazione in cui si inserirà l’ultima rata, cioè fino alla fine del 2028. Quindi complessivamante ben 15 anni in quel caso specifio molto comune!!
  • Conservazione del bollo dell’auto
    Per quanto riguarda il bollo auto, le Regioni possono fare accertamenti fino a 3 anni da quello in cui è stato fatto o doveva essere fatto il versamento. Quindi, per i versamenti fatti nel 2019 i documenti vanno conservati fino al 2022.
  • Conservazione delle ricevute di pagamento
    Per quanto riguarda la conservazione delle ricevute di pagamento, è utile sapere che le cambiali si devono conservare per 3 anni a partire dalla scadenza.
  • Conservazione delle parcelle dei professionisti
    Per quanto riguarda la conservazione delle parcelle dei professionisti, ovvero il conto presentato da questi ultimi, è utile sapere che vanno tenute per 3 anni. Tale è infatti il termine di prescrizione previsto dal codice civile. Per professionisti si intendono avvocati, medici, dentisti, architetti, ecc.
  • Conservazione delle tasse sulla casa
    I controlli da parte dei Comuni per le imposte locali sugli immobili, cioè Imu e Tasi, possono arrivare fino al 31 dicembre del 5 anno successivo a quello in cui si deve pagare o presentare la dichiarazione. Ad esempio, per un’imposta sulla casa pagata nel 2018, la documentazione va tenuta fino al 31 dicembre 2023.

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Nel sito Studiocommercialeonline.it (2016) ho trovato poi questa pagina che fornisce ulteriori informazioni: Conservazione documenti 730: quanti anni occorre tenerli? da cui riporto alcune informazioni.

I documenti che riguardano gli oneri deducibili e detraibili indicati nel mod. 730 devono essere conservati per cinque anni e in alcuni casi, poi vediamo quali, anche per più anni.
E’ necessario conservare gli originali delle spese scaricate perché il fisco potrebbe richiederli per eventuali controlli e quindi bisogna essere in grado di esibirli. I giustificativi di spesa infatti non vengono allegati alla dichiarazione ma sono i caf che controllano che i dati inseriti nel mod. 730 corrispondano ai documenti esibiti dal contribuente, rilasciando così il visto di conformità.

Per quanto tempo conservare i documenti del mod. 730? Come detto prima, ci sono documenti che vanno conservati per più di cinque anni come nel caso di detrazioni su ristrutturazione edilizia o risparmio energetico che danno diritto alla detrazione su dieci anni e quindi la documentazione va conservata per tutto il periodo.
Per quanto riguarda le spese mediche si dovrà conservare scontrini, ricevute, fatture e, per alcune spese (e.g. cure termali, odontoiatriche) è necessario conservare la prescrizione medica.

Un’altra considerevole genere di spesa indicata spesso nel 730 è quella riguardante gli interessi passivi sugli immobili. In genere l’agenzia delle entrate richiede le quietanze di pagamento degli interessi passivi, l’autocertificazione o documentazione analoga attestante la residenza e l’uso dell’immobile come abitazione principale. E’ consigliabile conservare copia del contratto di mutuo, l’atto di compravendita e l’attestazione rilasciata dall’istituto di credito degli interessi pagati.
Per il bonus sulle ristrutturazioni, i maggiori documenti richiesti sono la copia del bonifico effettuato e le fatture.

Quindi riepilogando il contribuente che presenta il modello 730 deve conservare tutta la documentazione per 5 anni, al fine di poterla esibire agli uffici dell’Amministrazione Finanziaria su richiesta.
Con specifico riferimento al modello 730/2016 pertanto, la documentazione (modello 730 e documenti richiesti per la detrazione/deduzione delle spese) andrà conservata fino al 2020.
Con specifico riferimento alle spese per risparmio energetico e di ristrutturazione, si ricorda invece che i documenti devono essere conservati per 5 anni a decorrere dall’ultimo esercizio nel quale è stata detratta la spesa. In considerazione del fatto che attualmente le spese vanno detratte in un periodo di 10 anni, tale documentazione dovrebbe essere conservata per 15 anni.

Altra pagina interessante l’ho trova su Money.it (2016): Dichiarazione dei redditi: per quanti anni si deve conservare la documentazione

documenti relativi alla dichiarazione dei redditi 2016 che andranno conservati fino al 31 dicembre 2021 sono gli elementi giustificativi più comuni ovvero:

  • le certificazioni delle ritenute d’acconto;
  • le certificazioni dei redditi (si pensi alla certificazione unica);
  • gli scontrini parlanti per i farmaci acquistati (quelli, cioè, che riportano l’indicazione del codice fiscale del contribuente che eserciterà il beneficio fiscale);
  • le fatture per le spese mediche e le altre ricevute;
  • le altre spese che danno diritto ad oneri deducibili o oneri detraibili (ad esempio, le spese relative alla formazione);
  • gli attestati di versamento d’imposta attraverso i modelli F24;
  • la copia della polizza attestante i requisiti chiesti per i premi di assicurazione sulla vita;
  • il contratto di mutuo e i contratti di compravendita per l’acquisto dell’immobile adibito ad abitazione principale, e fondamentale documento di supporto per la detrazione degli interessi passivi;
  • il contratto di mutuo per la costruzione e la ristrutturazione dell’immobile adibito ad abitazione principale, anch’esso al fine di agevolare la detrazione degli interessi passivi.

Come già anticipato, tutta la documentazione di supporto alla dichiarazione dei redditi dovrà essere conservata in modo ordinato per 5 anni a partire dalla fine del periodo d’imposta in cui la dichiarazione dei redditi medesima viene trasmessa telematicamente, affinché possa essere oggetto di facile presentazione in caso di richiesta da parte dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In caso di dubbi sui termini di conservazione, vi consigliamo di rivolgervi ad un bravo commercialista esperto contabile.

Dichiarazione dei redditi 2016: le eccezioni al termine di conservazione dei documenti:  non mancano le eccezioni a questa regola generale. Basti considerare, ad esempio, che le spese di ristrutturazione della casa che danno diritto alla detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi si devono conservare per cinque anni, con decorrenza dal termine del beneficio della detrazione Irpef del 36%, del 41% o del 50%: ora, considerando che le spese per le ristrutturazioni edilizie conducono a un beneficio spalmabile in 10 anni, ne deriva che, dal momento della comunicazione in dichiarazione dei redditi al momento della possibile distruzione, dovranno passare almeno 15 anni. Stesse regole valgono in materia di spese relative al risparmio energetico, in grado di conferire il diritto alla detrazione del 55% o del 65%.

Attenzione però: nel caso delle imprese l’obbligo civilistico di conservazione delle scritture contabili (necessarie anch’esse per la predisposizione della dichiarazione dei redditi) è pari a 10 anni.
Di conseguenza, per chi svolge attività d’impresa i documenti contabili, con cui si è redatto il bilancio e poi predisposta la dichiarazione dei redditi, sono soggetti a un termine di conservazione maggiore dei 5 anni previsti dal Fisco. Si tratta però di un obbligo di carattere civilistico.

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Le condizioni di precarietà dei ponti del Trincerone finalmente sembra siano state notate e si inizi ad intervenire … speriamo in modo adeguato

Nel lontano 7/12/2018 avevo scritto un post in cui evidenziavo tra l’altro lo stato precario di  alcuni ponti che attraversano il Trincerone, fornendo anche immagini fotografiche.

Scrivevo in particolare: “Come evidenziano le foto presenti in questo album Flickr apposito o su Amazon Photo, i ponti che congiungono via Sempione con via Gottardo e che consentono di oltrepassare il Trincerone (soprattutto i ponti di c.so Vercelli e di via Bologna) rivelano curati particolari architettonici di rilievo. Tuttavia, le loro condizioni non sembrano ottimali in diversi punti (soprattutto in quello di c.so Vercelli, probabilmente il più trafficato), presentando diverse crepe e scrostature tali da mostrare arrugginiti i rinforzi in ferro armato: sicuramente converrebbe effettuare un’adeguata verifica del loro stato strutturale“.

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Proprio ieri, a distanza di più di un anno da quella mia osservazione (seppur io non sia uno del mestiere), ho notato che finalmente si è incominciato ad intervenire proprio in quel ponte di c.so Vercelli che, tra tutti, era sembrato anche a me il più compromesso.

Prima che qualcuno appoggiandosi alla ringhiera si ritrovi giù nel fossato, spero che un esame attento venga effettuato su tutti i ponti: essendo stati costruiti nello stesso periodo, necessitano probabilmente di interventi non solo estetici ma anche strutturali.

Dall’altro lato del medesimo ponte di c.so Vercelli, comunque la situazione non mi sembra tanto migliore e spero che si intervenga al più presto ed in modo adeguato.

Nell’attesa, meglio non appoggiarsi troppo sulle ringhiere di tutti i ponti … tanto il paesaggio che ora si potrebbe ammirare non è certo più edificante!
😦

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Rimborsi per le tariffe a 28 giorni da parte degli operatori di rete fissa

Sicuramente a molti è sfuggita la notizia del successo di alcune associazioni di consumatori nel veder non solo abolita la modifica unilaterale, da parte di tutti gli operatori di rete fissa, della durata di un contratto mensile a soli 28 giorni, ma anche la possibilità di avere un rimborso per le spese maggiorate sostenute dal consumatore per diversi mesi a partire dal giugno 2017.

Sono usciti diversi articoli sui giornali che riportano particolari ed informazioni al riguardo su come ottenere questo rimborso. In particolare, io ho trovato piuttosto esaustivo un articolo apparso anche sul web lo scorso 1 novembre sul quotidiano La Repubblica. Da questa fonte direi autorevole si evidenzia che “hanno diritto ai rimborsi gli utenti che avevano una rete fissa Tim, Wind 3, Vodafone e Fastweb dal 23 giugno 2017. Al momento per averli bisogna essere rimasti con il proprio operatore, ossia non averlo cambiato nel frattempo“. Ovviamente quest’ultimo vincolo è assurdo, ma è anche in qualche misura comprensibile in quanto diversamente gli attori coinvolti nel rimborso sarebbero maggiori e quindi la procedura dovrebbe complicarsi seppur minimamente! Si legge che, in questo caso “l’Autorità deve ancora specificare le modalità e probabilmente dovremo aspettare l’insediamento del prossimo consiglio Agcom (l’attuale scade il 31 dicembre 2019)“.

Inoltre, come indicato esplicitamente in questo articolo, “le misure di compensazione e i rimborsi sul caso della fatturazione 28 giorni coinvolgono solo i clienti di rete fissa (sono esclusi i clienti di rete mobile come previsto dalla delibera)”. Anche questo lo trovo assurdo, essendo state applicate a suo tempo le stesse regole per i contratti mobile … ma forse è solo questione di tempo!

Si specifica poi che “le modalità per avere lo storno o le misure compensative variano a seconda degli operatori” e questo può  indubbiamente complicare e disorientare il consumatore. In un articolo già del 27 luglio 2019 de L’Economia, vengono forniti tutti i dettagli su come richiedere il rimborso o le compensazioni e questo specificatamente per ciascun operatore. Già, perché ovviamente ciascuno di questi ha pensato bene di proporre, in alternativa al rimborso, la possibilità di una compensazione in termini di aggiunta di alcuni servizi normalmente a pagamento, invece così offerti “gratuitamente” per un certo periodo temporale. Spesso la richiesta di questi servizi in compensazione può essere effettuata anche direttamente dal sito/app dell’operatore specifico.

Personalmente ho preferito optare per una richiesta di un rimborso che dovrebbe essere “poco meno dell’importo di un mese di canone dell’offerta (fa fede il prezzo pagato dall’utente in quel periodo)“, secondo quanto indicato sempre in quell”articolo de La Repubblica.

È possibile rivolgersi e dare il mandato ad una associazione dei consumatori per ottenere tale rimborso, ma penso sia più  agevole procedere autonomamente. Infatti “l’utente può procedere da solo e ottenere sicuro successo, dato che i rimborsi sono ormai stati confermati non solo dalle regole ma anche dalla giustizia amministrativa (che ha respinto i ricorsi degli operatori)“.

In particolare, avendo quindi io una linea fissa TIM, mi è bastato telefonare oggi al servizio clienti 187 per richiedere il rimborso sia per il mio numero telefonico sia per quello di un familiare, fornendo semplicemente il nominativo dei loro intestatari più, opzionalmente, il mio numero di cellulare per ricevere notifica dell’esito della mia richiesta entro i successivi 10 giorni.

Insomma, completare tutta la procedura mi ha richiesto pochi minuti, non avendo neppure dovuto rimanere in attesa per poter parlare con un operatore: forse che oggi erano tutti intenti alle ultime compere di Natale e perciò il servizio clienti non era oberato di richieste? Forse, ma la procedura mi è comunque risultata assai agevole e veloce e penso dovrebbe esserlo anche per gli altri operatori! 🙂

Infine, come indicato in questo articolo, risulta possibile inoltrare la richiesta di rimborso anche dal sito MyTIM se preferisci: nel testo conviene probabilmente indicare tutti i dati che mi sono stati richiesti dall’operatore del 187 (numero telefonico fisso, intestatario del contratto, numero di cellulare su cui ricevere notifica di evasione richiesta), anche se diversi dovrebbero essere già impliciti operando nella propria area autenticata riferita alla propria linea.

