Scadenza acconto IMU il 16 giugno 2021: come calcolare l’importo dovuto e pagarlo

Come ogni anno, giugno è un mese di fastidiose incombenze fiscali. Il pagamento della prima rata dell’IMU infatti il 16 giugno e anche su questa tassa i commercialisti trovano lavoro…

Calcolarsi quanto dovuto ed eseguire il pagamento è tuttavia un qualcosa alla portata di tutti, almeno nel caso in cui le proprietà a cui questa tassa è dovuta sono semplici (e.g. garage non pertinenziale, seconda casa in campagna/mare/montagna). Nel seguito mostro passo-passo la procedura da utilizzare per calcolare e pagare l’IMU per due garage non pertinenziali a Torino… ma la procedura è la medesima anche in altre situazioni analoghe.

Il punto di riferimento per calcolarsi il dovuto è, come avevo già evidenziato in Memorandum scadenza tasse, il sito Riscotel calcolo IMU (per il Comune di Torino). Esso fornisce la possibilità di calcolare l’importo da pagare indicando città, tipologia d’immobile e rendita catastale.
Per aprire la pagina che effettivamente consente di effettuare il calcolo, l’interfaccia utente usata non è, secondo me, particolarmente appropriata avendo utilizzato non un evidente semplice pulsante, bensì una barra che si confonde con il titolo della pagina: comunque, se si passa sopra con il mouse, uno si accorge che quella sezione in azzurro è tutto un pulsante che, clickandolo, porta appunto alla sezione per il calcolo dell’IMU.

Andando nella sezione Calcolo IMU, si deve indicare il Comune di ubicazione dell’immobile, la tipologia immobile (e.g. nel caso di garage non pertinenziale cat A) e la Tipologia Aliquota IMU (e.g. Aliquota ordinaria per garage)… e così via:

Una volta terminato l’inserimento di tutti dati richiesti, tra cui essenziali sono la quota di possesso e la rendita catastale (che uno può trovare ad esempio nell’atto di acquisto o dall’Agenzia delle Entrate chiedendo la propria Visura per soggetto), premendo il tasto verde Calcola viene appunto calcolato l’importo dovuto per quell’immobile:

Se poi di immobili che richiedono il pagamento di IMU sono più di uno (e.g. due garage non pertinenziali), si può inserire un successivo premendo il +Aggiungi immobile:

Si noti che se uno si era salvato già gli anni precedenti i riferimenti ai propri immobili in un file di estensione .iuc (e.g. 20210612102004-CNTNEE00D09L219Z.iuc) la procedura descritta fino a questo momento poteva essere semplificata, evitando di reintrodurre tutti i dati degli immobili di cui è dovuta l’IMU. Perciò, se non lo si era ancora fatto, una volta inseriti tutti gli immobili conviene premere il tasto Salva immobili per conviene poi appunto salvare tutti i dati in un file di estensione .iuc che viene scaricato automaticamente per default nella cartella Download del PC e che poi conviene spostarlo in una propria opportuna cartella che uno si è probabilmente creato per salvarsi nel tempo tutte le informazioni relative alla IMU/Tasse pagate.

In questo modo basterà selezionare Carica immobili e quindi andare a ricercare e caricare quel file .iuc:

Una volta terminato l’inserimento di tutti gli immobili (scegliendo se si vuole pagare solo l’acconto o anche il saldo) si può scegliere se salvarsi il modulo F24 o il riepilogo.

Si noti che esiste anche la possibilità di effettuare direttamente il pagamento di quell’F24 online tramite la propria carta di credito, senza neppure poi dover andare nel servizio del sito dalla propria banca. Tuttavia, purtroppo questa comoda forma di pagamento, che tra l’altro non presenta costi di commissione, ha il grosso limite di consentire pagamenti solo fino a 250€ … pochi per pagare l’IMU totale (acconto + saldo) anche solo di due garage non pertinenziali! L’alternativa al pagamento con carta di credito, vale a dire con MyBank, consente di selezionare solo alcune banche e, almeno nel mio caso, non è risultata di utilità..

L’unica cosa da fare, almeno per ora, se l’importo totale è maggiore di 250€, è di salvarsi l’F24 e poi andare nel portale della propria banca per effettuare il pagamento dopo avere riportato con attenzione tutti i dati nel loro modulo online!!

Si noti infine che, nel caso del Comune di Torino, come indicato in Termine e modalità di presentazione della dichiarazione ministeriale (Tasse e tributi) (comune.torino.it), a partire dal 10/03/2020 è possibile presentare la Dichiarazione IMU anche attraverso la compilazione guidata e l’invio telematico del modello di dichiarazione collegandosi alla pagina web “Torino Facile” all’indirizzo https://servizi.torinofacile.it/info/tributi-imposte.

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Vedi anche:

Pubblicato in Giustizia, burocrazia e malcostume, Review e test, Tecnologia, Torino e dintorni | 3 commenti

Pubblicato il nuovo sito del pittore Mario Contini

Ho la fortuna di avere uno zio che fin da giovane dipinge quadri bellissimi: non ne ha fatto un mestiere e non ne ha mai venduto nessuno. Forse anche per questo sono così belli e sentiti…
La sua casa è piena di pitture a olio e ad acquerello, una più belle dell’altra.

Mi sono sempre detto: appena andrò in pensione e avrò quindi più tempo, gli chiedo se posso andare a dipingere insieme a lui! Il destino, troppo spesso crudele, ha voluto che proprio poco prima che andassi in isopensione, lui non potesse più disegnare o dipingere nulla per problemi di vista… 😥
Tuttavia, fortunatamente la sua mente e i suoi ricordi sono sempre presenti come un tempo e tali da riconoscere ogni minimo particolare anche delle sue opere… e da lui c’è ancora comunque molto da imparare anche solo con la parola!

Con questo nuovo sito, che ho reso pubblico ieri, desidero rendere omaggio alla sua arte e cercherò, un po’ per volta, d’inserirci tutti i quadri che riuscirò a fotografare grazie anche all’aiuto personale diretto del pittore stesso…
Dal momento che mi piacciono praticamente tutti i suoi dipinti, metterò anche le sue opere giovanili, le bozze e quant’altro ancora abbia trovato nelle cantine di case di famiglia… dopo averle eventualmente restaurate 😉
Purtroppo alcune volte, le condizioni del supporto (e.g. carta) erano tali che l’unico “restauro” possibile è stato il fotoritocco.

Attualmente quel sito è ancora in uno stato di pre-view e poche sono le opere che ho già fotografato, elaborato e pubblicato… ma cresceranno nel tempo 🙂

Il sito l’ho concepito, almeno per ora, per avere una sezione specifica per ciascuna decade della sua produzione, aggiungendone poi anche altre specifiche per oggettistica, opere giovanili, studi giovanili e altro ancora:

Sezioni di cui è composto il sito

All’interno di ciascuna di quelle sezioni ho poi suddiviso i dipinti a seconda della tecnica pittorica utilizzata (e.g. olio, acquerello, acrilico, carboncino):

Esempio di sezione in cui ho suddiviso i dipinti a seconda della tecnica pittorica utilizzata

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Vedi anche i seguenti miei post:

Pubblicato in Arte e Bellezza, Dipinti, Fotografie, Pensieri&Parole, Ricordi | 1 commento

Come leggere ovunque un eBook comprato su Amazon, anche senza utilizzare un lettore Kindle

Mi sono reso conto che diverse persone pensano che un eBook comprato su Amazon non possa essere letto se non si possiede un Kindle, vale a dire un lettore di eBook specifico, prodotto da Amazon stessa. Sebbene quel lettore oramai si sia affermato da tempo sul mercato sia per le sue caratteristiche tecniche sia per il basso prezzo sia per la vastità di titoli presenti nella libreria Amazon, con questo post riassumerò le molteplici modalità che consentono appunto di leggere un eBook acquistato su Amazon, anche su un qualsiasi dispositivo elettronico (e.g. smartphone, PC, tablet) anche obsoleto!
Ovviamente l’uso di un eBook reader idoneo (e.g. uno dei molteplici modelli di Kindle) ha il vantaggio, facendo uso della tecnologia i-ink, di affaticare meno la vista rispetto a un dispositivo con un monitor LCD, ma è anche vero che quest’ultimo consente una visione a colori che, soprattutto per alcuni libri (e.g. fotografici, fumetti), risulta una funzionalità rilevante!

P.S. Vedi anche il post: Audiolibri e possibilità di avere una buona sintesi vocale per un qualsiasi ebook Kindle tramite l’app Alexa: il tutto gratuitamente e utilizzando solo il proprio smartphone/tablet/PC!

Ecco alcuni dei metodi di lettura possibili, alternativi all’uso di un lettore eBook Kindle:

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1) Da qualsiasi browser

Utilizzo del sito leggi.amazon.it o anche read.amazon.it: il modello di URL utilizzato è il medesimo per ogni Paese, vale a dire “read” prima del dominio specifico del sito locale Amazon (e.g. read.amazon.com per la versione intenzionale in inglese, read.amazon.co.uk, read.amazon.fr, read.amazon.ca). Questa modalità è accessibile da qualsiasi browser (e.g. Edge, Chrome dalla versione 20, Internet Explorer 10, Firefox dalla versione 10, Safari dalla versione 5, Opera) di un generico dispositivo (e.g. smartphone, PC, Tablet, Smart TV): l’unico requisito è di avere e inserire le proprie credenziali Amazon … ma se uno ha acquistato un eBook da quello store le deve necessariamente avere! Un utente Amazon può accedere ai propria libreria su Amazon anche da qualsiasi versione localizzata dei Paesi in cui sono stati avviati i Kindle Store (e.g. Amazon.com, Amazon.it) e quei libri possono essere letti da qualsiasi versione del reader. Ad esempio, io riesco infatti a raggiungere la mia libreria Kindle da qualsiasi dei siti read.amazon.it, read.amazon.com, read.amazon.fr … ovviamente dopo essermi autenticato in ciascuno e avere ricevuto richiesta di conferma della mia identità via SMS sul mio telefono:

Perciò, non è nemmeno necessario possedere alcun dispositivo: qualsiasi computer in uno spazio pubblico (e.g. biblioteca, Internet café) è sufficiente per accedere ai libri memorizzati nel propria libreria cloud Kindle. Infatti, tutti i libri aggiunti all’account Kindle sono memorizzati sui server Amazon, non su un dispositivo specifico ed è possibile accedervi dovunque.
Le funzionalità a disposizione sono inferiori a quelle presenti su un lettore Kindle ma contemplano tuttavia la possibilità di ricerca e di annotazione
Tuttavia non è possibile aggiungere e leggere i file personali come invece si può fare
sul un proprio dispositivo Kindle o dall’app Kindle connessa, inviandoli a un indirizzo e-mail speciale specifico per quel lettore.
P.S. 2022 – Vedi ancher il punto 3 succesivo, relativo all’installazione di una applicazione Kindle su PC/MAC, reso nuovamente possibile da Amazon.

Vedi anche: How to read a Kindle eBook everywhere even on an old iPad Air (e.g. A1460) that does not support iOS 11.0 (so Kindle app cannot be no more installed)

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2) Dall’app Kindle (Android. iPhone)

Sia su dispositivi Android sia Apple (con Sistema Operativo aggiornabile e aggiornato), si può scaricare e installare l’app gratuita Kindle che consente una gestione completa della propria libreria oltre che l’acquisto eventuale di nuovi titoli. Esiste anche un link specifico, nella pagina relativo a un qualsiasi libro nel Kindle Store, che consente immediatamente d’iniziare l’installazione dell’app idonea per quel dispositivo specifico:


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3) Installando su PC/MAC l’applicazione Kindle (P.S. 3/2022)

Sebbene fosse scomparsa per diversi anni, ora è anche nuovamente possibile installare l’applicazione Kindle sul proprio PC/MAC. Infatti ora la pagina di Amazon relativa ai lettori Kindle contempla anche il pulsante “Scarica per PC & MAC” che consente appunto di scaricare l’eseguibile per installarla:

D’altra parte il lettore disponibile da browser ha dalle limitazioni., penso dovute al fatto che opera online senza scaricare localmente tutto il libro. Infatti, se uno va nella sezione Your Notes and Highlights del lettore web, se si cerca nelle opzioni relative una specifica annotazione per posizionarla dove si era inserita nel testo, si viene rimandati ad aprirla nell’applicazione Kindle (Don’t you have Kindle for PC/;AC? Download it for free) che viene quindi scaricata se non ancora installata: nella directory Downolads relativa al proprio utente Windows (e.g. C:\Users\nomeutente\Downloads) si troverà quindi il file KindleForPC-installer-1.34.63103.exe (o successiva prossima versione) che dovrà essere installato cliccandoci sopra due volte come solitamente si fa per qualsiasi applicazione!

Si noti che l’applicazione è assai completa e, una volta autenticati con le proprie credenziali Amazon, fornisce tutte le funzionalità che uno si aspetta, anche quella di scaricarsi in locale il file i file relativi ai libri acquistati che, scegliendo l’opzione Scarica dal menù che compare cliccando con il tasto destro sul libro d’interesse, vanno a finire nella apposita cartella Documenti/My Kindle Content: esiste poi nel menù un’apposita sezione Scaricati dove si possono vedere (e leggere) i libri appunto precedentemente scaricati in locale.

Ovviamente quei file sono protetti da DRM e quindi possono essere letti solo dall’app Kindle. Se, si cerca di aprirli con un generico lettore eBook quale ad esempio Calibre, quel file nel formato azw non viene riconosciuto se non installando plug-in anche gratuiti e opensource o utilizzando altri programmi specifici a pagamento (e.g. questo):

per I file scaricati dall’applicazione Kindle, essendo protetti da DRM, non possono essere letti (così come sono) da lettori di eBook generici

Per ulteriori informazioni vedi il post siuccessivo Come installare su PC/MAC l’applicazione Kindle di Amazon per poter leggere ebook senza dover usare la versione su browser del lettore di quel formato proprietario: è possibile convertire quegli ebook in altri formati supportati da altri lettori, potendo anche effettuare una loro stampa?

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4) Con SW specifici per leggere/convertire eBook (e.g. Calibre)

Si può anche leggere ed eventualmente convertire un altro formato, tramite programmi appositi da installare sul proprio PC, ad esempio Calibre, qualora il libro non sia protetto da DRM. Quest’ultimo programma ha infatti, tra le molteplici funzionalità, anche quella di lettura di un eBook in qualsiasi formato premendo l’apposita icona Leggi. La finestra di lettura può poi essere aperta anche in full-screen per consentire una più agevole lettura.
Vedi il post: Calibre: come caricare sul proprio Kindle un qualsiasi e-book o documento e/o magari convertirlo in qualsiasi formato

Esistono poi anche altri SW a pagamento che sembra consentano addirittura di rimuovere le funzioni DRM (i.e. il copyright): non è certo un qualcosa di legale quello che questi SW fanno e personalmente non ne ho mai utilizzati per cui non so dire molto se non lasciarvi un link di uno tra i diversi a pagamento che si possono trovare online!

Amazon Cloud Drive, il servizio di cloud storage offerto da Amazon, simile a Google Drive o Dropbox, e che può essere utilizzato per archiviare immagini e documenti personali, per renderli disponibili da qualsiasi dispositivo semplicemente accedendo con il proprio account Amazon. Può essere utilizzato quindi anche per memorizzarsi anche degli eBook.

Nota che si possono acquistare e aggiungere per sempre alla propria libreria Kindle diversi libri anche completamante gratuiti ricercando Kindle Store ad esempio:

  • un libro dei 100 migliori titoli Kindle gratuiti,
  • un libro elencato nella sezione Classici popolari gratuiti,
  • un campione gratuito di qualsiasi libro Kindle.

Chiunque pubblichi un libro dul KDP (Kindle Direct Publishing) può, accettando certe condizioni, promuovere un proprio scritto abbassando il suo prezzo per alcuni giorni, al limite rendendolo anche completamante gratuito! Nella pagina con i dettagli del libro, si può sempre controllare se il prezzo Kindle viene visualizzato come $ 0.00, nel qual caso quell’acquisto in quel momento non comporta alcuna spesa!
Ovviamante nna volta acquistato un libro, anche se poi tornerà a costare il prezzo pieno, questo rimane disponibile nella propria libreria sul cloud Amazon e non è indispensabile scaricarlo su un proprio dispositivo da cui si potrà comunque sempre prendere anche in futuro!

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Insomma, se hai trovato un libro di tuo interesse in offerta (o addirittura temporaneamente gratis), non c’è motivo per non acquistarlo subito anche qualora non riuscissi a leggerlo nell’immediato!

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Link utili

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Disponibile GRATIS per 5 giorni la versione eBook del mio libro “Corona… il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia”!!! 😋

Questo è un brevissimo post… sicuramente il più corto che abbia mai scritto, solo per segnalarvi che la versione eBook Kindle del mio libro in oggetto è in promozione gratuita su Amazon per 5 giorni: compratatelo quindi per 0€, in modo da averlo nella vostra libreria digitale!!

GRATIS dal 31/5/2021 al 4/6/2021

Vedi anche il post derivato da quell’esperienza, semmai potesse tornarti utile: Come pubblicare su Amazon un libro in versione sia ebook sia cartacea).

Ricordo che il reading del testo teatrale è disponibile su YouTube come dettagliato nel post “Corona… il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia” – Reading teatrale di Enzo Contini in cui puoi trovare la genesi del testo.

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Quarta di copertina:

“Erano quattro giorni che non uscivo di casa e non ne potevo veramente più!”

“Come apprezzi le piccole cose quando ti sono mancate… e neanche per così tanto tempo! Ad esempio, anche attraversare questo corso. Avresti mai detto, solo poche settimane fa, che avresti potuto provare piacere anche solo nell’attraversarlo?”

“Di questi tempi, con tutte le paure indotte dai messaggi dei media… sì, ora mi sento uno stupido, paranoico direi!!”

“Forse, a posteriori – magari anche poi solo sorridendo e ironizzando sui molteplici comportamenti assurdi visti con i propri occhi o su quelli personalmente vissuti (anche solo inconsciamente, a livello di pensiero) – potremo prendere spunto per fermarci, almeno un istante, a pensare ai nostri sbagli sia come individui sia come società… e quindi pensare di contribuire attivamente noi, in prima persona, per un mondo migliore.”

Questo monologo, scritto di getto durante il primo periodo di lockdown dell’inverno/primavera 2020, non vuole essere un’inchiesta giornalistica né, tanto meno, un trattato scientifico, bensì semplicemente uno spettacolo teatrale che sappia possibilmente essere, per lettore o spettatore, un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia.
Nel protagonista lasciano spazio sia pensieri a ruota libera, sia sensazioni provate in quelle circostanze anomale che sta vivendo, sia considerazioni sulla pandemia basate su ciò che ha letto nei giornali o che ha trovato su Internet. Durante il monologo scorrono sullo sfondo filmati, immagini, liste e tabelle che fanno da richiamo a quelle notizie spasmodicamente ricercate per “capire meglio” cosa sta succedendo, per cercare di trovare una risposta a tutta quella marea di quesiti che gli frullano in testa: una ricerca personale critica e sofferta che non dà per scontato nulla, tanto meno le verità della televisione.
Le sue sono quindi considerazioni personali e riflessioni su alcuni dei molteplici aspetti non solo legati strettamente alla pandemia, ma che spaziano anche oltre, fino a cercare di toccare, solo con un dito e in punta di piedi, il significato della vita intesa nella sua dimensione più universale.
In enzocontini.blog si possono trovare sia maggiori dettagli sulla genesi dello spettacolo sia i link ai video del reading pubblicato su YouTube.

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PRIMA parte:

PRIMA PARTE (new)

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SECONDA parte:

(NOTA BENE: questa seconda parte contiene soprattutto contenuti d’informazione/controinformazione per cui, se non d’interesse, può essere eventualmente “saltata” senza che il monologo teatrale perda molto della sua essenza principale)

SECONDA PARTE (new)

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TERZA parte:

TERZA PARTE (new)

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Come pubblicare su Amazon un proprio libro in versione sia ebook sia cartacea

Tempo fa avevo già scritto il post Pubblicare un libro in proprio e gratuitamente dove, in generale, ho affrontato il tema di come poter pubblicare un libro senza affidarsi a editor o case editrici che troppo spesso ne approfittano, promettendo a neo-scrittori pubblicità e operazioni di marketing … poi spesso disattesi pur chiedendo cifre non indifferenti per il loro supporto! Penso che molte siano le persone che potrebbero e vorrebbero pubblicare libri non certo per guadagnarci e non solo per un proprio piacere: i loro scritti, infatti, potrebbero essere d’interesse anche per altre persone… ma vengono bloccate sul nascere nel pubblicare dalle difficoltà burocratiche ed economiche!

In questo post approfondirò quindi come pubblicare, senza spendere un soldo, un proprio libro su Amazon che sicuramente costituisce una delle piattaforme più autorevoli in questo campo, consentendo di renderlo disponibile in tutto il mercato mondiale in pochi giorni, in versione sia ebook sia cartacea! Certo non c’è nessuna casa editrice alle spalle che potrebbe provvedere a promuovere il libro e quindi spetta allo scrittore stesso cercare di promuoverlo in modo autonomo, sfruttando magari anche le modalità pubblicitarie proposte gratuitamente o meno da Amazon medesima.
Da tempo aspettavo l’occasione di pubblicare un libro soprattutto per poter scrivere un post basato su quella mia esperienza diretta. Volendo ora aiutare un’amica a pubblicare un suo scritto (dopo che mi aveva raccontato la sua triste esperienza con una casa editrice!), desideravo infatti prima “farmi le ossa” con un qualcosa di mio, per non farle magari ripetere un’ulteriore delusione!
Avendo mesi fa scritto un testo teatrale (vedi “Corona… il virus! Un’occasione per ripensare e meditare sulla pandemia” – Reading teatrale di Enzo Contini | Enzo Contini Blog) di cui ho pubblicato un reading su YouTube, ho quindi pensato che sarebbe stato abbastanza agevole effettuare quelle modifiche necessarie per far diventare un libro quel testo già scritto in Word… e così è stato!

Come sempre, se uno non prova a fare in prima persona un qualcosa, ben difficilmente riuscirà poi a spiegare bene come farlo, evidenziando le possibili problematiche riscontrabili. Anche in questo caso, quindi, essersi un po’ “sporcati le mani” è sicuramente servito e mi ha fatto tra l’altro capire che anche autori di blog prestigiosi probabilmente non facciano sempre lo stesso! È questo il caso del post Come pubblicare un libro su Amazon Italia del seppur prestigioso blogger Salvatore Aranzulla in cui ho trovato alcune indicazioni che non corrispondono al vero e che anzi mi hanno sviato assai… come penso sia successo a molti altri navigatori che si siano imbattuti in quell’articolo del suo blog! Infatti in quel post si trova scritto, relativamente alla registrazione delle proprie informazioni fiscali per la pubblicazione di libri su Amazon: se sei in possesso della firma elettronica, inserisci il tuo nome e cognome nel campo Firma (digitare nome e cognome) e pigia sul pulsante Salva e visualizza anteprima, altrimenti togli il segno di spunta dall’opzione Acconsento a utilizzare la firma elettronica per le informazioni fornite come da modulo IRS W-8BEN e fai clic sul pulsante Salva e visualizza anteprima. Pigia, quindi, sul pulsante Invia modulo e, se hai firmato digitalmente il modulo in questione, quest’ultimo sarà inviato automaticamente ad Amazon. In caso contrario, fai clic sulla voce Stampa visibile a destra per stampare il modulo in formato cartaceo, apponi la tua firma nei campi appositi e spediscilo all’indirizzo Amazon, Attn: Tax Operations – P.O. Box 80683 – Seattle, WA, 98108-0683, U.S.A.”.
Premesso che è assai probabile che uno non abbia la firma digitale (a meno di essere un professionista che debba possederla, visto anche il costo per doverne mantenere una), dalle informazioni fornite su quel blog chiunque deduce che, se uno non possiede una firma elettronica, il modulo relativo ai dati fiscali deve essere stampato, firmato con penna e spedito per posta … e così infatti ho fatto anch’io, fidandomi di quelle indicazioni “autorevoli” 😞, prima di scoprire successivamente, che la firma elettronica, intesa come firma digitale nella interpretazione di quell’articolo, non serve per completare quel processo di registrazione dei propri dati fiscali e perciò non è necessario spedire nulla di cartaceo e conseguentemente aspettare lunghi (oltre che incerti) tempi di attesa per una verifica di tale modulo! 🙄
Quindi, come meglio dettaglierò nel seguito, ho poi personalmente verificato che anche la pubblicazione di un primo libro può perciò avvenire in pochi giorni completando online anche l’inserimento di quei dati fiscali, indispensabili per terminare il processo!!

… ma andiamo con ordine: nel seguito esaminerò passo-passo la procedura necessaria, in modo tale che chiunque possa poi riuscire a effettuarla in modo autonomo senza intoppi, seguendo questa mia guida. 😉
Come potrai constatare, la procedura è davvero guidata e alla portata di chiunque, seppure si richiedano certe accortezze che evidenzierò: queste ultime, sebbene esista una guida online dettagliata ma decisamente lunga da leggere tutta, probabilmente possono essere conosciute solo sperimentando personalmente tutte le fasi necessarie per terminare la prima pubblicazione non solo con successo, ma anche con le opzioni che si preferiscono. Nel giro di pochissimi giorni, necessari per una loro revisione manuale (viene indicato un massimo di 72 ore ma, almeno nel mio caso, tutto si è concluso in circa un giorno), si può quindi vedere inserito, nel catalogo Amazon online, un proprio scritto e questo non solo nel formato ebook per la piattaforma Kindle, ma anche in quello cartaceo, come penso qualsiasi autore desideri.

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NOTA IMPORTANTE

Desidero evidenziare che, sebbene non esistano vincoli da parte di Amazon (se non si accetta l’opzione KDP Select che comunque vincola l’univocità solo per 90 giorni – vedi dettagli più avanti), alcune case editrici si rifiutano di pubblicare scritti che non risultino inediti. È anche vero che se uno ritira dallo store Amazon la vendibilità del libro ed eventualmente alla casa editrice si passa uno scritto con il titolo modificato… il problema è risolto comunque!!! Per cui, se per caso si decide a posteriori di affidarsi a una casa editrice che non accetta che lo scritto sia già stato autonomamente pubblicato su Amazon, se il libro è nel solo formato elettronico Kindle (o non è stato ancora acquistato da nessuno) non dovrebbero esserci problemi e basta indicare nel KDP che non sia più in vendita. Diversamente, se si è pubblicata una versione anche cartacea che ha abbinato un ISBN gratuito generato automaticamente da Amazon, tale libro soprattutto se venduto, essendo già stampato, rimane nello store Amazon anche se uno poi indica nel KDP di annullarne la pubblicazione (quindi l’articolo rimane presente nello store Amazon seppur non più vendibile essendo indicato “Non disponibile. Non sappiamo se o quando l’articolo sarà di nuovo disponibile.“): in questo caso, per non renderlo identificabile alla casa editrice, suggerisco di ripubblicare su Amazon il libro dopo avergli cambiato copertina e descrizione (il titolo e l’autore, una volta assegnato l’ISBN, non risultano più modificabili), quindi annullarne la pubblicazione e, a questo punto, consegnare all’editore il libro dopo avergli cambiato il titolo.
Comunque, per evitare tutti questi potenziali raggiri, sarebbe conveniente decidere fin da subito se si intente seguire la strada di pubblicazione su Amazon o l’altra… 😏

La pubblicazione del libro sia come eBook sia in forma cartacea può sempre essere annullata, ma continua a comparire in elenco tra i prodotti seppur non risulti più acquistabile

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Anche il processo di pubblicazione con copertina flessibile viene gestito molto bene … e il costo di stampa risulta decisamente economico. Amazon adotta il principio di modello di stampa su richiesta per cui, per impostare una vendita anche della versione cartacea del libro, non c’è necessità di stampare un minimo di copie e dover anticipare tali costi, magari preoccupandosi poi di recuperare tale spesa auto promuovendo il libro (come talvolta viene richiesto all’autore da alcune case editrici!). Ciascuna copia cartacea viene infatti prodotta solo nel momento in cui qualcuno effettua il suo acquisto e, inoltre, decisamente basso è il costo che si deve sostenere (e di cui tener conto nello stabilire il prezzo per quella edizione): vedi Costi di stampa dei libri cartacei.

I costi di stampa richiesti per un’edizione cartacea sono assai contenuti

Questa tipologia di processo di stampa evita inutili sprechi (quanti sono i remainders anche di best sellers!) e limita perciò i costi globali anche in termini ambientali oltre che economici: d’altra parte, oggettivamente una stampa in digitale da file non dovrebbe risentire di possibili sconti per quantità, unicamente dettati semmai solo da motivi commerciali. Infine, la stampa on-demand ha pure il vantaggio che ogni nuova stampa riporta già le eventuali modifiche nel testo che l’autore ha eventualmente inserito nel frattempo, correggendo magari errori o modificando/ampliando alcune parti dello scritto. D’altra parte, questo vantaggio di ottenere sempre l’ultima release di un testo uno è abituato a ottenerlo già per la versione ebook: in quest’ultimo caso, però, si ha anche successivamente all’acquisto, semplicemente aggiornando gratuitamente il file scaricandolo nuovamante sul Kindle!

Sebbene questi costi di stampa vadano ovviamente a incidere sul prezzo finale del libro, dare la possibilità di acquistare non solo la versione ebook ha indubbi vantaggi: oltre a poterlo mettere nella propria libreria 🙂 e raggiungere un pubblico più esteso, viene anche data la possibilità all’autore di effettuare degli ordini di copie al solo prezzo di stampa (a cui si aggiunge solo quello di spedizione che ovviamente inciderà in proporzione al numero di copie acquistate): per maggiori dettagli vedi copie per l’autore. Questa possibilità direi che è assai conveniente anche per pubblicizzare il proprio libro tra amici e potenziali clienti o anche semplicemente per fare un regalo di Natale… sempre sperando che giunga gradito! 😊🙄

Dalla propria Libreria KDP l’autore può ordinare copie al costo di stampa 

Si noti che, se si è per caso aggiornato di recente il libro e si desidera ordinare la sua versione cartacea più recente, uno deve non solo assicurarsi di avere effettivamente pubblicato nel KDP quella nuova ultima versione nella sezione versione cartacea, ma anche aspettare che venga revisionata (lo stato del libro non deve essere più “Live – con revisione non pubblicate“): diversamente si riceverà ancora la versione precedente del libro presente al momento dell’ordine (vedi tempistiche di aggiornamento dei libri pubblicati). Si noti che esiste comunque la possibilità di ricevere una copia d’inventario stampata prima di quelle modifiche, seppure si tratti di un’eventualità assai remota: infatti, sebbene il KDP utilizzi il modello di stampa su richiesta, qualora una copia acquistata da qualcuno fosse successivamente annullata seppure già mandata in stampa, questa copia rimane in inventario fino alla sua vendita successiva: viene perciò suggerito nella pagina di help che conviene controllare la data di stampa presente sulla copia, per assicurarsi che quella arrivata sia stata stampata effettivamente tenga conto delle ultime modifiche… peccato che, almeno nelle mie copie stampate in Polonia non venga indicata da nessuna parte la data della stampa e neppure alcuna indicazione sulla versione!
Esiste poi un limite quantitativo di 999 copie per ordine che un autore può richiedere per se stesso … ma penso che anche per te questo non costituisca un grosso problema!! 😏  Se comunque desideri davvero più copie, basta effettuare altri ordini separati: per ciascuno di essi sono previste le spese di spedizione, inversamente proporzionali al numero di copie acquistate. Vedere anche Aggiornamento dei dettagli del libro (amazon.com).

Insomma, sembra che Amazon abbia pensato proprio a tutto per rendere agevole e piacevole la pubblicazione di un libro: d’altra parte il suo business è iniziato proprio vendendo libri!
Il lavoro maggiore per l’autore è quindi quello di giungere a una versione ben fatta non solo da un punto di vista grammaticale, ma anche grafico: a tale riguardo, ti invito a vedere il mio precedente post La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro.

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Partiamo a descrivere la procedura di pubblicazione che prevede i seguenti passi:

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Registrarsi come utente Amazon se non si hanno ancora delle proprie credenziali per quel marketplace

Innanzitutto è necessario essersi registrato sul marketplace Amazon. Molto probabilmente hai già effettuato almeno un acquisto di qualsiasi tipologia di prodotto su Amazon e quindi possiedi già delle credenziali per accedervi, per cui puoi saltare questo primo passo! Comunque, se non ce l’hai ancora, puoi andare su Amazon.it e creare un tuo account agevolmente usando il link Nuovo cliente? Inizia qui, presente subito sotto il tasto Accedi:

Creazione di un nuovo account su Amazon.it

Se poi, per caso, non ti ricordi solo le credenziali, non c’è problema: dal momento che lo username è la tua email o il tuo numero di cellulare, basta accedere ad Amazon.it, selezionare Accedi e poi, nel sotto menù Password dimenticata relativo alla sezione Hai bisogno di aiuto?, è possibile iniziare la procedura, che consente d’impostare una nuova password, semplicemente indicando appunto la propria username:

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Accedere al portale Kindle Direct Publishing (KDP) con le proprie credenziali Amazon

Una volta che uno ha acquisito delle credenziali Amazon, si deve andare nel seguente portale, appositamente creato da Amazon per la pubblicazione di nuovi ebook: Kindle Direct Publishing (KDP):

Kindle Direct Publishing: il portale per la pubblicazione di libri su Amazon

Si noti, tra l’altro, che il vecchio portale CreateSpace è stato migrato in questo nuovo per cui, se uno aveva libri registrati sul precedente, può continuare ad accedervi su KDP in tre semplici passaggi.

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Accettare i termini e le condizioni di Kindle Direct Publishing

Subito dopo essersi autenticati viene chiesto di accettare i termini e le condizioni di Kindle Direct Publishing.
Sinceramente non sono andato a leggere nel dettaglio tutto ma, scorrendo le diverse voci, mi sembra che siano condizioni accettabili e chiare. Nel seguito riporto quelle che ho reputato di maggior interesse, lasciando comunque al lettore il compito di approfondire ulteriormente, se crede opportuno:

– L’intestatario del contratto deve avere la maggiore età (diversamente deve aprire l’account un genitore/tutore).
– È vietato utilizzare false identità.
– Sia Amazon sia l’autore ha il diritto di sciogliere l’Accordo in qualsiasi momento tramite semplice comunicazione.
– Le parti Amazon (o le loro affiliate) sono responsabili della riscossione e del versamento di tutte le tasse applicabili alle vendite dei Libri ai clienti: l’autore è responsabile di qualsiasi imposta sul reddito o di qualsiasi altra imposta da pagare derivante dai pagamenti liquidati da una parte Amazon.
– Per la durata del presente Accordo l’autore concede a ciascuna parte Amazon una licenza e un diritto irrevocabile e non esclusivo per la stampa (on-demand e in previsione delle richieste da parte dei clienti) e la distribuzione dei Libri, direttamente e tramite distributori terzi, in tutti i formati che scegliete di rendere disponibili attraverso KDP e mediante tutti gli strumenti di distribuzione disponibili.
– Se si desidera consentire la esclusività per un certo periodo (90 giorni) rinnovabile automaticamente per periodi successivi ciascuno della medesima durata se non si disdice esplicitamente, si ottengono diversi vantaggi direi sopratutto a livello di marketing e promozione. Si legge: “Quando inserite un Libro Digitale in KDP Select, ci concedete il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale per tutto il tempo in cui il vostro Libro Digitale rimarrà incluso in KDP Select. Durante tutto questo periodo di esclusiva, non potrete vendere, distribuire o concedere a terzi il diritto di vendere o distribuire il vostro Libro Digitale (o un libro sostanzialmente simile), in formato digitale in qualsiasi territorio in cui disponete dei diritti.
I vantaggi KDP Select sono diversi:

1) Programmi Prezzi Promozionali che consentono all’autore d’inserire il Libro Digitale in Kindle Countdown Deals o in una promozione gratuita.

2) Kindle Countdown Deals che consente di promuovere il proprio Libro Digitale per un periodo di tempo limitato a Prezzi di Listino Promozionali crescenti.

3) Promozioni Gratuite per un totale massimo di 5 giorni per ogni periodo di 90 giorni in cui il Libro Digitale è incluso in KDP Select (e.g. offerta del Libro Digitale ai clienti a costo zero). Durante la promozione gratuita, non riceverete alcuna Royalty sul Libro Digitale.

4) Inclusione nei Programmi Kindle in abbonamento (vedi Kindle Unlimited). Con il Fondo KDP Select uno ha così la possibilità di ricevere una quota di questo fondo per i clienti che leggono i vostri Libri Digitali inclusi nei Programmi Kindle in abbonamento e Kindle Owners’ Lending Library.

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Inserire le informazioni su autore, IBAN per la ricezione pagamenti e informazioni fiscali

Conviene innanzitutto andare nella sezione relativa ai dati del proprio account (link Il mio account in alto a destra), si devono inserire le informazioni sull’autore, indicare l’IBAN su cui si desidera vengano accreditati i pagamenti e, infine fornire le informazioni fiscali.

Nella sezione Il mio account si devono inserire dati indispensabili per la pubblicazione

Fin quando non sono compilate tutte queste informazioni, non risulta possibile completare la pubblicazione di un libro in quanto al termine della procedura verrebbe mostrato: “Le informazioni relative all’account non sono complete. Aggiorna“. Tanto vale quindi fornirle fin da subito, completando l’inserimento di tutte le informazioni richieste, soprattutto quelle fiscali tramite un apposito questionario!

Le informazioni relative all’account sono tutte indispensabili per vedere pubblicato un libro nello Store Amazon per cui, se non tutte inserire, la pubblicazione finale viene impedita e compare questo avvertimento

Tutte le informazioni richieste sono assai semplici tranne, apparentemente, quelle fiscali:

Informazioni su autore e IBAN per la ricezione dei pagamenti

Relativamente alle informazioni fiscali, un primo problema può nascere dal diverso acronimo utilizzato nel sito per indicare il codice univoco per identificare una persona fiscalmente: in U.S.A. viene chiamato TIN (Taxpayer Identification Number) e questo può creare confusione dal momento che in Italia è indicato con CF (Codice Fiscale): nel modulo è quindi necessario selezionare l’opzione “Ho un TIN non statunitense” (indicando poi successivamente il proprio codice fiscale) e non una delle opzioni che compaiono qualora si indichi di non essere in grado di fornire un TIN!!
Inserendo quindi il proprio codice fiscale e indicando di avere la residenza in Italia, viene subito segnalato che questo Paese è idoneo all’applicazione del trattato fiscale.

