Quando le immagini parlano da sole! 🙂
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Da qualche giorno chi transita in via Gottardo non può non notare due camion posizionati dentro un’area di cantiere contornata da pannelli che pubblicizzano l’inizio di lavori propedeutici alla realizzazione della seconda metro M2 di Torino che partirà dalla stazione Rebaudengo e, percorrendo tutto il Trincerone, raggiungerà il cimitero monumentale, C.so Novara, il Politecnico, etc…
Se ne parla da più di un decennio e per il momento non si era ancora visto nulla di concreto se non qualche cartina con un tracciato che nel tempo è andato a modificarsi seppur non sostanzialmente. Come menzionato anche in Wikipedia, fin dal 2 settembre 2009 da parte della Regione Piemonte è arrivata l’approvazione definitiva alla realizzazione della linea 2 della metropolitana. Evito di menzionare i molteplici passaggi burocratici che si sono succeduti e mi limito a ricordare che il 4 febbraio 2020 la giunta comunale di Torino ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica.
Comunque, come pubblicizzato anche da testate giornalistiche locali (Linea 2, domani al via i sondaggi del terreno per il via ai lavori della metro – Torino Oggi (torinoggi.it)) dal 23 giugno 2021 sono partiti i carotaggi: “Ad annunciarlo, con un post su Facebook, la sindaca Chiara Appendino che spiega come saranno circa 90 i punti di indagine geognostica, che verranno effettuati fra i 15 e i 40 metri di profondità“. “Ogni cantiere sarà al massimo di cinque giorni, per una durata complessiva dei carotaggi di un mese e mezzo, al termine del quale verranno elaborati i dati per la redazione del progetto“. L’operazione “serve per verificare le caratteristiche del terreno e della falda acquifera sotterranea, prima dell’inizio dei lavori veri e propri per la costruzione della nuova infrastruttura“.
Insomma sono sondaggi che servono per la progettazione definitiva della tratta Rebaudengo-Politecnico, la prima che dovrebbe essere realizzata. La linea M2 avrà un tracciato totale di 32 chilometri, con 28 stazioni, 4 interscambi ferroviari, 7 interscambi tranviari: l’incrocio con la M1 si avrà alla fermata in corrispondenza di Porta Nuova, in via Nizza. Il tracciato originariamente previsto nel bando per la progettazione preliminare si è poi allungato a sud-ovest e a nord-est: infatti a quella centrale, tra le stazioni Anselmetti e Rebaudengo (circa 15700 metri e 23 stazioni) si sono aggiunte le estensioni verso Orbassano (circa 5700 metri e 5 stazioni) e San Mauro (circa 6500 metri e 4 stazioni).
Tutto è ben pubblicizzato dai cartelloni presenti sulle transenne che racchiudono i camion utilizzati per le indagini geognostiche:


Attualmente i due camion sono posizionati via Gottardo sia al livello del civico 187 sia lateralmente al supermercato IN’s, nei pressi dell’incrocio con c.so G. Cesare: verosimilmente si sposteranno altrove per ulteriori indagini lungo la tratta prevista.
Fin dal luglio 2020, il Comune di Torino ha affida il progetto definitivo a Infra.To (vedi Metro 2, il comune di Torino affida il progetto definitivo a Infra.To – Quotidiano Piemontese) per cui queste indagini geognostiche sono commissionate proprio da Infra.To: in quell’articolo si parla di un costo complessivo di circa 4 miliardi.
È proprio di ieri la notizia che, a seguito di un incontro tra l’Assessorato dei Trasporti del Comune di Torino, Infra.To e il Ministero dei Trasporti, stando alle dichiarazioni dell’assessore Maria Lapietra, il Palazzo Civico avrebbe ricevuto importanti rassicurazioni sul fatto che il Governo Centrale contribuirà ulteriormente a livello economico per la realizzazione delle operazioni. Per il capoluogo piemontese sono stati già stanziati 828 milioni di euro, da utilizzare nell’arco di questo decennio. Una cifra già di per sé molto imponente, ma che sarà integrata da ulteriori finanziamenti (vedi Da Roma arriva un altro miliardo di euro per i lavori per la metro 2 di Torino (mole24.it)).



Il sito del Comune di Torino ha una pagina specifica alla progettazione della nuova linea della metropolitana cittadina, ma attualmente e decisamente datata e l’ultima modifica del suo contenuto risale al 1/10/2020. La brochure ivi scaricabile, non presenta neppure ancora indicazione delle future estensioni verso S. Mauro/Pescarito e Orbassano.


Nell’articolo Metropolitana di Torino, linea 2 – Mobilita Torino del 2017, si può vedere come l’ipotesi di tracciato differiva in alcuni punti (e.g. passava per via Roma):

Sul sito di Infra.To | Infrastrutture per la mobilità (infrato.it) si possono trovare invece informazioni più aggiornate sul proseguo della progettazione definitiva della M2: M2: partono i sondaggi nell’ambito della Progettazione Definitiva | Infra.To (infrato.it). In particolare si parla di circa 90 punti d’indagine, a una profondità compresa tra 15 e 40 metri. Tutta l’attività dei sondaggi durerà in totale circa 1 mese e mezzo, al termine del quale verranno elaborati i dati per la redazione della progettazione definitiva che avverrà entro Dicembre 2021. Successivamente, nei primi mesi del 2022, si completeranno le attività di validazione e approvazione del progetto per poi predisporre la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dell’opera. … insomma, comunque sia la strada è ancora lunga anche solo per vedere i primi scavi!
Da quanto indicato in Wikipedia, i lavori dovrebbero iniziare nel 2024 e l’apertura della prima tratta Rebaudengo-Novara è prevista per il 2028; seguirà a pochi mesi di distanza l’apertura della tratta Novara-Politecnico.
Non ho trovato tra l’altro altrove confermate quelle date indicate da Wikipedia citando quanto affermato in un articolo giornalistico del 15/7/2020 (i.e. I lavori per la metro 2 di Torino inizieranno nel 2024: operai e talpa al lavoro tra 4 anni (mole24.it)) in cui viene detto anche: “Negli scorsi mesi era stato annunciato che saranno investiti subito 828 milioni di euro. La fine dei lavori è stata fissata per il 2028, almeno secondo quanto preventivato. Bisogna precisare che la somma messa a disposizione viene quantificata anche per i successivi quattro anni, fino appunto al 2032. Si parla infatti di tempistiche ormai fissate e non modificabili, come hanno più volte ribadito i tecnici di Systra e Irteco e il Comune“. Quindi già circa un anno fa si parlava già di quel finanziamento di 828 milioni di euro che proprio ieri viene nuovamente pubblicizzato sebbene non si sia per il momento ancora visto concretamente nessun lavoro concreto!
Insomma i finanziamenti e le date d’inizio e fine lavori sono per ora solo teorici… sebbene qualcuno “rassicuri”: tuttavia permettetemi un minimo di dubbio sulle informazioni pubblicizzate sui media, dopo i ritardi di anni che ci sono stati per realizzare ben poche fermate in più della linea M1!
Per ora si può essere certi solo delle seguenti affermazioni:
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Link utili
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Da tempo aspettavo un’offerta di un monitor sia di dimensioni maggiori ai 26″ sia che avesse una gestione dei colori professionale. Infatti, se si desidera elaborare foto o realizzare video, risulta essenziale l’uso di un buon monitor che mostri i colori effettivi con le diverse gradazioni riprodotte fedelmente secondo le impostazioni desiderate e ovviamente poi le dimensioni contano, per cui risulta assai opportuno orientarsi almeno su un 27″ ma meglio ancora su un 32″.
Sul lavoro avevo avuto modo di utilizzare un monitor curvo di buone dimensioni, ma sinceramente non avevo trovato particolare giovamento da quella sua forma ricurva che anzi comportava una maggiore occupazione della scrivania: un classico monitor piatto penso sia quindi più idoneo per le mie finalità che non sono quelle di gaming.
Un altro aspetto che da tempo considero essenziale, è quello di poter regolare a piacere l’altezza del monitor in modo da posizionarlo opportunamente (e.g. con il suo centro perpendicolare agli occhi): ovviamente poterlo anche ruotare agevolmente in ogni posizione può poi tornare comodo, ad esempio per vedere foto in portrate mode.
Perciò, periodicamente osservavo le offerte su Amazon, soprattutto durante i Prime Day durante i quali gli sconti possono risultare ancora maggiori. Inoltre, non ho mai disdegnato anche di acquistare prodotti di seconda mano su Amazon Warehouse, dal momento che spesso risultano come nuovi, seppur siano talvolta segnalati con difetti più o meno rilevanti. Così, proprio la scorsa settimana, mi si è presentato in offerta il monitor LG 32UN880 che, oltre alle buone dimensioni (32″), alle ottime caratteristiche tecniche (UltraHD 4K, 3840×2160, AMD FreeSync 60Hz) e alle molteplici possibilità di connessione (HDMI 2.0, Display Port 1.4, USB-C, USB Hub, Speaker Stereo 10W, Uscita Audio), presenta un incredibile supporto assai comodo: oltre a permettere di orientare il monitor in tutti i versi, si può “pinzare” al bordo della scrivania, consentendo così di liberarla dall’ingombro che qualsiasi base di appoggio produce.
Leggendo le recensioni, ho subito notato che, mentre la versione 32″ di quel monitor consente anche di alzare o abbassare lo schermo, quella a 27″ (seppur munita del medesimo stand ERGO) ne consente solo la rotazione… motivo in più per privilegiare la versione di dimensioni maggiore! Le casse stereo incorporate, potenti 10W, sono poi ottime…

La presenza di porte USB sul retro consente, ad esempio, di alimentare una lampada a led: si noti tuttavia che tale alimentazione viene fornita solo qualora il monitor sia collegato ad un PC con un cavo USB (il cavo HDMI serve unicamente per il segnale video) in grado appunto di fornire tale alimentazione.

La seguente figura mostra come sia possibile alzare e ruotare il monitor anche per posizionarlo in verticale.

Questo video mostra poi come montarlo e come sapientemente far passare i fili nel supporto, in modo tale che risultino nascosti alla vista.


Come mostrato, il suo montaggio è banale e la qualità di questo monitor mi ha davvero impressionato. L’unica pecca che ho riscontrato è nella manualistica, praticamente assente nel prodotto: i pochi fogli presenti nella confezione si limitano a descrivere come montare il supporto e nulla dicono sui collegamenti e sulle sue molteplici impostazioni. Anche il CD allegato contiene unicamente un manuale utente poco leggibile (ciascuna sezione viene ripetuta in molteplici lingue anziché avere una versione di tutto il contenuto per ciascuna) e con informazioni praticamente nulle se si escludono le avvertenze di prassi sulla sicurezza!
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Riporto nel seguito le uniche poche informazioni utili presenti nel manuale su CD (di cui ho corretto addirittura alcuni errori sintattici di traduzione, inaccettabili per un prodotto di marca come questo! 🙄):
DDC (Display Data Channel)
Il DDC è un canale di comunicazione attraverso il quale il monitor informa automaticamente il
sistema ospite (PC) circa le proprie capacità.
Protocollo DDC
① DDC1/DDC2B
Un canale di comunicazione uni-direzionale.
② DDC 2AB/DDC2B+/DDC2Bi
Un canale di comunicazione bi-direzionale.
Nota: per fare questo il PC deve supportare le funzioni DDC.
E-DDC (DDC potenziato)
Protocollo basato su I²C e utilizzato su un canale dati bidirezionale tra monitor e host.
Questo protocollo accede a dispositivi con indirizzo I²C di A0/A1 nonché all’indirizzo 60.
L’indirizzo 60 viene utilizzato come registro di segmento per consentire di recuperare quantità
di dati superiori rispetto a quanto e possibile utilizzando i protocolli DDC2B. Il protocollo e
compatibile con i protocolli DDC2B
Programma di risparmio energetico
Questo programma è stato messo a punto affinché i produttori di computer producano
circuiti per i loro prodotti in grado di limitare il consumo energetico quando non sono in
funzione.
Quando questo monitor viene utilizzato con un PC su cui è installato un software per l’annullamento dello schermo conforme al protocollo VESA DPSM (Display Power Management Signalling), è in grado di risparmiare una quantità significativa di energia riducendo il consumo quando non è in funzione.
Sono disponibili 2 linee di segnale, 3 modalità operative: Modalità On, modalità Sleep, modalità Off.
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Insomma, nessuna spiegazione su come agire al meglio nelle impostazioni, nessun link su dove trovare un driver specifico da installare, nessuna indicazione su SW a corredo utilizzabili per configurare al meglio il colore o quant’altro!
Per fortuna tutto il materiale utile si può trovare ricercandolo nei diversi siti LG presenti online nelle diverse lingue, anche in italiano. Nella descrizione del prodotto nel sito Amazon, c’è comunque il link al manuale utente.
Nel seguito fornisco, perciò, alcuni link e il dettaglio dei SW disponibili a corredo.
Relativamente al collegamento con il PC, conviene utilizzare un cavo senza adattatori. Ad esempio, il mio Surface Pro 6 ha una porta mini Display Port per cui utilizzando l’adattatore mini DP-HDMI, che avevo per il precedente monitor, la risoluzione massima che riuscivo a impostare era di 1080. Pur cambiando adattatore e prendendone uno più performante, sebbene ora fosse consentito impostare la risoluzione massima di 3840 x 2160, periodicamente il monitor mostrava un popup che indicava che la modalità di connessione non era quella più indicata. Ho quindi preso un cavo mini DP – DP (i.e. Cavo mini displayport to displayport 8K (76804320) @ 60Hz 4K @ 144Hz DisplayPort 1.4 Trasmissione bidirezionale Cavo da DisplayPort a dp Cavo 8K 2M) e tutti i problemi sono svaniti!!
Innanzitutto, avevo notato che una volta collegato al mio PC Windows 10 (un Surface Pro 6), il driver che era stato associato al monitor, con il semplice plug&play, era stato quello per un monitor generico e non quello specifico del produttore LG per quel modello. Sebbene il monitor mi sembrasse funzionare bene e venga appunto venduto come collegabile semplicemente tramite plug&play, sicuramente l’utilizzo di un driver specificatamente realizzato dalla ditta non avrebbe potuto che migliorarne le prestazioni in qualche modo. Sono quindi andato a cercare tale driver che risulta infatti presente nel sito italiano LG ricercando quel prodotto specifico: attualmente il link del driver è LG_HDR_4K_774F_7750.zip (06/07/2023).


Come sempre esiste una versione specifica dei SW per sistemi sia Windows sia MAC.
Si noti che, per ciascun SW elencato per quel prodotto, premendo il link Riferimento, in alto a destra, viene visualizzata una descrizione sintetica di cosa serve. Ad esempio, per il SW Dual Controller viene indicato: “Dual Controller è un software applicativo che consente all’utente di controllare più sistemi Windows e Mac utilizzando la tastiera e il mouse condivisi collegati a un computer. È progettato per le persone che spesso usano più di un sistema che sono posizionati uno vicino all’altro. Con il software dual controller, l’utente può condividere una singola tastiera/mouse su un set di sistemi (Windows/MAC)“. Non avendo questa esigenza, quello è l’unico SW che non ho installato, mentre ho utilizzato gli altri [OnScreen Control, LG Calibration Studio (True Color Pro)], oltre ovviamente il driver.
Dopo avere scaricato il driver, sono andato nella Gestione Dispositivi (click sulla bandiera in basso a sinistra, con il tasto destro) e, in corrispondenza della sezione Monitor, relativamente a quello che veniva inizialmente indicato come Monitor generico, ho selezionato Aggiorna driver (click con il tasto destro) e, selezionando di ricercarlo nel computer, ho indicato la directory in cui c’era il driver scaricato scompattato (viene infatti scaricato in formato Zip): il sistema individua automaticamente il file opportuno e lo installa. Da quel momento in poi, al monitor viene associato quel driver specifico e quindi viene indicato in elenco proprio come un LG HGR 4K(DP): in tal modo sono sicuro che gli ho associato il driver più appropriato per gestirlo!




Si noti che per il funzionamento dei successivi SW è indispensabile collegare il monitor tramite il connettore USB-C presente sul retro del monitor: non essendo un cavo fornito in dotazione, nel mio caso ho usato un comune cavo USB-C – USB che avevo per il mio smartphone, dal momento che il mio PC non possiede una porta USB-C. Ovviamente tale collegamento conviene mantenerlo permanentemente per consentire sempre il colloquio tra PC e monitor.
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Il SW OnScreen Control è utile per diversi motivi e nel seguito elenco quelli che mi sono sembrati di maggior interesse: il manuale di quel tool si trova in OnScreen Control – User Manual. Innanzitutto consente di essere avvertiti se esistono aggiornamenti del firmware del monitor ed eventualmente forzarne la ricerca:

Ho notato che alcune Modalità Immagini elencate, tra le molteplici disponibili tra le scelte, non potevano essere impostate (e.g. Lettura): se infatti selezionavo quella scelta, questa non veniva impostata e rimaneva selezionata quella pregressa! Sebbene la scritta comparisse solo per qualche secondo e quindi difficilmente si riusciva a leggere, selezionando alcune modalità compariva in rosso l’avvertimento “Controllare che questa funzione sia abilitata nelle impostazioni del monitor e riprovare“.
Ho notato poi che anche nelle impostazioni di configurazione del monitor stesso, disponibili premendo il tasto sul margine inferiore, alcune Modalità Immagini non erano selezionabili (i.e. Effetto HDR, Lettura, Modalità Colore Verde).
Ho chiesto chiarimenti al servizio clienti tramite il modulo disponibile in Chat e email | LG Italy e gentilmente mi hanno fornito alcune indicazioni che riporto nel seguito.



Dopo la risposta del servizio clienti (vedi nota in fondo al post) ho realizzato che se uno imposta HDR nelle impostazioni video di Windows 10, solo alcune modalità immagini risultano presenti: d’altra parte ciò viene indicato anche nel manuale utente, anche se può sfuggire e anche da un punto di vista tecnico non ne comprendo completamente il motivo:

Se uno infatti su Windows 10 toglie la visualizzazione in HDR (interruttore Usa HDR disattivato, generalmente è attivo di default), per il monitor LG HDR 4K, le Modalità Immagini che il suo menù propone vengono tutte attivate e sono molteplici:


Tuttavia la definizione mi sembra decisamente migliore con l’HDR impostato per cui ho preferito lasciare tale impostazioni in Windows 10 (vedi Calibrare lo schermo predefinito per il contenuto HDR in Windows 10 (microsoft.com)) sebbene abbia minori possibilità di selezione nel menu OSD del monitor.
OnScreen Control consente inoltre d’impostare un preset di configurazione per diverse applicazioni in modo da far funzionare il monitor anche diversamente a seconda del programma utilizzato:

Altra funzionalità che ho trovato utile è quella di poter suddividere il monitor in più parti, assai conveniente soprattutto se il monitor è grande come in questo caso: si noti che quell’impostazione non esclude di poter portare un’applicazione a tutto schermo, ma semplicemente agevola la collocazione sullo schermo di diverse finestre non in full screen (con un effetto “calamita” analogo a quello di Windows per il posizionamento in full screen)

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Relativamente al tool SW LG Calibration Studio (True Color Pro), una volta scaricato e installato, si può disporre del seguente manuale d’uso: LG Calibration Studio – User Manual. Esegue la calibrazione hardware per regolare la luminosità target, la temperatura del colore, la gamma e il gamut di colori del monitor secondo i requisiti dell’utente. Nella sezione F.A.Q. si trovano interessanti indicazioni. Il processo di calibrazione necessita di un sensore e la procedura viene descritta in nella apposita sezione relativa alla calibrazione. Nella sezione Requisiti di sistema ci sono interessanti indicazioni (e.g. Assicurati di selezionare la modalità “off” dell’opzione “HDR e Colore Avanzato” nelle impostazioni del display prima di eseguire la calibrazione;Imposta il monitor supportato da LG Calibration Studio come display principale) che risulta essenziale tener presente prima di effettuare la calibrazione. Vengono qui elencati anche i sensori supportati e viene detto che le prestazioni di calibrazione dipendono dal misuratore utilizzato per la calibrazione. È necessario installare il driver del dispositivo misuratore (sensore) separatamente, scaricandolo dal sito web del fornitore del prodotto. È necessario quindi dotarsi di un calibratore esterno (i.e. uno spettrofotometro) e relativi driver per abilitare le funzionalità di quel software e risultano compatibili vari calibratori esterni. Nelle specifiche del software risultano certificati i seguenti:
(L’assistenza clienti – vedi in seguito – ha indicato i seguenti:
– LG Calibrator(ACB8300),
– ColorMunki photo,
– Colormunki design,
– Spyder3,
– Spyder4,
– Spyder5,
– i1DisplayPro,
– i1Pro2 )
Anche impostando la Gamma di colori su Manuale, in modo da poter variare i valori RGB a mano, comunque poi le modifiche effettuate non si riescono a salvare se non è collegato il calibratore.



Insomma, se non si ha un calibratore le uniche cose che si possono variare, agendo dal menu OSD del monitor (premendo il tasto fisico sotto il monitor) sono la luminosità, contrasto, nitidezza impostando Modalità immagine -> Utente e poi andando nella sezione Immagine -> Regolazione Immagine. Si noti che esiste anche la possibilità d’impostare a ON l’opzione SUPER RESOLUTION+: io l’ho impostata a ON scegliendo il valore Medio che dovrebbe fornire una modalità di visione più confortevole.

Si noti poi che, se uno cerca di calibrare il colore con il tool disponibile in Windows 10 (Control Panel -> Calibra colore dello schermo), appare durante la procedura il seguente avvertimento: “Questo schermo utilizza attualmente un profilo di colori con gamma ampia. Tramite Calibrazione colori schermo verrà creato un profilo colori con gamma convenzionale, che potrebbe risultare inadeguato per lo schermo e causare distorsioni nella visualizzazione dei colori. Continuare comunque?“



Perciò ho desistito nel proseguire nell’impostazione e spero prima o poi di trovare un amico che abbia un calibratore da imprestarmi (comprarlo costa troppo: e.g. https://amzn.to/36kqFA8) in modo da poter effettuare una calibrazione potenzialmente migliore di quella di fabbrica utilizzando il tool LG Calibration Studio che mostro più avanti.
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Se la scheda grafica del PC è INTEL, segnalo la presenza di un’app specifica di quella ditta che consente di configurarla come si desidera, oltre a offrire altre funzionalità. Quell’app è scaricabile gratuitamente dallo Store Microsoft: Centro comandi della grafica Intel® – Microsoft Store it-IT.
In particolare, si può verificare la frequenza di aggiornamento: nel mio caso era impostata a 59p anziché 60p, per cui da qui l’ho potuta cambiare:

Inoltre consente di effettuare anche la registrazione video dello schermo, che può essere iniziato e interrotto anche agendo con tasti di scelta rapida (i.e. per default Cntl + Alt + F5 per iniziare la registrazione e Ctrl + Alt + F7 per interromperla): il file viene salvato automaticamente nella directory che uno indica (e.g. c:\Data\OneDrive\Video nel mio caso). La qualità della registrazione (e.g. 720p) e la frequenza dei fotogrammi (e.g. 30 frame/sec) possono essere definiti a piacere. Si può impostare il bitrate video in modo da regolare la qualità video anche nel caso si effettui uno streaming.


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NOTA – Ho provato a chiedere al servizio clienti LG come mai alcune Modalità Immagini elencate, tra le molteplici disponibili tra le scelte, non possono essere impostate (e.g. Lettura). Nel seguito la loro gentile risposta giunta a poche ore dalla richiesta online:
| Egregio Sig. Contini, grazie per aver contattato il Servizio Clienti LG Italia. In merito alla sua comunicazione le chiedo inizialmente quale uscita video intende utilizzare e quale risoluzione e soprattutto refresh rate supporta la porta video utilizzata nel suo computer. In base poi ai parametri relativi al computer che intende utilizzare potrà effettuare le modifiche. Modello “32UN880-B” e qui la scheda tecnica: https://www.lg.com/it/monitor/lg-32un880-b In questo modello la specifica HDR è così definita: – Compatibile HDR 10 – FreeSync Interfaccia supportata: DisplayPort, HDMI. Scheda grafica supportata: Occorre una scheda grafica che supporta FreeSync dell’AMD. Assicurarsi di aggiornare la scheda grafica per con il driver più recente. Questo monitor supporta la funzionalità Plug & Play che consente di aggiungere un dispositivo al computer senza la necessità di eseguire alcuna riconfigurazione o installazione manuale dei driver. Pertanto provi con il software On Screen Control tramite il collegamento HDMI. Verifichi poi variazioni con la Display port. Mentre qualora venga impostato il profilo HDR con il suo computer allora è normale che le opzioni video si riducano in quanto è pre-impostato il profilo idoneo. Nel caso spenga il risparmio energetico e spenga la funzionalità Freesync nel menu OSD del suo Monitor e agisca dal Menu del Monitor e non dal software. Verifichi se riesce ora ad impostare una modalità immagine di sua scelta. Qui il manuale d’uso: https://www.lg.com/it/supporto/prodotto/lg-32UN880-B Dispone in più della calibrazione colore professionale tramite calibratori specifici esterni e da ultimo possiede la funzionalità “Dual Link & Controller” per controllare due computer sullo stesso Monitor e Split Schermo (Multitasking). Compatibilità con schede grafiche ATI Radeon per il Freesync per raggiungere il refresh rate a 120 Hz. ed eliminare gli effetti di “flickering”. Mentre le segnalo che bisogna dotarsi di un calibratore esterno e relativi driver per abilitare le funzionalità del software e risultano compatibili vari calibratori esterni per collegarsi con il software True Color. Nelle specifiche del software risultano certificati i seguenti calibratori: – LG Calibrator(ACB8300), – ColorMunki photo, – Colormunki design, – Spyder3, – Spyder4, – Spyder5, – i1DisplayPro, – i1Pro2 Nello specifico, il calibratore LG è stato prodotto per il mercato americano e anche per il mercato inglese che è parallelo. Mentre non è mai stato commercializzato in Italia. Pertanto, potrà trovarne disponibilità sui vari siti online di vendita e verifichi bene con il rivenditore l’originalità della parte. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni aggiuntive. Qualora necessitasse di ulteriori chiarimenti in merito, la invito a compilare una nuova richiesta sul sito LG o dal suo account My LG allegando al suo messaggio le precedenti comunicazioni. Ringraziandola per la fiducia accordata al nostro Marchio colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti. Roberto Carlo LG IS CIC 199.600.099 www.lg.com/it |
Lascio altri link utili per trovare manuale anche in lingua italiana:
Utili infine alcune indicazioni fornite da un servizio di stampa online su come eseguire una corretta calibrazione del monitor in modo che le foto stampate corrispondano a come risultano visualizzate a video: Come eseguire una corretta calibrazione del monitor – Photocity Blog. Le regole generali indicate sono le seguenti:
Innanzitutto assicurati che le tue foto abbiano il profilo colore corretto per la stampa: generalmente nei servizi di stampa è l’sRGB
Andando a cercare “Gestione colori” nel Pannello di Controllo di Windows 10 e selezionando il mio monitor LG, ho verificato che, probabilmente dall’installazione del driver LG, il file del profilo colori adeguato è stato impostato:

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Troppo spesso si trovano in Italia bellezze impensabili, non solo provate dal tempo di abbandono e dalla mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, ma talvolta anche succubi da interessi economici senza scrupoli.
È questo il caso della cappella di San Bernardo addirittura spostata da un incantevole promontorio, che si affacciava sulla vallata Monregalese, per far proseguire i lavori di erosione del monte Calvario/Monburgo da parte di una cava.
Per fortuna dal 2017 a Villanova-Roccaforte, il Monte Calvario e Momburgo sono stati coperti da vincolo paesaggistico regionale… ma molti danni erano già stati perpetrati da decenni in quel territorio e permessi concessi risultano ancora in essere. Viene proprio da chiedersi come sia stato possibile ottenerli con beneplacito dei beni ambientali e culturali…
P.S. 8/2022 Unione Monregalese – Villanova: il Tar accoglie il ricorso del Comune: decade il vincolo sul Momburgo
Relativamente al santuario di S. Lucia non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto si può trovare cercando anche su Internet (e.g. Santuario di Santa Lucia (Villanova Mondovì) – Wikipedia, SANTUARIO DI SANTA LUCIA | I Luoghi del Cuore – FAI (fondoambiente.it), Santuario di Santa Lucia (Villanova Mondovi): AGGIORNATO 2021 – tutto quello che c’è da sapere – Tripadvisor, Un comitato vuole salvare il santuario sulla roccia – La Stampa). Anche in questo caso, un’altra cava ha scavato nella roccia della medesima montagna a poche decine di metri dal Santuario. Seppur ora dismessa e di dimensioni assai minori di quella citata precedentemente – che invece è ancora attiva ed agisce (con utilizzo di mine) su un altro lato non molto più distante della medesima montagna – ha sicuramente deturpato la visione da lontano del Santuario e probabilmente ha contribuito a danneggiare la sua cagionevole struttura già provata dal tempo e dall’incuria.
Vi propongo di vedere questo mio filmato che mostra il sentiero che unisce da sempre la cappella di San Bernardo (ora appunto ricollocata in una conca priva di alcun belvedere) al santuario di S. Lucia, proponendo anche un assaggio delle sue bellezze recondite e troppo spesso inaccessibili. Dal filmato traspare chiaramente lo stato di degrado e la necessità di un intervento per salvare in extremis questa incredibile realtà del territorio monregalese!
Vi propongo anche la traccia ViewRanger del percorso Villanova Mondovì – Dalla cappella di san Bernardo al santuario di Santa Lucia – 13 Set 2020 at 13:17 – ViewRanger a cui sono anche associate delle foto che ho scattato lungo il percorso:
Questo tracciato si aggiunge a quello già descritto in un precedente post: Villanova Mondovì: bella passeggiata per il sentiero della storica via crucis sul monte Calvario.
Per fortuna un gruppo di volontari, insieme ad alcune suore, sta cercando di tenere aperto il santuario alcuni pomeriggi, proponendo, ai soli visitatori che si sono prenotati, visite guidate gratuite che consentono di esplorare anche delle zone dell’edificio generalmente inaccessibili da decenni.
Dal 25 maggio 2021 il santuario di Santa Lucia ha riaperto le porte tutte le domeniche fino a settembre con orario dalle 14:30 alle 17:30 per le visite personali alla grotta. Invece, per maggiori informazioni relativamente alle visite guidate, conviene visitare il sito facebook e/o scrivere una email a santalucia.villanova@gmail.com o al limite telefonare a Roberto Turco, responsabile dei Volontari S. Lucia (3516384771).