Sempre da quell’articolo si legge “Nella schermata principale il cliente dovrà cliccare su “Chiedi informazioni“, poi successivamente selezionare “28 giorni – Richiedi rimborso in fattura TIM“, compilare un modulo scrivendo “Richiedo il rimborso economico da accreditare direttamente in fattura, per la fatturazione a 28 giorni ai sensi della delibera AGCOM n. 269/18/CONS“, indicare un proprio numero di telefono cellulare (anche di un altro operatore mobile) e una fascia di reperibilità per eventuale contatto da parte di un consulente TIM”. Inserisco alcuni screenshot che mostrano come raggiungere quella sezione del sito non proprio in primo piano:

Tramite l’app MyTIM non ho trovato esplicitamente quella sezione di richiesta predefinita, ma devo anche dire di non averla cercata troppo: si può comunque inoltrare la richiesta tramite chat, utilizzando l’apposita sezione:

Con questa modalità online non penso però possa essere possibile inoltrare la richiesta anche per altri numeri di familiari … per cui forse una telefonata al 187 rimane, secondo me, la soluzione più agevole e flessibile soprattutto se uno intende richiederlo per più utenze di familiari!

 

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P.S. 10/2/2020

Non ho ricevuto al comunicazione di stato di avanzamento della pratica di rimborso sul numero di cellulare che avevo fornito quando ho inoltrato la richiesta in oggetto (mi sarebbe dovuta arrivare entro 10 giorni secondo quanto mi aveva detto l’addetta del call center). Tuttavia ho verificato proprio ora che sulla mia bolletta mi è stato effettuato il rimborso in quanto ho pagato molto meno:

 

 

 

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Il Presepe di Borgaro ed il viaggio tra tutti quelli del Canavese e delle Valli di Lanzo

L’usanza di esporre i Presepi nel periodo Natalizio ha lontane origini ed è una di quelle tradizioni che rendono in qualche modo magico questo periodo dell’anno … e non solo per i bambini!

Il Presepe meccanico dei Santi Cosma e Damiano, nella chiesa dei santi omonimi, è uno di quelli che meritano di essere visti. La sua costruzione è iniziata nell’ormai lontano 1994, ad opera di un gruppetto di appassionati: nel tempo è accresciuto di nuovi elementi fino a coprire gli attuali 25 mq con una cinquantina di statuine spesso in movimento. Su un cellulare, cliccando la mappa seguente, puoi far partire il navigatore per raggiungerlo:

Collocazione del Presepe meccanico dei Santi Cosma e Damiano

Collocazione del Presepe meccanico dei Santi Cosma e Damiano a Borgaro

Tale presepe fa poi parte dell’iniziativa In viaggio tra i Presepi del Canavese e delle Valli di Lanzo che comprende ben 17 presepi, ciascuno dalle sue peculiarità particolari.
Grazie anche al patrocinio della Regione Piemonte e dei Comuni che li ospitano, esiste poi un’iniziativa, promossa dall’associazione Gruppo Presepe S. Giuseppe Ciriè ONLUS in collaborazione con i presepi del territorio, che consente di partecipare all’estrazione finale di premi tra tutti coloro che avranno visitato almeno 10 di quei presepi: un apposito foglio su cui apporre il timbro per ciascuna presepe consente di verificare l’effettiva loro visita.

In particolare, se vuoi saperne di più sul Presepe di Borgaro puoi vedere il bel filmato presente su Youtube, che può essere utilizzato anche come audio-guida quando lo si va a visitare, descrivendo nel dettaglio le principali scenografie rappresentate.

Nel seguito poi vi mostro alcune fotografie, scattate personalmente qualche giorno fa, che mostrano alcuni dettagli … anche se, trattandosi di foto, non sono ovviamente in grado di mostrare i movimenti propri di questo presepe meccanico:

 

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Ben vengano forme pubblicitarie/promozionali che sovvenzionino le attività didattiche nelle scuole!

Da alcuni anni diverse attività commerciali hanno adottato, in alcuni periodi, una forma pubblicitaria/promozionale che reputo personalmente assai efficace a livello sia di visibilità sia di utilità sociale.

Sono tutte iniziative simili e comportano una donazione alla scuola prescelta da ciascun cliente come percentuale sui suoi acquisti: insomma un credito virtuale che la scuola può utilizzare per attività di didattica senza che ci sia alcun costo ulteriore per il cliente! Può quindi essere un modo concreto con cui , ad esempio, ringraziare un istituto in cui studia o ha studiato un proprio figlio e contribuire così, con la sola fatica di pochi click, affinché le attività didattiche svolte possano trovare i giusti fondi.

Basti citare alcune di queste iniziative che conosco personalmente:

In particolare, in questo post mostro come sia assai agevole indicare la scuola a cui potrà andare l’1,5% dei tuoi acquisti su Amazon. Basta infatti andare alla pagina relativa all’iniziativa e ricercare la scuola a cui si desidera che Amazon devolva tale somma: se per caso non si trova (è difficile, ma può  succedere), la si può comunque inserire lo stesso e poi in qualche modo conviene avvertire la scuola di questa iniziativa in modo che possa poi utilizzare il fondo che si verrà a creare.

Ovviamente verrà richiesto di autenticarsi con il proprio account Amazon in modo da associare, d’ora in poi, i propri acquisti a questa iniziativa:

La notifica dell’iscrizione all’iniziativa viene notificata anche via email:

Risulta anche possibile visualizzare le scuole che uno ha scelto di supportare nel tempo e il relativo credito virtuale fino a quel momento “donato” alla scuola da Amazon grazie ai tuoi acquisti.

Esiste poi una sezione apposita per le F.A.Q.  dove si possono chiarire tutti gli eventuali dubbi. Si legge, ad esempio, che il periodo di validità dell’iniziativa va dal 28 agosto 2019 al 29 febbraio 2020. Le Scuole potranno poi redimere il credito virtuale accumulato per tutta la durata dell’iniziativa e fino al 30 Aprile 2020.

Nella sezione Area scuole è possibile poi trovare chiarimenti per le scuole che intendono approfittare e aderire all’iniziativa.

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La censura ai tempi di Facebook e dei suoi gruppi privati

Due settimane fa ho scritto un post in cui ho ripercorso, nel bene e nel male, diversi aspetti dell’ambiente di lavoro in cui ho trascorso ben 34 anni della mia vita prima di andare in isopensione. Li ho raccontati così come li ho visti e vissuti, fornendo anche particolari che difficilmente possono essere negati da chi ci lavora o ci ha lavorato. Anche se ovviamente ogni esperienza ha di per sé della soggettività, in quell’articolo ho cercato di essere il più sincero ed obiettivo possibile.

Ho poi inserito sul mio account Facebook, come solitamente faccio ad ogni mio nuovo post di questo blog, il link per poterlo raggiungere. Ho così ricevuto diversi apprezzamenti da alcune persone con cui ho lavorato ed una, in particolare, ha addirittura commentato “Solo applausi 👏 Ogni professionista IT o chi vuole intraprendere questo percorso dovrebbe leggere questo post! Mi sono ritrovato, nel bene e nel male, in questi passaggi. Enzo hai ancora molto da dare a questo ambiente: ci starebbe bene un libro recap“.

Ovviamente ciò non solo mi ha fatto molto piacere, ma mi ha anche invogliato a diffondere maggiormente quel mio articolo. Ho pensato quindi di condividere quel mio post su Facebook anche in due gruppi privati in cui potevano esserci persone interessate a leggerlo ed eventualmente commentare: Amici di CSELT e Dipendenti TIM.

Il risultato ottenuto è stato direi antitetico!

Nel primo, nonostante mi fossi appena iscritto in quel gruppo privato, non solo è stato subito pubblicato, ma il primo commento ricevuto recitava: “Benvenuto in questo Gruppo caro Enzo Contini. Ho già letto, sia pure velocemente, il LUNGO ED EMOZIONANTE POST sulla storia dello CSELT, delle sue Luci e delle sue Ombre. Per me è stato davvero un GRANDE REGALO DI NATALE, in ques’anno che ricordo come il 40° Anniversario dall’uscita dallo CSELT“. Inoltre un altro  ex collega che segue quel gruppo (ma che personalmente non ho mai conosciuto) lo ha persino condiviso in un altro gruppo privato, CSELTmuseum.

Ben diversamente è stato accolto il medesimo post dagli amministratori di Dipendenti TIM, nonostante da anni fossi iscritto in quel gruppo privato, pur non avendo mai contribuito. Non vedendolo approvare, dopo qualche giorno ho inserito un nuovo post con link diretto all’articolo del mio blog e non più quello al mio post sul mio account fb, ipotizzando che fosse quello stato il motivo. A distanza di qualche giorno mi arriva la notifica del rifiuto della sua pubblicazione con la seguente sintetica ed enigmatica motivazione: “??“. Supponendo quindi ora che quel rifiuto fosse imputabile al fatto di essere stato considerato off-topic (ad una lettura poco attenta sarebbe potuto succedere, in quanto le prime frasi fanno riferimento ad un film, Blade runner, da cui ho ripreso il titolo del post) inserisco nuovamente il link dell’articolo aggiungendo questa volta anche le seguenti frasi di esplicita spiegazione sul suo contenuto: “Come neo isopensionato, ho cercato di riassumere, nel seguente articolo, alcune delle cose viste nei miei 34 anni vissuti nell’Azienda. Ovviamente sarò ben felice di aggiungere ulteriori dettagli che mi sono sfuggiti e che invece alcuni di voi ricordano. Altrettanto ovviamente, se ci sono cose che ho scritto che non reputate vere, mandatemi un feedback nei commenti“.

A questo punto non solo non è stato pubblicato e rifiutato con una motivazione più o meno comprensibile, ma sono stato addirittura escluso da quel gruppo privato!! Una mia successiva richiesta di rientrare rimane poi inascoltata.

Ho quindi scritto ai due amministratori di quel gruppo, tramite il Messerger di Facebook essendo quello l’unico contatto disponibile, chiedendo loro gentilmente di fornirmi una motivazione dell’accaduto: anche così nessuna risposta!

Messaggio inviato ai due amministratori del gruppo privato  Dipendenti TIM

Ho aspettato più di una settimana prima di pubblicare questo post, sperando ancora sempre in una risposta di uno dei due amministratori di quel gruppo … ma nulla!

Eppure nella descrizione relativa a quel gruppo si recita: “Gruppo dipendenti TIM ed ex-colleghi pensionati senza esclusione alcuna. In questo gruppo sono accettate tutte le discussioni riguardanti la società in cui lavoriamo, il nostro lavoro ed informazioni sindacali“.

Devo ammettere che ci sono rimasto male, mi ha amareggiato ed anche un po’ disgustato. Mi è sembrata proprio quella forma di censura che l’Internet in cui credo, aperto al dialogo ed alla diffusione delle verità (anche scomode), non dovrebbe davvero avere. Penso proprio che questo sia uno dei problemi di alcuni gruppi privati gestiti malamente dai loro amministratori che bloccano tutti quei post che non sono in sintonia con quello che loro desiderano, seppur inseriti dagli aderenti al gruppo nel rispetto delle regole indicate nell’aderirvi. Questo comportamento non può che portare ad una visione distorta della realtà e non agevola quindi la discussione che è il primo passo verso un possibile miglioramento.

Evidentemente, meglio per loro che non si parli di certe cose, meglio continuare a far finta di niente, nella peggiore tipica mentalità italiana di omertà che non può non ricordare quella di una certa malavita (non vedo, non sento, non parlo) e che pone le solide basi affinché non si possa avere una qualsiasi forma di miglioramento reale.

Per di più nei gruppi privati fb, viene lasciato agli amministratori l’arbitrio di espellere membri a loro insindacabile discrezione, senza nemmeno darne una motivazione al “confinato”: questo  può dar quindi adito alla possibilità di comportamenti scorretti anche da un punto di vista della buona educazione. Insomma una “condanna” senza il diritto ad una sentenza e senza che nemmeno altri lo vengano a sapere (compresi gli aderenti al gruppo stesso). Insomma, un atteggiamento tipico delle migliori dittature! 🙄

… ed invece è bene che lo si sappia. È bene che gli appartenenti ad un gruppo privato sappiano come vengono filtrati i post dai suoi amministratori, in modo che giungano loro solo notizie di un certo tipo.

Io ti racconto la mia vita, il mio passato, il mio presente, anche se a te, lo so, non importa niente…“, cantava diversi anni fa Claudio Lolli. Ma anche se a qualcuno sembra non ne importi niente, poco male, io lo racconto lo stesso per chi ha orecchie per ascoltare, continuando ancora a credere in un mondo migliore!

Non mi resta ora altro che inviare ai due amministratori di quel gruppo, sempre tramite Messanger, il link anche di questo articolo in modo che ne siano a conoscenza ed abbiano  eventualmente modo di commentare.

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P.S. 13/5/2020

Ho appena ricevuto finalmente una risposta da uno dei due amministratori del gruppo in oggetto, sebbene dopo circa 6 mesi! Non proprio la risposta che avrei sperato, vale a dire quella con una spiegazione del rifiuto del mio post e della mia successiva espulsione dal gruppo privato, senza alcuna spiegazione ed ignorando per di più ogni mia successiva richiesta di rientro.