Ho già avuto modo di evidenziare nella prefazione, come anche in blog prestigiosi vengano fornite informazioni fuorvianti che derivano da un’errata comprensione della richiesta d’informazioni da inserire e delle modalità d’inoltro: infatti, quando in quel modulo Amazon si parla di firma elettronica, non si intende firma digitale. Quest’ultimo è uno strumento grazie al quale cittadini/professionisti/imprese possono firmare dei documenti elettronici con un valore legale, garantendone autenticità (assicura l’identità della persona/impresa che firma un documento), integrità (assicura che i documenti firmati non siano stati modificati dopo la firma) e non ripudio (un documento firmato tramite firma elettronica non può essere “disconosciuto” da chi l’ha firmato). Il costo per possedere e mantenere una firma digitale non tuttavia irrisorio (e.g. 50€/anno) ed è di gran lunga superiore a quello richiesto per una PEC (e.g. 10€/anno) generalmente più utile e quindi diffusa: per questo motivo, se uno non è un professionista che svolge attività che la richiedano, molto probabilmente uno non possiede un propria firma digitale!
Quindi, nella compilazione di quel questionario sulle informazioni fiscali è sufficiente innanzitutto acconsentire all’utilizzo della firma elettronica per le informazioni fornite da modulo IRS W-8BEN e poi semplicemente inserire, mediante semplice input da tastiera, il proprio nome e cognome nell’apposita casella relativa alla firma. La data viene inserita già in automatico. Infine, per vedere completato con successo anche questo questionario relativo ai dati fiscali, basta confermare quei dati inseriti con un apposito pulsante! 🙂
Nel seguito mostro degli screenshot esplicativi su tutte le fasi di questo questionario:

Relativamente al campo del modulo W8-ben, si può lasciare il campo bianco oppure aggiungere “Individual” (o “Self“), secondo quanto suggerito in diversi posti (e.g. “Capacity in which acting” on the W-8BEN … – Apple Community; http://www.intrinsicinvestment.com/docs/W-8ben_instruction.pdf).

Attenzione che ovunque ci siano da inserire date, queste devono essere nel formato utilizzato dai Paesi anglosassoni, per cui è da indicare prima il giorno e poi il mese (MMDD-YYYY): comunque spesso vengono inserite in automatico indicando la data di compilazione.

Se non si procede nel questionario come indicato (e perciò non si seleziona l’opzione di avere un TIN non statunitense), si può incorrere poi facilmente in errore rispondendo a successive sezioni di dubbia comprensione:

Se non si indica di avere un TIN non statunitense o statunitense, verrebbe chiesto il perché non si è in grado di fornirlo

Se non si specifica di avere un TIN, il modulo IRS W-8BE – che compare precompilato coi dati anagrafici forniti precedentemente – non si potrà più inoltrare semplicemente elettronicamente anche se si completa il campo mancante relativo al proprio codice fiscale: infatti non si era acconsentito all’utilizzo della firma elettronica per le informazioni fornite da modulo IRS W-8BE). Sarebbe perciò necessario stamparlo, firmarlo con penna e spedirlo all’indirizzo U.S.A. indicato (con un costo in francobolli è circa 4€ anche solo per un invio per posta ordinaria!) … indicando a penna sul bordo superiore sia il proprio username Amazon sia il motivo di quella richiesta (e.g. for KDP payment of royalties) [Viene infatti specificato: Per aiutarci a individuare il tuo account, includi le seguenti informazioni nello spazio bianco nella parte superiore del modulo: – Attività Amazon per la quale stai fornendo informazioni fiscali; – Indirizzo e-mail utilizzato per accedere al tuo account; – Codice fornitore, codice editore o altro numero di account identificativo, se noto].
Tra l’altro, in quel caso sarebbe importante firmare con penna il modulo ottenuto premendo il tasto Stampa e non quello ottenuto stampando il file che uno può scaricare premendo l’omonima icona: infatti, in quel modulo scaricato, proprio nel campo rilevante relativo al TIN, non compare il proprio codice fiscale precedentemente digitato da tastiera nel questionario, bensì un URL di un link: 😳 Sarebbe poi necessario attendere una email di avviso che tale modulo è stato elaborato manualmente una volta giunto (si spera) a destinazione! Insomma, una procedura manuale che per fortuna non è necessaria, contrariamente a quanto indicato in altri blog…

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Creare un nuovo titolo nella propria libreria

Andando nella sezione Libreria del KDP, si seleziona il link + ebook Kindle. In generale, a meno che uno abbia preconcetti verso gli ebook, conviene prima pubblicare la versione in quel formato e poi, successivamente, quella cartacea, … ma ovviamente si può fare anche il contrario!

Nella libreria dei propri libri, si crea un nuovo titolo, ad esempio nel formato ebook

Per la pubblicazione della versione eBook Kindle, esistono le tre sezioni Dettagli eBook Kindle, Contenuto eBook Kindle e Prezzi eBook Kindle in cui si inseriscono le informazioni richieste:

Sezioni Dettagli eBook Kindle, Contenuto eBook Kindle e Prezzi eBook Kindle

Per la versione cartacea esistono altre tre analoghe sezioni: Dettagli versione cartacea, Contenuto versione cartacea e Diritti e prezzo versione cartacea.

Ecco un esempio di compilazione della prima sezione di Dettagli eBook Kindle:

Esempio di compilazione della sezione Dettagli eBook Kindle

Si noti che, dal 28 giugno 2021, non verrà più supportato il caricamento di file MOBI durante la pubblicazione di nuovi eBook a impaginazione dinamica o l’aggiornamento di libri pubblicati in precedenza: rimangono invece i formati EPUB, DOCX o KPF (vedi Formati eBook supportati (amazon.com)).

In particolare, esiste una sezione relativa al Titolo del libro e una al Sottotitolo: attenzione che, nella pagina del catalogo del negozio online, il contenuto di questi due campi vengono uniti come nome del prodotto, separandoli con due punti. Questo non è ciò che uno probabilmente si aspetta, per cui il risultato può non essere il più appropriato:

Titolo del libro e Sottotitolo vengono uniti come nome del prodotto, separati da due punti: perciò il risultato può non essere quello che uno si aspetta e quindi il più appropriato!

Non risulta poi particolarmente agevole modificare quella impostazione spostando magari tutto il testo nel titolo e lasciando vuoto il sottotitolo, in quanto quei campi vengono salvati come non più modificabili, almeno se per la versione cartacea si è già creato – nella sezione successiva Contenuto versione cartacea – il codice univoco ISBN KDP (rilasciato gratuitamente da Amazon e alternativo all’ISBN classico richiedibile a pagamento): è quindi necessario procedere a una nuova pubblicazione della versione cartacea dall’inizio senza neppure la possibilità di cancellare quella bozza dal titolo/sottotitolo che si desidera cambiare!

Attenzione che, se il libro è stato già venduto a qualcuno, questo sembrerebbe rimanga online anvhe se uno imposta di sospenderne la pubblicazione… 🙄
Conviene quindi, in genere, lasciare vuoto il sottotitolo e inserire solo il titolo del libro:

In genere conviene inserire tutto nel Titolo del libro e lasciare vuoto il Sottotitolo

Oltre all’autore si possono inserire i nomi di eventuali persone che hanno collaborato al libro.
La parte più importante di questa sezione è poi la Descrizione in cui uno deve inserire il testo che comparirà nella descrizione del prodotto su Amazon, in modo che i clienti possano avere maggiori informazioni sul libro, che non sia solo il titolo. Il testo sarà perciò molto simile – se non identico – a quello che si andrà a inserire nella quarta di copertina della versione cartacea.

Si possono anche inserire delle parole chiave che possono aiutare il motore di ricerca Amazon per presentare quel libro tra i risultati, qualora il cliente ricerchi dei libri inerenti a particolari ambiti.
La scelta della Categoria in cui mettere il proprio libro non è semplice come sembrerebbe: si possono inserire al massimo due categorie ed è conveniente sfruttarle entrambi in modo che quel titolo possa comparire con entrambe le eventuali ricerche effettuate con filtro sulla categoria. Tuttavia le categorie disponibili non sono, secondo me, esaustive, e può non essere agevole stabilire quali siano le più opportune da scegliere: ad esempio, nel mio caso in cui si trattava di un testo teatrale, non ho trovato di meglio che indicare 1) Narrativa -> Racconti brevi e 2) Non fiction -> Art dello spettacolo -> Teatro -> Generale.

Si noti infine che i Dettagli eBook Kindle e Dettagli versione cartacea – relativi appunto alla versione cartacea – possono differire anche completamente … anche se, a mio parere non avrebbe molto senso!

Nella seconda sezione relativa al contenuto, le informazioni da fornire in Contenuto eBook Kindle e quelle in Contenuto versione cartacea, relativo appunto alla versione cartacea, differiscono maggiormente rispetto a quelle richieste nella prima sezione vista in quanto solo per la vessione cartacea è necessario:

– Richiedere un codice ISBN KDP gratuito che identifichi il libro a livello di codice a barre o inserire un ISBN precedentemente acquistato dal sito apposito.

– Decidere le opzioni di stampa (e.g. interno in B&N o a colori, dimensioni gabbia etc…)

Si noti che alcune impostazioni non si possono più modificare dopo la pubblicazione del libro (e.g. dimensione gabbia):

Dettagli che non si possono più modificare dopo la pubblicazione

Si noti che non si deve utilizzare l’ISBN di un’edizione cartacea per la sua copia digitale:

Relativamente al Digital Rights Management (DRM) del formato eBook, sebbene per default non sia impostato, conviene secondo me attivare questa metodologia che impedisce la distribuzione non autorizzata dei file Kindle del libro:

Abilitazione o meno del Digital Rights Management (DRM) del formato eBook, per eventualmente impedire la distribuzione non autorizzata della versione digitale del libro

Per entrambi i formati ebook e cartaceo si deve caricare il file con il contenuto del libro: perciò, in teoria, per ciascuna versione il contenuto del testo potrebbe essere anche completamente differente dal momento che i caricamenti dei rispettivi file avvengono separatamente! Anche in questo caso non avrebbe molto senso e i due file dovrebbero differire unicamente per eventuali modifiche editoriali che consentano una migliore e più appropriata rappresentazione grafica per ciascuna le due versioni.
Per la versione cartacea per ottenere risultati ottimali, consiglia di utilizzare un file PDF formattato, sebbene si possa anche caricare file DOC (.doc), DOCX (.docx), HTML (.html) o RTF (.rtf): esiste la possibilità anche di scaricare un modello KDP per la gabbia che uno preferisce. Personalmente io ho caricato un file Word scritto nel classico formato A4 salvato con estensione .docx e non ho avuto problemi.
I formati consigliati per gli eBook Kindle sono invece docx, EPUB e KPF: anche in questo caso io ho caricato un file Word .docx e non ho avuto problemi.

La copertina poi nel formato eBook è solo costituita dalla prima pagine, mentre nel formato cartaceo è di due pagine, contemplando anche la 4a di copertina in cui si possono specificare informazioni sull’autore, una presentazione del libro e il suo codice a barre per una identificazione univoca.

Come ho già avuto modo di dire in un altro postho trovato che, seppur molto dipenda dalla tipologia di libro, nel caso di un romanzo una possibile struttura della quarta di copertina è la seguente:

  • In alto, una breve frase, uno slogan che deve servire per stuzzicare il lettore: soprattutto per un saggio, deve far uscire il cuore dell’argomento trattato (e.g. può essere una domanda che si pone al lettore, che è poi quella che lo scrittore cerca di rispondere nel libro).
  • Subito sotto, un brano di poche righe tratto dal libro
  • Ancora più sotto, una brevissima descrizione del libro
  • Se resta spazio, una biografia dell’autore con foto, corta e chiara, funzionale al libro. Principalmente nel caso di un saggio, se si è esperti nel settore, è opportuno elencare i propri titoli e studi

In Come scrivere la quarta di copertina | Youcanprint.it. si legge poi: “Tutti i lettori dedicano qualche secondo di tempo a leggere la quarta di copertina prima di fare il passo finale e acquistare il libro. Perciò bisogna fare in modo che effettivamente lo compiano e non si tirino indietro. Il testo deve intrigare, coinvolgere, convincere. Deve dare una piccola anteprima di quello che si troverà nella storia, fosse anche una piccola citazione di effetto. Deve anche avere un certo appeal dal punto di vista visivo. La grafica deve esaltare il testo in quarta”.

Anche se, ovviamente si può creare la copertina con uno degli innumerevoli SW di editing anche professionali, conviene comunque provare a sfruttare il tool online gratuito di Creazione – fornito dal KDP – che consente anche di caricare proprie immagini oltre che rendere disponibili già immagini della sua libreria. Infatti ho sperimentato che i risultati che si possono ottenere anche in pochi minuti sono più che soddisfacenti, posizionando già fin da subito testo, foto e immagini in posizioni convenienti, pur consentendo comunque poi una successiva eventuale personalizzazione. Le possibilità di editing non sono infinite, ma quelle essenziali penso ci siano tutte e probabilmente sono più che sufficienti per creare anche la copertina per il tuo libro!

Parte delle immagini che uno può utilizzare, possono essere eventualmente caricate dopo averle elaborate con qualche proprio SW grafico, per poi essere inserite appropriatamente in quel tool:

Altro esempio di copertina creato con la mia amica tramite il tool del KDP (si è fatto uso di un proprio disegno caricato da PC)

Viene consentito anche di vedere un’anteprima del risultato, e ci sono forniti pure eventuali suggerimenti di modifiche da apportare (vedere anche Creazione copertina (amazon.com)):

In particolare, se si caricano delle immagini, può succedere che il colorspace non sia quello consentito per cui è necessario tornare nel programma di editor con il quale si è generato e scegliere di salvare nel formato RGB:

L’immagine che si intende caricare (per utilizzarla direttamente come copertina o per crearla con il tool del KDP) deve avere un colorspace RGB

Ovviamente è necessario, dopo avere caricato sia il testo del libro sia la copertina, avviare lo strumento di anteprima online per verificare il risultato ottenuto e apportare le dovute correzioni a uno o a entrambi i file caricati e risolvere così eventuali problematiche. È infatti molto probabile che, da questa analisi, saltino fuori possibili correzioni sebbene non sostanziali e principalmente estetiche (e.g spaziature, colore/dimensione caratteri) che comunque conviene apportare: l’anteprima può essere visualizzata solo dopo il tempo necessario per avere, lato server Amazon, l’opportuna elaborazione dei file che si sono precedentemente caricati.

L’anteprima consente di vedere come si presenta il libro sia su un tablet sia su uno smartphone sia su un eBook Kindle: ovviamente conviene visionare tutte le pagine in tutti questi possibili formati di lettura, in quanto solo in alcuni si possono evidenziare formattazioni non appropriate, pur trattandosi del medesimo libro e la conversione appropriata sia stata generata – lato server Amazon – dal medesimo file:

L’anteprima può essere fatta sia online sia scaricando un apposito lettore (KindlePreviewer) dal link relativo al programma KindelPreviewerInstaller.exe che poi deve essere eseguito (i.e. con il doppio click) per averlo installato sul proprio PC:

Ovviamente poi, per vedere il libro proprio su un proprio Kindle, si può sempre inviare via email il suo file in uno dei formati consentiti: infatti, a ciascun tuo Kindle è associato iun indirizzo email specifico che può essere anche rinominato a piacere per poterselo meglio ricordare. Basta andare sul sito Amazon.it nella sezione Amazon.it: I miei contenuti e dispositivi -> (vedi Amazon.com: Send to Kindle by E-mail)per conoscere l’indirizzo email @kindle.com associato a ciascun proprio Kindle:

In alternativa si può ottenere il medesimo risultato caricando il file via cavo tramite Calibre possibilmente dopo averlo convertito – ad esempio con quel medesimo programma – nel formato AZW3, proprio di Amazon e quindi più idoneo a supportare tutte le funzionalità di quel dispositivo: vedi mio post Come caricare sul proprio Kindle un qualsiasi e-book o documento | Enzo Contini Blog.

All’atto della realizzazione dell’anteprima di stampa per la versione cartacea, vengono fin da subito eventualmente fornite indicazioni su opportune modifiche da effettuare perché sia il testo sia la copertina risultino i più opportuni. Una volta apportate le modifiche suggerite si giunge quindi al risultato seguente:

Si noti bene che, anche se il controllo fornisce esito positivo è comunque molto importante verificare a manina pagina per pagina tutto il testo sfogliando la preview in quanto possono esserci comunque ancora errori editoriali (e.g. pagine con carattere di dimensione/tipologia differente): particolare attenzione meritano anche i margini (superiore ed inferiore) in quanto potrebbero risultare troppo ridotti.

Si deve quindi attendere qualche giorno (massimo 72 ore) perché venga effettuata anche una verifica manuale che assicuri che le impostazioni grafiche effettuate rientrino nei canoni di qualità richiesti dal KDP: se ci sono delle ulteriori modifiche, si riceve una email dettagliata su come procedere per apportarle e ricaricare libro e/o copertina e richiedere nuovamente la revisione/pubblicazione.

Terminato il processo d’invio, è necessario attendere la verifica manuale di qualità che avviene in poco tempo

Se anche il processo di revisione manuale va a buon fine, si riceve infine una email che notifica la presenza online del libro nello store Amazon:

Una volta online, per la versione cartacea si possono richiedere copie per l’autore mentre per la versione Kindle si possono impostare promozioni e pubblicità:

Per la versione cartacea si possono richiedere copie per l’autore, mentre per la versione Kindle si possono impostare promozioni e pubblicità

Purtroppo sottolineo nuovamente che, per una versione cartacea in cui sia stato associato l’ISBN KDP e che si desideri anche solo cambiare il titolo/sottotitolo, si può solo annullare una pubblicazione riportando il libro in stato di bozza, ma non si può più eliminare dall’elenco de I tuoi libri:

È sempre possibile annullare una pubblicazione anche di un’edizione cartacea sebbene quest’ultima non si possa cancellare dalla sezione I tuoi libri

Relativamente alle copie per l’autore, tutti i dettagli si possono trovare ricercando appunto “copie per l’autore” nella sezione Aiuto presente nel menù in alto a destra:

Per la versione eBook, soprattutto se uno ha accettati d’inserire il proprio libro digitale in KDP Select concedendo il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale, si hanno possibilità di promozione anche gratuite. Dal contratto si legge infatti: “Se si desidera consentire la esclusività per un certo periodo (90 giorni) rinnovabile automaticamente per periodi successivi ciascuno della medesima durata se non si disdice esplicitamente, si ottengono diversi vantaggi direi sopratutto a livello di marketing e promozione. Si legge: “Quando inserite un Libro Digitale in KDP Select, ci concedete il diritto esclusivo di venderlo e distribuirlo in formato digitale per tutto il tempo in cui il vostro Libro Digitale rimarrà incluso in KDP Select. Durante tutto questo periodo di esclusiva, non potrete vendere, distribuire o concedere a terzi il diritto di vendere o distribuire il vostro Libro Digitale (o un libro sostanzialmente simile), in formato digitale in qualsiasi territorio in cui disponete dei diritti.
I vantaggi KDP Select sono diversi:

1) Programmi Prezzi Promozionali che consentono all’autore d’inserire il Libro Digitale in Kindle Countdown Deals o in una promozione gratuita.

2) Kindle Countdown Deals che consente di promuovere il proprio Libro Digitale per un periodo di tempo limitato a Prezzi di Listino Promozionali crescenti.

3) Promozioni Gratuite per un totale massimo di 5 giorni per ogni periodo di 90 giorni in cui il Libro Digitale è incluso in KDP Select (e.g. offerta del Libro Digitale ai clienti a costo zero). Durante la promozione gratuita, non riceverete alcuna Royalty sul Libro Digitale.

4) Inclusione nei Programmi Kindle in abbonamento (vedi Kindle Unlimited). Con il Fondo KDP Select uno ha così la possibilità di ricevere una quota di questo fondo per i clienti che leggono i vostri Libri Digitali inclusi nei Programmi Kindle in abbonamento e Kindle Owners’ Lending Library.

Ad esempio, Una volta registrato il tuo eBook in KDP Select e selezionando l’opzione Promozione Libro gratis presente in promozione sui prezzi, si può offrirlo ai lettori gratuitamente o a prezzo scontato per un massimo di 5 giorni per ogni periodo di registrazione di 90 giorni. Puoi attivare queste promozioni (e.g. Libro gratis) su tutti i mercati Kindle in cui il titolo registrato in KDP Select è disponibile per la vendita.

Ad esempio, dopo avere scelto la promozione Libro gratis per il libro, questa impostazione compare in una apposita sezione eventualmente modificabile:

Promozione programmata

ATTENZIONE che l’inizio e la fine del periodo di promozione che uno ha selezionato fanno riferimento all’ora 00:00 per l’inizio e 23:59 per la fine relativamente all’orario del Pacifico (UTC-7): per cui inizierà in Italia alle ore 9:00 del giorno indicato come inizio e finirà alle 8:59 del giorno dopo quello indicato come fine!! Attenzione quindi a non pubblicizzare sui social la promozione del tuo libro prima che in Italia questa risulti effettivamente attiva!!

Attenzione che le promozioni fanno sempre riferimento all’ora del Pacifico (UTC-7) per cui in Italia iniziano/finiscono 9 ore dopo!! Ad esempio, alle 8:35 italiane del primo giorno di promozione che ho indicato, questa non è ancora effettivamente attiva (nemmeno sul sito amazon.it) essendo solo ancora le 23:35 del giorno precedente, nell’ora legale del Pacifico USA.

Si può poi sempre incorporare all’interno di siti Web, un collegamento mostrato nel seguito, in modo che chiunque possa leggere l’estratto del libro con un semplice click, oltre ai soliti link su social o via email: inoltre se per caso si è aderito al programma di affiliazione ad Amazon, si può anche selezionare l’opzione di aggiungere nell’URL il proprio specifico ID.

Ad esempio, incorporando in questo post quel link del mio libro ottenuto come indicato nel precedente screenshot, si ottiene quanto segue: si noti che, oltre a poterlo acquistare o condividere, si consente direttamente anche di leggere la sua anteprima gratuita:

Nello stabilire il prezzo, soprattutto per la versione cartacea, è conveniente tener in conto che poi verrà applicata l’IVA. È bene quindi indicare un importo tale che poi il costo finale risulti un multiplo intero di euro (e.g. 8€ e non 8,32€).
Può convenire poi impostare anche la possibilità di Distribuzione estesa seppure la percentuale di royalty risulti inferiore per quelle eventuali vendite: vedi Distribuzione estesa (amazon.com).
Vedere anche la sezione dell’help relativa a Requisiti dei prezzi di listino (amazon.com).

Le royalty sono definite molto chiaramente in un’apposita pagina: si può scegliere tra due opzioni: 35% e l’opzione 70% che può essere applicata solo in un sott’insieme di Paesi comunque ampio. A prima vista non vedo motivo per non scegliere quella più conveniente del 70%: in questo caso tuttavia, il prezzo minimo dell’ebook è 2,69€ e non 0,99€ come è nel primo caso!
Ci sono poi i costi di spedizione, da sottrarre ulteriormente che, nel caso si ebook sono irrisori ed equivalgono al numero di megabyte contenuti nel libro digitale moltiplicato per la tariffa dei costi di spedizione (e.g. Amazon.it: €0,12/MB). Nel caso della versione cartacea sono ovviamente maggiori, seppur molto contenuti, e uno ne deve tener conto nello stabilire il suo prezzo: comunque il sistema provvede già a impedire l’inserimento di un prezzo che si inferiore alle spese che devono essere sostenute!

Per finire, a tutti gli scrittori, compresi in neofiti, un augurio di una buona pubblicazione!!

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Potrebbe poi interessare effettuare una versione audio del libro da pubblicare su Audible. A tale riguardo puoi incominciare a dare un’occhiata ai seguenti link:

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Altri link utili

Pubblicato in Arte e Bellezza, Pensieri&Parole, Review e test, Smartphone OS, Tecnologia, Torino e dintorni, Windows | 9 commenti

Un regalo davvero speciale!

Non capita tutti i giorni di ricevere un regalo speciale ed è tanto speciale per me da volerlo condividere.

Ho la fortuna di avere uno zio che fin da giovane dipinge quadri bellissimi: non ne ha fatto un mestiere e non ne ha mai venduto nessuno. Forse anche per questo sono così belli e sentiti…
La sua casa è piena di pitture a olio e ad acquerello, una più belle dell’altra. Purtroppo da più di un anno non può più disegnare per problemi di vista, ma la sua mente e i suoi ricordi sono sempre presenti come un tempo e tali da riconoscere ogni minimo particolare anche delle sue opere.

Sapendo che questo era uno dei suoi quadri a cui tenevo maggiormente, me l’ha voluto regalare pur tenendoci molto anche lui: rappresenta sua madre (mia nonna) Rosa, Luigi (mio padre), lui e l’altro fratello Innocenzo (da cui ha origine il mio nome), morto partigiano nel ’44. Sullo sfondo la sorellina minore Margherita…

L’addio (olio su tela 100×80)

Nel seguito una sua poesia, che mi ha dettato e pregato di stampare su un foglio da attaccare poi sul retro della tela stessa: è stata infatti lo spunto da cui poi è nato questo quadro.

L’addio

Fango è il tempo
e la fiamma crepita al di sotto
rossa di sangue
e il fango pietrificato si ferma.

Sul pantano immobile e riarso
solitaria una lacrima ribolle.

Mario Contini

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Vedi anche:

Pubblicato in Arte e Bellezza, Dipinti, Pensieri&Parole, Ricordi | 3 commenti

Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni, verificare lo stato del percorso vaccinale, prenotazione o scaricare il certificato vaccinale valido a norma di legge

Il 9 aprile 2021 avevo già scritto un post relativamente aIla preadesione alla vaccinazione delle persone con età compresa tra 60 e 69 anni. Ricadendo io in quella fascia ero ovviamente uno degli interessati in prima persona. Tuttavia a tutt’oggi nessuna chiamata, nessun SMS di convocazione nemmeno per la prima dose, nonostante conosca amici anche più giovani di me di qualche anno che hanno fatto il vaccino … addirittura alcuni il Moderna seppure non fossero in fasce a rischio!

Sono andato ora a verificare il mio stato sempre nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) per verificare di non essermi perso qualcosa. Accedendo alla propria area personale tramite SPID/Carta d’identità Elettronica (CIE)/Credenziali Sistema Piemonte o Torino Facile, mi viene presentata la seguente mia situazione attuale:

Nonostante la mia adesione tempestiva il 9/4/2021 nella fascia 60-69 ancora nessuna chiamata

Leggendo bene quanto scritto nella sezione Appuntamenti (“Per conoscere i dettagli relativi all’appuntamento, contatta il tuo medico di famiglia, che è incaricato della vaccinazione“), si deduce che avendo evidentemente il mio medico di famiglia aderito alla campagna vaccinale, sarei dovuto essere contattato da lui per la vaccinazione. Peccato che, da me contattato, mi abbia detto che a lui, come a molti altri medici di famiglia che hanno aderito, non stanno arrivando dei vaccini, nonostante abbiano sollecitato più volte. Non avendo quindi previsioni in merito mi ha detto – e consigliato – che, se voglio, mi rimette nel flusso gestito esternamente ai medici di famiglia che, sembra, venga gestito molto meglio. 😕🤔🙄
Insomma, sembra proprio che l’ipotetico coinvolgimento dei medici di famiglia e dei pediatri sia servito, per come poi è stato gestito, principalmente a propagande partitiche e poco più!!

Tra quei dati si legge anche “A partire da lunedì 17 Maggio 2021, dopo la seconda dose, potrai scaricare e stampare il certificato vaccinale valido a norma di legge accedendo al servizio con credenziali SPID, CIE, certificato digitale, Sistema Piemonte

Accedendo al sito ho notato tuttavia che il servizio di preadesione sarà disponibile proprio domani, nella mattinata del 17 Maggio 2021, anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni senza vulnerabilità. Se sei in quella fascia o in una di età maggiore, puoi trovare tutte le indicazioni di come effetture la preadesione in quel mio preedente post.

Per intanto noi “vecchietti” rimaniamo in attesa della convocazione generalmente fatta tramite un SMS, o (mi dicono) anche telefonicamente se uno per più volte non risponde a quella notifica. 🤔🙄

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Word: come risolvere il problema di avere alcuni paragrafi con uno sfondo di colore differente

Nel post Come mostrare a video un documento Word in modo da visualizzare solo il testo a tutto schermo ho mostrato come agevolmente si può modificare il colore di sfondo di tutto un documento, ad esempio impostandolo a nero anziché a bianco come è di default. Generalmente il colore del testo cambia automaticamente (e.g. da nero a bianco) o può comunque essere modificato a piacere.

Può comunque capitare, soprattutto quando si copia il testo da altre parti per inserirle in un proprio file Word, che modificando il colore di sfondo di tutto il documento, quei paragrafi di cui uno aveva fatto il cut&past rimangano con un background differente (e.g. bianco):

Modificando il colore di sfondo di tutto il documento, dei paragrafi – di cui uno aveva fatto il cut&past prendendoli da altre parti – possono rimanere con un background differente

Inutile cercare di modificare il colore ricercando nelle opzioni del paragrafo o dei caratteri … La soluzione è invece – ovviamente sempre selezionando il testo di cui si intende modificare le proprietà – quella di cercare (con la lente d’ingrandimento presenti in Word) Bordi e sfondo; selezionando il tab Sfondo, impostare Applica a: Testo, quindi impostare lo Stile: Trasparente e confermare (NOTA: anche se lo stile è già Trasparente conviene reimpostarlo nuovamente in modo da forzare tale importante opzione):

In questo modo il testo anche di quei paragrafi risulterà dello sfondo scelto per tutto il documento (e.g. nero)! 🤗

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Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere

In un post precedente relativo ai i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro, avevo indicato che può essere opportuno incrementate anche di molto il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Ad esempio, le dimensioni possono diventare 22 per il font Garamond se il resto del testo è 14.

Tuttavia è necessario fare attenzione ad non aumentare troppo le dimensioni in relazione a quelle considerate normali per quel testo, in quanto questo può ripercuotersi sulla spaziatura dell’interlinea. Ad esempio, in Word mantenendo un interlinea di tipo Multipla e valore 1,08 e duplicando le dimensioni del primo carattere d’inizio capitolo (e.g. 28 anziché 14), si nota che il primo interlinea risulta leggermente più alto in quanto quella prima lettera ingrandita occupa uno spazio maggiore sia in alto sia, soprattutto in basso. Il problema poi si accentua di molto se si converte quel testo docx in un formato idoneo per il Kindle Amazon, in quanto la maggiorazione dell’interlinea aumenta e si espande a tutto il rimo paragrafo di quell’inizio capitolo:

La problematica non si risolve neppure impostando come Esatta l’interlinea, riducendola opportunamente in modo che diventi identica a quella degli altri paragrafi, in quanto la parte superiore della prima lettera ingrandita risulta tagliata. Ad esempio, raddoppiando a 28 il valore del primo carattere con il font Garamond, impostando Esatta l’interlinea a 18pt, quello che si ottiene è:

Risulta perciò necessario andare empiricamente per tentativi successivi per individuare l’altezza massima che si può impostare per quella lettera perché impostando un’interlinea Esatta opportuna quella non venga tagliata in alto: ad esempio, per un font Garamond normalmente di valore 14, la massima altezza della prima lettera ho trovato essere 22, con un interlinea Esatta di 18pt:

Ad esempio, per un font Garamond normalmente di valore 14, la massima altezza della prima lettera ho trovato essere 22 con un interlinea Esatta di 18pt

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Link utili

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Alexa: come ascoltare la stessa musica in più stanze o avere una riproduzione stereo con anche i bassi

Questo post si aggiunge ai diversi che ho scritto su Alexa e gli Echo Dot che utilizzano questo incredibile assistente vocale di Amazon. Le sue funzionalità sono talmente tante che non si smette mai di scoprirne di nuove interessanti!!

Non è improbabile che uno abbia acquistato più Echo Dot magari da collocare in stanze diverse. In questo caso può risultare interessante impostare di riprodurre la medesima musica contemporaneamente su più dispositivi Alexa. Per far questo è sufficiente creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza) e seguendo queste semplici istruzioni:

  1. Aprire l’App Alexa  
			 .
  2. Aprire Dispositivi "".
  3. Selezionare "" 
			 , quindi selezionare Combina altoparlanti.
  4. Selezionare Musica multistanza.
  5. Seguire le istruzioni nell’app per completare la configurazione.

Nota che, se uno possiede più dispositivi Alexa, esiste già un gruppo musica multistanza denominato “Ovunque” creato automaticamente per cui si può sempre chiedere “Alexa, metti della musica dappertutto” per ascoltare in tutta la casa musica, stazioni radio, podcast e contenuti Audible da più dispositivi Echo compatibili in varie stanze.
Si può quindi decidere se modificare quel gruppo, includendo solo alcuni dispositivi e non tutti (segui il passaggio 1 riportato sopra, scorri verso il basso fino a Gruppi altoparlanti e seleziona Ovunque) oppure creare un nuovo gruppo selezionando Combina autoparlanti.

Si noti infine che, qualora i dispositivi scelti siano stati collocati nella medesima stanza, risulta possibile abbinare una coppia di altoparlanti (e.g. Echo Dot) ed eventualmente un subwoofer per i bassi, per realizzare una riproduzione in stereo.

Se poi si possiede un Fire TV, per realizzare un home theater wireless si possono anche in questo caso associare altoparlanti e subwoofer (e.g. Echo Sub, Echo Studio , Yamaha YAS-109, Yamaha YAS-209 Soundbar – entrambe casse altoparlante TV con controllo vocale Alexa integrato – ). In particolare, Echo Sub può essere associato a due dispositivi Echo compatibili dello stesso tipo per ottenere un suono stereo da destra e da sinistra. Al momento può riprodurre musica da servizi come Amazon Music Apple Music, Spotify, Deezer e TuneIn, solo usando la connessione wireless. Quindi purtroppo non è compatibile con la riproduzione tramite Bluetooth, cavo audio AUX da 3,5 mm o dispositivi TV/video (Fire TV e Apple TV inclusi): insomma,  lo si può utilizzare solamente se abbinato in stereo ad altri echo e unicamente se la musica viene riprodotta direttamente da alexa in streaming. Da un punto di vista tecnico il motivo di quest’ultima forte limitazione mi sfugge e spero che questa limitazione venga presto tolta!

A questo link si possono trovare i dispositivi Echo compatibili per associazioni stereo.

Si può poi anche effettuare l’associazione di altri altoparlanti nella sezione si configurazione di uno in particolare (e.g. quello che ho chiamato Echo Dot BIANCO):

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La punteggiatura nelle frasi dirette: questa sconosciuta … alias i particolari grammaticali ed estetici da considerare prima di pubblicare un libro

Quando si rivede uno scritto, soprattutto prima di una sua pubblicazione, risulta importante focalizzarsi anche su alcuni aspetti di scrittura specifici, non sempre sufficientemente considerati a dovere.

Parlo, ad esempio, delle spaziature, delle indentature nel testo, dei font da utilizzare, della punteggiatura, degli abbellimenti estetici quale il modificare il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo.
Sono tutti aspetti spesso trascurati in quanto considerati forse secondari, ma che invece possono comunque dare quel tocco in più allo scritto e saper anche aggiungere quella maggior fluidità nella lettura che può fare la differenza! Anche poi l’estetica ha, d’altra parte, una sua importanza!

Le regole della punteggiatura in un discorso diretto, poi, sono davvero per molti sconosciute e disattese, … devo ammettere anche per me prima che le “ripassassi” nello scrivere questo post!

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Indice

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Spaziature tra le righe e tra i paragrafi / indentature d’inizio paragrafo

Partiamo dalle spaziature tra le righe e tra i paragrafi e dalle indentature d’inizio paragrafo. Definire uno spazio adeguato tra le righe e tra i paragrafi, soprattutto se si tratta di poesie, può essere graficamente accattivante, così come indentare di qualche spazio l’inizio di ciascun paragrafo. Ovviamente, l’allineamento deve essere poi giustificato, a meno di casi particolari (e.g. testo di una poesia).
Definire quantitativamente i valori da assegnare è un fatto estetico soggettivo, ma i valori seguenti possono essere un esempio da cui poter partire per una valutazione personale:

Possibili valori per definire i parametri di un generico paragrafo di un romanzo

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Tipo di carattere e sue dimensioni

Relativamente ai font da utilizzare, ne esistono molteplici ormai impostabili in qualsiasi editor di testi: anche qui, la scelta dipende sia dalla tipologia dello scritto (e.g. tecnico, romanzo, fiaba) sia da gusti personali. Resta comunque evidente che esistono font “duri” e squadrati mentre ce ne sono di altri “morbidi” e arrotondati, così come font più agevolmente leggibili rispetto ad altri. Se un Arial o un Times New Roman può andare bene per un testo tecnico, per una brochure o un romanzo è meglio utilizzare un Garamond, Book Antiqua, Bookman Old Style.
La dimensione dei caratteri da assegnare può, poi, variare a seconda del tipo di carattere scelto. Ad esempio, per un Garamond, una dimensione 14 può essere quella appropriata per un libro.
Per il primo carattere del primo paragrafo di ciascun capitolo, le dimensioni possono essere incrementate anche di molto (e.g. Garamond 22 anzichè 14) e magari si potrebbe anche cambiare il tipo di font, scegliendone uno più elaborato (e.g. per una fiaba). Vedi eventualmente anche il post Quando, inserendo la prima lettera di un nuovo capitolo di dimensione maggiore, l’interlinea di quel paragrafo si espande: come risolvere.

Ovviamente conviene crearsi degli stili specifici per poi applicarli in tutto il testo: in questo modo, semmai si decidesse di effettuare delle modifiche in qualcuno dei parametri che li definiscono, queste andranno automaticamente ripercuotersi ovunque, … oltre al fatto che poi quegli stessi stili potranno essere utilizzati anche successivaamnte per un nuovo documento che uno andrà a scrivere!