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Di tuo interesse possono risultare altri post relativi a Villanova Mondovì, in particolare:
Come indicato anche in Wikipedia, RSS (sigla di RDF Site Summary, spesso riportato come Really Simple Syndication o Rich Site Summary) è uno dei più popolari formati per la distribuzione di contenuti Web. È basato su XML, da cui ha ereditato la semplicità, l’estensibilità e la flessibilità. L’applicazione principale per cui è noto sono i flussi che permettono di essere aggiornati su nuovi articoli o commenti pubblicati nei siti d’interesse senza doverli visitare manualmente a uno a uno.

RSS definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto, …). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie anche provenienti da fonti più diverse.
Insomma avere a portata di mano un lettore di RSS, ad esempio consente agevolmente di vedere l’elenco degli ultimi post pubblicati da un sito di mio interesse ed eventualmente navigare in qualcuno di questi. Infatti piattaforme queli WordPress generano automaticamente il file RSS associato a ciascuno dei suoi siti Web: https://enzocontini.blog/feed/ è quello generato per questo mio blog. Questi RSS Reader forniscono poi diverse funzionalità quali quelle di filtraggio, d’identificare quelle di maggior interesse, ecc…
Esistono diversi programmi che si possono installare e che forniscono tale funzionalità (e.g. RSSOwl, Feedreader, Reeder 5, FeedDemon, Domain.com) ma personalmente credo sia più conveniente aggiungere un RSS Reader come estensione del proprio browser.
Ad esempio il browser Edge ne possiede diversi e in particolare io ho installato Feeder.co. Ovviamente un’analoga estensione esiste anche per il browser Chrome.
Nel seguito mostro i passi per installare e utilizzare quell’estensione sul browser Edge ma il procedimento d’installazione e utilizzo è assai simile anche in altri browser.
Andando nelle impostazioni nella sezione Estensioni, si può vedere e filtrare le estensioni già installate, abilitarle o disabilitarle/disinstallarle, ed eventualmente andare a ricercarne di nuove:


Dopo un breve wizard che consente di configurare tale estensione, compare un’icona tipica dei feed nella barra in alto del browser. Consiglio di autenticarsi per poter usufruire di tutte le funzionalità, sebbene non risulti indispensabile:




Tutte le volte che si desidererà vedere RSS di siti già indicati o se ne vorranno aggiungere degli altri in elenco, basterà cliccare su quell’icona apposita :



Selezionato poi un sito specifico (e.g. questo mio blog) che si è inserito in elenco, in breve tempo viene mostrato l’elenco degli ultimi post e premendo su un titolo specifico si può leggerlo direttamente:



Esistono diverse funzionalità che si possono attivare sia a livello di sito sia a livello di singola notizia in essa pubblicata, agendo sugli appositi tre puntini associati:


Nel momento in cui almeno in uno dei siti a cui ci si è registrati a leggere gli RSS viene pubblicato qualcosa, un numero progressivo compare sull’icona apposita nella barra in alto, per evidenziare l’evento e invogliare a guardare di cosa si tratta: premendo sull’icona comparirà l’elenco di tutti gli RSS dei siti a cui uno si è registrato con indicazione dove c’è qualcosa di nuovo e quindi, selezionando quello specifico, quel è il nuovo post/commento/informazione presente (i.e. contrassegnato con NEW):


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Vedi anche:
Questa mattina ho provato a iscrivere mia figlia all’Open Days Valentino a cui potevano partecipare i cittadini piemontesi, dai 18 ai 29 anni, senza fragilità. Avevo già preparato su un file tutti i dati richiesti (codice fiscale, numero tessera sanitaria, telefono ed email) in modo da averli pronti per un veloce copia&incolla.
Alle 9:00 precise, dopo innumerevoli refresh del browser del PC (sicuramente più agevole da utilizzare rispetto a quello su uno smartphone), ecco comparire l’agognato bottone che consente di effettuare la prenotazione!
Dopo il veloce inserimento dei pochi dati richiesti, all’inoltro errori a non finire, nonostante i diversi ritentativi d’inoltro spasmodici: “Non è stato possibile salvare le informazioni. Si prega di riprovare“.

Poi all’ennesimo tentativo d’inoltro dei dati, compare la schermata di scelta del giorno desiderato, sceltao il quale si ripete la segnalazione di impossibilità di inoltro… 🙄
Infine viene indicata già piena la data scelta per l’intervallo di orario che era stato automaticamente proposto, con successiva indicazione dell’intervallo successivo da approvare… E così via fino all’ultimo giorno e all’ultimo orario disponibile.
Dopo 3 minuti netti di tentativi e approvazione di data e orario proposto automaticamente dal sito, compare l’indicazione di tutti i posti esauriti!! 🤐



Mi domando allora: come è possibile prevedere Open Days in numero tale da risultare pieni in meno di 3 minuti dalla loro disponibilità, mettendo a disposizione un sistema di prenotazione sottodimensionato e inadatto a gestire le innumerevoli richieste in arrivo in quel minimo intervallo di tempo?
Insomma, un terno all’8 riuscire a iscriversi e viene quindi il dubbio che non sia principalmente una mossa di propaganda politica in modo da poter dire in tutte le interviste che si sta facendo di tutto e sono stati previsti “persino” degli Open Day per consentire davvero a chiunque di poter essere vaccinato prima delle ferie!!
Riprovereremo domani per l’Open Night sperando che la fortuna ci sia compagna!! 😶
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P.S. 15/6/2021
Velocità di un lampo nel fare i cut&past dei dati richiesti e niente screenshot delle videate… VITTORIA! 😎😎 … sebbene i posti della prime ore risultassero già occupati! Mi chiedo, davvero come avranno fatto quelli a fare più velocemente la procedura e riuscire quindi a prenotarsi prima di me 🤔. Si vede che una laurea in ingegneria e un’esperienza pluridecennale nell’utilizzo di un computer non bastano! 🙄😮

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Come ogni anno, giugno è un mese di fastidiose incombenze fiscali. Il pagamento della prima rata dell’IMU infatti il 16 giugno e anche su questa tassa i commercialisti trovano lavoro…
Calcolarsi quanto dovuto ed eseguire il pagamento è tuttavia un qualcosa alla portata di tutti, almeno nel caso in cui le proprietà a cui questa tassa è dovuta sono semplici (e.g. garage non pertinenziale, seconda casa in campagna/mare/montagna). Nel seguito mostro passo-passo la procedura da utilizzare per calcolare e pagare l’IMU per due garage non pertinenziali a Torino… ma la procedura è la medesima anche in altre situazioni analoghe.
Il punto di riferimento per calcolarsi il dovuto è, come avevo già evidenziato in Memorandum scadenza tasse, il sito Riscotel calcolo IMU (per il Comune di Torino). Esso fornisce la possibilità di calcolare l’importo da pagare indicando città, tipologia d’immobile e rendita catastale.
Per aprire la pagina che effettivamente consente di effettuare il calcolo, l’interfaccia utente usata non è, secondo me, particolarmente appropriata avendo utilizzato non un evidente semplice pulsante, bensì una barra che si confonde con il titolo della pagina: comunque, se si passa sopra con il mouse, uno si accorge che quella sezione in azzurro è tutto un pulsante che, clickandolo, porta appunto alla sezione per il calcolo dell’IMU.
Andando nella sezione Calcolo IMU, si deve indicare il Comune di ubicazione dell’immobile, la tipologia immobile (e.g. nel caso di garage non pertinenziale cat A) e la Tipologia Aliquota IMU (e.g. Aliquota ordinaria per garage)… e così via:




Una volta terminato l’inserimento di tutti dati richiesti, tra cui essenziali sono la quota di possesso e la rendita catastale (che uno può trovare ad esempio nell’atto di acquisto o dall’Agenzia delle Entrate chiedendo la propria Visura per soggetto), premendo il tasto verde Calcola viene appunto calcolato l’importo dovuto per quell’immobile:

Se poi di immobili che richiedono il pagamento di IMU sono più di uno (e.g. due garage non pertinenziali), si può inserire un successivo premendo il +Aggiungi immobile:

Si noti che se uno si era salvato già gli anni precedenti i riferimenti ai propri immobili in un file di estensione .iuc (e.g. 20210612102004-CNTNEE00D09L219Z.iuc) la procedura descritta fino a questo momento poteva essere semplificata, evitando di reintrodurre tutti i dati degli immobili di cui è dovuta l’IMU. Perciò, se non lo si era ancora fatto, una volta inseriti tutti gli immobili conviene premere il tasto Salva immobili per conviene poi appunto salvare tutti i dati in un file di estensione .iuc che viene scaricato automaticamente per default nella cartella Download del PC e che poi conviene spostarlo in una propria opportuna cartella che uno si è probabilmente creato per salvarsi nel tempo tutte le informazioni relative alla IMU/Tasse pagate.

In questo modo basterà selezionare Carica immobili e quindi andare a ricercare e caricare quel file .iuc:
Una volta terminato l’inserimento di tutti gli immobili (scegliendo se si vuole pagare solo l’acconto o anche il saldo) si può scegliere se salvarsi il modulo F24 o il riepilogo.

Si noti che esiste anche la possibilità di effettuare direttamente il pagamento di quell’F24 online tramite la propria carta di credito, senza neppure poi dover andare nel servizio del sito dalla propria banca. Tuttavia, purtroppo questa comoda forma di pagamento, che tra l’altro non presenta costi di commissione, ha il grosso limite di consentire pagamenti solo fino a 250€ … pochi per pagare l’IMU totale (acconto + saldo) anche solo di due garage non pertinenziali! L’alternativa al pagamento con carta di credito, vale a dire con MyBank, consente di selezionare solo alcune banche e, almeno nel mio caso, non è risultata di utilità..
L’unica cosa da fare, almeno per ora, se l’importo totale è maggiore di 250€, è di salvarsi l’F24 e poi andare nel portale della propria banca per effettuare il pagamento dopo avere riportato con attenzione tutti i dati nel loro modulo online!!
Si noti infine che, nel caso del Comune di Torino, come indicato in Termine e modalità di presentazione della dichiarazione ministeriale (Tasse e tributi) (comune.torino.it), a partire dal 10/03/2020 è possibile presentare la Dichiarazione IMU anche attraverso la compilazione guidata e l’invio telematico del modello di dichiarazione collegandosi alla pagina web “Torino Facile” all’indirizzo https://servizi.torinofacile.it/info/tributi-imposte.
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Vedi anche:
Ho la fortuna di avere uno zio che fin da giovane dipinge quadri bellissimi: non ne ha fatto un mestiere e non ne ha mai venduto nessuno. Forse anche per questo sono così belli e sentiti…
La sua casa è piena di pitture a olio e ad acquerello, una più belle dell’altra.
Mi sono sempre detto: appena andrò in pensione e avrò quindi più tempo, gli chiedo se posso andare a dipingere insieme a lui! Il destino, troppo spesso crudele, ha voluto che proprio poco prima che andassi in isopensione, lui non potesse più disegnare o dipingere nulla per problemi di vista… 😥
Tuttavia, fortunatamente la sua mente e i suoi ricordi sono sempre presenti come un tempo e tali da riconoscere ogni minimo particolare anche delle sue opere… e da lui c’è ancora comunque molto da imparare anche solo con la parola!
Con questo nuovo sito, che ho reso pubblico ieri, desidero rendere omaggio alla sua arte e cercherò, un po’ per volta, d’inserirci tutti i quadri che riuscirò a fotografare grazie anche all’aiuto personale diretto del pittore stesso…
Dal momento che mi piacciono praticamente tutti i suoi dipinti, metterò anche le sue opere giovanili, le bozze e quant’altro ancora abbia trovato nelle cantine di case di famiglia… dopo averle eventualmente restaurate 😉
Purtroppo alcune volte, le condizioni del supporto (e.g. carta) erano tali che l’unico “restauro” possibile è stato il fotoritocco.
Attualmente quel sito è ancora in uno stato di pre-view e poche sono le opere che ho già fotografato, elaborato e pubblicato… ma cresceranno nel tempo 🙂
Il sito l’ho concepito, almeno per ora, per avere una sezione specifica per ciascuna decade della sua produzione, aggiungendone poi anche altre specifiche per oggettistica, opere giovanili, studi giovanili e altro ancora:

All’interno di ciascuna di quelle sezioni ho poi suddiviso i dipinti a seconda della tecnica pittorica utilizzata (e.g. olio, acquerello, acrilico, carboncino):

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Vedi anche i seguenti miei post:
Mi sono reso conto che diverse persone pensano che un eBook comprato su Amazon non possa essere letto se non si possiede un Kindle, vale a dire un lettore di eBook specifico, prodotto da Amazon stessa. Sebbene quel lettore oramai si sia affermato da tempo sul mercato sia per le sue caratteristiche tecniche sia per il basso prezzo sia per la vastità di titoli presenti nella libreria Amazon, con questo post riassumerò le molteplici modalità che consentono appunto di leggere un eBook acquistato su Amazon, anche su un qualsiasi dispositivo elettronico (e.g. smartphone, PC, tablet) anche obsoleto!
Ovviamente l’uso di un eBook reader idoneo (e.g. uno dei molteplici modelli di Kindle) ha il vantaggio, facendo uso della tecnologia i-ink, di affaticare meno la vista rispetto a un dispositivo con un monitor LCD, ma è anche vero che quest’ultimo consente una visione a colori che, soprattutto per alcuni libri (e.g. fotografici, fumetti), risulta una funzionalità rilevante!
P.S. Vedi anche il post: Audiolibri e possibilità di avere una buona sintesi vocale per un qualsiasi ebook Kindle tramite l’app Alexa: il tutto gratuitamente e utilizzando solo il proprio smartphone/tablet/PC!
Ecco alcuni dei metodi di lettura possibili, alternativi all’uso di un lettore eBook Kindle:
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1) Da qualsiasi browser
Utilizzo del sito leggi.amazon.it o anche read.amazon.it: il modello di URL utilizzato è il medesimo per ogni Paese, vale a dire “read” prima del dominio specifico del sito locale Amazon (e.g. read.amazon.com per la versione intenzionale in inglese, read.amazon.co.uk, read.amazon.fr, read.amazon.ca). Questa modalità è accessibile da qualsiasi browser (e.g. Edge, Chrome dalla versione 20, Internet Explorer 10, Firefox dalla versione 10, Safari dalla versione 5, Opera) di un generico dispositivo (e.g. smartphone, PC, Tablet, Smart TV): l’unico requisito è di avere e inserire le proprie credenziali Amazon … ma se uno ha acquistato un eBook da quello store le deve necessariamente avere! Un utente Amazon può accedere ai propria libreria su Amazon anche da qualsiasi versione localizzata dei Paesi in cui sono stati avviati i Kindle Store (e.g. Amazon.com, Amazon.it) e quei libri possono essere letti da qualsiasi versione del reader. Ad esempio, io riesco infatti a raggiungere la mia libreria Kindle da qualsiasi dei siti read.amazon.it, read.amazon.com, read.amazon.fr … ovviamente dopo essermi autenticato in ciascuno e avere ricevuto richiesta di conferma della mia identità via SMS sul mio telefono:



Perciò, non è nemmeno necessario possedere alcun dispositivo: qualsiasi computer in uno spazio pubblico (e.g. biblioteca, Internet café) è sufficiente per accedere ai libri memorizzati nel propria libreria cloud Kindle. Infatti, tutti i libri aggiunti all’account Kindle sono memorizzati sui server Amazon, non su un dispositivo specifico ed è possibile accedervi dovunque.
Le funzionalità a disposizione sono inferiori a quelle presenti su un lettore Kindle ma contemplano tuttavia la possibilità di ricerca e di annotazione
Tuttavia non è possibile aggiungere e leggere i file personali come invece si può fare
sul un proprio dispositivo Kindle o dall’app Kindle connessa, inviandoli a un indirizzo e-mail speciale specifico per quel lettore.
P.S. 2022 – Vedi ancher il punto 3 succesivo, relativo all’installazione di una applicazione Kindle su PC/MAC, reso nuovamente possibile da Amazon.
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2) Dall’app Kindle (Android. iPhone)
Sia su dispositivi Android sia Apple (con Sistema Operativo aggiornabile e aggiornato), si può scaricare e installare l’app gratuita Kindle che consente una gestione completa della propria libreria oltre che l’acquisto eventuale di nuovi titoli. Esiste anche un link specifico, nella pagina relativo a un qualsiasi libro nel Kindle Store, che consente immediatamente d’iniziare l’installazione dell’app idonea per quel dispositivo specifico:



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3) Installando su PC/MAC l’applicazione Kindle (P.S. 3/2022)
Sebbene fosse scomparsa per diversi anni, ora è anche nuovamente possibile installare l’applicazione Kindle sul proprio PC/MAC. Infatti ora la pagina di Amazon relativa ai lettori Kindle contempla anche il pulsante “Scarica per PC & MAC” che consente appunto di scaricare l’eseguibile per installarla:


D’altra parte il lettore disponibile da browser ha dalle limitazioni., penso dovute al fatto che opera online senza scaricare localmente tutto il libro. Infatti, se uno va nella sezione Your Notes and Highlights del lettore web, se si cerca nelle opzioni relative una specifica annotazione per posizionarla dove si era inserita nel testo, si viene rimandati ad aprirla nell’applicazione Kindle (Don’t you have Kindle for PC/;AC? Download it for free) che viene quindi scaricata se non ancora installata: nella directory Downolads relativa al proprio utente Windows (e.g. C:\Users\nomeutente\Downloads) si troverà quindi il file KindleForPC-installer-1.34.63103.exe (o successiva prossima versione) che dovrà essere installato cliccandoci sopra due volte come solitamente si fa per qualsiasi applicazione!




Si noti che l’applicazione è assai completa e, una volta autenticati con le proprie credenziali Amazon, fornisce tutte le funzionalità che uno si aspetta, anche quella di scaricarsi in locale il file i file relativi ai libri acquistati che, scegliendo l’opzione Scarica dal menù che compare cliccando con il tasto destro sul libro d’interesse, vanno a finire nella apposita cartella Documenti/My Kindle Content: esiste poi nel menù un’apposita sezione Scaricati dove si possono vedere (e leggere) i libri appunto precedentemente scaricati in locale.




Ovviamente quei file sono protetti da DRM e quindi possono essere letti solo dall’app Kindle. Se, si cerca di aprirli con un generico lettore eBook quale ad esempio Calibre, quel file nel formato azw non viene riconosciuto se non installando plug-in anche gratuiti e opensource o utilizzando altri programmi specifici a pagamento (e.g. questo):

Per ulteriori informazioni vedi il post siuccessivo Come installare su PC/MAC l’applicazione Kindle di Amazon per poter leggere ebook senza dover usare la versione su browser del lettore di quel formato proprietario: è possibile convertire quegli ebook in altri formati supportati da altri lettori, potendo anche effettuare una loro stampa?
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4) Con SW specifici per leggere/convertire eBook (e.g. Calibre)
Si può anche leggere ed eventualmente convertire un altro formato, tramite programmi appositi da installare sul proprio PC, ad esempio Calibre, qualora il libro non sia protetto da DRM. Quest’ultimo programma ha infatti, tra le molteplici funzionalità, anche quella di lettura di un eBook in qualsiasi formato premendo l’apposita icona Leggi. La finestra di lettura può poi essere aperta anche in full-screen per consentire una più agevole lettura.
Vedi il post: Calibre: come caricare sul proprio Kindle un qualsiasi e-book o documento e/o magari convertirlo in qualsiasi formato
Esistono poi anche altri SW a pagamento che sembra consentano addirittura di rimuovere le funzioni DRM (i.e. il copyright): non è certo un qualcosa di legale quello che questi SW fanno e personalmente non ne ho mai utilizzati per cui non so dire molto se non lasciarvi un link di uno tra i diversi a pagamento che si possono trovare online!


Amazon Cloud Drive, il servizio di cloud storage offerto da Amazon, simile a Google Drive o Dropbox, e che può essere utilizzato per archiviare immagini e documenti personali, per renderli disponibili da qualsiasi dispositivo semplicemente accedendo con il proprio account Amazon. Può essere utilizzato quindi anche per memorizzarsi anche degli eBook.
Nota che si possono acquistare e aggiungere per sempre alla propria libreria Kindle diversi libri anche completamante gratuiti ricercando Kindle Store ad esempio:
Chiunque pubblichi un libro dul KDP (Kindle Direct Publishing) può, accettando certe condizioni, promuovere un proprio scritto abbassando il suo prezzo per alcuni giorni, al limite rendendolo anche completamante gratuito! Nella pagina con i dettagli del libro, si può sempre controllare se il prezzo Kindle viene visualizzato come $ 0.00, nel qual caso quell’acquisto in quel momento non comporta alcuna spesa!
Ovviamante nna volta acquistato un libro, anche se poi tornerà a costare il prezzo pieno, questo rimane disponibile nella propria libreria sul cloud Amazon e non è indispensabile scaricarlo su un proprio dispositivo da cui si potrà comunque sempre prendere anche in futuro!
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Insomma, se hai trovato un libro di tuo interesse in offerta (o addirittura temporaneamente gratis), non c’è motivo per non acquistarlo subito anche qualora non riuscissi a leggerlo nell’immediato!
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Link utili
Questo è un brevissimo post… sicuramente il più corto che abbia mai scritto, solo per segnalarvi che la versione eBook Kindle del mio libro in oggetto è in promozione gratuita su Amazon per 5 giorni: compratatelo quindi per 0€, in modo da averlo nella vostra libreria digitale!!

Vedi anche il post derivato da quell’esperienza, semmai potesse tornarti utile: Come pubblicare su Amazon un libro in versione sia ebook sia cartacea).
Ricordo che il reading del testo teatrale è disponibile su YouTube come dettagliato nel post “Corona… il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia” – Reading teatrale di Enzo Contini in cui puoi trovare la genesi del testo.
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Quarta di copertina:
“Erano quattro giorni che non uscivo di casa e non ne potevo veramente più!”
“Come apprezzi le piccole cose quando ti sono mancate… e neanche per così tanto tempo! Ad esempio, anche attraversare questo corso. Avresti mai detto, solo poche settimane fa, che avresti potuto provare piacere anche solo nell’attraversarlo?”
“Di questi tempi, con tutte le paure indotte dai messaggi dei media… sì, ora mi sento uno stupido, paranoico direi!!”
“Forse, a posteriori – magari anche poi solo sorridendo e ironizzando sui molteplici comportamenti assurdi visti con i propri occhi o su quelli personalmente vissuti (anche solo inconsciamente, a livello di pensiero) – potremo prendere spunto per fermarci, almeno un istante, a pensare ai nostri sbagli sia come individui sia come società… e quindi pensare di contribuire attivamente noi, in prima persona, per un mondo migliore.”
Questo monologo, scritto di getto durante il primo periodo di lockdown dell’inverno/primavera 2020, non vuole essere un’inchiesta giornalistica né, tanto meno, un trattato scientifico, bensì semplicemente uno spettacolo teatrale che sappia possibilmente essere, per lettore o spettatore, un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia.
Nel protagonista lasciano spazio sia pensieri a ruota libera, sia sensazioni provate in quelle circostanze anomale che sta vivendo, sia considerazioni sulla pandemia basate su ciò che ha letto nei giornali o che ha trovato su Internet. Durante il monologo scorrono sullo sfondo filmati, immagini, liste e tabelle che fanno da richiamo a quelle notizie spasmodicamente ricercate per “capire meglio” cosa sta succedendo, per cercare di trovare una risposta a tutta quella marea di quesiti che gli frullano in testa: una ricerca personale critica e sofferta che non dà per scontato nulla, tanto meno le verità della televisione.
Le sue sono quindi considerazioni personali e riflessioni su alcuni dei molteplici aspetti non solo legati strettamente alla pandemia, ma che spaziano anche oltre, fino a cercare di toccare, solo con un dito e in punta di piedi, il significato della vita intesa nella sua dimensione più universale.
In enzocontini.blog si possono trovare sia maggiori dettagli sulla genesi dello spettacolo sia i link ai video del reading pubblicato su YouTube.
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PRIMA parte:
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SECONDA parte:
(NOTA BENE: questa seconda parte contiene soprattutto contenuti d’informazione/controinformazione per cui, se non d’interesse, può essere eventualmente “saltata” senza che il monologo teatrale perda molto della sua essenza principale)
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TERZA parte:
Tempo fa avevo già scritto il post Pubblicare un libro in proprio e gratuitamente dove, in generale, ho affrontato il tema di come poter pubblicare un libro senza affidarsi a editor o case editrici che troppo spesso ne approfittano, promettendo a neo-scrittori pubblicità e operazioni di marketing … poi spesso disattesi pur chiedendo cifre non indifferenti per il loro supporto! Penso che molte siano le persone che potrebbero e vorrebbero pubblicare libri non certo per guadagnarci e non solo per un proprio piacere: i loro scritti, infatti, potrebbero essere d’interesse anche per altre persone… ma vengono bloccate sul nascere nel pubblicare dalle difficoltà burocratiche ed economiche!
In questo post approfondirò quindi come pubblicare, senza spendere un soldo, un proprio libro su Amazon che sicuramente costituisce una delle piattaforme più autorevoli in questo campo, consentendo di renderlo disponibile in tutto il mercato mondiale in pochi giorni, in versione sia ebook sia cartacea! Certo non c’è nessuna casa editrice alle spalle che potrebbe provvedere a promuovere il libro e quindi spetta allo scrittore stesso cercare di promuoverlo in modo autonomo, sfruttando magari anche le modalità pubblicitarie proposte gratuitamente o meno da Amazon medesima.
Da tempo aspettavo l’occasione di pubblicare un libro soprattutto per poter scrivere un post basato su quella mia esperienza diretta. Volendo ora aiutare un’amica a pubblicare un suo scritto (dopo che mi aveva raccontato la sua triste esperienza con una casa editrice!), desideravo infatti prima “farmi le ossa” con un qualcosa di mio, per non farle magari ripetere un’ulteriore delusione!
Avendo mesi fa scritto un testo teatrale (vedi “Corona… il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia” – Reading teatrale di Enzo Contini | Enzo Contini Blog) di cui ho pubblicato un reading su YouTube, ho quindi pensato che sarebbe stato abbastanza agevole effettuare quelle modifiche necessarie per far diventare un libro quel testo già scritto in Word… e così è stato!