Insomma non la risposta sperata mesi fa … ma comunque una risposta! 🙂

Eccola:

Messaggio ricevuto oggi, 13/5/2020, tramite Messenger da uno dei due amministratori a cui avevo scritto 6 mesi fa

Nello screenshot di Messenger, riportato precedentemente in questo post, avevo lasciato visibili i nomi dei destinatari, cioè quelli dei due amministratori di quel gruppo chiuso. Perché, infatti, avrei dovuto nasconderli, essendo gli stessi ben visibili a tutti coloro (iscritti o meno al gruppo) che accedono a quella pagina di Facebook? Infatti lì, oltre al pulsante Join group per richiedere di essere ammesso al gruppo, vengono mostrate anche le sezioni About this group, Members (con ovviamente l’elenco di tutti i suoi amministratori e la possibilità di accedere a tutte le loro informazioni pubbliche presenti loro rispettivo account Facebook), Activity, Group rules from Admins.
Inoltre, “lesivo e diffamatorio” è forse dire ciò che è accaduto veramente e di cui si espongono e riportano dettagliatamente le prove?
E’ vero, io non sapevo e non so tutt’ora “chi sia tra i due amministratori ad avermi eliminato ne le motivazioni” per cui l’abbia fatto. D’altra parte era proprio di queste motivazioni che avevo gentilmente subito chiesto ad entrambi spiegazione con il mezzo più consono a mia disposizione, cioè il sistema di messaggistica associato al social network. Che uno degli amministratori di un sito/gruppo Facebook mi dica che non è tenuto a vedere almeno periodicamente le richieste ivi presenti, mi sembra poi davvero da incompetenti!! Messenger è stato appositamente creato da quel social network per consentire un contatto diretto tra visitatori e gestori di un sito Facebook, sia questo un privato, un negozio od un gruppo. Sinceramene è la prima volta che scrivo a dei referenti di un sito Facebook e costoro non mi rispondono … o uno di loro lo fa in modo inappropriato dopo diversi mesi!! Questo fa davvero pensare …

Faccio infine notare che, diversamente da quanto affermato in quella risposta che ho ricevuto, tra le regole che appaiono nell’apposita già citata sezione Group rules from Admins di quel gruppo, si disquisisce su chi fornisce le autorizzazioni ad entrare nel gruppo, ma non viene indicato chi non autorizza un post inviato da un iscritto (in generale tutti gli amministratori possono teoricamente farlo, ovviamente, ed anzi viene proprio in quelle regole specificato “gli amministratori si riservano il diritto di controllare preventivamente i post che vengono pubblicati nel gruppo“) e non viene assolutamente indicato chi può escludere un iscritto dal gruppo e per quali motivazioni. Perciò la mia scelta di inviare la missiva ad entrambi era dovuta e la mancata conoscenza dettagliata delle regole poste ad un gruppo da parte di un suo amministratore anche questo fa pensare …

Group rules from Admins di quel gruppo chiuso Dipendenti TIM

Insomma, per le ragioni sopra riportate, mi sembra sia alquanto ridicola la spiacevole minaccia, presente nel messaggio, di adire per vie legali qualora non eliminassi l’immagine dello screenshot del mio messaggio inviato a suo tempo su Messenger, (reputata addirittura diffamatoria).
Comunque, non mi è costato nulla annerire i due nomi in quello screenshot, cioè quelli di coloro che al tempo di pubblicazione di questo post erano i soli amministratori (oggi vedo che se ne sono aggiunti altri due in coda). Se basta solo questo per far piacere a qualcuno, perchè infatti non farlo?

Permangono, invece, non risposte le mie richieste di spiegazione avanzate mesi fa, ma di questo sembra non importi evidentemente molto a quegli amministratori… D’altra parte ora, a distanza di mesi e ricevendo per di più questo messaggio, in verità non importa più molto neppure a me!! 😦

Ovviamente ho dato risposta, sempre via Messenger, a quell’amministrato relativamente alle modifiche effettuate a questo post, evidenziando anche  l’aggiunta del seguente post scriptum.
Chissà se nuovamente si accorgerà della presenza di quel messaggio prima di sei mesi e solo per puro caso!! 🤔

Comunque i commenti pubblici ai miei post sono sempre ammessi e da me pubblicati senza esclusione alcuna … se non quella dell’educazione! 😊

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How to have, for only 12€/year, automatically saved your photos and videos from your smartphone to OneDrive (till 1TB) and much more!

Very often we use our smartphone even to take pictures/videos and it is always noisy to save them somewhere else, for example on our PC. Even though there are several ways to do that backup (and then possibly free space on your phone), you have to remember to do that periodically. There is, for example, the Microsoft Photos app than may help you in synchronizing photos/videos, but it always takes some time in searching new photos on your external device and often it is even quicker to drag&drop new photos’ files simply using File Explorer that allows you to see your smartphone memory, when connected via USB. Then there is also Microsoft Your Phone Companion app that allows several features. You need only to install also on the smartphone the same app (IT: Complemento de Il tuo telefono- Collegamento a Windows 10) and then you can manage, on your PC, several things (e.g. read/send messages) of your smartphone without having to connect it via USB. One of the features is to see (and possibly save) only latest taken pictures … but even in this case, it requires a manually handling . It is worth pointing out that this app is proving more and more features every new release so it will be improved even more: some newest ones ask for a bluetooth pairing between smartphone and PC (e.g. Dialed calls).

But let’s come back to the object of this post! The easiest, safer and so best way to save your pictures/videos taken with your smartphone (and have them available wherever you want) is to have them synchronized with a cloud. Very often Photos/Gallery app on a smartphone is already linked to a cloud, possibly the Google one (Google Drive) or the one of the phone brand (e.g. Samsung, Huawei , Xiaomi). However the space that you can have for free is not so much (e.g. 15GB with Google Drive, 15GB with Samsung, 5GB with Microsoft OneDrive). Obviously you can buy from each of them more space! The better and cheapest solution I experimented is the Office 365 Home one year subscription. It gives not only 1TB on OneDrive but also all Office applications for all your devices where you login with your Microsoft account  … and all that for 6 people!! Therefore you can buy the Office 365 Home (P.S. 30/7/2020 –  now called Office 365 Family) one year subscription and then you can give to other 5 friends too all the features it provides. So, altogether, 6 people, logged with their own Microsoft account on every device they own (e.g. PC, tablet, smartphone), can use all Office apps and have their own 1TB on OneDrive! Altogether 6TB and Office on all devices they own, always updated to its latest version.  Even on your smartphone you will have the Office apps with full features (e.g. when used with Samsung Dex you can also save the modified files you have on your smartphone connected to an external display).
Note that every file or folder can be shared with someone (or with everyone if you like): for example, I am in the habit to use a directory of my OneDrive to share files for this blog. And this for a cost of 99,99€ if you buy online from OneDrive site, but currently even less (59.99€, 72€) if you buy, for example, from Amazon (**)!! I think it is much better (and safer) than buying 1TB external HD each one for backup! I know it is strange that it costs less if you buy not directly from OneDrive site (even though, in that case, you get one month free per year if you activate there a continuous charging), but that’s it …
Note that, for subsequent renewals, you can buy it when it is on offer and renew it even two months before the deadline. Moreover, note that the price may differ if the code is sent by e-mail or by mail and that latter option may be cheaper!!

Anyway the activation procedure is easy also having an activation code: you have only to insert it in OneDrive section that allows that kind of activation. In the following, you can find that procedure, step-by-step, going into your Microsoft account with a browser.

How to activate Office 365 using an activation code (1)

How to activate Office 365 using an activation code (2)

How to activate Office 365 using an activation code (3)

How to activate Office 365 using an activation code (4)

How to activate Office 365 using an activation code (5)

You can then invite till 5 friends to use your subscription and take the same feature you have: so 72:6= 12€ each!!! Much better and safer than buying each a 1TB hard disk for backup …
When you will renew your subscription, they will continue to have their benefits, but you are always the “master” so you can change whenever you want with you want to share it even in the future.

You can share your subscription with other 5 friends

Obviously OneDrive space can be used to save whatever file type and not only jpg/mp4  and the synchronization with all your PCs is done automatically too. Note that with Amazon Prime Photo , if have a prime account, you have unlimited space but for saving ONLY jpg files, so only pictures … and performance are non comparable!
Photos and videos synchronized with OneDrive will be available in the Images\Roller directory of your OneDrive folder [IT: by default C:\Users\your_username\OneDrive\Immagini\Rullino even though I alway prefer, during OneDrive configuration on a PC, to change the OneDrive directory location in order to have the synchronization in a directory (e.g. Data) not related to the specific logged user. So in my case I have them in C:\Data\OneDrive\Immagini\Rullino]. You should note that by default there is the cloud icon in the Status column of each photo/video thumbnail to remind you that, by default, pictures are all only on the cloud and they will be downloaded locally only if you need, so no space is taken in your HD.
In fact, on a Windows 10 PC, since 2018 update, OneDrive management became better and now it allows to set the files on-demand option, so for a file/folder you can see the icon without having it locally, so without using local HD space: only when you click on it (and your PC is connected to Internet) the file is downloaded locally and it can be seen. Then you can decide to leave it locally or to free space and have it again only on the cloud. For more information about this topic you can see, for example,  https://www.windowscentral.com/how-get-started-onedrive-windows-10

If you have OneDrive set to do the photo backup on that cloud, it is better to disable other automatic saving embedded (may be by default) on the Photo/Camera app. For example, in the case of the Samsung Camera app, in its settings section should be disabled the synchronization with Samsung cloud:

On the contrary in OneDrive app settings you must set on the upload from Camera:

Then, if you like, you can even set also other directories to be synchronized with the OneDrive cloud:

Depending to the settings you choose, synchronization is done possibly only when the smartphone is connected to Wi-Fi (so no data traffic could be charged) and the battery level is not low.


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Here there are some posts of mine that you may be interested to:

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Just in case, in the following you can find some links regarding how to save photos on your PC (without using a cloud):

Pubblicato in Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Windows | 12 commenti

Come avere, a poco prezzo, una connessione a Internet in una seconda casa (e.g. per domotica) senza necessità d’installare una linea fissa

Sempre più spesso si sente la necessità di avere una connessione a Internet anche in una seconda casa (in campagna, montagna o mare) magari per poter usufruire di servizi di domotica quali la gestione remoto della caldaia, comandare da remoto interruttori, ricevere avvisi da un sistema di antifurto e magari addirittura vedere da una webcam un flusso video in real-time e/o registrato. Spesso la spesa da sostenere per avere una linea fissa non è giustificata e perciò può tornare utile una soluzione alternativa assai semplice ed economica: l’utilizzo di un router munito di SIM, perciò in grado di fornire una connessione a Internet sia su cavo Ethernet sia Wi-Fi.

È vero che anche uno smartphone si può configurare come hotspot WiFi e la velocità di trasmissione (a parità di SIM/operatore/area geografica) risulterebbe analoga, ma è una soluzione che può andare bene solo per necessità di connessione occasionali. Infatti, innanzitutto la portata del wifi generato da uno smartphone è minima per cui il dispositivo che l’utilizza deve essere al massimo a pochi metri. Se si desidera poi avere un WiFi sempre presente, lo smartphone dovrebbe essere sempre alimentato, e questo non è il suo “normale” utilizzo per il quale è stato progettato per cui mi immagino che la durata non solo della batteria ma anche del dispositivo stesso ne risenta nel tempo. Inoltre le sue possibilità di configurazione sono minime rispetto a quelle disponibili su un router, oltre a richiedere adattatori se si desidera utilizzare un collegamento via cavo (e.g. ethernet) sicuramente migliore e stabile.

In particolare, per la casa di campagna, io ho utilizzato il router TP-Link TL-MR6400 (vedi manuale utente/firmware updates/F.A.Q.) che, utilizzando una opportuna SIM, è in grado di utilizzare una connessione 4G LTE e fornire una connessione wireless a 300Mbps: il tutto per meno di 100€. Ovviamente esistono molti altri prodotti analoghi … e lascio al lettore il compito di verificare l’offerta più conveniente al momento del suo eventuale acquisto! Relativamente  a quel  router  della  TP-LINK,  la sua configurazione  risulta assai semplice tramite l’app  TP-Link  Tether (vedi Quick Installation Guide): è  sufficiente  connettere  lo smartphone  al  WiFI  generato  dal  router  stesso,  e collegarsi con il browser alla URL http://tplinkmodem.net o http://192.168.1.1.  Il sito locale permette di lanciare un Quick Setup per una iniziale configurazione veloce, eventualmente poi raffinabile in un secondo momento agendo su specifiche opzioni. Ovviamente è conveniente  proteggere l’accesso impostando fin da subito una  password  di  accesso  a questo  sito locale  di configurazione  del router.
Conviene anche, per una più agevole installazione, disabilitare il PIN  di accesso (presente di default in una SIM) prima  d’inserire  la  SIM  nel  router, ad  esempio  inserendola  momentaneamente  in un cellulare  ed  eliminandola andando nella sua  specifica  sezione  di  gestione  della  sicurezza. Esiste, comunque, una sezione Advanced > Network > PIN Management nel  sito  che  consente  comunque di gestire tale PIN. Generalmente, l’esigenza di avere una connessione a Internet è, come ho già evidenziato, legato a servizi di domotica che in genere non richiedono grandi flussi dati (a esclusione del flusso video da webcam, se si è interessati ad averlo). Infatti, per altri scopi quando si è presenti in quel luogo, spesso la connessione a Internet (e.g. per un PC) uno la riesce comunque ad avere utilizzando la funzionalità di tethering del proprio cellulare … ed i Giga (40, 50, 60 e addirittura 70), oramai messi a disposizione dalle offerte sul mobile  consentono di poterci collegare anche una TV (magari con l’uso di una Chromecast o di un Amazon Fire TV Stick)!

Nota: dal momento che tutti i modem/router possono saltuariamente non funzionare più correttamente e richiedere un riavvio per tornare a fornire il servizio desiderato (e.g. connettività WiFi), può essere conveniente (almeno nel periodo in cui quella casa non viene abitata) utilizzare un classico  temporizzatore meccanico per il collegamento elettrico del router. Programmato opportunamente per non fare passare la corrente in un breve lasso di tempo (e.g. durante un orario notturno), consente di far spegnere e riaccendere il router giornalmente ed effettuare quindi un suo reset, just in case! In questo modo, pur non potendo agire direttamente sul tasto di accensione/spegnimento, non trovandosi uno in quella seconda casa, eventuali malfunzionamenti si risolvono comunque nel giro di, al massimo, un giorno, rendendo così comunque perenne la possibilità d’interagire da remoto su tutti i dispositivi di domotica!