Utilizzare/definire sempre stili da applicare a tutto il documento

Nel caso si utilizzi l’editor Word della suite Office di Microsoft, si ricorda nel seguito come definire un nuovo stile di paragrafo sulla base della formattazione di quello selezionato, dopo averlo opportunamente modificato a piacere per soddisfare le proprie esigenze:

Come creare un nuovo stile sulla base della formattazione del testo selezionato

Se si vuole invece modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato, dopo avere selezionato il paragrafo di riferimento, basta fare click con il tasto destro sullo stile che si intende modificare e scegliere l’opzione Aggiorna nomestile in base alla selezione:

Modificare uno stile pre-esistente sulla base della formattazione attuale del testo selezionato

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Punteggiatura

Nel seguito andrò a elencare le principali regole relative ai diversi elementi di punteggiatura della lingua italiana e non solo.

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1) Discorso diretto e le virgolette

Innanzitutto, i dialoghi possono essere contrassegnati da:

  • Le virgolette alte o inglesi (e.g. Io dico questo …)
  • Le caporali o doppie frecce (i.e. «Io dico questo …»)
  • I trattini lunghi (e.g. Vado e torno, disse.), seppur meno usato.
    Si noti che va posizionato sempre all’inizio di ogni enunciato (e.g. – Vado e torno.). Il trattino va chiuso solo se è seguito dalla descrizione del discorso diretto, altrimenti basta andare a capo
    (e.g. – Professore, chiese infine. – Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    – Oh, sì, – rispose Silente. – Sì, ne sono certo. La domanda è: come ci arriviamo?
    – Non potremmo provare con un incantesimo? – suggerì Harry, certo che fosse […].
    – Sì, potremmo, – rispose Silente fermandosi[…]. – Perché non ci provi?
    – Io? Oh… va bene.
    )

  • Il dialogo si chiude, poi, con un altro trattino soltanto nel caso in cui il testo continui oppure in caso d’inciso e la virgola va inserita all’interno del discorso diretto
    (e.g. – Vado e torno, – disse.).
    Invece, quando termina, il discorso diretto non viene mai segnalato da un altro trattino
    (e.g. – Vado a fare la spesa.)
    Se il testo continua dopo il dialogo, allora il punto va inserito dopo il trattino conclusivo
    (e.g. – Esco, – disse, – in cerca di pane -. Inforcò la bici e s’involò.).

Non importa quale dei tre metodi si scelga, l’importante è mantenere lo stesso metodo e le sue regole per tutto lo scritto. Si noti che ho letto che le case editrici sono le prime a modificare la punteggiatura dei dialoghi di un nuovo romanzo per uniformarlo alle regole di formattazione delle loro collane (e.g. Mondadori pubblica i suoi romanzi utilizzando le caporali («…»), ma la stessa, nella collana Chrysalide, segnala i dialoghi con i trattini; Einaudi stile libero predilige i trattini lunghi; Bompiani le virgolette; Garzanti le caporali).

Le virgolette si usano:

  • All’inizio e alla fine di una citazione.
    (e.g. Socrate diceva: “Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso”.)
  • All’inizio e alla fine di una frase riportata come discorso diretto.
    (La preoccupazione fu evidente quando la ragazza gli disse: “Ne parliamo domani!”)
  • Per indicare una parola o un’espressione che si desidera sottolineare o enfatizzare, come metafore, parole straniere, slang, parole gergali o espressioni dialettali.
    (e.g. Ma non sarà un po’ “too much” tutta questa roba solo per noi due?)
  • Per segnalare, spesso in tono ironico, qualcosa di simile a qualcos’altro.
    (e.g. Il mio amico Gianni è un “influencer”: ha 2000 follower su Instagram!)

Comunque sia il contrassegno scelto per il dialogo, le seguenti regole di punteggiatura rimangono le medesime:

  • Si inizia il discorso diretto con una frase che inizia con la maiuscola e si finisce con il punto o un carattere speciale
    (i.e. . ? ! …).
  • Se si scrive un periodo formato dal solo discorso diretto, la punteggiatura va all’interno del dialogo
    (e.g. “Vado e torno.).
  • Se il dialogo è introdotto da un verbo dichiarativo, allora vanno sempre usati prima i due punti e al termine il punto non va infilato nel dialogo in quanto la punteggiatura, a quel punto, riguarderà la frase e non il dialogo
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”.).
  • Eccezione se il dialogo finisce con il punto interrogativo, il punto esclamativo e i puntini di sospensione (i.e. ? ! …) dopo i quali sparisce il punto della frase dichiarativa. Questi segni di punteggiatura sostituiscono sempre il punto finale che si limita a sparire
    (e.g. Mi ha detto: “Vai e torni? / Mi ha detto: “Vattene! / Mi ha detto: “Vorrei dirti).
  • All’interno di periodi più articolati, la virgola va inserita quando non c’è nessun segno di punteggiatura prima delle virgolette finali
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno”, ed è volato via.)
    Tuttavia, la virgola scompare se all’interno dell’enunciato c’è un segno d’interpunzione
    (e.g. Mi ha detto: “Vado e torno?” ed è volato via.).
  • Quando il dialogo viene diviso da un inciso, il punto del dialogo va infilato nelle virgolette, mentre le virgole dell’inciso restano fuori
    (e.g. “Esco”, disse, “in cerca di pane.”).
    Tuttavia, se è il personaggio che fa una pausa mentre parla, cioè se la virgola riguarda il dialogo vero e proprio, allora la virgola andrebbe collocata dentro le virgolette
    (e.g. “Esco,” disse, “prendo il pane.” / “Esco?” disse, “Prendo il pane?” / “Esco” disse, “Chissà se verrà…”).
  • In mancanza di simbolo di punteggiatura all’interno delle caporali è necessario inserire una virgola prima della fine del periodo
    (e.g. Disse: «Tu sei pazzo», e chiuse la porta. / Disse: «Tu sei pazzo!» e chiuse la porta. / Mi disse: «Vado a fare la spesa…» e prese la borsa.).
  • In caso di lunghi monologhi, cioè quando si aprono delle virgolette che andranno chiuse parecchie righe più sotto, si può spezzare il monologo (anche più volte, ma opportunamente)
    andando a capo senza riaprirle, ma creando soltanto il rientro di riga in apertura di paragrafo e chiudendo poi le virgolette solo a monologo terminato.
    In alternativa, sempre andando a capo senza chiudere le virgolette, si possono poi riaprire all’inizio del paragrafo successivo: anche in questo caso le virgolette conclusive andranno inserite soltanto una volta, cioè alla fine del monologo.
  • Si deve andare a capo ogni volta che parla un personaggio diverso.
  • Per aggiungere una descrizione al discorso diretto, prima di chiudere le virgolette, in mancanza di altri segni di punteggiatura, si mette la virgola o, in alternativa, anche nulla: la stessa scelta deve essere fatta per tutto il testo.
  • Alla fine di ogni descrizione del discorso diretto c’è un punto (anche se poi è lo stesso personaggio a continuare a parlare subito dopo) o in alternativa nulla (evitando eventualmente l’uso della maiuscola nella continuazione del discorso): anche in questo caso si deve mantenere la medesima scelta in tutto il testo
    (e.g. “Professore,” chiese infine.Crede che l’Horcrux si trovi qui?
    oppure
    “Professore,” chiese infine, “crede che l’Horcrux si trovi qui?”).

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2) Il trattino (-)

Il trattino lo deve utilizzare per delimitare un inciso quando la virgola non costituirebbe uno stacco sufficientemente forte (e.g. In questo senso e per completezza dell’informazione , è utile leggere anche a quello che dice sul trattino l’Accademia della Crusca.).
Lo deve utilizzare anche tra due nomi propri quando sono messi in rapporto
(e.g. l’autostrada MilanoVenezia; il campionato di calcio 20122013).
Si usa anche in alcune parole (specialmente quelle che hanno una origine onomatopeica) formate da due elementi uguali (o molto simili) che vengono ripetuti (e.g. tictacpingpongzigzagtrantran).
Nella stampa, infine, si usa come segno per spezzare la parola nell’andare a capo, mentre nella scrittura a mano si può utilizzare sia il trattino sia il segno di uguale (=).

Il loro uso per aggiungere o mettere in evidenza qualche informazione, le rende simili all’uso delle parentesi
(e.g. Federico – nonostante tutti gli impegni  è riuscito a portare a termine il suo lavoro).

In un dialogo, all’interno di un discorso diretto, possono essere utilizzate per aggiungere qualcosa in più su chi parla e come parla (e.g. “Io credo – disse l’uomo con uno sguardo intenso  che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata!”) oppure se la persona che sta parlando dice qualcosa a qualcun altro o fa una digressione (e.g. “Secondo me dovresti chiederle scusa  ahia! Questa tazza scotta!  perché sei tu che hai sbagliato!”)

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3) Parentesi ( )

La funzione delle parentesi è quella di delimitare un inciso che contiene un’informazione accessoria, cioè non essenziale alla comprensione della frase: esprimono un commento o un chiarimento.
(e.g. Secondo la superstizione (non che io ci credase un gatto nero ci attraversa la strada, ci porterà sfortuna!);
Si usano anche per aggiungere frasi che potrebbero essere tranquillamente eliminate dal testo, senza conseguenze per il concetto espresso.
(e.g. Francesco (con cui tra l’altro non parlo da un anno) sta per tornare in città).

In entrambi i due casi, si potrebbero anche rimpiazzare le parentesi con delle virgole sebbene quest’ultime evidenzino meglio la non essenzialità della informazione inclusa.

Ci sono 3 tipi di parentesi: le tonde (), le quadre [] e le graffe { }. Sebbene tutte e tre vengano utilizzate in matematica, nei testi scritti, però, si usano soltanto le tonde, a parte il caso dei tre puntini nelle quadre.

Quando nella lettura si trova una parola o una frase tra parentesi tonde, bisogna cambiare il tono della voce.

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4) Punto (.)

Il punto indica la fine di una frase e, di conseguenza, una pausa decisamente più lunga rispetto alla virgola. Si usa per dividere un discorso, un testo, in parti logiche. Si ricordi che il punto determina una frase e che, in una frase, devono esserci sempre almeno un soggetto e un verbo: è necessario quindi fare attenzione a non spezzare mai frasi a metà.
Le frasi in lingua italiana non devono essere troppo lunghe o con troppe subordinate, quindi si è opportuno utilizzare il punto ogni volta che si ritenga necessario, senza il timore di scrivere frasi troppo brevi.

Ecco qualche regola d’oro da sapere sul punto:

  • A eccezione dei titoli (di articoli, libri o film), ogni frase deve sempre terminare con un punto.
    (e.g. Lucia è una bellissima ragazza. Non pensavo che saremmo diventate amiche, eppure è successo. Le voglio molto bene.).
  • La lunghezza di una frase, prima del punto, è sempre una scelta personale, ma è comunque consigliabile non esagerare mai se si vuole evitare di stancare il lettore e creare fraintendimenti.
  • La parola che segue il punto deve sempre iniziare con una lettera maiuscola.
    (e.g. Sergio e Luca sono amici da tanti anni. Non hanno mai litigato perché vanno molto d’accordo.).

Il punto si usa anche nelle abbreviazioni (e.g. f.lli = fratelli; spett.le = spettabile; prof. = professore; dott. = dottore; pag. / p. = pagina).

Nel caso di alcuni acronimi molto diffusi, il punto è comunemente abolito (e.g. FIAT = Fabbrica Italiani Automobili Torino; CGIL = Confederazione Generale Italiana del Lavoro; ENPA = Ente Nazionale Protezione Animali)

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5) Punto e virgola (;)

Il punto e virgola viene utilizzato per segnalare una pausa più lunga di una virgola e più breve di un punto e si usa tra due enunciati coordinati di uno stesso periodo. Questo segno è usato da pochi e sottovalutato da molti, sebbene sia estremamente utile.

  • Può servire a indicare la fine del concetto espresso, ma non la fine dell’idea generale: c’è un’interruzione nella forma, ma non nel contenuto della frase.
    (e.g. Non ho molta voglia di giocare a tennis oggi, perché mi sono svegliata piuttosto presto e non sarebbe il caso di fare sport; vedere la tv, invece, mi rilasserebbe di più. Nella prima parte di questa frase, si dice di non aver voglia di giocare a tennis e si spiega perché, concludendo il concetto espresso, ma dopo si aggiunge un’alternativa al tennis, la tv, che non è legata al tennis, ma fa sempre riferimento all’idea generale, vale a dire come passare il tempo questa sera).
  • È utilizzato anche alla fine di ogni elemento di una lista, soprattutto quando questa lista è per punti.

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6) Due punti (:)

I due punti hanno la funzione d’introdurre o annunciare qualcosa. Indicano anch’essi una pausa, ma più che separare, legano le parti che divide più strettamente. Si utilizzano sia prima di citare parole altrui sia per spiegare meglio un concetto sia per elencare.
Si usa quando si vuole spiegare meglio un concetto o approfondire una frase, per introdurre un discorso diretto (associati alle virgolette) e quando si vogliono fare degli esempi o delle liste:

  • Un elenco, un’enumerazione o una citazione.
    (e.g. “Penso proprio che abbiamo invitato tutti alla festa: Luca, Stefania, Piero, Marta e Giulio;
    Il mio motto è: Rispetto per tutti, paura di nessuno!
    )
  • La causa di qualcosa, una spiegazione, un chiarimento.
    (e.g. Non mi è piaciuta la torta: era troppo asciutta / Penso che salterò la cena e andrò direttamente a lettoho lavorato tutto il giorno e sono stanchissima).

Ricordare che si deve evitare di ripetere i due punti nella stessa frase cercando, dove possibile, di sostituirli con un “perché” o riformulando la frase stessa
(e.g. Sofia non ha molta voglia di ballare: è stata una settimana difficile per lei perché il suo fidanzato ha avuto un incidente).

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7) Virgola (,)

La virgola, che significa “verghetta“, serve per le pause brevi di un discorso. Si tratta di un separatore che viene spesso utilizzato per far respirare il lettore (se si legge a voce alta) e dare ritmo alla frase.
Una pausa del discorso scritto non è sempre uguale alla pausa del discorso parlato: se, quando parliamo, utilizziamo spesso la pausa di una virgola “immaginaria”, non sempre la virgola scritta è corretta in quel punto del discorso.
È indispensabile quando si elencano aggettivi, nomi, verbi, etc.

Talvolta si può mettere o meno in base al significato che si intende dare a una frase (e.g. “Giornata difficile da dimenticare!” – senza virgola -, se si vuole sottolineare il fatto che la giornata di cui state parlando sarà difficile da dimenticare, perché magari è successo qualcosa di abbastanza importante, brutto o bello che sia. “Giornata difficile, da dimenticare!” – con una virgola -, se la giornata di cui state parlando è stata molto brutta e che per questo deve essere assolutamente dimenticata).

Si usa nei casi seguenti.

  • Scandisce meglio gli aggiunti (i.e. locuzione che viene rimossa dalla subordinata basilare e non altera il significato di quest’ultima) dalla parte restante di una frase.
  • Nelle enumerazioni, cioè quando si elencano più elementi senza fare uso della congiunzione. Quando si stila una lista, si pone una virgola tra i vari elementi, tranne tra gli ultimi due, dove invece va messa una “e”
    (e.g. Sono andata al supermercato e ho comprato mele, arance, miele, carciofi, pane, marmellata e patate).
  • Dopo un elemento all’inizio della frase che fa riferimento a qualcosa precedentemente detto o conosciuto
    (e.g. Detto questo, dobbiamo pensare al futuro… / Fatta questa breve precisazionepossiamo iniziare lo spettacolo!);
  • Per isolare una parola o un’intera frase che offre informazioni aggiuntive non indispensabili
    (e.g. Paolo, il ragazzo di cui ti ho parlato, è appena tornato da Parigi.).
  • Dopo il nome del luogo nell’indicazione delle date
    (e.g. Roma, 10 luglio 2010).
  • Prima di preposizioni o congiunzioni per cambiare il ritmo della frase o accentuare un significato che si desidera dare
    (e.g. Lo faròma ho bisogno di tempo! / Penso sia una buona soluzione, per te e per me).
  • Nel periodo ipotetico per separare le due frasi
    (e.g. Se stasera esci, chiamami!).
  • Per isolare un’apposizione, un vocativo, un inciso (e.g. Carlo, torna indietro! / Ieri, se ben ricordate, abbiamo analizzato i verbi).
  • Per mettere in risalto una specifica parte della frase; rende altresì più agevole la lettura del periodo, conferendo il giusto livello d’intonazione
    (e.g. “Io, ho lavorato!” qualora si desideri sottolineare che è un particolare soggetto ad aver compiuto l’azione, ovvero “io” e non altre persone. In situazioni di questo tipo, si può usare la virgola con un complemento di limitazione o partizione).
  • Prima di ogni connettivo testuale
    (e.g. infatti; inoltre; talvolta),
    prima di “ma” nella coordinazione di frasi avversative
    (e.g. Giocavo al pallone, ma ho dovuto smettere),
    prima del “perché
    (e.g. Questo mese forse piove, perché le previsioni sono brutte).
    Tuttavia, si può omettere, invece, l’interpunzione se le frasi sono brevi o se sono composte esclusivamente da sintagmi verbali
    (e.g. Brutti ma buoni; cerca ma non trova).
  • Prima di “però” e “che” soltanto qualche volta.
  • Prima del verbo al gerundio
    (e.g. Ho scritto un articolo sulle balene al cioccolato, mettendo in risalto la scrivania in mogano).
  • Dopo gli avverbi e no
    (e.g. Sì, hai ragione).
  • Dopo il ma se segue incidentale
    (e.g. ma, se cadi, ti fai male).
  • Dopo frasi introduttive
    (e.g. Dato che stai scrivendo, me ne vado).
  • A seguire d’interiezione o esclamazione
    (e.g. Ehi, ci sei?).

La virgola non si usa generalmente mai:

  • Per separare il soggetto dal verbo, fra verbo essere e predicato nominale, tra verbo e complemento oggetto e tra sostantivo e aggettivo;
  • Per separare tutti quegli elementi della frase che dal punto di vista logico sono strettamente connessi fra loro, a meno che non siano separati da un inciso;
  • In frasi in cui sono presenti le congiunzioni “né” “e” “o” in quanto, quando uniscono elementi della stessa specie. Tuttavia occorre considerare la funzione svolta di volta in volta dalla congiunzione per cui talvolta è ammessa e utile (e.g. “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo e Anna”. Non è chiaro se le parti siano tre o quattro, perché Ugo e Anna possono valere per una parte e non per due. Se si intendesse individuare quattro parti, si dovrebbe scrivere: “Facciamo le parti: Giorgio, Ada, Ugo, e Anna” / Un altro caso può essere individuato quando la [e] introduce un inciso delimitato da due virgole. In generale possiamo affermare che la virgola anteposta a una congiunzione serve a “indicare un confine linguistico” (Garavelli), e l’opportunità del suo utilizzo si può desumere dal contesto.
  • Evitare di aggiungere le virgole in un blocco compatto (i.e. un gruppo di parole collegate tra loro).
  • Davanti ad un pronome relativo (e.g. il dipinto che hai in casa è di gran valore).

Un dubbio che in molti hanno è se si deve mettere la virgola prima della congiunzione “e” oppure no
(e.g. “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente e penso che non ci andrò per il momento” oppure “Non sono ancora andata a trovare Sergio dopo l’incidente, e penso che non ci andrò per il momento”?).
La risposta più comunemente accettata è di non metterla in quanto non si usano due congiunzioni ravvicinate (essendo la virgola un segno d’interpunzione e quindi a sua volta una congiunzione). Tuttavia, persino la Crusca ammette che si tratta generalmente di una scelta soggettiva e opzionale. Si può inserire la virgola prima della “e”, se si ritiene che sia necessaria una pausa nel flusso della frase o una maggiore enfasi per un determinato elemento della frase o, ancora, per creare un ritmo più dinamico, ma è spesso non indispensabile.

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8) Punti di sospensione (…)

Vengono usati alla fine di una frase quando si fa un elenco o quando si vuole lasciare il discorso a metà. Servono quindi a “sospendere” il discorso, ovvero, a omettere la conclusione di un determinato contenuto, lasciando intendere, a volte, il significato intrinseco al lettore.

Se ne devono mettere sempre tre attaccate alla parola precedente e con uno spazio a seguire
(e.g. Volevo dirti )

Indicano una pausa piuttosto lunga, più di un punto, e, come gli altri segni di punteggiatura, possono esprimere vari significati:

  • Fanno capire al nostro interlocutore che abbiamo un dubbio su quello che stiamo dicendo:
    (e.g. Ho fame: forse dovrei mangiare qualcosa prima del pranzo Ma no, dai, aspetterò!);
  • Fanno capire che la persona che sta parlando/scrivendo, vuole prendersi una lunga pausa, magari per riflettere su cosa dire dopo o per far assorbire meglio agli ascoltatori o lettori l’informazione che precede i tre punti.
    (e.g. Mi dispiace Dico sul serio Non volevo ferirti È successo così velocemente e non pensavo sarebbe stato possibile.);
  • Esprimono la continuazione di un’enumerazione, un elenco, sostituendo il classico “eccetera”.
    (e.g. Abbiamo organizzato tutto per il matrimonio: vestito, anelli, ristorante, bomboniere, chiesa, invitati);
  • Vengono usati per omettere parte di una parola volgare, un insulto o per evitarla totalmente.
    (e.g. Hai distrutto tutte le mie piante con quel coltello! Sei uno str! Un vero e proprio !);
  • Se messi tra parentesi quadre, indicano un “taglio” in una citazione.
    (e.g. La mia citazione preferita è: “Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. [] Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.” di Oscar Wilde).

Le virgolette si distinguono in alte (” “), semplici (‘ ‘) o basse (>). Le alte e le basse possono essere intercambiabili e si utilizzano per indicare una citazione o per scrivere un discorso diretto; quelle semplici, invece, le possiamo trovare quando si vuole specificare il senso di una parola. Anche in questo caso, vale però il concetto già precedentemente espresso per punti esclamativi e interrogativi: non è mai opportuno, da un punto di vista sintattico, abusare delle virgolette. Si appesantisce troppo il discorso e la lettura non risulterà più fluida.

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9) Sbarretta (/) e asterisco (*)

La sbarretta si usa per indicare la possibilità di scegliere tra due diverse opzioni, oppure per affiancare due sinonimi dello stesso concetto.

L’asterisco viene usato per richiamare il lettore verso un altro argomento, oppure per censurare una parola.

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10) Punto interrogativo (?)

Il punto interrogativo è usato alla fine di una domanda.
(e.g. Cosa possiamo fare per lei?)
mentre nelle domande indirette non va messo
(e.g. Mi ha chiesto se avessi visto suo figlio).

Se messo tra parentesi indica incertezza sull’informazione che stiamo dando
(e.g. Dante Alighieri è nato il 21 maggio (?) 1265).

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11) Punto esclamativo (!)

Si usa alla fine di una frase per enfatizzarla. Può esprimere rabbia (e.g. Che palle! Non me ne va bene una oggi!), sorpresa/meraviglia (e.g. Ma che bel regaloNon me lo aspettavo proprio!), esasperazione (e.g. È la quarta volta che ti chiamo! Non puoi ignorare sempre le mie chiamate!), ordini (e.g. Divertiti! Mi raccomando! E non tornare tardi!);

Talvolta si usa dopo interiezioni (i.e. ehi, eh, ahi, ah, oh) e anche dopo le interiezioni
(e.g. AhMi sono dimenticata di dirti che oggi non ci sarò a cena / OhMa sei impazzito?).

La parola che segue il punto esclamativo o interrogativo deve sempre iniziare con una lettera maiuscola
(e.g. Che noia! Guardiamo un film?).

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Liste

Inserire in un contenuto online o in un testo cartaceo un elenco puntato o numerato rende generalmente una comunicazione più sintetica ed efficace.

Sebbene un elenco possa essere fatto di seguito nel testo, cioè elencando tutti i suoi elementi separandoli solo con una virgola, questa soluzione non è il massimo in fatto di leggibilità: molto meglio andare a capo per ogni suo singolo punto.

Le domande che generalmente uno si pone sono: maiuscola o minuscola a inizio parola? Punto e virgola, punto o nulla a fine frase? Anche qui non sempre si trovano le medesime indicazioni. Tuttavia, nel seguito elenco alcune regole che ho trovato e che reputo condivisibili: alcune vengono infatti già considerate in alcuni stili già presenti negli editor e considerati dai correttori grammaticali.

Tra il simbolo di apertura e l’inizio del testo va lasciato uno spazio fisso (oppure una tabulazione) per consentire che tutti i blocchetti dell’elenco comincino ben allineati: ciò vale sia per gli elenchi puntati che per gli elenchi numerati. Le lettere e i numeri possono essere eventualmente seguiti da una parentesi tonda chiusa o da un punto.

Inoltre, è preferibile che le righe successive alla prima comincino con un rientro rispetto al margine del foglio o della pagina web, affinché ogni singolo punto dell’elenco risulti sufficientemente evidenziato.

1) Se i termini della lista sono semplici e brevi non si usa la punteggiatura tra un termine e l’altro:
(e.g.
Prima di uscire indossa:
– cappotto
– guanti
– cappello
– sciarpa

)

2) Se i termini sono composti da frasi che sono parte integrante della frase che introduce la lista, si usa la minuscola, il punto e virgola alla fine di ogni termine tranne che l’ultimo che ha un punto:
(e.g.
Prima di uscire è consigliato:
– indossare un cappotto piuttosto pesante;
– scegliere un paio di guanti felpati;
– calzare ben bene il cappello sulla nuca per evitare di lasciare scoperta la fronte;
– stringere attorno al collo una lunga sciarpa di lana.

)

3) Se i termini sono complessi e costituiti da frasi distinte rispetto al periodo introduttivo si usa la maiuscola e il punto alla fine di ogni frase
(e.g.
Come vestirsi in Norvegia.
– È consigliato comprare un cappotto per attutire il gelo pungente, le piume d’oca sono le più calde in assoluto.
– Per evitare i geloni alle mani (quelle dolorose bolle provocate dagli sbalzi di temperatura) è sempre bene mettere dei guanti tecnici tipo sci.
– Chi non sopporta il freddo alla testa o soffre di emicrania, non deve mai uscire senza cappello. Molti uomini scelgono cappelli di lana, mentre le donne indossano cappelli di pelliccia, decisamente più eleganti.
– In ultimo, ma non meno importante, non dimenticare lunghe e avvolgenti sciarpe di lana, per evitare fastidiosi colpi di freddo al collo.

)

Infine, negli elenchi puntati, i numeri e le lettere (preferibilmente indicate in corsivo e minuscole) sono da preferire qualora nel testo sia previsto un richiamo a uno o più punti dell’elenco. In alternativa, è possibile usare anche uno dei simboli di solito sono impiegati in questi casi (e.g. pallino nero, lineetta, segno di spunta).

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Correlative [sia… sia] e [né… né]

Le correlative [sia… sia] e [né… né] vanno generalmente senza virgola, ma il discorso cambia se sono presenti incisi o se tra la prima occorrenza e la seconda c’è una certa distanza.
(e.g. Vuole sia l’acqua sia il vino / Non è superfluo ripetere che, in ogni caso, ciascuna delle congiunzioni fin qui considerate è preceduta da virgola sia quando si intende dare valore parentetico alla frase introdotta dalla stessa congiunzione, sia quando lo stesso valore viene assegnato alla frase che viene prima).

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Congiunzione disgiuntiva [o]

Per quanto riguarda la congiunzione disgiuntiva [o], la virgola va evitata quando la [o] ha un significato assimilabile a cioèossia. Se accompagnata da meglio, con una funzione correttiva, è bene delimitare il gruppo con le virgole
(e.g. È tempo di muoversi, o meglio, d’impegnarsi a fondo)

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Apostrofo vs. accento

Una distinzione importante per un uso corretto della punteggiatura è quella fra apostrofo e accento.
L’apostrofo fa parte della punteggiatura e si usa quando viene tolto un pezzettino della parola (e.g. po’ al posto di poco).
L’accento, invece, da enfasi a una vocale e segue delle regole tutte sue.

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Inserire un indice/sommario in Word

Anche se esula un po’ dal contesto di questo post, ricordo l’importanza d’inserire un indice nel proprio libro … uno vero che si possa aggiornare automaticamente se si cambia l’impaginazione e/o si aggiungono tolgono/spostano parti del testo. Tutti gli editor infatti consentono di definire dei titoli di diverso livello e quindi inserire una sezione di sommario che faccia riferimento a quelli e che si possa aggiornare semplicemente cliccandoci sopra e selezionando di aggiornarlo:

Una volta inserito un sommario, si può aggiornare automaticamente dopo modifiche al testo

Risulta importante inserire fin da subito la sezione di sommario in modo che anche le inevitabili modifiche di formato che la conversione in ebook comporta (e.g. in un formato compatibile per il Kindle) determini un ricalcolo automatico della numerazione delle pagine. In Word l’inserimento della sezione di sommario è d’altra parte molto agevole:

Inserimento di una sezione di sommario in Word

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Come avere 3 mesi GRATIS di Amazon Music Unlimited per 3 mesi per ascoltare 70 milioni di brani … e come eventualmente disdire prima d’iniziare a pagare al termine di questo periodo di prova del tutto GRATUITO

Periodicamente Amazon estende il periodo di prova (completamente gratuita) del suo abbonamento Amazon Music Unlimited che consente di ascoltare tutta la musica in catalogo… più di 70 milioni di brani, praticamente l’universo musicale!

In questo post mostro come fare per approfittare di questa offerta ed eventualmente anche come agevolmente disdire il proseguo dell’abbonamento prima che si debba effettivamente pagare qualcosa.
Insomma, non ci sono proprio motivi per non provare questo servizio, tanto più ora che il periodo di prova è molto più lungo del solito!

Il periodo di prova GRATUITO ad Amazon Music Unlimited, generalmente di 1 mese, attualmente è stato esteso a ben 3 mesi

Infatti, generalmente il periodo di prova è di 1 mese ma in questo periodo è appunto stato esteso a ben 3 mesi per cui vale sicuramente la pena approfittarne! È vero che, dopo questo periodo, tale abbonamento diventa a pagamento a un costo non irrisorio, ma comunque congruente all’ottimo servizio offerto: tuttavia, se uno lo disdice prima di tale scadenza, non deve pagare assolutamente nulla per avere usufruito di tale prova. Anzi, se uno lo disdice anche molto prima del termine, comunque continua a usufruire fino alla scadenza di quei 3 mesi di ascolto di tutto il catalogo musicale!!
Comunque, tre giorni prima dello scadere del periodo di prova gratuito, per default viene inviato un promemoria:

3 giorni prima dello scadere del periodo di prova viene comunque inviato un promemoria (sebbene uno possa disdirlo anche molto prima senza perderne i vantaggi!)

Ricordo che benché l’abbonamento ad Amazon Prime , che magari uno ha già attivato per altri vantaggi inclusi, includa l’ascolto di un bel po’ di brani (diverse migliaia), sicuramente Amazon Music Unlimited fornisce un servizio decisamente più completo e privo di qualsiasi forma di pubblicità.

Vediamo ora in dettaglio come fare per eventualmente disdire per tempo (anche pochi giorni dopo avere aderito all’offerta di prova gratuita) a tale abbonamento: la procedura di disdetta è semplicissima e sicura! … ricordo nuovamente che anche se si disdice anche molto prima del termine dell’offerta (i.e. prima dello scadere dei 3 mesi), comunque rimangono i tre mesi completi di ascolto gratuito di tutta la musica!!!

Come mostrerò nei due screenshot seguenti, la procedura più semplice per disdirlo è quella di andare su Account -> Impostazioni di musica (nella sezione Contenuti digitali e dispositivi) e selezionare la scelta Annulla abbonamento:

Si anche può giungere alla medesima pagina che consente tale disdetta per altre vie leggermente più lunghe, ad esempio:

Analogo discorso agendo dall’interfaccia presente su smartphone:

Ovviamente questa possibilità di prova gratuita viene offerta solo una volta a una utenza … anche se in verità poi, dopo qualche tempo (dopo un due anni, mi sembra di ricordare) magari può venire riproposta. 🙃
Io ho già usufruito da non molto della prova gratuita ad Amazon Music Unlimited e l’ho annullata prima dello scadere dell’offerta in quato pur reputandola valida, preferisco attualmente accontentarmi dei brani inclusi in Amazon Prime e prendere poi dei CD fisici di mio interesse particolare: perciò ora quella pagina relativa alle impostazioni di Amazon Music mi mostra che l’abbonamento è stato annullato e, se vado nella pagina d’iscrizione, non mi viene ovviamente più offerto il periodo di prova gratuito di 3 mesi:

Io ho già usufruito della prova gratuita di Amazon Music Unlimited e l’ho annullata prima dello scadere dell’offerta: perciò ora quella pagina mi mostra che l’abbonamento è stato annullato e se vado nella pagina d’iscrizione non mi viene più offerto il periodo di prova gratuito di 3 mesi

Per ascoltare poi i brani sia su PC sia su smartphone, è sufficiente installarsi l’app Amazon Music dallo Microsoft Store o dal PlayStore di Google. Ovviamente quella è la medesima app che consente di ascoltare anche tutti i brani che uno ha acquistato su Amazon, anche quelli comperati come CD fisico in quanto in quel caso automaticamente viene messa a disposizione anche la loro versione in MP3 …. e questo immediatamente dopo avere effettuato il pagamento (perciò prima ancora che il disco fisico sia arrivato a casa)!

Sempre quell’app consente di ascoltare i brani presenti in Amazon Music Prime , cioè il catalogo musicale incluso agli abbonati ad Amazon Prime, solo che in quel caso i brani a disposizione sono “solo” 2 milioni e non 70 milioni come in Amazon Music Unlimited … e poi non ci sono quei 3 mesi di prova gratuita! 😉

Nel caso d’iscrizione ad Amazon Prime, è incluso anche Amazon Music Prime (con “solo” 2 milioni di brani) oltre ai vantaggi sui tempi di consegna rapida e gratuita, i video e lo spazio di archiviazione illimitato per il backup di foto.
I molteplici vantaggi di una iscrizione a Amazon Prime

Relativamente ai vantaggi che si hanno iscrivendosi ad Amazon Prime (tempi di consegna rapida e gratuita, video, musica, libri e spazio di archiviazione illimitato per il backup di foto), avevo già scritto alcuni post che vi invito a leggere:

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Vernice finale su un dipinto ad olio: istruzioni per l’uso

Avevo già scritto alcuni post sul restauro di dipinti e cornici e, in particolare, di un dipinto che aveva dei piccoli tagli da riparare e su cui si doveva poi ritoccare con del colore ad olio.

Dopo i dovuti mesi di distanza dai ritocchi e dai restauri descritti, ho passato la vernice finale al dipinto. Mesi fa avevo già passato dell’olio su tutto il dipinto per ravvivare i colori, masi sa, con i mesi quell’effetto piacevole di pittura quasi fresca diminuisce almeno parzialmente per cui può essere poi comunque opportuno utilizzare una vernice finale. Questa risulta utile anche alla conservazione del dipinto nel tempo, proteggendolo anche dagli effetti nocivi di luce e dall’umidità.

Diversamente da quanto uno potrebbe pensare, anche solo per la pittura ad olio esistono diverse vernici finali che differiscono per molteplici aspetti .

Esistono le versioni spray e quelle da dare con una pennellessa: mentre le prime possono risultare più comode da dare, io preferisco le seconde in quanto non solo non mi piacciono in generale gli spray, ma inoltre puoi dosare maggiormente il prodotto e magari effettuare miscele di vernici diverse (e.g. opache e lucide) per ottenere l’effetto effettivamente desiderato.
Si noti che la stesura di vernice finale non spray conviene farla con una pennellessa sufficientemente larga (e.g. 2, 3 dita) utilizzando movimenti regolari da una parte all’altra della tela prima in un verso (e.g. orizzontale) e poi nell’altro (e.g. verticale), terminando con una passata nel verso che si ritiene più opportuno in base alla tipologia di soggetto. Conviene sempre, in ogni caso, non usare molto prodotto pur verificandone che la stesura sia uniforme e tale da comprendere ogni punto della tela: semmai se non risulta sufficiente l’effetto voluto, si può poi passare una seconda mano una volta che sia asciugata la precedente, … o una terza ancora sebbene quato sia più improbabile!

Sebbene si usino generalmente senza diluizione, esistono poi vernici finali che usano l’acqua come solvente e quelle che usano l’acquaragia: non sono un esperto in materia, ma sei primi sono sicuramente più ecologici (e risulta anche più agevole pulire poi il pennello), i secondi mi sembrerebbero più protettivi e durevoli nel tempo. Ho visto che in realtà ce ne sono di altre diverse tipologie/sotto-tipologie, ma io (per ora) ho utilizzato solo quelle due.

Un’altra importante differenza sta nel fatto che la vernice dia un effetto lucido o uno opaco. Trovo conveniente, soprattutto se si tratta di un dipinto non moderno, non optare per un effetto completamente lucido per cui spesso mescolo, a circa il 50%, della vernice finale opaca e di quella lucida, ottenendo così un effetto intermedio assai naturale. Questa miscela è possibile ovviamente solo se si utilizzano le versioni non spray del prodotto e accertandosi che siano vernici della medesima tipologia (i.e. entrambi diluibili ad acqua o ad acquaragia).

Conviene comperare confezioni non troppo piccole se uno pensa di utilizzare tale vernice nel tempo in quanto, come sempre, più c’è prodotto meno costa in proporzione: d’altra parte la loro durata è assai lunga e semmai diventasse troppo densa negli anni, è sufficiente mettere del diluente specifico per qual prodotto (ei.e. acqua o acquaragia rispettivamente).

Ecco i prodotti che ho utilizzato e il risultato finale:

Dipinto dopo aver passato, con una pennellessa, due mani di vernice finale (lucida e opaca al 50%)
Particolare del dipinto terminato

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Biraghi a casa: un servizio di consegna di prodotti in offerta che supera ogni aspettativa!