Come sempre, se uno non prova a fare in prima persona un qualcosa, ben difficilmente riuscirà poi a spiegare bene come farlo, evidenziando le possibili problematiche riscontrabili. Anche in questo caso, quindi, essersi un po’ “sporcati le mani” è sicuramente servito e mi ha fatto tra l’altro capire che anche autori di blog prestigiosi probabilmente non facciano sempre lo stesso! È questo il caso del post Come pubblicare un libro su Amazon Italia del seppur prestigioso blogger Salvatore Aranzulla in cui ho trovato alcune indicazioni che non corrispondono al vero e che anzi mi hanno sviato assai… come penso sia successo a molti altri navigatori che si siano imbattuti in quell’articolo del suo blog! Infatti in quel post si trova scritto, relativamente alla registrazione delle proprie informazioni fiscali per la pubblicazione di libri su Amazon: “se sei in possesso della firma elettronica, inserisci il tuo nome e cognome nel campo Firma (digitare nome e cognome) e pigia sul pulsante Salva e visualizza anteprima, altrimenti togli il segno di spunta dall’opzione Acconsento a utilizzare la firma elettronica per le informazioni fornite come da modulo IRS W-8BEN e fai clic sul pulsante Salva e visualizza anteprima. Pigia, quindi, sul pulsante Invia modulo e, se hai firmato digitalmente il modulo in questione, quest’ultimo sarà inviato automaticamente ad Amazon. In caso contrario, fai clic sulla voce Stampa visibile a destra per stampare il modulo in formato cartaceo, apponi la tua firma nei campi appositi e spediscilo all’indirizzo Amazon, Attn: Tax Operations – P.O. Box 80683 – Seattle, WA, 98108-0683, U.S.A.”.
Premesso che è assai probabile che uno non abbia la firma digitale (a meno di essere un professionista che debba possederla, visto anche il costo per doverne mantenere una), dalle informazioni fornite su quel blog chiunque deduce che, se uno non possiede una firma elettronica, il modulo relativo ai dati fiscali deve essere stampato, firmato con penna e spedito per posta … e così infatti ho fatto anch’io, fidandomi di quelle indicazioni “autorevoli” 😞, prima di scoprire successivamente, che la firma elettronica, intesa come firma digitale nella interpretazione di quell’articolo, non serve per completare quel processo di registrazione dei propri dati fiscali e perciò non è necessario spedire nulla di cartaceo e conseguentemente aspettare lunghi (oltre che incerti) tempi di attesa per una verifica di tale modulo! 🙄
Quindi, come meglio dettaglierò nel seguito, ho poi personalmente verificato che anche la pubblicazione di un primo libro può perciò avvenire in pochi giorni completando online anche l’inserimento di quei dati fiscali, indispensabili per terminare il processo!!
… ma andiamo con ordine: nel seguito esaminerò passo-passo la procedura necessaria, in modo tale che chiunque possa poi riuscire a effettuarla in modo autonomo senza intoppi, seguendo questa mia guida. 😉
Come potrai constatare, la procedura è davvero guidata e alla portata di chiunque, seppure si richiedano certe accortezze che evidenzierò: queste ultime, sebbene esista una guida online dettagliata ma decisamente lunga da leggere tutta, probabilmente possono essere conosciute solo sperimentando personalmente tutte le fasi necessarie per terminare la prima pubblicazione non solo con successo, ma anche con le opzioni che si preferiscono. Nel giro di pochissimi giorni, necessari per una loro revisione manuale (viene indicato un massimo di 72 ore ma, almeno nel mio caso, tutto si è concluso in circa un giorno), si può quindi vedere inserito, nel catalogo Amazon online, un proprio scritto e questo non solo nel formato ebook per la piattaforma Kindle, ma anche in quello cartaceo, come penso qualsiasi autore desideri.
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NOTA IMPORTANTE
Desidero evidenziare che, sebbene non esistano vincoli da parte di Amazon (se non si accetta l’opzione KDP Select che comunque vincola l’univocità solo per 90 giorni – vedi dettagli più avanti), alcune case editrici si rifiutano di pubblicare scritti che non risultino inediti. È anche vero che se uno ritira dallo store Amazon la vendibilità del libro ed eventualmente alla casa editrice si passa uno scritto con il titolo modificato… il problema è risolto comunque!!! Per cui, se per caso si decide a posteriori di affidarsi a una casa editrice che non accetta che lo scritto sia già stato autonomamente pubblicato su Amazon, se il libro è nel solo formato elettronico Kindle (o non è stato ancora acquistato da nessuno) non dovrebbero esserci problemi e basta indicare nel KDP che non sia più in vendita. Diversamente, se si è pubblicata una versione anche cartacea che ha abbinato un ISBN gratuito generato automaticamente da Amazon, tale libro soprattutto se venduto, essendo già stampato, rimane nello store Amazon anche se uno poi indica nel KDP di annullarne la pubblicazione (quindi l’articolo rimane presente nello store Amazon seppur non più vendibile essendo indicato “Non disponibile. Non sappiamo se o quando l’articolo sarà di nuovo disponibile.“): in questo caso, per non renderlo identificabile alla casa editrice, suggerisco di ripubblicare su Amazon il libro dopo avergli cambiato copertina e descrizione (il titolo e l’autore, una volta assegnato l’ISBN, non risultano più modificabili), quindi annullarne la pubblicazione e, a questo punto, consegnare all’editore il libro dopo avergli cambiato il titolo.
Comunque, per evitare tutti questi potenziali raggiri, sarebbe conveniente decidere fin da subito se si intente seguire la strada di pubblicazione su Amazon o l’altra… 😏

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Anche il processo di pubblicazione con copertina flessibile viene gestito molto bene … e il costo di stampa risulta decisamente economico. Amazon adotta il principio di modello di stampa su richiesta per cui, per impostare una vendita anche della versione cartacea del libro, non c’è necessità di stampare un minimo di copie e dover anticipare tali costi, magari preoccupandosi poi di recuperare tale spesa auto promuovendo il libro (come talvolta viene richiesto all’autore da alcune case editrici!). Ciascuna copia cartacea viene infatti prodotta solo nel momento in cui qualcuno effettua il suo acquisto e, inoltre, decisamente basso è il costo che si deve sostenere (e di cui tener conto nello stabilire il prezzo per quella edizione): vedi Costi di stampa dei libri cartacei.

Questa tipologia di processo di stampa evita inutili sprechi (quanti sono i remainders anche di best sellers!) e limita perciò i costi globali anche in termini ambientali oltre che economici: d’altra parte, oggettivamente una stampa in digitale da file non dovrebbe risentire di possibili sconti per quantità, unicamente dettati semmai solo da motivi commerciali. Infine, la stampa on-demand ha pure il vantaggio che ogni nuova stampa riporta già le eventuali modifiche nel testo che l’autore ha eventualmente inserito nel frattempo, correggendo magari errori o modificando/ampliando alcune parti dello scritto. D’altra parte, questo vantaggio di ottenere sempre l’ultima release di un testo uno è abituato a ottenerlo già per la versione ebook: in quest’ultimo caso, però, si ha anche successivamente all’acquisto, semplicemente aggiornando gratuitamente il file scaricandolo nuovamante sul Kindle!
Sebbene questi costi di stampa vadano ovviamente a incidere sul prezzo finale del libro, dare la possibilità di acquistare non solo la versione ebook ha indubbi vantaggi: oltre a poterlo mettere nella propria libreria 🙂 e raggiungere un pubblico più esteso, viene anche data la possibilità all’autore di effettuare degli ordini di copie al solo prezzo di stampa (a cui si aggiunge solo quello di spedizione che ovviamente inciderà in proporzione al numero di copie acquistate): per maggiori dettagli vedi copie per l’autore. Questa possibilità direi che è assai conveniente anche per pubblicizzare il proprio libro tra amici e potenziali clienti o anche semplicemente per fare un regalo di Natale… sempre sperando che giunga gradito! 😊🙄

Si noti che, se si è per caso aggiornato di recente il libro e si desidera ordinare la sua versione cartacea più recente, uno deve non solo assicurarsi di avere effettivamente pubblicato nel KDP quella nuova ultima versione nella sezione versione cartacea, ma anche aspettare che venga revisionata (lo stato del libro non deve essere più “Live – con revisione non pubblicate“): diversamente si riceverà ancora la versione precedente del libro presente al momento dell’ordine (vedi tempistiche di aggiornamento dei libri pubblicati). Si noti che esiste comunque la possibilità di ricevere una copia d’inventario stampata prima di quelle modifiche, seppure si tratti di un’eventualità assai remota: infatti, sebbene il KDP utilizzi il modello di stampa su richiesta, qualora una copia acquistata da qualcuno fosse successivamente annullata seppure già mandata in stampa, questa copia rimane in inventario fino alla sua vendita successiva: viene perciò suggerito nella pagina di help che conviene controllare la data di stampa presente sulla copia, per assicurarsi che quella arrivata sia stata stampata effettivamente tenga conto delle ultime modifiche… peccato che, almeno nelle mie copie stampate in Polonia non venga indicata da nessuna parte la data della stampa e neppure alcuna indicazione sulla versione!
Esiste poi un limite quantitativo di 999 copie per ordine che un autore può richiedere per se stesso … ma penso che anche per te questo non costituisca un grosso problema!! 😏 Se comunque desideri davvero più copie, basta effettuare altri ordini separati: per ciascuno di essi sono previste le spese di spedizione, inversamente proporzionali al numero di copie acquistate. Vedere anche Aggiornamento dei dettagli del libro (amazon.com).
Insomma, sembra che Amazon abbia pensato proprio a tutto per rendere agevole e piacevole la pubblicazione di un libro: d’altra parte il suo business è iniziato proprio vendendo libri!
Il lavoro maggiore per l’autore è quindi quello di giungere a una versione ben fatta non solo da un punto di vista grammaticale, ma anche grafico: a tale riguardo, ti invito a vedere il mio precedente post La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro.
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Partiamo a descrivere la procedura di pubblicazione che prevede i seguenti passi:
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Registrarsi come utente Amazon se non si hanno ancora delle proprie credenziali per quel marketplace
Innanzitutto è necessario essersi registrato sul marketplace Amazon. Molto probabilmente hai già effettuato almeno un acquisto di qualsiasi tipologia di prodotto su Amazon e quindi possiedi già delle credenziali per accedervi, per cui puoi saltare questo primo passo! Comunque, se non ce l’hai ancora, puoi andare su Amazon.it e creare un tuo account agevolmente usando il link Nuovo cliente? Inizia qui, presente subito sotto il tasto Accedi:

Se poi, per caso, non ti ricordi solo le credenziali, non c’è problema: dal momento che lo username è la tua email o il tuo numero di cellulare, basta accedere ad Amazon.it, selezionare Accedi e poi, nel sotto menù Password dimenticata relativo alla sezione Hai bisogno di aiuto?, è possibile iniziare la procedura, che consente d’impostare una nuova password, semplicemente indicando appunto la propria username:



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Accedere al portale Kindle Direct Publishing (KDP) con le proprie credenziali Amazon
Una volta che uno ha acquisito delle credenziali Amazon, si deve andare nel seguente portale, appositamente creato da Amazon per la pubblicazione di nuovi ebook: Kindle Direct Publishing (KDP):

Si noti, tra l’altro, che il vecchio portale CreateSpace è stato migrato in questo nuovo per cui, se uno aveva libri registrati sul precedente, può continuare ad accedervi su KDP in tre semplici passaggi.
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Accettare i termini e le condizioni di Kindle Direct Publishing
Subito dopo essersi autenticati viene chiesto di accettare i termini e le condizioni di Kindle Direct Publishing.
Sinceramente non sono andato a leggere nel dettaglio tutto ma, scorrendo le diverse voci, mi sembra che siano condizioni accettabili e chiare. Nel seguito riporto quelle che ho reputato di maggior interesse, lasciando comunque al lettore il compito di approfondire ulteriormente, se crede opportuno:
– L’intestatario del contratto deve avere la maggiore età (diversamente deve aprire l’account un genitore/tutore).
– È vietato utilizzare false identità.
– Sia Amazon sia l’autore ha il diritto di sciogliere l’Accordo in qualsiasi momento tramite semplice comunicazione.
– Le parti Amazon (o le loro affiliate) sono responsabili della riscossione e del versamento di tutte le tasse applicabili alle vendite dei Libri ai clienti: l’autore è responsabile di qualsiasi imposta sul reddito o di qualsiasi altra imposta da pagare derivante dai pagamenti liquidati da una parte Amazon.
– Per la durata del presente Accordo l’autore concede a ciascuna parte Amazon una licenza e un diritto irrevocabile e non esclusivo per la stampa (on-demand e in previsione delle richieste da parte dei clienti) e la distribuzione dei Libri, direttamente e tramite distributori terzi, in tutti i formati che scegliete di rendere disponibili attraverso KDP e mediante tutti gli strumenti di distribuzione disponibili.
– Se si desidera consentire la esclusività per un certo periodo (90 giorni) rinnovabile automaticamente per periodi successivi ciascuno della medesima durata se non si disdice esplicitamente, si ottengono diversi vantaggi direi sopratutto a livello di marketing e promozione. Si legge: “Quando inserite un Libro Digitale in KDP Select, ci concedete il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale per tutto il tempo in cui il vostro Libro Digitale rimarrà incluso in KDP Select. Durante tutto questo periodo di esclusiva, non potrete vendere, distribuire o concedere a terzi il diritto di vendere o distribuire il vostro Libro Digitale (o un libro sostanzialmente simile), in formato digitale in qualsiasi territorio in cui disponete dei diritti.
I vantaggi KDP Select sono diversi:
1) Programmi Prezzi Promozionali che consentono all’autore d’inserire il Libro Digitale in Kindle Countdown Deals o in una promozione gratuita.
2) Kindle Countdown Deals che consente di promuovere il proprio Libro Digitale per un periodo di tempo limitato a Prezzi di Listino Promozionali crescenti.
3) Promozioni Gratuite per un totale massimo di 5 giorni per ogni periodo di 90 giorni in cui il Libro Digitale è incluso in KDP Select (e.g. offerta del Libro Digitale ai clienti a costo zero). Durante la promozione gratuita, non riceverete alcuna Royalty sul Libro Digitale.
4) Inclusione nei Programmi Kindle in abbonamento (vedi Kindle Unlimited). Con il Fondo KDP Select uno ha così la possibilità di ricevere una quota di questo fondo per i clienti che leggono i vostri Libri Digitali inclusi nei Programmi Kindle in abbonamento e Kindle Owners’ Lending Library.
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Inserire le informazioni su autore, IBAN per la ricezione pagamenti e informazioni fiscali
Conviene innanzitutto andare nella sezione relativa ai dati del proprio account (link Il mio account in alto a destra), si devono inserire le informazioni sull’autore, indicare l’IBAN su cui si desidera vengano accreditati i pagamenti e, infine fornire le informazioni fiscali.

Fin quando non sono compilate tutte queste informazioni, non risulta possibile completare la pubblicazione di un libro in quanto al termine della procedura verrebbe mostrato: “Le informazioni relative all’account non sono complete. Aggiorna“. Tanto vale quindi fornirle fin da subito, completando l’inserimento di tutte le informazioni richieste, soprattutto quelle fiscali tramite un apposito questionario!

Tutte le informazioni richieste sono assai semplici tranne, apparentemente, quelle fiscali:

Relativamente alle informazioni fiscali, un primo problema può nascere dal diverso acronimo utilizzato nel sito per indicare il codice univoco per identificare una persona fiscalmente: in U.S.A. viene chiamato TIN (Taxpayer Identification Number) e questo può creare confusione dal momento che in Italia è indicato con CF (Codice Fiscale): nel modulo è quindi necessario selezionare l’opzione “Ho un TIN non statunitense” (indicando poi successivamente il proprio codice fiscale) e non una delle opzioni che compaiono qualora si indichi di non essere in grado di fornire un TIN!!
Inserendo quindi il proprio codice fiscale e indicando di avere la residenza in Italia, viene subito segnalato che questo Paese è idoneo all’applicazione del trattato fiscale.
Ho già avuto modo di evidenziare nella prefazione, come anche in blog prestigiosi vengano fornite informazioni fuorvianti che derivano da un’errata comprensione della richiesta d’informazioni da inserire e delle modalità d’inoltro: infatti, quando in quel modulo Amazon si parla di firma elettronica, non si intende firma digitale. Quest’ultimo è uno strumento grazie al quale cittadini/professionisti/imprese possono firmare dei documenti elettronici con un valore legale, garantendone autenticità (assicura l’identità della persona/impresa che firma un documento), integrità (assicura che i documenti firmati non siano stati modificati dopo la firma) e non ripudio (un documento firmato tramite firma elettronica non può essere “disconosciuto” da chi l’ha firmato). Il costo per possedere e mantenere una firma digitale non tuttavia irrisorio (e.g. 50€/anno) ed è di gran lunga superiore a quello richiesto per una PEC (e.g. 10€/anno) generalmente più utile e quindi diffusa: per questo motivo, se uno non è un professionista che svolge attività che la richiedano, molto probabilmente uno non possiede un propria firma digitale!
Quindi, nella compilazione di quel questionario sulle informazioni fiscali è sufficiente innanzitutto acconsentire all’utilizzo della firma elettronica per le informazioni fornite da modulo IRS W-8BEN e poi semplicemente inserire, mediante semplice input da tastiera, il proprio nome e cognome nell’apposita casella relativa alla firma. La data viene inserita già in automatico. Infine, per vedere completato con successo anche questo questionario relativo ai dati fiscali, basta confermare quei dati inseriti con un apposito pulsante! 🙂
Nel seguito mostro degli screenshot esplicativi su tutte le fasi di questo questionario:







Relativamente al campo del modulo W8-ben, si può lasciare il campo bianco oppure aggiungere “Individual” (o “Self“), secondo quanto suggerito in diversi posti (e.g. “Capacity in which acting” on the W-8BEN … – Apple Community; http://www.intrinsicinvestment.com/docs/W-8ben_instruction.pdf).
Attenzione che ovunque ci siano da inserire date, queste devono essere nel formato utilizzato dai Paesi anglosassoni, per cui è da indicare prima il giorno e poi il mese (MM–DD-YYYY): comunque spesso vengono inserite in automatico indicando la data di compilazione.


Se non si procede nel questionario come indicato (e perciò non si seleziona l’opzione di avere un TIN non statunitense), si può incorrere poi facilmente in errore rispondendo a successive sezioni di dubbia comprensione:

Se non si specifica di avere un TIN, il modulo IRS W-8BE – che compare precompilato coi dati anagrafici forniti precedentemente – non si potrà più inoltrare semplicemente elettronicamente anche se si completa il campo mancante relativo al proprio codice fiscale: infatti non si era acconsentito all’utilizzo della firma elettronica per le informazioni fornite da modulo IRS W-8BE). Sarebbe perciò necessario stamparlo, firmarlo con penna e spedirlo all’indirizzo U.S.A. indicato (con un costo in francobolli è circa 4€ anche solo per un invio per posta ordinaria!) … indicando a penna sul bordo superiore sia il proprio username Amazon sia il motivo di quella richiesta (e.g. for KDP payment of royalties) [Viene infatti specificato: Per aiutarci a individuare il tuo account, includi le seguenti informazioni nello spazio bianco nella parte superiore del modulo: – Attività Amazon per la quale stai fornendo informazioni fiscali; – Indirizzo e-mail utilizzato per accedere al tuo account; – Codice fornitore, codice editore o altro numero di account identificativo, se noto].
Tra l’altro, in quel caso sarebbe importante firmare con penna il modulo ottenuto premendo il tasto Stampa e non quello ottenuto stampando il file che uno può scaricare premendo l’omonima icona: infatti, in quel modulo scaricato, proprio nel campo rilevante relativo al TIN, non compare il proprio codice fiscale precedentemente digitato da tastiera nel questionario, bensì un URL di un link: 😳 Sarebbe poi necessario attendere una email di avviso che tale modulo è stato elaborato manualmente una volta giunto (si spera) a destinazione! Insomma, una procedura manuale che per fortuna non è necessaria, contrariamente a quanto indicato in altri blog…




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Creare un nuovo titolo nella propria libreria
Andando nella sezione Libreria del KDP, si seleziona il link + ebook Kindle. In generale, a meno che uno abbia preconcetti verso gli ebook, conviene prima pubblicare la versione in quel formato e poi, successivamente, quella cartacea, … ma ovviamente si può fare anche il contrario!

Per la pubblicazione della versione eBook Kindle, esistono le tre sezioni Dettagli eBook Kindle, Contenuto eBook Kindle e Prezzi eBook Kindle in cui si inseriscono le informazioni richieste:

Per la versione cartacea esistono altre tre analoghe sezioni: Dettagli versione cartacea, Contenuto versione cartacea e Diritti e prezzo versione cartacea.
Ecco un esempio di compilazione della prima sezione di Dettagli eBook Kindle:

Si noti che, dal 28 giugno 2021, non verrà più supportato il caricamento di file MOBI durante la pubblicazione di nuovi eBook a impaginazione dinamica o l’aggiornamento di libri pubblicati in precedenza: rimangono invece i formati EPUB, DOCX o KPF (vedi Formati eBook supportati (amazon.com)).
In particolare, esiste una sezione relativa al Titolo del libro e una al Sottotitolo: attenzione che, nella pagina del catalogo del negozio online, il contenuto di questi due campi vengono uniti come nome del prodotto, separandoli con due punti. Questo non è ciò che uno probabilmente si aspetta, per cui il risultato può non essere il più appropriato:

Non risulta poi particolarmente agevole modificare quella impostazione spostando magari tutto il testo nel titolo e lasciando vuoto il sottotitolo, in quanto quei campi vengono salvati come non più modificabili, almeno se per la versione cartacea si è già creato – nella sezione successiva Contenuto versione cartacea – il codice univoco ISBN KDP (rilasciato gratuitamente da Amazon e alternativo all’ISBN classico richiedibile a pagamento): è quindi necessario procedere a una nuova pubblicazione della versione cartacea dall’inizio senza neppure la possibilità di cancellare quella bozza dal titolo/sottotitolo che si desidera cambiare!
Attenzione che, se il libro è stato già venduto a qualcuno, questo sembrerebbe rimanga online anvhe se uno imposta di sospenderne la pubblicazione… 🙄
Conviene quindi, in genere, lasciare vuoto il sottotitolo e inserire solo il titolo del libro:

Oltre all’autore si possono inserire i nomi di eventuali persone che hanno collaborato al libro.
La parte più importante di questa sezione è poi la Descrizione in cui uno deve inserire il testo che comparirà nella descrizione del prodotto su Amazon, in modo che i clienti possano avere maggiori informazioni sul libro, che non sia solo il titolo. Il testo sarà perciò molto simile – se non identico – a quello che si andrà a inserire nella quarta di copertina della versione cartacea.
Si possono anche inserire delle parole chiave che possono aiutare il motore di ricerca Amazon per presentare quel libro tra i risultati, qualora il cliente ricerchi dei libri inerenti a particolari ambiti.
La scelta della Categoria in cui mettere il proprio libro non è semplice come sembrerebbe: si possono inserire al massimo due categorie ed è conveniente sfruttarle entrambi in modo che quel titolo possa comparire con entrambe le eventuali ricerche effettuate con filtro sulla categoria. Tuttavia le categorie disponibili non sono, secondo me, esaustive, e può non essere agevole stabilire quali siano le più opportune da scegliere: ad esempio, nel mio caso in cui si trattava di un testo teatrale, non ho trovato di meglio che indicare 1) Narrativa -> Racconti brevi e 2) Non fiction -> Art dello spettacolo -> Teatro -> Generale.
Si noti infine che i Dettagli eBook Kindle e Dettagli versione cartacea – relativi appunto alla versione cartacea – possono differire anche completamente … anche se, a mio parere non avrebbe molto senso!
Nella seconda sezione relativa al contenuto, le informazioni da fornire in Contenuto eBook Kindle e quelle in Contenuto versione cartacea, relativo appunto alla versione cartacea, differiscono maggiormente rispetto a quelle richieste nella prima sezione vista in quanto solo per la vessione cartacea è necessario:
– Richiedere un codice ISBN KDP gratuito che identifichi il libro a livello di codice a barre o inserire un ISBN precedentemente acquistato dal sito apposito.
– Decidere le opzioni di stampa (e.g. interno in B&N o a colori, dimensioni gabbia etc…)
Si noti che alcune impostazioni non si possono più modificare dopo la pubblicazione del libro (e.g. dimensione gabbia):

Si noti che non si deve utilizzare l’ISBN di un’edizione cartacea per la sua copia digitale:



Relativamente al Digital Rights Management (DRM) del formato eBook, sebbene per default non sia impostato, conviene secondo me attivare questa metodologia che impedisce la distribuzione non autorizzata dei file Kindle del libro:

Per entrambi i formati ebook e cartaceo si deve caricare il file con il contenuto del libro: perciò, in teoria, per ciascuna versione il contenuto del testo potrebbe essere anche completamente differente dal momento che i caricamenti dei rispettivi file avvengono separatamente! Anche in questo caso non avrebbe molto senso e i due file dovrebbero differire unicamente per eventuali modifiche editoriali che consentano una migliore e più appropriata rappresentazione grafica per ciascuna le due versioni.
Per la versione cartacea per ottenere risultati ottimali, consiglia di utilizzare un file PDF formattato, sebbene si possa anche caricare file DOC (.doc), DOCX (.docx), HTML (.html) o RTF (.rtf): esiste la possibilità anche di scaricare un modello KDP per la gabbia che uno preferisce. Personalmente io ho caricato un file Word scritto nel classico formato A4 salvato con estensione .docx e non ho avuto problemi.
I formati consigliati per gli eBook Kindle sono invece docx, EPUB e KPF: anche in questo caso io ho caricato un file Word .docx e non ho avuto problemi.
La copertina poi nel formato eBook è solo costituita dalla prima pagine, mentre nel formato cartaceo è di due pagine, contemplando anche la 4a di copertina in cui si possono specificare informazioni sull’autore, una presentazione del libro e il suo codice a barre per una identificazione univoca.
Come ho già avuto modo di dire in un altro post, ho trovato che, seppur molto dipenda dalla tipologia di libro, nel caso di un romanzo una possibile struttura della quarta di copertina è la seguente:
In Come scrivere la quarta di copertina | Youcanprint.it. si legge poi: “Tutti i lettori dedicano qualche secondo di tempo a leggere la quarta di copertina prima di fare il passo finale e acquistare il libro. Perciò bisogna fare in modo che effettivamente lo compiano e non si tirino indietro. Il testo deve intrigare, coinvolgere, convincere. Deve dare una piccola anteprima di quello che si troverà nella storia, fosse anche una piccola citazione di effetto. Deve anche avere un certo appeal dal punto di vista visivo. La grafica deve esaltare il testo in quarta”.
Anche se, ovviamente si può creare la copertina con uno degli innumerevoli SW di editing anche professionali, conviene comunque provare a sfruttare il tool online gratuito di Creazione – fornito dal KDP – che consente anche di caricare proprie immagini oltre che rendere disponibili già immagini della sua libreria. Infatti ho sperimentato che i risultati che si possono ottenere anche in pochi minuti sono più che soddisfacenti, posizionando già fin da subito testo, foto e immagini in posizioni convenienti, pur consentendo comunque poi una successiva eventuale personalizzazione. Le possibilità di editing non sono infinite, ma quelle essenziali penso ci siano tutte e probabilmente sono più che sufficienti per creare anche la copertina per il tuo libro!
Parte delle immagini che uno può utilizzare, possono essere eventualmente caricate dopo averle elaborate con qualche proprio SW grafico, per poi essere inserite appropriatamente in quel tool:

Viene consentito anche di vedere un’anteprima del risultato, e ci sono forniti pure eventuali suggerimenti di modifiche da apportare (vedere anche Creazione copertina (amazon.com)):








In particolare, se si caricano delle immagini, può succedere che il colorspace non sia quello consentito per cui è necessario tornare nel programma di editor con il quale si è generato e scegliere di salvare nel formato RGB:

Ovviamente è necessario, dopo avere caricato sia il testo del libro sia la copertina, avviare lo strumento di anteprima online per verificare il risultato ottenuto e apportare le dovute correzioni a uno o a entrambi i file caricati e risolvere così eventuali problematiche. È infatti molto probabile che, da questa analisi, saltino fuori possibili correzioni sebbene non sostanziali e principalmente estetiche (e.g spaziature, colore/dimensione caratteri) che comunque conviene apportare: l’anteprima può essere visualizzata solo dopo il tempo necessario per avere, lato server Amazon, l’opportuna elaborazione dei file che si sono precedentemente caricati.