Temporizzatore meccanico

Vediamo quindi quali sono le possibili offerte per avere una SIM da mettere a quel router e quindi ottenere una connettività a basso prezzo per la domotica.

TIM Home Connect potrebbe essere un’offerta inizialmente conveniente, costando 36€ per 24 mesi (in realtà viene richiesto di pagare anche 10€ per la SIM e l’attivazione). Prevede per ogni mese:

  • 20 minuti di chiamate
  • 100 MB di traffico Internet
  • 100 SMS verso tutti

Anche se il traffico Internet può sembrare eccessivamente minimo, si legge poi nelle condizioni contrattuali cheal  superamento dei MB disponibili ogni mese, la velocità di navigazione verrà ridotta a 32 Kbps fino al rinnovo successivo, senza costi aggiuntivi“. Perciò viene comunque mantenuta la connettività per quei servizi di domotica che  richiedono poca banda e non necessitano eccessivo real-time.

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P.S: 4/2/2021

Esiste ora anche una versione TP-Link TL-MR6500v Router 4G VoLTE che consente anche di connettere un telefono fisso alla porta Phone e quindi poter sfruttare il numero della SIM card per effettuare chiamate. Inoltre una segreteria telefonica integrata consente di registrare fino a 100 minuti di messaggi. Questo potrebbe tornare utile anche per avere una linea come se fosse fissa: basta attaccate il telefono e non cambia nulla se non il numero! Attenzione che non tutti gli operatori telefonici necessariamente supportano il VoLTE: tuttavia viene specificato che quel dispositivo supporta numerosi standard inclusi VoLTE*, VoIP e CSFB. * Verifica che l’Operatore scelto supporti lo tecnologia VoLTE su rete 4G. In caso contrario il Router utilizzerà in automatico la tecnologia CSFB (disponibile solo su rete 3G) come back-up di telefonia.

Si noti che quando un telefono è collegato e si alza la cornetta, compare un’apposita indicazione anche sul router stesso che indica l’attivazione della connessione telefonica. A tale riguardo vedete il mio successivo post: Come collegare un telefono a un modem con SIM per ricevere/effettuare telefonate tramite un apparato telefonico multifrequenza | Enzo Contini Blog

Inoltre, come anche nell’altro modello visto precedentemente, la porta LAN-WAN consente di utilizzarlo anche come back-up per una eventuale connessione con linea fissa che uno possiede: infatti, collegandolo al router sorgente con cavo di rete a quella porta, in caso di down della linea fissa la rete 4G subentrerà in automatico garantendo una continuità nella connessione ad Internet.
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Rispetto a mettere in tethering con un cellulare (sempre che non abbia problemi di consumo dati) non cambia molto a livello di velocità, se non il fatto che non bisogna fare tutte le volte la configurazione: tuttavia così si ha la portata del WiFi molto più elevata ed eventualmente ci si può connettere agevolmente anche tramite un cavo Ethernet.
Comunque, in entrambi i casi si ottiene sicuramente una velocità ben superiore a quella che attualmente si riesce a ottenere con una classica rete fissa ADSL dove non arriva la fibra: qualsiasi delle precedenti soluzioni di estensione del WiFi rimangono comunque le medesime e si possono applicare anche ad un router munito di SIM.

Esiste inoltre anche un’offerta TIM che sostanzialmente fornisce una soluzione simile che offre, laddove non si può arrivare con la fibra, un servizio analogo a quello di rete fissa ma utilizzando in realtà la rete mobile (vedi TIM senza limiti FWA): il costo tuttavia in questo caso è analogo a uno di rete fissa e non si ottiene, mi sembra, nulla in più che comprarsi il modem mettendolo in una posizione appropriata (e.g. vicino a una finestra) e mettersi una qualsivoglia SIM con incluso il traffico che uno pensa di fare.

Come sempre, tutte le offerte SIM con traffico dati incluso sono convenienti ma è necessario fare molta attenzione a non sforare il massimale previsto altrimenti i costi lievitano a dismisura (e.g. 2G di traffico in più del bundle possono costarti anche più di 20€)!!!
Il traffico raggiunto si può controllare anche da PC oltre che da app, ma basta distrarsi un po’ e magari lasciare attivata qualche sincronizzazione su un cloud che il traffico si consuma nel giro di poco tempo!! Non esiste nessuna opzione in genere per chiedere espressamente al gestore telefonico di bloccare il traffico se superata la soglia, … se non dopo una spesa di 60 euro, fissata per legge per tutela del consumatore! È vero che generalmente ogni volta che si è prossimi a raggiunge la soglia, ad esempio, si raggiunge l’80% di consumo di un bundle, viene in genere inviato un SMS informa dei minuti, SMS e Giga residui fino allo scadere dell’offerta … peccato che se la SIM è messa dentro un router uno non riceva neppure tale avvertimento!! 😦
Per fortuna in genere questa tipologia di modem possono essere configurati in modo da comunque avvertire e limitare il traffico dati al superamento di una soglia mensile definita: si può anche impostare affinché il router invii un SMS a un numero di cellulare quando si supera una certa percentuale (e.g. 90%) del traffico incluso. Ovviamente è importante impostare correttamente anche la Start date in base al giorno in cui avviene la ricarica della SIM.

Configurazione del router in modo da limitare il traffico dati al superamento di una soglia mensile definita ed essere avvertiti al cellulare tramite un invio dal router di SMS quando si supera una certa percentuale (e.g. 90%) del traffico incluso

La configurazione di un qualsiasi apparato TP-Link può poi essere anche effettuata tramite la sua app TP-Link Tether che consente anche d’impostare una password di accesso al dispositivo la prima volta che viene configurato: ovviamente lo smartphone deve connettersi al WiFi generato dal dispositivo stesso autenticandosi con la password indicata sull’etichetta presente sulla base del router. Anche le impostazioni sull’SMS di avvertimento quando si supera una certa soglia possono essere effettuate anche tramite quell’app:

L’app TP-Link Tether consente di gestire il router da smartphone o tablet

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P.S. 8/5/2020: “ATTENZIONE!!!
Nonostante venga esplicitamente detto nell’offerta TIM HOME CONNECT pubblicata online fino al 15/6/2020 che, senza costi aggiuntivi, rimane una connessione dati a basso bit rate, comunque sufficiente per comunicazioni a sistemi di domotica, io ho avuto caricato un importo negativo di circa 2 euro che ha comportato la impossibilità di contenermi da remoto e il dover effettuare una ricarica. Contattato il 187 per avere spiegazioni, non è riuscito a risalire alla motivazione dell’importo per cui ha aperto un ticket. Comunque ha disattivato per quel numero tutte le possibili fonti di traffico a pagamento (e.s. SMS bancari, chiamate a pagamento etc, mettendomi anche una tariffa base di default): questo, ha detto dovrebbe prevenire eventuali possibili sforamenti futuri. Perciò conviene richiedere queste disattivazioni fin da subito all’atto del contratto iniziale.

P.S. 29/6/2020
Dopo le esperienze negative che ho avuto con TIM Home Connect 24, mi sento di NON consigliarla più assolutamente! Leggete il mio successivo post TIM Home Connect: mai più!!

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Si noti inoltre che se uno ha una linea fissa TIM, può usufruire di traffico dati illimitato richiedendo di applicare l’offerta TIM Unica anche su questo numero oltre che quello dei cellulari dei familiari.
P.S. Vedi post più trecente TIM Power Famiglia Iron a 4,99€: un’ottima offerta… ma attenzione a disattivare per tempo le (subdole) opzioni attivate di default (gratuite solo per poco)!!

Si legge comunque anche che “i minuti di traffico, gli SMS e i MB inclusi nell’offerta non utilizzati al termine del periodo di un mese non saranno cumulabili con quelli attribuiti nel periodo mensile successivo“. Per i mesi successivi ai 24 iniziali, i 3€ al mese sono addebitati su credito residuo della TIM Card e pertanto si dovrà fare attenzione a disporre di un credito residuo superiore a 3€. L’attivazione ed i successivi rinnovi dell’offerta determinano la proroga della durata della TIM Card di 13 mesi , decorrenti dalla data in cui avviene l’attivazione o il rinnovo. Nel corso del tredicesimo mese il servizio funzionerà solo per la ricezione delle chiamate e dei messaggiE’ possibile disattivare gratuitamente l’offerta in qualsiasi momento chiamando gratuitamente il numero 40916, il Servizio Clienti 119 o accedendo alla sezione MyTIM Mobile del sito.”

Sicuramente per i mesi successivi ai 24 inizialmente compresi nell’offerta, il costo attuale di 3€ al mese è davvero eccessivo se confrontato con altre offerte del mercato attuali, per cui vale la pena valutare se, almeno inizialmente, optare per quella soluzione o scegliere fin da subito una diversa soluzione, sebbene leggermente più costosa. Si noti che certe offerte richiedono che ci sia il passaggio da un altro operatore o MVNO. Inoltre è da tenere presente che, essendo nel nostro caso un uso principalmente di domotica, un eventuale cambio del numero telefonico non ha certo rilevanza.  Se si ha poi anche a disposizione decine di Giga al mese, si può pensare di utilizzare quel  Wi-Fi anche per collegare cellulari e TV (per vedere film in streaming) senza necessità di utilizzare tutte le volte il tethering del proprio cellulare.

Con Noitel, che si appoggia alla rete Vodaphone, al costo di 2€ al mese si hanno 300 min di telefonate e 2 GB: il costo iniziale per l’attivazione è tuttavia di ben 30€.

Esistono diverse offerte di  MVNO (e.g. kena, Iliad, Poste, ho) ma è necessario verificare la presenza della copertura e la potenza del segnale dove si trova la casa: Kena utilizza la rete TIM che è quella a copertura maggiore sul territorio nazionale …. ma comunque la valutazione deve essere fatta in base alla collocazione dell’alloggio/casa. In tutti questi casi è poi importante tener sotto controllo i Giga ancora disponibili per avere sempre a disposizione un residuo di traffico dati sufficiente per mantenere attive le funzionalità di domotica: ne bastano pochi, è vero, ma ora se finiscono non si ha più generalmente alcuna connettività, nemmeno a basso bit-rate come avviene con TIM Connect. Nel caso si utilizzi KENA, anche se la rete a cui si appoggia è sempre quella TIM (per cui la copertura sarà analoga), la banda in download è limitata a 30 Mbps, comunque più che sufficienti anche per  uno streaming TV (e.g. Netflix raccomanda 5 megabit al secondo per avere una qualità HD).  L’offerta si rinnova automaticamente nello stesso giorno in cui è stata attivata se il credito residuo della SIM è sufficiente.
Per la tariffazione degli SMS, non inclusi, e dei dati, in caso di superamento della soglia mensile, si applicano le condizioni previste dal Piano Base Kenaa meno di Opzioni aggiuntive attive sulla linea. Perciò, se si pensa di avere necessità di più traffico dati e/o si intende utilizzare anche gli SMS (alcuni “vecchi” sistemi di gestione remota della caldaia ancora li usano, sebbene i più innovativi e recenti – e.g. Tado – necessitino solo di un collegamento Internet), allora conviene scegliere Kena 5,99 Flash che prevede, a solo un euro in più, oltre ai minuti illimitati di chiamate verso tutti i numeri fissi e mobili, anche SMS illimitati verso tutti i mobili oltre ad rilevante traffico dati (70 GB di internet 4G inclusi 3GB in 3G per navigare in Europa). Anche in questo caso non è previsto né il contributo di attivazione, né il costo per la SIM: tuttavia, questa volta non è possibile attivare un nuovo numero, bensì è necessario mantenere un proprio numero portandolo da un altro MVNO (e.g. Iliad, Poste). Purtroppo, perciò, si deve attivare prima una SIM da un MVNO e questo generalmente comporta un contributo di attivazione una tantum (e.g. 9,99€).

Si noti che esiste anche Kena Voce 4,99. con cui si hanno minuti illimitati di chiamate verso tutti i numeri fissi e mobili ma solo 50 MB (attenzione, NON Giga, perciò sono pochi!!) di Internet 4G.  Anche questa offerta è sottoscrivibile solo per chi attiva un nuovo numero Kena Mobile e per chi mantiene il proprio numero portandolo da un altro operatore. (P.S. vedi post più recente TIM Power Famiglia Iron a 4,99€: un’ottima offerta… ma attenzione a disattivare per tempo le (subdole) opzioni attivate di default (gratuite solo per poco)!!)