Ho già altre volte ho avuto modo di lodare iniziative di negozi (e.g. Ottime iniziative di alcuni commercianti di Torino per favorire chi utilizza la bicicletta | Enzo Contini Blog) e professionalità e gentilezza di altri (e.g. Appunti di restauro: come riparare la tela tagliata/bucata di un dipinto | Enzo Contini Blog), così come altre volte ne ho invece denigrati altri per incuria e disservizi non consoni al locale (Il degrado di alcuni locali commerciali storici la cui mala gestione attuale non è degna sia del luogo sia della bella Torino | Enzo Contini Blog)!

Soprattutto in questo periodo di pandemia ci sono talvolta servizi efficienti e convenienti che stupiscono davvero positivamente! Forse dureranno solo in questi mesi di lockdown, ma comunque sono degni di lode e meritano di essere pubblicizzati agli amici e … anche ai visitatori di questo blog! 😉

Sto parlando dell’iniziativa promossa da Biraghi dal suo sito Biraghi a casa: propone diversi suoi prodotti (buonissimi!) non solo con un notevole sconto (e.g. 50%) ma anche con un servizio gratuito di consegna a domicilio il giorno e nell’intervallo di tempo di 1 ora che uno sceglie all’atto dell’acquisto!!

Insomma un servizio che neppure Amazon riesce a offrire, seppure, per il momento, attivo (7 giorni su 7) esclusivamente sulle città di Torino, Moncalieri, Collegno, Rivoli, Grugliasco, Nichelino, Trofarello, Beinasco e Alpignano.

Esiste un limite inferiore di spesa minimo di 10€, decisamente accertabile per poter usufruire di tale servizio eccezionale!

Segnalo, in particolare, il pacchetto in offerta con 10 prodotti a soli 10€ …. cioè mediamente 1€ a prodotto!! Tutti prodotti buonissimi, in particolar modo la gorgonzola e la ricotta (che è assai “pannosa”) oltre tutte le ben conosciute versioni di confezioni a base di parmigiano reggiano: anche il latte, pur essendo a lunga conservazione, ha un gusto che lo distingue dalle altre marche generalmente vendute nei supermercati (e.g. Granarolo, Parmalat)!

Biraghi a casa: propone diversi suoi prodotti (buonissimi!) non solo con un notevole sconto (e.g. 50%) ma con un servizio gratuito di consegna a domicilio il giorno e un intervallo di tempo di 1 ora che uno sceglie all’atto dell’acquisto!!
Esempio di acquisto di 2 confezioni di composizione di 10 prodotti ciascuno per un totale di
Ricordati d’impostare l’opzione di consegna personalizzata in cui puoi decidere giorno e ora in cui il pacco ti verrà consegnato!
Il contenuto della confezione che mi è arrivata puntualmente a casa nella loro bella borsa per la spesa riutilizzabile

Per di più viene dato un carnet di buoni sconto da utilizzare in qualsiasi punto vendita (e.g. supermercato) per l’acquisto di loro prodotti. Il tutto inserito in una bella borsa per la spesa robusta e riutilizzabile. Come se non bastasse viene inserito un gratta&vinci ogni 15€ di spesa con cui, per quanto ho visto, si vince sempre qualcosa (e.g. una ricotta, dei biraghini snack, una borsa frigo…) da ritirare direttamente nel loro negozio in p.za S. Carlo a Torino. Una cartolina permette infine di partecipare a un concorso legato al giro d’Italia ciclistico di cui Biraghi è uno degli sponsor.

Quando si passa nel loro negozio per prendere quegli omaggi, non dimenticatevi poi di chiedere la carta fedeltà gratuita che consente di accedere a ulteriori iniziative promozionali! Sempre interessante poi vedere come è stato sapientemente ristrutturato quel negozio storico di Torino, un tempo sede principale di Paissa, che proponeva specialità – almeno un tempo – quasi introvabili (a prezzi altissimi, ma se ci si voleva togliere uno sfizio…). L’estrema cordialità e gentilezza dei commessi di Biraghi ora si contrappone piacevolmente alla freddezza di quelli del precedente negozio…

Tessera fedeltà che si può richiedere in negozio quando si ritirano gli omaggi

Insomma … mi sembra che si siano più motivi per sfruttare questa iniziativa di marketing lodevole soprattutto in questo periodo!!

Micio non è compreso!!

🙂

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Come sapere l’importo della TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS e quindi pagarla: anche nel 2021 ti devi impegnare un bel po’ per riuscirci… se non leggi questo post! ;-)

Fino a qualche giorno fa l’importo della TARI non compariva ancora nella mia area personale del sito della Soris: oggi ho riprovato a vedere ed era comparso!

Già lo scorso anno avevo scritto il post Come scaricare e visionare il dettaglio del dovuto per la TARI (tassa sui rifiuti) dal sito della SORIS … alias come rendere complicato per il cittadino trovare la pagina opportuna e anche solo effettuare l’autenticazione! e, nonostante quella esperienza, anche quest’anno ho dovuto tribolare un po’ per completare il pagamento della TARI 2021.

I problemi per riuscire ad accedere alla sezione in cui ci sono i pagamenti da effettuare alla Soris permangono inalterati rispetto a quanto detto in quel precedente post dello scorso anno, per cui dovrei ripete le medesime osservazioni già scritte! Rimandandovi a quel post per eventuali ulteriori mie considerazioni personali, ricordo solo che la sezione dove trovare i pagamenti da effettuare alla Soris (e quindi anche quello della TARI 2021) viene chiamata Estratto conto.

Vi risparmio tutti i passaggi per giungere a quella sezione Estratto conto partendo dalla homepage della Soris, perché già ho mostrato chiaramente (sempre in quel mio precedente post) quanto inspiegabilmente risulti nascosto il link utile per accederci, pur essendo un qualcosa assai utile per tutti i cittadini e che quindi meriterebbe una visibilità infinitamente maggiore.
Essendo ora l’obiettivo quello di arrivare in quella sezione il più velocemente possibile, vi fornisco alcuni link diretti (sperando che poi non cambino nel tempo!): ce ne sono ben tre!

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La migliore alternativa (quella che – oltre a essere più agevole – mi ha sempre funzionato, mentre le altre – oltre a essere più complicate – spesso mi hanno comportato errori) che consiglio è quella di utilizzare il seguente link presente nel sito di Torinofacile:

Premendo rispettivamente il tasto Accedi o quello Accedi al servizio, questa volta ben evidenti come pulsante “Estratto Conto“, riuscirai a raggiungere la pagina che richiede una delle 3 possibili forme di autenticazione per poi, una volta riconosciuto, poter visualizzare la sezione del proprio “Estratto conto“!!

Un metodo alternativo per accedere al proprio Estratto conto è quello di passare dal sito di Torinofacile anziché da quello della Soris
Pagina del portale SORIS non agevolmente raggiungibile dalla sua homepage benché sia quella del link inviato via email se uno si è iscritto al servizio di reminder
Quale di quei speudo-pulsanti scegliere per accedere all’Estratto conto: seleziona quello evidenziato!
Dalla homepage della Soris, scegliendo la sezione Estratto Conto, per entrarci poi effettivamente dentro (e trovare l’F24 per pagare la TARI) si deve cliccare nel link omonimo indicato nella descrizione, sicuramente non sufficientemente evidenziato!

Comunque, anche cliccando su quel link si raggiunge (seppur a fatica e dopo probabili diversi refresh del browser – pressione del tasto F5 per effettuare tali refesh) la pagina già vista di scelta su come accedere all’estratto conto.

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Qualsiasi sia stato il metodo scelto tra quelli elencati precedentemente, finalmente si accede ad una pagina dove viene richiesto di decidere quale tipologia di autenticazione scegliere. Anche qui la scelta non è “ovviamente” univoca e quale sia la migliore non spetta a me dirlo: già mi ero speso in un altro post per disquisire sullo SPID. Comunque meglio avere più possibilità di accesso … sempre che funzionino al primo colpo!!

Più per provare che altro, ho cliccato sull’opzione Entra con altre credenziali ed è comparsa in verità una sola scelta associata: mi chiedo, mica pensano (forse per aumentare l’entropia) di metterne ancora delle altre di scelte, visto che tre modi di autenticazione mi sembrano davvero già più che sufficienti!!! 🤔

Vengono proposte più possibilità di autenticazione: SPID, CIE e … Altre credenziali!!

Comunque, entrando con qualsiasi modalità di autenticazione (ad esempio, con SPID o Torinofacile), si accede alla propria area privata dove sono elencati i pagamenti da effettuare alla Soris. Cliccando quindi sull’icona pdf associata alla riga desiderata della lista dei documenti da pagare, si dovrebbe poter scaricare direttamente il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI) … e così è stato lo scorso anno. Questa volta, invece, mi veniva segnalato in alto in rosso “Documento non disponibile:

Cliccando sull’icona pdf si dovrebbe poter scaricare direttamente il documento associato (e.g. modulo F24 per TARI): quest’anno invece mi veniva segnalato in rosso “Documento non disponibile” 🙄

Sono invece riuscito comunque a ottenere l’agognato F24 della TARI, andando sull’icona della cartella (Dettaglio documento), poi selezionando l’icona pdf nella pagina di dettaglio e, infine, premendo il tasto Stampa: con quest’ultima azione non viene infatti effettuata la stampa del contenuto di quella pagina (come uno si aspetterebbe) bensì, per fortuna, viene scaricato in locale se proprio dispositivo (e.g. PC) il file pdf dell’F24 che si desidera pagare!!!
Se non si sono modificate le impostazioni del browser, quel file uno se lo ritrova nella cartella Downloads del PC (e.g. C:\Users\nomeutente\Downloads). La procedura passo-passo la descrivo nei seguenti screenshot:

Si noti che inspiegabilmente quell’F24 non risulta pagabile direttamente dal sito della Soris essendo disabilitato il carrello associato. Al contrario sono riuscito a pagare tramite la Soris, cliccando sul rispettivo carrello, un vecchio insoluto della TARSU che mi sono trovato in elenco!! 🤔

La nuova TARI non si riesce a pagare con il carrello della Soris, mentre un insoluto TARSU sì. 🤔

Per il pagamento della TARI 2021 sono quindi dovuto andare nel sito della banca, ho compilato i dati dell’F24 nella sezione relativa ai tributi locali, facendo attenzione sia di non selezionare nulla su Ravvedimento/Acconto/Saldo (sebbene sul rigo della Soris venga indicato “TARI Acconto“) sia d’inserire l’identificativo operazione sia riportare correttamente ciascuna riga per i due tributi indicati come 3944 (TARI) e TEFA
Sì perché, con la risoluzione numero 5 del 18 gennaio 2021 dell’Agenzia delle Entrate, è stato istituito un nuovo codice tributo per i modelli F24 ed F24Ep, relativi alla tassa per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente.
Dal 2021 sono perciò scorporati, dalla tassa sui rifiuti, i tributi per l’esercizio delle funzioni di tutela/protezione/igiene dell’ambiente che devono quindi devono essere versati separatamente.

Mi chiedo: ma questa e altre eventuali suddivisioni dei soldi versati dal contribuente, non potrebbero poi essere fatte in automatico sul backend, tanto più che, almeno in questo caso, l’ente/comune – a cui pagare quelle tasse – è lo stesso??
Insomma… mi sembra proprio la classica complicazione affari semplici!!

Relativamente poi al pagamento del vecchio insoluto che mi sono trovato della TARSU effettuato tramite la Soris, mi sono meravigliato della semplicità ed economicità della transazione quando effettuata tramite Satispay.
A parte il fatto che costa meno di 1/3 di quanto richiesto da tutti gli altri metodi di pagamento e poi la procedura per effettuare un pagamento è semplicissima: basta lanciare sul proprio smartphone l’app Satispay autenticandosi, e compare la richiesta di conferma del pagamento con già la cifra da pagare già automaticamente preimpostata. Per acconsentire, come sempre, è sufficiente premere la freccia di spunta presente a lato dell’importo, e il pagamento viene così convalidato. La Soris invia quindi una notifica anche tramite un’email con allegato il file di attestato di pagamento! 😉

Satispay è il metodo di pagamento più economico e veloce utilizzabile dal sito della Soris


Un’unica accortezza: il numero telefonico da indicare è quello associato al proprio conto Satispay e deve includere davanti il prefisso internazionale +39, diversamente non viene riconosciuto.

Il numero telefonico da indicare deve includere davanti il prefisso internazionale +39 diversamente in alto in rosso compare l’errore “Numero telefonico non riconosciuto


Perciò, per i pagamenti da Soris, pagamenti PA e anche per bollettini postali, valuta attentamente l’utilizzo di Satispay perché molto probabilmente risulta il metodo più veloce oltre che il più economico! Vedi a tale riguardo vedi magari i miei post su questo innovativo metodo di pagamento che tra l’altro è anche stato sviluppato in Italia:

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Link utili

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Alexa: come collegare i propri calendari in modo da poterle chiedere (o fissare) i nostri impegni

Ho già scritto diversi post su questo assistente vocale non solo integrabile nel proprio smartphone tramite l’omonima app ma anche in un set sempre più vasto di dispositivi (e.g. Echo Dot). In questo nuovo articolo mi soffermerò su una delle sue possibili innumerevoli funzionalità attivabili: la gestione di uno o più calendari. Infatti può risultare comodo fissare vocalmente un impegno su un proprio calendario elettronico (e.g Google Calendar, Microsoft Outlook Calendar).

Per poter utilizzare con Alexa uno o più dei nostri calendari è però necessario “agganciarli” dando gli opportune permessi. Infatti, se uno cerca ad esempio di chiedere: “Alexa, quali sono i miei impegni oggi?”, l’assistente ti risponde non solo che non ci sono calendari associati ma ti fornisce anche una modalità assai semplice per iniziare la semplice procedura per agganciarne uno o più. Infatti, se acconsenti, ti invia sul tuo cellulare (tramite l’app Alexa che molto probabilmente hai installato per meglio configurare il sistema) una push notification, cioè una notifica con il link che ti permette appunto di aprire l’app Alexa proprio alla sezione specifica per configurare propri calendari. Ti permette, insomma, di evitare di andare a cercare nell’app Alexa la sezione che permette la configurazione dei calendari mandandoti una notifica che si può seguire anche successivamente nella sezione Altro -> Attività: non sarà molto ma rende comunque il tutto più user friendly!
Nel seguito mostro passo-passo gli screenshot delle procedure sia per il collegamento del calendario Google sia di quello Microsoft: ovviamente ci sono delle fasi di autorizzazione e anche un invio di un’apposita email che notifica l’autorizzazione concessa ad Alexa:

Nel seguito mostro, come alternativa, la configurazione dei calendari così come possibile andando ad agire su Impostazioni -> Notifiche -> Calendario e E-mail – Aggiungi account: le fasi si autorizzazione sono ovviamente poi le medesime mostrate prima!

Da questo momento in poi potrai chedere: “Alexa, quali sono i miei prossimi impegni?

Lei ti risponderà elencandoti i prossimi impegni: “Ecco i prossimi quattro eventi: ….“. Poi ti chiederà se vuoi conoscere anche quelli successivi a quelli: “Vuoi saperne di più?“. Se risponderai “Sì”, proseguirà elencandoti quelli successivi …. e così via!

Analogo discorso per inserire un nuovo evento nel calendario: “Alexa, inseriscimi un nuovo evento nel calendario”. La procedura d’interazione sarà semplice e guidata chiedendoti il giorno, l’ora e i testo dell’evento da inserire: insomma, agevole soprattutto se non si ha la possibilità d’interagire con le mani, ad esempio quando si guida in macchina utilizzando Echo Auto, utilizzabile praticamente in qualsiasi automobile:

Echo Auto, per avere Alexa a disposizione anche in automobile

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Come forzare il caricamento su un cloud delle foto presenti sul proprio smartphone in modo da sincronizzarle subito e vederle quindi a breve anche da un altro dispositivo al medesimo collegato

Sicuramente è assai conveniente impostare il proprio smartphone in modo che salvi le foto effettuate anche su un cloud e si sincronizzi periodicamente in modo che non si rischi di perderle.

Generalmente nelle applicazioni che gestiscono le foto su uno smartphone esiste infatti la possibilità (nella loro sezione Configurazioni) d’impostare una sincronizzazione con un cloud. Ad esempio, se si è installata e configurata l’app OneDrive, autenticandosi con le proprie credenziali Microsoft (i.e. quelle utilizzate per accedere al proprio PC Windows), se poi si lancia l’app Samsung Galleria (presente, di default, in tutti gli smartphone di quella marca) si può configurare l’opzione di sincronizzazione con quel cloud. Tra le opzioni si può limitare d’effettuare tale trasferimento dati solo quando connessi a una rete WiFi, per sprecare traffico dati sulla propria SIM.

Tuttavia, seppure sia stata impostata opportunamente quell’eventuale limitazione per avere attiva la sincronizzazione, talvolta questa può avvenire anche dopo diversi minuti. Sebbene spesso questo ritardo uno non lo noti neppure o comunque non disturbi più di tanto, altre volte però risulta essere assai fastidioso: ad esempio, nel caso in cui uno effettui con lo smartphone delle foto/screenshot che si desiderano inserire in un post, e desideri averle al più presto sul proprio PC (lavorando su quel dispositivo sicuramante più idoneo all’editing)!

Per fortuna esiste la possibilità di forzare l’inizio di tale sincronizzazione andando sempre nella sezione delle impostazioni dell’app, toccando quindi la scritta Sincronizza con OneDrive (Attenzione: toccare quella scritta e NON l’interruttore a fianco, altrimenti si disattiva tale funzionalità di salvataggio su OneDrive, anziché andare nella sua finestra relativa alle sue opzioni!): si entra così nella finestra di dettaglio in cui si può premere Sincronizza adesso, dopo avere controllato ovviamente che l’opzione Sincronizza con sia impostata in modo congruente al collegamento dati attualmente disponibile e voluto! Una icona circolare rotante a destra indica poi la sincronizzazione in corso che si può eventualmente bloccare se successivamente lo si desidera.
Si noti infine che la presenza di una sincronizzazione in corso viene visualizzata anche nella pagina principale di quell’app Samsung Gallery, come mostrato nell’ultimo screenshot allegato:

NOTA : se per caso, anche forzando la sincronizzazione questa si interrompe quasi subito e viene indicato “Impossibile sincronizzare i dati. Riprovate più tardi“, conviene provare a disattivare e poi riattivare l’interruttore Sincronizza ed eventualmente, se non basta, effettuare un Riavvio dello smartphone (non uno Spegni) in quanto potrebbe risolvere il problema. Se ancora on è sufficiente per vedere sincronizzato il tutto e viene ancora mostrato quel messaggio, allora conviene verificare che la connessione sia al Cloud Samsung sia a OneDrive siano ben impostate: conviene anche qui sconnettersi e riconnettersi indicando le apposite credenziali (che forse uno può aver cambiato o magari le condizioni di sicurezza dei rispettivi provider – Samsung, Microsoft – sono state modificate e possono richiedere l’accettazione esplicita di nuove condizioni di contratto).

Può poi essere conveniente andare a vedere le foto salvate direttamente nel Samsung Cloud accedendoci anche da PC tramite l’apposita app Samsung Gallery presente nello Store Microsoft: viene richiesta una autenticazione con le proprie credenziali Samsung e anche l’invio di un codice tramite SMS (può essere necessario richiedere il nuovo invio o utilizzare altro metodo per effettuare questa seconda verifica: ad esempio, a me non è arrivato tale SMS prima dello scadere del timeout!)

Può essere poi interessante anche a vedere da un browser le impostazioni del proprio Samsung Account e, in particolare, sul proprio Samsung Cloud relativamente al backup dei propri dispositivi e di alcune informazioni di app in essi installati: stranamente da browser, anche accedendo a questi siti, non si riescono a gestire le foto e risulta necessario per questo installare l’app Samsung Gallery vista dallo Store Microsoft.


Poi, lato PC, la sincronizzazione effettuata da OneDrive – se correttamente configurato – avviene in genere quasi immediatamente. Infatti in realtà non vengono scaricati dei file nell’apposita sezione relativa alle immagini della cartella OneDrive, bensì semplicemente dei riferimenti a ciascuna foto con relativo thumbnail associato: solo cliccandoci eventualmente sopra a ciascun file, questo verrà poi effettivamente scaricato localmente sul PC e, a seconda della banda della connessione che il PC sta utilizzando, potrà metterci più o meno tempo. È necessario solo verificare, eventualmente, che quell’applicazione sia presente in background (i.e. deve esserci l’icona della nuvola nella toolbar) altrimenti è necessario lanciarlo a linea di comando (vedere il mio precedente post How to start OneDrive manually).
Si noti inoltre che esistono alcune opzioni che possono determinare la sospensione della sincronizzazione, per il fatto che il PC si trovi in modalità risparmio batteria e/o che sia in Rete tramite un collegamento a consumo:

Infine segnalo che quell’app Galleria Samsung (installabile sul PC) non solo consente di mostrare foto e video acquisiti dallo smartphone, rendendo possibile scaricare tutti i contenuti a scopo di backup e gestire poi quel contenuto con delle cartelle locali: si possono anche modificare le foto grazie a funzioni quali la regolazione automatica, il ritaglio e la rotazione. Funzioni nuove consentono infine di effettuare sia una Ricerca intelligente: [e.g. mostrare gruppi automatici di foto in base al contenuto (bambini, persone, cibo, sport, architettura e così via) o al testo all’interno delle immagini (biglietti da visita, pagine Web e così via)] sia un raggruppamento per data.

L’app Galleria Samsung presente nello Store Microsoft e quindi installabile su tutti i PC/tablet Windows

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Link utili

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Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home: come configurare il salvataggio dei video anche su un NAS

Avevo già scritto un post su un argomento simile:Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale. In quel caso spiegavo come fare a effettuare un salvataggio su un PC o su un Hard Disck collegato direttamente al router tramite una sua porta USB.

In questo post mi soffermerò meglio per spiegare passo-passo come configurare il salvataggio su un “vero” NAS collegato alla rete. Questa è infatti la soluzione più opportuna e più pulita in questo quella tipologia di dispositivi è studiata apporta per poter funzionare 7 giorni su 7, 24 ore su 24.
Io che avevo collegato via USB al router, un vecchio HD tanto per provare, me lo sono visto rotto nel giro di qualche mese: è vero che non era dei più recenti e magari era già lì lì per andarsene, ma sicuramente sottoporlo a un lavoro pressoché continuo ha sicuramente contribuito a dargli il segno di grazia!

Mi Home Security Camera Basic 1080P SXJ02ZM), versione basilare (la più economica) che non consente di ruotare la telecamera da remoto
IMI 1080P Telecamera di Sorveglianza con in più la funzionalità di tracking


Nel seguito mostro gli screenshot per effettuare il salvataggio su uno dei NAS più diffusi ed economici, il Western Digital My Cloud EX2 Ultra. Non sarà un NAS così professionale come alcuni proposti dalla Synology, ma penso abbia tutte le funzionalità che uno possa desiderare per un uso casalingo: un’app per accedere ai contenuti da smartphone ovunque uno si trovi o anche, come alternativa, un accesso via browser qualora uno desideri utilizzare un PC/tablet. Il rapporto qualità/prezzo mi sembra buono e poi gli HD sono quelli proprio quelli RED della Western Digital, specificatamente pensati per NAS, gli stessi che molto probabilmente si monterebbero su uno di diversa marca!

Innanzitutto vediamo come poter accedere con un PC Windows 10 ad alcune directory di quel NAS (o altro ancora) andando a effettuare un click con il tasto destro sul Esplora File (File Explorer) aperto su Questo PC (My PC)

Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password. Si noti che per le cartelle condivise nel NAS come non Pubbliche (cioè non visibili a tutti gli utenti della LAN ma solo ad alcuni utenti configurati nel NAS secondo configurazione opportuna) viene richiesto d’inserire ovviamente un username/password di un utente abilitato ad accedere a quella risorsa in rete. Puoi succedere che venga segnalato il seguente errore quando si cerca di accedere a una directory condivisa nel NAS non come Pubblica e quindi cercando di autenticarsi con un utente che abbia i diritti di lettura/scrittura sulla stessa:

Quella problematica può verificarsi, come indicato anche nel messaggio della finestra di popup, se si cerca di accedere a una risorsa condivisa con connessioni multiple. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho risolto effettuando un restart del PC: nota un restart e non uno spegni in quanto solo così si è sicuri che il PC riparta davvero da zero senza magari salvarsi in cache delle informazioni per rendere più veloce un susseguente avvio!

Lato NAS conviene creare sia un utente nuovo (e.g. xiaomi) da utilizzare specificatamente per farlo accedere dalle telecamere Xiaomi sia quindi configurare una cartella condivisa (e.g. Xiaomi) a cui dare tutti i diritti (anche di scrittura) proprio a quell’utente xiaomi (ed eventualmente quello di solo lettura per altri utenti del NAS che si desidera possano accedere ai file video che verranno salvati in quella directory dalle diverse telecamere Xiaomi). In quella cartella ciascuna telecamera creerà automaticamente una sua sotto-cartella specifica, una volta configurata per effettuare lì il backup su quel NAS.

Creazione, nella sezione Utenti, di un utente del NAS specifico per fare accedere le telecamere Xiaomi
Creazione, nella sezione Condivisioni, di una cartella (e.g. Xiaomi) a cui dare i diritti di lettura/scrittura all’utente con cui accederanno le telecamere (e.g. xiaomi)

NOTA IMPORTANTE: per come funzionano attualmente le telecamere Xiaomi, è necessario abilitare sul NAS anche il protocollo SMB1, come si è visto è necessario fare anche su Windows 10, seppure questa sia una modalità meno sicura rispetto a SMB2/SMB3 e per questo non abilitata di default nei sistemi. Per far ciò è necessario andare, dal sito di amministrazione del NAS del My Cloud EX2 Ultra e dopo essersi autenticati come amministratore, nella sezione Impostazioni -> Rete -> Servizi Windows – Protocollo SMB:

Accedendo ora anche dal browser, ovunque uno sia, al sito My Cloud della Western Digital si può poi accedere alle directory condivise da parte di tutti gli utenti del NAS che posseggono la necessaria abilitazione di lettura:

Qualsiasi utente del NAS che sia stato abilitato alla lettura dei file della directory Xiaomi condivisa, può accederci tramite qualsiasi browser dal sito al sito My Cloud della Western Digital

Ciascuna telecamera Xiaomi, in cui sia sto configurato il salvataggio in quel NAS specificatamente nella cartella che si è creata condivisa (e.g. Xiaomi), salverà i propri video creando una cartella che la identifica, al cui interno c’è poi una cartella per ciascun giorno:

Analogo discorso se si accede da smartphone utilizzando l’app My Cloud OS 5 appositamente sviluppata da Western Digital: attenzione che WD ha sviluppato diverse app chiamate My Cloud ma, se il NAS è stato, come opportuno, aggiornato alla sua ultima versione del sistema operativo (i.e. OS 5), si DEVE utilizzare quell’app che ho indicato.

Per gestire da smartphone il NAS Western Digital My Cloud EX2 Ultra aggiornato alla sua ultima versione i sistema operativo, si deve utilizzare l’app My Cloud OS 5

Lato smartphone, nell’app Mi Home si deve andare nella pagina di dettagli di ciascuna telecamera, premere i tre puntini in alto a destra per entrare nel menù di configurazione, quindi scegliere Gestione della memoria e, nella sua sezione Configurazione NAS entrare in Dispositivo di archiviazione dei rete NAS: si noti che l’interfaccia utente potrebbe essere un po’ differente a seconda del modello di telecamera Xiaomi/IMI Lab. Vedi anche quanto indicato nel post precedente Telecamera IP di sicurezza Xiaomi Mi Home e configurazione per un salvataggio dei video anche su un hard disk esterno collegato alla rete locale.

Sezione della gestione della memoria in cui è possibile anche specificare il salvataggio dei video su un dispositivo di rete NAS.

A questo punto vengono mostrate le possibili unità di archiviazione trovate nella rete locale: se si sceglie MYCLOUDEX2ULTRA si andrà a salvare sul NAS in oggetto:

Si noti che, se non è stato impostato sul NAS il protocollo SMB1 come evidenziato precedentemente, selezionando quella unità e autenticandosi, non verrà trovata alcuna directory condivisa su cui poter salvare i video. Se invece si abilita quell’opzione sul NAS, vengono visualizzate tutte le cartelle condivise e visibili all’utente con cui ci si è autenticati (e.g. xiaomi): si seleziona la cartella (e.g. Xiaomi) a cui sono stati dati anche i diritti di scrittura per quell’utente del NAS:

A questo punto inizia la preparazione e quindi il trasferimento dei video già presenti nella memoria locale della videocamera: si noti che può succedere che venga dato un qualche errore ed è necessario, in tal caso premere il pulsante Riprova.

Successivamente la situazione si normalizza con indicazioni quali “Lo stato di trasferimento è normale“, “La trasmissione funziona correttamente“:

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Linee guida su come impostare una presentazione tecnica: la regola delle “Four Ps”

Oramai le presentazioni tecniche sono fortunatamente solo più un ricordo, essendo ora in isopensione!
Tuttavia, proprio ora che sto cercando di scrivere la quarta di copertina per pubblicare un libro, mi sono chiesto se esistesse, anche per quel contesto, una qualche semplice linea guida a cui attenersi, quale quella delle “4 Ps” (da pronunciare in inglese), spesso utile per realizzare una presentazione tecnica.

Effettivamente ho trovato che, seppur molto dipenda dal tipo di libro, nel caso di un romanzo una possibile struttura della quarta di copertina è la seguente:

  • In alto, una breve frase, uno slogan che deve servire per stuzzicare il lettore: soprattutto per un saggio, deve far uscire il cuore dell’argomento trattato (e.g. può essere una domanda che si pone al lettore, che è poi quella che lo scrittore cerca di rispondere nel libro).
  • Subito sotto, un brano di poche righe tratto dal libro
  • Ancora più sotto, una brevissima descrizione del libro
  • Se resta spazio, una biografia dell’autore con foto, corta e chiara, funzionale al libro. Principalmente nel caso di un saggio, se si è esperti nel settore, è opportuno elencare i propri titoli e studi

Ma non divaghiamo e torniamo all’argomento del post! Durante queste mie ricerche in Rete, mi sono appunto rammentato della regola delle “4 Ps” che molti anni fa avevo appreso durante un corso d’inglese focalizzato su argomenti utili alla gestione di riunioni internazionali. Sicuramente una delle indicazioni che mi sono poi nel tempo tornate utili è quella della regola in oggetto, sapientemente sintetizzata dagli inglesi con il nome quattro P, in quanto ciascun passo della presentazione tecnica deve cercare di focalizzarsi su un aspetto riassunto tramite un termine inglese che inizia appunto con la P, come indicato nel seguito:

  • Present situation – Si presenta la situazione attuale, lo stato in essere.
  • Problems – Si espongono quindi le problematiche che esistono in relazione alla situazione attuale presentata innanzi.
  • Possibilities – Si analizzano possibili soluzioni che cerchino di risolvere quelle problematiche evidenziate.
  • Proposal – Si presenta la propria proposta, indicando il motivo per cui la si considera miglior scelta tra quelle possibili individuate precedentemente.

Insomma nulla di straordinario, direte voi che siete avvezzi a realizzare una presentazione tecnica!
Tuttavia penso che avere sempre bene in testa questa linea guida, semplice e facile anche da ricordare, possa risultare utile in molteplici occasioni … 😉

Stranamente, in queste mie ricerche in rete non ho trovata questa regola delle “4 Ps” per le presentazioni (nemmeno su Wikipedia!), forse oscurata dall’omonima utilizzata dal marketing, evidentemente più famosa ma che nulla ha che vedere con quella in oggetto:

  • Product – Bene o servizio.
  • Price – Ciò che il consumatore paga.
  • Place – Luogo di commercializzazione del prodotto.
  • Promotion – Pubblicità.

Si noti che, in questo caso, anche tradotti in italiano stranamente tutti i termini mantengono la P come prima lettera: ProdottoPrezzo,  Posizione e Promozione… per cui si parla anche in italiano de La regola delle “4 P” nel marketing!

A confondere ancor più i risultati trovati con un motore di ricerca specificando “4P technical presentation” per meglio filtrare, ho scoperto che esiste un’altra regola delle 4P sempre relativa alle presentazioni (4 p’s of presentation (slideshare.net); Presentation Tips :The 4 P’s of Presentation | CoolAvenues.com):

  •  Presentation Strategy (Strategia di presentazione) – Perché e per chi sto facendo questa presentazione? Qual è l’obiettivo e a chi mi rivolgo?
  • Planning (Pianificazione) –  Pianificare la presentazione in modo che abbia una introduzione, una parte principale e soprattutto una conclusione: un approccio Introduzione-Corpo-Conclusione (Opening-Body-Conclusion) per strutturare le informazioni è essenziale. Un buon presentatore utilizza supporti visuali come spunto per le sue informazioni oltre che per fornire al pubblico un riferimento utile anche a posteriori. Mantenersi strettamente entro i termini di tempo programmati per quella presentazione. Mantenere l’esposizione sufficientemente breve e semplice seguendo un approccio KISS (keep it short and simple).
  • Practice (Pratica) – Ripetere a voce alta il discorso per renderlo fluido e senza intoppi: uno specchio può aiutare a notare la postura e movimenti del corpo mentre un registratore può aiutare ad analizzare il tono e la durante della presentazione.
  • Performance (Interpretazione) – È estremamente importante dare a tutti gli uditori nella stanza il contatto visivo. La presentazione deve essere svolta senza distogliere l’attenzione degli ascoltatori con posture o comportamenti controversi (e.g. non giocherellare con delle chiavi, stando con le mani in tasca): è un po’ come essere un attore sulla scena e il pubblico osserva tutto quello che sta facendo chi espone, ancor più di quello che sta dicendo! Fare quindi un respiro profondo, sorridere e iniziare la presentazione godendosi ogni suo momento: dopo tutto, poche sono le possibilità di avere un pubblico pronto ad ascoltare! 

Sarà che il marketing non mi è mai interessato, ma sinceramente trovo più utile le regole delle “4 Ps” relative alle presentazioni tecniche … e, anche se quell’ultime trovate ultimamente forniscono indicazioni generali sicuramente utili da tener presente, quelle che conoscevo già mi sembra forniscano una visione più ad alto livello che talvolta può a mancare!! 😎

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Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 60 e 69 anni

Da ieri, verso mezzogiorno, è iniziata la possibilità di aderire alla campagna di vaccinazione in Piemonte anche da parte delle persone dai 60 ai 69 anni andando nel sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it). Fino a quell’ora le persone in quella fascia di età non potevano ancora inserire la richiesta e compariva una nota con indicazioni temporali forse volutamente approssimate sull’orario effettivo d’inizio, per evitare un sovraccarico iniziale del sistema!

P.S. 16/05/2021: vedi anche il mio post successivo Il Piemonte ti vaccina: adesione alla campagna di vaccinazione ora anche per le persone di età compresa tra 45 e 49 anni

Indicazioni temporali forse volutamente approssimate sull’orario effettivo d’inizio delle adesioni

In realtà esiste anche un altro sito governativo, a livello nazionale, che è relativo alla Gestione appuntamento per il Vaccino Anti-Covid 19 ma, anche dopo la registrazione nel sito regionale, inserendo i miei dati (numero tessera sanitaria e codice fiscale) mi viene detto picche, per cui penso che per i piemontesi convenga andare sull’altro sito predisposto dalla Regione Piemonte:

Inserendo i miei dati (numero tessera sanitaria e codice fiscale) nel portale governativo relativo alla Gestione appuntamento per il Vaccino Anti-Covid 19 ma, anche dopo la registrazione nel sito regionale, inserendo mi viene detto picche non vengo riconosciuto come appartenente a categoria prioritaria pur avendo superato i 60 anni

Le testate giornalistiche hanno già evidenziato come il numero di adesioni sia stato notevole (e.g. 58 mila in meno di tre ore) e direi che c’era da aspettarselo! Se esiste un modo per uscire da questo incubo, la vaccinazione di massa è sicuramente uno dei metodi possibili …
Speriamo quindi che i tempi di attesa non siano lunghi e che questa campagna preadesione non sia principalmente pubblicitaria e a fini politici …. 🙄

La procedura di adesione è assai banale: viene richiesto solo il numero della propria tessera sanitaria, numero di cellulare ed email, oltre a consentire di accettare anche a un eventuale chiamata “all’ultimo secondo qualora, nonostante l’overbooking immagino già predisposto, a fine giornata rimanessero ancora dosi disponibili …
Un unico consiglio che mi sento di dare è di controllare attentamente, nella pagina di riepilogo, che i pochi dati inseriti siano corretti, in quanto poi, una volta inoltrata la richiesta di adesione non esiste più la possibilità di modificarli.
In particolar modo fate attenzione al numero telefonico inserito in quanto ho notato che se uno accetta quello proprio, spesso già suggerito come input dal browser, questo viene inserito non completo nel campo in quanto viene ripetuto il +39 e inseriti spazi tra gruppi di numeri per cui il numero che davvero viene inserito non risulta completo!!
Se uno comunque sbaglia c’è sempre poi la possibilità di comunicare via email il fatto … ma meglio non contare troppo sul servizio clienti in questo marasma di richieste!!

Infine segnalo che esiste la possibilità di ricevere almeno due notifiche di rifiuto:

  • La categoria di rischio selezionata non è attribuibile al codice fiscale inserito. Modifica i dati e procedi con un nuovo invio.
  • Hai raggiunto il umero massimo di richieste inviabili nelle 24 ore.

Nel primo caso probabilmente si è scelta una sottocategoria considerata non corretta e conviene provare a cambiarla (i.e. sebbene abbia ancora 63 anni e ne compie 64 nei prossimi mesi del 2021, per il sistema che verifica sulla base del codice fiscale potrebbe richiedere la sottocategoria 65-69 anni).

Nel secondo caso probabilmente hai già inoltrato una richiesta ma poi, reputandola non corretta o non completa, desideri inoltrarne una nuova: in tal caso devi aspettare il giorno successivo (le 24 ore indicate sono solo indicative!). Inserendo una nuova richiesta, questa volta con tutti i dati completi e corretti, quello che fa specie è che viene assegnato un diverso numero associato … sebbene uno speri che poi questa nuova richiesta modifichi in un DB solo la registrazione dei dati associati a quell’identificativo univoco che è il proprio codice fiscale!