L’anteprima consente di vedere come si presenta il libro sia su un tablet sia su uno smartphone sia su un eBook Kindle: ovviamente conviene visionare tutte le pagine in tutti questi possibili formati di lettura, in quanto solo in alcuni si possono evidenziare formattazioni non appropriate, pur trattandosi del medesimo libro e la conversione appropriata sia stata generata – lato server Amazon – dal medesimo file:


L’anteprima può essere fatta sia online sia scaricando un apposito lettore (KindlePreviewer) dal link relativo al programma KindelPreviewerInstaller.exe che poi deve essere eseguito (i.e. con il doppio click) per averlo installato sul proprio PC:






Ovviamente poi, per vedere il libro proprio su un proprio Kindle, si può sempre inviare via email il suo file in uno dei formati consentiti: infatti, a ciascun tuo Kindle è associato iun indirizzo email specifico che può essere anche rinominato a piacere per poterselo meglio ricordare. Basta andare sul sito Amazon.it nella sezione Amazon.it: I miei contenuti e dispositivi -> (vedi Amazon.com: Send to Kindle by E-mail)per conoscere l’indirizzo email @kindle.com associato a ciascun proprio Kindle:



In alternativa si può ottenere il medesimo risultato caricando il file via cavo tramite Calibre possibilmente dopo averlo convertito – ad esempio con quel medesimo programma – nel formato AZW3, proprio di Amazon e quindi più idoneo a supportare tutte le funzionalità di quel dispositivo: vedi mio post Come caricare sul proprio Kindle un qualsiasi e-book o documento | Enzo Contini Blog.
All’atto della realizzazione dell’anteprima di stampa per la versione cartacea, vengono fin da subito eventualmente fornite indicazioni su opportune modifiche da effettuare perché sia il testo sia la copertina risultino i più opportuni. Una volta apportate le modifiche suggerite si giunge quindi al risultato seguente:



Si noti bene che, anche se il controllo fornisce esito positivo è comunque molto importante verificare a manina pagina per pagina tutto il testo sfogliando la preview in quanto possono esserci comunque ancora errori editoriali (e.g. pagine con carattere di dimensione/tipologia differente): particolare attenzione meritano anche i margini (superiore ed inferiore) in quanto potrebbero risultare troppo ridotti.
Si deve quindi attendere qualche giorno (massimo 72 ore) perché venga effettuata anche una verifica manuale che assicuri che le impostazioni grafiche effettuate rientrino nei canoni di qualità richiesti dal KDP: se ci sono delle ulteriori modifiche, si riceve una email dettagliata su come procedere per apportarle e ricaricare libro e/o copertina e richiedere nuovamente la revisione/pubblicazione.

Se anche il processo di revisione manuale va a buon fine, si riceve infine una email che notifica la presenza online del libro nello store Amazon:


Una volta online, per la versione cartacea si possono richiedere copie per l’autore mentre per la versione Kindle si possono impostare promozioni e pubblicità:

Purtroppo sottolineo nuovamente che, per una versione cartacea in cui sia stato associato l’ISBN KDP e che si desideri anche solo cambiare il titolo/sottotitolo, si può solo annullare una pubblicazione riportando il libro in stato di bozza, ma non si può più eliminare dall’elenco de I tuoi libri:

Relativamente alle copie per l’autore, tutti i dettagli si possono trovare ricercando appunto “copie per l’autore” nella sezione Aiuto presente nel menù in alto a destra:



Per la versione eBook, soprattutto se uno ha accettati d’inserire il proprio libro digitale in KDP Select concedendo il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale, si hanno possibilità di promozione anche gratuite. Dal contratto si legge infatti: “Se si desidera consentire la esclusività per un certo periodo (90 giorni) rinnovabile automaticamente per periodi successivi ciascuno della medesima durata se non si disdice esplicitamente, si ottengono diversi vantaggi direi sopratutto a livello di marketing e promozione. Si legge: “Quando inserite un Libro Digitale in KDP Select, ci concedete il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale per tutto il tempo in cui il vostro Libro Digitale rimarrà incluso in KDP Select. Durante tutto questo periodo di esclusiva, non potrete vendere, distribuire o concedere a terzi il diritto di vendere o distribuire il vostro Libro Digitale (o un libro sostanzialmente simile), in formato digitale in qualsiasi territorio in cui disponete dei diritti.
I vantaggi KDP Select sono diversi:
1) Programmi Prezzi Promozionali che consentono all’autore d’inserire il Libro Digitale in Kindle Countdown Deals o in una promozione gratuita.
2) Kindle Countdown Deals che consente di promuovere il proprio Libro Digitale per un periodo di tempo limitato a Prezzi di Listino Promozionali crescenti.
3) Promozioni Gratuite per un totale massimo di 5 giorni per ogni periodo di 90 giorni in cui il Libro Digitale è incluso in KDP Select (e.g. offerta del Libro Digitale ai clienti a costo zero). Durante la promozione gratuita, non riceverete alcuna Royalty sul Libro Digitale.
4) Inclusione nei Programmi Kindle in abbonamento (vedi Kindle Unlimited). Con il Fondo KDP Select uno ha così la possibilità di ricevere una quota di questo fondo per i clienti che leggono i vostri Libri Digitali inclusi nei Programmi Kindle in abbonamento e Kindle Owners’ Lending Library.“
Ad esempio, Una volta registrato il tuo eBook in KDP Select e selezionando l’opzione Promozione Libro gratis presente in promozione sui prezzi, si può offrirlo ai lettori gratuitamente o a prezzo scontato per un massimo di 5 giorni per ogni periodo di registrazione di 90 giorni. Puoi attivare queste promozioni (e.g. Libro gratis) su tutti i mercati Kindle in cui il titolo registrato in KDP Select è disponibile per la vendita.

Ad esempio, dopo avere scelto la promozione Libro gratis per il libro, questa impostazione compare in una apposita sezione eventualmente modificabile:

ATTENZIONE che l’inizio e la fine del periodo di promozione che uno ha selezionato fanno riferimento all’ora 00:00 per l’inizio e 23:59 per la fine relativamente all’orario del Pacifico (UTC-7): per cui inizierà in Italia alle ore 9:00 del giorno indicato come inizio e finirà alle 8:59 del giorno dopo quello indicato come fine!! Attenzione quindi a non pubblicizzare sui social la promozione del tuo libro prima che in Italia questa risulti effettivamente attiva!!

Si può poi sempre incorporare all’interno di siti Web, un collegamento mostrato nel seguito, in modo che chiunque possa leggere l’estratto del libro con un semplice click, oltre ai soliti link su social o via email: inoltre se per caso si è aderito al programma di affiliazione ad Amazon, si può anche selezionare l’opzione di aggiungere nell’URL il proprio specifico ID.

Ad esempio, incorporando in questo post quel link del mio libro ottenuto come indicato nel precedente screenshot, si ottiene quanto segue: si noti che, oltre a poterlo acquistare o condividere, si consente direttamente anche di leggere la sua anteprima gratuita:
Nello stabilire il prezzo, soprattutto per la versione cartacea, è conveniente tener in conto che poi verrà applicata l’IVA. È bene quindi indicare un importo tale che poi il costo finale risulti un multiplo intero di euro (e.g. 8€ e non 8,32€).
Può convenire poi impostare anche la possibilità di Distribuzione estesa seppure la percentuale di royalty risulti inferiore per quelle eventuali vendite: vedi Distribuzione estesa (amazon.com).
Vedere anche la sezione dell’help relativa a Requisiti dei prezzi di listino (amazon.com).
Le royalty sono definite molto chiaramente in un’apposita pagina: si può scegliere tra due opzioni: 35% e l’opzione 70% che può essere applicata solo in un sott’insieme di Paesi comunque ampio. A prima vista non vedo motivo per non scegliere quella più conveniente del 70%: in questo caso tuttavia, il prezzo minimo dell’ebook è 2,69€ e non 0,99€ come è nel primo caso!
Ci sono poi i costi di spedizione, da sottrarre ulteriormente che, nel caso si ebook sono irrisori ed equivalgono al numero di megabyte contenuti nel libro digitale moltiplicato per la tariffa dei costi di spedizione (e.g. Amazon.it: €0,12/MB). Nel caso della versione cartacea sono ovviamente maggiori, seppur molto contenuti, e uno ne deve tener conto nello stabilire il suo prezzo: comunque il sistema provvede già a impedire l’inserimento di un prezzo che si inferiore alle spese che devono essere sostenute!


Per finire, a tutti gli scrittori, compresi in neofiti, un augurio di una buona pubblicazione!!
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Potrebbe poi interessare effettuare una versione audio del libro da pubblicare su Audible. A tale riguardo puoi incominciare a dare un’occhiata ai seguenti link:
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Altri link utili
Non capita tutti i giorni di ricevere un regalo speciale ed è tanto speciale per me da volerlo condividere.
Ho la fortuna di avere uno zio che fin da giovane dipinge quadri bellissimi: non ne ha fatto un mestiere e non ne ha mai venduto nessuno. Forse anche per questo sono così belli e sentiti…
La sua casa è piena di pitture a olio e ad acquerello, una più belle dell’altra. Purtroppo da più di un anno non può più disegnare per problemi di vista, ma la sua mente e i suoi ricordi sono sempre presenti come un tempo e tali da riconoscere ogni minimo particolare anche delle sue opere.
Sapendo che questo era uno dei suoi quadri a cui tenevo maggiormente, me l’ha voluto regalare pur tenendoci molto anche lui: rappresenta sua madre (mia nonna) Rosa, Luigi (mio padre), lui e l’altro fratello Innocenzo (da cui ha origine il mio nome), morto partigiano nel ’44. Sullo sfondo la sorellina minore Margherita…

Nel seguito una sua poesia, che mi ha dettato e pregato di stampare su un foglio da attaccare poi sul retro della tela stessa: è stata infatti lo spunto da cui poi è nato questo quadro.
L’addio
Fango è il tempo
e la fiamma crepita al di sotto
rossa di sangue
e il fango pietrificato si ferma.
Sul pantano immobile e riarso
solitaria una lacrima ribolle.
Mario Contini
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Vedi anche:
Il 9 aprile 2021 avevo già scritto un post relativamente aIla preadesione alla vaccinazione delle persone con età compresa tra 60 e 69 anni. Ricadendo io in quella fascia ero ovviamente uno degli interessati in prima persona. Tuttavia a tutt’oggi nessuna chiamata, nessun SMS di convocazione nemmeno per la prima dose, nonostante conosca amici anche più giovani di me di qualche anno che hanno fatto il vaccino … addirittura alcuni il Moderna seppure non fossero in fasce a rischio!
Sono andato ora a verificare il mio stato sempre nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) per verificare di non essermi perso qualcosa. Accedendo alla propria area personale tramite SPID/Carta d’identità Elettronica (CIE)/Credenziali Sistema Piemonte o Torino Facile, mi viene presentata la seguente mia situazione attuale:

Leggendo bene quanto scritto nella sezione Appuntamenti (“Per conoscere i dettagli relativi all’appuntamento, contatta il tuo medico di famiglia, che è incaricato della vaccinazione“), si deduce che avendo evidentemente il mio medico di famiglia aderito alla campagna vaccinale, sarei dovuto essere contattato da lui per la vaccinazione. Peccato che, da me contattato, mi abbia detto che a lui, come a molti altri medici di famiglia che hanno aderito, non stanno arrivando dei vaccini, nonostante abbiano sollecitato più volte. Non avendo quindi previsioni in merito mi ha detto – e consigliato – che, se voglio, mi rimette nel flusso gestito esternamente ai medici di famiglia che, sembra, venga gestito molto meglio. 😕🤔🙄
Insomma, sembra proprio che l’ipotetico coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri sia servito, per come poi è stato gestito, principalmente a propagande partitiche e poco più!!
Tra quei dati si legge anche “A partire da lunedì 17 Maggio 2021, dopo la seconda dose, potrai scaricare e stampare il certificato vaccinale valido a norma di legge accedendo al servizio con credenziali SPID, CIE, certificato digitale, Sistema Piemonte“
Accedendo al sito ho notato tuttavia che il servizio di preadesione sarà disponibile proprio domani, nella mattinata del 17 Maggio 2021, anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni senza vulnerabilità. Se sei in quella fascia o in una di età maggiore, puoi trovare tutte le indicazioni di come effetture la preadesione in quel mio preedente post.
Per intanto noi “vecchietti” rimaniamo in attesa della convocazione generalmente fatta tramite un SMS, o (mi dicono) anche telefonicamente se uno per più volte non risponde a quella notifica. 🤔🙄
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Nel post Come mostrare a video un documento Word in modo da visualizzare solo il testo a tutto schermo ho mostrato come agevolmente si può modificare il colore di sfondo di tutto un documento, ad esempio impostandolo a nero anziché a bianco come è di default. Generalmente il colore del testo cambia automaticamente (e.g. da nero a bianco) o può comunque essere modificato a piacere.
Può comunque capitare, soprattutto quando si copia il testo da altre parti per inserirle in un proprio file Word, che modificando il colore di sfondo di tutto il documento, quei paragrafi di cui uno aveva fatto il cut&past rimangano con un background differente (e.g. bianco):

Inutile cercare di modificare il colore ricercando nelle opzioni del paragrafo o dei caratteri … La soluzione è invece – ovviamente sempre selezionando il testo di cui si intende modificare le proprietà – quella di cercare (con la lente d’ingrandimento presenti in Word) Bordi e sfondo; selezionando il tab Sfondo, impostare Applica a: Testo, quindi impostare lo Stile: Trasparente e confermare (NOTA: anche se lo stile è già Trasparente conviene reimpostarlo nuovamente in modo da forzare tale importante opzione):

In questo modo il testo anche di quei paragrafi risulterà dello sfondo scelto per tutto il documento (e.g. nero)! 🤗
In un post precedente relativo ai i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro, avevo indicato che può essere opportuno incrementate anche di molto il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Ad esempio, le dimensioni possono diventare 22 per il font Garamond se il resto del testo è 14.
Tuttavia è necessario fare attenzione ad non aumentare troppo le dimensioni in relazione a quelle considerate normali per quel testo, in quanto questo può ripercuotersi sulla spaziatura dell’interlinea. Ad esempio, in Word mantenendo un interlinea di tipo Multipla e valore 1,08 e duplicando le dimensioni del primo carattere d’inizio capitolo (e.g. 28 anziché 14), si nota che il primo interlinea risulta leggermente più alto in quanto quella prima lettera ingrandita occupa uno spazio maggiore sia in alto sia, soprattutto in basso. Il problema poi si accentua di molto se si converte quel testo docx in un formato idoneo per il Kindle Amazon, in quanto la maggiorazione dell’interlinea aumenta e si espande a tutto il rimo paragrafo di quell’inizio capitolo:



La problematica non si risolve neppure impostando come Esatta l’interlinea, riducendola opportunamente in modo che diventi identica a quella degli altri paragrafi, in quanto la parte superiore della prima lettera ingrandita risulta tagliata. Ad esempio, raddoppiando a 28 il valore del primo carattere con il font Garamond, impostando Esatta l’interlinea a 18pt, quello che si ottiene è:

Risulta perciò necessario andare empiricamente per tentativi successivi per individuare l’altezza massima che si può impostare per quella lettera perché impostando un’interlinea Esatta opportuna quella non venga tagliata in alto: ad esempio, per un font Garamond normalmente di valore 14, la massima altezza della prima lettera ho trovato essere 22, con un interlinea Esatta di 18pt:

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Link utili
Questo post si aggiunge ai diversi che ho scritto su Alexa e gli Echo Dot che utilizzano questo incredibile assistente vocale di Amazon. Le sue funzionalità sono talmente tante che non si smette mai di scoprirne di nuove interessanti!!
Non è improbabile che uno abbia acquistato più Echo Dot magari da collocare in stanze diverse. In questo caso può risultare interessante impostare di riprodurre la medesima musica contemporaneamente su più dispositivi Alexa. Per far questo è sufficiente creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza) e seguendo queste semplici istruzioni:
.
.
, quindi selezionare Combina altoparlanti.Nota che, se uno possiede più dispositivi Alexa, esiste già un gruppo musica multistanza denominato “Ovunque” creato automaticamente per cui si può sempre chiedere “Alexa, metti della musica dappertutto” per ascoltare in tutta la casa musica, stazioni radio, podcast e contenuti Audible da più dispositivi Echo compatibili in varie stanze.
Si può quindi decidere se modificare quel gruppo, includendo solo alcuni dispositivi e non tutti (segui il passaggio 1 riportato sopra, scorri verso il basso fino a Gruppi altoparlanti e seleziona Ovunque) oppure creare un nuovo gruppo selezionando Combina autoparlanti.





Si noti infine che, qualora i dispositivi scelti siano stati collocati nella medesima stanza, risulta possibile abbinare una coppia di altoparlanti (e.g. Echo Dot) ed eventualmente un subwoofer per i bassi, per realizzare una riproduzione in stereo.
Se poi si possiede un Fire TV, per realizzare un home theater wireless si possono anche in questo caso associare altoparlanti e subwoofer (e.g. Echo Sub, Echo Studio , Yamaha YAS-109, Yamaha YAS-209 Soundbar – entrambe casse altoparlante TV con controllo vocale Alexa integrato – ). In particolare, Echo Sub può essere associato a due dispositivi Echo compatibili dello stesso tipo per ottenere un suono stereo da destra e da sinistra. Al momento può riprodurre musica da servizi come Amazon Music Apple Music, Spotify, Deezer e TuneIn, solo usando la connessione wireless. Quindi purtroppo non è compatibile con la riproduzione tramite Bluetooth, cavo audio AUX da 3,5 mm o dispositivi TV/video (Fire TV e Apple TV inclusi): insomma, lo si può utilizzare solamente se abbinato in stereo ad altri echo e unicamente se la musica viene riprodotta direttamente da alexa in streaming. Da un punto di vista tecnico il motivo di quest’ultima forte limitazione mi sfugge e spero che questa limitazione venga presto tolta!
A questo link si possono trovare i dispositivi Echo compatibili per associazioni stereo.
Si può poi anche effettuare l’associazione di altri altoparlanti nella sezione si configurazione di uno in particolare (e.g. quello che ho chiamato Echo Dot BIANCO):


Quando si rivede uno scritto, soprattutto prima di una sua pubblicazione, risulta importante focalizzarsi anche su alcuni aspetti di scrittura specifici, non sempre sufficientemente considerati a dovere.
Parlo, ad esempio, delle spaziature, delle indentature nel testo, dei font da utilizzare, della punteggiatura, degli abbellimenti estetici quale il modificare il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo.
Sono tutti aspetti spesso trascurati in quanto considerati forse secondari, ma che invece possono comunque dare quel tocco in più allo scritto e saper anche aggiungere quella maggior fluidità nella lettura che può fare la differenza! Anche poi l’estetica ha, d’altra parte, una sua importanza!
Le regole della punteggiatura in un discorso diretto, poi, sono davvero per molti sconosciute e disattese, … devo ammettere anche per me prima che le “ripassassi” nello scrivere questo post!
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Indice
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Spaziature tra le righe e tra i paragrafi / indentature d’inizio paragrafo
Partiamo dalle spaziature tra le righe e tra i paragrafi e dalle indentature d’inizio paragrafo. Definire uno spazio adeguato tra le righe e tra i paragrafi, soprattutto se si tratta di poesie, può essere graficamente accattivante, così come indentare di qualche spazio l’inizio di ciascun paragrafo. Ovviamente, l’allineamento deve essere poi giustificato, a meno di casi particolari (e.g. testo di una poesia).
Definire quantitativamente i valori da assegnare è un fatto estetico soggettivo, ma i valori seguenti possono essere un esempio da cui poter partire per una valutazione personale:

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Tipo di carattere e sue dimensioni
Relativamente ai font da utilizzare, ne esistono molteplici ormai impostabili in qualsiasi editor di testi: anche qui, la scelta dipende sia dalla tipologia dello scritto (e.g. tecnico, romanzo, fiaba) sia da gusti personali. Resta comunque evidente che esistono font “duri” e squadrati mentre ce ne sono di altri “morbidi” e arrotondati, così come font più agevolmente leggibili rispetto ad altri. Se un Arial o un Times New Roman può andare bene per un testo tecnico, per una brochure o un romanzo è meglio utilizzare un Garamond, Book Antiqua, Bookman Old Style.
La dimensione dei caratteri da assegnare può, poi, variare a seconda del tipo di carattere scelto. Ad esempio, per un Garamond, una dimensione 14 può essere quella appropriata per un libro.
Per il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo, le dimensioni possono essere incrementate anche di molto (e.g. Garamond 22 anzichè 14) e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Vedi eventualmente anche il post Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere.
Ovviamente conviene crearsi degli stili specifici per poi applicarli in tutto il testo: in questo modo, semmai si decidesse di effettuare delle modifiche in qualcuno dei parametri che li definiscono, queste andranno automaticamente ripercuotersi ovunque, … oltre al fatto che poi quegli stessi stili potranno essere utilizzati anche successivaamnte per un nuovo documento che uno andrà a scrivere!