Anche l’operatore MVNO Poste Mobile talvolta fa offerte molto interessanti anche per un uso di domotica:

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P.S.
Spesso le offerte di telefonia mobile specificano che sono solo per uso personale vale a dire per una SIM da inserire in un telefono e non in apparati, sebbene poi venga consentito di effettuare il tethering vale a dire di utilizzare quel proprio cellulare come router WiFi … offrendo di fatto il medesimo servizio che un router reale offrirebbe!! Ovviamente un router 4G è in grado di offrire quel servizio in modo più continuativo essendo sempre alimentato e fornendo una copertura WiFi ben maggiore di quella di cui un telefonino è capace. Insomma anche mettere una di quelle SIM in una “saponetta” Mobile WiFi (e.g. TP-Link M7200 Mobile Router Hotspot Portatile, Saponetta Wifi 4G LTE) non sarebbe consentito, sebbene poi il servizio che offre sarebbe il medesimo.
Si legge ad esempio nella pagina relativa alla regolamentazione della SIM di Poste Mobile:

In via meramente presuntiva e senza che questo comporti alcun automatismo nell’applicazione delle misure contrattualmente previste all’art. 7.2, l’uso si considera senza ulteriori verifiche personale e, quindi, in linea con la causa del contratto, se vengono rispettati almeno tre dei seguenti parametri:

  • Traffico giornaliero uscente sviluppato per SIM non superiore a 160 minuti e/o 200 sms;
  • Traffico mensile uscente sviluppato per SIM non superiore a 1250 minuti e/o 2000 sms;
  • Traffico voce/sms giornaliero uscente verso altri operatori mobili non superiore al 65% del traffico giornaliero uscente complessivo;
  • Rapporto tra traffico giornaliero uscente complessivo e traffico giornaliero entrante non superiore a 4.

In caso di superamento di almeno due di detti parametri, la Società si riserva di monitorare il traffico del Cliente, al fine di verificare, anche mediante contatto con il cliente medesimo, l’esatta natura di tale superamento, accertando l’uso personale dei SMCE e, ove disponibili e attivati, i SMD.

Il significato di quegli acronimi non mi è del tutto chiaro e anche ricercando su Internet sono solo riuscito a trovare questi seguenti possibili significati:
SMCE = Sistemi di Monitoraggio in Continuo delle Emissioni?
SMD = Dispositivo di montaggio superficiale?

Insomma da un punto di vista teorico i gestori possono avere generalmente la possibilità di verificare l’IMEI del dispositivo e risalire perciò al modello e quindi capire se si tratta di un telefono o saponetta/router. Alcuni modem/datacard, quando aprono la connessione dati, inviano in un qualche campo opzionale che le identifica e che può quindi essere utilizzato per questa tipologia di controllo … ma è anche vero che esistono anche lista di saponette/dispositivi che non vengono riconosciuti come tali per cui queste verifiche, lato operatore, lasciano comunque il tempo che trovano!

Diciamo quindi che il traffico generato da sistemi di domotica è generalmente basso e anche un uso di tale WiFi da parte dei membri di una famiglia (che non vedano ovviamente film in streaming!) genera un traffico che non differisce per nulla da quello producibile da uno smartphone. Insomma per un provider si tratta comunque di un buon cliente che, secondo me, conviene tenersi ben caro, anche perché non consuma certo il massimo delle risorse che da contratto potrebbe.

Un tempo certe tariffe non consentivano neppure il tethering del cellulare (quando mettevi in tethering si passava a un altro APN – e.g. uno differente da ibox per TIM – e venivi tariffato diversamente): questa limitazione oggi non c’è più in quanto assurda … e tanto ormai tutti editavano a mano l’APN per superare comunque il problema (solo per chi aveva gli iPhone quella modifica manuale risultava non agevole o sembra anche negli ultimi Google Phone Nexus dove viene detto che l’APN non è modificabile… seppure poi anche qui sembra ci sia come sempre un trick per farlo ugualmente! 😏).

Insomma, regole commerciali sono in continua evoluzione e le giustificazioni certe regole contrattuali sono solo di puro marketing e non hanno basi o motivazioni tecniche. Come sempre è necessario non abusare mai dei servizi offerti, in modo da risultare comunque un buon cliente che conviene tenersi caro …

P.S. 8/2021 – Esistono poi offerte commerciali che offrono insieme ad un linea fissa anche una connessione mobile (e.g. FWA, saponetta con sim) a prezzo vantaggioso e con traffico illimitato nella SIM. È questo, ad esempio, il caso dell’offerta di Poste Mobili che attualmente, con 26,90€, danno due connessioni: linea fissa in fibra + modem con SIM 4G con giga illimitati da portare dove uno desidera.

P.S. 3/2025

Guarda il post TIM Power Famiglia Iron a 4,99€: un’ottima offerta… ma attenzione a disattivare per tempo le (subdole) opzioni attivate di default (gratuite solo per poco)!!

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Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Just for fun!, Review e test, Tecnologia | 13 commenti

Ho visto cose che…

Nel momento più struggente del celebre film fantascientifico di Ridley Scott ‘Blade Runner‘, il replicante Roy Batty prima di morire declamava: Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare … .
Come giustamente viene indicato in wikipedia, Roy sta ricordando la sua partecipazione a eventi spettacolari e si rammarica per il fatto che quelle memorie svaniranno insieme a lui, sottolineando le caratteristiche umanoidi del replicante insieme alle sue capacità artificiali. La gentile evocazione di memorie, esperienze e passioni che hanno guidato la breve vita di Roy ne sottolinea ancora più un lato “umano”.

Lo so, io non sono un replicante, ma anch’io posso dire di avere visto cose … probabilmente non eventi spettacolari e singolari, ma comunque tali da non dover essere dimenticati nell’oblio, ma che anzi val la pena ricordare per forse sperare in un futuro migliore.

Lo so, anche questo è un post che pensavo venisse breve e che invece breve non ė rimasto, ma i ricordi incalzano e sono davvero tanti riferendosi a 34 anni della mia vita!
Inoltre lo sapete … l’essere sintetico non è talvolta una delle mie peculiarità! 🙃

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Ho visto un centro di ricerca nato verso la metà degli anni ’60, con poco più di 100 dipendenti, con un’unica sede costruita senza badare a spese, seppur edificata in una periferia inoltrata dove, si racconta, un tempo esistesse una discarica della città, d’altra parte ancor oggi non molto distante in linea d’aria.

Ho visto la sua torre alta ben 75 metri, progettata da un architetto che le ha saputo imprimere un aspetto unico nel suo genere. Ho visto dalla sua cima, raggiungibile tramite un piccolo ascensore presente al suo interno, il paesaggio di una periferia abbruttita da capannoni industriali, rottamatori e discariche, laddove un tempo c’erano probabilmente prati e cascine.

Ho visto quel centro di ricerca progettare sistemi innovativi, contribuire alla definizione di standard in diversi ambiti tecnologici, collaborando con le maggiori realtà di innovazione europee e mondiali.

Ho visto persone mandate in ogni parte del mondo a seguire progetti internazionali ed enti di standardizzazione, talvolta anche da neoassunti e quindi inizialmente senza una preparazione adeguata: talvolta per farli “crescere”, altre volte più semplicemente perché si doveva presenziare formalmente, poco importava se uno non fosse poi in grado di contribuire più di tanto!

Ho visto gonfiare la lista delle spese di trasferte, perché eravamo sì in un centro di ricerca prestigioso … ma eravamo anche in Italia 🙄. Ho visto taxisti, soprattutto di Roma, proporti loro stessi di essere disposti ad indicare un importo maggiore nella ricevuta, in cambio di un’opportuna mancia: il perché è sempre lo stesso e, si sa, la capitale di una nazione generalmente ne esalta spesso non solo i suoi pregi, ma anche i suoi difetti e limiti!

Ho visto da sempre persone andare al lavoro vestite normalmente, senza dover rispettare la formalità di una giacca e di una cravatta, certo inutili in molte situazioni lavorative, ma comunque d’obbligo (soprattutto decenni fa) in molti altri ambienti (e.g. FIAT, banche). Se si vedeva qualcuno nei corridoi in giacca e cravatta, probabilmente si trattava di un usciere, del postino o, al limite, si doveva a qualche riunione formale in sede con invitati esterni!

Ho visto per decenni distribuire a tutti, ogni due anni, due camici bianchi (in modo da averne sempre uno di ricambio pulito!) molto simili a quelli ospedalieri e che forse inizialmente potevano avere un’utilità quando si saldava ancora o c’erano forse aree sterili per realizzare circuiti integrati, ma in seguito sicuramente no. Comunque ancora negli anni ’90 c’era sempre qualcuno che ancora li indossava abitualmente, non certo per necessità, ma forse perchè faceva molto ricercatore … e poi non si rischiava di macchiarsi in mensa!

Ho visto da sempre usare la seconda persona singolare per rivolgersi a qualsiasi collega, segretaria, perito, laureato o dirigente che fosse, superando così quel distacco lessicale, dettato da un differente livello di categoria, che continua invece ad esistere tutt’oggi in altri ambiti lavorativi (e.g. medico ed infermiere, avvocato e segretaria). Forse è per questo che, seppur usato in modo simmetrico, il dare del Voi mi è sempre suonato così strano!

Ho visto una mensa gestita per decenni da una cooperativa degli stessi lavoratori, dove la qualità oltre che la varietà dei piatti erano davvero unici per un desinare lavorativo.
Ho visto distribuire a tutti i clienti un bel cavatappi tradizionale di legno in occasione del trentennale della fondazione di quella cooperativa.
Ho visto, dopo decenni di onorata gestione, finire questa realtà di autogestione per la volontà dell’Azienda di uniformare a livello nazionale l’appalto delle mense.
Ho visto comunque sia una continuità degli addetti sia il mantenimento della qualità/varietà del cibo a livelli più che accettabili.
Ho visto le inservienti generalmente sempre cordiali, sorridenti e talvolta persino scherzose con noi clienti, al punto tale da tirarti su il morale se era una giornata storta!

Ho visto (seppur gli straordinari non fossero, in generale, quasi mai contemplati) persone fermarsi al lavoro fino a tarda ora, lavorare a casa la sera, addirittura durante i weekend o in ferie, per finire in tempo un’attività oppure anche semplicemente perché desiderose di portare a termine un problema tecnico irrisolto.

Ho visto persone che, agli albori di quello che sarebbe poi stato Internet, da anni navigavano tra server sparsi nel mondo per provare già ad offrire alcuni di quei servizi che oggi sono diventati di uso comune.

Ho visto case editrici anche prestigiose pubblicare libri non solo tecnici ma anche di tipo divulgativo, scritti da colleghi che avevano il pregio non solo di sapere le cose, ma anche di riuscire a spiegarle in modo comprensibile ai più.

Ho visto dare la possibilità, a ciascun ricercatore, di abbonarsi a riviste non solo tecniche ma anche culturali (e.g. National Geographic, Speak-up)  fino ad una spesa massima che in genere consentiva di poter effettuarne due. Un benefit tra i primi poi eliminati con l’inizio dei tagli di budget iniziati, se ben ricordo, ad inizio secolo.

Ho visto gruppi lavorare su attività simili (se non analoghe) e talvolta non collaborare (come si sarebbe dovuto per giungere a risultati comuni migliori) per specifica ottusità di qualche responsabile in struttura … sebbene poi le persone operative spesso si scambiassero comunque informazioni ed esperienze.

Ho visto quel centro di ricerca crescere fino a circa 1200 addetti, tre quarti dei quali laureati usciti dagli studi con un’alta votazione, spesso la massima, distribuiti su cinque sedi presenti in una medesima città.
Ho visto colleghi geniali e con competenze tecniche spesso uniche nel settore, sempre disponibili a condividere le loro conoscenze: se si aveva un dubbio o un problema su un determinato settore tecnico, c’era sempre qualcuno su cui poter contare per chiedere delucidazioni!
Ma ho visto anche girovagare colleghi “fusi” o borderline, per i quali veniva addirittura da chiedersi come potessero essere stati assunti e come fossero potuti uscire dagli studi universitari con quelle alte votazioni richieste come prerequisito!

Ho visto persone, orgogliose di lavorare per quel centro di ricerca prestigioso, poi quasi vergognarsi nel dover dire, anche solo ad amici e parenti, di essere state inglobate in una mega azienda, non altrettanto prestigiosa ed in cui si era diventati un numero tra i molti.
Ho visto poi chiudere tutte le sedi esterne a quella principale (a parte una piccola colonia poi ancora sopravvissuta per motivi logistici) e, negli anni, decimare a poche centinaia il numero dei colleghi ivi presenti.

Ho visto uniformare quelli che erano degli avanzati e snelli sistemi informatici di gestione di un centro di ricerca e dei suoi documenti tecnici prodotti, a quelli mastodontici preesistenti nella grande azienda, spesso legati a tecnologie ormai superate.

Ho visto adottare, in modo generalizzato, sistemi di security sempre più stringenti, complicando inevitabilmente la praticità negli sviluppi e nell’esecuzione dei test che un’attività di ricerca ovviamente richiede.

Ho visto l’acquisto di apparecchiature tecniche (necessarie a sperimentazioni) con tempi inspiegabilmente lunghi per via delle autorizzazioni necessarie … e la mancanza sempre di un’ultima firma perchè si potesse procedere!
Ho visto poi delle acquisizioni a costi non certo competitivi … insomma, anche solo con un’ordinazione su Amazon come privato, si sarebbero pagate meno e ricevute in pochi giorni!

Ho visto dover passare attraverso broker anche per l’acquisto di una licenza SW, con conseguenti relative problematiche nella gestione delle licenze o delle credenziali di accesso soprattutto qualora fosse un qualcosa fruibile tramite un Cloud.

Ho visto gruppi di colleghi far nascere in Italia studi sulle fibre ottiche, sui circuiti integrati, sul riconoscimento/sintesi vocale in italiano. Sì, lo ammetto, ho anche visto (ed ascoltato per intero, tanto non durava molto!) il disco a 45 giri in plastica flessibile in cui si sente il computer che canta San Martino campanaro (1978) … ed in qualche cassetto di casa ce lo devo ancora avere!
Ho visto poi creare spin-off, portando così fuori dall’azienda in massa tutti coloro che per anni avevano contribuito a quegli studi reputati poi non più strategici.