Andando poi su www.sistemapiemonte.it, nella sezione servizi ai cittadini, e autenticandosi con SPID/Carta d’identità Elettronica (CIE)/Credenziali Sistema Piemonte o Torino Facile, si accede al sito Servizionline (regione.piemonte.it) e in particolare nella sua sezione relativa alle vaccinazioni dove si possono sia visualizzare tutte quelle già effettuate sia eventualmente vedere quelle programmate. Conviene poi, già che uno c’è, registrare i propri contatti (email e numero di cellulare, per eventualmente ricevere notifiche relative alla sanità: si noti che si può indicare email e numero di cellulare sia dall’iconcina di campanella in alto a destra, per qualsiasi comunicazione, sia nel tab dei contatti relativa alla sezione delle vaccinazioni. Senza saper ne leggere ne scrivere, io ho inserito i miei dati in entrambe le sezioni … anche se si deve ripetere la noiosa, seppur necessaria, procedura di verifica sia del numero telefonico sia della email!

Personalmente, pur avendo indicato sia il numero di cellulare sia l’email, ho ricevuto un riscontro solo via SMS di avvenuta adesione alla vaccinazione: “Ti confermiamo che la tua preadesione per la vaccinazione antiCOVID ha avuto esito positivo. http://www.ilpiemontetivaccina/info“:

Riscontro solo via SMS di adesione effettuata correttamente

Si può comunque poi sempre verificare il proprio stato di vaccinazione accedendo sempre al sito Vaccinazioni Covid-19 (ilpiemontetivaccina.it) accendo alla propria area personale sempre tramite SPID:

Stato del percorso vaccinale ssempre visibile nel l’area personale del sito www.ilpiemontetivaccina.it

Fare attenzione alla sezione Appuntamenti in cui, evidenziata con colore azzurrino, ci sono informazioni relativamente al luogo e alla data/ora: se il medico di famiglia ha aderito alla campagna vaccinale, può essere indicato di contattarlo per avere informazioni sull’appuntamento, anche se dovrebbe essere lui a telefonare per fissarlo.
Purtroppo non sembra che il processo che coinvolge i medici di famiglia non sia efficiente come quello dei centri vaccinali per cui i tempi di attesa generalmente sono più lunghi: perciò sembra possa convenire chiedere al proprio medico di escludere il proprio nominativo in modo che si venga chiamati dai secondi.

Una volta ricevuto il giorno, l’ora e il luogo dell’appuntamento per la somministrazione del vaccino, direttamente dal portale regionale è possibile scaricare, oltre a una scheda informativa, i seguenti documenti:

  • il modulo di consenso alla vaccinazione anti Covid-19;
  • la scheda anamnestica.

Conviene stamparli e compilarli già a casa in modo da velocizzare la procedura di accettazione al momento della vaccinazione: ovviamente portare con sé anche la tessera sanitaria.

Nel messaggio di prenotazione verrà indicato anche il centro in cui recarsi con qualche minuto di anticipo per eseguire l’accettazione.

Nella sezione Documenti si apprende poi che, tra i diversi papiri, si può anche stampare il voucher per il trasporto pubblico gratuito da/verso il Centro Vaccinale e anche il permesso al proprio datore di lavoro per recarsi all’appuntamento di vaccinazione:

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Quesiti di carattere tecnico: indicazioni

Il servizio di assistenza risponde alla casella di posta vaccinazioni.covid19@csi.it,  e fornisce supporto esclusivamente tecnico per l’utilizzo del sito www.ilpiemontetivaccina.it

  • Se il sito vi restituisce il numero di preadesione significa che la richiesta è in carico al centro vaccinale, verrete chiamati per la vaccinazione con tempistiche che dipendono dal Piano Vaccinale.
  • Se il sito restituisce il numero di preadesione alla vaccinazione ma non si riceve l’sms e/o la mail di conferma, la preadesione è comunque stata elaborata ed è andata a buon fine; verrà quindi successivamente contattato per la vaccinazione.
  • Qualora avesse ricevuto l’sms con un link non cliccabile, le confermiamo che la pre-adesione è andata a buon fine.
  • Qualora avesse ricevuto una mail che indica di cliccare un link non presente, le confermiamo che la pre-adesione è andata a buon fine.
  • Qualora avesse ricevuto il messaggio o la mail di conferma dell’appuntamento per errore (non appartiene alla categoria over 80 e come tale segnalato dal suo medico per la vaccinazione oppure non appartiene alla categoria del personale scolastico o Protezione Civile e/o non ha effettuato la preadesione) la invitiamo a non tenerne conto.
  • L’appuntamento per la vaccinazione sarà comunicato tramite un sms con luogo, data e ora dell’appuntamento qualche giorno prima dello stesso e un sms di conferma il giorno prima dell’appuntamento.
  • Nell’ipotesi in cui si dovessero ricevere, via mail o sms, due differenti appuntamenti, fa fede il messaggio più recente.
  • La mail vaccinazioni.covid19@csi.it  non risponde in merito a segnalazioni relative all’impossibilità di presentarsi nella data e ora indicata per la vaccinazione e alla conseguente richiesta di nuovo appuntamento.
  • Si è invitati a rispettare l’appuntamento fissato, se però fossero presenti gravi impedimenti è possibile aderire nuovamente, con le medesime modalità, per un successivo appuntamento a partire dalla settimana successiva a quella dell’appuntamento ricevuto.
  • Se accedendo al servizio Vaccinazioni sul portale www.salutepiemonte.it compare l’indicazione che non è stato possibile reperire gli appuntamenti significa che la richiesta è stata elaborata ma il centro vaccinale non ha ancora fissato l’appuntamento. NON è necessario ripetere la pre-adesione.
  • Che cosa comporta il consenso all’eventuale chiamata all’ “ultimo secondo”?

Per le persone appartenenti alla fascia di età 60-69 anni se si esprime il consenso, ci si rende disponibili ad essere contattati anche solo un’ora prima per essere vaccinati presso uno dei centri vaccinali della propria ASL, nel caso l’Azienda Sanitaria avesse disponibilità a fronte di rinunce da parte di cittadini convocati.

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Come sapere se un rubinetto (e.g. per lavatrice o del gas) è aperto o chiuso?

È buona norma chiudere il rubinetto che fornisce acqua ad una lavatrice quando non in funzione, in quanto il sistema di blocco del flusso d’acqua potrebbe rompersi, rischiando così di allegare la casa! Analogo discorso vale per quello del gas per ovvi motivi, sprattutto la sera prima di coricarsi.

Ho notato che non sempre le persone, soprattutto se anziane, si ricordano quale debba essere la posizione di tali rubinetti (o qualsiasi altri ancora, come quelli della caldaia) per averli aperti o chiusi 🙄. Questo post serve quindi come promemoria per chi possa avere incertezze in merito e possa quindi dormire sonni tranquilli!

Per aprire un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso antiorario: insomma, è come svitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone parallela al tubo di cui quel rubinetto chiude/apre il flusso.

Analogamente, per chiudere un qualsiasi rubinetto si deve girare in senso orario: insomma è come avvitare una vite. Generalmente, così operando, la leva si pone perpendicolare al tubo di cui quel rubinetto regola il flusso.

Ecco esempi di rubinetti aperti:

Gli stessi chiusi:

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Once upon a time ….

Talvolta, mettendo ordine in una casa di campagna o in una cantina, si ritrovano oggetti oramai inconsueti e spesso addirittura sconosciuti ai più giovani, sebbene risalgano “solo” alla propria infanzia o a quella dei propri genitori/nonni. Devo dire che questo fa un po’ impressione in quanto evidenzia come del tempo sia trascorso e come molte cose siano cambiate: ciò riguarda non solo oggetti tecnologici, generalmente diventati obsoleti nel giro di poco e sostituiti da altri più piccoli e dalle prestazioni assai maggiori, ma anche altri relativi alla sfera del commercio o dei giochi. Insomma oggetti del ricordo che prima di essere magari buttati in discarica meritano sicuramente almeno un foto per mantenerne memoria!

Elenco quindi nel seguito le foto di alcuni di questi che ho trovato ultimamente… e altri ancora ne aggiungerò man mano che usciranno a riveder le stelle. Cercherò di fornire anche una indicazione temporale approssimativa, per quanto riesca a ricordare! 🤔🙄

Un’ultima piccola riflessione sugli oggetti in generale. Con il passare degli anni sicuramente alcuni di loro sono diventati più efficienti, in grado di rendere più veloce ed economica la realizzazione di un qualcosa. Ma tutto questo lo dobbiamo considerare sempre come un vero progresso, oppure è solo talvolta semplicemente uno sviluppo che non ha portato a un miglioramento dell’Umanità e una maggiore felicità in tutti noi, nuove generazioni incluse (e.g. vedi modalità di giocare)?

Micro TAC Motorola (primi anni ’80)
Calcolatrice Texas Instruments programmabile tramite schede magnetiche (primi anni ’80)
Piattelli (anni ’60/’70)

Tipici giochi di società degli anni ’70:

Il mio primo amplificatore (a valvole) per chitarra elettrica con pedale per attivare l’effetto tremolo (anni ’70):

Buono merce sostitutivo di 100 lire coniata dalla Coop nel periodo in cui mancavano le monete per i resti (anni ’70)

PC tower con Windows 2000 Professional (primi anni 2000):

Leva-stivali (1915. in dotazione agli ufficiali della 1 guerra mondiale):

Peso (ancora utilizzato abitualmente, quando ero adolescente, al mercato del paese per pesare la verdura)

Caffettiera piccola per due tazze:

Ferri da stiro: da quello da scaldare sulla stufa, con rispettivo pianale, a uno dei primi a corrente elettrica

Timbri del negozio di scarpe dei miei nonni paterni nella galleria Umberto I a Porta Palazzo:

Macina caffe a mano:

Ingegnoso prontuario di formule matematiche realizzato con due rocchetti di filo (anni ’40 … immagino fosse di mio padre … o di mio nonno? 🤔):

Cinepresa a pellicola:

Gettoni telefonici

Disco in plastica flessibile dimostrativo:

Pattini a rotelle “allungabili”
Scaldino elettrico

Macchine da cucire di epoche successive (fine ‘800, primi ‘900, anni ’60)

Vecchi sacchetti anche di negozi prestigiosi chiusi da decenni:

Reggi-calze

Apparecchiature elettriche anni ’60 … ancora funzionanti!

Lo so che ce ne sarebbero da aggiungere ancora molti … e alcuni li inserirò certamente: ma è ora di pubblicare questo post seppur ancora necessariamente incompleto!

🙂

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Cosa fare se, su uno smartphone Android, la finestra di chiamata entrante non viene più visualizzata automaticamente

Tre giorni fa, improvvisamente e senza apparente motivo, si è verificata la problematica in oggetto: sebbene il telefono suonasse, le chiamate entranti non disattivavano lo screensaver e non compariva più automaticamente la solita finestra del telefono che consente di accettare/rifiutare quella telefonata in arrivo.
Lo stesso comportamento avveniva anche se lo smartphone non si trovava con lo screensaver attivato! Il telefono semplicemente suonava e, per rispondere, dovevo aprire la finestra in alto degli eventi e cercare la sezione relativa alla chiamata entrante in corso.

Avevo già ovviamente provato di tutto: restart dello smartphone, cambio del launcher (riattivando quello di default originale di Samsung), cancellazione della cache/dati dell’app Telefono di Samsung, provato addirittura a installare l’app Telefono di Google impostandola come app telefonica di default (ma anche con quell’altra app di gestione delle telefonate il problema persisteva)!
Insomma, ero disperato e pensavo già di dover riportare il telefono alle configurazioni iniziali di fabbrica o di mandarlo a “riparare” immaginando che non funzionasse più magari il sensore di prossimità cosicchè il SW pensasse che il telefono fosse in tasca!

Alla fine, dopo alcuni giorni e molteplici prove ho RISOLTO! Tuttavia, non so bene quale azione di modifica delle configurazioni ha portato il telefono a ritornare al funzionamento normale: ho infatti cambiato molteplici opzioni nelle configurazioni, soprattutto quelle relative al display/screensaver … e, una volta risolto, anche cercando poi di andare a ritroso per comprendere l’azione magica risolutiva, non sono riuscito a trovarla (rimettendo le impostazioni cambiate che ricordavo come erano prima, continuava a funzionare! 😳
Quello che posso dire è che nessuna delle molte soluzioni al medesimo malfunzionamento trovate in molteplici articoli e da me precedentemente seguiti passo passo, avevano dato esito positivo: comunque, potendo comunque essere una possibile via di soluzione, lascio nel seguito i link a quelli che avevo reputato di maggior interesse:

La mia impressione è che la problematica sia stata dovuta a qualche probabile bug nella configurazione di un qualche parametro di Android: anche solo cambiarne il valore aveva riportato al funzionamento sperato sebbene successivamente si fosse poi riportato a quello pregresso.

Perciò, se stai sperimentando lo stesso fastidiosissimo problema sul tuo smartphone, il mio consiglio è di non desistere e continuare a modificare le impostazioni, soprattutto quelle relative a Notifiche, Schermo, Sfondo, Schermata di blocco provando magari anche le potenziali procedure suggerite negli articoli da me citati.

Insomma, non ho purtroppo potuto dirti con precisione come ho fatto a risolvere il problema, ma anche questo fa parte dei misteri dell’informatica!

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Il linguaggio gestuale dei gatti

Tempo fa, in una clinica veterinaria ho visto appeso il seguente foglietto che ovviamente ho subito fotografato in quanto davvero penso corrisponda al vero:

I gatti sono davvero animali particolari che ti entrano nel cuore e ti sanno manifestare un grande affetto pur mantenendo una loro autonomia e indipendenza.

Questo post è sia in ricordo di Matisse, gattone dolce ed elegante sia di Silvestro (comunemente chiamato Micio) gatto affettuoso, dagli occhi grandi e di poche parole!

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Dal mio post Pensieri, parole … ed immagini:

Non so se ho mai emozionato qualcuno

Non lo so se ho mai emozionato qualcuno,
forse solo un gatto o due,
ma le sensazioni sono state reciproche.

Nel loro personale rapportarsi
si può riscoprire
quella tenerezza infantile
altrimenti perduta.

Ed è stato proprio allora che,
nel loro sguardo profondo e muto,
si è rispecchiato un po’ di me stesso.

E. Contini (11/9/2019)

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Accessi WiFi a Internet gratuiti non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli paesi

Già da anni sono presenti zone in cui un cittadino può accedere a un WiFi spesso gratuito nelle località turistiche e nei centri storici di grandi città: in questi ultimi anni servizi di connessione gratuita a Internet si sono diffusi anche nei piccoli paesi. Tuttavia, io stesso talvolta me ne dimentico e utilizzo fin da subito lo smartphone come router WiFi. Premesso che le prestazioni di un WiFi pubblico gratuito sono probabilmente molto inferiori a quelle offerte dal proprio provider mobile, in molteplici situazioni possono comunque risultare sufficienti per le proprie esigenze contingenti se sono, ad esempio, principalmente quelle di navigazione su un browser o poco più. Perciò, soprattutto se uno si trova in un parco o in un centro storico, può valer la pena vedere se esiste la disponibilità di un WiFi gratuito a cui collegarsi non solo con proprio PC/tablet ma anche con il proprio smartphone, soprattutto se i giga rimasti a disposizione non sono più molti! Tra l’altro, se uno ha impostato, per un determinato WiFi, la scelta di collegamento automatico, avendo anche effettuato la registrazione del proprio dispositivo dopo una procedura di autenticazione iniziale, in seguito il collegamento avverrà poi senza la necessità di alcun intervento da parte nostra.

Ovviamente può non essere opportuno effettuare con il dispositivo connesso a tali reti WiFi pubbliche delle transazioni con requisiti particolari di sicurezza (e.g. transazioni bancarie) in quanto a priori uno non può conoscere il livello di sicurezza offerto da quel sistema di connessione dati.

Proprio ultimamente mi capitato di trovarmi con il mio tablet in una panchina di una piazza di Villanova Mondovì, un piccolo Comune del cuneese, e casualmente ho notato la presenza di un WiFi libero. Connettendomi a tale WiFi si è subito aperto il browser con la richiesta di registrazione a quel servizio gratuito di connessione, non essendomi ancora mai registrato: una classica procedura di registrazione con conferma sia della propria email sia del numero telefonico con invio di codice di verifica tramite SMS, mi ha consentito di attivare il collegamento a Internet.

Email per completare la registrazione al servizio WiFi gratuito

La volte successive ovviamente tutta questa procedura può essere completamente evitata se si associa quel proprio dispositivo premendo l’apposito pulsante disponibile nella pagina di benvenuto/bentornato visualizzata al termine della procedura di registrazione. Si noti che, dal logo in alto a sinistra, si deduce che tale servizio risulta cofinanziato dall’Unione Europea.

Pagina di conferma di attivazione del collegamento con possibilità di registrare in modo permanente l’associazione di quel dispositivo

Con quella connessione a internet ho potuto, ad esempio, apportare modifiche in questo mio blog con il tablet senza necessità di connetterlo tramite il mio cellulare.

Si noti che, ovviamente, qualora poi si cerchi poi di accedere a quella medesima pagina del portale di quel provider senza essere connesso tramite quel suo WiFi gratuito, la pagina visualizzata sarà ben differente e proporrà infatti di effettuare un abbonamento:

Pagina mostrata usando la medesima URL qualora uno non sia connesso tramite quel WiFi

Anche Torino, la mia città, aderisce da tempo a un progetto analogo, FreeItaliaWifi che è stata la prima rete federata nazionale di accesso gratuito a Internet in modalità wireless. Quindi oggi, che ero in Piazza d’Armi, sempre seduto su una panchina dopo un bel giro in bicicletta, nuovamente ho notato che il mio tablet presentava la possibilità di una connessione aperta, questa volta messa a disposizione da Torinofacile. In questo caso l’autenticazione richiesta per connettersi deve avvenire semplicemente tramite una classica procedura con l’uso del proprio SPID oppure registrando il proprio numero telefonico come username nelle credenziali di FreeTorinoWiFi: con le mie vecchie credenziali di TorinoFacile non sono invece riuscito ad accedere a tale servizio, sebbene sia indicato tra le possibilità. Si noti che, diversamente a quanto visto per il precedente servizio pubblico WiFi4EU, non esiste in questo caso la possibilità di associare il proprio dispositivo, per cui è necessario tutte le volte che si utilizza tale rete WiFi, effettuare nuovamente tale autenticazione tramite la seguente pagina che viene aperta automaticamente nel browser non appena si richiede la connessione all’access point FreeTorinoWiFi:

Le credenziali alternative allo SPID sono quelle che hanno come username il numero del proprio cellulare

Una volta connessi, si hanno a disposizione 12 ore di connessione giornaliere o 750 Mb di traffico anche non consecutivi (penso nella giornata, ma non è del tutto chiaro):

FreeTorinoWiFi è il collegamento gratuito reso disponibile a Torino in areepresenti in diversi parchi e nel centro storico della città

La connessione risulta tanto migliore quanto più uno si trova vicino al Pala Alpitour/stadio olimpico comunale dove purtroppo molte delle panchine sono completamente al sole! 😦
Per curiosità, ho provato a effettuare uno speedtest per conoscere la bontà della connessione offerta:

Speedtest eseguito con la connessione WiFi gratuita presente in Piazza d’Armi a Torino

Si tenga presente che comunque sia si tratta di una connessione non molto stabile in quanto risente molto del numero di utenze collegate in quel momento: per questo, anche se si è connessi può succedere che neppure il browser riesca, in tempo utile, ad aggiornare una pagina prima che scada il suo timeout!

Un elenco esaustivo di tutti i punti della città coperti da tale servizio gratuito è disponibile su Città di Torino – Aree WiFi (comune.torino.it): conviene quindi sfruttare tale possibilità e impostare le proprie credenziali nel browser in modo che vengano ricordate, in modo da rendere agevole la procedura di collegamento! 😉

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Quando la tua carta NEXI VISA non viene più accettata per il pagamento del pedaggio in un’autostrada

Sebbene oramai spesso il Telepass costituisca il metodo di pagamento più comodo e veloce, talvolta (soprattutto quando l’unico dispositivo a disposizione della famiglia è già usato in un’altra macchina da un familiare) il pagamento con carta di credito costituisce l’alternativa migliore, in quanto le postazioni presidiate da un operatore sono poche e conseguentemente presentano, in genere, una coda maggiore.

Da anni ho quindi saltuariamente utilizzato per il pagamento del pedaggio, principalmente sia nell’autostrada A6 (TO-SV) sia nella tangenziale di Torino, la mia carta NEXI (ex CartaSì) che fa parte del circuito VISA, assai diffuso e accettato ovunque sia in Italia sia all’estero.
Tuttavia, con mio stupore, ultimamente non mi viene più accettata dagli sportelli automatici presenti nei caselli di quelle autostrade, inserendola nell’apposita fessura utilizzata anche per inserire il biglietto: anche provando a passare da un casello presidiato della A6, l’operatore stesso non è riescito a effettuare l’operazione di pagamento con quella carta di credito!
Mi sono deciso, quindi, a telefonare al numero di assistenza clienti di NEXI (02 345444) per ricevere spiegazioni. Come purtroppo oramai succede spesso, anche quel servizio clienti viene gestito principalmente da un risponditore automatico per cui, per riuscire finalmente a parlare con un operatore umano, essendo il mio quesito non standard, ho dovuto necessariamente fare alcune scelte non del tutto ortodosse per l’oggetto della mia richiesta ma che probabilmente dovevano essere gestite da una persona reale! La centralinista, una volta ascoltato il mio problema. innanzitutto mi ha confermato che la mia carta era regolarmente funzionante (d’altra parte continuo a utilizzarla nei supermercati e per altri acquisti) ed ha quindi ipotizzato che non venisse ora più accettata nei caselli in quanto questi utilizzano ancora la banda magnetica che, seppur presente ancora nella carta, non costituisce più un metodo da loro reputato valido per l’autorizzazione in quanto risulta agevolmente clonabile. Per questo, la sola modalità contactless, che utilizza l’RFID inglobato nella carta stessa, è da qualche tempo considerata l’unica forma utilizzabile di autorizzazione per un pagamento.

Ho cercato quindi il numero del servizio clienti delle autostrade trovando quello di Autostrade per l’Italia (0554210452). Anche qui il risponditore automatico è stato da me eluso andando a effettuare scelte che mi avrebbero finalmente portato a parlare con un operatore 😉 Costui, assai gentile, mi ha innanzitutto precisato che sia l’A6 sia la tangenziale di Torino non erano gestiti da Autostrade per l’Italia (molteplici sono i gestori, in particolare, per quelle di mio interesse, A6 Torino-Savona L’Autostrada dei Fiori 6 e ATIVA per la tangenziale di Torino): mi ha inoltre detto che tutte le autostrade da loro gestite sono state adeguate da tempo a utilizzare l’autorizzazione tramite il meccanismo contactless per cui, quando si inserisce una carta nell’apposita feritoia, questa non viene più “mangiata” completamente bensì solo parzialmente, in modo da effettuare quella nuova modalità di lettura contactless. Ho quindi cercato il servizio clienti della A6 (0116650311) dove un’altrettanto gentile operatrice non ha tuttavia saputo darmi una risposta in merito, trattandosi di una questione tecnica di cui non era competente. Mi ha comunque invitato a scrivere un’email al loro servizio di reclamo, seppure non si trattasse di un vero reclamo il mio. Così ho fatto:

Attendiamo quindi una risposta, con una spiegazione spero questa volta definitiva! 🙄
Ovviamente la pubblicherò in questo post come P.S.

Lettore contactless (circolare e di coore nero) collocato proprio sotto la fessura per l’inserimento del biglietto e di una carta di credito con banda magnetica: nell’autotrada A6 sembra ancora non funzionare

P.S. 4/4/2021 – Ancora nessuna risposta! Tuttavia passando nuovamente in un casello dalla A6 ho notato che proprio sotto la fessura per l’inserimento del biglietto e carta di credito, sembra esista anche un sensore per la lettura di carte contactless … che tuttavia non mi sembra funzionare da momento che avvicinando la mia carta non ha prodotto alcun risultato!!! Saranno finalmente in procinto di attivarli quei lettori?? Spero ancora in una loro risposta chiarificatrice anche se oramai siamo oltre un tempo limite accettabile! Per ora anche il messaggio vocale indica di inserire sia biglietto sia carta di credito in quella medesima fessura w non fa alcun cenno su una lettura della carta contactless. Sinceramente mi sembra più appropriata la soluzione, scelta da Autostrade per l’Italia, di inserire il lettore contactless internamente e di lasciare inalterata la modalità di utilizzo della carta di credito: questa continua a dover essere messa nella medesima fessura del biglietto, sebbene poi non venga “mangiata” più completamente in quanto questo non è più necessario essendo ora la lettura effettuata appunto da un lettore RFID e non viene più utilizzata la banda magnetica.

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P.S. 5/7/2021

Ho preso oggi la medesima autostrada A6 e sono uscito allo stesso casello; ora la mia carta Visa Nexi è stata nuovamente accettata inserendola come al solito nell”apposita fessura e quindi senza uso esplicito di contactless o inserimento di PIN. Misteri…

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Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi di domotica quali prese e luci

Se si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. Oltre che con l’app Alexa, i propri device si possono gestire anche da Alexa.amazon.it. Ad esempio io ho delle prese Intelligenti Wifi da 16A della MEROSS e, chiamando ciascuna presa opportunamente posso pilotarne lo stato ON/OFF anche vocalmente (e.g. “Alexa, accendi Boiler” nel caso che quella presa sia stata chiamata “Boiler” dal momento che si è collegato il boiler del bagno.

Nell’app Meross è spiegato dettagliatamente come fare ad agganciare una loro presa ad Alexa: sostanzialmente si deve utilizzare l’app Meross e nominare, all’atto della sua registrazione e configurazione, ciascuna presa con un nome semplice e ben distinguibile dagli altri (e.g. “Boiler“, “Piantana“), attivare sul sito Amazon lo Skill Alexa” sviluppato dalla Meross”, registrarsi in quello con il proprio account Meross, vale a dire quello scelto con l’app Meross, ricercare i propri device e quindi controllarli.
(Vedi anche il mio post: Scaldabagno programmabile elettronico oppure uno ‘semplice’ abbinato ad una presa programmabile con accensione/spegnimento anche da remoto?)

Con Alexa si può anche, ad esempio, pilotare l’accensione di lampadine dimmerabili, dall’1% al 100%. I comandi che si possono dare, non sono solo quelli di accensione/spegnimento, ma anche di variazione dell’intensità della luce.
Ad esempio, chiamando nell’app Alexa una luce “luce scrivania“, per accenderla con luminosità ridotta al 30% basterà dire: “Alexa accendi luce scrivania al 30%“.
Se si vuole abbassare/alzare un po’ la luminosità della lampadina, rispetto a quella corrente, basta dire: “Alexa, abbassa/alza luce scrivania“.
Se poi si vogliono accendere tutte le luci di una stanza: “Alexa, accendi tutte le luci del salone“, avendo ovviamente indicato il “salone” come nome del gruppo in cui nell’app Alexa si è indicato essere collocate alcune luci.

Lampadine compatibili con Alexa della TP-Link Tapo e della Philips Lighting Hue

Quelle della TP-Link Tapo: vengono anche proposte in offerta abbinandone una quando si prende un Echo Dot. Funzionano non solo con Amazon Alexa ma anche con Google Home, forniscono una luce calda (2700 K) di 806 lumen, consumano 8.7W (equivalante a un 60W a incandescenza), attacco E27. Si connettono al WiFi di casa analogamente a quanto visto con la presa della Meross vista precedentemente per cui non c’è necessità di avere nessun hub specifico o integrato in un dispositivo Alexa. Possono essere controllate da remoto ovunque uno sia, tramite l’app gratuita Tapo per smartphone e tablet (vedi Tapo L510E | Lampadina LED Smart Wi-Fi con luce dimmerabile | TP-Link Italia). Associandola a un dispositivo Alexa, per pilotarla basta dire: “Alexa, accendi la luce“. Volendo, si possono impostare con l’app Tapo anche degli scenari di programmazione, per impostare giorni e orari di accensione e spegnimento della lampadina. Si può pure, ad esempio, raggruppare tutte le tue lampadine smart di una stanza in un unico scenario e richiamalo dal proprio smartphone sempre tramite l’app Tapo. Il consumo energetico è di classe A+. Ovviamente per pilotarle vocalmente con Alexa è necessario attivare l’apposito skill Tapo reso disponibile gratuitamente dalla TP_Link.

La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con La configurazione della lampadina sia con l’app Tapo sia successivamente con Alexa è semplice e guidata: per interagire con Alexa è necessario installare, analogamente a quanto visto con la presa Meross, uno skill sviluppato dalla ditta stessa (i.e. skill Tapo) e registrarsi con la propria utenza TP-Link che già si è dovuta utilizzare per configurare la lampadina con l’app Tapo .

Attenzione che TP-LINK fornisce anche altri modelli di lampadine sempre pilotabili da Alexa che però si gestiscono dalla sua app TP-LINK Kasa (ora chiamata Kasa Smart) e non dall’app TP-LINK Tapo per cui è necessario fare attenzione al modello di lampadina acquistato per installarsi l’app idonea a pilotarla!

La Philips propone lampadine dimmerabili analoghe (stessa luminosità, solo la forma è un po’ differente) che si possono connettere sia attraverso l’Hub di quella marca (Hue Bridge) [o quello integrato da Amazon in alcune versioni di dispositivi Alexa] sia semplicemente tramite collegamento Bluetooth. In quest’ultimo caso è necessario che un dispositivo Alexa e la lampadina stiano nel raggio di portata del Bluetooth: si noti tuttavia che poi, anche da un’altra stanza in cui ci sia un altro dispositivo Alexa si può comunque comandare la luce seppur distante e non nel raggio di portata del Bluetooth di quel dispositivo bensì dell’altro sul quale si è registrata. Tuttavia, non essendo quella lampadina collegata al WiFi (diversamente dalla lampadina TP-Link Tapo) non si può pilotare da remoto se non tramite l’app Alexa. Anche per questo motivo reputo la soluzione di TP-Link, precedentemente analizzata, migliore di questa adottata da Philips che tra l’altro costa di più offrendo una lampadina d’identica luminosità. La sua app Philips Hue Bluetooth necessita di un collegamento Bluetooth per poter interagire con la lampada e non riesce a pilotarla se lo smartphone si trova troppo distante da quella; invece l’app Alexa, connettendosi con un dispositivo remoto tramite collegamento Internet e WiFi, una volta che è stata associata quella lampadina tramite quell’app stessa, consente di pilotarla ovunque uno sia. Per una gestione remota dei dispositivi Philips tramite la loro app è invece necessario usare l’altra loro app Philips Hue che si collega non direttamente al loro dispositivo bensì al loro Hub a cui si può eventualmente associare lo skill Alexa Philips Hue.

Nel seguito mostro la procedura sia lato app Philips Hue sia lato app Alexa:

Una volta associata la lampadina con l’app Alexa, si riesce a pilotare (anche da remoto) sia l’accensione/spegnimento sia l’intensità di luce, analogamente a quanto si riesce a fare con la sua app specifica di Philips: inoltre, ovviamente i comandi possono essere dati anche vocalmente a un dispositivo Alexa (e.g. Echo Dot) e non tramite l’app Alexa. In particolare conviene modificare il nome assegnato di default (e.g. “Prima luce“) con uno ben riconoscibile, ad esempio, “Luce scrivania“.

Esistono poi anche altre lampadine, dimmerabili e comandabili il tramite Alexa, a costi ancora più contenuti. Ad esempio Lampadina Smart E27 AISIRER WiFi Intelligente 10W utilizza la sua app Smart life e si configura impostando il WiFi a cui collegarla. La procedura sia di connessione al proprio WiFi sia ad Alexa è analoga a quanto visto per la lampadina della TP-Link ed è indicata anche nella descrizione del prodotto sul sito Amazon:

Passaggi di connessione
Scarica l’app “Smart Life” dall’app store o da Google Play, quindi registra l’account.
Accendi e spendi la lampadina 3 volte (on-off-on-off-on), quindi la lampadina intelligente si porterà in uno stato in cui lampeggia velocemente cioè:
Passo 1: ON (>10sec) -> OFF (>2sec)
Passo 2: ON (>1sec& <5sec) -> OFF(>2sec) -> ON (>1sec& <5sec) -> OFF(>2sec) -> ON (aspettare fin quando lampeggia 2 volte al secondo)

Quindi apri l’APP, fai clic su “Aggiungi dispositivo – dispositivi di illuminazione-Illuminazione WiFi”, segui le indicazioni dell’app per completare la configurazione, infine rinomina la lampadina.
Connessione Alexa
Passo 1: Accedi all’app Alexa, seleziona “Abilita” dell’impostazione.
Passo 2: Cerca “smart life” e abilitalo.
Passo 3: Inserisci il tuo account e la password di “Smart Life”.
Passo 4: “Collega ora”.

La modalità d’impostazione (ed eventualmente di reset) di queste lampadine WiFi richiede perciò di spegnerle e accenderle 3 volte secondo una procedura precisa indicata anche sulla confezione stessa:

Istruzioni presenti nella scatola della Lampadina Smart E27 AISIRER WiFi Intelligente 10W

P.S. 12/2021 – Attualmente la lampadina Aiesier non viene venduta su Amazon ma ne ho trovata una analoga di Antela, sempre gestita dalla medesima app SmartLife e associabile ad Amazon Alexa/Hey Google, che tra l’altro costa ancora meno se acquistata in confezioni multiple!

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Può anche servire talvolta creare delle routine personalizzate (i.e. Altro -> Routine) da far eseguire, ad esempio automaticamente, periodicamente delle azioni con la possibilità d’impostare orario/giorni. Una volta premuto il tasto + in alto a destra per creare una nuova routine, se ne definisce il nome con cui poi lanciarla, le tempistiche e l’azione da compiere. Ad esempio si può crearne una che spenga tutti i dispositivi nella stanza che si è denominata Salone (e.g. tutte le luci pilotabili da Alexa) a una certa ora di tutti giorni o solo in alcuni.

Talvolta nella stessa homepage dell’app Alexa viene suggerita la creazione di una routine sulla base delle proprie configurazioni dei dispositivi: in quel caso basta premere Attiva per poter vedere creata la routine suggerita che poi può ovviamente essere modificata per rispondere al meglio alle proprie esigenze:

Routine suggerita dall’app Alexa stessa nella sua homepage

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Altri post di interesse

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Quando non si riesce ad accedere a un dispositivo Android precedentemente utilizzato da un’altra persona

Tutti i dispositivi Android (quelli che utilizzano il PlayStore di Google, vale a dire quasi tutti) quando uno li utilizza richiedono OBBLIGATORIAMENTE di impostare un proprio account di Google principale che diventa quello di riferimento cioè quello che identifica il proprietario del dispositivo.

Da diverse versioni di Android è stato introdotto un meccanismo di protezione contro i furti che fa sì che un terminale già utilizzato, in cui cioè sia statoa effettuata una registrazione con un account Google (come ho detto obbligatorio se si vuole installare/usare una qualsiasi app del suo Store), non possa essere utilizzato da un’altra persona senza prima accedere con quell’account per inserire poi un altro account (o altri ancora). Perciò se si vende/passa un proprio device Android ad un’altra persona è indispensabile, possibilmente PRIMA di effettuare il suo ripristino alle configurazioni di fabbrica, eliminare il proprio account Google registrato. Se non lo si fa, per poterlo poi utilizzare da quello che dovrebbe diventare il nuovo proprietario, è indispensabile prima autenticarsi con le credenziali del precedente utente che non si era deregistrato (i.e. non si erano cancellate tutte le utenze Google registrate nel dispositivo). Viene data, almeno negli smartphone, quindi nei device con SIM, la possibilità di recuperare la password dal numero telefonico che era stato associato e che viene parzialmente indicato (solo nei tre numeri finali) nella procedura di ripristino: penso venga inviato un SMS.
Può forse succedere, se uno non usa certi servizi di Google (e.g. Gmail) che quell’utente proprietario venga associato al numero telefonico se quel dispositivo possiede una SIM.

Altra possibilità che potrebbe funzionare è quella che il vecchio proprietario vada nella pagina di gestione della sua utenza Google da un qualsiasi browser e, recandosi nella sezione relativa ai device a lui registrati, elimini quello in oggetto dal momento che intende darlo a un’altra persona: non avendo mai provato, non so tuttavia se ciò sia sufficiente lato device per consentire a un nuovo utente di registrarsi direttamente, ma verosimilmente penso possa essere una strada da provare che possa dare il risultato sperato.

Se comunque se non si riesce a recuperare username e password del proprietario originale o eliminarlo in altro modo, l’unica cosa che si può fare è quella d’installare temporaneamente nel dispositivo una versione molto vecchia di Android che ancora non aveva quella protezione contro i furti. Per fare questo è necessario effettuare una procedura non banale che contempla di mettere quella vecchia versione del sistema operativo in una chiavetta USB da poi collegare tramite apposito adattatore alla porta micro-USB/USB-C device (e.g. smartphone) per poter effettuare il suo caricamento e sostituzione con quello preesistente tramite un apposito programma. Successivamente, quando il nuovo possessore del dispositivo sia riuscito a registrarsi come nuovo utente, ovviamente poi il S.O. si aggiornerà alla sua versione più recente supportata da quel dispositivo.

Ci sono video su YouTube che spiegano come fare … ma non è una procedura facile e sicura (richiede di scaricare SW da siti non sicuri).

Se infine si desidera contattare Google per provare a chiedere assistenza, alcuni link a cui inviare richieste si possono trovare in un mio precedente post: Quando il motore di ricerca di Google lascia spazio alla diffusione di siti di pornografia e pedofilia non operando i possibili e dovuti filtraggi nel fornire i suoi risultati: alias come segnalare a Google violazioni legali ed effettuare eventuale denuncia. Buona fortuna!

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Alexa: raccolta di comandi utili

Ovviamente questo è un post in divenire e nel tempo conterrà sempre più suggerimenti!
Infatti, le funzionalità di Alexa crescono sempre più ed è davvero impossibile elencarle tutte. In questo post, scritto con l’intento di essere di ausilio almeno a un amico che ha appena acquistato un Echo Dot, cercherò di riassumere alcune delle funzionalità che possono tornare utili. Ovviamente da tempo Amazon ha creato una serie di video sul suo canale YouTube dedicato ad Alexa (anche in italiano) che spiegano diverse sue funzionalità. I video in inglese si trovano qui e sono più numerosi. Esiste anche una pagin Fai conoscenza con Alexa nel sito di Amazon che può valer pla pena vedere per scoprire tutte le possibilità oferte da questi dispositivi: in particolare può essere utile vedere la sezione Chiamate e messaggi Alexa.