Nel caso si utilizzi l’editor Word della suite Office di Microsoft, si ricorda nel seguito come definire un nuovo stile di paragrafo sulla base della formattazione di quello selezionato, dopo averlo opportunamente modificato a piacere per soddisfare le proprie esigenze:

Se si vuole invece modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato, dopo avere selezionato il paragrafo di riferimento, basta fare click con il tasto destro sullo stile che si intende modificare e scegliere l’opzione Aggiorna nomestile in base alla selezione:

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Punteggiatura
Nel seguito andrò a elencare le principali regole relative ai diversi elementi di punteggiatura della lingua italiana e non solo.
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1) Discorso diretto e le virgolette
Innanzitutto, i dialoghi possono essere contrassegnati da:
Non importa quale dei tre metodi si scelga, l’importante è mantenere lo stesso metodo e le sue regole per tutto lo scritto. Si noti che ho letto che le case editrici sono le prime a modificare la punteggiatura dei dialoghi di un nuovo romanzo per uniformarlo alle regole di formattazione delle loro collane (e.g. Mondadori pubblica i suoi romanzi utilizzando le caporali («…»), ma la stessa, nella collana Chrysalide, segnala i dialoghi con i trattini; Einaudi stile libero predilige i trattini lunghi; Bompiani le virgolette; Garzanti le caporali).
Le virgolette si usano:
Comunque sia il contrassegno scelto per il dialogo, le seguenti regole di punteggiatura rimangono le medesime:
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2) Il trattino (-)
Il trattino lo deve utilizzare per delimitare un inciso quando la virgola non costituirebbe uno stacco sufficientemente forte (e.g. In questo senso – e per completezza dell’informazione –, è utile leggere anche a quello che dice sul trattino l’Accademia della Crusca.).
Lo deve utilizzare anche tra due nomi propri quando sono messi in rapporto
(e.g. l’autostrada Milano–Venezia; il campionato di calcio 2012–2013).
Si usa anche in alcune parole (specialmente quelle che hanno una origine onomatopeica) formate da due elementi uguali (o molto simili) che vengono ripetuti (e.g. tic–tac, ping–pong, zig–zag, tran–tran).
Nella stampa, infine, si usa come segno per spezzare la parola nell’andare a capo, mentre nella scrittura a mano si può utilizzare sia il trattino sia il segno di uguale (=).
Il loro uso per aggiungere o mettere in evidenza qualche informazione, le rende simili all’uso delle parentesi
(e.g. Federico – nonostante tutti gli impegni – è riuscito a portare a termine il suo lavoro).
In un dialogo, all’interno di un discorso diretto, possono essere utilizzate per aggiungere qualcosa in più su chi parla e come parla (e.g. “Io credo – disse l’uomo con uno sguardo intenso – che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata!”) oppure se la persona che sta parlando dice qualcosa a qualcun altro o fa una digressione (e.g. “Secondo me dovresti chiederle scusa – ahia! Questa tazza scotta! – perché sei tu che hai sbagliato!”)
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3) Parentesi ( )
La funzione delle parentesi è quella di delimitare un inciso che contiene un’informazione accessoria, cioè non essenziale alla comprensione della frase: esprimono un commento o un chiarimento.
(e.g. Secondo la superstizione (non che io ci creda) se un gatto nero ci attraversa la strada, ci porterà sfortuna!);
Si usano anche per aggiungere frasi che potrebbero essere tranquillamente eliminate dal testo, senza conseguenze per il concetto espresso.
(e.g. Francesco (con cui tra l’altro non parlo da un anno) sta per tornare in città).
In entrambi i due casi, si potrebbero anche rimpiazzare le parentesi con delle virgole sebbene quest’ultime evidenzino meglio la non essenzialità della informazione inclusa.
Ci sono 3 tipi di parentesi: le tonde (), le quadre [] e le graffe { }. Sebbene tutte e tre vengano utilizzate in matematica, nei testi scritti, però, si usano soltanto le tonde, a parte il caso dei tre puntini nelle quadre.
Quando nella lettura si trova una parola o una frase tra parentesi tonde, bisogna cambiare il tono della voce.
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4) Punto (.)
Il punto indica la fine di una frase e, di conseguenza, una pausa decisamente più lunga rispetto alla virgola. Si usa per dividere un discorso, un testo, in parti logiche. Si ricordi che il punto determina una frase e che, in una frase, devono esserci sempre almeno un soggetto e un verbo: è necessario quindi fare attenzione a non spezzare mai frasi a metà.
Le frasi in lingua italiana non devono essere troppo lunghe o con troppe subordinate, quindi si è opportuno utilizzare il punto ogni volta che si ritenga necessario, senza il timore di scrivere frasi troppo brevi.
Ecco qualche regola d’oro da sapere sul punto:
Il punto si usa anche nelle abbreviazioni (e.g. f.lli = fratelli; spett.le = spettabile; prof. = professore; dott. = dottore; pag. / p. = pagina).
Nel caso di alcuni acronimi molto diffusi, il punto è comunemente abolito (e.g. FIAT = Fabbrica Italiani Automobili Torino; CGIL = Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ENPA = Ente Nazionale Protezione Animali)
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5) Punto e virgola (;)
Il punto e virgola viene utilizzato per segnalare una pausa più lunga di una virgola e più breve di un punto e si usa tra due enunciati coordinati di uno stesso periodo. Questo segno è usato da pochi e sottovalutato da molti, sebbene sia estremamente utile.
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6) Due punti (:)
I due punti hanno la funzione d’introdurre o annunciare qualcosa. Indicano anch’essi una pausa, ma più che separare, legano le parti che divide più strettamente. Si utilizzano sia prima di citare parole altrui sia per spiegare meglio un concetto sia per elencare.
Si usa quando si vuole spiegare meglio un concetto o approfondire una frase, per introdurre un discorso diretto (associati alle virgolette) e quando si vogliono fare degli esempi o delle liste:
Ricordare che si deve evitare di ripetere i due punti nella stessa frase cercando, dove possibile, di sostituirli con un “perché” o riformulando la frase stessa
(e.g. Sofia non ha molta voglia di ballare: è stata una settimana difficile per lei perché il suo fidanzato ha avuto un incidente).
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7) Virgola (,)
La virgola, che significa “verghetta“, serve per le pause brevi di un discorso. Si tratta di un separatore che viene spesso utilizzato per far respirare il lettore (se si legge a voce alta) e dare ritmo alla frase.
Una pausa del discorso scritto non è sempre uguale alla pausa del discorso parlato: se, quando parliamo, utilizziamo spesso la pausa di una virgola “immaginaria”, non sempre la virgola scritta è corretta in quel punto del discorso.
È indispensabile quando si elencano aggettivi, nomi, verbi, etc.
Talvolta si può mettere o meno in base al significato che si intende dare a una frase (e.g. “Giornata difficile da dimenticare!” – senza virgola -, se si vuole sottolineare il fatto che la giornata di cui state parlando sarà difficile da dimenticare, perché magari è successo qualcosa di abbastanza importante, brutto o bello che sia. “Giornata difficile, da dimenticare!” – con una virgola -, se la giornata di cui state parlando è stata molto brutta e che per questo deve essere assolutamente dimenticata).
Si usa nei casi seguenti.
La virgola non si usa generalmente mai:
Un dubbio che in molti hanno è se si deve mettere la virgola prima della congiunzione “e” oppure no
(e.g. “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente e penso che non ci andrò per il momento” oppure “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente, e penso che non ci andrò per il momento”?).
La risposta più comunemente accettata è di non metterla in quanto non si usano due congiunzioni ravvicinate (essendo la virgola un segno d’interpunzione e quindi a sua volta una congiunzione). Tuttavia, persino la Crusca ammette che si tratta generalmente di una scelta soggettiva e opzionale. Si può inserire la virgola prima della “e”, se si ritiene che sia necessaria una pausa nel flusso della frase o una maggiore enfasi per un determinato elemento della frase o, ancora, per creare un ritmo più dinamico, ma è spesso non indispensabile.
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8) Punti di sospensione (…)
Vengono usati alla fine di una frase quando si fa un elenco o quando si vuole lasciare il discorso a metà. Servono quindi a “sospendere” il discorso, ovvero, a omettere la conclusione di un determinato contenuto, lasciando intendere, a volte, il significato intrinseco al lettore.
Se ne devono mettere sempre tre attaccate alla parola precedente e con uno spazio a seguire
(e.g. Volevo dirti… )
Indicano una pausa piuttosto lunga, più di un punto, e, come gli altri segni di punteggiatura, possono esprimere vari significati:
Le virgolette si distinguono in alte (” “), semplici (‘ ‘) o basse (>). Le alte e le basse possono essere intercambiabili e si utilizzano per indicare una citazione o per scrivere un discorso diretto; quelle semplici, invece, le possiamo trovare quando si vuole specificare il senso di una parola. Anche in questo caso, vale però il concetto già precedentemente espresso per punti esclamativi e interrogativi: non è mai opportuno, da un punto di vista sintattico, abusare delle virgolette. Si appesantisce troppo il discorso e la lettura non risulterà più fluida.
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9) Sbarretta (/) e asterisco (*)
La sbarretta si usa per indicare la possibilità di scegliere tra due diverse opzioni, oppure per affiancare due sinonimi dello stesso concetto.
L’asterisco viene usato per richiamare il lettore verso un altro argomento, oppure per censurare una parola.
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10) Punto interrogativo (?)
Il punto interrogativo è usato alla fine di una domanda.
(e.g. Cosa possiamo fare per lei?)
mentre nelle domande indirette non va messo
(e.g. Mi ha chiesto se avessi visto suo figlio).
Se messo tra parentesi indica incertezza sull’informazione che stiamo dando
(e.g. Dante Alighieri è nato il 21 maggio (?) 1265).
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11) Punto esclamativo (!)
Si usa alla fine di una frase per enfatizzarla. Può esprimere rabbia (e.g. Che palle! Non me ne va bene una oggi!), sorpresa/meraviglia (e.g. Ma che bel regalo! Non me lo aspettavo proprio!), esasperazione (e.g. È la quarta volta che ti chiamo! Non puoi ignorare sempre le mie chiamate!), ordini (e.g. Divertiti! Mi raccomando! E non tornare tardi!);
Talvolta si usa dopo interiezioni (i.e. ehi, eh, ahi, ah, oh) e anche dopo le interiezioni
(e.g. Ah! Mi sono dimenticata di dirti che oggi non ci sarò a cena / Oh! Ma sei impazzito?).
La parola che segue il punto esclamativo o interrogativo deve sempre iniziare con una lettera maiuscola
(e.g. Che noia! Guardiamo un film?).
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Liste
Inserire in un contenuto online o in un testo cartaceo un elenco puntato o numerato rende generalmente una comunicazione più sintetica ed efficace.
Sebbene un elenco possa essere fatto di seguito nel testo, cioè elencando tutti i suoi elementi separandoli solo con una virgola, questa soluzione non è il massimo in fatto di leggibilità: molto meglio andare a capo per ogni suo singolo punto.
Le domande che generalmente uno si pone sono: maiuscola o minuscola a inizio parola? Punto e virgola, punto o nulla a fine frase? Anche qui non sempre si trovano le medesime indicazioni. Tuttavia, nel seguito elenco alcune regole che ho trovato e che reputo condivisibili: alcune vengono infatti già considerate in alcuni stili già presenti negli editor e considerati dai correttori grammaticali.
Tra il simbolo di apertura e l’inizio del testo va lasciato uno spazio fisso (oppure una tabulazione) per consentire che tutti i blocchetti dell’elenco comincino ben allineati: ciò vale sia per gli elenchi puntati che per gli elenchi numerati. Le lettere e i numeri possono essere eventualmente seguiti da una parentesi tonda chiusa o da un punto.
Inoltre, è preferibile che le righe successive alla prima comincino con un rientro rispetto al margine del foglio o della pagina web, affinché ogni singolo punto dell’elenco risulti sufficientemente evidenziato.
1) Se i termini della lista sono semplici e brevi non si usa la punteggiatura tra un termine e l’altro:
(e.g.
Prima di uscire indossa:
– cappotto
– guanti
– cappello
– sciarpa
)
2) Se i termini sono composti da frasi che sono parte integrante della frase che introduce la lista, si usa la minuscola, il punto e virgola alla fine di ogni termine tranne che l’ultimo che ha un punto:
(e.g.
Prima di uscire è consigliato:
– indossare un cappotto piuttosto pesante;
– scegliere un paio di guanti felpati;
– calzare ben bene il cappello sulla nuca per evitare di lasciare scoperta la fronte;
– stringere attorno al collo una lunga sciarpa di lana.
)
3) Se i termini sono complessi e costituiti da frasi distinte rispetto al periodo introduttivo si usa la maiuscola e il punto alla fine di ogni frase
(e.g.
Come vestirsi in Norvegia.
– È consigliato comprare un cappotto per attutire il gelo pungente, le piume d’oca sono le più calde in assoluto.
– Per evitare i geloni alle mani (quelle dolorose bolle provocate dagli sbalzi di temperatura) è sempre bene mettere dei guanti tecnici tipo sci.
– Chi non sopporta il freddo alla testa o soffre di emicrania, non deve mai uscire senza cappello. Molti uomini scelgono cappelli di lana, mentre le donne indossano cappelli di pelliccia, decisamente più eleganti.
– In ultimo, ma non meno importante, non dimenticare lunghe e avvolgenti sciarpe di lana, per evitare fastidiosi colpi di freddo al collo.
)
Infine, negli elenchi puntati, i numeri e le lettere (preferibilmente indicate in corsivo e minuscole) sono da preferire qualora nel testo sia previsto un richiamo a uno o più punti dell’elenco. In alternativa, è possibile usare anche uno dei simboli di solito sono impiegati in questi casi (e.g. pallino nero, lineetta, segno di spunta).
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Correlative [sia… sia] e [né… né]
Le correlative [sia… sia] e [né… né] vanno generalmente senza virgola, ma il discorso cambia se sono presenti incisi o se tra la prima occorrenza e la seconda c’è una certa distanza.
(e.g. Vuole sia l’acqua sia il vino / Non è superfluo ripetere che, in ogni caso, ciascuna delle congiunzioni fin qui considerate è preceduta da virgola sia quando si intende dare valore parentetico alla frase introdotta dalla stessa congiunzione, sia quando lo stesso valore viene assegnato alla frase che viene prima).
_________________
Congiunzione disgiuntiva [o]
Per quanto riguarda la congiunzione disgiuntiva [o], la virgola va evitata quando la [o] ha un significato assimilabile a cioè, ossia. Se accompagnata da meglio, con una funzione correttiva, è bene delimitare il gruppo con le virgole
(e.g. È tempo di muoversi, o meglio, d’impegnarsi a fondo)
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Apostrofo vs. accento
Una distinzione importante per un uso corretto della punteggiatura è quella fra apostrofo e accento.
L’apostrofo fa parte della punteggiatura e si usa quando viene tolto un pezzettino della parola (e.g. po’ al posto di poco).
L’accento, invece, da enfasi a una vocale e segue delle regole tutte sue.
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Inserire un indice/sommario in Word
Anche se esula un po’ dal contesto di questo post, ricordo l’importanza d’inserire un indice nel proprio libro … uno vero che si possa aggiornare automaticamente se si cambia l’impaginazione e/o si aggiungono tolgono/spostano parti del testo. Tutti gli editor infatti consentono di definire dei titoli di diverso livello e quindi inserire una sezione di sommario che faccia riferimento a quelli e che si possa aggiornare semplicemente cliccandoci sopra e selezionando di aggiornarlo:

Risulta importante inserire fin da subito la sezione di sommario in modo che anche le inevitabili modifiche di formato che la conversione in ebook comporta (e.g. in un formato compatibile per il Kindle) determini un ricalcolo automatico della numerazione delle pagine. In Word l’inserimento della sezione di sommario è d’altra parte molto agevole:

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Periodicamente Amazon estende il periodo di prova (completamente gratuita) del suo abbonamento Amazon Music Unlimited che consente di ascoltare tutta la musica in catalogo… più di 70 milioni di brani, praticamente l’universo musicale!
In questo post mostro come fare per approfittare di questa offerta ed eventualmente anche come agevolmente disdire il proseguo dell’abbonamento prima che si debba effettivamente pagare qualcosa.
Insomma, non ci sono proprio motivi per non provare questo servizio, tanto più ora che il periodo di prova è molto più lungo del solito!

Infatti, generalmente il periodo di prova è di 1 mese ma in questo periodo è appunto stato esteso a ben 3 mesi per cui vale sicuramente la pena approfittarne! È vero che, dopo questo periodo, tale abbonamento diventa a pagamento a un costo non irrisorio, ma comunque congruente all’ottimo servizio offerto: tuttavia, se uno lo disdice prima di tale scadenza, non deve pagare assolutamente nulla per avere usufruito di tale prova. Anzi, se uno lo disdice anche molto prima del termine, comunque continua a usufruire fino alla scadenza di quei 3 mesi di ascolto di tutto il catalogo musicale!!
Comunque, tre giorni prima dello scadere del periodo di prova gratuito, per default viene inviato un promemoria:

Ricordo che benché l’abbonamento ad Amazon Prime , che magari uno ha già attivato per altri vantaggi inclusi, includa l’ascolto di un bel po’ di brani (diverse migliaia), sicuramente Amazon Music Unlimited fornisce un servizio decisamente più completo e privo di qualsiasi forma di pubblicità.
Vediamo ora in dettaglio come fare per eventualmente disdire per tempo (anche pochi giorni dopo avere aderito all’offerta di prova gratuita) a tale abbonamento: la procedura di disdetta è semplicissima e sicura! … ricordo nuovamente che anche se si disdice anche molto prima del termine dell’offerta (i.e. prima dello scadere dei 3 mesi), comunque rimangono i tre mesi completi di ascolto gratuito di tutta la musica!!!
Come mostrerò nei due screenshot seguenti, la procedura più semplice per disdirlo è quella di andare su Account -> Impostazioni di musica (nella sezione Contenuti digitali e dispositivi) e selezionare la scelta Annulla abbonamento:



Si anche può giungere alla medesima pagina che consente tale disdetta per altre vie leggermente più lunghe, ad esempio:




Analogo discorso agendo dall’interfaccia presente su smartphone:






Ovviamente questa possibilità di prova gratuita viene offerta solo una volta a una utenza … anche se in verità poi, dopo qualche tempo (dopo un due anni, mi sembra di ricordare) magari può venire riproposta. 🙃
Io ho già usufruito da non molto della prova gratuita ad Amazon Music Unlimited e l’ho annullata prima dello scadere dell’offerta in quato pur reputandola valida, preferisco attualmente accontentarmi dei brani inclusi in Amazon Prime e prendere poi dei CD fisici di mio interesse particolare: perciò ora quella pagina relativa alle impostazioni di Amazon Music mi mostra che l’abbonamento è stato annullato e, se vado nella pagina d’iscrizione, non mi viene ovviamente più offerto il periodo di prova gratuito di 3 mesi:

Per ascoltare poi i brani sia su PC sia su smartphone, è sufficiente installarsi l’app Amazon Music dallo Microsoft Store o dal PlayStore di Google. Ovviamente quella è la medesima app che consente di ascoltare anche tutti i brani che uno ha acquistato su Amazon, anche quelli comperati come CD fisico in quanto in quel caso automaticamente viene messa a disposizione anche la loro versione in MP3 …. e questo immediatamente dopo avere effettuato il pagamento (perciò prima ancora che il disco fisico sia arrivato a casa)!


Sempre quell’app consente di ascoltare i brani presenti in Amazon Music Prime , cioè il catalogo musicale incluso agli abbonati ad Amazon Prime, solo che in quel caso i brani a disposizione sono “solo” 2 milioni e non 70 milioni come in Amazon Music Unlimited … e poi non ci sono quei 3 mesi di prova gratuita! 😉


Relativamente ai vantaggi che si hanno iscrivendosi ad Amazon Prime (tempi di consegna rapida e gratuita, video, musica, libri e spazio di archiviazione illimitato per il backup di foto), avevo già scritto alcuni post che vi invito a leggere:
Avevo già scritto alcuni post sul restauro di dipinti e cornici e, in particolare, di un dipinto che aveva dei piccoli tagli da riparare e su cui si doveva poi ritoccare con del colore ad olio.
Dopo i dovuti mesi di distanza dai ritocchi e dai restauri descritti, ho passato la vernice finale al dipinto. Mesi fa avevo già passato dell’olio su tutto il dipinto per ravvivare i colori, masi sa, con i mesi quell’effetto piacevole di pittura quasi fresca diminuisce almeno parzialmente per cui può essere poi comunque opportuno utilizzare una vernice finale. Questa risulta utile anche alla conservazione del dipinto nel tempo, proteggendolo anche dagli effetti nocivi di luce e dall’umidità.
Diversamente da quanto uno potrebbe pensare, anche solo per la pittura ad olio esistono diverse vernici finali che differiscono per molteplici aspetti .
Esistono le versioni spray e quelle da dare con una pennellessa: mentre le prime possono risultare più comode da dare, io preferisco le seconde in quanto non solo non mi piacciono in generale gli spray, ma inoltre puoi dosare maggiormente il prodotto e magari effettuare miscele di vernici diverse (e.g. opache e lucide) per ottenere l’effetto effettivamente desiderato.
Si noti che la stesura di vernice finale non spray conviene farla con una pennellessa sufficientemente larga (e.g. 2, 3 dita) utilizzando movimenti regolari da una parte all’altra della tela prima in un verso (e.g. orizzontale) e poi nell’altro (e.g. verticale), terminando con una passata nel verso che si ritiene più opportuno in base alla tipologia di soggetto. Conviene sempre, in ogni caso, non usare molto prodotto pur verificandone che la stesura sia uniforme e tale da comprendere ogni punto della tela: semmai se non risulta sufficiente l’effetto voluto, si può poi passare una seconda mano una volta che sia asciugata la precedente, … o una terza ancora sebbene quato sia più improbabile!
Sebbene si usino generalmente senza diluizione, esistono poi vernici finali che usano l’acqua come solvente e quelle che usano l’acquaragia: non sono un esperto in materia, ma sei primi sono sicuramente più ecologici (e risulta anche più agevole pulire poi il pennello), i secondi mi sembrerebbero più protettivi e durevoli nel tempo. Ho visto che in realtà ce ne sono di altre diverse tipologie/sotto-tipologie, ma io (per ora) ho utilizzato solo quelle due.
Un’altra importante differenza sta nel fatto che la vernice dia un effetto lucido o uno opaco. Trovo conveniente, soprattutto se si tratta di un dipinto non moderno, non optare per un effetto completamente lucido per cui spesso mescolo, a circa il 50%, della vernice finale opaca e di quella lucida, ottenendo così un effetto intermedio assai naturale. Questa miscela è possibile ovviamente solo se si utilizzano le versioni non spray del prodotto e accertandosi che siano vernici della medesima tipologia (i.e. entrambi diluibili ad acqua o ad acquaragia).
Conviene comperare confezioni non troppo piccole se uno pensa di utilizzare tale vernice nel tempo in quanto, come sempre, più c’è prodotto meno costa in proporzione: d’altra parte la loro durata è assai lunga e semmai diventasse troppo densa negli anni, è sufficiente mettere del diluente specifico per qual prodotto (ei.e. acqua o acquaragia rispettivamente).
Ecco i prodotti che ho utilizzato e il risultato finale:




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Ho già altre volte ho avuto modo di lodare iniziative di negozi (e.g. Ottime iniziative di alcuni commercianti di Torino per favorire chi utilizza la bicicletta | Enzo Contini Blog) e professionalità e gentilezza di altri (e.g. Appunti di restauro: come riparare la tela tagliata/bucata di un dipinto | Enzo Contini Blog), così come altre volte ne ho invece denigrati altri per incuria e disservizi non consoni al locale (Il degrado di alcuni locali commerciali storici la cui mala gestione attuale non è degna sia del luogo sia della bella Torino | Enzo Contini Blog)!
Soprattutto in questo periodo di pandemia ci sono talvolta servizi efficienti e convenienti che stupiscono davvero positivamente! Forse dureranno solo in questi mesi di lockdown, ma comunque sono degni di lode e meritano di essere pubblicizzati agli amici e … anche ai visitatori di questo blog! 😉
Sto parlando dell’iniziativa promossa da Biraghi dal suo sito Biraghi a casa: propone diversi suoi prodotti (buonissimi!) non solo con un notevole sconto (e.g. 50%) ma anche con un servizio gratuito di consegna a domicilio il giorno e nell’intervallo di tempo di 1 ora che uno sceglie all’atto dell’acquisto!!
Insomma un servizio che neppure Amazon riesce a offrire, seppure, per il momento, attivo (7 giorni su 7) esclusivamente sulle città di Torino, Moncalieri, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Nichelino, Trofarello, Beinasco e Alpignano.
Esiste un limite inferiore di spesa minimo di 10€, decisamente accertabile per poter usufruire di tale servizio eccezionale!
Segnalo, in particolare, il pacchetto in offerta con 10 prodotti a soli 10€ …. cioè mediamente 1€ a prodotto!! Tutti prodotti buonissimi, in particolar modo la gorgonzola e la ricotta (che è assai “pannosa”) oltre tutte le ben conosciute versioni di confezioni a base di parmigiano reggiano: anche il latte, pur essendo a lunga conservazione, ha un gusto che lo distingue dalle altre marche generalmente vendute nei supermercati (e.g. Granarolo, Parmalat)!




Per di più viene dato un carnet di buoni sconto da utilizzare in qualsiasi punto vendita (e.g. supermercato) per l’acquisto di loro prodotti. Il tutto inserito in una bella borsa per la spesa robusta e riutilizzabile. Come se non bastasse viene inserito un gratta&vinci ogni 15€ di spesa con cui, per quanto ho visto, si vince sempre qualcosa (e.g. una ricotta, dei biraghini snack, una borsa frigo…) da ritirare direttamente nel loro negozio in p.za S. Carlo a Torino. Una cartolina permette infine di partecipare a un concorso legato al giro d’Italia ciclistico di cui Biraghi è uno degli sponsor.



Quando si passa nel loro negozio per prendere quegli omaggi, non dimenticatevi poi di chiedere la carta fedeltà gratuita che consente di accedere a ulteriori iniziative promozionali! Sempre interessante poi vedere come è stato sapientemente ristrutturato quel negozio storico di Torino, un tempo sede principale di Paissa, che proponeva specialità – almeno un tempo – quasi introvabili (a prezzi altissimi, ma se ci si voleva togliere uno sfizio…). L’estrema cordialità e gentilezza dei commessi di Biraghi ora si contrappone piacevolmente alla freddezza di quelli del precedente negozio…

Insomma … mi sembra che si siano più motivi per sfruttare questa iniziativa di marketing lodevole soprattutto in questo periodo!!

🙂
Fino a qualche giorno fa l’importo della TARI non compariva ancora nella mia area personale del sito della Soris: oggi ho riprovato a vedere ed era comparso!
Già lo scorso anno avevo scritto il post Come scaricare e visionare il dettaglio del dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS … alias come rendere complicato per il cittadino trovare la pagina opportuna e anche solo effettuare l’autenticazione! e, nonostante quella esperienza, anche quest’anno ho dovuto tribolare un po’ per completare il pagamento della TARI 2021.
I problemi per riuscire ad accedere alla sezione in cui ci sono i pagamenti da effettuare alla Soris permangono inalterati rispetto a quanto detto in quel precedente post dello scorso anno, per cui dovrei ripete le medesime osservazioni già scritte! Rimandandovi a quel post per eventuali ulteriori mie considerazioni personali, ricordo solo che la sezione dove trovare i pagamenti da effettuare alla Soris (e quindi anche quello della TARI 2021) viene chiamata Estratto conto.
Vi risparmio tutti i passaggi per giungere a quella sezione Estratto conto partendo dalla homepage della Soris, perché già ho mostrato chiaramente (sempre in quel mio precedente post) quanto inspiegabilmente risulti nascosto il link utile per accederci, pur essendo un qualcosa assai utile per tutti i cittadini e che quindi meriterebbe una visibilità infinitamente maggiore.
Essendo ora l’obiettivo quello di arrivare in quella sezione il più velocemente possibile, vi fornisco alcuni link diretti (sperando che poi non cambino nel tempo!): ce ne sono ben tre!
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La migliore alternativa (quella che – oltre a essere più agevole – mi ha sempre funzionato, mentre le altre – oltre a essere più complicate – spesso mi hanno comportato errori) che consiglio è quella di utilizzare il seguente link presente nel sito di Torinofacile:
Premendo rispettivamente il tasto Accedi o quello Accedi al servizio, questa volta ben evidenti come pulsante “Estratto Conto“, riuscirai a raggiungere la pagina che richiede una delle 3 possibili forme di autenticazione per poi, una volta riconosciuto, poter visualizzare la sezione del proprio “Estratto conto“!!




Comunque, anche cliccando su quel link si raggiunge (seppur a fatica e dopo probabili diversi refresh del browser – pressione del tasto F5 per effettuare tali refesh) la pagina già vista di scelta su come accedere all’estratto conto.
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Qualsiasi sia stato il metodo scelto tra quelli elencati precedentemente, finalmente si accede ad una pagina dove viene richiesto di decidere quale tipologia di autenticazione scegliere. Anche qui la scelta non è “ovviamente” univoca e quale sia la migliore non spetta a me dirlo: già mi ero speso in un altro post per disquisire sullo SPID. Comunque meglio avere più possibilità di accesso … sempre che funzionino al primo colpo!!
Più per provare che altro, ho cliccato sull’opzione Entra con altre credenziali ed è comparsa in verità una sola scelta associata: mi chiedo, mica pensano (forse per aumentare l’entropia) di metterne ancora delle altre di scelte, visto che tre modi di autenticazione mi sembrano davvero già più che sufficienti!!! 🤔

Comunque, entrando con qualsiasi modalità di autenticazione (ad esempio, con SPID o Torinofacile), si accede alla propria area privata dove sono elencati i pagamenti da effettuare alla Soris. Cliccando quindi sull’icona pdf associata alla riga desiderata della lista dei documenti da pagare, si dovrebbe poter scaricare direttamente il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI) … e così è stato lo scorso anno. Questa volta, invece, mi veniva segnalato in alto in rosso “Documento non disponibile“:

Sono invece riuscito comunque a ottenere l’agognato F24 della TARI, andando sull’icona della cartella (Dettaglio documento), poi selezionando l’icona pdf nella pagina di dettaglio e, infine, premendo il tasto Stampa: con quest’ultima azione non viene infatti effettuata la stampa del contenuto di quella pagina (come uno si aspetterebbe) bensì, per fortuna, viene scaricato in locale se proprio dispositivo (e.g. PC) il file pdf dell’F24 che si desidera pagare!!!
Se non si sono modificate le impostazioni del browser, quel file uno se lo ritrova nella cartella Downloads del PC (e.g. C:\Users\nomeutente\Downloads). La procedura passo-passo la descrivo nei seguenti screenshot:




Si noti che inspiegabilmente quell’F24 non risulta pagabile direttamente dal sito della Soris essendo disabilitato il carrello associato. Al contrario sono riuscito a pagare tramite la Soris, cliccando sul rispettivo carrello, un vecchio insoluto della TARSU che mi sono trovato in elenco!! 🤔

Per il pagamento della TARI 2021 sono quindi dovuto andare nel sito della banca, ho compilato i dati dell’F24 nella sezione relativa ai tributi locali, facendo attenzione sia di non selezionare nulla su Ravvedimento/Acconto/Saldo (sebbene sul rigo della Soris venga indicato “TARI Acconto“) sia d’inserire l’identificativo operazione sia riportare correttamente ciascuna riga per i due tributi indicati come 3944 (TARI) e TEFA …
Sì perché, con la risoluzione numero 5 del 18 gennaio 2021 dell’Agenzia delle Entrate, è stato istituito un nuovo codice tributo per i modelli F24 ed F24Ep, relativi alla tassa per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente.
Dal 2021 sono perciò scorporati, dalla tassa sui rifiuti, i tributi per l’esercizio delle funzioni di tutela/protezione/igiene dell’ambiente che devono quindi devono essere versati separatamente.
Mi chiedo: ma questa e altre eventuali suddivisioni dei soldi versati dal contribuente, non potrebbero poi essere fatte in automatico sul backend, tanto più che, almeno in questo caso, l’ente/comune – a cui pagare quelle tasse – è lo stesso??
Insomma… mi sembra proprio la classica complicazione affari semplici!!