Ho visto nascere noti standard audio video (e.g. MP3, MPEG-1, MPEG-2), ascoltato (separato solo da una barriera di un open-space) le telefonate, talvolta in giapponese, di colui che ha coordinato il gruppo internazionale degli esperti che li hanno prodotti.
Ho visto la sperimentazione di sistemi DRM per la vendita di musica rispettando i diritti d’autore, … una marea di codice che tuttavia non ha portato poi a nulla! Ho visto un responsabile, proprio di quel settore, dire palesamente di non credere nella possibilità di crescita della vendita di musica digitale online, credendo in cuor suo (lui collezionista di dischi) che la clientela avrebbe comunque sempre dato importanza al supporto fisico, con copertina ed allegati: il presente, tuttavia, ha dimostrato a posteriori l’infondatezza delle sue previsioni, dettate probabilmente dalla sua passione per i vinili e per i supporti fisici d’altri tempi …

Ho visto la certificazione ISO 9000 venire applicata al Centro di Ricerca … e sbiancare il capo di uno dei progetti scelti per l’ispezione, dovendo, nel giro di poco tempo, generare (a posteriori) quella miriade di best practice che quella certificazione imponeva!

Ho visto collaborazioni con università prestigiose e diverse tesi venire sviluppate, internamente all’Azienda, da laureandi di grandi capacità, molti dei quali poi migrati altrove non rendendosi disponibili per tempo dei posti per una loro assunzione.

Ho visto progetti di ricerca, di ampio respiro e a lungo termine, morire poi da un giorno all’altro perchè non producevano prospettive di guadagno a breve termine.

Ho visto progetti europei con decine e decine di partner, con finanziamenti talvolta parziali ma comunque enormi, durare anche diversi anni e non portare a grandi risultati concreti e tali, secondo me, da giustificare un così grande dispendio di risorse pubbliche.
Ho visto alcuni partner di questi progetti neppure partecipare attivamente alle call ed alle riunioni periodiche, figuriamoci agli sviluppi, contribuendo perciò quasi nulla alle attività richieste. Ho visto responsabili editoriali di un deliverable, dover inventare o perlomeno ipotizzare dei dati per mancanza di contributi da parte di alcuni partner.
Ho visto il fardello di una burocrazia che prendeva almeno il 60% del tempo lavorato per quei progetti.

Ho visto centinaia di pagine di deliverable a fronte di poche righe di codice … insomma, la vittoria del cosiddetto Cart-Ware, come taluni lo chiamano con triste ironia!

Ho visto esaminatori della Commissione, predisposti a verificare l’andamento di un progetto ed a decidere il prosieguo delle sue attività, preoccuparsi principalmente di controllare gli aspetti formali più di quelli di sostanza, cioè di quelli che avrebbero portato a risultati concreti e duraturi nel tempo anche al suo termine.

Ho visto un progetto, che come molti non aveva portato a nulla di duraturo, a distanza di anni dalla sua (misera) fine, essere persino elencato tra quelli che avevano prodotto i migliori risultati!

Ho visto (e, in questo caso, sarebbe meglio dire “sentito”) centinaia di call, con discussioni per di più inutili, dove il principale accrescimento tecnico/culturale era semmai dovuto all’aspetto linguistico, essendo generalmente effettuate in inglese.

Ho visto deliverable rifiutati perché le frecce e i cerchi, per evidenziare una parte di una figura, erano stati disegnati a mano (i.e le righe non erano quindi esattamente diritte ed i cerchi non erano quelli di Giotto) o perchè mancava un capitolo esplicito su aspetti tecnici comunque evidenziati in un’altro esistente, mentre ho visto accettarne altri che erano spudoratamente un cut&past di informazioni reperibili su web o su deliverable di precedenti progetti.

Ho visto progetti di ricerca anche nazionali partire con un ritardo di anni, rispetto alla data di presentazione della proposta, e quindi inevitabilmente essere già “vecchi” fin dal loro effettivo inizio, in un mondo dove la tecnologia ed i servizi evolvono continuamente.

Ho visto progetti, inizialmente preventivati di una certa durata e per avere determinati risultati, ridursi drasticamente temporalmente/economicamente per tagli ai finanziamenti inizialmente indicati e quindi portare a risultati intermedi per di più irrilevanti, senza quindi dare alcuna possibilità per una loro evoluzione futura.

Ho visto progetti di ricerca nazionali venir pagati anche dopo più di tre anni il loro termine … e viene quindi da chiedersi come possano piccole realtà essere in grado di sopravvivere a ritardi così irragionevoli!

Ho visto persone spendere molto tempo ed energia per presentare proposte di progetti finanziati, forse risorse eccessive rispetto sia a quello che si sarebbe poi speso per lavorarci realmente, una volta eventualmente approvati, sia ai risultati che si sarebbero conseguiti anche a livello di conoscenze.

Ho visto persone spedite a seguire progetti inutili, probabilmente solo perché finanziati, facendo così perdere loro nel tempo quelle vere competenze tecniche necessarie ad una sana ricerca: discussioni futili e privi di fondamenti tecnici non aiutano certo al progresso di una Persona o dell’Umanità.

Ho visto e partecipato spesso a panel di usabilità per sperimentare nuovi servizi e sistemi anche da un punto di vista dell’usabilità, con coinvolgimento di un’utenza varia per poter effettuare valutazioni oggettive e quindi proporre le procedure/interfacce più appropriate, senza lasciare nulla al caso. Tuttavia, mi viene da pensare, guardando come operano ormai da anni diverse importanti ditte che sviluppano SW (in primis Microsoft e Google), che forse sarebbe magari più opportuno lanciare prima sul mercato un prodotto così com’è inizialmente, senza attendere ulteriormente per raffinarlo, e poi aspettare i feedback degli utilizzatori (rendendo ovviamente agevole quell’invio di commenti/suggerimenti da parte loro) da poi ovviamente gestire appropriatamente lato sviluppi, per dare una giusta priorità a sue modifiche e/o evoluzioni.

Ho visto le prime applicazioni di realtà aumentata, la televisione in 3D, lo streaming di film/servizi video, servizi di localizzazione ed altri relativi a soluzioni verticali, quando non esisteva ancora nulla di analogo sul mercato.
Ho visto e sperimentato a casa, anche per diversi mesi, prototipi vari di alcune di quelle soluzioni. La maggior parte degli stessi li ho visti poi morire nel nulla, superati spesso da prodotti di start-up che, spesso in altre parti del mondo, avevano per tempo compreso l’importanza di lanciare subito sul mercato una soluzione SW, magari in beta e con funzionalità minimali, ma sufficienti per comprenderne l’apprezzamento o meno da parte del pubblico, per poi farlo eventualmente successivamente evolvere utilizzando meccanismi di sviluppo agile e di continuous deployment anche sulla base dei feedback soprattutto da parte di insider.

Ho visto sia schemi funzionali (attaccati con lo scotch sugli armadi di diversi uffici) sia poster appesi sulle pareti dei corridoi, imperterriti mantener ancor viva la memoria di alcune di quelle occasioni mancate!

Ho visto una nuova versione di un SW commerciale venire rilasciata al pubblico ben tre mesi dopo che ne erano stati ultimati gli sviluppi da parte di colleghi. Sapendo della sua esistenza (ed anzi usandola io stesso, essendomi fatto passare l’apk), ho continuato per quei mesi a stupirmi di quel ritardo nel rilascio, tanto più continuando a leggere nei forum post di clienti che stavano aspettando da tempo la disponibilità di quella versione compatibile con l’apparato che possedevano.

Ho visto sistemi di prototipazione avanzata rimanere bloccati nell’evoluzione per troppi mesi, prima di essere ingegnerizzati e poi morire per decorso tempo massimo, in un’economia sempre più frenetica che impone il rispetto del time to market.

Ho visto una dirigente cercare, in modo strutturato ed uniformato, di introdurre negli sviluppi interni quei meccanismi lean e di continuous deployment ormai diventati indispensabili in una qualsiasi produzione di SW e questo non solo in ambito consumer. E poi, dopo sforzi di diversi suoi collaboratori, l’ho vista trasferita ad altre funzioni e con lei morire quell’impronta comune di metodologia di sviluppo che si era incominciata faticosamente a creare tra i diversi gruppi.

Ho visto programmatori scrivere valanghe di codice finalizzato principalmente a realizzare demo da esibire internamente e/o esternamente all’Azienda, spesso utilizzando soluzioni ad-hoc, ben sapendo che il tutto non avrebbe comunque avuto un seguito commerciale, avendo uno scopo pubblicitario fine a se stesso.
Ho visto diverse persone impegnate ad approntare demo con assidue collaborazioni dei colleghi del territorio per mettere a punto le condizioni necessarie perché un evento potesse comunque andare a buon fine, nonostante ci fossero talvolta oggettive limitazioni nelle tecnologie usate, non ancora del tutto consolidate.
Ho visto questi colleghi talvolta addirittura sfidare impreviste avversità climatiche e doversi improvvisare ad usare di tutto (e.g. ombrelli, sacchetti di plastica, cartoni) per proteggere dalle intemperie delle apparecchiature.

Ho visto responsabili richiedere esplicitamente, ai collaboratori presenti ad una demo, di non rivelare ai dirigenti superiori che, per far funzionare le cose, si erano dovute utilizzare soluzioni ad-hoc e/o tecnologie differenti da quelle previste. Viene da chiedersi quale può essere l’utilità di nascondere una realtà, tanto più internamente ad un’Azienda, e come possano poi le persone che hanno potere decisionale, effettuare le scelte più opportune avendo solo una visione filtrata della situazione effettiva …

Ho visto politici partecipare ad eventi, probabilmente principalmente per potersi far riprendere dai fotografi ed intervistare dai giornalisti e talvolta per autoprodursi addirittura una diretta Facebook per ottenere quindi pubblicità non solo sui giornali ma anche sul Web. Ne ho visto uno, in particolare, addirittura indispettito perchè delle forze dell’ordine avevano fermato distanti tutti, compresi i giornalisti ed i fotografi, per cui questi ultimi non avrebbero potuto immortalarlo con una foto insieme all’oggetto dell’innovazione!

Ho visto pubblicizzare come commerciali, dai diversi provider, tecnologie che oggettivamente avevano invece ancora serie limitazioni e problematiche derivanti dagli apparati stessi forniti dai produttori, se non addirittura dallo stesso stato di mancato consolidamento delle specifiche tecniche a livello di standardizzazione.

Ho visto valide tecnologie messe da parte solo per decisione politica, probabilmente presa da chi aveva una visione miope di quello che sarebbe potuto essere il futuro o aveva interessi a favorire certi attori.

Ho visto interi armadi pieni di prezioso materiale (che si sarebbe dovuto utilizzare per un progetto verticale, fatto morire anzitempo nonostante le diverse sperimentazioni positive) diventare obsoleto e deteriorarsi negli anni, non trovando neppure più uno sbocco in una sua donazione ad ONLUS o quant’altro … e questo solo per problemi burocratici.

Ho visto nascere brevetti importanti che avrebbero poi lasciato un segno in diversi ambiti, ma ne ho visti anche molti altri, non di particolare rilievo, nascere solo perchè periodicamente veniva richiesto dall’alto artificialmente di accrescerne il numero, senza preoccuparsi del costo sia nel produrli sia poi nel mantenerli nel tempo, seppur non strategici. Quello che importava maggiormente sembrava essere il loro numero … forse da mostrare sulla bilancia ad eventuali acquisitori di spin-off.

Ho visto per anni valutare principalmente le capacità manageriali a scapito delle competenze tecniche, sempre più considerate rimpiazzabili con consulenti esterni.
Ho visto quindi delegare sempre più le attività di sviluppo a personale esterno, seguito troppo spesso da colleghi impegnati invece principalmente a far fronte ad una burocrazia crescente e quindi, nel tempo, impoveriti di quelle competenze tecniche comunque indispensabili per poter gestire ed indirizzare proficuamente degli sviluppi.

Ho visto distribuire, a tutti i dipendenti del Centro di Ricerca, una prestigiosa penna stilografica Aurora dal pennino d’oro, in occasione dell’anniversario del trentennio dalla sua nascita.
Ho visto, non molti anni dopo, inviare un’email ai dipendenti in cui si preannunciava, in occasione di un Natale, un esilarante regalo aziendale che ciascuno “sarebbe stato orgoglioso d’indossare“, creando ovviamente grandi aspettative … per poi scoprire che si trattava di un orologio gadget, da poche migliaia di lire, opportunamente brandizzato!

Ho visto consulenti, anche non più giovani e con grandi capacità tecniche, mal pagati talvolta anche perchè assunti da ditte di consulenza non certificate dall’Azienda, per cui c’erano ben due passaggi per poter farli lavorare da noi.

Ho visto ditte di consulenza dover ridurre drasticamente gli utili per poter essere scelte tra quelle certificate dall’Azienda.

Ho visto consulenti che per anni avevano lavorato con noi direttamante con la partita IVA, dover necessariamente passare attraverso una delle ditte di consulenza certificate per poter continuare a rimanere da noi.

Ho visto generalmente nessuna divisione tra dipendenti e consulenti, il che creava una collaborazione che andava ben oltre le diversità contrattuali.
Ho visto consulenti spostati altrove e dispiacersi di ciò, penso proprio principalmente per quell’ambiente di amicizia e comunanza che si era instaurato tra loro e noi dipendenti.