Le funzionalità base di Alexa sono uguali per tutti i dispositivi Alexa anche se quelli di ultima generazione possono riuscire a interfacciarsi meglio a nuovi dispositivi: ad esempio, non sono riuscito a pilotare completamente l’Echo Wall Clock con un Echo Dot di 3a generazione (non si accendono il led di countdown impostando una sveglia) mentre con quelli di 4a generazione non ho avuto problemi. Ovviamente solo con Echo Show 5, Echo Show 8 si hanno in aggiunta le funzionalità collegate al video.

Echo Dot nella sua versione con orologio

Per default un dispositivo Alexa si attiva solamente se si pronuncia, prima d’impartire un comando, la parola “Alexa”: questa impostazione si può eventualmente modificare dall’app Alexa, ma sinceramente non vedo alcun motivo per farlo senza rischiare di trovare un termine più comune e che quindi porti ad attivazioni non desiderate!

Talvolta sento persone che per impartire comandi a un dispositivo Alexa, quasi li urlano: se almeno uno si trova in un ambiente non rumoroso, non c’è assolutamente necessità di farlo ed è sufficiente parlare normalmente, anche a bassa voce per farsi comprendere! … comunque è meglio se si aspetta un istante rima di impartire il comando dopo avere pronunciato “Alexa”.

Con l’app Alexa si può non solo configurare un nuovo dispositivo (e.g. Echo Dot, lampadina, presa) ma poi, ad esempio, definire gli ambienti in cui alcuni dispositivi Alexa sono stati collocati, così da poterli gestire agevolmente anche in gruppo. Ad esempio, si può chiedere di riprodurre musica o accendere tutte le luci in un locale specifico (e.g. “Alexa, metti Radio 3 in Bagno“; “Alexa, accendi le luci in salone”):

Si può anche creare un gruppo Musica multistanza usando l’App Alexa in modo da riprodurre la medesima musica contemporaneamente con più dispositivi Alexa (nota: l’audio dei contenuti video non viene riprodotto nei gruppi Musica multistanza): vedi a tale proposito il post Alexa: come ascoltare la stessa musica in più stanze o avere una riproduzione stereo con anche i bassi.

Se poi si hanno dispositivi di domotica che contemplano un’interazione con Alexa, si possono comandare vocalmente interagendo (anche remotamente) con un device Alexa o con l’app omonima. A tale proposito puoi vedere il seguente altro mio post dedicato a tale argomento: Alexa: come pilotare vocalmente dispositivi quali prese e luci.

Se si desidera poi, si può impostare un profilo vocale personale in modo da far riconoscere ancor meglio la propria voce ad Alexa e farsi chiamare con il proprio nome: basta andare con l’app Alexa in Il tuo profilo -> Voce -> Impostazioni profilo vocale o anche Impostazioni -> Account Alexa -> Voci riconosciute -> La tua voce. Per far riconoscere altre voci di possibili utilizzatori di un dispositivo Alexa (e.g. un familiare), è necessario che costoro installino su un proprio smartphone l’app Alexa, con un account che abbia accesso a quei dispositivi. Nell’app si dice anche che un’altra possibilità è di registrasi nell’app con “un account di un adulto che faccia parte del proprio Nucleo Famigliare Amazon“: peccato che, almeno per ora questa possibilità non esista in Amazon.it ma solo in altre nazioni (e.g. USA): esistono quindi post anche in italiano che dicono come fare ma fanno riferimento non ad Amazon.it bensì ad Amazon.com o altri siti di altre nazioni per cui, almeno per ora non vale per l’Italia. Qualcosa si può già fare anche da noi solo se uno ha un abbonamento Family a Amazon in Music Unlimited che ha un costo non indifferente (Amazon.it Aiuto: Invitare i membri della famiglia).
Comunque esiste un comando apposito di Alexa per configurare il riconoscimento della propria voce:
“Alexa, impara la mia voce”Crea un profilo vocale per permettere ad Alexa di chiamarti per nome e migliorare, in base alla tua voce, la personalizzazione delle funzionalità Alexa supportate. Per iniziare, apri l’App Alexa e segui questo percorso: Altro -> Impostazioni -> Impostazioni account -> Voci riconosciute ->La tua voce. Maggiori informazioni.

Andando in Le mie impostazioni Amazon Music si può sempre controllare lo stato dei propri abbonamenti ed eventualmente disdirli entro il periodo di prova se sono stati attivati per errore. Comunque per default è disattivata la possibilità di effettuare acquisti tramite comando vocale impartito a qualche dispositivo Alexa, per cui anche se può essere proposto talvolta l’abbonamento ad Amazon Music Unlimited o a qualche Skill a pagamento, per poi veramente attivarli lo si deve fare dall’app o dal sito Amazon e anche rispondendo per sbaglio di sì l’oparazione non va a buon fine se uno ha mantenuto la seguente impostazione:

Mantenere a OFF l’opzione relativa a poter effettuare acquisti tramite comando vocale per evitare che per sbaglio ci si ritrovi ad attivare funzionalità a pagamento


Analogamente in I miei contenuti e dispositivi Amazon si possono vedere e gestire tutti i dispositivi Amazon associati alla propria utenza.

Infine in Privacy di Alexa si possono gestire tutti gli aspetti relativi appunto alla privacy, come esaminare la cronologia dei comandi impartiti ai propri dispositivi Alexa ed eventualmente gestirli (e.g. cancellarli: link Elimina tutte le registrazioni da oggi). Si può anche, in alternativa, chiedere ad Alexa: “Alexa, cancella quello che ho appena detto” o “Alexa, cancella tutto ciò che ho detto oggi“.

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Eccovi nel seguito un elenco di comandi sicuramente almeno da provare una volta e consiglio anche di visitare anche sia la sezione “Cose da provare” presente nel sito Amazon Alexa sia i suggerimenti dati nell’homepage dell’app Alexa

Sezione “Cose da provare” presente nel sito Amazon Alexa
  • “Alexa, quali nuove funzioni hai?”
  • “Alexa, quali sono i tuo talenti?”
  • “Alexa, quali sono i tuoi superpoteri?”
  • “Alexa, perché ti chiami Alexa?”
  • “Alexa, come posso aiutarti a diventare più intelligente?”
    Con Alexa Answers potrai aiutare Alexa a rispondere a più domande. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, buongiorno”
  • “Alexa, buonasera”
  • “Alexa, come va?”
  • “Alexa, qual è il tuo colore preferito?”
  • “Alexa, ti bastan poche briciole”
  • “Alexa, inizia la giornata”
    Crea una Routine e utilizza un singolo comando per attivare automaticamente una serie di azioni (come accendere la luce, chiedere le ultime notizie e le previsioni del tempo). Per crearne una, vai sull’App Alexa, seleziona l’icona Altro nell’angolo in basso a destra e scegli Routine. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, metti della musica romantica”
  • “Alexa, apri Radio Italia”
  • “Alexa, apri Virgin Radio”
  • “Alexa, apri RDS”
  • “Alexa, apri Radio Jukebox”
  • “Alexa, metti della musica anni ‘80”
  • “Alexa, cantami ‘Jingle Bells’”
  • “Alexa, riproduci musica allegra”
  • “Alexa, metti della musica romantica”
  • “Alexa, riproduci musica per fare sport da Amazon Music”
    Alexa ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi di fitness con le playlist dedicate al benessere!
  • “Alexa, apri Radio Deejay”
  • “Alexa, avvia Radio Subasio”
  • “Alexa, metti musica simile”
    Con Amazon Music, puoi chiedere ad Alexa di riprodurre brani simili a quello che stai ascoltando. Chiedi semplicemente “Alexa, metti musica simile” mentre ascolti una canzone.
  • “Alexa, riproduci le hit dell’estate”
    Ascolta le hit dell’estate 2020 con Alexa.
  • “Alexa, apri Mental Shock”
    Vivi un’avventura futuristica con la Skill Mental Shock.
  • “Alexa, segui Elisa su Amazon Music”
    Segui i tuoi artisti preferiti su Amazon Music e ricevi notifiche appena pubblicano nuova musica. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, apri pillole di musica”
    Ascolta ogni giorno una nuova curiosità sul mondo della musica.
  • “Alexa, metti la playlist TOP 100 canzoni d’amore da Amazon Music”.
  • “Alexa, metti la playlist Sanremo 2020”
  • “Alexa, chi ha vinto più festival di Sanremo?”
  • “Alexa, metti la playlist ‘Sanremo: I grandi classici’”
  • “Alexa, a che ora è l’alba?”
  • “Alexa, recita una filastrocca”
  • “Alexa, quali sono le sette meraviglie del mondo?”
  • “Alexa, apri Il Gioco delle Tabelline”
    Domande sulle tabelline dall’uno al dieci. Può essere necessario attivare le Skill per bambini dall’App Alexa (Impostazioni -> Impostazioni Account -> Skill per bambini.
  • “Alexa, impara la mia voce”
    Crea un profilo vocale per permettere ad Alexa di chiamarti per nome e migliorare, in base alla tua voce, la personalizzazione delle funzionalità Alexa supportate. Per iniziare, apri l’App Alexa e segui questo percorso: Impostazioni, Impostazioni account, Voci riconosciute, La tua voce. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, basta/silenzio/stop”
  • “Alexa, leggi/dimmi le mie notifiche”
  • “Alexa, attiva modalità sottovoce”
    Se impostata, basterà sussurrare per ricevere risposte sussurrate, per esempio durante la notte
  • “Alexa, elimina tutto quello che ho detto oggi”
  • “Alexa, alza il volume”
  • “Alexa, volume tre”
    Mette il volume al livello 3. Ci sono 10 livelli di volume (generalmente i livelli 3 o 4 sono quelli più consoni)
  • “Alexa, alza i bassi”
    Regola i bassi, i medi e gli alti dei tuoi dispositivi Echo compatibili dall’App Alexa: tocca l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, seleziona il tuo dispositivo Echo e poi scegli Impostazioni audio.
  • “Alexa, parla più velocemente”
    Chiedi ad Alexa di parlare più lentamente o più velocemente, scegliendo tra sette differenti velocità: la velocità standard della voce di Alexa, quattro modalità più veloci e due più lente. Per reimpostare il ritmo standard della voce di Alexa, basta dire: “Alexa, parla a velocità normale”.
  • “Alexa, che canzone è questa?”
    Chiedi ad Alexa i dettagli del brano musicale che stai ascoltando.
  • “Alexa, aggiungi questo brano a una playlist”
    Con Alexa, puoi creare nuove playlist o aggiungere qualsiasi brano in riproduzione alle tue playlist esistenti su Amazon Music utilizzando solo la tua voce.
  • “Alexa, metti una playlist di musica country”
  • “Alexa, metti la playlist Best”
  • “Alexa, la prossima (canzone)”
  • “Alexa, metti della musica rilassante”
  • “Alexa, metti della musica veloce”
  • “Alexa, riproduci musica latina”
  • “Alexa, apri Radio Italia”
  • “Alexa, fammi ascoltare Lucio Dalla”
  • “Alexa, metti la playlist il meglio dell’ultimo decennio”
    Ascolta i migliori brani dell’ultimo decennio su Amazon Music.
  • “Alexa, metti della musica per bambini”
  • “Alexa, riproduci musica di Natale”
  • “Alexa, riproduci musica per studiare”
  • “Alexa, riproduci musica per l’aperitivo”
  • “Alexa, aiutami a rilassarmi”
  • “Alexa, riproduci musica anni ’90”
  • “Alexa, metti musica per Capodanno”
  • “Alexa, apri Suoni Rilassanti”
  • “Alexa, riproduci suoni della natura”
  • “Alexa, riproduci le onde del mare”
  • “Alexa, riproduci suoni della natura”
  • “Alexa, rumore del mare”
    Suono delle onde con gabbiani
    (attenzione che è necessario rispondere “no” se viene proposto un acquisto del suono “ad alta risoluzione” 🤔🙄, … diversamente non è più gratuito!)
  • “Alexa, metti/fai rumore dell’oceano” (solo rumore delle onde)
    “Alexa, metti/fai rumore della pioggia”
    “Alexa, metti/fai rumore di temporale”
    “Alexa, metti/fai rumore di ruscello”
    “Alexa metti/fai il rumore del fuoco
    “Alexa, riproduci foresta notturna”
    “Alexa, metti/fai il rumore del vento”
    Attenzione a rifiutare di avere l’ascolto in alta definizione che comporterebbe costi. Dicendo “no” a tale richiesta viene comunque fatto ascoltare gratuitamente a qualità normale, … direi analoga!! Non viene poi più riproposto l’abbonamento se non dopo molto. Per default il rumore smette dopo 1 ora, ma uno può impostare a spegnersi dicendo dopo quel comando “Alexa, spegniti tra 15 minuti”
  • “Alexa, metti rumore di acqua” / “Alexa, metti campane tibetane”
    Fa ascoltare musica rilassante con sottofondo di scorrere di acqua da Amazon Music Prime.
  • “Alexa, oggi pioverà?”
    Per ricevere le previsioni del tempo a livello locale, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa, se non l’hai già fatto. Apri l’App Alexa, seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, poi Echo & Alexa, scegli il tuo dispositivo Echo e inserisci il tuo indirizzo in Posizione del dispositivo.
  • “Alexa, devo prendere l’ombrello oggi?”
  • “Alexa, com’è il meteo nel weekend?”
  • “Alexa, dimmi le ultime notizie”
  • “Alexa, quali sono le notizie di oggi?”
  • “Alexa, dammi le ultime notizie”
  • “Alexa, apri Corriere della Sera”
  • “Alexa, apri Notizie Rai”
  • “Alexa, dammi le notizie dalla RAI”
    Ascolta le notizie su Alexa, scegli le tue fonti preferite: RAI, Sky TG 24, Gazzetta dello Sport e molte altre.
  • “Alexa, dammi le news da Sky TG24”
  • “Alexa, apri Radio24 Notizie”
  • “Alexa, riproduci il mio Sommario quotidiano”
    Ricevi le ultime notizie da un’ampia gamma di testate giornalistiche. Per personalizzare il tuo Sommario quotidiano, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Sommario quotidiano dal menu.
  • “Alexa, metti un timer da 3 minuti per le uova”
  • “Alexa, metti il volume del timer su 5”
    Personalizza il volume di timer e sveglie con un comando vocale.
  • “Alexa, svegliami domani mattina alle 7:00”
  • “Alexa, metti una sveglia per le 7:00 del mattino”
  • “Alexa, metti una sveglia per ogni giorno feriale”
  • “Alexa, imposta una sveglia con musica”
  • “Alexa, svegliami con della musica classica”
  • “Alexa, spegni la sveglia”
  • “Alexa, imposta una sveglia ricorrente nei giorni feriali alle 6.30”
  • “Alexa, ricordami di meditare ogni giorno alle 8 del mattino”
  • “Alexa, ricordami di chiamare mamma tra 10 minuti”
  • “Alexa, metti un timer da 5 minuti”
  • “Alexa, lancia una moneta”
  • “Alexa, testa o croce?”
  • “Alexa, invia un messaggio”
  • “Alexa, cosa sono le Skill?”
  • “Alexa, quali Skill hai?”
  • “Alexa, quali sono le tue Skill migliori?”
  • “Alexa, quali sono le tue Skill popolari?”
  • “Alexa, cosa c’è stasera in TV?”
  • “Alexa, apri MasterChef”
    Alla fine di ogni puntata di MasterChef 10, potrai conoscere il parere di chef Barbieri e scoprire i trucchi alla base della Mystery Box.
  • “Alexa, apri Caduta Libera”
    Sfida altri giocatori e prova a vincere la classifica settimanale con la skill ufficiale del famoso gioco televisivo.
  • “Alexa, che impegni ho per domani?”
    Collega il tuo calendario e chiedi ad Alexa di dirti cos’hai in programma. Per iniziare, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Calendario dal menu.
  • “Alexa, crea una lista”
  • “Alexa, aggiungi ‘latte’ alla mia lista della spesa”
    Non dimenticare nulla creando delle Liste. Puoi poi consultarle ovunque ti trovi dall’App Alexa.
  • “Alexa, cosa c’è sulla mia Lista di cose da fare?”
  • “Alexa, crea la lista Compiti”
    Alexa può aiutarti a ricordare le cose importanti. Per aggiungere elementi alla tua lista basta dire, per esempio: “Alexa, aggiungi ‘scrivere tema’ alla lista Compiti”. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, cosa c’è sulla mia Lista di cose da fare?”
  • “Alexa, imposta un promemoria per tutti i giorni”
  • “Alexa, quali sono i miei promemoria?”
  • “Alexa, cosa ho segnato sul mio calendario?”
  • “Alexa, ricordami di portare fuori la spazzatura ogni giovedì alle 8 di sera”
  • “Alexa, aggiungi Portare fuori il cane alla mia Lista di cose da fare”
  • “Alexa, ricordami di chiedere consigli per il rientro il 31 agosto”
    A partire dal 31 agosto, non perderti una settimana di consigli giornalieri per riprendere al meglio la tua routine
  • Alexa, quali sono i frutti di stagione?”
  • “Alexa, che giorno sarà il tredici dicembre?”
  • “Alexa, dimmi l’oroscopo di oggi”
  • “Alexa, apri Oroscopo del 2021”
    Ascolta le previsioni dell’anno per il tuo segno da parte di Paolo Fox.
  • “Alexa, qual è l’animale del giorno?”
  • “Alexa, fammi un indovinello”
  • “Alexa, facciamo un gioco”
  • “Alexa, lancia una moneta”
  • “Alexa, dì un numero tra 1 e 20”
  • “Alexa, apri Super Quiz”
  • “Alexa, apri Quiz Vero o Falso”
  • “Alexa, dimmi un gioco di parole”
  • “Alexa, apri Indovina chi sono”
  • “Alexa, apri panaro della tombola”
    Il classico gioco delle feste su Alexa, per divertirti con parenti e amici.
  • “Alexa, come fa il leone?”
  • “Alexa, dimmi uno scioglilingua”
  • “Alexa, apri Akinator”
    Akinator sa leggerti nel pensiero e dirti a che personaggio stai pensando. Pensa a un personaggio e Akinator proverà a indovinarlo.
  • “Alexa, apri Caccia i ladri”
    La tua casa è al sicuro con la Skill Caccia i ladri
  • “Alexa, apri Missione Terra”
    Vivi un’avventura fantascientifica e porta a termine la tua missione.
  • “Alexa, apri Mental Shock”
    Vivi un’avventura futuristica con la Skill Mental Shock.
  • “Alexa, apri Quiz Treccani”
    Mettiti alla prova e scopri tante curiosità sulla lingua italiana.
  • “Alexa, apri Doppio Passo”
    Sfida ogni giorno altri giocatori con questo quiz sulla conoscenza del calcio, dagli avvenimenti storici fino ai giorni nostri. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, dimmi un colmo”
  • “Alexa, dimmi una barzelletta sul cibo”
  • “Alexa, raccontami una barzelletta sui calciatori”
  • “Alexa, dimmi una barzelletta sul compleanno”
  • “Alexa, dimmi un proverbio”
  • “Alexa, indovina un animale”
  • “Alexa, racconta una fiaba”
  • “Alexa, apri Domanda del giorno”
  • “Alexa, facciamo il quiz di Natale”
  • “Alexa, canta con Babbo Natale”
    Scopri i duetti speciali che ho preparato per festeggiare insieme.
    Scopri giochi e passatempo su Alexa per tutta la famiglia.
  • “Alexa, qual è la prima regola del Fight Club?”
  • “Alexa, dimmi una curiosità sulla tecnologia”
  • “Alexa, ordina di nuovo il caffè”
    Alexa ti aiuta a rifornire le scorte dei tuoi prodotti per la casa e può suggerirti articoli in base alla cronologia dei tuoi ordini su Amazon. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, dov’è il mio ordine?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta
  • “Alexa, fai beatbox”
  • “Alexa, com’è il traffico per andare al lavoro?”
  • “Alexa, che ore sono?”
  • “Alexa, quale sarà la temperatura massima oggi?”
  • “Alexa, quali sono i livelli di polline oggi?”
  • “Alexa, che tempo farà domani alle 17?”
    Chiedi ad Alexa le previsioni meteo per un orario specifico per pianificare meglio la tua giornata.
  • “Alexa, com’è il meteo nel weekend?”
    Per ricevere le previsioni del tempo a livello locale, indica la posizione del tuo dispositivo nell’App Alexa, se non l’hai già fatto. Apri l’App Alexa, seleziona l’icona Dispositivi nell’angolo in basso a destra, poi Echo & Alexa, scegli il tuo dispositivo Echo e inserisci il tuo indirizzo in Posizione del dispositivo.
  • “Alexa, quanti gradi ci sono?”
  • “Alexa, quali sono i piatti tipici di Firenze?”
  • “Alexa, a che ora tramonta il sole?”
  • “Alexa, quanto manca alla primavera?”
  • “Alexa, quanto dista Londra da Parigi?”
  • “Alexa, dimmi un pensiero d’amore dal cloud”
  • “Alexa, quali sono le province della Lombardia?”
  • “Alexa, quanti metri sono 10 piedi?”
  • “Alexa, quanti cm sono 20 pollici/inch?”
  • “Alexa, dimmi una curiosità sugli sport invernali”
  • “Alexa, come si dice ‘buongiorno’ in giapponese?”
  • “Alexa, dimmi un palindromo”
  • “Alexa, perché il mare è salato?”
  • “Alexa, dammi informazioni sulla salute mentale.”
  • “Alexa, quali fatti storici sono accaduti oggi?”
  • “Alexa, qual è la stella più vicina alla Terra?”
  • “Alexa, quando fu scoperto Urano?”
  • “Alexa, che tempo farà a Palermo?”
  • “Alexa, quanti abitanti ha Torino?”
  • “Alexa, quali sono i piatti tipici di Torino?”
  • “Alexa, quali sono i frutti di stagione?”
  • “Alexa, apri Raccolta Rifiuti”
  • “Alexa, come sta andando la Borsa?”
  • “Alexa, dammi le ultime sulla Formula 1”
  • “Alexa, qual è il giorno più corto dell’anno?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta natalizia”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta di Pasqua”
    Scopri le ricette dedicate al periodo pasquale.
  • “Alexa, qual è la pizzeria più vicina?”
  • “Alexa, cosa c’è stasera in TV?”
  • “Alexa, quanto manca a Natale?”
  • “Alexa, quanti giorni mancano all’Immacolata?”
  • “Alexa, qual è il senso della vita?”
  • “Alexa, apri Benessere Mio”
  • “Alexa, qual è la citazione del giorno?”
  • “Alexa, perché si cambia l’ora?”
  • “Alexa, perché il cielo è blu?”
  • “Alexa, consigli per il rientro”
  • “Alexa, che Santo è oggi?”
  • “Alexa, dammi il consiglio pratico del giorno”
  • “Alexa, quant’è lungo l’Arno?”
  • “Alexa, quando inizia il Giro d’Italia?”
  • “Alexa, quali sono i colori primari?”
  • “Alexa, che partite ci sono in Serie A?”
  • “Alexa, qual è la curiosità del giorno?”
  • “Alexa, quando inizia l’estate?”
  • Alexa, cosa è successo oggi nella storia?
  • “Alexa, quanti anni ha l’universo?”
  • “Alexa, cosa facciamo questa sera?”
  • “Alexa, che giorno sarà il tredici dicembre?”
  • “Alexa, dov’è la banca più vicina?”
  • “Alexa, cosa significa ‘ossimoro’?”
  • “Alexa, qual è il passato remoto di cuocere?”
  • “Alexa, come si scrive ‘soqquadro’?”
  • “Alexa, quanto fa quindici alla sesta?”
  • “Alexa, quanti giorni mancano alla primavera?”
  • “Alexa, dimmi i fatti storici di oggi”
  • “Alexa, quanto è il 20% di 59?”
  • “Alexa, quante persone ci sono al mondo?”
  • “Alexa, apri Vocabolario Treccani”
  • “Alexa, apri Perle di Saggezza”
  • “Alexa, perché si mangiano lenticchie e zampone a Capodanno?”
  • “Alexa, apri Indovina chi sono” (gioco)
  • “Alexa, perché si fa l’albero di Natale?”
  • “Alexa, suggeriscimi una ricetta di Natale”
  • “Alexa, qual è il significato del nome Lucia?”
  • “Alexa, quali film sono in programmazione per domani?”
  • “Alexa, apri Fatti curiosi”
  • “Alexa, che cos’è un Blueprint?”
    Personalizza le risposte di Alexa con Blueprint. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, parla inglese”
    La modalità Multilingue consente ai clienti Echo d’interagire con Alexa in italiano e in inglese. Chiedi ad Alexa di parlare inglese e, per alcune funzionalità come musica, meteo, informazioni e altro, riceverai risposte in italiano o inglese a seconda della lingua in cui farai la domanda.
  • “Alexa, traduci ‘buongiorno’ in inglese”
    Traduci parole e frasi in oltre 50 lingue, incluso: inglese, giapponese, tedesco, cinese, francese, hindi, coreano, polacco, portoghese, russo, spagnolo e olandese.
  • Alexa, qual è la parola inglese del giorno?”
  • “Alexa, apri Lezioni di inglese”
    Imparare l’inglese non è mai stato così divertente! Gioca e mettiti alla prova ogni giorno con John Peter Sloan e i suoi corsi di inglese su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, impariamo l’inglese”
    Migliora il tuo inglese con la Skill Alexa di Oxford.
  • “Alexa, riproduci il podcast Morgana da Apple Podcasts”
    Ora puoi riprodurre Apple Podcasts su Alexa. Per cominciare, chiedi semplicemente ad Alexa di riprodurre il tuo podcast preferito su Apple Podcasts. Hai già un Apple ID? Ricorda di collegare il tuo account Apple Podcasts nell’App Alexa. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, apri ‘L’inglese con Oxford’”
    Prova questa skill per migliorare il tuo livello di comprensione dell’inglese.
  • “Alexa, accendi la lampada”
    Aggiungi il controllo vocale ai tuoi elettrodomestici compatibili con le prese intelligenti. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, spegni la luce”
    Connetti ad Alexa i tuoi dispositivi per Casa Intelligente compatibili, come luci e prese, attraverso le Skill per Casa Intelligente o con la Ricerca guidata, in base al dispositivo Echo che possiedi. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, accendi tutte le luci”
    Crea dei gruppi per controllare più dispositivi per Casa Intelligente contemporaneamente. Ad esempio, crea un gruppo e aggiungi tutte le lampadine intelligenti e il dispositivo Echo presenti nella stanza. Ti basterà quindi chiedere a quel dispositivo Echo “Alexa, accendi le luci” per accendere tutte le luci della stanza. Puoi creare e gestire gruppi nell’App Alexa.
  • “Alexa, imposta la luce su blu”
    Controlla il colore e le tonalità delle tue luci intelligenti compatibili. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, alza le tapparelle in camera da letto del 50%”
    Controlla alcuni tipi di tapparelle e tende a rullo di IKEA, BTicino e Vimar usando la tua voce.
  • “Alexa, imposta la temperatura su 22 gradi”
    Controlla i tuoi termostati compatibili con Alexa con un semplice comando vocale. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, quale autore preferisci?”
  • “Alexa, raccontami una storia”
  • “Alexa, racconta Pinocchio”
  • “Alexa, sfoglia un libro”
  • “Alexa, recita una poesia”
  • “Alexa, apri Filastrocche della Buonanotte”
    Per usare questa Skill, devi consentire l’accesso alle Skill per bambini. Per farlo, apri l’App Alexa e seleziona Impostazioni, Impostazioni Account, Skill per bambini. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, qual è l’audiolibro del giorno?”
    Scopri ogni giorno un titolo Audible gratuito e lasciati ispirare dalla voglia d’imparare. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, cosa c’è gratis su Audible?”
    Entra in un mondo magico fatto di fantasia e divertimento e scopri le fiabe e racconti per te, gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi ‘Il libro della giungla’” / “Alexa, leggi ‘Pinocchio’”
    Divertiti insieme a Mowgli e Baloo e unisciti a loro in un mondo di avventure. Avrai a che fare con scimmie molto buffe, ma anche con tigri pericolose. Trovi tutto questo gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi Il mago di Oz”
    Viaggia insieme a Dorothy, lo spaventapasseri, il boscaiolo di latta ed il leone pauroso e vivi avventure in mondi fantastici, gratis su Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo”
    Lo sai che se stai ascoltando Audible su Alexa puoi passare a un altro capitolo durante l’ascolto usando un comando vocale? Maggiori informazioni.
  • “Alexa, leggi ‘Uno, nessuno e centomila’ su Audible”
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo”
  • Lo sai che se stai ascoltando Audible su Alexa puoi passare a un altro capitolo durante l’ascolto usando un comando vocale? Maggiori informazioni.
  • “Alexa, interrompi la lettura tra 15 minuti”
    Stai ascoltando un audiolibro o un podcast Audible prima di andare a dormire? Imposta un timer per interrompere l’ascolto. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, riavvolgi di 15 secondi”
  • “Alexa, vai al prossimo capitolo” / “Alexa, riavvolgi di 15 secondi”
  • “Alexa, leggi più veloce/piano”
    Imposta la velocità di lettura di Alexa durante l’ascolto di audiolibri e podcast Audible. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, chi è il tuo poeta preferito?”
  • “Alexa, fai Drop In”
    Connettiti istantaneamente ai dispositivi Echo registrati sullo stesso account o a quelli dei tuoi contatti (se questi ultimi ti hanno concesso l’autorizzazione). Per esempio, se stai guardando un film, puoi chiamare con Drop In il dispositivo Echo della cucina da quello del salotto o dall’App Alexa per chiedere dei popcorn.
  • “Alexa, effettua una chiamata”
    Effettua chiamate tra i dispositivi Echo supportati e l’App Alexa senza costi aggiuntivi.
  • “Alexa, chiama (il gruppo) amici”
    Grazie alla funzionalità chiamate di gruppo, fino a sette familiari o amici possono ora partecipare a una chiamata o video chiamata attraverso i dispositivi Echo o l’app Alexa. Per iniziare, vai nell’App Alexa nella sezione Comunicazione, per selezionare i contatti con cui vuoi fare una chiamata di gruppo. Maggiori Informazioni.
  • “Alexa, leggi messaggio”
    Invia e ricevi messaggi da altri utenti di Comunicazione Alexa. Quando è presente un messaggio in entrata, le luci sui dispositivi Echo che supportano questa funzione lampeggiano in giallo e i dispositivi riproducono un suono.
  • “Alexa, chiama Papà”
  • “Alexa, non disturbare”
    Attiva la modalità Non disturbare quando non desideri ricevere chiamate e messaggi sul tuo dispositivo. Maggiori informazioni.
  • “Alexa, annuncia che è ora di andare a letto”
    Chiedi ad Alexa di fare annunci su tutti i dispositivi Echo compatibili in casa o sull’App Alexa, come un interfono.
  • “Alexa, effettua una chiamata”
    Effettua chiamate tra i dispositivi Echo supportati e l’App Alexa senza costi aggiuntivi.
  • “Alexa, chiama mamma su Skype”
    Fai chiamate audio o video con Skype dai dispositivi Alexa compatibili verso qualsiasi contatto Skype nel mondo. Per iniziare, vai sull’App Alexa e seleziona Impostazioni, Comunicazione dal menu.
  • “Alexa, metti ‘La Casa di Carta’ da Netflix”
    I clienti italiani di Fire TV possono utilizzare i comandi vocali per interagire con l’app di Netflix su Fire TV Stick. Attraverso il telecomando vocale Alexa incluso con Fire TV Stick, oppure un dispositivo Echo associato per il controllo vocale da remoto, i clienti di Fire Tv possono cercare contenuti e riprodurre i propri programmi e film preferiti all’interno della app di Netflix utilizzando solo la propria voce. È necessario un abbonamento a Netflix.
  • “Alexa, mostra le mie foto”
    Usa Amazon Photos per vedere le proprie foto su Echo Show e Fire TV. Spazio illimitato per foto a risoluzione completa incluso con Prime.

Questo post non può che finire che con un … TODO!

Relativamente alla gestione dei propri impegni vedi: Alexa: come collegare i propri calendari in modo da poterle chiedere (o fissare) i nostri impegni

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Pubblicato in Review e test, Tecnologia | 2 commenti

L’eco del passato nel presente: non parliamone come se fosse solo un ricordo

Il titolo di questo post è quello di un video che racchiude sia informazioni sui campi di concentramento di ieri e di oggi, sia alcune considerazioni sviluppate durante un lavoro interdisciplinare della classe 5D, anno 2020/2021, dell’I.I.S. Bosso-Monti di Torino.

Non appena un’amica, che insegna in quell’istituto, mi ha proposto questa l’idea che avrebbe coinvolto dei ragazzi, ho subito accettato con piacere di mettere a disposizione le mie competenze tecniche. Infatti, penso sia molto utile che tra i giovani si parli e si mediti su questi argomenti ancor oggi attuali.

È stato un lavoro non banale per tutti. Basti pensare che è iniziato poco prima del 27 gennaio 2021, il cosiddetto Giorno della Memoria, e si è concluso solo ora, perciò dopo quasi un mese e mezzo.
Le riflessioni venute fuori dai ragazzi mi sembra non siano scontate e banali e, seppur nella loro limitata validità, riflettono pensieri condivisibili. Le considerazioni emerse nelle discussioni sono state ordinate per dare un senso organico ad un discorso che poi è stato letto nel video da quattro alunne, sebbene riportino non loro pensieri strettamente personali, bensì quelli emersi da tutta la classe.

Molti degli spezzoni dei video utilizzati, sono derivati da filmati trovati su Internet dai ragazzi stessi, così come pure i testi delle schede dedicate a ciascuno Stato sono stati frutto di loro ricerche. Persino le musiche e il titolo del video sono stati scelti tra quelli proposti dalla classe.
Insomma, un lavoro di gruppo che non ha escluso nessun membro della classe e che ha suscitato, mi sembra, un interesse e impegno da parte di tutti!

Anche da parte mia c’è stato un impegno non indifferente e direi superiore alle mie stesse previsioni. Non solo tutti i video segnalati e altri ancora sono dovuti essere ovviamente visti per intero per poi poter effettuare una selezione delle scene più opportune da estrapolare, ma anche i video e gli audio forniti dai ragazzi erano in formati, livelli di volume e qualità assai differenti tra loro! Alcuni addirittura erano già stati editati dall’autore verosimilmente con App e con risultati diciamo non ottimali (parti dell’audio e video non risultavano, infatti, più sincronizzatati): ma anche questo problema tecnico è stato risolto ed è nato addirittura un post a quel proposito (Adobe Premiere Elements: come riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro … e come risolvere un possibile problema di sincronizzazione tra audio e video in un filmato). Analogo discorso per la rotazione di un video realizzato in portrate mode che, essendo codificato in una qualche modalità particolare, ruotandolo di 90o con Adobe Premiere Elements perdeva la componente video una volta renderizzato nel formato idoneo per YouTube (Come convertire/modificare opportunamente un file audio/video, di un formato non supportato nativamente da Adobe Premiere Elements, in modo da poi renderlo utilizzabile anche da quel programma).
Insomma, riuscire a riportare il tutto in un formato idoneo ed equalizzato non è stato uno scherzo … e molto ancora magari si sarebbe potuto fare per migliorare ulteriormente la qualità del filmato globale. Ma questo, ovviamente, non era e non è l’obiettivo di questo lavoro che comunque sia, seppur nei suoi limiti tecnici e di contenuto, ha soddisfatto le mie aspettative e spero anche quelle di tutti i ragazzi di quella classe, sebbene non li conosca personalmente!

Purtroppo, per via delle immagini e dei filmati mostrati all’inizio, ovviamente crude riferendosi a dei campi di concentramento, la visione del filmato è stata limitata da YouTube ai maggiori di 18 anni, per cui il video risulta visibile solo a un utente maggiorenne autenticato su YouTube. Ho presentato un ricorso a YouTube affinché venga tolta quella restrizione che ostacola la visione addirittura ad alcuni ragazzi che hanno collaborato a realizzarlo! D’altra parte, seppure contenessero immagini scioccanti nella loro realtà, quella limitazione non era presente nei filmati, trovati su YouTube stesso, relativi ai campi di concentramento, e da cui è stata derivata la prima parte di questo nostro video!

P.S. 18/3/2021 Con una sollecitudine insperata (solo 3 giorni) ho ricevuto la comunicazione in merito via email, che mi notificava che avevano tolto la vincolante limitazione della maggiore età. Perciò ora per vedere il filmato non è più indispensabile passare al sito di YouTube, autenticandosi per comprovare la propria maggiore età! 🙃 Nessuna più limitazione, dunque!!

Comunque lascio ancora il seguente link diretto del video su YouTube!

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Come convertire/modificare opportunamente un file audio/video, di un formato non supportato nativamente da Adobe Premiere Elements, in modo da poi renderlo utilizzabile anche da quel programma

Benché Adobe Premiere sia un programma di editing tra i migliori anche nella sua versione Elements non professionale, talvolta non supporta nativamente alcuni formati audio/video magari utilizzati da alcuni programmi che girano su dispositivi quali smartphone o quant’altro.
Ad esempio, può succedere che, al momento d’importare un video tra i media da utilizzare, compaia la finestra di popup seguente: “Error message – This type of file is not supported, or the required codec is not installed”.

Alcune tipologie di file video non sono nativamente supportate da Adobe Premiere Elements

Come fare quindi a riportare quel video in un formato che sia gestibile con quel programma?

Molteplici sono le soluzioni che consentono una conversione da un formato a un altro, ma quello che preferisco essendo efficiente e gratuito, è l’utilizzo di VLC media player.
Infatti, si tratta non solo di un player musicale e video, ma possiede anche molteplici altre funzionalità. Ad esempio, avevo già scritto dei post al riguardo sia per la conversione di CD in MP3 (How to easily convert an audio CD to MP3 files using Windows Media Player) sia per la cattura di un video in streaming (How to locally download mp4 video and mp3 audio (from YouTube or other sites).
Ora vediamo come utilizzare la sua funzionalità di conversione audio/video.