Relativamente poi al pagamento del vecchio insoluto che mi sono trovato della TARSU effettuato tramite la Soris, mi sono meravigliato della semplicità ed economicità della transazione quando effettuata tramite Satispay.
A parte il fatto che costa meno di 1/3 di quanto richiesto da tutti gli altri metodi di pagamento e poi la procedura per effettuare un pagamento è semplicissima: basta lanciare sul proprio smartphone l’app Satispay autenticandosi, e compare la richiesta di conferma del pagamento con già la cifra da pagare già automaticamente preimpostata. Per acconsentire, come sempre, è sufficiente premere la freccia di spunta presente a lato dell’importo, e il pagamento viene così convalidato. La Soris invia quindi una notifica anche tramite un’email con allegato il file di attestato di pagamento! 😉

Un’unica accortezza: il numero telefonico da indicare è quello associato al proprio conto Satispay e deve includere davanti il prefisso internazionale +39, diversamente non viene riconosciuto.

Perciò, per i pagamenti da Soris, pagamenti PA e anche per bollettini postali, valuta attentamente l’utilizzo di Satispay perché molto probabilmente risulta il metodo più veloce oltre che il più economico! Vedi a tale riguardo vedi magari i miei post su questo innovativo metodo di pagamento che tra l’altro è anche stato sviluppato in Italia:
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Ho già scritto diversi post su questo assistente vocale non solo integrabile nel proprio smartphone tramite l’omonima app ma anche in un set sempre più vasto di dispositivi (e.g. Echo Dot). In questo nuovo articolo mi soffermerò su una delle sue possibili innumerevoli funzionalità attivabili: la gestione di uno o più calendari. Infatti può risultare comodo fissare vocalmente un impegno su un proprio calendario elettronico (e.g Google Calendar, Microsoft Outlook Calendar).
Per poter utilizzare con Alexa uno o più dei nostri calendari è però necessario “agganciarli” dando gli opportune permessi. Infatti, se uno cerca ad esempio di chiedere: “Alexa, quali sono i miei impegni oggi?”, l’assistente ti risponde non solo che non ci sono calendari associati ma ti fornisce anche una modalità assai semplice per iniziare la semplice procedura per agganciarne uno o più. Infatti, se acconsenti, ti invia sul tuo cellulare (tramite l’app Alexa che molto probabilmente hai installato per meglio configurare il sistema) una push notification, cioè una notifica con il link che ti permette appunto di aprire l’app Alexa proprio alla sezione specifica per configurare propri calendari. Ti permette, insomma, di evitare di andare a cercare nell’app Alexa la sezione che permette la configurazione dei calendari mandandoti una notifica che si può seguire anche successivamente nella sezione Altro -> Attività: non sarà molto ma rende comunque il tutto più user friendly!
Nel seguito mostro passo-passo gli screenshot delle procedure sia per il collegamento del calendario Google sia di quello Microsoft: ovviamente ci sono delle fasi di autorizzazione e anche un invio di un’apposita email che notifica l’autorizzazione concessa ad Alexa:













Nel seguito mostro, come alternativa, la configurazione dei calendari così come possibile andando ad agire su Impostazioni -> Notifiche -> Calendario e E-mail – Aggiungi account: le fasi si autorizzazione sono ovviamente poi le medesime mostrate prima!







Da questo momento in poi potrai chedere: “Alexa, quali sono i miei prossimi impegni?“
Lei ti risponderà elencandoti i prossimi impegni: “Ecco i prossimi quattro eventi: ….“. Poi ti chiederà se vuoi conoscere anche quelli successivi a quelli: “Vuoi saperne di più?“. Se risponderai “Sì”, proseguirà elencandoti quelli successivi …. e così via!
Analogo discorso per inserire un nuovo evento nel calendario: “Alexa, inseriscimi un nuovo evento nel calendario”. La procedura d’interazione sarà semplice e guidata chiedendoti il giorno, l’ora e i testo dell’evento da inserire: insomma, agevole soprattutto se non si ha la possibilità d’interagire con le mani, ad esempio quando si guida in macchina utilizzando Echo Auto, utilizzabile praticamente in qualsiasi automobile:

Sicuramente è assai conveniente impostare il proprio smartphone in modo che salvi le foto effettuate anche su un cloud e si sincronizzi periodicamente in modo che non si rischi di perderle.
Generalmente nelle applicazioni che gestiscono le foto su uno smartphone esiste infatti la possibilità (nella loro sezione Configurazioni) d’impostare una sincronizzazione con un cloud. Ad esempio, se si è installata e configurata l’app OneDrive, autenticandosi con le proprie credenziali Microsoft (i.e. quelle utilizzate per accedere al proprio PC Windows), se poi si lancia l’app Samsung Galleria (presente, di default, in tutti gli smartphone di quella marca) si può configurare l’opzione di sincronizzazione con quel cloud. Tra le opzioni si può limitare d’effettuare tale trasferimento dati solo quando connessi a una rete WiFi, per sprecare traffico dati sulla propria SIM.
Tuttavia, seppure sia stata impostata opportunamente quell’eventuale limitazione per avere attiva la sincronizzazione, talvolta questa può avvenire anche dopo diversi minuti. Sebbene spesso questo ritardo uno non lo noti neppure o comunque non disturbi più di tanto, altre volte però risulta essere assai fastidioso: ad esempio, nel caso in cui uno effettui con lo smartphone delle foto/screenshot che si desiderano inserire in un post, e desideri averle al più presto sul proprio PC (lavorando su quel dispositivo sicuramante più idoneo all’editing)!
Per fortuna esiste la possibilità di forzare l’inizio di tale sincronizzazione andando sempre nella sezione delle impostazioni dell’app, toccando quindi la scritta Sincronizza con OneDrive (Attenzione: toccare quella scritta e NON l’interruttore a fianco, altrimenti si disattiva tale funzionalità di salvataggio su OneDrive, anziché andare nella sua finestra relativa alle sue opzioni!): si entra così nella finestra di dettaglio in cui si può premere Sincronizza adesso, dopo avere controllato ovviamente che l’opzione Sincronizza con sia impostata in modo congruente al collegamento dati attualmente disponibile e voluto! Una icona circolare rotante a destra indica poi la sincronizzazione in corso che si può eventualmente bloccare se successivamente lo si desidera.
Si noti infine che la presenza di una sincronizzazione in corso viene visualizzata anche nella pagina principale di quell’app Samsung Gallery, come mostrato nell’ultimo screenshot allegato:





NOTA : se per caso, anche forzando la sincronizzazione questa si interrompe quasi subito e viene indicato “Impossibile sincronizzare i dati. Riprovate più tardi“, conviene provare a disattivare e poi riattivare l’interruttore Sincronizza ed eventualmente, se non basta, effettuare un Riavvio dello smartphone (non uno Spegni) in quanto potrebbe risolvere il problema. Se ancora on è sufficiente per vedere sincronizzato il tutto e viene ancora mostrato quel messaggio, allora conviene verificare che la connessione sia al Cloud Samsung sia a OneDrive siano ben impostate: conviene anche qui sconnettersi e riconnettersi indicando le apposite credenziali (che forse uno può aver cambiato o magari le condizioni di sicurezza dei rispettivi provider – Samsung, Microsoft – sono state modificate e possono richiedere l’accettazione esplicita di nuove condizioni di contratto).




Può poi essere conveniente andare a vedere le foto salvate direttamente nel Samsung Cloud accedendoci anche da PC tramite l’apposita app Samsung Gallery presente nello Store Microsoft: viene richiesta una autenticazione con le proprie credenziali Samsung e anche l’invio di un codice tramite SMS (può essere necessario richiedere il nuovo invio o utilizzare altro metodo per effettuare questa seconda verifica: ad esempio, a me non è arrivato tale SMS prima dello scadere del timeout!)



Può essere poi interessante anche a vedere da un browser le impostazioni del proprio Samsung Account e, in particolare, sul proprio Samsung Cloud relativamente al backup dei propri dispositivi e di alcune informazioni di app in essi installati: stranamente da browser, anche accedendo a questi siti, non si riescono a gestire le foto e risulta necessario per questo installare l’app Samsung Gallery vista dallo Store Microsoft.







Poi, lato PC, la sincronizzazione effettuata da OneDrive – se correttamente configurato – avviene in genere quasi immediatamente. Infatti in realtà non vengono scaricati dei file nell’apposita sezione relativa alle immagini della cartella OneDrive, bensì semplicemente dei riferimenti a ciascuna foto con relativo thumbnail associato: solo cliccandoci eventualmente sopra a ciascun file, questo verrà poi effettivamente scaricato localmente sul PC e, a seconda della banda della connessione che il PC sta utilizzando, potrà metterci più o meno tempo. È necessario solo verificare, eventualmente, che quell’applicazione sia presente in background (i.e. deve esserci l’icona della nuvola nella toolbar) altrimenti è necessario lanciarlo a linea di comando (vedere il mio precedente post How to start OneDrive manually).
Si noti inoltre che esistono alcune opzioni che possono determinare la sospensione della sincronizzazione, per il fatto che il PC si trovi in modalità risparmio batteria e/o che sia in Rete tramite un collegamento a consumo:

Infine segnalo che quell’app Galleria Samsung (installabile sul PC) non solo consente di mostrare foto e video acquisiti dallo smartphone, rendendo possibile scaricare tutti i contenuti a scopo di backup e gestire poi quel contenuto con delle cartelle locali: si possono anche modificare le foto grazie a funzioni quali la regolazione automatica, il ritaglio e la rotazione. Funzioni nuove consentono infine di effettuare sia una Ricerca intelligente: [e.g. mostrare gruppi automatici di foto in base al contenuto (bambini, persone, cibo, sport, architettura e così via) o al testo all’interno delle immagini (biglietti da visita, pagine Web e così via)] sia un raggruppamento per data.

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Avevo già scritto un post su un argomento simile:Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale. In quel caso spiegavo come fare a effettuare un salvataggio su un PC o su un Hard Disck collegato direttamente al router tramite una sua porta USB.
In questo post mi soffermerò meglio per spiegare passo-passo come configurare il salvataggio su un “vero” NAS collegato alla rete. Questa è infatti la soluzione più opportuna e più pulita in questo quella tipologia di dispositivi è studiata apporta per poter funzionare 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
Io che avevo collegato via USB al router, un vecchio HD tanto per provare, me lo sono visto rotto nel giro di qualche mese: è vero che non era dei più recenti e magari era già lì lì per andarsene, ma sicuramente sottoporlo a un lavoro pressoché continuo ha sicuramente contribuito a dargli il segno di grazia!


Nel seguito mostro gli screenshot per effettuare il salvataggio su uno dei NAS più diffusi ed economici, il Western Digital My Cloud EX2 Ultra. Non sarà un NAS così professionale come alcuni proposti dalla Synology, ma penso abbia tutte le funzionalità che uno possa desiderare per un uso casalingo: un’app per accedere ai contenuti da smartphone ovunque uno si trovi o anche, come alternativa, un accesso via browser qualora uno desideri utilizzare un PC/tablet. Il rapporto qualità/prezzo mi sembra buono e poi gli HD sono quelli proprio quelli RED della Western Digital, specificatamente pensati per NAS, gli stessi che molto probabilmente si monterebbero su uno di diversa marca!
Innanzitutto vediamo come poter accedere con un PC Windows 10 ad alcune directory di quel NAS (o altro ancora) andando a effettuare un click con il tasto destro sul Esplora File (File Explorer) aperto su Questo PC (My PC)






Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password. Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password di un utente abilitato ad accedere a quella risorsa in rete. Puoi succedere che venga segnalato il seguente errore quando si cerca di accedere a una directory condivisa nel NAS non come Pubblica e quindi cercando di autenticarsi con un utente che abbia i diritti di lettura/scrittura sulla stessa:


Quella problematica può verificarsi, come indicato anche nel messaggio della finestra di popup, se si cerca di accedere a una risorsa condivisa con connessioni multiple. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho risolto effettuando un restart del PC: nota un restart e non uno spegni in quanto solo così si è sicuri che il PC riparta davvero da zero senza magari salvarsi in cache delle informazioni per rendere più veloce un susseguente avvio!
Lato NAS conviene creare sia un utente nuovo (e.g. xiaomi) da utilizzare specificatamente per farlo accedere dalle telecamere Xiaomi sia quindi configurare una cartella condivisa (e.g. Xiaomi) a cui dare tutti i diritti (anche di scrittura) proprio a quell’utente xiaomi (ed eventualmente quello di solo lettura per altri utenti del NAS che si desidera possano accedere ai file video che verranno salvati in quella directory dalle diverse telecamere Xiaomi). In quella cartella ciascuna telecamera creerà automaticamente una sua sotto-cartella specifica, una volta configurata per effettuare lì il backup su quel NAS.


NOTA IMPORTANTE: per come funzionano attualmente le telecamere Xiaomi, è necessario abilitare sul NAS anche il protocollo SMB1, come si è visto è necessario fare anche su Windows 10, seppure questa sia una modalità meno sicura rispetto a SMB2/SMB3 e per questo non abilitata di default nei sistemi. Per far ciò è necessario andare, dal sito di amministrazione del NAS del My Cloud EX2 Ultra e dopo essersi autenticati come amministratore, nella sezione Impostazioni -> Rete -> Servizi Windows – Protocollo SMB:


Accedendo ora anche dal browser, ovunque uno sia, al sito My Cloud della Western Digital si può poi accedere alle directory condivise da parte di tutti gli utenti del NAS che posseggono la necessaria abilitazione di lettura:

Ciascuna telecamera Xiaomi, in cui sia sto configurato il salvataggio in quel NAS specificatamente nella cartella che si è creata condivisa (e.g. Xiaomi), salverà i propri video creando una cartella che la identifica, al cui interno c’è poi una cartella per ciascun giorno:



Analogo discorso se si accede da smartphone utilizzando l’app My Cloud OS 5 appositamente sviluppata da Western Digital: attenzione che WD ha sviluppato diverse app chiamate My Cloud ma, se il NAS è stato, come opportuno, aggiornato alla sua ultima versione del sistema operativo (i.e. OS 5), si DEVE utilizzare quell’app che ho indicato.





Lato smartphone, nell’app Mi Home si deve andare nella pagina di dettagli di ciascuna telecamera, premere i tre puntini in alto a destra per entrare nel menù di configurazione, quindi scegliere Gestione della memoria e, nella sua sezione Configurazione NAS entrare in Dispositivo di archiviazione dei rete NAS: si noti che l’interfaccia utente potrebbe essere un po’ differente a seconda del modello di telecamera Xiaomi/IMI Lab. Vedi anche quanto indicato nel post precedente Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale.

A questo punto vengono mostrate le possibili unità di archiviazione trovate nella rete locale: se si sceglie MYCLOUDEX2ULTRA si andrà a salvare sul NAS in oggetto:


Si noti che, se non è stato impostato sul NAS il protocollo SMB1 come evidenziato precedentemente, selezionando quella unità e autenticandosi, non verrà trovata alcuna directory condivisa su cui poter salvare i video. Se invece si abilita quell’opzione sul NAS, vengono visualizzate tutte le cartelle condivise e visibili all’utente con cui ci si è autenticati (e.g. xiaomi): si seleziona la cartella (e.g. Xiaomi) a cui sono stati dati anche i diritti di scrittura per quell’utente del NAS:


A questo punto inizia la preparazione e quindi il trasferimento dei video già presenti nella memoria locale della videocamera: si noti che può succedere che venga dato un qualche errore ed è necessario, in tal caso premere il pulsante Riprova.



Successivamente la situazione si normalizza con indicazioni quali “Lo stato di trasferimento è normale“, “La trasmissione funziona correttamente“:


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Oramai le presentazioni tecniche sono fortunatamente solo più un ricordo, essendo ora in isopensione!
Tuttavia, proprio ora che sto cercando di scrivere la quarta di copertina per pubblicare un libro, mi sono chiesto se esistesse, anche per quel contesto, una qualche semplice linea guida a cui attenersi, quale quella delle “4 Ps” (da pronunciare in inglese), spesso utile per realizzare una presentazione tecnica.
Effettivamente ho trovato che, seppur molto dipenda dal tipo di libro, nel caso di un romanzo una possibile struttura della quarta di copertina è la seguente:
Ma non divaghiamo e torniamo all’argomento del post! Durante queste mie ricerche in Rete, mi sono appunto rammentato della regola delle “4 Ps” che molti anni fa avevo appreso durante un corso d’inglese focalizzato su argomenti utili alla gestione di riunioni internazionali. Sicuramente una delle indicazioni che mi sono poi nel tempo tornate utili è quella della regola in oggetto, sapientemente sintetizzata dagli inglesi con il nome quattro P, in quanto ciascun passo della presentazione tecnica deve cercare di focalizzarsi su un aspetto riassunto tramite un termine inglese che inizia appunto con la P, come indicato nel seguito:
Insomma nulla di straordinario, direte voi che siete avvezzi a realizzare una presentazione tecnica!
Tuttavia penso che avere sempre bene in testa questa linea guida, semplice e facile anche da ricordare, possa risultare utile in molteplici occasioni … 😉
Stranamente, in queste mie ricerche in rete non ho trovata questa regola delle “4 Ps” per le presentazioni (nemmeno su Wikipedia!), forse oscurata dall’omonima utilizzata dal marketing, evidentemente più famosa ma che nulla ha che vedere con quella in oggetto:
Si noti che, in questo caso, anche tradotti in italiano stranamente tutti i termini mantengono la P come prima lettera: Prodotto, Prezzo, Posizione e Promozione… per cui si parla anche in italiano de La regola delle “4 P” nel marketing!
A confondere ancor più i risultati trovati con un motore di ricerca specificando “4P technical presentation” per meglio filtrare, ho scoperto che esiste un’altra regola delle 4P sempre relativa alle presentazioni (4 p’s of presentation (slideshare.net); Presentation Tips :The 4 P’s of Presentation | CoolAvenues.com):
Sarà che il marketing non mi è mai interessato, ma sinceramente trovo più utile le regole delle “4 Ps” relative alle presentazioni tecniche … e, anche se quell’ultime trovate ultimamente forniscono indicazioni generali sicuramente utili da tener presente, quelle che conoscevo già mi sembra forniscano una visione più ad alto livello che talvolta può a mancare!! 😎
Da ieri, verso mezzogiorno, è iniziata la possibilità di aderire alla campagna di vaccinazione in Piemonte anche da parte delle persone dai 60 ai 69 anni andando nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it). Fino a quell’ora le persone in quella fascia di età non potevano ancora inserire la richiesta e compariva una nota con indicazioni temporali forse volutamente approssimate sull’orario effettivo d’inizio, per evitare un sovraccarico iniziale del sistema!
P.S. 16/05/2021: vedi anche il mio post successivo Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni

In realtà esiste anche un altro sito governativo, a livello nazionale, che è relativo alla Gestione appuntamento per il Vaccino Anti-Covid 19 ma, anche dopo la registrazione nel sito regionale, inserendo i miei dati (numero tessera sanitaria e codice fiscale) mi viene detto picche, per cui penso che per i piemontesi convenga andare sull’altro sito predisposto dalla Regione Piemonte:

Le testate giornalistiche hanno già evidenziato come il numero di adesioni sia stato notevole (e.g. 58 mila in meno di tre ore) e direi che c’era da aspettarselo! Se esiste un modo per uscire da questo incubo, la vaccinazione di massa è sicuramente uno dei metodi possibili …
Speriamo quindi che i tempi di attesa non siano lunghi e che questa campagna preadesione non sia principalmente pubblicitaria e a fini politici …. 🙄
La procedura di adesione è assai banale: viene richiesto solo il numero della propria tessera sanitaria, numero di cellulare ed email, oltre a consentire di accettare anche a un eventuale chiamata “all’ultimo secondo“ qualora, nonostante l’overbooking immagino già predisposto, a fine giornata rimanessero ancora dosi disponibili …
Un unico consiglio che mi sento di dare è di controllare attentamente, nella pagina di riepilogo, che i pochi dati inseriti siano corretti, in quanto poi, una volta inoltrata la richiesta di adesione non esiste più la possibilità di modificarli.
In particolar modo fate attenzione al numero telefonico inserito in quanto ho notato che se uno accetta quello proprio, spesso già suggerito come input dal browser, questo viene inserito non completo nel campo in quanto viene ripetuto il +39 e inseriti spazi tra gruppi di numeri per cui il numero che davvero viene inserito non risulta completo!!
Se uno comunque sbaglia c’è sempre poi la possibilità di comunicare via email il fatto … ma meglio non contare troppo sul servizio clienti in questo marasma di richieste!!



Infine segnalo che esiste la possibilità di ricevere almeno due notifiche di rifiuto:
Nel primo caso probabilmente si è scelta una sottocategoria considerata non corretta e conviene provare a cambiarla (i.e. sebbene abbia ancora 63 anni e ne compie 64 nei prossimi mesi del 2021, per il sistema che verifica sulla base del codice fiscale potrebbe richiedere la sottocategoria 65-69 anni).
Nel secondo caso probabilmente hai già inoltrato una richiesta ma poi, reputandola non corretta o non completa, desideri inoltrarne una nuova: in tal caso devi aspettare il giorno successivo (le 24 ore indicate sono solo indicative!). Inserendo una nuova richiesta, questa volta con tutti i dati completi e corretti, quello che fa specie è che viene assegnato un diverso numero associato … sebbene uno speri che poi questa nuova richiesta modifichi in un DB solo la registrazione dei dati associati a quell’identificativo univoco che è il proprio codice fiscale!
Andando poi su www.sistemapiemonte.it, nella sezione servizi ai cittadini, e autenticandosi con SPID/Carta d’identità Elettronica (CIE)/Credenziali Sistema Piemonte o Torino Facile, si accede al sito Servizionline (regione.piemonte.it) e in particolare nella sua sezione relativa alle vaccinazioni dove si possono sia visualizzare tutte quelle già effettuate sia eventualmente vedere quelle programmate. Conviene poi, già che uno c’è, registrare i propri contatti (email e numero di cellulare, per eventualmente ricevere notifiche relative alla sanità: si noti che si può indicare email e numero di cellulare sia dall’iconcina di campanella in alto a destra, per qualsiasi comunicazione, sia nel tab dei contatti relativa alla sezione delle vaccinazioni. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho inserito i miei dati in entrambe le sezioni … anche se si deve ripetere la noiosa, seppur necessaria, procedura di verifica sia del numero telefonico sia della email!






Personalmente, pur avendo indicato sia il numero di cellulare sia l’email, ho ricevuto un riscontro solo via SMS di avvenuta adesione alla vaccinazione: “Ti confermiamo che la tua preadesione per la vaccinazione antiCOVID ha avuto esito positivo. http://www.ilpiemontetivaccina/info“:

Si può comunque poi sempre verificare il proprio stato di vaccinazione accedendo sempre al sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) accendo alla propria area personale sempre tramite SPID:

Fare attenzione alla sezione Appuntamenti in cui, evidenziata con colore azzurrino, ci sono informazioni relativamente al luogo e alla data/ora: se il medico di famiglia ha aderito alla campagna vaccinale, può essere indicato di contattarlo per avere informazioni sull’appuntamento, anche se dovrebbe essere lui a telefonare per fissarlo.
Purtroppo non sembra che il processo che coinvolge i medici di famiglia non sia efficiente come quello dei centri vaccinali per cui i tempi di attesa generalmente sono più lunghi: perciò sembra possa convenire chiedere al proprio medico di escludere il proprio nominativo in modo che si venga chiamati dai secondi.
Una volta ricevuto il giorno, l’ora e il luogo dell’appuntamento per la somministrazione del vaccino, direttamente dal portale regionale è possibile scaricare, oltre a una scheda informativa, i seguenti documenti:
Conviene stamparli e compilarli già a casa in modo da velocizzare la procedura di accettazione al momento della vaccinazione: ovviamente portare con sé anche la tessera sanitaria.
Nel messaggio di prenotazione verrà indicato anche il centro in cui recarsi con qualche minuto di anticipo per eseguire l’accettazione.
Nella sezione Documenti si apprende poi che, tra i diversi papiri, si può anche stampare il voucher per il trasporto pubblico gratuito da/verso il Centro Vaccinale e anche il permesso al proprio datore di lavoro per recarsi all’appuntamento di vaccinazione:

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Quesiti di carattere tecnico: indicazioni
Il servizio di assistenza risponde alla casella di posta vaccinazioni.covid19@csi.it, e fornisce supporto esclusivamente tecnico per l’utilizzo del sito www.ilpiemontetivaccina.it
Per le persone appartenenti alla fascia di età 60-69 anni se si esprime il consenso, ci si rende disponibili ad essere contattati anche solo un’ora prima per essere vaccinati presso uno dei centri vaccinali della propria ASL, nel caso l’Azienda Sanitaria avesse disponibilità a fronte di rinunce da parte di cittadini convocati.
È buona norma chiudere il rubinetto che fornisce acqua ad una lavatrice quando non in funzione, in quanto il sistema di blocco del flusso d’acqua potrebbe rompersi, rischiando così di allegare la casa! Analogo discorso vale per quello del gas per ovvi motivi, sprattutto la sera prima di coricarsi.
Ho notato che non sempre le persone, soprattutto se anziane, si ricordano quale debba essere la posizione di tali rubinetti (o qualsiasi altri ancora, come quelli della caldaia) per averli aperti o chiusi 🙄. Questo post serve quindi come promemoria per chi possa avere incertezze in merito e possa quindi dormire sonni tranquilli!
Per aprire un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso antiorario: insomma, è come svitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone parallela al tubo di cui quel rubinetto chiude/apre il flusso.
Analogamente, per chiudere un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso orario: insomma è come avvitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone perpendicolare al tubo di cui quel rubinetto regola il flusso.
Ecco esempi di rubinetti aperti:



Gli stessi chiusi:



Talvolta, mettendo ordine in una casa di campagna o in una cantina, si ritrovano oggetti oramai inconsueti e spesso addirittura sconosciuti ai più giovani, sebbene risalgano “solo” alla propria infanzia o a quella dei propri genitori/nonni. Devo dire che questo fa un po’ impressione in quanto evidenzia come del tempo sia trascorso e come molte cose siano cambiate: ciò riguarda non solo oggetti tecnologici, generalmente diventati obsoleti nel giro di poco e sostituiti da altri più piccoli e dalle prestazioni assai maggiori, ma anche altri relativi alla sfera del commercio o dei giochi. Insomma oggetti del ricordo che prima di essere magari buttati in discarica meritano sicuramente almeno un foto per mantenerne memoria!
Elenco quindi nel seguito le foto di alcuni di questi che ho trovato ultimamente… e altri ancora ne aggiungerò man mano che usciranno a riveder le stelle. Cercherò di fornire anche una indicazione temporale approssimativa, per quanto riesca a ricordare! 🤔🙄
Un’ultima piccola riflessione sugli oggetti in generale. Con il passare degli anni sicuramente alcuni di loro sono diventati più efficienti, in grado di rendere più veloce ed economica la realizzazione di un qualcosa. Ma tutto questo lo dobbiamo considerare sempre come un vero progresso, oppure è solo talvolta semplicemente uno sviluppo che non ha portato a un miglioramento dell’Umanità e una maggiore felicità in tutti noi, nuove generazioni incluse (e.g. vedi modalità di giocare)?