Ho visto decine di consulenti mandati a casa, da un giorno all’altro, perché una nuova dirigenza aveva deciso di tagliare drasticamente tali costi;
… senza preoccuparsi troppo che attività di sviluppo (anche legate a contratti in corso) avrebbero subìto inevitabilmente un arresto di settimane (se non di mesi) prima che la situazione tornasse alla normalità;
… senza preoccuparsi troppo se poi quelle stesse risorse umane esterne sarebbero state ancora disponibili per garantire una continuità i quegli sviluppi;
… senza preoccuparsi troppo dell’inevitabile peggioramento del clima aziendale, anche tra i dipendenti stessi.

Ho visto un susseguirsi di amministratori delegati, rimasti ciascuno spesso pochi anni o addirittura solo mesi, liquidati poi con buone uscite da favola, probabilmente immotivate visti gli esiti della loro gestione.
Ho visto uno di costoro addirittura svendere beni immobiliari dell’Azienda, forse per diminuirne i debiti, forse per favorire altre realtà imprenditoriali allo stesso collegate. Ma non proprio tutti: ad esempio, correva voce che quella torre alta ben 75 metri di cui ho parlato all’inizio, non fosse stata ceduta in quanto richiedeva interventi di manutenzione importanti e quindi non risultava appetibile per il compratore!

Ho visto un alto dirigente organizzare una giornata di coordinamento delle persone del suo gruppo in un magnifico castello, con tanto di pullman per gli spostamenti, hostess al ricevimento, catering raffinato con incluso spettacolo di cabaret, psicologo per disquisire su tipici luoghi comuni (e.g. il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno) e per coordinare lavori di gruppo, tesi a rafforzare lo spirito di appartenenza (nel nostro caso specifico sicuramente non necessario, esistendo già da sempre una sentita collaborazione a basso livello). Tutto questo quando in Azienda già si effettuavano da tempo dei necessari tagli di budget, al punto da arrivare persino al razionamento dei fogli per le fotocopie e della cancelleria in genere!

Ho visto persone, nel tempo, prendere a nausea l’accento romanesco, probabilmente per via di alcune relazioni intercorse con colleghi altolocati appartenenti alla direzione generale presente nella capitale.
Ho visto un direttore cercare di motivare dei dipendenti con un discorso preparato con sciatteria lessicale, esposto con buona dose di arroganza e volgarità, pur sapendo che sarebbe stato registrato per una sua massima diffusione anche tra i non presenti: ancora oggi il web mantiene traccia di quell’atteggiarsi tipico di una certa dirigenza aggressiva nella sua ignoranza, quale esempio da non seguire per i posteri! Purtroppo ancora oggi, ad anni di distanza, la stessa arroganza ed ignoranza si può ascoltare nei discorsi di alcuni rilevanti esponenti politici, quindi da persone con un potere decisionale ancora maggiore!

Ho visto, spesso dopo una delle molteplici ristrutturazioni gerarchiche, un capo del capo del capo … (talvolta neppure presente di persona, bensì collegato in videoconferenza, generalmente da Roma) riunire nell’auditorium tutti i collaboratori per un discorso di forma che aveva pressappoco gli stessi contenuti degli altri già ascoltati precedentemente (e.g. “sono orgoglioso di guidare questo prestigioso gruppo …“, “raggiungeremo, con l’aiuto di tutti voi, risultati importanti …“) … magari iniziando però la comunicazione con un ritardo addirittura superiore a quello accademico, evidentemente incurante dell’attesa di molti. Almeno una volta è capitato che si trattasse dello stesso dirigente che poche settimane prima, ad una demo pubblica, non si era nemmeno degnato di rivolgere un ringraziamento ad alcuni di quegli stessi colleghi che si erano adoperati perché il tutto si svolgesse per il meglio.
Ho visto però anche un capo del capo del capo … ringraziare sentitamente (senza alcun distacco gerarchico) semplici dipendenti durante un evento importante, magari anche solo per essere stato fotografato insieme a loro in modo da immortalare, internamente all’Azienda, la sua partecipazione a quella grande giornata.

Ho visto dirigenti impegnati, alcuni non solo con competenze tecniche ma anche con una grande capacità comunicativa e notevole umanità, spendersi in prima persona nella gestione di singoli progetti gestiti dai loro collaboratori.
Ho visto alcuni di costoro ricevere poi l’invito a prepensionarsi anzitempo, indubbiamente solo per un puro calcolo numerico e di risparmio a breve termine, non certo per un giudizio sulla loro rilevanza nel prosieguo di attività, talune delle quali sarebbero poi inevitabilmente andate a morire.

Ho visto colleghi saper vendere fumo e forse anche per questo fare una carriera probabilmente immotivata, ma ne ho visti ben di più crescere tecnicamente e rimanere con i piedi per terra a sporcarsi le mani.

Ho visto dirigenti sacrificare la posizione di altri colleghi per mantenere il proprio posto di comando, non curandosi più di tanto delle inevitabili emorragie di cervelli dall’Azienda, verosimilmente conseguenza del malcontento generato.

Ho visto edifici di centrali con ampi locali completamente vuoti ormai da tempo ed uffici impolverati da anni con vecchi poster ancora appesi alle pareti che potevano aiutare ad una datazione di quando in quei luoghi c’erano ancora attività umane … insomma, una scenografia da The day after!
Ho visto cunicoli sotterranei in cui passano enormi agglomerati di cavi, dove la ruggine delle scale che portano ai tombini stradali non eviterebbe sicuramente un possibile accesso improprio da parte di eventuali malintenzionati.

Ho visto uffici svuotarsi nel tempo per riduzione sia del personale sia dei consulenti.
Ho visto colleghi rimanere da soli per più anni in un ufficio da 4 persone, lo stesso dove non molto tempo prima ce ne erano state addirittura 5!

Ho visto persone che andavano via dall’Azienda (e.g. per prepensionamento, pensionamento, cambio di lavoro) impilare molteplici appunti, rapporti tecnici e libri da mandare al macero: bastava dare una veloce occhiata a quelle pubblicazioni, per ripercorrere le decine di tecnologie informatiche utilizzate in questi ultimi decenni, alcune diventate obsolete, altre evolute così tanto da rendere comunque inutile conservare un libro magari studiato solo pochi anni prima. Veniva quindi spontaneo chiedersi se era valsa la pena avere faticato così tanto per impararle!

Ho visto colleghi, che andavano in pensione/isopensione, ricevere un SMS in cui l’Azienda proponeva il passaggio del contratto a consumer con un’offerta dedicata a loro, ma decisamente peggiore di quella disponibile a qualsiasi cliente generico che avesse mantenuto il proprio numero arrivando da una MVNO (e.g. Iliad, Poste).

Ho visto iniziative aziendali stupende svilupparsi anche in tempi recenti, che hanno reso veramente unica l’appartenenza a quella realtà lavorativa.
Ad esempio, il Learn&Teach (durato tuttavia meno di un anno prima di essere ostacolato, penso, perché svolto parzialmente in orario di lavoro) in cui ciascun dipendente poteva proporre un qualsiasi argomento e diventarne docente (durante l’ora e mezza riservata settimanalmente nelle tarde ore pomeridiane) per quei colleghi interessati all’argomento di volta in volta trattato: un incentivo ad una crescita culturale che aveva spaziato molteplici campi dello scibile anche non tecnico.
E poi la Inclusion Week, tutt’ora annualmente organizzata in molte sedi in tutta Italia, in cui ciascun dipendente può proporre (e coordinare in quella settimana, qualora venga accettata) un’iniziativa tesa appunto all’inclusione, nella specifica declinazione scelta di anno in anno. Una pletora di proposte, quindi, tese a diffondere, sia internamente all’Azienda sia nella società (potendo intervenire anche persone esterne), la cultura dell’inclusione del diverso e la sua valorizzazione anche a livello di produttività lavorativa.
Rimane comunque il dubbio che si tratti principalmente di una operazione mediatica e quindi più di apparenza che di sostanza, dal momento che certe proposte scaturite da quella iniziativa e che avrebbero potuto avere un seguito, non hanno poi avuto alcun successivo riscontro aziendale …

Ho visto la centralizzazione di tutti i servizi di segreteria, con conseguente complicazione di ogni procedura burocratica, quale la gestione delle trasferte e delle assenze.
Ho visto, contemporaneamente, relegare ad altre attività, non sempre edificanti, delle segretarie capaci ed eccezionali nel loro vero lavoro.

Ho visto affittare per decenni un grande capannone, adiacente la sede principale, appositamente per consentire ai dipendenti di parcheggiare in sicurezza la propria auto o bicicletta.
Ho visto poi chiuderlo per un necessario contenimento dei costi, rimanendo tuttavia inutilizzato per anni fino a diventare attualmente decadente.
Ho visto in seguito predisporre per le sole biciclette un ampio parcheggio interno, riparato dalla pioggia ed utilizzato (abitualmente e non solo durante la bella stagione) da molti colleghi anche di una certa età, convinti fermamente che le due ruote siano il migliore mezzo di locomozione da usare il più possibile e quindi anche per recarsi al lavoro.

Ho visto richiamare formalmente persone perché, ad esempio, avevano pubblicato su Internet workaround per temporaneamente ovviare a problematiche nella fruizione di servizi all’utenza, cercando così di superare i tempi tecnici e burocratici necessari per una successiva soluzione definitiva e formale della problematica.

Ho visto un sindacato sempre presente, ma talvolta impossibilitato a mantenere un confronto alla pari con una controparte dal potere troppo sbilanciato. Ho visto assemblee, anche importanti, con una partecipazione di colleghi troppo bassa, segnale evidente di un cambiamento in atto della nostra società che coinvolge anche gli ambienti culturali elevati, qual è quello di quell’ambiente di lavoro.

Ho visto colleghi grandi non solo tecnicamente, ma soprattutto umanamente. Alcuni poi davvero speciali anche in contesti che esulano completamente dall’ambito lavorativo, quali la matematica, la psicologia, la pittura, la poesia, la fotografia, il teatro, la musica, la politica, l’impegno sociale ed il volontariato. Uno addirittura si è fatto prete, licenziandosi poi per meglio compiere pienamente la missione in cui credeva.
Ho visto (e sperimentato anche personalmente) una grande empatia tra colleghi, durante momenti difficili della vita non solo lavorativa ma anche personale.

Ho visto l’età media dei colleghi aumentare nel tempo, fino al punto di poter distinguere chi fosse un consulente anche solo in base all’età.
Ho visto una collega assentarsi per un’operazione e non più ritornare … ed io non avere neppure il coraggio di andare al suo funerale e di continuare a parlare di lei perché talvolta l’oblio può essere una cura alla sofferenza.

Ho visto colleghi abitare anche a più di 40km di distanza e, per recarsi al lavoro, prendere tutti i giorni il treno molto prima del sorgere del sole.

Ho visto colleghi, spesso quelli relativamente giovani, andare via non appena si presentava loro una migliore opportunità di lavoro, forse perché più vicini alle loro origini, ma probabilmente anche perché stanchi di situazioni difficilmente sostenibili.

Ho visto altri colleghi più anziani (ma non a sufficienza!) invidiare coloro che andavano in pensione o a cui veniva proposto un prepensionamento.

Ho visto altri colleghi cercare un altro lavoro, ma non trovare delle possibilità alternative se non andando in altri Paesi e quindi dover rinunciare per motivi familiari.

Ho visto colleghi, anche quando erano ancora giovani, rifiutare proposte di lavoro altrove per motivi più svariati, la passione per l’innovazione, il clima informale e la collaborazione esistente tra i colleghi, il voler stare al di fuori di ambienti dove regna l’arrivismo, l’aver famiglia e non sentirsela di andare lontano, magari in un’altra regione o addirittura in un altro continente.

Ho visto colleghi, seppur in età di prepensionamento, comunque rifiutare tale proposta, desiderando mantenere il proprio ruolo lavorativo in quanto ancora per loro stimolante e quindi di interesse.
Ho visto anche colleghi rifiutarla unicamente per l’aspetto economico che comportava quella scelta.

Ho visto persone sperare ancora in quei cambiamenti che avrebbero potuto dare maggior senso al loro impegno ed alle loro capacità.

Ho visto, generalmente dopo una delle molteplici ristrutturazioni, spostare persone in strutture differenti a fare attività che talvolta non avevano nulla a che vedere con le pregresse loro esperienze e competenze.
Io stesso ho svolto negli anni attività molto differenti e talvolta, per quanto era nelle mie possibilità, ho cercato di pilotare dove andavo a capitare … ma purtroppo non sempre ci sono riuscito!

Ho visto talvolta scorrere il tempo chiedendomi se quello che mi veniva chiesto di fare, e che quindi stavo facendo, non fosse un inesorabile terribile spreco di ore della mia vita, non avendo a mio parere alcuna utilità in generale, menchemeno sociale.
Ho pensato più volte di aver forse sbagliato quella strada lavorativa scelta fin da quando, appena uscito dall’università, avevo progetti, aspettative ed un grande entusiasmo.
Più volte ho pensato che avrei fatto meglio a scegliere un’altro percorso, ma ancora più volte sono stato convinto che le possibilità di crescita, non solo culturale ma soprattutto umana, che ho potuto ricevere in quel contesto lavorativo, difficilmente avrei potuto trovarle altrove: tutto questo soprattutto grazie al clima creato dalla maggior parte delle persone che ci operano!

Ho visto un’Azienda che probabilmente riassume buona parte dei pregi e dei difetti di molte grandi industrie italiane, grandi per il loro trascorso, grandi per le capacità tecniche ed umane delle persone che ci lavorano, grandi per le loro potenzialità e la loro rilevanza a livello nazionale.

Piero Monti – “La CSELT” (Torino) – Tecnica mista

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ALTRE EMOZIONI

E siamo arrivati fin qui
un po’ stanchi e affamati di poesia,
le mani piene di amore
che non vuole andare via.