Si noti che, sebbene esista anche una versione app nello store Microsoft, quella desktop possiede molte più funzionalità, per cui conviene installarsi quella scaricandola dal loro sito ufficiale. Una volta installato, quel programma lo si può ovviamente trovare agevolmente elencato tra i programmi disponibili: può essere conveniente anche inserirlo nella pagina di Start, in modo da avere un’apposita tile agevolmente utilizzabile per lanciare questo utile programma gratuito.

VLC media player è la versione desktop, la più completa, mentre VLC è l’app presente nello Store di Microsoft

La sua funzionalità di conversione si trova in Media -> Converti/Salva:

Funzionalità di conversione: Media -> Converti/Salva

Nel tab File si seleziona +Aggiungi per ricercare il file che si desidera convertire:

Tab File e +Aggiungi per selezionare il file da convertire

Esistono molteplici possibilità di conversione, ma quella sicuramente più utilizzata per gli audio è quella l’MP3, mentre per i video può essere, ad esempio, l’MP4 (H.265 + MP3):

Una possibile conversione dell’audio è in MP3

Si deve quindi indicare con quale nome si desidera salvare quel file convertito: in questo caso ho indicato come estensione .mp3, avendo scelto quella tipologia di codifica in output:

Si richiede d’indicare il nome ed estensione del file in output: la estensione che si indica deve essere ovviamente congruente con il formato di conversione scelto

Dopo avere confermato le scelte e premuto il tasto Avvia, in breve tempo l’elaborazione produce un file convertito che, per default, viene messo nella medesima cartella del file originale:

Conversione del file scelto nel formato desiderato
Il file convertito per default viene messo nella medesima cartella del file originale

Un’altra alternativa possibile per effettuare conversioni o altre elaborazioni audio/video, è quella di utilizzare uno dei programmi della suite AVS4YOU che fornisce alcuni tool gratuiti almeno come prova: comunque tutta la suite ha un costo irrisorio soprattutto se si acquista durante un’offerta. Si noti che, diversamente da molti altri programmi (e.g. quelli di Adobe) ogni futuro aggiornamento di AVS4YOU viene effettuato gratuitamente per sempre: niente male, no? Comunque, se uno non ha intenzione di acquistarlo, esiste sempre la possibilità di sfruttare il periodo di prova gratuito: per un uso sporadico può essere utilizzato anche questo metodo di utilizzo temporaneo.

Nel seguito mostro l’elenco dei molteplici programmi della suite tra i quali evidenzio, per questo contesto, AVS Audio Converter, AVS Audio Editor, AVS Image Converter, AVS Video Converter, AVS Video Editor.

Tutti i programmi della suite AVS4YOU

Ad esempio, nel seguito mostro come ho, con successo, ruotato di 90o un video che era stato realizzato in portrate mode (cioè in verticale) e che dovevo riportarlo in landscape mode: con il formato video in cui mi era stato fornito quel file, non so bene per quale motivo, in Adobe Premiere Elements 2021 quando lo ruotavo riuscivo a vederlo correttamente modificato internamente all’editor, ma poi, finalizzando il progetto in un file per pubblicarlo su YouTube, gli rimaneva solo la componente audio, mentre quella video risultava completamente assente (si vedeva tutto nero)!! Invece, ruotando quel medesimo video di 90o con AVS Video Editor, anche nel file in output si manteneva la modifica effettuata, come uno si aspetta: ho potuto poi inserire quel file, con il video così modificato nella rotazione dell’immagine, nel mio progetto Adobe Premiere e utilizzarlo per realizzare il filmato globale.

La funzionalità di rotazione è una delle molte presenti in AVS Video Editor e, per alcuni file, sembra funzionare meglio rispetto all’analoga funzionalità presente in Adobe Premiere Elements

Un altro programma da segnalare per l’editing audio è sicuramente Audacity, anche lui completamente gratuito e dalle innumerevoli funzionalità!

Tuttavia, può anche qui succedere di ricevere, cercando di caricare un file audio seppur con estensione .mp3, una finestra di popup con la seguente inaspettata notifica: “Audacity did not recognize the type of the file !C:\…. .mp3. Try installing FFmpeg. For uncompressed files, also try File> Import > Raw Data. Sostanzialmente viene detto che quel programma non riconosce quella tipologia di file e non può quindi neppure aprirlo!

Una soluzione è stata quindi quella di provare a utilizzare AVS Audio Converter: infatti, con quello è stato letto e convertito poi in un formato MP3 evidentemente più corretto e quindi poi comprensibile anche da Audacity:

AVS Audio Converter riesce a leggere anche file che Audacity non è in grado di supportare: lo può quindi convertire in un formato MP3 evidentemente più corretto e quindi comprensibile anche da quell’altro programma

Una delle funzionalità più interessanti di Audacity, tra le molte, è quella di riportare il volume dell’audio a un livello adeguato. Ad esempio vonsente di amplificare al massimo, pur evitando che sopraggiunga una distorsione, una registrazione effettuata con un volume troppo basso.

Amplify è uno dei molteplici effetti che Audacity consente di applicare a un file audio

Il livello di amplificazione più opportuno viene calcolato automaticamente: in genere conviene accettare il valore suggerito, sebbene possa anche essere eventualmente modificato a piacere.

L’effetto Amplify suggerisce già il valore considerato adeguato di amplificazione da applicare

Nel seguito mostro il medesimo audio così come opportunamente amplificato da Audacity:

Audio dopo avergli applicato l’effetto Amplify di Audacity, lasciando il valore di amplificazione suggerito

Ovviamente Audacity presenta anche altre funzionalità molto utili quale quella che consente di equalizzare opportunamente l’audio applicando uno dei filtri di frequenza già presenti o addirittura uno da noi definito a piacere.

Insomma, quando si ha a che fare con audio e video che provengono dalle più disparate sorgenti, è assai opportuno avere a disposizione differenti programmi di editing e di conversione in quanto, abbiamo visto, anche i prodotti più prestigiosi talvolta presentano problematiche nell’interpretazione di alcuni formati: queste possono essere spesso risolte utilizzando funzionalità di conversione/modifica presenti in un altro programma seppur magari globalmente meno potente.

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P.S. Per convertire audio registrati con qualche app del telefonino e che hanno estensione .opus, si può usare questo tool online gratuito: Convertire OPUS in MP3 (Online e Gratis)

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Adobe Premiere Elements: come riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro … e come risolvere un possibile problema di sincronizzazione tra audio e video in un filmato

Talvolta può tonare utile riutilizzare una parte di un video elaborato in un progetto, per inserirlo in un altro.

È sufficiente limitare la parte d’interesse con le barrette (1) e quindi salvare esternamente quella parte del video (e.g. la parte iniziale o finale di una puntata per poterla poi inserire identica nelle successive) utilizzando l’apposita scelta AVCHD (da usare per l’esportazione AVCHD) ed Effettuando poi le scelte indicate nella figura seguente (e.g. selezionare di Condividere solo barra di area di lavoro):

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro – vecchia interfaccia utente (1.1)

Come indicato in una nota nell’help, “con ogni nuova versione di Adobe Premiere Elements, Adobe esamina gli standard del settore, le tendenze del mercato e il feedback degli utenti per definire il nuovo set di funzionalità. Da Premiere Elements 2018, il supporto per la masterizzazione dei dischi Blu-ray e AVCHD è stato rimosso. È comunque possibile esportare nei formati Blu-ray H264 AVCHD e H264 utilizzando l’opzione Impostazioni avanzate nella scheda Personalizzato del flusso di lavoro Esporta & Condividi“.
Insomma, non sempre le modifiche a un’interfaccia utente corrispondono effettivamente a delle migliorie per poter trovare agevolmente le diverse opzioni che uno intende impostare!
Quindi ora per riuscire a trovare quell’opzione di salvataggio si deve operare come segue, in modo decisamente più macchinoso:

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro – nuova interfaccia utente (1.2)

Una volta salvato come file in quel formato, basterà poi inserirlo nell’altro progetto in cui si desiderava riutilizzalo, anche operando semplicemente con un drag & drop nella timeline nella posizione desiderata. Si noti che si originariamante si era disgiunto l’audio dal video, quell’elaborazione porta alla generazione di un file .m4v per il video e .wav per l’audio, che devono entrambi essere importati nel nuovo porgetto e ricomposti opportunamente.

Potete anche vedere eventualmente il link seguente: How to move edited clips from one Adobe Premiere project to another.

Come esportare una parte di un video elaborato in un progetto per poterlo inserirlo in un altro (2)

A parte l’ottimizzazione nei tempi di editing evidente qualora uno spezzone si voglia far vedere in più video, questa funzionalità può talvolta tornar comoda anche per risolvere problematiche di sincronizzazione tra audio e video di parte di un parlato in un video che sia stato malamente elaborato da qualcuno.
Talvolta non è sufficiente effettuare un Unlink and Video (click con il tasto destro sulla traccia per far comparire il menù di popup) di una sua sezione, spostare l’audio così sezionato in un’altra traccia per poi spostarlo temporalmente in modo adeguato. Infatti, anche se nell’editor sembra poi perfettamente sincronizzato, dopo il rendering si può ancora notare una seppur minore mancanza di sincronizzazione!

Come cercare di sincronizzare un audio con il video in un filmato precedentemente mal elaborato

La possibile soluzione, che non sia andare per tentativi successivi e rielaborare interamente per vedere l’effettivo risultato, è quella d’isolare la parte di video da correggere, caricarlo in un nuovo progetto e lavorare unicamente su quel più breve spezzone, sicuramente più agevole da modificare e provare.

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Lotteria degli scontrini: siamo alla frutta!

Tutti i giornali ne parlano tra le top news: oggi, in diretta per darne maggior risalto e pubblicità, c’e stata la prima estrazione dei premi abbinata alla cosiddetta lotteria degli scontrini!
Alcuni di questi articoli spiegano come sapere se si è tra i vincitori, altri si soffermano su quante sono le possibilità di vincere, altri ancora sul fatto che quella “misura non decolla: solo un negozio su tre aggiorna il registratore di cassa“. Ci credo: ho saputo da un commerciante che si spende ben 200€ per aggiornare la propria cassa per renderla idonea!
Infine ci sono articoli che forniscono la guida completa, con tanto di guida al gioco, regole, premi e … cotillon!

Altri ricordano che, secondo il Governo, la possibilità di partecipare alla lotteria di Stato incentiverà i consumatori a richiedere l’emissione dello scontrino fiscale al rivenditore. Il gioco a premi anti evasione si lega all’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi per tutti gli operatori IVA, il cosiddetto scontrino elettronico obbligatorio dal 1° gennaio 2020 per tutti. La lotteria degli scontrini in avvio dal 1° luglio 2020, sarà la prima misura anti-evasione che coinvolgerà direttamente il consumatore, il quale al momento dell’emissione dello scontrino dovrà fornire al rivenditore del bene o al professionista il proprio codice lotteria per poter partecipare all’estrazione dei premi mensili e annuali previsti. Il codice rilasciato finirà nel calderone di dati che il titolare di partita IVA dovrà trasmettere all’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, fornirà le informazioni necessarie per l’estrazione a sorte all’Agenzia dei Monopoli.

Mi chiedo: ma anche negli altri Stati, come ad esempio quelli vicini dell’UE, si promuovono lotterie per combattere l’evasione fiscale? 🤔

Comunque sia, oggi sono stati assegnati i premi ai primi 10 vincitori che porteranno a casa 100 mila euro ciascuno: ovviamente sono soldi pagati dalle tasse di tutti i cittadini. Insomma, un “piccolo” cadeau (non so perché, ma i termini francesi in questo ambito mi sembrano i più appropriati e meno volgari!! 🤔) di tutti gli italiani a quei pochi fortunati!

Mi ricordo che, alla metà degli anni ’80, ero andato a Lisbona, in un in Portogallo ancora provato dal periodo di regime di Salazar, seppur si fosse concluso un decennio prima: un mal governo e una cattiva amministrazione lasciano lunghi strascichi nel tempo in una nazione! Mi aveva stupito il gran numero di lotterie pubblicizzate ovunque, i loro biglietti venduti anche da appositi ambulanti ad ogni angolo di strada. Mi aveva fatto pena vedere quel popolo, che era stato oppresso per decenni, ancora essere sfruttato da una propaganda che, sostanzialmente, ancora cercava di spillare del denaro (soprattutto alle classi sociali più bisognose e più facilmente influenzabili) per acquistare un sogno che sicuramente non si sarebbe realizzato!
Anche nell’Italia di allora, c’erano già sia qualche lotteria in certi periodi dell’anno (e.g. lotteria di Capodanno abbinate alla gara di canzoni della popolare trasmissione televisiva Canzonissima, rinominata poi lotteria Italia ancora oggi annualmente proposta) sia dei sistemi analoghi di vincita collegati a qualche evento (e.g. Totocalcio, Enalotto), … ma era ancora nulla a confronto dell’attuale diffusione dei gratta & vinci di molteplici tipologie che ora imperano in bella vista nelle tabaccherie!
Fin da allora sono stato convinto che il livello di benessere di una società sia inversamente proporzionale alle sue lotterie, sale da gioco e concorsi a premi non collegati a una abilità, bensì solo alla fortuna! Insomma, non un concorso letterario o Rischia tutto, ma un I soliti ignoti o Grande fratello! Mi chiedo che impressione dia l’Italia ad uno straniero che da un Paese dove regna la povertà veda una di quelle trasmissioni televisive nazionali, in cui dei milioni vengono elargiti a emeriti ignoranti e buoni a nulla: un Paese del Bengodi, immagino, dove sperare di poter riuscire a emigrare!

Ma torniamo all’argomento principale di questo post 🙃. Per essere informati dell’eventuale vincita occorre accedere con lo SPID all’area riservata del portale costruito appositamente a tale scopo.

Si inserisce il numero di telefono, la propria mail e PEC. Non è necessario tenere gli scontrini ma solo dimostrare di avere utilizzato l’acquisto con un pagamento elettronico!

Viene generata una carta con codice a barre che si deve presentare alla cassa quando si paga con un pagamento cashless. Infatti, dalla nota presente sotto il codice generato da quel sito si legge: “Mostra questo codice all’esercente prima di effettuare un pagamento se l’importo del tuo acquisto è maggiore o uguale a 1 euro“.

Sotto il codice a barre viene specificato: “Mostra questo codice all’esercente prima di effettuare un pagamento se l’importo del tuo acquisto è maggiore o uguale a 1 euro

Mi chiedo: ma se uno ha pagato con un mezzo elettronico, non sarebbe già associato a lui quello scontrino? D’altra parte nell’app IO viene appunto mostrato l’elenco degli importi di tutti gli scontrini emessi in formato cashless. Invece, comunque sembra che per ogni scontrino debba essere sempre letto quel codice personale in nostro possesso! 🙄
Perciò, sinceramente mi sembra solo un modo ulteriore per allungare le code alle casse, creare affollamenti inopportuni soprattutto di questi tempi … oltre che abituare la popolazione alle lotterie e gratta e vinci! 🙁

Mi hanno detto, poi, che ci sono esercenti che richiedono la lettura del codice appena si entra in cassa (e.g. Carrefour Express), altri invece che richiedono che sia prima stata fatta l’acquisizione di almeno un articolo … Insomma, un delirio per nulla! Andando in un supermercato alla cassa si deve mostrare la carta fedeltà, mostrare quel codice e magari leggere con cellulare il codice proprio del venditore per pagare cashless con Satispay! Insomma, una persona anziana “normale”, quando va a fare la spesa, dovrebbe portarsi dietro per lo meno un nipote laureato in informatica!!

Avevo già scritto un post con alcune osservazioni critiche sul cashback di Stato e in particolare sul super-cashback, ma la lotteria degli scontrini direi che li supera entrambi e valorizza ulteriormente tutte quelle considerazioni che mi erano sorte naturali!!

Direi che è proprio il caso di citare Noam Chomsky, filosofo, teorico della comunicazione e attivista politico che ha da tempo pubblicato quelle che ha definito le 10 regole per il controllo sociale. Nato nel ‘28, è un vecchietto vispo ancora oggi: ho letto su Wikipedia che nel 2014 è addirittura convogliato a nuove nozze con una brasiliana … ovviamente molto più giovane di lui!! Insomma, un pensatore americano d’idee forse un po’ sovversive, ma che mi sembra abbia capito diverse cose prima di molti altri!

La regola 1 di quel suo decalogo recita:
La strategia della distrazione: Distogliere, con distrazioni continue e d’informazioni insignificanti, l’attenzione del pubblico dai problemi importanti, dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche.

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La Perla – Organizzazione di volontariato: per una Pasqua dolce e solidale!

La Perla è un’associazione di volontariato nata nel 1988: si occupa di formazione e socializzazione di giovani insufficienti mentali, non fisici, tramite laboratori e attività creative e ludiche tenute dai volontari.

Anche quest’anno per Pasqua propongono la vendita di uova di cioccolato, sacchetti di ovetti e colombe, queste ultime offerte dentro un sacchetto dipinto dai loro ragazzi con l’aiuto sia dei volontari sia di alcuni giovani del servizio civile.

Chi desidera una di queste leccornie, contribuendo così ad aiutare questa associazione a proseguire al meglio le attività dei loro laboratori che aiutano i loro assistiti a esprimere le loro potenzialità, può telefonare direttamente ai loro numeri di contatto (0113181538;  335375878 anche con messaggi WhatsApphandicap@associazionelaperla.it) o scrivermi una email.

Nel seguito vi lascio qualche esempio delle belle e originali realizzazioni artistiche studiate apposta da ragazzi e volontari per contenere la colomba:

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Come scambiare denaro con un amico senza pagare alcuna commissione con Paypal o Satispay

Spesso può tornare utile scambiarsi piccole somme di denaro tra amici/conoscenti, magari per dividersi un conto o per qualsiasi altro motivo!

Fortunatamente ora esistono almeno due metodi che consentono agevolmente di farlo senza dover pagare alcuna commissione e avendo, per di più la transazione eseguita immediatamente: il primo esiste da tempo, ed è PayPal, il secondo più recente è Satispay. Mentre PayPal è nato principalmente per i pagamenti online, Satispay si sta diffondendo sempre più soprattutto per i pagamenti nei negozi soprattutto per piccoli importi in quanto le commissioni richieste ai commercianti sono decisamente inferiori a quelle richieste dalle carte di credito e il metodo di pagamento risulta ancora più semplice non richiedendo nemmeno un lettore RFID bensì semplicemente un cellulare. Ho già tempo fa scritto un post al riguardo (Satispay: un piccolo Davide (made in Italy) che, pian piano, si fa strada sempre più in mezzo ai tanti Golia) e, se ancora non lo conosci ti consiglio di darci un’occhiata! 😉
Ci sono due versioni di Satispay: quella per Privati (logo rosso) e quella per Business per i negozianti (logo grigio). In particolare, per transazioni non commerciali, vale a dire con utenze Satispay non business, non esiste alcun costo. Non solo iscriversi e disdire il servizio, ricaricare il proprio budget, depositare sul proprio conto corrente è gratuito, ma anche inviare e ricevere denaro ai/dai propri contatti sono sempre tutte operazioni senza alcun costo ne da parte di chi invia denaro ne da chi lo riceve diversamente da quanto avviene con altri metodi dove c’è almeno uno dei due che paga per aver usufruito del servizio (e.g. bonifico bancario). Nei negozi fisici per acquisti fino a 10€ non si paga nulla, mentre per transazioni superiori a 10€ c’è una commissione di 0,20€; nei negozi online per le transazioni inferiori o pari a 10€ si paga +0,5%, mentre per le transazioni superiori a 10€ c’è un extra pari a 0,5% + 0,20€: insomma, praticamente una cifra irrisoria rispetto alle commissioni richieste da certe carte di credito come l’American Express!!

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Pagamento tramite Satispay

Nel seguito mostro la semplice sequenza per inviare del denaro a uno dei propri contatti con Satispay: ovviamente l’amico deve anche lui essere un utente privato di Satispay: basta andare nella sezione Contatti, ricercare e selezionare il contatto desiderato, scrivere l’importo da inviare, associare alla transazione un possibile commento e premere infine il pulsante rosso di spunta per confermare e procedere nell’operazione.

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Pagamento tramite Paypal

Nel caso di Paypal l’operazione è analogamente semplice, ma è necessario fare molta attenzione a impostare specificamente che la transazione di denaro che si intende effettuare è rivolta a un amico/conoscente. Questo non è infatti l’impostazione di default per cui se non la si modifica viene trattenuta una commissione non indifferente in quanto penso includa un’assicurazione sulla transazione, servizio non certamente indispensabile in molteplici situazioni.

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P.S. 12/2025

L’interfaccia è stata semplificata ed ora risulta ancora più chiara:

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Dopo avere selezionato la funzionalità Invia, il contatto può essere selezionato tra i propri contatti già presenti o indicando la sua email: qualora il contatto non sia ancora un utente Paypal, viene chiesto se si desidera che gli venga inviato un invito a registrarsi in modo da poi poter procedere con tale transazione.

Diversamente, se il contatto è già un utente Paypal, viene invece presentato subito il modulo in cui inserire l’importo da inviare, con la possibilità di scrivere un eventuale messaggio e quindi procedere. Premendo quel pulsante Avanti viene confermato l’importo inserito precedentemente e si può scegliere la tipologia di pagamento.
Dopo aver inserito l’importo da pagare e avere premuto il pulsante Avanti, prima di procedere all’effettivo pagamento è IMPORTANTE specificare come tipologia di pagamento la scelta Familiari e amici, che non è quella di default (e.g. Beni e servizi) che invece comporta una commissione non indifferenteper il loro servizio: solo effettuando questa selezione non verrà trattenuta nessuna commissione!! Si noti che può succedere che l’importo sia indicato in una valuta differente dall’euro, indicando la conversione effettuata, sebbene poi la transazione avvenga in euro… 🤔

Si noti che se uno non specifica espressamente che la transazione di denaro avviene tra Familiari e amici, vendono applicate delle commissioni non indifferenti:

Se la transazione di denaro non è specificata essere tra Familiari e amici, il la tariffa applicata non indifferente soprattutto per piccoli importi
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Stendibiancheria da parete: come migliorarlo rendendo le aste collocabili anche ad altezze differenti

Ho dovuto cambiare lo stendibiancheria da parete, di quelli generalmente collocati sopra la vasca da bagno.
Ne ho trovato uno idoneo con ben 7 aste, una in più del precedente: in alcune circostanze non ce ne sono mai abbastanza!
Tuttavia non prevedeva di agganciare il filo di ciascuna asta a diverse altezze come quello precedente, che invece consentiva di collocare opportunamente i panni in modo da minimizzare i tempi di asciugatura: quello nuovo aveva unicamente un anello per potere fissare ciascun filo alla massima altezza e per di più richiedeva l’uso di un’asta con gancio per potere riprendere ciascun filo e riportare in alto l’asta associata. Insomma, una procedura assai più scomoda per chiunque abbia invece provato l’altro metodo alternativo più agevole e flessibile.

Mantenendo le aste alternativamente a diversa altezza, i panni si asciugano più velocemente

Ho allora tagliato i fili dello stendibiancheria precedente che avevano ciascun 3 cerchietti in modo appunto da poter fermare a piacere l’altezza dell’asta a una delle 4 altezze previste: la prolunga per ciascun filo del nuovo stendibiancheria l’ho realizzata semplicemente legando con un nodo all’anello preesistente. Rimanevano però due problemi:

  • Mancava la prolunga per il 7mo filo
  • I fermi nuovi da attaccare al muro consentivano solo di agganciare un anello e non di fermare quei cerchietti, mentre i fermi vecchi prevedevano solo di agganciare (con un fermo a V) solo 6 fili, vale e a dire nel numero del vecchio stendibiancheria.

Il primo problema l’ho risolto trovando tre cerchietti analoghi e utilizzando del filo residuo sempre del vecchio stendibiancheria.
Il secondo problema è stato più indaginoso in quanto non riuscivo a trovare nulla d’idoneo da nessun ferramenta: ho poi trovato i seguenti ganci singoli da Leroy Merlin nel reparto delle minuterie varie: ciascuna confezione contiene 4 pezzi per cui ne ho dovute acquistare due.

Clip fissaggio trovato da Leroy Merlin


Ho fissato con un tassello ciascuno di quei ganci al muro e direi che il risultato è stato ottimo da un punto di vista sia funzionale sia estetico! 🙂

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Ricette facili facili: zucchini ripieni al forno ;-)

Un’altra ricetta facile facile sono gli zucchini ripieni al forno tradizionale o con quello a microonde attivando la funzione crisp.
Ho già parlato in un precedente post(Ricette facili facili: le pere cotte al forno) di questa modalità di cottura decisamente più comoda e veloce e che porta a risultati analoghi a quelli che si avrebbero con una cottura con un forno tradizionale. Inizialmente brevettata dalla Whirlpool, anche altre aziende non hanno tardato a riprodurre la stessa funzione chiamandola semplicemente in modo diverso (crusty cook di Samsung, crispy di LG, panacrunch della Panasonic).

Nel seguito farò quindi riferimento a questa modalità di cottura sebbene l’unica differenza sono i tempi necessari e la tipologia di teglia che in questo caso deve essere specifica per quella metodologia (i.e. piatto Crisp della Whirpool AVM190 Piatto Crisp a bordo alto per Forno a MicroondeAVM250 – Piatto Crisp piccolo per forno a microondeAVM280 Piatto Crisp a bordo alto per forno a microondeAVM290 Piatto Crisp medio per forno a microondeAVM305 Piatto Crisp grande per forno a microonde – o magari pure di marche differenti se offrono un prodotto analogo a un minor prezzo –Snips Piatto Teglia Crispy Alto Linea Tempo Zero Microonde 27.6 cm).

Zucchini ripieni al forno a microonde in cui si è utilizzata la modalità di cottura crisp

Si lavano un numero di zucchini tale da riuscire poi a coprire per intero la teglia che si intende utilizzare: in tal modo si evita che possano rovesciarsi durante la cottura.
Quindi si tagliano esattamente a metà in modo da ottenere due parti identiche.
Si toglie il più possibile la parte interna di ciascun zucchino: a tale scopo risulta assai conveniente usare utilizzare il semplice attrezzo seguente, generalmente venduto principalmente come leva torsolo. Si trova agevolmente a poco prezzo online o anche nei bazar cinesi. Ce ne sono di due tipi: uno che non si apre e uno che può aprirsi per far cadere più agevolmente il contenuto estratto da mela o zucchino che sia. Vi consiglio di optare per un modello di questa seconda categoria che, tra l’altro non necessariamente risulta più costoso.

L’utilizzo di un leva torsolo agevola può agevolare la rimozione della parte interna dello zucchino.

Ovviamente la parte interna tolta dello zucchino non si butta via, ma costituisce uno degli ingredienti con cui si costruirà il ripieno. Quest’ultimo viene preparato tritando, insieme a quell’interno degli zucchini stessi, diversi ingredienti a piacere, vegetariani o meno.
Io generalmente metto un uovo, un po’ di latte, del prosciutto/mortadella/salciccia/carne trita, pangrattato, prezzemolo e aglio. Si possono aggiungere anche pezzettini di formaggio fondente.
La quantità di pangrattato deve essere regolata in modo che il tutto non risulti ne troppo asciutto ne troppo liquido e abbia una densità idonea per costituire quindi un opportuno ripieno per gli zucchini già tagliati e opportunamente collocati nella teglia:

Come sempre nella cottura a microonde, anche se con la modalità crisp, i tempi di cottura dipendono dalla quantità del cibo da cuocere. Comunque per una teglia come quella in foto i tempi sono circa di 20 minuti attivando la funzione crisp alla massima potenza.
Come sempre conviene tenersi inizialmente un po’ bassi con i tempi ed eventualmente allungarli all’occorrenza, per non rischiare di bruciare il tutto!

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Poste Mobile: le assurde problematiche per cercare di effettuare il subentro di una SIM a un familiare dell’originale intestatario (subentro reso opportuno ora che l’app Poste Mobile è stata dismessa e si deve quindi usare quella di PostePay generalmente associata al proprio PosteID personale)

Spesso avviene che una SIM originariamente intestata a un familiare venga poi di fatto nel tempo utilizzata in un telefono di un altro membro della famiglia, magari passando da un genitore a un figlio o viceversa: tutto ciò non ha mai creato particolari problemi con nessun operatore!

Tuttavia talvolta questa consuetudine comporta inspiegabilmente nuove problematiche dovute al fatto che alcuni operatori utilizzano per la gestione della SIM un’app che richiede metodi di autenticazione “sicuri” che impongono di avere sul medesimo cellulare un’app (e.g. PostePay/PosteID) che è associata al reale utilizzatore del telefono, che non necessariamente è l’intestatario della SIM presente in quel dispositivo. Insomma, un bel pasticcio!
La soluzione del problema sarebbe ovviamente quella di chiedere il subentro dell’intestatario reale del numero associato a quella SIM … ma le cose non sono più così semplici come dovrebbero essere e come, mi sembra, fosse un tempo!

Quando a inizio novembre 2020 mia moglie ha cambiato operatore telefonico passando a Poste Mobile, ci siamo accorti che la SIM del suo telefono era stata associata, anni addietro, a nostra figlia per poter usufruire di un’offerta di un altro operatore che era riservata ai giovani: il cambiamento dell’intestatario della linea era allora avvenuta senza problemi e immediatamente tramite un operatore in un negozio: lui stesso ci aveva suggerito di effettuare tale variazione per poter usufruire di quell’offerta in corso!

Ora, pensavo che un’analoga variazione potesse avvenire con la medesima semplicità e tempestività, risolvendo quindi il fatto che da inizio anno l’app Poste Mobile fosse stata dismessa e si dovesse quindi, usare quella di PostePay per gestire la linea telefonica, che generalmente richiede una autenticazione con il proprio PosteID personale.

Da metà dicembre ho iniziato a contattare il servizio clienti di Poste Mobile al numero 160 richiedendo tale subentro e mi era stata indicata la seguente semplice procedura: invio di tale richiesta formale via email a info@postemobile.it, allegando (per vecchio e nuovo intestatario) sia un documento d’identità sia la carta sanitaria con il codice fiscale.
Così ho fatto e dopo un’attesa di un 15 giorni ho incominciato a sollecitare sia telefonicamente al medesimo call center sia via email. Ogni volta mi veniva detto che i documenti erano arrivati e registrati correttamente nel loro sistema e che la procedura di subentro era in corso: si sarebbe ultimata con tempi tecnici non prevedibili ma comunque ipotizzabili in una settimana.

Oggi ho ritelefonato per l’ennesima volta e mi viene comunicata una novità: non è possibile effettuare un subentro di un numero a un’altra persona a meno che questa non sia già registrata come cliente di Poste Mobile, vale a dire abbia già un’altra SIM!!!
Confuso da tale dichiarazione, a nulla è servito dire che in nessuna delle innumerevoli precedenti comunicazioni con operatori del medesimo call center (almeno 10 telefonate nei 3 mesi trascorsi) nulla mi era stato indicato relativamente a quel requisito, d’altra parte reputato da me assurdo come tecnico oltre che inappropriato come cliente!

Andando quindi sul sito di Poste Mobile e precisamente in questa pagina di assistenza e FAQ, trovo addirittura da scaricare un modulo per effettuare una richiesta di subentro, senza che venga per nulla menzionata quell’assurda regola che mi era stata appena comunicata dal servizio clienti telefonico che imporrebbe al nuovo intestatario di essere già stato registrato come cliente di Poste Mobile e quindi di possedere già un’altra SIM a cui trasferire il numero.

Pagina di assistenza e FAQ del sito di Poste Mobile in cui viene spiegato come effettuare un subentro di una SIM ricaricabile (con link per scaricare il modulo per inoltrare tale richiesta)

Prontamente scarico quel modulo e lo leggo attentamente in tutte le sue parti: in fondo, tra le clausole in piccolo (ma non certo le meno importanti bensì, come spesso avviene nei contratti, le più pericolose!) noto la seguente frase assai preoccupante:
Eventuali promozioni attive e/o opzioni presenti saranno automaticamente disattivate“.

Nota presente in fondo al modulo scaricabile online, per richiedere il subentro di un numero telefonico


Insomma la confusione cresce …
Questo vuol dire che se uno aveva attivato, come spesso avviene, la SIM con una promozione online (e.g. Creami WOW Weekend 30GB), quella non se la ritrova più una volta cambiato l’intestatario del numero? Che tariffa allora gli verrà applicata?
Ma anche ipotizzando che la persona a cui effettuare il subentro si facci in modo che sia già cliente di Poste Mobile (effettuando l’acquisto di un’altra SIM), con quel passaggio del numero che tariffa gli verrebbe applicata? Quella del numero che si acquisisce o quella di quella nuova SIM che, nel mio caso, si sarebbe dovuta creare solo a tal scopo? Verosimilmente la seconda ipotesi, … magari perdendo i vantaggi di un’offerta pregressa!
Nessuna indicazione in merito in quella FAQ e nulla mi era stato comunicato da nessuno degli operatori del call center contattati!

Mi chiedo infine come possa questo operatore, dismettere l’app Poste Mobile (che fino allo scorso anno consentiva di gestire la SIM in autonomia, vale a dire con una sua propria autenticazione associata unicamente al numero telefonico come logicamente sembrerebbe comprensibile) e obbligare invece ora, a usare al medesimo scopo l’app Poste Pay che di fatto risulta inutilizzabile se l’utilizzatore del telefono non è l’intestatario della SIM bensì, ad esempio, un familiare, come spesso avviene … ostacolando per di più un subentro del vero utilizzatore della SIM, operazione tecnicamente banale.

Non resta quindi che tornare a dover utilizzare procedure che pensavo oramai obsolete e in disuso, vale a dire sia telefonare al numero 160 per conoscere il proprio credito residuo sia usare metodi alternativi di ricarica tramite ad esempio Satispay … anche se non poter utilizzare un’app apposita a tale scopo, lo trovo davvero assurdo e mi sembra essere tornati davvero!
Assurdo poi oggigiorno che non esista alcun widget di Poste Mobile che consenta di avere visualizzato agevolmente l’andamento del proprio credito nella home del proprio telefono … diversamente da come diversi operatori hanno sviluppato, anche se operatori virtuali (e.g. Kena).

P.S. Ho risolto cambiando operatore e facendo intestare il nuovo contratto al famigliare che effettivamente utilizza il numero telefonico. Penso che sia una procedura realizzabile da qualsiasi operatore: nel mio caso specifico era una SIM di PosteMobili e sono passato a TIM. L’operatore TIM mi ha detto che effettuando contestualmente al cambio operatore la diversa intestazione si evitava di pagare un 15 euro per effettuare tale procedura successivamente.

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Link utili

Cambiare intestatario SIM: come effettuare il passaggio sulla stessa SIM | SosTariffe.it: “In linea di massima, cambiare intestatario SIM è un’operazione gratuita e rapida. Gli utenti possono richiedere tale cambio (o la nomina di un reale utilizzatore) in qualsiasi momento per qualsiasi SIM ricaricabile (vale anche per le SIM dati). Da notare, inoltre, che il cambio intestatario non comporta il cambio della SIM. Semplicemente, il numero seriale della SIM viene collegato a un nuovo utente, cambiato i dati anagrafici“.

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Modello 730: incominciamo a pensarci e magari consultiamo i servizi che consentono la visualizzazione sia delle fatture sia delle ricevute mediche

Come ogni anno incominciano ad arrivare i CUD e uno si domanda: quand’è che dovrò fare il 730 quest’anno?

Sono allora andato a ricercare su internet ed ho trovato l’articolo Modello 730/2021: istruzioni, scadenza e novità presente su informazionefiscale.it che mi ha rassicurato: sebbene venga detto che l’Agenzia delle Entrate ha già da tempo pubblicato modulo e istruzioni ufficiali con il provvedimento del 15 gennaio, la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati relativa all’anno di imposta 2020 è fissata al 30 settembre 2021. Viene indicato anche che il modello 730 precompilato 2021 sarà disponibile per i contribuenti a partire dal 30 aprile 2020. Ovviamente, se uno prevede di avere dei rimborsi, può convenire fare la dichiarazione al più presto, … o anche solo per togliersi il problema”! 😉

Sono comunque andato nel portale dell’Agenzia delle Entrate nella sua sezione riservata ai cittadini e alle dichiarazioni: esiste già la sezione 730/2021 dove ovviamente sono andato a curiosare! 😉

Entrando con lo SPID nella mia area privata, si arriva alla seguente pagina che presenta due possibilità: La tua dichiarazione precompilata e Le tue fatture.

In particolare, per quest’ultima sezione viene indicato che per usufruire di quel servizio di consultazione è necessario comunicare la propria volontà di adesione!
Il motivo di questa (inutile) complicazione mi sfugge, ma mi propongo di effettuare quella procedura di accettazione (anche solo per curiosità e per vedere la tipologia di fatture presenti) non senza però andare prima a vedere la sezione della dichiarazione precompilata … che da quanto avevo letto precedentemente, sarebbe stata disponibile per i contribuenti solo a partire dal 30 aprile 2020
… ma, infatti, da quella sezione si accede ancora alla precompilata dello scorso anno:

Torno quindi a “sondare” l’altro ramo, vale a dire quello relativo a Le tue fatture procedendo nella procedura di adesione a tale servizio. Nel seguito i passaggi richiesti:


Ben 6 click per poter accedere, nella mia area privata, alle mie fatture mi è sembrato davvero troppo, ma questo è quanto!
Finalmente, riesco ad accedere a quella sezione (senza nemmeno la necessità di quella attesa indicata nel riepilogo, ad adesione avvenuta: “La richiesta di adesione è stata presa in carico in data odierna ed è in corso di elaborazione. Ulteriori operazioni di adesione/recesso potranno essere effettuate da domani“):

Entrando quindi dentro a Le tue fatture ricevute, mi vengono elencate automaticamente quelle dell’ultimo trimestre 2021.

Si noti che si può arrivare a questa sezione Le tue fatture accedendo sia da https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it sia da Agenzia delle Entrate – Area riservata – Home page Servizi …: in entrambi i casi viene richiesta ovviamente la solita autenticazione sicura (e.g. tramite SPID):

Volendo avere un’idea di quelle presenti nello scorso anno magari d’interesse per una prossima compilazione del 730/2021, imposto quindi la ricerca dal 1/1/2020 al 31/12/2020. Mi viene tuttavia restituito il seguente errore: “Il range di date indicato supera il trimestre. Restringere l’intervallo delle date di ricerca“!!