Tipici giochi di società degli anni ’70:


Il mio primo amplificatore (a valvole) per chitarra elettrica con pedale per attivare l’effetto tremolo (anni ’70):





PC tower con Windows 2000 Professional (primi anni 2000):


Leva-stivali (1915. in dotazione agli ufficiali della 1 guerra mondiale):



Caffettiera piccola per due tazze:


Ferri da stiro: da quello da scaldare sulla stufa, con rispettivo pianale, a uno dei primi a corrente elettrica





Timbri del negozio di scarpe dei miei nonni paterni nella galleria Umberto I a Porta Palazzo:


Macina caffe a mano:




Ingegnoso prontuario di formule matematiche realizzato con due rocchetti di filo (anni ’40 … immagino fosse di mio padre … o di mio nonno? 🤔):



Cinepresa a pellicola:




Disco in plastica flessibile dimostrativo:




Macchine da cucire di epoche successive (fine ‘800, primi ‘900, anni ’60)



Vecchi sacchetti anche di negozi prestigiosi chiusi da decenni:




Apparecchiature elettriche anni ’60 … ancora funzionanti!



Lo so che ce ne sarebbero da aggiungere ancora molti … e alcuni li inserirò certamente: ma è ora di pubblicare questo post seppur ancora necessariamente incompleto!
🙂
Tre giorni fa, improvvisamente e senza apparente motivo, si è verificata la problematica in oggetto: sebbene il telefono suonasse, le chiamate entranti non disattivavano lo screensaver e non compariva più automaticamente la solita finestra del telefono che consente di accettare/rifiutare quella telefonata in arrivo.
Lo stesso comportamento avveniva anche se lo smartphone non si trovava con lo screensaver attivato! Il telefono semplicemente suonava e, per rispondere, dovevo aprire la finestra in alto degli eventi e cercare la sezione relativa alla chiamata entrante in corso.
Avevo già ovviamente provato di tutto: restart dello smartphone, cambio del launcher (riattivando quello di default originale di Samsung), cancellazione della cache/dati dell’app Telefono di Samsung, provato addirittura a installare l’app Telefono di Google impostandola come app telefonica di default (ma anche con quell’altra app di gestione delle telefonate il problema persisteva)!
Insomma, ero disperato e pensavo già di dover riportare il telefono alle configurazioni iniziali di fabbrica o di mandarlo a “riparare” immaginando che non funzionasse più magari il sensore di prossimità cosicchè il SW pensasse che il telefono fosse in tasca!
Alla fine, dopo alcuni giorni e molteplici prove ho RISOLTO! Tuttavia, non so bene quale azione di modifica delle configurazioni ha portato il telefono a ritornare al funzionamento normale: ho infatti cambiato molteplici opzioni nelle configurazioni, soprattutto quelle relative al display/screensaver … e, una volta risolto, anche cercando poi di andare a ritroso per comprendere l’azione magica risolutiva, non sono riuscito a trovarla (rimettendo le impostazioni cambiate che ricordavo come erano prima, continuava a funzionare! 😳
Quello che posso dire è che nessuna delle molte soluzioni al medesimo malfunzionamento trovate in molteplici articoli e da me precedentemente seguiti passo passo, avevano dato esito positivo: comunque, potendo comunque essere una possibile via di soluzione, lascio nel seguito i link a quelli che avevo reputato di maggior interesse:
La mia impressione è che la problematica sia stata dovuta a qualche probabile bug nella configurazione di un qualche parametro di Android: anche solo cambiarne il valore aveva riportato al funzionamento sperato sebbene successivamente si fosse poi riportato a quello pregresso.
Perciò, se stai sperimentando lo stesso fastidiosissimo problema sul tuo smartphone, il mio consiglio è di non desistere e continuare a modificare le impostazioni, soprattutto quelle relative a Notifiche, Schermo, Sfondo, Schermata di blocco … provando magari anche le potenziali procedure suggerite negli articoli da me citati.
Insomma, non ho purtroppo potuto dirti con precisione come ho fatto a risolvere il problema, ma anche questo fa parte dei misteri dell’informatica!
Tempo fa, in una clinica veterinaria ho visto appeso il seguente foglietto che ovviamente ho subito fotografato in quanto davvero penso corrisponda al vero:

I gatti sono davvero animali particolari che ti entrano nel cuore e ti sanno manifestare un grande affetto pur mantenendo una loro autonomia e indipendenza.
Questo post è sia in ricordo di Matisse, gattone dolce ed elegante sia di Silvestro (comunemente chiamato Micio) gatto affettuoso, dagli occhi grandi e di poche parole!








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Dal mio post Pensieri, parole … ed immagini:
Non so se ho mai emozionato qualcuno
Non lo so se ho mai emozionato qualcuno,
forse solo un gatto o due,
ma le sensazioni sono state reciproche.
Nel loro personale rapportarsi
si può riscoprire
quella tenerezza infantile
altrimenti perduta.
Ed è stato proprio allora che,
nel loro sguardo profondo e muto,
si è rispecchiato un po’ di me stesso.
E. Contini (11/9/2019)
Già da anni sono presenti zone in cui un cittadino può accedere a un WiFi spesso gratuito nelle località turistiche e nei centri storici di grandi città: in questi ultimi anni servizi di connessione gratuita a Internet si sono diffusi anche nei piccoli paesi. Tuttavia, io stesso talvolta me ne dimentico e utilizzo fin da subito lo smartphone come router WiFi. Premesso che le prestazioni di un WiFi pubblico gratuito sono probabilmente molto inferiori a quelle offerte dal proprio provider mobile, in molteplici situazioni possono comunque risultare sufficienti per le proprie esigenze contingenti se sono, ad esempio, principalmente quelle di navigazione su un browser o poco più. Perciò, soprattutto se uno si trova in un parco o in un centro storico, può valer la pena vedere se esiste la disponibilità di un WiFi gratuito a cui collegarsi non solo con proprio PC/tablet ma anche con il proprio smartphone, soprattutto se i giga rimasti a disposizione non sono più molti! Tra l’altro, se uno ha impostato, per un determinato WiFi, la scelta di collegamento automatico, avendo anche effettuato la registrazione del proprio dispositivo dopo una procedura di autenticazione iniziale, in seguito il collegamento avverrà poi senza la necessità di alcun intervento da parte nostra.
Ovviamente può non essere opportuno effettuare con il dispositivo connesso a tali reti WiFi pubbliche delle transazioni con requisiti particolari di sicurezza (e.g. transazioni bancarie) in quanto a priori uno non può conoscere il livello di sicurezza offerto da quel sistema di connessione dati.
Proprio ultimamente mi capitato di trovarmi con il mio tablet in una panchina di una piazza di Villanova Mondovì, un piccolo Comune del cuneese, e casualmente ho notato la presenza di un WiFi libero. Connettendomi a tale WiFi si è subito aperto il browser con la richiesta di registrazione a quel servizio gratuito di connessione, non essendomi ancora mai registrato: una classica procedura di registrazione con conferma sia della propria email sia del numero telefonico con invio di codice di verifica tramite SMS, mi ha consentito di attivare il collegamento a Internet.

La volte successive ovviamente tutta questa procedura può essere completamente evitata se si associa quel proprio dispositivo premendo l’apposito pulsante disponibile nella pagina di benvenuto/bentornato visualizzata al termine della procedura di registrazione. Si noti che, dal logo in alto a sinistra, si deduce che tale servizio risulta cofinanziato dall’Unione Europea.

Con quella connessione a internet ho potuto, ad esempio, apportare modifiche in questo mio blog con il tablet senza necessità di connetterlo tramite il mio cellulare.
Si noti che, ovviamente, qualora poi si cerchi poi di accedere a quella medesima pagina del portale di quel provider senza essere connesso tramite quel suo WiFi gratuito, la pagina visualizzata sarà ben differente e proporrà infatti di effettuare un abbonamento:

Anche Torino, la mia città, aderisce da tempo a un progetto analogo, FreeItaliaWifi che è stata la prima rete federata nazionale di accesso gratuito a Internet in modalità wireless. Quindi oggi, che ero in Piazza d’Armi, sempre seduto su una panchina dopo un bel giro in bicicletta, nuovamente ho notato che il mio tablet presentava la possibilità di una connessione aperta, questa volta messa a disposizione da Torinofacile. In questo caso l’autenticazione richiesta per connettersi deve avvenire semplicemente tramite una classica procedura con l’uso del proprio SPID oppure registrando il proprio numero telefonico come username nelle credenziali di FreeTorinoWiFi: con le mie vecchie credenziali di TorinoFacile non sono invece riuscito ad accedere a tale servizio, sebbene sia indicato tra le possibilità. Si noti che, diversamente a quanto visto per il precedente servizio pubblico WiFi4EU, non esiste in questo caso la possibilità di associare il proprio dispositivo, per cui è necessario tutte le volte che si utilizza tale rete WiFi, effettuare nuovamente tale autenticazione tramite la seguente pagina che viene aperta automaticamente nel browser non appena si richiede la connessione all’access point FreeTorinoWiFi:

Una volta connessi, si hanno a disposizione 12 ore di connessione giornaliere o 750 Mb di traffico anche non consecutivi (penso nella giornata, ma non è del tutto chiaro):


La connessione risulta tanto migliore quanto più uno si trova vicino al Pala Alpitour/stadio olimpico comunale dove purtroppo molte delle panchine sono completamente al sole! 😦
Per curiosità, ho provato a effettuare uno speedtest per conoscere la bontà della connessione offerta:

Si tenga presente che comunque sia si tratta di una connessione non molto stabile in quanto risente molto del numero di utenze collegate in quel momento: per questo, anche se si è connessi può succedere che neppure il browser riesca, in tempo utile, ad aggiornare una pagina prima che scada il suo timeout!
Un elenco esaustivo di tutti i punti della città coperti da tale servizio gratuito è disponibile su Città di Torino – Aree WiFi (comune.torino.it): conviene quindi sfruttare tale possibilità e impostare le proprie credenziali nel browser in modo che vengano ricordate, in modo da rendere agevole la procedura di collegamento! 😉
Sebbene oramai spesso il Telepass costituisca il metodo di pagamento più comodo e veloce, talvolta (soprattutto quando l’unico dispositivo a disposizione della famiglia è già usato in un’altra macchina da un familiare) il pagamento con carta di credito costituisce l’alternativa migliore, in quanto le postazioni presidiate da un operatore sono poche e conseguentemente presentano, in genere, una coda maggiore.
Da anni ho quindi saltuariamente utilizzato per il pagamento del pedaggio, principalmente sia nell’autostrada A6 (TO-SV) sia nella tangenziale di Torino, la mia carta NEXI (ex CartaSì) che fa parte del circuito VISA, assai diffuso e accettato ovunque sia in Italia sia all’estero.
Tuttavia, con mio stupore, ultimamente non mi viene più accettata dagli sportelli automatici presenti nei caselli di quelle autostrade, inserendola nell’apposita fessura utilizzata anche per inserire il biglietto: anche provando a passare da un casello presidiato della A6, l’operatore stesso non è riescito a effettuare l’operazione di pagamento con quella carta di credito!
Mi sono deciso, quindi, a telefonare al numero di assistenza clienti di NEXI (02 345444) per ricevere spiegazioni. Come purtroppo oramai succede spesso, anche quel servizio clienti viene gestito principalmente da un risponditore automatico per cui, per riuscire finalmente a parlare con un operatore umano, essendo il mio quesito non standard, ho dovuto necessariamente fare alcune scelte non del tutto ortodosse per l’oggetto della mia richiesta ma che probabilmente dovevano essere gestite da una persona reale! La centralinista, una volta ascoltato il mio problema. innanzitutto mi ha confermato che la mia carta era regolarmente funzionante (d’altra parte continuo a utilizzarla nei supermercati e per altri acquisti) ed ha quindi ipotizzato che non venisse ora più accettata nei caselli in quanto questi utilizzano ancora la banda magnetica che, seppur presente ancora nella carta, non costituisce più un metodo da loro reputato valido per l’autorizzazione in quanto risulta agevolmente clonabile. Per questo, la sola modalità contactless, che utilizza l’RFID inglobato nella carta stessa, è da qualche tempo considerata l’unica forma utilizzabile di autorizzazione per un pagamento.
Ho cercato quindi il numero del servizio clienti delle autostrade trovando quello di Autostrade per l’Italia (0554210452). Anche qui il risponditore automatico è stato da me eluso andando a effettuare scelte che mi avrebbero finalmente portato a parlare con un operatore 😉 Costui, assai gentile, mi ha innanzitutto precisato che sia l’A6 sia la tangenziale di Torino non erano gestiti da Autostrade per l’Italia (molteplici sono i gestori, in particolare, per quelle di mio interesse, A6 Torino-Savona L’Autostrada dei Fiori 6 e ATIVA per la tangenziale di Torino): mi ha inoltre detto che tutte le autostrade da loro gestite sono state adeguate da tempo a utilizzare l’autorizzazione tramite il meccanismo contactless per cui, quando si inserisce una carta nell’apposita feritoia, questa non viene più “mangiata” completamente bensì solo parzialmente, in modo da effettuare quella nuova modalità di lettura contactless. Ho quindi cercato il servizio clienti della A6 (0116650311) dove un’altrettanto gentile operatrice non ha tuttavia saputo darmi una risposta in merito, trattandosi di una questione tecnica di cui non era competente. Mi ha comunque invitato a scrivere un’email al loro servizio di reclamo, seppure non si trattasse di un vero reclamo il mio. Così ho fatto:

Attendiamo quindi una risposta, con una spiegazione spero questa volta definitiva! 🙄
Ovviamente la pubblicherò in questo post come P.S.

P.S. 4/4/2021 – Ancora nessuna risposta! Tuttavia passando nuovamente in un casello dalla A6 ho notato che proprio sotto la fessura per l’inserimento del biglietto e carta di credito, sembra esista anche un sensore per la lettura di carte contactless … che tuttavia non mi sembra funzionare da momento che avvicinando la mia carta non ha prodotto alcun risultato!!! Saranno finalmente in procinto di attivarli quei lettori?? Spero ancora in una loro risposta chiarificatrice anche se oramai siamo oltre un tempo limite accettabile! Per ora anche il messaggio vocale indica di inserire sia biglietto sia carta di credito in quella medesima fessura w non fa alcun cenno su una lettura della carta contactless. Sinceramente mi sembra più appropriata la soluzione, scelta da Autostrade per l’Italia, di inserire il lettore contactless internamente e di lasciare inalterata la modalità di utilizzo della carta di credito: questa continua a dover essere messa nella medesima fessura del biglietto, sebbene poi non venga “mangiata” più completamente in quanto questo non è più necessario essendo ora la lettura effettuata appunto da un lettore RFID e non viene più utilizzata la banda magnetica.
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P.S. 5/7/2021
Ho preso oggi la medesima autostrada A6 e sono uscito allo stesso casello; ora la mia carta Visa Nexi è stata nuovamente accettata inserendola come al solito nell”apposita fessura e quindi senza uso esplicito di contactless o inserimento di PIN. Misteri…
Se si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. Oltre che con l’app Alexa, i propri device si possono gestire anche da Alexa.amazon.it. Ad esempio io ho delle prese Intelligenti Wifi da 16A della MEROSS e, chiamando ciascuna presa opportunamente posso pilotarne lo stato ON/OFF anche vocalmente (e.g. “Alexa, accendi Boiler” nel caso che quella presa sia stata chiamata “Boiler” dal momento che si è collegato il boiler del bagno.

Nell’app Meross è spiegato dettagliatamente come fare ad agganciare una loro presa ad Alexa: sostanzialmente si deve utilizzare l’app Meross e nominare, all’atto della sua registrazione e configurazione, ciascuna presa con un nome semplice e ben distinguibile dagli altri (e.g. “Boiler“, “Piantana“), attivare sul sito Amazon lo “Skill Alexa” sviluppato dalla Meross”, registrarsi in quello con il proprio account Meross, vale a dire quello scelto con l’app Meross, ricercare i propri device e quindi controllarli.
(Vedi anche il mio post: Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?)


Con Alexa si può anche, ad esempio, pilotare l’accensione di lampadine dimmerabili, dall’1% al 100%. I comandi che si possono dare, non sono solo quelli di accensione/spegnimento, ma anche di variazione dell’intensità della luce.
Ad esempio, chiamando nell’app Alexa una luce “luce scrivania“, per accenderla con luminosità ridotta al 30% basterà dire: “Alexa accendi luce scrivania al 30%“.
Se si vuole abbassare/alzare un po’ la luminosità della lampadina, rispetto a quella corrente, basta dire: “Alexa, abbassa/alza luce scrivania“.
Se poi si vogliono accendere tutte le luci di una stanza: “Alexa, accendi tutte le luci del salone“, avendo ovviamente indicato il “salone” come nome del gruppo in cui nell’app Alexa si è indicato essere collocate alcune luci.

Quelle della TP-Link Tapo: vengono anche proposte in offerta abbinandone una quando si prende un Echo Dot. Funzionano non solo con Amazon Alexa ma anche con Google Home, forniscono una luce calda (2700 K) di 806 lumen, consumano 8.7W (equivalante a un 60W a incandescenza), attacco E27. Si connettono al WiFi di casa analogamente a quanto visto con la presa della Meross vista precedentemente per cui non c’è necessità di avere nessun hub specifico o integrato in un dispositivo Alexa. Possono essere controllate da remoto ovunque uno sia, tramite l’app gratuita Tapo per smartphone e tablet (vedi Tapo L510E | Lampadina LED Smart Wi-Fi con luce dimmerabile | TP-Link Italia). Associandola a un dispositivo Alexa, per pilotarla basta dire: “Alexa, accendi la luce“. Volendo, si possono impostare con l’app Tapo anche degli scenari di programmazione, per impostare giorni e orari di accensione e spegnimento della lampadina. Si può pure, ad esempio, raggruppare tutte le tue lampadine smart di una stanza in un unico scenario e richiamalo dal proprio smartphone sempre tramite l’app Tapo. Il consumo energetico è di classe A+. Ovviamente per pilotarle vocalmente con Alexa è necessario attivare l’apposito skill Tapo reso disponibile gratuitamente dalla TP_Link.
La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con l’app Tapo .
Attenzione che TP-LINK fornisce anche altri modelli di lampadine sempre pilotabili da Alexa che però si gestiscono dalla sua app TP-LINK Kasa (ora chiamata Kasa Smart) e non dall’app TP-LINK Tapo per cui è necessario fare attenzione al modello di lampadina acquistato per installarsi l’app idonea a pilotarla!











La Philips propone lampadine dimmerabili analoghe (stessa luminosità, solo la forma è un po’ differente) che si possono connettere sia attraverso l’Hub di quella marca (Hue Bridge) [o quello integrato da Amazon in alcune versioni di dispositivi Alexa] sia semplicemente tramite collegamento Bluetooth. In quest’ultimo caso è necessario che un dispositivo Alexa e la lampadina stiano nel raggio di portata del Bluetooth: si noti tuttavia che poi, anche da un’altra stanza in cui ci sia un altro dispositivo Alexa si può comunque comandare la luce seppur distante e non nel raggio di portata del Bluetooth di quel dispositivo bensì dell’altro sul quale si è registrata. Tuttavia, non essendo quella lampadina collegata al WiFi (diversamente dalla lampadina TP-Link Tapo) non si può pilotare da remoto se non tramite l’app Alexa. Anche per questo motivo reputo la soluzione di TP-Link, precedentemente analizzata, migliore di questa adottata da Philips che tra l’altro costa di più offrendo una lampadina d’identica luminosità. La sua app Philips Hue Bluetooth necessita di un collegamento Bluetooth per poter interagire con la lampada e non riesce a pilotarla se lo smartphone si trova troppo distante da quella; invece l’app Alexa, connettendosi con un dispositivo remoto tramite collegamento Internet e WiFi, una volta che è stata associata quella lampadina tramite quell’app stessa, consente di pilotarla ovunque uno sia. Per una gestione remota dei dispositivi Philips tramite la loro app è invece necessario usare l’altra loro app Philips Hue che si collega non direttamente al loro dispositivo bensì al loro Hub a cui si può eventualmente associare lo skill Alexa Philips Hue.
Nel seguito mostro la procedura sia lato app Philips Hue sia lato app Alexa:















Una volta associata la lampadina con l’app Alexa, si riesce a pilotare (anche da remoto) sia l’accensione/spegnimento sia l’intensità di luce, analogamente a quanto si riesce a fare con la sua app specifica di Philips: inoltre, ovviamente i comandi possono essere dati anche vocalmente a un dispositivo Alexa (e.g. Echo Dot) e non tramite l’app Alexa. In particolare conviene modificare il nome assegnato di default (e.g. “Prima luce“) con uno ben riconoscibile, ad esempio, “Luce scrivania“.
Esistono poi anche altre lampadine, dimmerabili e comandabili il tramite Alexa, a costi ancora più contenuti. Ad esempio Lampadina Smart E27 AISIRER WiFi Intelligente 10W utilizza la sua app Smart life e si configura impostando il WiFi a cui collegarla. La procedura sia di connessione al proprio WiFi sia ad Alexa è analoga a quanto visto per la lampadina della TP-Link ed è indicata anche nella descrizione del prodotto sul sito Amazon:
| Passaggi di connessione Scarica l’app “Smart Life” dall’app store o da Google Play, quindi registra l’account. Accendi e spendi la lampadina 3 volte (on-off-on-off-on), quindi la lampadina intelligente si porterà in uno stato in cui lampeggia velocemente cioè: Passo 1: ON (>10sec) -> OFF (>2sec) Passo 2: ON (>1sec& <5sec) -> OFF(>2sec) -> ON (>1sec& <5sec) -> OFF(>2sec) -> ON (aspettare fin quando lampeggia 2 volte al secondo) Quindi apri l’APP, fai clic su “Aggiungi dispositivo – dispositivi di illuminazione-Illuminazione WiFi”, segui le indicazioni dell’app per completare la configurazione, infine rinomina la lampadina. | Connessione Alexa Passo 1: Accedi all’app Alexa, seleziona “Abilita” dell’impostazione. Passo 2: Cerca “smart life” e abilitalo. Passo 3: Inserisci il tuo account e la password di “Smart Life”. Passo 4: “Collega ora”. |
La modalità d’impostazione (ed eventualmente di reset) di queste lampadine WiFi richiede perciò di spegnerle e accenderle 3 volte secondo una procedura precisa indicata anche sulla confezione stessa:

P.S. 12/2021 – Attualmente la lampadina Aiesier non viene venduta su Amazon ma ne ho trovata una analoga di Antela, sempre gestita dalla medesima app SmartLife e associabile ad Amazon Alexa/Hey Google, che tra l’altro costa ancora meno se acquistata in confezioni multiple!
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Può anche servire talvolta creare delle routine personalizzate (i.e. Altro -> Routine) da far eseguire, ad esempio automaticamente, periodicamente delle azioni con la possibilità d’impostare orario/giorni. Una volta premuto il tasto + in alto a destra per creare una nuova routine, se ne definisce il nome con cui poi lanciarla, le tempistiche e l’azione da compiere. Ad esempio si può crearne una che spenga tutti i dispositivi nella stanza che si è denominata Salone (e.g. tutte le luci pilotabili da Alexa) a una certa ora di tutti giorni o solo in alcuni.


Talvolta nella stessa homepage dell’app Alexa viene suggerita la creazione di una routine sulla base delle proprie configurazioni dei dispositivi: in quel caso basta premere Attiva per poter vedere creata la routine suggerita che poi può ovviamente essere modificata per rispondere al meglio alle proprie esigenze:

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Altri post di interesse
Tutti i dispositivi Android (quelli che utilizzano il PlayStore di Google, vale a dire quasi tutti) quando uno li utilizza richiedono OBBLIGATORIAMENTE di impostare un proprio account di Google principale che diventa quello di riferimento cioè quello che identifica il proprietario del dispositivo.
Da diverse versioni di Android è stato introdotto un meccanismo di protezione contro i furti che fa sì che un terminale già utilizzato, in cui cioè sia statoa effettuata una registrazione con un account Google (come ho detto obbligatorio se si vuole installare/usare una qualsiasi app del suo Store), non possa essere utilizzato da un’altra persona senza prima accedere con quell’account per inserire poi un altro account (o altri ancora). Perciò se si vende/passa un proprio device Android ad un’altra persona è indispensabile, possibilmente PRIMA di effettuare il suo ripristino alle configurazioni di fabbrica, eliminare il proprio account Google registrato. Se non lo si fa, per poterlo poi utilizzare da quello che dovrebbe diventare il nuovo proprietario, è indispensabile prima autenticarsi con le credenziali del precedente utente che non si era deregistrato (i.e. non si erano cancellate tutte le utenze Google registrate nel dispositivo). Viene data, almeno negli smartphone, quindi nei device con SIM, la possibilità di recuperare la password dal numero telefonico che era stato associato e che viene parzialmente indicato (solo nei tre numeri finali) nella procedura di ripristino: penso venga inviato un SMS.
Può forse succedere, se uno non usa certi servizi di Google (e.g. Gmail) che quell’utente proprietario venga associato al numero telefonico se quel dispositivo possiede una SIM.
Altra possibilità che potrebbe funzionare è quella che il vecchio proprietario vada nella pagina di gestione della sua utenza Google da un qualsiasi browser e, recandosi nella sezione relativa ai device a lui registrati, elimini quello in oggetto dal momento che intende darlo a un’altra persona: non avendo mai provato, non so tuttavia se ciò sia sufficiente lato device per consentire a un nuovo utente di registrarsi direttamente, ma verosimilmente penso possa essere una strada da provare che possa dare il risultato sperato.