Abbiamo vissuto e fatto figli,
piantato alberi e bandiere,
scritto mille e più canzoni
forse belle, forse inutili.

Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia.

E siamo arrivati fin qui
a cantare per chi vuol sentire,
abbiamo vissuto all’ombra
di troppe false promesse.
Oggi è tempo di pensare,
oggi è tempo di cambiare
e ancora cerchiamo e camminiamo,
sognando negli occhi
di donne e uomini.

Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia.

Abbiamo attraversato i deserti dell’anima,
i mari grigi e calmi della solitudine.
Abbiamo scommesso sul futuro,
abbiamo vinto e perso con filosofia.

Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia.

E sono arrivato fin qui
con questa faccia da naufrago salvato
e questo figuro andare da zingaro felice.
Valigie piene di ricordi,
amici persi e ritrovati,
qualche rimorso e pentimento,
senza rimpianti e nostalgia.

Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia.

Abbiamo attraversato i deserti dell’anima
e i mari grigi e calmi della solitudine.
Altre primavere verranno,
non di sole foglie e fiori,
ma una stagione fresca
di pensieri nuovi.

Altre emozioni verranno, te lo prometto, amica mia.

(Sergio Endrigo)

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A ricordo di questi giorni affollati di emozioni:

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Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Pensieri&Parole, Ricordi | 6 commenti

Elio ed “Il Grigio”, monologo di G. Gaber

Troppo spesso G. Gaber viene ricordato solo per le sue belle canzoni, dimenticando che ha scritto anche alcuni testi teatrali importanti quali Il caso di Alessandro e Maria [1983], Parlami d’amore Mariù [1987] (che contiene anche alcune canzoni), Il Grigio [1989], Il Dio bambino [1993] … e non dimenticando poi Io quella volta avevo 25 anni, opera eseguita postuma solo in una stagione, a mia conoscenza, con un reading di Claudio Bisio accompagnato al pianoforte dal maestro Carlo Boccadoro e la regia di Giorgio Gallione. Quest’ultimo monologo è stato scritto sempre con Sandro Luporini ma l’artista milanese non fece in tempo a portarlo in teatro: tratta di un uomo perennemente venticinquenne che rievoca avvenimenti immaginari vissuti dal 1940 al 2000 (Teatro Sociale di Como 19/11/2010Piccolo Teatro Strehler 12/12/2009, Teatro Dell’Archivolto di Genova 13/12/2009 e al Teatro Regio di Torino 13/12/2010 dove ovviamente c’ero anch’io😎 come spettatore!).

Per fortuna esiste ancora testimonianza, purtroppo solo sonora, degli spettacoli interpretati proprio da G. Gaber stesso, registrati dalla platea e quindi con una qualità non eccelsa ma più che sufficiente per apprezzarne i contenuti! La Fondazione Giorgio Gaber possiede queste registrazioni preziose e basta farne loro richiesta o passare a trovarli a Milano nella loro sede (vedi un mio precedente post).

Inoltre, purtroppo non così sovente come desidererei, alcuni di questi monologhi vengono riproposti nei teatri, interpretati da altri attori ed io cerco sempre di andare a vederli, soprattutto se la loro tournée passa per la mia città. Quest’anno è stata la volta de Il Grigio, nella interpretazione di Elio.

Elio è riuscito a dimostrare ancora una volta le sue grandi qualità non solo canore ma, in questo caso, soprattutto recitative. Infatti, interpretare un’opera di G. Gaber non è semplice e pochi riuscirebbero nell”impresa a pieni voti …

Elio ha arricchito lo spettacolo inserendo, in modo appropriato, diverse canzoni di G. Gaber, con una sua interpretazione splendida, anche grazie agli arrangiamenti musicali realizzati spesso con il solo pianoforte. Sentendoli, mi hanno addirittura ricordato molto quelli della pianista jazz Rita Marcotulli che avevo sentito anni fa in un suo concerto su canzoni di Gaber!

Tuttavia, chi conosce bene il testo de Il Grigio, non ha potuto fare a meno di notare come, purtroppo, alcune frasi del testo originale siano state inspiegabilmente tagliate da questa regia: anche quelle sarebbero risultate ancora attuali ed alcune avrebbero addirittura aggiunto maggiormente il giusto velo di comicità che lo spettacolo intende mantenere, nonostante la profondità del suo contenuto. Anche il prologo che esisteva nel testo originale, seppur breve, è andato così perso, in buona parte sostituito da una pur bella ed appropriata canzone che tuttavia non introduce così pienamente il tema del mistero e dell’indagine introspettiva che percorrerà poi l’intero spettacolo.

Insomma, l’interpretazione di Elio è notevole, l’arricchimento con diverse belle canzoni di Gaber (ben arrangiate al piano e ben cantate dal cantante/attore) rendono sicuramente completo lo spettacolo, ma l’atmosfera magica di attesa creata dalle semplici musiche di scena dello spettacolo originale mi è mancata, così come ovviamente la voce di Gaber nelle sue molteplici sonorità …

Vi invito quindi non solo a vedere lo spettacolo di Elio se passa vicino a voi, in quanto sicuramente merita, ma anche a cercare la registrazione audio dello spettacolo originale interpretato da G. Gaber stesso: … da ascoltare ad occhi chiusi, magari al buio, immaginando di vederlo ancora recitare!!

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Pubblicato in Arte e Bellezza, Teatro, Torino e dintorni | 1 commento

Come condividere/trasferire gratis file di grandi dimensioni

Generalmente per inviare un file ad uno o più destinatari si può inserirli come allegati in una email: tuttavia spesso i server di email consentono allegati solo di limitate dimensioni. Come fare allora se il file che si desidera condividere è troppo grande, magari di qualche GByte?

I metodi possono essere molteplici ma nel seguito ne andrò ad analizzarne due, i più semplici, alla portata di tutti e gratuiti:

Ovviamente sono tutti servizi da utilizzare per scambiarsi documenti/foto/video che non abbiano richieste stringenti di privacy/security: diversamente conviene, prima dell’invio/condivisione, criptarli opportunamente.
Per ridurre inoltre le dimensioni del/dei file da condividere, può poi essere conveniente utilizzare un compressore, ad esempio utilizzando la funzionalità intrinseca in Windows 10 di Invio a -> Cartella compressa, qualsiasi altra applicazione (WinZip) o app (8 Zip):

Compressione di un file (o di una cartella) utilizzando la funzionalità di zip intrinseca in Windows 10

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Utilizzo di un servizio di trasferimento file offerto da qualche sito online

Questo è il metodo più agevole che si può utilizzare sebbene si debba essere consapevoli che la condivisione viene offerta solo per un certo periodo (e.g. una settimana) che generalmente risulta comunque più che sufficiente per consentire alle persone a cui si intende inviare uno o più file di scaricarseli in locale.

Generalmente tali servizi prevedono la navigazione con un qualsiasi browser a un sito che offre tale servizio, il caricamento dei file che uno ha sul proprio PC (spesso effettuabile semplicemente anche con un’operazione di drag&drop), specificare le email a cui si desidera inviare tali file. Costoro riceveranno via email un link che consentirà loro, entro i limiti temporali indicati, di scaricarsi in locale quei file.

Il servizio che generalmente uso è WeTransfer che consente gratuitamente d’inviare file al massimo di 2 GByte. Non richiede nemmeno una autenticazione per potere utilizzare tale servizio.
Ho visto comunque che esistono siti analoghi che consentono di trasferire sempre gratuitamente anche file di dimensioni maggiori (e.g. 5 GByte pCloudTransfer, DropSend). Fromsmash.com addirittura non pone limiti alla dimensione del file e mantiene per 14 giorni a disposizione il file caricato: la procedura di caricamento è comunque analoga a quella di WeTransfer che è nato prima ma ha la limitazione nella dimensione del file caricato, seppure 2GByte non siano pochi e generalmente bastino. È necessario utilizzare Fromsmash generalmente solo quando si trasferiscono per la stampa file di album fotografici (e.g. Photoworld) che possono essere quindi molto grandi.

La procedura è sempre molto guidata e prevede l’inserimento sia di una o più email dei destinatari, una propria email e un eventuale messaggio che verrà inserito nella email che i destinatari inseriti riceveranno. Non è indispensabile registrarsi a quel sito e si può scegliere l’opzione che consente d’inviare i file comunque.

Nel seguito mostro, a titolo di esempio, i semplici passi da eseguire nel caso si utilizzi il servizio di WeTransfer:

WeTransfer: trasferimento di uno o più file ad uno o più destinatari: costoro riceveranno una email con il link che consente di scaricarli entro un certo periodo di tempo (2)

Per effettuare il trasferimento viene chiesto di verificare la email del mittente tramite l’inserimento di un codice inviato appunto a quella email che uno ha indicato.

Non solo il ricevente avrà notifiche via email ma anche il mittente riceverà indicazione quando uno delle persone da lui indicate effettueranno il download del file che ha condiviso:

Notifiche al mittente (1): file caricati ed avvenuta notifica via email a tutti i destinatari indicati

Notifiche al mittente (2): file scaricati da uno dei destinatari indicati

Si noti che questo servizio viene offerto da WeTransfer anche operando da uno smartphone o da un qualsiasi dispositivo in cui sia presente un qualsivoglia browser (e.g. Edge, Chrome, Firefox, Opera):

WeTransfer è disponibile da qualsiasi browser (quindi anche su smartphone)

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Utilizzo di condivisione su un Cloud

In questo caso è sufficiente inserire in un Cloud il file da condividere, ad esempio trascinandolo dal PC nel browser (aperto sul sito di un Cloud) con un’operazione di drag&drop: quindi selezionarlo e utilizzare la funzionalità di condivisione (ENG: share) presente. Diversamente dal la metodologia indicata precedentemente, utilizzando un Cloud, la condivisione può mantenersi nel tempo in modo indeterminato se non si cancellano i file dalla propria area, (o li si sposta o si cambiano le proprietà).
Nel seguito mostro i passi da utilizzare con alcuni dei Cloud che sicuramente uno possiede:

  • GoogleDrive, accessibile da una qualsiasi utenza Google. Chi ha uno smartphone Android e/o un account a Gmail, sicuramente possiede quelle credenziali. Si noti infatti che per accedere al PlayStore di Google (che generalmente contiene buona parte delle app che uno installa sul proprio smartphone) uno necessita di avere quell’account Google. Con quel medesimo si ha l’accesso a GoogleDrive sia da app sia da browser andando su https://drive.google.com/. Inoltre GoogleDrive è generalmente utilizzato anche per effettuare meccanismi di backup dei cellulari Android (e.g. configurazione, foto).
    L’accesso a GoogleDrive può poi anche avvenire indirettamente anche cercando d’inviare una email con Gmail e selezionando l’icona di GoogleDrive dal menu in basso:

     

    Allegare un file da GoogleDrive (1)

    Allegare un file da GoogleDrive (2)

    Allegare un file da GoogleDrive (3)

    Chi riceverà quella email, troverà il link per scaricare quel file reso disponibile dal mittente sulla sua area di GoogleDrive:

    Email ricevuta dal ricevente che consente di scaricare i file condiviso su GoogleDrive

    Si noti che i 15 GByte resi disponibili gratuitamente da Google per ciascun utente, buona parte possono già essere utilizzati in quanto condivisi sia da Gmail sia dal backup (e.g. foto) del proprio smartphone: può quindi convenire, se si necessita di più spazio per farci stare il file da condividere, effettuare un’azione di pulizia, partendo ad esempio dalle email identificate come spam se si usa Gmail (cancellate automaticamente di default solo dopo 30 giorni).

    15 GByte di spazio gratuito

    Buona parte dello spazio può essere già stato utilizzato da Gmail se si utilizza quel provider di email

    Pulizia per liberare spazio su Gmail (1)

    Pulizia per liberare spazio su Gmail (2)

  • OneDrive, accessibile da una qualsiasi utenza Microsoft. Chi ha un PC Windows  e/o un account Outlook, sicuramente possiede quelle credenziali. Si noti infatti che per accedere al Microsoft Store delle app presenti sul PC uno necessita di avere quell’account. Con quel medesimo si ha l’accesso a OneDrive sia da app sia da browser andando su https://onedrive.live.com/. Inoltre OneDrive è il meccanismo di backup intrinseco di ogni PC Windows 10 (vedi: How to configure OneDrive in Windows 10), per cui si potrebbe anche solo spostare (sempre con un drag&drop) il file che si intende condividere nella directory propria di OneDrive sul proprio PC.

    Trasferimento di un file su OneDrive tramite spostamento (e.g. con drag&drop) nella cartella, presente sul proprio PC, sincronizzata su OneDrive

    Caricamento del file utilizzando un browser e accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (1)

    Caricamento del file utilizzando un browser ed accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (2)

    Caricamento del file utilizzando un browser e accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (3)

    Caricamento del file utilizzando un browser e accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (4)

    Caricamento del file utilizzando un browser e accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (5)

    Caricamento del file utilizzando un browser e accedendo al sito https://onedrive.live.com/ (6)

    Anche in questo caso lo spazio fornito gratuitamente è limitato (5 GByte) e quindi potrebbe non esserci più spazio sufficiente per contenere il nuovo file che si intende condividere per cui può essere opportuno liberare spazio: il primo posto dove agire è il cestino, dove vengono messi tutti i file cancellati ma non ancora buttati via definitivamente:

    Liberare spazio su OneDrive cancellando il contenuto del cestino

  • Si possono utilizzare anche altri provider come, ad esempio, DropBox che è stato tra i primi a offrire un tale servizio, ma in questo caso è necessario effettuare una registrazione specifica tramite il loro sito.
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