Il perché mai di questa restrizione mi resta ignoto, non solo da un punto di vista tecnico ma anche logico, dal momento che mi sembra più che comprensibile voler ricercare tutte le fatture relative a un anno solare!
Comunque procedo scegliendo un filtraggio dal 1/1/2020 al 31/3/2020 e poi per quelli successivi: noto comunque con piacere che, impostando la data “Dal” al trimestre successivo, mi viene proposto in automatico per la data “Al” quella alla fine di quel successivo trimestre… meglio che niente!

Elenco delle fatture di uno specifico trimestre

Cliccando poi sull’icona più a sinistra associata a ciascuna fattura si giunge quindi a visualizzare i dettagli di chi l’ha emessa nei propri confronti: premendo quindi il pulsante di Download file fatture viene quindi scaricato dal browser il file associato (per default si troverà nella cartella Download impostata per la propria utenza sul PC utilizzato). In alternativa, si può anche solo premere il pulsante Visualizza file fattura che mostra su di una finestra di popup il contenuto di quel file, soluzione che, come mostrerò, è la più conveniente a meno che uno non desideri salvarsela in locale.

In pratica, si nota che non si tratta proprio della scansione della fattura come era stata consegnata dal fornitore (e.g. operatore telefonico, della luce, negoziante) benché contenga sostanzialmente le informazioni fondamentali senza grafica e particolare formattazione.

Se si preme il pulsante Visualizza file fattura, viene aperta una finestra di popup con le informazioni relative alla fattura selezionata, sebbene non sia graficamente analoga a quella di una fattura generalmente stampata. Esiste anche un pulsante Stampa che dovrebbe lanciare la stampa della medesima… ma io non sono riuscito a farlo funzionare né dal browser Chrome né da quello Edge: si apre una finestra per impostare la stampa ma che immediatamente scompare!

La funzionalità di stampa sembra attualmente non funzionare correttamente

Se invece si preme il pulsante Download file fattura, si scarica un file che spesso ha un’estensione xml, vale a dire è in un formato specifico per poter essere agevolmente interpretato da un programma, ma molto meno da un essere umano!

Fattura scaricata (in formato XML)

Anzi, talvolta quello che si scarica premendo quel pulsante Download file fatture non è neppure subito quel file xml con i dati della fattura, bensì un file certificato dal fornitore specifico, vale a dire uno con associato anche la sua firma elettronica e quindi uno di non immediata visualizzazione: insomma, un file con estensione .p7m che non si riesce ad aprire generalmente con un normale programma di testo (e.g. TextPad; Word; Acrobat Reader DC; un browser quale Chrome o Edge).

La fattura viene scaricata come file l’estensione .p7m, vale a dire come documento che ingloba al suo interno anche una firma digitale

Infatti è necessario installarsi uno dei programmi specifici in grado di analizzare sia la firma digitale associata sia di visionare/salvare a parte il contenuto del file “originale” (generalmente un documento PDF, ma potrebbe essere anche di diversa natura, come in questo caso).
Si noti che se fosse stato un file con estensione con estensione .p7s, avrebbe contenuto le sole informazioni relative al certificato digitale e perciò per visualizzarle sarebbe basterebbe usare il gestore dei certificati integrato già in Windows o anche utilizzare uno dei servizi gratuiti online (e.g. PosteCert, InfoCert).
Invece, essendo in questo caso l’estensione .p7m, si tratta di un documento che ingloba al suo interno sia una firma digitale sia un file che si può poi estrarre e salvare a parte, un po’ come avviene con le email che arrivano tramite posta certificata.

I metodi per poter finalmente leggere tale file di fattura sono diversi (e.g. programmi: ArubaSign, Dike, MnlSignVerifier; servizi online per solo la verifica della firma: PosteCert, InfoCert) e tutti gratuiti, almeno nella loro configurazione base.
Nel seguito ne mostro uno, forse il più utilizzato che comporta di scaricarsi gratuitamente da Aruba il piccolo SW ArubaSign, in grado appunto di effettuare tale funzionalità. Una volta istallato tale programmino, l’estensione del nostro file, scaricato precedentemente, viene riconosciuta come associata a quel programma per cui la sua icona diventa quella propria di quel programma: perciò, cliccando sopra il file due volte, questo viene aperto in automatico con quel programma. Questo mostra innanzitutto i dettagli del firmatario, vale a dire del fornitore: quindi, selezionando la voce del menu Apri documento (o Salva documento se lo si desidera salvare a parte) si può finalmente visualizzarlo.

Insomma … probabilmente è sufficiente, nel sito dell’Agenzia delle Entrate, premere Visualizza file fattura che mostra su di una finestra di popup il contenuto di quel file senza necessità di scaricarlo e poi procedere come visto per giungere poi alle stesse informazioni, a meno che uno non desideri salvarsi il tutto in locale.

Si noti che, oltre alle fatture utili per eventuali rimborsi (e.g. risparmio energetico, ristrutturazione), ci sono anche tutte quelle relative a fornitori di servizi (luce, gas, telefono) sebbene queste non risultino d’utilità per la compilazione del proprio 730.

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Si noti la presenza anche del cosiddetto Cassetto fiscale che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali (e.g. dati anagrafici, dati delle dichiarazioni fiscali, dati dei rimborsi, dati dei versamenti effettuati tramite modello F24 e F23, atti del registro (dati patrimoniali), dati e informazioni relativi agli studi di settore e agli indicatori sintetici di affidabilità fiscale (Isa), le informazioni sul proprio stato d’iscrizione al Vies). Qui si ritrovano, ad esempio, anche gli atti di locazione d’immobili a uso abitativo:

Esiste infine anche il portale per Fatture e corrispettivi, utile penso per chi ha una partita IVA: diversamente non fornisce alcuna informazione:

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Molto utile è poi accedere al sito il sito Sistema Tessera Sanitaria dove, nella sua sezione riservata al cittadino, autenticandosi uno può consultare le spese sanitarie registrate nell’ultimo anno, così come per quelli precedenti (fino al 2019, cioè da quando quel servizio è attivo). Lo scorso anno avevo scritto questo post al riguardo che potete visitare per avere ulteriori informazioni: STS – Sistema Tessera Sanitaria: come accedere alle ricevute per spese mediche.

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Link utili

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La telematica al servizio del malato oncologico terminale

Ogni tanto capita di dover mettere mano a vecchie cartelle di backup … soprattutto quando capita di dover sostituire un HD in un NAS in quanto identificato come corrotto!! 😦
Scriverò poi un post specifico su questa triste esperienza che per fortuna non ha comportato perdite particolari … seppure non sia riuscito a salvare proprio tutto, come avrei immaginato dal momento che da sempre ho impostato il mio WD MyBook Duo con una configurazione RAID 1 (mirroring)!

Tra i tanti file assai vecchi che ho ritrovato, scorrendo nelle directory, ne ho trovati alcuni che, seppur molto datati, potrebbero ancora fornire qualche informazione utile … e comunque meritano di essere pubblicati su questo mio blog anche solo per un mio ricordo!
In questo post riporto quindi il testo di alcuni miei articoli che erano stati pubblicati nel ’98 e ’99 sul giornale “La voce dell’ANAPACA” di quella associazione di volontariato con la quale ho collaborato per alcuni anni.
Seppur siano passati più di 20 anni dalla loro pubblicazione e le tecnologie si siano evolute moltissimo (gli smartphone come li conosciamo oggigiorno arriveranno quasi un decennio più tardi, sebbene incominciassero già allora a esserci quelli che allora erano chiamati WebPhone o i cosiddetti Handheld PC [HPC] – evoluzione delle agendine elettroniche – con possibilità di connessione verso server remoti o a Internet), non sempre i servizi sanitari hanno seguito un analogo miglioramento per cui, magari alcune indicazioni ipotizzate come utili potrebbero essere ancora valide tutt’oggi.

Insomma, si tratta comunque di articoli che ci ricordano come i miglioramenti tecnologici non sempre vengano applicati con la solerzia dovuta, per cercare di risolvere problematiche urgenti quali quelle relative alla gestione di un malato terminale.

In fondo a questo post, inserisco anche altri due miei articoli apparsi successivamente (2001) sul medesimo periodico:

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La telemedicina e l’assistenza domiciliare al malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’98)

In questo articolo, e in altri successivi che appariranno nei prossimi numeri, esamineremo alcune delle problematiche presenti nel fornire un servizio di assistenza domiciliare a malati oncologici terminali. É ormai assodato che la degenza domestica comporta indubbi vantaggi non solo per il paziente, che si trova in un luogo familiare in grado di offrirgli la migliore “qualità di vita“, ma anche per l’amministrazione in quanto i suoi costi sono inferiori rispetto all’ospedalizzazione.

In Italia vi è stata, fino ad oggi, una scarsa attenzione su questi temi da parte delle autorità sanitarie. Le attuali esperienze derivano principalmente da associazioni/fondazioni no-profit nate negli anni ‘80/’90: queste assicurano gratuitamente, grazie a propri fondi derivanti da donazioni e sovvenzioni/convenzioni pubbliche, la presenza di un’équipe multidisciplinare di operatori. La loro attività si esplica spesso nell’ambito cittadino o comunque in un contesto territoriale molto limitato.

La validità di questo tipo d’assistenza domiciliare è dimostrata sia dalla sua sempre maggiore diffusione sia dall’aumento delle richieste da parte dei cittadini che purtroppo non riescono ad essere ovunque soddisfatte.

Il dato più sconcertante è perciò il seguente: la possibilità di usufruire del servizio da parte di un malato dipende dal proprio domicilio perché le associazioni operano solo in certe città o zone, anche come conseguenza dei vincoli territoriali imposti da alcune sovvenzioni che esse ricevono. La più nota tra le organizzazioni di questo tipo che opera a Torino è la Fondazione Faro.

Negli ultimi tempi si è attivata, questa volta a livello istituzionale e pubblico, l’A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata) che offre a casa del paziente un servizio generale di assistenza, quindi non rivolto specificamente ai malati oncologici.

Tra i diversi attori che ruotano attorno al paziente domiciliare, esiste sempre più la necessità d’interazione e di scambio d’informazioni, di condivisione delle scelte terapeutiche ed assistenziali.

Questo comporta, ad esempio, l’uso di strumenti di lavoro comuni, quali una cartella clinica a disposizione di tutti gli operatori dell’équipe (oltre che del malato e dei suoi familiari), l’integrazione tra quanto può essere fornito dal Servizio sanitario nazionale (anche in termini di presidi sanitari) e quanto messo a disposizione da associazioni o fondazioni.

Le nuove tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni possono essere sfruttate per migliorare questo tipo di assistenza, risolvendo alcune delle difficoltà imputabili principalmente al fatto che l’operatore opera sul territorio, cioè al di fuori di una struttura sanitaria in grado di offrirgli prontamente servizi ed informazioni.

Con il termine “telemedicina” si intende un’applicazione della “telematica” (tra-smissione di informazioni a distanza) al settore medico.

Spetta al medico stesso sperimentare sul campo i servizi offerti da nuovi sistemi, analizzandone i benefici e decidendone, quindi, il loro effettivo utilizzo nella routine. Le telecomunicazioni non possono sicuramente sostituire i collaboratori sanitari soprattutto nella loro attività di relazione con il paziente, ma possono aiutare l’integrazione tra i diversi servizi sanitari contribuendo in tal modo a dirigere le attenzioni maggiori verso la clinica e il paziente stesso.

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo sviluppo e disponibilità sul mercato di piattaforme munite di microprocessore ed in grado di adempiere, almeno parzialmente a funzionalità che, fino ad allora, erano proprie solo dei Personal Computer. Sono disponibili sul mercato già oggi terminali con caratteristiche particolarmente indicate per realizzare nuovi servizi utili, in un contesto di assistenza domiciliare, sia agli operatori sanitari sia ai pazienti stessi.

In particolare, gli Handheld PC (HPC), evoluzione delle agendine elettroniche, risultano molto leggeri e di dimensioni estremamente ridotte pur mantenendo sufficienti funzionalità, quale la possibilità di connessione, tramite la rete telefonica, verso server remoti o a Internet. I WebPhone sono invece l’evoluzione del telefono; oltre a potersi sostituire al telefono domestico permettono d’inviare e ricevere E-mail e di collegarsi a Internet.

Anche il fattore psicologico gioca a favore di questi nuovi dispositivi che assomigliano più a delle rubriche elettroniche o a dei telefoni, piuttosto che a veri e propri elaboratori. Anche quelle fasce della popolazione e quelle categorie di professionisti generalmente restie all’utilizzo dei mezzi informatici possono ora agevolmente adoperare questi dispositivi per le finalità di loro interesse.

Nel prossimo articolo esamineremo in maggiore dettaglio le possibili applicazioni concrete di questi strumenti.

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La telematica al servizio degli operatori sanitari

da “La voce dell’ANAPACA” (dicembre ’98)

Abbiamo visto, nell’articolo apparso nel precedente numero, che l’assistenza a domicilio per il malato oncologico terminale comporta l’attivazione di una equipe multidisciplinare che collabori con il medico di medicina generale, nel rispetto della volontà del malato e con una particolare attenzione ai problemi familiari, valorizzando infine il ruolo del no-profit e del volontariato. Si era evidenziato pure come l’utilizzo delle nuove tecnologie telematiche possa contribuire a un miglioramento di questo tipo d’assistenza. I vantaggi dell’uso delle tecnologie informatiche possono interessare sia i pazienti e i suoi familiari, sia gli operatori sanitari: nel seguito ci concentreremo solo su questi ultimi.

Da tempo alcuni sistemi di telemedicina consentono di controllare a distanza lo stato di un paziente. Esistono, infatti, dispositivi in grado di fornire in forma elettronica i parametri da loro misurati: collegati ad un sistema di telecomunicazioni consentono di controllare a distanza alcuni parametri, vitali (es. pressione arteriosa) o di conoscere l’esito di esami strumentali (es. elettrocardiogramma). Addirittura, alcune pompe d’infusione per fleboclisi possono essere regolate a distanza. Tutto questo consente un più pronto intervento da parte del medico per un’eventuale modifica della terapia. Si noti che, quando si è interessati a soli segnali biomedici e non ad immagini, la rete telefonica tradizionale (quella presente a casa del paziente) è sufficiente per ottenere una loro ricezione anche in tempo reale.

Tuttavia, il contributo maggiore che la telematica può offrire anche in questo settore consiste, a mio parere, nel rendere più agevole l’integrazione e la comunicazione tra i diversi attori che concorrono a realizzare il servizio d’assistenza domiciliare. Si tratta di persone e di enti quali gli operatori sanitari, le strutture S.S.N., le sedi di associazioni di volontariato, gli specialisti contattati all’occorrenza, i familiari del paziente, il medico di medicina generale.

Infatti, per favorire la diffusione di questo tipo di assistenza, non basta “semplicemente” creare e diffondere la presenza di quelle équipe multidisciplinari di cui sopra. Risulta necessario agevolarle nel loro ruolo, rendendo più semplici e veloci tutte quelle funzioni e procedure che devono essere svolte abitualmente. Solo in questo modo è possibile una loro espansione in termini numerici, pur mantenendo immutata la semplicità ed efficienza presente in alcune delle iniziative di limitate dimensioni, attualmente esistenti. Fin quando la struttura d’assistenza rimane confinata a poche decine di operatori, soprattutto quando selezionati adeguatamente e fortemente motivati, la gestione delle relazioni tra i componenti di una équipe o lo scambio di esperienze può essere efficiente ed adeguato anche senza il supporto di particolari mezzi informatici/telematici, sebbene questi risulterebbero comunque utili.

Diverso è il discorso quando si cerca di coprire zone territoriali più vaste, proponendosi di garantire un buon livello medio d’assistenza indipendente dal domicilio del paziente. Lo scambio di esperienze ed il dialogo tra diverse équipe che si trovano a dover affrontare problematiche analoghe, anche se su realtà territoriali differenti, non può che accrescere le conoscenze reciproche ed apportare miglioramenti sia nelle procedure adottate sia nella sperimentazione di nuovi protocolli. La telematica può dunque essere realmente d’ausilio a quest’integrazione da un punto di vista operativo, consentendo inoltre un’agevole rielaborazione delle informazioni anche a scopo di ricerca.

Vediamo ora alcuni esempi concreti di servizi che possono essere offerti all’operatore sanitario, accedendo a un sistema informatico mediante terminali collegati a una rete di telecomunicazioni (es. linea telefonica presente a casa del paziente, GSM del cellulare del medico):

  • Scambio di opinioni, osservazioni e richieste tra i componenti dell’equipe assegnata al paziente, agevolando anche il rapporto e la collaborazione con personale di associazioni ed enti di tipo differente.
  • Accessibilità, da qualsiasi luogo, alle informazioni d’utilità, quali i dati contenuti nella cartella clinica del paziente, la disponibilità/ordine di farmaci, i referti degli esami.
  • Richiesta, direttamente dal domicilio del paziente, di una visita di uno specialista, con la possibilità di conoscere i suoi impegni pregressi e di “inoltrare” la richiesta per un suo intervento.
  • Notifica, verso l’opportuna sede amministrativa, dell’avvenuta prestazione da parte dell’operatore sanitario.
  • Gestione dei turni del personale che effettua le visite a domicilio, tenendo conto sia delle sue esigenze sia dei ritmi dei diversi pazienti, pur cercando naturalmente di mantenere continuativi, nei limiti delle possibilità, i rapporti tra paziente e medico/infermiere.
  • Ottimizzazione del percorso di visita, gestendo l’agenda personale di ciascun operatore.
  • Coordinamento con le strutture sanitarie e in particolare con quelle d’emergenza (es. ospedali, pronto soccorso).

Attualmente alcune associazioni (come la Fondazione Gigi Ghirotti) utilizzano già software specifici per gestire malati oncologici terminali, che forniscono, ad esempio, schede di valutazione dei sintomi ed in particolare del dolore, così come la possibilità d’inserire annotazioni sulla terapia in corso e sulle sue variazioni nel tempo.

In generale si può dire che esiste la possibilità d’integrare in un’unica piattaforma anche più servizi tra quelli elencati.

L’utilizzo, come terminali, degli Handheld PC (dispositivi evoluzione delle agende elettroniche, descritti nel precedente numero) risulterebbe, talvolta, particolarmente indicato, in quanto consentirebbe di rendere agevolmente trasportabile il supporto informatico necessario, esigenza particolarmente sentita soprattutto per chi opera sul territorio.

Nel prossimo numero ci occuperemo dei possibili servizi ipotizzabili orientati questa volta al paziente ed ai suoi familiari, con l’intento principale di ridurre il più possibile le incombenze a loro carico, prime tra tutte quelle burocratiche ed organizzative, difficoltose da gestire soprattutto in una situazione psicologica spesso già compromessa.

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La telematica al servizio del malato oncologico terminale

da “La voce dell’ANAPACA” (settembre ’99)

In due precedenti articoli (sett. ‘98, dic. ‘98) sono già state evidenziate alcune delle potenzialità di un utilizzo di nuove tecnologie telematiche in un contesto d’assistenza domiciliare per malati oncologici terminali. In particolare si sono esaminati alcuni possibili dispositivi che risultano convenientemente utilizzabili e, successivamente, si sono individuati alcuni servizi specifici che potrebbero essere offerti agli operatori sanitari.

Si vogliono ora esaminare alcuni dei possibili servizi riferiti in modo diretto al paziente oncologico terminale ed alla sua famiglia, anche se quelli già indicati influirebbero positivamente ma indirettamente nel suo processo di cura, migliorando infatti l’efficienza del personale sanitario ed i contatti tra i membri di un’équipe.

I potenziali servizi individuati sono elencati nel seguito e la loro introduzione può essere agevolata dall’utilizzo come terminale di un Web-phone (vedere articolo settembre ’98), sostituibile al telefono del paziente, in quanto questo semplifica la modalità di un loro accesso direttamente da domicilio: 

  • Agevolazione delle pratiche burocratiche che trovano spesso i familiari impreparati sia da un punto di vista psicologico sia di tempo (es. richiesta dell’invalidità civile e dell’assegno d’accompagnamento, sussidi sanitari presso strutture convenzionate). Attualmente alcuni sussidi sanitari sono forniti in “prestito d’uso” dal S.S.N.: tuttavia, le modalità di richiesta e i tempi di rilascio/reso non sono congrui all’urgenza richiesta da questa forma d’assistenza. Le associazioni/fondazioni spesso cercano di sopperire a queste disfunzioni fornendo temporaneamente tale materiale, prelevandolo da loro piccoli magazzini, frutto sostanzialmente di donazioni. È ovvio che se realmente si desidera diffondere ulteriormente un discorso d’assistenza domiciliare, meccanismi burocratici lunghi e comunque difficilmente controllabili, non risultano più accettabili. Qualora la richiesta di questi sussidi avvenisse elettronicamente, eventualmente dal domicilio stesso del paziente [da parte di un medico, di un famigliare o dello stesso assistito], si avrebbe non solo una più agevole e veloce loro fornitura ma, quando questi non risultassero più necessari, il loro ritiro risulterebbe più trasparente e immediato, consentendone un pronto riutilizzo da parte di altri pazienti o di altre strutture sanitarie.
  • Richiesta e fornitura di medicinali da parte delle farmacie. Attualmente, questi vengono forniti dal S.S.N., con cadenza generalmente trimestrale, su richiesta particolareggiata del medico di medicina generale effettuata in base sia a un elenco di prodotti resi disponibili in relazione all’accertato livello d’invalidità del paziente, sia alle effettive sue necessità. Attualmente sono i familiari stessi che si devono preoccupare di ordinare il tutto periodicamente in una farmacia e di ritirare questo materiale, spesso molto voluminoso, in un momento successivo. Sicuramente più agevole risulterebbe un inoltro diretto della richiesta, da parte del medico, verso la farmacia più vicina al paziente o, comunque, verso quella in grado di fornire un servizio di consegna a domicilio di tutto il materiale ordinato. L’individuazione dei prodotti potrebbe essere effettuata mediante una loro selezione da apposite liste disponibili in rete, opportunamente già filtrate sulla base dell’accertato grado d’invalidità del paziente. Inoltre, questi dati potrebbero essere aggiornati agevolmente dal S.S.N. agendo semplicemente sul contenuto di alcune tabelle di una banca dati.
  • Visione sempre aggiornata del personale reperibile durante le ore notturne e i giorni festivi, con un’indicazione dei corrispettivi numeri telefonici. Si potrebbe anche consentire un inoltro automatico della richiesta di contatto telefonico, non rendendo visibile all’assistito il numero effettivamente utilizzato, eventualmente modificabile dall’operatore sanitario stesso.
  • Servizio videotelefonico teso principalmente a fornire un’assistenza di tipo psicologico e/o d’urgenza: il suo utilizzo può essere particolarmente utile nei momenti critici e/o di crisi del paziente o dei suoi familiari.
  • Fornitura alla famiglia del paziente, qualora lo richieda, di un elenco di persone disponibili a effettuare un’assistenza non infermieristica supplementare. Questo tipo d’assistenza, indispensabile per assicurare un’adeguata pulizia personale del paziente, è altrettanto importante rispetto a quella sanitaria.
  • Inoltro automatizzato di una richiesta di collaborazione da parte d’associazioni di volontariato, in cui siano specificati sia la zona di residenza del paziente sia le principali problematiche d’affrontare.

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Il movimento “hospice”: le sue origini e la sua filosofia

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile ’99)

In generale, il termine hospice è utilizzato per indicare una filosofia ed uno stile di cura, più che un luogo ben preciso: esso si basa sul principio che prioritaria è la “qualità di vita” residua del paziente in fase terminale, senza per questo accelerare o posporre la sua morte. Questa filosofia si affianca e supera quella, spesso oggi dominante, che invece si basa principalmente sull’aspettativa di vita residua.

Perciò, l’hospice enfatizza le cure palliative rispetto a quelle curative, la qualità della vita residua rispetto alla sua quantità, riportando la fase terminale della vita a un periodo importante dell’esistenza di un individuo e preoccupandosi d’integrare le cure mediche con supporti di tipo psicologico e spirituale. Perciò viene rivolta un’attenzione particolare al controllo dei sintomi durante l’evolversi della neoplasia, oltre a offrire un intervento psicosociale, rivolto principalmente al paziente sebbene coinvolga, talvolta, anche i suoi familiari.

Questo tipo d’assistenza è indicato per quei pazienti dei quali si preveda una sopravvivenza inferiore ai sei mesi e per i quali non esistono più terapie curative efficaci: naturalmente è possibile, qualora le condizioni cliniche migliorino o si rendano disponibili nuovi ritrovati della medicina, ritornare ai trattamenti medici tradizionali, con un eventuale uso di terapie più aggressive. Poiché le esigenze di ciascun paziente sono uniche, l’hospice tende a offrire piani individualizzati di cura, utilizzando appunto equipe interdisciplinari pensate all’occorrenza.

Sebbene la maggior parte dei pazienti terminali che sceglie questo tipo di gestione della malattia sia seguito al proprio domicilio, si stanno diffondendo sempre più dei centri studiati per accoglierli, qualora non risulti possibile o auspicabile (per motivi sociali, medici o psicologici) offrire quel tipo di assistenza presso la loro casa. Infatti troppo spesso nella nostra società la gestione a domicilio di malati cronici, benché auspicabile, non risulta realistica anche solo a causa degli impegni lavorativi dei familiari. Con il termine hospice s’intende perciò indicare queste strutture residenziali specifiche: la terminologia inglese viene mantenuta anche in italiano, in quanto la sua traduzione letterale (ricovero, ospizio) male focalizzerebbe il reale spirito di queste iniziative, richiamando viceversa sensazioni di abbandono. D’altra parte, il termine utilizzato è etimologicamente corretto, derivando, infatti, dalla parola latina hospitium che significa appunto “ospitalità”. Già dai tempi medioevali esso indicava un luogo dove sia i viaggiatori / pellegrini, sia i malati, feriti o morenti, potevano trovare riposo e conforto. In generale, oggigiorno, le strutture hospice hanno caratteristiche tali da offrire almeno a un familiare la possibilità di restare vicino al paziente anche durante la notte, non presentando alcuna restrizione alle sue possibilità di visita e d’assistenza continua. Inoltre, dispongono sia di aree comuni in cui possano esserci incontri tra i pazienti, volontari, familiari, sia di spazi aperti per consentire momenti di deambulazione e di svago ai malati meno gravi.

Sono perciò strutture caratterizzate da pochi letti, bassa tecnologia, assistenza infermieristica di alta qualità, dove particolare attenzione viene data al comfort del malato, ai suoi sintomi e alla sua “qualità di vita”. Si noti che, talvolta, anche per i malati terminali seguiti a domicilio può presentarsi la necessità temporanea di un ricovero presso queste strutture per effettuare, ad esempio, accertamenti o interventi terapeutici.

Sebbene, come abbiamo visto, esistano esperienze ben più remote, il primo hospice moderno risale al 1967 e fa riferimento al St. Christopher’s Hospice, vicino Londra, fondato da Dame Cicely Saunders, un medico che credeva fermamente che “guarire una persona non significa sempre curare una malattia”.

Negli anni ‘60 il movimento hospice si basa principalmente su aspetti etici, sociali e culturali per i quali un paziente che non abbia prospettive di guarigione possiede comunque ancora dei diritti.

Il primo hospice negli U.S.A. risale al 1974 a Branford, Connecticut e, da allora, questo tipo d’assistenza è diventato sempre più parte integrante del sistema sanitario di quella nazione: lo dimostra anche la presenza di molteplici siti Internet a tale riguardo. Attualmente infatti, esistono più di 2000 programmi di hospice negli U.S.A. dove si è stimato che, già nel 1995, 390.000 pazienti siano stati gestiti con questa filosofia di cura.

Negli anni ’90, un particolare impulso alla loro diffusione è imputabile indubbiamente ai risultati di alcuni studi economici che hanno evidenziato come, anche da quel punto di vista, la gestione di questi pazienti risulti vantaggioso rispetto al ricovero in una comune corsia d’ospedale.

Le diverse scelte effettuate in molti paesi del mondo relativamente agli hospice, fanno riferimento a uno dei due principali modelli residenziali esistenti, cioè a quello inglese e a quello canadese.

Il modello tipicamente inglese sceglie l’autonomia dagli ospedali, utilizzando come propria sede edifici d’abitazione privata spesso immersi nel verde, e cercando inoltre di ricreare e conservare gli aspetti quotidiani e familiari della vita del malato qui ricoverato.

Il modello canadese, seguendo le scelte effettuate originariamente dal St. Victoria Hospital di Montreal, propone la realizzazione di strutture adeguate all’interno (o nelle vicinanze) di ospedali/case di cura, in modo da poter conciliare l’aspetto umano e psicologico, proprio delle cure palliative, con la potenziale disponibilità delle risorse tecnologiche più avanzate.

In genere, si tratta comunque sempre di reparti a bassa tecnologia, aperti a parenti e amici, dove il malato può portare con sé oggetti e abitudini.

In un prossimo numero analizzeremo in dettaglio l’attuale situazione italiana.

Frattanto, per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento, segnaliamo sia il libro “Il movimento Hospice in Italia: un decennio a fianco del malato e del morente” di Salvatore Nicoscìa (edizione C.E.L.I.) sia i link relativi agli Hospice in Italia e all’estero.

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Seminario su “Comunicazione e ascolto”: un invito a partecipare

da “La voce dell’ANAPACA” (aprile 2001)

Con quest’articolo desidero riproporre alcuni pensieri derivati da alcuni appunti presi lo scorso anno al seminario “Comunicazione e ascolto“, destinato a volontari Anapaca e Avo, e indirizzato alla sperimentazione e alla razionalizzazione dei molteplici aspetti della comunicazione umana, con un approfondimento particolare alla relazione d’aiuto verso il malato. Si tratta, secondo me, di un momento di formazione importante che da due anni viene organizzato dalla dr.ssa E. Solinghi (consulente di psicologia e pedagogia) e che mi auguro venga riproposto anche quest’anno: spero, infine, che la lettura di questo seppur breve articolo sappia incuriosire altri volontari, invogliandoli a partecipare alle future edizioni del seminario.

La comunicazione è un atto complesso in cui sono implicati una pluralità di canali espressivi oltre che di significati emozionali. Si può affermare che è impossibile “non comunicare” in un incontro tra due persone. Infatti, tutte le nostre azioni (ma anche l’inattività), le parole (ma anche il silenzio) e i nostri comportamenti in generale, esprimono e trasmettono sempre qualcosa. Molte ricerche dimostrano che risultano molto più rilevanti le componenti visive (es. posture, gestualità, sguardo) e vocali (es. tono della voce, ritmo, pause) rispetto a quelle verbali (parole, scritto). Insomma, come ben sa la pubblicità, non è tanto il contenuto che conta, quanto il modo con cui viene comunicato: gli effetti visivi e vocali incidono, rispettivamente, del 55% e del 38%, rispetto al messaggio verbale a cui resta solo il 7%!!!! Queste considerazioni generali devono far riflettere qualsiasi persona in ogni sua relazione con un’altra, ma a maggior ragione il volontario quando si trova a comunicare con il malato.
Sebbene, come evidenziato, la “non comunicazione” risulti impossibile, la capacità di comunicare bene (cioè “esprimersi in modo efficace“) e di ascoltare bene (cioè “prestare effettiva attenzione a quanto viene detto”) non è qualcosa di automatico, ma al contrario richiede una particolare attenzione da parte dell’individuo. Molte sono le variabili in gioco capaci d’influire negativamente in una comunicazione: ad esempio, lo stato emotivo è sicuramente una variabile fondamentale che la può ostacolare, così come lo sono i pregiudizi. Ciascuno di noi “filtra” le informazioni che riceve, secondo propri canoni dettati, ad esempio, dal livello socio-culturale, dall’umore e da pregiudizi. Una comprensione dei principi che regolano il processo di comunicazione è perciò di notevole aiuto per migliorare il proprio rapporto con se stesso e con gli altri: come sempre, la presa di coscienza può aiutare a un arricchimento della propria vita e, quasi conseguentemente, di quella delle persone con cui ci si relaziona. É importante sperimentare e razionalizzare personalmente i molteplici aspetti della comunicazione umana, acquisendo una graduale consapevolezza della pluralità dei canali comunicativi presenti nelle relazioni umane. Ad esempio, questo ci aiuta a evitare incongruenze tra messaggi verbali e quelli non verbali, situazione sempre vissuta dall’altro in modo ambiguo e angosciante: se esiste una discrepanza tra ciò che si dice e tra come lo si presenta, le persone tenderanno a credere più al linguaggio corporeo rispetto alle parole e si perderà conseguentemente in credibilità.
La capacità d’ascolto di se stessi è un processo fondamentale nella comunicazione: è quindi importantissimo potenziarla, per sapersi poi mettere in contatto autenticamente con gli altri, nella consapevolezza delle emozioni e dei significati che sono impliciti in tutte le relazioni umane. Innanzi tutto si deve essere consapevoli dell’atteggiamento generale che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri, sostanzialmente nell’ottica di riuscire a migliorare il nostro atteggiamento nei confronti della vita. La posizione esistenziale cui si deve tendere è quella in cui si “sente” OK (cioè adeguato “qui e ora“) sia se stessi sia l’altra persona con cui ci si relaziona. Ovviamente, nel corso della nostra esistenza, ci saranno momenti in cui deviamo da questa situazione ottimale, ma è proprio su questa consapevolezza del nostro atteggiamento psicologico verso noi stessi e gli altri che dobbiamo lavorare per rimanere il più a lungo possibile vicino alla posizione ottimale, consapevoli che solo così saremo felici e potremo essere portatori di serenità verso le altre persone. Le diverse tecniche di meditazione, così come la psicoterapia, aiutano appunto a prendere coscienza dei propri atteggiamenti e pensieri, focalizzando la nostra attenzione sul proprio “io” per scoprire in noi stessi come poter migliorare anche il nostro rapporto con gli altri e con la vita in generale.
La comunicazione è un flusso a doppio senso e, per questo, miglioramenti possono essere raggiunti sia nel “convertire” i pensieri che si desidera trasferire (tenendo conto dei “filtri” che immancabilmente utilizzerà l’interlocutore nella sua interpretazione) sia nel comprendere pienamente ciò che ci viene detto, sapendo cogliere il maggior numero di sfumature presenti nel processo di comunicazione, che come abbiamo già sottolineato, va ben al di là delle parole. Ad esempio, dovremmo focalizzare la nostra attenzione su quelle che gli psicologi chiamano “carezze”, cioè tutti quegli atti che implicano il riconoscimento della presenza dell’altra persona. Queste “carezze” possono sì essere in forma di reale contatto fisico, ma il più delle volte sono simboliche e sotto forma di uno sguardo, una parola, un gesto o qualsiasi altra azione che indichi all’altro “so chi sei”. Le carezze possono essere “positive” quando esprimono apprezzamento e sentimenti positivi, procurando sensazione di vitalità, di benessere e d’importanza. Possono però anche essere “negative”, quando al contrario esprimono mancanza d’attenzione, svalutazione o derisione. Volendo sintetizzare, con tutti i limiti che ciò comporta, si può dire che ognuno di noi, per migliorare la propria comunicazione con l’altro, deve innanzitutto imparare a dare carezze positive (“le mie carezze hanno valore“), accettare e chiedere carezze positive (“ho bisogno di carezze e le merito“), rifiutare carezze non adeguate o ambigue (“sono responsabile del loro valore“), auto-accarezzarsi (“amo me stesso“).

In un rapporto tra due persone è poi fondamentale migliorare le proprie capacità d’ascolto, ad esempio mantenendo il contatto visivo mentre l’interlocutore parla, convenendo e sorridendo per metterlo a proprio agio, senza interromperlo e senza distrarsi, mostrando anzi la massima attenzione. Per controllare poi che si è compreso esattamente quello che è stato detto, risulta conveniente fare domande aperte e riformulare il messaggio parafrasandolo, cercando di sintetizzare le parti razionali del discorso eliminando quelle superflue: questo processo ha il duplice scopo di mostrare il proprio interesse e d’incoraggiare l’altra persona a vedere la soluzione che va bene per lei stessa, sulla base della sintesi del suo stesso pensiero che gli viene proposto. Spesso non è conveniente contraddire ma, accogliendo l’altrui visione e opinione, è più opportuno stimolare la persona a trovare eventualmente anche altre soluzioni, lasciando perciò aperto il dialogo. Le affermazioni perentorie non favoriscono mai il dialogo ed è perciò opportuno evitare di essere rigidi o di etichettare: la consapevolezza che anche noi siamo manovrati da nostri meccanismi inconsci di difesa (es. paura) giova a questo processo di miglioramento.”

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Mammo.it

Internet difficilmente dimentica …
Ancora oggi ho visto che, solo più nella versione inglese, si riesce a trovare il sito che un tempo aveva dominio mammo.it, sulla prevenzione al tumore del seno che avevo fatto in collaborazione di alcuni medici del settore.
Era stata una bella iniziativa a cui molti avevano collaborato con passione e impegno, ciascuno mettendo a disposizione il proprio tempo e competenze. Ormai “abbandonato” a se’ stesso, senza un dominio da più di 20 anni, eccolo ancora raggiungibile su un MAPPA del sito MAMMO.IT (su tiscali.it), così come le sezioni Dicono di noi e Chi siamo … o sarebbe oggi meglio dire chi eravamo! 🙂
Era stato un sito segnalato da molte parti (e.g. 29/08/2000 – La Stampa nella rubrica di Anna Masera; 17/09/2000 – “Corriere della Sera” (Corriere Salute); 1/12/2000 – su “TorinoSette” de “La Stampa” nella rubrica di Salvatore Romagnolo; 15/01/2001 – sito della settimana su UnoNet.it).
… insomma, anche questo è un bel ricordo di cui vale la penna lasciar traccia in questo blog!

Ma le cose cambiano nel tempo: attenzione che se ora si cerca di andare nel dominio http://www.mammo.it, questo è attualmente stato registrato da malintenzionati che redirezionano a un sito di phishing che quindi è meglio chiudere subito!!

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