Se comunque se non si riesce a recuperare username e password del proprietario originale o eliminarlo in altro modo, l’unica cosa che si può fare è quella d’installare temporaneamente nel dispositivo una versione molto vecchia di Android che ancora non aveva quella protezione contro i furti. Per fare questo è necessario effettuare una procedura non banale che contempla di mettere quella vecchia versione del sistema operativo in una chiavetta USB da poi collegare tramite apposito adattatore alla porta micro-USB/USB-C device (e.g. smartphone) per poter effettuare il suo caricamento e sostituzione con quello preesistente tramite un apposito programma. Successivamente, quando il nuovo possessore del dispositivo sia riuscito a registrarsi come nuovo utente, ovviamente poi il S.O. si aggiornerà alla sua versione più recente supportata da quel dispositivo.
Ci sono video su YouTube che spiegano come fare … ma non è una procedura facile e sicura (richiede di scaricare SW da siti non sicuri).
Se infine si desidera contattare Google per provare a chiedere assistenza, alcuni link a cui inviare richieste si possono trovare in un mio precedente post: Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia. Buona fortuna!
Ovviamente questo è un post in divenire e nel tempo conterrà sempre più suggerimenti!
Infatti, le funzionalità di Alexa crescono sempre più ed è davvero impossibile elencarle tutte. In questo post, scritto con l’intento di essere di ausilio almeno a un amico che ha appena acquistato un Echo Dot, cercherò di riassumere alcune delle funzionalità che possono tornare utili. Ovviamente da tempo Amazon ha creato una serie di video sul suo canale YouTube dedicato ad Alexa (anche in italiano) che spiegano diverse sue funzionalità. I video in inglese si trovano qui e sono più numerosi. Esiste anche una pagin Fai conoscenza con Alexa nel sito di Amazon che può valer pla pena vedere per scoprire tutte le possibilità oferte da questi dispositivi: in particolare può essere utile vedere la sezione Chiamate e messaggi Alexa.
Le funzionalità base di Alexa sono uguali per tutti i dispositivi Alexa anche se quelli di ultima generazione possono riuscire a interfacciarsi meglio a nuovi dispositivi: ad esempio, non sono riuscito a pilotare completamente l’Echo Wall Clock con un Echo Dot di 3a generazione (non si accendono il led di countdown impostando una sveglia) mentre con quelli di 4a generazione non ho avuto problemi. Ovviamente solo con Echo Show 5, Echo Show 8 si hanno in aggiunta le funzionalità collegate al video.

Per default un dispositivo Alexa si attiva solamente se si pronuncia, prima d’impartire un comando, la parola “Alexa”: questa impostazione si può eventualmente modificare dall’app Alexa, ma sinceramente non vedo alcun motivo per farlo senza rischiare di trovare un termine più comune e che quindi porti ad attivazioni non desiderate!
Talvolta sento persone che per impartire comandi a un dispositivo Alexa, quasi li urlano: se almeno uno si trova in un ambiente non rumoroso, non c’è assolutamente necessità di farlo ed è sufficiente parlare normalmente, anche a bassa voce per farsi comprendere! … comunque è meglio se si aspetta un istante rima di impartire il comando dopo avere pronunciato “Alexa”.
Con l’app Alexa si può non solo configurare un nuovo dispositivo (e.g. Echo Dot, lampadina, presa) ma poi, ad esempio, definire gli ambienti in cui alcuni dispositivi Alexa sono stati collocati, così da poterli gestire agevolmente anche in gruppo. Ad esempio, si può chiedere di riprodurre musica o accendere tutte le luci in un locale specifico (e.g. “Alexa, metti Radio 3 in Bagno“; “Alexa, accendi le luci in salone”):
Si può anche creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa in modo da riprodurre la medesima musica contemporaneamente con più dispositivi Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza): vedi a tale proposito il post Alexa: come ascoltare la stessa musica in più stanze o avere una riproduzione stereo con anche i bassi.
Se poi si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. A tale proposito puoi vedere il seguente altro mio post dedicato a tale argomento: Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi quali prese e luci.
Se si desidera poi, si può impostare un profilo vocale personale in modo da far riconoscere ancor meglio la propria voce ad Alexa e farsi chiamare con il proprio nome: basta andare con l’app Alexa in Il tuo profilo -> Voce -> Impostazioni profilo vocale o anche Impostazioni -> Account Alexa -> Voci riconosciute -> La tua voce. Per far riconoscere altre voci di possibili utilizzatori di un dispositivo Alexa (e.g. un familiare), è necessario che costoro installino su un proprio smartphone l’app Alexa, con un account che abbia accesso a quei dispositivi. Nell’app si dice anche che un’altra possibilità è di registrasi nell’app con “un account di un adulto che faccia parte del proprio Nucleo Famigliare Amazon“: peccato che, almeno per ora questa possibilità non esista in Amazon.it ma solo in altre nazioni (e.g. USA): esistono quindi post anche in italiano che dicono come fare ma fanno riferimento non ad Amazon.it bensì ad Amazon.com o altri siti di altre nazioni per cui, almeno per ora non vale per l’Italia. Qualcosa si può già fare anche da noi solo se uno ha un abbonamento Family a Amazon in Music Unlimited che ha un costo non indifferente (Amazon.it Aiuto: Invitare i membri della famiglia).
Comunque esiste un comando apposito di Alexa per configurare il riconoscimento della propria voce:
“Alexa, impara la mia voce” – Crea un profilo vocale per permettere ad Alexa di chiamarti per nome e migliorare, in base alla tua voce, la personalizzazione delle funzionalità Alexa supportate. Per iniziare, apri l’App Alexa e segui questo percorso: Altro -> Impostazioni -> Impostazioni account -> Voci riconosciute ->La tua voce. Maggiori informazioni.

Andando in Le mie impostazioni Amazon Music si può sempre controllare lo stato dei propri abbonamenti ed eventualmente disdirli entro il periodo di prova se sono stati attivati per errore. Comunque per default è disattivata la possibilità di effettuare acquisti tramite comando vocale impartito a qualche dispositivo Alexa, per cui anche se può essere proposto talvolta l’abbonamento ad Amazon Music Unlimited o a qualche Skill a pagamento, per poi veramente attivarli lo si deve fare dall’app o dal sito Amazon e anche rispondendo per sbaglio di sì l’oparazione non va a buon fine se uno ha mantenuto la seguente impostazione:

Analogamente in I miei contenuti e dispositivi Amazon si possono vedere e gestire tutti i dispositivi Amazon associati alla propria utenza.
Infine in Privacy di Alexa si possono gestire tutti gli aspetti relativi appunto alla privacy, come esaminare la cronologia dei comandi impartiti ai propri dispositivi Alexa ed eventualmente gestirli (e.g. cancellarli: link Elimina tutte le registrazioni da oggi). Si può anche, in alternativa, chiedere ad Alexa: “Alexa, cancella quello che ho appena detto” o “Alexa, cancella tutto ciò che ho detto oggi“.
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Eccovi nel seguito un elenco di comandi sicuramente almeno da provare una volta e consiglio anche di visitare anche sia la sezione “Cose da provare” presente nel sito Amazon Alexa sia i suggerimenti dati nell’homepage dell’app Alexa

Questo post non può che finire che con un … TODO!
Relativamente alla gestione dei propri impegni vedi: Alexa: come collegare i propri calendari in modo da poterle chiedere (o fissare) i nostri impegni
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Altri post di possibile interesse
Il titolo di questo post è quello di un video che racchiude sia informazioni sui campi di concentramento di ieri e di oggi, sia alcune considerazioni sviluppate durante un lavoro interdisciplinare della classe 5D, anno 2020/2021, dell’I.I.S. Bosso-Monti di Torino.
Non appena un’amica, che insegna in quell’istituto, mi ha proposto questa l’idea che avrebbe coinvolto dei ragazzi, ho subito accettato con piacere di mettere a disposizione le mie competenze tecniche. Infatti, penso sia molto utile che tra i giovani si parli e si mediti su questi argomenti ancor oggi attuali.
È stato un lavoro non banale per tutti. Basti pensare che è iniziato poco prima del 27 gennaio 2021, il cosiddetto Giorno della Memoria, e si è concluso solo ora, perciò dopo quasi un mese e mezzo.
Le riflessioni venute fuori dai ragazzi mi sembra non siano scontate e banali e, seppur nella loro limitata validità, riflettono pensieri condivisibili. Le considerazioni emerse nelle discussioni sono state ordinate per dare un senso organico ad un discorso che poi è stato letto nel video da quattro alunne, sebbene riportino non loro pensieri strettamente personali, bensì quelli emersi da tutta la classe.
Molti degli spezzoni dei video utilizzati, sono derivati da filmati trovati su Internet dai ragazzi stessi, così come pure i testi delle schede dedicate a ciascuno Stato sono stati frutto di loro ricerche. Persino le musiche e il titolo del video sono stati scelti tra quelli proposti dalla classe.
Insomma, un lavoro di gruppo che non ha escluso nessun membro della classe e che ha suscitato, mi sembra, un interesse e impegno da parte di tutti!
Anche da parte mia c’è stato un impegno non indifferente e direi superiore alle mie stesse previsioni. Non solo tutti i video segnalati e altri ancora sono dovuti essere ovviamente visti per intero per poi poter effettuare una selezione delle scene più opportune da estrapolare, ma anche i video e gli audio forniti dai ragazzi erano in formati, livelli di volume e qualità assai differenti tra loro! Alcuni addirittura erano già stati editati dall’autore verosimilmente con App e con risultati diciamo non ottimali (parti dell’audio e video non risultavano, infatti, più sincronizzatati): ma anche questo problema tecnico è stato risolto ed è nato addirittura un post a quel proposito (Adobe Premiere Elements: come riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro … e come risolvere un possibile problema di sincronizzazione tra audio e video in un filmato). Analogo discorso per la rotazione di un video realizzato in portrate mode che, essendo codificato in una qualche modalità particolare, ruotandolo di 90o con Adobe Premiere Elements perdeva la componente video una volta renderizzato nel formato idoneo per YouTube (Come convertire/modificare opportunamente un file audio/video, di un formato non supportato nativamente da Adobe Premiere Elements, in modo da poi renderlo utilizzabile anche da quel programma).
Insomma, riuscire a riportare il tutto in un formato idoneo ed equalizzato non è stato uno scherzo … e molto ancora magari si sarebbe potuto fare per migliorare ulteriormente la qualità del filmato globale. Ma questo, ovviamente, non era e non è l’obiettivo di questo lavoro che comunque sia, seppur nei suoi limiti tecnici e di contenuto, ha soddisfatto le mie aspettative e spero anche quelle di tutti i ragazzi di quella classe, sebbene non li conosca personalmente!
Purtroppo, per via delle immagini e dei filmati mostrati all’inizio, ovviamente crude riferendosi a dei campi di concentramento, la visione del filmato è stata limitata da YouTube ai maggiori di 18 anni, per cui il video risulta visibile solo a un utente maggiorenne autenticato su YouTube. Ho presentato un ricorso a YouTube affinché venga tolta quella restrizione che ostacola la visione addirittura ad alcuni ragazzi che hanno collaborato a realizzarlo! D’altra parte, seppure contenessero immagini scioccanti nella loro realtà, quella limitazione non era presente nei filmati, trovati su YouTube stesso, relativi ai campi di concentramento, e da cui è stata derivata la prima parte di questo nostro video!

P.S. 18/3/2021 Con una sollecitudine insperata (solo 3 giorni) ho ricevuto la comunicazione in merito via email, che mi notificava che avevano tolto la vincolante limitazione della maggiore età. Perciò ora per vedere il filmato non è più indispensabile passare al sito di YouTube, autenticandosi per comprovare la propria maggiore età! 🙃 Nessuna più limitazione, dunque!!

Comunque lascio ancora il seguente link diretto del video su YouTube!
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Altri post di possibile interesse
Benché Adobe Premiere sia un programma di editing tra i migliori anche nella sua versione Elements non professionale, talvolta non supporta nativamente alcuni formati audio/video magari utilizzati da alcuni programmi che girano su dispositivi quali smartphone o quant’altro.
Ad esempio, può succedere che, al momento d’importare un video tra i media da utilizzare, compaia la finestra di popup seguente: “Error message – This type of file is not supported, or the required codec is not installed”.

Come fare quindi a riportare quel video in un formato che sia gestibile con quel programma?
Molteplici sono le soluzioni che consentono una conversione da un formato a un altro, ma quello che preferisco essendo efficiente e gratuito, è l’utilizzo di VLC media player.
Infatti, si tratta non solo di un player musicale e video, ma possiede anche molteplici altre funzionalità. Ad esempio, avevo già scritto dei post al riguardo sia per la conversione di CD in MP3 (How to easily convert an audio CD to MP3 files using Windows Media Player) sia per la cattura di un video in streaming (How to locally download mp4 video and mp3 audio (from YouTube or other sites).
Ora vediamo come utilizzare la sua funzionalità di conversione audio/video.
Si noti che, sebbene esista anche una versione app nello store Microsoft, quella desktop possiede molte più funzionalità, per cui conviene installarsi quella scaricandola dal loro sito ufficiale. Una volta installato, quel programma lo si può ovviamente trovare agevolmente elencato tra i programmi disponibili: può essere conveniente anche inserirlo nella pagina di Start, in modo da avere un’apposita tile agevolmente utilizzabile per lanciare questo utile programma gratuito.

La sua funzionalità di conversione si trova in Media -> Converti/Salva:

Nel tab File si seleziona +Aggiungi per ricercare il file che si desidera convertire:


Esistono molteplici possibilità di conversione, ma quella sicuramente più utilizzata per gli audio è quella l’MP3, mentre per i video può essere, ad esempio, l’MP4 (H.265 + MP3):

Si deve quindi indicare con quale nome si desidera salvare quel file convertito: in questo caso ho indicato come estensione .mp3, avendo scelto quella tipologia di codifica in output:

Dopo avere confermato le scelte e premuto il tasto Avvia, in breve tempo l’elaborazione produce un file convertito che, per default, viene messo nella medesima cartella del file originale:


Un’altra alternativa possibile per effettuare conversioni o altre elaborazioni audio/video, è quella di utilizzare uno dei programmi della suite AVS4YOU che fornisce alcuni tool gratuiti almeno come prova: comunque tutta la suite ha un costo irrisorio soprattutto se si acquista durante un’offerta. Si noti che, diversamente da molti altri programmi (e.g. quelli di Adobe) ogni futuro aggiornamento di AVS4YOU viene effettuato gratuitamente per sempre: niente male, no? Comunque, se uno non ha intenzione di acquistarlo, esiste sempre la possibilità di sfruttare il periodo di prova gratuito: per un uso sporadico può essere utilizzato anche questo metodo di utilizzo temporaneo.
Nel seguito mostro l’elenco dei molteplici programmi della suite tra i quali evidenzio, per questo contesto, AVS Audio Converter, AVS Audio Editor, AVS Image Converter, AVS Video Converter, AVS Video Editor.

Ad esempio, nel seguito mostro come ho, con successo, ruotato di 90o un video che era stato realizzato in portrate mode (cioè in verticale) e che dovevo riportarlo in landscape mode: con il formato video in cui mi era stato fornito quel file, non so bene per quale motivo, in Adobe Premiere Elements 2021 quando lo ruotavo riuscivo a vederlo correttamente modificato internamente all’editor, ma poi, finalizzando il progetto in un file per pubblicarlo su YouTube, gli rimaneva solo la componente audio, mentre quella video risultava completamente assente (si vedeva tutto nero)!! Invece, ruotando quel medesimo video di 90o con AVS Video Editor, anche nel file in output si manteneva la modifica effettuata, come uno si aspetta: ho potuto poi inserire quel file, con il video così modificato nella rotazione dell’immagine, nel mio progetto Adobe Premiere e utilizzarlo per realizzare il filmato globale.

Un altro programma da segnalare per l’editing audio è sicuramente Audacity, anche lui completamente gratuito e dalle innumerevoli funzionalità!
Tuttavia, può anche qui succedere di ricevere, cercando di caricare un file audio seppur con estensione .mp3, una finestra di popup con la seguente inaspettata notifica: “Audacity did not recognize the type of the file !C:\…. .mp3. Try installing FFmpeg. For uncompressed files, also try File> Import > Raw Data“. Sostanzialmente viene detto che quel programma non riconosce quella tipologia di file e non può quindi neppure aprirlo!

Una soluzione è stata quindi quella di provare a utilizzare AVS Audio Converter: infatti, con quello è stato letto e convertito poi in un formato MP3 evidentemente più corretto e quindi poi comprensibile anche da Audacity:

Una delle funzionalità più interessanti di Audacity, tra le molte, è quella di riportare il volume dell’audio a un livello adeguato. Ad esempio vonsente di amplificare al massimo, pur evitando che sopraggiunga una distorsione, una registrazione effettuata con un volume troppo basso.

Il livello di amplificazione più opportuno viene calcolato automaticamente: in genere conviene accettare il valore suggerito, sebbene possa anche essere eventualmente modificato a piacere.

Nel seguito mostro il medesimo audio così come opportunamente amplificato da Audacity:

Ovviamente Audacity presenta anche altre funzionalità molto utili quale quella che consente di equalizzare opportunamente l’audio applicando uno dei filtri di frequenza già presenti o addirittura uno da noi definito a piacere.
Insomma, quando si ha a che fare con audio e video che provengono dalle più disparate sorgenti, è assai opportuno avere a disposizione differenti programmi di editing e di conversione in quanto, abbiamo visto, anche i prodotti più prestigiosi talvolta presentano problematiche nell’interpretazione di alcuni formati: queste possono essere spesso risolte utilizzando funzionalità di conversione/modifica presenti in un altro programma seppur magari globalmente meno potente.
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P.S. Per convertire audio registrati con qualche app del telefonino e che hanno estensione .opus, si può usare questo tool online gratuito: Convertire OPUS in MP3 (Online e Gratis)
Talvolta può tonare utile riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro.
È sufficiente limitare la parte d’interesse con le barrette (1) e quindi salvare esternamente quella parte del video (e.g. la parte iniziale o finale di una puntata per poterla poi inserire identica nelle successive) utilizzando l’apposita scelta AVCHD (da usare per l’esportazione AVCHD) ed Effettuando poi le scelte indicate nella figura seguente (e.g. selezionare di Condividere solo barra di area di lavoro):

Come indicato in una nota nell’help, “con ogni nuova versione di Adobe Premiere Elements, Adobe esamina gli standard del settore, le tendenze del mercato e il feedback degli utenti per definire il nuovo set di funzionalità. Da Premiere Elements 2018, il supporto per la masterizzazione dei dischi Blu-ray e AVCHD è stato rimosso. È comunque possibile esportare nei formati Blu-ray H264 AVCHD e H264 utilizzando l’opzione Impostazioni avanzate nella scheda Personalizzato del flusso di lavoro Esporta & Condividi“.
Insomma, non sempre le modifiche a un’interfaccia utente corrispondono effettivamente a delle migliorie per poter trovare agevolmente le diverse opzioni che uno intende impostare!
Quindi ora per riuscire a trovare quell’opzione di salvataggio si deve operare come segue, in modo decisamente più macchinoso:

Una volta salvato come file in quel formato, basterà poi inserirlo nell’altro progetto in cui si desiderava riutilizzalo, anche operando semplicemente con un drag & drop nella timeline nella posizione desiderata. Si noti che si originariamante si era disgiunto l’audio dal video, quell’elaborazione porta alla generazione di un file .m4v per il video e .wav per l’audio, che devono entrambi essere importati nel nuovo porgetto e ricomposti opportunamente.
Potete anche vedere eventualmente il link seguente: How to move edited clips from one Adobe Premiere project to another.

A parte l’ottimizzazione nei tempi di editing evidente qualora uno spezzone si voglia far vedere in più video, questa funzionalità può talvolta tornar comoda anche per risolvere problematiche di sincronizzazione tra audio e video di parte di un parlato in un video che sia stato malamente elaborato da qualcuno.
Talvolta non è sufficiente effettuare un Unlink and Video (click con il tasto destro sulla traccia per far comparire il menù di popup) di una sua sezione, spostare l’audio così sezionato in un’altra traccia per poi spostarlo temporalmente in modo adeguato. Infatti, anche se nell’editor sembra poi perfettamente sincronizzato, dopo il rendering si può ancora notare una seppur minore mancanza di sincronizzazione!

La possibile soluzione, che non sia andare per tentativi successivi e rielaborare interamente per vedere l’effettivo risultato, è quella d’isolare la parte di video da correggere, caricarlo in un nuovo progetto e lavorare unicamente su quel più breve spezzone, sicuramente più agevole da modificare e provare.
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Link di possibile interesse
Tutti i giornali ne parlano tra le top news: oggi, in diretta per darne maggior risalto e pubblicità, c’e stata la prima estrazione dei premi abbinata alla cosiddetta lotteria degli scontrini!
Alcuni di questi articoli spiegano come sapere se si è tra i vincitori, altri si soffermano su quante sono le possibilità di vincere, altri ancora sul fatto che quella “misura non decolla: solo un negozio su tre aggiorna il registratore di cassa“. Ci credo: ho saputo da un commerciante che si spende ben 200€ per aggiornare la propria cassa per renderla idonea!
Infine ci sono articoli che forniscono la guida completa, con tanto di guida al gioco, regole, premi e … cotillon!
Altri ricordano che, secondo il Governo, la possibilità di partecipare alla lotteria di Stato incentiverà i consumatori a richiedere l’emissione dello scontrino fiscale al rivenditore. Il gioco a premi anti evasione si lega all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi per tutti gli operatori IVA, il cosiddetto scontrino elettronico obbligatorio dal 1° gennaio 2020 per tutti. La lotteria degli scontrini in avvio dal 1° luglio 2020, sarà la prima misura anti-evasione che coinvolgerà direttamente il consumatore, il quale al momento dell’emissione dello scontrino dovrà fornire al rivenditore del bene o al professionista il proprio codice lotteria per poter partecipare all’estrazione dei premi mensili e annuali previsti. Il codice rilasciato finirà nel calderone di dati che il titolare di partita IVA dovrà trasmettere all’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, fornirà le informazioni necessarie per l’estrazione a sorte all’Agenzia dei Monopoli.
Mi chiedo: ma anche negli altri Stati, come ad esempio quelli vicini dell’UE, si promuovono lotterie per combattere l’evasione fiscale? 🤔
Comunque sia, oggi sono stati assegnati i premi ai primi 10 vincitori che porteranno a casa 100 mila euro ciascuno: ovviamente sono soldi pagati dalle tasse di tutti i cittadini. Insomma, un “piccolo” cadeau (non so perché, ma i termini francesi in questo ambito mi sembrano i più appropriati e meno volgari!! 🤔) di tutti gli italiani a quei pochi fortunati!
Mi ricordo che, alla metà degli anni ’80, ero andato a Lisbona, in un in Portogallo ancora provato dal periodo di regime di Salazar, seppur si fosse concluso un decennio prima: un mal governo e una cattiva amministrazione lasciano lunghi strascichi nel tempo in una nazione! Mi aveva stupito il gran numero di lotterie pubblicizzate ovunque, i loro biglietti venduti anche da appositi ambulanti ad ogni angolo di strada. Mi aveva fatto pena vedere quel popolo, che era stato oppresso per decenni, ancora essere sfruttato da una propaganda che, sostanzialmente, ancora cercava di spillare del denaro (soprattutto alle classi sociali più bisognose e più facilmente influenzabili) per acquistare un sogno che sicuramente non si sarebbe realizzato!
Anche nell’Italia di allora, c’erano già sia qualche lotteria in certi periodi dell’anno (e.g. lotteria di Capodanno abbinate alla gara di canzoni della popolare trasmissione televisiva Canzonissima, rinominata poi lotteria Italia ancora oggi annualmente proposta) sia dei sistemi analoghi di vincita collegati a qualche evento (e.g. Totocalcio, Enalotto), … ma era ancora nulla a confronto dell’attuale diffusione dei gratta & vinci di molteplici tipologie che ora imperano in bella vista nelle tabaccherie!
Fin da allora sono stato convinto che il livello di benessere di una società sia inversamente proporzionale alle sue lotterie, sale da gioco e concorsi a premi non collegati a una abilità, bensì solo alla fortuna! Insomma, non un concorso letterario o Rischia tutto, ma un I soliti ignoti o Grande fratello! Mi chiedo che impressione dia l’Italia ad uno straniero che da un Paese dove regna la povertà veda una di quelle trasmissioni televisive nazionali, in cui dei milioni vengono elargiti a emeriti ignoranti e buoni a nulla: un Paese del Bengodi, immagino, dove sperare di poter riuscire a emigrare!
Ma torniamo all’argomento principale di questo post 🙃. Per essere informati dell’eventuale vincita occorre accedere con lo SPID all’area riservata del portale costruito appositamente a tale scopo.

Si inserisce il numero di telefono, la propria mail e PEC. Non è necessario tenere gli scontrini ma solo dimostrare di avere utilizzato l’acquisto con un pagamento elettronico!

Viene generata una carta con codice a barre che si deve presentare alla cassa quando si paga con un pagamento cashless. Infatti, dalla nota presente sotto il codice generato da quel sito si legge: “Mostra questo codice all’esercente prima di effettuare un pagamento se l’importo del tuo acquisto è maggiore o uguale a 1 euro“.

Mi chiedo: ma se uno ha pagato con un mezzo elettronico, non sarebbe già associato a lui quello scontrino? D’altra parte nell’app IO viene appunto mostrato l’elenco degli importi di tutti gli scontrini emessi in formato cashless. Invece, comunque sembra che per ogni scontrino debba essere sempre letto quel codice personale in nostro possesso! 🙄
Perciò, sinceramente mi sembra solo un modo ulteriore per allungare le code alle casse, creare affollamenti inopportuni soprattutto di questi tempi … oltre che abituare la popolazione alle lotterie e gratta e vinci! 🙁
Mi hanno detto, poi, che ci sono esercenti che richiedono la lettura del codice appena si entra in cassa (e.g. Carrefour Express), altri invece che richiedono che sia prima stata fatta l’acquisizione di almeno un articolo … Insomma, un delirio per nulla! Andando in un supermercato alla cassa si deve mostrare la carta fedeltà, mostrare quel codice e magari leggere con cellulare il codice proprio del venditore per pagare cashless con Satispay! Insomma, una persona anziana “normale”, quando va a fare la spesa, dovrebbe portarsi dietro per lo meno un nipote laureato in informatica!!
Avevo già scritto un post con alcune osservazioni critiche sul cashback di Stato e in particolare sul super-cashback, ma la lotteria degli scontrini direi che li supera entrambi e valorizza ulteriormente tutte quelle considerazioni che mi erano sorte naturali!!
Direi che è proprio il caso di citare Noam Chomsky, filosofo, teorico della comunicazione e attivista politico che ha da tempo pubblicato quelle che ha definito le 10 regole per il controllo sociale. Nato nel ‘28, è un vecchietto vispo ancora oggi: ho letto su Wikipedia che nel 2014 è addirittura convogliato a nuove nozze con una brasiliana … ovviamente molto più giovane di lui!! Insomma, un pensatore americano d’idee forse un po’ sovversive, ma che mi sembra abbia capito diverse cose prima di molti altri!
La regola 1 di quel suo decalogo recita:
La strategia della distrazione: Distogliere, con distrazioni continue e d’informazioni insignificanti, l’attenzione del pubblico dai problemi importanti, dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche.
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Altri post di possibile interesse
La Perla è un’associazione di volontariato nata nel 1988: si occupa di formazione e socializzazione di giovani insufficienti mentali, non fisici, tramite laboratori e attività creative e ludiche tenute dai volontari.
Anche quest’anno per Pasqua propongono la vendita di uova di cioccolato, sacchetti di ovetti e colombe, queste ultime offerte dentro un sacchetto dipinto dai loro ragazzi con l’aiuto sia dei volontari sia di alcuni giovani del servizio civile.
Chi desidera una di queste leccornie, contribuendo così ad aiutare questa associazione a proseguire al meglio le attività dei loro laboratori che aiutano i loro assistiti a esprimere le loro potenzialità, può telefonare direttamente ai loro numeri di contatto (0113181538; 335375878 anche con messaggi WhatsApp; handicap@associazionelaperla.it) o scrivermi una email.

Nel seguito vi lascio qualche esempio delle belle e originali realizzazioni artistiche studiate apposta da ragazzi e volontari per contenere la colomba:





